XIX Legislatura

III Commissione

COMITATO PERMANENTE SUI DIRITTI UMANI NEL MONDO

Resoconto stenografico



Seduta pomeridiana n. 35 di Mercoledì 12 novembre 2025
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Boldrini Laura , Presidente ... 2 

INDAGINE CONOSCITIVA SULL'IMPEGNO DELL'ITALIA NELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE PER LA PROMOZIONE E TUTELA DEI DIRITTI UMANI E CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

Audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Medici senza Frontiere sulla situazione umanitaria in Sudan.
Boldrini Laura , Presidente ... 2 
Oppizzi Vittorio , responsabile dei programmi di Medici senza Frontiere in Sudan ... 4 
Boldrini Laura , Presidente ... 8 
Chiopris Giulia , rappresentante di Medici senza Frontiere ... 9 
Boldrini Laura , Presidente ... 13 
Oppizzi Vittorio , responsabile dei programmi di Medici senza Frontiere in Sudan ... 13 
Boldrini Laura , Presidente ... 15 
Quartapelle Procopio Lia (PD-IDP)  ... 15 
Boldrini Laura , Presidente ... 16 
Chiopris Giulia , rappresentante di Medici senza Frontiere ... 16 
Boldrini Laura , Presidente ... 16 
Oppizzi Vittorio , responsabile dei programmi di Medici senza Frontiere in Sudan ... 16 
Boldrini Laura , Presidente ... 17

Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
LAURA BOLDRINI

  La seduta comincia alle 13.45.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.

Audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Medici senza Frontiere sulla situazione umanitaria in Sudan.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'impegno dell'Italia nella comunità internazionale per la promozione e tutela dei diritti umani e contro le discriminazioni, l'audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Medici senza Frontiere, in particolare sulla situazione umanitaria in Sudan.
  Ricordo che la partecipazione da remoto è consentita alle colleghe e ai colleghi secondo le modalità stabilite dalla Giunta per il Regolamento.
  Anche a nome dei componenti del Comitato saluto, e ringrazio per la disponibilità a prendere parte ai nostri lavori, collegati in videoconferenza, il dottor Vittorio Oppizzi, responsabile dei programmi di Medici senza Frontiere in Sudan, e la dottoressa Giulia Chiopris, pediatra.
  Proseguiamo il nostro ciclo di approfondimento sulla drammatica situazione umanitaria in Sudan, avviato la scorsa settimana con l'audizione dei rappresentanti della Fondazione Nigrizia e dei missionari comboniani, a cui ha partecipato anche il dottor Oppizzi.Pag. 3
  Segnalo che venerdì scorso, 7 novembre, i ribelli delle Forze di supporto rapido (RSF – rapid support forces) hanno annunciato di aver accettato i termini di un cessate-il-fuoco proposto da Stati Uniti, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Dall'esercito regolare sudanese, per ora, non è pervenuta alcuna risposta. Poche ore prima che emergesse la notizia del cessate-il-fuoco, alcune immagini satellitari mostravano uomini delle RSF nascondere corpi in quelle che sembrano essere proprio delle fosse comuni. La caduta di El Fasher, lo scorso 26 ottobre, dopo un assedio durato quasi un anno e mezzo da parte delle RSF, avrebbe, infatti, dato il via a uccisioni sistematiche e massacri a sfondo etnico, su cui anche i procuratori della Corte penale internazionale avrebbero raccolto delle prove.
  Secondo le Nazioni Unite, più di 80 mila persone sono fuggite dalla città e dalle zone circostanti da quando i ribelli hanno preso il potere. Testimoni e gruppi per i diritti umani hanno segnalato casi di esecuzioni sommarie e la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha denunciato la tragica uccisione di oltre 460 pazienti e personale medico in un ex ospedale pediatrico.
  Se il Darfur è al centro di questo dramma, nel complesso l'intero Sudan è teatro della crisi umanitaria e di sfollamento, forse la più grave attualmente al mondo. Circa trenta milioni di persone – circa la metà della popolazione – necessitano di assistenza umanitaria, oltre 20 milioni soffrono di insicurezza alimentare e almeno 12 milioni sono state sfollate, di cui 4 milioni sono i rifugiati nei Paesi limitrofi. La capacità di accoglienza dei Paesi vicini è messa a dura prova e anche ulteriormente indebolita dalla sospensione degli aiuti statunitensi, quindi si fatica a soddisfare i crescenti bisogni di civili abbandonati a sé stessi in campi profughi, sorti spesso spontaneamente a ridosso delle frontiere.Pag. 4
  L'accordo per una tregua, sia pure temporanea, costituisce il presupposto imprescindibile per permettere l'ingresso di aiuti umanitari alla popolazione, che è stremata da quasi trentuno mesi di guerra.
  Da ultimo, segnalo che venerdì prossimo, 14 novembre, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite terrà una sessione speciale sulla situazione ad El Fasher.
  Forniti questi elementi, do volentieri la parola al dottor Vittorio Oppizzi.

