Sulla pubblicità dei lavori:
Boldrini Laura , Presidente ... 2
INDAGINE CONOSCITIVA SULL'IMPEGNO DELL'ITALIA NELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE PER LA PROMOZIONE E TUTELA DEI DIRITTI UMANI E CONTRO LE DISCRIMINAZIONI
Boldrini Laura , Presidente ... 2
Abuamara Mona , Ambasciatrice di Palestina in Italia ... 3
Boldrini Laura , Presidente ... 3
Rajoub Jibril , Presidente del Comitato Olimpico di Palestina ... 4
Boldrini Laura , Presidente ... 6
Tarazi Valerie , componente della Squadra olimpica nazionale palestinese ... 6
Boldrini Laura , Presidente ... 7
Berruto Mauro (PD-IDP) ... 7
Ferrari Sara (PD-IDP) ... 8
Boldrini Laura , Presidente ... 8
Berruto Mauro (PD-IDP) ... 8
Boldrini Laura , Presidente ... 9
Rajoub Jibril , Presidente del Comitato Olimpico di Palestina ... 9
Tarazi Valerie , componente della Squadra olimpica nazionale palestinese ... 10
Said Dima , portavoce della Federazione calcistica palestinese ... 11
Boldrini Laura , Presidente ... 12
Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
LAURA BOLDRINI
La seduta comincia alle 13.30.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.
Audizione di una delegazione del Comitato Olimpico di Palestina, accompagnata dall'Ambasciatrice di Palestina in Italia.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'impegno dell'Italia nella Comunità internazionale per la promozione e tutela dei diritti umani e contro le discriminazioni, l'audizione di una delegazione del Comitato Olimpico di Palestina, accompagnata dall'Ambasciatrice di Palestina in Italia.
Anche a nome dei componenti del Comitato, saluto e ringrazio per la disponibilità a prendere parte ai nostri lavori il Generale Jibril Rajoub, Presidente del Comitato Olimpico di Palestina; la dottoressa Valerie Tarazi, nuotatrice, componente della Squadra olimpica nazionale palestinese; la dottoressa Dima Said, portavoce della Federazione calcistica palestinese ed ex capitana della Nazionale; il dottor Ihab Abu Jazar, allenatore della squadra nazionale maschile di calcio.
Come si diceva, la delegazione è accompagnata dall'Ambasciatrice di Palestina in Italia, Mona Abuamara.
Ricordo che il dottor Rajoub è anche Presidente del Consiglio per la Gioventù e lo Sport e della Federazione calcistica palestinese.
Segnalo che un Comitato Olimpico Nazionale Palestinese multietnico, che comprendeva atleti arabi, ebrei e cristiani, venne fondato nel Mandato britannico della Palestina nel 1933 e riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) nel maggio 1934, ma non fu in grado di partecipare alle Olimpiadi di Berlino del 1936 a causa della persecuzione nazista nei confronti degli ebrei.
Successivamente, un nuovo Comitato Olimpico Palestinese venne istituito nel 1969, ma fu riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) solo nel 1993, in seguito agli Accordi di Oslo.
Al Comitato Olimpico, supportato dall'Autorità Nazionale Palestinese, fu poi finalmente permesso di competere, sfilando con la propria bandiera nazionale, ai Giochi Olimpici di Atlanta, nel 1996, e poi a quelli di Londra, nel 2012.
Ha suscitato una grande emozione quanto accaduto a Majed Abu Maraheel, il portabandiera e atleta partecipante ai Giochi di Atlanta, che è morto nel corso dell'aggressione a Gaza nel campo profughi di Nuseirat, perché impossibilitato a curarsi dopo il rifiuto del Governo israeliano di concedergli di andare in Egitto a fare la dialisi.
L'audizione odierna si pone in una linea di continuità con quella svolta il 22 gennaio scorso, dove abbiamo ascoltato l'esperienza di Maoz Inon e Aziz Abu Sarah, rappresentanti di un movimento che si batte per un futuro di pace, sia per Israele, sia per la Palestina, basato sulla riconciliazione e sull'affermazione dello Stato di diritto. In quella sede, il dottor Aziz Abu Sarah ha sottolineato il valore delle Olimpiadi come momento di unione globale, fratellanza fra i Pag. 3popoli, celebrazione dell'eccellenza sportiva e tregua simbolica dai conflitti, arrivando ad evocare l'idea di creare, in occasione dei prossimi appuntamenti olimpici, una delegazione di pacificatori che marcino sotto la bandiera della pace.
La Carta Olimpica riconosce la pratica sportiva come un diritto della persona, accessibile a tutti secondo le proprie esigenze; eppure, per i palestinesi, a causa dell'aggressione di Israele successiva al 7 ottobre 2023, questo diritto viene violato e negato a migliaia e migliaia di persone.
Sono 684 gli atleti palestinesi uccisi e migliaia i feriti appartenenti alle 34 Federazioni ed Istituzioni sportive. Stadi ed infrastrutture sportive a Gaza sono stati danneggiati o completamente distrutti, per un valore stimato di centinaia di milioni di dollari, e la ricostruzione richiederà molti anni. So che i nostri ospiti ci consegneranno una documentazione dettagliata su questo punto.
È stato più volte denunciato il fatto che il Paese il cui Governo ha violato in modo sistematico i diritti umani e la Carta olimpica – Israele – partecipi, nonostante questo, ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina.
Fatta questa premessa, chiedo all'Ambasciatrice Abuamara se intende intervenire.
