Sulla pubblicità dei lavori:
Formentini Paolo , Presidente ... 3
INDAGINE CONOSCITIVA SULLE DINAMICHE GEOPOLITICHE NELLA REGIONE DELL'ARTICO
Formentini Paolo , Presidente ... 3
Panieri Giuliana , Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche ... 3
Orsini Andrea (FI-PPE) ... 5
Panieri Giuliana , Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche ... 5
Formentini Paolo , Presidente ... 5
Panieri Giuliana , Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche ... 5
Formentini Paolo , Presidente ... 7
Billi Simone (LEGA) ... 7
Orsini Andrea (FI-PPE) ... 8
Porta Fabio (PD-IDP) ... 8
Formentini Paolo , Presidente ... 8
Gardini Elisabetta , intervento in videoconferenza ... 8
Formentini Paolo , Presidente ... 9
Panieri Giuliana , Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche ... 9
Orsini Andrea (FI-PPE) ... 11
Panieri Giuliana , Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche ... 11
Formentini Paolo , Presidente ... 11
Panieri Giuliana , Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche ... 11
Formentini Paolo , Presidente ... 11
ALLEGATO: Presentazione informatica illustrata dalla Professoressa Giuliana Panieri ... 12
Sigle dei gruppi parlamentari:
Fratelli d'Italia: FdI;
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista: PD-IDP;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE: FI-PPE;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Alleanza Verdi e Sinistra: AVS;
Azione - Popolari europeisti riformatori - Renew Europe: AZ-PER-RE;
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) - MAIE - Centro Popolare: NM(N-C-U-I)M-CP;
Italia Viva - il Centro - Renew Europe: IV-C-RE;
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-+Europa: Misto-+E.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PAOLO FORMENTINI
La seduta comincia alle 13.20.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.
Audizione di Giuliana Panieri, Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell'Artico, l'audizione di Giuliana Panieri, Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche.
Ricordo che la partecipazione da remoto è consentita alle colleghe e ai colleghi secondo le modalità stabilite dalla Giunta per il Regolamento.
Anche a nome dei componenti del Comitato, saluto e ringrazio per la disponibilità a prendere parte ai nostri lavori la professoressa Panieri, che è anche docente di Geologia presso il Dipartimento di geoscienze dell'Università Artica della Norvegia. Ha inoltre ricoperto il ruolo di Presidente della divisione di biogeoscienze e Segretario Generale dell'Unione europea di geoscienze, gestendo e coordinando numerosi progetti nazionali e internazionali.
Ricordo che la missione dell'Istituto di Scienze Polari è contribuire ad accrescere la qualità della ricerca scientifica e tecnologica dell'Italia nelle regioni polari e fornire un contributo alle conoscenze sui cambiamenti globali, anche a sostegno delle politiche ambientali italiane ed europee nello sviluppo di nuove tecnologie e metodologie di indagine. A tal fine, tra le altre cose, l'ISP contribuisce al Programma di ricerche in Artico attraverso lo sviluppo di attività di monitoraggio, con un approccio multidisciplinare.
Considerati i tempi stretti, cedo subito la parola alla professoressa Panieri perché possa svolgere il proprio intervento.
GIULIANA PANIERI, Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche. Grazie mille.
La mia presentazione di oggi verterà sull'Artico e sulla scienza italiana, quello che facciamo in Artico. Di cosa parleremo? L'Artico, oggi, che possiamo definire «nuovo Artico», e vi spiegherò le ragioni; il ruolo del CNR; e anche, brevemente, l'Istituto di Scienze Polari. Parlerò poi di cosa serve o servirebbe per studiare questo nuovo Artico, due parole su una strategia e visione che, a mio avviso, dovremmo avere e, alla fine, sull'Arctic Circle Forum – Polar Dialogue che si svolgerà a Roma – sarà un evento molto importante per noi – nel marzo del prossimo anno.
Iniziamo a parlare dell'Artico oggi, un nuovo Artico. Perché un nuovo Artico? In questa slide (slide n. 4) vedete le varie definizioni dell'Artico: l'Artico può essere definito basandosi sullo human development, dove ci sono settlement di persone, oppure dalla linea degli alberi, oppure dall'isoterma di 10 gradi di luglio; ma tutte, o buona parte, di queste definizioni potrebbero essere oggi modificate per i cambiamenti che stiamo vedendo in Artico, ed è di questo che voglio parlarvi oggi.