  VITTORIO OPPIZZI, responsabile dei programmi di Medici senza Frontiere in Sudan. Buongiorno a tutti. Innanzitutto vi ringrazio per aver voluto dare ulteriore spazio alla crisi nel Sudan, in particolare a me e soprattutto alla dottoressa Chiopris, in collegamento dal campo.
  Ci troviamo a parlare di Sudan, come giustamente diceva Lei, presidente, per la situazione che abbiamo visto adesso in Darfur Settentrionale, ad El Fasher; una situazione davvero drammatica, frutto di più di un anno di assedio, quindi una tattica di guerra, che è una violazione in sé del diritto internazionale umanitario, che ha avuto ed ha tuttora – elemento che ci preoccupa molto – un impatto devastante sulla popolazione. Lascerò, poi, alla mia collega, che si trovata a Tawila, il compito di raccontarci quello che vede dal punto di vista medico e rispetto alle persone che riusciamo, per fortuna, ad assistere, sia da quando El Fasher è crollata, sia prima, quando pochi riuscivano a fuggire.
  Come ha poc'anzi ricordato, presidente, ciò che succede ad El Fasher è solo un aspetto di quello che abbiamo visto negli ultimi due anni e mezzo, ossia che la guerra in Sudan resta una guerra contro le persone. È una guerra contro le persone perché fin dal primo giorno, il 14 aprile 2023, quando è scoppiata la guerra a Khartoum, non sono state risparmiate la Pag. 5popolazione e le infrastrutture civili. Ovviamente, come Medici senza Frontiere diamo particolare attenzione agli ospedali e alle strutture sanitarie, ma non è solo quello. Tutte le infrastrutture urbane, ad esempio quelle idriche, che hanno un impatto devastante sulla salute a causa della conseguente diffusione delle epidemie, non sono state risparmiate, come le strutture che garantiscono l'approvvigionamento elettrico e altri aspetti dell'economia. Quindi, sono danni non solo immediati, ma che avranno anche un risvolto negli anni a venire.
  È una guerra contro le persone anche perché si muore facendo la vita di tutti i giorni. Purtroppo quest'anno è iniziato con un giorno in cui uno degli ospedali che supportiamo a Khartoum ha ricevuto centocinquanta tra morti e feriti, un sabato mattina, perché un mercato era stato preso di mira da dei colpi di mortaio. Questo è quello che succede alla popolazione sudanese: si muore andando a fare la spesa. C'è anche un esempio, purtroppo, più recente del fatto che non solo ci sono rischi vicini alla linea del fronte per la popolazione, che ovviamente viene colpita direttamente dalla violenza della guerra, ma abbiamo visto ultimamente l'utilizzo di droni da entrambe le parti, che fanno sì che diventino obiettivi anche ben al di là della linea del fronte. In un solo giorno, a settembre, in tre diverse strutture che supportiamo in Darfur, a Zalingei, a Tawila e a Nyala, abbiamo ricevuto più di cento feriti. Queste tre città sono tutte lontane dal fronte. Quindi, questa guerra sta avendo un impatto devastante.
  La linea del fronte, in questi due anni e mezzo, si è spostata tantissimo, il che vuol dire che la devastazione di cui parlo, purtroppo, ha occupato una larga parte del Paese e ha coinvolto tantissime persone. Per questo ormai da molto tempo siamo giunti a più di dieci milioni di sfollati. Inoltre, un aspetto che questi numeri non mettono in evidenza è che in alcuni casi Pag. 6persone e intere famiglie sono state sfollate ben più di una volta, proprio per questi spostamenti della linea del fronte. Quindi, diverse famiglie ogni tot mesi hanno dovuto rimpacchettare quel poco che erano riuscite a portarsi con sé e spostarsi altrove. Anche questo ha determinato un impatto davvero devastante. Ovviamente, appena alcune zone sono tornate a essere sicure, faccio l'esempio di Khartoum, molti hanno cercato di tornarci; il problema è con che mezzi e che cosa trovano.
  Questi sono alcuni aspetti dell'impatto più diretto della guerra, ma ce ne sono molti altri, purtroppo, che sono, di fatto, un impatto indiretto della guerra, il che vuol dire che ha colpito tutto il Sudan e, come giustamente ricordava la presidente, anche alcuni degli Stati vicini. Uno degli impatti indiretti, che ovviamente ci tocca da vicino, è il sistema sanitario al collasso. Questo perché, oltre all'impatto diretto, quindi la chirurgia di guerra e prendersi cura dei feriti, ci sono servizi, molto più di base, di accesso alla salute che sono venuti meno. Sono venuti meno perché questa linea del fronte separa il Paese, taglia le forniture di personale medico, che in alcune zone remote doveva avvenire dai centri urbani, le forniture di materiale medico, di medicinali, di vaccini e quant'altro. Per esempio, il fatto che siano due anni e mezzo di guerra vuol dire due anni e mezzo senza vaccinazioni per una grossa parte della popolazione sudanese. Purtroppo, siamo al terzo anno di conflitto e abbiamo visto anche, come conseguenza di questo, un numero di epidemie impressionante.
