Sulla pubblicità dei lavori:
Carloni Mirco , Presidente ... 3
Audizione del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, sullo stato di avanzamento degli interventi di competenza contenuti nel PNRR
(ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento):
Carloni Mirco , Presidente ... 3
Lollobrigida Francesco , Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ... 3
Carloni Mirco , Presidente ... 9
Forattini Antonella (PD-IDP) ... 9
Gadda Maria Chiara (IV-C-RE) ... 9
Cerreto Marco (FDI) ... 10
Cavandoli Laura (LEGA) ... 11
Borrelli Francesco Emilio (AVS) ... 11
Castiglione Giuseppe (FI-PPE) ... 12
Vaccari Stefano (PD-IDP) ... 14
Gadda Maria Chiara (IV-C-RE) ... 14
Carloni Mirco , Presidente ... 14
Lollobrigida Francesco , Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ... 15
Carloni Mirco , Presidente ... 20
Lupo Marco , Capo Dipartimento del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ... 20
Carloni Mirco , Presidente ... 21
Lollobrigida Francesco , Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ... 21
ALLEGATO: Documentazione depositata dal Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida ... 22
Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
MIRCO CARLONI
La seduta comincia alle 14.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.
Audizione del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, sullo stato di avanzamento degli interventi di competenza contenuti nel PNRR.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, sullo stato di avanzamento degli interventi di competenza contenuti nel PNRR.
Ringrazio il Ministro per aver accettato di intervenire in audizione. Accompagnano il Ministro il consigliere Raffaele Borriello, Capo di gabinetto, il dottor Edoardo Garibaldi, Capo Ufficio stampa, il dottor Marco Lupo, Capo Dipartimento, la dottoressa Giorgia De Prosperis della segreteria particolare.
Do subito la parola al Ministro Francesco Lollobrigida.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Ringrazio il presidente Carloni e i colleghi parlamentari per aver richiesto l'audizione, perché questo ci permette di entrare nel dettaglio in merito ai risultati, in questo caso legati al PNRR, e, ovviamente, di rispondere a tutti i quesiti che eventualmente si vorranno porre.
Per mia abitudine non leggo testi, ma in questo caso, per essere più precisi, darò lettura dei dati, soprattutto tecnici, legati a quello che è stato un Piano rivisto più volte e che, come avrete modo di valutare, mette nella condizione il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, d'ora in avanti MASAF, e il settore primario nel suo quadro più ampio di avere risorse ben più ingenti di quelle previste inizialmente.
Ringrazio anche i miei collaboratori, in questo caso il Capo di gabinetto Borriello e il Capo Dipartimento Lupo, che mi hanno accompagnato non solo per assistermi nell'attività di Ministro, ma anche perché sono stati protagonisti di un lavoro molto importante, che proverò a rendicontare.
Nel corso della lettura, avremo occasione di entrare nel merito e, al riguardo, rappresento di aver fornito alcuni schemi riassuntivi, utili per poter valutare, anche con immagini grafiche, il lavoro svolto.
Partirei dai dati generali.
Per effetto delle modifiche avvenute nel 2024 e nel 2025, la dotazione finanziaria del PNRR di competenza del MASAF è stata più che raddoppiata, passando dai 3,6 miliardi di euro del 2021 agli 8,9 miliardi di euro attuali, con un incremento di risorse del 142 per cento.
È la prova più evidente dello straordinario lavoro che è stato fatto fino ad oggi sul PNRR, perché la Commissione europea non avrebbe mai accordato di implementare le risorse destinate all'agricoltura, se le misure esistenti non avessero dimostrato di funzionare, ma è anche la conferma di Pag. 4come il settore primario rientri, a pieno titolo, tra le priorità del nostro Governo.
Ad oggi, complessivamente, sono stati finanziati 35.421 progetti, per un importo di risorse impegnate pari a 5,8 miliardi di euro. Aggiungendo la quota di cofinanziamento a carico delle imprese, l'investimento ad oggi generato nel settore primario è pari a 8,6 miliardi di euro. Considerando gli ulteriori 3 miliardi di euro che sono stati assegnati poche settimane fa, l'investimento complessivo generato, a regime, nel settore agricolo supererà i 13,5 miliardi di euro.
Vorrei evidenziare che il 43 per cento delle risorse è stato assegnato ad investimenti ricadenti nelle regioni del Mezzogiorno, superando pertanto la soglia del 40 per cento prevista dalla legge.
Tutti i 13 target fissati dalla Commissione europea per il Ministero sino ad oggi sono stati conseguiti nei tempi previsti: rimangono da conseguire i 6 target finali, fissati dalla Commissione per il 2026. Stiamo lavorando affinché anche questi obiettivi possano essere raggiunti puntualmente.
Il MASAF ha effettuato ad oggi pagamenti alle imprese per circa 1,7 miliardi di euro, ossia circa il 50 per cento della dotazione iniziale del PNRR, al netto cioè delle risorse premiali successivamente assegnate dalla Commissione europea, come ho in precedenza evidenziato.
Sul dato dei pagamenti ho letto anche in questi giorni commenti assolutamente strumentali, a mio avviso, che non tengono conto né delle modifiche che sono state apportate alla dotazione delle misure di competenza del Ministero, né della loro natura.
In primo luogo, quando ci si riferisce all'avanzamento finanziario, nel caso del MASAF, occorre considerare che circa 5 miliardi di euro sono stati attribuiti tra la seconda metà del 2024 e la fine del 2025. Vorrei dirlo con la massima chiarezza: per tali risorse non siamo tenuti ad effettuare pagamenti alle imprese entro il 2026, ma a conseguire esclusivamente obiettivi in termini di impegno di risorse.
Mi riferisco, ovviamente, alla misura Contratti di filiera e alla nuova filiera Facility agrisolare, per le quali il target assegnato per il 2026 dalla Commissione europea è rappresentato esclusivamente 3 dalla stipula dei contratti definitivi e dalla emanazione dei decreti di concessione.
D'altra parte, non credo che si possa chiedere ad un'impresa o ad una filiera, alla quale viene concesso nel 2025 un contributo, di concludere l'investimento e di rendicontare le spese entro pochi mesi. I pagamenti dovranno ovviamente essere effettuati nei termini previsti dai contratti stipulati.
Né si può affermare, come più volte ho letto, che il dato dei pagamenti sarebbe falsato dallo spostamento delle risorse sulle misure di nuova istituzione, perché, nel caso del MASAF, si tratta di risorse aggiuntive e non di somme sottratte alle misure esistenti.
Inoltre, occorre considerare che, soprattutto per quanto riguarda le misure «Parco agrisolare» e «Meccanizzazione», che rappresentano gran parte della dotazione complessiva, la quasi totalità delle imprese, tenuto conto dell'ammontare esiguo dell'investimento, in media sotto i 100.000 euro, procede a rendicontare direttamente il «fine lavori», senza avanzare richieste di anticipazione, onerose a causa del costo delle polizze fideiussorie, né gli stadi di avanzamento intermedi.
La percentuale dei pagamenti effettuati, che si aggira intorno al 50 per cento, è pertanto assolutamente in linea con le previsioni e segue un trend di crescita esponenziale, come rilevato nella tabella, a partire dalla seconda metà del 2025, trend che continuerà a crescere per tutto il 2026, via via che le imprese completeranno i lavori.
Basti considerare che solo in questo mese di gennaio sono state presentate rendicontazioni per un importo che supera i 250 milioni di euro e per ogni mese, per tutto il 2026, questo importo è destinato a crescere.
Fatte queste precisazioni, non voglio assolutamente sottovalutare la difficoltà e la complessità del lavoro che ci attende per il 2026. Siamo consapevoli di cosa significa «mettere a terra» 35.000 progetti al fine di rispettare i target imposti dalla CommissionePag. 5 europea: una sfida enorme per una Nazione che in passato ha spesso fallito in termini di capacità di spesa!
Stiamo lavorando con il massimo impegno per accompagnare ogni singolo investimento al fine lavori, insieme agli enti che si occupano della gestione delle misure. Mi riferisco, in particolare, al GSE, ad Invitalia, a ISMEA, ai Consorzi di bonifica, alle regioni e province autonome, che voglio in questa occasione ringraziare, ovviamente insieme alle imprese, che di questo Piano sono le vere protagoniste.
Credo che i numeri che ho appena illustrato testimonino lo straordinario lavoro che è stato compiuto fino ad oggi sul Piano, un lavoro riconosciuto pubblicamente, del resto, da tutte le associazioni di settore.
Il merito di questo risultato va in primo luogo attribuito alla grande partecipazione delle nostre imprese e alla loro capacità di mettere a terra le risorse nei tempi previsti, ma è altrettanto evidente come il Governo Meloni abbia saputo riportare al centro dell'agenda politica il settore primario, dimostrando, con i fatti, come questo sia centrale per la nostra economia.
Secondo i dati ISTAT del 2024, la produzione ed il valore aggiunto del settore agricolo sono cresciuti in termini reali rispettivamente dello 0,6 per cento e del 2 per cento, mentre l'occupazione è aumentata dello 0,7 per cento.
La nostra Nazione si è posizionata prima in Europa per valore aggiunto agricolo, con un incremento del 9 per cento rispetto al 2023, superando le economie di Francia e Germania.
Il reddito medio degli agricoltori è cresciuto, sempre secondo i dati ISTAT, del 12,5 per cento, mentre le esportazioni del settore agroalimentare hanno raggiunto la quota di 70 miliardi di euro.