MONA ABUAMARA, Ambasciatrice di Palestina in Italia. Grazie davvero, presidente. Vorrei ringraziare tutti voi per avermi invitata a partecipare e per avere invitato il Comitato. Grazie davvero per il vostro tempo.
È importante per me che ascoltiate la nostra storia, una storia di violazione dei diritti umani dei palestinesi, a prescindere dal settore in cui operano. Presidente Boldrini, Lei ha già sollevato nella sua introduzione alcuni dei punti che vorrei toccare, che riguardano, nello specifico, il doppio standard che viene applicato nei confronti del popolo palestinese con riguardo ai diritti delle donne, ai diritti dei minori, ai diritti umani, ai diritti dello sport, al diritto ad esistere. I diritti vengono violati in ogni ambito, noi veniamo trattati in modo diverso rispetto al resto del mondo.
La parte più difficile consiste nell'ascoltare chi dice che i valori e i princìpi trascendono la politica, specialmente in ambito sportivo, trascendono le differenze tra le squadre, tra i partiti, tra gli Stati, ma tutto questo non viene applicato nel caso della Palestina: lo sport non è neutrale, se le nostre vite non vengono tutelate. Parliamo dei diritti che dovrebbero essere tutelati dallo Statuto di Roma, ma anche dalle Costituzioni, per esempio la Costituzione italiana, secondo cui gli atleti e i civili che partecipano alle attività sportive devono essere protetti, ma questo non succede. I palestinesi non sono considerati al pari degli altri atleti. Gli atleti israeliani, invece, vengono tutelati nonostante le atrocità che vengono commesse nei confronti del popolo palestinese.
È quindi importante per noi parlarvi delle storie degli atleti che affrontano queste situazioni difficili, inimmaginabili, atleti che comunque devono prepararsi per partecipare alle competizioni a livello internazionale e che hanno paura di perdere le loro famiglie e di perdere la vita. Pensiamo anche agli allenatori, a quello che devono affrontare, relazionandosi con i propri atleti, allenatori che devono convincere i loro atleti di essere umani tanto quanto gli altri sportivi, di essere all'altezza, quando pensano invece di non essere abbastanza per il resto del mondo. Tutto questo succede in un momento in cui allenatori e atleti perdono i loro familiari, che vengono massacrati e che da due anni e mezzo sono vittime di un genocidio in diretta streaming.
Vorrei quindi ringraziarvi, ancora una volta, per questa occasione ed invitarvi a considerare quanto queste storie riguardino la nostra vita quotidiana. Questa è la vita che viviamo in un contesto di occupazione e tirannia, mancanza di responsabilità e piena impunità. Questa è la nostra storia e siamo qui oggi per potervela raccontare. Grazie.
PRESIDENTE. Sicuramente manterremo viva questa sua raccomandazione. Cedo la parola al Presidente Rajoub affinché svolga il suo intervento.
Pag. 4 JIBRIL RAJOUB, Presidente del Comitato Olimpico di Palestina. Grazie davvero. Sono lieto ed onorato di avere l'opportunità di rivolgermi a voi oggi, in nome del mio popolo e della famiglia sportiva palestinese, in nome di tutti i palestinesi.
So che siete al corrente della nostra situazione politica e geografica, il nostro territorio è diviso, ma quando parliamo di sport ci consideriamo un'unica famiglia, un'unica organizzazione che amministra lo sport palestinese: in Cisgiordania, a Gerusalemme Est, a Gaza e per la diaspora. Abbiamo un Comitato Olimpico Internazionale, una Federcalcio nazionale, e una organizzazione di scouting, quindi oggi vi parlo a nome di tutte queste organizzazioni della nostra famiglia sportiva palestinese. Spero che, attraverso questo intervento, riuscirò a trasmettervi il nostro messaggio, un messaggio chiaro, rivolto alla comunità internazionale, al CIO, alla FIFA, alla UEFA, a tutti.
È arrivato il momento di porre fine alla sofferenza del popolo palestinese anche dal punto di vista sportivo, quindi parliamo dei giocatori e degli atleti palestinesi; è arrivato il momento di porre fine al doppio standard delle politiche sportive. Lo sport è un diritto umano, il diritto a partecipare alla vita culturale e sportiva è riconosciuto dall'articolo 15 della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, ma anche dall'articolo 31 dalla Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia. Gli impianti sportivi in Palestina sono distrutti, gli atleti non possono muoversi e partecipare, dunque questo diritto viene sistematicamente violato.
Le aree di maggiore preoccupazione per noi sono tre: la distruzione degli impianti sportivi, degli impianti per allenarsi, degli stadi; la libertà di movimento, limitata per gli atleti, che non possono uscire, non hanno i permessi necessari per viaggiare tra Gaza e la Cisgiordania; senza considerare poi l'impatto psicologico a lungo termine che lo sfollamento e la perdita di compagni di squadra e di familiari ha sugli atleti, che quindi sono anche da questo punto di vista esclusi dalle competizioni internazionali.
L'Italia ha storicamente sostenuto lo Stato di diritto, la responsabilità delle Istituzioni internazionali, il principio di non discriminazione; quindi, la nostra preoccupazione non riguarda un allineamento politico, ma una preoccupazione in termini di coerenza giuridica: gli standard sportivi internazionali vengono applicati in egual misura a tutti?
