XIX Legislatura

Commissioni Riunite (VII e XI)

Resoconto stenografico



Seduta n. 2 di Mercoledì 28 gennaio 2026

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Nisini Tiziana , Presidente ... 3 

Audizione del Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, sul tema dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione (ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento) :
Nisini Tiziana , Presidente ... 3 
Abodi Andrea , Ministro per lo sport e i giovani ... 3 
Nisini Tiziana , Presidente ... 10 
Scotto Arturo (PD-IDP)  ... 10 
Orrico Anna Laura (M5S)  ... 11 
Soumahoro Aboubakar (Misto)  ... 11 
Abodi Andrea , Ministro per lo sport e i giovani ... 12 
Nisini Tiziana , Presidente ... 12 
Abodi Andrea , Ministro per lo sport e i giovani ... 12 
Nisini Tiziana , Presidente ... 13 
Abodi Andrea , Ministro per lo sport e i giovani ... 13 
Nisini Tiziana , Presidente ... 14 
Soumahoro Aboubakar (Misto)  ... 14 
Abodi Andrea , Ministro per lo sport e i giovani ... 14 
Nisini Tiziana , Presidente ... 14 
Abodi Andrea , Ministro per lo sport e i giovani ... 14 
Nisini Tiziana , Presidente ... 14 

ALLEGATO: Documentazione depositata dal Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi ... 15

Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE
DELLA XI COMMISSIONE
TIZIANA NISINI

  La seduta comincia alle 13.40.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, sul tema dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, sul tema dei giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.
  Faccio presente che l'audizione potrà proseguire fino alle ore 14.30.
  Ringrazio, anche a nome del presidente della VII Commissione, onorevole Federico Mollicone, il Ministro Abodi per la sua disponibilità e gli cedo immediatamente la parola.

