XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 683 di martedì 30 giugno 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 10.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

RICCARDO ZUCCONI, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 26 giugno 2026.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Annunzio della presentazione di disegni di legge di conversione e loro assegnazione a Commissioni in sede referente.

PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 26 giugno 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla V Commissione (Bilancio): «Conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti» (2987) – Parere delle Commissioni I, IV, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, VIII, IX, X, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XII e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 26 giugno 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VII Commissione (Cultura): «Conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità» (2988) – Parere delle Commissioni I, II, IV (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento), V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VIII, IX, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XII e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). La ringrazio, signor Presidente. Sarò rapidissimo. Intervengo per chiedere un'informativa non urgente, ma urgentissima, del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti non tanto per sapere cosa sta accadendo in questi giorni, in queste settimane, nelle stazioni e negli aeroporti del nostro Paese; questo purtroppo lo verifichiamo tutti i giorni e lo verificano, soprattutto, centinaia e centinaia di migliaia di cittadini. Il racconto che viene fatto sui giornali soltanto di quello che è accaduto ai turisti che, bloccata la linea per Fiumicino, non sapevano come ritornare non a Civitavecchia, non a Caltanissetta, ma in America, in Australia e in altri posti è la fotografia di un Paese allo sbando, prima ancora che di un sistema allo sbando. D'altra parte è un giornale che, certamente, non è vicino all'opposizione, ma è molto vicino alla Presidente del Consiglio e alla destra che oggi titola in prima pagina una realtà: “Aerei e treni, ritardi e caos: un Paese bloccato”. Ma questo non sarebbe nulla, se pensiamo che solo il 68 per cento dei voli arriva puntuale. Non parliamo dei treni. Ma la prospettiva da qui a tutto il mese di luglio - quando i trasporti sono utilizzati certamente da chi lavora, ma anche da chi, vivaddio e per fortuna, sta in questo Paese per turismo, per portare produttività a questo Paese - è che nella tratta Roma-Milano ci vorranno 6 ore, cioè dalle 3 ore e 10 minuti che si impiegano normalmente con la tratta diretta, ci si metterà, a luglio, il doppio del tempo che ci si mette adesso. E questo vale, ovviamente, anche per Bologna: ce ne vorranno 4; addirittura a Firenze si dovrà scendere dall'Alta velocità, prendere una navetta e rimontare sull'Alta velocità da un'altra parte.

Non è pensabile, non è concepibile che, in tutto questo, noi abbiamo il Ministro Salvini che si preoccupa del suo partito, se quelli gli stanno davanti, dietro o di fianco, mentre il Paese è in ginocchio. Il Ministro Salvini deve venire qui. Ha pensato di salvare la pelle politica mandando a casa una persona perbene come Donnarumma, ma quello che aspetta questo Paese, i nostri cittadini, i turisti - la fotografia di questo Paese nel mondo - è drammatico. Deve venire qui dentro e dirci come intende ovviare o smentire quello che viene detto non solo su un quotidiano, ripeto, vicino al Governo, ma da tutti - è sotto gli occhi di tutti -, cioè la paralisi dei trasporti in questo Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche il nostro gruppo si associa alla richiesta del collega Giachetti di un'informativa urgente del Ministro. Sono mesi che noi denunciamo questa situazione, denunciamo una quantità di ritardi diventata ormai assolutamente insostenibile.

Quello che capiterà la settimana prossima e l'ultima settimana di luglio è quello che ha descritto poc'anzi il collega.

E colpisce che di fronte a tutto questo, invece di assumersi le proprie responsabilità, invece di dire parole di verità, il Ministro Salvini finisce per nascondersi dietro a dati che appaiono veramente distanti dalla realtà. Cioè, affermare che i ritardi sono diminuiti e che la puntualità è migliorata del 9 per cento lo scorso anno significa non comprendere la gravità della situazione e i disagi che sta arrecando non soltanto ai pendolari e a chi usa il treno per spostarsi all'interno, ma è anche, visto che siamo un Paese con una forte attrazione turistica, un bruttissimo biglietto da visita nei confronti dei turisti stranieri.

Perché credo che per quelli che hanno vissuto l'epopea del blocco del treno verso Fiumicino, con l'impossibilità di raggiungere l'aeroporto, con conseguente perdita poi dei voli, sia stata certamente un'esperienza che racconteranno al loro Paese, e non è certamente una bella immagine. Insomma, noi crediamo che sia arrivato il tempo perché anche in quest'Aula il Ministro dica parole di verità e la finisca con la propaganda (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Iaria. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo, però c'è un problema. Perché noi chiediamo di audire qui, per rispondere a questo problema, il Ministro dei Trasporti, ma io so che Salvini in teoria è il Ministro dell'Interno, perché lui dice che vuole fare il Ministro dell'Interno e che ha sempre voluto fare il Ministro dell'Interno, ed è per questo motivo, forse, che non si è occupato di trasporti in tutti questi anni. E abbiamo il paradosso che, con tutti i soldi del PNRR e con tutte le possibilità che c'erano di riuscire a lavorare su queste infrastrutture ferroviarie in maniera seria, abbiamo dei ritardi pazzeschi e questo sistema che è in un caos che è sotto gli occhi di tutti.

Ma il caos è dovuto al fatto semplicemente che il Ministro non ha saputo creare strumenti di programmazione per gestire questi lavori, nel corso degli anni, sulle nostre reti ferroviarie. Noi lo abbiamo denunciato già 3 anni fa questo problema, e adesso abbiamo, a scadenza del PNRR, purtroppo i risultati pessimi di questa gestione. E quindi abbiamo il tratto Roma-Firenze che verrà bloccato per 2 settimane, con un avvertimento di soli 10 giorni di anticipo per riuscire anche a gestire l'enorme quantità di traffico che questa tratta ha, cioè per riuscire ad avvertire tutte le persone, tutti i pendolari, i turisti e i lavoratori che fanno questa tratta praticamente tutti i giorni.

E abbiamo tutta una situazione che riguarda tutte le nostre ferrovie che chiaramente avrà problemi e ripercussioni enormi proprio anche nell'ambito della stagione estiva. E cosa fa il Ministro Salvini? Non dà alcuna soluzione, se non quella di eliminare, togliere e far dimettere l'AD Donnarumma, per poi cercare di sostituirlo, in modo da trovare un colpevole nella gestione delle nostre Ferrovie dello Stato, invece di addossarsi le sue responsabilità politiche. Ma questo di trovare colpevoli fuori dall'ambito della politica è lo sport preferito di questo Governo, e quindi Salvini in questo caso è olimpionico.

Ma noi abbiamo e avremo un problema enorme da gestire in futuro, perché tutti questi ritardi, con la fine anche dei soldi del PNRR, saranno un problema che dovrà gestire il prossimo Governo. Quindi, io sinceramente mi associo alla richiesta di far venire in Aula il Ministro Salvini, ma sinceramente non servirà a nulla, e più che altro, quando verrà in Aula, gli spiegheremo come si dovrà gestire e come gestiremo le infrastrutture ferroviarie nel prossimo mandato di Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Sì, grazie, Presidente. Ho chiesto la parola perché anche il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra si associa a questa richiesta di informativa urgente del Ministro Salvini. Ci piacerebbe sapere se in questo Paese esiste un Ministro dei Trasporti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), visto che di fatto il Vicepresidente si occupa di tutto, fuorché di trasporti. Denunciamo da mesi e mesi i ritardi che segnano la nostra rete ferroviaria.

Abbiamo vissuto il dramma dell'annullamento dei treni per Fiumicino, dove non sono neanche stati predisposti i pullman sostitutivi per raggiungere l'aeroporto e trovare un taxi era impossibile, e chiaramente questa circostanza ha inciso non solo sui pendolari del nostro Paese, ma su tantissimi turisti che dovevano tornare a casa utilizzando degli aerei che verosimilmente hanno perso. La gestione dei fondi del PNRR da parte del Ministro è stata fallimentare, a dir poco, non solo per quanto riguarda la ripartizione delle risorse, ma anche per la gestione dei tanti cantieri che continuano a segnare disagi nel nostro Paese e di cui nessuno si assume le responsabilità.

Il Ministro scappa davanti a ogni difficoltà, adducendo la responsabilità della sua gestione fallimentare di volta in volta a chiodi, a sabotaggi... È riuscito, appunto, a far dimettere l'amministratore delegato di FS, Donnarumma, quando il primo a dover dimettersi per ammettere questo fallimento dovrebbe essere lui (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Chiediamo che almeno venga qui a spiegarci cosa sta facendo o cosa intende fare, perché la situazione è davvero insostenibile ed è imbarazzante per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi sull'argomento.

Comunicazioni del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali sulla sicurezza sul lavoro, ai sensi dell'articolo 14-bis del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (ore 10,16).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali sulla sicurezza sul lavoro, ai sensi dell'articolo 14-bis del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (Vedi calendario).

(Intervento del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone.

MARINA ELVIRA CALDERONE, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, quando la Costituzione afferma che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, attribuisce alle istituzioni una responsabilità che va oltre la promozione dell'occupazione: il dovere di garantire che il lavoro si svolga in condizioni di sicurezza, dignità e pieno rispetto della persona.

La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è uno dei principali indicatori del livello di evoluzione sociale di una Nazione.

Non è soltanto un tema tecnico o amministrativo, riguarda il modello di sviluppo che vogliamo perseguire, il rapporto tra crescita economica e dignità del lavoro e la capacità delle istituzioni di proteggere i cittadini. Ogni infortunio, ogni malattia professionale e ogni episodio di sfruttamento è una ferita che colpisce il singolo lavoratore e la sua famiglia, ma coinvolge l'intera comunità nazionale. In piena continuità con l'azione degli anni scorsi, i pilastri della nostra strategia restano quattro: la diffusione della cultura della prevenzione, il rafforzamento della formazione, il potenziamento della vigilanza e la valorizzazione delle imprese che investono nella sicurezza.

Rimando a quella che è la più corposa esposizione nelle comunicazioni che ho trasmesso alle Camere entro il 30 di aprile 2026. Però voglio sottolineare che, in questo percorso, il 2025 ha rappresentato un punto di svolta. Sono stati consolidati gli interventi avviati negli anni precedenti e introdotte importanti innovazioni normative e organizzative, culminate nel decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, per il rafforzamento delle politiche nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

L'azione dell'ultimo anno ha dato concreta attuazione agli indirizzi della precedente relazione alle Camere. Gli impegni assunti si sono tradotti in interventi che hanno interessato tutti i principali ambiti della prevenzione: la cultura della sicurezza nelle scuole, il rafforzamento della vigilanza e del coordinamento tra amministrazioni, il potenziamento della formazione di lavoratori e imprese e la valorizzazione dei meccanismi premiali per i datori che investono stabilmente nella prevenzione. È proseguito anche il percorso di innovazione, con lo sviluppo di strumenti digitali e l'istituzione, presso il Ministero del Lavoro, dell'Osservatorio sull'intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

È una sede di analisi e confronto per promuovere un uso sicuro, trasparente ed etico dell'intelligenza artificiale, anche a supporto della prevenzione e dell'analisi dei rischi. A questo quadro, si sono aggiunte anche le recenti misure adottate con l'articolo 6 del decreto-legge Infrastrutture, volte a tutelare i lavoratori e la continuità produttiva in presenza di condizioni climatiche eccezionali, in particolare le ondate di calore, a conferma della capacità del Governo di adeguare tempestivamente gli strumenti di protezione ai rischi emergenti.

Ricordo all'Aula che, nel corso del 2025, è stato adottato, anche con mio decreto, il Protocollo nazionale per il clima, che contiene misure di prevenzione e di supporto ai lavoratori e alle lavoratrici contro quelli che possono essere i rischi da fattori climatici. La direzione è chiara: passare da un modello fondato sull'intervento successivo all'infortunio a un sistema che investe sulla prevenzione, sulla formazione, sull'innovazione tecnologica, sulla qualificazione delle imprese e sulla capacità dello Stato di individuare i rischi prima che si traducano in incidenti. È la prospettiva che accomuna gli interventi di questa Relazione, che vado ad esporvi.

Per quanto riguarda i dati relativi agli infortuni mortali collegati con lo scenario e i numeri del mondo del lavoro, dobbiamo onestamente dirci che, rispetto a dicembre 2022, oggi, a distanza di quattro anni, abbiamo al lavoro più di un milione di persone che sono sottoposte, ovviamente, a un regime di prevenzione dei rischi in materia di salute e di sicurezza sul lavoro. Non lo dico io, lo dice l'INAIL: per quanto riguarda l'incidenza degli infortuni, e soprattutto degli infortuni mortali, vediamo fortunatamente una regressione nei numeri in rapporto a 100.000 dipendenti. Certamente non è sufficiente, certamente l'obiettivo di tutti deve essere, invece, quello di ridurre il numero degli infortuni e, soprattutto, una visione zero.

La sicurezza sul lavoro richiede l'impegno continuo delle istituzioni, delle imprese, dei sindacati, dei lavoratori, dell'intera società. L'obiettivo è superare una visione limitata al rispetto formale delle norme e affermare una cultura della prevenzione condivisa: solo un'alleanza stabile tra tutti i soggetti coinvolti può costruire ambienti di lavoro più sicuri, moderni e rispettosi della persona. Nessuna misura di vigilanza, per quanto efficace, può sostituire la consapevolezza individuale e collettiva dei rischi e delle responsabilità. Per questo abbiamo promosso un approccio fondato sulla prevenzione e sulla responsabilizzazione di tutti gli attori: la sicurezza deve diventare parte integrante dell'organizzazione del lavoro, della progettazione degli ambienti produttivi, dei processi formativi e delle scelte imprenditoriali. È un investimento sulla qualità del lavoro, sulla competitività delle imprese e sulla sostenibilità del sistema economico.

In questa prospettiva assume particolare rilievo la Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, destinata a orientare le politiche dei prossimi anni, in coerenza con il quadro strategico europeo e con le profonde trasformazioni del mondo del lavoro. La Strategia individua cinque assi di intervento: affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro; rafforzare la resilienza del sistema istituzionale; potenziare l'efficacia delle tutele; sostenere micro, piccole e medie imprese; diffondere la cultura della prevenzione. Un atto programmatorio che contiene una visione condivisa delle politiche di sicurezza per gli anni a venire. La costruzione di una cultura della sicurezza deve iniziare prima dell'ingresso nel mondo del lavoro: la scuola è il primo luogo in cui trasmettere i valori della prevenzione, della responsabilità, del rispetto delle regole poste a protezione del bene più prezioso, che è la vita.

Il Governo ha dedicato particolare attenzione ai giovani e al sistema dell'istruzione, proseguendo l'azione avviata nel 2023 con l'estensione dell'assicurazione INAIL a tutto il personale e agli studenti di ogni istituto formativo. Oggi abbiamo messo in sicurezza quasi 10 milioni di persone che frequentano il nostro sistema scolastico, come lavoratori dipendenti, insegnanti, ma, soprattutto, i nostri giovani. Nel 2025, sono stati rafforzati i programmi di collaborazione tra il Ministero del Lavoro, il Ministero dell'Istruzione e del merito, l'INAIL e l'Ispettorato nazionale del lavoro, con campagne informative, percorsi formativi, concorsi nazionali e iniziative di sensibilizzazione. Fatemi ricordare il fatto che è legge dello Stato la proposta, fatta dal deputato Rizzetto, di inserire l'insegnamento della sicurezza sul lavoro all'interno di quelli che sono i percorsi scolastici. Io credo che questo sia un grande atto di civiltà e di attenzione per il futuro delle giovani generazioni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Particolare attenzione è andata ai percorsi di formazione e orientamento che mettono gli studenti in contatto con il mondo del lavoro: la scelta di rendere strutturale la tutela assicurativa INAIL per studenti e personale, estesa anche agli infortuni nel tragitto verso i luoghi dei percorsi formativi e accompagnata dall'esclusione delle lavorazioni più rischiose, segna un avanzamento importante del sistema di protezione. A gennaio del 2023, è stata adottata la Carta di Lorenzo in memoria di Lorenzo Parelli (Applausi), un giovane perito durante un percorso di alternanza scuola-lavoro.

Con il decreto n. 48 del 2023 abbiamo iniziato un percorso di messa in protezione degli ambienti scolastici, estendendolo anche a tutte quelle condizioni e quei momenti in cui i giovani vengono a contatto con il mondo del lavoro, sono inseriti in percorsi di alternanza scuola-lavoro e devono essere giustamente tutelati. Siamo intervenuti con il documento di valutazione dei rischi, che deve individuare quelli che sono i rischi specifici per questi episodi di alternanza e, contemporaneamente, abbiamo messo in protezione anche con l'estensione all'infortunio in itinere. La scelta di fondo è netta: la sicurezza non deve essere insegnata soltanto nei luoghi di lavoro, ma deve diventare parte del percorso di crescita delle nuove generazioni. Investire sui giovani significa mettere in sicurezza il futuro.

Per un mercato del lavoro più sicuro e inclusivo, abbiamo rafforzato le politiche attive e le tutele per i lavoratori più fragili. Abbiamo innalzato dal 10 al 60 per cento il limite entro cui i datori di lavoro privati con oltre 50 dipendenti possono assolvere agli obblighi della quota di riserva per i lavoratori con disabilità attraverso la stipula di convenzioni. Abbiamo previsto che il soggetto destinatario delle convenzioni possa mettere temporaneamente a disposizione di un altro soggetto uno o più lavoratori, nel rispetto della disciplina sul distacco e purché espressamente previsto nella convenzione. Abbiamo, inoltre, ampliato la platea dei soggetti convenzionabili, includendo gli enti del Terzo settore non commerciali diversi dalle imprese sociali, comprese le cooperative sociali e le società benefit, per il loro ruolo fondamentale nell'inclusione lavorativa e nella coesione sociale. Faccio questo riferimento - questa sottolineatura - per ribadire quanto sia importante accompagnare le norme e gli adempimenti in materia di legge n. 68​ del 1999, tenendo in considerazione la necessità anche di definire e, soprattutto, di garantire i necessari presidi di sicurezza alle persone che hanno diritto a un inserimento lavorativo perché in una condizione di diversa abilità.

Questi strumenti favoriscono l'inserimento delle persone con disabilità, che incontrano maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro ordinario. Vi abbiamo affiancato misure innovative: le borse di studio per i figli delle vittime di infortunio e malattie professionali. Questo, voglio dirlo, è un percorso che abbiamo fatto e che abbiamo attuato con il decreto-legge n. 159 del 2025. I bandi INAIL sono operativi: le famiglie possono fare richiesta delle borse di studio, che vengono riconosciute e accompagneranno i giovani che hanno avuto la sfortuna di perdere un familiare vicinissimo durante tutto il percorso scolastico.

In aggiunta a questo, ci siamo impegnati sui programmi di prevenzione sanitaria nei luoghi di lavoro, sul rafforzamento della sorveglianza sanitaria, anche con permessi per gli screening oncologici. La tutela della salute e della sicurezza non può essere separata dal contrasto a ogni forma di sfruttamento lavorativo.

I fatti che hanno interessato il territorio di Amendolara nel giugno del 2026 hanno richiamato l'attenzione del Paese sulla necessità di mantenere alta la vigilanza contro il caporalato, l'intermediazione illecita di manodopera e le situazioni di grave vulnerabilità. Ogni episodio di sfruttamento riduce le tutele e aumenta i rischi per la salute e la sicurezza. Dove arretra la legalità, arretra anche la sicurezza.

Dietro ogni dato ci sono persone, famiglie, storie e comunità. Per questo i fatti di Amendolara non sono solo cronaca giudiziaria, sono un richiamo alla coscienza civile del Paese, alla responsabilità delle istituzioni. La morte di quattro giovani lavoratori stranieri, impiegati nelle campagne calabresi, ha suscitato sgomento e riportato all'attenzione la vulnerabilità di molti lavoratori, l'intermediazione illecita di manodopera, il caporalato e le condizioni sociali che accompagnano le forme più gravi di sfruttamento. A questo proposito, voglio ricordare che uno dei primi atti di questo Governo in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e della legalità è stato quello di ripristinare il reato di intermediazione e di interposizione illecita di manodopera, che era stato depenalizzato nel 2016. Non c'è piena sicurezza dove vi sono ricatto, sfruttamento, marginalità o dipendenza economica. La tutela dei lavoratori inizia dal riconoscimento della loro dignità e dell'effettività dei diritti fondamentali. Per questo il Governo considera il contrasto al caporalato e allo sfruttamento una componente essenziale delle politiche di sicurezza sul lavoro.

È stato rafforzato il coordinamento tra il Ministero del Lavoro, l'Ispettorato nazionale del lavoro, l'INPS, l'INAIL, il Comando carabinieri per la tutela del lavoro e le autorità territoriali per intensificare i controlli nei comparti più esposti. È stata avviata una campagna straordinaria di vigilanza nel settore agricolo, che si somma a quella che è l'attività che già svolgiamo in questo settore, campagna destinata a proseguire per tutta l'estate, con attenzione alle aree a maggior rischio di irregolarità e intermediazione illecita. L'azione si inserisce in una strategia più ampia, che vede l'integrazione delle banche dati, il potenziamento delle ispezioni, la valorizzazione della rete del lavoro agricolo di qualità, il sostegno alle imprese che rispettano le regole e la comunicazione sulle opportunità del lavoro regolare.

La promozione della cultura della sicurezza, il contrasto al lavoro irregolare e la lotta al caporalato sono oggi parte di un'unica politica pubblica volta a tutelare la persona e a costruire un mercato del lavoro più giusto, sicuro e inclusivo. L'azione si è concentrata sul rafforzamento dei controlli, sull'emersione del lavoro irregolare e su modelli organizzativi fondati sulla legalità e sul rispetto della persona.

Il settore agricolo richiede un presidio costante. In questo quadro, è centrale la rete del lavoro agricolo di qualità. Le modifiche del 2025 hanno collegato più strettamente il riconoscimento delle imprese virtuose al rispetto delle norme di salute e sicurezza, con specifiche misure di sostegno e incentivazione per chi opera nella piena legalità. Stiamo proseguendo le attività per rendere operativa, al più presto, la banca dati per gli appalti in agricoltura; così come, a contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, abbiamo modificato il testo unico per l'immigrazione inserendo l'articolo 18-ter che prevede che per i lavoratori e le lavoratrici in condizione di sfruttamento lavorativo o di caporalato che collaborano con le Forze dell'ordine, con la giustizia, ci sia la possibilità di essere inseriti in un percorso di protezione che assegna un permesso di soggiorno, la tutela economica dell'assegno di inclusione e un percorso di presa in carico e di accompagnamento al lavoro attraverso i nostri servizi per l'impiego e i nostri servizi sociali.

Questo per mettere in evidenza anche che siamo presenti ovunque ci sono delle situazioni che devono essere contrastate e forniamo assistenza all'opera della magistratura e delle procure in tutti quei contesti in cui si possono realizzare ipotesi di sfruttamento lavorativo e di caporalato, così come recentemente è avvenuto a Prato, ma quello non è certamente l'unico esempio.

Nel dibattito pubblico, la sicurezza è stata talvolta descritta come un costo aggiuntivo o un vincolo per le imprese: è una visione che non trova riscontro né nell'evidenza economica, né nell'esperienza delle imprese più innovative e competitive. La sicurezza è uno dei principali fattori di qualità, efficienza, sostenibilità del sistema produttivo e non è mai un ostacolo alla crescita. Le imprese che investono nella prevenzione registrano migliori livelli organizzativi, maggiore stabilità dei processi, meno assenze per infortunio e malattia, una maggiore capacità di attrarre professionalità qualificate e un clima aziendale migliore. La sicurezza accresce, inoltre, la reputazione delle imprese e la loro competitività sui mercati nazionali e internazionali.

In un'economia attraversata da profonde trasformazioni tecnologiche, dalla diffusione dell'intelligenza artificiale, dall'automazione dei processi e dalla transizione ecologica, la sicurezza assume un valore ancora maggiore. Le innovazioni offrono nuove opportunità per ridurre i rischi, monitorare gli ambienti di lavoro, sviluppare sistemi avanzati di prevenzione. Crescita economica e tutela della persona non sono obiettivi alternativi. La vera competitività non si costruisce comprimendo le tutele, ma investendo sulla qualità del lavoro, sull'innovazione, sulle competenze e sulla valorizzazione del capitale umano. Per questo il Governo ha scelto di affiancare ai controlli misure di incentivazione per le imprese che investono nella sicurezza, affinché la prevenzione diventi un elemento ordinario della gestione aziendale e non un intervento straordinario imposto dall'esterno.

In questa direzione vanno il rafforzamento dei meccanismi di premialità affidati all'INAIL, il sostegno agli investimenti, la valorizzazione - come dicevo - della rete del lavoro agricolo di qualità, la diffusione di buone pratiche. Tra queste certo spicca il sistema dei bandi ISI dell'INAIL, uno degli strumenti più efficaci a sostegno degli investimenti in sicurezza, la cui dotazione è stata progressivamente incrementata fino a 600 milioni di euro per anno, destinando 90 milioni di euro per il solo comparto agricolo.

La promozione della cultura della prevenzione è una politica di tutela del lavoro, ma, ancora di più, dicevo, una scelta di civiltà che concorre a definire il modello di sviluppo che il Paese intende perseguire. In questa cornice, il Piano integrato per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ha rafforzato l'integrazione tra il Ministero, l'INAIL, l'Ispettorato, l'INPS, favorendo una programmazione unitaria di prevenzione e vigilanza, informazione e sostegno alle imprese, campagne di prevenzione, iniziative formative, diffusione della cultura della sicurezza, attività rivolte ai giovani, campagne straordinarie di vigilanza e integrazione delle banche dati. Il Piano è uno dei principali punti di forza del sistema nazionale di prevenzione e la base per le politiche future.

Il monitoraggio costante ne ha verificato l'efficacia e ha individuato le aree su cui concentrare gli sforzi nel 2026. Il decreto-legge n. 159 del 2025, che reca misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, è il punto di arrivo di un ampio confronto istituzionale e sociale, sviluppato attraverso tavoli tecnici con amministrazioni pubbliche, organizzazioni sindacali e rappresentanze datoriali. L'obiettivo è intervenire sull'intera filiera della prevenzione, rafforzando in modo coordinato formazione, qualificazione delle imprese, vigilanza, responsabilità negli appalti e incentivi economici. Una delle principali innovazioni riguarda il sistema premiale INAIL.

Dal 2026 sono riviste le aliquote di oscillazione in bonus per andamento infortunistico e i contributi assicurativi in agricoltura per premiare le imprese che investono stabilmente nella prevenzione. Il sistema è reso più selettivo, con l'esclusione dai benefici delle imprese condannate in via definitiva per gravi violazioni prevenzionistiche. La logica è chiara: una cultura della sicurezza fondata non solo sul rispetto degli obblighi ma anche sulla valorizzazione delle buone pratiche.

Le competenze acquisite nei percorsi formativi obbligatori verranno registrate nel fascicolo elettronico del lavoratore e integrate negli strumenti digitali nazionali di incontro tra domanda e offerta di lavoro, in particolare nella piattaforma SIISL. La formazione diventa così un patrimonio professionale permanente della persona.

Il decreto introduce misure per una prevenzione proattiva. Assume particolare rilievo la disciplina dei mancati infortuni, i near miss, eventi che non producono conseguenze lesive ma permettono di individuare i rischi prima che diventino incidenti. La loro raccolta, analisi e monitoraggio sono uno strumento di miglioramento continuo.

È stata rafforzata la vigilanza nelle filiere produttive più complesse. In particolare, è stato introdotto il badge di cantiere - attualmente in fase di collaudo ma praticamente pronto - dotato di codice identificativo univoco e di sistemi di tracciabilità, che consente di verificare in modo più efficace la presenza dei lavoratori nei cantieri e nelle attività ad alto rischio. La misura aumenta la trasparenza, contrasta il lavoro irregolare e rende più efficaci i controlli. Anche in questo caso la piattaforma SIISL agisce da acceleratore per imprese e lavoratori, nel rispetto dell'equilibrio tra adempimenti e fluidità operativa.

È stato inoltre potenziato il sistema della patente a crediti, oggi tra i principali strumenti di qualificazione delle imprese nei settori più esposti ai rischi. L'aumento delle sanzioni e il rafforzamento dei meccanismi di decurtazione dei crediti ne accrescono l'efficacia deterrente e promuovono comportamenti più responsabili.

Nel complesso, il decreto delinea un modello di prevenzione che integra formazione, tecnologia, incentivi e controlli. E conferma una scelta precisa: non limitarsi al sistema sanzionatorio ma far operare in modo integrato prevenzione, formazione, innovazione, qualificazione delle imprese e attività ispettiva, per ridurre concretamente il rischio di infortunio.

La qualità delle norme e degli strumenti di prevenzione deve accompagnarsi alla capacità dello Stato di garantirne l'effettiva applicazione. Per questo il Governo ha avviato un programma di rafforzamento delle strutture pubbliche impegnate nella tutela del lavoro e della vigilanza. L'attività ispettiva è uno strumento essenziale per assicurare l'effettività delle tutele, per contrastare il lavoro irregolare, lo sfruttamento e le violazioni prevenzionistiche.

Negli ultimi anni il personale ispettivo è cresciuto in modo significativo con un forte rafforzamento dell'Ispettorato nazionale del lavoro, principale presidio istituzionale in materia. Il decreto-legge n. 159 ha autorizzato l'assunzione di nuovi ispettori e di nuove unità del Comando carabinieri per la tutela del lavoro, che si aggiungono ai reclutamenti già programmati. Sono state avviate procedure per rafforzare le funzioni ispettive di INPS e INAIL: vi ricordo che le assunzioni degli ispettori INPS e INAIL erano bloccate, mentre noi abbiamo previsto nuove assunzioni per un contingente totale di 500 ispettori INPS e INAIL e per stabilizzare il personale sanitario dell'INAIL.

Il personale ispettivo complessivo è passato dalle 3.848 unità del 2021 alle 4.366, operative, all'inizio del 2026: il primo incremento strutturale dopo anni di progressiva contrazione degli organici; ed è per noi la scelta di riportare stabilmente lo Stato nei luoghi di lavoro con una presenza più qualificata, capillare ed efficace.

Al rafforzamento quantitativo si accompagna anche un cambiamento qualitativo: maggiore specializzazione delle competenze, integrazione delle banche dati e degli strumenti digitali per orientare i controlli verso i contesti a maggiore rischio. L'Ispettorato può oggi contare su 2.969 ispettori civili, di cui circa un terzo, 949, tecnici specializzati nella vigilanza in materia di salute e sicurezza, a cui si affiancano 730 ispettori INPS, 175 INAIL, 492 militari dell'Arma dei Carabinieri.

Il potenziamento proseguirà nei prossimi mesi con le procedure che sono in corso di esecuzione e conclusione.

Presso l'Ispettorato nazionale del lavoro 750 nuove unità, più ulteriori 300 autorizzate dal decreto-legge n. 159; 147 unità autorizzate con DPCM del 7 agosto 2025 mediante scorrimento di graduatorie già approvate. Per l'Arma dei carabinieri, 50 nuove unità in servizio nei primi mesi del 2026 e altre 100 autorizzate dal decreto-legge n. 159. A questo proposito, voglio dire che 150 unità del Nucleo Carabinieri, comunque, vanno a rafforzare i presidi sul territorio, laddove ci sono anche concrete situazioni da analizzare e verificare in materia di rischi per sfruttamento lavorativo e caporalato. Queste unità si connettono anche con i nostri ispettori e, contemporaneamente, con la forza della territoriale, che è un elemento importante per il quale ringrazio l'Arma dei Carabinieri e il Comando generale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

Ho detto prima del ripristino dei ruoli ispettivi di INPS e INAIL, con le unità che sono oggetto di procedure concorsuali già in corso. Nel complesso, a regime, oltre 1.700 unità aggiuntive rispetto alla consistenza iniziale. Dicevo anche che siamo intervenuti per rafforzare e stabilizzare il personale sanitario dell'INAIL, per noi indispensabile per tutte quelle che sono le politiche di prevenzione ma anche di riabilitazione e di riaccompagnamento al lavoro degli infortunati.

Ora vi do alcune brevi indicazioni su quella che è la vigilanza del 2025, che si è sviluppata in coerenza con il piano integrato e con le priorità individuate a livello nazionale, con particolare attenzione ai comparti a maggiore incidenza infortunistica e più esposti al lavoro irregolare: l'edilizia, l'agricoltura, la logistica e i servizi.

I risultati confermano la portata del rafforzamento. Le attività ispettive di controllo sono passate da circa 100.000 verifiche nel 2022 a oltre 157.000, con un incremento superiore del 50 per cento. Le sole attività ispettive dell'Ispettorato nazionale del lavoro sono più che raddoppiate nello stesso periodo: da 63.571 ispezioni nel 2022 a 130.579 nel 2025. I dati che vi ho esposto precedentemente vi dicono che non è raddoppiato il numero degli ispettori ma, invece, una migliore e più organica programmazione ci ha consentito di portare a casa questi risultati, che sono certamente un buon passo avanti. L'attività ispettiva contrasta e sanziona le irregolarità, ma è anche un'occasione per diffondere la cultura della legalità e della sicurezza, promuove comportamenti corretti, favorisce l'emersione delle irregolarità e migliora le condizioni di lavoro.

Allora, ecco, prima di darvi indicazione di quelle che saranno le azioni del Governo nel 2026, consentitemi di fare anche una breve valutazione di quelli che sono, invece, i passaggi fatti sin qui.

Il testo unico di riferimento per gli interventi in materia di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro è del 2008, è il decreto legislativo n. 81 del 2008. Dal 2008 al 2023, al testo unico non sono stati apportati interventi strutturali.

Dal 2023 al 2025 abbiamo introdotto e reso operativa la patente a crediti, che era già contenuta nel testo unico, ma da 16 anni richiedeva un intervento di attuazione, abbiamo messo in protezione e reso strutturale l'assicurazione INAIL per le scuole, abbiamo introdotto il badge di cantiere, che stiamo sviluppando, di concerto con le parti sociali, abbiamo ripristinato il reato di interposizione illecita di manodopera, abbiamo inserito l'articolo 18-ter al testo unico sull'immigrazione per dare un concreto segnale del nostro modo di essere vicini a chi vive condizioni di difficoltà e che, attraverso un percorso di inclusione sociale, può avere anche un'inclusione lavorativa stabile nel nostro Paese, andando a riconnettersi con i dati del mondo del lavoro attuale, che ci rappresentano una crescita di più di un milione di posti di lavoro, la stragrande maggioranza dei quali a tempo indeterminato.

Nel 2026 proseguiremo lungo il percorso avviato dall'inizio della legislatura secondo cinque direttrici fondamentali: completare l'attuazione del decreto-legge n. 159 del 2025; rafforzare la cultura della prevenzione con nuove iniziative rivolte ai giovani, alla scuola e al mondo delle imprese; consolidare la strategia nazionale 2026-2030 e integrare gli strumenti programmatori delle amministrazioni coinvolte; potenziare le attività di vigilanza, completando i programmi di assunzione e utilizzando in modo sempre più efficace le tecnologie digitali e le banche dati integrate; contrastare il lavoro irregolare, il caporalato e le forme di sfruttamento, con particolare attenzione ai settori più esposti e alle categorie più vulnerabili. L'obiettivo generale resta sostenere un sistema in cui la sicurezza sia parte integrante della qualità del lavoro e della competitività delle imprese.

I risultati del 2025 dimostrano che è possibile rafforzare la tutela attraverso prevenzione e formazione, vigilanza e responsabilità condivisa. Molto è stato fatto, molto resta da fare. La sicurezza non è un traguardo definitivo, ma un percorso continuo di miglioramento che accompagna l'evoluzione del mondo del lavoro e della società. Il Governo intende proseguire su questa strada nella convinzione che la tutela della vita, della salute e della dignità di chi lavora sia uno dei più alti doveri della Repubblica. I risultati raggiunti dimostrano che investire nella prevenzione produce effetti concreti: sono un punto di partenza, non un punto di arrivo. Ogni progresso impone di rafforzare l'impegno delle istituzioni, delle imprese e delle parti sociali. Ogni lavoratore deve poter tornare a casa al termine della propria giornata di lavoro nelle stesse condizioni in cui l'ha iniziata. Ed è questo il principio che ispira l'azione del Governo, che continuerà a orientare le politiche per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nella giornata di ieri, partecipando al Consiglio EPSCO a Lussemburgo, a nome dell'Italia, con il sostegno di altri Paesi, ho presentato la proposta di istituzione della Giornata europea in ricordo delle vittime degli infortuni sul lavoro, e la nostra proposta è di dedicare la giornata dell'8 agosto - che ricorda la tragedia del 1956 a Marcinelle, dove perirono tanti lavoratori italiani - alla Giornata europea della sicurezza. Su questo, la vicepresidente della Commissione europea ha assunto l'impegno di gestire la nostra proposta, fatta in piena assonanza con quanto definito dal Parlamento europeo a memoria delle vittime come monito perché non succeda più e si possa tutti quanti insieme realizzare quella visione zero a cui deve essere improntato il nostro sforzo comune (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Discussione)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali.

È iscritto a parlare il deputato Lorenzo Malagola. Ne ha facoltà.

LORENZO MALAGOLA (FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Onorevoli colleghi, 16 anni fa, in quest'Aula, chi ci ha preceduto decise di convocare una volta all'anno il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali a relazionare sullo stato dell'arte della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nella nostra Nazione. Devo dire che quest'anno la relazione della Ministra è particolarmente densa e significativa. Oggi l'abbiamo ascoltata nell'ottantesimo anniversario della prima seduta dell'Assemblea costituente. Dobbiamo quindi avere negli occhi chi, 80 anni fa, decise di cristallizzare come principio fondativo della nostra convivenza civile il lavoro e il lavoro sicuro.

Oggi, cara Ministra, possiamo dire di essere all'altezza di chi ci ha preceduti, perché questo Governo sta portando avanti una strategia chiara, puntuale, organica e finalmente efficace su questa materia. Grazie. Chiaramente, questa non è una responsabilità solo della maggioranza. È una responsabilità di tutto il Parlamento unito, proprio perché è un principio costituzionale. E nelle sue parole, Ministra, io ho colto il desiderio e la volontà che la strategia nazionale non sia un semplice insieme di precetti, di procedure, di obblighi, di sanzioni, ma sia la base sulla quale costruire e fondare un'alleanza per la sicurezza. È questa la parola chiave: alleanza. Un'alleanza che veda impegnate le istituzioni nelle diverse articolazioni, il Parlamento, il Governo, le amministrazioni centrali, le amministrazioni locali, le regioni, ma anche le parti sociali, i sindacati, le rappresentanze datoriali, il mondo della cooperazione, i singoli imprenditori; ciascun lavoratore si deve sentire corresponsabile nell'alimentare e rendere pienamente efficace questa alleanza, di cui il nostro Paese ha bisogno. È un'alleanza che supera alcune tare del passato, che credo abbiano bloccato l'efficacia delle politiche in questa materia. Supera sicuramente quella cultura del sospetto che ha visto l'impresa come nemica e che ha costruito un apparato burocratico che ha bloccato la crescita sana delle nostre imprese. E supera anche quell'approccio formalistico dietro il quale troppe volte le istituzioni e i Governi, che ci hanno preceduto, si sono celati e nascosti.

Non basta, infatti, una riga di legge; non basta, infatti, un semplice atto amministrativo perché questa alleanza diventi pienamente efficace e feconda. L'alleanza della sicurezza per la sicurezza è fatta del lavoro quotidiano delle amministrazioni competenti, di chi controlla, di chi legifera, ma anche di chi vive quotidianamente l'attività economica e industriale dell'Italia.

I principi su cui si fonda questa alleanza li condividiamo appieno. Sono principi che fanno innanzitutto della prevenzione il pilastro fondante. È la prevenzione - e l'abbiamo ricordato soprattutto nelle scuole, nelle università e nei percorsi della formazione professionale - che potrà finalmente consolidare nelle giovani generazioni quella cultura del lavoro sicuro senza la quale non avremo i numeri che ci attendiamo, non avremo finalmente quella strategia a somma zero che lei, giustamente, ha ricordato. Zero infortuni e zero morti bianche è il nostro obiettivo, un obiettivo ambizioso, ma, chiaramente, è ciò che ci muove tutti i giorni.

Oltre alla prevenzione, i controlli. I controlli, l'ha ricordato, sono incrementati perché questo Governo ha avuto il coraggio di investire.

Al di là delle parole e degli slogan, che tante volte riempiono la bocca della politica, questo Governo ha fatto cose concrete: ha investito risorse concretamente, ha assunto più di 1.300 nuovi ispettori, andando a consolidare una presenza già importante, ma andando ad irrobustire quella squadra di ispettori senza i quali i controlli resterebbero lettera morta.

Prevenzione, controlli e, terzo punto, premialità. Noi abbiamo fiducia negli imprenditori italiani; ci rendono orgogliosi in tutto il mondo. Siamo - lo abbiamo letto - una delle grandi economie esportatrici a livello globale, abbiamo superato anche il Giappone, e siamo oggi ammirati in tutto il mondo. I nostri imprenditori, nella stragrande maggioranza, si prendono a cuore la salute dei propri collaboratori, perché sanno che è lì che risiede il valore aggiunto della propria impresa. E, quindi, è giusto premiare chi si spende, chi investe, chi si prodiga ogni giorno per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori italiani; innanzitutto, sono gli imprenditori italiani.

Certo, poi, c'è anche un quarto punto, quello della sanzione. Perché non tutti gli imprenditori sono così, c'è una piccola parte che, invece, prova a lucrare sulla pelle dei propri collaboratori, sulla pelle dei propri dipendenti: allora, lì, lo Stato sarà implacabile. Questo Governo è implacabile: abbiamo inasprito le sanzioni; abbiamo costruito un apparato sanzionatorio che andrà a colpire senza pietà chi, invece, vuole lucrare sulla pelle dei propri collaboratori, su chi non ha rispetto di quel contributo essenziale che ciascun lavoratore italiano dà al bene comune.

Onorevoli colleghi, oggi viviamo una fase della nostra economia, dell'economia non solo italiana, ma dell'economia globale, in profonda trasformazione. L'avvento dell'intelligenza artificiale cambierà completamente, sarà un punto di non ritorno rispetto a ciò che abbiamo vissuto fino ad oggi. Non dobbiamo pensare che l'intelligenza artificiale risolverà magicamente le esigenze di salute e sicurezza; certo, l'intelligenza artificiale, la robotica, la condivisione dei big data, ci aiuteranno nel garantire maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro, ma non dobbiamo abbassare la guardia, perché l'intelligenza artificiale sarà solo uno strumento nelle nostre mani e nelle mani degli imprenditori italiani. Allora, dobbiamo accompagnare questa transizione come legislatori - come stiamo facendo -, con responsabilità, affinché l'intelligenza artificiale sia accessibile a tutti gli imprenditori, con strumenti innovativi, con nuovi prodotti, con una normativa che solleciti e aiuti gli imprenditori che vogliono dotarsi di questi nuovi strumenti.

