XIX Legislatura

Commissioni Riunite (III-IV Camera e 3a Senato)

Resoconto stenografico



Seduta n. 13 di Mercoledì 22 luglio 2026
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Minardo Antonino , Presidente ... 3 

Audizione del Vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, e del Ministro della difesa, Guido Crosetto, sugli esiti del vertice NATO svolto ad Ankara dal 7 all'8 luglio 2026 ( ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento ):
Minardo Antonino , Presidente ... 3 
Gasparri Maurizio , Presidente della 3a Commissione del Senato della Repubblica ... 4 
Minardo Antonino , Presidente ... 5 
Tajani Antonio , Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ... 5 
Minardo Antonino , Presidente ... 16 
Crosetto Guido , Ministro della difesa ... 16 
Minardo Antonino , Presidente ... 25 
Cesa Lorenzo (Misto)  ... 25 
Minardo Antonino , Presidente ... 28 
Provenzano Giuseppe (PD-IDP)  ... 28 
Minardo Antonino , Presidente ... 28 
Provenzano Giuseppe (PD-IDP)  ... 28 
Minardo Antonino , Presidente ... 29 
Fratoianni Nicola (AVS)  ... 29 
Minardo Antonino , Presidente ... 30 
Silvestri Francesco (M5S)  ... 30 
Minardo Antonino , Presidente ... 31 
Della Vedova Benedetto (Misto-+Eu-SUEu)  ... 31 
Minardo Antonino , Presidente ... 31 
Fratoianni Nicola (AVS)  ... 31 
Minardo Antonino , Presidente ... 32 
Provenzano Giuseppe (PD-IDP)  ... 32 
Crosetto Guido , Ministro della difesa ... 32 
Minardo Antonino , Presidente ... 32 
Giglio Vigna Alessandro (LEGA)  ... 32 
Minardo Antonino , Presidente ... 32 
Calovini Giangiacomo (FDI)  ... 33 
Minardo Antonino , Presidente ... 33

Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva-Casa Riformista: IV-CR;
Misto: Misto;
Misto-Futuro Nazionale Vannacci - Free: Misto-FNV-F;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa - Stati Uniti d'Europa: Misto-+EU-SUEU.

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA IV COMMISSIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
ANTONINO MINARDO

  La seduta comincia alle 8.35.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del Vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, e del Ministro della difesa, Guido Crosetto, sugli esiti del vertice NATO svolto ad Ankara dal 7 all'8 luglio 2026.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, e del Ministro della difesa, Guido Crosetto, sugli esiti del vertice NATO svolto ad Ankara dal 7 all'8 luglio 2026.
  Anche a nome dei presidenti delle altre Commissioni, onorevole Giulio Tremonti e senatore Maurizio Gasparri, do il benvenuto al Ministro Tajani e al Ministro Crosetto, ringraziandoli per la disponibilità a prendere parte ai nostri lavori.
  Vorrei, inoltre, ringraziare per la sua presenza l'onorevole Lorenzo Cesa, presidente della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO.
  Dopo l'intervento dei Ministri procederemo a un primo giro di domande, con replica da parte dei due Ministri e, se ci sarà Pag. 4il tempo, ad un secondo giro di domande, con ulteriore replica dei Ministri. Gli interventi dei senatori e dei deputati si susseguiranno secondo il consueto criterio dell'alternanza tra le due Camere, tra i singoli gruppi, iniziando dai gruppi più numerosi. Nell'esigenza di lasciare spazio a tutti i gruppi, è necessario che gli interventi rispettino una durata massima di tre minuti. Per la migliore conduzione dei lavori, prego di far pervenire alla Presidenza le richieste di intervento.
  Ricordo, infine, che l'odierna audizione sarà svolta consentendo la partecipazione da remoto, in videoconferenza, dei deputati secondo le modalità stabilite dalla Giunta per il Regolamento della Camera dei deputati.
  Prima di passare la parola ai Ministri, do la parola al presidente Gasparri.

  MAURIZIO GASPARRI, Presidente della 3a Commissione del Senato della Repubblica. Mi unisco al ringraziamento ai Ministri Tajani e Crosetto, che sempre puntualmente informano le nostre Commissioni.
  I temi del vertice di Ankara si aggiornano di continuo con altri temi. Siamo appena reduci, come Commissioni esteri e difesa del Senato – c'era anche una rappresentanza della Camera – da una serie di incontri in Inghilterra – c'era anche il Ministro Crosetto – che non riguardavano soltanto la Rassegna aeronautica di Farnborough, dove abbiamo constatato sul progetto GCAP l'avanzamento e anche le intese che si sono estese, ma il Ministro è stato protagonista di incontri con altri Paesi, oltre a quelli che sono impegnati in questo progetto fondamentale per l'Aeronautica.
  Quello che voglio rassegnare come riflessione alla Commissione è la nascita di un nuovo Governo in Inghilterra a guida laburista. Il Ministro della difesa, che aveva avuto delle polemiche nel Governo precedente per le spese della difesa, che Pag. 5sono l'argomento centrale – direi – in questa fase in tutta Europa e in tutto il mondo, è stato nominato dal nuovo Premier Ministro dell'Economia, Cancelliere. È un tema di riflessione, perché vedremo che scelte farà nel momento in cui è passato da richiedente di fondi come Ministro della difesa a gestore di fondi, in una situazione politica, quella dell'Inghilterra, la cui conduzione laburista – non sfuggirà a nessuno – è una voce diversa rispetto a quella di altri Paesi. Questo è un motivo di riflessione, di realpolitik, che forse ci dà anche qualche spunto per il tema spese e impegni nella difesa.
  Mi fermo qui, ringraziando nuovamente i Ministri.

  PRESIDENTE. Cedo la parola al Ministro Tajani per il suo intervento.

