Sulla pubblicità dei lavori:
Formentini Paolo , Presidente ... 2
INDAGINE CONOSCITIVA SULLE DINAMICHE GEOPOLITICHE NELLA REGIONE DELL'ARTICO
Audizione, in videoconferenza, di Paul McCarthy,
senior research fellow
per gli affari europei presso il
Margaret Thatcher Center for Freedom
della
Heritage Foundation
.
Formentini Paolo , Presidente ... 2
McCarthy Paul , senior research fellow per gli affari europei presso il Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation ... 3
Formentini Paolo , Presidente ... 10
Giglio Vigna Alessandro (LEGA) ... 10
Formentini Paolo , Presidente ... 13
Maullu Stefano Giovanni (FDI) ... 13
Formentini Paolo , Presidente ... 14
Orsini Andrea (FI-PPE) ... 14
Formentini Paolo , Presidente ... 15
McCarthy Paul , senior research fellow per gli affari europei presso il Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation ... 15
Formentini Paolo , Presidente ... 18
McCarthy Paul , senior research fellow per gli affari europei presso il Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation ... 18
Formentini Paolo , Presidente ... 18
Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PAOLO FORMENTINI
La seduta comincia alle 15.05.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.
Audizione, in videoconferenza, di Paul McCarthy, senior research fellow per gli affari europei presso il Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell'Artico, l'audizione di Paul McCarthy, senior research fellow per gli affari europei presso il Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation.
Ricordo altresì che la partecipazione da remoto è consentita a colleghe e colleghi secondo le modalità stabilite dalla Giunta per il Regolamento.
Ringrazio il presidente Tremonti per la presenza.
Anche a nome dei componenti del Comitato, saluto e ringrazio per la disponibilità a prendere parte ai nostri lavori, collegato in videoconferenza, il dottor McCarthy.
Ricordo che Heritage Foundation è un think tank statunitense fondato nel 1973 a Washington e finanziato attraverso donazioni di aziende, fondazioni e privati, la cui missione è promuovere i valori di libero mercato, di libertà individuale e di una solida difesa nazionale. Al suo interno, nel 2005, è stato Pag. 3istituito il Margaret Thatcher Center for Freedom, una divisione specializzata che ha l'obiettivo di promuovere l'eredità dell'ex Primo Ministro britannico e rafforzare la relazione speciale tra Stati Uniti e Regno Unito.
Fatta questa premessa, cedo subito la parola al dottor McCarthy affinché possa svolgere il proprio intervento.
PAUL MCCARTHY, senior research fellow per gli affari europei presso il Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation. Grazie mille, presidente. Illustri membri della Commissione, buongiorno, buon pomeriggio. Vi ringrazio per l'opportunità di parlare oggi della rapida evoluzione delle dinamiche geopolitiche dell'Artico.
L'indagine della vostra Commissione identifica correttamente l'Artico come una regione in cui i cambiamenti climatici, la competizione strategica e le opportunità economiche stanno convergendo in modi che plasmeranno il futuro della sicurezza e della prosperità globale. Quella che un tempo era una frontiera remota e in gran parte inaccessibile sta ora emergendo come un'arena centrale della competizione tra grandi potenze.
L'Artico non è più un'area periferica, sta diventando centrale. La trasformazione dell'Artico è guidata da tre dinamiche che si rafforzano: accessibilità, risorse e geopolitica.
In primo luogo, il cambiamento climatico sta aprendo la regione, lo scioglimento dei ghiacci sta ampliando l'accesso a rotte marittime come la rotta del Mare del Nord e, potenzialmente, la rotta marittima trans-polare. Tali rotte potrebbero accorciare significativamente i tempi di transito tra Europa e Asia, modificando i modelli di commercio globale e riducendo la dipendenza da punti di strozzatura tradizionali, come per esempio il canale di Suez.Pag. 4
In secondo luogo, l'Artico è ricco di risorse naturali fondamentali. Si stima che la regione contenga il 13 per cento del petrolio non ancora scoperto del mondo e il 30 per cento del gas naturale non ancora scoperto, oltre a significativi giacimenti di terre rare e altri minerali critici, che sono essenziali per i progressi nella tecnologia e nella transizione energetica.
