CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 6 agosto 2025
544.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni (I)
COMUNICATO
Pag. 13

SEDE REFERENTE

  Mercoledì 6 agosto 2025. — Presidenza del presidente Nazario PAGANO, indi del vicepresidente Riccardo DE CORATO. – Interviene il viceministro della giustizia. Francesco Paolo Sisto.

  La seduta comincia alle 14.

Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare.
C. 1917-B cost. approvato, in prima deliberazione, dalla Camera e dal Senato.
(Seguito dell'esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 5 agosto 2025.

  Nazario PAGANO, presidente e relatore, fa presente che la Commissione prosegue oggi l'esame, in sede referente, del disegno di legge costituzionale C. 1917-B cost., approvata, in prima deliberazione, dalla Camera e dal Senato, recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», rinviato nella seduta del 5 agosto 2025.
  Avverte quindi che, come specificato anche nelle convocazioni, secondo quanto stabilito dalla Giunta per il Regolamento, i deputati possono partecipare all'odierna seduta in videoconferenza, non essendo previste votazioni.

  Pasqualino PENZA (M5S) evidenzia come, attraverso la separazione delle carriere, i pubblici ministeri, in particolar modo, corrano il rischio di essere collocati in un sistema gerarchizzato, sottoposto al controllo del Ministero della giustizia e, in ultima analisi, della politica, con conseguente compromissione del principio di autonomia della magistratura. Osservando come, in un sistema così strutturato, non ci sarebbero inchieste del genere di «Mani pulite» o «Mafia Capitale», sottolinea che tra gli effetti della riforma costituzionale debbono attendersi anche un rallentamento dell'azione penale – con correlato incremento del rischio di incorrere nelle decadenze dei termini – ed un aggravio delle criticità già presenti nel sistema.
  Considera pertanto necessario approfondire ulteriormente l'esame del disegno di legge costituzionale che, seppur caratterizzato da un significativo intento propagandistico, rischia di aumentare le interferenze politiche nell'amministrazione della giustizia.

Pag. 14

  Silvia ROGGIANI (PD-IDP) ritiene opportuno un approfondimento delle questioni relative alla riforma costituzionale in atto, che modifica in profondità la giustizia italiana.
  In primo luogo, afferma che le maggiori criticità del nostro sistema giudiziario sono dovute ai 500 milioni di euro di tagli nel comparto, nonché alla drammatica situazione degli istituti penitenziari, in cui il numero dei suicidi non accenna a calare.
  In secondo luogo, segnala l'urgenza di una profonda riflessione sul significato della pena nel nostro ordinamento giuridico, dal momento che, sotto questo profilo, i disegni di legge presentati dall'attuale Governo, caratterizzati da un approccio punitivo e panpenalistico, vanno in una direzione decisamente sbagliata, distante dallo spirito della nostra carta costituzionale.
  Fatte queste premesse, contesta all'Esecutivo l'adozione di misure inutili e il perseguimento di finalità non esplicitate. Nel merito del provvedimento – che auspica sia soltanto una «bandierina ideologica», temendo possa invece preludere ad un maggior controllo politico sulla magistratura – esprime forti perplessità sull'istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura e sulla configurazione di un sistema di sorteggio per l'elezione dei relativi componenti, sostenendo come nella composizione di tali organi si debbano valorizzare i curricula vitae e le competenze professionali.
  Fa presente che i cittadini, consapevoli dei malfunzionamenti del sistema giudiziario italiano, chiedono allo Stato garanzie di tutela effettive e una giustizia celere, le vere questioni – unitamente al citato tema della funzione della pena – che il Parlamento avrebbe dovuto affrontare e che saranno esplicitate, in vista del referendum costituzionale, per contrastare questa riforma costituzionale.