  Solo quest'anno come Medici senza Frontiere – che ovviamente risponde, ma risponde solo a una parte dei bisogni – abbiamo fatto una campagna di vaccinazione contro il morbillo, che ha un alto tasso di mortalità, specie per i bambini. Abbiamo avuto una delle epidemie di colera più grosse degli ultimi anni. Pag. 7Medici senza Frontiere lavora in più di dieci Stati e non c'è stato uno dei progetti che non abbia dovuto rispondere a un'epidemia del colera. Quindi, possiamo immaginare l'impatto devastante che ha avuto. Più recentemente, specie a Khartoum, ci siamo occupati di un'epidemia di dengue. Questo per dire che, al di là dell'impatto più diretto della guerra, vi è stato un impatto che ha coinvolto, di fatto, tutta la popolazione sudanese.
  Un altro impatto indiretto della guerra è la malnutrizione. Sentiremo poi la dottoressa Chiopris che cosa ci racconta da Tawila. La malnutrizione ha una sua stagionalità in Sudan, c'erano picchi di malnutrizione anche prima, ma quello che abbiamo visto adesso è sicuramente peggio e più grave. È più grave perché la guerra ha colpito anche i mercati e ha coinvolto, per esempio, gli Stati di Al Jazirah e Sennar, che erano i granai del Paese, generando un impatto sulla produzione locale e, quindi, sugli approvvigionamenti.
  Tornando alla guerra in sé, mettere sotto stato di assedio una città ha un impatto ancora più violento. Abbiamo sentito che la città di El Fasher, come altre zone del Sudan, ad aprile di quest'anno è stata dichiarata a rischio di carestia o in fase di carestia. È importante ricordare che, quando vengono fatte queste dichiarazioni, una carestia significa che ogni diecimila abitanti muoiono ogni giorno due adulti e quattro bambini. Lei prima ha ricordato alcuni numeri, presidente. Ad El Fasher prima si stimavano 200 mila persone, quindi possiamo immaginare mese dopo mese, giorno dopo giorno cosa vuol dire quando sentiamo che una zona viene dichiarata a rischio di carestia. Ora che riusciamo ad ascoltare le persone che fuggono da quelle zone ne scopriamo l'effetto devastante. Un esempio tra i più scioccanti è quello che la popolazione non aveva altro di cui nutrirsi che il cibo per animali, ossia gli scarti dei mulini Pag. 8con cui si produce l'olio, per esempio, dal sesamo; tutti gli scarti, che prima erano considerati cibo per animali, sono stati utilizzati come cibo per la popolazione, all'inizio dati in maniera gratuita, poi addirittura venduti. Questo, a prescindere dai numeri, ci dà un'idea molto più concreta della sofferenza tremenda che ha subìto la popolazione.
  Un ultimo appunto prima di passare la parola alla dottoressa Chiopris. La risposta umanitaria è sempre stata al di sotto, purtroppo, dei bisogni. I bisogni ci sono in tutto il Paese, ma ci sono anche nei Paesi vicini. Ricordiamo che il Ciad e il Sud Sudan hanno quasi un milione di rifugiati e purtroppo, come nel caso del Ciad, la gente continua a partire dal Darfur per recarsi in Ciad. Quindi, entrambi questi Paesi hanno bisogno di aiuti umanitari per far fronte ai bisogni della popolazione. Immaginiamo cosa questo abbia significato. Inoltre, vediamo che dal punto di vista dei vari Governi, compresi quelli che hanno più contatti con il Sudan, i finanziamenti umanitari sono in riduzione, sicuramente, come menzionava Lei, dagli Stati Uniti d'America, ma anche da molti altri Stati, e l'appello delle Nazioni Unite è rimasto largamente senza risposte.
  Abbiamo bisogno che le Nazioni Unite prendano una posizione più forte e consolidino il proprio ruolo nella risposta umanitaria internazionale. Medici senza Frontiere ha operato attraverso il Sudan, ha operato attraverso le linee del fronte, ma serve una risposta complessiva maggiore, e le Nazioni Unite hanno un ruolo fondamentale nel supportare l'azione, specie delle organizzazioni più piccole, in un contesto estremamente difficile.
  Io mi fermo qui. Ovviamente resto disponibile per eventuali domande. Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie, dottor Oppizzi.Pag. 9
  Do la parola alla dottoressa Giulia Chiopris, la quale, essendo sul campo, a Tawila, e potendo vedere di persona ciò che sta accadendo, potrà darci gli ultimi aggiornamenti in tempo reale.
  Dottoressa, riesce a sentirci? Non la vedo più, forse c'è un problema di collegamento.
  Magari approfitto, in attesa del collegamento, per fare a Lei, dottor Oppizzi, una domanda specifica in merito a questa tregua. Il fatto che i ribelli delle Forze di supporto rapido abbiano annunciato di aver accettato i termini della tregua mi pare un passaggio positivo. Perché l'esercito regolare sudanese, a suo avviso, non ha ancora reagito a questo annuncio? Non abbiamo notizie di una reazione. Può significare perché non hanno interesse a fare una tregua per motivi tattici o perché magari in questo momento non conviene loro oppure perché stanno mettendo insieme tutti gli elementi necessari per capire meglio e valutare? Secondo Lei, è un segno negativo oppure magari è un segno di temporeggiamento, mirato a una risposta positiva?
  Vedo che la dottoressa Chiopris è tornata. Se non le dispiace, dottore, la risposta me la dà dopo, in modo che approfittiamo di questa finestra di opportunità.
  Prego, dottoressa Chiopris.

