Sulla pubblicità dei lavori:
Rizzetto Walter , Presidente ... 2
Audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Elvira Calderone, sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori agricoli durante le ondate di calore estremo
(ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento):
Rizzetto Walter , Presidente ... 2
Scotto Arturo (PD-IDP) ... 3
Rizzetto Walter , Presidente ... 3
Scotto Arturo (PD-IDP) ... 3
Rizzetto Walter , Presidente ... 3
Calderone Marina Elvira , Ministro del lavoro e delle politiche sociali ... 3
Rizzetto Walter , Presidente ... 12
Gribaudo Chiara (PD-IDP) ... 12
Rizzetto Walter , Presidente ... 15
Scotto Arturo (PD-IDP) ... 15
Rizzetto Walter , Presidente ... 16
Carotenuto Dario (M5S) ... 16
Rizzetto Walter , Presidente ... 17
Nisini Tiziana (LEGA) ... 17
Rizzetto Walter , Presidente ... 18
Forattini Antonella (PD-IDP) ... 18
Rizzetto Walter , Presidente ... 20
Cerreto Marco (FDI) ... 20
Rizzetto Walter , Presidente ... 21
Mari Francesco (AVS) ... 21
Rizzetto Walter , Presidente ... 23
Soumahoro Aboubakar (Misto) ... 23
Rizzetto Walter , Presidente ... 25
Coppo Marcello (FDI) ... 25
Rizzetto Walter , Presidente ... 26
Calderone Marina Elvira , Ministro del lavoro e delle politiche sociali ... 28
Rizzetto Walter , Presidente ... 35
Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva-Casa Riformista: IV-CR;
Misto: Misto;
Misto-Futuro Nazionale Vannacci - Free: Misto-FNV-F;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa - Stati Uniti d'Europa: Misto-+EU-SUEU.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA XI COMMISSIONE
WALTER RIZZETTO
La seduta comincia alle 15.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante il resoconto stenografico della seduta nonché la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.
Audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Elvira Calderone, sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori agricoli durante le ondate di calore estremo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Elvira Calderone, sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori agricoli durante le ondate di calore estremo.
Faccio presente che l'audizione potrà proseguire fino alle ore 16.15. Faccio presente, altresì, che, in considerazione dei tempi a nostra disposizione, alla relazione del Ministro seguirà una prima serie di interventi di un deputato per gruppo, della durata di non oltre cinque minuti ciascuno. Sulla base del tempo disponibile si valuterà se procedere, prima della replica del Ministro, allo svolgimento di ulteriori interventi, della medesima durata.
Nel ringraziare, anche a nome della vicepresidente della XIII Commissione, Maria Cristina Caretta, il Ministro Calderone per la sua disponibilità, le cedo immediatamente la parola.
ARTURO SCOTTO. Presidente, chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori. Lei ha parlato di un deputato per gruppo. Noi del Partito Democratico possiamo anche tranquillamente ripartire il tempo in tre domande perché, siccome sentiremo una relazione da parte della Ministra, potremmo anche decidere di farle più domande da parte di diversi deputati o deputate che intervengono.
PRESIDENTE. Dipende sempre dalla tempistica.
ARTURO SCOTTO. Dipende dalla relazione della Ministra.
PRESIDENTE. Questo lo lasciamo decidere al Ministro. Indicativamente sappiamo che il Ministro impiegherà 20-25 minuti per la relazione. Dopodiché, abbiamo circa 40 minuti per le domande e la replica.
Prego, Ministro.
MARINA ELVIRA CALDERONE, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Buonasera a tutti. Buonasera, presidente. Grazie veramente dell'invito. Grazie agli onorevoli deputati che sono presenti. Cercherò di contenere la mia relazione al massimo, in modo che poi ci sia lo spazio per gli interventi degli onorevoli deputati e per la replica.
Credo che sia molto importante il tema che andiamo a trattare oggi. È un piacere anche poterlo fare in un contesto di Commissioni congiunte, Lavoro pubblico e privato e Agricoltura, partendo da uno dei temi più importanti, quello della sicurezza sul lavoro.
La sicurezza sul lavoro, l'ho detto tante volte e voglio ribadirlo, per noi, per il Governo è una priorità, perché abbiamo perseguito una strategia fondata su alcuni pilastri, innanzitutto il rafforzamento della prevenzione, il consolidamento del sistema dei controlli, la diffusione della cultura della Pag. 4sicurezza, il continuo aggiornamento degli strumenti di tutela, con la consapevolezza che ogni cambiamento che investe il mondo del lavoro richiede una risposta adeguata anche sul piano della protezione delle persone.
In questo caso, in questo quadro si inseriscono le conseguenze determinate dall'intensificarsi degli eventi climatici estremi. Oggi parliamo di calore, però sappiamo perfettamente che, in altri contesti, in altri periodi dell'anno, abbiamo affrontato le conseguenze di altre emergenze climatiche.
Noi abbiamo scelto di non limitarci a gestire le emergenze, ma di costruire in modo progressivo un sistema di tutele capace di mettere insieme tanti elementi: la prevenzione, la sicurezza, il sostegno al reddito, la vigilanza, il contrasto a ogni forma di sfruttamento. È in questa prospettiva che si collocano gli interventi che illustrerò nel corso di questo intervento in audizione, partendo dal presupposto che certamente oggi parlare di sicurezza dei lavoratori agricoli significa affrontare un tema che coinvolge non solo la tutela della salute, ma anche la qualità del lavoro, la competitività del nostro sistema produttivo, la capacità delle istituzioni di accompagnare le imprese e i lavoratori nell'adattamento ai nuovi scenari che sono determinati dai cambiamenti climatici.
Noi affermiamo, e ci tengo a sottolinearlo, che la sicurezza non rappresenta un vincolo allo sviluppo, ma invece è una delle condizioni fondamentali per uno sviluppo sostenibile, per la competitività delle imprese, per la dignità del lavoro.
Per questo noi abbiamo perseguito una strategia che ci ha portato a rafforzare progressivamente il sistema di prevenzione, nella consapevolezza che la riduzione degli infortuni non può essere affidata a un solo strumento, ma invece richiede un'azione coordinata che coinvolge la formazione, la qualificazione Pag. 5delle imprese, l'innovazione, la vigilanza e anche la responsabilizzazione di tutti gli attori del sistema.
Ecco perché abbiamo fatto delle scelte che poi si traducono, ovviamente, in atti normativi e quindi in provvedimenti assunti. Prima di tutto c'è il rafforzamento dell'attività dell'Ispettorato nazionale del lavoro (INL), poi il Piano integrato per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, che ci consente di consolidare il coordinamento tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l'INAIL e l'INL, consentendoci anche di poter gettare le basi per poi rafforzare anche, come dicevo prima, tutte le attività rivolte alla diffusione della cultura della sicurezza e quindi anche all'implementazione e all'investimento in formazione.
Il decreto legislativo n. 81 del 2008 certamente pone la prevenzione al centro dell'organizzazione del lavoro e individua la valutazione dei rischi come il momento centrale dell'intero sistema prevenzionistico. Ecco perché oggi è importante che noi affrontiamo il tema della sicurezza sul lavoro e della sicurezza dei lavoratori nel comparto agricolo nel momento in cui si deve far fronte a eccezionali ondate di calore, non creando una distinzione tra i momenti, ma inquadrando questo tema nel più ampio assetto prevenzionistico di tutela che è rappresentato dal Testo unico per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo perché, in tale caso, anche il rischio climatico e delle temperature elevate costituisce una specifica manifestazione di un più generale obbligo di tutela dell'integrità psicofisica dei lavoratori.
