SEDE REFERENTE
Lunedì 4 agosto 2025. — Presidenza del presidente Nazario PAGANO. – Interviene il viceministro della giustizia, Francesco Paolo Sisto.
La seduta comincia alle 16.30.
Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare.
C. 1917-B cost. approvato, in prima deliberazione, dalla Camera e dal Senato.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 29 luglio 2025.
Nazario PAGANO, presidente e relatore, avverte che, come specificato anche nelle convocazioni, secondo quanto stabilito dalla Giunta per il Regolamento, i deputati possono partecipare all'odierna seduta in videoconferenza, non essendo previste votazioni. Ricorda che nella seduta odierna avrà inizio la discussione sul provvedimento e che per ogni intervento sono previsti 10 minuti a norma di Regolamento.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) rileva che il provvedimento in esame, separando le carriere di giudici e pubblici ministeri, influisce sull'attuale assetto dei poteri dello Stato a danno dei cittadini, in quanto determina un concreto indebolimento del sistema giudiziario nel suo complesso.
Denuncia l'evidente insofferenza della maggioranza nei confronti delle decisioni e delle esternazioni dei magistrati, che sono percepiti come nemici dell'Esecutivo e che, come asserito fintanto dal Presidente Giorgia Meloni in occasione della vicenda di Al-Masri, tentano di governare e fare politica. Della stessa gravità giudica l'atteggiamento di Salvini che, in riferimento al caso della disapplicazione del decreto paesi sicuri, ha parlato di «magistrati comunisti». Anche il Ministro Nordio, durante la mozione sul caso Al-Masri, ha affermato che il Governo avrebbe proseguito nell'intento di separare le carriere della magistratura, come se tale provvedimento fosse la vendetta nei confronti di un potere giudiziario che si oppone costantemente alla maggioranza.
Chiarisce che il ruolo del pubblico ministero non può essere paragonato a quello dell'avvocato, in quanto quest'ultimo difende il suo cliente ed è guidato da logiche privatistiche, mentre il magistrato è posto a tutela della legalità. L'indipendenza del pubblicoPag. 4 ministero è peraltro sostenuta dalla statistica secondo la quale il 54,8 per cento delle assoluzioni dei processi avviene su richiesta della procura.
Sottolinea che un altro aspetto negativo del provvedimento in esame è quello che prevede Consigli superiori distinti per le due categorie di magistrati. Il Costituente aveva congegnato un unico Consiglio superiore della magistratura al fine di tutelare l'ordine giudiziario nel suo complesso e garantire un equilibrio tra i poteri dello Stato. Sostiene che i cittadini debbano sapere che il Governo, causando una frattura all'interno della magistratura, determinerà l'indebolimento di uno dei poteri dello Stato a vantaggio degli altri, con l'evidente scopo di evitare interferenze giudiziarie nei programmi della politica.
Infine asserisce che, essendo il Consiglio superiore della magistratura un organo di autotutela oltre che di autogoverno, la sottrazione del potere disciplinare allo stesso determinerà un ulteriore indebolimento di tale organo.
Roberto MORASSUT (PD-IDP) fa presente che il suo partito ha contrastato il provvedimento in esame nel corso delle precedenti letture, e continuerà anche in questa sede ad avanzare critiche sia di metodo che di merito, anche alla luce del delicato stato in cui versa attualmente la giustizia italiana. Riguardo a questo ultimo aspetto, ricorda le carenze di organico, le carceri affollate, le pressioni a cui è sottoposta la polizia penitenziaria, le difficoltà di applicazione del processo digitale, le lungaggini processuali e, infine, la decisione assunta dal Governo, con legge di bilancio, di prevedere tagli alla giustizia di oltre 500 milioni di euro in due anni.
Quanto al metodo, manifesta contrarietà rispetto ad uno scenario senza precedenti in cui un progetto di legge costituzionale risulta sostanzialmente blindato, in quanto la maggioranza ha aprioristicamente deciso di respingere qualsivoglia emendamento, perfino quelli riguardanti la parità di genere.
