XIX Legislatura

Commissioni Riunite (X e XI)

Resoconto stenografico



Seduta n. 1 di Mercoledì 12 novembre 2025

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Gusmeroli Alberto Luigi , Presidente ... 3 

Audizione del Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, sull'acquisizione di IVECO S.p.A. da parte di Tata Motors (ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento) :
Gusmeroli Alberto Luigi , Presidente ... 3 
Urso Adolfo , Ministro delle imprese e del ... 3 
Gusmeroli Alberto Luigi , Presidente ... 6 
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido (PD-IDP)  ... 6 
Appendino Chiara (M5S)  ... 7 
Ghirra Francesca (AVS)  ... 8 
Comba Fabrizio (FDI)  ... 8 
Gusmeroli Alberto Luigi , Presidente ... 9 
Pandolfo Alberto (PD-IDP)  ... 9 
Gusmeroli Alberto Luigi , Presidente ... 9 
Urso Adolfo , Ministro delle imprese e del ... 9 
Gusmeroli Alberto Luigi , Presidente ... 12

Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA X COMMISSIONE
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI

  La seduta comincia alle 14.05.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante il resoconto stenografico della seduta nonché la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, sull'acquisizione di IVECO S.p.A. da parte di Tata Motors.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, sull'acquisizione di IVECO S.p.A. da parte di Tata Motors.
  Ringrazio il Ministro Urso per aver sollecitamente risposto all'invito delle Commissioni riunite X e XI. Saluto il presidente della XI Commissione Lavoro pubblico e privato, onorevole Walter Rizzetto, e tutti i colleghi deputati presenti.
  Cedo, quindi, la parola al Ministro Urso.