Nel momento in cui affrontiamo, invece, il tema del comparto agricolo, certamente lo facciamo con la consapevolezza della specificità del settore e della necessità anche di ricondurre gli interventi a quelle attività lavorative che sono tipicamente svolte anche in una condizione di esposizione agli agenti atmosferici,Pag. 6 perché in genere sono attività svolte allo scoperto, in un contesto in cui la composizione della forza lavoro è in qualche modo caratterizzata da una elevata incidenza, per esempio, di lavoratori stagionali, quindi con contratti di lavoro temporaneo, impiegati spesso per periodi limitati di tempo, con un forte e frequente ricambio di forza lavoro. Questa circostanza rende ancora più importante la necessità di assicurare procedure semplici e tempestive di informazione, di formazione e di addestramento, affinché ogni lavoratore possa svolgere la propria attività in condizioni di piena sicurezza. In questo caso, le peculiarità del settore impongono che la tutela della salute dei lavoratori sia perseguita attraverso un'organizzazione del lavoro flessibile, capace di adattarsi alle condizioni climatiche, conciliando le esigenze di sicurezza con quelle produttive.
Il primo intervento organico che abbiamo disposto, oltre a quelli a sostegno del reddito di cui vi parlerò fra poco, è il protocollo quadro per l'adozione delle misure di contenimento dei rischi lavorativi connessi alle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro, che abbiamo sottoscritto il 9 luglio del 2025. Esso ha una funzione precipua, che è quella di promuovere un approccio preventivo e organizzativo rispetto alla gestione del rischio climatico, attraverso delle misure che assumono un particolare rilievo proprio nel comparto agricolo: la rimodulazione degli orari di lavoro, l'organizzazione di pause adeguate, la disponibilità di acqua potabile e di aree di ristoro, l'informazione e la formazione dei lavoratori, nonché l'utilizzo di strumenti previsionali disponibili per poter programmare le attività.
Un particolare rilievo assume il principio secondo cui la prevenzione deve essere costruita attraverso una valutazione anticipata del rischio. Il protocollo, riguardo a questo, non introduce un sistema autonomo di tutela, ma si inserisce nel Pag. 7quadro della disciplina generale in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, rafforzando gli strumenti applicativi e promuovendo un modello fondato sulla programmazione e sull'organizzazione del lavoro, sulla collaborazione tra le istituzioni, le imprese e le parti sociali.
In questo contesto certamente un ruolo importante lo rivestono anche le regioni e le province autonome che adottano, nell'ambito delle loro competenze, delle ordinanze e delle misure organizzative che sono calibrate sulle specificità dei territori e sulle evoluzioni delle condizioni climatiche.
A supporto della prevenzione opera il sistema nazionale di allerta Worklimate, che è una piattaforma gestita dall'INAIL, in collaborazione con il CNR, che fornisce delle previsioni del rischio da caldo per i lavoratori con un orizzonte temporale fino a 72 ore.
Quello che noi abbiamo come ritorno, laddove le regioni operano e utilizzano il sistema Worklimate, è il fatto che il tasso di infortunio nel settore agricolo è risultato inferiore del 25 per cento rispetto alle condizioni di lavoro nelle regioni che sono prive di queste misure, a conferma del fatto che, in questo caso, l'effetto protettivo del dato previsionale opera efficacemente. È anche la dimostrazione del fatto che l'integrazione tra ricerca scientifica, sistemi di allerta e strumenti normativi rappresenta una strategia efficace di adattamento agli effetti del cambiamento climatico nel mondo del lavoro.
Poi, ovviamente, un ruolo importante nella strategia è assegnato all'INAIL in quanto gestore della piattaforma Worklimate, ma anche perché ha la possibilità di mettere in campo degli strumenti, delle iniziative e delle azioni che consentono di investire in progetti di formazione ed informazione a contenuto prevenzionale, in questo caso con uno stanziamento specifico di 24 milioni di euro per i progetti a cui si associano, ovviamente, Pag. 8i bandi ISI che, per l'avviso pubblico pubblicato a dicembre del 2025, prevedono 600 milioni di euro in finanziamenti a fondo perduto come da bando, di cui 90 milioni destinati al settore dell'agricoltura. Su questo aspetto, anche tenendo in considerazione le segnalazioni che sono state fatte in ambito parlamentare sulla difficoltà che in taluni casi le aziende riscontrano nel definire e comunque nel portare avanti le candidature e le domande per l'accesso ai bandi ISI, dal mese di settembre viene avviato un tavolo di lavoro, con la partecipazione delle parti sociali, per valutare le procedure e le semplificazioni che possono rendere più facile l'accesso alla formazione del fascicolo necessario per richiedere il finanziamento e l'accesso al bando.
Insieme agli altri interventi, c'è un intervento importante a tutela del reddito. Gli onorevoli parlamentari lo sanno bene, dal 2023 abbiamo destinato risorse specifiche proprio per il finanziamento degli strumenti di tutela del reddito nel momento in cui le aziende e i lavoratori si trovano esposti a condizioni climatiche difficili, sia che si tratti di calore estremo sia di fenomeni completamente diversi come, per esempio, i problemi atmosferici provocati dalla pioggia, dalle alluvioni oppure dai fenomeni nevosi.
In questo caso, se ci atteniamo al tema della nostra audizione e quindi al comparto agricolo, anche per il 2026 abbiamo confermato l'intervento a valere sulla CISOA (Cassa integrazione speciale operai agricoli), rivolto sia agli operai a tempo indeterminato che agli operai a tempo determinato. Nel corso degli anni gli strumenti li abbiamo tarati e li abbiamo anche modificati e integrati sulla base delle evidenze e quindi delle segnalazioni delle organizzazioni sindacali e datoriali. Dico questo perché oggi l'intervento non solo si estende si agli operai a tempo determinato del settore dell'agricoltura, ma tiene conto Pag. 9della particolare situazione di un settore che è caratterizzato dalla necessità, comunque, di far fronte all'esigenza di portare avanti le coltivazioni a cui sono addetti i lavoratori e anche alla necessità di riprogrammare i turni di lavoro sulla base di quelle che possono essere le diverse distribuzioni nell'arco della giornata, con la possibilità di accesso a questo particolare strumento anche per una parte della giornata lavorativa e non per l'intera giornata.
Voi sapete che, invece, una delle caratteristiche della CISOA era quella, nel caso della cassa integrazione o comunque dell'integrazione al reddito, di coprire l'intera giornata lavorativa. In questo caso, trattandosi di uno strumento aggiuntivo ed eccezionale, è possibile anche la fruizione per una parte del periodo. Tra l'altro, si tratta di un intervento di sostegno al reddito, una cassa integrazione che non incide sul limite annuo delle settimane previste per legge, laddove si tratta di settori che hanno una limitazione temporale, e che comunque non preclude e quindi è neutro anche ai fini delle giornate che danno diritto alla disoccupazione agricola, così come è fruibile indipendentemente dall'anzianità dell'iscrizione del lavoratore o della lavoratrice nell'elenco della manodopera impiegata in agricoltura. Non c'è, quindi, il vincolo delle 181 giornate. Abbiamo costruito uno strumento flessibile perché così doveva essere, trattandosi di una condizione particolare in cui bisogna ovviamente intervenire in condizioni di emergenza.
Questo ci consente, ovviamente, anche di poter dire che un comparto, interessato non solo da un elemento di temporaneità, di stagionalità dei contratti di lavoro, ma anche dalla presenza di una forte componente di manodopera straniera, è nelle condizioni, sulla base di questi interventi, di poter avere le risposte adeguate.Pag. 10
Noi abbiamo certamente anche guardato al tema della semplificazione e della necessità, soprattutto laddove si tratta di manodopera straniera, di intervenire sulla gestione dei flussi di manodopera e anche sui processi di stabilizzazione dei contratti stagionali a tempo determinato per dare continuità ed evidenza anche a un percorso di legalità e di regolarità che inizia con l'ingresso regolare nel nostro Paese.