In terzo luogo – molto importante – l'Artico è diventato un teatro strategico di competizione tra le grandi potenze. La guerra in Ucraina ha intensificato tale competizione, congelando di fatto la cooperazione del Consiglio Artico con la Russia e approfondendo le divisioni geopolitiche nella regione.
Adesso parlerò un po' della Russia. La Russia rimane la potenza artica più importante in termini militari. Secondo l'analisi dell'Heritage Foundation, la Russia ha investito molto nella militarizzazione dell'Artico nel corso dell'ultimo decennio, riaprendo basi di epoca sovietica, costruendo nuove infrastrutture e dispiegando capacità avanzate lungo la sua costa settentrionale. Ciò include sistemi di difesa aerea, installazioni radar e infrastrutture a duplice uso che supportano sia le operazioni civili sia quelle militari.
La strategia russa nell'Artico si basa su tre obiettivi. Il primo: controllo della rotta del Mare del nord, che Mosca considera sempre di più come acque interne piuttosto che come un passaggio internazionale. Secondo punto: protezione e sfruttamento delle risorse energetiche, in particolare i progetti legati al gas naturale liquefatto nella penisola di Jamal. Terzo punto: deterrenza strategica, poiché l'Artico ospita una parte significativa della capacità nucleare della Russia.
Nonostante il degrado delle forze convenzionali russe in Ucraina, la sua posizione nell'Artico rimane solida. In effetti, l'Artico è uno dei pochi teatri in cui la Russia mantiene un relativo vantaggio strategico.Pag. 5
Adesso parliamo della Cina. Il crescente ruolo della Cina nell'Artico è uno degli sviluppi geopolitici più significativi dell'ultimo decennio. Nel suo Libro bianco sull'Artico del 2018 la Cina si è dichiarata uno Stato «quasi artico» – sto citando la Cina – e ha delineato l'ambizione di sviluppare una Via della seta polare come parte della sua iniziativa della Via della seta. Da allora Pechino ha perseguito investimenti in infrastrutture artiche, progetti energetici e ricerca scientifica, spesso con implicazioni a duplice uso. La strategia cinese per l'Artico non riguarda il controllo territoriale, come vale per la Russia, riguarda piuttosto l'accesso e l'influenza: accesso a rotte di navigazione che potrebbero ridurre la dipendenza da punti di strozzatura marittimi vulnerabili, accesso a minerali critici e risorse energetiche, influenza sulle strutture e sulle norme di governance nella regione.
La cooperazione della Cina con la Russia ha ulteriormente approfondito tali ambizioni. Progetti congiunti tra cui lo sviluppo del gas naturale liquefatto (GNL) e la potenziale cooperazione infrastrutturale evidenziano il crescente allineamento tra le due potenze nella regione dell'Artico. Per l'Europa e per l'Italia questo porta a sollevare una serie di preoccupazioni: la convergenza della potenza militare russa e dell'influenza economica cinese rischia di creare un blocco strategico nel grande Nord, un blocco che mette alla prova gli interessi occidentali.
