Sulla pubblicità dei lavori:
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 2
INDAGINE CONOSCITIVA SUL SETTORE TESSILE, ANCHE ALLA LUCE DELLA RECENTE EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA EUROPEA
Audizione di rappresentanti della Cooperativa Progetto Quid.
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 2
Masiero Romina , direttore generale della Cooperativa Progetto Quid ... 2
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 3
Pavanelli Emma (M5S) ... 3
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 4
Masiero Romina , direttore generale della Cooperativa Progetto Quid ... 4
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 4
Audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Comistra S.r.l.:
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 4
Tesi Fabrizio , presidente di Comistra S.r.l ... 4
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 5
Tesi Fabrizio , presidente di Comistra S.r.l ... 5
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 6
Audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Fili Pari S.r.l.:
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 6
Zantedeschi Alice , cofondatrice e presidente di Fili Pari S.r.l ... 6
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 7
Pavanelli Emma (M5S) ... 7
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 7
Zantedeschi Alice , cofondatrice e presidente di Fili Pari S.r.l ... 7
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido , Presidente ... 8
Allegato 1: Documentazione depositata dai rappresentanti della Cooperativa Progetto Quid. ... 9
Allegato 2: Documentazione depositata dai rappresentanti di Comistra S.r.l. ... 12
Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO
La seduta comincia alle 13.10.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.
Audizione di rappresentanti della Cooperativa Progetto Quid.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 144, comma 1, del Regolamento, l'audizione di rappresentanti della Cooperativa Progetto Quid nell'ambito dello svolgimento dell'indagine conoscitiva sul settore tessile, anche alla luce della recente evoluzione della normativa europea.
Do la parola a Romina Masiero, direttore generale della Cooperativa Progetto Quid, ricordando che il tempo complessivo a disposizione per l'intervento è di cinque minuti circa, pregandola altresì di voler sintetizzare e non dare lettura al documento eventualmente trasmesso alla Commissione, focalizzandosi sull'oggetto dell'indagine come definito dal programma inviato per e-mail.
ROMINA MASIERO, direttore generale della Cooperativa Progetto Quid. Buongiorno a tutti. Sono qui in rappresentanza di Quid, che è un'impresa sociale fondata nel 2013 da Anna Fiscale. Quest'anno celebriamo i tredici anni di attività, nella visione che coniuga «Innovazione Sociale», un progetto imprenditoriale ambizioso nell'ambito dell'economia circolare. Noi, di fatto, riutilizziamo grandi eccedenze del mondo tessile provenienti da distretti tessili italiani e dal mondo della moda nazionale e internazionale e produciamo circa 700.000 accessori l'anno e 50.000 capi, anche per grandi marchi del settore del mondo del lusso. Li produciamo nel nostro laboratorio di Avesa, a Verona, nei due laboratori della casa circondariale di Montorio, sempre a Verona, e nel nuovo laboratorio di Padova, anche in collaborazione con altre realtà etiche e sociali, quindi prevalentemente cooperative sociali o imprese benefit.
Da sempre portiamo avanti il nostro ideale e la nostra visione di una moda made in Italy a carattere etico. In Quid i limiti non sono barriere ma sono punti di partenza, sono opportunità per adottare un nuovo cambio di paradigma sia nel mondo del lavoro che nel mondo della produzione. Con Quid ogni anno avviamo percorsi di inserimento e reinserimento lavorativo di persone fragili, provenienti da ogni estrazione sociale, di detenuti ed ex detenuti, di vittime di violenza, di sfruttamento sessuale e di caporalato, di persone provenienti da una lunga disoccupazione. Oggi con noi lavorano circa 170 persone: l'82 per cento sono donne, mentre oltre il 60 per cento sono persone con fragilità varie, e parliamo non solo di disabili ma anche di persone che hanno bisogno di un accompagnamento all'interno del mondo del lavoro.
