XIX LEGISLATURA
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta scritta:
ALFONSO COLUCCI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dalla stampa, soggetti non autorizzati avrebbero ottenuto da Revolut dati personali e bancari di circa 680 clienti mediante richieste riconducibili a una casella di posta elettronica certificata della prefettura di Reggio Calabria; la società ha confermato la divulgazione indebita, dichiarando che i propri sistemi e i fondi dei clienti non sono stati compromessi;
l'episodio, ove confermato nella sua portata, determinerebbe una grave lesione del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali dei clienti coinvolti e porrebbe rilevanti problemi di tutela delle informazioni bancarie e finanziarie, anche in considerazione dei rischi derivanti dalla disponibilità, da parte di soggetti non autorizzati, di dati relativi all'identità, ai rapporti bancari e alle transazioni degli interessati;
il Garante per la protezione dei dati personali avrebbe avviato verifiche, per quanto di propria competenza;
l'articolo 24 della legge 28 giugno 2024, n. 90, sul rafforzamento della cybersicurezza nazionale, prevede che le amministrazioni adempiano ai nuovi compiti con le risorse disponibili, secondo il principio dell'invarianza finanziaria; nella seduta della Camera del 15 maggio 2024, l'odierno interrogante aveva sollevato il problema della sostenibilità economica e organizzativa degli adempimenti previsti;
l'articolo 7 del decreto-legge 14 giugno 2021, n. 82, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 109 del 2021, attribuisce all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) funzioni di coordinamento e sviluppo delle capacità di prevenzione, monitoraggio e risposta agli incidenti, nel rispetto delle competenze delle altre amministrazioni;
fermi gli accertamenti sulle condotte criminali e sulle procedure della banca, quanto accaduto rende necessario verificare l'adeguatezza delle misure di prevenzione e protezione adottate dalle amministrazioni interessate, nonché l'efficacia dell'azione svolta dall'Acn nell'esercizio delle proprie attribuzioni, anche con riferimento alle risorse disponibili e alla tempestività degli interventi –:
se i Ministri interrogati, siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano assumere al riguardo;
quali attività di prevenzione siano state poste in essere, nell'ambito delle rispettive competenze, dall'Acn e dalle amministrazioni interessate per prevenire episodi di accesso o utilizzo fraudolento delle comunicazioni istituzionali analoghi a quello descritto e quali controlli, verifiche delle vulnerabilità e sistemi di monitoraggio fossero operativi prima dell'accaduto;
quando le amministrazioni interessate e l'Acn siano venute a conoscenza dell'accaduto, attraverso quali segnalazioni e con quali tempi di allerta, coordinamento e intervento, nonché se siano state estese le verifiche ad altre caselle istituzionali;
quale disciplina di sicurezza fosse applicabile agli uffici coinvolti e quali misure fossero operative per proteggere le credenziali, autenticare gli accessi, rilevare anomalie e formare il personale e se fossero state precedentemente segnalate vulnerabilità e, in caso affermativo, quale seguito avessero ricevuto;
quali verifiche il Governo abbia svolto sull'efficienza dell'Acn, quali attività di prevenzione, supporto e controllo essa abbia effettuato, nell'ambito delle proprie competenze, nei confronti delle amministrazioni interessate e quali indicatori e risultati ne documentino l'efficacia nel periodo 2024-2026, indicando i tempi di risposta agli incidenti e lo stato di attuazione degli interventi correttivi;
quali risorse siano state stanziate, assegnate ed effettivamente spese nel 2024, nel 2025 e nel 2026 per la cybersicurezza dal Ministero dell'interno, dalle prefetture e dall'Acn, distinguendo i finanziamenti nazionali ed europei, e quale sia la disponibilità di personale specializzato rispetto ai fabbisogni;
quali eventuali carenze finanziarie, organizzative o di coordinamento siano emerse e quali iniziative il Governo intenda assumere per superarle, indicando risorse, tempi e modalità di verifica dei risultati;
quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere per prevenire l'uso fraudolento delle comunicazioni istituzionali, rafforzare la tutela dei dati personali, bancari e finanziari dei cittadini e le verifiche sull'autenticità delle richieste di dati rivolte agli intermediari finanziari, nel rispetto dell'autonomia delle autorità competenti.
(4-08953)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta in Commissione:
DELL'OLIO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
è pendente presso la Dg valutazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica il procedimento di via relativo al progetto «Nuovo campo boe per navi cisterna di biocarburanti, oli vegetali e derivati, con sealine e pipeline interrate di collegamento a deposito costiero in zona industriale di Monopoli (Bari)», proposto dalla società Magazzini Generali Italiani S.r.l. (Gruppo Marseglia) – ID_VIP 13879, avviato nel maggio 2025 e giunto, al 30 luglio 2026, alla quarta ripubblicazione a seguito di integrazioni;
il progetto prevede un campo di 5 boe a catamarano a circa 500 metri dal Molo di tramontana di Monopoli, per l'ormeggio di navi cisterna fino a 35.000 tonnellate di portata lorda, collegato tramite sealine e circa 3.000 metri di pipeline interrate – posate in gran parte sotto strada pubblica e area urbana, con attraversamento della ferrovia adriatica e di un impianto sportivo comunale – a un deposito costiero di 21 serbatoi per una capacità di 89.000 metri cubi, già in realizzazione;
il deposito costiero (1° lotto) è stato autorizzato nel luglio 2024 con procedura Zes Unica (decreto-legge n. 12 del 2023, convertito dalla legge n. 162 del 2023), mentre le opere a mare e di collegamento (2° lotto) sono sottoposte a Via, configurando un indebito frazionamento vietato dall'articolo 14, comma 8, del decreto-legge n. 124 del 2023 per un'opera palesemente unitaria, peraltro qualificata dal proponente come infrastruttura energetica (esclusa dal regime Zes ai sensi dell'articolo 14, comma 1, del medesimo decreto);
sulle opere a mare, che ricadono nella Zsc IT9120009 «Posidonieto San Vito – Barletta», il servizio parchi e la commissione Via della regione Puglia hanno espresso tre pareri negativi di incidenze sull'habitat prioritario 1120* «Praterie di Posidonia» (dir. 92/43/CEE). Tale chiaro giudizio di incidenza non favorevole espresso dalla regione Puglia evidenzia la concreta e documentata minaccia per l'habitat prioritario della Posidonia oceanica, per il quale non sussistono le stringenti condizioni di deroga previste dall'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 92/43/CEE («Habitat»), stante la presenza di soluzioni portuali e localizzative alternative idonee a evitare l'impatto sulla Zsc;
documenti chiave trasmessi dal proponente a luglio 2026 (analisi multicriteriale delle alternative e verifica climatica) sarebbero risultati indisponibili sul Portale delle valutazioni ambientali durante la consultazione pubblica, limitando la partecipazione della cittadinanza ai sensi della Convenzione di Aarhus e della direttiva 2011/92/UE;
il progetto movimenterà fino a 1,5 milioni di t/anno di biocarburanti ed è asservito a impianti del medesimo gruppo (tra cui centrali a biomasse per 200 MW), senza che sia stato adeguatamente valutato l'impatto cumulativo sotto il profilo emissivo, della salute pubblica e del rischio di incidente rilevante (decreto legislativo n. 105 del 2015) sull'intera area abitata –:
quali iniziative di competenza i Ministri interrogati intendano adottare in relazione all'istruttoria Via ID_VIP 13879;
se il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica intenda assumere iniziative per accertare l'unitarietà dell'intervento, disponendo l'estensione della Via all'intero complesso industriale e la verifica dei presupposti per il riesame in autotutela del titolo Zes del deposito costiero;
se sia stata verificata la legittimità del ricorso alla procedura Zes per il primo lotto alla luce dell'esclusione prevista per le infrastrutture energetiche dal decreto-legge n. 124 del 2023;
quali siano le ragioni della mancata pubblicazione tempestiva sul portale ministeriale degli elaborati integrativi sul clima e sulle alternative progettuali e se si intenda riaprire i termini per le osservazioni del pubblico;
se si intenda richiedere una modellazione esaustiva degli impatti atmosferici e sanitari cumulativi dell'impianto sul territorio comunale e un piano di monitoraggio ante e post operam per la tutela della popolazione.
(5-05763)
Interrogazione a risposta scritta:
BORRELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
con sentenza n. 6600 del 24 agosto 2026, la sezione VI del Consiglio di Stato ha accolto l'appello proposto dalla Federazione italiana della caccia avverso la sentenza del Tar Marche relativa al calendario venatorio regionale 2025/2026, con particolare riferimento, tra l'altro, alla chiusura del prelievo venatorio di Turdidi e Beccaccia;
la pronuncia assume una rilevanza che supera il caso specifico marchigiano, poiché affronta direttamente il rapporto tra il parere dell'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e quello del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale (Ctfvn) nell'ambito del procedimento di approvazione dei calendari venatori regionali;
il Consiglio di Stato afferma espressamente che «il legislatore non ha previsto alcuna superiorità del parere dell'Ispra rispetto a quello del Comitato tecnico», precisando che entrambi i pareri sono obbligatori ma non vincolanti e che le regioni possono motivatamente discostarsi da ciascuno di essi o da entrambi, come previsto dall'articolo 18, comma 2, della legga n. 157 del 1992;
Ispra è un ente pubblico nazionale di ricerca, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia tecnica e scientifica, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e istituzionalmente preposto, tra l'altro, allo svolgimento di attività di ricerca, monitoraggio, valutazione, assistenza e consulenza tecnico-scientifica in materia di biodiversità e tutela della fauna;
con la sentenza n. 310 del 2011 la Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittima una disciplina regionale adottata senza la preventiva acquisizione del parere Ispra mentre con la sentenza n. 90 del 2013 ha sottolineato come proprio l'obbligatoria acquisizione del parere dell'istituto contribuisca a caratterizzare in senso tecnico il procedimento amministrativo di approvazione del calendario venatorio;
profondamente diversa è la natura del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, che non costituisce un ente pubblico di ricerca indipendente, bensì un organismo tecnico-consultivo a composizione plurale e rappresentativa di amministrazioni e portatori di interesse;
l'articolo 8 della legge n. 157 del 1992, come da ultimo sostituito dall'articolo 1, comma 8, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, prevede infatti che del Comitato facciano parte, tra gli altri, rappresentanti designati dai Ministri dell'agricoltura e dell'ambiente, tre rappresentanti delle regioni, un rappresentante delle province, tre rappresentanti delle associazioni venatorie nazionali maggiormente rappresentative, due rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole, un rappresentante delle associazioni di protezione ambientale, nonché rappresentanti dell'unione zoologica italiana, dell'Ente nazionale per la cinofilia italiana, del Consiglio internazionale della caccia e della conservazione della selvaggina e dell'Ente nazionale per la protezione degli animali, oltre a un rappresentante dell'Ispra;
l'equiparazione giuridica dei due pareri può determinare il paradosso per cui una valutazione espressa dall'ente scientifico nazionale di riferimento possa essere sostanzialmente neutralizzata sulla base del parere di un organismo nel quale siedono anche rappresentanti dei soggetti portatori dell'interesse all'esercizio dell'attività venatoria;
l'articolo 7 della direttiva 2009/147/CE impone agli Stati membri di garantire che l'attività venatoria non comprometta gli sforzi di conservazione delle specie e vieta il prelievo degli uccelli migratori durante il periodo della riproduzione e durante il ritorno ai luoghi di nidificazione –:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno porre in essere iniziative normative volte a prevedere che, nelle materie direttamente incidenti sulla conservazione delle specie, sui periodi di riproduzione e migrazione prenuziale e sul rispetto degli obblighi derivanti dalla direttiva 2009/147/CE, il parere dell'Ispra assuma carattere prevalente o vincolante, ferma restando la funzione consultiva e partecipativa del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale.
