XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 700 di mercoledì 29 luglio 2026

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 9,35.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ROBERTO GIACHETTI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,42).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Modifica nella composizione di gruppi parlamentari.

PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 28 luglio 2026, il deputato Roberto Traversi, già iscritto al gruppo parlamentare Misto, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Fratelli d'Italia. La presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in pari data, ha comunicato di aver accolto la richiesta.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1635 - Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti (Approvato dal Senato) (A.C. 2961​) (ore 9,43).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2961: Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti.

Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2961​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, con questo provvedimento ci troviamo veramente di fronte al mondo al contrario, quel mondo al contrario che tanto dicevamo. Cioè, con questo provvedimento noi diciamo che il tossicodipendente o l'alcolista che entra a fare una rapina o un'estorsione aggravata all'interno del negozio di una persona può avere diritto alla detenzione domiciliare; ma, ahimè, chi, preso dall'ira o dallo spavento, esce e si difende non può beneficiare della custodia domiciliare.

Voi capite che siamo veramente al mondo al contrario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Cioè, il rapinatore tossicodipendente o alcolista può beneficiare delle attenuanti e andare ai domiciliari ma chi reagisce, preso dall'agitazione, dalla preoccupazione, dall'ira di subire una rapina e di vedere messa a repentaglio la sicurezza dei propri figli, della propria moglie e dei propri familiari, quello non ne può beneficiare.

Veramente, poi, ci chiediamo perché la gente fuori non va a votare, perché la gente non capisce la politica. Ma è la politica che dovrebbe capire cosa sta succedendo fuori, non dovrebbe essere il contrario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Il problema è che abbiamo una politica che ormai non si rende più conto di cosa sta succedendo fuori.

Noi abbiamo le processioni - le processioni come per i santuari - che vanno da Mario Roggero per dire: noi vogliamo darti una mano, noi vogliamo aiutarti, noi vogliamo candidarti, noi siamo dalla tua parte. Bene, noi non andiamo a fare le processioni. Noi cerchiamo di fare il nostro lavoro e cerchiamo, nel lavoro di parlamentari, nel lavoro d'Aula e nel lavoro delle Commissioni, di aiutare Mario Roggero. Lo abbiamo fatto con la presentazione di due emendamenti, bocciati dalla maggioranza logicamente, e oggi ci si inventa un cavillo procedurale per cui non si può inserire, all'interno di questo provvedimento, il fatto che questi benefici vadano anche alle persone che hanno commesso dei reati ostativi, ma non li hanno commessi - si dice - per futili e abietti motivi; e che, quindi, presi dall'alterato stato emotivo dovuto alla rapina, possano beneficiare degli stessi benefici.

Ma in termini regolamentari non si può inserire. Allora, qualcuno mi dovrebbe spiegare come noi possiamo fare una legge in base alla quale un tossicodipendente o un alcolizzato che va a fare una rapina con gravi ed efferati motivi può beneficiare delle attenuanti e andare a fare i domiciliari, e chi subisce la rapina non può. Ma quale regolamento può dire una stupidaggine del genere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Ma quale regolamento lo può dire? Come può essere inammissibile? A questo punto, dovrebbe essere inammissibile la stessa legge, dovremmo prenderla e cancellarla.

È inammissibile l'emendamento di Futuro Nazionale, bene. Noi, per la seconda volta, cerchiamo di tendere la mano a una persona che è stata rapinata a casa sua ed è stata messa a repentaglio la sicurezza della moglie, della figlia, eccetera; però, noi stiamo dalla parte di chi delinque, non stiamo dalla parte di chi si difende. Questo è il mondo al contrario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), questo è veramente il mondo al contrario, ragazzi!

Detto questo, vorrei citare anche altri esempi. Noi consentiamo a chi ha problemi di uso di sostanze stupefacenti o di alcol di uscire dal carcere e scontare la propria pena fino a 8 anni - fino a 8 anni! - ai domiciliari; però, poi, abbiamo una persona, come colui il quale è stato anche sindaco di questa città, il sindaco della capitale del nostro Paese, Gianni Alemanno - che, ricordo, è stato assolto per corruzione – il quale deve stare in carcere. Però, chi commette una rapina deve poter andare ai domiciliari. Ma voi vi rendete conto che siamo veramente alla follia? Siamo al paradosso - siamo al paradosso! – perché, veramente, ormai non percepiamo più cosa sta succedendo fuori.

Abbiamo il problema del sovraffollamento delle carceri. Sì, la nostra Italia è un Paese che ha il problema del sovraffollamento delle carceri. Noi stiamo dalla parte di chi sostiene che, per chi commette certi reati, vanno costruite nuove carceri. Ma non possiamo costruire nuove carceri. I have a dream, I have a dream. Il sogno è che succeda ciò che accade in tanti Paesi civili, in tanti Paesi civili e democratici dove, con riferimento a chi deve scontare la pena e al quale va restituita la dignità - e ricordatevi che lo dice la nostra Costituzione: il lavoro è dignità -, sia possibile vedere i nostri carcerati uscire liberamente dalle carceri con i propri braccialetti elettronici, con le tutine arancioni, seguiti dalle guardie, per andare a pulire i nostri boschi, i nostri fiumi, le nostre strade che tanto hanno bisogno di cura (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), restituendo così anche alla collettività quello che hanno tolto con i loro reati.

Ma perché, ad esempio, non introdurre il fatto che i nostri carcerati possano uscire dalle carceri per restituire alla comunità ciò che hanno tolto con il loro lavoro? Questo è ridare dignità. Il lavoro è dignità, si ridà dignità a chi è nelle carceri.

Quindi, voi capite che non possiamo accettare da parte di una maggioranza queste risposte procedurali, che tutti sappiamo essere futili, che tutti sappiamo essere insussistenti, perché, come ho già spiegato, non può esserci un provvedimento del genere senza che possa venire accolto un emendamento come quello di Futuro Nazionale.

Non è pensabile perché - lo ripeto -, se facessimo una legge che stabilisce che chi fa le rapine possa uscire dal carcere e andare ai domiciliari, non potremmo sostenere che chi subisce la rapina non possa fare altrettanto. Quindi, per la seconda volta, abbiamo assistito alle processioni mariane fuori dal carcere per andare a trovare Roggero e dimostrargli tutta la solidarietà, candidarlo in Parlamento quando non si può - ossia promettere anche quello che non si può mantenere -, e poi, concretamente, quando si può fare qualcosa, non la si vuole fare.

Vedete, noi saremo sempre dalla parte delle persone oneste. Noi saremo sempre dalla parte delle persone che lavorano. Noi saremo sempre dalla parte delle persone che cercano di difendere la propria famiglia e le proprie proprietà. Proviamo a metterci nei panni di qualcuno che, all'interno del proprio negozio, vede entrare tre persone che tentano di svaligiarlo con violenza, quel negozio per il quale ha sacrificato una vita, magari avendo già subito per tre volte quella stessa situazione. Proviamoci un attimo. Proviamo un attimo a immaginarci di avere al nostro fianco i nostri cari, nostra moglie, i nostri figli che vengono imbavagliati, picchiati e minacciati di morte. Per un attimo proviamo questa sensazione per capire quanto sereni riusciamo a rimanere di fronte a una situazione di questo tipo, quanto riusciamo a comprendere le esigenze e le istanze di chi abbiamo di fronte, del povero tossicodipendente che viene a svaligiare il nostro negozio, ovviamente, senza arrabbiarci con lui, sebbene faccia violenza alla nostra famiglia, ai nostri figli e cerchi di portare via anni di lavoro. Noi riusciamo a mantenere quel self-control, quella magnanimità, quella bontà d'animo? Anzi, prima di compiere qualsiasi azione, andiamo in libreria e compriamo un manuale di diritto per capire cosa possiamo fare. Non è che reagiamo perché, logicamente, vediamo distrutta una vita intera, vediamo messa a repentaglio la nostra vita e reagiamo d'impulso. No.

Noi andiamo a informarci prima su che cosa possiamo fare, anzi, chiamiamo il nostro legale, prima che i ladri escano dal negozio, e gli chiediamo: “Mi scusi, avvocato, mi consigli, perché ho alcuni ladri nel negozio che stanno minacciando mia moglie, mia figlia e tutti i miei averi; mi può consigliare cosa posso e devo fare prima che escano dal mio negozio?” Ma voi capite che siamo veramente all'assurdo? Quindi, Futuro Nazionale sarà sempre dalla parte delle persone oneste, sarà sempre dalla parte di chi si difende, di chi difende la propria famiglia, di chi difende la propria attività, di chi difende il proprio lavoro e, mai, dalla parte dei criminali. I criminali devono scontare la loro pena. Se si vogliono avere misure…

PRESIDENTE. Concluda.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …se si vogliono far uscire le persone dal carcere - il lavoro dà sempre dignità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) - concediamogli di lavorare per rimediare ai danni subiti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Si sente?

PRESIDENTE. No, non si sente. Il microfono è acceso, ma non si sente. Usiamo quello accanto.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Eccoci. Se Ziello aspetta, poi, ne ho anche per lui. In apertura, volevo dirle, signora Presidente, se tramite lei mi è consentito di dare un consiglio al mio amico Gianni Alemanno, perché, oltre a incontrare il Ministro della Giustizia, se prima dei dibattiti parlamentari incontrasse i membri del suo gruppo forse gli farebbe dire qualche castroneria in meno, quando intervengono in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

Detto questo, signor Presidente, io annuncio subito il nostro voto di astensione, perché, oggi, votiamo, sostanzialmente, un principio che non solo condividiamo, ma che proponiamo da sempre. Questo provvedimento - lo dico alla collega Siracusano - rischia di essere soltanto un titolo per un ennesimo spot per la vostra campagna elettorale; d'altra parte, ci troviamo all'ennesima edizione di Un disco per l'estate oppure di un'altra versione che potrebbe essere lo specchietto per le allodole. Ecco, questo potrebbe essere il sottotitolo di questo provvedimento.

Sono quattro anni, signora Sottosegretaria, che, arrivata l'estate e il sistema carcerario rischia di esplodere per l'arrivo del caldo bollente che distrugge la fisicità delle persone in carcere; vi presentate con qualche provvedimento e con dichiarazioni volte solo a “fare ammuina”: decreto Carceri, disegno di legge sulle carceri, Piano carceri, container per le carceri, moltiplicazione dei posti letto, commissari straordinari, modifica della carcerazione preventiva, spostamento dei detenuti tossicodipendenti nelle comunità. La realtà ci dice che avete sommerso il Paese di chiacchiere e, ormai, chiunque, dalle associazioni alle procure, dalla Polizia penitenziaria ai direttori delle carceri, dai magistrati di sorveglianza ai politici che visitano le carceri, tutti vi dicono che il sistema è al collasso e che rischia di saltare da un momento all'altro senza provvedimenti seri e concreti di deflazione.

Intanto, se questa è la situazione - e questa è la situazione -, mi domando perché, una volta che ricorrevano tutti i requisiti di necessità e di urgenza, non avete usato lo strumento del decreto-legge che, almeno, avrebbe consentito, da subito, un irrisorio ma utile allentamento del sovraffollamento.

Allora, proprio perché a voi delle carceri che scoppiano non interessa molto, voglio darvi qualche numero e ve li fornisco grazie a un giornalista che si occupa di queste cose; forse è il migliore giornalista che si occupa delle questioni del carcere e si chiama Damiano Aliprandi, che ieri su Il Dubbio ha pubblicato un articolo molto interessante in cui dà gli ultimi: “I dati odierni del Ministero della Giustizia, ricavati dalle schede di trasparenza dei singoli istituti aggiornati al 24 luglio, contano 64.645 detenuti. I posti regolamentari sono 51.183, ma 4.941 di quei posti non esistono davvero: sezioni chiuse per lavori, reparti inagibili. Quelli utilizzabili sono 46.242 e il sovraffollamento reale è pari al 139,8 per cento. Settantacinque istituti sono al 150 per cento o più, sette superano il 200: Lucca al 243, San Vittore al 223, Foggia al 218, Latina al 210. Su 189 carceri, soltanto 28 restano entro i posti disponibili. Nel 2025, ben 82 suicidi; nel 2026 ne sono già 24”.

Signora Sottosegretaria, oltre il 60 per cento dei detenuti passa, in cella, quasi tutto il giorno. Torno a dire, quindi, che la nostra astensione, su questo provvedimento, è perché noi non siamo contrari al principio, ma ci appare chiaro che, in realtà, lo avete declinato in modo così restrittivo che, difficilmente, potrà far uscire dal carcere più di qualche centinaio di persone e, contemporaneamente, mentre qualche centinaio esce dal carcere, signora Sottosegretaria, qualche migliaio vi entra. Basta guardare alcuni dati: sono 19.755 i detenuti tossicodipendenti che risultavano presenti nelle carceri italiane al 31 dicembre 2024; circa il 32 per cento dell'intera popolazione carceraria. La stessa documentazione parlamentare evidenzia che il sistema delle comunità terapeutiche dispone di circa 13.276 posti letto, gran parte dei quali sono già occupati da persone in terapia. Mi dite dove mettono altre eventuali migliaia di persone senza investimenti e finanziamenti per raddoppiare almeno il complesso delle strutture restrittive (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista)?

D'altra parte, lo stesso Sottosegretario Mantovano, “lillo lillo”, come si dice a Roma, ci ha spiegato, precipitandosi a dire, che, per carità di Dio, mai che questo provvedimento venga inteso come un provvedimento deflattivo. E, infatti, non è un provvedimento deflattivo. Ma è corso a dirlo. Questo, anche di fronte alle parole che ha ripetuto, ieri, il procuratore della Repubblica di Palermo, De Lucia, che, nel denunciare la situazione esplosiva delle carceri, ha addirittura detto che, ormai, non sono più sotto il controllo dello Stato. Ora, sempre nell'articolo di ieri, il giornalista Aliprandi, però, ha messo in evidenza una contraddizione del procuratore De Lucia il quale ha detto che le carceri non sono sotto il controllo dello Stato, ma sotto il controllo della criminalità organizzata.

Lei è troppo giovane, signora Sottosegretaria, ma chi ha i capelli più bianchi ricorda quando le carceri erano sotto il controllo della criminalità organizzata. Lo erano, per esempio, durante il sequestro dell'assessore Cirillo della Democrazia Cristiana da parte delle Brigate rosse; quando pezzi dello Stato andarono nella cella di Cutolo per andare a trattare la liberazione di Cirillo; quando lo stesso Cutolo costituì la nuova camorra organizzata dentro il carcere e dal carcere organizzava le iniziative della nuova camorra organizzata.

Successe, però, allora che fu messo in campo - Falcone e Borsellino lo fecero in maniera transitoria e, poi, diventò stabile - il famoso 41-bis. Il 41-bis nasce esattamente per evitare che la criminalità organizzata avesse la possibilità di controllare il carcere e operare da dentro il carcere. Il 41-bis ha avuto anche delle sanzioni della parte della Corte costituzionale per essere eccessivamente restrittivo, ma sicuramente è una norma che funziona.

Ora siamo in un'altra epoca, non è quella l'epoca, certo è vero che ci sono delle falle soprattutto sul tema dei telefonini, ma comunicare dal carcere e controllare il carcere - lo dico anche al procuratore De Lucia - è una cosa un po' diversa. E soprattutto, se le carceri ancora non esplodono, a mio avviso non è perché la criminalità non lo vuole, ma è grazie ai detenuti che si fanno carico di una condizione animale, senza reagire in modo molto peggiore di quello che qualche volta accade. E, comunque, vale solo la pena… lo dico a lei, Sottosegretaria, e lo dico anche a coloro che magari, insieme a me, quando hanno pensato alla riforma della giustizia, in particolare alla separazione delle carriere, nel provvedimento originario delle camere penali, rivendicavano l'importanza di superare l'obbligatorietà dell'azione penale.

Io, francamente, non penso che sia possibile avere un procuratore della Repubblica in Sicilia, il procuratore generale di Palermo, che faccia delle denunce - che si presuppone non siano opinioni, ma siano sostanziate da fatti, da questioni concrete - e non agisca in base alla legge; essendoci l'obbligatorietà dell'azione penale, più che fare delle denunce, agisca dal punto di vista penale… Signora Presidente, se non do fastidio al collega che sta al telefono, lo capisco, lo sto interrompendo, però, se fosse possibile…

PRESIDENTE. Collega, collega Mangialavori. Grazie. Prego, collega Giachetti, prosegua.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie. Comunque, Presidente, il tema non è solamente che escono pochi per le ragioni che ho detto, ci sono degli elementi, a mio avviso, molto critici e li elenco soltanto, così chiudo l'intervento: la dipendenza innanzitutto va curata, non semplicemente scontata in carcere; con questo provvedimento si rischia di creare delle comunità chiuse e, di fatto, si sostituisce il carcere con una forma di detenzione in comunità, senza un vero percorso individualizzato di cure e reinserimento; la funzione penale deve restare - ce lo dicono tutti e ho finito, Presidente - nelle mani dello Stato.

Ma, soprattutto, ci sono due questioni. Il problema dell'accesso, e ho finito: possono entrare, grazie a questo provvedimento, solo quelli che sono in cura al SerD. La gran parte dei detenuti nel nostro Paese è costituita da stranieri, e non sono in cura al SerD. Quindi sono tutti fuori. E, poi, c'è il tema della recidiva: quelli che hanno commesso una recidiva - ho finito - non possono usare la norma. Signora Presidente, signori del Governo, ma lo sapete perfettamente che la stragrande maggioranza dei reati che vengono compiuti dai tossicodipendenti è per recidiva perché, per prendersi le dosi, ricommettono dei reati. Avete costruito uno spot, sancendo un principio che noi condividiamo, ma che, in realtà, non farà nulla, non inciderà su nulla nel dramma del sistema carcerario (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e del deputato Fornaro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.

DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Anzitutto, io svolgerò due premesse. La prima: finalmente un provvedimento di questa maggioranza e del Governo che va, a nostro parere, nella direzione giusta. Il fatto che i tossicodipendenti debbano trovare il percorso non nel carcere, ma in altre strutture e attraverso la detenzione domiciliare, non è solo giusto, ma è doveroso e necessario, ed era una richiesta che noi da sempre portiamo avanti. E, quindi, diciamo che sicuramente avrà l'effetto non solo nei confronti dei detenuti, che potranno accedere a questo tipo di percorso, ma anche, certamente, andrà ad alleggerire quel carico di sovraffollamento che, purtroppo, nelle nostre carceri sembra non volersi - perché, chiaramente, c'è anche una volontà politica - risolvere.

Motivo per il quale noi, oggi, così come abbiamo già fatto anche al Senato, ci asterremo. Quindi, da un lato, condividiamo l'obiettivo, la ratio, dall'altro - come farò emergere successivamente -, rimangono però dei dubbi rispetto al fatto che questo provvedimento possa poi essere efficace, se non che - come giustamente, probabilmente, ha detto ieri la Sottosegretaria Siracusano - questo sia comunque un inizio, una fase anche sperimentale, in modo che ciò possa essere poi esteso ed entrare a pieno regime. Allora, da questo punto di vista, lo comprendiamo.

La seconda premessa però è che, come dicevo, se, da un lato, finalmente, la maggioranza e il Governo prendono in considerazione, anche in maniera corretta, il tema carcere, dall'altro, è anche sintomatico il fatto che, ad esempio, su un provvedimento che sulla carta è firmato dal Ministro Nordio, il Ministro Nordio, oggi, in Aula, su un provvedimento che si occupa di carceri non c'è. Ma anche in Commissione è stata soprattutto - e da questo punto di vista va dato atto - la Sottosegretaria Siracusano a seguire questo provvedimento.

Quindi vuol dire che, anche in maggioranza, c'è chi crede a un percorso di questo tipo e chi non ci crede. E mi riferisco, purtroppo, ancora una volta, al Ministro Nordio, che non solo è assente nella discussione e anche nelle dichiarazioni di voto su un provvedimento, a nostro parere, importante e che si occupa di un tema di giustizia, ma, allo stesso tempo, in questi quattro anni, anche tutte le volte in cui, anche come opposizione, abbiamo chiesto un suo intervento con informative qui, in Aula, non si è visto. Il Ministro Nordio, in più di quattro anni, in circa quattro anni, ha dimostrato che sul tema carceri non sa che santo chiamare.

Perché di proposte ne abbiamo fatte numerose come opposizioni, e anche se non arrivano dal mio gruppo parlamentare le sosteniamo, le abbiamo anche sottoscritte: ad esempio, la proposta di legge del collega Giachetti relativamente alla liberazione anticipata, che anche quella darebbe la possibilità di sgonfiare, almeno parzialmente e temporaneamente - perché, certo, non è una misura strutturale -, il tema del sovraffollamento; così come la proposta di legge Magi sulle case territoriali di reinserimento sociale, altro strumento per alleggerire il peso del sovraffollamento nelle carceri, ma che permette a chi ha un residuo pena, e per certi reati, di immaginare un proprio percorso efficace e proficuo al di fuori del carcere, almeno nell'ultima fase in cui va scontata la pena.

Dall'altro lato, invece, abbiamo il Ministro Nordio - l'abbiamo sentito più e più volte, addirittura è a dir poco imbarazzante, anzi inquietante - che ci viene a dire che, tutto sommato, il sovraffollamento non solo non è un problema, ma, addirittura, consente ai detenuti di farsi compagnia tra di loro e, quindi, questo diventa anche un modo reciproco tra i detenuti, nelle celle affollate, di tenersi sotto controllo. Il problema è che, tra l'altro, al di là dell'aberrante idea del Ministro Nordio, che addirittura sostiene il sovraffollamento… e forse è il motivo per il quale oggi non è qui in Aula, perché, da un lato, è preoccupato che, anche solo parzialmente, le nostre strutture carcerarie possano alleggerirsi con questo provvedimento, perché viene meno il sovraffollamento che per lui, invece, è un valore aggiunto del nostro sistema carcerario.

Ma, allo stesso tempo, l'intera maggioranza porta avanti dei provvedimenti che vanno in direzione diametralmente opposta a quella condivisa da questo disegno di legge. Io davvero non comprendo - e mi rivolgo ai colleghi e anche al relatore, che è qui in Aula - e davvero mi stupisce che, relativamente a un disegno di legge di Forza Italia, alcuni colleghi abbiano sottoscritto quel DDL Fascina relativo all'abbassamento dell'età imputabile da 14 a 13 anni, che ha una totale opposizione da parte non solo chiaramente di tutte le opposizioni, ma anche di tutte le realtà che si occupano di minori, dalla magistratura onoraria e via di seguito.

Questo, chiaramente, non è certo una soluzione, ma serve solo a dare in pasto all'opinione pubblica un'ipotetica soluzione, come sempre a costo zero, ma che non risolve nulla. Anzi, va ad appesantire quel sistema degli istituti penali minorili che in realtà, fino a poco tempo fa, prima di tutta una serie di provvedimenti di questa maggioranza che hanno causato sovraffollamento anche negli IPM, erano considerati invece dei luoghi nei quali questo sistema di approccio al minore consentiva a quest'ultimo, pur avendo commesso un reato, di rientrare nella società in un periodo della vita in cui ha commesso un errore, magari anche molto grave, per il quale doveva giustamente scontare la sua pena in un istituto penale minorile; reato commesso in una fase in cui la propria personalità è ancora in formazione.

Siamo poi altrettanto inquietati e annunziamo la nostra forte battaglia qui, in Aula, in Commissione, per l'ultimo disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri la settimana scorsa, dove, di fatto, si crea una sorta di presunzione di imputabilità anche per la fascia di età compresa tra 14 e 18 anni. Di fatto, non sapete come affrontare il tema della delinquenza minorile e degli atti di violenza dei minori e trovate queste soluzioni che però non apportano nessun tipo di beneficio.

Basta andare a vedere cosa dimostrano i dati, i dati pubblicati anche da Save the Children nei giorni scorsi, riguardo ai casi nei quali la valutazione della personalità del minore ha portato a ritenere non imputabile il minore, proprio a seguito di una valutazione da parte di chi si occupa di minori. Chiaramente questa è la dimostrazione del fatto che questa non è una soluzione concreta, se non nuovamente uno spot di natura elettorale perché, da questo punto di vista, non avete soluzioni.

Se andiamo a vedere l'effetto del sovraffollamento nelle carceri, possiamo affermare che il sovraffollamento è il padre o la madre di tutti i problemi all'interno delle strutture carcerarie. Infatti, se non ci fosse sovraffollamento, sarebbe più facile avere anche un rapporto, un percorso molto più personalizzato, anche da parte di tutte quelle componenti che all'interno del carcere prestano il loro servizio, dagli educatori alla componente sanitaria, alla Polizia penitenziaria. Tutti coloro, quindi, che operano all'interno delle strutture carcerarie che, dalla riduzione del sovraffollamento, ne avrebbero un grosso beneficio.

Ricordo, quindi, perché purtroppo il mio tempo sta finendo, che dall'inizio del mandato del Ministro Nordio, quindi, da circa 4 anni, come Ministro della Giustizia, nelle nostre strutture carcerarie ci sono stati circa 300 suicidi; 1.000 decessi, quindi 700 decessi per altre cause.

Oggi noi esprimeremo su questo provvedimento un voto di astensione proprio perché va nella direzione giusta, ma con esso si andrà a coprire, purtroppo per mancanza di fondi, solo una piccolissima parte dei detenuti tossicodipendenti, circa il 2 per cento; tutto il resto, invece, rimarrà purtroppo carta morta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche noi ci orientiamo su un voto di astensione. Il provvedimento tratta un tema estremamente delicato e coinvolge una serie di profili e una serie di valori costituzionali: la dignità della persona innanzitutto, poi ovviamente la sicurezza, gli obiettivi della rieducazione previsti nella nostra Costituzione e la salute in senso lato.

Il tema va inquadrato nel sistema penitenziario italiano. Abbiamo un costante aumento del numero dei detenuti; il sovraffollamento è un problema serio, oggi drammaticamente amplificato anche per gli istituti penali minorili. Questo è veramente gravissimo. Questo aumento deve portarci a ritenere che questa non è più un'emergenza, è un problema ormai non più temporaneo, è un problema che è diventato cronico e che necessita di un'attenzione massima e deve essere posto tra le priorità.

Su questo il Governo non è stato tempestivo, non ha affrontato finora la tematica, peraltro acuita dal proliferare delle figure di reato e da altre dinamiche messe in campo proprio dal Governo. Oggi lo fa e finalmente prende in carico e affronta il problema, ma non lo fa con la giusta strutturazione e soprattutto - questo è il tema centrale delle nostre riflessioni - non lo fa con le adeguate risorse.

Oggi nelle carceri del nostro Paese ci sono delle carenze drammatiche; è inutile che mi metta a sciorinare dei dati che sono, purtroppo, veramente tragici, sono chiarissimi e, oltre a tradire il senso dell'impegno del nostro Paese, dell'impegno di uno Stato, danno anche una bruttissima immagine del nostro Paese all'estero.

Mancano innanzitutto le strutture, e lo sappiamo, ma non mancano solo quelle: manca il personale sanitario, mancano gli assistenti sociali; siamo strutturati come figure di educatori, mediatori culturali, ma manca personale, in numero idoneo, per aiutare sul tema della salute mentale.

Questi temi sono state attenzionati dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale; sono all'ordine del giorno rispetto al lavoro di tante associazioni, di tante realtà e sono sotto gli occhi di tutti anche le grida di allarme della magistratura, in particolare di quella parte di magistratura impegnata sul tema in prima persona e che ha il controllo reale di queste problematiche drammatiche e che oggi non può fare altro che gridare al legislatore e al Governo: fate presto, fate qualcosa.

Ne ha fatto menzione più volte anche il Presidente Mattarella, e questo sottolinea in maniera plastica la drammaticità della situazione. Davanti a questo quadro, che cosa succede? Che oggi il Governo decide, decisione apprezzabile e condivisibile, di affrontare la tematica. Su questo siamo tutti d'accordo, però, resta il tema delle risorse. Questo è l'interrogativo. Non basta una mera enunciazione di principio - ripeto: seppur condivisibile - per poter offrire un contributo concreto alla risoluzione dei problemi relativi al tema in oggetto.

Per poter rendere effettiva la concreta attuazione di questo provvedimento occorrono strutture capaci di accogliere le persone, cioè coloro i quali potranno, potrebbero, se dovesse essere approvato il provvedimento, beneficiare degli effetti della riforma; se, invece, noi non potenziamo il personale sanitario, non potenziamo quello socio-educativo e non investiamo sui servizi per le dipendenze, sul potenziamento della magistratura di sorveglianza, che sappiamo benissimo tante volte essere un anello debole rispetto all'efficienza delle valutazioni che devono essere fatte sulle posizioni dei singoli detenuti, noi non possiamo centrare gli obiettivi, che restano teorici.

Quindi, senza risorse, senza potenziamenti e senza finanziamenti adeguati non si può ottenere un risultato vero. Serve, pertanto, una determinazione diversa e una strategia complessiva più netta e convinta: necessità di investimenti, necessità di personale che lavora in carcere, risorse, stipendi, gratificazioni, incentivi, ma anche investimenti sulla formazione e sulle assunzioni. Gli aiuti sociosanitari e psicologici devono essere reali altrimenti questa - ed è questo il problema - diventa solo, ripeto, una risposta teorica. Un atteggiamento apparentemente aperto, che abbiamo comunque gradito, del Governo, che però si limita a una postura, secondo noi, non efficace su un tema che nei principi non ci divide, ma, se non si dedicano risorse, non possiamo poi camminare insieme.

Un piccolo inciso va fatto sulla restrizione della portata del provvedimento in ordine alla reiterazione dei reati, esclusa dal provvedimento, cioè i soggetti che reiterano un reato non possono beneficiare del percorso di recupero. Si stringe il perimetro dei destinatari, tagliando fuori una larga parte - quindi, sostanzialmente, quasi tutti -, ma, soprattutto, chi veramente ne avrebbe bisogno cioè chi reitera il reato per ragioni di tossicodipendenza o di alcolismo dovrebbe essere il primo destinatario di questo provvedimento, che - ripeto - nell'idea, nel principio e nell'impostazione ideologica, ci troverebbe totalmente d'accordo.

Dunque, in definitiva, per poter effettuare realmente su questa materia un salto di qualità ed incidere non solo sulle carceri, ma anche sul principio del reinserimento - come previsto dalla nostra Costituzione: un principio molto alto che, però, dobbiamo declinare in maniera concreta -, se l'obiettivo è di aiutare realmente chi, in teoria, è il destinatario di questo provvedimento, occorrono risorse e misure coraggiose. Allora noi non voteremo contro, perché condividiamo le finalità e i principi; non voteremo a favore, perché il provvedimento è tiepido e finisce con l'essere, a nostro avviso, assolutamente poco incisivo: ci asterremo (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.

VALENTINA D'ORSO (M5S). Grazie, Presidente. Governo e maggioranza ci stanno raccontando che questo provvedimento vuole favorire la disintossicazione e il recupero delle persone detenute tossicodipendenti o alcoldipendenti attraverso la sottoposizione volontaria a trattamenti terapeutici di riabilitazione, da effettuare in regime di detenzione domiciliare fuori dal carcere, affidandosi a strutture a ciò preposte. Se fosse solo questo, noi saremmo d'accordo, perché tutti conveniamo che non può esserci vera rivisitazione critica del proprio vissuto, autentica rieducazione, prospettiva di risocializzazione e reinserimento lavorativo fintantoché non vi sia liberazione dallo stato di dipendenza.

Questo provvedimento però va molto oltre la finalità dichiarata e, soprattutto, per noi non realizza un equilibrio sostenibile tra le esigenze di cura e recupero del detenuto tossicodipendente o alcoldipendente e la domanda di giustizia e certezza della pena che proviene dalle vittime dei reati e dalla collettività. E vi spiego perché: a chi si applicherà la nuova misura della detenzione domiciliare a scopo terapeutico e di recupero? A soggetti che devono scontare una pena, anche residua, fino ad 8 anni. Il testo non precisa se questi 8 anni debbano essere la risultante di un cumulo di pene derivanti da più condanne, più reati minori, come volevamo fare noi con un nostro emendamento, che è stato bocciato. Quindi, potrà beneficiare della misura - che vuol dire un bello sconto di pena detentiva in carcere - anche chi ha commesso un unico reato, ma molto grave, punito con una pena di 8 anni o anche con una pena ben superiore. Si tratta di persone potenzialmente assai pericolose, che usciranno dal carcere e andranno in strutture senza nessuna vigilanza e controllo.

Quello che più ci preoccupa è però la nuova forma di “patteggiamento speciale” che viene introdotta: l'imputato che dimostri, in qualsiasi modo nel corso del processo, di essere tossicodipendente o alcoldipendente e che il reato commesso ha una correlazione con lo stato di dipendenza potrà chiedere di accedere ad un trattamento terapeutico di recupero ed espiare l'intera pena comminata, fino ad 8 anni, fuori dal carcere. Facciamo degli esempi concreti per rendere l'idea a chi ci ascolta. Immaginiamo un soggetto alcoldipendente che picchia selvaggiamente un'altra persona, procurandogli lesioni permanenti gravissime, e venga condannato ad 8 anni. Potrebbe scontare integralmente la pena attraverso la detenzione domiciliare anche a casa propria e la contestuale sottoposizione ad un trattamento terapeutico di recupero in regime semiresidenziale e, una volta disintossicato e recuperato, comunque, non passerebbe neanche un giorno in carcere. Come lo spiegherete alla vittima che si porterà dietro per tutta la vita i segni di quell'aggressione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Potrà patteggiare 8 anni ed andare in comunità di recupero ed evitare il carcere anche il black bloc che in Val di Susa spacca la testa al poliziotto, se riuscirà a dimostrare nel processo di essere un tossicodipendente e che era su di giri durante la manifestazione.

I colleghi di Lega e Fratelli d'Italia che ieri si sgolavano al grido di “nessuno tocchi le divise” lo hanno compreso o no? A Matteo Salvini voglio, invece, chiedere: è giusto che un soggetto che patteggia 8 anni per omicidio stradale o nautico, aggravato proprio dall'essersi messo alla guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o alcoliche, non trascorra neanche un giorno in carcere? (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ed ancora, cosa direte ai commercianti che subiscono rapine ed estorsioni aggravate? Ah già, scusate, a loro direte di farsi giustizia, anzi, di vendicarsi da soli. Ma siete gli stessi che, con i vari decreti-sicurezza, hanno introdotto una cinquantina di nuovi reati e un numero di aggravanti di cui si è perso il conto? E allora, era pura propaganda quella: state prendendo in giro i cittadini ma, soprattutto, proprio i vostri elettori.

Il problema per noi non è che questo provvedimento consentirà ai detenuti affetti da dipendenze, che hanno già scontato una parte di pena, di uscire dal carcere, perché - ripeto - questo ci troverebbe d'accordo. Il problema è che questo provvedimento consentirà a soggetti che si macchiano di gravi reati - perché 8 anni si danno per gravi reati - di non entrare neanche un giorno in carcere, il che è un messaggio devastante per i cittadini e potrebbe avere pure potenziali effetti criminogeni, perché, da domani, un tossicodipendente o un alcoldipendente potrà pensare di avere una sorta di licenza di delinquere. In questi casi, allora, mi chiedo e vi chiedo: per voi è giusto sacrificare del tutto la domanda di giustizia e di certezza della pena che proviene dalle vittime e dalla collettività (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Così si rischia di minare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nello Stato.

Il Governo ha provato a rassicurarci che l'elemento della correlazione tra la tossicodipendenza o alcoldipendenza e il reato sarà elemento idoneo ad evitare un'applicazione troppo estesa della misura. Ma cosa si intende per correlazione tra dipendenza e reato? C'è correlazione quando il reato è stato compiuto sotto l'effetto di sostanze? Oppure, c'è correlazione quando è stato compiuto al fine di procurarsi il denaro per acquistare la droga? In entrambi i casi non lo avete scritto. Così come non è neanche chiaro da dove debba evincersi la correlazione. La circostanza, se non emerge dalla sentenza di condanna, come la si prova? Basterà la mera indicazione da parte del detenuto? O la magistratura di sorveglianza dovrà fare uno specifico accertamento? E ancora, la condizione di tossicodipendenza o alcoldipendenza pregressa al reato come dovrà essere dimostrata? Con una certificazione rilasciata dal SerD all'epoca o basteranno prove testimoniali?

A ben vedere, dunque, l'effettiva individuazione della platea dei soggetti beneficiari della misura viene affidata ad un elemento troppo discrezionale, che verrà stabilito, peraltro, da un soggetto esterno al legislatore: una commissione di esperti, che ancora oggi non esiste, a cui spetterà di emanare delle linee guida. Il cuore del provvedimento, quindi, è ancora tutto da scrivere e non si sa bene neanche chi lo scriverà e non si sa quando, quanto tempo ci metterà questa commissione. Quindi, nessuno si illuda: non uscirà un solo detenuto dal carcere prima di diversi mesi o forse anni, grazie a questo provvedimento. Anche stavolta nessuna risposta immediata ai gravi problemi delle carceri. Il Governo sta buttando la palla in tribuna.

Il Governo parla di “primo passo”, di “sperimentazione”, ma io brutalmente vi dico: guardate che questa è un'operazione di pura propaganda e basta. E lo dimostrano anche le risorse esigue che vengono stanziate e saranno destinate esclusivamente a pagare le rette delle strutture residenziali, pubbliche o private, accreditate: nemmeno un euro per rafforzare l'organico, né della magistratura di sorveglianza, né del personale dei SerD, né del personale degli uffici di esecuzione penale esterna, a fronte di migliaia di istanze che contestualmente potrebbero abbattersi su tutte queste strutture. E tutti gli auditi ci hanno detto che, a risorse umane invariate, non hanno le forze per garantire l'attuazione di questa legge, che resterà lettera morta. Così come la realtà ci dice che, nelle strutture che si occupano di recupero di tossicodipendenti e alcoldipendenti, attualmente, non vi sono posti disponibili sufficienti per soddisfare la potenziale domanda e, soprattutto, ci dice che oltre il 97 per cento di quelle strutture è gestito da privati.

Allora, io mi chiedo: cosa ha in mente il Governo quando parla di luogo idoneo diverso dalle strutture pubbliche o private accreditate? Ci si sta, forse, preparando al proliferare di un nuovo business? Qui sono in gioco la salute del detenuto e le esigenze di sicurezza collettiva, che non possono essere appaltate a chicchessia, ma devono rimanere responsabilità dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ed ancora, chi potrà permettersi un luogo idoneo? Solo chi ha una casa o chi può pagarsi un alloggio o una retta in una comunità privata. Così la misura sarà sostanzialmente preclusa a tutti i detenuti stranieri tossicodipendenti o alcoldipendenti, di cui le nostre carceri sono purtroppo piene, perché troppo spesso - non so se lo sapete - gli stranieri, lasciati a sé stessi, diventano manovalanza della criminalità organizzata, che li utilizza proprio per spacciare. Sono spacciatori-consumatori per disperazione e per loro le porte del carcere resteranno inesorabilmente chiuse.

Ripeto: il problema per noi non è che questo provvedimento consentirà ai detenuti affetti da dipendenze che hanno già scontato una parte di pena di uscire dal carcere, cosa che neppure accadrà per mancanza di risorse e per tutti i motivi che vi sto elencando, perché questo ci troverebbe d'accordo, e lo ribadisco. Il problema è però che questo provvedimento consentirà a soggetti che si macchiano di reati gravi - e lo ripeto, 8 anni in patteggiamento si danno per reati gravi - di non entrare neanche un giorno in carcere.

La verità è che delle condizioni delle carceri il Governo Meloni sa poco o nulla, come del resto ci ha dimostrato il Ministro Nordio qualche giorno fa, quando, con la solita arroganza, ha insultato il procuratore di Palermo De Lucia, che ha detto una verità semplice e inconfutabile per i veri addetti ai lavori: le carceri italiane sono sfuggite al controllo dello Stato, ci sono boss mafiosi detenuti che sono dotati di cellulari e comunicano con l'esterno. In carcere si replicano le stesse dinamiche e gerarchie che ci sono all'esterno: i pesci piccoli sono schiacciati dai pesci grossi, costretti a rispettarne gli ordini e a diventare manovalanza, anche loro malgrado. Sul tema carcere non possiamo, quindi, in alcun modo - e concludo - assecondare le soluzioni proposte da questo Governo ipocrita e incompetente, e voteremo contro un provvedimento che per certi versi è un'operazione di pura facciata e per altri versi mina il principio di certezza della pena e la credibilità dello Stato agli occhi dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.

PIETRO PITTALIS (FI-PPE). Presidente, onorevoli colleghi, signora Sottosegretaria, il gruppo Forza Italia sostiene con convinzione il disegno di legge oggi al nostro esame, che rappresenta uno strumento utile ed efficace non solo per affrontare il tema del sovraffollamento carcerario, che pure è un dramma, ma per mettere in campo una serie di interventi finalizzati ad incidere positivamente sul percorso di recupero di decine di migliaia di persone tossicodipendenti o alcoldipendenti attualmente in stato di custodia in carcere.

E grazie all'iniziativa promossa da Forza Italia e dal segretario nazionale Antonio Tajani, visitando gli istituti penitenziari in tutte le regioni italiane abbiamo potuto constatare che il carcere indifferenziato, per chi è schiavo di una dipendenza, non recupera, anzi, espone, isola e cronicizza. Sono circa 20.000 i detenuti con tossicodipendenza accertata, pari a circa il 31 per cento dell'intera popolazione carceraria, a cui si sommano oltre 6.000 persone alcoldipendenti. Non si tratta, dunque, di una minoranza marginale; parliamo di quasi un detenuto su tre e parliamo, onorevoli colleghi, di persone per le quali il contatto prolungato con l'ambiente carcerario sovraffollato, spesso privo di adeguati presidi sanitari, teatro di un tasso di autolesionismo e suicidarietà che la cronaca giudiziaria e le stesse relazioni dei garanti territoriali continuano a certificare come drammaticamente elevato, non è terapia, ma aggravamento della patologia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

In questo perimetro di sofferenza strutturale si consuma dunque, quotidianamente, il destino di decine di migliaia di persone tossicodipendenti o alcoldipendenti. È da questa consapevolezza, e non da un afflato ideologico, che nasce il voto favorevole di Forza Italia, espressione di quella cultura giuridica a noi cara, la cultura del garantismo liberale, che non è mai stata, per la nostra tradizione politica, sinonimo di lassismo, bensì di fedeltà rigorosa al dettato costituzionale di cui all'articolo 27, terzo comma, laddove si stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

Con l'introduzione degli articoli 94-ter e 94-quater nel testo unico sugli stupefacenti il Parlamento compie un passo che Forza Italia rivendica da tempo come proprio, quello di distinguere nettamente la funzione retributiva della pena dalla sua funzione special-preventiva, offrendo al condannato tossicodipendente o alcoldipendente un percorso alternativo alla detenzione carceraria tout court, fondato sul consenso, sulla verifica tecnica dello stato di dipendenza e su un programma terapeutico individualizzato e sottoposto al controllo costante della magistratura di sorveglianza.