L'Artico si riscalda fino a quattro volte più rapidamente rispetto alla media globale.Pag. 4 Perché? Questa è la conseguenza di un fenomeno molto importante, che si chiama amplificazione artica, definizione che pare difficile, ma è dovuta solo alla riduzione del ghiaccio marino. Dobbiamo ricordare infatti che l'Artico, a differenza dell'Antartide, è un oceano ricoperto da ghiaccio, mentre l'Antartide è un continente, quindi la riduzione del ghiaccio marino – questa coperta di ghiaccio che copre l'Artico – porta ad un minore albedo (spiegherò di cosa si tratta) con più calore assorbito dagli oceani.
L'Artico si riscalda quattro volte più velocemente anche per un maggior vapore acqueo e una maggiore nuvolosità – più piogge, dove prima registravamo più neve – e un effetto serra locale molto più forte. Le correnti atmosferiche oceaniche portano calore verso nord, sono influenzate dal riscaldamento climatico e dalla fusione dei ghiacci e, conseguentemente, abbiamo anche rilascio di anidride carbonica e di metano dal permafrost, dovuto al riscaldamento climatico; vi spiegherò meglio non tutti questi processi naturali, ma alcuni di loro.
Iniziamo con questa slide (slide n. 6), dove vedete una mappa della NASA e questa immagine vi riporta la situazione del 19 settembre di quest'anno. Cosa vediamo? Vediamo l'estensione del ghiaccio marino – abbiamo detto che l'Artico è un oceano ricoperto dai ghiacci – in azzurro chiaro rispetto alla media registrata dal 1980 al 2010. Potete vedere chiaramente che il ghiaccio marino ha un'estensione molto minore rispetto a quella che definiamo median average.
Questo comporta avere un Artico che non è ricoperto dai ghiacci, come in precedenza, ma abbiamo più oceano. L'oceano, rispetto al ghiaccio, è scuro e, quando i raggi solari colpiscono la terra su una superficie chiara, bianca come la neve o il ghiaccio, questi raggi solari tornano indietro; nel caso in cui, invece, dei raggi solari colpiscono una superficie scura – in questo caso l'oceano – vengono assorbiti. Questo contribuisce ulteriormente a riscaldare gli oceani.
In quest'immagine, invece, (slide n. 8) volevo mostrare un'anomalia di temperatura registrata a marzo dell'anno scorso, quando dei ricercatori italiani si sono recati alle isole Svalbard, presso la nostra base Dirigibile Italia, per eseguire dei campionamenti di ghiaccio e neve, all'interno dei quali dovevano studiare dei microrganismi. Quello che però si sono trovati di fronte a marzo dell'anno scorso è stata questa situazione: un'anomalia di temperatura altissima rispetto alle medie. Sono andati a campionare ghiaccio e neve, si sono trovati di fronte a ghiaccio e neve in fusione e a camminare su acqua e, invece di campionare ghiaccio e neve, hanno campionato moss, muschio.
Questa è la situazione di febbraio-marzo dell'anno scorso, quando la temperatura a Ny-Ålesund, Svalbard, dove abbiamo la nostra base, era di 3 gradi invece di essere -15.
Abbiamo detto che l'Artico si riscalda più velocemente. Un'altra conseguenza importantissima è la fusione del permafrost. L'Artico è un oceano ricoperto da ghiaccio, tutto intorno ci sono delle terre emerse, che sono caratterizzate dal permafrost. Cos'è il permafrost? È suolo ghiacciato. Questo suolo ghiacciato si fonde e, nel momento in cui si fonde, tutto quello che è contenuto all'interno del permafrost – tantissimo carbonio, metano, che è un gas serra – arriva in atmosfera e contribuisce al cambiamento climatico.
In aggiunta alla fusione del ghiaccio marino, abbiamo anche la fusione del permafrost, che ha conseguenze sul clima, ma anche sui settlement, cioè su edifici e infrastrutture che risiedono nel permafrost.
Il ruolo del CNR. Che cosa fa il Consiglio nazionale delle ricerche? Il CNR, innanzitutto, coordina la maggior parte delle attività scientifiche italiane in Artico. Molte delle attività si svolgono presso la base Dirigibile Italia, anche se ci sono attività portate a termine grazie a collaborazioni con altri Stati e anche grazie all'utilizzo della nave Laura Bassi dell'OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale).Pag. 5
Inoltre, il CNR coordina i bandi di ricerca del PRA – il Programma di Ricerche in Artico –, a cui accedono tutte le ricercatrici e tutti i ricercatori italiani. I temi su cui si lavora in Italia e in Artico sono il clima, la criosfera, il ciclo del carbonio e del metano, il permafrost, gli ecosistemi, la biodiversità, i contaminanti – ricordiamo che molti dei contaminanti che noi immettiamo in ambiente nel Mediterraneo, ad esempio, arrivano in Artico – e anche tecnologie di osservazione.
