CAMERA DEI DEPUTATI
Lunedì 19 maggio 2025
497.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Commissioni Riunite (I e II)
COMUNICATO
Pag. 3

SEDE REFERENTE

  Lunedì 19 maggio 2025. — Presidenza del presidente della II Commissione, Ciro MASCHIO. – Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Nicola Molteni

  La seduta comincia alle 17.15.

DL 48/2025: Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario.
C. 2355 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 15 maggio 2025.

  Ciro MASCHIO, presidente, comunica che è stata avanzata la richiesta che la pubblicità dei lavori sia assicurata mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
  Dà, quindi, conto delle sostituzioni pervenute.
  Prende atto dell'assenza dei presentatori dell'emendamento Ruffino 7.6; s'intende che vi abbiano rinunciato.

  Le Commissioni respingono, con distinte votazioni, gli emendamenti Gianassi 7.7 e Serracchiani 7.8.

  Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo sull'emendamento Alfonso Colucci 7.9, di cui è cofirmataria, fa presente che esso, introducendo una modifica puntuale e opportuna, riguarda l'importante tema dell'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. Ricorda, infatti, che l'emendamento prevede la possibilità, per l'amministratore giudiziario impegnato nelle verifiche afferenti alle caratteristiche tecniche urbanistiche di tali beni immobili e alla sussistenza di eventuali abusi, di avvalersi dell'ausilio di un tecnico esperto nel settore, anche per l'interlocuzione con i competenti uffici comunali, previa autorizzazione del giudice delegato alla procedura. Rileva che l'ausilio di un esperto tecnico, previsto dell'emendamento, si può rendere necessario in molti casi poiché l'amministratore giudiziario, essendo spesso un avvocato o un commercialista, non è dotato anche delle competenze necessarie per far fronte, da solo, a tali verifiche di Pag. 4natura tecnico-urbanistica. Evidenzia, pertanto, che ad esprimersi su tali verifiche debba essere un tecnico esperto che, appunto, l'emendamento in esame vuole permettere di affiancare all'amministratore giudiziario. Manifesta il suo stupore per l'incomprensibile posizione della maggioranza che, anche a fronte di un intervento non ostruzionistico e migliorativo, rimane ferma nella sua contrarietà, senza peraltro voler esprimerne le ragioni.
  Segnala, inoltre, che le disposizioni contenute nell'articolo 7, comma 1, lettera b), numero 1) del decreto-legge in esame, con le quali viene richiesto agli uffici comunali di dare riscontro all'istanza fornita dall'amministratore entro quarantacinque giorni dalla richiesta, introducono nuovi e maggiori carichi di lavoro agli uffici comunali, i quali, in molti comuni, versano già in condizioni di difficoltà. Sottolinea come tale aspetto renderà impossibile ottemperare a questi obblighi per i comuni nei quali le dotazioni organiche degli uffici comunali non sono sufficienti.

  Federico FORNARO (PD-IDP) sottoscrivendo l'emendamento Alfonso Colucci 7.9, rileva che tale proposta emendativa rappresenta il tentativo di rispondere ad una problematica reale. Chiedendo l'attenzione del sottosegretario Molteni, fa presente che il provvedimento in esame si trova attualmente in prima lettura alla Camera, circostanza che dovrebbe rendere il Governo più aperto ad accogliere proposte di modifiche soprattutto se, come quella in esame, si tratta di emendamenti tecnici di natura migliorativa e non ideologica.
  Nel richiamare i contenuti dell'emendamento in esame, rileva che il permanere del parere contrario del Governo sull'emendamento potrebbe trovare giustificazione ove il Governo medesimo affermi che di tale ausilio l'amministratore giudiziario si possa avvalere a legislazione vigente. In caso contrario, ritiene necessario che esso dia conto delle ragioni che lo spingono a confermare la contrarietà del parere. A tal fine, rivolge anche alle presidenze delle Commissioni la richiesta di farsi interpreti della necessità che, nella presente sede, il Governo renda noto le ragioni della contrarietà agli emendamenti presentati dalle opposizioni. Invita quindi i relatori a valutarne l'accantonamento, al fine di favorire un supplemento di riflessione sullo stesso e un ripensamento del parere da parte del Governo.

  Ciro MASCHIO, presidente, prende atto che i relatori non accedono alla richiesta di accantonamento.

  Filiberto ZARATTI (AVS), intervenendo sull'emendamento Alfonso Colucci 7.9, che sottoscrive, preliminarmente si dichiara favorevole alla proposta di accantonamento avanzata dal collega Fornaro. Rimane quindi colpito dalla velocità con la quale la relatrice Montaruli ha inteso manifestare la sua indisponibilità ad accogliere la richiesta di accantonamento dell'emendamento. Rileva, infatti, che avrebbe almeno potuto ascoltare il dibattito e gli altri interventi sull'emendamento, prendendo almeno la decisione, eventualmente confermando il diniego alla proposta di accantonamento, all'esito della discussione.

  Ciro MASCHIO, presidente, fa presente che, se i relatori avessero comunicato sin da subito la loro disponibilità all'accantonamento, la discussione cui fa riferimento il collega Zaratti non si sarebbe potuto tenere per via, appunto, dell'accantonamento.

  Filiberto ZARATTI (AVS) a fronte della posizione di chiusura espressa dalla relatrice Montaruli si chiede se sul provvedimento in esame ci sia, da parte della maggioranza, la disponibilità a discutere alcune proposte dell'opposizione, oppure se queste siano destinate tutte ad essere respinte.
  Venendo al merito della proposta emendativa, giudica positivamente la possibilità che l'amministratore giudiziario possa segnalare l'inerzia degli uffici al tribunale e al dirigente dell'ufficio preposto. Infatti, spesso l'inerzia degli uffici nell'evadere le richieste relative a beni immobili confiscati alle mafie può portare il bene stesso ad un deterioramento, rendendone così più difficile la fruizione. Conclude dichiarando quindi come sia positivo che eventuali inerziePag. 5 possano essere segnalate, poiché ciò consente di fare conoscere quando un bene è a rischio di essere reso non più fruibile.