Ma tutto ciò non basterà, perché la responsabilità rimarrà in capo alle persone, agli uomini e alle donne che popolano le nostre imprese, le nostre fabbriche, i nostri uffici, le nostre cooperative. Sarà lì che si giocherà il futuro della nostra strategia; sarà lì che si giocherà il futuro della nostra capacità di garantire un lavoro sicuro, soprattutto in quei settori come l'edilizia, l'agricoltura, la meccanica, dove vi è una più alta incidenza degli infortuni e delle morti bianche. Lì stiamo intervenendo grazie alla patente a punti - come è stato ricordato, i numeri sono molto positivi: sono già 479.000 le patenti rilasciate -, siamo intervenuti attraverso i bandi ISI INAIL; siamo intervenuti stanziando 1,2 miliardi sulla salute e sulla sicurezza, siamo intervenuti con il codice univoco di accesso ai cantieri.

Tutto questo quindi ci fa dire, tornando dove ho iniziato, che questo Governo non è fermo e sta davvero facendo di tutto per essere all'altezza di quanto i Padri fondatori ci hanno consegnato come compito alto di legislatori, affinché il lavoro sia davvero il principio su cui tutti noi possiamo dire di fondare la nostra convivenza civile e questo lavoro sia, oggi e sempre, sicuro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fossi. Ne ha facoltà.

EMILIANO FOSSI (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Ministra, colleghe e colleghi, innanzitutto, il primo elemento da sottolineare in questo dibattito, che è anche il più significativo dal punto di vista politico, è la sua assoluta necessità. E se il Parlamento discute ogni anno dello stato della sicurezza nei luoghi di lavoro non è perché questo Governo lo ha scelto in maniera spontanea - lo diceva poco fa il collega Malagola -, ma perché - completo l'informazione - il Partito Democratico ha voluto che questo diventasse un obbligo di legge. È stata una nostra iniziativa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) inserire, nel testo unico sulla sicurezza, l'obbligo per il Ministro del Lavoro di riferire annualmente alle Camere. Lo abbiamo fatto perché ritenevamo che la sicurezza sul lavoro non potesse continuare ad essere affrontata solo sull'onda dell'emozione provocata dall'ennesima tragedia, ma dovesse diventare un appuntamento stabile di verifica dell'azione dell'Esecutivo e del Parlamento.

Purtroppo, però, la relazione che oggi discutiamo tradisce, in larga parte, questo spirito. Doveva essere uno strumento per valutare con onestà lo stato della sicurezza nel nostro Paese, individuare le criticità ancora aperte ed indicare gli interventi necessari. Ci troviamo, invece, di fronte a un documento che dedica gran parte delle sue pagine a descrivere tavoli tecnici, organismi, procedure amministrative e provvedimenti adottati, rinviando solo alla fine quella che dovrebbe essere la parte centrale, l'analisi dei dati, delle cause e delle responsabilità. È proprio leggendo quei dati che emerge una realtà che il Governo non può nascondere dietro la lunga elencazione delle iniziative messe in campo.

Nel 2025, le denunce di infortunio sono aumentate rispetto all'anno precedente; sono aumentati anche gli infortuni in itinere e, soprattutto, sono aumentate le morti sul lavoro: oltre 1.000 persone hanno perso la vita lavorando. E, siccome la Ministra poco fa ha citato il caso di Prato riferendosi a uno dei casi di caporalato, io credo che noi non dobbiamo avere reticenza alcuna. Potrei elencare una sfilza di casi di caporalato in altre parti del Paese, magari con altre tradizioni e specificità politiche locali e, invece, no, cito di nuovo la Toscana - la mia Toscana -, dove c'è Prato. Voglio, infatti, citare due casi emblematici che ci richiamano a una responsabilità collettiva, a non scaricare le responsabilità, in primis da parte di chi pro tempore governa questo Paese e, quindi, ha una responsabilità maggiore, più grande, e che, in questi quattro anni di Governo, ha tradito del tutto su questo fronte.

Vorrei ricordare il crollo al cantiere dell'Esselunga, in via Mariti, a Firenze, dove, nel febbraio del 2024 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), cinque operai hanno perso la vita sotto il crollo di travi e solai. Le indagini della magistratura hanno fatto emergere un quadro inquietante: la fretta di consegnare l'opera, compressione dei tempi, risparmio sui costi, errori nella progettazione, controlli insufficienti, una filiera di appalti e subappalti che hanno finito per scaricare sui lavoratori i rischi maggiori. Non è stata una fatalità: quella tragedia poteva essere evitata se le procedure fossero state rispettate fino in fondo e se i controlli fossero stati realmente efficaci.

Poi, l'esplosione al deposito ENI di Calenzano, nel dicembre del 2024, che ha provocato la morte di cinque lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Anche lì, tornano elementi che, purtroppo, ritroviamo troppo spesso nelle grandi stragi del lavoro: la frammentazione degli appalti, dei subappalti, l'assenza di una regia unitaria sulla sicurezza, la difficoltà di individuare responsabilità chiare quando sullo stesso luogo di lavoro operano imprese diverse, lavoratori diversi, contratti diversi.

C'è un filo che lega Firenze, Calenzano e tante altre tragedie che hanno segnato il nostro Paese: è un modello produttivo nel quale, troppo spesso, prevalgono la corsa ai tempi di consegna, la compressione dei costi e la logica del massimo profitto rispetto agli investimenti in sicurezza. La sicurezza non può essere considerata un costo da comprimere, è il primo investimento che uno Stato moderno deve pretendere e garantire.

È un bilancio tragico che dovrebbe imporre a tutti un'assunzione di responsabilità, ma che pesa innanzitutto sul Governo, chiamato a dimostrare che le proprie politiche producono risultati concreti. E qui emerge una contraddizione evidente. In questa legislatura abbiamo assistito ad una continua successione di decreti sul lavoro; ogni volta ci è stato detto che si trattava della riforma destinata a rafforzare le tutele - anche poco fa -, migliorare la sicurezza, rendere più efficaci i controlli. Le parole, però, non possono risuonare vuote. La realtà racconta altro, altro che tutele: i diritti dei lavoratori non sono aumentati; i salari continuano ad essere i più bassi in Europa e la sicurezza resta un'emergenza quotidiana nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Se i risultati sono questi, significa che la direzione imboccata è stata e rimane sbagliata, perché la sicurezza non può essere considerata una materia separata dal resto delle condizioni di lavoro.

Un lavoratore precario è un lavoratore più esposto ai rischi, Ministra. Chi vive sotto il ricatto del rinnovo del contratto denuncia con maggiore difficoltà le irregolarità, signora Ministra. Chi è costretto ad accettare turni sempre più lunghi perché il salario non basta è inevitabilmente più esposto agli incidenti, Governo e signora Ministra. La sicurezza, i diritti e le retribuzioni fanno parte della stessa questione sociale e non possono essere affrontati come compartimenti stagni. Da questo punto di vista la relazione presenta una lacuna molto grave: manca qualsiasi analisi sul rapporto tra gli infortuni e la qualità dell'occupazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Non sappiamo quanti degli incidenti mortali abbiano riguardato lavoratori precari, quanti siano avvenuti negli appalti e nei subappalti e quanti abbiano coinvolto rapporti di lavoro discontinui o forme contrattuali particolarmente fragili. Eppure sono proprio questi gli elementi che dovrebbero orientare le scelte legislative di un Governo che promette di voler mettere la sicurezza al primo posto. Anche sulle nuove sfide che il mondo del lavoro ci pone, il Governo continua ad inseguire le emergenze senza affrontarle in maniera strutturale: penso agli effetti della crisi climatica che ancora oggi molti esponenti della destra continuano a minimizzare, se non a negare, tranne poi lamentarci che soffochiamo dal caldo, anche in questi giorni, in ogni parte del nostro Paese.

Il caldo estremo in molti periodi e territori non rappresenta più un evento eccezionale, ma una condizione stabile a cui migliaia di lavoratori dell'edilizia, dell'agricoltura, della logistica e delle consegne fanno fronte. È notizia di stamani: ieri un altro bracciante, Haddad Taher, di 55 anni, è morto probabilmente per effetto del caldo nelle campagne del Mantovano. La risposta dell'Esecutivo continua ad essere insufficiente: secondo le ultime indiscrezioni le risorse destinate agli ammortizzatori sociali per gli eventi climatici sarebbero state addirittura dimezzate rispetto allo scorso anno, passando da 33 a 15 milioni di euro. Si propongono strumenti temporanei, senza renderli strutturali e senza estendere realmente le tutele: è una scelta che dimostra quanto sia ancora lontana la consapevolezza della profondità del cambiamento in atto. Il cambiamento climatico è ormai permanente, ma le tutele per chi lavora sotto il sole continuano ad essere precarie purtroppo. Lo stesso vale per i rider e per tutte quelle nuove forme di lavoro che continuano a sfuggire ad una disciplina realmente efficace. Si continua a parlare di innovazione, ma troppo spesso l'innovazione viene utilizzata per abbassare il livello delle garanzie e scaricare tutto il rischio sulle lavoratrici e sui lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Il Presidente della Repubblica ha richiamato più volte la necessità di costruire una grande alleanza, davvero, per la sicurezza sul lavoro. Sono parole che condividiamo pienamente, ma un'alleanza non si costruisce soltanto a parole, come vorrebbe questo Governo, convocando tavoli o firmando protocolli; si costruisce investendo risorse adeguate, rafforzando gli organici degli ispettorati, valorizzando il ruolo delle parti sociali, promuovendo una formazione continua e di qualità e soprattutto rimettendo al centro la dignità del lavoro. Per questo riteniamo che questa relazione rappresenti un'occasione solo parzialmente colta: mancano una riflessione sulla causa profonda degli infortuni, una valutazione dell'efficacia delle norme approvate e una chiara indicazione delle risorse necessarie per cambiare davvero la situazione.

Noi continueremo a chiedere che la sicurezza diventi il criterio con cui valutare ogni politica sul lavoro perché non esiste lavoro dignitoso se non è anche lavoro sicuro e perché una Repubblica fondata sul lavoro non può accettare che oltre 1.000 persone ogni anno continuino a perdere la vita semplicemente svolgendo il proprio mestiere.

Questo è il giudizio con cui misuriamo l'azione del Governo e purtroppo i risultati raccontano che c'è ancora un enorme divario tra gli annunci e la realtà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Patrizia Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi. Quando parliamo di sicurezza sul lavoro, rischiamo spesso di fermarci ai numeri, ma questi numeri hanno un volto, una famiglia, una storia. Dietro a ogni incidente c'è una persona che quella mattina è uscita di casa per andare al lavoro con un solo desiderio: tornare a casa la sera dai propri cari. È da qui quindi che dobbiamo partire. Per questo considero questa relazione molto più di un semplice adempimento previsto dalla legge, è la fotografia di un percorso che il Governo ha scelto di compiere con determinazione: trasformare la sicurezza sul lavoro da principio astratto a politica concreta.

Non una somma di norme, non un elenco di obblighi burocratici, ma una strategia organica che mette insieme controlli, prevenzione, formazione, investimenti e responsabilità. È una strategia che tutela i lavoratori senza dimenticare chi crea occupazione. Per Forza Italia questo è un punto essenziale: la sicurezza non può essere costruita contro le imprese, deve essere costruita insieme alle imprese perché nella stragrande maggioranza dei casi gli imprenditori sono i primi a voler garantire ambienti di lavoro sicuri. Non solo perché lo impone la legge, ma perché dietro ogni azienda ci sono persone, famiglie e responsabilità.

Per questo rifiutiamo una narrazione che dipinge l'imprenditore come il nemico: l'impresa sana è un'alleata dello Stato, è un presidio di sviluppo, di occupazione e anche di sicurezza. I numeri confermano che la strada intrapresa è quella giusta, molto è stato fatto e molto si deve ancora fare: nel 2025 l'Ispettorato nazionale del lavoro ha effettuato oltre 51.927 accertamenti ispettivi con un incremento del 3,9 per cento rispetto all'anno precedente; sono stati adottati 13.263 provvedimenti di sospensione - è il secondo dato più alto mai registrato - e oltre il 37 per cento è stato determinato da gravi violazioni in materia di sicurezza. Ma il dato che considero veramente significativo è un altro: l'83 per cento di questi provvedimenti è stato successivamente revocato perché le imprese hanno regolarizzato la propria posizione. Questo significa che i controlli funzionano, significa che, quando lo Stato è presente, autorevole e credibile, le imprese rispondono. La sanzione diventa così ciò che deve essere: uno strumento per correggere comportamenti e salvare vite, non un mezzo per fare cassa o colpire indiscriminatamente chi produce ricchezza. Questa è la differenza, la differenza tra un approccio punitivo e un approccio liberale. Noi crediamo nello Stato che controlla, ma anche nello Stato che accompagna, che pretende il rispetto delle regole, ma aiuta chi vuole rispettarle. È la filosofia che ritroviamo nel decreto-legge n. 159 del 31 ottobre 2025, una riforma che Forza Italia ha sostenuto con convinzione perché tiene insieme tre valori che per noi sono inseparabili: sicurezza, responsabilità e competitività.

Il primo pilastro è il sistema premiale: dal 1° gennaio 2026 l'INAIL può ridurre i premi assicurativi alle imprese virtuose. È una scelta di buonsenso: chi investe nella prevenzione, nella formazione e nella sicurezza deve vedere riconosciuto il proprio impegno. Il merito va premiato. Naturalmente sono escluse le imprese con condanne gravi negli ultimi due anni ed è giusto così perché la premialità non è un regalo, è il riconoscimento di comportamenti virtuosi.

Il secondo pilastro è la patente a crediti. Dal 1° ottobre 2024 sono state rilasciate 479.020 patenti. Nel 2025 il sistema è stato ulteriormente rafforzato con sanzioni fino a 12.000 euro. Qualcuno continua a definirla un aggravio burocratico; io invece credo che rappresenti uno strumento di giustizia economica perché elimina la concorrenza sleale di chi risparmia sulla concorrenza per abbassare artificialmente i costi. Le imprese serie non devono competere con chi mette a rischio la vita dei lavoratori.

Il terzo pilastro, invece, riguarda la tracciabilità e la legalità. Il badge di cantiere con codice univoco e interoperabilità digitale rende finalmente trasparente tutta la filiera perché non possiamo prevenire ciò che non conosciamo e non possiamo controllare ciò che non è tracciabile. Accanto ai controlli c'è poi una parola decisiva: formazione. L'accordo Stato-regioni del 17 aprile 2025 introduce un principio semplice ma rivoluzionario: chi forma deve essere qualificato. Per Forza Italia la formazione non rappresenta un costo, ma è il più grande investimento che un'impresa possa fare.

I dati sugli infortuni ci chiedono serietà: nel 2025 le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 416.900, più lo 0,5 per cento; le denunce con esito mortale sono state 792, meno lo 0,6 per cento e gli infortuni sono aumentati del 3,2 per cento con 293 decessi. Ogni vita perduta è una sconfitta per tutti. Nel 2023 l'Italia registrava 991 infortuni non mortali ogni 100.000 occupati contro una media dell'Unione europea di 1.300, che erano 2.391 in Spagna, 2.351 in Francia e 1.418 in Germania. Il Piano ISI 2025 mette a disposizione 600 milioni di euro. Nel settore agricolo le risorse sono cresciute da 35 milioni nel 2022 a oltre 248 milioni nel 2024, ai quali si aggiungono 10 milioni di euro per il rinnovo dei trattori agricoli. Per Forza Italia, la sicurezza sul lavoro non è il contrario della competitività, ne è una condizione.

Concludo, Presidente. La strategia nazionale 2026-2030 indica una visione di lungo periodo fondata su prevenzione, sostegno alle imprese, tutela dei lavoratori e cultura della sicurezza. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica, serve un'alleanza tra istituzioni, imprese, lavoratori e parti sociali, un'alleanza per la sicurezza sui luoghi di lavoro. È la stessa visione che ha Forza Italia, quella che Forza Italia sostiene da sempre, perché la sicurezza sul lavoro non appartiene a una parte politica, appartiene alla civiltà di una Nazione.

Questo Governo ha scelto una strada chiara: proteggere chi lavora, senza penalizzare chi crea lavoro. Questa è la nostra idea di libertà, questa è la nostra idea di giustizia sociale, questa è la nostra idea di Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Ministra, nel 2025 più di mille morti sul lavoro, nei primi mesi del 2026 già quasi 200. Nel nostro Paese il lavoro uccide più della mafia. E allora, mentre noi discutiamo qui, là fuori c'è un caldo asfissiante, c'è chi si reca e sta lavorando in un campo, chi sta scaricando un magazzino, chi sta lavorando in una fabbrica e sta sfidando quel caldo che uccide, perché non può scegliere e perché la pagnotta la deve portare a casa.

E allora, Ministra, in questi quattro anni voi avreste potuto, anzi, avreste dovuto rendere il lavoro più sicuro e invece, al di là delle parole, purtroppo nei fatti avete fatto l'esatto opposto, perché voi avete prodotto norme che lo hanno reso più insicuro. E se non mi crede le faccio qualche esempio. Gliene faccio quattro, scelte precise, non errori, scelte politiche che rivendicate.

La prima, la patente a crediti. Anche oggi la spacciate come soluzione, ma nelle costruzioni, che sono il settore con più morti in assoluto e, tra l'altro, dove ci sono maggiori irregolarità - lo sappiamo tutti -, avete revocato appena 14 interventi su oltre 800.000 imprese. Allora io mi chiedo: è questa la rigidità, è questo il rigore che volete imporre su un tema così delicato? Ma le faccio un secondo esempio, la vostra perla: le ispezioni con il preavviso di 10 giorni. Ma, Ministra, la prevenzione non si fa dicendo che vai 10 giorni dopo a fare un controllo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché l'irregolarità la metti a posto.

Terzo: i voucher che avete reintrodotto aprono la porta - lo sappiamo tutti - al lavoro irregolare e tolgono le tutele. E poi, forse la vergogna più vergogna del codice Salvini, lo chiamo così: i subappalti a cascata. Subappalti a cascata significa poter subappaltare senza avere sostanzialmente responsabilità, togliendo la possibilità di maggiori controlli e generando insicurezza. Allora, voi avete consapevolmente fatto arretrare lo Stato su due cose che invece servivano e servono ogni giorno, e sono controlli e tutele. E allora, Ministra, io ogni settimana giro i cancelli delle fabbriche da Nord a Sud, parlo con gli operai e sento le loro paure, e io le assicuro, glielo assicuro, che il tema della sicurezza è una costante. Avere paura di andare sul luogo di lavoro non è normale e non è civile.

Allora, prima di scrivere questa relazione, quanti cantieri ha visitato, Ministra? Prima di venire qui a parlare e leggere quei documenti, in quante fabbriche è entrata, con quanti lavoratori ha parlato? Perché i numeri si possono leggere comodamente qui, in Parlamento, dalle poltrone, ma una statistica non perde una mano sotto un macchinario, non lascia due figli senza un padre. I lavoratori sì. E allora, finché in questo Paese ci sarà anche solo un lavoratore che esce di casa e rischia di non tornare a casa perché muore sul lavoro, noi dobbiamo dire che non abbiamo fatto abbastanza.

Allora torno qui con le nostre proposte che ci avete bocciato, ma noi insistiamo. Introduzione del reato di omicidio sul lavoro. La procura nazionale del lavoro serve per avere magistrati specializzati ed evitare che i processi si incartino e finiscano in prescrizione. La responsabilità solidale, che è il contrario del subappalto a cascata: deve essere chiaro chi è responsabile e di che cosa, e non può esserci una sorta di fumo per cui non si capisce a chi dobbiamo chiedere conto di quello che succede nei cantieri.

PRESIDENTE. Concluda.

CHIARA APPENDINO (M5S). Chiudo. Io l'ho ascoltata con attenzione, Ministra. Le chiedo una cosa: vada ad ascoltare gli operai, vada nei campi, li guardi negli occhi e ascolti davvero le loro paure, perché il lavoro deve essere riscatto e dignità, non ricatto e condanna. E lo dobbiamo a chi è già morto sul lavoro, a chi oggi sta rischiando e a chi domani forse morirà sul lavoro, perché non è accettabile. Noi rispondiamo a loro, Ministra. Su questo siamo d'accordo, rispondiamo a loro. Ed è per loro che noi continueremo a batterci (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Caparvi. Ne ha facoltà.

VIRGINIO CAPARVI (LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, colleghi, la sicurezza sul lavoro è uno di quei temi sui quali ci si deve unire e non dividere, e sui quali la politica è chiamata a misurare la propria serietà. Non basta certamente indignarsi dopo una tragedia, non basta contare le vittime, forse non è utile neanche questo tono di riprovazione addossato a questa o a quella parte politica nello stilare le tragedie che sono accadute e che tutti noi tristemente ricordiamo. Forse non è, alle volte, utile neanche ripetere parole giuste, ancorché sempre necessario.

Serve costruire, giorno dopo giorno, un sistema capace di prevenire, controllare, formare e accompagnare, e noi possiamo dire che in questi anni il Governo ha posto la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro tra le priorità della propria azione. Lo ha fatto con interventi concreti: il rafforzamento della patente a crediti, il potenziamento dell'attività ispettiva, il sostegno alle imprese che investono in prevenzione e il rafforzamento della cultura della sicurezza nei percorsi scolastici e formativi. Non può esserci, infatti, sicurezza senza cultura, cioè senza la piena consapevolezza della crucialità di un corretto approccio alla prevenzione.

Questo è il punto politico che noi riteniamo centrale: la sicurezza non è solo controllo e sanzione, è prima di tutto prevenzione. E se chiediamo prevenzione, dobbiamo chiedere formazione vera e organizzazione del lavoro, e quindi responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese, parti sociali e lavoratori. Dobbiamo essere netti verso chi aggira le regole, sfrutta il lavoro, ricorre al sommerso, al caporalato e alla concorrenza sleale fondata sulla compressione dei diritti. Su questo non possono esserci ambiguità e non ce ne saranno.

Dobbiamo, altresì, essere chiari nel dire che le imprese serie che investono stabilmente in prevenzione, formazione, innovazione e sistemi certificati di gestione della sicurezza vanno sostenute, premiate e messe nelle condizioni di concentrare risorse sugli interventi realmente utili, non su duplicazioni documentali e adempimenti privi di valore concreto. Dobbiamo respingere l'idea che semplificare significhi aumentare il rischio; al contrario, molto spesso ciò che non si comprende e che viene percepito come una vessazione burocratica finisce per essere eluso o adempiuto solo formalmente, e quindi questo rende veramente il sistema meno efficace, più pericoloso e più fragile.

È una distinzione importante, colpire chi viola le regole e valorizzare chi le rispetta. Questo è un approccio corretto, a nostro modo di vedere, ed equilibrato. Occorre continuare a rafforzare la cultura della sicurezza a partire dalla scuola, dall'università e dalla formazione professionale. Occorre completare il potenziamento degli organici ispettivi, il Ministro ci ha detto quanto siano stati aumentati in questi anni. Occorre migliorare l'integrazione delle banche dati tra INAIL, Ispettorato nazionale del lavoro, ASL e altri soggetti competenti.

Occorre usare meglio le tecnologie digitali e l'intelligenza artificiale per prevenire i rischi, orientare i controlli e individuare prima possibile le situazioni più critiche. Questa è la strada giusta: controlli più forti, ma anche più intelligenti, prevenzione più capillare, dati che dialogano, istituzioni che lavorano insieme, imprese virtuose premiate e irregolarità e sfruttamento contrastati senza esitazioni. C'è poi un punto che considero particolarmente importante, cioè quello della formazione.

Però non possiamo più accontentarci di una formazione soltanto formale, serve una formazione tracciabile, certificata e verificabile, che accompagni la persona lungo tutto il suo percorso scolastico, professionale e lavorativo. Anche l'idea di strumenti informatici dedicati, come il libretto telematico formativo, va letta in questa prospettiva: costruire nel tempo una vera consapevolezza del rischio. Da amministratore locale so bene che la sicurezza si costruisce anche nei territori, nei cantieri, nelle aziende, nelle scuole e nelle filiere produttive, e siamo convinti come si debba continuare a sostenere una strategia nazionale fondata su prevenzione, vigilanza e innovazione.

In questa prospettiva, si colloca anche una proposta di legge, a mia prima firma, la n. 1962, dedicata alla sicurezza e alla prevenzione del rischio di cadute dall'alto nell'ambito di interventi edilizi su coperture e vetrate. Sappiamo che la caduta dall'alto è una delle cause di morte più frequenti nel mondo del lavoro e molto spesso colpisce i lavoratori a basso reddito. L'esempio più classico è quello dell'antennista che, per un lavoro retribuito 50 euro, decide che salire in quota, a tre metri d'altezza, magari non è così rischioso ed invece è proprio lì che si annida il rischio: non nei grandi cantieri, ma nei lavori quotidiani, dove la bassa redditività può fare la differenza. Auspico che le Commissioni XI e XII possano avviare quanto prima un ciclo di audizioni così da raccogliere il contributo delle istituzioni, delle parti sociali e dei rappresentanti delle categorie interessate.

La prospettiva deve essere quella della piena attuazione della Strategia nazionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, rafforzando i controlli, contrastando il lavoro irregolare, valorizzando le imprese virtuose e prestando attenzione ai rischi emergenti. Penso ai rischi psico-sociali, economici, ambientali, climatici che già oggi incidono profondamente sull'organizzazione del lavoro.

La sicurezza sul lavoro non è un costo - è stato già detto - è un investimento sulla dignità della persona, sulla qualità del lavoro, sulla competitività delle imprese e sulla civiltà di questo Paese. Su questo terreno dobbiamo continuare ad agire con fermezza e con responsabilità, dobbiamo agire insieme, unitariamente, senza divisioni, con l'unico obiettivo di costruire un percorso che non potrà mai dirsi concluso, ma che dovremo continuamente innovare.

Buon lavoro a lei, Ministro. Buon lavoro a tutti noi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Ministra, colleghe e colleghi, almeno 94 milioni di persone in Europa subiscono gli effetti di un'ondata di caldo estremo, ma - mi faccia dire Presidente - né straordinaria ormai, né eccezionale. La scienza climatica la spiega ormai da decenni e continuerà a peggiorare, finché il motore del riscaldamento globale, cioè la combustione di carbone, petrolio e gas, non si spegnerà. Ecco l'Europa, Ministra, si scalda due volte più velocemente rispetto al resto del pianeta; è un cosiddetto hot spot della crisi climatica. Intanto, nelle nostre Alpi, lo zero termico inizia a sfiorare i 4.300 metri.

Ecco, Ministra, lei si chiederà perché ripeta tutto questo. Ciò è perché il Governo si ostina a negare l'esistenza di questa crisi climatica. Nel suo intervento - non so se lo abbia notato o se lo abbia fatto apposta - non ha menzionato per nulla tutto questo. Addirittura, ieri, un altro Ministro del Governo, Urso, se la prendeva con il Green Deal per gli effetti della grave crisi dell'automotive. Io lo dico così: meritereste di fare questa discussione lì fuori, senza condizionatori, e capire un po' l'effetto che fa. E guardate, lo dico così come dice Bottura: ci vorrebbe una sorta di obbligo, anzi, di divieto perpetuo a utilizzare i condizionatori, per tutti quelli che hanno dato a noi o ai movimenti dei “gretini”, a chi ha negato tutto questo.

Infatti, a pagare quel negazionismo, sono soprattutto le persone, soprattutto i più fragili. In Italia, 17 città sono state poste in allerta rossa, ma ancora ragioniamo come se si trattasse di gestire un po' di afa, un po' di picco di calore. Ecco, guardate, non parliamo solo di malati cronici, di anziani soli, di neonati e di chi vive in condizioni di povertà. Parliamo anche e soprattutto di lavoratori e lavoratrici: lei non li ha nemmeno nominati. E anche sulla crisi climatica il Paese si spaccherà. Ovviamente, nei quartieri e nelle città a basso reddito, la cooling poverty aumenta l'esposizione al caldo e il rischio di malori e le risposte locali non possono reggere senza una strategia strutturale e piani nazionali di adattamento.

Ministro, dentro il dramma delle ondate di calore, ce n'è un altro, appunto, quello di quei lavoratori senza tutele e il caldo estremo in questi giorni mette a rischio la salute di un milione e mezzo di lavoratori e lavoratrici italiane; nelle città metropolitane di Roma, Milano e Napoli espone il 18 per cento dei lavoratori e delle lavoratrici a impatto diretto sulla salute. I settori più esposti sono l'edilizia, il trasporto merci su strada, il magazzinaggio, i servizi di consegna, i rider, ma soprattutto la manutenzione del verde, quella che fa litigare soprattutto nelle nostre città, e i servizi per gli edifici. Regioni e amministrazioni locali emanano ordinanze - le cosiddette “ordinanze anti-afa” - e i padroni - perché esistono i padroni in questo Paese, per quanto li volete rimuovere nella storia - addirittura si permettono di protestare o semplicemente, come fanno spesso, le ignorano, ma quelle ordinanze hanno colmato l'inerzia di questo Governo, proprio dopo quell'accordo quadro del 2025.

Ministra, lei plaude alla sottoscrizione dei protocolli, ma il decreto approvato in Consiglio dei ministri arriva tardi e con pochissime risorse. L'obiettivo è coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità, ha detto: in sostanza, i datori devono controllare i bollettini ufficiali prima di organizzare i turni ed è previsto l'ampliamento della cassa integrazione. La relazione sullo stato della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro si dilunga su aspetti istituzionali e adempimenti di legge, manca però una progettualità strategica su nuove politiche per limitare gli incidenti sul lavoro, che avvengono soprattutto per un'ossessione di cui lei non parla: fare profitti ad ogni costo, sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici italiane (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Non c'è alcuna programmazione delle risorse necessarie. Almeno la relazione, a differenza della sua scena muta, prende atto dei cambiamenti climatici, del loro impatto sul lavoro. Il protocollo è un po' l'esito di questa presa d'atto, ma continuano a mancare misure strutturali che regolino in maniera organica l'organizzazione del lavoro e la sua prevenzione. Manca una tutela uniforme su tutto il territorio nazionale, un sostegno al reddito, una tutela effettiva per i lavoratori non dipendenti. Serve una legge che regoli gli orari di lavoro in tempo di necessario adattamento climatico: chi più esposto dovrà scegliere tra il caldo e la fame. Questo è il giorno d'oggi. Serve, invece, un reddito di solidarietà climatica, che si attivi durante i picchi e i fenomeni climatici estremi.

La riorganizzazione del lavoro, dei suoi tempi, dei suoi spazi, dei suoi modi, deve diventare strutturale, tenendo conto di questa emergenza. Lo smart working non può continuare a perdere terreno…

PRESIDENTE. Deputato Grimaldi…

MARCO GRIMALDI (AVS). …con le aziende che riportano il personale in presenza. Le piattaforme del food delivery devono inserire il rischio di calore nei parametri di calcolo - ho finito. Il Governo continua a trattare gli eventi estremi come emergenza da gestire in maniera disarticolata. Nessun lavoratore deve essere costretto a scegliere tra la salute e lo stipendio.

Ministro, non sono fatalità. Ho finito. Non li chiami incidenti…

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO GRIMALDI (AVS). …non sono sfortune, sono il prodotto di un sistema che mette il profitto davanti alla vita. Finché questo Governo continuerà a proteggere i margini, invece dei lavoratori, a ogni incidente, a ogni graffio e a ogni decesso, sarà una responsabilità politica, non una tragica coincidenza (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Grimaldi.

È iscritto a parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente (Proteste del deputato Grimaldi)

PRESIDENTE. Deputato Grimaldi, ho suonato un minuto prima, come è mia consuetudine e consuetudine di tutti gli altri… Guardi, controlliamo, perché io seguo… Io seguo il nostro (Proteste del deputato Grimaldi)... Non si agiti! Venga qua e vediamo insieme quanto ha parlato. Prego, deputato Giachetti.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signor Presidente. Signora Ministra, vede, quando si parla di sicurezza sul lavoro, non stiamo discutendo di statistiche o di numeri, stiamo parlando di persone, di lavoratori e lavoratrici che ogni mattina escono di casa con il diritto di tornare dai propri figli, dalle proprie famiglie e dai propri affetti. Invece, troppo spesso, signora Ministra, questo diritto viene loro negato.

I dati dell'INAIL ci consegnano una realtà drammatica: nei primi quattro mesi del 2026 sono già 191 le denunce di infortunio mortale sul lavoro, oltre 137.000 gli infortuni denunciati, in aumento rispetto allo scorso anno. Crescono le malattie professionali e aumentano persino gli incidenti che coinvolgono gli studenti impegnati nei percorsi di formazione. Non siamo davanti a un'emergenza occasionale, siamo davanti a una emergenza strutturale. Lo ha ricordato con parole nette anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, definendo le morti sul lavoro “una piaga che non accenna a sanarsi” ed “un tributo inaccettabile”. Sono parole che dovrebbero interrogare tutta la politica, senza distinzioni di parte. Invece il Governo continua a inseguire gli eventi con provvedimenti frammentari, annunci e misure spot.

E, d'altra parte, il decreto approvato pochi mesi fa non ha prodotto quel cambio di passo che era stato promesso. I numeri lo dimostrano: se gli incidenti sul lavoro continuano ad aumentare, significa - molto semplicemente, signora Ministra - che la strategia non sta funzionando. Per questo serve una scelta politica diversa, serve mettere attorno allo stesso tavolo il Governo, il Parlamento, le imprese, le organizzazioni sindacali, perché la sicurezza sul lavoro non è, non dovrebbe essere, signora Ministra, un terreno di propaganda, è un interesse nazionale.

Occorre investire seriamente nei controlli, assumendo ispettori, rafforzando l'Ispettorato nazionale del lavoro e le procure che si occupano di questi reati. Non possiamo accettare che milioni di imprese siano controllate con numeri di ispezione del tutto insufficienti. La legalità non si garantisce con gli slogan, ma con la presenza dello Stato.

Allora, allo stesso tempo, è necessario combattere con maggiore determinazione il caporalato e lo sfruttamento. La tragedia di Amendolara ci ha ricordato, nel modo anche più crudele, che esistono ancora, nel nostro Paese, forme di schiavitù incompatibili con una democrazia moderna. Gli strumenti legislativi esistono, a partire dalla legge contro il caporalato del 2016 che facemmo noi, signora Ministra del Lavoro. Quello che manca, avendo fatto la legge, è la volontà politica di applicarla pienamente, finanziando controlli, coordinamento territoriale e, ovviamente, prevenzione.

La sicurezza significa anche contrastare il dumping contrattuale, i contratti pirata, la precarietà e gli appalti a cascata, che troppo spesso scaricano il rischio sull'ultimo anello della filiera, dove il lavoro vale meno, troppo spesso vale meno anche la vita delle persone. Significa investire nella formazione continua dei lavoratori e dei datori di lavoro, nella diffusione della cultura della prevenzione, nell'innovazione tecnologica, utilizzando anche l'intelligenza artificiale per rendere i luoghi di lavoro più sicuri e non precari. Significa affrontare le nuove sfide poste dai cambiamenti climatici.

Non possiamo chiedere a chi lavora nei cantieri, nei campi o sulle strade di operare sotto temperature che superano i 40 gradi senza adeguate tutele. Anche questo è un tema di salute e di dignità del lavoro e non possiamo farlo, signora Ministra, neanche se negate che quello che sta accadendo sia figlio, evidentemente, dei cambiamenti climatici. Potete negare quello, ma non potete negare che a queste temperature la gente non può lavorare. E significa estendere le tutele a chi oggi ne è escluso, garantire assistenza alle vittime e alle loro famiglie e rafforzare il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

La mozione che abbiamo presentato propone un percorso semplice e concreto: più controlli, più prevenzione, più formazione, più legalità e più diritti, perché ogni morte sul lavoro rappresenta innanzitutto una sconfitta dello Stato e della politica stessa. L'articolo 4 della Costituzione riconosce il diritto al lavoro, ma quel diritto è davvero garantito solo se il lavoro è sicuro, se il lavoro è dignitoso e, soprattutto, libero dallo sfruttamento.

Per questo chiediamo al Governo di abbandonare la logica degli interventi episodici e di assumere finalmente una strategia organica, condivisa e all'altezza della gravità della situazione. Perché nessun lavoratore deve essere costretto a scegliere tra guadagnarsi da vivere e continuare a vivere e perché una Repubblica fondata sul lavoro non può mai rassegnarsi alle morti sul lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.

GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministra, colleghe e colleghi, quando parliamo di sicurezza sul lavoro non parliamo soltanto di norme e sanzioni, ma soprattutto della dignità del lavoro e della vita dei lavoratori. Quindi è un tema su cui tutti dovremmo prestare la massima attenzione e da approcciare con la massima serietà, perché i dati che abbiamo davanti sono purtroppo molto preoccupanti.

Li abbiamo ricordati più volte. I dati più recenti dell'INAIL, relativi ai primi mesi di quest'anno, del 2026, mostrano una tendenza all'aumento delle denunce di infortunio e, nei primi tre mesi dell'anno, si è registrata una media di quasi 70 incidenti mortali al mese. È un numero assolutamente intollerabile. A questo si aggiunge, poi, l'incremento delle denunce di malattia professionale, che conferma come il tema della sicurezza non riguardi solo l'incidente, l'imprevisto, ma anche le patologie che maturano nel tempo.

Di fronte a questo quadro, la prima domanda da farsi è semplice: lo Stato e, quindi, noi siamo in grado di garantire il rispetto delle norme sulla sicurezza? La risposta che ci dobbiamo dare purtroppo, ad oggi, è “no”, perché il sistema dei controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro soffre di una carenza strutturale di personale. Secondo Il Sole 24 Ore, servono tra i 3.600 e i 5.900 ispettori tecnici, ma sappiamo bene che, invece, gli organici dell'INAIL e dell'INPS restano lontanissimi dagli obiettivi fissati dai piani di reclutamento.

Ministra, lei ci ha parlato delle assunzioni in programma, ma ad oggi ancora restano sulla carta, si devono concretizzare. È ancora più grave, infatti, la situazione dei tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, dove si conta in media un tecnico ogni 1.500 aziende e ogni 11.800 lavoratori. Con questi numeri, per garantire un singolo accesso ispettivo in ogni azienda, servirebbero oltre 15 anni. È evidente che il sistema non può funzionare.

E infatti i dati sulle ispezioni ci dicono una cosa ancora più preoccupante: dove lo Stato, infine, riesce ad arrivare, trova indici di irregolarità, nel rispetto delle norme sulla salute e della sicurezza, superiori all'84 per cento. Ed è per questo che Azione chiede, innanzitutto, un rafforzamento e un piano straordinario e credibile di assunzioni per rafforzare, appunto, il personale ispettivo e i tecnici della prevenzione e chiede, soprattutto, la costituzione stabile di nuclei ispettivi congiunti che mettano insieme INAIL, INPS e servizi di prevenzione dell'ASL, concentrandosi sui settori a maggior rischio.

C'è poi un tema che non possiamo più ignorare: le risorse dell'INAIL. L'Istituto genera ogni anno un avanzo finanziario rilevante e, nel tempo, si è accumulato un avanzo di cassa enorme. Eppure la quota effettivamente destinata in modo diretto alla prevenzione resta marginale. Ma se le risorse non vengono reimmesse nel mondo del lavoro in forma di tutela effettiva dei lavoratori, allora qualcosa nel sistema non funziona. Ed è per questo che nella nostra mozione chiediamo di rivedere i vincoli contabili che oggi impediscono di utilizzare una quota significativa di queste risorse e, al contrario, di istituire un fondo straordinario nazionale per la prevenzione e la formazione.

Un altro punto decisivo riguarda appalti e subappalti, perché la frammentazione delle filiere produttive è uno dei grandi moltiplicatori del rischio. Quando le responsabilità si spezzettano lungo catene di subappalti, la sicurezza diventa la prima voce su cui comprimere i costi e allora questo sistema produce vulnerabilità. Per questo bisogna superare, in via ordinaria, il criterio del massimo ribasso e valorizzare davvero l'offerta economicamente più vantaggiosa, attribuendo un peso determinante alla sicurezza. Allo stesso tempo, serve una regolazione più rigorosa dei subappalti a cascata, secondo il principio della responsabilità piena lungo la filiera, l'applicazione del medesimo contratto collettivo nazionale a parità di mansioni e la tracciabilità delle responsabilità.

Ma sarebbe sbagliato pensare che la sicurezza del lavoro sia solo un tema di repressione. Certo, i controlli servono, le sanzioni servono, ma la prevenzione ha un ruolo centrale e, da questo punto di vista, anche lei, Ministra, ha ricordato come le nuove tecnologie - l'intelligenza artificiale, i sistemi predittivi - possono aiutare le imprese a individuare i rischi prima che si trasformino in incidenti e a ridurre anche l'errore umano nelle procedure critiche. Per questo noi di Azione proponiamo linee di finanziamento agevolate e crediti d'imposta specifici per tecnologie applicate alla sicurezza e alla valutazione predittiva di rischi, che sono comunemente disponibili.

Abbiamo anche apprezzato che, oltre al controllo e alla prevenzione, si parli anche, purtroppo, di rimedio, quando poi gli incidenti succedono, e, in particolare, l'iniziativa sulle borse di studio per i figli delle vittime di morti sul lavoro ci pare un'iniziativa veramente lodevole e, quindi, su questo niente da dire. Auspichiamo che questi bandi, poi, si concretizzino. È decisamente qualcosa su cui non si può dire nulla, se non di positivo.

Infine, per concludere, essendo io membro della Commissione trasporti, vorrei fare un piccolo focus e richiamare proprio questo settore, anche alla luce del lavoro svolto con gli altri colleghi di Commissione, perché abbiamo fatto delle audizioni sulla sicurezza del trasporto ferroviario e del trasporto pubblico locale che hanno restituito un quadro molto preoccupante, con criticità evidenti per la salute e l'incolumità dei lavoratori. Ed è proprio la sicurezza ad essere uno dei fattori che rende più difficile attrarre e trattenere personale, incidendo quindi non solo sulle persone, ma sul funzionamento dell'intero sistema dei trasporti. Idem per il settore marittimo, dove da tempo chiediamo il riconoscimento del lavoro portuale come usurante, ma ancora non si è fatto nulla. So che molte competenze sono condivise con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, ma la Ministra del Lavoro non può ignorare queste questioni, che riguardano direttamente la sicurezza di migliaia di lavoratori.

Concludo, sottolineando che per Azione il punto politico è questo: per i lavoratori dei trasporti, per i portuali, per i rider, per tutti i lavoratori italiani non possiamo più limitarci ad inseguire le tragedie. Dobbiamo costruire un sistema che le prevenga ed è questo che chiediamo alla Ministra Calderone oggi (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Volpi. Ne ha facoltà.

ANDREA VOLPI (FDI). Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, se avessi fatto parte dei Governi che hanno preceduto, per otto anni, i quattro anni del Governo Meloni, oggi mi sentirei in imbarazzo nel prendere atto che il Ministro Calderone ha fatto molto di più dei tre Ministri del Lavoro nominati in precedenza. In molte relazioni ho sentito dire che la strada per raggiungere i risultati sulla sicurezza sul lavoro è ancora lunga. In realtà è vero, ma è molto meno lunga a giudicare dal lavoro svolto negli ultimi quattro anni.

