XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 727 di mercoledì 14 ottobre 2026

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANTONIO D'ALESSIO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 104, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,05).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle 9,15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 9,05, è ripresa alle 9,15.

Seguito della discussione del disegno di legge: “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” (A. C. 2789-A​) e delle abbinate proposte di legge: Panizzut ed altri; Serracchiani; Conte ed altri; Candiani ed altri; Faraone e Giachetti; Ciani ed altri; Malavasi ed altri; Tenerini e De Palma; Stefani ed altri; Giorgianni ed altri; Ciocchetti ed altri; Zanella ed altri (A.C. 114​-159​-307​-344​-443​-998​-1426​-1461​-1507​-1682​-1690​-2007​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2789-A​: “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” e delle abbinate proposte di legge nn. 114​-159​-307​-344​-443​-998​-1426​-1461​-1507​-1682​-1690​-2007​.

Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Invito la rappresentante del Governo a esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/1 Cesa il parere è favorevole con riformulazione. Premettere agli impegni le parole: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare le iniziative volte”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/2 Varchi il parere è favorevole.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, n. 9/2789-A/4 Quartini, n. 9/2789-A/5 Tucci, n. 9/2789-A/6 Cherchi, n. 9/2789-A/7 Sportiello e n. 9/2789-A/8 Auriemma il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare in un unico impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli equilibri del sistema previdenziale, iniziative volte a valorizzare anche sotto il profilo previdenziale l'attività di cura svolta dai caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare con un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese volte a valorizzare il contributo fornito dagli studenti caregiver e a tutelare il proseguimento del loro percorso formativo”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, la riformulazione è identica a quella che vi ho appena letto. Vuole che la rilegga?

PRESIDENTE. Quale mi scusi?

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Quella dell'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana.

PRESIDENTE. No, va bene così. Prego.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di proseguire nelle iniziative già intraprese volte alla tutela del benessere psicofisico dei caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/15 Carmina il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 3 e 4, premettere a ciascun impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, n. 9/2789-A/17 Lomuti e n. 9/2789-A/18 L'Abbate il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 3, 5 e 6, riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nel rafforzamento delle misure a sostegno dei caregiver familiari, valorizzando il carico assistenziale e gli oneri connessi all'attività di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 4, 5, 6 e 7, riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno dei caregiver familiari, anche al fine di favorire la conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4, 5, 6 e 7, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli equilibri del sistema previdenziale, iniziative volte a valorizzare, anche sotto il profilo previdenziale, l'attività di cura svolta dai caregiver familiari.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare l'impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ulteriori iniziative volte a favorire un'attuazione omogenea delle misure previste dal provvedimento in esame”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4, 5, 6 e 7 riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno dei caregiver familiari anche al fine di favorire la conciliazione tra attività lavorativa e di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4 e 8, riformulare l'impegno nei seguenti termini “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a tutela dei minori che convivono con persone con disabilità o non autosufficienti, con particolare riguardo al diritto allo studio e al pieno sviluppo personale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/ 26 Forattini il parere è favorevole con la seguente riformulazione: espunte le premesse dalla n. 4 alla n. 9, riformulare in un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a tutela del benessere psicofisico dei caregiver familiari, anche favorendo il rafforzamento delle reti territoriali di sostegno”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1, riformulare l'impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, di incrementare ulteriormente le risorse già stanziate in via strutturale dal provvedimento in esame per il sostegno dei caregiver familiari”.

PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, provo a suonare per non interrompere la Ministra, ma mi pare che non funzioni. Forse pensate che sia una cosa musicale… è per chiedervi di stare in silenzio, perché non riusciamo a sentire quello che la Ministra sta dicendo. Poi, ovviamente, non sentite i pareri…

Aspetti Ministra, finché non c'è silenzio è completamente inutile riprendere. Colleghi, ce la facciamo?

Prego.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, n. 9/2789-A/30 Malavasi e n. 9/2789-A/ 31 Ghio il parere è contrario.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/32 Ciancitto e n. 9/2789-A/33 Cerreto il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare in un unico impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ulteriori iniziative volte a favorire un'attuazione omogenea delle misure previste dal provvedimento in esame”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1, riformulare in un unico impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, di incrementare ulteriormente le risorse già stanziate in via strutturale dal provvedimento in esame per il sostegno dei caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4 e 5, riformulare in un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno del caregiver familiare, favorendo la conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura e valutando ulteriori forme di tutela anche sotto il profilo previdenziale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1 e la n. 2, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità di estendere l'ambito applicativo di alcune misure previste dal disegno di legge compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e nel rispetto del sistema di tutele graduate e differenziate ivi delineato”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra il parere è contrario.

PRESIDENTE. Bene, stiamo inviando ai delegati d'Aula le riformulazioni così le avrete a disposizione.

Allora, iniziamo dall'ordine del giorno n. 9/2789-A/1 Cesa: parere favorevole con riformulazione, va bene? Qualcuno mi dice se l'ordine del giorno Cesa viene accolto o non viene accolto? Sì, è un generale sì.

L'ordine del giorno n. 9/2789-A/2 Varchi va bene.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Stiamo votando l'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, è il primo voto, portiamo un po' di pazienza, un po' eh, non troppa (Commenti della deputata Boldrini)... Lo vedo, Presidente Boldrini, che c'è la fila. Ovviamente ricordiamo che il preavviso servirebbe a prendere la tessera. Io lo dico, perché così resta nei nostri…

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/4 Quartini, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il collega Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Abbiamo detto che questo provvedimento è l'ennesima delega e, devo dire, anche squalificante, visto come sono andate le votazioni degli emendamenti e visto lo svilimento continuo di quest'Aula.

Questa legge delega ha dei perimetri estremamente discutibili, al punto di definire questo provvedimento sostanzialmente una scatola vuota, una scatola vuota che peraltro non prevede finanziamenti freschi rispetto al tema dei caregiver familiari. Praticamente, c'è una partita di giro: si tolgono i finanziamenti che erano previsti per le persone con disabilità e si danno ai caregiver. I finanziamenti prevedono, per il primo anno, l'istituzione del portale INPS, con una prassi burocratica massacrante per cui i caregiver, che si devono preoccupare non solo dell'assistenza, non solo di pulire, non solo delle spese farmaceutiche, non solo della ricerca dei farmaci, non solo delle visite mediche per il proprio caro, si trovano anche costretti a combattere contro lo Stato. Con zero risorse stanziate, si dice: forniamogli l'assistenza psicologica, ma sappiamo che i servizi di salute mentale sono allo stremo, perché manca personale, perché non c'è questa disponibilità. Alla fine, se hanno bisogno di sostegno psicologico, dovranno pagare di tasca propria lo psicologo di riferimento.

Allo stesso tempo, sappiamo bene che non esiste nessun tipo di tutela rispetto allo smart working e sappiamo che non esiste nessun tipo di tutela rispetto ai contributi figurativi ai fini pensionistici. Quindi, i nostri caregiver, di fatto per l'ennesima volta, sono costretti a svolgere un LEA occulto nella invisibilità totale, lasciati da soli. Questo è il dato di fatto.

Addirittura, un ordine del giorno come questo non viene per niente preso in considerazione. C'è un voto contrario della maggioranza a prescindere. In quest'ordine del giorno che cosa si chiedeva? La possibilità per il figlio caregiver di avere una reversibilità della pensione della persona con disabilità in caso di decesso, se non avesse altro reddito, cioè se fosse stato privo di altri redditi, e di organizzarsi per il reperimento di tali risorse. Io credo che ci sia una sorta di sadismo su un ordine del giorno di questo tipo. È un ordine del giorno talmente di buonsenso che evidentemente, oltre a non riconoscere niente ai caregiver, li volete semplicemente lasciare sì da soli, renderli sì invisibili, ma evidentemente gli volete far male.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/4 Quartini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

L'onorevole Carotenuto sottoscrive (Commenti della deputata D'Orso). Adesso chiudiamo la votazione e poi le do la parola. Non l'ho vista, collega D'Orso, può capitare. Aveva appena finito di parlare il collega Quartini.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Presidente…

PRESIDENTE. Aspetti che ha il microfono spento. Riprovi.

ANDREA QUARTINI (M5S). Se ho ben capito, perché fino alle 9 ero collegato anch'io e poi è andata in segreto, la Commissione su Il Forteto è ancora convocata. Allora, chiedo come quest'Aula possa contemporaneamente procedere con le votazioni, mentre una Commissione d'inchiesta - peraltro importante, perché stava procedendo all'audizione di un magistrato importante, il magistrato Giuttari - è ancora convocata e chiedo come quest'Aula possa tollerare che ci sia questa situazione.

Quindi, chiedo di verificare questo, perché la collega Ascari, che è convocata in Commissione, ovviamente avrebbe anche gradito fare il suo intervento rispetto all'ordine del giorno. Lo sono venuto a sapere in questo momento e, quindi, chiedo questa correzione.

PRESIDENTE. Anche noi stiamo verificando. Magari se vi capita, appunto, di avere un'informazione del genere - che evidentemente noi non avevamo, altrimenti ve lo avremmo comunicato - e se riuscite a venircela a dire, facciamo la verifica in diretta. Anzi, la stiamo facendo in questo istante.

Intanto sospendo per due minuti, così almeno verifichiamo. La seduta è sospesa, riprenderà alle 9,35.

La seduta, sospesa alle 9,33, è ripresa alle 9,39.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/5 Tucci, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/5 Tucci, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Nel frattempo ci siamo accertati che la Commissione fosse stata sconvocata.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/6 Cherchi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/6 Cherchi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/7 Sportiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/7 Sportiello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/8 Auriemma, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Auriemma. Ne ha facoltà.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. In realtà, non mi sorprende il parere contrario del Governo rispetto a quest'ordine del giorno che vuole veramente riconoscere la cura come un valore, prevedendo un contributo mensile dai 600 a 1.200 euro garantiti con un ISEE di 40.000 euro.

Questo provvedimento, secondo me, è proprio una beffa nei confronti di chi, all'interno del proprio nucleo familiare, ha una persona con disabilità. Voi la cura non è che la riconoscete, voi la ostacolate quasi, la scoraggiate. È assurdo pensare che la misuriate con un cronometro: chi fa 91 ore settimanali, cioè 13 ore al giorno tutti i giorni, ha un riconoscimento; chi ne fa una in meno non ha un riconoscimento.

È evidente che voi avete messo una serie di paletti per fare in modo che la stragrande maggioranza della platea dei caregiver non troverà beneficio da questo provvedimento e ciò è assurdo. È assurdo perché - ed è stato detto in maniera eccellente dai miei colleghi - questi genitori, questi fratelli, queste sorelle sono il sostegno, sono le gambe, sono la testa, sono gli occhi di queste persone e nella vita, ogni giorno, devono combattere contro un ostacolo che pone tanti ostacoli. Questa è un'occasione perduta e ci dispiace che purtroppo questo mondo, il mondo della disabilità, ancora una volta veda questo Governo chiudergli le porte in faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/8 Auriemma, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti. Va bene la riformulazione? No, quindi il parere è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Sottoscrivo l'ordine del giorno.

Voglio portare in quest'Aula la voce di tante persone con disabilità e delle loro famiglie che, ogni giorno, affrontano difficoltà enormi e che, troppo spesso, si trovano di fronte a diritti riconosciuti sulla carta, ma negati nella realtà. Il problema non è soltanto approvare nuove leggi, il problema è garantire che quelle leggi vengano applicate, che le risorse siano effettivamente disponibili e che nessuna famiglia sia costretta a elemosinare ciò che dovrebbe spettarle di diritto.

Per questo, Presidente, desidero raccontare in quest'Aula del Parlamento una storia reale, concreta. È la storia di Alessia, una ragazza di 14 anni, che vive in Piemonte, e della sua famiglia. Sua madre si prende cura di lei quotidianamente, affrontando tutte le responsabilità, le difficoltà e i sacrifici che comporta assistere una figlia con disabilità. Secondo quanto riferito dalla famiglia, la normativa regionale prevede la possibilità di accedere a un contributo mensile di 500 euro per i caregiver familiari. E sapete quante volte questa famiglia è riuscita a ricevere quel sostegno in 14 anni? Soltanto per un anno, un anno su 14. E la motivazione che viene riferita è sempre la stessa: non ci sono fondi. Tanto che, raccontano, viene persino sconsigliato di presentare la domanda.

Ma allora mi rivolgo, Presidente, al Governo: che valore ha un diritto se non ci sono le risorse per esercitarlo? Che senso ha prevedere un contributo economico se poi le famiglie non possono effettivamente beneficiarne? Non possiamo continuare a lasciare sole le persone che si prendono cura giorno e notte dei propri familiari. I caregiver familiari svolgono un lavoro preziosissimo, spesso invisibile, che richiede tempo, energie, rinunce personali e professionali. Eppure, troppo spesso non ricevono un sostegno economico adeguato, non hanno sufficienti servizi di sollievo e si trovano costretti a ridurre o abbandonare il proprio lavoro. Non bastano i riconoscimenti formali, servono finanziamenti certi, continuativi e realmente accessibili.

C'è un'altra questione che in quest'Aula del Parlamento voglio sollevare con forza: quella della fornitura gratuita delle scarpe ortopediche predisposte, un tema sul quale ho già presentato un'interrogazione parlamentare. Parliamo di dispositivi che per molte persone con disabilità sono indispensabili per camminare, mantenere una postura corretta, prevenire complicazioni e conservare la maggiore autonomia possibile. Non stiamo parlando di un lusso, non stiamo parlando di una scelta estetica: stiamo parlando di salute, di mobilità, autonomia e dignità.

La richiesta è precisa: ripristinare e garantire la fornitura gratuita delle calzature ortopediche predisposte per le persone che ne hanno necessità sulla base di una prescrizione sanitaria appropriata. Non è accettabile che un ausilio necessario diventi una spesa che grava interamente sulle famiglie, soprattutto quando si tratta di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze che crescono e hanno bisogno di sostituzioni periodiche. La disabilità non può diventare una condizione che espone le famiglie a costi sempre maggiori mentre il sostegno pubblico rimane insufficiente.

Chiudo, Presidente, dicendo che, dietro ogni contributo non erogato, dietro ogni servizio che manca, dietro ogni ausilio che la famiglia deve pagare, ci sono persone reali, ci sono madri e padri che non possono permettersi di ammalarsi, di fermarsi, di riposare; ci sono persone con disabilità che chiedono semplicemente di poter vivere con dignità e autonomia; ci sono famiglie che non chiedono privilegi, ma il rispetto dei propri diritti.

La misura della civiltà di un Paese si vede anche da come garantisce i diritti delle persone con disabilità e da quanto sostiene chi se ne prende cura e questi diritti non possono dipendere dalla regione in cui si nasce, dal reddito della propria famiglia o dalla disponibilità occasionale di un fondo, perché una famiglia non può aspettare 14 anni per ricevere un sostegno che dovrebbe essere garantito con continuità e perché la dignità delle persone non può dipendere dalla frase: “i fondi sono finiti” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Dell'Olio sottoscrive l'ordine del giorno. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Sono davvero amareggiata per il parere contrario rispetto a quest'ordine del giorno. Mi sarei quantomeno aspettata un impegno del Ministro, anche con una riformulazione. È un ordine del giorno particolarmente importante perché riguarda il lavoro agile e la flessibilità dell'orario di lavoro dei caregiver, praticamente la possibilità per i caregiver di svolgere il lavoro in smart working.

È un ordine del giorno così importante perché la maggior parte dei caregiver - tra l'altro sono donne quindi questo implica un gap occupazionale molto importante - nell'assenza della possibilità di svolgere smart working spesso e volentieri è costretta a lasciare il lavoro.

La situazione oggi qual è? La situazione oggi è quella della possibilità da parte del caregiver di richiedere lo svolgimento di lavoro in smart working o una maggiore flessibilità dell'orario di lavoro, ma questa richiesta deve essere accettata a discrezione del datore di lavoro, quindi non c'è un diritto soggettivo pieno del caregiver a usufruire dello smart working. Questo, come dicevo prima, è un grandissimo problema perché impone alle donne e agli uomini che svolgono il ruolo di caregiver di scegliere tra lo svolgimento di un'attività lavorativa e la cura del proprio familiare. Non è un diritto soggettivo, tant'è che il datore di lavoro può, a sua discrezione e in base alle esigenze organizzative della sua azienda, decidere se concedere o meno lo smart working. E c'è una cosa ancora peggiore: quando il datore di lavoro rigetta la richiesta del caregiver di svolgere lo smart working, non deve neppure motivare questa richiesta.

Quindi, con quest'ordine del giorno andiamo a chiedere due cose fondamentali: che la richiesta di smart working da parte dei caregiver diventi un vero e proprio diritto soggettivo e non una mera discrezionalità del datore di lavoro; e che poi venga previsto l'obbligo, per il datore di lavoro pubblico o privato, di fornire un riscontro scritto e di indicare, entro 30 giorni dalla richiesta, le motivazioni per cui rigetta la richiesta di smart working fatta dal caregiver.

Questo è un ordine del giorno estremamente importante che tocca la vita concreta dei caregiver e prevedere quest'obbligo di riscontro scritto sarebbe stato una cosa molto importante per dare un elemento concreto ai caregiver, anche per opporsi a un eventuale diniego del datore di lavoro. Ancora una volta esprimete un parere totalmente contrario, ancora una volta - mi dispiace - dimostrate che questo provvedimento non ha per niente a cuore il destino dei caregiver, ma diventa soltanto una bandierina e un provvedimento vuoto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

La deputata D'Orso sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana. Onorevole Fontana, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro. Onorevole Di Lauro, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi. Onorevole Ricciardi, accoglie la riformulazione? No e chiede di intervenire.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Purtroppo non posso accettare questa riformulazione o quantomeno voglio evidenziare gli aspetti che non mi convincono assolutamente di questa riformulazione. Nella riformulazione si chiede l'impegno a proseguire le iniziative già intraprese. Quali sono le iniziative già intraprese e previste quindi nella proposta? I sostegni e le misure volte a tutelare il benessere psicofisico del caregiver “possono” comprendere, non dice “devono” comprendere, ma possono comprendere di beneficiare di misure di sostegno psicologico.

Queste misure come sono finanziate? Se andiamo a vedere, nel testo della proposta si dice che sono finanziate “a valere sul budget di progetto”. Questo significa che non c'è uno stanziamento dedicato al supporto psicologico, ma queste risorse sono eventuali, possono esserci o possono non esserci. Non c'è un capitolo di spesa dedicato, non ci sono risorse finalizzate e quindi questo comporta un rischio enorme: quello delle forti disuguaglianze tra una regione e un'altra.

Non sono passate molte settimane da quando, purtroppo, abbiamo tutti ascoltato la tragedia, che si è consumata a Roma, di una famiglia, di una madre e di un padre giovani, caregiver della loro figlia gravemente malata, che non ce la facevano più. Hanno deciso di farla finita perché il dolore era troppo grande; probabilmente l'hanno fatto anche perché si sono trovati a dover investire tantissime risorse personali, a sacrificare tantissimo dal punto di vista lavorativo per seguire cure miracolose dall'altra parte del mondo. Io credo che nessun medico del Servizio sanitario nazionale abbia loro consigliato di seguire cure non efficaci, ma posso comprendere quelle famiglie che hanno cercato di fare tutto quello che era in loro potere per sostenere la figlia e provare a curarla.

Allora, di fronte a questa disperazione, di fronte a questa solitudine - che non è soltanto di quella famiglia, ma ci sono tantissime famiglie italiane che vivono nella disperazione e nella solitudine di dover seguire una persona gravemente malata e ancor di più se è un figlio - serve un sostegno tangibile, concreto e reale: un supporto professionale che può essere garantito da uno psicologo.

Quindi, non deve essere una possibilità, ma deve essere garantito con risorse dedicate. Tant'è che noi nell'ordine del giorno chiedevamo, appunto, di istituire nel bilancio dello Stato un capitolo di spesa autonomo e vincolato per finanziare in modo omogeneo, su tutto il territorio nazionale, i servizi di supporto psicologico continuativo e di sostituzione e sollievo d'emergenza. Infatti, quando il caregiver si allontana, non può essere messo nell'imbarazzo di dover decidere se allontanarsi per una sua urgenza, per dover fare una visita medica oppure lasciare da sola la persona che assiste.

E, quindi, chi ha la possibilità economica paga 10-15 euro una persona che va lì e lo sostituisce, ma chi non ha questa possibilità si trova costretto a dover decidere se allontanarsi oppure no, e questo francamente non è accettabile. Io credo che queste risorse, per provare a lenire un minimo le sofferenze di queste persone, debbano essere trovate. Voi eravate disposti a spendere 300 milioni per riformare la magistratura e avere due CSM: io dico pochi milioni per queste persone, per il supporto psicologico. Abbiamo da anni bloccata una proposta di legge per istituire lo psicologo di comunità; una proposta bipartisan che è bloccata perché manca la volontà di metterci dei soldi. Ma, allora, quali sono le priorità del nostro Paese? Quali sono? Perché credo che garantire un minimo di aiuto e supporto a queste persone in gravissime difficoltà sia una delle priorità che dovremmo perseguire. Pertanto, non posso accogliere questa riformulazione e chiedo di mettere al voto l'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Avverto che il gruppo MoVimento 5 Stelle ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari ad un terzo rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/15 Carmina, sul quale vi è parere favorevole con riformulazione: va bene? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il collega Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Grazie, Presidente. Vede, mentre noi stiamo qui a votare e a scegliere per lei, c'è una donna che è sveglia dalle 5 di stamattina, che ha una cinquantina d'anni e ha lasciato il lavoro per assistere la madre malata di Alzheimer. La notte non dorme mai perché deve lavarla, imboccarla, somministrarle farmaci; poi passa la giornata a litigare con l'ASL per un presidio che non arriva. Non ha ferie, non ha malattia e non ha contributi. In Italia ci sono 7 milioni di persone come lei - 7 milioni -, quasi tutte donne. Sono praticamente un servizio sanitario parallelo che, però, lo Stato non paga, perché se lo pagano loro con il loro tempo e la loro vita.

Allora, per queste persone oggi, secondo voi, dovremmo festeggiare. Io, francamente, sono indignato e vi spiego perché. Mettiamo a confronto due modi di governare. Quando al Governo c'eravamo noi, il fondo per i caregiver è stato creato ed è stato aumentato nel corso del tempo; con voi è stato sciolto. Quando al Governo c'eravamo noi, con la Ministra Catalfo abbiamo creato un secondo fondo e lo abbiamo portato a 80 milioni; nel 2022, poi, per i caregiver abbiamo stanziato oltre 100 milioni di euro. Da quando al Governo ci siete voi, e più precisamente dal 2024, quel fondo è finito dentro a un altro fondo, un fondo unico, che ha molti meno fondi, stando a quanto hanno raccontato anche le associazioni che abbiamo ascoltato nell'iter di questo disegno di legge.

Quando al Governo c'eravamo noi, ci siamo occupati di loro; durante la pandemia, abbiamo anche raddoppiato i permessi della legge n. 104, perché nessuno restasse solo mentre chiudevamo le scuole e i centri diurni. Voi, invece, qua, oggi, ci venite a dire che per la prima volta questo Parlamento si occupa dei caregiver, che ci mette dei soldi. Guardate, colleghi, vi informo che vi sbagliate: non è la prima volta, è la prima volta dopo che quei soldi li avevate tolti.

Allora, veniamo al mio ordine del giorno, che avete bocciato, che chiedeva due cose: la prima era togliere il tetto dei tre caregiver. Pensate, magari, a una famiglia in cui c'è una madre che ha ottant'anni e ha quattro figli. Uno magari sta con lei la mattina, uno la sera, uno copre il fine settimana. Uno, invece, deve prendere le ferie quando gli altri non ce la fanno. Ecco, per la vostra legge uno dei quattro non esiste: niente part time, niente lavoro agile, niente ferie cedute dai colleghi. Sono tutele che allo Stato non sarebbero costate niente, però per voi non vanno bene, chissà perché.

La seconda era togliere il limite dei 40 chilometri per chi non convive. Allora, io vi voglio far presente che da Napoli a Caserta magari si impiega poco più di mezz'ora, però nelle aree interne - io penso all'Irpinia, nel Cilento, nella mia Campania - la stessa distanza richiede il doppio del tempo. Una figlia che vive a Pozzuoli e ha il padre a Procida, tra l'altro, non conta i chilometri, deve contare i traghetti e deve vedere se ce la fa, perché, magari, d'inverno possono anche saltare. Insomma, questa regola premia chi ha un'autostrada vicino casa e punisce le aree interne. E non lo diciamo solo noi, lo dicono proprio le associazioni che ci hanno sottoposto questa criticità. Per voi, evidentemente, non è un problema, perché voi nei panni di queste famiglie non vi ci mettete, questa è la verità.

Concludo. Noi, ovviamente, voteremo a favore di quest'ordine del giorno, ma siamo profondamente indignati per questo provvedimento, perché il riconoscimento dei caregiver noi lo votiamo dal 2018 e lo abbiamo anche finanziato quando governavamo. Questa legge, a queste persone, dice che date loro, forse, poco e dopo. Invece, quando toccherà di nuovo a noi governare (Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Mai!”), diremo loro che ci sono le nostre mani tese verso di loro e non la carità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'ordine del giorno 9/2789-A/17 Lomuti, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare il collega Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Noi stiamo parlando oggi di una categoria di persone che, non per loro causa o per una loro volontà, si prendono cura di altre persone, mosse, fondamentalmente, da un motivo di amore, perché si prendono cura di una madre, di un padre, di un figlio o di una figlia che vivono in una condizione di disagio e che necessitano, quindi, dell'aiuto e dell'intervento di altre persone. E si occupano della vita quotidiana di queste persone, dalla pianificazione delle attività - come le visite mediche, la somministrazione dei medicinali, che avviene di giorno ma avviene anche, spesso, durante la notte -, si occupano dell'igiene personale, dei pasti.

Sono persone fondamentalmente e fortemente stressate, perché sentono la responsabilità della condizione di un'altra persona e hanno letteralmente in mano il suo futuro, e sono chiamate a fare delle cose per le quali non si è preparati: non si studia per queste cose. Paradossalmente, spesso e volentieri, ci si ritrova a pensare che si fanno delle cose per le quali non si è portati e lo si deve fare per tutta la vita della persona della quale ci si occupa.

Questo può portare - anzi, porta, spesso e volentieri - non soltanto a problemi di natura fisica ma, spesso, anche a problemi di natura mentale, come l'ansia, la depressione, l'affaticamento cronico. E questo perché dedicano molto del loro tempo alla cura di queste persone: è un grande impegno di tempo che porta, il più delle volte, a un vero e proprio isolamento sociale. Quelle notti insonni, molto spesso, non si recuperano - vuoi perché, magari, durante il giorno si fanno altre attività, ma, fondamentalmente, non si recuperano - e la perdita di sonno è una questione drammatica. Sono costretti a lasciare il lavoro e restano senza stipendio, senza un reddito economico. Non maturano nemmeno i contributi necessari per andare serenamente verso la pensione, senza pensieri.

C'è un'altra questione: questa categoria di persone affronta anche un'altra situazione, cioè queste persone devono affrontare settimanalmente delle spese per coprire le falle organizzative presenti nel nostro Paese. Molti dei beni medici, molti dei medicinali e degli strumenti che necessitano, non vengono forniti allo stesso modo dalle regioni, come ad esempio le siringhe o i pannolini per gli adolescenti o per gli adulti; le fisioterapie passate dalle ASL sono insufficienti. È una situazione, quindi, per cui è un “terno al lotto”: se nasci in una regione dove questi strumenti te li forniscono sei più fortunato rispetto a un'altra persona che nasce in una regione dove invece non li forniscono.

Si rinuncia a tutto, si rinuncia alla propria vita. Un sacrificio necessario, dettato invece dall'amore, e si tiene tutto dentro, come abbiamo visto prima con l'ordine del giorno della collega Ricciardi. Abbiamo proposto anche di verificare se c'è la possibilità da parte di questo Governo di trovare quei fondi necessari per istituire dei professionisti che diano il sostegno psicologico di cui queste persone hanno necessariamente bisogno.

L'ordine del giorno, che oggi molto probabilmente verrà bocciato a seguito del parere negativo di un Governo insensibile, chiedeva una cosa molto semplice, perché quando quella persona della quale ci si prende cura non c'è più il caregiver viene letteralmente abbandonato. È una persona che ha vissuto l'isolamento sociale che viene abbandonata dalla nostra comunità e questo non possiamo permettercelo, se andiamo in giro nel mondo a sciacquarci la bocca dicendo che noi siamo un Paese civile. Quindi, che cosa chiediamo? Innanzitutto, un sostegno economico eventuale, in base alla gravità della situazione della quale ci si è presi cura, alla durata della situazione e anche alla condizione economica del caregiver. In più, abbiamo chiesto di valutare la possibilità di prevedere anche delle forme di assistenza da parte di uno Stato degno di questo nome per quanto riguarda il reinserimento sociale di queste figure, anche attraverso la previsione di corsi di formazione per il loro reinserimento lavorativo.

Io non so come si fa a dire “no” a una proposta di un impegno per verificare se ci sono i fondi. L'ha detto di nuovo e voglio richiamare la collega Ricciardi, perché ha fatto un esempio concreto: avete previsto 300 milioni per un altro CSM, nella riforma della giustizia, e non riuscite a prevedere quei soldi necessari perché possiamo dire che noi siamo un Paese civile, che siamo un Paese che, rispetto al tema dell'umanità, è presente. Niente di tutto ciò, niente di tutto ciò.

Ancora una volta, siamo di fronte a una legge spot, siamo verso le elezioni. La tragedia della famiglia di Roma, dei due coniugi che si sono tolti la vita perché si prendevano cura di una figlia ed erano disperati, ha mosso forse qualcosa nel Governo, ma quando si tratta di mettere i soldi ecco qui che c'è il provvedimento spot. Grazie e buon voto a tutti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il deputato Dell'Olio sottoscrive.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/17 Lomuti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/18 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/18 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono. Onorevole, accoglie la riformulazione? No.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dico parere contrario perché mi avete detto che rifiutate le riformulazioni. No, Ministra, mi hanno detto che non le accolgono, ho tagliato io.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto. La riformulazione non è accolta.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani, su cui non viene accolta la riformulazione.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, su cui non viene accolta la riformulazione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

PRESIDENTE. Colleghi, sospendiamo brevemente l'esame del provvedimento, che riprenderà dopo la consegna del testo delle comunicazioni della Presidente del Consiglio dei ministri. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 10,09, è ripresa alle 10,10.

Consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

PRESIDENTE. (All'ingresso in Aula del Presidente del Consiglio dei ministri applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

L'ordine del giorno reca la consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

Ha facoltà di parlare la Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente. Buongiorno colleghi, sono venuta, come diceva correttamente lei, a consegnare il testo delle comunicazioni che ho reso al Senato in vista del dibattito di oggi pomeriggio (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare - I deputati del gruppo Fratelli d'Italia si levano in piedi).

PRESIDENTE. La ringrazio, Presidente. Prendo atto della consegna del testo delle sue comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026 da lei rese nella giornata odierna al Senato della Repubblica, che saranno pubblicate tempestivamente sul sito della Camera nella sezione dedicata al resoconto stenografico della seduta odierna.

Come previsto dal vigente calendario dei lavori, la discussione su tali comunicazioni avrà inizio, nella seduta odierna, a partire dalle ore 15,15.

Le risoluzioni alle comunicazioni potranno essere presentate non prima dell'inizio della discussione e non oltre un'ora dall'inizio della medesima discussione.

Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2789-A​ e abbinate.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione sul provvedimento A.C. 2789-A​ e abbinate.

Ricordo che eravamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, su cui c'è un parere favorevole con riformulazione che non viene accolta e, dunque, lo votiamo col parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin il parere è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.

ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine del giorno della collega Filippin perché - e ne abbiamo parlato anche in Commissione - continuiamo a non comprendere, anzi a osservare una certa allergia di questo Governo a portare in Parlamento delle relazioni annuali e devo dire che capita un po' su qualsiasi argomento. C'è la richiesta legittima di una legge, votata in Parlamento, con cui chiediamo che annualmente venga relazionato alle Camere per comprendere se la legge che è stata proposta dal Governo va nella direzione giusta, se effettivamente garantisce equità di accesso, se risponde ai bisogni dei caregiver, riportando a noi, quindi, come sta andando, quanti sono i beneficiari, quante sono le domande presentate, quante le domande accolte, quante le domande respinte, il tutto ripartito, ovviamente, anche sul piano regionale, per comprendere se la preoccupazione che abbiamo, ossia l'equità e il superamento delle disomogeneità territoriali, stanno andando nella giusta direzione per rispondere ai diritti legittimi dei caregiver. Invece, anche in questo caso c'è un parere contrario secco.

Allora, noi non capiamo quale sia il motivo per cui il Governo non è mai disponibile a relazionare al Parlamento sulle leggi che propone. Penso che sia una scelta sbagliata, una chiusura che umilia, in realtà, il Parlamento: ci chiamate a votare dei testi con una chiusura pregiudiziale forte rispetto, comunque, a tutte le proposte che facciamo.

E si vede bene anche dalle riformulazioni di questi ordini del giorno che, nel loro complesso, vengono a eliminare sempre le premesse non accogliendo le nostre preoccupazioni, in continuità con un testo imposto dalla maggioranza e senza nessuna apertura nel garantire LEP e LEPS, come abbiamo richiesto, che permetterebbero di superare le disomogeneità regionali. Ancora, non c'è nessuna vera apertura sulla parte contributiva e pensionistica, nessuna apertura sulla detraibilità delle spese, che aiuterebbe moltissimo i carichi di cura delle famiglie, e senza una volontà vera di trovare quel giusto equilibrio nel garantire la migliore qualità possibile per l'assistito, ma anche la miglior garanzia di vita possibile per i caregiver.

Ricordiamo ancora una volta che nel nostro Paese ci sono 12 milioni di persone, soprattutto donne in età lavorativa, che quotidianamente si fanno carico di supplire alle carenze statali garantendo il diritto al benessere e alle cure delle persone con fragilità, disabilità o anche inabilità temporanee. Questa allergia pregiudiziale verso il Parlamento è l'ennesimo gesto di arroganza di un Governo che non ha avuto nessuna disponibilità al dialogo con nessuna forza dell'opposizione per arrivare a un testo condiviso. Ancora una volta una bandierina di propaganda che contesteremo fino al termine dell'esame di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/26 Forattini, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/26 Forattini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/30 Malavasi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/30 Malavasi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/31 Ghio, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/31 Ghio, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/32 Ciancitto e n. 9/2789-A/33 Cerreto il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta, quindi lo votiamo con il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione. Vuole parlare? Revoco la votazione.

Ha chiesto di parlare la collega Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie Presidente. Sono costretta a respingere la proposta della Ministra perché l'ordine del giorno mette in evidenza una questione centrale, che evidentemente il Governo sottovaluta. Questa abbraccia tre aspetti decisivi: il primo è il fatto che i livelli essenziali di prestazioni da garantire ai caregiver devono essere omogenei a livello nazionale; il secondo è la possibilità di avere a disposizione risorse adeguate; il terzo riguarda invece l'effettivo coinvolgimento nei progetti di vita e nei progetti di assistenza individualizzati in modo tale che effettivamente questo, che abbiamo definito essere uno dei pilastri del welfare per le persone non autosufficienti o con disabilità, sia davvero tale.

Quindi chiediamo il voto dell'Aula, anche perché nella discussione all'interno della Commissione mi pareva che ci fosse un accordo su tutti i punti da me indicati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

L'onorevole Carotenuto sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Grimaldi, accetta la riformulazione? No, quindi il parere è contrario.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Mari, accetta la riformulazione? No, quindi il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Grimaldi, me lo dice lei se la riformulazione viene accettata? Non viene accettata. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Presidente, approfitto - anche per aiutare il collega Lomuti a condividere il sogno che ci appartiene rispetto a questo provvedimento e sulla base di uno scambio di vedute che ho avuto con altri colleghi dell'opposizione - di questo, sostanzialmente ultimo ordine del giorno, per sottoporre, innanzitutto al Ministro e poi alla maggioranza, una riflessione per chiedere se secondo voi in un provvedimento del genere non sia racchiusa tutta la contraddizione di un cortocircuito che ormai attraversa la politica e anche il Parlamento.

Stiamo, infatti, parlando di un provvedimento di straordinaria importanza. I colleghi che sono intervenuti, sono intervenuti nel merito di questioni particolarmente rilevanti anche per lo specifico personale delle famiglie - che sono tante - che vivono determinate situazioni.

Io non lo concepisco sulla riforma costituzionale, non lo concepisco sulla riforma elettorale anche perché poi succede, spesso e volentieri, che scegliere la contrapposizione, la totale indisponibilità al confronto, che non è semplicemente: “ascolto quello che dici, me ne frego e vado avanti”, ma il confronto dovrebbe comportare uno scambio, anche positivo, di interlocuzioni che consentano ai provvedimenti di essere cambiati e magari in parte migliorati, ma io dico: è mai possibile, signora Ministra e colleghi della maggioranza, che su un tema del genere il Governo non abbia trovato il modo su 220 emendamenti e 40 ordini del giorno di trovare una questione, un punto, una sottolineatura, una sfumatura su cui convergere (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra)? Cioè, abbiamo un'impostazione ideologica di maggioranza sul tema dei caregiver che si scontra con l'opposizione, ed è nella totale indisponibilità di rovinare un pacchetto prezioso e fatto così bene come quello che avete presentato? C'è qualcosa che non va. Ministra, c'è qualcosa che non va nella sua predisposizione rispetto a un testo come questo e - colleghi della maggioranza, lasciatemelo dire - c'è qualcosa che non va rispetto al rapporto parlamentare tra maggioranza e opposizione (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

Non possiamo andare avanti così. Ripeto: stiamo parlando di cose importanti, stiamo parlando della qualità della vita e del miglioramento della qualità della vita di persone che sono nelle nostre famiglie a cercare di aiutare i nostri familiari, i vostri familiari. Ma è possibile che dall'opposizione, su 200 proposte emendative e 40 ordini del giorno, non abbiate trovato una cosa che potesse essere utile a migliorare questo testo (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)? Non dico i soldi, perché tanto sappiamo perfettamente che, poi, i provvedimenti li fate soprattutto per spot, senza alcuna copertura finanziaria e il risultato si vede ogni volta che poi ci imbattiamo in problemi concreti.

Ma anche dal punto di vista dello spot, signora Ministra, sarebbe più utile per il Paese sapere che un tema di questo genere ha avuto il concorso reale del Parlamento, un coinvolgimento reale anche dell'opposizione. No, vi portate a casa un altro provvedimento che vi servirà per mettere un'altra pecetta nella campagna elettorale e che, però, non risolverà neanche minimamente i problemi strutturali che le famiglie incontrano (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo per associarci alla riflessione del collega Giachetti. Noi abbiamo fatto una scelta, che è stata quella di rifiutare in toto tutte le riformulazioni, anche perché oggi abbiamo assistito - non me ne voglia la Ministra, non è certo sua responsabilità - a una nuova creatività dei legislativi: si fa finta di riformularli e nella riformulazione non si interviene puntualmente come dovrà essere fatto nella prossima legislatura - lo dico per chi ci sarà, ovviamente, tra di noi -, ma invece, sostanzialmente, si rende generico l'impegno, talmente generico che è sostanzialmente inutile.

L'ordine del giorno ha una sua funzione, a maggior ragione - come ha ricordato il collega Giachetti -, dopo che, in tutta la giornata di ieri, su 211 votazioni sono stati approvati solo tre emendamenti della maggioranza. Quindi, l'incapacità di provare a trovare in prima lettura - quindi, senza avere l'obbligo della conversione, dei limiti e delle tempistiche - un'apertura è, purtroppo, una costante di questa legislatura; e la state applicando anche agli ordini del giorno, che sono uno dei pochi strumenti in mano non soltanto - ha ragione il collega Giachetti - all'opposizione, ma anche ai colleghi di maggioranza. Quindi io credo che, alla fine, si riconfermi, in fondo, una sostanziale mancanza di rispetto, anche del nostro ruolo, che in democrazia ha un valore, che è quello dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Siamo ormai alla fine della discussione in Aula di questo provvedimento, stiamo esaurendo gli ordini del giorno e noi abbiamo visto, qui, l'assenza di una discussione e l'assenza di un confronto con la maggioranza. Tutti i nostri emendamenti, sia in Commissione sia in Aula, sono stati respinti in mancanza di qualsiasi motivazione, senza che mai alcuno della maggioranza né, tantomeno, la Ministra che è qui presente - ma che scrive senza interessarsi a quanto accade attorno a sé in quest'Aula (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) - abbia mai preso la parola per motivare le ragioni per le quali è stata respinta ogni iniziativa delle opposizioni; iniziative che trattano di una materia così delicata come quella della sofferenza, come quella dell'assistenza alle persone disabili o alle persone anziane e della tutela di coloro che dedicano - soprattutto le donne - la propria vita all'aiuto, un aiuto necessario, anche per le persone care che hanno in casa.

Argomenti così delicati meriterebbero un confronto aperto e leale tra la maggioranza e l'opposizione. Ci siamo trovati di fronte a un muro e questo provvedimento avrebbe potuto essere migliorato, avrebbe dovuto essere migliorato, in un confronto parlamentare davvero aperto e non ideologico come l'opposizione, il muro, la chiusura che, invece, ci avete opposto a ogni ragionevole tentativo di colloquio.

Presidente, davvero ne usciamo mortificati, ma non ne esce mortificata l'opposizione, escono mortificate, da questa forma di assenza di dibattito parlamentare, le persone bisognose, gli assistenti, i caregiver e tutto il sistema del Terzo settore, che costituisce un elemento fondante dell'assistenza, della solidarietà e della socialità nel nostro Paese. Siamo davvero molto, molto dispiaciuti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Panizzut. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO PANIZZUT (LEGA). Grazie, Presidente. Siamo dispiaciuti noi, perché qui, probabilmente, qualcuno non ha ancora capito che sono mesi, mesi e mesi che lavoriamo in Commissione su questo provvedimento e sia la maggioranza che il Ministro hanno risposto punto per punto a tutti gli emendamenti. Poi, non ho capito perché ogni cosa che facciamo deve essere fatta per le elezioni che non sono nemmeno state convocate. Ma che elezioni ci sono? Poi ci accusate di non mettere i soldi: dovrebbe essere una mossa elettorale non mettere i soldi? Ma io non ho capito dove vivete. A parte che, comunque, gli stanziamenti mi pare che ci siano, perché ogni anno vengono messi 260 milioni. Quindi la dovete smettere di dire falsità, ma, soprattutto, la dovete smettere di aizzare le associazioni dicendo falsità (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ecco, questa è la realtà. Quindi non dobbiamo vergognarci noi, ma forse qualcuno di voi, perché certe associazioni vengono a dirci cose che voi gli riferite che sono false. È inutile che si sbraccia qualcuno, questa è la realtà (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE – Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Colleghi… Facciamo che questa ultima affermazione fuori microfono non l'ho sentita, collega.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà. Colleghe e colleghi, silenzio. Colleghi, se volete parlare chiedete la parola, altrimenti ascoltiamo in silenzio quello che il collega Furfaro ci deve dire, come abbiamo ascoltato gli altri. Prego, collega.

MARCO FURFARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Già il fatto che un esponente della maggioranza venga a dire che le associazioni, i sindacati, tutti i collettivi che sono formati da genitori caregiver vengono aizzati dall'opposizione significa irrispetto verso coloro che, invece, ci stanno seguendo in streaming e giudicheranno benissimo l'operato della Ministra e l'operato dell'opposizione, primo punto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti del deputato Panizzut). Secondo punto…

PRESIDENTE. Colleghi, sediamoci…

MARCO FURFARO (PD-IDP). …è andata semplicemente così, collega Panizzut - glielo dico per suo tramite, Presidente (Il deputato Panizzut: “Me lo dica anche direttamente!”) - in Commissione affari sociali: che la Ministra ha risposto puntualmente dai fogliettini che le davano i Ministeri, magari dell'Economia e della Salute, senza nemmeno sapere le motivazioni che c'erano.

Ma, soprattutto, il punto è che non è stato accolto un emendamento che fosse uno: un emendamento che magari non prevedeva lo stanziamento di risorse, che chiedeva di valorizzare i caregiver, che chiedeva di ampliare la prevenzione, che prevedeva di ampliare i diritti, che magari erano a costo zero. Perché è una legge ideologica con la quale avete voluto parlare a piccoli pezzetti. E anche il suo intervento molto nervoso dimostra solo una cosa: fuori da questo Palazzo ci sono intere associazioni di caregiver che sono sul piede di guerra. E sono sul piede di guerra non perché Marco Furfaro, Giachetti, qualcuno del MoVimento 5 Stelle, di AVS o di Azione si è arrabbiato e sta lì a fomentarli, ma perché è una legge discriminatoria, fatta in fretta e furia, che soverchia il Parlamento e gli passa sopra, visto che avevamo tante proposte di legge. C'era uno schema nel quale c'erano due relatori: uno di minoranza, il sottoscritto, e l'altro per la maggioranza, Luciano Ciocchetti: in quei mesi e in quelle settimane, provavamo a costruire una proposta di legge parlamentare che ci vedesse tutte e tutti protagonisti.

Quello che avete voluto costruire è ben altro: era l'idea di venir qua, sventolare una bandierina che dà pochissime briciole a pochissimi caregiver, facendo arrabbiare tutte e tutti gli altri. E la cosa drammatica - e chiudo, Presidente - che si verificherà è esattamente questa: che ci saranno alcuni a cui arriverà perché sono in una condizione di povertà data dal bassissimo reddito, sotto i 3.000 euro, dal bassissimo ISEE, e riceveranno delle briciole e, magari, quelle briciole, vivaddio, gli serviranno pure. Ma milioni di persone verranno escluse, verranno discriminate e si costruirà il solito giochino che fate da sempre: quello di penalizzare e dividere le persone più fragili, scaricando il welfare, i tagli al welfare, tutto sulla povera gente, mettendo in campo un meccanismo insopportabile, quello di dividere l'ultimo dal penultimo. Ora, non so cosa darete in pasto ai penultimi che rimarranno fuori, se un'altra volta gli immigrati, l'uomo nero, che è sempre colpa di qualcun altro, della farina di insetti, della carne coltivata.

Ma se oggi, di fronte a questo provvedimento, non c'è consenso, se non di poche decine di persone, non è per gli strali, le contumelie o le arrabbiature dell'opposizione, ma perché avete lasciato fuori, irresponsabilmente, da questo dibattito milioni e milioni di persone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà, per sei minuti e 25 secondi.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie. Mi sorprende questa esplosione d'ira da parte del collega Panizzut, perché effettivamente noi abbiamo sollevato problemi reali che dovrebbero essere stati assunti anche da questa maggioranza. Ma il fatto che siano stati respinti tutti questi ordini del giorno anche oggi, neanche presi in considerazione a dire il vero, dice della impossibilità di un dialogo da parte di questo Governo con l'opposizione.

Io ho segnato tutte le premesse, perché sono state respinte tutte le premesse o quasi, e voglio leggere una parte di una di queste, dove diciamo, anzi è proprio il collega Furfaro che lo dice: “L'insufficienza delle risorse finanziarie pubbliche trasferisce sulle famiglie una quota eccessiva dei costi dell'assistenza, costringendo molti caregiver a sostenere direttamente le spese per prestazioni private, trasporti, ausili e servizi che non trovano adeguata copertura nell'offerta pubblica”. È vero o non è vero? Ebbene, voi lo cancellate, volete espungerlo dal nostro confronto. Quindi, io dico che è stata scelta un'operazione di chiusura, di opposizione da parte della maggioranza verso una parte importante del Paese, non della minoranza.

Io invito, ancora una volta, a tenere in considerazione che il 29 settembre a Venezia, nel Veneto, è stata approvata, proprio in questa materia, sui caregiver, una proposta di legge regionale all'unanimità, all'unanimità. Quindi, imparate, come è successo anche in altre regioni, a lavorare con l'opposizione, con tutto il Parlamento per il bene del Paese e non per la vostra politica miope e veramente inadeguata ai bisogni del Paese stesso (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, io sono abbastanza esterrefatta dal parere secco del Governo su quest'ordine del giorno che non dovrebbe neanche essere presentato, nel senso che riguarda l'Home Care Premium, una misura strettamente connessa alla norma che stiamo andando ad approvare, che riguarda l'assistenza domiciliare, per le persone non autosufficienti e per le persone con disabilità, che gestisce l'INPS.

Non avrebbe senso presentare un ordine del giorno di questo genere, perché chiediamo semplicemente di fare delle cose che l'INPS e il Governo dovrebbero già fare e che voi da oltre un anno vi rifiutate, invece, di correggere e aggiustare. Quest'ordine del giorno, così come quelli precedentemente presentati, le interrogazioni che abbiamo svolto in Commissione lavoro e quelle ancora oggi senza risposta, riguarda il bando del 2025-2028, che sta creando enormi disagi sia alle famiglie, alle persone non autosufficienti, sia alle lavoratrici e ai lavoratori di questo importantissimo settore su cui continuate a non voler intervenire.

Non è una misura opzionale. L'Home Care Premium viene finanziato dai dipendenti pubblici attraverso contribuzioni obbligatorie e opzionalmente dai pensionati. Quindi, di fatto non c'è un problema economico, eppure l'INPS ritarda nel pagamento dei professionisti, ha modificato le tempistiche e ha costruito una piattaforma che non funziona e su cui noi chiediamo di intervenire perché vengano fatti dei correttivi perché sia le famiglie sia lavoratrici e lavoratori possano caricare correttamente i dati. Nonostante queste sollecitazioni, il Governo continua a dire di no, come se tutto andasse bene.

Signora Ministra, io la invito a rivedere questo parere, perché è davvero assurdo. Noi chiediamo semplicemente di superare i disservizi riscontrati e procedere all'immediato pagamento degli arretrati del progetto Home Care Premium. Vi chiediamo di intervenire presso l'INPS perché siano risolti tempestivamente e definitivamente i malfunzionamenti della piattaforma “Gestione Benefici HCP - Professionisti”. Non mi sembrano delle richieste folli. Perché non intervenite sull'INPS per restituire un servizio indispensabile alle nostre famiglie? Chiediamo di prorogare i termini amministrativi, perché chiaramente tutte le norme che sono state introdotte all'interno di questo bando stanno creando delle problematiche e dei disservizi, e soprattutto di monitorare quello che sta succedendo.

Il sottosegretario Durigon ci aveva garantito che era tutto a posto, ma tutto a posto non è perché continuano ad arrivare segnalazioni. Allora, perché continuate a dare parere contrario su un ordine del giorno che vi chiede semplicemente di fare quello che già dovreste fare? Ministra, io la invito a rivedere il parere, altrimenti chiaramente chiedo di mettere ai voti l'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà per quattro minuti.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Io utilizzerò meno del tempo che mi è rimasto. Voglio approfittare di lei, signora Presidente, per dire al collega Panizzut - che pure dovrebbe saperlo perché il suo partito è un partito che dal punto di vista della comunicazione ha avuto una certa rilevanza nel nostro Paese e aveva una struttura che funzionava molto bene - che la propaganda è fatta esattamente come lui dice.

Che senso ha fare delle cose senza mettere soldi? La propaganda è esattamente questa: fare dei titoli, fare delle cose, non metterci una lira e vendersi quel titolo ed è quello che stanno facendo da quattro anni praticamente su tutto. Quindi, non è che lo deve chiedere a me che senso ha. Un cittadino dovrebbe dire: che senso ha? Io gli spiego che senso ha: si chiama pro-pa-gan-da.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

Sospendiamo brevemente la seduta prima delle dichiarazioni di voto. La seduta riprenderà alle ore 10,50. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 10,45, è ripresa alle 10,53.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo “Padre Giulio Castelli” di Carpino, Foggia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti (Applausi).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, oggi affrontiamo un tema molto importante per le nostre famiglie, soprattutto per le famiglie che sono meno fortunate e che si trovano a dover accudire un familiare, una persona.

Noi oggi definiamo il caregiver come è stato introdotto durante il Governo Gentiloni nel 2018. Ricordo a chi oggi protesta perché ritiene che questo provvedimento sia poco consistente o si potesse fare di più - si può sempre fare di più, sempre si può fare di più -, ma se qualcuno ha introdotto la definizione senza aggiungere alcuna risorsa, se non 20 milioni all'epoca, senza poi fare nessun tipo di norma attuativa che consentisse di far arrivare almeno qualcosa a questi familiari, quel qualcuno è proprio la sinistra.

Quindi, a chi oggi accusa che questa norma non abbia risorse sufficienti dico: sì, per l'amor di Dio, ce ne volevano di più, si poteva fare di più. Ma chi ha introdotto semplicemente un nome, un appellativo inglese… in realtà, vorrei ricordare a tutti, che i caregiver esistono da tantissimi anni. Quanti non hanno avuto a casa una persona da accudire, un disabile da accudire, una persona in difficoltà da accudire? Oggi si chiamano in inglese, una volta si chiamava il familiare che accudiva un altro familiare in casa.

Ora, io dico: questa norma sicuramente poteva essere migliorata ma, ahimè, dobbiamo fare i conti anche con la situazione di finanza pubblica. Tutti sanno - chi abbia mai amministrato la cuccia di un cane sa - che tutti gli interventi destinati al sociale o alla sanità hanno, a volte anche per importi unitari irrisori, un impatto generale sulla finanza pubblica molto elevato.

Quindi anche piccoli scostamenti, all'interno di una norma che va a colpire il sociale, hanno poi, nel moltiplicatore, un impatto notevole. Diciamo che sono tanti 1.200 euro a trimestre per il caregiver? Potrebbero essere di più, ma sono più del nulla che c'era prima. Potevano essere previsti dei contributi previdenziali e assistenziali per chi si occupa delle persone? Sì, ma prima non c'era nulla. Quindi, diciamo che questa norma inquadra finalmente quella che è la figura del caregiver, ma non la inquadra solo come un nome messo su un pezzo di carta o una targhetta da mettere sul bavero della giacca, lo inquadra con dei requisiti specifici, con un inquadramento specifico sia per quanto riguarda la possibilità che vi siano anche più caregiver che assistono la stessa persona, anche se poi magari solo il primo viene riconosciuto in termini economici, ma poi viene inserita anche tutta una serie di diritti rispetto al luogo di lavoro, cioè se una persona deve lasciare il proprio luogo di lavoro per accudire i propri familiari può, con questa legge, finalmente avere un inquadramento all'interno dei contratti collettivi.

Viene introdotta anche quella possibilità di solidarietà che molto spesso noi ignoriamo nel nostro Paese - nel nostro Paese in realtà, poi, per quanto ne vogliamo vedere sempre i lati negativi, dobbiamo capire che esiste anche la solidarietà fra italiani - e viene introdotta la possibilità, ad esempio all'interno delle contrattazioni aziendali, di potersi scambiare e poter donare ferie, permessi eccetera tra lavoratori più fortunati e lavoratori meno fortunati della stessa azienda, con la possibilità di cedere ferie e permessi alla persona che ha un familiare da accudire a casa. Anche con questo, secondo me, anche se è inserito all'interno della normativa e pensiamo che non si realizzerà mai, in realtà a volte la solidarietà dei nostri concittadini va molto oltre le leggi, le norme e i finanziamenti che noi mettiamo, perché, ahimè, senza il volontariato e senza la solidarietà probabilmente il nostro Paese non andrebbe avanti e va avanti anche perché, oltre allo Stato, c'è un tessuto di cittadini e di persone, che magari non fanno tanto rumore - come l'albero che cade, ma è una grande foresta che cresce -, che mettono a disposizione il proprio tempo, la propria solidarietà e le proprie risorse per aiutare qualcun altro. Anche questo, con questa norma, trova un inquadramento normativo.

Diciamo che il provvedimento è stato anche modificato in sede di emendabilità all'interno della Commissione, tant'è che sono stati alzati i tetti ISEE e l'innalzamento dei tetti ISEE ha consentito a una maggiore platea di poter fruire dei benefici economici che spettano al caregiver, quindi si è cercato di allargare la platea. Come detto in premessa, è ovvio che con l'allocazione di risorse in ambito sociosanitario anche se si dà poco il moltiplicatore delle persone che ne hanno bisogno diventa un moltiplicatore importante e quindi poi, in termini di impatto sulla finanza pubblica e sul bilancio, ha un impatto importante. Quindi, è chiaro che se vogliamo che i conti dello Stato non si sconquassino dobbiamo comunque cercare di trovare un tetto, un limite, un break even point, un punto di equilibrio che ci consenta di aiutare le persone, che - ripeto - prima non avevano nessun tipo di sostegno, e riuscire a inquadrare anche questo intervento all'interno di un equilibrio di finanza pubblica che, ahimè, va rispettato. Quindi, io vedo in modo molto positivo questo primo e importante passo, che va verso il riconoscimento di queste figure sia in termini normativi, perché vi è un inquadramento dell'INPS della figura del caregiver, sia in termini economici. Come detto in premessa, si poteva fare di più? Sì, ma è già un primo passo importante il fatto che un caregiver possa ottenere un riconoscimento.

Ahimè, poi vi sono anche delle normative che riguardano il tipo di allocazione della spesa. Noi sappiamo che la spesa non può essere considerata in termini generali, ma la spesa - soprattutto nella contabilità europea - ha un inquadramento specifico. Quindi, il fatto che, ad esempio, persone che percepiscono un reddito di 3.000 euro non possano fruire poi del beneficio non è una cosa che ci inventiamo. Ovviamente, un conto è il sostegno che viene dato al caregiver e un conto è il sostegno sociale e, in termini di bilancio, vanno completamente distinti e scissi. Quindi, non era possibile inserire in questo provvedimento un qualcosa di diverso rispetto a quello che in realtà già c'è.

Questo dovrebbe essere, secondo me, un argomento che unisce, perché stiamo parlando di persone fragili, di persone che hanno bisogno, di persone che prima non avevano nulla e che oggi hanno qualcosa, di persone a cui, comunque, il sostegno e la vicinanza che lo Stato può dimostrare non potranno mai rendere onore di tutti i sacrifici che fanno per occuparsi soprattutto delle persone care. Infatti, senza volerne nei confronti di nessun tipo di professione o di nessun tipo di intervento, ovviamente un conto è occuparsi in ospedale di una persona che sta male, ma che non conosci, e un conto è occuparsi quotidianamente di una persona cara. Quindi, ritengo che questo primo passo sia un passo importante, sia un passo che finalmente dà dignità a queste persone e dà riconoscimento, da parte dello Stato, a queste persone. Ahimè, non condivido tutte le critiche che vengono soprattutto dai banchi di chi in realtà non ha fatto nulla, perché - ripeto - nel 2018, al di là di introdurre il nome inglese di caregiver, sono stati messi 20 milioni che poi non hanno avuto neanche seguito con i decreti attuativi. Siamo arrivati ad oggi perché finalmente venisse riconosciuto qualcosa.

Quindi, dico che siamo disposti sempre ad accettare lezioni da tutti, ma non possiamo accettare lezioni da chi non è riuscito a fare nulla fino ad oggi - e, ripeto, i caregiver esistono da sempre, perché persone che si occupano dei propri familiari in difficoltà ci sono da sempre - e ritengo che il pulpito della lezione non debba venire da quella parte.

PRESIDENTE. Concluda…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Quindi, il nostro voto su questo provvedimento sarà un voto favorevole, a sostegno proprio di queste persone per quello che fanno e per quello che quotidianamente dimostrano, che è la pagina più bella e la parte migliore della nostra società (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Stando in Aula, ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Bof e anche la difficoltà con cui lo ha esplicitato, che è stata una difesa nei confronti della maggioranza mica da ridere. Quindi, si pensa che sia sufficiente parlare di solidarietà aziendale, ossia che i colleghi mettano a disposizione le ferie e i permessi per il collega che ha dei problemi in famiglia e che improvvisamente si ritrova un congiunto non autosufficiente? E parliamo ancora di volontariato. Certo, questa solidarietà c'è, però non dobbiamo confondere chi deve fare che cosa e mi verrebbe anche da chiedere quando il Governo mette in atto la solidarietà. E poi, in particolare, da chi è un amministratore locale, signora Presidente - e credo che il collega lo sia -, che succede sul suo territorio? Succede qualcosa di diverso da quello che succede nel mio territorio o nei territori italiani? Perché io penso che i parlamentari vivano una vita politica di fronte a quest'Aula, vivano i territori e si rendano anche conto delle difficoltà e dei drammi che vivono i nostri concittadini, perché quando improvvisamente ci si ritrova un congiunto che non è più autosufficiente, e c'è una famiglia con dei membri, dei componenti che lavorano, quello è il dramma che si vive.

Allora, siamo abituati a vedere sempre - e vogliamo anche, come Azione - il bicchiere mezzo pieno.