  ANDREA ABODI, Ministro per lo sport e i giovani. Grazie, presidente. Ringrazio anche il presidente Mollicone e tutti voi presenti. Saluto anche le persone collegate da remoto. Ringrazio per la possibilità di dare un contributo a un tema presente nell'agenda quotidiana delle deleghe che mi sono state affidate, in particolare quella delle politiche giovanili.
  Non soltanto nella logica dell'osservazione del fenomeno, dell'apprendimento degli aspetti quantitativi che non rappresenteranno mai quello che questa dimensione è realmente, dietro le percentuali che abbiamo visto anche nella documentazione sulla quale lavoriamo ogni giorno, che è figlia anche di indagini, di analisi e ricerche, questi numeri e queste percentuali noi le vediamo come persone. Sono persone senza volto, che molto spesso, non per loro responsabilità, si trovano in una condizione di anonimato sociale che evidentemente ha bisogno di sostegno, di supporto, ha bisogno di opportunità, ha bisogno anche di ripristinare un meccanismo fiduciario che viene meno. Qui non credo sia importante l'attribuzione delle responsabilità quanto la presa di coscienza che dobbiamo continuare a fare qualcosa. Questa giornata nazionale dedicata ai giovani che non svolgono attività lavorative, non frequentano la scuola, non cercano il lavoro è sicuramente una buona occasione per serrare i ranghi e lavorare di concerto.
  Prima di tutto, quindi, garantisco a queste Commissioni, garantisco al Parlamento, come sempre, doverosamente, con convinzione profonda, la piena disponibilità ad andare ben oltre il contributo che posso dare questa mattina, perché prima di tutto stiamo già facendo diverse attività e credo sia molto utile, ma soprattutto necessario, che le attività di ognuno poi trovino un momento di comunione e di collaborazione che è indispensabile per affrontare l'argomento.
  Da questo punto di vista credo sia utile che queste Commissioni sappiano che ho voluto, da più di un anno a questa parte, istituire un gruppo di lavoro permanente con le regioni e le province autonome. Questo consente, per una materia concorrente,Pag. 4 di mettere a fattore comune non soltanto le risorse finanziarie, ma anche la progettualità, considerando gli obiettivi certamente comuni e considerando necessario, indispensabile, utile quantomeno, che le modalità attuative siano affidate anche ai soggetti del territorio. Ciò per evitare sovrapposizioni o percorsi paralleli che poi, alla fine, potrebbero anche sommare l'effetto prodotto, ma, secondo me, quando non si collabora a livello interistituzionale, sia orizzontale sia verticale, il risultato è minore della somma delle componenti che si muovono autonomamente.
  Il contributo che porto è anche un modello di collaborazione che credo si integri perfettamente, oltre che naturalmente, con la collaborazione con il Parlamento, per fare in modo che questo percorso - che porterà, mi auguro velocemente, all'istituzione della Giornata nazionale per il contrasto della inattività giovanile - possa effettivamente produrre effetti anche misurabili, ma soprattutto possa dare un volto a persone senza volto che, purtroppo, vivono questa marginalità per una parte con la consapevolezza di cercare comunque un approdo, chiamiamolo così, che alla fine è anche quello lavorativo, ma, per una parte molto significativa, che non hanno neanche iniziato il viaggio o hanno perso completamente la rotta. Questo diventa fondamentale.
  Sono consapevole che in questa mia relazione parlerò anche delle tematiche inevitabilmente integrate in quella collaborazione orizzontale riguardanti la scuola, e quindi il Ministero dell'istruzione e del merito, e in parte quello dell'università e della ricerca, anche se lì probabilmente ci sono già delle consapevolezze e quindi c'è quella componente di NEET (not in education, employment or training) che cerca, ma non trova, che va comunque sostenuta nell'azione, e poi il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Sono tutti ministeri con i quali noi già collaboriamo. Questo è un altro elemento che porto alla conoscenza degli onorevoli deputati e deputate, perché è un altro elemento del percorso che dovrà essere fatto non tanto per l'istituzione della giornata, quanto per la elaborazione di una strategia e quindi per la nobilitazione di questa giornata che non potrà certamente da sola affrontare e risolvere i problemi.
  Nel lavoro che stiamo svolgendo, al di là delle analisi che abbiamo letto anche noi, che riguardano gli studi ISTAT, Censis, CNEL e di tutti gli organismi che operano nell'analisi dei fenomeni giovanili e anche dei disagi che poi portano a rimanere prigionieri della mancanza di una prospettiva, siamo consapevoli di quali siano i fattori di rischio che entrano a pieno titolo in questo perimetro: il basso rendimento scolastico; le famiglie a basso reddito; le famiglie nelle quali il genitore ha sperimentato e condiviso con la famiglia stessa il dramma della disoccupazione o comunque della precarietà lavorativa; il fatto di crescere con un solo genitore o a volte senza genitori; il fatto di essere persone che abbiamo accolto, che si sono inserite, ma che comunque provengono da altri Paesi e che non sempre hanno quella bussola indispensabile; il fatto di abitare in piccoli centri, nelle zone rurali, dove magari è più difficile avere opportunità, oppure ce ne sono, ma di tipologia che non sempre viene percepita come valore, perché poi le zone rurali hanno dei valori straordinari che possono emergere più di quanto succeda adesso; il fatto di essere persone con disabilità alle quali dobbiamo comunque poter offrire delle opportunità, così come succede in ambito sportivo, che è un fattore certamente utile per l'inserimento o il reinserimento sociale, ma tanto più nella vita, che va ben oltre lo sport.
  Dal punto di vista delle analisi che abbiamo fatto in collaborazione con il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, abbiamo messo a fuoco due elementi principali che caratterizzano questo fenomeno.
  Il primo è una minore presenza sul territorio di giovani rispetto agli altri Stati europei, come conseguenza che si aggraverà, salvo tutte le azioni che stiamo cercando di fare per invertire la tendenza del basso tasso di natalità.
  Il secondo elemento è quello di una difficoltà di accesso al mercato del lavoro, Pag. 5al di là di quello che gli indicatori comunque dicono, che fanno comprendere che c'è una tendenza positiva, ma che noi dobbiamo cercare di sostenere ulteriormente anche agendo sul doppio binario, non soltanto del lavoro, ma della qualità del lavoro, sapendo che sono mutate le condizioni del lavoro e le politiche del lavoro.
  Quello che noi dobbiamo cercare di fare soprattutto è lavorare sui presupposti perché il lavoro possa essere più facilmente intercettabile o i giovani possano essere più intercettabili nel rapporto tra domanda e offerta di lavoro, che ancora mostra asimmetrie significative che sono già state analizzate proprio dai miei colleghi, tutti insieme, in un lavoro congiunto, cioè quello di un maggiore equilibrio tra le qualificazioni necessarie per le offerte di lavoro che vengono prospettate, ma che non trovano poi una corrispondenza e non soltanto per mancanza di volontà, ma a volte per percorsi scolastici che non orientano in modo adeguato.
  Le politiche giovanili, come ho detto, sono il frutto di un indirizzo che io ho dato, che è agli atti, perché segue pedissequamente quella che è stata la mia presentazione delle linee di intervento del mandato.
  Per quanto ci sia sempre margine di miglioramento, quelle linee guida stanno trovando un'attuazione sistematica che, a mio avviso, ha trovato una sua ulteriore consacrazione proprio nel modello di collaborazione interistituzionale, da un lato con i colleghi di Governo e dall'altro in una logica di verticalità con le regioni e le province autonome.
  Per la prima volta abbiamo predisposto un Piano triennale, non era mai successo prima; abbiamo stabilito le modalità di condivisione dei fondi per le politiche giovanili; abbiamo dato più risorse a regioni, province e comuni, e questo modello di collaborazione - che ci vede ogni due mesi attorno a un tavolo insieme a capire come migliorare l'efficacia delle azioni comuni, ma anche delle singole azioni perché siano ricondotte a obiettivi unitari - credo sia di buon auspicio. Non è la soluzione dei problemi che sono complessi, ma è comunque, a mio avviso, una modalità di lavoro e di collaborazione che consente di sentirci davvero tutti dalla stessa parte, perché sono modi anche di interagire con il territorio e con i giovani stessi che, a mio avviso, consentono di ripristinare anche un minimo di fiducia e di speranza, perché non ci sono divisioni, non ci sono sponde diverse sulle quali ci confrontiamo. L'obiettivo è comune: dare opportunità di carattere lavorativo, lavorare sulla formazione e sulla qualificazione, offrire nuove esperienze, consentire un accesso al credito che favorisca, da un lato, l'acquisizione di titoli e, dall'altro, consenta anche di favorire l'autoimprenditorialità e quindi un moltiplicatore di opportunità anche in questo senso, così come supporti alla famiglia e alle politiche che riguardano la famiglia, la genitorialità anche attraverso lo sport, ma non solo.
  Lascerò agli atti la documentazione di ciò che già facciamo proprio in questa logica di collaborazione. Così come ci occupiamo - tutti insieme, per quanto possibile -, anche con la prospettiva di migliorarle, di tutte le forme del disagio giovanile che cerchiamo di affrontare in un'ottica di sostegno e di supporto, proprio tenendo conto di tutti i rischi di carattere sociale che riguardano le devianze, oltre che le dipendenze in tutte le loro articolazioni. Lo facciamo anche utilizzando uno strumento che da strumento di utilità quotidiana è diventato anche potenzialmente, ma sempre più felicemente lo sarà, uno strumento di dialogo.
  Come sapete - perché ne ho parlato anche in altre audizioni, ma posso dare ulteriori aggiornamenti - abbiamo anche noi una Carta Giovani, che è una carta digitale, naturalmente non commerciale, che da un lato offre piccole opportunità quotidiane e dall'altro sta diventando un canale di comunicazione oltre a essere lo strumento attraverso il quale entrare nell'universo del servizio civile, consentendo anche una velocizzazione dei processi di accreditamento e di adeguata verifica delle persone, grazie alla piattaforma PagoPA e all'app IO in particolare. Questo strumento sta diventando un canale di dialogo, perché, nel rispetto della privacy, ci sono più di 3,6 milioni di ragazzi e ragazze che Pag. 6hanno dai 18 ai 35 anni che, utilizzandolo, possono ricevere informazioni che riguardano soprattutto le opportunità di lavoro. Perché faccio riferimento a questo tema? Voi sapete che ho voluto, nella ridefinizione del servizio civile universale, ormai da quasi due anni, prevedere che tutti i concorsi pubblici per posizioni non dirigenziali prevedano una riserva del 15 per cento per chi ha svolto il servizio civile universale.