Sempre l'ISTAT certifica che gran parte del merito, oltre che della capacità dei nostri imprenditori, che sottolineo, è proprio degli stanziamenti ingenti che siamo riusciti a «mettere a terra».
Nei primi undici mesi del 2025, pur in un contesto geopolitico molto complesso, le esportazioni sono cresciute del 5 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, sfiorando i 67 miliardi di euro, e si prevede che nel 2025 possano raggiungere la cifra record di 73 miliardi di euro.
Questi risultati, che evidenziano come l'agricoltura abbia contribuito in maniera decisa alla crescita del PIL italiano, non sono frutto del caso, ma di un lavoro sistematico e continuativo, i cui effetti positivi – si pensi alla misura «Contratti di filiera», sulla quale sono stati investiti 4 miliardi di euro – si vedranno soprattutto negli anni a venire.
Passerei ad esaminare l'attuazione delle singole misure, iniziando ovviamente da quelle più importanti in termini di risorse assegnate.
Le misure di competenza del MASAF sono sei. Alle quattro iniziali previste nel 2021 – Parco agrisolare, Sviluppo della logistica, Innovazione e meccanizzazione, Irriguo – ne sono state aggiunte due, inserite nel corso della rimodulazione del Piano avvenuta una prima volta nel 2024 e una seconda nel 2025. Mi riferisco in particolare alla misura «Contratti di filiera» e alla nuova misura «Facility Parco Agrisolare 2026», che hanno complessivamente una dotazione di 4,8 miliardi di euro.
Per quanto riguarda la misura Parco Agrisolare, a cui si aggiunge la Facility Parco Agrisolare, due misure molto simili, ma poste su un piano diverso, ci sono stati stanziamenti per 2,37 miliardi di euro e ulteriori 789 milioni di euro.
Credo che la misura Parco Agrisolare evidenzi meglio di ogni altra lo straordinario lavoro compiuto in questi anni. Si tratta di una misura dal valore strategico fondamentale per coniugare la sostenibilità ambientale con la tutela della produttività delle nostre imprese.
Essa consente infatti di installare pannelli sui tetti dei fabbricati rurali, quindi senza alcun consumo del suolo, e di sostenere la competitività delle aziende italiane, grazie alla riduzione dei costi di approvvigionamento energetico, che in media rappresentano il 20 per cento dei costi variabili.
Nato nel Piano originario con una dotazione di 1,5 miliardi di euro e con l'obiettivoPag. 6 di installare circa 375 megawatt di potenza da fonti rinnovabili, il primo bando, pubblicato nel 2022, aveva suscitato uno scarso interesse da parte delle imprese.
Erano infatti pervenute richieste di finanziamento soltanto per 400 milioni di euro, il 30 per cento delle risorse disponibili. Siamo riusciti, dopo un attento ascolto delle istanze del comparto produttivo e «a valle» di un complesso confronto con la Commissione europea, ad apportare alla misura una serie di modifiche, che hanno completamente capovolto il quadro in termini di attrattività. Abbiamo incrementato il contributo a fondo perduto concesso alle imprese agricole su tutto il territorio nazionale, arrivando fino all'80 per cento, eliminato in diversi casi il vincolo di autoconsumo e introdotto la nuova fattispecie dell'autoconsumo condiviso, nonché abbiamo raddoppiato la potenza installabile e la spesa ammissibile per dispositivi di ricarica e per accumulatori.
Queste modifiche hanno determinato una straordinaria partecipazione del mondo produttivo, che ha risposto con decine di migliaia di domande di finanziamento presentate, per un ammontare di risorse richieste che supera i 2,3 miliardi di euro.
Grazie a questi risultati, il MASAF ha ottenuto dalla Commissione europea una dotazione aggiuntiva per la misura pari a 850 milioni di euro, che ha innalzato le risorse disponibili a 2,37 miliardi di euro. È stato addirittura quadruplicato il target previsto al 2026 in termini di potenza installata, che è passato da 375 a 1.550 megawatt. Credo che si tratti di un unicum nel panorama del Piano.
Ad oggi, tutte le risorse sono state impegnate e risultano finanziate oltre 23.000 aziende, circa 14.000 aziende hanno già completato l'investimento, per una potenza già installata di circa 900 megawatt. Questi straordinari risultati hanno convinto la Commissione europea a creare una nuova misura, denominata Facility Parco Agrisolare, con una dotazione di circa 800 milioni di euro, alimentata in parte con nuove risorse e, in parte, con economie di misure esistenti.
Questo consentirà di pubblicare nel mese di febbraio un ulteriore bando per finanziare nuovi progetti e stimiamo che potranno essere finanziate tra le 4.000 e le 6.000 nuove imprese e installati ulteriori 500 megawatt circa di energia prodotta da fonti rinnovabili, sempre senza togliere un metro quadro al terreno agricolo che serve a produrre cibo!
Anche per quanto attiene alla misura «Contratti di filiera», credo che il Governo Meloni abbia fatto qualcosa di straordinario. Inizialmente, la graduatoria del bando Contratti di filiera era finanziata con risorse del Piano nazionale complementare, per un importo di 690 milioni di euro.
Questa dotazione avrebbe consentito di finanziare soltanto 44 programmi rispetto ai circa 300 inseriti nella graduatoria, con la conseguenza che soltanto 600 imprese avrebbero potuto essere soddisfatte a fronte delle circa 5.000 coinvolte.
Abbiamo deciso in assoluta trasparenza, a parità di condizioni e con la condivisione delle associazioni di settore e della Commissione europea, di concedere alle migliaia di imprese collocate in graduatoria e che non sarebbero state finanziate la possibilità di accedere ai fondi del PNRR. Sapevamo che questo avrebbe comportato la necessità di adeguare le progettazioni definitive alle più stringenti condizionalità previste dal Piano ed abbiamo accettato il rischio. Lo abbiamo fatto anche perché eravamo fiduciosi che le imprese italiane sarebbero state in grado di adeguarsi a queste regole e che ancora una volta avrebbero dimostrato la loro capacità di adattamento.
Ad oggi, considerando solo lo scorrimento effettuato con i primi 2 miliardi di euro aggiunti nel PNRR, sono stati già sottoscritti 90 ulteriori contratti, che coinvolgono 1.300 imprese del settore agroalimentare, della pesca e dell'acquacoltura, per un ammontare di agevolazioni, tra fondo perduto e tasso agevolato, che supera 1,6 miliardi di euro e un investimento complessivo generato pari a 2,7 miliardi di euro.
Questi risultati ci hanno consentito di ottenere ulteriori 2 miliardi di euro, che Pag. 7portano la dotazione complessiva della misura a 4 miliardi di euro e che consentiranno di dare risposta alla quasi totalità delle proposte di investimento.
Credo che i dati che ho appena enumerato siano la migliore risposta a chi nei mesi scorsi aveva parlato di contratti di filiera bloccati, ma significa anche – lo considero più importante – aver dato risposta a migliaia di imprese, portando a soluzione decine di ricorsi amministrativi che pendevano sulla graduatoria iniziale.
Come è noto, la misura Sistema irriguo, che ha una dotazione di 880 milioni di euro, è attuata dai Consorzi di bonifica e dagli Enti irrigui. Essa prevede investimenti di efficientamento delle reti di distribuzione al fine di ridurre le perdite, nonché di installazione di tecnologie per un uso efficiente delle risorse idriche, quali misuratori e sistemi di controllo a distanza. In tal modo, la misura contribuisce direttamente alla salvaguardia della risorsa idrica e al rafforzamento della resilienza climatica del settore agricolo.
Tutti i 97 interventi previsti dalla misura sono stati appaltati e aggiudicati e i lavori sono in corso, con percentuali di avanzamento molto elevate, in media di circa il 70 per cento. Devo riconoscere che i Consorzi di bonifica si sono dimostrati in questa circostanza all'altezza della responsabilità loro affidata, riuscendo a «mettere a terra» opere per loro natura assai complesse, in un contesto non semplice, soprattutto in alcune regioni.
L'investimento legato alla misura «Sviluppo della logistica», per un valore di 552 milioni di euro, si propone di ridurre l'impatto ambientale dei trasporti agroalimentari, di potenziare la capacità di stoccaggio, trasformazione e conservazione delle materie prime agricole, di promuovere la digitalizzazione dei processi logistici e di migliorare l'accessibilità delle imprese ai servizi portuali e agli snodi logistici, nonché la capacità infrastrutturale e gestionale dei mercati all'ingrosso.
La misura è strutturata in tre linee di azione, con incentivi rispettivamente a favore di investimenti realizzati dalle imprese, dai mercati e dalle autorità portuali.
Il target associato alla misura richiedeva la realizzazione di almeno 48 interventi entro il 30 giugno 2026, con una dotazione pari a 800 milioni di euro. A seguito dell'istruttoria completata da Invitalia, sono stati finanziati tutti gli 85 progetti ammissibili, con un'economia realizzata di circa 250 milioni di euro, che è stata riallocata nella nuova Facility Parco Agrisolare, di cui si è trattato in precedenza.
Alla luce degli investimenti in corso di realizzazione, la Commissione europea ha incrementato il target finale da conseguire, che è passato da 48 a 72 interventi, da realizzare entro il 30 giugno 2026 – quindi un numero più elevato di interventi, quasi il doppio, ma di minor valore unitario.