Sul fronte, invece, della sicurezza sui luoghi di lavoro, il potenziamento dell'Ispettorato nazionale del lavoro, e conseguentemente anche dell'INPS e dell'INAIL sul fronte ispettivo e quindi della dotazione organica, ci consente di avere una maggiore integrazione e interazione tra le organizzazioni e i corpi che si occupano di vigilanza sul territorio, non ultimo anche il nostro Comando dei Carabinieri per la tutela del lavoro, ma anche il coordinamento con le aziende sanitarie regionali e locali, con le regioni, con le prefetture, con l'INAIL, che è un elemento importantissimo.
La capacità di prevenire nuovi rischi richiede degli strumenti informativi più evoluti. In questa prospettiva vi confermo la piena operatività del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione (SINP), che consente di avere una migliore conoscenza dei fenomeni infortunistici sui luoghi di lavoro e una programmazione sempre più efficace dell'attività di vigilanza.
Per quanto riguarda le emergenze da calore, vi è una collaborazione piena tra l'INAIL e il Ministero della Salute con riguardo alla gestione del numero di pubblica utilità, il 1500, che è proprio dedicato al tema delle ondate di calore. Il nostro modello è quello che vi ho sinteticamente indicato. Ovviamente, si completa anche con tutte quelle azioni che poi devono portare a un contrasto efficace delle irregolarità nei luoghi di lavoro e, in questo caso, anche al contrasto al caporalato e a ogni forma di sfruttamento lavorativo.Pag. 11
Con specifico riferimento al comparto agricolo, sapete che abbiamo introdotto, già due anni orsono, una previsione legislativa per la quale, nell'ambito del riconoscimento dell'assegno di inclusione, le vittime di sfruttamento lavorativo e di caporalato sono inserite in percorsi di denuncia e quindi di collaborazione con l'autorità giudiziaria e hanno, non solo la protezione dell'assegno di inclusione, ma anche la presa in carico dei nostri servizi per il lavoro per l'accompagnamento a una dimensione lavorativa di regolarità.
Il Tavolo caporalato ha provveduto all'aggiornamento del Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato. Il Governo lavora per dare nuovo impulso alla rete agricola di qualità, con interventi specifici che inseriremo nei prossimi provvedimenti. Confermo ai signori parlamentari che siamo in fase di definizione del concerto definitivo sul decreto interministeriale sulla banca dati degli appalti in agricoltura.
Questo è un obiettivo importante perché nell'ambito del decreto, ovviamente, si stabiliscono le regole su cui si fonda l'iscrizione alla banca dati degli appalti in agricoltura, uno strumento nuovo che abbiamo introdotto convintamente e che le organizzazioni datoriali e sindacali hanno apprezzato e che richiedono, perché ritengono che possa essere un validissimo strumento anche a contrasto delle irregolarità nel settore, perché l'iscrizione alla banca dati, che sarà gestita dall'INPS, richiederà degli specifici requisiti di qualificazione come la regolarità contributiva e l'applicazione dei contratti collettivi ex articolo 51 del decreto legislativo n. 81 del 2015, disposizione poi integrata dall'articolo 7 del decreto-legge n. 62 del 2026. Questo ve lo posso confermare perché la scelta della banca dati degli appalti in agricoltura è quella di fare riferimento ai contratti stipulati dalle organizzazioni comparativamente più Pag. 12rappresentative, con l'integrazione del trattamento economico complessivo così come stabilito dall'articolo 7 del decreto-legge n. 62 del 2026 sul salario giusto. Questo comporterà anche l'obbligo, per le aziende che si inseriscono nella dinamica degli appalti gestiti dalle imprese agricole, di avere una idonea polizza fideiussoria a copertura delle obbligazioni contrattuali e previdenziali e quindi degli obblighi di pagamento dei contributi dei lavoratori dipendenti.
In conclusione, oltre ovviamente a essere a disposizione degli onorevoli deputati e a garantire massima attenzione per quelli che sono e saranno anche i suggerimenti e le proposte di implementazione della nostra politica su questi temi, voglio ribadire non solo il nostro impegno a rafforzare gli strumenti e a renderli sempre più efficaci, ma posso anche assicurare che tutte le misure, comprese quelle che afferiscono alla gestione degli strumenti di sostegno al reddito per le emergenze climatiche, troveranno una definizione strutturale negli atti conseguenti e quindi ovviamente entreranno in una condizione di strutturalità in un fondo per le emergenze climatiche, da inserirsi nelle prossime leggi di bilancio.
Grazie. Mi fermerei qui, presidente.
PRESIDENTE. Grazie, Ministro.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
CHIARA GRIBAUDO. Grazie, presidente. Ringrazio il Ministro. Naturalmente, visto il poco tempo a disposizione, forse l'interlocuzione non potrà essere così affinata, ma faranno meglio di me sicuramente i miei colleghi.
Io le parlo, come sa, anche in qualità di presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e Pag. 13della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. Mi aspettavo una parola in più sullo schiavismo vero e proprio. Lei ha appena accennato il tema del caporalato, anche se ha richiamato alcune leggi. Siamo a dieci anni da quella norma, che è stata molto utile e che andrebbe potenziata bene. Sulla rete agricola di qualità alcune cose le stanno facendo le regioni, come anche lei ricordava.
Forse si poteva intervenire prima, perché ora l'intervento rischia di essere successivo a tutto quello che sta accadendo. Lo dico perché in questo momento ci sono dei fatti drammatici che stanno accadendo in giro nel Paese. Lei è stata in Calabria dopo la vicenda di Amendolara, così come ci siamo recati anche noi come Commissione d'inchiesta. Mi faccia dire, signora Ministra, che su questo tema io credo che serva un salto di qualità, perché non può perdere lo Stato nella sua interezza, quando delle persone provano a denunciare i propri caporali, al netto del fatto che burocraticamente magari i lavoratori fossero anche messi a posto, ma i caporali li mettevano in una condizione, come sa, di disagio e non solo di disagio. Qualcuno ha provato a denunciarli e questi lavoratori vengono ammazzati.
Intanto mi permetto di suggerire anche qui – noi abbiamo presentato una proposta – che serve una reale introduzione di una tutela del denunciante, perché questo è un aspetto che oggi manca in maniera totalizzante nei confronti della persona che subisce questi aspetti. Credo, invece, che sia prioritario, perché il caporalato ha assunto delle dimensioni molto diverse da quelle che c'erano dieci anni fa. Le norme vanno certamente adeguate.
Oggi noi abbiamo un caporalato nero e un caporalato grigio. Il caporalato grigio è quello burocratico, quello per cui le carte sono a posto, ma tutto il resto non è a posto affatto. Abbiamo la necessità di intervenire sulle questioni abitative, sulle questioniPag. 14 dei trasporti di questi lavoratori e di queste lavoratrici, naturalmente in sinergia anche con gli altri livelli istituzionali, ma questo è un tema che bisogna affrontare oggi.
Infine, per provare a stare nel tempo a mia disposizione, mi permetto di ricordarle, Ministra, che sono tre anni che presento e presentiamo emendamenti e proposte di legge per inserire i rider all'interno delle tutele che vadano oltre il riconoscimento della sospensione del servizio con delle ordinanze regionali. Noi vi abbiamo proposto un fondo sperimentale, quindi contenuto, monitorato dall'INPS. Noi dobbiamo inserire uno strumento anche di tutela del reddito, altrimenti quelle persone, quei lavoratori saranno sfruttati e presi in giro due volte perché, da un lato, non possono sospendere il servizio altrimenti rischiano di perdere anche il reddito e, dall'altro lato, non hanno alcuna tutela che garantisca loro di poter davvero lavorare in sicurezza.