(4-08952)
DIFESA
Interrogazioni a risposta scritta:
ASCARI e PELLEGRINI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
in data 28 agosto 2026 il Ministro della difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver ricevuto Mykhailo Fedorov, già Ministro della difesa ucraino e figura di primo piano nei processi di innovazione tecnologica e militare sviluppati dall'ucraina nel corso del conflitto con la Federazione Russa;
al termine dell'incontro il Ministro ha reso noto che Fedorov avrebbe accettato di offrire la propria consulenza quale «Advisor per Innovazione della Difesa», precisando che il confronto avrebbe riguardato, in particolare droni, sistemi unmanned, difesa aerea ed evoluzione dell'ecosistema tecnologico;
lo stesso Ministro ha dichiarato che l'obiettivo sarebbe quello di adeguare i processi organizzativi della Difesa e di trasformare rapidamente la sperimentazione tecnologica in «soluzioni operative utilizzabili su larga scala», rendendo più efficienti anche i processi nazionali di sviluppo e produzione;
si tratta pertanto di un incarico che, per le materie indicate dallo stesso Ministro, appare potenzialmente destinato a incidere su settori di evidente rilevanza strategica per la sicurezza nazionale, sulle capacità operative delle forze armate e sulle scelte tecnologiche e industriali del comparto della difesa;
Fedorov ha maturato la propria esperienza proprio nel contesto del conflitto russo-ucraino, nel quale l'Ucraina ha sviluppato un modello caratterizzato dall'impiego massiccio di droni, sistemi autonomi, software militari, guerra elettronica, sistemi di raccolta e trattamento dei dati e tecnologie applicate direttamente alle operazioni belliche;
la scelta di attribuire a un ex Ministro della difesa di un Paese tuttora direttamente coinvolto in un conflitto armato un ruolo di consulenza nell'ambito della Difesa italiana solleva, a giudizio dell'interrogante, rilevanti interrogativi sotto il profilo politico, istituzionale e della sicurezza nazionale;
in particolare, non risultano sufficientemente chiariti pubblicamente la natura giuridica dell'incarico, la sua durata, l'eventuale compenso, le modalità con cui esso è stato conferito, i poteri attribuiti, le strutture della Difesa con le quali Fedorov potrà interagire e il livello delle informazioni e della documentazione alle quali potrà eventualmente avere accesso;
occorre inoltre chiarire se, prima del conferimento dell'incarico, siano state effettuate tutte le necessarie verifiche sotto il profilo della sicurezza, della tutela delle informazioni classificate e della prevenzione di possibili conflitti di interesse;
particolare attenzione deve essere posta alla circostanza che Fedorov continuerà ad operare in Ucraina su progetti connessi al rafforzamento delle capacità di difesa di quel Paese e all'attrazione di, risorse internazionali, circostanza che rende necessario chiarire in modo rigoroso la compatibilità tra tali attività e il ruolo di Advisor della Difesa italiana;
deve essere altresì chiarito se la consulenza possa riguardare programmi di acquisizione, ricerca e sviluppo, rapporti con imprese italiane del settore della difesa, trasferimenti tecnologici, sistemi d'arma, tecnologie dual use o altri programmi coperti da particolari esigenze di riservatezza; una decisione di tale rilevanza non può, ad avviso dell'interrogante, essere ridotta a una scelta meramente tecnica, poiché riguarda direttamente l'indirizzo strategico della Difesa nazionale e il progressivo adeguamento delle forze armate italiane alle tecnologie e ai modelli operativi sperimentati in un conflitto attualmente in corso –:
quale sia la natura giuridica esatta dell'incarico conferito a Mykhailo Fedorov, con quale atto sia stato formalizzato, quale ne sia la durata, se sia previsto un compenso o qualsiasi altra forma di rimborso e sulla base di quali disposizioni sia stato conferito;
quali siano precisamente funzioni, competenze e limiti dell'Advisor per l'innovazione della Difesa e con quali articolazioni del Ministero, delle forze armate e del comparto industriale della difesa sia autorizzato a interagire;
se Fedorov possa avere accesso, direttamente o indirettamente, a informazioni classificate, documenti riservati, programmi di armamento, piani di acquisizione, capacità operative, infrastrutture strategiche o dati riguardanti la sicurezza nazionale e, in caso affermativo, quali procedure di sicurezza e autorizzazione siano state adottate;
se risultino effettuate verifiche da parte degli organismi competenti in materia di sicurezza nazionale e tutela delle informazioni;
se siano state valutate eventuali situazioni di conflitto di interesse, considerato che Fedorov continuerà a svolgere attività in Ucraina connesse al rafforzamento della difesa di quel Paese;
se l'incarico sia stato oggetto di un confronto preventivo a livello governativo;
quali siano, infine, gli obiettivi strategici concreti perseguiti dal Governo attraverso tale scelta e se il Ministro interrogato non ritenga necessario fornire chiarimenti al Parlamento in ordine alla decisione di coinvolgere un ex Ministro della difesa di un Paese attualmente in guerra nella definizione dei processi di innovazione tecnologica e operativa della Difesa italiana.
(4-08934)
PASTORELLA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
il settore dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto riveste una crescente rilevanza strategica, sia in ambito civile sia nella sicurezza e difesa;
il mercato italiano dei droni rappresenta un ecosistema tecnologico e industriale in crescita. Secondo l'Osservatorio droni e mobilità aerea avanzata del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato professionale italiano ha raggiunto un valore di 168 milioni di euro, in aumento del 5 per cento rispetto al 2024, mentre le imprese attive nel settore sono salite a 675, rispetto alle 657 dell'anno precedente;
la presenza di un ecosistema nazionale di imprese e competenze rende la domanda pubblica, e in particolare dalla difesa, un potenziale strumento per favorire innovazione e sviluppo industriale, fermo restando il rispetto delle esigenze operative e di sicurezza delle Forze armate;
viceversa, disporre di una pluralità di fornitori nazionali ed europei assume particolare importanza nel settore della difesa, specialmente sotto il profilo della resilienza degli approvvigionamenti e della riduzione delle dipendenze strategiche da Paesi terzi;
anche la Commissione europea, nell'Action plan on drone and counter-drone security dell'11 febbraio 2026, ha individuato tra le azioni prioritarie l'incremento della capacità produttiva europea, la valutazione dei rischi connessi ai fornitori al fine di evitare quelli ad alto rischio, la futura introduzione di un'etichetta «EU trusted» per le apparecchiature sicure e il rafforzamento della capacità europea nel settore dei droni e dei sistemi counter-drone;
tuttavia, risulterebbe che nell'ambito di alcune procedure di approvvigionamento dell'Esercito relative a sistemi aeromobili a pilotaggio remoto siano indicati espressamente specifici modelli commercializzati dalla società Dji produttore con sede nella Repubblica Popolare Cinese;
in una recente procedura per la fornitura di APR, ad esempio, la documentazione tecnica individua espressamente modelli quali «DJI Mavic 3 Pro Fly More Combo» e «DJI Mini 5 Pro Combo Fly More», riportando anche denominazioni di tecnologie e servizi propri del medesimo produttore;
la medesima documentazione di gara richiama tuttavia espressamente il principio di equivalenza previsto dall'Allegato II.5 del decreto legislativo n. 36 del 2023, ammettendo quindi, almeno in astratto, la possibilità di offrire prodotti diversi purché equivalenti sotto il profilo tecnico e funzionale;
la disciplina vigente in materia di contratti pubblici prevede, in via generale, che le specifiche tecniche siano formulate in modo da garantire pari accesso agli operatori economici e che il riferimento a una determinata fabbricazione, provenienza, marchio o modello sia circoscritto alle ipotesi in cui ciò sia oggettivamente giustificato, privilegiando ove possibile la definizione di requisiti prestazionali e funzionali;
le specifiche esigenze operative, di interoperabilità e certificazione delle Forze armate possono giustificare requisiti tecnici particolarmente stringenti, ma l'indicazione ricorrente di prodotti di uno specifico produttore, ove non accompagnata da una chiara motivazione circa la loro effettiva infungibilità, rischia di ridurre la contendibilità delle forniture e di consolidare una dipendenza da un unico fornitore extraeuropeo –:
se sia a conoscenza del ricorso, nell'ambito di diverse procedure di approvvigionamento dell'Esercito, a documentazione tecnica che individua espressamente specifici modelli prodotti dalla Dji e quali siano le ragioni che abbiano determinato tali scelte;
se sia stata effettuata una valutazione dei rischi connessi alla concentrazione su un unico produttore tecnologico extra-Ue, anche sotto i profili della resilienza degli approvvigionamenti, della dipendenza da software, servizi e componentistica proprietari, della cybersicurezza e della gestione dei dati;
quali iniziative stia adottando per favorire la presenza e la qualificazione di fornitori alternativi, in particolare europei, diversificando il rischio tecnologico e di approvvigionamento;
se non ritenga opportuno prevedere che, salvo comprovate esigenze di infungibilità, i capitolati della difesa individuino requisiti tecnici, prestazionali e funzionali senza fare riferimento a marchi e modelli determinati, riconducibili esclusivamente ad una singola azienda.
(4-08937)
ECONOMIA E FINANZE
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
il Terzo settore, le cooperative sociali, le imprese sociali, le fondazioni, le associazioni e gli altri soggetti dell'economia sociale rappresentano una componente fondamentale del sistema economico e del welfare nazionale, garantendo quotidianamente servizi essenziali in favore delle persone e delle comunità, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità;
secondo i dati del XXV Rapporto annuale dell'Inps, elaborati in collaborazione con Fondazione Terzjus, alla fine del 2025 risultano iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore 140.273 enti, tra i quali 21.703 imprese sociali;
le realtà del Terzo settore che hanno impiegato personale, versando almeno un contributo nell'anno, sono 29.537, per un totale di 855.887 lavoratori, con una crescita del 4,3 per cento nell'ultimo anno e del 25,3 per cento rispetto al 2019, pari a circa 173.000 nuovi posti di lavoro;
il 72,8 per cento dei lavoratori del Terzo settore è costituito da donne, mentre il settore della sanità e dell'assistenza sociale impiega oltre 480.000 persone, pari al 56,1 per cento del totale;
particolarmente significativa risulta la crescita occupazionale registrata nel Mezzogiorno, dove l'economia sociale rappresenta non soltanto un presidio fondamentale di welfare e prossimità, ma anche uno dei principali strumenti di creazione di lavoro, inclusione, coesione sociale e sviluppo territoriale;
le cooperative sociali e gli enti del Terzo settore assicurano la continuità di prestazioni socio-assistenziali, sanitarie, educative e di inclusione sociale, anticipando frequentemente con risorse proprie il pagamento degli stipendi, dei contributi previdenziali, delle imposte, delle forniture e degli altri costi necessari allo svolgimento dei servizi affidati dalla pubblica amministrazione;
la direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, recepita nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, che ha modificato il decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, prevede per le pubbliche amministrazioni un termine ordinario di pagamento di trenta giorni, elevabile a sessanta giorni soltanto nei casi espressamente consentiti dalla normativa;
nonostante il quadro normativo vigente, in numerose realtà territoriali persistono ritardi sistematici nei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche, con tempi che superano ampiamente quelli previsti dalla legge e che, in alcuni casi, raggiungono diversi mesi o persino oltre un anno;
si determina in questo modo un evidente squilibrio nei rapporti con la pubblica amministrazione, poiché lo Stato e gli enti pubblici, nel caso di omesso o ritardato pagamento delle somme dovute, applicano sanzioni, interessi di mora e procedure cautelari o esecutive nei confronti dei medesimi soggetti che hanno subito il ritardo;
gli enti interessati rischiano pertanto di sopportare un doppio pregiudizio, rappresentato, da una parte, dal mancato incasso dei crediti maturati per servizi già regolarmente svolti e, dall'altra, dall'applicazione di sanzioni e interessi e dall'avvio di procedure di riscossione per obblighi fiscali e contributivi che non hanno potuto adempiere tempestivamente proprio a causa del mancato pagamento pubblico;
tale situazione appare in contrasto con i principi di correttezza, buona amministrazione, proporzionalità, leale collaborazione e tutela dell'affidamento che devono caratterizzare i rapporti tra la pubblica amministrazione e i soggetti che operano nell'interesse generale;
la crisi di liquidità determinata dai ritardi della pubblica amministrazione rischia inoltre di compromettere la regolare corresponsione delle retribuzioni e la continuità di servizi essenziali rivolti ad anziani, persone con disabilità, minori, donne vittime di violenza, persone senza dimora, migranti e altre categorie vulnerabili –:
se il Governo sia a conoscenza delle criticità esposte e disponga di dati relativi ai tempi medi di pagamento delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle cooperative sociali, delle imprese sociali e degli enti del Terzo settore, e quali iniziative intenda adottare per garantire l'effettivo rispetto dei termini di pagamento previsti dalla normativa europea e nazionale, con particolare riferimento ai servizi sociali, socio-sanitari, educativi e assistenziali;
se non ritenga opportuno assumere iniziative per introdurre un sistema di monitoraggio specifico e pubblico dei debiti e dei tempi di pagamento delle amministrazioni nei confronti degli enti del Terzo settore e delle imprese sociali;
se non ritenga necessario assumere iniziative per promuovere un intervento normativo che, nei casi in cui sia accertato il nesso causale tra il ritardo della pubblica amministrazione e l'inadempimento fiscale o contributivo del soggetto creditore, preveda:
a) l'esclusione o la sospensione dell'applicazione delle sanzioni amministrative;
b) la non applicazione degli interessi di mora per il periodo corrispondente al ritardo della pubblica amministrazione;
c) l'accesso automatico a piani di rateizzazione agevolati, senza aggravio di ulteriori interessi e oneri economici;
d) la sospensione delle procedure cautelari ed esecutive, comprese quelle suscettibili di compromettere la continuità dei servizi, fino all'effettivo pagamento dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione;
e) il rafforzamento e la semplificazione dei meccanismi di certificazione e compensazione tra i crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni e i debiti fiscali e contributivi;
f) l'introduzione di misure specifiche a tutela della continuità occupazionale e dei servizi essenziali svolti dagli enti dell'economia sociale.
(2-00929) «Faraone».
FAMIGLIA, NATALITÀ E PARI OPPORTUNITÀ
Interrogazione a risposta in Commissione:
ROGGIANI. — Al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, istituito dall'articolo 1 della legge 28 agosto 1997, n. 285, finanzia, ispirandosi ai principi della Convenzione Onu del 1989, interventi, servizi e progetti finalizzati alla promozione dei diritti, del benessere, della partecipazione e dell'inclusione sociale delle persone di minore età, sostenendo le attività dei comuni cosiddetti «riservatari» (Bari, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Taranto, Torino, Venezia);
attraverso le risorse del Fondo i richiamati comuni realizzano progetti che perseguono le seguenti finalità:
sostegno alla relazione genitore-figli, contrasto della povertà e della violenza, misure alternative al ricovero dei minori in istituti educativo-assistenziali;
innovazione e sperimentazione di servizi socio-educativi per la prima infanzia;
servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero, anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche;
sostegno economico e attivazione di servizi a favore delle famiglie naturali o affidatarie che abbiano al loro interno uno o più minori con disabilità;
azioni di prevenzione del disagio, promozione dell'inclusione sociale, sostegno educativo e tutela dei diritti dei minorenni;
il riparto annuale delle risorse del Fondo costituisce un presupposto indispensabile per la programmazione, l'affidamento e la continuità degli interventi rivolti a bambini, adolescenti e famiglie, nonché per la stabilità organizzativa e finanziaria dei comuni coinvolti;
ad oggi lo schema di decreto di riparto delle risorse del Fondo per l'anno 2025 – pari a 25,292 milioni di euro –, che ha acquisito l'intesa in sede di Conferenza Unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 in data 2 ottobre 2025, non è stato ancora pubblicato e altresì non risulta ancora avviato l'iter per la definizione del riparto per l'annualità 2026;
tale ritardo sta determinando significative difficoltà per i comuni beneficiari, compromettendo la continuità dei servizi e la capacità di programmare efficacemente gli interventi, generando inevitabili ricadute sui destinatari finali che rappresentano una categoria particolarmente fragile e bisognosa di protezione sociale –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per assicurare la definizione dell'iter e l'assegnazione delle risorse ai comuni beneficiari per l'annualità 2025 e 2026 e quali iniziative intenda adottare per garantire che per le prossime annualità il riparto del Fondo avvenga entro termini certi e compatibili con le esigenze di programmazione degli enti locali, garantendo continuità ed efficacia agli interventi in favore dell'infanzia e dell'adolescenza.