Certo, è stato fatto un passo, però, signora Presidente - e, per suo tramite, al Governo presente - possiamo essere onesti e leali nel dirci che è un piccolo passo di fronte a un mare di necessità? Io sono abituata a tratteggiare ciò che vedo - e lo faccio - e a raccontare quello che vedo. L'ho detto ieri in sede di discussione sugli emendamenti: questa volta le difficoltà delle famiglie accomunano sia chi vive nella grande città sia chi vive nelle piccole città.

Intanto c'è un momento di sgomento, perché non si sa che cosa fare e non si sa dove andare. Non c'è un vademecum scritto che aiuti le famiglie a capire a chi rivolgersi per avere i servizi. Io, che sono ancora un amministratore locale, un consigliere comunale, non metto assolutamente in croce gli amministratori; anche lì, però, c'è un problema importantissimo di risorse.

Quali sono le possibilità per i nostri concittadini? Di rivolgersi ai servizi sociali? I servizi sociali purtroppo sono notoriamente sotto organico. Si aspetta l'appuntamento; viene compiuta un'istruttoria e poi magari viene assegnata l'assistenza domiciliare a quel nucleo. L'assistenza domiciliare è decisamente sempre ridotta: si parla di una, due, tre ore settimanali o poco più a seconda di quanto i comuni possono investire su quel servizio, ossia trasferire le risorse comunali al servizio socioassistenziale. Certo, arrivano anche contributi diversi dalla regione per progetti speciali, ma questa è la realtà. Ovviamente, se si è malati terminali, si ha accesso all'ADI. C'è, quindi, qualche ora di infermiere in più. Ma tutto è sempre a carico della famiglia, purtroppo, e, in questo caso, dipende sempre dal territorio in cui si vive e da quante risorse abbiamo disponibili.

C'è poi il tema degli ospedali, delle case di cura, delle case di comunità e degli ospedali di comunità. Peggiore è l'assistenza prestata all'anziano malato cronico, congiunto o alla persona con disabilità, maggiori sono gli accessi impropri al pronto soccorso. Sappiamo tutti, comunque, quanto incidano oggi gli accessi impropri a un pronto soccorso, perché c'è un intasamento e quindi ci sono difficoltà enormi. Ci ritroviamo anziani in barella per ore e ore, perché magari non viene assegnato un codice rosso. C'è la burocrazia che deve essere gestita. Poi, pian piano, si arriva all'Unità di valutazione geriatrica, dove il congiunto viene valutato.

Lo dicevo ieri: se questi hanno la sfortuna di possedere una casa, il punteggio sociale, ahimè, viene abbassato e quindi sfuma ancora di più la possibilità di avere un'assistenza diversa o un ricovero in struttura. Quanto costa un ricovero in struttura alla famiglia? Sono minimo 3.500 euro, minimo. Certo, se poi c'è la possibilità di avere una convenzione, si dimezza la retta. Poi, però, c'è la scelta della famiglia, che è quella di mantenere il congiunto al proprio domicilio oppure di accedere a una struttura.

I 3.500 euro sono un costo che, comunque, è a carico del Governo, dello Stato, delle casse comunali, delle casse regionali. Verrebbe da pensare - o meglio, a noi, a me viene da pensare - che, se la famiglia decide di gestire il proprio congiunto a domicilio, crea un risparmio. Credo che questo sia tuttavia un paradigma che non può in alcun modo essere messo in discussione.

Oltre ai malati e agli anziani cronici, possiamo parlare dei disabili. Vediamo a ogni inizio di anno scolastico quanti ragazzi con disabilità accedono alle nostre scuole purtroppo senza sostegno. Tantissimi in questo periodo dell'anno non hanno ancora l'insegnante di sostegno, che sarebbe il sollievo che viene dato alla famiglia, ai caregiver che si occupano di questo ragazzo. Terminato il percorso scolastico, c'è la possibilità di frequentare un centro socio-terapico, ma per quante ore? In genere non c'è mai l'intera giornata, ci sono spezzoni, ci sono le ore. Perché racconto tutto questo? Perché secondo me, con un progetto più armonico, si riuscirebbe a dare risposte a tutte queste fasce, che potrebbero vivere più serenamente la vicinanza con i propri congiunti in difficoltà.

Ci possiamo dire tranquillamente, oggi, che la sanità non riesce a dare risposte, che la parte sociale non riesce a dare risposte, che i centri socio-terapici sono pochi e offrono poche disponibilità ai nostri giovani, che la scuola, in questo senso, non è latitante, però l'assegnazione tardiva degli insegnanti di sostegno crea alcuni problemi.

E quindi che cosa abbiamo? Abbiamo donne, madri, figlie, nipoti e congiunte che si annullano, che rinunciano al lavoro per seguire i propri congiunti. È un sacrificio enorme, che non ha prezzo e che non può essere ripagato in alcuna maniera, ma che soprattutto non può essere ripagato con cifre irrisorie e con una burocrazia non indifferente. Ecco, penso che ci debba essere una visione diversa su questi temi, una visione che si renda conto delle difficoltà e che cerchi di andare incontro alle famiglie con un sollievo reale, soprattutto se pensiamo a quello che ci dicono i dati Istat, riferiti al 2019: 7 milioni di persone prestano assistenza, almeno settimanale, a un familiare e molte persone affrontano un doppio carico.

Ora, e concludo, signora Presidente, se pensiamo che il nostro congiunto sia lucido e si renda conto delle difficoltà alle quali va incontro il nucleo familiare ha un'ulteriore sofferenza; la prima, che è legata alla propria disabilità, e la seconda, che è legata al sacrificio della famiglia.

È per questo che - signora Presidente, concludo davvero - non possiamo nasconderci dietro situazioni paravento, come la solidarietà aziendale o altri ammennicoli del genere, ma piuttosto occorre un chiaro riconoscimento di questa figura con una cifra adeguata.

Non sarà mai adeguata visto il grande significato e il grande lavoro, però penso che, a volte, tutto questo possa anche essere vissuto come un'offesa, perché non ci si rende conto del sacrificio (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, quando parliamo di caregiver familiare parliamo di persone che ogni giorno si prendono cura di un genitore anziano o di un figlio con una disabilità, di un coniuge malato. Parliamo di persone che spesso devono imparare a fare tutto: assistere, accompagnare, organizzare visite, affrontare le emergenze e che mentre si occupano degli altri finiscono troppo spesso per trascurare se stessi.

A volte rinunciano al lavoro, altre volte rinunciano al proprio orario, rinunciano a un po' di tempo libero, alle relazioni, alla possibilità di vivere una vita normale e lo fanno per amore, per responsabilità, perché non se la sentono di lasciare solo un proprio familiare.

Ma l'amore da solo non basta: serve tempo, servono risorse e soprattutto servono servizi. E serve uno Stato che riconosca queste persone e non le lasci sole. È da qui che dobbiamo partire. Noi crediamo che la famiglia sia un pilastro della nostra società, ma proprio perché crediamo nel suo valore pensiamo che non possa essere lasciata sola ad affrontare tutto il peso dell'assistenza.

La solidarietà familiare è una ricchezza, non può diventare una delega dello Stato alle famiglie. Chi si prende cura degli altri ha diritto, a sua volta, di essere sostenuto. Questo disegno di legge va nella direzione giusta perché riconosce finalmente il ruolo del caregiver e introduce strumenti di tutela che possono fare la differenza nella loro vita quotidiana.

Penso alle misure che aiutano a conciliare assistenza e lavoro, alla flessibilità degli orari, alla possibilità di ricorrere al lavoro agile, quando compatibile con la prestazione, e alla tutela per i genitori che assistono i figli con disabilità. Perché nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere fra il proprio lavoro ed una persona cara.

Poi, c'è un tema che a me sta particolarmente a cuore, quello delle donne. Ancora oggi, il peso dell'assistenza ricade soprattutto su di loro. Troppe donne sono costrette a ridurre il lavoro o a rinunciare a opportunità professionali per occuparsi di un familiare. Sostenere i caregiver significa anche evitare che la cura diventi una penalizzazione economica e sociale, soprattutto per le donne. Significa difendere la loro autonomia e il loro diritto a costruirsi un futuro.

Importante è anche il riconoscimento delle competenze maturate attraverso l'assistenza, così come il sostegno psicologico e la possibilità di essere sostituiti in caso di emergenza. Perché chi assiste per anni una persona fragile, può arrivare ad essere stanco, provato e isolato, e non possiamo pensare che abbia energie infinite. Anche chi si prende cura ha bisogno di fermarsi, di respirare, di sapere che qualcun altro può aiutarlo.

Presidente, il provvedimento prevede, dal 2027, anche un contributo economico per i caregiver familiari prevalenti che rispettino, naturalmente, specifici requisiti, tra cui un carico assistenziale di almeno 91 ore settimanali, un ISEE non superiore ai 25.000 euro e remunerazioni da lavoro non superiori ai 3.000 euro lordi annui. Il contributo sarà determinato trimestralmente, entro le risorse disponibili, fino a un massimo di 1.200 euro per trimestre. È un primo intervento, piccolo ma importante, è una boccata d'aria per molti. Abbiamo colmato i proclami, il nulla, con la concretezza. Sono fondamentali i servizi territoriali, come l'assistenza domiciliare e il sostegno alle famiglie, e risposte concrete nei momenti di maggiore difficoltà.

Certo, sarà nostro compito vigilare e verificare che le misure previste siano accessibili e raggiungano chi ne ha effettivamente bisogno.

Noi Moderati, Presidente, sostiene questo provvedimento perché riconosce un principio nel quale crediamo fermamente: la famiglia non deve essere lasciata sola e la cura non può essere considerata una questione esclusivamente privata. Sappiamo che c'è ancora molto da fare, ma oggi compiamo un passo nella direzione del riconoscimento e della tutela di persone che, per troppo tempo, hanno sostenuto un peso enorme, senza ricevere un'attenzione adeguata.

E vorrei concludere, Presidente, con una considerazione molto semplice: dietro ogni caregiver c'è una persona che spesso non chiede nulla per sé, perché è troppo impegnata ad occuparsi di qualcun altro. Il compito oggi, allora, delle istituzioni è fare in modo che quella persona non debba sentirsi sola. Per queste ragioni, con convinzione, Noi Moderati sostiene chi assiste: significa sostenere le famiglie e rafforzare la nostra comunità, e quindi annuncio il voto favorevole di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Abbiamo percorso una strada lunga per riconoscere la figura del caregiver, una strada irta di difficoltà, a tratti disperante, non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo. Il Parlamento europeo, vorrei ricordare a quest'Aula, con la risoluzione del 21 maggio 2026, ha introdotto il riconoscimento formale dei caregiver familiari, chiedendo l'istituzione di uno statuto europeo di chi presta assistenza.

In Europa si contano ben 53 milioni di caregiver informali e 6,2 milioni di professionali. Lo statuto dovrebbe definire gli standard minimi di tutela, formazione, protezione sociale e supporto psicosociale in tutti gli Stati membri. Nel 2027 è previsto il lancio ufficiale di un patto europeo per l'assistenza, European Care Deal, da parte della Commissione europea. A fronte di una montagna di ore di lavoro non retribuito, che soprattutto le donne garantiscono - oggi come nel passato, ma anche nel trapassato -, si rischia che perfino questa economia, chiamiamola domestica, non riesca a sostenere il peso dell'invecchiamento della popolazione e a continuare a farsi carico delle persone non autosufficienti e con disabilità.

Pensiamo al problema mai risolto del “Dopo di noi”. I sistemi di welfare sono in crisi, sono sottofinanziati; è un problema internazionale, non soltanto italiano, e da qui l'imprescindibile necessità del lavoro, dell'impegno, della professionalità delle e dei cosiddetti caregiver. Non illudiamoci: siamo ben lungi dal cambiamento radicale di prospettiva di un'economia veramente di cura, un'economia di una società dei bisogni e delle relazioni versus l'economia delle merci.

Sempre più forte, tuttavia, è la consapevolezza della rapidità con cui il nostro Paese invecchia - con 16 milioni di over sessantacinquenni, 7 milioni di over settantacinquenni e 4 milioni e più di non autosufficienti - e, quindi, della necessità di welfare capaci, efficaci e, possibilmente, innovativi. Il passaggio ineludibile è, quindi, fare davvero i conti con coloro che, effettivamente, sono una delle strutture portanti del nostro sistema di welfare - come abbiamo detto, spiegato e stra-spiegato in questi giorni -, il cui riconoscimento non basta e la cui valorizzazione potrebbe davvero avviare una nuova cultura del welfare di comunità e dell'economia della cura.

Quello del caregiver è un fenomeno strutturale, in costante aumento e destinato a crescere nel corso degli anni, soprattutto considerando le tendenze della nostra demografia e della denatalità, di cui, forse, non abbiamo parlato a sufficienza. Pur rappresentando un primo riconoscimento giuridico del ruolo sociale dei caregiver familiari, nonostante alcuni miglioramenti che sono stati apportati nel corso del confronto in Commissione, il disegno di legge rimane, tuttavia, un provvedimento che non affronta in modo adeguato, in modo sistematico, il fenomeno del caregiving né interviene in modo adeguato e organico a modificare gli squilibri esistenti e le responsabilità pubbliche della cura.

Nella sostanza, è un provvedimento che rischia di essere poco connesso al sistema dei servizi e basato - e questo è il dato veramente inaccettabile - su tutele fortemente selettive; inoltre, è residuale rispetto al sistema complessivo e, appunto, poco efficace. Cosa manca? Manca una cornice universalistica che definisca prestazioni realmente esigibili. Il disegno di legge non individua i livelli essenziali delle prestazioni sociali per i caregiver familiari, lasciando l'accesso a sollievo, supporto psicologico, formazione e altri servizi alla diversa capacità organizzativa e finanziaria delle regioni, quindi dando per scontato esattamente il contrario di quello che, invece, sarebbe necessario, cioè la disomogeneità sul territorio.

Pesantemente selettivo perché non riconosce chi presta cura attraverso legami amicali o di vicinato stabili. Ignora, cioè, quelle reti di prossimità che rappresentano una realtà certificata dall'Istat e - come cercavamo di spiegare anche nei nostri interventi ieri - in continuo aumento ed espansione, proprio perché, come sappiamo, le famiglie sono ormai filiformi: molte non hanno figli o figlie e nemmeno parenti nelle vicinanze della propria abitazione, vista la mobilità che ormai anche le realtà occupazionali producono.

Andiamo alle tutele: sono imprigionate letteralmente in soglie orarie rigide, nel vincolo della coabitazione - anche se uno abita in un appartamento sotto quello della persona da assistere -, e ciò continua a pesare sull'accesso a molte misure. Così gli interventi più importanti sul lavoro, sulla cura e sul benessere psicofisico restano riservati a una minoranza di caregiver conviventi con carichi superiori a 30 ore settimanali. Il risultato è evidente: lo statuto del caregiver non costituisce diritti comuni, ma è un filtro per l'accesso alle tutele, attraverso criteri rigidi e quasi punitivi. Invece di riconoscere la complessità della cura, il DDL premia solo i casi più estremi - premia, si fa per dire -, trasformando il riconoscimento in un percorso ad ostacoli.

Insomma, il cuore di questo DDL non è il rafforzamento dei servizi ma è, alla fine, un contributo economico individuale e anche molto, molto limitato, oserei dire quasi ridicolo. Una scelta che dice molto sull'impianto del provvedimento: invece di costituire e di costruire una vera rete di tutela, cosa si fa? Si scarica, ancora una volta sulla singola persona, un sostegno monetario limitato e compensativo. Quindi, il riconoscimento della funzione dei caregiver rischia di ridursi a cosa? A una misura povera per persone già impoverite, più vicina a un intervento residuale di sostegno al reddito che a una vera e propria politica pubblica di cura. Quindi noi, come gruppo di AVS, dichiariamo la nostra contrarietà al provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministra, credo che lei abbia sicuramente un merito in questa discussione: il fatto che quello del caregiver sia diventato un tema scritto su una legge che andrà in Gazzetta Ufficiale. È questa la parte positiva della situazione. Tutto il resto però non mi convince, nel senso che noi, oltre a certificare la figura del caregiver con una legge dello Stato, diamo a questa figura un ruolo che è assolutamente al di sotto delle aspettative delle famiglie, perché ci infiliamo in un luogo comune che io reputo molto nefasto. Sul tema della disabilità ce ne sono tanti di luoghi comuni e cercherò di illustrarli brevemente un po' tutti; però questo del caregiver, cioè che noi abbiamo la necessità di dare un sostegno economico, quasi come se fosse un sostegno al reddito delle famiglie, è uno di quelli che, secondo me, ha poi portato l'impostazione della legge ad essere sbagliata, perché il tema qui non è soltanto il sostegno economico. Io avrei preferito addirittura che le risorse che ci sono - poche secondo me, questo Fondo si poteva implementare e spero che lo si riuscirà a fare nel brevissimo periodo, già in questa legge di bilancio - fossero investite, in una prima fase, su un nucleo più limitato, facendo veramente il sostegno alla figura del caregiver, compresi l'aspetto previdenziale e occupazionale, che sta alla base di una figura di questo tipo, piuttosto che disperdere le poche risorse per un intervento soltanto di sostegno al reddito.

Tutti pensano che i genitori di persone con disabilità siano delle persone infelici, essendo quell'infelicità legata alla disabilità del proprio figlio, ma questa è una delle più grandi fesserie che diciamo e il primo luogo comune che ascoltiamo e che è nella testa di tante persone. L'infelicità da cosa è generata piuttosto? Dal senso di solitudine rispetto alla società. Non è legata, quindi, al rapporto con il proprio figlio o alla condizione del proprio figlio, che, anzi, ti spinge a esprimere ancora più amore proprio per quella condizione, che ti spinge anche a costruire una relazione nuova, originale, in cui la curiosità porta poi molto spesso allo scaturire, direi, addirittura di felicità aggiuntiva (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista). L'infelicità è legata, invece, alla condizione di solitudine delle famiglie.

Quello che noi dovremmo fare con questa legge, e che avremmo dovuto fare, è creare le condizioni affinché una persona possa riavere la sua libertà. Infatti, molto spesso il tema della solitudine delle famiglie di persone con disabilità è legato al fatto che la cura dei propri figli diventa talmente stringente, rispetto alla propria condizione di vita precedente alla nascita dei figli, che i genitori sono portati a decidere se smettere di vivere per assistere e curare i propri figli oppure, se lo Stato gliene dà la possibilità, di continuare a svolgere la propria vita mantenendo la cura dei propri figli. Quindi la famiglia, per poter avere la libertà della scelta, ha bisogno non di un sostegno minimale al reddito, ma di poter avere le condizioni per continuare la vita che svolgeva prima che il figlio nascesse e avesse quella necessità di cura che di fatto li ha costretti a cambiare radicalmente la vita.

Questa legge non c'entra questo risultato, perché il tema di come io posso decidere se curare mio figlio e dedicare la mia intera esistenza alla cura di mio figlio - il che non vuol dire non dover trovare il tempo per poter andare dal parrucchiere per la mamma, di non dover avere il tempo per un'ora di calcetto per il papà - vuol dire decidere di assistere il proprio figlio come condizione di vita - ci sono tanti genitori che lo vogliono fare - ma posso smettere di lavorare. Quindi non smetto di mangiare e curo mio figlio oppure curo mio figlio e continuo a mangiare; il tema è di come noi creiamo le condizioni affinché si possa mantenere questa scelta.

Oggi non è così e anche dopo l'approvazione di questa legge non sarà così, perché purtroppo, ripeto, le risorse sono poche, sono disperse e chi prima doveva smettere di lavorare per curare il proprio figlio dovrà continuare a smettere di lavorare per farlo. Ciò anche perché c'è tutto l'aspetto previdenziale, che è un'altra storia, cioè il fatto che curo, ma lo Stato non mi riconosce quell'azione che io svolgo, per cui mi ritroverò senza una pensione. Se poi ci dovessimo trovare in una condizione familiare, che purtroppo capita molto spesso, di genitori che divorziano, anche a seguito di quel cambiamento generato dalla disabilità dei figli che a volte destabilizza talmente tanto da favorire anche le separazioni, ciò comporta, per una famiglia disgregata, costi aggiuntivi che sostanzialmente determinano altri elementi di difficoltà. Di tutto questo non c'è nulla in quella legge, Ministra.

Ripeto, avrei preferito che si sperimentasse su un nucleo, sulle disabilità gravissime, sui genitori con redditi molto bassi, ma quei pochi che avremmo individuato sarebbero stati comunque centinaia di migliaia di persone che sarebbero diventate veramente dei caregiver. Poi, ogni anno, man mano che la legge si sviluppava e veniva potenziata con nuove risorse, avremmo ampliato i nuclei familiari a cui indirizzare queste risorse o le singole persone, le figure che dicevamo di individuare.

Invece, purtroppo, non sarà così e a me dispiace perché ho parlato del luogo comune sul caregiver, del luogo comune sull'infelicità, del luogo comune che, purtroppo, è stato riscoperto grazie… anzi, a causa di Vannacci, ossia che a scuola l'inclusione sostanzialmente sarebbe un aiuto sanitario alle persone con disabilità. Chi ha in testa che la persona con disabilità in classe vada aiutata non ha capito nulla del motivo per cui si è costruita una relazione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista) con le persone con disabilità, che prima venivano segregate in classi o in scuole speciali: quando le metti in classe la crescita deriva dallo scambio, dalla relazione fra la persona che ha una disabilità e la persona che non ce l'ha. Chi aiuta chi? Io credo siano più le persone con disabilità ad aiutare gli altri nello scambio e nella relazione, per cui non c'è bisogno del sanitario che si infila in aula e che cura o aiuta qualcuno. L'inclusione scolastica non è una materia che si insegna a scuola, ma è una materia che si pratica nello scambio, da parte di ognuno di noi, nella società, perché migliori come uomo o come donna nella relazione; poi quando stai nella società quel miglioramento lo riversi anche nelle relazioni ordinarie. Questo bisognerebbe spiegare a Vannacci, quindi che il luogo comune dell'aiuto ai bambini e alle bambine a scuola è un luogo comune stupido.

Così come il luogo comune che il “dopo di noi” sia una struttura molto simile agli ospedali, dove andare a chiudere le persone quando i genitori saranno morti: anche questa è una grandissima fesseria. Se andate a leggere la legge “Dopo di noi” c'è scritto che il “dopo di noi” più efficace funziona “durante noi”, quando i genitori sono vivi, quando si va nei luoghi dove le ragazze e i ragazzi sono abituati a vivere per un'intera esistenza e quei luoghi saranno quelli dove vivranno ancora quando i genitori non ci saranno più. L'abbiamo scritto nella legge, Ministra, ma poi, purtroppo, ciò non è applicato quasi mai: soltanto alcuni modelli regionali funzionano così.

Così come la legge n. 328 del 2000 e il modello del Progetto di vita: in quanti comuni la cura parte dalla diagnosi e si chiude fino al “dopo di noi”? Sono pochissimi i comuni in cui ogni famiglia si può sentire accompagnata durante l'intera esistenza dei propri figli.

Ora, credo che quello del caregiver fosse un tassello decisivo per far funzionare il Progetto di vita previsto dalla legge n. 328 del 2000, che avremmo dovuto applicare già da tempo.

Ora, se le do il merito di aver trattato l'argomento e di aver fatto trovare la figura del caregiver in Gazzetta Ufficiale, le devo dare il demerito - ed è il motivo per cui voteremo contro - del fatto che questa legge è un'occasione mancata rispetto a quella che avrebbe potuto essere un'opportunità per le famiglie che hanno veramente difficoltà nella cura dei propri figli e nella propria esistenza (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Lauro. Ne ha facoltà.

CARMEN DI LAURO (M5S). Grazie, Presidente. Io inizierei ripercorrendo l'iter di questa legge, l'iter che ha visto protagonista la nostra Commissione, la Commissione affari sociali. Noi abbiamo iniziato le audizioni su questo tema - sono andata a riguardarmi la data questa mattina - nel febbraio del 2024. Quindi, da allora, sono trascorsi quasi tre anni: non poco. E io sono abbastanza sicura che, se oggi siamo qui per approvare questo provvedimento, è solo perché, a un certo punto, si è deciso di accentrare tutto a livello ministeriale e di scavalcare il Parlamento. Rispetto a questo accentramento - lo voglio segnalare anche con riferimento a quello che è stato detto prima in quest'Aula - alcune associazioni sono state coinvolte, tante altre non lo sono state. Noi sappiamo benissimo che questo è un mondo variegato, dove ci sono decine e decine di associazioni. Io vorrei segnalare che, in realtà, sono stata contattata - sono stata contattata, non sono stata io a contattare le associazioni - perché alcune volevano venire qui oggi a protestare; volevano conoscere la data del voto finale, data che non hanno potuto poi conoscere perché ci sono stati cambiamenti nel calendario last minute, come sappiamo.

Quindi, no, noi non abbiamo aizzato proprio nessuno; anzi, sono state le associazioni a cercare noi e a chiederci quando ci sarebbe stato questo voto finale, perché non sono assolutamente d'accordo su tanti punti di questo provvedimento.

Ne vogliamo esaminare alcuni: iniziamo. Iniziamo dalla classificazione del caregiver: come vengono classificati i caregiver? Questo è stato il primo elemento che mi ha fatto storcere il naso, devo dire, quando è arrivato questo disegno di legge. Si individuano tre fasce orarie: dalle 10 alle 30 ore settimanali, da 30 a 90, poi almeno 91. Stiamo cioè trattando, in questo caso, il lavoro di cura come se fosse il lavoro di un operaio, di un addetto, di un impiegato, in base alle ore. Questa è una classificazione che pretende di descrivere, attraverso un tempo misurabile, una responsabilità che misurabile non è.

Assistere un familiare significa essere disponibili anche quando non si sta materialmente compiendo il gesto di cura. Significa organizzare visite, terapie, tempi, imprevisti, pratiche: quel carico mentale ed emotivo che non scompare mai. Ecco, allora io penso: sarebbe stato forse più consono demandare una valutazione così delicata e importante alle équipe multidisciplinari del PAI? Secondo noi sì.

Andiamo avanti: abbiamo un pesante, un pesantissimo silenzio sulla previdenza. Se c'è una preoccupazione forte, incombente, che ho sempre raccolto, ogni volta che mi sono confrontata con le associazioni, è proprio quella relativa alla pensione. In questo disegno di legge non sono previsti contributi figurativi, accessi anticipati alla pensione, riscatti agevolati per gli anni impiegati nell'assistenza. Eppure, lo sappiamo cosa accade in queste famiglie, a queste persone: si riduce l'orario di lavoro, si rinuncia alla carriera, talvolta la si lascia anche completamente, soprattutto le donne. Si perde reddito nell'immediato e si compromette la pensione futura.

Quegli anni hanno un valore enorme per la collettività, ma rischiano di non averne alcuno nell'estratto contributivo. Lo Stato beneficia dell'assistenza familiare e dei risparmi che produce, mentre chi la garantisce ne sostiene le conseguenze economiche per tutta la vita. È un'ingiustizia che questo provvedimento lascia irrisolta.

Andiamo avanti: parliamo dei soldi, delle risorse economiche, dell'assegno che è stato presentato come una risposta ai caregiver. Ma in quanti potranno davvero riceverlo? Ricordiamo che, secondo l'Istat, stiamo parlando di una platea di quasi 7 milioni di persone o anche più, quindi davvero tanta, tanta, tanta gente. Occorre essere caregiver prevalenti, conviventi, dedicare all'assistenza almeno 91 ore settimanali. Chi ne dedica 80, 70 o 50 resta fuori. Bisogna inoltre non lavorare oppure percepire meno di 3.000 euro lordi annui da lavoro. Un part time che, ad esempio, produce 4.000 euro all'anno diventa motivo di esclusione. Si finisce, così, per penalizzare proprio chi cerca di mantenere un minimo di indipendenza economica, anche un minimo di vita personale.

L'importo massimo è di 1.200 euro a trimestre, 400 euro mensili. È previsto nella misura piena fino a 15.000 euro di ISEE, per poi diminuire progressivamente fino ai 25.000. Ma, attenzione, queste cifre non è che costituiscano una certezza, perché poi vengono rideterminate ogni tre mesi, in base alle risorse disponibili e alle richieste che arrivano. Quindi, se crescono le richieste, dato che la coperta è corta, di conseguenza si riduce anche la cifra che spetta a ciascuno.

Poi, come al solito, restano ferme le competenze regionali, senza introdurre un livello essenziale delle prestazioni sociali che ne assicuri l'uniformità. Ecco, il risultato sarà quello a cui siamo, in realtà, già tristemente abituati, ovvero servizi e bisogni che vengono soddisfatti solo in base al CAP di residenza. Così, dove esistono risorse e servizi, le famiglie possono trovare risposte; dove invece ci sono territori con bilanci in difficoltà, commissariati, sottoposti a piano di rientro sanitario, gli ostacoli aumentano. E questo sarà ancora più evidente in questa materia, perché, proprio di recente, alcune regioni hanno legiferato su questa materia e tante altre ancora lo stanno facendo.

Poi, in ultimo ma non per ultimo, la salute mentale: chi assiste - ed è dimostrato - ha maggiori probabilità di ammalarsi sia fisicamente che psicologicamente.

Ecco, io ne sono una testimone, perché mio padre è caregiver di mia madre da quarant'anni, e le sue ultime analisi sono peggiori di quelle di mia madre.

I servizi pubblici di salute mentale hanno raggiunto un limite strutturale di capacità. La SIEP - Società italiana di epidemiologia psichiatrica - ci dice che nei dipartimenti di salute mentale mancano circa 13.000 operatori. La legge sullo psicologo delle cure primarie è bloccata da anni in Commissione e ancora non vediamo una luce in fondo al tunnel. Quindi, io mi chiedo: ma chi e come potrà mai garantire la giusta e tempestiva assistenza ai caregiver (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Non lo sappiamo.

Noi avevamo presentato un'altra proposta, una proposta alternativa: il reddito di cura. Abbiamo proposto di riconoscerlo a tutti i caregiver registrati alla piattaforma con ISEE fino a 40.000 euro, quindi superando il tetto attuale. Il contributo che avevamo previsto era dai 600 ai 1.200 euro mensili - mensili, non trimestrali - e per un ISEE fino a 15.000 euro abbiamo proposto l'importo pieno, quindi 1.200 euro al mese; poi, una riduzione graduale e proporzionata fino ai 40.000 euro, ovviamente. Se la cura è condivisa tra più caregiver o tra entrambi i genitori, il contributo viene ripartito in relazione al carico assistenziale e all'ISEE, senza azzerarlo o penalizzare la condivisione. E questo reddito, nella nostra proposta, doveva essere esente da Irpef, non concorrere all'ISEE ed essere cumulabile con altri sostegni.

Ecco, quello che ora mi chiedo è: questo disegno di legge - perché quello che facciamo noi qui dentro ha anche un impatto, non solo reale e concreto nella vita delle persone, ma anche culturale - sta dando dignità effettivamente a queste persone? Secondo noi, no. Anche gli aspetti culturali subiranno un miglioramento? Io non credo.

Io voglio ricordare qui due episodi gravissimi, accaduti pochi mesi fa: quello di un insegnante siciliano, caregiver della moglie gravemente disabile, che si era sentito dire dalla sua dirigente scolastica che era una nullità solo perché usufruiva - come ne aveva diritto - dei suoi permessi. Questo docente si è visto annullare la sua cattedra ed è stato costretto a insegnare in tre istituti diversi, rendendo la sua vita letteralmente impossibile. Un altro episodio, sempre recente: una donna di quarant'anni di Forlì è stata licenziata dall'azienda in cui lavorava a tempo indeterminato perché era in congedo e, durante un controllo dell'azienda, era stato appurato che aveva trascorso qualche ora al mare. Ma essere un caregiver non vuol dire essere agli arresti domiciliari, non vuol dire rinunciare completamente alla propria vita (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E allora quello che mi chiedo è: con questo disegno di legge riusciremo ad avere un impatto culturale? Riusciremo a evitare che situazioni così orribili possano avere una fine? Perché non solo chi ha un carico del genere sulle proprie spalle, fisicamente e mentalmente - come abbiamo detto -, soffre già di suo, ma deve trovarsi anche a soffrire per il giudizio esterno di persone che non sanno. Perché il caregiver non è tenuto a raccontare a tutti la propria storia, eppure subisce il giudizio degli altri: di chi non sa e di chi sa, ma non può comprenderlo. Perché solo chi vive queste situazioni può realmente comprenderle sulla propria pelle.

Noi abbiamo tentato anche in Commissione - Ministra, lo sa, ci siamo confrontate varie volte - di migliorare questo testo in maniera sostanziale, ma la stragrande maggioranza delle nostre proposte - soprattutto quelle più importanti, che potevano incidere in una maniera più seria e profonda - sono state respinte. Quindi, purtroppo, a malincuore, noi oggi esprimeremo voto contrario su questo provvedimento, nonostante ci rendiamo conto che fosse una cosa molto attesa e importante, ma potevamo fare meglio e dovevamo farlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bagnasco. Ne ha facoltà.

ROBERTO BAGNASCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, signor Ministro, colleghi, Forza Italia voterà a favore, naturalmente, di questo disegno di legge, non per schieramento, ma perché il riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari rispondono a una responsabilità precisa delle nostre istituzioni: sostenere le persone che dedicano una parte essenziale della propria vita alla cura di un familiare con disabilità o non autosufficiente. Come ho ricordato nella discussione generale, dietro la parola “caregiver” ci sono genitori, coniugi, figli, ci sono giornate organizzate - direi vite organizzate - intorno ai bisogni di un'altra persona, impegni di lavoro difficili da conciliare con l'assistenza, visite mediche rinviate, notti nelle quali il riposo diventa una possibilità molto incerta. Sono esperienze che incidono profondamente sulla vita delle famiglie e che meritano risposte concrete.

Per Forza Italia questo è un tema prioritario, coerente con la centralità della persona e della famiglia, che ispira la nostra visione culturale, liberale e cristiana. La libertà deve poter essere esercitata anche nelle condizioni più difficili, quelle di fragilità; riguarda la persona assistita, che deve essere sostenuta nelle proprie scelte, ma riguarda anche chi se ne prende cura, che deve poter conservare un lavoro, tutelare la propria salute, progettare il futuro e, devo dire, molto spesso, purtroppo, anche la propria dignità. Riconoscere il valore della solidarietà familiare comporta un dovere pubblico verso le famiglie: l'affetto e la disponibilità di chi assiste hanno bisogno di una rete di servizi capaci di accompagnarli nel tempo. È questa convinzione a guidare il nostro voto favorevole.

Il nostro ordinamento già contiene una definizione di caregiver familiare: il provvedimento costruisce un quadro più articolato, di riconoscimento e tutela, e rafforza il collegamento tra chi presta assistenza e i percorsi di cura della persona assistita. È un percorso al quale Forza Italia ha contribuito con proprie iniziative parlamentari: molte, debbo dire. Ricordo, tra le altre, la proposta di legge della collega Chiara Tenerini, abbinata al disegno di legge in esame, e il suo impegno per superare la frammentazione delle tutele e per permettere alle famiglie di contare su un sostegno riconoscibile.

Nei tanti interventi che ho ascoltato con grande interesse e attenzione, devo dire che da parte della minoranza c'è stato un atteggiamento, nei confronti di questa legge, che mi ha molto deluso. In genere sono le frasi che dice l'opposizione, ma stavolta io penso di poterlo dire a pieno titolo: nessun riconoscimento per quello che è stato fatto, se non, in qualche caso - pochi, devo dire -, un riconoscimento soltanto al fatto che ci si è occupati, in qualche modo, dei caregiver familiari. Io credo che sia veramente ingeneroso nei confronti non di un Ministro, ma di un Governo, di un Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)… Tra l'altro, è l'occasione per manifestare al signor Ministro la mia, la nostra - di Forza Italia - più totale vicinanza per quello che ha fatto, per l'attenzione con cui lo ha fatto. Io ho avuto modo anche di conoscerla nelle precedenti legislature e so come lavora, l'impegno con cui lavora, le conoscenze che applica nel proprio lavoro e, soprattutto, la serietà con la quale risponde sempre - sempre - a chiunque, in qualche modo, si rivolga a lei, ponendo dei problemi che non siano strumentali, ma che siano sicuramente così importanti da richiedere una risposta seria e significativa. Quindi, grazie signor Ministro, lo dico con grande convinzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE): quello che lei ha fatto su questo tema dimostra anche - e finisco, non mi piace, non sono abituato a fare le sviolinate, anche perché non hanno alcun senso - che lei conosce bene questi problemi, si vede, lo ha dimostrato anche in questa occasione, e di questo non possiamo che esserne particolarmente fieri. È una delle tante ragioni del nostro voto favorevole.

Certo, è chiaro che partiamo sempre da un presupposto: che si potrebbe e si dovrebbe fare di più; questo sempre, in qualsiasi caso, soprattutto su temi così delicati e così importanti. È chiaro che le necessità sono sempre molte di più delle risposte che qualsiasi Governo, con il massimo dell'impegno e delle capacità, può dare. In questo provvedimento noi abbiamo parlato di flessibilità del lavoro, abbiamo cercato, in qualche modo, di evitare che la cura diventasse una penalizzazione di coloro che si dedicano a queste cure; abbiamo parlato di riconoscimento delle competenze, che è molto importante, e, dal 2027, anche di un contributo economico.

Mi è spiaciuto anche - devo dire - l'atteggiamento con il quale è stato, in qualche modo, recepito questo contributo economico, quasi fosse un qualcosa del quale dobbiamo vergognarci. Sì, dobbiamo fare di più, dovremmo fare di più, ci mancherebbe altro: questo è un nostro preciso dovere e credo che il Governo sia intenzionato a lavorare in questo senso. Non ho il minimo dubbio, ma credo che sia un fatto importante. Forse 1.200 euro per qualcheduno rappresentano un qualcosa di evidentemente non essenziale, ma per i molti, per i più purtroppo, sono un aiuto importante del quale non dobbiamo sicuramente vergognarci (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Una delle ragioni, quindi, del nostro voto favorevole è il rispetto dell'autodeterminazione della persona assistita nell'individuazione del caregiver. La relazione di cura deve salvaguardare la volontà di chi riceve assistenza e valorizzare il ruolo del familiare all'interno di un percorso condiviso con i servizi. Il coinvolgimento del caregiver nelle valutazioni, nel progetto di vita e nel piano di assistenza individualizzato risponde a questa esigenza e questa non è cosa da poco, signor Ministro. Chi accompagna quotidianamente una persona conosce i suoi bisogni. In qualche intervento dei colleghi è stata richiesta la conoscenza dei problemi e credo che questo provvedimento, in qualche modo e per quanto possibile evidentemente, risponda a queste esigenze. Chi accompagna quotidianamente una persona conosce, quindi, i suoi bisogni e le difficoltà che incontra: questa conoscenza deve poter contribuire alla qualità delle scelte assistenziali.

Da farmacista considero essenziale la continuità della cura. Le famiglie hanno bisogno di interlocutori riconoscibili, di indicazioni comprensibili, di un raccordo effettivo tra servizi sanitari e sociali. Il riconoscimento del caregiver acquista valore quando rende questo rapporto più semplice e consente alla famiglia di sentirsi accompagnata. Tra gli interventi ho ascoltato quello dell'onorevole Ruffino, che conosce molto bene le problematiche del sociale - si sente da come parla, da come interloquisce - perché ha fatto per lungo tempo il sindaco. Ha parlato di tanti problemi sicuramente importanti, significativi e determinanti dei quali dobbiamo occuparci, e credo che il Ministro lo faccia tutti i giorni, ma dei caregiver evidentemente ha parlato poco. Invece, questo è l'oggetto del nostro provvedimento e su questo tema dobbiamo discutere e valutare il nostro voto positivo o negativo.

Inoltre, sosteniamo le misure di conciliazione tra assistenza e lavoro e questo è un fatto di straordinaria importanza: la possibilità di chiedere modifiche dell'orario e delle modalità della prestazione, la priorità nella trasformazione del rapporto a tempo parziale e il diritto al ritorno al tempo pieno. Queste sono cose importanti, signor Ministro. Le diciamo ancora una volta: la possibilità di chiedere modifiche dell'orario - sembrano cose piccole - e delle modalità della prestazione, la priorità nelle trasformazioni del rapporto a tempo parziale e il diritto al ritorno al tempo pieno. Sono strumenti che affrontano una difficoltà concreta e aiutano a preservare l'occupazione e l'autonomia economica di chi presta la cura.

Taglio una gran parte dell'intervento perché vengo richiamato dal nostro Presidente a comportarmi in maniera corretta. Dico solo che, anche se a qualcheduno è sembrata un'elemosina o poco più, comunque di poco interesse, l'innalzamento da 15.000 a 25.000 euro della soglia ISEE prevista per il contributo destinato ai caregiver familiari prevalenti è un ampliamento significativo e di questo Forza Italia se ne assume - in parte, evidentemente - il merito. Nient'altro se non ringraziare ancora una volta il signor Ministro e invitarla a lavorare così, come ha lavorato fino ad oggi, nel prossimo futuro, perché potrà dare dei risultati importanti per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Panizzut. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO PANIZZUT (LEGA). Grazie, Presidente. Ministro e colleghi, nella vita si possono non fare dei provvedimenti, come hanno fatto tutti i Governi precedenti, e si possono dire falsità, del tipo che non ci sono stanziamenti. Qualcuno ieri diceva addirittura che questa è una legge delega - non so se capite come funziona il Parlamento -, qualcuno diceva che non ci sono relazioni sulla legge e invece la relazione verrà fatta annualmente all'Osservatorio, che si intende della materia. È inutile venire in Parlamento, visto che qualche parlamentare non ha letto nemmeno il disegno di legge (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Si diceva che ci sarebbe stata la riduzione del Fondo unico per le persone con disabilità, non è assolutamente vero. I fondi vengono presi dai fondi per i caregiver, da un altro Fondo del MEF e dal Fondo per i caregiver del Ministero del Lavoro. Quindi, si possono prendere decisioni coraggiose anche in momenti poco fiorenti del Paese, come hanno fatto finalmente questo Governo e questo Ministro e come farà, auspico, questo Parlamento. Sono decisioni che sicuramente rischiano di non accontentare tutti, ma vanno bene a chi ha capito e ha capito che, nonostante tutte le difficoltà economiche dovute ad agenti esterni e interni al Paese, questo vuole essere il punto fisso da cui non si torna indietro. Una norma messa lì per essere un caposaldo, che dà risposte alle urgenze e deve essere sicuramente incrementata quando le condizioni lo consentiranno e, ovviamente, ci auguriamo al più presto.

Oppure possiamo decidere anche di non far nulla e rimandare, magari quando ci saranno al Governo quelli bravi, che ogni volta dicono a noi come dobbiamo fare, mentre loro non hanno mai fatto nulla in merito (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Visto che qualcuno diceva che non ci sono i soldi, magari ridate indietro i soldi del superbonus e vedrete che di miliardi ne possiamo dare a tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

So bene, per esperienza diretta - e quindi magari non venite a insegnare a noi cos'è un caregiver -, che non c'è prezzo per chi dedica la sua vita, la propria attività, per accudire un parente, tenendo ben presente anche il fattore psicologico su cosa vuol dire avere un proprio caro che ha bisogno di assistenza 24 ore al giorno. Chi decide, poi, se una cosa è giusta o sbagliata? Il famoso buonsenso di cui tutti parlano? Allora, il buonsenso direbbe: non lasciamo passare la legislatura senza fare qualcosa di concreto. Ricordo che, nel caso, ci sarà da ricominciare tutto l'iter da capo. Mettiamo questa prima pietra. Anzi, visto che poi le opposizioni sono talmente convinte che al prossimo giro andranno al Governo loro - glielo auguro -, avete già la base per il vostro primo atto, sarà da migliorare.

Va messo agli atti che finalmente, dopo anni e anni e più di 30 proposte di legge - di cui, se permettete, la Lega è stata sempre la prima firmataria in tre legislature -, siamo arrivati a una definizione di una cornice nazionale, assicurando riconoscimento alla tutela di persone che amano e si prendono cura dei propri cari. Nel 2018, è vero, nella legge di bilancio venne introdotta la definizione di caregiver, però non ha avuto seguito nessuna normativa per la tutela e il sostegno reale. Nel 2023 il Ministero per le Disabilità e il Ministero del Lavoro hanno promosso un tavolo tecnico composto da più di 50 realtà - quindi altro che dire che nessuno è stato preso in considerazione - e ci si è concentrati su tre ambiti: definizione del caregiver familiare, procedura di riconoscimento e sistema di sostegni e tutele.

Una dotazione, per il 2027 e per gli anni successivi, di 260 milioni, nella speranza mia personale - e lo ribadisco anche al Ministro - che lo stanziamento venga poi ampliato in futuro, sia come platea sia come contributo individuale. Si tratta dello stanziamento più alto in confronto alle altre proposte di legge. Un elemento qualificante del disegno di legge è la costituzione del sistema di tutele differenziate, individuando quattro profili di caregiver familiare divisi in base, giustamente, all'impegno assistenziale e alla convivenza.

Riconosciamo il ruolo fondamentale dell'attività di assistenza e cura e il valore economico della stessa, supportando e valorizzando il caregiver con adeguati sostegni per garantirgli la migliore qualità di vita, prevenendo l'isolamento e la discriminazione. Il caregiver quale parte attiva tra le reti e il coinvolgimento nelle valutazioni e pianificazione degli interventi nel rispetto - non dimentichiamoci - della volontà della persona assistita.

Il caregiver è definito, quindi, come la persona di maggiore età che assiste e si prende cura del figlio, di un altro parente entro il secondo grado, del coniuge, dell'altra parte dell'unione civile o del convivente, o di un altro parente entro il terzo grado. Il caregiver familiare partecipa all'unità di valutazione multidimensionale della persona con disabilità, all'elaborazione del PAI e del relativo budget di cura. Nel Progetto di vita e nel PAI è individuato il carico assistenziale del caregiver familiare. I servizi sociali forniscono al caregiver familiare le informazioni necessarie sui bisogni assistenziali e sulle cure necessarie alla persona.

Abbiamo messo anche, appunto, dei sostegni al caregiver - e ne vado a leggere qualcuno - che può accedere gratuitamente a corsi di formazione specifica, beneficiare delle misure di sostegno psicologico, richiedere visite specialistiche a domicilio, televisite e teleconsulti, accedere a interventi sanitari e sociosanitari in via preferenziale al fine di ridurre i tempi d'attesa. Qualora il caregiver familiare convivente sia tutore o l'amministratore di sostegno della persona assistita, il giudice tutelare può disporre che la rendicontazione delle spese sia presentata in forma semplificata. A decorrere dall'anno prossimo è attribuito, a favore del caregiver, un contributo mensile erogato con cadenza trimestrale, che non concorre alla formazione del reddito, né al calcolo della componente reddituale ISEE, cumulabile con altre forme di sostegno. Quindi, ribadisco che questo è il punto fisso da cui non si torna indietro e auspichiamo tutti che - chiunque poi debba governare, mi auguro il centrodestra - i fondi siano aumentati per arrivare a un importo più significativo e a una platea più ampia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Furfaro. Ne ha facoltà.

MARCO FURFARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, colleghe e colleghi, voglio cominciare da una donna, Silvana Ruggiero. Silvana è madre di tre figli, due dei quali affetti da una gravissima malattia genetica. Purtroppo uno di loro è morto tre anni fa, l'altro, che continua a vivere con una patologia, è assistito da lei e per quella patologia non esiste una cura risolutiva. Davanti all'inviata speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, la dottoressa Hagrass, ha raccontato che da più di vent'anni dorme tre ore a notte. E poi ha aggiunto una cosa: per essere lì quel giorno, ho dovuto pagarmi di tasca mia un'infermiera. Pensateci, per venire a chiedere aiuto alle istituzioni, ha dovuto prima pagare qualcuno che prendesse il suo posto.

Io credo - noi crediamo - che questa sia la fotografia più onesta della legge che votiamo oggi. Perché un aiuto, per quanto misero, questa legge certo lo prevede, solo che prima di dartelo ti chiede di mostrare che hai già pagato tutto il resto: il lavoro, il tempo, il sonno, a volte anche la salute. Vediamolo questo esame a cui devono essere sottoposti. Il primo requisito è vivere sotto lo stesso tetto della persona che assisti e rappresenta la prima vera discriminazione tra caregiver. Prendiamo due sorelle che si prendono cura della madre non autosufficiente, una vive nell'appartamento della madre, l'altra in quello di fronte, si dividono le visite, la spesa, le medicine, le incombenze quotidiane. Se una si ammala ovviamente interviene l'altra e viceversa, entrambe ci sono, stessa fatica fisica e mentale. Ma sapete cosa fa la differenza per questa legge? Non il tempo, non il carico, non la fatica. La differenza la fa la porta di casa: la sorella convivente può accedere al contributo, se rispetta anche altri requisiti, quella che vive di fronte è esclusa comunque, anche se presta altrettante ore di assistenza. Stessa madre e stessa fatica, ma basta attraversare un pianerottolo per perdere la possibilità di ricevere quel sostegno.

Ministra, ma che cosa cambia nell'assistenza effettivamente prestata se la sera quella figlia torna a dormire nell'appartamento di fronte? Perché quella presenza dovrebbe valere meno di quella dell'altra sorella (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Inoltre, la cura condivisa dovrebbe essere incoraggiata, perché quando la responsabilità viene distribuita anche la persona assistita può contare su una rete più solida e chi assiste ha anche maggiori possibilità di conservare un lavoro, il tempo libero, una relazione, un equilibrio personale e la salute mentale.

Al contrario, subordinare proprio questo riconoscimento al vivere sotto lo stesso tetto, rischia di fare ben altro, cioè di penalizzare proprio le famiglie che cercano di organizzarsi per non lasciare tutto sulle spalle di una sola persona. Quella persona, quasi sempre, è donna. Tra l'altro, spesso vivere in case diverse non è nemmeno una scelta, ma dipende dagli spazi disponibili, dalle condizioni economiche, dalla necessità di stare vicino al lavoro o ai propri figli.

Il secondo requisito, forse è pure peggio, sono 91 ore di assistenza a settimana. Novantuno ore colleghi, sono 13 ore al giorno, dalle 7 di mattina alle 8 di sera. Tutti i giorni, sabato e domenica compresi, Natale compreso, Ferragosto compreso. E se ne fai 90 sei fuori. Basta un'ora in meno e per lo Stato smetti di esistere. Questa legge la cura la misura con il cronometro. E questo cronometro lo mettete anche nella vita degli studenti caregiver. Pensate a un ragazzo, prepara un esame e intanto si prende cura di sua madre. Studia negli intervalli, organizza l'assistenza attorno alle lezioni, rinuncia alla biblioteca perché a casa c'è bisogno. La legge consente alle università di prevedere un esonero dalle tasse per gli studenti caregiver, ma per accedere a quella misura chiede almeno 30 ore settimanali di assistenza. E se ne fai 29? Beh, se ne fai 29 sei fuori. Un'ora in meno di assistenza non ti restituisce una lezione persa, un tirocinio saltato, un esame che non sei riuscito a preparare. Ministra, ma perché proprio 30? Quale valutazione dei bisogni giustifica quel confine. Dovremmo guardare a quanto la cura incide sulla possibilità di studiare, frequentare e costruirsi un futuro, perché un ragazzo che si prende cura di un familiare non dovrebbe essere costretto a scegliere di chi sacrificare il futuro, il proprio o quello della persona che ama. Pensi, con questa legge facciamo persino un altro torto, quello di sancire la disuguaglianza delle opportunità. Un ragazzo o una ragazza di questo Paese, che magari si occupa di suo nonno, non ha la possibilità di studiare proprio perché fa un'attività di assistenza in sostituzione dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Il terzo requisito è non lavorare, oppure lavorare guadagnando al massimo 3.000 euro lordi l'anno, 250 euro al mese. Basta un lavoretto il sabato mattina e lo Stato ti dice: guardi, signora, mi spiace ma lei è troppo ricca. Troppo ricca! E lo dico al femminile, perché sappiamo tutti chi è, quasi sempre, che in queste famiglie lascia il lavoro per occuparsi della cura. Rispettare il limite, quindi, non basta: se guadagni più di 3.000 euro lordi, sei fuori. È un vincolo che restringe drasticamente la platea e, tra l'altro, penalizza proprio chi prova a conservare un pezzo della propria indipendenza economica.

Se passi l'esame, se hai rinunciato a tutto quello a cui c'era da rinunciare, quindi, arriva il premio della legge: fino a 400 euro al mese, erogati ogni tre mesi, tra l'altro. Ministra, ho fatto un conto e glielo lascio qua: lo vede, lo sa cos'è questa, no? È una moneta da un euro (Il deputato Furfaro mostra una moneta), perché 400 euro al mese per 13 ore al giorno fanno poco più di questa moneta, poco più di un euro l'ora. Questo vale, per voi, un'ora di assistenza: un euro, meno di un caffè al bancone. So già cosa diranno alcuni: l'amore non ha prezzo, chi assiste un figlio o una madre non lo fa per soldi. Peccato che un prezzo voi glielo abbiate messo lo stesso e l'avete fissato a un euro l'ora.

E, come se non bastasse, ci sono pure quelle due paroline: “fino a”. Che significa? Significa che l'importo vero lo fissa un decreto ogni tre mesi, perché si prendono i soldi stanziati e si dividono per quelli che hanno diritto. Quindi, se la platea cresce, diminuisce il contributo; più famiglie bussano, più la fetta si assottiglia. Ma c'è di più: nella stima iniziale del Governo, il contributo avrebbe raggiunto poco più di 60.000 persone, in un Paese dove si stimano, al ribasso, 7 milioni di caregiver, l'Istat 12 milioni. Quindi, stando al ribasso, andrete a coprire meno di una persona su 100.

Ministra, che non basti lo sa benissimo anche lei. Il giorno in cui il Consiglio dei ministri ha approvato questo testo, lei ha detto che non poteva dirsi felicissima; ha detto che il limite ISEE era basso e che sperava che il Parlamento lo alzasse. Lo ha detto lei, non io. Quel limite, di poco, è stato alzato, ma il tetto dei 3.000 euro lordi l'anno da lavoro è rimasto lì. Si può discutere di quanto allargare una porta, ma se, subito dopo, ne mettete un'altra che lascia fuori chi guadagna più di 250 euro lordi al mese, è chiaro che la platea resta minima, limitatissima.

Avete costruito una misura selettiva che non è per i caregiver, è contro la povertà, più che un riconoscimento del carico di assistenza. Una legge sui caregiver deve proprio impedire che assistere renda poveri, oltre ad aiutare chi è già in difficoltà. Poi, lei, l'ha chiamata una “rivoluzione culturale”, così lei ha chiamato questa legge. Ecco, le associazioni che sono venute in Commissione a raccontarci la vita vera hanno, invece, detto che questo testo burocratizza la fatica. Io, parole più precise non sono riuscito a trovarle e non saprei trovarle.

E, vede, quando tante associazioni di caregiver, sindacati e realtà del Terzo settore contestano l'impostazione di questa legge, dovreste fermarvi, perché quelle persone non sono venute in Parlamento per fare opposizione al Governo come ho stupidamente, qua, sentito stamattina nel dibattito, sono venute perché non ce la fanno più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Vi, e ci, hanno portato le notti senza sonno, gli stipendi perduti, la paura di ammalarsi e di non avere nessuno a cui lasciare un figlio. Chiedevano una risposta; hanno ricevuto, da voi, una chiusura.

Avete avuto l'occasione di costruire una legge condivisa, partendo dalla vita di chi assiste. Ne state facendo una legge di parte, piena di condizioni, povera di diritti e che introduce, persino, nuove disparità proprio tra le persone che dovrebbe proteggere, facendo sì che alcune, poche, siano incluse nel sistema e tante altre, milioni, ne restino fuori. A voi quella legge serve a poter dire fuori che l'avete fatta, a quelle famiglie serve sapere che cosa potranno fare domani, perché fino a oggi, purtroppo, è stato impossibile dormire, curarsi, lavorare. E finché queste possibilità restano fuori dalla porta, la vostra rivoluzione sono chiacchiere di carta.

Ci sarebbe, poi, una domanda, cara Ministra, a cui questo testo non risponde: che succede dopo? Il giorno in cui finisce l'attività di caregiver, che ha assistito magari quella persona per tanti anni, che succede, cara Ministra? Perché non c'è scritto nulla sulla legge, è come se il Governo a quel caregiver dicesse: ti abbiamo chiesto di esserci per tutti, di sostituirti allo Stato e, quando avrai bisogno tu, lo Stato si sarà già dimenticato di te. E i servizi, il sollievo, le sostituzioni e il sostegno? Ci sono sulla carta, ma niente di previsto, perché ci sono delle paroline che oramai conosciamo a memoria: “nei limiti delle risorse disponibili”, che significa, ovviamente, il fatto che quelle risorse non ci sono e che il conto passa alle famiglie. Ma se domani mi ammalo io, chi viene? Questa è la domanda che si fanno.

Lo sa meglio di tutti noi un amico e collega - e chiudo, cara Presidente - che siede nell'altro ramo del Parlamento e che questa legge la vedrà arrivare tra poco, Franco Mirabelli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Franco conosce questa battaglia dal lato che quasi nessuno di noi conosce: quello di chi ha bisogno di qualcuno accanto a ogni ora del giorno. Ha raccontato in televisione chi gli garantisce assistenza e ha aggiunto che in troppi territori i servizi non esistono. Ecco cosa c'è in gioco: la libertà di cura e quella di chi viene curato stanno insieme oppure cadono, purtroppo, insieme. Grazie, Franco. Però, noi abbiamo bisogno… grazie a Franco, grazie alle associazioni che sono fuori…

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO FURFARO (PD-IDP). …e che ci fanno una ben altra proposta e chiedono a questo Governo ben altro, dentro una filosofia che abbiamo provato a portare in Commissione, assieme a tutte le opposizioni - che ringrazio -, alla mia collega Malavasi e a tutti coloro che vi hanno chiesto di fare un'altra cosa: di aiutare prima. Prima che arrivi la notte, prima che arrivino le disgrazie, prima che arrivino le emergenze. Serviva una legge che aiutasse milioni di persone prima, invece avete voluto discriminarli, dividerli e metterli gli uni contro gli altri. Per questo, voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Saluto il Presidente della Camera dei rappresentanti della Repubblica di Malta, Carmelo Abela, e la sua delegazione, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Benvenuti.

Ha chiesto di parlare il deputato Ciocchetti. Ne ha facoltà.

LUCIANO CIOCCHETTI (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io credo che questo sia un provvedimento importante, al di là dei racconti fatti da alcuni esponenti dell'opposizione. È una legge che si attende da oltre dieci anni e, in questi dieci anni, avete governato il Paese con varie formule politiche e governative. Eppure, il topolino ha partorito soltanto un comma all'interno di una legge di bilancio, nel 2018, con l'articolo 1, comma 255, con uno stanziamento di 20 milioni di euro che non è mai diventato operativo; durante il Governo Conte - è stato ricordato precedentemente, nel dibattito sugli ordini del giorno - fu finanziato un fondo per 80 milioni. Ricordatevi bene queste cifre perché, dato che adesso parlate di miliardi, dovete ricordarvi che voi avete stanziato 20 milioni, il Governo Conte 80 milioni, che non sono mai stati utilizzati per dare una risposta alle persone che fanno cura e assistenza e si prendono cura dei propri cari (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Non è mai stata fatta una legge che riconoscesse davvero, al di là del comma 255, il ruolo straordinario dei caregiver familiari. Certo, siamo partiti dai caregiver familiari. Mi pare anche che, se andiamo a leggere le oltre 35 proposte di legge che sono state presentate dal 2015 ad oggi dai vari gruppi parlamentari, ne troviamo delle belle, perché troviamo, all'interno, proposte di legge presentate da esponenti del Partito Democratico che si contrappongono: chi parla di caregiver familiare e chi parla di caregiver in senso più ampio, senza far riferimento ai caregiver familiari. Quindi, vi dovreste anche mettere un po' d'accordo su che cosa davvero bisogna fare.

Noi, alle condizioni date, con il lavoro del Ministro Locatelli e del tavolo tecnico - che ha coinvolto oltre 50 associazioni rappresentative del mondo delle associazioni familiari, oltre a tutte le associazioni che abbiamo audito in XII Commissione (Affari sociali) -, abbiamo ascoltato il grido di dolore che arrivava per la mancanza di una norma che potesse davvero riconoscere e dare tutele non solo economiche, ma anche di diritti. Insomma, questo è quello che è stato fatto. Dal 2015 sono state presentate oltre 35 proposte di legge da tutti i gruppi parlamentari di Camera e Senato e, purtroppo, non hanno prodotto nulla.