  Vittoria BALDINO (M5S), intervenendo sull'emendamento Alfonso Colucci 7.9, sottolinea che questo emendamento, come molti altri emendamenti presentati dal MoVimento 5 stelle, non intende stravolgere il testo del decreto-legge, ma, al contrario, si propone di avanzare puntuali modifiche migliorative. Ricorda, difatti, che l'emendamento in esame non sostituisce le disposizioni contenute nell'articolo 7 del decreto-legge sul tema dell'amministrazione dei beni sequestrati alle mafie. Annuncia che, quando la maggioranza accuserà l'opposizione di aver presentato esclusivamente emendamenti ostruzionistici, darà risalto alla mancata approvazione di tale emendamento come «caso di scuola» per smentire il Governo e la maggioranza. Avrebbe pertanto auspicato che fosse accolta la richiesta di accantonamento, in quanto lo riteneva particolarmente meritevole di un supplemento di istruttoria.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) sottoscrive l'emendamento Alfonso Colucci 7.9, che reputa condivisibile, soprattutto in quanto prevede tempi e limiti anche per gli uffici comunali preposti alle attività ad essi demandate, affinché gli uffici comunali provvedano tempestivamente. Sottolinea che si tratta di una proposta priva di qualsiasi intento ostruzionistico, ma volta esclusivamente ad offrire un contributo costruttivo.
  Ricorda che il provvedimento in esame è il frutto di un iter che giudica essere sbagliato nel metodo, in quanto nelle disposizioni del decreto-legge si è, nella sostanza, fatto confluire quelle di un disegno di legge sulla stessa materia e che era all'esame del Senato. La contrarietà della maggioranza e del Governo a queste proposte migliorative lo rende ancora peggiore anche nel merito.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Alfonso Colucci 7.9.

  Michela DI BIASE (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Mauri 7.10, fa presente come questa proposta si inserisca tematicamente nell'ambito di quelle precedenti, come l'emendamento Serracchiani 7.8, tutte comunque respinte dalla maggioranza. Dichiara di essere colpita dalla mancanza di volontà da parte di questa di accogliere proposte, contenenti elementi migliorativi di natura squisitamente tecnica. Evidenzia che l'emendamento ora in esame prevede l'adozione di un regolamento recante disposizioni in materia di modalità di calcolo e liquidazione dei compensi dei professionisti tecnici nominati esperti coadiutori dell'amministratore giudiziario per le verifiche tecniche sui beni immobili. Si tratta, pertanto, di un emendamento che, intendendo fare chiarezza sui compensi di figure tecniche, ha la finalità di rendere più agevole la gestione di tali beni immobili.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) intervenendo sull'emendamento Mauri 7.10 segnala l'importanza di approvare disposizioni che semplifichino la gestione dei beni immobili sequestrati alle mafie, rendendoli più fruibili. A tal fine ricorda che il suo gruppo ha giudicato positivamente alcune proposte della maggioranza volte a tal fine e rileva di non comprendere le ragioni per le quali la maggioranza continui a mantenere ferma la sua contrarietà a questo tipo di emendamenti che intendono perseguire proprio quel fine, invitando la maggioranza ad approvarlo, per mostrare coerenza nella lotta alla mafia.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Mauri 7.10.

  Carla GIULIANO (M5S), intervenendo sull'emendamento Alifano 7.11, evidenzia come si tratti di una proposta di modifica semplice ma allo stesso tempo significativa, in quanto interviene su una disposizione che colma un vuoto normativo risalente al 2018, prevedendo in particolare un meccanismo per la determinazione dei compensi spettanti ai coadiutori dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Evidenzia che, con l'emendamento in esame, si intende infatti inserirePag. 6 un espresso richiamo alla legge sull'equo compenso, approvata nel corso di questa legislatura dal Parlamento con un ampio consenso trasversale. Sottolinea come tale disciplina rappresenti un rilevante avanzamento politico e giuridico, soprattutto perché si applica ai professionisti che prestano la propria attività in favore della pubblica amministrazione.
  Ribadisce pertanto l'importanza di estendere anche ai coadiutori dell'Agenzia l'istituto dell'equo compenso, trattandosi di soggetti che operano con modalità contrattuali analoghe a quelle previste per le altre prestazioni professionali rese alla pubblica amministrazione. Proprio alla luce della larga condivisione che ha caratterizzato l'approvazione della relativa legge, afferma di non comprendere le ragioni che giustificano un parere contrario all'emendamento, volto esclusivamente a confermare l'uniforme applicazione di tale istituto anche in questo ambito specifico.
  Manifesta quindi la piena disponibilità ad approfondire i profili tecnici della proposta, qualora relatori e Governo si dichiarino a loro volta disponibili, nella consapevolezza che l'emendamento in questione non persegue alcuna finalità politica, ma si limita a rafforzare la coerenza del sistema normativo.

  Valentina D'ORSO (M5S), intervenendo sull'emendamento Alifano 7.11, osserva come l'atteggiamento del Governo e della maggioranza appaia, sotto alcuni profili, singolare, considerando che, in numerose occasioni pubbliche, esponenti della maggioranza rivendicano con orgoglio l'approvazione della legge sull'equo compenso. Si interroga dunque sul significato di tali rivendicazioni, alla luce del fatto che, ogni qual volta vengano presentati emendamenti volti a richiamare espressamente tale normativa in altri ambiti, questi vengano sistematicamente respinti.
  Ritiene che ciò sia imputabile alla volontà, non esplicitamente dichiarata, di evitare un'applicazione estesa e capillare della disciplina, nonostante se ne proclami pubblicamente il valore. Ricorda, in proposito, come già in sede di approvazione della legge sull'equo compenso il suo gruppo avesse proposto alcuni possibili interventi puntuali, che avrebbero potuto rendere la normativa più efficace e coerente, ampliandone il campo di applicazione. In questo caso, precisa che l'emendamento non sostituisce né ostacola l'adozione del regolamento previsto per definire le modalità di calcolo dei compensi, ma si limita a introdurre un mero richiamo alle tutele previste nella legge sull'equo compenso.
  Rileva con rammarico che il mancato accoglimento anche di una proposta così limitata e ragionevole finisca per svuotare di contenuto una legge che, in ambito pubblico, viene costantemente elogiata da esponenti della maggioranza. Ritiene che ciò rischia di tradursi in una forma di implicita delegittimazione della medesima legge, che ne compromette l'efficacia concreta. Conclude rilevando come tale atteggiamento risulta essere ipocrita, soprattutto perché si perde l'occasione di ampliare l'ambito di applicazione di una disciplina largamente condivisa.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Alifano 7.11.