Oggi, quindi, ci troviamo qui, presso il Parlamento italiano, per chiedervi il vostro sostegno per sostenere le infrastrutture sportive civili palestinesi, per sostenerci a livello europeo, a livello olimpico, affinché anche i diritti degli atleti palestinesi vengano tutelati. Vi chiediamo anche di monitorare i meccanismi volti a garantire la nostra partecipazione alle competizioni internazionali, nonché il sostegno di cui abbiamo bisogno per ricostruire i partenariati tra le Istituzioni sportive italiane e palestinesi.
Vorrei chiarire la posizione palestinese: gli atleti palestinesi non sono nemici di nessuno, vogliono partecipare per competere a livello sportivo, non per combattere su un campo di battaglia. Quello che cerchiamo di raggiungere è la coesistenza attraverso l'uguaglianza, non la normalizzazione di un disequilibrio.
Onorevoli deputati, tutti i giovani devono avere la possibilità di partecipare in misura uguale alle competizioni sportive, ma per raggiungere questo obiettivo c'è bisogno di misure concrete che garantiscano competizioni giuste. Chiediamo all'Italia, che riconosce il valore dello sport, di aiutarci a fare in modo che lo spirito olimpico non venga negato ai giovani palestinesi.
In Cisgiordania e a Gaza abbiamo sospeso tutte le attività sportive ufficiali, tutti i campionati e anche le competizioni amichevoli. Tutti sanno cosa sta succedendo a Gaza, ma in Cisgiordania, sin dal primo giorno, stiamo vivendo una situazione altrettanto complessa, che ci impedisce di praticare qualunque tipo di sport.
Anche le nostre squadre nazionali - maschile e femminile, le uniche attive - stanno avendo difficoltà ad affrontare questa situazione, perché gli atleti non hanno modo di allenarsi né di accedere od ospitarePag. 5 competizioni, anche nel nostro territorio.
Credo che l'Italia e voi tutti possiate trasmettere un messaggio chiaro al CIO, alla FIFA, alla UEFA: è arrivato davvero il momento di porre fine a questa situazione, di lasciare che la famiglia sportiva palestinese possa partecipare a queste competizioni, godere degli stessi diritti di cui altri godono. Israele non ha nessun diritto di esercitare ingerenze in questo senso, di godere dei diritti sanciti dagli Statuti della FIFA, dalla Carta olimpica, mentre il suo governo sta negando quegli stessi diritti agli atleti palestinesi.
Il Comitato Olimpico israeliano e la Federcalcio israeliana stanno violando gli Statuti della FIFA, organizzando e gestendo competizioni sportive ufficiali all'interno dei Territori palestinesi occupati. Io credo che Israele abbia il diritto di sviluppare le proprie attività sportive, ma che debba farlo all'interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti, in conformità con le risoluzioni ONU, e che quindi possa esercitare questi diritti solo all'interno della sua giurisdizione. In ogni altro caso, sta violando i princìpi degli Statuti della FIFA. Ed è necessario punire i responsabili di tali violazioni.
Per tutelare i nostri diritti e poterne beneficiare abbiamo dunque bisogno di alcuni cambiamenti, dobbiamo fare in modo che Israele non organizzi delle competizioni, come dicevo, all'interno della giurisdizione palestinese. Ci sono almeno nove squadre che fanno parte del campionato israeliano, che sono sostenute dalla FIFA e dalla UEFA e che hanno sede all'interno della nostra giurisdizione, ma è arrivato il momento di manifestare solidarietà nei confronti dei palestinesi e di fare in modo che questa situazione cambi, per tutelare i diritti dei palestinesi e porre fine alle violazioni e all'aggressione unilaterale di Israele nei confronti del popolo palestinese.
In questi ultimi due anni, tutti gli impianti sportivi, senza alcuna eccezione, sono stati distrutti a Gaza; secondo le nostre statistiche ufficiali, circa 10-15 mila palestinesi sono ancora sotto le macerie; dirigenti sportivi, atleti, allenatori, arbitri, migliaia di persone che fanno parte della famiglia sportiva palestinese, anche il nostro ex capitano della Nazionale, sono stati uccisi o feriti. Migliaia di persone si trovano nei campi di concentramento israeliani, centinaia non sono ancora stati ritrovati.
Vorrei rassicurarvi su un punto: stiamo facendo il possibile per trasmettere questo messaggio, per ribadire l'importanza dell'etica e dei valori dello sport, affinché le giovani generazioni possano godere dei diritti sportivi. Non abbiamo alcuna affiliazione politica e non vogliamo che la politica entri nello sport. Siamo impegnati in favore di questi cambiamenti, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto, abbiamo bisogno del vostro sostegno.
Oggi, siamo qui insieme proprio per trasmettervi questo messaggio: vogliamo invitare tutte le persone che credono nella pace, nella coesistenza pacifica, a prendere una posizione affinché nessun doppio standard, nessuna politica di questo tipo possa più essere applicata alla nostra situazione, una situazione particolare che interessa ugualmente gli israeliani e i palestinesi.
Voglio cogliere l'opportunità per ringraziare ancora una volta tutti voi e per ringraziare la nostra Ambasciatrice, che sta facendo un ottimo lavoro con il vostro Parlamento. È arrivato davvero il momento di prendere una posizione, il prossimo mese l'Italia si qualificherà per la diciannovesima volta alla Coppa del mondo, ma vorrei invitare tutti gli italiani a ribadire la loro vicinanza al popolo palestinese, affinché i palestinesi possano ricevere il vostro messaggio anche nel 2026.
