Sulla pubblicità dei lavori:
Rizzetto Walter , Presidente ... 2
INDAGINE CONOSCITIVA SULLE TEMATICHE AFFERENTI AL LAVORO SPORTIVO
Audizione del Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi.
Rizzetto Walter , Presidente ... 2
Abodi Andrea , Ministro per lo sport e i giovani ... 2
Mollicone Federico , Presidente ... 7
Perissa Marco (FDI) ... 7
Berruto Mauro (PD-IDP) ... 9
Amato Gaetano (M5S) ... 10
Mollicone Federico , Presidente ... 10
Abodi Andrea , Ministro per lo sport e i giovani ... 10
Mollicone Federico , Presidente ... 12
Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
Azione - Italia Viva - Renew Europe: A-IV-RE;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Noi Moderati (Noi con L'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE: NM(N-C-U-I)-M;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA XI COMMISSIONE
WALTER RIZZETTO
La seduta comincia alle 13.35.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche attraverso la trasmissione sulla web TV della Camera dei deputati alle domande.
Audizione del Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle tematiche afferenti al lavoro sportivo, l'audizione del Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, che saluto e ringrazio per la sua presenza. Grazie, Ministro.
Ricordo che, dopo l'intervento del nostro ospite, darò la parola ai colleghi che intendono porre domande o svolgere osservazioni. Successivamente il Ministro potrà rispondere. Do quindi immediatamente la parola al Ministro Abodi per la sua relazione. Prego, Ministro.
ANDREA ABODI, Ministro per lo sport e i giovani. Grazie Presidente, grazie onorevoli deputate e deputati.
Credo che sia molto importante, per quanto mi riguarda, l'opportunità che mi è stata offerta in questa giornata, fermo restando che molti parlamentari sanno che il dialogo su questa tematica, quella del lavoro sportivo e del vincolo sportivo, è stato già avviato con la proroga dei termini di entrata in vigore della normativa in questione. Si è cercato di usare nel modo migliore la tempistica che questa proroga ha concesso, facendo in modo che questi sei mesi potessero essere occasione di confronto, a conferma dello spirito della norma, ma anche per migliorarla, attivando anche delle interlocuzioni che non erano state sviluppate precedentemente, a partire da quella con i sindacati, attraverso un confronto con le parti sociali, che oggettivamente non aveva avuto corso nell'ambito degli anni passati.
Questo è stato fatto proprio nel presupposto di arricchire la norma, quando entrerà in vigore, di quei contenuti che non dico che siano stati sottovalutati, ma comunque non erano stati valutati opportunamente e definitivamente. Anche se devo riconoscere che il lavoro che è stato svolto dal 2019 in poi ha prodotto una significativa quantità di documentazione, che testimonia anche lo sforzo che è stato portato avanti per porre rimedio a una carenza drammatica, che era quella della regolamentazione del lavoro sportivo nell'ambito del dilettantismo, visto che la normativa sul professionismo è rimasta in vigore senza grandi modifiche per quarant'anni. Devo dire che, anche da questo punto di vista, c'è stata una capacità limitata di attualizzare una tematica, quella del lavoro, che in questi quarant'anni indubbiamente ha subìto profonde modificazioni, soprattutto a livello professionistico. Torneremo, dunque, ad occuparcene con un confronto con il Parlamento, dal quale ci attendiamo le opportune valutazioni e la necessaria collaborazione.
La legge n. 86 del 2019, nel fissare i criteri e i principi regolatori della delega, impegna il legislatore ad individuare la figura del lavoratore sportivo, senza alcuna distinzione di genere, indipendentemente dalla natura dilettantistica o professionistica dell'attività svolta, e a definire la relativa disciplina in materia assicurativa, previdenziale e fiscale, Pag. 3inserendosi nel solco di quanto già previsto a livello comunitario.
Da tempo, infatti, la Corte di giustizia europea riconosce la qualifica di lavoratore sportivo laddove l'attività sportiva rivesta il carattere di una prestazione di lavoro subordinato o di una prestazione di servizi retribuita, indipendentemente dal fatto formalistico costituito dalla libera determinazione da parte di una federazione sportiva nazionale in merito alla qualificazione della singola disciplina praticata.
Fino alla legge delega del 2019 l'attività dilettantistica è stata sempre determinata solo per differenza, vale a dire in tutti i quei casi in cui l'attività non era professionistica.
La legge 23 marzo 1981, n. 91, che ha suddiviso la disciplina delle attività sportive in professionistiche e dilettantistiche, ha infatti regolamentato esclusivamente il lavoro professionistico.
La scelta, operata dal legislatore della legge n. 91 del 1981, di presumere per l'atleta professionista l'inquadramento come lavoratore subordinato e lasciare alle federazioni sportive l'onere di determinare se e quando qualificare come professionistico un proprio settore di attività, ha peraltro portato che solo quattro federazioni sportive – come è noto, calcio, pallacanestro, ciclismo e golf – su quarantacinque, hanno un settore professionistico al proprio interno.
Su questo naturalmente torneremo, perché evidentemente dobbiamo trovare un parametro oggettivo, che non lasci soltanto alla libera determinazione delle federazioni la qualificazione di disciplina professionistica, indipendentemente dalla dimensione economica del settore, dalla dimensione economica del contratto e dal tipo di impegno che questo contratto poi determina in termini di economia del tempo da parte delle atlete e degli atleti.
Nell'unico contenitore attività dilettantistica sono così confluite realtà socio-economiche nettamente diverse tra loro: dalle piccole realtà sportive di oratorio alle grandi associazioni sportive, con la conseguenza che le regole previste per lo sviluppo delle attività di base venivano – e fino al 1° luglio 2023, verranno – applicate anche per le attività di vertice, con evidenti e inevitabili sfasature e difficoltà operative.