E rispetto alle solite litanie che vanno per la maggiore su un tema nel quale la retorica recita sempre un ruolo da protagonista, oggi possiamo dire con orgoglio che i tempi degli zero provvedimenti, delle zero risorse e degli zero risultati sono finalmente andati e lontani. Servivano più risorse, più controlli e più prevenzione. Il Governo Meloni ha stanziato risorse record, rafforzato l'apparato ispettivo e innovato la formazione, coinvolgendo direttamente le imprese. La sicurezza sul lavoro non è stata mai trattata da noi come una semplice emergenza, ma è stata interpretata come un interesse nazionale. Abbiamo inserito il lavoro al centro della nostra agenda politica; abbiamo scelto il lavoro rispetto all'assistenzialismo del reddito di cittadinanza; abbiamo scelto il salario giusto rispetto all'illusione del salario minimo; abbiamo scelto la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, dando seguito e attuazione ad un articolo sopito della Costituzione.

È dal lavoro che siamo ripartiti per sostenere le famiglie. È favorendo il lavoro che abbiamo rilanciato l'occupazione in Italia, raggiungendo risultati record - lo certifica l'Istat - per il lavoro stabile, per i giovani, per le donne e per i cittadini nel Sud Italia. E anche sul tema della sicurezza nel mondo del lavoro, non abbiamo fatto un passo indietro di fronte ad una questione che riguarda la vita, la dignità e i diritti delle persone. Fin da subito abbiamo lasciato intendere che il lavoro non può essere considerato soltanto come produzione di reddito o crescita economica, ma rappresenta uno strumento di emancipazione personale e collettiva. Proprio per questo, ogni lavoratore deve poter svolgere una propria attività in condizioni di sicurezza, tutela e dignità.

E come ha ricordato il Presidente Mattarella: “Un lavoro non è vero se non è anche sicuro”. Questa affermazione racchiude il senso della sfida che abbiamo davanti e la relazione 2025 appena illustrata ci consegna un quadro chiaro: l'Italia ha compiuto passi importanti, ma la sicurezza sul lavoro resta per noi una priorità assoluta. È stato un anno di consolidamento normativo, di rafforzamento delle attività ispettive e, soprattutto, di nuovi investimenti.

Il Governo ha scelto di affrontare questa sfida con una visione strutturale, superando la logica dell'intervento emergenziale. E uno di questi pilastri è senza dubbio il decreto-legge n. 159 del 2025, che ha introdotto misure urgenti per potenziare prevenzione, vigilanza, formazione e responsabilità di impresa. Un decreto arrivato nel 2025, dopo che l'ultimo intervento - è stato ben sottolineato anche dalla Ministra Calderone - era del 2008: quindi, tanti anni senza provvedimenti, senza risorse, senza aver inciso realmente sulla politica di sicurezza del lavoro. E con questo provvedimento, da un lato, si rafforza il sistema dei controlli e, dall'altro, si introducono strumenti innovativi per responsabilizzare sia le imprese che i lavoratori.

Tra le novità più significative troviamo sicuramente la patente a punti nei cantieri, uno degli strumenti più innovativi introdotti negli ultimi anni. Tale strumento introduce un principio semplice, ma rivoluzionario: chi rispetta le regole continua ad operare, chi accumula violazioni perde crediti e rischia sospensioni dell'attività. È un cambio di paradigma, una rivoluzione tante volte accennata, ma che solo il centrodestra ha avuto il coraggio di conseguire. Per anni, alcune imprese hanno costruito la propria competitività comprimendo i costi della sicurezza: oggi questo, per noi, non è più tollerabile. La sicurezza non può essere considerata una voce sacrificabile ed è diventata un criterio di qualità ed affidabilità per le imprese.

Accanto alla patente a crediti, è stato introdotto il badge di cantiere con codice anticontraffazione, che consente di monitorare con maggiore precisione la presenza dei lavoratori nei cantieri e nelle attività a rischio elevato. Questi strumenti sono particolarmente rilevanti nei settori più esposti agli infortuni, come l'edilizia, l'agricoltura e la logistica, settori caratterizzati da elevata complessità operativa, forte presenza di appalti e subappalti, frammentazione produttiva e, talvolta, lavoro irregolare. Segnalo, come altra misura positiva, la reintroduzione della rilevanza penale della somministrazione fraudolenta, dopo la precedente depenalizzazione del Governo Renzi.

Proprio per questo il Governo Meloni ha investito fortemente nel rafforzamento dell'apparato ispettivo. Uno dei risultati più concreti dell'azione del Governo è senza dubbio il potenziamento dell'Ispettorato nazionale del lavoro. Sono state autorizzate oltre 2.100 nuove assunzioni, tra ispettori e personale dedicato alla vigilanza, a cui si aggiunge il rafforzamento del contingente dei Carabinieri per la tutela del lavoro. Questo significa una maggiore capacità dello Stato di essere presente sul territorio. Più ispettori significano più controlli, più prevenzione e una capacità maggiore di intercettare criticità prima che si trasformino in tragedia. Le ispezioni dell'INL, dell'INPS, dell'INAIL e dei Carabinieri sono passate da circa 87.000 nel 2022 a 158.069 nel 2024, e a 157.381 nel 2025: quasi il doppio rispetto agli anni prima, numeri che parlano da soli.

Ma il Governo Meloni non ha soltanto intrapreso la strada delle sanzioni, ha anche introdotto un sistema di premialità per le imprese virtuose. Le aziende che investono seriamente in sicurezza e registrano risultati positivi nella prevenzione possono beneficiare di riduzioni contributive INAIL. Al contrario, le imprese condannate per violazioni gravi vengono escluse dai benefici. Questo approccio rappresenta un passaggio culturale fondamentale: non basta punire chi sbaglia, bisogna anche valorizzare chi investe responsabilmente.

Parlare di risultati significa anche parlare di risorse economiche. Ed è proprio sul fronte degli investimenti che emergono alcuni dei dati più significativi dell'azione del Governo. Nel 2025, sono stati messi in campo oltre 1,2 miliardi di euro per la sicurezza sul lavoro, e questi interventi sono stati indirizzati verso tre grandi obiettivi. Il primo è l'ammodernamento delle imprese: sono stati, infatti, finanziati investimenti per macchinari più sicuri, tecnologie avanzate, prevenzione e dispositivi di protezione individuale di ultima generazione e per strumenti digitali per il monitoraggio dei rischi.

Poi, vi è il grande tema della formazione: per questo, almeno 35 milioni di euro vengono destinati ai programmi di formazione e aggiornamento per lavoratori, rappresentanti della sicurezza e figure aziendali specializzate. Questo investimento non è secondario: molti incidenti non derivano da dolo, ma da scarsa consapevolezza, procedure incomplete o formazione insufficiente. Un lavoratore correttamente formato è un lavoratore più consapevole e, quindi, più protetto.

La sicurezza, però, non si insegna solo in azienda: è per questo che il Governo ha investito anche sui giovani e nel mondo della scuola. Negli ultimi anni, alcuni tragici incidenti avvenuti durante i percorsi di alternanza scuola-lavoro hanno scosso profondamente il Paese. Era necessario intervenire anche su questo punto e il Governo ha reso strutturale l'estensione della tutela INAIL agli studenti coinvolti nei PCTO, includendo anche gli infortuni in itinere, cioè quelli nel tragitto da casa al luogo di formazione. Inoltre, è stato stabilito che gli studenti non possono essere più impiegati in attività ad alto rischio. Questa scelta ha un significato profondo: vuol dire insegnare la cultura della sicurezza prima ancora dell'ingresso nel mondo del lavoro.

La relazione, poi, mette in luce una nuova sfida che nessuna politica moderna può ignorare: quella dei cambiamenti climatici. Per questo il Governo ha adottato specifici protocolli di prevenzione contro i rischi legati alle emergenze climatiche. È un passaggio molto importante perché amplia il concetto stesso di sicurezza sul lavoro.

Un altro aspetto innovativo, introdotto nel 2025, riguarda il tracciamento dei near miss, i cosiddetti mancati infortuni. Studiare i near miss consente di correggere errori prima che producano danni reali. Questo segna il passaggio da una cultura reattiva a una cultura autenticamente preventiva. La relazione evidenzia, inoltre, il rafforzamento della governance strategica 2026-2030 che prevede il rafforzamento del sistema istituzionale, il miglioramento delle tutele, il sostegno delle piccole e medie imprese, affrontare i cambiamenti del lavoro, difendere la cultura della prevenzione.

In sintesi, questo Governo, sulla sicurezza del lavoro, ha portato più risorse, più controlli e maggiore prevenzione. Anche di fronte a un numero di occupati ai massimi storici, si registra una riduzione delle morti avvenute sul lavoro. Il vero progresso, Ministro, si misura anche dalla capacità di garantire che ogni cittadino torni a casa sano e salvo dopo una giornata di lavoro. Ecco il punto centrale: il futuro del lavoro sarà…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA VOLPI (FDI). …davvero sostenibile solo se sarà anche sicuro e questo percorso sarà più al sicuro se a guidarlo continuerà ad esserci chi ha dimostrato di saper muovere lo status quo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Ministra, la prima cosa che io vorrei sottolineare è una specie di cortocircuito, che mi viene da segnalare: quando si parla di sicurezza, di sicurezza nei territori, parlate di repressione, quando si parla di sicurezza sul lavoro parlate di prevenzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo è il dato di fatto. Per voi la prevenzione vale soltanto laddove c'è da proteggere in maniera classista il capitale, quando c'è da proteggere in maniera classista il sistema padronale. Per esempio, nella sua relazione non ho sentito niente sulla qualità del lavoro, non ho sentito niente, per esempio, sul salario minimo, non ho sentito niente sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, non ho sentito niente in termini di analisi sul lavoro minorile, quando ci sono state più di 18.000 segnalazioni nel 2024 sul lavoro minorile.

Noi, per esempio, chiediamo una procura nazionale del lavoro e chiediamo che siano inseriti, nel codice penale, l'omicidio e le lesioni sul lavoro. Niente di tutto questo, niente di tutto questo. Ci sono in Italia delle baraccopoli che sono dei luoghi di degrado assoluto, soprattutto in questo periodo. Sono luoghi dove impera il caporalato come a Borgo Mezzanone, dove i lavoratori sono costretti a pagarsi anche il trasporto, a pagarsi poi l'acqua perché non la ritrovano quando tornano dai campi. Come pensate che si possano integrare queste persone nel nostro sistema? Come pensate di ragionare in termini di lotta al caporalato? Come si pensa di continuare a farli vivere in quei luoghi dove la miseria impera senza dargli una casa, dove non c'è niente sul Piano Casa rispetto al disagio abitativo?

Io credo che siamo veramente in un contesto fuori luogo. Che relazione è una relazione che non va a valutare questi aspetti? Per non valutare il ritardo colpevole sul tema delle ondate di calore. Guardate, le ondate di calore non gravano, anche queste, su tutti nello stesso modo. La povertà energetica costringe molti soggetti a vivere al caldo. Anche nelle scuole in questi giorni c'era questa situazione di rischio serio di soffocare. Addirittura la Francia ha chiuso le scuole e ha fermato gli eventi sportivi. Noi lo sapevamo da mo che dovevamo fare un intervento strutturale. E che cosa dire dei rider, che sono costretti a pedalare sotto il caldo a cottimo per non rimanere strangolati…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA QUARTINI (M5S). …sul lavoro? Io credo che la vostra relazione sia semplicemente ipocrisia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Arturo Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Grazie, signora Ministra. La sua relazione, che contiene oggettivamente uno sforzo sul piano dei numeri che vengono messi in campo e sul piano anche dell'illustrazione di un percorso di lavoro, purtroppo continua ad avere un limite che è molto grande: un approccio formalistico, oserei dire persino burocratico, e non si pone mai e poi mai il tema della rimozione delle cause del fenomeno e la non rimozione delle cause del fenomeno viene esattamente da una parola che lei, a un certo punto, ha pronunciato nella sua relazione: la compressione delle tutele. Infatti, non svelo un mistero se dico che lo scorso anno l'INAIL ci ha spiegato - lei non lo ha fatto, non c'è nemmeno nella relazione - che chi ha un contratto precario e lavora in appalto rischia di morire il doppio rispetto a chi ha un contratto stabile. Se lei dice che uno dei problemi è la compressione delle tutele, mi spiega per quale motivo avete liberalizzato i voucher, eliminato le causali sui contratti a termine e allargato a dismisura i contratti in somministrazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Se vuole evitare la compressione delle tutele deve lavorare per il superamento totale della precarizzazione del mercato del lavoro.

Secondo: lei non cita un dato che è sconvolgente, che rispetto allo scorso anno aumentano del 3,6 per cento gli infortuni sul lavoro per le persone tra i 55 e i 69 anni e sono prevalentemente lavoratori nell'edilizia. Signora Ministra, una persona, a quella età, non può stare su un ponteggio di un cantiere edile, deve andare in pensione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e lo dico a voi che avete promesso di abolire la Fornero.

Terzo: lei ha citato, in maniera elogiativa, il lavoro sulla patente a crediti. Benissimo, 479.000 patenti a crediti erogate a fronte di quasi 800.000 imprese. Sono state 1.088 le sanzioni, 14 quelle revocate, 6 quelle sospese. Peccato che i casi di infortuni sul lavoro intervengono su 38.387 imprese. E allora, forse, c'è qualcosa che non va nel sistema dei vostri controlli.

Quarto: lei ha parlato finalmente delle ondate di calore. È un fenomeno strutturale, non c'è dubbio. Abbiamo visto episodi drammatici, di cui l'ultimo a Mantova e non ci ritorno perché ho poco tempo. Le pongo una domanda, signora Ministra: per quale motivo avete degradato l'emergenza caldo da decreto-legge ad hoc a un articolo all'interno del DL Infrastrutture e avete dimezzato le risorse da 33 a 15 milioni? Avete dimezzato i soldi per la cassa, ma non è dimezzato il caldo in questo momento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché si muore di lavoro.

Quinto: il caporalato. Ora anche qui si riconosce il tema e va benissimo. Però, c'è un problema. Che intervento avete fatto? Prima veniva citato il tema delle baraccopoli.

Le chiedo trenta secondi. Sulle baraccopoli c'erano 200 milioni di euro sul PNRR per togliere di mezzo i ghetti e fare abitazioni; dopo 6 anni il vostro Governo è riuscito a impegnare soltanto il 20 per cento di quelle risorse. Dovete spiegarlo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

Infine, c'è un tema che riguarda la sicurezza del lavoro, che è quello principale se guardiamo i grandi incidenti: si chiama appalti, si chiama frantumazione. Significa che dovete cambiare il codice perché avete introdotto i subappalti a cascata. In questa sua relazione, signora Ministra, lei ha terminato…

PRESIDENTE. Concluda.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). …con un crescendo: l'istituzione della Giornata delle vittime sul lavoro. La informo che soltanto in questa legislatura sono state introdotte 10 giornate, ce ne sono già 48 e ci sono 80 disegni di legge. Forse, non troveremo nemmeno più spazio nel calendario perché i giorni stanno finendo. Meno giornate e più politiche incisive (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Carmela Auriemma. Ne ha facoltà.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Stefano Tonin, 57 anni, un operaio morto: si è sentito male in cantiere, stava lavorando alle ore 14,30, nonostante il divieto regionale. Stefano Vicentini, 66 anni, è morto il 25 giugno colpito da un infarto mentre lavorava nei campi con il trattore. Riporto soltanto questi due, purtroppo, morti sul lavoro non per retorica ma per dirle che la sua relazione è retorica. La realtà purtroppo è tutt'altra, è un'altra storia.

Ha detto bene: ai sensi dell'articolo 1, l'Italia si fonda sul lavoro. Il nostro, però, è un lavoro precario, sottopagato, non regolare, non sicuro e che molto, molto spesso, uccide. Troppe volte uccide. Secondo l'INAIL, nel primo quadrimestre del 2026 l'Italia ha registrato una media di 2,3 morti sul lavoro. È vero: c'è stata una diminuzione - lei l'ha evidenziata - rispetto al periodo dell'anno scorso, ma nello stesso tempo sono aumentate le denunce di infortunio mortali. Questi dati non includono però, Ministra, le tragedie mai denunciate, come spesso accade quando la vittima è un migrante senza documenti o un lavoratore non regolare.

Badi bene, sappiamo bene che questa purtroppo è una tragedia che non si costituisce con questo, che non inizia con questo Governo, lo sappiamo. Ma dopo quattro anni possiamo dire che questo Esecutivo ha chiaramente scelto da che parte stare, se dalla parte dei lavoratori o di quella degli imprenditori. Ebbene le vostre politiche sul lavoro hanno detto chiaramente che voi non siete certo dalla parte dei lavoratori; tantissime cose, infatti, sono state fatte, senza dubbio non a vantaggio né della sicurezza e né tantomeno dei lavoratori.

Iniziamo: con il decreto Concorrenza avete regalato alle imprese il diritto di non essere ispezionate per oltre un anno e perfino di essere avvisate prima dell'ispezione. Un bel favore che di certo non va a tutela dei lavoratori. Mentre fate questo, il Vice Ministro Sisto sta lavorando a una riforma che vuole limitare la responsabilità dei datori di lavoro. Un altro favore.

Gli ispettori, anche gli ispettori promessi, i 1.500 annunciati, arriveranno forse ad autunno e non bastano, ne mancano quasi il doppio, se non il triplo. I soldi ci sono, milioni di euro di sgravi sui premi assicurativi INAIL regalati alle imprese, invece di essere investiti nelle ispezioni o per risarcimenti dignitosi. Famiglie lasciate sole, senza un euro, ad affrontare processi che durano anni, mentre i parametri dei risarcimenti sono bloccati da 26 anni. Presidente, mi accingo a concludere: dati che evidentemente sono…

PRESIDENTE. Aspetti un secondo che ripristiniamo. Prego.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Sono dati che non rispecchiano - questa è la vita reale - la relazione della Ministra. Da ultimo, vogliamo indicare la metà delle risorse per quanto riguarda i provvedimenti contro il caldo. È una cosa allucinante: sono fuori i rider. Ancora una volta questo Governo si piega davanti ai desiderata delle grandi aziende che utilizzano i lavoratori, li rendono schiavi e li considerano soltanto un algoritmo. Non basta una giornata in memoria. Non basta. Noi vogliamo senza dubbio molto, ma molto di più. Non possiamo ridurre la sicurezza del lavoro a un mero esercizio di retorica o a un ricordo.

PRESIDENTE. Concluda.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Vogliamo assolutamente più sicurezza e meno minuti di silenzio per i lavoratori che purtroppo non tornano a casa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà, per tre minuti.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il lavoro è dignità, ma il lavoro deve essere dignitoso. Va data dignità al lavoro, perché se il lavoro è dignitoso, è anche sicuro. Noi oggi siamo ancora il Paese con oltre 590.000 infortuni sul lavoro e oltre 1.000 decessi. Molto spesso infortuni e decessi sono dovuti anche alla bassa qualifica dei lavoratori: un'immigrazione incontrollata porta nel nostro Paese persone che a volte non sanno parlare la nostra lingua, a volte non hanno la giusta formazione per coprire i posti di lavoro che vengono occupati, molto spesso malamente retribuiti. Chi dice che i nostri giovani non vogliono fare certi lavori e siamo costretti ad importare immigrazione per coprire certi posti, dice una falsità. Noi abbiamo giovani nostri, giovani italiani, che vanno a fare gli agricoltori, vanno a raccogliere i pomodori in Australia. Perché? Perché a loro non piace fare questo lavoro? Perché semplicemente, in quel Paese, quel lavoro ha una condizione dignitosa che consente a una persona di poter svolgere il lavoro che gli piace in modo dignitoso.

Vedete, a suffragio di quello che vi sto dicendo ci sono i numeri che parlano. I numeri degli infortuni sul lavoro in questo anno dicono che gli infortuni di italiani sono calati dello 0,5 per cento, a fronte degli infortuni di stranieri che sono aumentati del 3,7 per cento. Non perché questa sia una colpa dei lavoratori immigrati, la colpa è di persone che vengono catapultate nel nostro Paese, molto spesso impiegate con condizioni di caporalato, con sfruttamento, con scarsa retribuzione e con assenza di formazione sui criteri della sicurezza sul lavoro, e questo genera poi quelli che sono gli infortuni sul lavoro.

Vedete, se noi pensiamo che improvvisamente la partita IVA diventi non un modo per fare impresa, ma diventi un modo per aggirare il lavoro subordinato, diminuire le tutele, diminuire le garanzie e sfruttare di più il lavoratore, questo non è garantire la sicurezza sul lavoro, questo è usare un escamotage, che è quello della partita IVA, per sfruttare i lavoratori. Questo purtroppo pregiudica anche la sicurezza. Quindi, noi dobbiamo investire sulla manodopera qualificata, e quella che non è qualificata dobbiamo qualificarla, in modo da far entrare persone nel mondo del lavoro che abbiano coscienza del lavoro che stanno facendo, dei criteri di sicurezza che vanno rispettati…

PRESIDENTE. Concluda.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Questo ci consente di diminuire gli infortuni sul lavoro, non sicuramente l'istituzione di una Giornata.

Poi consentitemi, in chiusura, un messaggio di vicinanza per i nostri lavoratori che devono trasferirsi tutti i giorni e in questi giorni sono bloccati sui treni, mentre il Ministro canta il karaoke, insultando altri esponenti politici. I nostri lavoratori non possono recarsi sul posto di lavoro, ritardano l'arrivo sul loro posto di lavoro perché sono bloccati sui treni con un Paese tagliato a metà (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.

(Annunzio di risoluzioni)

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Schifone, Giaccone, Tenerini, Semenzato ed altri n. 6-00263, Scotto, Carotenuto, Mari ed altri n. 6-00264, Boschi ed altri n. 6-00265, Davide Bergamini ed altri n. 6-00266 e Pastorella ed altri n. 6-00267. I relativi testi sono in distribuzione (Vedi l'allegato A).

(Replica del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, che esprimerà altresì il parere sulle risoluzioni presentate. A lei la parola, Ministra.

MARINA ELVIRA CALDERONE, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, signor Presidente. Cercherò di dare risposta agli interventi degli onorevoli deputati, per il suo tramite, signor Presidente.

Con riferimento all'intervento dell'onorevole Malagola, credo che la sottolineatura, il fatto di rimarcare quanto sia fondamentale investire in prevenzione sia esattamente collegato al contesto e, soprattutto, al tema di cui stiamo parlando, perché in materia di interventi sulla sicurezza dei lavoratori è fondamentale investire in prevenzione, investire in formazione e in comportamenti positivi, che ovviamente devono coinvolgere le imprese, ma anche i lavoratori e i loro rappresentanti. Quindi credo che quello sia il tema dei temi: come facciamo in modo che gli interventi in materia di prevenzione siano efficaci e risolutivi?

Io credo che sia importante anche sottolineare il passaggio che bisogna avere fiducia nelle imprese. Perché qui o affermiamo un principio contrario - e credo non sia certamente la volontà dell'Aula -, ossia che gli imprenditori italiani sono poco seri, oppure dobbiamo dare atto che l'imprenditoria italiana, che è anche apprezzata nel mondo, è invece costituita da tante aziende e da tanti imprenditori seri, che rispettano le leggi e tutte le norme in materia di lavoro e di sicurezza sul lavoro.

Poi, certamente, esistono anche condizioni e situazioni in cui, invece, alcuni imprenditori non ottemperano a quelle che sono le loro obbligazioni. È per questo che esistono i controlli ed è per questo che noi lavoriamo affinché, invece, i nostri controlli siano sempre più efficaci. E allora, per il suo tramite, Presidente, mi rivolgo all'onorevole Appendino e agli altri deputati che sono intervenuti sul punto: io credo che sia importante dare una risposta laddove si parlava del fatto che preavvisiamo le aziende dieci giorni prima. Questo non è assolutamente vero, non risponde al vero, starei attenta ai cattivi commentatori che, a volte, prendono - passatemi un linguaggio poco tecnico - dei granchi clamorosi. Perché il riferimento è certamente all'articolo 5, comma 8, del DL n. 103 del 2024, ma invito a leggere la nota dell'Ispettorato nazionale del lavoro del 31 luglio 2024 che spiega, proprio nel commento alle disposizioni di quell'articolo, la motivazione per cui non si applica ai controlli in materia di lavoro, perché ovviamente sono dei controlli che necessitano, invece, di una condizione di immediatezza, che è quella che poi dà dei risultati, soprattutto quando andiamo a fare degli interventi che devono valutare delle irregolarità.

E guardate che, per quanto riguarda proprio l'attività ispettiva, in questo momento è, invece, molto più presente tutta quell'attività di coordinamento tra le varie forze ispettive, sia a livello centrale che territoriale, che fa sì che ci sia anche una mappatura del fenomeno e, quindi, una conoscenza a monte degli indicatori di rischio, che certamente non andiamo a condividere preventivamente con le realtà ispezionate. Credo che sia importante sottolineare questo aspetto, affinché non si continui a commettere un errore, in cui sono incorsi, per la verità, pochi commentatori.

Per quanto riguarda, invece, il fatto che io possa conoscere o meno la realtà imprenditoriale italiana, che sia entrata in qualche azienda e sappia come le aziende sono organizzate, beh, il 22 ottobre 2022 avevo già quasi 40 anni di lavoro e, come è noto, sono un professionista del mondo del lavoro che, certamente, conosce le relazioni industriali e conosce anche le aziende, non per averle visitate, ma per averci lavorato all'interno; pertanto, conosco le dinamiche e gli elementi di preoccupazione che devono sorgere nel momento in cui ci sono condizioni di sottovalutazione della sicurezza. È proprio per questo motivo che noi siamo intervenuti, e io ritengo di poter dimostrare che i nostri interventi non sono interventi episodici, legati ad esigenze del momento, ma sono, invece, percorsi meditati che attengono a tappe che sono per noi fondamentali.

Si è citato, si sono citati dei fatti e degli incidenti gravissimi, con riferimento al cantiere di via Mariti e all'impianto ENI di Calenzano. Aggiungo anche Brandizzo, perché in tutti quei momenti io ero presente, sono stata sul posto e credo che gli amministratori locali che mi hanno accompagnato mi abbiano riconosciuto il fatto che non l'ho fatto certamente con l'obiettivo di fare una passerella a favore di telecamere, ma, invece, ho cercato di capire, soprattutto in che modo potevamo essere utili con norme che ci consentissero di fare in modo che quegli eventi non si verificassero più.

Allora, ecco che l'intervento sulla patente a crediti è fortemente collegato anche, certamente, alla necessità di individuare un percorso che qualifichi meglio l'attenzione, la prevenzione e, soprattutto, le misure a tutela dei cantieri. Sapete anche che la patente a crediti sarà estesa ad altri settori e che, insieme alla patente a crediti, con il decreto-legge n. 159 del 2025 abbiamo inserito il badge di cantiere, che avrà una particolarità: sarà collegato con il SIISL, il Sistema informativo per l'inclusione sociale e lavorativa, nella parte di incrocio tra domanda e offerta di lavoro; sarà stampato e, quindi, scaricabile immediatamente dopo l'assunzione; potrà avere un collegamento con tutte le nostre basi dati e sarà uno strumento di immediata consultazione per il nostro personale ispettivo.

Per quanto riguarda l'Ispettorato del lavoro, ho citato nella relazione che cosa ho trovato. Ho omesso di dire che ho trovato anche del personale ispettivo che, per effetto della creazione dell'agenzia Ispettorato nazionale del lavoro e per un difetto di coordinamento con la normativa iniziale - quella istitutiva -, non era retribuito nello stesso modo rispetto ai colleghi del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e a tutti i dipendenti dei Ministeri per i quali è applicato il contratto collettivo nazionale del comparto delle funzioni centrali.

Allora, ecco che il primo intervento che abbiamo messo in campo con la manovra finanziaria del 2023 ha guardato a quell'esigenza specifica, perché volevamo rassicurare gli ispettori circa il nostro intendimento, che è quello di dare loro gli strumenti e le modalità per poter lavorare meglio e in condizioni di serenità.

Abbiamo introdotto, nelle norme che via via abbiamo adottato, nuovi contingenti aggiuntivi di personale ispettivo, perché è certamente importante potenziare l'attività ispettiva, ma è altrettanto importante creare la sinergia e, soprattutto, la condivisione di tutte le informazioni che servono per costruire un'azione ispettiva incisiva.

E in questo abbiamo la piena condivisione anche attraverso gli strumenti tecnologici di ultima generazione che mettiamo a disposizione delle nostre forze ispettive per la programmazione di quelle azioni che devono essere incisive e soprattutto rivolte a quei settori dove l'incidenza delle irregolarità, o l'incidenza degli infortuni, è più alta.

Io credo di aver detto, nella mia relazione, in un paio di passaggi - se non l'ho fatto, lo ribadisco -, che oggi abbiamo al lavoro un milione di persone in più rispetto al 2022, quindi, i numeri rispetto alle denunce di infortunio presentate - attenzione, non necessariamente definitive - sono riferiti a una platea di lavoratori molto più ampia rispetto a quella del passato; questo non vuol dire che non ci debba essere attenzione e impegno per ridurre l'incidenza degli infortuni, ma vuol dire tener conto che la platea degli assicurati, quindi dei soggetti per cui diamo una copertura del rischio, è molto più ampia.

Il comparto della scuola ha una sua incidenza specifica di infortuni, perché è un nuovo comparto e quindi, tutto ciò che viene osservato nei primi anni, è un delta in aumento, rispetto a quello che era a zero, perché non era indennizzato. Questo per noi vuol dire, ovviamente, fare anche un'azione intensa per conoscere e comprendere i fenomeni, ma, soprattutto, individuare le azioni da mettere in campo per ridurre l'incidenza infortunistica, partendo dalla prevenzione, per arrivare alla formazione e all'accompagnamento quotidiano all'utilizzo appropriato dei dispositivi di protezione individuale.

Su questo, la tecnologia ci sta aiutando moltissimo, perché l'INAIL sta investendo le risorse a disposizione del bilancio corrente, proprio per la creazione di dispositivi di protezione individuale intelligente che, attraverso l'intelligenza artificiale, possano ridurre soprattutto i rischi all'interno, per esempio, degli spazi confinati.

Cambiamenti climatici. Mi pare veramente ingiusto dire che ce ne siamo accorti in ritardo, visto e considerato che la norma con cui abbiamo adottato il Protocollo clima è dello scorso anno.

L'intervento che è stato fatto nel decreto Infrastrutture non è ribadire che una norma c'è, ma è fare in modo che con riferimento alla misura degli ammortizzatori sociali emergenziali, che non rientrano nel plafond delle settimane di cassa integrazione per gli eventi oggettivamente non evitabili, le risorse fossero destinate anche al 2026. Perché è stato finanziato con quelle risorse? Perché sappiamo guardare i numeri, e per quanto riguarda i dati 2025 abbiamo visto che le risorse stanziate, a suo tempo, sono state utilizzate per meno di quell'importo, che abbiamo messo nel decreto Infrastrutture.

Questo dipende, ovviamente, dalle richieste fatte dalle imprese e relative al personale dipendente, però non vuol dire che se dovessimo essere in una situazione in cui dobbiamo rifinanziare la misura, perché abbiamo messo in protezione realtà che sono praticamente superiori o perlomeno vicine alla dotazione, non si possa fare; anzi siamo assolutamente disponibili e attenti a farlo. Questo perché, per noi, è importante.

Ma allora voglio tornare più indietro e dire che il tema delle emergenze climatiche non è solo legato al caldo, ma è anche legato a ciò che invece nei periodi invernali avviene per effetto delle alluvioni o di condizioni climatiche avverse come la neve. Ecco, il nostro intervento è nato, in occasione dell'alluvione dell'Emilia-Romagna, della Toscana e delle Marche e poi è diventato un percorso che ha ricompreso anche l'emergenza caldo.

Abbiamo creato un ammortizzatore sociale emergenziale unico perché ci consentiva di poter essere più tempestivi nell'esaminare le domande inserite dalle aziende e dare una risposta immediata, contrariamente a quanto è capitato a me, professionista, in epoca COVID, in cui ho chiesto, in 21 modi diversi, la stessa cosa, cioè la cassa integrazione emergenziale per il COVID, perché, a fronte di un'Italia ferma, bloccata a casa, i professionisti avevano la possibilità di lavorare su 21 modi diversi di fare la stessa cosa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Io invece, in emergenza, a fronte di un'alluvione, a fronte di fatti gravi, mi sono posta il problema di mettere in campo immediatamente uno strumento efficace e diretto, che ha dato immediati risultati e che certamente ha dato protezione alle aziende e ai lavoratori autonomi che in quell'occasione ne avevano necessità.

Ora, signor Presidente, nella certezza di avere sicuramente dimenticato qualcosa - ho preso appunti -, certamente voglio rinnovarvi la piena disponibilità del Governo, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali a lavorare assieme per migliorare gli strumenti che abbiamo a disposizione, per fare in modo che tutti gli interventi siano ancora più ampi e più incisivi, per tutelare il diritto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.

Ecco, in ultimo, credo che dobbiamo guardare ai lavoratori e alle lavoratrici italiane e soprattutto a coloro i quali operano nel nostro Paese con identica sensibilità, senza, ovviamente, in questo, andare a definire percorsi che potrebbero invece differenziarsi per appartenenza del passaporto. Di fronte al diritto al lavoro e al diritto alla sicurezza, noi trattiamo tutti nello stesso modo e cerchiamo certamente di fare dignitosamente il nostro lavoro per rendere effettivi i diritti, esigibili le misure e, soprattutto, ampie, ancora più ampie, le tutele (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Grazie, veramente grazie. Chiederei una sospensione di qualche minuto per poter dare i pareri sulle risoluzioni.

PRESIDENTE. Di quanto tempo ha bisogno, Ministro? Dieci minuti. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 12,50.

La seduta, sospesa alle 12,38, è ripresa alle 12,52.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Ha facoltà di parlare la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone.

MARINA ELVIRA CALDERONE, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Presidente, intervengo per scusarmi e per chiedere altri dieci minuti di tempo. Stiamo finendo di esaminare tutte le risoluzioni. Quindi, chiedo la pazienza dei deputati. Dieci minuti di tempo e siamo pronti.

PRESIDENTE. Sospendiamo fino alle ore 13,05. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 12,55, è ripresa alle 13,05.

Preavviso di votazioni elettroniche.

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione delle Comunicazioni del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

(Parere del Vice Ministro del Lavoro e delle politiche sociali)

PRESIDENTE. Invito la Vice Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, ad esprimere il parere sulle risoluzioni presentate. Prego, a lei la parola.

MARIA TERESA BELLUCCI, Vice Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Sulla risoluzione Schifone, Giaccone, Tenerini, Semenzato ed altri n. 6-00263 il parere è favorevole sia per quanto riguarda le premesse che per quanto riguarda gli impegni.

Sulla risoluzione Scotto, Carotenuto, Mari ed altri n. 6-00264 il parere è contrario sulle premesse. Per quanto riguarda gli impegni, proponiamo la seguente riformulazione: “a proseguire nell'azione diretta a”. Poi, sugli impegni 1), 2) e 3) il parere è contrario. Sugli impegni 4), 5) e 6) il parere è favorevole. Sull'impegno 7) il parere è contrario. Sull'impegno 8) il parere è favorevole. Sull'impegno 9) il parere è contrario. Sugli impegni 10), 11) e 12) lettere a), b), c) e d) il parere è favorevole. Sugli impegni 13) e 14) il parere è contrario. Sull'impegno 15) il parere è favorevole. Sugli impegni 16), 17), 18), 19) e 20) il parere è contrario. Sugli impegni 21) e 22) il parere è favorevole. Sugli impegni 23), 24), 25) e 26) il parere è contrario. Sugli impegni 27), 28) e 29) il parere è favorevole. Sugli impegni 30) e 31) il parere è contrario.

Sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00265 il parere è contrario alle premesse. Per quanto riguarda gli impegni, è modificato con “a proseguire nelle azioni volte a”. Il parere è favorevole agli impegni 1), 2) e 3). Sugli impegni 4) e 5) il parere è contrario. Sugli impegni 6), 7) e 8) il parere è favorevole. Sugli impegni 9), 10) e 11) il parere è contrario. Sugli impegni 12), 13) e 14) il parere è favorevole. Sugli impegni 15) e 16) il parere è contrario. Sull'impegno 17) il parere è favorevole. Sull'impegno 18) il parere è contrario. Sugli impegni 19) e 20) il parere è favorevole. Sull'impegno 21) il parere è contrario. Sull'impegno 22) il parere è favorevole.

Sulla risoluzione Pastorella ed altri n. 6-00267 il parere è contrario alle premesse. Per quanto riguarda gli impegni, con la seguente riformulazione “a proseguire nelle azioni dirette a”, il parere è contrario all'impegno 1); è favorevole all'impegno 2); è contrario all'impegno 3), come anche all'impegno 4) c'è contrarietà; è favorevole agli impegni 5), 6) e 7).

Sulla risoluzione Davide Bergamini ed altri n. 6-00266, abbiamo una contrarietà alle premesse. Per quanto riguarda gli impegni, con la seguente riformulazione, cioè “a proseguire nelle azioni volte a”, vi è contrarietà agli impegni 1) e 2); vi è, infine, parere favorevole agli impegni 3), 4), 5), 6), 7), 8), 9) e 10).

PRESIDENTE. Abbiamo esaurito la definizione dei pareri alle risoluzioni presentate.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui a presentare questa risoluzione che riguarda un argomento sicuramente molto importante per la nostra società, perché parliamo di lavoro, parliamo di sicurezza sul lavoro delle persone.

Abbiamo sentito, anche durante gli interventi di presentazione delle risoluzioni, chi è molto favorevole, chi è contrario a qualsiasi cosa proposta dal Governo. Noi, come Futuro Nazionale, abbiamo presentato una risoluzione che entra nel concreto, che vuole andare ad analizzare quella che è la vita reale dei nostri lavoratori.

Quindi, partiamo da un dato oggettivo: sicuramente il Governo ha portato, all'interno di quest'Aula, delle informazioni utili. Alcune cose le possiamo condividere, su altre non ci trova d'accordo e, quando si parla di diritto al lavoro delle persone, della loro sicurezza, come Futuro Nazionale vogliamo capire quelli che sono i numeri.

Ci è stato detto che, dal 2022, sono diminuiti i decessi, sono diminuite le denunce anche di infortuni sul lavoro, ma ci si è dimenticati di ricordare che il 2022 fu l'anno del COVID, quindi molte aziende lavoravano meno, molti dipendenti delle aziende erano chiusi all'interno delle loro abitazioni e questo sicuramente ha contribuito in modo importante a fare in modo che i numeri di oggi siano sicuramente favorevoli.

Quello che, invece, dispiace è che il dato del 2025 fa vedere che comunque, rispetto al 2024, sono aumentati i numeri delle denunce: sono aumentati i numeri delle denunce di infortuni sul lavoro, portando 597.000 denunce nel 2025, quindi con quasi 8.000 casi in più di denunce in confronto all'anno precedente.

C'è stato poi un record che riguarda le malattie professionali. Anche qui dobbiamo ricordare che, probabilmente, questo dato nasce dal fatto che molte persone hanno dovuto allungare il loro periodo lavorativo, quindi quell'uscita che era stata promessa, anche da questo Governo, visto il mandato precoce, quella uscita più favorevole a chi faceva lavori usuranti non è ancora avvenuta. Questo probabilmente comporta molte malattie professionali (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) che vanno ad aggravare la condizione dei lavoratori che raggiungono, per un determinato fattore legato all'età, una condizione di lavoro che diventa anche insostenibile.

Noi chiediamo che, di fronte a queste esigenze del mondo del lavoro, vi siano delle risposte serie, delle risposte concrete e crediamo che la sicurezza non voglia dire solo aumentare la burocrazia per le nostre aziende, perché poi ci dimentichiamo, all'interno di quest'Aula, che le aziende che pagano il costo della burocrazia sono sempre le stesse. Sono quelle PMI italiane che hanno sempre e comunque contribuito allo sviluppo del Paese e che si sono sempre attenute alle regole.

E, invece, si chiudono gli occhi, magari, proprio rispetto alle partite IVA. E qui non è che, come Futuro Nazionale, ce l'abbiamo con gli stranieri - perché poi veniamo additati come quelli che sono razzisti -, ma non si può nascondere, mettendo la testa sotto la sabbia, che molte partite IVA straniere vengono utilizzate per far arrivare lavoratori irregolari anche dall'estero.

Questi lavoratori, non conoscendo le nostre normali regole e, a volte, non conoscendo nemmeno la lingua italiana, vanno nei cantieri dove poi accadono incidenti, infortuni; questo non lo diciamo noi, parlamentari di Futuro Nazionale, ma lo dicono i dati, i numeri che - come ho detto prima - sono inconfutabili. Infatti, l'INAIL certifica che mentre gli infortuni dei lavoratori italiani sono pressoché invariati, quindi restano gli stessi, gli infortuni dei lavoratori stranieri aumentano del 3,7 per cento.

Quindi, questo avrà un'incidenza, avrà un significato all'interno del sistema lavoro del Paese. E per questo noi chiediamo, al di là di quelle che possono essere le applicazioni, l'intelligenza artificiale, con l'implementazione anche delle regole, come la patente a punti, che, come ho detto prima, incrementa la burocrazia di chi ha sempre lavorato secondo le regole, mentre si evita di colpire chi vuole delinquere, chi sta cercando di portare avanti quel mondo del lavoro sommerso, chi porta avanti il discorso del caporalato attraverso l'utilizzo di dipendenti non in regola, l'utilizzo del lavoro nero; quello non viene colpito da questi balzelli nuovi.

Quindi quello che chiediamo, come Futuro Nazionale, è di incrementare i controlli fisici, di incrementare i controlli veri da parte del personale. Chiediamo di utilizzare quella parte dei fondi derivante dall'avanzo dell'INAIL per implementare i nuovi sistemi di sicurezza, per assumere più persone che possano fare controlli veri all'interno dei cantieri. Infatti, sempre più spesso ci capita di vedere lavoratori che sono oggetto di subappalti a cascata, che a volte vengono comunque portati avanti all'interno dei cantieri, soprattutto nei piccoli comuni; vediamo subappalti che vengono dati ad aziende straniere di cui non conosciamo nemmeno la provenienza. Ed è molto facile per chiunque di noi vedere che non vengono rispettate le famose regole. Ho sentito poc'anzi i colleghi di AVS sostenere che le morti e gli incidenti sul lavoro siano quasi esclusivamente dovuti al cambiamento climatico. Questo non ci trova d'accordo. Nessuno vuole negare il cambiamento climatico all'interno di questo Paese, ma dobbiamo convincerci che la gente muore e si fa male perché non vengono rispettate le regole, non solo perché si è alzata la temperatura a causa del cambiamento climatico (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

E quindi vogliamo ricordare proprio a quei colleghi di AVS, che sono intervenuti poc'anzi, che spesso gli incidenti sul lavoro nascono proprio dall'immigrazione clandestina, che spesso viene difesa da una certa parte politica all'interno di questo Paese. Noi abbiamo già chiesto in più sedi - lo chiediamo anche in questo documento che abbiamo presentato oggi - di fare verifiche più severe, di fare in modo che chi lavora in un cantiere italiano conosca la lingua italiana, riesca a leggere le nostre regole e i nostri regolamenti, riesca a capire quali sono i dispositivi di protezione che servono per la loro sicurezza e soprattutto per quella di chi è all'interno di quel cantiere. Non si possono colpire con ulteriori balzelli burocratici sempre i soliti, perché rispettano le regole e, poi, far finta che non esistano per chi, invece, viene a derubare il nostro Paese.

