Sulla pubblicità dei lavori:
Mollicone Federico , Presidente ... 3
Missioni e sostituzioni:
Mollicone Federico , Presidente ... 3
Proposta di legge (Discussione e approvazione): Istituzione del Museo del Ricordo in Roma. (C. 1980 Governo, approvato dalla 7a Commissione permanente del Senato):
Mollicone Federico , Presidente ... 3
Matteoni Nicole , relatrice ... 3
Mollicone Federico , Presidente ... 3
Mazzi Gianmarco , Sottosegretario di Stato per la cultura ... 3
Mollicone Federico , Presidente ... 3 ... 4
Mazzi Gianmarco , Sottosegretario di Stato per la cultura ... 4
Mulè Giorgio (FI-PPE) ... 4
Mollicone Federico , Presidente ... 4 ... 4
Cuperlo Gianni (PD-IDP) ... 4
Mollicone Federico , Presidente ... 6
Orrico Anna Laura (M5S) ... 6
Mollicone Federico , Presidente ... 7
Mulè Giorgio (FI-PPE) ... 7
Mollicone Federico , Presidente ... 8
Votazione nominale:
Mollicone Federico , Presidente ... 9 ... 9 ... 9
ALLEGATO: Ordine del giorno ... 10
Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con L'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE: NM(N-C-U-I)-M;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FEDERICO MOLLICONE
La seduta comincia alle 13.10.
(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che ai sensi dell'articolo 65, comma 2, del Regolamento, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso.
Missioni e sostituzioni.
PRESIDENTE. Comunico che ai sensi dell'articolo, comma 2 del regolamento, i deputati Giachetti e Grippo sono in missione.
Comunico, altresì, che ai sensi dell'articolo 19, comma 4 del Regolamento, i deputati Orfini e Tassinari sono sostituiti, rispettivamente, dai deputati Cuperlo e Battilocchio.
Discussione del disegno di legge C. 1980 Governo, approvato dalla 7a Commissione permanente del Senato: Istituzione del Museo del Ricordo in Roma.
PRESIDENTE. La Commissione avvia oggi l'esame in sede legislativa del disegno di legge C. 1980, approvato dalla 7a Commissione permanente del Senato recante «Istituzione del Museo del ricordo in Roma».
Ricordo che la Commissione ha già avviato l'esame in sede referente e che sulla proposta di legge sono stati acquisiti i pareri favorevoli delle Commissioni I, Affari costituzionali, e V, Bilancio.
Essendone maturati i presupposti, è stato chiesto il trasferimento dell'esame alla sede legislativa, cui l'Assemblea ha acconsentito nella seduta del 15 ottobre scorso.
Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Chiedo alla relatrice se intende intervenire.
NICOLE MATTEONI, relatrice. Signor presidente, rinvio alla relazione già svolta in sede referente, però approfitto per ringraziare tutti i gruppi per aver accettato di portare avanti l'esame del provvedimento in sede legislativa presso la VII Commissione, come è stato fatto anche al Senato, proprio per rimarcare, spero, l'unitarietà di intenti su questo importante disegno di legge voluto dal nostro Presidente Giorgia Meloni e dal già Ministro Sangiuliano, che conferisce una caratura ancora più forte a una pagina di storia d'Italia per troppo tempo dimenticata.
PRESIDENTE. Chiedo al rappresentante del Governo, che saluto, il sottosegretario Gianmarco Mazzi, se intende intervenire in questa fase.
GIANMARCO MAZZI, Sottosegretario di Stato per la cultura. Esprimo un orientamento favorevole sul provvedimento in esame. Grazie, presidente.
PRESIDENTE. Se non vi sono altri ulteriori interventi, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Avverto che sia il relatore che il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.Pag. 4
Ricordo che nella riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, che si è svolta il 23 settembre scorso, i gruppi hanno concordato nel rinunciare alla fissazione del termine per la presentazione degli emendamenti.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo dunque all'esame degli articoli.
Pongo in votazione l'articolo 1.
(È approvato all'unanimità).
Pongo in votazione l'articolo 2.
(È approvato all'unanimità).
