XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 709 di martedì 15 settembre 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

La seduta comincia alle 11.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANNARITA PATRIARCA, Segretaria, legge il processo verbale della seduta del 10 settembre 2026.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Svolgimento di interrogazioni.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

(Iniziative volte a garantire la tutela dell'incolumità personale degli amministratori locali e il controllo del territorio nel comune di Cornaredo (Milano) - n. 3-02538)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Maerna n. 3-02538 (Vedi l'allegato A).

Il Sottosegretario di Stato per l'Interno, Emanuele Prisco, ha facoltà di rispondere.

EMANUELE PRISCO, Sottosegretario di Stato per l'Interno. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'onorevole Maerna pone l'attenzione su alcuni episodi di minacce e intimidazioni nei confronti di tre amministratori locali verificatisi nel comune di Cornaredo, in provincia di Milano.

Con particolare riferimento alla telefonata minatoria indirizzata al vicesindaco del predetto comune, risalente al 16 giugno 2025, evidenzio che i Carabinieri della compagnia di Corsico hanno identificato l'autore e lo hanno deferito per minacce. Il procedimento penale che ne è scaturito risulta essere tuttora iscritto presso il giudice di pace di Milano.

In merito alla lettera anonima indirizzata al capogruppo consiliare di Fratelli d'Italia, rinvenuta lo scorso 9 febbraio, rappresento che la stessa compagnia dei Carabinieri ha informato l'autorità giudiziaria di Milano.

Per quanto concerne il plico contenente un proiettile recapitato presso l'abitazione di un consigliere comunale, risulta che quest'ultimo abbia sporto querela al comando di Polizia locale di Cornaredo il 17 febbraio scorso.

Anche tale ultimo fatto è stato riepilogato in apposita informativa di reato trasmessa alla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano, con contestuale richiesta di autorizzazione all'espletamento di accertamenti tecnici, anche di natura irripetibile, sui reperti sottoposti a sequestro.

Con riferimento alle iniziative assunte per tutelare l'incolumità personale degli amministratori locali coinvolti, la questura di Milano ha comunicato che sono stati attivati dei servizi di tutela di carattere preventivo, di tipo non fisso, gestiti dall'Arma dei carabinieri.

Per quanto riguarda, più in generale, la necessità di garantire che l'esercizio delle attività istituzionali degli enti locali avvenga in condizioni di piena sicurezza e serenità, ricordo che presso il Ministero dell'Interno opera l'Osservatorio nazionale sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali, con il compito di favorire e potenziare lo scambio di informazioni e il raccordo tra lo Stato e gli enti locali, allo scopo di individuare strumenti di contrasto e indicare strategie di prevenzione. L'Osservatorio si avvale, a partire dal luglio 2018, dell'operato di un organismo tecnico di supporto, che opera presso il Dipartimento della pubblica sicurezza.

Combattere il fenomeno significa conoscerne dimensioni, natura e cause nelle varie realtà territoriali; per questo l'organismo tecnico ha messo a punto un sistema di rilevazione capillare, attraverso un report trimestrale elaborato dalle prefetture.

L'Osservatorio ha anche la funzione di realizzare iniziative di supporto agli amministratori vittime di episodi intimidatori, tenendo conto delle caratteristiche delle realtà nelle quali svolgono il loro mandato. A questo scopo è prevista, a partire dal 2022, la creazione di osservatori regionali, presso le prefetture capoluogo di regione, e di sezioni provinciali, nelle realtà territoriali maggiormente interessate al fenomeno.

L'organismo tecnico propone strategie di prevenzione e contrasto del fenomeno e riferisce periodicamente all'Osservatorio sull'andamento del fenomeno stesso e sugli sviluppi delle iniziative in corso.

L'organismo ha il compito, inoltre, di favorire le iniziative di formazione rivolte agli amministratori locali e di promozione della legalità, con particolare riferimento alle giovani generazioni.

Nell'ambito dell'attività di monitoraggio svolta dal predetto Osservatorio, segnalo che nell'anno 2025, in Lombardia, sono stati registrati 88 episodi di intimidazione nei confronti degli amministratori locali, di cui sette nella provincia di Milano. Nel primo trimestre 2026, nella provincia di Milano, sono stati registrati quattro episodi di intimidazioni agli amministratori locali, mentre nel medesimo periodo del 2025 non vi erano stati casi.

In generale, dalle analisi effettuate dall'Osservatorio nell'ultimo decennio, emerge una progressiva contrazione del fenomeno negli anni 2022 e 2023, rispettivamente con 580 episodi a livello nazionale - meno 19,7 per cento rispetto all'anno precedente - e 553 episodi - meno 4,7 per cento sempre rispetto all'anno precedente - in rapporto, invece, al più elevato numero registrato nel 2014, pari a 805 episodi.

Ciò a testimonianza dell'efficacia, in chiave di deterrenza, dell'attività di monitoraggio e ovviamente del prezioso lavoro che fanno le donne e gli uomini delle Forze dell'ordine al fianco della magistratura. Ricordo, inoltre, che nello stato di previsione del Ministero dell'Interno è stato istituito un apposito fondo, con la legge n. 234 del 30 dicembre 2021, che consente agli enti locali l'adozione di iniziative per la promozione della legalità, nonché di misure di ristoro del patrimonio dell'ente o in favore degli amministratori locali che hanno subito episodi di intimidazioni connessi all'esercizio delle funzioni istituzionali esercitate.

La dotazione del predetto fondo è stata incrementata con le leggi n. 197 del 29 dicembre 2022 e n. 207 del 30 dicembre 2024, fino ad arrivare ad un ammontare complessivo di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Da ultimo, in merito alle misure di sicurezza personale, informo che nella provincia di Milano risultano attualmente attivi un dispositivo di protezione ravvicinato e 30 dispositivi di vigilanza generica radiocollegata, espletati dalle Forze di Polizia nei confronti di altrettanti amministratori locali. Concludo assicurando che il Ministero dell'Interno, anche grazie al ruolo strategico svolto dall'Osservatorio nazionale, continuerà a lavorare al fianco degli amministratori locali che subiscono un atto intimidatorio nell'esercizio delle loro funzioni istituzionali.

Tali atti, infatti, anche laddove non mettono solo a rischio la sicurezza personale degli amministratori, minano i principi fondamentali della convivenza civile, incidendo negativamente sul rapporto tra cittadini e istituzioni e ostacolando il corretto funzionamento di queste ultime e la capacità di rispondere ai bisogni della collettività.

PRESIDENTE. L'onorevole Maerna ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

NOVO UMBERTO MAERNA (FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretario. Sì, mi dichiaro soddisfatto. Non avevo dubbi sull'impegno del Ministero, a fronte di una denuncia e di un'interrogazione riguardante un comune, Cornaredo, in provincia di Milano, dove, tra il giugno 2025 e il febbraio 2026, alcuni amministratori di Fratelli d'Italia sono stati oggetto di minacce, come appunto accennato. Mi fa piacere che esista anche questo Osservatorio nazionale e che abbia anche diramazioni a livello locale, in provincia di Milano.

Voglio anche ringraziare gli amministratori Dario Ceniti, vicesindaco, Marzio Foti, capogruppo consiliare di Fratelli d'Italia, e il consigliere comunale di Fratelli d'Italia Vito Vatalaro, che, nonostante le minacce ricevute, continuano nella loro attività assidua per garantire sicurezza e legalità all'interno del comune. Voglio esprimere anche un ringraziamento alle Forze dell'ordine che tutelano la loro sicurezza, ma anche quella dei cittadini di Cornaredo e di tutto il territorio.

Un ringraziamento ai nostri amministratori che vivono un momento ovviamente di tensione e di difficoltà insieme alle loro famiglie. L'impegno del Ministero a garantire la loro sicurezza e quella dei cittadini è anche una garanzia per loro e per le loro famiglie.

(Intendimenti in merito all'assistenza sanitaria dei lavoratori marittimi operanti nell'area dell'Isola d'Elba - n. 3-02872)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Tenerini n. 3-02872 (Vedi l'allegato A).

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interrogante per il quesito posto, poiché mi consente di illustrare le iniziative attuate dal Ministero della Salute per risolvere la questione oggetto dell'atto di sindacato ispettivo discusso quest'oggi in Aula. Con riferimento alle dimissioni del medico fiduciario per la tutela sanitaria del personale navigante e dell'aviazione civile, che ha prestato servizio nel comune di Portoferraio dal 14 aprile 2025 al 4 maggio 2026, segnalate nell'interrogazione, evidenzio innanzitutto che al medico dimissionario sono stati corrisposti tutti gli emolumenti dovuti per il servizio svolto.

A tale riguardo devo riferire che, a seguito della riorganizzazione del Ministero della Salute, che ha comportato l'istituzione di nuovi uffici periferici, si è reso necessario adeguare i sistemi informatici, e questo, effettivamente, ha comportato, per una sola volta - quella oggetto dell'interrogazione - e evidentemente in via del tutto eccezionale, un fisiologico ritardo nei pagamenti. In ogni caso, come già anticipato, dagli uffici del Ministero riferiscono che tutti gli emolumenti dovuti sono stati corrisposti.

Con riferimento, invece, alle misure urgenti che il Ministero della Salute ha adottato per garantire il tempestivo ripristino di un medico fiduciario, sottolineo che il Ministero si è immediatamente attivato al fine di assegnare un nuovo incarico. Nello specifico, il Ministero ha prontamente pubblicato, in data 25 giugno 2026, un bando relativo al conferimento dell'incarico di medico fiduciario per i comuni dell'Isola d'Elba. Tuttavia, la procedura è andata deserta poiché non è pervenuta alcuna candidatura.

A seguito di tale circostanza, il direttore dell'ufficio SASN (Servizi territoriali per l'assistenza sanitaria al personale navigante) territorialmente competente ha provveduto a incontrare le associazioni di categoria e i medici interessati, al fine di avviare un confronto sulle modalità di svolgimento dell'attività di medico fiduciario del Ministero della Salute. Nel corso dell'incontro, considerata la necessità di garantire l'assistenza sanitaria ai circa 400 marittimi presenti sull'isola, è emersa l'opportunità di favorire un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale non massimalisti, e quindi, evidentemente, disponibili ad accogliere pazienti.

Riferisco, comunque, che, preso atto della circostanza che la carenza di medici disponibili ad assicurare l'assistenza sanitaria al personale navigante e aeronavigante rappresenta una criticità diffusa sull'intero territorio nazionale, sono attualmente allo studio, presso il Ministero della Salute, soluzioni organizzative volte a garantire e ottimizzare l'accesso alle prestazioni sanitarie da parte di tali categorie di lavoratori.

PRESIDENTE. L'onorevole Pella ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto della risposta all'interrogazione Tenerini n. 3-02872, che ha sottoscritto in data odierna.