  Avvertiamo, quindi, l'esigenza – nel gioco di squadra che serve per contrastare, da un lato, la disoccupazione per chi comunque cerca un lavoro, ma in qualche modo di arrivare anche a quelli che non cercano un lavoro – di una sollecitazione rispetto alle opportunità esistenti. A volte, girando per tutta Italia, incontrando veramente migliaia di ragazzi e ragazze, quello che è emerso, alla fine, è che non lo sapevano. Questo non lo possiamo soltanto ricondurre a una responsabilità delle singole persone, ma forse anche alla nostra responsabilità di utilizzare canali di comunicazione, linguaggi, formati che arrivino a destinazione, perché sono convinto che ottimizzando questa modalità di un rapporto che deve diventare anche quasi fisico, quel milione di posti di lavoro può scendere significativamente e nuove opportunità possono nascere grazie all'impegno di tutti, del Governo, del Parlamento e degli enti del territorio.
  Nella rappresentazione sintetica delle attività – chi avrà bisogno di ulteriori informazioni può contare sulla nostra piena disponibilità, doverosa, ma anche con piacere, perché vogliamo condividere tutto ciò che stiamo facendo – parto da «Spazi civici di comunità». È un progetto che, attraverso il coordinamento di Sport e Salute Spa e attraverso lo sport gratuito, consente di affrontare, nei limiti fisici delle risorse disponibili e dei progetti attivati, il tema della dispersione scolastica, della povertà educativa e anche di un primo orientamento al lavoro.
  Stiamo parlando di un coinvolgimento di circa 30.000 giovani tra i 14 e i 34 anni, con più di 160 progetti attivati che vengono affidati poi agli enti del terzo settore, ovvero agli enti di promozione sportiva, agli enti di promozione sociale che collaborano sul territorio.
  Sarà mia cura darvi una mappa di questi centri per capire anche quale sia la distribuzione territoriale.
  La seconda citazione voglio dedicarla a un progetto nuovo: «RIGenerazioni». Ancora una volta è un progetto promosso dal Dipartimento, ma affidato a Sport e Salute Spa. Si parla di età compresa tra i 14 e i 35 anni. È stato pubblicato un bando nelle scorse settimane. L'obiettivo, anche in questo caso, in via complementare rispetto a «Spazi civici di comunità», è di contrastare il disagio sociale attraverso lo sport e tutte le forme del disagio, le vecchie e le nuove dipendenze. Il bando è andato molto bene perché hanno partecipato più di mille realtà che hanno presentato progetti, iniziative formative, culturali, sociali, aggregative e digitali.
  Anche su questo vi manderò una scheda specifica perché abbiamo bisogno che la XI Commissione e la VII Commissione siano aggiornate su queste progettualità che stanno dando dei riscontri importanti, e questo è un indicatore di quanto ci sia bisogno di progettualità che abbiano questa fisionomia. È una modalità per potenziare e ampliare anche i luoghi inclusivi dedicati al protagonismo giovanile. Questo è quello che diciamo tutti, indistintamente, perché sul versante delle dichiarazioni ci ritroviamo, ma io sono convinto che ci ritroveremo anche sul versante dell'azione e della collaborazione. Questi sono luoghi effettivamente fisici per la libera espressione e in qualche maniera per l'autodeterminazione, utilizzando le forme che lo sport e anche le forme ad ampio spettro della cultura e delle arti offrono per attirare, attrarre attenzione e dare dei riferimenti rispetto al vagare senza orientamenti che la società spesso propone o impone e alle quali non sempre c'è un'alternativa.
  Un altro progetto, il terzo, che vi segnalo, che sicuramente conoscete, è il progetto «Rete» che noi sviluppiamo con Invitalia. Il progetto «Rete» prevede che a regime ci sia un hub in ogni regione. Questo non preclude la possibilità che le regioni aprano altri hub, in quella logica di Pag. 7collaborazione che passa per la coprogettazione e la coprogrammazione. Per ora lo abbiamo in sette regioni che sono già attive o meglio sei attive mentre la settima, l'Abruzzo, sta attivando il suo hub: la Sardegna con Nuoro, il Piemonte con Novara, il Veneto con Verona, la Campania con Salerno, la Puglia con Brindisi, la Sicilia con Palermo. Adesso si attiva la settima, l'Abruzzo, con L'Aquila.
  Stiamo definendo, anche se in modo non estremamente veloce come vorrei, le altre sei regioni delle quali mi auguro di poter annunciare l'hub velocemente anche se c'è già un orientamento delle regioni. Abbiamo voluto coinvolgere le regioni che inizialmente il progetto, per come era stato elaborato, non prevedeva, passando direttamente al rapporto con i comuni. Abbiamo aggiunto le camere di commercio, le università e anche le imprese che garantiscono più di mille stage formativi, imprese italiane in Italia e all'estero.
  Le altre regioni sono la Calabria, il Molise, la Basilicata, l'Umbria, le Marche e la Lombardia. Ci auguriamo che a breve manifestino formalmente un interesse anche la Toscana e l'Emilia-Romagna per cercare, entro la prima metà dell'anno, di rappresentare un quadro un po' più articolato delle regioni presenti all'iniziativa.
  Questo progetto è orientato, in un programma di 18 mesi, a offrire ulteriori opportunità di qualificazione, di orientamento professionale proprio dialogando attivamente con università, camere di commercio e imprese del territorio attraverso anche il supporto prezioso e indispensabile delle regioni. Stiamo parlando di lavoro, ma stiamo parlando anche di orientamento all'auto imprenditorialità, perché nell'ambito dei servizi che offre il progetto «Rete» c'è anche il supporto a fare impresa per i giovani ancora una volta dai 16 ai 35 anni. Al momento sono coinvolti quasi 40.000 giovani in questa progettualità.
  Un'ulteriore citazione, per così dire naturale, la dedico al servizio civile al quale, come sapete perfettamente, nella legge di bilancio il Governo ha voluto dare una continuità che non c'è mai stata anche agli investimenti dedicati. Stiamo parlando di circa 1,1 miliardi di euro nel triennio, che si integrano sistematicamente per poter dare continuità. Questa cifra garantisce, una volta esaurito il beneficio del PNRR, a tempo determinato per definizione, di offrire ai giovani tra i 18 e i 29 anni meno un giorno e agli enti che configurano le progettualità, quella continuità indispensabile per dare un senso agli obiettivi che dobbiamo perseguire, che sono, come sapete, di varia natura sociale, orientati al bene comune, per definizione per il servizio civile universale, che noi abbiamo verticalizzato anche fuori da questo perimetro, con i bandi del servizio civile digitale, quello ambientale e quello agricolo.
  Anche per l'accuratezza, indispensabile, relativa alla gestione delle risorse pubbliche, abbiamo aumentato significativamente anche i controlli, per poter essere certi che le missioni affidate ai singoli operatori configuranti i progetti fossero rispettate nell'interesse non soltanto di chi predispone i progetti, non soltanto dei ragazzi, ma anche del bene che deve essere fatto non in modo privato, ma in modo pubblico, per il pubblico.
  Garantiamo ogni anno circa 70.000 esperienze. Abbiamo prodotto, dopo tanti anni di non adeguamento, dei piccoli rimborsi, anche tutta quella componente ISTAT, che credo sia indispensabile. Non è certamente la motivazione per la quale un giovane si dedica al servizio civile. Abbiamo semplicemente adeguato il dato, che adesso arriva a circa 510 euro al mese per 12 mesi.
  Il servizio civile, peraltro - preannuncio ciò che poi dirò in maniera un po' più articolata al termine del mio intervento -, è uno dei pilastri del disegno di legge delega che ho predisposto, che inizia il suo iter con una tempistica, che ci siamo dati, molto stringente, perché non vogliamo perdere la forza di questo strumento, il primo strumento quadro delle politiche giovanili, che si sviluppa su quattro articoli e prevede per i primi due, peraltro, la stretta collaborazione con il Ministro Casellati, perché si tratta di riordino e semplificazione delle norme relative alle politiche giovanili. Saranno oggetto, naturalmente, anche del confronto prima di tutto con le Commissioni Pag. 8direttamente coinvolte, ma poi vi spiegherò perché saranno, invece, coinvolte quasi tutte le Commissioni, nella logica dell'interdisciplinarietà.
  Il servizio civile ha un articolo interamente dedicato, il secondo, in cui prevediamo una serie di semplificazioni e razionalizzazioni finalizzate alla migliore efficacia del servizio civile rispetto alle cose che sono ormai consolidate. È chiaro che questo si combina con le politiche attive del lavoro che riguardano in modo specifico il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ministero con il quale abbiamo già una stretta collaborazione nata in ambito sportivo. Come ricorderete, abbiamo reso onore all'impegno che ci eravamo assunti, di dare seguito alla riforma del lavoro sportivo. C'è stata una collaborazione molto intensa, che ha garantito diritti e tutele a quei lavoratori che non erano assistiti adeguatamente, da profili di collaborazione oggettivamente opachi. Abbiamo avvertito l'effetto economico attraverso la quantificazione del contributo pubblico che il Governo garantisce allo sport, ossia il 32 per cento della fiscalità dell'anno precedente del settore.
  Negli ultimi tre anni questo contributo pubblico del 32 per cento, con un minimo garantito di 410 milioni di euro, si è triplicato, il che vuol dire che abbiamo fatto emergere economie sommerse, come ho detto prima, e siamo riusciti, da un lato, a garantire la sostenibilità del sistema in termini di offerta dei servizi sportivi e, dall'altro, abbiamo tante persone che oggi possono godere di questa tutela, migliorabile sicuramente, ne abbiamo parlato tante volte anche con la VII Commissione Cultura. La collaborazione che oggi si consolida potrà essere fornita anche al lavoro sportivo.
  Specifici programmi di politiche attive del lavoro sono oggetto di confronto costante con le mie colleghe, perché in qualche maniera si incrociano anche con le deleghe del Viceministro Bellucci, oltre che del Ministro Calderone.
  Segnalo, in modo particolare, il programma denominato con l'acronimo GOL (Garanzie di occupabilità dei lavoratori), un programma che punta al reinserimento occupazionale attraverso il corretto indirizzamento nella ricerca del lavoro, con l'identificazione e la qualificazione delle caratteristiche, quelle che vengono chiamate «skills», e dei titoli per poter andare sempre di più verso una relazione stretta tra domanda e offerta.