  ADOLFO URSO, Ministro delle imprese e del made in Italy. Sono io che ringrazio le Commissioni per questa opportunità di riferire in merito all'operazione Tata-IVECO dinanzi alle Commissioni riunite Attività produttive e Lavoro della Camera.
  IVECO Group, lo sappiamo tutti, è una storica realtà dell'industria italiana. Con la separazione delle attività della Difesa, intende focalizzarsi sul proprio core business, cioè sulla produzione di veicoli commerciali leggeri, medi e pesanti, mezzi per il trasporto pubblico locale e motori industriali.
  Si tratta di un settore che sta attraversando a livello globale una trasformazione profonda sul piano tecnologico e produttivo, in cui la capacità di innovare rappresenta un fattore decisivo di competitività a livello internazionale.
  Il gruppo mantiene una presenza industriale e occupazionale di grande rilievo in Italia, con poli produttivi e centri di ricerca a Torino, Brescia, Suzzara e Foggia, che lo rendono un attore strategico per l'intera filiera nazionale dell'automotive e della componentistica. Questa rete, unita al consolidato know-how tecnologico e ingegneristico maturato in decenni di attività, costituisce un patrimonio industriale e umano essenziale per la competitività del Paese e per la tenuta occupazionale dei territori coinvolti.
  In tale contesto si inserisce l'operazione di acquisizione, ufficializzata il 30 luglio di quest'anno, con l'accordo vincolante tra IVECO Group, controllata dal gruppo Exor, e Tata Motors. L'accordo prevede il lancio di un'offerta pubblica di acquisto sull'intero capitale di IVECO, con esclusione del ramo Difesa che sarà oggetto di una distinta procedura di vendita e rientra nel perimetro di IVECO Defence.
  Desidero ricordare che già nel 2021 era stata ipotizzata la cessione in blocco di IVECO, compresa la parte Difesa, al gruppo cinese FAW, ma l'accordo non si concretizzò. All'epoca mi spesi personalmente, anche intervenendo in Parlamento al SenatoPag. 4 della Repubblica, poiché quell'operazione, così come era stata formulata, non avesse conclusione positiva, perché esponeva il Paese al rischio che tecnologie sensibili nel campo della Difesa potessero essere cedute a soggetti esteri non appartenenti alla nostra area di alleanze strategiche.
  Il closing dell'operazione con Tata è previsto per il secondo trimestre del 2026, subordinato al completamento dello scorporo e alla successiva cessione del ramo Difesa a Leonardo S.p.A., nonché all'ottenimento delle necessarie autorizzazioni, tra cui quelle in materia di antitrust e golden power.
  La scelta di Leonardo come acquirente ramo Difesa non è, ovviamente, casuale. Si tratta del nostro campione nazionale del settore, impegnato in numerosi programmi di cooperazione internazionale, da Rheinmetall per i carri armati a Baykar per i droni, fino alla partnership con Regno Unito e Giappone per il programma del caccia di sesta generazione e più recentemente con il «Progetto Bromo», insieme ad Airbus e Thales, per la creazione di un grande campione europeo nel comparto dei satelliti.
  È una decisione, quindi, coerente con la strategia del Governo di rafforzare il controllo nazionale sugli assetti industriali sensibili e sulle tecnologie avanzate del comparto Difesa.
  Per quanto riguarda IVECO-Tata, anche questa operazione si inserisce in un quadro di collaborazione internazionale, nel caso specifico tra l'Italia e l'India, una delle economie mondiali più forti e promettenti, per questo fortemente voluta negli accordi bilaterali in cui abbiamo cercato di intensificare i nostri rapporti commerciali, industriali, tecnologici.
  L'offerta di acquisizione presentata da Tata Motors prevede l'acquisto dell'intero capitale di IVECO e riconosce un valore significativo all'azienda con un premio per gli azionisti tra il 34 e il 41 per cento rispetto alle quotazioni medie precedenti, distinguendosi per il suo carattere industriale rispetto ad altre operazioni di tipo finanziario. L'operazione, infatti, mira a creare un operatore globale di rilievo tra i primi quattro al mondo, con una presenza bilanciata in tutti i mercati più importanti. La combinazione IVECO-Tata darebbe vita a un gruppo con circa 22 miliardi di euro di ricavi e una capacità di vendita di oltre 500 mila unità all'anno, con prodotti e reti distributive complementari.
  Tata ha espresso la volontà di mantenere la propria sede principale a Torino e di garantire la piena operatività dei siti produttivi italiani, confermando un approccio improntato alla continuità industriale e al rispetto dell'identità del gruppo.
  È importante sottolineare che le attività di Tata e di IVECO risultano fortemente complementari, non si sovrappongono né sul piano degli stabilimenti produttivi né su quello dei mercati geografici. Tata è leader nei mercati asiatici, in particolare in India, mentre IVECO vanta una posizione consolidata in Europa e in America Latina. La combinazione che ne deriverebbe consentirà di unire portafogli e reti commerciali distinti in modo sinergico, che coprirebbero più continenti.
  Nell'ambito dell'operazione, Tata ha manifestato la chiara intenzione di ampliare la propria base produttiva in Europa, individuando nel gruppo IVECO il perno di questa strategia di espansione nel nostro continente e in quello americano. Ciò conferisce ulteriore solidità e prospettiva all'investimento, che si distingue, appunto, per il suo carattere industriale di lungo periodo, rafforzando la centralità dell'Italia nelle future scelte del gruppo.
  A questo proposito, le parti hanno concordato specifici impegni non finanziari a tutela dei livelli produttivi, della localizzazione dei siti e delle condizioni occupazionali, validi per due anni dal closing. Due consiglieri indipendenti nel consiglio di amministrazione di IVECO vigileranno sull'attuazione di tali impegni, assicurando trasparenza e continuità nella gestione durante la fase di integrazione con il nuovo azionista.
  Attraverso gli strumenti a propria disposizione, il Governo garantirà il rispetto dell'interesse nazionale, vigilando affinché l'operazione si sviluppi nel pieno rispetto dei vincoli fissati. Il «via libera» è stato, Pag. 5infatti, concesso al termine dell'istruttoria golden power, con l'imposizione di talune prescrizioni, al fine di tutelare gli attivi ritenuti di rilevanza strategica nel settore delle tecnologie critiche, come ad esempio i sistemi di diagnosi predittiva avanzata e di guida autonoma del gruppo IVECO, nonché tutte le informazioni indispensabili per il loro sviluppo.
  Come sapete, immediatamente, poche ore dopo l'annuncio, ho convocato un tavolo partecipato da IVECO e dalle sigle sindacali e dopo pochi giorni ho riferito, in un altro ambito, in Parlamento. Abbiamo proceduto a una pianificazione degli incontri istituzionali successivi con la dovuta precauzione di tenere conto degli sviluppi dei processi autorizzativi ancora in corso a livello nazionale ed europeo.
  Cogliendo l'occasione di questa seduta anche per ringraziare le autorità locali e regionali per le continue e positive sollecitazioni, voglio qui confermare che al prossimo tavolo, che intendo convocare entro dicembre, esse saranno invitate alle riunioni insieme ai sindacati e le loro istanze saranno accolte e prese in debita considerazione.