Questo è il primo disegno di legge che interviene a definire il caregiver familiare. Una definizione che finalmente stabilisce una cornice di riferimento nazionale per riconoscere tutele e sostegni concreti. Fino ad oggi, solo alcune regioni, a livello italiano, hanno prodotto leggi regionali, chiaramente limitate, perché non potevano intervenire su alcune condizioni di cornice di carattere generale. Mi viene da sorridere perché, quando si parla del voto unanime in alcune regioni, vorrei che si leggesse la legge che ha fatto il Veneto o la legge che ha fatto il Lazio: chiaramente sono state votate all'unanimità, perché lì non c'è stato uno scontro ideologico e politico, ma c'è stata una condivisione che ha portato anche a sostenere leggi con un finanziamento pari a un milione - un milione -, perché questa è la realtà di alcune leggi regionali. Noi stanziamo 260 milioni di euro a decorrere dal 2027 (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), quindi è un finanziamento permanente, storico.

Voglio ricordare anche, ad alcuni colleghi che probabilmente hanno una memoria che viene meno, che la proposta di legge n. 1426​ a prima firma Malavasi e anche dei deputati Furfaro, Girelli - abbiamo sentito un intervento molto accorato - prevedeva uno stanziamento di 30 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Noi stanziamo, il Governo Meloni stanzia 260 milioni di euro, cioè 230 milioni in più di quello che stanzia questa proposta.

Ma la cosa più bella è la proposta di legge n. 307​, con primo firmatario Conte, e a firma anche dei deputati Sportiello e Aiello, che stanziava 80 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), cioè quelli che erano stati messi all'interno della legge di bilancio, all'articolo 1, comma 334, della legge n. 178 del 2020, che non ha prodotto nulla. Questa proposta di legge aggiungeva 10 milioni l'anno, cioè da 80 andavamo a 90, e noi siamo a 260 milioni di stanziamento.

Sono sufficienti? No, sappiamo bene che non sono sufficienti e che abbiamo bisogno, nelle prossime leggi di bilancio, di mettere più risorse - e, quindi, sarà un impegno di tutti fare un lavoro verso questa direzione -, ma, intanto, finalmente abbiamo una legge che inserisce e contribuisce alla definizione di una cornice nazionale condivisa, riconoscendo e tutelando le persone che amano e curano e non vogliono essere sostituite, ma affiancate.

Questa è un'altra cosa che nel dibattito non è apparsa: sembra che il caregiver familiare debba sostituire i servizi sociali e i servizi sanitari che sono obbligatori per i comuni, per le regioni e per lo Stato, che rimangono, che devono essere rafforzati e che, in qualche modo, consentono di integrare il ruolo del caregiver con i servizi dello Stato, delle regioni e dei comuni, che devono essere portati avanti con forza e serietà (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

È uno stanziamento che è un punto di partenza, una legge che è un punto di partenza, certo, ma finalmente c'è. Finalmente c'è una legge che può dare una serie di riconoscimenti. La legge interviene sulla vita quotidiana, sia economicamente che sulla partecipazione alle decisioni sul lavoro, sulla formazione, sullo studio, sulla salute e sul bisogno di sollievo. In Commissione, dato che è stato raccontato che non si è fatto un confronto, cara Presidente - lo dico a lei per dirlo all'onorevole Giachetti, che non ha partecipato ai lavori della Commissione -, sono stati approvati 49 emendamenti, di cui 25 dell'opposizione, solo per notarlo come cronaca (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Sono state fatte dieci sedute su 410 emendamenti e il Ministro ha più volte interloquito con i proponenti degli stessi. Salvaguardiamo le leggi regionali che sono state approvate, ed è un emendamento approvato in Commissione; incrementiamo la soglia ISEE da 15.000 a 25.000 euro, con il lavoro della Commissione; tutele per i minori che convivono con persone con disabilità, emendamento della Commissione; semplificazioni e rendicontazione al giudice tutelare, emendamento della Commissione.

Elevata da 25 a 40 chilometri la distanza massima per caregiver non conviventi, emendamento della Commissione; criteri nazionali uniformi per computo assistenziale e più tutele in caso di rigetto delle domande, raccolta di dati statistici sulle condizioni dei caregiver familiari. Oggi parliamo di sondaggi, di studi, finalmente avremo i dati; con il portale INPS sapremo esattamente quanti sono i caregiver familiari, con quale impegno di cura assistono i loro cari e avremo anche tutte le difficoltà e i dati statistici che possono consentire al Governo, al Parlamento, a tutti quelli che saranno presenti in quest'Aula in futuro, di poter anche modificare nel corso d'opera con l'attuazione concreta e con la verifica della questione. Insomma, abbiamo definito oltre al contributo economico per il caregiver prevalente, la tutela del benessere psicofisico e misure di sollievo, la riduzione dei tempi d'attesa per le prestazioni sanitarie - per un caregiver è fondamentale poter avere una risposta di salute in tempi brevi -, conciliazione tra lavoro e attività di cura, riconoscimento e certificazione delle competenze di lavoro acquisite, accesso e reinserimento lavorativo, maggiore tutela per i genitori caregiver, ferie e riposi solidali, tutele in ambito scolastico, in ambito universitario, tutela anti-discriminatoria - altro emendamento approvato in Commissione -, flessibilità nel servizio civile universale, partecipazione alla valutazione e alla presa in carico, informazione e raccordo con i servizi, partecipazione alla programmazione sociale, tutti gli aspetti della vita di un caregiver.

Termino ringraziando il Ministro per il lavoro per la disponibilità data alla Commissione, ringrazio tutti i colleghi della XII Commissione e ringrazio il personale della XII Commissione, che ha contribuito a portare a termine il lavoro riferito a questo disegno di legge. Comunico che il gruppo di Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore di questa proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

Saluto gli studenti e i docenti del IV Circolo didattico “Verolino-Verone” di Acerra, Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune con i loro docenti (Applausi).

Ha chiesto di parlare per un breve ringraziamento la Ministra Alessandra Locatelli. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Grazie, Presidente, rubo solo sessanta secondi. Ci tengo a ringraziare la XII Commissione, il presidente Cappellacci, i relatori del provvedimento Ciocchetti e Panizzut, i gruppi parlamentari di maggioranza e di minoranza per il contributo che è stato dato nel corso del provvedimento; ringrazio gli uffici della Commissione, dei gruppi parlamentari e il Ministero per il prezioso supporto.

Oggi insieme diamo un segnale forte e concreto per la vita di tante persone che amano, che curano, che non vogliono essere sostituite, ma accompagnate, in questo percorso di amore e di cura. Questa legge a tutele differenziate parte dal garantire un sostegno urgente, concreto, anche dal punto di vista economico, in particolare a chi ha un carico di cura 24 ore su 24. Le tutele sono differenziate proprio per questo: per riconoscere tutti i caregiver familiari secondo la definizione del famoso comma 255, ma garantendo sostegno e misure a intensità differente, se differente è l'impegno e anche il carico di cura.

Grazie alle associazioni che in questi anni hanno combattuto perché questa legge si potesse concretizzare, alle famiglie che ogni giorno superano sfide e difficoltà infinite. Questo è un punto fermo per la dignità della vita e del compito di cura di ogni familiare. Da qui non si tornerà più indietro ma si potrà solo andare avanti (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

(Coordinamento formale - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2789-A​: "Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 34).

Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 114​-159​-307​-344​-443​-998​-1426​-1461​-1507​-1682​-1690​-2007​.

Su un lutto del deputato Pino Bicchielli.

PRESIDENTE. Comunico che il collega Pino Bicchielli è stato colpito da un grave lutto: la perdita della madre.

Al collega la Presidenza della Camera ha già fatto pervenire le espressioni della più sentita partecipazione al suo dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'intera Assemblea.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Mi vedo costretta a tornare sulla vicenda della Banca di Asti: sono mesi che chiedo al MEF, al Ministro Giorgetti, di chiarire in quest'Aula… Magari aspettiamo un attimo…

PRESIDENTE. Sì, collega. Diciamo che ci penso io, tendenzialmente.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). La ringrazio, certo.

PRESIDENTE. Se riuscite a uscire in silenzio, così la collega può svolgere il suo intervento sull'ordine dei lavori, grazie. Prego, collega.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). La ringrazio. Dicevo: se il MEF abbia o meno esaminato l'esposto, che sappiamo essere pervenuto; e, se sì, a quale punto è, se c'è stata un'istruttoria, se ci sono state richieste di integrazioni verso la banca. E poi, ancora, quando l'Aula del Parlamento potrà avere una risposta definitiva, così pure i cittadini e poi anche gli azionisti, che risultano essere assai preoccupati.

Ho sollevato delle perplessità sul progetto di governance e oggi chiedo al signor Ministro se si possa serenamente procedere alla nomina dei vertici della Banca, oppure se permane il grosso dubbio che riguarda la legittimità dell'organo della Fondazione, che ha espresso le candidature. Si è dimesso il presidente, in particolare il sindaco Rasero, che ha nominato sei componenti: tre quando era presidente della provincia, dalla quale si è poi dimesso, e tre quando era sindaco della città di Asti. Verrebbe da dire un potere davvero spropositato, concentrato su una sola persona. E ancora un quesito importante da porre al Ministro: l'organo che ha nominato i membri è pienamente legittimato a proseguire nel delicato compito? Il MEF consiglia la modifica di una parte del regolamento di nomina e non entra nel merito della segnalazione delle anomalie. Va tutto bene? Riteniamo sia tempo che il Ministro dia una risposta a questi quesiti e lo attendiamo in Aula.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ci associamo anche noi alla richiesta, che è stata testé espressa dalla collega Ruffino, sulla vicenda che, in questa sede, è già stata oggetto di un paio di interventi con richieste di informativa al Ministro Giorgetti. E noi non possiamo che ribadirla, ribadirla con forza, perché non è sufficiente il dato - che comunque non possiamo che rilevare positivamente - delle dimissioni del sindaco da presidente della Banca. Ma segnaliamo, allo stesso modo - e lo segnaliamo al Ministro Giorgetti e alle autorità vigilanti -, che questo però non ha prodotto, in questo momento, un altro presidente; la vicenda non è stata ancora quindi completata. E ci sono elementi - che io non giudico oscuri, ma certamente poco trasparenti - rispetto al fatto che sia l'opinione pubblica che le istituzioni astigiane credo meritino di avere maggiori informazioni, sia su quello che è avvenuto, sia sul contenuto, fino in fondo, della lettera di Bankitalia e, quindi, se questa lettera imponga anche modifiche rispetto ai sistemi di nomine, come è stato ricordato poc'anzi.

Non possiamo che ribadirlo, lo ribadiremo anche in altre sedi: quest'Aula ha il diritto di avere queste informazioni da parte del Ministero che, ricordo, ha una competenza tutt'altro che marginale in questa vicenda, perché ha la competenza della vigilanza sulle fondazioni di origine bancaria.

E questa, lo ricordo, è una fondazione particolare perché, a differenza di quasi tutte le altre, continua a mantenere una quota di maggioranza assoluta nella banca conferitaria ed è una questione, anche questa, oggetto di discussione e di confronto. Quindi, il Ministero ha competenze e le questioni legate al sistema di nomina - che ha consentito al sindaco Rasero di nominare, sia come sindaco, sia come presidente della provincia a suo tempo, di fatto, quasi la maggioranza assoluta del consiglio di indirizzo della fondazione - sono aperte e una modifica regolamentare ovviamente sarebbe quanto mai opportuna. Probabilmente non è questo l'unico caso; probabilmente ce ne sono altri e va fatta chiarezza anche su questo, per il ruolo e l'importanza che le fondazioni di origine bancaria hanno rispetto allo sviluppo dei territori su cui sono insediate.

Insomma, Asti, anche alla vigilia della campagna elettorale che ci sarà il prossimo anno, pretende la massima chiarezza a tutti i livelli. Senza fare processi a priori, è evidente che quello che è avvenuto ad Asti è un intreccio: un intreccio che presenta molti elementi di opacità che assolutamente andrebbero chiariti in questa sede da parte del Ministro competente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso tema, sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Da mesi chiediamo al Ministro Giorgetti, al Governo e ai Ministri competenti di aprire un faro. Questa vicenda chiede di accendere un faro su Asti e su quanto, di fatto, succede nei territori, dove la concentrazione di potere porta a regolamenti sbagliati che vanno immediatamente cambiati. Hanno portato ad alcune storture per cui, senza le nostre denunce - lo dico qui -, senza le opposizioni a livello locale e a livello nazionale, sarebbe stato normale, secondo loro, che un sindaco diventasse presidente di una banca.

Cosa deve ancora succedere per capire che dietro questa opacità, dietro la concentrazione di potere non c'è solo il caso di un sindaco o di un presidente pro tempore di provincia, ma c'è un sistema che regola tutto questo, che va cambiato con urgenza? Allora lo diciamo, visto che abbiamo parlato di opacità. Lo abbiamo fatto in Piemonte, anche in altri casi, lo hanno fatto colleghi del mio territorio, anche sulle vicende cuneesi. Noi lo diciamo: c'è bisogno, a partire da questa vicenda astigiana, di capire che Rasero è un'anomalia ma è anche figlio di un sistema che fin qui ha governato e ha preferito questo tipo di concentrazione e questo tipo di sovrapposizione.

Per questo chiediamo di non stare in silenzio e di rispondere, di vedere cosa c'è dietro tutto questo, come mai non si nomina un presidente di banca, perché poi dopo quel passo indietro non c'è stato altro. E allora attendiamo qualche risposta alle nostre interrogazioni e ci aspettiamo che, in qualche modo, questa vicenda non venga rimessa in mano a chi l'ha generata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso tema, sull'ordine dei lavori, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Solo per associarci anche noi perché sono settimane, mesi, che in quest'Aula poniamo domande precise, solleviamo perplessità che sono circostanziate, denunciamo storture e poi, purtroppo - dico purtroppo, o per fortuna, dipende da come la si vede -, nella sostanza abbiamo avuto ragione. E guardi, qui la ragione non è un qualcosa che diventa uno strumento di polemica politica, qui la ragione è la tutela del territorio perché le fondazioni bancarie hanno un ruolo importantissimo nello sviluppo di un territorio, nella definizione delle risorse per un territorio, nei rapporti che si instaurano, di potere e non solo, anche di collaborazione sul territorio.

Allora, il problema è che qui continuano a esserci le non risposte. E non è pensabile che un Ministro, un Governo che ha, come è stato giustamente detto, una responsabilità per me prima morale, in termini di trasparenza, ma, se non ci interessa la responsabilità morale, c'è quella di controllo, che prescinde dalla questione morale… Ed è impensabile che questo Ministro non venga qui, in Aula, a rispondere.

Perché, se non viene in Aula a rispondere o nella sede in cui il Governo ritiene più opportuno farlo, allora mi viene da pensare un'altra cosa. Mi viene da pensare che c'è la volontà di non rispondere perché piace probabilmente mantenere quell'ombra e quel grigiume; o non c'è la volontà di mettere mano al sistema che, evidentemente, ha già mostrato delle falle.

E allora non voglio pensare questo e chiudo, Presidente. Voglio pensare che c'è un Ministro che, invece, le mani ce le vuole mettere e non, come spesso abbiamo visto in questi anni, per occupare poltrone o spazi di potere: le mani ce lo vuole mettere per avere un sistema più trasparente, più corretto e più a garanzie di un territorio. Quindi ci associamo e ci auguriamo che finalmente si possa fare questa discussione serenamente nelle sedi che il Governo ritiene più opportune (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo statale “Siani-Alighieri” di Marigliano, Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti.

Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Coppo. Le chiedo se si associa o meno, collega.

MARCELLO COPPO (FDI). Mi dissocio, Presidente, mi dissocio. Mi dissocio perché ho sentito parole tipo “opacità”, “intrigo” e parlare di un qualcosa di losco che gira e che, bene o male, le opposizioni verginelle non riescono a vedere. Peccato che nel consiglio di amministrazione della Banca di Asti sieda un esponente del Partito Democratico che molto probabilmente saprà informare, nei limiti delle informazioni che la legge permette a un consigliere di amministrazione della banca (Commenti del deputato Fornaro), il Campo largo. Dall'altra parte, si è detto: “abbiamo vinto”. Sì, probabilmente su una cosa certe urla, certi lanci di sdegno, hanno ottenuto un risultato, nel senso che il Presidente Maurizio Rasero si è dimesso, ma si è dimesso senza una procedura iniziata di decadenza, si è dimesso senza che abbia violato alcuna norma (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Le sue dimissioni hanno portato, secondo me, la necessità di trattare un tema e il tema lo voglio denominare “commistioni”. Purtroppo, in quest'Aula, che sarebbe anche l'Aula che dovrebbe essere la più alta del Paese, insieme, ovviamente, al Senato, molte volte - ci scusate la metafora - ci si sputa addosso. Cioè, perché uno che fa politica, deve essere considerato - in certi interventi l'ho sentito - come un delinquente a priori? Come un qualcuno che se ne approfitta a priori? Io ritengo - e ho sempre fatto politica ritenendo che la politica sia uno dei servizi più alti che si può dare al proprio Paese - che la politica sia una cosa buona, che la politica debba essere rispettata se, ovviamente, chi fa politica è una persona seria.

Invece qui si utilizza una questione locale per andare a infangare sempre di più la figura politica. E poi, sinceramente, non capisco un'altra cosa: se la banca è del territorio, non capisco perché non possa essere rappresentata dal territorio, se non ci sono, per legge, delle incompatibilità. Io questo non lo capisco e non lo capirò mai (Commenti del deputato Fornaro). Ed è una cosa che non capivo già quando ero consigliere comunale; quando - lo ribadisco - ero consigliere comunale ed era presidente della provincia, sindaco e nel consiglio di amministrazione della banca un esponente del PD. Quindi, purtroppo le cose si scordano e scordare le cose non va mai bene, come non va mai bene parlare e non leggere le notizie.

Non è vero che è bloccato il consiglio di amministrazione della banca. Sta finendo la procedura di fit and proper e quindi Banca d'Italia darà le sue risposte nella procedura che sta facendo. È uscito sui giornali che la Fondazione Cassa di risparmio di Asti si è riunita per andare a nominare o a indicare - meglio così - il nuovo presidente della Banca di Asti. Quindi, stanno facendo esattamente tutte le procedure che devono essere fatte e, scusatemi, anche in totale trasparenza.

Ovvio che c'è un'unica cosa che penso dia fastidio alle opposizioni o, meglio, sono due le cose: una è che anche loro hanno trovato spazio all'interno della governance della banca; ma, soprattutto, la seconda è che all'interno della banca non ci sono le persone che volevano loro. Questo lo dico perché richiamo sempre un mio intervento di quando fui consigliere comunale, prima del 2017, dove dissi: per me non è un problema che il sindaco faccio parte del consiglio d'amministrazione di una banca, è più un problema - visto quello che succedeva in Monte dei Paschi - che sia un esponente del PD.

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente le richieste di informativa giunte dai gruppi.

Ha chiesto di parlare, su un altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Sasso. Ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Chiedo un'informativa urgente al Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida per quello che sta succedendo in tutto il territorio nazionale, in particolare nella mia regione, la Puglia, dove migliaia di agricoltori stanno versando lacrime vere di sofferenza: vorrebbero continuare a lavorare, senza chiedere sussidi e senza chiedere aiuti di Stato, ma essere semplicemente messi in condizione di poter lavorare. Ci sono agricoltori che nelle ultime ore, senza sigle di associazioni e senza sigle di partito, hanno invaso le strade della mia regione, in particolare della città capoluogo, Bari, e chiedono semplicemente al Ministro Lollobrigida di rendersi conto di quello che sta succedendo.

Infatti, se l'anno scorso il prezzo di un litro d'olio costava più o meno 10 euro, quest'anno è crollato a 4 euro. Per quale motivo è crollato? Perché in giacenza nei depositi abbiamo ancora 195.000 tonnellate di olio extravergine di oliva, quasi il 50 per cento in più. Di conseguenza, quest'anno c'è stato un deprezzamento e i frantoiani, cioè quelli che poi producono materialmente l'olio, hanno già dichiarato che non compreranno le olive quest'anno, per cui gli agricoltori non le raccoglieranno. Ma questo perché? Questo perché non ci sono stati dei controlli seri e severi sulle porcherie che il nostro Paese importa dall'estero (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Qui non si tratta di fare autarchia. Quando noi diciamo di acquistare olio italiano, dobbiamo stare attenti che nessun delinquente spacci per olio extravergine di oliva italiano quello che importiamo dal Marocco, quello che importiamo dalla Tunisia, quello che importiamo dalla Spagna, quello che addirittura importiamo dal Perù (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Questa è una crisi che parte da lontano, quando da sinistra qualcuno, qualche anno fa, tolse i dazi sull'olio tunisino e sull'olio marocchino. Allora, un Ministro, che si definisce anche della sovranità alimentare, dovrebbe non dico scendere in piazza insieme agli agricoltori, ma dovrebbe rendersi conto che, anche se queste notizie non vengono trasmesse al TG della Rai, perché c'è sempre censura verso le voci critiche nei confronti di questo Governo, voci che vogliono essere comunque costruttive e non distruttive, la protesta degli agricoltori è partita e non si fermerà.

Futuro Nazionale è assolutamente al fianco degli agricoltori, dei pescatori, degli autotrasportatori. È allucinante come nelle stesse ore in cui elettori di centrodestra dicono chiaro e tondo: Governo di centrodestra, facci sapere cosa vuoi fare per noi; non ti chiediamo sussidi, ti chiediamo la possibilità di continuare a raccogliere quelle olive e a venderle a prezzi dignitosi, perché ci sono tantissimi problemi. Ebbene, Presidente, nelle stesse ore, come dicevo, in cui ci sono questi problemi, noi veniamo a sapere che il Governo italiano gioisce perché ha ottenuto a debito un prestito di 8 miliardi di euro per acquistare armi dalle industrie belliche e fra qualche ora il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, verrà qui a dirci che lei non intende eliminare gli aiuti economici a Zelensky per una guerra che non è la nostra.

Noi non ci rendiamo conto. Non vogliamo attaccare pretestuosamente il Capo del Governo italiano. Noi speriamo che qualcuno di quei miliardi possa essere distratto, che il Governo possa chiedere, quando andrà in Europa, qualche miliardo di euro per gli agricoltori italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), per fare quello che nessun Capo di Stato ha chiesto. Si distingua. Noi vogliamo credere - e speriamo che Giorgia Meloni venga qui a dirci - che a parte Zelensky, voglia aiutare i Peppino di Lucera, in provincia di Foggia, i Mario di Altamura, in provincia di Bari, i Rocco di Matera, che è in Basilicata (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) e basta con gli aiuti a Volodymyr e alla sua cricca di corrotti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Ieri sono già intervenuto su questo punto, ma oggi ci ritorno chiedendo un'informativa urgente al Ministro Lollobrigida, perché soprattutto nel Sud sta accadendo qualcosa - e questo è altrettanto grave - che i media nazionali e i media locali si tengono ben lontani dal raccontare, cioè che migliaia e migliaia di agricoltori, di autotrasportatori, di agenti di commercio, ai quali si sono uniti anche semplici cittadini, stanno manifestando, in maniera ferma, pacifica e civile, contro il prezzo dei carburanti e contro il carovita, perché la conseguenza di quanto sta avvenendo su questo tema è che un lavoro dignitoso, come quello dell'agricoltore e come quello dell'autotrasportatore, sta diventando sempre meno dignitoso. Noi stiamo togliendo dignità a quei lavoratori, che sono cittadini italiani. Stanno manifestando, bloccando le principali arterie delle varie regioni: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia. Tutto il Sud sta esplodendo e sta esplodendo una rabbia per la quale noi o, meglio, la politica in generale non può far finta di niente. Questo Governo non può più far finta di niente. I media che controlla Meloni non possono continuare a non darne notizia.

Se un agricoltore è costretto a vendere i propri prodotti con prezzi che sono al di sotto dei costi di produzione, allora qui il sistema va in tilt. Se un autotrasportatore dev'essere impiegato a percorrere chilometri e chilometri con la paura di andare incontro a un fermo, perché magari la ditta - o egli stesso - non riesce più ad avere il capitale perché vengono ridotti i margini di guadagno tra i costi e il guadagno netto, e se poi dev'essere costretto ad aspettare i pagamenti, perché i committenti pagano dopo un lungo trascorrere di tempo perché anche loro non hanno più la liquidità, allora il sistema italiano - questo sistema - va in tilt.

Quello che sta accadendo in quelle regioni rappresenta il fallimento di Giorgia Meloni per quanto riguarda le politiche energetiche, il fallimento di Giorgia Meloni e il fallimento anche della nostra amata Unione europea, perché se noi ci concentriamo solo ed esclusivamente a impiegare miliardi su miliardi su miliardi per le armi, quando magari qualche miliardo potremmo dedicarlo a questa categoria di lavoratori, allora forse le cose nel nostro Paese potrebbero andare meglio, forse quei lavoratori non sarebbero oggi per le strade, spinti dalla disperazione, a creare anche, sì, dei problemi al resto dei cittadini, ma evidentemente se lo fanno è perché sono mossi da una rabbia verso la quale il Governo non può far finta di niente.

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito della discussione dei successivi argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna si intende rinviato ad altra seduta.

Ricordo, altresì, che alle ore 15,15 avrà luogo la discussione sulle comunicazioni della Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

Sospendo, pertanto, la seduta, che riprenderà alle ore 14, per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 12,56, è ripresa alle 14.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della Salute e il Ministro delle Imprese e del made in Italy.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Chiarimenti in merito all'accordo transattivo con JC-Electronics Italia Srl nell'ambito di un contenzioso relativo alla fornitura di dispositivi di protezione individuale durante l'emergenza COVID-19 - n. 3-02941)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Girelli ed altri n. 3-02941 (Vedi l'allegato A). L'onorevole Ciani ha facoltà di illustrare l'interrogazione, di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

PAOLO CIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, con questa interrogazione intendiamo fare chiarezza su una vicenda che riguarda l'impiego di risorse pubbliche, parliamo di oltre 100 milioni di euro. Nel novembre del 2024 il tribunale di Roma ha condannato la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Salute a pagare 203 milioni di euro alla società JC-Electronics per una controversia relativa alla fornitura di dispositivi di protezione individuale durante la pandemia. L'Avvocatura dello Stato ha inizialmente ritenuto la sentenza “gravemente erronea” e, anche in un successivo parere, ha evidenziato elementi che rendevano necessario ridimensionare la proposta transattiva. Nonostante ciò, nell'ottobre 2025 è stato sottoscritto un accordo per oltre 100 milioni di euro, prima che la corte d'appello si pronunciasse sulla richiesta di sospensiva. Chiediamo, dunque, quali elementi abbiano motivato questa decisione, chi abbia promosso il percorso transattivo e se il Ministro intenda mettere a disposizione del Parlamento i pareri e gli atti che hanno condotto all'accordo.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Presidente e onorevoli deputati interroganti, il tema oggetto della vostra interrogazione è stato già illustrato in Senato la scorsa estate a seguito di analoga interrogazione presentata in quella sede. Richiamando, pertanto, quanto già detto a loro, osservo in via preliminare che la vicenda attiene a questioni di natura gestionale e amministrativa. La risposta, quindi, è tratta dalle informazioni che mi hanno inviato gli uffici competenti del Dicastero.

Con sentenza n. 17025 del 2024 il tribunale di Roma, accogliendo la tesi di parte attrice, condannava la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero della Salute al pagamento in favore della JC-Electronics Italia Srl di una somma di oltre 203 milioni di euro, più gli interessi di mora. Il tribunale ha ritenuto che la risoluzione del contratto effettuata dal commissario Arcuri, nominato dal Governo Conte, fosse priva di fondamento. La sentenza era immediatamente esecutiva; tra l'altro, come evidenziato nel parere dell'Avvocatura, il credito accertato in capo alla controparte ammontava, alla data del 30 giugno 2025, a una somma di oltre 250 milioni di euro. Si precisa, poi, che il giudice ha adottato una delle soluzioni proposte dal CTU.

Parallelamente, la società menzionata vantava ulteriori crediti nei confronti delle amministrazioni per circa 20 milioni di euro. La Presidenza del Consiglio e l'Unità di completamento della campagna vaccinale proponevano, altresì, querela di falso nei confronti della JC-Electronics, dell'Aurora Spe e della Vittoria Spe in riferimento a un test report che JC-Electronics avrebbe presentato al fine di far valere la bontà dei dispositivi di protezione individuali. Tuttavia, con sentenza n. 10918 del 2025 il tribunale di Roma rigettava la querela di falso, condannando la parte querelante, e dunque il Ministero della Salute, al pagamento di ulteriori 5.431 euro.

Successivamente, veniva proposto appello dal Ministero della Salute verso la sentenza n. 17025 del 2024. La società JC-Electronics, in questo contesto, proponeva l'istituzione di un tavolo di trattativa con tutte le parti coinvolte per arrivare a una composizione transattiva e bonaria. Su questa proposta esprimeva autorevole parere positivo l'Avvocatura dello Stato, che predisponeva con le controparti il testo della transazione. L'accordo transattivo è stato firmato il 31 ottobre 2025 e ha chiuso tutti i contenziosi, per un totale di 100 milioni di euro.

Veniamo alla vostra domanda. Agli uffici del Ministero della Salute non risulta che il parere dell'Avvocatura dello Stato abbia affermato che esisteva all'epoca una probabilità di vittoria in giudizio del Ministero con riguardo a tutti i motivi di appello e al complesso dei contenziosi pendenti. Al contrario, il parere dell'Avvocatura dello Stato evidenziava piuttosto il rischio di soccombenza del Ministero. La frase virgolettata riportata nell'atto di interrogazione deve essere letta in connessione logica rispetto alla frase precedente.

In conclusione, sul punto è doveroso evidenziare che l'eventuale rigetto del primo menzionato motivo di impugnazione implicherebbe la conferma dell'illegittimità della risoluzione del contratto operata dall'amministrazione con inevitabili ricadute in termini risarcitori. In altri termini, il primo motivo di appello, secondo l'Avvocatura, era esposto a un'alquanto probabile soccombenza; riguardo al secondo motivo abbiamo una minore probabilità di quest'ultimo. Ne deriva quindi che, tenendo conto del complesso del parere e del fatto che la stessa Avvocatura, poche righe dopo, valuta nel merito la proposta di transazione, la soluzione transattiva appariva all'epoca legittimamente percorribile.

La proposta è stata, quindi, sottoposta proprio all'Avvocatura dello Stato che, come ricordavo, ha condotto insieme al Ministero le trattative. La piena legittimità dell'operato degli uffici è del resto asseverata anche dalla Corte dei conti, che ha ammesso alla registrazione l'atto che approvava la transazione con pronuncia di controllo del 21 gennaio 2026, con un importo versato di forte risparmio rispetto alla sentenza di condanna esecutiva precedente.

Infine, rappresentiamo che i documenti relativi alla vicenda sono stati trasmessi alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dal SARS-CoV-2, in ragione della natura riservata degli stessi.

PRESIDENTE. L'onorevole Girelli ha facoltà di replicare.

GIAN ANTONIO GIRELLI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la risposta. Io però vorrei sottolineare due aspetti. Il primo: è chiaro che nessuno vuol mettere in discussione la possibilità di ricorrere a delle transazioni, è più che legittimo, però proprio perché implicano - da parte dello Stato, in questo caso - un esborso non indifferente, il tutto deve avvenire nella massima trasparenza e nella massima comunicazione.

Da questo punto di vista, il dubbio rispetto a un cambio di interpretazione e rispetto a un parere dell'Avvocatura è e rimane molto, molto forte, anche in virtù di alcune sottolineature e alcuni aspetti che sono emersi anche su organi di stampa e che sono stati oggetto dell'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'emergenza COVID, laddove un qualche rapporto, da parte della società coinvolta nella vicenda e i partiti politici presenti in questo emiciclo, ha lasciato forti dubbi sulla legittimità di quanto è avvenuto.

Quello che noi avevamo chiesto, ossia la messa a disposizione di tutto il materiale e di tutti i pareri, indipendentemente dal fatto che siano stati trasmessi in modo secretato alla Commissione d'inchiesta, era proprio per evitare di trasformare quella Commissione in quello che non è, perché rischia di diventare una sezione di tribunale dedicata a una vicenda che, invece, dovrebbe interessare lo svolgimento di un'indagine sulle procedure da mettere in atto per evitare che pandemie future possano ripercuotersi, in maniera molto pesante, sulla comunità che noi siamo qui a rappresentare.

Perciò, davvero, chiediamo nuovamente di poter accedere a questi documenti, con la precisa volontà -glielo dico, Ministro, con grande sincerità - di non fare polemica con lei o la sua attività. Non è una questione sanitaria e probabilmente manco ha avuto modo di approfondirla e conoscerla, però proprio questo fatto impone anche a lei come a noi la necessità di avere la massima conoscenza e la massima trasparenza per poterlo comunicare ai cittadini e le cittadine di questo Paese, che non possono avere il dubbio rispetto alla legittimità di un esborso di questa natura a favore di una società privata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Iniziative per incrementare le risorse del Servizio sanitario nazionale, nonché per migliorare le condizioni retributive e di lavoro per medici e infermieri, anche al fine di ridurre le liste d'attesa - n. 3-02942)

PRESIDENTE. L'onorevole Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02942 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi le chiediamo come intende affrontare insieme al Governo la crisi del nostro sistema sanitario, che spero abbia presente, nonostante la promozione continua e costante della Presidente del Consiglio di un sistema che vede soltanto lei. Non ci si accorge che i medici vanno via, non ci si accorge che le liste d'attesa si allungano anziché accorciarsi e, riguardo al Governo, leggiamo tutti i santi giorni che lei stesso invita il Ministro del Tesoro a individuare nuove risorse.

Abbiamo saputo che ha chiesto 5 miliardi di euro per nuovi interventi. Ci interessava capire per fare cosa, se questi 5 miliardi glieli danno o continuano a farla gridare nel deserto e, soprattutto, quali azioni intende mettere in atto già dalla prossima legge di bilancio.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Grazie, signor Presidente. Ringrazio gli interroganti, il tema che pongono è reale e riguarda la vita quotidiana delle persone, per questo merita alcune riflessioni in numeri esatti. Cominciamo dai cosiddetti tagli invisibili: quei 18,8 miliardi non compaiono nei bilanci, non sono risorse sottratte alla sanità, ma sono la distanza da uno scenario ipotetico costruito tenendo fermo il rapporto Fondo-PIL del 2022. Se uno cambiasse l'anno di riferimento, cambierebbe la cifra.

I fatti ci dicono che, tra il 2022 e il 2026, il Fondo sanitario è cresciuto di 17,5 miliardi e ha raggiunto quasi 143 miliardi; il 2026 segna un'inversione del Fondo-PIL con un aumento assoluto più alto rispetto a quanto avvenuto negli anni precedenti. Il problema è un metodo: per esempio, quando si parla dei 32,3 miliardi di buco, bisogna ricordare che il Fondo copre il fabbisogno standard per i LEA; la spesa complessiva comprende molto altro. Il dato che più colpisce, però, sicuramente è quello dei 5,8 milioni di persone che rinuncerebbero alle cure.

Sarebbe però bastato chiedere cosa misura davvero quel numero: è una stima ottenuta applicando all'intera popolazione il 9,9 per cento, rilevato da un campione Istat, basato su un'autopercezione degli intervistati. Non è una fotografia, è un collage che mette insieme cause molto diverse tra di loro. Attenzione, non lo dico per negare le liste d'attesa, che sono un problema reale, sul quale continuiamo a intervenire e per le quali chiediamo, insieme alle regioni, di aumentare l'impegno.

C'è un altro numero poi che va letto ed è quello che riguarda la spesa privata. La spesa sanitaria pubblica nel 2025 è cresciuta del 2,7 per cento, mentre la spesa che esce davvero dalle tasche delle famiglie è diminuita dell'1 per cento, parliamo di 434 milioni. Questo, quindi, non è il ritratto di un Paese costretto a curarsi a proprie spese perché lo Stato si ritira. Sul personale la domanda è legittima. Con la legge di bilancio del 2026 abbiamo destinato 450 milioni alle assunzioni e 350 milioni alle indennità, oltre alle risorse già vincolate nel Fondo.

Trattenere i nostri medici e i nostri infermieri è una priorità assoluta, che perseguiremo anche nella prossima legge di bilancio. Consentitemi, però, una parola sul modello. Dietro alcune di queste analisi ci sono modelli diversi dal nostro, fondati in prevalenza sulle assicurazioni private. Quella strada non vogliamo percorrerla, non per ideologia, ma per efficacia. Molti di quei sistemi spendono più di noi e hanno cittadini che vivono meno degli italiani. Il nostro Servizio sanitario nazionale è universalistico. Spendiamo meno della media europea, ma garantiamo agli italiani la speranza di vita più alta dell'Unione europea, 84,2 anni, con una mortalità evitabile tra le più contenute.

Spendiamo meno e viviamo di più, e in molti fuori dai nostri confini ce lo riconoscono come modello da seguire. Concludo: il rapporto poi va letto per intero e ci sono anche buone notizie. Le regioni promosse sui livelli essenziali passano da 13 a 18. Esistono i problemi, come lei ricordava, e li vogliamo affrontare con i fatti: la revisione del riparto con le regioni, il lavoro sulle liste di attesa, gli investimenti sul personale. L'universalismo delle cure, però, non è una bandiera da sventolare, ma è un risultato da difendere e da migliorare insieme ogni giorno.

PRESIDENTE. L'onorevole Faraone, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Presidente, abbiamo scoperto un nuovo termine, anche applicato alla sanità, cioè che i cittadini che rinunciano alle cure lo fanno per un'autopercezione che le cure sono impossibili. Io non lo so chi le ha scritto questa risposta, Ministro, ma sinceramente pensare che ci sia un'autopercezione di un sistema sanitario che non funziona, mentre tutto va bene, vuol dire, innanzitutto, prendere per i fondelli i cittadini, che non penso abbiano tutta questa voglia di autopercepire che il sistema sanitario non funziona, e che, quindi, non si possono curare.

Vorrebbero semmai poter chiamare un call center, prenotare una visita, possibilmente che non venga prenotata a chilometri di distanza e possibilmente gradirebbero fare una cura e una visita senza dover pagare, visto che magari non hanno disponibilità economica. Perché altrimenti, Presidente, avremmo anche l'autopercezione dei medici di base, che sostanzialmente non ci stanno più, e quindi i cittadini autopercepiscono che non hanno più un medico di base (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ci sono 7 milioni di italiani che o non ne hanno o sono talmente saturi i medici di base che nessuno li cura. Anche questo è autopercepito. Inoltre, ci sono 10.600.000 medici di base che nei prossimi anni andranno in pensione, quindi questa situazione tornerà a diventare ancora più allarmante. Poi ci sono i medici ospedalieri che autopercepiscono che non sono a loro agio negli ospedali pubblici e se ne vanno via in numero maggiore di quanti vanno in pensione, con l'età media di circa 48 anni. Quindi non si tratta di medici prossimi alla pensione, ma di gente vivace, pronta, che va a lavorare o nella sanità privata o se ne va all'estero.

Anche questo è autopercepito, che nella sanità pubblica non funziona il sistema sanitario. L'ultima autopercezione è di quelli che sostanzialmente non hanno le risorse per curarsi e capita che la spesa per la sanità privata sia incrementata del 160 per cento in quest'anno. Che vuol dire? Vuol dire che, se io pago la sanità privata, quindi neanche quella convenzionata, c'è una crescita di chi si rivolge al privato e naturalmente se lo può permettere perché ha i soldi, mentre tutti gli altri non lo possono fare. Per cui si rende conto che questo universalismo di cui lei parla è messo profondamente in discussione? Perché noi possiamo dire che il sistema sanitario è universale, ma se poi i pazienti non trovano risposte…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). …non si curano, quelli che hanno i soldi continueranno a farlo. Per cui io non ho capito se si farà dare soldi in più in questa legge di bilancio, perché su questo non mi ha risposto, e non ho neanche capito cosa intende fare, però torneremo in una prossima puntata ad autopercepire quello che il Governo intenderà fare (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

(Iniziative a favore di imprese e famiglie in relazione ai costi dell'energia, anche favorendo un accordo con la Federazione Russa alla luce della recente decisione dell'Amministrazione statunitense - n. 3-02943)

PRESIDENTE. L'onorevole Furgiuele ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ziello ed altri n. 3-02943 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il caro carburanti sta mettendo in ginocchio famiglie, lavoratori, imprese. Gli agricoltori, gli autotrasportatori, chi lavora nel settore della pesca in questo momento non riesce più a sopportare il peso del caro energia. Nel frattempo, gli Stati Uniti di Trump stringono accordi con Putin per fare entrare nel mercato un contingente importante di gasolio, che è quel carburante che serve soprattutto in questi settori, al fine di ridurre i prezzi e di dare la possibilità al loro settore economico di operare.

Nel frattempo noi cosa facciamo? Noi paghiamo, invece, il conto delle sanzioni e delle politiche energetiche europee che vanno contro il nostro sistema produttivo. Allora, signor Ministro, siamo qui a chiederle se non sia venuto il momento di aprire un negoziato con la Federazione Russa, al fine di garantire un equilibrio negli approvvigionamenti energetici e, soprattutto, l'abbattimento del caro carburanti.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Alfonso Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. In primo luogo, cari colleghi, mi preme osservare che le prime 300.000 tonnellate dell'accordo da voi citato, quello tra Trump e Putin, equivalgono a circa 14 ore - 14 ore - del consumo americano di gasolio. Nulla che possa cambiare il mercato. Quanto ai prezzi, il gasolio negli Stati Uniti costa oggi circa 6,28 dollari per gallone; prima della guerra in Medio Oriente era la metà, 3,72 dollari. È stata la guerra in Medio Oriente a far schizzare alle stelle, a raddoppiare il costo del gasolio negli Stati Uniti.

Il nostro Governo, invece, con coerenza e responsabilità ha sin dall'inizio perseguito una strada diversa, che ha consentito, sì, in Italia, a differenza degli Stati Uniti, di limitare i contraccolpi della guerra nel Golfo Persico sul costo dei carburanti, prima utilizzando risorse pubbliche, con il taglio delle accise, ed ora sollecitando con successo le compagnie petrolifere, anche internazionali, ad agire in Italia sul fronte dei prezzi con il cosiddetto price cap.

All'iniziativa dell'ENI, infatti, hanno subito aderito anche operatori internazionali come IP, Q8 e Tamoil, estendendo gli sconti a circa 10.000 distributori, oltre la metà dei principali distributori di carburante in Italia. Infatti, in oltre la metà della rete è possibile far rifornimento a meno di 2 euro per la benzina e a 2,20 per il gasolio. Questo è il modello italiano, efficace e concreto, che peraltro evidenzia quanto credibile sia il nostro Paese sul piano internazionale, e stiamo lavorando affinché questa misura sia prorogata anche per i prossimi mesi.

Negli scorsi giorni sono stato nel Golfo Persico, in Kuwait, Emirati e Qatar e la prossima settimana ospiteremo in Italia un'importante delegazione di imprese azere guidate dal Ministro dell'Economia Jabbarov: Q8, appunto, IP, appunto, SOCAR. Poi, insieme al Ministro Pichetto Fratin, abbiamo riunito le nostre imprese della raffineria per aumentare, per quanto possibile, la produzione - cosa che sta accadendo - su quello che a noi manca, cioè sul carburante per gli aerei, perché noi esportiamo gasolio e benzina e perché noi in questi 4 anni, a differenza di quanto accaduto nel resto d'Europa, abbiamo mantenuto le nostre raffinerie, prima salvando l'ISAB di Priolo - oggi consegnata in mani italiane -, poi esercitando con responsabilità la golden power, quando Saras e IP sono state acquisite da attori internazionali. È per questo che noi produciamo ed esportiamo gasolio e benzina. Dobbiamo sopperire - e lo stiamo facendo - per quanto riguarda il carburante per gli aerei e le raffinerie hanno deciso di aumentare del 30 per cento la loro produzione di carburanti per gli aerei.

PRESIDENTE. L'onorevole Furgiuele, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, signor Ministro. Non mi reputo affatto soddisfatto per la risposta, perché lei non entra nel merito. Lei continua a parlarci del soccorso e del supporto che un altro Governo, che sarebbe quello di Descalzi, un altro Governo, che sarebbe quello dell'Azerbaijan, è venuto a portare al Governo italiano (Applausi del deputato Sasso).

Noi le abbiamo posto di fronte una questione seria: Trump e Putin hanno stretto un accordo e utilizzeranno del gasolio, che non so quanto basterà agli Stati Uniti, ma sicuramente, se basta in quella percentuale agli Stati Uniti, in Italia ancora di più per via dei consumi. Oggi noi invece che cosa inseguiamo? Inseguiamo ancora il buon cuore degli altri Stati che dovrebbero venirci in soccorso, mentre gli agricoltori calabresi, pugliesi e siciliani, da Falerna a Vibo Valentia, dal Pollino fino al Gargano, sono in strada perché, nonostante quello che lei ha asserito, sono in ginocchio e non riescono più a produrre.

Signor Ministro, lei è Ministro del made in Italy: ci dovrebbe spiegare perché l'olio di oliva, che si produce in Italia, deve sottostare ai vincoli, ai limiti e ai costi del mercato europeo quando poi nello stesso mercato viene iniettato un contingente di 58.000 tonnellate di olio di oliva tunisino e marocchino, abbattendo le produzioni italiane.

Signor Ministro, il made in Italy non si difende con gli slogan e con i viaggi in giro per il mondo, si difende tutelando chi produce, chi lavora e chi coltiva la nostra terra. Allora, noi le diciamo: più gasolio a basso costo nei serbatoi dei trattori degli agricoltori, dei pescatori, e soprattutto tutela e meno armi, quello che voi state portando avanti con l'accordo SAFE nei bilanci del nostro Stato (Applausi del deputato Sasso).

(Iniziative per la salvaguardia della continuità produttiva e dell'occupazione presso lo stabilimento Ericsson di Genova - n. 3-02944)

PRESIDENTE. L'onorevole Benzoni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02944 (Vedi l'allegato A).

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Ministro, noi la interroghiamo su una vicenda ben nota, che è quella di Ericsson e del polo tecnologico di Genova: ci sono in ballo 131 lavoratori.

Crediamo, però, che sia un po' la punta di un iceberg rispetto agli investimenti in questo Paese sul tema della tecnologia, degli investimenti e delle telecomunicazioni, con una crisi strutturale che parte da Ericsson - ma non è una novità e riguarda tante altre imprese - e rispetto a quelli che sono gli intendimenti del Governo, da cui ci aspettiamo una risposta.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Innanzitutto nel merito, perché riguarda 131 lavoratori, ricercatori, che hanno il diritto ad avere tutelata la loro attività. In data 23 settembre, appena ho avuto notizia che la vertenza Ericsson - gestita sino ad allora in sede locale - aveva preso una brutta piega, con l'esclusione dei rappresentanti di regione e comune dalla sala della prefettura di Genova in cui si stava svolgendo il confronto tra l'azienda e i sindacati - appunto, in sede locale -, ho subito convocato il tavolo al Ministero, con tutte le parti, per riportare il confronto sui giusti binari.

In questa sede, nella prima riunione svoltasi al Ministero lunedì 5 ottobre, l'azienda, rispondendo anche all'esortazione diretta del Presidente del Consiglio, ha rinunciato all'iniziativa unilaterale sui licenziamenti, aprendo al confronto con i sindacati per individuare soluzioni volontarie e incentivate. Una buona notizia che ha rasserenato gli animi e consentito di avviare il confronto tra le parti, in cui il nostro Ministero come sempre svolgerà il ruolo di garanzia, monitorando ogni passaggio e intervenendo ogniqualvolta necessario.

In questo contesto si è svolto ieri un ulteriore incontro tra Ericsson e le organizzazioni sindacali, in sede aziendale a Genova, nel corso del quale l'azienda ha confermato la volontà di procedere con le uscite volontarie incentivate. Ora occorre trovare un accordo e occorre farlo in fretta e noi vigileremo affinché si raggiunga una piena intesa a tutela di tutti i lavoratori, come sempre è accaduto in ogni vertenza in questi quattro anni.

Ricordo che abbiamo portato a soluzione positiva 36 tavoli di crisi e al raggiungimento di 46 intese tra le parti, salvaguardando sempre tutti gli stabilimenti e tutelando tutti i lavoratori. Aggiungo, per quanto riguarda il comparto, che attraverso una profonda trasformazione - pensiamo ai call center, per esempio, e non solo a loro - abbiamo deciso, con il Ministro Calderone, di convocare il tavolo del settore per il prossimo 12 novembre.

PRESIDENTE. L'onorevole Benzoni ha facoltà di replicare.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, come sempre è accaduto abbiamo salvato i posti di lavoro è la cosa più preoccupante che rilevo dalle sue parole, perché, purtroppo, i 36 tavoli che lei ha risolto sono davvero minoranza rispetto a quelli che non avete affrontato.

Ci sono due temi. Il 5 ottobre - è vero - lei convoca il tavolo al Ministero, ma ci sono le dichiarazioni: “La Premier Meloni chiama l'AD: ritirati i licenziamenti”; “Meloni sente i vertici di Ericsson: ritirati i licenziamenti”. La prima domanda è: perché non l'ha fatto lei e lo fa il Primo Ministro Meloni? Forse è già un Ministro commissariato? La seconda questione è: magari questa fosse la verità. Avete fatto una cosa che un ex sindaco di Brescia chiamava “urge prorogare”, cioè avete spostato i tempi di questi licenziamenti e avete cambiato semplicemente la modalità, inserendo il tema dell'uscita volontaria, inserendo il tema di un favore verso l'uscita, ma non avete cancellato i licenziamenti, tant'è che i sindacati, che sono venuti in audizione in Commissione, non erano né tranquilli né pacificati. C'è un tema: chi non accetterà il licenziamento volontario dove andrà? Cosa farà? In quale sede verrà spostato e a fare cosa?

Ma il secondo tema è la perdita di capacità di investimento di quel polo che oggi è un know-how importante per la nostra tecnologia e che verrà perso, perché non stiamo facendo nulla per non perderlo. Il secondo tema è anche il settore delle telecomunicazioni, perché Ericsson non si è inventata questa dismissione da un giorno all'altro, ma l'ha fatto in un sistema che non sta funzionando, anche perché le leggi fatte dal Ministro Salvini stanno imponendo una serie di condizioni negli appalti che, tra subappalti e altro, favoriscono chi non investe in ricerca, chi non investe nella filiera italiana, chi non investe in un futuro.

Sta investendo nei subappalti, nella quarta o quinta filiera di subappalto, e questo penalizza le aziende che investono sul lavoro, sul territorio, sulla ricerca e sviluppo. Ericsson sarà solo la prima di queste aziende e su questo, purtroppo, non state facendo nulla (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

(Iniziative volte a rafforzare l'approvvigionamento di alluminio a favore della filiera nazionale - n. 3-02945)

PRESIDENTE. L'onorevole Lovecchio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Squeri ed altri n. 3-02945 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

GIORGIO LOVECCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, l'alluminio è una materia prima essenziale per larga parte della nostra industria, dall'automotive alla meccanica, dall'edilizia al packaging fino all'aerospazio, alla difesa e all'energia. Eppure l'Europa dipende dalle importazioni per circa l'85 per cento del proprio fabbisogno e, negli ultimi 20 anni, ha perso circa il 65 per cento della capacità di produzione primaria. A queste situazioni si aggiungono il costo dell'energia, i dazi sull'importazione dell'alluminio primario, il CBAM e gli altri oneri che pesano sulla competitività delle nostre imprese. C'è poi un dato che merita particolare attenzione: ogni anno dall'Unione europea esportiamo verso Paesi terzi circa 1,2 milioni di tonnellate di rottami di alluminio.

Materia prima preziosa, soprattutto per un Paese come l'Italia, che ha fatto del riciclo uno dei propri punti di forza. Chiediamo, quindi, al Governo quali iniziative intenda assumere per garantire alla nostra industria una maggiore disponibilità di alluminio primario e riciclato a condizioni competitive (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Cari colleghi, per mettere al sicuro l'approvvigionamento di alluminio, tema strategico per l'Italia e per l'Europa, abbiamo fatto quanto di nostra competenza, rafforzando l'obbligo di notifica dell'esportazione di rottami verso i Paesi extra-UE. Dal 18 luglio, infatti, la notifica è obbligatoria oltre le 75 tonnellate per singola operazione o le 150 tonnellate complessive nel mese solare e deve precedere di almeno 60 giorni l'esportazione.

Questo strumento nazionale consente di monitorare, e in qualche modo di frenare, l'uscita di questa preziosa materia dal nostro Paese. Al contempo, abbiamo chiesto alla Commissione europea di fare quanto di loro competenza, ponendo specifici limiti all'esportazione di rottami di alluminio e metalli ferrosi verso i Paesi extraeuropei, affinché siano, appunto, trattenuti, lavorati e riciclati negli impianti italiani ed europei.

Sull'alluminio la Commissione ha pertanto predisposto, su nostra indicazione, restrizioni all'esportazione di rifiuti verso i Paesi non OCSE, la cui misura scatterà dal 21 maggio del prossimo anno, il 2027. Non ci basta: abbiamo chiesto che altrettanto avvenga per i rottami ferrosi, necessari per i forni elettrici della nostra siderurgia, che lei citava, e che altrettanto si faccia anche per i rifiuti elettronici che contengono terre rare e materie prime critiche, oggi esportati dal continente europeo in altri continenti.

Siamo, in pratica, coloro che guidano il fronte affinché l'Europa abbia un'organica politica industriale sul fronte delle materie prime critiche, tanto più alla luce di quanto sta accadendo intorno all'Europa. Sul versante degli approvvigionamenti, pochi giorni fa, lo citavo prima, sono stato nel Golfo: in Kuwait e nel Qatar abbiamo affrontato la partnership sulle materie prime critiche - pensate all'elio dal Qatar - e negli Emirati abbiamo sottoscritto un'intesa sulla sicurezza delle catene del valore e sull'economia circolare.

Abbiamo inoltre candidato l'Italia - lo ha affermato il Presidente Meloni in queste Aule, in queste ore - a ospitare il primo sito europeo di stoccaggio strategico delle materie prime critiche a Porto Marghera per approvvigionare le nostre imprese e le imprese europee in caso di shock di approvvigionamento. E l'altro giorno il vicepresidente della Commissione europea, Séjourné, a Bruxelles, in conferenza stampa, ha riconosciuto il primato italiano. Ha detto che l'Italia è in prima fila nella strategia europea sulle materie prime critiche.

PRESIDENTE. L'onorevole Lovecchio ha facoltà di replicare.

GIORGIO LOVECCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro per la risposta e per l'attenzione che il Governo sta dedicando a un comparto che ha un peso molto rilevante per il nostro sistema produttivo. Credo che il punto da cui partire sia molto semplice: dobbiamo evitare che le imprese europee, e quindi anche quelle italiane, si trovino a competere con aziende di Paesi terzi avendo sulle proprie spalle costi che i loro concorrenti non devono sostenere. La transizione ambientale è un obiettivo che condividiamo, ma deve procedere insieme alla tutela della nostra capacità industriale.

Se il risultato delle nostre politiche fosse quello di rendere più costoso produrre in Europa e più conveniente importare da fuori, avremmo ottenuto l'effetto opposto a quello che vogliamo. Per l'Italia il tema è ancora più importante perché negli anni abbiamo costruito una filiera di riciclo dell'alluminio di assoluto rilievo. È quindi difficile comprendere come si possa accettare che ogni anno una quantità così consistente del rottame raccolto in Europa venga esportata verso Paesi terzi, mentre le nostre aziende hanno bisogno di materia prima.

Confidiamo nell'attenzione manifestata dal Governo e nell'impegno a portare questo tema anche in sede europea. Dobbiamo lavorare affinché l'Europa garantisca alle proprie imprese accesso alla materia prima a prezzi competitivi, riduca gli effetti distorsivi che oggi gravano sulla filiera e valorizzi maggiormente il materiale riciclato prodotto all'interno dell'Unione. Su questo, quindi, il Governo italiano può avere un ruolo importante. Difendere questa filiera significa difendere imprese, occupazione e una parte importante della manifattura italiana (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Iniziative di competenza volte a fronteggiare la contrazione della produzione industriale nazionale - n. 3-02946)

PRESIDENTE. L'onorevole Ferrara ha facoltà di illustrare l'interrogazione Appendino ed altri n. 3-02946 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.

ANTONIO FERRARA (M5S). Presidente, Ministro Urso, il Governo Meloni festeggia il record di longevità, peccato che la durata di un Governo non garantisca la sopravvivenza delle fabbriche. I dati Istat parlano chiaro: 3 anni consecutivi di calo della produzione industriale. Nel 2025 Stellantis è scesa sotto le 380.000 unità prodotte, Beko, Electrolux, ex Ilva sono crisi industriali che continuano, Ericsson ha annunciato 131 licenziamenti a Genova. Ministro, il made in Italy non si difende con gli slogan e convocare tavoli non significa salvare le fabbriche.

Chiediamo, quindi, quali interventi concreti, quali risorse e, soprattutto, con quali tempi certi intendiate fermare il declino industriale e salvaguardare l'occupazione. Infatti, Ministro, il vero primato non è quanto a lungo riuscite a stare al Governo, ma quante fabbriche riuscite a tenere aperte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Il numero delle imprese in Italia cresce ogni giorno: sono cresciute le imprese lo scorso anno e sono cresciute anche quest'anno. L'occupazione cresce ogni giorno: 1.300.000 contratti stabili in più dall'inizio della legislatura. Le stime su quest'anno sono sempre in rialzo. Oggi Confindustria ha raddoppiato le proprie stime sulla crescita del PIL di quest'anno, stamattina ci ha detto che si aspetta almeno l'1 per cento. Le crisi industriali fanno parte di una rivoluzione in corso e dobbiamo affrontarle.

In questa legislatura lo stiamo facendo con un metodo di successo. I tavoli di crisi sono scesi a 37; abbiamo sottoscritto 44 intese nel triennio, di cui 16 solo quest'anno, con oltre 11.000 posti salvaguardati dall'inizio dell'anno. Per darci un raffronto, quando governavate voi erano 160, 170, 180 i tavoli di crisi. Oggi si sono ridotti a 37. Si è citato prima Ericsson: 131 licenziamenti sono stati ritirati. Ora le parti lavorano per trovare una soluzione sugli esuberi incentivati e volontari.

Nello stesso giorno Electrolux ha ritirato i 1.700 licenziamenti annunciati e si sta lavorando insieme, come noi sappiamo fare di concerto con i sindacati, con le regioni e con le associazioni di impresa, a un piano industriale diverso, che preveda nuovi investimenti - 90 milioni già, ma io mi auguro di più -, la salvaguardia di tutti gli stabilimenti, anche di Cerreto, la tutela di tutti i lavoratori, con una programmazione triennale di eventuali esuberi, ancora da definire, incentivati e volontari.

Ma dobbiamo cambiare l'Europa. Perché? Perché ovunque in Europa le aziende dell'elettrodomestico chiudono. Quando noi abbiamo salvaguardato Whirlpool e Beko in Italia hanno chiuso le aziende di Beko, o meglio di Whirlpool, in Polonia e in Gran Bretagna. E ora Ericsson ha già chiuso in Ungheria. Salvaguarderemo l'Italia, ma non possiamo farlo in un lungo periodo se non cambia la politica europea, ed è per questo che, finalmente, l'Europa ha accettato le nostre proposte e la Commissione si è impegnata a realizzarle, creando noi un fronte molto ampio con la Germania, la Francia, la Spagna, la Polonia e la Slovacchia. L'Italia si è mossa e con noi gli altri.

Questo riguarda il settore dell'elettrodomestico, ma non basta e lo sappiamo. La vostra domanda era più ampia, e vi rispondo su cosa stiamo facendo in questo campo delle crisi. È qui in Parlamento la riforma dell'amministrazione straordinaria. È qui in Parlamento e aspetto ovviamente le vostre decisioni. Abbiamo fatto la prima parte della riforma degli incentivi con il codice unico degli incentivi e la seconda parte la faremo durante la legge di bilancio, completando la riforma degli incentivi. Abbiamo fatto, con successo, Transizione 5.0: 4,5 miliardi di euro lo scorso anno e investimenti per oltre 10 miliardi; e la nuova Transizione 5.0, con risorse nazionali finalmente libere dai vincoli europei, ha una dotazione triennale di 10 miliardi di euro e siamo impegnati, con questa legge di bilancio, a renderla strutturale anche per gli anni successivi e a includere, come noi avremmo voluto fare, anche il software e il cloud, l'intelligenza artificiale già c'è…

PRESIDENTE. Chiuda.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …e a renderla ancora più efficiente. Le imprese, infatti, in pochi mesi hanno presentato oltre 12.000 progetti per 7 miliardi di investimenti. Per questo l'Italia va sulla strada giusta, ossia su quella degli investimenti, dell'innovazione e delle esportazioni: più 3,3 per cento lo scorso anno e più 4,7 per cento nella prima parte di quest'anno, quarta posizione globale mondiale. Più investimenti esteri in Italia: più 18 per cento di investimenti esteri in Italia in questi anni; più 19 per cento gli investimenti esteri nella Borsa italiana, che è la Borsa che cresce di più in Europa…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …più 8 per cento di investimenti esteri nei titoli di Stato italiani, che sono più affidabili, una volta tanto, di quelli degli altri Paesi europei. Si può fare di più? Si deve fare di più, ovviamente, ma siamo sulla strada giusta (Applausi del deputato Pietrella).