Partecipiamo a progetti di ricerca internazionali supportati dalla Commissione europea, partecipiamo a Comitati internazionali, come ad esempio l'European Polar Board e altri, e gestiamo, come Istituto di Scienze Polari, un'infrastruttura a mio avviso chiave, che è la base di ricerca Dirigibile Italia che si trova alle Svalbard.
Cos'è il PRA, il Programma di Ricerche in Artico? Il PRA è un programma che inizia nel 2018, finanziato con un milione di euro; ci sono delle call annuali o biennali di due tipi, una prima che definiamo curiosity driven, che significa che sono topic, argomenti scientifici che i ricercatori e le ricercatrici vogliono svolgere nell'ambito delle tematiche individuate dal Piano triennale – che sono le tematiche che in parte vi raccontavo prima – e un altro tipo di bando che invece è dedicato al potenziamento delle infrastrutture o allo sviluppo di sensori, di osservatori a lungo termine. Come dicevo, è un programma di ricerche in Artico nato nel 2018, finanziato fino al 2022 con un milione di euro l'anno e dal 2023 con 1,1 milioni.
Cosa serve per studiare l'Artico? A mio avviso, la prima cosa che serve per studiare l'Artico è aumentare i fondi per la ricerca artica: un milione di euro per le problematiche, climatiche e non solo, non è più attuale, l'obiettivo è di allinearle con le ricerche in Antartide che sono finanziate con 23 milioni l'anno; forse un po' troppo, ma sicuramente 1,1 milioni non è più attuale.
Quello che serve per studiare l'Artico è anche una struttura o comunque un'organizzazione che permetta la collaborazione sulla ricerca polare, integrando la ricerca dei vari enti nazionali, gli enti attuatori, le università e i centri di ricerca. Avviare programmi di ricerca pluriennali di 5-10 anni per garantire continuità e visione strategica potrebbe essere, a mio avviso, una buona cosa da fare, perché con programmi di ricerca di due anni – tra partire, andare in Artico, prendere i campioni – si riesce a fare davvero poco.
Bisognerebbe aumentare i sistemi osservativi – l'Italia ha dei sistemi osservativi a Ny-Ålesund costruiti con tanto sforzo umano, ma anche economico, e ha serie storiche che sono uniche; neanche i colleghi norvegesi hanno serie storiche lunghe come quelle dei ricercatori italiani – e sicuramente consolidare la presenza italiana a Ny-Åesund come piattaforma scientifica e tecnologica europea. Si potrebbe integrare l'Artico, l'Antartide e il Terzo Polo in una strategia climatica globale.
ANDREA ORSINI. Cosa si intende per Terzo Polo? [intervento fuori microfono]
GIULIANA PANIERI, Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche. Cosa si intende per Terzo Polo? Ghiacciai, e comunque aree... C'è chi lo considera anche l'Himalaya; esatto, è la piramide del CNR (se avete voglia, ho qualche informazione anche su quella).
PRESIDENTE. Ci ha raggiunto il collega Della Vedova, che è stato anche sottosegretario con delega all'Artico. Inoltre, mi sono dimenticato di dire che abbiamo collegate in videoconferenza le deputate Onori, di Azione, e Gardini, di Fratelli d'Italia, e in più c'è anche l'onorevole Loperfido, sempre di Fratelli d'Italia. Grazie.
GIULIANA PANIERI, Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche. Dico qualche parola sulla base. Dal 1997 abbiamo la stazione artica Dirigibile Italia, che si trova a Ny-Ålesund (slide n. 17); è un edificio che il CNR affitta da Kings Bay, perché questa stazione di ricerca di Ny-Ålesund è norvegese.Pag. 6
Dirigibile Italia prende il nome dal dirigibile che nel 1928 compì una impresa eroica, purtroppo finita non bene, con diverse vittime, ma che è stata soprattutto un segnale di collaborazione internazionale fortissimo.
Per quanto riguarda le infrastrutture a Ny-Ålesund – infrastrutture che utilizza il CNR, ma non solo, perché la base Dirigibile Italia funziona per tutta la comunità scientifica italiana e anche internazionale – vedete dei simboli colorati (slide n. 19): il simbolo colorato in rosso rappresenta dei mooring, dei sistemi di misura che sono stati messi a fondo mare, all'interno del fiordo; questi sono estremamente importanti per capire le dinamiche di fusione dei ghiacciai e le acque calde che arrivano all'interno del fiordo.
In verde avete delle lettere, GVB, Gruvebadet, e TB, che è un'altra stazione di monitoraggio recentissima, che avrà l'obiettivo di misurare in continuo microrganismi e dare un'informazione sulla biodiversità.