ROBERTO PELLA (FI-PPE). Grazie, Presidente Costa. Sottosegretario Gemmato, la ringrazio per la sua risposta esaustiva, in modo particolare anche rimarcando la tempestività nel dare la risposta alle 400 persone che fanno parte del comparto marittimo. Sicuramente, poiché questo bando è andato deserto, credo sia stato importante e doveroso ritrovarlo nei medici di base, che sicuramente possono essere di supporto e fondamentali in quello che è l'ausilio alle cure.

Il Sottosegretario ha evidenziato anche un secondo aspetto, non solo quello che riguarda l'interrogante, la collega Tenerini, e, come ho detto, mi ritengo soddisfatto delle risposte da lei date, ma ha voluto in qualche modo evidenziare oggi sempre di più quella che è l'importanza nel garantire, nelle aree insulari, nelle aree montane e nelle aree interne, quello che è il tema della salute. So che lei e il Ministro Schillaci state lavorando molto su questo tema.

Anzi, le devo dire in modo particolare che anche la riforma che lei sta portando avanti nell'ambito del settore farmaceutico va su quella direzione, proprio perché le farmacie sono il primo presidio in quello che è un rapporto anche importante e fondamentale, soprattutto in questi territori e in queste aree. Quindi, da parte nostra, da parte di Forza Italia, c'è l'auspicio di poter continuare, come state facendo, su questa direzione, continuando ad avere quel dialogo costante e continuo con i territori, in modo particolare con le amministrazioni comunali e con quelle provinciali e regionali, che sicuramente possono essere d'ausilio in quello che oggi è un collegamento fondamentale ed essenziale anche con i medici di base.

Quindi, a fronte delle risposte che lei ha voluto indicare e dell'impegno dei medici di base, auguro che comunque, in futuro, si possa arrivare, anche attraverso questi bandi, a trovare dei medici che in qualche modo possano essere d'ausilio anche in settori particolari, come quello, che abbiamo evidenziato oggi, dei marittimi. Per questa ragione, Presidente Costa, mi dichiaro più che soddisfatto.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendo dunque la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 11,20, è ripresa alle 14,05.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 14,06).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Cessazione dal mandato parlamentare del deputato Alberto Bagnai.

PRESIDENTE. Comunico che in data 14 settembre 2026 è pervenuta alla Presidenza la seguente lettera del deputato Alberto Bagnai:

“Signor Presidente, alla luce della mia nomina a componente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato avvenuta in data 4 agosto ultimo scorso, e in vista del mio insediamento nel nuovo ruolo previsto per il prossimo 22 settembre, considerato il regime di incompatibilità definito dall'articolo 10, comma 3, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, che preclude ai componenti dell'Autorità di ‘ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura', Le scrivo per rassegnare le mie dimissioni ai sensi dell'articolo 17-bis, comma 2, del Regolamento. L'occasione mi è gradita di porgerLe i miei più rispettosi saluti e di augurare a Lei e a tutti i colleghi un sereno e proficuo proseguimento di legislatura.

Firmato: Alberto Bagnai”.

Trattandosi di un caso di incompatibilità ai sensi dell'articolo 10, comma 3, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, la Camera prende atto, a norma dell'articolo 17-bis, comma 2, del Regolamento, di questa comunicazione e della conseguente cessazione del deputato Alberto Bagnai dal mandato parlamentare.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo nuovamente, in quest'Aula, delle informative, un'informativa soprattutto da parte del Ministro Crosetto e della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Io non so se avete capito cosa sta succedendo. Mentre osserviamo l'avanzata dei combattimenti Houthi, proprio nelle stesse ore i droni colpiscono i gasdotti in Arabia Saudita. Ci sono - e lo dico così, visto che poi ci sono non solo dei doppi standard, ma questa discussione non si riesce mai fare a tutto tondo - circa 46.000 persone sfollate proprio in Yemen che sono fuggite dalle proprie case da quando è riesplosa la guerra in Medio Oriente. E sono circa 22,3 milioni le persone che in questo momento, lì, in Medio Oriente, hanno bisogno di assistenza umanitaria.

Io credo che, mai come in questo caso, il Governo dovrebbe venire qua, alla Camera, e spiegare la presenza di 400 militari in difesa dei cieli di Riad. Già, è così perché mentre ad Aviano atterrano dei carghi degli Stati Uniti, dal Golfo dei carichi di armi e di truppe arrivano lì. Lo dico perché venerdì notte a Taif è scattato l'allarme per un presunto attacco Houthi contro la base di King Fahd, a pochi chilometri da La Mecca.

Vorrei che fosse chiaro - perché forse il Parlamento non lo sa - che lì ha la sede una delle nostre missioni. Si chiama Task Force Arabia e voi direte: non lo sappiamo. Non lo sapete perché l'Aula non è stata informata. Ci sono quattro Eurofighter, un radar volante CAEW da mezzo miliardo, che controlla circa 400 chilometri di frontiera, un C-130J, una batteria di Samp-T, con radar, tra l'altro, di Leonardo Kronos, che è di fatto il pilastro del Michelangelo Dome.

Allora - lo dico così - il Ministro ci dica: ma l'Italia fa da scudo alle raffinerie e ai depositi sauditi? Lo fa contro quei droni? Contro i cruise? Contro i missili balistici dell'Iran e degli Houthi? Perché è questo che dice il sito della Difesa in sostanza: concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo e alla protezione degli interessi nazionali. Cioè, fatemi capire, nelle scorse ore, dopo gli attacchi Houthi, Trump ha detto: no, noi non interveniamo. E invece noi lo stiamo facendo? Traduco perché sia chiaro: la traduzione è il petrolio. Il petrolio, lo stesso che cresce al barile, lo stesso che cresce alla pompa di benzina, sì. E intanto la base King Fahd ospita gli stormi sauditi, gli stessi che bombardano lo Yemen, per intenderci.

Colleghe e colleghi, questa non è una missione autorizzata, perché nella delibera sulle missioni del 28 agosto si parla di Iraq, di Emirati, di Kuwait, di Bahrein e di Qatar. La Task Force Arabia non è nemmeno citata. Allora, lo abbiamo capito il trucchetto, quello dell'interoperabilità. Ma stiamo scherzando? Stiamo scherzando? Perché tra missioni dall'ottobre del 2024 a qui siamo ben oltre. Questa è un'operazione nuova, in un Paese, appunto, nuovo, anche se citato, nel pieno dell'escalation degli Stati Uniti e Israele contro l'Iran e mentre Riad prepara l'offensiva contro gli Houthi… insomma, roba da matti.

Allora, lo dico così e concludo. L'abbiamo già chiesta questa informativa, non abbiamo avuto risposta. Ma il Parlamento non può apprendere di una possibile escalation verso l'Iran da dei tracciati di volo o da quello che succede ad Aviano, e ho finito. Ora Meloni e Crosetto devono venire in quest'Aula: ci dicano con quale base giuridica e con quali regole d'ingaggio hanno disposto questa missione, ci dicano quanto costa tenere i militari a difesa delle petromonarchie, una guardia armata delle petromonarchie non autorizzata da questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato De Maria. Ne ha facoltà.

ANDREA DE MARIA (PD-IDP). Presidente, noi ci associamo, come gruppo del Partito Democratico, alla richiesta di informativa al Ministro della Difesa Crosetto, perché siamo di fronte a un'escalation sempre più pericolosa delle azioni belliche in Medio Oriente, pericolosa per i civili che sono esposti in quei Paesi a quelle situazioni di conflitto armato, pericolosa per i nostri militari, qualora, come nel caso in oggetto, siano presenti sul terreno in aree interessate da situazioni di conflitto, e poi un conflitto che, come si vede, sta mettendo drammaticamente in crisi gli equilibri economici del pianeta e sta creando via via un contesto complicatissimo sul piano dei rifornimenti energetici. Un'azione di conflitto rispetto alla quale l'Italia deve e dovrebbe essere protagonista di un'azione di pace e di dialogo per bloccare l'escalation militare che si sta riproponendo.

Nello specifico, anche noi vogliamo intanto avere rassicurazioni sulla sicurezza delle donne e degli uomini in divisa impegnati in quel contesto, impegnati in Arabia Saudita, donne e uomini ai quali vanno, come sempre, il nostro sostegno e la nostra solidarietà, perché portano avanti, davvero con grande capacità, le iniziative e le missioni di cui sono incaricati dal nostro Paese e lo fanno con quel senso di umanità e con quel rispetto dei valori costituzionali che caratterizza sempre i nostri militari.

Appunto, in questo caso, prima di tutto, vogliamo sapere quali sono le condizioni di sicurezza per i militari italiani e poi conoscere le caratteristiche, le regole d'ingaggio del loro impegno in un contesto sempre più complicato e sempre più delicato e pensiamo che sia davvero molto importante su questo coinvolgere il Parlamento. Come veniva detto ora, la nuova modalità con cui si autorizzano le missioni militari - rendendo anche in alcuni casi effettivamente più efficace la presenza sul terreno, evitando complicazioni che c'erano nei processi autorizzativi - non può diventare, però, il pretesto per mettere in campo missioni che non sono state autorizzate dal Parlamento. Quindi, è davvero importante che il Ministro venga a riferirci e che si possa ragionare in questa Camera su quello che sta accadendo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Noi non possiamo che associarci alla richiesta che ha fatto il collega Grimaldi. Ne siamo convintissimi, anche perché il 4 agosto scorso - quindi praticamente poco più di un mese fa - avevamo posto la questione, avevamo chiesto un'informativa urgente al Ministro della Difesa perché volevamo sapere i particolari di questo strano riposizionamento di militari italiani.

Sono circa 400 con questa task force che è stata rinominata Task Force Arabia. Volevamo sapere i motivi, gli obiettivi che aveva questo riposizionamento, perché inizialmente questa task force era dislocata in Kuwait e poi è stata spostata.

Quando sono cambiate le regole per le missioni internazionali e, quindi, quando questa maggioranza, questo Governo, ha previsto la possibilità di dispiegare contingenti italiani all'interno della stessa area facendoli rientrare, più o meno, nella stessa missione, noi avevamo lanciato l'allarme, Presidente. Avevamo detto: questo è un ottimo modo con cui il Parlamento sarà tagliato fuori e, sostanzialmente, il Governo, il Ministro della Difesa, il Ministro degli Esteri, la Presidente del Consiglio decideranno in tutta autonomia dove dislocare, dove spostare i militari italiani. È bastato attendere qualche settimana, qualche mese e le nostre previsioni, ovviamente, hanno trovato conferma.