  Federico GIANASSI (PD-IDP) illustra l'emendamento Bonafè 7.12, sottolineando che non può essere considerato un atto ostruzionistico o una proposta con finalità strumentali, ma piuttosto un contributo volto a migliorare il testo dell'articolo 7. In particolare, l'emendamento si concentra sulla lettera d) del comma 1, che riguarda il caso in cui, nell'ambito dell'accertamento tecnico urbanistico, vengano rilevati abusi non sanabili. Ricorda che, in tal caso, in base alla norma vigente, il giudice delegato ordina la demolizione delle opere abusive, ma il bene non viene acquisito al patrimonio dell'erario.
  Rileva che l'emendamento propone l'introduzione di un comma 1-ter, ai sensi del quale, per quanto riguarda le spese e gli oneri relativi alla demolizione, si fa riferimento al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 magio 2002, n. 115. Si prevede inoltre che il giudice penale per Pag. 7la prevenzione disporrebbe la demolizione come spesa ripetibile, e la cancelleria darebbe corso all'incarico a un'impresa operante sul libero mercato, sostenendo l'onere finanziario a carico delle spese di giustizia, da recuperare successivamente dal condannato o dalla persona proposta. Inoltre, se la demolizione fosse effettuata per ragioni di condizionamenti ambientali da organi dello Stato, la spesa verrebbe imputata al Ministero della Giustizia, qualora sostenuta da competenti Ministeri.
  Sottolinea come l'emendamento abbia l'obiettivo di rendere la disciplina vigente più chiara e precisa. Evidenzia pertanto che si tratta di una proposta puntuale e difficilmente contestabile, che contribuisce a migliorare la comprensibilità e l'applicabilità delle normative relative alle spese di demolizione.

  Filiberto ZARATTI (AVS) sottoscrive l'emendamento Bonafè 7.12 e ne sostiene le finalità, evidenziando la rilevanza dell'argomento in discussione, che riguarda la necessità di procedere alla demolizione di abusi non sanabili per rendere l'immobile completamente fruibile.
  Fa presente che, in Italia, il tema delle demolizioni è particolarmente complesso, non solo per le difficoltà legate al reperimento delle risorse finanziarie necessarie, ma anche per le questioni relative alla definizione delle competenze e degli enti responsabili dell'esecuzione delle demolizioni. In particolare, si tratta di strutture da recuperare per un utilizzo collettivo, rendendo ancora più urgente e fondamentale un intervento normativo.
  L'emendamento proposto intende introdurre un meccanismo che consenta il recupero di tali strutture, migliorando la gestione delle demolizioni. Ritiene che la maggioranza per dimostrare un reale impegno sul recupero delle strutture in questione dovrebbe prendere in considerazione le proposte che affrontano concretamente i problemi tecnici legati alle demolizioni, come quella in discussione. Osserva che, se il problema non viene affrontato in modo adeguato, gli stabili con abusi non sanabili rischiano di rimanere inutilizzabili, senza essere mai restituiti alla collettività, il che rappresenterebbe una sconfitta per la collettività e un danno per la credibilità della lotta alle organizzazioni criminali responsabili di tale situazione.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Bonafè 7.12.

  Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) illustra l'emendamento a sua firma 7.14, evidenziando che esso intende introdurre una riduzione del termine – da annuale a trimestrale – per il deposito della relazione dell'amministratore giudiziario. L'obiettivo è valutare le reali capacità dell'impresa che ha subito il sequestro di un bene di riprendere la propria attività economica. Segnala che un'impresa, originariamente legata alla criminalità organizzata, una volta privata del bene, potrebbe non essere più in grado di operare sul mercato. Per garantire un accertamento accurato delle capacità di recupero dell'impresa, ritiene sia necessario un approfondimento serio e tempestivo. Osserva che l'emendamento ha l'obiettivo di responsabilizzare l'amministratore giudiziario nel fornire tempestivamente dati concreti e giustificati. Questo permette di evitare che l'amministratore continui a percepire corrispettivi senza che l'impresa dimostri effettivamente di avere le capacità per proseguire la sua attività, con conseguenti risparmi per l'erario.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Cafiero de Raho 7.14.

  Valentina D'ORSO (M5S), nell'illustrare l'emendamento Alfonso Colucci 7.15, segnala come, con la lettera b) si preveda l'abrogazione del comma 6-bis dell'articolo 41 del codice delle leggi antimafia, poiché il nuovo comma 5-bis risulta in contraddizione con quest'ultimo. Infatti, mentre il 5-bis introduce una chiara condizione per la cessazione delle imprese prive di patrimonio liquidabile, il comma 6-bis prevede che le modalità di cessazione delle imprese che non dispongano di beni aziendali possano essere disciplinate da un decreto interministeriale ad hoc. Evidenzia quindi una discrepanza nel trattamento della stessa Pag. 8fattispecie, redatta in modo ambiguo. Invita pertanto i colleghi della maggioranza ad una maggiore riflessione e all'ascolto dei gruppi di opposizione al fine di contribuire a una normativa più chiara e coerente. Sottolinea come, in passato, le opposizioni abbiano più volte evidenziato le contraddizioni evidenti nelle disposizioni e segnala che, qualora i correttivi non vengano accettati, si rischia di procedere con scelte che risultano difficilmente giustificabili.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Alfonso Colucci 7.15.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) sottoscrive l'emendamento Boschi 7.17.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Boschi 7.17.

  Carmela AURIEMMA (M5S) illustra l'emendamento a sua firma 7.18. Ricorda che la proposta emendativa prevede l'attribuzione di una funzione specifica all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, che consiste nella possibilità di organizzare progetti e svolgere attività finalizzate all'inclusione sociale, mirando a rendere l'Agenzia stessa protagonista attiva nella progettazione di interventi destinati alla collettività. Ricorda che, attualmente, infatti, l'Agenzia delega tali attività a soggetti terzi. Ribadisce che l'emendamento intende, pertanto, potenziare l'autonomia operativa dell'Agenzia, conferendole un ruolo più incisivo nella promozione della legalità e nell'inclusione sociale attraverso l'utilizzo dei beni confiscati.

  Filiberto ZARATTI (AVS) sottoscrive l'emendamento Auriemma 7.18, ritenendolo un intervento sensato in quanto non comporta effetti finanziari aggiuntivi, ma si limita a stabilire un principio generale riguardante le funzioni dell'Agenzia. Esprime perplessità riguardo al fatto che tale proposta non venga condivisa dalla maggioranza, sollevando interrogativi sulla coerenza tra le dichiarazioni di impegno verso la valorizzazione dei beni confiscati e le azioni concrete in tal senso. Critica, inoltre, la chiusura al dialogo e al confronto da parte della maggioranza, definendo tale atteggiamento come sintomo di una carenza di cultura democratica e di apertura al dibattito.

  Vittoria BALDINO (M5S), associandosi alle considerazioni espresse dal collega Zaratti, ricorda che la maggioranza ha più volte tentato di approvare la normativa in esame, presentando prima un disegno di legge e successivamente trasponendone i contenuti in un decreto-legge. Ricorda che l'opposizione ha offerto contributi costruttivi attraverso emendamenti, tra cui quello in discussione, che rappresenta un'opportunità per il Governo di riconsiderare le proprie scelte in merito alla valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
  Ricorda altresì, a tal proposito, che il Governo ha inizialmente definanziato, nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l'investimento destinato alla valorizzazione dei beni confiscati. Solo successivamente, a seguito delle osservazioni mosse in merito a tale scelta, è stato annunciato che le risorse sarebbero state reperite attraverso i fondi di sviluppo e coesione. Tuttavia, fa notare come a tale dichiarazione non sia seguita un'azione concreta, facendo così venir meno l'impegno assunto.
  Ribadisce l'importanza e la difficoltà delle operazioni di valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, non solo come strumento di lotta alla criminalità, ma anche come opportunità per il recupero sociale e culturale dei territori. Invita, pertanto, la maggioranza a fornire spiegazioni chiare e motivate riguardo al rifiuto di emendamenti che mirano a migliorare e potenziare tali iniziative.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Auriemma 7.18.