In questo lungo periodo il mondo del dilettantismo è stato costretto a proseguire esclusivamente sulla base di norme di carattere fiscale, in particolare la legge 25 marzo 1986, n. 80, la legge 16 dicembre 1991, n. 398, fino all'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, che, ai commi 17 e 18, ne ha fornito una prima scarna disciplina, pur sempre nel presupposto, ormai palesemente venuto meno sotto il profilo concreto, che quella attività venisse svolta esclusivamente per puro diletto.
Il ricorso, per l'attività sportiva dilettantistica, ai compensi ex articolo 67 del TUIR, i cosiddetti compensi sportivi, inquadrati nella categoria di reddito residuale dei redditi diversi, che non rientrano né tra i redditi di lavoro dipendente, né tra quelli di lavoro autonomo o d'impresa, ha inevitabilmente portato gli enti previdenziali e assicurativi, INPS e INAIL, a ritenere non tutelabili i percettori di compensi sportivi, in quanto non qualificati come redditi da lavoro, con il risultato di non garantire agli sportivi dilettanti alcuna tutela, né sotto il profilo previdenziale, né sotto quello assicurativo.
Da questo punto di vista evidentemente stiamo – forse tardivamente, ma merito a chi lo ha fatto – risolvendo un equivoco insopportabile dal punto di vista della tutela dei diritti individuali.
La mancanza di una disciplina sostanziale ha anche determinato difficoltà operative e forti incertezze interpretative sull'inquadramento degli operatori, che ha causato numerosi contenziosi. Basti ricordare che tra il mese di dicembre 2021 e il mese di gennaio 2022 voi sapete perfettamente che la sezione lavoro della Corte di cassazione ha già emanato ben trentasette sentenze e ordinanze tra loro conformi, che stigmatizzano l'insufficienza della disciplina applicabile al lavoro sportivo dilettantistico, auspicando che comunque questa azione da parte nostra, con il vostro conforto, possa anche limitare definitivamente, senza equivoci, questo contenzioso, che è indubbiamente il frutto di una lacuna normativa alla quale stiamo tutti cercando di porre rimedio definitivamente.Pag. 4
Del resto, il legislatore tributario non poteva sopperire a tale mancanza. Di qui la nascita della figura dei falsi dilettanti, ovvero dei lavoratori sportivi, che operano con rimborsi spese e godono delle conseguenti agevolazioni, senza coperture previdenziali, e una ricca produzione giurisprudenziale, che ha reso ancora più problematica la gestione dell'attività dilettantistica.
Dalla delega del 2019 discende il decreto legislativo n. 36 del 2021, recante disposizioni di riordino e riforma in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo.
Quel decreto, per la verità, ha ricevuto numerose critiche da parte dello sport perché, se così applicato, avrebbe sostanzialmente determinato nel dilettantismo il passaggio da una disciplina senza ritenute previdenziali ad una disciplina che avrebbe imposto ritenute previdenziali su tutto l'importo, sia pure con una scaletta di aumenti di aliquote nell'arco di quattro anni.
Il precedente Governo è allora intervenuto con le misure correttive del decreto legislativo n. 163 del 2022, definite al termite di una partecipata consultazione pubblica, nella quale sono stati raccolti contributi e tenute audizioni con gli operatori del mondo sportivo, tutt'ora disponibili sul sito del Dipartimento dello sport.
Da questo punto di vista credo che questo patrimonio di confronto e di documenti possa anche aiutare queste Commissioni riunite, nella misura in cui cerchiamo non soltanto di tener conto di ciò che è stato acquisito, ma del prezioso contributo che potrete darci anche alla luce delle audizioni alle quali stiamo partecipando. Fortunatamente, con la proroga della normativa in oggetto ci siamo comunque determinati lo spazio di miglioramento o comunque di integrazione della norma stessa, sulla base anche delle vostre osservazioni.
L'obiettivo di allora, che non può che essere l'obiettivo di oggi e di domani, è di pervenire al giusto equilibrio tra la stabilità e la sostenibilità del sistema dello sport, come recita l'articolo 5, comma 1, della legge n. 86 del 2019, e il riconoscimento dei diritti dei lavoratori, garantendo l'osservanza dei principi di parità di trattamento e di non discriminazione nel lavoro sportivo, sia nel settore dilettantistico, sia nel settore professionistico, allo scopo di dare dignità a chi opera nello sport dilettantistico.
Chi svolge delle attività in questo settore non lo fa per puro diletto, ma, come qualsiasi altro lavoratore, ne trae il sostentamento per se stesso e per la sua famiglia.
Garantire lavoro buono a chi sceglie di operare professionalmente nel mondo dello sport è una missione che è stata avviata negli anni scorsi e che bisogna ora portare a compimento, rendendo ancora più efficace l'intervento, laddove è possibile.
Da questo punto di vista posso soltanto garantire la volontà del Governo, e la mia personale, di dare ulteriore seguito e attuazione alla implementazione di qualsiasi norma che vada nella direzione dei princìpi fin qui espressi.