  ANTONIO TAJANI, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie, presidenti e onorevoli senatori e deputati.
  Il vertice NATO di Ankara ha segnato un passaggio chiave per il futuro dell'Alleanza atlantica. Per questo, insieme al Ministro Crosetto, siamo felici di accogliere l'invito del Parlamento a riferire sugli esiti del vertice, al quale abbiamo partecipato nell'ambito della delegazione guidata dal Presidente del Consiglio.
  Il vertice di Ankara ha ribadito l'unità delle due sponde dell'Atlantico e lo ha fatto in un frangente storico particolarmente complesso, attraversato da una profonda instabilità del quadro internazionale, tra le più critiche degli ultimi decenni; anche contro le previsioni di quanti hanno voluto vedere solo le singole prese di posizione della vigilia, perdendo di vista l'insieme.
  Come ho sempre detto, l'amicizia e quello che ci lega agli Stati Uniti va oltre il singolo Presidente, va oltre il singolo postPag. 6sui social media: sono valori, persone, imprese, legami storici e profondi; è quello che noi siamo, cioè l'Occidente.
  La guerra di aggressione della Russia all'Ucraina continua senza tregua, colpendo indiscriminatamente ed infliggendo indicibili sofferenze alla popolazione civile. Si sono riaccese le tensioni anche nel Golfo, con ripercussioni in tutto il Medio Oriente, nell'area del Mediterraneo allargato, dal Libano alle minacce degli Houthi nel Mar Rosso.
  Proprio ieri il Ministro degli esteri saudita Faisal mi ha voluto chiamare per aggiornarmi sul pericolo reale e crescente rappresentato dai ribelli Houthi per il libero transito nello Stretto di Bāb el-Mandeb. Mi ha ringraziato per il costante impegno del Governo per la stabilità e la sicurezza della regione, riconoscendo nell'Italia un Paese paladino del rispetto della libertà di navigazione e della sicurezza marittima. Mi ha voluto ribadire l'importanza del dialogo con l'Italia su questi temi che, lo ricordo, sono cruciali per la nostra economia basata sull'export.
  Non siamo davanti a crisi separate, sono tutti tasselli di un unico mosaico di instabilità che parte dall'Africa subsahariana, attraversa il Mediterraneo e il Medio Oriente e arriva fino al continente europeo, un quadro geopolitico in cui la diversificazione delle rotte di approvvigionamento e l'accesso alle materie prime sono diventati imperativi strategici che la crisi nello Stretto di Hormuz ha reso ancora più urgenti. Basti pensare anche all'Artico, una regione sempre più cruciale per la sicurezza dell'Alleanza e per le future rotte commerciali, per la quale, come sapete, abbiamo definito una strategia italiana.
  In questo contesto, come ho riferito in apertura, il vertice di Ankara ha raggiunto il suo principale obiettivo politico, cioè quello di riaffermare l'unità e la coesione dell'Alleanza. Solo un Pag. 7Occidente unito, infatti, è in grado di affrontare sfide di questa portata.
  Abbiamo sempre posto questo obiettivo al centro della nostra azione, forti di una convinzione: l'Europa non può fare a meno degli Stati Uniti, ma anche gli Stati Uniti non possono fare a meno dell'Unione europea, un'Unione che deve essere sempre più consapevole della propria forza e della propria importanza, un'Europa capace di offrire garanzie di pace e di sicurezza per gli oltre 450 milioni di cittadini europei.
  La credibilità della nostra difesa collettiva dipende dalla nostra capacità di realizzare il pilastro europeo dell'Alleanza. Abbiamo cambiato il paradigma passando da spese per la difesa a spese per la sicurezza. In Turchia, come in Italia, abbiamo confermato gli impegni assunti al vertice dell'Aia dell'anno scorso, abbiamo portato le spese per la sicurezza al 2,8 per cento del PIL e restiamo tra i primi contributori all'attività dell'Alleanza in termini di personale e di mezzi schierati. Come ha ribadito il Presidente del Consiglio, intendiamo confermare il raggiungimento del 5 per cento nel prossimo decennio, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e, naturalmente, delle prerogative del Parlamento.
  L'Italia, inoltre, vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della NATO. I nostri militari sono portatori di pace in tutte le aree strategiche che ci riguardano da vicino, dall'Africa subsahariana al Corno d'Africa, ai Balcani, al Libano, fino al Mar Rosso. Abbiamo una grande industria della sicurezza, con competenze di assoluta eccellenza. Le nostre imprese hanno tutte le carte in regola per contribuire a rafforzare la sicurezza del nostro Paese e dell'intera Alleanza atlantica.
  L'industria della difesa è uno straordinario motore di crescita, di competitività e di innovazione. Per questo, in raccordo Pag. 8con il Ministro Crosetto, ho dato indicazioni alle nostre Ambasciate e ai nostri Consolati di essere sempre più vetrine e trampolini di lancio anche per la nostra industria della sicurezza. Ad Ankara sono stati annunciati accordi industriali tra alleati per più di 50 miliardi di dollari e l'Italia è protagonista.
  Come illustrerà il Ministro Crosetto, l'Italia parteciperà a molti di questi progetti, con effetti positivi su tutto il comparto industriale, dai grandi gruppi alle piccole e medie imprese.
  La settimana scorsa ho partecipato al vertice di Parigi della Coalizione dei volenterosi e, a nome del Governo, ho anche aderito alla nuova coalizione contro i missili balistici, che è un'iniziativa chiave, un primo passo importante nella costruzione di una difesa europea. L'Italia è tra i Paesi promotori di questo progetto, insieme ai principali partner dell'Unione europea, al Regno Unito e all'Ucraina. È un progetto aperto a tutti i Paesi europei che vorranno aderire per rafforzare la sicurezza della nostra casa comune europea.
  L'obiettivo è mettere a sistema competenze, tecnologie e capacità industriali, per sviluppare una risposta europea più efficace nel settore della difesa antimissilistica, in primis per quanto riguarda l'Ucraina e poi, in prospettiva, per altre situazioni.
  Al vertice, dove era presente il Presidente Zelensky, è stato confermato il sostegno all'indipendenza, alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina. Purtroppo, la situazione sul terreno rimane molto critica, anche se è chiaro che la Russia non sta vincendo. È una valutazione condivisa anche dagli Stati Uniti, proprio nel contesto del vertice di Ankara.
  I bombardamenti e le stragi di civili devono, però, cessare. Colpire ospedali, scuole ed infrastrutture energetiche non ha alcuna giustificazione. Sono atti inaccettabili che dimostrano Pag. 9come da parte di Mosca non vi sia, al momento, una seria volontà di pace.
  La nostra posizione non è mai cambiata e il sostegno a Kiev e ad una pace giusta restano una priorità del Governo. Dobbiamo continuare a mantenere alta la pressione su Mosca, anche attraverso lo strumento delle sanzioni, affinché si creino le condizioni per un negoziato serio e credibile. In questo percorso l'Europa deve avere un ruolo da protagonista. Qualsiasi accordo di pace avrà un impatto diretto sull'Europa, dalle sanzioni contro Mosca alle garanzie di sicurezza per l'Ucraina, un punto cruciale che, come sapete, l'Italia ha sempre portato avanti.
  La nostra attenzione è altissima anche sul fronte delle minacce ibride, anche da parte del Ministero degli esteri, con le nuove strutture apposite create dalla riforma che è in vigore dal 1° gennaio di quest'anno, dagli attacchi cibernetici alle campagne di disinformazione, fino alle attività di intelligence ostili che mirano a colpire infrastrutture critiche, istituzioni democratiche e la fiducia dei cittadini.
  Si tratta di minacce meno visibili, ma non meno pericolose, e lo ha sperimentato direttamente nei giorni scorsi anche il nostro Paese.
  Come sapete, due settimane fa il Governo ha deciso l'espulsione di due addetti militari russi coinvolti in attività di spionaggio sul territorio italiano. Su mia istruzione, l'Ambasciatore russo è stato immediatamente convocato alla Farnesina. Abbiamo ribadito con fermezza che l'Italia non tollera attività ostili sul proprio territorio e che ogni ulteriore violazione comporterà conseguenze.
  In risposta, lunedì Mosca ha espulso il nostro addetto militare con un suo collaboratore. Si tratta di un atto di plateale ritorsione per l'espulsione dall'Italia dei due addetti militari Pag. 10russi, loro sì colti in flagranza mentre svolgevano attività di spionaggio ai danni della nostra sicurezza nazionale.
  Lo voglio ribadire con molta chiarezza anche in quest'Aula: sulla difesa della nostra sicurezza, delle nostre Istituzioni e della nostra democrazia non arretreremo mai, continueremo a contrastare con determinazione ogni minaccia ed ogni ingerenza che tenti di colpire i nostri valori e la nostra libertà.
  Signori presidenti, onorevoli parlamentari, lo abbiamo sempre detto: la sicurezza euro-atlantica è indivisibile e le crisi di questi mesi lo dimostrano. Non esistono minacce confinate ad un solo fronte. Ciò che accade sul fronte orientale può avere conseguenze sul fianco sud della NATO e viceversa. Chi ci minaccia questa distinzione non la fa, cerca il punto debole, colpisce dove trova spazio. La crisi iraniana ne è stata una dimostrazione concreta, con attacchi che hanno preso di mira direttamente Paesi membri dell'Alleanza, come la Turchia, e dell'Unione europea, come Cipro.
  La crisi nel Golfo attraversa oggi un nuovo difficile tornante dopo la ripresa degli attacchi iraniani contro le navi commerciali e contro diversi Paesi della regione. Proprio ieri alcuni droni sono stati abbattuti presso il Consolato americano a Erbil; attacchi inaccettabili che abbiamo condannato con la massima fermezza, confermando la nostra piena solidarietà ai Paesi colpiti.
  Con i partner del Golfo condividiamo obiettivi strategici comuni: promuovere pace, stabilità e crescita. Per questo abbiamo chiesto che al vertice NATO di Ankara fossero presenti anche Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait. È un segnale importante della volontà comune di rafforzare il dialogo e di sviluppare forme sempre più strette di cooperazione.Pag. 11