Non si tratta di un beneficio immotivato o di una scorciatoia impunitaria, come qualcuno a sproposito ha voluto insinuare nel corso del dibattito (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Il nuovo articolo 94-ter è costruito su un impianto di garanzie stringenti: l'istanza è dichiarata inammissibile in assenza della dimostrazione della correlazione tra stato di dipendenza e reato commesso; il tribunale di sorveglianza è chiamato ad un vaglio di merito sull'idoneità del programma a prevenire la recidiva; la commissione centrale, istituita presso il Dipartimento delle politiche contro la droga, garantirà l'uniformità degli accertamenti su tutto il territorio nazionale, superando quella disomogeneità applicativa che, ad oggi, ha reso l'istituto gemello dell'affidamento terapeutico, ex articolo 94, uno strumento dalle potenzialità largamente inespresse.

Ma vi è di più. Il regime delle revoche, come riformulato nel corso dell'esame in Commissione giustizia al Senato, introduce un termine perentorio di 5 giorni, decorrente dalla segnalazione delle violazioni o dall'accertamento dell'esito non positivo del programma, entro cui l'autorità giudiziaria deve provvedere alla revoca, e mantiene fermo l'automatismo revocatorio per i casi di evasione. È un impianto che il nostro gruppo, da sempre impegnato in Commissione giustizia sul fronte delle misure alternative alla detenzione, ha seguito e sostenuto con convinzione in ogni suo passaggio.

Ecco la sintesi del garantismo che rivendichiamo: fiducia nel recupero della persona, ma certezza della pena per chi tradisce il patto terapeutico sottoscritto con lo Stato. Meritano una menzione particolare le modifiche introdotte al Senato in materia di rapina aggravata ed estorsione aggravata. La scelta di mantenere per tali fattispecie il limite edittale di 8 anni, anziché quello ridotto di 4 previsto per i reati ostativi ex articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario, risponde a un principio di ragionevolezza e proporzionalità che Forza Italia ha sempre difeso in sede di elaborazione delle politiche penali.

Non tutti i reati che transitano nel catalogo del 4-bis esprimono il medesimo disvalore, né il medesimo legame con la criminalità organizzata, e un automatismo indifferenziato avrebbe tradito la ratio stessa dell'istituto. Positiva riteniamo, altresì, la valutazione che il nostro gruppo esprime sul nuovo istituto della definizione anticipata del processo di cui all'articolo 94-quater. Un procedimento che si affianca, senza sovrapporsi, al patteggiamento ordinario, spostando il baricentro dell'accordo tra accusa e difesa non sulla misura della pena, bensì sulla sua modalità esecutiva.

Si tratta di una soluzione di deflazione processuale intelligente, che alleggerisce il carico dei tribunali senza sacrificare le esigenze di accertamento della responsabilità, in piena coerenza con l'articolo 111 della Costituzione e con il principio della ragionevole durata del processo. Non possiamo, infine, non salutare con favore il coordinamento normativo operato dall'articolo 3 sull'articolo 656 del codice di procedura penale, che estende l'istituto della sospensione dell'ordine di esecuzione fino al limite di 8 anni per l'accesso alla nuova misura, scongiurando quell'effetto “porte girevoli” già stigmatizzato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 41 del 2018.

Mandare in carcere anche per un solo giorno, colleghi dei 5 Stelle, chi ha titolo per un percorso alternativo alla detenzione è un controsenso logico prima ancora che giuridico (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), ed è un errore che questo Parlamento fa bene a correggere.

Onorevoli colleghi, Forza Italia è il partito che, nel solco dell'insegnamento del Presidente Silvio Berlusconi, ha sempre coniugato il rigore nella lotta alla criminalità con l'attenzione alla persona e ai suoi diritti fondamentali, anche quando quella persona ha sbagliato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Noi non crediamo in uno Stato che si volta dall'altra parte davanti a 254 morti in un anno dietro le sbarre. Non crediamo in uno Stato che chiude un uomo malato in una cella sovraffollata e chiama questa giustizia. Crediamo, al contrario, in uno Stato severo con chi delinque e serio con chi si vuole redimere. Uno Stato che non confonde mai la fermezza con la crudeltà né la clemenza con la debolezza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Curare un tossicodipendente non significa essere indulgenti con il reato, ma significa avere il coraggio politico di scegliere la strada più difficile: quella che produce sicurezza duratura invece di consenso immediato, quella che restituisce alla collettività cittadini recuperati, anziché reduci di un carcere che troppo spesso - lo dicono i numeri e non le opinioni - si rivela una scuola di recidiva e non un luogo di redenzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Per queste ragioni, con la consapevolezza della gradualità e della prudenza con cui il provvedimento è stato costruito, e apprezzando il lavoro di affinamento tecnico svolto nel passaggio parlamentare al Senato, Forza Italia appone senza esitazioni il proprio “sì” con la coscienza di chi sceglie la strada della responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.

SIMONETTA MATONE (LEGA). Buongiorno, Presidente. Buongiorno, Sottosegretario. Buongiorno, colleghi. Una delle questioni penali e trattamentali più complesse è quella che riguarda i detenuti affetti da tossicodipendenza e da alcoldipendenza. Questa è una materia nella quale, purtroppo, si paga il prezzo sociale di un sentire - oggi si dice sentiment - che ha attraversato gli ultimi trent'anni di un periodo sociale e politico intriso di falsi miti e di un atteggiamento culturalmente e socialmente libertario verso la droga, che ha provocato danni inenarrabili alle generazioni passate - li sta provocando anche a quelle presenti - che sono vittime di una - definisco demenziale - distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Il tema dei temi è il trattamento penitenziario dei soggetti affetti da dipendenze e rispetto al quale va trovato il necessario punto di equilibrio tra pena da infliggere e pena in concreto da espiare, costi sociali del reato, costi per le vittime e costi per lo Stato, processi e successiva detenzione. Questo ci porta a riflettere sul senso della pena che ricordo è fatta di un mix tra espiazione, risarcimento del male fatto e recupero del soggetto autore del reato. Il recupero è importantissimo per evitare che il soggetto torni a delinquere. Quindi, investire in questo settore è vincente anche da un punto di vista meramente economico. L'approccio, la filosofia di intervento di questo testo di legge non è svuotare le carceri, ma evitare che chi delinque, se tossicodipendente, ci torni con gli innegabili costi per la società, di cui ho prima parlato. Se la causa delle condotte criminali è la dipendenza, combattere la dipendenza significa ridurre il rischio di nuovi reati. Ora, se è vero che il dettato costituzionale prevede che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, questo testo esegue fedelmente - tra virgolette - quanto prescritto tassativamente dall'articolo 27 della Costituzione. A cosa servono le misure previste? A restituire alla società un soggetto guarito, un soggetto che non tornerà a delinquere. I requisiti richiesti per potere usufruire delle misure non sono banali. La cosiddetta detenzione domiciliare terapeutica è subordinata a requisiti precisi. In primis, occorre l'accertamento della condizione di tossicodipendenza e alcoldipendenza. Poi bisogna dimostrare una cosa estremamente complessa e difficile, cioè il collegamento tra quella condizione e la commissione del reato.

Bisogna aderire a un programma terapeutico e il programma sarà preparato da strutture autorizzate e riconosciute come efficaci, capaci e operative dallo Stato. Bisognerà, quindi, aderire a un programma terapeutico e vi dico per esperienza che non è così semplice l'adesione a programmi di recupero, perché questi programmi presuppongono un cambio a 360 gradi di vita.

Ovviamente, è obbligatorio rispettare integralmente le prescrizioni ma, considerata la difficoltà esistenziale di questi soggetti, ci sono anche norme di salvaguardia che consentono al soggetto, se ha sbagliato una volta, di essere “riammesso e rimesso alla prova”, lo dico tra virgolette. Quindi, i benefici bisognerà conquistarseli, nulla verrà regalato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Comunque, va detto e ridetto che, proprio per la complessità di quello che vi ho detto, questo provvedimento non è uno “svuota carceri”, ma, se riuscisse ad esserlo in senso vero e efficace, sarebbe già un grossissimo risultato, perché restituirebbe alla società dei soggetti diversi.

L'investimento economico sulla misura ritornerà in termini di non ritorno al crimine con i relativi costi sociali: costi sociali, ripeto, per la vittima, per il costo dei processi e per il mantenimento del detenuto in carcere. Importante è il coinvolgimento dell'ufficio per il processo presso i tribunali di sorveglianza, uffici di frontiera letteralmente massacranti per gli operatori. A questi voglio dare il mio personale grazie e quello della Lega.

Consentitemi una digressione personale. Io sono stata magistrato di sorveglianza in anni lontani, dal 1987 al 1991 a Roma, e le competenze che il Tribunale di sorveglianza aveva erano meno della metà di quelle che ora gravano sui Tribunali di sorveglianza. I Tribunali di sorveglianza vanno sostenuti, vanno potenziati e vanno anche conosciuti, perché sono una specie di “cenerentola” del diritto.

Nell'eterno conflitto - lo riconosco che esiste - tra garantismo e giustizialismo, che attraversa dialetticamente la maggioranza di cui noi facciamo parte, questa legge rappresenta il giusto punto di equilibrio tra le due esigenze. Ed è per questo che convintamente, a nome della Lega-Salvini Premier, esprimo il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.

DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Prima di affrontare il provvedimento in questione, non possiamo non ricordare alcuni nomi. Lo hanno fatto già altri colleghi, ma lo ribadisco anch'io, perché questa è la situazione ad oggi degli istituti penitenziari italiani. Oggi 64.645 persone sono ristrette negli istituti penitenziari su 51.183 posti disponibili. Ma attenzione: di questi cosiddetti posti disponibili, 4.941 di fatto non lo sono, per cui in questo momento ci sono 64.645 detenuti per 46.242 posti disponibili. Dall'inizio dell'anno abbiamo contato 24 suicidi. Contiamo ad oggi quasi il 140 per cento di sovraffollamento. Mi consenta, Presidente, di ringraziare i parlamentari del Partito Democratico, deputati e senatori, che ormai ogni settimana - in particolare in questo periodo in cui stiamo replicando l'iniziativa “Bisogna aver visto” - sono andati e continuano ad andare negli istituti penitenziari italiani per le visite ispettive, all'esito delle quali presentiamo interrogazioni, a cui quasi mai viene data risposta, e chiediamo un intervento che finora, però, sul carcere è mancato.

Mancano 20.000 agenti perché, nonostante le assunzioni, le cessazioni del rapporto di lavoro superano le assunzioni stesse. Possiamo definire missing in action il commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria; quasi quanto il Garante nazionale per i detenuti, che sappiamo aver depositato una relazione per l'anno 2024 - ripeto: 2024, non 2025 -, peraltro ammettendo, il Garante, di aver utilizzato i dati forniti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, cioè dal soggetto su cui dovrebbe in qualche modo vigilare e rispetto a cui, evidentemente, non riesce a esercitare pienamente quella indipendenza che la legge gli riconosce. In questo momento, Presidente, più di 30 bambini - anche molto piccoli, come hanno potuto verificare i nostri parlamentari - sono in carcere.

Chiedo scusa, Presidente, posso chiedere ai colleghi alla mia sinistra un po' di silenzio, perché non riesco a parlare? Grazie.

Ci sono istituti penitenziari nei quali i detenuti in alta sicurezza accedono liberamente ai telefonini e ai criptofonini. Solo nelle carceri siciliane - così come ci ha detto ieri il procuratore De Lucia, audito in Commissione antimafia - sono stati scoperti 225 telefonini, dall'inizio del 2026 e per una parte del 2025. Procuratore che - lo voglio dire, Presidente - noi ringraziamo, e a cui esprimiamo tutta la solidarietà anche per l'attacco e gli insulti che ha ricevuto dal Ministro Nordio, per il semplice fatto che ha ricordato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) che gli istituti penitenziari oggi sono, da questo punto di vista, fuori controllo.

E, Presidente, vorrei anche ricordare, proprio a proposito del DAP, che continuano ad essere seduti ai suoi vertici esattamente quelle persone che erano sedute, insieme al Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, a cena alla Bisteccheria d'Italia. Forse, anche su questo una riflessione il Ministro dovrebbe farla. Questa, quindi, in poche parole la situazione degli istituti penitenziari e della giustizia italiana. Presidente, vengo ora al provvedimento che ci interessa: la detenzione domiciliare speciale. Presidente, lo dico da subito: noi condividiamo, perché lo abbiamo fatto in tutta questa legislatura e anche nella legislatura scorsa, qualunque iniziativa che possa migliorare, oggi, la condizione di vita e di lavoro all'interno delle carceri italiane. Per cui, condividiamo il principio di questo provvedimento. Ed è per questo motivo - Presidente, glielo dico da subito - che il Partito Democratico esprimerà un voto di astensione. Ma, allora, perché l'astensione? Perché, pur condividendo il principio e pur condividendo l'obiettivo di questo provvedimento, esso contiene delle criticità e degli aspetti che restano oggettivamente insufficienti o insoddisfacenti.

Parto da quelli insufficienti, Presidente. Intanto, le risorse che sono state messe a disposizione di questo provvedimento. Sono risorse, Presidente, del tutto insufficienti a fronte di quei 64.645 detenuti che i dati ci dicono per il 30 per cento essere tossicodipendenti o alcoldipendenti. Persone che mai dovrebbero entrare in carcere e per questo condividiamo il principio, perché quelle persone non devono entrare in carcere ma devono poter accedere a un sistema di cura e di assistenza che permetta, pur pagando per quel reato che hanno commesso, di poter essere recuperate, perché voglio ricordare, anche ad alcuni dei nostri colleghi, che l'articolo 27 della Costituzione parla del fine della pena anche come fine della rieducazione e del reinserimento sociale.

Se vogliamo che queste persone possano avere un reinserimento sociale - anche nel ricordare le parole del professore Giostra, che ci dice che la sicurezza non la otteniamo impegnandoci a sapere quando un detenuto esce dal carcere ma se ci preoccupiamo di come quel detenuto esce dal carcere, ed è per questo motivo Presidente, come dicevo dall'inizio, che condividiamo il principio - rimaniamo abbastanza sorpresi delle poche risorse che il Governo mette a disposizione per l'attuazione del provvedimento stesso. Perché, Presidente, a fronte di un po' più di 20.000 persone che avrebbero diritto a questa possibilità di accesso, noi stiamo parlando, se tutto va bene, di 500 posti disponibili. Quindi, Presidente, è un provvedimento che non affronta in modo organico, come avremmo voluto, i problemi legati alle condizioni di vita e di lavoro oggi all'interno delle carceri italiane.

Insoddisfacente, perché ci sono delle criticità e delle questioni che non ci convincono. C'è una sorta di privatizzazione del sistema, che noi invece continuiamo a pensare debba avere una finalità pubblica. Per cui, se mancano i posti nelle comunità terapeutiche, si creino le condizioni perché quei posti vi siano; ma non si pensi che l'unica soluzione, come purtroppo accade anche per la sanità pubblica, sia quella di affidarsi esclusivamente al privato che, per carità, è fatto anche di associazioni di volontariato che ringraziamo, perché sono oggi proprio quelle associazioni, quei volontari, quelle persone, che si occupano fino in fondo delle condizioni all'interno delle carceri. Però riteniamo che, rispetto a questa particolare detenzione domiciliare, un passaggio in più si sarebbe dovuto fare, anche nei tempi, Presidente. Perché noi ci poniamo una domanda. E lo dico alla Sottosegretaria Siracusano, che ringrazio per la presenza, anche in Commissione. Certo, avremmo voluto vedere un po' di più il Ministro Nordio. Non lo vediamo da tempo: dopo che il Governo è stato sconfitto al referendum costituzionale, il Ministro Nordio non si è più visto se non con dichiarazioni del tutto discutibili - che ovviamente abbiamo respinto al mittente -, ma lo avremmo voluto almeno questa volta. Non è venuto come già non venne quando il Parlamento, in seduta straordinaria, si occupò di carcere: neanche allora era presente, neanche oggi è presente. Questo a significare… Ma ce l'aveva detto con chiarezza l'atteggiamento che aveva tenuto quando, nel luglio del 2024, fece il decreto Carceri: eravamo tutti qua per il voto finale al provvedimento, e lui già si recava a Palazzo Chigi e ne usciva per dire che bisognava fare qualcosa di più, e che si affidava al Presidente della Repubblica per farlo. Ecco, noi riteniamo ancora una volta che, su questo tema come su tanti altri che riguardano la giustizia italiana, il Ministro Nordio sia assolutamente inadeguato al ruolo delicato e importante che gli è stato affidato dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

E, Presidente, come dicevo, non ci convince neanche il tempo dell'attuazione di questo provvedimento che, per come è scritto - 120 giorni -, rischia di rimanere semplicemente sulla carta. E non bastano i buoni propositi del Sottosegretario Mantovano, avremmo voluto qualcosa in più, avremmo voluto che fosse scritto nero su bianco che questo provvedimento è davvero a cuore al Governo, che sembra invece essersi semplicemente lavato la coscienza con poco, e non aver fatto nulla per quanto riguarda il carcere.

Presidente, noi riteniamo che gli istituti penitenziari italiani oggi siano una vera e propria emergenza nazionale. Presidente, riteniamo che sia necessario intervenire perché quel “fuori controllo” a cui si è fatto riferimento incide sulla sicurezza di tutti i cittadini e le cittadine italiane. Presidente, riteniamo che questo provvedimento - sul quale, ripeto, ci asteniamo - sia però insoddisfacente e insufficiente, perché molto di più si deve fare e molto di più avete dimostrato di non voler fare, quando avete affossato la liberazione anticipata speciale e quando avete affossato la legge sulle detenute madri. Quindi, non è sufficiente commemorare, non è sufficiente parlare, è necessario fare fatti. Questo è un piccolo fatto. Questo fatto è del tutto insufficiente di fronte a una assenza di strategia sul tema degli istituti penitenziari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Varchi. Ne ha facoltà.

MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, intervengo oggi su questo provvedimento, che arriva all'esame di quest'Assemblea all'esito di un lungo lavoro di ascolto, di confronto e di recepimento delle istanze di chi ogni giorno lavora in questo settore. Mi riferisco a tutto quel mondo, fatto anche da strutture pubbliche nelle quali esercitano la propria opera grandi professionalità e grandi competenze, che è quel mondo che si occupa del recupero delle dipendenze. Mondo rispetto a cui, ce lo dobbiamo dire, le disposizioni vigenti fino all'approvazione definitiva di questa norma hanno dimostrato più di qualche lacuna.

Ecco, perché a noi, di Fratelli d'Italia, viene molto complicato accettare lezioni di legislazione, di tecnica legislativa e di buon governo da chi, al Governo, c'è stato prima di noi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Peraltro, signor Presidente, chi ha seguito i lavori di questo provvedimento, nell'altro ramo del Parlamento, sa bene che sono stati accolti molti dei suggerimenti che i gruppi parlamentari di opposizione hanno presentato. Ecco perché, ancora una volta, credo che il dibattito in questa Camera dei deputati sia stato leggermente inquinato dai dati contingenti del dibattito politico, perché, altrimenti, non mi spiegherei come mai tutte le osservazioni che respingo al mittente, perché ritengo insussistenti, svolte in quest'Aula dai gruppi di opposizione, non siano state tradotte in emendamenti dai loro colleghi al Senato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), avendo gruppi parlamentari anche in quel ramo del Parlamento.

E, ancora, signor Presidente, nel corso della VII Conferenza nazionale sulle dipendenze, che si è svolta a Roma, nel novembre del 2025, la cui relazione finale è pubblicata sul sito del Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, è stato affrontato il tema, in maniera molto laica, partendo, come siamo soliti fare noi, dai dati, dai numeri, dalle statistiche, cioè dalla fotografia della realtà, perché, quando si vuole affrontare un problema importante come questo, non lo si fa con un approccio filosofico, ma lo si fa con un approccio empirico.

Allora, partendo da quella relazione che ha un capitolo specifico su questo tema, abbiamo voluto declinare i due obiettivi principali di questo provvedimento: da un lato, la risposta sanzionatoria, alla quale lo Stato non può e non deve mai rinunciare finché ci saremo noi al Governo; dall'altro, il recupero effettivo della persona, perché i dati analizzati raccontano che l'impulso tossicomanico è fortissimo verso la commissione di reati predatori e di altra natura.

Allora, la detenzione domiciliare legata indissolubilmente a un programma socio-riabilitativo, secondo noi, avrà un grande effetto, cioè quello di spezzare la catena della dipendenza e, con essa, spezzare anche la catena della recidiva. Ecco perché, io credo che con questa legge vincano la persona e la sicurezza dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

È una legge scritta applicando la Costituzione che privilegia un approccio rieducativo accanto all'approccio sanzionatorio e, quindi, vince la sicurezza, perché un tossicodipendente che viene completamente recuperato, sotto la stretta sorveglianza dello Stato, è un tossicodipendente che esce dal tunnel e non delinquerà più, abbattendo, quindi, la recidiva.

E, ancora, questo avrà, quale effetto indiretto, ma non secondario, quello di decongestionare gli istituti penitenziari per un recupero autentico che non sia fatto solo di parole ai convegni, ma di autentico reinserimento sociale. Questo è il secondo obiettivo della norma.

Infine, è una norma estremamente rigorosa, perché contiene dei limiti invalicabili per i reati ostativi di cui all'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario e, quindi, contro la criminalità organizzata di stampo mafioso e contro i reati più gravi non c'è alcun passo indietro da parte di questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Del resto, signor Presidente, quando ho immaginato questo intervento, l'ho immaginato in un clima di condivisione frutto del lavoro che è stato fatto al Senato dove, come ho già avuto modo di dire, molti emendamenti delle opposizioni sono stati accolti e, oggi, sono versati nel testo che questa Camera sta approvando e lo approverà con una sostanziale condivisione mascherata negli interventi che, pure oggi, ho dovuto ascoltare che, in realtà, sono il frutto di una presa di posizione legata al dibattito contingente.

Allora, signor Presidente, su questo, qualche parola la voglio dire, perché, da parte del Partito Democratico che ha varato tagli orizzontali (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che hanno portato la Polizia penitenziaria a meno 8.000 unità, noi lezioni non ne possiamo accettare! E dal MoVimento 5 Stelle che, con la scusa del COVID-19, ha fatto scarcerare mafiosi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti della deputata D'Orso), noi lezioni non le possiamo accettare!

PRESIDENTE. Deputata D'Orso!

MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Non si preoccupi, Presidente, comprendo il nervosismo dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, perché la verità, talvolta, fa male, ma non per questo ci sottraiamo agli obblighi di un partito che governa e un partito che governa deve proporre delle soluzioni. Questo provvedimento offre soluzioni chiare, perché diciamo che, se delinqui, deve scontare la tua pena. Alla risposta sanzionatoria dello Stato, non rinunciamo e non rinunceremo mai, ma siamo anche consapevoli che la persona va messa, comunque, al centro di un percorso di recupero.

Il percorso di recupero è efficace solo se è strettamente collegato all'esecuzione della stessa pena: stai in detenzione domiciliare nella misura in cui acconsenti a intraprendere un percorso di recupero (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ecco perché, Presidente, poc'anzi ho detto che, con questo provvedimento, i due obiettivi possono dirsi pienamente raggiunti.

Ancora, in materia di giustizia, vorrei ricordare, essendo stata, nella scorsa legislatura, un parlamentare di opposizione, che, in quest'Aula, arrivavano sistematicamente provvedimenti annunciati come epocali con la clausola di invarianza finanziaria. Allora, non accetto che, oggi, si dica che le somme sono insufficienti quando, nella scorsa legislatura, sono state varate riforme ai nostri codici con la clausola di invarianza finanziaria. Da chi ha depauperato i capitoli in materia di giustizia, noi lezioni non ne accettiamo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

Peraltro, questa norma contiene una copertura già a partire dal 2026; noi siamo alla fine del mese di luglio, stiamo approvando oggi questa norma eppure, per l'intero anno 2026, questa maggioranza, questo Governo, hanno previsto una copertura finanziaria, il che significa una cosa soltanto, ossia che noi, a questo provvedimento, crediamo; noi, all'efficacia di questo provvedimento, crediamo molto e siamo nella condizione di stanziare risorse.

Naturalmente, io auspico che queste risorse si rivelino insufficienti, ma non come lo auspica il Partito Democratico per contestare il nostro lavoro; lo auspico perché significherà che questo provvedimento ha pienamente raggiunto il suo scopo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Allora, sì, mi auguro che ci sarà la necessità di operare in variazione, perché questo significherà che molte persone saranno state recuperate senza un approccio pregiudiziale al problema delle carceri nelle quali anche noi ci rechiamo, non certo per parlare con i terroristi, ma per capire quali sono le condizioni di lavoro e di vita all'interno degli istituti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Presidente, concludo questo mio intervento, annunciando il voto favorevole di Fratelli d'Italia su un provvedimento in cui vince la persona e la sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2961​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2961​: S. 1635 – “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti” (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Nel cinquantesimo anniversario della nomina di Tina Anselmi come Ministro.

PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, secondo le intese intercorse, avranno ora luogo interventi sull'ordine dei lavori per ricordare il cinquantesimo anniversario della nomina di Tina Anselmi come Ministra, prima donna ad assumere tale incarico.

Sul tema ha chiesto di parlare la deputata Elena Bonetti. Ne ha facoltà. Prego, onorevole Bonetti.

Colleghi, vi chiederei silenzio in Aula. Ovviamente, se volete uscire dall'Aula ne avete piena facoltà, altrimenti vi pregherei, però, di ascoltare in silenzio. Prego, collega Bonetti.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il 29 luglio 1976 Tina Anselmi giurava come Ministra della Repubblica, quale Ministra del Lavoro, prima donna a giurare come Ministro e anche prima donna ad accedere alle più alte cariche delle istituzioni della nostra Repubblica. Tina Anselmi è stata una donna che ha vissuto la responsabilità istituzionale con un mandato che sentiva chiaro e urgente: quello di lavorare perché più donne, dopo di lei, potessero accedere a quei luoghi e per liberare opportunità ed energie delle donne nel nostro Paese. È dell'anno successivo, del 1977, la legge sulla parità salariale, del 1978 la legge sul Servizio sanitario nazionale.

Nella memoria di quel momento così cruciale nella storia della nostra Repubblica, non solo per tutte le donne ma per tutto il Paese, oggi noi sentiamo, con altrettanta urgenza, lo stesso compito e la stessa responsabilità davanti a noi, che sono quelli di allargare lo spazio delle istituzioni a tutte le donne, permettere che più donne possibile accedano a queste cariche e soprattutto costruire e promuovere quella parità di genere nel nostro Paese, che è uno dei segni fondamentali e che è la cifra fondamentale della nostra democrazia e della nostra Repubblica. A Tina Anselmi e alle donne che prima di noi hanno aperto quella strada non va solo il nostro sentito grazie oggi, ma un impegno corale a proseguire sulla stessa strada (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rotondi. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO ROTONDI (FDI). Presidente, aggiungo il ricordo del gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia alle parole che sono state dette dalla collega. Tina Anselmi è un pezzo di storia di questo Paese. In quest'Aula, siamo in due ad averla conosciuta - forse solo con Tabacci - e Tina era Tina per tutti, anche per noi giovani democristiani del tempo, perché era il prototipo del politico alla mano non demagogico. Non ti dava il “tu” per stabilire una complicità, ma una parità, una confidenza, quella parità che lei aveva conquistato sin dal 1944 quando fu staffetta partigiana nella brigata “Cesare Battisti”, rischiando di persona, da ragazzina, e conoscendo l'unico amore - non lo direi in quest'Aula, se la sorella non lo avesse ricordato in una bellissima intervista, qualche giorno fa - della sua vita. La ricordiamo per essere stata Tina Anselmi, non perché è stata la prima donna Ministro.

In questo senso, siamo orgogliosi di ricordare che il nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, presentando il suo Governo in quest'Aula, all'inizio della legislatura, tra le altre ha citato Tina Anselmi, per dire quanto è lunga l'onda dei primati e soprattutto quanto è lunga la capacità di protagonismo delle donne italiane che spendono il loro talento nella politica (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Filippin. Ne ha facoltà.

ROSANNA FILIPPIN (PD-IDP). Signora Presidente, sono passati cinquant'anni dal 29 luglio 1976, quando Tina Anselmi prestò giuramento come Ministra del Lavoro, diventando la prima donna ad entrare in un Governo della Repubblica. C'è una foto che ricorda quel momento: un vestito colorato e persino sgargiante in un gruppo indistinto di uomini vestiti di grigio e di blu. Ma Tina Anselmi non è stata grande perché è stata la prima, è stata grande perché ha dato un significato a quel primato. La sua storia comincia molto prima di quel giuramento. Comincia da ragazza, da giovanissima: aveva solo 17 anni quando, dopo aver assistito all'impiccagione di 31 giovani a Bassano del Grappa, la mia città, sceglie la Resistenza e diventa la staffetta partigiana Gabriella. Da allora la sua vita è sempre stata guidata da un'idea semplice e fortissima: la libertà non è un privilegio, è una responsabilità.

Finita la guerra, continua a servire il Paese come insegnante, sindacalista, parlamentare e, quando arriva al Governo, racconta quel momento con una sobrietà che ancora oggi colpisce e scelgo di citare esattamente le sue parole: “Ebbene sì, nel 1976 fui la prima donna Ministro della storia della Repubblica italiana. Non voglio dire che non ci avessi mai pensato, che non avessi mai fatto progetti sul mio futuro professionale. Anch'io ero ambiziosa, come tutti coloro che, decidendo di misurarsi con la politica, stravolgono la propria vita. Semplicemente, e credo di poter parlare a nome di tanti miei colleghi di allora, anche se non di tutti, oltre all'ambizione c'era la passione, spirito di servizio e idealità, che davano un senso profondo al nostro impegno”.

Ecco, in queste parole c'è tutta Tina Anselmi. C'è una politica che non cerca scorciatoie, che considera le istituzioni un luogo di servizio e non di affermazione personale. Da Ministra contribuì alla costruzione del Servizio sanitario nazionale. Da presidente della Commissione parlamentare di inchiesta P2, difese con coraggio la trasparenza delle istituzioni e la democrazia repubblicana. Nel ricordarla oggi, rendiamo omaggio non soltanto alla prima donna Ministro d'Italia, ma a una delle figure più limpide della nostra Repubblica, una donna che ci ha insegnato con la sua vita, prima ancora che con le sue parole, che il prestigio delle istituzioni nasce dalla competenza, dall'integrità e da quello spirito di servizio che lei considerava il fondamento dell'impegno politico (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.

SIMONETTA MATONE (LEGA). Sono felice di ricordare Tina Anselmi, che ho, grazie alla mia età, personalmente conosciuto. Tina può essere raccontata come una figura che tiene insieme quattro parole: libertà, lavoro, uguaglianza, democrazia. È stata partigiana della Resistenza, sindacalista, parlamentare, prima donna Ministro, riformatrice sociale, garante della libertà democratica e ha una delle biografie più belle della storia della Repubblica italiana. È nata a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927 ed è morta, sempre a Castelfranco, il 1° novembre 2016. La sua formazione civile nasce durante la guerra. Entra adolescente nella Resistenza come staffetta partigiana nella brigata autonoma “Cesare Battisti” con il nome di battaglia di Gabriella. Questa esperienza non fu un episodio marginale della sua vita, ma fu indicativa del suo rapporto con il potere, inteso come… scusatemi, stiamo ricordando una defunta…

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi per cortesia. Prego.

SIMONETTA MATONE (LEGA). Non per me, è per Tina Anselmi.

PRESIDENTE. Ha ragione, collega Matone, ha pienamente ragione. Colleghi, grazie.

SIMONETTA MATONE (LEGA). Allora, non fu un episodio marginale questo suo partecipare alla Resistenza, perché le diede una visione della politica intesa come servizio, come responsabilità personale e difesa della libertà. Si è laureata in lettere all'Università Cattolica di Milano, ha lavorato come insegnante; è diventata sindacalista prima della CGIL e poi è passata alla CISL; è stata dirigente dei sindacati dei tessili e maturò un'esperienza diretta nel mondo del lavoro attraverso quest'attività.

Fu eletta alla Camera dei deputati dal 1968 e - pensate - vi rimase ininterrottamente fino al 1992, dalla V alla X legislatura. Nel 1976 è entrata al Governo come Ministro del Lavoro e della previdenza sociale ed è stata la prima donna a ricoprire un incarico di questo tipo. Questo dato non è simbolico, soprattutto in relazione alla materia di cui lei si occupava. Il suo nome è legato in modo particolare alla legge 9 dicembre 1977, n. 903, sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. Questa legge fondamentale, che vietava la discriminazione sul sesso nell'accesso al lavoro, è ricordata come legge Anselmi.

Dopo il Ministero del Lavoro fu Ministro della Sanità; anche qui, con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, ha istituito il Servizio sanitario nazionale, fondato sul principio della tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo. Non possiamo dimenticare il capitolo fondamentale che chiuse la sua esistenza politica: è stata la presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 dal 1981 al 1985. In quel frangente ha incarnato un'idea coraggiosa e severa della legalità repubblicana con equilibrio e dedizione. Quindi, a Tina Anselmi va il nostro ricordo deferente e commosso (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Rossello. Ne ha facoltà.

CRISTINA ROSSELLO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ci siamo interrogate con le colleghe di Forza Italia su come testimoniare un ricordo di Tina Anselmi e abbiamo convenuto tutte che c'è un articolo della Costituzione che ha accompagnato tutto il suo percorso ideologico e sociale, l'articolo 3 della Costituzione. Un articolo che rappresenta un vero e proprio motore ideologico di tutto ciò che ha ispirato il pensiero di Tina Anselmi, sia come primo Ministro donna, ma anche con le grandi proposte legislative già citate dai colleghi sia nell'ambito della sanità che nell'ambito del lavoro.

Ebbene, le premesse di quelle leggi sono ancora di grande attualità e noi vogliamo sottolineare l'importanza di un percorso che poi altre hanno raccolto. Ora, è stata Tina Anselmi ad aprire le porte anche alla carriera della magistratura e delle Forze armate alle donne, e anche a istituire la prima Commissione per la parità. Parità di genere che ha rivendicato con un concetto e una frase che poi è stata ripresa da tutti noi, cioè quella di rimuovere gli ostacoli, e quindi quel concetto di opportunità e di chance che è ben noto poi a tutte noi che abbiamo raccolto il suo testimone.

La sua testimonianza e il suo valore si videro anche quando ha diretto la Commissione per l'indagine sulla P2, quando, con forza e fermezza, ha continuato a mantenere, esempio di coraggio, una posizione che le è anche costata un forte isolamento nel suo stesso partito. Questi concetti etici, morali, alti e anche di attenzione alla società e ai temi sociali sono quelli che ci consentono di ricordare la collega Tina Anselmi come donna di grande modernità, cui soprattutto noi colleghe di Forza Italia vogliamo dedicare un applauso affettuoso (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Fontana. Ne ha facoltà.

ILARIA FONTANA (M5S). Grazie, gentile Presidente. Cinquant'anni fa fu una conquista per la nostra democrazia, per la democrazia italiana. Partigiana, parlamentare, Tina Anselmi ha sempre vissuto la politica come servizio, mai come privilegio. Lo ha sempre fatto con forza, con serietà e con coraggio. Fece battaglie rivoluzionarie. Ricordarla oggi in quest'Aula - ammetto, anche con emozione - significa, sì, celebrarla, certamente, ma avere anche il coraggio di denunciare ancora quante battaglie dobbiamo fare quotidianamente.

Non è sufficiente, infatti, oggi commemorare o ricordare, ma bisogna agire con forza e quotidianamente. Raccogliere oggi la sua eredità vuol dire servire le istituzioni con serietà, difendere la Costituzione, promuovere, ma con i fatti, la parità. Io ho avuto l'onore di svolgere il ruolo di Sottosegretaria, ho giurato sulla Costituzione; con disciplina e onore porto avanti il mio mandato, conosco bene, come tutte e tutti noi, le difficoltà che incontriamo nel nostro percorso politico e parlamentare.

Ma proprio l'azione politica di donne come Tina Anselmi ci ha permesso di stare qui, oggi, per poterla commemorare, ricordare, ma anche per rappresentare le cittadine e i cittadini italiani. Per questo non possiamo dimenticare e dobbiamo soprattutto lavorare per tutte quelle donne che sono al di fuori di quest'Aula e costruire per le bambine di oggi una società che non ha bisogno di rincorrere la parità. Ciò affinché le bambine di oggi possano semplicemente crescere sapendo che ogni traguardo è davvero alla loro portata, perché la società chiede alle donne di dimostrare ogni giorno di valere di più, ma non deve chiederlo se è una società sana.

Garantisce a tutte e tutti le stesse opportunità di partenza. Questo è il lascito di Tina Anselmi: una Repubblica in cui il talento conti più del genere, il merito più dei pregiudizi e i diritti non siano mai una conquista da strappare, ma una certezza da custodire (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Voglio innanzitutto ringraziare la collega Bonetti per avere promosso queste brevi commemorazioni di una delle donne e di una delle figure femminili più importanti della storia della nostra Repubblica. Tina Anselmi, veneta come me, è stata rappresentante del collegio Venezia-Treviso dal 1968, come è stato ricordato, fino al 1992. La voglio ricordare non solo come parlamentare, ma per l'impegno civile e civico che, fin dalla sua prima giovinezza, fu suo nella Resistenza. Perché, vedete, a 17 anni essere staffetta nella Resistenza vorrà pur dire qualcosa di questa grandissima donna.

Si misurò con quello che lei disse essere uno degli aspetti fondamentali della sua politica: per cambiare il mondo, per cambiare la politica bisogna esserci. Interroghiamoci su questo suo approccio alla politica con l'esserci. Cosa significava per lei? Esserci voleva dire essere in coerenza con quella che era la sua coscienza, la sua identità, il suo percorso non soltanto politico, ma anche spirituale. Ella fu una grandissima lettrice, fino alla fine della sua vita, di Simone Weil, e quindi non pensava soltanto all'approccio politico.

Lei fu una grandissima politica nel senso anche di saper ascoltare, di saper mediare e di saper trovare soluzioni alte alla mediazione, come dimostrano le sue numerose leggi che sono ancora le riforme più importanti, forse, della nostra Repubblica, tipo quella sulla sanità. Bene.

La nostra Tina Anselmi fu sempre fedele a se stessa, pienamente fedele a se stessa perché seppe interpretare anche il suo essere donna non in funzione di un'imitazione o di una supplenza del maschile, ma in fedeltà alla grande, immensa, importantissima genealogia di donne e in questa genealogia lei ora occupa un posto fondamentale; e alla sua autorità di parola, alla sua radicalità e al suo coraggio, noi tutte e tutti - dico, potremmo e dovremmo - ispirarci (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Semenzato. Ne ha facoltà, prego.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Tina Anselmi, lo dico con molto orgoglio, veneta, di Castelfranco Veneto - vicino a Treviso -, e quindi questo mi riempie ancora di più di soddisfazioni. Cinquant'anni fa, lo abbiamo sentito, fu nominata Ministro del Lavoro: la prima Ministra donna, staffetta partigiana, cattolica, sindacalista dalla parte delle operaie, leader della DC, amica e allieva di Aldo Moro, ironica e testarda, però difficilmente catalogabile.

Una delle figure politiche - per noi donne, ma non solo per noi donne - più importanti nella storia della Repubblica. La donna delle grandi riforme sociali, donna di lotta e di impegno politico, vissuto sempre come servizio a disposizione degli altri. Ci ha lasciato questa frase: per cambiare il mondo bisogna esserci. Lo ripeto: per cambiare il mondo bisogna esserci. Una vita per la democrazia, impegnata a combattere stereotipi e pregiudizi contro le donne, ma cinquant'anni fa quando sicuramente era tutto più difficile. La sua legge sulla parità salariale è oggi un esempio attualissimo.

Capace di ascolto, duttile nel condurre la mediazione, chiara nell'esporre i propri convincimenti. Ci ha lasciato un monito: la democrazia dopo essere conquistata, deve essere vissuta, difesa e partecipata. Io penso che se oggi abbiamo una Presidente donna al Governo di questo Paese, è perché abbiamo avuto anche come faro Tina Anselmi. Se, dall'altra parte, abbiamo come segretaria di un'opposizione una donna è perché abbiamo questi esempi.

Concludo Presidente con questa sua frase: quando le donne si sono impegnate nelle battaglie, le vittorie sono state vittorie per tutta la società, la politica che vede le donne in prima linea è politica dell'inclusione e di rispetto delle diversità e di pace. Ringrazio anche il presidente Lupi, che mi ha suggerito questa frase (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Gadda. Ne ha facoltà, prego.

MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie, Presidente. Democrazia non è solo libere elezioni, non è solo progresso economico, è giustizia, rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne e tranquillità per i vecchi e speranza per i figli, è un terreno che va coltivato, attraverso la responsabilità di tutto un popolo. Queste non sono soltanto parti degli iscritti di Tina Anselmi, ma sono parte vera della sua vita.

