XIX Legislatura

III Commissione

COMITATO PERMANENTE SULLA POLITICA ESTERA PER L'ARTICO

Resoconto stenografico



Seduta antimeridiana n. 12 di Mercoledì 12 novembre 2025

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Formentini Paolo , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULLE DINAMICHE GEOPOLITICHE NELLA REGIONE DELL'ARTICO
Formentini Paolo , Presidente ... 3 
Nicoletti Stefano , Ambasciatore d'Italia in Norvegia ... 3 
Formentini Paolo , Presidente ... 12 
Di Giuseppe Andrea (FDI)  ... 12 
Colombo Beatriz (FDI)  ... 12 
Porta Fabio (PD-IDP)  ... 13 
Gardini Elisabetta (FDI)  ... 13 
Formentini Paolo , Presidente ... 13 
Nicoletti Stefano , Ambasciatore d'Italia in Norvegia ... 13 
Formentini Paolo , Presidente ... 15 
Nicoletti Stefano , Ambasciatore d'Italia in Norvegia ... 15 
Formentini Paolo , Presidente ... 15

Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PAOLO FORMENTINI

  La seduta comincia alle 8.30.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.

Audizione, in videoconferenza, di Stefano Nicoletti, Ambasciatore d'Italia in Norvegia.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell'Artico, l'audizione, in videoconferenza, di Stefano Nicoletti, Ambasciatore d'Italia in Norvegia.
  Ricordo che la partecipazione da remoto è consentita alle colleghe e i colleghi secondo le modalità stabilite dalla Giunta per il Regolamento.
  Anche a nome dei componenti del Comitato, saluto e ringrazio per la disponibilità a prendere parte ai nostri lavori l'Ambasciatore Nicoletti. Considerati i tempi stretti, gli cedo subito la parola affinché possa svolgere il proprio intervento.

  STEFANO NICOLETTI, Ambasciatore d'Italia in Norvegia. Buongiorno, onorevole Formentini. Saluto gli onorevoli membri della Commissione Affari esteri e comunitari del Parlamento. Vi ringrazio per avermi invitato ad intervenire a questa audizione sull'Artico, visto dalla Norvegia, nel corso della quale intendo cercare di illustrare la visione norvegese dell'area dell'Artico, le politiche ad essa sottese e soffermarmi, altresì, sull'azione politica ed economica condotta dal nostro Paese nel grande Nord.
  Parto da una questione di prospettiva, che ritengo importante e preliminare. L'area dell'Artico è da noi tradizionalmente vista e percepita come una terra di avventura, di esplorazione – in particolare nel passato – di ricerca scientifica, anche di competizione commerciale. È anche una preziosa riserva di risorse di energia o di minerali critici. È un'area dove si manifestano in maniera prepotente e più rapida rispetto ad altre parti del globo anche gli effetti del cambiamento climatico in atto e dove stanno purtroppo affiorando e manifestandosi in maniera sempre più tangibile tensioni geopolitiche precedentemente non presenti.
  Per i nordici, invece, in particolar modo per la Norvegia, oltre ad essere quanto sopra, l'Artico è, in primo luogo, una regione su cui si distende un'ampia parte del proprio territorio nazionale. È un'area geografica su cui viene pienamente esercitata la propria sovranità nazionale e sulla quale vengono proiettati gli interessi nazionali attraverso concrete misure politiche, economiche, di sicurezza e ambientali.
  Basti pensare che il territorio Artico della Norvegia ospita circa 490 mila persone, pari a circa un decimo della popolazione norvegese, e comprende le tre contee del Nordland, di Troms e del Finnmark sulla terraferma, l'arcipelago delle Svalbard e l'isola di Jan Mayen in area marina.
  L'area marittima artica del Paese è di circa un milione e mezzo di chilometri quadrati ed in questa si trovano localizzati, nello specifico sotto la piattaforma continentale norvegese nel Mare del Nord, anchePag. 4 ingenti giacimenti di risorse di idrocarburi.
  Per la Norvegia, quindi – e non si stancano di ripeterlo i politici norvegesi – l'Artico è in primis la propria casa, rappresentando una dimensione geopolitica specifica sulla quale investire attraverso mirate politiche nazionali volte a promuoverne la crescita e al tempo stesso la sicurezza e la difesa; è un'area di importanza strategica, che richiede ad Oslo un corrispondente impegno e un considerevole sforzo politico per assicurarne la stabilità ed il controllo.
  La traduzione della strategia norvegese nei confronti dell'Artico si concreta in due specifiche direttive di azione politica, una di carattere interno – volta a favorirne la crescita e la difesa dei territori nazionali sotto la sua sovranità, che sono ricompresi in zona artica – ed una di carattere internazionale, arricchita anche da un'importante componente di cooperazione regionale, che è volta a favorire il più possibile la collaborazione ai fini di uno sfruttamento sostenibile delle risorse della regione dell'Artico da parte dei Paesi che vi si affacciano e ad evitare, al tempo stesso, che su di esso si riversino tensioni e dinamiche di contrapposizione e di conflitto che interessano altri scacchieri internazionali, tali da potenzialmente pregiudicarne gli equilibri.
  In entrambi i casi, sia in quello della politica interna, sia in quello della politica estera, le misure norvegesi trovano la loro attuazione attraverso l'applicazione del prisma della sicurezza, interpretato pertanto come principio cardine che ispira e guida le scelte del Paese nell'Artico, a sua volta declinato in ognuno dei vari ambiti di azione.
  Alla sicurezza, difatti, si ispira la nuova strategia del Governo norvegese per il profondo Nord – vi posso inquadrare anche il documento nella sua versione in inglese, che è stato emanato proprio a ridosso delle elezioni politiche di settembre – che è costruita attorno a cinque priorità:

   1) sovranità ed influenza norvegese nell'estremo nord;

   2) difesa totale capace di creare sicurezza e di promuovere una adeguata preparazione alle crisi;

   3) comunità locali sane e sicure;

   4) infrastrutture che aiutino a costruire le comunità;

   5) sviluppo imprenditoriale e creazione di valore.