(5-05760)
GIUSTIZIA
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:
il sistema penitenziario ligure continua a presentare gravi criticità strutturali, organizzative e di personale, che incidono tanto sulle condizioni di vita delle persone detenute quanto sulla sicurezza e sulle condizioni di lavoro degli appartenenti alla Polizia penitenziaria e degli altri operatori dell'amministrazione penitenziaria;
alla data del 30 giugno 2026, nei sei istituti penitenziari presenti in Liguria risultavano complessivamente detenute 1.448 persone, a fronte di una capienza regolamentare pari a 1.111 posti, con un tasso di affollamento regionale superiore al 130 per cento;
nell'ambito di tale quadro regionale, particolarmente critica appare la situazione della casa circondariale di Sanremo-Valle Armea, che, secondo i dati ufficiali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria riferiti al 31 maggio 2026, ospitava 270 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 223 posti;
secondo quanto successivamente segnalato dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, alla fine del mese di luglio 2026 le presenze nell'istituto sanremese avrebbero raggiunto quota 282;
il Garante comunale delle persone private della libertà personale di Sanremo e il Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive hanno evidenziato che numerose celle, aventi uno spazio calpestabile di poco superiore a 18 metri quadrati, risultano già occupate da sei persone; la relazione annuale del Garante regionale ha evidenziato come il sovraffollamento non possa essere valutato esclusivamente sulla base del rispetto formale della superficie minima individuale, ma debba essere considerato anche alla luce della promiscuità, della compressione degli spazi vitali e dei rischi di sopraffazione connessi alla presenza di molte persone;
le conseguenze del sovraffollamento non ricadono solo sulle persone detenute, ma incidono direttamente anche sulle condizioni di lavoro degli appartenenti alla polizia penitenziaria, chiamati a garantire, 24 ore al giorno e per tutti i giorni dell'anno, la sicurezza, l'ordine e la legalità all'interno dell'istituto;
all'aumento della popolazione detenuta corrispondono inevitabilmente un incremento dei carichi di lavoro e delle responsabilità del personale, maggiori difficoltà nella gestione delle sezioni detentive e un più elevato rischio di aggressioni, disordini ed eventi critici;
nel corso di una visita effettuata nel giugno 2026, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria ha segnalato che il personale in servizio presso l'istituto è frequentemente costretto a garantire i servizi attraverso turnazioni di otto ore;
altre organizzazioni sindacali hanno richiesto che l'organico effettivamente presente presso la casa circondariale di Sanremo sia portato ad almeno 200 unità;
nel febbraio 2026 un detenuto ha appiccato un incendio all'interno della propria cella e, nel maggio successivo, un agente è stato ferito al braccio con una lametta mentre interveniva per sedare una violenta rissa tra detenuti;
nel mese di agosto 2026 la polizia penitenziaria ha inoltre rinvenuto e sequestrato cellulari e sostanze stupefacenti all'interno di una sezione detentiva, episodio che conferma, da un lato, la capacità operativa del personale e, dall'altro, la complessità delle attività di controllo da svolgere in un contesto caratterizzato da una popolazione detenuta notevolmente superiore alla capacità dell'istituto;
la situazione sarebbe ulteriormente aggravata dalla chiusura del carcere di Savona, che avrebbe contribuito a concentrare sugli altri istituti liguri una parte rilevante della pressione detentiva regionale;
gli istituti penitenziari liguri fanno attualmente capo al Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per il Piemonte, la Liguria e la Valle d'Aosta, avente sede a Torino, a seguito dell'accorpamento disposto nel 2015, il quale ha progressivamente allontanato il centro decisionale dalle specifiche esigenze degli istituti liguri;
il 13 agosto 2026 una delegazione di Forza Italia ha effettuato una visita istituzionale presso la casa circondariale di Sanremo-Valle Armea, organizzata dal Sappe, incontrando il personale della polizia penitenziaria e i rappresentanti sindacali e verificando direttamente le condizioni dell'istituto; nel corso del sopralluogo sono state nuovamente rappresentate le criticità relative al sovraffollamento, alla carenza degli organici e alle conseguenti difficoltà operative;
con nota sindacale unitaria del 7 settembre 2026 Sappe, Osapp, Uil, Fp, polizia penitenziaria e Uspp hanno rappresentato ai vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria una situazione ormai strutturale di grave sofferenza del distretto; per la Liguria hanno indicato 1.498 detenuti a fronte di 1.111 posti regolamentari e una carenza di circa 154 unità di Polizia penitenziaria rispetto alle 977 previste, mentre all'intero distretto sarebbero state assegnate appena 30 nuove unità;
il quadro che emerge conferma un ulteriore aggravamento della situazione e rende non più differibile l'adozione di misure urgenti e strutturali, sia sul piano del sovraffollamento, degli organici e della sicurezza, sia sul piano della governance territoriale –:
se, alla luce dell'ulteriore aggravamento della situazione e della necessità ormai indifferibile di assicurare alla Liguria una capacità di governo del sistema penitenziario più efficace, tempestiva e prossima al territorio, il Ministro interrogato intenda accelerare e portare concretamente a compimento le iniziative di competenza per la ricostituzione del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per la Liguria, con sede a Genova, indicando quali atti siano ancora necessari e quali siano i tempi previsti per la sua effettiva riapertura;
quali ulteriori misure urgenti, concrete e strutturali intenda adottare, alla luce dei nuovi dati e delle criticità sopravvenute, per fronteggiare il grave sovraffollamento dell'intero sistema penitenziario ligure, colmare le carenze di organico della polizia penitenziaria e assicurare condizioni adeguate di sicurezza, tutela e dignità professionale al personale in servizio negli istituti della regione.
(2-00928) «Bagnasco, Enrico Costa».
Interrogazioni a risposta scritta:
GHIRRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
com'è noto, negli ultimi anni, anche in attuazione degli impegni assunti in sede europea, la riduzione dell'arretrato giudiziario e dei tempi di definizione dei processi sono stati indicati come obiettivi prioritari della politica giudiziaria;
tuttavia, le criticità restano particolarmente evidenti soprattutto nei tribunali di minori dimensioni e nei territori periferici e insulari, dove carenze di personale protratte nel tempo gravano sul lavoro dei magistrati e rischiano di tradursi, in ritardi incompatibili con l'effettività della tutela giurisdizionale;
tale situazione interessa anche gli uffici giudiziari della Sardegna. Nella relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2026, la presidente della Corte d'appello di Cagliari ha richiamato la «pluriennale insufficienza di persone e mezzi» e la necessità di adeguare gli organici al reale fabbisogno degli uffici; con specifico riferimento al tribunale di Tempio Pausania, al 30 giugno 2025 risultava una scopertura del personale amministrativo pari al 20 per cento e del personale Unep pari al 50 per cento;
Tempio Pausania costituisce, sotto questo profilo, un caso particolarmente significativo: nonostante le dimensioni dell'ufficio, il Tribunale è chiamato da anni a sostenere una consistente mole di lavoro e le criticità connesse al sottodimensionamento degli organici sono state ripetutamente segnalate;
in questo quadro, l'interrogante è venuta a conoscenza della vicenda di una pensionato di 74 anni, residente nel territorio di Olbia, con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992, che nel 2013 ha promosso dinanzi al tribunale di Tempio Pausania un giudizio contro il comune di Olbia per una condotta ritenuta discriminatoria, connessa all'impossibilità di raggiungere la propria abitazione durante una manifestazione cittadina;
il procedimento riguarda dunque la tutela contro le discriminazioni ed è soggetto al rito previsto dall'articolo 28 del decreto legislativo n. 150 del 2011, concepito proprio per assicurare una risposta giurisdizionale tempestiva ed effettiva;
a distanza di tredici anni, tuttavia, il giudizio non risulta ancora definito: secondo la documentazione acquisita dall'interrogante, nel corso del procedimento si sono succeduti cinque giudici; le prove testimoniali ammesse nel dicembre 2016 dieci anni dopo non risulterebbero ancora assunte; la consulenza tecnica d'ufficio è stata depositata nel novembre 2017; si sono inoltre susseguiti diversi rinvii d'ufficio, l'ultimo dei quali ha comportato un differimento di ben ventuno mesi;
una durata di tali proporzioni appare tanto più grave in considerazione della natura della controversia e della particolare condizione della persona interessata e rappresenta plasticamente le conseguenze che le difficoltà strutturali del sistema giudiziario possono determinare sull'effettività dei diritti –:
quali siano, allo stato, le scoperture nell'organico dei magistrati, del personale amministrativo e dell'Ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti presso il tribunale di Tempio Pausania, quale sia la consistenza dell'arretrato civile e quali siano i tempi medi di definizione procedimenti;
se il Ministro interrogato intenda valutare la sussistenza dei presupposti per l'attivazione di iniziative ispettive per quanto di competenza in ordine alle ragioni dell'eccezionale durata del procedimento descritto in premessa;
quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire al tribunale di Tempio Pausania, nonché agli altri uffici giudiziari sardi di minori dimensioni, organici effettivamente commisurati ai carichi di lavoro, adeguata copertura del personale amministrativo e continuità delle strutture di supporto alla giurisdizione;
se, in particolare, non ritenga necessario prevedere investimenti strutturali e stabili nei tribunali periferici e insulari, anche mediante il rafforzamento e la stabilizzazione dell'ufficio per il processo, affinché le carenze di personale e di risorse non continuino a tradursi in ritardi che gravano sui cittadini e che, nei procedimenti riguardanti persone con disabilità e diritti fondamentali, rischiano di compromettere l'effettività stessa della tutela giurisdizionale.
(4-08930)
ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato in data 1° settembre 2026 da fonti di stampa, a Torino un commerciante, arrestato con l'accusa di aver commesso due violenze sessuali nell'arco di circa quaranta minuti all'interno del proprio esercizio commerciale, sarebbe stato scarcerato dopo appena due notti;
secondo le notizie disponibili, una delle vittime sarebbe una ragazza di appena 13 anni, mentre poco prima l'uomo avrebbe abusato di un'altra donna all'interno dello stesso esercizio;
i fatti contestati sarebbero stati documentati anche dalle telecamere presenti nel punto vendita, circostanza che rende il quadro descritto dalla stampa particolarmente grave e allarmante;
sempre secondo quanto riportato, il giudice per le indagini preliminari avrebbe disposto la scarcerazione dell'indagato valorizzando una sua asserita «resipiscenza», ossia il pentimento manifestato successivamente ai fatti;
fermo restando il principio costituzionale dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, nonché la presunzione di innocenza dell'indagato fino a sentenza definitiva, la vicenda pone interrogativi di carattere generale sull'effettività degli strumenti predisposti dall'ordinamento per la protezione delle vittime di violenza sessuale e, in particolare, dei minori;
se confermata la ricostruzione riportata dalla stampa, desterebbe fortissima preoccupazione che, a fronte di due presunte aggressioni sessuali commesse a brevissima distanza temporale, una delle quali ai danni di una tredicenne, sia stato ritenuto possibile escludere esigenze cautelari tali da giustificare la permanenza di una misura restrittiva;
l'eventuale manifestazione di pentimento successiva alla commissione di un reato non può, di per sé, rappresentare una garanzia rispetto al rischio di reiterazione di condotte violente, rischio che deve essere valutato con particolare rigore quando si tratta di reati contro la libertà sessuale e quando tra le persone offese vi sono minori;
episodi di questo genere rischiano inoltre di alimentare nelle vittime e nelle loro famiglie un sentimento di abbandono e di sfiducia nelle istituzioni, proprio mentre alle donne e alle ragazze vittime di violenza viene continuamente chiesto di denunciare e di affidarsi allo Stato;
la protezione delle vittime non può esaurirsi nella raccolta della denuncia, ma deve tradursi in una valutazione tempestiva ed effettiva del rischio e nell'adozione di tutte le misure previste dall'ordinamento per impedire la reiterazione delle condotte e garantire la sicurezza delle persone offese;
il Ministro interrogato, in relazione alla vicenda esposta, ha affermato che «tenuto conto della eccezionalità del caso e dell'allarme sociale cagionato, ho disposto l'invio di Ispettori per acquisire ogni valutazione utile» –:
di quali elementi disponga, in ordine alla vicenda descritta in premessa, all'esito delle verifiche svolte dagli ispettori inviati da parte del Ministero della giustizia;
quali iniziative di carattere normativo, per quanto di competenza, intenda assumere affinché, nei procedimenti relativi a violenze sessuali, in particolare quando coinvolgono persone minorenni, la valutazione del rischio di reiterazione e della pericolosità sia effettuata assicurando la massima tutela delle persone offese, nonché al fine di rafforzare la formazione specialistica di tutti gli operatori chiamati a intervenire nei procedimenti riguardanti violenza sessuale, violenza di genere e violenza sui minori, affinché siano prevenute forme di sottovalutazione del rischio e garantita una tutela effettiva e tempestiva delle vittime.