Il pallino bianco, invece, rappresenta la Climate Tower, una torre climatica con diversi sensori che ci danno davvero la possibilità di misurare la qualità dell'aria, quindi anche gli inquinanti, e le caratteristiche delle masse d'aria che arrivano a Ny-Ålesund.
Le prossime frontiere della ricerca. Il grande sforzo della comunità scientifica italiana in termini di risorse economiche, ma anche di scienza, è stato quello di costituire a Ny-Ålesund quello che viene definito FRAM Strait Atmosphere and Ocean Observatory, un Osservatorio che dà la possibilità di misurare parametri atmosferici – quindi aria – parametri nell'oceano e anche parametri di ghiaccio, di neve e continentali, e anche di prelevare delle carote di sedimento che ci danno la possibilità di ricostruire il record climatico e ambientale.
In questa base, quindi, si possano veramente coprire tantissime discipline, è raro avere degli osservatori o delle stazioni dove si può misurare dall'aria, all'oceano, al continente, quindi questa è un'unicità veramente importante.
La nostra base misura dati per programmi e fa parte di programmi internazionali, come ad esempio SIOS (Svalbard Integrated Arctic Earth Observing System), e fa parte del network di eLTER (Long-Term Ecosystem Research). Non scendiamo nel dettaglio, ma questo è un esempio – questo (slide n. 21) è un sistema osservatorio che viene messo a mare – di quanto sia stato lo sforzo per espandere la capacità di osservazione, di monitoraggio e di misura. Questo per dire che sono importantissime le serie temporali, perché se non misuriamo cosa accade oggi e non sappiamo cosa è successo in passato, non siamo in grado di capire quale sarà il futuro.
Brevemente, la comunità scientifica italiana non è solo impegnata a fare scienza, che è quello per cui noi lavoriamo, ma molti ricercatori italiani fanno parte e rappresentano l'Italia all'interno dell'Arctic Council. Sapete che dal 2013 l'Italia è entrata a far parte del Consiglio Artico, siamo Paese osservatore nel Consiglio Artico, e abbiamo dei ricercatori che rappresentano l'Italia in tutti i working group di questo Consiglio Artico; working group che hanno l'obiettivo di misurare e programmare azioni sui contaminanti, sulla biodiversità, sull'ambiente marino artico, quindi un grande impegno un pochino più diplomatico.
L'Italia ha tantissime collaborazioni in Artico non solo con le nazioni che si affacciano sull'Artico, ma con tutta la Comunità internazionale, e qui (slide n. 24) ci sono alcuni dei progetti e delle iniziative in cui trovate impegnati i colleghi e le colleghe italiani.
Un'altra cosa importante da dire: nello specifico, uno degli obiettivi dell'Istituto di Scienze Polari è quello di raggruppare tutti i dataset, tutti i dati che si raccolgono in Artico, in due database, uno per l'Antartide e uno per l'Artico, e tutti questi dati sono una risorsa di informazione molto importante, perché sono anche interoperable, nel senso che possono essere utilizzati anche da altri database.
In questa slide (slide n. 26) vedete le aree di competenza della Russia, del Nord America e di quello che viene definito European Arctic. Tutto quello che accade in Pag. 7Artico influenza moltissimo anche relazioni e strategie di tutti questi Paesi.
Strategie e visione per quanto riguarda la scienza. La scienza dovrebbe essere vista come cultura e responsabilità. La cooperazione scientifica rimane un canale di dialogo anche nei contesti geopolitici complessi. L'Artico non è solo un hotspot climatico oggi, ma è anche un hotspot geopolitico. Serve una visione a lungo termine, con progetti pluriennali, non progetti di uno o due anni, e infrastrutture assolutamente integrate; e serve anche un coordinamento con altri programmi internazionali, per costruire una mentalità che vogliamo chiamare panartica, che non si focalizzi solo su un'area dell'Artico, ma veda veramente l'Artico nel proprio insieme.
Ci sono degli obiettivi che sarebbe bello raggiungere. Quello che stiamo facendo tantissimo all'Istituto di Scienze Polari è supportare i decisori politici e i Ministeri sulle tematiche polari; noi siamo disponibili a condividere la nostra scienza, i dati, le conoscenze di questo ambiente così estremo e così delicato.
Sarebbe bellissimo se riuscissimo a realizzare una campagna scientifica italiana in Artico nel 2027 come momento cardine, basato su un approccio interdisciplinare. Abbiamo la base, abbiamo la nave, sarebbe bellissimo se riuscissimo ad organizzare tutta la comunità scientifica polare per svolgere una campagna che potrebbe essere un «progetto bandiera» per l'Italia. Sicuramente, però, i finanziamenti che abbiamo adesso a nostra disposizione non sono sufficienti per organizzare questo.