Tutti i lavori sono attualmente in corso e molti di questi sono già stati completati e sono in fase di presentazione i rendiconti finali. Si tratta di una misura con la quale vengono realizzati investimenti straordinari, che consentono di potenziare i siti di stoccaggio e distribuzione di molte aziende e mercati, ma anche di efficientarli dal punto di vista energetico, nonché di adottare avanzati sistemi di digitalizzazione.
Citerei, solo perché si tratta di un intervento la cui visibilità ha superato i confini nazionali ed europei, l'investimento realizzato dal Consorzio Melinda con la Funivia delle mele. Essa permette di eliminare i viaggi su gomma, trasportando le mele nelle celle ipogee ospitate nel cuore delle Dolomiti, dove, grazie alla frigoconservazione naturale, si ottiene un risparmio energetico del 30 per cento rispetto ai magazzini tradizionali.
Potrei citare molti altri investimenti altrettanto all'avanguardia, come quello di Planet Farms, XFarm, Consorzi agrari d'Italia o ancora i mercati di Verona e di Milano.
Quanto alla misura «Innovazione e meccanizzazione», per un valore di 306 milioni di euro, ricordo che si tratta dell'unica misura del PNRR in cui il MASAF non interviene direttamente nella gestione, in quanto nel 2022, a seguito di un accordo in Conferenza Stato-regioni, si decise di affidarne l'attuazione alle regioni e alle province autonome. L'investimento è suddiviso Pag. 8in due linee, Ammodernamento frantoi e Macchine, inizialmente con una dotazione complessiva di 500 milioni di euro, di cui 100 milioni per i frantoi.
A seguito dei bandi emanati dalle singole regioni, per i frantoi è stata impegnata la somma complessiva di 98 milioni a favore di 513 progetti, mentre per quanto attiene la linea Macchine sono state approvate 10.324 istanze di finanziamento, per un ammontare complessivo di circa 208 milioni di euro.
Le economie realizzate, pari a 194 milioni di euro, sono state destinate al finanziamento della misura Facility agrisolare e il target previsto è stato portato a 10.000 progetti, da concludere entro il 30 giugno 2026.
L'avanzamento della misura si attesta intorno al 50 per cento e sono in fase di esame i rendiconti presentati dai beneficiari e le richieste di erogazione dei saldi finali.
La misura, come più volte ho avuto modo di sottolineare, ha fatto registrare un processo di attuazione non semplice, soprattutto per quanto attiene la «parte macchine» e per le condizioni particolarmente restrittive imposte dalla Commissione europea, che ammettevano a finanziamento esclusivamente trattori e macchine completamente elettrici.
Inoltre, il numero molto elevato di beneficiari da raggiungere ha evidentemente determinato la necessità di investimenti molto ridotti dal punto di vista del contributo massimo erogabile, nell'ordine di 35.000 euro per singola azienda.
Non è un caso che il MASAF, tenendo conto dei limiti oggettivi della tipologia di intervento, abbia deciso di istituire il Fondo per l'innovazione in agricoltura, che consente di finanziare trattori di nuova generazione, ma non completamente elettrici, i cosiddetti Stage V, e ha fatto registrare una straordinaria partecipazione da parte delle imprese, tanto che è stato più volte implementato, fino ad arrivare alla somma di 400 milioni di euro, ai quali va aggiunta la maggiore dotazione stanziata sul bando INAIL ISI per il 2025, che ha raggiunto la somma di 248 milioni di euro. Ricordo che questo bando agisce su una esigenza prioritaria come la sicurezza sul lavoro.
Come già evidenziato, la limitata percentuale di attuazione della misura è da attribuire al basso importo dei contributi concedibili e, conseguentemente, si prevede una veloce implementazione della spesa nei prossimi mesi, in prossimità delle scadenze previste.
Mi avvierei quindi alle conclusioni.
Il PNRR rappresenta una grande sfida per l'intera Nazione, ancora più per il settore primario, che sta dimostrando ancora una volta di saper cogliere le opportunità offerte dal Piano.
La capacità operativa del MASAF ha convinto la Commissione europea a concedere quanto chiedevamo con forza per l'agricoltura italiana: siamo riusciti quasi a triplicare le risorse rispetto a quelle inizialmente stanziate, come avevo già ricordato, i risultati PNRR sono in linea con quelli di tutto il MASAF, la cui capacità di spesa è passata dal 59 per cento del 2022 all'82 per cento del 2025.
Su questo sarei ben lieto, se il presidente Carloni e i componenti della Commissione volessero, di venire a rendicontare in un'audizione specifica sulle attività del MASAF più in generale.
Colgo l'occasione per ringraziare i parlamentari di maggioranza e opposizione, che, pur da una prospettiva diversa, non hanno mancato di svolgere il loro ruolo di stimolo e credo si possano sentire compartecipi dei risultati che ho illustrato.
Permettetemi di ringraziare tutti i dirigenti e il personale del Ministero e degli enti attuatori delle diverse misure che hanno contribuito in modo determinante al conseguimento degli obiettivi sin qui raggiunti.
Tengo a sottolineare a questo proposito che, in prossimità delle scadenze previste, molti di loro hanno lavorato con aperture straordinarie anche nei giorni festivi. Credo che questo sia un bell'esempio!
Per concludere, vorrei ringraziare in particolare il vice presidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, e il Ministro degli Affari europei, Tommaso Foti, che sono stati decisivi per ottenere, nelle varie Pag. 9rimodulazioni del Piano, maggiori risorse per il settore primario.
PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro.
Do ora la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
ANTONELLA FORATTINI. Ringrazio il Ministro Lollobrigida per essere stato qui oggi e per averci reso edotti del fatto che anche dal Governo ci si è resi conto dell'importanza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, anche perché, come ha ben illustrato, sono stati messi a disposizione diversi miliardi di euro, che sono serviti ad aumentare del 12 per cento il reddito medio dei nostri agricoltori, perché gli investimenti che sono stati operati nei diversi ambiti sono stati veramente importanti.
Noi abbiamo avuto modo di vedere dalla piattaforma, che da gennaio è stata messa a disposizione dal MASAF, le misure «toccate» dagli investimenti, che lei ha ben elencato.
Vorremmo chiederle per capire meglio e provare a fare anche alcuni ragionamenti con la Commissione nel prossimo futuro quale sia l'impatto che tali misure hanno avuto sul territorio, misura per misura, perché sulla piattaforma troviamo sì lo stato di avanzamento, ad esempio della meccanizzazione piuttosto che dei contratti di filiera, ma non c'è la specifica.
Questo sarebbe utile per capire se siano stati fatti investimenti che daranno respiro alle nostre aziende o invece investimenti per tamponare l'emergenza; quindi ritengo che questa specifica, secondo me, dovrebbe essere resa disponibile a tutti per fare determinati ragionamenti.
L'altra cosa che volevo chiederle si collega alla consapevolezza che da giugno 2026 il Piano Nazionale non ci sarà più. Abbiamo un altro strumento che lei ha messo a disposizione, quello del disegno di legge cosiddetto «collegato»: vorremmo quindi capire se, facendo una sorta di «parallelo» PNRR disegno di legge collegato, ci sarà la possibilità di aprire un confronto per vedere quali risorse mettere nei settori più penalizzati, anche perché il quadro geopolitico è cambiato molto.
Siamo infatti partiti tenendo conto dei dazi posti dalla Amministrazione Trump per arrivare all'accordo UE-Mercosur, che poi è stato rinviato alla Corte di giustizia.
Oggi siamo di fronte ad un accordo sottoscritto dall'Unione europea con l'India: quindi vorremmo capire nel dettaglio, rispetto a questo scenario politico che si apre, dove andare ad allocare le risorse per i settori che forse ne hanno più bisogno, anche alla luce di quello che hanno ricevuto con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
MARIA CHIARA GADDA. Ringrazio il Ministro Lollobrigida per la chiarezza di questa relazione, chiarezza maggiore rispetto alla risposta che mi aveva dato qualche mese fa, durante il question time in Aula, in particolare rispetto al programma di attuazione dei progetti di filiera.
Alcuni mesi fa effettivamente quel «cortocircuito» che oggi lei stesso ha confermato, nel passaggio dal Piano nazionale complementare al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – quindi il cambiamento nei requisiti – aveva fortemente messo in difficoltà le imprese, tante delle quali non hanno visto confermare alcuni progetti, perché esclusi dall'ambito di applicazione, ma anche il MASAF.
Oggi il suo intervento chiarisce quanto sia diverso elencare le risorse finanziate, le risorse ammesse, che sono un termine diverso, perché l'erogazione delle risorse richiede un arco temporale ben più lungo e una «burocrazia» spesso complessa, perché nel corso del tempo spesso cambiano le regole del gioco.
Le chiederei, ovviamente non soltanto in questa fase, ma anche successivamente, di avere, come avete fatto in queste tabelle, una programmazione più precisa rispetto a quello che prevedete in termini di erogazione delle risorse, perché queste tabelle si fermano al 2026.
Credo sia giusto anche capire, in un'ottica costruttiva, come intendiamo vedere concluso questo percorso, anche alla luce del fatto che, come ribadito dalla collega Forattini, dopo il 2026 il Piano Nazionale Pag. 10di Ripresa e Resilienza non ci sarà più e quindi dovremo, con risorse proprie dello Stato e comunitarie, sostenere le nostre filiere.