Adesso passiamo alla Groenlandia, poiché si tratta di una grande questione, quando si parla di relazioni transatlantiche. Una dimensione sempre più importante della geopolitica artica è il ruolo della Groenlandia. La Groenlandia occupa una posizione strategica unica all'intersezione tra Artico e Atlantico settentrionale. La sua geografia la rende centrale per i sistemi di allarme missilistico, la sorveglianza dello spazio e il monitoraggio delle linee di comunicazione marittime transatlantiche. Pag. 6Per gli Stati Uniti, la Groenlandia svolge un ruolo fondamentale nella difesa interna, anche attraverso strutture come per esempio la base spaziale di Pituffik. Per gli alleati della NATO rappresenta uno snodo fondamentale per mantenere la consapevolezza della situazione e l'accesso operativo nelle regioni del Nord Atlantico e dell'Artico. La Groenlandia è inoltre anche importante dal punto di vista economico, perché possiede notevoli depositi di terre rare e altri minerali critici, che sono essenziali per la produzione di tecnologie energetiche e sistemi di difesa avanzati. Tali risorse hanno attirato sempre più gli interessi internazionali anche da parte di attori esterni che cercano di assicurarsi un accesso a lungo termine a tali risorse.
Allo stesso tempo, la Groenlandia deve affrontare vulnerabilità strutturali, tra cui le limitate infrastrutture e un mercato interno di dimensioni ridotte. Queste condizioni possono portare alla creazione di influenze economiche dall'esterno, sottolineando l'importanza di un impegno sostenuto da parte dei partner della NATO. In particolare parlo della Cina e anche, in secondo luogo, della Russia. In questo contesto, la Groenlandia non deve essere intesa come un territorio periferico, ma come uno snodo strategico, la cui traiettoria futura avrà implicazioni per la sicurezza regionale e anche per le catene di approvvigionamento globali.
L'Artico sta subendo quella che si potrebbe definire una «ri-NATOizzazione». Con l'adesione alla NATO della Finlandia e della Svezia, sette degli otto Stati artici adesso sono membri dell'Alleanza e ciò modifica radicalmente il panorama strategico, rafforzando quindi la posizione della NATO e aumentando, allo stesso tempo, l'importanza della deterrenza e della difesa nella regione. La NATO ha risposto nel seguente modo: espandendo le esercitazioni militari nel grande Nord, poi migliorando la sorveglianza e la consapevolezza della situazione e Pag. 7rafforzando la cooperazione transatlantica in materia di difesa con forze in grado di operare nell'Artico.
Tuttavia, come evidenziato dall'Index of US Military Strenght 2026 della Heritage Foundation, ci sono ancora delle lacune significative in termini di capacità. Queste includono: un numero limitato di navi rompighiaccio e di navi da guerra con capacità artica, infrastrutture insufficienti a sostenere operazioni prolungate in condizioni estreme e lacune a livello della consapevolezza della situazione in aree che sono ancora scarsamente monitorate. Mentre la posizione strategica della NATO è migliorata, la sua prontezza operativa nell'Artico è ancora inferiore a quella della Russia.
Un recente sviluppo di rilievo è il lancio, da parte della NATO, dell'iniziativa «Sentinella artica» nel febbraio del 2026, quindi uno sviluppo molto recente. La Sentinella artica rappresenta uno sforzo profuso per integrare le attività NATO precedentemente disperse nel grande Nord, per integrarle in un quadro operativo maggiormente coerente, che cerca di riunire la sorveglianza aerea e marittima, le esercitazioni congiunte e le operazioni di guerra anti-sommergibile sotto una struttura unificata, coordinata da elementi di comando della NATO. Questa iniziativa presenta vari vantaggi potenziali: migliora l'interoperabilità tra le forze degli alleati; migliora la consapevolezza della situazione e fornisce una base più sistematica per identificare le lacune in termini di capacità; riflette anche il crescente riconoscimento all'interno dell'Alleanza del fatto che l'Artico è un teatro strategico centrale e non è un'area di interesse di tipo secondario. Inoltre, la Sentinella artica rafforza l'importanza dei nodi geografici chiave, tra cui anche la Groenlandia, nella posizione di difesa complessiva della NATO. I dispiegamenti alleati e le attività di sorveglianza legate all'iniziativaPag. 8 mettono in evidenza il ruolo del corridoio Nord Atlantico nel collegare la sicurezza dell'Artico e dell'Europa.