  A mio avviso, questo accordo rappresenta un esempio di approccio integrato in cui società civile, Governi e industria valorizzano le migliori energie del Paese. Le interlocuzioni con gli altri soggetti interessati, tra cui quelli della componentistica, sono rassicuranti. Di base c'è la consapevolezza che questo accordo, se ben gestito, rappresenti un'opportunità di sviluppo per i territori e per il nuovo assetto societario che andrà formandosi.
  Vorrei, inoltre, sottolineare che – come ben sapete – quando si parla di tavolo non ci riferiamo in questo caso a un tavolo di crisi – tavoli normati diversamente –, ma a un tavolo di confronto. IVECO non è un'azienda in crisi, anzi ha dimostrato, dalla sua quotazione in borsa nel 2022, di essere in grado di sviluppare prodotti competitivi e innovativi, di assumere e sviluppare competenze e di creare valore. Peraltro, è della scorsa settimana la notizia dell'ampliamento dello stabilimento IVECO di Suzzara in Lombardia, con la creazione del nuovo hub logistico, che va esattamente nella direzione di una crescita, non certo di un ridimensionamento.
  Siamo, tuttavia, consapevoli che la sfida per la sopravvivenza dell'automotive si giochi prima di tutto a livello europeo. Sin dall'inizio della legislatura il Governo italiano si è, infatti, battuto con determinazione, coerenza e trasparenza per affermare i princìpi di neutralità tecnologica e proporzionalità, sostenendo che la transizione ecologica debba essere accompagnata da strumenti e obiettivi realistici capaci di salvaguardare la competitività dell'industria continentale.
  In particolare, il regolamento 2024/1610, relativo agli standard di riduzione delle emissioni di CO2 per i veicoli pesanti, fissa obiettivi estremamente ambiziosi, che oggi appaiono difficilmente raggiungibili per ragioni tecniche ed economiche. Per questo il Governo, insieme ad altri Stati membri, ha chiesto di anticipare anche la revisione di questo regolamento per valorizzare i carburanti sostenibili e introdurre con urgenza una maggiore flessibilità nel sistema sanzionatorio. È quanto avvenuto per il regolamento sulle emissioni di CO2 dei veicoli leggeri delle auto, la cui revisione, accolta dalla Commissione europea proprio su nostra proposta, è stata anticipata al trimestre in corso. La Commissione europea si è impegnata a presentare questa revisione il prossimo 10 dicembre.
  Verso questa direzione vanno anche le recenti dichiarazioni della presidente della Commissione europea Von der Leyen, e l'accordo raggiunto nel Consiglio dell'Unione europea la scorsa settimana sugli obiettivi sul clima, dove ci si è ritrovati proprio sulle proposte italiane.
  Anche grazie all'azione italiana, a Bruxelles si registra un significativo cambio di passo nelle politiche industriali. La Commissione europea ha finalmente riconosciuto la necessità di un approccio pragmatico, flessibile e meno ideologico. L'Italia continuerà a promuovere in tutte le sedi questa visione fondata sulla neutralità tecnologica, quindi anche, come finalmente riconosciuto, sull'utilizzo di tutti i carburanti sostenibili, certamente – finalmente Pag. 6– anche il biocarburante, perché riteniamo sia assolutamente necessario, oggi più che mai, coniugare la sostenibilità economica alle sostenibilità ambientale e sociale, come aveva anche individuato il presidente Draghi nel suo report alla Commissione europea del settembre dell'anno scorso. Questo ci consentirebbe di rafforzare le nostre filiere strategiche, come è possibile fare certamente anche con Tata-IVECO.
  Tata sta completando le operazioni propedeutiche al closing e ha manifestato la disponibilità a un confronto ampio con il Governo sulla futura strategia industriale di IVECO, che potrà concretizzarsi pienamente solo dopo il perfezionamento dell'operazione. Un percorso, quindi, che si colloca in un contesto europeo congeniale – ce lo auguriamo – alla crescita dell'automotive e dei veicoli commerciali, se davvero la Commissione europea recepirà l'indicazione che, insieme a tanti altri Stati membri, e più recentemente insieme proprio alla Germania, abbiamo dato in maniera coesa, chiara e responsabile.
  Pensiamo che questo possa consentire il rilancio di quella che era e che deve tornare ad essere la prima industria dell'Europa.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro.
  Chiedo se vi siano colleghi che vogliono intervenire, precisando che l'audizione dovrà terminare alle ore 15 perché il Ministro è atteso in Assemblea per il question time. Vi invito, quindi, a evitare, ove possibile, premesse troppo lunghe in modo da permettere di concludere l'audizione con la replica del Ministro.
  Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO. Grazie, presidente.
  Il Ministro nella parte conclusiva del suo speech ha fatto riferimento alle politiche europee che sono state anche oggetto di dibattito in Assemblea in occasione del Consiglio europeo e delle comunicazioni del Presidente del Consiglio. Su questo ci sono posizioni diverse. Noi pensiamo che la battaglia da fare a livello europeo sia per politiche industriali europee, per un fondo di accompagnamento della transizione, un fondo automotive.
  Pensiamo che su questo debba esserci l'impegno del Governo, più che puntare a rimandare una serie di scadenze, quindi insistere su questo versante delle politiche industriali. Ciò non toglie che ci possa essere spazio per elementi di flessibilità sui veicoli leggeri, sulla rimodulazione delle sanzioni. Io credo che lo stesso possa essere fatto rispetto ai veicoli commerciali.
  Sulla vicenda dell'acquisizione di IVECO da parte di Tata parliamo di uno degli ultimi grandi costruttori industriali nel settore dell'automotive pesante.
  È un'operazione che comunque riduce il perimetro industriale italiano, rischiando di spostare il baricentro all'esterno. È un'operazione, Ministro, che è stata condotta finora con un limitato coinvolgimento sindacale e anche istituzionale. Penso che l'audizione di oggi sia stata sollecitata proprio per porre l'attenzione su questo aspetto. Le criticità continuano ad essere rilevanti. Rispetto alla garanzia di tutela degli stabilimenti, i livelli occupazionali ad oggi, c'è un arco temporale soltanto di due anni. C'è il rischio di delocalizzazioni, razionalizzazioni produttive nel medio periodo e un possibile impatto negativo sull'indotto soprattutto in Lombardia e in Emilia-Romagna.
  Credo che questa vicenda segnali una debolezza complessiva del nostro tessuto industriale e soprattutto una debolezza di politica industriale su cui non ha certo brillato questo Governo e la sua azione, Ministro.
  Visto che giustamente il presidente richiamava alla brevità, volevo sottolineare tre aspetti. Con questa audizione non abbiamo elementi ulteriori rispetto a quello che abbiamo letto sui giornali, non ci sono documentazioni di accompagnamento, non ci sono ulteriori aspetti. Rimane il tema di come si possa garantire che la governance resti almeno in parte in Italia, che venga mantenuto il ruolo strategico delle sedi italiane a partire da quella di Torino. È necessario chiedere un piano industriale Pag. 7con impegni vincolanti pluriennali, che quindi abbiano un arco temporale ulteriore rispetto ai due anni. Poi, ovviamente, c'è tutto l'aspetto del controllo tecnologico: presidiare i profili di sicurezza economica industriale e quindi le condizioni dell'esercizio del golden power.
  Mi sembra che intorno a questi tre nodi non ci sia ancora la chiarezza sufficiente per affrontare, come sistema Paese e tutti i soggetti interessati, un passaggio così delicato per il nostro tessuto economico e industriale.