  La difesa totale a cui ambisce la nuova strategia norvegese, quindi, non guarda solo alle Forze armate, ma ad una rete di imprese, di comuni e di società civile che siano capaci di svolgere ognuna un proprio ruolo in riferimento alle potenziali minacce.
  Come menzionato dallo stesso Primo Ministro norvegese Gahr Støre, «comprendere l'Artico è fondamentale per la nostra sicurezza. L'interesse internazionale per l'Artico è aumentato notevolmente a causa di una situazione politica e di sicurezza tesa, assieme ad una maggiore concorrenza globale e alle drammatiche conseguenze del cambiamento climatico nelle regioni polari. Vogliamo che i nostri concittadini vivano una vita dignitosa in una Norvegia settentrionale caratterizzata da pace, stabilità e sicurezza. Gli insediamenti e le attività commerciali nel Nord sono importanti per proteggere la sovranità e per utilizzare le risorse naturali in modo sostenibile e a lungo termine».
  Questa visione deriva, quindi, dalla consapevolezza del nesso sempre più stretto tra il rafforzamento della presenza della società civile e delle comunità nelle aree artiche del Paese, che sono anche quelle più svantaggiate, e la garanzia della stabilità e della protezione della Norvegia.
  Una società civile più resiliente nel Nord del Paese è per la Norvegia garanzia di maggiore sicurezza. A queste aspettative ed obiettivi fanno da corollario tutta una serie di misure di politiche fiscali e sociali volte a cercare di rafforzare la presenza della popolazione civile nel Nord del Paese, che queste autorità hanno in questi anni anche ampliato e rinnovato; misure che vanno dagli sgravi fiscali ai nuovi assunti nelle regioni artiche, alle facilitazioni per il trasferimento di studenti nelle università del Nord del Paese, ai sussidi per le famiglie che abitano nelle stesse zone a prezzi sussidiati,Pag. 5 anche di servizi, quali per esempio l'elettricità.
  Sono, questi, alcuni esempi di politiche attive con le quali si vuole garantire la sicurezza e la crescita dei territori artici della Norvegia, preservando e mantenendo la presenza della sua popolazione sul territorio e quindi contrastando i fenomeni, che purtroppo esistono, di depauperamento della popolazione nelle aree artiche, come baluardo, come ultima istanza della sicurezza del Paese.
  Non meno rilevanti sono gli investimenti in infrastrutture civili, in ponti, strade, aeroporti nelle regioni del Nord del Paese, così come la presenza delle Forze armate nelle stesse zone. Vale ricordare, a questo proposito, come il consistente piano a medio e lungo termine per la Difesa norvegese, che abbraccia il periodo dal 2024 al 2036, con una dotazione finanziaria di ben 140 miliardi di euro, comprenda anche la costituzione nei prossimi anni di una nuova brigata dell'esercito norvegese da dislocare interamente nel Nord del Paese.
  Altrettanto significativo, in questa prospettiva, è l'investimento e lo sviluppo da parte della Norvegia di una politica spaziale che vede proprio nel grande Nord il suo cuore infrastrutturale.
  Ad Andøya, nelle isole Vesterålen – che sono delle isole a nord dell'arcipelago delle Lofoten – è stato quest'anno inaugurato un nuovo spazioporto, attualmente impiegato per lanci suborbitali, ma che le autorità norvegesi stanno cercando di sviluppare, assieme a una grande start up tedesca, come prima base in Europa per il lancio in orbite polari di satelliti e dal quale, una volta che sarà stato reso operativo, potranno effettuarsi annualmente fino a trenta lanci per la messa in orbita di satelliti dal peso non superiore a 1,5 tonnellate.
  La Norvegia partecipa già attivamente sia ai programmi ESA (European Space Agency) sia ai programmi spaziali europei, quali Copernicus, Galileo ed Egnos, ed ambisce anche – è un punto politico molto delicato – a far parte del progetto di comunicazioni protette IRIS² (Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite). Vuole, pertanto, sfruttare al massimo la propria area artica per favorire la crescita di una resiliente industria spaziale nazionale.
  L'infrastruttura spaziale norvegese, anche grazie alla sua posizione nell'estremo Nord e nelle isole Svalbard, detiene il potenziale per porsi al servizio della European strategic autonomy, sia attraverso i servizi di stazione e ricevimento a terra dei dati da satellite, sia attraverso l'Arctic Surveillance Program e le comunicazioni a banda larga in zona artica, nonché attraverso la strutturazione e messa in esercizio del citato spazioporto di Andøya.
  Ultima, ma non meno importante per le dinamiche dell'area, è la crescita della area dell'Artico e del grande Nord come fattore di attrazione turistica, che sta registrando un sempre crescente arrivo di visitatori nelle località della costa a Nord del Paese e nelle isole norvegesi nel corso ormai di tutto l'anno e di tutte le stagioni.
  È un flusso che ha raggiunto nel 2024 la cifra record di 6,2 milioni di visitatori stranieri nel Paese – un Paese che peraltro ha 5,5 milioni di abitanti, quindi sono arrivati più turisti che abitanti dell'intera popolazione norvegese –, che ha spinto a un necessario incremento degli investimenti infrastrutturali in aeroporti e porti, con evidenti e significativi impatti non solo in termini di crescita dell'economia locale, ma anche di mantenimento della presenza della popolazione in aree fino a ieri considerate come particolarmente svantaggiate rispetto al resto del Paese e alle quali, come ricordavo prima, le autorità di Oslo puntano per preservare il ruolo strategico di presidio del territorio.
  Come menzionato, alla componente di politica interna che ho descritto finora, si affianca e fa da complemento una componente di politica estera, quindi di azione internazionale condotta dal Governo norvegese per rafforzare la collaborazione e la cooperazione tra i Paesi dell'Artico a beneficio della salvaguardia di quest'ultimo sia sul piano economico, sia su quello ambientale e, negli ultimi anni, anche su quello della sicurezza geopolitica.
  L'attivo ruolo internazionale della Norvegia a favore dell'Artico si basa sul concetto,Pag. 6 che è stato più volte ripetuto da questo Primo Ministro, che l'Artico non sia una terra nullius. Come è noto, nel diritto internazionale il termine terra nullius esprime il concetto di un territorio che non è abitato o che non è sottoposto alla sovranità di alcuno Stato nazionale, e quindi, teoricamente, che non ha un preciso riferimento normativo.
  Per la Norvegia è invece importante ricordare a tutti nel contesto internazionale che l'Artico è soggetto al rispetto dei princìpi del diritto internazionale e non è un ambito territoriale in cui ognuno fa quello che vuole, in una sorta di anarchia del grande Nord.
  Tale impegno norvegese trova una concreta manifestazione a livello multilaterale. Valga per esempio sottolineare l'impegno norvegese a salvaguardia dell'applicazione del diritto internazionale marittimo in queste aree a favore di una regione artica che, ovviamente, è prevalentemente composta da acque internazionali ed anche attraverso il rafforzamento della collaborazione tra i Paesi che si affacciano sull'Artico, in particolare attraverso la dimensione della cooperazione regionale incardinata nel ruolo svolto dal Consiglio Artico, che, com'è noto, raggruppa gli otto Paesi che si affacciano con i propri territori nell'Artico assieme ad altri trentotto osservatori, tra cui anche l'Italia.
  Il Consiglio Artico ha consentito di definire, almeno fino al 2022, politiche intergovernative capaci di garantire il libero accesso ai mari, di condurre progetti di ricerca scientifica e di protezione ambientale a beneficio dell'intera umanità, progetti che contemperino l'utilizzo e la protezione delle risorse a beneficio delle persone e delle comunità locali. Non dimentichiamo che nell'Artico norvegese vive la comunità Sami, che è una minoranza importante all'interno della Norvegia. Il tutto è accompagnato da un dialogo politico indispensabile tra tutti gli attori internazionali presenti in Artico, che considerano come insostituibile il suo valore di risorsa per il pianeta.
  La Norvegia, a livello regionale, per la zona artica ha costantemente perseguito, nei decenni precedenti, una politica ispirata al famoso motto high north, low tension – ovvero, grande Nord e bassa tensione geopolitica –, volta a favorire, proprio attraverso il ruolo fondamentale del Consiglio Artico, un dialogo capace di assicurare un livello minimo di frizioni tra i Paesi dell'area a beneficio della stessa e dei suoi abitanti.
  Tutto questo ha subito una radicale modifica con lo scoppio della guerra di invasione russa in Ucraina, che ha costituito una svolta netta di cesura nei rapporti tra la Russia e i restanti Paesi artici, con la conseguente, quanto necessaria, decisione di sospendere il dialogo intergovernativo preesistente in seno al Consiglio Artico.
  Ciò ha di fatto congelato ogni attività istituzionale di questo foro di cooperazione artica, con un grave pregiudizio per il funzionamento del meccanismo politico di collaborazione fra i Paesi dell'area.
  Questa situazione è stata superata solo parzialmente nel corso del 2023, proprio sotto il biennio della presidenza di turno norvegese, quando sono riprese, ma solo a livello tecnico, alcune riunioni riguardo il gruppo di lavoro di suddetto Consiglio.
  La situazione geopolitica determinata dal conflitto in Ucraina rappresenta, quindi, un cambio epocale per gli equilibri geopolitici dell'area, sulla quale vengono così a riflettersi direttamente e in maniera particolarmente incisiva gli effetti delle maggiori crisi internazionali.
  Il conflitto ha portato la dimensione della sicurezza ad assumere un ruolo di importanza preponderante per la regione prendendo il sopravvento per la Norvegia – così come per altri Paesi artici – rispetto ad altre priorità attorno alle quali veniva precedentemente strutturata la propria azione politica nell'Artico.
  Fino allo scoppio del conflitto in Ucraina, Oslo riconosceva alla Russia – con la quale, non dimentichiamolo, condivide 196 chilometri di confine terrestre proprio nel profondo Nord – un ruolo fondamentale nell'Artico.
  La cooperazione con la Russia si era basata sui concreti interessi comuni, in particolare quello della pesca. Gli accordi Pag. 7bilaterali di pesca nel Mare di Barents garantivano la sostenibilità degli stock ittici ed ampi profitti per entrambi i Paesi.
  Un secondo ambito nel quale la cooperazione era molto attiva erano per le attività di search and rescue, cioè le attività di ricerca e soccorso, che ovviamente assumono grande rilievo, considerate le condizioni climatiche estreme nella regione. Anche qui gli accordi esistenti e negoziati con la Russia riflettevano concreti interessi reciproci che andavano ben al di là del confronto militare.