PRESIDENTE. Avverto di aver presentato l'ordine del giorno n. 0/1980/1, sottoscritto anche dai deputati Amorese e Matteoni, che impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte a incrementare le risorse destinate alla digitalizzazione degli archivi della memoria della tragedia delle vittime delle foibe e dell'esodo istriano, giuliano e dalmata, anche creando, nell'ambito del Museo del Ricordo in Roma, percorsi esperienziali e digitali e di sostenere l'interazione con iniziative promosse per il Giorno del Ricordo come il Treno del Ricordo.
Invito il rappresentante del Governo a esprimere il parere sull'ordine del giorno n. 01980/1 a mia prima firma (vedi allegato).
GIANMARCO MAZZI, Sottosegretario di Stato per la cultura. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno Mollicone n. 0/1980/1.
GIORGIO MULÈ. Chiedo di poter sottoscrivere, unitamente a tutti i componenti della Commissione del gruppo di Forza Italia, l'ordine del giorno 0/1980/1 in esame.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno 0/1980/1 in esame.
(È approvato all'unanimità).
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale sul disegno di legge in esame.
Ha chiesto di intervenire l'onorevole Cuperlo.
GIANNI CUPERLO. Grazie, presidente, anche per l'ospitalità nella VII Commissione. Noi esprimeremo un voto favorevole all'istituzione del Museo del Ricordo nella città di Roma, e lo faremo consapevoli dell'importanza che ha la memoria quando viene custodita e coltivata al di fuori da ogni logica di tipo parziale, fazioso o strumentale. Mi permetto di aggiungere solo che questo vale tanto più quando ci si addentra, come in questo caso, in una terra, il confine orientale del nostro Paese, che ha conosciuto molte, troppe, pagine terribili di un passato assai doloroso.
Presidente, c'è chi ha detto che gli oceani sono il mare della distanza, che il Mediterraneo è il mare dell'amicizia e che l'Adriatico è il mare dell'intimità. È una bella definizione che però porta a chiedersi se ci si può odiare nell'intimità e purtroppo la risposta è sì, può accadere. Lassù è accaduto. Comprendere le ragioni che hanno reso possibile questo fenomeno è la vera premessa se si intendono ricucire le ferite che hanno sanguinato a lungo, per decenni e decenni alle nostre spalle. Capire le ragioni significa risalire un po' il sentiero e la storia di quella terra martoriata.
Il 10 febbraio del 1947 si firmano i Trattati di pace di Parigi che sancivano il passaggio alla Jugoslavia delle terre istriane, del Quarnaro, di Zara e dunque di un'area contesa e sino a prima della Seconda Guerra Mondiale in larga misura italiana: 300.000 persone, donne e uomini, la quasi totalità della presenza italiana. Tra quelli, 50.000 sloveni e croati furono spinti ad abbandonare case, campi, luoghi della tradizione, della propria vita, delle famiglie. Lo fecero avvalendosi, come voi sapete bene, del diritto di opzione che il Trattato prevedeva con la possibilità di trasferirsi in Italia. Molti lo fecero, questo va detto, va ricordato, anche a fronte delle intimidazioni e delle violenze subite.
Con onestà dobbiamo riconoscere che l'accoglienza da parte italiana, da parte Pag. 5dello Stato italiano, fu tutt'altro che calorosa e si aprì in quel passaggio delicato una ferita della memoria, che fece calare su quella pagina di storia sanguinosa e dolorosa un silenzio angosciante. Perché ci fu questo trattamento? Io credo che pesarono – non lo credo io, naturalmente, o soltanto io, lo affermano gli analisti e gli storici – degli interessi geopolitici. All'epoca la Jugoslavia era un Paese non allineato, che rappresentava una terra di confine, un cuscinetto tra il nostro Paese, l'Occidente, e il blocco sovietico. Pesavano anche gli scambi commerciali che il nostro Paese intratteneva a quel tempo con il regime di Tito. Lo voglio dire con onestà, provenendo da una storia politica ben definita: quel silenzio accomunava i partiti di governo a Roma, nella capitale, e anche l'opposizione comunista a livello nazionale, in quelle terre, che sulle scelte compiute a suo tempo nell'Alto Adriatico aveva cumulato delle evidenti responsabilità. Come si era arrivati a quella condizione? Che cosa era stata la storia di quella regione, di quelle terre, prima di quella data, del 10 febbraio, che abbiamo ricordato? Perché in quel confine, proprio in quel confine orientale si è consumata così tanta violenza, così tanto odio che oggi porta giustamente a ripercorrere le ragioni di quella parabola?