  CHIARA APPENDINO. Ministro, la ringrazio per essere qui oggi, ma non la seguo sul terreno, che è la sua arma di distrazione di massa, delle questioni europee e delle politiche europee rispetto all'auto, perché oggi questa non è la sede. Sono mesi che giriamo. Io sono stata personalmente ai cancelli di molte di queste aziende coinvolte e c'è la legittima ansia e paura di un'operazione di cui non si sa nulla.
  Ministro, potrei dirle che sono, a differenza sua, molto preoccupata perché ogni qualvolta che c'è Exor di mezzo, se penso anche alle ultime operazioni da Magneti Marelli a Stellantis, mi preoccupo e non la vedo quindi con tutto l'entusiasmo con cui lei ce l'ha raccontata oggi. Mi preoccupa anche il suo rapporto che c'è stato da quando è Ministro rispetto alla tutela dello Stato nei confronti di Exor, ma qui il tema è ancora un altro, Ministro.
  A me quello che preoccupa di questa vicenda specifica è lo spezzatino che è stato fatto a monte. Mi è chiaro – e la ringrazio per la sua schiettezza, l'avevo già capito, ma oggi è emerso in modo netto –, che la parte che riguarda la Difesa è protettissima. Leonardo va bene, e questo in qualche modo conferma anche il vostro interesse molto evidente sul filone che riguarda la Difesa e le armi, però io continuo a non capire, e quindi arrivo anche un po' più al punto, come si può immaginare di gestire anche questo spezzatino con tavoli separati.
  IVECO è sempre una, per ora l'azienda è unica. La parte civile, che peraltro è un patrimonio unico, e su questo sono d'accordo con lei, non è che ha meno diritti, dal mio punto di vista, della parte della Difesa. Perché due tavoli diversi? Su IVECO – Ministro, lei lo sa – la parte civile, i sindaci, i presidenti di regione, i sindacati, le chiedono notizie perché sono tutti preoccupati da mesi.
  Apprendiamo oggi che lei ha firmato il golden power. Io l'ho letto su Il Sole 24 Ore. Abbiamo chiesto la documentazione, non abbiamo nulla di più e oggi non ho neanche capito quali sono le garanzie che abbiamo in mano. Era così difficile fare un passaggio prima? I tavoli sulla parte militare andavano sempre avanti, quelli sulla parte civile sembrava che non interessassero.
  Passo all'ultima questione. A me non rassicura per niente la questione dei due anni, Ministro. Cosa vuol dire? L'unica cosa che sanno i dipendenti è che avranno il loro posto di lavoro per due anni. A sembra un po' poco, perché quello che noi chiedevamo – e ormai forse è tardi ed è per questo che la discussione, che noi abbiamo spinto molto, volevamo farla anche qui in Commissione, e ringrazio il presidente perché abbiamo fatto le audizioni dei sindacati, dei soggetti coinvolti, e c'è anche l'indotto che è terrorizzato –, è: perché non si poteva pensare, ed è per questo che dico che è sbagliato lo spezzatino dei tavoli, che Leonardo entrasse anche sulla parte civile? Perché lo Stato con Cassa depositi e prestiti non poteva farsi garante? Chi c'era al tavolo del 28 ottobre? C'erano il Governo e Tata o c'era anche un altro soggetto? Lo dico perché io credo che servano risposte chiare. Su una cosa siamo d'accordo, Ministro, e vado a chiudere: è un patrimonio che va tutelato. Io sono tranquillissima sulla parte Difesa ma sono molto meno tranquilla, e le assicuro che lo sono anche i lavoratori e le lavoratrici e tutto l'indotto, per la sorte dell'altra parte. Perché c'è un indotto enorme che gira attorno a quell'impresa che oggi di una postilla, che è l'unica cosa che sappiamo, di una tutela di due anni, se ne fanno ben poco.
  Queste persone, queste imprese, come lei ben sa, sono al suo fianco nella tutela dello Stato. Però vorrebbero sentirsi effettivamente al suo fianco, perché oggi si sono sentite abbandonate.