(4-08933)
ASCARI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nella serata del 15 agosto 2026, a Camponogara (Venezia) la trentanovenne Tania Terrin è stata uccisa nella propria abitazione. Responsabile del femminicidio sarebbe l'ex compagno Dino Keber, 43 anni, poi trovato morto;
la vicenda assume contorni drammatici poiché Tania aveva già chiesto aiuto e denunciato comportamenti violenti e persecutori. La madre della vittima ha dichiarato che la famiglia si era rivolta alle forze dell'ordine sette o otto volte, circostanza che necessita di essere verificata tramite l'esame degli atti;
risulta comunque che nell'aprile 2026 Tania avesse denunciato l'ex compagno dopo una grave aggressione con strangolamento e perdita di sensi, che aveva richiesto il ricorso al pronto soccorso. A seguito della denuncia era stato attivato il Codice rosso e adottato, a giugno 2026, ammonimento del questore. La donna, fortemente spaventata dalla presenza costante dell'uomo sotto casa, aveva inviato la foto dell'ex ai vicini chiedendo di non aprirgli. La denuncia per stalking non era stata ritirata e la sua casa era oggetto di controlli periodici da parte dei Carabinieri;
occorre verificare con urgenza quali informazioni fossero a disposizione delle forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria, quale valutazione del rischio sia stata effettuata e perché gli strumenti adottati non abbiano impedito l'omicidio. Un tentativo di strangolamento costituisce un grave indicatore di rischio che avrebbe dovuto assumere rilievo decisivo per l'attivazione di ulteriori e più incisive misure cautelari rispetto al solo ammonimento;
Tania aveva chiesto aiuto. La sua morte impone alle istituzioni di chiarire quali meccanismi si attivino affinché una denuncia si traduca in protezione effettiva, senza che l'onere della sicurezza sia trasferito sulla donna. Quando una persona viene uccisa nonostante le segnalazioni, è dovere dello Stato verificare se vi siano stati ritardi, omissioni, sottovalutazioni del rischio o difetti di coordinamento tra gli organi competenti. La vicenda impone dunque una verifica autonoma sull'effettivo funzionamento della rete di protezione;
da notizie di stampa sarebbe emerso che il Ministero della giustizia avrebbe valutato l'invio di ispettori in procura a Venezia –:
di quali elementi dispongano in relazione alla vicenda esposta, anche tenuto conto dell'ammonimento del questore e a conclusione delle verifiche fatte dagli ispettori, qualora questi siano stati inviati o se, in caso negativo, il Ministro della giustizia intenda assumere con urgenza iniziative di carattere ispettivo presso gli uffici giudiziari interessati;
quali iniziative, per quanto di competenza, intendano adottare al fine di garantire, nei casi come quello descritto in premessa, un coordinamento adeguato tra tutti gli operatori istituzionali coinvolti, incluse le strutture sanitarie e i centri antiviolenza;
quali iniziative di competenza, di carattere normativo, intendano adottare affinché le denunce determinino una valutazione dinamica del pericolo e una protezione concreta ed effettiva della vittima.
(4-08935)
IACONO, SERRACCHIANI, PROVENZANO, BARBAGALLO, MARINO e PORTA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 73 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, disciplina lo svolgimento di tirocini formativi della durata di diciotto mesi presso gli uffici giudiziari riservati ai laureati in giurisprudenza in possesso di specifici requisiti di merito;
tali percorsi, oltre a rappresentare e ad aver rappresentato un'importante occasione di qualificazione professionale per i giovani giuristi, costituiscono un ausilio concreto e quotidiano per l'attività dei magistrati e il funzionamento della macchina giudiziaria, attraverso la redazione di bozze di provvedimenti, lo studio dei fascicoli e la partecipazione ad udienze e camere di consiglio;
ai sensi dei commi 8-bis e 8-ter del medesimo articolo 73, ai tirocinanti può essere riconosciuta una borsa di studio fino a un massimo di 400 euro mensili: l'ammontare e la copertura di tale sostegno sono determinati annualmente tramite decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Per molti partecipanti, questa somma rappresenta l'unico ristoro per le rilevanti spese di alloggio, spostamento e sussistenza sostenute durante i diciotto mesi di affiancamento;
come evidenziato dal Comitato nazionale dei tirocinanti ex articolo 73, che coordina oltre mille aderenti in tutto il territorio nazionale, con riferimento all'annualità 2025 non risulta ancora emanato il necessario decreto interministeriale di riparto dei fondi, impedendo conseguentemente l'avvio della procedura di presentazione delle domande;
tale ritardo segna una palese discontinuità rispetto alle gestioni precedenti; solo a titolo di confronto, per i tirocini relativi al 2024 il decreto fu firmato il 30 dicembre 2024 e il bando per le istanze venne aperto a marzo 2025, consentendo l'accoglimento di ben 1.932 domande su 2.039 presentate regolarmente;
in data 13 luglio 2026, il Comitato ha inoltrato una richiesta formale di informazioni al Capo del Dipartimento dall'organizzazione giudiziaria, al Direttore generale del personale e della formazione e al Capo di gabinetto del Ministero della giustizia per conoscere la dotazione finanziaria e le tempistiche operative, senza tuttavia ricevere alcuna risposta ufficiale, tuttavia, a più di un anno dal termine del periodo di riferimento, questo stallo ingiustificato crea forte incertezza tra i beneficiari e rischia di invalidare una misura di sostegno essenziale, lasciando interamente a carico dei giovani giuristi i costi di un servizio prestato a beneficio delle istituzioni –:
se i Ministri interrogati non ritengano di dover fornire elementi in ordine alle ragioni che hanno impedito e che tuttora evidentemente ostano all'adozione del decreto interministeriale relativo alle borse di studio per i tirocini ex articolo 73 svolti nel 2025;
se le risorse necessarie risultino già stanziate o autorizzate nei capitoli di bilancio pertinenti;
quali iniziative urgenti si intendano adottare per sbloccare l'emanazione del decreto, consentire l'invio delle domande e garantire l'erogazione dei fondi agli aventi diritto, nonché quale sia il cronoprogramma previsto per la rapida conclusione dell'iter amministrativo.
(4-08939)
SERRACCHIANI, DE LUCA, GRAZIANO e SARRACINO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa nazionale e locale pubblicate lo scorso 17 settembre 2026 emerge una grave situazione di blocco operativo che sta interessando il tribunale di Napoli, in particolare per quanto riguarda l'ufficio del Giudice per le indagini preliminari (Gip);
il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri ha lanciato un allarme sulla importante carenza di organico che rischia di ostacolare se non di paralizzare l'azione di contrasto alla criminalità organizzata in un territorio strategico; nello specifico si evidenziano un numero intorno alle 1.150 richieste di misura cautelare giacenti, su un totale di circa 1.300 in attesa di esame, delle quali la maggioranza relative a procedimenti di competenza della Direzione distrettuale antimafia (Dda), alcune delle quali risultano ferme da oltre tre anni;
la scopertura dell'ufficio Gip di Napoli è stimata in circa 10 magistrati mancanti rispetto alla pianta organica, una carenza strutturale che impedisce una tempestiva evasione delle misure cautelari richieste dalla Procura;
contestualmente si registra una forte criticità legata alla situazione di incertezza del personale amministrativo precario degli uffici giudiziari, personale a tempo determinato già assunto con i fondi del Pnrr, il cui contratto è stato prorogato al 30 settembre 2026 ai sensi del decreto-legge n. 100 del 2026, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2026, n. 145, lavoratrici e lavoratori assunti tramite concorso pubblico ed esclusi dalla procedura di stabilizzazione del 1° luglio 2026, la cui completa stabilizzazione e continuità operativa risultano assolutamente necessarie e fondamentali per evitare il completo collasso delle sezioni specializzate e dei dibattimenti;
il ritardo nell'emissione delle misure cautelari vanifica l'efficacia delle indagini svolte dalle forze dell'ordine e dalla magistratura inquirente, compromettendo la tutela della sicurezza pubblica e il contrasto ai clan camorristici sul territorio;
l'efficienza della risposta giudiziaria necessita sia di interventi immediati sul fronte della copertura dei posti vacanti di magistrato, sia di risposte concrete sul versante del personale di supporto e delle cancellerie –:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare, per quanto di competenza affinché sia ripianata con la massima sollecitudine la carenza di organico dei giudici dell'ufficio Gip/Gup del tribunale di Napoli;
quali provvedimenti anche di carattere straordinario, quali ad esempio l'applicazione di magistrati o la rimodulazione temporanea delle piante organiche, il Ministro intenda attivare nell'immediato, per quanto di competenza, affinché sia smaltito l'arretrato delle migliaia di richieste di custodia cautelare in ambito Dda, nonché quali iniziative si stiano predisponendo per garantire la continuità lavorativa e la stabilizzazione del personale amministrativo degli uffici giudiziari di Napoli, necessari ad assicurare il regolare funzionamento degli uffici giudiziari, nonché al fine di a garantire la completa stabilizzazione a tempo pieno e indeterminato di tutto il personale precario Pnrr della Giustizia ordinaria e amministrativa.
(4-08940)
BENZONI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
nelle scorse settimane, l'avvocato Irma Conti, dell'ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, avrebbe richiamato tra le priorità del sistema penitenziario la digitalizzazione e la creazione di strumenti informatici capaci di migliorare il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti nell'esecuzione penale;
a tal proposito, secondo quanto riportato da fonti di stampa sarebbe in corso, insieme al Dipartimento per l'innovazione tecnologica del Ministero della giustizia, un progetto finalizzato alla creazione di un fascicolo digitale delle persone detenute, con l'obiettivo di snellire le procedure e ridurre i tempi di attesa delle decisioni della magistratura;
fascicoli pienamente digitali, sistemi interoperabili, notifiche tempestive e accesso immediato alla documentazione possano ridurre ritardi che incidono direttamente sui diritti delle persone detenute, sull'efficienza degli uffici e sulla continuità dei percorsi trattamentali;
la gestione della persona detenuta coinvolge infatti amministrazione penitenziaria, magistratura di sorveglianza, servizi sanitari, servizi per le dipendenze, dipartimenti di salute mentale e uffici di esecuzione penale esterna, tra i quali la frammentazione delle informazioni può determinare duplicazioni, ritardi e interruzioni nella presa in carico, soprattutto in occasione dei trasferimenti o della dimissione;
la digitalizzazione può pertanto rappresentare un significativo strumento di efficienza solo se accompagnata da interoperabilità effettiva, protezione dei dati personali, tracciabilità degli accessi e garanzia che le decisioni individuali restino affidate alle autorità competenti –:
quale sia lo stato di progettazione e attuazione del fascicolo digitale delle persone detenute, quali amministrazioni e banche dati saranno coinvolte e quali informazioni potranno essere condivise;
quali siano i tempi previsti per la sperimentazione e la messa a regime del sistema, e quali risorse finanziarie siano state stanziate;
quali standard di interoperabilità, sicurezza informatica, protezione dei dati e tracciabilità degli accessi siano previsti, e se è previsto che il sistema garantisca la continuità delle informazioni sanitarie, terapeutiche e trattamentali in caso di trasferimento o scarcerazione;
quali risultati si attendano in termini di riduzione dei tempi di definizione dei procedimenti di sorveglianza e delle pratiche relative all'esecuzione penale.
(4-08944)
ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in relazione alla vicenda giudiziaria della dottoressa Elena Sorba si segnalano criticità nella tutela dei minori, nel mancato approfondimento delle allegazioni di violenza domestica e nel ricorso a prassi riconducibili alla cosiddetta alienazione parentale;
i successivi sviluppi processuali rendono necessario un ulteriore intervento ispettivo, in quanto emergono nuovi elementi che appaiono di particolare rilievo rispetto al rispetto dei principi di diritto affermati dalla Corte di cassazione;
risulta che la Corte di cassazione abbia accolto il ricorso proposto dalla madre, annullando con rinvio il decreto della Corte d'appello di Milano;
in particolare, la Suprema Corte ha accolto i motivi relativi al mancato deposito dei file delle audizioni dei minori e all'omesso esame delle allegazioni di abuso e violenza domestica, richiamando i principi dell'ordinanza n. 4595 del 2025 sull'accertamento della violenza nei procedimenti civili riguardanti i minori;
la Corte di cassazione ha affermato che «l'assenza di ogni accertamento in proposito, nonostante le allegazioni e gli elementi offerti dalla ricorrente, ha viziato gravemente il giudizio, sicché la decisione deve essere cassata»;
nel provvedimento poi annullato, la Corte territoriale aveva richiamato un percorso di «bonifica» dell'assetto psicologico dei minori, terminologia riconducibile ai trattamenti di riavvicinamento forzato ispirati all'alienazione parentale, teoria priva di validazione scientifica ed esclusa dalla giurisprudenza di legittimità;
tale espressione appare ancor più preoccupante alla luce delle conclusioni della Relatrice speciale Onu Reem Aisalem, che nell'intervento al Senato del 20 novembre 2025 ha qualificato tali pratiche come incompatibili con i diritti fondamentali dei minori e delle donne vittime di violenza;
nonostante il rinvio disposto dalla Suprema Corte, risulta all'interrogante che, la Corte d'appello di Milano abbia ascoltato i due minori senza la presenza dei difensori, neppure da remoto, senza videoregistrazione e senza indicarne nel verbale le ragioni dell'omissione;
tale modalità avrebbe impedito alle parti di verificare lo svolgimento dell'ascolto, il linguaggio verbale e non verbale dei minori e la correttezza delle modalità con cui l'audizione è stata condotta, comprimendo ulteriormente il diritto di difesa, circostanza formalmente contestata dalla difesa della ricorrente;
risulta, sempre all'interrogante, che i minori abbiano manifestato, sia nelle relazioni dei servizi sociali sia nel corso dell'ascolto, la volontà di poter frequentare entrambi i genitori, esprimendo il desiderio di interrompere il regime degli incontri esclusivamente in Spazio Neutro e di poter riprendere una normale frequentazione con la madre anche presso la sua abitazione;
nonostante ciò, la Corte d'appello avrebbe sostanzialmente confermato il precedente decreto, mantenendo il collocamento dei minori presso il padre e gli incontri tra i figli, la madre e il ramo materno esclusivamente in Spazio Neutro, con ciò ponendosi, secondo quanto denunciato, in contrasto con i principi affermati dalla Corte di cassazione;
risulta infine che la dottoressa Elena Sorba sia stata condannata anche al pagamento delle spese relative al giudizio di Cassazione, nonostante l'accoglimento del ricorso da lei proposto, con conseguente aggravio economico a suo carico –:
se il Ministro sia a conoscenza degli ulteriori sviluppi della vicenda;
se non ritenga opportuno promuovere iniziative normative affinché l'ascolto dei minori nei procedimenti civili e minorili sia obbligatoriamente videoregistrato, salvo casi eccezionali adeguatamente motivati, al fine di garantire la tutela del minore, il contraddittorio e il pieno esercizio del diritto di difesa;
se intendano avviare iniziative normative volte ad assicurare che negli uffici giudiziari non trovino applicazione, neppure indirettamente attraverso percorsi definiti con terminologie diverse, metodologie riconducibili alla teoria dell'alienazione parentale o ai cosiddetti trattamenti di «bonifica» o di riavvicinamento forzato, in conformità alla consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione e agli obblighi internazionali assunti dall'Italia;
se il Ministro non ritenga opportuno avviare iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari competenti in relazione al caso esposto in premessa.