Dico un'altra cosa importante, e chiudo. La settimana scorsa c'è stata una bella conferenza ad Oslo, la Svalbard Science Week, dove la comunità scientifica italiana era presente e ha occupato molte delle sessioni. Sarebbe bello se dall'Italia potessimo coordinare una bella iniziativa nel 2027, coordinandoci con altri Stati, in vista dell'International Polar Year, che avverrà nel 2032-2033, che non è così lontano.
Concludo invitando tutti ad un evento che come Italia è un evento estremamente importante, l'Arctic Cicle Rome Forum – Polar Dialogue. Il Ministero dell'Università e della ricerca ha firmato un memorandum of understanding con Arctic Circle per l'organizzazione di questo evento internazionale e come sede è stato scelto il Consiglio nazionale delle ricerche, perché la scienza è davvero la base di tutto; il fatto che abbiano scelto il CNR come sede per questo evento internazionale è stato un segnale molto importante.
Le call for proposals sono aperte e il 3 e il 4 marzo a Roma ci saranno ricercatori e ricercatrici di aree polari – Artico, Antartide e Terzo Polo – per discutere di ambienti polari. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie davvero, sappiamo bene dell'evento e stiamo cercando di lavorare per esserci con una sessione parlamentare.
Ci sono diverse domande dei colleghi, però porrei prima le tre domande della collega Onori, che è collegata in videoconferenza e non riesce a farle di persona.
Quello dell'Artico è un ambito dove si registrano investimenti privati? Se sì, in quali ambiti e in quale percentuale rispetto agli investimenti pubblici.
Seconda domanda. Ci sono progetti di ricerca in cui è coinvolta l'Italia che riguardano la mappatura dei giacimenti di terre rare?
Terza domanda – e su questa faccio un inciso: l'onorevole Onori ha presieduto un Comitato come questo sull'approvvigionamento di terre rare – che tipo di ruolo potrebbe avere l'Italia nell'Artico e con quali partner potremmo maggiormente approfondire la cooperazione in ambito scientifico, considerando possibili convergenze di valori ed interessi strategici?
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre questi o formulare osservazioni.
SIMONE BILLI. Ringrazio la professoressa Panieri per la sua disponibilità, e, vista la brevità della nostra audizione, volevo chiederle velocemente innanzitutto da quanti anni, secondo i vostri studi, le temperature in Artico sono maggiori della media; quindi, in definitiva, quanto influisce, secondo i vostri studi in Artico, l'opera Pag. 8dell'uomo sul riscaldamento globale e quanto invece è dovuto alle oscillazioni naturali della temperatura terrestre?
Sempre considerando la brevità della nostra audizione, mi piacerebbe sapere da Lei, secondo il suo punto di vista, quali sono i risultati più rilevanti ottenuti dalle ricerche in Artico, sia del nostro Paese, sia a livello mondiale degli altri Paesi, se ci sono dei risultati più rilevanti o più importanti.
ANDREA ORSINI. Innanzitutto voglio ringraziarla per questa interessantissima relazione e congratularmi con Lei per il grande lavoro che l'Istituto di Scienze Polari sta svolgendo.
Avrei tre o quattro curiosità che richiedono proprio un sì o no, quindi le dico molto velocemente, e poi una domanda più sistemica.
Non ho voluto interromperla, ma mi chiedevo se il fenomeno di amplificazione artica abbia un omologo speculare anche per quanto riguarda l'Antartide, o invece se l'Antartide, essendo sulla terraferma, abbia caratteristiche diverse.
Seconda curiosità. Nella mappa che Lei ci ha fatto vedere sulla dissoluzione del permafrost la Groenlandia sembrava poco toccata da questo problema rispetto ad altre aree. Questo ha una ragione specifica e, se sì, quale?
Terza domanda – che credo sia ovvia, ma gliela faccio lo stesso, perché non ho alcuna competenza tecnica –, alla riduzione del volume dell'estensione dei ghiacci corrisponde un'analoga riduzione dello spessore del livello dei ghiacci?
Quarta ed ultima domanda: nella pagina in cui ci ha mostrato le serie storiche ho visto il simbolo della NATO. Questo da cosa nasce? C'è un ruolo della NATO in tutto questo?
Invece la domanda più sistemica che volevo porre – non voglio farla entrare in valutazioni politiche, ma questa non è una Commissione scientifica, è la Commissione Esteri – è quando questo andamento di dissoluzione dei ghiacci e di aumento delle temperature, secondo le vostre stime, renderà comodamente utilizzabili le rotte artiche – sia a nordovest sia, soprattutto, a nordest – per i collegamenti navali e commerciali? Alcune esperimenti si stanno già facendo, ma in che prospettiva temporale si colloca l'effettiva utilizzabilità di queste rotte? Grazie mille.
