XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 705 di giovedì 6 agosto 2026

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 9,30.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

FRANCESCO BATTISTONI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,39).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Seguito della discussione del disegno di legge: Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo (A.C. 2670-A​) (ore 9,40).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2670-A​: Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo.

Ricordo che nella seduta del 4 agosto è stato da ultimo respinto l'ordine del giorno n. 9/2670-A/25 Cherchi.

(Ripresa esame degli ordini del giorno – A.C. 2670-A​)

PRESIDENTE. Avverto che gli ordini del giorno n. 9/2670-A/26 Caramiello, n. 9/2670-A/27 Simiani e n. 9/2670-A/34 Pastorella sono stati ritirati dai presentatori.

Passiamo quindi all'ordine del giorno n. 9/2670-A/28 Gadda, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole ove riformulato. Onorevole Gadda, accetta la riformulazione?

MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie. Accetto la riformulazione di entrambi gli ordini del giorno, il mio e l'ordine del giorno n. 9/2670-A/30 Boschi, su cui aggiungo la firma.

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/29 La Salandra. Onorevole, accoglie la riformulazione? Direi di sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/31 Giglio Vigna, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2670-A/33 Mattia, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene.

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2670-A​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Oggi siamo in quest'Aula a parlare di un provvedimento che è molto importante: è importante per il Paese ed è importante per l'agricoltura italiana, perché quando in quest'Aula si parla di agricoltura si parla di un settore che è fondamentale per il Paese e per tutti gli italiani, perché comunque parliamo di sovranità alimentare. Parlare di agricoltura significa parlare di lavoro, parlare di presidio del territorio ma soprattutto di sicurezza alimentare, quella sicurezza alimentare che i nostri agricoltori ci hanno garantito tutti i giorni, anche nei momenti più difficili per il Paese, quando ci sono stati quei momenti come - lo voglio ricordare - quello del COVID, in cui gli agricoltori si sono sempre spesi per far arrivare cibo di qualità sulle nostre tavole. Dove c'è un agricoltore, in Italia, che coltiva una parte della propria terra, c'è un pezzo di Italia che vive. Io voglio ricordare che l'agricoltura mantiene vive anche quelle aree interne del Paese, spesso aree anche molto difficili in cui vivere.

Gli agricoltori hanno avuto, però, in questi anni la grande difficoltà di riuscire a convivere con quelli che non sono gli ostacoli del lavoro, ma sono stati gli ostacoli e i balzelli della burocrazia, una burocrazia voluta da un'Europa che è sempre più insistente sulla nostra economia, una burocrazia che ha spesso impedito alle nostre aziende di riuscire anche a progredire nel modo giusto. Però, gli agricoltori non si sono mai persi d'animo e non hanno mai chiesto sussidi.

Hanno chiesto, però, regole chiare, regole chiare che dall'Europa non sono mai arrivate, perché purtroppo vediamo ogni giorno portare avanti, da parte dell'Europa nei confronti delle nostre imprese, una serie di regole che risultano scorrette nei confronti della nostra economia, ma che continuano invece ad avvantaggiare soprattutto le aziende che arrivano da mercati internazionali e i prodotti che arrivano, appunto, all'interno del nostro Paese, portando una concorrenza sleale.

Su questo provvedimento, nel merito comunico già che Futuro Nazionale voterà a favore, perché risulta un provvedimento che comunque va a portare misure concrete a quello che è il comparto dell'agricoltura e va a stanziare risorse che sono fondamentali per alcuni comparti dell'agricoltura che si sono trovati in difficoltà in questi anni. Quindi, come Futuro Nazionale, con grande senso di responsabilità verso quelle aziende che continuano a lavorare e a credere ogni giorno al lavoro che fanno, voteremo a favore.

Votiamo a favore anche se non smetteremo, però, di spronare il Governo su certe tematiche, perché abbiamo visto che il provvedimento ha stanziato risorse a favore dei giovani e va a stanziare risorse a favore delle filiere, di filiere che si sono trovate in difficoltà, filiere che, però, non possono essere dimenticate. Io la settimana scorsa l'ho portata anche in quest'Aula, chiedendo al Ministro un'informativa proprio su quello che è il problema che stanno vivendo i coltivatori di grano, che spesso trovano una concorrenza straniera e trovano prezzi che non sono più all'altezza di coprire e di garantire la redditività ai nostri imprenditori. Quindi, su questo, Futuro Nazionale continuerà a chiedere e a spronare il Governo per fare in modo che ci siano misure che vadano a sostegno delle filiere italiane, che vadano a sostegno della qualità italiana e che vadano a ricordarsi anche di quei comparti che non sono stati ricordati all'interno di questo provvedimento.

E un po' ci dispiace, perché le dico qui - attraverso lei, Presidente, voglio rivolgermi al Governo - che ci sono alcuni comparti... Io provengo da una regione come l'Emilia-Romagna, che è sempre stata una regione forte nella produzione del comparto ortofrutticolo e dispiace vedere che non ci sono misure concrete per un settore che è in grande difficoltà, che sta attraversando grandi difficoltà in questi anni, nonostante la grande forza degli imprenditori agricoli, che stanno comunque portando avanti delle coltivazioni che rappresentano la tradizione di quei territori.

Io, fra tutti, voglio portare un esempio in quest'Aula. Ci sono i produttori di pere che hanno visto calare la loro produzione negli anni in modo veramente molto significativo, con cali che sono andati oltre il 60 per cento. Questo significa non solo perdere un'eccellenza dal punto di vista di un prodotto che rappresenta un territorio, ma significa perdere posti di lavoro, significa perdere tradizione e cultura e significa perdere qualità, perché noi abbiamo visto superfici che negli ultimi dieci anni hanno calato in modo drastico le produzioni. Io ho guardato stamattina un dato: siamo passati da 700.000 tonnellate nell'anno 2018 alle 293.000 tonnellate del 2025, quindi abbiamo un calo di oltre il 60 per cento che mette in grande difficoltà i produttori. Vediamo le nostre superfici cambiare da un punto di vista anche proprio morfologico, perché abbiamo visto tanti produttori che, stanchi di vedere le loro aziende senza reddito, hanno deciso di optare per altre produzioni.

Quindi, Futuro Nazionale continuerà su questa strada, cercando di portare all'interno di quest'Aula quelle che sono le voci degli agricoltori e di fare in modo che il Governo possa spendersi anche per portare avanti, non solo in Italia ma anche in sede europea, quelle azioni che portino meno burocrazia per i nostri agricoltori, perché un agricoltore oggi, oltre a lavorare la propria terra, ha una serie di balzelli burocratici che spesso vanno a penalizzare anche il lavoro stesso dal punto di vista dei costi.

Chiediamo maggiore velocità in quelle che sono le erogazioni dei ristori, perché gli agricoltori non possono più permettersi il lusso di attendere la lentezza del Governo, la lentezza dei ristori, la lentezza di quegli organi che, comunque, vanno a portare un ristoro dopo che ci sono stati eventi calamitosi. L'abbiamo visto anche quest'anno: abbiamo ristori che tardano di due anni e gli agricoltori in alcuni casi sono stremati e non riescono più ad andare avanti. Oggi, se l'agricoltura italiana continua ad esistere, è proprio grazie alla grande forza che loro hanno e continuano a portare avanti nelle loro aziende.

Accogliamo, poi, positivamente alcuni incentivi come quelli legati al mondo dell'imprenditoria giovane, perché crediamo fermamente che ci debba essere un ricambio generazionale. Purtroppo l'Italia ha un dato negativo, che è quello delle aziende agricole che sono guidate da pochi giovani. A livello europeo siamo probabilmente una delle Nazioni che ha meno giovani impegnati nell'agricoltura, quindi crediamo fermamente che ci sia la necessità di favorire un ricambio generazionale. Seppure con importi timidi - perché ci saremmo aspettati molto di più -, crediamo che sia un primo passo avanti. Ci crediamo perché, come ho detto all'inizio di questo intervento, l'agricoltore non è solo presidio del territorio, non è solo lavoro e non è solo economia, ma è garanzia di qualità del cibo che portiamo sulle nostre tavole. Quindi, sul provvedimento in sé abbiamo notato anche incentivi che possono essere utili da un punto di vista del credito d'imposta, che va a favorire sicuramente, anche in questo caso, l'economia delle aziende stesse.

Quello che vogliamo chiedere al Governo sul discorso della burocrazia è di riuscire a valutare con maggior accelerazione, con maggiore velocità, quelle che sono tutte quelle pratiche che servono oggi alle nostre aziende per riuscire ad ottenere, poi, in tempi rapidi i crediti di imposta che sono inseriti anche all'interno di questo provvedimento e per riuscire ad avere delle certezze e non delle incertezze, come purtroppo abbiamo visto in questi anni, che hanno spesso messo in difficoltà le aziende e chi non ha avuto la forza di continuare nel proprio lavoro ha dovuto, ahimè, chiudere.

Quando un'azienda chiude significa aver perso una parte del presidio, significa permettere a grandi investitori che arrivano dall'estero, come abbiamo visto in questi anni, trasformare le superfici agricole in grandi campi fotovoltaici e questo noi non lo vogliamo.

Crediamo ci sia bisogno di una maggiore regolamentazione e di riuscire a dare la possibilità di continuare a produrre cibo, evitando la concorrenza sleale che arriva dall'estero e cercando di favorire le nostre produzioni tradizionali. Su questo dobbiamo assolutamente impegnarci tutti, all'interno di quest'Aula, per fare in modo di sostenere la nostra agricoltura.

Concludo, Presidente, dicendo che Futuro Nazionale, come ho detto all'inizio dell'intervento, voterà a favore di questo provvedimento, ma continueremo sicuramente a spronare il Governo per fare in modo che gli agricoltori abbiano un peso sempre maggiore anche all'interno della politica italiana, all'interno di quest'Aula, perché crediamo che dove ci sia un agricoltore ci sia un pezzo d'Italia che continua a vivere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie, Presidente. Questo provvedimento contiene una misura a cui tenevo moltissimo: l'estensione della legge anti-spreco, la legge n. 166 del 2016 fatta durante il Governo Renzi, alla donazione di piante, fiori, materiali da propagazione.

Questo è un elemento importante perché quella legge, dieci anni fa - festeggiamo il decennale di questa legge -, ha consentito di sottrarre allo spreco migliaia di tonnellate di alimenti, farmaci e altri prodotti e nel collegato agricolo ritenevo fosse importante estendere questa opportunità e riconoscere la responsabilità sociale d'impresa anche in quella filiera orticola e florovivaistica che rappresenta un'eccellenza del nostro made in Italy. Un'eccellenza che rischia di generare delle eccedenze, ad esempio in alcuni periodi dell'anno, pensiamo al termine delle festività, oppure una filiera che può e vuole incidere positivamente sullo sviluppo sociale del nostro Paese sostenendo gli empori solidali, sostenendo quelle realtà di agricoltura sociale che, impiegando persone svantaggiate, attraverso il lavoro, attraverso il recupero di quei prodotti, in eccedenza donati, possono davvero diventare la ricchezza del nostro Paese.

E poi c'è un tema: l'agricoltura è bellezza del nostro territorio, è identità, è relazione e quindi donare piante, fiori, semi, bulbi, è un elemento importante che consente di far accedere alla bellezza tante persone fragili del nostro Paese.

E questa proposta nasce, peraltro, dal mondo reale: visitando un emporio solidale mi hanno raccontato che tante persone accedendo alle donazioni alimentari un giorno avevano ricevuto delle donazioni di fiori che sono andati letteralmente a ruba. Pensiamo quanto questo possa essere importante per le persone anziane, per rendere più bello un luogo, una casa, o anche, per portare dei fiori ai propri cari defunti. Una misura importante, per cui ringrazio tutti i gruppi parlamentari, ringrazio il mio gruppo di Italia Viva, che ha sempre sostenuto in questi dieci anni l'estensione della legge n. 166, e ringrazio anche il Ministro che ha voluto inserirla all'interno del collegato agricolo.

Con la stessa franchezza, entrando nel merito del resto del contenuto del collegato agricolo e anticipando il voto di astensione del gruppo di Italia Viva, dobbiamo insieme fare alcune considerazioni di realtà e di verità, perché questo provvedimento, annunciato due anni fa, arriva in modo molto tardivo.

Sono evidenti le mancanze di questo provvedimento: ci sono alcune filiere, mentre altre non ci sono. Pensiamo ad alcune realtà del Centro Italia, quali l'Abruzzo, regione in cui ci sono dei settori produttivi importanti, come la filiera ovicaprina, che non sono nemmeno citati in questo provvedimento.

C'è poi un tema macroscopico: certamente il totale di queste risorse è importante e significativo; e quando si danno risorse alle imprese che producono e che fanno coesione territoriale, Italia Viva non voterà mai contro. Tuttavia, il punto è che il totale di queste risorse - se si dovesse prendere una lente di ingrandimento e guardare come sono allocate all'interno del provvedimento - fanno vedere una realtà triste e amara, una frammentazione di risorse in più provvedimenti, tale per cui con il desiderio di accontentare tutti, di fatto, non si accontenta nessuno.

Sono passati quattro anni da quando vi siete insediati al Governo e non ci sono evidenze di un imprinting, di un andamento, di un'identità del vostro Governo rispetto a dove si vuole portare l'agricoltura. Si rincorrono misure temporanee, si rinnovano per fortuna misure che sono state pensate dai Governi precedenti, in particolare durante il Governo Renzi, e non c'è nient'altro di identitario.

Il problema però qual è rispetto ai tempi? Riguardo a queste risorse, che arriveranno, se arriveranno, c'è anche un'altra problematica che le imprese agricole hanno vissuto in questi anni, che è quella dell'attuazione delle misure: grande efficacia nel racconto di quando i provvedimenti vengono fatti, vengono approvati in Consiglio dei ministri, ma poi realmente si perde traccia di quando quei soldi arrivano in campo, arrivano all'agricoltore, arrivano al pescatore.

Il problema è che questo provvedimento tardivo - annunciato due anni fa, che doveva essere legato alla legge di bilancio dell'anno scorso e che arriva oggi, giovedì 6 agosto - non risponde alle esigenze che in questo momento hanno le filiere del made in Italy. E ciò per diverse problematiche: non c'è filiera identitaria del made in Italy che in questo momento non stia affrontando un gravissimo momento di crisi, anche per gli effetti dei cambiamenti climatici, le cui altissime temperature stanno riducendo le rese; ciò potrebbe, per alcune filiere, essere persino di aiuto in questo momento. Pensiamo alla filiera del latte, la cui scarsità di prodotto, non soltanto in Italia ma anche in tutta Europa, in questo momento, potrebbe consentire una maggiore remunerazione che purtroppo nei mesi scorsi non c'è stata. E anche su questo, sulla filiera del latte, io vengo dalla Lombardia, consentitemi di dirvi che bisogna immaginare delle misure, delle politiche di filiera più strutturali, perché non è pensabile accontentarsi di fissare, attraverso la politica, un prezzo che poi non viene rispettato. Questa è una filiera che va sostenuta nella sua implementazione. Ci sono dei punti della filiera, delle realtà, che funzionano, ma non tutti sono prodotti a denominazione, non tutto il latte che viene prodotto va a Grana Padano e Parmigiano Reggiano, e ci sono in questo momento anche delle DOP di formaggi che sono in difficoltà, perché non hanno la stessa capacità di esportazione di altri.

In questo momento, passando ad esaminare altre filiere, a causa anche delle alte temperature e della concorrenza estera, si trovano in difficoltà le filiere del riso, quella del pomodoro e quella dell'ortofrutta. Se guardiamo le quotazioni di ISMEA e pensiamo a dei prodotti che tutti noi stiamo consumando in questa stagione, ad esempio le albicocche, queste hanno visto ridursi le loro quotazioni per l'agricoltore del 34 per cento, le pere del 17 per cento. Il problema è che, dall'altra parte, non si vede questa riduzione dei prezzi sullo scaffale per il consumatore, anzi quei prezzi sono persino aumentati.

E poi ci sono gli effetti dei cambiamenti climatici: in questi anni non si sono viste delle misure strutturali di sostegno agli agricoltori sugli strumenti di protezione attiva e passiva. Credo che, in questo termine di legislatura, guardando alla legge di bilancio che verrà nelle prossime settimane e che immagino il Ministero stia iniziando a discutere con il Ministero dell'Economia e delle finanze, ci si possa dare anche queste priorità. Lo stesso dicasi per la filiera del pomodoro e per la filiera del vino.

È vero, ci sono dei cambiamenti nelle abitudini di acquisto e di consumo dei cittadini; dei provvedimenti sono stati fatti dal punto di vista tecnico - che noi abbiamo sostenuto e che abbiamo condiviso - ma, in questo momento, ci sono delle giacenze altissime di prodotto, per cui devono essere trovate delle soluzioni tecniche. Ad esempio, la filiera del vino, proprio perché questo provvedimento attendeva, ed ha atteso per settimane, il parere della Commissione bilancio, non contiene nessuna misura per la filiera vitivinicola. Misure di sostegno, misure dove ci si interroga anche su alcune risposte che questo settore, in questo momento, può trovare perché non tutti possono esportare; ci sono anche delle difficoltà rispetto alle esportazioni di alcune tipologie di prodotto. Quindi, delle scelte drastiche, immediate, concordate con le filiere - forse anche sulla filiera vitivinicola - andranno trovate.

Perché altrimenti ci troveremo nella condizione di raccontare il made in Italy, di fare tante iniziative dove il made in Italy viene decantato - e noi siamo orgogliosi del racconto e di quanto il made in Italy sia importante per i consumi interni e nel mondo -, ma rischieremo davvero di avere filiere in crisi; pensiamo alla filiera cerealicola. In sintesi, nel minuto che mi rimane: non ho ancora compreso, e mi rivolgo al Governo, quali sono le filiere strategiche su cui vogliamo investire. La filiera cerealicola? La CUN non ha funzionato, probabilmente bisogna trovare altri strumenti. È la filiera dell'ortofrutta? È la pesca?

E poi c'è un tema, l'ultimo che porremo in legge di bilancio: favorire l'aggregazione.

Purtroppo, gli emendamenti che vi avevamo proposto per consentire anche al mondo cooperativo di accedere agli strumenti di innovazione, alla tecnologia per l'agricoltura di precisione, non sono passati. Il mondo cooperativo ha altre regole rispetto alle imprese e quindi, se non viene usato il credito d'imposta, semplicemente quelle imprese che favoriscono aggregazione non possono accedervi. E poi vanno fatti gli investimenti…

PRESIDENTE. Concluda.

MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). …un piano strategico per l'acqua e soprattutto misure di sostegno per quanto riguarda i costi di produzione. Perché, in questo momento, i cittadini pagano caro e salato il carrello della spesa, ma non c'è remunerazione. Non ci sarà mai ricambio generazionale, se le nostre filiere - tutte - non avranno la giusta remunerazione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Sottosegretari D'Eramo e La Pietra, a nome del gruppo Noi Moderati esprimo voto favorevole sul provvedimento recante misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. Un intervento organico, che affronta con una visione strategica alcune delle principali sfide che il comparto primario italiano è chiamato ad affrontare. L'agricoltura non è soltanto un settore economico, è identità nazionale, presidio del territorio, sicurezza alimentare, tutela dell'ambiente, occupazione e coesione sociale. Agricoltura significa difendere le aree interne, contrastare lo spopolamento, valorizzare il made in Italy e garantire ai cittadini produzioni di qualità. Per troppo tempo si è pensato all'agricoltura come a un comparto da sostenere soltanto nelle emergenze.

Oggi questo disegno di legge compie un passo diverso: investe sulle capacità del sistema agricolo di crescere, di innovare e di competere. Particolarmente importante è il rafforzamento del Fondo per la sovranità alimentare che viene incrementato con nuove risorse e accompagnato da ulteriori investimenti strutturali, destinati a rafforzare le produzioni strategiche del nostro Paese.

Una scelta che interpreta in modo concreto il principio della sovranità alimentare, non come chiusura, ma come capacità dell'Italia di garantire produzioni di qualità, filiere resilienti e approvvigionamenti sicuri. Apprezziamo, inoltre, gli investimenti programmati per sostenere la competitività delle imprese agricole, rafforzare le filiere locali, favorire la permanenza delle attività economiche nelle aree interne e contribuire, attraverso la presenza dell'agricoltura, anche alla prevenzione del dissesto idrogeologico e dello spopolamento. Un altro elemento qualificante del disegno di legge riguarda il sostegno ai contratti di filiera, in particolare nel comparto del frumento italiano.

La scelta di incentivare accordi stabili tra chi produce e chi trasforma significa dare maggiore certezza agli agricoltori, favorire investimenti, qualità, tracciabilità e una più equa distribuzione del valore lungo tutta la catena produttiva. Positiva è anche l'introduzione, con questo provvedimento, del credito d'imposta per gli investimenti collegati ai contratti di filiera, che premia le imprese che innovano, acquistano nuovi macchinari e investono nella ricerca e nella qualità delle produzioni.

Un'attenzione particolare che abbiamo gradito è il sostegno alla filiera vacca-vitello, un comparto strategico per ridurre la dipendenza dell'Italia dalle importazioni di ristalli e rafforzare la produzione nazionale di carne bovina. Il provvedimento stanzia risorse significative per incentivare gli investimenti negli allevamenti, favorire la nascita e l'allevamento di vitelli autoctoni e aumentare la capacità produttiva del nostro Paese.

È una scelta che guarda al futuro della zootecnia italiana, rafforza la competitività delle aziende, valorizza la produzione nazionale e contribuisce a rendere più solida e resiliente l'intera filiera bovina. Ma c'è un elemento in assenza del quale il futuro del settore sarebbe in grave pregiudizio: il ricambio generazionale. E questo provvedimento pone l'accento su questo tema, con un forte impegno rivolto al ricambio generazionale. Non esiste futuro dell'agricoltura senza i giovani. Favorire l'accesso alla terra, sostenere l'imprenditoria giovanile, creare condizioni perché le nuove generazioni scelgano di investire in agricoltura significa garantire continuità a un settore fondamentale per il Paese.

Il testo al vaglio dell'Aula dedica specifiche misure proprio a questo obiettivo e noi condividiamo fortemente tale linea. Non solo, la stessa attenzione è volta a sostenere l'imprenditoria femminile. La maggiore partecipazione delle donne nel settore agricolo non è solo un obiettivo di equità, ma una condizione essenziale per rinnovare, modernizzare, rendere competitive le nostre aziende agricole. Altrettanto importante, Presidente, è l'attenzione dedicata nel disegno di legge alla ricerca, alla digitalizzazione e all'agricoltura di precisione.

Innovazione tecnologica, utilizzo dei dati, modernizzazione delle aziende agricole e valorizzazione del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura) e l'analisi dell'economia agraria rappresentano strumenti indispensabili per aumentare produttività, sostenibilità ambientale e competitività internazionale del nostro sistema agroalimentare. Non meno rilevanti sono gli interventi contro le emergenze fitosanitarie e zootecniche: dalla Xylella alla peste suina. La difesa del patrimonio agricolo richiede strumenti straordinari dotati di coordinamento e di risorse adeguati.

Apprezziamo, inoltre, le numerose misure di semplificazione amministrativa. Ridurre gli adempimenti burocratici significa liberare tempo, energie e risorse per chi ogni giorno lavora nei campi e nelle imprese agricole.

Questo provvedimento - e concludo, Presidente - rappresenta un tassello di una strategia più ampia che il Governo sta portando avanti per rafforzare il sistema agricolo nazionale. È una strategia che condividiamo e in cui crediamo perché, Presidente, noi crediamo in un'agricoltura che sappia coniugare tradizione e innovazione, sostenibilità economica e ambientale, competitività e tutela delle produzioni tipiche. Crediamo in un'agricoltura che continui ad essere presidio del territorio, fattore di sviluppo, elemento fondamentale della nostra economia e simbolo dell'eccellenza italiana nel mondo e che torni a essere anche prospettiva per i giovani.

Per queste ragioni, il gruppo di Noi Moderati voterà a favore del disegno di legge all'attenzione dell'Aula, recante misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo italiano (Applausi di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Il gruppo AVS si asterrà su questo provvedimento perché, pur trovandolo deficitario su molti aspetti, riteniamo pienamente importante e strategico l'intervento nel comparto agricolo. E quindi, poiché ci sono alcuni punti che oggettivamente vanno incontro alle esigenze del comparto, daremo questo voto di astensione. Un voto di astensione che avrebbe potuto essere un voto favorevole, se il Governo avesse ascoltato tutte le proposte che AVS ha fatto in una prospettiva sia degli agricoltori, sia del benessere animale. Ma purtroppo non siamo stati ascoltati ancora una volta.

Secondo i dati Eurostat, in poco più di dieci anni l'Italia ha perso circa 320.000 aziende agricole. Parliamo delle aziende di piccole dimensioni, prevalentemente. Sono il vero fulcro, la vera spina dorsale del sistema agricolo del nostro Paese. E qui purtroppo non c'è stato l'ascolto che avremmo voluto. Noi temiamo che questo processo stia impoverendo notevolmente il tessuto economico e sociale nelle aree rurali, che poi sono quelle che si stanno spopolando, e ovviamente penalizza terribilmente tutte le piccole imprese.