  Giorgio FEDE (M5S), ribadendo come l'autonomia della magistratura costituisca una garanzia costituzionale fondamentale, contesta la narrazione – risalente nel tempo e sostenuta e alimentata dall'attuale maggioranza – secondo cui i giudici sarebbero cattivi e asserviti a una certa parte politica, quando poi ci sono politici che non assolvono alle proprie funzioni con disciplina e onore e attaccano strumentalmente la magistratura.
  Richiamando le statistiche relative alle archiviazioni, alle sentenze di non luogo a procedere e di condanna, ravvisa come vi sia grande equilibrio all'interno della magistratura e sostiene che il problema reale della giustizia italiana è piuttosto rappresentato dalla sua inefficienza, dovuta specialmente al mancato potenziamento del comparto, da anni in grave carenza di organici – ai vari livelli – e risorse, anche elettroniche. In questo contesto, critica la linea di azione del Governo, che sceglie di introdurre nuove fattispecie di reato, piuttosto che di razionalizzare e semplificare il sistema giudiziario.
  Per queste ragioni fa presente che il Gruppo del Movimento 5 Stelle, mantenendosi distante da logiche propagandistiche, sostiene proposte volte a un reale miglioramento della giustizia italiana, critica il meccanismo del sorteggio – che non viene proposto dall'attuale maggioranza quando ha interesse a occupare determinati ruoli – e la strumentalizzazione degli esempi negativi all'interno della magistratura, nella quale tanti servitori dello Stato hanno lottato, con disciplina e onore, contro il malaffare, la criminalità organizzata, il terrorismo e la cattiva politica.

  Gianni CUPERLO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, ricorda Vladimiro Zagrebelsky, giurista rigoroso e magistrato onorevole, scomparso quest'oggi. In questa sede così significativa intende quindi onorare l'altissimo valore della testimonianza civile, delle valutazioni e degli studi di una personalità così significativa per il nostro Paese.

  Nazario PAGANO, presidente e relatore, ringrazia sentitamente l'onorevole Cuperlo e si associa al ricordo del giurista Vladimiro Zagrebelsky, figura molto significativa e importante per il Paese.

  Il Vice Ministro Francesco Paolo SISTO osserva come sia scomparso un giurista di Pag. 15qualità eccelsa. Dichiara quindi che, in queste circostanze, non contano le posizioni e le idee sostenute, che possono condividersi o meno; piuttosto pesa la scomparsa di una «testa pensante», che ha messo ingegno nell'interpretazione delle regole, per rendere le regole uno strumento e frutto dell'ingegno. Fa quindi presente che gli scritti e i ragionamenti originali di alta speculazione culturale di Vladimiro Zagrebelsky sono stati per tutti fonte di ispirazione e di riflessione. Si associa, pertanto, anche a nome del Governo, al doveroso ricordo di un giurista, davvero autorevole.

  Andrea CASU (PD-IDP), ritiene che la separazione delle carriere è già stata disposta con la riforma Cartabia, in conseguenza di scelte politiche orientate e chiare. In particolare, ricorda che, con tale riforma, in risposta al fenomeno delle «porte girevoli», è stata grandemente limitata la possibilità di passare dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti, e viceversa. In questo contesto, ritiene vi sia un accanimento ingiustificato nei confronti della magistratura da parte dell'attuale maggioranza, che sostiene una logica fallimentare di scontro politico e ideologico, piuttosto che di confronto costruttivo per la soluzione dei problemi gravi e reali della giustizia italiana.
  Sostiene che il vero obbiettivo della riforma costituzionale è quello di dividere ed indebolire la magistratura, aprendo la strada a un controllo politico sulla stessa. Al riguardo, citando alcuni passaggi dello scritto «Marcia su Roma e dintorni» di Emilio Lussu, evidenzia che il nostro Paese ha già conosciuto stagioni in cui la magistratura ha subito dapprima pressioni e poi un controllo da parte della politica, i cui esiti sono a tutti ben noti. Richiamate quindi le considerazioni passate di Vladimiro Zagrebelsky sui rischi antidemocratici connessi al sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura, conclude il proprio intervento sottolineando come l'equilibrio tra i poteri dello Stato, delineato in Costituzione, necessiti di essere salvaguardato con il rafforzamento, anziché con l'indebolimento, delle funzioni della magistratura.