Tina Anselmi, fino al 2016 - anno della sua morte -, incontrò i ragazzi nelle scuole, a cui ripeteva che “per cambiare il mondo bisogna esserci”. E lei c'è stata, per tutta una vita; da diciassettenne è costretta ad assistere alle impiccagioni dei suoi amici, dei suoi compagni di scuola partigiani. Non si piegò al male, non si piegò all'indifferenza, non si piegò all'odio, diventò staffetta partigiana con il nome di Gabriella, ma soprattutto, quel giorno del 1946, ebbe per tutta la vita il rammarico di non aver potuto partecipare a quel primo voto delle donne. Eppure, ha ricordato per un'intera vita, il piacere e la gioia, la felicità di aver partecipato, non potendo votare però, ai comizi per spingere le donne a partecipare, a votare ed essere parte di questa Repubblica.

Noi la ricordiamo oggi perché il 29 luglio di tanti anni fa, nel 1976, divenne la prima Ministra donna in questo Paese: il Ministro del Lavoro e a lei si deve il primo percorso per la parità salariale. Nel 1978 da Ministra della Sanità portò il suo nome attraverso l'istituzione di quel Servizio sanitario nazionale, che appunto è diventato una nostra responsabilità. La nostra è una Repubblica giovane, è stata costruita attraverso il sacrificio di tanti giovani, ma è stata costruita anche attraverso gli ideali e le passioni di donne come Tina Anselmi. Credo che questo sia il messaggio più bello per i giovani di oggi: di partecipare alla vita pubblica, alla vita sociale, alla vita politica nel nostro Paese (Applausi).

PRESIDENTE. Ringrazio tutti i gruppi, le deputate e i deputati che hanno ricordato Tina Anselmi nel cinquantesimo anniversario della sua nomina a Ministra, la sua biografia, la sua storia di staffetta partigiana, di presidente della Commissione sulla P2. Naturalmente, al vostro ricordo, si aggiunge quello della Presidenza della Camera.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, sull'ordine dei lavori, la deputata Frassini. Ne ha facoltà, prego.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Grazie Presidente. Chiedo la sospensione di un'ora dei lavori dell'Aula perché ci sono attualmente in corso importanti interlocuzioni con la Commissione europea sul decreto PNRR-Infrastrutture.

PRESIDENTE. Immaginavo. A questo punto, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 12,40. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 11,35, è ripresa alle 12,43.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Ha chiesto di intervenire, sull'ordine dei lavori, la deputata Frassini. Ne ha facoltà.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Grazie, Presidente. Chiedo la sospensione di un'ora dei lavori dell'Aula (Commenti), in quanto sono ancora in atto delle interlocuzioni con la Commissione europea, sempre sul decreto PNRR.

PRESIDENTE. Quindi, ha chiesto un'altra ora. A questo punto, noi dovevamo concludere la seduta antimeridiana alle 13,30 e, quindi, riprenderemo l'esame del decreto a partire dalle 16,15, dopo il question time. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 12,45, è ripresa alle 15,05.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della Giustizia, il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie e il Ministro della Salute.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Chiarimenti circa le notizie di stampa relative alla riferita influenza dell'ex Sottosegretario Delmastro Delle Vedove nella gestione attuale del Ministero della Giustizia - n. 3-02823)

PRESIDENTE. La deputata D'Orso ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02823 (Vedi l'allegato A).

VALENTINA D'ORSO (M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, come abbiamo appreso dalla stampa, mezzo Ministero della Giustizia, tra cui alcuni soggetti che oggi rivestono incarichi di vertice al Ministero, stavano a tavola con Delmastro, all'epoca suo Sottosegretario, nel ristorante gestito da Delmastro in società con la figlia appena diciottenne di Mauro Caroccia, prestanome del potente clan Senese, ovvero prestanome della camorra. C'è proprio una fotografia emblematica, che è finita su tutti i giornali, che ritraeva questa scena.

Ebbene, da quando è emersa questa vicenda, lei, Ministro, si è mai seriamente interrogato sull'opportunità di quelle frequentazioni? Ha tratto o no delle conseguenze? Non sarebbe utile anche a lei, Ministro, prendere visione delle chat tra Caroccia e Delmastro e avere la massima trasparenza sui rapporti tra Delmastro e un prestanome della camorra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.

CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. Grazie, collega. Allora, mi riesce sempre difficile, soprattutto dopo il caso Minetti, rispondere a delle domande fondate su agenzie di stampa più o meno corrette. Il caso Minetti avrebbe dovuto insegnare una maggiore cautela nel fidarsi di notizie che poi si sono rivelate clamorosamente fasulle e inventate. Per quanto riguarda la continuità della struttura ministeriale, tutti sappiamo che il Sottosegretario Delmastro, per motivi personali, ha dato le dimissioni ed è stato sostituito dal senatore Balboni nel medesimo incarico e con le medesime deleghe.

Questa continuità nella gestione del Ministero è una continuità che viene assicurata ovviamente dallo stesso Ministro e da chi ha la responsabilità dell'indirizzo politico, cioè dalla Presidenza del Consiglio. È una continuità, iniziata con l'onorevole Delmastro, proseguita ora con l'onorevole Balboni e mantenuta ferma da questo Ministro, che proprio oggi si è consolidata e manifestata in un provvedimento che vorrei dire quasi epocale, al quale penso forse avreste fatto anche un riferimento nella parte scritta della vostra domanda, cioè sulla situazione carceraria, di cui, peraltro, si occupava l'onorevole Delmastro e si occupa ora il Sottosegretario Balboni.

Come voi sapete, oggi è stato approvato questo provvedimento che vorrei dire epocale, perché consente la detenzione alternativa di almeno 10.000 persone tossicodipendenti che hanno commesso dei reati correlati a questa tossicodipendenza e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire, anche se erano in fase di espiazione della pena. Questo provvedimento, che coniuga la certezza della pena con il recupero del detenuto, è proprio il risultato di questa continuità nella gestione ministeriale per quanto riguarda le carceri.

Vorrei anche aggiungere che il Piano carceri sta andando avanti secondo i programmi prefissati. L'altro giorno abbiamo inaugurato un padiglione modello per il 41-bis proprio nel cagliaritano e il commissario per l'edilizia carceraria sta portando avanti, secondo il cronoprogramma stabilito, la costruzione di edifici per circa 10.000 detenuti. Questo contribuirà, assieme al primo provvedimento, a quella deflazione della popolazione carceraria che tante volte è stata lamentata.

PRESIDENTE. Il deputato Cafiero De Raho, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, mi sembra che lei, nella sua risposta, non abbia centrato il tema che le è stato sottoposto. Il tema è quello della composizione della sua struttura ministeriale in questo momento. Ha affermato che le notizie di stampa non sono notizie rispondenti a verità, ma di ciò non abbiamo letto nulla, mentre invece sappiamo che è una struttura puntellata con ruoli apicali ricoperti da fedelissimi di Andrea Delmastro, e questo avrebbe richiesto una sua particolare attenzione.

Andrea Delmastro, soggetto in società con la figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni del clan Senese, è una persona che poi ha fatto questa società e in quel ristorante ha portato anche diversi esponenti del suo Ministero. Io credo che sia anche suo interesse conoscere i contenuti delle chat rispetto alle quali si sta oggi discutendo tanto. Lo stesso Mauro Caroccia ha pensato di depositare le chat per dimostrare qual è la sua posizione.

Mauro Caroccia è indagato di un altro reato di intestazione fittizia, dopo essere stato condannato per quello stesso reato con il clan di Michele Senese. Guardate che quel clan Senese è un clan di una pericolosità estrema, perché ha creato quel consorzio criminale tra camorra, ‘ndrangheta e mafia. È un consorzio criminale di gravità assoluta. Tutto questo deve essere sicuramente accertato anche attraverso le chat e non possiamo fare finta di niente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Proprio lei, Ministro, non può far finta di niente quando un suo Sottosegretario si è occupato del Ministero e del DAP.

Io credo che abbia la necessaria chiarezza di ciò che deve essere approfondito, signor Ministro. Su questo era la nostra richiesta e su questo devo dire che lei non ha risposto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative di competenza per la riduzione dei prezzi del gas e dell'energia, anche con riferimento alla riapertura dei canali di approvvigionamento con Paesi esteri - n. 3-02824)

PRESIDENTE. Il deputato Bof ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02824 (Vedi l'allegato A).

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Per suo tramite, noi diciamo al Ministro che fondamentalmente oggi abbiamo il problema del costo del carburante. Il Governo interviene, ahimè, con un aiuto blando, che durerà per qualche settimana, ma che poi farà riproporre il problema. I consumi energetici in Italia sono anche i consumi delle nostre famiglie. Noi chiediamo al Ministro cosa intenda fare perché queste politiche del Green Deal, ad esempio, scaricano sulle bollette dei cittadini un 20 per cento di costi di sistema, 22 per cento, ma il 90 per cento sono finanziamento alle energie rinnovabili, il sostegno alle energie rinnovabili, che non si sostengono da sole, ma vengono prelevate dalle bollette dei cittadini.

Le politiche di un Governo o dei Governi possono essere scelte, ma devono essere finanziate con il bilancio del Governo e non con le bollette dei cittadini. In più noi ci chiediamo come mai non si possano andare a reperire le energie dove costano meno, anziché doverle per forza comprare dove il costo è superiore (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.

GILBERTO PICHETTO FRATIN, Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. Per contenere l'impatto dei prezzi dell'energia su famiglie e imprese il Governo ha adottato sin dal suo insediamento una strategia volta ad adottare misure strutturali orientate all'abbattimento dei prezzi energetici. Con specifico riferimento al settore gas, abbiamo diversificato le fonti e le rotte di approvvigionamento quale strumento essenziale per garantire sicurezza, stabilità dei prezzi e indipendenza energetica, nel pieno rispetto del quadro vincolante finalizzato all'abbandono graduale delle importazioni di gas naturale russo, sulla base delle decisioni assunte in sede europea.

Il Governo si è perciò attivato per potenziare le infrastrutture di importazione, rigassificazione e trasporto e per ridurre il differenziale di prezzo tra i principali hub europei e quello nazionale, anche al fine di sostenere la competitività delle imprese ad elevato consumo energetico.

Anche nell'ultimo decreto Bollette, per il settore del gas siamo intervenuti per ridurre il differenziale di prezzo tra il PSV e il TTF, rafforzare la gas release e l'approvvigionamento di biometano per il settore

hard-to-abate.

Parallelamente, per il settore elettrico sono stati previsti interventi per la riduzione strutturale della componente ASOS delle bollette e la sterilizzazione di alcuni costi legati alla produzione termoelettrica. Lo sviluppo e il rafforzamento dei contratti di lungo termine contribuiranno, inoltre, a ridurre la volatilità dei prezzi e a garantire maggior certezza nei costi di approvvigionamento.

Sottolineo che gli attuali e futuri meccanismi di incentivazione delle FER, come il FER X o il prossimo FER Z, si pongono come meccanismi di stabilizzazione dei ricavi che apportano benefici al sistema, riducendo le ASOS, come dimostrato dalle ultime aste del FER X transitorio, ponendo così fine ad aggravi posti dai precedenti Esecutivi. Le ultime aste hanno fissato il prezzo del fotovoltaico a meno della metà del PUN; e la stessa cosa anche per quello dell'eolico, o comunque quasi alla metà.

Da ultimo, il Governo sta lavorando per sfruttare pienamente la flessibilità di bilancio concessa dalla Commissione per investimenti in ambito energetico, al fine di proseguire nell'attuazione della strategia energetica integrata che persegua simultaneamente la riduzione strutturale dei prezzi dell'energia, il sostegno della competitività delle imprese, la tutela delle famiglie, la sicurezza degli approvvigionamenti e il rafforzamento dell'autonomia energetica nazionale.

PRESIDENTE. Il deputato Bof ha facoltà di replicare.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. La risposta, ahimè, non ci soddisfa. Giustamente, il Ministro parla della riduzione percentuale del PUN, che è la quota alla quale viene pagata l'energia quando viene immessa in rete dagli impianti fotovoltaici o da altro. È chiaro che, però, ragionando in termini percentuali, il 50 per cento di tanto è tanto, e il 50 per cento di poco è poco. Quindi noi guardiamo al dato assoluto, che è quello che poi i cittadini devono pagare con i loro stipendi.

Il dato reale è quello per cui, invece, i costi di tutto il Green Deal che ci impongono la von der Leyen e l'Europa vengono scaricati sulle bollette dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché, in realtà, il 22 per cento è la componente degli oneri di sistema e, di questo, il 90 per cento sono gli incentivi che noi diamo alle rinnovabili.

Ora, poiché qualcuno in Europa decide di adottare delle politiche folli, come quelle del Green Deal, che distruggono le nostre imprese e i nostri comparti industriali, tra l'altro per non risolvere nessun problema - perché, in realtà, al problema dell'inquinamento globale l'Europa concorre per l'8 per cento -, andiamo a penalizzare i nostri cittadini e le nostre imprese che, per finanziare il Green Deal, pagano il 20 per cento di bolletta in più; senza parlare degli ETS e della carbon tax che devono pagare le nostre imprese.

Quindi noi diciamo che, se realmente le energie rinnovabili sono sostenibili, e sono sostenibili anche sotto il profilo economico, non hanno bisogno di incentivi. Quindi, facciamo immediatamente qualcosa per i cittadini: togliamole dalla bolletta, non diamo gli incentivi sulle energie rinnovabili, e così possiamo far risparmiare, da domani, ai nostri cittadini il 20 per cento del costo in bolletta, e chi vuole le energie rinnovabili se le installa e ne trae i vantaggi che ne vuole trarre (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

(Tempi di adozione del decreto volto all'individuazione dei comuni montani destinatari dei benefici economici ed elementi in merito alla ripartizione del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane - n. 3-02825)

PRESIDENTE. Il deputato Curti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Sarracino e altri n. 3-02825 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

AUGUSTO CURTI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, la legge che porta il suo nome sarà ricordata come una delle più gravi ingiustizie compiute ai danni delle aree interne. Siete riusciti a mettere insieme tutti: sindaci di destra, di sinistra, di centro, tutti uniti contro una scelta folle del Governo. Con una perimetrazione incomprensibile, avete escluso centinaia di piccoli comuni dai benefici destinati ai territori più fragili e, nel mentre, avete inserito dentro città capoluogo di provincia. È questa la vostra idea di montagna? È questa l'equità che raccontate ai cittadini? E, come se non bastasse, avete dimezzato il Fondo per la montagna e ne state ritardando anche il trasferimento.

Oggi avete il dovere di rimediare ai vostri errori. Calendarizzate subito la proposta di legge Sarracino, che prevede di reinserire i comuni che erroneamente avete escluso, e soprattutto smettete, con i vostri provvedimenti, di penalizzare chi vive e amministra nelle aree svantaggiate.

PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO CALDEROLI, Ministro per gli Affari regionali e le autonomie. Grazie, Presidente. Sul primo quesito posto dagli interroganti, rappresento che è in corso l'interlocuzione con Istat, da cui attendo elementi tecnici ai fini della predisposizione del regolamento previsto dall'articolo 2, comma 2, della legge n. 131 del 2025. Rassicuro sul fatto che conto di perfezionare il regolamento ben prima della scadenza dei 90 giorni che, sulla base della legge, decorrono dal 22 luglio.

Quanto al Fosmit, gli stanziamenti iscritti a bilancio ammontano, allo stato, a oltre 86 milioni per l'anno 2025 e a quasi 70,5 milioni di euro per il 2026. In assenza di un accordo sulla ripartizione delle risorse da parte delle regioni, terrò comunque conto delle indicazioni da queste trasmesse e procederò, la settimana prossima, a diramare un testo che verrà sottoposto alla Conferenza unificata. Ribadisco ancora una volta che il Fosmit non è stato dimezzato, come lamentano gli interroganti, in quanto la parte utilizzata a copertura della legge n. 131 non è sottratta ai territori montani, ma è destinata a questi attraverso le misure previste dalla legge. A tal fine, faccio presente che sono pronti i decreti attuativi volti a rendere operative tali misure, in attesa dell'adozione del regolamento in oggetto.

Permettetemi, infine, di prendere atto con stupore della proposta del PD che, da un lato, sopprime i criteri di classificazione previsti dalla mia legge, ma, dall'altro, adotta integralmente il nuovo elenco dei 3.715 comuni montani, aggiungendo a questi ultimi 630 su 633 comuni del vecchio elenco. L'elenco allargato del PD renderebbe montani 4.345 dei 7.894 comuni italiani: dato evidentemente poco verosimile, visto che la superficie montana in Italia è il 35 per cento e i vostri comuni sarebbero il 55 per cento.

Poi, se neanche il PD si è sentito di confermare Roma e Bologna, come era in passato, presenti nel vecchio elenco, francamente mi sfugge la montanità - ma non anche la mondanità - di Taormina o Palermo. Chiedo ai presentatori: siete proprio sicuri che sia questa la tipologia di comuni cui volete destinare le risorse della montagna? Ogni euro attribuito a comuni ulteriori che poco hanno a che fare con la montagna sottrae risorse ai territori autenticamente montani. La torta è limitata e, se viene divisa in troppe fette, i comuni montani o asseritamente montani rischiano di non mangiare neanche le briciole. Non parlo della copertura virtuale - in quanto non coperta - dei 100 milioni; perché, se non copro qualcosa, perché 100 milioni e non un miliardo, o 10 miliardi? Io sono abituato a fare la polenta con la farina che ho, l'ho fatta e lo faccio. Mi spiace, ma le vostre proposte fanno delle polente virtuali.

PRESIDENTE. Il deputato Girelli, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

GIAN ANTONIO GIRELLI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Tramite lei, vorrei dire che di virtuale ci sono solo le parole del Ministro che, come al solito, pretende di voler descrivere la montagna che, a quanto pare, non conosce. Perché cita degli esempi - Bologna, Roma - dimenticando i tanti piccoli comuni montani, o parzialmente montani, che sono stati completamente esclusi dal suo progetto di legge. E vorrei ricordare anche al Ministro che la montagna non è solo un dato altimetrico, o di pendenza, è qualcosa di più: è un territorio dove vivono persone, dove nel corso della storia si sono sviluppate delle relazioni, si sono pensati dei progetti di sopravvivenza. E, nonostante questo, noi facciamo i conti con una montagna che perde costantemente abitanti.

Quindi, la necessità è quella di intervenire in maniera pesante con maggiori risorse, non con il gioco delle tre carte, dove le stesse risorse vengono contate più volte, ma, soprattutto, nel mettere in condizione quei territori di autodeterminarsi, di avere delle risorse certe su cui poter costruire il proprio futuro, lasciando loro determinare alcune priorità all'interno dei territori stessi tra chi è più bisognoso e meno. Cosa che il Ministro completamente ignora, anzi, tende ad avere un centralismo romano, cui tutt'al più sovrappone un centralismo regionale, che è il contrario della rivalutazione delle autonomie, perché per noi autonomia è dare ai territori una certa determinazione, una certa possibilità di costruire il proprio futuro e, soprattutto, il riconoscimento dei comuni come primo luogo delle autonomie.

Ultima considerazione: non mettere risorse in montagna, signor Ministro, non significa far quadrare i conti, ma significa semplicemente fare i conti con delle spese di dissesto idrogeologico, con la perdita di presenza dell'uomo su quei territori, che costeranno molto, ma molto di più, della parte finanziaria che non si ha il coraggio di mettere con i provvedimenti ora (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Chiarimenti in merito all'uscita della regione Calabria dal piano di rientro dal disavanzo sanitario - n. 3-02826)

PRESIDENTE. Il deputato Davide Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02826 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro, noi la pensiamo spesso diversamente da lei, però le riconosciamo onestà intellettuale, e quindi le poniamo un quesito su cui non siamo riusciti ad avere una risposta: in consiglio regionale, la nostra consigliera Filomena Greco ha provato ad avere notizie sul commissariamento della sanità nella regione calabrese, ma nulla è stato chiarito finora. Naturalmente, noi auspichiamo che la regione Calabria venga fuori da un periodo di commissariamento, perché vorrebbe dire che la situazione in ambito sanitario è migliorata; però, ad oggi, non c'è alcuna chiarezza, e speriamo che lei possa darci qualche elemento in più.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti. In riferimento all'attuale situazione della regione Calabria, confermo che, con delibera del Consiglio dei ministri del 22 aprile scorso, è stata dichiarata la cessazione del mandato commissariale per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della regione. In merito alla decorrenza degli effetti, l'atto, come noto, è sottoposto alla registrazione della Corte dei conti e la procedura di controllo è attualmente in corso.

La Presidenza del Consiglio dei ministri e questo Ministero stanno fornendo i chiarimenti e la documentazione richiesta; il 31 luglio prossimo è stata convocata l'adunanza della sezione centrale del controllo di legittimità sugli atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti per l'esame e la pronuncia sul visto e la conseguente, auspicabile, registrazione della delibera del Consiglio dei ministri del 22 aprile. Preme, poi, evidenziare che nella riunione del Consiglio dei ministri del 9 aprile è stata esaminata la situazione ed è stato disposto un approfondimento tecnico prodromico alle decisioni poi assunte il 22.

In questo contesto, il Ministero della Salute e il Ministero dell'Economia avevano formulato una serie di prescrizioni attinenti ai necessari aggiornamenti del piano di rientro, fatti propri nel nuovo piano approvato dalla regione il 7 luglio e che presto sarà approvato in Consiglio dei ministri. La regione Calabria, infatti, con la delibera di giunta n. 391 del 7 luglio, ha adottato il piano di rientro del servizio sanitario regionale 2026-2028; questo Ministero, con quello dell'Economia, sta verificando il rispetto delle prescrizioni indicate ad aprile, nell'interesse dei cittadini calabresi e della tenuta del sistema sanitario regionale.

Sull'effettiva situazione della sanità calabrese è importante rilevare che, secondo i dati del nuovo sistema di garanzia, un percorso di recupero reale dal punto di vista amministrativo, con bilanci approvati dopo svariati anni, è innanzitutto sanitario. Il punteggio complessivo della Calabria è passato da 136 nel 2022 a 189 nel 2024. L'area ospedaliera supera la soglia di sufficienza, l'area della prevenzione è tornata sopra soglia. Resta, invece, sotto soglia l'area dell'assistenza distrettuale, seppur in miglioramento.

Questo recupero è stato fatto a partire da uno dei livelli italiani più critici ed è stato tra i più rapidi: un'analisi indipendente, condotta sui dati del nuovo sistema di garanzia dall'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica colloca la Calabria al primo posto fra le regioni italiane per crescita del punteggio complessivo tra il 2020 e il 2024.

Per completezza, infine, osservo che, per quanto riguarda il contributo dell'Istat nell'audizione del 7 luglio in XII Commissione, l'Istituto ha fornito un quadro conoscitivo aggiornato su alcuni aspetti relativi alla spesa sanitaria, all'offerta dei servizi sanitari, agli esiti di salute. Non è entrato, invece, nel merito né delle aree di intervento previste dai LEA, che sono documentate nella relazione sul sistema di garanzie implementato dal Ministero della Salute, né degli aspetti finanziari legati alle situazioni esistenti nelle singole regioni.

PRESIDENTE. Il deputato Davide Faraone ha facoltà di replicare.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Ministro, mi perdoni, però noi non abbiamo ancora chiaro se il presidente Occhiuto debba firmare gli atti - che altrimenti sarebbero non validi, qualora firmasse in maniera errata - da commissario o da assessore o presidente della regione. Questo lei non ce lo ha chiarito. Il presidente Occhiuto oggi sta firmando gli atti che riguardano la sanità in Calabria in quanto presidente della regione Calabria. Se, invece, è ancora commissario e lei ci dice che gli effetti non sono ancora chiari, perché si attende l'esito da parte della Corte dei conti, e in più c'è questa differenza fra l'essere commissario ed essere in piano di rientro, che sono due percorsi diversi rispetto a quella che è la legislazione.

Tra l'altro, lei, Ministro, prima ha avuto, rispetto alla decisione assunta dal Governo di interrompere il commissariamento della regione Calabria, un rilievo da parte della Corte dei conti, dicendo che mancavano gli atti a supporto; poi avete mandato gli atti a supporto e negli atti a supporto c'era scritto che c'erano ritardi nei pagamenti, che c'era una consistente massa di partite debitorie ancora da definire, che i risultati non erano soddisfacenti sul fronte dei LEA.

Quindi, le tre questioni che erano alla base del commissariamento, secondo i documenti che voi avete mandato alla Corte dei conti, sono ancora aperte. Noi non vorremmo, anche alla luce degli atti che ha fatto firmare nell'interruzione del commissariamento al Ministro per gli Affari regionali, mentre l'avvio del commissariamento era stato fatto con la prima firma da parte del Ministero del Tesoro, che la revoca del commissariamento non fosse legata a un miglioramento della situazione sanitaria nella regione, ma un atto politico di scambio con un presidente della regione che ha avallato l'autonomia differenziata, che, nel frattempo, affossa la Calabria anche in ambito sanitario. Se fosse questo, sarebbe per noi molto grave. Per cui, Ministro, attenzione, perché rischiamo che si firmino atti in Calabria e che vengano poi contestati da altri organismi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

(Ulteriori iniziative in materia di servizi di cura della salute mentale della popolazione - n. 3-02827)

PRESIDENTE. La deputata Ilaria Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02827 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, vogliamo porre l'attenzione su un tema che riguarda un numero crescente di cittadini, in particolare le nuove generazioni. Come Noi Moderati, abbiamo presentato una proposta di legge di istituzione dello psicologo di base, perché ci riferiamo al tema di rilievo, riteniamo, della salute mentale. I dati più recenti del Ministero della Salute evidenziano aumenti negli accessi ai pronto soccorso: 1.700 le persone che, ogni giorno, si rivolgono ai pronto soccorso per patologie psichiatriche, con un aumento del 10 per cento rispetto all'anno precedente; in aumento anche l'uso degli antidepressivi.

Numeri che riteniamo non debbano essere ignorati. La legge di bilancio ha stanziato risorse di rilievo per la salute mentale, ma chiediamo, siccome crediamo che sia un'emergenza, una priorità, quali ulteriori iniziative intenda adottare il Governo per rafforzare gli interventi a tutela della salute mentale, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti. Come ho ribadito in altre occasioni, la salute mentale è la grande sfida della nostra epoca, è un'emergenza silenziosa che attraversa soprattutto le nuove generazioni. I numeri parlano chiaro: ogni giorno, come ha ricordato, in media più di 1.700 persone si rivolgono al pronto soccorso per un disturbo psichiatrico. Dietro ogni numero, però, lasciatemi dire, ci sono una persona e una sofferenza spesso taciuta.

Di fronte a tutto questo, il Governo ha fatto una scelta di fondo, una risposta strutturale pensata per durare. Un problema che riguarda un'intera popolazione non si affronta, infatti, a colpi di misure isolate. Il primo passo è stato il Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, approvato lo scorso dicembre, e la cornice strategica di promozione, prevenzione, cura e riabilitazione lungo tutto l'arco della vita, con un'attenzione particolare all'infanzia e all'adolescenza.

Voglio ricordarlo: era un Piano che mancava in Italia da più di 13 anni. La legge di bilancio lo ha accompagnato con risorse dedicate: 80 milioni quest'anno, stanziamenti crescenti nei prossimi anni, con una quota importante destinata alla prevenzione e risorse specifiche per assumere il personale. Stiamo già passando dai principi ai fatti. È in dirittura d'arrivo l'iter del decreto che ripartisce quelle risorse tra le regioni. Il criterio è chiaro: seguire i bisogni dei territori e ridurre le diseguaglianze tra di loro, con un monitoraggio costante perché a ogni euro corrisponda un risultato.

Non ci fermiamo qui. Stiamo preparando nuove proposte per la prossima legge di bilancio, a partire da un ulteriore finanziamento del Piano. Le risorse sono già cospicue e credo che possiamo però ampliarle per rafforzare ancora i servizi proprio per le persone più fragili. E il sostegno alla singola persona non viene meno.

Con l'INPS stiamo semplificando il contributo per le sedute psicologiche e di psicoterapia perché arrivi davvero a chi ne ha bisogno. È un tassello della rete, non un suo sostituto. L'obiettivo di fondo rimane uno: consolidare la rete dei servizi sul territorio, intercettare presto il disagio prima che diventi malattia e ridurre le distanze, perché la cura non dipende da dove si nasce o da dove si vive. Lo faremo con serietà, sempre nel rispetto degli equilibri dei conti pubblici, perché nessuno, soprattutto tra i più giovani, resti solo con la propria sofferenza.

PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di replicare.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la sua risposta, che conferma quanto avevamo detto nell'illustrazione: l'importanza, la rilevanza e l'emergenza di questa tematica che lei ha giustamente definito - e questo lo condividiamo - una grande sfida della nostra epoca.

Noi, lo ribadisco, abbiamo fatto una proposta. È una tra le tante - ce ne sono diverse - che si basa sull'impostazione dello psicologo di base. Quello che conta è avere consapevolezza - come lei ha dimostrato nella sua risposta - della centralità del tema e della necessità di seguirlo, di attenzionarlo e di destinare sempre più risorse, nella convinzione - che è emersa chiaramente sia nella nostra premessa sia in quello che lei ci ha appena detto - che si tratta di investire nella prevenzione per evitare che si arrivi a casi troppo conclamati e ci si arrivi troppo tardi; quindi, è importante avere una rete, come lei l'ha definita, che possa intervenire in maniera diffusa, evitando spese che le famiglie non possono sostenere.

Eppure il bisogno c'è e i numeri sono chiari: 1.700 accessi al pronto soccorso e l'uso degli antidepressivi. Ebbene, riteniamo che sia importante irrobustire sempre di più la rete, renderla sempre più strutturale. Poi si possono definire tanti termini e tante modalità. Quello che conta è l'obiettivo di stanziamento delle risorse. Ha citato il Piano, io non ero riuscita a farlo nel minuto che ho avuto di presentazione dell'interrogazione. È chiaro che il Piano è importante e sono importanti i finanziamenti. Quindi l'apertura di cui lei ha parlato con riferimento alla prossima legge di bilancio è quell'intenzione, è l'impegno che oggi si è assunto di ampliare le risorse - ha usato questo termine - e credo sia di rilievo e sia la risposta che ci aspettavamo. Sicuramente, come Noi Moderati, abbiamo sempre ritenuto il tema della salute mentale, soprattutto per le nuove generazioni, un tema centrale, da attenzionare. Lo faremo, fiduciosi che nella prossima legge di bilancio le risorse saranno ampliate.

(Iniziative volte a garantire il diritto a cure tempestive nel servizio sanitario pubblico - n. 3-02828)

PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02828 (Vedi l'allegato A).

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. L'Area studi di Mediobanca, sui principali 38 gruppi della sanità privata, ha constatato una progressiva espansione. Il fatturato aggregato nel 2024 è stato pari a 13,4 miliardi di euro, con un incremento del 22 per cento rispetto al 2019.

Il Servizio sanitario nazionale annaspa e non garantisce le cure alle cittadine e ai cittadini. I più poveri - come abbiamo detto e come ben sa il Ministro - sono costretti addirittura a rinunciare a curarsi. Circa 6 milioni di persone, pari a una persona su 10, non hanno avuto la possibilità di curarsi. Chiudo, Presidente. Cosa intende fare il Governo a questo proposito (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli, però utilizzare la crescita della sanità privata come prova di arretramento del Servizio sanitario nazionale alimenta slogan, ma non trova riscontro nei dati. Dobbiamo distinguere varie realtà: la spesa sostenuta direttamente dai cittadini, la sanità integrativa e il privato accreditato che opera all'interno del Servizio sanitario nazionale e concorre all'erogazione dei LEA.

Partiamo dalle risorse. Negli ultimi anni, il finanziamento del Servizio sanitario nazionale è cresciuto: tra il 2023 e il 2026 l'incremento è stato di circa 14 miliardi di euro; nel 2026 il finanziamento sanitario corrente aumenta del 4,65 per cento, a fronte di un'inflazione programmata dell'1,5 per cento. Non siamo di fronte a un disimpegno dello Stato, ma a un investimento strutturale: 500 milioni di euro per la prevenzione, nuove risorse per la salute mentale, le dipendenze e le comunità terapeutiche.

Anche il confronto tra spesa sanitaria e prodotto interno lordo richiede un certo rigore. Il rapporto tra spesa sanitaria e PIL è un indicatore utile, ma non può misurare da solo la qualità e l'universalità di un sistema. Risente dell'andamento dell'economia, dei costi dei servizi e delle diverse modalità di contabilizzazione adottate nei vari Paesi. Paragonare sistemi nei quali le prestazioni sanitarie vengono contabilizzate in modo differente può dare argomenti, ma non restituisce un confronto attendibile. Per valutare un sistema sanitario bisogna considerare anche gli esiti della salute, la qualità dell'assistenza, l'accessibilità, la capacità di trasformare risorse in prestazioni concrete.

Lo stesso rigore è necessario quando si parla di rinuncia alle cure. Il dato richiamato dagli interroganti deriva da un'indagine basata sulle dichiarazioni degli intervistati: misura una percezione autodichiarata, non certifica il diniego di una prescrizione medica, né il rifiuto di una prestazione da parte del Servizio sanitario nazionale. L'indagine riguarda la rinuncia a una visita o a un esame specialistico; non è corretto trasformare automaticamente questo dato in rinuncia a un intero percorso di cura. Questo però non vuol dire sottovalutare il problema. Il Ministero utilizza questi indicatori per valutare l'equità e l'accessibilità dei servizi. Prendere sul serio un dato non significa accertarne una rappresentazione imprecisa, significa utilizzarlo per intervenire.

Anche sul rapporto tra pubblico e privato i numeri non confermano una progressiva sostituzione del Servizio sanitario nazionale. Gli acquisti di prestazioni specialistiche ospedaliere dai soggetti privati accreditati sono sottoposti ai limiti stabiliti dalla legge.

Nel 2026 questi limiti sono stati incrementati di circa 370 milioni di euro, ma il finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale è cresciuto in misura molto maggiore: tra il 2011 e il 2026 le risorse complessive sono aumentate di circa 36 miliardi di euro, quasi il 34 per cento. Quindi, la spesa destinata al privato accreditato è cresciuta significativamente meno del finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale. Quanto alle liste d'attesa, il Governo ha scelto di affrontare il problema storico con strumenti nuovi e verificabili; ha previsto prestazioni anche il sabato e la domenica, l'ampliamento degli orari e il rafforzamento dei controlli. A breve sarà operativo l'organismo di verifica e controllo con poteri ispettivi; avrà il compito di verificare il rispetto della legge, controllare le agende di prenotazione e proporre interventi correttivi per le strutture pubbliche e private accreditate.

PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di replicare.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. No, io non sono per nulla soddisfatta, non siamo soddisfatti della risposta del Ministro, perché il Governo deve rendere conto se intenda effettivamente non dico potenziare, ma salvare il Servizio sanitario nazionale, oppure finanziare il privato, sia attraverso le convenzioni, sia attraverso il privato-privato, perché è anche il privato-privato che si sta espandendo. Questo significa che gli italiani e le italiane spendono soldi.

Nel 2025, le persone per curarsi hanno speso 78 miliardi di euro di tasca propria e non credo che sia così, per piacere soggettivo. E i poveri, checché ne dicano - sarà la percezione, sarà la realtà - non si sono curati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e abbiamo le prove.

Inoltre, la presenza di fondi sanitari, anche stranieri, è sempre più aggressiva. Abbiamo l'invecchiamento della popolazione e le RSA sono praticamente in mano ai privati e i fondi finanziari, quali il KKR, stanno diventando una presenza che si mangia la sanità e quindi la vostra politica è la politica del doppio binario. Cercate di salvare il salvabile, non dico di no, però, di fatto, state affossando il Servizio sanitario nazionale e promuovendo una sanità profit, una sanità non come bene costituzionalmente tutelato, ma come merce per un nuovo mercato (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

(Iniziative di competenza volte a rafforzare i servizi territoriali di salute mentale, con particolare riferimento al supporto psicologico rivolto ai giovani - n. 3-02829)

PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di illustrare l'interrogazione Benzoni ed altri n. 3-02829 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, il sistema dei servizi territoriali di salute mentale soffre strutturalmente di carenza di personale e di risorse, tanto che l'82 per cento dei pazienti interrompe il percorso terapeutico proprio per queste difficoltà. È un tema molto sentito: pensate che l'anno scorso la campagna “Diritto a Stare Bene” per l'istituzione di una rete di sostegno psicologico diffusa, gratuita e accessibile ha raccolto in pochi mesi 72.000 firme. E i giovani, in particolare, sono toccati dal problema del disagio psicologico, che porta ad abbandono scolastico, isolamento sociale, nel migliore dei casi, e talvolta anche suicidio. Il servizio AscoltaMI nelle scuole, istituito da questo Governo, è arrivato tardi ed è troppo poco. La domanda, quindi, è semplice: quali iniziative intendete adottare per rafforzare la presa in carico dei pazienti con problemi di salute mentale, giovani e meno giovani.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Ringrazio gli onorevoli interroganti. La salute mentale dei giovani non può essere affrontata solamente quando il disagio è già diventato una patologia: occorre intervenire prima, rafforzando la prevenzione, l'ascolto e la presa in carico. Questo Governo ha scelto di rafforzare i servizi territoriali per la salute mentale con l'obiettivo di offrire risposte tempestive ai bisogni della popolazione, in particolare ai giovani, alle persone in età evolutiva, alle fasce maggiormente vulnerabili. Un'attenzione specifica, poi, è rivolta a fare maggiore integrazione tra i servizi sanitari territoriali e gli altri soggetti istituzionali coinvolti nelle attività di prevenzione, comprese le istituzioni scolastiche.

Venendo al quesito degli interroganti, il servizio AscoltaMI - preciso che questa iniziativa rientra nell'ambito dell'istruzione scolastica e, pertanto, nelle competenze del Ministero dell'Istruzione e del merito - è attivo, in via sperimentale, dal 28 maggio 2026 ed è rivolto alle fasce di studenti individuate come maggiormente esposte a condizioni di vulnerabilità emotiva e relazionale. AscoltaMI non rientra tra le prestazioni di carattere sanitario-terapeutico, ma si configura come un'iniziativa di supporto degli studenti. La distinzione delle competenze istituzionali non deve, però, tradursi in una separazione degli interventi. Il disagio giovanile richiede una collaborazione concreta tra scuola, famiglia, servizi sociali e sistema sanitario.

Per quanto riguarda il Ministero della Salute, riferisco che è stato definito e che è attualmente in corso l'iter di approvazione dello schema di decreto previsto dall'articolo 1, comma 344, della legge di bilancio 2026. Faccio riferimento al Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, nonché al monitoraggio del loro utilizzo.

Il provvedimento consentirà di orientare le risorse verso il rafforzamento della rete territoriale dei servizi, assicurando una distribuzione coerente con i fabbisogni regionali e favorendo una progressiva omogeneità dei livelli di assistenza sull'intero territorio nazionale, anche con un monitoraggio. Questo Piano di azione mancava da 13 anni. È il principale strumento di indirizzo per il potenziamento dell'assistenza territoriale e per una più efficace integrazione tra i diversi livelli di cura. Il Piano promuove modelli fondati su una presa in carico precoce, multidisciplinare e di prossimità, specie con attenzione all'età evolutiva adolescenziale. L'obiettivo è evitare che un giovane e la sua famiglia siano lasciati soli nella ricerca del servizio più adatto, costretti a passare da una struttura all'altra senza un percorso definito. L'attenzione resterà rivolta, in particolare, alle persone e alle fasce della popolazione più vulnerabili e, nell'ambito delle mie prerogative, continuerò a seguire l'attuazione del Piano e l'evoluzione dei bisogni assistenziali.

Le misure in corso di valutazione sono finalizzate a consolidare la rete territoriale, a favorire una presa in carico precoce e integrata del disagio psicologico e dei disturbi mentali. L'obiettivo è promuovere una collaborazione sempre più efficace tra distretti, case di comunità, dipartimenti di salute mentale, istituzioni scolastiche, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta. Una rete più integrata significa maggiore continuità assistenziale. A queste azioni si affianca l'attività svolta a rendere più accessibili i percorsi di supporto psicologico. La sfida, quindi, non è solo aumentare il numero dei servizi, ma renderli più accessibili, capaci di intervenire tempestivamente, soprattutto tra i più giovani. Arrivare prima vuol dire fare la differenza.

PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di replicare.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie Presidente e grazie Ministro per questa risposta. Sono molto felice che dalle sue parole emerga come la salute mentale sia la grande sfida e una delle priorità che questo Governo - e penso questo Paese - metta al centro.

Bene anche il Piano nazionale, che mancava, ma siamo ancora lontani dai fatti concreti che poi i nostri cittadini vedono. Noi l'abbiamo concentrata sul disagio mentale giovanile, che è una delle emergenze e la vera domanda che vorremmo porci oggi e a cui non ci ha risposto è: quando un ragazzo oggi chiede aiuto il sistema è in grado di prenderlo in carico e di accompagnarlo nel tempo? Secondo me la risposta ad oggi è “no”, perché il problema non è soltanto riuscire a intercettarlo - che già è il primo problema su cui si può lavorare e tanto - ma è quello che succede dopo.

Allora, se un giovane trova il coraggio di dire “sto male” - e anche questo progetto sperimentale è quell'occasione - e poi incontra quelle che sono le difficoltà dei cittadini, cioè mesi di attesa, servizi sottorganico, percorsi frammentati, cinque incontri che poi finiscono, in cui non si va oltre e non c'è un rapporto, il problema da affrontare è questo. La salute mentale non si può affrontare con i voucher, non si cura con un progetto e soprattutto non si cura una volta all'anno. Mancano gli psicologi, mancano gli psichiatri, mancano gli educatori, mancano i neuropsichiatri infantili e mancano i luoghi in cui intercettarli - le associazioni sportive, gli oratori, le scuole -, esattamente quello che il progetto “Diritto a Stare Bene” voleva fare.

Serve superare, però, le grandi difficoltà. Oggi la salute mentale dipende dalla regione in cui si è nati, perché c'è una differenza territoriale molto ampia e, quindi, dal CAP in cui si vive, ma dipende anche dalle possibilità economiche: c'è chi può rivolgersi al privato e accedere velocemente a una cura mentale e chi, invece, sta fermo in attesa di un appuntamento. Noi chiediamo al Governo di fare della salute mentale dei giovani una priorità nazionale, perché quando un ragazzo chiede aiuto la risposta dello Stato non deve e non può essere: vediamo se c'è posto e quando, ma deve essere: ci siamo e non ti lasciamo solo (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

(Iniziative in materia di prevenzione e cura delle demenze, con specifico riguardo all'accesso alle nuove terapie - n. 3-02830)

PRESIDENTE. La deputata Patriarca ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02830 (Vedi l'allegato A).

