XIX Legislatura

Commissioni Riunite (VI e XII)

Resoconto stenografico



Seduta n. 1 di Mercoledì 16 aprile 2025

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Cappellacci Ugo , Presidente ... 3 

Audizione del Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, sul riconoscimento in sede europea del regime fiscale in favore degli enti del Terzo settore (ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento):
Cappellacci Ugo , Presidente ... 3 
Bellucci Maria Teresa , Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ... 3 
Cappellacci Ugo , Presidente ... 7 
Bellucci Maria Teresa , Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ... 7 
Cappellacci Ugo , Presidente ... 10 
Merola Virginio (PD-IDP)  ... 10 
Cappellacci Ugo , Presidente ... 11 
Bellucci Maria Teresa , Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ... 11 
Cappellacci Ugo , Presidente ... 14

Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA XII COMMISSIONE
UGO CAPPELLACCI

  La seduta comincia alle 14.35.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso la resocontazione stenografica, anche mediante la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, sul riconoscimento in sede europea del regime fiscale in favore degli enti del Terzo settore.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, sul riconoscimento in sede europea del regime fiscale in favore degli enti del Terzo settore.
  Saluto il presidente Osnato e il Viceministro Bellucci.
  Ringrazio, anche a nome del presidente della VI Commissione, il Viceministro per la sua disponibilità e le cedo la parola.

  MARIA TERESA BELLUCCI, Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Buon pomeriggio a tutti. Innanzitutto, ringrazio i presidenti della Commissione VI (Finanze) e XII (Affari sociali), per avermi concesso l'opportunità di intervenire in Parlamento, segnatamente nelle Commissioni competenti in materia di Terzo settore e sul regime di fiscalità del Terzo settore. Si tratta di una tematica particolarmente delicata e importante, che ha un valore non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale, etico e di supporto alla costruzione del bene comune.
  Ringrazio i membri delle Commissioni per essere qui presenti e mostrare attenzione a quello che il Governo si sta impegnando a portare avanti. Ovviamente, siamo assolutamente convinti che il dialogo tra Governo e Parlamento sia fondamentale per costruire sempre di più delle politiche che siano all'altezza del loro compito e che possano, in particolare, aiutare i più fragili; in questo caso, potremmo sintetizzare questo compito nella formula «aiutare chi aiuta».
  Oggi affrontiamo il tema della fiscalità del Terzo settore, un tema estremamente delicato, ma anche strategico e complesso, in quanto non lo si può affrontare soltanto all'interno dei confini nazionali, ma occorre proiettarsi in un panorama più ampio, quello dell'Unione europea.
  L'audizione odierna avviene in un momento che definirei «storico» – lo dico sommessamente ma anche convintamente – perché il mondo del Terzo settore italiano, quindi il mondo dell'associazionismo, delle organizzazioni di volontariato, della cooperazione sociale, delle imprese sociali, delle realtà filantropiche, delle fondazioni, quel mondo così ricco in Italia, anche in termini numerici, poiché composto da oltre 400 mila realtà, da circa 1 milione e 600 mila operatori sociali e da oltre 5 milioni di volontari; ebbene, quel mondo ha vissuto nel 2017 una fase particolarmente difficile, caratterizzata dall'entrata in vigore del Codice del Terzo settore, nell'ambito della quale sono stati emanati il Codice del Terzo settore (decreto legislativo Pag. 4del 3 luglio 2017, n. 117) e il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale.
  Questa riforma, da una parte, era certamente richiesta, perché negli anni si erano stratificate normative di carattere diverso, che avevano determinato il riconoscimento giuridico di molti degli enti e delle organizzazioni elencate poc'anzi; d'altro canto, proprio questa stratificazione aveva sollevato la necessità di avere una normativa quadro che potesse razionalizzare il tutto.
  La tradizione italiana dell'impegno solidaristico è ultracentenaria, poiché nasce addirittura nel Medioevo con le società di mutuo appoggio. Mi sento di affermare che la Costituzione, in questo caso, non ha fatto altro che recepire una realtà che in Italia già esisteva dal punto di vista culturale, di aiuto al prossimo, di una visione della politica – intesa come costruzione del bene comune – antropocentrica, che nei secoli aveva portato alla genesi di organizzazioni e soggetti giuridici diversi proprio per sostenere l'azione dei cittadini, singoli e associati, nella costruzione del bene comune. È quello che sancisce la nostra Costituzione all'articolo 118. Sul fatto che ci fosse bisogno di una normativa-quadro, e quindi di una legge che racchiudesse e sistematizzasse questa materia nel suo complesso, si era tutti d'accordo.
  Tuttavia, la riforma varata nel 2017 ha creato non pochi problemi perché, una volta approvata, di fatto non è stata attuata con la solerzia con cui questo doveva avvenire, quindi le realtà del Terzo settore hanno sin da subito – e poi negli anni seguenti, purtroppo tanti – palesato la loro preoccupazione, perché, se da una parte vi era il desiderio di continuare a generare solidarietà, dall'altra esse dovevano fare i conti con una normativa che non riusciva a incentivare e disciplinare correttamente questo desiderio. È quello che spesso accade quando si rompono degli equilibri – poiché quelli preesistenti, seppur da cambiare, erano comunque degli equilibri – e si introducono nuovi assetti che non sono consolidati in quanto non sono correttamente attuati.
  Evidentemente, questa ansia e questa preoccupazione sono state oggetto di interesse privilegiato e prioritario da parte del Governo, e per questo ci siamo subito occupati della materia.