Quanto al merito, ritiene che il dichiarato intento del Governo di procedere alla separazione delle carriere sia in realtà una scelta puramente ideologica, in quanto, a ben vedere, per merito della legge Cartabia i passaggi dei magistrati dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, o viceversa, possono essere effettuati solo una volta durante i primi 9 anni di carriera. Tale dato, unito alle statistiche che registrano solamente circa venti passaggi da una carriera all'altra in un anno, dimostra che le due funzioni sono già ben distinte e indipendenti.
Sostiene che la riforma, sulla scorta dell'intento punitivo dichiarato dal Ministro Salvini, sia piuttosto volta a indebolire la magistratura, creando caste separate e Consigli superiori distinti, incrementando il potere e il controllo della politica sulle procure. Il rischio è quello di creare un «super PM», ossia un accusatore scollegato dalla magistratura che dispone a suo piacimento della polizia giudiziaria, con una conseguente compressione del principio dell'obbligatorietà dell'azione penale e l'istituzione di una giustizia di classe.
Carla GIULIANO (M5S), intervenendo in videoconferenza, manifesta imbarazzo per una riforma viziata sia per motivi di merito che di metodo.
Sostiene che ogni revisione della Costituzione dovrebbe rafforzare le garanzie e i principi democratici, mentre, all'opposto, il provvedimento in esame è ideologico, inutile e pericoloso al tempo stesso.
Ricorda che la contrarietà del suo gruppo si è manifestata anche attraverso numerosi emendamenti, scritti sulla base delle audizioni svolte nel corso dell'esame in prima deliberazione presso la Commissione, ma che il provvedimento in oggetto è stato fin dall'inizio definito «intoccabile» dallo stesso Ministro della giustizia. Tale aspetto, che peraltro non ha precedenti, deve essere considerato un attacco allo Stato di diritto e una vendetta nei confronti della magistratura, il cui prezzo però sarà pagato direttamente dai cittadini, che vedranno diminuite le loro tutele giudiziarie.
Intende poi smentire la narrazione per la quale la riforma in esame è attesa da anni, in quanto essa in realtà non si occupa dell'efficientamento del sistema della giustizia in Italia. Infatti restano ancora aperti, Pag. 5tra gli altri, i temi delle lungaggini processuali, della carenza di organico e dell'emergenza nelle carceri.
Sottolinea infine la contrarietà del suo gruppo per un provvedimento che, come detto, non risolverà i problemi della giustizia, ma che, all'opposto, si atteggia a strumento di ripicca della politica nei confronti della magistratura, con il precipuo intento di indebolire quest'ultima.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) ricorda come il Gruppo del Partito democratico, contrario al disegno di legge costituzionale, abbia presentato proposte emendative costruttive e di merito per modificare il testo di una riforma che, in ossequio alle logiche sostenute dall'attuale Governo, contribuisce a ledere le fondamenta della Costituzione, mettendo in discussione il principio di separazione dei poteri e ridimensionando il sistema di pesi e contrappesi. In questo senso fa riferimento, in particolare, allo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, che a suo giudizio finisce per produrre una frattura tra la magistratura giudicante e quella requirente.
Più in generale, ritiene che il disegno di legge costituzionale – manifesto elettorale di Forza Italia – costituisca la terza parte dell'accordo di Governo tra le principali forze politiche di maggioranza, l'unica che a suo giudizio potrebbe avere buon esito, considerate la pronuncia della Corte costituzionale in merito alla legge sull'autonomia differenziata e le criticità relative al disegno di legge costituzionale sul premierato, che sembrano aver indotto l'Esecutivo ad aggirare i problemi sorti ricorrendo all'ipotesi della modifica della legge elettorale.