Io penso che la risposta si possa trovare in una formula molto sintetica, come sono obbligatoriamente le formule, però a modo suo profonda. La formula è questa: nella lotta politica può sempre esserci spazio per i compromessi, in quella nazionale no. Il nazionalismo finisce sempre con l'essere il concime per odi e contese che prima o poi sono destinate a deflagrare. Così è accaduto anche in quella pagina di storia.
A ridosso della Prima Guerra Mondiale e prima dell'avvento del fascismo, Trieste faceva convivere una media borghesia dalle tendenze irredentiste filoitaliane, un proletariato internazionalista e un terzo ceppo di popolazione fedele al mito dell'Austria Felix, al mito asburgico.
All'indomani della Prima Guerra Mondiale sarebbe stato il Trattato di Rapallo – era novembre 1920 – a disegnare i confini tra Italia e Jugoslavia, anche se quattro anni più tardi avrebbe provveduto quello di Roma ad annettere lo Stato libero di Fiume previsto sulla carta e impedito dal nascere dell'avvento di Mussolini.
Sono anni molto tormentati, perché il regime fascista individua da subito nel Partito Socialista l'avversario da stroncare per il sospetto di essere il collante con il mondo slavo e con i nostalgici del patronato austriaco viennese. Però, c'è una data da segnare in questa vicenda, presidente, una data che non può essere mai rimossa. Quella data è il 13 luglio del 1920, quando delle squadre fasciste assaltano l'Hotel Balkan, il Narodni dom, la sede delle organizzazioni e associazioni slave della città di Trieste; «slave» vuol dire slovene, croate e serbe. Da qui l'avvio di una lunga più che ventennale persecuzione della minoranza slovena, con spedizioni punitive contro giornali, associazioni, sedi di cooperative, sindacati, case del popolo, parrocchie: 134 edifici incendiati, un centinaio di circoli di cultura, oltre venti le camere del lavoro.
Nell'aprile del 1927 il regime fascista estende all'Alto Adriatico le disposizioni già previste per il Tirolo meridionale. Si tratta della restituzione in forma italiana dei cognomi deformati in passato dalle autorità austriache. È l'avvio di una massiccia italianizzazione forzata, espropriazione dell'identità nazionale della minoranza slovena. Poteva capitare che un cittadino sloveno andasse la sera a coricarsi in casa con il cognome Vodopivec sul campanello di casa e la mattina dopo si risvegliasse con il cognome Bevilacqua.
Il tentativo era quello di sradicare l'identità di un popolo, di una parte di un popolo attraverso il doppio binario, di un'assimilazione delle anime mai scissa da una violenza sui corpi. Il fascismo è stato questo. Lassù, nel confine orientale, il fascismo è stato questo, con vittime di quella stagione repressiva annoverate tra moltissimi cattolici, preti, parroci, vescovi e con l'esplosione dell'antisemitismo in una città, la mia Trieste, che era ricca di una comunità ebraica tra le più radicate e importanti.
Nel 1930, il 10 febbraio, un attentato al quotidiano fascista Il Popolo di Trieste uccise un redattore. Seguirono centinaia di Pag. 6arresti e una condanna a morte per quattro esponenti della minoranza slovena.
Glielo ricordo, presidente, per due ragioni. La prima è che uno di questi attentatori presunti si chiamava Ferdo Bidovec ed era di madre italiana, come peraltro slovena era la madre dell'irredentista Guglielmo Oberdan, a conferma che nelle terre di confine l'esame del sangue nazionalista non vale un granché. I quattro furono fucilati la mattina del 6 settembre del 1930. Quattro anni fa il Presidente Mattarella si è stretto con il Presidente sloveno Borut Pahor davanti al cippo che ricorda quella tragedia.
Poi c'è la Seconda Guerra Mondiale e l'offensiva tedesca sulla Jugoslavia. Le azioni repressive si contrappongono, da una parte e dall'altra. Anche sull'altro lato la repressione non fu meno violenta e spesso sfuggì al controllo delle stesse autorità partigiane. L'uccisione di Norma Cossetto, studentessa istriana, violentata e infoibata nell'autunno del 1943, resta una delle pagine più orribili di quella stagione.