Non dobbiamo perdere la speranza, perché perdere la speranza significa lasciare spazio ad altri individui, ad altri gruppi, che potrebbero vendicarsi, approfittare di questa situazione e causare ancora più sofferenze. Credetemi, noi stiamo soffrendo e non vogliamo altre sofferenze, neanche nei confronti di coloro che le stanno causando a noi; vogliamo che venga riconosciuto il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e a vivere in uno Stato sovrano e indipendente.Pag. 6
Il nostro obiettivo è quello di porre fine a questo conflitto, che dura da troppo tempo. Grazie.
PRESIDENTE. Cedo la parola a Valerie Tarazi, componente della Squadra olimpica nazionale palestinese.
VALERIE TARAZI, componente della Squadra olimpica nazionale palestinese. Grazie e buon pomeriggio. Non sono una politica, sono semplicemente un'atleta. Sono qui oggi davanti a voi come un'atleta olimpica e come una discendente di una famiglia cristiana di Gaza.
Ogni bambino ha il diritto di giocare. Ma oggi la realtà di Gaza non lo permette. Neanche quella della Cisgiordania. Giocare all'aria aperta è diventato un lusso, non è più un diritto. Ho fatto un dottorato di ricerca sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'ONU, uno dei quali riguarda la salute e il benessere. Ma posso dirvi che oggi in Palestina il benessere e la salute sono un sogno: abbiamo finanziamenti limitati, impianti limitati, risorse davvero limitate e, onestamente, è stato un miracolo aver avuto una delegazione palestinese ai Giochi olimpici di Parigi, quindi vorrei ringraziare tutti coloro che hanno fatto in modo che questo potesse succedere, in particolare il CIO.
Gli atleti palestinesi vogliono avere gli stessi diritti degli atleti di tutto il mondo, ma non abbiamo piscine olimpiche, non abbiamo impianti sportivi, eppure avevamo due nuotatori a Parigi.
Ogni giorno, vedendo quello che succede ai nostri allenatori, ai nostri compagni di squadra, alle nostre famiglie che perdono la vita a Gaza, viviamo un trauma psicologico costante. Non riusciamo a ottenere i visti, non possiamo attraversare il confine, di fatto non abbiamo gli stessi diritti degli atleti del resto del mondo: questa è la nostra realtà.
Ai Giochi asiatici del 2023 in Cina abbiamo partecipato come un'unica squadra con atleti di Gaza, della Cisgiordania, membri della diaspora, abbiamo camminato insieme durante la cerimonia di apertura. Al termine dei Giochi ci sono stati gli episodi del 7 ottobre, alcuni di noi sono rimasti bloccati in Cina, altri in Egitto, altri sono riusciti a rientrare a Gaza.
Una settimana dopo il 7 ottobre, ho ricevuto una telefonata di un dirigente tecnico che mi ha detto che l'atleta di beach volley con cui avevo partecipato ai Giochi, con cui avevo stretto una grande amicizia, purtroppo era morto sotto le bombe. Le cose sono andate avanti come se nulla fosse successo e qualche settimana dopo ho ricevuto un'altra telefonata da un nuotatore palestinese, che mi ha chiesto se avessi visto il telegiornale, seguito le notizie, perché c'era stato un altro bombardamento che aveva colpito la chiesa della mia famiglia, la terza più antica chiesa del mondo, in cui ho perso tre membri della mia famiglia.
Potrei raccontarvi decine di storie, che hanno interessato amici o membri della mia famiglia, di persone, atleti che vivono questo calvario ogni giorno della loro vita. Un atleta di atletica leggera che ha partecipato con me ai Giochi asiatici oggi, se guardate il suo profilo Instagram, tira fuori dalle macerie i suoi compagni di squadra, e non si allena da più di due anni. Un atleta di muay thai colpito alla schiena tredici volte mentre andava in bicicletta. I numeri che vediamo oggi sembrano solo numeri, statistiche, sembrano non significare nulla, ma sono persone care, compagni di squadra, amici, famiglia. Non vogliamo essere un numero, vogliamo che ci vengano riconosciuti gli stessi diritti che vengono riconosciuti agli altri atleti nel resto del mondo. Vogliamo avere il diritto di giocare.
Questa è la mia storia e potrei parlarvi di moltissime altre testimonianze di amici, compagni di squadra, familiari, ma questo è quello che volevo dirvi oggi. Vorrei chiedervi di invitare la FIFA a rispettare gli Statuti, il CIO a rispettare la Carta olimpica, perché non stiamo chiedendo nulla di straordinario, si tratta semplicemente di seguire le regole, per tutelare l'umanità.
Ho dedicato la mia ricerca di dottorato a questi temi, agli aiuti umanitari e alla sostenibilità, ho studiato moltissimo e quello che sta succedendo a Gaza non è umano e non può essere giustificato da nessun punto Pag. 7di vista politico: le persone non hanno cibo, non possono mangiare, si tratta di un diritto umano basilare; oggi stiamo parlando di sport che, secondo gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, è uno dei valori da rispettare per il benessere dell'umanità.
Quello che stiamo chiedendo a tutti voi è di difendere i diritti umani e gli standard in materia. Solo questo, davvero. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie per questa testimonianza molto efficace.
Do ora la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
Immagino che il collega Berruto voglia intervenire e lo ringrazio per aver sollecitato questa interessantissima audizione e anche per tutta la collaborazione che ha fornito al Comitato Olimpico palestinese.