Richiamando i temi del romanzo «Cronorifugio», dello scrittore bulgaro Gospodinov, ritiene che l'attuale maggioranza stia mitizzando un passato che non c'è più, anche perché non ha un'idea chiara del futuro. Per queste ragioni, con la riforma costituzionale in questione, si finisce per creare una super-casta, per risolvere un problema – quello del passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, e viceversa – che non sussiste più, dal momento che la legge Cartabia ha introdotto de facto la separazione delle funzioni nella magistratura.
Sostiene invece come sia alquanto discutibile la creazione di due Consigli superiori della magistratura, nonché il ricorso al sistema del sorteggio per l'elezione dei relativi componenti, misure che sembrano avere carattere punitivo nei confronti delle correnti della magistratura, che ledono il principio di rappresentatività ed eliminano ogni riferimento al rispetto dell'equilibrio di genere, sul quale l'Esecutivo ha manifestato un'apertura, ritenuta misera e risibile, solo attraverso un ordine del giorno.
Nel complesso, ritiene che questo disegno di legge costituzionale porterà ad una concentrazione di poteri con tendenze centrifughe – anche all'interno della magistratura –, con un effetto finale più di paralisi che di soluzione dei problemi strutturali della giustizia italiana – tempi dei processi, certezza della pena, sovraffollamento carcerario –, tenuto altresì conto dell'inclinazione panpenalistica del Governo, che si mostra garantista o giustizialista a seconda delle categorie di reato o del cognome degli imputati.
Fa quindi presente che certamente il suo Gruppo – anche a causa dell'indisponibilità all'ascolto e al dialogo nelle aule parlamentari da parte della maggioranza – domanderà, a tempo debito, la sottoposizione della legge di revisione costituzionale a referendum, secondo quanto previsto dall'articolo 138, secondo comma, della Costituzione. In conclusione, facendo riferimento ai numeri relativi all'afflusso alle urne nelle ultime consultazioni referendarie e all'assenza di un quorum costitutivo nel caso di specie, avverte la maggioranza che non sarà facile convincere 14 milioni di italiani ad andare a votare «sì», ma garantisce la partecipazione di quanti sono contrari alla riforma in atto.
Filiberto ZARATTI (AVS) sostiene che si debbano affrontare in profondità le fondamentali questioni poste dal disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere nella magistratura e ritiene che un vero e legittimo confronto politico sarà almeno possibile nelle piazze italiane in vista del referendum costituzionale.Pag. 6
Richiamando i lavori dell'Assemblea costituente, in cui il tema della separazione delle carriere fu tra i più trattati, ricorda che la principale argomentazione a sostegno del ruolo unico fu quella della garanzia di una formazione unica per i magistrati, che assicurasse la diffusione di una cultura giuridica condivisa tra giudici e pubblici ministeri.
Ritiene quindi che il disegno di legge costituzionale non stia affrontando la più importante questione aperta della giustizia italiana, quella di un esercizio effettivo del diritto di difesa, argomento che rimane ignorato, sebbene costituisca un criterio fondamentale per stabilire la democraticità di un ordinamento giuridico.
Venendo al contenuto della riforma, contesta duramente la scelta di ricorrere al sorteggio per l'elezione dei componenti dei due Consigli superiori della magistratura. Reputa infatti tale decisione particolarmente insensata e irrispettosa delle istituzioni democratiche e si domanda, provocatoriamente, perché allora non eleggere per sorteggio anche i parlamentari e i ministri della Repubblica. Premettendo poi che, se si fosse mantenuto un unico Consiglio superiore, la revisione costituzionale sarebbe stata di minore impatto, sostiene che la decisione di creare due distinti organi finisca per rendere i pubblici ministeri più influenzabili dall'Esecutivo.