  In entrambi gli ambiti la Norvegia, che comunque ha fatto proprie tutte le misure dei pacchetti di sanzioni verso la Federazione russa adottati da parte dell'Unione europea, ha però mantenuto un dialogo attivo con Mosca. Infatti, la Norvegia continua tuttora a consentire l'attracco dei pescherecci russi in tre dei suoi porti nel Finnmark, proprio con lo scopo di mantenere attiva l'applicazione, considerata irrinunciabile da parte di Oslo, dell'accordo bilaterale sulla pesca che era stato negoziato dall'attuale Primo Ministro Støre quando era Ministro degli esteri proprio con Lavrov.
  Al netto di tali eccezioni, la Norvegia però ha rafforzato negli ultimi anni la propria postura securitaria nei confronti della Russia, ben consapevole della presenza, proprio nella regione di Kola, al di là del confine con la Norvegia, delle principali basi della flotta sottomarina nucleare russa ed anche della presenza di numerosissime testate nucleari in quella regione.
  In questa direzione la Norvegia ha svolto la sua parte di partner della NATO, fortemente responsabile, ha incrementato la propria collaborazione con i Paesi dell'Alleanza, ha aumentato il budget di spesa per il settore della Difesa – pensate che già oggi ha raggiunto il 3,7 per cento del PIL – ed ha intensificato l'integrazione delle proprie forze operative con gli altri Paesi nordici.
  L'attività e la presenza alleata nell'Artico è accolta con favore dalla Norvegia che, da unico Paese nordico a condividere il confine con l'avversario russo, si trova ora a condividere uno sforzo collettivo di confronto con il pericoloso vicino, assieme agli altri Paesi nordici, soprattutto alla Svezia e alla Finlandia, con ciò rafforzando il proprio tradizionale profilo di ears and eyes of the NATO in the North, cioè di orecchie e di occhi della NATO nel grande Nord.
  Ciò ha trovato conferma, per esempio, nel corso del 2024 con lo svolgimento in Norvegia della esercitazione militare multinazionale Nordic Response 2024, con la partecipazione di circa 20 mila soldati, 110 aerei, 50 unità navali fra incrociatori, fregate, sommergibili ed altre imbarcazioni provenienti da ben tredici Paesi, Italia inclusa, che ha consentito di migliorare la cooperazione e la capacità di risposta delle Forze armate nei Paesi nordici e di testare il nuovo ruolo strategico della Norvegia nel quadro della difesa dell'Alleanza. Questo è importante: non è più, come era prima, un Paese di prima linea nell'ipotesi di un conflitto nell'area scandinava, ma è un Paese di retrovia e di supporto logistico per gli altri Paesi della NATO dell'area, anche attraverso l'utilizzo dei propri porti atlantici, che sono facilmente accessibili sia dagli Stati Uniti che dal Regno Unito.
  Il pericolo e la minaccia russa per la Norvegia non si sostanzia, però, solo nella dimensione prettamente militare, ma anche e soprattutto nei rischi di sabotaggio di azioni ostili di carattere ibrido, che già si sono tradotte in concrete frizioni, in particolare negli ultimi mesi, con frequenti episodi di jamming nei segnali GPS per i voli commerciali nelle regioni del Nord e con interferenze di droni negli spazi aerei di aeroporti norvegesi.
  A destare qui maggiori timori sono, tuttavia, i rischi di possibili azioni di sabotaggio nei confronti della estesissima rete, circa 9 mila chilometri di oleodotti e gasdotti, buona parte dei quali proprio nelle aree marittime della zona dell'Artico, attraverso i quali la Norvegia assicura le forniture di idrocarburi verso i suoi clienti europei. Voglio ricordare che la Norvegia è il principale fornitore di gas ai Paesi dell'Unione europea.
  Nell'impossibilità di poter condurre da sola un adeguato monitoraggio e pattugliamento marittimo di tali infrastrutture critiche, atto a garantirne la sicurezza, la Pag. 8Norvegia si è rivolta al sostegno di altri Paesi NATO, come la Francia, la Germania e il Regno Unito che con loro unità marittime assistono ormai da almeno due anni il Paese nordico nella conduzione di tale compito.
  La necessità di garantire un maggiore livello di sicurezza militare al territorio del Paese, in particolare a quello del nord, ha indotto le autorità norvegesi ad accrescere la collaborazione militare sia in ambito NATO sia a livello bilaterale. Oltre all'attuazione degli accordi militari con gli Stati Uniti per l'utilizzo di basi nel Nord del Paese, la Norvegia è entrata negli ultimi anni in accordi operativi con Paesi come la Germania e il Regno Unito per assicurare, rispettivamente, lo sviluppo congiunto di una nuova classe di sottomarini e per la fornitura di una nuova classe di fregate.
  Sul fronte dei sottomarini, la Norvegia ha optato nel 2021 per gli U-212CD, di cui ha acquistato quattro esemplari dalla tedesca ThyssenKrupp nell'ambito di un programma congiunto con la Marina tedesca che, a sua volta, ne ha acquistati due identici.
  L'acronimo CD sta, infatti, per Common Design, trattandosi di un sommergibile che nasce ed è progettato congiuntamente per le Marine tedesca e norvegese. Il valore del contratto relativo a questi sei sommergibili è di circa 5,5 miliardi di euro, comprensivi del supporto logistico e del simulatore.
  In termini di fregate, la Norvegia ha recentemente concluso, proprio prima delle elezioni, la procedura di gara per il rinnovo completo della propria flotta di sei fregate. Questa procedura di gara è stata vinta dalla britannica BAE Systems con il modello Type 26, per un ammontare record di 136 miliardi di corone norvegesi – che equivalgono a circa 11,5 miliardi di euro – finanziati nell'ambito del citato nuovo piano della difesa a medio e lungo termine per il periodo 2025-2036.
  Nelle intenzioni norvegesi la scelta della Type 26 consentirà una maggiore interoperabilità fra le Forze armate dei due Paesi, che saranno dotate dello stesso tipo di imbarcazioni, aprendo spazi ulteriori al loro sviluppo da parte delle rispettive industrie della Difesa.
  Ciò rafforzerà, secondo il Primo Ministro Støre, anche le capacità congiunte delle due Marine militari e di quella della NATO di pattugliare e proteggere le aree marittime del profondo Nord aprendo alla possibilità di eseguire un addestramento congiunto del personale e di utilizzare equipaggi norvegesi e britannici in modo intercambiabile.
  Alle predette esigenze di sicurezza la Norvegia ha risposto con il già citato piano della difesa a medio e lungo termine, che è un programma di impegno finanziario senza precedenti nella storia norvegese, volto ad assicurare un autentico salto di qualità e di modernizzazione a tutto tondo, che permetterà a queste Forze armate, nel medio periodo, di essere capaci di rispondere alle crescenti sfide del Paese sia nella regione del grande Nord sulla quale si stanno proiettando crescenti interessi strategici di altri attori internazionali, che sono interessati a sfruttare l'apertura di potenziali nuove rotte commerciali con conseguenti rischi di potenziali ed ulteriori tensioni suscettibili di riversarsi sui delicati equilibri geopolitici che caratterizzano l'area.
  Rispetto a questa nuova centralità geostrategica dell'Artico, l'Italia – e qui vengo al nostro Paese – svolge un ruolo crescente di partner attivo ed affidabile, in particolare per il suo contributo non solo alla ricerca scientifica dell'area, ma anche come player di rilievo sul piano energetico e industriale.
  In primo luogo, è importante dare rilievo alla partecipazione dell'Italia al Consiglio Artico, che dal 2013 ci vede partecipare come osservatori all'organismo intergovernativo, dove prestiamo un'attenzione particolare agli aspetti di tutela degli ecosistemi fragili dell'Artico, alla sua preservazione come area dedicata principalmente alla ricerca scientifica, al riparo da tensioni geopolitiche.
  L'interesse per lo sviluppo della ricerca scientifica in Artico è collegato, in primo luogo, alla presenza della base italiana di ricerca scientifica nelle Isole Svalbard. Rispetto a queste ultime, come è noto, il Pag. 9Trattato delle Svalbard, del 1920 – di cui l'Italia è uno dei firmatari originari – conferisce piena e assoluta sovranità alla Norvegia, ma al tempo stesso assegna agli Stati aderenti a questo trattato equal enjoyment and liberty of access, con il diritto, pertanto, di svolgervi attività commerciali – di natura, ovviamente, non militare – e di ricerca scientifica.
  Come è noto, i russi mantengono una presenza stabile nelle Svalbard, in particolare nella cittadina di Barentsburg, legata storicamente all'attività estrattiva di carbone. È del 24 novembre scorso, per esempio, la notizia che la Società geografica russa ha inaugurato il suo nuovo ufficio a Barentsburg, alla presenza del console russo in loco. L'evento aveva fatto seguito alla conferenza annuale della stessa organizzazione – la Società geografica russa – a Mosca, nel corso della quale il presidente Putin aveva sottolineato l'importanza dell'Artico e dell'Ucraina per la Russia.
  L'Italia è presente nelle Svalbard dal 1997, con la base di ricerca scientifica del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) Dirigibile Italia, che ricorda la spedizione polare di Umberto Nobile del 1928. Da allora, questa base ci consente di condurre ricerche multidisciplinari su clima, ambiente, cambiamenti climatici globali, promuovendo al tempo stesso la cooperazione scientifica tra Istituzioni italiane ed internazionali.
  Attraverso questo nostro centro di ricerca l'Italia riesce ad avere una presenza stabile e qualificata nell'Artico, contribuendo al dialogo internazionale e alla diplomazia scientifica nel contesto delle sfide ambientali globali.
  È utile, in questo contesto, segnalare quello che è un po' un esiguo investimento dell'Italia nella ricerca polare artica condotta attraverso l'Istituto di studi polari del CNR, che ha un budget di circa 1,1 milioni di euro annui. A titolo di confronto, cito che l'attività di ricerca in Antartide è sostenuta con un budget di circa 24 milioni di euro all'anno, cifra che, ovviamente, riflette i costi elevati di logistica per il mantenimento della nostra base in Antartide, ma evidenzia anche un divario significativo, che forse andrebbe accorciato.
  Le attività di ricerca condotte dalle istituzioni italiane nel grande nord non si limitano, però, all'azione svolta dal CNR nella base Dirigibile Italia, ma sono arricchite anche dalle annuali missioni scientifiche compiute dalla nostra Marina militare, che dal 2017 svolge campagne scientifiche annuali di geofisica marina, denominate High North, con la nave Alliance, di proprietà della NATO, ma gestita dall'Istituto idrografico della nostra Marina militare. Queste campagne di geofisica marina, ripetute annualmente durante i mesi di luglio e agosto, vengono condotte con l'ausilio di dati forniti dai radar satellitari a orbita polare COSMO-SkyMed, del provider Telespazio ed e-GEOS, con cui l'Istituto idrografico della nostra Marina militare collabora da diversi anni. Ciò consente di effettuare progressivamente una mappatura accurata dei fondali del Mare Artico.