Questo è proprio uno di quei casi, ma c'è di più. Non c'è solo questa sostanziale violazione di un'autorizzazione che il Parlamento ha dato a una missione internazionale. I nostri militari, lì, si trovano in una zona di guerra: l'Arabia Saudita, con l'attacco effettuato in Iraq dal 29 luglio in poi, è diventato, di fatto, un Paese belligerante in quella guerra sciagurata tra Israele e Stati Uniti, da una parte, e l'Iran, dall'altra.

Una guerra che la nostra Presidente del Consiglio non ha avuto il coraggio di condannare, sulla quale non ha avuto il coraggio di dire una parola. Si è limitata a dire che non condivideva e non condannava, come una eterna “Don Abbondio”, che ha paura di spaventare i poteri forti e che, invece, avrebbe voluto in un'altra vita - nella vita precedente, quando era lì all'opposizione - spaccare il mondo.

Torniamo però alla questione, Presidente. Noi siamo molto preoccupati anche delle mancate risposte del Governo e, segnatamente, del Ministro della Difesa, in questo Parlamento. Da quando l'abbiamo chiesta, dal 4 agosto, come dire, gli avvenimenti si aggravano sempre di più; è sotto gli occhi di tutti, le notizie che provengono da quell'area sono gravissime. Le milizie Houthi stanno già avanzando, stanno muovendo combattimenti, e, quindi, la situazione generale si fa sempre più rischiosa.

Il Ministro, il Governo tutto dovrebbe venirci a spiegare: uno, i motivi per i quali ha deciso questo riposizionamento, perché ufficialmente a questo Parlamento non è stato mai spiegato; due, per quale motivo hanno tenuto sostanzialmente segreto questo riposizionamento; tre, qual è l'attuale obiettivo per cui tenere ancora i nostri militari in quella zona, una zona che, ovviamente, non è più un territorio in cui si può mandare una missione di pace perché, essendo una zona di guerra, è ovvio che non è più una missione di pace.

Il tutto - e finisco, quindi, con il quarto punto - è in contrasto con l'articolo 11 della nostra Costituzione, che, devo dire, molto spesso l'attuale Governo dimentica; dimentica gli alti principi che sono rappresentati dal contenuto dell'articolo 11 stesso.

Concludo, Presidente, invitandola davvero a sollecitare il Governo a venire con estrema urgenza a relazionare a questa Camera sulle domande che abbiamo posto e rispondere alle domande che abbiamo posto. Ci sono dei nostri militari che sono in zona di guerra senza autorizzazione del Parlamento per una decisione unilaterale e illegale del Governo: tutto ciò è gravissimo, pretendiamo risposte in tempi brevissimi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.

Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, su un altro argomento, il deputato Donno. Ne ha facoltà.

LEONARDO DONNO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché venga subito in Parlamento a riferire sulla gravissima situazione che riguarda l'ex Ilva, i lavoratori e i cittadini di Taranto. Il diritto alla salute prevale sull'attività d'impresa, questa è la pronuncia della corte d'appello civile di Milano, ed è chiara: non può esistere produzione ad ogni costo, tantomeno quando mette a rischio la salute, la vita stessa dei cittadini, la sicurezza dei lavoratori e anche l'ambiente.

Il MoVimento 5 Stelle si batte da sempre per il superamento del ciclo integrale a caldo e per una profonda riconversione economica, produttiva, sociale e culturale di Taranto. Un percorso che avevamo di fatto già iniziato durante il Governo “Conte 2”, con il Cantiere Taranto, un percorso avviato, che prevedeva ancora, tempo e risorse: erano state impiegate tante risorse. Però, quel percorso si è interrotto da 4 anni a questa parte, cioè da quando Giorgia Meloni è arrivata al Governo. Meloni che ha scelto di continuare a puntare su un modello industriale vecchio, insostenibile, fermando le bonifiche e perdendosi nella solita propaganda, negli annunci, nei rinvii, nei piani industriali che non si sono mai concretizzati, nelle trattative di vendita senza alcun esito.

Ora, però, il tempo delle dichiarazioni è finito, Meloni e Urso devono assumersi le loro responsabilità perché quelle scelte le hanno fatte loro. E, allora, non accetteremo di vedere l'ennesimo teatrino, anche imbarazzante, di una Giorgia Meloni che, davanti ai problemi, punta il dito contro gli altri, dice che non è colpa sua oppure dice che il Governo non ha responsabilità. Anzi, questo purtroppo è già accaduto, proprio qualche giorno fa, quando la Premier su ex Ilva ha detto testualmente: la questione riguarda il mercato, il Governo ad ora non ha ruolo. Ma anche basta: siete da 4 anni al Governo, come non ha ruolo?

Festeggiate record inesistenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), continuate a festeggiare, siete inebriati da questo festeggiamento e su Ilva dite che dipende dal mercato? Veramente ridicoli.

Ma guardate che il tempo di dare la colpa agli altri è finito, perché al Governo siete voi: siete voi che avete cancellato gli investimenti e i progetti del Governo “Conte 2”, come il miliardo del PNRR, i fondi per l'insediamento di Ferretti e Renexia, decine di opportunità che avete fatto perdere al territorio di Taranto.

E allora, Presidente, questo anche per annunciare che stiamo depositando, alla Camera e al Senato, insieme al senatore Mario Turco, una mozione in cui chiediamo impegni concreti al Governo Meloni: subito un accordo di programma per Taranto sottoscritto dal Governo, dagli enti territoriali e dalle rappresentanze sociali; stop ai licenziamenti dei 2.500 lavoratori dell'indotto; mettere in campo tutta una serie di azioni e risorse in grado di superare la produzione a carbone; chiudere l'area a caldo; bonificare l'area; garantire l'occupazione; adottare un piano che coinvolga tutte le istituzioni e che riguardi nuove prospettive industriali, oltre che la riconversione economica, sociale e culturale di Taranto. Basta rinvii, basta bugie, la Premier venga subito in Aula e dia risposte ai cittadini di Taranto e ai lavoratori che, per troppo tempo, avete preso in giro e che sono stanchi delle vostre chiacchiere.

E allora, Presidente, concludo. La Presidente Meloni è venuta qualche settimana fa, proprio a Taranto, ed è stata accolta, diciamo, da fischi senza precedenti. Quella era la voce vera dei cittadini, non erano le vostre feste di partito, dove si entra su autorizzazione e in base alla tifoseria. Erano cittadini liberi, stanchi delle vostre chiacchiere. Perché, quando si tradiscono le promesse, quando si fa solo propaganda, il risultato poi è questo, e i cittadini parlano. Avete abbandonato gli italiani, tra caro bollette, caro carburanti, caro vita, salari da fame, difficoltà ad accedere alle cure, imprese che sono in crisi, cittadini che non arrivano alla fine del mese.

Allo stesso modo, avete abbandonato Taranto e i tarantini, perché l'unico vostro interesse, quello a cui vi dedicate quotidianamente, è solamente tutelare i vostri amichetti di partito e pensare a cambiare la legge elettorale per evitare di perdere le prossime elezioni politiche (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E allora, badate bene, Presidente, e concludo: quei fischi sono solo un primo segnale, sono solo l'inizio. Noi vi abbiamo offerto l'ennesima possibilità, con questa mozione, di trovare una soluzione, lo possiamo fare anche insieme. Allora, assumetevi la vostra responsabilità, una volta per tutte: trovate delle soluzioni, se ne siete capaci, oppure andate a casa.

La pacchia è finita, Giorgia Meloni, ma la pazienza dei cittadini altrettanto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Signora sottosegretaria, colleghe e colleghi, io ovviamente mi associo alla richiesta di informativa formulata adesso dal collega Donno e vorrei puntare l'attenzione su quattro date: 26 febbraio, 27 luglio, 9 settembre e 16 settembre. Sono quattro date, ma nessun alibi da parte del Governo. Il 26 febbraio il tribunale di Milano ha ordinato la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo; il 27 luglio la Corte d'appello, riformando in parte quel provvedimento, ha disposto lo stop e ha assegnato 90 giorni per completare le operazioni di sospensione. Il 9 settembre la stessa Corte respinge la richiesta di ex Ilva e Acciaierie d'Italia di sospendere l'efficacia esecutiva del decreto.

Il 16 settembre, domani, secondo quanto scritto dalle stesse società nel loro ricorso con cui, appunto, hanno richiesto la sospensione dell'efficacia esecutiva del decreto della Corte d'appello, le operazioni di spegnimento raggiungeranno il cosiddetto punto di non ritorno. Ovviamente non si tratta di una ricostruzione politica, ma è la cronaca giudiziaria di un fallimento politico. Sono quattro anni che il Governo continua a parlare di ex Ilva, quando lo fa. Noi abbiamo avuto qualche giorno fa la Presidente Meloni che è venuta per i Giochi del Mediterraneo e, come ricordava il collega Donno, è stata sommersa dai fischi, ma quei fischi rischiano di essere anche i fischi contro la città, non solo contro il Governo Meloni, se continuiamo a stare in questa posizione di stallo, dove le persone ormai sono le une contro le altre armate. Ed è stato bruttissimo ieri, mentre noi cercavamo di portare i bambini a scuola, perché c'era l'inizio dell'anno scolastico, vedere altri padri di famiglia che bloccavano il ponte girevole che collega la città vecchia con quella nuova. E lì si è trasformato tutto quasi in tragedia perché c'era la disperazione di quelle persone e, dall'altra parte, c'era ormai anche un sentimento quasi di non accettazione da parte del resto della città, che è ormai stanca ed è piegata da questi continui rinvii da parte del Governo Meloni che in quattro anni avrebbe ben potuto fare e non ha fatto.

Tutte le mancanze di questo Governo stanno venendo, purtroppo, al pettine dei tarantini, ma noi ovviamente non ci stiamo e ci associamo alla richiesta di informativa formulata dal collega Donno e riprenderemo, ovviamente, l'argomento in sede di discussione presentando delle proposte concrete per sostenere il territorio e la popolazione di Taranto con azioni che il Governo ha dimostrato, anche oggi in Commissione bilancio, di non avere il coraggio di portare avanti, proprio perché privo di visione e, soprattutto, privo di interesse.

Ormai il disimpegno della Presidente Meloni e del Ministro Urso - che noi abbiamo sempre creduto, insomma, dovesse essere commissariato su questo dossier - stanno dando dimostrazione plastica dell'inadeguatezza di tutte le misure poste in essere e di quelle non poste in essere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.

Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.

EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Chiediamo un'informativa urgente al Ministro Urso perché il piano annunciato da Electrolux, che prevede 1.450 esuberi in tutta Italia e la chiusura dello stabilimento marchigiano, non è una semplice riorganizzazione: è un saccheggio industriale messo a segno da una multinazionale che, per anni - anni -, ha incassato ingenti risorse pubbliche dallo Stato e che oggi ripaga quell'investimento pubblico con migliaia di licenziamenti.