Guardate, la disattenzione nei confronti delle piccole imprese è un errore strategico che questo Governo pagherà, come pagherà il Paese, perché questa idea della concentrazione, di favorire la concentrazione nelle mani sempre di un minor numero di soggetti che possono gestire tutto è un errore, non appartiene alla storia e alla cultura del nostro Paese e soprattutto non aiuta la biodiversità. È un'economia agricola sostenibile e anche spesso a chilometro zero. Quando alcuni dicono che noi dobbiamo aumentare le megaproduzioni perché così i prezzi saranno più bassi questo non è vero in realtà, o è vero fino a un certo punto, perché quando si sono fatte delle sperimentazioni ben organizzate, quando all'epoca con l'associazione Coldiretti facemmo i primi esperimenti di agricoltori che vendevano a chilometro zero, organizzando i primi mercatini agricoli a chilometro zero, ci rendemmo conto che il rapporto economico e sostenibile, sia per loro sia per i cittadini, c'era.

Ma su questo non si vuole investire, non c'è una visione e questo è un grande errore, un punto nodale che noi contestiamo fortemente, come contestiamo fortemente l'aspetto degli allevamenti intensivi. Uno dei punti salienti ci è stato bocciato da questo Governo, che non capisce che gli animali non servono per divertimento o solo per nutrirsi, non sono il sollazzo dell'uomo, ma sono un pezzo dell'ecosistema in cui viviamo, della biodiversità in cui viviamo, come il verde. Si continua ad avere questa visione. Purtroppo, questo Governo ha una visione per cui l'uomo è al centro di tutto e gli animali e la natura sono il nostro divertimento. Facciamogli quello che ci fa più piacere: mangiamoli, spariamogli, casomai per divertimento, e distruggiamo il verde, perché ci dà fastidio davanti al negozio o davanti all'abitazione.

Poi, ci troviamo oggi in una situazione come questa, in cui tutte le grandi città si stanno organizzando per ripiantumare gli alberi per un motivo molto semplice: sono il primo blocco nei confronti della calura esagerata che stiamo vivendo e che continueremo a vivere. Voi potrete divertirvi quanto volete o schernire gli allarmi che noi lanciamo, ma il dato di fatto vero è che oggi noi viviamo una crisi climatica senza precedenti e questa estate - l'ha detto già qualche collega in altri interventi su altri decreti - potrebbe essere la più fresca dei prossimi anni, questa potrebbe essere un bel ricordo. È una delle cose che ci sta dicendo la scienza, scienza che viene, purtroppo, ritenuta superflua da una visione autarchica anche delle verità scientifiche - ce le auto-diciamo, anche se non ci sono scienziati che le sostengono -, ma per diminuire lo smog, per alleviare il caldo e per resistere a questo clima terrificante una delle cose più importanti sarebbe avere quanto più verde possibile.

Anche sulla questione degli animali, perché vi siete opposti a un ordine del giorno - un ordine del giorno, neanche un emendamento - con cui chiedevamo che si andasse verso una direzione per cui gli animali allevati non debbano rimanere nelle gabbie? È un primo passo. Alcuni dicono: ma a noi che ci interessa? Li dobbiamo mangiare, li devono uccidere, devono morire. Non è così che funziona. Il benessere animale significa rispettare anche quell'animale per tutto il periodo in cui resterà nell'allevamento. Ma come si fa a non capire che l'umanità è anche questo? È anche il rispetto nei confronti degli animali? Di tutti gli animali, di tutti! Quest'ordine del giorno semplicemente chiedeva al Governo di avere una posizione moderna, anche perché gli allevamenti intensivi diventeranno, prima o poi, antistorici. Non ci si può opporre alla modernità per un motivo molto semplice: innanzitutto, sono pericolosi a livello sanitario e, seconda cosa, sono delle cose talmente mostruose, in alcuni casi, che non reggono più. Come non regge più vederli ammassati uno sopra l'altro in condizioni igienico-sanitarie terrificanti. Noi stiamo semplicemente anticipando e chiedendo al Governo di essere illuminato e di guardare al futuro. Non bisogna guardare soltanto all'oggi. C'è sempre quest'ansia di accontentare la lobby del momento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e, invece, noi dobbiamo accontentare l'idea di un Paese diverso. La modernità è anche questo.

Come, ci perdonerete, abbiamo trovato veramente disdicevole la bocciatura dell'emendamento che abbiamo presentato rispetto al massacro dei pulcini maschi. Ho letto qualche commento di qualche esponente che ha detto: AVS si preoccupa dei pulcini maschi, e ha fatto un sorrisino. Sì, ci occupiamo di un massacro di animali che nascono per essere immediatamente uccisi, semplicemente perché non vogliamo utilizzare dei sistemi tecnologici, che oggi abbiamo, per evitare un massacro assurdo di animali. Perché dovremmo non avere un'attenzione a questo aspetto? Ma voi vi rendete conto che è mostruoso? Ci inteneriamo se vediamo giustamente un animale in difficoltà, investito casomai da una macchina oppure per altri motivi, e non ci viene in mente che questo massacro, mostruoso e ingiustificato, è ingiustificabile oramai? Perché non servono: nascono e non servono, non servono al nostro sollazzo, non servono a quello che noi vogliamo. Quindi, se un animale nasce e non ci serve deve morire. Non la penso così, non la pensiamo così (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Per noi hanno tutti diritto alla vita e lo ripetiamo. Il Ministro avrebbe potuto dare rassicurazioni direttamente, facendo approvare quell'emendamento. Ci auguriamo che questo accoglimento a posteriori, questo impegno a posteriori a voce, sia mantenuto. Noi avremmo preferito che fosse all'interno di questa legge. Ovviamente, continueremo a essere vigili e a insistere affinché sia applicato.

Sempre rispetto alla questione della crisi climatica - e concludo -, noi vogliamo farvi rendere conto che l'agricoltura è uno dei primi punti, è una delle prime realtà che stanno vivendo, in modo drammatico, la crisi climatica. Quindi, vicino all'agricoltura, ci deve stare un'altra parola magica che dovete imparare a utilizzare: ambiente, difesa dell'ambiente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Quando capirete che l'ambiente e l'agricoltura vanno di pari passo, avremo fatto una grande svolta. Completiamo il nostro intervento come AVS facendo nostro - e rivolgendolo ai rappresentanti del Governo - un appello del WWF di queste ore che noi ci sentiamo di sottoscrivere. A causa della crisi climatica, molte specie selvatiche sono in estrema difficoltà e quindi va rinviato l'inizio della caccia, che voi, invece, vorreste ampliare, a partire da questa stagione, perché rischiamo di aggiungere a un dramma un altro dramma (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Governo, presente in Aula, e colleghi, è bello esordire pensando che l'agricoltura ha bisogno di un futuro, che ha bisogno di produttività, di innovazione, di ricerca e di investimenti. Ha anche bisogno di giovani che scelgano di fare impresa agricola e che non siano costretti ad abbandonare le campagne perché il settore non offre prospettive adeguate. Purtroppo, oggi è così. Per questo affrontiamo un provvedimento senza nessun pregiudizio ideologico e questo aspetto, come ho detto anche ieri, ci contraddistingue.

Abbiamo la volontà di entrare nel merito del provvedimento e di cercare, ovviamente, gli aspetti positivi e anche le possibili difficoltà, i problemi che comunque abbiamo riscontrato. Allora, mi fa piacere dire che sicuramente questo provvedimento contiene delle misure utili e noi lo riconosciamo. Ci sono degli elementi positivi e sono diversi: ad esempio, noi condividiamo il sostegno alle filiere agricole e zootecniche, gli interventi a favore delle imprese colpite da fitopatie e da epizoozie, il rifinanziamento del Fondo per la sovranità alimentare, le misure per il settore olivicolo e il rafforzamento del CREA, la valorizzazione dell'enoturismo e dell'oleoturismo, la semplificazione amministrativa e l'attenzione rivolta alla digitalizzazione del comparto.

Sono, a nostro parere, delle misure che vanno nella direzione giusta e sarebbe sbagliato non riconoscerle, però è anche compito della politica chiedersi se siano sufficienti rispetto alle sfide che il settore agricolo ha davanti. Noi riteniamo di no. L'agricoltura italiana non è un settore in declino, anzi è una delle grandi eccellenze del nostro Paese: esporta nel mondo prodotti di straordinaria qualità, rappresenta un patrimonio economico, culturale e ambientale unico e contribuisce anche in maniera decisiva al successo del made in Italy.

Il problema, però, non è la qualità delle produzioni, il problema è la redditività delle imprese: oggi gli agricoltori devono affrontare costi dell'energia sempre più elevati, fertilizzanti più costosi, mangimi più cari, gli effetti del cambiamento climatico, della siccità, delle alluvioni, delle grandinate e delle fitopatie, e troppo spesso sono l'anello debole della filiera. Siamo certi che le nostre imprese producano eccellenza, però fanno una grande fatica e la grande fatica è trasformare questa eccellenza in reddito. Questo è il vero nodo che la politica deve affrontare ed è proprio qui che, a nostro giudizio, il provvedimento mostra i suoi limiti.

La prima grande questione, dicevo, è quella dei giovani: l'età media degli imprenditori agricoli italiani è tra le più alte d'Europa, c'è un ricambio generazionale scarso; quando invece i giovani determinano anche il futuro dell'agricoltura. Pensiamo siano positive le misure previste per favorire l'imprenditoria agricola giovanile e femminile, così come il recupero dei terreni abbandonati. Questo è un altro tema importantissimo che valorizzerebbe anche i territori e anche la possibilità di concedere in comodato i terreni Ismea non utilizzati. Però non basta, tutto questo non basta. Un giovane che decide di fare l'agricoltore perché riceve un contributo? Lo decide se vede davanti a sé un'impresa moderna, competitiva, capace di produrre reddito e innovazione. Per questo servono più credito e meno burocrazia, più formazione e strumenti finanziari realmente accessibili. Guardate, lo dico per esperienza diretta: tutta la burocrazia che i nostri agricoltori devono affrontare nella presentazione di bandi, di progetti, eccetera, molto spesso non viene percorsa perché è troppo complicata, perché magari ci sono le confederazioni, ma un agricoltore non ha testa né tempo per mettersi dietro a bandi troppo complessi.

La seconda grande sfida è quella dell'innovazione, e qui davvero si gioca il futuro dell'agricoltura italiana. Allora, parliamo con convinzione di agricoltura di precisione, di digitalizzazione, di intelligenza artificiale, piuttosto che di robotica, di droni, di ricerca genetica. Questa non è fantascienza, questa - lo sapete bene - è la realtà di oggi, è quello che i nostri concorrenti stanno già facendo. E, proprio in forza dei concorrenti, speravo ci fosse il Ministro Lollobrigida oggi in Aula, per lanciare un appello che ben conosce, ed è quello dell'IGP del gianduiotto che contiene le nocciole. Noi siamo ostaggi oggi di una grande multinazionale, della Caffarel, che ci impedisce di portare a compimento questo prodotto, cioccolato e nocciole. Le nocciole sono già IGP; eppure oggi c'è una causa al TAR per impedire che si arrivi a questo grande obiettivo, che porterebbe sicuramente un reddito fortissimo e qualificherebbe ancora di più l'Italia. Tant'è che volevo chiedere al Ministro Lollobrigida e, signora Presidente, lo chiedo a lei e per tramite al Governo presente, di occuparvi di questa questione, perché, se è made in Italy, lo deve essere con convinzione e non può esserlo soltanto di risulta, aspettando il verdetto del TAR.

Quindi è anche importante che questo provvedimento investa sulla digitalizzazione e sul rafforzamento del Crea; però serve una strategia, a nostro parere, molto più ambiziosa, perché la competitività del made in Italy agricolo dipenderà sempre di più dalla capacità di produrre meglio, utilizzando, purtroppo, meno acqua, perché non l'abbiamo - è di questi giorni la carenza a livello nazionale -, meno energia e anche meno input produttivi.

Questo ci porta alla terza grande emergenza che ho detto prima: l'acqua. Perché il cambiamento climatico non è più una previsione, purtroppo è una realtà che gli agricoltori vivono tutti i giorni: siccità, eventi estremi, desertificazione e riduzione della disponibilità idrica stanno cambiando profondamente il modo di fare agricoltura. Così pensiamo che l'Italia abbia bisogno di un grande piano nazionale per la gestione dell'acqua, con nuovi invasi - l'ho ripetuto, lo abbiamo ripetuto molte volte in questa aula -, reti irrigue moderne e sistemi di irrigazione intelligente. E sono necessari sistemi di irrigazione intelligente uniti agli interventi infrastrutturali. Sappiamo che, senza acqua, non c'è agricoltura e sappiamo anche che, senza agricoltura, non c'è neppure la sicurezza alimentare.

Vengo, infine, al tema delle risorse: questo provvedimento mobilita circa 850 milioni di euro, distribuiti tra il 2026 e il 2029. Quindi, parliamo di tre anni. È sicuramente uno sforzo importante, però parliamo di un comparto che produce 80 miliardi di euro l'anno e di una filiera agroalimentare che supera i 600 miliardi di fatturato; vedete, la consistenza delle cifre quanto sia diversa. E, quindi, è evidente che queste risposte da sole non possono determinare quella trasformazione strutturale che il settore richiede, anche perché c'è una parte significativa delle coperture che deriva dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, quindi dalla riallocazione di risorse già programmate.

E no, questo non è il punto di arrivo, deve essere, semmai, il punto di partenza. Noi di Azione riteniamo che l'agricoltura debba uscire definitivamente dalla logica dell'assistenza e affermiamo con forza che l'agricoltura è impresa ed export, ed è tempo che il Governo riconosca una delle più grandi politiche industriali del nostro Paese. Quindi, servono investimenti meglio indirizzati, serve un'integrazione con la politica agricola comune, con il PNRR e i programmi europei per la ricerca e l'innovazione, e servono delle imprese agricole più forti. Ed è questo quello che noi dobbiamo volere: dobbiamo cercare l'innovazione, dobbiamo cercare la competizione. Questa è la visione che noi proponiamo: una visione che metta al centro il merito e il futuro.

Per queste ragioni, riconosciamo gli elementi positivi contenuti in questo provvedimento, ma riteniamo che esso non sia ancora all'altezza delle sfide che attendono il settore agricolo italiano. L'agricoltura per noi merita una strategia più coraggiosa, più moderna e più ambiziosa.

Per questo motivo, il nostro voto sarà di astensione, con l'impegno, come sempre, a sostenere ogni intervento che davvero rafforzi la competitività delle imprese agricole italiane e che offra ai nostri giovani una concreta prospettiva di futuro (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caramiello. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CARAMIELLO (M5S). Grazie, signora Presidente. Saluto e ringrazio i due Sottosegretari D'Eramo e La Pietra per la presenza. Ancora una volta, ci chiedete di sostenere un provvedimento infarcito di slogan, di un'insopportabile retorica sulla sovranità alimentare, spacciandolo per una manovra di rilievo strategico collegata alla finanza pubblica.

Colleghi, l'agricoltura sta attraversando una delle crisi più profonde degli ultimi decenni, gli agricoltori non chiedono medaglie da appuntarsi al petto né titoli trionfalistici sui giornali, chiedono soltanto di poter lavorare, di poter programmare il futuro delle proprie aziende e di vivere con dignità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Colleghi, oggi si trovano invece abbandonati, in una solitudine istituzionale sconcertante, di fronte alla crisi climatica, tra siccità prolungate, alluvioni devastanti, grandinate e gelate improvvise e davanti a una tenaglia economica spietata: i costi di produzione sono schizzati alle stelle, mentre i redditi di chi lavora la terra diminuiscono sempre di più (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Presidente, chi produce è diventato l'anello debole e indifeso della filiera.

A questo si aggiunge una concorrenza internazionale sleale che fa entrare sui nostri mercati prodotti stranieri privi delle tutele e degli standard elevati che giustamente imponiamo alle nostre imprese. L'ho detto in discussione generale e sul complesso degli emendamenti: noi importiamo troppo dall'estero. La vostra risposta, la risposta di questa maggioranza, è un testo infarcito di micro-interventi a pioggia, uno spezzatino finanziario privo di coraggio e senza una visione lungimirante, di cui avrebbe bisogno oggi il comparto agricolo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Signora Presidente, onorevoli colleghi, sia chiaro: noi non ci siamo limitati a criticare questo testo, abbiamo provato a migliorarlo in Commissione e in Aula, impreziosendolo con proposte di buonsenso, scritte a quattro mani con il territorio. Abbiamo raccolto esigenze, istanze, proposte e richieste dal comparto agricolo, ma questa maggioranza ha preferito rispedire al mittente ogni contributo dell'opposizione, bocciando tutti i nostri emendamenti e bocciando tutti i nostri ordini del giorno, ordini del giorno per la tutela e il benessere animale, per superare gli allevamenti intensivi, per fare un censimento chiaro su tutti i terreni abbandonati, ma anche per quanto riguarda l'imprenditoria giovanile in ambito agricolo, perché ricordo che alcuni anni fa abbiamo approvato una proposta di legge appostando soltanto 15 milioni di euro, mentre era stato fatto un lavoro importante in Commissione, votato anche all'unanimità, dove tutti insieme avevamo approvato una proposta per 100 milioni di euro. Però, quella proposta poi arrivò al Governo e c'è stato un taglio di 85 milioni di euro. Quindi, è arrivata in Aula con soltanto 15 milioni di euro e, badate bene, chi conosce anche i costi di una macchina agricola per poter istituire una nuova azienda sa che ad oggi, purtroppo, quei 15 milioni di euro non sono serviti praticamente a nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Come dicevo, abbiamo presentato una serie di emendamenti, come il rifinanziamento del Fondo filiere per lo sviluppo della canapa industriale, che aveva l'obiettivo di rilanciare un comparto che per le vostre scelte scellerate è stato messo in ginocchio. Per non parlare dell'emendamento con cui chiedevo l'introduzione sperimentale di un credito d'imposta del 50 per cento per le imprese agricole e agroalimentari che investono in pratiche di gestione sostenibili, quindi nella consulenza agronomica avanzata e nelle tecnologie innovative per l'assorbimento del carbonio atmosferico. Parliamo di carbon farming e di transizione ecologica vera, sostenibile e redditizia per i nostri produttori. Vi avevamo offerto uno strumento concreto per accompagnare le aziende verso i nuovi standard climatici attraverso un sostegno fiscale reale. Voi che cosa avete fatto? Come sempre, avete detto di no.

E che dire del mio articolo aggiuntivo 1.03 sugli adempimenti per i lavoratori a tempo determinato e stagionali nel settore agricolo? Era una norma di profondo buonsenso che interveniva sulla sicurezza. Volevamo dare respiro operativo alle aziende nella gestione del lavoro stagionale, garantendo al contempo la massima sicurezza. Risposta del Governo? Bocciato anche questo.

Siamo poi arrivati al cuore del sostegno alle filiere in ginocchio, con l'articolo aggiuntivo 8.01 a mia firma. Chiedevamo di incrementare di ben 60 milioni di euro per l'anno 2026 la dotazione del Fondo a tutela della filiera lattiero-casearia e di quella ortofrutticola, con una riserva specifica ed essenziale per il comparto del frumento. Parliamo del grano duro italiano, colleghi, un altro asset fondamentale, un prodotto di eccellenza del nostro territorio. I nostri agricoltori stanno affondando sotto il peso dei costi di produzione non remunerati e della speculazione sui prezzi internazionali. Noi vi avevamo offerto una misura d'urto da 60 milioni per salvare centinaia di aziende dal fallimento imminente e per dare dignità al grano italiano. Voi avete bocciato anche questo stanziamento, lasciando soli i nostri agricoltori e i nostri allevatori, mentre continuate a parlare di sovranità nelle vostre sfilate mediatiche.

Infine, abbiamo portato in quest'Aula le istanze del settore dei microbirrifici. Parliamo di un comparto giovane e dinamico che rappresenta un'eccellenza straordinaria del nostro made in Italy. Chiedevamo soltanto una semplificazione fiscale sull'impianto dei depositi, sul trasporto e sulle accise per i microbirrifici, estendendo loro le tutele, le promozioni e i benefici previsti per la disciplina delle Strade del vino. Era una norma a costo zero, una misura di pura semplificazione amministrativa per spalancare le porte allo sviluppo di centinaia di piccoli produttori e di giovani imprenditori in tutta Italia, ma persino davanti alla burocrazia zero e alla valorizzazione delle filiere locali avete risposto con un no secco (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Quello che notiamo - e mi dispiace anche oggi l'assenza del Ministro Lollobrigida - è la mancanza di una visione politica per il comparto agricolo, perché io vi chiedo: quale agricoltura volete consegnare al Paese? Volete un comparto concentrato nelle mani di pochi e potenti colossi industriali o un'agricoltura viva, diffusa, radicata e fatta di migliaia di piccole e medie imprese territoriali? Volete un'agricoltura che compete al ribasso sulla pelle dei lavoratori o una che punta con orgoglio sull'eccellenza, sul rispetto dell'ambiente e sull'identità dei nostri territori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Voi avete scelto la via più comoda e spregiudicata, la via della propaganda. Avete preferito riempirvi la bocca con la parola “sovranità”, trasformandola in uno slogan da esibire nei talk show, mentre nei campi reali gli agricoltori affondano nei debiti e vedono morire le proprie aziende sotto i colpi del clima e della speculazione.

Sottosegretari, la terra non mente, la terra restituisce soltanto ciò che si cura: l'umiltà e la visione di piantare. Da questo disegno di legge nasceranno soltanto altre illusioni, altra burocrazia e altro abbandono per le nostre campagne. La vera sovranità alimentare non si decreta per legge e non si proclama nelle stanze dei palazzi romani. La sovranità si coltiva con il sudore, si nutre con il rispetto dei diritti e si difende ogni giorno a testa alta sul campo.

Signora Presidente, vado a concludere. Per tutte queste ragioni, per rispetto del comparto primario, per amore del nostro territorio e per dignità nei confronti delle donne e degli uomini che lavorano la terra d'Italia, come MoVimento 5 Stelle ci asteniamo nei confronti di questa legge farsa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gatta. Ne ha facoltà.

GIANDIEGO GATTA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Sottosegretari D'Eramo e La Pietra, onorevoli colleghi, Forza Italia voterà convintamente a favore del disegno di legge Coltiva Italia, perché questo provvedimento è la certificazione di una scelta politica precisa: l'agricoltura non è un settore marginale, non è un settore residuale da ricordare solo quando esplode un'emergenza, ma è una vera infrastruttura strategica per il Paese Italia. Il sistema agroalimentare italiano vale oltre 700 miliardi di euro e la sola agricoltura italiana è prima in Europa per valore aggiunto e per numeri. Dietro questi numeri vi sono imprese, lavoratori, famiglie, territori e una parte fondamentale della nostra connotazione identitaria.

Per troppo tempo agli agricoltori è stato chiesto di produrre di più, rispettando regole sempre più complesse, sostenendo costi sempre maggiori e competendo con prodotti provenienti da Paesi nei quali non valgono gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali.

Quando in passato gli agricoltori hanno chiesto credito, infrastrutture, ricerca e semplificazione, troppo spesso hanno ricevuto nuovi vincoli e asfissiante burocrazia. Noi partiamo da una visione opposta: gli agricoltori non sono nemici dell'ambiente, esattamente come i pescatori non sono distruttori del mare; essi sono i primi custodi del territorio, perché su quel territorio vivono, lavorano, investono e creano occupazione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

L'impresa agricola non è un retaggio del passato, è innovazione, ricerca, qualità, tecnologia e capacità di competere nel mondo. Con il “ColtivaItalia” si compie un passo significativo, non è un intervento assistenziale, è una strategia di consolidamento e sviluppo della nostra capacità produttiva, come recita il titolo di questo disegno di legge. Il cuore finanziario del provvedimento è costituito da un miliardo e 50 milioni di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione: 300 milioni per gli investimenti strutturali e le filiere strategiche, 300 milioni per la zootecnia bovina, 150 milioni per le imprese giovanili e femminili e 300 milioni per il Piano olivicolo nazionale. E cosa importantissima - e mi dispiace che i colleghi non lo abbiano detto negli interventi precedenti - è che resta fermo il vincolo dell'80 per cento delle risorse destinate al Mezzogiorno d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Per il Sud, per il mio Sud, non è un dettaglio contabile, significa investire in territori nei quali l'agricoltura rappresenta lavoro, presidio delle aree interne, tutela del paesaggio e contrasto allo spopolamento. Certo, si può e si deve fare di più, si può sempre fare di più, ma non si può negare il valore di un impegno di circa un miliardo e 200 milioni di euro, un provvedimento dalla portata storica e finanziaria che non ha precedenti almeno fino al 1977, con la cosiddetta legge Quadrifoglio.

Il rifinanziamento del Fondo per la sovranità alimentare e gli investimenti sulle colture strategiche rispondono alla nostra visione, perché per noi sovranità alimentare non significa chiusura o autarchia, significa libertà (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Non dipendere interamente dall'estero per gli approvvigionamenti essenziali, difendere la qualità italiana, garantire ai cittadini sicurezza alimentare, è l'obiettivo che noi vogliamo conseguire.