  La prima richiesta che è stata fatta quando ci siamo insediati, a me in particolare come Viceministro delegato alle politiche sociali e al Terzo settore, è stata quella di sciogliere il nodo dell'autorizzazione alla fiscalità agevolata degli enti del Terzo settore in Italia. Questo perché la legge di riferimento, il Codice del Terzo settore, all'articolo 104, comma 2, sanciva che le agevolazioni fiscali riconosciute al Terzo settore – che peraltro si ponevano in continuità con quelle riconosciute anche nei decenni passati – potevano continuare ad esistere soltanto se erano autorizzate dalla Commissione europea. Ovviamente, questo via libera diventava un elemento particolarmente importante da affrontare per dare stabilità, per dare sicurezza e per fugare ogni ansia di un mondo che si ritrovava in transizione verso un cambiamento, ma nell'incertezza di cosa sarebbe potuto avvenire in futuro. Dire, infatti, che la fiscalità agevolata era soggetta all'autorizzazione europea significava anche poter ricevere un «no». Chi conosce bene l'Unione europea e le sue normative sul libero mercato, sulla concorrenza, sulla competizione, sa bene che in quei consessi queste sono tematiche che hanno una certa difficoltà ad essere recepite e comprese appieno, soprattutto quando si tratta di specificità degli Stati membri.
  Il tema, in questo caso, era da una parte cogente, necessario e indispensabile, perché le leggi vanno rispettate, quindi ovviamente le istituzioni devono essere le prime a rispettarle, e dall'altra fondamentale, perché troppi anni erano già passati dal 2017 al 2023, quando noi abbiamo iniziato a occuparcene.
  Ovviamente, la prima cosa che abbiamo fatto è stata stabilire dei rapporti con l'Unione europea e in particolare con la Direzione generale competente della Commissione europea, ovvero la Direzione Generale della Concorrenza (DG Concorrenza). Questi rapporti sono stati propedeuticamentePag. 5 caratterizzati da un dialogo all'interno del Governo italiano tra i dicasteri competenti, che hanno coinvolto non solo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ma anche il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) – ça va sans dire, dal momento che intervengo oggi dinanzi alle Commissioni Finanze e Affari sociali della Camera dei deputati – e poi anche l'Agenzia delle Entrate, la rappresentanza degli enti del Terzo settore, segnatamente del Forum nazionale del Terzo settore, come ente più rappresentativo del mondo della solidarietà sociale italiano, e del Consiglio nazionale del Terzo settore, organismo previsto per legge, fino ad arrivare alle categorie professionali coinvolte in questa materia: i notai, i commercialisti e anche gli avvocati.
  Da lì abbiamo costruito un tavolo di lavoro comune, perché capivamo che per trattare questa materia e farci trovare pronti e preparati nel consesso europeo dovevamo essere dotati di tutte le competenze e di tutte le migliori professionalità. Con il Viceministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo, abbiamo aperto un tavolo interministeriale che non era mai stato aperto prima, con le deleghe che prima ho enunciato e con i dicasteri presenti, e abbiamo iniziato a lavorare insieme per trattare la materia della fiscalità del Terzo settore, con un programma di lavoro il cui primo step, fondamentale e necessario, era l'autorizzazione alla fiscalità agevolata degli enti del Terzo settore, per poi avviare una programmazione più lunga, che arriva anche alla tematica delle imposte indirette, quindi dell'IVA, e a tutto quello che è collegato.
  Quando ci siamo presentati in Europa la prima reazione che abbiamo avuto è stata di sorpresa. La DG Concorrenza della Commissione europea era sorpresa, perché mai era stata presentata la richiesta di avviare un dialogo sul tema del Codice del Terzo settore, segnatamente sull'autorizzazione europea alla fiscalità agevolata. Mai nessuno aveva notificato, né informalmente né formalmente, la trattazione di questa tematica, quindi vi è stata sorpresa, anche perché noi ci riferivamo a una legge italiana del 2017.
  In secondo luogo, quando abbiamo spiegato innanzitutto cos'è il Terzo settore, la reazione è stata di grande interesse, perché il Terzo settore in Europa non esiste come soggetto giuridico, con quella denominazione e con quelle caratteristiche che soltanto in Italia gli attribuiamo. Il Terzo settore italiano è un unicum in Europa, per bellezza, per capacità, per operatività, quindi ovviamente la Commissione europea si è mostrata aperta e interessata a comprendere cosa fosse il Terzo settore, partendo proprio dalle basi, dai fondamentali. È stato, per noi, come parlare con persone che parlano un'altra lingua, che non è la lingua del mondo italiano e comunque quella della solidarietà sociale.
  Tuttavia, voglio sottolineare il grandissimo interesse da parte loro. Noi ci siamo presentati anche con una strutturazione chiara di questo mondo, quindi, oltre a spiegare cos'è il Terzo settore, la moltitudine di organizzazioni, la numerosità, gli operatori e i volontari che animano questo mondo, siamo scesi sempre più nel dettaglio, con un carteggio, tramite numerosi incontri formali e informali, in particolar modo nell'ultimo anno e mezzo, perché ovviamente la DG Concorrenza ha chiesto dati precisi. Dati che noi abbiamo potuto acquisire per la prima volta grazie a una grandissima collaborazione che c'è stata tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il MEF e, in particolare, con l'Agenzia delle Entrate. Abbiamo creato un prospetto dei soggetti giuridici, quindi delle associazioni di promozione sociale, delle organizzazioni di volontariato, delle cooperative sociali, delle imprese sociali, delle fondazioni e di altri soggetti che rientrano nell'ambito del Terzo settore.