D'altro canto, facciamo riferimento ad un settore, quello sportivo, che soltanto da pochi mesi ha avuto una sua determinazione della dimensione economica più puntuale. Non vuol dire che sia un modello perfetto quello della individuazione del prodotto interno lordo sportivo – inteso in termini non meramente sportivi in senso stretto, ma anche attraverso la partecipazione e il contributo dei settori connessi e collegati – ma stiamo parlando dell'1,37 per cento del PIL, che sono circa 24 miliardi e mezzo di euro. Ma da questo punto di vista, oltre alla dimensione quantitativa, a quella percentuale e a quella economica, credo che sia l'impatto sociale quello che determina poi il valore più profondo dell'attività che cerchiamo di regolamentare nel miglior modo possibile. Quindi, al di là del peso economico, tutti ricordano anche le difficoltà di questi ultimi anni a riconoscere i contributi nel periodo del Covid ai lavoratori dello sport, considerati soggetti intenti a divertirsi più che a lavorare; per non parlare dei gestori di piscine e di impianti sportivi, che, non essendo equiparati a chi svolge attività imprenditoriale, non sono stati considerati come gli altri soggetti nel mondo produttivo.
Qui faccio un breve inciso sul tema dell'energia, che riguarda i lavoratori di riflesso, perché quando va in crisi l'impresa è evidente che anche il lavoro va in difficoltà. Non Pag. 5sfugge a nessuno il fatto che le ASD e le SSD che gestiscono patrimonio pubblico, dal punto di vista dell'impatto dell'energia, hanno avuto delle conseguenze devastanti e non hanno potuto beneficiare di tutte le misure quantitativamente rilevanti dedicate proprio al sistema delle imprese. Abbiamo dovuto configurare un prodotto ad hoc, con una percentuale che, effettivamente, è molto limitata, perché non raggiunge lo 0,5 per certo rispetto al monte finanziario messo a disposizione per il tema energie per le imprese. Quindi ci ripromettiamo, anche da questo punto di vista, di garantire il lavoro, sul presupposto che si possa assicurare un sostegno adeguato su tutti i temi critici alle imprese sportive, tanto più nella loro dimensione sociale.
Resta il fatto che il periodo Covid ha consentito di censire mezzo milione di lavoratori, che hanno dichiarato di vivere di sport, ai quali l'ordinamento continua a non offrire adeguata tutela. È una situazione che non può continuare, contrasta con tutti i princìpi del nostro ordinamento, anche di rango costituzionale, e soprattutto contrasta con le sensibilità, che ritengo siano sensibilità comuni, che attraversano lo spettro delle rappresentanze politiche di maggioranza e di opposizione. Il Governo fa sue queste sensibilità, per profonda convinzione.
In attuazione del principio introdotto dalla legge delega, il decreto legislativo in esame, come modificato, ha unificato la prestazione lavorativa nello sport in un'unica figura: il lavoratore sportivo, che può svolgere attività sia nel mondo dilettantistico sia in quel professionistico.
La sostanziale differenza ricavabile tra le due aree, alla luce del decreto, è divenuta la finalità di lucro delle società professionistiche rispetto al divieto di scopo di lucro previsto per le dilettantistiche. Il lavoratore sportivo è la persona fisica che, con il tesseramento, acquisisce la condizione di soggetto dell'ordinamento sportivo, che svolge, verso corrispettivo, sulla base dei regolamenti dei singoli enti affiliati, mansioni rientranti tra quelle necessarie per lo svolgimento di attività sportiva, con l'esclusione delle mansioni di carattere amministrativo e gestionale.
Qui ritornerò dopo, quando farò riferimento ad alcune domande che nel documento che ci avete mandato sono state già immaginate e alle quali sarà mia cura e piacere dare delle risposte.
Le condizioni che devono sussistere per essere considerati, oltre alle figure tipizzate, lavoratori sportivi, sono modellate sulla definizione elaborata dall'Ispettorato nazionale del lavoro con la circolare 1° dicembre 2016, n. 1. L'unica figura del lavoratore sportivo ingloba così tutte le altre figure e annulla l'attuale frammentazione.
Poi farò riferimento naturalmente alla legge che delega al CONI la regolamentazione delle figure professionali, perché è giusto anche, nell'ambito della tutela dell'ordinamento sportivo, che sia delegata al CONI questa funzione, che il decreto legislativo 18 gennaio 2016, n. 15 regola in modo adeguato, anche facendo riferimento al quadro europeo delle qualifiche.
L'attuale assetto normativo, inoltre, riduce i margini legati all'autonomia delle parti nell'inquadramento dei lavoratori, attraverso la previsione di criteri per identificare la tipologia di rapporto, che va effettuata tenendo conto della necessità di individuale soluzioni commisurate alle caratteristiche delle diverse aree dello sport.
Diversamente da quanto accade nel professionismo, ad esempio, nel dilettantismo si registra un mero coordinamento sotto il profilo tecnico-sportivo, che costituisce elemento imprescindibile perché le attività sportive dilettantistiche si svolgano in modo regolare e caratterizza la collaborazione coordinata e continuativa. La rigidità di altre forme, quale la subordinazione, mal si adattano, secondo noi, alle caratteristiche del dilettantismo e stridono con il principio espresso dall'articolo 3 del decreto legislativo n. 36 del 2021, per il quale l'esercizio dell'attività sportiva è libero, e con il principio di specificità dello sport, sancito anche dall'ordinamento dell'Unione europea e ribadito dalla legge delega n. 86 del 2019, che, tra i princìpi e i criteri direttivi, prevede, non a caso, il riconoscimento del principio della specificità dello sport e del rapporto di lavoro sportivo, come definito a livello nazionale e dall'Unione europea, nonché del principio delle pari opportunità,Pag. 6 anche per le persone con disabilità, nella pratica sportiva e nell'accesso al lavoro sportivo, sia nel settore dilettantistico, che nel settore professionistico.
Nel dilettantismo si presume il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa al ricorrere di condizioni che sono chiaramente predeterminate – vale a dire un monte ore e il coordinamento sotto il profilo tecnico sportivo, in osservanza dei regolamenti sportivi – e viene eliminata la presunzione di lavoro subordinato per le collaborazioni organizzate dal committente.