Nella stessa direzione si muove il sostegno ai contratti della filiera del frumento: vogliamo rapporti più stabili tra produttori e trasformatori, criteri trasparenti per la determinazione dei prezzi e una distribuzione più equilibrata, più equa e più giusta dei valori. La stessa logica e visione vale per i 300 milioni destinati alla produzione bovina e alla linea vacca-vitello. L'Italia importa oltre un milione di giovani bovini destinati all'ingrasso. Noi dobbiamo ridurre questa dipendenza, sostenendo gli allevamenti italiani, le razze autoctone, l'agricoltura di montagna e l'aggregazione delle filiere.

ColtivaItalia poi guarda al ricambio generazionale: 150 milioni di euro saranno destinati alle imprese agricole femminili e giovanili (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Ma il credito non basta, per diventare imprenditori agricoli occorre poter accedere anche alla terra; per questo è importante la possibilità per Ismea di concedere ai giovani in comodato gratuito i terreni rimasti invenduti, riconoscendo al termine del contratto il diritto di acquistarli al 50 per cento del loro valore. Tutto ciò perché invitare i giovani a restare - oggi si parla tanto di restanza - o a tornare - la cosiddetta tornanza - nelle aree rurali senza offrire terra, credito e prospettive sarebbe solo retorica, mentre noi, in memoria del nostro Presidente, Silvio Berlusconi, siamo per la politica del fare, per la politica che offre opportunità serie e concrete di crescita e di sviluppo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Con un altro emendamento, noi di Forza Italia abbiamo chiesto che le banche dati comunali indichino la tipologia dei terreni e l'uso del suolo, con particolare attenzione alle aree di collina e di montagna, ai terreni terrazzati e a quelli di pregio storico e paesaggistico. È una scelta concreta e autenticamente liberale: ciò che oggi è inutilizzato deve tornare a produrre lavoro, sicurezza e valore. Recuperare un terreno significa anche prevenire gli incendi, una piaga che sta funestando la nostra Nazione, contrastare il dissesto idrogeologico, un'altra criticità del nostro fragile Paese, e tutelare il paesaggio, il nostro meraviglioso paesaggio italiano.

Un capitolo decisivo riguarda l'olivicoltura: la produzione italiana si è fortemente ridotta e il settore offre e soffre diverse criticità, eppure l'Italia possiede un patrimonio estremamente variegato e composito delle denominazioni e delle qualità riconosciute in tutto il mondo. Per questo i 300 milioni del Piano olivicolo nazionale rappresentano una scelta strategica: servono nuovi impianti, nuove meccanizzazioni, cultivar nazionali, aggregazione dell'offerta e recupero degli oliveti che possono tornare produttivi. Grazie anche ad un emendamento sottoscritto da Forza Italia è stato istituito il commissario nazionale per l'emergenza Xylella, una figura che il nostro gruppo chiedeva da tempo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Abbiamo imparato che la frammentazione delle competenze, la lentezza, se non la contraddittorietà delle decisioni regionali - e io ne so qualcosa, perché vengo dalla Puglia - si pagano con alberi distrutti, produzioni perdute e imprese chiuse (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)! Perciò il commissario dovrà garantire rapidità, responsabilità e coordinamento. Sempre grazie all'azione di Forza Italia, la sospensione per 12 mesi del pagamento della quota capitale dei mutui è stata estesa alle imprese danneggiate dalle fitopatie. È una misura di buonsenso: una fitopatia può compromettere in poco tempo il lavoro e gli investimenti di tanto tempo. Ciò perché la nostra idea di sostenibilità non è fatta di divieti ideologici, è fatta di agricoltura di precisione, di ricerca, di riduzione dei costi, di minore impiego di prodotti e maggiore sicurezza degli operatori. Abbiamo ottenuto risultati nel settore vitivinicolo. È questo il tratto distintivo del lavoro svolto da Forza Italia: difendere l'impresa, sostenere l'innovazione, ridurre la burocrazia e proteggere il valore delle produzioni italiane (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Noi non diciamo che il Coltiva Italia risolva tutti i problemi, rimangono aperti alcuni fronti che richiederanno ancora impegno, Sottosegretario, ma noi ci saremo su questi temi e continueremo a batterci in Italia e in Europa. Ecco perché Forza Italia con convinzione, con determinazione e con costanza e serietà dice di sì a questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha facoltà.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Oggi votiamo un provvedimento molto eterogeneo, molto atteso dai territori, che coinvolge gran parte delle realtà agricole e che stanzia veramente tante e importanti risorse per lo sviluppo del nostro sistema produttivo primario. Si tratta di oltre un miliardo e 200 milioni, risorse che verranno assegnate già a partire da quest'anno e questo giustifica il fatto che oggi è il 6 agosto e siamo qua a votare questo provvedimento, perché ci sono risorse per il 2026 ma anche risorse programmate per i prossimi anni e questo vuole dare stabilità e continuità alle erogazioni.

Si tratta quindi di un provvedimento che vuole dare non un sostegno saltuario, ma un sostegno che si protrae e che permetta al mondo agricolo di programmare, di strutturare gli investimenti anche per il futuro e di organizzarsi per innovare. Quindi, è un sostegno vero per l'agricoltura, per un'agricoltura in evoluzione.

Abbiamo stanziato 70 milioni che vanno a incrementare quel Fondo per la sovranità alimentare così importante perché si differenzia con riferimento a due ambiti: da un lato, sostiene gli investimenti necessari per dare un approvvigionamento sufficiente e diversificato di prodotti agricoli attraverso l'aumento della produzione agricola nazionale e il rafforzamento della produzione e della filiera locale; dall'altro, punta a preservare le aree rurali interne dallo spopolamento e dal dissesto idrogeologico.

Questo era quello che abbiamo già fatto, Presidente, con l'approvazione della legge n. 24 del 2024 che, oltre a istituire la Giornata nazionale dell'agricoltura, riconosce il ruolo dell'agricoltore quale guardiano e protettore del territorio e del paesaggio, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella tutela della biodiversità; anche se qualcuno dall'altra parte dell'Aula dice che a noi non interessa. E poi con questo Fondo per la sovranità alimentare potenziamo la produttività e la competitività delle imprese agricole, sostenendo colture di interesse strategico e gli investimenti innovativi destinati alle nuove strutture tecnologiche, necessarie anche e soprattutto per l'allevamento dei vitelli autoctoni.

Questa misura e le successive rispondono, quindi, a un'esigenza importante nel nostro Paese, che è la sovranità alimentare, cioè il diritto dei Paesi di definire le proprie politiche agricole del cibo, proteggendo le produzioni locali e gli allevamenti autoctoni, ma anche realizzando una maggiore sicurezza alimentare. E al riguardo ribadisco e punto l'attenzione, perché è una tematica molto complicata anche dal punto di vista dell'approccio quotidiano, sulle minacce geopolitiche, come abbiamo visto, sull'aumento esorbitante del costo dei fertilizzanti. E le abbiamo viste anche ieri, proprio in quest'Aula, per quanto riguarda la problematica energetica, la crisi idrica, per la quale servono interventi concreti, opere che possano preservare l'acqua piovana, i reflui e raccoglierla senza intaccare le riserve sotterranee.

Servono dighe, servono invasi, servono bacini artificiali (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), e non il negazionismo ecologista di chi non li vuole, magari per non turbare specie di animali infestanti e non autoctoni.

E quindi io ringrazio il Ministro Salvini, che ha confermato l'investimento di sei miliardi di euro per 733 interventi, ma ha anche annunciato, proprio un mese fa, nuove misure per quasi due miliardi di euro per affrontare la crisi idrica, migliorare le reti di acqua potabile e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti; interventi più che mai necessari e urgenti, che rispondono all'allarmismo di facciata della sinistra ecologista che, però, si oppone a tutto e blocca le opere.

Poi in questo provvedimento, proprio per affrontare la crisi idrica e andare incontro agli agricoltori, abbiamo prorogato l'entrata in vigore di quella parte che è il deflusso ecologico, che è quella parte che supera il deflusso minimo vitale. E questa proroga serve all'agricoltura, perché concede più tempo per armonizzare la tutela ecologica dei corsi d'acqua con le esigenze irrigue del comparto agricolo, fortemente provato dalle crisi idriche.

Poi ci sono altre misure, Presidente, di cui farò una breve carrellata. C'è il credito d'imposta per i nuovi contratti di filiera, per produrre frumento e cereali di origine italiana. Sono dieci milioni che vanno a vantaggio di chi conclude accordi di medio-lungo termine, dai tre ai cinque anni, con pianificazione del prezzo, requisiti qualitativi della produzione e condivisione del rischio. Questo è un modello per dare stabilità e giusta remunerazione ai produttori di cereali, ai nostri agricoltori, perché possano produrre alimenti di qualità e, in questo modo, avere la possibilità di sapere a chi possono venderlo, avere già un accordo di filiera che vada incontro alla qualità richiesta: richiesta dall'industria, da chi deve produrre la pasta, quindi, da chi deve produrre i migliori prodotti del nostro agroalimentare.

Similmente, un credito d'imposta è previsto, anche qui, per un'innovazione e per l'acquisto di attrezzature, macchinari e impianti che migliorino la produzione. Poi ci sono 100 milioni di euro per la produzione della carne bovina e della linea vacca-vitello; 150 milioni per l'imprenditoria agricola giovanile e femminile: 35 per cento a fondo perduto e 65 per cento con i prestiti agevolati. Vedevo che dalle opposizioni chiedevano queste misure; beh, leggete il disegno di legge, ci sono già (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier); 300 milioni vanno per un importante comparto della nostra agricoltura, che è il Piano olivicolo nazionale, con cui si vuole favorire il reimpianto di oliveti con varietà resistenti o l'insediamento di altre colture, per ripristinare la capacità produttiva delle aziende agricole soprattutto pugliesi, nelle zone distrutte dalla Xylella, e per questo viene assegnata anche un'attività di assistenza tecnica ad opera di Agea e si introduce un commissario straordinario.

Grazie a un emendamento della Lega, si tutelano anche gli oliveti destinati a regimi di qualità e si vieta la distruzione di oliveti per impianti fotovoltaici che vadano a pregiudicare il terreno agricolo. Questo lo dico perché vogliamo tutelare il terreno agricolo anche nella zona della Puglia, nella zona dei nostri principali oliveti.

Poi, ancora, sostegno alle imprese colpite da epizoozie e fitopatie e che abbiano subito danni nel 2025, e poi un milione di euro per le attività di recinzione e altre strutture temporanee per il contrasto alla peste suina africana.

Per quello che riguarda il ricambio generazionale - perché vogliamo guardare al futuro e vogliamo che i giovani agricoltori continuino ad essere quello che sono, ossia i più performanti nella gestione dell'agricoltura -, abbiamo garantito l'accesso alla terra con il censimento delle terre incolte e abbandonate.

Sono previsti investimenti anche per l'innovazione tecnologica dell'agricoltura, sia tramite il Consiglio per la ricerca in agricoltura che anche con 1,5 milioni di euro assegnati agli istituti tecnici agrari, nei quali ci sarà il rinnovo di impianti e macchinari a scopi didattici. Vogliamo che i ragazzi conoscano l'agricoltura - c'è già il servizio civile in agricoltura -, così che capiscano quanto è nuova e quanto è moderna la nostra agricoltura.

Poi si amplia, sempre grazie a un emendamento della Lega, il novero delle attività riconducibili all'enoturismo e all'oleoturismo, introducendo la parte relativa all'ospitalità, a condizione che tali attività siano esercitate da imprese agricole fuori dai centri abitati con più di 50.000 abitanti.

Si interviene, poi, sul testo unico del vino, con l'obiettivo di aggiornare e perfezionare il quadro normativo nazionale attraverso interventi specifici di tipo definitorio, tecnico e sistematico, e abbiamo anche, proprio ultimamente, approvato l'emendamento anche sull'aceto. Non mancano - sono state richieste dalle opposizioni - alcune semplificazioni amministrative per ridurre i tempi burocratici e agevolare l'accesso ai fondi pubblici, facilitando la digitalizzazione. In particolare, per le istruttorie nei centri autorizzati di assistenza agricola diventeranno immediatamente esecutive le pratiche che non necessitano di valutazioni discrezionali.

Così diamo alle aziende agricole risposte più rapide ed efficienti. E poi, nell'ambito del procedimento sanzionatorio, introduciamo il meccanismo della preventiva diffida: senza la sanzione, si dà una diffida in modo da sanare le condotte che vengono considerate censurabili.

Quindi, per tutti questi motivi, Presidente, dichiaro il voto favorevole del gruppo Lega, in nome di una sovranità ed un'autonomia alimentare che deve essere sempre più perseguita, mantenendo però alto il livello della qualità dei prodotti della nostra agricoltura, che va tutelata, resa più moderna, resa più innovativa e, soprattutto, attrattiva per le giovani generazioni.

Non è l'agricoltura solo il settore primario e non è solo custodia del territorio, ma è anche ricchezza economica, perché il settore agricolo rappresenta più di un milione di aziende agricole...

PRESIDENTE. Concluda.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). ...di cui un terzo a guida femminile, e il sistema agroalimentare rappresenta fra il 2 e il 15 per cento del PIL. Ringrazio quindi il Ministro Lollobrigida, i Sottosegretari La Pietra e D'Eramo e il Presidente Carloni per tutta la grande disponibilità che hanno avuto nel seguire questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.

ANTONELLA FORATTINI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretari, onorevoli colleghi, il provvedimento che oggi discutiamo avrebbe potuto rappresentare un'occasione importante, l'occasione per definire una politica agricola nazionale capace di accompagnare uno dei settori più strategici del nostro Paese dentro le grandi trasformazioni che stanno attraversando l'economia, la società e il nostro territorio.

Quando parliamo di agricoltura non parliamo semplicemente di un comparto produttivo ma della sicurezza alimentare del nostro Paese, della tutela dei nostri territori, della qualità delle nostre produzioni e del lavoro di migliaia di imprese e lavoratori che, ogni giorno, contribuiscono a mantenere viva una parte fondamentale dell'identità italiana. L'agricoltura è economia, è presidio del territorio, è comunità, è cultura, è salute, è futuro. È proprio per questo che riteniamo che questa occasione non sia stata pienamente colta. Siamo di fronte a un testo che interviene su alcuni comparti, affronta alcune emergenze, distribuisce risorse, ma rinuncia a costruire una strategia complessiva per il futuro dell'agricoltura.

Nessuno immagina che un singolo provvedimento possa risolvere problemi che hanno radici profonde e che sono il risultato di trasformazioni economiche, ambientali e sociali che si sono sviluppate negli anni. Nessuno, tanto meno chi rappresenta il mondo agricolo, si aspetta che una legge, collegata alla manovra di finanza pubblica, possa essere la risposta definitiva a tutte le difficoltà del settore, ma proprio perché questo provvedimento nasce con l'obiettivo di consolidare e sviluppare il comparto agricolo, proprio perché mette a disposizione risorse pubbliche, era necessario compiere scelte più precise, più coraggiose e più lungimiranti.

La responsabilità della politica non può limitarsi allo stanziare risorse ma deve capire come allocarle, in base al fatto che quelle risorse possono produrre il maggior beneficio possibile. Vanno individuate le priorità, sostenute le filiere strategiche, accompagnati gli investimenti necessari, va rafforzata la capacità delle imprese agricole di affrontare le trasformazioni del presente e le sfide del futuro.

Va riconosciuto, inoltre, che le associazioni di categoria hanno espresso valutazioni positive rispetto ad alcuni contenuti del provvedimento e hanno riconosciuto il valore di misure che intervengono a sostegno del comparto agricolo, un riconoscimento che consideriamo importante perché chi rappresenta ogni giorno il mondo agricolo conosce concretamente le difficoltà e le necessità delle imprese. Ma proprio per questo non possiamo ignorare alcune criticità. Questo provvedimento arriva dopo oltre un anno di attesa e prevede uno spostamento delle risorse al 2027, con il risultato che strumenti necessari per accompagnare il settore arrivano in ritardo rispetto alle esigenze reali delle imprese.

Ed è proprio su questo terreno che riteniamo che il provvedimento presenti le sue principali criticità, perché rischia di essere un'altra occasione mancata, un'occasione in cui si interviene sulle emergenze, si cercano risposte ai problemi più immediati ma senza riuscire a delineare una direzione chiara per il settore. Questo, a nostro avviso, rappresenta un limite più generale dell'azione di questo Governo, un Governo che sembra aver perso la bussola, ammesso che l'abbia mai realmente trovata, e che troppo spesso appare costretto a vivere alla giornata, rincorrendo le difficoltà quando si presentano invece di costruire politiche capaci di anticipare i cambiamenti. Eppure le sfide che abbiamo davanti sono evidenti: ci sono effetti sempre più pesanti della crisi climatica che non rappresentano più uno scenario futuro ma una realtà concreta che colpisce raccolti, redditività delle imprese e stabilità delle produzioni. Ci sono le fitopatie e le epizoozie che hanno messo in difficoltà intere filiere, causando danni significativi e mettendo a rischio produzioni fondamentali per il nostro sistema agricolo. Ci sono i costi di produzione ancora elevati, la volatilità dei mercati internazionali e una concorrenza globale sempre più complessa, che rendono difficile per molte imprese ottenere un adeguato riconoscimento economico per il proprio lavoro.

Ci sono il consumo di suolo, l'abbandono delle aree interne, la necessità di garantire un giusto reddito agli agricoltori e la difficoltà, sempre più evidente, di attrarre nuove generazioni verso questo mestiere, perché dietro ogni azienda agricola che chiude non viene meno soltanto un'attività economica, viene meno un presidio del territorio, viene meno una comunità, viene meno una parte della capacità del nostro Paese di prendersi cura di se stesso. Di fronte a queste sfide serviva una visione, occorreva riconoscere che l'agricoltura non può essere considerata soltanto un settore da sostenere nei momenti di difficoltà, ma deve essere trattata come un comparto strategico sul quale investire. Serviva una politica industriale per l'agricoltura, capace di mettere insieme innovazione, ricerca, sostenibilità, qualità del lavoro e competitività, perché oggi dobbiamo superare una contrapposizione che troppo spesso ha caratterizzato il dibattito pubblico, quella tra sostenibilità ambientale e sviluppo economico. La realtà ci dice che non esiste alcuna contraddizione, perché la sostenibilità è una delle condizioni della competitività futura. Un'agricoltura che innova, che utilizza meglio le risorse, che investe nella qualità e che tutela il territorio è un'agricoltura più forte, più resiliente e più competitiva.

Come Partito Democratico abbiamo provato a portare questo contributo durante l'esame del provvedimento. Lo abbiamo fatto attraverso proposte puntuali e concrete, con spirito costruttivo e senza alcuna logica ideologica o ostruzionistica. Abbiamo proposto di rafforzare il Fondo per la sovranità alimentare, sostenendo anche gli accordi di foresta e la tutela delle aree interne, perché difendere l'agricoltura significa anche difendere i territori più fragili del nostro Paese. Abbiamo proposto di dare maggiore attenzione a produzioni strategiche come l'ovicultura, il frumento duro, le filiere, che rappresentano un valore economico ma anche un patrimonio storico e culturale. Abbiamo proposto di sostenere l'agricoltura rigenerativa, gli investimenti innovativi, la digitalizzazione delle imprese agricole, perché anche il settore primario deve poter cogliere le opportunità offerte dalla ricerca e dalle nuove tecnologie.

Abbiamo proposto di rafforzare la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli, perché non può esistere competitività senza la tutela e la dignità del lavoro. Abbiamo proposto di rafforzare l'organizzazione delle filiere affinché chi produce possa ottenere un giusto riconoscimento economico per il proprio impiego. Abbiamo proposto di accompagnare le imprese nella transizione ecologica, mettendo a disposizione strumenti e risorse adeguate, perché il cambiamento non può essere affidato soltanto alla responsabilità dei singoli ma deve essere sostenuto dalla politica pubblica. Molte di queste proposte - anzi, direi tutte - sono state respinte, un elemento che non possiamo ovviamente ignorare.

Sul tema delle risorse è necessario fare chiarezza: una parte significativa degli interventi a sostegno del settore agricolo arriva dalle risorse europee. Cara collega Gadda, arrivano dal Fondo di coesione, ed è per questo che l'80 per cento viene riservato al Mezzogiorno. Sono quelle stesse risorse europee che troppo spesso vengono criticate nel dibattito pubblico ma che rappresentano un sostegno straordinario e concreto per il nostro sistema produttivo, per le imprese agricole e per i territori. Noi riteniamo che la politica abbia il dovere di guardare oltre l'emergenza, al momento, quindi, di programmare e di scegliere e non di rincorrere, che abbia il dovere di accompagnare il Paese nelle trasformazioni che lo attendono. Questo provvedimento contiene alcuni interventi che riconosciamo come positivi, ma non possiamo nascondere che manchi, appunto, di una strategia complessiva, una politica agricola nazionale capace di affrontare le sfide dei prossimi anni.

Per queste ragioni, il nostro gruppo sceglie di astenersi. Riconosciamo il valore di un provvedimento che interviene a sostegno del comparto agricolo e che, anche alla luce delle valutazioni espresse dalle associazioni di categoria, contiene elementi positivi che meritano di essere considerati. Allo stesso tempo riteniamo necessario chiedere una prospettiva più ampia e una capacità di programmazione più forte, perché sostenere l'agricoltura italiana non significa soltanto intervenire quando arriva una crisi, bensì costruire le condizioni perché chi oggi lavora la terra possa continuare a farlo domani. Significa difendere una parte fondamentale dell'economia del territorio e dell'identità del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mattia. Ne ha facoltà.

ALDO MATTIA (FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto, mi è doveroso rivolgere dei ringraziamenti e salutare i signori Sottosegretari presenti, D'Eramo e La Pietra. Un ringraziamento particolare al relatore per l'eccellente lavoro svolto, l'onorevole Marco Cerreto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), ma devo dire con piacere che un ringraziamento va a tutta la Commissione agricoltura, da destra a sinistra passando per il centro, perché c'è stato un lavoro attento e penetrante di discussione, a volte di non condivisione.

Tuttavia tutti hanno svolto un ottimo lavoro nel cercare di rendere più operativo questo collegato alla legge di bilancio, il disegno di legge denominato ColtivaItalia. Io anticipo la dichiarazione di voto, annunciando il voto favorevole al provvedimento da parte del gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia della Camera dei deputati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Perché lo anticipo? Lo anticipo perché il disegno di legge ColtivaItalia contiene un investimento di 1 miliardo e 200 milioni di euro che non sono chiacchiere, ma sono reali e fatti.

Perché anticipo questo voto? Perché 300 milioni di questo miliardo e 200 milioni sono riservati al Fondo per la sovranità alimentare, che non è una cornice, ma è una cornice dove dentro ha un quadro di autore, ha un quadro di autore! Perché la sovranità alimentare è tutela del cibo, valorizzazione dello stesso, il cibo italiano di qualità; è riduzione dei costi di produzione; è il sostegno alle filiere agricole, ma a quelle filiere agricole che garantiscono un'equa distribuzione del valore lungo tutta la filiera.

Ed è anche un credito d'imposta per quanto riguarda un settore in crisi, il settore del frumento. Se andiamo a leggere bene questo collegato alla legge di bilancio, c'è un credito di imposta da 20 al 40 per cento per le filiere produttive del frumento, che attualmente vivono un momento di crisi sul prezzo.

Perché votiamo a favore? Perché 300 milioni sono per un nuovo piano olivicolo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Qualcuno prima di me lo ha evidenziato, ma ricorderei agli amici dell'opposizione - perché ho sentito in questi giorni che non c'è un investimento, non c'è un interesse del nostro Governo, del Ministro Lollobrigida sul problema olivicolo - i 300 milioni per impiantare una nuova tipologia resistente agli attacchi dalle fitopatie.

E ricordiamoci che abbiamo nominato un commissario per la Xylella e perché è stato nominato un commissario per la Xylella? Perché per anni chi governa quella regione non ha messo in campo nessuna azione determinante (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), nonostante i 600 milioni di euro che ha ottenuto e nonostante l'attività che avrebbe dovuto svolgere. E allora ecco che oggi ci poniamo con degli interventi concreti, altro che filosofia sulla sovranità alimentare.

Perché votiamo a favore? Votiamo a favore perché 300 milioni verranno investiti per l'allevamento zootecnico estensivo. Questo è benessere animale. Leggetelo bene il collegato alla legge di bilancio, perché abbiamo una situazione drammatica in Italia per quanto riguarda il consumo di carne. Noi consumiamo il 50 per cento del nostro allevamento made in Italy, l'altro 50 per cento lo importiamo, di cui il 70 per cento dalla Francia, i famosi broutard. E questo è benessere animale, così come sono benessere animale le linee guida che il Ministero e il Ministro Lollobrigida hanno predisposto per quanto riguarda il sessaggio in ovo relativo ai pulcini maschi. Promesse che manterremo, come stiamo mantenendo quello che sto elencando.

Per il ricambio generazionale sono previsti 150 milioni… Onorevole Presidente, un po' meno di brusio sarebbe opportuno…

PRESIDENTE. Collega, io non volevo interromperla, però effettivamente ci sono tanti capannelli. Colleghi, se avete bisogno di parlare tra di voi, o lo fate fuori, o cercate di farlo con un tono compatibile, perché il collega Mattia non so come ha fatto a svolgere fin qui il suo intervento, francamente. Non si sente nulla, dovete stare in silenzio quando si è qui dentro.