(4-08949)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta scritta:
GRIMALDI e MARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il 14 settembre 2026 presso il Ministero delle imprese e del made in Italy si è tenuto un nuovo incontro in merito alla vertenza dello stabilimento Pierburg/Rheinmetall di Livorno;
la vertenza si inserisce all'interno dell'avviata cessione della divisione civile Power Systems di Rheinmetall al gruppo industriale tedesco Aequita;
secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali al termine dell'incontro, dal confronto non sarebbero emersi elementi concreti circa il futuro degli stabilimenti italiani interessati dalla cessione, né un piano industriale contenente impegni definiti in materia di investimenti, volumi produttivi e salvaguardia dell'occupazione;
al termine del tavolo, il Ministero avrebbe richiesto la convocazione di un nuovo incontro entro un mese;
l'assemblea dei lavoratori, preso atto dell'esito dell'incontro al Ministero, ha proclamato per il giorno 16 settembre 2026 tre ore di sciopero per ciascun turno di lavoro denunciando «l'insostenibilità della situazione dello stabilimento di Livorno, arrivato ormai al terzo anno di ammortizzatori sociali (contratto di solidarietà) con pesanti ricadute reddituali per i lavoratori»;
si apprende inoltre che Rheinmetall e il sindacato IG Metall, per ciò che riguarda i siti tedeschi della divisione Power Systems, abbiano stipulato un accordo che prevede, tra le altre cose, nell'ambito della prevista cessione al gruppo Aequita, misure di tutela dell'occupazione e dei siti produttivi e garanzie vincolanti per il soggetto acquirente;
allo stato attuale, garanzie e tutele analoghe non risultano riconosciute agli stabilimenti italiani interessati dalla cessione;
il 16 settembre 2026 l'amministrazione comunale di Livorno ha chiesto al Ministero delle imprese e del made in Italy di coinvolgere al tavolo ministeriale i vertici di Rheinmetall e Aequita insieme alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni territoriali –:
se risultino a conoscenza degli orientamenti del gruppo tedesco Aequita in merito al mantenimento degli attuali livelli occupazionali dello stabilimento Pierburg di Livorno e se disponga di informazioni dettagliate sul piano industriale previsto per il sito, particolarmente riguardo agli investimenti programmati e alla missione produttiva dello stesso;
quali iniziative di competenza intendano adottare affinché, nell'ambito del processo di cessione, siano salvaguardati gli attuali livelli occupazionali e garantito il mantenimento delle condizioni contrattuali e retributive delle lavoratrici e dei lavoratori interessati;
quali iniziative di competenza intendano adottare affinché Rheinmetall assuma impegni e garanzie sostanziali e vincolanti a tutela dell'occupazione, delle condizioni contrattuali e della continuità produttiva dello stabilimento di Livorno, destinati a vincolare anche il soggetto acquirente, analogamente a quanto già previsto per i siti tedeschi.
(4-08941)
SARRACINO e SCOTTO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la Mibex S.r.l., con stabilimento in Somma Vesuviana (Napoli), è una realtà storica del settore metalmeccanico specializzata nella produzione di cuscinetti, ingranaggi e organi di trasmissione, con un elevato contenuto di specializzazione e know-how tecnico;
nel 2017 l'azienda ha già attraversato una durissima crisi industriale, superata esclusivamente grazie a pesanti sacrifici occupazionali che hanno comportato la perdita di circa 50 posti di lavoro e la riorganizzazione del sito produttivo;
a distanza di meno di dieci anni, lo stabilimento si trova nuovamente a fronteggiare una crisi che ha profili ben più gravi della precedente, con concreti e preoccupanti rischi in termini occupazionali;
l'azienda ha comunicato formalmente che a partire da metà novembre 2026 non è prevista alcuna ora di attività produttiva nello stabilimento;
tale comunicazione, di estrema gravità, è motivata dall'assenza di nuove commesse e dalla perdita del cliente di riferimento, elemento che di fatto determina il fermo totale della produzione;
a fronte di tale situazione, le Rsu di Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Ug Metalmeccanici hanno proclamato lo stato di agitazione, con blocco immediato di tutti gli straordinari e delle flessibilità lavorative, e hanno indetto otto ore di sciopero su tutti i turni di lavoro in occasione della convocazione del tavolo presso la Prefettura di Napoli;
la vicenda Mibex si inserisce in un più ampio quadro di crisi del comparto metalmeccanico del Mezzogiorno che necessita di interventi strutturali e non di mera gestione emergenziale –:
quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, al fine di convocare rapidamente le parti per scongiurare la procedura di licenziamento collettivo e salvaguardare continuità aziendale e livelli occupazionali del sito Mibex di Somma Vesuviana.
(4-08943)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta in Commissione:
ASCANI e CASU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
da notizie a mezzo stampa si è appreso che la grave situazione dei treni umbri, da tempo denunciata dagli interroganti, e che da mesi sta mettendo a dura prova tutto il traffico pendolare dei cittadini umbri verso la Toscana e verso Roma, non solo non è affatto migliorata, ma ha registrato una nuova escalation fatta di ritardi, cancellazioni e sovraffollamenti ai danni di tutti gli utenti;
tra le numerose criticità segnalate in questi giorni vanno senz'altro ricordate le numerose fermate cancellate e i nuovi orari per più di 60 convogli, a causa dei lavori iniziati lo scorso sabato e che si protrarranno fino al 31 ottobre 2026 sull'Alta velocità Firenze-Roma, nonché gli ulteriori dieci giorni di disagi che si annunciano per i cantieri che da lunedì partiranno sulla Terontola-Perugia;
23 sarebbero i treni interessati dalle modifiche di orario, dalle cancellazioni parziali e dalle soppressioni che servono i viaggiatori umbri, per i lavori che si protrarranno per l'Alta velocità Firenze-Roma dal 5 settembre al 31 ottobre 2026, mentre i lavori di manutenzione della Perugia-Terontola dovrebbero interessare almeno 14 treni in partenza da Foligno;
negli scorsi giorni numerose sono state le denunce anche sul web di treni sardina con vagoni pieni, posti a sedere stracolmi, gente in piedi e l'impossibilità anche solo di raggiungere la toilette, con descrizioni da incubo sulle condizioni di viaggio a bordo di convogli decisamente in overbooking, e in ritardo anche a causa dell'afflusso continuo di passeggeri che ad ogni fermata bloccavano le porte nel tentativo di salire, come denunciato anche dallo stesso assessore regionale De Rebotti;
tra le criticità va anche segnalata l'avvenuta cancellazione sui treni che percorrono la linea Ancona-Roma e Roma-Perugia, incluso il treno che parte alle 17.00 da Roma Termini per Foligno, della prima classe, senza che tale circostanza sia stata in alcun modo giustificata; né è chiaro al momento quale conseguenza tale cancellazione avrà per gli utenti che avevano sottoscritto un abbonamento in prima classe –:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per fermare quanto prima il vero e proprio smantellamento progressivo del trasporto pubblico su ferro in atto da ormai quasi due anni, nonché per ripristinare quanto prima le condizioni minime essenziali per assicurare un trasporto pubblico locale dignitoso a tutti i cittadini, inclusi quelli umbri.
(5-05759)
Interrogazioni a risposta scritta:
STEFANAZZI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 7, comma 9-septiesdecies, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, ha previsto che le regioni operino una ricognizione delle fasce costiere finalizzata alla proposta di revisione organica delle zone di demanio marittimo, da trasmettere al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministero dell'ambiente e all'Agenzia del demanio, i quali, entro i successivi centoventi giorni, attivano i procedimenti di delimitazione e di esclusione di cui agli articoli 32 e 35 del codice della navigazione;
il comune di Racale (Lecce), nel corso della redazione del Piano comunale delle coste, approvato in via definitiva nel 2018, ha rilevato gravi incongruenze nella dividente demaniale riportata sul Sistema informativo del demanio marittimo («Portale del mare»): in alcuni tratti la linea è arretrata oltre la strada litoranea, includendo nel demanio aree ormai urbanizzate e non più destinate ai pubblici usi del mare, come nei pressi del canale dell'Arco della Volpe; in altri è prossima alla battigia o del tutto assente, pur in presenza di scogliera ascrivibile al demanio necessario, come tra la darsena Puzzacchio e gli impianti sportivi di Torre Suda e a valle di via Borromeo-Corso Vittoria;
a Torre Suda circa 31.000 metri quadrati di impianti sportivi, giardini pubblici e viabilità sono stati per decenni oggetto di concessione demaniale marittima in favore del comune (licenza n. 708/94 della Capitaneria di porto di Gallipoli, poi rinnovata dalla regione Puglia), e nella medesima zona la Capitaneria emise nel 1995 un'ingiunzione di sgombero per occupazione di suolo demaniale: circostanze difficilmente conciliabili con l'attuale assenza di demanio sul Portale;
il comune ha trasmesso la propria proposta di revisione alla regione Puglia, che secondo quanto riferito l'avrebbe inoltrata al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, senza che l'ente abbia mai ricevuto riscontro;
con nota prot. n. 2751 del 9 febbraio 2024 il comune ha chiesto alla capitaneria di porto di Gallipoli e all'Agenzia del demanio di verificare ed eventualmente rivedere la dividente, anche ai sensi dell'articolo 35 del codice della navigazione, integrando la documentazione il 25 novembre 2024 e, dopo il sopralluogo della commissione del 4 marzo 2025, nel maggio 2025;
nonostante i solleciti, il procedimento risulterebbe tuttora fermo presso la capitaneria di porto di Gallipoli;
l'incertezza sul regime giuridico delle aree pregiudica la gestione ordinaria del demanio, l'attuazione del Piano comunale delle coste, la tutela dell'interesse pubblico e la certezza dei rapporti con i privati, esposti a contenziosi e ordinanze fondati su una delimitazione non corrispondente allo stato dei luoghi –:
quale sia lo stato delle proposte di revisione organica trasmesse dalla regione Puglia ai sensi del citato comma 9-septiesdecies e se, per il litorale di Racale, siano stati attivati nei termini di legge i procedimenti di cui agli articoli 32 e 35 del codice della navigazione;
quale sia lo stato del procedimento avviato presso la capitaneria di porto di Gallipoli, quali le cause del mancato completamento e quali i tempi previsti per la conclusione;
quali iniziative di competenza intendano assumere, anche per il tramite dell'Agenzia del demanio, per assicurare la corretta delimitazione del demanio marittimo e l'aggiornamento del Sistema informativo del demanio marittimo sul litorale di Racale e, più in generale, per sbloccare le procedure di revisione ancora pendenti.