Riguardo al contesto in cui la riforma si cala, segnala come l'attuale Governo abbia approvato una serie di leggi liberticide – da ultimo il decreto sicurezza – ed alcuni esponenti dello stesso Esecutivo polemizzino apertamente con la Corte di giustizia dell'Unione europea rispetto alle valutazioni dei giudici sui cosiddetti «paesi sicuri». Date queste premesse, ritiene che la separazione delle carriere sia volta a colpire l'indipendenza e l'autonomia della magistratura italiana, due tra le principali garanzie perché un paese possa essere definito democratico. Conclude ribadendo la propria posizione contraria sul disegno di legge costituzionale.
Enrico CAPPELLETTI (M5S), intervenendo in videoconferenza, sottolinea come l'obbiettivo della riforma costituzionale non sia la separazione delle carriere nella magistratura, dal momento che, con la legge Cartabia – una legge ordinaria – tale risultato è già stato raggiunto nei fatti. Nel richiamare il cambiamento delle posizioni del Ministro della giustizia sul tema in oggetto, ritiene che il vero obbiettivo sia l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, come avviene in tutti i paesi in cui vige un sistema di separazione delle carriere nella magistratura, con conseguente sottoposizione dei pubblici ministeri al Governo.
Ricordando le parole di Piero Calamandrei, secondo cui «quando nella porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra», sostiene che si debba contrastare con determinazione una riforma lesiva dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura.
Enuncia quindi le ragioni per le quali, a suo giudizio, una parte della politica sostiene il disegno di legge costituzionale in questione: in primo luogo, al fine di limitare l'esercizio dell'azione penale rispetto ai reati commessi dai «colletti bianchi»; in secondo luogo, per insabbiare le prove, laddove le indagini siano già in corso; in terzo luogo, per ottenere archiviazioni, oppure imputazioni o sentenze più favorevoli; in quarto luogo per proteggere complici e finanziatori o per colpire gli avversari politici; infine, per mantenere il potere e prevenire scandali pubblici che lo minerebbero, nonché per intimidire testimoni o denuncianti.
Confidando che l'ottanta per cento degli italiani che nel 2022 non sostenne il referendum sulla separazione delle carriere si pronunci contro questa riforma costituzionale anche nel futuro prossimo, avverte che non mancherà l'impegno del Movimento 5 Stelle per far comprendere ai cittadini che questo disegno di legge costituzionale non reca loro alcun vantaggio, agevolando piuttosto i soli politici disonesti, che già violano le norme, a farlo in modo ancora più spudorato.
Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo in videoconferenza, ritiene necessario richiamare, nel solco degli interventi precedenti,Pag. 7 l'iter del provvedimento in esame, al fine di evidenziarne le anomalie.
Sottolinea come il metodo seguito costituisca un precedente gravissimo, in quanto si adotta una riforma costituzionale senza il coinvolgimento del Parlamento, attraverso l'approvazione, senza alcuna modifica, di un disegno di legge di iniziativa governativa. Stigmatizza l'assenza di qualunque disponibilità e apertura al contributo delle opposizioni su un provvedimento che va a modificare profondamente gli assetti costituzionali. Evidenzia come tale modo di procedere abbia comportato la rottura della leale collaborazione tra Governo e Parlamento, da un lato, e tra maggioranza e opposizione, dall'altro.
Ritiene che questa riforma, che il Governo e la maggioranza ostentano come una medaglia, sarà viceversa ricordata come una macchia e che essa sia un emblema della mistificazione praticata dai suoi sostenitori, i quali parlano di riforma della giustizia mentre, in realtà, si tratta di un provvedimento che non avrà alcuna ricaduta reale sull'efficienza del sistema giudiziario e sulla qualità della giurisdizione. Sottolinea, infatti, come si tratti di una riforma tutta interna all'assetto della magistratura e dei poteri dello Stato.