Dall'ottobre del 1943 all'aprile del 1945 opera a Trieste la Risiera di San Sabba. È l'unico campo di sterminio nazista sul territorio italiano.
A maggio del 1945 ci fu l'occupazione jugoslava della città di Trieste. Le forze partigiane jugoslave arrestano tra le 10.000 e le 12.000 persone. L'indicazione è di arrestare repubblichini, fascisti, squadristi delle spie e collaborazionisti agenti dell'Ovra, membri della Decima Mas, delatori di partigiani. Basta una parola, un cenno, per un arresto e per una condanna. È la ragione per cui anche esponenti della Resistenza triestina vengono arrestati e finiscono nelle foibe.
L'esodo da Istria e Dalmazia del Museo del Ricordo, presidente, è l'ultima pagina di questa storia dolorosa e tormentata. Alla fine di questa terribile parabola, in quella terra di confine non c'era praticamente una sola famiglia che non avesse conosciuto la sofferenza, la tragedia, il dolore di una perdita, di una scomparsa o di una tragedia vissuta in prima persona.
Chiudo ringraziando ancora lei e i commissari dell'ospitalità. Il nostro auspicio, nell'esprimere il voto favorevole all'istituzione del Museo del Ricordo nella Capitale d'Italia, è che questo museo aiuti a ricostruire la trama completa e complessa di quella storia per molte ragioni che bisognerebbe argomentare meglio di come ho fatto io in questi minuti, ma, volendo sintetizzarle in una ragione, perché, parafrasando il Manzoni, che mette questa frase in bocca a Don Ferrante, la memoria senza politica non ha nessuno dietro di sé che la segua e così facendo getta via i suoi passi, ma una politica senza memoria semplicemente cammina senza una guida e senza una meta. Il peggio è quando la memoria viene piegata alla convenienza della politica e della contingenza politica, sbianchettando pagine della storia e della memoria stessa, perché in questo modo si calpestano pezzi di storia e biografie delle persone, si calpesta la verità e soprattutto non si ricuciono le ferite.
Farlo è sempre qualcosa di sbagliato. Farlo lassù, al confine orientale dell'Italia, è peggio di un crimine. È un errore.
Grazie.
PRESIDENTE. Cedo la parola all'onorevole Orrico.
ANNA LAURA ORRICO. Nell'annunciare il voto favorevole del Movimento 5 Stelle, mi associo all'auspicio fatto dal collega Cuperlo affinché il Museo del Ricordo abbia un rigore storico e scientifico e affinché il Ministero della cultura, nel fare le nomine di chi poi andrà ovviamente non solo a gestire la Fondazione, ma anche a strutturare e organizzare il Museo del Ricordo, non operi con faziosità, ma scelga con rigore le persone che dovranno prendersi cura di questo museo e quindi in questo museo dovranno anche accompagnare tutti coloro che lo visiteranno, il popolo italiano e soprattutto le giovani generazioni, ad una consapevolezza storica e scientifica di quello che è accaduto in quella parte del nostro Paese.
Se c'è una cosa che la politica deve sicuramente imparare a fare con maggiore rigore è pensare che ogni azione, soprattutto quelle che vengono messe in campo Pag. 7nel mondo della cultura, ha delle grandissime ripercussioni, perché il messaggio che può dare un museo con la sua organizzazione, con il suo racconto storico e scientifico di ciò che custodisce al proprio interno, può determinare una maggiore o minore capacità dei cittadini e delle cittadine di valutare con consapevolezza quello che la storia poi ci lascia.
Siccome il momento storico che viviamo, come altri d'altronde, si accompagna a numerosi conflitti sparsi in tutto il mondo, la natura di questo Museo del Ricordo può diventare strumento per aiutare cittadini e cittadine e quindi in particolare le giovani generazioni a meglio comprendere i conflitti attuali in tutto il mondo, a capire dove si annida il male, sebbene spesso si celi sotto mentite spoglie, e a comprendere che esiste una sola verità, cioè quella che il rigore storico è scientifico, che la storia non la scrivono i vincitori, ma la scrivono soprattutto le generazioni future nel comprendere e nel saper utilizzare sapientemente quello che è accaduto, che è custodito nella propria memoria.