  Fatto questo, abbiamo presentato – perché questo era l'interesse della DG Concorrenza – gli atti costitutivi, gli statuti, per ciascun soggetto giuridico. Successivamente hanno chiesto di poter esaminare i bilanci delle organizzazioni più rilevanti, suddivise per soggetto giuridico e anche per attività di interesse generale. Come sapete, ogni organizzazione, che sia un'associazione di Pag. 6promozione sociale (APS), un'organizzazione di volontariato (ODV) o un'impresa sociale, poi si diversifica per l'attività di interesse generale che svolge, sia essa di carattere sociale, sanitario, culturale, sociosanitario, educativo, di protezione ambientale. Già così si comprende che se, non fossimo nell'era dell'informatizzazione ma fossimo ancora nell'epoca del cartaceo, si tratterebbe di scatoloni di documentazione, una documentazione enorme perché il patrimonio italiano è straordinario.
  La DG Concorrenza della Commissione europea ha così potuto addentrarsi in un mondo stratificatosi negli anni, che si è consolidato e che oltretutto opera con una notevole legittimità in termini di trasparenza, di legalità e di rispetto delle regole. Ovviamente è stata lunga, perché se il Terzo settore non esiste in Europa ci vuole tempo per esaminare e poter sciogliere tutta la materia. La conoscenza approfondita ha rappresentato il presupposto per una risposta da parte dell'Europa, che doveva esprimersi rispetto al ritenere congrua una fiscalità agevolata per questo mondo rispetto, invece, al ritenerla non congrua, facendo rientrare le agevolazioni fiscali tra le azioni che violano le regole del libero mercato e della concorrenza.
  Passo quindi a spiegare cos'è la comfort letter. La comfort letter ricevuta dall'Italia supera anche le nostre migliori aspettative. La Commissione europea non dice solo che è congrua la fiscalità agevolata italiana del Terzo settore, ma dice proprio che non si tratta di aiuti di Stato, tracciando una linea di demarcazione netta e fondamentale, perché si distingue il profit dal no-profit e si afferma che il mondo del Terzo settore italiano rientra nel no-profit, come caratteristiche e come disciplina – giustamente, aggiungerei. Chiunque conosca i meccanismi di Bruxelles sa anche che, per l'Unione europea, quasi tutto è profit. Arrivare a questo pronunciamento significa non soltanto aver superato un passaggio in termini economici e fiscali, ma anche aver fatto un enorme passo avanti in termini culturali, perché è il riconoscimento della giusta esistenza di una serie di operatori che operano per il bene comune, e che quindi, giustamente, devono godere di una fiscalità di vantaggio, la quale non può essere assimilata al regime degli aiuti di Stato che aggirano le regole del libero mercato. Non solo c'è la conferma, quindi, che tali vantaggi fiscali possono continuare a esistere, ma se ne riconosce altresì il valore sociale, culturale, etico, economico, tendente alla costruzione del bene comune tramite processi di inclusione, di accessibilità e di conferimento di pari dignità alle persone che, ovviamente, beneficiano degli aiuti da parte di queste realtà.
  Il Governo era consapevole di questo lavoro, ci ha messo anima e cuore, ha chiamato a raccolta tutte le migliori professionalità, come detto. Questo è un successo che il Governo non raggiunge da solo, ma collettivamente. Per questo, i tavoli interministeriali non sono stati solo tavoli delle istituzioni, ma hanno chiamato a raccolta il privato sociale e il privato, perché si vince soltanto se ci si unisce, soltanto se c'è concretamente pari dignità tra pubblico, privato e privato sociale, se effettivamente quel principio di amministrazione condivisa più volte enunciato sulla carta, ivi compreso il Codice del Terzo settore, e che noi stessi abbiamo inserito nel Codice degli appalti, vive all'interno delle iniziative che le istituzioni portano avanti.
  Io sono fermamente convinta che, se abbiamo raggiunto questo straordinario ed epocale risultato – spero di aver spiegato le ragioni che mi portano a definirlo tale –, è perché c'è stata un'alleanza tra istituzioni, privato sociale e privato.
  La comfort letter, nell'affermare che non sono aiuti di Stato, è di per sé perfezionata, senza che l'Unione europea debba rilasciare ulteriori autorizzazioni per regimi che si porrebbero al di fuori delle regole della libera concorrenza. Quindi, la pre-notifica e la comfort letter sono di per sé sufficienti, nonché necessarie all'ottenimento del via libera. Si apre così un periodo di maggiore tranquillità per gli enti del Terzo settore, poiché si scongiura un rischio altissimo, quello di ricevere un dissenso da parte dell'Unione europea; questo ci permette di portare avanti il nostro programmaPag. 7 di lavoro che, come dicevo, toccherà altri punti.
  Gli strumenti, quando funzionano, vanno convalidati, secondo il detto «squadra che vince non si cambia». La squadra è, in questo caso, l'insieme dei soggetti che hanno composto il tavolo interministeriale di cui vi ho parlato, e che continuerà a rappresentare il consesso nel quale affronteremo tutti i temi che si porranno alla nostra attenzione.
  In particolare, oggi ci concentriamo sugli articoli 79, 80 e 86 del Codice del Terzo settore. Essi attengono, nello specifico, al regime di fiscalità, all'esclusione della qualifica di «aiuti di Stato» per le previsioni riguardanti la non commercialità delle attività di interesse generale degli enti del Terzo settore, ma anche al regime forfettario degli enti del Terzo settore non commerciali, come il regime forfettario per le attività commerciali svolte dall'APS o dall'ODV, e anche quello che riguarda le imprese sociali, quindi la detassazione delle somme destinate a costituire riserve volte a incrementare il patrimonio e lo svolgimento delle attività statutarie.