  GIULIA CHIOPRIS, rappresentante di Medici senza Frontiere. Buon pomeriggio a tutti e a tutte. Scusate, ma la connessione si è interrotta nel momento sbagliato. Io sono una pediatra e mi trovo a Tawila da circa due mesi.
  Quello che vedo ogni giorno nel mio lavoro è effettivamente una crisi umanitaria che sembra andare sempre peggio. Le decine di migliaia di persone che si sono rifugiate a Tawila negli ultimi mesi vivono in enormi campi profughi, che si espandono ogni giorno attorno al centro della città, dove ovviamente le Pag. 10persone sopravvivono senza sufficiente apporto di razioni di cibo, con meno di un litro e mezzo d'acqua al giorno, con cui devono soddisfare tutti i loro bisogni. Ovviamente, si sopravvive senza elettricità e i servizi igienici scarseggiano. Questo, ovviamente, favorisce lo sviluppo di epidemie come quella di colera citata dal mio collega, che ha effettivamente colpito anche Tawila tra luglio e settembre, con centinaia e centinaia di morti.
  I più fortunati vivono sotto le tende fornite dalle Nazioni Unite o in abitazioni costruite con arbusti, piante locali, ma spesso le famiglie, soprattutto le ultime arrivate, dormono in rifugi improvvisati fatti solo di teli di stoffa. Potete immaginare come si sta di notte, visto che le temperature adesso stanno anche scendendo. È molto preoccupante. Ci sono delle ong, tra cui anche Medici senza frontiere, che hanno degli ambulatori all'interno di questi enormi campi, ma non sono ovviamente sufficienti a coprire tutti i bisogni sanitari.
  Per quanto riguarda la popolazione pediatrica, solo nel mese di ottobre abbiamo ricevuto circa 330 bambini affetti da malnutrizione acuta severa e quasi mille bambini affetti da malnutrizione acuta moderata.
  In particolare, i numeri sono iniziati ad aumentare già da metà ottobre, quindi un po' prima della caduta di El Fasher. Nei giorni dopo la caduta, tra il 27 ottobre e il 3 novembre, il [problemi di audio] che provenivano da El Fasher era affetto da malnutrizione acuta, [problemi di audio] in forma grave. Non so se qualcuno di voi ha mai visto dal vivo un bambino affetto da malnutrizione acuta severa: è qualcosa che lascia difficilmente indifferenti. Sono bambini di due o tre anni che non hanno neanche la forza di stare seduti, che non hanno neanche la forza di mangiare e hanno bisogno del sondino; arrivano in ospedale in condizioni precarie, non soltanto perché durante il viaggio, che spesso viene affrontato di notte e a piedi, non hanno Pag. 11ovviamente accesso a cibo e acqua, ma perché – come detto da Vittorio – hanno sofferto la fame per mesi. Ad El Fasher, negli ultimi mesi, come già detto, il cibo scarseggiava. Quel poco cibo che c'era aveva prezzi assolutamente inarrivabili; perfino il mangime per animali stava iniziando a diventare costoso. Non sono malnutriti soltanto i bambini, lo sono anche le mamme e questo mette ovviamente in pericolo anche i neonati, i lattanti che non ricevono abbastanza latte e le madri stesse, soprattutto se in gravidanza.
  Riceviamo anche centinaia di orfani. Ci sono tantissimi bambini che hanno perso le loro intere famiglie ad El Fasher, arrivano qui senza nessun punto di riferimento. Nelle ultime settimane, dopo la caduta di El Fasher, abbiamo iniziato a ricevere anche un ingente numero di feriti. Nel nostro ospedale già da agosto c'è un'area dedicata ai pazienti provenienti da El Fasher, affinché ricevano immediatamente le cure di cui hanno bisogno; solo nelle ultime due settimane ne abbiamo ricevuti circa 2 mila.