  Marco GRIMALDI (AVS) rileva che il provvedimento in esame, nella prospettazione del Governo, intende sopperire all'esigenza di introdurre carriere distinte tra magistrati giudicanti e requirenti, nell'ambito di una presunta necessità, sostenuta dai relatori e dal Governo, di introdurre una maggiore terzietà del giudice, come se la storia giudiziaria dell'Italia parlasse di una diffusa carenza di terzietà dei magistrati. Ritiene tuttavia che si tratti di una narrativa forzata, posto che le modifiche legislative intervenute negli ultimi vent'anni hanno già concretizzato una netta separazione delle funzioni. In questo senso è da ricordare la legge n. 71 del 2022 che ha previsto che il passaggio di carriera all'interno della magistratura possa essere compiuto solo una volta nei primi 9 anni dall'assegnazione, con percentuali irrisorie di mobilità effettiva.
  Sostiene che il provvedimento in analisi non si prefigge di rafforzare il contraddittorio processuale, né di introdurre effettive garanzie per la difesa. Al contrario, ciò che emerge, è la volontà di ridefinire l'equilibrio tra potere politico e potere giudiziario, smantellando l'unitarietà del CSM e privandolo della competenza disciplinare.
  Afferma che l'introduzione del sorteggio come metodo per designare i componenti togati dei Consigli superiori rischia di appiattire la pluralità al loro interno e di determinare una deriva corporativa priva di reale legittimazione. Numerose audizioni hanno evidenziato come questa riforma rischi di determinare una sottoposizione funzionale del pubblico ministero all'Esecutivo, mettendo a repentaglio anche il principio di obbligatorietà dell'azione penale e l'indipendenza dell'autorità giudiziaria. Ricorda le sentenze della Corte costituzionale n. 1146 del 1988 e n. 366 del 1991, che hanno consacrato la nozione di principi supremi non derogabili neppure attraverso leggi di revisione costituzionali; sostiene, al riguardo, che il principio della separazione dei poteri sia tra quei principi inderogabili.
  Il provvedimento in analisi conferisce al pubblico ministero un ruolo meramente accusatorio, tramutandolo in una sorta di Pag. 16interprete delle esigenze dell'apparato investigativo che non può garantire i diritti fondamentali del cittadino.
  Chiarisce che la riforma in esame non risponde alle esigenze strutturali del sistema della giustizia, che rimane afflitto da carenze croniche di personale, di risorse e di infrastrutture.
  Osserva che i rappresentanti di Forza Italia ritengono che l'unico problema del sistema giudiziario sia quello della separazione delle carriere, e che per questo proseguono lo scontro diretto con la magistratura, che viene alimentato ogni qualvolta viene aperta un'inchiesta verso qualche esponente del Governo.
  Fa presente che la riforma si colloca in un clima politico segnato da una crescente delegittimazione della magistratura, con l'intento manifesto di alcuni esponenti di maggioranza di indebolirne il ruolo istituzionale, assoggettando il pubblico ministero all'Esecutivo e ridefinendo i meccanismi di autogoverno in senso restrittivo e centralistico.
  Per queste ragioni il suo gruppo manifesta una ferma opposizione a questo disegno di legge costituzionale, in quanto lesivo dei principi fondanti della Costituzione.

  Nazario PAGANO, presidente, avverte che il gruppo del Movimento 5 stelle ha chiesto di posticipare gli interventi dei propri componenti alle 15.15, in quanto questi saranno impegnati nel question time in Aula alle 15. Sospende quindi la seduta.

  La seduta, sospesa alle 14.50, è ripresa alle 15.20.