Infatti, non dimentichiamoci che, oltre alle morti - che sono sicuramente un concetto tragico - e agli incidenti - infortunio che deve essere sempre evitato -, dobbiamo ricordarci che queste aziende fanno concorrenza alle nostre aziende italiane che seguono le regole.

Accogliamo ovviamente con favore gli impegni che sono stati assunti dal Governo attraverso la nostra risoluzione, che dimostrano sicuramente un'apertura su punti che, come ho detto poc'anzi, sono sicuramente di buon senso, perché Futuro Nazionale, anche in questa occasione, dimostra che non è contrario a prescindere, ma riesce a lavorare, rispettando le richieste…

PRESIDENTE. La ringrazio.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). …che ci arrivano dai territori e dagli italiani. Quindi, chiedo ai colleghi parlamentari di valutare ed esprimere un voto favorevole sulla nostra risoluzione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie, Presidente. Nessun lavoro è così importante da non poter essere svolto in sicurezza. Questo è un principio talmente ovvio da sembrare banale, eppure è contraddetto ogni giorno dalla realtà, se pensiamo che nei primi mesi di quest'anno sono state oltre 137.200 le denunce per infortuni sul lavoro, in aumento rispetto allo scorso anno, Ministra. E, purtroppo, 191 lavoratori e lavoratrici dall'inizio di quest'anno hanno perso la vita a causa del loro lavoro e non potranno tornare a casa dai loro cari.

Vede, Ministra, di fronte a questi dati noi ci aspettavamo nel suo intervento - che, devo dire, è stato molto puntuale e molto approfondito sui numeri, le cifre e le misure intraprese - un senso di urgenza, di preoccupazione e di allarme rispetto a una piaga non ancora sanata, come non ha esitato a definirla il Presidente Mattarella poche settimane fa, per la ricorrenza del 1° maggio.

E invece lei, Ministra, e il suo Governo, dopo quattro anni di attività, sostanzialmente non avete ancora chiaro un piano per poter attaccare davvero il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro. E, sinceramente, anche le misure che avete approntato in questi quattro anni, compreso l'ultimo decreto-legge dell'ottobre scorso, dati alla mano, non hanno portato ai risultati che probabilmente voi stessi vi aspettavate.

Allora, occorre un cambio di strategia, occorre essere più incisivi. Vede, Ministra, sappiamo che uno dei problemi principali di cui forse non si parla mai abbastanza è proprio il lavoro nero, quella zona di sostanziale assenza di diritti, controlli e garanzie che purtroppo è ancora molto diffusa nel nostro Paese. E l'evento drammatico, l'assassinio brutale di Amendolara di qualche settimana fa, con l'uccisione barbara di quattro lavoratori stranieri, ci ha riportato alla luce quello che molto spesso non vogliamo vedere e che vogliamo dimenticare: esiste ancora la schiavitù nel nostro Paese.

È vero, formalmente è stata abolita, non c'è dubbio: ma quello a cui sono sottoposti molti lavoratori e lavoratrici, è una vera e propria forma di schiavitù, una vera e propria forma di abuso. E quando il collega Bergamini, precedentemente, ha detto che il problema degli infortuni e delle morti sul lavoro è causato dall'immigrazione irregolare, dice una grandissima bugia. Infatti, gli immigrati irregolari, purtroppo, sono le vittime dello sfruttamento da parte della criminalità organizzata, spesso, sì, legata all'immigrazione irregolare; ma la criminalità organizzata è quella forma di sfruttamento che porta a quegli incidenti e a quelle morti. E forse anche un sistema di accoglienza che rende invisibili quelle persone nel nostro Paese e le priva di qualsiasi possibilità di integrazione e di accesso regolare a un percorso che sia anche di lavoro nel nostro Paese. E, allora, vede, Ministra, sappiamo che i temi che riguardano, soprattutto, il caporalato, sono temi che non nascono oggi e con questo Governo. Lo sappiamo benissimo. Sappiamo anche, però, che c'è una legge che è stata approvata dal nostro Governo, dal Governo Renzi, ormai dieci anni fa. Ed è stata una legge tra le più avanzate in Europa per l'organicità e per il sistema sanzionatorio che prevede, tanto che allora fu accolta positivamente anche dai sindacati, nonostante non fossero teneri con il nostro Governo.

Però, come ogni legge, se non viene applicata e non viene attuata concretamente, resta semplicemente sulla carta. Ed è quello che le chiediamo, Ministra, intensificando soprattutto i controlli, intensificando la collaborazione non soltanto con le Forze dell'ordine, ma anche tra gli enti preposti, con l'interoperabilità delle banche dati e con la collaborazione, perché, purtroppo, occorre un rafforzamento di quelle strutture - a cominciare dagli organici -, se vogliamo immaginare che quei controlli possano davvero essere efficaci. Infatti, lei stessa ha ricordato che l'INAIL riesce a svolgere circa 6.000-7.000 controlli all'anno su 5 milioni di imprese che abbiamo nel nostro Paese.

E se questo è un tema sicuramente gravissimo con riguardo a tutti i lavoratori, lei sa, Ministra, che molto spesso nei confronti delle categorie più esposte - quelle irregolari e non solo - al tema della sicurezza sui luoghi di lavoro per le donne, spesso si cumula anche il tema della violenza che subiscono in questi luoghi e anche la difficoltà di poterlo denunciare, proprio perché vivono una condizione di precarietà, senza voce, senza diritti di alcun tipo.

Allora, Ministra, le chiediamo un cambio di passo. E, su questo, siamo disponibili a qualsiasi forma di collaborazione, senza distinguo. Abbiamo fatto anche proposte molto concrete che vanno in questa direzione, a cui è stato detto di no dal vostro Governo.

Io mi auguro che prima della prossima legge di bilancio, visto che siamo quasi al mese di luglio, si possa trovare insieme una soluzione. Noi, per esempio, abbiamo avanzato una proposta che riguarda il sostegno a quelle imprese che debbono migliorare i dispositivi di sicurezza nei loro macchinari affinché, dopo il caso di Luana D'Orazio, non ci siano più mamme che debbano piangere la morte delle loro figlie sul luogo di lavoro.

Quella proposta è stata respinta per mancanza di risorse. Noi chiediamo al Governo di trovare quelle risorse, Ministra. E le chiediamo anche, Ministra - e ci dispiace che ci sia stato un rifiuto anche rispetto alla risoluzione che abbiamo presentato oggi su questo punto specifico - di lavorare sul tema del dumping contrattuale. La nostra collega Furlan, al Senato, ha presentato da tempo un disegno di legge. Noi sappiamo che il tema dei contratti pirata, e quindi dello sfruttamento non soltanto retributivo, ma del risparmio che le aziende spesso fanno sulla pelle dei lavoratori anche attraverso la riduzione dei presidi di sicurezza, è un tema vero.

Allora, intervenire non soltanto sui contratti a cascata e sugli appalti, ma anche sul dumping contrattuale, è un modo per salvaguardare non solo il salario, la retribuzione dignitosa, ma anche una maggiore sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. E, Ministra, noi vorremmo e avremmo voluto da lei anche parole più chiare sul tema degli strumenti messi a disposizione per far fronte a queste nuove ondate di calore e all'esigenza che hanno molte imprese di rivedere gli orari e l'organizzazione del lavoro, soprattutto per chi lavora all'aperto, in agricoltura come nell'edilizia.

Ci preoccupa la riduzione delle risorse stanziate rispetto allo scorso anno; ma, Ministra, devo dire che ci preoccupa molto di più sentire alcune parole da parte degli esponenti della vostra maggioranza di Governo, e anche di alcuni esponenti del vostro stesso Governo, dirci che il cambiamento climatico non esiste e che dobbiamo abituarci a questa fase. La seconda carica dello Stato ci ha detto che non moriremo, ci abitueremo, come avviene ai Caraibi, al nuovo calore. Ecco, Ministra, lei sa bene che non è così, perché l'anno scorso sono morti dei lavoratori e delle lavoratrici per l'eccessivo calore e rischiamo che possa avvenire anche quest'anno.

Allora non sottovalutiamo un problema che è reale, Ministra; non possiamo derubricare tutto a una battuta. Perché noi abbiamo il dovere - e voi più di noi, perché avete la responsabilità di Governo - di pensare a quei lavoratori e a quelle lavoratrici. E, Ministra, noi abbiamo accolto, io ho accolto anche positivamente la sua riflessione su come avere un regionalismo differenziato, 21 regioni che su alcune materie legiferano in maniera differente, possa essere un ostacolo ad approntare delle soluzioni più efficaci. Lei faceva riferimento al COVID, ma vale per la sicurezza sul lavoro, vale per la formazione professionale. Però volevo dire sommessamente, Ministra, perché forse in quegli anni era impegnata su altri fronti, che noi abbiamo proposto una riforma costituzionale che andava proprio in quella direzione e che la sua maggioranza ha osteggiato e non ha sostenuto. Ma soprattutto volevo dire che oggi il vostro Governo ha presentato una proposta di riforma dell'autonomia differenziata che va esattamente nella direzione opposta a quella da lei auspicata. Quindi, lei ha approvato in Consiglio dei ministri una riforma che le dà ancora meno strumenti di quelli che lei già oggi ritiene di non avere per poter approntare delle tutele efficaci.

Ministra, noi pensiamo che ogni euro investito, sia nella formazione continua che soprattutto nella formazione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro sia, ovviamente, un euro non che viene sottratto al profitto ma che viene investito sul principale capitale che ogni azienda ha, che è quello umano. E che quindi debba essere visto non semplicemente come un adempimento burocratico, come un modulo da riempire, ma come una condizione essenziale per garantire quello che è un diritto principale ed essenziale: quello di poter lavorare e di poterlo fare in condizioni di sicurezza. Noi siamo disponibili, Ministra, a lavorare insieme purché, però, finisca la stagione degli spot e si individui davvero una strategia condivisa (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Martina Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministra Calderone, onorevoli colleghi, la sicurezza sul lavoro è uno di quei temi sui quali la politica deve dimostrare di saper guardare oltre le apparenze. Quando noi parliamo di lavoro parliamo, infatti, di un pilastro della nostra Repubblica. Parliamo della dignità delle persone, della qualità del nostro sistema produttivo, della capacità di un Paese moderno di coniugare crescita economica, competitività e tutela della vita umana.

La relazione che oggi la Ministra ha illustrato ci consegna un messaggio chiaro: la sicurezza non è una materia nella quale ci si possa fermare, né tantomeno accontentare. È una sfida permanente che richiede investimenti, responsabilità, innovazione e una visione di lungo periodo. In questi anni il Governo ha scelto una strada precisa: passare dalla logica dell'emergenza a quella della prevenzione. Più vigilanza, più formazione, più qualificazione delle imprese, più investimenti nella cultura della sicurezza, più collaborazione tra istituzioni, lavoratori e sistema produttivo.

Le norme in materia di sicurezza sul lavoro devono essere capaci di affrontare le nuove sfide che stanno trasformando il mondo del lavoro stesso. Penso all'impatto della transizione digitale, all'automazione, all'intelligenza artificiale. E penso anche ai cambiamenti climatici, che stanno modificando concretamente le condizioni nelle quali milioni di persone lavorano ogni giorno. Penso ai nuovi rischi organizzativi, ai rischi psicosociali, alle patologie che si sviluppano nel tempo e che oggi rappresentano una frontiera sempre più importante delle politiche di prevenzione. Ed è proprio qui che, come gruppo parlamentare di Noi Moderati, abbiamo voluto dare un contributo specifico nella risoluzione di maggioranza perché crediamo che, accanto agli interventi già messi in campo dal Governo - come il rafforzamento della patente a crediti, il potenziamento dell'attività ispettiva, fino ai meccanismi premiali gestiti dall'INAIL -, fosse importante ampliare ulteriormente l'orizzonte delle politiche della sicurezza, innanzitutto ponendo maggiore attenzione alle malattie professionali e ai rischi emergenti.

Oggi sicurezza significa certamente prevenire gli infortuni, ma significa anche tutelare la salute delle persone lungo tutto l'arco della vita lavorativa; significa occuparsi dei rischi psicosociali, dello stress lavoro-correlato, dei rischi ergonomici, degli effetti che l'innalzamento delle temperature e le emergenze climatiche stanno producendo in molti settori produttivi; significa essere capaci di anticipare i problemi e non limitarsi a rincorrerli.

In secondo luogo, abbiamo ritenuto necessario rafforzare il tema della sicurezza nelle filiere degli appalti, perché la qualità del lavoro passa anche dalla qualità delle imprese e non può esserci competitività fondata sull'abbassamento delle tutele o sulla compressione dei diritti dei lavoratori. Per questo abbiamo proposto di promuovere sistemi di qualificazione delle imprese fondate sulla regolarità, sulla formazione, sulla prevenzione e sulla reale capacità organizzativa in materia di salute e sicurezza. Bisogna premiare chi investe, chi forma, chi innova e chi considera la sicurezza un elemento essenziale del proprio modello produttivo, perché la sicurezza non è un costo, è un investimento, è produttività, è qualità, è sostenibilità, è un fattore di competitività nel nostro sistema economico.

E infine c'è il tema che, forse, più di ogni altro guarda al futuro: la cultura della sicurezza. Noi siamo convinti che la prevenzione non possa iniziare soltanto quando una persona entra per la prima volta in fabbrica, in un cantiere o in un ufficio. La sicurezza deve diventare un patrimonio culturale del nostro straordinario Paese. Ecco perché abbiamo voluto inserire nella risoluzione l'impegno a valutare l'introduzione di un libretto telematico formativo sulla sicurezza che accompagni il cittadino lungo il suo percorso di crescita e di formazione lavorativa.

Una sorta di percorso continuo di educazione alla prevenzione, perché la sicurezza si apprende, si costruisce e si consolida nel tempo, e crediamo che debba iniziare già dalla scuola, fin dalla scuola primaria, affinché le nuove generazioni crescano con una maggiore consapevolezza del rischio, con una maggiore attenzione alle regole e con una più diffusa cultura della responsabilità. Questo naturalmente significa investire davvero sul futuro e sulle nuove generazioni, perché una società nella quale la sicurezza è un valore condiviso è una società più forte, più moderna e più giusta. Ed è questa la direzione indicata dalla Strategia nazionale 2026-2030 richiamata proprio dalla relazione: una strategia che punta sulla prevenzione, sulla collaborazione tra istituzioni e parti sociali, sull'innovazione e sulla valorizzazione delle imprese virtuose. È una scelta che condividiamo, Ministra. Per questo, il gruppo di Noi Moderati voterà convintamente a favore della risoluzione di maggioranza.

Ricordiamoci che la sicurezza sul lavoro è una battaglia identitaria, è una responsabilità nazionale e il compito della politica è continuare a costruire condizioni sempre migliori affinché lavorare non significhi mai mettere a rischio la propria vita e la propria salute.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, c'è sicuramente un'evoluzione rispetto alle precedenti relazioni, quelle degli anni scorsi. In realtà è quello che abbiamo provato a dire per tre anni che la questione della sicurezza del lavoro andava inserita nel contesto più generale dello sfruttamento, della qualità del lavoro, delle condizioni di lavoro in questo Paese. Le dichiarazioni di principio servono, ma servono a poco se non producono conseguenze, anzi, richiamano conseguenze, atti che sono a quel punto sempre più necessari e urgenti, cioè un gigantesco intervento pubblico, di cui non c'è traccia.

E poi anche le dichiarazioni: cultura della sicurezza prima dell'ingresso nel mondo del lavoro. Sì, Ministra, però lei ci dovrebbe anche dire come entrano i giovani adesso nel mondo del lavoro: entrano quasi tutti in un regime di assoluta precarietà e sotto salario. Quindi, parlare di sicurezza diventa davvero difficile, così come avere cultura della sicurezza. La cultura della sicurezza va in archivio quando entri in regime di sfruttamento.

Allo stesso modo, estendere l'assicurazione INAIL, signora Ministra, non significa mettere in sicurezza, significa dare copertura ulteriore di quel tipo assicurativo in caso di incidente. Ma noi dovremmo dire un'altra cosa, signora Ministra: che gli studenti non devono lavorare, punto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra); che quello che fanno nelle scuole, 6 volte su 10, infatti, non sono laboratori, è lavoro. Quindi, se cominciamo a mettere questo nelle relazioni, è più facile che ci troviamo d'accordo.

Sappiamo che c'è una gigantesca attività istituzionale, lo sappiamo: operano ogni giorno le prefetture, le questure, i Carabinieri, la Guardia di finanza, l'INPS, l'INAIL, le ASL, l'Ispettorato nazionale del lavoro. Ci mancherebbe, questo è un pezzo fondamentale. Ma è altrettanto vero che il lavoro si sta evolvendo in negativo e che queste strutture dello Stato non riescono più a stare al passo dell'evoluzione negativa del mercato del lavoro. Il nesso tra lo sfruttamento del lavoro, il caporalato e la schiavitù è sempre più evidente in Italia. Lei lo ha citato, ma non ci ha detto come si affronta questa emergenza. Il caporalato avanza e, se non ci fosse la magistratura - non se non ci fosse il Governo, se non ci fosse la magistratura -, noi non avremmo provvedimenti cogenti rispetto al caporalato. Questo è un punto e dobbiamo affrontarlo per quello che è.

Un pezzo significativo del mercato del lavoro, in questo Paese, è caratterizzato da caporalato e da schiavitù. Il caporalato e la schiavitù stanno in fondo al ciclo produttivo, ma ne rappresentano, ormai, un elemento strutturale: in edilizia, nella logistica, nelle consegne, nel tessile, in agricoltura, e sicuramente dimentico qualcosa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Il caporalato e la schiavitù hanno bisogno di due presupposti: un mercato del lavoro che, essendo un sistema, spinge verso il basso tutto il quadro delle retribuzioni e delle tutele, e poi hanno bisogno di un'altra cosa, signora Ministro, hanno bisogno di razzismo. Senza razzismo, non stanno in piedi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Quindi, senza sfruttamento, senza esagerati profitti, senza razzismo non si può fare caporalato e schiavitù. Quindi, senza imprese che non potrebbero vivere senza sfruttare o dovrebbero rinunciare a una parte significativa dei propri profitti non ci sarebbe il caporalato e non ci sarebbe la schiavitù.

Quindi è sbagliato, signora Ministra, finanziare la sicurezza da parte delle imprese. Mi spiego, perché posso indurre in errore: bisognerebbe sempre finanziare ricerca e innovazione, ma è giusto che i costi della sicurezza siano sempre un costo delle imprese, perché questo è un elemento di selezione delle imprese buone (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra); invece, in questo Paese avviene esattamente il contrario: si finanzia anche la sicurezza, ed è un gravissimo errore.

Sa, Ministra, quando si estende lo spazio di utilizzo del lavoro somministrato, quando si estende il subappalto, quando si dice che un salario può essere giusto senza essere sufficiente, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori cambia il giorno dopo. Noi dovremmo, forse - qui anche accogliendo in parte quello che ha detto -, trasformare questa relazione: in base a quello che ho appena detto, questa dovrebbe essere una relazione sullo sfruttamento della sicurezza del lavoro. Esattamente, così potremmo affrontare i temi che ho appena citato. Perché qual è la differenza tra l'Italia e gli altri Paesi europei? Credo che qui sia ci sia il punto, poi, dolente: non è il numero degli incidenti, non è neanche il numero dei decessi, è il tasso di irregolarità delle imprese. Quella è la differenza fra l'Italia e tutta l'Europa: l'irregolarità contributiva, assicurativa, in materia di sicurezza, in materia sanitaria, da tutti i punti di vista, quella che emerge dall'attività ispettiva, che - lei lo sa meglio di me, non devo ripeterlo - è assolutamente insufficiente, ovviamente non per colpa degli ispettori.

L'altra questione è il lavoro nero, il lavoro grigio che caratterizza il nostro sistema produttivo e non ci dà neanche la possibilità di conoscere e intervenire adeguatamente sulla sicurezza del lavoro. Per questo, se il nostro mercato del lavoro… se il nostro mondo del lavoro è un gigantesco buco grigio, tendente al nero, servirebbero iniziative di sistema, signora Ministra, ma serve anche una terapia d'urto, quella che non c'è nella sua relazione. Da questo punto di vista, se non è burocratica, è quantomeno accondiscendente rispetto alla realtà che viviamo, perché, in questa situazione, tutto viene spinto verso il basso. Parliamo di caporalato e di schiavitù esattamente per questo: perché il caporalato e la schiavitù, essendo l'ultimo anello della condizione lavorativa in questo Paese, tirano tutto verso il basso, e per questo il lavoro è insicuro. Quindi, servono iniziative che cambiano il giorno dopo la vita di chi lavora: il giorno dopo. Bisogna avere il coraggio di fare provvedimenti che, la mattina dopo, cambiano la vita di qualcuno, come quando si fanno le leggi cattive. Le leggi cattive hanno sempre quella caratteristica: cambiano la vita dei lavoratori il giorno dopo.

Quindi servirebbe - faccio solo degli esempi, ho poco tempo - dare davvero potere agli RLS territoriali, perché sono una straordinaria risorsa inutilizzata. Si tratta di decine di migliaia di lavoratori, di operatori della sicurezza, presenti in quasi tutti i luoghi di lavoro nel nostro Paese, che, invece che essere valorizzati e utilizzati attraverso risorse, formazione, strumenti e potere, vengono discriminati e, spesso vengono anche licenziati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Quando c'è il licenziamento di un rappresentante dei lavoratori, il Governo dovrebbe avere il coraggio di intervenire sempre, immediatamente, e anche di rispondere alle interrogazioni, Ministra, come quella che ho presentato rispetto al porto di Salerno, dove è stato licenziato Ciccio Collina.

Poi misure coraggiose, signora Ministro: a 60 anni non si può salire su un ponteggio. Non si può, non è possibile (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E figuriamoci a 65, a 66, a 67, a 68, a 69 anni. Queste sono le età di caduti in edilizia cadendo da un ponteggio. Ma non si può stare né a 69 né a 60 anni a lavorare su un ponteggio. A quell'età non è possibile. Qualcuno se ne deve rendere conto e qualcuno deve fare qualcosa.

Ma voi, signora Ministra - questo è il punto -, in 44 mesi di Governo non avete cambiato la vita in meglio di una sola lavoratrice o di un solo lavoratore. In 44 mesi non c'è un provvedimento del Governo rispetto al quale si può dire questa cosa: cambia la condizione di lavoro. Avete avuto il coraggio di fare cose peggiorative o di girarci attorno. Questo è il bilancio. Il bilancio, anche della sua relazione, necessariamente, è un bilancio complessivo, che riguarda il tema della sicurezza, ma riguarda anche il tema dello sfruttamento, e sulla sicurezza e sullo sfruttamento del lavoro questo Governo - è del tutto evidente - ha completamente fallito (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, partiamo dagli infortuni rispetto ai quali si registra una decisa tendenza all'aumento: questo è il risultato che ci restituisce il monitoraggio sull'andamento infortunistico.

L'indice di mortalità, poi, purtroppo, si mantiene su livelli intollerabili per un Paese civile. La media è assolutamente drammatica; parliamo di 70 incidenti mortali al mese nel primo trimestre del 2026; non mi sembra che siamo partiti molto bene.

E allora la domanda che sorge è la seguente. Ci chiediamo: o l'Italia è un Paese sfortunato, perché nella comparazione con gli altri Paesi europei abbiamo medie altissime, o persiste un'insufficienza strutturale nelle misure di contrasto e di prevenzione.

A questo aggiungiamo, poi, il fatto che si registra un fortissimo e generalizzato incremento delle denunce di malattia professionale, che indicano un'emersione di patologie correlate a cicli di sfruttamento dei lavoratori.

Il sistema di controllo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro resta caratterizzato da un deficit cronico negli organici del personale ispettivo operante sul territorio. Tutto ciò naturalmente crea un'inconfutabile e incontestabile insufficienza circa la necessaria capillarità dei controlli, che li rende, appunto, inefficaci. Se i controlli non sono capillari, non sono tempestivi e non sono cronicamente ripetuti, non c'è assolutamente efficacia dei controlli stessi.

In particolare, segnaliamo la figura dei tecnici della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, dove c'è una carenza... Qui parlano i numeri, non c'è da esprimere opinioni. Vengono vanificate da queste carenze le funzioni di deterrenza e gli obiettivi di prevenzione perché occorre investire. Se il Governo non mette tra le priorità l'investimento, con riferimento a questo tipo di obiettivi, è ovvio che, quando tiriamo la linea, il saldo sarà sempre negativo.

Pur prevedendo alcune immissioni grazie a provvedimenti di Governo, c'è da dire che la pianificazione dei flussi delle assunzioni registra dei ritardi, con organici scoperti - perché non seguite l'iter della programmazione - anche per effetto dei pensionamenti che ci sono ma che vanno previsti.

E i problemi emergono quando vengono diffusi i dati che sono stati rilevati, con tassi di irregolarità a livelli altissimi.

Qui il problema che si pone e che crea poi un cortocircuito qual è? Che la bassa probabilità statistica di subire controlli, proprio in mancanza di adeguati investimenti su questo tema, altera le dinamiche di mercato, vale a dire i costi per chi evade gli obblighi di tutela si abbassano rispetto a quelle imprese che, invece, correttamente si pongono in piena conformità con le normative. Quindi salta tutto l'equilibrio e il mercato diventa scomposto ovviamente. Quindi i vuoti creati dalle insufficienze nei controlli producono non soltanto veri e propri danni, ma anche distorsioni e disfunzioni sul mercato del lavoro.

I bilanci storici dell'INAIL - questo è un altro tema - dimostrano che la quota di risorse destinate ai piani di prevenzione è estremamente ridotta, e questo è penalizzante.

L'eccessiva frammentazione dei cicli produttivi si traduce in un'amplificazione dei fattori di rischio anche a causa dell'abuso sistematico del sistema del subappalto, con le patologie che - lo sappiamo tutti - si porta, purtroppo, dietro. Occorre valorizzare il comportamento storico delle imprese che sono in linea con le regole in materia di sicurezza, quelle virtuose vanno premiate; il sistema premiale è quello che va assolutamente rinsaldato e riorganizzato.

Tutto, dunque, concorre a poter affermare che una visione complessiva, un quadro strutturale non c'è e si continua a mettere delle toppe. A volte diciamo “per fortuna che c'è questo provvedimento”, ma sono sempre comunque soluzioni tampone, parziali e non risolutive.

La nostra risoluzione, anzitutto, segnala un'urgenza piena, la necessità di intervenire in maniera tempestiva sul tema, la ridefinizione e il potenziamento del piano di reclutamento straordinario del personale ispettivo del lavoro e dei tecnici della prevenzione. Occorre, a nostro avviso, varare, d'intesa con le parti sociali, un piano straordinario di ispezioni e di vigilanza mirato per specifici macrosettori e comprensivo anche dei nuovi contesti dell'economia digitale.

Poi c'è il tema della necessità, a nostro avviso, di svincolare - quello che dicevo prima -, di sbloccare le quote dell'avanzo delle casse accumulate dall'INAIL. Su questo c'è necessità di un'intesa con i Ministeri competenti. Si può costituire un fondo straordinario nazionale per la prevenzione e la formazione, per le tecnologie e per l'abbattimento dei premi assicurativi per le imprese che sono a zero infortuni. Ce ne sono di strumenti, signor Ministro, per il potenziamento di piani formativi territoriali.

Altro elemento che proponiamo ovviamente è di assumere iniziative immediate di carattere legislativo volte a riformare profondamente la disciplina dei contratti pubblici e dei contratti tra i privati, a introdurre una regolamentazione estremamente rigorosa - sempre su nostra proposta, ma credo che sia un'esigenza un po' condivisa - e restrittiva del sistema dei subappalti a cascata, che crea tante patologie e tanti danni. Ripeto, occorre riformare il sistema premiale, perché chi investe sulla prevenzione deve avere un ritorno e non deve essere penalizzato per il fatto che dai mancati controlli chi fa il furbetto abbatte anche i costi; - questo crea grandi patologie. Infine, occorre attivare linee di finanziamento agevolato e specifici crediti di imposta destinati a sostenere, in particolare all'interno delle micro e piccole imprese, l'acquisizione e l'implementazione di tecnologie basate sull'intelligenza artificiale generativa applicate alla sicurezza sul lavoro e alla valutazione predittiva dei rischi di reparto (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Sì, grazie, Presidente. Colleghi, Ministro, la realtà in questo palazzo è così paradossale che, vede, lei stamattina ha riempito le pagine di questa relazione di risultati eccezionali, mentre la realtà impietosamente vi sommerge di fatti eccezionali, di un caldo eccezionale che sta mietendo vittime in tutta Europa. E proprio adesso - sono le due meno qualche minuto - degli algoritmi stanno decidendo i ritmi di lavoro di rider che pedalano sotto il sole a picco, senza garanzie di tutele del lavoro subordinato, che noi vi abbiamo chiesto e su cui voi ci avete risposto di no.

Non solo, vogliamo parlare delle misure sul calore estremo che state facendo, Ministra? Ma che state facendo, Ministra? Briciole. Quanto state stanziando, Ministra, su questo provvedimento? Briciole. Ed è questo che vale per voi la salute dei lavoratori: briciole.

Allora voi vi potete autoelogiare, potete millantare successi, ad esempio questa patente a crediti, che nei fatti è un colabrodo, ha prodotto 14 sanzioni. Quattrodici. Abbiamo un migliaio di morti, decine di migliaia di infortuni all'anno e 14 sanzioni; e voi festeggiate. Ma che avete da festeggiare? Noi al Governo del Paese abbiamo mostrato la differenza, e la differenza è che la sicurezza, la dignità del lavoro è stata al centro di una battaglia politica e di una visione di Paese.

Il MoVimento 5 Stelle dal primo giorno ha indicato una direzione. Cioè, le misure come il reddito di cittadinanza e il decreto Dignità hanno dato una visione di Paese che ha rappresentato un vero e proprio cambio di paradigma. Abbiamo messo al centro il cittadino e la Costituzione e lo Stato a difesa e tutela dei lavoratori.

La realtà che invece avete prodotto voi ci sbatte in faccia un bollettino di guerra. I dati INAIL del 2025 parlano di 1.093 vite spezzate: tre persone al giorno. Tre ogni giorno. Se non è un'emergenza questa…

Allora, noi vi abbiamo chiesto di dare vita a una procura nazionale per gli infortuni sul lavoro, un coordinamento centralizzato, personale specializzato, indagini ceneri… celeri - le ceneri, purtroppo, sono quelle che restano dei lavoratori - e voi avete detto di no. Vi siete accorti dei dati sul lavoro minorile, degli infortuni tra i 15 e i 17 anni che sono in crescita del 200 per cento? Sì, per grazia di Dio, ve ne siete accorti. E la risposta qual è stata? Avete copiato la nostra proposta di formazione scolastica - a prima firma Barzotti - togliendone lo stanziamento, a dimostrazione del fatto che per voi la prevenzione degli infortuni vale zero, niente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Poi, abbiamo chiesto di inserire nel nostro codice il reato di omicidio sul lavoro, badate non per criminalizzare le imprese e gli imprenditori ma per impedire che violare le norme di sicurezza sia economicamente conveniente e per punire severamente le condotte omissive. Un reato specifico tutela anche gli imprenditori perbene, quelli che rispettano le regole e che perdono commesse contro chi le ignora. E per voi, che pure avete inventato il reato per il rave party per contrastare quel fenomeno residuale, com'è possibile che, per mille morti l'anno sul lavoro, non avete avuto la stessa determinazione?

E poi, Ministra, ma l'avete letta la sentenza di primo grado dell'omicidio di Luana D'Orazio? Perché è un omicidio quello. È il caso emblematico dell'impunità nel settore della sicurezza sul lavoro. La sentenza dichiara esplicitamente che la morte è stata prodotta da una scelta di profitto deliberata, eppure nessuno va in carcere. L'azienda paga un milione di euro ma è un rischio calcolato, perché è un costo non lontano da quel che avrebbe dovuto spendere in manutenzione preventiva della sicurezza. Allora, il messaggio che arriva agli imprenditori è chiaro: è più conveniente lasciare morire gli operai che garantirgli la sicurezza.

Questa sentenza è il manifesto dell'inadeguatezza del contesto legislativo attuale e serve - servirebbe - per gridarci in faccia, uno: la richiesta di pene detentive effettive, senza possibilità di sospensione, e due: la richiesta del sequestro temporaneo delle aziende e, quindi, è una situazione che prevederebbe una legislazione specifica, perché, vede, le famiglie dei morti sul lavoro soffrono, oltre al dolore, anche un senso di ingiustizia profondo per pene che sono spesso sospese e per risarcimenti liquidati come una semplice voce di bilancio.

Vogliamo parlare del caporalato? Mentre noi chiediamo il DURC in agricoltura, in contrasto a questo fenomeno indecente che continua a mietere vittime come i quattro bruciati vivi ad Amendolara, voi siete impegnati a garantire all'ordine dei consulenti sul lavoro - che poi è un affare di famiglia tra lei e suo marito - il monopolio sull'Asse.Co, cioè un certificato della regolarità delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro, che di fatto funge da salvacondotto dei controlli INL. Allora, io voglio dire che noi dobbiamo ristabilire il senso e la priorità delle cose: lo Stato non deve garantire il diritto a lucro di pochi; lo Stato deve prima di tutto servire da scudo a garantire i diritti fondamentali dei lavoratori italiani.

Quello al profitto non è un diritto fondamentale, è una concessione, e se il profitto di pochi si mangia tutto il diritto alla sicurezza dei lavoratori allora c'è qualcosa che non va nel nostro Paese. Lo Stato non può lasciare al mercato libero l'autoregolamentazione. Peraltro, sappiamo bene come funziona il vostro mercato libero, che privatizza gli utili e socializza le perdite (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora basta, non se ne può più, perché dietro e dentro i dati statistici si nascondono i volti, le vite e la carne viva del Paese. È per questo che ho voluto leggere, in quest'Aula, i nomi dei morti sul lavoro ed è stato straziante - oltre 700 nomi - perché fino a quel punto erano tanti e poi sono diventati oltre mille quell'anno.

Ma penso e spero che quel momento abbia restituito loro un segno di sensibilità da queste pareti, che spesso diventano un muro di gomma apatico verso chi soffre fuori da qui. Allora, oggi voglio ricordare altri nomi, invitando quest'Aula a compenetrarsi nella loro sofferenza. Faccio i nomi di Emma Marrazzo e Francesco D'Orazio, che sono i genitori di Luana, uccisa, da un macchinario manomesso, a 22 anni, e madre di Alessio che all'epoca aveva cinque anni.

Voglio parlarvi di Simona Esposito e Dino Spasiano, e poi Mara, che hanno perso Patrizio, un ragazzo di 19 anni di Secondigliano, mandato a morire su un sito pericolosissimo, mentre avrebbe dovuto stare in un luogo sicuro per fare pratica. Voglio parlarvi di Daniela, la moglie di Giuseppe Sorvillo, morto a 43 anni, a Brandizzo, che, oltre a Daniela, ha lasciato due figli di 3 e 7 anni. Poi di Jasveer Kaur e Gurmuk Singh - spero di averli pronunciati bene -, che sono la mamma e il papà di Satnam, lasciato morire dissanguato nelle campagne di Latina. È venuto in Italia per lavorare, non certo per perdere un braccio e poi essere lasciato morire dissanguato come non meriterebbe nessun essere vivente, neanche le bestiole che avete deciso di sacrificare all'altare della lobby dei cacciatori con una legge vergogna (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ministro, è per Emma, per Simona, per Daniela, per Alessio, è per loro che noi continueremo a chiedere la procura nazionale, il reato di omicidio sul lavoro, il blocco dei subappalti a cascata, il DURC in agricoltura, una patente a punti seria, come quella che avevamo proposto noi, non quella che avete adottato voi copiandola male. Queste proposte rappresentano una seria via d'uscita da questa strage. Oggi voi continuate a postare i vostri grafici, le vostre statistiche, i vostri sorrisi di circostanza, perché avete dei media compiacenti, ma ricordatevi una cosa: nessuna patente vi salverà quando il Paese capirà che avete anteposto le logiche del profitto e la difesa degli interessi dei più forti alla vita dei lavoratori.

La dignità dei lavoratori non è in vendita e noi saremo qui a ricordarvelo sempre, in ogni intervento parlamentare, e non vi daremo tregua finché non smetterete di chiamare “tragici incidenti” quelli che, a causa di questa vostra complicità, stanno diventando omicidi di Stato. Vede Ministra, serve avere il coraggio di cambiare. Voi non lo avete avuto, lo avremo noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiara Tenerini. Ne ha facoltà.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, Ministro, Forza Italia voterà a favore della risoluzione di maggioranza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Lo farà con un'impostazione chiara: non siamo qui per aggiungere un'altra pagina al libro delle buone intenzioni.

Su questo tema, il Paese ha già ascoltato molte parole, spesso giuste, spesso solenni, ma troppe volte rimaste senza gambe. Abbiamo ascoltato anche tanta retorica, anche stamani, in quest'Aula, anche brutta retorica, consentitemi di dirlo. La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro non si rafforzano con un riflesso emotivo, si rafforzano costruendo un sistema: prevenzione, formazione, vigilanza, qualificazione delle imprese, investimenti, dati, tecnologia, responsabilità.

Questa risoluzione ha un pregio politico: tiene insieme i pezzi e non dice semplicemente “più sicurezza” - che è una formula facile - dice il come: con la cultura della prevenzione, con la formazione fin dalla scuola, con il rafforzamento della vigilanza, con la patente a crediti, con la premialità INAIL, con l'integrazione delle banche dati, con l'uso delle tecnologie digitali, con l'attenzione ai rischi emergenti, con la qualificazione delle imprese negli appalti e nelle filiere. Questa è la differenza tra commentare un problema e governarlo.

Il Governo Meloni, con il contributo determinante anche di Forza Italia, ha aperto una stagione nuova, non una stagione di annunci, ma di ricostruzione della capacità pubblica di prevenire, controllare, accompagnare e intervenire. Il primo punto, infatti, è la vigilanza. Per anni si è parlato di controlli, senza mettere davvero gli organici nelle condizioni di controllare. Si sono moltiplicati obblighi, procedure, documenti, ma non sempre si è rafforzata con la stessa decisione la presenza effettiva dello Stato nei luoghi di lavoro. Questa è una responsabilità politica, che l'opposizione non può rimuovere con qualche intervento indignato.

Quando si governa non basta dire: servono più controlli. Bisogna assumere ispettori, coordinarli, dotarli di strumenti, integrare le banche dati, superare sovrapposizioni, individuare i settori più esposti e rendere l'azione ispettiva davvero efficace e questo Governo lo sta facendo. Sono stati resi operativi oltre 500 nuovi ispettori per INPS e INAIL, è stato avviato il rafforzamento dell'Ispettorato nazionale del lavoro, è stato previsto il potenziamento del Comando carabinieri per la tutela del lavoro. La vigilanza torna così a essere una funzione concreta dello Stato, non una parola da usare quando la cronaca costringe tutti a parlarne. Gli accessi ispettivi e le verifiche in materia di salute e sicurezza sono aumentati in modo significativo. L'azione contro lavoro irregolare, caporalato, sfruttamento e violazioni prevenzionistiche è stata rafforzata.

Questo non significa che il problema sia stato risolto, nessuno serio lo direbbe. Significa, però, che lo Stato ha ricominciato a intervenire sulla struttura che può cambiare i dati, non solo sul commento dei dati. Guardate, prima ho sentito citare tanti dati. Allora, ispettori tecnici INL, perché i numeri parlano e parlano per voi, purtroppo. Allora, 2018: 230, subito dopo la riforma del 2015 di Renzi; 2022: 215 ispettori tecnici INL; 2023: 877; 2025: 949. Ispezioni INL: nel 2022, 17.035; nel 2023, 20.755; nel 2025, 51.928 (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Controlli complessivi: nel 2022 sono stati 100.192; nel 2025 sono stati 157.381, il 57 per cento in più. Avete detto tanti dati ma vi siete dimenticati di dire che, quando governavate voi, avete iniziato a smantellare quello che era il presidio della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) e invece questo Governo ha fatto il contrario. Sono stati resi operativi oltre 500 ispettori.

Il secondo punto poi è la prevenzione. La prevenzione è la parte più concreta e più esigente della sicurezza. Significa intervenire prima dell'infortunio, significa sostituire un macchinario non sicuro, migliorare un processo produttivo, formare un lavoratore, aggiornare un responsabile, introdurre una tecnologia, certificare un sistema, organizzare meglio un cantiere, una fabbrica, un magazzino o una filiera. Qui il ruolo dell'INAIL è centrale. Il bando ISI mette a disposizione circa 600 milioni di euro per le imprese che investono in salute e sicurezza.

Parliamo di risorse importanti destinate a progetti concreti: macchinari più sicuri, riduzione dei rischi, bonifiche, sistemi di gestione, innovazione tecnologica e interventi strutturali. Questo va detto con chiarezza: quei soldi non sono un contributo generico alle imprese, sono investimenti pubblici nella prevenzione che il rischio diventi danno. È una politica che tutela il lavoratore, migliora la qualità dell'impresa e riduce anche i costi sociali, sanitari ed economici degli infortuni.

Accanto ai bandi ISI c'è un altro dato che considero particolarmente importante: la premialità tariffaria INAIL. Secondo le stime INAIL, parliamo di circa 550 milioni di euro di riduzione dei premi per le imprese virtuose attraverso i meccanismi di oscillazione e premialità legati all'andamento infortunistico e agli interventi di prevenzione. Questo è un passaggio politico decisivo, perché sono risorse diverse rispetto ai bandi ISI, ma vanno nella stessa direzione: riconoscere un valore economico alla prevenzione. Da una parte, lo Stato finanzia gli investimenti in sicurezza, dall'altra, riduce il costo assicurativo per chi dimostra comportamenti virtuosi, buona organizzazione, minore rischio e attenzione stabile alla prevenzione. È un cambio di paradigma.

La sicurezza non viene trattata solo come un obbligo, ma come una priorità aziendale riconosciuta anche economicamente. Per Forza Italia questo è un punto fondamentale. La buona impresa deve sapere che investire in sicurezza non è soltanto un dovere morale o giuridico, ma è anche una scelta che lo Stato riconosce, accompagna e premia. Chi viola le regole deve trovare controlli e sanzioni. Chi investe in prevenzione deve trovare strumenti, incentivi e un'amministrazione capace di distinguere non per fare sconti sulla tutela, ma per concentrare meglio l'azione pubblica.

È qui che entra un altro elemento della risoluzione: il principio di proporzionalità dei controlli e l'alleggerimento degli oneri amministrativi per le imprese che adottano sistemi certificati di gestione della sicurezza. Non significa abbassare la guardia, ma significa alzarla dove serve davvero. Lo Stato non deve consumare la stessa energia amministrativa su chi investe, certifica, forma e organizza e su chi, invece, opera nell'irregolarità. Deve saper leggere il rischio, deve usare i dati, deve distinguere, deve premiare la qualità e colpire l'illegalità.

La sicurezza moderna non è controllo casuale: è controllo intelligente. Per questo serve l'integrazione delle banche dati tra INAIL, INL, ASL, INPS, regioni e soggetti competenti. Se ogni amministrazione vede solo un pezzo, lo Stato arriva tardi. Se invece i dati dialogano, si possono individuare settori fragili, imprese recidive, filiere opache, territori più esposti, dinamiche ricorrenti e rischi emergenti.