Noi abbiamo conosciuto la realtà dello sport a Ramallah, abbiamo conosciuto il Generale Rajoub, abbiamo apprezzato la sua ospitalità, perché siamo andati a Ramallah, a visitare la Palestina, e abbiamo preso atto delle difficoltà di chi vuole fare sport, della limitazione della libertà di movimento; noi stessi ci siamo trovati in un'operazione militare e siamo stati bloccati per ore, quindi capiamo benissimo quello che oggi ci avete detto.
Do la parola al collega Berruto.
MAURO BERRUTO. Grazie, presidente. Benvenuti e grazie di aver accolto questo invito, in un momento non indifferente. Venerdì scorso nel nostro Paese si sono aperti i Giochi olimpici invernali, anche oggi le cronache raccontano di alcune esplicite manifestazioni di doppia morale, come ha detto il Generale Rajoub, quindi voglio fare qualche domanda. Ne avrei tantissime, ma anche domani avremo un momento pubblico con la stampa per farne altre.
Voglio precisare che in questo momento io parlo principalmente come membro della famiglia olimpica, perché ho avuto la fortuna di portare il nostro Paese, la Squadra nazionale italiana, ai Giochi olimpici di Londra, prima ad Atene, e poi come persona che, dopo aver vissuto l'esperienza olimpica e quella sportiva, oggi si occupa di politiche dello sport.
La mia prima domanda è rivolta al Generale Jibril Rajoub. Voi pensate o avete evidenze, oltre al report che ci consegnerete, che sarà chiaro nei numeri e nelle situazioni, che tutto quello che troveremo scritto in quel report in riferimento alla distruzione degli impianti, delle infrastrutture e degli atleti uccisi e feriti siano – mi si perdoni il termine orribile – effetti collaterali o ci sia un progetto di attacco esplicito al mondo dello sport? In quanto, così come sappiamo, lo sport può essere usato come strumento di propaganda e la distruzione dello sport può essere uno strumento orientato a demolire le relazioni di un Paese.
Riconoscersi intorno ai nostri sportivi, alle nostre squadre, è un collante delle nostre società, quindi la prima domanda è questa: secondo la vostra opinione, il Governo israeliano, il Comitato Olimpico israeliano, da questo punto di vista, come si è posto? Non cito nuovamente – li ho qui stampati, li leggeremo domani – i sette articoli e princìpi fondamentali della Carta olimpica, che parlano di rispetto dei diritti umani; la famosa risoluzione sulla tregua olimpica dice testualmente «building a peaceful and better world through sport and Olympic ideal». Nella Carta olimpica, all'articolo 6, si parla di far godere del diritto allo sport senza discriminazioni di alcun genere.
La seconda domanda è molto tecnica, ed è sempre rivolta al Generale Rajoub: nel nostro Paese, dal 21 agosto al 13 settembre di quest'anno, il 2026, si disputeranno i Giochi del Mediterraneo, una manifestazione che nella sua storia ha sempre coinvolto tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo, tranne Israele e la Palestina.
Potreste immaginare di preparare una delegazione che possa partecipare ai Giochi del Mediterraneo in Italia? Mi farebbe piacere la pallavolo, rispetto anche a quello che ho fatto quando sono venuto a Ramallah. Se questa disponibilità ci fosse, io sono pronto a fare qualsiasi battaglia, possibile ed immaginabile, perché la Palestina possa rientrare in una manifestazione come questa,Pag. 8 che tra l'altro si riferisce al bacino del Mediterraneo che è oggetto in questo momento, come sappiamo, di situazioni geopolitiche estremamente complesse. Se c'è questa disponibilità, mi impegnerò a capire come mettere in moto questo meccanismo.
Con la terza domanda mi rivolgo principalmente a Dima, a Valerie e al mio collega Ihab. Chiedo se possano darci qualche dettaglio ulteriore rispetto alla vita quotidiana, di cosa significa oggi allenare la Nazionale di calcio palestinese, essere un atleta, perché chi vi parla è stato il primo firmatario di un documento, sottoscritto da altri quarantacinque colleghi del Partito Democratico, deputati, senatori e parlamentari europei - tutti quelli che vedete qui, naturalmente, sono stati firmatari di quel documento.
Questo documento si rivolgeva agli organismi sportivi italiani e quindi al presidente del CONI, il Comitato Olimpico italiano, al Presidente Gravina della Federcalcio italiana, che è Vicepresidente della UEFA, ai membri italiani del CIO, affinché portassero sui tavoli di CIO, FIFA e UEFA la richiesta di verificare se le condizioni richieste dalla Carta olimpica per poter fare parte della famiglia olimpica fossero rispettate o meno; nel caso non lo fossero, evidentemente CIO, UEFA e FIFA hanno un potere sanzionatorio di esclusione dalle manifestazioni.
Come è noto, questo non è successo. Io ho detto pubblicamente e ribadisco qui: quando con le mie colleghe e i miei colleghi siamo stati a Ramallah ho potuto sfogliare il manuale dell'apartheid anche nell'esercizio di quello che facevo per gli atleti, che non sono potuti venire ad allenarsi con me quando ho fatto quell'allenamento a Ramallah, a quelli che non sono potuti tornare a casa dopo l'allenamento perché il loro villaggio era chiuso, ai giovani sportivi che abbiamo incontrato e che ci hanno raccontato delle loro esperienze in carcere.