Chiederei anche un approfondimento rispetto a una valutazione di impatto proprio sulle filiere, perché è indubbio che anche qui dei numeri che lei ha citato – maggiore reddito medio degli agricoltori, export alle «stelle», cifre record – Italia Viva non può che essere contenta!
Se l'Italia va bene, noi ne siamo contenti, però andando nei territori ci sono molte filiere in difficoltà e anche questo è indubbio.
Vorrei quindi capire, anche per essere costruttivi nelle proposte da fare, quali sono gli investimenti che, a vostro parere – se avete già avuto modo di fare una valutazione d'impatto – hanno aiutato alcune di quelle filiere, come le filiere del latte e dei cereali, a crescere e ad avere qualche elemento in più di strutturazione.
Le rivolgo inoltre una domanda precisa rispetto al bando Agrisolare, perché l'ultimo elenco degli ammessi è stato pubblicato il 1° settembre 2025.
Alcune imprese hanno ricevuto comunicazione di essere state formalmente ammesse ad ottobre 2025, però rimane il termine del 30 giugno 2026. Ed è evidente che per grandi impianti e grandi progetti sarà molto difficile vedere uno stato di avanzamento tale da essere erogato.
Chiediamo quindi se intendiate predisporre un nuovo bando o se ci saranno delle proroghe, perché c'è un'aspettativa rispetto a questo.
Un'ultima domanda: lei ha citato le autorità portuali e c'è un tema molto attuale, che è quello dei controlli.
Sono stati citati gli investimenti di molte aziende private che hanno partecipato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma vorrei capire quali investimenti pubblici siano in corso per aumentare il sistema dei controlli, anche alla luce dei nuovi accordi commerciali, come il Mercosur, che sarà in regime transitorio, e che l'Italia ha votato favorevolmente.
C'è comunque preoccupazione nelle filiere rispetto all'ingresso di merci – questo vale in generale, non solo per l'accordo UE-Mercosur – che non hanno i requisiti adeguati di concorrenza e di reciprocità. Al riguardo, le chiederei se ci sono investimenti non soltanto in termini di risorse umane, ma anche sul piano infrastrutturale: quali sono, se ci sono, e con quale programmazione?
MARCO CERRETO. Il gruppo di Fratelli d'Italia non desidera rivolgere una domanda al Ministro Lollobrigida, ma desidera esternare il proprio apprezzamento per il grande sforzo che il Ministro ha fatto, unitamente a tutta la struttura ministeriale, che ovviamente ringraziamo nelle figure del Capo di gabinetto, dottor Borriello, del Capo Dipartimento qui presente, dell'Unità di missione, che è stata un'intelligente intuizione, e di tutte le Direzioni generali che, come ricordava il Ministro, hanno lavorato alacremente, tenendo sempre le «porte aperte» e ricevendo tutte le criticità che quotidianamente si presentavano, perché non era scontato che arrivassimo a questi risultati che oggi sono stati declinati.
Immaginiamo che nel 2021 la dotazione per le 6 misure che – all'epoca – non erano 6 ed erano di competenza del MASAF, ammontava a 3 miliardi e 700 milioni di euro, e che, alla luce di questa dotazione che non sarebbe stata sufficiente per venire incontro a tutte le esigenze, ci sono state ben due riprogrammazioni, che, come noi addetti ai lavori sappiamo, non è come andare in banca e dire: «Buongiorno, ci servono 2 miliardi di euro perché avremmo pensato che i contratti di filiera sono importanti e vanno ricompresi nel PNRR!»;
È stata un'intuizione, va dato merito al Ministro Lollobrigida di aver negoziato una cosa che non era affatto scontata: poter ricevere 2 miliardi di euro nel 2025, in modo da poter soddisfare le tante aziende che, con la finalità di irrobustire e potenziare le filiere, avevano aderito al quinto bando.
Senza questi fondi, non avremmo potuto raggiungere i 4 miliardi di euro che oggi abbiamo a disposizione per poter soddisfare l'infinità di queste domande.Pag. 11
E non era scritto da nessuna parte che questi soldi potessero essere allocati all'interno delle misure di competenza del MASAF, così come non era scontato ottenere la Facility dell'agrisolare!
Come ha detto bene il Ministro, il primo bando sul Parco Agrisolare non interessava nessuno!
Oggi quel bando è passato attraverso una rinegoziazione comunitaria, perché abbiamo dovuto convincere la Commissione europea ad aprire sull'autoconsumo.
Ricorderete la chiusura dell'Unione europea nei confronti delle aziende agricole che non erano, per analogia, considerate come quelle industriali; questa è stata una conquista dell'Italia, una differenza di postura che la lungimiranza del Ministro e della struttura ministeriale hanno posto in essere per ottenere questi risultati!
Questo non è assolutamente scontato, quindi noi la ringraziamo, signor Ministro!
Tra l'altro, tengo a sottolineare – forse, per «eccesso di signorilità» il Ministro non lo ha fatto – che su alcune misure il dato relativo a milestone e target per il 2025 non solo è stato raggiunto, ma è stata superata la quota del 100 per cento: M2C1.6-bis sull'Agrisolare, M2C1.7 sulla Meccanizzazione, M2C4.34 sull'irriguo vedono una realizzazione del 103, del 111 e del 114 per cento!
Questo significa che evidentemente i risultati sono stati raggiunti, anche perché tali misure erano esattamente quello che le imprese chiedevano, contrariamente ad altre misure, progettate quando il Governo Meloni non era in carica, che invece non interessavano e non facevano gli interessi reali della filiera.
Sui progetti irrigui siamo contenti di tanta «iniezione finanziaria» che è arrivata anche nei Consorzi del Sud, lo dico da meridionale! Ricordo a me stesso che il 40 per cento della dotazione finanziaria del MASAF passa per il 40 per cento di stanziamento al Sud Italia e anche questa misura del 40 per cento è stata ampiamente superata dal MASAF, perché, ad oggi, gli investimenti del MASAF al Sud sono del 43 per cento, quindi ben oltre il 40 per cento.
I 25 milioni al progetto sul Canale Coscile della Calabria, i 24,3 milioni di euro al Consorzio della Basilicata, i 23,8 milioni di euro al Consorzio di bonifica del Destra Seie, i 20,8 milioni di euro al Consorzio di bonifica della Basilicata danno l'idea dell'ampiezza di questi importanti interventi di respiro.
Sulla rimodulazione dei contratti di filiera vi sono altri 2 miliardi di euro che dovranno essere impiegati, altri 789 milioni di euro sulla Facility del Parco Agrisolare e di questi progetti beneficeranno altre migliaia di aziende nel corso del 2026.
Da parte nostra, onorevole Ministro, i complimenti del gruppo di Fratelli d'Italia e l'augurio di continuare su questa strada della rigenerazione dell'agricoltura italiana al centro dell'agenda del nostro Governo.
LAURA CAVANDOLI. Ringrazio anch'io il Ministro Lollobrigida per l'audizione. Sottolineo quanto effettivamente l'oggetto dell'audizione, che è lo stato di avanzamento dei progetti del PNRR, richiami il fatto che il Piano – tengo a ricordarlo: ha destato grandi preoccupazioni, perché si tratta per due terzi di debiti per lo Stato, che andranno a influire sulle nostre finanze e sui nostri bilanci per i prossimi 30 anni – implica una fortissima responsabilità del Governo di «mettere a terra» e impegnare queste risorse nei confronti del Paese e non solo del mondo agricolo.
Registro anche nelle domande dei colleghi che c'è la preoccupazione non tanto per quello che lei ci ha detto oggi, su cui ci ha dato una visione completa e puntuale, quanto sul futuro: di fatto andiamo oltre l'oggetto dell'audizione di oggi, registrando la preoccupazione sul futuro che si abbina alle preoccupazioni sulla politica agricola comunitaria di agricoltori e allevatori e per cosa si potrà fare dopo.
La mia domanda è banale ed è volta a capire se, qualora non si riuscissero a impegnare tutte le risorse disponibili, ci sarà la possibilità di una rimodulazione o di un riutilizzo delle risorse o se queste ultime non potranno più essere recuperate.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI. In primo luogo, ringrazierei il Ministro che è Pag. 12aperto al confronto e al dialogo con la Commissione, sia con la componente di maggioranza che con quella di minoranza.
Vorrei fare solo una piccola premessa. Come gruppo AVS riconosciamo sicuramente gli sforzi, l'impegno e il lavoro che il Ministro sta mettendo in campo; tuttavia, senza alcuna polemica, dalla descrizione che stiamo facendo sembra che l'agricoltura in Italia sia ai massimi storici, mentre, a quanto so, l'agricoltura in generale è in crisi, ma non perché c'è il Ministro Lollobrigida, sia chiaro! Si registra una crisi perché l'agricoltura non è più sostenibile rispetto a 50 anni fa dal punto di vista ambientale ed economico.
Rivolgo un appello al Ministro, perché ho avuto modo di ascoltare gli agricoltori del territorio siciliano, dove c'è stata in questi giorni la grande frana. Essi chiedono di poter coltivare il loro terreno, perché attualmente gli è impedito per quanto sta avvenendo: quindi probabilmente dobbiamo individuare una via prioritaria per quanti sui territori continuano a svolgere un'attività agricola.