PRESIDENTE. Rammento a tutti di mantenere gli orari per la diretta TV. La deputata Appendino ha facoltà di replicare.

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, la vede questa prima pagina (La deputata Appendino mostra la pagina di un giornale)? Alzi gli occhi Ministro, la guardi. Perché il suo comizietto che ha fatto oggi si infrange contro il muro della realtà. Lavoratori e lavoratrici che piangono per il posto di lavoro perso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora, Ministro, io non so con che coraggio lei viene qui oggi a rivendicare risultati che non esistono. Le dico io quali sono i risultati: produzione industriale crollata, PIL fermo al palo e boom di cassa integrazione. Questo è il Governo e quelli sono i risultati.

Guardi, Ministro, ieri Giorgetti, il suo collega, è venuto a dirci che intravede nuvole. Ma non ci sono nuvole da vedere, c'è la grandine che cade da quattro anni sugli italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Guardate il cielo e non vedete quello che succede. E allora, Ministro, qualche tempo fa io l'ho definita “Attila”. Mi scuso con lei, mi sbagliavo: lei è peggio di Attila.

Lei firma accordi che sono carta straccia, lo vediamo con la Beko. Lei rivendica qui Transizione 4.0, anzi 5, ma ha tolto miliardi alle imprese che sono fallite per colpa del suo disastro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Lei viene qui e cita Ericsson: “la chiamata salvifica, il miracolo di Palazzo Chigi”. Ministro, i 131 licenziamenti ci sono tutti, e lei parla di calma? Di tranquillità? Guardi, la sfido: venga qui con noi venerdì, a Genova (La deputata Appendino mostra un foglio). Ci venga, noi ci saremo. Guardi in faccia quei lavoratori e capirà la rabbia e la paura che hanno di perdere un posto di lavoro, perché le menzogne di Meloni non coprono le realtà.

Lei, Ministro, sa cos'ha di diverso rispetto ai lavoratori? Loro hanno il coraggio di lottare per una dignità e per un posto di lavoro, mentre lei non ha nemmeno il coraggio di guardarli in faccia. Allora non è solo l'Europa da cambiare: è questo Governo da cambiare, perché state facendo disastri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Elementi e iniziative a livello nazionale ed europeo in materia di stoccaggio delle materie prime critiche, con particolare riferimento alle prospettive di realizzazione dell'hub italiano - n. 3-02947)

PRESIDENTE. Il deputato Maerna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami e altri n. 3-02947 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

NOVO UMBERTO MAERNA (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi non siamo qui per fare comizi, ma siamo qui per discutere di cose concrete (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Allora, la disponibilità di materie prime critiche, in particolare delle terre rare, risulta oggi più che mai strategica per la competitività dell'industria europea e la sicurezza degli approvvigionamenti. Per chi ci ascolta: sono materie fondamentali per le batterie ricaricabili, per l'automotive, per i nostri smartphone e tutto quello che ci circonda. Le recenti interruzioni nelle forniture di semiconduttori, con ripercussioni sull'industria automobilistica, hanno nuovamente evidenziato la vulnerabilità delle catene del valore europee e i rischi posti dalla distribuzione geografica delle attività di estrazione. Il 9 ottobre 2026 l'Unione europea e la Cina hanno raggiunto un'intesa preliminare sui rapporti commerciali. Nell'autunno del 2025, nell'ambito dell'iniziativa europea “Coalition of the willing”, sono stati istituiti gruppi di lavoro per definire un sistema comune di stoccaggio europeo e strategico. Risulta che all'Italia sia stato affidato il coordinamento del Working Group 2…

PRESIDENTE. Concluda.

NOVO UMBERTO MAERNA (FDI). …dedicato agli aspetti logistici e organizzativi. Le chiedo quale sia lo stato di avanzamento della candidatura italiana e quali siano le finalità del progetto pilota, con particolare riferimento alle prospettive di realizzazione dell'hub italiano per lo stoccaggio strategico delle materie prime critiche, per cui si sono candidate Porto Marghera, Trieste e Ravenna.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Di questo progetto ha appena parlato, in quest'Aula e al Senato, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella sua relazione in vista del Consiglio europeo. L'Italia si è candidata - abbiamo depositato la candidatura venerdì scorso - in un progetto comune con i Paesi Bassi, con l'Olanda, perché noi lavoriamo insieme agli altri per risolvere i problemi italiani ed europei.

In questo progetto comune è previsto che sia realizzato il primo sito pilota di stoccaggio strategico delle materie prime critiche nell'area di Porto Marghera, che potrà usufruire anche dei porti di Trieste e di Ravenna della piattaforma logistica Quadrante Europa - la principale d'Europa - di Verona e lungo l'asse del Brennero anche della miniera Tassullo, in provincia di Trento, per rifornire, in caso di shock di approvvigionamento, di materie prime critiche - le terre rare -, le imprese italiane ed europee di ciò che serve alla tecnologia green, alla microelettronica, alle industrie dell'auto e soprattutto alle nuove frontiere della tecnologia.

Nell'area di Marghera è nostra intenzione anche costituire un distretto industriale italiano per il riciclo e la raffinazione di materie prime critiche. A questo proposito abbiamo assistito le imprese italiane nei bandi europei previsti dal regolamento. Quattro imprese hanno ottenuto il sigillo di progetti strategici europei e altre cinque lo hanno ottenuto nel bando che si è appena concluso; nove imprese.

Questo è significativo e importante. Stiamo assistendo le imprese per presentare nuovi progetti nel successivo bando, perché noi sì, sappiamo che l'Italia può diventare l'industria del riciclo delle materie prime critiche, essendo già noi leader nel riciclo: pensiamo ai rottami ferrosi e alla tecnologia green, pensiamo alla plastica. Noi siamo maestri nel riciclare le materie che servono, poi, a produrre nuovi prodotti. Lo possiamo fare nell'industria del riciclo, anche per affrancare l'Europa dalla sudditanza nei confronti dei soggetti asiatici, che oggi hanno il monopolio dell'estrazione e soprattutto della raffinazione delle materie prime critiche. Noi dobbiamo liberare il nostro continente da questa dipendenza, soprattutto noi italiani che siamo all'avanguardia anche nella tecnologia green. Mi riferisco alla politica, abbiamo saputo condurre con il Piano Transizione 5.0 per salvaguardare lo stabilimento 3SUN dell'ENEL a Catania che oggi è il più grande stabilimento europeo che produce pannelli fotovoltaici.

E lo stesso abbiamo fatto incentivando gli investimenti sulla microelettronica. Cito soltanto gli ultimi, più importanti e significativi in Europa: 5,3 miliardi in più per STMicroelectronics di Catania, 3,3 miliardi per Silicon Box a Novara.

Mentre altrove si sospendono gli investimenti, in Italia giungono altri investimenti sulla microelettronica e sulla tecnologia green ed è per questo che dobbiamo attrezzare il nostro Paese con il riciclo, per renderci sempre più autonomi dagli altri. Ovviamente, lo sappiamo, lo dobbiamo fare con la nostra Europa ed è per questo che il commissario europeo Séjourné l'altro giorno, a Bruxelles, in una conferenza stampa pubblica ha detto che l'Italia è in prima fila in Europa sulla strategia industriale sulle materie prime critiche (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. L'onorevole Giovine, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

SILVIO GIOVINE (FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la confortante ed esaustiva risposta. Sappiamo quanto il tema delle materie prime critiche sia assolutamente strategico per la competitività del sistema produttivo europeo e nazionale e anche per la sicurezza degli approvvigionamenti delle nostre industrie.

Con questa presentazione del dossier della candidatura per ospitare il primo sito europeo che, come ha illustrato, non sarà solo stoccaggio ma raffinazione e anche riutilizzo di materie prime critiche, l'Italia, di fatto, assumerebbe un ruolo guida per l'intero continente, con un Nord-Est che sarebbe protagonista, grazie a un progetto organico e strutturale che, come ha ben sottolineato, non coinvolgerà solo il territorio di Venezia, Trieste e Ravenna ma toccherà anche le province di Trento e Verona, il tutto in una Nazione che, come sappiamo, può oggi vantare una leadership forte a livello globale sul riciclo che, checché ne dica qualcuno, è il sistema migliore per incidere virtuosamente sulla sostenibilità ambientale e anche per limitare la dipendenza dall'estero, in modo particolare dalla Cina.

Quindi, attendiamo, ovviamente con grande fiducia, l'esito e la risposta della Commissione. Quello che possiamo, però, già dire oggi, senza timore di smentita, è che - nonostante gli ultrà di sventure - l'Italia, attraverso l'azione del Governo Meloni, anche oggi ha dimostrato concretezza, efficacia e lungimiranza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Iniziative per una strategia industriale per il settore automobilistico, al fine di rilanciare gli investimenti e la capacità produttiva in Italia - n. 3-02948)

PRESIDENTE. L'onorevole Grimaldi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02948 (Vedi l'allegato A).

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Ministro, abbiamo visto, al Salone dell'auto di Parigi, le immagini di John Elkann che si avvicina a un grande gruppo cinese, la BYD, e si ferma a stringere la mano ad Altavilla. Come lei si ricorderà bene, Altavilla viene dalla scuola FIAT-FCA e oggi è advisor di un grande gruppo di produzione di auto cinesi. Speravamo in un annuncio, in un annuncio anche perché, come sapete, BYD sta cercando un sito produttivo in Europa per fare più di 200.000 vetture. Speravamo in annuncio, visti i grandi deserti industriali che ci sono in questo Paese, e visto che, in qualche modo, c'è la necessità di uscire dal monoproduttore.

Allora, le domande sono molto semplici. Abbiamo visto che, invece, BYD sceglie altri Paesi, va verso la Francia, va verso la Spagna, dice che l'Italia è un'altra opzione remota. Allora, le chiediamo cosa ha fatto lei? Cosa ha fatto lei per rendere attrattivo questo Paese? Cosa ha fatto lei - dato che è finita la legislatura -, visto che lei aveva promesso di portare un secondo produttore di auto in Italia? Ce lo dica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. La prima cosa che abbiamo fatto è rendere conveniente, anzi necessario, per le case automobilistiche cinesi, di investire in Europa, perché se oggi in Europa BYD e Dongfeng, piuttosto che altre case automobilistiche, sono alla ricerca di stabilimenti chiavi in mano è perché noi abbiamo definito un percorso in Europa che renderà più difficile esportare dalla Cina in Europa e più conveniente produrre in Europa. Come l'abbiamo fatto? Con la revisione del CBAM. Come l'abbiamo fatto? Col made in Europe, che abbiamo voluto inserire - il provvedimento è in corso - nell'Industrial Accelerator Act. Come l'abbiamo fatto? Chiedendo alla Commissione misure di salvaguardia, come è stato fatto prima con le auto elettriche e, l'altro giorno, con l'accordo coi cinesi di autolimitazione delle esportazioni di auto ibride. I cinesi sanno che da qui a 2-3 anni sarà per loro più complesso esportare in Europa per competere in Europa. Il made in Europe prevederà, per esempio, che se non c'è una componentistica almeno del 70 - si vuole elevare all'80 per cento - di componenti europee non si può usufruire né di incentivi né partecipare agli appalti pubblici europei.

Per questo girano per l'Europa e cosa chiedono? Uno stabilimento chiavi in mano. Ho ricevuto più volte Altavilla - e non solo lui - che ha visitato stabilimenti in Italia, ma non c'è uno stabilimento chiavi in mano. Perché non c'è uno stabilimento dell'auto chiavi in mano? Perché Stellantis, a differenza degli altri attori, non ha chiuso stabilimenti in Italia e, quindi, non ha stabilimenti da cedere chiavi in mano ai costruttori cinesi. Stellantis, con un patto che ha fatto con il Governo al tavolo dell'automotive, si è impegnata a tenere in attività tutti gli stabilimenti e a non licenziare gli operai e la produzione di Stellantis aumenta quest'anno, a differenza di quanto accade con le altre case automobilistiche europee, perché per prima ha capito che bisognava puntare su altri modelli. Pensiamo agli ibridi, che sono oggi quelli che vanno più in voga. Quindi Stellantis è in ripresa, mentre Volkswagen, Mercedes e gli altri sono in picchiata.

Nel contempo a un patto loro cosa vogliono fare? Non cedere lo stabilimento, ma saturare la produzione degli stabilimenti. Mi riferisco, per esempio, a Cassino - e non solo a Cassino - e per questo hanno annunciato già degli accordi con altre case automobilistiche cinesi per produrre con tecnologie, con accordi tecnologici e industriali negli stabilimenti che Stellantis terrà all'interno di un quadro nazionale per saturare quegli stabilimenti e raggiungere, con le auto cinesi, con la tecnologia cinese, in quegli stabilimenti che comunque rimarranno di Stellantis, la piena produttività.

Questo è il motivo per cui in Italia non ci sono stabilimenti, perché non sono stati chiusi stabilimenti chiavi in mano, quelli che oggi le case cinesi necessariamente vogliono per raggiungere in tempo utile - loro prevedono in 2-3 anni - una competitività produttiva in Europa man mano che l'Europa si chiude - e noi ci auguriamo che si chiuda, con quelle proposte che abbiamo fatto noi -, man mano che rende finalmente possibili gli investimenti delle case automobilistiche in Europa, finalmente.

PRESIDENTE. Chiuda.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Noi abbiamo guidato il fronte delle riforme. Oggi, per esempio, persino Merz e Macron, come voi avete notato, hanno fatto una proposta per prorogare i termini del Green Deal affinché si possa mantenere in vita il motore endotermico oltre la data che era stata stabilita. Perfino Macron si è accorto di questo e nell'accordo sancito con Merz, di cui si ha qualche contezza, seguono la strada da noi indicata con responsabilità, pragmatismo e coerenza sin dall'inizio della legislatura.

PRESIDENTE. L'onorevole Grimaldi ha facoltà di replicare.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Ho dentro la rabbia di tutti i lavoratori e le lavoratrici italiani ma proverò a star calmo, anche se ho davanti il Ministro dell'industria più longevo della storia che ha il calo di produzione più lungo della storia, con i costi energetici più alti della storia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e che non riesce neanche a capire cosa succede nel mondo.

Guardi che - non so se ha capito - Trump ha messo i dazi e quindi Stellantis ha fatto gli investimenti in America, non in Italia, non so se lei se ne è accorto. Noi abbiamo messo i dazi alla Cina e la Cina viene qua a produrre, ma non qua. La domanda era semplice: che cosa ha fatto lei? E la risposta era semplice: nulla, lei non ha fatto nulla! Lei mi ricorda la Duna. Ve la ricordate la Duna? Ecco, appunto. Non ve la ricordate la Duna? Ecco, appunto. Questo è il Ministro che avete davanti, che non si rende nemmeno… ma lei si rende conto che due anni fa in questo Paese si producevano 750.000 auto? A quel punto lei ha detto: ne produrremo un milione. Sa cos'è successo l'anno dopo? Ne abbiamo prodotte 350.000, la metà, e adesso lei dice che è un rialzo: certo, è un rialzo rispetto all'anno peggiore di tutti. Io mi aspettavo che mi avrebbe detto: no, abbassiamo i costi dell'energia, facciamo diventare energivore le industrie dell'auto per produrre qua, proviamo a fare qualcosa; per esempio abbiamo l'idroelettrico, diamolo, diamolo in parte a chi vuole produrre.

Mi sarei aspettato che finalmente… noi da anni chiediamo un secondo motore, una seconda linea Mirafiori, e mi sarei aspettato di sentire: bene, proviamo in qualche modo a fare di più per produrre auto elettriche, ibride. Infatti, la competizione con la Cina la stiamo perdendo perché siete voi che volete negare questa sfida. Siete legati all'endotermico, ai motori fossili e alle guerre di Trump, che hanno reso questo sistema meno competitivo degli altri (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

(Iniziative di competenza volte a tutelare la produzione e i livelli occupazionali presso gli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano e del Nord Italia, nelle more delle procedure di vendita - n. 3-02949)

PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02949 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, parliamo di ex Ilva Spa in generale. Crediamo che il riassunto della situazione l'abbia fatto, in maniera molto efficace, la Premier oggi al Senato: situazione drammatica quella ereditata da questo Governo, ostacoli ideologici quelli trovati nella ricerca di nuovi acquirenti e aggiungiamo una sentenza della magistratura che pesa come un macigno, ossia la decisione di chiudere l'area a caldo e l'attesa della sentenza della Cassazione.

Vogliamo focalizzarci però, in questa interrogazione, sugli stabilimenti che lavorano il freddo, lo stabilimento di Genova Cornigliano, gli stabilimenti del Nord, ma anche l'area a freddo di Taranto, perché anche per questi stabilimenti è previsto da Acciaierie d'Italia Spa lo spegnimento, il fermo, a metà novembre, perché non avrebbero più l'approvvigionamento, i coils; avrebbero, però, mercato, prodotti ricercati dal mercato.

Chiediamo se sia possibile avere un'attenzione, prevedere un piano mirato di approvvigionamento, anche sul mercato dei lavorati a livello nazionale o con fornitori internazionali, per permettere a questi stabilimenti di continuare a lavorare, ovviamente nelle more dell'assegnazione della gara e ascoltando quello che chiedono i sindacati e le istituzioni locali.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Rispondo, come doveroso, alla sua domanda specifica e finale. Ovviamente i commissari non potevano che seguire una sentenza della magistratura, ove non lo avessero fatto avrebbero subito le conseguenze della nuova applicazione della sentenza che obbliga la chiusura dell'area a caldo e non solo degli altiforni.

Per evitare che la decisione della corte d'appello pregiudicasse del tutto la sopravvivenza degli altoforni, anche nel caso in cui la Corte di cassazione, che ha deciso di riunirsi il 20 ottobre, smentisse clamorosamente quanto ripetutamente ordinato dalla corte d'appello, nel decreto di ieri sera abbiamo dato ulteriori risorse - 41 milioni di euro - all'amministrazione straordinaria nell'ambito del piano concordato con la Commissione europea per mantenere in riscaldo gli altiforni, nella speranza che la Cassazione, come sembra trapelare da quello che il procuratore generale ha già scritto, che, se lo leggete, è incredibile per la severità con cui tratta la sentenza della corte d'appello… Bene, abbiamo deciso di mantenere il riscaldo, dandogli risorse, il tempo utile per aspettare la sentenza della Corte di cassazione.

Nel contempo abbiamo dato indicazione ai commissari di reperire sul mercato internazionale le bramme necessarie per i laminatoi di Taranto - e le prime due navi sono già sbarcate con le bramme per consentire comunque ai laminatori di lavorare il prodotto in partnership con soggetti terzi - e di fare altrettanto per quanto riguarda i coils per gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.

Ci vuole del tempo perché gli ordini dei coils, come per le bramme, occorre farli sul mercato internazionale e dovranno farli i partner industriali dell'amministrazione straordinaria. La merce arriverà nei prossimi mesi e si potrà garantire così una continuità produttiva degli stabilimenti a valle sia per Taranto con i laminatoi, sia per Genova e Novi Ligure, in attesa dell'assegnazione ai proponenti - la cui gara è stata necessariamente prorogata sino al 9 novembre -, per sapere quale sarà la sentenza della Cassazione, se confermerà o se, come appare dalle prime documentazioni, smentirà clamorosamente la corte d'appello. Di questo non possiamo non tenere conto, perché quello è un altro ordine, l'ordine giudiziario, e voi sapete che è sorprendente nelle sue decisioni.

Ricordo a me stesso e all'Aula che c'è stato un sequestro probatorio di un altoforno che dura, credo, da un anno e mezzo. Probatorio! Non è mai accaduto, credo, nella storia giudiziaria…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …accade a Taranto.

PRESIDENTE. La deputata Cavo, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente e grazie al signor Ministro per la risposta che ci ha dato. Ovviamente, c'è apprezzamento per il decreto di ieri e per quello che ha detto inizialmente nella sua risposta, ovvero di permettere questo pre-riscaldo degli impianti, che consente un traghettamento, in attesa della sentenza della Cassazione per quanto riguarda la parte delle lavorazioni a caldo, perché è importante dare attenzione alla parte a caldo.

La ringrazio per come ha risposto alla domanda, che era molto mirata, per quanto riguarda le aree a freddo, che toccano Genova, Novi e l'area a freddo di Taranto.

La ringrazio, Ministro, perché ci ha detto in maniera chiara che è stato dato mandato ai commissari di fare in modo che ci sia la possibilità di reperire bramme, non soltanto per Taranto, ma sono state date indicazioni - rileggo bene gli appunti che mi sono scritta, è un tema molto delicato - di reperire bramme anche per gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. È la risposta che si aspettava, che stanno aspettando i lavoratori, le famiglie, che stanno aspettando, credo, anche le istituzioni locali, perché è il nodo.

Ovviamente, si chiederà anche un accordo. Io credo che ci sarà una trattativa, delle riunioni anche con i commissari, per arrivare a un accordo più formalizzato, ma la posizione del Governo e sua con questa indicazione e con questa impostazione credo sia una risposta chiara su quello che dobbiamo attenderci. Quindi, questi mesi sono dei mesi inevitabilmente di transizione in cui non ci sarà un fermo, ma ci sarà un approvvigionamento, coi tempi che lei ci ha spiegato, ma ci sarà per fare in modo che questi impianti non si fermino, perché sarebbe davvero impensabile che impianti che hanno un mercato e che lavorano prodotti che hanno mercato ampio si dovessero fermare, in attesa di una sentenza della magistratura o di una gara. Quindi, seguiremo l'evolversi della gara con i tempi che lei ci ha ricordato, e per quanto riguarda le sue valutazioni su quello che è stato il sequestro probatorio…

PRESIDENTE. Concluda.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). …e il fatto che le decisioni della magistratura hanno pesato su questa vicenda non possiamo che concordare. Seguiremo gli sviluppi, seguiremo gli esiti, sapendo che siamo in parte dipendenti da una sentenza della Cassazione, ma che possiamo sperare anche in un esito della gara e sicuramente monitorare perché questi stabilimenti e le aree a freddo non abbiano un blocco ma possano dare lavoro a chi lo sta aspettando, alle famiglie, e non un fermo come quello che sembrava all'orizzonte.

(Iniziative volte a individuare soluzioni industriali alternative per gli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, a seguito dello spegnimento dell'altoforno di Taranto - n. 3-02950)

PRESIDENTE. L'onorevole Molinari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02950 (Vedi l'allegato A).

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, dopo la pronuncia recente della corte d'appello di Milano, che ha confermato l'ordine di chiusura della zona a caldo dell'ex Ilva di Taranto, giovedì 8 ottobre, Acciaierie d'Italia ha annunciato per il 15 novembre la chiusura degli stabilimenti del Nord di Cornigliano e di Novi Ligure; Racconigi purtroppo era già inoperativo da tempo. A seguito di questo è stato annunciato e si è svolto uno sciopero lunedì 12 ottobre che ha coinvolto i lavoratori di questi stabilimenti: parliamo di circa 1.600 lavoratori dipendenti diretti degli stabilimenti del Nord; se pensiamo anche all'indotto, credo sia facile per tutti capire di quale tipo di crisi sociale stiamo parlando. È qualcosa di veramente pesante, qualcosa che ci preoccupa davvero.

La domanda che le facciamo con questa interrogazione è questa: capire, nella denegata ipotesi in cui la chiusura dell'altoforno fosse definitiva, se il Governo sta valutando delle ipotesi per gli stabilimenti del Nord, che dal nostro punto di vista possono essere due: o l'approvvigionamento di materiali da altre industrie per la lavorazione, per il mantenimento dell'occupazione e della produzione; o anche l'ipotesi di uno spacchettamento, nella trattativa degli stabilimenti del Nord, cercando qualche altro acquirente interessato a quegli stabili (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Per quanto riguarda la fase transitoria, in attesa della decisione della Corte di cassazione - che potrebbe clamorosamente, da quello che si rileva dalla relazione del procuratore generale, smentire alle radici tutto quello che è alla base della sentenza della corte d'appello: mai vista una cosa simile -, noi abbiamo, col decreto di ieri, deciso di mantenere in riscaldo l'area a caldo, o meglio, in questo caso, soprattutto gli altiforni.

Nel contempo, abbiamo dato mandato ai commissari di reperire le bramme per i laminatoi di Taranto - le prime navi, lo dicevo prima, sono già giunte e le altre saranno a cadenza mensile - e di fare altrettanto per i coils di Genova e Novi Ligure; farlo attraverso partner industriali, tenendo conto, ovviamente, dei tempi necessari al reperimento sul mercato internazionale, quindi per garantire la continuità produttiva. Per quanto riguarda la possibilità che l'area Nord sia separata dall'area di Taranto, questo era già previsto nell'aggiornamento della gara in corso, ove vi era la possibilità di proposte - come quelle che hanno fatto alcuni attori, con le loro manifestazioni di interesse che ora si devono tramutare in proposte vincolanti - per l'intero complesso produttivo. Altri hanno chiesto singoli stabilimenti, ma nessuno ha fatto una proposta, come poteva fare, per gli interi stabilimenti del Nord. Io stesso, quando riunii Federacciai - parlo ormai di più di un anno fa - per presentare le modalità di gara, in qualche misura feci comprendere che questo era possibile e lo feci anche quando mi recai a Genova incontrando tutti gli attori. Ma allo stato nessuno ha fatto una proposta per l'area Nord separata da quella di Taranto. In teoria, lo può ancora fare negli ultimi giorni di questa fase negoziale prima che il 9 novembre si chiuda il deposito delle proposte vincolanti da parte degli attori che hanno fatto manifestazioni di interesse, perché, secondo le procedure di questa gara, chiunque lo può fare anche all'ultimo momento. Ma allo stato nessuno lo ha fatto.

Concludo: nel decreto di ieri abbiamo affrontato in maniera organica il tema della salvaguardia di tutti i lavoratori, non soltanto quelli del perimetro dell'Ilva, ma anche quelli dell'indotto e quindi delle imprese dell'indotto, che noi abbiamo già salvaguardato, quando fummo costretti all'amministrazione straordinaria per sottrarre gli stabilimenti a Mittal, che ne aveva programmato la chiusura danneggiandoli in maniera seria, al punto tale che i commissari hanno presentato un esposto alla procura di Milano per danni accertati pari a 7 miliardi di euro. Sette miliardi di euro di danni accertati, volontariamente realizzati da chi aveva preso possesso di quello stabilimento per chiuderlo.

PRESIDENTE. Chiuda, per favore.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Detto questo, il provvedimento prevede anche una prima fase per la reindustrializzazione, parliamo di Taranto, perché per Genova le aree sono in concessione e quindi le aree non utilizzabili dagli stabilimenti siderurgici possono essere rilasciate al concessionario per ulteriori investimenti. Parlo di quelle non utilizzabili, né oggi, né domani, né mai, per gli stabilimenti siderurgici che noi, comunque, vogliamo preservare.

PRESIDENTE. L'onorevole Molinari ha facoltà di replicare.

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Grazie, Presidente. Grazie signor Ministro per la risposta, ma soprattutto grazie per il decreto di ieri. Insomma, il Governo ha dimostrato di rispondere prontamente a questa nuova emergenza e, come lei ricordava, è un decreto importante perché, oltre a mantenere in vita l'altoforno, l'area a caldo di Taranto, in attesa della pronuncia definitiva della Cassazione, sono stati erogati anche i fondi per la proroga della cassa integrazione fino al 2027 e l'ultima tranche del prestito Acciaierie d'Italia. Quindi, la risposta del Governo, che si trova a doversi confrontare con una situazione gravissima ereditata, c'è stata e continua a esserci, anche perché penso che sia evidente a tutti il rischio che stiamo correndo: non c'è solo la crisi sociale di cui parlavo prima, quindi l'eventuale perdita di posti di lavoro, ma sarebbe una tragedia industriale per il nostro Paese la chiusura definitiva della produzione di acciaio. Siamo un Paese manifatturiero e voi capite quale depauperamento della nostra capacità industriale avremmo non essendo più produttori di acciaio. Però, al netto degli sforzi che stanno facendo oggi, al netto delle valutazioni della magistratura - che come lei diceva è un altro potere, quindi non dobbiamo entrare nel merito - bisogna ricordare come siamo arrivati in questa situazione, lo dobbiamo ricordare agli italiani.

Se oggi è diventato praticamente impossibile produrre acciaio nel continente europeo, la responsabilità è direttamente della Commissione europea con il Green Deal (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Il fatto che noi attraverso la politica degli ETS, attraverso l'obbligo di produrre coi forni elettrici, ci stiamo autolimitando come produzione, favorendo i competitor di altri continenti, è una scelta politica deliberata dell'Europa per distruggere la nostra industria.

E oltre al fattore europeo, non dobbiamo dimenticare il fattore italiano: perché lei ricordava l'ultima fase con ArcelorMittal, che deliberatamente voleva chiudere lo stabilimento, ma se forse nel 2019 il Governo “Conte 2” - con protagonista il MoVimento 5 Stelle e collaborazionisti colpevoli, quelli del PD - non avesse cambiato le carte in tavola dopo l'accordo con cui ArcelorMittal si era impegnato a fare le bonifiche e a portare avanti l'impianto, forse ArcelorMittal si sarebbe comportata diversamente. Ma lì abbiamo visto che c'era la volontà politica precisa di chiudere quello stabilimento, perché se da una parte abbiamo un centrodestra e un Governo che punta sull'autoproduzione industriale e la difesa del lavoro, gli italiani devono sapere che l'alternativa è quella che invece, nel nome dell'ambientalismo ideologico, le fabbriche e i posti di lavoro li vuole cancellare (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Prima di sospendere l'Aula, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti del Liceo scientifico statale “Enrico Fermi” di Paternò, in provincia di Catania, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Benvenuti a Montecitorio, grazie di essere qui.

A questo punto sospendiamo la seduta, che riprenderà alle 15,25. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 15,18, è ripresa alle 15,25.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa (All'ingresso in Aula del Presidente del Consiglio dei ministri applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori (Vedi calendario).

Ricordo che, nella parte antimeridiana della seduta, il Presidente del Consiglio dei ministri ha consegnato il testo delle comunicazioni.

(Discussione)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritta a parlare la deputata De Monte. Ne ha facoltà.

ISABELLA DE MONTE (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, l'appuntamento del prossimo Consiglio europeo riveste un'importanza fondamentale. A quattro anni dall'insediamento di questo Governo possiamo dirlo con chiarezza: son stati anni segnati da emergenze senza precedenti, anni letteralmente senza tregua, nei quali abbiamo assistito a uno scenario globale sempre più infiammato.

In questo contesto c'è stato un valore aggiunto decisivo per il Paese: la stabilità politica ed esecutiva. Aver garantito la continuità del Governo è un risultato da cui tutti traggono beneficio, senza distinzioni di parte. Non si tratta di un primato della maggioranza, ma di una risorsa concreta che produce impatti positivi per l'intera Nazione, per i cittadini, per le famiglie e per il nostro sistema produttivo.

In passato, la continua alternanza dei Presidenti del Consiglio nei consessi europei è stata una debolezza. Ogni volta bisognava ricostruire relazioni, posizionare il Paese e riscrivere le strategie da zero, facendo perdere posizioni all'Italia rispetto a partner capaci di garantire continuità pluriennale.

La stabilità non è una vittoria di un partito, ma la forza delle istituzioni. È con questa solidità che ci si appresta, quindi, ad affrontare il prossimo Consiglio europeo, sullo sfondo di un quadro internazionale estremamente delicato.

L'Unione europea ha compiuto passi avanti significativi nel consolidamento del mercato unico, nella garanzia di una concorrenza equa, nell'apertura di nuovi accordi commerciali. In questo solco si inserisce l'eccellente lavoro svolto dal Ministro degli Affari esteri Antonio Tajani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) - che ringraziamo -, che ha rafforzato il ruolo della nostra rete diplomatica, delle nostre ambasciate all'estero, trasformandole in un supporto dinamico ed efficace per le nostre imprese. Si tratta di un modello virtuoso che merita di essere valorizzato anche a livello europeo. In quest'ottica, sottolineo la centralità della conclusione dell'accordo Mercosur. Integrare un mercato di 700 milioni di abitanti significa spalancare concrete opportunità di crescita per la nostra economia.

Tuttavia, se l'Europa è nata per garantire la pace e lo sviluppo economico tra Nazioni uscite da guerre sanguinose, non dobbiamo dimenticare che da sola non può governare dinamiche globali. Ciò che possiamo e dobbiamo fare è modulare le nostre politiche per renderle coerenti con le sfide del nostro tempo, in primo luogo, confermando un sostegno saldo e incrollabile all'Ucraina. L'Ucraina ha subito l'aggressione russa e ha bisogno non solo della nostra solidarietà, ma dei mezzi concreti per potersi difendere. Presidente, l'abbiamo detto più volte in quest'Aula: difendere l'Ucraina significa difendere i confini e la sicurezza dell'Europa stessa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), specie a fronte delle recenti e inaccettabili violazioni dello spazio aereo che hanno coinvolto anche Stati membri dell'Unione europea.

Le crisi sono molteplici, a partire dall'area del Golfo, del Medio Oriente, dove si gioca una vera e propria guerra economica, con il blocco dei canali di traffico navale, con pesanti ricadute sui prezzi dell'energia e dei carburanti e sulle spinte inflattive. È fondamentale, Presidente, garantire sempre la libertà di navigazione e la sicurezza marittima, perché, laddove c'è una loro limitazione, si aprono nuove vie di traffico altrove, come sta già concretamente avvenendo nella Via della Seta artica.

Proprio in questo contesto geografico e politico, dove tutto ha forti ripercussioni economiche, non possiamo e non dobbiamo rimanere in silenzio di fronte a quanto sta accadendo ancora in Iran. Esprimiamo la nostra più ferma e intransigente condanna per la spietata repressione attuata dal regime ai danni del popolo iraniano e in particolare delle donne e dei giovani che chiedono solo libertà, dignità e diritti fondamentali. L'Europa deve far sentire la propria voce con forte determinazione, sostenendo senza esitazione chi lotta per la propria libertà. E l'attenzione deve rimanere altissima anche su Yemen, Gaza, Cisgiordania e Libano.

Questo mi porta direttamente a uno dei temi centrali del prossimo Consiglio europeo: la nostra difesa comune. Quanto accaduto in Lituania e le ripetute violazioni dello spazio aereo degli Stati membri, unitamente all'intensificarsi delle minacce ibride e degli atti di sabotaggio, dimostrano quanto sia urgente accelerare la prontezza della difesa europea. Accogliamo quindi con grande favore la presentazione del primo rapporto annuale dell'Agenzia europea della difesa.

Chi pensa che la responsabilità dell'impatto di queste crisi sia del Governo italiano dimostra di non avere la minima visione di ciò che accade oltre i nostri confini. Di fronte a stravolgimenti di questa portata occorrono responsabilità e capacità di fare squadra come sistema Paese. E questo approccio, Presidente, deve valere anche sul tema dell'immigrazione. Dobbiamo continuare ad agire sulle cause profonde per sconfiggere il traffico di esseri umani. Non possiamo tollerare che l'ingresso in Europa sia gestito e sfruttato da organizzazioni criminali prive di scrupoli; serve un controllo reale ed efficace delle frontiere esterne dell'Unione per prevenire e contrastare la migrazione irregolare, sempre nel rispetto del diritto europeo e internazionale.

Un altro pilastro fondamentale riguarda l'allargamento dell'Unione europea e le sue strategie di lungo periodo. Per tutte queste ragioni, si richiede un quadro finanziario pluriennale 2028-2035 che non sia un mero esercizio contabile.

Dobbiamo individuare strumenti capaci di rendere l'Europa un polo d'attrazione per gli investimenti, di stimolare la creazione di posti di lavoro e di rafforzare la competitività delle nostre imprese sui mercati globali.

Al tempo stesso non dobbiamo snaturare le politiche storiche e strategiche dell'Unione europea, a partire dalla politica agricola comune. La PAC deve garantire agli agricoltori europei un sostegno al reddito certo e prevedibile, una riduzione della burocrazia e una reale parità di condizioni a livello internazionale. Come Forza Italia, all'interno del Partito Popolare Europeo, sosteniamo con fermezza che la politica agricola comune debba rimanere tale, preservando ambizioni, finanziamenti e governance.

Lo stesso principio vale per la politica di coesione. È fondamentale mantenere la sua funzione primaria di supporto alle regioni meno sviluppate, alle aree insulari e a quelle ultraperiferiche. La coesione deve confermarsi come uno dei principali motori di investimento a lungo termine dell'Unione. In questo processo, le autorità locali e regionali devono conservare un ruolo centrale e giuridicamente tutelato; non accetteremo mai impostazioni centralistiche che portino a marginalizzare i nostri territori.

Infine, nello strumento di bilancio, come lei, Presidente, ha già giustamente osservato, serve una flessibilità intelligente per rispondere con tempestività alle emergenze. Ma i meccanismi di flessibilità non devono replicare modelli burocratici o ipercentralizzati; devono basarsi su obiettivi realistici e proporzionati, a tutela delle aree strategiche d'Europa.

In questa visione, la competitività deve rappresentare la vera priorità strategica. Occorre sostenere con decisione l'innovazione, le industrie chiave e le infrastrutture transfrontaliere. Il mercato unico deve essere pienamente operativo e chiediamo con forza il completamento dell'unione dei mercati dei capitali attraverso strumenti capaci di fare da catalizzatore degli investimenti privati. Solo così, Presidente, potremo costruire l'Europa del futuro: con la forza delle idee, con la coesione dei territori e con il coraggio delle scelte.

È con questa visione che Forza Italia rinnova il proprio convinto sostegno a questo Governo e all'azione che lei, Presidente, si appresta a condurre al prossimo Consiglio europeo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Salutiamo le studentesse e gli studenti, le docenti e i docenti della scuola secondaria di primo grado dell'Istituto comprensivo “Giovanni XXIII” di Trabia, in provincia di Palermo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio (Applausi).

È iscritta a parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, recentemente in un convegno pubblico lei ha dichiarato che l'Italia non siede ai tavoli europei per dire sempre “sì”. Benissimo, Presidente; noi di Futuro Nazionale oggi, in quest'Aula, siamo a chiederle, però, quanti e quali “no” abbiate detto sinora (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Perché, Presidente, in questo momento storico dire di “no” all'Europa è spesso dire di “sì” alla Nazione.

Il 9 ottobre Trump ha allentato temporaneamente le sanzioni sul gasolio russo per contenere i prezzi dei carburanti americani. Il Financial Times, il 13 luglio, ha scritto che, nei primi sei mesi, l'Unione europea ha acquistato 10 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto dalla Russia, per un valore di 6 miliardi di euro e tra i principali acquirenti ci sarebbero Francia, Belgio e Spagna. E noi, Presidente Meloni? Quand'è che voi sceglierete di mettere al centro delle vostre decisioni l'interesse dei cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)?

Quanto alle sanzioni alla Russia, avete compiuto una valutazione sui costi e sull'efficacia di queste sanzioni? Perché le sanzioni sono strumenti di politica estera, non sono atti di fede; si giudicano dai risultati e non dalle intenzioni. E qual è l'unico risultato delle sanzioni russe per noi oggi, Presidente? Che non hanno fermato la guerra, ma hanno fermato le nostre fabbriche (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Oggi, lei ha dichiarato che la resa dell'Ucraina non sarebbe vera pace. Vero, Presidente, ma continuare a finanziare, da quattro anni e mezzo con assegni in bianco, Kiev ha portato a una vera pace (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Non crede che sia arrivato il momento di attivarsi in Europa per una vera fase diplomatica? Qual è la strategia dell'Europa per uscire da questa guerra? E soprattutto, quanto ci è costato e ci continuerà a costare? Perché dagli impegni bilaterali europei tra finanziamenti e forniture risulta che l'Italia abbia già smobilitato 19 miliardi e mezzo e che le esposizioni debitorie potrebbero arrivare fino a 30 miliardi. E che cosa fa il Consiglio al quale lei sta andando? Continua per questa strada, continua a dire che darà flessibilità per l'acquisto di nuove armi. Il progetto SAFE statuirà 8 miliardi per l'acquisto di droni, di missili.

Allora, Presidente Meloni, chi li ripagherà questi debiti? La von der Leyen? No, li ripagheranno gli italiani, li ripagheranno i figli degli italiani, li ripagheranno gli italiani che devono ancora nascere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Vede, per i nostri agricoltori, per coloro che coltivano la terra e che sostengono il Paese: sacrifici. Per acquistare le armi: miliardi a debito (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Quali “no” avete detto sull'energia, Presidente Meloni? Perché sui famosi ETS, da una parte, Bruxelles ci dice che si impegna ad alleggerire gli oneri sulle industrie, dall'altra, dice che utilizzerà quella parte di proventi delle quote di emissioni per il bilancio europeo. Ma allora, vogliamo ridurre questi costi o vogliamo avvantaggiarci di queste risorse come entrate (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)?

Presidente, lei ha utilizzato le accise mobili, le ha utilizzate per calmierare i prezzi, ma sono stati provvedimenti temporanei con scadenze e rinnovi incerti. Le sembra normale che un cittadino italiano debba decidere se fare il pieno oggi o aspettare il prossimo decreto? Noi crediamo che ci voglia una misura che dia certezza: un tetto nazionale ai prezzi, avallato dall'Europa, che sia formato da un mix di accise mobili, strutturale, insieme a delle risorse destinate.

Presidente, il principio della Nazione, il principio...

PRESIDENTE. Concluda.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). … dell'interesse nazionale non può essere sacrosanto e irrinunciabile quando si sta all'opposizione e diventare negoziabile quando si sta al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

La nostra risoluzione parte da una scena che vediamo tutti i giorni: un padre di famiglia che va a fare il pieno alla pompa di benzina, guarda il prezzo e pensa a quanto gli rimarrà per pagare le bollette, per pagare i libri ai figli, per la sua famiglia.

Ecco, la nostra risoluzione non parte dalle cancellerie e dai salotti di Bruxelles, ma parte dal portafoglio degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.

MARIA ROSARIA CARFAGNA (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signora Presidente del Consiglio, inizio subito con il dire che una forza moderata, popolare e soprattutto europeista come Noi Moderati non può che apprezzare la linea da lei espressa nelle comunicazioni che ha reso al Senato. Ci riconosciamo, ci ritroviamo pienamente in essa principalmente per due ragioni: intanto per l'analisi corretta dello scenario con cui facciamo i conti, che vede messi in discussione equilibri che per decenni abbiamo dato per scontati e, quindi, la consapevolezza che soltanto una nuova assunzione di responsabilità collettiva da parte dell'Europa può davvero salvaguardare gli interessi nazionali. Se volessimo riassumere in uno slogan questa linea, potremmo dire che gli interessi nazionali si difendono stando in Europa, naturalmente un'Europa che va cambiata e riformata, e non stando fuori dall'Europa, e noi non possiamo naturalmente che condividere questa linea.

E la seconda ragione per cui ci ritroviamo nella sua relazione è che condividiamo pienamente la richiesta di una risposta europea, che lei ha definito coordinata e rapida, alla crisi energetica che deriva dalla guerra del Golfo. Una risposta che deve avere il coraggio di cambiare le regole perché è la realtà che ci impone di farlo. Lo ricordava lei: non può essere la realtà a dover assecondare le regole, ma sono le regole a dover assecondare la realtà e lo diciamo proprio da europeisti convinti, convinti che l'Europa debba però rappresentare un'opportunità e non un ostacolo alla vita quotidiana di cittadini, famiglie e imprese.

Ecco perché - lo dico chiaramente - noi sosteniamo la richiesta che lei ha avanzato anche in forma scritta alla Presidente Ursula von der Leyen di ottenere maggiore flessibilità per proteggere i cittadini dall'aumento del costo della vita. Lo dico chiaramente: per Noi Moderati questa sarà la priorità delle priorità; su questo punto, sulla difesa dei cittadini dalla corsa dei prezzi, sulla difesa del potere di acquisto dei cittadini noi faremo una battaglia con proposte e iniziative, anche in vista della prossima legge di bilancio. Peraltro questa richiesta che lei ha avanzato viene fatta da un Governo che ha fatto della prudenza nella gestione dei conti pubblici la cifra della sua politica economica e, quindi, questo ci mette nelle condizioni di poter chiedere all'Unione europea con credibilità una riflessione seria, che serve sulla flessibilità, per proteggere i cittadini dall'emergenza energetica e inflazionistica.

Nessuno può accusare questa maggioranza di interpretare la solita Italia, quella che in passato ha cercato scorciatoie oppure ha finanziato bonus elettorali per comprare il consenso: in questi quattro anni questa maggioranza e questo Governo hanno dimostrato rigore e attenzione anche agli “zero virgola” e se oggi chiediamo flessibilità è perché le vecchie regole non sono più adeguate a tutelare il ceto medio, le famiglie, le imprese grandi e piccole che davanti a ogni bolletta si chiedono se questa volta ce la faranno oppure no.

Certo, in un Paese normale - ho seguito il suo intervento e ho seguito naturalmente anche parte del dibattito al Senato - questa richiesta avrebbe un appoggio trasversale e sarebbe una richiesta di tutti. Da noi questo non succede, l'opposizione contesta anche questo approccio, non si capisce in nome di cosa. O meglio, si capisce molto bene in nome di cosa: perché le opposizioni sperano che l'aumento dei costi e la crescita dell'inflazione possano mettere in difficoltà il Governo. Chi se ne importa se allo stesso tempo mette in difficoltà le famiglie, la cosa importante è che possa, nelle loro speranze, erodere il consenso di questa maggioranza e favorire le sinistre nella corsa elettorale.

È una logica che conosciamo bene e l'abbiamo vista applicare in tutti i passaggi complicati della vita nazionale, è la logica del “tanto meglio, tanto peggio”. In ogni partita complicata che avrebbe richiesto, in omaggio al principio di una buona politica, l'apporto anche delle opposizioni non per rafforzare il Governo, ma per rafforzare il Paese, le opposizioni non ci sono state. Non ci sono state nel migliore dei casi, sono state d'intralcio invece nel peggiore dei casi.

Penso, per esempio, al tema dell'immigrazione. Avete criticato, avete boicottato o cercato di boicottare il Governo quando in Europa chiedeva un nuovo approccio contro l'immigrazione illegale; lo avete accusato di deriva illiberale e autoritaria, di crudeltà, di razzismo. La cosa, diciamo, simpatica è che siete stati smentiti dalla stessa Europa che ha fatto proprio l'approccio italiano e addirittura ha cambiato le regole nella direzione indicata dall'Italia, a dimostrazione che le regole si possono e si devono cambiare.

E proprio ieri, in una dichiarazione, Ursula von der Leyen ha rivendicato i risultati, lei ha detto sostanziali e costanti del nuovo approccio europeo sull'immigrazione: un crollo degli sbarchi, una diminuzione dei movimenti secondari e soprattutto l'aumento dei rimpatri. Ma penso anche al fatto che avete intralciato ogni scelta energetica alternativa, il nucleare, ma anche le rinnovabili, l'eolico in Sardegna e in tutte le altre regioni governate dalla sinistra: in teoria siete i paladini delle energie rinnovabili, nella pratica invece siete incapaci di realizzarle e siete paladini dei veti. Avete detto “no” alla revisione dell'Irpef, al taglio del cuneo fiscale, al giusto salario, al bollo auto: sia mai che si possa ridurre o abolire una tassa, d'altronde siete paladini della patrimoniale, dello slogan “anche i ricchi piangono”, poi bisogna intendersi su cosa si intende per ricchi. Quindi, mi rendo conto che la riduzione di una tassa o l'abolizione di un balzello particolarmente odioso vi crei qualche problema.

Avete contestato persino l'intesa con i grandi gruppi energetici per calmierare il prezzo dei carburanti e ora sperate, sotto sotto, che l'Europa respinga la legittima richiesta, non solo italiana, di affrontare tempi eccezionali con misure eccezionali, prima fra tutte un allentamento dei vincoli di bilancio. Noi pensiamo che se l'Unione europea ha ascoltato l'Italia su partite delicate e complesse, come l'energia, la difesa, l'immigrazione, anche questa volta siamo fiduciosi che l'Europa possa ascoltare l'Italia e soprattutto, come sull'immigrazione, cambi le regole nella direzione indicata dall'Italia, con buona pace della sinistra. Quindi il nostro invito, Presidente, è ad andare avanti. Avrà il sostegno di tanti italiani che non sono prigionieri delle gabbie ideologiche; avrà il sostegno di quelle famiglie e di quelle imprese che si alzano al mattino, si rimboccano le maniche e vanno avanti per costruire il proprio presente e il proprio futuro; nel nostro piccolo, avrà il nostro sostegno convinto e leale non per dovere di schieramento, non per dovere d'ufficio, ma perché siamo convinti che la strada che lei ha indicato anche questa mattina al Senato e che porterà…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

MARIA ROSARIA CARFAGNA (NM(N-C-U-I)M-CP). …al prossimo Consiglio europeo sia quella giusta per affrontare le crisi e per uscirne più forti (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare) e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, sto ascoltando con cura e con attenzione questo dibattito. Italia Viva non è chiusa, non fa parte di nessuna gabbia ideologica. Io credo che oggi tutti noi, maggioranza, opposizione e le maggioranze che ci saranno tra qualche mese, dobbiamo pensare un po' meno alle campagne elettorali e un po' di più agli effetti che le nostre politiche hanno. Io penso, Presidente Meloni, che l'Italia abbia perso un'opportunità in questi quattro anni, perché proprio per la ragione che voi raccontate spesso della stabilità - il vostro è il Governo più stabile della storia repubblicana - io credo che non abbiate lavorato a sufficienza per l'aggregazione europea.

L'Europa dovrà affrontare e sta affrontando al prossimo Consiglio europeo tematiche fondamentali, che riguardano anche la vita quotidiana dei cittadini: l'energia, la difesa, il fenomeno migratorio, le politiche legate alla competitività e alla sostenibilità. Il punto è che l'Europa non può più essere il mercato di contrattazione d'interessi singoli. Quindi c'è un primo punto che noi le proponiamo come Italia Viva nella nostra risoluzione: bisogna superare il meccanismo di scelta in Europa, perché il potere di veto di singoli Paesi non ha portato in questi anni a un principio di maturità nelle scelte.

Rispetto ai temi importanti che avrete all'ordine del giorno io mi permetto di sottoporne uno in particolare, perché nel suo intervento al Senato e nell'intervento che ha depositato oggi alla Camera lei cita la parola “sicurezza” giustamente nelle sue diverse accezioni: la sicurezza internazionale data dal contesto geopolitico; la sicurezza energetica; la sicurezza legata alla protezione dei confini. Io voglio addentrarmi nel mio intervento sul tema della sicurezza alimentare, che non riguarda soltanto la politica agricola comune, che è la politica più longeva in Europa, ma anche la possibilità di accesso al cibo delle popolazioni europee.

La politica agricola comune non è soltanto una questione di risorse. Noi sosteniamo la battaglia che si sta facendo in Europa per mantenere le risorse della politica agricola comune, ma credo che dobbiamo anche fare su questo un passo in più, perché - vede, Presidente - spesso si citano i numeri importanti, straordinari, delle nostre esportazioni, dell'esportazione dei prodotti a denominazione, le nostre DOP, le nostre IGP.

Il punto è che l'agricoltura italiana ed europea non è soltanto questo. Dobbiamo iniziare a chiederci in che ambito utilizzare le risorse, che devono essere mantenute e che sono tutt'altro che messe in sicurezza. Infatti, abbiamo le eccellenze, ma anche filiere agricole in grandissima difficoltà, determinate dagli effetti dei dazi di Trump, dalle politiche aggressive della Cina, dagli effetti dei cambiamenti climatici. E la Politica agricola comune deve essere il luogo dove l'innovazione trova spazio, dove il ricambio generazionale non è soltanto una parola da declinare, da richiamare; comunque, bisogna declinarla anche nelle opportunità e negli investimenti che vengono fatti soprattutto per due ordini di ragioni. Innanzitutto vi sono gli investimenti idrici. Il nostro Paese, nonostante le ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, trattiene soltanto il 10 per cento delle risorse idriche, con estreme differenze lungo lo stivale e con estreme difficoltà che quest'estate le nostre filiere agricole hanno vissuto. Quindi, non possiamo non mettere in calendario un piano straordinario di investimenti di messa in sicurezza e soprattutto di gestione di una risorsa preziosa come l'acqua.

Dall'altro lato c'è il tema dell'innovazione. Infatti, non esiste agricoltura resiliente, non esiste agricoltura in grado di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici e della necessità di produrre in quantità e qualità tali da fare a meno degli investimenti in tecnologia e innovazione. Transizione 5.0 ha avuto un rallentamento in questi anni e, soprattutto, lo ha avuto in agricoltura. Siamo ancora ben lontani dall'aver digitalizzato e aver consentito di raggiungere la tecnologia, la banda larga, la banda ultralarga in tante aree marginali del nostro Paese. Quindi, le chiedo un investimento particolare in questo, nelle vostre scelte che farete in legge di bilancio, ma nel modo in cui la Politica agricola comune dovrà essere declinata nei prossimi mesi.

E un'ultima richiesta, che è anche una proposta: se c'è una misura che in Europa e in Italia ha funzionato, che integra la risposta ai bisogni con la necessità di sostenere i comparti in crisi, è legata ai fondi sugli aiuti alimentari, nazionali ed europei. Io credo che queste risorse debbano essere aumentate, perché domani l'Istat ci consegnerà i numeri della povertà e, purtroppo, la povertà, nel nostro Paese e in Europa, è aumentata: 5,7 milioni di persone sono in condizioni di difficoltà economica, a cui si aggiungono le cosiddette persone della classe media che ogni giorno faticano a comporre il carrello della spesa. Credo che si possano trovare risposte e strumenti, anche gli strumenti di cui l'Unione europea si è già dotata, per esempio i fondi sugli aiuti alimentari. Quindi, nell'agenda che avrete nei prossimi giorni, credo che anche questo debba essere un punto interessante da porre all'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Giglio Vigna. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO GIGLIO VIGNA (LEGA). Grazie, Presidente. Governo, Premier, benvenuti in Parlamento.

Sulla sicurezza, non esiste solo il fronte Est, lo ribadiamo, lo abbiamo inserito nella nostra risoluzione di maggioranza. Esiste anche il fronte Sud: lotta all'immigrazione clandestina, avanti a rafforzare la battaglia contro gli sbarchi, contro i trafficanti di esseri umani, contro chi, in questi anni, ha trasformato il Mediterraneo in un cimitero di sangue.

Esiste anche il fronte interno, ovviamente, ovvero la sicurezza delle nostre città, la sicurezza delle nostre strade. Ecco, vorremmo che questi tre scenari fossero messi sullo stesso piano; da un lato, far capire agli amici, ai partner dei Paesi del Nord e dell'Est Europa, preoccupati per la situazione sul fronte Est, che per noi il fronte Sud non è secondario, è prioritario; per noi è tanto importante quanto il fronte Est.

E sul fronte interno, il presidio delle nostre strade, ritorno ancora una volta sul tema Strade Sicure, sul rafforzamento di quell'incredibile strumento che è Strade Sicure, grazie ai nostri soldati e grazie alle nostre soldatesse che ogni giorno presidiano le nostre strade. Grazie, ovviamente, anche a tutto quello che fanno i nostri militari all'estero.

Quanto provato a fare in Spagna dal Governo socialista Sanchez - e passo all'argomento abitazioni e case, altro argomento caldissimo nell'Unione europea - è qualcosa di aberrante, è un attacco alla proprietà privata, tra l'altro in un Paese con una forte sensibilità verso il tema della casa di proprietà, come d'altronde anche l'Italia. Quanto provato a fare dai socialisti in Spagna è qualcosa che va oltre ogni commento politico. Io penso che le urne puniranno fortemente il Partito Socialista sul tema delle case.

D'altra parte va sull'onda di case green, di quell'altra folle idea socialista della Commissione europea. Anche il tema case è all'interno della nostra risoluzione e dobbiamo far capire all'Europa che è la via che stiamo trovando in Italia: rigenerazione energetica, rigenerazione urbana, Piano casa: qualcosa di assolutamente saggio e una via da perseguire, e non quelle follie socialiste che abbiamo visto in Spagna e che, di fatto, hanno fatto cadere il Governo Sanchez, che si è ritirato, ma, di fatto, è caduto sotto la follia di queste sue idee.

Sulla transizione verde, torniamo a dire che una politica ambientalista iper-green, radicale, alla Greta Thunberg è qualcosa di lesivo per il nostro sistema produttivo. L'Italia e la Lega sono per la via della neutralità tecnologica. Il sistema degli ETS è assolutamente da rivedere, se non addirittura da smantellare; è qualcosa di pericolosissimo l'idea di andare verso gli ETS2. Noi dobbiamo interrogarci sul perché il sistema degli ETS - che ricorda molto quello delle quote latte di 20 o 25 anni fa - esista solo in Europa, perché non esiste nel resto del mondo.

D'altra parte, la messa in discussione del sistema PAC e delle politiche di coesione per come li conosciamo esiste solo nell'Unione europea, non esiste nel resto del mondo. Il resto del mondo sta finanziando la propria agricoltura. D'altra parte - l'abbiamo inserito anche nella nostra risoluzione il tema PAC -, abbiamo parlato anche di quadro normativo, di semplificazione, della necessità di semplificare questo quadro normativo europeo, così centralizzato, così burocratico, così ostico verso le nostre imprese, verso i cittadini, verso il sistema produttivo. Allora dobbiamo chiederci: perché il mondo va verso la semplificazione e invece solo l'Unione europea va verso un sistema di regole sempre più complicato, articolato e difficoltoso?

Sulla pace, la Lega chiede che la via diplomatica sia la via privilegiata, ma d'altra parte è quello che sta chiedendo anche l'Italia, e lo stiamo chiedendo da molto, molto tempo. Ecco, in questo momento non dobbiamo nascondercelo, non dobbiamo far finta di niente: l'Europa è isolata dal punto di vista della pace in Ucraina, dello scenario Est. L'Europa, in questo momento, purtroppo, è isolata. E, allora, l'Italia deve continuare a spingere, su tutti i tavoli possibili e immaginabili, la via della soluzione diplomatica.

Aiuti alle imprese, tutele al sistema produttivo. Dicevo la rigidità: esiste un sistema così rigido nel resto del mondo? No. E, allora, perché solo l'Europa ha un sistema così rigido, mentre il resto del mondo, in questo momento di crisi energetiche e di crisi sociali, sta andando verso la flessibilità? Allora, chiediamo all'Europa - e lo chiediamo con gran forza dai banchi della Lega - flessibilità per combattere l'inflazione, flessibilità per andare incontro alle esigenze dei nostri cittadini, flessibilità per andare incontro alle esigenze delle nostre imprese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Questo è il momento in cui i parametri, i numeri, le regoline dei bilanci e le “normette” europee devono essere superate in nome della flessibilità, in nome della necessità delle nostre imprese, dei nostri cittadini, semplicemente, di respirare, di andare avanti, perché questo è un grande Paese ed è uno dei più grandi Paesi produttori del mondo. Abbiamo bisogno di queste politiche, non di rigidità.

Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di una flessibilità dal lato della sussidiarietà; “sussidiarietà” è un termine che sembra tecnico, ma, in realtà, è un termine molto politico. Che cosa vuol dire? Vuol dire che l'Europa non deve legiferare su tutto, non deve legiferare su qualsiasi argomento: gli Stati nazionali devono avere la possibilità di legiferare sulle materie che gli competono e, quindi, certi strumenti, come i regolamenti, gli atti delegati, che l'Europa sta continuando a portare avanti da anni, devono essere sostituiti da strumenti più morbidi. Oggi noi dobbiamo porci una domanda: perché l'Europa va in una direzione, mentre il resto del mondo va in un'altra direzione? Perché l'Europa sceglie il centralismo, la rigidità di tassare le proprie imprese, mentre, dall'altra parte, il resto del mondo va verso la decentralizzazione, la flessibilità, gli aiuti alle imprese? Chi sta sbagliando? Chi sta sbagliando? L'Unione europea o il resto del mondo?

Allora, siamo in tanti, in Europa, a cercare di cambiare la direzione. Continuiamo, Presidente Meloni…

PRESIDENTE. Concluda.

ALESSANDRO GIGLIO VIGNA (LEGA). …a portare il buonsenso dell'Italia sui tanti tavoli europei, se necessario, scontrandoci con la Commissione. Siamo molto orgogliosi di questa risoluzione, siamo contenti delle sue comunicazioni, perché vediamo, sia in quello che abbiamo scritto noi come Parlamento, sia in quello che ha detto lei come Governo, molto buonsenso.