FABIO PORTA. In realtà, non ho una domanda per la dottoressa Panieri, anche perché i miei colleghi ne hanno fatte abbastanza e quindi non voglio sommarmi. La mia domanda paradossalmente sarebbe più per il presidente, ossia per questo Comitato.
Mi pare di capire che – per le cose che abbiamo appena ascoltato e che credo condividiamo nell'approccio, altrimenti forse non saremmo nemmeno parte di questo Comitato – ci sia un'evidente necessità di incrementare significativamente le risorse per questo tipo di ricerca e di lavoro importante.
Abbiamo inoltre due importantissimi eventi che non vanno assolutamente sottovalutati, il Forum del 2026 e il trentennale della stazione nel 2027, quindi chiedevo a Lei, presidente, e al nostro Comitato – interloquendo con il Senato in fase di legge di bilancio o in qualche altro provvedimento – se si vuol fare qualcosa di serio per il 2026 e ancor più per il 2027, rendendo disponibili queste risorse. Credo che il Comitato non abbia soltanto, essendo parte di questa Commissione Esteri, un valore di studio, ma anche operativo, quindi è un invito che faccio e che in maniera trasversale immagino sia condiviso da tutti i commissari. Grazie.
PRESIDENTE. Intanto rispondo su questa parte, onorevole Porta: grazie per aver sollevato questa problematica, che secondo me è opportuno affrontare in Ufficio di presidenza, ma penso ci sia un ampio consenso. Sulla partecipazione ai due eventi stiamo già lavorando.
Do la parola all'onorevole Gardini, collegata da Strasburgo.
ELISABETTA GARDINI, intervento in videoconferenza. Grazie, presidente. Mi scuso, perché mi sarebbe piaciuto tanto Pag. 9essere lì, però sono qui per il Consiglio d'Europa.
Intanto volevo ringraziare la Direttrice Panieri perché ha fatto un intervento veramente coinvolgente e appassionante, al di là di tutto quello che ha detto puntualmente, offrendo una fotografia scientifica di ricerca, veramente coinvolgente.
Proprio perché sono a Strasburgo, all'interno del Consiglio d'Europa – e sappiamo che in questo momento questi organismi internazionali non godono sempre di ottima salute –, mi veniva una riflessione che volevo condividere con voi e sentire se la Direttrice ha questa sensazione, perché dalle sue parole traspariva.
Lei ha parlato della scienza come cultura, come responsabilità, dell'importanza di costruire una mentalità panartica, capace di unire conoscenze e Paesi. In realtà, possiamo vedere tutto questo come una nuova forma di diplomazia, fondata sulla ricerca, sulla condivisione dei dati, che può contribuire a rafforzare la presenza internazionale dell'Italia in una regione, tra l'altro, sempre più strategica?
Mentre vediamo questi organismi, nati ormai 75-80 anni fa, che faticano ed arrancano in questo scenario geopolitico in trasformazione, mi sembra che, invece, in questa prospettiva quello di cui Lei ha parlato – la cooperazione scientifica – potrebbe diventare uno strumento concreto di politica estera italiana, se condivide questo pensiero e quindi il ruolo che l'Italia ha già o potrebbe avere in questo senso. Grazie.
PRESIDENTE. Do la parola alla Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche, Giuliana Panieri, per la replica.
GIULIANA PANIERI, Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche. Ho segnato tutte le domande, cercherò di essere breve perché so che abbiamo un tempo limitato.
Inizio dall'ultima, e la mia risposta è sì: secondo me, l'Italia potrebbe davvero avere un ruolo in quella che viene definita science diplomacy. Il motivo per cui dico questo è che dal punto di vista scientifico l'Italia è riuscita a costruire dei rapporti di trust, quindi di fiducia, con molte Nazioni.
Come vi dicevo, la settimana scorsa c'era la Svalbard Science Conference ad Oslo e la comunità scientifica italiana era molto ben rappresentata, con risultati di alto livello; quindi secondo me sì, anzi sarebbe bellissimo, a mio avviso, se l'Italia volesse giocare questa parte, perché dal punto di vista scientifico le basi solide ci sono; quindi la risposta è che sarebbe bellissimo far leva su scienza e cultura, perché è proprio lì, secondo me, che dobbiamo andare.