  Michela DI BIASE (PD-IDP), intervenendo in dichiarazione di voto sull'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.01, si associa alle considerazioni svolte dalla collega Baldino, Pag. 9ed esprime, preliminarmente, un giudizio aspramente critico soprattutto con riguardo alla totale assenza di partecipazione della maggioranza e del Governo al dibattito in corso. Auspicava, infatti, che il Governo e la maggioranza avrebbero potuto confrontarsi sulle proposte emendative presentate dai membri dei gruppi di opposizione, soprattutto su un tema, come quello del contrasto alla mafia, sul quale storicamente vi è stata sempre grande condivisione tra tutte le parti politiche. Richiama, a tal proposito, lo spirito della legge 13 settembre 1982, n. 646, nota come legge «Rognoni-La Torre», che ha contribuito in modo decisivo alla lotta contro la mafia.
  Passa quindi ad illustrare l'articolo aggiuntivo in esame, volto a stanziare 20 milioni di euro per il 2025 e 30 milioni annui a decorrere dal 2026 per consentire all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata una migliore gestione di tali beni, che necessitano di un ingente investimento economico.
  Evidenzia altresì come la proposta emendativa in esame sia finalizzata a promuovere lo sviluppo della collaborazione interistituzionale tra gli enti pubblici, in modo tale da agevolare la conversione dei beni sequestrati e confiscati verso scopi socialmente utili.

  Alfonso COLUCCI (M5S) sottolinea come l'articolo aggiuntivo in esame, così come l'emendamento Auriemma 7.18 già respinto dalle Commissioni, sia volto a correggere l'articolo 7 del decreto-legge, che non risolve efficacemente la questione del contrasto alla mafia e del riutilizzo dei beni a questa sequestrati e confiscati come simbolo di legalità.
  Ribadisce quindi che è impossibile combattere efficacemente la mafia e la criminalità organizzata emanando solo provvedimenti a costo zero come quello in esame.
  Si associa, infine, ai colleghi Zaratti e Baldino con riguardo alla totale assenza di partecipazione della maggioranza al dibattito in merito a temi così rilevanti e precisa che tale modo di operare mortifica il Parlamento, rendendolo luogo di confronti meramente liturgici e formali.

  Matteo MAURI (PD-IDP), concordando con quanto testé affermato dal collega Colucci, sottolinea che il provvedimento in esame è il risultato delle dinamiche interne alla maggioranza, che hanno determinato l'insabbiamento dell'originario disegno di legge in materia di sicurezza e l'adozione da parte del Governo del decreto-legge in discussione, che ne ha assorbito integralmente le tematiche. Esorta, quindi, i membri dei gruppi di maggioranza a confrontarsi nel merito senza doversi costringere al silenzio per il timore di un allungamento dei tempi di conversione del decreto.
  Venendo al merito della proposta emendativa, reputa cruciale la destinazione effettiva dei beni sequestrati e confiscati, dato che essi possono essere un efficace simbolo di legalità. Rammenta, infine, come nonostante l'Agenzia già adesso agisce in modo efficace, bisognerebbe metterla nelle condizioni di fare molto di più: per tali ragioni l'articolo aggiuntivo in esame intende destinare maggiori risorse in suo favore.

  Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.01.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) intervenendo sull'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.09 evidenzia come il suo gruppo sia disponibile ad accogliere una sua eventuale proposta di riformulazione da parte dei relatori, soprattutto con riferimento alla consistenza delle risorse stanziate a favore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Ritiene tuttavia che non sia possibile affrontare seriamente i temi della sicurezza pubblica prevedendo clausole di invarianza finanziaria e limitandosi ad aumentare le pene e a introdurre nuovi reati, come previsto nel decreto-legge in esame.
  Reputa altresì necessario destinare maggiori risorse all'Agenzia anche al fine di rendere nuovamente fruibili per la collettività i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

  Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.09.

Pag. 10

  Federico GIANASSI (PD-IDP) interviene sull'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.02, volto a istituire un fondo destinato al finanziamento di progetti che abbiano a oggetto il riutilizzo dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. Sottolinea che l'eventuale reiezione di tale proposta renderebbe evidente che il Governo e la maggioranza non intendono stanziare alcuna risorsa per la lotta alla mafia e che la loro propaganda sul tema è meramente demagogica.

  Alfonso COLUCCI (M5S) osserva come l'articolo 7 del decreto-legge in esame leda il principio di leale collaborazione tra lo Stato e gli enti territoriali, che dovrebbero cooperare nella gestione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Evidenzia infatti che le autonomie locali sono gli enti che meglio potrebbero valorizzare tali beni, rilevando come nella maggioranza vi siano gruppi che, da una parte, esaltano le autonomie locali e, dall'altra, sono restie ad affidare tali enti compiti di gestione e recupero dei beni confiscati e sequestrati, senza tenere in alcuna considerazione le specificità dei singoli territori colpiti dal fenomeno mafioso.
  Reputa che tali beni debbano essere dei luoghi simbolici della legalità e che in tale ambito sia fondamentale la collaborazione tra la maggioranza e l'opposizione: stigmatizza, invece, la condotta tenuta dalla maggioranza, che dimostra con il suo atteggiamento in questa sede di non voler combattere realmente le mafie.

  Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.02, sottolinea come, paradossalmente, l'ingente numero di beni confiscati alla criminalità organizzata possa costituire un grave problema. Precisa, infatti, che se da un lato la rilevante quantità di beni confiscati alla criminalità organizzata è la dimostrazione della capacità dello Stato di contrastare questo grave fenomeno, dall'altro essa è indice dell'estensione del fenomeno stesso, che non è circoscritto soltanto al Sud Italia, come dimostra la sua rilevante presenza, ad esempio, in Lombardia.
  Per contrastare efficacemente questo fenomeno, lo Stato, quindi, deve anche essere in grado di utilizzare in maniera adeguata tali beni. Sottolinea, invece, come molti comuni, sebbene dispongano di un numero altissimo di tali beni, non siano nelle condizioni di poterli gestire, non avendo a disposizione sufficienti risorse economiche.
  Rileva, inoltre, come spesso fiorenti attività produttive sequestrate alla criminalità, successivamente al sequestro, falliscano. Questa circostanza non fa altro che trasmettere al cittadino che l'osserva un messaggio negativo.
  La proposta in discussione ha quindi il pregio di sottolineare l'importanza dell'individuazione di adeguate risorse economiche per la gestione e il funzionamento dei beni confiscati alla criminalità organizzata, al fine di porre tali beni a disposizione della comunità.

  Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.02.

  Filiberto ZARATTI (AVS) illustra l'articolo aggiuntivo Dori 7.03 e rammenta come il recupero e la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata costituisca uno strumento fondamentale proprio per contrastare tale fenomeno che, specie nelle periferie delle grandi città, spesso rappresenta il principale «datore di lavoro».
  Ritiene quindi che mettere tali beni, una volta confiscati, a disposizione della comunità costituisca un segnale importante da parte dello Stato.
  Sottolinea invece la molteplicità di problemi che ne rendono difficoltosa la gestione, tra i quali cita, tra gli altri, la lunghezza dei processi, la carenza di personale tecnico e di strumenti da parte dei comuni, la scarsa comunicazione tra le istituzioni coinvolte e la mancanza di un sistema informativo unificato per tracciare tali beni. Per risolvere tali problematicità ritiene necessario individuare le adeguate risorse. Per tale ragione, l'articolo aggiuntivo in discussione prevede l'istituzione di un Fondo per il finanziamento, il recupero e la valorizzazione dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, al quale Pag. 11viene destinata una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.
  Ritiene che tale proposta, che certamente da sola non è sufficiente a contrastare i molteplici problemi che rendono difficoltosa la gestione dei citati beni, potrebbe comunque rappresentare un buon punto di partenza.
  Nel prendere, inoltre, atto di come anche su un tema così delicato e fondamentale per la vita del Paese la maggioranza ed il Governo abbiano deciso di non accedere al dialogo, sottolinea che il suo gruppo, al contrario, non intende rinunciare alla possibilità di ribadire la propria posizione, già ampiamente manifestata nel corso dell'esame del disegno di legge in materia di sicurezza approvato dalla Camera e in sede referente al Senato, il cui contenuto è quasi totalmente confluito nel decreto-legge in discussione.

  Valentina D'ORSO (M5S) dichiara il voto favorevole del suo gruppo sull'articolo aggiuntivo Dori 7.03, evidenziando come spesso i comuni non si facciano assegnare i beni confiscati perché, non avendo le risorse economiche, non sono in grado di ristrutturarli.
  Trova particolarmente singolare che tale circostanza non sia stata evidenziata dai tanti colleghi della maggioranza che hanno avuto o che ancora ricoprono ruoli all'interno di amministrazioni locali. Auspica che il silenzio di tali colleghi sul tema non sia il prezzo da pagare per mantenere la propria poltrona, tradendo il mandato conferito dai cittadini. Se così fosse, si tratterebbe di una scelta scandalosa ed indegna.

  Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) sottolinea come spesso i comuni, a causa della scarsità di risorse economiche disponibili, non hanno la possibilità di rimettere i beni loro concessi nelle condizioni di essere utilizzati dalla comunità. Ritiene tale circostanza molto grave, anche perché questi immobili potrebbero essere destinati ad accogliere donne maltrattate o ad assicurare il doposcuola a ragazzi con disagio psichico o appartenenti a famiglie in difficoltà economiche.
  Ritiene pertanto fondamentale l'istituzione di un Fondo per il finanziamento, il recupero e la valorizzazione di tali beni.

  Alfonso COLUCCI (M5S) sottolinea come il tema in esame sia stato oggetto di un ampio dibattito nel corso dell'esame del disegno di legge in materia di sicurezza già approvato dalla Camera e dal Senato in sede referente. Rileva, tuttavia, come la maggioranza e il Governo non abbiano fatto tesoro neanche delle numerose osservazioni che sono state avanzate sul tema nel corso dell'attività conoscitiva svolta dalle Commissioni proprio in occasione dell'esame del citato disegno di legge.
  Rammenta, infatti, che in tale occasione i soggetti auditi avevano evidenziato come la principale criticità fosse proprio da individuarsi nella carenza di risorse che impedisce una adeguata riqualificazione degli immobili. L'abbandono di tali strutture è indice non solo del loro inutilizzo ma soprattutto rappresenta un fallimento dell'istanza di legalità sottesa alla confisca stessa. Ritiene, pertanto, necessaria l'individuazione di risorse volte a sanare i vizi strutturali che rendono tali beni inagibili.
  Ricorda, inoltre, che i rappresentati degli amministratori giudiziari e dei curatori intervenuti in audizione hanno lamentato il ritardo nei pagamenti da parte dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Sottolinea come tale ritardo finisca con il disincentivare la disponibilità di questi professionisti ad occuparsi della gestione dei beni.
  Ulteriori difficoltà derivano dalla mancanza di efficaci strumenti per contrastare le irregolarità urbanistiche che spesso vengono riscontrate su tali beni o per liberarli dall'occupazione abusiva.
  In proposito, sottolinea come la maggioranza non presti attenzione a tale ultimo fenomeno che invece, con l'articolo 10 del decreto-legge in esame, tenta di contrastare quando si riferisce ad immobili destinati a domicilio altrui.
  Rileva altresì l'elevato tasso di fallimento delle attività economiche sequestrate alle mafie: ritiene, in proposito, che ciò dipenda dalle particolari procedure previstePag. 12 per rimettere in bonis questi beni. Un ulteriore elemento di rallentamento dell'effettivo recupero di tali strutture deriva dal mancato coinvolgimento degli enti locali e del terzo settore.
  L'articolo aggiuntivo in discussione ha il pregio, a suo avviso, di sanare alcune di tali criticità.

  Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Dori 7.03.

  Filiberto ZARATTI (AVS) illustra l'articolo aggiuntivo Dori 7.04 che cerca di finanziare le attività connesse alla gestione ed alla funzionalità dei beni confiscati alla criminalità organizzata, destinando a tale scopo una quota non inferiore al 15 per cento del Fondo unico giustizia.
  Nel ricordare che è appena stata respinta la proposta istitutiva di un fondo apposito, richiama gli interventi precedenti che hanno tentato di spiegare quanto sia importante dotare l'Agenzia nazionale e gli enti locali di risorse adeguate per trasformare i beni sottratti alla mafia in occasioni di occupazione e di sviluppo del territorio. Considera prioritario ampliare il numero degli esempi virtuosi, quali per esempio l'esperienza di Libera terra, grazie alla quale cooperative sociali coltivano oltre 400 ettari di terreni confiscati alle mafie per produrre beni biologici in vendita online e in molti supermercati nazionali o organizzano attività di volontariato e di formazione. Richiamato quindi il progetto La casa di Paolo, che utilizzando un ex locale della famiglia Borsellino nel quartiere San Lorenzo di Palermo è diventato un punto di aggregazione e un presidio di memoria e di cultura antimafia, fa presente che con l'articolo aggiuntivo in esame si richiedono risorse proprio per favorire la moltiplicazione di iniziative di analoga natura, affinché i beni confiscati possano diventare esempi di civiltà e di convivenza democratica. Confida quindi nell'ascolto dei colleghi, che invita a votare in senso favorevole, trattandosi di esperienze trasversali, non connotate politicamente.

  Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Dori 7.04.

  Michela DI BIASE (PD-IDP), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Mauri 7.05, fa presente che le parole del collega Zaratti le hanno richiamato alla memoria un episodio importante nella storia della città di Roma. Si riferisce alla restituzione alla comunità della villa sita sull'Ardeatina di proprietà del cassiere della banda della Magliana, da parte dell'allora sindaco Veltroni, di don Ciotti e di alcuni familiari delle vittime dell'organizzazione criminale, ricordando che l'immobile è diventato la Casa del jazz, un importantissimo polo culturale per la città, dove si esibiscono artisti di fama internazionale.
  Ritiene giusto sottolineare gli esempi positivi che hanno consentito di dare una seconda vita a luoghi macchiati di nefandezze oltre che del sangue delle vittime e che rappresentano un segnale importante che lo Stato è presente ed è vigile e che può contrastare le mafie e nel contempo generare valore.
  Rilevato quindi che i beni confiscati dalle mafie possono avere un altissimo valore simbolico oltre che una funzione sociale e culturale, fa presente che con l'articolo aggiuntivo del collega Mauri si chiede di destinare una quota non inferiore al 10 per cento del Fondo unico giustizia proprio alla loro piene fruizione e funzionalità. Nel ricordare che il fondo è stato istituito dall'allora Ministro Brunetta con l'obiettivo di migliorare il funzionamento del sistema giustizia nel suo complesso, ritiene che destinare una parte di tali risorse al sostegno agli enti locali che hanno difficoltà tecniche e finanziare nella gestione dei beni confiscati, favorendo la loro riconsegna ai cittadini, costituisca un grandissimo segnale.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) sottolinea l'importanza che il suo gruppo attribuisce all'articolo aggiuntivo del collega Mauri, che non richiede nuove risorse ma si limita a destinare una quota di quelle già previste nel Fondo unico giustizia alla gestione dei beni confiscati, ritenendo che ciò rappresenti un tassello della complessiva strategia di contrasto alla criminalità organizzata.
  Nel ritenere che ciascuno dei colleghi presenti sia a conoscenza nelle regioni di Pag. 13appartenenza di iniziative virtuose analoghe a quella richiamata dalla collega Di Biase, rileva l'importanza di fornire sostegno finanziario agli enti locali, penalizzati dai tagli operati dal Governo e dal crescente incremento della povertà, e di creare le condizioni per la riconsegna alla collettività dei beni confiscati. Si tratterebbe a suo avviso di dare un segnale significativo anche in termini di sensibilizzazione della popolazione, ed in particolare le giovani generazioni, al contrasto alle mafie, dichiarando la disponibilità a concordare una diversa quota del Fondo da destinare allo scopo.

  Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Mauri 7.05.

  Federico GIANASSI (PD-IDP) fa presente che, analogamente a precedenti proposte emendative, l'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.06 intende potenziare le politiche di contrasto alle mafie, attraverso il rifinanziamento del Fondo beni confiscati alla mafia con una dotazione di 30 milioni di euro per gli anni dal 2025 al 2027.
  Ricorda che si tratta di un intervento riproposto dal suo gruppo in tutte le occasioni opportune, che per quanto non sufficiente a risolvere tutti i problemi connessi alla gestione dei beni confiscati, è comunque utile a rafforzare l'azione dello Stato.

  Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.06.

  Federico GIANASSI (PD-IDP) illustra l'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.08, limitatamente alla parte ammissibile, volto ad autorizzare la spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2025 per rafforzare, in coerenza con le proposte emendative precedenti, l'attività di contrasto alla mafia sulla base di una serie di linee direttrici.
  Ricorda le finalità dell'intervento, volto tra l'altro a potenziare l'Agenzia nazionale, garantendo un'adeguata dotazione di personale; snellire le procedure di assegnazione dei beni confiscati; agevolare la conoscenza delle opportunità rappresentate dalla gestione di tali beni presso l'opinione pubblica, le amministrazioni locali e il terzo settore; migliorare il monitoraggio delle risorse previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e garantire la continuità occupazionale delle aziende sottoposte a sequestro per le quali sia stata riconosciuta una adeguata capacità economica.

  Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Serracchiani 7.08, limitatamente alla parte ammissibile.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) sottoscrive l'emendamento Dori 8.2.

  Filiberto ZARATTI (AVS) fa presente che il suo gruppo tiene in maniera particolare all'emendamento 8.2 del collega Dori, il quale si è fatto promotore di una proposta di legge specifica sul medesimo argomento. Ricorda quindi che l'emendamento in esame è finalizzato a vietare l'uso di articoli pirotecnici, richiamando il gran numero di morti, feriti e menomati registrati nel corso dei festeggiamenti per la fine dell'anno ed in altre occasioni, nonché i gravi rischi cui espongono la collettività ed i danni che arrecano agli animali. Ritiene quindi che anche gli articoli pirotecnici, dei quali non si comprende l'utilità, abbiano a che fare con la sicurezza pubblica.

  Le Commissioni respingono, con distinte votazioni, l'emendamento Dori 8.2, gli identici emendamenti Boschi 9.1 e Alfonso Colucci 9.2, nonché gli identici emendamenti Zaratti 9.3 e Magi 9.4, l'emendamento Mauri 9.14 e gli identici emendamenti Serracchiani 9.15, Magi 9.16, D'Alessio 9.17 e Alfonso Colucci 9.18.

  Filiberto ZARATTI (AVS) sottoscrive l'emendamento Magi 9.19.