  Vittoria BALDINO (M5S) esprime anzitutto il suo cordoglio per la scomparsa del professor Vladimiro Zagrebelsky, che costituisce una grave perdita per la comunità giuridica di questo Paese.
  Sostiene che il tema affrontato dal provvedimento in analisi, incidendo direttamente sul rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario, non presenta connotati tecnici, bensì politici e culturali.
  Nonostante i numerosi problemi della giustizia italiana, come le lungaggini processuali, le inefficienze del sistema, le strutture fatiscenti, le carenze croniche di organico e la percezione di una distanza tra lo Stato e le esigenze dei cittadini, questa riforma non solo non li affronta, bensì li aggrava, essendo viziata sia nel merito sia nel metodo.
  Lamenta una vera e propria eterogenesi dei fini della riforma in esame, in quanto essa, se da un lato annuncia di volersi occupare del miglioramento della giustizia, dall'altro trasforma il pubblico ministero in un «super-accusatore», sottraendolo al circuito di imparzialità che attualmente lo accomuna al giudice e disincentivandolo a ricercare la verità processuale, a difendere la legalità e a tutelare il cittadino. Se la pubblica accusa avrà come unico obiettivo quello di ottenere una condanna, è evidente che le garanzie dei cittadini saranno pericolosamente condizionate dalla possibilità o meno degli stessi cittadini di accedere alle migliori difese legali. In questo modo, i «potenti» e i soggetti più benestanti avranno minori probabilità di essere indagati e, quindi, condannati, con l'evidente discriminazione che porterà ad avere cittadini di serie A e cittadini di serie B.
  Ricorda che, osservando la storia e l'esperienza comparata di altri Paesi, si nota che nei luoghi in cui si è preferita la separazione delle carriere all'interno della magistratura il potere giudiziario è sempre stato influenzato e controllato dal potere esecutivo, con un'evidente violazione del principio della separazione dei poteri. Nel nostro Paese, questo fatto conferirà al Ministero della giustizia la capacità di determinare l'indirizzo che devono perseguire le procure, e nello specifico inciderà sulla scelta di quali reati perseguire e quali, invece, ignorare.
  Ricorda altresì che il Sottosegretario Delmastro ha pubblicamente dichiarato la necessità, alternativamente, di affidare la gestione della figura del pubblico ministero a logiche governative, o di sottrargli il potere di indagine. Questa è la dimostrazione che il Governo non ha l'obiettivo di risolverePag. 17 i problemi della giustizia, bensì di controllarla.
  Infine, afferma che la riforma in analisi determinerà un aumento delle lungaggini processuali e un generale aggravio della situazione attuale, e che il metodo propagandistico seguito dalla maggioranza non dovrebbe essere posto alla base di riforme costituzionali così delicate.

  Enrica ALIFANO (M5S), dopo aver rivolto il proprio saluto al presidente e ai membri della Commissione, della quale è stata componente nella prima parte della legislatura, si associa alle considerazioni della deputata Baldino, sottolineando come il provvedimento in esame non intervenga su quelle che sono le reali priorità della giustizia, a partire dallo stanziamento delle risorse necessarie per assicurare il funzionamento degli uffici giudiziari e l'effettività di un diritto fondamentale del cittadino quale quello alla giustizia. Richiama, inoltre, l'elevato numero di procedimenti penali che si estinguono per prescrizione, anche relativi a reati di grave allarme sociale, e sottolinea come la situazione in cui versa il sistema giudiziario sia indegna del nostro Paese e della sua cultura giuridica.
  Rileva come a fronte di tale situazione il Governo e la maggioranza, anziché intervenire per porre rimedio ai reali problemi del settore, propongano una riforma ispirata da meri intenti vendicativi, distogliendo peraltro risorse – ad esempio con la duplicazione dei Consigli superiori della magistratura, che comporterà inevitabilmente dei costi – che potrebbero essere utilizzate ben più utilmente.
  Venendo alle principali criticità del provvedimento in esame, richiama quanto evidenziato nel corso delle audizioni dal procuratore generale presso la Corte di cassazione, il quale ha rilevato come la separazione delle carriere comporterà il mancato coordinamento tra gli uffici delle procure e dei tribunali.
  Contesta, inoltre, l'affermazione, contenuta nella relazione illustrativa, secondo la quale il provvedimento è volto ad attuare il modello accusatorio previsto dal vigente codice di procedura penale, il cosiddetto «codice Vassalli», sottolineando come semmai per dare attuazione al «codice Vassalli» sarebbe necessario intervenire sull'effettiva garanzia del contraddittorio nel giudizio dibattimentale.
  Ritiene altresì infondato l'argomento secondo cui la riforma renderebbe il pubblico ministero meno esposto dal punto di vista mediatico, osservando come in realtà, al contrario, il pubblico ministero diventerà il dominus del procedimento penale, autoreferenziale, più lontano dalla cultura della giurisdizione, più vicino a una cultura di polizia e sottoposto al controllo dell'Esecutivo, in un disegno al quale è estranea la cultura giuridica italiana e che potrebbe portare a una deriva autoritaria.
  Quanto al meccanismo del sorteggio per la composizione dei Consigli superiori, richiama le criticità applicative evidenziate dal primo presidente e dal procuratore generale della Corte di cassazione nel corso delle audizioni e rileva come si verrebbero a determinare una rappresentanza eccessiva dei giudici di merito e il rischio dell'esclusione dalla rappresentanza dei magistrati di sorveglianza e dei tribunali per le persone, per i minorenni e per le famiglie.
  Per quanto riguarda l'Alta Corte disciplinare, rileva come di essa saranno chiamati a far parte soltanto magistrati con venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità, in tal modo escludendo di fatto i magistrati più giovani. Evidenzia, inoltre, come sia nei Consigli superiori sia nell'Alta Corte i componenti non togati sorteggiati siano destinati ad avere un ruolo prevalente, in quanto sorteggiati in una rosa di nomi compilata dal Parlamento e non designati mediante un sorteggio puro come nel caso dei membri togati.
  Dichiara, pertanto, che il Movimento 5 Stelle non potrà che continuare a opporsi al provvedimento in esame, dannoso sia sotto il profilo dell'organizzazione giudiziaria sia sotto quello del rapporto tra il cittadino e lo Stato.