Nel rispondere alle altre domande, parto dalla prima, ossia gli investimenti privati rispetto agli investimenti pubblici. Sicuramente gli investimenti pubblici li abbiamo visti, sono 1,1 milioni dal 2018, che sono gli investimenti nella ricerca. Io non ho contezza degli investimenti privati, ma posso immaginare quelli che potrebbero essere gli investimenti privati di aziende o di industrie che si occupano di monitoraggio.
Ricordiamoci che tutti i dati di internet – non sto parlando di GPS, quindi di satelliti, ma di tutti i dati – scorrono in cavi sottomarini; il fatto che il ghiaccio marino si scioglie farà sì che ci saranno – e già c'è un programma svedese – programmi con l'obiettivo di mappare i fondali per mettere a mare più cavi sottomarini.
I cavi sottomarini – o meglio, i materiali con cui i cavi sottomarini sono costruiti – rilasciano sostanze che diventano poi degli inquinanti, che vengono poi assorbiti dagli organismi, quindi parliamo di catena trofica, per cui alla fine arriveranno a noi (il processo si chiama «bioaccumulation»). Sto pensando, ad esempio, allo shipping; mi vengono in mente, ad esempio, le assicurazioni, adesso ci sono tante navi da crociera e ce ne saranno ancora di più, ma per quanto riguarda lo shipping ricordiamoci che se, come abbiamo visto anche dalle immagini che vi ho mostrato, il Sea Ice continuerà a diminuire, non saranno più necessarie, rompighiaccio per navigare in Artico, ma ci si potrà andare tranquillamente con delle navi normali.
Questo, ovviamente, ha un effetto sulle rotte e sulle tempistiche, perché se dall'AsiaPag. 10 all'Europa si passa dall'Artico e non da Malacca, questo diminuisce le rotte di quattordici giorni, con un impatto sull'economia globale – a mio avviso, ma non sono un'economista – molto importante.
La seconda domanda era rispetto ai programmi italiani sulle terre rare. Di questo so qualcosa perché, prima di arrivare in Italia all'inizio di febbraio, ho lavorato in un centro di eccellenza e uno degli obiettivi era quello di valutare le risorse di oil & gas e terre rare.
All'interno del CNR ci sono degli istituti che hanno dei programmi o dei progetti sulle terre rare, però gli investimenti li avete visti e un progetto viene finanziato generalmente con delle cifre che vanno dai 150 ai 200 mila euro; questi sono, almeno per quanto riguarda la scienza, i programmi e i progetti di cui ho contezza.
Non so se ci siano degli investimenti privati, come sapete la Norvegia è stato l'unico Paese che ha deciso di utilizzare, o comunque di attuare, quello che viene definito deep-sea mining, ma per quanto riguarda la situazione del Governo nei prossimi cinque anni questo non avverrà e andare a prendere terre rare sul fondo del mare non è così facile, la tecnologia ancora non c'è.
Per quanto riguarda, invece, i cambiamenti climatici e il nostro impatto, mi dispiace che non posso farvi vedere delle slides. Il cambiamento climatico del nostro pianeta non è una novità di oggi, ci sono sempre stati cambiamenti climatici nel nostro pianeta. È chiaro, ci sono stati dei momenti nella storia geologica del nostro pianeta – come 250 milioni di anni fa, quando i dinosauri erano sulla nostra terra – in cui era ben più caldo di oggi, la temperatura era più alta e la quantità di CO2 in atmosfera più alta. Stiamo parlando di 400 PPM, adesso ne misuriamo 280.
Il problema è che quei cambiamenti climatici sono avvenuti in tempi geologici, in milioni di anni, quelli che noi adesso stiamo misurando sono cambiamenti climatici che avvengono nel giro di cinque, dieci, quindici, venti anni; quindi è questa la cosa a cui non siamo pronti, o comunque nel record geologico non abbiamo alcun caso analogo che possiamo studiare, perché quei cambiamenti avvenivano in milioni di anni, non venti, trenta o quarant'anni.
Sicuramente, se diamo un'occhiata al trend dell'aumento di metano e CO2 – per prendere due gas a effetto serra – in atmosfera, e andiamo a vedere i numeri, vediamo che dalla rivoluzione industriale questi numeri sono aumentati in maniera molto importante; quindi mi sento di dire che il nostro impatto come esseri umani su questa terra non è una fesseria, sicuramente ci sono stati – ripeto – cambiamenti climatici sulla nostra terra, ma mai alla velocità che stiamo misurando adesso e non sappiamo quali sono le conseguenze.
Un'altra cosa che mi è stata chiesta, i main results dell'Artico. Intanto, l'Artico è stato inaccessibile ed è ancora inaccessibile, non è così facile fare ricerca in Artico, l'Artico è un ambiente davvero estremo. Cito due numeri: solo il 25 per cento dei fondali dell'Artico è stato mappato con moderne tecnologie, rimane da mappare tutto il resto, la scala è una scala di 10 chilometri, e in 10 chilometri possono esserci tante cose, quindi c'è molto da fare.