  Voglio segnalare che i dati di ogni campagna batimetrica vengono condivisi con la Norvegia, rappresentando un vero ruolo ed esempio di collaborazione disinteressata che l'Italia ha in area artica con le controparti norvegesi.
  Al di là della rilevante attività di ricerca scientifica svolta da Istituzioni pubbliche, vale la pena ricordare anche i progetti di ricerca scientifica bilaterali sviluppati dalle università italiane assieme a quelle norvegesi. Vorrei, a tale riguardo, menzionare il progetto Solaris, avviato attraverso un accordo di collaborazione scientifica tra l'Istituto nazionale di astrofisica (INAF), l'università di Milano e vari enti di ricerca norvegesi, che ha condotto alla firma di un accordo lo scorso 14 maggio, proprio in residenza. Questo accordo mira allo sviluppo di un sistema di monitoraggio intelligente ad alte frequenze radio dei fenomeni solari basato su tecniche di imaging single-dish, che vengono adattati alle osservazioni solari attraverso due nuovi punti di osservazione che verranno stabiliti nel Nord della Norvegia, a Tromsø, e nell'arcipelago artico delle Isole Svalbard.
  La presenza di attori italiani nel grande Nord non si limita solo a soggetti attivi nel Pag. 10settore della ricerca scientifica, ma si estende in maniera consistente anche a quello economico e commerciale, potendo noi contare su presenze strategiche di grandi aziende italiane che operano nel grande Nord, quali, per esempio, ENI e Fincantieri, che hanno effettuato rilevanti investimenti nell'area.
  Brevi flash. Fincantieri ha acquisito nel 2013 Vard, il più grande costruttore di mezzi marittimi di supporto alle attività di estrazione e produzione di petrolio e gas naturale: ha la sua base ad Ålesund e gestisce cantieri navali non solo in Norvegia, ma anche in Romania e Vietnam. Questa società norvegese, controllata interamente da Fincantieri, realizza navi di varie tipologie e dimensioni per il settore oil & gas, ma anche navi peschereccio d'altura, rompighiaccio per il turismo e per la ricerca polare, dotate di tecnologie d'avanguardia, e navi da crociera. Ha anche realizzato con successo e piena soddisfazione del committente tre navi speciali, delle dimensioni di una fregata, per la Guardia costiera norvegese, navi che vengono utilizzate anche per operazioni di ricerca e soccorso e sorveglianza nel grande Nord.
  ENI, presente in Norvegia da metà degli anni Sessanta, ha consolidato la sua presenza nel Paese attraverso la controllata Vår Energi, una società nata nel 2018, di cui detiene circa il 63 per cento del capitale. Quest'ultima è attualmente il terzo maggior operatore estrattivo nell'offshore norvegese, dopo la grande Equinor (ex Statoil) e dopo Aker Bp, e detiene licenze in quattro macro-aree di estrazione, incluse alcune collocate nel Mare del nord e nel Mare di Barents. Ha rafforzato ulteriormente la propria posizione sul mercato norvegese, in particolare nell'estrazione del gas, con l'acquisizione, avvenuta nel 2024, di Neptune Energi Norge, che in prospettiva dovrebbe consentire a questa società italiana di raggiungere un target di produzione di 350 mila barili equivalenti di petrolio giornalieri entro la fine di quest'anno.
  Un'altra presenza in Norvegia dal 1990 è quella di Saipem, che opera nel Paese attraverso varie controllate, che forniscono importanti servizi e soluzioni per l'industria marittima ed energetica offshore anche nel Mare del nord e nel Mare di Barents. È di quest'anno l'annuncio della fusione di Saipem con la norvegese Subsea7, che darà vita, una volta a regime, a Saipem7, che sarà un colosso mondiale nell'ingegneria collegata al settore oil & gas ed energetico. Questa società – quando nascerà – dovrebbe avere un portafoglio ordini stimato di circa 43 miliardi di euro, con ricavi di circa 20 miliardi di euro; inoltre, impiegherà circa 45 mila persone, di cui più di 9 mila ingegneri e project management.
  La presenza di imprese commerciali si espande anche al settore dello spazio, per esempio con le società e-GEOS e Telespazio, che collaborano da anni con la norvegese KSAT (Kongsberg Satellite Services), dalla quale ricevono i dati satellitari radar della costellazione COSMO-SkyMed, di prima e seconda generazione, attraverso le antenne collocate nelle Isole Svalbard.
  Sempre per rimanere nell'ambito spaziale, è anche utile ricordare il memorandum of understanding intergovernativo siglato tra le rispettive agenzie spaziali, cioè tra la nostra ASI e NOSA, nel 2021, sulla base del quale è stato avviato un proficuo dialogo volto alla realizzazione di una cooperazione strutturata tra le due parti. Da parte italiana, anche Leonardo ha un'importante presenza nel nord della Norvegia, specie con la sua divisione elicotteri. Nel 2020, in particolare, la società italiana ha fornito sedici elicotteri AW101, che vengono impiegati dal Ministero della giustizia e dalla Protezione civile norvegese in operazioni di ricerca e salvataggio su tutto il territorio nazionale, in particolare proprio per interventi di search and rescue in area artica.
  Un'ultima società che voglio citare è la WSense, uno spin-off tecnologico dell'università di Roma La Sapienza, specializzata nella costituzione di network senza fili sottomarini e nell'underwater internet of things. Questa società guarda con grande interesse alla Norvegia, con la sua tecnologia avveniristica, che porta la connettività di internet nelle profondità oceaniche, aprendo la Pag. 11porta a interessanti applicazioni sia nel settore della protezione delle infrastrutture critiche sia nel settore energetico che in quello della costituzione di sistemi di allerta sottomarini, per prevenire catastrofi tipo tsunami, eruzioni vulcaniche e sottomarine.
  L'impegno delle Istituzioni italiane nell'Artico troverà concreta testimonianza – e mi avvio alla chiusura – attraverso la collaborazione di MIUR, MAECI e CNR, con l'organizzazione a Roma il prossimo 3-4 marzo dell'Arctic Circle Forum, un evento internazionale dedicato alle tematiche artiche, che sarà organizzato in collaborazione con l'Arctic Circle Assembly, una specie di Davos dell'Artico, che si svolge ogni anno a Reykjavik, con il coinvolgimento di una varietà di stakeholders impegnati nella regione, per un totale di circa 2 mila partecipanti provenienti da oltre sessanta Paesi.
  La nostra presenza all'Arctic Circle Assembly – lo posso testimoniare personalmente – è andata crescendo anno dopo anno: nel 2022 ero da solo con un ricercatore del CNR, che interveniva in un panel sugli incendi in area boschiva nelle zone artiche; quest'anno – e sono compiaciuto di questo, perché ci ho lavorato attivamente come Ambasciatore – hanno preso parte all'Arctic Circle Assembly delegazioni italiane e i tre diversi Ministeri (MIUR, MAECI, Difesa), capeggiate dalla sottosegretaria alla Difesa, la senatrice Isabella Rauti, che ha colto l'occasione del proprio intervento, svoltosi l'ultimo giorno dei lavori in plenaria, per presentare il Forum di Roma del 2026 e per annunciare la decisione italiana di aggiornare, a distanza di dieci anni e con il contributo di vari Dicasteri, anche il Documento strategico nazionale sull'Artico, mentre nelle sezioni parallele dell'Assemblea si sono svolti panel da parte del CNR su intuizioni scientifiche e soluzioni sostenibili all'interno di sistemi artici in rapido cambiamento e un altro panel, animato dall'Osservatorio artico, sul ruolo dell'Italia in Artico in previsione del Forum di Roma.
  Questo Forum consentirà, nel 2026, di manifestare concretamente l'impegno e l'attenzione che l'Italia rivolge alla regione artica, valorizzando il crescente rilievo sotto diverse dimensioni (strategica, economica, commerciale e scientifica).
  Sempre in vista del 2026, sono in corso di preparazione in Norvegia ulteriori iniziative per la valorizzazione della nostra presenza in Artico, anche sfruttando la fortunata ricorrenza del centenario della trasvolata polare del dirigibile Norge che, con tecnologia italiana – lo ricordo – e comando italiano (il capitano Nobile), ma con la partecipazione anche del celebre esploratore norvegese Roald Amundsen e con finanziamento di un filantropo americano, sorvolò il 12 maggio del 1926 il Polo Nord, per la prima volta nella storia.
  A tal proposito, è in fase di predisposizione un libro celebrativo, frutto della collaborazione tra l'Istituto di studi polari del CNR e il suo corrispondente Istituto polare norvegese, che vorremmo presentare ad Oslo il prossimo 19 maggio al Museo Fram, dedicato alle esplorazioni polari, con un evento dal titolo 100 years over the North Pole (100 anni sopra il Polo Nord). Queste celebrazioni previste nel 2026 costituiscono un'ennesima concreta testimonianza dell'attenzione che l'Italia rivolge verso il grande nord dell'area artica, che nasce, quindi, non ieri. Con uno sguardo che, ricordando il passato, si proietta ed immagina politiche future.
  Fatemi concludere dicendo che il tema dell'Artico e del contributo fornito dall'Italia in questa regione sono sempre stati presenti anche nelle agende di dialogo politico tra i due Paesi nel corso degli ultimi anni, che hanno conosciuto una significativa intensificazione, a partire dalla visita di Stato del signor Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in Norvegia, nel 2023, la prima diciannove anni dopo quella del Presidente Ciampi, che ha rappresentato un fattore di importante rilancio e intensificazione delle relazioni bilaterali. Importanti passaggi nello sviluppo di queste ultime sono stati rappresentati anche dagli incontri svoltisi quest'anno a Roma tra il Primo Ministro Støre e il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, da quello tra il Vicepresidente del Consiglio, onorevole Pag. 12Ministro Antonio Tajani, e il Ministro degli esteri Espen Barth Eide, nonché più recentemente attraverso la visita congiunta in Norvegia, svoltasi all'inizio del mese di maggio, del Ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso e del Viceministro agli esteri Edmondo Cirielli, per incontrare la Ministra del commercio e dell'industria Cecilie Myrseth e visitare lo spazioporto di Andøya nelle isole Vesterålen.
  I nostri rapporti con la Norvegia guardano non solo al consolidamento del dialogo e della cooperazione, già esistenti in vari ambiti, ma anche a rinnovate prospettive e opportunità in nuovi settori, da quello della cooperazione spaziale e dei lanci satellitari a quello dello sfruttamento delle materie prime critiche – Il Ministro Urso ha firmato un joint statement con la Ministra norvegese proprio su questo tema quando è venuto in Norvegia –, a quello delle tecnologie green e della ricerca scientifica in nuovi ambiti, come quello dell'osservazione dei fenomeni solari, che possono trovare proprio nell'area del grande Nord norvegese contesti particolarmente favorevoli alla loro attuazione.
  Sono stato molto lungo, ma c'erano tanti argomenti da affrontare. Vi ringrazio moltissimo per la vostra attenzione e rimango a vostra disposizione per le domande che vorrete porre.