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  FRANCESCA GHIRRA. Ringrazio il Ministro per essere qui e per non sottrarsi mai a questi confronti. Spero che oggi ci possa dare delle risposte più pregnanti sulle questioni che poniamo rispetto a quanto è accaduto in passato.
  Sulle questioni europee dispiace sentire sempre di principi ideologici da superare, quando noi sappiamo qual è lo stato del nostro Paese sulla transizione e sulle politiche industriali e come ci si è comportati anche nell'ultima finanziaria sui fondi per l'automotive. Confidiamo in un cambio di passo su questo, Ministro, perché è un settore strategico per il nostro Paese e non sta andando affatto bene.
  Per quanto riguarda IVECO, c'è enorme preoccupazione. Siamo preoccupati. Il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra a Torino sarà ai cancelli della fabbrica.
  Abbiamo presentato un'interrogazione a cui non abbiamo avuto risposta: ne approfitto per rivolgerle le domande oggi in questa sede aggiungendo un elemento, perché alcuni articoli di stampa parlano di un decreto che dovrebbe essere stato approvato dalla Presidente del Consiglio dei ministri, alcuni parlano del 28 ottobre alcuni del 31, sull'autorizzazione alla vendita condizionata da parte di Exor a Tata che dovrebbe garantire per due anni i livelli occupazionali diretti e quelli dell'indotto e la salvaguardia degli stabilimenti.
  Le volevo chiedere se ci può dare delle specifiche, confermare o smentire queste notizie. Poi le chiederei magari di anticipare questo tavolo che lei intende convocare entro dicembre, perché, di fatto, i sindacati sono stati poco coinvolti, ma ancor meno le regioni e i comuni. Forse sarebbe necessario fare una sorta di accordo trilaterale almeno con i presidenti delle regioni, perché le garanzie che devono essere chieste a Tata sono incluse all'interno del piano industriale. Anche su questo volevo chiedere se c'è una disponibilità da parte sua e del Governo, così come, come abbiamo chiesto nell'interrogazione che abbiamo depositato qualche settimana fa, i primi di novembre, se ci sia un'intenzione da parte dello Stato di entrare all'interno della compagine societaria proprio per tutelare una produzione così rilevante per il nostro Paese, visto che parliamo di uno degli ultimi produttori di mezzi pesanti che comunque ha un ottimo fatturato e garantisce oltre 12.000 posti di lavoro, se non ricordo male.
  Queste fondamentalmente sono le domande che le rivolgo, confidando di avere delle risposte precise sui punti che ho sottolineato.
  Grazie.