  La sicurezza del Golfo è parte integrante della sicurezza dell'Alleanza. Lavoriamo per consolidare questo rapporto anche sul piano europeo.
  Il 13 luglio a Bruxelles ho partecipato alla riunione politica di alto livello tra Unione europea e Consiglio di cooperazione del Golfo. Vogliamo promuovere relazioni commerciali sempre più ambiziose e accelerare i negoziati sugli accordi di partenariato strategico e di libero scambio, a partire da quello con gli Emirati Arabi Uniti. Ne ho anche discusso con il Commissario Šefčovič e con il Segretario Generale del Consiglio di cooperazione del Golfo. Per questo a novembre intendo ospitare a Roma la prima riunione del gruppo degli amici del Golfo con i Ministri del commercio della Regione, una grande iniziativa che ho voluto lanciare proprio per rafforzare l'export delle nostre imprese, le relazioni commerciali e gli investimenti in quei Paesi.
  Per consolidare questo percorso serve innanzitutto un quadro regionale stabile. Di fronte ad una crisi che si trascina da tempo, siamo convinti che la diplomazia resti l'unica strada percorribile. L'ho ribadito a più riprese al Ministro iraniano Araghchi: l'Italia non è in guerra contro l'Iran, ma Teheran deve astenersi da ogni escalation e tornare a negoziare in buona fede per una soluzione costruttiva.
  Occorre ripartire dal Memorandum di giugno, che aveva contribuito a fermare l'escalation e a creare le condizioni per riaprire uno spiraglio negoziale. La sua attuazione rappresenta oggi un passaggio essenziale per riportare il confronto sul piano diplomatico.
  Continuiamo a lavorare con tutti gli interlocutori regionali e a sostenere la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Iran. Il negoziato deve assolutamente prevalere sullo scontro. Lo facciamo mantenendo un punto fermo: il regime iraniano non deve Pag. 12avere l'arma atomica; non possiamo permetterlo, ne va della sicurezza della regione, dell'Europa e di tutti noi. Quello del dialogo è, certo, un sentiero molto stretto, ma occorre percorrerlo fino in fondo, perché non esistono alternative. Sappiamo bene quali sono le conseguenze di una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz sui mercati energetici e sull'economia globale. Hormuz deve tornare ad essere uno Stretto libero e aperto, navigabile senza alcun pedaggio. È un principio irrinunciabile per il nostro Paese, per la sicurezza della nostra economia e delle catene di approvvigionamento.
  Come abbiamo già avuto modo di riferire di fronte a queste Commissioni, l'Italia è pronta a fare la propria parte a Hormuz nell'ambito delle iniziative multilaterali che verranno eventualmente lanciate. Un impegno coerente con il ruolo che già svolgiamo nelle principali missioni navali europee nel Mar Rosso, nell'Oceano Indiano, nel Mediterraneo, a tutela della sicurezza marittima e della libertà di navigazione.
  Il nostro eventuale intervento sarà naturalmente subordinato alla previa autorizzazione parlamentare, al raggiungimento di un cessate-il-fuoco stabile e alla definizione di un mandato della missione chiaro e condiviso a livello internazionale.
  Continuiamo a seguire da vicino anche le conseguenze della crisi sulla sicurezza alimentare e sui prezzi dei fertilizzanti, che sono cruciali per i Paesi che vivono di agricoltura, come quelli africani, sia nel Nord Africa sia nel Sahel. Lavoriamo insieme a tutti i nostri partner e con le Agenzie del polo ONU di Roma, per evitare che queste crisi producano nuove instabilità nei Paesi più fragili, con il rischio di nuove ondate migratorie.
  Per questo, a settembre convocherò a New York una nuova riunione della Coalizione di Roma sulla sicurezza alimentare e i fertilizzanti, un'iniziativa che ho lanciato insieme ai Paesi Pag. 13europei del Mediterraneo – il MED9 –, che abbiamo esteso alla FAO e a tutti i nostri partner del Mediterraneo, del Medio Oriente e dei Balcani.
  Signori presidenti, onorevoli deputati e senatori, un altro fronte decisivo è quello libanese. Il Libano è oggi un banco di prova fondamentale per la tenuta degli equilibri regionali e per il consolidamento del percorso di stabilizzazione avviato con l'Accordo di Washington dello scorso 26 giugno.
  Anche in questo ambito, l'Italia sta svolgendo un ruolo di primo piano. La scorsa settimana abbiamo ospitato qui a Roma la prima sessione negoziale sui seguiti dell'accordo, una proposta che avevo fatto a suo tempo al Segretario di Stato Rubio, dopo averne parlato con il Ministro Sa'ar e il Presidente Aoun in occasione della mia visita a Beirut, lo scorso aprile.
  Questa prima tornata di colloqui ha permesso di fare importanti passi avanti nella definizione delle prime zone pilota, da cui partirà il ritiro delle Forze armate israeliane e l'avvicendamento con le Forze armate libanesi. L'obiettivo finale è arrivare alla pace e al pieno controllo del territorio da parte delle Istituzioni libanesi.
  Il 4 agosto ospiteremo una nuova sessione di dialogo, un importante risultato, frutto di una paziente azione di politica estera che costruisce ponti e non erige mai muri.
  Siamo in prima linea nell'azione umanitaria con numerose iniziative della nostra cooperazione, dedicate, in particolare, ai villaggi cristiani nel sud del Paese. L'Italia guarda già anche alla fase successiva alla conclusione del mandato UNIFIL, prevista per la fine dell'anno. Stiamo lavorando in stretto raccordo con i nostri alleati, a cominciare dalla Francia, come seguito del Vertice di Antibes dello scorso 25 giugno.
  Altro fronte su cui continuiamo a concentrare la nostra attenzione è quello della Cisgiordania, dove la situazione continuaPag. 14 a deteriorarsi. Per questo, ribadiamo con chiarezza che l'espansione degli insediamenti illegali e le violenze dei coloni sono inaccettabili.
  Continuiamo a lavorare in ambito europeo affinché si possa raggiungere l'unanimità sulle proposte di sanzioni nei confronti del Ministro Ben-Gvir e dei coloni, responsabili di atti di violenza. Stiamo inoltre valutando con attenzione, insieme ai nostri partner, le ulteriori proposte avanzate dalla Commissione europea riguardanti i prodotti provenienti dagli insediamenti illegali.
  Non dimentichiamo Gaza, dove la situazione umanitaria resta drammatica e il sostegno alla popolazione civile rimane una priorità. La priorità è proprio quella di consolidare la tregua sul terreno, garantire un accesso pieno agli aiuti umanitari e sostenere i negoziati in corso Al Cairo per il disarmo di Hamas e degli altri gruppi armati.
  Nei giorni scorsi, ho disposto un finanziamento di ulteriori 10 milioni di euro all'Autorità Palestinese, destinato alla sicurezza alimentare, alla realizzazione di abitazioni temporanee e al recupero dei quartieri della Striscia; un contributo concreto per sostenere la fase di ricostruzione, mettendo al centro i bisogni e la dignità delle persone.
  Al riguardo, voglio rassicurare i colleghi dell'opposizione che stiamo seguendo con la massima attenzione, attraverso la nostra Ambasciata in Israele, anche il caso del medico palestinese Abu Safiya, detenuto nelle carceri israeliane. Insistiamo con le autorità israeliane affinché la Croce Rossa internazionale possa effettuare la visita ad Abu Safiya, ordinata dalla Corte Suprema israeliana.
  Siamo impegnati su questo caso, così come lo siamo per salvare la vita ai bambini palestinesi, che facciamo curare nei Pag. 15nostri migliori ospedali, e per dare un futuro agli studenti che accogliamo nelle nostre Università.
  Prosegue anche il nostro impegno per sostenere e promuovere la prospettiva di una soluzione a due Stati, che convivano in pace e sicurezza. Insieme al Ministro degli esteri saudita, il 28 e il 29 luglio presiederò a Roma una riunione dell'Alleanza globale per la soluzione a due Stati. Daremo nuovo impulso alla Dichiarazione di New York, che abbiamo sottoscritto lo scorso anno.
  La riunione avrà una forte componente dedicata al dialogo interreligioso, che è un tema cui siamo molto sensibili e che è cruciale per rafforzare la prospettiva di pace.
  Manteniamo operativi anche i corridoi universitari: siamo convinti che la formazione, l'istruzione, la crescita di nuove competenze siano elementi fondamentali per costruire la futura classe dirigente palestinese.
  Signori presidenti, signori senatori e deputati, il vertice di Ankara ha rappresentato una tappa importante nella direzione dell'unità e della coesione dell'Alleanza; un'unità che non è mai scontata, è un patrimonio prezioso che abbiamo il dovere di custodire e che dovrà basarsi sempre di più sulle responsabilità che abbiamo come Paesi europei.
  Se la NATO vuole essere all'altezza del proprio tempo, deve affrontare tutte le sfide alla nostra sicurezza, senza distinzioni tra fianco est e fianco sud. È questa la visione che abbiamo portato ad Ankara e che continueremo a sostenere in ogni sede.
  In questo disegno, l'Italia ha una vocazione precisa: essere sempre più un costruttore di pace. Lo dimostrano i nostri militari impegnati nelle missioni internazionali, dal Libano ai Balcani, dal Mar Rosso al Niger; lo dimostra la nostra diplomazia, che ha fatto di Roma un crocevia del dialogo; lo dimostra il nostro impegno umanitario in tutti gli scenari di Pag. 16crisi, da Gaza al Sudan, fino al più recente intervento a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma in Venezuela.
  Continueremo a lavorare con determinazione per la pace, forti del patrimonio di credibilità che abbiamo costruito in questi anni grazie alla stabilità del Governo; la reputazione di un Paese che mantiene gli impegni, che sa assumersi responsabilità e che crede nella forza del dialogo. È questa autorevolezza che ci permette di parlare a nome dell'Italia con tutti, di costruire ponti nei momenti di crisi e di contribuire concretamente alla pace e alla sicurezza internazionale.
  Vi ringrazio per l'attenzione.