Allo stesso tempo, la Sentinella artica deve essere considerata come un passo iniziale, non come una soluzione completa. Sebbene il miglioramento del coordinamento sia prezioso, non risolve di per sé le carenze in termini di capacità, tra cui la limitatezza dei mezzi in grado di operare sul ghiaccio e i vincoli infrastrutturali. Inoltre, l'iniziativa è ancora in una fase embrionale e la sua portata a lungo termine e il suo impatto operativo sono ancora in fase di evoluzione. Quindi, la Sentinella artica ha il potenziale per diventare una componente significativa della posizione artica della NATO, ma la sua efficacia dipenderà dagli investimenti prolungati e da quello che faranno gli Stati membri.
Il potenziale economico dell'Artico è notevole, ma è anche sempre più conteso. Lo sviluppo delle rotte marittime artiche potrebbe riplasmare i flussi commerciali globali. Per l'Europa, tempi di transito più brevi tra Asia e porti del Nord potrebbero aumentare la competitività. Tuttavia, queste rotte portano anche a sollevare questioni relative alla governance, protezione e tutela ambientale e sicurezza marittima. Parimenti, la competizione per i minerali critici si sta intensificando: i giacimenti artici potrebbero svolgere un ruolo nella diversificazione delle catene di approvvigionamento e nella riduzione della dipendenza dai produttori principali, quindi in particolare la Groenlandia. Queste opportunità vanno di pari passo con rischi, tra cui pressioni ambientali, dipendenze strategiche e frammentazione a livello regolamentare.
Il Consiglio Artico, per lungo tempo una pietra miliare nella cooperazione regionale, è stato di fatto paralizzato dall'invasione russa dell'Ucraina, e questo ci porta a vedere una crisi a livello governativo: ha ridotto le opportunità di dialogo, ha Pag. 9complicato il coordinamento a livello delle questioni ambientali e scientifiche e ha fatto aumentare il rischio di errori di calcolo. Stanno emergendo delle possibilità alternative, ma l'attuale panorama della governance è più frammentato e meno prevedibile rispetto ai decenni precedenti.
Adesso permettetemi di parlare del perché l'Artico è importante, secondo me. L'impegno di lunga data dell'Italia nell'Artico, attraverso la ricerca scientifica, le attività economiche e la partecipazione diplomatica, pone l'Italia stessa come un importante attore nella regione. Come emerge dall'indagine della Commissione, gli interessi dell'Italia riguardano la sicurezza energetica, i minerali critici – altrettanto importanti –, il commercio marittimo e la leadership scientifica. L'Artico non è quindi una regione remota – anche se l'Italia non è una potenza artica – non è una regione lontana, è una regione sempre più connessa alle ampie priorità strategiche ed economiche dell'Italia.
Permettetemi di concludere con alcune considerazioni politiche. In primo luogo, gli investimenti nelle capacità dell'Artico, civili e militari, fanno qualcosa di importante per mantenere presenza e influenza. In secondo luogo, il rafforzamento del coordinamento con gli alleati della NATO può contribuire a garantire un approccio coerente ed efficace per la sicurezza dell'Artico. In terzo luogo, gli sforzi profusi per diversificare e rendere sicure le catene per l'approvvigionamento dei minerali critici devono rimanere una priorità. Quarto punto: il sostegno alla governance basata sulle regole e alla cooperazione internazionale rimane essenziale, con la paralisi del Consiglio Artico, anche in un ambiente più conteso, come quello dell'Artico. Quinto punto: un attento esame degli investimenti stranieri nei settori strategici, includerei anche la Groenlandia. Tutto questo sarà molto importante, dati gli interessi cinesi, e questo può Pag. 10contribuire a mitigare i rischi legati alle influenze esterne da parte di attori allineati.