Su questo aspetto, a me piacerebbe che fossimo capaci di fare un salto di qualità in Parlamento e approvassimo una norma di civiltà per tutte e tutti. Questo solo per iniziare.
Avendo esaurito il tempo a mia disposizione, quello che posso dirle, ma ce lo siamo già dette anche informalmente, è che ci aspettiamo che possa prendere parte anche ai lavori della Commissione. So che lo farà presto, e la ringrazio per questa disponibilità.
Noi oggi abbiamo fatto delle audizioni sull'amianto – e chiudo, presidente – però non ci può essere celerità e trattamento differenziati. Ci sono delle norme, penso a quelle che, in qualche modo, vanno a ristorare Fincantieri per i morti per esposizione all'amianto e non invece i lavoratori. Per questa vicenda c'è una celerità nei pagamenti, molto rapidi, le risorse si trovano, e poi non si trovano risorse sperimentali per i Pag. 15lavoratori che sono esposti al caldo e stanno soffrendo oggi, non tra un anno, ai quali bisogna dare risposte urgenti ora.
PRESIDENTE. Grazie, cedo la parola all'onorevole Scotto, prego.
ARTURO SCOTTO. Grazie, presidente.
Ringrazio la Ministra per la relazione e dico tre cose rapide. La prima è che occorre una misura strutturale. Noi stiamo inseguendo, decreto dopo decreto, un dato che non è legato al singolo anno. Ormai siamo dentro una trasformazione del pianeta e un modello di sviluppo incompatibile con la tenuta del pianeta Terra.
Dunque, signora Ministra, credo che dobbiamo cominciare a lavorare insieme all'istituzione di un ammortizzatore universale, che io definirei «cassa climatica». Non possiamo procedere di decreto in decreto o, in questo caso specifico – e vengo alla seconda domanda –, di decreto in articolo all'interno di un altro decreto, che svilisce in qualche modo anche il valore dell'iniziativa sull'emergenza caldo, dunque svilisce anche dal punto di vista dell'entità delle risorse. C'è poco da fare. Lei dice che si vedrà dopo, ma sembra un assegno postdatato. Noi siamo passati da 33 milioni di euro dello scorso anno a 15 milioni di euro di quest'anno, ma i gradi non si sono dimezzati. Si sono dimezzate solamente le risorse.
Terza questione, e chiudo: rispetto al documento di valutazione dei rischi, eccetera, e a tutto quello che è stato riferito anche dalla collega Gribaudo, forse servirebbe un protagonismo maggiore da parte dei lavoratori. Occorrerebbe immaginare, anche qui, un'estensione per norma, in caso di temperature alte, rispetto alla necessità di ammettere forme di flessibilità, come veniva pure detto, da parte delle maestranze sindacali e dei responsabili della sicurezza. Forse lì occorrerebbe lavorare con più incisività.
PRESIDENTE. Grazie, do la parola all'onorevole Carotenuto, prego.
DARIO CAROTENUTO. Grazie, presidente.
Signor Ministro, la ringrazio. Io ho davanti a me idealmente due libri, uno dei quali è quello delle favole, che ci ha appena presentato, in cui c'è un supporto al reddito, mentre dal nostro punto di vista sembra esplicito e chiaro a tutti che è stato eliminato da questo Governo, è stato addirittura il primo provvedimento che avete fatto, l'unico supporto al reddito universale che ha senso e che funziona. Ci parlate di sicurezza sul lavoro quando ci sono decine di migliaia, forse centinaia di migliaia, di lavoratori sfruttati nei campi che nessuno conosce. Di questi conosciamo solo i numeri, praticamente. Siamo quasi esterrefatti: ci presenta un «libro» nel quale effettivamente le cose sono quelle che proponiamo anche noi, ma nella realtà dei fatti avete proposto e portato avanti provvedimenti del tutto insufficienti e inidonei a risolvere i problemi, che evidentemente conoscete.
Non solo. Anche quando c'erano misure con risorse già stanziate, penso ai 200 milioni di euro del PNRR per chiudere le baraccopoli, sono sparite nel silenzio generale. Avete approvato un «decreto flussi», che praticamente si è trasformato in un click day che consegna il lavoratore straniero al ricatto di chi lo assume. Spesso sono spariti nel nulla i datori di lavoro, quindi migliaia e migliaia di persone sono in attesa di capire che fine hanno fatto i loro datori di lavoro. Questo «decreto flussi» è fallito totalmente. Insomma, il caporalato, il precariato, lo organizzate per legge, di fatto.
Se il suo libro delle favole si chiama «libero mercato», per noi, invece, il tema è che non si dovrebbe mettere un prezzo ai diritti.
PRESIDENTE. Grazie, do la parola all'onorevole Nisini, prego.
TIZIANA NISINI. Grazie, presidente.
Grazie Ministro per essere qui oggi. Io avrò un approccio meno filosofico, ma più pragmatico sul tema di oggi. Il Ministro è venuto a fare una sorta di relazione, di sintesi su tutto quello, il grosso, che come Commissione Lavoro abbiamo trattato nei vari provvedimenti che si sono succeduti in questi quattro anni di legislatura.
Un punto fondamentale, che ha evidenziato anche il Ministro, è che si è passati dalla gestione delle emergenze a rendere strutturale una serie di misure che nel passato non erano state rese tali, con delle modifiche importanti. Lo dico perché sul tema della CISOA, sulla modifica della CISOA, sono stati fatti aggiornamenti importanti che io stessa avevo approvato nella passata legislatura, quando ero sottosegretario, seppur senza firma nelle deleghe, ma che il Ministro precedente non aveva portato avanti. Quindi, questo è un passo importante.
Io ho sentito tutte le richieste dei colleghi, che sono giuste, perché il tema della sicurezza, il tema dei lavoratori e del mercato del lavoro è un tema, di fatto, trasversale, al di là di qualche sfumatura diversa, come può essere il tema del salario, ma c'è anche da dire una cosa importante. Tanto è stato fatto e tanto ancora c'è da fare, nessuno ha la bacchetta magica, ma la cosa essenziale, che è stata fatta anche da questo Governo in questi quattro anni, è rendersi conto che il mercato del lavoro è in continua evoluzione. Il fatto di aggiornare i provvedimenti ogni anno, ogni sei o sette mesi, come è accaduto, non significa non essere capaci di attivare misure efficaci ed efficienti.
Il tema è che il mercato del lavoro cambia. Non cambia solamente il clima, cambia anche il mercato del lavoro, e tutto quello che è stato fatto, che ha elencato il Ministro Calderone Pag. 18nella sua relazione, non riguarda solamente l'aver reso strutturale delle misure. Anche in tema di INAIL: risorse del finanziamento ISI sono state dedicate al mondo agricolo. Ricordo che i 600 milioni di euro sono l'importo più alto, che è stato raggiunto con questo Governo: è il terzo anno che vengono dedicati 600 milioni di euro, con 90 milioni di euro dedicati al mondo dell'agricoltura. Anche quest'anno il bando ISI presenta delle migliorie, dei miglioramenti, proprio per le esigenze che sono state espresse dalle associazioni, dalle agenzie.
Il Ministro ha parlato anche delle banche dati, della vigilanza integrata: tutte novità, tutti aggiornamenti, ma probabilmente tra qualche mese ci sarà qualche altra misura. Tutte queste misure nuove, come tutte le misure nuove, sono di fatto sperimentali: vanno provate, testate e con il tempo migliorate. Grazie per questo, Ministro.