Per i primi dieci anni abbiamo utilizzato queste eccedenze tessili per produrre una nostra linea di prodotti, che andava su dieci negozi monomarca e multibrand a livello nazionale. Dal 2024 ci siamo concentrati prevalentemente sul business-to-business (B2B), quindi produciamo capi di Pag. 3alta moda per alcuni marchi del lusso italiano, anche assorbendo l'ex articolo 14 del decreto legislativo n. 276 del 2003, e facciamo merchandising per aziende italiane e internazionali. Quindi, riutilizziamo i tessuti di eccedenza del mondo del lusso e li reimpieghiamo. Talvolta, oltre alle commesse di riutilizzo dei tessuti, facciamo grandi progettualità di upcycling, ossia di riutilizzo creativo, vale a dire riutilizziamo i capi finiti del mondo Ikea, per esempio, con cui collaboriamo per la collezione «ÅTERSTÄLLA», o di Liu Jo. Di fatto, prendiamo il prodotto finito, lo disassembliamo e lo riutilizziamo.
La nostra competenza principale, dunque, è non solo nel mondo della sartoria ma anche e soprattutto nell'upcycling, nella capacità del prodotto di essere riadattato. È una cosa certamente non comune, dal momento che non è semplicissimo riutilizzare questi tessuti, dove sappiamo che, essendo scarti, non c'è la possibilità di pianificazione come avviene nel mondo della moda tradizionale.
Il nostro modello è stato premiato svariate volte, anche in contesti internazionali: abbiamo vinto il premio «European Social Innovation Competition» nel 2014, emergendo tra oltre 1.200 progetti; abbiamo ricevuto il premio «Responsible Disruption Award» nel 2020; la nostra fondatrice e presidente, Anna Fiscale, è stata insignita del premio Marisa Bellisario «Mela d'Oro» e dell'onorificenza di Cavaliere dell'ordine del merito della Repubblica, proprio per lo spirito di iniziativa e la capacità di trasformare la vulnerabilità in un valore aggiunto; nel 2024 abbiamo vinto il premio «Qualità Italia» per la prima Giornata nazionale del made in Italy con il Comitato Leonardo, insieme al Ministero delle imprese e del made in Italy.
Di fatto, oltre a occupare 170 persone prevalentemente con vulnerabilità, fino ad oggi abbiamo recuperato oltre 2.000 chilometri di tessuto di rimanenza, che sarebbe andato distrutto, o comunque le aziende avrebbero fatto ulteriori sprechi di acqua, emissioni di CO2 ed energia per la produzione di ulteriore tessuto da utilizzare.
Abbiamo un fatturato di circa 7 milioni di euro, che testimonia che questa struttura, sebbene non comune, sia in grado di essere sostenibile sul mercato. Oltre a questa gamba di fatturato B2B, abbiamo anche operazioni di fundraising, che ci permettono di affrontare finanziamenti interni, come la formazione e i reinserimenti, e soprattutto un grande welfare. Prevalentemente per le comunità locali svolgiamo una grande attività di supporto.
La nostra visione è quella di arrivare al 2030 con un obiettivo di distretto diffuso etico, con circa mille persone, prevalentemente fragili, con le quali potremmo collaborare e, di fatto, espandere questo nuovo modello di business in una maniera più distrettuale, quindi andando ad agganciare ulteriori realtà etiche che, però, al momento non hanno la nostra struttura e, quindi, non sono in grado di interfacciarsi con grandi istituzioni o grandi aziende. Ci rendiamo disponibili per confrontarci in una logica di ecosistema, al fine di trovare progettualità economicamente sostenibili e competitive sul mercato per rendere attuativa la direttiva.
PRESIDENTE. Grazie, dottoressa Masiero.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
EMMA PAVANELLI. Ringrazio la dottoressa Masiero. Conosco molto bene il progetto Quid, un progetto che dovrebbe essere capillare nel Paese perché penso che per quest'ultimo abbia fondamenta molto utili.