  Della pre-notifica che abbiamo proposto alla DG Concorrenza della Commissione, abbiamo ricevuto il via libera su tutto questo, mentre rimangono sospese due previsioni che non riguardano il Codice del Terzo settore, ma il decreto legislativo n. 112 del 2017: i titoli di solidarietà e la detassazione, la decontribuzione, per quanto riguarda gli investimenti in attività legate alle imprese sociali. Rimangono all'attenzione della Commissione europea perché la DG Concorrenza non ha competenza in materia di imposte dirette e indirette. La Commissione competente in materia è la Direzione generale per la fiscalità e l'unione doganale (DG Fiscalità e Dogane). La DG Concorrenza, quindi, non poteva esprimersi in materia, mentre per la DG competente non ci sono motivi ostativi, quindi c'è una condivisione che ha coinvolto la DG Fiscalità e Dogane, per permetterle di esaminare la fattispecie di queste due singole importanti previsioni. Importanti, perché quelle due previsioni, che sono i titoli di solidarietà e la deduzione, la decontribuzione, per quanto riguarda gli investimenti nelle imprese sociali, sono delle leve di potenziamento dell'azione dell'impresa sociale.
  Il panorama di fiscalità agevolata di base, su cui si muovono gli enti del Terzo settore, è il terreno sul quale potremo costruire tutta la cultura di attenzione al mondo della solidarietà sociale italiano, rispondendo al dettato costituzionale che fa sì che tutte le istituzioni possano favorire la libera aggregazione dei cittadini nel perseguimento del bene comune.
  Avrei altri punti da approfondire, ma non vorrei dilungarmi troppo.

  PRESIDENTE. Non abbiamo fissato alcun limite di tempo. Pertanto, se ha necessità di approfondire ulteriormente e se i colleghi sono d'accordo, la prego di proseguire.

  MARIA TERESA BELLUCCI, Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. La ringrazio, presidente, e ringrazio i membri delle Commissioni Finanze e Affari sociali per il tempo messo a disposizione del Governo per poter illustrare il dialogo con la DG Concorrenza della Commissione europea.
  È stato riconosciuto grande valore anche alle iniziative portate avanti per andare sempre di più a sostenere le agevolazioni fiscali agli enti del Terzo settore, quelle previsioni che riguardano la strutturazione dei controlli per i soggetti giuridici che decidono di iscriversi al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS). Una delle cose che è stata fatta da questo Governo è rendere il RUNTS aperto a tutti i cittadini – lo abbiamo chiamato «Open RUNTS» –, in maniera tale da fortificare sempre di più la fiducia dei cittadini verso quanti si impegnino nella solidarietà sociale.
  Abbiamo ritenuto che uno strumento efficace per scongiurare sempre più il rischio, insito in ogni contesto, di un utilizzo improprio degli strumenti che lo Stato offre, quindi l'utilizzo illegittimo di normative così importanti per la coesione sociale, e per poter sostenere milioni di cittadini Pag. 8che si impegnano in maniera trasparente, etica e veramente solidaristica, potesse essere proprio quello di rendere accessibile il RUNTS non soltanto agli addetti ai lavori, che siano di carattere istituzionale oppure del privato sociale, ma alla collettività in genere. Oggi, qualsiasi cittadino può entrare nel sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, accedere all'Open RUNTS e conoscere di una qualsiasi associazione l'atto costitutivo, lo statuto, i bilanci, le sue attività di interesse generale; quindi, conoscere e riconoscere, oltre ad avere la legittimità per essere iscritto al RUNTS, il che significa sottoporsi a un sistema di controlli che certifichino ulteriormente più l'agire etico, conforme al sistema delle regole.
  Ci abbiamo tenuto molto a questo passo. Ovviamente l'Open RUNTS è in fase di implementazione. L'abbiamo varato proprio perché sono molte, oltre 130 mila, le realtà che si sono attualmente iscritte e immaginiamo che ci saranno ulteriori iscrizioni, a fronte anche del via libera dall'Unione europea. Realtà importanti erano in attesa di comprendere che tipo di pronunciamento avrebbe avuto l'Europa. Il ragionamento è il seguente: scelgo di partecipare a un sistema di regole solo se esso è chiaro, ma se quel sistema di regole è ancora ambiguo e in transizione non ho gli elementi per operare una scelta in termini di certezza di diritto. Alcune realtà fino a oggi non si sono iscritte al RUNTS proprio perché non avevano un sistema regolatorio che avesse ricevuto tutti i nulla osta necessari.
  Su questo punto, in particolare, si apre il tema delle ONLUS, che immagino voi conosciate bene. Alcune ONLUS già hanno deciso, prima ancora del via libera da parte della Commissione europea, di iscriversi al RUNTS, ma molte altre – circa 15 mila – erano ancora in attesa di comprendere quale sistema regolatorio le avrebbe maggiormente tutelate. Una volta giunto il via libera da parte della Commissione europea, secondo la previsione legislativa, il sistema fiscale agevolato per gli enti del Terzo settore scatta dall'anno successivo al via libera, in questo caso quindi dal 1° gennaio 2026. Le ONLUS hanno 90 giorni di tempo per poter perfezionare la loro iscrizione. Il termine ultimo, perciò, è il 31 marzo 2026. Esse dovranno certamente operare una scelta: decidere se iscriversi al RUNTS, e quindi godere di una serie di agevolazioni fiscali, compreso ad esempio il 5 per mille, oppure non iscriversi.
  Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è sensibile a questa fase di scelta, per questo è stata attenzionata già riguardo al periodo di transizione di tre mesi: ciò significa che la norma è stata interpretata in modo tale che, nei tre mesi che separano la sua entrata in vigore, il 1° gennaio 2026, dal termine ultimo per l'iscrizione, il 31 marzo del medesimo anno, non si rimanga nell'ambiguità, che potrebbe determinare una mancanza dell'agevolazione fiscale per quel periodo. Come detto, il tema è già stato affrontato con il Viceministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo. Infatti, nella delega fiscale, che tratta anche la materia del Terzo settore, come sa in particolare il presidente della Commissione Finanze Marco Osnato, dal momento che ci sono i decreti attuativi che verranno emanati a breve, certamente prima dell'estate, ci sarà la trattazione di questa materia e quindi ci sarà anche la trattazione di tutte le fattispecie, compreso il periodo di accompagnamento dei novanta giorni.