  PRESIDENTE. Grazie, Ambasciatore. Avendo fatto un intervento molto ricco, ci sono diverse domande dei colleghi.
  Vorrei innanzitutto dirle – poi, ovviamente, ci sentiremo – che ci sarebbe la volontà, come Comitato Artico, di riuscire a partecipare all'Arctic Circle a Roma, per una dimensione parlamentare. Siamo già in contatto con i Ministeri e stiamo cercando di farlo, anche se la procedura non è semplicissima, perché ci dovremmo proporre noi per avere un panel a livello parlamentare. Comunque, su questo ci sentiremo.
  Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre questi o formulare osservazioni.

  ANDREA DI GIUSEPPE. Grazie, presidente.
  Grazie, Ambasciatore. Al netto del fatto che ci sono tre pillars nell'Artico (energia, sicurezza e logistica), che sappiamo che il 13 per cento del petrolio e il 30 per cento del gas non ancora estratto a livello planetario risiede nell'Artico, che dal punto di vista della sicurezza, con il nostro maggiore alleato, gli Stati Uniti, c'è un'attenzione particolare, sia dal punto vista energetico sia dal punto di vista della sicurezza, e poi c'è il tema logistico delle nuove rotte, e anche lì il nostro principale alleato vorrà certamente contribuire nella gestione di queste cose, ho due domande.
  La prima riguarda il doppio standard della transizione. In un contesto come quello Artico, dove il nostro principale alleato – gli Stati Uniti – investe in modo pragmatico sull'energia e sulle tecnologie, senza farsi paralizzare dall'ideologia, non rischiamo che l'Europa, con la sua ossessione regolatoria, finisca con l'auto-escludersi da un'area strategica, lasciando campo libero proprio a chi non rispetta gli stessi standard?
  La seconda domanda riguarda la competitività industriale e l'interesse nazionale. L'Italia ha aziende che potrebbero avere un ruolo decisivo nello sviluppo sostenibile dell'Artico, dell'energia e dei materiali avanzati. Tuttavia, se la transizione ecologica viene interpretata in modo dogmatico e non realistico, non si rischia di penalizzare le nostre imprese rispetto a quelle statunitensi, che godono di politiche molto, ma molto più favorevoli ed incentivi concreti?