  Così come mi preme ricordare che nell'ambito delle priorità, soprattutto la priorità numero uno di questi strumenti, ovvero la facilitazione dell'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, nel Piano nazionale giovani, donne e lavoro sono stati stanziati circa 2,7 miliardi di euro per supportare l'occupazione giovanile, ciò in un'ottica, ancora una volta, di interdisciplinarietà, che si rinforzerà con il consolidamento del disegno di legge delega, del quale vi ho dato riferimenti di carattere sommario.
  In particolare, proprio perché c'è uno spazio dedicato alle caratteristiche di quelli che vengono definiti, secondo me in maniera troppo fredda, NEET, rispetto al profilo umano di questa classificazione, tra le linee di intervento di importanza strategica c'è una strategia per i giovani NEET, che è in corso di progettazione, con uno stanziamento di 150 milioni di euro, determinato da azioni che permettono di individuare e intercettare i giovani più distanti dal mercato del lavoro, cioè quelli che proprio non lo cercano, con la logica dell'ingaggio, della sensibilizzazione, che non può che passare non soltanto da princìpi astratti, ma da azioni concrete che vedano una corresponsabilizzazione dei territori, per mettere sempre più in evidenza, in prima linea le opportunità esistenti.
  Con questa categoria di persone la distanza che c'è tra il problema e l'opportunità deve essere molto limitata. Non possiamo tracciare traiettorie di lungo periodo. Poiché ci sono delle opportunità, si tratta semplicemente di sollecitarle, anche per sottrarre questi giovani a quelle che vengono considerate offerte di opportunità illegali, criminali, che non hanno bisogno di titoli: sono molto gratificanti dal punto di vista economico e portano totalmente fuori perimetro non soltanto di legalità, ma di socialità e di umanità.Pag. 9
  Da questo punto di vista, relativamente a questa misura alla quale facevo riferimento, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione con l'INPS, ha progettato la figura di assistente personale per il lavoro in Italia: un'assistenza virtuale, sperimentale, che consente di affiancare gratuitamente i giovani NEET in un percorso di personalizzazione dell'orientamento, della formazione e dell'inserimento lavorativo, sul presupposto che ci sia sintonia tra opportunità e capacità di cogliere l'occasione. È il primo sistema di coaching virtuale alimentato dall'intelligenza artificiale generativa multi-agente, costruito dalla pubblica amministrazione.
  Credo sia un'ottima modalità, per quello che vale la mia opinione, tenendo conto che non mancherà la combinazione di fattori tecnologici e umani. Credo che, per quanto l'intelligenza artificiale possa aumentare il profilo dell'efficacia quantitativa, ci sia bisogno sempre del rapporto fisico, o quasi, con le persone, ed è quello che il ministero sta facendo con i Centri per l'impiego e con tutte le altre attività di orientamento, che si combinano, poi, con le nostre attività, che sono sicuramente – queste sì – poco intelligenti artificialmente e molto sensibili dal punto di vista dell'umanità.
  Presidente, mi dica se sto superando il tempo a mia disposizione perché mi sono dilungato. Chiudo velocemente.
  Ferma restando la relazione - che depositerò agli atti poiché non intendo sottrarre tempo al confronto -, c'è tutto il lavoro che sta facendo il Ministero dell'istruzione e del merito per il contrasto alla dispersione scolastica, con indicatori che non sono definitivamente rassicuranti, ma danno il senso di un inizio di efficacia che viene misurata e che, quindi, è confortante rispetto al fatto di proseguire su questo versante, se è vero, come è vero, che l'abbandono scolastico, che è un fenomeno preoccupante e significativo, sta arretrando. Questo elemento – lo ripeto – non è rassicurante, ma conforta nell'efficacia dell'azione e della collaborazione tra le varie realtà, che sono comunque destinatarie dell'attuazione. Penso ai soggetti che hanno titolarità non soltanto nell'ambito della proprietà del bene immobiliare, ma anche nell'ambito dell'autonomia scolastica, nell'attuazione dei programmi sui territori.
  Voglio chiudere, ringraziandovi per l'opportunità di essere ascoltato e rinnovando la disponibilità a ulteriori confronti sulle tematiche che abbiamo trattato, entrando un pochino nel dettaglio del disegno di legge delega, articolato in quattro elementi principali. Ho parlato della semplificazione. Vorremmo farlo diventare, per quanto possibile, per quanto possa avere anche ulteriori evoluzioni, un testo quadro, un elemento cardine che le politiche giovanili non hanno mai avuto nella storia repubblicana. Sarà il frutto del lavoro e del confronto ai vari livelli.
  Il primo articolo è redatto in stretta collaborazione con il Ministero presieduto dalla collega Casellati, così come il secondo articolo, che riguarda il servizio civile ma che, di fatto, è semplificazione e riordino di una stratificazione normativa che stiamo cercando di razionalizzare in un corpo unico.
  Il terzo articolo riguarda gli strumenti per le politiche giovanili, in particolare utilizzando la chiave della Carta giovani nazionale. Il quarto elemento è la costituzione di un osservatorio, che sarà non soltanto un osservatorio, ma uno strumento di cooperazione, di collaborazione interistituzionale, perché ci sono quasi due terzi dei ministeri rappresentati nel Consiglio dei ministri e tutti gli altri livelli di collaborazione che stiamo applicando ogni giorno, quindi le regioni, le province, i comuni, le realtà che operativamente svolgono la funzione. Questo osservatorio diventerà, fondamentalmente, una cabina di regia operativa, che cercherà di far emergere tutte le opportunità che ogni ministero spesso elabora a beneficio anche dei giovani, che non sempre riescono a emergere nella loro forza propositiva e generativa di risposte.
  Abbiamo bisogno che il Ministero che rappresento costruisca, di fatto, una matrice nella quale continui a gestire ciò che è stato affidato per delega e provi a rendere organica e armoniosa l'attività che porta un beneficio ai giovani in tutte le categorie e le Pag. 10classificazioni che abbiamo fatto dei giovani, partendo da queste due macro-famiglie: quelle che hanno già un orientamento e quelle che hanno bisogno di un sostegno.
  Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie a lei, Ministro.
  Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  ARTURO SCOTTO. Grazie, signora presidente.
  Signor Ministro, la ringrazio per la relazione che ci ha consegnato, dettagliata e ricca di numeri, e per essere qui a confrontarsi con noi.
  Voglio fare una premessa che potrebbe far cadere tutta la discussione, che mi pare appassioni più l'opposizione che la maggioranza, dal punto di vista delle presenze. Noi siamo, credo, di fronte a un record di istituzioni di giornate nazionali. Questa legislatura li ha battuti tutti: ne sono già state istituite nove e ci sono moltissime proposte di legge che probabilmente andranno avanti, una delle ultime credo di ieri. Francamente, non si comprende la necessità di istituire una Giornata nazionale per il contrasto dell'inattività giovanile. Bisognerebbe costruire una politica per il contrasto all'inattività giovanile, che lei ha illustrato con una serie di numeri.
  Vorremmo capire – questa è la prima domanda – il raffronto rispetto ai precedenti, quant'è il saldo degli investimenti, sapendo che vi trovate a gestire una fase molto faticosa, molto difficile, quella del post-Covid, che chiaramente ha inciso moltissimo.
  Tuttavia, c'è un tema di fondo. Lei cita la natalità, cita il lavoro, pone il tema della qualità del lavoro, ma poi non lo sviluppa. Se non sviluppa il tema dell'assenza di qualità del lavoro cade tutto il castello di carte sul quale si poggia la riflessione di ciascuno di noi sul fenomeno dei NEET.
  Il problema principale si chiama precarietà e bassi salari. Da questo punto di vista, non ha dato alcuna risposta: non per colpa sua, ma perché è il suo Governo che non dà alcuna risposta su questo terreno. Basta guardare i dati: crescono i posti di lavoro intermittenti, cresce il lavoro autonomo, molto spesso mascherato, cresce il ricorso a contratti a termine. Le uniche iniziative sul mercato del lavoro che avete messo in campo sono quelle che hanno contribuito a liberalizzare i contratti a termine, il lavoro somministrato, e potrei continuare.
  È del tutto evidente che questi sono elementi che bloccano e che incidono anche sulla natalità. Aggiungo che è in corso una discussione sui congedi paritari e sappiamo quanto questo incida sulla scelta di fare o non fare un figlio. Quando parliamo di demografia non dobbiamo avere un approccio ideologico. Dobbiamo avere un approccio concreto e la concretezza passa attraverso la stabilità del posto di lavoro e gli strumenti di welfare che vengono attivati. Purtroppo, da questo punto di vista, siamo molto indietro.
  Quindi, la domanda gliela ribalto: lei pensa davvero, signor Ministro, che si possano fare queste iniziative al netto di una profonda bonifica su cosa è oggi il mercato del lavoro in questo Paese, che è diventato una sorta di supermarket?
  Ovviamente – lei lo ha detto e io lo condivido – ci troviamo di fronte a una generazione a cui non viene data molto spesso la spinta, a cui viene negata molto spesso un'idea stessa di futuro, dove molto spesso ti viene data una pacca sulle spalle, ma è difficile trovare un accesso al credito, è difficile trovare una casa in affitto. A proposito: magari potreste rifinanziare, visto che non lo avete finanziato nel corso degli ultimi quattro anni, il Fondo affitti. Quelle sono politiche giovanili attive.
  Proprio per questo, proprio perché dobbiamo dare coraggio a questa generazione di prendere la parola per dire come la pensa, visto che non dobbiamo dire soltanto noi come la pensiamo, io una domanda, l'ultima, gliela devo rivolgere. Ho letto le sue dichiarazioni sulla presenza di un cantante alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Non c'entra con l'argomento? C'entra, perché parliamo di giovani e parliamo – come lei stesso ha detto, in realtà come ha Pag. 11detto il Comitato organizzatore dei giochi olimpici invernali di Milano-Cortina – di un cantante che ha un certo seguito tra le giovani generazioni. Le sembra normale che un Ministro possa dire, sostanzialmente: da quel palco non esprimerà il suo pensiero rispetto a un argomento che non condividiamo. Non è così che fate uscire le giovani generazioni dal bozzolo nelle quali sono chiuse, non è così che aiutate le giovani generazioni a prendere la parola e a dire quello che pensano.