ANNARITA PATRIARCA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, in Italia si stima che circa 1,4 milioni di persone siano affette da demenza, di cui il 60 per cento riconducibile all'Alzheimer. Le proiezioni epidemiologiche per effetto dell'invecchiamento della popolazione indicano un probabile raddoppio dei casi entro il 2050. L'impatto della malattia non si limita alla dimensione clinica. In Italia l'Alzheimer e altre demenze determinano un onere complessivo di circa 23 miliardi di euro annui, coinvolgendo 3 milioni di familiari e caregiver impegnati quotidianamente nell'assistenza.

Grazie alla ricerca sono state sviluppate nuove terapie per la prima volta, tra cui anticorpi monoclonali capaci di rallentare la progressione del declino cognitivo nelle fasi iniziali della malattia, che rendono centrale le diagnosi precoci e l'utilizzo dei biomarcatori biologici per individuare persone eleggibili al trattamento.

A seguito delle approvazioni regolatorie internazionali, attendiamo l'Aifa che deve valutare l'accesso e la rimborsabilità delle nuove terapie. Un eventuale diniego porterebbe un duplice effetto economico e regionale, territoriale: economico perché riserverebbe l'accesso ai cittadini abbienti e territoriale perché dipenderebbe soltanto da alcune regioni.

PRESIDENTE. Concluda.

ANNARITA PATRIARCA (FI-PPE). Chiediamo al Governo di capire e sapere se, in base agli ultimi stanziamenti della legge di bilancio, sia possibile utilizzare una parte delle risorse per garantire equità e uniformità di accesso alle nuove terapie, per evitare che l'accesso dipenda dalla possibilità economica del sindaco o dalla regione di residenza.

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Presidente, ringrazio l'onorevole Patriarca, che pone una domanda che tocca migliaia di famiglie italiane. L'invecchiamento della popolazione è tra le priorità di questo Ministero e l'Alzheimer ne è il volto più difficile. Vengo subito al cuore della sua domanda, le risorse. La legge di bilancio per il 2026 ha destinato fondi importanti alla lotta contro l'Alzheimer e le demenze: 100 milioni per quest'anno e altre risorse negli anni successivi. Sono fondi con una destinazione precisa: vanno alle regioni all'interno del fabbisogno sanitario nazionale standard. Servono a migliorare la protezione sociale dei malati, a garantire la diagnosi precoce, ad assicurare una presa in carico tempestiva. Questo è il primo concreto impiego di queste risorse e vigileremo perché vadano esattamente dove devono andare.

Nel frattempo ho avviato anche interlocuzioni col Ministro Giorgetti per la prossima legge di bilancio. Una parte delle risorse deve continuare a servire per sostenere queste fasce fragilissime. In una Nazione che invecchia rapidamente, abbiamo il dovere di lavorare sul futuro, continuando a rafforzare la prevenzione, ma dobbiamo anche pensare a chi oggi vive una situazione di difficoltà, affrontando magari più patologie o le malattie neurodegenerative. Penso anche al tema delle RSA. È un tema, questo, che merita una soluzione normativa nazionale e ci stiamo lavorando.

Diverso è il capitolo dei nuovi farmaci, al centro della sua interrogazione. Su questo la nostra bussola è come sempre una sola: le evidenze scientifiche.

Questi farmaci rimuovono le placche dal cervello, è vero. Oggi il beneficio clinico, però, ancora non è chiaramente dimostrato, rimane modesto; ci sono effetti di rischi gravi, di eventi avversi noti come amyloid-related imaging abnormalities che rendono necessario un impiego in contesti assistenziali adeguatamente strutturati, dotati di competenze multidisciplinari e di strumenti diagnostici idonei anche per garantire un'attenta selezione dei pazienti e una gestione appropriata delle possibili complicanze.

Per questo la Commissione scientifica dell'Aifa in piena autonomia, lo scorso giugno, ha confermato la non rimborsabilità di questi anticorpi. Il loro impiego più appropriato oggi resta quello sperimentale. Nessun grande Paese europeo oggi li rimborsa; però, capisco la preoccupazione che muove questa interrogazione, ossia che l'accesso alle cure dipenda dal reddito o dalla regione di residenza - è quello che ripeto sempre - e la condivido. È proprio una valutazione nazionale unica e rigorosa a impedire che questo accada: la stessa regola per ogni cittadino ovunque viva.

Il Ministero e l'Aifa continuano a seguire da vicino l'evoluzione degli studi: quando le evidenze saranno solide, quelle terapie potranno entrare nel Servizio sanitario in sicurezza e per tutti. Nel frattempo, il nostro impegno rimane concreto sulla diagnosi, sulla presa in carico, sul sostegno alle famiglie che ogni giorno convivono con questa terribile malattia.

PRESIDENTE. La deputata Patriarca ha facoltà di replicare.

ANNARITA PATRIARCA (FI-PPE). Grazie, Ministro. La ringrazio per la risposta e desidero esprimere apprezzamento per l'attenzione che il Ministero continua a dedicare all'Alzheimer e per il lavoro che fa l'Aifa per garantire appropriatezza, sicurezza e sostenibilità nell'accesso all'innovazione terapeutica. Però, anche dalle sue parole emerge una riflessione che dobbiamo condividere: è vero che rimangono elementi di incertezza sull'entità del beneficio clinico, ma è altrettanto vero che l'Agenzia europea per i medicinali, con voto favorevole, anche dell'Italia, ha ritenuto il rapporto rischio-beneficio favorevole, autorizzando queste terapie per una popolazione ben definita di pazienti. Oggi ci sono centinaia di pazienti italiani nelle nostre strutture sanitarie che risultano in trattamento grazie a programmi di uso compassionevole, messi a disposizione dalle aziende e che potrebbero purtroppo terminare nelle prossime settimane con il rischio di far continuare la terapia soltanto a chi potrà permettersi di pagarli privatamente. Proprio per evitare queste inaccettabili disuguaglianze, chiediamo al Governo di promuovere un modello innovativo di accesso alle cure. Non chiediamo una rimborsabilità indiscriminata, chiediamo di valutare una rimborsabilità condizionata, basata sul valore e sui risultati clinici realmente ottenuti, individuando le sottopopolazioni di pazienti nelle quali il rapporto rischio-beneficio e costo-efficacia risulti maggiormente favorevole. Chiediamo il pagamento a seguito di risultati clinici, accompagnati da raccolte sistematiche di evidenza, che consentirebbero non solo di garantire un accesso equo e sostenibile, ma anche di confermare e, se necessario, rivedere nel tempo le evidenze emerse dagli studi e già osservate in Paesi in cui il farmaco è in distribuzione, come gli Stati Uniti. Crediamo che questa possa essere una risposta equilibrata e invitiamo il Ministro a non calare l'attenzione su questo punto, perché quando c'è la luce fuori dal tunnel per il paziente, significa speranza e la speranza è il primo motore della cura (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Iniziative di competenza per la continuità dell'approvvigionamento dei medicinali essenziali e per il rafforzamento della filiera farmaceutica nazionale - n. 3-02831)

PRESIDENTE. La deputata Loizzo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02831 (Vedi l'allegato A).

SIMONA LOIZZO (LEGA). Grazie, Presidente. Oggi poniamo l'attenzione su un tema molto caro alla Lega: la sovranità farmaceutica intesa come capacità di garantire un accesso continuo, sicuro ed equo ai medicinali essenziali, ai principi attivi. India e Cina producono quasi il 50 per cento dei principi attivi farmaceutici e si arriva fino all'80 per cento per quanto riguarda gli antibiotici.

Tale concentrazione produttiva espone il nostro Paese a rischi significativi in termini di carenze, interruzioni logistiche e vulnerabilità geopolitiche. L'Unione europea ha già fatto qualcosa e, parallelamente, il Governo italiano ha intrapreso un percorso di riforma organica della legislazione farmaceutica. Noi pretendiamo il reshoring, cioè il ritorno a casa delle nostre produzioni di principi attivi farmaceutici. Quindi, chiediamo al Ministro quale intervento intenda adottare per garantire la continuità nell'approvvigionamento dei medicinali essenziali e dei relativi principi attivi, riducendo la dipendenza da India e Cina del nostro Paese e garantendo la nostra filiera farmaceutica nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Ringrazio gli onorevoli interroganti, li ringrazio davvero perché pongono un tema che riguarda la sicurezza nazionale, prima ancora che la sua economia. Quando un farmaco essenziale non arriva sullo scaffale di una farmacia o in un ospedale non è una questione di bilancia commerciale, è una questione di salute, di persone che aspettano una cura e che hanno diritto a trovarla. Per troppo tempo abbiamo guardato ai medicinali con una lente soltanto economica: prezzo, rimborso, spesa. Oggi il paradigma cambia: la disponibilità di un farmaco è sicurezza nazionale, esattamente come l'energia o le materie prime.

Partiamo dai fatti, senza nasconderli: come ricordano gli stessi interroganti, oggi Cina e India coprono oltre la metà della produzione mondiale di principi attivi che per alcune categorie essenziali - penso agli antibiotici - supera l'80 per cento. Davanti a questa fragilità, però, l'Italia non guarda, presidia. Infatti, l'Agenzia italiana del farmaco monitora le carenze, autorizza importazioni straordinarie quando serve, pone limiti alle esportazioni parallele e indica le alternative terapeutiche. Sono strumenti concreti.

Non è teoria. È una macchina già in funzione: abbiamo il Tavolo tecnico indisponibilità, coordinato da Aifa, che ha dato prova di efficacia proprio negli anni più duri della pandemia, che stiamo ulteriormente rafforzando. Accanto, presso il Ministero, c'è un Tavolo permanente sull'approvvigionamento dei farmaci che ha il compito di intercettare le criticità prima che diventino emergenze.

Certo, da soli non basta: la sovranità farmaceutica si costruisce anche in Europa. Il Critical Medicines Act, richiamato dagli interroganti, va in questa direzione: una cooperazione strutturata tra istituzioni europee, autorità nazionali e industria. Significa agire insieme sulle carenze, ridurre la competizione fra Stati membri per accaparrarsi le stesse dosi e portare trasparenza nella filiera. In questo tavolo l'Italia c'è, spinge e lo fa con un ruolo di primo piano. Vanno incoraggiati poi i nostri parlamentari europei a supportare il ruolo dell'Italia nel finanziare il reshoring: è qui il vero cambiamento di passo. Riportare a casa le produzioni strategiche ha un costo iniziale, è vero, ma è un investimento sulla salute, sul lavoro qualificato, sul know-how industriale che non possiamo permetterci di perdere. La sovranità farmaceutica non è uno slogan, è la garanzia che, quando serve, la cura ci sia per tutti, nessuno escluso. Questo da medico, prima ancora che da Ministro, resta l'impegno che sento più mio. Infine, segnalo che alcuni dei quesiti, giustamente posti dall'interrogante, troveranno certamente risposta nel disegno di legge delega per la riforma e il riordino della legislazione farmaceutica.

PRESIDENTE. La deputata Loizzo ha facoltà di replicare.

SIMONA LOIZZO (LEGA). Ringrazio assolutamente il Ministro Schillaci per la qualità della risposta. È vero, noi abbiamo bisogno che l'Europa faccia il suo e che i nostri parlamentari europei difendano la sovranità farmaceutica nazionale. Nel contempo ringrazio il Ministro per la costituzione del Tavolo interministeriale sulla sovranità che ha il compito e il fine ultimo di assicurare il coordinamento strutturato delle politiche in materia, dialogando con l'Europa in maniera responsabile. Noi come Paese membro abbiamo, infatti, lo stesso diritto di altri Paesi a produrre a farmaci, anche perché le aziende italiane rappresentano un fiore all'occhiello del made in Italy e non devono essere penalizzate dalla concorrenza asiatica (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

(Stato di avanzamento della realizzazione delle case della comunità previste dal PNRR - n. 3-02832)

PRESIDENTE. La deputata Vietri ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02832 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

IMMA VIETRI (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, uno dei pilastri fondamentali della riforma della sanità territoriale, portata avanti dal Governo e da lei, signor Ministro, è la concreta operatività delle case della comunità e la loro integrazione strutturale con la medicina di base. Grazie alle ingenti risorse del PNRR, destinate al rafforzamento dell'assistenza territoriale, le case della comunità contribuiranno a rendere il Servizio sanitario nazionale più vicino ai cittadini, a ridurre le diseguaglianze di accesso alle cure e a favorire la presa in carico delle persone con patologie croniche e fragilità.

Assume particolare rilievo, in tal contesto, il recente accordo collettivo nazionale che rafforza il ruolo dei medici di medicina generale all'interno delle case della comunità e favorisce una maggiore integrazione con gli altri professionisti sanitari, contribuendo a rendere più efficiente la risposta ai bisogni di salute dei cittadini.

Ciò premesso, chiediamo al Governo quale sia lo stato di avanzamento della realizzazione delle case di comunità, quali siano i risultati finora conseguiti nel rafforzamento dell'integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera e in che modo il recente accordo collettivo nazionale potrà contribuire a consolidare il nuovo modello di sanità territoriale, migliorando l'accessibilità, la continuità delle cure e la qualità dell'assistenza ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.

ORAZIO SCHILLACI, Ministro della Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti che mi permettono di fare chiarezza su uno dei principali risultati di questo Governo: una sanità territoriale più forte, più moderna, più vicina ai cittadini.

L'obiettivo europeo era di almeno 1.038 case di comunità operative entro giugno, il PNRR ci ha destinato 2 miliardi di euro. Ma non ci siamo fermati al minimo: nella programmazione ne abbiamo previste oltre 1400 e posso confermare il pieno conseguimento del target europeo nei tempi previsti.

Ma dietro i numeri c'è qualcosa, lasciatemi dire, di più importante. C'è un modello nuovo: centri di prossimità, vicini alle persone, squadre di professionisti con più specialisti che lavorano insieme, per tutti quei bisogni che non sono un'urgenza, ma che nella vita contano e come.

So bene che, in alcune regioni, ci sono stati ritardi: non li abbiamo nascosti, né sottovalutati. Abbiamo rafforzato monitoraggio e affiancamento perché un ritardo locale non diventi una diseguaglianza fra cittadini.

Questo è il metodo: responsabilità, verifica, fermezza nel pretendere che gli impegni siano rispettati. Ricordo cosa si diceva non molto tempo fa: che eravamo indietro, che avremmo perso le risorse, che avremmo favorito i privati.

I fatti dicono altro: le case di comunità sono presidi pubblici, organizzati dal Servizio sanitario nazionale, non saranno scatole vuote, ma luoghi di assistenza operativi. Questa è la svolta più concreta: il 26 giugno abbiamo siglato l'intesa sul nuovo accordo collettivo nazionale con i medici di medicina generale. In ogni casa di comunità ci sarà sempre almeno un medico, non dopo altri passaggi regionali, da subito, con risorse certe, oltre 262 milioni di euro l'anno. È un risultato che nasce da un lavoro di squadra con le regioni, che ringrazio.

E il territorio non è solo case di comunità: telemedicina, assistenza domiciliare sono target europei raggiunti e verificati dalla Commissione europea.

Per dare stabilità a tutto questo, ho proposto al Consiglio dei ministri una legge delega che riorganizza l'assistenza territoriale e quella ospedaliera, perché gli investimenti del PNRR diventino una riforma permanente.

E in queste giornate di gran caldo - lasciatemelo dire - le case di comunità sono già diventate un punto sicuro per gli anziani e per i più fragili.

Ora il compito è non fermarsi, far conoscere questo modello. Partirà una campagna di informazione perché ogni cittadino sappia che questo punto di riferimento oggi esiste. Avevamo detto che avremmo avvicinato la sanità alle persone e oggi quel modello esiste ed è un modello pubblico.

Continueremo a sostenerlo, con la stessa serietà con la quale l'abbiamo costruito.

PRESIDENTE. Il deputato Ciancitto, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

FRANCESCO MARIA SALVATORE CIANCITTO (FDI). Signor Ministro, la ringrazio per la risposta che conferma come questa interrogazione abbia offerto l'occasione di fare il punto sullo stato di avanzamento della Missione 6 del PNRR, concernente il rafforzamento della sanità territoriale che, ricordo, non sono solo le case di comunità, ma sono anche gli ospedali di comunità, l'assistenza territoriale e la telemedicina: tutti obiettivi raggiunti da questo Governo e dal suo Ministero.

Ovviamente, sono tutti obiettivi che devono ancora perfezionarsi e migliorarsi in corso d'opera. Prendiamo atto, con soddisfazione, dell'impegno del Governo nel confermare il raggiungimento degli obiettivi europei e nel garantire una rete di oltre 1400 case di comunità, ben oltre le 1038 previste nella Missione del PNRR.

È un risultato che dimostra visione, che non si limita solo all'inaugurazione di una struttura fisica, ma attua un'integrazione con i comuni, con i servizi sociali e con tutti gli operatori del settore.

È particolarmente significativo anche il richiamo al nuovo accordo collettivo nazionale, abbastanza travagliato, con i medici di medicina generale, che rende finalmente operative le case di comunità, evitando che restino semplici contenitori e garantendo, anche all'interno, la presenza in futuro pure degli specialisti.

Apprezziamo anche il realismo con cui il Governo affronta le criticità ancora presenti in alcune realtà regionali, rafforzando monitoraggio e affiancamento, affinché nessun territorio resti indietro.

Per noi l'obiettivo resta uno: trasformare gli investimenti in servizi concreti alle persone.

Continueremo quindi a sostenere questo percorso di riforma, come lei ha annunciato, con questa campagna di comunicazione importante che partirà sulla riorganizzazione dell'assistenza territoriale, da una parte, e anche con lo stanziamento di 235 milioni di euro - che il suo Ministero ha recuperato - per l'acquisto di attrezzature destinate alle case di comunità e agli ospedali di comunità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendiamo, a questo punto, la seduta che riprenderà alle 16,20. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 16,10, è ripresa alle 16,30.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per richiedere un'informativa urgente al Ministro della Giustizia Nordio in riferimento al progetto relativo alla scuola della Polizia penitenziaria a Biella. Nel novembre del 2025, l'allora Sottosegretario per la Giustizia Delmastro Delle Vedove aveva annunziato la firma dell'accordo con cui il Ministero acquisiva a titolo gratuito, per 99 anni, il diritto di superficie sull'ex ospedale di Biella, destinandolo a una nuova scuola di formazione dell'amministrazione penitenziaria per circa 600 agenti.

Noi chiediamo che il Ministro venga a riferire rispetto al fatto che, alla fine di una serie di passaggi tra Stato e regione Piemonte, il risultato è che l'ASL di Biella pagherà 11 milioni di euro alla regione, perché il vecchio ospedale doveva essere dato a compensazione rispetto ai costi del nuovo. E, soprattutto, volevamo avere anche un'informativa sullo stato di avanzamento di questo progetto, che - secondo le intenzioni iniziali del Ministero - avrebbe dovuto già avere verifiche per l'utilizzo anticipato a inizio 2027. Per queste ragioni, crediamo che il Ministro debba venire in Aula a rispondere a quella che, comunque, è già un'interrogazione che abbiamo presentato, insieme ad altri colleghi dell'opposizione, nei giorni scorsi (Applausi del deputato Casu).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo solo per chiedere un'informativa urgente al Ministro dell'Agricoltura e, anche in modo diretto, al Ministro dell'Economia sul discorso dei prezzi dei carburanti agricoli. Purtroppo, in questo periodo, abbiamo visto che tutti i carburanti sono aumentati: il Governo è intervenuto, ma i carburanti agricoli sono aumentati, in proporzione, molto più di quelli dell'autotrazione. È stato attuato il procedimento attraverso il credito d'imposta, che solo ieri sera ha visto nascere il decreto attuativo dopo un lungo tempo di attesa, nonostante gli agricoltori avessero la necessità di un intervento immediato.

Mancherebbe ancora, da quanto apprendo, la piattaforma per riuscire a caricare le pratiche. Questo, ovviamente, sta creando danni all'intero settore agricolo, perché in un momento di intenso lavoro, le varie associazioni e i singoli agricoltori si troveranno un costo della burocrazia importante, ma, soprattutto, a causa del ritardo del decreto attuativo, gli agricoltori non avranno a disposizione le risorse previste dal credito d'imposta.

Chiedo anche di valutare la possibilità di uno sconto diverso per recuperare quel maggior prezzo che in questi mesi è stato frutto di una speculazione da parte dei fornitori di carburanti, perché ricordo che l'agricoltore, in questo momento storico molto particolare - in cui è fortemente penalizzato, a fronte anche delle politiche europee che sono state portate avanti sciaguratamente in questi mesi -, si trova a dover fare i conti anche con questo problema che non è da poco, perché va a portare via ulteriore guadagno e va a mettere in discussione l'operato dei nostri agricoltori.

Faccio anche presente che all'interno dell'agricoltura c'è un mondo, che è quello degli agromeccanici, che non ha visto le stesse soluzioni e, quindi, continua ad essere penalizzato, partendo dal presupposto che l'agromeccanico, poi, va a riversare il maggior costo delle lavorazioni direttamente sulle aziende agricole per cui lavora. Quindi poi va a ripercuotersi di nuovo sul settore agricolo.

Chiedo, pertanto, al Ministro di poter riferire, di poter intervenire immediatamente con urgenza, perché gli agricoltori non possono più attendere i tempi della burocrazia, che stanno penalizzando l'intero settore (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti (A.C. 2987-A​) (ore 16,37).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2987-A​: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti.

Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 2987-A​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

Avverto che l'emendamento 1.1007 Comaroli, collocato a pagina 2 del fascicolo dopo l'emendamento 1.2 Mari, deve intendersi invece collocato dopo gli identici emendamenti 1.5 Grimaldi e 1.6 Iaria a pagina 3 del fascicolo e sarà dunque posto in votazione dopo i suddetti emendamenti.

Avverto che, fuori dalla seduta, le proposte emendative 1.31 e 13.01002 Comaroli, 1.86 Bordonali, 5.1002 Pella, 1.029 Andreuzza, 1.01003 Lazzarini, 1-bis.1 Cattoi, 5.012 Squeri, 7.01000 Ottaviani, 15.01002 Lucaselli, 15.01004 Romano e 15.01005 Mascaretti sono state ritirate dai presentatori.

Avverto che la Commissione ha presentato l'articolo aggiuntivo 13.0600 (Vedi l'allegato A), che è in distribuzione e in relazione al quale il termine per la presentazione dei subemendamenti è fissato alle ore 17.

La I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A), che è in distribuzione.

Avverto che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del Regolamento, conferma l'inammissibilità - già dichiarata in sede referente in relazione all'articolo aggiuntivo 7.01 Rosato - dell'articolo aggiuntivo 1.01002 Rosato, che ne riproduce il contenuto.

Se nessuno chiede di intervenire, invito la relatrice e il rappresentante del Governo…Ha chiesto di parlare, sul complesso delle proposte emendative, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà. Non c'è nessun problema. Appena abbiamo visto la mano alzata, l'abbiamo chiamata. È sempre sospettoso. Prego.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Sono sospettoso perché questo intervento non ci sarebbe stato, e avrebbe fatto anche bene a stupirsi della mia richiesta, perché sto facendo un intervento dentro un Regolamento che mi permetterà, così come permetterà… Mi pare che siamo fuori dal contingentamento, vero, Presidente? Solo per non fare errori. Questo intervento non è in un contingentamento, perché non c'è un contingentamento (Commenti del deputato Fornaro)…Lo so, era un esercizio retorico, Federico Fornaro. Vuoi lo spoiler? Questo intervento non ci sarebbe stato perché non avrei fatto nessun intervento sul complesso degli emendamenti e neanche, tra l'altro, sugli altri emendamenti che tanti altri gruppi hanno depositato, perché ci siamo autolimitati. Pensate un po', visto che abbiamo lavorato fino all'ultimo momento, cioè fino alle 20 dell'altro giorno, visto che per una volta c'era l'opportunità di non avere la fiducia, abbiamo deciso di lavorare solo su alcuni emendamenti che poi illustrerò, ma illustrerò anche quelli dei colleghi, visto che ci è stata data la possibilità.

Si era detto che in Aula non sarebbero arrivati emendamenti di tipo localistico né, ovviamente, emendamenti che potevano in qualche modo riaprire delle discussioni politiche, soprattutto magari con una contrarietà dei gruppi - adesso io posso anche non citare il caso in particolare -, ma mi pare che questo non sia stato rispettato.

E visto che non ci facciamo prendere in giro da nessuno e che siamo, se possibile, fra i più rispettosi e leali nei rapporti fra gruppi parlamentari, io lo dico: visto che c'è ancora tempo per arrivare a quegli emendamenti, c'è tutta la possibilità di ritirare questi emendamenti che fanno saltare l'accordo. Ci saranno momenti ancora lunghi, mancano di fatto ancora due settimane di lavoro, con alcuni decreti addirittura ancora da incardinare, ci sono diversi provvedimenti che vogliamo finire entro la prossima settimana, tutti, anche delle opposizioni, e io credo che la cosa più leale e giusta fra noi sia dirsi la verità. Quanti minuti di tempo ho ancora? Posso iniziare, no?

PRESIDENTE. Sette minuti.

MARCO GRIMALDI (AVS). Benissimo, allora li prenderò tutti. Grazie, Presidente. Il decreto Infrastrutture è in realtà un pacchetto di misure eterogenee che interessano l'attività della pubblica amministrazione, degli enti locali e delle stazioni appaltanti. Certo, l'obiettivo primario, che tra l'altro è condivisibile, lo abbiamo detto più volte, è accelerare opere infrastrutturali strategiche e rispettare il cronoprogramma del PNRR. Dopodiché, come avete colto, si spazia dalla contabilità pubblica alla sicurezza energetica, dalle emergenze climatiche nei cantieri all'intelligenza artificiale.

Ecco, queste disposizioni urgenti in materia di interventi infrastrutturali sono tante. Alcune decisamente critiche; altre stanno per arrivare e, magari, potrebbero rendere ancora più critico questo decreto. Intanto parliamo delle cose critiche, perché poi, alla fine, sembra che tutto sia proceduto nella maniera più corretta. Beh, per esempio, ci sono quei 50,2 milioni di euro destinati proprio ai comuni interessati dai cantieri della TAV Torino-Lione. Sì, qualcuno non si è accorto in queste ore che proprio in questo decreto ci sono alcuni interventi.

Ma attenzione, non sono solo opere compensative, come alcuni hanno detto, giustamente. No, ci sono anche risorse per gli interventi di accompagnamento ai cantieri. Già, cantieri di un'opera, come abbiamo detto nelle scorse ore e negli scorsi anni, obsoleta, fuori tempo massimo e in ritardo cronico, che sta drenando risorse che servirebbero, per esempio, per rimettere il sistema ferroviario in sicurezza. Lo dico da torinese, senza problemi e solo per fare due calcoli sulle necessità: come sapete, finire la metropolitana 1 fino a Rivoli, che è aperta con un cantiere da più di 20 anni, costerebbe ancora 30 milioni di euro, che Salvini pare non trovi.

È da più di un anno che sa della situazione di fallimento e di grave crisi, che riguarda quei comuni che tra l'altro tengono aperta anche una vertenza, che è quella di spiegare che un cantiere a cielo aperto dentro la loro viabilità, fra Collegno e Rivoli, è un grave danno soprattutto per i cittadini. Pensate a quelli della Val di Susa, che tra l'altro non è che utilizzeranno l'alta velocità come se fosse una metropolitana, solo per farvi paragoni. No, perché poi vi chiedete cosa ne viene ai valsusini; lo chiedo a voi ai valsusini cosa ne viene.

Ma, per intenderci e stare sui costi, servirebbero anche 2 miliardi di euro per l'altra metropolitana, la metropolitana 2, quella che è ferma da più di 10 anni e che è ancora su carta. Lo dico perché stiamo parlando di cantieri di un'opera non solo obsoleta e in ritardo cronico, ma che continuerà ad accumulare ritardi. Li accumulerà perché, banalmente, sta scavando una sola talpa delle sette previste, non so se lo sapete, perché nelle scorse ore ho visto tutti improvvisarsi non solo sì-TAV, ma anche grandi esperti, dicendo: tutte le Alpi hanno visto il rinnovo di tutti i trafori.

E poi nessuno che spiega che, però, quello della TAV Torino-Lione è fatto in basso, non è come gli altri, che sono fatti in alto. E quindi presenta la piccola differenza che, invece di fare 3 chilometri l'anno, stanno facendo 300 metri. Ma andiamo avanti su altri temi, che ovviamente vedranno tanti altri emendamenti. C'è il tema dell'opera di decommissioning del reattore nucleare Galileo Galilei della Marina militare: 120 milioni di euro dati a Sogin. Sì, avete sentito bene, affidamento diretto a Sogin senza gara europea, ma neanche senza chiedere.

Non c'è dubbio che Sogin sia uno dei pochi soggetti pubblici che può denuclearizzare e fare il decommissioning del reattore nucleare Galileo Galilei, però, lo diciamo così, sommessamente, Sogin qualche problemino negli scorsi anni lo ha avuto. E lo dico anche a proposito delle recenti discussioni sul ritorno al nucleare: ma vi rendete conto che Sogin, tra l'altro, doveva essere anche il soggetto incaricato non solo di individuare, ma, di fatto, di occuparsi di un'eredità nucleare di più di 30 anni?

Ed è lì che, da più di 10 anni e pur avendo tra l'altro già una mappa, non trova le modalità di rimuovere, per esempio, le scorie dalla grande parte dei siti nucleari di quella eredità. Allora lo chiedo a voi: ma come fate ad accettare che gli italiani continuino a pagare 400 milioni di euro di un'eredità nucleare, non avere un sito di stoccaggio nucleare di quelle scorie, che tra l'altro continuano a esistere, per esempio, per tutta la vicenda sanitaria o per quelle industriali, e poi pensare di far ritornare il nucleare in Italia?

Ma ci sono anche altri temi: per esempio, c'è tutto il tema delle risorse allocate presso il Ministero dell'Ambiente per la produzione del preridotto di Taranto, che vengono trasferite al Ministero delle Imprese e del made in Italy. Un trasferimento reso necessario dall'insufficienza di risorse per la decarbonizzazione. Ma, lo dico, quella insufficienza è dovuta a precise responsabilità politiche. Avete tra l'altro dimezzato di 2 miliardi di euro del PNRR e mantenuto in piedi quel sistema fossile.

Inoltre - lo dico così, visto che la vicenda Ilva mi pare che sia alle cronache, visto che è successo qualcosa di particolarmente grave nelle scorse ore - ora sottraete somme al progetto pilastro del piano di decarbonizzazione dell'ILVA. Dunque - lo chiediamo qua perché è una discussione politica, visto che avremo tante ore e tanto tempo per discutere questa notte, magari in una seduta fiume o magari domani mattina - rispondetemi, se poi nella notte vi viene in mente: quale sarà il destino di Taranto e della filiera per la produzione, per esempio, anche dell'idrogeno?

Ho quasi finito, grazie, Presidente. Ma arrivo alla fine, perché tanto avremo tanto tempo. Veniamo ai commissari. Ce ne sono tantissimi ormai, questa è una penisola dei commissari. Tra l'altro, ne vediamo uno nuovo, quello straordinario di Piombino. Mi taccio. Tante delle nostre critiche e dei nostri emendamenti sono solo su questa pratica dell'eccezione; un'eccezione che fa sì che l'Italia si riempia di commissari, come se la pubblica amministrazione non sapesse fare il suo mestiere. Scusate, se ci pensate, ma se dobbiamo fare i commissari, vuol dire che la pubblica amministrazione…

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO GRIMALDI (AVS). …non sa fare il suo dovere? Ecco, vi lascio con questo anticipo di una discussione che, invece, speriamo non sia lunga. Speriamo che sia brevissima, perché spero che nei pareri qualche brezza di aria un po' più intelligente dell'atteggiamento arrogante che abbiamo sentito negli scorsi minuti arrivi.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola, sul complesso degli emendamenti, alla deputata Torto, che ne ha fatto richiesta, preciso che è stato ritirato anche l'emendamento 1-bis.1002 Mazzetti, a pagina 19 del fascicolo. Ha chiesto di parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.

DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. Allora, io voglio ricominciare dal punto in cui ci siamo lasciati nel Comitato dei nove, perché purtroppo - e lo dico con dispiacere - i lavori di Commissione sugli emendamenti presentati a questo provvedimento sono andati in una certa direzione, anche collaborativa tra maggioranza e opposizione. Questo, però, non si riscontra nel momento in cui il provvedimento approda in quest'Aula. E quindi la responsabilità, piuttosto che darla ai colleghi e alle colleghe di maggioranza, io la do a un livello più alto, che è quello del Ministero per i Rapporti con il Parlamento. Il Ministro Ciriani non ha degnato queste opposizioni di incontri opportuni e non ha dimostrato di essere collaborativo.

Pertanto, questa opposizione - in modo particolare il MoVimento 5 Stelle - non intende più mostrare il proprio atteggiamento di collaborazione con questa maggioranza, che viene rappresentata da un Ministro incapace, da un Ministro che non sa gestire il rapporto col Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Conseguentemente, la responsabilità se la prendono anche tutti i Ministri che hanno firmato questo decreto, un decreto che arriva in Aula il 29 luglio ancora per parlarci di PNRR e qualcuno ieri, in discussione generale, addirittura elogiava il lavoro di questo Governo Meloni sulle risorse PNRR. Forse, colleghi, vi dimenticate che il PNRR andava attuato sui territori entro il 30 giugno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Siamo al 29 luglio e questo ritardo è tutto in capo alla vostra incapacità politica e amministrativa.

Perché parlo di incapacità amministrativa? Perché sono quattro anni che sedete sulle vostre poltrone, alle quali continuate a voler essere incollati e la legge elettorale lo dimostra, quella che volete ancora correggere e che non vi mette ancora d'accordo. Allora, noi siamo arrivati al punto che vi abbiamo chiesto di potenziare e rafforzare la macchina amministrativa e sapete il perché? Perché era impossibile che un piano straordinario come quello di 209 miliardi, portati in Italia dal presidente Giuseppe Conte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), un piano a cui vi siete opposti e di cui oggi vi state anche vantando, potesse essere messo in attuazione con una macchina amministrativa in sofferenza. Ve l'abbiamo detto con centinaia e centinaia di proposte e a ogni provvedimento utile ci avete bocciato tutto. Quindi, o siete incapaci o siete in malafede (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) oppure tutte e due. Certo, perché dalle mie parti si dice: o ci siete o ci fate o tutte e due (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). A questo punto, mi viene da pensare che il problema sia grave, che il paziente sia gravemente malato e non abbiamo neppure il dottore. Oppure no: possiamo fare appello ai cittadini che cureranno la malattia di questo Governo e vi spazzeranno via (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) mandandovi a casa, perché solo così ne usciamo fuori, altrimenti abbiamo praticamente, Presidente, l'impossibilità di liberarci di voi e l'impossibilità di far crescere l'Italia.

Allora, in questo provvedimento - io torno al punto - parlate di infrastrutture come se le opere faraoniche, quali la TAV e il ponte sullo Stretto, fossero la panacea di tutti i mali in questa nostra Italia. No, forse non avete capito che in Italia il problema delle infrastrutture è legato a una sola priorità che continuate a non inseguire, che è quella della manutenzione dei ponti e delle strade che vengono percorsi ogni giorno da cittadine e cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È inutile che ci riempite di grandi opere che, tra l'altro, non serviranno a nessuno, ma forse serviranno ai vostri interessi, alle vostre lobby - questo sì - e al vostro consenso facile, ma non servono certo a garantire quella sicurezza del cittadino che vi mettete in bocca ogni volta, perché se vogliamo mandare a spasso una madre con il proprio figlio, per accompagnarlo a scuola, noi non dobbiamo far temere a quella madre di percorrere una strada che non è sicura. Noi non possiamo far andare le persone al lavoro pensando che magari al prossimo ponte andranno giù e non potranno tornare a casa, perché questa è malvagità, non è neanche irresponsabilità politica. Siete proprio in cattiva fede. Allora, quando trovate i soldi per fare il ponte sullo Stretto, io vi chiedo: perché non trovate i soldi per mettere in sicurezza i ponti? I piccoli ponti vicino casa, perché? Perché poi non ci potete venire a dire che non ci sono quelle risorse, perché quelle risorse per i vostri affari le avete trovate.

Vado a chiudere, Presidente. Non è solo il problema del PNRR, non è solo il problema delle infrastrutture: in questo provvedimento ci avete infilato un po' - adesso uso una parola che poco vi piace, ma che più vi rappresenta - un'altra bella porcata, che è quella del commissario straordinario. Per ogni problema del Governo Meloni si risponde con un commissario di turno. Ieri si diceva: per voi un commissario è per sempre, come il diamante; lo diceva la collega Morfino e riprendo la citazione.

Cara Sottosegretaria, ve lo dicevamo anche ieri: c'è un commissario straordinario al quale avete dato degli strapoteri e non poteri straordinari; la differenza è enorme, anche se per voi è sottile, perché certo che si fa difficoltà a coglierla quando si è sempre in malafede. Allora, perché rispetto a questo commissario siamo contrariati? Voi ci raccontate che non verrà remunerato, quindi non è una questione di poltrona o di nomina a cui dare il contentino. Però, ha dei poteri che vanno in barba a tutte le norme, ad eccezione del rispetto delle norme antimafia e ci mancherebbe pure. Voi violate il diritto all'ambiente come nulla fosse. Fanno bene i comitati dei cittadini a fare le osservazioni alla VIA e alla VAS. Cari cittadini, non sarà possibile più niente, perché vi piazzano il commissario calato dall'alto, quello che in 200 giorni deve fare il lavoro che, invece, andava fatto in più mesi. Ma questo non perché deve snellire la macchina burocratica: no, no, perché deve tagliare i princìpi di trasparenza e deve segare le gambe alla partecipazione cittadina. Questo siete voi, questo è il Governo Meloni e tutti i Ministri lo appoggiano e sono complici di questa macchina diabolica che state mettendo in piedi. Noi ve lo ripeteremo e lo continuiamo a ripetere da anni ma non c'è niente da fare, non lo capite.

Allora, Sottosegretaria, ci ascolti, perché io so che è importante parlare con il delegato della propria forza politica ma se lei non ci ascolta noi non è che siamo qui a fare esercizio di retorica perché ci piace perdere tempo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Su, le è così pesante ascoltare? No, perché noi siamo solo all'inizio, forse non è stato chiaro il messaggio. Siamo soltanto all'inizio (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), colleghi. Quindi, mettete le cravatte, stringetele, smettetela di ridere, allacciate la vostra giacchetta e ascoltateci, perché da qui arriverà la voce dei territori, quelli che voi utilizzate soltanto per la propaganda politica, mentre da questa parte (Commenti del deputato Loperfido) noi usiamo quella voce semplicemente per rappresentare dei problemi ai quali voi sbattete la porta in faccia e io mi vergognerei altamente di stare seduta da quella parte.

Come dicevamo, Presidente, noi siamo qui soltanto all'inizio della giornata, perché, a questo punto, l'atteggiamento di questa opposizione, di questa parte politica, sarà quello che ci avete mostrato voi fino ad un secondo fa, cioè quello della non collaborazione, perché non saremo complici assolutamente di tutto lo schifo che state scrivendo e di tutto lo schifo che state sostenendo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, la deputata Guerra. Ne ha facoltà.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei esprimere, intanto, una valutazione sul metodo con cui arriviamo a discutere gli emendamenti, che è piuttosto spiacevole, nel senso che noi ci siamo trovati con un percorso molto affrettato e congestionato in una sola giornata, che pure avevamo accettato però sulla base di un accordo in cui, di fatto, i lavori dovevano essere fatti in Commissione per poi arrivare a una discussione in Aula di nuovi emendamenti, che non avevano avuto già una votazione in Commissione, solo nel caso di condivisione. Io la riassumo così, anche se i dettagli non sono esattamente in questi termini.

Quello che voglio sottolineare è che, come al solito, anche in questo decreto - che non era enorme; sono più le cose che mancano che quelle che ci sono dentro - è prevalsa una logica di spezzatino, cioè di cercare di aggiungere una piccola parte per potersi vantare sui propri territori di aver ottenuto qualcosa piuttosto che cercare di fare una valutazione complessiva delle cose con interventi di tipo strutturato e, alla fine, abbiamo assistito alla solita corsa per cercare di strappare, fino all'ultimo, qualcosa in più o qualcosa in meno, arrivando, come dicevo, a violare di fatto un accordo che era stato raggiunto, mettendo in crisi un clima che, devo dire, fino alla sera di lunedì era stato decisamente sereno e collaborativo anche da parte delle opposizioni, nonostante le forti divergenze.

Venendo al merito, e quindi anche specificamente ai nostri emendamenti, ci sono alcuni punti che vorrei richiamare, poi torneremo puntualmente su ciascuno di questi. Un primo punto è già stato richiamato da Marco Simiani in discussione generale: questo è un decreto Infrastrutture. Allora, se dobbiamo parlare di infrastrutture, dobbiamo intenderci. Il nostro Paese ha delle gravi, gravi carenze sotto questo profilo e una distribuzione territoriale molto sperequata. Un decreto Infrastrutture dovrebbe avere, come prima finalità, quella di seguire, impostare un discorso, dare delle linee, spingere verso l'equilibrio, rispondere anche a delle emergenze; non quello di seminare in modo spot un intervento qua e un intervento là, con una certa concentrazione in alcune regioni d'Italia. Per quanto riguarda gli emendamenti, ciò che è stato aggiunto, 6 su 8 riguardano stranamente la Lombardia. Mi sembra… il Ministro delle Infrastrutture non mi ricordo bene chi è.

Per quanto riguarda l'altro punto critico, è quello relativo ai commissari straordinari. Ora, come veniva già ricordato, noi abbiamo un proliferare di commissari straordinari e, in più, ogni commissario ha regole diverse: deroga a qualcosa, non deroga a qualcos'altro. Anche sollecitati da Anac, che direi se ne intende, abbiamo proposto dei criteri, cioè di ricondurre questo commissariamento - che vorremmo molto più contenuto - a dei criteri: dare ordine, ritornare a quella legge quadro che si era cercato di fare. Anche su questo, per ora, siamo stati stoppati, ma i nostri emendamenti vertono anche su questo.