Una cosa che vorrei evidenziare – l'ha detto lei stessa nella relazione – è che le aziende più piccole sono spesso più in difficoltà. Al di là dell'aggiornare le norme con il tempo, bisogna porre attenzione soprattutto alla burocrazia e rendere tutti i bandi e tutte le misure efficaci anche per le micro e piccole imprese, che sono quelle che di solito hanno più bisogno ma hanno più difficoltà ad accedere alle risorse.
PRESIDENTE. Grazie, do la parola all'onorevole Forattini, prego.
ANTONELLA FORATTINI. Grazie, presidente.
Grazie, Ministro. Le vorrei chiedere innanzitutto quanti infortuni e quanti decessi da stress termico si sono registrati, se esiste un monitoraggio, quindi una banca dati aggiornata sulla base della quale fare eventuali valutazioni.
Seconda questione. Abbiamo parlato di ordinanze per la sospensione del lavoro, però quello che mi vien da dire è che Pag. 19queste ordinanze quasi sempre sono a macchia di leopardo e sono soprattutto diverse da regione a regione, emesse anche in tempi diversi. Abbiamo detto che ormai il cambiamento climatico è diventato strutturale, quindi non capiamo come mai queste ordinanze, questi decreti, non possano diventare un obbligo. Di fatto, siamo di fronte a ondate di calore che non possiamo più definire «eccezionali».
Rispetto alla sicurezza sul lavoro, sulla quale lei ha puntato, quindi anche rispetto alla necessità di fare formazione, e parlo, ovviamente, dei lavoratori stagionali, quindi della manodopera straniera impiegata nei campi, lei sa bene che questa è manodopera che rientra, se va bene, nel «decreto flussi»; quando non va bene, invece, si tratta di manodopera che entra a far parte del sistema lavoro attraverso le cooperative, che sono il nuovo caporalato, che si manifesta soprattutto al Nord e che somministra solo ed esclusivamente lavoro con i risultati che abbiamo visto. Rispetto a questo, le chiedo se non c'era stata, invece, da parte vostra una valutazione diversa rispetto a un «decreto flussi» e a una legge «Bossi-Fini», che ormai non funzionano più.
Lei ha parlato anche di incentivare la rete agricola di qualità, e questo va bene, già lo stanno facendo alcune regioni, però a mio avviso occorrerebbe anche fare una valutazione, quindi elaborare gli indici di coerenza, che oggi, purtroppo, sono rimasti indietro rispetto a quella che dovrebbe essere la manodopera impiegata in agricoltura.
Avevo annotato ancora una questione nei miei appunti. Chiedo se i controlli che vengono fatti da parte dell'INAIL, dell'Ispettorato nazionale del lavoro, delle Agenzie di tutela della salute (ATS), delle regioni, anziché essere concentrati in un Tavolo che si riunisce di volta in volta, non possiamo farli Pag. 20diventare, anche questi, strutturali, in luogo di Tavoli che si riuniscono occasionalmente.
PRESIDENTE. Grazie, do la parola all'onorevole Cerreto, prego.
MARCO CERRETO. Grazie, presidente.
Ministro, intanto grazie per la sua relazione, per la sua presenza e per la sua attenzione. Noi abbiamo apprezzato molto quanto contenuto nel decreto n. 107 del 2026 relativamente alle deroghe per quanto riguarda il tema della CISOA. Anche per Commissione di competenza, essendo il capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione Agricoltura, riteniamo che questo istituto, che già esisteva, sia stato potenziato e sia stata molto importante la previsione, anche per quanto riguarda l'accessibilità, della riduzione dell'orario di lavoro al di sotto delle 181 giornate.
Quello che ci incuriosisce, pertanto le chiediamo di capire, è se effettivamente ci sono domande, che già sono arrivate, qual è il flusso di domande di coloro che fanno ricorso a questo istituto, ed essendo – come giustamente qualche collega ha rilevato – ormai il fenomeno del cambiamento climatico non più emergenziale, ma, oseremmo dire, purtroppo, strutturale, se al di là del termine che avete previsto nel decreto, quello del 31 dicembre 2026, immaginate insieme agli altri enti competenti di rendere strutturale questa misura, facendo sempre ricorso alla CISOA.
Allo stesso tempo, non volendo offendere una certa visione produttivista, perché l'agricoltura è fatta anche di stagionalità, quando c'è da fare la raccolta non si può aspettare che faccia meno caldo, vorremmo sapere se anche con il Ministero competente, cioè con il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF), state prevedendo un insiemePag. 21 di misure che contemperino l'esigenza produttivistica con l'esigenza della prevenzione.
Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie, do la parola all'onorevole Mari, prego.
FRANCESCO MARI. Grazie, presidente.
Signora Ministra, la ringrazio innanzitutto. Devo dire, però, che questa questione del caldo, un po' diversa da tutte le altre, ha bisogno di posizioni e di parole molto nette. All'inizio del suo intervento è sfuggita una parola, ma ci può stare in un testo, una parola riferita a un insieme di questioni: la parola «adattamento». Vorrei chiarire una cosa: i lavoratori rispetto al caldo non si devono adattare. Le imprese, il sistema produttivo, la legislazione, gli istituti, i soggetti che operano, tutti si devono adattare, tranne i lavoratori. I lavoratori non si possono adattare al caldo. Tra l'altro, il lavoro agricolo è quello più sfruttato. È sempre utile il richiamo alla sicurezza, il richiamo alla cultura della formazione, alla prevenzione, ma in questo caso, soprattutto rispetto alle situazioni più critiche, mi sento di dire che non c'entra niente la cultura della sicurezza, ovviamente per quanto riguarda i lavoratori.
Qua parliamo di un complesso di questioni, ma noi ci dobbiamo preoccupare di quelle estreme, soprattutto di quelle che portano anche a fatti tragici e a condizioni di invivibilità, di lavori non più sostenibili, neanche da coloro che vengono apposta qui per lavorare. Vengono per lavorare a qualsiasi condizione per poi essere sfruttati: non ce la fanno più neanche loro.
Definire i numeri, me ne rendo conto, è piuttosto difficile, soprattutto rispetto ad alcuni aspetti di questa fetta del mercato del lavoro, ma chiariamo che qua non siamo soltanto di fronte a lavoratori a tempo determinato, a lavoratori a tempo indeterminato,Pag. 22 stagionali, ma anche di fronte a lavoratori in nero e irregolari, che sono una parte significativa. Noi ci dobbiamo occupare anche di questi lavoratori, perché producono anche loro.
L'orario di lavoro giornaliero di questi lavoratori è una caratteristica decisiva rispetto alle condizioni di sicurezza. Qui siamo di fronte a un segmento particolarissimo del nostro mercato del lavoro, l'incidenza dello sfruttamento è molto significativa.
Alla fine del suo intervento, non credo perché lo considerasse marginale, lei ha nominato il caporalato. Credo anch'io, come la collega Gribaudo, che vada pronunciata – le parole servono – la parola schiavitù. Qui c'è la schiavitù, così come in altri settori, e lo sappiamo. Mettere in fila le questioni aiuta ad affrontarle e a risolverle. Il caporalato probabilmente interessa quasi un quarto del complesso del lavoro in agricoltura: pensate che condizione gigantesca. Su un milione di lavoratori, 230.000, 240.000, 250.000 lavoratori sono nella condizione di estremo sfruttamento, che arriva a forme che portano alla schiavitù. Cominciamo dalla coda invece di cominciare dalla testa: la testa ne beneficia se cominciamo dal punto estremo dello sfruttamento.