Per dare forza noi ci siamo, non solo abbiamo raccolto l'appello, ma siamo ancora lì a quel documento, con la richiesta firmata da quarantacinque parlamentari che vogliono rivolgersi direttamente al CIO, alla UEFA e alla FIFA, e chiediamo in che modo possiamo essere ancora più utili, oltre a portare ovviamente la nostra solidarietà a tutto il mondo dello sport palestinese.
SARA FERRARI. Grazie delle vostre testimonianze. Anch'io ho fatto parte della delegazione che si è recata a Ramallah nel novembre scorso; ovviamente la nostra visita è stata legata al mondo dello sport, di cui stiamo parlando, ma è stato per noi fondamentale comprendere quale fosse la situazione reale della vita della popolazione palestinese in Cisgiordania.
Da novembre ad oggi sono successe delle cose; la visita di Netanyahu a Trump ed un ulteriore aggravarsi dell'idea di annessione della Cisgiordania, qualcosa che fino ad oggi è avvenuto lentamente, ma in maniera non così trasparente, non così dichiarata, e oggi siamo ad uno stadio in cui invece la cosa viene politicamente dichiarata come obiettivo chiaro, e ci sono stati passaggi alla Knesset che vanno in quella direzione.
Noi abbiamo sentito le testimonianze di giovanissimi atleti, che ci hanno sconvolto per la dimostrazione di un'assenza di diritti per la popolazione civile e per le esperienze di carcere e di tortura che, quindicenni e sedicenni – quindi minorenni – hanno dovuto subire, senza un capo di accusa reale rispetto a reati di cui si sono dovuti addirittura auto-accusare per poter salvare magari i propri familiari.
In tutto questo, da novembre ad oggi, dall'esterno la situazione ci pare addirittura peggiorata, quindi vorrei capire da voi questi elementi di lettura politica che ovviamente interessano tutti gli atleti, ma interessano in generale la popolazione civile e come state vivendo questo aggravarsi della situazione.
PRESIDENTE. Grazie. Se non ci sono altre domande, io vorrei aggiungere qualcosa.
MAURO BERRUTO. Presidente, chiedo scusa, ho dimenticato una cosa molto precisa.
Si è molto parlato, in Italia e in Europa, della situazione del campo da calcio di Pag. 9Aida, a Betlemme. Adesso sembra che la cosa sia risolta, ma io non credo che sia così, quindi chiederei soprattutto ai rappresentanti della Federcalcio di darci informazioni su cosa sta succedendo ad Aida o cosa potrebbe succedere. Grazie.
PRESIDENTE. Era una delle cose, infatti, da chiedere.
Penso che quanto avete evidenziato sulla questione del doppio standard sia insopportabile. Vivere sotto questa opprimente occupazione, che va avanti da decenni, per gli atleti che non possono muoversi, che non possono andare a fare gli allenamenti, che non possono entrare ed uscire per partecipare alle competizioni, ovviamente non rispetta un principio di eguaglianza rispetto agli atleti degli altri Paesi. In Palestina tutto diventa dieci, cento, mille volte più complicato, quindi questi atleti sono ancora più meritevoli per la volontà che hanno di riuscire a farcela, nonostante gli impedimenti e nonostante tutti i problemi.
Credo, colleghi e colleghe, che noi dovremmo accogliere l'appello che ci è stato fatto dal Presidente Rajoub, l'appello di scrivere un'altra lettera, che dia seguito a questa audizione, una lettera al CIO, alla FIFA, alla UEFA, in cui andiamo a dire che, sulla base di quello che abbiamo sentito dal Presidente del Comitato Olimpico e da una componente della Squadra olimpica nazionale, Valerie Tarazi, le condizioni dello sport in Palestina sono assolutamente impraticabili e cosa intendono fare queste organizzazioni internazionale per rimuovere questi ostacoli, per assumersi una responsabilità che finora non si sono assunte.
Penso che questo potrebbe essere l'esito di questa audizione: sollevare la questione con gli organi internazionali, che sembrano aver voltato le spalle ai princìpi olimpici della pace, ma anche al rispetto dei diritti umani degli atleti. Possiamo assumerci, quindi, questo impegno.
Do la parola agli auditi per la replica.
JIBRIL RAJOUB, Presidente del Comitato Olimpico di Palestina. Voglio innanzitutto ringraziarvi per il vostro impegno. Proverò a rispondere ad alcune delle domande.
Per quanto riguarda i Giochi del Mediterraneo, chiaramente verremo su invito, con molto piacere. Speriamo di poter partecipare anche con gli atleti di Gaza.
Per quanto riguarda la prima parte della sua domanda, io credo che sia sistematico, sia strategico. Quello che gli israeliani stanno facendo, anche il modo in cui tutto è cominciato, dimostra chiaramente l'intenzione di prendere di mira tutte le nostre strutture. Per esempio, il famoso stadio Yarmouk, credo che sia stato costruito dieci anni prima della creazione dello Stato di Israele. Quindi i bombardamenti e la distruzione di impianti che sono stati costruiti anni e anni fa sono tutte azioni mirate, non avvengono per caso, anche l'arresto delle persone. Alcuni degli impianti vengono usati come campi di concentramento per umiliare gli atleti, i prigionieri vengono denudati, ammanettati, tenuti in condizioni terribili in questi luoghi. Si tratta, quindi, di azioni mirate.