  PRESIDENTE. Grazie a lei, Ministro Tajani.
  Cedo, ora, la parola al Ministro Crosetto per il suo intervento.

  GUIDO CROSETTO, Ministro della difesa. Grazie, Presidenti Minardo, Gasparri e Tremonti, onorevoli deputati e senatori, per l'opportunità che anche questa volta il Parlamento e le Commissioni ci offrono per relazionare sul recente summit della NATO ad Ankara.
  Non mi soffermerò sugli aspetti già perfettamente illustrati dal Vicepresidente e Ministro degli esteri Tajani. Richiamerò, invece, gli elementi che dal punto di vista della difesa danno al vertice di Ankara un significato sistemico e che orienteranno le nostre scelte nei prossimi anni.
  La prima evidenza che non possiamo più far finta di non cogliere è che la sicurezza dell'Europa non è più un elemento garantito, stabile e sicuro. Oggi pensare che qualcuno – gli Stati Uniti, ad esempio – possa e voglia continuare ad assicurare la nostra sicurezza collettiva, mentre noi, i diretti interessati, la trascuriamo sarebbe un errore, e un errore è più grave di una colpa, come diceva il Marchese de Talleyrand.Pag. 17
  Il contesto internazionale cambia con una velocità e una pericolosità senza precedenti. È questo il messaggio che Ankara affida agli alleati: un'Europa più forte rende più forte la NATO, non perché debba sostituirla, ma perché un'Alleanza è credibile solo se ciascuno dei suoi membri è credibile. Le scelte che prendiamo ora servono a difendere e proteggere l'Italia di domani. Appartenere alla NATO significa poter contare sulla forza della difesa collettiva, assumendosi, però, fino in fondo tutte le responsabilità che questa scelta comporta.
  L'Alleanza si misura sulle capacità concrete che ogni Paese mette a disposizione della sicurezza comune e dei piani di difesa collettiva. In questo concetto risiede lo stesso concetto di deterrenza: una postura che non vuol dire di volere la guerra, ma essere sempre pronti a difendersi di fronte a minacce esterne, presupposto indispensabile perché sia possibile un dialogo produttivo e perché la pace possa durare. Questa è la strada indicata ad Ankara ed è la strada che l'Italia continuerà a sostenere: costruire un'Europa più responsabile, più capace, più consapevole del proprio ruolo all'interno di una NATO unita, credibile e coesa.
  Questa visione trova riscontro nell'evoluzione che l'Alleanza sta vivendo già dalle Presidenze di Obama prima e di Biden poi. La NATO resta fedele alla propria missione, ma cambia il modo in cui la realizza, perché cambia il contesto. Ogni organizzazione che voglia garantire sicurezza deve evolvere con la stessa rapidità delle minacce. Da questo punto di vista, sappiamo bene che è ormai un decennio – prima e seconda Presidenza Trump – che gli Stati Uniti chiedono una più equa ripartizione degli oneri finanziari tra gli alleati, specie quando si parla di dare concretezza ai piani di difesa del continente europeo.
  Gli Stati Uniti, a prescindere dal colore dell'amministrazione, si aspettano una redistribuzione delle responsabilità e dei Pag. 18carichi di lavoro. Fin quando restiamo dentro alleanze in cui crediamo, che in ottanta anni hanno difeso libertà, sicurezza e democrazia, gli impegni presi vanno rispettati. Siamo di fronte, prima ancora che a una questione [...], a un profondo cambiamento di mentalità, un processo che non nasce oggi, ma che è diventato urgente e misurabile, perché gli Stati Uniti hanno un competitor che attira sempre maggiori quote delle loro attenzioni nell'Indo-pacifico, perché l'Atlantico non è più il fulcro della sicurezza occidentale e men che meno mondiale, come dimostra ancora una volta la gravissima crisi mediorientale, che sembrava finita, ma è in corso, come ci ha raccontato il Vicepresidente del Consiglio Tajani.
  Non a caso, se dal punto di vista pratico all'inizio del decennio scorso gli Stati Uniti offrivano oltre la metà delle capacità complessive della NATO, oggi tale quota è scesa sotto quel valore e le proiezioni indicano un'ulteriore riduzione nei prossimi anni, fino a dimezzarsi.
  Per noi europei si tratta di sviluppare nuove capacità e di assumersi nuove responsabilità. Dove gli Stati Uniti riducono il proprio impegno del vecchio continente, gli alleati europei devono intervenire. È una responsabilità che molti Paesi europei, insieme al Canada, hanno già iniziato ad assumere, dalla Francia alla Germania, dalla Polonia ai Paesi Baltici, dai Paesi Nordici alla Gran Bretagna. Governi di ogni colore politico stanno sostenendo sforzi economici, militari e sociali molto rilevanti.
  L'Italia è un Paese che, con una scelta di campo decisa ottanta anni fa da Governi democratici liberamente eletti, ha sempre contribuito alla sicurezza collettiva della NATO e dell'Unione europea e ha avviato con serietà il percorso tracciato dal vertice dell'Aia. All'Aia è stata stabilita come indispensabile per tutti gli alleati una contribuzione pari al 3,5 per cento del Pag. 19PIL entro dieci anni. Parlo di spese core, quelle strettamente relative alla difesa. È un valore che sintetizza quanto serve per rendere concreti ed eseguibili i piani di difesa regionale della NATO.
  Ovviamente, le percentuali da sole non sono in grado di raccontare e spiegare il reale contributo del nostro Paese alla sicurezza collettiva. L'Italia già oggi primeggia tra i contributori dell'Alleanza in termini di forze impiegate nelle operazioni delle missioni NATO, con circa 2.900 militari schierati, insieme a forze terrestri, navali e aeree, infrastrutture strategiche e capacità ad alta prontezza.
  Parallelamente, di fronte all'evoluzione del quadro strategico e alla progressiva redistribuzione delle responsabilità all'interno dell'Alleanza, l'Italia ha rafforzato di più il proprio contributo operativo: impegni per la missione di Air Policing in Romania, una batteria SAMP-T in Turchia, sette aerei destinati all'Allied Reaction Force del 2027, capacità navali, supporto logistico, intelligence, contributi concreti alla sicurezza collettiva, ad Ankara riconosciuti ed apprezzati da tutti.
  Il nostro Paese è, infatti, tra i pochi in grado di esprimere capacità credibili in tutti i domini operativi: terrestre, navale, aereo, spaziale e cibernetico. Un aspetto, questo, che, al di là della fondamentale dimensione quantitativa, ci rende un autentico fornitore di sicurezza a tutto tondo per l'Alleanza, impegno che acquista ancor più significato se inserito nello sforzo complessivo dell'Alleanza, alla luce di uno scenario che continua a deteriorarsi. Nel 2026 gli alleati europei e il Canada stanno imprimendo un'accelerazione rilevante perché i piani di difesa collettiva non restino sguarniti o solo teorici.
  La media delle spese core tra gli alleati sarà, nell'anno in corso, pari al 2,53 per cento del PIL, gli Stati Uniti resteranno intorno al 3,17, cinque alleati (Polonia, Lituania, Estonia, LettoniaPag. 20 e Grecia) supereranno già nel 2026 la soglia del 3,5. La Germania, che lo farà nel 2029, ha avviato un profondo rafforzamento del proprio strumento militare, con un bilancio della difesa superiore a 100 miliardi, destinato ad aumentare rapidamente fino a 170 miliardi l'anno. Berlino punta a diventare la principale forza convenzionale del continente. La Polonia ha compiuto una scelta altrettanto significativa. La percezione diretta della minaccia russa l'ha portata a investire nella Difesa come una rapidità e una determinazione senza precedenti, che oggi la collocano tra gli alleati più dinamici e determinati. Francia e Regno Unito, non è un segreto, contribuiscono alla deterrenza nucleare di ultima istanza dell'intero continente europeo.
  La Francia ha appena deliberato l'aumento della spesa per la Difesa di 36 miliardi di euro, che consentirà di avere risorse aggiuntive già nel 2027 e riportare alle spese core al 2,6 per cento entro la fine del decennio.
  Il Regno Unito ha deliberato il più consistente aumento di bilancio della Difesa dalla fine della guerra fredda: 17 miliardi di euro già nei prossimi quattro anni, di cui 6 miliardi destinati a droni e sistemi autonomi con un percorso definito verso il 3,5 per cento. Quei numeri vanno messi in prospettiva. Quante delle capacità concrete richieste dagli alleati sono questi stessi in grado di offrire oggi? Gli alleati europei e il Canada soddisfano poco più della metà degli obiettivi capacitivi assegnati. È una quota destinata a salire a circa due terzi entro il 2031. Non è un caso aver richiamato questi quattro Paesi. Insieme all'Italia, costituiscono, infatti, il formato informale E5, sede di consultazione e coordinamento in piena complementarietà con la NATO, che sta contribuendo a definire una visione della Difesa collettiva a trazione europea.Pag. 21