(4-08931)
GRIMALDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi alcuni organi di stampa hanno dato notizia del fatto che Webuild, in qualità di socio di maggioranza del Cociv, general contractor dell'infrastruttura denominata Terzo Valico, la grande opera ferroviaria a cavallo tra Liguria e Piemonte, nel mese di luglio 2026 avrebbe richiesto al Governo lo stanziamento di ulteriori 3 miliardi di euro per concludere l'opera, a fronte di «un grave squilibrio economico-finanziario»;
tale richiesta porta di fatto ad aumentare in modo significativo la cifra inizialmente prevista per costruire il Terzo Valico, che negli atti del Cipe del 2017 era di 8,498 miliardi di euro, aumentati in seguito di 1,513 miliardi per il Nodo di Genova e di 612 milioni per il potenziamento di Genova Campasse. L'ultima cifra pubblicata sul sito ufficiale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti indica un totale di 10,623 miliardi;
alla base della maxi richiesta ci sarebbero i notevoli problemi di scavo della galleria appenninica di ventisette chilometri. Le talpe meccaniche si sono infatti scontrate con una conformazione rocciosa ostile e caratterizzata da sacche di gas, rallentando notevolmente i lavori, che secondo quanto è riportato sul sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dedicato all'opera dovrebbe concludersi nel 2027;
il Viceministro Rixi ha dichiarato alla testata locale Spiffero «Premesso che i costi dell'opera non sono mai stati compiutamente aggiornati dagli anni Novanta, questa necessità di incrementare le risorse ci è nota da almeno un anno e mezzo», precisando tuttavia che «il dossier debba essere portato prima al Cipes e questo presuppone una ricognizione di tutte le spese fatte, verificando che siano stati spesi tutti i soldi previsti prima di stanziarne altri»;
risulta inoltre che nel maggio 2026 il Tar Lazio abbia respinto due ricorsi, presentati da Rfi e Cociv, relativi alla deliberazione Anac n. 555 del 30 novembre 2022, la quale aveva rilevato il mancato rispetto dell'obbligo di affidamento a terzi, da parte del Cociv nella sua qualità di general contractor, dell'obbligo di affidare a terzi, mediante procedure di aggiudicazione di rilievo comunitario, il 60 per cento dei lavori da eseguire;
pur non essendo tale deliberazione vincolante, le osservazioni ivi contenute sono rilevanti al fine di evitare di perdere finanziamenti comunitari –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda porre in essere per reperire le risorse necessarie alla luce della richiesta di ulteriori 3 miliardi di euro per la prosecuzione dei lavori del Terzo Valico;
quali siano le tempistiche di ultimazione dell'opera, a fronte delle problematiche geologiche ed economico-finanziarie del cantiere riscontrate;
quali iniziative intenda adottare per quanto di competenza, volte ad assicurare il pieno rispetto, degli obblighi previsti dalla disciplina europea, anche alla luce della delibera 555/2022 dell'Anac di recente confermata dal Tar Lazio, al fine di evitare ogni possibile pregiudizio ai fini dell'ammissione e dell'accesso ai finanziamenti europei.
(4-08942)
INTERNO
Interrogazione a risposta in Commissione:
MAURI e ASCANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa è emerso che una casella pec riconducibile alla prefettura di Reggio Calabria o sarebbe stata compromessa e utilizzata per inviare a Revolut false richieste, apparentemente provenienti dalla polizia postale, ottenendo dati personali e finanziari riservati dei clienti;
la polizia postale sta indagando per accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica;
secondo quanto riportato dal Financial Times, sarebbero circa 680 le persone interessate dall'acquisizione fraudolenta dei dati, in particolare clienti con rilevanti disponibilità in criptovalute;
si tratta di un fatto di estrema gravità, tanto più perché coinvolge una casella di posta elettronica riconducibile al Ministero dell'interno, un Ministero che gestisce dati particolarmente sensibili e che ha il compito di tutelare la sicurezza di cittadini e imprese –:
come sia stato possibile compromettere la casella pec della prefettura di Reggio Calabria, per quanto tempo essa sia rimasta nella disponibilità di soggetti non autorizzati e se sia stato verificato che la stessa casella, o altre caselle del Ministero dell'interno e delle sue articolazioni territoriali, siano state utilizzate per analoghe richieste fraudolente;
quali misure il Ministero dell'interno e il Governo intendano adottare per innalzare il livello di protezione delle proprie caselle e impedire il ripetersi di episodi analoghi;
se possa fornire elementi in ordine ai criteri usati per individuare i circa 680 clienti coinvolti e se, tra questi, vi siano persone politicamente esposte, esponenti istituzionali o altri soggetti di particolare rilievo, al fine di chiarire, per quanto di competenza, se l'operazione fosse finalizzata a una frode per profitto oppure a una attività mirata di acquisizione di informazioni personali e finanziarie, anche nell'eventuale interesse di soggetti o organizzazioni riconducibili ad apparati statali stranieri.
(5-05761)
Interrogazioni a risposta scritta:
LAI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nel comune di Cabras opera un centro di accoglienza straordinaria per minori stranieri non accompagnati, attivato ai sensi dell'articolo 19, comma 3-bis, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, la cui gestione e vigilanza fanno capo alla prefettura di Oristano;
secondo quanto riportato dagli organi di informazione e dall'amministrazione comunale, negli ultimi mesi si sarebbero verificati episodi di danneggiamento, furti, comportamenti molesti e violenti, aggressioni e tensioni, anche all'interno della struttura, che avrebbero coinvolto alcuni ospiti e, in taluni casi, gli operatori;
tali fatti devono essere puntualmente accertati, senza improprie generalizzazioni nei confronti dei minori ospitati, ma hanno determinato crescente preoccupazione nella comunità locale e indotto il sindaco a chiedere alla prefettura la chiusura del centro o una radicale revisione della gestione;
il 15 settembre 2026 si è svolto un incontro tra l'amministrazione comunale, la regione Sardegna, il prefetto di Oristano e il Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza, nel quale la prefettura avrebbe assunto l'impegno a ridurre il numero degli ospiti e la regione ha manifestato disponibilità a concorrere alla costruzione di una rete regionale di accoglienza più qualificata;
i minori stranieri non accompagnati sono soggetti particolarmente vulnerabili e la normativa impone che l'accoglienza garantisca valutazione delle vulnerabilità, assistenza sanitaria e psicologica, mediazione linguistico-culturale, inserimento scolastico e formativo e un progetto educativo individualizzato;
il rapporto tematico sui minori stranieri non accompagnati pubblicato sul portale Fami del Ministero dell'interno segnala criticità nell'accesso al supporto psicosociale e di salute mentale, carenza di mediatori, tempi di attesa prolungati, insufficiente raccordo con i servizi territoriali e differenze di standard tra strutture emergenziali e rete Sai;
nel caso di Cabras, i servizi comunali risultano inoltre gravati da ulteriori attività sociali, amministrative e anagrafiche, senza adeguate risorse aggiuntive;
secondo la stampa locale, al gestore sarebbe riconosciuto un importo di circa 60 euro giornalieri per ospite, mentre strutture socioeducative dotate di servizi pedagogici, psicologici ed educativi qualificati possono sostenere costi sensibilmente superiori –:
quale sia il quadro aggiornato del centro di Cabras, con riferimento al numero, all'età e alla condizione giuridica degli ospiti, alla durata media della permanenza, ai trasferimenti verso il Sai o altre strutture idonee e agli episodi segnalati alla prefettura e alle forze dell'ordine;
quali verifiche abbia effettuato, per quanto di competenza, la prefettura sul rispetto del capitolato e degli standard previsti, con particolare riguardo al numero e alla qualificazione di educatori, assistenti sociali, psicologi e mediatori, alla vigilanza notturna, alla continuità della presenza degli operatori e al rapporto numerico tra personale e ospiti;
se per tutti i minori siano state effettuate la valutazione individuale delle vulnerabilità e la definizione di un progetto educativo, sanitario e psicologico personalizzato, e quanti usufruiscano di sostegno psicologico continuativo o siano inseriti in percorsi scolastici, formativi o di tirocinio;
quale sia l'importo giornaliero riconosciuto al gestore, quali prestazioni comprenda e quali risorse siano state assegnate al comune di Cabras per gli oneri aggiuntivi;
se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza volte a rafforzare in Sardegna i posti nella prima accoglienza qualificata e nella rete Sai e promuovere una collaborazione più stabile con enti locali, regione e garanti per l'infanzia;
quali misure immediate intenda adottare per garantire sicurezza, assistenza e tutela e se, ove tali condizioni non risultassero assicurabili, intenda disporre la riorganizzazione o la chiusura del centro, garantendo il trasferimento dei minori in strutture idonee e la continuità dei percorsi educativi, sanitari e di integrazione.
(4-08932)
GHIRRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da recenti notizie di stampa si apprende che nella notte tra l'8 e il 9 settembre 2026, all'interno del centro di accoglienza straordinaria di Monastir, una violenta rissa è culminata nell'accoltellamento di un ospite; il ferito avrebbe cercato riparo presso le forze dell'ordine presenti, contro le quali sarebbe stata lanciata una sassaiola che ha danneggiato un'autovettura della polizia e un container adibito a ufficio;
l'episodio rappresenta l'ennesimo segnale della situazione ormai insostenibile determinatasi nella struttura, nella quale convivono, senza un'adeguata separazione fisica e funzionale, un centro di accoglienza straordinaria e un hotspot destinato alle procedure di identificazione;
secondo le denunce delle organizzazioni sindacali di polizia, a fronte di una capienza originaria di circa 300 posti, le presenze avrebbero raggiunto e talvolta superato le 800 unità, mentre soltanto una quindicina di agenti sarebbe chiamata a gestire simultaneamente i trasferimenti, le operazioni di identificazione, la vigilanza e le situazioni di emergenza;
la struttura, originariamente concepita per accogliere prevalentemente uomini adulti, non dispone di spazi, servizi igienici e sistemazioni sufficienti per l'attuale popolazione ospitata. L'applicazione delle nuove procedure collegate al Patto europeo sulla migrazione e l'asilo avrebbe ulteriormente aggravato le criticità, determinando la compresenza di persone sottoposte a regimi differenti e anche di donne, nuclei familiari e minori, talvolta costretti a permanere in locali impropri;
la prefettura di Cagliari ha indetto nel gennaio 2025 una procedura per l'affidamento dei servizi di gestione del «Cas-Hotspot migranti di Monastir». Alla luce della situazione descritta, a parere dell'interrogante, appare necessario verificare se il relativo capitolato tecnico sia adeguato alle funzioni effettivamente svolte, quale sia la capienza autorizzata per ciascuna area e se siano rispettati gli standard relativi al personale, all'assistenza sanitaria e psicologica, alla mediazione, alla tutela dei minori, all'igiene e alla sicurezza;
la situazione non può essere affrontata esclusivamente come un problema di ordine pubblico né scaricata sulle forze di polizia, sugli operatori e sull'amministrazione comunale. Manca una stabile rete territoriale e istituzionale e i sindaci non dispongono di interlocutori, procedure e risorse adeguati per gestire le ricadute sociali e amministrative dell'accoglienza;
il comune di Monastir, che conta meno di 5.000 abitanti, deve sostenere un carico del tutto sproporzionato: un solo funzionario degli uffici demografici sarebbe chiamato a curare i numerosi adempimenti connessi alla struttura; gravano inoltre sull'ente i costi relativi alla gestione dei minori e circa 80.000 euro di spese aggiuntive per i rifiuti. Il computo delle persone ospitate rischierebbe, peraltro, di determinare il superamento della soglia demografica dei 5.000 abitanti, con ulteriori conseguenze organizzative e finanziarie;
il caso di Monastir rivela le falle strutturali di un modello fondato su grandi centri straordinari, isolamento e gestione emergenziale, che compromette la dignità delle persone accolte, la sicurezza degli operatori e la coesione delle comunità locali;
a parere dell'interrogante, occorre superare la legge Bossi-Fini, rafforzare e finanziare il sistema di accoglienza e integrazione, fondato su strutture diffuse e integrate nei territori, programmare la progressiva chiusura di Cas, Cpr, Hotspot e centri Paf previsti dalla normativa recente, che già mostra enormi limiti e criticità –:
quale sia la capienza autorizzata del Cas e dell'hotspot di Monastir, quante persone vi siano attualmente ospitate, distinte per condizione giuridica, genere ed età, e se il capitolato tecnico e le dotazioni di personale risultino adeguati e rispettati;
quali interventi urgenti intenda adottare per ridurre le presenze, separare le diverse funzioni, garantire condizioni dignitose e sicure e tutelare donne e minori;
se non ritenga opportuno istituire un coordinamento permanente con regione, enti locali, aziende sanitarie e soggetti del terzo settore, riconoscendo al comune le risorse necessarie e avviando una revisione complessiva del sistema di accoglienza nel senso indicato in premessa.
(4-08936)
BENZONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il Protocollo tra Italia e Albania, sottoscritto il 6 novembre 2023 e ratificato con la legge n. 14 del 2024, ha previsto la realizzazione e la gestione di strutture italiane in Albania destinate, tra l'altro, al trattenimento di cittadini stranieri sottoposti alle procedure di frontiera e di rimpatrio;
a seguito della progressiva riconversione delle strutture, il centro di Gjadër è stato destinato principalmente al trattenimento di cittadini stranieri già presenti sul territorio italiano e trasferiti in Albania nell'ambito delle procedure di rimpatrio;
il Protocollo era stato concepito sulla base di una capacità operativa significativamente maggiore rispetto a quella concretamente registrata: le previsioni iniziali indicavano la possibilità di trasferire nelle strutture albanesi fino a circa 36.000 persone all'anno, mentre i dati più recenti mostrano un utilizzo della struttura di Gjadër largamente inferiore alle capacità ipotizzate;
secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno, al 14 luglio 2026 erano stati trasferiti nel centro di Gjadër 685 cittadini stranieri, dei quali soltanto 101 risultavano effettivamente rimpatriati, pari a circa il 14,7 per cento delle persone trasferite;
nel solo 2025, secondo quanto riferito dallo stesso Ministero, la gestione delle strutture albanesi sarebbe costata circa 50 milioni di euro. Rapportando tale importo ai 101 rimpatri effettuati al 14 luglio 2026, si ottiene un costo medio di circa 495.000 euro per ogni persona rimpatriata, dato che non può tuttavia essere considerato il costo effettivo del singolo rimpatrio, in quanto le spese di gestione della struttura prescindono dal numero dei rimpatri stessi;
le relazioni tecniche relative all'attuazione del Protocollo hanno quantificato in 671,6 milioni di euro il costo complessivo previsto per l'attuazione dell'accordo fino al 2028, mentre il valore degli appalti relativi alla gestione dei centri è stato indicato in circa 133 milioni di euro, evidenziando la rilevanza dell'impegno finanziario assunto dallo Stato italiano;
particolarmente significativa risulta altresì la presenza di dati non sempre coerenti tra le diverse comunicazioni del Ministero dell'interno, unitamente alle difficoltà di accesso e verifica delle reali condizioni del centro;
con riferimento ai flussi in uscita, inoltre, secondo i dati del Ministero, oltre ai 101 rimpatriati, 42 persone sarebbero state trasferite fuori dalla struttura per motivi sanitari e 30 a seguito della mancata proroga del trattenimento da parte del giudice di pace, mentre ulteriori persone sarebbero state riportate in Italia o trasferite in altri Cpr. Tale somma non sembrerebbe corrispondere al totale dei 685 trasferiti a Gjadër;
in considerazione dell'elevato impiego di risorse pubbliche, della distanza tra gli obiettivi quantitativi inizialmente indicati e i risultati conseguiti e delle difformità riscontrate nei dati relativi ai flussi in entrata e in uscita, appare necessario disporre di un quadro ufficiale, completo, aggiornato e verificabile sull'effettivo funzionamento del centro di Gjadër e sulla sostenibilità economica del modello;
a parere dell'interrogante, la valutazione dell'efficacia del Protocollo deve considerare il numero di persone effettivamente rimpatriate, la durata media dei trattenimenti, le ragioni delle cessazioni del trattenimento, i costi complessivi sostenuti e il rapporto tra tali costi e i risultati conseguiti –:
quante persone siano transitate complessivamente nel centro di Gjadër dalla sua apertura, quante vi siano state trattenute, quante trasferite nuovamente in Italia e quante siano state effettivamente rimpatriate;
quale sia il costo complessivo sostenuto finora dallo Stato, distinguendo spese di costruzione, gestione, sicurezza, trasferimenti, assistenza sanitaria e personale, e quale sia il costo medio effettivo per ciascun rimpatrio eseguito;
quali siano le ragioni delle eventuali difformità tra i dati comunicati pubblicamente dalle diverse amministrazioni;
quali siano gli obiettivi quantitativi e il cronoprogramma che il Governo intende assumere per valutare l'efficacia e la sostenibilità economica del modello.