  FABRIZIO COMBA. Signor Ministro, innanzitutto la ringraziamo per il suo intervento che è stato estremamente esaustivo. Non possiamo che accogliere con soddisfazione quanto è stato fatto per far sì che si riuscisse ad avviare questa operazione di closing soprattutto per quanto concerne la parte del gioiello di famiglia più importante, che è quello di IVECO Defence, ovviamente mantenendolo in Italia, sotto la grande capacità e posizione di Leonardo non solo come leader nel settore della Difesa, ma come leader ormai in termini molto più generali anche nei vari settori di competenze parallele.
  Il discorso è molto complesso. Indubbiamente c'è un'attenzione che è vigile e molto rassicurante da parte del Ministero in tutti i passaggi, anche in quelli che saranno poi i successivi tavoli.
  Vorrei solamente ricordare a tutti che Tata, comunque, ci piaccia o non ci piaccia, è un operatore mondiale affidabile, riconosciuto. Vorrei solo ricordare che Tata ha acquisito Land Rover, che non è proprio l'ultimo dei marchi, ha acquisito Jaguar. Sicuramente vorremmo tutti che questi marchi, compreso IVECO, ovviamente con le declinazioni commerciali e industriali, con tutte le possibilità di operatività che ha IVECO, fossero potuti rimanere in qualche maniera sotto la totale proprietà italiana o quanto meno, in qualche modo, sotto il parziale controllo, però così non è. I mercati sono complessi.
  Siamo certi che voi continuerete ad attenzionare al massimo, ma non sottovalutiamo questi operatori. Intanto, non è che si sono rappresentate tutte queste manifestazioni di interesse, perché poi la facciamo semplice, ma non è così semplice. Alla fine, Pag. 9quando ti proponi sul mercato, devi anche fare i conti con la realtà. Qual è la realtà e la capacità industriale in termini prospettici? Sono d'accordo con l'onorevole Appendino. A noi interessa capire anche quali sono le ricadute occupazionali, perché ci preoccupa sicuramente questo, ma siamo anche certi che questo è uno dei primissimi, anzi il primo pensiero da parte del Governo. Si parlava addirittura di un'implementazione attraverso la filiera di IVECO non Defence, quindi la parte industriale, con tutta una serie di declinazioni legate al commerciale, legate a tante tipologie di mezzi industriali.
  La capacità di sviluppo di IVECO la conosciamo, così come la sua attitudine, i numeri che ha fatto, il che ha fatto sì che fosse così appetibile come brand. Credo che con i passaggi giusti, che sono convinto non mancheranno, con i tavoli così complessi e articolati, si potrà far sì che questo avvicinamento e, quindi, questa chiusura, che ovviamente si dovrà definire con l'anno prossimo, non possano che rappresentare, con tutta l'attenzione, che sono sicuro non mancherà, una posizione interessante per il futuro commerciale anche di IVECO. Lo ripeto, Tata Motors ha fatto acquisizioni molto importanti in questi anni e i marchi acquisiti, al di là di Jaguar e Land Rover, sono marchi che oggi godono di buona credibilità internazionale.
  Certi che si continuerà a fare un lavoro attento, vigile e di grande capacità introspettiva, io credo, signor Ministro, che questa possa essere la direzione giusta e che lei insieme a tutto il Governo stiate portando una soluzione sostenibile, sempre nell'interesse del Paese. Chiediamo sempre che ci sia un'attenzione verso il comparto del mondo del lavoro, mantenendo ovviamente i nostri standard occupazionali.
  Grazie infinite, signor Ministro, grazie per questa audizione. Andiamo avanti. Grazie.