C'è il tema enorme, su cui insistono molti dei nostri emendamenti, che riguarda Ilva, su cui siamo stati facili profeti. Ricordo che gli emendamenti sono stati presentati prima della sentenza del tribunale che dà 90 giorni per poter rimediare a serissimi problemi di bonifica del sito per evitare, eventualmente, la chiusura della produzione a caldo. Noi arriviamo con un decreto che, in modo straordinario, toglie 500 milioni a Ilva e poi trovarsi in Consiglio dei ministri che ne mette altri 100. Insomma, avete un'idea di dove volete portarci? Non sembra. Noi presenteremo e discuteremo più avanti degli emendamenti che danno esattamente una prima risposta importante perché ci sia una via d'uscita che salva l'ambiente, che salva la produzione e che - e ci sta particolarmente a cuore - salvi lavoratori e cittadini.

L'altro esempio è un insieme, un blocco di emendamenti per noi molto, molto importanti che guarda, appunto, ai lavoratori e alle lavoratrici in generale. Qualcosa c'è, c'è un piccolo spunto che riguarda il caldo. Il caldo è un problema drammatico, e non può essere legato soltanto ai lavoratori dell'edilizia che lavorano nelle infrastrutture. Quindi, noi abbiamo fatto una serie di emendamenti per allargare il campo di applicazione degli interventi a sostegno delle persone - che siano lavoratori dipendenti, che siano lavoratori autonomi - che si trovino a dover sospendere la propria attività perché è un'attività che diventa insalubre e impraticabile in ragione dell'emergenza climatica. Li proponiamo con forza di nuovo a quest'Aula, sperando che il caldo che fuori da quest'Aula sta picchiando in modo molto forte in tanti territori del nostro Paese faccia riflettere i nostri colleghi sul fatto che questo tema del caldo, partendo dal tema del lavoro, non lo possiamo affidare all'improvvisazione. Anche in questo caso, il tema è sempre lo stesso: ci vogliono interventi strutturali. Allo stesso modo, i nostri interventi riguardano anche lo smart working, perché capite bene che non è solo un problema di poter lavorare a distanza, e quindi non esporsi alle ondate di calore, ma è proprio tutta la fase del trasporto per raggiungere il luogo di lavoro che espone a gravi rischi di salute.

Questi sono i filoni principali su cui insistono i nostri emendamenti, ma risottolineo ancora una volta i punti essenziali. Uno: non ci piace l'improvvisazione. L'improvvisazione non ci piace nel fare e scrivere i decreti. Abbiamo ancora 3-4 emendamenti sospesi su un tema importantissimo su cui ci si è accorti tardi che c'era un buco nel PNRR, un problema da risolvere, e vedremo se nel corso di queste ore questa soluzione verrà trovata. Quindi, l'improvvisazione non va bene né nel merito né nella conduzione dei lavori di Commissione e di Aula conseguentemente, perché c'è bisogno di procedere nei tempi giusti e già la decretazione folle a cui siamo sottoposti comprime al massimo l'attività parlamentare. Ma il fatto di dover discutere un decreto, che ha una notevole rilevanza, in un giorno, anzi, dalle 14 alle 20, capite che è abbastanza frustrante e umiliante e forse, senza forse, conduce a errori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo anch'io brevemente sul complesso degli emendamenti riservandoci un approfondimento puntuale nella dichiarazione di voto su alcuni emendamenti in particolare. Vorrei però fare seguito anche agli interventi che mi hanno preceduto con un tono e argomenti che inevitabilmente si devono differenziare rispetto a quelli portati dai colleghi delle opposizioni, non certo nella valutazione e nel merito del complesso degli emendamenti che, già nel dibattito in Commissione, avevo stigmatizzato come assolutamente inadeguati per un Paese che dovrebbe avere una visione sinergica dell'approccio sulle infrastrutture e nell'ambito dell'attuazione del PNRR. Arriviamo nuovamente all'ennesimo decreto un po' “rattoppa errori” da parte del Governo nel quale, nel dibattito in Commissione, si è cercato - devo dire da tutte le parti, non solo dalla maggioranza, ma anche dalle altre opposizioni - di inserire delle micro-opere estremamente territoriali. Non che queste non abbiano la dignità di dover arrivare all'attenzione anche del procedimento normativo e dei finanziamenti conseguenti, ma lo si deve fare su una visione che abbia una visione di insieme e che quindi non possa dipendere semplicemente dal peso dell'influenza del singolo deputato rispetto ad un altro deputato, perché da qui alla “legge mancia” il confine è molto sottile.

Detto questo, io però mi dissocio dalla posizione di ostruzionismo che è stata annunciata dalle altre opposizioni perché io ritengo, invece, che su un accordo strategico su alcuni temi che sono anche di interesse delle opposizioni - penso, in particolare, al tema delle infrastrutture e dei ponti sul Po, su cui la collega Ruffino ha fortemente lavorato in questi mesi - ci fosse la necessità di un dialogo che potesse portare a una convergenza in quest'Aula. Da questo punto di vista, mi sento di ringraziare la presenza della Sottosegretaria, la relatrice Frassini, che non ha mai fatto mancare un dialogo attento e un'attenzione in questo senso e, ovviamente, dei colleghi della maggioranza e da parte della Presidenza. Siamo disponibili, ovviamente, a una valutazione nel merito dei singoli emendamenti che considereremo anche rispetto a eventuali voti favorevoli, di astensione o di contrarietà esattamente nel merito, perché pensiamo che il gioco alla legge elettorale anticipata sulla pelle dei nostri territori non sia degno di quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Grazie, Presidente. A pagina 3 del fascicolo, l'emendamento 1.1007 Comaroli è accantonato insieme all'emendamento 1.2 Mari, agli identici emendamenti 1.3 Grimaldi e 1.4 Iaria, agli identici emendamenti 1.5 Grimaldi e 1.6 Iaria e all'emendamento 1.8 Casu.

A pagina 8, sull'emendamento 1.61 Bruzzone il parere è favorevole con riformulazione. A pagina 13, sugli identici emendamenti 1.89 Bonetti, 1.92 Guerra e 1.93 Barzotti il parere è favorevole con riformulazione. Sugli identici emendamenti 1.1005 Guerra, 1.1009 Cavandoli, 1.1010 Pella e 1.1012 Bonetti il parere è favorevole, se riformulati come la riformulazione dell'emendamento 1.89 Bonetti.

L'articolo aggiuntivo della Commissione 13.0600 ha parere favorevole. A pagina 48, sull'articolo aggiuntivo 13.01003 Comaroli il parere è favorevole con riformulazione, e a pagina 56 sull'articolo aggiuntivo 15.01003 il parere è favorevole con riformulazione. Per tutti gli altri emendamenti si formula un invito al ritiro o parere contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Parere conforme.

PRESIDENTE. Quindi, i primi emendamenti, fino all'emendamento 1.8 Casu a pagina 4, sono accantonati. Relatrice Frassini, dovrebbe leggere le riformulazioni. Sull'emendamento 1.61 Bruzzone? In questa fase la parte che viene modificata con la riformulazione deve essere letta, e quindi acquisita agli atti parlamentari.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Sull'emendamento 1.61 (Nuova formulazione) Bruzzone, aggiungere, in fine, i seguenti commi: “3-bis. Al fine di consentire la realizzazione di un nuovo impianto di deposito di gas naturale liquefatto e Bio-GNL nel comune di Bergeggi, in area portuale di Vado Ligure (...)”...

PRESIDENTE. Solo la parte nuova, l'ultimo capoverso.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. “3-quinquies. Le assegnazioni all'intervento di cui al comma 3-bis a valere sulle risorse di cui all'articolo 1, comma 2-ter, lettera c), del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, sono revocate e le risorse già erogate sono riversate all'entrata del bilancio dello Stato per restare ivi acquisite”.

PRESIDENTE. Questo è riformulato. Anche su questi identici emendamenti 1.89 (Nuova formulazione) Bonetti, 1.92 (Nuova formulazione) Guerra, 1.93 (Nuova formulazione) Barzotti, nonché 1.1009 (Nuova formulazione) Cavandoli e 1.1010 (Nuova formulazione) Pella ci deve dare la proposta di riformulazione. Prego, relatrice Frassini.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Sugli identici emendamenti 1.89 (Nuova formulazione) Bonetti, 1.92 (Nuova formulazione) Guerra, 1.93 (Nuova formulazione) Barzotti, 1.1009 (Nuova formulazione) Cavandoli e 1.1010 (Nuova formulazione) Pella, la riformulazione è la seguente: “entro il 31 ottobre 2026”.

PRESIDENTE. La riformulazione è: “entro il 31 ottobre 2026”.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. L'articolo aggiuntivo 13.01003 (Nuova formulazione) Comaroli è riformulato come segue: al comma 1, “della Milestone M1C2 - 14 ter della riforma 3 della Missione 1, Componente 2, del PNRR”; e, al comma 4, “duplicazioni”.

PRESIDENTE. Al comma 4... Ci deve dire dove è aggiunto...

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Al comma 4. Al comma 4 aggiungere: “duplicazioni” (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Sì, ma dove?

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Al rigo...

PRESIDENTE. Deve leggere la frase, altrimenti... dopo le parole “nonché alle eventuali”...

REBECCA FRASSINI, Relatrice. “Nonché alle eventuali duplicazioni o sovrapposizioni riscontrate e agli interventi di razionalizzazione promossi”.

PRESIDENTE. Bene. Penso e temo che ci sia ancora un emendamento. Vediamo, con il supporto degli uffici... Dopo l'articolo 15, c'è il 15-bis. L'articolo aggiuntivo è il 15.01003 (Nuova formulazione) Pella. C'è una nuova formulazione dell'articolo aggiuntivo Pella (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

Li mettiamo in distribuzione, non si agiti. Lo abbiamo sempre fatto e varrà questa regola anche oggi. Non abbiamo cambiato nulla, però la lettura è d'obbligo, e quindi la Presidenza fa presente alla relatrice che occorre dare lettura delle riformulazioni. Lei comunque stia sereno, perché accadrà quello che richiedete in automatico. Prego, relatrice, a lei la parola.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Sull'articolo aggiuntivo 15.01003 (Nuova formulazione) Pella, al comma 2, vi è la seguente riformulazione: “Le risorse rivenienti dall'abrogazione delle disposizioni di cui al comma 1”; al comma 4, “50 milioni di euro per l'anno 2026 e 150 milioni di euro per l'anno 2027”; al comma 4, lettera a), “quanto a 50 milioni di euro per l'anno 2026 e 110 milioni di euro per l'anno 2027”; alla medesima lettera a), aggiungere in fine: “Le risorse di cui alla presente lettera (..)”...

PRESIDENTE. Aggiungere anche - siamo alla lettera a) -, dopo le parole “pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 94 del 22 aprile 2022”, quello che stava leggendo...

REBECCA FRASSINI, Relatrice. “Le risorse di cui alla presente lettera sono utilizzate nel rispetto del principio di riequilibrio territoriale previsto dall'articolo 7-bis del decreto-legge 9 dicembre 2016, n. 243, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n. 18”.

PRESIDENTE. La lettera b)?

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Al comma 4, lettera b), dopo le parole “40 milioni di euro”, si propone la seguente riformulazione: “per l'anno 2027 mediante corrispondente versamento all'entrata del bilancio dello Stato delle somme iscritte in conto residui”; e, dopo le parole “n. 88 del 2011”, aggiungere: “anche in considerazione di quanto previsto dal comma 2 e dal comma 5, lettera b)”.

PRESIDENTE. Perfetto. Non abbiamo finito ancora.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Al comma 5, lettera b), dopo le parole “la somma di 27,6 milioni”, aggiungere “di euro”; e, dopo le parole “la somma di”, inserire “euro 67.957.899”.

PRESIDENTE. Il Governo concorda con queste proposte di riformulazione che abbiamo appena ascoltato?

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Conforme.

PRESIDENTE. Deputato Iaria, ha chiesto la parola? Su cosa?

ANTONINO IARIA (M5S). Presidente, sull'ordine dei lavori, perché non si può andare avanti così. Vi permettete… voi state litigando all'interno del Governo su come dividere i soldi del nostro PNRR, e state facendo una confusione enorme (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Non si capisce niente: quali sono quelli accantonati, quali sono le riformulazioni, e ci sono degli emendamenti approvati che sono nel disegno di legge e che ritornano come emendamenti.

Adesso la cosa più giusta da fare - con un Governo efficiente e una maggioranza che sa ed è del mestiere - è tornare in Commissione e valutare tutte le modifiche che avete fatto nell'ultimo minuto. E così lì, forse, magari potrete litigare e dividervi le vostre mancette tra l'una e l'altra forza di maggioranza, per usare male i nostri soldi, quelli che vi abbiamo portato come MoVimento 5 Stelle.

Quindi, io chiedo formalmente che voi ritorniate e facciate ritornare questo provvedimento in Commissione per poterlo discutere in maniera seria, perché non si è capito assolutamente nulla. Non abbiamo le riformulazioni, non sappiamo bene quali siano gli accantonati né perché siano stati accantonati, e non sappiamo da che parte vanno i soldi né da dove vengono. Sono state dette cifre a caso. Tra l'altro, vi siete anche interrotti a vicenda e uno correggeva l'altro. Permettetemi, state dando uno spettacolo indegno. Torniamo in Commissione e ne discutiamo lì (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Allora, la Presidenza riceve la sua proposta e, quindi, la tratterà di qui a breve, ma dal punto di vista del Regolamento ci tengo a precisare che la procedura utilizzata è la stessa di sempre. Quindi, abbiamo chiesto il parere alla relatrice e al Governo, sono state lette tutte le riformulazioni, anche se con un po' di difficoltà, ma sono state lette, e le medesime sono state distribuite. Quindi, le vostre obiezioni sono legittime, ma dal punto di vista regolamentare non fa una piega.

Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Su cosa? A favore della proposta di rinvio in Commissione? Prego.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Posso? Se mi fate parlare, credo che il vostro potere precognitivo verrà in fretta soddisfatto. Parlo a favore... con un intervento a favore e uno contro, volevo, se è possibile...

PRESIDENTE. Chiedo scusa un attimo, deputato Grimaldi. Il collega Iaria ha proposto il rinvio in Commissione del provvedimento, e quindi ci sarà un intervento a favore e un intervento contro. Si è prenotato per parlare a favore il deputato Grimaldi, che ha facoltà di proseguire il suo intervento.

MARCO GRIMALDI (AVS). La ringrazio, Presidente. Molto cortesemente, io credo che ci possa essere ancora una possibilità, quella di rimuovere gli ostacoli.

Alcuni ostacoli sono stati messi sul campo, come 11 cisterne vicino a un porto, come far transitare 7.200 TIR in una strada molto trafficata o far entrare 1.000 navi in un luogo molto congestionato. Ecco, io credo che potreste rimuovere quelle 1.000 navi, quei 7.200 TIR ed evitare di dire che alcuni emendamenti non sono localistici, di dire che, invece, c'è una neutralità politica, che non hanno visto l'avversione di nessun ente locale. Rimuoviamo da questa discussione le fandonie, le cose che ci dividono e allora forse non ci sarà bisogno di ritorno in Commissione. Se così non fosse, io credo, Presidente, che la proposta del collega Iaria colga sia questo brusio, che invece esiste e sta anche un po' a lei sedarlo…

PRESIDENTE. Guardi, lo stavo per fare, non volevo…

MARCO GRIMALDI (AVS). …no, ma lei è talmente bravo a presiedere che non mi permetterei mai di suggerirle dei comportamenti, se non quelli che…

PRESIDENTE. So che non è sincero, ma lo prendo come un complimento. Se mi aspetta soltanto un attimo…

MARCO GRIMALDI (AVS). …e quindi…

PRESIDENTE. …perché questo brusio, che lei denunciava, mi stava inducendo, appunto, a chiedere ai colleghi un ritorno al silenzio. Peraltro, è un brusio trasversale agli schieramenti, quindi è ancora più opportuno il richiamo al silenzio, in modo tale che il collega Grimaldi possa esaurire il suo intervento. Colleghi! Prego.

MARCO GRIMALDI (AVS). Dicevo che la cosa migliore è cogliere questo brusio come un segnale di insofferenza generale dell'Aula verso chi, in qualche modo, l'ha generato. È talmente facile fare un passo indietro per poi riproporre magari lo stesso oggetto in un altro decreto, con tutto il tempo che avete. L'avevate prima e l'avevate fino alle 20 di ieri, ora è fuori tempo massimo. Se pensate che, invece, sia nel tempo giusto, io credo che un ritorno in Commissione, per spiegarvi meglio questa vicenda, forse potrebbe essere davvero, davvero utile.

PRESIDENTE. Non ci sono richieste di intervento contro la richiesta di rinvio in Commissione. Pertanto, passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di rinvio in Commissione del provvedimento.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 52 voti di differenza.

Passiamo all'emendamento 1.9 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Avverto che l'emendamento 1.61 Bruzzone è stato ritirato dal presentatore (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Passiamo all'emendamento 1.35 Roggiani. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ne ha facoltà. Non sono per lei questi applausi.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Non è per me l'applauso? Intervengo sull'ordine dei lavori. A questo punto, però, mi chiedo quanto possa essere credibile una maggioranza che spiega alle opposizioni quanto sia strategico, per la sicurezza energetica del nostro Paese, rifinanziare un impianto di deposito di gas naturale liquido che è già finanziato, che è un progetto importante. Viene il Vice Ministro Rixi, spiega e argomenta e, a fronte della minaccia dell'ostruzionismo delle opposizioni per un tema del tipo “dobbiamo finire presto per andare in vacanza prima”, ritira un emendamento che ci hanno convinto essere di particolare strategicità per la sicurezza energetica del Paese. Questo è a riprova di quello che dicevo prima: state prendendo in giro gli italiani. Da una parte perché si dice “no” a tutto, a qualsiasi infrastruttura, a qualsiasi energia, a qualsiasi sicurezza di indipendenza energetica, e dall'altra parte perché vi state rincorrendo in questo populismo. Bravi, andate avanti così e vedremo poi cosa succederà al nostro Paese e alla possibilità di avere degli sviluppi.

PRESIDENTE. Eravamo sull'emendamento 1.35 Roggiani. La collega Bonetti ha chiesto di parlare sull'emendamento 1.35 Roggiani, poi ha divagato, ma comunque ha parlato sull'emendamento 1.35 Roggiani. Posso porre in votazione l'emendamento 1.35 Roggiani?

Collega Zaratti, su cosa vuole parlare? Vuole emulare la sua collega Bonetti. Prego, la emuli.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Trovo assolutamente bizzarro che esponenti dell'opposizione, come la collega, si risentano in tal modo per il fatto che un emendamento, presentato all'ultimo momento e senza nessuna discussione in Commissione, venga ritirato dalla maggioranza, una volta tanto con un pizzico di saggezza (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Lo trovo veramente bizzarro, così come trovo bizzarro che si colga l'occasione per fare un ragionamento abbastanza generale sulle questioni energetiche.

Intanto, io vorrei ricordare che questa dipendenza dal gas del nostro Paese è uno degli elementi determinanti della debolezza e della mancanza di autonomia energetica del nostro Paese. La dipendenza dal gas è la vera malattia del sistema energetico italiano (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e lei lo dovrebbe ricordare, così come dovremmo ricordare tutti che chi in Europa ha scelto un'altra strada ora paga l'energia un terzo delle piccole e medie imprese, di cui voi tanto parlate ma delle quali non vi interessa, quelle piccole e medie imprese che in Italia pagano tre volte tanto l'energia rispetto alla Spagna, che ha puntato su un modello energetico totalmente diverso da quello che voi dite. Per non parlare poi delle fandonie sul nucleare che, insomma, se non facessero piangere…

PRESIDENTE. Bene…

FILIBERTO ZARATTI (AVS). …farebbero anche ridere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Vorrei sommessamente far notare che, quando si prende la parola sull'ordine dei lavori, occorrerebbe poi concludere facendo una proposta sull'ordine dei lavori. Quindi, io do la parola al collega Alfonso Colucci per par condicio, dopodiché torniamo al provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Prego.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Sì, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori per chiarire quello che sta succedendo in quest'Aula: abbiamo una maggioranza che ha ritirato un emendamento che riteneva strategico, che aveva proclamato essere strategico. Perché l'ha ritirato? Perché non ha potuto resistere alla forte forza delle opposizioni che hanno obbligato la maggioranza a ritirare questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati di Fratelli d'Italia). Abbiamo uno strappo nella stessa maggioranza, perché Azione, addirittura, ha redarguito la maggioranza per aver ritirato questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), schierandosi evidentemente contro la sua stessa maggioranza ed è davvero molto particolare che questa cosa sia avvenuta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ci saremmo aspettati, invece, che Azione plaudisse al ritiro di un emendamento che è evidentemente dannoso e che le opposizioni hanno fortemente contrastato. Naturalmente, tutto questo avviene nell'ambito di un provvedimento che tradisce quelle che sono le aspettative degli italiani e le aspettative del PNRR, un provvedimento che noi contrasteremo in quest'Aula con grande forza e con un nostro voto assolutamente contrario. È una situazione particolare questa: Azione ha chiarito la propria posizione in questo asse e in questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.35 Roggiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

L'emendamento 1.31 Comaroli è stato ritirato prima della seduta.

Passiamo all'emendamento 1.10 Curti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Curti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.16 Morfino. Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.

DANIELA MORFINO (M5S). Grazie Presidente. Sottosegretaria, con questo emendamento, vi chiediamo una cosa molto semplice: quanto vale per voi la sicurezza dei cittadini siciliani? Perché vede, mentre siete pronti a tagliare nastri, a fare propaganda a destra e a manca, ad annunciare opere faraoniche, in Sicilia ci sono strade che, ogni volta che piove, diventano un pericolo mortale per i cittadini.

Ecco, ci sono strade dissestate, ponti che cedono, frane - Niscemi docet -, territori isolati e non stiamo parlando di fatalità, ma del risultato di anni di abbandono e di una totale assenza di programmazione. E vedete, quella regione, la state governando voi e voi continuate a voltare lo sguardo dall'altra parte. Con questo emendamento noi vi stiamo proponendo un Fondo per mettere in sicurezza la viabilità della Sicilia e mi appello a tutti i colleghi di maggioranza siciliani di votare a favore di questo emendamento: non potete votare contro e non vi stiamo chiedendo un favore per la Sicilia, ma vi stiamo chiedendo di fare il vostro dovere. Quindi, le chiedo Sottosegretaria, di accantonare questo emendamento per fare un supplemento di riflessione, grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Quindi, chiediamo alla relatrice, se è d'accordo sulla proposta di accantonamento. Ovvero, no. Quindi, insiste per la votazione sull'accantonamento, deputata Morfino, sì? Allora, senza registrazione dei voti, pongo in votazione, No. C'è una richiesta di intervento su cosa? A favore dell'accantonamento? Deputato Aiello? Interviene a favore dell'accantonamento, prego.

DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Io avevo chiesto la parola per sottoscrivere l'emendamento, non sull'accantonamento.

PRESIDENTE. Va bene, per sottoscrivere l'emendamento.

DAVIDE AIELLO (M5S). Per sottoscrivere e per fare un intervento sul merito dell'emendamento, se è possibile a titolo personale…

PRESIDENTE. Prima dobbiamo chiudere la proposta di accantonamento, porti pazienza.

Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di accantonare l'emendamento 1.16 Morfino.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 36 voti di differenza.

Ha chiesto di parlare il deputato Aiello. Ne ha facoltà, a titolo personale, per un minuto.

DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere l'emendamento della collega Morfino ed entro nel merito di questo importante emendamento col quale chiediamo al Governo di assicurare l'attuazione degli interventi di manutenzione e messa in sicurezza sulle strade provinciali siciliane. I colleghi siciliani sono ben a conoscenza dello stato in cui si trovano le strade provinciali in Sicilia: parliamo di strade che, da tanti anni, attendono interventi per la messa in sicurezza, soprattutto per quanto riguarda il rischio idrologico, quando appunto le strade si trasformano in fiumi in piena, a seguito delle violente piogge. In questi giorni, le strade provinciali vengono attraversate anche dai mezzi di soccorso dei Vigili del fuoco che sono intensamente impegnati a salvaguardare il nostro territorio dagli incendi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) quindi bisogna mettere in sicurezza urgentemente queste strade e con questo emendamento vi chiedevamo 50 milioni di euro, da qui al 2030, per fare degli interventi che sono necessari e che la Sicilia aspetta da troppo tempo.

Vi chiediamo un atto di responsabilità e votate favorevolmente questo emendamento, grazie. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione. La deputata D'Orso sottoscrive.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'emendamento 1.18 Morfino. Ha chiesto di parlare il deputato Aiello. Ne ha facoltà.

DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Anche su questo emendamento, voglio sottoscriverlo e intervengo nel merito, se l'Aula me lo consente Presidente, perché c'è un brusio (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che non riesco a sentire neanche la mia stessa voce, quindi se per favore i colleghi riescono a farmi intervenire, altrimenti…

PRESIDENTE. Il brusio è generato anche da deputati del suo gruppo, a cui chiedo cortesemente… che è successo? Bene, prosegua.

DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sottolineare l'importanza di questo ennesimo emendamento volto a garantire il ripristino della viabilità e della funzionalità dei collegamenti stradali per il territorio di Palermo che sono stati interessati da eccezionali eventi meteorologici e quindi chiediamo al Governo di intervenire con delle risorse serie. Vi chiediamo degli interventi che il territorio di Palermo - la provincia di Palermo - ha bisogno urgente di queste risorse per ripristinare la viabilità che ormai, da troppi mesi e da troppi anni, è un sogno per molti cittadini. Parliamo di strade fondamentali per la viabilità, parliamo di strade che in questi giorni - come vi dicevo prima, nel precedente intervento - vengono utilizzate anche dai mezzi di soccorso dei Vigili del fuoco, di tutti i mezzi di soccorso che sono impegnati, giorno e notte, anche a salvaguardia del territorio dai diversi incendi che purtroppo stanno mettendo in ginocchio la nostra terra, la nostra Sicilia e soprattutto Palermo.

Quando parliamo di viabilità interna, vi chiediamo di essere seri e non di venire poi nei nostri territori a fare soltanto propaganda acchiappavoti perché poi nei fatti state girando le spalle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ai cittadini palermitani e ai cittadini siciliani e vi ricordo che voi amministrate sia la città di Palermo che la Regione siciliana e questi cittadini devono saperlo.

I cittadini chiedono la normalità, i cittadini chiedono condizioni normali quando scendono in strada, perché oggi è a repentaglio la sicurezza di tutti. Quando ci rechiamo al lavoro, quando usciamo di casa, vogliamo delle strade che siano strade sicure e non strade dissestate, piene di buche, strade addirittura dove ci sono interventi da fare da anni, su cui ancora non c'è neanche l'inizio dei lavori. Parliamo di strade dissestate, parliamo di strade franate, parliamo di strade a rischio idrogeologico importante, Presidente. Occorre intervenire subito e il PNRR ci dà le risorse necessarie per farlo. Ancora una volta questo Governo sta facendo solo ed esclusivamente propaganda e il rischio è che si perdano le risorse necessarie e questi interventi potrebbero addirittura slittare di altri anni. Non possiamo più permettere ritardi. Voi avete cambiato il Piano nazionale di ripresa e resilienza e l'avete trasformato in un “piano nazionale di ritardi e rallentamenti”. Dovete solo vergognarvi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso, o volete votare? Non capisco, si vota? Trenta secondi, prego, allora prego prenda la parola deputata D'Orso, ascoltiamo.

VALENTINA D'ORSO (M5S). Grazie, no sarò brevissima, solo per invitare tutti voi a percorrere la Palermo-Catania, la A19, l'autostrada. Vedete non è un'autostrada, è una gincana quell'autostrada, quella strada. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Perché c'è un entra ed esci, a una corsia, ci alterniamo ma sempre una corsia si fa per chilometri e chilometri. Ci mettete qualcosa come tre ore e mezzo, quattro ore. Io invito tutti quest'estate a fare un'esperienza alternativa, un'experience come la vendono in certi siti. Venite a percorrere la A19 Palermo-Catania e fate una bella gincana insieme a noi, (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La deputata Morfino ci ha ripensato, perché prima si era cancellata, vuole parlare? Un minuto.

DANIELA MORFINO (M5S). Si, grazie Presidente. Presidente anche con questo emendamento vi stiamo chiedendo di smettere di voltare le spalle alla Sicilia e soprattutto al territorio palermitano.

Abbiamo le principali arterie del territorio palermitano veramente disastrate, dalla A19 alle strade statali 118, 119, 122, 121, 191 e chi più ne ha più ne metta. Quindi, Sottosegretaria, le stiamo chiedendo di ragionare e accantonare questo emendamento. Un supplemento di riflessione, perché veramente la Sicilia è allo sbando con le strade (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.

IDA CARMINA (M5S). Intervengo brevemente per portare all'attenzione di quest'Assemblea che fra queste strade ci sono le intersezioni della Palermo-Agrigento, 121 e 122, sulle quali si registra un incidente mortale al mese. Ho assistito personalmente io, sono stata la prima ad arrivare, circa un mese fa è morta una donna. Settanta milioni sono pochi per quelle che sono le esigenze di ripristino e manutenzione straordinaria di queste strade, ma almeno attenzioniamole.

PRESIDENTE. La parola alla relatrice, deputata Frassini, per la risposta alla richiesta di accantonamento. La risposta è negativa. Si insiste per la votazione? Sì, quindi, votiamo.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 1.18 Morfino.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 50 voti di differenza.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.18 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'emendamento 1.19 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 Benzoni, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'emendamento 1.39 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.39 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'emendamento 1.40 Fossi. Lo sottoscrive il deputato Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.40 Fossi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'emendamento 1.51 Amendola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Lo sottoscrive l'onorevole Lacarra.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.51 Amendola, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'emendamento 1.54 Amendola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Lo sottoscrivono l'onorevole Lacarra e l'onorevole Lomuti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.54 Amendola, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'emendamento 1.58 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.58 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'emendamento 1.59 Ruffino. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Presidente, la ringrazio. Questo emendamento parla di compensazioni e parla della TAV. Ne abbiamo parlato parecchio, in questi giorni, in quest'Aula, sempre con una posizione che non mi sento di condividere. Intanto, nessuno ha detto che quest'opera porterà a una riduzione dei tempi di viaggio, a un minore impatto ambientale, a una riduzione del traffico, a una maggiore capacità della rete e anche a una concorrenza sui prezzi. Dei ritardi parlo velocemente. Ci sono stati molti ricorsi presentati da enti che oggi però, improvvisamente, accettano le compensazioni.

Poi le decisioni politiche, gli stop and go, l'Osservatorio, la volontà di non entrare a far parte dell'Osservatorio. Ma anche lì oggi, invece, sono molto interessati alle compensazioni. Ci sono stati eventi eccezionali, ci sono state le emergenze sanitarie, l'aumento delle materie prime o i problemi nella catena dell'approvvigionamento. Quindi ci sono state complessità tecniche, decisioni politiche e anche dei ritardi sul versante francese. Noi crediamo sia una menzogna affermare che oggi si possa manifestare per fermare la TAV. La TAV non si può assolutamente fermare.

Si può manifestare contro la TAV magari con modalità diverse o magari senza distruggere un cantiere o mettere a ferro e fuoco una valle che è già segnata da atti di terrorismo avvenuti in questi anni. Il progetto proseguirà con nuovi ritardi, però c'è un tema importante, e qui faccio un appello alla maggioranza, che è quello legato alle compensazioni che non vengono erogate. In quest'Aula ne abbiamo parlato, ci sono stati dei question time, ci sono dei ritardi pazzeschi.

Signor Presidente, voglio dire questo: il ritardo nelle compensazioni non fa nient'altro che dare ragione ai delinquenti che hanno assaltato e distrutto il cantiere. La maggioranza dovrebbe avere, signor Presidente, un sussulto di orgoglio ed erogare questi fondi agli 11 comuni che li aspettano, perché sono stati fortemente penalizzati in questi anni, e anche tenere conto di un altro aspetto, ossia che, purtroppo, il passare del tempo ha portato a rincari. Ho già spiegato che una parte di questi fondi verrà utilizzata per ospitare gli operai che lavoreranno al cantiere nel versante italiano.

Ora si tratta di decidere che cosa fare. Con rammarico mi rendo conto che, in qualche maniera, questo Governo, a meno che non cambi idea in questi minuti, abbandonerà nuovamente questi territori. I 50 milioni stanziati, come dicevo, non sono più sufficienti. Quindi, la nostra proposta è di arrivare a 75 milioni per cercare di realizzare queste opere, ma non stanziando 300 milioni nel 2026 e 20 milioni nel 2032, perché questa è un'altra grande presa in giro. Abbiamo lavorato con serietà su questo provvedimento.

Io ringrazio la collega Elena Bonetti per l'impegno, che forse non è stato sufficiente - chi lo sa - per farvi comprendere che oggi la postura in quest'Aula dovrebbe essere diversa, perché ogni passo indietro rispetto alla TAV darà ragione in qualche maniera a chi combatte in maniera malsana ed eversiva non questa opera, ma per altre ragioni, distruggendo un territorio che non ha alcuna colpa, ma che, anzi, oggi sta comprendendo l'importanza dell'opera. Ma, probabilmente, la maggioranza di Governo non riesce a farlo, e questo è un rammarico enorme (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe). Grazie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, siamo noi a ringraziare la deputata Ruffino, perché almeno ci permette di parlare con toni civili di un tema che, invece, è scomparso dal dibattito politico. La TAV si ferma da sola, si è fermata. Non so se lo ha notato, deputata Ruffino. Si è fermata nei limiti strutturali di un progetto. A me piacerebbe davvero, io prenderei per mano la deputata Ruffino e, per suo tramite, Presidente, anche la Presidente Meloni.

Magari chiederei anche a Salvini di venire fino a Kiev. Kiev è martoriata da una guerra incessante da più di 4 anni. Mi piacerebbe prendere quel bel Corridoio, quel Corridoio 5 che era stato pensato come grande strumento per portare la TAV/TAC, cioè la grande capacità dei mezzi su ferro, fino a Lisbona, pensate.

C'è un'inchiesta di tanti anni fa di Luca Rastello, che si chiama Binario morto, che spiega quanto questo progetto sia già stato superato da decenni. Poi è cambiato ed è cambiata anche la sua natura ideologica, possiamo dirla così. Perché io lo vorrei dire soprattutto a voi, a quelli che fanno gli esperti di alta velocità per un minuto, guardando questi banchi e spiegandoci che noi, come ho sentito dire, dovremmo andare in bicicletta perché prendiamo l'alta velocità. Voi non sapete nulla di questa vicenda, ma nulla! Ma pensate che noi siamo contro l'alta velocità?

Guardate che qua parliamo di un tunnel di base dentro un progetto faraonico che ancora non è nemmeno all'inizio. Già, perché tra poco vi dirò i dati del tunnel di base e di questa infrastruttura. Lo chiedo sommessamente a chi è qui: ma, esattamente, in questi anni quanti mezzi su gomma sono diventati mezzi su ferro? A parte quel valico, voi sapete di un grande progetto strategico di questo Paese per portare la gran parte dei TIR su ferro? È questo il progetto che avete in testa? Lo dico perché, se fosse così, noi siamo degli ecologisti e siamo i primi a dire che potremmo credere a un Paese che sta per fare questo, ma non è così.

Tra l'altro, anche quando si farà, se si farà, questa infrastruttura, il tunnel di base arriverà poi nel 2040, nel 2045, e forse addirittura, non lo so, i TIR andranno a idrogeno. Ma parliamo dei numeri. Voi lo sapete che, a giugno del 2026, lo scavo delle gallerie ferroviarie ha raggiunto 21,3 chilometri? Ma sapete quanti sono i chilometri generali di quest'opera? Sono 118. Già, perché non è che c'è solo una monogalleria, ci sono più gallerie. Siamo al 18 per cento dell'infrastruttura lì, solo per le gallerie. Ma perché, secondo voi lo snodo di Orbassano è già pronto?

Perché, gli altri snodi sono pronti? Allora guardi, Presidente, visto che ho pochi minuti, ci terrei, in questo momento di ascolto, a fare un appello a chi oggi rappresenta le istituzioni e dice, come se non esistesse un treno che va a Lione o a Parigi, perché esiste: guardate che la linea storica è come il ponte Morandi. Io mi fermo qua, Presidente. Cioè, noi stiamo dicendo che fino al 2035 c'è qualcuno che continuerà a viaggiare su una linea storica e qualcuno che rappresenta le istituzioni dice che è come il ponte Morandi?

Per non dare ragione ai no-TAV non volete ristrutturare una linea che, fino al 2035, porterà passeggeri che rischiano come i morti del ponte Morandi?

Ma dovreste riflettere prima di parlare, perché sono parole eversive, queste! E se avete la prova che quell'opera non è sicura per i passeggeri, allora chiudetela! Chiudetela! Non è possibile che in questo Paese ci sia qualcuno che pensa che ci devono essere dei lavori che non vengono fatti per non dare ragione ai no-TAV! Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà. No, rinuncia. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.59 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'emendamento 1.66 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.66 Barzotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'emendamento 1.67 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.67 Barzotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'emendamento 1.70 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.70 Francesco Silvestri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'emendamento 1.71 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.71 Barzotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'emendamento 1.65 Ghio. Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo brevemente: non è la prima volta che presentiamo un emendamento di questo genere, insieme anche ad altri colleghi. Parliamo del Terzo valico, un'opera strategica non solo per tre regioni, Liguria, Piemonte e Lombardia, ma per l'intero sistema logistico nazionale. Su quest'opera non solo stiamo scontando ritardi rispetto al completamento della prima fase dei lavori, che slitta di volta in volta, ma non ci sono certezze e neanche una minima forma di pianificazione su quello che è il tassello successivo, ovvero il quadruplicamento della parte lombarda, che rende l'opera davvero efficace ed effettivamente funzionale rispetto agli obiettivi che si richiedono di avere.

Per cui noi vi invitiamo a riflettere su questa richiesta di finanziamento ulteriore, anzi, la prima richiesta di finanziamento per dare seguito al percorso del quadruplicamento, perché anche nelle risposte fornite dalla Commissione quando si è trattato l'argomento è stato riconosciuto più e più volte che questo tratto è fondamentale, ma che le risorse devono essere ancora individuate. Per cui, se ancora una volta si voterà contro questa richiesta di finanziamento, credo che la maggioranza e il Governo dovranno spiegare ai cittadini liguri, piemontesi e lombardi perché continuano a dichiarare strategica quest'opera, ma si rifiutano anche solo di iniziare a finanziare l'ultimo segmento indispensabile per renderla davvero efficace (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il deputato Fornaro sottoscrive l'emendamento. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.65 Ghio, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'emendamento 1.77 Carmina. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.77 Carmina, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo all'emendamento 1.1001 Ghirra. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Questo emendamento, come altri che abbiamo presentato, riguarda di fatto l'attuazione del principio di insularità, che è stato introdotto nel 2022 nella nostra Costituzione, ma che tarda ancora ad avere consistenza. Di fatto, sappiamo benissimo quanto i piccoli comuni, quelli con una popolazione inferiore ai 15.000 abitanti, abbiano enormi difficoltà quando devono affrontare progetti di carattere infrastrutturale. Sappiamo, appunto, che gli uffici tecnici sono estremamente sguarniti.

Noi, con questo emendamento, chiedevamo al Governo di prevedere un programma straordinario di assistenza tecnica per i comuni della Sardegna, in particolare per quelli con una popolazione inferiore ai 15.000 abitanti, proprio nel campo della progettazione, dell'esecuzione, dell'affidamento, del monitoraggio e anche della rendicontazione degli interventi previsti dal PNRR, stanziando una somma di 5 milioni di euro. Spiace che questo emendamento non sia stato accolto.

Penso che magari avrebbe potuto essere riformulato, anche estendendo queste misure ad altri comuni che soffrono delle stesse problematiche, ma tenendo conto che nelle isole è ancora più difficile assumere personale che si occupi di questo tipo di interventi. Sappiamo quanto è stato complesso contrattualizzare tutti i tecnici che erano stati previsti specificamente per le misure del PNRR.

Questa difficoltà chiaramente ha creato ritardi e anche l'impossibilità di realizzare degli interventi che sono fondamentali, soprattutto nelle aree interne e nelle aree insulari. Io chiedo al Governo di fare una riflessione, di valutare un accantonamento non solo di questo, ma anche dei prossimi emendamenti che riguardano questo tema, perché è un problema serio e concreto. Abbiamo visto in Sardegna anche sindaci che si sono dimessi per l'impossibilità di portare avanti le progettazioni del PNRR, ma anche, più banalmente, interventi che facevano parte del programma e del mandato di governo per i propri territori. Sono problemi reali che il Governo dovrebbe prendere in considerazione e accompagnare, attraverso una cabina di regia adeguata, le amministrazioni locali. Quindi, chiedo al Presidente se sia possibile valutare un'ipotesi di accantonamento.

PRESIDENTE. C'è una richiesta di accantonamento avanzata dalla deputata Ghirra. Quindi, interpelliamo la relatrice, la quale è contraria. Dunque, votiamo la richiesta di accantonamento? Votiamo l'emendamento.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo all'emendamento 1.1003 Barbagallo.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Com'è noto, la rete TEN-T è la rete europea dei trasporti che ha, nel corridoio tra i Paesi scandinavi e Palermo, uno degli assi fondamentali. Ricordo a me stesso, anche per ricordarlo all'Aula, che la rete è lunga ben 12.000 chilometri. Questi 12.000 chilometri sono tutti in esercizio oppure finanziati e sono un asse fondamentale per il trasferimento non soltanto dei passeggeri ma anche per il trasferimento delle merci. Di questi 12.000 chilometri c'è una parte, un imbuto, una strozzatura che, ahimè, non è finanziata, ed è un tratto di 3,5 chilometri - appena 3,5 chilometri - che è la parte che ricade all'interno della città di Catania, il cosiddetto nodo di Catania che, durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative della città di Catania e per le elezioni politiche, Meloni e Salvini hanno ripetutamente promesso di finanziare. È un'opera che costa un miliardo e che cambierebbe il volto della città e francamente il destino amaro dei passeggeri e dei turisti che visitano la Sicilia. Non è un caso che questa sera tanti degli interventi hanno riguardato proprio il territorio della regione siciliana: disastri, incendi, arterie e vie di fuga bloccate. Quindi, per questo l'Aula, a gran voce, chiede delle risorse a favore di una terra che continua ad essere bistrattata da questo Governo.