ALDO MATTIA (FDI). Grazie, grazie onorevole Presidente.

PRESIDENTE. Prego.

ALDO MATTIA (FDI). Un altro passaggio del perché voteremo a favore: 150 milioni per il ricambio generazionale per quanto riguarda giovani e donne. Ma non è una cornice anche questo, è un intervento preciso e specifico: 150 milioni per poter far crescere l'attività giovanile in agricoltura; 8.500 ettari sono disponibili in Ismea e altri ettari di terreno sono disponibili nei vari comuni italiani e saranno assegnati con una stipula di comodato d'uso gratuito ai giovani per 10 anni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), i quali avranno poi, alla fine di quest'attività, la possibilità di acquistarli al 50 per cento del valore. Se non è questo un aiuto concreto ai giovani che vogliono investire nell'agricoltura (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), qual è? Altro che astensione, dovreste assolutamente riflettere sul voto di astensione, che è indubbiamente poco per l'intervento che si sta facendo. Senza considerare i 13,5 milioni di investimenti a sostegno della ricerca e dell'innovazione che verranno assegnati al CREA, al Consiglio per la ricerca in agricoltura, affinché si possa lavorare per l'innovazione agromeccanica di precisione, per l'intelligenza artificiale in agricoltura, per la sensoristica di avanguardia, per l'accelerazione dei processi di digitalizzazione del settore.

Poi voteremo a favore perché ColtivaItalia significa stabilizzazione dei mercati; perché ColtivaItalia significa trasparenza ed etichetta; perché ColtivaItalia significa sostegno alle imprese colpite da epizoozie (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Insomma, ColtivaItalia è sì un miliardo e 200 milioni, ma essi si vanno ad aggiungere ai 15 miliardi e 500 milioni che in questi quattro anni il Governo Meloni e il Ministero (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), seguito e sostenuto dal Ministro Lollobrigida, hanno erogato! Non hanno “investito”, hanno “erogato”! Sono parole chiare e, ancora una volta, stigmatizzo un'astensione che, onestamente, non mi sarei mai aspettato su questo provvedimento. E allora oggi, di fronte a 16 miliardi e 800 milioni di investimento, io mi permetto, con presunzione professionale, di dire che in cinquant'anni, anzi in oltre cinquant'anni di mia attività in agricoltura, non ho mai visto un Governo, di qualsiasi colore, capace di un investimento di tale misura (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E proprio per questo, con presunzione professionale, invito il gruppo di Fratelli d'Italia a votare convintamente e fortemente a favore del disegno di legge collegato alla legge di bilancio, detto ColtivaItalia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

Il collega Cerreto chiedeva di poter intervenire per un ringraziamento, un breve ringraziamento. Colleghi, scusate, c'è il collega Cerreto che vuole fare un ringraziamento. Ne ha facoltà, prego.

MARCO CERRETO, Relatore. Grazie, Presidente. Mi corre l'obbligo, prima del voto finale, di ringraziare i componenti della Commissione agricoltura per il contributo che in questi mesi hanno dato a questo provvedimento che, come diceva chi mi precedeva, assume una portata storica, un contributo da parte delle forze di maggioranza e anche delle forze di opposizione. Ringrazio i Sottosegretari La Pietra e D'Eramo, ringrazio i servizi della Commissione agricoltura, così come il capo di gabinetto del Ministro e l'Ufficio legislativo del Ministero, ma ringrazio soprattutto, Presidente, la lungimiranza del Ministro Lollobrigida (Commenti del deputato Giachetti), che ha avuto il coraggio di avviare un provvedimento che è stato poi emendato dalla nostra Commissione, modificando 12 articoli e innovandone altri 10. Penso che questo sia il frutto di un percorso comune e oggi consegniamo alla Camera alta un provvedimento storico per l'agricoltura italiana.

(Coordinamento formale - A.C. 2670-A​)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2670-A​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2670-A​: “Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo”.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1) (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

In ricordo di Francesco Guccini.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiara Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Presidente, intervengo in quest'Aula brevissimamente per condividere una notizia molto triste, che è arrivata pochi minuti fa: ci ha lasciato Francesco Guccini (L'intera Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi - Prolungati applausi). È stato non solo uno dei più grandi cantautori italiani, è stato un poeta che ha saputo raccontare il nostro tempo, unire generazioni, raccontare emozioni e storie di vita, raccontarci una visione che, credo, rimarrà con noi anche dopo la sua scomparsa. Io credo che sia giusto e doveroso che quest'Aula preveda, a settembre, un momento in cui ricordi una delle figure più straordinarie del nostro tempo, della nostra musica, della nostra poesia e della nostra letteratura e ciascuno di noi ricorderà il Maestro con le sue parole e le sue canzoni (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, collega Braga, anche perché consente alla Presidenza di associarsi alle condoglianze alla famiglia e al dolore di chi lo ha amato in quest'Aula e fuori.

Adesso io ho una serie di interventi e, ovviamente, io in questo momento vi chiedo di associarvi o meno alla richiesta che ha fatto la collega Braga ed eventualmente, con un accordo tra i gruppi, successivamente faremo il ricordo, eventualmente deliberato, con i tempi che sono previsti per queste cose.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Fabrizio Sala. Ne ha facoltà.

FABRIZIO SALA (FI-PPE). Grazie, signora Presidente. In effetti, intervenivo sempre per lo stesso motivo, quindi mi associo alla richiesta dell'onorevole Braga. Devo dire che, seppure lontanissimo dalle nostre idee, in realtà ha rappresentato, per molti di noi, un ricordo importante d'infanzia. Diciamo che qualcuno come me l'ha pure strimpellato, si è avvicinato a uno strumento musicale perché le sue musiche erano, diciamo, veloci da imparare. Rappresenta, comunque, un pezzo della storia d'Italia e un pezzo della storia dell'infanzia di molti di noi. Quindi, ci associamo a questa richiesta e vogliamo ricordarlo anche noi come un cantautore e non solo, scrittore e non solo, importante della storia del nostro Paese (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Gaetano Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, signora Presidente. Lo ricordiamo con quello che di lui disse Dario Fo: “Quella di Guccini è la voce di quello che un tempo si diceva ‘il movimento'. Oggi, semplicemente una voce di gioventù. E cioè di granitica coerenza con il proprio linguaggio e pensiero. Nella sua opera c'è un discorso interminabile: sull'ironia, sull'amicizia, sulla solidarietà” (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Quindi anche lei si associa alla richiesta che poi sia fatta una commemorazione.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi associo anch'io alla richiesta di dedicare un momento adeguato a questo ricordo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Anche Futuro Nazionale si unisce alla richiesta della collega Braga. È stato una persona e un artista che ha plasmato la cultura di generazioni. L'arte non va plasmata: l'arte va ascoltata, l'arte fa riflettere. Guccini, pur dalle sue posizioni, ha fatto riflettere molte persone e ha dato spunto alla cultura del nostro Paese. Riteniamo di condividere la posizione che ci sia un momento di ricordo per un artista così grande che rimane nella storia del nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Ci associamo, “a noi piace pensarlo ancora dietro al motore”, ma ci sarà il tempo per ricordarlo e per dare dignità e onore a uno dei più grandi cantautori della storia italiana (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Come gruppo di Noi Moderati ci associamo. Il mio ricordo perché è stato il primo concerto che ho vissuto in IV ginnasio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Miele. Ne ha facoltà.

GIOVANNA MIELE (LEGA). Grazie, Presidente. Anche il gruppo della Lega chiede convintamente la richiesta di commemorazione. Non perdiamo solo un cantautore, ma la coscienza del nostro Paese per molte generazioni. Quindi, ci associamo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bignami. Ne ha facoltà.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Ci associamo.

PRESIDENTE. Definiremo, poi, le modalità e i tempi.

Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Schlein ed altri; Mollicone ed altri; Amato ed altri; Grippo; Latini: Disposizioni in materia di cinema (A.C. 2360​-2578​-2731​-2794​-2969-A​) (ore 11,38).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge nn. 2360​-2578​-2731​-2794​-2969-A​: Disposizioni in materia di cinema.

Ha chiesto di intervenire il relatore, deputato Gerolamo Cangiano Ne ha facoltà.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Grazie, Presidente. Solo per dire che abbiamo bisogno di altro tempo.

PRESIDENTE. Preso atto di quanto comunicato dal relatore - ho già un intervento sull'ordine dei lavori, collega Giachetti, un attimo - dobbiamo decidere come proseguire i nostri lavori.

Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il collega Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Siamo in ore convulse come sempre a fine dei lavori prima della pausa estiva. Comprendendo le problematiche di tutti, farei una proposta molto pragmatica. Noi oggi abbiamo, all'ordine del giorno, la proposta di legge in materia di cinema e poi l'informativa. Non mi sfugge il fatto che l'informativa, di fatto, non preveda la presenza di tutti, quindi, libera maggiormente, però mi sento anche di dire che è un'informativa abbastanza particolare e importante, perché riguarda le vicende dei Campi Flegrei. La proposta, quindi, che mi permetto di sottoporre all'attenzione dei colleghi è quella di invertire, nel senso di fare adesso l'informativa e alla ripresa evidentemente, se ci saranno le condizioni, cioè se l'attività in Commissione si sarà conclusa (Commenti del deputato Giachetti), si passerebbe alla proposta di legge sul cinema, concludendola nei tempi previsti dal calendario. Quindi, io propongo questa inversione.

PRESIDENTE. Poi passeremo, quindi, a votare su questa richiesta di inversione. Prima, però, c'è un intervento sul Regolamento che, come sapete, viene prima.

Per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signora Presidente. Intanto, diciamo che avevamo un'usanza in questo posto: che, almeno, si aveva la cortesia di spiegare per quale motivo si ha bisogno di tempo. Perché non è riuscito ad andare al bagno e, quindi, ha bisogno di una pausa? Perché si è perso dei fogli per strada? Per quale motivo c'è bisogno di tempo? Perché le faccio un esempio, Presidente: metta che c'è bisogno di tempo perché magari non è arrivato un parere, e noi siamo in grado, attraverso il relatore, di sapere il tempo che sarà necessario perché arrivi questo parere; faccio un esempio assolutamente a caso. Oppure dobbiamo pensare che adesso tutti noi, che ieri, diligentemente, siamo venuti incontro alle richieste della maggioranza e, quindi, qualcuno ha ritirato degli emendamenti, qualcuno ha consegnato l'intervento, ovviamente tutto fatto liberamente, non perché qualcuno ci ha puntato un fucile, ma perché c'era un accordo tra gentiluomini secondo cui saremmo arrivati, nella giornata di oggi, a un orario decente, perché immagino non sia un problema che riguarda me, ma ci sono colleghi che magari devono partire, devono prendere gli aerei e via dicendo… noi abbiamo un relatore che ci comunica che hanno bisogno di tempo. Quindi, io chiederei, come prima cosa, che ci spiegasse perché ha bisogno di tempo e, magari, ci dicesse anche di quanto tempo ha bisogno, in maniera che la nostra vita, oltre che legata e condizionata alle esigenze di uno o dell'altro, si riesca a programmare su qualcosa di concreto, perché con questo ragionamento noi potremmo arrivare alle 6 di questo pomeriggio, perché potremmo avere bisogno del tempo per fare… quindi, io la pregherei, signora Presidente… un richiamo al Regolamento sull'ordine dei lavori e di trattarci, se è possibile, con un po' di rispetto in più e non semplicemente alzarsi e dire: abbiamo bisogno di tempo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Il relatore è qui, se vuole aggiungere qualcosa, ovviamente può farlo. Non mi pare che voglia.

Inversione dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. A questo punto, passiamo alla richiesta di invertire l'ordine del giorno, nel senso di passare direttamente all'esame del punto n. 3, che reca lo svolgimento (Commenti del deputato Bof)… Bof, su cosa? No, adesso c'è il collega Marattin che ha chiesto di parlare contro. Su cosa, collega Bof? Sul Regolamento? Quindi, sullo stesso tema del collega Giachetti? Sì, le do la parola, perché tanto non riesco a sentirla, è troppo lontano. Se è sul Regolamento adesso, se è sull'ordine dei lavori dopo… Bene.

Quindi, come dicevo, passiamo alla richiesta di invertire l'ordine del giorno, nel senso di passare direttamente all'esame del punto n. 3, che reca lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo in ordine ai recenti eventi sismici che hanno colpito l'area dei Campi Flegrei e allo stato di attuazione degli interventi per la popolazione, nei termini precisati dal deputato Fornaro. Darò la parola, ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, a un deputato contro e a uno a favore, per non più di 5 minuti ciascuno.

Ha chiesto di parlare contro il collega Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. È difficile aggiungere qualcosa alle parole del collega Giachetti, che non hanno avuto nessun riscontro da parte del relatore, a conferma del fatto che non sappiamo cosa stia succedendo. Oltre al fatto che ieri molti gruppi, in ossequio a questo accordo, hanno limitato una propria facoltà e prerogativa, per un accordo che ora viene stracciato senza dire il perché, il punto fondamentale è: quante volte un provvedimento non era pronto perché mancava un parere e semplicemente è stato rimandato alla successiva seduta. Ora, se si trattasse di un provvedimento, mi perdoni un pochino di merito sulla vicenda ed è un'opinione ovviamente del tutto personale… Io poi so come funzionano queste cose: la narrazione fuori di qui è che i deputati vogliono andare in vacanza. Il punto è che, se noi fossimo chiamati ad aspettare sine die, senza motivo per un provvedimento riguardante - che ne so? - una crisi industriale, un problema urgente di lavoratori in difficoltà, eccetera, sarebbe un elemento da considerare. Noi siamo chiamati a fare questo atto di fede e stare qui finché arriva un parere, di cui non abbiamo assolutamente traccia, assolutamente idea, per un provvedimento che istituisce una Agenzia per il cinema; un provvedimento che, ovviamente, non può aspettare il 9 settembre, perché, evidentemente, ci sono delle esigenze da parte di qualcuno. Una volta si diceva: “adda venì Baffone”, io dico: “addà venì Milei”, prima o poi (Commenti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a favore dell'inversione il collega Bof. Giusto? Prego.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Come Futuro Nazionale, ci uniamo alla richiesta dell'onorevole Fornaro sull'inversione dei punti all'ordine del giorno, anche perché sappiamo tutti che il tema è quello di riuscire a uscire prima da quest'Aula. Ricordo che oggi è un giovedì, noi facciamo parte di una categoria privilegiata (Proteste dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)… Probabilmente, oggi c'è gente che (Proteste dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)… C'è gente che è sulle strade, sta asfaltando strade…

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …noi siamo (Commenti del deputato Faraone)

PRESIDENTE. Collega Faraone…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Posso?

PRESIDENTE. Colleghi, poi risponderò, però dovete fargli finire l'intervento…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Scusi, sto argomentando (Commenti del deputato Faraone)

PRESIDENTE. Collega Faraone… colleghi (Commenti della deputata Ruffino)… Collega Ruffino…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Sto argomentando il perché: l'informativa sui Campi Flegrei parla (Commenti della deputata Ruffino)

PRESIDENTE. Collega Ruffino…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …è un'informativa su una situazione grave dei Campi Flegrei (Commenti della deputata Ruffino)

PRESIDENTE. Colleghi…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …dove ci sono state persone ferite, persone morte (Commenti della deputata Ruffino)

PRESIDENTE. Collega Ruffino, la richiamo all'ordine!

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …persone che oggi non hanno una casa in cui poter andare a dormire stasera. Ritengo che questo Parlamento debba il rispetto che è dovuto per la situazione nella quale si trovano molti cittadini del territorio del nostro Paese. Penso che questa sia una priorità e che sia una cosa che devono ascoltare tutti i membri di quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Qualcun altro chiede di parlare? Allora, interpreto questa richiesta come una richiesta ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento. Do quindi la parola a un deputato per gruppo, naturalmente se lo ritiene, a favore o contro l'inversione. Di questo stiamo parlando. Vuole parlare, collega Ruffino? No, mi pare di no.

Passiamo, dunque, ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di inversione dell'ordine del giorno formulata dal deputato Federico Fornaro.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva per 79 voti di differenza.

L'ordine del giorno reca adesso lo svolgimento di una informativa urgente del Governo in ordine ai recenti eventi sismici che hanno colpito l'area dei Campi Flegrei e allo stato di attuazione degli interventi per la popolazione. Colleghi, vi chiedo solo la pazienza di 5 minuti di pausa tecnica per la Presidente. Quindi, ci rivediamo qui alle 11,40, anche meno di 5 minuti. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 11,37, è ripresa alle 11,40.

Informativa urgente del Governo in ordine ai recenti eventi sismici che hanno colpito l'area dei Campi Flegrei e allo stato di attuazione degli interventi per la popolazione.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una informativa urgente del Governo in ordine ai recenti eventi sismici che hanno colpito l'area dei Campi Flegrei e allo stato di attuazione degli interventi per la popolazione.

Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, interverranno i rappresentanti dei gruppi per sette minuti ciascuno e delle componenti politiche del gruppo Misto per un tempo aggiuntivo in ordine decrescente secondo la rispettiva consistenza numerica.

(Intervento del Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci.

NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. La ringrazio, signora Presidente. Saluto e ringrazio gli onorevoli parlamentari per l'opportunità che mi si offre ancora una volta di tornare su un tema, purtroppo, di costante attualità.

Come è a tutti noto, la terra ha tremato ancora una volta nei Campi Flegrei il 31 luglio scorso sotto i piedi di oltre 80.000 cittadini, in particolare del comune di Pozzuoli. La scossa di maggiore potenza è stata del 4.7, la più forte registrata negli ultimi quarant'anni. Tanta la comprensibile paura, tanti i danni a cose. Per fortuna, nessuna vittima: cinque le persone ferite, di cui due in maniera seria. Piena e convinta solidarietà, quindi, da parte mia e del Governo, alla popolazione colpita, ai feriti e a quanti hanno dovuto lasciare la propria casa perché inagibile. È fin troppo comprensibile, soprattutto da parte di chi come me vive ai piedi di un vulcano, comprendere quale sia lo stato d'animo di quella popolazione.

Prima di passare a riferire i dati aggiornati delle conseguenze determinate dall'ennesimo evento sismico, mi sia consentita una premessa, che considero essenziale, se vogliamo attribuire a questa informativa anche un carattere propositivo, come io mi auguro al di là dell'arida elencazione di cifre sempre utili e doverose, per carità, ma mai risolutive. Sarebbe un errore, un errore di valutazione, considerare il tema dei Campi Flegrei alla stregua delle tante criticità legate al rischio sismico dell'Italia dal Nord al Sud, come mi è capitato di leggere anche in questi ultimi giorni. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno naturale subdolo e insidioso, capace di presentarsi con insolita frequenza nello spazio di 2-3 anni e poi sparire per decenni, quasi per farsi dimenticare. Si presenta con una potenza limitata, non quella - per capirci - dei terremoti che hanno scritto la storia delle catastrofi del Novecento italiano. È una potenza che, a parte la fisiologica paura di quei momenti, finisce per trasmettere nella gente che abita in quei luoghi e che la subisce una sorta di pericolosa assuefazione.

La frequenza di scosse di moderata intensità finisce per alimentare una sorta di abitudine al rischio, inducendo nella popolazione la percezione che con il bradisismo si possa semplicemente continuare a convivere, come del resto hanno fatto per secoli gli abitanti di quell'area. Vi chiedo la cortesia di attenzionare il concetto che reputo importante. Non è la convivenza in sé a essere pericolosa, la convivenza con il rischio, ma l'assuefazione al rischio che abbassa la percezione e rende meno vigile la convivenza.

Ecco perché l'imprevedibilità del vulcano Campi Flegrei deve imporre alle istituzioni, a tutte le istituzioni, il dovere della prevenzione: quella strutturale e quella non strutturale. La prevenzione nel passato non esisteva: il rapporto tra cittadino e rischio era affidato al fato, al destino, alla sorte. Non era stata ancora elaborata la teoria della prevenzione. Il fenomeno manifestatosi sabato scorso potrebbe non presentarsi più per i prossimi cento anni ed è quello che tutti speriamo, ma potrebbe anche replicarsi, come è accaduto nel recente passato, nello spazio di breve tempo e non sappiamo con quale potenza potrebbe ripresentarsi. Secondo gli scienziati, non dovrebbe superare la magnitudo 5. Il dato storico consolidato sembra essere questo. Del resto, quello che è accaduto negli ultimi anni ce lo conferma.

Onorevoli deputati, cosa fare allora per proteggere il più possibile quell'insediamento urbano ad alta densità abitativa e adagiato su uno dei più pericolosi vulcani attivi al mondo, con una specificità, peraltro, che lo rende raro, perché lì si sovrappongono tre rischi quello vulcanico, quello sismico e quello bradisismico? Sarebbe utile consultare le comunità scientifiche, come ha fatto il Governo e il nostro dipartimento, al di là di attingere alle fonti della politica, sempre autorevoli naturalmente. Abbiamo ormai tutti la consapevolezza che gli abitanti dei Campi Flegrei intendono restare nei loro atavici luoghi e chiedono allo Stato di poterci restare, ma in sicurezza.

A fronte di questa premessa che fa dei Campi Flegrei un tema di rilevanza nazionale, può la politica - è la mia domanda - dividersi tra una maggioranza, che propone e attua un programma di prevenzione e ricostruzione, e una opposizione - lasciatemi dire - sempre in agguato, pronta a criticare legittimamente e a contare gli inevitabili errori e le immancabili disfunzioni? Mi verrebbe facile chiedere a questa autorevole Aula, lo dico con sincera umiltà non da tecnico, non da scienziato, ma da uomo politico: c'è una ricetta per mettere al sicuro quell'area? Se c'è, per favore, nel corso del dibattito, qualcuno lo dica. Il nostro programma, avviato dal 2023, ha visto allo stesso tavolo Governo nazionale, regione Campania, comuni di Napoli, Pozzuoli e Bacoli. È importante sottolineare questo. Voglio dire che ogni iniziativa del Governo è stata concordata assieme agli enti locali, sin dal momento in cui il sottoscritto ha incontrato, aderendo all'invito del sindaco di Pozzuoli e poi di Napoli e di Bacoli, nel settembre del 2023, i tre sindaci che mi hanno posto il problema della terra che tremava. Da allora, abbiamo avviato questo vasto piano. Io credo che sui Campi Flegrei la sfida della politica, di tutto il sistema politico, debba essere colta per fare di questo complesso e delicato tema un punto di convergenza, almeno per una volta, al di là degli schieramenti.

Io credo sia necessario valutare come ogni iniziativa sia stata adottata d'intesa con la comunità scientifica e con quella tecnica, con il coordinamento del Dipartimento nazionale e ogni istituzione è stata chiamata a svolgere una specifica competenza: tutti impegnati a ridurre i disagi alla popolazione, di volta in volta colpita, e a mitigarne l'esposizione al rischio. Non mi sentirete più parlare di messa in sicurezza e chi lo dice è almeno uno sprovveduto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché la scienza ci dice che su un vulcano attivo nessuno può garantire sicurezza alle persone e alle cose. Possiamo soltanto lavorare per ridurne l'esposizione al rischio. Nessuno è in condizione di conoscere quale possa essere la reazione del vulcano oggi, fra 50 anni o fra 100 anni.

Il Governo dunque è pronto a prendere in esame ogni utile proposta che dovesse arrivare dal Parlamento, se può servire a migliorare e a rendere più efficace il nostro programma. Non esistono, come sapete, soluzioni facili a problemi difficili, anzi questo è un problema difficilissimo. Nessuno credo possa negare per onestà intellettuale come questo Governo, per la prima volta, abbia lavorato con la regione e con i comuni a un programma che rifiuta l'approccio emergenziale per preferire quello sistemico e coordinato con una dotazione finanziaria alimentata in rapporto alle iniziative programmate e che comunque finora ha superato gli 800 milioni di euro.

Avremmo voluto confrontare il nostro programma sui Campi Flegrei con quelli dei precedenti Governi, ma purtroppo non abbiamo trovato un precedente, non abbiamo trovato un riferimento, eppure erano noti da sempre i problemi di quell'area. Lasciamo quindi stare le facili polemiche - verrebbe facile a tutti alimentarle -, lasciamo stare le polemiche sul passato e proviamo tutti insieme a migliorare il presente. Voglio ricordare - chiedo perdono alla Presidenza e all'Aula per la tolleranza, ma è un'occasione particolarmente utile per fare queste considerazioni che, quando si parla di interventi… Per capirci: parliamo di un'area - solo la zona di intervento - che comprende 15.000 edifici, con 85.000 abitanti. Leggo sulla stampa in questi giorni, sempre più insistentemente: il Governo deve mettere in sicurezza, deve mettere in sicurezza. Bugia e poiché dico che è una bugia vengo accusato di aver abdicato alla sicurezza. No, io sono solo responsabile e parlo con chiarezza alla gente che vive lì, su quei posti. Noi possiamo migliorare la condizione di resistenza, ma non possiamo garantire sicurezza. Non si tratta della Pianura Padana o di una dorsale dell'Appennino; siamo sul vulcano Campi Flegrei del quale non conosciamo le possibili reazioni. È una locuzione non appropriata quella di mettere in sicurezza, ascoltiamo ogni tanto la scienza. I sindaci dicono: facciamo presto. Siamo accanto ai sindaci da sempre, accanto anche a quelli che si sono iscritti - in verità pochi - al partito di Nicodemo, Nicodemo delle Sacre Scritture, quello che di notte stava con Cristo e di giorno con i farisei. Ebbene, c'è un sindaco, un giorno, che quando viene a Roma fa inchini (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Proteste del deputato Loperfido) e abbonda negli elogi al Governo, mai visto, mai visto, mai visto tanto... Noi non siamo abituati agli inchini, come sapete…

PRESIDENTE. Colleghi, fate proseguire il Ministro. Prego.

NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. …perché non abbiamo nessun titolo per meritare (Proteste del deputato Sarracino)

PRESIDENTE. Collega Sarracino… No, collega Sarracino, questi gesti non li può fare! Si sieda e fate proseguire il Ministro.

NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. E poi quando tornano (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)…

PRESIDENTE. Colleghi, avrete la possibilità (Proteste del deputato Speranza)… Collega Speranza! Avrete la possibilità di intervenire dopo l'informativa. Adesso l'informativa deve concludersi. Colleghi, basta! Prego.

NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. …e poi quando tornano nei loro luoghi, nelle televisioni private, continuano a vomitare veleno contro il Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), a cui viene riconosciuto per la prima volta di avere prestato attenzione (Commenti del deputato De Luca).

PRESIDENTE. Collega De Luca…

NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. Sono i giochi della politica, onorevoli parlamentari, sono i giochi della politica (Commenti del deputato De Luca).

PRESIDENTE. Collega De Luca!

NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. Ho fatto per 30 anni, onorevole Presidente, il parlamentare e so quali sono, a volte, le strategie e le tattiche della politica.

Leggo sulla stampa: “Il Ministro Musumeci gestisce (…)”. Anche questo è frutto di mancata conoscenza; basterebbe dare un'occhiata alle norme per capire che l'autorità politica non gestisce nulla. L'autorità politica ha il compito di intercettare le esigenze del territorio espresse dagli enti locali e, quando è possibile, tradurle in norme, con il Consiglio dei ministri, d'intesa con gli enti locali.

Sapete perché, in questo momento, non c'è un soggetto che coordina gli interventi sul Piano operativo nei Campi Flegrei? Perché lì non è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Lo stato di emergenza nazionale viene proposto dalla regione, dal territorio competente e il Consiglio dei ministri, dopo un'istruttoria del Dipartimento, valuta (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Lo dico senza polemica, per carità; ho avviato un rapporto molto sereno con il presidente della regione Campania, ve lo dico con grande sincerità, perché l'obiettivo è quello di raggiungere i risultati e di cooperare fra le istituzioni. Mi viene chiesto: perché non c'è un coordinamento? Perché la legge vuole che il coordinatore sia il Commissario delegato, una volta dichiarato lo stato di emergenza e perché io possa dichiararlo serve una richiesta formale da parte della regione.

L'avevo proposto un anno fa, informalmente, parlando con gli enti locali, e mi era stato detto che c'era un parere negativo mai formalizzato. Che cosa comporterebbe la dichiarazione dello stato di emergenza nei Campi Flegrei? Comporterebbe intanto interventi in deroga rispetto alle leggi vigenti. Oggi operiamo in regime ordinario, almeno per quanto riguarda gli interventi sul privato. Il capo dipartimento definirebbe le deleghe e il commissario delegato, che di solito viene nominato e individuato nel presidente della regione, opererebbe, di conseguenza, in deroga alle norme, quindi accelerando ogni tipo di intervento sul privato. Per il pubblico il commissario straordinario, l'ingegnere Soccodato, ha già la possibilità di agire in deroga. Cosa comporterebbe, ancora, lo stato di emergenza? La possibilità di operare con tutte le misure previste dal codice di protezione civile, articolo 25: l'assistenza alla popolazione, il ripristino della funzionalità dei servizi, gli interventi di soccorso, le misure di sostegno per le attività economiche.

Cosa comporterebbe lo stato di emergenza? Sul piano finanziario, si interverrebbe direttamente col Fondo per le emergenze nazionali (FEN) e non, di volta in volta, con un'apposita legge preoccupandosi di cercare la copertura. Poi abbiamo operato alcuni interventi che leggerò, assolutamente in sintesi. Si tratta di 1.182 richieste ai Vigili del fuoco per le verifiche: quelle eseguite sono 227, 955 quelle da evadere. Sono poche le squadre dei Vigili del fuoco che eseguono le verifiche; col collega Piantedosi abbiamo provveduto a rinforzare quel presidio con altre 36 squadre di verificatori. Sette edifici commerciali danneggiati; 57 edifici inagibili, corrispondenti a 395 unità abitative sgomberate; 13 edifici scolastici inagibili; 14 chiese chiuse in attesa di verifica.

In relazione alle misure di assistenza alla popolazione, si riferisce che nel comune di Pozzuoli sono state sgomberati 214 nuclei familiari che stanno ricevendo assistenza; 568 persone in autonoma sistemazione e 128 presso strutture messe a disposizione dall'amministrazione comunale.

Nel comune di Monte di Procida sono stati sgomberati 14 nuclei familiari, per un totale di 38 persone evacuate in autonoma sistemazione. Presso il PalaTrincone di Pozzuoli è stato installato un posto medico avanzato per la prima assistenza sanitaria alla popolazione: 58 le persone assistite, 5 persone sono ancora ricoverate presso le strutture ospedaliere.

Si segnalano alcune criticità idriche, in particolare a Pozzuoli, per le rotture di numerose condotte idriche. È competenza del comune di Pozzuoli; sta provvedendo il comune e noi, come Governo, abbiamo assicurato una fornitura di risorse finanziarie per non far gravare i lavori sul bilancio del comune. Ci sono problemi anche alla viabilità e ai collegamenti ferroviari. Quanto al comune di Bacoli, l'amministrazione ha chiesto interventi per il cedimento di un costone di Monte Olibano prospiciente la linea ferroviaria, che ha causato la chiusura di un tratto della stessa linea.

Ricordo che nell'ultimo Consiglio dei ministri abbiamo deliberato contributi per l'autonoma sistemazione non soltanto delle famiglie che si sono viste dichiarate inagibili i loro immobili, ma anche per le famiglie che erano state colpite dal sisma del 2024-2025.

Abbiamo previsto 100 milioni di euro per consentire di riparare e di rimettere su gli edifici residenziali che sono stati dichiarati inagibili; un nuovo termine per presentare le domande di contributo di ripristino degli immobili danneggiati; la elevazione, dal 50 al 70 per cento, del contributo che lo Stato mette, in concorso con il proprietario dell'immobile, per poterne ridurre la vulnerabilità sismica; la stabilizzazione del personale a tempo determinato, assunto nei comuni per fronteggiare il fenomeno del bradisismo, a condizione che abbia almeno 36 mesi di servizio; il potenziamento della capacità amministrativa del comune di Monte di Procida; la proroga al dicembre 2027 della struttura del dipartimento che opera sui Campi Flegrei. Queste sono soltanto alcune delle più significative misure adottate dal Governo.

Consentitemi di fare un cenno alla prevenzione non strutturale, per rendere la popolazione dei luoghi ulteriormente edotta sulla necessità di adottare condotte appropriate in caso di necessità: sono state promosse 4 esercitazioni pubbliche e una riservata ai funzionari. La regione Campania ha adottato, come d'intesa col Governo, un programma di comunicazione alla popolazione per i rischi. Ai ragazzi nelle scuole è stato distribuito un apposito fumetto per potersi rendere consapevoli di quello che significano il fenomeno bradisismico e il rischio vulcanico: 100.000 copie distribuite. Un corso di formazione rivolto all'Ordine dei giornalisti della Campania; la formazione rivolta ai volontari della zona rossa flegrea; un corso rivolto ai centri operativi comunali della zona rossa; una giornata teorico-pratica dedicata alla funzione di censimento dei danni, anche ai capi d'istituto. Questo, per quanto riguarda le misure della prevenzione non strutturale.

Come sapete, abbiamo nominato un commissario straordinario - un tecnico - per occuparsi delle infrastrutture pubbliche. Da questo punto di vista, sono stati proposti e approvati dal Governo due programmi: il primo, di riqualificazione sismica degli edifici pubblici, con 36 interventi; l'altro programma per la funzionalità delle infrastrutture pubbliche, 14 interventi per un importo di 71 milioni di euro. Il Consiglio dei ministri ha deliberato per il commissario straordinario un secondo programma di riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, che prevede 32 edifici: due nel comprensorio logistico di Nisida, un edificio scolastico di Pozzuoli, 24 edifici dell'istituto penale per minorenni, un edificio scolastico della città metropolitana di Napoli, tre edifici scolastici del comune di Bacoli, un edificio scolastico del comune di Napoli. Complessivamente, il Governo sta lavorando ad un programma che comporta una spesa di 55.622.000 euro per ridurre la vulnerabilità delle infrastrutture pubbliche, naturalmente a cominciare da quelle scolastiche.

Mi avvio alla conclusione. È chiaro che a queste misure adottate dal Governo potrebbero aggiungersene altre. Io penso, per esempio, alla sospensione dei termini per i mutui e per gli adempimenti fiscali e contributivi: una norma che non abbiamo potuto ancora adottare perché non esiste una esatta ricognizione delle unità che potrebbero beneficiare di questo provvedimento.

Altre misure sulla mitigazione del rischio per gli edifici privati: ho detto che il 70 per cento è stato quello deciso dal Governo, ma è chiaro che siamo pronti ad arrivare al 100 per cento per le famiglie proprietarie di immobili che vengono dichiarate a basso reddito. Il diritto ad una casa ristrutturata non si può negare solo perché non si ha la possibilità finanziaria. Anche qui, stiamo quantificando il numero delle persone beneficiarie, ed è il primo quesito che ci richiede l'autorità finanziaria.

Stiamo prendendo in esame contributi per le imprese, che sarebbero stati già erogati se nei Campi Flegrei, come è avvenuto per esempio in Emilia Romagna, fosse vigente lo stato di emergenza.

Sui guasti ai sottoservizi, lo ho appena detto, abbiamo già deliberato un sostegno ai tre comuni interessati.

Interventi per l'adeguamento sismico anche negli edifici con piccoli abusi: anche questo è un tema particolarmente sensibile sul piano politico. La posizione nostra è chiara sui piccoli abusi: una cosa è creare un appartamento senza rispetto delle norme, altra cosa è aprire una finestra mezzo metro in più di quella prevista in progetto. Ecco perché non possiamo condannare all'immobilismo gli immobili che hanno subìto o che presentano piccoli abusi. Su questo tema, c'è una posizione molto delicata da parte del Dipartimento, che ci richiama alla responsabilità di valutare la capacità di resistenza di un immobile non realizzato a norma di legge in caso di sollecitazioni sismiche.

C'è un altro tema, che è il confronto con le soprintendenze per i beni culturali. Ecco perché ho concordato con il presidente della regione Campania di aprire un tavolo rapidissimo affinché, possibilmente in sede di conversione del decreto-legge, si possa inserire anche questo elemento di novità.

In conclusione, signori, onorevoli parlamentari, dicevo che l'impegno finanziario del Governo per i Campi Flegrei ha superato gli 800 milioni. Io credo che non sia solo un problema finanziario. Su questo terreno - l'ho già detto - il Governo è disposto ad andare fino in fondo; è la capacità di spesa degli enti locali e delle strutture che può richiedere ulteriore tempo.

Ricordo che l'ottimo Dipartimento Casa Italia, che si occupa di ricostruzione - una delle deleghe a me assegnate -, ha ottenuto dalla Banca europea per gli investimenti, a beneficio dei Campi Flegrei, un finanziamento fino a 1,4 miliardi di euro, se non dovessero bastare le risorse di cui il Governo già dispone nello strumento finanziario. È per questo che voglio, infine, ringraziare i capi Dipartimento di Protezione civile, Casa Italia, il prefetto di Napoli, che sta svolgendo quel ruolo di coordinamento che dovrebbe svolgere il commissario delegato se fosse vigente lo stato di emergenza. Ringrazio i vertici della Campania, ringrazio i sindaci e tutti i loro collaboratori.

Io mi auguro, signora Presidente e colleghi parlamentari, che in sede di conversione in legge si possa migliorare il nostro decreto, anche alla luce dei dati più aggiornati che ci fornirà la regione. Non c'è nessun pregiudizio e nessun arroccamento, né credo possa essere utile dire: in altri provvedimenti la maggioranza si è arroccata e non ha mai preso in considerazione i nostri emendamenti. Qui parliamo della sicurezza di almeno 85.000 persone. Credo che il buonsenso e il senso di responsabilità che alberga in ciascuno di noi possano indurci, almeno per una volta, a mettere da parte le appartenenze, nella consapevolezza che il sottoscritto e il Governo sono disposti ad esaminare ogni concreta e possibile soluzione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Interventi)

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.

Ha chiesto di parlare il deputato Schiano Di Visconti. Ne ha facoltà.

MICHELE SCHIANO DI VISCONTI (FDI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, ci sono momenti in cui la politica deve dimostrare di saper distinguere il confronto dalla contrapposizione e i giorni che stanno vivendo i cittadini dei Campi Flegrei rappresentano, appunto, questo momento.

La terribile scossa del 31 luglio, di magnitudo 4.7, è stata la più violenta registrata nell'area negli ultimi 40 anni. Ha lasciato feriti, centinaia di persone senza casa, edifici lesionati e un'intera comunità nuovamente precipitata nell'incertezza. A quella prima scossa sono seguite decine e decine di repliche; uno sciame sismico che ha alimentato paura e preoccupazione in famiglie che da anni convivono con questa calamità naturale. Il nostro primo pensiero va a loro, alle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, ai feriti, ai commercianti che vedono rallentare le proprie attività, ai volontari, alle donne e agli uomini della Protezione civile, delle Forze dell'ordine, del personale medico e dei Vigili del fuoco, che, ancora una volta, hanno garantito assistenza e sicurezza.

Signor Ministro, la ringraziamo per l'informativa resa ai due rami del Parlamento e per il lavoro che il Governo sta svolgendo insieme al Dipartimento della Protezione civile, al commissario per i Campi Flegrei, all'INGV e agli enti locali. Di fronte a fenomeni naturali come i terremoti, il primo dovere delle istituzioni è dire la verità. I Campi Flegrei non sono un'emergenza nata oggi, sono un territorio caratterizzato, da decenni, da fenomeni complessi: bradisismo, deformazioni del suolo e la presenza di un sistema vulcanico tra i più studiati al mondo. La verità è che nessuno può impedire il verificarsi di un terremoto - come lei ha più volte ribadito -, la verità è che nessuno può eliminare il rischio.

Ma la verità è ancora un'altra. Possiamo ridurre la vulnerabilità dei territori, mettere in sicurezza gli edifici, pianificare l'emergenza, assistere rapidamente chi subisce danni e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni; quello che lei esattamente ha detto poc'anzi. In queste ore, il Consiglio dei ministri ha dato una prima risposta concreta: 100 milioni di euro immediatamente disponibili per affrontare l'emergenza, il contributo per l'autonoma sistemazione destinato alle famiglie costrette a lasciare le proprie case e il rafforzamento del sostegno pubblico agli interventi di adeguamento sismico degli immobili, portando la quota statale dal 50 al 70 per cento, accogliendo anche le richieste avanzate dai sindaci e dai territori. Misure che rappresentano una risposta immediata a chi oggi chiede soprattutto una cosa: di non essere lasciato solo. E, infatti, noi non abbiamo lasciato solo nessuno, ed è proprio questo il messaggio che il Governo e lei, Ministro, avete dato.

Accanto all'emergenza c'è, però, un tema che non possiamo più rinviare: la prevenzione. Occorre accelerare le verifiche di vulnerabilità degli edifici pubblici e privati, occorre rafforzare la pianificazione comunale, informare costantemente i cittadini e rendere ancora più efficiente il coordinamento tra tutti i livelli istituzionali. Lo diciamo perché la sicurezza si costruisce nel tempo e richiede responsabilità condivise. Serve continuità, serve programmazione, serve collaborazione istituzionale con le realtà territoriali; ed è questo l'appello che rivolgiamo anche alle opposizioni. Su questi temi non dovrebbero esistere una maggioranza e una minoranza, dovrebbe esistere soltanto l'interesse nazionale.

A tal proposito, mi viene da chiedere, in modo forte, per quale motivo ancora oggi la regione Campania non chiede lo stato di emergenza. Questo faciliterebbe l'intervento del Governo e aumenterebbe la sicurezza e la protezione dei cittadini. È esattamente quello che questo Governo continuerà a garantire, perché uno Stato autorevole non si vede soltanto quando arriva l'emergenza, si vede nella capacità di accompagnare una comunità nei mesi e negli anni successivi, trasformando una crisi in un'occasione per rendere quel territorio più sicuro e più resiliente.

Con il decreto-legge 12 ottobre 2023, n. 140, sono state introdotte le prime misure urgenti per la prevenzione del rischio sismico connesso al fenomeno bradisismico dei Campi Flegrei, avviando un percorso basato sulla conoscenza della vulnerabilità, sull'aggiornamento della pianificazione di emergenza e sul rafforzamento del sistema di Protezione civile. E qui voglio soffermarmi sui numeri, perché la politica si misura anche con questi. Per l'area dei Campi Flegrei sono stati destinati più di 420 milioni di euro per il periodo 2024-2029 e altri 100 milioni di euro per il periodo 2025-2029, quindi arrivando quasi a quello che diceva prima lei: 800 milioni di euro. A queste misure, l'informativa del Ministro Musumeci consegna, quindi, un messaggio chiaro: di fronte a un'emergenza complessa come quella dei Campi Flegrei, questo Governo non ha scelto di rincorrere gli eventi, ma di affrontarli con responsabilità, concretezza e visione.

È significativa anche la scelta di garantire il contributo per l'autonoma sistemazione delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni. Dietro a ogni provvedimento ci sono persone, ci sono famiglie che vivono momenti di grande difficoltà e che oggi sanno di poter contare sul sostegno concreto delle istituzioni. Ancora più importante è l'approccio di lungo periodo: aumentare dal 50 al 70 per cento il contributo per gli interventi di adeguamento sismico significa investire nella prevenzione, quindi ridurre i rischi e costruire condizioni di maggiore sicurezza per il futuro. Il rafforzamento degli enti locali, la stabilizzazione del personale e l'ampliamento dei poteri del commissario straordinario sono misure che renderanno più rapide ed efficaci le decisioni e gli interventi sul territorio.

Per queste ragioni, esprimiamo apprezzamento per il lavoro svolto dal Ministro Musumeci e dall'intero Governo.

In un momento difficile, l'Esecutivo ha dimostrato presenza, tempestività e capacità di programmare il futuro, offrendo ai cittadini non promesse ma risorse, strumenti e una strategia chiara per affrontare una delle sfide più delicate che il nostro Paese è chiamato a gestire. Con questo spirito, Fratelli d'Italia conferma il pieno sostegno all'azione del Governo e sua, Ministro Musumeci, perché sappiamo che questa è la strada giusta, quella della responsabilità, della prevenzione, della concretezza e della vicinanza ai cittadini. Continuerà a esserci, con le risorse, con le istituzioni, con l'ottimo Ministro Musumeci e con il Premier Giorgia Meloni, la vicinanza del Governo ai Campi Flegrei, con il lavoro quotidiano di chi serve il Paese, perché la sicurezza delle persone viene prima di ogni altra cosa.

Poi, Ministro, vorrei aggiungere una piccola cosa. Presidente, molto spesso io sento parlare di Campi Flegrei anche da colleghi che non vivono quel territorio. Io penso che forse molti di loro non lo conoscono neppure (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sarracino. Ne ha la facoltà.

MARCO SARRACINO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Diciamo, con la voce che mi resta, evidentemente il collega Schiano, quando parlava di colleghi che non conoscono il territorio, si riferiva al Ministro Musumeci (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che a Pozzuoli praticamente ci è venuto due volte e ha combinato solo guai, come adesso racconteremo.

Il nostro primo ringraziamento, Presidente, di tutto il gruppo del Partito Democratico, va a chi, ancora in queste ore, è al fianco di una popolazione stremata: alle Forze dell'ordine, alla Protezione civile, ai Vigili del fuoco, agli amministratori locali e a tutti coloro che stanno dando e garantendo assistenza ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Ministro, mi dispiace, glielo ribadiamo ancora una volta: non ci siamo. Le sue parole di oggi, così come quelle pronunciate anche ieri al Senato, dimostrano ancora una volta una cosa: lei non ha compreso fino in fondo la drammaticità della situazione. Quella dei Campi Flegrei, Ministro, è un'emergenza nazionale e come tale andrebbe affrontata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Lei invece, Ministro, continua a dare l'impressione - e non solo l'impressione - di non essere all'altezza di questa sfida, perché quando afferma che non è possibile mettere in sicurezza quell'area - e lo ha affermato anche oggi - lei non si rende conto del danno enorme che provoca a quei cittadini che convivono ogni giorno con la paura del bradisismo. Alle conseguenze del fenomeno naturale, lei sta aggiungendo l'incertezza e la superficialità delle vostre dichiarazioni.

Ogni qualvolta che il Governo parla dei Campi Flegrei, anziché rassicurare aumenta l'ansia di chi vive lì. Lei non si rende conto, purtroppo, di quello che sta dicendo: sta scaricando ancora una volta - lei e tutta la sua maggioranza - la responsabilità sui cittadini, state facendo passare un messaggio assurdo, cioè se vivi a Pozzuoli, se vivi a Bacoli o a Napoli è colpa tua. State facendo passare questo! Quei cittadini, invece, pagano le tasse per essere protetti dallo Stato, non per sentirsi dire che avrebbero dovuto abitare altrove. Colpevolizzarli non è prevenzione, è soltanto un modo maldestro, Ministro, che lei utilizza per lavarsene le mani. E, allora Ministro, dovrebbe offrire soluzioni, non lezioni di morale a persone che ogni giorno convivono con la paura dei terremoti.

C'è un altro sentimento che oggi attraversa quei territori e quelle persone, che è la solitudine, la solitudine di cittadini che hanno la sensazione di essere considerati, a tutti gli effetti, cittadini di serie B, di essere ricordati solo quando la terra trema e dimenticati il giorno dopo. Per capire quanto questo Governo sia distante dalla realtà, basta ricordare quanto accaduto pochi giorni fa. La cittadinanza, Presidente, attendeva la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che immaginavamo venisse nei luoghi del terremoto, la stessa Giorgia Meloni che durante l'alluvione in Emilia-Romagna si presentava sul posto con gli stivali ai piedi. Invece, no. È arrivato il Ministro della Cultura, senza gli stivali ai piedi che tanto gli piacciono. Con tutto il rispetto per il Ministro Giuli, mentre migliaia di persone erano e sono senza acqua nelle proprie case, il Governo ha pensato di mandare il Ministro della Cultura a verificare eventuali danni ai beni culturali. È come se in casa mia si rompesse una tubatura e, per ripararla, chiamassi un elettricista. Ma vi rendete conto di quanto è stato inopportuno quel segnale?

Noi, fin dal primo momento, Ministro, le abbiamo offerto ancora una volta la massima collaborazione istituzionale, perché su drammi come questi non dovrebbero esistere divisioni politiche. Invece, lei viene qui oggi e qual è la prima cosa che fa? Insulta i sindaci (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) che stanno lottando per i propri cittadini. Ma lei si dovrebbe vergognare. Da questi banchi parte la solidarietà a quei cittadini e ai sindaci, in particolar modo al sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, che ha avuto una sola colpa: dire che in questo momento il Governo non sta facendo abbastanza, che nel decreto non è contenuto tutto. E per questo deve essere insultato da lei e dalla sua maggioranza? È una roba intollerabile. Allora, questo è il vostro modo di collaborare? E sulle percentuali di spesa, Ministro, ci poteva venire a dire, in questa informativa, a quanto ammonta la percentuale di spesa del commissario? Il commissario - Ministro, mi ascolti - quanto sta spendendo rispetto a quello che gli è stato dato? Perché non è venuto a dircelo nell'informativa, anziché attaccare i sindaci. E allora ci sono ancora centinaia di persone che sono fuori casa, che non sanno dove andare.

E veniamo al decreto. Noi siamo per la convergenza, come ha detto lei, e capiamo quali possono essere delle misure che possono trovare l'unità di tutte le forze politiche. Però, Ministro, la convergenza non è un atto unilaterale, la convergenza deriva dal confronto di tutte le forze politiche e voi avete presentato un decreto che in questo momento manca di troppe cose, perché per le attività commerciali non avete previsto nessun ristoro e le strutture alberghiere registrano perdite di prenotazioni che arrivano fino al 50 per cento e continuano purtroppo le disdette. È una filiera che viene colpita, che non è data soltanto dai grandi alberghi, ma anche dal piccolo commerciante e dai piccoli ristoranti, che purtroppo in alcuni casi hanno dovuto anche chiudere a causa dei danni che hanno ricevuto.