  PRESIDENTE. Tutti i rappresentanti dei gruppi hanno parlato. Chiede di intervenire l'onorevole Pandolfo. Collega, la invito, ove possibile, a essere sintetico, in modo che il Ministro abbia il tempo di rispondere.

  ALBERTO PANDOLFO. Sarò brevissimo. Poiché di separazioni malfatte il Governo è buon artefice – il mio riferimento è chiaramente alla separazione delle magistrature –, e poiché vogliamo scongiurare, altresì, che la separazione dell'ex ILVA e dei siti produttivi dell'ex ILVA si possa attuare, rispetto alla separazione in atto dei siti produttivi di IVECO, in particolare quello di Piacenza, dove siamo stati in audizione poche settimane fa, vorrei che non ci fosse, proprio per come ci è stata rappresentata dalle categorie sindacali, una separazione, dal momento che andrebbe sicuramente a indebolire l'indotto. Ma, rispetto alle interlocuzioni con il gruppo e nelle sue declinazioni che assumerà in Tata Motors e in Leonardo, chi garantirà ai dipendenti di IVECO che questa separazione non andrà a influire sui livelli occupazionali?
  Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie.
  Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi, do la parola al Ministro Urso per la replica.

  ADOLFO URSO, Ministro delle imprese e del made in Italy. Cercherò di replicare in maniera puntuale. Rispetto all'operazione che si profilava dopo che è stata creata Stellantis, e voi sapete che il Governo di allora non intese esercitare il diritto al golden power, nemmeno con prescrizioni, nemmeno chiedendo il piano industriale, Stellantis, o Exor in questo caso, profilò la vendita di tutto il complesso a un'azienda cinese. Io mi alzai in Parlamento e dissi che non era possibile che si vendesse tutta IVECO a un'azienda cinese. Intervenni in maniera determinata e più volte nell'aula dell'Assemblea, ma feci anche iniziative, come avete fatto voi, presso le fabbriche. Ebbene, il Governo, dopo due mesi – cominciò a dirlo, credo, il Ministro Giorgetti –, affermò che quell'operazione non poteva andare avanti.
  Rispetto ad allora, rispetto a quello che avevate configurato durante il vostro Governo, l'operazione attuale è molto diversa. Noi non vendiamo o non facciamo Pag. 10vendere, per quanto possibile, ovviamente per il potere che ha il Governo, a un'azienda cinese tutto il complesso, compreso quello militare, ma abbiamo indirizzato affinché ci fosse un'azienda italiana, Leonardo, che potesse, in un regime di libero mercato, acquisire la parte Difesa. Mi si chiede: perché Leonardo non poteva fare una proposta anche per la parte civile? Perché non credo che Leonardo abbia gli strumenti tecnologici, scientifici e manageriali per fare anche il produttore di veicoli. Per favore! Mi sembra un'ipotesi perlomeno bizzarra e la chiamo bizzarra per non dire altro. Leonardo fa quello che sa fare Leonardo, ovvero l'industria della Difesa e della sicurezza, ed è giustamente, in questo, sempre più un grande campione, tra l'altro di respiro europeo con gli accordi recentemente sottoscritti con altri partner.
  Per dare a IVECO un assetto futuro forte ci voleva un player industriale che avesse dimostrato in questi anni, anche in altri continenti, di saper sviluppare una politica industriale nel settore acquisendo marchi importanti che mantenessero la loro identità. Ebbene, la storia di Tata Motors lo dimostra. D'altronde, l'economia di scala esiste, per cui noi dobbiamo capire come indirizzarla a tutela dei nostri asset produttivi.
  Questo Governo ha già dimostrato, a differenza degli altri, di saper utilizzare il golden power in maniera appropriata. Innanzitutto l'ha usato, perché gli altri non la usavano. E poi l'ha usato in maniera appropriata. Lo abbiamo fatto anche recentemente – ne abbiamo parlato qui – con un'azienda di elettrodomestici, la Beko. Mi dissero: non sa, non protegge, non fa, non dice, non dà. Poi l'accordo su Beko è stato votato a scrutinio segreto in tutte le fabbriche con una percentuale dell'88 per cento dei «sì». Lo abbiamo fatto con Comau: noi, non gli altri. In altre parole, noi sappiamo come tutelare gli interessi della Nazione, ovviamente in un quadro di libero mercato.
  Perché tanti vengono in Italia? Per acquisire impianti produttivi, perché l'Italia è finalmente diventato un Paese attrattivo. L'indice di attrattività globale, che ormai da oltre dieci anni un ex Ministro, non certo appartenente alla nostra cultura politica, presenta a Cernobbio, quest'anno ha visto l'Italia passare dal ventitreesimo posto del 2022 al sedicesimo posto, mentre altri Paesi europei perdevano competitività, secondo l'indice di attrattività globale di Cernobbio. L'Italia ha scalato sette posizioni negli indici di attrattività globale rispetto a quanto, invece, è accaduto, in controtendenza, in Europa. Tant'è vero che nell'anno 2024 abbiamo ottenuto 35 miliardi di euro di investimenti esteri in greenfield – lo ripeto, 35 miliardi di euro – quando Francia e Germania, che solitamente ci surclassavano, hanno ottenuto 10 miliardi in meno a testa. Inoltre, siamo uno dei pochi Paesi europei che stanno crescendo in attrattività e in investimenti esteri, mentre diminuiscono nei Paesi a noi concorrenti. Questo è un bene per il Paese, perché dimostra che il nostro è un Paese in cui si può e si deve investire. Come è un bene che crescano anche le economie di scala del nostro Paese.