  ANNA LAURA ORRICO. Grazie, presidente.
  Mi unisco all'ultima domanda posta dal collega Scotto, sottolineando anche dal nostro punto di vista l'inopportunità delle dichiarazioni che lei ha reso rispetto anche alla libertà di espressione, che poi è intrinseca alla natura stessa dell'arte, della cultura. Dal nostro punto di vista, a maggior ragione, se un artista viene invitato a inaugurare le Olimpiadi, la scelta sarà stata fatta con cognizione di causa, non potendogli impedire di dire ciò che pensa.
  Comunque, andando all'oggetto della sua audizione, la ringrazio per la relazione che ci ha consegnato e anche per il resoconto di tante attività, alcune messe in campo già dalla passata legislatura e altre in questa.
  Le domando se, come Ministro, possa valutare l'attivazione di un sistema di monitoraggio e di valutazione dell'impatto concreto che queste progettualità finanziate poi effettivamente realizzano sui territori. Spesso l'impressione che si ha, soprattutto quando si investe nelle regioni del Mezzogiorno, nelle regioni più periferiche, è che si vada a valutare ogni progettualità, ogni rendicontazione semplicemente sul piano amministrativo, delle carte, delle fatture, di quello che è tracciabile, e che i ministeri non scendano sui territori per effettivamente andare a fare una valutazione qualitativa. Sarebbe interessante, soprattutto sul tema delle politiche giovanili, che è trasversale a molteplici ministeri, a molteplici settori di attività, fare quello che spesso in questo Paese non si fa quando si progettano le politiche pubbliche, cioè una raccolta di dati, un'analisi che sia non solo quantitativa, ma anche qualitativa.
  Dietro i numeri che lei citava, anche sulla dispersione scolastica, sa molto bene che ci sono enormi differenze tra Nord e Sud, tra aree urbane e aree interne. Purtroppo, nelle aree del Mezzogiorno, nelle zone periferiche delle nostre città e nelle aree interne il dato della dispersione scolastica, sia implicita che esplicita, è molto alto, arriva addirittura al 14-15 per cento. Le pongo, quindi, questa domanda.
  Le chiedo anche – questo è un elemento che è emerso nelle audizioni che abbiamo condotto rispetto alla proposta di legge per istituire la Giornata nazionale del contrasto al fenomeno dei NEET – se attualmente, come ministero, si stiano studiando azioni, interventi mirati, al di là di questa strategia che lei ha citato, outreach, ancora in fase di progettazione, se ci sono già idee chiare su come raggiungere quei giovani che sono lontani da qualunque centro, che vivono in aree a fortissimo spopolamento e che, di fatto, hanno perso le scuole e i centri culturali, per cui tutto diventa veramente difficile. Peraltro, spesso la mancanza di volontà di cercare opportunità di formazione, di lavoro o di studio nasce proprio dall'isolamento e dall'assenza dello Stato, ahimè, in questi territori.
  Grazie.