(4-08945)
SCARPA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi, in numerosi quartieri di Treviso, sono stati distribuiti nelle cassette delle lettere di privati cittadini volantini riconducibili a un gruppo di matrice neonazista, contenenti messaggi di aperta esaltazione della supremazia razziale e incitamento all'odio nei confronti delle persone straniere;
i volantini invitano i destinatari a partecipare a presunte «passeggiate» organizzate per la «difesa degli italiani nativi», con modalità che evocano forme di ronde e di controllo del territorio del tutto incompatibili con i principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione;
secondo quanto riportato dalla stampa locale, il materiale distribuito reca codici QR che rimandano a canali Telegram contenenti propaganda nazista e a pagine riconducibili a una rete organizzata, che risulterebbe attiva anche in altre città italiane, non configurandosi dunque come iniziativa isolata bensì come possibile attività coordinata di proselitismo;
tale rete parrebbe utilizzare sia il territorio sia gli strumenti digitali per diffondere propaganda razzista, raccogliere adesioni e alimentare un clima di paura e intimidazione, con particolare riguardo alle famiglie di origine straniera residenti nel territorio trevigiano;
la diffusione capillare di questo materiale, unita al richiamo a iniziative pubbliche di stampo intimidatorio, rappresenta un fatto di eccezionale gravità sotto il profilo dell'ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini, oltre che una violazione dei valori democratici e antifascisti sanciti dalla Costituzione;
l'ordinamento vigente, a partire dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 (cosiddetta legge Scelba) e dalla legge 25 giugno 1993, n. 205 (cosiddetta legge Mancino), attribuisce alle autorità di pubblica sicurezza specifici strumenti di prevenzione e contrasto nei confronti di organizzazioni e manifestazioni di carattere razzista e neofascista –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali informazioni siano nella disponibilità del suo Dicastero circa la loro effettiva portata e diffusione;
quali accertamenti siano stati avviati, per il tramite delle articolazioni territoriali del Ministero dell'interno, al fine di contribuire a identificare i responsabili della distribuzione dei volantini e di ricostruire l'estensione e la struttura della rete organizzata di cui essi sarebbero espressione, anche in relazione a episodi analoghi verificatisi in altre città italiane;
quali iniziative, per quanto di competenza, il Governo intenda adottare per prevenire lo svolgimento di manifestazioni, «passeggiate» o altre attività pubbliche che possano tradursi in forme di intimidazione o di controllo del territorio ai danni di specifiche comunità, anche alla luce degli strumenti di prevenzione previsti dalla normativa vigente in materia di ordine, pubblico;
se e quali forme di monitoraggio siano previste, in raccordo con la polizia postale e le altre articolazioni competenti, rispetto ai canali digitali – ivi compresi i canali Telegram richiamati nei volantini – utilizzati per diffondere propaganda neonazista e per il reclutamento di nuovi aderenti, fermo restando il pieno rispetto delle prerogative dell'autorità giudiziaria;
quali misure di rassicurazione e di prossimità si intendano attivare nei confronti dei cittadini e delle famiglie di origine straniera residenti nei quartieri interessati, al fine di garantire il loro diritto a vivere senza timore per la propria origine, il colore della pelle o la propria identità.
(4-08946)
GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 16 settembre 2026 la polizia di Stato ha eseguito decreti di perquisizione nei confronti di oltre 20 medici, nell'ambito di un procedimento che riguarda la presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false. L'attività, condotta dalla procura di Ravenna, ha interessato le province di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Il procedimento trae origine dagli accertamenti che a febbraio avevano portato all'adozione di misure nei confronti di otto sanitari del Santa Maria delle Croci di Ravenna;
da quanto appreso dall'interrogante, anche da diretti interessati, i medici, che non sono neppure indagati, sono stati trattati come criminali. Nelle loro case la polizia ha indagato tra documenti, cellulari e computer, alla ricerca di chat che possano confermare il rilascio di certificazioni mediche redatte, secondo l'ipotesi degli inquirenti, allo scopo deliberato di impedire il trattenimento nei Cpr di decine di persone migranti su cui pendeva un decreto di espulsione. Persone che, per motivi legati a patologie infettive o psichiatriche, i dottori negli scorsi mesi non hanno ritenuto in grado di sostenere il trattenimento in quelli che la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) definisce luoghi «patogenici». Realtà in cui troppo spesso vengono rinchiuse in condizioni disumane persone psichicamente e fisicamente fragili; luoghi in cui l'assunzione di psicofarmaci, gli atti di autolesionismo e i suicidi sono nettamente sopra la soglia di «accettabilità»;
la salute delle persone non può e non deve diventare uno strumento di controllo delle migrazioni. I medici devono poter visitare, valutare e certificare le condizioni di salute di una persona sulla base della propria competenza professionale, indipendentemente dalla sua nazionalità o dalla sua condizione amministrativa e non può essere la medicina a determinare il percorso di controllo migratorio. La valutazione di non idoneità al trattenimento si fonda su dati clinici e risponde alle evidenze sull'impatto patogeno dei Cpr;
tutto ciò è ancora più rilevante a fronte delle circolari del Ministero dell'interno del 9 e 12 giugno 2026 volte all'applicazione del regolamento (UE) Screening 2024/1365 nell'ambito del nuovo Patto migrazione e asilo, che prevedono l'intervento di personale medico nelle cosiddette «procedure accelerate di frontiera» per identificare tempestivamente bisogni sanitari e condizioni di vulnerabilità, inserendo nuovamente l'attività di professionisti sanitari quale ingranaggio all'interno di procedure burocratiche finalizzate al confinamento delle stesse nei «luoghi specifici», il trattenimento di frontiera o l'espulsione immediata. Sul punto, ad oggi non è chiaro come tali verifiche stiano venendo effettuate dalle Asl e come avvenga la presa in carico dei pazienti;
a giudizio dell'interrogante le frettolose dichiarazioni del Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, che già ieri invocava la radiazione dall'albo dei medici perquisiti, somigliano molto a propaganda utile a sostenere l'ampliamento del sistema detentivo dei Cpr e a denigrare chi tiene fermo il rispetto dei diritti umani, mentre il problema vero di cui dovrebbe occuparsi la politica e il Governo è che nei Cpr spesso ci sono persone con patologie, totalmente incompatibili con quei luoghi. La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) ha chiesto a «chi ricopre responsabilità istituzionali» di «rispettare i medici che ogni giorno, con competenza e dedizione, si prendono cura delle persone senza discriminazioni e spesso in condizioni difficili» –:
quali iniziative di competenza urgenti intendano adottare per tutelare la dignità e l'autonomia professionale dei medici coinvolti e di tutti i medici chiamati a svolgere valutazioni sanitarie nell'ambito delle procedure migratorie;
se non si ritenga giunto il momento di prevedere il superamento dei Centri di permanenza per i rimpatri che, a parere dell'interrogante, si confermano sempre più luoghi di segregazione e discriminazione dove la sfera dei diritti dei migranti reclusi viene illegittimamente compressa.
(4-08947)
EVI, PRESTIPINO, MAURI e SERRACCHIANI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il Governo ha più volte rivendicato, anche pubblicamente, un impegno prioritario in materia di sicurezza pubblica e controllo del territorio, senza che a tale enfasi comunicativa siano finora corrisposti riscontri sistematici, trasparenti e verificabili in ordine alla gestione delle comuni armi da sparo;
la detenzione e l'uso non controllato delle armi comportano rischi diretti e permanenti per l'incolumità dei cittadini, configurando un evidente interesse pubblico affinché il rilascio e il rinnovo dei titoli di polizia corrispondano rigorosamente alle finalità effettivamente perseguite dai richiedenti (uso venatorio, tiro sportivo o difesa personale);
organi di stampa e testate specializzate hanno registrato un incremento consistente dei porti d'arma rilasciati o rinnovati per finalità venatorie e sportive, a fronte di una flessione o di una stagnazione di quelli rilasciati per difesa personale;
secondo le elaborazioni dell'associazione Lac (Lega abolizione caccia), i cacciatori italiani effettivamente praticanti l'attività venatoria nel nostro Paese sono in totale 429.484 (dato stagione venatoria 2025/26). Si tratta dello 0,8 per cento della popolazione, con riferimento al numero totale di cittadini italiani residenti in Italia al 1° gennaio 2026 (53.383.000), escludendo quindi i 5.560.000 stranieri censiti. Tutto questo a fronte di circa 650.000 titolari di porto d'armi per uso caccia rilevati da fonti di settore: un divario numerico di notevole entità che merita un opportuno chiarimento amministrativo;
analoga incongruenza si manifesta nel comparto del tiro sportivo, ove il numero degli atleti e dei tesserati effettivi presso le federazioni riconosciute dal Coni e presso l'Unione italiana tiro a segno risulta sensibilmente inferiore rispetto alla crescita complessiva dei titoli di polizia rilasciati per tale specifica finalità;
resta inoltre inevasa l'esigenza, già rappresentata in diverse sedi istituzionali, di risposte in ordine alle autorizzazioni doganali e all'espatrio temporaneo di armi da fuoco per l'attività venatoria all'estero, questione resa ancor più urgente da vicende di cronaca internazionale connesse alla caccia in Paesi terzi;
la stampa ha altresì dato risalto a battute venatorie in Africa aventi ad oggetto specie faunistiche i cui trofei risultano soggetti a rigidi divieti di importazione e commercializzazione sul territorio italiano ed europeo, sollevando interrogativi circa i controlli amministrativi e la disciplina applicabile ai cittadini italiani coinvolti –:
quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intendano assumere, al fine di:
a) chiarire l'andamento statistico dei porti d'arma e i divari numerici rispetto ai praticanti effettivi (caccia e tiro sportivo);
b) rafforzare i controlli sulla corrispondenza tra finalità dichiarate e uso reale delle armi;
c) verificare la regolarità delle autorizzazioni all'espatrio di armi per attività venatorie all'estero e il rispetto dei divieti d'importazione dei trofei protetti.
(4-08950)
DE CORATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il contrasto alle occupazioni abusive degli immobili e, in particolare, degli alloggi di edilizia residenziale pubblica costituisce un'esigenza essenziale per la tutela della legalità, della sicurezza dei quartieri e dei diritti dei cittadini che attendono regolarmente l'assegnazione di un'abitazione;
a Milano, l'azione coordinata dal Ministero dell'interno, dalla prefettura e dalle forze di polizia ha già prodotto risultati significativi: secondo il bilancio ufficiale della prefettura, nel solo 2024 sono stati recuperati, a seguito di sgomberi di occupazioni abusive, effettuati dalle forze di polizia, 1.380 alloggi di edilizia residenziale pubblica appartenenti ad Aler e Metropolitana milanese; nello stesso anno sono state inoltre eseguite 8 operazioni di sgombero di occupazioni massive di immobili, con liberazione e riconsegna degli edifici alle proprietà per la loro messa in sicurezza;
tali risultati testimoniano l'efficacia dell'attività di coordinamento svolta dal Ministero dell'interno e dalla prefettura di Milano e la particolare attenzione riservata dal Governo al ripristino della legalità negli immobili abusivamente occupati;
questa linea di intervento è proseguita nel corso del 2026. L'8 luglio 2026 il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, ha disposto l'attivazione, a partire dal 13 luglio 2026, di presìdi mobili della Polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri nel quartiere Gratosoglio, con l'obiettivo di rafforzare la sicurezza, la vivibilità e il controllo del territorio e di offrire ai cittadini anche un punto di riferimento per richieste di intervento e presentazione di denunce;
nell'ambito di tale dispositivo, presso l'immobile Aler di via Michele Saponaro 1/A è stato successivamente realizzato un intervento interforze, deciso in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, con il concorso della polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e della polizia locale e con la collaborazione di Aler, Amsa e dei servizi sociali del comune;
l'operazione ha consentito deliberare 4 alloggi di edilizia residenziale pubblica, immediatamente restituiti alla disponibilità di Aler, nonché di rimuovere circa 7 tonnellate di rifiuti e masserizie; nel corso delle attività 3 persone sono state denunciate per invasione di terreni o edifici e 2 cittadini stranieri sono stati accompagnati negli uffici di polizia per gli approfondimenti previsti dalla normativa in materia di immigrazione;
la stessa prefettura ha reso noto che, dall'attivazione del dispositivo straordinario nel quartiere Gratosoglio, le forze di polizia avevano già controllato oltre 2.500 persone e circa 260 veicoli, realizzando 40 posti di controllo;
l'attività svolta conferma pertanto la validità di un modello fondato sulla collaborazione tra Ministero dell'interno, prefettura, forze di polizia, regione Lombardia, Aler e amministrazioni locali, nel rispetto delle rispettive competenze;
la combinazione tra recupero materiale degli appartamenti, prevenzione delle nuove intrusioni e tempestivo intervento delle forze dell'ordine appare particolarmente importante, poiché ogni abitazione pubblica sottratta all'occupazione abusiva e restituita alla disponibilità dell'ente proprietario può tornare a essere destinata, dopo gli eventuali interventi necessari, ai nuclei familiari aventi diritto;
fermi restando i risultati già conseguiti e le competenze proprie di regione Lombardia, Aler e comune di Milano nella gestione del patrimonio abitativo, appare pertanto utile proseguire e ulteriormente consolidare l'azione di coordinamento già assicurata dal Governo e dalla prefettura di Milano, anche al fine di disporre di un quadro aggiornato del fenomeno e di individuare le aree nelle quali concentrare prioritariamente le attività di prevenzione e intervento –:
quali siano i risultati prodotti dalle recenti disposizioni normative in materia di sgombero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica occupati abusivamente, con particolare riferimento al territorio del comune di Milano, e quanti alloggi Erp siano stati recuperati nel medesimo comune a seguito dell'intervento delle forze di polizia nel 2025 e nel 2026, anche al fine di verificare l'evoluzione del fenomeno rispetto ai 1.380 alloggi recuperati nel 2024.