  Dobbiamo pensare che questi sono anche i più fortunati, i meno gravi, nel senso che ovviamente quelli con le ferite più gravi muoiono per strada. Sono ferite da arma da fuoco, ferite dovute ai bombardamenti o alle torture che principalmente questi uomini adulti subiscono o ad El Fasher o durante il tragitto, nel tentativo di fuggire.
  Le loro storie sono molto simili, ci raccontano della fame, dei bombardamenti, delle uccisioni di massa avvenute tra il 26 e il 27 ottobre. Molti di loro durante il tentativo di fuggire sono stati catturati dalle RSF, torturati, picchiati e costretti a pagare inimmaginabili cifre di denaro, addirittura l'equivalente di 20 mila euro.
  Il nostro team chirurgico lavora senza sosta. Abbiamo una nuova sala operatoria, abbiamo assunto nuovo personale sanitarioPag. 12 chirurgico proprio per cercare di fornire a tutti operazioni che a volte sono salvavita.
  Se mi permettete, vorrei ancora un minuto per parlarvi di una storia che credo sia abbastanza esemplificativa di quello che le persone vivono e subiscono ogni giorno.
  È la storia di una famiglia che arriva una sera tardi dopo quattro giorni di viaggio a piedi da El Fasher. La famiglia era composta da una mamma e tre bambini. La mamma mi ha colpito subito per la forza con cui ha intrapreso questo viaggio, perché aveva una gamba praticamente fuori uso, con una ferita da arma da fuoco. Il padre era morto nel tentativo di cercare cibo in seguito ad un attacco con i droni ad El Fasher.
  La bimba più piccola, di due anni, era affetta da malnutrizione acuta severa nello stadio terminale, nello stadio in cui tutto il corpo si spegne, la temperatura corporea scende, la frequenza cardiaca scende, il livello di zucchero nel sangue è estremamente basso. Con lei c'erano i due fratelli di otto e undici anni. La bambina ovviamente è stata subito ricoverata e grazie all'utilizzo di antibiotici e di alimenti terapeutici specifici per la malnutrizione è riuscita pian piano a migliorare. Mi ha sconvolto la facilità con cui i fratelli, anch'essi bambini, hanno immediatamente rinunciato al loro diritto di essere bambini e si sono presi cura uno della mamma e uno della sorella, ogni giorno per diversi giorni di ricovero.
  Sembrerebbe una storia a buon fine, se non fosse che siamo in guerra, siamo in Darfur, quindi anche la mamma era malnutrita, estremamente debole e nonostante tutti i tentativi dei nostri colleghi di salvarla, proprio quando la bimba più piccola stava bene, era tornata a giocare e a sorridere con i fratelli, la mamma è morta, lasciando questi tre fratelli completamente soli al mondo.Pag. 13
  Questa, ovviamente, è solo una delle tante storie che viviamo ogni giorno. Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie, dottoressa Chiopris, per questa sua testimonianza e anche per aver denunciato la situazione nella sua gravità in termini medici, ma anche in termini umani.
  Io avevo avanzato una domanda al dottor Oppizzi in merito al ritardo con cui l'esercito regolare sudanese sta temporeggiando rispetto alla tregua che è stata, invece, accettata dalle RSF.
  Volevo sapere da voi e da Lei, dottor Oppizzi, come interpretare questa mancanza di reazione immediata, se è un espediente per prendere tempo e arrivare a un parere positivo o se, invece, è una tattica dilatoria, perché per adesso non si intende dare risposta alla tregua.
  Do la parola al dottor Oppizzi.