Sicuramente l'iniezione dei fondi europei, finché ci saranno, aiuta a mantenere una situazione di sostenibilità: però, quando questi fondi finiranno, continuerà ad esserci lo stesso effetto economico sul sistema agricolo italiano? Noi temiamo proprio di no, quindi dobbiamo cercare di comprendere quali possano essere gli scenari nei prossimi anni!
Non mettiamo in discussione il fatto che il Ministro in prima persona, i funzionari e i dirigenti del MASAF stiano cercando di svolgere al meglio la loro funzione: la nostra preoccupazione è soprattutto in termini di prospettiva e quest'ultima, purtroppo, non ci appare rosea!
In tale ottica, poniamo un'altra questione che ci preoccupa profondamente.
Noi siamo stati sempre contrari alla trasformazione del Corpo forestale dello Stato in Corpo dei Carabinieri forestali, perché il Corpo forestale aveva una forte specificità sia nel settore degli animali sia nel settore del contrasto alle agromafie e alle ecomafie; nonostante l'assiduo lavoro che si sta facendo all'interno dei Carabinieri, tale capacità si è notevolmente ridotta, come si sono ridotti i controlli, almeno da quello che ci risulta, su alcuni prodotti agricoli quali, ad esempio, l'olio tunisino che, da notizie di stampa, arriva nel nostro Paese privo di ogni tipo di controllo.
Se da una parte dobbiamo investire, come riteniamo fondamentale, sulla prospettiva della nostra agricoltura all'interno del Paese, dobbiamo anche cercare di impedire l'«invasione» di prodotti che nel nostro Paese non sarebbero neanche coltivabili, perché trattati con i pesticidi o altri materiali potenzialmente nocivi per la nostra salute.
Un'ultima cosa, che pongo quale suggestione e punto di riflessione per la Commissione e per il Ministro: riteniamo che il rapporto dell'agricoltura con l'ambiente, in particolare con le energie rinnovabili, debba essere sempre più stretto, per dare garanzie e sicurezza che nei decenni scorsi l'agricoltore ha avuto in termini economici e sociali e che oggi non ha più.
È chiaro che c'è l'agrisolare, ma vorremmo «spingere» ancora di più, perché riteniamo – è una riflessione legata alla nostra esperienza che stiamo riscontrando sul territorio – che possa essere una prospettiva di certezza economica.
Con questa suggestione, ringraziamo in primis il presidente della Commissione, sempre gentilissimo e attento, e ci auguriamo, indipendentemente da chi pro tempore svolgerà la funzione di deputato o ministro, che nella prossima legislatura, oltre il 2027, possa esserci uno scenario nel quale quello che abbiamo descritto possa essere positivo e non preoccupante, come invece a noi appare.
GIUSEPPE CASTIGLIONE. Onorevole Ministro, la ringraziamo per questa sua audizione e per aver accolto l'invito della Commissione ad essere presente e a rendere conto dell'attività su uno strumento fondamentale come il PNRR.
La ringraziamo anche per aver fornito dati che, plasticamente, danno l'idea degli investimenti che sono stati realizzati e del lavoro che è stato fatto, nonché della qualità e dell'impatto che hanno sulla nostra Pag. 13agricoltura. La sua presenza testimonia soprattutto l'impegno del Governo su un settore prioritario!
Le difficoltà non mancano – a lei non sfuggirà che viviamo un momento particolare – e per questo vorrei cogliere l'occasione per aprire ulteriori e nuovi confronti, perché oggi i temi che si pongono davanti a noi non sono quelli legati agli interventi realizzati con il PNRR, ma affronteremo nei prossimi mesi temi rilevanti quali l'utilizzo delle risorse del Fondo per la sovranità alimentare e di cosa questo significhi per l'agricoltura italiana.
Sarà il momento delle scelte politiche, e su queste ci misureremo, per capire come distinguere interventi di carattere infrastrutturale dagli interventi mirati al settore agricolo.
Abbiamo bisogno di conoscere anche la sua opinione, perché lei ha il quadro puntuale della situazione, ma abbiamo affrontato anche il tema dell'accordo UE-Mercosur in Commissione e avviato anche un'ipotesi di possibile risoluzione parlamentare. Al riguardo, vorremmo lavorare con il Governo, perché è un tema fondamentale.
Oggi, il rinvio dell'accordo UE-Mercosur alla Corte di giustizia europea cosa significa per il Governo italiano e soprattutto per la nostra agricoltura? Cosa faremo, andremo avanti e riusciremo a fugare i dubbi? Siamo fermamente convinti dell'impatto positivo di tutte le garanzie che sono state richieste e che il Governo ha posto all'attenzione.
Affronteremo il tema dei dazi e quindi ci sarà una stagione molto impegnativa.
Sul versante PNRR, per il quale avevamo chiesto l'audizione odierna, il suo intervento è stato molto chiaro e anche i colleghi hanno dovuto ammettere che da una prima fase, che prevedeva un investimento di 3 miliardi di euro, siamo arrivati a 9,8 miliardi di euro.
Abbiamo potuto farlo attraverso diverse rimodulazioni, quella del 2024 e quella del 2025, e pare che ci sarà un'ulteriore rimodulazione per segnare in maniera ancora più significativa l'interesse e l'impegno verso l'agricoltura italiana!
Vogliamo ringraziarla di questo, come gruppo di Forza Italia siamo sicuramente al suo fianco: aver creato alcuni «veicoli» finanziari dimostra grande attenzione agli strumenti che abbiamo messo in campo, perché i contratti di filiera sono uno strumento fondamentale.
Avevamo registrato alcuni ritardi che saranno ora recuperati, avendo «spostato» verso un altro Ente la competente procedura.
Ciò deve indurci a garantire una vigilanza costante sulla realizzazione di questa, che è una delle misure fondamentali, importante e prioritaria.
Sul tema parchi agrisolari mi pare che sia perfettamente conciliata l'esigenza di evitare consumo di suolo con interventi a basso impatto ambientale, incentivando però la produzione di energia per le nostre imprese agricole.
Bene ha fatto il Governo ad aprire al biometano prevedendo risorse ulteriori – lo cito perché sono stato il Sottosegretario che ha firmato il decreto sul biometano -, perché si tratta di un settore fondamentale.
L'economia circolare sta funzionando nel nostro Paese, le imprese stanno facendovi forte affidamento: da un lato abbiamo un forte investimento in questo settore, dall'altro abbiamo realizzato la capacità di tradurre in effettiva economia la produzione agricola e il sostegno ambientale. Condividiamo, quindi, ulteriore implementazione delle risorse a sostegno del settore del biometano.
Per quanto ci riguarda, onorevole Ministro, la ringraziamo per questa presenza in Commissione: riteniamo fondamentale la priorità dimostrata per il settore primario, oltre che con le risorse del PNRR, attraverso risorse che il bilancio nazionale ha impegnato nel settore agricolo, cosa che in passato non era stata fatta, perché da qui a qualche giorno parleremo di «Coltiva Italia» con risorse del bilancio.
Ciò significa assumere una priorità nel bilancio dello Stato, avendo individuato alcuni settori cui dare un sostegno reale, perché, come evidenziato dal collega Borrelli, ci sono alcune emergenze da affrontare, così come abbiamo fatto in Commissione,Pag. 14 e mi riferisco al settore vitivinicolo e a quello agrumicolo.
In chiusura, ricordo che quello che è successo in Sicilia riguarda in maniera drammatica alcune vicende di assetto idrogeologico, le infrastrutture, ma anche il nostro settore agricolo.
La Piana di Catania, quando parliamo di settore agrumicolo, è in ginocchio! Il collega Borrelli parlava di Niscemi, ma la produzione agricola è in grandissima difficoltà: gran parte del raccolto è andata perduta, quindi anche in questo caso, così come è stato fatto in Emilia-Romagna, ritengo che un ristoro immediato potrebbe essere un segnale molto importante verso le nostre aziende agricole.
Abbiamo destinato 880 milioni di euro al settore irriguo: prendo atto che molte regioni sono in fase molto avanzata, ma molte regioni purtroppo non hanno utilizzato le risorse o le hanno utilizzate in maniera molto ridotta. Vorremmo che tutte le regioni del Mezzogiorno, oltre all'obiettivo del 43 per cento, potessero utilizzarle.
Certamente avrà percepito come tutta la Commissione, in particolare tutte le forze politiche su un settore strategico quale il settore agricolo siano concordi non solo nell'utilizzare le risorse, ma anche nell'avere come finalità alcuni obiettivi dal punto di vista politico.
STEFANO VACCARI. Signor presidente, vorrei ringraziarla per avere celermente richiesto la presenza del Ministro, che anche io voglio ringraziare per la tempestività con la quale ha raccolto l'invito della Commissione a riferire i dati che ci ha illustrato.
Aggiungo semplicemente una nota a margine rispetto alle considerazioni che, come gruppo del Partito Democratico, ha svolto la mia collega Forattini, rispetto alla richiesta da lei avanzata di implementare la conoscenza dei dati che ci avete illustrato oggi.
Stiamo per terminare la discussione sul disegno di legge «Coltiva Italia» e ci accingiamo a fare una discussione nel merito: nel frattempo in Europa la PAC è oggetto di un «attacco» senza precedenti, per demolire uno dei due capisaldi dell'Unione europea, cioè la politica agricola comune.
Ricordo che c'è l'effetto dei dazi e che il disegno di legge «collegato» è stato scritto in un'epoca antecedente rispetto a tali eventi che nel frattempo ci sono arrivati tra «capo e collo»!