La scelta tra prestazione subordinata, autonoma, o collaborazione coordinata e continuava non è lasciata alla sola autonomia delle parti, con forti rischi di abusi e di contenziosi conseguenti, ma vengono indicati dei criteri per indirizzare verso una scelta coerente con lo svolgimento concreto del rapporto, tenendo conto della indisponibilità del tipo negoziale, sia da parte del legislatore sia da parte dei contraenti individuali, secondo l'insegnamento della Corte di cassazione.
Come detto, non ricorre nell'area del dilettantismo il potere direttivo proprio del datore di lavoro nell'ambito del contratto di lavoro subordinato, che caratterizza il mondo del professionismo, quanto un potere di coordinamento caratterizzante le collaborazioni coordinate e continuative, che valorizzano il concetto di libertà nello svolgimento della pratica sportiva e meglio si adattano alle caratteristiche e specificità dello sport dilettantistico.
L'attuale impianto normativo va apprezzato perché offre certezze su chi è lavoratore sportivo e sul conseguente inquadramento, ma soprattutto perché farà emergere dalla terra di nessuno chi lavora nel mondo del dilettantismo, senza perdere di vista la necessità di preservare sostenibilità economica al settore.
Come si apprende dalle relazioni che accompagnano il decreto, solo per un ridotto numero di collaboratori, che coincide con la fascia di reddito più elevata, vi sarà un contenuto incremento a carico degli enti sportivi, che, a ben vedere, è però bilanciato sul piano economico da significative semplificazioni, come quelle che verranno realizzate attraverso il registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche.
Come previsto dal decreto legislativo n. 39 del 2021, che è in applicazione dal 31 agosto 2022, il registro sostituisce a tutti gli effetti il precedente registro presso il CONI e diviene il perno dell'intero mondo dello sport, sotto la direzione del Dipartimento per lo sport, sommando al ruolo di mero certificatore dell'effettivo svolgimento di attività sportive anche funzioni di regolazione e semplificazione. In particolare, il registro deve assolvere, con apposite funzioni telematiche all'uopo realizzate, ad alcuni adempimenti previdenziali ed assistenziali connessi al rapporto di lavoro nell'area del dilettantismo, le comunicazioni al centro per l'impiego, la tenuta del libro unico del lavoro, le comunicazioni mensili all'Istituto nazionale della previdenza sociale riguardo ai contratti di Co.Co.Co., che potranno essere assolti attraverso il registro.
Proprio in questi giorni stiamo lavorando, insieme al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, l'INPS, l'INAIL e Sport e Salute, alla definizione dei relativi protocolli informatici.
Qui mi fermo un attimo per un altro inciso, che riguarda proprio il tema del registro sportivo e anche dell'interoperabilità di questo registro, come di tutte le banche dati nel mondo dello sport, che – così come ho avuto modo di dire intervenendo in altre Commissioni riunite, quando ho presentato le linee programmatiche del mio mandato – credo che invece debbano essere aperte, debbano poter dialogare tra loro e, soprattutto, ce ne debba essere soltanto una. Si avverte l'esigenza del CONI di poter utilizzare, per quanto di sua pertinenza, il registro, ma io penso che sia più utile, coerente e anche funzionale di un sistema che operi in modo adeguato ed efficiente, che la banca dai sia una, quindi che il registro sia uno, che sia interoperabile e che il CONI partecipi attivamente, attraverso delle forme che saranno pattuite, all'inserimento dei dati, piuttosto che all'utilizzo dei dati per le attività istituzionali. Preferisco immaginare una semplificazione, piuttosto che una duplicazione di registri, piuttosto che di istituti di medicina dello sport, piuttosto che di scuole dello sport, piuttostoPag. 7 che di società di servizi di carattere sportivo che provengono dal Governo, piuttosto che di strutture a livello territoriale. Quindi un concetto di collaborazione, che dovrà trovare un suo equilibrio attraverso una più puntuale definizione e attribuzione delle funzioni, quindi con il senso della differenza dei ruoli e del rispetto dei ruoli – piuttosto che della contrapposizione tra ruoli – che appartengono allo stesso perimetro della funzione pubblica dello sport, al di là poi delle sue espressioni anche privatistiche e professionistiche.
Tutte queste semplificazioni riducono i costi a carico di associazioni e di società dilettantistiche – almeno secondo noi così è, e pensiamo di poterlo dimostrare anche nel confronto con questi organismi – e anche degli organismi sportivi in funzioni basilari, come il riconoscimento ai fini sportivi dell'affiliazione. Di questo, di fatto, avevo già parlato.
Non solo. Il registro rende compatibile il mondo dello sport con il terzo settore.
Qui ancora un inciso. Mi sembra evidente che, nel rispetto delle specificità, anche qui non si moltiplichi la funzione dei registri. Io credo che potremmo, con il terzo settore, trovare un punto in comune, che consenta di avere il registro unico a sezioni, che metta in condizione anche gli operatori di non dover duplicare le proprie adesioni ai registri. Credo che il terzo settore, inevitabilmente, ricomprenda attività sociali in senso stretto e attività sportive che sono sociali alla stessa maniera. Non voglio semplificare il quadro, ma preferirei immaginare anche qui un gioco armonioso di collaborazioni, piuttosto che la duplicazione degli sforzi. Io direi invece di concentrare gli sforzi per rendere, anche in questo caso, il registro ancora più efficiente ed efficace, dentro il perimetro dell'impegno sociale, che l'uno e l'altro devono poter rappresentare.