  VITTORIO OPPIZZI, responsabile dei programmi di Medici senza Frontiere in Sudan. Grazie. Forse per giudicare quest'ultimo aspetto occorre vedere cosa è successo negli ultimi due anni e mezzo. Come al solito i processi diplomatici e politici hanno fasi alterne e quindi ovviamente questi massacri, di fatto, di El Fasher, e quello che anche la dottoressa ci stava raccontando, hanno per fortuna almeno riacceso un po' di attenzione e anche pressione su entrambe le parti del conflitto.
  C'è questo aspetto di un cessate-il-fuoco e l'accettazione di una parte e non dell'altra: purtroppo non è la prima volta che ci troviamo di fronte a una situazione del genere. Pensiamo al primo tentativo a Gedda di stabilire un framework, soprattutto per gli interventi umanitari. Abbiamo visto che – mi riferisco a Gedda perché è l'unica dichiarazione che entrambe le parti avevano accettato – nessuna di quelle dichiarazioni ha avuto alcun impatto sul terreno. Per questo, prendo con le pinze Pag. 14qualunque accettazione da una delle due parti del conflitto. Entrambe hanno avuto un approccio massimalista, nel senso che – ricordiamolo – questa guerra è scoppiata tra due parti che assieme avevano fatto un colpo di Stato per riprendere il potere dopo un'apertura alla società civile.
  La dichiarazione di Gedda, che in teoria garantiva accessi umanitari, non ha avuto alcun risvolto. Medici senza Frontiere ha ottenuto un passaggio a Khartoum – perché ricordiamoci che anche Khartoum era sotto assedio per certi aspetti, nel senso che ovviamente si poteva arrivare dal Darfur e del Ciad, ma dal punto di vista logistico è molto lontano – entrando dall'est, cercando di operare a Khartoum in zone controllate dalle Forze di supporto rapido siamo riusciti solo una volta ad attraversare le linee del fronte; in teoria, le organizzazioni umanitarie, come è scritto nella dichiarazione di Gedda, avrebbero dovuto avere accesso.
  I tentativi che abbiamo fatto per mandare gli aiuti umanitari ad El Fasher, e prima a Zamzam, sono stati tanti. Non dimentichiamo che Medici senza Frontiere lavorava ad El Fasher. Siamo dovuti evacuare quando la violenza ha raggiunto un certo livello. Poi la città è stata sotto assedio per un anno e mezzo. Ovviamente, è difficile per me prevedere cosa succederà. Ci auguriamo tutti che le violenze cessino, ovviamente. Entrambe le parti, come ricordavo all'inizio, non hanno mai avuto alcun rispetto per la popolazione, per le infrastrutture civili, per gli operatori umanitari in generale e nemmeno per quelli sanitari.
  Quelle sono sempre state le nostre richieste base, prima ancora di parlare di ostilità, ovvero semplicemente il rispetto della popolazione civile, degli operatori umanitari e degli operatori sanitari, sia delle organizzazioni umanitarie sia quelli del Ministero della sanità.Pag. 15
  Ci tengo solo ad aggiungere una cosa sull'impegno enorme che la società civile ha profuso in Sudan. Abbiamo sentito, anche nelle conferenze stampa della settimana scorsa, l'impegno delle Emergency Response Rooms, di quello che è emerso nella società civile negli ultimi anni prima della guerra. Lo vediamo noi con il nostro staff sudanese che si prende un doppio rischio a lavorare con le RSF oltre che essere vittime loro stessi, ovviamente, della guerra.
  In molti casi, dove si può, lavoriamo anche con il Ministero della salute, supportando lo staff, anche finanziariamente, che lavora con noi: sono più di 5 mila i membri del Ministero della sanità sudanese che lavorano in stretta collaborazione con gli operatori di Medici senza Frontiere. Non perdo occasione di ringraziarli e di apprezzare veramente il loro impegno umanitario.