Grazie.
PRESIDENTE. Do la parola all'onorevole Mulè.
GIORGIO MULÈ. Nel preannunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia, vorrei svolgere soltanto due rapide osservazioni. Sulle foibe la storia si è incaricata di parlare, e parlare in maniera assai chiara. In quel confine nord orientale si concentrano gli orrori e la tragedia dei totalitarismi del XX secolo.
Come ricordava prima l'onorevole Cuperlo, questa geografia dell'orrore, lugubre, vede a poca distanza la Risiera di San Sabba, l'unico campo di concentramento, peraltro di sterminio nazista, dalla foiba di Basovizza. La storia sulle foibe ha detto parole chiare, e mi rifaccio a quello che il Presidente Mattarella recentemente, in occasione del Giorno del Ricordo, nel febbraio di quest'anno, ha detto. Quel territorio intriso di storia, di civiltà condivise lo stesso tragico destino di molti Paesi dell'Europa che dopo la sconfitta del nazifascismo si videro negate le aspirazioni alla libertà, alla democrazia, all'autodeterminazione dell'instaurazione della dittatura comunista imposta dall'Unione Sovietica. La ferocia che si scatenò contro gli italiani in quelle zone non può essere derubricata sotto la voce di atti comunque ignobili di vendetta o giustizia sommaria contro i fascisti occupanti.
Lo dico, presidente, perché la memoria condivisa impone che non ci siano davvero dubbi su ciò che è accaduto. Si trattò di un dominio intollerante, crudele, senza alcuna umanità, contro le popolazioni italiane e slave. La sparizione nelle foibe o l'internamento nei campi di prigionia vennero fatti contro gli italiani, colpirono i funzionari, i militanti, i sacerdoti. Le torture colpirono gli intellettuali, gli impiegati, i semplici cittadini che non avevano nulla a che spartire con la dittatura di Mussolini. Persino i partigiani e gli antifascisti finirono nelle foibe, ma avevano un'unica colpa, quella di essere italiani, di battersi o anche soltanto di aspirare a un futuro di democrazia, di libertà per loro, per i loro figli, di ostacolare quello che era il disegno di Tito, cioè l'annessione di quei territori sotto la dittatura comunista.
La storia ha parlato, la storia ha detto parole chiare. Venivano uccisi gli italiani perché se lo erano meritato in questo prodromo – di questo si trattò – contro la popolazione italiana, quale che fosse e senza alcuna responsabilità.
Se memoria condivisa deve essere, deve essere libera da qualsiasi ipotesi di rilettura. Il Museo del Ricordo a Roma obbedisce esattamente a togliere definitivamente – e farlo a Roma ha questo senso, nella Capitale d'Italia – qualsiasi dubbio, qualsiasi rilettura che mai sarà ovviamente negazionista, ci mancherebbe, ma mai dovrà portare non a giustificare, ci mancherebbe, ma a rileggere quello che accadde.
Va nella direzione di un'attività che il Parlamento sta proseguendo in questa legislatura. Abbiamo approvato insieme la legge che istituisce la giornata nazionale per ricordare gli internati militari italiani, i 650.000 che dopo l'8 settembre 1943 disseroPag. 8 di no alla dittatura nazifascista o anche all'adesione alla Repubblica di Salò. Abbiamo votato insieme, nell'auspicio della memoria condivisa, la elevazione a sacrario militare subacqueo dei sommergibilisti, dei marinai dello Scirè.
Questa è un'altra pagina, fatemelo dire, alta, nobile che questo Parlamento scrive, spero all'unanimità, e porta esattamente in quella direzione in cui abbiamo avuto la capacità, noi, nel 2024, di spogliarci di ciò che non ci ha fatto guardare con gli occhi della verità quello che invece era chiaro ahimè oramai tanti anni fa.
Grazie.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Mazzi, il voto odierno in sede legislativa della Commissione Cultura e la definitiva approvazione di questo provvedimento è un primo importante passo verso l'istituzione del Museo del Ricordo, che nascerà a Roma e che sarà dedicato alla memoria dei martiri italiani delle foibe massacrati dalla cieca violenza di Tito; una tragedia a cui è seguito l'esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.