Ritengo che il registro debba essere comunque strumento al servizio dell'attività motoria e dell'attività sportiva svolta in qualsiasi forma, non necessariamente riconosciuta ed organizzata da istituzioni ufficiali o connotata da spirito agonistico, ma da chiunque praticata, agonista o amatore, tesserato o non tesserato, dilettante o professionista, che abbia come obiettivo: l'espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica; lo sviluppo delle relazioni sociali e l'ottenimento dei risultati in competizioni di tutti i livelli, anche la competizione con se stessi, che a volte è la migliore competizione con la quale misurarsi; il miglioramento della singola persona e non soltanto nel rapporto competitivo con gli altri, come si precisa, peraltro, nella definizione normativa di sport; fino ad arrivare a funzioni che possono essere estese al settore dell'impiantistica, con finalità di mappatura e controlli al PNRR.
Ancora una volta voglio dire anche a queste Commissioni, anche se il tema può sembrare laterale, che anche il censimento degli impianti sportivi, così come le banche dati sui tesserati, viaggiano in splendida autonomia, ignorandosi in modo disarticolato e non interoperabile; quindi, secondo me, perdiamo anche la capacità di una relazione tra questi elementi, non solo di una rappresentazione armoniosa dei vari livelli, ma anche rispetto alla possibilità di utilizzare queste banche dati a livello statistico e a livello di pianificazione degli interventi necessari, per esempio, per migliorare la qualità delle infrastrutture, per coprire territori non coperti da offerta infrastrutturale. Penso peraltro al tema delle palestre scolastiche, che ritengo una delle tante questioni sulle quali dobbiamo intraprendere un percorso, che sarà anche di vent'anni, ma che deve produrre effetti quotidiani. Anche l'utilizzo della banca data dei tesserati nel massimo rispetto della normativa sulla privacy è volto a cercare di soddisfare le esigenze, tenendo un monitoraggio costante sul livello di qualità dei servizi e quindi sull'apprezzamento dei servizi da parte dei tesserati stessi.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA VII COMMISSIONE
FEDERICO MOLLICONE
PRESIDENTE. Do la parola ai deputati che intendano intervenire. Prego, onorevole Perissa.
MARCO PERISSA. Intanto grazie, presidente Mollicone, presidente Rizzetto e signorPag. 8 Ministro. A beneficio dello svolgimento dei lavori, gli interrogativi presentati nella richiesta di audizione sono stati abbondantemente esauriti nella relazione o chiariti nel corso delle precedenti o del confronto istituzionale. Per cui non ho domande rispetto alle cinque che lei ha citato.
Faccio pertanto un intervento relativamente breve, cercando di essere molto sintetico. Con nessuna sorpresa, devo dire la verità, mi trovo a condividere non soltanto i contenuti dell'intervento, ma anche la capacità che il Ministro ha dimostrato di entrare in profondità, di fare alcune analisi meritorie. La settimana scorsa mi ero trovato a sostenere, come Fratelli d'Italia, il Governo, forse era un Governo di lavoro e di buon senso, che aveva a cuore le questioni, però non da un presupposto ideologico, bensì guardandole proprio sugli elementi della concretezza. Quindi, per quello che vale, il plauso che rivolgo all'intervento che ho ascoltato è, sì, per la condivisione dei contenuti, ma anche per la sua capacità metodologica di entrare negli approfondimenti di merito e cercare di costruire risposte concrete: non avevo dubbio, come avevo detto in precedenza.
Con un principio di leale collaborazione, ho proposto questo ciclo di audizioni, per cercare di costruire un luogo che fosse istituzionale, per dare la degna rappresentanza a tutte quelle sollecitazioni che il Governo riceve, come anche noi riceviamo nell'esercizio della nostra funzione parlamentare. Tengo a precisare – poiché parlo prima degli altri colleghi – che non c'è nessuna intenzione da parte di Fratelli d'Italia di utilizzare questo ciclo di audizioni per trovare le scuse per cercare di convincere il Governo a rinviare l'entrata in vigore della riforma sul lavoro sportivo. L'intendimento è chiaro ed è ampiamente condiviso tra Fratelli d'Italia e Governo, sia per le vie informali e, da oggi, anche per quelle ufficiali: è nostra ferma intenzione andare a riconoscere tutti i diritti dei lavoratori sportivi, questa importante evoluzione del sistema sportivo a lungo attesa, entro le scadenze che il Governo ha indicato, cercando di fare il massimo in questo tempo per renderla più sostenibile possibile.
A tale proposito, sempre nel principio di leale collaborazione, come Fratelli d'Italia abbiamo richiesto a Sport e Salute la possibilità di quantificare il reale impatto economico dell'entrata in vigore di questa riforma, perché, nel corso dei mesi precedenti, sono arrivate indicazioni numeriche molto diverse. Siccome il Governo si era reso disponibile ad offrire una copertura economica pro tempore, almeno per i primi anni, dall'entrata in vigore della riforma, abbiamo ritenuto opportuno chiedere a Sport e Salute una quantificazione vera, per avere una coerenza tra le risorse che il Governo domani dovesse trovare e il fabbisogno che questa riforma va a generare.