  Non possiamo, cioè, ambire a voler essere protagonisti della definizione di scelte strategiche del continente se il nostro percorso di crescita del settore della Difesa non segue i trend coerenti con quelli dei principali alleati europei e con le decisioni dell'Alleanza atlantica.
  L'obiettivo non è spendere di più come fine in sé. Le risorse sono lo strumento per costruire la capacità su cui si fondano già oggi i piani di Difesa dell'Alleanza. Significa, in concreto, difesa aerea e missilistica di cui oggi siamo praticamente sprovvisti, riserve di munizionamento e deterrenza a lungo raggio, oggi totalmente insufficienti, significa investire in spazio, dominio cibernetico, intelligenza artificiale, capacità subacquee e logistica avanzata. Sono esigenze urgenti perché corrispondono a vere vulnerabilità attuali per le quali si è scelto responsabilmente un percorso sostenibile di dieci anni.
  In questo quadro di necessità inderogabili di crescita complessiva, considero il raggiungimento dell'obiettivo del 3,5 per cento del PIL destinato alla Difesa 2035 una scelta di responsabilità nazionale prima che un impegno assunto in ambito NATO.
  L'Italia cercherà di rispettare gli impegni presi con gli alleati perché, come abbiamo detto, appartenere a un'alleanza significa poter contare sulla sicurezza collettiva, ma significa anche contribuire completamente a costruirla.
  La responsabilità verso la NATO e la tutela dell'interesse nazionale non sono due obiettivi in contrapposizione, sono lo stesso obiettivo, coincidono.
  Vorrei aggiungere un elemento. Il tema sono gli impegni presi con l'Alleanza, ma la Difesa italiana deve rispondere in primis alle esigenze del Paese, ai suoi interessi nazionali, generare cadute di know-how industriali e occupazionali, rafforzare imprese pubbliche e private, centri di ricerca, università,Pag. 22 territori, produrre crescita tecnologica e innovazione ben oltre il comparto della Difesa.
  Investire nella Difesa non significa sottrarre risorse alla vita sociale e civile, la sicurezza è una condizione necessaria per proteggerla e insieme è un moltiplicatore di sviluppo. È un concetto semplice e innegabile: senza sicurezza non esistono crescita economica, investimenti, diritti sociali e benessere duraturo. Proprio perché le risorse non sono illimitate, la sfida non è soltanto investire quanto serve, ma cercare di investire al meglio possibile. Farlo da soli è inimmaginabile. Nessuna potenza europea è abbastanza grande e coesa per farcela da sola e la frammentazione delle nostre scelte è oggi uno dei principali ostacoli alla costruzione delle capacità di cui abbiamo bisogno. All'Europa non basta fare di più, deve farlo meglio e in modo più razionale. Per questo da tempo sostengo un cambio di paradigma: le nuove capacità vanno pensate fin dall'inizio per operare insieme. Significa concordare tra i principali partner europei i requisiti e gli standard comuni, prima ancora di avviare i programmi di acquisizione. Solo sui requisiti comuni le aziende competono o creano sinergie restituendo prezzi più bassi e più occupazione.
  L'acquisizione congiunta è, dunque, una saggia conseguenza, ma non è il presupposto di partenza. Non possiamo permetterci duplicazioni ai sistemi che non dialogano fra di loro. C'è, però, un aspetto ancora più strategico che abbiamo posto ad Ankara: l'autonomia delle filiere produttive. Aumentare gli investimenti senza garantire l'accesso alle materie prime strategiche e il controllo delle catene di approvvigionamento rischia di trasformare un'opportunità in una nuova pesante vulnerabilità. Non è teoria, abbiamo individuato dodici materie prime critiche indispensabili dell'industria della Difesa e per almeno sei di esse la produzione mondiale è concentrata in un unico Paese, la Pag. 23Cina, che in alcuni casi controlla oltre il 70 per cento dell'offerta.
  Colmare i divari acquistando al di fuori dall'Europa sarebbe una scorciatoia che indebolirebbe l'obiettivo di lungo periodo, quello di costruire filiere resistenti e mantenere in Europa e tra gli alleati il controllo delle tecnologie strategiche, senza chiudersi e continuando a valorizzare la cooperazione.
  Il nuovo livello di responsabilità che l'Europa è chiamata ad assumere nasce da una valutazione condivisa da tutti gli alleati. La Russia continua a scegliere di rappresentare una minaccia per la sicurezza euro-atlantica. Non è una valutazione astratta, né una posizione politica. Mi limito a citare alcuni dati. Con oltre 720.000 militari schierati nel teatro operativo, a fronte dei circa 300.000 soldati ucraini, Mosca mantiene una capacità offensiva pesante. In una sola settimana impiega oltre 2.200 droni, più di 1.700 bombe aeree guidate, oltre 100 missili, più della metà dei quali balistici. In una sola notte può lanciarne più di 600 e oltre 70 concentrando in poche ore un volume di fuoco capace di mettere sotto pressione qualunque sistema di Difesa attualmente esistente al mondo.
  D'altronde, il numero delle vittime innocenti ucraine, che aumenta di continuo, né è l'esempio più chiaro e significativo. La minaccia non si limita al campo di battaglia. Cyber, disinformazione, interferenze, attività di intelligence, come quelle richiamate prima dal Ministro Tajani, si accompagnano a una crescente proiezione russa nell'Artico e nell'Africa. Che ci piaccia o no, questa è la reale dimensione dello scontro in corso. Anche per questo ad Ankara gli alleati hanno ribadito, in piena continuità con l'ultimo G7, l'unità del sostegno all'Ucraina e la volontà di mantenere alta la pressione politica ed economica sulla Federazione Russa fino a quando non dimostreràPag. 24 intendimenti compatibili con un percorso di convivenza pacifica.
  Il cambio di passo europeo non può prescindere dal patrimonio di esperienza maturato dall'Ucraina in oltre quattro anni di conflitto ad alta intensità, costruito sul campo, sulla pelle, sulla vita del suo popolo.
  Guerra di droni, guerra elettronica, intelligenza artificiale a supporto del comando e controllo, cyberspazio, contrasto alle minacce ibride. Lì l'osmosi tra tecnologia industriale e contesto operativo è immediata. Il nostro compito è anticipare il cambiamento, trasformando quelle lezioni in vantaggi operativi per proteggere anche il nostro Paese da qualunque futuro.
  È la direzione in cui la NATO si sta muovendo e un esempio è la Task Force X Central Mediterranean, affidata per la prima volta all'Italia, che mette in rete difesa, industria, Paesi alleati, per sperimentare sul campo le tecnologie emergenti e ridurre i tempi di adattamento alle minacce.
  Ad Ankara gli alleati ne hanno ricevuto un aggiornamento puntuale, in collegamento con i nostri team in Puglia, segno di una NATO che passa da una postura reattiva a una deterrenza proattiva integrata e multi dominio.
  Concludendo, quanto discusso da Ankara trova pieno riscontro nella dichiarazione finale: una NATO compatta di fronte alle sfide della sicurezza internazionale, consapevole che la deterrenza nasce innanzitutto dalla credibilità politica delle alleanze. Il punto di partenza resta il valore irrinunciabile dell'articolo 5 del Trattato di Washington, che dal 1949 continua a rappresentare il fondamento della nostra sicurezza collettiva, basata sull'equilibrio tra capacità convenzionali, non convenzionali e di difesa missilistica, cui si affiancano i domini cognitivo, spaziale e cibernetico.Pag. 25
  In questo quadro, l'Italia deve fare la sua parte, contribuire al rafforzamento della deterrenza sul fianco orientale ed essere protagonista nella costruzione di un pilastro europeo solido, capace e credibile, in piena complementarietà con la NATO, a partire dal formato E5, al quale dobbiamo restituire segnali coerenti con l'impegno degli altri Paesi e alleati e continuare a sostenere l'approccio a 360 gradi.
  La sicurezza dell'Europa non si misura soltanto lungo i martoriati confini orientali, ma passa dal Mediterraneo, dal Medio Oriente, dall'Africa. La sfida non è scegliere tra sicurezza, da un lato, e crescita, democrazia e benessere, dall'altro, è comprendere che oggi tutte le dimensioni della Difesa portano alla stessa responsabilità: difendere e proteggere la nostra democrazia dagli attacchi che riceve e può ricevere.
  Chi non se ne accorge o li minimizza non ha capito le sfide che l'Italia ha di fronte e che nessun Ministro della difesa, né nessun Governo può far finta di non vedere o di sottacere. Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie a Lei, Ministro Crosetto.
  Do adesso la parola al presidente Cesa.