Allora, di fronte a questo, cosa fa il Governo? Il Ministro Urso apre tavoli che non producono nulla di concreto, mentre la Presidente Meloni si limita di fatto a fare la spettatrice. E allora non basta rivendicare record di longevità di Governo se poi si resta inerti davanti a migliaia di famiglie che rischiano, letteralmente, di finire per strada. E il caso di Electrolux non è un caso isolato: è la fotografia plastica, Presidente, del fallimento di questo Governo sul terreno industriale. A giugno 2026 la produzione industriale è calata sia su base congiunturale, dell'1 per cento, sia su base tendenziale, dello 0,6 per cento; anche il PIL del secondo trimestre 2026, pur confermando una crescita dello 0,2 per cento minimo, mostra un valore aggiunto in calo proprio nel comparto industriale e lo confermano anche i dati sulla cassa integrazione.

Negli ultimi anni il ricorso dell'industria italiana alla cassa integrazione è cresciuto in modo marcato, con un peso crescente della componente straordinaria, quella che segnala vere e proprie crisi aziendali strutturali, non semplici rallentamenti congiunturali. Sono numeri che certificano, al di là della propaganda, che l'industria italiana sta arretrando sotto il Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). A questo si aggiunge un altro fronte, che questo Governo continua ad ignorare: il caro carburante e il caro energia. Oggi il gasolio supera i 2,30 euro al litro, nonostante lo sconto di 17 centesimi in scadenza proprio fra 48 ore.

Siamo quindi alla vigilia dell'ennesimo provvedimento tampone, di risorse a pioggia che non risolvono alcun problema. Dopo quattro anni, Presidente, questo Governo non ha ancora chiaro che, senza investimenti seri e interventi strutturali, il rischio concreto è quello di una vera e propria devastazione industriale in tutto il Paese: imprese che chiudono; filiere che si spezzano; territori che si spopolano uno dopo l'altro, dalle Marche a tutte le altre regioni colpite.

Proprio oggi, in questo momento, una delegazione del MoVimento 5 Stelle è ai cancelli dello stabilimento, al fianco dei lavoratori, per dare il massimo sostegno a ogni iniziativa di mobilitazione. Ma da qui, da quest'Aula, Presidente, chiediamo formalmente al Governo un'informativa urgente. Il Ministro Urso venga in Parlamento con risposte chiare e serie, non con l'ennesimo tavolo di facciata. I lavoratori e questo Parlamento hanno diritto di sapere, senza ulteriori rinvii, cosa intende fare l'Esecutivo per fermare i licenziamenti e imporre all'azienda un vero piano industriale alternativo alla chiusura. Non c'è più tempo per gli spettatori: serve una risposta immediata, e la chiediamo oggi stesso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, il deputato Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Siamo davanti a una tragedia annunciata. Per fortuna oggi c'è stata una mobilitazione di tutti i lavoratori di tutti i siti produttivi di Electrolux: sono stati più di 8.000 i lavoratori in piazza nella giornata di oggi per lo sciopero generale dei lavoratori di Electrolux. Come è stato detto dalla collega prima - e noi ci uniamo alla richiesta di una informativa innanzitutto del Ministro Urso, ma probabilmente sarebbe il caso che anche la Ministra del Lavoro venisse a dirci qualcosa su questa vicenda - si tratta di oltre 1.400 esuberi, ma forse questa volta non si sbaglia ad essere pessimisti, perché c'è un ridimensionamento significativo di tutti i siti produttivi: a Forlì ci sono 297 lavoratori che sono in esubero, e si riduce di almeno un terzo la capacità produttiva di quello stabilimento, e così praticamente in tutti i siti.

Tutto questo per fare cosa? Per spostare le produzioni fuori dall'Italia. Alcune sono chiaramente note: le cappe di Cerreto d'Esi vanno in Polonia, i frigoriferi vanno in Cina. C'è tutta la produzione che viene che viene spostata all'estero. Insomma, questo è un fallimento eclatante del Governo. Infatti, come è stato detto oggi in piazza dalle organizzazioni sindacali c'erano state, senza nessuna esagerazione, nei mesi scorsi, le promesse del Governo rispetto alla tenuta di quel tavolo di confronto, rispetto alle prospettive.

E invece niente di tutto questo. Niente di tutto questo e nessuna capacità da parte del Governo di esercitare una pressione politica vera di fronte - voglio ricordarlo - a 131 milioni di euro di contributi pubblici ricevuti da Electrolux (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), a 200 milioni di prestiti da parte della Banca europea per gli investimenti e ad altri 12 milioni di euro ricevuti a livello locale dalle regioni. E da questo sono esclusi tutti i benefici ricevuti da Electrolux grazie a Industria 4.0 e a Transizione 5.0. Insomma, noi aiutiamo, sosteniamo le imprese che lavorano sul nostro territorio e non abbiamo praticamente nessuna capacità - nessuna, zero capacità (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) - da parte di questo Governo di trattenerle e di garantire l'occupazione sul territorio italiano.

Questo non è un piano industriale, questo è un piano - diciamo così - di delocalizzazione produttiva. È stato detto oggi, nella piazza di Cerreto d'Esi: lo hanno detto i rappresentanti sindacali e il nostro segretario, rappresentante di AVS, Nicola Fratoianni, che è intervenuto a quella manifestazione. C'è la vicinanza, come abbiamo detto, di tutte le forze politiche, però questo ovviamente non può bastare. Il Governo deve venire qui, ma non deve venire qui - perché la parola informativa non dice tutto - ma non ci deve informare, perché qui sappiamo tutto sulla vicenda Electrolux. Il Governo deve venire qui a informare il Parlamento sulla proposta del Governo. Ci deve dire che cosa intende fare, non ci deve informare sulla situazione. Il Governo italiano deve avere una proposta su questa vicenda, ci deve dire, quando si siederà al tavolo con Electrolux, quale proposta avanzerà.

Questo è il punto, perché l'Italia non può sostenere questa ennesima riduzione del suo apparato produttivo e non può sostenere sicuramente 1.400 nuovi esuberi, nuovi disoccupati che si aggiungono ai disoccupati e ai cassintegrati che - voglio ricordarlo - stanno nel conto che fate voi della nuova occupazione dei lavoratori a tempo indeterminato (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Non è possibile, questo Paese non lo può sostenere e non lo sostengono i territori che stanno soffrendo questa crisi in questo momento. Vengano i Ministri interessati a dirci cosa intendono fare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Peluffo. Ne ha facoltà.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi, a nome del gruppo del Partito Democratico, alla richiesta di un'informativa urgente sulla vertenza Electrolux affinché quest'Aula, nel suo complesso, discuta e affronti quella che è una vertenza che non riguarda soltanto un'azienda ma ormai riguarda complessivamente un comparto che è stato fondamentale per il nostro tessuto economico e produttivo dal punto di vista dell'innovazione, della capacità manifatturiera e dell'occupazione. È un comparto che da anni vede susseguirsi crisi che anche dove affrontate e dove sono stati trovati dei punti di accordo - sbandierati, peraltro, dal Governo, dal Ministro Urso, come risolutivi, come, per esempio, la vertenza Beko - invece continuano a dimostrare la fragilità di quegli accordi e la difficoltà di questo settore. Pertanto, la vertenza Electrolux diventa paradigmatica per quello che è un comparto fondamentale del nostro Paese - quello dell'elettrodomestico, del cosiddetto bianco - e, più complessivamente, per la capacità di competere della nostra manifattura.

Chiedere oggi l'informativa è particolarmente importante perché oggi - è stato ricordato - è la giornata nella quale tutti gli addetti del gruppo hanno scioperato: si è svolta la manifestazione a Cerreto d'Esi, lo stabilimento che, nel piano che è stato presentato dall'Electrolux, è destinato a essere chiuso. Qui c'è un primo punto, perché questo piano presentato dall'azienda è stato definito dai sindacati, dalle forze politiche, dal Partito Democratico come inaccettabile e deve essere ritirato. Lo ha detto lo stesso Governo: lo ha detto il Ministro Urso, che ha convocato le parti, ha convocato l'azienda, ha convocato un tavolo e ha costruito un percorso che prevedeva dei momenti di approfondimento, dei tavoli tecnici da svolgersi agli inizi di settembre. Ebbene, quello che affiora da questo percorso è che il piano non solo non è stato ritirato, ma l'azienda insiste sulla strada dei 1.700 esuberi, della chiusura di Cerreto d'Esi e non c'è nessuna disponibilità per un futuro industriale per Electrolux e, quindi, per il comparto. Quindi, da questo punto di vista è fondamentale mettere al centro un'iniziativa politica che indichi come prioritario il sostegno a questo settore.

E visto che su questa vertenza, come su altre vertenze, il Ministro Urso non ha dimostrato di essere all'altezza, perché alle sue parole non hanno corrisposto in alcun modo fatti e modifiche alla tendenza, è fondamentale che ci sia un'iniziativa anche della Presidente del Consiglio, che finora ha sempre rifuggito dal mettere la faccia sulle vertenze più complicate. Ma questo è il momento in cui bisogna rompere gli indugi: venga convocata la proprietà, venga portata questa vertenza a Palazzo Chigi e si faccia di questa vertenza un elemento fondamentale in cui il Governo, se ne è capace, indichi una prospettiva di sviluppo e di politiche industriali, perché, Presidente - concludo -, nella celebrazione che la maggioranza e il Governo hanno fatto di questi quattro anni di Governo hanno omesso una parte fondamentale, che riguarda le politiche industriali. Infatti, in questi quattro anni su questo versante il Governo non ha fatto assolutamente nulla e oggi paghiamo il prezzo del rischio di una decadenza e di uno smantellamento della capacità industriale. È il momento di dare un colpo di reni, è il momento di dare una risposta, è il momento di dare una prospettiva industriale. Iniziamo a farlo a partire dalla vertenza su Electrolux (Applausi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alla ulteriore crisi dei mercati internazionali e disposizioni in materia di ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria (A.C. 3045-A​) (ore 14,42).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3045-A​: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alla ulteriore crisi dei mercati internazionali e disposizioni in materia di ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria.

Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 3045-A​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.

In particolare, il parere della V Commissione (Bilancio) reca una condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che è in distribuzione e che sarà posta in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 96-bis, comma 7, del Regolamento, in quanto estraneo rispetto ai contenuti del provvedimento in esame, l'emendamento 1.1003 Ziello, non previamente presentato in Commissione, volto a introdurre un intervento strutturale in materia di approvvigionamento energetico nei mercati internazionali alternativi, laddove l'articolo 1 del decreto-legge in esame reca specifiche disposizioni di natura temporanea in materia di accise sul gasolio usato come carburante.

Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti, la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, signora Presidente. Ancora una volta interveniamo con un decreto sul tema accise. Abbiamo perso il conto di quanti decreti ministeriali e decreti-legge si sono susseguiti da marzo ad oggi. Siamo all'ennesima puntata di quella che è stata definita una soap opera, perché gli appuntamenti oramai non sono mensili, sono settimanali e in alcuni casi addirittura si susseguono dopo due giorni.