Va detto anche che, dall'inizio di marzo, è stato avviato presso Fratelli d'Italia un tavolo di consultazioni più ristretto, con l'ordine dei commercialisti, l'ordine dei consulenti del lavoro, l'ordine dei tributaristi e alcune associazioni di categoria lato gestori, per mettere la Commissione in condizione di avere una serie di elementi pratici da sottoporre all'attenzione del Governo nei tempi previsti, su tutto quello che riguarda l'aspetto tributario e gestionale della nuova normativa sul lavoro sportivo. Sul fronte tributario, in particolare, c'è un aspetto molto importante che ci è stato segnalato diverse volte, che riguarda i cosiddetti contributi silenti, che potrebbero essere una forbice abbastanza ristretta come platea di riferimento. Da un lato, abbiamo una circolare INPS che definisce in circa 16.900 euro annui il compenso minimo necessario perché i contributi che vengono versati possano essere considerati in dodici dodicesimi, e al di sotto di quella cifra verranno considerati su quattro dodicesimi. Questo potrebbe generare il rischio di costruzione – mi passi il termine, mutuato da una crisi storica che abbiamo già passato come sistema paese – di esodati del sistema sportivo, pochi, ma non per questo non altrettanto degni delle opportune attenzioni.
Sempre come Fratelli d'Italia, abbiamo fatto in modo di iniziare, con la volontà di dare supporto attraverso il lavoro della Commissione e poi al Governo, un dialogo informale con l'INPS, per cercare di capire. Per esempio, la nostra idea, ed è anche quella che sottopongo, era di provare a immaginare Pag. 9la costruzione di un fondo previdenziale speciale per il sistema sportivo, che magari, sul presupposto contributivo, potesse riconoscere il versato a chi l'aveva versato, maturati determinati requisiti. Questo è uno spunto di riflessione che ci sentiamo di sottoporre perché può dare maggiore sostanza a quell'architettura di cui diceva prima.
Questi erano i passaggi che sentivo l'obbligo di condividere, anche per vie formali, oltre che per le vie brevi.
Arrivo infine alla mia domanda, anche se, in realtà, lei ha già anticipato la risposta su quella che noi ritenevamo essere una esigenza necessaria, cioè il coinvolgimento formale delle parti sociali, attraverso l'istituzione di un tavolo. Se è possibile, la nostra sensibilità ci porterebbe a dire di coinvolgere il Ministero del lavoro e, in una fase almeno di dialogo preliminare, anche il Comitato olimpico italiano e il Comitato paraolimpico italiano. Come lei sa, purtroppo, le parti sociali non sono rappresentative del sistema sportivo, gli aspetti datoriali vengono rappresentati adeguatamente dai soggetti che se ne occupano nel sistema sportivo, ma a titolo privatistico, senza forme di riconoscimento pubblico. Quindi, andare a coinvolgere in un processo di confronto che porti alla determinazione di parametri minimi, al di sotto dei quali non è possibile scendere per l'applicazione dei contratti nazionali, quando sarà opportuno e necessario applicarli, secondo noi è una proposta. La domanda era inerente a questo tipo di iniziativa che stavamo proponendo circa l'eventuale disponibilità ad immaginare un tavolo di concertazione ampio, dove prevedere lavoro e sport, CONI e CIP, con il coinvolgimento delle Commissioni, almeno in una fase preliminare di confronto, per capire in che direzione andare.
Per il resto, siamo prontissimi a rispettare la scadenza del 1° luglio, al lavoro tutti i giorni, tutte le settimane, perché è un impegno che il Governo ha preso con la piena consapevolezza che Fratelli d'Italia su questa scadenza non avrebbe mai accettato una deroga, ma che al contempo avrebbe lavorato duramente tutti i giorni per rispettare i termini della deroga, senza tralasciare nessuno degli aspetti, anche quelli apparentemente più marginali.
MAURO BERRUTO. Grazie Presidente, grazie Ministro.
Se mi è permesso, partirei con un piccolo intervento sull'ordine dei lavori che nasce dal 16 febbraio scorso, quando abbiamo audito il presidente Cozzoli. Chiamiamole regole di ingaggio e mi rivolgo a voi, Presidenti di queste Commissioni riunite: credo che – proprio come significato ultimo delle audizioni che facciamo, che sono molto numerose – gli ottanta e più soggetti che abbiamo indicato da audire meritino il rispetto di essere ascoltati, ovviamente, e poi di essere interrogati rispetto a domande puntuali. Allora mi rivolgo a voi, Presidenti, perché l'amico onorevole Perissa, nella scorsa occasione, ha fatto un intervento di quattordici minuti e venti secondi, che è un po' un comizio. Quindi, l'onorevole Perissa mi può dire in Transatlantico, senza problemi, le cose che Fratelli d'Italia può fare meglio del PD o le sue opinioni personali. Quando siamo in audizione, ascoltiamo i soggetti auditi e rivolgiamo domande puntuali, aspettando le loro risposte.
Detto questo, per essere coerenti con quello che ho detto, vado con le domande puntuali.
Ringrazio il Ministro e condivido completamente la sua relazione. Non è un segreto, e credo che sappiamo bene che ci siano ancora forti tensioni, chiamiamole così, intorno a questa legge, grosse spinte affinché ci sia un ulteriore rinvio. Registro con grande piacere che la posizione di Fratelli d'Italia sarà quella di rispettare la data del 1° di luglio: questo, oltre a farci estremamente piacere, ci trova allineatissimi su questo punto.
La mia prima domanda, quindi, è la richiesta di tenere il punto sul 1° luglio 2023, dopo la ragionevole differenziazione fra quella che è la legge sulla riforma del lavoro e quello che è il vincolo sportivo. Forse, uno degli errori è stato tenere insieme queste due cose. Quindi ottima questa presa di posizione che parte dal presupposto che il 1° di luglio, finalmente, quella dignità di cui lei stesso parlava e che nella mia persona ho sentito mancare per tanti anni, nella mia carriera di allenatore, sarà rispettata.Pag. 10
La seconda domanda è riferita a queste tensioni e a queste paure che circondano un po' l'entrata in vigore della norma. Ce lo ricordava anche il presidente Cozzoli nella scorsa audizione: si avrà un impatto economico. Io non voglio sottovalutare alcun tema e alcun dettaglio: tutti i dettagli sono importanti e noi abbiamo votato a favore proprio perché si possono migliorare quegli aspetti che magari sono migliorabili. Tuttavia, non c'è dubbio che, mettendo l'orecchio sul territorio, il grosso timore delle associazioni sportive dilettantistiche e delle società sportive dilettantistiche sia quello dell'impatto economico. Quindi, la seconda domanda è riferita al fatto che lei, Ministro, credo che troverà in tutti i decreti da qui a venire un mio ordine del giorno che inviterà il Governo a costruire un fondo per attutire l'impatto del costo del lavoro che dovranno sostenere le associazioni sportive.