Come giustamente è stato detto, ed è stato notato adesso dal collega Cerreto, è specialissima questa situazione. Noi abbiamo un sistema produttivo – lei lo sa meglio di me – industriale arretrato, che si ferma ancora ad agosto, come cinquant'anni fa, quando agosto era il mese più caldo. Adesso, invece, il mese più caldo è luglio: noi produciamo a luglio, teniamo i condizionatori accesi, abbiamo i cali di produttività, come se niente fosse, non ci interessa questa cosa qui. Adesso è luglio il mese più caldo, anzi il caldo comincia a giugno. Questa situazione, come diceva il collega Cerreto, non vale per l'agricoltura, che o non si ferma Pag. 23mai o si ferma in base ai cicli naturali. Questa cosa va affrontata con una visione gigantesca, bisogna mettersi a lavorare con visione e, quindi, forza dello Stato.
Non si può affrontare una situazione come questa facendo il report di tutto quello che è accaduto fino a ieri, perché a noi manca proprio quello che non è stato fatto. Quelle che si chiamano erroneamente «ondate di calore» non sono più ondate: c'è un caldo terribile, a fine giugno siamo a 40 gradi. È questa la situazione nella quale viviamo.
Bisogna sapere qual è la visione e qual è la forza dello Stato, se necessario. Questo Stato esercita la forza contro tutti, ha una capacità di mostrare la propria forza anche contro i minorenni, contro coloro che partecipano a manifestazioni, facendo di tutto, e poi abbiamo la gente che muore, come a Pachino. Quel lavoratore morto a Pachino ci dimostra che i provvedimenti regionali non servono, non sono sufficienti, in quanto, ad esempio, nella stragrande maggioranza dei casi non riguardano le serre, che sono il posto più invivibile, dove non è più possibile lavorare.
PRESIDENTE. Grazie, do la parola all'onorevole Soumahoro, prego.
ABOUBAKAR SOUMAHORO. Grazie, presidente.
Ringrazio anche io la Ministra per la relazione, riservandomi ovviamente, nel corso del mio intervento, di rappresentare ciò che penso dovrebbe entrare a far parte di alcune proposte. Questo dovrebbe essere il tema centrale. Insieme ai colleghi e alle colleghe della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati siamo stati, qualche settimana fa, in Calabria e ci siamo resi conto di ciò di cui oggi abbiamo bisogno. Immaginiamo i Pag. 24campi di raccolta come una pentola sul fuoco che bolle: di fronte a un'immagine del genere la prima cosa che verrebbe in mente sarebbe quella di abbassare le fiamme. Le fiamme si abbassano con le proposte, in un rapporto tra maggioranza e opposizione: l'unico obiettivo deve essere proprio quello di abbassare quelle fiamme.
Il tema della crisi climatica prescinde dalla volontà della politica, ma entra a far parte di ciò che dovrebbe rappresentare il rapporto di ogni singolo essere umano con madre natura. Penso che questo sia il contesto generale. A partire da questo contesto generale ci sono poi i dati statistici. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) emerge che da qui all'orizzonte temporale del 2050 avremo circa 14.500.000 decessi. Questi sono i danni dal punto di vista delle vite umane. Sul piano economico, invece, per le conseguenze si parla di 12.500 miliardi di dollari di danni a livello globale. L'Italia, la nostra penisola, ricade all'interno di questi dati: quale dovrebbe essere il nostro rapporto con questi dati? Tutto nell'ottica del rapporto tra l'essere umano e madre natura.
La politica dovrebbe considerare, quindi immaginare i campi che si trovano a Borgo Mezzanone o i campi che si trovano a Saluzzo o i campi che si trovano in giro per la nostra penisola. A questo punto, Ministra, vorrei sintetizzare alcune proposte. Il tema della prevenzione riguarda la salute, ma si tratta di una salute che si inquadra all'interno di condizioni abitative, quindi di esposizione, in alcuni casi per gran parte, dei braccianti in alcuni territori del nostro Paese e anche di esposizione sui campi di lavoro.
Alcune regioni hanno adottato dei provvedimenti, ma considerato l'assetto di venti regioni bisogna affrontare il tema dell'armonizzazione. Con il sostegno degli studi che ci sono, che vengono elaborati, come possiamo immaginare nei prossimi Pag. 25cinque anni, o anche per l'anno prossimo, provvedimenti che vedano un accordo tra regione, Governo, enti locali, per individuare le zone dove c'è la maggiore esposizione, a partire dalla tipologia del prodotto agricolo che viene raccolto in quel preciso periodo? Questa è la prima proposta.
La seconda riguarda il rapporto tra il Tavolo sul caporalato e la rete del lavoro agricolo di qualità. Al Tavolo sul caporalato per fortuna siedono tutti; mancano ancora alcuni soggetti, e mi riferisco alla grande distribuzione organizzata, al fine di un maggior coinvolgimento della stessa. Dall'altra parte abbiamo la rete del lavoro agricolo di qualità, la cui cabina di regia è limitata alla partecipazione di determinati soggetti. Quindi, capita di fare riunioni al Tavolo sul caporalato, dove siedono tutti, un Tavolo da lei presieduto; dall'altra parte, abbiamo la cabina di regia che, invece, viene presieduta dall'INPS. Come creare una sinergia tra questi due ambiti?
L'ultima proposta riguarda il trasporto. Prendiamo un impegno insieme, adottiamo insieme un provvedimento, con la firma di tutti, e introduciamo la rete del trasporto agricolo nel nostro Paese, chiedendo anche un contributo minimo ai fruitori, cioè ai braccianti stessi: questo ne permette la tracciabilità, anche se involontaria, mentre dall'altra parte va a sottrarre quel potere in capo ai caporali.
PRESIDENTE. Grazie, do la parola all'onorevole Coppo per l'ultimo intervento, prego.
MARCELLO COPPO. Grazie, presidente.
Mi ricollego a quanto ha appena detto il collega relativamente alla manodopera, specialmente la manodopera che le imprese stanno richiedendo proprio perché il lavoro è ripartito, penso anche grazie alle politiche di questo Governo.
Parliamo del «decreto flussi», che è stato molto semplificato: è stato ampliato il numero di persone che possono venire Pag. 26regolarmente a lavorare in Italia, e questo ovviamente è collegato a una stretta sull'immigrazione clandestina, che c'è stata, una grande riduzione dell'immigrazione clandestina c'è stata. A volte, però, serve dare una «velocizzata» alla burocrazia per questo tipo di attività, cosa che sta facendo il Ministero. Interessa sapere, anche da parte delle imprese, se ci sono altre iniziative e se c'è la possibilità di migliorare questa situazione.
Ricordiamo anche ciò che è stato bloccato qualche anno fa, quando è stata scoperta una rete di organizzazioni che faceva firmare i contratti sapendo già che le persone entravano in Italia e i contratti di lavoro non venivano portati a termine. Tutti questi interventi hanno portato a una maggiore agevolazione rispetto alla regolarizzazione dell'immigrazione, soprattutto per la regolarizzazione del mondo del lavoro, e ovviamente hanno anche tolto risorse alle organizzazioni criminali, che invece sfruttavano questo tema.
PRESIDENTE. Grazie. Abbiamo concluso le domande, restano circa venti minuti.
Ministro, se posso, esprimo a titolo personale una suggestione rispetto a quello che lei, giustamente, ricordava su un tema a me particolarmente caro, per avanzare esattamente in questo senso. Lei ha citato, giustamente, i bandi ISI, che sono uno straordinario strumento per poter mettere a terra le azioni delle aziende rispetto alla sicurezza su tutti i luoghi di lavoro, compreso tutto il tema del lavoro di qualità agricolo, eccetera.