Dicevo del celebre nodo di Catania, per cui non soltanto non viene finanziata l'opera ma neanche la progettazione. Quindi, noi continuiamo a insistere. Lo abbiamo fatto in ogni manovra, in ogni legge di bilancio e lo continueremo a fare e non ci stancheremo, perché veramente è insopportabile che vengano finanziate opere meno importanti e sulle opere che sono fondamentali il Governo continua a voltarsi dall'altra parte. Signor Presidente, insisteremo in Aula e fuori dall'Aula - anche giovedì prossimo ci sarà una manifestazione -, perché il nodo di Catania rigenera anche il centro della città, liberando la zona attorno al Castello Ursino. Queste sono le priorità. Peraltro, le somme saranno a valere sul ponte sullo Stretto dato che quest'anno l'annualità del ponte certamente non potrà essere utilizzata e, quindi, almeno verrebbe utilizzata per una priorità più evidente e andrebbero utilizzate tante di quelle risorse per migliorare la condizione delle strade siciliane (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il deputato Cantone sottoscrive.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1003 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'emendamento 1.1004 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1004 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'emendamento 1.1006 Ghio.

Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Siamo di nuovo alle solite. Con questo emendamento torniamo a richiamare l'attenzione su un'infrastruttura come la ferrovia Pontremolese che da anni aspetta investimenti, perché è una delle infrastrutture ferroviarie più strategiche per gli scali portuali e per tutto il Nord-Ovest e che riguarda tre regioni: la Toscana, la Liguria, l'Emilia-Romagna. È un'opera che da decenni viene sollecitata, perché ritenuta prioritaria da autorità portuali, da operatori della logistica, da cittadini. Non è una semplice linea ferroviaria locale in questo senso, è una direttrice nazionale che collega i corridoi europei. Potenziarla significa favorire anche concretamente il trasferimento di una quota importante del traffico merci dalla gomma al ferro, riducendo quindi le emissioni.

Sono obiettivi che il Governo richiama spesso nei propri documenti e che assicura che farà, però di fatto le ultime risorse su questo progetto, su questa linea che ha il progetto pronto per essere cantierabile, risalgono al Governo “Conte 2”, con le risorse allocate dalla Ministra De Micheli, e sono gli ultimi interventi finanziari che ci sono stati. Ad oggi mancano circa 156 milioni di euro per partire con la cantierabilità dell'opera, quindi non una cifra impossibile. Ripeto: 156 milioni di euro, ma in questi quattro anni non c'è stata nessuna risposta e nessuna risorsa per avviare questo percorso.

Quindi, anche questa volta negate il finanziamento di una cifra - ripeto - che poi riuscite a reperire in misura molto più cospicua per fare altre cose che vi interessano di più e che ritenete maggiormente prioritarie, ma di fatto su questa linea ferroviaria, che continua a viaggiare a un binario unico, in questi quattro anni non è stato trovato un euro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1006 Ghio, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Colleghi, siamo costretti a interrompere la seduta per due minuti, perché abbiamo due emendamenti diversi su cui è stata fatta la stessa riformulazione. Quindi, bisogna capire come gestire questa concomitanza. Solo pochi minuti. Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 18,10, è ripresa alle 18,20.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Prima di passare, come annunciato, agli identici emendamenti 1.89 (Nuova formulazione) Bonetti, 1.92 (Nuova formulazione) Guerra e 1.93 (Nuova formulazione) Barzotti, avverto che, poiché sugli stessi è stata proposta dalla relatrice e dalla rappresentante del Governo la medesima riformulazione prospettata anche con riferimento agli identici emendamenti 1.1005 Guerra, 1.1009 (Nuova formulazione) Cavandoli, 1.1010 (Nuova formulazione) Pella e 1.1012 Bonetti, ove i presentatori di tutti gli emendamenti accettino la riformulazione proposta, si darà luogo a un'unica votazione, intendendosi contestualmente ritirati gli emendamenti 1.1005 Guerra e 1.1012 Bonetti. Mi pare che tutti abbiano accolto questa riformulazione.

Passiamo, quindi, agli identici emendamenti 1.89 Bonetti (Nuova formulazione), 1.92 Guerra (Nuova formulazione), 1.93 Barzotti (Nuova formulazione), 1.1009 Cavandoli (Nuova formulazione) e 1.1010 Pella (Nuova formulazione).

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Cecilia Guerra. Ne ha facoltà.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Accettiamo la riformulazione perché, come si dice dalle mie parti, piuttosto che niente è meglio piuttosto, però qua siamo di fronte veramente a una cosa assolutamente incomprensibile.

In estrema sintesi, il tema è questo: ristrutturazione e rinnovamento dei ponti sul Po. Un problema di sicurezza nei trasporti e nella viabilità per importanti regioni del nostro Paese, una storia che si trascina da anni, un finanziamento che esiste e che deve essere ripartito. Ci sono state infinite tappe che non vi sto a ricordare. Da ultimo, succede che nel Milleproroghe è stato prorogato al giugno del 2026 il termine per l'aggiudicazione dei lavori, in attesa di un decreto che doveva essere emanato sempre dal Ministro delle Infrastrutture - mi sembra che sia sempre Salvini - in accordo col MEF e che non è arrivato.

Non è arrivato, tanto che noi abbiamo dovuto chiedere, nel decreto PNRR precedente, di prorogare ancora. Perché come si fa ad aggiudicare dei lavori, finché non ti viene comunicato dove vanno i finanziamenti e se hai davvero diritto alle rate ulteriori? Alcuni comuni e città importanti, come la città metropolitana di Torino, hanno anticipato soldi di tasca propria in attesa di questo decreto. Il 26 gennaio - ascoltatemi bene - il Ministro Salvini, rispondendo in Senato a una interrogazione di un membro della maggioranza, ha detto che il decreto di riparto stava per essere approvato e ha detto “andate e tranquillizzate i territori”. Lo sapete quando è uscito questo decreto? È uscito il 24 luglio.

Allora, un decreto uscito il 24 luglio può dar luogo a un'aggiudicazione entro il 30 settembre? Ovviamente, no. Abbiamo detto “andiamo fino alla data disponibile affinché non si scavalli l'anno”, quindi il 15, il 20 dicembre. Sembrava che questa fosse la possibilità, era il minimo sindacale, e ci troviamo con una riformulazione al 30 ottobre.

Ora, se si vogliono far saltare queste opere di importanza estremamente rilevante, lo si dica. Si dica: si vuole risparmiare quei soldi perché non potrete spenderli, e, se siete a metà dei lavori, fatti vostri. Non c'è alcuna altra spiegazione per cui non si possa arrivare almeno al 15 dicembre. Quindi - ripeto - noi dobbiamo accettare questa cosa, perché almeno un mese in più dà qualche speranza a qualcuno. Ma di fronte a un ritardo assolutamente assurdo, incomprensibile e inaccettabile di un Ministro che al 26 gennaio dice “ce l'ho in tasca il decreto” e lo riesce a pubblicare solo il 24 luglio, la richiesta che noi facevamo era quella di avere i congrui sei mesi, un anno, dopo l'emanazione del decreto, non due giorni per fare delle aggiudicazioni. Questo è veramente uno scandalo, di cui voglio sottolineare con forza l'assurdità in questa sede (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Grazie, Presidente. Veramente ridicola questa riformulazione. È ridicola perché è chiaro che su questo tema avete sbagliato tutto. Io questi soldi per i ponti della città metropolitana di Torino, in particolare, li ho gestiti da consigliere delegato metropolitano nel 2019, col Ministro Toninelli. Siamo al 2026, il decreto per riuscire a far partire questi lavori l'avete approvato adesso e ci sono degli extracosti che non sono contemplati in questo decreto. E quindi come pensate che tutte le città metropolitane e tutte le province, anche amministrate dai vostri colleghi di partito, possano far partire gli appalti per il 30 ottobre, come avete adesso modificato?

Nel nostro emendamento c'era scritto di far partire un anno da quando veniva approvato il decreto che finanziava questi interventi. Quello sarebbe stato un emendamento sensato, un emendamento che va ad aiutare i territori. Quindi, capisco che è facile dire adesso di non accettare la riformulazione, la riformulazione l'accetto perché non vorrei mai che, su tutta questa storia, qualcuno possa dire nella mia provincia che non ho accettato la scadenza al 30 ottobre. Però, questa è una vergogna. Io dirò in tutte le sedi che voi non avete risolto il problema e che c'era un ordine del giorno, approvato dal Governo proprio nel decreto Milleproroghe, che diceva che sarebbe stato approvato a breve questo famoso decreto che stanziava i finanziamenti a gennaio ed è arrivato a luglio. Questo veramente è uno di quei punti in cui bisogna sottolineare il fatto che ci sono tantissime opere infrastrutturali che porterebbero un aumento del PIL nel nostro Paese, aiuterebbero la nostra viabilità e metterebbero in sicurezza dei ponti e voi le state bloccando (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Nel ricordare l'iter dei ponti mi ero persa la partenza, che era quella del Ministro Toninelli, e siamo arrivati fin qua. Però, ci sono degli aspetti importanti che sono quelli legati ai ponti che non possono più sopportare l'elevato numero dei mezzi, soprattutto quelli pesanti che quotidianamente attraversano i territori. Sono degli interventi prioritari, nessun riscontro formale è pervenuto alla città metropolitana di Torino, ma non stiamo parlando soltanto di Torino e del Piemonte, stiamo parlando delle città metropolitane e delle province di tutta Italia. Quindi, dicevo nessun riscontro, però c'è la necessità di salvaguardare queste risorse. Verrebbe da dire: un'inerzia amministrativa. Si rischia, infatti, di veder sfumare i finanziamenti. Tra l'altro, debbo anche dire, signor Presidente, al Governo presente che le risorse stanziate non sono più sufficienti perché sono trascorsi anni e il caro prezzo ha colpito anche questi interventi. Avevamo chiesto nel Milleproroghe - credo sia la sesta, settima volta che parliamo in questa Aula del decreto Ponti - la data al 31 dicembre 2026 e non è stata accolta. È fondamentale questa proroga dei termini e anche un'integrazione dei fondi - aggiungo - che non sono più sufficienti al completamento e alle nuove costruzioni. Molte nuove costruzioni, che dovevano essere progettate, non verranno fatte e ci sarà semplicemente un intervento di rafforzamento di questi ponti. Voglio soltanto ricordare che la progettazione è complessa, che alcuni ponti sono già stati aggiudicati e, tornando all'area metropolitana di Torino, che ci sono tre ponti che debbono essere rifatti e delle manutenzioni importanti che sono ancora in fase di progettazione. Quindi, tra il nulla e il poco, si accetta il poco; però, ci si assume una responsabilità perché - tanto io lo so - torneremo in Aula e verrà accordata la proroga a fine 2026. E sinceramente la figura del Governo non sarà proprio tra quelle più scintillanti che potevano essere fatte (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.89 (Nuova formulazione) Bonetti, 1.92 (Nuova formulazione) Guerra, 1.93 (Nuova formulazione) Barzotti, 1.1009 (Nuova formulazione) Cavandoli e 1.1010 (Nuova formulazione) Pella, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'emendamento 1.94 Mari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.94 Mari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'emendamento 1.95 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.95 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'emendamento 1.1000 Ghirra. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Con questo emendamento chiediamo il differimento di 12 mesi del termine di scadenza delle opere assegnate alle province e alle Città metropolitane della Sardegna.

Come forse saprete, nel 2021 si è creato un nuovo assetto territoriale, sono state ripristinate province che un tempo erano state abolite ed è anche stata istituita la nuova Città metropolitana di Sassari. Questa nuova determinazione territoriale ha chiaramente creato delle problematiche nella gestione delle opere previste dal PNRR e nella spesa dei fondi. Per questo sarebbe necessario avere un tempo supplementare per poterle portare a compimento.

Chiediamo, quindi, che venga fatto un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il MEF e d'intesa con la Conferenza Unificata, perché si provveda alla rideterminazione della ripartizione delle risorse per cui non siano state ancora assunte obbligazioni giuridicamente vincolanti, attribuendole agli enti individuati secondo questo nuovo assetto territoriale.

Questa decisione sarebbe opportuna, viste le difficoltà che questo riassetto ha comportato per la nostra regione. È per questo che chiediamo alla relatrice e al Governo di valutarne l'approvazione.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'emendamento 1.1002 Ghirra. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Anche questo emendamento si rifà al principio di insularità, introdotto in Costituzione in teoria per colmare quei divari che segnano le regioni insulari, come la Sardegna.

Di fatto, sappiamo che neanche le risorse del PNRR saranno sufficienti a colmare quel gap infrastrutturale che caratterizza la nostra isola, anche perché la ripartizione dei fondi - se pensiamo, ad esempio, alla rete ferroviaria - non è andata di pari passo con quelle che erano le esigenze della nostra regione, grazie a cui, peraltro, l'Italia ha ottenuto i fondi.

Voglio ricordare, per quanto riguarda la rete ferroviaria, che solo il 12 per cento della rete sarda è a doppio binario contro una media nazionale del 70 per cento e che non ci sono reti elettrificate, mentre nel resto della penisola la media è di circa il 71 per cento.

Per questo chiediamo un programma straordinario di interventi infrastrutturali prioritari proprio per l'isola che riguardi non solo i treni, ma anche gli aerei. Ad esempio, è vero che la Sardegna ha una delega per la continuità territoriale aerea, ma è altrettanto vero che la paghiamo con risorse proprie, mentre sarebbe opportuno un intervento del Governo per consentirci di muoverci, per garantire il diritto alla mobilità a chi abita e risiede in Sardegna.

Così come per la continuità territoriale marittima: ho già sottolineato quanto i nuovi bandi siano penalizzanti per chi vive e lavora nell'isola, visto che è garantita solo per 8 mesi all'anno, lasciando scoperta proprio la stagione estiva che è quella più complicata per noi per spostarci, non solo a causa dei costi che lievitano in maniera spropositata, ma anche perché è difficile proprio trovare posto all'interno dei traghetti. Abbiamo sottolineato tantissime volte quanto il problema riguardi anche il trasporto delle merci, la lavorazione e, quindi, la competitività dell'isola.

È per questo che sarebbe opportuno che il Governo, per dare gambe al principio di insularità, approvasse un programma straordinario di interventi infrastrutturali. Quello che non è stato fatto fino ad ora con il PNRR, dovrebbe essere messo a terra per garantire pari opportunità a chi vive nelle isole, e in particolare in un'isola come la Sardegna, dove le infrastrutture principali risalgono ai tempi dei piemontesi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1002 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione. Di Biase sottoscrive.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 1.02 Bonetti, 1.04 Roggiani e 1.05 Torto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.025 Carmina, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.026 Iaria. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Grazie, Presidente. Torniamo sul tema TAV Torino-Lione. In questo caso, stiamo parlando della tratta italiana Avigliana-Orbassano, una tratta il cui progetto è stato fortemente contrastato dall'Unione dei comuni montani nella conferenza dei servizi.

Il progetto di RFI ha moltissime falle, non ha superato la valutazione ambientale strategica, non ha superato tutta una serie di controlli, è un progetto deficitario, però il Governo insiste a iniziare quest'opera, finanziandola con 827 milioni di euro, su 3 miliardi totali. Un'opera che, tra l'altro, non è nemmeno voluta dai sindaci del territorio perché hanno paura, giustamente, che lì si aprirà un cantiere che per anni rimarrà solo un cantiere, bloccando lo sviluppo di tutti questi paesi del tratto Avigliana-Orbassano.

Con questo articolo aggiuntivo chiediamo di revocare questi finanziamenti già stanziati - 827 milioni di euro - e, sempre se vogliamo utilizzarli per opere utili, di portarli sempre nella provincia di Torino, per riuscire a chiudere la partita della fine della Metro 1 e di portarli anche sulla rete ferroviaria metropolitana del Piemonte che ha bisogno di una manutenzione enorme.

Abbiamo un problema pazzesco. A prescindere da cosa si pensi del TAV, rispetto al fatto che in Italia sono stati scavati zero metri di tunnel nel cantiere di Chiomonte, partire con questo altro cantiere, che non è nemmeno finanziato completamente, rischia di bloccare lo sviluppo di quel territorio per anni. È una scelta scellerata, anche se si è “Sì-TAV”.

E vi ricordo che, anche dalla parte francese, la parte nazionale, è un'opera che hanno rimandato a oltre il 2040: questo sempre per ribadire che questo progetto TAV ormai lo vogliono soltanto quelli che hanno interesse nel portare avanti gli ultimi appalti. È un progetto anacronistico e non servirà più a nulla.

Ma in questo caso, non è solo il Movimento 5 Stelle, è anche tutta la parte di popolazione che vuole almeno chiedere al Governo cautela. Qui chiediamo cautela. Non chiediamo una posizione sul TAV - chiaramente siamo contrari, fortemente contrari - ma una posizione di cautela sull'investimento che è solo un buttare soldi che non potranno mai arrivare a conclusione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà, prego.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. È indubbio che ci siano delle visioni diverse. Di certo, io andrò a farmi un giro al cantiere, ne ho già fatti tanti; ma andrò anche nei comuni della Val Susa, signor Presidente, con il collega Grimaldi, perché è da quando sono sindaco di Giaveno che mi occupo dell'opera, da quando i militari venivano a pernottare e a mangiare in Valle, in Val Sangone, perché in Val Susa venivano denigrati, c'erano atti di violenza, eccetera. Io credo che questo allarmismo riportato sia assolutamente inconsistente.

Credo che invece si debbano avere atteggiamenti assolutamente diversi. Credo si debba arrivare ad Avigliana e anche alla stazione di Orbassano. Da sempre Azione ritiene che le opere strategiche debbano essere portate a compimento. Per questo ci stiamo impegnando sulle opere di compensazione proprio per dire che l'Unione dei comuni della Bassa Valle aspetta quelle risorse, perché in quell'Unione ci sono i sindaci che hanno presentato i progetti e attendono la realizzazione delle opere di compensazione. È falso dire che le risorse della TAV potranno essere usate per la Linea 1 della Metropolitana. Sono stanziamenti diversi, di cui il Governo si deve occupare, ma non sarà certamente la TAV a fermare lo sviluppo di quella linea, che aspetta altri 60 milioni di euro. Quindi, per la corretta informazione, è bene suddividere le opere ed evitare la confusione perché riteniamo sia già sufficiente (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.026 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Intanto avverto sin d'ora che la sospensione della seduta, prima di passare alla parte notturna, sarà dalle ore 20,30 alle ore 21,30.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

L'articolo aggiuntivo 1.029 Andreuzza è stato ritirato, così come viene ritirato l'articolo aggiuntivo 1.01003 Lazzarini.

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01001 Rosato. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Visto che c'è un parere contrario del Governo, non voglio mettere i colleghi nelle condizioni di votare contro questo emendamento, perché questo è un emendamento utile che risolve un problema che, prima o poi, il Governo dovrà affrontare perché riguarda le opere costruite in partenariato pubblico-privato che sono iniziate anni fa e sono opere che valgono più di qualche miliardo di euro in giro per l'Italia. Mi riferisco in particolare all'opera che riguarda il porto di Trieste, su cui è intervenuta una sentenza della Corte europea, che ha cambiato le regole. Chi, nel legittimo affidamento del quadro normativo, aveva cominciato alcune procedure, oggi, con il quadro normativo vigente al momento dell'avvio delle procedure, si trova a non poterle completare.

Io mi aspetto che il Ministero delle Infrastrutture, il Ministro Salvini, il Vice Ministro Rixi, chi si assumerà la titolarità di questo lavoro, prendano in considerazione questo problema, perché il danno sarà per opere che riguardano città e regioni importanti, opere che hanno visto la compartecipazione, anche con risorse proprie, di soggetti privati significativi e il mancato intervento su questa norma determinerà un blocco dei cantieri che, invece, non hanno bisogno di essere bloccati. Qui sono coinvolti anche i fondi del PNRR e del PNC; quindi penso che il danno sarà ancora maggiore. Ritiro l'emendamento e mi auguro che qualcuno al Ministero se ne faccia carico.

PRESIDENTE. Sono stati ritirati gli emendamenti 1-bis.1 Cattoi e 1-bis.1002 Mazzetti.

Passiamo agli identici emendamenti 1-bis.1000 Steger e 1-bis.1001 Marattin. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1-bis.1000 Steger e 1-bis.1001 Marattin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

Passiamo agli identici emendamenti 2.1 Ghirra e 2.3 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.1 Ghirra e 2.3 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Passiamo all'emendamento 2.4 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo all'emendamento 2.5 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Passiamo all'emendamento 2.6 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Passiamo all'emendamento 2.7 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Passiamo all'emendamento 2.8 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

Passiamo all'emendamento 2.9 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

Passiamo agli identici emendamenti 3.1 Stefanazzi e 3.2 Pavanelli. Ha chiesto di parlare la deputata Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. L'articolo 3, che ci viene presentato, non è soltanto l'ennesimo provvedimento inadeguato, ma è lo specchio di una visione miope, fallimentare e pericolosamente distante dalla realtà dei territori, a partire dalla mia Taranto, ma anche da Genova e da Novi Ligure. È un atto di disimpegno in danno dei cittadini e dei lavoratori.

L'articolo dispone il trasferimento di risorse cruciali, nate per la decarbonizzazione sotto il controllo del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica direttamente nel bilancio del Ministero delle Imprese e del made in Italy, giustificando l'operazione con una presunta insufficienza delle risorse. Questa volta io non mi fermerò per il vociare dell'Aula, ma andrò avanti, perché finalmente la voce di Taranto, dei tarantini e di tutti i territori dovrà farsi sentire in quest'Aula, nonostante il vociare e nonostante siano ormai finite le parole e potremmo iniziare ad attingere al vocabolario delle parolacce (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Ma qui non stiamo parlando di… È così! È così! È così!

PRESIDENTE. Colleghi!

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Ma qui non stiamo parlando di meri aggiustamenti contabili o di ingegneria finanziaria tra Ministeri: stiamo parlando della salute dei cittadini, della vita delle lavoratrici e dei lavoratori e del futuro industriale del Paese.

Demolire questo impianto normativo significa guardare in faccia un fatto incontestabile, certificato proprio in queste ore: il decreto della corte d'appello di Milano che dispone lo spegnimento dell'area a caldo di Taranto, con conseguenze su Genova e Novi Ligure. Di fronte a una pronuncia così netta che sancisce la priorità assoluta della tutela della salute e della sicurezza pubblica, questo articolo appare non solo surreale, ma giuridicamente e politicamente irricevibile. Si continuano a inseguire toppe finanziarie, mentre la magistratura intima lo spegnimento degli impianti. E non si sa cosa accadrà da domani all'intero comparto industriale e ai lavoratori, così come all'intera città. Spostare i fondi da un Dicastero all'altro non cancella l'evidenza di un modello produttivo fuorilegge e incompatibile con la vita umana. Si elude il principio costituzionale della tutela della salute e del lavoro. Si dimostra una totale assenza di visione strategica: anziché pianificare una vera transizione ecologica e una bonifica strutturale, ci si trincera dietro provvedimenti che spostano risorse senza affrontare il nodo gordiano del fermo imposto dai giudici.

Colleghi, non possiamo più tollerare provvedimenti scritti sulla sabbia che ignorano e calpestano i diritti di comunità intere e i provvedimenti giudiziari. Per questo motivo, respingiamo con forza l'articolo 3 e ne chiediamo la soppressione, ma sapendo bene che non riusciremo a sopprimere l'articolo 3, con il mio emendamento 3.3 abbiamo chiesto che, vista la sopravvenuta e conclamata insufficienza delle risorse precedentemente stanziate per interventi strategici, si faccia una scelta. Si faccia una scelta che viene richiesta dalla magistratura, ma viene richiesta soprattutto dai territori, e si dia una risposta concreta, vincolando le risorse del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica a una finalità non più eludibile: la realizzazione di interventi rigorosi di caratterizzazione dei terreni finalizzati alla bonifica delle cosiddette aree orfane all'interno dello stabilimento, unita al risanamento ambientale e sanitario del territorio tarantino e dell'intera area industriale. Un vincolo di destinazione che abbiamo blindato - o, meglio, che cercheremo di blindare - affinché non si perda neppure nell'ipotesi di trasferimento delle risorse al Ministero delle Imprese e del made in Italy.

Colleghi, c'è un aspetto fondamentale politico e sociale che vorrei consegnare a questa Camera. Quando ho proposto questo emendamento, non era stato emesso ancora il decreto della corte d'appello di Milano che ha disposto la sospensione delle attività dell'area a caldo dell'ex Ilva. Non c'è più spazio per alcun fraintendimento. Per come è complessa la situazione, la sospensione dell'attività dell'area a caldo entro 90 giorni, a partire dal 27 luglio, equivale a parlare di chiusura dell'area a caldo. Ottemperare alla decisione della corte d'appello di Milano non è economicamente sostenibile né vantaggioso e, peraltro, ove fattibile, richiederebbe tempistiche sine die.

Leggiamo dagli organi di stampa di riperimetrazione della gara per la vendita dello stabilimento ex Ilva. Cosa ne sarà del resto dello stabilimento? Cosa ne sarà delle aree orfane? Come si procederà alla bonifica di quelle aree? Come si eliminerà l'amianto?

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Con questo emendamento noi, appunto, cerchiamo di fare un primo passo vero e concreto in questa direzione, cioè nella direzione della tutela della salute e del lavoro, affinché, appunto, i territori non si sentano soli e si possano ovviamente attirare nuovi investimenti produttivi. Io veramente vi chiedo di passarvi una mano sulla coscienza e di non abbandonare i nostri territori. Ci sono tanti colleghi, anche dalla maggioranza, che provengono dal mio territorio, come da Genova e da Novi Ligure: cercate di fare gli interessi della comunità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. Ha sottoscritto la deputata L'Abbate... No? Vuole intervenire? Vuole intervenire su quello successivo: è giusto? Allora, indìco la votazione (Commenti della deputata L'Abbate)… Prego, prenda la parola e ci spieghi, altrimenti andiamo al manicomio. Prego.

PATTY L'ABBATE (M5S). Penso che quello lo fate anche da soli. Allora, Presidente, io quello che volevo chiedere è, appunto, di sottoscrivere l'emendamento della collega Pavanelli.

PRESIDENTE. No, non si permetta. Ha fatto otto volte segni contrastanti tra loro e quindi non si permetta.

PATTY L'ABBATE (M5S). Ma non a lei, Presidente, non era rivolto a lei, assolutamente, e lo sa.

PRESIDENTE. Prego, ci spieghi che cosa dobbiamo fare, per cortesia. Ci sono due emendamenti identici.

PATTY L'ABBATE (M5S). Vi spiego che io firmo l'emendamento della deputata Pavanelli, essendoci due emendamenti identici. Lei ha detto: firma quello… no, volevo dire che firmavo l'emendamento della collega Pavanelli e vorrei intervenire un paio di minuti, Presidente, se lei me lo permette.

PRESIDENTE. Ci mancherebbe altro, è una sua facoltà. Prego.

PATTY L'ABBATE (M5S). La ringrazio. Io posso veramente sostenere quello che ho sentito dalla collega e ricordarvi che siete stati quattro anni qui, in Parlamento, e noi vi abbiamo ripetutamente detto di non togliere i soldi per le bonifiche e di pensare alla decarbonizzazione. Abbiamo parlato anche di idrogeno verde e abbiamo anche fatto a Taranto una serie di eventi con tutti gli stakeholder e con persone che hanno parlato dell'hub del gas, quindi hub dell'idrogeno verde che dovrebbe nascere magari in sostituzione di quello che non c'è e a supporto prima di tutto dell'Ilva di Taranto, ma anche di tutta una serie di altre imprese che ci sono nel territorio pugliese.

Queste cose le abbiamo dette da tempo, ma abbiamo aspettato finora, finché chiaramente, grazie a Dio, dall'alto è arrivata finalmente - e veramente noi dobbiamo essere a fianco di tutti quei genitori che si sono battuti, perché hanno visto i figli che non ci sono più e le problematiche di salute che ci sono - la chiusura dell'area a caldo. Ma io dico: finora… anch'io mi vergogno, perché qui dentro non siamo riusciti a tirarla fuori, perché devono dirlo da fuori quello che dobbiamo fare, come se noi in Italia non fossimo capaci di vedere le problematiche che ci sono e non fossimo capaci di difendere i nostri figli e di difendere i nostri lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.1 Stefanazzi e 3.2 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Passiamo all'emendamento 3.3 Viggiano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Viggiano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Passiamo all'emendamento 3.1000 Bonelli. Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Un breve intervento per ricordare un elemento che non può sfuggire al Parlamento, perché il 26 luglio 2012 l'autorità giudiziaria di Taranto sequestrava l'impianto siderurgico, perché produceva e causava malattia e morte. Questo il 26 luglio 2012; oggi è il 29 luglio 2026. Sono passati tanti anni da quel giorno, oltre 14 anni. Ebbene, oggi noi stiamo discutendo di qualcosa che simboleggia il fallimento di un'intera classe politica, che non è rappresentata solamente dai banchi di questo Governo, che non è stata in grado di costruire un processo di conversione industriale, tenendo ben fermo un punto ben chiaro che è quello della tutela del diritto alla salute di una popolazione. In questi anni, si sono succeduti una serie di decreti chiamati “salva Ilva” che hanno derogato ai diritti costituzionali, a salvaguardia della salute di un'intera popolazione. I genitori tarantini si sono rivolti ai tribunali e il tribunale di Milano ha stabilito che avevano ragione, perché quell'impianto continua a produrre inquinamento e, conseguentemente, le cause che l'inquinamento può produrre sulla salute di una intera popolazione.

Non sto qui a farla lunga su una questione che a molti è nota e a pochi no. Però, è molto importante non dimenticare mai da che cosa si è generata la drammatica questione di Taranto, la questione di una popolazione, la questione di mamme che avevano nel proprio seno il latte materno contaminato da una grande quantità di diossina e a quel punto le mamme si trovavano di fronte al dramma di dire: allatto o non allatto mio figlio o mia figlia? Nel mio latte materno c'è tanta, tanta diossina.

Allora, guardi, con questo emendamento - e non comprendo proprio le ragioni del parere negativo da parte del Governo - si dice una cosa semplice e banale, ma è drammatica e inaccettabile la posizione contraria del Governo. Si dice di procedere alla rimozione integrale dell'amianto ancora presente negli impianti dell'industria siderurgica e di ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro i limiti di sicurezza. Perché dovete dare un parere negativo e votare contro su un emendamento che chiede semplicemente di applicare la legge, di applicare i diritti di una popolazione a vedere tutelata la propria salute (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Perché dite questo? Perché dite di no a fare in modo che l'inquinamento sia dentro i limiti di legge? È vero che questo Parlamento si è cimentato, in una certa fase storica, nel garantire l'immunità penale - devo dire inaccettabile, un obbrobrio giuridico -, ma questo francamente lo trovo inaccettabile, anche alla luce della sentenza della corte di appello di Milano (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1000 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).

Passiamo all'emendamento 3.4 Stefanazzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.4 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Passiamo all'emendamento 3.5 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).

Passiamo all'emendamento 3.6 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 46).

Passiamo all'emendamento 3.8 Ferrara. Ha chiesto di parlare il deputato Ferrara. Ne ha facoltà.

ANTONIO FERRARA (M5S). Grazie, Presidente. Questo Governo continua a vantarsi degli obiettivi raggiunti dal PNRR. Noi invece vogliamo parlare degli obiettivi mancati, perché governare non significa arrivare quando il disastro è già avvenuto, convocare un tavolo o stanziare altri soldi pubblici. Governare significa essere proattivi: prevedere i problemi e intervenire prima che una crisi industriale diventi un'emergenza sanitaria, occupazionale e sociale. Questo Governo fa esattamente il contrario: non prevede, non programma, non risolve. Reagisce soltanto quando il problema è già esploso, e scarica sui cittadini il costo della propria incompetenza. L'ex Ilva è il monumento al fallimento di questo Governo.

L'obiettivo era chiaro: realizzare a Taranto un impianto per la produzione di preridotto attraverso l'idrogeno rinnovabile, ridurre il carbone e avviare la decarbonizzazione del ciclo siderurgico. Non era uno slogan, era un progetto industriale finanziato inizialmente con un miliardo di euro. Ma quel progetto è stato escluso dal PNRR, perché non sarebbe stato completato entro il giugno del 2026. E questo è il primo fallimento. Il Governo conosceva le scadenze, i ritardi e le difficoltà, ma non ha accelerato, non ha corretto il progetto e non ha trovato una soluzione. Ha aspettato che l'obiettivo fallisse.

Poi le risorse sono state ridotte e vengono trasferite al Ministero delle Imprese, dentro una generica finalità di decarbonizzazione. Persino i documenti governativi non concordano: 826 milioni secondo la relazione illustrativa, 726 secondo la relazione tecnica. Sono 100 milioni di differenza, 100 milioni che questo Governo fallimentare non riesce nemmeno a contare. Quando non rispettano le scadenze, le rinviano; quando non realizzano un impianto, cancellano il progetto e trasformano tutto in una formula generica. Poi annunciano che il PNRR procede magnificamente. Cambiare un obiettivo non significa raggiungerlo: significa nascondere il fallimento.

La vicenda dell'area a caldo conferma che questa incapacità preventiva è matematica: la corte d'appello di Milano ha imposto di mettere in sicurezza l'area entro 90 giorni e il Governo dovrà rivedere la gara. I sindacati hanno proclamato otto ore di sciopero e chiedono un piano straordinario per tutelare la produzione e l'occupazione. Ma l'amianto non è comparso questa mattina e le emissioni non sono iniziate ieri. La crisi dell'ex Ilva non è caduta dal cielo. Il Governo conosceva benissimo i rischi ambientali, la fragilità degli impianti e l'incertezza dei lavoratori. Eppure ha aspettato la decisione dei giudici, lo sciopero e l'ennesima emergenza.

Questo Governo non governa, tampona. Non programma, ma rincorre. Non risolve i problemi, finanzia le conseguenze dei problemi che non ha saputo prevenire. Essere proattivi, come ho detto, avrebbe un significato; e mettere in sicurezza l'area a caldo prima dell'intervento della magistratura sembrerebbe il minimo sindacale. Ma questo Governo arriva sempre dopo: dopo le sentenze, dopo gli scioperi, dopo l'inquinamento; e, purtroppo, anche dopo le malattie e i morti, perché accanto allo stabilimento esiste il quartiere Tamburi: famiglie, bambini e lavoratori pagano da decenni con la salute l'inerzia delle istituzioni.

Non possiamo accettare un ricatto tra lavoro e salute, perché uno Stato garantisce entrambi. Un Governo fallimentare invece non garantisce né il lavoro né la salute e poi costringe i cittadini a scegliere tra diritti da perdere. Per questo emendamento si chiede un voto positivo e chiediamo anche al Mimit di riferire alle Camere, perché, vede, questo Governo - come detto - i problemi non li vede arrivare e, quando arrivano, li rincorre. E quando finalmente li raggiunge, scopre di non avere né un piano, né una soluzione, né un alibi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 47).

Passiamo agli identici emendamenti 4.1 Ghirra e 4.2 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.1 Ghirra e 4.2 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 48).

Passiamo all'emendamento 4.3 Lai. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Lai, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 49).

Passiamo all'emendamento 4.6 Bonafè. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.6 Bonafè, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 50).

Passiamo agli identici emendamenti 5.1 Viggiano e 5.2 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 5.1 Viggiano e 5.2 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 51).

Passiamo all'emendamento 5.3 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.3 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 52).

Passiamo all'emendamento 5.6 Viggiano. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.6 Viggiano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 53).

Passiamo all'emendamento 5.1001 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1001 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 54).

Passiamo all'emendamento 5.1000 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1000 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 55).

Passiamo all'emendamento 5.10 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.10 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 56).

Passiamo all'emendamento 5.11 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.11 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 57).

L'emendamento 5.1002 è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 5.13 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.13 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 58).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.06 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.06 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 59).

Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 5.07 Simiani e 5.09 Torto. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 5.07 Simiani e 5.09 Torto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 60).

L'articolo aggiuntivo 5.012 è stato ritirato prima della seduta.

Passiamo all'emendamento 6.1 Scotto.

Ha chiesto di parlare il deputato Arturo Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Abbiamo presentato molti emendamenti sul tema che riguarda le conseguenze del caldo sul lavoro e sull'organizzazione della produzione. Stiamo parlando di qualcosa che andrebbe contenuto in un decreto e che meriterebbe molta più attenzione e, soprattutto, più risorse. Dunque, illustrerò soltanto il primo, ma le dico immediatamente tre cose.

La prima: il Governo si assume una grande responsabilità di fronte all'estate probabilmente più calda dal 2003, di fronte all'esplosione di un modello di sviluppo che produce inquinamento e riscaldamento del pianeta, rendendo incompatibile persino forme di tenuta della vita umana nel nostro pianeta. Noi ci troviamo di fronte a un Governo che taglia i fondi sulla cassa integrazione per il caldo. Vede, signor Presidente, i gradi non si sono dimezzati, ma i soldi sì (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché siamo passati dai 33 milioni dello scorso anno ai 15 di quest'anno. Qualcuno, prima o poi, dovrà dare una spiegazione.

Secondo: si allarga un po' il perimetro nel settore dell'agricoltura ai lavoratori stagionali, ma vengono, per l'ennesima volta, esclusi i lavoratori autonomi, i ciclofattorini ed altri lavoratori esposti a queste ondate di calore che meriterebbero ammortizzatori sociali strutturali. Nessuno riesce a spiegarci per quale motivo i rider non possano accedere alla cassa integrazione per il caldo ed altri lavoratori sì.

Terzo: occorrerebbe una misura strutturale, occorrerebbe una cassa clima perché, qui, ci troviamo di fronte a trasformazioni da cui non si torna indietro. E, invece, assistiamo a una sottovalutazione gigantesca da parte di questa destra.

Infine, noi abbiamo presentato anche un emendamento con cui si chiedeva una cosa molto semplice, a costo zero, che il Governo poteva fare e che poteva essere un segnale per tante lavoratrici e tanti lavoratori, ma era anche un messaggio per ridurre i costi e agevolare una migliore condizione della mobilità in questo clima così pesante: rendere obbligatorio lo smart working in alcuni settori a partire dalla pubblica amministrazione, ma anche nel settore privato, per evitare che anche quei lavoratori fossero sottoposti alle ondate di calore.

Non avete preso niente per la semplice ragione che, ancora una volta, di fronte a un mondo del lavoro che soffre, di fronte a dati oggettivi di malattie professionali, di infortuni e, anche di morti, per voi le priorità sono altre (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il gruppo PD e AVS sottoscrive. Il deputato Aiello sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1 Scotto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 61).

Passiamo all'emendamento 6.2 Lai. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.2 Lai, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 62).

Passiamo all'emendamento 6.7 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.7 Tucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 63).

Passiamo all'emendamento 6.8 Mari. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.8 Mari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 64).

Passiamo all'emendamento 6.9 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.9 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 65).

Passiamo all'emendamento 6.10 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.10 Aiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 66).

Passiamo all'emendamento 6.11 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.11 Aiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 67).

Passiamo all'emendamento 6.12 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.12 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 68).

Passiamo all'emendamento 6.13 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.13 Tucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 69).

Passiamo all'emendamento 6.14 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.14 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 70).

Passiamo all'emendamento 6.15 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.15 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 71).

Passiamo all'emendamento 6.17 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.17 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 72).

Passiamo all'emendamento 6.18 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.18 Aiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 73).

Passiamo all'emendamento 6.19 Scotto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.19 Scotto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 74).

Passiamo all'emendamento 6.20 Gribaudo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gribaudo. Ne ha facoltà.

CHIARA GRIBAUDO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo - lo dico già - un po' lungamente su questo emendamento, perché è un emendamento a cui tengo particolarmente. E, per contestualizzarlo, vorrei condividere in quest'Aula questo articolo scritto da un giornalista. È stato purtroppo il suo ultimo articolo. Il giornalista era Paolo Griseri, che sicuramente moltissimi ricordano in quest'Aula. Un grande esperto dei temi del lavoro: ci ha raccontato la FIAT negli anni d'oro e ha visto il passaggio e il cambiamento del mondo del lavoro.

Non parliamo delle ondate di caldo: in quel caso era ottobre, quando c'era l'alluvione; era ottobre del 2024, quando a Bologna era in corso un'alluvione. Il suo articolo credo ci aiuti anche a entrare bene nel merito della discussione che dobbiamo fare, che dovremmo fare, che si rimanda continuamente anche in questo decreto. Scriveva: “Una bici, il lago in mezzo alla strada e un cubo sulla schiena. L'uomo o la donna che pedala è una parte dell'ingranaggio. Non ha soggettività. Se l'avesse non sarebbe certo lì, in una notte di alluvione a Bologna, a portare una pizza margherita a casa di chissà chi per una manciata di spiccioli. Si dirà: questo è il lavoro. È vero. Non sempre il lavoro è gratificazione. Ma, al contrario di quel che si pensa e si scrive sui social, c'è lavoro e lavoro. Sappiamo tutti che chi pedala sulle bici dei rider, il sempre più vasto popolo del cubo, non lo fa solo per i soldi di quella corsa, ma anche per non perdere la priorità acquisita con l'algoritmo. Una consegna rifiutata è uguale a tutte le altre, non importa che ci sia l'alluvione. L'algoritmo registra comunque. È impersonale, non ha coscienza. È stato scelto proprio per quello. Nella fotografia manca un protagonista: c'è l'acqua che ha messo in ginocchio una città, c'è il rider che pedala controcorrente, c'è il prezioso carico che si porta sulla schiena. Non c'è chi ha messo in moto tutto questo: l'uomo o la donna che con una telefonata ha ordinato la pizza un quarto d'ora prima dello scatto. A differenza dell'algoritmo, chi ha fatto quella telefonata una coscienza dovrebbe averla. Avrebbe dovuto immaginare le conseguenze di una chiamata sventata, fatta nella notte più buia della storia recente di Bologna, con il sindaco che invitava gli abitanti a salire ai piani alti delle case per salvarsi dall'onda in piena. È in questo scenario che al signor X viene in mente di mangiarsi una bella pizza e di farsela portare sul divano, magari guardando in tv le immagini dell'alluvione. Ed è sempre in questo contesto che i dirigenti locali della società dei rider hanno pensato che il servizio non va interrotto a nessun costo. La pizza margherita, come la canzone dei Queen The show must go on, andare sempre avanti, a prescindere. Purtroppo la scelta dell'uomo sul divano, come quella dei dirigenti della società dei rider, è stata compiuta da persone con un'anima e una coscienza. Non prendetevela con l'algoritmo”.