La terza domanda riguarda il registro. Ho molto apprezzato il dettaglio con cui lei ha presentato quello che sta succedendo intorno al registro. Condivido totalmente, anche in questo caso, da uomo di sport, che parte dalle statistiche e dai numeri, il fatto che ci possa essere un registro unico e che sia interoperabile, perché è fuori discussione che sia più efficace. La domanda è: lei ritiene che il 1° di luglio 2023, vista la funzione fondamentale che avrà il registro per poter fare partire la macchina, il registro sarà pronto?
La quarta e ultima, è la stessa domanda che ho fatto al presidente Cozzoli. Proprio in virtù di questi grandi timori che vengono qualche volta anche agitati e sventolati in maniera un po' strumentale sul territorio, alle società, le chiederei di immaginare una comunicazione istituzionale, naturalmente che tenga insieme il Ministero e Sport e Salute, proprio per raccontare la verità rispetto a questa riforma, soprattutto la differenza enorme che c'è fra questa riforma dopo i correttivi e la sua prima versione, che era quella che tantissimo aveva spaventato perché evidentemente non era stata scritta bene, su questo non ci sono dubbi, aveva fotografato con la stessa fotografia un territorio che è molto diverso: dall'oratorio alla serie A di pallavolo. Quindi chiediamo e siamo pronti a sostenere questa azione di comunicazione istituzionale, che racconti esattamente nel dettaglio quello che sarà l'impatto e come questo impatto verrà affrontato, così come le incombenze burocratiche legate all'attività del registro. Grazie.
GAETANO AMATO. Grazie, Presidenti. La mia, più che una domanda, era un invito ad una riflessione. Io guardo l'aspetto pensionistico di questi lavoratori. Venendo dallo spettacolo, faccio presente che non sempre un lavoratore dello spettacolo riesce a raggiungere i contributi minimi, il numero di giornate minime per accedere alla pensione, perché spesso, anche per quanto riguarda il lavoro sportivo, manca la continuità: non c'è una continuità annuale. Quindi io farei una riflessione sul numero di contributi minimi, più che alla cifra, perché c'è chi a quella cifra non ci arriverà mai se, invece di mille euro al mese, ne guadagnerà 500 euro, magari come rimborso. Se non potrà arrivare a quella cifra, non arriverà mai alla pensione. Secondo me dovremmo riflettere sulle cifre minime per l'accesso alla pensione. Per esempio, per lo spettacolo occorrono vent'anni per poter andare in pensione prima dei sessantasette anni, ma non sempre ci si arriva. Nessuno fa più le centoventi giornate lavorative; in teatro, una volta, si facevano centoventi giornate, ma adesso se si fanno due mesi di tournée è già tanto. Quindi c'è molta gente che arriva a sessant'anni, a sessantacinque anni senza aver maturato i minimi per la pensione.
La mia preoccupazione è che anche nel campo sportivo possa accadere questa cosa, e quindi inviterei tutti quanti noi a riflettere su questo. Grazie.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, lascio la parola al Ministro per la replica. Prego.
ANDREA ABODI, Ministro per lo sport e i giovani. Grazie, Presidente.
Valutazione di impatto economico della riforma. Mi auguro che dalle prossime volte questo sforzo sarà fatto prima della riforma, altrimenti rischiamo semplicemente di prendere atto: cosa sempre utile perché le consapevolezze, anche ex post, aiutano eventualmentePag. 11 a correggere il tiro; però, metodologicamente, credo che per tutti i fattori socialmente rilevanti e anche dove c'è – non è questo il caso – un finanziamento, un investimento pubblico, la valutazione di impatto debba essere ex ante, e valutare nel durante l'effettivo impatto della riforma.
Il fondo speciale del sistema sportivo, secondo me, è un obiettivo da perseguire. Credo che il sistema abbia la dignità e la centralità necessarie per poter chiedere uno strumento di questa natura. Faremo un lavoro comune per interloquire con gli organismi preposti perché questo si possa configurare, fermo restando che immagino che la prima risposta sarà: «cercate di mettervi insieme a qualcuno»; vediamo di capire se riusciamo a creare sezioni che abbiano regole diverse, perché esistono anche i comparti, non è necessario dare vita a un nuovo fondo, ma probabilmente a un comparto sì. Questo verrà fatto perché credo che ci siano anche le condizioni, fra un po' anche costituzionali, che consentiranno di vedere il tema sportivo in modo meno sportivo e in modo un po' più strutturato, nel rispetto dello sport.
Il coinvolgimento delle parti sociali. Come ho detto nel mio intervento, abbiamo già iniziato ad imbastirlo e devo dire che, per certi versi, mi ha un po' stupito che i sindacati siano rimasti sorpresi della nostra capacità e della nostra volontà di incontrarci. L'abbiamo già fatto, perché il tema merita un confronto con i sindacati, ma non il Ministro con il Dipartimento e i sindacati, ma il Ministro con il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio, il CONI, il CIP e Sport e Salute.