Vorrei fare una domanda in tema di sostenibilità, argomento che si collega con la nostra indagine conoscitiva anche in relazione alle nuove direttive europee. Penso che voi rientriate già oggi nella nuova direttiva, per cui vorrei sapere se state studiando l'aspetto dell'etichettatura digitale o di altre innovazioni digitali che possano essere utili al consumatore finale per avere tutte le informazioni necessarie, anche quelle che ci ha dato oggi sulla parte sociale, cosa che credo possa essere interessante visti i Pag. 4tanti scandali scoppiati nell'ultimo anno, anche di marchi molto noti, scandali che di fatto fanno male al nostro made in Italy e soprattutto alla parte sociale, che chiaramente riguarda i lavoratori. Vorrei sapere, quindi, se come azienda state studiando anche l'aspetto della digitalizzazione per poter dare le informazioni giuste ai cittadini, come vediamo nel settore della cosmetica e del food and beverage, dove quando vado ad acquistare un prodotto posso sapere in maniera trasparente cosa sto acquistando, perché lo sto acquistando e se faccio una scelta consapevole come consumatrice.
Grazie.
PRESIDENTE. Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi, do la parola alla dottoressa Masiero per la replica.
ROMINA MASIERO, direttore generale della Cooperativa Progetto Quid. Noi ci stiamo attrezzando in questo ambito proprio con la digitalizzazione in generale del nostro processo produttivo. È una scelta atipica per il mondo del non profit, dato che prevalentemente il mondo del non profit soffre della riduzione dei margini e per sua natura, ovviamente, fa fatica a fare questo tipo di investimento. Per nostra scelta, cerchiamo di essere più competitivi possibili sul mercato, e non solo in termini di prezzo e marginalità, dove sappiamo che è difficile avendo fornitori soprattutto esteri, quindi rimaniamo con un gap differenziale superiore rispetto a fornitori stranieri di qualità, ovviamente, non made in Italy, purtuttavia vogliamo essere totalmente tracciabili. Quindi, stiamo cominciando a tracciare il nostro processo produttivo dall'inizio alla fine della commessa e la tipologia dei materiali che utilizziamo.
Per il momento la vera e propria criticità che noi vediamo è la sostenibilità di questo costo. Al momento lo stiamo facendo internamente, perché risulta chiaro a chi ci ha donato il tessuto dove è andato e che cosa gli è successo e perché risulta chiaro al nostro cliente, prevalentemente grandi aziende, che può vedere il nostro processo produttivo con i propri occhi. Abbiamo continuamente visite, ogni giorno. Il nostro laboratorio è aperto. Questo è chiaramente un plus, perché il nostro cliente può venire a vedere in ogni momento qual è il processo produttivo e attestare che stiamo impiegando quel tipo di persone fragili e che la regolarità e soprattutto l'utilizzo dei tessuti di rimanenze sono proprio sotto i suoi occhi.
Ciò che secondo me dovrebbe essere analizzato è come riuscire a riassorbire all'interno del mercato questo maggiore costo derivante dalla tracciabilità, dove ci stiamo attrezzando con mezzi nostri e senza seguire qualcosa di strutturato, ma tante altre realtà non lo stanno ancora facendo.
PRESIDENTE. Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi, ringrazio la Cooperativa Progetto Quid per la partecipazione e per il contributo offerto. Autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna della documentazione depositata dai rappresentanti della Cooperativa Progetto Quid (vedi allegato 1) e dichiaro conclusa l'audizione.
Audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Comistra S.r.l.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 144, comma 1, del Regolamento, l'audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Comistra S.r.l., nell'ambito dello svolgimento dell'indagine conoscitiva sul settore tessile, anche alla luce della recente evoluzione della normativa europea.
Do la parola a Fabrizio Tesi, presidente di Comistra S.r.l., ricordando che il tempo complessivo a disposizione per gli interventi è di cinque minuti circa, pregandolo altresì di voler sintetizzare e non dare lettura al documento eventualmente trasmesso alla Commissione, focalizzandosi sull'oggetto dell'indagine come definito dal programma inviato per e-mail.
FABRIZIO TESI, presidente di Comistra S.r.l. Buongiorno, presidente. Buongiorno, Pag. 5onorevoli. Ringrazio la X Commissione della Camera dei deputati per avermi offerto questa opportunità.