La Lega, su questi temi, continua il suo presidio, continua la sua battaglia per il Paese e per i nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, signori del Governo, colleghi, sarebbe bello, interessante, discutere in quest'Aula, oggi, della riforma delle Nazioni Unite, di avvenimenti di collaborazione e cooperazione tra i diversi Paesi, di cose che portino a vedere come noi vorremmo il mondo nei prossimi quarant'anni. Purtroppo, siamo ancora a dover discutere di scenari di guerra che coinvolgono il nostro Paese e il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Presidente, devo dire che il suo intervento è stato molto condivisibile. Sarei ipocrita a trovare motivi di polemica, perché ha detto cose che sono nell'interesse del nostro Paese e le ha dette in maniera seria (Applausi di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Di conseguenza, dirò cose su cui penso che il Governo debba fare dei passi avanti e debba dimostrare più coraggio, perché poi, in politica, bisogna essere consapevoli che non tutto è facile e, soprattutto nei momenti in cui si governa, non tutto è facile. Bisogna avere coscienza che ci sono delle cose più difficili da spiegare ai nostri concittadini, come tutto quello che riguarda la necessità di armare questo nostro Paese, la difficoltà di spiegare che bisogna difendere l'Ucraina fino in fondo, sapendo che c'è chi, anche all'interno della sua maggioranza, su questi temi specula, pensando di guadagnare un vantaggio magari marginale, ma elettorale. Io, invece, penso che qui dobbiamo essere tutti consapevoli che Mosca vuole la guerra, che Mosca vuole andare avanti in questa guerra e non ha nessun interesse ad ascoltare nemmeno Trump - sul quale i nostri giudizi saranno, in quest'Aula, anche molto diversi -, quando propone qualsiasi tipo di tregua.

Mosca vuole la guerra e noi dobbiamo continuare a difendere l'Ucraina fino in fondo. Come si difende un Paese aggredito? Si difende, mandandogli gli strumenti per fare la guerra difensiva. Gli ucraini sono i primi che non vorrebbero fare la guerra. Io ci sono stato tante volte in Ucraina: non vogliono la guerra, vogliono la pace. Bisognerebbe che qualcuno spiegasse che la trattativa non va fatta con gli ucraini. Gli ucraini non accetteranno mai la resa, perché hanno una spina dorsale, hanno la schiena dritta e sanno che cos'è il gioco russo, quindi non cederanno mai. Quindi, signora Presidente, io penso che sia molto importante continuare a sostenere l'Ucraina. Dico anche che sarebbe molto importante fare il decreto Armi, con cui decidere che cosa invia il nostro Paese lì. Il fatto che non lo facciamo per noi è un motivo di preoccupazione, perché ci sono delle cose che noi potremmo fare - e lei lo sa - e che non stiamo facendo.

Signor Presidente, questa non è una discussione che riguarda solo l'Ucraina, ma riguarda anche come noi vogliamo porci rispetto a tutto quello che avviene nel nostro continente e sul confine Est. Ha ragione il collega Giglio Vigna, che prima diceva che c'è anche il fronte Sud. Noi lo consideriamo un fronte importante sotto il profilo della difesa, sotto il profilo della responsabilità che l'Italia ha al centro del Mediterraneo, sotto il profilo delle ingerenze che Paesi ostili anche a noi hanno in Africa. Che ci siano degli aeroporti russi in Libia non è un fatto secondario per noi: sono molto più vicini di quanto si possa immaginare; sono vicinissimi, sono sul nostro confine e sono aeroporti di un Paese nemico, ostile.

Ogni giorno lo Stato russo attacca l'Italia: ci attacca sul dominio cyber. Lo Stato russo ci attacca ogni giorno. Non prenderne atto e dire, come alcuni partiti filoputiniani che sono in questo Parlamento… ci sono partiti filoputiniani, collega. Siete filoputiniani: ci sono partiti filotrumpiani e ci sono partiti filoputiniani: voi, purtroppo - dico io per la nostra democrazia -, siete un partito filoputiniano (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe). Mi dispiace moltissimo che ciò avvenga e mi dispiace che lo facciate senza capire il danno che fate alla nostra democrazia.

Io apprezzo la responsabilità di questo Governo - e vogliamo vedere, però, che arrivi fino in fondo - di riconoscere la necessità di fare uno scudo democratico contro i rischi di ingerenze nella politica da parte di altri Paesi a noi ostili che, naturalmente, non sono solo la Russia. Non è una cosa contingente in questo momento, ma è un sistema di cui l'Europa e l'Italia devono dotarsi per evitare ingerenze nella politica. Questo è un impegno che noi abbiamo preso, registrato e che crediamo vada portato fino in fondo.

Solo due titoli ancora: il primo sull'energia. È vero - anche noi lo diciamo con forza e lo diciamo da tempo -, bisogna cambiare il sistema europeo, gli ETS, ci sono tante cose da fare, eccetera, ma ci sono tante cose che dobbiamo fare noi qui, in questo Paese, che deve fare il Governo e che dobbiamo fare noi come Parlamento. Dobbiamo cambiare la regolamentazione che c'è in questo Paese, dove ci sono nicchie, grandi sacche di privilegi per le compagnie energetiche che vivono alle spalle dei cittadini e delle imprese italiane, che pagano bollette esagerate a fronte di utili esagerati. Io ho molto apprezzato ENI e quello che ne è seguito rispetto al prezzo della benzina. Non ho apprezzato il fatto che non abbiamo fatto niente per le bollette elettriche rispetto a questo profilo. E penso che, su questo, ci sia una difficile sfida che vada portata fino in fondo, perché il potere di questi soggetti che sono fuori dalla politica non è un potere indifferente e lo esercitano fino in fondo. Però la politica deve fare cose coraggiose.

Chiudo con l'ultima questione - ce ne sarebbero tante - che riguarda il diritto di veto. Non riusciamo a discutere su una mozione sul diritto di veto e, quindi, ci stiamo rassegnando al fatto che non si possa discutere una mozione sul diritto di veto. Però dico una cosa, per spiegare anche a chi è qui il nostro punto di vista: il diritto di veto è quella cosa per cui ognuno di noi, che sta in un condominio, pensa legittimamente che non sarà mai l'assemblea del condominio a determinare come io arredi casa mia, però nessuno di noi vorrebbe che ci fosse un diritto di veto di ciascuno dei condomini per decidere di fare le facciate. Allora, noi non vogliamo togliere il diritto di veto per decidere come arrediamo casa nostra, cosa dobbiamo fare e come dobbiamo regolamentare il nostro Paese. Però vogliamo togliere il diritto di veto per decidere come fare le facciate dell'Europa…

PRESIDENTE. Chiuda.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). …perché altrimenti, come abbiamo vissuto tante volte, noi non riusciamo a fare le facciate della nostra Europa (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Deidda. Ne ha facoltà.

SALVATORE DEIDDA (FDI). Presidente Meloni, Governo, colleghi. La devo ringraziare, perché in Europa qualcosa è già cambiato. Oltre alle parole, adesso ci sono i fatti, perché, nelle scorse settimane, la Commissione europea ha già aperto alla possibilità di cambiare l'ETS e questa è una vittoria italiana. L'ETS è quella tassa odiosa che sta martoriando i consumatori e fa alzare veramente l'inflazione. Oggi Confcommercio ha denunciato che costa più l'ETS che il biglietto della nave per le isole. Ma chi è che non vuole cambiare questa regola? Mentre tutti stanno chiedendo di cambiare questa regola dell'ETS, anche l'Europa forse si è convinta, la segretaria del PD e il PD dicono: no, non si cambia l'ETS, bisogna pagare, chi inquina paga, al massimo ridistribuiremo gli utili, quello che entra, a chi viene penalizzato. Peccato che l'ETS esista da anni senza che nessuno abbia mai visto un euro; anzi i prezzi continuano a aumentare, perché adesso entrerà in vigore l'ETS2 per gli autotrasportatori. E chi pagherà questo prezzo? Pagheranno i consumatori, perché pagheranno di più i prodotti che arrivano nelle zone più periferiche, nelle isole e nelle grandi città. E ci sarà qualcuno che qui si alzerà e dirà: la colpa è del Governo che non fa niente contro il rincaro dei prezzi.

Io ho lanciato un appello; gli armatori l'hanno sottoscritto; tutti l'hanno sottoscritto: le compagnie aeree e gli autotrasportatori. Il fronte italiano si è unito a chiedere all'Europa di cancellare questo ETS, di cancellare questa tassa occulta che ha portato a un rincaro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), ma ovviamente la sinistra si schiera sempre dalla parte di chi dice: chi inquina deve pagare. E ovviamente hanno detto di no.

Ma non solo questo: si parla di rinnovabili e di energia. Io in Sardegna devo subire l'attacco che sono a favore delle rinnovabili, quando invece, in quest'Aula, la sinistra ci accusa esattamente del contrario. Chiedete alla sinistra in Toscana, chiedete in Sardegna, se sono favorevoli alle rinnovabili (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). L'unica regione che ha fatto una legge moratoria è la Sardegna, retta dal MoVimento 5 Stelle e però dicono che sia la destra quella contraria alle rinnovabili! Ed ecco la grande ipocrisia, perché a Bruxelles dicono: viva le rinnovabili, semplifichiamo. E in Sardegna dicono: no, sono la destra e Giorgia Meloni che vogliono invadere di pale eoliche e vogliono l'energia per gli interessi delle grandi major (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Decidetevi! Siete un partito federalista? Voi dite no, che siete contro il federalismo, però poi ognuno, nella propria regione, fa quello che vuole. Ecco la coerenza.

Noi di Fratelli d'Italia siamo il partito che ha sempre sostenuto, anche in campagna elettorale, quando eravamo all'opposizione, di essere a favore dell'aumento delle spese militari. Siamo sempre stati a favore delle spese militari. Mi dispiace che non ci sia il Ministro Guerini. Quando ero in Commissione difesa e c'era il Ministro Trenta, eravamo un'opposizione che spingeva il Governo a dire che era una necessità.

E poi, le voglio dire, Presidente Meloni - lo voglio dire anche a chi dice che noi siamo sempre stati nemici della Russia a prescindere -, che nel 2013 Fratelli d'Italia era una piccola forza politica, non ha mai dichiarato guerra alla Russia, ma ha sempre dimostrato serietà, dicendo che doveva essere più vicina all'Europa e più lontana dalla Cina. Ha cercato un dialogo. Tutto questo Parlamento, anche dopo il 2018, ha cercato un dialogo con la Russia. Ma qual è il discrimine? È che, quando un Paese invade con 60 o 80 chilometri di blindati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), un Paese europeo, è ovvio che il dialogo e la pace finiscono e si deve cercare di mettere un freno. Ecco la grande differenza: sapere quando è il momento di cercare il dialogo e capire anche di chi fidarsi e di chi non fidarsi, chi non è affidabile per intavolare una trattativa di pace.

Tornando però alle spese militari, le faccio i complimenti, anche come leader di partito, perché durante il dibattito sulla legge elettorale ci hanno rivolto tantissime accuse: eravamo burattini, eravamo sorvegliati, eravamo arrivisti che avevano paura di perdere la poltrona, ma chi viene dalla nostra storia, Presidente Meloni, e lei ne è la rappresentante, ha sempre saputo che sappiamo dibattere al nostro interno su grandi problemi, come Israele e Palestina, e sulle armi, figuratevi sulla legge elettorale! Lei ci ha sempre dimostrato grande democrazia, tollerando al nostro interno le grandi differenze (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Peccato che qui ci sia un movimento che, nella scorsa legislatura, presiedeva la Commissione Difesa, aveva un Sottosegretario e un Ministro, e votò con noi la legge Deidda per rinviare i tagli dell'organico della difesa di “montiana” memoria, ma poi non ha ricandidato nessuno e li ha cancellati dalla propria storia per rifarsi una verginità.

Lei non ha mai fatto questo, neanche con chi la pensava diversamente da lei! Non ha mai epurato nessuno (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! E vi assicuro che, in questo gruppo, nessuno controllava nessuno, perché le cose sappiamo dircele nelle nostre segrete stanze, nelle nostre sedi e siamo un movimento che, quando ha qualcosa da dire, lo dice e se ne assume la responsabilità. Questo dovete sapere! Amich sarà sempre nella nostra storia. Se poi Pozzolo, che abbiamo candidato noi, ha sbagliato, ne ha subito le conseguenze, ma non lo cancelleremo dalla nostra storia, come voi avete fatto con i vostri deputati che erano nella Commissione difesa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), per cancellare gli aumenti della spesa militare!

E non andate nelle caserme, non andate dagli armatori o dai rappresentanti del settore dei trasporti a dire che siete con loro, perché tutte quelle tasse in Europa… è stato Fratelli d'Italia, con il Vicepresidente Fitto, che ha inaugurato la strategia delle isole e che sta aprendo finalmente alla possibilità di cambiare gli ETS, e Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento europeo - e guardate una donna ai vertici!

E concludo, dicendo una cosa - mi ricollego alla legge elettorale e ringrazio la Presidente Boldrini: sono orgoglioso, ogni volta, di portare i visitatori alla Camera dei deputati nella stanza degli specchi, perché è vero, c'erano tre specchi: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio e il Presidente del Senato. Stranamente, il Presidente del Senato è stata una rappresentante di Forza Italia e il Presidente del Consiglio è Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia: chissà perché, nei tre vertici nazionali più importanti, due sono donne di centrodestra. Non avranno avuto bisogno di quote rosa (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Non hanno avuto bisogno di niente! È stata la comunità che le ha scelte, la grande comunità di Fratelli d'Italia che lei rappresenta e che le dà la fiducia per andare in Europa a continuare il cambiamento (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

E le chiedo anche: in merito al fronte Sud, l'Algeria è un grande partner, abbiamo un grande alleato, ma c'è un problema di immigrazione per la Sardegna, perché gli sbarchi continuano. Ecco, noi abbiamo fiducia. Non abbiamo bisogno di strillare o scoprire che oggi la questione migratoria è un problema come sta facendo il Sindaco di Cagliari, che dice: attenzione, ci sono gli immigrati che delinquono. Ah grazie, AVS, adesso se ne accorge? È così da anni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia, che si levano in piedi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Presidente, il prossimo Consiglio europeo si svolge in una fase estremamente complessa. “Siamo dinanzi a un pericoloso crinale della storia, con il rischio del baratro dietro l'angolo” e “l'Europa è la dimensione, lo spazio in cui pensarsi e agire”. Sono le parole illuminanti del Presidente della Repubblica, Mattarella, che ringraziamo per il suo straordinario ruolo di garante della nostra collocazione europeista (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questa è la nostra linea che condividiamo in pieno.

Lei, Presidente, arriva qui con la solita lista delle cose da fare: il problema è che non è più credibile. Lei guida l'Italia e va in Europa, partecipa ai principali vertici, ormai da quattro anni. Non può continuare a fare due parti in commedia, scaricando sempre su altri le responsabilità. E capisco che le fa ridere quello che dico, ma è la realtà.

Se abbiamo la pressione fiscale ai massimi da undici anni a questa parte, i salari più bassi d'Europa e quattro milioni di lavoratori poveri, le bollette più alte del continente e 2,4 milioni di famiglie in povertà energetica, se abbiamo i carburanti alle stelle, una sanità finanziata in proporzione ai minimi da quindici anni e sei milioni di italiani che rinunciano alle cure, se cresciamo - mi dispiace - un terzo della media europea e purtroppo un quinto della Spagna, nonostante il PNRR che voi non avete votato e voluto, non è colpa dell'Europa, non è colpa dei burocrati di Bruxelles, dei migranti di Ceuta, dell'Istat o di una congiuntura astrale. È colpa della vostra incapacità di governare: questa è la realtà e assumetevi almeno la responsabilità una volta per tutte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Invece di autocelebrarvi, dovreste scusarvi con gli italiani per i danni e le promesse tradite.

Lei doveva essere protagonista a Bruxelles in questi anni: si è comportata un po' da equilibrista e un po' da opinionista, un po' per le vostre divisioni interne, spaccature interne, e un po' per la sua cultura sovranista che fa parte di lei e non abbandona. La sua ricetta è semplice: vogliamo un'Europa che faccia meno e meglio. Oggi ha parlato di un'Europa “discreta”, che è un'espressione interessante, ma cosa deve accadere di più nel mondo per capire che è una posizione antistorica ed autolesionista? Un'Europa che fa meno è un'Europa che fa peggio, Presidente, è un'Europa che non incide sugli scenari internazionali, che non è in grado di difendere la nostra tenuta economica, sociale e le comunità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La vostra ambiguità europeista, quindi, non è un valore, ma è un errore storico e ci ha portato a una pericolosa irrilevanza. I fatti sono chiari.

Oggi ha parlato di minacce ibride russe, bene. Nei giorni scorsi, però, le ricordiamo che si è discusso in Europa di come difendere le prossime elezioni e la democrazia proprio dalle ingerenze russe. Il suo Governo si è mostrato spaccato e lei è rimasta afona. Dodici Paesi hanno poi chiesto di rafforzare con un documento, non a parole, la presenza strategica nell'Artico contro le minacce proprio della Russia: l'Italia non pervenuta. Una domanda, Presidente: ma non la imbarazza questo cedimento a giorni alterni alle posizioni filo-putiniane della Lega o alla propaganda di Futuro Nazionale? Non crede sia un errore venire qui e parlare di lotta alle minacce ibride russe e, poi, scomparire quando si tratta di votare i documenti ufficiali o di sottoscrivere lettere ufficiali?

Sui fatti: undici Stati hanno firmato un accordo, un documento, per eliminare il diritto di veto. È la riforma più importante per il futuro dell'Europa e l'Italia è ancora una volta assente e, ieri, divisa in Aula. Ma come è possibile non capire che siamo noi i più interessati a eliminare questa forma di ricatto politico, soprattutto in ambito economico e fiscale? Il veto non è più una garanzia, ma è una paralisi della democrazia europea e un danno per i nostri interessi nazionali. Non ci si può lamentare delle mancate decisioni europee anche sulla flessibilità e, poi, difendere lo strumento che paralizza queste stesse decisioni. Ci vuole coerenza sulle posizioni.

Su Trump avete raggiunto poi l'apoteosi: siete scomparsi, quando ha minacciato di invadere la Groenlandia; scomparsi sui dazi che non sono un'opportunità, sono una calamità per la nostra economia; scomparsi quando ha proposto, con Putin, un piano irricevibile sull'Ucraina. E avete accettato, invece, l'aumento irrealizzabile delle spese militari al 5 per cento in sede NATO, continuando a perseguire la strada dei riarmi nazionali scoordinati, invece di costruire una vera e propria difesa comune europea. Presidente, lei doveva fare da pontiera, ma si è ritrovata a fare da portabandiera di Trump, peraltro neppure ricambiata, lasciando l'Italia alla deriva e lasciandola in un angolo, irrilevante da un punto di vista europeo ed internazionale.

Sull'Ucraina, ribadiamo un concetto per noi fondamentale: il popolo aggredito va sostenuto fino in fondo con ogni forma di assistenza necessaria. Per noi è un messaggio e un punto dirimente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È indispensabile, però, un maggiore sforzo diplomatico, mancato finora, con un inviato unico e una soluzione di pace sul modello di una nuova Helsinki, consapevoli di una linea rossa: qualunque intesa non può essere una resa, con buona pace anche del suo amico Trump, e non si costruisce senza Kiev e senza Bruxelles.

Sul Medio Oriente, il vostro atteggiamento per noi resta intollerabile. Il diritto internazionale, guardate, non vale fino a un certo punto: vale sempre e dovunque (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Che sia chiaro, che sia chiaro! Basta tentennare: sospendete i rapporti commerciali con i coloni violenti, promuovete l'embargo totale delle armi, togliete il veto alla sospensione dell'accordo di associazione con Israele e soprattutto riconoscete subito lo Stato di Palestina come hanno fatto oltre 150 Paesi nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La vostra ambiguità verso Trump e Netanyahu non è neutralità: è subalternità e complicità.

Del resto neppure sulle sanzioni annunciate alla Corte penale internazionale abbiamo sentito parole di condanna netta, al di là di una lettera di stile. Il Nobel per la Pace, Presidente, è stato assegnato, come lei saprà, a una donna straordinaria, Navi Pillay, le cui battaglie noi condividiamo in pieno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista): altro che Trump, che lei voleva proporre per il premio Nobel per la pace (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non sono però tollerabili le ritorsioni del Presidente americano: la Corte penale internazionale va difesa con azioni sostanziali e non con dichiarazioni formali, anche attivando il regolamento di blocco se necessario.

Quanto poi ai temi economici, è bene che mettiate da parte, anche lì, un po' di propaganda, non se ne può più. Attaccate e chiedete ogni giorno deroghe al Patto di stabilità. Molto sommessamente, ci permettiamo di ricordarle che quel Patto lo ha firmato lei, Presidente. Non lo ha subito: lo ha negoziato, accettato e sottoscritto. Siamo noi che lo abbiamo contestato da subito e abbiamo chiesto da subito una revisione integrale.

Anche sull'energia, avete perso quattro anni. Ci permettiamo di dire: ma dove siete stati finora? La Commissione ha battuto un colpo e ha concesso la clausola di salvaguardia nazionale fino allo 0,6 per cento del PIL per tre anni. Quasi 14 miliardi di disponibilità economica per l'Italia, che voi avete deciso di utilizzare. Avete esultato, bene, ma avete capito che sono risorse per investimenti strutturali in rinnovabili, decarbonizzazione green ossia la vostra kryptonite, quello che voi avete contestato in questi anni, rallentando gli investimenti nelle rinnovabili? È l'esatto opposto di quello che avete fatto finora. Lei mi verrà a dire, come ha fatto in altre occasioni: sono aumentati. Il tema è che sono aumentati gli investimenti meno di quanto avrebbero dovuto. Tant'è che avete cancellato anche un miliardo di euro dal PNRR destinato alle comunità energetiche, che sono in enorme ritardo. Mi dispiace, ma questa è la realtà.

Anche nel vostro Documento programmatico, non c'è nulla su come usare la flessibilità. La segretaria nazionale Elly Schlein ha fatto proposte concrete. Invece di farvi scrivere i documenti da ChatGPT, ascoltate le indicazioni del PD e fate qualche passo avanti, come anche sugli ETS, su cui ci vorrebbe serietà. Già la Commissione ha proposto degli avanzamenti per aggiornare, in particolare, la parte sulla finanziarizzazione. Non va sostenuto, però: va modificato, ma non va smantellato quel sistema. Invece di fare propaganda, piuttosto ci dica e dica alle aziende italiane dove sono finiti i 9 miliardi di euro incassati dal 2022 con gli ETS, che dovevate investire nel sistema produttivo italiano per la decarbonizzazione e sono scomparsi, così come i 25 miliardi previsti per i dazi che non si sono visti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

Infine, il bilancio europeo: la presidenza irlandese ha tagliato dell'8 per cento la proposta della Commissione, una posizione per noi irricevibile. Sui fondi per la PAC ci risparmi, anche lì, il gioco delle tre carte, Presidente. La Commissione già ipotizza, nella sua proposta, tagli del 20 per cento per i fondi destinati alla coesione e all'agricoltura, circa 20 miliardi a rischio per l'Italia.

PRESIDENTE. Concluda.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). La proposta irlandese conferma questi tagli e ne aggiunge anche altri sulla dotazione per le emergenze agricole. Questa è la realtà: non avete salvato proprio nulla finora. Allora, se vuole dire qualche “no”, ha la possibilità di dirlo ora, per difendere il nostro comparto agricolo e la coesione del nostro Mezzogiorno. Invece di firmare, con un baratto politico, le intese sulla pelle del Sud e del Mezzogiorno, difenda almeno i fondi di coesione a livello europeo, che servono per il nostro Mezzogiorno e per la nostra unità nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Faccia questo, se vuole difendere l'unità nazionale.

Chiudo: noi non vi consentiremo di portarci indietro. Difendere un'Europa forte non è un pericolo per la sovranità, è l'unico modo per contare, in futuro, nel mondo che verrà. Noi vi batteremo alle prossime elezioni per rimettere l'Italia dalla parte giusta della storia (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)…

PRESIDENTE. Concluda.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). …e difendere davvero i nostri interessi nazionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente, lei ha detto che il suo Governo è qui per difendere i cittadini dalle regole sbagliate dell'Europa. Purtroppo, dopo quattro anni, dobbiamo constatare che oggi sono gli italiani a doversi difendere dal suo Governo.

E partiamo dall'energia, a cui lei ha dedicato un'ampia parte del suo intervento. Lunedì, al convegno di Assolombarda, lei ha detto che servono risposte strutturali. Ha ragione, sono d'accordo con lei. Ma c'è un problema: che io sono all'opposizione e lei governa da quattro anni. E dopo quattro anni, viene a dirci che l'Italia ha bisogno di risposte strutturali sull'energia. Lei ha ammesso di aver sbagliato, da questo punto di vista. Quelle cose le doveva dire quattro anni fa, perché quando si è candidata, forse non aveva ben chiare le idee da questo punto di vista. Ci ha detto anche che ha speso 60 miliardi di euro per l'energia. Sa qual è il risultato, signora Presidente? Che dal 1° ottobre la luce, per le famiglie vulnerabili, è aumentata del 37 per cento. Il gas costa il 91 per cento in più dal settembre del 2021, più del record della crisi del 2022. L'inflazione è al 4,2 per cento e l'energia è a più 22 per cento.

Un risultato, qualcuno l'ha ottenuto, sì: ENI, nel primo semestre, ha aumentato gli utili del 43 per cento. Le faccio la grazia di non ricordarle che gli utili che tutte le società, che acquistano e distribuiscono gas, hanno fatto in questi quattro anni è pari a 80 miliardi di euro. Lei è venuta qui a dare la colpa all'ETS, ma noi siamo abituati: la colpa è sempre degli altri. Un po' mi ricorda Calimero, se la ricorda quella bellissima pubblicità? “È un'ingiustizia, è un'ingiustizia”, poi arrivava l'olandesina e metteva a posto tutto quanto. Adesso arriverà la tedeschina, la tedesca, e metterà a posto anche lei, visto che questa proposta lei la sostiene insieme alla Repubblica Ceca, che ha una quantità di produzione di energia da carbone inaccettabile. Ma

Io però le smonto pubblicamente le bugie che lei ha detto su questo punto, perché la CO2, di cui lei ha parlato, pesa solo per il 3 per cento sul caro energia; il resto lo fa il gas, quel gas su cui lei ha costruito una totale dipendenza dell'Italia, compreso quel Piano Mattei di cui tanto lei si vanta, che è una forma - noi lo ribadiamo come Alleanza Verdi e Sinistra - molto predatoria delle risorse naturali dell'Africa, dimenticando che la guerra oggi sta determinando un condizionamento geopolitico incredibile sull'energia. E lei, invece di puntare sui processi di elettrificazione del nostro Paese, di modernizzare e di innovare, fa una battaglia contro l'ETS. Lei sa, però, che i soldi dell'ETS non li ha usati per abbassare le bollette e per finanziare i processi di modernizzazione, a tal punto che solo il 9 per cento di quelle risorse lei ha utilizzate; la restante parte l'ha utilizzata per ripianare il debito. Ma lei pensa di fare politiche energetiche ed economiche in questo modo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Lei sta portando indietro l'Italia, quindi dica la verità.

Però c'è una persona che oggi le ha dato ragione, signora Presidente, ed è l'amministratore delegato dell'ENI, Descalzi, che ha detto: bisogna eliminare l'ETS. Sa quali sono le conseguenze, signora Presidente? Il Ministro Pichetto Fratin ha gli uffici che le potranno confermare, ma sicuramente non daranno mai ragione a Bonelli, perché Bonelli è, come dire, un talebano o quant'altro, ma in realtà ho l'impressione che i talebani siano di fronte a me in questo momento. Ebbene, ha detto che l'ETS deve essere eliminato, ma le conseguenze dell'eliminazione dell'ETS saranno che, con il prezzo così alto, il gas continuerà a salire, chi fa profitti continuerà a far profitti e le famiglie, che ci stanno vedendo e che stanno soffrendo, continueranno a pagare sempre di più l'energia. Le è chiaro questo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?

State condannando gli italiani a pagare sempre di più l'energia, compresi quegli agricoltori che protestano in tutta Italia con i trattori e che bloccano le strade. Non li vediamo in nessuna televisione, perché non si può far vedere coloro che protestano contro il Governo Meloni, anche perché poi, siccome io so che lei è persona attenta sul tema dei prezzi, signora Presidente, lei pensa che il tema energetico oggi sia disgiunto anche, ad esempio, dalle questioni dell'agricoltura? Ma per chi va al mercato e fa la spesa, lei sa oggi che cosa significa l'aumento dei prezzi? Lei sa a quanto è arrivato il costo del pomodoro datterino al chilo? A 8 euro al chilo! Ma sa che l'insalata sfusa nel 2025 stava tra 1,50 euro e 2,70 euro e oggi è arrivata quasi a 4,50 euro? Questo significa che oggi una pensionata deve andare a pensare alle foglie di lattuga. È un problema serio!

So che la fa ridere, ma francamente… magari non stava ridendo per me (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), sono sicuro che non stava ridendo per me, quindi la assolvo da questo punto di vista, anche se io stavo parlando con lei.

E quindi, andando avanti, c'è una questione, signora Presidente: il tema delle rinnovabili. Le spiego perché voi non avete fatto il record in nulla. Il vostro Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, è qui presente il Ministro Pichetto Fratin, prevede, al 2030, l'installazione di 131 gigawatt. Noi siamo a 81 gigawatt. Siamo in ritardo con gli obiettivi, state marciando al ritmo di circa 7 gigawatt l'anno, ne dovremmo mettere 10. Lei avrebbe la capacità di esercitare i poteri sostitutivi, non lo fa e, invece, che cosa avete fatto? Avete tagliato i fondi alle comunità energetiche rinnovabili, gli avete levato un miliardo e mezzo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra): è questa la vera questione.

Però, signora Presidente, lei non ha pronunciato la parola “clima” di fronte al disastro climatico che abbiamo di fronte, a quello che abbiamo passato questa estate, che ha amplificato le differenze sociali. Le fasce più deboli, gli anziani, hanno “schiumato” purtroppo - mi scuso per il termine -, ma hanno vissuto una fase di grande difficoltà legata al fatto che non si possono comprare i condizionatori, legata al fatto che non possono accenderli, perché l'energia elettrica costa tanto. Di fronte a questo, lei è assolutamente indifferente. Non ha dedicato una parola su questo. La vostra battaglia è fermare il Green Deal: questa è la vostra battaglia, altro che ambientalismo ideologico! Il suo è ambientalismo ideologico al servizio di quei poteri che oggi si sono assolutamente rafforzati in questo Paese. Guardi, signora Presidente…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ANGELO BONELLI (AVS). Concludo, signor Presidente. Lei, quando ha fatto il suo intervento di introduzione, all'inizio del suo Governo, si è definita la underdog che è riuscita a sconfiggere i poteri. Ebbene, io posso dirle che oggi lei - non lei, non vorrei essere scambiato e non voglio essere offensivo, perché ho grande rispetto per il ruolo che lei ricopre - ha trasformato il suo Governo nel lapdog - lei sa benissimo che cosa significa - di quei poteri, ovvero nel cagnolino dei salotti dei poteri forti, che hanno oggi accumulato rendite finanziarie, interessi. E in questo senso c'è un problema molto serio per il nostro Paese, perché lei ha mentito su alcune questioni, a partire dalla transizione ecologica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Guardi, Presidente Meloni, noi oggi usciamo dalla dinamica opposizione-Governo e siamo qui a dirle che abbiamo condiviso diverse parti del suo ragionamento, quando lei dice: dobbiamo cambiare l'Europa, l'Europa non deve attuare delle regole e dimenticare la realtà. Tutto molto condivisibile, se fossimo a ottobre del 2022, non del 1922 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). L'ottobre del 1922 so che può suscitare delle nostalgie. No, a ottobre del 2022… Siamo a ottobre del 2026, non è più tempo di propositi: è tempo di fatti.

Voi avete contrattato una manovra di bilancio e una deroga agli obiettivi europei per avere una manovra sull'energia. E l'Europa ha detto: bene, volete una manovra sull'energia? Però dovete investire 14 miliardi di euro in armi. Quindi voi avete accettato il fatto che, per avere la deroga sull'energia, indebitate questo Paese con 14 miliardi di euro di armi. E non vi pareva vero, perché in un colpo solo potevate avere un minimo di flessibilità e accontentare gli ex datori di lavoro dell'ex lobbista, il Ministro Crosetto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle): veramente due piccioni con una fava. Però, quando le deroghe europee scadranno, quegli investimenti peseranno sul bilancio.

Voi dovrete fare una scelta, ce lo dice oggi il Fondo monetario internazionale e anche l'Ufficio parlamentare di bilancio. Quegli investimenti infatti ci saranno, quel debito ci sarà e, allora, la scelta sarà: dove andremo a tagliare? In scuola, in sanità, in welfare, in ricerca (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Quella sarà la scelta che lascerete al futuro.

Oggi lei dice che l'investimento in difesa è anche un investimento in lavoro. Andiamo a vedere l'investimento in lavoro che fate: 7,2 miliardi per 132 carri armati Leopard, 4,5 miliardi per programmi missilistici, 3,2 miliardi per caccia di sesta generazione. Nella relazione che accompagna tutti questi acquisti, scrivete che queste tecnologie sono in grado di massimizzare la letalità e la potenza di fuoco. Quando noi parlavamo di potenza di fuoco figurata, parlavamo di aiuti alle imprese e ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Il Presidente del Consiglio Meloni: “Le banche, non i cittadini, le banche!”), non di questa potenza di fuoco. Lei dirà anche che ci sono migliaia di persone che lavorano in queste fabbriche. Bene, a queste persone non dobbiamo dire: voi dovete portare il pane a casa o non andare a lavorare. Dovremo dargli una scelta tra lavorare in settori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) che non siano quelli dove magari fanno i sacrifici per mandare i figli a scuola, all'università, mentre, allo stesso tempo, a quei figli diciamo che gli stiamo preparando una guerra.

A noi fa piacere che lei citi sempre gli investimenti dei Governi Conte, ci fa piacere che abbia l'ossessione del Presidente Conte, perché capiamo che ne teme il raffronto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi le diciamo chiaramente che qui nessuno ha mai detto che dobbiamo mettere i fiori nei nostri cannoni, però un conto è come abbiamo fatto noi: investire in cybersicurezza, fare investimenti, ringiovanire il personale. Altro conto è vedere che l'unico settore in cui in questo Paese è chiaro l'investimento e ci si mette una montagna di soldi è quello militare. Presidente Meloni, lei può rigirare le cifre come vuole, ma voi avete fatto l'investimento in armi più grande dal dopoguerra ad oggi. Questo è indiscutibile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Riguardo alle armi, che continuano ad essere al centro del dibattito sull'Ucraina, lei oggi ha rispolverato addirittura un vecchio concetto di berlusconiana memoria: la paura dei comunisti. Ha parlato dell'imperialismo sovietico, qualcuno ha nostalgia del muro di Berlino. Vede, Presidente, noi sappiamo benissimo che la Russia è imperialismo. Sappiamo anche che gli Stati Uniti sono imperialismo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Per noi sono imperialismo entrambi, li chiamiamo nel solito modo. Solamente che lei, quando deve parlare dell'imperialismo degli Stati Uniti, dice: beh, in Venezuela lottano per la democrazia; in Iran non condanno e non condivido. Addirittura, assolviamo un genocidio, perché le do una notizia: tutti i Paesi europei hanno sanzionato Israele (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Sa chi sono gli unici che non l'hanno fatto? Noi. Quindi, per noi, l'imperialismo è sempre tale. Lei oggi si è raccontata come la donna libera, che non ha conti da saldare. Se lei non vede queste cose, evidentemente di conti da saldare ne ha molti, ne ha moltissimi, verso determinati ambienti. Il problema è che non mette il conto a nome Meloni, lo mette a nome Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Sulle armi, guardate, noi ci siamo veramente stufati di questo concetto, ovvero noi mandiamo armi per difendere il popolo ucraino, mentre chi, invece, dice di non mandare le armi al popolo ucraino è perché vuole lasciare gli ucraini in balia di Putin e costringerli a una resa. Voi state raccontando questa cosa da cinque anni. Benissimo: l'Ucraina, però, non è quella di cinque anni fa. Oggi l'Ucraina è il più grande polo di fabbricazione e di sviluppo di armi che c'è in Europa, perché, quando facevate le conferenze di ricostruzione dell'Ucraina spacciandole per “piani Marshall”, in realtà preparavate il piatto per Rheinmetall, Leonardo, BAE Systems, Northrop Grumman, l'immancabile Palantir, che c'è sempre, ovvero l'hub di investimento più colossale che c'è in Europa e, forse, nel mondo (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E, allora, noi vi chiediamo questo, una buona volta per tutte. La prima parte del vostro ragionamento è: inviamo armi e, poi, facciamo la trattativa. La prima parte l'avete messa in atto e la state mettendo in atto da cinque anni. Quando arriva la seconda parte, quella della trattativa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Ci dice un passo, uno, che lei ha fatto, in questi anni, per fare la seconda parte del ragionamento, quella della trattativa? Ce ne dice uno? Perché voi ripetete sempre, come un mantra, il concetto di pace giusta, ma il concetto di pace giusta non esiste in natura, Presidente Meloni: non esiste nella storia dell'umanità un concetto di pace giusta. E ci volete dire qual è l'obiettivo di tutto questo? Perché noi discutiamo da cinque anni di questa roba senza sapere qual è l'obiettivo. L'obiettivo è congelare la linea del fronte? L'obiettivo è riconquistare i territori che ha occupato Putin? L'obiettivo è fare guerra alla Russia? Qual è l'obiettivo? Perché, se uno sa qual è l'obiettivo, sa anche quale è la strategia. Adesso ci sembra che l'unico obiettivo di questa strategia è far vincere coloro i quali sono gli unici e veri vincitori di questa guerra: i produttori di armi, che hanno vinto questa guerra senza neanche far esplodere una munizione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Lei, oggi, va in Europa per questi produttori di armi. Ancora: a questi produttori di armi, che con la logica del ReArm e la logica delle armi all'Ucraina… con l'Ucraina gli abbiamo detto: guardate, la tragedia dell'Ucraina è l'antipasto: il ReArm è il piatto principale, è il riarmo quello da cui si arricchiranno. E fa tutto parte di una logica. Noi oggi diciamo: se vogliamo smetterla con questa follia bellicista, il primo passo è fermare le armi in Ucraina, il secondo è distruggere quel piano ReArm. Questa è l'unica cosa da fare. E quelle persone che…

PRESIDENTE. Chiuda.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). …in queste settimane e in questi mesi, stanno scendendo in piazza in tutto il continente, lo sanno che il continente che avete costruito è un continente oramai vecchio, senza un piano industriale, senza nulla di nulla.

Lei, domani, lo sappiamo cosa andrà a fare: andrà a elemosinare qualche spicciolo per la sua campagna elettorale. Nella catastrofe sociale ed economica ci avete già messo, non vi permetteremo di metterci nella catastrofe umana più tragica, che è quella della guerra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, le tre domande del Partito Liberaldemocratico oggi sono quattro, perché c'è stata l'inflazione, quindi mi perdonerà.

La prima: cosa ne pensa dell'intesa raggiunta in Europa sulla vigilanza sui mercati dei capitali? Noi abbiamo ottenuto un successo come Paese, la nomina di Carlo Comporti, un italiano, alla guida dell'ESMA. È un successo del Paese, ma quell'intesa è ancora troppo timida secondo noi. Noi continuiamo a leggere i rapporti Draghi, Letta, eccetera, che dicono di unificare più velocemente il mercato dei capitali, ma poi, quando si vanno a fare le cose pratiche, sono sempre passi troppo timidi. Lei cosa ne pensa?

Seconda domanda: ci sono 5 milioni di italiani che, da qualche tempo a questa parte, hanno una mensilità all'anno in più, 1.800 euro, praticamente detassata. Sono i premi di produttività che il Governo Renzi detassò al 10 per cento, dieci anni fa, e che lei, lo scorso anno, ha detassato all'1 per cento in una mossa che abbiamo condiviso. Noi le proponiamo due cose. Primo: estendiamo quella stessa disciplina a tutti i rinnovi contrattuali fatti nella contrattazione decentrata. Laddove imprese e lavoratori si mettono d'accordo per fare più e per fare meglio, lo Stato alzi le mani e lasci tutto a loro o, altrimenti, interveniamo sulla circolare che ancora regola cos'è un premio e cosa no, che è una circolare dell'Agenzia delle entrate del 2018. Produttività non vuol dire risultati di bilancio in più, vuole anche dire efficienza in più, progetti di contenimento dei costi, eccetera.

Altra proposta, Presidente: noi abbiamo dei soldi bloccati per dimezzare le tasse, per cinque anni, alle aziende che fanno il reshoring, cioè che riportano la produzione in Italia. Sono bloccati, perché la Commissione europea dice: questo è un aiuto di Stato. Noi le proponiamo di prendere quegli stessi soldi e dare lo stesso incentivo a due microimprese che si fondono, perché con una dimensione di impresa così piccola come la abbiamo noi, salari alti non li riusciremo mai a pagare. Quindi i soldi che già avete in bilancio per un incentivo che la Commissione sta bloccando - secondo me giustamente -, mettiamoli a due o più microimprese che si fondono. Cinque anni, dimezzamento delle tasse… sono già in bilancio.

PRESIDENTE. Chiuda.

LUIGI MARATTIN (MISTO). L'ultima cosa, Presidente. Mi dica che Gianni Trovati de Il Sole 24 Ore ha torto, quando ha scritto che ci avete ripensato pure quest'anno sull'abbassare l'aliquota Irpef al 33 per cento per chi guadagna 50.000 euro. Quella è gente che guadagna 2.500 euro al mese e ha un'aliquota del 43 per cento. All'estero quell'aliquota sta su chi guadagna 10.000 euro, 12.000 euro, non 2.500 euro. Se noi continuiamo a massacrare il ceto medio in questo modo, questo Paese a crescere non ci tornerà mai. Mi dica, per favore, che Gianni Trovati, bravissimo giornalista, ha torto.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Lucaselli. Ne ha facoltà.

YLENJA LUCASELLI (FDI). Grazie, Presidente. Vengo subito al merito dell'intervento. Però, Presidente Meloni, una domanda, perché, ascoltando gli interventi dei colleghi dell'opposizione, mi è venuta in mente: lei se la ricorda la Beata Quartina? Io credo che i colleghi romani un po' ce l'abbiano in mente Alberto Sordi, no? Ecco, allora: i colleghi della sinistra hanno la sindrome della Beata Quartina. Partiamo da questo. E lo dico, perché io mi sarei aspettata - devo dire con un po' di ottimismo - che oggi l'opposizione, il Campo largo, il campo larghissimo che è in questo Parlamento, potesse finalmente dimostrare innanzitutto un po' di amor di Patria e, poi, un po' di serietà, perché siamo tutti d'accordo nel dire che questo è un momento estremamente delicato, ma, in questo momento estremamente delicato, le opposizioni non riescono ad essere serie e ad affrontare seriamente quella che è una sfida che il Governo italiano, che il Presidente Meloni andrà ad affrontare domani in Europa, una delle tante sfide, in realtà, affrontate in questi anni, ma, indubbiamente, una delle più significative.

Vedete, quando parliamo dei temi che si affronteranno a Bruxelles a partire da domani, non possiamo però dimenticare quello che è successo ieri, in quest'Aula, perché ho sentito la richiesta di investimenti, ho sentito la richiesta di lungimiranza sulle politiche energetiche. Allora mi viene da chiedere ai colleghi: ieri, in quest'Aula, abbiamo votato lo scostamento per 14 miliardi, che vuol dire dare all'Italia finalmente una programmazione strutturale sull'energia, ossia una politica energetica che non è mai stata fatta prima. E le opposizioni hanno votato contro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Sostanzialmente, le opposizioni ieri hanno detto agli italiani: 14 miliardi per l'energia e per aiutarvi “no”, noi non li vogliamo. Ecco, questo ce lo dovevamo aspettare, perché le opposizioni hanno un concetto di interesse nazionale e di amor di patria un po' distante da quello nostro, da quello di Fratelli d'Italia.

Eppure la sfida che si affronterà domani è una sfida estremamente complessa. Quando il Presidente Meloni per prima poneva in Europa il problema dell'energia, la sinistra italiana, con il solito senso d'interesse nazionale, diceva che era tutto inutile. Poi c'è stato lo stretto di Hormuz, che è stato chiuso; il petrolio ha superato i 100 dollari a barile; i prezzi al distributore sono schizzati e il Governo italiano è riuscito a ottenere che la clausola, quella già prevista per la difesa e la sicurezza, venisse applicata anche all'energia. Nonostante questo, le opposizioni continuano a dire “no”, perché la politica energetica del Campo largo - e questo mi pare abbastanza evidente da quello che abbiamo ascoltato in quest'Aula - è la politica del “no”: no al gas, no al nucleare, no alle raffinerie.

Le rinnovabili vanno bene soltanto se vengono utilizzate come slogan, ma, quando devono essere messe in atto nei territori governati dalla sinistra - mamma mia - se ne scappano, perché assolutamente non le vogliono. Quindi, la domanda che ci poniamo oggi, anzi la domanda che pongo ai colleghi dell'opposizione è la seguente: qual è la politica energetica che avete in mente? Mentre questo Governo si preoccupa di differenziare le fonti energetiche, la sinistra cosa propone? Io un'idea me la sono fatta: credo che, secondo la sinistra, si debba ritornare alle candele, alle pietre focaie (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché alternative non ce ne sono, quando parlate di energia. Certo, bisogna guardare anche il lato positivo e, indubbiamente, il lato positivo è che finalmente abbiamo capito i punti salienti del programma del centrosinistra: sì alla patrimoniale, no all'interesse nazionale. E questo oramai è assolutamente chiaro.

E invece la battaglia che il Governo porterà domani in Europa non è soltanto sacrosanta, ma è assolutamente doverosa. È doverosa, perché gli shock ormai sono diventati la regola, la normalità e l'Europa deve imparare ad affrontare questi shock, deve imparare a cambiare, anche rivedendo sé stessa. E questo lo può fare, perché non possiamo immaginare che oggi problemi nuovi e inaspettati vengano affrontati con regole che probabilmente neanche dieci anni fa andavano bene. È un po' come un medico che cerca di aiutare un malato con un antibiotico che non è quello corretto e, quindi, invece di portarlo verso la guarigione, in realtà, lo sta indebolendo sempre di più. Questo è quello che fa l'Europa. E lo dico anche in virtù di una considerazione che financo i colleghi del MoVimento 5 Stelle potranno capire. Quando parliamo di inflazione, dobbiamo tenere a mente che l'inflazione di base media europea è al 2,5 per cento e in Italia è all'1,7 per cento: ciò vuol dire che oggi abbiamo un'inflazione determinata dall'offerta, non dalla domanda.

Qui credo che si debba fare un'altra riflessione, perché per quanto le banche centrali siano, ovviamente, indipendenti e autonome - cosa che rispettiamo -, credo si debba iniziare a riflettere se la politica dell'aumento dei tassi sia effettivamente efficace. Io ricordo che nel 2011 non fu così; ricordo che lo stesso Draghi fu costretto a intervenire più e più volte sui tassi, riabbassandoli. Ecco, non vorrei che oggi venisse portata avanti una politica dei tassi che, in realtà, non risolverebbe il problema, perché aumentare i tassi non riapre lo stretto, non abbassa il prezzo del gas e non porta una nave in più nei nostri porti: rende soltanto più cari i mutui delle famiglie e il credito delle imprese e frena la crescita, proprio quando la crescita deve essere sostenuta.

PRESIDENTE. Concluda.

YLENJA LUCASELLI (FDI). Allora, signor Presidente, Fratelli d'Italia sostiene con convinzione la sua azione e voterà a favore delle risoluzioni di maggioranza, perché a questa Europa, che ha dimenticato sé stessa, la sua storia e si perde nella burocrazia, servono sicuramente la sua determinazione, la sua coerenza e il suo coraggio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Non so se sia una strategia del caos, come dice un grande scrittore americano, fumo negli occhi per non parlare della guerra all'Iran, con le sue conseguenze devastanti sul costo della vita, ma quando, nelle stesse ore, da oltreoceano giungevano le notizie di un accordo sul gasolio russo e dell'atrocità di giustiziare un uomo in diretta streaming, a me è parso che l'Europa, in questo tempo, fosse chiamata a fronteggiare qualcosa che somiglia a una bancarotta morale dell'Occidente. Ma la Presidente Meloni che può dire? Lei che, solo pochi mesi fa, candidava al Nobel per la pace il responsabile di questa bancarotta morale, giuridica e politica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Di pace ha parlato oggi. Ha parlato di Ucraina, di una guerra di aggressione che ha portato a un numero incalcolabile di vittime, che è durata già più della Prima guerra mondiale e che rischia drammaticamente di avvicinarsi per durata alla Seconda. Presidente, noi siamo al fianco dell'Ucraina, perché per noi il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite valgono sempre, non fino a un certo punto. Smettere di aiutarli ad autodifendersi non avrebbe portato alla pace, ma alla resa all'aggressore. Questo però non significa che si debba aspettare che cada l'ultimo missile per lavorare a una pace. La pace è una costruzione politica e diplomatica, un lavoro difficile - anche perché Putin è sempre pronto a sabotarlo -, ma necessario. L'Italia, in questo lavoro, c'è sempre stata per tradizione, per vocazione, ma non con lei, sempre più fredda, sempre più in difficoltà nella sua maggioranza e per l'oggettiva convergenza tra Trump e Putin che, insieme a Netanyahu, sono i Capi di una destra sempre più estrema a livello mondiale, che anche voi avete nutrito in Patria (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Parla da mesi di un inviato unico europeo e noi siamo d'accordo, ma vogliamo sapere: con chi ha lavorato per indicarlo, Presidente? Ora apre un mandato per Francia, Germania e Gran Bretagna. Guardi, se lo lasci dire, noi non siamo felici che lei non sia lì, ma di chi è la responsabilità, Presidente? Lei agli incontri non andava, forse perché non la vezzeggiavano abbastanza, come allora faceva Trump. Faceva l'offesa, Presidente, invece avrebbe dovuto fare politica.

Un'Italia che non c'è, in un'Europa senza ambizione: questa è la sintesi non solo del suo intervento, ma della sua intera politica (Commenti del Presidente del Consiglio Meloni)… Presidente, se lei parla senza microfono io non la sento. Avrà tutto il tempo per replicare.

Non c'era all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Certo, come avrebbe fatto a parlare di multilateralismo, dell'impegno storico dell'Italia per il diritto internazionale senza entrare in conflitto diretto con Trump? Sul Medio Oriente cosa diceva? Diceva siamo l'unico grande Paese a non riconoscere lo Stato di Palestina e che non ha introdotto sanzioni nei confronti delle colonie illegali, perché, ogni volta che c'è da fare qualcosa contro Netanyahu, non l'avete fatto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Sul Libano siamo stati spettatori. Sulla guerra illegale all'Iran, contraria ai nostri principi e ai nostri interessi, ora parla di missioni europee, perché tanto a pagare il prezzo delle scelte di Trump e Netanyahu siamo sempre noi. Comunque, è sempre meglio di quando avete mandato in Arabia Saudita una missione militare senza passare dal Parlamento: un vulnus democratico, Presidente, che oggi lei ha anche riconosciuto, in qualche modo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

La verità è che siete rimasti al “non condivido e non condanno”: un manifesto di ignavia. E invece di andare all'ONU, dove era, Presidente? Era in Consiglio dei Ministri a dichiarare guerra ai bambini nelle scuole e a fare polemica sul burqa: fumo negli occhi, strategia del caos. Anche qui siete un Governo di trumpisti minori: questa è la verità, Presidente.

E nel caos rientra anche la sua polemica con l'Europa. L'altro giorno, all'assemblea di Assolombarda, ha detto: l'Italia non è in Europa per dire sempre sì, servono risposte strutturali. Allora, le abbiamo dato una notizia oggi, Presidente: in Europa, da quattro anni, c'è lei e il Vicepresidente esecutivo della Commissione è del suo partito. Se dall'Europa non arrivano risposte, la domanda va rivolta a voi stessi. Se l'Italia è ferma, Presidente, e la produzione industriale crolla, sarà colpa dell'Europa? Se la Spagna, il Portogallo e persino la Grecia sono andati tanto meglio di noi, di chi è la responsabilità? O si trovano da qualche altra parte nel globo terracqueo? Il problema è che lei, in Europa, fa le domande sbagliate, fa le battaglie sbagliate con gli alleati sbagliati. Ha inseguito la sua ossessione sui migranti, arrivando persino a sospendere Schengen su Ceuta, ma bastava avere in mano una cartina geografica per capire che non c'entrava nulla. E lo ha fatto per esigenze di ordine pubblico e di sicurezza? Ma pensa che quegli italiani che sono rimasti in fila per ore in coda ai controlli negli aeroporti spagnoli siano tutti scemi? Lo ha fatto per propaganda, per unirsi all'attacco speculativo contro Sanchez dell'estrema destra israeliana, dei russi e del mondo MAGA, perché questo siete: trumpisti minori.

E quali sarebbero i suoi “no” all'Europa, Presidente? Glieli dico io quali sono i “no”. Ha detto “no” alla sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele, un favore a Netanyahu; ha detto “no” a rivedere il diritto di veto, un favore a Orbán; ha detto “no” a una reazione degna ai dazi, un favore a Trump e ai grandi capitalisti digitali. Poi, ha detto sempre e solo “sì”, Presidente: gli strumenti del Green Deal li avete negoziati in gran parte voi e contro i meccanismi di finanziarizzazione degli ETS. Guardi, glielo dico io, lo dico anche a voi: giusto. E perché non avete lavorato su questo seriamente, invece di promettere inutilmente di smantellare tutto? Perché ne utilizzavate gli introiti per fare cassa, invece che per la transizione, per abbassare il costo dell'energia?

A proposito dell'energia, nel 2025 l'elettricità all'ingrosso in Italia costava in media il doppio di quella che costava nella Spagna del tanto detestato Sanchez. Ora chiede flessibilità sui conti, ma è lei che ha detto “sì” a un pessimo Patto di stabilità e crescita. Giorgetti vede nuvoloni e il Fondo monetario internazionale parla dei rischi per la crescita globale. E in Europa la battaglia per gli investimenti comuni con chi la stiamo facendo? Per un bilancio all'altezza delle nostre esigenze comunitarie e nazionali, con chi la facciamo? Oggi lei si è precostituita un alibi anche per un compromesso al ribasso sul bilancio e Fitto porterà la responsabilità storica non solo di ridurre le risorse della coesione, ma di nazionalizzarle, cioè di toglierle ai territori.

E c'è un “sì” che pesa più di tutti, Presidente, un'ipoteca sui futuri Governi e le nuove generazioni: il “sì” al riarmo nazionale. Per questo, ieri avevate chiesto l'indebitamento, non per i bisogni dei cittadini. Per questo, ci siamo uniti, con tutte le opposizioni, con un controprogramma economico e finanziario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Avete detto “sì” al 5 per cento di PIL per le spese militari per compiacere Trump e per comprare americano, una strada che ci porta lontano dalla costruzione di una vera difesa europea che, visto che parlava di sicurezza, è quello che ci serve per renderci indipendenti dai Musk, dai Thiel…

PRESIDENTE. Chiuda.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). …dai grandi capitalisti digitali alleati e registi del caos.

Chiudo su questo, Presidente. A proposito di sicurezza, vogliamo discutere di quei capimafia che, dalle carceri o durante l'esecuzione della pena, continuano a tessere le loro trame criminali? Noi abbiamo chiesto di farlo in Commissione antimafia, siamo pronti a introdurre norme. Non basta presentare un disegno di legge: quando volete, li approvate con urgenza i decreti o imponete al Parlamento le vostre priorità, come sulla legge elettorale. Prima ho detto che l'Europa non ha ambizione.

PRESIDENTE. Chiuda.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Chiudo su questo. Io non do la colpa a lei: la responsabilità è dei nazionalisti e della Commissione che vi viene dietro, ma lei tutte le ambizioni all'Europa le ha tolte, perché ne ha solo una, quella di rimanere al potere.

Io ho finito il mio tempo, ma anche lei sta finendo il suo, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Scerra. Ne ha facoltà.

FILIPPO SCERRA (M5S). Grazie, Presidente. Nel poco tempo a disposizione, mi soffermerò soprattutto sui temi economici. Il Ministro Giorgetti, anche lei l'ha confermato, sostiene che c'è una trattativa con l'Unione europea per ottenere un minimo di flessibilità, ma io dico, Presidente, e voglio andare al sodo: adesso che siamo alla fine della legislatura, le chiediamo un briciolo di onestà intellettuale. Ammette davanti agli italiani e al Parlamento che sottoscrivere quel Patto di stabilità e crescita, che ci costa 12 miliardi di euro all'anno, è stato un errore enorme da parte del suo Governo? Ce l'ha questa onestà intellettuale? Voi, nel 2024, avete acconsentito che l'economia del Paese fosse legata mani e piedi da vincoli austeri europei e poi, adesso che si avvicinano le elezioni, nella fase finale del vostro mandato, andate in Europa a piatire un briciolo di flessibilità: questo state facendo, Presidente Meloni. Questa è un'umiliazione che gli italiani non meritano, è l'ennesima capovolta del vostro Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Nei giorni in cui avete sottoscritto questo Patto di stabilità, addirittura alcuni parlamentari di Fratelli d'Italia dicevano che quel Patto avrebbe liberato 35 miliardi di euro. Ci pare di rivivere la sua promessa dei 25 miliardi di euro per i dazi, che lei avrebbe messo a disposizione delle imprese italiane (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), ma quello che le chiedo è: dove sono questi 35 miliardi di euro, Presidente Meloni? Dove sono? In questi anni, dal 2012 a oggi, e lo diciamo con orgoglio, c'è stata una forza politica che da sempre ha detto che i vincoli del Patto di stabilità erano da cambiare radicalmente. Questa forza politica, con coerenza, è il MoVimento 5 Stelle. E ve lo abbiamo ribadito anche in questa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), quando Giorgetti addirittura parlava di buon compromesso. Cosa c'è di buono in questo compromesso? Me lo dica lei. E adesso abbiamo inserito una modifica profonda del Patto di stabilità e crescita anche nel Documento programmatico di finanza pubblica e sarà una parte importante del programma del Campo progressista, che noi orgogliosamente rivendichiamo, Presidente.

Andiamo avanti su quella che è la situazione economica. È evidente che questi tentativi goffi di ottenere questo briciolo di flessibilità derivano dalla consapevolezza di un quadro economico del nostro Paese che è disastroso. Non voglio elencare tutti i numeri, ma mi basta dire: crescita “zero virgola”. Mi basta dire: una pressione fiscale che è arrivata al 43,5 per cento, secondo i dati dell'Istat e non è colpa dell'Istat, ma è colpa della vostra incapacità, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Il Governo Meloni è il Governo delle tasse. Io mi chiedo come chi ha votato in passato centrodestra possa appoggiare il Governo che ha portato la pressione fiscale al 43,5 per cento: qualcosa di vergognoso.

E continuando sulla situazione economica del Paese, abbiamo un Paese che non cresce. Non avete un piano industriale; tre anni consecutivi di calo della produzione industriale; i salari dei lavoratori e il loro potere d'acquisto sono diminuiti, negli ultimi cinque anni, di circa il 10 per cento. Con lei, Presidente Meloni, le aziende producono meno e i lavoratori sono più poveri. Questo è il Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! In questo scenario desolante, l'instabilità geopolitica è ovvio che abbia fatto alzare i prezzi dell'energia di circa il 25 per cento nell'ultimo anno.

Vede, Presidente, vi è un'altra domanda che mi permetto di farle: lei è disposta quantomeno ad ammettere che non aver condannato quell'attacco unilaterale da parte di Stati Uniti e Israele nei confronti dell'Iran è stato probabilmente l'errore più grande di questo Governo? E lo è stato, Presidente, perché qui due sono le possibilità: o lei non aveva compreso la gravità di quello che stava succedendo o lei, avendolo compreso, ha scelto di assecondare le follie di Trump e di andare contro gli interessi del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Per una persona che si definisce patriota direi che è il peggio.

Quando andremo al Governo, Presidente, noi vogliamo annullare completamente questo piano di riarmo (Commenti del Presidente del Consiglio Meloni)… Ci andremo, Presidente; ci andremo, Presidente. Vogliamo annullare il piano di riarmo che voi avete sottoscritto. Gli 800 miliardi di euro noi li vogliamo mettere per l'industria europea, per tutelarla e, soprattutto, li vogliamo mettere per supportare cittadini e aziende. Noi siamo vicini a quei lavoratori, a quel tessuto produttivo che in questo momento sta protestando e sta protestando perché c'è un Governo inerme di fronte al caro bollette e al caro energia di cui vi dovete vergognare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Noi ai tavoli europei abbiamo dimostrato, in passato, di avere l'autorevolezza e la capacità di cambiare lo stato delle cose. Noi siamo stati in grado di portare 200 miliardi di euro per questo Paese. Noi siamo stati in grado di fare un piano da 750 milioni di euro basato sulla condivisione di debito comune: un picco di integrazione europea, Presidente.

PRESIDENTE. Concluda.