Cita, quale ulteriore esempio di mistificazione, le affermazioni dei sostenitori della riforma secondo le quali essa sarebbe volta a evitare che i magistrati giudichino se stessi, sottolineando come si tratti di un'affermazione falsa, in quanto comunque i magistrati – peraltro sia giudicanti sia requirenti, a dispetto della separazione delle carriere – saranno chiamati a far parte dell'Alta Corte disciplinare.
Sottolinea, dunque, come venga compiuta una deliberata operazione di mistificazione, volta a far credere che la riforma recherà benefici ai cittadini, per i quali, invece, la ricaduta sarà negativa, in quanto si troveranno di fronte a un pubblico ministero trasformato in una sorta di «superpoliziotto» e che non condividerà più con il giudice la cultura della giurisdizione, con l'accentuazione del carattere accusatorio del sistema. Ricorda, al riguardo, come ai sensi dell'articolo 358 del codice di procedura penale il pubblico ministero abbia l'obbligo di svolgere anche accertamenti a favore della persona indagata. Rileva come di fronte a tale rafforzamento del pubblico ministero finirà per divenire inevitabile la sua sottoposizione al potere esecutivo, come in effetti avviene nei Paesi in cui vige la separazione delle carriere. Evidenzia, al riguardo, come la maggioranza non abbia neppure accolto la proposta del Movimento 5 Stelle di precisare il mantenimento in capo al pubblico ministero del potere di direzione delle indagini.
Carmela AURIEMMA (M5S), si associa alle considerazioni, di merito e di metodo, esposte nei precedenti interventi per motivare la contrarietà al provvedimento in esame.
Stigmatizza il fatto che non si sia svolto alcun confronto su una riforma che incide sulla separazione dei poteri, vale a dire su un pilastro della nostra democrazia, e che, al contrario di quanto sostenuto nella narrazione costruita dal Governo e dalla maggioranza, non va minimamente incontro alle esigenze dei cittadini e non incide sui reali problemi del settore, quali la lunghezza dei processi, l'arretrato civile e la carenza di personale. Sottolinea, al riguardo, come allo stato manchino 1800 magistrati su un organico di 10.000 e 15.000 unità di personale amministrativo su un organico di 43.000 e come il 67 per cento dei posti di giudice di pace sia scoperto.
Rileva, dunque, come la riforma non rechi alcun intervento volto a fornire ai cittadini una giustizia efficiente e celere e come il provvedimento risponda essenzialmente a un obiettivo ideologico, quello di rafforzare il pubblico ministero e di sottoporre l'esercizio dell'azione penale al controllo del potere esecutivo, incidendo in tal modo sul nostro sistema democratico.
Evidenzia la mancanza di qualsiasi intervento nella direzione del rafforzamento del ruolo della difesa e contesta l'impostazione secondo la quale il pubblico ministero e la difesa sono sullo stesso piano, rilevando come il pubblico ministero persegua un interesse pubblico, tanto che l'articolo 358 gli impone l'obbligo di svolgere anche accertamenti a favore della persona Pag. 8indagata, mentre la difesa persegue un interesse privato, per quanto essenziale anch'esso.
Sottolinea come la riforma in esame si inserisca in una posizione ideologica di conflittualità nei confronti della magistratura, peraltro non soltanto italiana, come dimostrano le recenti polemiche nei confronti della Corte di giustizia dell'Unione europea, come sia volta a mortificare la magistratura, togliendole, con l'introduzione del sorteggio, la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nell'organo di autogoverno.
Rileva, dunque, sulla base di tali motivazioni, come la riforma sia pericolosissima, e prevede che essa, con il referendum, si trasformerà in un boomerang per i suoi promotori.
Osserva conclusivamente come la politica in materia di giustizia perseguita in questa legislatura non abbia consentito di raggiungere gli obiettivi del PNRR e si sia concentrata sull'introduzione di nuovi reati volti a colpire i soggetti più vulnerabili e in condizioni di marginalità, trascurando i reati commessi dai «colletti bianchi» e dai reali detentori del potere.
Nazario PAGANO, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 17.50.