Per concludere, signor presidente e membri della Commissione, l'Artico sta entrando in una nuova fase, una fase caratterizzata da una maggiore concorrenza strategica e da continue opportunità economiche e scientifiche. Le scelte fatte dall'Italia, dall'Europa e dalla Comunità transatlantica determineranno se la regione si evolverà verso la stabilità e la cooperazione oppure verso una maggiore rivalità e una maggiore frammentazione. Il rinnovato impegno dell'Italia è tempestivo e anche importante. Allineando le sue capacità scientifiche, i suoi interessi economici e le sue partnership strategiche, l'Italia può contribuire in modo notevole ad un Artico stabile e sicuro.
Vi ringrazio. Sono impaziente di ascoltare le vostre domande.
PRESIDENTE. Grazie per il contributo, davvero un super contributo per i nostri lavori.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
L'onorevole Giglio Vigna, Presidente della Commissione politiche dell'UE alla Camera, vuole fare una domanda.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA. Grazie, vicepresidente Formentini e presidente Tremonti. In questa sede sono membro della Commissione e membro del Comitato per l'Artico.
Ringrazio per questo intervento che – anch'io ribadisco le parole del vicepresidente Formentini – è stato un super intervento, di una chiarezza incredibile. A Roma all'inizio di marzo c'è stato l'Arctic Circle Forum e, a livello parlamentare, è stato anche organizzato una sorta di spin-off di questo evento, il Global Arctic. Vi hanno partecipato parlamentari di tutte le componenti politiche; si è trattato di un approfondimento sui temi dell'Artico.Pag. 11
Quello che vorrei dire oggi al Comitato, ma anche e soprattutto al nostro interlocutore, è che sia nelle conclusioni dell'Arctic Forum, sia in questo evento parlamentare a cui abbiamo partecipato – non organizzato direttamente dal Comitato o da questa Commissione – il focus, a mio parere, è ancora troppo poco concentrato su temi geopolitici, su temi di carattere internazionale, e ancora invece troppo concentrato su temi ambientali, sul cambiamento climatico. Evidentemente sono motivi importanti per cui riunirsi, per cui trovarsi, su cui discutere fra parlamentari ed esperti, ma io temo che qui a Roma e qui in Europa, se togliamo questa importantissima iniziativa parlamentare ideata dall'onorevole presidente Formentini e a cui l'onorevole presidente Tremonti ha dato il via, ovvero questo Comitato per l'Artico in seno alla III Commissione Affari esteri, non vi sia ancora la sensibilità e – lasciatemelo dire – anche la preoccupazione giusta per discutere di Artico; non solo in termini ambientali, ma spostando il centro del discorso principalmente sulla geopolitica, dove evidentemente i temi ambientali hanno un effetto importantissimo, a partire dalla nuova rotta a Nord.
Avendo seguito i lavori del Forum indirettamente e di questo evento direttamente – evento a cui ha partecipato anche l'onorevole Billi che è qui con me in Commissione – l'idea che mi sono fatto è che mentre da parte dell'Amministrazione americana è stato chiaramente dimostrato – vedi il caso Groenlandia – che da parte degli Stati Uniti vi sono una preoccupazione e un interesse reale, da parte del vecchio continente non c'è ancora questa sensibilizzazione. Tant'è che – faccio un nome, perché questa è un'audizione parlamentare, quindi non dobbiamo nascondere i dati, i fatti, e penso che potrebbe essere un nome che conosce anche il nostro interlocutore a Washington – Sua Eccellenza l'Ambasciatore Agostino Pinna, ancora il Pag. 125 marzo, ha definito questo discorso della nuova rotta artica non centrale, alla fine lasciandoci intendere che questo discorso della nuova rotta artica – l'onorevole Billi qui davanti a me può darmi conferma di quanto sto dicendo – non è ancora così importante.
Dal nostro punto di vista, come parlamentari di questo Comitato, questo discorso – uso uno slang italiano – non sta né in cielo né in terra. L'onorevole Billi ha introdotto il discorso della nuova rotta Nord, che Sua Eccellenza Agostino Pinna, se vogliamo, ha sminuito, e che io invece ho riportato come centrale, o almeno ho sottolineato come la maggior parte degli interlocutori delle audizioni che noi stiamo facendo, compresa questa importantissima audizione – super audizione, come definita dal nostro vicepresidente –, hanno invece rimarcato il tema della nuova rotta Nord in modo centrale.