  In questo c'è, ovviamente, anche la soppressione delle proroghe per quanto si è fatto fino a oggi in mancanza dell'autorizzazione europea, e quindi della piena attuazione delle previsioni di legge in materia di fiscalità agevolata.
  Oltre al decreto attuativo che riguarda la riforma fiscale, affronteremo un altro tema all'interno del tavolo interministeriale che riguarda l'IVA. Come sapete, nella scorsa Legge di bilancio abbiamo prorogato l'esenzione dell'IVA per gli enti del Terzo settore fino al mese di gennaio 2026. L'abbiamo fatto, e pure con questa tempistica, perché dovevamo ricevere il via libera da parte della Commissione europea. Sapevamo che c'erano dei tempi che in parte governavamo, e lì abbiamo agito con estrema solerzia, soprattutto presentandoci puntuali a tutti gli appuntamenti che ci sono Pag. 9stati dati dalla Commissione europea. Io sono molto fiera di come questa squadra – istituzioni, privato sociale e categorie di rappresentanza, notai, avvocati e commercialisti – ha lavorato. Sono veramente orgogliosa, perché il Governo italiano, l'Italia nella sua interezza, non ha mancato un appuntamento, una scadenza, e ha anzi fugato ogni dubbio. C'è stata una levatura delle rappresentanze italiane di cui mi sento di essere molto orgogliosa, e voglio condividerlo con voi. Davvero ringrazio sentitamente tutti gli uomini e le donne che mi hanno aiutato in questo percorso. Senza di loro non ci saremmo riusciti, senza di loro non ci sarei mai riuscita.
  Ritengo che in un consesso così alto come il Parlamento italiano, e segnatamente le Commissioni Finanze e Affari sociali della Camera dei deputati, sia importante che io pronunci queste parole. Dobbiamo essere fieri delle capacità dell'Italia, e di come l'Italia sa stare in determinati contesti istituzionali, sovranazionali ed europei, e può oltretutto indicare una via, una via italiana alla solidarietà sociale, una via italiana all'economia sociale.
  L'economia sociale, che entra nella normativa europea e viene proposta in tanti atti europei, oggi può avere un'integrazione rispetto a saperi, competenze, iniziative e opere dell'Italia che, se non fossero stati messi da noi a disposizione e al servizio dell'Europa, le sarebbero mancati. Questo unicum fa sì che l'Italia riceva, da una parte, il riconoscimento di un onore importante, dall'altra, un grande onere. È nostra responsabilità introdurre nel contesto europeo queste iniziative e questa visione dell'azione e dell'impegno sociale.
  Il tema dell'IVA era posto in questi termini fino alla proroga al mese di gennaio 2026. Una volta ottenuto il via libera da parte della DG Concorrenza della Commissione europea, stiamo trattando il tema dell'IVA, sempre nell'ambito del tavolo interministeriale, raccogliendo le diverse proposte che sono già state elaborate nel tempo, anche dagli enti di rappresentanza del Terzo settore.
  Il nostro obiettivo è il seguente. Voi sapete che il tema dell'IVA nasce, nel 2010, da una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, dalla quale dipendono poi vari interventi legislativi a partire dal 2021. Oggi il nostro compito è, da una parte, evitare che ci sia una procedura di infrazione, perché a pagarne il prezzo non è il Governo ma sono gli italiani, come è noto. Dall'altra parte, dobbiamo mettere in atto un sistema di protezione e di solidarietà sociale che ha un valore enorme non soltanto in Italia, ma che lo potrà avere anche in altri Paesi. Noi stiamo immaginando la costruzione e l'attuazione di una strada che possa tenere assieme questi due pilastri fondamentali. Ci impegneremo per fare questo.
  Il contesto più appropriato, come detto, è quello del tavolo interministeriale. Naturalmente, siamo oggi qui per ascoltare tutti i contributi che vorranno essere proposti dalle Commissioni competenti della Camera, e anche del Senato. Ritengo che il lavoro svolto finora sia andato nella direzione giusta, con l'approvazione della legge n. 104 del 2024, la prima legge che ha intrapreso una riforma del Codice del Terzo settore con delle iniziative importanti ai fini della semplificazione in termini di bilanci, soprattutto ai fini della protezione delle realtà più piccole, che sono quelle sotto i 60.000 euro di bilancio e sotto i 300.000 euro di bilancio, anche rendendo più semplice il sistema dei controlli, armonizzando le normative.
  Abbiamo fatto un'opera di primo aiuto nella semplificazione e nella trasparenza, quindi nel cercare di rendere più sostenibile le realtà del Terzo settore: si tratta di richieste che provenivano in primo luogo dal mondo del Terzo settore, che noi come Governo condividevamo, ma che anche il Parlamento ha condiviso pienamente. Infatti, su questo – ho avuto modo di ringraziarvi in altre occasioni – la maggioranza e l'opposizione hanno dimostrato davvero di essere coese nella tutela di questo sistema di tutele sociali, sociosanitarie, educative, culturali. Quella legge è stata approvata nei due rami del Parlamento senza neanche un voto contrario. Evidentemente, è un successo del Parlamento, ed è un successo del Governo di cui siamo Pag. 10tutti molto soddisfatti, per prime le realtà del Terzo settore.