Questo era l'ultimo articolo di Paolo Griseri e io credo che questo sia un articolo che ci interroga tutti. È il suo testamento in qualche modo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E credo che sia doveroso ricordarlo, perché ci pone, da un lato, la grande questione di fondo: fin dove ci si può spingere, fin dove si spinge il profitto, pur di arrivare per l'appunto a crescere sempre di più? E dove si deve fermare? Noi abbiamo avuto la straordinaria occasione, col decreto Primo maggio, di affrontare questi argomenti, ma non sono stati affrontati fino in fondo. È stato recepito un pezzo della direttiva europea sui lavoratori delle piattaforme, ma non questo punto preciso.

Colleghi, cosa chiede questo emendamento? Chiede una cosa semplice: chiede per i lavoratori, per alcune categorie di lavoratori più esposti al caldo - come più precisamente in questo decreto -, ma più in generale agli eventi climatici che sono sempre più drammatici e sempre più pesanti, di potersi fermare e di prevedere una cassa integrazione. I rider, perché hanno dei contratti parasubordinati o sono autonomi, sono esclusi da questo intervento. Allora, guardate, questo è il classico emendamento di buon senso, sperimentale, con la collaborazione delle parti sociali e delle istituzioni deputate a svolgere questa attenzione.

Ancora una volta, all'epoca presi spunto da questo articolo e abbiamo costruito, insieme alle parti sociali, insieme a tanti rider in giro per l'Italia, questa proposta di legge, che infatti è intitolata a Griseri, ma anche a Prisco, che è stato un grande sindacalista dei rider napoletano, anche lui scomparso prematuramente. Alla memoria del loro lavoro in difesa, perché c'è una battaglia che dobbiamo fare tutte e tutti insieme: aggiungere delle tutele a quei lavoratori, che altrimenti sono la catena ultima del lavoro e sono gli sfruttati.

Questo emendamento chiedeva un fondo sperimentale piccolo, ma era un segnale di seria attenzione a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che, invece, evidentemente la destra si rifiuta di vedere. Io mi auguro, come ha detto oggi la Ministra, che ci sia la possibilità di intervenire in sede di bilancio. Ma fermatevi, se potete, e in questo senso chiedo l'accantonamento e che venga votato l'accantonamento di questo emendamento, perché non voglio rinunciare, non voglio pensare che non ci sia la sensibilità politica per dare qualcosa a lavoratori che sono sfruttati. E non bastano ordinanze per annullare il lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Intanto, preliminarmente, abbiamo la sottoscrizione dell'intero gruppo del Partito Democratico. Attendiamo il parere della relatrice sulla richiesta di accantonamento: contrario. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Pongo in votazione, dunque, la richiesta di accantonamento, giusto? Ha chiesto questo?

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 6.20 Gribaudo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 41 voti di differenza.

A questo punto, precisando che si unisce e sottoscrive anche l'intero gruppo di AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.20 Gribaudo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 75).

Passiamo all'emendamento 6.21 Scotto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.21 Scotto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 76).

Passiamo all'emendamento 6.25 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.25 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 77).

Passiamo all'emendamento 6.27 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.27 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 78).

Passiamo all'emendamento 6.30 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.30 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 79).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.05 Grimaldi. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Pochissimi minuti solo per chiedere a tutte e tutti voi di porvi un dubbio. Se siamo tutti d'accordo che le ordinanze non bastano, se siamo tutti d'accordo che serve una cassa integrazione per tutte le operazioni di sospensione climatica, chiamiamole così, cioè il fatto che la salute, come se fossimo davanti a un cataclisma naturale, viene prima di tutto, allora lo dico così: qui non siamo davanti a una pandemia, non siamo davanti a qualcosa tra l'altro di non previsto.

Come avrete colto, anche se il Presidente La Russa se la cava dicendo che ci adatteremo, sì, siamo davanti a un clima che sarà sempre più duro. Le estati più calde di questi anni rischiano di essere le più fresche dei prossimi. Ecco, non ci adatteremo tutti nello stesso modo. C'è chi vive in tiepide stanze, che diventano fresche d'estate e, magari, da quelle fresche stanze, come diceva la collega Gribaudo, si ordinerà uno stramaledetto cheeseburger, anche con 40 gradi, o, perché fa caldo, magari un avocado toast che va molto di moda. Guardate, il punto non è vittimizzare i consumatori o pensare che siano loro a poter e dover scegliere. Il punto è che, se si chiede di chiudere, poi non deve pagare quel costo chi lavora a cottimo.

Già, perché questa discussione manca di una premessa: in Italia dovrebbe essere vietato lavorare a cottimo. Dovrebbe essere vietato utilizzare delle parole in inglese per sottintendere qualcosa che non è. Già, perché voi potete chiamarli pure rider, ma sono dei fattorini. Potete pure dire che sono collaboratori, Sottosegretaria, ma questi sono lavoratori e lavoratrici eterodiretti nella subordinazione. E allora, se un Governo o un'ordinanza decide di fermare il tempo del lavoro, perché il clima sarà sempre più caldo, ci vuole una cassa climatica, ci vuole un'indennità climatica, ci vuole la cassa integrazione climatica per tutti i fattorini e le fattorine. Siete pronti o no a dire che anche loro meritano quella copertura? Siete pronti o no a dire che quell'indennità o arriva sulle loro spalle o siete voi che legittimate quel cottimo? Siete voi che legittimate che si debba continuare a correre sempre più veloce, anche a 40 gradi, anche per uno stramaledetto cheeseburger (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.05 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 80).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.010 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.010 Aiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 81).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.06 Scotto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.06 Scotto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 82).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.07 Manzi. Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.

IRENE MANZI (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. “Scuola. Giugno, ultima ora. Le finestre sono spalancate, ma non entra aria: solo il rumore della strada e un caldo che sembra essersi seduto tra i banchi insieme agli studenti. Magliette appiccicate alla schiena, teste reclinate sul banco, qualcuno si sventola con il quaderno di matematica, qualcuno aziona un ventilatore portatile. È una scena che si ripete ogni anno, da qualche anno, in migliaia di scuole italiane: corpi giovani che cercano di restare concentrati mentre il corpo, semplicemente, chiede solo di fermarsi”.

Queste sono le parole scritte pochi giorni fa, tra l'altro, da un docente di una delle nostre scuole italiane. Quei corpi chiedono di fermarsi, perché le aule scolastiche sono troppo calde. Le temperature che ci sono all'interno delle aule per una parte significativa, quasi il 10 per cento, del tempo di lezione... Sono i dati che sono stati diffusi poche settimane fa da un gruppo di giovani ricercatori, Tortuga, che ha fatto un'analisi molto interessante e approfondita sullo stato dell'edilizia scolastica del nostro Paese, con edifici che risalgono quasi a 50 anni fa in tante parti del Paese, e ci chiede di intervenire.

Ed era proprio l'intervento che volevamo sollecitare con questo emendamento: la previsione di risorse per adeguare climaticamente gli spazi delle nostre classi, gli spazi delle nostre scuole. È un tema molto attuale, questo, che si accompagna, tra l'altro, anche a sollecitazioni che arrivano da associazioni, da realtà del Terzo settore rispetto, per esempio, alla possibilità di svolgere attività educative dentro e fuori - in questo caso dentro - gli spazi scolastici, anche oltre quelli che sono gli orari del normale calendario scolastico. Ma per fare questo, per realizzare queste attività è necessario adeguare gli spazi scolastici.

Mi rivolgo ai colleghi di maggioranza. Anche i vostri sindaci nelle scorse settimane sono intervenuti, perché in alcuni casi, a causa delle temperature troppo elevate all'interno delle classi, sono stati costretti a chiudere anticipatamente sia i nidi che le scuole materne, perché era impossibile stare all'interno delle classi per i bambini, ma anche ovviamente per gli educatori che accompagnavano i bambini e le bambine.

E questo impone - e penso sarà uno dei temi su cui, in vista della prossima legge di bilancio, dovremo più concentrarci - la necessità di intervenire, perché ci fa riflettere su un tema: che il cambiamento climatico, nonostante parte della maggioranza continui a negarlo, è qualcosa che è già nei fatti, che già si realizza e che rende per molti versi difficile, se non impossibile, sia alla fine dell'anno che a settembre, quando le lezioni riprendono, di poter adeguatamente vivere quelli che sono gli spazi della scuola, di poter adeguatamente apprendere, tra l'altro, all'interno degli spazi della scuola.

Ed è proprio per questo che, con questo articolo aggiuntivo, noi abbiamo rivolto una sollecitazione alla maggioranza. Purtroppo, una sollecitazione che è caduta nel vuoto, ma davvero è un tema che dovremmo affrontare, su cui ci dovremmo concentrare, su cui mi piacerebbe che il Ministro Valditara, nelle sue crociate ideologiche, ogni tanto prestasse attenzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) a quello che è il tempo della scuola, a quanto è importante vivere bene all'interno degli spazi scolastici, perché è questo quello che dovremmo davvero avere a cuore: il benessere della comunità scolastica, dei docenti, degli studenti e delle studentesse (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto, intanto, di sottoscrivere la deputata Morfino e molte altre deputate, di cui prendiamo nota.

Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà per un minuto.

LIA QUARTAPELLE PROCOPIO (PD-IDP). Intervengo a sostegno di quanto detto dall'onorevole Manzi, perché vedo che c'è troppa distrazione nei banchi del centrodestra, per una questione che non è né di destra né di sinistra. Adattare le aule scolastiche, le aule dei centri estivi, delle scuole materne e dei nidi è un problema di tutti: dei sindaci di sinistra, dei sindaci di destra, dei presidenti di regione di sinistra, dei presidenti di regione di destra.

Questo articolo aggiuntivo chiede uno stanziamento iniziale ed è molto sorprendente la distrazione dei colleghi della destra su una questione che è una questione di tutti, perché riguarda i più fragili, cioè i bambini e le bambine, gli studenti e le studentesse, e credo che, invece, meriterebbe un'attenzione maggiore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti o voleva solo sottoscrivere? Prego.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Voglio aggiungere due parole alla richiesta di sottoscrizione da parte di tutto il gruppo di AVS di questo articolo aggiuntivo molto importante, perché la collega Manzi ha giustamente illustrato le ragioni per cui è necessario climatizzare le scuole, che sono ad oggi invivibili e in cui molto spesso si fanno attività anche durante le ondate di calore.

Aggiungo che qualche mese fa, quando ancora Daniela Santanchè era Ministra, ad un certo punto proprio dal centrodestra è arrivata la proposta di cambiare il calendario scolastico italiano, riducendo le vacanze estive e modificandolo sul modello dei Paesi del Nord Europa. La proposta dell'allora Ministra Santanchè aprì un grande dibattito e anche noi, tra gli altri, sottolineammo che, per cambiare il calendario scolastico, è necessario climatizzare le scuole, perché è impensabile tenere i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine durante il mese di giugno, di luglio oppure all'inizio di settembre in scuole che raggiungono i 40 gradi.

Per questa ragione, non si comprende per quale motivo il centrodestra voti contro l'articolo aggiuntivo della collega Manzi, perché sarebbe una soluzione anche per rendere attuabili proposte che proprio da quella parte dell'emiciclo sono arrivate. State in qualche modo votando contro voi stessi e questo è paradossale: è il segno di una chiusura totale alla discussione, al dibattito, all'opportunità di trovare soluzioni ai problemi reali del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Intanto, tutto il gruppo del Partito Democratico e anche quello di Azione sottoscrivono l'articolo aggiuntivo 6.07 Manzi. Ha chiesto di parlare la deputata Madia. Ne ha facoltà.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Anche io per sottoscrivere l'articolo aggiuntivo 6.07 Manzi. Questo è un tema che entra nella vita quotidiana di tutte le famiglie italiane: i bambini non possono stare in aule surriscaldate e, come diceva anche la collega Piccolotti, questa è la precondizione per superare un anacronismo che ormai di fatto, tra i Paesi avanzati, c'è solo in Italia, cioè che le scuole chiudano per tre mesi e mezzo con costi organizzativi ed economici enormi per le famiglie e soprattutto, Presidente, con un danno chiaramente molto più grande per le famiglie che hanno meno possibilità e per i ragazzi che rimangono per tre mesi e mezzo a casa, magari con il solo amico dello smartphone.

Lei sa, Presidente, perché ha sostenuto con noi questa battaglia bipartisan, quanto l'uso precoce e incontrollato dello smartphone faccia male alla salute psicofisica dei bambini. Per tutti questi argomenti, noi stiamo parlando, con questo articolo aggiuntivo, di una precondizione fondamentale per sostenere bambini e famiglie del nostro Paese. Quindi, credo e spero che la maggioranza possa cambiare parere e possa aprire una discussione seria per affrontare quelli che vengono declassati, di solito, come problemi minori e, per questo, poi non si affrontano mai. Io non so se sono problemi minori, so che cambierebbero in meglio la vita di milioni di bambini e, dunque, di famiglie perché, se stanno bene i bambini, stanno bene e stanno meglio anche le loro famiglie.

Dunque, chiedo davvero un supplemento di riflessione e, per una volta, appunto, di poter condividere una soluzione concreta che cambia la vita e la qualità di vita delle famiglie del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. Innanzitutto per chiedere di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo della collega, che ci sottopone in questo provvedimento un problema noto, di cui tutti ovviamente abbiamo consapevolezza e immagino anche i membri della maggioranza e i membri del Governo. A più riprese abbiamo sottoposto la questione, anche formalmente con interrogazioni, e non solo al Ministro Valditara.

Le scuole diventano invivibili e con i cambiamenti climatici in corso, che - penso - a questo punto nessuno possa più negare, neanche in maggioranza, abbiamo tutti quanti - spero - la consapevolezza che la situazione potrà solo peggiorare. Rendere non vivibile un'aula di scuola significa rendere inefficace qualsiasi modello di didattica, qualsiasi possibilità di attuare una didattica all'interno delle nostre scuole. Non è un problema semplice, ne abbiamo la piena consapevolezza, ma abbiamo altrettanto la consapevolezza che è assolutamente necessario intervenire. Troppo spesso si dimentica che i soldi spesi nella scuola, nell'istruzione e nell'educazione non sono delle semplici spese, sono degli investimenti. Decidiamo di investire nel futuro, ma anche nel presente del nostro Paese.

Lo ricordava la collega Piccolotti: qualsiasi ragionamento vogliamo mettere sul tavolo sulla rimodulazione del calendario scolastico si tratta di un tema che ritorna ogni volta in prossimità dell'estate, proprio perché, arrivate a un certo punto, le famiglie non possono permettersi economicamente un'alternativa alla scuola. Sia chiaro: non perché la scuola debba essere un parcheggio per i figli, ma semplicemente perché non c'è un sistema di welfare per le famiglie in cui lavorano entrambi i genitori o per le famiglie monogenitoriali, con un solo genitore. Quando non c'è il welfare dei nonni, quando non c'è il welfare della famiglia, si è abbandonati a sé stessi e praticamente il bassissimo, probabilmente, stipendio, che si prende, viene poi speso nei servizi per i figli.

Allora, è un tema che magari non volete affrontare ora, che volete continuare a ignorare, ma è un tema fondamentale ed è presente e pressante. Non ci possiamo girare dall'altra parte. Non può farlo nessuno. Qui non si tratta di ideologie politiche, non si tratta di colori politici, si tratta di un dato di fatto: le scuole non sono vivibili in determinati mesi dell'anno e i mesi interessati diventano sempre più numerosi. Infatti, non parliamo solo di luglio e agosto; ormai diventano invivibili maggio, giugno, settembre e probabilmente ottobre. E la situazione peggiorerà, soprattutto se il Paese continua a restare nelle vostre mani e soprattutto se, a livello mondiale, resta nelle mani di chi continua a negare il cambiamento climatico. È una tematica fondamentale, a cui non possiamo sottrarci e contro cui, se continuerete ad ignorarla, andrete a sbattere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Abbiamo già detto che sottoscriviamo, a nome del gruppo Azione, l'articolo aggiuntivo e invitiamo davvero il Governo a riflettere su una questione che in VII Commissione è emersa varie volte e vedeva tutti d'accordo sull'emergenza.

Mi preme sottolineare, oltre a quello che hanno già detto i miei colleghi, che questa questione intercetta tre problematiche diverse: il tema della rimodulazione dell'orario scolastico, il periodo lunghissimo, unico in Europa, che costringe i nostri ragazzi a rimanere casa e che, però, per poter essere rimodulato, richiederebbe necessariamente di intervenire su un altro aspetto che è quello della climatizzazione degli edifici, che si somma alla vetustà degli edifici scolastici. Dall'anagrafe degli edifici scolastici emerge un quadro devastante, peraltro estremamente disomogeneo in Italia. Infatti, ci sono regioni che hanno fatto un investimento importante - si pensi alla regione Marche che è riuscita a coprire quasi il 30 per cento degli edifici e, quindi, i bambini, specialmente i più piccoli, ma anche il personale scolastico, possono usufruire di condizioni climatiche tollerabili -, ma ci sono altre regioni, come ad esempio la regione Lazio, che sono riuscite a intervenire solo nel 2 per cento degli istituti.

Quindi, davvero mi piacerebbe pensare che in quest'Aula siamo in grado di far riflettere il Governo e anche di far cambiare idea su qualcosa che magari appariva non del tutto coerente o necessaria e per questo è stato dato parere contrario, riflettendo e capendo… Ora la Sottosegretaria mi è sparita e non può seguire il ragionamento…

PRESIDENTE. È qui. È ricomparsa.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Quando ha finito la chiamata, la risollecito…

PRESIDENTE. Stava… Non si preoccupi, lei faccia il suo intervento, poi se c'è qualcosa che non va…

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Siccome stavo chiedendo di accantonare, di riflettere sull'articolo aggiuntivo, lo faccio più facilmente se mi ascolta…

PRESIDENTE. Non stava parlando. Prego.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Le do un secondo, così la risollecito… Dicevo: essendo un tema ampiamente condiviso da tutte le forze politiche, che riguarda tutte le famiglie d'Italia, penso che davvero possa essere valutato un accantonamento per una riflessione che ci consenta di dare un segnale su un tema così importante (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. C'è una richiesta di accantonamento, che non viene accolta. Insiste per votare la richiesta di accantonamento? Sì.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la richiesta di accantonamento dell'articolo aggiuntivo 6.07 Manzi, con il parere contrario della relatrice.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 39 voti di differenza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, a titolo personale, la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.

EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Chiedo alla collega se posso sottoscrivere il suo articolo aggiuntivo. Io credo che, come è successo a me alcune settimane fa, molti di noi e di voi - anche della maggioranza - hanno ricevuto messaggi da genitori o da insegnanti durante gli esami di maturità. La situazione è urgente e si sta perdendo la grande occasione di poter fare qualcosa di buono e di utile per i cittadini, per i nostri figli, per il corpo docente e per i lavoratori di tutto il sistema scolastico.

Il caldo non diminuirà: questa sarà l'ennesima estate più fresca dei prossimi anni. Ve l'ho detto l'anno scorso, l'ho detto due anni fa e l'ho detto tre anni fa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Purtroppo ho ragione. I nostri ragazzi, quando vanno a scuola e devono anche sostenere esami di maturità, non possono rischiare di ammalarsi per poter portare avanti i loro studi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.07 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 83).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.3 Lai, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 84).

L'articolo aggiuntivo 7.01000 Ottaviani è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 7-ter.8 Marianna Ricciardi. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Credo sia troppo importante rassicurare - suo tramite - il mio collega Colucci, perché ci tengo sul fatto che voteremo contro questo emendamento, ma non entriamo in maggioranza. Continuiamo ostinatamente a leggere le proposte e a esprimerci sul merito.

Prima il collega Colucci ha denunciato il cambio di maggioranza con Azione che si è ribellata al ritiro di un emendamento che, secondo noi, faceva bene al territorio. Anche il collega Colucci si è accorto che noi siamo per i rigassificatori, per il nucleare (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), per le cose che servono sul territorio, per i depositi di Vado. Io credo però che il collega Colucci faccia molto bene il suo mestiere, perché da questa mattina…

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, siccome ci sono due Colucci, sappiamo tutti che ci si tiene a precisare di quale Colucci, al quale Colucci lei si riferisse…

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). È lo stimato collega Alfonso Colucci, Presidente, io confido nella sua lungimiranza…

PRESIDENTE. Io lo sapevo, però è bene che rimanga agli atti.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Però voglio che rimanga agli atti, oltre ad aver chiarito a quale Colucci mi riferisco, anche il fatto che fare opposizione in questo modo paga. È da questa mattina che la maggioranza, in particolar modo Fratelli d'Italia, costruisce intese con quella maggioranza che, urlando, fa ritirare loro gli emendamenti, che, urlando, condiziona lo svolgimento dei lavori di quest'Aula, che urlando…

Io non lo so, Presidente, perché evidentemente la posizione del gruppo di Azione non attira particolari simpatie. Sento discutere da questa mattina, nei corridoi, di cambi di programma dei lavori che riguardano la giornata di domani. Siccome ho la parola, ne approfitto per rivolgermi a lei e per comunicarle che, da qui a settembre, non ci sono intese intercorse tra i capigruppo che ci appartengono, così evitiamo di dare comunicazioni che riguardano accordi fra tutti i capigruppo, quando evidentemente c'è un rapporto privilegiato con quella opposizione che a voi piace: non vi fa fare le cose e così voi raccontate che volevate farle, ma loro sono cattivi e loro non consentono di fare cose neanche quando sono utili. Questo gioco non ci appartiene. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Grazie a lei anche per la precisazione della paternità del collega Colucci.

Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.8 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 85).

Passiamo all'emendamento 7-ter.7 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.7 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 86).

Passiamo all'emendamento 7-ter.2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 87).

Che succede? Se non ha funzionato il sistema, allora annulliamo la votazione. Annulliamo l'ultima votazione, perché diciamo che il sistema è andato in maniera rallentata, quindi lo richiamiamo e vediamo se funziona.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 88).

Passiamo all'emendamento 7-ter.1 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.1 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 89).

Passiamo all'emendamento 7-ter.6 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.6 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 90).

Passiamo all'emendamento 7-ter.9 Marianna Ricciardi. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Non pensavo di doverlo chiarire, però l'emendamento su cui con grande sorpresa ho avuto questo voto contrario prevedeva che questi interventi fossero comunque vincolati esclusivamente agli investimenti relativi al rafforzamento del Servizio sanitario nazionale pubblico. Non capisco sinceramente il voto contrario da parte anche dei colleghi dell'opposizione.

Detto questo, intervengo per spiegare questo emendamento, la ratio che ci ha portato a presentare un emendamento che chiede, sostanzialmente, di sopprimere quasi tutto l'articolo 7-ter. Come prassi consolidata da parte di questa maggioranza e di questo Governo, inserite delle norme sanitarie in provvedimenti che non c'entrano assolutamente nulla con le norme sanitarie, così non passano per la Commissione competente e così sperate che qualcuno non le noti. Ma di cosa parla questo articolo 7-ter? Riguarda disposizioni urgenti per la realizzazione del nuovo Policlinico universitario Umberto I di Roma.

Ora, le disposizioni che chiediamo di sopprimere riguardano il riconoscimento del presidente della regione Lazio come commissario straordinario per la realizzazione del Policlinico e chiediamo di sopprimere il fatto che possa agire, mediante ordinanza, in deroga a ogni disposizione di legge diversa da quella penale. Cioè voi state prevedendo che il presidente della regione Lazio - quindi in questo momento, visto che si parla di presidente pro tempore, è un presidente di Fratelli d'Italia - viene nominato commissario straordinario, per cambiare la sede di un ospedale che già esiste, per spostarlo, e prevedete che possa agire senza rispettare le leggi.

I commissariamenti - quindi arrivo alla ratio del perché abbiamo presentato questo emendamento - dovrebbero essere riservati a degli eventi eccezionali - la caduta di un ponte, alluvioni, terremoti - e non alla normale evoluzione del patrimonio immobiliare sanitario. Oppure, se pensate che le attuali leggi siano troppo obsolete e che non consentano di realizzare interventi in tempi celeri, allora abrogatele per tutti, non soltanto per i governatori vicini politicamente. Allora, dal nostro punto di vista, non è normale che, per spostare di pochi chilometri la sede di un ospedale, bisogna varare una legge emergenziale.

Io per giorni mi sono chiesta il perché - volevo capire la logica di questo provvedimento - uno dei Governi più longevi della storia della Repubblica ha bisogno di una legge emergenziale, quando potrebbe fare una riforma a vantaggio di tutti, per snellire la burocrazia per tutti. Non riuscivo a capire, ma poi ho capito che vi stavo sottovalutando, perché, quando si tratta di fare i vostri interessi, evidentemente riuscite a raggiungere dei picchi di astuzia inarrivabili. Se voi cambiaste le regole per tutti e snelliste la burocrazia per tutti, infatti, fareste un vantaggio a tutti i cittadini, ma non a voi stessi, perché, rendendo il governatore della regione Lazio, che oggi è in quota Fratelli d'Italia, un commissario straordinario, state stabilendo che, per costruire un ospedale in tempi ragionevoli, allora ci vuole l'assenso del Governo.

Questo vi consente di avere nelle vostre mani un potere enorme, perché, se la richiesta arriva da un governatore vicino, allora gli direte sì, ma, se la richiesta arriva da un governatore avversario, allora gli direte no (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quindi, in questo modo, state stabilendo che per costruire un ospedale in tempi ragionevoli bisogna essere vicini al Governo o, comunque, dire che c'è un dialogo aperto con il Governo. Questo francamente non mi sembra corretto. Bisognerebbe fare una legge a tutela di tutti per consentire di realizzare in tempi celeri gli ospedali per tutti.

Ed è questo il motivo per cui volete concedere ampi poteri al governatore Rocca, ma non volete cambiare la legge per tutti. È questo il motivo per cui prevedete che possa agire in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale. Se il vostro scopo fosse quello di costruire ospedali più velocemente, non fareste deroghe ad personam, ma fareste un provvedimento serio per tutti. Allora, se ho capito male e volete smentirmi, votate a favore di questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Voglio intervenire, perché si parla della nomina del presidente della regione Lazio, il presidente Rocca, come commissario per quanto riguarda le opere necessarie all'ospedale Umberto I.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA (ore 20)

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Questa politica dei commissari è fondamentalmente l'unico sistema, il vero sistema con cui il malaffare riesce a mettere le mani su pezzi della pubblica amministrazione, perché credo che ai colleghi e alle colleghe, grandi osservatori di quello che accade in questo Paese, non sfuggirà che tutti i più grandi scandali sono legati alle gestioni commissariali. Quindi, utilizzare questo metodo, come fa il Governo Meloni praticamente su tutto, è un metodo che sostanzialmente è certamente giudicabile come non trasparente e non utile, anche perché le opere di cui si parla si possono realizzare tranquillamente utilizzando gli strumenti ordinari, avendo forse anche una maggiore velocità di realizzazione.

Ma la questione scandalosa che voi fate con questa norma è che voi nominate il presidente Rocca commissario non in quanto presidente della regione, cioè fino alla fine del suo mandato, ma lo nominate fino al 2030, cioè 2 anni dopo la fine del suo mandato, come giustamente ha evidenziato la collega Bonetti nell'emendamento poc'anzi bocciato. Siete talmente sicuri che Rocca perderà le elezioni regionali del Lazio che addirittura già gli avete preparato la poltrona per il dopo. Ma come si fa a essere così previdenti quanto voi? Presidente Meloni, lei la dovremmo mettere a fare le previsioni del tempo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché è talmente tanto brava che riesce a organizzare tutto. Quindi, abbiamo messo in sicurezza pure Rocca, quindi se ne può anche già andare. Se si dimettesse subito ci farebbe un favore, tanto il posto ce l'ha assicurato fino al 2030 (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.9 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 91).

Passiamo all'emendamento 7-ter.3 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.3 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 92).

Passiamo all'emendamento 7-ter.4 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.4 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 93).

Passiamo all'emendamento 7-ter.10 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.10 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 94).

Passiamo all'emendamento 7-ter.5 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-ter.5 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 95).

Passiamo all'emendamento 8.1 Carmina. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1 Carmina, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 96).

Passiamo all'emendamento 8.1001 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1001 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 97).

Passiamo all'emendamento 8.1000 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1000 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 98).

Passiamo all'emendamento 8.1002 Guerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1002 Guerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 99).

Passiamo all'emendamento 8.10 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.10 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 100).

Passiamo all'emendamento 8.11 Torto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.11 Torto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 101).

Passiamo all'emendamento 8.9 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.9 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 102).

Passiamo agli identici emendamenti 9.3 Bonetti, 9.4 Guerra, 9.5 Mari e 9.6 Dell'Olio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. Volevo rivolgermi, tramite lei, al Governo. Questo è un emendamento che avevamo fatto accantonare in Commissione, perché non si comprende per quale motivo abbiamo approvato in Commissione… però, Presidente…

PRESIDENTE. Governo, per favore. Colleghi al banco, per favore, non potete stare. Collega, per favore, altrimenti non andiamo avanti.

Prego, onorevole.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. Volevo dire al Governo che questo è un emendamento che avevamo richiesto di accantonare in Commissione, perché non c'è alcuna logica per cui abbiamo approvato in Commissione gli emendamenti 12.3 Guerra, 12.4 Dell'Olio, 12.5 Mari e 12.6 Bonetti, che sono entrati nel testo e che riguardano la modifica in cui si inserisce: “sentite le sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti”: cioè noi abbiamo inserito il fatto che bisogna sentire le sezioni di controllo della Corte dei conti nella fase di sperimentazione, ma non le andiamo a inserire nella fase in cui si definisce il quadro dei principi e delle regole del sistema contabile. Non ha alcun senso: entrano nella fase di controllo, quando non hanno avuto la possibilità di esprimersi nel momento in cui si decide.

Io, sinceramente, chiederei al Governo di valutare, di accantonare questo, perché non ha senso. Gli articoli 8, 9, 10 e 11 riguardano tutti il sistema contabile, economico, patrimoniale unico. Non c'è alcun senso logico per dire di no a questo emendamento, che poi, tra l'altro, è stato richiesto anche da tutti gli altri a cui avete approvato l'emendamento. Quindi, sinceramente chiederei un parere al Governo e chiederei di accantonarlo, se c'è una valutazione positiva in tal senso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Chiedo alla relatrice, la deputata Frassini, di esprimersi sulla richiesta di accantonamento. È contraria.

Onorevole dell'Olio, insiste per la votazione sull'accantonamento oppure andiamo avanti? Insiste.

Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento degli identici emendamenti 9.3 Bonetti, 9.4 Guerra, 9.5 Mari e 9.6 Dell'Olio.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 33 voti di differenza.

Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Torto. Ne ha facoltà per un minuto.

DANIELA TORTO (M5S). Presidente, noi vogliamo prendere atto che questa maggioranza sta bocciando una richiesta del MoVimento 5 Stelle su cui la Sottosegretaria annuiva in maniera positiva. In Commissione ci è stato detto: effettivamente ci stiamo sbagliando. E adesso è caduto tutto. Quindi è la maggioranza che inchioda il Governo: una roba fuori dal mondo, è pazzesco. Va bene, ne prendiamo atto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

DANIELA TORTO (M5S). Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 9.3 Bonetti, 9.4 Guerra, 9.5 Mari e 9.6 Dell'Olio, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 103).

Passiamo all'emendamento 9.1000 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.1000 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 104).

Passiamo all'emendamento 9.1001 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.1001 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 105).

Passiamo all'emendamento 10.1000 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.1000 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 106).

Passiamo all'emendamento 11.3 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.3 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 107).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.0600 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.0600 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 108).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01003 (Nuova formulazione) Comaroli: accetta la richiesta di formulazione? Bene. Quindi se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01003 (Nuova formulazione) Comaroli, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 109).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.034 Carotenuto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Presidente, grazie. Ho atteso fino all'ultimo emendamento sul tema lavoro prima di intervenire per essere certo che li avreste bocciati tutti, e così è stato, in blocco.

Allora voglio dire - e anche raccontarvi, perché sono sicuro che neanche li avete letti - che cosa avete bocciato. Avete bocciato uno stanziamento di 30 milioni di euro per l'adattamento climatico degli edifici scolastici, le scuole dove vanno anche i nostri figli e che a giugno diventano dei forni. Avete bocciato 30 milioni di euro per realizzare rifugi climatici per i lavoratori esposti al caldo: sarebbe significato un posto all'ombra, dell'acqua, un riparo - bocciato. Avete dimezzato il Fondo straordinario per i lavoratori sottoposti a questo caldo estremo: siamo passati dai 33 milioni dell'anno scorso ai 15 milioni di quest'anno, e da quel Fondo avete deciso - perché avete bocciato una nostra proposta - di escludere i lavoratori autonomi, i rider e i lavoratori della logistica, cioè esattamente quelli che il caldo lo prendono in testa per 8 ore al giorno e che stanno sull'asfalto a lavorare, quell'asfalto che moltiplica ulteriormente il caldo, e lavorano nei magazzini. Niente, li avete esclusi. E avete bocciato anche le tutele strutturali che avevamo proposto di inserire per questi eventi climatici estremi, perché solo voi ormai negate l'evidenza, ma è chiaro a tutti gli italiani che c'è un tema che è l'emergenza del cambiamento climatico. E allora non è solo una cosa che riguarda quest'anno o l'anno scorso: sarà una cosa che, purtroppo, riguarderà il futuro del nostro Paese, ma voi il futuro non lo riuscite proprio a guardare. E una cosa ancora avete bocciato, fuori tema rispetto al caldo, però parliamo proprio di questo articolo aggiuntivo. Avete bocciato lo stanziamento di 50 milioni di euro per i percorsi di inserimento lavorativo per le persone con disabilità: nemmeno questo, nemmeno questo.

Ovviamente non avete avuto il coraggio di dirci che erano proposte sbagliate, nessuno ha osato dirlo. Ci avete detto che costavano. Allora facciamo i conti insieme: per il ponte sullo Stretto 13 miliardi - 13 miliardi! - e li avete trovati; per il centro in Albania quasi un miliardo e l'avete trovato, nonostante sia del tutto inutile; per il riarmo, per l'impegno NATO al 5 per cento del PIL decine di miliardi a regime, trovati subito. Per un rifugio climatico per i lavoratori niente. Per la scuola e i figli, anche i vostri figli, niente. Per un rider che lavora sotto il sole a 42 gradi, niente. Ecco la verità, colleghi: voi non avete un problema di bilancio, voi avete un problema di priorità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Nella vostra gerarchia, i lavoratori vengono sempre, sempre, sempre per ultimi.

E poi c'è un paradosso che voglio sottolineare, perché grida vendetta: questo decreto si chiama “Infrastrutture”, muove miliardi per il cemento, per l'acciaio, e non ha trovato qualche decina di milioni per chi quelle infrastrutture deve costruirle, per chi ci lavora su quelle infrastrutture sotto al sole. Allora avete finanziato il ponte e bocciato chi lo deve costruire. Neanche le statistiche record dei morti sul lavoro vi hanno fatto cambiare idea: voi vi ostinate a non guardare. Piangete qualche lacrima, ma sono lacrime di coccodrillo.

Allora in questo Paese, in realtà, vediamo che ci sono due termometri: c'è uno che misura la temperatura dell'asfalto e quando sale a 40-45 gradi a voi non cambia niente: nessun decreto, nessuna urgenza; c'è un altro termometro, misura gli interessi che contano - il ponte, le armi, i centri in Albania - e, quando si muove quello, i decreti e i quattrini arrivano immediatamente. Allora noi continueremo a leggere il primo dei termometri, perché su quello, ogni estate, c'è scritto il nome di qualcuno che esce di casa e non ci torna più (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.034 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 110).

Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 13.042 Roggiani, 13.01001 Zaratti e 13.044 Bonetti. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. In questo articolo aggiuntivo chiediamo il rafforzamento della capacità amministrativa dei comuni e delle città metropolitane che sono titolari delle misure del PNRR.

Sappiamo e conosciamo bene la fatica che hanno fatto i comuni a rispettare le scadenze e le difficoltà dovute anche alle carenze di personale o, a volte, anche a personale non sufficientemente preparato. L'articolo aggiuntivo è necessario per consentire, a tutti i soggetti attuatori, la possibilità di prorogare gli incarichi dirigenziali, ma anche, voglio dire, in qualche maniera, di riuscire a gestire le aggiudicazioni tardive e la fine dei lavori che deve essere, comunque, garantita a settembre 2026. Con questo articolo aggiuntivo, stiamo dicendo che chi ha appaltato i lavori, chi comunque è partito, deve riuscire a portare a compimento le opere che, sinceramente, per moltissimi comuni, sono praticamente nella fase finale. Ma che cosa succede? Che, per tutta una serie di difficoltà che ho prima elencato, molti comuni potrebbero terminare i lavori, ma non ricevere le risorse e questo sarebbe, ovviamente, un grave problema per i vari passaggi che sono determinati dalle regole del PNRR dovute, purtroppo, ha delle piccole defezioni amministrative.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 13.042 Roggiani, 13.01001 Zaratti e 13.044 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 111).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.048 Roggiani. La deputata Morfino lo sottoscrive.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.048 Roggiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 112).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01000 Lacarra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01000 Lacarra con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 113).

Passiamo all'emendamento 14.1 Pastorella. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.

GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). In questo articolo 14, si stanziano 100 milioni per una cosa sacrosanta: sono i percorsi di alfabetizzazione e formazione in materia di intelligenza artificiale che fanno parte del cosiddetto AI Act italiano ovvero la normativa sull'intelligenza artificiale.

Ora, premesso che ci sarebbero volute ben altre cifre per implementare non solo quelle dell'AI Act, ma anche la strategia italiana sull'intelligenza artificiale, tuttavia quello che ci siamo permessi di fare, con questo emendamento, è mettere l'accento sul fatto che questi percorsi di formazione e alfabetizzazione devono essere particolarmente attenti quando si tratta di minori, perché la normativa mette solo un limite di età senza andare a vedere come i minori già oggi usano l'intelligenza artificiale. E come la usano? La usano interagendo, come tutti noi, con i chatbot, quindi con l'intelligenza artificiale generativa, ma non tanto per chiedere, come facciamo noi, sulle dichiarazioni di voto, informazioni, eccetera, ma per cercare supporto psicologico.

Li trattano come amici, talvolta come fidanzatini. E questo è un problema che si sta innanzitutto diffondendo sempre di più. Come seconda cosa, sta avendo ovviamente effetti psicologici molto negativi. Potete immaginare quanto non sia appropriato cercare nell'intelligenza artificiale un amico, un fidanzatino, un confidente o, addirittura, un medico. Ed è per questo che avevamo auspicato che questi fondi fossero anche dedicati proprio a questo aspetto, aspetto che abbiamo cercato anche di inserire, al Senato, con il collega Lombardo, nei testi che sono attualmente all'esame sul rapporto tra minori e social, pensando che anche questo tema dei chatbot fosse di grande importanza. E, così ci dicono, ci sarà un parere negativo. Quindi, ci abbiamo riprovato qui, dicendo: per favore, state attenti, perché mentre noi ancora ci preoccupiamo del fatto che i nostri minori stanno sui social, in realtà adesso stanno molto di più a dialogare con l'intelligenza artificiale, con effetti che sono facilmente prevedibili sulla loro psicologia, ma anche sulla società e sul loro sviluppo.

Quindi, per favore, se non in questa sede, perché il parere è negativo, almeno in altre sedi, facciamo molta, molta attenzione a non essere ciechi rispetto a dove i nostri minori passano il loro tempo online (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. La deputata Madia sottoscrive l'emendamento.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 114).

Passiamo all'emendamento 14.1000 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1000 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 115).

Passiamo all'emendamento 15.3 Alifano.

Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Dal 1° luglio di quest'anno…

PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio…

ENRICA ALIFANO (M5S). …per ogni spedizione che proviene da un Paese extra UE che ha un valore inferiore ai 150 euro, come tutti sappiamo, si paga un dazio di 3 euro. Un balzello che grava su ogni singola voce doganale cosicché, se un consumatore italiano ordina, per esempio, cinque lampadine, si paga sempre il balzello di 3 euro, ma se invece ordina prodotti e oggetti diversi, che hanno una categoria merceologica diversa, il dazio si moltiplica, quindi se ordina cinque oggetti diversi, si paga il dazio moltiplicato per cinque.

Il regime ha un carattere transitorio e dovrebbe durare fino al 1° luglio 2028, quando entrerà in vigore l'EU Customs Data Hub: un sistema che supererà la tariffa fissa, che ora è prevista, e calcolerà il dazio in base al valore reale…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, silenzio.

ENRICA ALIFANO (M5S). …della merce alla sua origine.

Anche perché sarò molto breve, Presidente: forse il tema dazi non è di interesse in quest'Aula, non lo so, eppure credo che sia importante per la nostra economia…

PRESIDENTE. No, no, è solo stanchezza.

ENRICA ALIFANO (M5S). Sì, è stanchezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), però prepariamoci a quello che succederà.