Quindi credo che capire la distribuzione delle risorse, regione per regione, soggetto per soggetto, del 57 per cento al Centro-nord, del 43 per cento al Sud, possa essere utile a tutti i colleghi per tarare meglio la discussione e quindi anche le proposte correttive e di modifica di quell'impianto normativo.
Poiché si tratta di un provvedimento cosiddetto «collegato» che non ha scadenza o tempi contingentati per essere discusso, mi auguro che la maggioranza voglia provare a costruire le condizioni per un dialogo con le opposizioni, a differenza di quanto avvenuto su altri provvedimenti in Commissione agricoltura, dove da tempo non discutiamo provvedimenti di iniziativa parlamentare, come anche la maggioranza ha fatto presente.
Siccome sono stato relatore di un disegno di legge «collegato» nella XVII legislatura, il cosiddetto collegato Ambiente, che fu approvato nel 2015, so quale sia il dialogo necessario che va «costruito» con le opposizioni, oltre che con le forze di maggioranza, per provare ad elaborare una proposta condivisa.
Mi auguro che, a partire dai dati aggiuntivi che vorrete fornirci, si possa costruire questo dialogo, per produrre risposte nei riguardi di settori e territori che ne hanno più bisogno.
MARIA CHIARA GADDA. Vorrei formulare una piccola integrazione alla domanda posta sul bando agrisolare. Se predisporrete un nuovo bando, chi ha rinunciato a partecipare perché ha ricevuto la comunicazione di formale ammissione ad ottobre potrà partecipare al nuovo bando oppure chi ha rinunciato rimarrà in una sorta di limbo?
PRESIDENTE. Do la parola al Ministro Lollobrigida per la replica.
Pag. 15 FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. In primo luogo, vi ringrazio davvero per gli stimoli e per l'attestato, che noi però riteniamo fisiologico, perché, avendo svolto il ruolo di opposizione, sappiamo quanto sia importante la trasparenza a livello parlamentare.
Il Parlamento resta al centro della nostra architettura democratica, quindi, a maggior ragione, in Commissione per me è un dovere essere presente e mi dà anche l'occasione di poter rendicontare e raccontare, vista l'ampiezza dei quesiti che mi sono stati posti, le attività del Ministero nel suo complesso.
Cercherò però di non essere particolarmente tedioso e soprattutto di andare per «titoli», per evitare di passare diverse ore qui – lo dico per voi, perché io avrei anche la disponibilità a farlo.
Anzitutto, un ringraziamento per aver posto l'attenzione su quanto di positivo è stato fatto in passato. Certamente il PNRR è nella dotazione delle risorse con tutti gli elementi di chiarezza, perché non sono soldi che per la maggior parte vengono «donati» a una Nazione che è contributore attivo, ma prestati, quindi abbiamo il dovere non solo di spenderli, ma di spenderli bene, creando quell'effetto moltiplicatore sul quale entreremo nel dettaglio oggi, ma soprattutto in un successivo momento di approfondimento, con dati che risultino integrativi dell'analisi che oggi abbiamo svolto.
Mi permetto di dire che, se all'epoca ci astenemmo sul Piano, fu proprio perché quello che noi riteniamo essenziale – il confronto con i parlamentari – all'epoca non si svolse!
Come ricorderete, la proposta di PNRR venne consegnata al Parlamento solo 24 ore prima del voto, più di 200 pagine in cui si dettagliavano le ipotesi progettuali e, per quanto i parlamentari all'epoca fossero 630 alla Camera, tutti più bravi di me, non ne trovai uno in grado di approfondire le 224 pagine in 24 ore, quindi non ritenevamo che si potesse esprimere un voto di merito, che invece credo sia necessario.
Alla luce di quanto accaduto in seguito, devo dire che probabilmente il voto di astensione fu più corretto, perché se è vero che quelle risorse sono state ottenute grazie al lavoro importante dell'Italia e del Governo precedente in Europa, è altrettanto vero che l'agricoltura, settore di cui stiamo parlando, era stata considerata nella redazione estremamente residuale. È ovvio che 3 miliardi di euro a fronte di oltre 220 miliardi di euro di pianificazione sono pochi e abbiamo lavorato alle revisioni, che sembravano impossibili durante la campagna elettorale, ma che sono diventate possibili per ben tre volte durante questi anni, consentendo di rivedere scelte che erano oggettivamente sbagliate, tra cui quella di sottovalutare l'importanza del settore primario.
Gli investimenti che sono arrivati sono per tutti noi positivi, sebbene non esaustivi, perché il settore agricolo, per dinamiche storiche, ha avuto un'evoluzione che non devo certo descrivervi.
L'Italia nasce con un'economia agricola che copriva l'85 per cento della forza lavoro, che copriva gran parte della nostra economia, il Ministero di allora si chiamava Ministero dell'agricoltura, dell'industria e del commercio, perché si partiva, anche nella organizzazione strutturale di questo settore, in modo integrato: poi, le crisi hanno portato addirittura a immaginare l'abolizione del Ministero dell'agricoltura, come ricorderete, quasi che questa attività fosse superflua.
Penso che si sia invertita la rotta in questi anni, grazie a una maggiore sensibilità di tutti, e che l'epifenomeno negativo degli ultimi anni, che aveva visto addirittura prevalere visioni secondo cui le dimensioni dell'Europa non consentissero di avere un'agricoltura resiliente e produttiva e che l'approvvigionamento di prodotti agricoli a basso costo dall'estero fosse la soluzione ideale, sia da ritenersi superato così rafforzando settori di trasformazione industriale e cambiando «schema di gioco».
Per fortuna questa fase sembra superata e allo stato attuale si registra un approccio diverso.Pag. 16
La sostenibilità resta quindi al centro dell'attenzione di tutti, ma viene traguardata in senso olistico, attraverso una visione che permette di guardare alla sostenibilità ambientale in parallelo a quella produttiva, imprescindibile per garantire il settore agricolo nella sua resilienza e quindi nella possibilità di continuare ad operare nella «custodia» dell'ambiente o, come diceva Emilio Sereni, nella «scultura» dell'ambiente che ci circonda.
Abbiamo messo a terra le risorse nelle dinamiche che non mi sembra necessario sottolineare ulteriormente, ma raccolgo lo stimolo della collega Forattini, perché ricordo che stiamo approntando un sito che permetterà di conoscere le ricadute man mano che arrivano, e addirittura le immagini degli impianti che sono stati realizzati, a benefìcio di tutti i cittadini.
Non serve sottolineare che gli investimenti sulle filiere producono oggi un benefìcio nell'indotto, cioè per chi realizza l'infrastruttura, ma non sono agricoltori, sono imprenditori edili, sono fornitori di macchinari. Sull'agricoltura questi benefici arriveranno man mano che le strutture entreranno in funzione, anche se c'è un benefìcio indiretto che subito si attiva, perché l'imprenditore che riceve il contributo per la macchina agricola, se è saggio e ha una vocazione imprenditoriale vera, utilizza i soldi che risparmia, perché li mette in campo l'istituzione, per inserirli nella promozione e commercializzazione dei propri prodotti, creando valore aggiunto.
Su questo entreremo nel dettaglio in un altro momento, ragionando insieme su quanto emergerà, perché, come sottolineava prima la collega Forattini, dobbiamo capire quello che c'è, come si investe, quello che si produce e quello che serve per garantire un'agricoltura resiliente, che oggi ha una funzione poliedrica rispetto a una prima fase preunitaria, che era dare cibo, mentre in fase postunitaria il cibo diventa anche valore economico.
Oggi, siamo in una terza fase, che vede il cibo come garanzia di sicurezza alimentare, di sovranità alimentare in un quadro nazionale, ma anche europeo e mondiale – altro tema sul quale non è utile entrare, ma che ha ricadute attuali.
Per fortuna – e siamo tutti soddisfatti di questo – i dati catastrofici che erano stati annunciati rispetto alla revisione del sistema tariffario mondiale, in particolare proposto dal Presidente Trump negli Stati Uniti, non si stanno dimostrando così catastrofici: a volte aprire troppo presto l'ombrello impedisce di vedere il sole!
È il caso dei dati che l'ISMEA ha certificato, che non vedranno un crollo, nonostante ci siano due fattori, uno derivante dalle tariffe e l'altro dalla debolezza del dollaro, che oggi tocca i minimi storici, e quindi il potere di acquisto degli Stati Uniti verso altri mercati si indebolisce.
Come supponevamo nelle nostre non ottimistiche, ma semplicemente pragmatiche previsioni, sembra che gli americani non vogliano rinunciare ai nostri prodotti e continuino e continueranno a comprarli. Su base biennale, oltretutto, i dati sono molto positivi, perché nell'anno precedente, con l'annuncio dei dazi, si era fatto molto stoccaggio di prodotti come il vino e i formaggi a pasta dura.
Tuttavia, abbiamo sempre condiviso l'auspicio di aprire nuovi mercati, che servono a un Paese esportatore come servono a un imprenditore, che ogni mattina si alza con la volontà di allargare il suo spazio operativo per due ragioni: perché aumenta le entrate potenziali e perché aumenta la resilienza della sua azienda, avendo la possibilità di operare a contenimento di alcune variazioni che, in termini geopolitici, diventano ancora più rischiose e puntuali in un quadro così complesso come quello in cui viviamo.