  Stefania ASCARI (M5S), associandosi alle considerazioni svolte nei precedenti interventi, rileva come nel corso delle attività conoscitive siano state rappresentate tutte le preoccupazioni suscitate dalla riforma in Pag. 18esame, che è volta sostanzialmente a escludere il controllo di legalità, e preannuncia l'intenzione di soffermarsi su alcuni specifici profili di criticità.
  In primo luogo, sottolinea come il provvedimento in esame incida sull'autonomia e sull'indipendenza del pubblico ministero, prefigurandone la sottoposizione al controllo dell'Esecutivo e compromettendo il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale che verrebbe trasformata in uno strumento politico.
  Rileva, inoltre, come la riforma produca l'indebolimento della cultura della giurisdizione condivisa da giudici e pubblici ministeri, in quanto la separazione delle carriere determinerà il venir meno di tale unitarietà che costituisce, fra l'altro, un importante fattore di arricchimento culturale dei magistrati.
  Sottolinea come la previsione di due distinti Consigli superiori determini il rischio di una gestione politicizzata degli organi di autogoverno e critica l'imposizione di una scelta irrevocabile, già a partire dal concorso, dell'una o dell'altra carriera, nonché la sottrazione all'organo di autogoverno del potere disciplinare.
  Rileva come la riforma farà venir meno nei cittadini la percezione di imparzialità dei magistrati e la fiducia nella giustizia, già danneggiata dalla lentezza dei processi derivante dalla carenza di personale.
  Evidenzia come l'unitarietà della magistratura, che la riforma in esame mette in discussione, sia parte di un equilibrio voluto dai Costituenti a garanzia dell'imparzialità sia dei giudici sia dei pubblici ministeri.
  Richiama e fa suo, quindi, l'invito alla prudenza e alla cautela formulato da numerose personalità intervenute nel corso delle audizioni, anche alla luce delle ripercussioni della riforma sull'efficienza e sull'uniformità dell'esercizio dell'azione penale e del rischio di un'azione penale «a geometria variabile», sulla base delle priorità del Governo pro tempore.
  Chiede, pertanto, un supplemento di riflessione che consenta di fermare una riforma che non tutela i diritti dei cittadini e che costituisce una dichiarazione di guerra nei confronti della magistratura.

  Riccardo DE CORATO, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 15.55.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

  Mercoledì 6 agosto 2025.

  L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 16.10 alle 16.15.