Questo è sicuramente un passo importante, di cui ringrazio anche il Governo e l'Assemblea per aver voluto assegnare alla Commissione il disegno di legge in sede legislativa. Penso che vadano ringraziati ovviamente il Presidente Meloni, il Ministro Sangiuliano che scelse di avviare l'iter, il Ministro Giuli che lo ha portato a compimento, il Sottosegretario Mazzi che è qui a rappresentare il Governo e ovviamente tutte le associazioni che hanno contribuito.
Questa rappresenta il sesto disegno di legge che la VII Commissione approva in sede legislativa. Questo è anche un riconoscimento alla Commissione tutta e al valore dell'attività parlamentare che questa Commissione ha dimostrato di saper svolgere.
Il Museo del Ricordo è una fondamentale tessera di quel mosaico della memoria a cui facevano riferimento il collega Cuperlo e anche il collega Mulè, che però sicuramente va visto nella sua interezza, nella sua drammaticità, nel suo chiaroscuro, che però non può essere affrontato in maniera avversativa.
Non si può sostenere che si è d'accordo con l'Istituzione del Museo del Ricordo e poi dire che quello che è avvenuto prima era più grave. Tutta la storia va conosciuta, come diceva la collega Orrico, tutta la storia va trasmessa a più giovani perché non si ripetano le pagine più buie che ci sono state nella storia del Novecento.
È veramente con grande onore e orgoglio che mi accingo ad indire questa votazione. Nel 2024 il Governo ha promosso, grazie al Parlamento, in realtà, con una risoluzione votata all'unanimità, e di questo vi ringrazio, il Treno del Ricordo. Con la risoluzione n. 7/00037, nell'attesa che venga realizzato il Museo del Ricordo, il Treno del Ricordo ha colmato un vuoto.
Ebbene, 25.000 italiani si sono messi in fila, molto spesso partendo da Trieste e facendo molte tappe. Ho visto con commozione la trasversalità generazionale di quelle file. C'erano quasi centenari, ho conosciuto novantenni, uomini e donne, in lacrime. Erano bambini all'epoca in fila su quel treno. Li ho visti commuoversi, riconoscere e integrare i video, i racconti che venivano fatti su quel treno dove, ricordo, erano state allestite le suppellettili del Magazzino 18 degli esuli che di corsa dovettero abbandonare tutti i propri suppellettili, i propri arredi, le proprie piccole proprietà. Ho visto ragazzi, piccoli, anche delle scuole elementari, emozionarsi, capire, conoscere e scoprire una pagina di storia strappata.
Collega Cuperlo, fermo restando l'apprezzamento per il suo intervento e anche per la sua dichiarazione di voto a favore e a sostegno, le pagine strappate sono state molte e le assicuro che quando ero ragazzo e facevo politica studentesca uno dei nostri impegni era individuare nei libri di storia quelle pagine strappate e guarda caso queste erano proprio sulle foibe e sull'esodo. Non c'era nulla. C'erano addirittura noti testi di storia che descrivevano le foibe come cavità carsiche, limitandosi alla descrizione geologica di queste.
Siamo d'accordo, bisogna costruire una memoria comunitaria, condivisa e chiudere questo eterno dopoguerra.
Come diceva il collega Mulè, questa maggioranza, queste forze politiche di maggioranzaPag. 9 sinceramente, anche in maniera un po' estenuata, permettetemelo, lo stanno facendo ogni volta, ogni ricorrenza, ogni anniversario ribadendo quella che è la banalità del bene. Ovviamente siamo dalla stessa parte sulla Shoah, sulle persecuzioni, contro la violenza e ogni forma di dittatura. Però, almeno questo momento, sul Museo del Ricordo, mi piacerebbe che venisse vissuto anche dall'opposizione come un momento di sincera riconciliazione con la storia, perché penso che il Parlamento trovi la sua espressione più alta non nella divisione, ma nella sintesi di una cultura nazionale che prevede momenti di riconciliazione, come questo del Museo del Ricordo, sicuramente senza nessuna omissione, senza più rinfacci. Questa parte che l'ha proposta, questa maggioranza che l'ha proposta è matura, e lo sta dimostrando ogni giorno, per arrivare finalmente a una lettura del dopoguerra italiano che possa essere alta, condivisa e senza omissioni.
Vi ringrazio.