FILIPPO SCERRA (M5S). Noi abbiamo avuto un Presidente del Consiglio che si è battuto per 60 milioni di italiani e che ci ha reso orgogliosi di essere italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Con lei non siamo orgogliosi di esserlo, ma lo saremo nel 2027, quando lei non ci sarà più alla Presidenza del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente, in sintesi, per quel che mi riguarda, bene su Ucraina e su Putin, anche sui riferimenti alla guerra ibrida e alla guerra cognitiva, che già sono un deliberato attacco all'Europa. Mi sarei aspettato un giudizio più netto e severo su Trump, l'immagine di un Occidente vile e pronto a sacrificare non solo Zelensky, ma gli ucraini, la loro libertà, la loro democrazia e la loro aspirazione all'Europa in cambio di un disegno, quello che unisce Trump e Putin, che ha un unico vero obiettivo: la sovranità europea.

Però ho apprezzato anche che lei dica: “ci vuole che l'Europa esprima un'unica voce”. Anzi, lei ha detto una cosa importante: “fosse anche l'E3”. Io avrei sperato che ci fosse l'E4, ma c'è l'E3 per ragioni che non sto a riprendere. Ma questo come si concilia con il diritto di veto che lei pervicacemente difende contro qualsiasi sovranità europea che possa esprimersi in decisioni tempestive? Lei difende il diritto di veto e, difendendo il diritto di veto, combatte qualsiasi ipotesi di una politica estera e di sicurezza dell'Unione europea.

Sul bilancio, difenda la posizione della Commissione europea, già è il minimo sindacale. Dica al suo collega Merz che, oltre a firmare le lettere per la competitività, qualche risorsa all'Unione europea e alla Commissione europea va lasciata. Infatti, altrimenti a farne le spese sarà il futuro, perché lei sa benissimo che i fondi di coesione per l'agricoltura non sarà possibile toglierli, anzi li volete nazionalizzare, facendo un disastro, e a pagare saranno gli investimenti per la competitività, la ricerca e l'innovazione tecnologica.

E, sempre sul bilancio, lei ha detto che non vuole un uso politico del diritto, rispetto allo Stato di diritto. Cos'è? Una difesa preventiva degli Orbán futuri, prossimi venturi? Cioè lei sta dicendo che i fondi europei debbano andare a tutti, anche a chi, come stava facendo Orbán, per cui lei ha fatto campagna, costruisce una “democratura”, un regime alternativo a quello su cui si basa l'Europa?

PRESIDENTE. Concluda.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). È questo che voleva dire quando dice “no” all'uso politico dei fondi? Chiudo. L'Italia in questi 4 anni, grazie alla stabilità e a tutte le cose che lei richiama sempre, poteva avere un ruolo di guida nell'Unione europea, ma non ce lo ha avuto e non ce lo ha. Tant'è che lei oggi - e chiudo, signor Presidente - torna con la retorica della burocrazia, parla dell'Europa come fosse un mostro a cui lei è estranea. Lei da 4 anni è uno dei principali player, o meglio, avrebbe potuto essere uno dei principali player.

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Non cominci la campagna elettorale di nuovo all'attacco dell'Unione europea e a usare l'Unione europea come capro espiatorio. Questo non è sincero nei confronti degli italiani (Applausi del deputato Faraone).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Loperfido. Ne ha facoltà.

EMANUELE LOPERFIDO (FDI). Grazie, signor Presidente. Prima di entrare nel merito, desideriamo rivolgere al Santo Padre un pensiero di affettuosa vicinanza e un sincero augurio di pronta guarigione (Applausi). È un sentimento che siamo certi accomuna tutta quest'Aula e auspichiamo che possa presto riprendere pienamente la sua missione e il suo impegno per la pace.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LORENZO FONTANA (ore 17,15)

EMANUELE LOPERFIDO (FDI). Presidente Meloni, la ringraziamo per il quadro che ci ha illustrato, davvero, ma soprattutto non accettiamo lezioni di diritto parlamentare o di etica rispetto alla questione del ridislocamento dei nostri militari in Arabia Saudita da parte di una coalizione, seduta da quella parte dell'Aula, che non ha battuto ciglio per autorizzare l'uso delle basi italiane per andare a bombardare Belgrado nel nome dei diritti umani, uccidendo decine, centinaia di civili (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Il quadro, dicevamo, Presidente. È un quadro che, se guardiamo al passato, era ben diverso: un'Italia che spesso subiva decisioni prese altrove, con Presidenti del Consiglio che tornavano dagli italiani, allargando le braccia e, giustificando sacrifici e tagli, dicevano: “ce lo chiede l'Europa”. Ebbene, in quel periodo abbiamo anche visto sorrisini rivolti al nostro Paese e una parte della sinistra che si compiaceva di questi sorrisini fatti nei confronti del nostro Paese. Bene, da parte nostra mai un sorriso di compiacimento contro il nostro Paese, perché il nostro Paese viene prima di tutto, prima ancora degli interessi di parte e di partito.

Presidente, lei presenterà l'Italia ai suoi interlocutori con l'autorevolezza di chi guida il Governo più longevo della storia repubblicana - abbiamo capito che vi dà fastidio, ma questa è la storia repubblicana -, con una maggioranza coesa e un mandato chiaro: difendere i lavoratori, le famiglie, le imprese, il made in Italy e il ruolo della nostra Nazione nel Mediterraneo e nel mondo. Un'autorevolezza che lei e noi abbiamo costruito con il lavoro di questi 4 anni.

Nonostante un contesto internazionale da far tremare i polsi, che ha fatto cadere come birilli le maggioranze dei principali Paesi europei, quelli che erano modelli vostri, lei ha guidato un Governo che è riuscito a risanare i conti pubblici, destinare risorse alle famiglie meno abbienti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), liberare risorse per le imprese, generare più di un milione di posti di lavoro, raggiungere il record di contratti a tempo indeterminato, toccare il record dell'occupazione femminile e rinnovare - attenzione, cara sinistra - ben 48 contratti del pubblico impiego (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E il deficit, cari amici, è sceso dall'8,1 per cento al 3,1 per cento nel rapporto con il PIL. In tutto questo, la sinistra continuava a cercare modelli stranieri. Prima Starmer, poi Sanchez, ora Mamdani, che probabilmente, vedendo le sorti dei primi due, inizierà a darsi una grattatina. Noi abbiamo dimostrato che invece il modello della politica può essere proprio qua, può essere questa maggioranza, può essere questo Governo. Le riforme si possono fare e i trend in Italia e in Europa si possono invertire, anche sulla casa.

Abbiamo visto in questi giorni esponenti dell'opposizione andare fuori a cercare di protestare insieme agli studenti, che sono qua fuori nelle tende per il caro affitti. Ebbene, non soltanto il Governo Meloni ha annunciato un piano casa per più di 100.000 alloggi in 10 anni, ma abbiamo attivato interventi per 63.000 posti letto per gli studenti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E di questi 63.000 posti letto, 33.000 li abbiamo già realizzati e inaugurati. E sapete perché lo sapete anche voi? Perché anche voi avete partecipato all'inaugurazione di questi studentati, realizzati in pochi anni dal Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ecco allora che è molto facile andare in piazza per le inaugurazioni delle cose fatte dal Governo Meloni e poi rinfocolare la protesta per cercare di fare come in Spagna.

Sull'immigrazione - altro esempio che abbiamo contribuito a dare all'Europa - abbiamo dimostrato che si può invertire la linea. Controlli alle frontiere, contrasto agli scafisti e ai passeur, return hub. Perché a decidere, con il Governo Meloni, a decidere chi entra in Italia, chi entra in Europa, non sono gli scafisti, ma sono le istituzioni, è il nostro Governo e sono le nostre Forze dell'ordine (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

È questo il motivo per cui lei, con la forza di queste scelte, oggi va in Europa a far valere le proprie ragioni. E quindi, cara Presidente, mentre un tempo i Presidenti del Consiglio tornavano dall'Europa e dicevano “ce lo chiede l'Europa”, lei oggi ascolta l'Italia, va in Europa e dice “quello che noi chiediamo ce lo chiedono gli italiani”. È questo il modo di fare politica nell'interesse del nostro Paese, è questo il modo di fare politica per fare in modo che l'Europa risponda agli interessi dei Paesi membri.

E lo chiediamo proprio perché noi crediamo nell'Europa, un'Europa che sia tutrice degli interessi degli italiani, delle aziende e dei lavoratori; che sia in grado di mettere in sicurezza i confini. Certo questo, grazie al Governo Meloni, l'Europa ha dimostrato che si può fare. L'Europa che deve tutelare le nostre imprese. Guardate, noi l'abbiamo vista, cara Presidente, andare presso gli industriali della Lombardia per ascoltare. Dall'altra parte dell'Aula c'è qualcuno che reputa gli imprenditori, gli industriali e le partite IVA come evasori e meritevoli soltanto di patrimoniali (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Da questa parte, invece, c'è chi crede che le imprese e gli imprenditori siano lo scheletro di questo Paese, coloro i quali, grazie a questo Governo, hanno fatto ripartire l'economia, nonostante condizioni veramente difficili.

Ecco, allora, che siamo certi che in Europa farà anche gli interessi degli imprenditori, farà in modo che non ci si aggrappi a regole, perché l'obiettivo non è il mantenimento delle regole, ma è fare in modo che l'economia europea riparta.

Tutti hanno parlato dell'ETS: io credo che grazie a questo Governo, grazie al centrodestra, in Italia e in Europa, si può fare in modo che l'Europa, le imprese europee non muoiano per l'ETS, ma, anzi, che sia l'ETS a morire (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), per fare in modo che, con nuove regole, siano le imprese italiane a ripartire. E lo dico grazie anche a quanto ho ascoltato nelle interrogazioni poco fa: penso ad Electrolux per esempio, penso alle tante aziende che devono essere concorrenziali stando in Europa. Con questo Governo lo possiamo sperare.

Mi avvio alla conclusione, ovviamente parlando anche della politica estera. Guardate, io capisco avere posizioni politiche, ma, a questo punto, capisco anche perché avete il limite di due mandati: a furia di fare tante giravolte, dopo più di due mandati non sapreste più come giustificarvi davanti agli occhi degli italiani. Siete voi che avete finanziato lo stanziamento più grande della storia repubblicana in armi. Avete stanziato 15 miliardi di euro durante il COVID, nonostante non ci fosse la guerra in Ucraina. L'ipocrisia è da quella parte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), da questa parte c'è chi, invece, ha capito che investire in difesa significa difendere gli interessi italiani, significa difendere il lavoro italiano, significa fare in modo che, anche grazie alla difesa, ci possano essere posti di lavoro che contribuiscono alla protezione e alla tutela degli interessi degli italiani.

Concludo, Presidente, con l'Ucraina. Noi non voltiamo le spalle agli ucraini, anche perché non vogliamo una nuova Budapest, non una nuova Praga, non vogliamo la libertà dei carri armati. Non confondiamo la resa con la pace, vogliamo una pace che garantisca libertà e democrazia. Con questa coerenza e fermezza, ci presentiamo con lei, Presidente, in Europa. Grazie per assumersi la responsabilità delle scelte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), per metterci la faccia, per governare secondo il programma presentato agli italiani. Con quella coerenza, ogni mattina ci guardiamo allo specchio senza nessun timore. Da questa parte dell'Aula, Presidente, riceverà un mandato chiaro: continui a difendere gli interessi dell'Italia e degli italiani, e gli italiani sono con lei (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.

(Annunzio di risoluzioni)

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Ziello ed altri n. 6-00300, Braga ed altri n. 6-00301, Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00302, Boschi ed altri n. 6-00303, Zanella ed altri n. 6-00304, Magi e della Vedova n. 6-00305, Mantovani, Candiani, Rossello e Carfagna n. 6-00306, Calovini, Billi, Deborah Bergamini e Lupi n. 6-00307 e Richetti ed altri n. 6-00308. I relativi testi sono in distribuzione (Vedi l'allegato A).

(Replica e parere del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. La ringrazio, Presidente. Per la gioia del collega Giachetti, sarò molto breve. Cercherò, soprattutto, di dare qualche spunto che non è già stato oggetto della mia relazione e delle mie repliche di questa mattina, come sempre replicando soprattutto agli argomenti delle opposizioni, quindi mi concentrerò sul Campo larghissimo, mettiamola così, partendo dalla collega Ravetto.

Collega Ravetto, sul tema del gas russo, io riporto quello che è già stato in varie occasioni spiegato da me, ma, ancora meglio di me, è stato spiegato ad esempio dall'amministratore delegato di ENI, Descalzi. Il gas russo non costa meno agli italiani, costa meno ai russi, che è una cosa diversa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Immagino che lei sappia che il prezzo del gas in Europa è stabilito dalla borsa olandese del TTF: quando arriva, viene venduto a un unico prezzo. Anche negli anni di maggiore importazione del gas russo in Italia, la componente russa è stata inferiore al 40 per cento del totale: significa che il prezzo era stabilito prevalentemente da altri fornitori. Quindi, una nuova importazione di gas russo non comporterebbe una riduzione del prezzo, almeno non per diversi anni. E, quindi, la mia domanda è abbastanza semplice: ma se nel reiterare questa proposta non si stanno difendendo gli interessi italiani, quali sono gli interessi che si stanno difendendo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Italia Viva-Casa Riformista)? Perché voi siete liberi di difendere gli interessi che volete, ma se difendete interessi che non sono quelli italiani, non mi fate la morale sulla difesa degli interessi italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Italia Viva-Casa Riformista). E mi consenta di aggiungere, collega Ravetto, che quello che noi stiamo facendo sull'Ucraina è quello che c'è scritto nel nostro programma, nel programma con il quale ci siamo presentati al cospetto degli italiani nel 2022 e siamo stati eletti, anche lei e tutti i suoi colleghi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ora, vede, io sono certa che il cambio di posizione in finale di legislatura sia genuino e non sia, diciamo così, determinato dal rischio di una mancata rielezione nei partiti nei quali eravate stati rieletti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), ma in questo caso sarebbe più credibile se rassegnaste le dimissioni e vi ricandidaste con le nuove tesi che sostenete (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE); in tutti gli altri casi, siamo di fronte a uno dei tanti casi di trasformismo che abbiamo visto nella storia parlamentare, e mi perdonerà se questo rende le sue argomentazioni per me meno interessanti.

Collega Gadda, non sono d'accordo sul tema - l'ho detto tante volte - del superamento dell'unanimità. Lo dico per la collega Gadda, ma è un tema che è tornato negli interventi di diversi colleghi. Credo che l'Europa debba essere inclusiva e non impositiva, credo che esistano degli strumenti migliori che possono creare un equilibrio tra l'efficacia, l'efficienza e l'inclusività rispetto a quello che si propone con il superamento del voto all'unanimità: uno è la storica costruzione europea che cerchiamo di portare avanti, cioè un modello più simile a quello confederale, piuttosto che a quello federale. Un'Europa che faccia meno, perché non è vero che, se fa di meno, fa peggio; io penso che sia esattamente il contrario. Il problema è che, se l'Europa pretende di fare tutto, non riesce a farlo adeguatamente; e, se pretende di fare tutto, è anche molto più difficile trovare convergenze tra gli Stati membri, mentre, se l'Europa concentrasse le sue energie sulle grandi questioni, sulle quali oggettivamente gli Stati nazionali non competono da soli, probabilmente, sarebbe molto più facile trovare delle convergenze. Se, invece, noi vogliamo un'Europa tentacolare, che entri nella nostra vita e decida tutto della nostra vita, come capite, essendo - e io la considero una ricchezza - le Nazioni europee molto diverse tra loro - e credo che questa specificità vada valorizzata -, è più difficile trovare delle convergenze.

L'altro strumento di cui disponiamo - l'ho già detto - è quello della cooperazione rafforzata: strumento previsto nei Trattati, che consente a una serie di Paesi, volontariamente, liberamente, di fare passi avanti nella loro integrazione. Si tratta di uno degli strumenti che non sono stati, dal mio punto di vista, adeguatamente utilizzati; oggi se ne comincia a parlare e mi pare uno strumento più efficace di quelli che state proponendo.

Collega Rosato, sono molto d'accordo su quello che diceva sulla presenza russa in Africa, in particolare. Come lei sa, è una questione che l'Italia ha posto dall'inizio di questa esperienza di Governo: l'ho fatto io, personalmente, in tutti i consessi possibili e immaginabili, l'ho fatto dal G7 all'Unione europea, arrivando alla NATO, cioè all'Alleanza atlantica. È la ragione per la quale abbiamo tante volte rivendicato, a livello europeo e a livello atlantico, che, mentre noi eravamo disponibili ad offrire il nostro contributo sul fianco Est, consideravamo inaccettabile e un errore strategico che non si prestasse la stessa attenzione al fianco Sud, perché, in una instabilità nella quale gli strumenti ibridi sono sempre più presenti, chiaramente, bisogna difendere tutti i fianchi dell'Alleanza. Ma è anche una priorità che abbiamo portato avanti dando il buon esempio. Il Piano Mattei per l'Africa mi dispiace sia stato molto contestato dalle opposizioni - secondo me, davvero ingiustamente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) -, perché io credo che sia una strategia che l'Italia dovrebbe portare avanti anche un domani, quando questo Governo dovesse non esserci più; credo che sia nel nostro interesse. I Paesi africani preferiscono cooperare con noi piuttosto che con altre potenze, che sono molto convincenti all'inizio, ma, poi, lasciano poco. Chiaramente, se il nostro approccio è quello di fare carità o, nella migliore delle ipotesi, dare buoni consigli e non cooperare effettivamente, altri hanno argomenti più convincenti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E quindi noi abbiamo cercato di dare il buon esempio con il Piano Mattei. Sono contenta che oggi sia una strategia condivisa anche da tante altre Nazioni, alcune anche molto distanti da noi, geograficamente parlando, che però capiscono quanto sia strategico, oggi, dialogare con il continente. E quindi questa è una riflessione che lei ha fatto e che volevo fare mia. Collega Deidda, la ringrazio molto per il suo intervento e la ringrazio per avere ricordato una delle tante ipocrisie alle quali assistiamo, e cioè il fatto che noi abbiamo dei partiti dell'opposizione che, quando veniamo qua, ci accusano di non fare abbastanza sulle rinnovabili e poi, quando tentiamo di fare di più sulle rinnovabili e governano delle regioni, ci bloccano la possibilità di fare di più sulle rinnovabili (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Mi piacerebbe sapere quale sia la posizione tanto del PD quanto del MoVimento 5 Stelle, perché è quello che sperimentiamo ogni giorno. Collega Marattin, l'estensione della misura di detassazione del premio è chiaramente interessante, non glielo devo dire. È qualcosa che noi abbiamo varato e sul tema dell'estensione sono, in linea di principio, favorevole. Sono, ovviamente, più che favorevole all'estensione dell'aliquota al 33 per cento per chi ha fino a 50.000 euro di reddito. Considero interessante anche la proposta sugli incentivi alla fusione, anche se non sono molto d'accordo sullo strumento, sul vettore che lei utilizzerebbe, perché preferirei non rinunciare ai meccanismi di incentivo di chi fa reshoring, cioè di chi riporta la sua produzione in Italia.

Su questo io non sono d'accordo con lei, non penso che la Commissione europea abbia ragione, ma sono sicuramente d'accordo e considero interessante quello che lei dice sugli incentivi alla fusione. Sono tutte misure che, secondo me, vale la pena di approfondire. Alcune le stiamo già approfondendo, perché chiaramente siamo nei giorni in cui si discutono le misure della legge di bilancio; chiaramente, molto dipende dalle risorse delle quali potremo disporre, e quindi anche, ovviamente, da quello di cui stiamo parlando in queste ore.

Sulla vicenda del mercato dei capitali, penso che noi abbiamo bisogno di mercati dei capitali europei più integrati, che siano capaci di mobilitare il risparmio, che siano capaci di sostenere gli investimenti delle nostre imprese. Credo, in questo senso, che il compromesso raggiunto all'Ecofin, che l'Italia, come lei sa, ha sostenuto, vada nella giusta direzione: rafforza il ruolo e la responsabilità dell'ESMA, concentra la vigilanza europea dove può produrre un reale valore aggiunto, però, allo stesso tempo, salvaguarda adeguatamente le competenze e il coinvolgimento delle autorità nazionali, che, chiaramente, conoscono meglio i rispettivi mercati. Era questo un punto al quale l'Italia teneva particolarmente.

Ovviamente, il negoziato legislativo è ancora in corso e l'intesa raggiunta, come lei sa, riguarda per ora la posizione del Consiglio, quindi il percorso è ancora lungo. Per noi non è ancora un testo perfetto, lavoriamo per ottenere ulteriori miglioramenti nella successiva fase di negoziato con il Parlamento europeo e con la Commissione. Approfitto anche io per fare le mie congratulazioni a Carlo Comporti per la sua elezione alla presidenza dell'ESMA e rivolgergli gli auguri di buon lavoro, da parte, ovviamente, del Governo, ma in questo caso, presumo, anche del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Collega Ricciardi, “quando voi parlavate di potenza di fuoco, lo facevate per le imprese”. Non è esatto: quando voi avete varato il provvedimento che Conte definì “potenza di fuoco”, cioè 400 miliardi di euro di garanzie statali per i prestiti, lo avete fatto non per le imprese; lo avete fatto per le banche, che hanno rinegoziato per la stragrande maggioranza dei prestiti che avevano già erogato, con la garanzia dello Stato (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). Questo è quello che è accaduto.

Dopodiché, prendo atto delle vostre posizioni, prendo atto anche delle sue posizioni sul tema dell'imperialismo americano. Vi chiederei di essere conseguenti su questo, perché chiaramente, se parliamo di imperialismo americano, penso anche che ci dobbiate dire qual è, nel caso in cui doveste tornare al Governo, la posizione dell'Italia rispetto all'Alleanza atlantica, se ritenete che l'Italia dovrebbe abbandonare l'Alleanza atlantica o se ritenete, invece, di no.

Perché non credo si possa stare con il piede in tutte le scarpe, non credo che da una parte si possa dire che gli americani sono degli imperialisti e poi correre da Zampolli a pranzo per dire agli americani: no, guardate… un po' come abbiamo già visto fare con la Merkel in altri tempi (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e del deputato Marattin).

Sull'Ucraina, sempre collega Ricciardi, al Senato noi abbiamo presentato una risoluzione molto snella, molto asciutta, che chiede di sostenere una tregua energetica tra Russia e Ucraina, e quindi la conseguente cessazione degli attacchi russi alle centrali elettriche ucraine e degli attacchi ucraini alle raffinerie russe. Il Campo largo ha abbandonato l'Aula per non partecipare alla votazione. Mi chiedo se alla Camera farete la stessa cosa e mi chiedo perché.

Mi chiedo cosa ci sia in questa proposta che non è sostenibile. Forse non siamo liberi di sostenere lo stop degli attacchi russi contro l'Ucraina (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia, che si levano in piedi, e dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e del deputato Marattin)? Perché, se così fosse, vi prego, almeno non mi fate la morale sulla difesa dell'interesse italiano e sulla libertà di difendere posizioni nell'interesse italiano!

Collega Bonelli, ho detto ad Assolombarda che servono risposte strutturali e non ho concluso lì il mio intervento. Allora, non so se lei è stato distratto quando sono arrivata a questo punto del mio intervento ad Assolombarda o se volontariamente non ha riportato anche i provvedimenti strutturali che questo Governo ha preso in questi anni sul tema dell'energia, dal decreto Bollette fino ad arrivare alla riapertura del nucleare. Dopodiché, io e lei non siamo d'accordo, io e voi non siamo d'accordo; non mi è chiarissimo quale sia la proposta dei Verdi per l'energia: perché il petrolio no, il gas no, il nucleare no, sulle rinnovabili comunque non abbiamo fatto abbastanza, temo che ci rimangano solamente le candele (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ma, insomma, noi vorremmo dare delle risposte un po' più efficaci.

Dopodiché (Il deputato Bonelli: “Non è seria, Presidente, non è seria!”)… No, io sono molto seria. Sto chiedendo, visto che vi candidate a governare la Nazione, oltre a delle critiche, quali sono le proposte alternative (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). Io penso che la soluzione per questa Nazione sia favorire il mix energetico, abbiamo lavorato in questo senso, okay?

Abbiamo lavorato sulle rinnovabili: più 40 per cento di produzione da rinnovabili. Il collega Provenzano ci dice che non è abbastanza. È comunque molto meglio di quello che è stato fatto dai Governi dove c'erano anche queste grandi tendenze ambientaliste (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia); abbiamo fatto, quindi, meglio di quanto sia stato fatto in passato. Il nucleare lo abbiamo riaperto (Commenti del deputato Bonelli), sul petrolio si è visto. Cioè, stiamo cercando di produrre un mix energetico.

Voi non siete d'accordo sul mix energetico, prima o poi spero che ci direte anche come pensate di garantire l'approvvigionamento energetico della nostra Nazione nell'attuale contesto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questo sto dicendo, perché io e noi abbiamo già detto quale sia la nostra risposta. Dopodiché, sull'ETS lei ha detto che non abbiamo usato i soldi degli ETS per abbattere le bollette e per modernizzare, che avremmo utilizzato a questo scopo solo il 9 per cento dei proventi dell'ETS. Non sono i dati che risultano a me.

I dati che ho io dicono che gli introiti degli ETS sono stati utilizzati per il 50 per cento dal MEF nella decarbonizzazione dei fabbricati e per il 50 per cento utilizzati in processi di decarbonizzazione da parte del MASE, del MIMIT e del MIT. Quindi, le risorse degli ETS vengono utilizzate per gli scopi e per le finalità per i quali sono previste. Dopodiché, come le ho detto tante volte - perché su questo continuiamo a ripeterci sia io che lei - la nostra battaglia non è contro la transizione ecologica, la nostra battaglia è sempre stata contro la transizione ideologica (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Perché, collega Bonelli, quando un'acciaieria chiude in Europa e noi importiamo acciaio da Nazioni che non hanno neanche lontanamente i nostri standard ambientali, ma questo ambiente lo stiamo difendendo oppure no? Perché le emissioni sono globali (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare), non è che, se tu le fermi da una parte e le valorizzi dall'altra, non ti arrivano comunque! È questo che io considero irragionevole nelle attuali risposte che si danno. È questo che io considero irragionevole (Il deputato Donno: “Valle a dire a Taranto queste cose!”).

PRESIDENTE. Onorevoli, onorevoli, non si urla, per cortesia (Il deputato Donno: “Valle a dire ai tarantini!”)… onorevole Donno (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Onorevole Donno… Silenzio. Silenzio, facciamo proseguire la Presidente del Consiglio, grazie…

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Dopo di che, il collega Provenzano dice a me: “noi siamo al fianco dell'Ucraina”. Ma mica… scusate, collega Provenzano, non è che lo deve dire a me. Temo che lo debba dire, diciamo, da quelle parti, ok (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia, che si levano in piedi, e dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e del deputato Marattin)? Temo che lo debba dire da quelle parti perché, diciamo, dire a noi che io ho delle difficoltà nella maggioranza a sostenere l'Ucraina… sono quattro anni che questo Governo ha oggettivamente una posizione chiara nel sostegno all'Ucraina. Voglio dire, facile: qui c'è una maggioranza ancora prima di avere delle posizioni (Commenti dei deputati Boldrini e Sarracino). Mi pare che oggettivamente i problemi siano da un'altra parte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

Dopodiché, collega Provenzano, vorrei sapere che cosa intendeva quando ha detto che io non sono andata a non so quale vertice perché Trump non mi vezzeggiava (La deputata Boldrini: “Quelli europei, Presidente!”)… Ora, vede, vezzeggiare significa trattare qualcuno con carezze e moine.

Allora, io non so, diciamo, come devo interpretare questo atteggiamento, perché una cosa è non essere d'accordo con la mia linea politica. Io sono una persona che fa politica da 35 anni, non sono arrivata dove sono arrivata con le carezze e con le moine (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, che si levano in piedi). Ci sono arrivata combattendo, ci sono arrivata con le mie idee, ci sono arrivata dimostrando il mio valore e ci sono arrivata con il consenso dei cittadini. E lei non utilizzerebbe questo tono con un collega maschio.

Collega Boldrini, mi pare il caso che cominciamo a fare i conti con una certa misoginia (Commenti della deputata Boldrini) che ha impedito, infatti, alla sinistra in Italia di consentire alle donne di arrivare dove meritavano (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Collega De Luca, lei mente. Collega De Luca: mente sull'Artico… non ricordo, anzi, sono onesta, chiedo scusa: non ricordo se l'ha detto il collega Provenzano o il collega De Luca. Ma, in ogni caso, non è vero: sull'Artico noi abbiamo sottoscritto il documento che ne è uscito. Ricordo che ancora prima del Vertice l'Italia ha varato una sua strategia per l'Artico, tra le pochissime Nazioni europee - l'unica - dell'Europa del sud: sui dazi un accordo c'è stato anche grazie all'Italia; sulla Groenlandia ci siamo schierati con assoluta chiarezza e, quindi, mi dispiace che si debbano dire delle falsità per sostenere una centralità che l'Italia secondo voi non avrebbe.

Dopodiché sono certa - sono certa - che voi sareste in grado di fare meglio; sono certa che portereste pace, che portereste prosperità, che mettereste tutti d'accordo. Ma, se posso darvi un consiglio: prima di provare a mettere d'accordo Putin e Trump, provate a mettere d'accordo Magi e Fratoianni in un'unica risoluzione (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare, che si levano in piedi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti per l'espressione del parere sulle risoluzioni presentate.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Sì, signor Presidente. In relazione alle risoluzioni presentate, ovviamente, in tutte le risoluzioni c'è anche qualche punto che coincide o, comunque, sotto il profilo sostanziale ha aspetti che riguardano anche le risoluzioni di maggioranza. Pur tuttavia la prevalenza degli elementi negativi nelle stesse mi porta a esprimere parere contrario alla risoluzione n. 6-00301, parere contrario sulle premesse e sugli impegni alla risoluzione n. 6-00302, alla risoluzione n. 6-00303, alla risoluzione n. 6-00304 e alla risoluzione n. 6-00305… Scusatemi, c'è un errore… Allora, n. 6-00300… Cito i nomi così faccio prima (Commenti).

PRESIDENTE. Sì, grazie.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Parere contrario sulle risoluzioni n. 6-00300, primo firmatario onorevole Ziello, n. 6-00301, prima firmataria onorevole Braga, n. 6-00302, primo firmatario, onorevole Riccardo Ricciardi.

Sulla risoluzione n. 6-00303, prima firmataria onorevole Boschi, parere contrario. Sulla risoluzione n. 6-00304, prima firmataria onorevole Zanella, parere contrario…

PRESIDENTE. Prego, prego… Sì, Zanella è la n. 6-00304.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Questo è quello che avete dato. Se poi date delle cose sbagliate… Ma questi sono atti della Camera (Commenti)…

PRESIDENTE. Non si preoccupi, non si preoccupi, onorevole Foti.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. No, mi preoccupo.

PRESIDENTE. Va bene, va bene…Va bene dire la prima firmataria così abbiamo il quadro chiaro.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Allora, n. 6-00305, onorevole Mantovani (Commenti)…

PRESIDENTE. È la n. 6-00306 quella dell'onorevole Mantovani. Lei dica solo il primo firmatario che così poi noi sappiamo quali sono.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Perché non so se le due di maggioranza hanno gli stessi firmatari. È per questo che poi diventa difficile (Commenti).

PRESIDENTE. No, no, non hanno gli stessi firmatari quelle di maggioranza.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Allora, primo firmatario, onorevole Mantovani: parere favorevole.

Primo firmatario, onorevole Magi: parere contrario, sempre premesse e dispositivo.

Primo firmatario, onorevole Calovini: parere favorevole.

Primo firmatario, onorevole Richetti: il parere è un po' più dettagliato. Leggo, quindi, quelli che sono i pareri.

Parere contrario sugli impegni 1, 2, 3, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 18, 20, 21 e 22.

Parere favorevole sugli impegni 4, 5, 6 e 14.

Parere favorevole, con riformulazione, sull'impegno 15, previa espunzione della parola “pienamente”. Parere favorevole sull'impegno 16, con la seguente riformulazione: “a promuovere la ricostruzione di un pilastro europeo della NATO credibile e interoperabile e una strategia di contrasto alle minacce ibride a sostegno delle prerogative nazionali”.

Parere favorevole sull'impegno 17, previa espunzione delle parole “e conseguentemente” fino alla fine del periodo.

Parere favorevole sull'impegno 19, previa espunzione della parola “anziché” fino alla fine del periodo.

PRESIDENTE. Sulle premesse?

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Sulle premesse sempre contrario (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati Italia Viva-Casa Riformista).

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, io voglio esprimerle sinceramente la solidarietà per l'attacco che ha ricevuto poco fa dalla portavoce del Ministro degli Esteri russo, che le ha detto che non dovrebbe essere affar suo la questione dell'accordo sul gasolio russo. Io penso che debba essere affare del Governo italiano e del Parlamento italiano, così come di tutte le istituzioni europee e di tutti i cittadini europei.

Con la stessa fermezza voglio dirle: non venga a fare la morale a noi, avendo al suo fianco, al Governo, un Vicepresidente del Consiglio, Salvini, che ha commentato diversamente da lei, dicendo che abbiamo aiutato fin troppo l'Ucraina e non potremo farlo all'infinito, e dicendo che lui non vede il pericolo dei militari russi che arrivano a Milano. Beh, certo, se dovessero voler arrivare in treno, non arriveranno mai e siamo sicurissimi da questo punto di vista, ma non venite a fare la morale a noi e ci risparmi il gioco delle doppie o triple risoluzioni di maggioranza.

Vede, noi avremmo voluto ascoltare oggi delle risposte a delle domande semplici e chiare. Gliele dico sinteticamente: lei è favorevole o contraria a un'Unione europea dell'energia, con reti integrate, acquisti comuni e riserve strategiche? La risposta dovrebbe essere nel fallimento o nell'insufficienza delle misure tampone adottate finora, che hanno avuto costi elevati per famiglie e imprese senza risolvere un problema strutturale.

È favorevole agli acquisti comuni di idrocarburi, come è avvenuto ad esempio per i vaccini, per evitare che i Paesi europei si facciano concorrenza tra loro? Stati Uniti e Cina agiscono da potenze continentali, noi continuiamo a muoverci come 27 piccoli staterelli alla deriva e paghiamo anche un alto prezzo in bolletta per questo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA (ore 17,50)

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). È favorevole ad accelerare sulle rinnovabili? Avete utilizzato le risorse del REPowerEU e del Next Generation EU per altre cose e non per questa finalità strategica. È favorevole a un bilancio europeo più ambizioso, a nuove risorse proprie per il completamento dell'unione bancaria e del mercato dei capitali, attuando quelle riforme indicate nei rapporti Letta e Draghi? È favorevole a superare il potere di veto in politica estera?

L'Italia è l'unica tra i Paesi fondatori che si è tirata indietro. Come possiamo essere credibili nel chiedere che l'Europa faccia di più se lei non è favorevole, come Capo del Governo, neanche a questo avanzamento di importanza strutturale? Veda, glielo dico con le parole sarcastiche che ha usato spesso Emma Bonino, che diceva che non si può avere l'Europa alla carta…

PRESIDENTE. Chiuda.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). …un pezzo di questo, un pezzo di quello - concludo, Presidente - alla bisogna. Voi, Presidente Meloni, invocate l'Europa quando siete con l'acqua alla gola, ma la attaccate ogni giorno per quello che non fa, spesso proprio perché voi o altri vostri alleati sovranisti le impediscono di farlo. Noi tutte queste risposte non le abbiamo trovate, e quindi continuiamo a ritenere che lei, in seno al Consiglio europeo, anche al prossimo Consiglio europeo, perda un'occasione per difendere gli interessi italiani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Steger. Ne ha facoltà.

DIETER STEGER (MISTO-MIN.LING.). Presidente, l'Europa sarà giudicata dalla sua capacità di garantire sicurezza, libertà e prospettive di crescita. Da questo dipendono la fiducia dei cittadini e la credibilità delle nostre istituzioni. È con questo criterio che la Südtiroler Volkspartei, nella tradizione autonomista ed europeista, valuta le comunicazioni della Presidente del Consiglio e le rispettive risoluzioni di maggioranza. Riconosciamo convergenze importanti sulla competitività, sul sostegno all'Ucraina, sulla difesa, sull'agricoltura e sulla coesione.

Ci guida una convinzione: l'interesse del Paese si difende costruendo una capacità europea di agire; nessuno Stato europeo, da solo, ha la forza necessaria per governare queste sfide. Parto dall'energia, perché qui la geopolitica entra nei bilanci delle famiglie e nelle decisioni delle aziende: condividiamo l'urgenza di ridurne il costo, salvaguardando gli investimenti che possono liberarci dalle nostre vulnerabilità. Il sistema ETS può essere corretto, contrastando dinamiche speculative e oscillazioni destabilizzanti, e va preservato un prezzo della CO2 prevedibile e capace di orientare gli investimenti verso tecnologie pulite.

Per l'elettricità servono contratti di lungo periodo, reti, accumuli e autorizzazioni più rapide. Il minore costo delle rinnovabili deve tradursi in un beneficio concreto per chi consuma. La transizione deve rafforzare la nostra capacità produttiva. Chiudere una fabbrica europea per importare gli stessi prodotti da impianti più inquinanti significa perdere lavoro senza proteggere il clima. Anche sulla flessibilità di bilancio serve precisione: una deroga ai vincoli di spesa concede margini, ma non crea entrate. Le spese aggiuntive devono essere finanziate e possono aumentare il debito.

Sostegni temporanei e mirati sono, quindi, una scelta di responsabilità anche verso le prossime generazioni. Semplificare è necessario, ma la competitività richiede anche mercati dei capitali integrati e strumenti comuni per gli investimenti strategici. Sul bilancio dell'Unione, condividiamo la difesa dell'agricoltura e della coesione. Aggiungiamo un punto essenziale: il ruolo delle regioni e delle province autonome. Un maggiore protagonismo dei Governi nazionali deve accompagnarsi a garanzie effettive per i territori. La sussidiarietà vale a Bruxelles, ma vale anche a Roma. L'agricoltura di montagna, i servizi nelle valli, la cooperazione transfrontaliera richiedono decisioni vicine alle comunità.

Sull'Ucraina la nostra posizione è inequivocabile. Occorre assicurare tutto il nostro sostegno politico, finanziario, umanitario e militare. Sono in gioco la libertà di un popolo, la democrazia e la sicurezza dell'Europa. Sostenere Kiev e lavorare alla pace sono impegni coerenti. Servono pressione su Mosca, iniziativa diplomatica europea e garanzie credibili perché l'Ucraina possa negoziare senza essere costretta alla resa. Una difesa europea più integrata deve rendere efficace ogni euro investito attraverso capacità comuni e acquisti coordinati.

In Medio Oriente, sicurezza di Israele, condanna di Hamas, protezione dei civili palestinesi e soluzione dei due Stati devono guidare una politica coerente. Sull'immigrazione servono frontiere esterne e controllate, contrasto ai trafficanti, rimpatri efficaci e rispetto del diritto di asilo. Servono anche ingressi legali per lavoro e percorsi esigenti di integrazione. Per una terra di confine come la nostra Schengen è una conquista quotidiana. I controlli interni devono restare eccezionali, proporzionati e temporanei. Signora Presidente, riconosciamo le convergenze e voteremo a favore della risoluzione di maggioranza dedicata all'Ucraina. Su questo il nostro impegno è fermo: difendere il diritto contro la forza e costruire una pace giusta e duratura. Sulla risoluzione generale di maggioranza…

PRESIDENTE. Concluda.

DIETER STEGER (MISTO-MIN.LING.). …esprimeremo un'astensione costruttiva, con la disponibilità a sostenere ogni passo concreto, coerente con queste priorità (Applausi di deputati del gruppo Misto-Minoranze Linguistiche).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, prima di iniziare l'intervento nel merito delle sue comunicazioni, sono obbligato a replicarle, perché il prezzo del gas si forma sulla base della quantità che viene immessa nel mercato e non dall'ideologia di chi lo vuole determinare all'interno dello stesso (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Inoltre, si parla di programma.

Nel programma però, c'era scritto, quello con cui siamo stati eletti noi di centrodestra nel 2022, di garantire l'interesse nazionale in politica estera e, sulla parte dell'Ucraina, di raggiungere una pace che evidentemente, con questo meccanismo di invio di armi e miliardi, non si può raggiungere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). E poi, sulla parte del trasformismo, Presidente del Consiglio, ma come? Non è lei che nel 2012 uscì dal Popolo della Libertà per fondare Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), per una questione di dissidio e di non condivisione della linea politica che stava portando avanti quel partito?

Ed è esattamente quello che ho fatto io, quello che ha fatto l'onorevole Sasso, quello che hanno fatto i miei colleghi che ci hanno seguiti, perché evidentemente la Lega e altri partiti di centrodestra hanno perso la trebisonda e hanno tradito le promesse fatte proprio in quel programma su cui il Presidente del Consiglio ci attacca goffamente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Ma, prima di entrare all'interno delle comunicazioni, è importante per noi di Futuro Nazionale con Vannacci di manifestare tutta la nostra vicinanza e solidarietà alle migliaia di agricoltori, pescatori, allevatori e imprenditori che stanno manifestando in tutta Italia per denunciare con forza i problemi che stanno registrando nei propri bilanci a causa del caro carburanti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

E veniamo proprio alla questione dell'interesse nazionale. Perché, Presidente Meloni, la sua tenacia nella difesa di un amico indifendibile è umanamente ammirevole, ma politicamente non è condivisibile. Perché quella persona che lei, Presidente, reputa come amica dell'Italia si chiama Volodymyr Zelensky, il quale signore poteva fermare la guerra in Ucraina, e può farlo tuttora, in qualsiasi momento, accettando una cattiva pace di oggi, che sarebbe sicuramente migliore di una cattiva pace di domani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Invece, signor Presidente del Consiglio, il suo amico Zelensky continua ad attaccare in profondità nel territorio russo, perché non è soltanto la Russia che con la propria artiglieria attacca il territorio ucraino, ma è anche l'Ucraina che con le armi che lei, Presidente, invia insieme alla sua alleata von der Leyen in Ucraina, quando attacca in profondità nel territorio russo colpisce raffinerie, impianti di stoccaggio, infrastrutture energetiche. E quando colpisce, distrugge e incendia quelle strutture, non fa soltanto un danno a Putin, lo fa al mercato globale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)! Un incendio in una raffineria russa uguale aumento del costo del carburante in Italia, Presidente del Consiglio. Quindi, l'interesse nazionale è drammaticamente in ballo sulla questione della guerra in Ucraina, ma da un punto di vista diverso rispetto al suo.

Noi - e lo abbiamo scritto a chiare lettere e vogliamo vedere con il tabulato dei voti quali saranno i tipi di voti che verranno espressi soprattutto dalla Lega e da altri partiti di maggioranza - lo abbiamo scritto nero su bianco: interruzione immediata di armi e miliardi a Zelensky e utilizzo della linea Vannacci (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) che evidentemente a Trump gli fanno la rassegna stampa dall'Italia; avrà visto quello che dice il generale Vannacci e ha attuato la sua linea, cioè cosa? Mandare al diavolo le sanzioni alla Russia e sottoscrivere un accordo commerciale per 3 milioni di tonnellate immediate di gasolio nel mercato degli Stati Uniti, che andranno a ridurre drasticamente i prezzi del carburante negli Stati Uniti stessi. Questa è la linea che vogliamo tenere ed è questa che contiene l'interesse nazionale, Presidente del Consiglio.

E quando ci accusa di far parte di un campo larghissimo, tra l'altro utilizza addirittura anche le parole di sua sorella che vengono rilasciate contro il generale Vannacci su alcuni principali quotidiani a livello nazionale, io le dico: un conto è accusare questo con delle parole, un altro conto però sono i fatti, perché l'unico Campo largo che esiste qui dentro è quello legato all'invio di armi e soldi a Zelensky (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) per finanziare una guerra che affama le nostre famiglie italiane e che continua ad alimentare un sistema corrotto in Ucraina. Perché avete visto che fine fanno quei miliardi di euro: vanno a finanziare le ville degli oligarchi di Zelensky, tra cui alcune ville anche in Italia, e diciamo, servizi sanitari in alcune ville, di un certo tipo, ovviamente servizi sanitari di lusso, per non dire water d'oro; ed è una vergogna perché quei soldi degli italiani sono stati spesi in questa maniera indegna (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

E vado avanti perché, Presidente, lei, che una volta cercava di essere in una vocazione di resistenza verso la Francia, in una forma anche di competizione con quella Nazione, adesso mi stupisce vederla ogni volta al fianco del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e ad altri leader europei che evidentemente hanno come idea quella di creare una grande restaurazione di un periodo storico che sicuramente è avvincente, ma non lo è da un punto di vista dell'interesse del nostro Paese e penso al periodo napoleonico. Perché qui quelli che dicono di andare avanti con la guerra ad oltranza con l'Ucraina evidentemente si sono ammalati di “napoleonite”, però il problema è che non è che stanno vincendo la battaglia di Austerlitz, stanno direttamente andando a Waterloo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) da questo punto di vista. Il problema è che ci portano a una sconfitta a livello nazionale.

E quando, Presidente, lei dice: c'è un rischio che la Russia possa attaccare l'Italia e l'Unione europea, lei sta mentendo sapendo di mentire. Perché sa bene che la Russia non potrebbe permettersi un'invasione su larga scala ai danni dell'Unione europea per il semplice fatto che l'Unione europea, nel suo complesso, spende la bellezza di 418 miliardi di euro contro i 190 miliardi che la Russia spende ogni anno in armamenti. Chi volete prendere in giro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

Evidentemente sono due le cose: o, Presidente Meloni, ha accanto, purtroppo, consiglieri che non sanno nemmeno quale sia la differenza tra un tosaerba e un carro armato, oppure ha consiglieri che hanno interessi verso il sistema ucraino (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Magari qualche Ministro o qualche Sottosegretario che è particolarmente legato a personalità dell'Ucraina, chi lo sa?

Vengo - e concludo, signor Presidente - alla questione migratoria. Meno male che ultimamente gli sbarchi sono diminuiti, ma dal 2023 a oggi sono arrivati 315.104 immigrati e rispetto a questi sono stati fatti soltanto 23.469 rimpatri, pari al 7,44 per cento… Avevate promesso, visto che si parla di programma…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). …il blocco navale, ma avete fatto il blocco navale al contrario. Servirebbe una soluzione immediata, che è il decreto Remigrazione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Chiamate Vannacci e ve lo spiega lui, che ha il testo pronto, anziché fare accordi con la Democrazia Cristiana (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Madia. Ne ha facoltà.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Grazie, Presidente. Con tutto il rispetto che ho per quest'Aula non so se sia ancora utile continuare questa discussione, non so se sia ancora utile fare raccomandazioni alla Presidente Meloni prima del suo viaggio a Bruxelles. Io credo che il motivo sia abbastanza evidente a tutti, è sotto gli occhi di tutti: la Presidente Meloni è ormai chiusa nel suo orticello interno, tra le dinamiche della sua maggioranza, i problemi di potere del suo Governo, tra gli slogan, perché - sì - Giorgia Meloni sta provando gli slogan della prossima campagna elettorale nella quale si deciderà del suo destino.

Ma fuori da qui tutto sta cambiando rapidamente, l'Europa prova a governare questi cambiamenti - l'intelligenza artificiale, l'energia, la politica estera e di difesa - ma è rallentata, è in difficoltà, è ingabbiata in quel meccanismo istituzionale europeo che ancora prevede il diritto di veto e che il Governo Meloni si ostina a difendere a Bruxelles (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista), come se stesse difendendo la democrazia di chi esercita quel veto. Non è così: l'Europa non può reggersi sui veti perché sui veti muore la democrazia.

Ma c'è una cosa di cui siamo certi: l'Italia è ferma, l'Italia è immobile, l'Italia è inattiva, l'Italia è incapace di assumere qualunque iniziativa internazionale. Purtroppo, l'immagine che io ho del mio Paese è quella di uno scalatore su una parete di montagna che non riesce più a salire, che ormai scivola verso il basso e che non ha più né la forza né la capacità di riprendere la salita. Da quando si è esaurito il PNRR, tutti gli indicatori economici e sociali peggiorano: peggiorano gli indici demografici, sprofonda il potere d'acquisto delle famiglie, diminuiscono gli italiani che riescono a curarsi; in quattro anni la produzione industriale scende di 7 punti e c'è un'unica cosa che cresce insieme al prezzo dell'energia, della benzina e del gasolio: l'unica cosa che cresce è la pressione fiscale che arriva al 43,5 per cento - un record storico - colpendo il ceto medio. Io credo che questo sia il più grave e vergognoso tradimento del centrodestra agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

Ecco, se il Paese fosse davvero governato, noi avremmo preso l'iniziativa, in casa e fuori; non avremmo fatto sì che rimanessimo incastrati nella procedura di infrazione; non avremmo perso tempo con misure cerotto, con misure tampone, come quelle sull'energia, che iniziano e già sono finite. Invece dobbiamo assistere in questi giorni a uno spettacolo tanto indicativo quanto deprimente: proprio il Governo dei sovranisti, cioè proprio tutti coloro che per anni hanno sbraitato sull'orgoglio nazionale, sul “facciamo tutto noi”, sulla “Europa cattiva”, oggi hanno un unico interesse, un unico punto vero all'ordine del giorno per il prossimo Consiglio europeo. Mentre c'è il rischio di un'escalation militare, mentre l'Occidente si divide tra chi tratta con Putin e chi invece aumenta le sanzioni, mentre i Governi rafforzano i piani di difesa cibernetica, c'è un'unica cosa che interessa a questo Governo al prossimo Consiglio europeo e cioè avere un po' più di flessibilità, un po' di miliardi da spendere nella prossima campagna elettorale.

È la degna fine della legislatura dei sovranisti: l'Italia con il cappello in mano che chiede soldi all'Europa.

Io davvero spero che questa legislatura finisca presto. E lo spero perché l'Italia ha bisogno di ritrovare un Governo capace, capace di mettere l'Italia in Europa e nel mondo dove è sempre stata, capace di fare delle scelte, capace di assumere delle iniziative strategiche.

Ha detto il Presidente Draghi a Zurigo, qualche tempo fa, che l'Europa non potrà ritrovare una via di crescita economica e sociale senza un massiccio piano in intelligenza artificiale, per provare, almeno minimamente, a competere con i giganti che sopravanzano. Io mi chiedo: dove sta il Governo italiano in questa azione, in questa discussione? Da quando avete perso il referendum costituzionale, per mesi avete parlato solo di legge elettorale. E intanto, il nostro Paese è fuori da tutto, noi siamo fuori da tutto. Siamo, prima di tutto, fuori dal gruppo dei “volenterosi” che si difendono dalla minaccia ibrida russa. Il gruppo dei “volenterosi” non è l'Asilo Mariuccia, Presidente Meloni, e, in ogni caso, io so che lei è con l'Ucraina e non ho nulla da dire su ciò che lei oggi ha detto sull'Ucraina. Ma, mi guardi, Presidente, anche lei deve guardare - provo ad imitarla bene - da questa parte. E io le chiedo: dov'è il decreto interministeriale che dovrebbe fare il Governo a sostegno dell'Ucraina, che ancora non vediamo, forse perché sta subendo le pressioni dei suoi alleati e dei suoi, forse, futuri alleati di Futuro Nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista)?

Siamo, poi, fuori dal gruppo degli undici Paesi, tra cui Francia e Germania, che hanno chiesto di superare l'unanimità. Ha detto il Ministro - per caso - degli Affari esteri, Antonio Tajani, che lui, in linea di principio, sarebbe stato anche d'accordo con i contenuti di quella lettera; ma la firma del Governo italiano non c'è, e non c'è perché gli alleati non erano d'accordo.

Siamo fuori, Presidente, dal gruppo di Paesi - il “movimento”, lo ha chiamato il Presidente francese - che hanno deciso di non chinare la testa rispetto allo strapotere delle piattaforme digitali, che ormai, è evidente, mettono i loro interessi prima della salute psicofisica dei bambini e che vedono in un rafforzamento dell'Europa un intralcio al loro potere e ai loro interessi.

Ma l'Italia di Giorgia Meloni, in tutte queste cose, non c'è: preferisce stare ferma, preferisce stare immobile. E forse lo capisco anche, Presidente: quando lei ha provato a svolgere un ruolo a livello internazionale, a fare da mediatrice tra gli Stati Uniti di Trump e l'Europa, ha creato un danno all'Europa, un danno all'Italia, un danno alla sua propria immagine. E, d'altra parte, capisco anche che state fermi, perché, quando parla il Ministro degli Affari esteri… Recentemente, durante l'Assemblea generale dell'ONU, è riuscito a far fare un servizio alla CNN sull'Italia non sui temi dell'Assemblea generale dell'ONU, ma sul dibattito che lega la lunghezza delle gonne delle donne alla loro affidabilità (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista). O, forse, state fermi perché - lo posso anche capire - l'immobilismo di Governo vi ha premiato: siete il Governo più longevo e pensate che, magari, stare fermi anche a livello europeo e internazionale possa convenirvi. Ma vede, Presidente, non è così. Non è così perché, fuori da qui, chi sta fermo viene messo ai margini come Paese inutile, come Paese sconfitto. E io credo che presto ai margini vi metteranno anche i cittadini elettori alle prossime elezioni politiche.

E, dunque, io non posso che fare un auspicio in chiusura: il mio auspicio è che questo sia uno dei suoi ultimi viaggi a Bruxelles come Premier e che presto l'Italia possa avere un altro Governo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Grazie onorevoli… Sorrido per… siamo scaramantici tutti, credo che siamo un Paese scaramantico, signor Presidente del Consiglio.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Presidente del Consiglio, il Consiglio europeo a cui lei domani parteciperà a nome del nostro Paese giunge all'inizio - e questa mi sembra una sottolineatura importante - del quinto anno della legislatura e dell'esperienza del Governo che noi, insieme a lei, portiamo avanti.

Ed è significativo che questo passaggio temporale - è da qui che vogliamo partire, nel dire sin da subito la condivisione della sua relazione, della sua replica e delle mozioni presentate dalla maggioranza da parte di Noi Moderati - avvenga con un importante appuntamento a livello internazionale, perché se c'è stato un fattore determinante dell'azione governativa in questi quattro anni - e credo lo sarà anche negli ultimi 12 mesi - è stata proprio la politica estera, la posizione assunta dall'Italia in Europa e nei rapporti internazionali. Mi permetto di citare una sua recente affermazione a Milano: “(…) per me la politica estera non è un'alternativa alla politica interna, ma è uno dei suoi strumenti più efficaci. Ogni relazione che stringiamo, ogni accordo che firmiamo spiana la strada a chi viene dopo: le imprese, i lavoratori, i prodotti italiani. E alla fine si traduce in crescita, in lavoro, in benessere dentro i nostri confini nazionali”.

Per Noi Moderati, nati e formati nella storia e nella tradizione del popolarismo europeo, non è una novità: la politica estera è sempre la chiave della politica interna, e questa è stata una delle grandi lezioni di Alcide De Gasperi. Da lì, a cascata, nel lavoro di Alcide De Gasperi nacquero il Piano Marshall, la NATO, il ruolo dell'Italia nella contrapposizione tra i due blocchi.

A distanza di ottant'anni, la realtà è cambiata - anche se, purtroppo, ombre ci potrebbero far ritornare a prima di quel 1946: una guerra ancora in atto nel cuore dell'Europa, una guerra nel Golfo, nel cuore del Mediterraneo -, ma la sfida è sempre la stessa: l'Italia deve tornare a dare le condizioni perché famiglie e imprese tornino ad essere protagoniste per costruire il futuro. È a livello internazionale, infatti, che occorre affrontare i problemi - lei lo ha fatto nella sua relazione - che maggiormente affliggono oggi la vita della nostra economia, cioè la vita quotidiana dei cittadini italiani, primo fra tutti, il costo dell'energia.

C'è un livello del problema dell'energia - e qui mi permetto di correggerla, signor Presidente - che ha indubbie responsabilità nazionali, e su questo il Governo - non è su questo che vogliamo correggerla - ha fatto il possibile: dalla crescita delle rinnovabili sino a creare le condizioni per un ritorno all'energia nucleare, sino alla volontà di aumentare la capacità estrattiva di gas e petrolio, inspiegabilmente lasciati infruttiferi per decenni.

Sulle rinnovabili ha fatto bene a ricordare anche i risultati concreti che questo Governo ha raggiunto: ricordo - anche per tutti coloro che ci ascoltano e che non conoscono questi dati - che, nel 2023, la quota di rinnovabili nel nostro Paese era del 37 per cento, nel 2025 del 48 per cento, oltre la media europea. Ma la voglio correggere sul fatto che ai colleghi di AVS - quindi, all'amico Bonelli e all'amico Fratoianni - ha detto che non hanno un programma riguardo a questo tema: il programma lo hanno appena pubblicato, lo dico, online, e su questo c'è un obiettivo, ed è su questo che secondo me dobbiamo riflettere e ragionare. All'interno del Campo largo, AVS propone che, nel 2040, tutta la produzione di energia sia al 100 per cento di rinnovabili. Al di là, poi, ovviamente, di eliminare, per sprecare meno gasolio e meno petrolio, il volo Milano-Roma - ma questo è un particolare -, per obbligare tutti gli italiani a prendere il treno che può andare a Roma.

Ma la domanda è sempre una e una sola, ed è questa la cultura di Governo: è un obiettivo praticabile? È un obiettivo realizzabile per le sfide che aspettano l'Italia da qui ai prossimi vent'anni? Per le sfide che occorrono? Ci sono Paesi in Europa che hanno raggiunto questo tipo di obiettivo? Le rispondo io, signor Presidente: sì. Le dico quali sono questi Paesi: l'Islanda ha il 100 per cento di energia prodotta da energie rinnovabili. Quanti abitanti ha l'Islanda? Lo dico per chi non lo sa, con tutto il rispetto per gli islandesi: 400.000. A quanto ammonta il prodotto interno lordo dell'Islanda? È pari a 35 miliardi. Poi abbiamo la Norvegia, che ha 5,6 milioni di abitanti e 500 miliardi di PIL, di prodotto interno lordo.

Poi abbiamo l'Albania, 2,8 milioni di abitanti e 27 miliardi di PIL. Infine la Danimarca, che non ha il 100 per cento ma solo l'85-90 per cento e che ha 410 miliardi di PIL prodotto.

Per un Paese come l'Italia, che oggi ha quasi 2.400 miliardi di PIL, che a sfide enormi davanti - i data center, l'intelligenza artificiale -, un Paese industriale come il nostro, manifatturiero, di cui tutti noi, compresa AVS dice che dobbiamo sostenere lo sviluppo e la crescita, è realizzabile e pensabile che il 100 per cento dell'energia sia prodotto da energie rinnovabili? È una proposta seria? È una proposta che aiuta famiglie e imprese? È una proposta che caratterizza l'azione di Governo? La risposta è nei fatti: non è possibile. C'è sempre un mix di energie che deve essere prodotto di cui le rinnovabili possono rappresentare una quota importante - il 60-65 per cento -, ma l'altra quota di energia deve essere fatta dal nucleare. E quindi siamo con coraggio, finalmente, tornati a riattivare il nucleare nel nostro Paese. E poi, ovviamente, la quota che sempre c'è, dedicata al gas. Ricordo, tra l'altro, che gli Stati Uniti d'America hanno solo il 36 per cento di quota di energia rinnovabile.

Perché tutto questo elencare i numeri? Perché è la caratteristica del Governo e della proposta politica che deve essere diversa certamente, con visioni diverse, ma realista, concreta. Perché l'interesse che qui c'è in gioco - e che si gioca nella credibilità dell'Italia nello scenario internazionale - è esattamente l'interesse delle nostre famiglie e delle nostre imprese. E noi di questo ci siamo assunti la responsabilità ed è per questo che siamo tornati a volere che l'Italia sia protagonista sullo scenario internazionale, perché la quota di lavoro che spetta all'Italia la dobbiamo fare e la stiamo facendo ma, poi, c'è tutta la scommessa legata alla quota europea e anche qui - siccome ci piace partire dai numeri e dalla realtà - lei ha fatto benissimo a sottolineare la questione degli ETS.

Perché indipendentemente dall'acronimo, che magari nessuno capisce che cos'è l'ETS, la questione è banale e molto semplice: se leggiamo i numeri forse capiamo che questa sfida dovrebbe interessare alla maggioranza, al centrodestra, ma dovrebbe interessare a tutto questo Parlamento, anche a coloro che vogliono fare della sostenibilità uno dei punti fondamentali per guardare alla qualità della vita del futuro.

Cosa è accaduto in questi anni? In dieci anni l'Europa ha ridotto le sue emissioni di CO2 da un miliardo e 900 milioni di tonnellate all'anno a un miliardo l'anno; 500 di queste tonnellate vengono in gran parte dalla sostituzione del carbone con il gas nelle centrali elettriche e, in parti minori, dalle rinnovabili. Gli altri 400 milioni di tonnellate derivano per 200 milioni dall'applicazione di tecnologie che riducono le emissioni e, attenzione, gli altri 200 milioni derivano da chiusure e delocalizzazioni di impianti di produzione, che vuol dire perdita di posti di lavoro che, in Europa, sono stati calcolati in un milione.