  L'onorevole Peluffo ha posto in maniera molto precisa la nostra posizione riguardo al Consiglio europeo e anche la nostra posizione sul non-paper. Il «fondo automotive», vale a dire il piano finanziario europeo sull'automotive, è uno dei punti del non-paper che abbiamo presentato nel settembre dell'anno scorso alle istituzioni europee. Ci fa piacere che anche la sua parte politica sia sulla stessa lunghezza d'onda e in sintonia. Vorremmo ritrovarci insieme anche per quanto riguarda il principio della neutralità tecnologica, che per la prima volta è stato sancito in maniera chiara nel «patto clima», perché neutralità tecnologica significa libertà, libertà della scienza, della tecnologia, delle imprese e dei cittadini di raggiungere un obiettivo con il mezzo che ritengono più appropriato, che è a fondamento della Comunità europea, a differenza di quanto accadeva con il COMECON, dov'era il commissario politico che indicava alle industrie quali tecnologie usare. La differenza sta qui: la neutralitàPag. 11 e la declinazione della libertà. Questo principio siamo riusciti finalmente a inserirlo, principio importante, insieme a quello della flessibilità e del pragmatismo, per affrontare questa crisi.
  Ad ogni modo noi, avendo una visione non ideologica, ci troviamo d'accordo con qualunque proposta vada nella direzione di rafforzare una politica industriale europea che coniughi, come ha detto il presidente Draghi, sostenibilità ambientale con sostenibilità economica, sociale e produttiva.
  Il golden power è un esercizio sottoposto a riservatezza. Quindi, noi la esercitiamo – si comprende il contesto – ma come tale è un esercizio sottoposto a riservatezza e nelle nostre prescrizioni individuiamo anche un periodo che sia successivo ai due anni, così come abbiamo chiesto a Tata Motors, quando sarà illustrato il piano industriale alla presenza dei sindacati e degli enti locali. Abbiamo cominciato con Leonardo, anche perché era più semplice la presentazione del piano industriale di Leonardo, dopodiché proseguiremo con Tata Motors. Convocherò una riunione entro fine dicembre avente ad oggetto questo piano industriale, che credo sarà assertivo sulla centralità dell'Italia perché i siti italiani di IVECO, che ne fanno un leader in Europa e che hanno una presenza molto significativa nelle Americhe, non si sovrappongono con i siti industriali e produttivi di Tata Motors, ma sono complementari. La presenza di Tata in alcuni mercati, a partire da quelli asiatici, è complementare alla presenza di IVECO in altri mercati, il che consente di realizzare un player industriale in grado di competere su più continenti, con una centralità, che è stata ribadita, ma che sicuramente lo sarà in maniera ancora più chiara quando sarà illustrato il piano industriale, dell'Italia. Penso che su questo si possa sviluppare quella politica industriale che deve avere sempre due binari, quello europeo e quello italiano.
  Per darvi ulteriori informazioni, sapete che la Commissione europea, il 3 dicembre, presenterà le nuove misure di salvaguardia nei vari settori, tra cui l'acciaio, in cui, tra l'altro, sarà previsto il freno all'esportazione dei rottami ferrosi dall'Unione europea, come ha chiesto l'Italia. Inoltre, la Commissione europea ci ha annunciato che, il 10 dicembre, presenterà la proposta di revisione del «regolamento CO e di revisione del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), come ha chiesto l'Italia. Quando presentammo quel non-paper nel settembre dello scorso anno pochi ritenevano che l'Italia avesse possibilità di raggiungere l'obiettivo. Ebbene, quel non-paper sulla revisione del «regolamento CO2» prevedeva due condizioni preliminari. La prima è che fosse rimosso l'ostacolo delle supermulte, e il primo a parlarne fui io in Parlamento, che sarebbero scattate dal 1° gennaio, per un costo stimato di 17 miliardi di euro, e che sarebbero ricadute sulle imprese automobilistiche europee, le quali sarebbero state costrette, come già stavano facendo, a comprare i «crediti di carbonio» da Tesla o dai cinesi. Questo era il meccanismo: stavano già comprando i crediti da Tesla e dai cinesi per poter evitare di pagare le supermulte in Europa. In altri termini, finanziavano gli altri. Questo era il meccanismo. Questo meccanismo è stato rimosso su nostra richiesta, con una proposta urgente, che ha spalmato tutto ciò nell'arco dei prossimi tre anni.
  La seconda condizione preliminare – nessuno pensava che potessimo raggiungere l'obiettivo – è che fosse anticipata la revisione del «regolamento CO2», che avrebbe dovuto iniziare alla fine del 2026, quindi nel 2027, e che, invece, la Commissione europea, ascoltando noi, ha anticipato a questa seconda parte del 2025, quindi di oltre un anno e mezzo. Di qui la proposta nel merito che ci sarà presentata nella riunione del 10 dicembre.
  Vorremmo che accadesse la stessa cosa per i veicoli pesanti. Per questo abbiamo inviato – tra l'altro, in questo caso, insieme alla Germania – una comunicazione alla Commissione europea affinché agisca anche a tutela dei veicoli commerciali e dei veicoli pesanti. Pensiamo, sulla Pag. 12base della ragionevolezza che sempre ci muove, che anche in questo caso avremo ragione.

  PRESIDENTE. Ringraziamo il Ministro.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 14.55.