  ABOUBAKAR SOUMAHORO. Vorrei anzitutto ringraziare il Ministro per la condivisione di questa relazione. Oggi abbiamo una questione di tempo, ma quando parlo di tempo mi riferisco alla velocità del tempo, con cui oggi tutti noi dobbiamo confrontarci, ma non tutti hanno gli strumenti per affrontare questa velocità. In particolar modo mi riferisco ai nostri giovani, che oggi sono l'oggetto di questa nostra discussione e, quindi, audizione, se non dell'intervento del Ministro e dei colleghi.
  Tutto il mondo oggi si confronta con una domanda: all'interno dell'attuale contesto di disintermediazione dei rapporti e anche di disintermediazione nella gestione del flusso di ciò che ci arriva, a partire dai social media, all'interno di un contesto dove l'intelligenza artificiale, a sua volta, continua a falsificare, per certi versi, ciò che non è la realtà, ma che si fa percepire come realtà di fatto, stiamo parlando di un tema Pag. 12presente, che ha a che fare con la nostra società. Presso i nostri vicini, in Francia, ma anche in Australia, c'è il tema dell'uso dei telefonini nelle scuole e in che modo si può agire. La fascia di età oggi all'interno di questa nostra discussione a sua volta si confronta con il tema del cyberbullismo e del bullismo, fenomeni che contemplano anche una forma di costrizione del diretto interessato a negare la propria esistenza, e non tutte le famiglie hanno gli strumenti per poterli affrontare. Quindi, parliamo anche qui dei giovani.
  Nella fascia di età tra i quindici e i diciannove anni sono un milione quelli colpiti dal fenomeno del cyberbullismo o, comunque, quelli che sono stati vittime di una qualche forma di bullismo. Le ragazze in questo caso sono maggiormente esposte, sono vittime di questa situazione. Allora, si pone il tema del contesto e se il contesto è quello che è stato individuato, a partire dai dati che il Ministro ha messo qui a disposizione, abbiamo un contesto diverso, dove oggi non si sa chi ha la responsabilità di gestire il flusso delle informazioni e, quindi, anche la circolazione delle stesse informazioni, ovvero i social media. A chi rispondono i gestori, i big player dove oggi i giovani vanno a verificare ciò che avviene a livello mondiale e nazionale rispetto ai canali tradizionali? Parlo, in questo caso, dei quotidiani. I giovani non si recano più presso un giornalaio per comprare un quotidiano. Oggi tutto avviene tramite gli smartphone. Che cosa succede? Chi gestisce? Come andiamo a interagire con questo mondo? Questo è uno dei temi da affrontare. Ho dato una rapida lettura alla relazione del Ministro e penso che questo dovrebbe essere uno dei temi da affrontare nell'ambito dell'istituzione di una giornata, ma direi, a 360 gradi, ogni giorno dell'anno, al fine di accompagnare i nostri giovani.
  Concludo dicendo che ho depositato una proposta di legge proprio su questo argomento, che, se si vorrà approfondire, è ovviamente a disposizione di tutto il Parlamento nonché dei colleghi. Penso che, mai come oggi, chi risponde a ciò che viene diffuso debba essere al centro. È il tema dell'identità digitale: dietro ogni accesso deve esserci un'identità, che deve corrispondere a una persona fisica, con nome e cognome e luogo. Non ne chiedo una schedatura, ma è necessario per una questione di responsabilità verso il futuro del nostro Paese e verso il futuro dell'umanità, entro cui i nostri giovani non vedono confini.