  PRESIDENTE. Grazie.
  Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO. Ringrazio molto sia il dottor Oppizzi sia la dottoressa Chiopris. Credo che le loro testimonianze siano molto preziose. Nei lavori della Camera resta tutto agli atti e credo che sia particolarmente importante che resti agli atti del Parlamento italiano una testimonianza così dettagliata e drammatica rispetto a quanto sta accadendo in Sudan.
  Noi ci siamo già incontrati la scorsa settimana, proprio con questo ordine del giorno, e abbiamo avuto una prima risposta da parte del Ministro Tajani che, durante una seduta parlamentare, ha annunciato un aumento degli aiuti italiani rispetto all'emergenza umanitaria in Sudan. Forse per noi, per valutare l'impatto di questo aumento degli aiuti italiani, è utile sapere, Pag. 16da parte degli auditi, la quantificazione dei bisogni umanitari in questo momento in Sudan e quanti di questi sono effettivamente finanziati, perché questo è un aspetto che, di fronte alla vastità della tragedia umanitaria, passa sempre un po' in secondo piano, invece credo sia estremamente importante renderlo pubblico.

  PRESIDENTE. La ringrazio, collega.
  Ci sono altre domande? Ne rivolgo un'altra io alla dottoressa Chiopris. Vorrei capire se sul campo dove Lei si trova, a Tawila, c'è la percezione della tregua, cioè se si avverte un rallentamento delle tensioni, degli scontri, dei bombardamenti oppure no. Stando lì, avete la percezione che ci sia un rallentamento riguardo alle attività belliche oppure no?