Ora, tutto questo senza che si affacci minimamente un provvedimento che non dico sia strutturale - perché forse è dire troppo -, ma che ci ponga al riparo dall'emergenza continua e che, soprattutto, ci ponga al riparo dalle acrobazie normative poste in campo da questo Governo. Adesso abbiamo qui, in conversione, tre decreti-legge che sono, di fatto, confluiti in uno: parliamo dei nn. 133, 139 e 153 del 2026, con l'utilizzo di una tecnica normativa che la Corte costituzionale ha definito “acrobatica”.

Ma, al di là del fatto che viene utilizzata la decretazione d'urgenza con estrema disinvoltura - lo stiamo vedendo oramai quotidianamente -, abbiamo ancora il prezzo dei carburanti costantemente sopra la soglia di 2 euro al litro, senza che si ponga assolutamente rimedio a questa emergenza. E tutto ciò nonostante questi tagli alluvionali delle accise che si sono protratti dal 18 marzo e che sono costati 2 miliardi di euro ai contribuenti. Oltre, ovviamente, ai 537,6 milioni di euro che sono stati stabiliti per i crediti di imposta per autotrasporto, agricoltura e pesca.

Tagli, dunque, che sono stati finanziati grazie a pesanti tagli ai Ministeri e, anche in questo caso, si procede così. Insomma, cittadini e imprese si ritrovano a pagare due volte il rincaro dei prezzi dei carburanti: quando fanno rifornimento e quando non ricevono i servizi che lo Stato dovrebbe loro garantire. Ora noi, come anche in altre occasioni, abbiamo proposto, attraverso una serie di emendamenti, qualcosa di diverso, sperando che si trovi una via di uscita. È indubbio - oramai credo sia pacifico - che le grandi compagnie del settore energetico hanno lucrato in questi mesi guadagni oltre misura. Ammontano a circa 7,5 miliardi di euro i maggiori profitti lucrati dalle più importanti società energetiche europee nel primo semestre del 2026, proprio in ragione dello shock petrolifero in atto. E allora noi suggerivamo di spostare temporaneamente - e, sottolineo, equamente - gli effetti deleteri dell'aumento dei prezzi su chi ne ha ricavato tanto, attraverso un contributo di solidarietà dovuto dalle compagnie che producono, estraggono e commercializzano prodotti energetici fossili. Presidente, c'è un brusio terribile...

PRESIDENTE. Collega, ha ragione. Ho provato a intervenire più volte suonando, ma non funziona. Quindi, colleghi, vi pregherei di ascoltare in silenzio la collega Alifano che sta cercando di svolgere il suo intervento in un clima che lo rende molto difficile. Aspetti, collega. Se avete necessità di parlare potete farlo tranquillamente fuori dall'emiciclo, altrimenti dovete stare in silenzio. Prego, collega Alifano.

ENRICA ALIFANO (M5S). Signora Presidente, sembra che questo tema - che, come dire, impatta tantissimo sulle tasche dei cittadini e, ovviamente, sul reddito e la redditività delle imprese - poco importi a quest'Aula. Però, mi preme sottolineare che ci troviamo di fronte a una vera e propria emergenza.

Noi sottolineiamo, per l'appunto, questo contributo di solidarietà che sembra una delle poche strade percorribili per sostenere il taglio delle accise, perché è giusto che si sposti il carico fiscale su chi finora si è avvantaggiato della fiammata dei prezzi dei carburanti. Ma, invece di tassare una volta per tutte gli extraprofitti lucrati dalle multinazionali del gas e del petrolio, assistiamo a un palliativo, una misura timida che è stata presa con il decreto n. 153 del 2026. È un modo per dire: facciamo anche noi - noi del Governo - la voce grossa dinanzi alle grandi compagnie energetiche. E si prevede, per l'appunto - è un articolo del decreto di cui adesso ci occupiamo in sede di conversione -, il versamento anticipato del 39 per cento delle ritenute sugli utili deliberati dai grandi gruppi energetici. Un vero e proprio palliativo, perché quelle ritenute comunque, in ogni caso, sono dovute. E nel frattempo, però, che cosa si fa? Si continua ad attingere risorse pubbliche con tagli lineari ai Ministeri, cosa che significa meno servizi e, domani, più tasse per i cittadini.

Noi, però, non demordiamo e continuiamo a chiedere una maggiore attenzione a famiglie e imprese, con una serie di misure che riproponiamo anche in questa sede, e parliamo ancora di ripristinare il sistema dell'accisa mobile: un taglio dell'accisa che scatta automaticamente quando il prezzo del greggio supera il 2 per cento, un meccanismo concepito nel 2008, ma cancellato in modo improvvido nel 2023. In questo modo si darebbe una maggiore certezza ai consumatori sull'andamento dei prezzi dei carburanti senza dover attendere, di volta in volta, l'intervento del Governo.

E tutto questo in attesa di misure che raffreddino la fiammata dei prezzi dei combustibili. Misure che si prospettano come indispensabili, con l'inverno alle porte, il prezzo del carburante che, oramai, è stabilmente al di sopra dei 2 euro al litro e l'inflazione che corre sempre più, erodendo stipendi e salari.

Concludo sottolineando che questo decreto contiene anche delle disposizioni che riguardano altri temi. Come sempre, un modo di effettuare la decretazione d'urgenza che risulta eccentrico rispetto al disposto costituzionale: si includono argomenti di diversa natura, e in questo decreto vi sono anche misure che riguardano l'Ilva di Taranto. Al netto delle vicende che si sono susseguite negli ultimi giorni, come è risaputo - l'ha detto pochi minuti fa anche il collega Donno -, il MoVimento 5 Stelle insiste nel ritenere che il diritto alla salute resti prioritario rispetto all'attività di impresa. E i nostri emendamenti sono indirizzati, di conseguenza, a coniugare le esigenze occupazionali della città di Taranto con il diritto alla salute dei cittadini e la sicurezza dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore, presidente Osnato, e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

MARCO OSNATO, Relatore. Grazie, Presidente. Se lei ritiene, darei un parere unitario, che è contrario…

PRESIDENTE. Certo.

MARCO OSNATO, Relatore. …e la ringrazio.

PRESIDENTE. Mi pare ci sia una condizione della Commissione bilancio, però. Così ho letto nello speech poco fa: emendamento 3.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

MARCO OSNATO, Relatore. Chiedo scusa, Presidente. Chiedo una sospensione di un minuto perché non è arrivata.

PRESIDENTE. Ci prendiamo cinque minuti, va bene. La seduta è sospesa, riprenderà alle ore 14,58.

La seduta, sospesa alle 14,53, è ripresa alle 14,58.

PRESIDENTE. Restituisco la parola al presidente Osnato per completare il parere sugli emendamenti, prego.

MARCO OSNATO, Relatore. Grazie, Presidente. Chiedo scusa per l'impasse, ma c'era stato evidentemente un disguido. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti tranne che sull'emendamento 3.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, che riguarda la condizione che lei, giustamente, ha citato.

PRESIDENTE. Quindi è favorevole, va bene. Il Governo?

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Parere conforme.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Alifano. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, signora Presidente. Allora, dicevamo già prima che con questo decreto “tre in uno”. Rappresenta, però, un'ennesima toppa a una situazione che il Governo non riesce proprio a gestire, al di là dei rilievi che sono stati fatti anche dall'Ufficio parlamentare di bilancio. Ma la toppa è troppo, troppo piccola rispetto allo strappo e dimentica, in primo luogo, di rideterminare le accise su benzina, GPL e metano. Allora, si dà un po' di ossigeno agli autotrasportatori con il taglio delle accise sul gasolio, però, si ignora chi utilizza un altro mezzo di trasporto e sono tante le persone che si spostano con una vettura a benzina, a GPL o a metano, magari pensando di risparmiare sui consumi e invece non è così.

E allora noi, con questo emendamento, chiediamo che il taglio delle accise sia esteso anche a questa tipologia di carburanti. Chiediamo, inoltre, che la rimodulazione delle accise sia tale che il prezzo dei carburanti ritorni a essere quello in vigore al 27 febbraio 2026. Non siamo nel libro dei sogni: è possibile, se c'è un po' di buona volontà è possibile. Si potrebbe iniziare col restituire l'extragettito alla collettività, l'extragettito IVA determinato dall'aumento dei prezzi, e si potrebbe anche pensare a un taglio delle spese per la difesa. E invece con questa legislazione “alluvionale” si sposta il carico sempre sulle spalle di cittadini e imprese. Si attingono risorse ai Ministeri e ciò significa, ovviamente, una contrazione della spesa pubblica.

Ieri, la collega Raffa consigliava, a chi ascoltava la sua relazione, di leggere anche quello che dice l'allegato che è presente in questo decreto, per capire la mole di tagli che vengono fatti sulla spesa pubblica, a partire dalla sanità e dall'istruzione. Tagli anche alla sicurezza che il Governo dice di voler assicurare, di voler garantire ai cittadini. E invece tagli, ma mai tagli alla difesa. Del resto, qualche settimana fa, prima della pausa estiva, noi abbiamo approvato il rendiconto e l'assestamento del bilancio dello Stato, che hanno visto un ulteriore incremento delle spese per la difesa: le spese finali definitive del Ministero della Difesa ammontano ora a circa il 2,9 per cento delle spese finali, con un aumento rispetto allo scorso anno quando si attestavano al 2,5 per cento. Quindi, c'è una precisa linea politica del Governo: puntare in modo massiccio sul settore difesa. Capitoli di spesa che non vengono minimamente impattati nemmeno per un'emergenza come quella che viviamo adesso.

Presidente, io mi appello a quest'Aula e chiedo un ripensamento: votate questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo all'emendamento 1.2 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo all'emendamento 1.3 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'emendamento 1.4 Merola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.45 Alifano. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Presidente, con questo emendamento ritorniamo ad affrontare il tema delle coperture per il taglio delle accise per alleggerire il costo dei carburanti. Con questa misura, che sembra il ringhio di un micetto dinanzi a un leone, il Governo ha introdotto l'anticipo del 39 per cento delle ritenute sugli utili deliberati dalle grandi compagnie energetiche. Giusto per dire: facciamo pagare anche i grandi, quello che hanno lucrato dallo shock petrolifero in atto.

Allora, ricordiamo che, secondo le stime fatte ad aprile da Codacons, i petrolieri e la filiera del petrolio incameravano 88 milioni di euro in più a settimana rispetto a due mesi prima, prima che iniziasse la fiammata dei prezzi petroliferi in atto. Ora, secondo le stime di Transport & Environment, nel primo semestre del 2026, 8 grandi compagnie petrolifere hanno lucrato 7,5 miliardi di euro in Europa.