  Vittoria BALDINO (M5S) sottoscrive l'emendamento Magi 9.19 e ne approfitta per intervenire sul complesso delle proposte emendative riferite all'articolo 9 che da un lato concede e dall'altro nega. Tale articolo, correggendo una norma introdotta nel 2018, prevede che la cittadinanza italiana in caso Pag. 14di condanna definitiva per determinati reati possa essere revocata soltanto a condizione che l'interessato possieda o possa acquisire un'altra cittadinanza e dilata nel contempo i termini per la procedura di revoca.
  L'emendamento del collega Magi le fornisce quindi l'occasione per intervenire nel dibattito sulla cittadinanza che sta tenendo banco alla Camera, considerato che è all'esame proprio in questi giorni il decreto-legge che modifica la legge n. 91 del 1992. Ne ricava la sensazione che la maggioranza non abbia alcuna idea di come affrontare il complesso, delicato e vitale tema della cittadinanza, considerato che si limita ad interventi spot, confusi e contraddittori, senza risolvere alcuno dei problemi connessi al procedimento per il suo riconoscimento né affrontare la questione dell'integrazione delle persone che vivono da tempo in Italia e che ci chiedono di uscire dal limbo giuridico in cui sono costretti.
  Richiamati a tale proposito il parere contrario espresso su emendamenti del suo gruppo in materia di ius scholae e l'invito a non andare a votare in occasione del referendum in materia di cittadinanza per naturalizzazione, fa presente che la maggioranza non risolve neanche le problematiche connesse alla cittadinanza iure sanguinis ma anzi interviene a complicare le relative procedure, gettando nel caos gli uffici consolari che non sanno in che modo gestire i procedimenti in corso. Ne deduce che la maggioranza non ha alcuna volontà di risolvere la questione, volendo utilizzare il tema della cittadinanza – analogamente a quanto avviene per il fenomeno migratorio, esclusivamente come scalpo elettorale.
  Chiedendosi quindi a che servano ben tre relatori del provvedimento ed un sottosegretario se nessuno di tali importanti esponenti della maggioranza ha il coraggio di intervenire nel merito, chiarendo tra l'altro le ragioni dei pareri contrari espressi, conclude che l'invito a rimanere a casa in occasione del referendum di giugno faccia il paio con il loro silenzio in Parlamento, in obbedienza a diktat provenienti dall'alto.

  Valentina D'ORSO (M5S) dichiara che l'intervento della collega Baldino mette in evidenza che la «normetta» introdotta con l'articolo 9 del decreto-legge in esame incide sulla medesima legge n. 91 del 1992, oggetto delle modifiche apportate del decreto-legge n. 36 del 2025, all'esame della Camera in questi stessi giorni. Rilevando come gli interventi spot messi in campo tradiscano nella maggioranza la presenza di poche idee, per di più confuse, sull'argomento, li sollecita ad affrontare la questione nel solco di quanto fatto dal legislatore del 1992 che ha dimostrato una maggiore consapevolezza della delicatezza della materia.
  Ritiene che l'azione del Governo che, pur adottando un apposito decreto-legge in tema di cittadinanza, introduce una «normetta» riguardante analoga materia nel decreto-legge sicurezza, manifesti un'immagine di confusione e di incompetenza e tradisca la mancanza di una visione d'insieme e di lungo termine.
  Si tratta a suo avviso di un legislatore non lungimirante, all'inseguimento di emergenze non corrispondenti alla realtà del Paese, che interviene in maniera disordinata, ritornando a distanza di pochi giorni sulle medesime leggi e mettendo di conseguenza in difficoltà, tra gli altri, gli operatori del diritto e gli addetti della pubblica amministrazione, cui spetta l'attuazione delle disposizioni. In conclusione, auspica che in futuro il Governo si limiti a svolgere la funzione esecutiva lasciando quella legislativa al Parlamento che la svolgerà forse con tempi più lenti ma sicuramente meglio.

  Alfonso COLUCCI (M5S) illustra l'emendamento Magi 9.19, che mira a correggere un vizio evidente dell'articolo 9 del provvedimento, la cui lettera b) aumenta il periodo in cui può essere disposta la revoca della cittadinanza nei confronti del cittadino naturalizzato condannato per taluni gravi reati. Ritiene che tale disposizione non reggerà al vaglio della Corte costituzionale, in quanto prevede una sorta di pena perpetua, accessoria, post factum, comminata anche a distanza di anni nei confronti di un soggetto che potrebbe aver scontato interamente la condanna subita, e Pag. 15dunque in evidente contrasto con la funzione rieducativa che l'articolo 27, terzo comma, della Costituzione assegna alla pena.
  La norma genera inoltre una grave disparità di trattamento, in violazione dell'articolo 3 della Costituzione, dal momento che la revoca della cittadinanza riguarda esclusivamente i cittadini naturalizzati.
  Per altro verso, la norma è carente quanto alla previsione di una previa valutazione circa la pericolosità in concreto del soggetto interessato dalla revoca della cittadinanza. Da ciò deriva una lesione diretta dei diritti della persona, mancando un bilanciamento tra questi e le istanze di sicurezza sociale.
  Prevedendo un ampio contenzioso su questo tema e facendo seguito alle considerazioni della collega D'Orso, dichiara il proprio voto favorevole all'emendamento Magi 9.19, che mira a ridurre taluni dei vizi di costituzionalità in precedenza censurati, che portano a una netta presa di posizione contraria del suo Gruppo rispetto alla disciplina recata dall'articolo 9.

  Le Commissioni respingono l'emendamento Magi 9.19.

  Filiberto ZARATTI (AVS) interviene sugli identici emendamenti Zaratti 10.2 e Magi 10.3, soppressivi dell'articolo 10 del provvedimento, che al primo comma introduce nel codice penale, all'articolo 634-bis, una nuova fattispecie di reato.
  Coglie l'occasione per ricordare che è già presente nel codice una fattispecie analoga, all'articolo 633, e che il Governo è già intervenuto in materia con il cosiddetto «decreto rave party». Aggiunge che la nuova fattispecie, che peraltro si riferisce in modo incongruo anche alle pertinenze, è destinata a trovare applicazione anche nei confronti delle persone che abbiano subìto uno sfratto per morosità incolpevole, rischiando di generare una bomba sociale incredibile.
  Appare quindi manifesta, a suo giudizio, l'ossessione dell'Esecutivo per la creazione di nuove fattispecie penali e l'aumento delle pene, come se i problemi sociali fossero qualificabili come questioni di mero ordine pubblico e fossero risolvibili con delle politiche securitarie, che finiscono in realtà per aggravare la tensione sociale, senza beneficio alcuno per la collettività.
  Sostiene invece come la «questione casa» debba essere studiato, affrontato e risolto attraverso attente politiche sociali, dotate di adeguati finanziamenti pubblici, per le quali si rende necessario un confronto politico costruttivo, cui tuttavia il Governo si sottrae in modo inaccettabile.

  Le Commissioni respingono gli identici emendamenti Zaratti 10.2 e Magi 10.3.