Torno alle considerazioni dell'onorevole Berruto. Questo deve comunque produrre degli effetti compatibili con la tempistica perché altrimenti, ancora una volta, rischiamo di dire che è troppo tardi. Tutto questo lavoro, anche un decreto correttivo, eventualmente, che recepisca quanto discuteremo insieme, deve poter essere chiuso – voi conoscete molto meglio di me le tempistiche – entro il mese di aprile, se vogliamo non avere contraccolpi per il 1° luglio, che sarebbero veramente inopportuni. Quindi cercheremo di avere una tempistica incalzante.
Sono convinto che questa indagine conoscitiva ci consentirà di recepire nei tempi utili tutte le indicazioni che cercheremo poi di valutare anche negli impatti. Ci saranno cose che non riusciremo a fare evidentemente, perché per noi la sostenibilità della riforma è parte integrante, se non prioritaria, della dignità che questa riforma deve avere perché possa essere apprezzata; altrimenti, rischiamo di creare meccanismi di asimmetria che mettono in difficoltà l'impresa: torniamo alla logica e naturale relazione che devono avere l'impresa e il lavoro.
Quindi mi auguro che il vostro impegno ci consenta, entro il mese di marzo, di avere le informazioni, anche con aggiornamenti progressivi, sempre aspettando la fine dell'indagine: per noi è fondamentale avere indicazioni da parte vostra.
Sull'impatto ASD e SSD, di cui parlavano sia l'onorevole Perissa che l'onorevole Berruto, devo dire che qualche cosa, che forse è ancora preliminare, lo abbiamo, perché nel corso dei lavori preliminari, è stata fatta una valutazione da chi ha lavorato prima di noi. La forchetta tra il 7 e il 9 per cento dell'impatto reale sulle imprese, o meglio, nel rapporto tra imprese e lavoratore, un terzo e due terzi – con un 82 per cento che, di fatto, non è impatto – al netto che quello che cercheremo di fare, è alimentare un fondo che ammortizzi l'impatto stesso nell'ambito del primo periodo di attuazione. Quindi mi auguro che riusciremo a conquistarci spazi finanziari per alimentare una defiscalizzazione degli oneri sociali entro i cinque anni; ancora non ci siamo, però. Io chiederò anche la collaborazione del Parlamento, perché questa è una partita che, anche da quello che ho riscontrato oggi, ma non soltanto, ci mette tutti nella condizione di convergere su una posizione comune. Non vedo divaricazioni, e questo è confortante, un po' lo sport lo ispira, ma questa misura ancora di più, perché si avverte la necessità non soltanto dell'attuazione della riforma, ma anche e soprattutto della migliore attuazione di essa, che passa anche per ammortizzatori finanziari che limitino l'impatto sugli aspetti fiscali e sugli aspetti tributari. Poi troveremo il modo di confrontarci nello specifico.Pag. 12
Registro unico entro il 1° luglio? Sì, altrimenti sarebbe la negazione di quello che ho detto, e quindi lo prendo come impegno, anche se è un impegno comune; devo impegnarmi anche per gli altri che devono collaborare, sennò non sarei qui nella funzione che devo svolgere, non da solo, ma insieme ad una squadra di persone che sta lavorando con grande intensità e con grande efficienza.
Comunicazione istituzionale. È qualcosa che dobbiamo recuperare, o meglio, dobbiamo acquisire, come anche la sistematicità della capacità di spiegare tanto più le cose buone, le cose giuste, perché a volte diamo per scontato che viaggino da sole, e invece non è così. Io sono sicuro che il primo errore che faremo avrà il migliore ufficio stampa in termini di efficienza, perché finirà sui giornali la mia dichiarazione sbagliata, e se facciamo tutti insieme una cosa buona si dà per scontato che sia una cosa buona. Invece, ritengo la comprensione un dovere che sta dentro la riforma stessa, dentro le sue norme, che devono essere diffuse e conosciute. Dobbiamo abituarci anche ad immaginare la collaborazione tra tutti gli organismi sportivi, proprio in termini di divulgazione delle informazioni di servizio.
Lei, onorevole Berruto, ha parlato del Governo e di Sport e Salute. Quest'ultima è una società con le sue autonomie, nel senso che è una società privata a capitale pubblico, è una società per azioni, ma, da un punto di vista operativo, è l'espressione del Governo. Quindi mi auguro che sappia interpretare sempre di più ciò che il Governo, anche con il supporto del Parlamento, indicherà in termini di attività e modalità di attuazione delle politiche pubbliche. Vedrà che ci sarà sempre più gioco di squadra – per tornare ad un tema anche a lei caro – tra il Governo, il Dipartimento, Sport e Salute Spa e, ne sono convinto, anche il CONI. La promozione degli effetti e degli aspetti tecnici di questa riforma sarà un banco di prova.
Onorevole Amato, grazie sempre anche a lei. Aspetto pensionistico. Nella mia relazione ne ho parlato in modo sfumato: non per superficialità rispetto al tema, ma perché è stata una relazione abbastanza sintetica. È del tutto evidente che la dimensione minima che dà accesso a un, seppur minimo, livello pensionistico, è una preoccupazione che abbiamo, come capire come si possa concorrere e in che forma, intanto perché si sappia e quindi si quantifichi, affinché si abbia un orizzonte: occorre trovare il modo perché questa determinazione dei tempi possa servire a far lavorare anche con maggiore tranquillità e minor senso di precarietà.
Penso di avere risposto a tutte le domande.
PRESIDENTE. Ringraziamo il Ministro Abodi per la sua illustrazione approfondita e per le sue repliche puntuali. Grazie e tutti e, insieme al collega Rizzetto, dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 14.35.