Il lavoro del 2026 non può essere governato con strumenti del secolo scorso. Ci sono automazione, robotica, intelligenza artificiale, logistica avanzata, piattaforme, nuove forme di organizzazione e nuovi rischi psicosociali, ergonomici, climatici e ambientali. Aggiungere carta non basta: serve capacità predittiva, serve analisi del rischio, serve tecnologia pubblica, serve una vigilanza che arrivi prima e non solo dopo.

Il terzo punto è la scuola. Qui il Governo ha fatto una scelta di prospettiva: portare la cultura della sicurezza dentro i percorsi educativi e formativi.

La sicurezza non può essere scoperta il primo giorno di lavoro e non può arrivare con un corso obbligatorio fatto in fretta, una firma su un modulo o una procedura da memorizzare e dimenticare. Deve diventare una competenza civile e professionale. Per questo è importante l'introduzione dell'educazione alla sicurezza nell'ambito dell'educazione civica. Per questo è importante rafforzare la formazione nelle scuole, nelle università, negli ITS e nella formazione professionale. Per questo è importante collegare istruzione, orientamento, competenze e lavoro.

Non dobbiamo formare ragazzi che sappiano soltanto entrare nel mercato del lavoro: dobbiamo formare persone che sappiano starci con consapevolezza, riconoscere un rischio, pretendere condizioni corrette, rispettare una procedura, capire il valore della prevenzione.

In questo quadro si colloca anche la stabilizzazione della tutela assicurativa INAIL per studenti e personale del Sistema nazionale di istruzione e formazione. È un passaggio importante perché riconosce che la sicurezza accompagna la persona lungo tutto il percorso formativo, non soltanto quando diventa formalmente lavoratore. Qui voglio soffermarmi su un punto della risoluzione che per noi ha un valore culturale molto forte: il libretto telematico formativo.

Non dobbiamo pensarlo come l'ennesimo archivio digitale, sarebbe un errore. Il libretto formativo telematico può diventare molto di più: una dote personale di competenze che accompagna la persona lungo tutto l'arco della vita lavorativa. È una visione profondamente liberale del lavoro, perché mette al centro non il posto, ma la persona e non il rapporto di lavoro come fotografia immobile, ma il lavoratore come soggetto che cresce, si forma, cambia, attraversa transizioni, acquisisce competenze, le aggiorna, le porta con sé. Il lavoro di oggi non è più una linea retta: è un percorso fatto di passaggi, aggiornamenti, cambiamenti tecnologici, nuove mansioni e nuove responsabilità.

Sui dati lasciatemi dire una cosa: è vero, sono aumentate le denunce di infortunio, ma dovete anche qui essere onesti. Non si può leggere il dato rozzo. Sono aumentati di un milione i lavoratori; è aumentata la copertura infortunistica ed è stata estesa agli studenti e al personale scolastico; sono aumentati i controlli e quindi sono aumentate le denunce e c'è più trasparenza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ecco perché quel dato è aumentato, altrimenti non si fa un'informazione utile ai lavoratori.

Mi avvio a concludere, Presidente. Io voglio ringraziare questo Governo e il Ministro Calderone per il lavoro svolto in questi quattro anni in un percorso in cui ogni tassello ha aggiunto una parte importante in un percorso di visione e non misure spot.

Forza Italia per questo voterà convintamente a favore della risoluzione di maggioranza, perché non abbiamo bisogno di aggiungere enfasi: è un tema che è già serio in sé. Abbiamo bisogno di continuità, di strumenti, di risorse e responsabilità.

Per queste ragioni annuncio il voto favorevole a nome del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giagoni. Ne ha facoltà.

DARIO GIAGONI (LEGA). Grazie, signor Presidente. Quando parliamo di salute e sicurezza sul lavoro, stiamo parlando, prima di ogni altra cosa, della tutela della salute e della vita stessa del lavoratore e della sua dignità. Ogni lavoratore ha il diritto sacrosanto di uscire di casa la mattina con la certezza di potervi fare ritorno alla sera e abbracciare la famiglia. È un principio costituzionale fondamentale che deve unire quest'Aula al di là di ogni appartenenza politica.

Tutto il centrodestra e il Governo hanno scelto in questi tre anni e mezzo di investire sulla cultura della sicurezza, introducendo strumenti innovativi come la patente a crediti nei settori a maggior rischio, rafforzando gli organici degli enti ispettivi e sostenendo le imprese che investono stabilmente nella prevenzione attraverso i meccanismi premiali dell'INAIL.

La vera sfida non è intervenire dopo una tragedia, la vera sfida è evitarla. Questa è la filosofia che ispira la risoluzione che andremo ad approvare a breve.

La risoluzione impegna il Governo a rafforzare la diffusione della cultura della sicurezza a partire dai percorsi scolastici, percorsi di crescita per mettere in sicurezza i giovani e per mettere in sicurezza il futuro dell'Italia.

Mi rivolgo a lei, signora Ministra. Eventualmente anche per valutare il discorso dei crediti per l'accesso agli esami da parte degli studenti, perché conoscere il tema sicurezza vuol dire anche andare a garantire e tutelare non solo la vita di chi fa quel percorso, ma anche di chi sta al fianco di chi ha fatto quel percorso. La formazione professionale significa educare alla prevenzione. Significa, quindi, investire sulla salute e significa prevenzione. Non dobbiamo badare a spese quando si parla di prevenzione, perché è un investimento. La sicurezza non deve essere percepita come un obbligo imposto dall'alto, ma come un valore condiviso da parte di tutti.

Accanto alla formazione l'atto ci impegna fermamente a proseguire nel potenziamento delle attività di vigilanza e controllo. Questo traguardo si realizza anche attraverso un fondamentale rafforzamento dei poteri di INAIL e Ispettorato del lavoro. Un costante potenziamento degli organici, integrazione di banche dati e impiego delle tecnologie digitali.

Poi vorrei soffermarmi - ho raccolto alcune parole, alcune frasi spese dalla minoranza - sul fatto che, se oggi ci sono sessantenni o ultrasessantenni sui ponteggi, la responsabilità forse è di chi, nel 2011, appoggiava delle lacrime di coccodrillo per innalzare l'età pensionabile. E quando eravate al Governo non facevate altro che mettere bonus, superbonus, creando, dando la possibilità di creare, anzi, di crearsi una giungla di microimprese, così, avventate, improvvisate. Cosa vuol dire questo? Questo porta, essenzialmente, a continui incidenti. Parlate di stragi? Le stragi le avete create voi, quando avete creato quella confusione. L'ipocrisia ce l'avete voi, non noi. Noi guardiamo oltre.

C'è una sfida importante, quella dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Sarebbe miope guardarla come una preoccupazione, come una paura, con timore. Anzi, deve diventare, nel campo della sicurezza, una compagna di viaggio. Sopperisce alle lacune della mente umana, possiamo avere tutta l'esperienza del mondo. Riuscirebbe a calcolare, in milioni di combinazioni, una consistente analisi dei rischi, per prevedere in anticipo tutte le cause di infortunio. Significa salvare vite, significa ridurre infortuni.

Ci sono anche altri punti riguardanti la sfida importante: tutelare la salute del lavoratore, avvicinarsi allo zero per le morti bianche; anzi, lo zero deve diventare una costante. Non dobbiamo sanzionare a prescindere, la sicurezza si fa anche e, soprattutto, attraverso sopralluoghi preventivi da parte degli enti che vigilano, come l'Ispettorato nazionale del lavoro e l'INAIL. Lo Stato che usa il buonsenso non attende l'errore. È come un padre che corregge il proprio figlio prima che arrivi il pericolo.

Dobbiamo premiare le imprese che investono sulla sicurezza, combattere, senza se e senza ma, il lavoro irregolare, il caporalato, ogni forma di sfruttamento. Dove manca la legalità, manca indubbiamente la sicurezza. La forza di una Nazione non si misura soltanto sul PIL o altri aspetti economici o indicatori economici, si misura dalla capacità di garantire che il lavoro, fondamento della nostra Repubblica italiana, sia sempre sinonimo di dignità, libertà e sicurezza.

Dietro ogni norma che approviamo c'è una persona, dietro ogni controllo c'è una famiglia, dietro ogni investimento nella prevenzione c'è una vita che abbiamo il dovere di proteggere. Non un passo indietro - questo indubbiamente - sulla prevenzione, non una sanzione di troppo dopo l'errore, ma lo Stato al fianco di chi lavora, perché ogni vita salvata in cantiere è una vittoria per questa Camera dei deputati, ma, soprattutto, per la nostra Repubblica italiana.

Concludo ringraziando il lavoro della Ministra, di tutto il Governo del centrodestra e, per queste ragioni, con profonda convinzione, non solo mia, ma anche da parte del mio gruppo, il gruppo Lega-Salvini Premier, esprimeremo voto favorevole alla risoluzione (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gribaudo. Ne ha facoltà.

CHIARA GRIBAUDO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Gli slogan corrono, purtroppo, più veloci dell'attività ispettiva e considerare un successo avere tre morti sul lavoro faccio davvero fatica anche solo a pensarlo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Dobbiamo fare molta attenzione con i numeri, perché ci sono quelli ufficiali, ma sappiamo anche che ci sono molti infortuni che spesso non vengono denunciati. Quindi credo sia utile ricordare che alcuni numeri sono assoluti - penso al numero degli ispettori -, mentre altri, come questi, sono, ahinoi, parziali.

E allora provo a stare ai fatti e, purtroppo, non posso non partire da questa notte, quando un ragazzo di 18 anni, Andrea Salvati, è morto per fare una consegna sotto la tempesta, nel torinese. Quindi parto dai rider, Ministra, parto da loro perché sono una delle categorie di lavoratori più fragili, che, in questo periodo di caldo estremo e nubifragi violenti e improvvisi, sono gli unici a non beneficiare delle ordinanze, o, meglio, possono sospendere il lavoro, ma restano senza compenso, e penso soprattutto agli autonomi - che lei conosce bene - e ai collaboratori. Sono due anni che presentiamo a più riprese, in ogni veicolo possibile, la proposta Griseri-Prisco, che vuole introdurre un'indennità sperimentale, dal costo irrisorio, regolarmente bocciata, a proposito, ahinoi, di percorso condiviso.

Domani sarà un mese esatto - lo avete ricordato - dalla tragedia di quattro lavoratori migranti, bruciati vivi all'interno del minivan in cui viaggiavano, dopo essersi rifiutati di pagare i loro caporali per il trasporto. Siamo ormai alla guerra tra poveri, tra ultimi e penultimi, e credo sia nostro dovere porre un argine, un argine profondo. Domani, come Commissione, saremo ad Amendolara per un confronto sui territori e perché non si può, finita la tragedia, spegnere i riflettori su questa piaga che affligge il nostro Paese più di altri, quella piaga che chiamiamo spesso caporalato, ma che sta assumendo forme di schiavismo, su cui serve un salto di qualità nel nostro dibattito, nelle azioni che non possono più essere ordinarie, ma che devono diventare straordinarie, da mettere in campo. Perché, come ricordava il collega Giachetti, non è più un'emergenza di passaggio, ma è un'emergenza strutturale.

Serve un cambio di passo, che non può essere burocratico, lento, ordinario; serve applicare davvero la legge n. 199 nella sua pienezza, a partire proprio dal lavoro agricolo di qualità. Lei ha solo citato questo fenomeno, ma non ha detto come vuole affrontarlo, e lo considero grave. Mi aspettavo, poi, qualche parola in più sul tema degli appalti. Serve una piena assunzione di responsabilità da parte del committente. Non si possono usare gli appalti per terziarizzare il rischio ed è bene ribadirlo, soprattutto quando c'è la committenza unica. Ed è bene ribadirlo: questo è il Governo che ha introdotto gli appalti a cascata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

A proposito dei dati che mancano, Ministra, attendo ancora un suo intervento - e lo risollecito anche oggi, anche qui - per pubblicare i dati, come è previsto dalla legge, sugli infortuni che avvengono proprio nella catena degli appalti e, soprattutto, dei subappalti, perché è proprio lì che si concentrano le condizioni peggiori: minore formazione, minore esperienza, maggiore precarietà contrattuale, maggiore ricattabilità e, quindi, maggiore rischio di dumping, anche sulla sicurezza e anche, purtroppo, sulla vita.

Ci ha parlato dell'aumento degli ispettori, anche grazie ai concorsi che il Partito Democratico ha fatto approvare nella legge di bilancio del 2025 - perché qui c'è qualcuno che la storia la riscrive un po' a sua comodità, dimenticando che sono stati al Governo, ma non fa niente -, ma cosa fanno questi ispettori? Allo stato attuale, nell'INL ci sono 2.969 ispettori, di cui 949 ispettori tecnici e gli altri 2.020 ispettori del lavoro. Tuttavia, a causa della carenza del personale amministrativo nell'INL, molti ispettori devono svolgere anche questo lavoro. Secondo le rappresentanze dei lavoratori, gli ispettori del lavoro adibiti al 100 per cento all'attività ispettiva saranno poco più di un migliaio.

Occorre, dunque, sbloccare con la massima urgenza i concorsi per funzionari amministrativi e assistenti, perché questo libererà molti ispettori dalle incombenze di ufficio e, finalmente, li porterà a dedicarsi a tempo pieno alle attività di vigilanza. A differenza delle dichiarazioni di stamattina, le rappresentanze ci segnalano carenze di personale ispettivo, soprattutto negli uffici del Nord a causa del costo della vita, ma anche nel Mezzogiorno la situazione è preoccupante: ad esempio, in Basilicata, ci sono 17 ispettori ordinari e 16 tecnici, per un totale di soli 33, in Sicilia ne abbiamo 34. Non credo serva aggiungere altre considerazioni o, meglio, possiamo farle, ma il tempo non ce lo consente. Sappiamo di certo una cosa: sono insufficienti.

Il recente concorso per ispettori tecnici, che doveva portare in servizio 1.050 persone, non ha raggiunto pienamente l'obiettivo. La percentuale di rinunce alla presa di servizio è stata oltre il 40 per cento: un'enormità che dovrebbe farci pensare a quanto si pagano le professionalità nel pubblico e non solo nell'INL. Anche su questo tema, sul trattamento degli ispettori, abbiamo presentato emendamenti, rigorosamente bocciati.

Aggiungo che la prevenzione in materia di salute e sicurezza è un obbligo costituzionale per tutti gli enti, dalle regioni allo Stato, all'INPS, all'INAIL, alle ASL, enti che si muovono in assoluta autonomia, senza alcun coordinamento.

Quindi, ha poco senso enunciare il totale del personale addetto alla vigilanza - obbligo rimasto finora solo sulla carta -, perché nel 2026 non riusciamo ad avere banche dati comuni. Il badge di cantiere dite che è in dirittura d'arrivo. Finalmente, sono passati otto mesi dall'emanazione del decreto n. 159 e oltre un anno e mezzo da quando il PD lo aveva proposto con un emendamento: di nuovo bocciato. Lo stesso si dica della patente a punti, richiesta da 480.000 imprese edili su 717.000 presenti in Italia. Sono state sospese 6 patenti e sono state revocate 14 patenti per dichiarazioni non veritiere.

Credo che questi siano i dati, cari colleghi, che parlano da soli e che dimostrano che questa misura non ha funzionato. E, purtroppo, nel settore edile i lavoratori continuano a morire. Ennesimo decreto 1° maggio. Ministra, nessun capitolo dedicato alla sicurezza e alla salute sul lavoro. Gli emendamenti c'erano, ma non c'è stata alcuna volontà condivisa, non c'è stata alcuna apertura e sono stati tutti bocciati. Sul pilastro della formazione, avete esteso l'utilizzo dell'e-learning, consentendo persino ai datori di lavoro di erogare direttamente parte della formazione senza il coinvolgimento degli enti accreditati. Nessuno mette in dubbio la serietà della grande maggioranza degli imprenditori - e non provi, Ministra, a dividerci tra chi difende i lavoratori e chi difende le imprese -, ma sappiamo benissimo che esiste un mercato della formazione in cui qualcuno vende attestati invece di formare davvero i lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Sugli “attestatifici” e sulla tracciabilità della formazione non siete intervenuti, nonostante fosse una richiesta esplicita del coordinamento tecnico delle regioni. Vorrei poi richiamare l'attenzione sulla proposta, che è stata predisposta dal Vice Ministro Sisto che si occupa evidentemente di queste materie, e chi di noi se ne occupa quotidianamente, i tecnici che seguono questa discussione che hanno molte perplessità, perché quella proposta, che gira nei cassetti dei Ministeri, mette totalmente in discussione i principi fondamentali del decreto n. 81 del 2008.

Per questo chiediamo una posizione chiara, netta e definitiva del Ministero del Lavoro, perché quel documento rappresenta un arretramento delle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici in questo Paese. Signora Ministra, lei ha concluso il suo intervento, proponendo una giornata dedicata agli operai emigrati di Marcinelle. Ogni occasione di memoria è importante, ma le giornate commemorative già esistono: esiste la Giornata mondiale sulla salute e sulla sicurezza del lavoro, esiste la settimana europea. Quello che oggi manca non è una nuova ricorrenza.

Quello che oggi manca è la giustizia, la giustizia certa per i familiari che hanno perso un proprio caro che è andato a lavorare e non è più tornato la sera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ecco, per le famiglie che hanno perso una persona cara avrei preferito sentire proposte più concrete proprio per accelerare i processi, rafforzare la risposta dello Stato, garantire una vera tutela ai familiari delle vittime. E proprio nello spirito della collaborazione che più o meno tutti richiamiamo, approviamo prima dell'autunno, allora, in quest'Aula, la proposta che è stata firmata bipartisan e che abbiamo fatto come Commissione, la Commissione che ho l'onore di presiedere, che vuole introdurre il gratuito patrocinio per i familiari vittime sul lavoro e per gli inabili al lavoro al 100 per cento.

Ecco questo sì che è un percorso davvero condiviso, che nasce in questo Parlamento e che ridà dignità a questo Parlamento. Partiamo da qui e spero che almeno su questo oggi il Governo voglia darci un chiaro segnale di attenzione al lavoro parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marcello Coppo. Ne ha facoltà.

MARCELLO COPPO (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, il dibattito è stato lungo, è stato interessante, ma è stato anche molto retorico, specialmente da una parte. Una narrativa che è venuta fuori è il fatto che noi saremmo per lo sfruttamento al solo scopo di profitto e che ci dimenticheremmo dei lavoratori e della salute e sicurezza sul lavoro. Eppure i dati dicono esattamente il contrario, perché quando siamo arrivati tante cose che oggi ci sono prima non c'erano. Facciamo solo un piccolo esempio: il reato di interposizione illegittima di manodopera, prima non c'era e adesso c'è.

E prima chi c'era? Non c'eravamo certamente noi. In più, con riferimento all'articolo 18-ter, abbiamo messo nelle mani dello Stato uno strumento che permette a quei lavoratori, che siano o meno immigrati, di comunicare una serie di condizioni di lavoro, che si possono definire come caporalato, e grazie a questo possono essere inseriti socialmente e aiutati anche dal punto di vista lavorativo. Questo non c'era, adesso c'è.

Una delle frasi che ho sentito e che mi ha profondamente colpito è che noi saremmo quelli che vanno a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite. Detto da un partito che andava a socializzare i costi delle mascherine e a privatizzare le parcelle (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), ovviamente, non è una delle migliori uscite che ho sentito in questo dibattito.

Comunque, relativamente a quello che c'è oggi, invece di quello che non c'era prima, è il puntare molto sulla prevenzione: se prevengo, ovviamente evito l'infortunio e il danno. E quindi prevedere anche solo un sostegno economico, una cassa integrazione per gli eventi climatici - oltretutto strutturale -, che possa essere utilizzata adesso per il caldo o quando ci sono altri eventi climatici avversi è qualcosa che aiuta la prevenzione. Prima non c'era. Andare a creare campagne informative grazie alla collaborazione del Ministero del Lavoro, del Ministero dell'Istruzione, dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dell'INAIL, è qualcosa che serve a prevenire. Prima non c'era, adesso c'è.

Relativamente all'altro approccio, che è la premialità, il nostro concetto non è che le imprese sono brutte e cattive e che quindi lo fanno perché è nella loro natura intrinseca creare basse condizioni di sicurezza. Assolutamente no. Riteniamo che lavoratori e imprese siano tutti della stessa famiglia e collaborino tutti per raggiungere l'obiettivo della massima sicurezza. E perché non dare una mano a quelli che fanno meglio di altri? E quindi anche con riguardo ai bandi ISI, con 600 milioni all'anno. E anche per la rimodulazione della premialità - tipo il bonus-malus, chiamiamolo così, per farlo capire meglio a chi è fuori da quest'Aula -, per quanto riguarda i premi INAIL: questo è sicuramente un investimento importante, da mezzo miliardo di euro, che prima non c'era e adesso c'è. In più: prevedere il badge di cantiere significa prevedere non tanto un tesserino per farsi vedere, quanto la possibilità per gli ispettori e per lo Stato di controllare più velocemente e quindi di fare più accessi e più controlli sui cantieri e sui luoghi di lavoro. Inoltre, i controlli sono aumentati; se vediamo il numero di ispettori presenti prima, constatiamo che era quasi la metà. In più, i controlli, stranamente - se proprio vogliamo dire che non è stato fatto niente - sono aumentati anche più del 50 per cento. Nei casi dell'INL, addirittura del doppio. Questo l'abbiamo fatto noi: prima non c'era. Quindi, identificare l'azione del Governo come un'azione che non ha dato i suoi risultati, ovviamente, non ha senso.

E nei dati, purtroppo per voi ci sono, c'è anche un milione e passa di lavoratori in più. Quindi, se consideriamo il numero di infortuni purtroppo mortali ogni 100.000 lavoratori, questo dato è decisamente sceso.

È sceso a livello di percentuali importanti, da 3 a 2,3 per cento: sicuramente non è il risultato che noi vorremmo, che dovrebbe essere zero, ma sicuramente è un risultato che a diverse famiglie, a molte famiglie, ovviamente interessa; interessa perché, come è stato detto, non avete fatto nulla che cambi la condizione dei lavoratori il giorno dopo. Mah, a me sembra abbastanza il contrario: andiamolo a chiedere a tutti quelli che sono stati assunti a tempo indeterminato grazie alle politiche di questo Governo, andiamolo a chiedere a tutti quelli che oggi, grazie a questi nuovi strumenti, hanno anche delle tutele in più.

Ad esempio, gli studenti che fanno scuola-lavoro oggi hanno la copertura INAIL e hanno anche la copertura INAIL relativamente all'infortunio in itinere. Queste sono delle azioni che il Governo ha fatto, ha portato avanti e che rendono anche noi orgogliosi di avere appoggiato questo Governo. Vi faccio però un altro ragionamento, perché vorrei uscire un attimo dalla retorica del discorso sicurezza sul lavoro e cattive imprese che invece vogliono sfruttare. Voi sapete quali sono i giorni della settimana in cui si verificano di più gli infortuni? Il lunedì e il venerdì.

Sapete perché è il lunedì e il venerdì che si verificano di più gli infortuni sul lavoro? Perché a lavorare sono delle persone e le persone non sono degli automi che hanno la stessa concentrazione, la stessa energia e la stessa lucidità per tutto il tempo, appena li accendi e quando li spegni. Sono persone che hanno, giustamente, anche dei loro pensieri e può anche capitare che si possano distrarre e non seguano le norme di sicurezza che ci sono e che, magari, l'impresa ha anche diligentemente attuato. Quello che noi dobbiamo fare è aiutare queste persone ad essere attente, aiutare le imprese a far sì che queste persone possano essere più attente.

Noi abbiamo uno strumento oggi che può permettere questo tipo di attenzione: questo strumento si chiama tecnologia e intelligenza artificiale. Perché come oggi, quando guidiamo su un'auto, ci sono delle auto che, se esci dalla carreggiata, ti rimettono in carreggiata, noi abbiamo e possiamo avere degli strumenti che possono rimettere in sicurezza una situazione che, se non ci fosse questo tipo di controllo, potrebbe degenerare, e degenerare magari anche gravemente. Allora ragioniamo su questo.

Nella risoluzione di maggioranza c'è la volontà di andare a investire in questa tecnologia, di andare a incentivare questa tecnologia, perché questa tecnologia permetterà in futuro di attuare anche quello che ha detto il Papa nella sua enciclica, cioè utilizzare l'intelligenza artificiale affinché serva all'umano e non certamente il contrario. Questo è uno degli aspetti, secondo me, fondamentali del futuro, che può sicuramente portare il nostro Paese ad eccellere; ad eccellere, oltre che nella qualità e oltre a quello in cui sta eccellendo oggi, anche nella capacità di poter lavorare rispettando la dignità dei lavoratori. Quindi, Ministro, io la esorto a continuare sulla strada che ha intrapreso e ringrazio il Governo perché sul lavoro ha fatto il timbro di questa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.

Avverto preliminarmente che, come chiarito con il Governo e già precisato per le vie brevi ai rappresentanti dei gruppi, il parere favorevole espresso in relazione a taluni capoversi dei dispositivi delle risoluzioni Scotto, Carotenuto, Mari ed altri n. 6-00264, Boschi ed altri n. 6-00265, Davide Bergamini ed altri n. 6-00266 e Pastorella ed altri n. 6-00267 deve intendersi condizionato alla loro riformulazione, nel senso di aggiungere all'inizio di ciascuno di tali capoversi le parole: “a proseguire nell'azione diretta”. Avverto che i presentatori delle risoluzioni citate non hanno accolto la riformulazione proposta dal Governo e che, pertanto, il parere del Governo deve intendersi contrario su ciascuna di esse nella loro interezza.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Schifone, Giaccone, Tenerini, Semenzato ed altri n. 6-00263, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Passiamo alla votazione della risoluzione Scotto, Carotenuto, Mari ed altri n. 6-00264.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Scotto, Carotenuto, Mari ed altri n. 6-00264, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo alla votazione della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00265.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00265, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo alla votazione della risoluzione Davide Bergamini ed altri n. 6-00266.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Davide Bergamini ed altri n. 6-00266, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo alla votazione della risoluzione Pastorella ed altri n. 6-00267.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Pastorella ed altri n. 6-00267, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Sono così esaurite le comunicazioni del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali sulla sicurezza sul lavoro, ai sensi dell'articolo 14-bis del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81.

Sospendiamo a questo punto la seduta… Deputato Giachetti, su cosa?

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Presidente, non so se sia usuale, però mi sento di rivolgere un grande abbraccio a un'amica, prima ancora che una collega, che sta attraversando un momento drammatico di grande difficoltà. E non solo per il momento che sta attraversando, ma anche per lo schifo ignobile che le è stato rivolto addosso negli ultimi giorni proprio nel momento drammatico che sta vivendo (Applausi - L'Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi).

E penso che questo applauso voglia soltanto testimoniare una grande vicinanza e un grande affetto a una persona che sta passando un momento drammatico, sia per quello che accade sia per quello che questa società di questa gente le sta rivolgendo (Vivi e prolungati applausi).

PRESIDENTE. Grazie a lei, deputato Giachetti. La Presidenza si associa ai suoi sentimenti. Sospendiamo a questo punto la seduta, che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, riprenderà alle ore 16. Secondo le medesime intese, alle ore 16 avranno luogo interventi sull'ordine dei lavori volti a esprimere solidarietà al Venezuela a seguito del terremoto.

Dimissioni dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-COV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-COV-2.

PRESIDENTE. Prima di sospendere la seduta, comunico che, in data 29 giugno 2026, il deputato Galeazzo Bignami ha inviato ai Presidenti delle Camere la seguente lettera: “Illustri Presidenti, a fronte della richiesta di audizione avanzata dal gruppo Fratelli d'Italia nei confronti del sottoscritto, nell'ambito dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-COV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-COV-2, essendo componente della stessa, sono a comunicare le mie dimissioni dalla Commissione. Firmato: Galeazzo Bignami”.

Il deputato Bignami non fa, quindi, più parte della Commissione ai fini dello svolgimento della sua audizione, così come chiarito dal deputato interessato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

La seduta a questo punto è sospesa; come concordato, riprenderà alle ore 16.

La seduta, sospesa alle 14,45, è ripresa alle 16.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Sul recente terremoto che ha colpito il Venezuela.

PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi e come preannunciato, avrà luogo adesso lo svolgimento di interventi sull'ordine dei lavori volti ad esprimere solidarietà al Venezuela a seguito del terribile terremoto.

Ha chiesto di intervenire la deputata Colombo. Ne ha facoltà.

BEATRIZ COLOMBO (FDI). Grazie, Presidente. Desidero esprimere la mia più profonda vicinanza al popolo venezuelano per questa ultima ardua prova di coraggio. Il mio pensiero e le nostre preghiere vanno alle famiglie che hanno tra i dispersi i propri cari, a chi è rimasto sepolto sotto le macerie insieme ai propri familiari, a chi oggi non ha più una casa e a chi guarda al futuro con paura ed incertezza.

A loro voglio dire una cosa semplice: l'Italia c'è e non vi lascia soli.

Faccio questo intervento non solo pensando alla mia famiglia a Caracas, penso anche a padre Aldo, missionario della diocesi di Rimini, che da oltre quarant'anni presta servizio proprio nella zona di Catia La Mar, una delle zone più esposte. La sua chiesa è crollata, ma fortunatamente lui e la comunità stanno bene e non si sono persi d'animo. La sua testimonianza ci ricorda quanto siano preziosi i nostri missionari, spesso con un lavoro silenzioso e protagonisti della solidarietà italiana nel mondo.

Desidero rivolgere un sincero ringraziamento al Governo italiano guidato da Giorgia Meloni, che ha dimostrato ancora una volta quanto il nostro Paese sappia essere presente quando una popolazione è colpita da una tragedia.

L'Italia ha risposto immediatamente alla richiesta di aiuto internazionale: è stato inviato un team avanzato di Protezione civile, sono partiti i nostri Vigili del fuoco e sono stati mobilitati medici, infermieri e personale sanitario proveniente da diverse regioni italiane, che voglio ringraziare.

Vorrei ringraziare sua eccellenza, l'ambasciatore De Vito, e l'Aeronautica militare, che ha effettuato i voli per trasportare uomini, mezzi e materiali necessari alle operazioni. Vorrei ringraziare la Farnesina che, attraverso l'unità di crisi, ha garantito il coordinamento dell'assistenza ai cittadini italiani e il collegamento con le autorità locali. Sono stati inviati aiuti umanitari, materiali sanitari, attrezzature per i soccorsi e beni di prima necessità per assistere la popolazione colpita.

Questa è l'Italia che mi rende orgogliosa, un'Italia competente, generosa, capace di mettere a disposizione il meglio delle proprie professionalità senza chiedere nulla in cambio. Per questo ho semplicemente voluto dire “grazie”.

E consentitemi un attimino una riflessione su quello che ho letto sui media - di cui è da verificare l'autenticità - in merito a fonti che riportano che l'esercito venezuelano avrebbe in qualche modo limitato l'accesso dei volontari nelle zone più calde ed impedito l'arrivo degli aiuti internazionali. Ecco, Presidente, vorrei magari chiedere se fosse possibile verificare queste fonti, perché qualora fosse vero sarebbe una cosa veramente gravissima.

Poi, vorrei ringraziare, come ho già fatto, chi è partito per salvare vite.

E vorrei fare anche un appunto a quei leoni da tastiera intervenuti quando ho scritto un ringraziamento al Governo italiano per quello che sta facendo, in questo caso con il Venezuela, e che - come è successo anche con l'Ucraina, come è successo anche con Gaza, come è successo con tante popolazioni e con i nostri stessi terremotati che si sono trovati in difficoltà - c'è sempre stato, senza se e senza ma. E il fatto che questi leoni da tastiera - come è successo anche per il Ministro Roccella - continuino con quest'odio a essere non solamente contro questo Governo, ma contro gli stessi nostri cittadini e contro lo stesso nostro Stato italiano, io lo trovo veramente inaccettabile, e anche lì bisogna fare assolutamente qualcosa.

Quindi, un abbraccio agli italo-venezuelani e un abbraccio e un grazie a tutti i soccorritori e al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. I leoni da tastiera, quando vengono denunciati e portati in tribunale, diventano degli agnellini che lei non ha idea. Ciò che li distingue è proprio questo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Ha chiesto di parlare l'onorevole Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi forse, come mai prima in quest'Aula, siamo vicini a un Paese che, anche nel nome, ha la sua identità italiana: il Venezuela, la piccola Venezia, come volle chiamarla Amerigo Vespucci.

Un Paese che ha accolto migliaia, milioni di italiani: sono 160.000 gli iscritti all'anagrafe italiana dei residenti all'estero in quel Paese, ma sono almeno due milioni i venezuelani che hanno sangue italiano, che hanno un papà o una mamma italiani, molte generazioni, anche vicinissime, tantissimi nati nel nostro Paese.

Un legame storico e profondo che, negli ultimi anni della crisi umanitaria, ma anche del dramma politico che abbiamo più volte denunciato in quest'Aula, noi non abbiamo mai dimenticato.

E, oggi, di fronte a un terremoto così devastante - che ha prodotto, sicuramente, un numero di vittime molto più alto di quello che oggi abbiamo modo di conoscere attraverso i dati - è chiaro che non possiamo mancare di esprimere la nostra solidarietà, la nostra vicinanza, il nostro dolore alle famiglie e al popolo venezuelano per queste vittime, per le tante vittime italiane, ma per le vittime di un popolo che già stava soffrendo per situazioni spesso non dipendenti dalla sua volontà, ma da chi lo governava.

Bene, oggi abbiamo espresso e stiamo esprimendo solidarietà anche con i nostri Vigili del fuoco, le nostre organizzazioni umanitarie. Io credo che sia giusto, che sia un dovere dell'Italia - un Paese accogliente che non ha mai dimenticato i suoi connazionali all'estero, ma che non ha mai dimenticato i legami con un continente come l'America latina - esprimere questa solidarietà attiva sia come sistema pubblico di Governo, ma anche come società civile. E dobbiamo farlo senza dimenticare o senza correre il rischio che, ancora una volta, passate queste giornate di titoli sui giornali e sui telegiornali, cali nuovamente il silenzio su questo Paese.

Un Paese che qualcuno ha pensato, dopo l'operazione di sequestro del Presidente Maduro, fosse tornato alla normalità, fosse tornato alla piena democrazia, ma così non è.

Io voglio esprimere anche la mia solidarietà a quelle famiglie che hanno dei detenuti italiani, in Venezuela; oggi, ne ho incontrate due, le famiglie dei fratelli Ranieri: sono italiani, nati in Abruzzo, che vivono in Venezuela e che, da oltre due anni, sono detenuti ingiustamente. Sono, almeno, 12 i detenuti politici italiani in Venezuela. Noi non dobbiamo smettere di fare il massimo anche a livello istituzionale e anche questo Parlamento deve ricordarsi che c'è un dramma nel dramma in questo Paese. C'è il dramma del terremoto, ma c'è anche il dramma di famiglie che vedono i loro cari reclusi perché magari hanno espresso il dissenso rispetto a un determinato regime politico.

Ricordiamoci che parliamo di un Paese a noi vicino; ricordiamoci che questo terremoto ha delle proporzioni mai viste. Da oltre un secolo, non c'era un terremoto di simili proporzioni in Venezuela.

Diamo voce a questo popolo, moltiplichiamola, anche attraverso i social - che, spesso, come ci ricordavano anche il Presidente e la collega che mi ha preceduto, vengono usati in maniera impropria dai leoni da tastiera -, cerchiamo di essere leoni, ma leoni della solidarietà; i leoni dell'amicizia; i leoni della vicinanza a un popolo a noi tanto caro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Graziano Pizzimenti. Ne ha facoltà.

GRAZIANO PIZZIMENTI (LEGA). Grazie, Presidente. Il 24 giugno scorso, un terribile terremoto ha colpito il Nord del Venezuela causando oltre 1.700 morti e 50.000 dispersi. In questa tragedia, ci sono anche molti italiani o quantomeno persone di origine italiana. Abbiamo sentito quanti sono in Venezuela, residenti e non solo.

Prima di tutto, un doveroso omaggio a tutti loro e le più sentite condoglianze alle loro famiglie. Purtroppo, man mano che passano le ore, i soccorsi per la ricerca di persone sopravvissute si stanno fermando, perché non ci sono più segnali di vita sotto le macerie; per questo, purtroppo, il numero dei morti tenderà a crescere inesorabilmente. Moltissime nazioni si sono adoperate per portare aiuto, sia per l'immediato sia per la gestione quotidiana del dopo sisma. Bene ha fatto l'Italia, con il nostro Governo, ad inviare le squadre speciali della Protezione civile, dei Vigili del fuoco, di volontariato e non solo.

Ora, però, ci sono alcuni aspetti principali da gestire. Il primo: dare manforte alla popolazione sopravvissuta, cercando di dotarla di un posto dove alloggiare o ricominciare la quotidianità. Il secondo: togliere tutte le macerie e recuperare, possibilmente, i corpi delle vittime. Il terzo: il tema della ricostruzione, sperando che le scosse, ovviamente, finiscano.

Io che arrivo dal Friuli, purtroppo, ho vissuto in prima persona, 50 anni fa, la tragedia del terremoto; una tragedia di dolore, di paura, di sofferenza e posso dire tranquillamente che la solidarietà di tutto il mondo è importantissima, ma non è fondamentale, perché serve anche la capacità di reazione della popolazione locale. Nel Friuli del 1976 è stata coniata una frase: “prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”. Con la massima solidarietà di tutta l'Italia, possa ancora essere attuabile, anche per il Venezuela, questa frase. L'Italia c'è e ci sarà per tutte le famiglie del Venezuela (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, le telecamere interne di sicurezza delle abitazioni hanno mostrato, forse per la prima volta in maniera così nitida, la violenza del terremoto: nonne che fanno scudo con il proprio corpo ai nipotini; anziani malati in sedia a rotelle che si tengono la mano non potendo scappare fuori casa. Due violentissimi terremoti, a distanza di appena 39 secondi, hanno devastato il centro-nord del Venezuela: più di 1.700 morti, migliaia di feriti, interi quartieri ridotti in macerie, famiglie che da giorni dormono all'aperto perché non hanno una casa dove tornare. Davanti a numeri così pesanti, le parole rischiano di essere sempre inadeguate, ma il dovere di questa Camera è proprio quello di non restare in silenzio e di esprimere, a nome di tutti gli italiani, vicinanza autentica alle vittime, ai feriti, ai dispersi e a un intero popolo che sta vivendo ore di paura e di lutto.

Non possiamo dimenticare che, in Venezuela, vive una comunità italiana tra le più numerose al mondo. Si parla di centinaia di migliaia di nostri connazionali, di milioni di oriundi italiani. Una storia di emigrazione e di legami che rende questa tragedia ancora più vicina a noi. Non è un Paese lontano, è un pezzo d'Italia che vive dall'altra parte dell'Atlantico. È per questo che voglio sottolineare, con convinzione, l'impegno straordinario mostrato in queste ore dalle istituzioni italiane: l'Unità di crisi della Farnesina si è attivata immediatamente per monitorare la situazione dei nostri connazionali e fornire assistenza consolare; il Dipartimento della protezione civile ha lavorato senza sosta per coordinare gli aiuti. E un pensiero speciale va ai volontari medici e ai soccorritori italiani che sono partiti per il Venezuela in pochissime ore e che, proprio adesso, in questi momenti, in queste ore, stanno lavorando fianco a fianco con le squadre internazionali per salvare vite umane sotto le macerie, nella corsa contro il tempo delle famose ore d'oro del soccorso. A loro va la gratitudine di tutto il Parlamento, perché rappresentano il volto migliore del nostro Paese. Un'Italia che non si volta dall'altra parte, che c'è quando serve, che antepone la solidarietà umana a qualsiasi calcolo.

Ed è proprio questa, colleghi, la lezione più importante che dobbiamo trarre da questa tragedia: la cooperazione internazionale, le buone relazioni tra i popoli, la capacità di tendere una mano oltre i confini sono ciò che, davvero, protegge le persone nei momenti del bisogno. In questi giorni abbiamo visto squadre di soccorso arrivare da più parti del mondo, organizzazioni internazionali coordinarsi, la comunità globale stringersi attorno al Venezuela. Questo ci ricorda, dunque, quanto sia sbagliata e quanto sia miope ogni politica che scelga la via dei muri, dell'isolamento, della contrapposizione, invece che del dialogo. Le tensioni e gli attacchi unilaterali che in questi mesi sono stati fatti, per esempio, dall'Amministrazione americana contro l'Europa vanno esattamente nella direzione opposta a quella che la storia e tragedie come questa, invece, ci insegnano essere quella giusta. Nei momenti più difficili dell'umanità non servono barriere, servono ponti.

Per questo concludo, rinnovando, a nome di questo gruppo e di chi crede profondamente nei diritti umani e nella solidarietà tra i popoli, la piena vicinanza dell'Italia al popolo venezuelano: che questo dolore condiviso sia, anche per tutti noi, un richiamo a costruire, sempre e ovunque, relazioni internazionali fondate sul rispetto, sulla cooperazione e sulla dignità di ogni essere umano (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Oltre 1.700 i morti accertati - ma il bilancio sicuramente tenderà a salire -, decine di migliaia i dispersi, si parla di circa 50.000 persone ancora sotto le macerie; l'opera architettonica al porto La Guaira che è stata trasformata in un obitorio, dove si recano i venezuelani per vedere se lì sono i loro cari oppure se sono ancora sotto le macerie; le scosse di assestamento che non danno tregua alla popolazione e nemmeno ai soccorritori. Però, nello stesso tempo, tanta, tanta, solidarietà: sono oltre 30 i Paesi che si sono mossi in soccorso del Venezuela e, tra questi Paesi, anche l'Italia che, come sappiamo tutti - è stato detto in quest'Aula -, ha un legame particolare con il Venezuela, che è stata terra di emigrazione di tanti italiani e, purtroppo, tra le vittime, tra i dispersi, ci sono anche tanti italiani. E non lo dimentichiamo, Presidente, anche in Italia, la terra spesso trema. Noi, purtroppo, abbiamo l'esperienza devastante dei terremoti e, quindi, anche questo ci fa sentire più vicini al Venezuela.

Forse, con la solidarietà si è espressa la parte migliore dell'essere umano, non quello che scatena guerre, ma quello che corre in aiuto del fratello, del vicino, quello che getta ponti, quello che cerca il dialogo, ne parlava anche il collega prima di me.

Ci sono poi anche tante notizie belle, e questo mi preme ricordarlo: ora una ragazzina che è stata tratta viva dalle macerie, ora, dopo cinque giorni, allo stesso tempo, un altro ragazzino di 11 anni, che è stato salvato dall'opera dei soccorritori. Notizie belle come queste, Presidente - mi permetta di fare questa piccola riflessione -, ci donano fiducia nella vita; sono belle di per sé perché si ha l'esperienza di una vita piccola salvata, ma ci donano fiducia nella vita. Poi perché chiunque salva una vita - c'è un vecchio proverbio che lo dice - sembra sempre che salvi un mondo intero. Presidente, io sarò breve in questo mio intervento: io penso che, ora come non mai, non solo quest'Aula, ma tutto il popolo italiano, sia vicino al Venezuela (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.

FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Vogliamo portare la nostra vicinanza, la vicinanza di Azione a tutto il popolo venezuelano, colpito il 24 giugno scorso da un drammatico doppio sisma, che ha provocato più di 1.700 morti, oltre 5.000 feriti e - forse è il dato più impressionante - decine di migliaia di persone disperse: parliamo di 68.000 persone.