La mole degli extraprofitti, che sono lucrati a seguito della crisi energetica da queste compagnie, ha suggerito ai Ministri di sei Paesi della UE di chiedere al Consiglio dell'Unione europea di porre mano a un quadro normativo che riguardasse tutto lo spazio europeo, in relazione alla tassazione degli extraprofitti delle big companies petrolifere. Al momento, la Commissione - si apprende dagli organi di stampa - ha sottolineato attraverso un portavoce che il tema riguarda una competenza nazionale. Quindi, ha lasciato sostanzialmente le mani libere ai Governi di deliberare le misure fiscali che tassassero i maggiori guadagni ricavati dalle società energetiche.

A questo punto che cosa dobbiamo dire? Che il Governo agì. Agì, ma come? Ancora una volta, sembra che la montagna abbia partorito un topolino. Infatti questa misura, che è stata infilata all'ultimo momento in un decreto-legge, il decreto-legge n. 153 del 2026, e che adesso è un articolo del decreto che ci accingiamo a convertire, riguarda una misura che dovrebbe, in linea teorica, riguardare i profitti realizzati dalle grandi compagnie energetiche. Ma in fondo non è così, perché non si tratta di una misura che tassa gli extraprofitti, così come noi invece chiediamo con questo emendamento, ma di una semplice anticipazione di cassa sulle ritenute applicate agli utili, che in ogni caso vanno versate.

Noi invece che cosa chiediamo? Chiediamo delle misure più incisive. Noi chiediamo un contributo di solidarietà - temporaneo, ovviamente, perché proprio in relazione a quello che sta succedendo sui mercati - applicato alle compagnie del settore energetico. E l'aliquota si applicherebbe esclusivamente sul 10 per cento in più di utili ricavati o, se ci sono utili maggiori, sulla quota maggiore di utili. Ovviamente sarebbe una misura connotata da equità, ed escluderebbe dal novero dei soggetti di imposta in primis le piccole imprese che esercitano l'attività di commercio di carburanti. Una misura ovviamente giusta, nella situazione così particolare in cui si trova oramai il mercato dei carburanti, e che invitiamo anche in questa sede, ancora una volta, a votare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.45 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'emendamento 1.5 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'emendamento 1.6 Merola. Ha chiesto di parlare il collega Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.

TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Per introdurre questo nostro emendamento mi verrebbe da analizzare lo stile di vita delle italiane e degli italiani. Perché le dico questo, Presidente? Nelle varie fasi storiche, in questo Paese, diciamo che i cittadini sono stati indottrinati all'acquisto dell'autovettura in base alla fonte energetica utilizzata per la locomozione di quell'autovettura. C'è stato il periodo, che persiste ancora da molto tempo, del cosiddetto famigerato diesel, al quale è stato poi aggiunto il cosiddetto AdBlue, la sostanza che ne limita, in un certo qual modo, l'inquinamento. E parallelamente, negli anni, Presidente, la cosiddetta benzina verde, e addirittura il GPL o il gas.

Perché dico questo? Perché ovviamente siamo dinanzi, care colleghe e colleghi, al quindicesimo provvedimento tampone rispetto a un'emergenza che emergenza non è perché, quando un Governo si trova a fare il quindicesimo provvedimento, significa che probabilmente non siamo dinanzi a un raffreddore, ma una broncopolmonite. E allora, se sei dinanzi alla broncopolmonite, devi intervenire in una maniera sostanziale, strutturale e che possa finalmente porre rimedio ad una malattia cronica, che è il caro carburanti.

Ora con questo emendamento, Presidente, noi non facciamo nient'altro - e mi rivolgo anche al Governo e al relatore del provvedimento - che introdurre la possibilità di uno sgravio di costi sugli altri carburanti, perché gli italiani non è che sono provvisti solo di auto diesel, hanno anche altre vetture e il costo di quei carburanti servono alle cittadine e ai cittadini tutti i giorni per recarsi al lavoro; per accompagnare i figli a scuola e riprenderli; per gli operatori del settore; per le piccole partite IVA; per i commercianti; per gli imprenditori.

Allora, da questo punto di vista, ci sembra più equo, ma la parola equità mi rendo conto che si fa fatica a farvela comprendere, perché noi ancora oggi stiamo aspettando le cosiddette misure circoscritte ad hoc: ovvero, se tu fai un taglio minimo per tutti, alla fine il beneficiario finale non è nessuno. Stiamo ancora attendendo, caro Governo, che ci facciate capire come immaginate di intervenire in maniera mirata rispetto a chi vive maggiormente questa difficoltà sui carburanti.

Da questo punto di vista la richiesta di questo emendamento, per la cui approvazione mi permetto di chiedere alla Sottosegretaria Alifano… Albano, sa, c'è un attimo di contiguità territoriale che mi confonde: le chiederei un maggiore approfondimento, perché credo e noi crediamo che sia una misura di equità e di salvaguardia per tutte e tutti, perché se da un lato non riuscite a circoscrivere coloro che possono beneficiare di questo taglio delle accise, dall'altro lato credo che bisognerebbe poter allargare a tutte e tutti rispetto alla tipologia di carburante diverso. (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Merola 1.6 con il parere contrario della Commissione e del Governo e V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'emendamento Merola 1.7. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi.

TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente, non si accendeva il microfono. Ora, con questo emendamento, noi che cosa facciamo? Perché, guardate, quando tu intervieni su una misura di riduzione o tu riesci a individuare il beneficiario o la beneficiaria finale o rischi di non generare un beneficio per gli utenti finali, ma rischi di generare un beneficio che non si capisce a chi vada o meglio l'abbiamo capito ma è meglio non dirlo, o meglio lo diciamo: alle grandi compagnie che gestiscono, di fatto, il prezzo, perché non si è mai capito come sia possibile che un vento di guerra spiri e, il minuto prima, le compagnie petrolifere già hanno alzato il prezzo, quindi c'è un problema che noi non riusciamo a capire. Allora, da questo punto di vista, con questo emendamento, noi chiediamo che venga salvaguardato il gasolio commerciale: noi siamo un Paese che per mille ragioni - io non sto discutendo se siano positive o negative, se siano corrette o non corrette - ma siamo un Paese che, oggettivamente, ha una grande percentuale di trasporto commerciale.

Quando parlo di trasporto commerciale sto parlando nient'altro che dei famosi TIR che noi incrociamo molte volte sulle autostrade, che attraversano l'intera penisola e trasportano le merci. Allora, lo sappiamo tutti che l'aumento del gasolio commerciale, ovvero per il trasporto delle attività commerciali, incide poi non solo alla pompa di benzina ma anche sul prezzo finale, ad esempio sugli scaffali dei negozi, dove i cittadini spendono i loro risparmi e i loro soldi.

Allora, da questo punto di vista, questo emendamento chiede che si possa evitare il cumulo del gasolio commerciale affinché si possa rendere più efficace l'intervento per il settore degli autotrasporti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'emendamento 1.9 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'emendamento 1.10 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Gadda, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'emendamento 1.1000 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'emendamento 1.1001 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'emendamento 1.11 Merola. Ha chiesto di parlare l'onorevole Merola. Ne ha facoltà.

VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo con questo emendamento per sottolineare che con esso, malgrado le apprensioni del Ministro Salvini, che non vede l'ora di importare di nuovo il gas dal dittatore Putin, noi chiediamo a questo Governo di uscire, anche da questo punto di vista, da una logica di emergenza, per impegnarsi ad aiutare le imprese e le regioni alla ricerca di mercati alternativi per diversificare le nostre esportazioni e le nostre importazioni. Questo è molto importante, rispetto alla situazione attuale dei mercati.

È sparita dalla nostra discussione l'attenzione a quanto avviene in Venezuela. È sicuramente vero che il nazionalismo e il sovranismo di Trump pensano innanzitutto, contro gli interessi generali, agli interessi ristretti dei petrolieri americani. Ma è altrettanto necessario che noi si intervenga insieme all'Europa per accompagnare - lo ripeto - le imprese con un impegno determinato del Governo alla diversificazione dei nostri mercati per quanto riguarda l'approvvigionamento, in particolare di petrolio, gas e prodotti energetici. Uscire dall'emergenza significa governare, prendere delle iniziative e non accontentarsi delle proroghe giorno per giorno.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Merola, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'emendamento 1.15 Merola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'emendamento 1.16 Alifano. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Presidente, faccio un breve intervento per sottolineare che il Governo più longevo degli ultimi anni è capace solo di fare provvedimenti temporanei, che non aiutano il nostro tessuto produttivo, non aiutano gli autotrasportatori, non aiutano tutte le imprese che con questo caro energia, caro carburanti sono in estrema crisi.

Penso che un atto di vergogna da parte vostra, che rivendicate il fatto che avete governato per tanti anni senza aver fatto nulla, dovrebbe essere un atto da fare subito, subito davanti al Parlamento, davanti a Palazzo Chigi. Con questo decreto date dei soldi - pochi soldi, temporanei - e questo vuol dire che nessuna delle imprese dell'autotrasporto e nessuna delle imprese che hanno a che fare con il caro carburanti può programmare la sua attività per i prossimi sei o sette mesi.

E ciò è tutta colpa vostra: le crisi internazionali ci sono, esistono, ma voi le avete trattate nella maniera sbagliata dall'inizio, e questi sono i risultati. Adesso avete anche difficoltà, chiaramente, a trovare i soldi, avete difficoltà contabili. Ma il tema fondamentale è che voi non siete proprio capaci di governare, e questo lo sta pagando tutto il Paese, tutte le categorie e tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signora Presidente. Per dare il nostro contributo a questa discussione e alle cose che ha detto il collega Iaria adesso, che trovo particolarmente pertinenti perché quello del costo dei carburanti e del modo in cui incide sulla nostra economia è un problema che dobbiamo prendere molto sul serio. E anche i numeri li dobbiamo prendere molto sul serio e non pensiamo certamente che sia possibile fare come fa il Governo che con un bonus di 100 euro cerca di risolvere il problema. Non è così, e purtroppo i numeri dicono un'altra cosa: dicono che è proprio l'incapacità di questo Governo nell'affrontare un problema come questo, così vitale per la nostra economia.

Voglio ricordare che a settembre del 2022, quando la Presidente del Consiglio e questo Governo si sono insediati, la benzina costava 1,66 euro, oggi costa 2,12 euro. Nonostante le promesse reiterate durante la campagna elettorale che addirittura le accise sarebbero state tolte, il risultato, dopo quasi cinque anni di Governo, è che l'aumento della benzina è stato inverecondo, non sostenibile da nessun punto di vista.