Ma che cosa è accaduto contemporaneamente, lo dico a chi ci ascolta? In Cina negli ultimi cinque anni si sono fatti certamente ingenti investimenti nelle rinnovabili, ma si sono anche installate 300 nuove centrali a carbone che emettono - solo queste 300 centrali a carbone - dai 2 ai 2,5 miliardi di tonnellate di CO2 contro il miliardo di tonnellate dell'Europa, che le ha ridotte. Non ci deve stupire, allora, e lo dico, che la CO2 cresca del 3 per cento l'anno nel mondo. E allora la sfida dove la giochiamo? Con quali criteri l'affrontiamo? La responsabilità della politica e di chi governa, partendo da chi vuole mettere al centro il bene comune del proprio Paese e che si gioca anche all'interno del grande continente europeo, dove arriva?

Sull'energia - e concludo - mi permetto un ultimo “nota bene”, e lo dico con forza e con chiarezza proprio per la forza politica che rappresento, Noi Moderati. Ogni problema va sempre affrontato all'interno del quadro politico in cui si forma. Vagheggiare l'annullamento del divieto di acquisto di gas russo, che scatterà dal 1° gennaio 2027, è un errore, ed è un errore che condanna l'Ucraina e i suoi eroici cittadini; è un errore che sconfessa tutta la nostra politica estera; è un errore che sconfessa la stessa azione dell'Unione europea che, sul sostegno dell'aggredito rispetto all'aggressore russo, ha dimostrato oltre che unità di intenti, anche una certa efficacia.

Concludo, perché credo che il tempo, signor Presidente… mi sono fatto prendere dai numeri ma, i numeri, la mia mamma, mi insegnava che “carta canta”. Tutte le opinioni sono belle, bellissime, possiamo prenderci, discutere, accaparrarci, eccetera, difendere, ma poi alla fine è la realtà che è testarda. La realtà ci dice dove noi dobbiamo andare e il realismo ne è ovviamente il connotato, un realismo pieno di passione, pieno di ideali, pieno di valore, pieno di una politica che mette al centro la persona e, ovviamente, le libertà che possono esprimersi nel nostro Paese.

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Allora, concludo. Il mandato del nostro Parlamento che, attraverso la risoluzione a cui Noi Moderati darà il suo voto favorevole, è quello di andare avanti con forza, con ostinazione, di rappresentare nel Consiglio europeo di domani questa solidarietà, di fatto, rispetto ai problemi di cui abbiamo parlato. È questo il vero interesse nazionale che siamo chiamati a difendere, grazie al voto degli italiani che in questi cinque anni hanno attribuito a lei e a noi questa responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente del Consiglio, anche oggi alla fine delle repliche ha consegnato al Parlamento della Repubblica il suo comizio abituale, un comizio dai toni alti, sempre più alti, momento dopo momento. È il segno di un nervosismo. Io la capisco, signora Presidente: è comprensibile.

Questo Paese, quello che governa ormai da quattro anni è il Paese nel quale gli stipendi, i salari degli italiani hanno perso il 9,2 per cento del loro potere d'acquisto. È come se uno stipendio, anzi, un po' più di uno stipendio al mese, fosse evaporato, fosse improvvisamente scomparso. Questo Paese, quello che lei governa da quattro anni, l'Italia, è il Paese nel quale ormai sei milioni di italiani hanno rinunciato alle cure perché non se lo possono permettere; in cui sei milioni di italiani sono in povertà assoluta. Sono tutti i numeri che segnano un trend in crescita.

Questo, signora Presidente, il Paese che governa da quattro anni, è il Paese in cui abbiamo sfondato ogni record nella fuga dei nostri giovani, non nell'emergenza immigrazione, ma nell'emergenza emigrazione. Ragazzi e ragazze, che hanno studiato e si sono formati a spese - giustamente, aggiungo io - della collettività, scappano via dai nostri confini, perché questo Paese, il suo Paese, quello che lei governa, non è in grado di garantire loro un futuro dignitoso.

Questo, signora Presidente, è il Paese nel quale la spesa sanitaria ha toccato il punto più basso in relazione al PIL. È il Paese nel quale abbiamo registrato il crollo - e il record nel crollo - della produzione industriale. La pressione fiscale è la più alta degli ultimi dieci anni.

È inverno pieno, inverno demografico. Il 62 per cento di italiani e di italiane che non fanno figli e che sono stati intervistati su questo punto dichiarano - pensi un po' - che la scelta di non fare figli ha ragioni di carattere economico: non se lo possono permettere; gli mette ansia mettere al mondo un figlio.

Questo Paese è il Paese in cui benzina e gasolio sono stabilmente sopra i 2 euro al litro ormai da giorni. Potremmo andare avanti a lungo. Tutto questo, comprensibilmente, giustifica il suo nervosismo, ma non giustifica l'assenza di una risposta.

Nella confusione con cui lei guarda al mondo, preparandosi ancora una volta ad andare a Bruxelles per affrontare il Consiglio europeo, ha raccontato qui, a quest'Aula, e agli italiani e alle italiane che questo mondo è attraversato da guerre e crisi che rendono l'instabilità un fattore pesante, anche dal punto di vista delle conseguenze che sul terreno economico scarica su tutti e tutte noi. E ha aggiunto che, proprio per questo, perché siamo consapevoli di questa grave instabilità noi, da ormai diversi anni, andiamo in Europa con una linea chiara, bene.

Ecco, vorrei un po' discutere di questa linea e della sua chiarezza, perché mi resta qualche dubbio. Non so se la linea chiara alla quale si riferisce è quella che l'ha portata candidamente a dichiarare che, di fronte alla guerra illegale di Trump e di Netanyahu all'Iran - che è parte rilevantissima dell'instabilità e dello shock energetico che sta sconvolgendo la vita di famiglie e imprese in questo Paese -, lei non condannava e non approvava (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Non so se questa è la chiarezza a cui voleva riferirsi. Non so se la chiarezza di fronte alle grandi crisi che sconvolgono il mondo, all'instabilità terribile del Medioriente, che - le comunico - non è il frutto di una imprevedibile scossa tellurica, ma di scelte politiche e comportamenti precisi, si riferiva al modo con cui intende affrontare la crisi a Gaza, in Cisgiordania.

Nella sua relazione al Senato ha detto - l'ho letto nero su bianco, sta scritto qui - che è molto preoccupata per l'aumento delle politiche di annessione e degli insediamenti illegali di Israele, parole importanti, e che bisogna essere preoccupati perché il rischio è che tra un po' la prospettiva dei due popoli per i due Stati, quella che ha sempre dichiarato essere l'unica possibile soluzione per la pace in quell'area martoriata del nostro mondo, quella in cui si è compiuto un genocidio sulla pelle del popolo palestinese, e sarebbe bene ricordarcelo giorno dopo giorno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e del deputato Alfonso Colucci)…

Bene, non so se questa sua preoccupazione ha a che fare con la linea chiara che ha tenuto in Europa, impedendo, lei, con il suo voto e con il suo Governo - il Governo italiano decisivo in questo frangente -, che l'Europa facesse l'unica cosa utile per sviluppare un'efficace pressione diplomatica contro il criminale di guerra Benjamin Netanyahu (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), cioè sospendere l'accordo di associazione tra la UE e Israele, costruire un'efficace pressione con gli strumenti che la diplomazia conferisce all'Europa.

Ma abbiamo capito che per lei l'Europa è un ostacolo, meno fa e meglio è. E infatti l'Europa sta facendo poco, quasi nulla. Avete detto “no” al superamento del diritto di veto, consegnando l'Europa a una condizione inevitabilmente residuale nel mondo che si riorganizza sulla traccia della guerra, perché questo è quello che sta accadendo. Infatti, l'Europa dentro questa crisi una sola cosa riesce a fare unita: aumentare drasticamente la spesa militare con un piano di riarmo che finanzierà il riarmo degli eserciti nazionali senza alcuna capacità di incidere sull'efficienza di una moderna difesa europea (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Ecco, il riarmo, questa sì è la cifra del suo Governo, del vostro Governo; ha detto “sì” in un battibaleno, in uno schiocco di dita, all'ordine dell'amico americano, del capo del mondo MAGA, di Donald Trump, quello per cui proponeva addirittura il premio Nobel per la pace, quello che in queste ore ha siglato un accordo con Putin per riaprire i canali commerciali, come se niente fosse. Lei lo ha definito un errore, una scelta poco opportuna?

Direi che è qualcosa di più: è la condanna dell'Ucraina a una pace degli affari, invece che alla possibilità di una svolta diplomatica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), in grado, da un lato, di fermare il macello della guerra e, dall'altro, di ricostruire un po' di quel diritto internazionale che il suo amico Donald Trump si incarica di demolire giorno per giorno. Ecco, di fronte a tutto questo, la scelta sua, del suo Governo, è stata quella di obbedire all'ordine americano. Il 5 per cento sul PIL della spesa militare per la NATO significa 500 miliardi di euro nei prossimi 10 anni.

Avete voglia a raccontare al Paese che questa scelta pericolosa e folle non è in alternativa con il sostegno al sistema sanitario nazionale pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), al sistema di istruzione, alle politiche di innovazione, ai salari, agli stipendi e alle pensioni, cioè a tutto quello che ha a che fare con le preoccupazioni naturali e normali dei cittadini e delle cittadine di questo Paese.

Quella scelta, come le scelte che caratterizzano il vostro Governo, è l'antitesi rispetto alla possibilità di rispondere ai bisogni degli italiani; ma, d'altronde, le vostre scelte non sono il frutto di un incidente di percorso e nemmeno di un'incapacità, io non lo penso affatto. Sono scelte politicamente ponderate, precise e seguono una strategia. Lei, di fronte alla crisi energetica e all'aumento del costo dei carburanti, ha scelto di impegnare 2,5 miliardi per eliminare il bollo auto, e ha anche detto che li metterà strutturalmente a bilancio, il che significa che ce li porteremo avanti, tendenzialmente, all'infinito.

E poi ha detto alla sinistra: insomma, che vi piace pagare il bollo? Non piace a nessuno, solo che con 2,5 miliardi, glielo segnalo, avrebbe potuto rendere gratuito per tutti i cittadini italiani, per un anno intero, e dunque strutturalmente per sempre, il trasporto pubblico locale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e del deputato Alfonso Colucci), magari implementando un'idea della mobilità non fondata sull'auto privata, capace di incrociare la transizione e magari anche di incidere più significativamente sulle tasche dei cittadini di questo Paese.

Oppure avrebbe potuto investirli per potenziare il trasporto pubblico locale, che è ancora troppo fragile, anche qui per scelte politiche e non per incidenti di percorso. Ma la sua, lo ripeto, è una scelta precisa, è la scelta di chi vuole la transizione ecologica, ma non la transizione ideologica. Adesso, signora Presidente, l'unica transizione ideologica che ho visto di questi tempi è la sua; quella di chi è passato dal patriottismo e dall'interesse nazionale all'interesse di Donald Trump, di un altro Paese e di un'altra patria (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Questa sì è una transizione ideologica niente male, una di quelle transizioni ideologiche che rendono chiaro come talvolta la subalternità ad interessi altrui è in grado di scacciare persino una lunga tradizione di culture politiche e di idee che lei ha indubbiamente rappresentato per molto tempo. Oggi lei e il suo Governo siete diventati altro, e dovreste, però, fare i conti con un Paese che non ce la fa e porvi il problema di dare risposte.

Noi, sì, vogliamo la transizione ecologica, perché è una necessità di fronte a un mondo travolto da una crisi climatica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e del deputato Alfonso Colucci), a cui non bastano le risposte di un Governo che, da un lato, mette zero euro, e, dall'altro, affronta il tema con le battute del Presidente del Senato, quello che ha detto che ai Caraibi ha fatto sempre caldo, ci abitueremo. Come ha detto Giorgio Parisi, se va avanti così ci abitueremo al camposanto.

Noi non vogliamo abituarci al camposanto, vogliamo una transizione giusta e, per questo, chiediamo che la transizione, come il costo della crisi che milioni di italiani stanno attraversando, sia pagata non da chi ha sempre pagato, ma da chi quella crisi l'ha provocata e da chi su quella crisi si è arricchito, come sempre accade nelle crisi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Nelle crisi accade sempre così: qualcuno fa enormi profitti, la maggioranza fatica ad arrivare…

PRESIDENTE. Concluda.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). …alla fine della settimana. Chiedere qualcosa in più a chi ha sviluppato enormi extraprofitti, invece che aspettare i regali di qualche anima buona tra le grandi imprese energetiche, sarebbe stata una scelta saggia, ma voi avete detto “no”. Andare nella direzione di tutelare lo stipendio degli italiani sarebbe scelta saggia e necessaria, ma voi avete detto “no” alle nostre proposte e ad ogni possibile inversione di tendenza.

PRESIDENTE. Chiuda, per favore.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Finisco, Presidente. Infine, non si preoccupi della fatica che mettiamo nella costruzione delle nostre risoluzioni tra me, il collega Magi, gli altri colleghi e le altre colleghe dell'opposizione. Se l'unica cosa che le resta è investire nella speranza che le divisioni permangano e aiutino lei, come già accadde nel 2022, a vincere le elezioni senza un'alternativa, la sua speranza è malriposta. Saremo uniti e unite, costruiremo un'alternativa…

PRESIDENTE. Grazie.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). …una proposta, una coalizione che vincerà le elezioni e restituirà speranza a questo Paese e all'Europa intera (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente, in premessa ai contenuti di questo dibattito, anche io ho due ragioni per le quali esprimerle la mia e la nostra solidarietà. La prima per le inaccettabili parole che le sono state rivolte dalla portavoce del Governo russo. Presidente, lei ha ben fatto a denunciare come negativo l'accordo di Trump e Putin (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia); è affare suo perché è affare nostro, dell'Italia e dell'Europa.

Il secondo motivo riguarda il suo stigmatizzare la presenza, in quest'Aula, di un linguaggio di svilimento, misogino, dai lapdog ai vezzeggiamenti, e su questo torno sulle ragioni per le quali io ho personalmente fatto una battaglia per difendere la presenza delle donne in questo Parlamento. E non l'ho fatto, Presidente, per preservare, come qualcuno dal suo partito mi ha accusato, la mia poltrona o la poltrona delle altre colleghe, ma per preservare la presenza e il ruolo svolto dalle donne in questo Parlamento dall'inizio della storia della Repubblica, anche nella tutela di un linguaggio che non offendesse le donne, in quest'Aula e fuori di qua.

Questo è stato l'oggetto dell'intervento, a titolo personale, di Angela Maria Guidi Cingolani, la prima donna a prendere la parola in questa Assemblea costituente, a luglio del 1946. Detto questo, Presidente, noi abbiamo apprezzato la postura del suo discorso, abbiamo apprezzato le parole che ha usato nel ribadire il posizionamento dell'Italia a sostegno dell'Ucraina nella costruzione di una solida azione europea a difesa del nostro continente, nelle proposte che ha avanzato e che avanzerà per contrastare l'enorme questione del costo dell'energia che grava sulle imprese e sulle famiglie.

Sono le idee che Azione sta tenacemente portando avanti, che anche il nostro segretario Calenda ha portato al tavolo di discussione con il Governo e con le altre forze politiche. Siccome siamo una forza seria, riconosciamo e apprezziamo quando il Governo le accoglie, così come la ringraziamo sentitamente del fatto che ha riconosciuto e accolto la nostra proposta di introdurre uno scudo democratico a difesa del processo democratico. E lasciatemi dire che, visto le parole che abbiamo sentito echeggiare oggi in quest'Aula, abbiamo decisamente bisogno di questo scudo democratico.

Da donna dell'opposizione, ho apprezzato particolarmente la chiarezza dimostrativa con cui ha argomentato perché le spese per la difesa siano necessarie per custodire la libertà, la democrazia e la coesione sociale del nostro Paese, ma questo è un compito che appartiene a tutti noi, che noi riconosciamo appartenere a tutti noi. Quindi, la semplificazione mentitrice di chi mette in opposizione le spese della difesa con le spese per la sanità e per la coesione sociale altro non fa che rinnegare questo impegno.

Ma, proprio in virtù di questa chiarezza che noi le riconosciamo, ci sconcerta e ci offende, invece, l'arroganza con cui la sua maggioranza ci ha impedito di discutere in quest'Aula di uno dei punti oggetto del dibattito di oggi, cioè il diritto di veto. Su questo noi, Presidente, la pensiamo diversamente da lei ed è lecito che sia così in democrazia. Pensiamo che l'Europa debba essere più solida e più forte, non contrapponendo la dimensione europea a quella dello Stato. Vogliamo un'Europa decidente e federata, perché pensiamo che solo in questo modo l'Europa sappia non solo coordinare e regolare, ma anche agire, generare e proteggere.

Noi la pensiamo come un suo alleato - Forza Italia - sul punto del diritto di veto, che la pensa diversamente da lei e dalla Lega. Siccome la vostra maggioranza è orgogliosamente sicura della scelta che sta facendo di governare unita in Italia e divisa in Europa, io domando: ma perché non possiamo parlare serenamente in quest'Aula delle differenze che avete tra di voi, per esempio sul diritto di veto, come si fa in una democrazia matura? Questo impedimento ci lascia sconcertati ed è una delle ragioni per le quali noi ci asterremo sulla vostra risoluzione.

Al di là della chiarezza delle sue parole, la seconda domanda è: dopo cosa accadrà? Perché è vero che adesso la sua autorevolezza e fermezza sulla difesa dell'Ucraina ha tenuto la barra dritta del Governo e glielo riconosciamo, ma, mentre lei parlava, il suo Vicepremier a Bruxelles ha detto: va bene, sì, li abbiamo aiutati a Kiev però basta, non è che li possiamo aiutare all'infinito. Cioè, mentre lei parlava, arrivavano le agenzie del Vicepremier Salvini che la contraddiceva. Allora, è in virtù di questa contraddizione che mi sembra molto motivato il nostro voto di astensione oggi, pur riconoscendo una condivisione di massima sulle linee, in particolare, della politica di difesa estera e sul sostegno e sulla difesa dell'Ucraina.

Detto questo, arrivo alle altre dichiarazioni di voto che è doveroso fare: noi voteremo contro la risoluzione di AVS e del MoVimento 5 Stelle, ci asterremo sulla risoluzione del Partito Democratico - in alcune parti condivisibile e in altre, invece, abbiamo visioni e distanze significative -, voteremo a favore delle risoluzioni di Italia Viva e di + Europa. Perché quello che abbiamo visto oggi, rispetto alla giornata di ieri, è stata l'ulteriore metamorfosi. Ieri abbiamo visto i partiti del Campo largo, anche la parte riformista un po' posseduta dalla figura del presidente Conte, che giustamente ieri, nel pomeriggio, ha rivendicato con orgoglio che aveva non solo influenzato, ma, sostanzialmente, portato tutto il Campo largo a firmare una risoluzione che contraddiceva l'identità e la visione stessa di questi partiti. Noi siamo molto contenti perché oggi, invece, la parte riformista di questo Campo largo è tornata ad assumere l'identità che ha e a scrivere una risoluzione che noi condividiamo e sulla quale voteremo a favore.

Su questo, tornando anche sui punti che, invece, noi poniamo e portiamo avanti, lasciatemi concludere questo primo ragionamento - e poi arrivo, invece, alla parte relativa alla nostra risoluzione - facendo un altro ragionamento politico. Oggi noi ci siamo trovati nel dibattito su da che parte deve stare il centro, se a destra o a sinistra. Siccome mi sembra evidente, colleghi di Forza Italia, colleghi di Italia Viva, colleghi di +Europa, colleghi della parte di chi si riconosce in una tradizione di centro, che la pensiamo uguale, uniti per esempio sul tema europeo della politica europea, l'invito è unico: forse il centro deve tornare a fare il centro (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), anche per sostenere in un Parlamento quella politica che porta il Paese nell'ancoraggio giusto a livello europeo.

E qual è questa politica che noi abbiamo scritto nella nostra risoluzione? E ringraziamo il Ministro Foti anche per averne accolto delle parti che, ovviamente, sono in linea con l'azione che il Governo sta portando avanti. Noi vogliamo continuare a difendere il continente europeo, difendendo, senza “se” e senza “ma”, la popolazione ucraina. Non abbiamo paura e non ci vergogniamo a dire, come ci ha chiesto il Ministro Crosetto, che serve inviare delle armi per difendere quella popolazione che oggi è massacrata dai bombardamenti della Russia. Pensiamo che si debba fortemente insistere per un'azione europea di sanzioni nei confronti della Russia, utilizzando, eventualmente, anche i beni russi congelati.

Pensiamo che la difesa europea vada perseguita in modo forte, costante, ma pragmatico, quindi non ci riconosciamo in chi dice: nessuna arma, nessuna risorsa agli Eserciti nazionali; solo quando avremo un Esercito europeo. L'Esercito europeo e la difesa europea si fanno rafforzando le difese nazionali e obbligandole ad avere una condivisione, una compartecipazione in un'azione comune, strategica e sinergica a livello europeo.

Insistiamo nel dire che serve una revisione del Green Deal, perché serve una politica industriale che torni a far marciare la competitività delle imprese italiane, non disconoscendo gli obiettivi sulla transizione climatica, ma perseguendo quel mix strategico, fondamentale, delle rinnovabili con il nucleare e riportando l'Italia e l'Europa a quella autonomia strategica, anche di innovazione e di competitività. Su questo, siamo d'accordo con voi che gli ETS vadano sospesi e ci auguriamo che, non solo nel prossimo Consiglio europeo, Presidente, lei rappresenti questa visione anche di unità nazionale, ma che la prossima legge di bilancio, che chiederà un rigore e una determinazione nelle scelte da fare anche a livello italiano per la diminuzione dei costi dell'energia, lo faccia con questa visione strategica e sinergica che, solo nel contesto di un'Unione europea più forte e più coesa, può vedere anche l'Italia più forte (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente Conte. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Presidente, Presidente Meloni, gentili colleghi. Presidente Meloni, bentornata. Con il caro carburante, con il crollo dei salari reali, le famiglie e le imprese in ginocchio, ho visto che si è molto concentrata, al Senato e anche qui, per accusare me e il MoVimento 5 Stelle. In particolare, ha detto che con questa legge elettorale io non sarei mai stato eletto Presidente del Consiglio. Non deve aver letto la legge che avete scritto, perché c'è scritto che l'indicazione non vincola il Presidente della Repubblica. E se, poi, non si raggiunge il premio di maggioranza? La studi meglio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Forse alludeva al fatto che io provengo dalla società civile, mentre lei fa politica - questo, di mestiere - da quando aveva 16 anni. Legittimo, però veda la differenza: io, dalla società civile, ho fatto due Governi con molte difficoltà, maggioranze molto delicate e, in soli due anni, ho realizzato l'80 per cento del programma annunciato agli elettori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle); lei, in quattro anni, con una maggioranza stabilissima, la più longeva, non ha realizzato una sola promessa fatta agli elettori. E non consideri la legge elettorale: quella non era nel programma, quella l'ha fatta per imbullonarsi a quella poltrona (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Questa è la sostanza della democrazia, faccia la differenza tra me e lei: democrazia parlamentare contro “capocrazia”, governo di uno solo, pieni poteri e, poi, lui fa quel che vuole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Veniamo alle spese militari. Ha contestato che ho aumentato le spese militari. Certo, non l'ho mai negato: siamo arrivati all'1,4-1,5 per cento, non certo al 2 per cento. Lei il 2 per cento l'ha superato e ha firmato per il 5 per cento a spese degli italiani. Si ricordi che molte di quelle spese sono state aggiunte durante la pandemia per i nostri militari, che hanno difeso e protetto gli italiani per strada, negli ospedali, durante la pandemia, mentre voi eravate i disertori della Patria durante la pandemia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Abbia rispetto almeno per i nostri militari.

Prima ha chiesto come mai le forze di opposizione non sottoscrivono la seconda risoluzione. Eh, pensate di esser furbi in maggioranza. Non la sottoscriviamo perché a un certo punto, addirittura, scrivete che il Governo italiano si è costantemente impegnato per porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina. Ma quando? Durante la telefonata con i due comici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

Ultimamente l'abbiamo vista sparire dappertutto. Non si è presentata, è sparita pure davanti all'Assemblea delle Nazioni Unite, eppure lei sa che è importante, per un Paese del G7, parlare dal Palazzo di vetro.

Non si è presentata, cosa aveva? Un certo imbarazzo? Forse perché ha voltato le spalle a 20.000 bambini trucidati a Gaza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Forse perché non si è schierata sulla guerra illegale in Iran? Forse perché l'Italia è stata deferita per il caso Almasri davanti alla Corte penale internazionale per violazione del diritto internazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Certo che è scappata, ha preferito il protocollo Schettino. Ieri avete fatto scappare pure la manovra dal Consiglio dei ministri, è sparita, non si sa dove sia. Non sapete che pesci prendere. E stamattina, dalle sue parole, abbiamo appreso che l'Italia è scappata pure dal tavolo delle trattative. Non sapete più come impostarle, cosa fare, l'Europa, il formato E3. Ma guardi che frattanto famiglie e imprese pagano a caro prezzo la vostra incertezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Domani si presenterà al Consiglio europeo. Ha scritto l'ennesima letterina all'Europa, si è presentata col piattino in mano. Ma che vuole che le dicano. Probabilmente le diranno: cara Meloni, guarda che tu ci stai chiedendo adesso più soldi perché c'è la campagna elettorale, ma forse questa richiesta la stai facendo con la stessa penna con cui poi hai accettato e firmato i tagli all'Italia per scuola e sanità, mentre ci sono 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Forse la stessa penna con cui, cara Meloni, hai firmato anche l'impegno al 5 per cento del PIL, che dirotterà l'economia verso il riarmo: riarmo e un'economia di guerra.

Lei si vanta di essere stabile, addirittura a guida del convoglio europeo. Ma come mai nei passaggi importanti sta sempre nella carrozza di coda a firmare tutto quel che arriva (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? E il risultato sono 14 miliardi in più in due anni e nemmeno 6 centesimi per il taglio del carburante.

Ma non voglio fermarmi oltre sui macroscopici errori, gli italiani li conoscono e li stanno vivendo sulla propria pelle. Ha detto che non abbiamo proposte, ne abbiamo tante e lei fa orecchie da mercante. Se oggi un Presidente del Consiglio italiano con la schiena dritta dovesse scrivere una lettera all'Europa - le do qualche suggerimento - potrebbe scrivere che l'Italia crede fermamente nell'Europa, ma non come alleanza di guerra, come un progetto di pace, in armonia con l'articolo 11 della nostra Costituzione, che denuncia la guerra illegale in Iran e non intende fornire nessun sostegno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E quanto all'Ucraina, Putin è l'aggressore, è bene facciamo a sanzionarlo, ma l'Europa non è nata per scommettere, come ha detto più volte lei, su vittorie militari contro una super potenza militare. Invece di inviare armi a oltranza, mandiamo negoziatori e apriamo gli occhi: Washington, che abbiamo seguito nell'illusione della vittoria, adesso fa affari d'oro con Putin. E attenzione, quello non è un accordo rischioso, abbia il coraggio di dirlo, è un accordo irresponsabile. Mentre noi qui rischiamo, bomba dopo bomba, una guerra mondiale in casa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Cara Europa, potrebbe scrivere, vogliamo una nuova conferenza internazionale di pace nello spirito di Helsinki. E se trattiamo la fine della guerra, possiamo anche far cadere il piano di riarmo, che sta consentendo a ciascun Paese di riarmarsi per proprio conto. Sa che cosa succederà? Porterà a dividere l'Europa e a far rivivere pericolosi nazionalismi. Impegniamoci invece per una difesa europea, con investimenti a fattor comune e risparmio sostanziale di spesa.

E quegli 800 miliardi per il riarmo, sapete che ne facciamo? Li deviamo. Sì, li deviamo sulla crescita perché le imprese italiane crollano da tre anni. Li deviamo su un'agenzia per l'intelligenza artificiale che dia regole e politiche che formino i lavoratori, anziché licenziarli. Su un piano casa che garantisca il diritto dei giovani a restare, giovani che sono qui, a 50 metri, nelle tende contro il caro affitti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Sulle infrastrutture, che sono davvero necessarie per gli italiani, non certo bloccando 13 miliardi e mezzo su un ponte sullo Stretto, la cui prima pietra è un'inchiesta per corruzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Mettiamo quelle risorse su un nuovo PNRR, per rinnovabili, energia e sanità. Non si può avere la sanità in lista di attesa dietro ai carri armati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E cambiamo registro, prendiamo risorse agli extraprofitti di banche e colossi energetici, per risarcire famiglie schiacciate dall'inflazione e dalle tasse record. Abbiamo il record di poveri assoluti, lei non se ne cura.

Cara Europa, potrebbe scrivere, imponi sanzioni e l'embargo delle armi al Governo criminale di Netanyahu e nessuna legge potrà impedirci di criticare quel Governo criminale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Quanto all'immigrazione, rivediamo quel patto: non se ne vanti. Non si può lasciare tutto a carico dell'Italia, serve una reale, effettiva, responsabilità condivisa. Chiudiamo qui lo scontro con la Spagna. Le ricordo che la Spagna è stata a fianco a lei, a noi, nel 2023, mentre lei era in affanno sul record di sbarchi a Lampedusa: non se lo dimentichi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Cara Europa - potrebbe concludere -, tutti insieme possiamo costruire solidarietà, piani condivisi di disarmo, percorsi di pace ed effettiva sicurezza. Voltiamo pagina.

Vede, io lo so: non c'è speranza che lei possa scrivere o sostenere una lettera del genere, ma l'Italia non può permettersi di perdere la speranza. Ho visto anche che ha preso a inaugurare alcune opere che abbiamo realizzato col PNRR, con i soldi che abbiamo portato da Bruxelles con tanti altri colleghi anche delle altre forze di opposizione. Guardi, sono davvero contento di queste inaugurazioni, però tenga conto che quelli sono asili, scuole, infrastrutture civili, che servono alla nostra cittadinanza: sono cantieri di speranza, ecco perché non ci potremo mai rassegnare a realizzare invece i cantieri di guerra. Tenga conto che andremo in un futuro in cui taglieremo nastri davanti a mega fabbriche di munizioni, mentre in Germania si affaccia l'incubo dei neonazisti al Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Allora dico: riprendiamoci il futuro. Ma ce lo riprendiamo con la democrazia, con la partecipazione, non con la “capocrazia” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), donna o uomo solo al comando, con un'alleanza per la Costituzione! Al futuro che avete firmato voi noi diciamo “no” oggi, sempre (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi, e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio cortesemente. Colleghi, per favore, sennò non riusciamo ad andare avanti. Ha chiesto di parlare la deputata Rossello. Ne ha facoltà.

CRISTINA ROSSELLO (FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Presidente del Consiglio Meloni, onorevoli colleghi, le sensibilità, gli interessi degli Stati membri che si riuniranno nel Consiglio dei prossimi giorni sono differenti, ma questo fa parte della storia europea proprio per la divergenza che c'è sempre stata negli anni su sicurezza ed economia nei nostri Paesi. Tuttavia le comunicazioni che ha fatto il Presidente del Consiglio dei ministri sono molto ferme e chiare: non sempre è facile, lo sappiamo bene.

La guerra in Ucraina resta una delle questioni decisive per la sicurezza del nostro continente. Dopo oltre quattro anni di conflitto occorre continuare: l'Unione europea deve sostenere gli sforzi diplomatici in questa direzione, fermo restando che qualsiasi accordo dovrà effettivamente essere rispettato dalle parti. È importante che l'Unione possa partecipare con una propria voce al percorso negoziale. Bene il sostegno a questa esigenza, anche attraverso la proposta di una rappresentanza europea e unitaria sostenuta dal Ministro Tajani e dalla Presidente Meloni. Tutti parlano di una pace giusta; la Presidente del Consiglio dei ministri ha parlato di una pace vera: è molto più propria questa definizione, se pensiamo che dovrebbe essere una pace misericordiosa, a dire il vero, che volga lo sguardo a coloro che si affacciano a un inverno freddo e buio sotto i bombardamenti, dove nessuno dovrebbe essere costretto a rinunciare alla speranza e a patire al punto di desiderare di accorciare la propria vita per le sofferenze inflittegli in casa propria e nel proprio Paese.

La guerra ha mostrato quanto la sicurezza europea sia esposta anche a minacce che non si fermano ai confini fisici dei territori. Penso agli attacchi informatici, ai tentativi di interferenza esterna, alla vulnerabilità delle infrastrutture critiche: sono tutti rischi che riguardano i servizi essenziali, le imprese, le istituzioni e la stessa integrità dei processi democratici.

Il prossimo anno, in diversi Paesi europei, si svolgeranno importanti appuntamenti elettorali e questo è un tema che procede di pari passo alla tutela dalla guerra. La protezione delle istituzioni democratiche dalle ingerenze esterne merita, quindi, una particolare attenzione, nel pieno rispetto delle competenze nazionali, delle libertà fondamentali e dei diritti. Nuovi diritti si affacciano, nuove codificazioni ne devono discendere, evolvendo ed elevando anche i programmi nazionali ed europei.

Sul terreno della difesa, Forza Italia conferma la centralità dell'Alleanza atlantica e la necessità di rafforzarne il pilastro europeo. L'Italia partecipa già, con uomini e mezzi, alla sicurezza comune, come dimostra l'impegno della nostra Aeronautica nelle missioni NATO di sorveglianza e difesa dello spazio aereo degli alleati. Le capacità necessarie alla sicurezza del continente dipendono da ricerca, sviluppo di nuove tecnologie e possibilità di realizzare programmi comuni e di coinvolgere le imprese delle diverse filiere produttive. Apprezziamo, quindi, l'indicazione di accelerare il passaggio dall'innovazione tecnologica alla sua applicazione concreta, per rafforzare la capacità di difesa degli Stati membri, valorizzando anche competenze di piccole e medie imprese.

Anche la prospettiva europea dei Balcani occidentali contribuisce alla stabilità del continente e il percorso di adesione deve mantenere criteri chiari, fondati sul merito e sui progressi effettivamente compiuti dai Paesi candidati. In questo quadro, meritano attenzione i passi avanti del Montenegro e le prospettive di altri Paesi della regione.

Il prossimo Consiglio europeo dovrà affrontare anche le questioni della crescita economica e delle prospettive del sistema produttivo europeo. A me non risulta che lei, Presidente del Consiglio, vada col piattino in mano. A me risulta una cosa diversa: due giorni fa, in Assolombarda, ben 7.000 imprese, con un PIL pari al 12 per cento del Paese, hanno dichiarato che lei è un valore aggiunto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). E questo, per noi che eravamo presenti, è stato motivo di orgoglio, perché le piccole imprese e le medie imprese, in particolare quelle italiane, hanno bisogno di essere appoggiate. E la competitività si misura ogni giorno attraverso problemi molto concreti, come lei, d'altra parte, ha declinato benissimo nella sua ottima relazione; ottima perché tutti noi l'abbiamo condivisa: semplificazione, costo dell'energia, disponibilità di finanziamenti, possibilità di innovare e di competere sui mercati internazionali.

Noi abbiamo apprezzato le risposte che lei ha fornito alle preoccupazioni e alle sollecitazioni che giungono dalle imprese e anche l'obiettivo di internazionalizzazione, che lei ha spiegato in termini di competitività, ma anche di bilanciamento con i costi e con le necessità della coesione.

Noi riteniamo che, quando lei andrà in Consiglio europeo, potrebbe, ad esempio, sottolineare quell'aspetto che abbiamo nelle aree urbane, dove abbiamo necessità - e questo avviene anche a Parigi o a Londra, non soltanto a Milano o a Roma - di intervenire con distribuzioni periferiche che rafforzino le relazioni fra imprese e professioni, servizi, territorio e capitale umano, non badando solo alle cifre ma intervenendo su divari infrastrutturali. E, accanto alle misure immediate, occorre lavorare sulle condizioni strutturali: reti, infrastrutture, maggiori interconnessioni fra Stati membri, diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.

Anche la questione abitativa merita attenzione e mi sembra che, con quello che avevamo di possibilità, qualcosa è stato fatto. Vorremmo fare di più, è evidente, ma d'altra parte ci sono anche delle coperte corte e l'Unione europea deve sostenere gli interventi nazionali ed essere disponibile anche a rivedere quei provvedimenti che sono stati dettati da altre stagioni.

Il reclamo sociale sulla maggiore sensibilità e attenzione alla formazione e alla sicurezza conferma l'urgenza di queste impostazioni. Ed è fattuale la dimostrazione della straordinaria capacità italiana di aver retto, a fronte di una congiuntura internazionale senza precedenti. Questo anche per la risposta dei mercati, confortati dalla stabilità di Governo. Non credo che sia un obiettivo raggiunto con così grande facilità, ognuno di noi ingoia dei rospi, ma lo deve fare nell'interesse del Paese. Questa confidenza va nutrita: per sostenere le stime che vedono le proiezioni del nostro PIL, l'Europa deve cambiare paradigma. L'industria non deve essere soggetta da tassare o da sovraccaricare con vincoli burocratici, serve una politica industriale comune che sostenga attivamente chi produce. Forse sarebbe una bella soddisfazione riuscire ad avere anche un piano un po' più ambizioso, esteso e continuativo per le politiche industriali.

Sulla competitività si gioca la capacità di sbloccare anche la flessibilità dei conti pubblici legati agli investimenti strategici e sul finanziamento strutturale delle nuove frontiere tecnologiche, a partire dall'intelligenza artificiale applicata ai processi manifatturieri. Se ne sta parlando in tutti i contesti, dal Nord al Sud: solo così potremo trasformare la tenuta in una crescita robusta e duratura, aiutata da politiche commerciali e di internazionalizzazione, come quelle messe a terra e portate avanti in tandem dal nostro Ministro Antonio Tajani con la sua guida, Presidente.

La questione energetica rimane particolarmente urgente: prezzi elevati e instabili incidono sulle famiglie. Possono determinare la rinuncia a molti investimenti o la perdita di produzione industriale difficilmente recuperabile. Per questo condividiamo l'iniziativa sui costi dell'energia ma anche la revisione più equilibrata del sistema ETS, sul quale non mi dilungo perché già la collega Craxi si è espressa in Senato.

Sul sistema bancario: ebbene, qui faccio una parentesi sulla quale bisognerebbe poi approfondire. Perché abbiamo pagato molto in Italia, nell'economia italiana, per iniziative europee che dovrebbero essere riequilibrate. La sua forza e la sua credibilità ci potrà aiutare nei prossimi Consigli.

L'Europa deve sostenere la ricerca, favorire l'applicazione di nuove tecnologie con una struttura industriale articolata e una forte presenza di piccole e medie imprese. Il negoziato che ci aspetta sarà difficile e dovrà tenere conto di esigenze molto ampie e posizioni nazionali differenti, anche sulla quantità complessiva delle risorse da mettere a disposizione.

Vorremmo soffermarci su molti temi, come la politica di coesione sulla quale lei sta resistendo - sia per le politiche agricole che della pesca - oppure sulle tensioni in Medioriente o anche sul tema dell'immigrazione. Su questo, ad esempio, ha descritto il fenomeno di Ceuta in questa relazione: è veramente molto chiaro ed efficace e spero che abbia la giusta pubblicità.

Bene, su questi strumenti noi ci vorremmo fermare e dirle che siamo a confermarle la piena fiducia, sia per la sua azione che per le sue intenzioni: dichiariamo il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al collega, una comunicazione di servizio. Poiché nelle giornate di giovedì 15 e venerdì 16 ottobre avrà luogo nell'Aula della Camera lo svolgimento della 28° Conferenza europea dei Presidenti di Parlamento, invito tutti i deputati, una volta concluse le votazioni, a liberare i cassetti e lo scranno, così da favorire le operazioni di preparazione dell'Aula. Vi ringrazio per questo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà.

STEFANO CANDIANI (LEGA). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, non ho preparato un intervento scritto come chi mi seguirà negli interventi in questa dichiarazione di voto, perché ritengo che il dibattito parlamentare si debba arricchire di quello che viene detto e quindi non debba essere semplicemente un andare a recitare una stentata, ormai, azione di propaganda fine a se stessa.

Ecco, questo dovrebbe essere il centro del contenuto, purtroppo abbiamo sentito anche prima delle affermazioni fatte squisitamente a fini di colpire il Governo nel suo operato e anche ad offendere l'azione che stanno con difficoltà facendo i suoi Ministri per dare una risposta ai problemi del Paese.

Basterebbe, guardi, per dire che la Lega voterà a favore della risoluzione, fare questo confronto: vede, Presidente, questa è la risoluzione di maggioranza, e questo è quello che propone l'opposizione: 1, 2, 3, 4, 5, 6 (Il deputato Candiani mostra alcuni fogli - Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia) … Questa è la loro posizione unitaria. Di chi, peraltro, ha anche la sfacciataggine di dire adesso: noi siamo divisi, però quando poi andremo al Governo saremo uniti. O pigliate per i fondelli adesso o piglierete per i fondelli gli italiani domani (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d'Italia, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Non è che c'è molto da aggiungere in mezzo. Dopodiché, che noi abbiamo posizioni che siano, all'interno della maggioranza, distinte, in merito alla gestione dell'Europa, questa è cosa nota. Noi non partecipiamo all'Unione del Partito popolare europeo, ma non è niente di nuovo.

E soprattutto lo facciamo con uno spirito realmente europeista. A me piace ricordare che nelle tessere della Lega di 15, 20 anni fa, quando altri non sapevano neanche com'era fatta la bandiera dell'Europa, c'era il simbolo della bandierina dell'Europa, perché quell'Europa doveva dare le risposte a tutte le aporie, a tutti i problemi, a tutti i problemi irrisolti delle Nazioni europee. Purtroppo l'evoluzione che abbiamo poi potuto vedere in questi anni ha prodotto, invece, un qualcosa di estremamente differente e distante rispetto alle esigenze dei popoli europei.

C'è chi fa dichiarazioni di principio e si dichiara europeista convinto e mi fa piacere. Quindi, lo dico anche al collega De Luca: si prendano la responsabilità, da europeisti convinti, di giustificare tutte le difficoltà in cui ci ha messo l'Unione europea con la gestione a matrice sinistra-verdi all'interno dell'Unione europea, a partire dal ritardo tecnologico e digitale, per cui l'Unione europea oggi è totalmente fuori dalla partita per l'intelligenza artificiale, al contrario di Stati Uniti e Cina. Per non parlare dell'eccesso di regolamentazione, che rende impossibile la partenza delle startup e delle imprese innovative in Europa; o l'ondata di fallimenti aziendali che, nel corso del 2026, sono arrivati al 5,7 per cento nel secondo trimestre, un segnale di quanto è in difficoltà il tessuto produttivo europeo. Per non parlare della crisi energetica, dei prezzi dell'energia fuori controllo - fino a tre volte superiori rispetto a quelli di Stati Uniti e Cina - e, Presidente, con una considerazione che va anche nel merito, perché noi abbiamo fatto delle scelte di campo riguardo al sostegno all'Ucraina, scelte di campo che diventano, ovviamente, sempre più difficili e sempre più pesanti dal punto di vista economico e dello sforzo che stiamo facendo.

Però, sarebbe ipocrita nascondere che in Europa ci sono ancora Paesi che continuano a importare il gas metano dalla Russia senza avere per nulla interrotto quelle forniture di cui noi ci siamo privati, con una differenza enorme nel costo dell'energia. Per cui alla fine scopriamo - semplicemente andando a vedere i dati del mese di marzo scorso - che in Europa sono stati importati 1,3 miliardi di euro di controvalore di gas russo e il singolo maggior importatore è la Spagna - la stessa Spagna che poi loro indicano come riferimento e come punto esaltante del riferimento della politica della sinistra europea - con 355 milioni di euro, con un aumento del 124 per cento rispetto al mese di febbraio. Ancora, gli altri Paesi importatori di gas dalla Russia sono la Francia, per 250 milioni di euro, e il Belgio, per circa 200 milioni di euro, eccetera.

Poi, un inciso: non so se le sarà capitato, Presidente Meloni, di assistere o di sentire - non ne vale la pena, glielo garantisco - qualche televisione italiana con qualche talk show della sera, magari quelli sui canali che vanno dal 6 in avanti. Ci sono delle situazioni che sono imbarazzanti, perché sento i commentatori di sinistra non riuscire a giustificare e a spiegare perché in Spagna ci sono le piazze infiammate, le piazze francesi infiammate e in Italia no. Non se ne danno pace, non riescono proprio a giustificarlo: dove governano loro e dove loro danno l'esempio i Paesi sono esplosi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Allora, forse, dovrebbero iniziare - prima di puntare il dito agli altri e prima di venire a fare la predica - a capire che cosa nelle politiche europee fatte a sinistra hanno fallito, a partire dall'immigrazione incontrollata e a partire dalla negazione che la sicurezza è un valore aggiunto per chi vuole vivere in un Paese civile. Non è un fardello da nascondere nell'armadio. Questo è quello che è successo quando la sinistra è andata al Governo: abbiamo visto le realtà trasformarsi da sicure a insicure.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LORENZO FONTANA (ore 19,15)

STEFANO CANDIANI (LEGA). E poi c'è il grande tema della transizione ecologica. Fino a quando l'Europa non abbandonerà la visione ideologica del Green Deal, noi saremo sempre in difficoltà nel competere non solo con gli altri Paesi, ma nel tenere il passo anche rispetto al nostro recente passato, perché abbiamo dei costi e dei balzelli - l'ha sentito l'altro giorno all'assemblea di Assolombarda - che sono insostenibili.

Noi, oggi, siamo paradossalmente vincolati a degli accordi europei che ci obbligano a dismettere produzioni in Italia per andare a importare dalla Cina quello che la Cina ha prodotto con maggior danno ambientale rispetto a quello che sarebbe stato prodotto in Italia. È un paradosso totale. Ecco, questo è quello per cui noi diciamo: vada in Europa e faccia capire che questa è la direzione sbagliata per la stessa Unione europea, per gli italiani e per gli altri Paesi europei.

Ci sono circostanze che debbono essere ovviamente chiarite e quella sui conti europei è indubbiamente la partita più difficile. Il Governo sta facendo un ottimo lavoro, tenuto conto del contesto nel quale siamo inseriti: c'è una guerra che nessuno avrebbe voluto tra Ucraina e Russia e c'è un conflitto che nessuno avrebbe voluto in Medio Oriente. Indubbiamente, ancora una volta dobbiamo sottolineare che la posizione europea, in un caso e nell'altro, è totalmente evanescente. Lamentarsi, quindi, di queste situazioni, avendo però dall'altra parte un Governo europeo che non è capace di esprimere una posizione che riesca a incidere su questi conflitti, è quello che si dice un totale fallimento.

Presidente, bisogna pretendere dall'Unione europea e dalla Commissione quella flessibilità che va messa in relazione alla difficile situazione internazionale che stiamo vivendo. Noi non stiamo chiedendo di avere flessibilità perché abbiamo i conti in disordine. I conti erano in disordine qualche anno fa; oggi i conti dell'Italia sono il meglio che si può avere in Europa e con questa condizione internazionale di contorno. Oggi il grande osservato in Europa è la Francia, dove il rapporto deficit-PIL è arrivato al 5 per cento. Quello che le chiediamo è questo: di portare la posizione del Governo italiano in maniera chiara, di portare il buon lavoro fatto dai suoi Ministri, a partire dal Ministro Giorgetti che ringraziamo per l'impegno messo nella chiusura dei saldi di bilancio (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), è di far capire che l'Italia è rappresentata da una maggioranza che esprime una risoluzione, che sottoscrive convintamente, che contiene dei punti importanti di crescita e di progresso per tutti. Dall'altra parte c'è un'accozzaglia di sinistra che si presenta puntando il dito e accusando e poi presenta 1, 2, 3, 4, 5 e 6 risoluzioni differenti (Il deputato Candiani mostra dei fogli), che non si voteranno l'uno con l'altro perché non sono d'accordo su niente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Schlein. Ne ha facoltà.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Grazie, Presidente. Non sono sorpresa. Anche oggi la Presidente Meloni è venuta a raccontarci che è sempre colpa di qualcun altro ma, con il Governo più longevo, poteva almeno oggi prendersi mezza responsabilità dei fallimenti in cui ha portato il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Se abbiamo gli stipendi più bassi, tra i più bassi d'Europa, e il costo dell'energia più caro d'Europa è sempre colpa di qualcun altro.

Ci sono gli studenti accampati nelle tende qui fuori e se Carmelo ci ha raccontato di guadagnare 800 euro come commesso part time in un centro commerciale e di spenderne 600 per l'affitto è senza dubbio colpa di qualcun altro, non vostra che non avete mai regolamentato gli affitti brevi, che avete cancellato il Fondo per l'affitto, che avete usato i fondi del PNRR per arricchire gli studentati privati, vero Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

Se 6 milioni di italiani rinunciano a curarsi per le liste d'attesa troppo lunghe, sicuramente non è colpa dei vostri tagli alla sanità pubblica. Se i lavoratori ex Ilva sono in sciopero, è sicuramente colpa di qualcun altro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e, guardi, non certo vostra, che sono quattro anni che non avete fatto nulla. Non avete neanche raccolto i rilievi del tribunale che aveva detto che cosa bisognava fare sull'amianto e sulle polveri sottili. Non ci avete messo un euro, anzi avete tolto gli unici fondi pubblici che erano disponibili per i forni elettrici. Traduco: avete fatto passare il tempo per poi scaricare la colpa della vostra inerzia sui giudici. È solo questo ciò che voi sapete fare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Se gli agricoltori, che abbiamo incontrato qui ieri, ci raccontano di non riuscire più a pagare quei prezzi stellari dei carburanti è senza dubbio colpa di qualcun altro, non vostra che, nonostante ve lo chiediamo da mesi, non avete attivato le accise mobili. Presidente, dopo i suoi video al benzinaio, si è ridotta a ringraziare le grandi società energetiche e petrolifere, che avrebbe dovuto tassare e non ha avuto il coraggio, ma è sempre colpa di qualcun altro (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

Allora, Presidente, la domanda è legittima: ma se è sempre colpa di qualcun altro, lei, Presidente, che cosa sta lì a fare se non è mai in grado di fare nulla per gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)? È venuta anche oggi a raccontarci che vuole proteggere gli italiani dalle minacce esterne e dalle regole sbagliate. La domanda è: chi li proteggerà da voi e dai vostri fallimenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Lo dovremo fare noi dopo quattro anni del Governo più lungo e più inconcludente della storia repubblicana.

È sempre colpa dell'Europa anche sulla crescita, immagino. Una crescita che ha ancora davanti lo zero. Ma lei, Presidente, non dice la verità, e cioè che se oggi va a chiedere lo “zero virgola” di flessibilità è perché non ha saputo nemmeno usare 200 miliardi del PNRR per far ripartire la crescita in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

La produzione industriale cala da tre anni, senza uno straccio di politica industriale. Oggi è venuta a dirci - l'ho sentita prima al Senato - che siete sempre impegnati per la semplificazione: non se ne è accorto nessuno, Presidente! Siete voi che avete incasinato Transizione 5.0 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)! Siete sempre voi che ancora non avete accolto la proposta unitaria delle opposizioni di estendere l'autorizzazione unica su modello ZES a tutta l'Italia sulla doppia transizione ecologica e digitale. Datevi, quindi, una mossa.

Dicevate che avreste abbassato le tasse: vi informo che le tasse e la pressione fiscale sono al livello record degli ultimi 12 anni, al 43 per cento.

Parlavo prima degli stipendi che sono tra i più bassi, eppure avete bloccato voi la nostra proposta unitaria per un salario minimo in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

E sul costo dell'energia all'ingrosso più caro d'Europa, Presidente, non è colpa dell'ETS, perché quello c'è in tutta l'Europa, ma in Spagna e in Germania le bollette sono molto più basse. Mentre lei chiede di sospendere l'ETS sapendo che non succederà, sa chi si sta occupando di cambiarlo, riuscendo a ottenere norme che mettono benchmark specifici per aiutare il settore della ceramica in difficoltà? Noi e senza il vostro aiuto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questa è la verità. Perché poi abolire l'ETS e fare la guerra ideologica alle rinnovabili vuol dire solo comprare più gas da Trump e quindi essere più dipendenti, non certo meno dipendenti.

E, guardi, l'Italia non è nemmeno uscita in anticipo dalla procedura di infrazione. La regina dell'austerità ha fallito anche questo obiettivo, ma anche questo non è mica colpa sua: è colpa dell'Istat che conta troppo bene. Questa è la risposta che ha dato, cioè il Paese ha la febbre e lei se la prende con il termometro, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Ora, se dopo quattro anni l'Italia sta peggio, non potete più incolpare nessun altro. E devo dirle, Presidente, che lei ha sprecato veramente un'occasione storica, perché guardi che maggioranza aveva qui. Poteva cambiare tutto, poteva fare riforme coraggiose, ma non è riuscita a farne una che migliorasse in concreto la vita degli italiani. Questa è la verità con cui ogni giorno loro devono fare i conti.

La sua unica priorità è stata cambiare questa legge elettorale. Avete tenuto il Parlamento ostaggio per cinque mesi per cambiarla, perché vi vantate tanto della vostra stabilità, ma poi dovete per forza cambiare la legge che vi ha dato, quella stabilità. Sa perché? Perché avete paura di perdere, Presidente, perché la novità siamo noi, con un'alleanza progressista unita (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Negli ultimi mesi abbiamo visto un'Italia sempre più spesso assente proprio quando altri paesi europei prendevano iniziative comuni: è accaduto sull'Europa, è accaduto sulla Palestina, sull'Ucraina e lo abbiamo visto perfino con la scelta dell'assenza alle Nazioni Unite. Voi delegittimate le sedi multilaterali e stamattina, in un'ora di discorso, non ha trovato cinque secondi per condannare le inaccettabili sanzioni di Trump alla Corte penale internazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), che è stata fondata a Roma con il contributo anche di una donna caparbia e determinata come Emma Bonino! Difenderemo noi il diritto internazionale da chi vuole sostituirlo con la legge del più ricco e con la legge del più forte, visto che non lo fa lei, che lo voleva candidare al Nobel.

Negli ultimi mesi, quindi, abbiamo visto questo: un'Italia sempre più assente, quando dovrebbe essere alla guida di una svolta, perché, guardate, davanti al ritorno delle guerre, della logica di potenza, la rivoluzione dell'intelligenza artificiale e la crisi climatica, abbiamo bisogno di un salto in avanti dell'integrazione europea; se non lo capite, Presidente, siete complici di quelli che vorrebbero relegare l'Europa, e quindi l'Italia, al margine della storia.

Noi, invece, abbiamo un'idea molto chiara: nessuna di queste sfide è alla portata dei singoli Stati, per questo serve un nuovo Next Generation EU che sia un piano industriale, sociale, energetico e ambientale dell'Unione europea. Serve proseguire quegli investimenti anche per un CERN europeo sull'intelligenza artificiale. Ascoltavo le preoccupazioni del collega Candiani prima di me. Ma certo, non siamo mica costretti a scegliere tra due modelli che non ci assomigliano, quello cinese e quello americano; serve un modello europeo di intelligenza artificiale che possa redistribuire i benefici a tutta la società (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), anziché concentrare sempre più potere, ricchezza e conoscenza nelle mani di pochi colossi privati.

E, al contempo, un piano che dia vita a una vera difesa comune europea, che non è la folle corsa al riarmo di 27 diversi Stati con 27 diversi eserciti ancora scoordinati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E guardi che se lei, Presidente, è contraria alla difesa comune, ma accetta di aumentare la spesa militare al 5 per cento, perché l'ha chiesto Trump, ora con 14 miliardi a debito su cui le opposizioni compattamente hanno votato contro, ecco, se lei fa questo e, al contempo, sta aumentando la spesa militare e rifiuta la difesa comune, sta facendo solo una cosa: comprare più armi da Trump, che ci rende più dipendenti, non meno, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Le vostre scelte danneggiano l'interesse nazionale e frenano l'Unione europea. Guardi che per questo, per tutti questi obiettivi del presente e del futuro serve un bilancio europeo più forte e più ambizioso. Io l'ho ascoltata stamattina e non sono riuscita a capire, Presidente, se lei contrasterà i tagli drastici che i suoi colleghi stanno proponendo al Consiglio europeo, perché è lì che si vede la differenza. Voi con la vostra ideologia state segando il ramo su cui siamo tutti seduti, su cui è seduta tutta l'Italia.

E intanto, sulla politica estera, a Gaza si continua a morire: si muore delle armi dell'esercito israeliano e si muore per mancanza di aiuti umanitari. Non c'è stato il ritiro israeliano e non c'è stato il disarmo dei terroristi di Hamas. Che cosa state facendo voi per passare dalla tregua alla pace? Perché Regno Unito, Francia, Canada e altri 11 Paesi hanno deciso di vietare il commercio dei prodotti illegali dalle colonie illegali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E devo dire che lei poteva fare la stessa scelta, come una nostra proposta di legge unitaria prevede, e invece avete deciso di dire di no perché “dovrebbe essere l'Europa a fare queste scelte”, l'ha detto il Ministro Tajani.

Ecco, la verità è che siete voi a bloccare l'Europa con il veto per la sospensione dell'accordo UE-Israele (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), quindi mettetevi d'accordo con voi stessi. Forse perché i vostri consiglieri paragonano Gaza alla riviera romagnola senza vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)? Se volete lavorare per la pace bisogna riconoscere lo Stato di Palestina accanto a quello di Israele e sanzionare i crimini di Netanyahu.

Non chiedete nemmeno più di porre fine alla guerra illegale voluta da Trump in Iran, perché avete paura di altri tweet e di altre sfuriate. Nel frattempo, il Presidente americano ha fatto un accordo con Putin sul gasolio, che non è soltanto rischioso, Presidente, è un cinico accordo fatto sulla pelle degli ucraini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), questa è la verità. Proprio mentre si intensifica l'offensiva di Trump, noi abbiamo sempre sostenuto il diritto dell'Ucraina a difendersi da un'invasione criminale e per costruire la pace non possiamo aspettare che cada l'ultimo missile: serve uno sforzo diplomatico e politico dell'Unione europea per ottenere una tregua e per ottenere anche un negoziato…

PRESIDENTE. Concluda.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). …con una pace giusta. Un negoziato per cui serve un negoziatore europeo, e non serve, Presidente, cedere a un formato intergovernativo guidato da altri, come lei oggi ha detto: serve una politica estera comune dell'Unione europea. Undici Paesi hanno firmato per superare l'unanimità ed è una vergogna che l'Italia, il Paese di De Gasperi, di Altiero Spinelli e di Ursula Hirschmann, non abbia firmato con loro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché è esattamente quello che ci serve per riuscire a incidere e a costruire la pace intorno a noi.

Noi lo faremo, perché abbiamo un'idea chiara: non vogliamo un'Italia che aspetta che decidano altri, Presidente, ma un'Italia che guidi gli altri a fare ciò che ogni Paese da solo non può fare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, che si levano in piedi, e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Trancassini. Ne ha facoltà.

PAOLO TRANCASSINI (FDI). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, rappresentanti di Governo, onorevoli colleghi, lei, Presidente, si recherà, per l'ennesima volta, nei giorni prossimi a Bruxelles, a rappresentare l'Italia. Abbiamo letto le sue comunicazioni. Noi, che facciamo il tifo per l'Italia, siamo tranquilli e sereni: sappiamo che ancora una volta il Presidente Meloni rappresenterà a testa alta la nostra Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Il Presidente Meloni andrà al Consiglio europeo per l'ennesima volta dal 2022 e lì, nel Consiglio europeo, ha conosciuto cinque Primi Ministri francesi, quattro britannici, due tedeschi e così via discorrendo. Lo dico perché la stabilità - Presidente, lei lo sa bene, a qualche collega sfugge - è molto importante in chiave nazionale, ma anche e soprattutto in chiave internazionale e in chiave europea. E non è un caso che il Governo più longevo della storia sia di centrodestra, perché lo è anche il secondo, perché lo è anche il terzo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia): i Governi più longevi della nostra storia sono tutti di centrodestra.

È un caso? No, perché da una parte c'è una coalizione, una condivisione di programma, un lavoro di costruzione e, permettetemi di dirlo, sempre guidati dall'interesse della Nazione, mentre dall'altra parte c'è un cartello elettorale e quel cartello elettorale qualche volta vi ha fatto vincere - quasi mai -, qualche volta siete andati al Governo - quasi sempre con gli inciuci di palazzo -, ma poi alla fine, alla prova del nove, e cioè quando arrivano i problemi seri, naufragate.

E la dimostrazione, Presidente, è oggi data dalle mozioni. Io non faccio una bella figura con lei che so, insomma, essere una secchiona, ma io non ce l'ho fatta a leggere 78 pagine di mozioni del centrosinistra, cinque risoluzioni, la qualunque (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). I “ma anche” si sprecano. Tant'è vero che, poi ovviamente, voteremo per parti e virgole separate.