Velocissimamente, veramente per pochi secondi, quattro precauzioni mi sento di rappresentare. Secondo me, ad esempio, e lei lo sa, non tutte le risorse che attualmente sono in pancia, rispetto ai fondi dei bandi ISI, vengono utilizzate, nel senso che una parte delle risorse resta giacente perché, per una serie di motivi, non vengono fornite o non vengono retrocesse alle aziende che, invece, investono in sicurezza.Pag. 27
Potremmo, eventualmente anche assieme, cercare di capire, rispetto a tutto il tema della pubblica amministrazione, quanto la pubblica amministrazione si possa ingaggiare sul punto. Banalmente, tenderei, ad esempio, a rafforzare la pre-compilazione automatica dei dati, già in possesso della pubblica amministrazione, da parte delle aziende, che i fondi dei bandi ISI richiedono. La pubblica amministrazione ha già molti di questi dati che, invece, le aziende devono ancora oggi caricare, anche incorrendo in qualche errore. Secondo me, lì potremmo bypassare il problema.
Resto convinto del fatto che la dinamica «click day-centrica» possa fondamentalmente non favorire un accesso così competitivo, avvantaggiando chi si organizza meglio, chi è più rapido, anche se i dati degli ultimi tempi evidentemente in parte mi smentiscono, però c'è ancora, secondo me, una dinamica troppo «click day-centrica».
Andrei ad introdurre, tra l'altro, una valutazione ex ante ed ex post sull'efficacia. Questo perché, con una valutazione effettuata prima e dopo rispetto all'efficacia, banalmente tenderemmo a posticipare la valutazione su chi va ad essere beneficiario dei fondi rispetto invece ad un'analisi, seppur corretta, pratica, che è un po' lunga. Io penso che si debba necessariamente andare a valutare ex ante ed ex post quello che è il rischio effettivamente ridotto, in pancia a quell'asset. E poi, ultimo ma non meno importante, introdurrei con grande decisione quella che, secondo me, dovremmo utilizzare in termini di applicazione di nuove tecnologie, ovvero dovremmo applicare con grande decisione la cosiddetta «prevenzione digitale» su tutti i temi che i bandi ISI vanno a interessare. Parlo di dispositivi di protezione individuale, parlo del wearable, ad esempio, parlo del monitoraggio ambientale, parlo della formazione immersiva,Pag. 28 della formazione predittiva, della prevenzione digitale rispetto all'analisi dei dati.
Mi fermo. Abbiamo circa 15-20 minuti.
Do la parola al Ministro per la replica.
MARINA ELVIRA CALDERONE, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Grazie a tutti per le sollecitazioni. Essendo tecnico non ho il dono della sintesi, quindi mi perdonerete se per caso dimentico qualcosa, ma questo mi serve per premettere al presidente e a voi tutti che avete la mia disponibilità anche a tornare in Commissione per discutere di questi temi, e anzi per affrontarne qualcuno in modo più approfondito e specifico. Lo dico anche all'onorevole Gribaudo, a cui riconfermo ovviamente la disponibilità a recarmi in Commissione, quando lo riterrete, e soprattutto ovviamente ad approfondire le proposte, tutte molto interessanti, che sono scaturite da questi interventi e dalla discussione generale.
Dico questo perché credo che sia importante che sia stato ribadito da tutti il fatto che si tratta di temi che non dovrebbero vedere una contrapposizione, ma invece il perseguimento di una finalità e, soprattutto, anche di un'unione di intenti. Dico già – perché probabilmente l'ho detto male oppure l'ho detto insieme a tante altre questioni – che, per quanto riguarda la costituzione di un fondo per le emergenze climatiche e quindi la creazione di un intervento stabile, è quello a cui stiamo lavorando.
Onorevole Scotto, le dico che sono graditi tutti i suggerimenti e anche le azioni che possiamo realizzare in comune, perché io personalmente sono fortemente convinta che oggi parliamo di caldo, però mi sono trovata ad affrontare l'emergenza dell'alluvione dell'Emilia-Romagna, che non era una circostanza una tantum, perché l'anno successivo abbiamo avuto altri eventi climatici estremi. Quindi, sul rapporto tra uomo e natura – Pag. 29questo è importante, lo dico al capogruppo della Commissione Agricoltura – è importante che facciamo un'analisi complessiva e ci abituiamo anche a costruire un sistema di ammortizzatori che abbiano in sé anche la capacità di essere flessibili e di rispondere immediatamente alla necessità di tutela e quindi di definizione di un presidio.
Quando abbiamo creato l'ammortizzatore sociale unico emergenziale per l'alluvione dell'Emilia-Romagna, delle Marche e della Toscana, abbiamo pensato proprio questo, anche perché io venivo, per i miei trascorsi professionali, dall'esperienza fatta durante il periodo del Covid-19, in cui abbiamo sperimentato come chiedere la stessa cosa in ventun modi diversi. E quando il presidente Rizzetto dice che è importante semplificare e soprattutto fare in modo di individuare dei percorsi che consentano al cittadino di non dover inserire dati che la pubblica amministrazione ha già, io guardo ovviamente all'efficacia degli interventi, per cui un ammortizzatore emergenziale, che non mi obbliga a distribuire i fondi sulle varie gestioni e che invece ha un contatore unico, mi dà anche immediatamente la restituzione di quello che è l'effettivo tiraggio della misura.
Anche rispetto a quella che è la dotazione di fondi sul 2026, non c'è stata nessuna compressione delle tutele o della platea (che è la stessa, anzi c'è l'estensione anche agli operai a tempo determinato con l'orario di lavoro a tempo parziale), ma c'è, invece, un'analisi di quello che è il tiraggio dell'anno precedente.
Ecco, qualche numero ve lo devo fornire, perché lavoriamo su relazioni tecniche. Nello scorso anno, per quanto riguarda il settore dell'agricoltura, rispetto alla dotazione correttamente indicata, abbiamo riscontrato che, mentre era previsto un impegno di circa 30 milioni di euro, alla fine il costo complessivo è stato di neanche 5 milioni di euro (4.911.733, 28 euro). Pag. 30Questo per quanto riguarda la cassa integrazione di cui stiamo parlando, cioè quella per le emergenze climatiche.
Poco è stato utilizzato anche dalle aziende del settore dell'edilizia, perché questo intervento, in parte, forse non è stato neanche compreso, in quanto tali aziende hanno utilizzato invece la cassa per gli eventi oggettivamente non evitabili, che però comunque ha una sua limitazione temporale. Ecco, un impegno, nel definire l'intervento strutturale, dovrà essere anche quello – e me lo assumo – di mettere bene in evidenza e quindi dimensionare i fenomeni in modo che non vadano in sovrapposizione. Questo serve per dare efficacia complessiva all'intervento, un intervento che non è solo ed esclusivamente di sostegno al reddito, ma che invece deve vedere anche un potenziamento di quelli che sono gli strumenti di prevenzione.
Io credo che sia importante lavorare sulla prevenzione e anche sull'integrazione del documento di valutazione dei rischi con la previsione del rischio climatico, che non è più, come dicevamo, un'eccezione. Quindi, io non ho trattato diffusamente il tema del caporalato perché mi avete chiesto, come Commissioni congiunte, di focalizzare l'intervento sul tema clima e quindi anche sulle sue ripercussioni. Però, anche in questo caso, laddove mi chiedete di fare un focus sul «decreto flussi», ovviamente in relazione al comparto dell'agricoltura (ho qui i dati per questo), vi dico che delle 60.500 quote previste per l'ingresso di lavoratori stranieri per lavoro subordinato nel settore agricolo, 47.000 quote sono riservate alle istanze per il rilascio dei nulla osta presentate per il tramite delle organizzazioni datoriali di rappresentanza del settore. Nell'ambito della prenotazione del 12 gennaio scorso sono state attribuite già 40.075 quote per lavoro stagionale agricolo.