Stavo dicendo, quindi, che il dazio non verrà calcolato in misura fissa, ma in ragione del valore della merce, della sua origine e anche della sua classificazione. Questo, però, dal 1° luglio del 2028. Intanto, questa misura già sta mostrando i suoi limiti, perché il costo non si è riversato sulle piattaforme, come si pensava, ma di fatto sul consumatore. E, tra l'altro, molti oggetti sono scomparsi dai cataloghi delle piattaforme, per esempio, da Shein, una delle piattaforme che si intendeva colpire. Quegli oggetti di minor valore ora non compaiono più e, invece, restano degli articoli che hanno maggior valore, ma che hanno subìto, in ragione di questo dazio, un rincaro che pagano i consumatori.

In tutto questo quadro, l'Italia cosa fa o cosa ha fatto? Secondo me, un pasticcio. Infatti, già con la finanziaria del 2025 - spero che qualcuno se lo ricordi - fu stabilita la famosa tassa sui pacchi, nella misura di 2 euro per le spedizioni di modico valore, ovviamente per i pacchi che venivano da Paesi extra UE. Però, l'entrata in vigore di questa tassa è stata differita più volte e anche con questo provvedimento si prevede un ulteriore differimento. Perché questo differimento? Perché ovviamente c'è una difficoltà di coordinamento con la legislazione europea, visto e considerato che - come dicevo prima - dal 1° luglio di quest'anno è entrata in vigore un'analoga tassa sui pacchi, anche se di misura maggiore, perché parliamo di 3 euro a pacco.

Nel frattempo, però, che cosa è successo? Già l'annuncio di questo balzello - parlo della tassa di 2 euro prevista dalla legislazione italiana, ma mai entrata in vigore, almeno fino adesso - ha comportato delle distorsioni nel settore della logistica e del trasporto merci, trasporto che è stato dirottato verso altri hub. E perché? Perché le piattaforme ovviamente si sono riorganizzate e hanno cambiato le direttrici del loro commercio. Tant'è che il 92 per cento del volume di affari dello scalo di Milano… il 92 per cento è la percentuale che rappresenta il crollo che ha avuto. E, mentre non si è ridotto l'e-commerce… Presidente, io ho delle difficoltà…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

ENRICA ALIFANO (M5S). …a continuare con questo brusio…

PRESIDENTE. No, no, capisco, capisco.

ENRICA ALIFANO (M5S). …tra l'altro, l'ora non molto clemente non ci…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Prego.

ENRICA ALIFANO (M5S). E mentre non si è ridotto l'e-commerce - perché l'e-commerce continua ad esserci -, le merci sono sdoganate presso altri Paesi, per poi entrare successivamente in Italia.

E allora con questo emendamento si chiedeva proprio di abolire questa tassa assurda, in modo da rendere la nostra legislazione compatibile con quella già prevista in sede europea. E, nello stesso tempo, io spero che si possa avviare anche un coordinamento con il diritto unionale e anche un confronto con le associazioni di categoria della filiera della logistica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.3 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 116).

Passiamo all'emendamento 15.4 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.4 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 117).

Passiamo all'emendamento 15.5 Roggiani.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento (Commenti)

PRESIDENTE. Colleghi!

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi dica: se vuole interrompere, si possono interrompere i lavori…

PRESIDENTE. No, no, prego.

ANDREA CASU (PD-IDP). …però, se invece si va avanti, io vorrei avere la possibilità di intervenire in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Finiremo sicuramente tutti gli emendamenti, salvo gli accantonati. Sembrerebbe questo l'accordo, sembrerebbe. Quindi, più zitti siamo e più veloci siamo.

ANDREA CASU (PD-IDP). Chiederei, se è possibile, di ripartire con il tempo e darci la possibilità di condividere anche in quest'Aula quello che è avvenuto già lunedì, nei lavori in Commissione. Noi abbiamo presentato questo emendamento per chiedere di sopprimere l'assurda tassa Meloni di 2 euro contro la logistica italiana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), con il tradimento della destra italiana nei confronti della logistica italiana, e di farlo non solo fino al 1° ottobre, ma in maniera definitiva, perché il grido di dolore del mondo dell'autotrasporto e della logistica del nostro Paese deve essere raccolto (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E… che succede?

PRESIDENTE. No, è partita la luce del telefono del collega Graziano. Se cortesemente…

ANDREA CASU (PD-IDP). No, allora…

PRESIDENTE. No, ma non sta riprendendo, è semplicemente che gli è scappata la luce.

ANDREA CASU (PD-IDP). Fiat lux.

PRESIDENTE. Prego.

ANDREA CASU (PD-IDP). E allora, però, vorrei dire questo… È molto complicato questo intervento, Presidente, mi dica, perché è partita la luce anche dall'altra parte, non so più che cosa dire.

PRESIDENTE. Siamo pieni di luce, siamo tutte lucciole qua. Siamo degli illuminati.

Prego, prego. Il tempo l'ho bloccato, comunque.

ANDREA CASU (PD-IDP). Presidente, io chiederei: cerchiamo di illuminare questa discussione (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questa tassa di 2 euro è una tassa che sta generando il seguente effetto. Non stiamo parlando del tema delle barriere tariffarie, del grande tema europeo di come orientare i flussi, delle norme europee. Stiamo parlando del fatto che inserire un contributo nazionale non sta fermando nemmeno un pacco, ma li sta spostando. C'è un unico Paese europeo che ha già mandato in vigore questa tassa, che è la Francia, e l'aeroporto di Parigi ha avuto un crollo del 90 per cento rispetto a quelli che sono gli aerei che stanno arrivando per portare queste merci negli altri aeroporti limitrofi in Belgio e in Olanda.

E il problema non è solo il crollo, che abbiamo già avuto solo con l'annuncio di questa tassa del 30 per cento nel 2026, dell'import, ma sarà un problema anche per l'export. Infatti, ogni aereo che decide di arrivare in Germania e non in Italia e di affidarsi all'autotrasporto tedesco e non a quello italiano, per poi portare il prodotto fino alle case degli italiani che hanno ordinato questi piccoli pacchetti, non solo rappresenterà, affronterà costi diversi, sposterà ricchezza in altri Paesi, ma non ripartirà con le merci italiane, perché il made in Italy conquista il mondo grazie ai corridoi logistici che riescono a riutilizzare quello stesso cargo che arriva in Italia per portare le merci, per riportare merce da quell'altra parte. E quindi anche il nostro made in Italy, che questo Governo dice a parole di voler difendere, pagherà un prezzo per questa assurda tassa.

Voglio usare delle parole per cercare di convincervi, perché le nostre, le manifestazioni che abbiamo fatto con i nostri circoli, fuori da quest'Aula, non sono bastate, l'impegno di tutte le imprese e dei sindacati non è bastato, i dati pubblicati sui giornali non sono bastati. Io voglio dare in quest'Aula le parole di Deborah Bergamini, di Forza Italia, che ha provato a spiegare al Ministro dell'Economia, dicendo: “Grazie, Presidente. Ministro, la ringrazio per la risposta” - è il question time del 22 luglio - “che mi dà l'opportunità, però, di svolgere qualche riflessione su questa scelta, perché di fatto parliamo comunque di ulteriore tassazione, e ci chiediamo se l'efficacia, rispetto all'obiettivo che si vuole raggiungere, si possa effettivamente raggiungere. Non pensiamo infatti che, in questo modo, aiuteremo la ripresa dei negozi fisici, che continuano a subire l'impatto di una modalità di acquisto - che ormai è un'abitudine di acquisto - attraverso l'e-commerce, attraverso il web e non pensiamo che sia efficace nel correggere le storture commerciali del flusso di merci, che è oggettivo, da parte della Cina e di altri Paesi asiatici. Per questo, forse, più che tassare il consumatore finale, bisognerebbe trovare altre strade” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

E ancora: “Inoltre, c'è il rischio di un altro effetto critico: si penalizzeranno i consumatori italiani, erodendo il già loro fragile potere di acquisto con un aggravio ulteriore. E poi - questo è il dato più allarmante - si rischia di penalizzare l'Italia come punto di approdo logistico europeo, a tutto vantaggio di altri approdi logistici. E quindi, pur assolutamente perseguendo un fine positivo, rischiamo di ottenere un risultato che positivo non sarà e che sarà percepito dai consumatori - che non sono i miliardari italiani, perché chi compra su Internet non è sicuramente un miliardario - come un ulteriore aggravio ingiustificato” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Cito dai resoconti: “Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE”.

Ma allora noi stiamo citando il vostro intervento, stiamo difendendo una battaglia di giustizia nell'interesse nazionale del Paese. Ma utilizziamo questa opportunità per cancellare questa assurda norma (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Ma perché il Governo Meloni deve essere ricordato non solo come il Governo delle tasse, ma come il Governo delle tasse ingiuste e sbagliate contro l'interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

PRESIDENTE. Si dà atto che tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle e il deputato Cuperlo sottoscrivono l'emendamento in esame. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.5 Roggiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 118).

Passiamo all'emendamento 15.1000 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.1000 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 119).

Passiamo all'emendamento 15.6 Roggiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.6 Roggiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 120).

Passiamo all'emendamento 15.9 Dell'Olio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente… Scusate…

PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio, per favore.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Allora, Presidente, io intervengo su questo emendamento. Oltre a sottoscrivere quello che hanno detto i colleghi, però volevo mettere a verbale e far presente un po' a tutti che, oltre alla collega Bergamini, che aveva risposto al Ministro Giorgetti, c'erano in questo disegno di legge gli emendamenti 15.7 Cattoi, quindi Lega, e 15.8 Pella, Forza Italia, che chiedevano di spostare l'emendamento, e li hanno ritirati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ora, qual è il problema? Che questa è la maniera di fare di questo Governo. Io già mi immagino la storia. Giorgetti o la Meloni sono andati al MEF, da qualche dirigente del MEF, e hanno detto: trovami una maniera, perché devo coprire con 245 milioni di euro qualcosa; inventati qualcosa. Io non ci posso credere che ci sia un dirigente al MEF che pensi seriamente che con questa misura possano entrare soldi in Italia. Tant'è vero che l'avete spostata la prima volta, la seconda volta e già posso preannunciare che a ottobre - perché il mio emendamento chiedeva di spostare da ottobre a dicembre -, in legge di bilancio, voi la cancellerete questa tassa, perché non entreranno mai soldi. Serviva solo per coprire qualcosa che vi eravate inventati, perché dovevate coprire - ci avevate provato con l'oro della nonna, che poi è saltato.

Quindi, in questa maniera potevate solamente provare a fare questa cosa qua. Non esiste la possibilità che qualcuno al Ministero possa pensare davvero che possano entrare questi soldi. Voi probabilmente a ottobre farete, in un decreto, un emendamento per spostare da ottobre a dicembre e, a dicembre, la cancellerete. Il fatto è che state legiferando in maniera random: non sapete come fare per trovare i soldi e vi inventate delle misure come queste. Andare a spostare da ottobre a dicembre e non cancellarla - anche tutto il 2027 - era una posizione che salvava la situazione, salvava anche a voi la faccia, perché presentare l'emendamento e poi ritirarlo significa che non avevate proprio contezza del fatto che questa è una misura che non porterà mai soldi all'Italia.

Quindi, io mi rivolgo al Governo per l'ultima volta: sarebbe il momento di intervenire o di dare libertà all'Aula, perché questi 60 milioni, che voi vi siete inventati in qualche maniera, li potete trovare, perché non ha assolutamente senso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.9 Dell'Olio, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 121).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 15.026 Pastorella. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.

GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Sì, su questo e sui successivi, molto simili, sia miei che della collega Roggiani. Quante volte in quest'Aula tanti di noi hanno detto: ah, se avessimo più risorse per i comuni, quante cose potremmo fare. Queste risorse, però, non ci sono mai.

Quindi, c'è una cosa molto semplice che si può fare: si possono dare ai comuni gli strumenti per trovarsi da soli quelle risorse. Ed è quello che abbiamo cercato di fare con questi emendamenti. Questi emendamenti cercano di dire: lasciate i comuni liberi di applicare una tassa di soggiorno che sia più alta di quella che possono applicare adesso, facciamola applicare almeno fino ai 10 euro, come è già possibile per alcuni comuni, tra cui quello in cui siamo in questo momento, ovvero Roma capitale. A chi dovrebbe far male? Quale tipo di danni potrebbe fare? Allora, se ci si riempie la bocca di autonomia, di lasciare decidere i territori, del principio di sussidiarietà eccetera e se ci sono territori che ritengono che il loro sistema turistico sia sostenibile con una tassa di soggiorno proporzionale, ma che sia più alta di quella attualmente consentita, non capisco che cosa noi possiamo vederci di male.

Quindi francamente non capisco il parere negativo su questo e sugli emendamenti successivi che, in varie riformulazioni, propongono esattamente la stessa cosa: dare ai comuni una maggiore autonomia finanziaria, che non pesi sulle casse dello Stato. Meglio di così non so proprio cosa proporvi (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 15.026 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 122).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 15.07 Torto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 15.07 Torto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 123).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 15.027 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 15.027 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 124).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 15.028 Gnassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 15.028 Gnassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 125).

Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 15.031 Pastorella, 15.032 Torto e 15.01001 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 15.031 Pastorella, 15.032 Torto e 15.01001 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 126).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 15.01000 Ghirra.

Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Nel 2011, attraverso le norme sul federalismo fiscale, è stata reintrodotta la tassa di soggiorno. Con lo stesso decreto legislativo è stato consentito alle isole minori di introdurre una imposta di sbarco nella misura massima di 2,50 euro a persona, da riscuotere unitamente al prezzo del biglietto da parte delle compagnie di navigazione e aeree o dei soggetti che svolgono servizio di trasporto di persone a fini commerciali. L'obiettivo è lo stesso: destinare i fondi introitati a interventi in materia di turismo, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali e servizi pubblici locali.

Cos'è successo? Quest'anno, con il decreto Sicurezza, è stata data ai comuni la facoltà di destinare parte del gettito dell'imposta di soggiorno al finanziamento di iniziative in materia di sicurezza urbana, compresa l'assunzione a tempo determinato di personale della Polizia locale e la corresponsione dei compensi relativi alle prestazioni di lavoro straordinario che vengono svolte dal medesimo personale, in deroga ai limiti di finanza pubblica e ai limiti assunzionali. Questa norma, però, riguarda solo quei comuni che applicano la tassa di soggiorno e non la tassa di sbarco, creando, di fatto, una disparità di trattamento tra i comuni che applicano queste misure per le medesime finalità.

Durante un'audizione che si è svolta nella Commissione bicamerale sull'insularità, questo problema è stato sollevato sia dal sindaco di La Maddalena sia dal sindaco di Carloforte, ma immagino che questa problematica riguardi tutte le isole minori italiane. Noi, con questo articolo aggiuntivo, proponevamo di estendere la stessa deroga, prevista per i comuni che applicano la tassa di soggiorno, anche ai comuni delle isole minori.

Presidente, ritiro questo articolo aggiuntivo, perché abbiamo presentato un ordine del giorno che ha una dimensione più ampia. Questa problematica potrebbe essere risolta anche con un decreto o con una norma interpretativa che consenta a tutti i comuni delle isole minori di utilizzare la tassa di sbarco per assumere personale della Polizia locale a tempo determinato o per pagare gli straordinari della Polizia locale in deroga ai limiti previsti oggi dalla norma. Quindi ritiro questo emendamento, confidando che il Governo possa esprimere un parere favorevole sull'ordine del giorno che gli lasci maggiore facoltà di individuare le modalità con cui superare questa disparità e confidando che questa problematica possa trovare una soluzione.

PRESIDENTE. Grazie, deputata Ghirra. Quindi, è ritirato e ovviamente non lo metterò in votazione.

Passiamo all'articolo aggiuntivo 15.01003 (Nuova formulazione) Pella: onorevole, accetta la riformulazione? Sì.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo nella nuova formulazione 15.01003 (Nuova formulazione) Pella, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 127).

Secondo le intese intercorse fra gruppi, interrompiamo l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, a partire dalle ore 9,30, con l'esame delle proposte emendative precedentemente accantonate.

Approvazione in Commissione.

PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta di oggi, mercoledì 29 luglio 2026, le Commissioni permanenti VII (Cultura, scienza e istruzione) e XII (Affari sociali) hanno approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge:

Matteoni ed altri: “Disposizioni per l'istituzione di spazi adibiti all'allattamento dei neonati presso istituti e luoghi della cultura” (2637), con modificazioni e con il seguente nuovo titolo: “Disposizioni per l'istituzione di spazi adibiti alla cura e all'allattamento dei neonati presso istituti e luoghi della cultura”.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.

Se vuole attendere, se preferisce che si libera un po' l'Aula… Un attimo solo ancora, abbia pazienza, è preferibile…

Prego, onorevole Casu.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori. Veniamo da una lunga giornata, nella quale sono state evidenti tutte le difficoltà che ci sono in quest'Aula da parte della maggioranza. Io vorrei che il nostro dibattito e confronto non perdessero di vista anche quello che è avvenuto. Abbiamo avuto continui cambiamenti sulla base delle esigenze e delle difficoltà del Governo e del Ministro che hanno reso difficile l'organizzazione dei nostri lavori. Però, proprio intervenendo sull'ordine dei lavori, voglio segnalare un aspetto politicamente importante, perché non esistono solo le difficoltà del Governo Meloni, ma esistono anche difficoltà degli italiani, del Paese fuori da quest'Aula.

L'articolo 1, rispetto al quale le proposte emendative che abbiamo presentato sono state accantonate e non sappiamo che fine faranno, tocca un tema molto importante: il futuro del servizio Intercity a lunga percorrenza, che è un servizio fondamentale per garantire i collegamenti nel nostro Paese, collegamenti già messi a dura prova da quattro anni di totale fallimento del Governo di Meloni e Salvini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ora, di fronte a tutto questo, noi già quattro mesi fa abbiamo posto il tema della clausola sociale, cioè il fatto che, nell'ambito della gara dei servizi Intercity, si debba fare la scelta migliore per garantire il servizio più efficace e più uniforme su tutto il territorio nazionale, per i cittadini, quindi l'apertura alla prospettiva del lotto unico è quella che offre la maggiore garanzia. Infatti, è difficile, se non impossibile, garantire nell'attuale situazione del sistema ferroviario italiano la presenza di lotti equivalenti. Quindi, anche nel rispetto delle normative europee, dobbiamo andare nella direzione del lotto unico che garantisca il servizio più efficiente ai cittadini.

Ma c'è una questione enorme, che attiene alla clausola sociale dei lavoratori. Noi abbiamo chiesto le massime tutele per tutti i lavoratori! Non è possibile che il principio importante della concorrenza si affermi facendo pagare un prezzo alle donne e agli uomini che dobbiamo sempre ringraziare per essere ogni giorno in prima linea nel garantire, nonostante le continue aggressioni, il diritto alla mobilità di tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Per questa ragione, voi potete accantonare gli emendamenti, potete ripensarci tutta la notte e potete rifletterci fino a domani, ma noi vi chiederemo di tenere fede agli impegni presi nei confronti dei lavoratori, perché, se è stato sospeso lo sciopero dell'11 giugno, è stato fatto in virtù di impegni che il Governo non ha ancora realizzato né nei confronti della gara né nei confronti delle clausole sociali per i lavoratori. Soprattutto vi chiediamo di portare avanti un confronto non da soli, non nelle segrete stanze, ma alla luce del sole e aperto. In Commissione - ringrazio anche il presidente Deidda che vedo ancora presente - abbiamo votato insieme nel documento strategico “passeggeri e merci” degli impegni, ma questi impegni non li abbiamo trovati in questo testo. Ci sono negli emendamenti che abbiamo presentato e che sono stati accantonati. Sappiamo che ci potrebbero essere ulteriori emendamenti sull'articolo 1.

Noi vi diciamo con chiarezza politica che difenderemo il diritto alla mobilità dei cittadini e i diritti dei lavoratori. Faremo del nostro meglio in Aula su questo provvedimento e su quelli che verranno, per evitare che ci possano essere passi indietro nei confronti di impegni che sono fondamentali, necessari e, dal nostro punto di vista, politicamente non derogabili (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Qui non c'è stata un'intesa tra i gruppi per chiudere a quest'ora i lavori. Qui c'è stata una maggioranza che scrive le cose coi piedi e non riesce ad andare avanti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché scrivono gli articoli coi piedi e hanno bisogno di tempo per riformulare le cose, perché ci sono dei problemi evidenti di scrittura dell'articolo 1, non sanno come uscirne e allora interrompono e accantonano, sperando che domani mattina qualcuno li tolga dagli impicci. Vedremo cosa accadrà. Però, non c'è l'intesa per interrompere ora i lavori. Noi siamo disponibili a continuare a lavorare. È che loro non sanno dove andare a parare.

Però, c'è un altro tema sempre sull'ordine dei lavori. Noi, come gruppo, domani non usciremo da quest'Aula finché non sarà votata la vergognosa relazione della Giunta che nasconde le chat dell'ex Sottosegretario Delmastro con un prestanome della camorra e del clan Senese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Domani si deve votare questa cosa, la maggioranza ci deve mettere la faccia e vediamo se difendono quello che ha fatto Delmastro, perché già è inaccettabile non aver votato la scorsa settimana immediatamente un provvedimento che inibisce la trasparenza e che oscura quello che Delmastro ha fatto da ex Sottosegretario alla Giustizia. Non permetteremo che passi una settimana di più, perché la lotta alla mafia per noi è una priorità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Noi non ci sciacquiamo la bocca, insozzando la memoria di chi è morto contrastando la mafia. Noi non ci apriamo il ristorante insieme. Noi vogliamo che si voti e che si rendano pubbliche queste chat e queste conversazioni tra l'esponente di Fratelli d'Italia e il prestanome della famiglia Senese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ovviamente sulla seconda parte del suo intervento non posso dire niente. Posso solo dire che, essendoci emendamenti accantonati, io ho potuto portare fin dove era possibile votare. Poi di più non potevo fare ovviamente (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – La deputata Torto: “No, ma non c'è l'intesa!”).

A me risulta che c'è l'intesa, sono venuti qua a dirmelo. Però, prendiamo atto che l'intesa non c'è... Ovviamente da qua non posso che dirvi che agli atti ci risulta quanto.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, il mio primo pensiero va questa sera a Giuditta D'Elia, la studentessa di 26 anni accerchiata e picchiata il 23 luglio nel parco Rossani a Bari. A lei ovviamente la mia vicinanza, con l'auspicio di una pronta guarigione e che gli organi preposti individuino rapidamente tutti i responsabili.

Proprio da quella vicenda nasce l'iniziativa di cui devo parlare. Ed è davvero curiosa. Domani, giovedì 30 luglio, all'ingresso del parco Rossani - udite bene -, Fratelli d'Italia, il partito di Fratelli d'Italia di Bari, ha convocato un sit-in per chiedere - cito testualmente - sicurezza, legalità e presenza concreta delle istituzioni. La domanda di sicurezza dei cittadini baresi è legittima e va rispettata. Il problema è chi la rivolge e a chi, perché Fratelli d'Italia non è un comitato di quartiere, è - ancora per poco - il primo partito di questo Paese: esprime la Presidente del Consiglio e, tra l'altro, il Ministro dell'Interno è del Governo presieduto dalla Presidente del Consiglio, che è di Fratelli d'Italia. A chi, quindi, questo partito chiede la presenza concreta delle istituzioni, allora? A sé stesso. È curioso: Fratelli d'Italia manifesta, perché lo Stato è assente e lo Stato è governato da loro da tre anni e mezzo; e quindi mi sembra una protesta davanti allo specchio.

Parliamo allora di numeri, invece, parliamo di cose serie. Quando questo Governo si è insediato, nel 2022, il personale della Polizia di Stato era di 97.797 unità. A fine 2025, è sceso a 96.186 unità, il dato più basso degli ultimi tredici anni. Non sono numeri dell'opposizione: è ciò che è scritto nel Piano integrato di attività e organizzazione. In Puglia, la segreteria regionale dei sindacati ha documentato organici insufficienti, commissariati sotto personale e volanti costrette a coprire territori sproporzionati. Nel frattempo, sul territorio regionale si sommano gli assalti ai portavalori, agli sportelli bancomat, criminalità comune e la recrudescenza di una criminalità organizzata che credevamo in declino. Questo è il bilancio. Poi, certo, si può scendere in piazza contro il proprio Governo: costa meno di un commissariato e rende di più sui social.

Per queste ragioni, signor Presidente, chiedo formalmente che il Ministro dell'Interno venga a riferire in quest'Aula sullo stato della sicurezza pubblica in Puglia e sulla dotazione organica delle Forze di Polizia nella regione. Il Ministro Piantedosi risponda qui, davanti al Parlamento: questo è il luogo in cui si assumono le decisioni. I sit-in li lasci a chi, non avendo responsabilità di Governo, può legittimamente contestarle (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Michelotti. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MICHELOTTI (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per richiamare l'attenzione dell'Aula e del Governo su una vicenda che sta scuotendo la città di Firenze, quella dell'ASP Montedomini, che rappresenta la dimostrazione dello scollamento e della distanza fra la propaganda della sinistra e la realtà dei fatti.

La sinistra toscana e quella fiorentina, per anni e anche recentemente, ci hanno detto che il problema della emergenza abitativa sarebbe quello dei piccoli proprietari e degli affitti brevi. Ma proprio in questi giorni è emerso che un ente pubblico, nato per finalità assistenziali, per aiutare i fragili, avrebbe destinato parte del patrimonio al mercato turistico: proprio l'ASP Montedomini. È una contraddizione enorme quella che sta emergendo in questi giorni nella stampa locale. I numeri raccontano di una realtà che impone trasparenza e che questa trasparenza, in questi giorni, in qualche modo non è emersa.

L'ASP Montedomini ha 232 immobili, molti dei quali destinati a strutture turistico-ricettive. Sara Funaro, l'attuale sindaco di Firenze, per dieci anni è stata assessore al welfare e ha contribuito a creare questo sistema che oggi noi chiediamo venga chiarito. Si parla di regolamenti modificati, di bandi che hanno permesso, di fatto, la possibilità di adibire queste strutture a finalità turistico-ricettive, si parla soprattutto di società che sono state costituite a ridosso di questi bandi e che, guarda caso, poi sono quelle che si sono aggiudicati questi bandi. Un sistema opaco che chiede trasparenza e che impone chiarezza. E le opposizioni fiorentine di centrodestra - Fratelli d'Italia in testa - hanno chiesto in queste ore che venisse istituita una commissione d'inchiesta, che i vertici della Montedomini venissero anche in consiglio comunale a riferire. Proprio domani ci sarà una commissione per chiedere l'audizione di questi vertici: vedremo se si presenteranno, Presidente.

Noi chiediamo, a gran voce, che il Governo segua con la massima attenzione questa vicenda, verificando tutto quello che rientra nelle competenze statali, perché la vera questione - e concludo - è questa: chi si autoproclama paladino dei più deboli dovrebbe, come minimo, garantire che il patrimonio destinato ai più deboli rimanga al loro servizio. Su questo la sinistra fiorentina deve dare risposte ai cittadini. Noi non mancheremo di chiederle (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gribaudo. Ne ha facoltà.

CHIARA GRIBAUDO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Nel 2020, quando il nostro Paese era travolto dalla pandemia, medici e infermieri cubani prestarono servizio accanto ai nostri operatori e operatrici sanitari nei nostri ospedali. È un fatto che tutti noi - o almeno quasi tutti noi - ricordiamo bene. Da piemontesi, io e il collega Berruto lo ricordiamo benissimo e dobbiamo, io credo, ricordarlo anche qui, in quest'Aula, e merita di essere ricordato. Perché? Perché oggi è il popolo cubano a vivere una gravissima emergenza umanitaria: i continui blackout compromettono il funzionamento degli ospedali, la conservazione dei farmaci e dei vaccini, l'accesso all'acqua e l'assistenza ai pazienti più fragili. A questo si aggiungono la carenza dei medicinali, dei dispositivi sanitari e dei materiali essenziali, con conseguenze sempre più gravi per la popolazione.

Di fronte a questa situazione, voglio portare in quest'Aula - lo raccolgo e lo raccogliamo anche noi del Partito Democratico - l'appello rivolto al Governo da medici, ricercatori e direttori di autorevoli riviste scientifiche italiane. Perché? Perché la loro è una richiesta molto semplice, cioè che l'Italia promuova l'invio di una commissione sanitaria e umanitaria composta da esperti indipendenti, affinché possa verificare direttamente le condizioni del sistema sanitario cubano e valutare le possibili iniziative di cooperazione e assistenza. Non è una richiesta ideologica, non è una richiesta di schierarsi con un Governo e contro un altro: è una richiesta di umanità nel rispetto del diritto universale alla salute.

Quando noi eravamo in difficoltà, il popolo cubano non esitò a offrire il proprio contributo. Oggi l'Italia dimostri di avere memoria, responsabilità e spirito di solidarietà, perché il diritto alla salute non conosce confini e la solidarietà - mi permetto, signor Presidente - è uno dei valori più alti della Repubblica italiana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Sono così terminati gli interventi di fine seduta.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 30 luglio 2026 - Ore 9,30:

1. Seguito della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti. (C. 2987-A​)

Relatrice: FRASSINI.

2. Seguito della discussione congiunta dei documenti:

Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025. (Doc. VIII, n. 7)

Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026. (Doc. VIII, n. 8)

3. Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Delmastro delle Vedove. (Doc. IV, n. 4-A)

Relatori: PITTALIS, per la maggioranza; GIANASSI E GIULIANO, di minoranza.

4. Seguito della discussione delle mozioni Zanella, Malavasi, Ilaria Fontana ed altri n. 1-00574, Boschi ed altri n. 1-00593, Ruffino ed altri n. 1-00594, Vietri, Zinzi, Bagnasco, Semenzato ed altri n. 1-00595 e Manes ed altri n. 1-00596 concernenti iniziative per la prevenzione degli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico, con particolare riferimento alle aree urbane .

5. Seguito della discussione del disegno di legge:

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025. (C. 2788​)

Relatore: FORMENTINI.

6. Seguito della discussione della proposta di legge:

FARAONE ed altri: Istituzione della Giornata nazionale "Enzo Tortora" in memoria delle vittime di errori giudiziari. (C. 441​)

e delle abbinate proposte di legge: BISA ed altri; PITTALIS ed altri. (C. 1657​-1694​)

7. Seguito della discussione delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582 e Della Vedova ed altri n. 1-00585 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea .

8. Seguito della discussione del disegno di legge:

Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. (C. 2670-A​)

Relatore: CERRETO.

La seduta termina alle 21,05.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 i deputati Ruspandini e Marrocco hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 2 il deputato Care' ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 3, 12, 56, 73, 84 e 87 il deputato Maullu ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 6 il deputato Morassut ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nelle votazioni nn. 8 e 9 il deputato Morassut ha segnalato che non è riuscito a votare;

nella votazione n. 13 i deputati presenti del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe hanno segnalato che hanno erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 13, 53, 64 e 66 la deputata L'Abbate ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 25 la deputata Marianna Ricciardi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 26 le deputate Marianna Ricciardi e De Micheli hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 26 il deputato Giaccone ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nella votazione n. 27 il deputato Soumahoro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nelle votazioni nn. 27 e 126 il deputato Iaia ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 32 il deputato Soumahoro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 35, 64 e 71 il deputato Carotenuto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nelle votazioni nn. 46, 57 e 65 la deputata Prestipino ha segnalato che non è riuscita a votare;

nella votazione n. 49 la deputata De Micheli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 65 il deputato Marchetti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 73 il deputato Soumahoro ha segnalato che non è riuscito a votare;

nella votazione n. 79 il deputato Iaia ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 85 la deputata Romeo ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 102 la deputata Comaroli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 115 il deputato Carra' ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 2961 - VOTO FINALE 277 195 82 98 153 42 65 Appr.
2 Nominale DDL 2987-A - EM 1.9 273 257 16 129 41 216 71 Resp.
3 Nominale EM 1.35 282 281 1 141 124 157 66 Resp.
4 Nominale EM 1.10 286 283 3 142 124 159 66 Resp.
5 Nominale EM 1.16 287 285 2 143 122 163 65 Resp.
6 Nominale EM 1.17 288 284 4 143 123 161 64 Resp.
7 Nominale EM 1.18 284 283 1 142 121 162 62 Resp.
8 Nominale EM 1.19 285 281 4 141 121 160 62 Resp.
9 Nominale EM 1.39 289 286 3 144 122 164 62 Resp.
10 Nominale EM 1.40 287 285 2 143 122 163 62 Resp.
11 Nominale EM 1.51 293 290 3 146 124 166 62 Resp.
12 Nominale EM 1.54 287 283 4 142 121 162 62 Resp.
13 Nominale EM 1.58 294 293 1 147 58 235 62 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale EM 1.59 290 243 47 122 79 164 61 Resp.
15 Nominale EM 1.66 294 284 10 143 118 166 61 Resp.
16 Nominale EM 1.67 292 282 10 142 117 165 61 Resp.
17 Nominale EM 1.70 293 283 10 142 118 165 61 Resp.
18 Nominale EM 1.71 291 287 4 144 124 163 61 Resp.
19 Nominale EM 1.65 295 279 16 140 113 166 60 Resp.
20 Nominale EM 1.77 298 296 2 149 128 168 60 Resp.
21 Nominale EM 1.1001 298 295 3 148 128 167 60 Resp.
22 Nominale EM 1.1003 297 288 9 145 121 167 58 Resp.
23 Nominale EM 1.1004 292 283 9 142 118 165 58 Resp.
24 Nominale EM 1.1006 290 286 4 144 126 160 58 Resp.
25 Nominale EM 1.89, 1.92,1.93,1.009,1.1010 RIF 296 296 0 149 296 0 58 Appr.
26 Nominale EM 1.94 293 287 6 144 132 155 58 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale EM 1.95 280 279 1 140 125 154 58 Resp.
28 Nominale EM 1.1000 296 292 4 147 127 165 58 Resp.
29 Nominale EM 1.1002 291 288 3 145 123 165 58 Resp.
30 Nominale ART AGG 1.02, 1.04, 1.05 298 295 3 148 127 168 58 Resp.
31 Nominale ART AGG 1.025 296 293 3 147 127 166 58 Resp.
32 Nominale ART AGG 1.026 295 294 1 148 50 244 58 Resp.
33 Nominale EM 1-BIS.1000, 1-BIS.1001 298 298 0 150 18 280 58 Resp.
34 Nominale EM 2.1, 2.3 299 298 1 150 119 179 58 Resp.
35 Nominale EM 2.4 291 282 9 142 116 166 58 Resp.
36 Nominale EM 2.5 291 277 14 139 112 165 58 Resp.
37 Nominale EM 2.6 299 290 9 146 119 171 58 Resp.
38 Nominale EM 2.7 297 288 9 145 119 169 58 Resp.
39 Nominale EM 2.8 299 296 3 149 121 175 58 Resp.


INDICE ELENCO N. 4 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale EM 2.9 295 280 15 141 110 170 58 Resp.
41 Nominale EM 3.1, 3.2 296 288 8 145 114 174 58 Resp.
42 Nominale EM 3.3 297 281 16 141 113 168 58 Resp.
43 Nominale EM 3.1000 299 285 14 143 116 169 58 Resp.
44 Nominale EM 3.4 289 274 15 138 113 161 58 Resp.
45 Nominale EM 3.5 293 289 4 145 116 173 58 Resp.
46 Nominale EM 3.6 284 268 16 135 105 163 58 Resp.
47 Nominale EM 3.8 293 283 10 142 118 165 58 Resp.
48 Nominale EM 4.1, 4.2 295 293 2 147 127 166 58 Resp.
49 Nominale EM 4.3 272 270 2 136 113 157 58 Resp.
50 Nominale EM 4.6 284 281 3 141 119 162 58 Resp.
51 Nominale EM 5.1, 5.2 294 285 9 143 111 174 58 Resp.
52 Nominale EM 5.3 288 272 16 137 110 162 58 Resp.


INDICE ELENCO N. 5 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 65)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
53 Nominale EM 5.6 290 272 18 137 110 162 58 Resp.
54 Nominale EM 5.1001 299 296 3 149 122 174 58 Resp.
55 Nominale EM 5.1000 299 289 10 145 115 174 58 Resp.
56 Nominale EM 5.10 288 274 14 138 110 164 58 Resp.
57 Nominale EM 5.11 290 274 16 138 112 162 58 Resp.
58 Nominale EM 5.13 294 286 8 144 111 175 58 Resp.
59 Nominale ART AGG 5.06 296 286 10 144 121 165 58 Resp.
60 Nominale ART AGG 5.07. 5.09 292 289 3 145 128 161 58 Resp.
61 Nominale EM 6.1 296 295 1 148 127 168 58 Resp.
62 Nominale EM 6.2 299 296 3 149 129 167 58 Resp.
63 Nominale EM 6.7 293 290 3 146 127 163 58 Resp.
64 Nominale EM 6.8 283 281 2 141 120 161 58 Resp.
65 Nominale EM 6.9 284 281 3 141 121 160 58 Resp.


INDICE ELENCO N. 6 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 66 AL N. 78)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
66 Nominale EM 6.10 289 285 4 143 120 165 58 Resp.
67 Nominale EM 6.11 294 292 2 147 128 164 58 Resp.
68 Nominale EM 6.12 292 289 3 145 125 164 58 Resp.
69 Nominale EM 6.13 290 288 2 145 122 166 58 Resp.
70 Nominale EM 6.14 293 290 3 146 123 167 58 Resp.
71 Nominale EM 6.15 280 277 3 139 119 158 58 Resp.
72 Nominale EM 6.17 294 291 3 146 125 166 58 Resp.
73 Nominale EM 6.18 295 292 3 147 127 165 58 Resp.
74 Nominale EM 6.19 296 293 3 147 127 166 58 Resp.
75 Nominale EM 6.20 297 294 3 148 127 167 58 Resp.
76 Nominale EM 6.21 296 293 3 147 129 164 58 Resp.
77 Nominale EM 6.25 296 293 3 147 127 166 58 Resp.
78 Nominale EM 6.27 293 290 3 146 123 167 58 Resp.


INDICE ELENCO N. 7 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 79 AL N. 91)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
79 Nominale EM 6.30 294 291 3 146 128 163 58 Resp.
80 Nominale ART AGG 6.05 299 298 1 150 130 168 58 Resp.
81 Nominale ART AGG 6.010 290 287 3 144 123 164 58 Resp.
82 Nominale ART AGG 6.06 294 291 3 146 126 165 58 Resp.
83 Nominale ART AGG 6.07 289 288 1 145 124 164 58 Resp.
84 Nominale EM 7.3 264 261 3 131 111 150 58 Resp.
85 Nominale EM 7-TER.8 286 280 6 141 47 233 58 Resp.
86 Nominale EM 7-TER.7 291 228 63 115 51 177 58 Resp.
87 Nominale EM 7-TER.2   Annu.
88 Nominale EM 7-TER.2 289 222 67 112 49 173 58 Resp.
89 Nominale EM 7-TER.1 292 223 69 112 47 176 58 Resp.
90 Nominale EM 7-TER.6 293 289 4 145 64 225 58 Resp.
91 Nominale EM 7-TER.9 286 285 1 143 114 171 58 Resp.


INDICE ELENCO N. 8 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 92 AL N. 104)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
92 Nominale EM 7-TER.3 284 267 17 134 107 160 58 Resp.
93 Nominale EM 7-TER.4 281 274 7 138 108 166 58 Resp.
94 Nominale EM 7-TER.10 281 279 2 140 112 167 58 Resp.
95 Nominale EM 7-TER.5 285 282 3 142 107 175 58 Resp.
96 Nominale EM 8.1 281 272 9 137 115 157 58 Resp.
97 Nominale EM 8.1001 280 277 3 139 119 158 58 Resp.
98 Nominale EM 8.1000 279 276 3 139 120 156 58 Resp.
99 Nominale EM 8.1002 282 279 3 140 123 156 58 Resp.
100 Nominale EM 8.10 281 273 8 137 110 163 58 Resp.
101 Nominale EM 8.11 280 277 3 139 121 156 58 Resp.
102 Nominale EM 8.9 279 276 3 139 122 154 58 Resp.
103 Nominale EM 9.3, 9.4, 9.5, 9.6 270 267 3 134 119 148 58 Resp.
104 Nominale EM 9.1000 271 268 3 135 119 149 58 Resp.


INDICE ELENCO N. 9 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 105 AL N. 117)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
105 Nominale EM 9.1001 268 265 3 133 116 149 58 Resp.
106 Nominale EM 10.1000 270 267 3 134 117 150 58 Resp.
107 Nominale EM 11.3 273 271 2 136 119 152 58 Resp.
108 Nominale ART AGG 13.0600 273 273 0 137 162 111 58 Appr.
109 Nominale ART AGG 13.01003 RIF 271 261 10 131 151 110 58 Appr.
110 Nominale ART AGG 13.034 266 263 3 132 116 147 58 Resp.
111 Nominale ART AGG 13.042, 13.01001, 13.044 261 258 3 130 116 142 58 Resp.
112 Nominale ART AGG 13.048 267 264 3 133 115 149 58 Resp.
113 Nominale ART AGG 13.01000 268 265 3 133 118 147 58 Resp.
114 Nominale EM 14.1 266 265 1 133 117 148 58 Resp.
115 Nominale EM 14.1000 254 251 3 126 114 137 58 Resp.
116 Nominale EM 15.3 263 260 3 131 110 150 58 Resp.
117 Nominale EM 15.4 264 260 4 131 108 152 58 Resp.


INDICE ELENCO N. 10 DI 10 (VOTAZIONI DAL N. 118 AL N. 127)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
118 Nominale EM 15.5 262 255 7 128 106 149 58 Resp.
119 Nominale EM 15.1000 253 250 3 126 104 146 58 Resp.
120 Nominale EM 15.6 264 261 3 131 109 152 58 Resp.
121 Nominale EM 15.9 262 258 4 130 108 150 58 Resp.
122 Nominale ART AGG 15.026 253 238 15 120 89 149 58 Resp.
123 Nominale ART AGG 15.07 247 244 3 123 100 144 58 Resp.
124 Nominale ART AGG 15.027 255 240 15 121 89 151 58 Resp.
125 Nominale ART AGG 15.028 250 246 4 124 93 153 58 Resp.
126 Nominale ART AGG 15.031, 15.032, 15.01001 253 250 3 126 100 150 58 Resp.
127 Nominale ART AGG 15.01003 RIF 257 195 62 98 148 47 58 Appr.