Sui servizi essenziali manca tutto. Sono quattro anni che vi chiediamo interventi sui costoni, Ministro. Nell'ultimo decreto abbiamo duramente litigato, perché noi ci eravamo posti il tema dei costoni che purtroppo erano a rischio crollo. Avete fatto finta come se quei costoni non crollassero e invece, purtroppo, sono crollati. Non avete stanziato le risorse adeguate per riparare le condotte idriche. Ministro, provi a immaginare cosa significa stare sette giorni in casa senza acqua. Si metta lei nei panni di quei cittadini: sette giorni senz'acqua. Questo è quello che sta succedendo.

Sul personale - perché non abbiamo più tempo - siete in ritardo da anni: da quattro anni chiediamo la stabilizzazione dei lavoratori, che è indispensabile per la prevenzione e la gestione del bradisismo. Oggi arrivate qui con un decreto che la prevede solo sulla carta, imponendo requisiti e procedure praticamente impossibili da rispettare, scaricando costi insostenibili sui bilanci dei comuni. Lei è venuto a dire che ha stabilizzato il personale dopo i 36 mesi, ma nessuno del personale ha lavorato 36 mesi e sa il perché? Perché la norma è diventata efficace nel 2024 e quindi chi avete stabilizzato, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? La smetta di prenderci in giro.

Allora, per queste ragioni, noi vi chiediamo di modificare profondamente questo decreto. Serve uno Stato che accompagni quei cittadini, non che li giudichi. La terra, Ministro, continua a tremare, ma ciò che oggi fa paura ai cittadini dei Campi Flegrei non è soltanto il bradisismo, è la sensazione di essere lasciati soli da chi avrebbe il dovere di proteggerli.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

MARCO SARRACINO (PD-IDP). La storia giudicherà il fenomeno naturale come inevitabile, ma giudicherà anche le responsabilità politiche di chi, davanti a questa emergenza, ha scelto l'insufficienza invece del coraggio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Patriarca. Ne ha facoltà.

ANNARITA PATRIARCA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, colleghi, intervengo oggi, in quest'Aula, in un momento di elevata apprensione che impone la massima responsabilità istituzionale, visione politica e concretezza tecnica. Gli eventi sismici che hanno interessato il territorio flegreo, culminati nelle scosse che hanno raggiunto una magnitudo di 4,7 della scala Richter, la più elevata registrata negli ultimi quarant'anni, ci mettono di fronte a una verità ineludibile: la difesa del territorio e la sicurezza delle persone rappresentano la priorità assoluta dell'azione di Governo e di questo Parlamento.

Desidero, innanzitutto, rivolgere un ringraziamento sincero e convinto al Ministro Musumeci per la dedizione, la costante presenza e l'efficacia dell'azione svolta in questi mesi di criticità. Il Ministro ha saputo guidare con fermezza e lucidità la complessa macchina della risposta istituzionale, valorizzando appieno il Dipartimento della Protezione civile, da sempre fiore all'occhiello del nostro Paese per competenza, preparazione e capacità di intervento. Allo stesso tempo, la maggioranza e Forza Italia sono al fianco dell'Esecutivo per rafforzare ed estendere quest'azione. Voglio ringraziare i colleghi della Commissione d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, brillantemente presieduta dal collega Bicchielli, che nei giorni scorsi sono stati in prima linea sui territori dei Campi Flegrei, dimostrando vicinanza, attenzione concreta e cooperante da parte di questo Parlamento. Sappiamo bene quanto sia delicato comunicare il rischio e la necessaria prevenzione a una popolazione che vive con grande dignità, ma anche con comprensibile e costante ansia un fenomeno naturale unico, complesso e subdolo come il bradisismo.

Proprio per dare seguito allo sforzo straordinario delle istituzioni, dobbiamo affiancare al rigore scientifico un messaggio chiaro: lo Stato non solo c'è e non abbandona nessuno, ma sta mobilitando ogni risorsa tecnica, finanziaria e logistica per tutelare la vita umana e la resilienza di questa terra meravigliosa, ma fragile. Signor Presidente, la risposta del Governo Meloni si misura sui fatti e sugli impegni finanziari senza precedenti. Parliamo di un quadro di risorse che supera già i 640 milioni di euro complessivi, cui si aggiunge lo stanziamento straordinario di ulteriori 100 milioni di euro, deliberato per fronteggiare i danni legati ai più recenti eventi sismici e destinato alla messa in sicurezza, al sostegno per l'autonoma sistemazione delle famiglie sfollate e alla continuità dei servizi essenziali.

Vede, Ministro, io voglio anche ringraziarla per la verità, perché non bisogna avere paura di dire la verità. Noi siamo consapevoli che non ci sono soluzioni definitive e chi non è in grado di capire questo nega la verità. Conosciamo bene la situazione dei Campi Flegrei, non è una situazione transitoria, è una situazione strutturale: si vive sopra un pericolo costante, da sempre. Dobbiamo ragionare in termini di riduzione del rischio - è vero -, non solo da un punto di vista scientifico - che è una valutazione oggettiva -, ma anche da un punto di vista amministrativo e politico.

Accanto a questo io non voglio parlare di assuefazione al rischio: sembrerebbe una resa e non sarebbe giusto per una popolazione che vive con dignità, coraggio e con comprensibile ansia una situazione delicata, particolare. Non chiederemo ai cittadini di rassegnarsi, ma neanche alle istituzioni di rallentare. Noi abbiamo il dovere, connesso alla nostra responsabilità, di fare tutto ciò che è tecnicamente e normativamente possibile per prevenire, proteggere e aiutare le comunità. E questa cosa il Governo la sta facendo e la sta facendo non con le parole, non con un intervento sporadico. La sta facendo, riuscendo a coniugare tempestività della risposta e programmazione; la sta facendo con un percorso organico che abbiamo tracciato passo dopo passo.

Penso che la migliore risposta sia capire che cosa è stato fatto. Abbiamo iniziato col decreto-legge n. 140 del 2023, che ha promosso studi approfonditi di microzonazione sismica e analisi di vulnerabilità dell'edilizia privata e pubblica, potenziando le reti di monitoraggio. Abbiamo istituito un commissario straordinario nel 2024, con una dotazione di 421 milioni di euro, destinati in via prioritaria al consolidamento sismico di scuole, ospedali, RSA e infrastrutture di trasporto. La legge di bilancio 2025 ha sostenuto il patrimonio edilizio privato e l'autonoma sistemazione, insieme al DL n. 65 del 2025. L'ultimo decreto PA, approvato in Consiglio dei ministri, accoglie le pressanti richieste dell'ANCI, prevedendo proroghe e deroghe ai vincoli assunzionali per i comuni flegrei. I comuni operano in condizioni di elevatissima pressione ed era inderogabile dotarli del personale tecnico necessario per gestire il rischio. E abbiamo dato una risposta concreta anche a questo.

Il vero pilastro, però, su cui dobbiamo concentrare la nostra visione politica e strategica è la prevenzione integrata, la sicurezza e la pianificazione di Protezione civile. L'area flegrea è un'area altamente complessa, con zone di rischio differenziate e, per questo, i piani di evacuazione della Protezione civile non devono essere soltanto efficaci in linea teorica o essere confinati nei cassetti, ma essere attuati, necessitando di esercitazioni periodiche e capillari, della collaborazione di tutti gli enti istituzionali coinvolti, dai comuni alla regione, al Governo. Ribadiamo la necessità di richiedere lo stato di emergenza e invitiamo il Presidente Fico, con urgenza, a farlo. Abbiamo necessità di investire sulla fluidità di vie di fuga e infrastrutture di trasporto, di continuare a potenziare i sistemi di allarme precoce e di comunicazione digitale, garantendo un monitoraggio e una messa in sicurezza del territorio, dove questo significa riduzione del rischio per le persone e per i territori stessi.

Poiché a noi non piace nascondere la testa nella sabbia, c'è un altro problema, Ministro: la risoluzione di un blocco burocratico su circa 284 domande di contributo per la ricostruzione e messa in sicurezza privata. Non parliamo…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ANNARITA PATRIARCA (FI-PPE). …di sanare abusi - sì, Presidente, un mezzo secondo -, ma di superare impedimenti formali legati a lievi difformità catastali che impediscono di mettere in sicurezza gli immobili. C'è un precedente: Ischia. E, come Ischia, chiediamo che venga fatto anche a Pozzuoli, perché la sicurezza delle singole abitazioni è sicurezza di un intero quartiere. Non molliamo Presidente, non molliamo, Ministro. Saremo presenti e continueremo a vigilare. Io sono parlamentare campana, conosco bene la realtà di questi territori. Siamo al suo fianco per qualsiasi iniziativa vorrà ancora intraprendere e la ringraziamo ancora per la verità.

Noi abbiamo bisogno di interventi concreti. Questo Governo lo ha fatto, ma abbiamo bisogno di verità e di collaborazione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, signora Presidente. Innanzitutto, una premessa mi è dovuta a chi sostiene che in molti non conoscono la situazione dei Campi Flegrei e parlano di Pozzuoli, parlano di quei comuni e di quello che si sta vivendo. Ricordo sempre che Pozzuoli è casa mia: oltre ad essere il deputato eletto in quel collegio, vivo tutto, anche da privato cittadino che vive le scosse (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e sa pienamente, più di chiunque in quest'Aula, che cosa si sta vivendo lì. E sa benissimo che questa volta è un qualcosa di diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto in passato, anche per numero di sfollati: stiamo raggiungendo le migliaia. Questa volta è diverso, abbiamo diverse abitazioni ancora senza l'acqua corrente, questa volta i danni sono ingenti.

E subito per me è doveroso, ancora una volta, ringraziare tutti quelli che si stanno rimboccando le maniche (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e stanno lavorando senza sosta, in primis i Vigili del fuoco con cui sono stato nelle strade, presso le abitazioni: ho visto con i miei occhi quello che stanno facendo. Ovviamente il ringraziamento va anche a tutti gli altri che sono in campo e anche alle istituzioni. E ovviamente la vicinanza totale, nostra, del MoVimento 5 Stelle a chi ora sta perdendo tutto.

E da questa parte, Ministro, da questa parte il MoVimento 5 Stelle ha trovato sempre chi era pronto a collaborare e a lavorare in modo costruttivo. Su temi così delicati come questo, dove è in gioco la vita delle persone, non esistono o almeno non dovrebbero esistere colori politici, ma non è quello che ho visto qui oggi, né da parte sua, né da parte delle altre forze della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi l'abbiamo fatto fin dall'inizio, su ogni tavolo, in Commissione, in Aula con emendamenti, con ogni forma possibile.

Ministro, lei lo sa benissimo che, insieme al Presidente Fico, Presidente della regione Campania, lo stiamo facendo anche in questi giorni, senza sosta: dalla prima sera, dalla prima notte, nelle 24 ore successive, Roberto è stato lì sul territorio. E la stessa cosa - lo sa benissimo - l'ha fatto anche nei mesi precedenti, dialogando con il suo Ministero. E allora io non accetto in alcun modo che ora qui qualcuno osi puntare il dito verso la regione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), non lo accetto proprio!

E non capisco neanche ora che state mettendo in mezzo questa questione dello stato di emergenza, chiedendo al Presidente Fico di proclamare lo stato d'emergenza. Ministro, io ero presente nella riunione che abbiamo fatto con il Presidente: lei non ha detto questo, non abbiamo affrontato questo, avevamo detto che ci saremmo fermati un attimo e avremmo ragionato insieme. Ora cosa sta succedendo? Volete provare a scaricare le colpe? Noi non ci tiriamo indietro, non l'abbiamo fatto prima e non lo faremo ora. Non lo faremo mai, noi ci siamo. Ma attenzione: se si vuole utilizzare questa storia dello stato di emergenza per una vicina campagna elettorale, allora lì non ci sto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Assolutamente no!

Così come non posso tollerare che, ieri, al Senato, il senatore Rastrelli di Fratelli d'Italia, durante la sua informativa, abbia puntato il dito contro i miei concittadini che sono scesi in piazza a manifestare. Testuali parole: “sacche di livore malmostoso ed immorale”; un corteo capitanato da “piccoli agitatori dediti all'illecito”. No, chi sarebbero questi criminali? Il ragazzo in carrozzina che stava davanti alla manifestazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? No, Presidente, quelli erano i miei concittadini arrabbiati e stanchi di sentirsi dire che si sta lavorando per loro, che ci sono i fondi, ma, poi, concretamente, sul territorio non si vede nulla. Questo è il motivo.

E quando dico questo, lo sa che cosa mi fa ancora più rabbia? Che lo stesso senatore che, ieri, puntava il dito e diceva che c'è stato lo scempio infestante della sinistra su quei territori, che io non devo difendere, io non c'ero e noi non abbiamo mai governato, ebbene quel senatore deve sapere bene che il dito doveva puntarlo al suo fianco. A due scranni da lui, infatti, c'era la senatrice Giulia Cosenza di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), la cui famiglia, la cui impresa, per quarant'anni, ha determinato il bello e il cattivo tempo su Pozzuoli; ha determinato cosa si faceva, ma soprattutto cosa non si faceva. E anche ora, nello stato di emergenza, continuano a mettere i loro interessi davanti alla sicurezza delle persone e io questo, assolutamente, non lo accetto. La cosa ancora più grave che mi ha creato uno stato d'animo veramente insostenibile è vedere che la stessa senatrice rideva durante l'intervento, rideva. Senatrice, ma ha capito che cosa sta succedendo a Pozzuoli? Questo non toglie che noi continueremo a lavorare in modo costruttivo.

Noi ci siamo e ci siamo sempre stati. Lei chiede delle ricette, Ministro, ma diverse cose che ora stanno nel decreto che state facendo, in quest'Aula, il sottoscritto e il MoVimento 5 Stelle le hanno portate con degli emendamenti e degli ordini del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle); le abbiamo date. Quando lei ora parla di sospensione di tasse, mutui e tributi, lo sto dicendo dall'inizio: il fatto che ora si colmi l'assurdità per la quale c'erano terremotati di serie A, che avevano degli aiuti, e terremotati di serie B, che non avevano nulla, lo colmate ora, ma ve lo sto dicendo da un anno. Ve lo sto dicendo da un anno.

Noi ci siamo, vogliamo lavorare, sediamoci, ma io le dico che continuare con questi strumenti, al di là di tutti i soldi che ci vogliamo mettere, il problema non lo risolviamo. Serve una legge speciale. Non lo risolviamo neanche passando dal 50 al 70 per cento la copertura delle spese per intervenire sugli alloggi sgomberati. Serve una legge speciale. Noi, la regione Campania e il Presidente Fico ci siamo. Siamo pronti, l'abbiamo dimostrato e ci vogliamo sedere per ragionare per bene.

Un'ultima richiesta le faccio, questa è importante, perché ora, grazie anche all'anticipo della regione Campania e, ora, con questo decreto, ci sarà il contributo per l'autonoma sistemazione. Tuttavia, accade qualcosa di assurdo e aberrante in queste situazioni che la natura umana e il capitalismo portano: ora, queste persone dovranno trovare un alloggio perché l'hanno perso e gli diamo l'aiuto economico. È assurdo che, nei dintorni di Pozzuoli, già stanno aumentando i prezzi degli affitti. Questa cosa è aberrante. È sciacallaggio. Allora, io le chiedo di minacciare la requisizione di questi appartamenti, perché chi vuole sciacallare sulle disgrazie della gente non ha dignità e non deve avere alcun diritto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Concluda.

ANTONIO CASO (M5S). Se non si cambia prospettiva, noi non garantiamo la sicurezza. Io dico che la sicurezza si può garantire, a differenza sua, perché parliamo del rischio sismico. Quando vediamo che ci sono delle tecnologie che permettono di convivere con il rischio sismico - lo diceva lei -, dobbiamo trasformare i Campi Flegrei nel Giappone d'Italia. Le strutture possono reggere i terremoti. Se parliamo del vulcano, quella è un'altra cosa. Ma se dovesse eruttare e farlo come 15.000 o 40.000 anni fa, non diventa un problema di Pozzuoli, ma di mezza Italia, anzi, di mezza Europa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Interpreterò, Ministro, il mio intervento in due direzioni rispetto alla sua informativa. La prima: oggi, questa Istituzione, l'intero Parlamento, dovrebbe, anche a supporto della sua azione, stringersi nella vicinanza ad una popolazione che non solo per l'evento sismico e il terremoto di questi giorni, ma, da un lungo periodo, vive una situazione di insicurezza. I Campi Flegrei sono un'area unica nel Paese e lo dico da emiliano che ha attraversato il terremoto dell'Emilia, sapendo di conseguenza come questa situazione ponga, immediatamente, la doppia esigenza di un intervento a sostegno della popolazione - si faceva riferimento al CAS, al contributo di autonoma sistemazione - e a tutto quello che consenta alle persone di avere un'abitazione, anche se questa fosse provvisoria.

Questi momenti e queste discussioni vanno inseriti - con il Governo Renzi più volte si è lavorato in questa direzione - dentro ad una strategia nazionale: l'unità di missione, il Piano casa, una strategia che l'Italia deve avere in quanto Paese fragile sul piano del dissesto idrogeologico. Questo, Ministro, meriterebbe una discussione tra il suo Ministero, lei e questo Parlamento, in un tempo paradossalmente ordinario, quello nel quale non dobbiamo, come lei ha fatto anche in questa informativa, affrontare un'emergenza perché di questo stiamo parlando.

Si è polemizzato sul suo passaggio. Io voglio pensare che lei non volesse intendere: non si può mettere in sicurezza, in termini strutturali, nessuna dimensione del Paese. Nessuna zona d'Italia può ricevere l'idea, dalle Istituzioni, che non può essere messa in sicurezza. Piuttosto, oggi, la priorità è dire a quelle persone che siamo in grado di trovare una risposta in termini di sistemazione. L'Italia deve essere messa in sicurezza e lo deve fare, soprattutto, perché - io mi voglio unire a quello che i colleghi hanno ricordato - ha una struttura composta da donne e uomini di Protezione civile straordinari, donne e uomini che, sul piano delle Forze dell'ordine, anche in questo caso, hanno dimostrato la prontezza e il coraggio finanche di mettere a repentaglio la propria vita. Accade in ogni situazione di difficoltà, ma l'Italia deve avere anche una dimensione di pianificazione e di programmazione strategica che va recuperata.

Non è un tema contingente a questo accadimento, a questa legislatura, a questo Governo, a questa maggioranza. Se non diamo continuità ad una riflessione su come l'Italia non solo si metta in sicurezza, ma si intervenga preventivamente nelle zone di fragilità, anche quelle più insospettabili del Paese, allora rischiamo di avere, in quest'Aula, discussioni che ripropongono l'attualità, che ripropongono l'emergenza, che si stringono alla popolazione, ma che ragionano sempre di interventi a valle. Su questo, invece, Ministro serve una strategia complessiva.

Oggi è il giorno nel quale trasferiamo che le istituzioni lavorino insieme verso una popolazione – che io la conosco per ragioni affettive, non ci vivo, ma il parallelismo con le tante situazioni di difficoltà consente di comprendere -, una popolazione a cui, ricordiamolo, nella fattispecie, si aggiunge un elemento in più: la frustrazione di una costante insicurezza perché il fenomeno del bradisismo si sta intensificando e tutti gli osservatori lo hanno rilevato. Noi dobbiamo contrastare preventivamente questo fenomeno e, nella fattispecie, in quest'area che è una delle più fragili del Paese e che non può avere la disattenzione delle nostre Istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Innanzitutto, voglio sgomberare ogni dubbio rispetto alla solidarietà totale che bisogna avere nei confronti della popolazione dei Campi Flegrei (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), senza se e senza ma. A partire da chi è sceso in piazza, non sono scesi in piazza personaggi eversivi, ma cittadini esasperati. Se fosse arrivato, veramente, questo grande sostegno di cui si parla, se per la prima volta, come è stato sbandierato, siamo stati i primi e mai nessuno, prima di noi, aveva fatto così tanto, perché non si è visto niente?

Anche sui fondi, noi vogliamo sapere come siano stati spesi questi soldi annunciati, visto che è stato deciso di affidare a un commissario straordinario la gestione di questa emergenza. Non accettiamo neanche la frase del tipo: noi non c'eravamo, è la prima volta che siamo arrivati. Io voglio far presente una cosa e lo dico, per suo tramite, al Ministro, a tutti i colleghi parlamentari e a chiunque ci stia ascoltando: se andate a vedere la classifica dei Governi più longevi della storia repubblicana dal dopoguerra ad oggi, al primo posto c'è ancora Berlusconi - tra poco faranno i festeggiamenti, ho già visto i telegiornali, grandi festeggiamenti per il record, noi facciamo i parlamentari per il record -, al secondo posto la Premier Meloni e al terzo posto un altro Governo Berlusconi. Avete governato prevalentemente voi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! E in queste coalizioni, all'epoca, c'era sempre Alleanza Nazionale, oggi Fratelli d'Italia. Che cosa avete programmato? Cosa avete fatto? Come avete combattuto?

Io voglio ricordare che c'era un capo della Protezione civile, che oggi fa l'assessore regionale in Lombardia, che sminuì dicendo addirittura che i Campi Flegrei non erano una grande emergenza, perché il colpo in canna ce l'aveva l'Epomeo, che non è neanche un vulcano, è un ammasso tufaceo a Ischia! Questi sono i grandi tecnici che abbiamo avuto.

Aggiungo che il Ministro ci ha detto, anzi l'ha detto ieri in televisione, l'ha ribadito pure oggi: se le opposizioni hanno la bacchetta magica o soluzioni da proporre, ce lo facciano sapere. Ebbene, continuiamo a proporre. Una delle proposte che abbiamo continuato a fare, ad esempio, è stata il sisma bonus. E poi invitiamo il Ministro a seguire gli scritti dell'Istituto nazionale di urbanistica, che ha fatto un ragionamento molto serio sull'attività delle autorità preposte, dal Piano consecutivo, che è quello attualmente in atto, alla pianificazione anticipativa.

Noi siamo pronti a dare il massimo della mano, il massimo del supporto, ma non in una narrazione tossica in cui viene additato il sindaco di turno, il parlamentare di turno. Addirittura, mi sono trovato con l'attenzione spostata dai Campi Flegrei alla Sicilia, perché, secondo quello che ha raccontato il Ministro, avrei fatto una battuta nei confronti dei siciliani. Egregio Ministro, la mia battuta era rispetto al fatto che - e lo dico, tramite il Presidente - lei ha denigrato i cittadini dei Campi Flegrei, dicendo che sono loro stessi i colpevoli della situazione in cui si trovano, dicendo che è colpa loro perché abusivisti! Peccato che, se ci sono degli abusivisti, ci sta pure chi ha chiesto i voti, facendo condoni su condoni (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), con Governi che hanno spinto i cittadini a fare determinate cose! Ebbene, io ho risposto semplicemente che i Campi Flegrei rappresentano uno dei territori abitati più antichi del Medioevo e Cuma, fondata intorno alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo, è considerata la più antica colonia greca dell'Occidente. Era una battuta politica, forse colorita, ma indirizzata esclusivamente al Ministro e alla sua gestione delle emergenze, certamente non ai siciliani, perché io sto sempre dalla parte del Sud (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Non ho mai tradito la mia terra!

Io ero in prima linea anche a Niscemi, quando nessuno se ne interessava e per giorni non si è voluto neanche fare emergere mediaticamente quell'altra vicenda! Gestioni molto criticabili, su cui ci sono pure inchieste della procura della Repubblica e sappiamo che il Ministro, in qualità di ex presidente della regione, che tra l'altro promosse anche un condono ad hoc per la regione, è sotto inchiesta. Allora, lei vuole svoltare? Anzi, tramite la Presidenza: il Ministro vuole svoltare? Bene, cambi atteggiamento: sia costruttivo, ascolti i territori, confrontandosi anche con quei cittadini che non piacciono. Mi dispiace: non possono essere tutti “yes man”.

Sui Campi Flegrei c'è una sofferenza che è stata sottovalutata: non è stato trattato come un terremoto di serie A, ma come un terremoto di serie C, anzi non classificato. Poiché non ci sono stati morti, ci si è disinteressati, ma la tragedia è uguale, perché persone che non hanno più la loro abitazione, la loro casa, vorrebbero avere una parola di comprensione, non di disprezzo! È sul disprezzo e su questa narrazione tossica, sulla colpevolizzazione dei cittadini, dei sindaci, dei deputati non allineati che si è portata avanti una scelta sbagliata (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), ma si è sempre in tempo per rimediare! Se effettivamente il Ministro vorrà modificare il suo comportamento e costruire un rapporto diverso, noi siamo sempre pronti, perché per noi viene prima il nostro territorio, viene prima la Campania!

E aggiungo pure: per me viene pure prima la Sicilia e il nostro Paese, l'Italia, che è uno, e quando c'è una situazione emergenziale, dobbiamo essere tutti uniti. Anche per questo mi permetterete di sottolineare che ho trovato incredibile - avrà avuto i suoi problemi, sia chiaro - che su questa vicenda non sia intervenuto il rappresentante della Lega. Come è possibile che, su un tema così importante, non sia intervenuto? State da sempre al Governo con la Lega che, ricordiamo, è stata protagonista di frasi molto pesanti anche nei confronti dei meridionali: senti che puzza: o no? Là non vi siete rinzelati.