  Tra l'altro, vorrei condividere con voi il fatto che siamo riusciti ad approvare la riforma in tempi così celeri. In soli nove mesi abbiamo approvato quella legge, incardinata alla fine del 2023, approvata nel luglio del 2024, un tempo da record, per cui le realtà del Terzo settore sono state molto confortate da questa unione di maggioranza e opposizione, che hanno inteso dare priorità, non solo a parole, ma anche con i fatti, al loro mondo.
  Questo è il nostro programma di lavoro. Non mi vorrei estendere troppo, perché poi le materie sarebbero tante. In termini di leve fiscali, ad esempio, abbiamo attuato il social bonus, che è il riconoscimento di un credito d'imposta fino al 65 per cento per le persone fisiche, gli enti, le società e le organizzazioni che fanno delle donazioni per la ristrutturazione di immobili pubblici inutilizzati, oppure confiscati alla mafia e alla criminalità organizzata, che vengono utilizzati dal Terzo settore per attività di interesse generale. Anche quella è una leva fiscale rimasta a lungo senza attuazione, che invece in questi due anni abbiamo attuato. Poi ci sarebbero moltissime altre cose, ma non voglio allargare il campo del mio intervento. Mi sembra che questa audizione abbia un focus molto chiaro, quello della comfort letter e del via libera da parte della Commissione europea.
  Pertanto, sono a disposizione per qualsiasi approfondimento del caso e anche per trattare altri aspetti di questa sensibile materia che riguarda il Terzo settore, ma riguarda poi le politiche sociali in Italia, nel loro complesso.
  Ringrazio ancora per il vostro ascolto, per l'invito e per la vostra attenzione e sensibilità.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Viceministro per il prezioso contributo, ma soprattutto la ringrazio e le faccio i complimenti per i risultati – me lo lasci dire da tecnico, da dottore commercialista – che erano tutt'altro che scontati. È veramente un grande risultato di cui bisogna darle atto e ringraziarla.
  La ringrazio anche per la passione che mette in questa sua dedizione alla causa.
  Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  VIRGINIO MEROLA. Entrerò nel merito su alcuni aspetti che riguardano il séguito di questa buona notizia, per chiedere quale sia il suo orientamento e quello del Governo. Il via libera dell'Europa è senz'altro un fatto storico, positivo, a dieci anni dall'entrata in vigore di questo provvedimento, che si conferma un provvedimento giusto, se non altro per la parte di riforma fiscale. Penso che in Europa sia stato accolto questo provvedimento, non solo per come l'abbiamo saputo presentare, ma anche perché c'è una forte tradizione di economia sociale e di mercato e anche perché forse l'originalità del Terzo settore è quella che rispecchia maggiormente una parte della nostra Costituzione, l'articolo 118, che enuncia che «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà». Forse la sussidiarietà è il tema su cui anche l'Europa sta muovendo passi avanti: siamo abituati a identificare l'intervento pubblico con il dipendente pubblico, statale o di ente locale. Invece, in questo caso abbiamo la dimostrazione concreta che si può fare un intervento pubblico pur non essendo un dipendente dello Stato o degli enti locali. È il ruolo pubblico che assume una rilevanza condivisa e maggiore.
  È chiaro che adesso passiamo alla fase italiana, una fase che si presta a interpretazioni – come sempre – nell'applicazione di una legge. Quindi è molto importante, da questo punto di vista, capire come vogliamo interpretare adeguatamente l'applicazione di questa riforma, e con quali norme, se necessario.
  Lo accennava lei stessa. È stata prorogata, giustamente, al mese di gennaio 2026 l'esenzione per gli enti del Terzo settore dall'IVA, ed è importante cominciare a comprendere quale sia l'orientamento del GovernoPag. 11 in ordine alla possibilità di rendere strutturale questo provvedimento.
  Noi pensiamo che questo sia il nodo. Visto che si parte dal 1° gennaio 2026 con l'entrata in vigore del nuovo regime fiscale per gli enti del Terzo settore, pensiamo che questo sia un tema molto importante. Così come quello a cui lei ha accennato, che riguarda le ONLUS.
  È chiaro che le ONLUS, nell'impianto della riforma, devono decidere se entrare nel Terzo settore o meno. C'è un tema che va messo a fuoco, che viene segnalato ovviamente dalle ONLUS stesse innanzitutto. L'iscrizione agli enti del Terzo settore comporterebbe la perdita delle agevolazioni IRES al 50 per cento, in base all'attuale disciplina.
  È evidente che anche su questo noi siamo interessati a comprendere, per poter contribuire alla discussione, quale sia l'orientamento del Governo, anche a partire da un'analisi comparata dei vantaggi fiscali derivanti dall'adesione all'ente del Terzo settore o dalla decisione di rimanere ONLUS. In ogni caso, questo si configura come un nodo che dovremo affrontare, ci auguriamo tutti nel breve periodo, visti i lunghi tempi che abbiamo scontato per avere il via libera dall'Europa su questo provvedimento.
  Ci sono, quindi, alcuni nodi che vanno visti. Approfitto dell'occasione per capire qual è il suo orientamento. Mi rendo conto lei rappresenta il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ma in molti casi, nell'ambito della discussione sulla scorsa Legge di bilancio e su altri provvedimenti, le associazioni del Terzo settore ci hanno segnalato la questione del 5 per mille, cioè di riuscire a fare in modo che le scelte del cittadino di donazioni con il 5 per mille siano il più possibile pienamente rispettate, rispetto al fatto che oggi il tetto non permette un'adeguata libertà di scelta del cittadino, perché oltre a un certo tetto non è più possibile attribuire questi fondi. Così come sulla materia delle detrazioni, come sa, è stato introdotto un limite per le detrazioni che riguardano i redditi medio-alti. Dal punto di vista delle organizzazioni del Terzo settore, il tema che viene sollevato è quello di comprendere come, in attuazione della riforma fiscale, sia possibile evitare che questo provvedimento rappresenti un disincentivo alle donazioni, in particolare quelle disposte dai cittadini aventi maggiore reddito, che finora hanno potuto godere di una detrazione del 30 per cento, e che con questi nuovi limiti alle detrazioni viene, secondo loro, messa in discussione.