Parlo da presidente di una società che ha centosei anni di vita, un'azienda che da centosei anni si occupa di attività di riciclo, e non posso non sottolineare che oggi sono veramente preoccupato per come stanno andando le cose. A livello nazionale, ma anche europeo, vedo, purtroppo, atteggiamenti normativi che vanno nella direzione esattamente contraria. Oggi bisognerebbe facilitare molto di più la nostra attività, considerato che dal 2025 in tutta Europa i rifiuti tessili sono diventati obbligatori, ma vedo che le normative non vanno assolutamente incontro, al momento, alle necessità delle aziende operanti nelle attività di riciclo.
Voglio sottolineare, in primis, che l'End of Waste ad oggi non è stato ancora risolto. Anzi, purtroppo il decreto-legge dell'8 agosto 2025, anziché risolvere le problematiche del settore del riciclo tessile, introduce misure sproporzionate che rischiano di danneggiare gravemente le imprese aggravando la posizione di coloro che commettono errori amministrativi senza dolo, in modo tale che un'impresa si trova a essere punita allo stesso modo di un'organizzazione malavitosa. È chiaro che un decreto così non va a facilitare quello che dovrebbe essere fatto in Italia. Sappiamo tutti l'importanza dell'Italia a livello di moda e tessile, come siamo importanti a livello europeo, e che non abbiamo materie prime. L'Italia non possiede alcuna materia prima, quindi ha necessità di doverle importare. Tutti i problemi sono legati, quindi, a normative che non facilitano questa azione e vanno a penalizzare le attività di riciclo.
Un'altra cosa che voglio sottolineare riguarda l'eliminazione dell'IVA sui prodotti riciclati: più volte se ne è parlato e potrebbe essere presa in considerazione, visto che eliminare l'imposta sul valore aggiunto su un prodotto riciclato è giusto. In fondo l'imposta su quel bene si è già pagata prima, quindi non si comprende come mai non debba essere tolta un'imposta su un prodotto riciclato, cosa che potrebbe incentivare ad acquistare un prodotto, perché diventa più conveniente.
In Italia sappiamo tutti quali siano i costi dell'energia e del gas! Gli incentivi fiscali, per esempio, che vanno nella direzione di aziende che si occupano di riciclo potrebbero rappresentare un'altra importante operazione da fare.
Ricordo che queste operazioni sono a costo zero, sia l'imposta sul valore aggiunto sia gli incentivi fiscali. Perché sono a costo zero? Come dicevo prima, l'Italia non possiede materie prime e le deve importare tutte. Se noi, attraverso un'azione fiscale, incentivi fiscali, riusciamo a rendere più competitivo un prodotto al consumo e riusciamo a defiscalizzare alcuni costi che hanno le aziende in Italia, e sappiamo quanto oggi costano, è di fatto a costo zero perché evitiamo di comprare materie prime dall'estero, in quanto ce le produciamo da noi, materie prime da rifiuti: trasformiamo veramente un rifiuto in una risorsa, quindi c'è un vantaggio economico.
Evitiamo di acquistare ma creiamo anche occupazione, perché per fare economia circolare industriale abbiamo bisogno di personale qualificato. Questo potrebbe essere un incentivo, ma soprattutto un provvedimento importante per l'Italia, che è uno tra i Paesi più importanti, il più importante a livello europeo e non ha niente a livello di materie prime. Non solo l'Italia, ma anche tutta l'Europa non possiede materie prime. Questo sicuramente potrebbe agevolare.
È chiaro che in cinque minuti l'argomento del tessile non è facile poterlo spiegare.
PRESIDENTE. Segnalo che ha esaurito il tempo a sua disposizione, per cui la invito a concludere.
FABRIZIO TESI, presidente di Comistra S.r.l. Mi dispiace.
Voglio far presente che io parlo da un'azienda collocata nel distretto tessile di Prato, il più importante a livello mondiale sulla sostenibilità.
Credo il distretto tessile, e anche la mia azienda, sia un esempio, sia un'eccellenza a Pag. 6livello italiano: ora più che mai ha un valore importante, proprio per contrastare gli effetti negativi dell'ultra fast fashion e di tutto ciò che, invece, è critico a livello ambientale e sociale.