  BEATRIZ COLOMBO. Grazie, Ambasciatore. Sulle domande che riguardano le aziende italiane ha già risposto nella sua esposizione. La popolazione norvegese, insieme ad altri Paesi europei, quali ad esempio la Finlandia e la Svezia, si sta preparando ad affrontare una guerra ibrida. La popolazione si sta preparando nei Paesi nordici sotto questo aspetto, ma per «guerra ibrida» possiamo pensare anche ad interruzione di energia, come Lei ha detto, attacchi informatici e vari blackout. Come si sta preparando la popolazione norvegese per promuovere, ad esempio, le esercitazioni che coinvolgono – mi dica Lei se è corretto quello che dico – anche le comunità locali, per prepararsi ad eventuali scenariPag. 13 complessi, come abbiamo detto, che può essere anche un blackout? C'è un alto livello di fiducia sociale nelle Istituzioni e una cultura del coinvolgimento civico che possono aiutare quando si parla di coinvolgimento civile alla resilienza collettiva? Se mi può sottolineare anche questo aspetto.

  FABIO PORTA. Grazie, presidente.
  Una breve domanda, visto che i tempi sono molto stretti e l'Ambasciatore ha fatto una disanima davvero completa. Avrei voluto fare una domanda sui due grandi player che si affacciano sull'Artico – la Norvegia condivide un grande territorio su quella zona – e mi riferisco a Russia e USA; sulla Russia l'Ambasciatore è stato molto completo, quindi evito di sottolineare o di insistere su quello che ha già indicato.
  Vorrei chiedere, invece, rispetto agli Stati Uniti, quindi a questo nuovo dinamismo dell'Amministrazione Trump anche su quei territori, come è stata vista questa rivendicazione dalla Norvegia, ma anche dal Consiglio Nordico, della quale la Norvegia è un attore importantissimo; mi riferisco, ovviamente, alla Groenlandia, che tra l'altro come territorio autonomo è anche parte del Consiglio Nordico.