  ANDREA ABODI, Ministro per lo sport e i giovani. Siamo d'accordissimo su questo tema.

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soumahoro.
  Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi, do la parola al Ministro Abodi per la replica.

  ANDREA ABODI, Ministro per lo sport e i giovani. Grazie, presidente e onorevoli deputati. Provo a dare alcune risposte puntuali, facendo tesoro delle osservazioni che sono state formulate e riservandomi di produrre una memoria scritta, anche perché il tempo a mia disposizione non è sufficiente per essere esaustivo. Peraltro, devo giustamente acquisire ulteriori informazioni anche dai miei colleghi, in quanto devo poter rispondere su una materia che è interdisciplinare per definizione, quantomeno quella dell'istruzione e del merito e del lavoro e delle politiche sociali.
  Colgo l'occasione che mi hanno offerto gli onorevoli Scotto e Orrico per chiarire il tema Ghali, dato che è stato rappresentato in modo non adeguato. Secondo me è sbagliato prendere una frase, decontestualizzarla e non rappresentare il reale pensiero, che pochissimi hanno voluto rappresentare. Quella, infatti, non è stata una dichiarazione, è stato un intervento in occasione della presentazione delle attività relative al Giorno della memoria e relative alle politiche di contrasto all'antisemitismo.
  Ero insieme al presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane e al commissario posto alla guida della task force contro l'antisemitismo, Generale Pasquale Angelosanto, e di questo abbiamo parlato. Mi è stata fatta una domanda da un giornalista su Ghali. Che non ci sia censura è evidente e non poteva che essere così. Ghali Pag. 13fa parte di un cast di artisti qualificati e non c'è stato nessun problema per il suo inserimento in questo cast. È stata una libera decisione degli organizzatori della fondazione e del soggetto che ha la responsabilità di organizzare la cerimonia di apertura. Io ho detto una cosa diversa, anche considerando la delicatezza dei temi, della giornata, perché altrimenti diventa contraddittorio e confliggente che io sottovaluti un rischio, che c'è, che non è quello della libera espressione del pensiero ma dell'inopportunità di esprimerlo in quel contesto e su un palcoscenico dove le posizioni politiche di ognuno non sono previste, per la semplice ragione che la cerimonia di inaugurazione risponde a presupposti di valori olimpici, di princìpi olimpici. Non è il concerto di un artista, è un palinsesto di opportunità, dove ogni artista canta la canzone che concorda con l'organizzatore dell'evento e viceversa. Non sarebbe compatibile mettere su quel palcoscenico, in una fase così divisiva, rispetto al linguaggio universale dello sport determinate posizioni, assolutamente legittime e da difendere proprio nella logica della libertà di espressione, perché in quel contesto confliggerebbero con lo spirito di comunione che è proprio dello sport. In quel contesto lo sport esprime i suoi valori umani universali. Oggettivamente ci sono situazioni dolorose che rischiano di diventare su quel palcoscenico, che rappresenta una vetrina a livello mondiale, un motivo di ulteriori conflitti e inasprimenti del confronto. Questo è quello che ho detto. Se si prende tutta la risposta, in queste parole ci si riconosce.
  Il tema è se si vuole aprire un dibattito strumentale su questo tema. Anzitutto non c'era nessuna voglia di dire: tu non canti. Del resto, non ne ho titolo. È una convinzione, poiché conosco le regole di ingaggio del Comitato olimpico internazionale e so che in quel contesto non ci potranno essere occasioni di riproposizione di idee, che, lo ripeto, sono legittime e che difenderemo nella logica della libertà di espressione, ma che in quel contesto sono poco opportune. Come sono state poco opportunamente riportate in quella circostanza, nel Giorno della memoria, che rappresenta la giornata della lotta all'antisemitismo, frutto di posizioni che riguardano le persone di qualunque parte del mondo. Io ho parlato di rispetto e di difesa della vita, quindi ho parlato della realtà, della cronaca, ma mi sono attenuto al contesto nel quale stavamo parlando.
  Credo che il rispetto delle persone che erano con noi e che rappresentavano l'Olocausto, un fenomeno unico nel suo genere e nella storia umana, circoscritto all'esperienza drammatica dei campi di concentramento e dello sterminio di sei milioni di persone, meritasse una posizione come quella che ho espresso, che non è di censura, considerato che ho espresso posizioni di rispetto nei confronti del pensiero di chiunque. Ma ho la certezza che quello non sia luogo di espressione dell'indirizzo personale, perché su quel palcoscenico ci saranno gli artisti, che canteranno le canzoni, canzoni concordate, con i messaggi delle canzoni, evidentemente, ma non libere interpretazioni.
  Spero che queste mie parole chiariscano qual era il mio pensiero e soprattutto chiariscano che ciò che andrà in onda in tutto il mondo non è un evento qualsiasi, non è un concerto di un artista o di una serie di artisti, è la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, con tutti i suoi significati, ai quali ognuno dà una propria interpretazione.
  Vi ringrazio.