PRESIDENTE. Grazie. Chiedo se ci siano colleghi, tra i presenti in Commissione e quelli collegati da remoto, che intendano intervenire per formulare domande o osservazioni.
Non ci sono richieste di intervento.
Ringrazio ancora il dottor Tesi per aver partecipato e per il contributo offerto. Autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna della documentazione depositata dai rappresentanti di Comistra S.r.l. (vedi allegato 2) e dichiaro conclusa l'audizione.
Audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Fili Pari S.r.l.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 144, comma 1, del Regolamento, l'audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Fili Pari S.r.l., nell'ambito dello svolgimento dell'indagine conoscitiva sul settore tessile, anche alla luce della recente evoluzione della normativa europea.
Do la parola a Alice Zantedeschi, cofondatrice e presidente di Fili Pari S.r.l., ricordando che il tempo complessivo a disposizione per gli interventi è di cinque minuti circa, pregandola altresì di voler sintetizzare e non dare lettura al documento eventualmente trasmesso alla Commissione, focalizzandosi sull'oggetto dell'indagine, come definito dal programma inviato via e-mail.
ALICE ZANTEDESCHI, cofondatrice e presidente di Fili Pari S.r.l. Grazie, presidente.
Parto subito elencando alcuni punti di riflessione che noi di Fili Pari vogliamo portare all'attenzione. Sicuramente sarà importante definire normative chiare e concrete per evitare il fenomeno del green washing, quindi di chi si dichiara sostenibile quando magari sostenibile non lo è. Questo prevede un controllo dei materiali utilizzati, delle importazioni e della produzione.
Un altro parametro sarà la definizione chiara di cos'è il fast fashion e la creazione di barriere d'ingresso per questo tipo di prodotti. Specialmente la produzione locale italiana non è paragonabile, a livello di costi di manodopera, alla produzione estera. I prodotti italiani avranno sempre questo divario e il fast fashion avrà sempre quell'appeal economico, cercando di normare la produzione e la declinazione di made in Italy, avere normative chiare sul made in Italy, in modo che non basti solo un ultimo passaggio, l'etichettatura fatta sul territorio italiano, ma arrivare anche a quella che è la produzione.
Un altro parametro può essere un maggiore controllo sulle materie prime, sulle sostanze chimiche, sui finissaggi. Molti prodotti fast fashion hanno valori molto alti di sostanze pericolose, che portano con loro, e se passano i criteri e le normative di produzione entrano nel mercato italiano. Anche se nella nostra produzione non le passerebbero, ormai sono nel mercato. Sicuramente deve esserci un controllo del prodotto in ingresso, magari anche in dogana.
Un altro parametro può essere il passaporto digitale per i prodotti, per i capi, in modo che possano mostrare in modo trasparente il percorso di filiera, dalle materie prime utilizzate, la loro provenienza dalla produzione fino all'immissione nel mercato.
Altri parametri sono: la promozione delle pratiche di riuso e riciclo, aumento del ciclo di vita di un prodotto, incentivando le aziende che promuovono un allungamento del ciclo di vita, quindi l'agevolazione di queste aziende a livello di tassazione piuttosto che altri tipi di incentivi, che siano poi concreti; l'attività di formazione e sensibilizzazione del cittadino, in modo da restituire al capo un valore, promuovendo pratiche sempre di riuso e riciclo dei capi che possono essere più o meno consumati, e una formazione magari anche a livello scolastico; la promozione di piccole aziende o di start up che cercano di valorizzare il territorio italiano e la filiera italiana. I costi Pag. 7di produzione di un'azienda italiana rispetto alle materie prime, rispetto alle produzioni di materie prime estere non potrà mai essere paragonato, quindi devono esserci un focus diverso e agevolazioni diverse.
Questi sono i punti che volevamo sottoporvi.
PRESIDENTE. Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre questi o formulare osservazioni.
EMMA PAVANELLI. Grazie, presidente.
La ringrazio per l'informazione, per la sua esposizione e chiedo se vi è la possibilità di trasmettere alla Commissione un testo scritto, anche in un secondo momento.