Abbiamo quindi affrontato la «vicenda Mercosur» nella giusta dinamica, dal nostro punto di vista: abbiamo detto che l'accordo non era di nostro gradimento, come era stato proposto inizialmente, sottolineando che per l'Italia era comunque un «buon affare», ma, sebbene avvantaggiasse oggettivamente tutto il nostro settore industriale e alcuni nostri settori strategici, come quelli vitivinicolo, dell'olio extravergine e dei formaggi, aveva anche un impattoPag. 17 potenziale su altri settori dell'agricoltura che non volevamo sopportare.
L'Italia ha dunque lavorato perseguendo due obiettivi: il primo è quello di avere regole più rigide sui controlli da parte europea. Ricordo il meccanismo del cosiddetto «freno a mano» che siamo riusciti ad ottenere, sempre a firma Italia, al 5 per cento rispetto al rischio di variazione di prezzi o di immissione di prodotti, anche in un solo Paese, che superino questa percentuale.
La proposta della Commissione europea, dopo nostre insistenze, era stata inizialmente solo del 10 per cento, poi dell'8 per cento, e infine, facendo pesare il nostro voto italiano che, come sapete, è stato decisivo, siamo riusciti a portarla al 5 per cento.
Siamo riusciti a chiedere all'Europa di creare una task force, perché, nonostante il mercato unico esista dal 1957, nonostante ci sia una potenziale idea di unione doganale condivisa, in realtà sappiamo che le regole in Europa non vengono fatte rispettare da tutti alla stessa maniera e l'accesso nell'Unione europea di prodotti che non rispondono ai target purtroppo è già un fatto esistente.
Sulla vicenda del Mercosur abbiamo chiesto la creazione di una task force, come sapete, nell'ultima riunione del 7 gennaio; è stato un altro argomento vincolante, il Commissario alla salute Olivér Vàrhelyi non solo l'ha annunciata, ma ieri è stato ancora più esplicito nei numeri.
Noi non consideriamo vincolanti 80 o 100 controlli: devono essere sufficienti a non far entrare in Europa prodotti che non rispondono ai nostri standard, perché solo una politica «suicida» applica standard strettissimi e poi permette di far entrare nel nostro territorio prodotti che non debbono rispettarli, migliorando ovviamente l'efficientamento dei prezzi, perché i costi di produzione diventano meno impattanti, al netto di quello che ricordava il collega Borrelli, ossia il problema per la salute dei consumatori, che viene messa a rischio.
Su questo abbiamo lavorato: ricordo anche un aumento delle dotazioni di natura finanziaria di 6,3 miliardi di euro nell'eventualità di fluttuazioni di mercato dipendenti dagli effetti dall'accordo, ma, come ho detto in maniera chiara, noi non vogliamo «comprare le bare per i settori morti»! Vogliamo che quei settori sopravvivano, quindi questo è l'ultimo degli interventi in termini di valore che riteniamo utile, mentre quelli a protezione del sistema sono quelli più rilevanti, come avevamo detto anche all'epoca.
L'Italia chiedeva infatti che i Regolamenti disciplinari di controllo fossero validi non tanto e non solo per il Mercosur, lungo 24 anni di trattativa, ma valessero pro futuro, per tutti gli accordi che si andavano a concludere, e accennerò poi all'India.
Come ho detto con chiarezza, fin dal primo giorno a chi aveva una posizione pregiudiziale nei confronti del Mercosur – Francia, Austria, Irlanda, Ungheria, Polonia hanno votato contro l'applicazione del Mercosur – abbiamo sempre detto che nell'ordine di priorità l'accordo UE- Mercosur andava migliorato, ma che l'obiettivo era far sì che le nostre aziende non avessero paura di operare sui mercati internazionali perché troppo indebolite dalla PAC, dal momento che, come ricordava il collega Vaccari prima, la riforma della PAC proposta dalla Commissione europea è stata sbagliata sia nell'approccio con il Fondo unico, come abbiamo detto fin dal primo giorno, sia nella riduzione delle risorse.
Quindi abbiamo operato come Italia, come ci viene riconosciuto da tutti, per usare il nostro voto decisivo, anche rispetto all'accordo UE-Mercosur, per aumentare le risorse.
Passiamo da un «meno» 22 per cento, potenzialmente inflitto al nostro sistema di protezione ambientale, cioè quello agricolo, a un «più» per l'Italia, che vedrà recuperati circa 8,7 miliardi di euro e avremo un miliardo di euro in più pre-allocato, perché era questa la «sfida» che avevamo posto inizialmente – l'aumento delle risorse complessive per la Nazione fa sempre bene –, dal momento che ci interessava che gli agricoltori fossero garantiti. Essi avranno un miliardo di euro in più nel settennato prossimo, per rispondere anche all'esigenzaPag. 18 di pianificazione che deve emergere in futuro.
Questi risultati europei sono davanti agli occhi di tutti, oggettivi, e ringrazio i parlamentari di tutte le forze politiche che nel Parlamento europeo lavorano «in squadra» quasi su tutto per difendere gli interessi del sistema agricolo italiano – peraltro già nella passata legislatura ho trovato una grande affermazione di questo principio.
Anche sulla vicenda del Trattato con l'India i risultati appaiono molto positivi e molto stringenti.
Si negozia un Trattato in cui si parte dalla difesa dei settori sensibili: se verranno confermati gli annunci fatti, il settore risicolo ed altri a rischio verso l'Est del mondo non saranno oggetto dell'accordo e quindi non corrono rischi.
Noi avevamo chiesto particolare attenzione su tre settori: il primo molto complesso, perché da subito in tutti gli incontri, gli indiani ci hanno sempre sottolineato un aspetto che in quell'area del mondo è particolarmente rilevante, quello religioso. Sui formaggi, in particolare, c'è un problema alquanto delicato.
C'erano tuttavia altri due settori strategici con dazi elevatissimi in India, quello vitivinicolo e quello oleario, e in entrambi si registra una significativa riduzione dei dazi nell'immediato, mentre nei prossimi sette anni vi sarà un dazio totalmente tollerabile rispetto alle condizioni di partenza, che permette di aprire un mercato enorme.
Non è che 1 miliardo e 300 milioni di indiani cominceranno a bere vino – non è questo l'obiettivo – ma sarà sufficiente una piccola parte per compensare il rischio di crollo dei consumi che stiamo affrontando.
La collega Gadda aveva ragionato sulle filiere in difficoltà, facendo riferimento, in particolare, al settore lattiero-caseario e al settore cerealicolo.
In questi giorni affrontiamo la vicenda del settore lattiero-caseario: il latte in Italia, anche grazie alla moral suasion che abbiamo effettuato insieme alle associazioni agricole e industriali, ha probabilmente il prezzo più pagato in Europa; rispetto al passato è un prezzo accettabile, almeno per i contratti, e non parliamo del latte spot, che ha un altro tipo di dinamica. In Italia il prezzo del latte pagato nel primo trimestre è di 0,53 centesimi al litro di media, a fronte della Francia, che si attesta su 0,47 centesimi al litro e scende a 0,42 centesimi al litro.
Cosa è successo? Con il rilevante aumento dei prezzi, c'è stato anche un aumento della produzione, un rallentamento dei mercati, e questo ha portato a quella che viene considerata una sovrapproduzione. Oggi quindi devo ringraziare il settore industriale che ha continuato, da Granarolo a Zanetti, con tutta l'associazione dei produttori, a pagare il latte meglio di come è stato pagato in altre aree del mondo, a volte addirittura subendo delle perdite!
Questo è un bel risultato, che va riconosciuto loro con serenità, e devo ringraziare le associazioni agricole che hanno lavorato per stimolare i correttivi che in Europa abbiamo chiesto: una pianificazione del latte che ci metta in condizione di arginare la sovrapproduzione oppure di togliere latte dal mercato con la polverizzazione, l'Ultra High Temperature (UHT), una sterilizzazione eseguita a temperatura molto elevata e di brevissima durata, eventualmente anche coinvolgendo la cooperazione con un piano europeo che metta in condizione di avere una riduzione del prezzo del latte meno incidente e di superare questa fase, che è una fase ciclica, per cui, se aumenta il prezzo, aumenta la produzione, se invece diminuisce il prezzo, diminuisce la produzione – e questo porta di solito a un bilanciamento.
Il problema esiste: quindi abbiamo coinvolto l'Europa su questo dato e stiamo lavorando per continuare a capire quali interventi si possano fare – ne abbiamo presentati alcuni alle associazioni, se volete vi invierò il dettaglio – anche con fondi del Ministero, e mi riferisco al Fondo indigenti o al programma «Latte nelle scuole».
Partiremo con una campagna di rieducazione al consumo, perché un'altra delle problematiche del nostro settore è cercare di spingere le persone, che hanno ricevuto stimoli spesso di segno opposto, a ricominciarePag. 19 a bere con serenità un bicchiere di latte, senza pensare che fa ingrassare o devasta il metabolismo. Questo perché qualcuno gli ha raccontato, negli ultimi anni in maniera pressante, che alcune cose fanno male, anche se per generazioni queste hanno contraddistinto il nostro modello alimentare.
Nei prossimi giorni partiremo anche con una campagna sul settore vitivinicolo, il che non significa dire «il vino fa bene». Sicuramente il vino fa bene all'ambiente, perché i vigneti che vengono curati evitano l'abbandono, ma avremo la possibilità di raccontare questo settore da altre prospettive rispetto a quella dell'alcool, che va tenuta in considerazione, ma non è esaustiva.