La Presidente del Comitato Olimpico israeliano è un'ex atleta olimpica e ha firmato un missile, e prima di farlo ha dichiarato che era destinato alla popolazione di Gaza, e non capiamo perché, è stata un'atleta olimpica, famosa, è la Presidente del Comitato Olimpico. Lo stesso accade con alcuni atleti olimpici israeliani: alcuni di loro hanno incoraggiato, partecipato alle operazioni a Gaza. Dov'è l'etica, dove sono i valori che dovrebbero condividere in quanto atleti olimpici, in quanto persone consapevoli del ruolo che lo sport ha in situazioni di questo tipo; invece, tutto si riduce ad una questione politica, sistematica, l'obiettivo di Israele è negare l'esistenza della Palestina. Non è un segreto.
L'obiettivo principale di Netanyahu e del suo Governo è l'annientamento della popolazione di Gaza, con uccisioni, ferendo le persone e facendole morire di fame, ed è evidente che si tratta di una politica sistematica.
So che alcuni di voi hanno visitato la Palestina, quindi avete visto in prima persona quello che succede. Lo stesso accade in Cisgiordania, nelle comunità più piccole: i palestinesi vengono spinti dai coloni e dalle autorità israeliane fuori dai nostri Pag. 10territori, vengono mandati via verso le grandi città.
La risoluzione approvata dalla Knesset è un chiaro messaggio: l'annessione è solo una questione di tempo, è già realtà, stanno costruendo insediamenti e stanno facendo tutto il possibile per riconoscere ufficialmente quello che oggi è illegale; insomma, la questione è chiara, è chiaro cosa stanno facendo, cosa stanno decidendo: la Palestina storica è un territorio di Israele e possono farci quello che vogliono.
I nostri atleti, i nostri giocatori, non possono uscire dal Paese, hanno i movimenti davvero limitati. Riceviamo delle donazioni, come ad esempio la donazione di cento metri quadrati di erba sintetica da parte della Cina per costruire uno stadio, risale a due-tre giorni fa, ma questo materiale non può arrivarci, il Ministero della difesa ci ha detto che non otterremo mai il permesso. Ma che significa, si tratta forse di un'arma nucleare? Vogliamo pensare che questo non sia parte di una politica sistematica? Non si tratta della decisione isolata di un funzionario ministeriale che ha appena cominciato a lavorare.
Quindi lo sport è senz'altro un obiettivo, loro vogliono distruggere le infrastrutture, vogliono distruggere gli impianti, vogliono fare in modo che i palestinesi perdano la speranza. Non abbiamo nessun campionato in corso, nessuna attività ufficiale.
Ci aspettiamo che venga trasmesso un messaggio alle organizzazioni sportive internazionali, ad esempio alla UEFA, perché non è possibile che Israele partecipi e goda di certi diritti e, dall'altra parte, continui a negarli. Israele non lascia neanche entrare i giornalisti a Gaza: questo cosa significa, secondo voi? Significa che non vogliono che i crimini che hanno luogo a Gaza vengano documentati, ma quello che sta succedendo a Gaza è senza precedenti nella storia dell'umanità. È il Ventunesimo secolo e stiamo parlando del 12-13 per cento della popolazione che è stata uccisa, ferita o si trova ancora sotto le macerie; e questo si ripete ogni giorno, solo negli ultimi tre-quattro giorni abbiamo tirato fuori circa ottocento corpi da sotto le macerie e ci sono ancora tra le 10 e le 15 mila persone sotto le macerie.
Questo è chiaramente parte di una strategia, una strategia ideologica chiara; alcuni Ministri israeliani, la maggior parte dei membri della Knesset, sostengono tutto questo, vogliono fare in modo che la Palestina e il popolo palestinese non esistano più, vogliono cancellarci, cancellare noi in quanto popolo, territorio, anche i luoghi sacri per i cristiani e i musulmani.
È quindi arrivato il momento per le Istituzioni sportive internazionali, il CIO, la FIFA, la UEFA, di tirare fuori il cartellino rosso nei confronti del Comitato Olimpico e della Federcalcio israeliani, che devono essere sanzionati, devono essere puniti.
Con la Russia sono bastate ventiquattr'ore mentre per Israele c'è una situazione di stallo, perché Trump non dà il via libera e lo stesso ha fatto Infantino, che da ottobre scorso sta rimandando questa decisione. Ma le violazioni sono evidenti, sono chiaramente organizzate, parte del campionato ufficiale israeliano viene giocato all'interno dei territori dello Stato palestinese riconosciuto a livello internazionale, e gli israeliani vengono finanziati dalla FIFA e dalla UEFA, ma come è possibile? La FIFA, la UEFA, il CIO devono fare qualcosa, credo che sia arrivato il momento di esporsi, di ribadire quali sono i valori dello sport.
La mia responsabilità, la responsabilità della mia generazione, è quella di fare in modo che i giovani possano godere del diritto allo sport, quindi vi chiedo, per favore: aiutateci a porre fine alla sofferenza del mio popolo. Grazie.
VALERIE TARAZI, componente della Squadra olimpica nazionale palestinese. Vorrei solamente sottolineare un aspetto: prima dei Giochi olimpici di Parigi molti atleti israeliani sono stati portati ad operare nelle basi dell'IDF ed uno degli atleti che ha partecipato a Parigi ha firmato di suo pugno un missile scrivendo «da parte mia per voi, con affetto» e disegnando la stella di David, per poi postare la foto su Instagram. Questa persona ha partecipato ai Giochi Olimpici di Parigi ed è stata la portabandiera per lo Stato di Israele: un'azione di Pag. 11questo tipo viola ogni statuto, carta, e quant'altro.