  ELISABETTA GARDINI. Grazie, presidente.
  Ambasciatore, La ringrazio. È molto difficile fare domande, perché ha già risposto quasi a tutto nella sua ampia esposizione. Io, però, vorrei tornare su due questioni. Lei ha parlato del concetto di terra nullius. Vorrei capire a che punto siamo. È sostenuta da un bel blocco di Paesi, però ci sono altrettanti Paesi, forse, che hanno posizioni molto diverse da quella della Norvegia e vorrebbero che fosse una terra nullius per poter avanzare senza regole e potersi muovere in quest'area. Vorrei capire com'è la situazione attuale rispetto a questo concetto.
  Riallacciandomi a quanto ha detto il collega Di Giuseppe – questa è una cosa che a me sta molto a cuore, l'ho molto seguita negli anni, anche da Bruxelles – l'Artico viene visto un po' come il luogo delle sfide globali ambientali; però, visto da lì spesso prevale quella posizione ideologica a cui faceva riferimento il collega Di Giuseppe, che va molto a penalizzare – è facile dal Nord – i Paesi del sud, come l'Italia, che hanno tutta un'altra intensità di popolazione, di sistema produttivo, eccetera. Vorrei capire se, viste anche le crisi che sono in giro nel mondo, che dovrebbero portare a più concretezza e buonsenso, Lei trova che ci sia un cambiamento in questo senso e si cominci ad avere complessivamente un approccio più pragmatico e collegato alla realtà.

  PRESIDENTE. Ambasciatore, siamo sull'inizio dei lavori dell'Assemblea, quindi faccio appello a contenere la risposta. Grazie.