  Siamo in una situazione in cui, finalmente, abbiamo risolto una questione chiave, che farà bene anche all'Europa, nel segno della sussidiarietà, ma siamo di fronte ad alcuni nodi che sono, come sempre, quelli di come vogliamo interpretare nel modo migliore l'applicazione di questa riforma, e in questo senso le chiedo il suo orientamento.

  PRESIDENTE. Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi, do la parola al Viceministro per la replica.

  MARIA TERESA BELLUCCI, Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ringrazio l'onorevole Merola per le domande. Certamente io qui rappresento il Governo ma soprattutto, come diceva, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La mia delega è molto chiara, è una delega alle politiche sociali e al Terzo settore. Quando abbiamo trattato la materia della fiscalità, abbiamo sempre lavorato in totale sinergia con il Viceministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo, che ha la delega alla fiscalità, per cui tratta anche la materia della fiscalità del Terzo settore. Proprio per questa ragione, abbiamo aperto un tavolo interministeriale, perché questa non è una materia i cui nodi possono essere sciolti nell'ambito di un unico dicastero, che sia il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali o che sia il MEF.
  Mi permetto di sottolineare che questa è la prima volta che si è avviato formalmente un tavolo interministeriale, tavolo che ha messo al centro questa materia e che, quindi, evidentemente ha riconosciuto una priorità alla trattazione di questa materia. Per questo dicevo che sono stati raggiunti dei risultati, perché si è riconosciuta la priorità, Pag. 12sì, ma di un lavoro corale. Non ci si è chiusi ciascuno all'interno del proprio ministero credendo di poter avere tutte le risposte da soli, che si tratti di un piano di gestione dei fondi, o dell'interpretazione dei controlli, della gestione del RUNTS, o del piano del MEF.
  Le domande che lei pone, onorevole, che sono tutte condivisibili nella loro importanza – questo tengo a precisarlo –, ma non possono trovare soltanto in me una definizione dell'orientamento del Governo, perché è in gioco non la mia visione, ma l'orientamento dell'intero Governo italiano circa la migliore maniera di trattare questa materia, che ha sicuramente due interfacce nell'ambito della fiscalità e delle imposte dirette e indirette, che riguarda, ovviamente, due dicasteri, che sono il MEF e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
  Per quanto riguarda l'IVA, ho tentato di rappresentare la visione del Governo italiano: in questi due anni abbiamo lavorato sul «via libera» e ci siamo impegnati – spero di avervene dato la misura – in maniera importante su questo tema, che era non solo un nodo, ma un vero e proprio groviglio di nodi che si erano venuti a intrecciare l'uno nell'altro. Abbiamo dovuto rinviare la trattazione dell'IVA per una questione di tempo, di sostenibilità e di relazioni che devono essere portate avanti con le controparti dell'Unione europea.
  La comfort letter, come sapete, è arrivata in tarda serata il 7 marzo 2025, per cui è stata annunciata l'indomani, l'8 marzo, peraltro uno dei due giorni dedicati al Giubileo del Mondo del Volontariato, e ha rappresentato un passaggio molto particolare. Vi confesso mi ha molto emozionato perché, come ho tentato di spiegarvi, noi lavoravamo su questa comfort letter da due anni, intessendo relazioni per un anno e mezzo; la Commissione europea rimandava continuamente la scadenza per il proprio pronunciamento, richiedendo poi ogni volta un ulteriore documento, anche semplicemente perché si apriva una curiosità in più. Perciò, quando la comfort letter è arrivata proprio in quei giorni, l'emozione è stata tanta.
  A partire dall'arrivo della comfort letter, quindi dall'8 marzo 2025, abbiamo iniziato a lavorare, innanzitutto sulla ricaduta rispetto agli articoli 79, 80 e 86 del Codice del Terzo settore, perché la comfort letter, come è stato riconosciuto, è un passaggio storico, ma non ha determinato la fine del nostro lavoro. È un passaggio storico che ci permette, anzi, di lavorare su tantissimi aspetti perché, se non fosse arrivata, non avremmo potuto proseguire il nostro lavoro e ci saremmo dovuti limitare a prendere atto delle conseguenze negative che ciò avrebbe avuto non solo per l'Italia, ma in termini assoluti per il mondo del Terzo settore.
  Il lavoro che abbiamo svolto a partire dall'8 marzo è stato quello di immaginare il «dopo comfort letter». Ho fatto l'esempio del periodo di accompagnamento dei novanta giorni – perché anche di quello si tratta – della riforma fiscale e, quindi, del decreto attuativo della riforma fiscale, perché nella riforma fiscale c'è il Terzo settore e, quindi, c'è l'interpretazione di aspetti legati agli articoli 79, 80 e 86 del Codice del Terzo settore; ho portato altresì l'esempio di tutte quelle fattispecie che oggi chiamano in gioco anche l'Agenzia delle Entrate, e che quindi hanno anche dei piani interpretativi, che devono essere governati e che oggi possono essere governati.