Rispetto al settore dei controlli, abbiamo capito cosa fa l'Europa: abbiamo chiesto che i controlli nei porti di accesso di Rotterdam, Anversa, Amsterdam siano svolti in maniera differente da come sono stati effettuati fino ad adesso, perché abbiamo la percezione che dall'Italia entri poco – e voglio ringraziare tutti gli operatori delle nostre agenzie, degli Ispettorati, delle Agenzie delle dogane, delle Forze dell'ordine, che sono dei «fenomeni» rispetto a quelli che lavorano nel resto del mondo.
Tra qualche giorno si riunirà di nuovo la cabina di regia che, come sapete, abbiamo instaurato sperimentalmente, ma diventerà, nell'ambito del provvedimento sui reati agroalimentari, funzionale a mettere in sinergia le diverse informazioni, oltre all'interoperabilità che, in maniera incidentale, già avveniva e che oggi avviene in modo strategico attraverso una vera e propria pianificazione.
Abbiamo chiesto alle Forze dell'ordine, alle Agenzie, agli Ispettorati di dirci quale meccanismo possa essere più utile per incrementare i controlli, e, con il coinvolgimento del Parlamento, capire cosa serve non solo in termini di risorse, ma in termini normativi, a partire dall'aumento delle sanzioni.
L'Italia non può essere, sebbene sia la più esposta a Sud, la sola Nazione che controlla l'Europa, ricordandoci che quando entra qualcosa in Europa il giorno dopo, da qualsiasi luogo sia entrata, può circolare nel mercato unico europeo.
Su questo abbiamo chiesto la tracciabilità e di ritornare all'etichettatura – lo abbiamo fatto nell'ultima riunione insieme alla Francia e all'Austria –, perché è l'etichettatura che identifica il Paese di provenienza e «aiuta», perché se un prodotto è percepito dai consumatori come proveniente dall'Italia, i consumatori pensano che sia un prodotto più controllato rispetto a quelli di altre regioni d'Europa, ma questo ancora deve avvenire.
Il disegno di legge «Coltiva Italia» è un elemento su cui il Parlamento, nella sua discussione, può prevedere di intervenire sia per funzione sia per obiettivo, perché il «Coltiva Italia» è uno strumento che ha due macro voci che già incidono su alcune filiere in difficoltà, anche se poi vanno codificati i meccanismi di spesa.
La prima voce è il settore olivicolo, prevedendo, dove non ci sono fitopatie, meccanismi per aumentare la produzione. Noi abbiamo la necessità di aumentare la produzione di olio d'oliva, perché l'olio d'oliva di qualità italiano ha un mercato esponenziale in termini di crescita e quindi possiamo lavorare all'aumento di una produzione di qualità.
La linea «vacca-vitello» è un altro elemento importante. Quando si parlava del Mercosur, c'era grande preoccupazione nel settore dell'allevamento: io sinceramente sul settore delle carni rosse non ho grandi preoccupazioni, dal momento che siamo una Nazione che ne importa il 50 per cento – il 53 per cento dall'area del Mercosur – e quindi siamo deficitari.
Capisco di più l'Irlanda e la Francia, che invece hanno nell'allevamento, per la morfologia del territorio e per la genetica su cui hanno investito, un surplus di prodotto.
Ci sono poi i settori in crisi: uno è il settore cerealicolo, sul quale ci siamo impegnati a fare ulteriori investimenti, a fronte di quelli già effettuati di diverse decine di milioni di euro, però se il grano continua a essere una commodity... Abbiamo istituito finalmente la CUN, non senza polemiche, perché c'è una discussione sul punto e Pag. 20sapevamo che sarebbe stata oggetto di polemiche.
Proveremo ancora a mediare e a risolvere i problemi tra settore industriale e settore agricolo, ma dobbiamo stabilizzare il prezzo del prodotto italiano, dicendo anche che va migliorata sempre la qualità del prodotto in termini di apporto proteico per garantire un prodotto di qualità finale.
Il nostro agricoltore deve far corrispondere alle sue esigenze di giusta remunerazione l'esigenza della nostra industria di trasformazione di avere un prodotto di qualità.
Nel «Coltiva Italia» questo e altri investimenti verranno valutati per capire come aiutare le filiere in maggiore difficoltà a superare le crisi, o addirittura parlare di riconversione di alcuni settori, che, nel quadro della produzione nazionale, possano non essere così essenziali, perché superati dai tempi, perché meno positivamente impattanti.
Uno degli elementi sui quali bisognerà lavorare per i regolamenti legati all'indicazione geografica è il foraggio, che non è stato mai considerato ad alta resa, e, se si legano le indicazioni geografiche al foraggio, si deve convincere chi aveva una produzione a più alto valore relativo a cambiare prodotto e, se non lo incentivi, quel prodotto non avrà un valore iniziale di mercato idoneo a soddisfare le esigenze.
Non voglio annoiarvi oltre e non so se ho dimenticato qualcosa. Si è parlato dell'agrisolare e del bando aperto.
Ovviamente, vorrei dire che se aumenti le risorse in maniera esponenziale, possono emergere una serie di problematiche.
Qual è il problema delle rinunce? Che se uno predispone un bando e questo deve permetterci di raggiungere un target e tu gli dici che, se rinuncia a quello, ne può fare un altro in cui si allunga il tempo, è una sorta di «induzione» alla rinuncia, che, ovviamente, mette a rischio il target precedente, che invece è vitale per avere la possibilità di riallocare le risorse eventualmente residue.
Vorrei svolgere una riflessione conclusiva sul precedente richiamo alla quota del 43 per cento degli investimenti del MASAF al Sud.
Rispetto al Nord Italia, sul mondo agricolo il Mezzogiorno ha potenzialità maggiori, si deve dire con chiarezza: ha potenzialità di crescita maggiori, perché il Nord Italia ha già fatto molto sul valore aggiunto. Pensate al vino: tre regioni in Italia – Toscana, Piemonte e Veneto – fanno il 52 per cento del nostro valore, poi la Sicilia e la Puglia sono quelle che producono più vino, quindi la cosa non torna!
Quasi tutte le regioni che sulle indicazioni geografiche recano la DOP economy sono al Nord: la Sicilia ha un buon risultato, ma su una sola indicazione geografica, le arance rosse di Sicilia, mentre la Sardegna solamente sul pecorino romano.
Bisogna riuscire a lavorare su politiche di sistema e, ovviamente, essere vicini anche in queste fasi critiche alle aziende, che sono state colpite nel settore dell'agricoltura e della pesca, che obiettivamente, per ragioni di dinamiche, sono state spesso distrutte.
Ci ragioneremo, ieri abbiamo chiesto insieme a Malta, che ovviamente per prossimità è colpita dallo stesso tipo di criticità meteorologica proveniente da Sud, di avere dall'Europa alcuni interventi che prendano atto del disastro che è stato causato.
In merito alla Commissione sui controlli, dopo questa cabina di regia faremo una seconda cabina di regia, in cui si darà riscontro della crescita dei controlli non solo numerica, ma in termini di capacità di rilevare il rischio e quindi di ottenere un risultato.
Il numero dei controlli è aumentato, ma quello che ci interessa è che più reati siano stati scoperti.
PRESIDENTE. Ringrazio il signor Ministro per l'audizione, anche per aver accolto in tempi record il nostro appello e per la dovizia di particolari di questa sua informativa.
Do la parola al dottor Lupo.
MARCO LUPO, Capo Dipartimento del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Ricordo che la misuraPag. 21 Parco agrisolare è una misura complessa da alcuni punti di vista, perché gestire 24.000 aziende non è una cosa semplice e purtroppo occorre adottare regole che generalizzano.
L'obiettivo che abbiamo oggi è che il nuovo bando non sia uno stimolo a rinunciare per chi è stato già finanziato nel bando precedente, per avere più tempo per realizzare l'opera, perché ciò sarebbe contro l'interesse pubblico – il raggiungimento del target – , e credo anche per un principio di giustizia, perché se io ho finanziato un progetto, avevi tutto il tempo per realizzarlo, ma non lo hai realizzato e dunque adesso mi hai «bloccato» le risorse e hai impedito a un'altra impresa di averle e di realizzare il progetto.
Non impediremo quindi di partecipare, ma sicuramente ci sarà un criterio di «non premialità» per chi ha rinunciato al precedente bando e partecipa al nuovo, in modo tale che avranno priorità i progetti nuovi.
Peraltro, nel nuovo bando ci sarà anche una premialità per chi è iscritto nella Rete agricola di qualità, per cercare di tutelare la messa in sicurezza, perché, come sapete, chi è iscritto alla Rete di qualità rispetta le regole del lavoro e quindi il Ministro ha pensato di «premiare» chi vi si iscrive.
Tutte queste cose sono già delineate nel decreto che è stato firmato prima di Natale dal Ministro e che definisce a grandi linee le regole, che poi verranno dettagliate nell'avviso di febbraio.
PRESIDENTE. Grazie, dottor Lupo.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. La ringrazio ancora, signor presidente, così come ringrazio i gruppi di Fratelli d'Italia, del Partito Democratico, di Italia Viva, di Forza Italia, della Lega e di AVS, appena andato via, per essere intervenuti.
PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro e, autorizzando la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna della documentazione da egli depositata, dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 15.30.
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