Credo che il passaporto digitale sia una delle risposte per poter dare informazioni più precise ai consumatori finali. Lei parlava di una definizione di fast fashion. Una volta definito il fast fashion, che non è cosa semplicissima perché saprà benissimo che si produce anche in Italia in alcune zone del nostro Paese, le chiedo se ha idea di come gestire questo fast fashion.
Sappiamo cosa ha fatto la Francia per colpire il fast fashion, almeno per come ci è stata venduta la cosa. Soprattutto alcuni brand internazionali, più che altro cinesi, hanno semplicemente aperto negozi, perché la Francia aveva messo la tassa sui pacchi piccoli, esattamente quello che è stato fatto in legge di bilancio qui in Italia, senza parlare di fast fashion, ma soltanto mettendo una tassa di 2 euro per i pacchi sotto i 150 euro: che il fine sia contrastare il fast fashion o semplicemente tassare i cittadini poco importa. Dal punto di vista del fast fashion credo che non funzioni, visto che in Francia grandi brand come Shein, per esempio, stanno aprendo negozi fisici.
Riparto dalla definizione del fast fashion di cui lei parlava: come aziende o anche parlando con i suoi colleghi – suppongo che lei si confronti anche con i colleghi di altre imprese del tessile –, le chiedo se ci sono idee in tal senso.
Passo alla seconda domanda. La Francia ha puntato moltissimo, dal punto di vista industriale, a far aumentare il settore industriale tessile di medio livello, questo perché l'alta moda, ad oggi, più o meno si è auto-sostenuta; la moda di basso livello non la vogliamo, per i motivi di cui ci ha parlato lei – ma anche altri auditi –, che possono essere i prodotti chimici utilizzati piuttosto che materiali scadenti o difficilmente recuperabili o difficilmente riciclabili. Le chiedo se, invece, come sistema Paese, per il sistema della moda potrebbe essere proprio questa la via, simile a quello che sta facendo la Francia, cioè puntare tantissimo a quella fascia media per implementare la produzione e non rischiare di non poter essere più sostenibile. Tante imprese stanno chiudendo anche per questo motivo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pavanelli. Do la parola alla dottoressa Zantedeschi per la replica.
ALICE ZANTEDESCHI, cofondatrice e presidente di Fili Pari S.r.l. Grazie per le domande.
Mi aggancio alla prima. Noi come start up, unite ad altre aziende più o meno strutturate, start up, consulenti, alcuni anni fa abbiamo dato vita al Movimento Moda Responsabile (MMR). L'intento di questo movimento era cercare di diffondere consapevolezza sulla moda, su quello che è il fast fashion, e formazione, anche a partire da aziende, consumatori, studenti. Sicuramente la possibilità dello Stato di collaborare con questo tipo di enti, che nascono spesso anche in forma spontanea per cercare di dare delle linee guida e di tutelare il sistema moda italiano, può essere uno strumento molto valido. Avrò modo magari di inviarvi maggiori dettagli in forma di testo sia sui punti citati sia su quello che è l'obiettivo di questo movimento.
In merito alla seconda domanda, il sistema moda italiano è formato appunto da tante piccole e medie imprese, start up, e dai brand del lusso. Deve esserci un dialogo tra questo tipo di imprese, perché se il brand del lusso comunque prosegue con una produzione estera allora diventa difficile. I parametri si devono incastrare tra di Pag. 8loro: deve esserci sicuramente il controllo delle materie prime, il controllo produttivo per garantire un prodotto di qualità che, quindi, per forza è per un mercato che va dal medio al lusso. Se esiste fast fashion in Italia allora vuol dire che c'è un problema, nel senso che questa eventualità non potrebbe esistere perché se in Italia vengono controllate le materie prime, se vengono controllati i cicli produttivi e la remunerazione della manodopera, la somma di queste cose impedirebbe la produzione fast fashion.
PRESIDENTE. Ringrazio nuovamente la dottoressa Zantedeschi per la partecipazione e per il contributo offerto.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 13.40.
Pag. 9ALLEGATO 1
ALLEGATO 2