Gli impianti sportivi vengano usati per umiliare le persone, per le azioni militari; tutto ciò contrasta con il diritto sportivo internazionale. Ho delle foto che mostrano dei soldati dell'IDF con un uomo legato, quasi nudo, e questo succede a Gaza.
Mi avete chiesto della nostra vita quotidiana, della vita quotidiana degli atleti: lascerò rispondere la mia collega, perché è più preparata su questo punto, io mi alleno negli Stati Uniti, ma vorrei porre l'accento sul fatto che a dicembre sono stata a Betlemme con il passaporto statunitense e, anche con questo passaporto, per spostarmi da Betlemme a Gerusalemme e a Ramallah ci ho messo più di un'ora e mezza, anche se ci si mettono venti minuti; in mancanza dei documenti giusti, si può impiegare minimo quattro ore per andare da Betlemme a Ramallah, sebbene ci vogliano venti minuti.
Questa è la situazione che i nostri atleti vivono ogni giorno per allenarsi, per arrivare agli impianti sportivi, per non parlare della possibilità di passare il confine. Per arrivare ad un aeroporto Giordano ci vuole un giorno extra e chissà quanti soldi.
Vorrei ringraziarvi, ancora una volta, per le vostre azioni - ne abbiamo bisogno - e per averci dato l'opportunità di essere qui, per il vostro contributo. Ma non si tratta solamente di soldi e finanziamenti, chiaramente ricostruiremo ad un certo punto i nostri impianti, ma abbiamo bisogno di un'azione più concreta per fermare tutto questo. Ripeto: vi ringraziamo per i vostri finanziamenti, ma non è abbastanza, abbiamo bisogno di un'azione che ci permetta di cambiare le cose.
DIMA SAID, portavoce della Federazione calcistica palestinese. Grazie, è un piacere essere qui. Sarò rapida.
Avete fatto una domanda sulla quotidianità degli atleti palestinesi. Io sono un'ex atleta e vivo in Cisgiordania. Abbiamo visto episodi di violenza e sofferenza, ci sono episodi documentati di crimini contro l'umanità, di crimini contro gli atleti, perché a Gaza, in Cisgiordania, a Gerusalemme i nostri atleti assistono e sono vittime di ogni tipo di discriminazione.
Per noi è davvero complesso partecipare alle competizioni sportive, come palestinesi viviamo un'umiliazione quotidiana, non riusciamo a spostarci facilmente a causa dei checkpoint, non possiamo sostenere un campionato, non abbiamo gli impianti, non possiamo garantire la sicurezza degli atleti, quindi per noi è una grande sfida. So che le mie parole possono risultare negative, ma non possiamo dimenticare che abbiamo fatto la storia negli scorsi anni, che sono stati i peggiori per noi, perché abbiamo tenuto alta la bandiera dello sport palestinese, abbiamo compiuto dei progressi importantissimi da ogni punto di vista, abbiamo partecipato con la nostra delegazione, con il Comitato Olimpico palestinese, a competizioni internazionali, nonostante tutto.
Si tratta di progressi davvero importanti, perché tutte le persone che contribuiscono al nostro successo lavorano sodo, proprio in considerazione della quotidianità che viviamo ogni giorno.
Questo vi dà l'opportunità di capire chi sono i palestinesi: siamo persone che lottano, persone che resistono. Lo sport fa parte della nostra identità, è un modo in cui possiamo dimostrare chi siamo, come nazione, e questo è il nostro messaggio. Vogliamo correttezza, vogliamo poter avere accesso agli impianti sportivi, alle competizioni, alle gare, vogliamo poter gareggiare sotto la bandiera palestinese, quindi il nostro è un messaggio di speranza per il nostro popolo. Le nostre condizioni non solo le migliori, ma non perdiamo mai la speranza. I nostri atleti, i nostri bambini, i nostri familiari, i nostri amici, i compagni di squadra, tutti mantengono viva la speranza, tutti partecipano ai nostri progressi, guardano le partite, tifano, in un contesto in cui non c'è internet, non c'è acqua, non c'è cibo, ma lo sport ci permette di restare uniti, di restare insieme. È davvero potente.
La Palestina, quindi, resiste e vogliamo avere la possibilità di partecipare in condizioni di uguaglianza alle competizioni sportive. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie mille. Penso che possiamo lasciarci con questo impegno, che faremo una lettera alle organizzazioni sportive come naturale follow up di questa nostra audizione; una lettera in cui chiediamo agli organismi internazionali sportivi di assumersi una responsabilità che finora non si sono assunti, viste le condizioni in cui si trovano a lavorare gli atleti palestinesi, vista la mancanza di strutture, visto quello che da parte israeliana viene continuamente fatto e la strategia che il Governo israeliano sta mettendo in atto per distruggere tutte le infrastrutture sportive ed impedire alla Palestina di poter avere una rappresentanza e partecipare alle dovute competizioni.
Mi ha colpito molto quando avete detto che quello che vive un atleta palestinese non ha pari al mondo, non è paragonabile con nessun'altra situazione; perché quando non hai la possibilità di allenarti, non hai la possibilità di mangiare, non hai la possibilità di dormire in tranquillità, come puoi dopo allenarti e dare il meglio? Il vostro amore per lo sport è quindi un percorso ad ostacoli, che merita più attenzione e più solidarietà. Noi cercheremo di fare la nostra parte. Grazie.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 14.30.