Per quanto riguarda la biodiversità, teniamo conto che dal 70 al 90 per cento delle specie che vivono nell'Oceano Artico non sono ancora state scoperte e descritte.
L'amplificazione artica è un fenomeno tutto artico per il discorso che c'è meno sea ice extent, quindi l'acqua assorbe di più, per cui non solo aumenta la temperatura nell'aria, ma aumenta la temperatura anche dell'acqua, quindi questa calotta polare si scioglie da sopra e da sotto, cioè è attaccata da due avversari.
Per quanto riguarda invece la Groenlandia – mi dispiace che non riesca a condividere lo schermo –, anche in Groenlandia si scioglie il permafrost e questo porta a franamenti delle coste in acqua. Le persone vivono fondamentalmente lungo le coste groenlandesi, ma anche in Canada, e lo scioglimento del permafrost ha un impatto notevole anche sulle infrastrutture, quindi oggi non mi sono focalizzata sulla Groenlandia, ma sono le stesse problematiche che abbiamo visto per le isole Svalbard.Pag. 11
Quando si scioglie il ghiaccio, aumenta il livello del mare, quindi l'altro giorno, con alcuni colleghi, si parlava dell'Artico a Venezia: sì, è vero, l'Artico arriverà a Venezia, perché la fusione dei ghiacci farà aumentare il livello di mare. Questa è una certezza, il livello del mare aumenterà.
Mi è stata fatta una domanda sulla NATO. La NATO da molti anni svolge attività in Artico; fino a pochi anni fa l'Istituto idrografico era responsabile della mappatura di tre aree intorno alle Svalbard, dal 2017 – o 2019, posso controllare, ora non ricordo esattamente – la NATO ha un programma che si chiama High North e grazie alla nave Alliance va in Artico tutti gli anni e mappa il fondale dell'Artico, con una risoluzione estremamente alta.
In aggiunta, questa nave ospita anche ricercatori – del CNR ma anche di altre università, dell'OGS ad esempio –, quindi ha svolto questo ruolo. I mooring che vi ho fatto vedere sono stati messi a mare da questa nave.
Le rotte come cambieranno? Ovviamente i ricercatori, in base ai dati che utilizzano, hanno diverse stime, c'è chi parla di Blue Arctic, quindi di Artico blu, nel 2030 o nel 2050, e non è fra cento anni, potrebbe essere un periodo molto più vicino a noi. Come si diceva, il cambio delle rotte avrà degli impatti sicuramente sulla biodiversità, su questo ambiente, che è estremamente fragile e sconosciuto, perché non è più l'Artico che conoscevamo, ma adesso stiamo veramente guardando ad un nuovo Artico, e avrà degli impatti anche sull'economia globale.
ANDREA ORSINI. Mi scusi, 2030 o 2050? Dal nostro punto di vista, non è la stessa cosa, quindi Lei quale pensa che sia la stima più plausibile? [intervento fuori microfono]
GIULIANA PANIERI, Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche. Ci sono delle stime che posso condividere, così potete anche voi valutare, ho anche delle mappe che mi piacerebbe farvi vedere.
PRESIDENTE. Purtroppo dobbiamo chiudere. Ho un'ultimissima considerazione, professoressa: dal punto di vista geopolitico, che è quello di cui ci occupiamo, quanto avvertite le problematiche che ci sono tutto intorno a voi? Sappiamo benissimo che, benché i rapporti siano regolati da un Trattato internazionale, alle Svalbard c'è anche una comunità russa, e questo dal punto di vista geopolitico oggi è qualcosa di unico al mondo. La mia domanda è se questa presenza della Cina, a livello di ricerca, si avverte o meno. Cosa ci può dire? Grazie.
GIULIANA PANIERI, Direttrice dell'Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche. A Ny-Ålesund c'è un'altra base, che è la base cinese, e tutti gli anni la comunità scientifica italiana è invitata dai colleghi cinesi a partecipare alle loro spedizioni. Loro tutti gli anni vanno in Artico con i rompighiaccio, noi non ne abbiamo ancora, quindi sicuramente per noi è un'opportunità accettare questi inviti. I cinesi sono molto presenti, hanno delle campagne tutti gli anni e sono presenti a Svalbard durante tutto l'anno.
PRESIDENTE. Grazie ancora del suo importantissimo contributo, e anche per la documentazione, che sarà pubblicata in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato).
Dichiaro chiusa l'audizione.
La seduta termina alle 14.
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