Se è vero che, come diceva Lei, sette Stati che si affacciano sull'Artico oggi sono della NATO, è anche vero che se noi oggi guardiamo la cartina geografica mettendo l'Artico al centro – che poi è quello che stiamo cercando di fare in questo Comitato – un terzo di questo territorio mondiale che si affaccia sull'Artico è la Federazione Russa. È chiaro che noi, Paese del Mediterraneo, in Europa abbiamo coniato, anzi Bruxelles ha coniato, il termine «fronte Est» per definire il conflitto Russia-Ucraina e quindi tutto quello che sta al mondo delle democrazie con Federazione Russa. Noi Paesi del Mediterraneo abbiamo a nostra volta coniato il termine «fronte Sud» per definire tutto quello che è proiezione mediterranea, quindi lotta all'immigrazione clandestina attraverso il Mediterraneo e tutto quello che ne deriva. È chiaro che dobbiamo iniziare a parlare di un fronte Nord o comunque uno dei possibili scenari, come ha detto Lei, è quello di trovarci di fronte ad un nuovo fronte Nord.Pag. 13
Ora, io vorrei una risposta chiara a una domanda molto semplice, dopo tutto questo preambolo che, in realtà, è servito per introdurre questa domanda. Lei oggi ci ha omaggiato dicendo che noi come Italia abbiamo iniziato a considerare l'Artico al centro del discorso. Io le faccio una domanda molto schietta e molto chiara: a suo parere, fuori da quello che è il linguaggio istituzionale della diplomazia, noi come Unione europea e come Paesi membri dell'Unione europea e come Paesi membri della NATO, però da questo lato dell'Atlantico, stiamo facendo ancora troppo poco? Non abbiamo ancora ben chiaro che il fronte Nord può essere un reale fronte di confronto nell'immediato futuro? Se questo è vero, cosa possiamo fare come Europa, come Unione europea e, se non veniamo ascoltati dall'Unione europea, cosa possiamo fare come Italia per collaborare maggiormente con gli Stati Uniti d'America e per mettere veramente al centro del discorso politico e geopolitico l'Artico?
PRESIDENTE. Grazie mille, presidente Giglio Vigna.
Si sono prenotati sia l'onorevole Maullu di Fratelli d'Italia, a cui do subito la parola, che l'onorevole Orsini, vicepresidente del Comitato.
STEFANO GIOVANNI MAULLU. Grazie. Cercherò di essere breve e conciso. Intanto grazie a Lei, presidente, per la qualità delle audizioni, grazie al relatore, grazie al presidente Tremonti.
Credo che l'illustrazione ci porti non semplicemente a capire che questo nodo geostrategico globale è fondamentale per noi, ma che esiste una crescente cooperazione Russia-Cina che mira ovviamente a creare una condizione di totale egemonia in quel quadrante.
Mi pare che ci sia un gap piuttosto rilevante tra le azioni intraprese dall'Unione europea e – ahimè – dagli Stati Uniti Pag. 14rispetto a questo quadrante così strategico. La domanda al nostro interlocutore è molto semplice: a fronte di questo evidente gap, in quale arco temporale e con quale genere di investimenti Lei pensa che si possa arrivare ad una condizione di vera e propria competitività con la Russia che governa questo genere di sistema, dal punto di vista tecnologico, della presenza militare e di tutto quello che Lei ha illustrato? Mi interessa capire in quanto tempo noi possiamo diventare interlocutori veri rispetto ad un condizionamento strategico che potremo fare. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie davvero, onorevole Maullu.
Prima di ascoltare il nostro interlocutore, che ha pazientato sinora, do la parola al vicepresidente Orsini.