Oggi, c'è una sola cosa da fare: guardare avanti, ma cambiare approccio. Se il Ministro e il Governo lo faranno - e noi invitiamo pubblicamente la Premier Meloni a venire ai Campi Flegrei -, noi saremo in prima linea, perché per noi l'importante è che i cittadini dei Campi Flegrei tornino ad essere persone che possano vivere una vita serena (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro Musumeci, questa avrebbe dovuto essere un'informativa, invece lei oggi è venuto, per tre quarti del suo intervento, lei, a sputare veleno, lei, ad attaccare le opposizioni. Ho citato, ho preso nota delle sue parole: opposizioni “sempre in agguato” (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista), sindaci che farebbero “inchini” a Roma appunto, che sputano “veleno” poi quando sono sul territorio.

Noi, come Italia Viva, abbiamo sempre avuto un approccio costruttivo e in modo altrettanto costruttivo le vogliamo fare alcune proposte, alcune richieste, perché lei sta seduto ad osservare, ma il Governo ha tutte le facoltà, in una fase così delicata, per porre in Consiglio dei ministri, traendo spunto dal suo Ministero e dai dati della Protezione civile, il tema dello stato di emergenza e chiedere poi un'intesa con la regione. Ma in ogni caso, se questa è la priorità, dovrebbe essere la sua priorità da quando si alza al mattino, Ministro Musumeci, perché lei si è contraddetto tante volte nel suo intervento.

Ha detto che ci sono 85.000 persone che sono in uno stato di difficoltà, dall'altro lato, però, ha accusato le opposizioni e accusato chi parla di messa in sicurezza dei territori di non conoscere la tecnica. Lo sappiamo tutti, Ministro, che non si può garantire a nessuno, in nessuna area del Paese, la sicurezza al 100 per cento, ma mettere i territori in condizioni di sicurezza significa abbassare la soglia del rischio. Altrimenti, Ministro, non si spiega perché abbiate messo così tante risorse, non si spiega perché abbiate fatto un commissario straordinario e non si spiega perché abbiate alzato, appunto, i contributi per le famiglie dal 50 al 70 per cento per fare gli interventi.

Quindi, lei in modo un po' più pacato e meno arrogante… e io la invito, siccome lei ha fatto il presidente di una regione, la regione Sicilia, che, insomma, le carte in regola sulla messa in sicurezza del territorio non ce l'ha, perché io non le voglio citare Niscemi, però glielo voglio citare, Ministro… Quindi, tornando alle questioni di merito di questo provvedimento, chiedendo questa informativa, noi come Italia Viva, credo per la prima volta in quest'Aula, le avevamo posto un tema che lei ha citato, ma non ha citato nelle soluzioni, che riguarda i sottoservizi. In questo momento, infatti, le persone non hanno l'acqua, ma sicuramente il fenomeno bradisismico, che è diverso dai fenomeni vulcanici - e apro e chiudo una parentesi perché, se è vero quello che lei ha detto, Ministro, noi dovremmo dire a un'intera area, non soltanto ai Campi Flegrei, di non poter vivere più in quell'area del Paese… Dicevo, i sottoservizi, non soltanto oggi, perché il fenomeno bradisismico significa continue sollecitazioni delle infrastrutture private e pubbliche e anche dei sottoservizi, quindi il fenomeno bradisismico può mettere a rischio non soltanto le infrastrutture idriche, ma anche la rete fognaria, il sistema del gas. Quindi, anche qui servono dei controlli importanti.

Poi c'è un altro punto: bene che ci siano dei contributi al 70 per cento per la riqualificazione degli immobili privati. Il punto è che, in quell'area del Paese, ci sono tante persone, tante famiglie che purtroppo non hanno una capacità fiscale. Quindi, se c'è un tema di sicurezza, se c'è un tema, come è, di sicurezza degli immobili, rispetto a un fenomeno particolare, che esiste soltanto in quell'area del Paese, come possiamo non rispondere a questa esigenza con misure straordinarie, che voi potete fare? Potreste anche pensare ad una legge speciale, perché, per quanto riguarda gli immobili, c'è un tema grande come una casa non soltanto di messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati. Talvolta, infatti, su alcuni edifici non si può fare nulla, devono essere semplicemente abbattuti ed eventualmente ricostruiti, ma noi sappiamo che le norme ordinarie spesso non rispondono a queste esigenze.

Poi c'è un tema di risorse. Voi potete mettere 800 milioni, un miliardo, 1,5 miliardi o 3 miliardi. Il problema sono le tempistiche e le modalità con cui vengono spese queste risorse. Ci sono persone, che hanno fatto richiesta dopo la scossa del 20 maggio 2024, che non hanno ancora ricevuto niente. Ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B, alcuni che sono sfollati, altri che rispondono con risorse proprie. Quindi, noi chiediamo che ci sia un po' di ordine, sicuramente anche nell'organizzazione della messa in sicurezza delle persone, quando si verificano i fenomeni, ma anche un'organizzazione attraverso una legge dello Stato, non una legge ordinaria, rispetto a una situazione di particolarità, perché noi abbiamo un commissario straordinario che, di fatto, non ha gli strumenti.

Poi, in questa informativa noi avremmo voluto capire da voi - visto che esiste, appunto, un commissario straordinario - lo stato di avanzamento e di utilizzo delle risorse che sono state stanziate, sia nei confronti dei cittadini, ma anche nei confronti della messa in sicurezza delle infrastrutture, delle vie di fuga, del famoso costone, e anche rispetto ad altre infrastrutture che sono fondamentali per la sopravvivenza di quei territori. La subsidenza infatti riguarda anche il porto, riguarda tante infrastrutture che in quel territorio sono fondamentali per garantire la continuità, ad esempio, delle attività turistiche e delle attività di trasporto che sono messe in difficoltà.

Poi, c'è il tema della zona rossa, c'è il tema della messa in sicurezza. Noi sappiamo che controllare così tanti edifici pubblici e privati è complesso e richiede tempo, ma, appunto per la strategicità e per la rilevanza del fenomeno, non possono essere dei controlli a richiesta dei cittadini. Devono essere fatti dei controlli a tappeto su tutti gli immobili privati, anche e soprattutto nella area rossa. Perché noi parliamo di questo tema da almeno due anni: noi vogliamo informazioni più precise rispetto a un cronoprogramma. Nessuno ha la bacchetta magica, Ministro, ma noi vogliamo da lei una presa di posizione più convinta, altrimenti voi, in quei territori, non potrete più andare a metterci la faccia, perché l'avete persa da tempo. La perdete sicuramente quando dimostrate l'arroganza che lei ha dimostrato in quest'Aula oggi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà, per tre minuti.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Ministro, noi abbiamo assistito a un'informativa surreale, sicuramente teatrale, ma, a tratti, surreale. Dico solo una delle questioni principali. Lei ha confuso volutamente la questione del vulcano attivo - e quindi del rischio eruzione, che riguarda tutta la città di Napoli e la provincia - con la questione del bradisismo, rispetto alla quale si può e si deve parlare di messa in sicurezza. Noi non comprendiamo come sia possibile che lei venga qui a proporre questa confusione rispetto alla preoccupazione e all'angoscia che vivono i cittadini di quell'area.

Dal 2023 sono stati approvati una serie di provvedimenti sul bradisismo e si sono aggiunti commissari, piani, ordinanze, stanziamenti, procedure speciali. Dopo quasi tre anni, il Governo deve dirci, con maggiore chiarezza e precisione di quanto lei abbia fatto stamattina, a che punto siamo: quanti interventi sono stati conclusi, quante risorse sono state effettivamente spese, quanti cantieri sono aperti, quante famiglie sono ancora fuori casa. Queste sono le risposte, non la teatralità un po' pirandelliana - mi consenta, Ministro - che abbiamo visto stamattina in quest'Aula.

Il primo problema riguarda le abitazioni. Lei ci ha dato dei numeri, ma lei sa - e avremmo voluto sentirlo dire dalla sua voce - che serve un piano straordinario di verifiche tecniche sugli edifici privati, cominciando dalle zone più esposte e dagli immobili danneggiati. Bisogna sapere quali case possono essere consolidate e, per quelle che non possono essere recuperate, prevedere una legge speciale - non abbiamo sentito questa espressione dal suo intervento e dalla sua informativa -, che consenta la demolizione e la ricostruzione con procedure rapide e risorse adeguate, evitando che le famiglie siano costrette ad abbandonare il territorio nel quale hanno sempre vissuto.

I fondi stanziati per la riqualificazione sismica sono un primo passo, ma il Governo deve dirci con maggiore chiarezza quante domande sono state presentate, quante accolte, quanti contributi sono stati erogati. Deve anche affrontare la questione della quota a carico di famiglie che non hanno la possibilità - perché non hanno i soldi da anticipare - di utilizzare quel contributo e come affrontare queste situazioni, che non sono poche in quel territorio. Va risolto il nodo delle difformità urbanistiche e della documentazione incompleta. Nessuno chiede di finanziare gli abusi, ma una difformità presente su un singolo appartamento non può impedire i lavori sulle strutture comuni o su un intero edificio.

Poi, ci sono le famiglie sgomberate e le attività economiche. Chi non può rientrare continua spesso a pagare il mutuo della casa inagibile e, nello stesso tempo, l'affitto di una sistemazione provvisoria. Le imprese chiuse per un'ordinanza o, comunque, colpite dal crollo continuano a sostenere rate, tributi e costi fissi.

PRESIDENTE. Concluda.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Ministro, noi avremmo voluto sentire risposte e soluzioni a queste domande, non una messa in scena teatrale che lei ha fatto e che ha provocato confusione ancora maggiore. Ma avrei anche molte altre questioni - concludo, Presidente - specifiche: la questione del mercato ittico all'ingrosso di Pozzuoli…

PRESIDENTE. Onorevole, deve concludere.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). …la questione degli hub di accoglienza e le soluzioni che il Governo intende mettere in campo. Su nessuna di queste cose abbiamo ascoltato risposte chiare e informazioni aggiuntive a quelle che ognuno di noi può leggere su qualsiasi sito.

Continueremo a vigilare e a pressare il Governo. In questi termini si fa collaborazione e si fa l'interesse dei cittadini (Applausi di deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. È così conclusa l'informativa urgente.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ora dovremmo passare al progetto di legge in materia di cinema. Ha chiesto di parlare il relatore, deputato Cangiano. Ne ha facoltà.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Grazie, Presidente. Se è possibile, chiediamo altri 30 minuti di sospensione (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. A questo punto sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 13,40. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,07, è ripresa alle 13,40.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Facendo seguito all'intervento in cui avevamo chiesto l'inversione dell'ordine del giorno, si era detto sostanzialmente di verificare se c'erano le condizioni. Ci risulta che le Commissioni stiano ancora lavorando. Quindi i pareri sono arrivati, per essere precisi, e le Commissioni li stanno valutando. La nostra proposta è di far lavorare le Commissioni nella giornata di oggi, in modo da completare l'iter preparatorio.

Quindi la proposta è di sospendere l'arrivo in Aula del provvedimento e metterlo nella prima seduta, che se non ricordo male, è quella del 9 settembre, in modo tale che sarà finito tutto il lavoro d'Aula e nella giornata del 9 si potrà - ovviamente il Parlamento è sovrano - approvare questo provvedimento. Ringrazio i colleghi anche per la pazienza e mi scuso anche a titolo personale, ma non c'era nessuna volontà dilatoria o - ci tengo molto - mancanza di rispetto nei confronti dei colleghi. Alla fine - lo dico con una battuta - erano previste le 13,30 e sono le 13,41. Quindi, alla fine abbiamo sballato di 11 minuti, che sta ampiamente nella media. Però davvero mi scuso se qualcuno è rimasto toccato da un punto di vista personale.

L'ultimo nostro pensiero è la mancanza di rispetto nei confronti dei colleghi, della Presidenza e degli uffici e ringrazio anzi gli uffici della Commissione cultura e della Commissione bilancio e la Ragioneria dello Stato che hanno lavorato in queste ore, facendo il meglio possibile. Siccome, però, alla fine si fa quello che si può, le condizioni sono per chiudere il lavoro in Commissione nella giornata di oggi e nella giornata del 9 portare il provvedimento in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vinci. Ne ha facoltà.

GIANLUCA VINCI (FDI). Grazie, Presidente. Visto che il testo è ampiamente condiviso, c'è l'impegno anche da parte di Fratelli d'Italia a mantenere questo provvedimento per la prima giornata utile di settembre, quindi per il 9 settembre.

Ringrazio anche tutti i colleghi che sono rimasti fino ad oggi e che hanno finito, dopo quattro giorni e quasi 50 ore complessive di lavori, quasi tutti i punti che erano previsti all'ordine del giorno.

Ringrazio quindi, senza voler mancare di rispetto a nessuno, gli onorevoli Fornaro, Quartini, non vedo Grimaldi, Gadda, Richetti e anche Giachetti, perché c'è stata una collaborazione che ha portato quasi alla conclusione - a parte questo provvedimento - di tutti i provvedimenti. Quindi ringrazio tutti (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Solo per dire che anche noi aderiamo ovviamente alla proposta che ha fatto il collega Fornaro, che anzi voglio ringraziare, insieme al collega Vinci, per essere riusciti a trovare una soluzione che mi sembra assolutamente ragionevole e compatibile con i lavori dell'Aula.

Quindi anch'io rivolgo un ringraziamento a tutti quanti ovviamente, non solo agli uffici della Commissione, ma anche agli uffici della Camera, attraverso il Segretario generale (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giachetti. Credo che nessun altro intenda intervenire, per cui ritengo dunque che l'Aula possa prendere atto del rinvio della ripresa dei lavori del provvedimento in materia di cinema nei termini illustrati dai deputati che sono intervenuti finora.

Quindi a questo punto noi passeremo immediatamente alla commemorazione su Vergarolla. Sospendo per cinque minuti la seduta, fino alle 13,50, anche perché la commemorazione sarà presieduta dal Presidente Fontana.

La seduta, sospesa alle 13,45, è ripresa alle 13,50.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LORENZO FONTANA

Commemorazione delle vittime della strage di Vergarolla.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea).

Care colleghe e cari colleghi, ricorre quest'anno l'80° anniversario della strage di Vergarolla, avvenuta a Pola il 18 agosto del 1946. Quel giorno, l'esplosione di ordigni bellici lasciati incustoditi su quella spiaggia uccise in pochi istanti oltre 100 persone, tra cui numerosi bambini. Fu un atto disumano, volontario e deliberato, che costò la vita a intere famiglie accorse in quel luogo per assistere a una manifestazione sportiva.

In quei momenti di panico e di disperazione, emersero anche straordinari esempi di coraggio; tra questi, merita di essere ricordato il medico Geppino Micheletti che, pur avendo appena perso i suoi due figli, proseguì senza sosta a prestare soccorso. Per questo suo gesto di profonda umanità, è stato insignito dal Presidente Mattarella della medaglia d'oro al merito della sanità pubblica.

Questa strage è rimasta avvolta per troppo tempo da un silenzio ingiustificato. Le responsabilità non sono mai state accertate, ma si trattò di un attentato terroristico ai danni della popolazione italiana, considerato il primo nella storia repubblicana. Quel massacro si consumò nel contesto delle forti tensioni etniche e culturali che, da decenni, dilaniavano il confine orientale, inasprito dall'avvento delle dittature.

In quei mesi, Pola attendeva con incertezza l'esito dei negoziati di pace in corso a Parigi, chiamati a decidere le sorti di quel territorio ancora italiano. Questa tragedia aggravò il clima di tensione, segnando in maniera indelebile il destino degli italiani. Migliaia di loro abbandonarono la città, consapevoli del crescente pericolo e già fortemente provati dalla feroce occupazione delle truppe jugoslave di Tito.

Nel ricordo di quegli eventi, rendiamo dunque omaggio alla memoria dei nostri connazionali, che furono le principali vittime innocenti di quel clima di odio e di intolleranza. Allo stesso modo, ricordiamo i superstiti e i loro cari, costretti a un esodo forzato come unica alternativa per salvare la propria vita. A distanza di 80 anni, la strage di Vergarolla interpella ancora le nostre coscienze, ci invita a custodire con forza la verità storica e a difendere ogni giorno la dignità di chi ha subito una violenza così atroce per la sola colpa di essere italiano.

È nostro dovere tramandare alle nuove generazioni la piena consapevolezza delle pagine più buie della nostra storia, perché simili tragedie non possono cadere nell'oblio.

Invito ora l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).

Ha chiesto di parlare l'onorevole Matteoni. Ne ha facoltà.

NICOLE MATTEONI (FDI). Grazie, Presidente. Fra qualche giorno, il 18 agosto, ricorrerà l'80° anniversario della strage di Vergarolla, la prima dolorosa strage della Repubblica italiana e quella con più vittime civili. Dedicare oggi un momento di ricordo in quest'Aula significa non dimenticare, significa dare dignità al dolore di tantissimi polesani, figli d'Italia come noi, e a tutto il popolo istriano e giuliano-dalmata.

Faceva caldo quella domenica del 1946 e la spiaggia di Vergarolla, a Pola, allora ancora terra d'Italia, era gremita di famiglie gioiose, giunte per assistere a competizioni natatorie per la Coppa Scarioni, organizzata dalla Pietas Julia, società sportiva emblema di italianità. E proprio in quel momento di serenità, esplosero quasi dieci tonnellate di tritolo: 64 vittime, un terzo di loro erano bambini, furono identificate, ma per tutti gli altri, a causa della violenza dell'esplosione, non fu possibile procedere al riconoscimento.

Di questa tragedia non possiamo dimenticare il coraggio del dottor Geppino Micheletti, che operò per più di 24 ore consecutive per salvare più vite possibili: non smise nemmeno quando gli giunse la terribile notizia che i suoi due figli piccoli, Carlo e Renzo, erano morti. Nel 1947 gli fu conferita la medaglia d'argento al valor civile e poi fu insignito della medaglia d'oro al merito della sanità pubblica e ai benemeriti della sanità nazionale della Repubblica italiana. Fu accertato, dalle indagini angloamericane, che quelle bombe non esplosero per sfortuna, ma vennero innescate intenzionalmente. È dovere dello Stato impegnarsi per cercare la verità e, da parte nostra, ci sarà tutto l'aiuto possibile.

Il ricordo di questa tragedia è stato rimosso dalla coscienza collettiva della Nazione colpevolmente per troppo tempo. Solo grazie agli esuli e alle associazioni del ricordo la memoria di questa storia e di altre non è svanita e a loro va tutta la nostra gratitudine.

Chiudo il mio intervento con il verso finale della poesia di Bepi Nider su Vergarolla: “Per i nostri morti un pensier... un adio.... pei assassini... tuto vedi Idio...!” (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sento onorata e coinvolta in modo speciale nel commemorare in quest'Aula il tremendo scoppio di mine avvenuto il 18 agosto 1946 sulla spiaggia istriana di Vergarolla, a Pola, che ferì centinaia di persone e costò la vita quasi ad una settantina di persone identificate, per lo più giovani, che con migliaia di italiani assistevano ad un evento sportivo della società Pietas Julia.

Un grazie va al Presidente Mattarella per l'attenzione dedicata ai drammi dell'esodo giuliano-dalmata e per l'opera di pacificazione svolta nel rispetto della memoria. Lo testimoniano anche le medaglie consegnate alla nipote di Geppino Micheletti, il medico che si prodigò per i feriti della strage in cui furono uccisi - lo sappiamo - i suoi stessi figli. Va riconosciuto e sostenuto il prezioso lavoro di quanti continuano a cercare la verità su questa e altre stragi che hanno colpito i nostri concittadini lungo la storia della Repubblica e lodevole è stato il lavoro della comunità degli italiani di Pola, che organizza le cerimonie, a cui da 2 anni partecipano anche le autorità croate.

Un punto fermo rimane: quell'ecatombe fu freddamente pianificata e le vittime furono italiane. Da quel momento in poi, per moltissimi cominciò la fuga, l'abbandono delle case e l'esodo. Le drammatiche immagini che documentano quella eradicazione e quello strazio appartengono all'animo e al vissuto degli esuli, che l'hanno conservata per decenni, dapprima quasi di nascosto per pudore o timore, poi è riemersa dalle famiglie e dalle associazioni come un fiume carsico. Il dolore non si era mai spento, talvolta è diventato rabbia per il senso di abbandono e di incomprensione che ha lungamente circondato quei fatti e altri crimini ormai acclarati. Indelebile è la macchia di un delitto mai giudicato da alcuna autorità e di cui mai è stato accertato il numero esatto dei morti e dei feriti, gli autori, i mandanti e le finalità.

Verso quei morti innocenti abbiamo ancora un debito morale che possiamo tentare di estinguere soltanto con la pratica attiva del ricordo, della condivisione del dolore, della ricerca della verità, della pacificazione anche con noi stessi. Ripenso agli anni addietro in cui, anche in ruoli istituzionali diversi, ricordai le vittime di quella tragica spiaggia. Con tutto il sentimento di cordoglio che sempre mi ha attraversato, tuttavia, mi sono sforzata di rivolgere lo sguardo al futuro, convinta che questo orrore fosse finalmente consegnato alla storia e che i tempi a venire sarebbero stati sotto il segno di una migliore comprensione. Invece, intolleranze e guerre infuriano, altre popolazioni sono cacciate dalle loro terre, inseguite fin nelle loro case e uccise.

La rievocazione non basta. Nulla si supera. Dobbiamo, invece, cogliere l'esempio, patito nella carne e nel sangue di quei nostri compatrioti, di ciò che non deve essere più. Perché quella strage è stata forse uno dei peggiori episodi di un più grande bagno di sangue durato anni, una propaggine della Seconda guerra mondiale, il prodromo della guerra cosiddetta “fredda”, di uno scontro fra mondi e visioni del mondo, anche tra interessi vili. Ripenso alla strage dei bambini del bombardamento di Gorla, alla stazione di Bologna, al mercato di Sarajevo, al massacro di Bucha o al terrore tecnologico dei “safari umani” a Cherson e al macello di Gaza. Non capiremo nulla della profondità della ferita subita nel corpo vivo della Nazione, se non facessimo nostro, con il dolore e il rimpianto, anche il monito durissimo che si leva dalla spiaggia di Pola, se non capiremo che Vergarolla è uno dei volti del male (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Panizzut. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO PANIZZUT (LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, 18 agosto 1946, ore 14,15, spiaggia di Vergarolla, Pola, Istria, Italia: sulla spiaggia erano ammassate decine di mine navali inerti a cui era stato tolto l'innesco. Durante una manifestazione di nuoto, mentre la spiaggia era affollata da centinaia di bagnanti, famiglie, bambini che festeggiavano la domenica, l'esplosione: 110 morti, di cui un terzo bambini, polverizzati, mai ritrovati. È del tutto evidente che l'attentato fu fatto per indurre tutti gli italiani ad andare via da Pola con ogni mezzo, come ha ammesso, anni dopo, il braccio destro del maresciallo infoibatore Tito, che l'Italia ha onorato vergognosamente con il cavalierato di Gran Croce e che oggi, nonostante le prove di genocidio, nessuno vuole ammettere ufficialmente che quella onorificenza non gli spetti.

E così avvenne: 30.000 italiani lasciarono la città e 350.000 scelsero l'esodo dall'Istria, lasciando la madrepatria invasa ed abbandonata dai politici del tempo. Italiani abbandonati, traditi e dimenticati dalla storia. Ricordiamo nell'occasione la figura del dottor Geppino Micheletti che, nonostante abbia perso due figli su quella spiaggia, ha continuato ad operare e salvare vite. Questi sono gli eroi del nostro tempo.

La ricerca della verità non va fatta ormai per vendetta o per accreditarsi nemici politici, va fatta per verità storica, per onorare la memoria delle vittime. Da nipote e figlio di esuli, ringrazio le associazioni che lavorano e portano avanti ricordi di queste tragedie, perché questi episodi vanno ricordati, affinché le generazioni future conoscano e facciano sì che fatti simili non accadano mai più: che siano consapevoli che tutte le dittature, rosse o nere, sono da combattere per arrivare alla vera libertà dei popoli. (Applausi)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pretto. Ne ha facoltà.

ERIK UMBERTO PRETTO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il prossimo 18 agosto ricorreranno ottant'anni dalla strage di Vergarolla, una delle pagine più dolorose e ancora poco conosciute della storia italiana del Secondo dopoguerra.

Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, in Istria, almeno 2.000 persone si riunirono per assistere alle gare di nuoto della Coppa Scarioni. Erano presenti intere famiglie, numerose donne e molti bambini. Sull'arenile erano accatastati 28 ordigni bellici, contenenti complessivamente quasi 10 tonnellate di esplosivo, che risultavano essere stati precedentemente disattivati e disinnescati. La loro improvvisa esplosione provocò una devastazione spaventosa: le vittime furono almeno 100, delle quali soltanto 64 poterono essere identificate, mentre il numero complessivo dei feriti non fu mai determinato con precisione.

In quelle ore drammatiche, si distinse in modo particolare, il dottor Geppino Micheletti, che continuò a prestare assistenza ai feriti nell'ospedale cittadino, nonostante avesse perso nell'esplosione due figli piccoli, il fratello e la cognata. Il suo comportamento resta una straordinaria testimonianza di umanità e senso del dovere.