Votazione nominale.
PRESIDENTE. Indìco la votazione finale sul disegno di legge C. 1980, approvato dalla 7a Commissione permanente del Senato, recante Istituzione del Museo del Ricordo in Roma.
(segue la votazione).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti... 21
Votanti... 21
Maggioranza... 12
Hanno votato si:... 21
(La Commissione approva).
Hanno votato sì: Amato, Amorese, Berruto, Cangiano, Caso, Dalla Chiesa, Di Maggio, Iacono, Manzi, Matteoni, Messina, Miele, Mollicone, Mulè, Cuperlo in sostituzione di Orfini, Orrico, Perissa, Roscani, Sasso, Speranza, Battilocchio in sostituzione di Tassinari.
PRESIDENTE. Prima di concludere la seduta odierna, con riferimento alla missione a Francoforte, ho il piacere di condividere con la Commissione la notizia che, su promozione della Commissione Cultura, l'AIE (Agenzia Italiana per l'Editoria) ha donato 300 libri di narrativa per ragazzi alla Biblioteca nazionale della Moldova di Chișinău nell'ambito della settimana della lingua italiana nel mondo e anche a sostegno dell'importante appuntamento elettorale pro Europa che la Moldova sta per affrontare il 20 ottobre.
Mi piace condividere con voi questa notizia, perché si tratta di una iniziativa promossa dalla Commissione, che ha anche patrocinato la chiusura di un protocollo d'intesa tra la Biblioteca nazionale della Moldova con quella Nazionale di Roma, grazie anche alla Direzione generale del MiC.
La diplomazia culturale continua a dare buoni frutti.
Saluto e ringrazio il Sottosegretario Mazzi e dichiaro conclusa la seduta.
La seduta termina alle 13.45.
Pag. 10ALLEGATO
Istituzione del Museo del Ricordo in Roma. (C. 1980 Governo, approvato dalla 7a Commissione permanente del Senato).
ORDINE DEL GIORNO
La Camera,
premesso che:
il disegno di legge in esame reca l'«Istituzione del Museo del Ricordo in Roma» approvata dalla 7ª Commissione permanente del Senato, in sede deliberante, il 16 luglio 2024, con modifiche rispetto al testo iniziale del disegno di legge (A.S. 1021). La relazione illustrativa del testo originario, alla cui lettura integrale si rinvia, ricorda, in particolare, che il disegno di legge prevede l'istituzione del «Museo del Ricordo», con sede in Roma, al fine di conservare e rinnovare il ricordo delle violenze contro gli italiani sfociate nell'uccisione di donne e uomini innocenti, anche attraverso l'uso delle foibe, e il ricordo del grande esodo degli italiani dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia avvenuto dopo la Seconda guerra mondiale, anche in coerenza con le finalità di cui alla legge 30 marzo 2004, n. 92, recante «Istituzione del “Giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati»;
l'articolo 1 del disegno di legge in esame reca l'istituzione e le finalità del Museo del Ricordo. Nello specifico, il comma 1 prevede che, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, dei fiumani e dei dalmati nel secondo dopoguerra, nonché di ricostruire e narrare la storia degli italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia e della più complessa vicenda del confine orientale italiano, anche in coerenza con le finalità di cui alla citata legge 30 marzo 2004, n. 92, è istituito il Museo del Ricordo, con sede in Roma;
nel 2024, il Governo ha promosso l'iniziativa del Treno del Ricordo – nata dalla risoluzione parlamentare 7-00037 votata in VII Commissione;
il Treno rientra nell'ambito delle iniziative in programma per il Giorno del Ricordo, solennità civile istituita con legge 30 marzo 2004, n. 92 «al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale»,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte a incrementare le risorse destinate alla digitalizzazione degli archivi della memoria della tragedia delle vittime delle foibe e dell'esodo istriano, giuliano e dalmata anche creando – nell'ambito del Museo del Ricordo in Roma – percorsi esperienziali e digitali, e a sostenere l'interazione con le iniziative promosse per il Giorno del Ricordo come il «Treno del ricordo».
0/1980/1. Mollicone, Amorese, Matteoni, Cangiano, Di Maggio, Messina, Perissa, Roscani, Dalla Chiesa, Mulè, Tassinari.