ANDREA ORSINI. intervento in videoconferenza. Grazie, professore, per la sua interessantissima e molto completa relazione. Vorrei porre due domande, una delle quali in parte si aggancia a quella posta un attimo fa dal collega che mi ha preceduto.
Lei ha evidenziato molto opportunamente sia l'importanza sia i limiti dell'operazione «Sentinella artica», che è un sintomo di attenzione e di rinnovato interesse della NATO verso un'area strategica fondamentale, ma anche dei limiti strutturali, sia perché per essere implementata richiede tempi non brevi sia perché non risolve la carenza strutturale di mezzi di cui oggi l'Alleanza atlantica dispone in quell'area.
Se tutto questo è vero e se è vero, quindi, che per rimediare a tutto questo – qualora anche ci sia la volontà politica – occorrerà comunque un periodo di tempo non breve e ci sarà sicuramente una finestra di anni in cui su quel fronte saremo relativamente deboli, questo a quali rischi ci espone? Può essere un pericolo concreto o solo teorico?Pag. 15
La seconda domanda riguarda inevitabilmente il tema che ha occupato le cronache, molto spesso, nei mesi scorsi, cioè la Groenlandia. Non voglio entrare nel merito delle ragioni e dei torti su questa questione, ma mi chiedo: sicuramente un problema Groenlandia esiste, un problema di un'area così vasta e così strategica e relativamente poco difesa, poco tutelata; però, sarebbe a mio avviso devastante risolverlo in termini che aprano una conflittualità tra alleati. La solidità dell'Alleanza atlantica continuo a ritenere che sia una cosa importantissima. Quale può essere la strada per risolvere la questione Groenlandia senza creare lacerazioni alla NATO, ma rispondendo al problema che giustamente gli Stati Uniti hanno posto sulla valenza strategica della Groenlandia?
PRESIDENTE. Grazie mille. Do la parola al nostro audito per le risposte.
PAUL MCCARTHY, senior research fellow per gli affari europei presso il Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation. Grazie mille, onorevoli membri della Commissione, per le eccellenti domande, che sono davvero fondamentali e che riguardano non solo la questione italiana, ma anche quella degli alleati della NATO, gli Stati Uniti e le relazioni transatlantiche in vista del futuro.
Comincerò dalla fine, dall'ultima parte dell'ultima domanda, perché credo che sia esplicativa della situazione nella NATO, e poi passerò alle altre domande. Per quanto concerne la Groenlandia, la nostra posizione all'Heritage Foundation è sempre stata quella di cooperare con gli alleati della NATO per trovare una soluzione al problema. Non volevamo invadere la Groenlandia; sono sempre stato convinto del fatto che il Presidente Trump non abbia mai voluto invadere la Groenlandia. A volte utilizza una retorica vivace, per sorprendere sia gli alleati che Pag. 16i nemici, e l'ha certamente fatto in questo caso. Per quanto concerne la Groenlandia, io credo che siamo dove dovremmo essere. Ci sono dei negoziati in corso e, nel frattempo, la Groenlandia sta diventando parte dell'architettura della cooperazione rafforzata della NATO nell'Artico. Inoltre, ho parlato della Sentinella della NATO e anche della cooperazione in corso all'interno della NATO; ci sono state delle manovre operative che hanno avuto luogo in Groenlandia e si tratta di qualcosa alla quale noi alla Heritage Foundation plaudiamo.
Allo stesso tempo vorrei fare un excursus dicendo ai colleghi italiani e, più in generale, ai colleghi europei, che la Groenlandia è davvero molto importante per gli Stati Uniti ed è diventata direi sempre più importante per la sicurezza dell'emisfero. Si parla in particolare di America Latina, una regione molto importante, però la Groenlandia da questa Amministrazione è considerata come parte integrante della sicurezza emisferica, è considerata una priorità. Detto questo, deve esserci un equilibrio nell'Alleanza per quanto concerne la questione della Groenlandia. Io credo che ci arriveremo. La Danimarca sta riunendo il Governo, adesso forse è stata un po' distratta, devo dire, però credo che nel frattempo i nostri diplomatici si stiano impegnando sempre più gli uni con gli altri; inoltre, a livello militare ci stiamo impegnando, stiamo cooperando su questa questione a livello della NATO, volevo sottolineare questo.