  STEFANO NICOLETTI, Ambasciatore d'Italia in Norvegia. Certo. Grazie, presidente.
  Vado in ordine, cominciando dalle domande poste dall'onorevole Di Giuseppe sul doppio standard della transizione. Questo è un tema in Norvegia molto interessante: da un lato, la Norvegia aspira a essere il primo della classe sul tema della transizione energetica, l'abbattimento dei livelli di inquinamento, eccetera: vi fornisco un dato impressionante sulle nuove immatricolazioni di auto in Norvegia: il 93 per cento – ripeto, il 93 per cento – delle nuove auto immatricolate sono full electric, quindi non ibride, ma completamente elettriche. Il rinnovo del parco auto norvegese sta procedendo a ritmi da gigante. Forse è il Paese al mondo in cui c'è il maggiore utilizzo di auto completamente elettriche. Questo è un dato che dà la misura dell'impegno della Norvegia sul fronte del cambiamento climatico.
  Un altro ambito sul quale si stanno impegnando fortemente è quello dei cosiddetti «impianti di CCS», cioè di carbon capture and storage: ne hanno inaugurato uno enorme, a 2.700 metri sotto il livello del mare, di fronte a Bergen, dove ci sono amplissime possibilità di stoccaggio di CO2. Stanno offrendo questi spazi ai vari Paesi europei come se fosse un deposito per mettere le proprie masserizie, siglando anchePag. 14 accordi con alcune realtà industriali di Paesi europei, per stoccare lì sotto la propria CO2.
  Questi sono esempi flash per dimostrare quanto siano sensibili al tema ambientale. Eppure, quando si tratta di estrazione di oil & gas, la Norvegia ha un atteggiamento molto pragmatico. Nessun Governo – nemmeno quelli laburisti, come quello attuale, che è un Governo monocolore laburista – mette in dubbio il fatto che l'oil & gas sia la spina dorsale di questa economia. Nessuno contesta o prevede un piano di phasing out dall'attività estrattiva, che si svolge, ovviamente, su tutta la piattaforma continentale norvegese, quindi anche in area artica. Anche l'ENI, come ho detto prima, è in qualche modo parte di questa attività estrattiva, perché gestisce delle piattaforme, tipo quella gigantesca di Goliat, in zona Mare Artico.
  Che cosa sta facendo la Norvegia, quindi, con atteggiamento pragmatico? Sta cercando di adottare, per quanto riguarda l'attività estrattiva, misure di mitigazione delle emissioni connesse all'attività estrattiva. In particolare, l'azione che sta conducendo è quella dell'elettrificazione delle piattaforme, un'azione che ha anche delle problematicità con le comunità locali: elettrificare le piattaforme vuol dire sottrarre energia alle comunità locali, quindi farà lievitare i prezzi dell'energia, ma sta elettrificando in maniera abbastanza decisa varie piattaforme anche in zona artica, con lo scopo di limitare le emissioni legate all'attività estrattiva.
  Quando si parla di doppio standard della transizione, quindi, la Norvegia – io posso parlare, chiaramente, della Norvegia più che delle politiche dell'Unione europea – lo affronta con pragmatismo, perché su certi dossier è la prima della classe e su altri non rinuncia ad attività economiche, che sono fondamentali per la propria economia, però nello svolgimento di queste attività economiche cerca misure di mitigazione.
  La popolazione norvegese come si prepara a guerre ibride o anche a una guerra vera: non ho qui il libretto, sennò ve l'avrei fatto vedere. Nel corso di quest'anno ogni famiglia norvegese, in tutte le case, ha ricevuto un opuscolo, che è anche disponibile per il download gratuito, con le istruzioni per l'uso in caso di situazioni di crisi. Questo libretto, che tra l'altro hanno fatto anche in Finlandia e in Svezia, distribuito a tutta la popolazione, descrive alla popolazione che cosa fare in caso di crisi, come prepararsi con scorte alimentari, batterie per alimentare cellulari, per alimentare torce che permettano di vedere anche in caso di blackout, eccetera. Questo libretto è stato recapitato a tutte le famiglie, con il suggerimento a tutti di leggerlo e di metterlo in pratica, quindi di adottare concrete misure di preparazione attiva, a livello di comunità, per quanto concerne la possibilità che effettivamente intervengano non solo episodi di jamming, ma anche blackout o addirittura episodi di guerra guerreggiata. Questo dà un po' la misura psicologica di quanto a queste latitudini le tensioni e le frizioni con la Russia abbiano effettivamente cambiato il mindset e abbiano messo le popolazioni e anche le comunità nell'ordine di idee di dover essere preparate a qualsiasi evenienza.
  Il dinamismo statunitense nel grande Nord e le uscite del Presidente Trump sulla Groenlandia qui sono state prese molto male. Mi ricollego anche alla domanda dell'onorevole Gardini sulla terra nullius. Qui il concetto – come dicevo prima – è che il diritto internazionale debba essere rispettato, debba essere rispettato in Artico, a cominciare dal diritto internazionale del mare, ma poi anche la sacralità dei confini. Quindi, nel momento in cui il Presidente di una superpotenza a livello mondiale fa delle affermazioni che sembrano mettere in dubbio la sovranità territoriale dell'isola più grande del mondo – la Groenlandia –, è ovvio che ci sia stata una reazione di profonda solidarietà, non solo da parte norvegese, ma da tutti i Paesi del cosiddetto Consiglio Nordico, nei confronti della Danimarca, sulla sacralità dei confini e quindi sulla impossibilità di modificare dei confini facendo pressioni o con modalità che non siano completamente negoziate. Questo fa il paio, ovviamente, con la difesa dell'Ucraina e della libertà dell'UcrainaPag. 15 dalla violazione palese dei confini operati dalla Russia.
  Sulle sfide globali a livello ambientale credo in parte di aver già risposto. La Norvegia, da un lato, è molto idealista, come dicevo, anche in sede di negoziati internazionali, di obiettivi climatici all'orizzonte 2040 e 2050, ma, dall'altro, cerca delle modalità diverse. Non dimentichiamo che la Norvegia è anche quella che, facendo scandalo a livello internazionale, ha approvato la costituzione di un gruppo di lavoro per andare ad investigare sulla possibilità di rastrellare minerali sui fondi marini, con grande opposizione interna. Per ora si tratta, ovviamente, solo di un gruppo di studio per cercare di verificare quello che si potrebbe teoricamente fare, però è certamente una posizione notevolmente pragmatica rispetto a standard ambientali che vorrebbero tutelare i fondi sottomarini dalla possibilità di rastrellarvi dei minerali.
  Tra l'altro, la Norvegia in questo periodo sta anche riscoprendo molto le proprie ricchezze minerarie. Non dimentichiamo che è stato identificato un giacimento nel Sud della Norvegia, in un posto che si chiama Fen, che potrebbe potenzialmente rappresentare il più grande giacimento di terre rare in Europa; deve essere totalmente sfruttato, quindi si tratterà di un processo lungo, però le prime prospezioni che ci sono state mostrano come può essere un giacimento particolarmente promettente per accorciare le catene del valore, tema sul quale noi siamo particolarmente sensibili, non solo per le terre rare, ma anche per minerali critici. Di qui il joint statement che è stato fatto quando è venuto il Ministro Urso in Norvegia e si sta costituendo anche un gruppo di lavoro fra i rispettivi Ministeri – in Norvegia dell'Industria e in Italia dell'Industria e dell'Ambiente e dell'energia – per proseguire su questo discorso e vedere che forme di collaborazione sulle terre rare si potrebbe riuscire a realizzare con la Norvegia.

  PRESIDENTE. Grazie ancora una volta, Ambasciatore. Il suo è stato un contributo fondamentale.
  Continueremo a sentirci e a collaborare per la nostra indagine conoscitiva e non solo. Grazie da parte di tutti noi.

  STEFANO NICOLETTI, Ambasciatore d'Italia in Norvegia. Grazie a Lei, onorevole Formentini, agli onorevoli Orsini e Della Vedova per l'interesse che sempre manifestano per il mondo artico. Spero ad un certo punto di potervi accogliere qui a Tromsø per visitare insieme il Consiglio Artico.

  PRESIDENTE. Grazie. Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 9.30.