Il nostro pensiero va, quindi, innanzitutto, alle vittime, alle loro famiglie, alle famiglie che sono in Venezuela e alle famiglie che seguono, con grande impatto emotivo, le vicende del sisma dall'estero, quindi, ai tanti venezuelani che in questi decenni sono scappati dal Paese.

E vogliamo esprimere un ringraziamento innanzitutto a tutto il personale italiano di soccorso impegnato sul terreno. Parliamo di Vigili del fuoco, di squadre di Protezione civile, ma anche del personale medico-sanitario, che è partito da tante regioni italiane, così come da tanti Paesi, da decine di altri Paesi, e che lavorano senza sosta per cercare sotto le macerie dei corpi possibilmente vivi e che lavorano in condizioni durissime. Al ringraziamento per il personale sul campo, vogliamo aggiungere il ringraziamento al personale consolare e diplomatico, che in questi giorni sta svolgendo un lavoro, pure durissimo, che è quello di identificare le vittime, di stare accanto alle famiglie, di assistere i feriti, di identificare, di rintracciare i dispersi e con loro stanno partecipando anche tutti quegli altri membri della rete italiana in Venezuela: il Comites di Caracas, le scuole italiane a Caracas, i consoli onorari. È tutto un mondo di Italia che è in Venezuela e che, in questo momento, sta dando il suo preziosissimo contributo.

Non possiamo, però, non menzionare il contesto in cui si inserisce questa tragedia: è un contesto di grande crisi istituzionale, di enorme crisi economica, di gravissima crisi sociale che va avanti da mesi, che va avanti da tanti anni, da decenni, e che, però, non ha trovato una risoluzione o un miglioramento in questi ultimi mesi. La condizione istituzionale è possibilmente ancora più incerta e la presidente ad interim, Delcy Rodríguez, sta dimostrando tutta la difficoltà che ha ad organizzare anche soltanto la macchina dei soccorsi, che - forse vale la pena ricordarlo - è una macchina che prevede membri dell'esercito venezuelano che osservano civili che scavano con le mani. Questo è il livello di drammatica impreparazione di un Paese che ha vissuto per tantissimi anni sotto una dittatura che ha portato corruzione e gravissime inefficienze, fino a non avere neanche le basi di una Protezione civile che possa intervenire in una tragedia come è quella sismica che stiamo vivendo.

Quindi, una domanda probabilmente sorge ed è quella di come si ricostruisce un Paese partendo da un vuoto così profondo? A gennaio, l'intervento degli Stati Uniti d'America era stato narrato dentro la cornice della promessa di una transizione democratica. Azione ha chiesto, a gran voce, al Governo italiano di impegnarsi fattivamente su questo orizzonte. Il Governo italiano ha preso degli impegni chiari, a livello internazionale e a livello europeo. In questo momento così drammatico, io credo sia importante anche ricordare che non ci siamo scordati di quell'impegno, non ci siamo scordati della promessa di un percorso di democratizzazione del Paese e anche questo è il nostro messaggio oggi per il popolo venezuelano (Applausi della deputata Pastorella).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Quando si parla di terremoti e di tragedie di tale natura viene sempre in mente, a noi campani ovviamente, il terremoto del 1980, che ha riguardato l'Irpinia e tutta la Campania, e lo racconto, in particolare perché paradossalmente c'è una sottile linea che collega questa tragedia a quella che hanno vissuto migliaia di campani, in particolare nel territorio dell'Irpinia e del napoletano nel 1980, perché una delle famiglie, la famiglia Cuomo, aveva avuto i nonni morti nel sisma dell'Irpinia del 1980. Un filo rosso, una tragedia che si lega a un'altra tragedia: i nonni morti nel 1980 in Irpinia; loro si erano trasferiti in Venezuela e hanno trovato, anche loro, la morte - l'intera famiglia, purtroppo - in questo terremoto.

Noi, ovviamente, ringraziamo tutti coloro che a livello internazionale - a partire ovviamente dal nostro Paese, le associazioni umanitarie, le associazioni che si occupano dei bambini - si stanno adoperando per il Venezuela, per scene che noi non pensavamo di dover vedere nel 2026. Infatti, alcune scene - fatemi dire questa cosa - assomigliano così tanto a quelle che appartengono alla memoria del 1980 e in alcuni casi sembra che non ci sia stata nessuna forma di evoluzione nella capacità di intervenire e di portare i primi soccorsi. Ci si affida in alcuni casi alle mani. In molti casi, grazie al lavoro straordinario dei volontari, ovviamente del personale specializzato venezuelano e di coloro che hanno dato i primi soccorsi, si è riusciti a salvare tante vite, in particolare quelle dei bambini che, in alcuni casi, anche dopo tre giorni sono stati salvati. Si sono viste anche scene di animali che vengono sottratti dalle macerie ancora vivi. Ogni video, ogni scena di quel tipo, ci fa venire un sospiro di sollievo.

Davanti all'entità di un numero impressionante di migliaia di morti e di decine di migliaia di dispersi veramente non possiamo che offrire la nostra piena solidarietà e il sostegno a questo popolo, ricordando che per combattere eventi climatici o catastrofici come questi bisogna investire non nell'idea che è l'uomo a governare la natura e il pianeta, ma che l'uomo deve vivere in equilibrio con la natura e con il pianeta e che bisogna investire sempre di più nella sicurezza e nella costruzione di edifici che siano sicuri e in grado di evitare il crollo anche davanti a scosse di magnitudo elevata. Soprattutto serve anche a noi come modello per evitare che queste cose possano avvenire anche nel nostro Paese che, come tutti sappiamo, è fortemente esposto ai terremoti.

Per questo motivo il gruppo di AVS non solo esprime il pieno sostegno e la solidarietà al popolo venezuelano, ma ringrazia pubblicamente tutti coloro - e sono tanti - che fanno parte di strutture istituzionali che stanno dando il loro supporto, ma anche i tantissimi volontari e le tante persone che stanno raccogliendo, anche spontaneamente, fondi da destinare al popolo venezuelano, agli sfollati e alle famiglie delle vittime. Ovviamente, ci teniamo costantemente in contatto con le strutture - le ambasciate e i consolati - sui nostri territori, perché noi di AVS, soprattutto davanti alle tragedie, siamo sempre in prima linea per dare il massimo dell'aiuto e il massimo della collaborazione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rivolgo naturalmente, a nome del gruppo Noi Moderati, un pensiero commosso alle vittime del devastante terremoto che ha colpito il Venezuela nei giorni scorsi, causando lutti, distruzioni e sofferenze profonde per migliaia di famiglie, con un bilancio, peraltro, ancora in evoluzione. In momenti come questi le distanze geografiche si annullano e prevale il senso più autentico della solidarietà tra i popoli. Esprimiamo la nostra vicinanza al popolo venezuelano, ai familiari delle vittime, ai feriti e a quanti hanno perso la propria casa e i propri punti di riferimento quotidiani.

Un pensiero particolare va alla numerosa comunità italiana presente in Venezuela, che conta circa 150.000 connazionali e rappresenta una delle più importanti e radicate realtà italiane in America Latina. Una presenza storica che rappresenta un ponte umano, culturale ed economico tra i due Paesi. È una comunità che oggi vive con apprensione queste ore drammatiche e alla quale vogliamo far giungere un messaggio di affetto, sostegno e vicinanza da parte delle istituzioni italiane. Le nostre strutture diplomatico-consolari e l'unità di crisi della Farnesina stanno seguendo con la massima attenzione l'evolversi della situazione, mantenendo un contatto costante con i connazionali nelle aree colpite.

Esprimiamo gratitudine e riconoscenza ai soccorritori italiani impegnati nelle operazioni di assistenza e supporto alla popolazione colpita. Il sistema nazionale della Protezione civile, in coordinamento con la Farnesina e il Ministero della Difesa, ha attivato tempestivamente una missione d'intervento internazionale con oltre 100 operatori tra Vigili del fuoco, con squadre USAR specializzate, personale sanitario e tecnici dell'emergenza. Due voli dell'Aeronautica militare hanno, inoltre, garantito il trasporto di uomini e materiali, consentendo l'avvio immediato di operazioni di ricerca e soccorso insieme alle autorità locali e ai team internazionali.

Abbiamo dato una risposta rapida ed efficace che conferma la tradizione italiana di solidarietà nelle emergenze internazionali. Tutto ciò, ovviamente, è possibile, Presidente, grazie alla professionalità, alla generosità e allo spirito di servizio del personale impegnato nelle missioni di soccorso, che rappresenta, senza ombra di dubbio, il volto migliore dell'Italia nel mondo. Di fronte a tragedie come queste siamo chiamati a riscoprire il valore della cooperazione internazionale e della responsabilità condivisa.

Rinnoviamo il nostro cordoglio per le vittime, la nostra vicinanza al popolo venezuelano e alla nostra comunità italiana in Venezuela e il nostro sostegno a tutte le iniziative di assistenza e di ricostruzione che consentiranno al Paese di rialzarsi e di guardare al futuro con fiducia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Anche io, a nome mio e del mio gruppo, esprimo profondo cordoglio per le vittime. Alle famiglie che hanno perso i propri cari, ai feriti e a quanti hanno visto distrutte le proprie case va la nostra vicinanza e solidarietà. Devo dire che la solidarietà internazionale è stata straordinaria, anche nel nostro Paese, rispetto al Venezuela, che dimostra come gli effetti del terremoto, anche quando si manifesta con magnitudo 7, quindi uno dei terremoti più forti da un punto di vista energetico, però non hanno gli stessi effetti sui Paesi, come se la condizione economica e sociale riguardasse poi anche la capacità di costruire prevenzione e di costruire infrastrutture che reggono rispetto a terremoti come questo. Se lo stesso terremoto si fosse verificato in Giappone, le vittime sarebbero state notevolmente inferiori e la capacità e la qualità dei soccorsi sarebbero state assolutamente diverse.

Pertanto, bisogna fare una valutazione anche sulla situazione economica e sociale di un Paese in cui l'80 per cento della popolazione vive in zone altamente sismiche, in infrastrutture e in edifici che sono crollati come grissini e in case popolari costruite una accanto all'altra, con l'effetto domino che si è creato quando è crollata una addosso all'altra. Questa vicenda in Venezuela ha mostrato una situazione drammatica, che ci fa comprendere come in questi anni in quel Paese nessun tipo di prevenzione e nessun tipo di investimento sia stato fatto. Pertanto, da un lato la nostra più grande solidarietà, dall'altro lato, però, la consapevolezza che, purtroppo, se questo terremoto sta avendo questi effetti così incredibile per numero di vittime e di dispersi, lo dobbiamo al fatto che quel Paese vive una condizione di assoluta povertà e di assoluta arretratezza. Per cui c'è bisogno di un intervento ancora più straordinario di sostegno e di solidarietà internazionale perché con i loro mezzi non ce la fanno.

Gli ospedali sono ormai full e c'è una situazione di mezzi di soccorso assolutamente inadatti rispetto alla necessità di interventi che andrebbero fatti. Questo sta naturalmente aumentando notevolmente il numero delle vittime e dei dispersi. Pertanto, crediamo che il nostro Paese debba sempre più adoperarsi per dare una mano a una popolazione che è in assoluta difficoltà (Applausi del deputato Giachetti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). A nome del gruppo Futuro Nazionale esprimo la nostra solidarietà al popolo venezuelano. Il popolo venezuelano è stato colpito da un'immane tragedia, il terremoto, che ha visto oltre 1.400 vittime, nonché tanti feriti.

Ricordiamo che il popolo venezuelano è molto vicino al nostro Paese. Noi abbiamo avuto un'immigrazione di oltre 220.000 italiani che, a cavallo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, sono emigrati in Venezuela. Il popolo venezuelano è un popolo vicino al popolo italiano e ancora oggi in Venezuela ci sono 160.000 italiani.

L'immane tragedia di un terremoto, di una catastrofe naturale, lascia inermi chiunque, perché ahimè non è prevedibile, ahimè non è arginabile. La forza della natura si sprigiona e sotto la forza della natura poi rimangono cari, familiari, figli, genitori, parenti, amici. E vediamo ora l'immane sforzo del popolo venezuelano, a mani nude, a volte, per andare a recuperare i superstiti nelle macerie, per vedere se si riesce a salvare anche quella vita umana che ancora giace sotto le macerie. Ahimè, è una scena che è toccata anche al nostro Paese e che strazia veramente il cuore.

Da parte nostra, come Futuro Nazionale, va il ringraziamento anche a tutte le autorità governative e non governative che si adoperano in queste ore e in questi momenti per soccorrere la popolazione venezuelana. Ricordiamo che il Governo italiano ha stanziato 5 milioni di euro per generi di prima necessità, oltre all'invio poi anche di risorse umane specializzate per poter soccorrere queste popolazioni, per aiutare queste popolazioni; popolazioni che erano appena uscite da quella che era la sanguinaria dittatura di Maduro, avevano intravisto la libertà, avevano intravisto un futuro per il proprio Paese e che oggi si trovano a gestire questa immane sciagura umana, civile, economica.

Perché, ahimè, queste tragedie poi - lo abbiamo visto anche nel nostro Paese - lasciano i propri strascichi, sia in termini umani, sia in termini psicologici, sia in termini economici, per molti anni. Ed è per questo che noi dobbiamo tenere alta quella che è l'attenzione, perché la solidarietà non si fermi ai primi momenti dell'evento, ma che questa immane sciagura, quantomeno nella immane disgrazia, veda la nostra solidarietà, veda la solidarietà dei Paesi di tutto il mondo, ma - ripeto - per la vicinanza che noi abbiamo di sangue con queste persone, di tante persone che sono andate a emigrare in Venezuela e hanno fatto grande il Venezuela.

Grazie anche al nostro contributo, noi oggi dobbiamo stare particolarmente vicini a queste popolazioni, particolarmente vicini alla ricostruzione di queste comunità, perché sono comunità che sono molto vicine a noi, sono comunità che condividono i nostri valori, sono comunità che condividono in parte anche le nostre tradizioni; tradizioni che noi avevamo portato in quei Paesi, alle quali noi non possiamo sottrarci. Quindi noi esprimiamo tutto il cordoglio per tutte le vittime e saremo sempre vicini per qualsiasi iniziativa il nostro Governo intenda sostenere in aiuto di queste popolazioni, in aiuto del popolo venezuelano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bof. Grazie a tutti per i vostri interventi.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Rossano Sasso. Ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, in merito a quanto accaduto a Taranto, dove la Direzione distrettuale antimafia ha arrestato 30 persone con l'accusa di avere favorito l'immigrazione clandestina attraverso il decreto Flussi.

Grazie ad un sistema rodato, infatti, avvocati, imprenditori e gestori di centri di assistenza fiscale inoltravano false domande di assunzione sul portale del Ministero dell'Interno e riuscivano, attraverso una fitta rete di intermediari, quasi tutti stranieri, a far entrare in Italia centinaia di immigrati clandestini, soprattutto dal Pakistan, dall'India e dal Bangladesh. Immigrati che non avrebbero avuto alcun diritto di entrare in Italia, di usufruire della nostra assistenza, del nostro Stato sociale. Immigrati clandestini che hanno truffato lo Stato con l'aiuto di un sistema compiacente; immigrati che, mi auguro, non siano mai stati coinvolti in gesti criminosi, come ad esempio quel bengalese che, al quartiere Casalotti di Roma, avrebbe sterminato una famiglia intera, pensi Presidente, colpendo a morte una bambina di pochi anni con un machete; o come quei pachistani che in Calabria hanno bruciato vivi in un'auto quattro connazionali.

Vede Presidente, il decreto Flussi, per usare una metafora, è sempre più come una trasfusione di sangue che dovrebbe servire ad aiutare un organismo, ma in quelle trasfusioni di sangue si annidano sempre di più batteri, virus che fanno male all'Italia, fanno male alla nostra Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Perché, se si importa il Terzo mondo, si finisce col diventare il Terzo mondo, e per Futuro Nazionale il Terzo mondo giunge da noi non soltanto attraverso i barconi, ma anche attraverso il decreto Flussi, che va rivisto (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free): il decreto Flussi va drasticamente limitato o ridotto. Perché oggi il business dell'accoglienza non si attiva soltanto con l'arrivo - come dicevo prima - di clandestini attraverso i barconi, è presente nel nostro Paese soprattutto grazie ai vari decreti Flussi, per la gioia di cooperative rosse e bianche, che sono sempre in prima linea. Di conseguenza, chiediamo al Ministro Piantedosi cosa intenda fare per fermare tutto questo.

Futuro Nazionale con Vannacci, una volta al Governo, farebbe immediatamente tre cose: ridurrebbe drasticamente, se non proprio eliminerebbe, il decreto Flussi; aumenterebbe il numero di rimpatri, ma in maniera seria, non con le percentuali ridicole, patetiche, di questi ultimi mesi; ed emanerebbe immediatamente un decreto Remigrazione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Noi chiediamo al Governo Meloni di portare in Consiglio dei Ministri un decreto-legge Remigrazione: saremmo pronti a votarlo anche domani. Magari, all'interno del centrodestra moderato e sbiadito, qualcuno potrebbe storcere il naso, qualcuno potrebbe dire di “no”, ma il popolo italiano è d'accordo con noi, perché la destra vera, quella che non si adegua, quella di Futuro Nazionale con Vannacci non vuole distruggere, intende tutelare il popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Non siamo qui per distruggere - lo ribadisco -, ma siamo per assecondare un'azione politica che sia di destra vera e non soltanto a parole, come il centrodestra di oggi fa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Anch'io chiedo l'informativa al Ministro, però chiedo ai colleghi Davide Bergamini, Gianangelo Bof, Domenico Furgiuele, Attilio Pierro, Emanuele Pozzolo, Laura Ravetto, Rossano Sasso, Edoardo Ziello, per quale motivo, in occasione dell'esame del provvedimento di conversione in legge del decreto-legge n. 145 del 2024 su lavoratori stranieri, caporalato e gestione dei flussi migratori, approvato il 27 novembre 2024, hanno votato tutti a favore. Per cui, è veramente incredibile sentire l'onorevole Sasso, ma io mi rivolgo ai colleghi del centrodestra: un minimo di reazione. Perché vi insultano costantemente, vi dicono che avete approvato il decreto Flussi, che bisogna remigrare, poi andate a guardare il verbale di votazione di quel provvedimento e tutti loro l'hanno votato (Applausi del deputato Giachetti e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Presidente, è veramente inquietante il livello di demagogia, di bugia che si rivolge nei confronti del popolo italiano. Per cui, Presidente, benissimo l'informativa, e in quell'informativa chiederemo conto ai colleghi di Fronte Nazionale del perché, il perché di quel voto.

PRESIDENTE. Futuro Nazionale, Fronte Nazionale ancora no…

DAVIDE FARAONE (IV-CR). No, non è stato… non è stato…diciamo era…

PRESIDENTE. … Futuro…

DAVIDE FARAONE (IV-CR). …era un lapsus freudiano (Applausi del deputato Giachetti e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Attenzione alle sillabe.

Ha chiesto di parlare su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, l'onorevole Ilaria Fontana. Ne ha facoltà.

ILARIA FONTANA (M5S). Grazie, Presidente. Noi vogliamo chiedere un'informativa al Governo sulle misure di pianificazione e sul tipo di investimenti che sta facendo con riferimento all'emergenza climatica. Il 6 luglio, l'Organizzazione mondiale della sanità ha organizzato una riunione con tutti gli Stati europei su come strutturare le prossime ondate di calore. Sono passati quattro anni, quattro anni in cui si è solo perso tempo, in cui non è stata fatta alcuna misura per la mitigazione dei cambiamenti climatici. Quattro anni in cui, purtroppo, abbiamo sentito la qualunque, a partire dal Ministro Salvini, che ancora sta aspettando il riscaldamento climatico; oppure, ancora, dal Ministro Pichetto Fratin, che continua a parlare di nucleare come la panacea di tutti i mali; e passando per la senatrice Santanche', che afferma che i ragazzi che riempiono le piazze per parlare di giustizia ambientale sono gli stessi che vogliono marinare la scuola; e, ancora, passando per il senatore Malan, che purtroppo è il negazionista climatico per eccellenza; per poi, dulcis in fundo, passare alla seconda carica dello Stato, il senatore La Russa, il quale rassicura le persone, i cittadini e le cittadine, che no, non moriremo per il cambiamento climatico, perché ci abitueremo al clima caraibico. Purtroppo, Presidente La Russa, si muore di cambiamento climatico: 1.300 morti nell'ultima settimana in Europa. L'Organizzazione mondiale della sanità - sono gli ultimissimi dati, delle ultime 24 ore, in Italia - parla di cinque decessi per il grandissimo caldo e per l'ondata di calore anomala che sta investendo l'Europa e anche il nostro Paese. No, non è normale, Presidente. E non è normale questo modo così assurdo cha ha questo Governo di parlare e di governare una crisi così.

Ed è per questo che noi chiediamo che venga qui il Governo, perché deve spiegarci quale strategia sta portando avanti. Anche perché non ci risulta che il nucleare abbassi le bollette e, soprattutto, che il nucleare aiuti a fermare i blackout energetici che ci sono adesso, che si stanno verificando nelle nostre città, a partire purtroppo anche dagli stessi ospedali. E poi, addirittura, innalzare la figura del cacciatore - e qui siamo veramente alla pura follia - come custode della biodiversità. Ecco, stiamo parlando di queste misure; se è questa la strategia, si direbbe “campa cavallo”.

Anche perché il clima è un tema di sicurezza nazionale e, essendo un tema di sicurezza nazionale, va trattato come tale: con serietà, ascoltando la scienza, ascoltando chi sa di più di questo Governo; viste le dichiarazioni, possiamo anche capire tutto ciò che non si sta facendo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Oppure pensate che, probabilmente, il problema passerà con l'abbassamento delle temperature e, quindi, passata questa ondata di calore, perfetto, non ci sarà più un problema. E no, di clima ci si deve occupare 365 giorni l'anno, 12 mesi su 12, perché è un'emergenza nazionale e non si può improvvisare, facendo misure che, tra l'altro, non servono a niente: non servono all'ambiente, non servono alle persone e, tanto meno, alle industrie.

La crisi climatica porta al collasso dell'economia - parliamo di una perdita del PIL dell'Italia di 147 miliardi -, porta al collasso del sistema sanitario nazionale, porta al collasso del sistema scolastico: abbiamo alunni, insegnanti e tutto il personale ATA che stanno facendo gli esami con aule che sono dei forni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E come si fa? Porta, purtroppo, a rafforzare le disuguaglianze territoriali, alimenta le differenze di classe. Perché, sì, il clima, purtroppo, è un tema di classe: perché sapete chi va, poi, a colpire? Le persone più fragili, le persone che sono nei campi, i rider. Abbiamo finito adesso: le comunicazioni della Ministra del Lavoro sono state veramente inutili, perché non hanno dato una soluzione. Neanche una ne hanno data. Serve responsabilità, servono fondi, serve una visione, serve parlare di infrastrutture verdi e di infrastrutture blu, serve veramente ascoltare la scienza e gli scienziati.

Quindi, il Governo deve prendersi la responsabilità e venire in quest'Aula. Non va normalizzata la crisi climatica, non provate a normalizzare anche la crisi climatica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Voi continuate a negarla - e concludo, Presidente -, toccherà a noi tornare ad occuparcene. Prima di allora, però, non passerà giorno che noi non racconteremo in quest'Aula e in ogni dove tutta la vostra inadeguatezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Fornaro, sempre sullo stesso argomento, sull'ordine dei lavori, avverto che ci sarà un ulteriore intervento sull'ordine dei lavori. Dopo questo intervento, non ne vengono accolti altri; andiamo avanti con l'ordine del giorno, eventualmente li facciamo più avanti.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche il nostro gruppo si associa alla richiesta di un'informativa al Ministero dell'Ambiente, e al Governo in generale, rispetto alla crisi climatica che è sotto gli occhi di tutti.

Per troppo tempo si è continuato a negare l'evidenza; anche in questa maggioranza il negazionismo su queste questioni ha avuto, purtroppo, larghi consensi. E, invece, abbiamo una necessità urgente di avere un piano per il presente e per il futuro rispetto ai cambiamenti climatici - e non al meteo, che è la grande differenza rispetto alle cose che spesso si leggono sui social, e purtroppo neanche più solo lì -, un grande piano che possa affrontare non soltanto a livello nazionale, ma a livello più ampio, quella che rischia di essere la vera grande questione del nostro tempo. Gli esperti ci hanno detto, un po' sommessamente e sottovoce, che questa rischia di essere, al confronto di quelle che ci saranno nel futuro, un'estate fresca.

E credo che, da questo punto di vista, sia nostro dovere affrontare le questioni che ha poc'anzi ricordato la collega Fontana con realismo, ma anche con il coraggio e la responsabilità che noi dobbiamo sentire nei confronti, ovviamente, delle persone più fragili, che sono le prime a patire i danni di questa crisi climatica, ma soprattutto nei confronti delle prossime generazioni, delle giovani generazioni: la responsabilità di quale mondo gli stiamo lasciando (Applausi del deputato Casu).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Mi unisco alla collega e al collega nella richiesta di questa informativa da parte del Ministro, ricordando che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, sarebbero già oltre 1.200 le morti in Europa, in una sola settimana, a causa dell'eccezionale ondata di calore che ha investito l'Europa con i suoi quasi 200 milioni di abitanti. E questo è uno - il più eclatante, quello che sentiamo tutte e tutti noi direttamente, perfino qui in questo momento - degli effetti drammatici, anche se prevedibili e previsti, della crisi climatica che sempre di più è una crisi climatica che riguarda l'intera società, che riguarda la salute, che riguarda l'economia, che riguarda davvero tutto quanto concerne la vita quotidiana e anche la vita futura delle generazioni a venire.

Quindi, noi crediamo che questo Governo abbia fin troppo sottovalutato la questione e che sarà chiamato a discuterne, anche nel corso della mozione unitaria che abbiamo presentato con il Partito Democratico e con il MoVimento 5 Stelle; e altri partiti sicuramente presenteranno altre mozioni analoghe.

Si tratta di un tema che va discusso con urgenza, e soprattutto che richiede i provvedimenti necessari che fin qui non sono stati adottati, sebbene sollecitati in tutte le maniere e non soltanto dal nostro gruppo. Quindi, Presidente, la prego di farsi parte in causa per la richiesta di informativa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Passiamo ad un altro argomento. È l'ultimo intervento sull'ordine dei lavori. Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. La mia è una richiesta di informativa urgente al Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida, sul fenomeno dei prezzi del grano. Sappiamo che in questi giorni i nostri agricoltori stanno mietendo i loro campi. Purtroppo, la Commissione unica nazionale, che dovrebbe stabilire il prezzo medio del grano, ha le quotazioni sospese, e questo dà vita al fenomeno dei cosiddetti trafficanti di grano. Quindi, vediamo arrivare navi nei nostri porti con grani sui nostri mercati di dubbia provenienza, coltivati con fitofarmaci che ai nostri agricoltori sono vietati e che portano verso il basso le quotazioni del grano.

Chiediamo pertanto al Ministro di venire in Aula a darci alcune delucidazioni, per capire se sia il caso di rafforzare questa Commissione unica nazionale affinché possa dare un imprinting positivo su quelle che sono le quotazioni medie, per capire quali sono le azioni per contrastare la concorrenza sleale da parte di produttori stranieri che arrivano sui nostri mercati, falsando spesso il made in Italy e portando all'interno delle aziende di trasformazione grani di dubbia provenienza che poi, con un solo impacchettamento in Italia, vengono venduti sulle nostre tavole con il marchio del made in Italy.

Ricordiamo che sui nostri scaffali la pasta costa sempre di più e il grano italiano, che è un'eccellenza di molti territori a livello nazionale, risulta invece avere quotazioni che, se facciamo un rapporto in base ai costi di produzione, sono probabilmente inferiori a quella degli anni Settanta.

Crediamo che i nostri agricoltori abbiano bisogno di rispetto e che si debba dare alle loro aziende una prospettiva di redditività adeguata.

Chiediamo quindi al Ministro di venire in Aula a riferire sull'argomento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Onorevole Del Barba, lei sa cosa avevo detto. Poi, per carità. La prego, se riesce a essere conciso, come lei sa fare, scolpendo le parole… Prego.

MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, Presidente. La ringrazio, ma credo che il tema del caldo richieda anche da parte nostra di associarsi alla richiesta di informativa sottolineando che…

PRESIDENTE. …quella l'abbiamo superata, l'abbiamo superata…

MAURO DEL BARBA (IV-CR). …è davvero un imbarazzo scegliere quale Ministero perché il tema del riscaldamento climatico è trasversale all'economia, all'ambiente e alla salute.

Ricordo semplicemente, nel rafforzare la richiesta di informativa, che in queste ore l'OMS sta semplicemente dando il bollettino dei morti, che è impressionante, dovuti al caldo di queste ore, non solo in Italia ma in tutta Europa.

Seguito della discussione delle mozioni Scerra, De Luca, Grimaldi, Madia ed altri n. 1-00569, Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00575 e Bonetti ed altri n. 1-00586 concernenti la revisione integrale del Patto di stabilità e crescita e gli investimenti europei e nazionali in armamenti (ore 16,56).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Scerra, De Luca, Grimaldi, Madia ed altri n. 1-00569 (Nuova formulazione), Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00575 e Bonetti ed altri n. 1-00586 concernenti la revisione integrale del Patto di stabilità e crescita e gli investimenti europei e nazionali in armamenti (Vedi l'allegato A).

Ricordo che la discussione sulle linee generali ha avuto luogo nella seduta di lunedì 18 maggio 2026 e che, dopo la sua conclusione, sono state presentate una nuova formulazione della mozione Scerra, De Luca, Grimaldi, Madia ed altri n. 1-00569 e le mozioni Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00575 e Bonetti ed altri n. 1-00586.

(Parere del Governo)

PRESIDENTE. La rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire esprimendo altresì il parere sulle mozioni all'ordine del giorno.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Grazie, Presidente. Sulla mozione Scerra, De Luca, Grimaldi, Madia ed altri n. 1-00569 (Nuova formulazione) il parere del Governo è contrario. Sulla mozione Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00575 il parere del Governo è favorevole. Sulla mozione Bonetti ed altri n. 1-00586, invece, il parere del Governo è contrario.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Grazie, Sottosegretaria. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Credo che il tema che discutiamo oggi sia un tema su cui siamo tornati spesso in quest'Aula. E quello che ho notato, Presidente, lo dico anche alla Sottosegretaria, è che da parte della maggioranza - basta leggere anche la mozione a firma dei gruppi di maggioranza per affermarlo - c'è una condizione che io vedo descritta benissimo in un passaggio di una canzone di Brunori Sas: La verità. Cioè, siete partiti per scalare le montagne e vi siete fermati al primo ristorante. Perché è quello che abbiamo visto sui temi che in questa mozione abbiamo trattato anche con riferimento alla questione che riguarda il Patto di stabilità. Quindi, l'idea… Voi al Governo avevate il 7 per cento di deficit, che è quello di cui vi vantate; e, quindi, dite sempre: “noi abbiamo iniziato con il 7 per cento di deficit, quindi anche se siamo arrivati al 3,1 va bene”.

Il problema è uno, però, cara Sottosegretaria: siete stati voi a firmare in Europa una proposta di Patto di stabilità con un Paese che aveva un deficit al 7 per cento, salvo poi chiedere la sospensione di quel Patto di stabilità che voi avete firmato e avete concorso a scrivere dicendo che le condizioni erano eccessivamente stringenti per il nostro Paese che aveva bisogno di più flessibilità, che aveva bisogno di maggiori interventi economici per la sanità, per le energie e tutte le cose su cui ci avete raccontato fandonie.

Quindi, avete fatto tutto voi: avete firmato l'accordo in Europa sul Patto di stabilità e poi avete detto che non andava bene; avete poi firmato l'accordo con la NATO per il rispetto, all'inizio, del 2 per cento del PIL destinato alla difesa perché il Presidente americano aveva detto, così come tutti i Presidenti americani che si sono succeduti, che il Paese non rispettava il 2 per cento.

E, quindi, tutti a correre. Ricordo Crosetto, che ha ormai due pagine, forse ha l'abbonamento con Il Foglio e, quindi, ogni tanto gli danno due pagine in omaggio, due pagine intere a spiegarci il perché del 2 per cento di risorse da destinare alla NATO per la difesa. Poi, addirittura, è arrivato Trump e ha detto: ma no il 2 per cento, il 5 per cento di fondi per la difesa da destinare alla NATO; anche in quel caso “sì” e Crosetto con le solite due pagine destinate a spiegare perché è giusto il 5 per cento.

Però, poi, un minuto dopo che avete detto “sì” - nella fase in cui la Meloni insieme a Rutte era nella, diciamo, figliolata di Trump, del “paparino”, perché c'è stata quella fase, ora Rutte non va più bene, però c'è stata la fase di “Rutte paparino” in cui tra i figlioli c'era anche la Meloni che definiva Trump “paparino” e, in quella fase lì, abbiamo detto come Paese “sì” anche al 5 per cento - avete anche lì ritrattato. Era un accordo richiesto da Trump, avete detto “sì” e poi avete ritrattato.

Tra l'altro, con questo gioco delle tre carte quando andate ai vertici NATO dite “sì” al 2, al 5, a tutto quello che vi chiedono, poi venite in Italia e dite: ma come facciamo a spendere il 5 per cento per la NATO quando non abbiamo le risorse per l'energia, quando non abbiamo le risorse per la sanità? Quindi riparte il film e addirittura non utilizzate neanche i fondi SAFE che sono degli eurobond, di fatto, stesse condizioni del PNRR, che sono una quota minima rispetto alle risorse che sono destinate per la difesa. Naturalmente questo con un gioco delle parti per cui la Lega prende le parti del partito che dice che bisogna investire meno sulla difesa, salvo poi aver approvato tutti i provvedimenti che hanno necessitato di maggiori interventi sulla difesa e maggiori interventi anche a supporto dell'Ucraina nel conflitto con la Russia.

Poi, terzo tema: vi siete dati voi l'obiettivo del 2,9 per cento del PIL, nessuno ve l'aveva chiesto; dopodiché si raggiunge il 3,1 per cento. Quindi, vi date voi il limite, quel limite non siete in grado di raggiungerlo e vi prendete il terzo schiaffo per il “fate tutto voi”, con una condizione in cui il Paese resta in procedura d'infrazione, il Paese si mostra molto più inaffidabile di quanto, invece, volesse mostrarsi e, quindi, viene meno la credibilità internazionale: un primo colpo, per la richiesta di deroga al Patto di stabilità quando l'avevate firmato; secondo colpo, per il mancato rispetto dei patti fatti nei Vertici NATO, patti che già avevate provato anche a ridimensionare, prevedendo anche che il ponte sullo Stretto diventasse uno strumento di difesa pur di arrivare a quel famoso 2 e poi 5 per cento, perché quel genio di Tajani ci ha spiegato che il ponte doveva essere uno strumento per la fuga, eventualmente ci fosse stata un'invasione dal Nordafrica.

Noi abbiamo sentito di tutto in questa legislatura e dite tutte queste cose, queste fregnacce, con una naturalezza e con una serenità che è veramente disarmante. Poi, Presidente, l'ultimo colpo: il mancato rispetto dell'obiettivo del 2,9 per cento. L'altro elemento di credibilità che viene meno è quando poi vi scegliete l'interlocutore con cui costruire gli obiettivi: per grossa parte della legislatura l'interlocutore è stato Trump, l'avete scelto voi l'uomo che, più che definire Nobel per la pace, possiamo definire Nobel per l'annuncio della pace, visto che, ad esempio, sulla guerra, sul conflitto con l'Iran per 37 volte ha annunciato la pace, salvo poi doversi smentire ripetutamente.

Qual è la condizione di tutto questo disastro che avete messo in piedi? Che siamo il Paese più indebitato d'Europa, più della Grecia. Se avessimo raccontato che la Grecia, dopo qualche anno, sarebbe stata in condizioni economiche migliori rispetto all'Italia, ci avrebbero riso dietro; e invece Giorgia Meloni e il suo Governo ci consegnano il Paese più indebitato d'Europa.

Poi c'è sempre, in questo Paese, il derby fra chi vuole tassare di più e chi vuole indebitare di più. Voi come Governo siete riusciti, in questo derby, a fare tutte e due le cose. Cioè, non c'è più lo scontro ideologico fra più tasse o più debito. Siete riusciti ad aumentare le tasse e il debito del nostro Paese, senza costruire un minimo di politica sulla crescita, che è quello che servirebbe per poter maturare le risorse per gli investimenti.

Naturalmente, anche sul Piano nazionale di ripresa e resilienza siamo in una condizione veramente fallimentare, perché, se uno strumento straordinario che non ci capiterà più - 200 miliardi di euro, con interessi in parte agevolati e in parte invece a fondo perduto - genera una crescita e un PIL dello 0,7 per cento e quei risultati economici di cui abbiamo parlato, vuol dire che quello strumento non è stato utilizzato per come avrebbe dovuto essere utilizzato, con - ora i nodi verranno al pettine -, oltre alle risorse non spese, anche risorse spese male, immaginando la realizzazione di asili nido e case della salute - per fare soltanto due esempi - senza nessuno che li gestirà e che li potrà aprire. Per cui abbiamo realizzato involucri di cemento che rimarranno tali. Avrete tagliato nastri, senza aver realizzato nulla per il nostro Paese.

E in più - e chiudo, Presidente - la questione che riguarda il motivo per cui siete sempre condannati ad un suicidio perenne. Quando un Governo ha come obiettivo la mortificazione dei processi di unificazione europea in molti ambiti, innanzitutto sulla difesa, perché andate a sbattere la testa che mancano risorse sulla difesa e siete quelli contro...

PRESIDENTE. Concluda.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). ...l'esercito unico europeo. Siete quelli contro la possibilità di risparmiare con processi di unificazione che garantirebbero economie di scala. Siete quelli contro l'eliminazione del diritto di veto, siete quelli contro l'elezione diretta del Presidente della Commissione europea e siete contro l'Europa, però poi andate sempre a bussare in Europa per chiedere eurobond e risorse economiche. Questo cortocircuito ci fa sbandare e non ci fa essere credibili (Applausi dei deputati Giachetti e Soumahoro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi affrontiamo un tema che va ben oltre i tecnicismi della governance economica europea. Viviamo una fase storica segnata da tensioni geopolitiche che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini e sulla competitività del nostro sistema produttivo.

Le guerre ai confini dell'Europa e nel Medio Oriente, le incertezze che gravano sulle rotte energetiche internazionali e le conseguenze sui costi delle materie prime e sui prezzi dell'energia rappresentano senza ombra di dubbio fattori che nessun Governo nazionale può ignorare e che nessuna politica economica seria può permettersi di sottovalutare. In questo scenario, il Governo Meloni ha dimostrato una qualità che troppo spesso è mancata in passato: la capacità di coniugare rigore e crescita, prudenza nei conti pubblici e sostegno all'economia reale.

I dati parlano chiaro: l'Italia sta rispettando il percorso delineato nel piano strutturale di bilancio. La riduzione del deficit procede senza ricorrere a manovre recessive, i saldi migliorano e la credibilità internazionale del nostro Paese si è rafforzata. È un risultato che non nasce dal caso, ma da una linea politica fondata sulla serietà, sulla stabilità e sulla consapevolezza che la sostenibilità dei conti pubblici non è un vincolo imposto dall'esterno, bensì una condizione necessaria per difendere famiglie, imprese e risparmio degli italiani.

Ma governare significa anche saper guardare avanti. Per questo la mozione che oggi sosteniamo assume un valore strategico, perché riconosce che il rispetto delle regole non può trasformarsi in una gabbia ideologica quando circostanze eccezionali rischiano di colpire il tessuto produttivo e sociale della nostra Nazione. La nuova governance economica europea prevede strumenti di flessibilità proprio per affrontare situazioni straordinarie.

Non si tratta di deroghe arbitrarie né di scorciatoie, si tratta di meccanismi previsti dai Trattati e dai regolamenti europei per consentire proprio agli Stati membri di reagire a shock esterni che non dipendono dalle loro scelte. Allora, la domanda è semplice: se non oggi, quando?

Se la crisi energetica, l'instabilità geopolitica e i rischi per la crescita non rappresentano circostanze eccezionali, diventa difficile immaginare quali condizioni potrebbero giustificare l'attivazione degli strumenti di salvaguardia previsti dall'Unione europea. Per questo condividiamo pienamente l'azione intrapresa dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in sede europea. La richiesta di estendere la clausola di salvaguardia nazionale anche agli investimenti e agli interventi necessari per fronteggiare la crisi energetica è una proposta equilibrata, responsabile e coerente con il nuovo quadro normativo europeo. Non chiediamo privilegi, Presidente, chiediamo buonsenso. Chiediamo che l'Europa dimostri la stessa capacità di adattamento che ha mostrato di fronte alle altre emergenze, chiediamo che venga riconosciuto che la sicurezza energetica è oggi una componente essenziale della sicurezza economica e della competitività dell'intero continente. È una battaglia che riguarda l'Italia e che riguarda tutta l'Europa.

A nostro avviso, la politica economica deve sempre avere un obiettivo preciso: proteggere il lavoro, sostenere le imprese e difendere il potere d'acquisto delle famiglie. Ecco perché riteniamo fondamentale che eventuali margini di flessibilità siano finalizzati a interventi mirati a favore dei settori maggiormente esposti quali l'agricoltura, la pesca, i trasporti e l'industria energivora. Sono comparti che rappresentano una parte essenziale della ricchezza nazionale e che oggi sopportano il peso maggiore delle tensioni internazionali.

La mozione, quindi, affronta il tema che sarà sempre più centrale nei prossimi anni: il rafforzamento del mercato europeo dei capitali. Come gruppo, sosteniamo convintamente il processo di integrazione europea e la costruzione di un mercato dei capitali più efficiente, più profondo e più competitivo. Tuttavia, integrazione non può significare omologazione. Esistono infrastrutture strategiche che svolgono una funzione essenziale per la stabilità finanziaria nazionale. Tra queste vi è certamente il mercato all'ingrosso dei titoli di Stato italiani, che rappresenta un presidio fondamentale per il finanziamento del debito pubblico e per la sicurezza economica del Paese. Per questo condividiamo l'impegno rivolto al Governo affinché continui a sostenere una soluzione europea ambiziosa ma equilibrata, capace di rafforzare il mercato unico senza, per questo, indebolire le prerogative necessarie a tutelare gli interessi strategici nazionali.

Colleghi, questa mozione rappresenta bene il metodo della nostra maggioranza: responsabilità nei conti, realismo nelle scelte, difesa degli interessi italiani all'estero e una piena e leale appartenenza europea. Non c'è contraddizione tra disciplina di bilancio e sostegno all'economia, non c'è contraddizione tra integrazione europea e tutela degli interessi nazionali e non c'è contraddizione tra stabilità finanziaria e crescita. C'è, invece, una linea politica chiara, che questa maggioranza sta perseguendo sin dall'inizio della legislatura: rafforzare la posizione dell'Italia in Europa, proteggere il sistema produttivo e garantire ai cittadini sicurezza economica in una fase di grandi trasformazioni. Per tutte queste ragioni, Presidente, annuncio il voto favorevole del gruppo Noi Moderati sulla mozione di maggioranza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. A nome di Futuro Nazionale, annuncio voto contrario sulle mozioni in discussione quest'oggi. Le respingiamo e le respingiamo prontamente, perché la sinistra continua a professare l'idea che a Bruxelles esista la panacea risolutiva dei mali che attanagliano le nostre comunità dal punto di vista economico e non solo. Dall'altra parte il centrodestra, pur rilevando alcune criticità, pensa che l'impianto complessivo di chi quelle criticità le genera non debba essere toccato. Non condividiamo né l'una né l'altra impostazione. Il nuovo Patto di stabilità non è soltanto una modifica formale tecnica al bilancio europeo, ma è un'ulteriore perdita di credibilità, di autorevolezza e di sovranità economica da parte degli Stati nazionali e questo non possiamo tollerarlo.