Allora, lì dove tu cerchi il campo largo, in realtà trovi il campo degli orti. Ma la domanda, per tornare seri, che io faccio soprattutto ai colleghi di centrosinistra è: provate ad immaginare se adesso vi si realizza un sogno e al posto della Presidente Meloni ci fosse uno di voi, tanto lì davvero uno vale uno (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Con che cosa andate in Europa? Con quale di queste mozioni andreste in Europa? Come andreste ad affrontare i grandi problemi nazionali e internazionali (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Quale, la risposta sull'energia? Quella di Fratoianni o quella di Italia Viva (Commenti del deputato De Luca)?

Ecco, io credo che questi temi ce li dobbiamo porre. Penso, invece, Presidente, che lei in questi anni ha fatto molto bene. Potremmo raccontare e dire di tutti i successi, potremmo parlare di un milione e 300.000 posti di lavoro, però, in Europa c'è una cosa che secondo me rivela quanti sono stati i successi raggiunti dal Governo Meloni. E cioè che non si sente più parlare di Ursula von der Leyen, non c'è più (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Era l'icona della sinistra (Commenti della deputata Boldrini), era la persona che in qualche modo lo doveva mettere in riga. Nel momento in cui ha cominciato a collaborare - perché non siamo più andati in Europa a chiedere quello che dovevamo fare, ma siamo andati a dire quello che vogliamo fare - nel momento in cui la Ursula von der Leyen ha cominciato a ragionare con l'Italia, ad accettare le nostre politiche sull'immigrazione è stata immediatamente declassata e l'interim del Partito Democratico lo hanno affidato a Sanchez (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ora, tra l'altro a novembre si vota, se dovesse perdere ci saranno le primarie in Europa per l'interim del nuovo leader della sinistra.

Faccio, come ha fatto lei, un appello al centrosinistra e alla buona fede del centrosinistra, di votare la nostra risoluzione con la quale chiediamo una tregua energetica su Russia-Ucraina, per smettere di bombardare le centrali elettriche. Sono scappati al Senato, non l'hanno votata. Ho sentito il Presidente Conte dire che è una truffa, votasse contro. Perché l'ultimo posto nella Divina Commedia, nell'Inferno, viene dato agli ignavi da Dante (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E io penso che un ex Presidente del Consiglio dovrebbe dare seguito. Se ha coraggio, votasse contro.

Purtroppo o per fortuna - per noi che eravamo abituati a parlare all'inizio delle dichiarazioni di voto - parlare per ultimi ti stravolge un po' quello che è il tuo discorso. E allora, una risposta al collega Ziello, suo tramite, la devo dare, perché difetta un po' sulla storia del nostro partito. Noi siamo nati nel 2012 votando contro il Governo Monti, non un Governo di destra come è il Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Votammo contro e cominciò un percorso difficile, lungo, tortuoso, lunghissimo, difficilissimo, mentre, invece voi, lo dico con profondo rispetto, sempre suo tramite, avete la credibilità - mi ricordate quel film nel quale c'era uno che passava da una curva all'altra, insomma - del tifoso che a un derby passa da una curva all'altra, tra il primo e il secondo tempo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Il deputato Riccardo Ricciardi: “Come Fratelli d'Italia!”). Si fa fatica, si fa fatica. Fate passare qualche mese. Perché, passare dall'esaltazione del Ministro Valditara a insulti al Ministro Valditara - come fa, insomma, il collega Sasso - è difficile. È difficile starvi dietro.

Quanto al Presidente conto, sempre suo tramite, scopro che ha realizzato l'80 per cento del programma. A parte che gli ricordo che ha governato con tutti i programmi tranne col nostro, quindi non si è capito qual è il programma che lui ha attuato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ma penso, Presidente Meloni, che se questa percentuale gliela danno gli stessi che gli dicono che vinceranno le elezioni, noi siamo tranquilli, perché lui dice che ha realizzato l'80 per cento. Sulle spese militari hanno corretto un po' il tiro, non so se ci avete fatto caso, perché il collega Ricciardi ha parlato di cybersicurezza, il Presidente Conte ha detto che loro pagavano gli stipendi. Non è così, fate una ricerchina, ci vuole un minuto. Missili, elicotteri, F-35, e non c'era la guerra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Non c'era la guerra! Non dovevamo difendere i confini nazionali, onorevole Conte (Proteste di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Pacifista a Strasburgo e atlantista a Palazzo Chigi.

Quanto alla battuta sul treno, e cioè che la Presidente Meloni siede sull'ultimo vagone del treno in Europa, guardi, io non lo so, ma non ci appassiona. Diciamo che da quando è nato questo partito, da quando io lavoro con Giorgia Meloni, il tema non è mai stato in quale carrozza stare, ma dove dovevamo andare, quanto era lungo il tragitto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e quanto sarebbe stato difficile raggiungerlo. Mentre lei, Presidente Conte, appena è uscito dal suo studio legale, è salito su ogni treno che è passato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Su ogni treno! Lo ritroveremo a Ottaviano, a Re di Roma prima o poi! Poi, lei se le cerca, perché ci viene a dire a noi: un uomo solo al comando, al Presidente Meloni. Un uomo solo al comando, lei, una figura mitologica: il “decretauro”, metà uomo e metà DPCM (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Dovevamo aspettare la sera per capire dove saremmo andati (Commenti dei deputati Raffa e Donno).

E poi, una considerazione, siete qui a pontificare, a dirci, gli stipendi, le cose. Fatevelo dire: 174 miliardi la zavorra che ci avete lasciato, questo equivale a 5 finanziarie (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti del deputato Alfonso Colucci)! Cinque finanziarie! E poi venite qui, e anziché fare come il figliol prodigo che vi fate bastare l'abbraccio, volete pure mettere le mani sulla successiva finanziaria. Insomma, ce n'è abbastanza.

Io Presidente, dato che sento la campanella mi avvio a concludere, e penso, Presidente, che noi siamo ottimisti, noi siamo convinti che lei continuerà a rappresentare l'Italia a testa alta, siamo ottimisti anche nei confronti dell'opposizione, perché pensiamo che lo faranno ancora per tanti anni. Ma penso anche, Presidente, che adesso, i nostri avversari ci regaleranno comunque una bella visione, perché appena cominceremo a votare, su quel display comparirà il tricolore (Applausi Fratelli d'Italia, che si levano e di deputati Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), bianco, rosso e verde delle loro divisioni. Viva l'Italia Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di intervenire, per una precisazione sui pareri il Ministro Foti? Calmi, prego Ministro.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Mi scuso, perché evidentemente c'è stato un po' di confusione nella lettura dei pareri. Sulla risoluzione n. 6-00307 Calovini, Billi, Deborah Bergamini e Lupi, propongo una riformulazione nel senso di espungere le premesse.

PRESIDENTE. L'onorevole Calovini accoglie la riformulazione.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti. Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni, ove necessario, hanno prestato il consenso previsto.

Passiamo alla risoluzione n. 6-00300 Ziello ed altri.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione n. 6-00300 Ziello ed altri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo alla risoluzione n. 6-00301 Braga ed altri. Avverto che i gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Italia Viva hanno chiesto la votazione per parti separate.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione n. 6-00301 Braga ed altri nella sua interezza, ad eccezione delle premesse, del 1° e del 21° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle premesse e sul primo capoverso del dispositivo della risoluzione n. 6-00301 Braga ed altri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 21° capoverso del dispositivo della risoluzione n. 6-00301 Braga ed altri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Passiamo alla votazione della risoluzione n. 6-00302 Riccardo Ricciardi ed altri. Avverto che il gruppo Partito Democratico ha chiesto la votazione per parti separate.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione n. 6-00302 Riccardo Ricciardi ed altri nella sua interezza, ad eccezione delle premesse e del 2° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, le premesse e il 2° capoverso del dispositivo della risoluzione n. 6-00302 Riccardo Ricciardi ed altri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Colleghi, per cortesia. Colleghi, per cortesia!

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

Passiamo alla votazione della risoluzione n. 6-00303 Boschi ed altri. Avverto che il gruppo Partito Democratico ha chiesto la votazione per parti separate.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla la risoluzione n. 6-00303 Boschi ed altri nella sua interezza, ad eccezione delle premesse, del 5° e del 15° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle premesse, sul 5° e il 15° capoverso del dispositivo della risoluzione n. 6-00303 Boschi ed altri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Colleghi, ricordo che non si fanno foto e video in Aula.

Passiamo alla votazione della risoluzione n. 6-00304 Zanella ed altri. Avverto che il gruppo Partito Democratico ha chiesto la votazione per parti separate.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione n. 6-00304 Zanella ed altri nella sua interezza, ad eccezione delle premesse e dei capoversi 2° e 6° del dispositivo, con il parere contrario del Governo

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle premesse e sui capoversi 2° e 6° del dispositivo della risoluzione n. 6-00304 Zanella ed altri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Passiamo alla votazione della risoluzione n. 6-00305 Magi e Della Vedova.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione n. 6-00305 Magi e Della Vedova, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).

Passiamo alla votazione della risoluzione n. 6-00306 Mantovani, Candiani, Rossello e Carfagna.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione n. 6-00306 Mantovani, Candiani, Rossello e Carfagna, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 46).

Passiamo alla votazione della risoluzione n. 6-00307 Calovini, Billi, Deborah Bergamini e Lupi.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione n. 6-00307 Calovini, Billi, Deborah Bergamini e Lupi, come riformulata, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 47).

Passiamo alla votazione della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00308. Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo. Avverto altresì che il gruppo Partito Democratico ha chiesto la votazione per parti separate.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 4°, 14°, 16°, come riformulato, e 17°, come riformulato, del dispositivo, della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00308, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 48).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 5°, 6°, 15°, come riformulato, e 19°, come riformulato, del dispositivo, della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00308, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 49).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 18° capoverso del dispositivo, della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00308, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 50).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla restante parte della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00308, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 51).

Sono così esaurite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026 (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Approvazione in Commissione.

PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta di mercoledì 14 ottobre 2026, la VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) ha approvato, con modificazioni, in sede legislativa, la seguente proposta di legge d'iniziativa dei deputati Padovani e altri, con il seguente titolo: “Modifica all'articolo 7 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, in materia di destinazione di veicoli fuori uso alle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e agli istituti tecnologici superiori (ITS Academy) per l'utilizzazione a fini didattici” (1786).

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

PRESIDENTE. Comunico che, in data 14 ottobre 2026, ho chiamato a far parte della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, il deputato Gianpiero Zinzi in sostituzione del deputato Alberto Bagnai, cessato dal mandato parlamentare.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Avverto che, con lettera in data odierna, il presidente della Commissione giustizia ha rappresentato l'esigenza - sulla quale ha convenuto all'unanimità l'ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi della Commissione medesima - di posticipare di una settimana l'avvio dell'esame in Assemblea, attualmente previsto per la seduta di lunedì 19 ottobre, della proposta di legge n. 1822​, recante modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici o telematici o memorie digitali.

Pertanto, secondo le intese intercorse tra i gruppi, la discussione generale della proposta di legge n. 1822​ sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di lunedì 26 ottobre, dopo la discussione generale del decreto-legge recante misure urgenti sul costo dei carburanti e in materia fiscale, mentre il relativo seguito dell'esame sarà iscritto all'ordine del giorno dell'Assemblea a partire dalla seduta di martedì 27 ottobre, dopo l'eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Avverto inoltre che, nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi: per la discussione generale della proposta di legge n. 2904​, in materia di patrocinio a spese dello Stato in favore delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro; per l'esame della proposta di legge n. 2124-A​, in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza; per l'esame della proposta di legge n. 1254​ e abbinata, in materia di riduzione dei termini per la liquidazione del TFS dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche; per la discussione generale della proposta di legge n. 2715-A​, recante istituzione del Registro nazionale degli orfani per crimini domestici.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Madia per una precisazione sul voto. Ne ha facoltà.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Grazie, Presidente. Solo una precisazione: alla votazione n. 36, il mio gruppo voleva esprimere un voto favorevole, tutti i colleghi ed io volevamo esprimere un voto favorevole

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Madia, ne prendiamo atto.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Colleghi, abbiamo ancora degli interventi di fine seduta, quindi chiedo che chi vuole rimanere rimanga, ascoltando i colleghi, per cortesia. Vi ringrazio.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà. Non c'è.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Volevo segnalare a quest'Aula, visto che è di questi giorni, anzi, proprio dell'altro giorno, il nuovo codice della strada - questo Governo cambia codici della strada alla velocità della luce -, in cui però, ancora una volta, non è prevista la tariffa unica RC auto per chi non commette sinistri: è previsto tutto, tranne l'uguaglianza per i cittadini del nostro Paese, che sono uguali davanti alla legge, ma non uguali davanti alle assicurazioni, a cui vengono fatti altri regali da questo Governo.

Però, per sfortuna dello stesso Governo, proprio nel giorno in cui ha fatto il nuovo decreto, sono usciti fuori i dati - non di Borrelli, dei meridionali, dei napoletani, ma del Garante nazionale degli assicurati, il professor Coviello, e dell'esperto dello SNA Paolo Bullegas -, che hanno messo assieme i dati del PRA, dell'ACI e dell'Istat, quindi non dati estranei; ed è emerso, incredibilmente, che le città dove si commettono meno sinistri sono Palermo e Napoli, tartassate vergognosamente per fare un piacere alle compagnie di assicurazione. Emerge che, con appena 33 e 34,2 incidenti con lesioni ogni 10.000 veicoli, i due grandi centri del Sud si collocano ai livelli più bassi della sinistralità urbana, lontani dai numeri delle città del Nord, dove, però, grazie al fatto che non si vuole fare una norma equa, si continua a pagare di meno. Quindi, chi fa meno incidenti paga di più solo per un motivo: perché ha la residenza nel Sud del nostro Paese, e noi continueremo a combattere questa ingiustizia.

PRESIDENTE. C'è l'onorevole Carmina? No. L'onorevole Donno? No.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Tucci? Non era segnato, ma se vuole fare un intervento di fine seduta, visto che due non ci sono, prego.

RICCARDO TUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Approfittiamo di questo…però era segnato. Presidente, intanto la ringrazio. Intervengo in Aula, questa sera, per portare nuovamente all'attenzione di quest'Aula la manifestazione in presidio stabile che si sta tenendo in Calabria - ma, ormai, in tutta Italia - da parte degli agricoltori. Ormai sono 15 giorni che questi lavoratori - che sono, di fatto, una delle colonne portanti della struttura del Paese e del sistema agricoltura in Italia - stanno manifestando. Perché intervengo stasera, Presidente? Perché nuovamente, come MoVimento 5 Stelle, voglio portare all'attenzione di quest'Aula questa manifestazione. L'abbiamo fatto la settimana scorsa con il collega Caramiello in un question time; l'abbiamo fatto la settimana ancora prima con la collega Orrico, sempre con un intervento di fine seduta; lo rifaremo domani mattina con un'interrogazione a prima firma della collega Baldino; la nostra collega Elisa Scutellà in regione Calabria è permanentemente attiva in queste manifestazioni; insomma, il MoVimento 5 Stelle è sempre presente e anche stasera vogliamo nuovamente portare all'attenzione di tutti questa manifestazione.

Il discorso qual è, Presidente? Questa manifestazione è partita dalla Calabria, ma ormai riguarda tutta l'Italia e a breve si estenderà anche agli autotrasportatori. Questa manifestazione non sta avendo nessuno spazio mediatico: in televisione, i nostri telegiornali, i nostri organi di informazione, non stanno dando nessuna visibilità a questi manifestanti.

Allora, noi siamo qui a dire chiaro e forte che il MoVimento 5 Stelle è dalla loro parte; abbiamo proposto delle soluzioni, la settimana scorsa, con il question time, ve le riproponiamo. E, se mi permette ancora due secondi, Presidente, voglio leggere alcune delle richieste che il “Movimento territorio e agricoltura” presente in Calabria ha fatto avere ai vari tavoli competenti. Hanno chiesto l'obbligo di utilizzo delle materie prime in Italia: il consumo dei prodotti nazionali va privilegiato. Il made in Italy, quello che è stato il vostro cavallo di battaglia: loro vi stanno chiedendo di privilegiare il made in Italy. Ancora: hanno chiesto un tavolo tecnico, e neanche quello riescono ad ottenere; hanno chiesto interventi strutturali, perché non si accontentano più degli sconti quotidiani, alla giornata, di qualche centesimo, sul gasolio agricolo, che, Presidente, le ricordo, è passato, nel giro di due mesi, da 90 centesimi a 1,70 euro al litro. Questa cosa ricade sull'intera filiera dell'agricoltura e finisce, dritta dritta, come costo nelle tasche degli italiani, perché, quando si va a fare la spesa, sono loro che pagano tutto. E gli agricoltori sono arrivati a una situazione di fame assoluta. Come hanno detto loro: lavorano per pagare i debiti, nient'altro. È una cosa che non possiamo più tollerare. Quindi, le chiedo di portare ai Ministri competenti questa situazione, perché è diventata un'urgenza nazionale. A breve bloccheranno il Paese, e fanno anche bene (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Lunedì 19 ottobre 2026 - Ore 11:

1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

S. 2023 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 agosto 2026, n. 154, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale (Approvato dal Senato). (C. 3131​)

Relatore: IAIA

2. Discussione sulle linee generali della proposta di legge:

GRIBAUDO ed altri: Modifica all'articolo 76 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di patrocinio a spese dello Stato in favore delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, da cui consegua totale inabilità o decesso. (C. 2904​)

Relatori: DONDI E GIANASSI.

3. Discussione sulle linee generali della proposta di legge:

IEZZI ed altri: Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza. (C. 2124-A​)

Relatrice: BORDONALI.

4. Discussione sulle linee generali della proposta di legge:

ALFONSO COLUCCI ed altri: Riduzione dei termini per la liquidazione del trattamento di fine servizio dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche e rivalutazione dei limiti di importo per l'erogazione rateale del medesimo trattamento. (C. 1254​)

e dell'abbinata proposta di legge: BAGNASCO ed altri. (C. 1264​)

5. Discussione sulle linee generali della proposta di legge:

CARFAGNA ed altri: Istituzione del Registro nazionale degli orfani per crimini domestici. (C. 2715-A​)

Relatrice: CARFAGNA.

La seduta termina alle 20.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DELLA RIUNIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO DEL 15 E 16 OTTOBRE 2026

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono sempre più numerose, e sempre più complesse, le scelte che l'Europa è chiamata a compiere per difendere la propria capacità di restare competitiva, sicura e protagonista nel mondo.

La guerra in Ucraina continua, con un crescente coinvolgimento di obiettivi civili. L'instabilità in Medio Oriente produce conseguenze che vanno ben oltre i confini della regione. La competizione economica globale è sempre più serrata. Le tensioni geopolitiche incidono sulla sicurezza delle nostre catene di approvvigionamento, sul costo del carburante, sul costo della vita, sulla capacità delle nostre imprese di competere. E poi le minacce ibride, le pressioni migratorie, una instabilità crescente e la conseguente necessità di rafforzare la sicurezza e la difesa europea.

Sono dossier diversi, naturalmente. Ma hanno una cosa in comune: ci ricordano quanto quello che accade fuori dai nostri confini incida sempre di più sulla nostra vita quotidiana e metta alla prova la capacità della nostra Nazione di difendere la propria prosperità e la propria sicurezza.

Per questo, in questi anni, il Governo ha scelto di essere presente e attivo sulla scena internazionale, con continuità e con una linea chiara. Perché l'interesse nazionale si difende contribuendo a orientare le scelte che ci riguardano, e non limitandosi a subirne le conseguenze.

Vale in modo particolare in Europa. Ed è con questo spirito che l'Italia ha lavorato anche in vista del prossimo Consiglio europeo, e che affronterà i principali temi all'ordine del giorno.

Il primo tema sul quale voglio soffermarmi è la competitività.

Il Consiglio europeo farà il punto sull'attuazione dell'agenda “One Europe, One Market” e sui progressi compiuti per approfondire il mercato unico, semplificare le regole, ridurre gli oneri amministrativi e velocizzare le procedure di pianificazione e di autorizzazione. Sono obiettivi sui quali l'Italia insiste da tempo, però la questione che oggi pesa più di tutto sulla competitività della nostra economia è un'altra, ed è il costo dell'energia. Lo abbiamo detto molte volte: non possiamo chiedere alle imprese europee di competere con i grandi attori globali e, allo stesso tempo, accettare che paghino strutturalmente l'energia molto più dei loro concorrenti. Né possiamo perseguire la transizione ambientale al prezzo della nostra base industriale. La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione, a maggior ragione nell'attuale quadro geopolitico. Le tensioni sulle principali rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento incidono sulla sicurezza e sul prezzo dell'energia e dei carburanti. Aumentano i costi di trasporto e assicurazione e, alla fine, si scaricano sulle bollette, sul carrello della spesa, sui conti delle imprese.

Nessuno, di fronte a uno scenario del genere, può rispondere efficacemente da solo. Dunque, la risposta deve essere coordinata e rapida. Per questo abbiamo lavorato per raggiungere un accordo in ambito G7, che ha previsto il rilascio sui mercati di un significativo quantitativo di carburante, anche per prevenire il rischio di un blocco delle esportazioni americane, che avrebbe impattato pesantemente sulle nostre economie. Ma accanto a questo serve anche il coraggio di guardare a ciò che possiamo fare noi, in Europa. A partire dalla cosa più scontata: evitare che regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo finiscano oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando. Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l'Europa impone a sé stessa è un vantaggio che sta regalando ai suoi concorrenti. E il tempo per correggere la rotta non è infinito. È su questo che l'Italia ha concentrato il proprio lavoro.

La scorsa settimana abbiamo promosso un nuovo confronto con i Capi di Stato e di Governo maggiormente impegnati sulla competitività, attorno a tre priorità: energia, semplificazione, commercio internazionale. Proprio a seguito di questo coordinamento, insieme al Cancelliere tedesco e al Primo Ministro belga, ho inviato a Bruxelles tre proposte semplici per facilitare e liberare gli investimenti: corsie prioritarie per i progetti strategici, un vero freno all'eccesso di burocrazia e una riduzione drastica degli obblighi di reporting, soprattutto per le piccole e medie imprese.

Parallelamente, insieme alla Repubblica Ceca, abbiamo presentato diverse proposte puntuali, anche a carattere temporaneo, per ridurre il costo dell'energia. Provo a dirlo in modo semplice. In Europa un'impresa che inquina deve comprare un permesso per ogni tonnellata di CO2 che emette: è il sistema ETS. Ma questi permessi si comprano sul mercato, e quindi il prezzo lo fa il mercato stesso. Con dinamiche che, mi permetterete, non hanno molto a che fare con la tutela dell'ambiente. Quando il prezzo degli ETS sale, sale anche il costo di produzione. Per l'acciaieria, la cartiera, il cementificio, la ceramica. E quel costo, alla fine, finisce nel prezzo di ciò che compriamo.

Per questo abbiamo messo nero su bianco alcune proposte puntuali per correggere il sistema ETS, perché il prezzo della CO2 rifletta l'economia reale e non le logiche della finanza. E abbiamo chiesto di rinviare ancora l'ETS2, che dal 2028 scaricherebbe nuovi costi su famiglie e imprese. C'è poi un secondo problema, che pesa direttamente sulle bollette. Il prezzo dell'elettricità è stabilito dal prezzo marginale. Significa che, di fatto, l'intero prezzo lo fissa l'ultima centrale chiamata a produrre, quella col prezzo più alto, che molto spesso è una centrale a gas, che paga gli ETS. Così il costo della CO2 pagato da quella centrale si trasferisce sul prezzo di tutta l'elettricità, anche di quella prodotta da fonti rinnovabili.

È un problema che, come capirete, riguarda l'Italia in modo particolare, perché voi come sapete bene che il nostro mix energetico ha ancora una quota significativa di gas. Una vulnerabilità che viene da lontano e sulla quale stiamo lavorando, tra le altre cose aumentando le rinnovabili come nessun Governo aveva fatto prima di noi, e riaprendo la strada al nucleare di nuova generazione, per costruire un sistema più sicuro e meno dipendente dall'estero.

Ma questi investimenti hanno bisogno di tempo, e le soluzioni servono ora. Per questo considero molto importante poter indicare una prospettiva concreta che porterebbe benefici in tempi rapidi.

Al Consiglio europeo dello scorso marzo eravamo riusciti a inserire nelle conclusioni la possibilità di adottare misure nazionali, temporanee e mirate, per attenuare le diverse componenti di costo della produzione elettrica. Su quella base, la Commissione si è impegnata a lavorare con noi sul decreto Bollette. Il confronto tecnico è stato intenso e costruttivo e ci sta portando verso una soluzione compatibile con le regole europee e che ci consentirebbe di rendere operativa la nostra misura, riducendo il peso del costo della generazione a gas sul prezzo complessivo dell'elettricità.

Ecco il risultato che ci interessa e per il quale lavoriamo. Non una riga in più nelle conclusioni di un vertice, ma una bolletta più leggera per una famiglia, un costo in meno per un'impresa.

Ci sono sviluppi anche sul regolamento europeo sul metano. Le nuove prescrizioni previste per gli importatori rischierebbero di restringere ulteriormente l'offerta disponibile e di produrre nuove pressioni sui prezzi. Per questo abbiamo chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi. Quando abbiamo sollevato il problema nei mesi scorsi, la proposta sembrava molto difficile da far avanzare. Ora invece, la Commissione europea ha annunciato l'intenzione di rinviare di un anno l'entrata in vigore del regolamento. E la consideriamo un'ottima notizia.

Questi due esempi dimostrano un principio sul quale insistiamo dall'inizio: se una regola, alla prova dei fatti, produce conseguenze che non erano state previste, o aggrava una situazione di crisi, quella norma va corretta.

Perché noi non siamo qui per difendere le regole dalla realtà. Noi siamo qui per difendere i cittadini dalle regole sbagliate. E si può fare.

Grazie all'Italia è accaduto diverse volte. È accaduto, ad esempio, con la clausola di salvaguardia nazionale, quando l'Italia per prima ha chiesto che la flessibilità prevista per la difesa e la sicurezza potesse essere utilizzata anche per affrontare la crisi energetica, e nonostante in pochi ci credessero quella proposta è diventata una risposta a disposizione di tutti gli Stati membri.

È quello che ci auguriamo accada anche con le nuove riflessioni che abbiamo posto sul terreno delle regole fiscali. Come sapete, ho scritto alla presidente von der Leyen per chiedere due cose. La prima: che lo shock energetico e inflazionistico venga adeguatamente considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole europee. La seconda: che gli Stati nazionali possano utilizzare almeno una parte dell'extra-gettito IVA generato dall'aumento dei prezzi per finanziare misure temporanee e mirate a sostegno di imprese e famiglie. Perché sarebbe difficile spiegare ai cittadini che per rispondere allo shock non possiamo neanche utilizzare le maggiori entrate che quello shock sta producendo.

Sono proposte di buon senso. Chiaramente, sappiamo che non sarà facile trovare una convergenza, ma non per questo rinunciamo a porre con forza la questione.

C'è, infine, il tema delle materie prime critiche. Litio, cobalto, grafite, terre rare servono alla transizione energetica, alla transizione digitale, alla difesa. E oggi l'Europa le importa quasi interamente, spesso solo da una sola Nazione. Se noi non affrontiamo questo nodo, rischiamo di uscire da una dipendenza solo per entrare in un'altra. E questa è anche la ragione per cui l'Italia si è candidata a ospitare a Porto Marghera uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico di queste materie, iniziativa che potrebbe diventare un progetto pilota europeo. Il filo che lega tutte queste iniziative, insomma, è semplice: l'Europa deve tornare a mettere la capacità di produrre al centro delle proprie scelte.

Il Consiglio europeo vedrà in apertura il confronto con il Presidente Zelensky.

Siamo ovviamente al tema dell'Ucraina. Intanto, la Russia ha avviato la sua nuova campagna d'autunno contro l'Ucraina. Incapace di avanzare sul fronte, Mosca ha iniziato a colpire sempre più duramente la popolazione civile: centrali elettriche, condomini, ospedali, persino gli autobus che portano le persone al lavoro, come nell'orrenda strage di Kramatorsk.

È una strategia con la quale la Russia punta a piegare il popolo ucraino con il terrore, il freddo e il buio, semplicemente perché non è riuscita a piegarlo sul campo di battaglia. I fatti, del resto, smentiscono la propaganda del Cremlino e anche quella di chi la porta anche qui in Italia. Dall'inizio dell'anno Mosca ha guadagnato pochissimo terreno, e nel solo mese di settembre ha perso buona parte di quanto aveva conquistato negli ultimi mesi.

Questo stallo non è caduto dal cielo. Lo hanno costruito il coraggio degli ucraini e il sostegno dell'Occidente, Italia compresa. E continuo a ritenere che questo stallo sia l'unico strumento efficace che abbiamo per portare la Russia a un tavolo negoziale serio.

So che su questo il dibattito è acceso, anche in quest'Aula, anche all'interno degli schieramenti. Lo rispetto e lo comprendo perfino, perché nessuno in quest'Aula vuole la guerra. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi.

Per come la vedo io, il sostegno all'Ucraina non è l'alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile. Perché se l'aggressore può puntare la resa dell'avversario, che bisogno ha di negoziare? Solo che la resa non è pace, è conquista. Se l'Ucraina domani smettesse di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace. Noi discuteremmo dell'occupazione di una Nazione europea, e del ritorno dell'imperialismo di stampo sovietico che l'Europa ha conosciuto per mezzo secolo.

Personalmente, non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, e non rimpiango il muro di Berlino. E nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace. La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta, perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l'Europa e i nostri interessi.

Dunque, la posizione del Governo non cambia.

Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione.

In questo contesto dobbiamo considerare anche l'intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. È una scelta che io considero molto rischiosa.

Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l'esigenza di contenere i prezzi dell'energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative.

Discorso diverso è una tregua tra le parti sulle centrali energetiche, che l'Italia chiaramente sostiene. Ringraziamo il Presidente Zelensky per aver immediatamente dichiarato la piena disponibilità ucraina in questo senso. Ci aspettiamo ora che la Russia faccia altrettanto, e interrompa l'attacco alle centrali elettriche ed energetiche ucraine.

Dopodiché, in un momento così complesso, in cui tante variabili sfuggono al nostro controllo, c'è almeno una cosa che dipende da noi: fare in modo che l'Europa non resti a guardare. Perché le condizioni di una pace che riguarda il nostro continente, e quindi la nostra sicurezza, non possono essere scritte senza di noi.

Per questo continuo a chiedere che i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell'Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse. Se, ad esempio, Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti.

Perché sarò onesta: considero secondario il tema di chi siede a quale tavolo. Mi interessa a nome di chi si siede al tavolo, e per dire cosa. Mi interessa che l'Europa non vada in ordine sparso, non offra il fianco a chi ha interesse ad alimentare le divisioni e parli con una voce sola. Perché un'Europa che si divide sui formati offre un'immagine di sé infantile, ed è l'unico vero regalo che possiamo fare a Mosca.

E di regali a Mosca, in questi giorni, ne abbiamo fatti abbastanza.

Dopodiché, colleghi, quello che accade in Ucraina non resta in Ucraina. Il Consiglio europeo discuterà, in modo specifico, dell'escalation degli attacchi ibridi russi. Ed è giusto così, perché la minaccia ibrida è ormai diventata l'ennesimo “nuovo normale” di questa epoca travagliata.

Il punto è che la guerra ibrida non si dichiara e non ha un fronte. Sono i droni che violano lo spazio aereo dei nostri partner, e che sorvolano aeroporti e basi in diverse Nazioni europee. Sono i cavi sottomarini danneggiati nel Baltico; sono gli attacchi informatici a ospedali, porti e amministrazioni pubbliche; il sabotaggio delle reti ferroviarie. Sono le campagne di disinformazione costruite per dividere le nostre opinioni pubbliche, per screditare esponenti politici considerati nemici e per condizionare le elezioni, fino a vere e proprie forme di manipolazione dello spazio cognitivo. E la strumentalizzazione dei migranti, spinti alle frontiere come armi di pressione.

Un quadro di questo tipo richiede una risposta coordinata, e l'Italia porterà a Bruxelles alcune priorità chiare. Proteggere le nostre infrastrutture critiche: e qui penso a reti energetiche, cavi sottomarini, porti, aeroporti, e al dominio subacqueo, nel quale l'Italia ha competenze di eccellenza; sostenere l'industria italiana nel dare un contributo decisivo ai sistemi anti-drone e antimissile; ribadire che la sicurezza dei confini dell'Unione è indivisibile, e questo significa che mentre contribuiamo a sostenere il fianco Est non possiamo accettare che si perda di vista il fianco Sud.

Perché difendersi oggi non significa soltanto avere carri armati. Difendersi è un ospedale che continua a curare anche sotto un attacco informatico; una centrale che non si spegne; un aeroporto che non si ferma per un drone. Difendersi non è proteggere un'idea astratta di potenza. È proteggere la vita quotidiana dei cittadini.

E questo mi porta al tema delle risorse. Come ho già detto, sicurezza ed energia sono due facce della stessa medaglia. Senza sicurezza, l'energia costa di più. E senza energia, potrebbe non rimanere nulla da difendere. Per questo abbiamo chiesto, e ottenuto, che la clausola di salvaguardia nazionale potesse essere utilizzata non soltanto per le spese di difesa, ma anche per le misure necessarie ad affrontare la crisi energetica.

Il risultato è che, sul margine massimo dell'1,5 per cento del PIL previsto dalla clausola, l'Italia ha deciso di utilizzarne l'1,2 per cento, ripartito in parti uguali: lo 0,6 per cento alle misure contro il caro energia, circa 14 miliardi di euro per famiglie vulnerabili e imprese energivore, e un altro 0,6 per cento alla difesa e alla sicurezza. Abbiamo cioè scelto, dato il contesto, di non utilizzare tutto il margine previsto per la difesa.

Ma ricordo che la maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa essenzialmente risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Non sono, quindi, soldi tolti alla sanità o alla scuola. Se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro.

Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai, mente sapendo di farlo. Tanto più se gli stessi che oggi ci accusano dall'opposizione, quando erano al governo approvavano - in piena pandemia - un aumento delle spese militari da 15 miliardi di euro. E allora non c'era neanche la guerra in Ucraina.

Ma voglio dirlo a chi ci ascolta, riprendendo un ragionamento del Ministro Crosetto, che ringrazio. Ogni 100 euro che lo Stato spende per la Difesa, circa 60 pagano gli stipendi di chi difende la nostra sicurezza, quasi 280.000 donne e uomini in divisa. Circa 10 euro servono a far funzionare le strutture ogni giorno. Circa 30 vanno in investimenti, in un comparto industriale che dà lavoro a oltre 300.000 persone, spesso altamente qualificate, in migliaia di piccole e medie imprese diffuse in tutta Italia. Chi parla di spreco dovrebbe anche spiegare a quelle famiglie che il loro lavoro è inutile. E quando compriamo, cosa compriamo? Prevalentemente strumenti per difenderci. Difesa aerea, sistemi anti-drone, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture. Compriamo scudi.

In ultimo, voglio ricordare che la sicurezza è anche precondizione per la prosperità. Nessuno investe in una Nazione che non sa proteggere le sue reti, i suoi porti, i suoi dati. Nessuna impresa esporta se le rotte commerciali non sono sicure. Inoltre, investire in sicurezza significa difendere il risparmio, il lavoro e l'innovazione dei prossimi vent'anni. Una Nazione che non investe nella propria sicurezza non sta risparmiando. Sta rinviando il conto. E la storia insegna che quel conto, alla fine, arriva sempre molto più caro.

Tra i temi all'ordine del giorno del Consiglio c'è, ovviamente, anche il Medio Oriente, forse il dossier nel quale si vede più chiaramente quanto gli equilibri internazionali incidano ormai direttamente sulla vita quotidiana delle nostre Nazioni.

Una settimana fa, mentre ero a Spalato con i leader delle Nazioni del MED9, abbiamo ricordato i tre anni dal drammatico attacco del 7 ottobre 2023. Un attacco barbaro, che ha gettato l'intera regione nel caos. Credo che sia importante ricordarlo anche oggi, perché qualsiasi legittimo approccio critico verso le azioni del Governo israeliano nei tre anni successivi non può e non deve mai farci dimenticare quello che è stato il più orrendo pogrom dai tempi della Shoah, pianificato ed eseguito da Hamas.

Soprattutto in un momento in cui l'ombra dell'antisemitismo sembra rialzare la testa in molte Nazioni. La sicurezza dello Stato di Israele, quindi, non può essere messa in discussione. E continuo a ritenere che con Israele sia necessario mantenere aperto un canale di dialogo. Dopodiché, però, ci preoccupa il perdurare della presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria, a Gaza. E in Cisgiordania assistiamo a una pressione sulla popolazione palestinese che è intollerabile.

Come abbiamo scritto insieme a Francia, Germania, Regno Unito e altri partner, gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. E ci opponiamo con forza a chi sostiene l'annessione e lo spostamento forzato della popolazione palestinese.

Di fronte a questa situazione credo che l'Europa debba riprendersi lo spazio che può occupare. E la finestra per farlo si aprirà, inevitabilmente, con l'insediamento del nuovo Governo israeliano, chiunque dovesse vincere le elezioni. Sarà quello il momento per chiedere gesti capaci di invertire la spirale negativa da troppo tempo in atto e di riaprire, in prospettiva, un percorso politico di pace.

Ci vorrà tempo, lo sappiamo. Ma sappiamo altrettanto bene che se nei prossimi mesi assisteremo a un'espansione senza fine degli insediamenti in Cisgiordania, al crollo dell'Autorità palestinese o alla ripresa della violenza a Gaza o nella stessa Cisgiordania, la soluzione dei due Stati diventerà impossibile. E questo è un esito che non possiamo permetterci.

Proporrò quindi di lavorare, in Europa, su alcune richieste precise, che possano creare lo spazio per un ritorno al dialogo politico. Tra queste, il trasferimento all'Autorità palestinese delle entrate fiscali che Israele oggi trattiene e il congelamento dell'insediamento E1, sul quale ci siamo già espressi insieme ai nostri principali partner europei. A Gaza la situazione resta drammatica. Servono più aiuti e servono in fretta. E serve un'iniziativa politica per verificare se Hamas sia davvero disposta a deporre le armi. Sarebbe la svolta di cui abbiamo bisogno, e aprirebbe la strada alla ricostruzione, nell'interesse - prima di tutto - della popolazione civile.

Continuiamo, poi, a credere e a lavorare per una pace vera tra Israele e Libano. Come sapete, l'Italia ha ospitato diverse tornate negoziali e siamo pronti a farlo di nuovo. Sono convinta che la leadership libanese sia sinceramente pronta a sottoscrivere una pace giusta e duratura con Israele. E noi siamo pronti a sostenerla, anche con un'iniziativa franco-italiana per il dopo UNIFIL, per dotare le Forze armate libanesi delle capacità necessarie ad affermare la sovranità del Libano su tutto il suo territorio.

Al Consiglio europeo discuteremo anche della situazione in Iran e nel Golfo. A partire dalla libertà di navigazione a Hormuz e a Bab el-Mandeb, che per l'Europa rappresenta un interesse vitale. Le restrizioni e gli attacchi in questi due passaggi hanno avuto un effetto diretto sulla vita dei nostri cittadini, a cominciare dal prezzo dell'energia.

Il Governo si è impegnato a contenerne gli effetti e continuerà a farlo con ogni strumento a disposizione, ma una soluzione duratura passa necessariamente dal ripristino di una piena libertà di navigazione: senza pedaggi e senza limitazioni discriminatorie. Per questo, credo che l'Europa debba impegnarsi in prima persona, a partire dal rafforzamento dell'operazione Aspides nel Mar Rosso, che l'Italia oggi guida e che si regge in larga parte sul contributo di pochissime Nazioni. Servono più navi, e servono ora.

Dobbiamo poi approfondire il partenariato con le Nazioni del Golfo. Europa e Golfo sono due aree legate da interessi sempre più stretti, che per prosperare hanno bisogno di regole e di stabilità. L'Italia ha messo a disposizione delle Nazioni della regione che lo hanno chiesto assetti per difendersi dagli attacchi ingiustificati dell'Iran e dei suoi alleati.

Attacchi che, negli ultimi giorni, hanno visto un'ulteriore escalation degli Houthi contro le infrastrutture energetiche saudite e che condanniamo con fermezza. Ma, nella prossima fase, la priorità dovrà essere un'altra: non dipendere più da un unico punto di passaggio. Significa costruire nuovi collegamenti tra Europa, Golfo e Asia, a partire dal corridoio IMEC; proteggere meglio porti, cavi sottomarini e infrastrutture energetiche; diversificare rotte e fornitori. Anche qui, l'Italia, insieme alle sue imprese, sta facendo la propria parte. Ma ora deve farla anche l'Europa.

Un altro capitolo centrale del prossimo Consiglio europeo sarà il negoziato sul quadro finanziario pluriennale. Complesso e importante, perché il bilancio dell'Unione non è un esercizio contabile. È lo strumento attraverso cui decidiamo concretamente quali siano le priorità del futuro e quante risorse siamo disposti a mettere a disposizione di quelle priorità.

In questi mesi abbiamo già ottenuto diversi risultati concreti rispetto alla proposta originaria della Commissione. Gli Stati membri avranno un ruolo più incisivo nella gestione dei nuovi strumenti, cioè le scelte su come usare le risorse non si faranno solo a Bruxelles.

La politica agricola comune e la politica della pesca manterranno identità e tutele proprie, perché agricoltori e pescatori non possono diventare una voce qualsiasi in un fondo indistinto. Sullo stato di diritto abbiamo ottenuto regole più chiare e oggettive, per impedire che se ne faccia un uso politico. Nel nuovo Fondo europeo per la competitività ci saranno maggiori garanzie per le piccole e medie imprese, spina dorsale della nostra economia. E i Governi avranno più voce in capitolo nel definire le priorità dell'azione esterna dell'Unione.

Sono risultati importanti, ma il negoziato è ancora molto lontano dalla sua conclusione. Anzi, entriamo ora nella fase più delicata, quella della trattativa sulla dimensione effettiva del bilancio e su dove trovare le risorse che servono.

A monte, c'è una questione di metodo che voglio ribadire anche qui. La Presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l'obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell'anno.

Noi non siamo contrari per principio a questo obiettivo, ma deve essere chiaro che la data non può diventare più importante del contenuto. Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una scadenza. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà un accordo giusto per l'Italia.

E che cosa significa, nel merito? Significa innanzitutto costruire un bilancio che dia risposte chiare e concrete. Significa finanziare adeguatamente le nuove priorità che tutti diciamo di considerare strategiche, senza sacrificare le politiche che rappresentano uno dei fondamenti del progetto europeo. Lo dico in maniera molto chiara: l'Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la politica agricola comune, la pesca e la coesione. Agricoltura e pesca riguardano la nostra sicurezza alimentare, che è una componente essenziale dell'autonomia strategica europea.

La coesione riguarda la capacità del mercato unico di funzionare senza lasciare indietro interi territori, e conseguentemente indebolire anche la crescita complessiva. E dunque, a mio avviso, non c'è alcuna contraddizione tra politiche tradizionali e nuove priorità. Al contrario: non esiste sicurezza senza sicurezza alimentare e non esiste vera competitività senza pari dignità tra i territori.

Nei giorni scorsi, la Presidenza irlandese ha presentato una nuova proposta negoziale, che prevede un bilancio di circa 1.622 miliardi di euro per il periodo 2028-2034, a prezzi costanti. Parliamo di un taglio di 108 miliardi di euro rispetto alla proposta di giugno e di oltre 140 miliardi rispetto a quella originaria della Commissione.

Pur in presenza di tagli così consistenti, sono state preservate le risorse complessive dei piani nazionali e regionali, che comprendono PAC e coesione. È un risultato molto importante e tutt'altro che scontato, al quale sono felice di poter dire che ha contribuito in modo decisivo la lettera congiunta dei 17 Stati membri “Amici della Coesione”, un'altra iniziativa avviata dall'Italia, stavolta insieme alla Romania.

E proprio per continuare a lavorare su questa linea, insieme alla Romania ospiteremo, a margine del prossimo Consiglio europeo, un nuovo incontro del gruppo. Sarà l'occasione per fare il punto sul negoziato e ribadire una posizione comune prima della fase decisiva.

Resta poi la questione fondamentale, ovvero come finanziare le priorità che l'Europa si è data. Qui io credo che la domanda da cui partire non sia quanto debba essere grande il bilancio, ma piuttosto che cosa l'Europa consideri irrinunciabile nei prossimi anni. Prima si definiscono gli obiettivi, poi si trova il modo di finanziarli. Non il contrario.

Dopodiché, sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione abbiamo diverse riserve, ma siamo disposti a lavorare con un criterio chiaro: alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali, senza nuove tasse a carico di cittadini e imprese europee. Riteniamo che si possa e si debba ragionare anche su un rimborso più graduale del debito contratto per Next Generation EU, perché i rimborsi non comprimano le altre politiche europee proprio negli anni in cui serve investire di più. E in generale credo che, per finanziare priorità che sono strategiche per tutti noi, nessuno strumento debba essere escluso a priori.

Ci sono poi alcune questioni su cui, per l'Italia, il compromesso dovrà necessariamente migliorare. La prima è la nostra posizione complessiva. La proposta della Presidenza irlandese mantiene sostanzialmente invariati i criteri di ripartizione delle risorse, che continuano a penalizzare la nostra Nazione. Non possiamo accettare che l'Italia versi di più al bilancio europeo e, allo stesso tempo riceva di meno. È una semplice questione di equità. La seconda riguarda i cosiddetti rebates, gli sconti sui contributi di cui godono alcuni Stati membri, sui quali la nuova proposta non registra alcun progresso. Trovo difficile spiegare perché proprio chi chiede di “modernizzare” il bilancio, cioè di ridurlo, pretenda di conservare privilegi nati in un'altra fase dell'integrazione europea. Se la modernizzazione deve esserci, deve valere per tutti. E aggiungo che non si può pretendere che i sacrifici siano europei, e i privilegi siano nazionali.

La terza questione, che può sembrare tecnica, la dice molto di come funziona l'Europa. Ed è il principio secondo cui i fondi europei non possono finanziare attività che danneggiano in modo significativo l'ambiente. Un principio giusto. Ma le prime bozze delle regole applicative della Commissione rischiano di trasformarlo nell'esclusione automatica di interi settori, cioè proprio quello che i Governi avevano deciso di evitare.

Non possiamo chiedere a un'acciaieria di investire miliardi nella transizione, farle pagare le quote di CO2 e poi dirle che, proprio perché è un'acciaieria, non può accedere ai fondi europei per la decarbonizzazione. Né possiamo dire di voler rafforzare la sicurezza energetica e poi escludere in automatico le infrastrutture che servono a garantire questo processo. E voglio dire anche che le decisioni dei Governi non sono bozze che la burocrazia può correggere a piacimento. Questa deriva per cui i Capi di Stato e di Governo prendono decisioni che poi le regole burocratiche puntualmente smontano è inaccettabile e va corretta.

Anche da come verranno sciolti questi nodi dipenderà la nostra valutazione complessiva sul pacchetto. Ma su questo, come dicevo, ci sarà modo di tornare.

Il Consiglio europeo avrà una discussione strategica anche sul processo di allargamento e sulle riforme interne dell'Unione. Tema al quale l'Italia attribuisce da sempre una grande importanza. Solo un'Europa riunificata, sostenuta da un solido consenso politico, può raggiungere la massa critica necessaria per restare competitiva, influente e sicura. A partire dai Balcani occidentali. Naturalmente ciascun percorso ha le proprie caratteristiche, i propri tempi e le proprie condizioni. Ma la prospettiva politica è la stessa: consolidare stabilmente l'ancoraggio europeo di Nazioni che appartengono alla nostra storia.

Noi sosteniamo un allargamento fondato sul principio del merito e su una responsabilità reciproca. Ai Paesi candidati spetta realizzare le riforme necessarie e adeguarsi progressivamente alle regole europee. All'Unione, però, spetta riconoscere, senza ritardi, quei risultati con avanzamenti concreti. Ed è per questo che, nel breve periodo, la nostra priorità è sostenere con forza l'avanzamento del processo di Montenegro e Albania. Perché il loro successo avrebbe un valore che va molto oltre i loro e i nostri confini. Direbbe a tutta la regione che il processo di adesione è reale, che le riforme vengono premiate e che quando una Nazione candidata fa la propria parte, l'Unione è capace di fare la propria.

In ultimo, il Consiglio europeo avrà una discussione strategica sul governo dei flussi migratori.

Ho rivendicato molte volte, in quest'Aula, come l'approccio europeo sul tema sia cambiato, in questi anni, in modo significativo. All'inizio, in molti consideravano impossibile che temi come concentrarsi sulla prevenzione delle partenze piuttosto che sulla gestione degli arrivi, rafforzare la dimensione esterna, costruire partenariati con le Nazioni di origine e di transito, rendere più efficaci i rimpatri e sviluppare soluzioni innovative potessero diventare parte ordinaria del dibattito europeo. Ma così è stato. E questo cambio di approccio, al quale l'Italia ha dato un contributo decisivo, sta producendo risultati concreti.

Non lo dice il Governo. Lo dicono i dati di Frontex. In due anni, gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Unione si sono più che dimezzati. E quest'anno il calo prosegue: meno 35 per cento nei primi otto mesi rispetto allo scorso anno. Sul Mediterraneo centrale, cioè la rotta che coinvolge l'Italia, gli arrivi sono diminuiti di oltre la metà. Il problema non è risolto, lo sappiamo bene. Ma questi numeri dicono una cosa semplice: l'alternativa alle “porte aperte” è sempre esistita. È sempre esistita. Per anni, semplicemente, si è scelto di non perseguirla.

Intendiamo andare avanti nella direzione avviata, senza abbassare la guardia. Anche perché gli eventi di Ceuta della fine di luglio hanno dimostrato bene quanto velocemente possano prodursi situazioni di pressione eccezionale alle frontiere esterne. Alla luce di quei fatti, come sapete, l'Italia ha deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, sulla base di una valutazione di sicurezza. E mi permetterete di dire che considero abbastanza surreali le polemiche che ne sono seguite, soprattutto da parte di alcuni partiti di opposizione, evidentemente più attenti a difendere il Governo spagnolo che la sicurezza e i confini italiani.

Ricordo che il Codice Schengen prevede espressamente la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza. Si tratta, di fatti, di uno strumento utilizzato regolarmente: dal 2006 a oggi, gli Stati membri vi hanno fatto ricorso quasi 500 volte, e in oltre 30 casi i controlli hanno riguardato direttamente l'Italia. La Francia, ad esempio, mantiene i controlli alla frontiera con noi da oltre dieci anni. E quindi è difficile sostenere - cari colleghi - che l'Italia non abbia il diritto di utilizzare uno strumento che nei suoi confronti è stato utilizzato decine di volte. Ricordo ai colleghi che l'Italia ha gli stessi doveri e gli stessi diritti degli altri Stati membri, ma ha anche gli stessi diritti. Non accettiamo che difendere i confini sia un diritto per gli altri e una colpa quando riguarda l'Italia.

Ceuta ci ha insegnato anche un'altra cosa: una crisi alle frontiere non sempre nasce da sola. A volte viene costruita. I trafficanti la organizzano, i social la amplificano, la disinformazione la alimenta. Chi usa persone disperate come arma di pressione sui nostri confini non sta solo forzando una frontiera. Sta attaccando l'Europa e l'Europa deve dotarsi degli strumenti per rispondere.

Sempre all'indomani dei fatti di Ceuta, lo scorso 1° agosto, insieme alla Danimarca, l'Italia ha promosso una lettera sottoscritta da 22 Capi di Stato e di Governo europei su 27, con la quale abbiamo chiesto maggiore protezione delle frontiere esterne, un contrasto più deciso alle reti dei trafficanti, più rimpatri e una migliore capacità di anticipare e reagire a situazioni analoghe.

E abbiamo chiesto di affrontare seriamente anche i fattori di attrazione, tra i quali annoveriamo anche le regolarizzazioni su larghissima scala. Naturalmente, ogni Stato membro mantiene le proprie competenze e assume le proprie decisioni. Ma viviamo in uno spazio integrato, con libertà di circolazione e frontiere comuni. E quello che uno Stato decide a casa propria non necessariamente resta a casa propria: può ricadere sugli altri e può compromettere la funzionalità di Schengen.

Se passa il messaggio che un ingresso irregolare può trasformarsi successivamente in una permanenza legale il rischio è alimentare nuove partenze, rafforzare il modello di affari dei trafficanti e vanificare parte degli sforzi che stiamo facendo per ridurre gli arrivi irregolari. E non ce lo possiamo permettere.

Poi ci sono i rimpatri. Per anni, in Europa, un decreto di espulsione è rimasto molto spesso un pezzo di carta. Oggi abbiamo strumenti più efficaci, anche grazie alle nuove regole europee, e i risultati si vedono. Quest'anno i rimpatri hanno raggiunto il livello più alto mai registrato nello stesso periodo, e continuano a crescere. Ringrazio, per questo, il Ministro Piantedosi e tutti coloro che lavorano ogni giorno per questo risultato. Perché il messaggio deve arrivare chiaro: chi entra illegalmente in Italia non può contare di restarci.

E poi c'è il lavoro lungo tutta la rotta. Grazie alla collaborazione con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e con Algeria, Libia e Tunisia, negli ultimi due anni circa 65.000 migranti sono tornati volontariamente nei loro Paesi d'origine, prima ancora di tentare di attraversare il Mediterraneo. Sono 65.000 persone che non hanno affidato la propria vita ai trafficanti.

Ma perché questo modello funzioni, ancora meglio, serve la massima collaborazione possibile da parte dei Paesi terzi. E quando questa collaborazione manca, l'Europa deve usare tutte le leve che ha: la diplomazia, la cooperazione, il commercio, i visti. Perché chi vuole essere nostro partner non può considerare i rimpatri un capitolo a parte.

Serve ancora più ambizione sulla dimensione esterna e un migliore coordinamento con le iniziative nazionali, a partire dal Piano Mattei per l'Africa, nato dalla convinzione che il rapporto tra Europa e Africa debba fondarsi su partenariati paritari, investimenti e crescita condivisa.

Lo stesso vale per le soluzioni innovative. L'Italia ha aperto la strada con i centri in Albania, e oggi i return hubs nei Paesi terzi sono previsti dalle norme europee, e sono molti gli Stati membri che vogliono percorrere questa strada. Ora occorre passare all'attuazione. L'Unione deve sostenere chi vuole avviare progetti pilota, con risorse, competenze e mezzi, nel pieno rispetto del diritto europeo e internazionale. E quelle risorse devono trovare posto anche nel prossimo bilancio europeo. Ne parleremo a margine del Consiglio europeo, anche nella consueta colazione di lavoro sulle soluzioni innovative in materia migratoria, che come sempre abbiamo previsto insieme a Danimarca e Paesi Bassi.

In conclusione, colleghi, al di là dei singoli dossier, il Consiglio europeo che ci attende ha un significato politico chiaro.

Viviamo in un mondo in cui la sicurezza, la prosperità, molti equilibri che per anni abbiamo dato per acquisiti non sono più scontati. E l'Europa deve decidere come vuole starci. Può continuare a scrivere regole come se nulla fosse cambiato. Oppure può guardare la realtà per quello che è, e dotarsi degli strumenti per difendere la propria economia, la propria sicurezza, la propria libertà.

Ed è quest'ultima l'Europa per cui lavoriamo.

Un'Europa capace di tenere insieme transizione e industria, politiche tradizionali e nuove priorità, cooperazione con i partner e difesa dei propri confini. Un'Europa pragmatica, che non ha paura di correggere le proprie scelte quando la realtà cambia. Un'Europa che concentra la sua forza sulle grandi sfide che nessuna Nazione può affrontare da sola, e sa farsi da parte dove le Nazioni fanno meglio da sole. Un'Europa grande sulle grandi questioni, e discreta su tutto il resto.

Per anni ci hanno detto che, per contare in Europa, l'Italia doveva rinunciare a difendere i propri interessi. Abbiamo dimostrato il contrario. Perché un'Europa forte ha bisogno di Nazioni forti. E si può lavorare per un'Europa più solida e credibile senza smettere, neanche per un minuto, di difendere l'Italia con orgoglio.

Ed è con questo orgoglio che, ancora una volta, andrò a Bruxelles. Con la stessa determinazione di milioni di italiani che ogni giorno lavorano, producono, innovano e tengono in piedi questa Nazione. Perché a loro dobbiamo un'Europa che li protegga, invece di ostacolarli.

E a loro voglio dire che, ovunque si decida il loro futuro, l'Italia c'è per farsi sentire.

Vi ringrazio.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 7 il deputato Maullu ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 20 la deputata Andreuzza ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 28 il deputato Morassut ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 34 i deputati Benigni e Marrocco hanno segnalato di aver erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbero voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 38 la deputata Baldino ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 2789-A E ABB - ODG 9/2789-A/3 226 222 4 112 85 137 90 Resp.
2 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/4 241 236 5 119 92 144 89 Resp.
3 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/5 241 239 2 120 100 139 88 Resp.
4 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/6 247 240 7 121 95 145 88 Resp.
5 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/7 249 243 6 122 95 148 88 Resp.
6 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/8 252 246 6 124 91 155 88 Resp.
7 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/9 258 253 5 127 100 153 87 Resp.
8 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/10 257 253 4 127 102 151 86 Resp.
9 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/11 258 250 8 126 97 153 86 Resp.
10 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/12 254 250 4 126 99 151 86 Resp.
11 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/13 259 255 4 128 100 155 86 Resp.
12 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/14 257 253 4 127 100 153 86 Resp.
13 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/16 257 242 15 122 89 153 86 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/17 260 255 5 128 102 153 86 Resp.
15 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/18 260 255 5 128 102 153 86 Resp.
16 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/19 259 254 5 128 102 152 86 Resp.
17 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/20 256 253 3 127 100 153 86 Resp.
18 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/21 261 257 4 129 103 154 86 Resp.
19 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/22 261 256 5 129 102 154 86 Resp.
20 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/23 259 255 4 128 104 151 86 Resp.
21 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/24 252 248 4 125 95 153 86 Resp.
22 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/25 249 245 4 123 94 151 86 Resp.
23 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/26 250 245 5 123 93 152 86 Resp.
24 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/27 256 253 3 127 100 153 86 Resp.
25 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/28 256 252 4 127 100 152 86 Resp.
26 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/29 259 255 4 128 101 154 86 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/30 254 249 5 125 99 150 86 Resp.
28 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/31 254 250 4 126 99 151 86 Resp.
29 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/34 258 254 4 128 101 153 86 Resp.
30 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/35 256 253 3 127 101 152 86 Resp.
31 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/36 260 256 4 129 102 154 86 Resp.
32 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/37 238 235 3 118 95 140 86 Resp.
33 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/38 242 240 2 121 98 142 86 Resp.
34 Nominale DDL 2789-A E ABB - VOTO FINALE 262 258 4 130 153 105 80 Appr.
35 Nominale RIS 6-300 301 301 0 151 7 294 44 Resp.
36 Nominale RIS 6-301 NO PREM, CPV 1 E 21 DISP 302 289 13 145 105 184 44 Resp.
37 Nominale RIS 6-301 PREMESSE E CPV 1 DISP 300 246 54 124 63 183 44 Resp.
38 Nominale RIS 6-301 CPV 21 DISP 300 282 18 142 98 184 44 Resp.
39 Nominale RIS 6-302 NO PREM E CPV 2 DISP 303 303 0 152 100 203 44 Resp.


INDICE ELENCO N. 4 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 51)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale RIS 6-302 PREM E CPV 2 DISP 299 245 54 123 45 200 44 Resp.
41 Nominale RIS 6-303 NO PREM, CPV 5 E 15 DISP 301 301 0 151 72 229 44 Resp.
42 Nominale RIS 6-303 PREM, CPV 5 E 15 DISP 301 250 51 126 21 229 44 Resp.
43 Nominale RIS 6-304 NO PREM, CPV 2 E 6 DISP 302 299 3 150 99 200 44 Resp.
44 Nominale RIS 6-304 PREM, CPV 2 E 6 DISP 300 245 55 123 44 201 44 Resp.
45 Nominale RIS 6-305 301 301 0 151 72 229 44 Resp.
46 Nominale RIS 6-306 302 291 11 146 176 115 44 Appr.
47 Nominale RIS 6-307 RIF 194 186 8 94 186 0 44 Appr.
48 Nominale RIS 6-308 CPV 4,14,16RIF,17RIF DISP 300 246 54 124 194 52 44 Appr.
49 Nominale RIS 6-308 CPV 5,6,15RIF,19RIF DISP 300 299 1 150 194 105 44 Appr.
50 Nominale RIS 6-308 CPV 18 DISP 299 296 3 149 18 278 44 Resp.
51 Nominale RIS 6-308 PARTE RESTANTE 301 247 54 124 17 230 44 Resp.