  Valentina D'ORSO (M5S) illustra l'emendamento 10.4 a sua prima firma, interamente sostitutivo dell'articolo 10 del decreto-legge. Ritiene infatti che siano possibili e condivisibili alcuni piccoli interventi normativi per migliorare la tutela dell'ordinamento giuridico, in ambito penale, rispetto alle occupazioni arbitrarie di immobili destinati a domicilio altrui.
  Ricorda peraltro che la proposta emendativa del suo Gruppo sul tema non è nuova, risalendo alla discussione di una proposta di legge a prima firma Bisa, che il MoVimento 5 Stelle mirava a correggere attraverso una proposta di legge alternativa. Torna quindi a difendere l'opportunità di tale correttivo, volto a punire con una disciplina specifica solo quelle fattispecie segnate da un rilevante disvalore.
  In particolare, osserva come non vi sia alcun vuoto normativo da colmare, dal momento che la fattispecie di cui all'articolo 633 del codice penale può ben costituire il reato base che, tramite l'introduzione di specifiche aggravanti, consente di punire adeguatamente fatti particolarmente gravi, come l'occupazione di un'abitazione altrui con violenza alla persona o minaccia ovvero durante l'assenza della persona offesa o nelle ipotesi di commissione del delitto da parte di più di cinque persone o da persona palesemente armata, o ancora nei confronti di una persona fragile.
  Per altro verso, l'emendamento a sua prima firma prevede la procedibilità d'ufficio nelle ipotesi aggravate, delineate in modo puntuale, mentre l'articolo 10 del decreto-legge – che ritiene possa essere Pag. 16oggetto di censura sul punto da parte della Corte costituzionale – prevede la procedibilità d'ufficio in un ampio numero di casi, tra i quali potrebbe rientrare anche l'ipotesi di morosità incolpevole.
  Inoltre, con riguardo alla necessità di prevedere una procedura accelerata per la reintegrazione nel possesso dell'immobile, sostiene che la proposta avanzata dal suo Gruppo abbia il merito di riconoscere le prerogative del giudice, che invece il decreto-legge attribuisce impropriamente agli ufficiali di polizia giudiziaria, i cui organici non sono oltretutto adeguati da un punto di vista numerico, secondo quanto riferito dagli stessi rappresentanti di categoria auditi dalle Commissioni riunite.

  Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sull'emendamento D'Orso 10.4, di cui è cofirmatario, fa seguito alle considerazioni della collega ed esprime la propria netta contrarietà rispetto all'articolo 10 del provvedimento, che si sovrappone a discipline già esistenti nel nostro ordinamento – come gli articoli 633 e 634 del codice penale – contribuendo alla creazione di un quadro giuridico disorganico e confuso.
  In particolare, sottolinea come si consenta alla polizia giudiziaria di disporre il rilascio e il reintegro senza un vaglio giudiziario circa la sussistenza dei diritti in questione, con una torsione dei princìpi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.
  La genericità della norma poi, in contrasto con i princìpi di tassatività e chiarezza della norma penale, rischia di avere gravi risvolti negativi per gli operatori del diritto e la tutela dei cittadini.
  Sotto un ulteriore profilo denuncia la carenza di un contraddittorio tra le parti, quanto mai opportuno in taluni casi – come nel caso dei contratti di locazione – in cui non è facile stabilire chi abbia diritto all'immobile.
  Nel complesso ritiene quindi che la norma si ispiri al cosiddetto «penal-populismo», dimostrato da un aumento spropositato e sproporzionato dei reati e delle pene. Nel riaffermare che il MoVimento 5 Stelle intenda tutelare nel modo più efficace possibile la proprietà privata dalle occupazioni abusive, ribadisce che le pene debbono essere parametrate all'offensività della condotta penalmente rilevante e che il diritto penale non può essere utilizzato come surroga delle politiche sociali, che il Governo non attua in alcun modo.
  Reputa altresì che le misure contenute nell'articolo 10 risulteranno inefficaci, poiché non sono gli aumenti di pena a produrre un effetto deterrente, quanto piuttosto la certezza della pena, che non sarà assicurata, non essendo stanziate le risorse necessarie per incrementare gli organici della magistratura e della polizia giudiziaria.
  In conclusione, ritiene che la sostanziale trasformazione di fattispecie civilistiche di inadempimento contrattuale in fattispecie penali non farà altro che generare incertezza e contraddittorietà in un «ordinamento» giuridico sempre meno ordinato.

  Federico CAFIERO DE RAHO (M5S), intervenendo sull'emendamento D'Orso 10.4, osserva come l'articolo 634-bis del codice penale non si limiti a tutelare il diritto di proprietà, ma finisca piuttosto per affrontare la questione della difficoltà abitativa attraverso la previsione di una sanzione penale, offrendo una soluzione punitiva in sostituzione di politiche pubbliche in grado di garantire un accesso effettivo all'abitazione.
  Evidenzia che, in questo contesto, la pena diviene l'unico mezzo con cui affrontare il problema abitativo: chi occupa un immobile viene punito, senza che vi sia un sistema in grado di evitare che si giunga a tali condotte censurabili. A tal proposito, rileva come oggi si assiste a un inasprimento normativo che pone sullo stesso piano condotte molto diverse tra loro, come quelle caratterizzate da violenza e minaccia, e altre che si configurano, invece, attraverso meri artifici o raggiri.
  Segnala come tale equiparazione sia del tutto inappropriata, in quanto si tratta di comportamenti che non possono essere considerati omogenei sotto il profilo giuridico e sociale. Richiama inoltre i principi costituzionali di determinatezza, tipicità e proporzionalità della norma penale, che nel Pag. 17caso di specie sono completamente disattesi.
  Inoltre, evidenzia che il testo in esame tende a porre sullo stesso piano le condotte di occupazione e quelle di intromissione, sebbene, come emerso durante le audizioni svolte nel corso dell'esame del provvedimento, si tratti di fattispecie profondamente differenti. Ricorda che l'intromissione riguarda spesso soggetti o movimenti che si pongono a sostegno di persone in situazione di disagio abitativo, e che le loro azioni, pur non avendo finalità propriamente occupative, rischiano comunque di essere penalmente perseguite. Esprime quindi una forte critica nei confronti dell'approccio securitario, a suo avviso, penalizzante e stigmatizzante adottato nei confronti del fenomeno dell'occupazione degli immobili.
  Evidenzia come il Governo, anziché intervenire per rafforzare le politiche pubbliche in materia di edilizia residenziale e garantire concretamente il diritto alla casa per le fasce più deboli della popolazione – sempre più escluse da un mercato immobiliare inaccessibile – scelga di ricorrere a un intervento repressivo, mostrando un approccio improntato alla rigidità. Ribadisce infine la propria contrarietà a tale indirizzo legislativo, pur riconoscendo l'importanza della tutela del diritto di proprietà, ritenendo tuttavia imprescindibile il dovere dello Stato di intervenire, nel rispetto del principio di proporzionalità, per porre rimedio alle violazioni a tale diritto. Giudica, pertanto, inaccettabile un siffatto intervento normativo.

  Le Commissioni respingono l'emendamento D'Orso 10.4.

  Ciro MASCHIO, presidente, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta già convocata per la giornata di domani, martedì 20 maggio, alle ore 9.

  La seduta termina alle 20.25.