Con il nuovo sistema, il Parlamento italiano, come tutti gli altri Parlamenti europei, viene ulteriormente depauperato. Le scelte di politica economica verranno demandate a un percorso pluriennale da condividere con la Commissione europea attraverso delle analisi che verranno demandate a degli organismi tecnocratici. Crediamo che sia arrivato il momento di dire basta a questo tipo di meccanismi. Insomma, da una parte abbiamo un centrosinistra: che cosa propone? Propone più fondo comune, propone più debito comune, promuove la possibilità di installare dei percorsi permanenti, come il Next Generation EU; insomma, a un centralismo europeo sempre più accentuato il centrosinistra risponde con più debito comune e possibilmente con più potere a Bruxelles.

Noi crediamo, invece, che sia necessario rompere questo filo conduttore, perché percorsi come il PNRR, che sono stati idolatrati anche all'interno di quest'Aula, in realtà rappresentano tutti i limiti di questo percorso. Quando gli indirizzi vengono presi univocamente a Bruxelles allora inevitabilmente ci si trova al cospetto di alcune scelte che possono sembrare unitarie, ma che, comunque, riguardano un'Europa che è attraversata da numerose diversità da parte degli Stati membri. Basta pensare, per esempio, all'Italia dal punto di vista territoriale, dal punto di vista di una orografia che è descritta con catene montuose che spesso cadono a picco sul mare, con intere vallate, con entroterra che comunque sono ancora popolati e collegati ai grandi centri urbani solo e soltanto da reti stradali. Ebbene, cosa è successo con il PNRR? È successo che gran parte degli investimenti sono stati destinati, per esempio, alle piste ciclabili (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Senza nulla togliere ai ciclisti e alle piste ciclabili, zero euro sono stati destinati alla manutenzione e alla realizzazione di nuove strade che sono necessarie, come ho detto poc'anzi, per collegare l'entroterra, che è ancora popolato in Italia, ai grandi centri urbani. Questo perché accade? Accade perché evidentemente chi poi deve fare la scelta che riguarda anche il territorio italiano è tra coloro che vivono in altre realtà territoriali europee e penso alla Germania e alla Francia, che sono pianeggianti, e che dovevano comunque essere difese da politici italiani che evidentemente sono rimasti a vivere più tempo tra Parigi, Bruxelles e Berlino. Allora, la realtà di cui ha bisogno l'Italia la conosce soltanto chi vive l'Italia.

Poi, all'interno di quelle che sono le proposte sulla mozione del centrosinistra ancora si fa riferimento al Green Deal, a queste grandi tecnologie che dovrebbero essere mature, convenienti, moderne e utili. Però, non si riesce a dare una risposta sul perché queste tecnologie devono essere sempre sovvenzionate e finanziate con i soldi del contribuente europeo e, quindi, con i soldi del contribuente italiano. La domanda nasce spontanea, direbbe qualcuno: ma se sono così convenienti, per quale ragione devono essere finanziate dai contribuenti europei e, dunque, dai contribuenti italiani? Non è il mercato che regola se una materia vale o non vale? È evidente che questo tipo di transizione poggia, più che altro, su una questione ideologica rispetto a una questione di carattere commerciale e di mercato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Allora, Futuro Nazionale sarà sempre dalla parte dell'ambiente, però non accetterà mai che i costi esorbitanti di una certa ideologia green ricadano (Commenti della deputata Boldrini) sui cittadini, sulle famiglie, sulle imprese e sul tessuto produttivo italiano.

Dall'altra parte, signor Presidente, abbiamo questa mozione del centrodestra troppo timida, perché richiede deroghe e perché richiede la possibilità, come ha scritto il Presidente del Consiglio a Ursula von der Leyen, di derogare la spesa militare anche ad altre questioni che riguardano strategie per lo sviluppo economico, salvo mai contestare i principi dei limiti e dei vincoli.

Allora, Presidente, in conclusione, un Governo sovrano non chiede il permesso di investire sulle proprie infrastrutture.

Un Governo sovrano non chiede il permesso di investire e di supportare i propri imprenditori; un Governo sovrano non chiede il permesso di investire sulle proprie infrastrutture; un Governo sovrano non chiede il permesso di investire e di supportare i propri imprenditori; un Governo sovrano non chiede il permesso di investire sulla sanità, sulla natalità, sulla sicurezza; un Governo sovrano decide e basta. Per questo, Futuro Nazionale voterà contro queste mozioni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Potremmo dire che c'è un pre-referendum e un post-referendum; quel referendum ha fatto capire un po' a Giorgia Meloni da che parte voleva stare, anche perché ha fatto capire che la generazione Gaza avrebbe continuato a influenzare anche i prossimi scenari elettorali, e che restare suddita, di fatto, di Trump avrebbe avuto delle conseguenze, come quei risultati hanno fatto detonare. Ora, il litigio, avete visto, si è consumato, ma la rottura con Trump non è stata casuale e non è un gesto di indipendenza. Lo dico così, perché in queste ore avete anche evocato Craxi, per Sigonella, per poi farvi sbugiardare da Rutte, ma ne parleremo domani al question time.

I rapporti fra Tajani e Netanyahu si sono incrinati quando Tajani ha sommessamente chiesto di non bombardare le chiese o, magari, i nostri militari; quando Meloni ha appena accennato a Trump di non insultare il Santo Padre. Ecco, è lì che il re ha ricordato che i sudditi non fanno e non dicono quello che vogliono. La rottura tra Meloni e Trump non è un divorzio privato, ma è parte di quelle relazioni pubbliche fra gli Stati Uniti e l'Europa. Nonostante tutti gli sforzi di subalternità, anche noi ora siamo stati relegati in quel friendshoring fra i nemici dell'Occidente, anzi, nemici dell'America in una nuova salsa economica, in salsa Beverly Hills.

Diciamo che abbiamo al Governo chi voleva fare il ponte più lungo, a campata unica, di Europa, cioè quello fra la Calabria e la Sicilia, e quella che voleva fare i ponti, addirittura, fra l'Europa e gli Stati Uniti. Ecco, possiamo dire, sono crollati miseramente tutti addosso a questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Ecco, però lo avete fatto non prima di garantire comunque, da buoni sudditi, armi e gas liquido. Io dico: ne valeva la pena? Guardate, questo atteggiamento di sudditanza ci riporta a un altro dato, anzi, ad un'altra data, il 30 aprile 2024, che ha segnato l'inizio di questa stagione di austerità.

Significa, di fatto, più sofferenza. È la data in cui è entrato ufficialmente il Patto di stabilità europeo, e lo dico anche ai generali di pezza, a chi è intervenuto: lo avete firmato voi, eravate in quei banchi ed eravate anche voi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), lì, nell'Unione europea. Veramente ridicoli!

Io lo dico, quel Patto introduce una governance economica basata su aggiustamenti di bilancio diversificati per Paese; è una riforma che è l'esito di un negoziato in cui Giorgetti è stato dall'inizio alla fine. In sostanza, avete accettato, a testa bassa, un quadro di regole che impone vincoli stringenti sulla spesa netta e percorsi di rientro forzato sul debito. Quali sono le conseguenze? Un'Italia che si trova, attualmente, nel cosiddetto braccio correttivo di quel Patto; siamo oggetto di una procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo, e il deficit ha raggiunto, appunto, circa il 7 per cento del PIL, ben oltre la soglia prevista del 3 per cento.

Tuttavia, il capolavoro dell'incoerenza si è consumato poco dopo: avete sottoscritto il quadro della governance, ma Meloni e Giorgetti hanno invocato una sospensione temporanea di queste regole, dicendo che è tutta colpa di Hormuz. Ursula von der Leyen ha lasciato solo quello spiraglio: una deroga dell'1,5 per le spese in difesa e quello 0,6 per investimenti nell'energia, quelli che, tra l'altro, non avete fatto fino al giorno prima. Ma è stata categorica: devono servire a diminuire la dipendenza e il consumo di fonti fossili e ampliare la capacità produttiva di fonti energetiche pulite. Quindi, non al taglio delle accise e ai sussidi per l'acquisto di carburanti.

Insomma, vi ha detto, appunto, di fare quegli accumuli, quell'innovazione fra le reti; soprattutto, quella spesa, però, non sarà scorporata dalla clausola di salvaguardia per la difesa, e per accedervi bisogna onorare l'impegno ad aumentare quelle spese militari. Capite anche voi che non sapete come fare, perché, lo ricordo, anche lì, ai generali di pezza, ma anche alla destra che fa finta di essere sociale, esattamente dove li trovate 30, 40, 50, 60 miliardi per arrivare al 5 per cento del PIL in difesa? Non ci sono ed è meglio che sloggiate da questo Governo, perché a dire “no” alla NATO saremo noi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Una cosa è chiara, la UE impartisce una dura lezione a Meloni: “no” alla flessibilità sul Patto di stabilità per i bonus energetici, quindi quello che avete fatto, ma “sì” agli investimenti delle energie pulite, cioè quello che avreste dovuto fare. Dall'altro, non fa un passo indietro su quella economia di guerra che non dovevate fare e non dovevate accettare. Intanto, però, i dati certificano il vostro fallimento. Perché in questo l'Unione europea non esiste più, cioè iniziate a toglierla dal campo perché il fallimento è tutto nei vostri numeri.

L'Eurostat ha stimato per il 2025 un quadro macroeconomico preoccupante: un deficit dell'1,30 per cento, il debito è salito al 137 per cento del PIL rispetto al 134 del 2024, resta il secondo debito rispetto all'Unione europea, c'è giusto la Grecia. E il futuro? Secondo il vostro Documento di finanza pubblica, la stima di crescita del PIL si attesta allo 0,6 per cento. Io non so se avete capito l'imbarazzo di dover dire al Paese qual è il vostro margine di crescita. I dati confermano una cosa sola: non uscirete dalle procedure di infrazione entro il 2026 e non potrete invocare nessuna clausola di flessibilità.

Eppure, lo diciamo a tutti, noi avremmo pure sostenuto uno scostamento di bilancio. E lo diciamo per cosa? Per la sanità, per la scuola pubblica e per tutte quelle famiglie italiane che non riescono più a reggere questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e la vostra inerzia. Già, perché veniamo da 36 mesi di calo di produzione. È quello che fa sì che la crescita sia così bassa e siamo di fatto in una recessione; una recessione, lo dico anche lì per chi non ha capito niente del PNRR, che sarebbe già qui, in campo, se non ci fossero gli investimenti dell'Unione europea, il debito comune dell'Unione europea.

Di fatto, questa vicenda ci ricorda tutto quello che invece viviamo: cioè i salari da fame, i contratti precari, le famiglie colpite dal caro vita. Abbiamo 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 5,8 milioni di persone che rinunciano alle cure di base o ad una visita specialistica. Quello della povertà energetica è uno dei più grandi fenomeni che ha mangiato, di fatto, tutto l'innalzamento dei salari degli ultimi 2 anni, e la nuova struttura del Patto, quello che avete accettato, è una gabbia contabile per la capacità di intervento pubblico.

Intanto i Paesi europei con maggiori margini fiscali possono utilizzare quegli aiuti di Stato per proteggere la propria competitività industriale, schiacciando la nostra. Presidente, abbiamo visto che gli strumenti straordinari non riescono a fronteggiare queste crisi sistemiche. Per questo noi, come campo giusto e come campo largo, diciamo che serve un'evoluzione di quel quadro. Bisogna rafforzare la resilienza, dobbiamo promuovere in sede dell'Unione europea la revisione integrale di quel Patto, sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, per rincorrere una nuova politica, non quella dell'austerità, preservare la qualità e il livello di spesa pubblica, un nuovo piano di investimenti comuni e farlo anche ricorrendo a quel debito comune per la crescita economica.

Vogliamo, insomma, lo scorporo del calcolo degli indicatori sul deficit per investimenti, sì, a sostegno delle famiglie e delle imprese, basta tagli allo Stato sociale. Vi chiediamo di impegnarvi a cambiare le regole fiscali di quel Patto, proprio perché prevedere percorsi di rientro dal debito più realistici e tenere conto della specificità degli Stati è parte di quello che dovremmo fare per il futuro. Dobbiamo essere protagonisti di una riforma fiscale dell'Unione europea, chiedere le politiche economiche nazionali e integrali, appunto dell'Unione europea, adoperarci per trasformare quei programmi.

Insomma, noi proponiamo di istituire un Energy Recovery Fund per garantire all'Europa una maggiore autonomia sul fronte energetico. Si può fare attivando strategie di diversificazione degli approvvigionamenti; si può fare sostenendo la bancabilità e la scalabilità degli investimenti sulle energie rinnovabili; si può fare rafforzando le infrastrutture di rete e i sistemi di accumulo. Insomma, servono piani di acquisto comuni e condivisi e misure di riconversione industriale e riqualificazione professionali dentro quei processi di transizione energetica.

Insomma, uno scostamento si può fare per salvare la sanità pubblica e le famiglie colpite dalle crisi. Le spese militari devono essere fuori da questo quadro. Per questo vi chiediamo anche di rivedere quegli impegni. Ciò che serve all'Europa è una politica di difesa comune, ma la pianificazione, l'acquisizione e la gestione di capacità condivise non vuol dire essere sudditi degli Stati Uniti.

E serve una proroga di quegli eurobond emessi per finanziare il PNRR, per evitare una drammatica compressione delle risorse destinate agli investimenti; insomma, i fondi di coesione europea vanno salvaguardati per quello che sono, non destinati a scopi diversi.

Vi chiediamo di scegliere i diritti sociali e la transizione ecologica, di rifiutare l'austerità e l'economia di guerra. E, se non volete vedere il giudizio universale climatico, vi invitiamo a uscire da quest'Aula, di smetterla di stare in questi banchi comodi, con l'aria condizionata e affrontare quello che milioni e milioni di persone subiranno per colpa del vostro negazionismo, per colpa del vostro “climafreghismo” (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, certamente, sfide straordinarie esigono capacità straordinarie, per essere viste, capite, per essere governate e, quindi, serve che la politica, i leader, siano donne e uomini che non arretrino, che abbiano il coraggio di un'azione chiara, lucida e incisiva.

È ormai opinione comune, e non è solo un percepito, che l'Europa sta vivendo sicuramente una delle ore più buie, forse l'ora più buia, da quando è nata come Unione europea, e questo non solo per il susseguirsi di crisi e per la pervasività e la portata di queste crisi, ma perché queste crisi stanno minando, nelle radici più profonde, anche la ragione dell'essere dell'Unione europea, ne intaccano i processi decisionali, il valore istituzionale e democratico, nonché la capacità dell'Unione europea di essere reattiva e competitiva di fronte a queste crisi. È tuttavia anche un momento che, in questo buio, sta diventando una rivelazione: una rivelazione di quello che l'Europa è, di quello che l'Europa non è e che, invece, avrebbe potuto essere. Quindi è un momento nel quale, paradossalmente, la via si sta delineando in modo estremamente nitido e chiaro, almeno per chi ha gli occhi e la volontà di vedere questa strada che si sta delineando.

Abbiamo non solo delle crisi che ci hanno aperto gli occhi, ma oggi abbiamo anche una coscienza evidente, abbiamo dei nemici chiari: per noi i nemici chiari sono la Russia di Putin e il suo imperialismo. Abbiamo degli avversari ostili - parliamo della Cina - e abbiamo anche una debolezza nelle alleanze che si sta rivelando tale. E non serviva arrivare fino agli inaccettabili e indegni attacchi che il Presidente Trump ha fatto verso la Presidente Meloni - quindi, di fatto, attaccando l'intero Paese - per dire che l'Alleanza atlantica oggi sta vivendo un momento di debolezza, quando uno dei partner fondamentali di questa alleanza decide di agire per smontare qualsiasi forma di alleanza che si basi, per esempio, sul multilateralismo. Ecco, di fronte a tutto questo, c'è però una coscienza che sta nascendo nella popolazione, che è quella che aspira a quegli ideali di coesione, di sviluppo e di sicurezza che l'Europa aveva sempre garantito e che trova nell'Europa una risposta. Il problema è che la classe politica passa, purtroppo, tanto tempo a fare la classe commentatrice dell'opinione pubblica e poco è avvezza, invece, a costruire, nel foglio del come, come si agisce per cambiare l'Europa, nella chiarezza degli obiettivi e delle sfide che abbiamo davanti.

Noi questa chiarezza e questa concretezza l'abbiamo, l'abbiamo detto: noi ci rifacciamo con grande semplicità e nitidezza alla proposta, per esempio, che il Presidente Draghi ha fatto nel suo Piano per la competitività per l'Europa, che comporta rivedere la governance europea e i meccanismi per rafforzare non solo il processo decisionale, ma la tenuta democratica dell'Unione europea. Diciamo che va difesa la democrazia dalla guerra ibrida che si sta mettendo in campo da parte dell'aggressore russo. Pensiamo che si debba costruire in modo chiaro un federalismo pragmatico e vogliamo anche dire come costruire un federalismo pragmatico, con chi ci sta. Pensiamo che si debba fare il mercato unico e l'unione dei capitali, e quindi ad esempio era importante ratificare il MES.

Pensiamo che serva una politica fiscale unica. Quindi, proponiamo che ci sia una linea di credito di finanziamento di 1.000 miliardi all'anno - erano gli 800 miliardi di Draghi, ma adesso i costi sono esplosi, per cui ne servono di più -, che siano finanziati con eurobond, quindi con un debito comune, che si mettano in campo dei dazi al 10 per cento sui prodotti cinesi e che queste risorse debbano avere una chiara destinazione di utilizzo, non tanta retorica vuota o astratta.

Quindi, una politica energetica comune che includa il nucleare; una politica energetica che metta in campo un'interazione e una gestione integrata delle reti. E lo dice l'Italia dove, per il tema delle reti di trasmissione e di distribuzione, le nostre imprese e le nostre famiglie pagano questa componente dell'energia quattro volte quanto viene pagato in altri Stati, alla faccia della tutela e della competitività che viene garantita al nostro Paese.

Pensiamo che si debba fare una difesa comune concretamente, partendo dagli investimenti che gli Stati devono fare, ma che debba essere attivata anche la linea di credito europeo per sostenere questi finanziamenti.

Ecco, una politica di sicurezza, una politica energetica e una politica industriale sono dei presupposti fondamentali anche per garantire quel livello di coesione e di solidarietà sociale su cui l'Europa si è costruita e rispetto al quale certamente non si può arretrare.

A fronte di tutto questo io, Presidente, per suo tramite, vorrei però interloquire non solo con i colleghi, ma anche con la Sottosegretaria, in merito alle mozioni che oggi vengono votate e ai pareri che ci sono stati dati. Noi ci troviamo, innanzitutto, con un punto chiaro: entrambi gli schieramenti - in modo paradossalmente più demagogico il campo largo che la destra - chiedono di rivedere il Patto di stabilità. Vi rendete conto di quanto questa sia la ricetta spicciola da offrire, in qualche modo, a chi non ha la coscienza che, invece, su quel Patto di stabilità si fonda la tenuta finanziaria dell'Europa? Il tema è costruire, dentro al Patto di stabilità, l'utilizzo di quegli strumenti di flessibilità, che voi stessi avete sostenuto, voluto e portato avanti, per dare ai Paesi, ai singoli Paesi, quella spinta e quel sostegno necessari per concorrere alla resilienza europea e allo sviluppo e alla ripartenza europea.

Allora, io mi chiedo perché voi avete dato parere contrario a una mozione che dice di fare quello per cui voi vi siete battuti per fare in Europa, cioè attivare la clausola di salvaguardia non solo per la questione della difesa, ma anche per l'energia, ma di farlo all'interno di un quadro che sia coerente con gli investimenti che l'Europa deve fare per quello che ho già indicato precedentemente. Ci avete dato un parere contrario al fatto che noi vi diciamo di andare avanti sul sostegno alle spese in difesa, come negli accordi NATO, anche per sostenere e costruire quel pilastro europeo all'interno dell'Alleanza atlantica. Ma queste sono le parole che il Governo, in qualche modo, ha portato in quest'Aula.

Al collega Grimaldi che ha detto “noi diremo di no alla NATO”, dico: voi, nella vostra mozione, che tutto il campo largo ha firmato, dite “no” agli impegni NATO, ma la maggioranza sta dicendo “no” agli impegni NATO perché voterà contro una mozione che dice di andare avanti negli impegni con chiarezza (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe): ma vi rendete conto che in quest'Aula, ormai, non c'è - né a destra né a sinistra - nessuna briciola di serietà? Perché, se non si leggono nemmeno le mozioni per dare i pareri, significa che qui dentro si sta facendo un gioco di ruolo, a cui Azione non partecipa. Azione a un gioco di ruolo sulla democrazia, nella casa degli italiani, non partecipa. Quindi, noi andiamo avanti convintamente. Le dico, Sottosegretaria, che noi ci asterremo sulla vostra mozione, perché a questo giochino della maggioranza e dell'opposizione, a cui ci volete costringere, a cui ci vuole costringere l'altra parte dell'opposizione, noi non ci stiamo. Siamo seri, ci asterremo a destra e ci asterremo a sinistra, perché in entrambe le mozioni, sostanzialmente, si usano delle parole che non hanno l'ancoraggio necessario che devono avere.

D'altra parte, l'incoerenza delle due coalizioni è evidente anche rispetto alle dichiarazioni. Sottosegretaria, io vorrei invitare - per il tramite del Presidente - lei e tutti i colleghi di maggioranza a ricordare che, nelle giornate in cui il nostro segretario è stato attaccato in modo indegno da Russia Today, il Vice Premier ha dichiarato che sarebbe bene iniziare a riaprire il dialogo con la Russia. Questa stessa cosa la dice un altro partito che si candida ad andare al Governo. Io mi rivolgerei agli italiani e alle italiane: ma siete proprio sicuri che questo giochino di ruolo della destra e della sinistra sia quello che serve al Paese quando, da destra e da sinistra, chiunque vinca, arriverà a governare dicendo: noi dobbiamo riaprire il dialogo e il rapporto con Putin?

Ecco, noi l'Italia la vogliamo difendere fino in fondo, perché è vero che c'è lo slogan del “Go big or go home”, ma in questo momento la casa a cui voi ci volete portare è una casa che risulterà vuota e invasa anche dalle ingerenze straniere. Noi su questo non ci vogliamo stare. Crediamo che l'unica vera patria che l'Italia può avere è una patria che trovi nella patria europea il proprio sviluppo e il proprio collocamento. È per questo che - ribadisco - ci asterremo su entrambe le mozioni, della destra e della sinistra (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scerra. Ne ha facoltà.

FILIPPO SCERRA (M5S). Grazie, Presidente. L'Unione europea sta attraversando una delle fasi più delicate della sua storia. In questo scenario internazionale complicatissimo, l'errore che l'Unione europea sta commettendo è quello di non esercitare il massimo sforzo per essere soggetto geopolitico ed economico forte e integrato, perché stanno prevalendo i nazionalismi e gli egoismi, perché l'approccio intergovernativo ha la meglio su quello comunitario, perché sono state sottoscritte regole fiscali che stritolano l'economia degli Stati più in difficoltà, in cui la svolta bellicista ha ormai scalzato lo spirito originario dell'Unione europea. In queste settimane i partiti di maggioranza hanno invocato più volte la sospensione del Patto di stabilità, ma noi siamo qui a cercare di rendere i cittadini edotti su quella che è la verità su chi ha - diciamo - la responsabilità di quello che è successo in passato. Ebbene, partiamo dal lontano 2012, quando è stato votato il Fiscal compact, che ha incorporato e integrato in un'unica cornice tutti quelli che erano i principi del Patto di stabilità e crescita.

Ebbene, quel trattato sciagurato è stato approvato in sede europea dal Governo Berlusconi nel 2011 e poi è stato sottoscritto dal Governo Monti nel 2012, il tutto con il sostegno principale di un partito che si chiamava Il Popolo della Libertà e di cui faceva parte un'allora giovane deputata di nome Giorgia Meloni. Il principio cardine di quel trattato è il pareggio di bilancio in Costituzione. Ebbene, chi ha portato il pareggio di bilancio in Costituzione o, meglio, chi è stato il relatore in Commissione del provvedimento che portava il pareggio di bilancio in Costituzione? Il relatore è stato un deputato e anche lui, nell'arco della sua carriera, ha fatto un percorso che poi l'ha portato addirittura a essere Ministro dell'Economia: Giancarlo Giorgetti. Quindi, abbiamo Meloni e Giorgetti che sono stati protagonisti, in quel momento, di quella sottoscrizione. E dopo 12 anni chi mandiamo noi in Europa a trattare la revisione del Patto di stabilità e crescita? Certe volte siamo masochisti noi italiani e ci mandiamo giusto Meloni e Giorgetti.

Cosa ci possiamo aspettare da Meloni e Giorgetti, se non disastri inenarrabili? Allora, che cosa hanno fatto nella trattativa sul Patto di stabilità e crescita, sulla revisione del Patto di stabilità e crescita? In prima istanza, non hanno assolutamente contribuito a quella che è stata la proposta iniziale della Commissione, che già era una proposta mediocre. Poi, quando c'è stato l'intervento dei Capi di Stato e di Governo, Meloni e Giorgetti si sono visti la partita con popcorn e Coca-Cola, guardando quello che dicevano i tedeschi e quello che dicevano i francesi, sperando che avessero la meglio i francesi sui tedeschi, quando alla fine hanno avuto la meglio i tedeschi e hanno imposto clausole capestro che ci costano 12 miliardi di euro all'anno. Questo hanno fatto Meloni e Giorgetti per il nostro Paese, così hanno fatto la trattativa sul Patto di stabilità e addirittura Meloni ha definito questo disastro come un buon compromesso. Questa è la Presidente del Consiglio ai tavoli internazionali, Presidente, colei che si offende quando non la invitano, colei che, quando la invitano, sottoscrive dei patti della cui gravità evidentemente non si rende conto. Allora, alla fine di quel percorso alcuni esponenti di Fratelli d'Italia addirittura hanno parlato del fatto che quella sottoscrizione avrebbe liberato 35 miliardi di euro. Facciamo umilmente una domanda alla Sottosegretaria e alla maggioranza: dove sono questi 35 miliardi di euro? Noi non li vediamo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e ci pare di rivivere la promessa dei 25 miliardi di euro alle imprese che servivano per contrastare i dazi. Dove sono quei 25 miliardi? Mi pare che siamo a un livello di disastro, dal punto di vista economico, che è totale.

E in tutti questi anni, dal 2012 ad oggi - e questo lo dobbiamo dire, perché è giusto che noi parliamo della coerenza di un unico partito -, possiamo dire tranquillamente che contro queste regole si è sempre battuto con convinzione un partito - perché le abbiamo sempre reputate sbagliate - e quel partito, unico all'interno di questo Parlamento, si chiama MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ci siamo sempre battuti contro il Patto di stabilità e crescita, contro regole fiscali che restringono la nostra economia.

Dopo questa Caporetto ovviamente ci si aspetta: va bene così, Meloni e Giorgetti hanno già fatto il massimo che si potesse fare. No, vanno in sede NATO e vanno a sottoscrivere un accordo che porta le spese militari al 5 per cento del PIL. Questo significa, per i prossimi dieci anni, 440 miliardi di euro che andranno sulle armi invece che sulle infrastrutture, invece che sul welfare, invece che sulla salute. Questo è l'altro disastro targato Meloni. Quindi, Meloni perché ha fatto tutto questo? È evidente che ha scelto di mettere al primo posto l'alleanza con Donald Trump, l'alleanza con la filosofia MAGA, invece che l'interesse degli italiani. Questa è stata la scelta di Meloni. E allora adesso, dopo che tutto il castello di carta costruito sulla politica estera è crollato miseramente, che cosa fa Meloni? Torna indietro e dice: scusate, per quattro anni ho sbagliato e si aspetta veramente che tutti noi e tutti gli italiani bevano queste sciocchezze e credano a queste sciocchezze. Noi, invece, pensiamo che Meloni, con la sua politica estera sbagliata, abbia danneggiato pesantemente il nostro Paese e questo è un errore storico che segna inesorabilmente un Governo che adesso deve fare solo una cosa: deve andare a casa, basta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Con Meloni siamo - se parliamo di qualche dato, tanto per suffragare quello che stavo dicendo - al quarto anno consecutivo di crescita da zero virgola, quando in precedenza si era avuta una crescita nettamente superiore. Nel 2025 siamo stati al terzultimo posto tra i Paesi europei per crescita e nel 2026 saremo l'ultimo Paese del G20. Siamo al terzo anno consecutivo di crollo della produzione industriale e siamo al record di italiani in povertà. Un altro dato che dovrebbe far vergognare un partito e una maggioranza di centrodestra è la pressione fiscale, che ha raggiunto il record del 43,1 per cento. Il Governo Meloni è un Governo delle tasse e solo per questo dovrebbero chiedere scusa agli italiani e dire: andiamo a casa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Di fronte a tutto questo, cosa bisogna fare? Lo diciamo in questa mozione, perché questa mozione è una mozione che già ha una visione di politica economica. Diciamo in questa mozione che i vincoli del Patto di stabilità devono essere superati, che bisogna scorporare gli investimenti in sanità, in welfare, in ambiente, in energia dai calcoli del deficit. In questa mozione si parla di Next Generation EU, di eurobond. Ho partecipato alle riunioni di Confindustria e di Bankitalia. Ecco, anche Confindustria e Bankitalia invocano gli eurobond. E allora, Meloni, perché non vai in Europa a cercare di battere i pugni sul tavolo per ottenere dei bond comuni? Se questo può incoraggiare Giorgia Meloni, in passato c'è stato un Presidente del Consiglio che è riuscito ad ottenere l'emissione di debito comune in Europa, che è riuscito ad ottenere 200 miliardi di euro che sono arrivati in Italia, che è riuscito ad ottenere la trasformazione in senso solidale dell'Unione europea: questo leader, questo Presidente del Consiglio ha difeso gli interessi degli italiani e si chiama Giuseppe Conte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E forse questi attacchi che subiamo in questi giorni derivano dal fatto che la maggioranza sa che nel 2020 c'era un grande Presidente del Consiglio e che Meloni non è all'altezza di essere un buon Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È questa la differenza!

In ultimo, un punto che mi è particolarmente caro: questo Governo e i suoi esponenti hanno deciso di fare una guerra al Mezzogiorno. Questo è chiaro, perché questo è il Governo più antimeridionalista della storia d'Italia, Presidente. Si parla della possibilità di utilizzare i fondi di coesione per le armi. Quello che diciamo a Meloni, a Fitto, a tutti loro: non tocchino i fondi per il Sud, basta scippi al Sud da parte di questo Governo.

Chiudo dicendo che sono soddisfatto del fatto che questa sia una mozione unitaria, Presidente, a prima firma del MoVimento 5 Stelle, ma a cui hanno contribuito tutte le forze del campo progressista. È una mozione che fissa una visione economica a livello europeo. Sarà un pezzo del programma del campo progressista. Stiamo lavorando, in questa fase storica, sui temi ed è un programma a cui stiamo lavorando tutti assieme, perché noi, il campo progressista, andremo al Governo del Paese e manderemo a casa quello che è il Governo forse più longevo, ma sicuramente il peggiore della storia d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Gli italiani sono stufi di questo Governo, adesso tocca a noi ridare dignità all'Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roberto Pella. Ne ha facoltà.

ROBERTO PELLA (FI-PPE). Grazie, Presidente Mule'. Sottosegretaria Albano, cari colleghi, permettetemi di portare un po' di ordine, un po' di verità, anche un po' di sincerità e di storia di quello che è l'argomento che stiamo affrontando. Innanzitutto, il Patto di stabilità e crescita è un insieme di regole adottate dall'Unione europea per garantire il controllo dei conti pubblici degli Stati membri che adottano l'euro.

E, cari colleghi, è stato approvato nel 1997, con l'obiettivo di assicurare stabilità economica e finanziaria all'interno dell'Unione monetaria, evitando quindi deficit eccessivi e livelli troppo elevati di debito pubblico che possono mettere in pericolo la moneta unica e la crescita economica europea.

Il Patto poi si basa su criteri stabiliti da quello che è il Trattato di Maastricht, secondo cui il deficit pubblico non deve superare il 3 per cento del PIL e il debito pubblico deve restare al di sotto del 60 per cento del PIL oppure diminuire progressivamente verso tale valore.

La struttura del Patto comprende sia il braccio preventivo che il braccio correttivo. Ma entriamo nel merito: il braccio preventivo ha lo scopo di prevenire squilibri finanziari attraverso il controllo delle politiche economiche nazionali, mentre il braccio correttivo interviene invece quando uno Stato supera i limiti stabiliti. Mi sembra di aver sentito cose che si discostano completamente rispetto a quella che è la realtà e a quelle che sono le regole del gioco, che non sono stabilite da questo Parlamento ma dall'Europa, in un rispetto reciproco di oltre trent'anni di storia che non possono ricadere con interventi non mirati a quello che è il quadro legislativo complessivo.

Noi di Forza Italia siamo abituati a dire le cose come stanno: a rendere merito ma anche a prenderci il merito dove abbiamo dato un grosso contributo. E dico questo perché? Perché le modifiche introdotte nel tempo hanno cercato di trovare un equilibrio tra due esigenze fondamentali: quella di mantenere sotto controllo il debito e il deficit pubblici, ma anche di permettere agli Stati di sostenere quella che è la crescita economica e occupazionale. E per quanto concerne le principali modifiche al Patto, una prima riforma risale al 2005, quando venne introdotta una riforma che rese le regole più flessibili permettendo di considerare le condizioni economiche dei singoli Paesi, e, quindi, quelle riforme strutturali e quegli investimenti pubblici.

Purtroppo la crisi economica mondiale del 2008, che colpì duramente molti Paesi europei come Grecia, Italia, Spagna e Portogallo, che furono costretti ad aumentare il debito pubblico per sostenere banche, imprese e occupazione, evidenziò i limiti del sistema e la necessità di rafforzare quel coordinamento economico europeo. E l'Unione europea decise quindi di rafforzare il controllo sui bilanci nazionali e il coordinamento economico introducendo a tal fine nuovi strumenti, nonché il Fiscal compact, che noi abbiamo sempre combattuto e che, grazie al lavoro incessante e lungimirante del Presidente Berlusconi, ha evitato quella che poteva essere una crisi maggiore per il nostro Paese, stabilendo regole che, in qualche modo, hanno poi dato una spinta al nostro Paese negli anni successivi.

Perché? Perché nel 2020, a causa della pandemia del COVID che provocò anche una grave crisi economica mondiale, al fine di consentire agli Stati di sostenere imprese, lavoratori e sistemi sanitari, l'Unione europea attivò la clausola di salvaguardia generale, sospendendo quindi temporaneamente le regole del Patto per permettere agli Stati di aumentare la spesa pubblica e sostenere l'economia, adottando quelle misure economiche straordinarie.

E, cari colleghi, permettetemi: in quel periodo, come oggi, alla guida dell'Europa c'era un Governo di larghe intese, ma con una guida forte e tenace del Partito Popolare europeo, che ancora una volta ha saputo riflettere sulle esigenze, rispettare le indicazioni del Presidente Berlusconi e riportare l'Italia nel giusto binario attraverso quelle che erano regole flessibili (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) che, lo dobbiamo riconoscere, traggono origine da chi sa dialogare con l'Europa, da chi sa farsi rispettare (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) ma anche fare rispettare il valore e l'importanza dell'Italia. E parallelamente viene anche creato quel programma, il Next Generation EU, finalizzato, proprio attraverso il debito comune europeo, a sostenere quella ripresa economica.

Ma dopo la pandemia sono arrivati, poi, anche altri aspetti complessi e difficili. Pensiamo al 2024: l'Unione europea ha introdotto una riforma del Patto con regole più orientate alla sostenibilità del debito e agli investimenti strategici, lasciando maggiore flessibilità agli Stati. Anche qua, di chi è il merito? Leggiamo le carte europee, leggiamo i resoconti del Parlamento europeo, leggiamo i resoconti della Commissione europea: un grandissimo contributo l'ha dato questo Governo e in modo particolare chi ci ha guidato in quel periodo, che era Silvio Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), in un rapporto di lealtà e di correttezza che è stato portato avanti insieme al Governo di centrodestra e alla Presidente Meloni.

E quindi la governance che noi abbiamo in qualche modo attivato il 30 aprile, anche passando in quella Commissione dove io sono capogruppo, la Commissione bilancio - e inviterei a leggerle quelle carte, per approfondire gli argomenti di cui stiamo parlando -, bene, quelle nuove norme hanno consentito più spazio di manovra, concedendo tre anni supplementari oltre ai quattro standard per raggiungere gli obiettivi del primo Piano nazionale. E l'Italia - con orgoglio, permettetemi, perché siamo tutti cittadini italiani - ha in qualche modo chiesto e ottenuto una proroga del periodo di aggiustamento di bilancio da quattro a sette anni. Riconosciamo il merito al centrodestra, a questo Governo, a Forza Italia, al Ministro Giorgetti e alla Presidente Meloni, che hanno saputo rapportarsi con la schiena dritta, ma con lealtà e rispetto, facendo rispettare all'Europa quelle che erano le nostre indicazioni (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E in quello che è il nuovo assetto della governance economica, il parametro di riferimento per il controllo delle politiche di bilancio non è più il saldo strutturale che avete voluto voi, cari colleghi, ma è la spesa primaria netta finanziaria a livello nazionale.

E finora il Consiglio dell'Unione europea ha ufficialmente autorizzato l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per la spesa della difesa, per rispondere in modo efficace alle crescenti tensioni geopolitiche e all'importanza che 17 Paesi - e lo ripeto, 17 Paesi - hanno fatto richiesta per una maggiore flessibilità di bilancio a fini di incremento della spesa per la difesa. Non, cari colleghi, per fare chissà cosa, ma per difendere la nostra indipendenza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)! Nell'ottantesimo anno della storia di questa Repubblica, noi abbiamo diritto di difenderci quando gli altri ci attaccano. Quindi, noi non siamo coloro che armano, noi siamo coloro che si difendono e che vogliono difendere tutti i nostri partner europei.

Recentemente, poi, soprattutto dopo la crisi energetica causata, anche qui, dalle guerre in Ucraina e nel Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi del gas e dell'elettricità che, hanno fortemente influenzato il contesto economico internazionale ed europeo, si è sviluppato un importante dibattito all'interno dell'Unione europea riguardo alla possibilità di escludere anche le spese energetiche dai vincoli del Patto di stabilità e crescita, al fine proprio di consentire, maggiormente in sicurezza, soprattutto aspetti come la transizione ecologica e le energie rinnovabili e di adottare misure concrete di sostegno per le famiglie e le imprese contro quello che è il caro bollette, senza che tali spese vengano in qualche modo conteggiate nel deficit pubblico previsto dalle regole europee.

E, cari colleghi che cosa ha fatto anche qua il Governo italiano? Il Governo italiano in più occasioni, in varie sedi europee competenti, ha ribadito la necessità, a fronte della profonda incertezza che caratterizza il contesto geopolitico ed economico internazionale, di agire tempestivamente ricorrendo agli strumenti di flessibilità adeguati. E in tale ottica, quindi, si inserisce la lettera della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. E anche qui, cari colleghi, Forza Italia, con il Partito popolare europeo, che guida ormai da decenni questa Europa, ha saputo imporre le regole nel rispetto di ogni Nazione, di ogni cittadino e di ogni impresa, andando a tutelare non a parole - come siete abituati a fare voi - ma con aspetti concreti, lealtà e giudizio, con rispetto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), con quelle regole del gioco che dimostrano ogni giorno come si fa! Parlare è facile, costruire è difficile, mendicare notizie non vere non è rispettoso non nei nostri confronti che ascoltiamo, ma nei confronti dei cittadini italiani.

Ecco quindi che, nelle scorse settimane, il Governo italiano ha ottenuto dalla Commissione europea - e chiedo che queste cose vengano smentite in quest'Aula se non sono vere, perché sennò siete dei bugiardi - la flessibilità dei conti pubblici e la possibilità di usare la clausola di salvaguardia nazionale per l'energia, in deroga a quello che il Patto di stabilità, circoscrivendo quindi l'azione agli investimenti che accelerano la transizione verde. E quindi la Commissione ha offerto la possibilità di utilizzare fino allo 0,3 per cento del PIL degli anni 2026, 2027 e 2028 per misure che accelerino la transizione verde e l'indipendenza dalle fonti fossili, con un limite cumulato pari allo 0,6 per cento del PIL nell'arco del triennio. E per l'Italia si tratta complessivamente di circa 14 miliardi! Quattordici miliardi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) di euro di maggiori spese nei prossimi tre anni per gli investimenti green!

Alla luce di tali considerazioni, il gruppo di Forza Italia voterà quindi con favore, determinazione e grande soddisfacimento questa mozione di maggioranza, che impegna il Governo a proseguire l'azione in sede europea per garantire quel finanziamento di interventi mirati ad attenuare l'impatto dell'attuale crisi internazionale sui settori più colpiti. E voglio ricordare anche qui: agricoltura…

PRESIDENTE. Brevemente, però.

ROBERTO PELLA (FI-PPE). …pesca, trasporti, industrie ad alta intensità. Vado a concludere, Presidente.

PRESIDENTE. La ringrazio.

ROBERTO PELLA (FI-PPE). La mozione, quindi, impegna altresì il Governo a proseguire l'interlocuzione a livello europeo, assumendo le opportune iniziative volte a ottenere, in via prioritaria, il riconoscimento dell'eccezionalità della situazione determinata dalla crisi in corso, attraverso applicazioni vere, estendendole, ma soprattutto ad acquistare quello spazio di bilancio per il finanziamento degli interventi volti a tutelare le esigenze del tessuto economico nazionale ed europeo, nonché a valutare, nell'ipotesi di un ulteriore aggravamento, quella che è la congiuntura economica a livello nazionale ed europeo. Per questa ragione noi di Forza Italia, con serietà, con impegno, con determinazione, con capacità, come ci ha insegnato quel nostro grande leader che è Silvio Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), lavoriamo per il bene dei cittadini e per il bene della Nazione!

Per questo, grazie al Governo Meloni, grazie al Ministro Giorgetti, grazie a tutto il Governo, perché se oggi l'Italia è forte in Europa è perché c'è compattezza di tutto il centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, che si levano in piedi)!

PRESIDENTE. Tutto a posto. Adesso, i colleghi di Forza Italia dopo avere esultato… Ai mondiali non ci siamo, ma almeno in Aula, ogni tanto…

Ha chiesto di parlare l'onorevole Centemero. Ne ha facoltà.