  PRESIDENTE. Grazie, Ministro. Quindi, come ha detto, ci farà avere una memoria scritta.

  ANDREA ABODI, Ministro per lo sport e i giovani. Farò avere una risposta puntuale a tutte le domande che mi sono state poste dai tre parlamentari, che mi hanno dato spunti molto interessanti. Ho delle risposte su ognuna delle domande. In alcuni casi avrò bisogno del conforto con dei colleghi, come è giusto che sia, su altri temi stiamo già lavorando, altri sono spunti molto interessanti, a partire dal concetto dell'identità digitale. Come rispondo di ogni cosa che dico, giustamente, così vorrei che anche sulla rete ognuno con una sua identità Pag. 14rispondesse di ciò che scrive. Su questo non c'è dubbio.

  PRESIDENTE. Cedo nuovamente la parola all'onorevole Soumahoro.

  ABOUBAKAR SOUMAHORO. Grazie, presidente. Penso che il Ministro abbia colto che la mia era una riflessione oltre che una domanda, pertanto le chiedo, Ministro, all'interno di una relazione, di rappresentare anche questo tema rispetto a tutto quello che è emerso oggi.

  ANDREA ABODI, Ministro per lo sport e i giovani. Certamente. E in questo caso coinvolgerò anche il Dipartimento che era nato per le politiche antidroga e che adesso sta allargando il suo raggio d'azione a tutte le forme di dipendenza, perché stiamo facendo un lavoro incrociato, coinvolgendo i vari ministeri, a partire dal Ministero per le pari opportunità. Cercherò di essere esaustivo.

  PRESIDENTE. Grazie, Ministro. Grazie per i nuovi progetti che vengono portati avanti. Lei ha detto una cosa fondamentale: la sinergia a livello orizzontale e a livello verticale, che non si può fermare alle regioni, ma deve scendere a cascata e coinvolgere i comuni e gli enti locali che, di fatto, hanno la conoscenza vera dei propri cittadini, coinvolgendo anche gli enti del terzo settore, come già si sta facendo.

  ANDREA ABODI, Ministro per lo sport e i giovani. Anche gli enti di promozione sportiva.

  PRESIDENTE. E anche le famiglie. Questi sono gli attori principali. Le misure certamente aiutano, ma occorre una sinergia a 360 gradi. È un processo lungo, è un processo difficile.
  Bene anche la sinergia con il Ministero dell'istruzione e del merito, con i nuovi percorsi scolastici perché, come hanno detto anche i colleghi, i ragazzi devono essere attirati e anche i social media possono essere uno strumento positivo, da andare a captare con le politiche attive, con i nuovi strumenti per i giovani. Bisogna cercare di utilizzarli in positivo, perché tanto i giovani usano i social media, è il loro mondo. Certo, se ne può limitare l'uso, ovviamente durante l'orario scolastico c'è il divieto di utilizzo dei cellulari, però in quelle finestre di tempo nelle quali i giovani utilizzano il cellulare, a casa o nel tempo libero, la presenza di informative e informazioni, ovviamente portate avanti con un linguaggio più adatto ai giovani, può essere un aiuto per intercettare quei numeri che, come ha detto lei, non hanno volto.
  Grazie, quindi, per questa sinergia, che è importante e indispensabile.
  Ringrazio il Ministro per il suo prezioso contributo e, autorizzando la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna della documentazione da egli depositata (vedi allegato), dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 14.45.

Pag. 15

ALLEGATO

Pag. 16

Pag. 17

Pag. 18

Pag. 19

Pag. 20

Pag. 21

Pag. 22

Pag. 23

Pag. 24