  LORENZO CESA. Grazie, presidente. Grazie ai presidenti per l'invito, un saluto ai colleghi.
  Ringrazio i Ministri Tajani e Crosetto per l'ampia relazione svolta, che mette il Parlamento nelle condizioni di essere pienamente aggiornato sugli esiti del vertice di Ankara e non solo, perché da Ankara ad oggi son capitate tantissime cose, quindi ringrazio anche per gli aggiornamenti che ci hanno dato.
  Soprattutto li ringrazio per aver detto in maniera molto chiara le prospettive dell'Alleanza atlantica quale imprescindibile garanzia della sicurezza del nostro Paese e di tutto il continente europeo.Pag. 26
  Il vertice ha confermato l'unità e la vitalità della NATO, smentendo i tanti profeti di sventura che avevano scommesso sull'indebolimento della solidarietà transatlantica. Questa non solo per me, ma per tutti i colleghi della delegazione che vedo qui presenti, non è stata una sorpresa, perché quando ci incontriamo in ambito Assemblea parlamentare NATO e abbiamo degli incontri con i colleghi americani – dai repubblicani ai democratici –, tutti ci rassicurano sulla continuità dell'impegno degli Stati Uniti rispetto alla NATO, ma soprattutto sulla postura che gli americani hanno in Europa.
  Ad Ankara ci hanno informato che nelle prossime settimane voteranno in Congresso una legge che prevede la presenza degli Stati Uniti d'America come la postura degli Stati Uniti in Europa, così come è conformata oggi.
  Nell'ultima sessione plenaria tenutasi a fine maggio a Vilnius, alla presenza di una numerosa e qualificata delegazione statunitense, l'Assemblea NATO ha infatti approvato una dichiarazione in vista del vertice di Ankara, dichiarazione che ha ribadito a chiare lettere il principio della difesa collettiva, sancito dall'articolo 5, quale unico strumento idoneo a preservare la pace e a scoraggiare aggressioni.
  Come dico spesso agli studenti quando vado nelle scuole, la NATO non è uno strumento di guerra, è uno strumento di pace.
  Colgo l'occasione per ringraziare il presidente Gasparri e il collega Barcaiuolo per aver posto all'ordine del giorno della Commissione esteri e Difesa del Senato la dichiarazione che abbiamo discusso a Vilnius, che è importante anche affrontare nelle Aule parlamentari.
  L'Assemblea della NATO ha tenuto altresì ad Istanbul un pre-vertice parlamentare, a cui ho avuto l'onore di partecipare assieme al Presidente della Camera Lorenzo Fontana. In quella sede, il Presidente Fontana ha sottolineato come il fianco Pag. 27orientale resti centrale, a fronte dell'invasione russa dell'Ucraina, ma anche come il fianco meridionale rivesta analoga importanza strategica. La stabilità del Mediterraneo è parte integrante della stabilità euro atlantica.
  Come italiani, Ministro Tajani, siamo tra i protagonisti nel portare sempre al centro dell'attenzione dell'Assemblea parlamentare NATO il tema del Mediterraneo, che spesse volte viene dimenticato, perché, purtroppo, abbiamo uno scenario complicato in tutto il mondo e spesso ci si dimentica del tema che ci riguarda maggiormente, che è il tema del Mediterraneo – Africa, Medio Oriente –, dove ci sono situazioni assolutamente complicate.
  Ad Ankara sono infine intervenuto, assieme ai vertici dell'Assemblea della NATO, ad alcuni eventi collaterali al vertice dei Capi di Stato e di Governo, in cui si è messa in risalto l'esigenza di adeguare la base industriale della difesa e di cogliere tutte le opportunità dell'innovazione tecnologica per lo strumento militare.
  Concludo, osservando come il Presidente del Consiglio dei ministri e i nostri Ministri abbiano partecipato a testa alta al Vertice di Ankara ed abbiano fatto sì che l'Italia abbia contribuito al rafforzamento dell'Alleanza, mantenendo gli impegni – come ricordava il Ministro Crosetto – assunti all'Aja lo scorso anno.
  È un patrimonio di credibilità internazionale da non disperdere – questo lo voglio dire, perché è aumentata fortemente la credibilità del nostro Paese in ambito di Assemblea parlamentare NATO e in ambito NATO – e che dovrebbe essere condiviso da tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, senza indulgere a semplicistiche contrapposizioni tra spese per la difesa e spese sociali, che io non definirei «spese», ma questa è una mia idea. Quando anche noi discutiamo la finanziaria e Pag. 28parliamo di interventi sulla salute della gente, per me non sono spese, ma investimenti a tutela della salute, a tutela del sociale. Così come quando si parla di spese per la difesa del Paese: per me sono investimenti a sostegno della difesa.
  Gli scenari di crisi che ci circondano non consentono scorciatoie rispetto alla tempestiva costruzione del pilastro europeo della NATO. Per la sua storia e per la sua geografia l'Italia deve essere protagonista attiva perché si rafforzi sempre di più il pilastro europeo all'interno della NATO. Questo è il lavoro che noi possiamo svolgere, che stiamo svolgendo e che dobbiamo svolgere con continuità.
  Ringrazio dell'invito. Andiamo avanti, c'è bisogno assolutamente di sostenere sempre di più la NATO.