D'altro canto, che ci sia qualcosa che non va è dato anche da altri dati. Faccio un esempio: un barile di petrolio Brent nel 2008 era arrivato alla cifra record di 147 euro; la benzina in quel momento in Italia era tra 1,23 e 1,41 euro. Il Brent sul mercato di oggi viene scambiato a 106,25 dollari e la benzina, come dicevamo, è 2,12 euro. C'è qualcosa che non va (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). I numeri dicono un'altra cosa, dicono che siete dei bugiardi. Siete dei bugiardi, perché l'aumento del costo della benzina non è legato all'aumento del costo del Brent a seguito delle crisi internazionali, ma è legato invece alla speculazione che voi consentite alle grandi compagnie energetiche (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). È la speculazione che fa crescere il prezzo dei carburanti, non il costo del petrolio! Lo dicono i dati, basta che li andate a leggere, li potete verificare anche voi, è semplice. E siccome i cittadini italiani e le cittadine italiane i numeri li sanno leggere, sanno che voi state dicendo le bugie per coprire le vostre incapacità, per cercare di rinnegare le vostre stesse promesse. Ma le bugie, come diceva un vecchio proverbio, hanno le gambe corte (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo…Ah, prego, collega Marattin. Colleghi, se vi manifestate un secondo prima, è più facile. Ha due minuti, collega…

LUIGI MARATTIN (MISTO). Avevo alzato la mano e avevo anche interpretato un suo segno di assenso, ma si vede che…

PRESIDENTE. Pensi un po'…siamo proprio…prego.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Visto che ogni tanto, anche per rompere la monotonia… collega Zaratti, il prezzo della benzina…

PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Signora Presidente… ma non si può cambiare questa cosa? Perché uno deve rivolgersi…

PRESIDENTE. Potete cambiarla, ma, finché non la cambiate, io devo farla rispettare. Prego, collega.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Signora Presidente, può dire al collega Zaratti che i dati non dicono che il prezzo della benzina aumenta perché c'è una speculazione cattiva? I dati dicono che il prezzo della benzina aumenta perché il problema non sta, tanto, alla fonte, cioè nel Brent. Non è che, noi nelle macchine mettiamo il petrolio, non è che negli aerei mettiamo il petrolio. Noi mettiamo un prodotto raffinato, cioè in mezzo ci sta il settore della raffinazione del petrolio, che fa diventare il petrolio benzina, gasolio, carburante per aereo. E andiamo a vedere che cosa abbiamo fatto noi per 15 anni in quel settore delle raffinerie. Siccome eravamo tutti ubriachi della sbornia green abbiam detto: ma tanto non ci serviranno più le raffinerie, perché andremo tutti con la macchina elettrica. E allora le abbiamo chiuse, in Europa e in Italia. Ecco perché ora è lì la fonte dello shock, perché essendo molto piccolo il settore della raffineria, senza investimenti e con reti vecchie, c'è uno shock di offerta lì e quando arriva il petrolio - magari a costo un po'più alto - l'offerta è minore della domanda e quindi i prezzi aumentano.

Quindi, qui, il prezzo della benzina sta aumentando perché abbiamo, per anni, sbagliato a pensare che era finita l'era del petrolio. Non c'entra niente la speculazione. Ogni volta che c'è qualcosa che non vi fa comodo, voi, un po'tutti, date la colpa al mercato e alla speculazione. Se cercate un colpevole, se cerchiamo un colpevole, ogni tanto, cerchiamo uno specchio molto ben lucidato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Squeri. Ne ha facoltà.

LUCA SQUERI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Io, intanto, devo dire che ritengo opportuno l'intervento del collega Marattin che, pur non essendo in maggioranza, quando si sentono interventi dove si dà del bugiardo al Governo, per quello che sta succedendo, perfino chi non è membro della maggioranza, ma ha, diciamo, onestà intellettuale e un po'di competenza, interviene per chiarire le cose. Per cui, facendo i complimenti al collega Marattin, aggiungo a quello che ha detto - che condivido pienamente - che non è solo una carenza strutturale di raffinerie che in Europa e in Italia si sono chiuse per l'ubriacatura che c'è stata in Europa e in Italia sul tema del Green Deal, ma si aggiunge il fatto che le raffinerie che supplivano a questa carenza a livello mondiale, cioè quelle russe, sono state bombardate e, ultimamente, sono state bombardate anche quelle in Medio Oriente. Per cui oltre alla carenza strutturale della raffinazione in Occidente, c'è una minore offerta a livello mondiale. Per cui, stupirci che il prezzo del carburante sia arrivato a questi livelli, accusando il Governo che sia colpevole, è veramente o grandissima ignoranza, o semplice cattiva fede (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la collega Alifano. Ne ha facoltà per 1 minuto.

ENRICA ALIFANO (M5S). Giusto per rispondere al collega Marattin che, però, non ha sottolineato due circostanze che vanno riportate a quest'Aula: innanzitutto che il petrolio che proviene dai Paesi del Golfo è quello che viene utilizzato per la trazione aerea, perché si tratta di un carburante che ha un maggior pregio e serve, diciamo, prevalentemente alla trazione aerea, cosa per la quale ovviamente, per esempio, il carburante che viene, il petrolio che viene dal Venezuela non può servire. Quindi, questo, la crisi nei Paesi del Golfo determina ovviamente un incremento dei prezzi. E poi c'è un'altra circostanza che, rapidissimamente, vorrei sottolineare. Presidente, c'è un'inchiesta: la raffineria di Priolo che cosa faceva? Raffinava petrolio che poi ripartiva per gli Stati Uniti e questa è un'altra cosa che non viene sottolineata dal collega Marattin. Quindi, bisogna anche vedere come si agisce…

PRESIDENTE. Concluda.

ENRICA ALIFANO (M5S). …sul territorio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo perché sarei voluto intervenire prima sull'emendamento Merola, a proposito della necessità che il Governo prenda in mano la situazione dell'approvvigionamento delle risorse. Lo faccio adesso perché il collega Marattin e il collega Squeri si sono soffermati su un aspetto che può essere vero, sicuramente, ma che non tiene conto di una considerazione più generale e cioè che, in particolare per il cosiddetto jet fuel, nel silenzio assordante della maggioranza e anche del collega Marattin, ENI ha iniziato a smantellare, attraverso la chiusura dello stabilimento di cracking di Brindisi, - e quindi a tappeto, come conseguenza anche del ciclo della cosiddetta chimica di base in Italia - tutta un'attività di natura tecnica che serviva, in particolare, proprio a produrre il jet fuel.

Quindi, come è stato ricordato prima dal collega Merola, noi abbiamo affidato, questo Paese ha affidato a ENI un compito salvifico rispetto all'indipendenza energetica e al sostegno al sistema Paese in questo momento di crisi. Ho l'impressione che ENI e il Governo siano concentrati più che altro sulla finanziarizzazione delle attività di ENI - perché evidentemente producono utili che poi il Governo utilizza per tappare i buchi in bilancio - dimenticandosi però della dimensione industriale, e la dimensione industriale è esattamente quella che poi fa sì che i cittadini siano costretti a pagare di più i prodotti derivanti dal petrolio, perché ENI ha deciso che in Italia non si debba più procedere ad alcune attività. Quindi, mettiamoci d'accordo, ecco. Io direi: il Governo recuperi un po'di capacità di indirizzo e di organizzazione e tenga conto che, se non recupera questa attività e se non indirizza ENI - come può fare, essendo il socio di riferimento di ENI - verso una prospettiva industriale, credo che di problemi di questo tipo ne avremo ancora in futuro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Volevo sottolineare che secondo i dati Unem - l'ex unione petrolifera italiana, riportata dal quotidiano ItaliaOggi, che non è certamente la Pravda - i petrolieri italiani dicono che la nostra capacità di raffinazione del greggio non ha problemi nel nostro Paese. Lo dico ai neo scienziati e, tramite la sua persona, al collega Marattin - che non ha mai utilizzato una parola di critica al Governo, ma sempre contro l'opposizione e non a caso è sempre elogiatissimo - io credo che, prima o poi la maggioranza, debba accettare un neo ingresso al suo interno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), non sappiamo quale sia l'opposizione del collega.

Però, per difendere il collega Zaratti, ha detto quello che dicono i petrolieri: voi state mentendo al Paese…

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). …perché la colpa degli aumenti è tutta del nostro Governo. (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Zucconi. Ne ha facoltà.

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Grazie, Presidente. Per ribadire il fatto che le frasi anche pronunciate in ultimo, anche quelle del collega Zaratti, non corrispondono al vero e onestà intellettuale ci dovrebbe far riconoscere che una crisi ingenerata dalle guerre che sono in atto, per un Paese che non produce, evidentemente, è tremenda da affrontare. Sono già state ricordate le problematiche che non sono legate soltanto alla produzione di petrolio, tenendo in considerazione che comunque i prodotti raffinati vengono quotati in dollaro, dollaro che si sta rafforzando sull'euro e anche quello è un motivo di aumento. Ma si parla di prodotti raffinati e, come bene hanno detto Squeri e anche Marattin, noi le raffinerie le abbiamo dismesse in Italia, quindi mancano anche quelle, purtroppo, non è cosa di questo Governo, evidentemente, ma lo dico in modo oggettivo, le abbiamo dismesse nel tempo. La guerra in Ucraina ma anche la distruzione di raffinerie, non soltanto nell'Est Europa, ma anche in Medio Oriente evidentemente fanno sì che noi siamo ancora più dipendenti da queste crisi.

Quindi, il Governo io credo che stia facendo tutto il possibile, investendo anche energie importanti e risorse economiche importanti. Dobbiamo uscirne e io credo che un minimo di senso di responsabilità da parte di tutti sui temi dell'energia sarebbe quanto mai opportuno.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'emendamento 1.18 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Del Barba, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione…Revoco la votazione.

Collega Zaratti, prego. Lei aspettava che io aprissi la votazione per segnalarsi? Prego.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Gliel'ho fatto apposta, Presidente. Volevo intervenire perché credo che il dibattito si stia facendo interessante, e intanto bisogna dire che è stata creata una nuova figura istituzionale: l'oppositore dell'opposizione, perché finora non c'era. C'era la maggioranza e chi faceva l'opposizione, ma chi svolgesse la funzione di oppositore dell'opposizione ancora non c'era.