Questo per dirvi che abbiamo introdotto dei meccanismi, come Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per velocizzarePag. 31 anche l'attribuzione delle quote che rimangono non «prenotate». Dunque, noi siamo in grado già il giorno in cui si apre la piattaforma di assegnare tutte le quote in disponibilità e poi, tempestivamente, quelle non prenotate.
Per quanto riguarda il tema del lavoro stagionale agricolo e quindi dei permessi di lavoro per i cittadini stranieri extracomunitari, abbiamo introdotto una norma, che è ovviamente una norma anti-sfruttamento lavorativo, per la quale quando c'è la cessazione di un rapporto di lavoro stagionale in agricoltura il lavoratore viene iscritto automaticamente sulla nostra piattaforma, il Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa (SIISL), per l'incrocio tra domanda e offerta di lavoro, viene poi inviata la comunicazione alle organizzazioni datoriali del settore e, nel corso dei 60 giorni successivi, laddove il lavoratore inizi a lavorare, c'è la possibilità di conversione del rapporto di lavoro o con un permesso di ingresso stagionale oppure con un contratto a tempo indeterminato. Non c'è più l'automatica previsione di uscita dal territorio italiano.
Noi abbiamo costruito questo percorso, così come abbiamo costruito, lo dicevo, il percorso di tutela dei lavoratori in condizioni di sfruttamento lavorativo, di caporalato, che vengono inseriti in un percorso di accompagnamento al lavoro, ma con il riconoscimento dell'assegno di inclusione, perché siamo consapevoli del fatto che, proprio come si diceva prima, per denunciare ci devono essere anche le condizioni che affrancano dalla situazione di bisogno. Ovviamente mettere in protezione vuol dire anche riconoscere il permesso di soggiorno regolare, laddove ci fosse un lavoratore irregolare.
Questo perché è importante dare conto di quello che si fa, che non è il libro dei sogni, ma è un lavoro quotidiano, in cui abbiamo certamente anche la necessità di comprendere, nel corso del tempo, come nel creare dal nulla degli interventi – la Pag. 32cassa integrazione per le emergenze climatiche è stata creata per la prima volta nel 2023 – o uno strumento nuovo bisogna testarli e poi fare in modo anche di renderli flessibili rispetto anche alle segnalazioni che provengono dalle organizzazioni sindacali e datoriali. Adesso siamo pronti a creare, invece, quell'organizzazione strutturale che ci consentirà di rispondere alle esigenze.
Per quanto riguarda i bandi ISI, il presidente Rizzetto metteva in evidenza la necessità, prima di tutto, di utilizzare al massimo le risorse, quelle che vengono messe a bando e magari non vengono utilizzate, per effetto del fatto che le risorse vengono spese nel momento in cui il progetto a cui si candida un'azienda viene considerato ammissibile, quindi supera la procedura di valutazione. Non si tratta solo della prenotazione di una risorsa, ma lì c'è un'analisi di progetto, per cui rimangono delle risorse inutilizzate che però vengono reimpiegate su iniziative successive. Anche su questo, però, credo che sia importantissimo individuare, anche insieme, dei percorsi di snellimento delle procedure che, soprattutto per le piccole imprese, come si metteva in evidenza, sono importantissime perché ovviamente, laddove la struttura amministrativa è connaturata a una dimensione ridotta dell'organico aziendale, è difficile certamente fare dei progetti complessi o perlomeno può essere molto impegnativo.
Per quanto riguarda il tema delle ordinanze, che è stato trattato, tenete conto che abbiamo un protocollo nazionale che è stato sottoscritto da tutte le organizzazioni sindacali e datoriali e che, sulla base di quel protocollo nazionale, c'è il collegamento con le ordinanze locali, perché quelle sono competenze anche delle emanazioni territoriali del nostro Stato, per cui bisogna tenerne conto. Tuttavia, è un protocollo che, per quello che posso testimoniarvi – e infatti non abbiamo ancora Pag. 33richieste di integrazioni o di aggiornamento –, è ampio e ha una caduta anche su quelle che sono le norme che si possono inserire nell'ambito della contrattazione collettiva. Ma su questo, proprio in previsione del fondo generale, mi riprometto a settembre di avviare un tavolo di confronto ampio, proprio per valutare anche in che modo possiamo introdurlo.
Quanto al tema dei rider, che non ho trattato qui non perché ce ne siamo dimenticati, ma perché ho cercato di selezionare i temi, anche su questo è importante, onorevole Gribaudo, poter avere uno strumento che ci consenta anche di comprendere quale può essere l'entità delle risorse messe a disposizione, perché noi potremmo oggi dire una cifra, ma quella cifra potrebbe essere eccessivamente capiente oppure totalmente inadeguata. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo inserito nel decreto n. 62 del 2026 un passaggio che, secondo me, è fondamentale. Quando abbiamo scritto le norme per il contrasto del caporalato digitale, abbiamo individuato l'obbligazione, a carico delle piattaforme, di iscrizione al Libro unico del lavoro (LUL) non solo dei rider che hanno un rapporto di lavoro subordinato, ma anche di coloro i quali hanno un rapporto di lavoro autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa. Ciò perché, attraverso la mappatura e attraverso il Libro unico del lavoro, io sono in grado anche di vedere prima di tutto quali sono i rapporti di lavoro o di collaborazione che vengono intrattenuti dalle piattaforme, e poi di fare una mappatura di quello che è un fabbisogno che certamente noi vogliamo mettere in protezione, se ci riferiamo anche a questo contesto climatico. Ma oggi noi raccontiamo che il settore occupa 20.000, 30.000, 40.000 addetti. Quando abbiamo scritto le norme sul caporalato digitale, l'abbiamo fatto perché uno dei fenomeni più consistenti è quella della cessione dell'account, che viene ceduto spesso anche da un connazionale che è in condizione di regolarità ad Pag. 34altri lavoratori e lavoratrici che così non sono. In taluni casi abbiamo avuto evidenza – attraverso le attività di vigilanza che vengono portate avanti – della cessione di un account a trenta soggetti diversi. Ecco perché, oltre che vietare la cessione dell'account e quindi obbligare al collegamento alla piattaforma attraverso dei canali che siano verificabili, c'è l'obbligo per le piattaforme di iscrizione al Libro unico del lavoro, perché questo è verificabile.
Allora, come vengono fatte le attività di vigilanza? Le attività di vigilanza non sono periodicamente definite e poi non ci si incontra più. Gli organismi di vigilanza hanno una interazione, anche attraverso il SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro), che è continua e costante. Credo che sia importante sottolinearlo. Abbiamo certamente una programmazione triennale di quelle che sono le attività di vigilanza, anche perché l'Ispettorato nazionale del lavoro opera sulla base di un atto di indirizzo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Però, contemporaneamente, c'è un aggiornamento continuo e costante di quelli che sono gli obiettivi, con l'individuazione anche delle campagne straordinarie. Ecco perché ribadisco che noi lavoriamo su un sistema che è integrato, in cui le azioni non sono lasciate al caso e hanno bisogno di una costruzione e di una valutazione che tengano conto anche dei numeri e delle evidenze. Posso anche dirvi, su questo, che proprio per questo motivo, per la complessità dei temi, per il fatto che si tratta comunque di dati importanti e complessi, ma anche interessanti per quelle che possono essere le vostre valutazioni, avete la mia piena e totale disponibilità ad affrontare argomento per argomento, sempre che non sia la negazione di ciò che ho appena detto, cioè dell'interconnessione, ma con delle evidenze numeriche.
Perdonate, ho preso cinque minuti in più. Grazie.
PRESIDENTE. Ha fatto benissimo. Grazie al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Calderone. Grazie alla vicepresidente Caretta, alle colleghe e ai colleghi.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 16.20.