  Vi posso dire, quindi, che nell'agenda del Governo italiano è attribuita assoluta priorità a questo tema. Del resto, il nostro Presidente del Consiglio ha deciso, per la prima volta, di prevedere un Viceministro con la delega alle politiche sociali e al Terzo settore. Non era mai successo nella storia dei sessantotto Governi italiani che ci fosse un Viceministro delegato alle politiche sociali e del Terzo settore. Quindi, il Governo ha manifestato chiaramente che questo tema è una priorità. Anche il Viceministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo è molto sensibile a tal riguardo. L'avrete sicuramente sentito in tante esternazioni, e lo continuerete a sentire anche nella fase del decreto attuativo della riforma fiscale del Terzo settore, che sarà portata avanti. Per l'IVA, l'impostazione è quella che vi dicevo: scongiurare la procedura di infrazione e, contestualmente, mettere in sicurezzaPag. 13 gli enti del Terzo settore, con particolare riguardo a quelli di media e piccola grandezza. In Italia, gli enti del Terzo settore che hanno un bilancio sotto i 5 mila euro – penso di avervelo detto sin dall'inizio – sono il 30 per cento, sotto i 60 mila euro sono il 45 per cento, sotto gli 85 mila euro si avvicinano al 90 per cento. Rappresentano un patrimonio di umanità e di solidarietà immenso; quindi, l'approccio è certamente quello di avere una visione che sia attenta a comprendere che le iniziative devono essere gestite anche sulla base della possibilità di sopportare determinate norme.
  Il Codice del Terzo settore è una riforma quadro, su cui eravamo tutti d'accordo, quindi ben venga una riforma quadro. È ovvio che le regole devono essere diverse in funzione delle diversità degli enti. Citando parole non mie, «non si possono fare parti uguali fra diseguali». Per questo abbiamo approvato insieme la legge n. 104 del 2024, per proporre delle differenze di regime sulla base delle caratteristiche degli enti stessi.
  Per quanto riguarda il 5 per mille, esiste un tetto, che sono i 525 milioni di euro, un tetto previsto per legge e fissato nel momento in cui tale legge è stata approvata, ossia non da questo Governo. Noi certamente attenzioniamo la materia.
  Siamo in una fase eccezionale, come sapete, e ci troviamo a governare dei processi straordinari nel panorama europeo e internazionale. Le iniziative del MEF – non sono solo io a dirlo – sono apprezzate; viene riconosciuta la buona azione del Governo e del Ministro Giancarlo Giorgetti. Gli istituti di rating riconoscono la stabilità del Governo e la sua capacità di governare con equilibrio. Ovviamente, stiamo cercando di mettere in sicurezza il bilancio dello Stato e di poter affrontare i diversi temi con lo stesso con equilibrio, il che ovviamente richiede attenzioni particolari. Stiamo azionando le leve fiscali, come detto, il social bonus, che è un'opportunità notevole, così come quelle che erano rimaste inattuate fino ad oggi. Ovviamente, lo dobbiamo fare passo dopo passo, perché parliamo di riforme che hanno un impatto importante.
  Per quanto riguarda le ONLUS, ci sono gli approfondimenti del caso, perché non vogliamo perdere il patrimonio di esperienze acquisite dalle realtà associative, e non vogliamo metterle in difficoltà. Quindi, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali certamente aiuterà sempre di più le ONLUS anche a maturare una scelta che sia consapevole, proprio per non dare nulla per scontato. Prima il Presidente Ugo Cappellacci diceva, e voi ben lo sapete, che questa materia è estremamente tecnica, il che è necessario ma, dall'altra parte, deve essere semplificata, per ottenere in tal modo quei riconoscimenti sovranazionali che approvino le nostre fiscalità di vantaggio.
  Il tema della procedura di infrazione per la fiscalità agevolata agli enti del Terzo settore è sempre esistito. L'Europa sarebbe poteva intervenire in ogni momento. Questo sistema, che vede una legge-quadro di riferimento e di un sistema di controlli che assicura trasparenza e legittimità, mette in sicurezza il mondo del Terzo settore, dando agli operatori del settore la possibilità di continuare a esistere e a insistere nel proprio operato. Ma questo significa, poi, accompagnare anche le organizzazioni in scelte consapevoli rispetto a una materia complessa. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sarà certamente a disposizione per aiutare gli enti nelle scelte che dovranno compiere, così come vi sarà la messa a disposizione dell'ordine dei commercialisti – che fra l'altro per la prima volta abbiamo inserito all'interno del consiglio nazionale del Terzo settore come membri, insieme ai notai –, dal momento che sono interlocutori preziosissimi per aiutare queste realtà. Poi, i centri di servizio per il volontariato (CSVnet), riconosciuti per legge e sostenuti con risorse economiche, rappresentano un sistema articolato che deve aiutare le realtà del Terzo settore, segnatamente le ONLUS, a compiere delle scelte consapevoli. Non escludiamo la possibilità di apportare ulteriori miglioramenti alla normativa tramite un lavoro congiunto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del MEF, in collaborazione con l'Agenzia delle Entrate.Pag. 14
  Ho detto che la legge n. 104 del 2024 è una prima azione di riforma del Codice del Terzo settore. Ho sempre pensato che fosse un primo step, che dovesse essere licenziato nel più breve tempo possibile, ma che poi non si esaurisse lì l'azione che insieme dobbiamo compiere per migliorare il Codice del Terzo settore, e per renderlo maggiormente in grado di favorire quella sussidiarietà orizzontale di cui parla l'articolo 118 della Costituzione.
  Concludendo, la nostra attenzione al tema è massima. Mi auguro di poter continuare a lavorare in sinergia con il Parlamento, come abbiamo fatto fino adesso – l'audizione odierna ne è un esempio plastico –, e come ritengo che sia giusto fare, perché è il modo migliore per arrivare a delle normative sensate, e quindi anche a una loro attuazione sensata.

  PRESIDENTE. Ringrazio ancora il Viceministro e tutti i partecipanti.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 15.35.