  PRESIDENTE. Grazie, Presidente Cesa.
  Do la parola ai colleghi che intendono intervenire.

  GIUSEPPE PROVENZANO. Chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.

  PRESIDENTE. Prego.

  GIUSEPPE PROVENZANO. Grazie, presidente.
  Chiedo scusa. Noi abbiamo ascoltato con grande attenzione e rispetto, come sempre, le relazioni dei Ministri e adesso l'intervento dell'onorevole Cesa, ma visto che l'inizio dei lavori dell'Assemblea è fissato per le ore 9.30 e al Senato per le ore 10, secondo il vostro ordine dei lavori, noi dovremmo esaurire in dieci minuti una discussione su tutte le questioni che sono state poste dai Ministri e, nel migliore dei casi, con metà di questa assemblea, che lo doveva fare in quaranta minuti?
  Ho ascoltato all'inizio il suo invito a rimanere nei tre minuti, ma anche solo questo renderebbe ridicola una discussione tra di noi su tutti questi temi.Pag. 29
  Presidente – lo dico a nome del Partito Democratico, non so gli altri gruppi –, per noi ci possiamo aggiornare ad horas, anche nel pomeriggio, per fare questa discussione. Non possiamo esaurire in pochi minuti una discussione di questo genere. Noi abbiamo chiesto ai Ministri di venire in Parlamento, però facciamolo anche nel rispetto dei lavori parlamentari e di quello che siamo chiamati ad affrontare e a discutere. Valutiamolo con gli altri.

  PRESIDENTE. Do la parola all'onorevole Fratoianni.