(4-08951)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta scritta:
CASO, MARIANNA RICCIARDI, AMATO, ORRICO, MORFINO, CARMINA e QUARTINI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
per il quadriennio 2026-2029 è prevista una spesa complessiva di 320 milioni di euro di risorse pubbliche per una polizza sanitaria privata destinata a oltre 1,2 milioni di dipendenti scolastici, affidata tramite gara Consip aggiudicata il 27 maggio 2026 a UniSalute S.p.A., Intesa Sanpaolo Protezione S.p.A. e Poste Assicura S.p.A.;
la copertura è gratuita per il lavoratore, ma subordinata ad adesione volontaria entro una finestra di soli undici giorni, dal 10 al 20 settembre 2026, in coincidenza con l'avvio dell'anno scolastico;
come, denunciato da diverse organizzazioni sindacali di settore e associazioni di categoria, la polizza presenta gravi esclusioni per prestazioni fondamentali — tra cui supporto psicologico e psichiatrico (essenziali contro il burnout), fisioterapia, riabilitazione e presìdi visivi —, prevedendo altresì franchigie e scoperti per le poche cure comprese;
la misura riguarda il personale docente, educativo e Ata a tempo indeterminato e determinato annuale o fino al termine delle attività didattiche, dirigenti scolastici e altre categorie previste, mentre esclude, tra gli altri, i supplenti brevi;
il decreto-legge n. 25 del 2025 ha autorizzato inizialmente 65 milioni annui, di cui 50 milioni mediante riduzione del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche e 15 milioni mediante riduzione del fondo speciale di parte corrente; l'estensione ai contratti fino al 30 giugno ha portato lo stanziamento a 80 milioni annui;
il Ministero dell'istruzione ha dichiarato il 14 settembre 2026 che il Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche non avrebbe subìto riduzioni, sostenendo che le risorse sarebbero aggiuntive, circostanza che richiede puntuale verifica;
destinare centinaia di milioni pubblici alla sanità privata integrativa solleva interrogativi sulle priorità di spesa, considerato che le medesime risorse potrebbero essere destinate al Ssn, al personale sanitario, alla riduzione delle liste d'attesa, alla medicina scolastica, all'assistenza agli alunni con disabilità e al personale della scuola, rischiando di consolidare un modello nel quale l'accesso alle cure dipende sempre più dalla disponibilità di una copertura assicurativa –:
quale sia l'esatto ammontare delle risorse impegnate per il 2026-2029 e la loro provenienza, specificando quanto derivi dal Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche e quali effetti tale riduzione abbia prodotto, alla luce delle dichiarazioni ministeriali;
quale sia la platea dei lavoratori potenzialmente beneficiari e quanti siano quelli esclusi, nonché se si intendano pubblicare periodicamente dati su adesioni, prestazioni, rimborsi, tempi di liquidazione, strutture utilizzate e rapporto tra risorse impiegate e prestazioni fruite, ai fini di una valutazione trasparente prima di eventuali rinnovi;
se sia stata valutata la possibile lesione dei princìpi di universalità, uguaglianza ed equità che dovrebbero caratterizzare il Servizio sanitario nazionale, nella scelta di destinare risorse pubbliche al finanziamento di una polizza sanitaria privata, anziché al potenziamento dell'offerta sanitaria pubblica;
quali iniziative intendano assumere per assicurare che nessuna risorsa pubblica destinata alla tutela della salute venga utilizzata per giustificare il disinvestimento dal Servizio sanitario nazionale e se, alla luce dell'entità della spesa prevista, non ritengano necessario rivedere l'impostazione della misura, destinando prioritariamente le risorse al rafforzamento della sanità pubblica, all'assunzione di personale e alla riduzione strutturale delle liste di attesa;
se il Governo intenda prorogare i termini per la sottoscrizione della copertura assicurativa, garantendo un congruo periodo aggiuntivo per consentire al personale potenzialmente beneficiario di ricevere adeguate informazioni ed esercitare consapevolmente la propria scelta, nonché prevedere modalità di adesione successive per chi non abbia potuto formalizzare la richiesta entro il termine iniziale.
(4-08938)
PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE
Interrogazione a risposta scritta:
FARAONE. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
il comune di Capo d'Orlando, in provincia di Messina, è interessato dalla presenza di diversi corsi d'acqua che attraversano il territorio comunale e che, in ragione delle caratteristiche urbanistiche e della conformazione del territorio, possono determinare rilevanti condizioni di rischio idrico;
da quanto è dato sapere, una rilevante criticità, è connessa al Torrente Forno e, in particolare, al tratto canalizzato e tombato che attraversa una parte significativa del centro abitato;
detto tratto coperto del Torrente Forno evidenzia criticità riconducibili, tra l'altro, alla ridotta sezione utile del canale, alle difficoltà connesse alle attività di manutenzione e all'accumulo di materiale, con conseguente possibile aggravamento delle condizioni di deflusso delle acque e del rischio idraulico;
nell'area interessata dal tratto canalizzato e tombato insistono abitazioni, istituti scolastici, strutture socio-assistenziali, attività economiche, viabilità e altre infrastrutture di interesse pubblico, rendendo particolarmente rilevante la necessità di procedere a un intervento strutturale di mitigazione del rischio;
per affrontare tale criticità è stato predisposto uno specifico intervento denominato «Ricostruzione ed adeguamento del canale coperto del Torrente Forno danneggiato dagli eventi alluvionali», identificato dal CUP C13H19001200001, per un importo originariamente previsto pari a 4.000.000 di euro;
l'intervento è stato oggetto nel tempo di attività di progettazione, aggiornamenti tecnici e approfondimenti specialistici, finalizzati alla definizione delle condizioni necessarie per la sua realizzazione;
con deliberazione della giunta regionale della Regione Siciliana n. 299 del 16 giugno 2022, l'intervento è stato ricondotto alle risorse del Po Fesr Sicilia 2014/2020 – Azione 5.1.1, destinata agli interventi per la riduzione del rischio idrogeologico e di erosione costiera;
in data 2 agosto 2022, la presidenza della Regione Siciliana ha comunicato pubblicamente l'assegnazione di 4 milioni di euro per l'intervento sul Torrente Forno di Capo d'Orlando, finalizzato alla messa in sicurezza dell'alveo e degli argini e alla ricostruzione del canale coperto;
successivamente, nel 2024, sono state avviate ulteriori attività tecniche e progettuali, con aggiornamento del progetto, nuovi studi specialistici e predisposizione degli elaborati necessari alla prosecuzione dell'intervento;
a fronte del percorso amministrativo e progettuale sviluppatosi negli anni, l'intervento non risulta tuttavia ancora concretamente realizzato, mentre permane la situazione di criticità idraulica del Torrente Forno e, conseguentemente, l'esigenza di garantire adeguati livelli di prevenzione e mitigazione del rischio –:
quale sia lo stato attuale dell'intervento denominato «Ricostruzione ed adeguamento del canale coperto del Torrente Forno danneggiato dagli eventi alluvionali», CUP C13H19001200001, originariamente finanziato per l'importo di 4.000.000 di euro;
se risulti che le risorse finanziarie individuate nell'ambito del Po Fesr Sicilia 2014/2020 – Azione 5.1.1, ai sensi della deliberazione della giunta regionale della Regione Siciliana n. 299 del 16 giugno 2022, siano tuttora disponibili, impegnate o diversamente destinate e, in quest'ultimo caso, quali siano gli atti e le motivazioni alla base della relativa riprogrammazione o revoca;
se il Governo sia a conoscenza delle ragioni per le quali, a distanza di oltre quattro anni dall'annuncio del finanziamento e nonostante le ulteriori attività progettuali e tecniche sviluppate nel 2024, l'intervento non sia ancora giunto alla fase di concreta realizzazione;
se, qualora le originarie risorse del Po Fesr Sicilia 2014-2020 non risultassero più utilizzabili, intenda verificare l'accesso dell'intervento alle attuali linee di finanziamento nazionali destinate alla prevenzione e alla mitigazione del rischio idrogeologico, comprese quelle derivanti dalle più recenti programmazioni Fcs e dagli strumenti nella disponibilità del Governo e del Dipartimento della Protezione civile;
quali misure di prevenzione, monitoraggio e mitigazione del rischio idraulico possano essere attivate, per quanto di competenza, nelle more della realizzazione dell'opera strutturale, con particolare riferimento al tratto canalizzato e tombato del Torrente Forno che attraversa, il centro abitato.
(4-08948)
SALUTE
Interrogazione a risposta in Commissione:
MARIANNA RICCIARDI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la malattia renale cronica (Mrc), caratterizzata da un progressivo deterioramento della funzione renale, interessa circa il 10 per cento della popolazione italiana, pari a circa 5 milioni di persone e nelle fasi più avanzate (stadi IV e V della malattia) che coinvolgono circa 45.000 pazienti nel nostro Paese, richiede il ricorso a trattamenti sostitutivi quali dialisi o trapianto;
le principali modalità dialitiche disponibili sono l'emodialisi (HD), erogata in ambito ospedaliero e la dialisi peritoneale domiciliare (DP), eseguita in autonomia dal paziente o con l'aiuto di un caregiver presso il proprio domicilio;
secondo il report di Health technology assessment pubblicato nel gennaio 2026 in collaborazione con la Società italiana di nefrologia (Sin), la DP domiciliare risulta il trattamento di prima linea dominante rispetto all'HD, con costi annui pari a euro 24.115 rispetto a euro 45.584 nella prospettiva del Servizio sanitario nazionale (euro 25.123 vs euro 58.733 nella prospettiva sociale), e migliori esiti in termini di qualità della vita (1,20 vs 0,94 Quality adjusted life year); con risparmi cumulati stimati pari a euro 155 milioni in 5 anni la prospettiva del Ssn, che aumentano a euro 244 milioni considerando la prospettiva sociale;
tali evidenze indicano un rilevante potenziale di miglioramento dell'efficienza del Ssn e degli esiti per i pazienti;
tuttavia, secondo gli ultimi dati del Registro italiano dialisi e trapianto e del censimento Sin 2024, la DP domiciliare risulta ancora sottoutilizzata in Italia, rappresentando il 9,5 per cento dei pazienti prevalenti e il 14,1 per cento dei pazienti incidenti, a fronte dei benefici clinici ed economici evidenziati, anche in presenza di disomogeneità territoriali;
la Sin ha evidenziato un paradosso economico per cui, nonostante la maggiore costo efficacia della DP, gli attuali meccanismi di rimborso e di valutazione delle performance incentivano le strutture ospedaliere a privilegiare l'HD, come recentemente emerso anche da inchieste giornalistiche e giudiziarie, tra cui il caso dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma, che hanno evidenziato possibili distorsioni nei percorsi assistenziali dei pazienti dialitici legate a interessi economici; in tale contesto, la coesistenza di strutture pubbliche e operatori privati può generare disallineamenti tra incentivi economici e appropriatezza favorendo il sottoutilizzo della DP domiciliare;
in coerenza con quanto emerso, Agenas ha avviato la definizione di specifiche linee di indirizzo nazionali sulla DP, finalizzate a garantire appropriatezza clinica, sostenibilità economica ed equità di accesso, rafforzando al contempo i percorsi di cura domiciliare –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti indicati in premessa;
quali iniziative di competenza intenda adottare per favorire la diffusione della dialisi peritoneale domiciliare, anche attraverso la definizione di un modello organizzativo che preveda obiettivi di prevalenza della dialisi peritoneale domiciliare;
se intenda assumere iniziative di competenza per intervenire sui meccanismi di remunerazione delle prestazioni dialitiche al fine di favorire la diffusione della dialisi peritoneale domiciliare;
quali misure intenda adottare per ridurre le disomogeneità territoriali e attivare sistemi di monitoraggio della diffusione delle diverse modalità dialitiche.
(5-05762)