Gli accertamenti compiuti dalle autorità alleate stabilirono che, per poter esplodere, gli ordigni precedentemente disinnescati, come detto, avrebbero dovuto essere nuovamente riattivati ed innescati. La dinamica dei fatti portò, pertanto, ad escludere l'ipotesi di un incidente e a considerare l'esplosione come un attentato deliberatamente organizzato. Nessun tribunale finora ha mai individuato definitivamente gli esecutori materiali, i mandanti e le eventuali responsabilità politiche.

La strage avvenne in un momento decisivo per il futuro di Pola e contribuì a diffondere nella popolazione italiana la convinzione che restare nella propria terra d'origine avrebbe comportato rischi sempre maggiori. Di lì a poco, infatti, circa il 90 per cento degli abitanti avrebbe lasciato la città, nel quadro del più ampio esodo degli italiani dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

A ottant'anni di distanza, ricordare non è certamente sufficiente. È necessario proseguire nella ricerca della verità, studiando la documentazione conservata negli archivi stranieri e italiani e chiarendo se omissioni, reticenze o condizionamenti abbiano impedito il completo accertamento dei fatti. Ciò non per alimentare certamente contrapposizioni, ma per restituire dignità alle vittime, riconoscere il dolore degli esuli e costruire una memoria fondata sulla conoscenza, sulla responsabilità, sulla riconciliazione tanto auspicata. Vergarolla attende ancora verità e giustizia.

Le istituzioni della Repubblica hanno il dovere di non lasciare senza risposta questa attesa (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Il 18 agosto del 1946, sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, che era allora territorio italiano, una bella giornata d'estate si trasformò in una delle più dolorose tragedie del nostro dopoguerra, perché, mentre centinaia di persone, per lo più italiane, erano riunite per assistere ad alcune gare organizzate da una società nautica, l'esplosione di quasi 10 tonnellate di esplosivo provocò una terribile strage. Secondo alcuni studiosi, il numero delle vittime potrebbe essere stato ben superiore a 100; tra loro moltissimi erano bambini, donne, intere famiglie che stavano semplicemente trascorrendo una giornata di festa.

Fu una delle prime grandi stragi del dopoguerra italiano. Ancora oggi rimangono interrogativi sulla responsabilità e sulle circostanze dell'esplosione, ma tra le ipotesi avanzate dagli studiosi vi è quella di un atto deliberato di terrorismo, finalizzato a creare paura e accelerare l'allontanamento della popolazione italiana da Pola, cosa che poi è effettivamente avvenuta. Sono questioni che appartengono alla ricerca storica e che meritano di essere approfondite senza pregiudizi, senza rimozioni e senza strumentalizzazioni.

Una cosa però non può essere messa in discussione: le vittime di Vergarolla meritano di essere ricordate, meritano il nostro rispetto e meritano la verità, perché la strage di Vergarolla è stata per troppo tempo anche una strage dimenticata. Ricordarla non significa riaprire le ferite del passato per alimentare divisioni nel presente, significa restituire un volto, un nome e una dignità alle vittime. Significa dire alle loro famiglie che il loro dolore appartiene anche alla storia del nostro Paese e, quindi, alla memoria di tutti noi. Non permettiamo che queste ferite vengano cancellate dalla nostra memoria. Il 18 agosto del 1946, a Vergarolla, morirono persone innocenti. Oggi il nostro compito è di restituire loro ciò che il tempo non può cancellare, cioè la dignità della memoria. La memoria non può essere di parte, è una memoria che appartiene alle vittime, che appartiene a tutti noi.

Dunque, a ottant'anni da questa terribile giornata, rendiamo omaggio alle vittime della strage e alle loro famiglie. Lo facciamo con rispetto, con commozione e con il dovere di non dimenticare, perché ricordare Vergarolla significa custodire la memoria e trasmetterla alle nuove generazioni (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.

FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il 18 agosto 1946 era domenica, una domenica d'estate. Sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, in Italia, centinaia di famiglie si erano radunate per assistere alle gare di nuoto della Coppa Scarioni. C'erano molti bambini e c'era il sollievo di una pace appena ritrovata dopo anni di guerra. Poco dopo le 2 del pomeriggio, quella normalità fu spezzata: un deposito di ordigni bellici, da tempo disinnescati, accatastati sull'arenile, esplose. Le vittime identificate furono 65; molti non poterono essere identificati e le stime più attendibili parlano di oltre 100 morti, di cui un terzo bambini.

Fu - ancora oggi lo ricordiamo - la strage più grave della storia dell'Italia repubblicana. L'inchiesta condotta dalle autorità britanniche stabilì che non si trattò di un incidente, perché quegli ordigni furono fatti detonare deliberatamente da una mano rimasta ignota. Nessuno è mai stato processato e a 80 anni di distanza Vergarolla resta una ferita aperta e una verità negata.

In mezzo a quell'orrore, però, un uomo, Geppino Micheletti, chirurgo dell'ospedale di Pola, il quale operò senza sosta, per oltre 24 ore, per strappare i feriti alla morte e continuò anche dopo aver saputo che, tra le vittime, c'erano i suoi due figli: Renzo e Carlo, di 5 e 9 anni. Lo scorso anno, il Presidente della Repubblica ha conferito alla sua memoria la medaglia d'oro al merito della sanità pubblica. Un gesto chiaramente dovuto, che ripara un lungo silenzio, perché Vergarolla, per troppo tempo, è stata dimenticata.

Quella strage segnò l'inizio della fine della Pola italiana. Nei mesi successivi, la quasi totalità della popolazione scelse la via dell'esodo, abbandonando case, affetti e radici. È una pagina, questa dell'esodo giuliano-dalmata, che appartiene alla memoria collettiva di tutti noi, al di là di ogni divisione. Colleghi, ricordare non significa alimentare rancore. Al contrario, oggi, l'Italia, la Croazia e la Slovenia sono nella stessa Unione europea e, già nel 2023, l'anniversario della strage è stato commemorato insieme dagli esuli e dagli italiani rimasti a Pola. Questa è la lezione di Vergarolla: la memoria condivisa può diventare riconciliazione.

A quelle vittime innocenti, ai bambini che non tornarono a casa, al coraggio del dottor Micheletti va, oggi, il pensiero commosso di quest'Aula, perché una comunità nazionale si misura anche da questo: dalla capacità di non lasciare indietro nessuno, neanche tra i propri morti, neanche tra le proprie vittime (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maria Elena Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie, Presidente. Il 18 agosto 1946, a Vergarolla, sulla spiaggia di Pola, un'esplosione tremenda portò alla morte di decine di persone e, tra questi, molti bambini e adolescenti, e al ferimento, anche grave, di tante altre persone. L'esplosione creò un dolore e, ovviamente, un senso di sgomento molto profondo nella città di Pola e, in modo particolare, nella comunità italiana. Ci fu una grande partecipazione anche alle esequie; addirittura, ci furono due diversi cortei funebri.

Si parlò inizialmente di un incidente, ma già dai primi giorni apparve chiaro che quell'incidente, probabilmente, non era tale. Non era un'esplosione casuale e il clima che, ovviamente, si respirava in tutta l'Istria e nella città di Pola, nell'immediato dopoguerra, dopo quell'esplosione portò molti italiani, la maggior parte della comunità italiana a scegliere di lasciare Pola, lasciare la propria casa, lasciare la propria patria, perché si sentivano non accolti, si sentivano in pericolo, si sentivano minacciati.

Questo portò a lasciare tre grandi interrogativi aperti con la nascita del nuovo Stato sotto la guida di Tito in Jugoslavia. Innanzitutto, l'identificazione puntuale delle vittime. Ancora oggi, non si sa, con esattezza, quale fu il numero esatto e l'identità delle persone che rimasero uccise in quell'esplosione. Ciò non permise di arrivare ad una verità processuale sulle responsabilità di quell'esplosione e, soprattutto, portò a non giungere ad una memoria condivisa su quel drammatico avvenimento. Non è un caso se, soltanto nel 1997, si è arrivati, per la prima volta, a Pola, a erigere un monumento funebre in ricordo dei fatti drammatici di Vergarolla. Non è altrettanto un caso se, per la prima volta, esponenti del Governo italiano poterono celebrare e commemorare le vittime italiane proprio in Istria, con i rappresentanti del Governo croato, solo nel 2017, proprio ai tempi del Governo Gentiloni.

Io credo che sia fondamentale non soltanto ricordare quelle vittime, ma soprattutto continuare a chiedere che ci sia verità su quanto è avvenuto non soltanto da un punto di vista processuale, ovviamente a ottant'anni di distanza, ma soprattutto da un punto di vista storico, perché, se è vero che la verità, per arrivare a una memoria condivisa, non potrà riportare indietro le lancette del tempo e tantomeno in vita coloro che persero la vita a Vergarolla, sicuramente una memoria condivisa, basata sulla verità storica, può aiutarci a non ripetere gli stessi errori in futuro (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Oggi siamo qui a ricordare il 18 agosto 1946. Pola allora era abitata per il 95 per cento da italiani; gli italiani si erano trovati su una spiaggia per una competizione nautica, natatoria. Come fu accertato dalle autorità angloamericane, a seguito dell'innesco di ordigni bellici esplosivi, ci furono oltre 100 vittime. Le vittime non furono mai ben quantificate, perché la deflagrazione straziò talmente i corpi di quelle persone da non poterle neanche riconoscere.

Ricordare questo momento è ricordare una parte buia del nostro Paese, perché - ahimè - questi ricordi della nostra storia, che abbiamo voluto nascondere per tantissimi anni, riaffiorano, uno alla volta, pian pianino. Riaffiorano uno alla volta, pian pianino, come le foibe e come tantissime altre stragi che sono avvenute in quei luoghi, in quel periodo, per cause ben definite e ben conosciute, forse già allora. Quegli italiani che abbiamo dimenticato dall'altra parte del confine, gli italiani che, quando poi sono arrivati esuli nel nostro Paese, abbiamo rinnegato. Abbiamo rinnegato sangue del nostro sangue, abbiamo rinnegato italiani, nella stessa maniera in cui abbiamo nascosto per 80 anni parte della storia del nostro Paese, parte della storia degli italiani che hanno lasciato la loro vita, perché semplicemente qualcuno voleva cacciarli dalla terra dove erano nati, qualcuno voleva cacciarli dal suolo natio. Chi avrebbe dovuto accoglierli, li rinnegò. Per questo la memoria di queste vittime ci tocca ancora di più e ci deve ricordare il rispetto che è dovuto a tutti gli italiani.

Non possiamo interpretare la storia, non possiamo vederla quando ci piace e nasconderla quando non ci piace. Noi dobbiamo ammettere la storia, perché la storia vera, la storia accaduta, la storia che è accaduta sul sangue delle nostre persone, sia degna memoria, affinché questi fatti non accadano più. Una memoria tangibile va al medico Geppino Micheletti, che, pur sapendo che i propri figli, i propri cari erano morti in quella strage, si adoperò per aiutare, per curare le persone che furono vittime di quell'attentato per 24 ore consecutive. L'onorificenza che lui ha avuto, a differenza di quella che ha avuto il generale Tito, è sicuramente un'onorificenza che va riconosciuta a un vero italiano che ha difeso la propria identità, come stanno facendo tutte le comunità italiane in Istria oggi e negli anni, per riconoscere di essere italiani e affermare il valore di essere italiani, anche quando ripudiati dalla propria Patria (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. È così conclusa la commemorazione.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Oggi, 6 agosto, è una giornata che ci riconduce a un evento indicibile per l'orrore che ha generato: si ricorda Hiroshima, lo sterminio istantaneo di massa, il primo della storia di civili. Credo che, a Camera aperta, non potevamo non ricordare questo fatto, che è gravissimo.

È successo 81 anni fa: il 6 agosto a Hiroshima, tre giorni dopo a Nagasaki. Duecentomila morti che poi sono diventati negli anni successivi 300.000 morti. Un vero e proprio orrore. Io credo non ci siano parole, se non descrivere tutto questo come perdita di ogni valore umano e come fallimento totale e - io direi - integrale della civiltà. Sono passati, appunto, 81 anni e, 81 anni dopo, è un ricordo che deve essere presente in noi e che deve richiamarci alla necessità della pace e alla necessità del disarmo.

A distanza di 81 anni, tuttavia, si continua a non capire. Sembra che non abbiamo capito niente. Ancora oggi si continua a risolvere i conflitti come avveniva con la guerra del Peloponneso, ma, a differenza del passato, chi ci rimette di più sono i civili e spesso sono le nostre democrazie che stanno facendo questo tipo di operazione. Io credo che una riflessione profonda su questo sia necessaria e credo che, per onorare i morti di Hiroshima, dovremmo seriamente pensare al disarmo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zoffili. Ne ha facoltà.

EUGENIO ZOFFILI (LEGA). La ringrazio, Presidente Fontana. Presidente, onorevoli colleghi, oggi commemoriamo l'81° anniversario del tragico bombardamento atomico di Hiroshima. Tre giorni dopo sarebbe toccato a Nagasaki. Due tragedie che provocarono sofferenze incredibili e centinaia di migliaia di vittime, lasciando una ferita profonda e incancellabile nella coscienza dell'umanità.

Il nostro primo pensiero va a tutte le vittime innocenti e ai sopravvissuti, custodi di una memoria preziosa che non può e non deve essere dimenticata. La loro sofferenza ci ricorda ogni giorno il valore della vita, della pace e il senso di responsabilità che la politica è chiamata ad assumersi.

Quest'anno, colleghi, tale ricorrenza assume per l'Italia un significato ancora più importante, perché celebriamo il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone: 160 anni di amicizia, di rispetto reciproco e di una collaborazione che oggi è più forte che mai e che, anche grazie alla diplomazia parlamentare, continua a crescere nei rapporti istituzionali, economici, scientifici e culturali tra i nostri Paesi. Come presidente della Sezione bilaterale di Amicizia Italia-Giappone dell'Unione interparlamentare di Camera e Senato, ho l'onore di contribuire con i nostri colleghi parlamentari italiani e giapponesi a consolidare questo legame.

Viviamo, Presidente, una fase internazionale segnata da guerre, da instabilità e da nuove minacce. Per questo dobbiamo continuare a sostenere ogni iniziativa che favorisca il dialogo, rafforzi la sicurezza e promuova la pace nel mondo. Ricordare quanto avvenuto a Hiroshima e a Nagasaki non significa soltanto commemorare una tragedia del passato, ma significa rinnovare ogni giorno l'impegno affinché simili sofferenze non si ripetano mai più.

È un dovere verso le vittime, verso le nuove generazioni, verso i nostri ragazzi, Presidente, verso i giovani che sono il nostro futuro (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Maggio. Ne ha facoltà.

GRAZIA DI MAGGIO (FDI). Grazie, Presidente. Il 6 agosto del 1945, alle 8,15 del mattino, il mondo cambiò per sempre. In un solo istante una città, quella di Hiroshima, fu annientata dalla prima bomba atomica impiegata in un conflitto. Decine di migliaia di vite furono spezzate e l'umanità conobbe una forma di distruzione fino ad allora impensabile. Pochi giorni dopo, quella stessa tragedia avrebbe colpito anche la città di Nagasaki, lasciando una ferita destinata a segnare per sempre la storia del Novecento.

Presidente, io un anno fa ho avuto la possibilità di recarmi personalmente a Hiroshima e ho visitato il Museo della pace. Ho osservato gli oggetti rimasti sotto le macerie, gli orologi fermati alle 8,15 e anche i racconti dei sopravvissuti. Poi sono rimasta a lungo davanti alla cupola della bomba atomica, che ancora oggi si erge nel cuore della città di Hiroshima. Ci sono luoghi - credo - che non hanno bisogno di parole, parlano attraverso il silenzio e quel silenzio pesa più di qualsiasi discorso. Da quella visita sono tornata con una consapevolezza ancora più profonda, ovvero che la memoria non è un esercizio da relegare al passato, ma è una responsabilità verso il presente, perché Hiroshima non è soltanto il simbolo della devastazione, è il simbolo della straordinaria capacità dell'uomo di rialzarsi.

Dove c'erano macerie, oggi c'è una città viva, moderna e laboriosa. Dove sembrava che la speranza fosse stata cancellata, un popolo ha avuto la forza di ricostruire non soltanto gli edifici, ma soprattutto la propria anima ed è proprio forse questa l'eredità più grande che Hiroshima consegna al mondo: ricordarci che nessun progresso, nessuna ragion di Stato, nessun conflitto può mai farci dimenticare il valore assoluto della vita umana.

Oggi rendiamo omaggio alle vittime di Hiroshima, con rispetto e raccoglimento, e lo facciamo guardando a quella città non soltanto come luogo di una tragedia immane, ma come simbolo della dignità di un popolo che ha saputo trasformare il dolore in speranza, perché una Nazione è davvero grande non quando dimostra la forza di distruggere, ma quando costruisce e custodisce con il ricordo, difende la dignità dell'uomo e costruisce la pace nella libertà.

L'oscurità non ha mai l'ultima parola. Arigato gozaimasu (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Morfino. Ne ha facoltà.

DANIELA MORFINO (M5S). Signor Presidente, oggi ricordiamo Antonio, detto Ninni Cassarà, un servitore dello Stato assassinato dalla mafia il 6 agosto del 1985, sotto casa e davanti alla famiglia. Non è morto perché semplicemente faceva il suo lavoro, è morto, è stato ucciso, perché aveva scelto di stare dalla parte della verità, perché aveva scelto di non piegarsi. Cassarà lavorava fianco a fianco a Falcone, aveva capito prima di tanti altri che la mafia si combatte seguendo i soldi, ricostruendo i legami e cercando la verità fino in fondo ed è proprio per questo che Cosa Nostra lo considerava un nemico numero uno.

Ricordare Cassarà oggi non può però essere un esercizio di retorica: la memoria ha senso solo se diventa coerenza, perché questo dovremmo chiederci tutti oggi, se stiamo davvero onorando il sacrificio di uomini di Stato come lui, come Falcone e Borsellino. Ieri quest'Aula ha scelto di impedire ai magistrati di acquisire elementi utili nell'ambito dell'inchiesta sul caso Delmastro: è una decisione politica che manda un messaggio sbagliato a tutto il Paese, perché la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata non si difende con le parole, con corone di fiori o con gli anniversari, ma con i fatti avendo il coraggio della trasparenza e lasciando che la magistratura svolga il proprio lavoro fino in fondo. Falcone ci ha insegnato che la forza dello Stato sta nella sua credibilità e la credibilità non si costruisce mettendo ostacoli all'accertamento della verità.

Il modo migliore per onorare oggi Ninni Cassarà non è dire che era un eroe, è comportarsi ogni giorno come uno Stato che non ha paura della verità e che non arretra mai davanti alla giustizia, perché la mafia teme una sola cosa: uno Stato davvero trasparente e libero (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CARAMIELLO (M5S). Presidente, 6 agosto 1863: anche quest'anno, desidero commemorare in quest'Aula i martiri di Pietrarsa. Sui libri di storia ci hanno insegnato a celebrare il 1° maggio, data simbolica per indicare quella che viene definita la festa dei lavoratori in memoria dei fatti accaduti a Chicago, nel 1886, conosciuti come Rivolta di Haymarket: i lavoratori decisero di manifestare fuori da una fabbrica americana e la Polizia sparò sui rivoltosi, uccidendone due. Quello che però non tutti sanno è che a Napoli, a Portici di preciso, la mia città, avvenne un fatto simile e ben più grave nel 1863.

Siamo a Pietrarsa, all'opificio borbonico che prima dell'unità d'Italia contava circa 1.200 operai, di cui 800 specializzati. Era l'industria più proficua dell'intera Penisola. Con l'unità d'Italia, in un'opera di desertificazione del Sud in favore del Nord, la fabbrica venne privatizzata e venduta all'ingegner Bozza per pochi soldi. Presidente, è inutile dire che in pochi mesi furono ridotti lavoratori e salari. Da 1.200 diventarono 800, poi 600 e poi, ancora, disoccupati. Il malcontento era così diffuso che, il 6 agosto 1863, gli operai decisero di fermare i macchinari e suonare la sirena in segno di protesta. Una rivolta pacifica, volta a chiedere diritti e garanzie si trasformò in tragedia: i bersaglieri spararono sugli operai, si contarono una ventina di feriti e almeno quattro morti, che furono, a tutti gli effetti, i primi martiri operai massacrati nella storia dell'Italia unita. Lavoratori napoletani furono uccisi, perché provarono a difendere i loro diritti e a difendere il loro posto di lavoro.

Presidente, per noi la storia non può essere cancellata. Il 6 agosto, Presidente, è il 1° maggio dei napoletani; Presidente, è il 1° maggio per i porticesi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Presidente, nell'ultimo giorno dei nostri lavori in questo mese di agosto, chiediamo al Governo, per suo tramite, di rispondere alle tantissime interrogazioni che abbiamo depositato, in queste settimane e in questi mesi, per portare in Parlamento la voce di tantissime donne e uomini che stanno vivendo una ingiustizia quotidiana. Hanno fatto concorsi, sono idonei e potrebbero rappresentare quelle esigenze, certificate dai PIAO, i Piani integrati di attività e organizzazione, per colmare le carenze di organico e far funzionare meglio i nostri tribunali, gli uffici, le Forze dell'ordine, la pubblica amministrazione, le carceri e i servizi. Tutte queste donne e tutti questi uomini subiscono l'ingiustizia di norme che sono sbagliate, come, ad esempio, l'assurda norma “blocca idonei”, che fissa un limite per gli idonei al 20 per cento e, anche laddove c'è bisogno di più energie e di più risorse, non si può attingere. Ci sono poi disparità intollerabili di trattamento economico, differenze a seconda del giorno in cui è cominciata o è finita una prova rispetto a un'altra.

Di fronte a tutto questo è necessario un intervento politico e nel decreto PA del Governo non vengono corretti questi errori. Noi, come Partito Democratico, abbiamo presentato una proposta di legge. La ripresenteremo come emendamenti, nel prossimo decreto. Chiediamo veramente che il Governo si renda conto che non sta facendo un'ingiustizia solo nei confronti di quelle persone, ma anche verso tutti quei cittadini a cui vengono negati servizi essenziali, proprio perché la pubblica amministrazione, invece di favorire il rinnovamento e il rafforzamento proprio, delle Forze dell'ordine e dei servizi essenziali per i cittadini, scrive invece norme che lo ostacolano.

Noi ci batteremo per portare avanti questo cambiamento, ma chiediamo al Governo di rispondere alle nostre interrogazioni, perché magari, rispondendo alle nostre interrogazioni, aprirà gli occhi sulla gravità di quello che sta avvenendo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Voglio approfittare della fine della seduta per ricordare a tutti che c'è un'emergenza che sta vivendo in questo momento il nostro Paese - ma in realtà l'Europa - che è l'emergenza caldo.

Per la prima volta, sui nostri territori si sono raggiunti in tutte le aree monitorate i 40 gradi. Stiamo parlando di dati che sono abnormi rispetto a quella che dovrebbe essere la media stagionale. Qualcuno dirà: è la natura, funziona così. In realtà, gli scienziati insistono unanimemente nel dire che la prima motivazione di questo caldo esagerato è dovuta ai gas serra. E la domanda che ci stiamo ponendo e che ci poniamo è: noi, come Italia, stiamo agendo nella direzione di ridurre questo impatto? Purtroppo la nostra risposta è “no”.

La calura è insopportabile, ma gli scienziati ci dicono che probabilmente quest'estate sarà ricordata positivamente, perché per i prossimi anni si prevede un graduale peggioramento. E allora noi insistiamo ancora una volta nel chiedere che quantomeno il Governo, concordemente con il Parlamento, attivi una serie di azioni per i nostri territori, casomai cominciando a immettere più verde, casomai facendo tutte quelle politiche che si fanno per ridurre l'effetto serra e sicuramente per proteggere i cittadini più fragili. Su questo, purtroppo il Governo è deficitario e noi ancora una volta, invece, chiediamo che si intervenga, perché a pagare per primi sono i più deboli: gli anziani, i bambini e gli animali.

Non è una cosa da ambientalisti, è una cosa per il futuro del nostro territorio e del nostro Paese.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Mercoledì 9 settembre 2026 – Ore 13

1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 luglio 2026, n. 127, recante misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano. (C. 3043-A​)

Relatore: Maschio.

(ore 15)

2. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

(ore 16,15)

3. Seguito della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 luglio 2026, n. 127, recante misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano. (C. 3043-A​)

Relatore: Maschio.

4. Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Vittorio Sgarbi (deputato all'epoca dei fatti). (Doc. IV-ter, n. 18-A)

Relatore: Gentile.

5. Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Vittorio Sgarbi (deputato all'epoca dei fatti). (Doc. IV-ter, n. 22-A)

Relatore: Palombi.

6. Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge:

SCHLEIN ed altri; MOLLICONE ed altri; AMATO ed altri; GRIPPO; LATINI: Disposizioni in materia di cinema. (C. 2360​-2578​-2731​-2794​-2969-A​)

Relatore: Cangiano.

La seduta termina alle 14,35.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 1)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 2670-A - VOTO FINALE 247 150 97 76 150 0 71 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.