  NICOLA FRATOIANNI. Grazie, presidente.
  Mi associo alla richiesta del collega Provenzano. È del tutto evidente che i Ministri debbono avere il tempo per svolgere una relazione, quindi non stiamo lì a chiedere un minutaggio, ci mancherebbe. I Ministri sono intervenuti l'uno dopo l'altro e c'è stata anche l'ulteriore relazione dell'onorevole Cesa, a cui non ero preparato, ma che ho ascoltato con piacere e interesse: abbiamo consumato quasi un'ora.
  Lo dico per l'ennesima volta: è giusto e sacrosanto che i Ministri abbiano tutto il tempo per relazionare, ma è del tutto irragionevole che gli interventi dei parlamentari siano sempre sistematicamente confinati a tre minuti. Non tutti possono parlare quanto i Ministri, questo nessuno lo chiede, ma scegliamo una modalità, assegniamo un tempo ai gruppi, perché così, francamente, diventa un po' ridicolo. Anche perché – e finisco – il Ministro Crosetto si è molto concentrato sull'oggetto e il Ministro Tajani ha fatto, meritoriamente, un lungo excursus che attraversa tutto lo scibile della politica estera, della situazione internazionale. È del tutto evidente che una relazione come questa non può essere affrontata con questa tempistica rispetto ai lavori d'Assemblea e con tre minuti ad intervento. Che si evitino i raddoppi va bene, ma troviamo una modalità ragionevole.Pag. 30
  Anch'io propongo un aggiornamento della seduta che ci consenta di fare la discussione nel modo migliore.

  PRESIDENTE. Intanto abbiamo disponibilità da parte dell'Aula ad andare avanti fino alle ore 10. Detto ciò, c'è la disponibilità dei Ministri, ovviamente, a tornare per completare il dibattito. Io, però, direi di cominciare intanto con gli interventi e poi aggiornare ad una nuova seduta, se siete d'accordo, altrimenti perdiamo il tempo a disposizione a fare interventi su questo argomento, a cui credo di aver risposto.
  Do la parola all'onorevole Silvestri.

  FRANCESCO SILVESTRI. Grazie, presidente.
  Nell'unirmi ai colleghi vorrei, però, sottolineare un aspetto, se ho la sua attenzione. Ci siamo già trovati altre due o tre volte nella stessa situazione, quindi credo ci sia un difetto nella programmazione dei lavori, talvolta, della presidenza. È del tutto legittimo che i Ministri possano prendere il tempo che reputano rispetto a temi estremamente importanti; è del tutto inappropriato che più volte ci ritroviamo in questa situazione, talvolta anche pensando ad una riprogrammazione dei lavori, che in passato non c'è stata, non si è fatta. Si è esaurito, quindi, quel discorso con la promessa di lavori che non si sono, poi, svolti.
  Credo ci si debba organizzare – mi permetto, perché non è la prima volta che succede – in maniera diversa, prevedendo quello che è prevedibile, semplicemente; niente di meno e niente di più.
  Chiedo quindi di stabilire con certezza quando possiamo riaggiornarci e andare avanti nello svolgimento dei lavori, posto che è del tutto inappropriato anche il fatto di lasciare determinati discorsi a metà. Noi iniziamo dei discorsi, poi li riprendiamo nel pomeriggio, rompendo anche il filo del ragionamento.Pag. 31 Secondo me, per discorsi di questo genere è anche inappropriato. Quindi, non sono solo a chiedere la riprogrammazione dei lavori, ma una definitiva maggiore attenzione per quanto riguarda occasioni di questo genere, nel rispetto del Parlamento, ma nel rispetto anche dei Ministri che sono venuti ad esporre quello che pensano e anche ad ascoltare i punti di vista delle varie forze politiche, di maggioranza e di opposizione.

  PRESIDENTE. Do la parola all'onorevole Della Vedova.

  BENEDETTO DELLA VEDOVA. Grazie, signor presidente. Intervengo anche a nome del collega senatore Borghi. C'è un tema che non è solo quello di avere uno spazio per gli interventi, ma, ringraziando i Ministri per la loro presenza non episodica, c'è anche poi un tema di ascoltare le repliche, perché è un'interlocuzione. Non è che uno fa l'interventino di tre minuti, poi se ne va in Assemblea e ha finito il compito.
  Sono d'accordo, quindi, con il collega Fratoianni e con il collega Provenzano nel riprogrammare – diamo per acquisite le relazioni, e ringrazio di nuovo i Ministri – le interlocuzioni con i parlamentari e la replica del Governo.
  Grazie.

  PRESIDENTE. Raccogliamo ovviamente quanto prima la disponibilità dei Ministri e gli uffici di presidenza calendarizzeranno una nuova seduta, una nuova audizione.
  Intanto cominciamo il dibattito per il tempo che abbiamo a disposizione.

  NICOLA FRATOIANNI. La richiesta è interrompere e riprogrammare. Cominciamo la discussione e la terminiamo, con un unico filo di ragionamento.

Pag. 32

  PRESIDENTE. Se ci sono colleghi che vogliono intervenire, li facciamo intervenire.
  Do la parola all'onorevole Provenzano.

  GIUSEPPE PROVENZANO. Non so quale rassicurazione Lei ha avuto dall'Assemblea, ma è convocata fra quattro minuti. Alcuni di noi devono tornare in Assemblea e devono anche intervenire. Questa cosa lede le prerogative di alcuni membri di questa Commissione, a partire dal sottoscritto. Io vorrei evitare che, come ricordava prima l'onorevole Francesco Silvestri, si riverifichi lo stesso precedente di prima. La richiesta delle opposizioni è quella di interrompere e riaggiornare la seduta, in modo da fare una discussione seria e corretta, ma lo dico davvero con la massima tranquillità, nel rispetto di ciascuno di noi.

  GUIDO CROSETTO, Ministro della difesa. Noi siamo totalmente d'accordo a venire. Se non riusciamo a mettere insieme le nostre agende, possiamo anche dividere le audizioni.

  PRESIDENTE. Grazie.
  Do la parola all'onorevole Giglio Vigna.

  ALESSANDRO GIGLIO VIGNA. Presidente, considerato che il tema che va in discussione fra due minuti in Assemblea è, come tutti voi ben sapete, un tema parecchio caro al mio partito, raccolta anche la disponibilità dei due Ministri a ritornare per continuare il discorso, anche come gruppo Lega ci sentiremmo di chiedere l'interruzione della seduta e una ri-calendarizzazione, vista anche la gentilezza e la disponibilità dei signori Ministri.

  PRESIDENTE. Grazie.
  Do la parola all'onorevole Calovini.

Pag. 33

  GIANGIACOMO CALOVINI. Grazie, presidente.
  Visto l'intervento dei colleghi, io auspicherei che magari adesso si possa interrompere facendo immediatamente un ufficio di presidenza per provare a calendarizzare una nuova audizione da parte dei due Ministri, che hanno dato la disponibilità ad esserci. Grazie.

  PRESIDENTE. Va bene.
  Visto che siamo tutti d'accordo, sospendiamo la seduta e convochiamo l'Ufficio di Presidenza per decidere una nuova data.
  Non essendovi altre richieste di intervento, ringrazio i Ministri e i colleghi e rinvio il seguito dell'audizione ad altra seduta.

  La seduta termina alle 9.30.