Vorrei ricordare, insomma, che la nostra capacità di raffinazione, come è stato detto anche dal mio collega Francesco Borrelli, lo dicono gli industriali, lo dicono i petrolieri, è sostanzialmente in grado di soddisfare la domanda del nostro Paese. E poi vorrei dare un'informazione: non c'è stato nessuno che ha chiuso le raffinerie in questo Paese, e se qualcuno le ha chiuse le avete chiuse voi, perché avete governato sempre voi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Dopodiché, se qualche raffineria è stata chiusa è perché non stava più sul mercato, cari colleghi. Perché non aveva più capacità di stare sul mercato. Ma questo è un problema della classe imprenditoriale del nostro Paese e non di altri. Altro che sbornia, come è stato detto, ecologista; altro che sbornia del Green Deal. Magari ci fosse stata, perché se ci fosse stata quella sbornia, quella svolta, non ci troveremmo oggi nella situazione in cui ci troviamo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Ma io vi voglio ringraziare, cari colleghi che siete intervenuti, perché mi avete dato una notizia: mi avete dato una notizia che non c'è speculazione sul prezzo dei carburanti in Italia, non c'è (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). È tutto dato, diciamo, dalla crisi e dai bombardamenti. Non c'è speculazione. E questo, in qualche modo, farà arrabbiare anche la Presidente Meloni, che al tempo diceva che la parte sostanziale del costo dei carburanti era speculazione. Ma, adesso, voi non la pensate più così.

Ma se non c'è speculazione, come dite voi, perché nel primo semestre del 2026 otto grandi compagnie petrolifere – Shell, BP, TotalEnergies, ENI, Orlen, Repsol, Omv e Moeve - hanno realizzato 7,5 miliardi di extraprofitti nel nostro Paese, 7,5 miliardi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Se non c'è speculazione, da dove vengono fuori questi 7,5 miliardi che gli italiani hanno pagato? Ma, per voi, la speculazione non c'è.

Capisco che, ultimamente, vedendo i vostri post, voi difendete soltanto gli industriali e soltanto le grandi compagnie petrolifere, ma la realtà è un'altra, soprattutto per quei lavoratori e quelle lavoratrici che tutti i giorni, per andare a lavorare, devono passare alla pompa di benzina per mettere benzina. Loro sanno com'è la realtà e sanno benissimo che la speculazione in questo Paese c'è, e lo dimostrano i numeri che voi stessi pubblicate (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Presidente, per favore, dica due cose al collega Zaratti, una importante e una molto meno importante. Quella importante è che il documento al quale fa riferimento è l'audizione di Unem alla Camera, in cui dice: la capacità di raffinazione in Italia è ridondante rispetto alla domanda. L'errore che fanno il collega Zaratti e il collega Borrelli è che il prezzo della benzina non è determinato dalla capacità di raffinazione in Italia, ma è determinato dalla capacità di raffinazione sul mercato internazionale e, in questa fattispecie, soprattutto europeo. E in quello stesso documento che citano - non sono sicuro che lo abbiano letto - il presidente dell'Unem dice: è lì il problema, nella scarsa capacità di raffinazione a livello europeo che, quindi, determina il prezzo più alto della benzina anche in Italia.

La cosa molto meno importante, Presidente - e vi ringrazio dell'attenzione del tutto immeritata -, ma quando si è tifosi ci si schiera a prescindere con una parte. Io sono tifoso della Juve, mi schiero a favore della Juve anche a fronte di quel gol assurdo subito l'altro giorno, perché sono un tifoso. Quando siedo in quest'Aula, io non sono un tifoso: non sto da una parte o dall'altra per forza, per appartenenza o per fede. Quando sono seduto in quest'Aula cerco di avere l'onestà intellettuale, di avere il coraggio delle mie idee, che a volte significa dare ragione a uno, a volte dare ragione a un altro, secondo quello che dice la propria coscienza e la propria onestà intellettuale. In quest'Aula, non si è tifosi, ma ovviamente sto parlando per me, grazie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà per 1 minuto.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Per suo tramite: le nostre idee almeno non sono in vendita e non siamo stampella di questo Governo e di chi fa profitti sulle spalle delle persone. Vorrei dire a chi ci dà lezioni e a chi ha spiegato in quest'Aula la “dottrina Milei”, quella di abbassare le tasse, le tasse, le tasse, le tasse…guardi, questo è l'unico campo in cui il “professor liberista” non ci spiega che, invece, lì sì che le tasse sono ingiuste. Perché nessuno dice che a quella pompa di benzina, diciamo, il 58,7 per cento, il 54,5 per cento, sono tasse, tasse più IVA, accise più IVA. E questo lo dico così: noi le tasse le vorremmo far pagare ai più ricchi, a quelli che hanno fatto 23 miliardi di euro di profitti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), mille euro ogni battito di vostro ciglio. Le uniche tasse che invece sono improprie, per esempio l'IVA sulle accise, quella sì che è una tassa che, tra l'altro, Giorgia Meloni voleva cancellare. E invece le ha lasciate tutte e le pagano gli italiani, le pagano soprattutto le fasce più deboli (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.

MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, Presidente. Essendo il firmatario dell'emendamento in discussione, non posso che rallegrarmi che abbia suscitato un dibattito ampio. Tuttavia, il contenuto dell'emendamento si limita a parlare del credito d'imposta e di come il provvedimento striminzito che stiamo esaminando, di fronte al tema del caro prezzi dei carburanti, non riesce nemmeno ad affrontare questo argomento - che sarebbe alla nostra portata - in modo chiaro e serio rispetto a chi ne deve fruire. Preciso che, forse - è il mio modesto parere - faremmo bene a concentrarci su come il Governo abbia messo in campo delle misure davvero minime, marginali. Sicuramente il tema della sorveglianza dei prezzi e di come ci siano delle speculazioni legate all'intera filiera è un tema che merita la nostra attenzione e le critiche che sono state sviluppate, che non è ovviamente contenuto all'interno del provvedimento. Sono d'accordo con la collega Alifano che, quando si parla di anticipo di imposte, non si sta minimamente affrontando il tema. Tuttavia, anche con questo emendamento, ma, soprattutto, lo chiariremo nella dichiarazione di voto, noi crediamo che le responsabilità del Governo siano precise e si possano individuare rimanendo al testo del provvedimento e facendo i conti su come il Governo, in questi anni, sia stato il primo vero speculatore, che ha aumentato le tasse complessive sui carburanti e che oggi presenta il conto agli italiani, grazie.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Del Barba, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo agli identici emendamenti 1.20 Gadda e 1.21 Merola. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.20 Gadda e 1.21 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'emendamento 1.22 Merola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.22 Merola, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'emendamento 1.23 Sottanelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Noi con questo emendamento usciamo un po' dallo schema nel quale, a volte, le opposizioni si incatenano: proviamo cioè a fare una proposta costruttiva, razionale, come se fossimo stati al banco del Governo perché, effettivamente, la questione della riduzione delle accise sui carburanti fatta a spizzichi e bocconi, con proroghe su proroghe continuative, ha degli effetti - che tra l'altro in quest'Aula sono già stati denunciati - anche distorsivi rispetto all'effettiva efficacia di queste misure perché poi, alla fine, lo vediamo: i costi non stanno diminuendo.

E quindi quasi anche un po' a rispondere a quella che era stata una delle promesse elettorali mancate da parte della destra, della Presidente Meloni, noi diciamo che forse, effettivamente, è venuto il momento di rendere strutturale il taglio delle accise nel nostro Paese uniformandolo al contesto europeo. Cioè, effettivamente, non capiamo perché in Europa si paghino meno tasse rispetto all'Italia, perché gli italiani debbano continuare a pagare più tasse dei concittadini europei sulle accise. Proponiamo anche una copertura, ed è una copertura efficace, quantificata, che non è semplicemente una tassa messa lì, a caso: noi diciamo che su alcuni beni come i superalcolici, i tabacchi, il gioco d'azzardo, facciamo sì che i cittadini italiani arrivino a pagare le tasse come le pagano gli altri cittadini europei. Quindi non un surplus di tasse, semplicemente equipariamo le tasse che si pagano in Italia a quelle che si pagano in Europa. Tra l'altro per dei beni sui quali - noi sappiamo - le finanze pubbliche hanno un effetto invece negativo, conseguente molto forte: è inutile dire quanto noi spendiamo nelle cure oncologiche, per esempio sul tumore al polmone, conseguente all'utilizzo del fumo. Ma anche senza entrare in questa dinamica degli effetti benefici sulla salute, ci limitiamo a dire: portiamo le tasse sui superalcolici, sul gioco d'azzardo e sul tabacco a livello europeo e, conseguentemente, abbassiamo le tasse che gli italiani pagano sulla benzina, sul diesel e sui carburanti come a livello europeo.

Ecco, questa era una misura di buonsenso, che avrebbe reso strutturale finalmente un taglio delle tasse che, tra l'altro, la destra aveva promesso ed evidentemente non vuole realizzare (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Si dà atto che il deputato Merola sottoscrive l'emendamento in esame. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.23 Sottanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01002 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01002 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.011 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.011 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 1.03 Gadda e 1.05 Merola. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 1.03 Gadda e 1.05 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01000 Ziello. Ha chiesto di parlare il collega Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Chiediamo al Governo di rivedere il parere su questo emendamento perché con questo emendamento non chiediamo un privilegio, ma chiediamo che venga data parità di diritti tra quelle che sono le imprese agricole e le imprese agromeccaniche. Voglio ricordare che le imprese agromeccaniche nel nostro Paese sono circa 18.000 e che rappresentano un valore fondamentale anche per l'agricoltura, il settore primario. E voglio ricordare, anche all'interno di quest'Aula, che sono quelle imprese che hanno sempre sostenuto l'Italia, anche nei momenti di calamità naturale, non per ultima l'alluvione dell'Emilia-Romagna del 2023, dove le imprese agromeccaniche hanno contribuito a risistemare le zone, a ripulirle, a creare di nuovo degli sfoghi per le acque che avevano invaso territori. In quei momenti ci siamo ricordati tutti di loro.

Vorrei, quindi, che il Governo rivedesse il proprio parere su questo emendamento. Si tratta di dare la possibilità di accedere al credito d'imposta anche a queste 18.000 aziende che rappresentano famiglie, rappresentano modernità; e sono quelle stesse aziende ai quali chiediamo sacrifici, alle quali l'Europa chiede sacrifici quando chiede di modernizzare. Rappresentano anche il futuro della nostra agricoltura perché - voglio ricordare - sono quelle imprese che meglio di altre riescono a far inserire i giovani all'interno del mondo agricolo.

Crediamo, quindi, che sia assolutamente importante - e mi rivolgo anche a tutti i colleghi parlamentari, soprattutto del Centro-Nord, quindi ai colleghi della Lega, di Fratelli d'Italia, che sanno che la maggior concentrazione di queste imprese è proprio all'interno delle loro regioni - valutare insieme, all'interno di quest'Aula, e in modo trasversale, di dare questo piccolo aiuto, che all'interno del provvedimento stesso e di quelli che sono stati già votati in passato rappresenta veramente poca roba dal punto di vista economico-finanziario. Infatti si tradurrebbe in circa 8 milioni di risorse (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.0100 Ziello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.014 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.014 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.032 Merola. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.032 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.015 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.015 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.020 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.020 Raffa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'emendamento 2.1 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).