  GIULIA CHIOPRIS, rappresentante di Medici senza Frontiere. È molto difficile, in realtà, riuscire a capire cosa sta succedendo ad El Fasher. Quello che posso dire è che negli ultimissimi giorni forse un lieve decremento del numero di feriti lo abbiamo osservato; però è molto difficile, ci sono testimonianze molto diverse anche sui numeri di chi è rimasto ad El Fasher. Quindi, è un po' complicato.

  PRESIDENTE. Immagino. Possiamo avere una risposta sui bisogni umanitari? Si tratta della domanda posta dalla collega Quartapelle.
  Dottor Oppizzi, prego.

  VITTORIO OPPIZZI, responsabile dei programmi di Medici senza Frontiere in Sudan. Sicuramente ogni aiuto umanitario è più che benvenuto. È importante ricordare che anche l'inizio della guerra ha fatto sì che molte organizzazioni governative, italiane ed internazionali, siano dovute partire; un livello di Pag. 17insicurezza nell'operare che ha fatto sì che molti siano dovuti partire o comunque ridisegnare la propria presenza nel Paese.
  L'appello delle Nazioni Unite nel 2025 era finanziato al 24 per cento. Per il pubblico generale, ricordo che è raro, purtroppo, che gli appelli delle Nazioni Unite siano finanziati al 100 per cento, ma il 24 su una delle crisi più grosse è sicuramente molto basso. Questo indica un pochino il quadro della situazione.
  Come stima dei bisogni si parla di 30 milioni nell'appello umanitario del Sud Sudan per il 2025. Questa è la cifra. Quando si fanno questi appelli si comprendono tutti i tipi di bisogni, quelli degli sfollati e molti aspetti di cui parlavamo prima.
  La popolazione del Sudan prima della guerra era sui 50 milioni; anche questa proporzione ci fa capire la scala della crisi. È difficile pensare a zone del Sudan o famiglie in Sudan che non siano state impattate dalla guerra.
  È importante ricordare anche gli sforzi dell'Italia e soprattutto il fatto che questi possano avere un impatto anche con altri Governi. In questo clima, dove gli aiuti diminuiscono, anche noi ci troviamo a fare scelte: per quanto siamo fortunati ad avere un pubblico di donatori privati che resta molto generoso e per la crisi del Sudan, dal nostro punto di vista, il budget che dedichiamo è sicuramente nei primi tre Paesi, in termini di volume, a cui rispondiamo, ancora una volta è un Paese di 50 milioni di abitanti, di cui 30 milioni hanno bisogno di aiuti umanitari. Ovviamente quello che facciamo resta una parte molto piccola, per quanto importante, come lo sforzo della dottoressa Chiopris e dei suoi colleghi a Tawila in questo momento.

  PRESIDENTE. Sono veramente impressionanti i termini della crisi, un qualcosa di forse mai visto in Sudan, perlomeno una cosa del genere.Pag. 18
  Se non ci sono altre domande, e mi pare non ve ne siano, vi ringrazio di aver partecipato a questa audizione. Ne abbiamo fatte altre e altre, credo, ne faremo. Spero che saremo tutti d'accordo nel fare un atto parlamentare, una risoluzione, per impegnarci e dare un atto di indirizzo al Governo su come agire rispetto alla crisi in Darfur e in Sudan, con l'obiettivo, ovviamente, di maggiori stanziamenti e anche di una maggiore presenza in termini di sostegno agli sforzi di pace.
  Come diceva il dottor Oppizzi, non è la prima volta che c'è qualche segnale di tregua, che purtroppo, però, poi non decolla o, se decolla, non ha seguito. È importante che ci sia un assiduo monitoraggio sull'iter in questo momento in corso. Buon lavoro ad entrambi.
  Dichiaro chiusa l'audizione.

  La seduta termina alle 14.30.