Per quanto invece riguarda la posizione di difesa italiana, so che non ha utilizzato questo termine, ma è molto importante quando si parla di quello che l'Italia può fare nell'Artico. L'Italia deve continuare a costruire le sue capacità di difesa, a svilupparle. Il target è il 3,5 per cento, come è stato delineato al vertice della NATO dell'anno scorso. Questo è molto importante, ma sono importanti non solo i numeri, anche le capacità militari sono importanti, non solo per la regione dell'Artico. Pag. 17L'Italia deve essere ed è un buon alleato della NATO e può essere chiamato ad aiutare, come alleato, nel teatro artico. Il vostro principale teatro ovviamente è il Mediterraneo, nel Mediterraneo voi siete molto concentrati, in particolare sul Nord Africa, siete anche molto concentrati sul Medio Oriente, ed è così che deve essere. Quello che potete portare sul tavolo, quello che svilupperete sarà molto importante.
Ci vorrà del tempo, questo è vero. Non posso dire quanto ci vorrà, pensiamo si tratti almeno di un decennio per l'Europa (non parlo in particolare dell'Italia, parlo dell'Europa). Quando l'Europa potrà cominciare a essere indipendente in termini di capacità di difesa? Parlando di deterrenza nucleare, malgrado quello che è stato detto dal Presidente Macron rispetto alla deterrenza della NATO, non c'è nessuno che possa sostituire la deterrenza della NATO, anche in termini di asset, di intelligence, di capacità sul campo di battaglia, anche in termini di capacità di forza congiunte. Solo gli Stati Uniti possono gestire questa questione e noi vogliamo includere gli alleati europei, anche l'Italia, in questo.
Dobbiamo concorrere con la Russia e con la Cina – vengo alla domanda su questa questione – e questo può portare un conflitto. La pace attraverso la forza, è questo il motto; se si è deboli si invita ad essere attaccati, si invita la Russia ad attaccare, quindi una forte deterrenza dissuade da ogni eventuale desiderio che la Russia potrebbe magari avere. Sulla Cina, c'è la questione economica; potremo vedere la Cina diventare sempre più interessata agli investimenti economici. Noi con i nostri partner europei dobbiamo sviluppare della governance cooperativa forte, delle strutture forti. Questo è quello che volevo dire rispetto alle strutture forti: dobbiamo svilupparci in modo molto veloce e io personalmente penso che dovremmo sviluppare dei modelli di cooperazione in Groenlandia, gli stessi Pag. 18modelli che abbiamo sviluppato in Alaska, però dobbiamo migliorarli. Abbiamo una cooperazione in Alaska già in corso con i nativi americani. Questo sarà molto importante.
Una cosa che volevo sottolineare qui alla Heritage Foundation è questa: dobbiamo avere una governance corporativa forte per fare in modo che i cinesi rimangano fuori. Vogliamo che gli europei collaborino con noi, vogliamo degli investimenti americani ingenti in Groenlandia e questo sarà un aspetto molto importante.
Mi fermo qui. Spero di non aver saltato nessuna domanda. Ho fatto del mio meglio per rispondere a tutti.
PRESIDENTE. Grazie di nuovo. Come hanno riconosciuto tutti i colleghi, è stato un intervento di grande spessore e sarà utilissimo per la nostra indagine conoscitiva. Grazie ancora.
PAUL MCCARTHY, senior research fellow per gli affari europei presso il Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation. Grazie mille, auguro una santa Pasqua a tutti.
PRESIDENTE. Auguroni.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 15.45.