GIULIO CENTEMERO (LEGA). Grazie, signor Presidente. È molto difficile intervenire dopo il fervore del collega Pella; però, insomma, in questa giornata torrida, cercherò di rinfrescare un po' il clima. Il dibattito in queste settimane si è concentrato quasi esclusivamente sulla mancata uscita dalla procedura di infrazione per via del deficit, signor Presidente.

Prima di entrare nel merito degli impegni previsti dalla mozione, credo sia giusto iniziare questo mio intervento ricordando che per l'anno 2025 avevamo previsto un deficit del 3,3 per cento. Il dato definitivo si è fermato al 3,1 per cento, quindi a un livello inferiore dello 0,2 rispetto alle nostre previsioni. Ciò significa che il rientro verso la soglia del 3 per cento sta avvenendo ad un ritmo più sostenuto di quanto inizialmente programmato. Questa deve essere la premessa ad ogni nostra ulteriore riflessione. Abbiamo fatto meglio di quanto programmato: il deficit doveva essere al 3,3 e, invece, si è ridotto al 3,1. Permettetemi di ricordare che, quando questo Governo si è insediato, il rapporto deficit PIL era all'8,1 per cento: abbiamo registrato la più forte correzione del disavanzo nella storia della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Ma i risultati positivi sul piano della finanza pubblica, raggiunti grazie all'operato del Ministro dell'Economia Giorgetti e di tutto il Governo, che ha riportato solidità e credibilità al nostro Paese, non sono limitati al deficit: con una decisione storica quasi impensabile fino a qualche anno fa, Moody's ha promosso il rating sovrano dell'Italia dopo quasi 25 anni, un quarto di secolo. L'Italia ha chiuso il 2025 con un avanzo statale primario di circa 17 miliardi di euro. Il nostro Paese, di fatto, è l'unico del G7 ad essere riuscito, dopo il COVID, a riportare in attivo i propri conti pubblici prima del pagamento degli interessi. Questo è un capitale, anche reputazionale, che sta facendo bene al Paese e che non dobbiamo disperdere: lo dico sia alla maggioranza sia ai colleghi dell'opposizione.

Nonostante questi dati, però, non siamo riusciti a uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo: il famoso 3 per cento. Ma come è nato questo famoso 3 per cento? Dobbiamo ricordare che l'inventore di tale parametro lo ammise senza troppi giri di parole: si tratta di un numero che non ha alcun valore matematico. Stiamo parlando dell'economista Abeille, in forza al Ministero francese delle Finanze del Governo Mitterand. In un'intervista del 2012 a Le Parisien, Abeille affermò di avere inventato il limite del 3 per cento per il rapporto deficit/PIL senza alcuna analisi teorica: Mitterand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai Ministri che si presentavano nel suo ufficio chiedendo risorse. Questa regola, nata quasi per caso per la Francia, fu poi adottata anche per il resto d'Europa, diventando un totem praticamente intoccabile e, parafrasando Bertolt Brecht, in Vita di Galileo, direi: misero il mondo che ha bisogno di totem. Se ai burocrati europei tutto questo non basta, allora il centrodestra deve far valere la forza dell'interesse nazionale rispetto all'interesse dell'UE.

In Europa padroni a casa nostra: era il titolo della grande manifestazione che la Lega ha tenuto a Milano il 18 aprile scorso. La cosa fondamentale è trovare le risorse per permetterci di far fronte all'aumento dei costi energetici: i nostri cittadini e le nostre imprese non potrebbero mai capire perché il Patto di stabilità è stato sospeso in 16 Paesi europei a fronte degli armamenti, ma non si valuti lo stesso trattamento per i costi dell'energia. In questo momento, giustamente, l'Europa si preoccupa del tema della difesa, ma non potremmo mai accettare che la Commissione europea non valuti allo stesso modo il problema di far fronte alla crisi energetica derivante dalla crisi in Medio Oriente. Quindi, la nostra posizione, che ribadiamo anche in questa risoluzione, è semplice: le spese indotte dal conflitto in Medio Oriente devono essere trattate allo stesso modo delle spese indotte dal conflitto in Ucraina.

Chiedere di derogare al Patto di stabilità non è un'eresia portata avanti dalla Lega, ma una possibilità prevista proprio dalle regole comunitarie: l'attivazione della clausola di salvaguardia al Patto di stabilità, dopo la riforma del 2024, non è soltanto quella generale, ovvero che vale per tutti i Paesi UE, già applicata nel 2020 per la crisi economica causata dal COVID, ma anche quella nazionale, cioè attivabile singolarmente da uno Stato. Questa, in pratica, è l'unica grande novità del Patto riformato e rappresenta il raggiungimento di quella flessibilità di cui era completamente priva la precedente versione del Patto di stabilità e crescita. L'attivazione della clausola nazionale, prevista dall'articolo 26 del Regolamento, richiede il verificarsi di circostanze eccezionali, e al di fuori del controllo dello Stato membro, che abbiano un impatto rilevante sulle finanze pubbliche, stimato attorno all'1-1,5 per cento del PIL, circa 30 miliardi per l'Italia, come una guerra lunga che, se dovesse arrivare a fine anno, potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia. Allora cosa c'è di più eccezionale e al di fuori del controllo di uno shock dei prezzi energetici che, peraltro, impatta in modo asimmetrico e disomogeneo sui singoli Stati membri in dipendenza del loro specifico mix di approvvigionamento? Non stiamo chiedendo nulla di strano.

Ora, vorrei fare qualche riflessione anche sul primo impegno previsto dalla mozione, perché sicuramente una sospensione del Patto di stabilità, di cui ho parlato, potrebbe aiutare cittadini e imprese a far fronte agli effetti della crisi energetica, ma c'è anche un altro tema su cui, come Lega, vorremmo invitare a riflettere e su cui auspichiamo l'apertura di un dibattito: il tema del gas russo. Sappiamo perfettamente che le sanzioni economiche alla Russia sono determinate dal fatto che dobbiamo colpire un Paese aggressore e stare col Paese aggredito. Abbiamo votato tutti i provvedimenti a sostegno dell'Ucraina e lo rivendichiamo con orgoglio. Però, su questa vicenda, non possiamo non rilevare una grandissima ipocrisia: da una parte, l'UE dice di sostenere le sanzioni contro Mosca ma, dall'altra, non si fa problemi nel comprare grandissime quantità di gas russo. Nessuno dei 27 Paesi europei potrebbe acquistare fonti fossili dal Cremlino, ma in realtà le sanzioni non soltanto sono state aggirate, ma spesso le forniture avvengono alla luce del sole.

Non mi riferisco solo a quelle che beneficiano via gasdotto - Ungheria e Repubblica Ceca -, ma soprattutto agli acquisti di Francia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi. Nel 2025 la Russia è stata per l'Europa il secondo fornitore dopo gli Stati Uniti di gas naturale liquefatto, con un volume di 15 milioni di tonnellate, con una quota pari al 16 per cento del fabbisogno europeo. Ma chi ha riempito i propri stoccaggi col GNL di Mosca? Il 41 per cento è stato acquisito dalla Francia, il 28 dal Belgio, il 20 dalla Spagna e il 9 dai Paesi Bassi. Queste forniture hanno generato 7,2 miliardi di euro di introiti per la Russia. Le consegne di gas naturale liquefatto in Spagna sono aumentate, a marzo, del 123 per cento rispetto all'anno precedente e ora Mosca è il terzo fornitore di Madrid con una quota di mercato pari al 26 per cento.

Come nel caso della sospensione del Patto di stabilità, la bussola che dovrebbe ispirare le nostre scelte dovrebbe essere semplicemente l'interesse dei nostri cittadini. La crisi energetica colpisce soprattutto dove c'è un tessuto industriale più fitto e bisogna aiutare quelle imprese che creano ricchezza e che rischiano di perdere in competitività perché, se non produci ricchezza, non puoi nemmeno distribuirla a chi è meno agiato. Ma se vogliamo davvero risolvere alla radice il problema del caro energia, il tema del nucleare di ultima generazione non può più essere eluso: dal 2022 fino a oggi, il nostro Paese ha adottato misure per abbattere i costi dell'energia per un valore che supera i 100 miliardi di euro, compresi i 5 miliardi dell'ultimo decreto Bollette per sostenere famiglie e imprese. Non proprio briciole.

Ma l'Italia, pur essendo tra i Paesi che ha stanziato più risorse per contrastare il caro energia, si è trovata comunque ad avere le bollette più care. Secondo uno studio di Confindustria, citato anche da Mario Draghi, le imprese italiane hanno pagato l'elettricità l'87 per cento in più rispetto alla Francia e il 70 per cento in più della Spagna. Questi numeri ci aiutano a capire il possibile risparmio per le famiglie e le imprese con il ricorso al nucleare pulito e sicuro anche nel nostro Paese. Su questo punto, che era contenuto nel programma elettorale del centrodestra, abbiamo vinto le elezioni politiche nel 2022 e su questo punto vogliamo lavorare. Il ritorno al nucleare è indispensabile.

In questa fase storica, l'energia è diventata una commodity fondamentale. L'energia è un'infrastruttura strategica, peraltro interdipendente con quello che è il vapore della nuova rivoluzione industriale, cioè l'intelligenza artificiale, e dal punto di vista energetico non possiamo prescindere dal nuovo piano industriale per il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci troviamo a discutere di una mozione estremamente importante e delicata in un momento storico di particolare rilievo. Parlare di Patto di stabilità non vuol dire occuparsi di numeri, di procedure burocratiche o questioni tecniche per addetti ai lavori. Vuol dire occuparsi di politica, di scelte che riguardano la carne viva delle persone, delle famiglie, dei lavoratori, degli studenti e delle imprese nei prossimi anni. Le regole europee devono garantire stabilità, ma anche sostenibilità dello sviluppo, equità, coesione sociale e investimenti strategici.

Di fronte alla delicatezza del momento, credo sia doveroso rilevare un elemento politico che mi pare decisivo più di tutti. Sui temi internazionali ed europei le opposizioni hanno definito un testo condiviso e hanno dimostrato responsabilità e coesione, e siamo soddisfatti di questo risultato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Dopo quasi quattro anni di legislatura la maggioranza è divisa, l'opposizione è invece unita e compatta e traccia una strada, indica una strada sul futuro percorso in Europa, che la maggioranza e il Governo non sono più in grado di perseguire.

Del resto, vi siete divisi ancora una volta pochi giorni fa, in modo inaccettabile, anche sul valore della nostra Costituzione. Eravamo qui, in Aula, per la cerimonia dell'80° anniversario della prima seduta dell'Assemblea costituente, ad ascoltare le parole straordinarie del Presidente della Repubblica. Eravamo tutti qui. Il Vice Premier Salvini ha deciso di snobbare e disertare quell'iniziativa e quella cerimonia: non è un episodio derubricabile a leggerezza: è sintomo di inadeguatezza istituzionale del Governo e di questa maggioranza. Pezzi di Governo hanno preferito, alla Costituzione, la competizione con l'estrema destra, dimostrando che siete arrivati al capolinea. Questa è la verità e per noi è inaccettabile.

Il mondo sta bruciando a causa del ritorno di una visione primitiva e imperialistica delle relazioni internazionali, a cui noi italiani ed europei purtroppo assistiamo inermi, incapaci di porre un argine. La ricetta che abbiamo ascoltato dalla Premier in queste settimane è semplice: vogliamo un'Europa che faccia meno e meglio. Ma cosa deve accadere di più per capire che state sbagliando tutto? Un'Europa che fa meno è un'Europa che fa peggio, è un'Europa che non è in grado di difendere i nostri interessi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), né a livello nazionale, né a livello internazionale, né a livello geopolitico, né energetico, né industriale, né sociale, né ambientale. Che cosa deve accadere di più per comprendere che, se non rafforziamo il percorso di integrazione europea, non saremo neppure più in grado di difendere le nostre libertà, la nostra democrazia e il nostro modello di welfare?

La vostra ambiguità sull'impegno europeista non è un valore: è un errore storico ed è un tradimento dei nostri interessi nazionali, oltre che della tradizione diplomatica e politica del nostro Paese. È evidente che o si sta dalla parte dell'Europa o si sta contro l'Europa: non c'è una via di mezzo. Certo, bisogna fare di più. Bisogna migliorare e rafforzare l'Unione, processo che è ancora da completare, ma non per smantellarla né per indebolirla, per rafforzarla. La vostra linea politica, invece, è differente, non è casuale, purtroppo: è dettata, da un lato, dalle divisioni e, dall'altro, da una subalternità inaccettabile a Trump e Netanyahu.

Le divisioni della maggioranza costringono il Governo a posizioni ambigue, l'abbiamo visto sull'Ucraina, se ne è discusso in occasione dell'ultimo Consiglio europeo. Invece di pattinare, dite una cosa semplice: “sì” all'avvio del processo e del percorso per l'ingresso dell'Ucraina in Europa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È una cosa semplice: “sì” alla difesa dell'Ucraina, “sì” all'avvio del percorso l'ingresso dell'Ucraina in Europa; “no” al gas russo, “no” all'arretramento sulle sanzioni e “no” ad un'intesa che sia una resa, per invece lavorare a una pace giusta, sicura e duratura con Kiev e Bruxelles al tavolo. Quello dovrebbe essere l'obiettivo, ma non siete in grado di dirlo, né di perseguirlo.

Allo stesso modo, la scelta di appiattirvi sul vostro alleato Trump ha fatto il resto, finora. Abbiamo ascoltato frasi per noi inaccettabili. L'Europa non è un ente parassita, l'Europa non nasce per fregare, nasce per salvare un intero continente dall'orrore e dalle macerie della Seconda guerra mondiale, dall'orrore della Shoah e delle leggi razziali. Questo è il senso e la funzione storica dell'Europa. Avevate il dovere di prendere le distanze dalle affermazioni di Trump e del suo vice, ma avete preferito tacere e non l'avete fatto per prudenza, l'avete fatto per accondiscendenza, per connivenza o per subalternità politica e culturale a Trump e alla sua cultura MAGA.

D'altra parte, neppure le parole del Segretario generale della NATO, ascoltate nelle ultime ore, possono essere considerate un incidente diplomatico. Venite a chiarire al Paese e in Parlamento cosa è successo, se e come avete trascinato l'Italia in una guerra illegale, sbagliata, pericolosa e incostituzionale. Questo dovreste chiarire: fino a che punto è arrivata la vostra subalternità nei confronti di Trump. Così come dovreste finalmente prendere una distanza dalla guerra commerciale che è stata avviata in Europa. I dazi non sono un'opportunità come qualcuno di voi ha detto, sono una calamità per le imprese, per l'occupazione e per i lavoratori del nostro Paese: rischiano di costarci 20 miliardi di export e 100.000 posti di lavoro in meno.

Allo stesso modo, avete tentennato sulle vicende mediorientali. Sono quasi 1.000 ancora - oggi, forse, oltre 1.000 - le vittime a Gaza dalla tregua. Una strage quotidiana. L'ambiguità non è neutralità, rischia di essere complicità da parte vostra. Abbiate un sussulto d'orgoglio: se davvero volete dare un segnale positivo, togliete il veto che avete apposto e sostenete la sospensione dell'Accordo di associazione Unione europea-Israele, sanzionate i ministri responsabili dei crimini che ancora vengono perpetrati nella Striscia di Gaza e in Medio Oriente, e fate una cosa semplice: riconoscete lo Stato di Palestina, come hanno fatto altri 150 Paesi nel mondo. Cose semplici, nette e chiare, che però non avete il coraggio di fare.

E allo stesso modo tornate indietro anche sulla presenza come osservatori nel Board of Peace. L'articolo 11 non è un ostacolo come è stato detto: è un argine democratico e politico al rispetto del diritto internazionale della pace, che va rispettato, non calpestato o aggirato, come avete fatto voi partecipando, anche come osservatori, al Board of Peace.

Insomma, la retorica dell'Europa colpevole di tutti i mali, su cui scaricare le responsabilità e le colpe o le incapacità nazionali non regge più. Del resto, guardate, non è colpa dell'Europa se l'Italia cresce un terzo della media europea, un quinto della Spagna, se veniamo da oltre tre anni di crollo della produzione industriale, se i salari reali in Italia sono diminuiti di 8 punti percentuali rispetto al 2021, se abbiamo 4 milioni di lavoratori poveri e 6 milioni di italiani costretti a rinunciare alle cure, se abbiamo liste d'attesa infinite e la pressione fiscale ai massimi da 11 anni. La colpa non è di Bruxelles, la colpa è del vostro Governo di centrodestra. Dovete assumervene le responsabilità: la colpa è vostra, non di Bruxelles.

Per anni avete attaccato la Commissione, la BCE e i burocrati di Bruxelles. Vi sveliamo un segreto: è la troika Meloni, Tajani e Salvini che sta producendo austerità e povertà nel nostro Paese. Questa è la realtà dei fatti, altro che scaricare la responsabilità sulla Commissione o sui burocrati presunti di Bruxelles. Assumetevi le vostre responsabilità e dovete farlo in Italia e a livello continentale. Quello che non è stato fatto finora è anche e soprattutto responsabilità del vostro Governo. Perché - come diciamo spesso, e non è una frase retorica - l'Europa siamo noi, e in questo momento siete anche voi che al Governo rappresentate il nostro Paese nei Consigli europei. Ciò che si realizza o non si realizza è anche responsabilità della vostra capacità o incapacità.

E come veniva ricordato in quest'Aula, il Patto di stabilità di cui oggi discutiamo non è arrivato per caso. Quel Patto di stabilità che qualcuno oggi, anche nelle vostre fila, chiede di sospendere, di modificare, di cambiare e di derogare - vi diamo una notizia - lo avete negoziato, lo avete condiviso, lo avete approvato e lo avete firmato voi. Questo Patto di stabilità, di cui noi chiediamo la revisione integrale, l'avete firmato, sottoscritto e condiviso voi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e oggi ve ne pentite e ne chiedete la modifica. Con quale coraggio?

Allora trovate il coraggio, invece, di fare ciò che ancora oggi non avete fatto e spiegateci innanzitutto cosa intendete fare dei fondi SAFE - su cui il Governo sembra più un condominio rissoso che un Esecutivo - e cosa intendete fare sul tema dell'energia. Ho ascoltato parole appassionate in quest'Aula negli interventi precedenti. La Commissione ha dato una flessibilità, consentendo di attivare fino a 14 miliardi di euro nei prossimi anni per investimenti energetici. Ma sapete di quali investimenti si tratta oppure no? Avete letto bene qual è la deroga o la sospensione che è consentita? Si tratta di investimenti infrastrutturali nelle energie rinnovabili: l'esatto opposto di quello che avete fatto in questi anni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Siete andati indietro sulle rinnovabili, oggi di cosa vi rallegrate? Dovreste solo dire che avete sbagliato tutto e chiedere scusa per gli errori strategici, di prospettiva, fatti in questi anni.

Dovete cambiare tutto, dovete difendere la coesione. Sapete che il prossimo quadro finanziario pluriennale rischia di tagliare il 13 per cento dei fondi per la coesione, che costeranno 10 miliardi al nostro Paese. Sapete che i dazi ci stanno costando 20 miliardi, sapete che il PNRR già oggi vi porterà a rinviare 24 miliardi di euro di investimenti, e sono 445 i miliardi che voi avete sottoscritto per aumentare la spesa militare al 5 per cento del PIL nei prossimi 10 anni in sede NATO. Questi sono i risultati. Se continuaste al Governo per altri anni, voi portereste l'Italia al default, questa è la realtà. Allora, invece di andare a Bruxelles a girare come turisti, provate a lavorare da protagonisti per rilanciare l'Europa e il processo di integrazione.

Abbiamo apprezzato molto lo stile della Presidente del Consiglio, un po' alla Ugo Foscolo, il suo rapporto epistolare con la Commissione, dato che scrive lettere, ma preannunciamo che un Governo di un grande Paese come l'Italia non deve scrivere lettere, ma deve contribuire a scrivere regolamenti, norme, regole per migliorare le condizioni di vita dei nostri cittadini e delle imprese. Lavorate per modificare ciò che deve essere cambiato, per rafforzare l'integrazione europea e per arrivare a difendere la vera sovranità, che è una sovranità europea, se vogliamo difendere davvero gli interessi nazionali del nostro Paese.

Non bastano tanti piccoli Stati divisi. Bisogna lavorare per gli Stati Uniti d'Europa, ma voi non siete all'altezza del compito e ce ne occuperemo noi quando arriveremo alla guida del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Andrea Tremaglia. Ne ha facoltà.

ANDREA TREMAGLIA (FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro e il Sottosegretario che hanno seguito oggi i lavori. Grazie sulla fiducia. Dal mio punto di vista, uno dei concetti, una delle parole chiave per questo insieme di mozioni e per l'argomento che andiamo ad affrontare oggi è la parola “sicurezza”; sicurezza anche intesa in senso stretto, ma come categoria politica, perché la sicurezza, innanzitutto, lo abbiamo visto e lo abbiamo detto tante volte in questi anni, è la sicurezza dei conti in ordine.

Riuscire ad avere, in un momento turbolento, in un momento di incertezza, in un momento di crisi internazionale, i conti più in ordine di come ci sono stati lasciati significa essere meno sottoposti a quei vincoli di mercato, a quei vincoli internazionali, che sono stati richiamati anche pochi minuti fa in quest'Aula, che negli anni addietro hanno comportato una forte riduzione dello spazio di manovra e una forte riduzione della sovranità politica della nostra Nazione. È evidente che uno Stato come il nostro, che eredita un debito pubblico molto alto e molto forte, è sottoposto più di altri alla volontà di chi quel debito lo ha sottoscritto. Chi quel debito lo sottoscrive molte volte sono potentati e Stati che non sono necessariamente amici dell'Italia e del benessere dell'Italia. Quindi riuscire, come stiamo facendo, a mettere i conti in ordine è un primo passo ed è una prima forma di sicurezza.

Così come per la sicurezza energetica, che viene richiamata nelle mozioni, abbiamo anche qui fatto, già nel programma del centrodestra, nel programma di Governo del Governo Meloni, dell'energia uno dei pilastri della nostra azione di Governo. Abbiamo da subito ritenuto che per il contesto geopolitico, già complesso nel 2022, ma ancora più complesso, purtroppo, in questi seguenti anni, era indispensabile arricchire l'offerta energetica nei confronti delle nostre aziende e delle nostre famiglie. Lo abbiamo fatto, continuiamo a farlo, abbiamo pochi giorni fa adottato un provvedimento importante in questo senso in quest'Aula, quindi continuiamo a muoverci in questa direzione.

La sicurezza, ovviamente, poi è quella della difesa, che è uno dei temi più caldi che abbiamo sentito oggi in quest'Aula. Ancora poco fa è stata richiamata la nostra sudditanza nei confronti degli Stati Uniti, il nostro essere, in qualche modo, proni - è stato ricordato qualche settimana fa, in maniera meno elegante -, politicamente proni nei confronti degli Stati Uniti. Ora, noi siamo assolutamente, da sempre, favorevoli a un'autonomia maggiore, a un'indipendenza maggiore, a una dignità maggiore, ma, purtroppo, signori - e chi siede davanti a me, per il suo tramite, Presidente, è stato al Governo tanti anni, quindi dovrebbe ben saperlo -, la libertà, l'indipendenza e la dignità costano, hanno un prezzo. Questo prezzo passa anche dagli investimenti in difesa. Gli investimenti in difesa non sono, come qualcuno cerca di convincerci, necessariamente munizionamenti o armi, ma sono anche tutti quegli interventi sempre più urgenti, ad esempio, rispetto alla cybersicurezza, rispetto alla sicurezza delle nostre banche dati, rispetto alla sicurezza delle nostre amministrazioni pubbliche che, purtroppo, ancora in queste settimane hanno visto degli attacchi molto virulenti e pericolosi.

D'altronde, il pacifismo - questo va chiarito a qualcuno che se ne riempie la bocca - non significa disarmare chi sta provando a difendersi, perché viene affrontato nelle mozioni il tema dello Stato sociale. Sapete dove non c'è più lo Stato sociale? In Ucraina, perché le bombe, in Ucraina, non stanno cadendo solo sul fronte, non stanno cadendo solo su chi combatte in prima linea, ma le bombe stanno cadendo sulle scuole, sugli ospedali, sulle famiglie e sulle infrastrutture. Questo significa che è un'urgenza morale, prima che politica, proseguire nella direzione che abbiamo intrapreso dal primo giorno, anzi, da prima del primo giorno, perché già sotto il Governo Draghi era estremamente chiara la posizione di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia rispetto al tema dell'Ucraina. Tanto più in un momento in cui qualche simpatizzante del campo largo, del campo progressista, non so come si chiama quest'oggi, cerca di spiegarci che la guerra, oggi, funzionerebbe come una specie di risiko, senza neanche tirare i dadi, peraltro.

Per cui, se chi invade ha quattro carri armati e chi difende ha un carro armato solo, è finita lì, non si deve neanche combattere, ci si deve subito arrendere ed è finito tutto. Per fortuna, non funziona così la storia; per fortuna, non funziona così la libertà dei popoli; per fortuna, noi sappiamo che la pace si difende concretamente, con azioni e non con slogan o propaganda. Arrivo al punto dello Stato sociale che ho richiamato poco fa: dal mio punto di vista, il punto politicamente più sbagliato della discussione che abbiamo avuto oggi e dell'impostazione che è stata data alla mozione dell'opposizione, del campo largo, è quello di contrapporre la difesa dello Stato sociale alla difesa dei nostri confini e alla difesa dei più fragili. Perché vedete, nel momento in cui non siamo in grado di difendere i nostri confini, nel momento in cui non siamo in grado di difendere la nostra Nazione, sono proprio le categorie più fragili, le categorie più esposte a soffrirne per prime e lo abbiamo visto e lo stiamo vedendo in tutto il mondo e anche nella vicina Europa.

Anche sul tema della sanità, che è stato richiamato più volte anche qui, è evidente che esistono delle difficoltà, che esistono dei problemi sulla sanità in Italia. È evidente anche che questi problemi, però, non sono iniziati il 25 settembre 2022. Se oggi ci sono questi problemi è perché per un decennio, come minimo, prima di quella data, i Governi che ci hanno preceduto hanno smantellato la sanità, hanno bloccato le assunzioni, hanno smesso ogni progettualità, hanno commissariato, hanno ridotto gli investimenti nella sanità, mentre questo Governo ha continuato e sta continuando ad aumentare gli investimenti sulla sanità. Questa è un'altra delle bugie che sentiamo spesso. Oggi ci sono più di 20 miliardi appostati sulla sanità rispetto al periodo della pandemia che, come ricordiamo tutti, è stato un periodo estremamente tragico ed è stato un periodo che, giustamente, aveva richiesto degli sforzi straordinari.

Allora, quello che ci viene rimproverato ancora oggi è che, secondo qualcuno, avremmo un atteggiamento compromissorio e al ribasso. A me sembra assolutamente ingiusto e da rigettare questo tipo di attacco e questo tipo di accusa. Perché? Perché è evidente che, nel momento in cui si governa, ci si siede ai tavoli internazionali, ci si siede ai tavoli europei e si cerca di trovare un accomodamento e si cerca di portare a casa dei risultati. A me sembra che questo Governo i risultati, facendo così, li abbia trovati e li stia trovando, perché abbiamo ottenuto, contro ogni gufo, la flessibilità sull'energia; abbiamo ottenuto, contro ogni gufo, un totale cambio di rotta da parte dell'Europa rispetto alle politiche migratorie. Anche qua con il dispiacere, forse, di qualcuno che tifava non contro il Governo, ma contro l'Italia.

È evidente che, dal nostro punto di vista, non si può stracciare un trattato per avere un voto in più oggi, dimenticandosi e ignorando quella che può essere l'Italia, poi, del dopodomani e le conseguenze che stracciare quei trattati e ignorare quei trattati può avere sull'Italia del dopodomani. Che la politica sia anche compromesso non dovrei spiegarlo agli amici dell'opposizione, perché, signori, è bastato fare una simpatica e veloce operazione di archeologia sulla mozione Scerra, che chiamerò da ora in avanti Scerra 2, per ritrovare la mozione Scerra 1. Se io metto in controluce la mozione Scerra 1 e la mozione Scerra 2, voi dite, cambieranno il sottoscrittore e qualche virgola.

Cambia un po' più del sottoscrittore e di qualche virgola, in realtà, se facciamo questa operazione, perché nella mozione Scerra 1 c'era una presa di posizione abbastanza netta e forte. La Scerra 1 diceva: aboliamo completamente il ReArm Europe, aboliamo completamente ogni idea di difesa comune europea e mettiamo quei soldi da altre parti. Nella mozione Scerra 2 i soldi dalle altre parti sono tornati sulla difesa comune europea, si dice che la difesa comune europea va perseguita ed è evidente - ed è evidente - che è un lieto compromesso che il campo largo è riuscito a trovare su questo punto, però siete a questo punto sulle mozioni di opposizione e immagino il giorno in cui arriverete al Governo - speriamo tra 150 anni - e dovrete trovare ben altri tipi di mediazioni.

Quindi la domanda giusta potrebbe essere: ma i soldi per fare tutte queste cose dove li troviamo? Questo è ciò che mi chiede l'onorevole Comba, al mio fianco, e io dico: guarda, se leggiamo - rispondo al collega - il dispositivo è abbastanza facile, perché al punto n. 3 si chiede di porre le basi di una riforma sul tema della creazione di un'adeguata capacità fiscale dell'Unione, al punto n. 4 si chiede di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo che la sottragga a quelli che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano “ricatti” dei contributi nazionali. Insomma, di nuovo, con molta poca sorpresa e con l'ennesima sicurezza che ritroviamo anche questa volta, quando la sinistra non sa dove trovare i soldi, propone un nuovo prelievo fiscale, promuove nuove tasse ed è così dall'inizio di questa legislatura, perché il campo largo si è caratterizzato, in questi anni, per riuscire a trasformare ogni tema in una contraddizione e poi risolvere ogni contraddizione con nuove tasse. Gli italiani si sono abituati, il centrodestra lo rimarca ogni volta e speriamo che gli italiani rispondano, come noi pensiamo, a questo tipo di sollecitazione.

Quindi, noi crediamo che la sicurezza non sia evidentemente nuove tasse o nuove limitazioni della sovranità italiana. Noi diciamo, quindi, “no” a queste nuove tasse e diciamo “sì” alla sicurezza nei conti…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA TREMAGLIA (FDI). …alla sicurezza energetica, alla sicurezza sociale e della sanità e soprattutto noi riteniamo che questo sia l'atteggiamento giusto e questo sia l'atteggiamento che dà sicurezza ai nostri italiani. Questo è l'atteggiamento che dà una responsabile sovranità all'Europa e questo è l'atteggiamento di serietà che distingue chi sta al Governo da chi fa propaganda (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Vedete, io voglio bene a tutti (Commenti)… va beh, io voglio bene a tutti. Intendiamoci, avete ragione voi, perché voi siete bravi, siete belli, siete grandi, avete i soldi, avete i voti, avete tutto. Però voi mi dovete spiegare una cosa: in tutte le vostre mozioni - tutte - e in tutti i vostri interventi, avete parlato di spendere più soldi. Ripeto: avete ragione, perché i voti in questo Paese si prendono così, tranne quando poi arrivi al Governo e ti accorgi che non funziona così e allora arriva sempre uno più grillino di te, in Sicilia, e arriva sempre uno più sovranista di te, lassù in alto, che promette di spendere di più, poi arriva al Governo, non lo può fare e ricomincia tutto daccapo, arriva quello più grillino e arriva quello più sovranista.

Voi mi dovete spiegare - se non lo fate in quest'Aula e se non lo fate nei dibattiti televisivi, facciamolo in separata sede - come fa un Paese, che quest'anno spende 87 miliardi di euro per pagare gli interessi, a venire in quest'Aula, sede della sovranità popolare, e dire, a noi stessi e ai nostri 25 ascoltatori, che dobbiamo spendere di più? Voi mi dovete spiegare come fa un Paese, che quest'anno avrà il secondo debito pubblico più alto del mondo e la crescita del PIL più bassa del mondo degli ultimi trent'anni, a venire in quest'Aula, ad andare fuori e nella prossima campagna elettorale a raccontare alla gente - che dovrà entrare in una cabina e mettere una X su un segno - che dobbiamo spendere di più? Voi, mi dovete spiegare perché - oggi è il 30 giugno 2026 e oggi finisce il PNRR, perlomeno formalmente anche se non sostanzialmente - abbiamo messo 200 miliardi di spesa pubblica nella nostra economia e non è successo niente. Quindi, se non volete credere alla teoria economica, se non volete credere ai dati, credete a quello che avete avuto davanti agli occhi in questi cinque anni: non solo abbiamo speso di più, abbiamo speso un fracco di più, 200 miliardi di euro, e non è successo niente.

Quindi, io non so quanto ancora durerà questo giochino di aspettare quello più grillino, quello più sovranista, quello più radicale e ricominciare tutto daccapo, mentre il Paese diventa il Paese che è cresciuto di meno al mondo, ma quando avrete voglia - voi grandi, belli, pieni di voti e pieni di soldi, mentre noi non abbiamo niente, non siamo né grandi, né belli, né pieni di voti, né pieni di soldi - di affrontare, con cognizione di causa, il problema di un Paese che non si può permettere di spendere di più, quando avrete voglia di fare quel discorso a noi, piccoli e brutti, ci troverete lì.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.

Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle mozioni - ove necessario - hanno prestato il consenso previsto.

Passiamo alla votazione della mozione Scerra, De Luca, Grimaldi, Madia ed altri n. 1-00569 (Nuova formulazione).

Avverto che il gruppo Azione ha avanzato una richiesta di votazione per parti separate.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Scerra, De Luca, Grimaldi, Madia ed altri n. 1-00569 (Nuova formulazione) nella sua interezza, ad eccezione del 7° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Scerra, De Luca, Grimaldi, Madia ed altri n. 1-00569 (Nuova formulazione) limitatamente al 7° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo alla votazione della mozione Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00575.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00575, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 8).

Passiamo alla votazione della mozione Bonetti ed altri n. 1-00586.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Bonetti ed altri n. 1-00586, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse, il seguito degli ulteriori argomenti per i quali sono previste votazioni è rinviato alla seduta di domani.

Discussione del disegno di legge: Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia (A.C. 2825-A​) (ore 18,38).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2825-A​: Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è in distribuzione e sarà pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (Vedi calendario).

(Discussione sulle linee generali - A.C. 2825-A​)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

La XII Commissione (Affari sociali) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, onorevole Luciano Ciocchetti.

LUCIANO CIOCCHETTI, Relatore. Aspettiamo che escano, Presidente?

PRESIDENTE. Forse i colleghi non hanno capito: noi andiamo avanti a lavorare. Quindi chi non deve stare qui, lo faccia in silenzio, ma noi andiamo avanti. Dunque, chi sta in Aula lo faccia in silenzio e chi deve uscire esca, in silenzio però.

Prego, onorevole Ciocchetti e mi scusi.

LUCIANO CIOCCHETTI, Relatore. Presidente, onorevoli colleghi, Ministro, l'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante disposizioni in materia di politiche giovanili e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia, nel testo risultante dagli emendamenti approvati presso la XII Commissione (Affari sociali).

Il provvedimento in esame si pone l'obiettivo fondamentale di dare attuazione alla strategia dell'Unione europea in favore dei giovani, promuovendone la partecipazione alla vita democratica, sostenendone l'impegno sociale e civico, rafforzando il ruolo degli stessi nei confronti delle istituzioni pubbliche, garantendo altresì l'attuazione di tali politiche anche a favore dei giovani stranieri residenti in Italia. A tal fine, il disegno di legge segue due fondamentali direttrici di intervento: da un lato, reca deleghe legislative al Governo per il riordino e il coordinamento delle politiche nazionali per i giovani nonché per la revisione organica della normativa in materia di servizio civile universale, dall'altro contiene norme immediatamente precettive.

Preliminarmente, evidenzio come il provvedimento in discussione costituisca l'esito di un iter molto proficuo svoltosi in sede referente presso la Commissione affari sociali, durante il quale la Commissione ha svolto un approfondito ciclo di audizioni. Sono state poi approvate alcune proposte emendative volte a recepire determinate istanze emerse dal dibattito.

Passando al contenuto del provvedimento, faccio presente che il testo, quale risultante dalle proposte emendative approvate, si compone di sei articoli.

L'articolo 1, comma 1, detta i principi e i criteri direttivi della delega, stabilendo che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del disegno di legge, il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi concernenti la semplificazione, il riordino e il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di politiche per i giovani.

Segnalo che, nel corso dell'esame in sede referente, i principi e i criteri di delega sono stati integrati con specifiche previsioni concernenti, rispettivamente, il riconoscimento del ruolo dei giovani che si trovino in condizioni di vulnerabilità, marginalità o disabilità - articolo 1, comma 1, lettere a) e b) - nonché il coinvolgimento delle autonomie territoriali.

In particolare, al fine di valorizzare il coordinamento territoriale, è stata prevista l'istituzione di un tavolo tecnico di coordinamento presieduto da un rappresentante del Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei ministri e composto da un rappresentante delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, da un rappresentante dell'Associazione nazionale dei comuni italiani e da un rappresentante dell'Unione delle province d'Italia, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera c).

Ai sensi del comma 2, gli schemi dei decreti legislativi, di cui al comma 1, sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o dell'Autorità politica delegata in materia dei giovani di concerto con i Ministri competenti, previa intesa in sede di Conferenza unificata.

Il comma 3 prevede che gli schemi di decreti legislativi siano trasmessi alle Camere ai fini delle espressioni del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.

Il comma 4 prevede, infine, la possibilità per il Governo, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi, di adottare disposizioni integrative e correttive.

L'articolo 2 delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dall'entrata in vigore del provvedimento in esame, uno o più decreti legislativi per la razionalizzazione delle procedure relative al servizio civile universale, definendo i principi e i criteri direttivi per l'esercizio della delega, nonché le relative fasi procedimentali.

L'articolo 3 assegna gratuitamente la Carta giovani nazionale (CGN) ai giovani tra i 18 e i 35 anni, cittadini italiani o di Stati membri dell'UE, nonché stranieri regolarmente residenti in Italia, al fine di consentire l'accesso ai servizi istituzionali e la fruizione di beni e servizi indirizzati alla fascia di età di riferimento volti a favorire la crescita personale, sociale e culturale dei beneficiari.

L'articolo 4 istituisce l'Osservatorio permanente per le politiche per i giovani presso il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei ministri, con funzioni di indirizzo, programmazione e coordinamento in materia di politiche per i giovani, e il Comitato tecnico-scientifico deputato a svolgere attività di supporto a favore dell'Osservatorio.

In particolare, il comma 1 stabilisce che l'Osservatorio, sulla base delle priorità di indirizzo politico individuate dal Presidente del Consiglio dei ministri o dall'Autorità politica delegata in materia di politiche per i giovani, individui le priorità strategiche, gli obiettivi e le linee di intervento per l'elaborazione della strategia nazionale per la gioventù; compia attività di analisi e studio, formulando proposte per l'attuazione della strategia nazionale per la gioventù; coordini le attività e le iniziative per la promozione di interventi in tutti gli ambiti della vita dei giovani.

I commi 2 e 3 recano previsioni concernenti la composizione dell'Osservatorio e del Comitato tecnico-scientifico.

Il comma 4 individua le attività di supporto demandate al Comitato tecnico-scientifico, prevedendo che lo stesso, nell'ambito degli orientamenti stabiliti dall'Osservatorio, svolga funzioni di ausilio nella valutazione dei risultati, dell'efficacia e degli impatti dei programmi e degli interventi realizzati.

Il comma 5, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, stabilisce che l'Osservatorio opera in raccordo con le strutture competenti in materia di valutazione di impatto generazionale, al fine di assicurare la coerenza metodologica e l'integrazione delle analisi.

Il comma 6 prevede la partecipazione degli organismi interessati in relazione agli argomenti trattati alle riunioni dell'Osservatorio e del Comitato, mentre il comma 7 dispone in ordine alla periodicità e al regime di pubblicità delle riunioni stesse.

Il comma 8, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, prevede la trasmissione di una relazione annuale da parte dell'Osservatorio alle Camere sull'attività svolta corredata dal rapporto annuale sulla condizione giovanile in Italia, anche ai fini dell'adozione di eventuali atti di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti, secondo le disposizioni dei Regolamenti delle Camere.

Ai sensi del comma 9, il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio universale assicura le attività di segreteria nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Ciocchetti, lei preferisce andare avanti o depositare il resto?

LUCIANO CIOCCHETTI, Relatore. Ho finito. Il comma 10, infine, dispone la gratuità della partecipazione ai lavori dell'Osservatorio e del Comitato e prevede la clausola di invarianza finanziaria della disposizione in esame.

L'articolo 5 reca la clausola di invarianza finanziaria.

L'articolo 6 prevede, infine, che le disposizioni del provvedimento in esame e quelle dei decreti legislativi emanati in attuazione dello stesso si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

In conclusione, auspico che il disegno di legge in discussione venga approvato in tempi rapidi in modo da garantire, coerentemente con le strategie e le iniziative promosse in tale ambito dall'Unione europea, una maggiore partecipazione dei giovani alla vita politica, economica e sociale del Paese.

Terminando, voglio ringraziare il Ministro per la disponibilità che ha dato a tutta la Commissione, sia ai membri di maggioranza che di opposizione, nell'esame degli emendamenti che sono stati approvati e discussi apertamente all'interno dell'aula (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo che si riserva di intervenire in sede di replica.

È iscritta a parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.

ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo molto volentieri in questa discussione generale, perché credo che occuparsi di giovani e di politiche giovanili non significa semplicemente occuparsi di una fascia della nostra popolazione, ma significa interrogarsi sulla capacità che ha la politica e che abbiamo noi di guardare oltre l'immediato e di misurarci con il futuro del nostro Paese, proprio perché le politiche giovanili, il servizio civile universale e la Carta giovani nazionale possono rappresentare un investimento.

Quindi, oggi non siamo semplicemente chiamati a valutare una riorganizzazione amministrativa, un intervento di coordinamento o una semplificazione, ma stiamo discutendo del futuro del nostro Paese e di quale ruolo vogliamo dare ai nostri giovani all'interno della nostra società; se vogliamo continuare a considerarli semplicemente destinatari di interventi pubblici, di servizi, di misure e beneficiari di servizi o di attività oppure se vogliamo finalmente riconoscerli come protagonisti della nostra vita democratica, economica, sociale e culturale del nostro Paese. Stiamo discutendo di quale idea di partecipazione democratica vogliamo promuovere, che è un tema di tutto rispetto, di grande responsabilità, e voglio ringraziare il Ministro per la disponibilità non solo di essere qui presente con noi oggi, in questa discussione generale, ma anche per la disponibilità al dialogo che abbiamo avuto in Commissione, nella discussione di merito che abbiamo fatto su ogni singolo emendamento, provando davvero a migliorare, anche con piccole parole, questo testo. E penso che la condivisione e anche l'apertura al dialogo sia stata proprio frutto di una consapevolezza condivisa, che mi fa piacere ricordare.

La partecipazione dei giovani spesso viene analizzata in momenti elettorali, è sempre al centro un po' delle statistiche, ma, se crediamo che il loro protagonismo debba diventare quotidiano nei processi decisionali, nella vita delle nostre comunità, nelle esperienze associative, nel volontariato e nella cittadinanza attiva, io credo davvero che loro debbano essere al centro delle nostre attenzioni perché rappresentano il tessuto più vivo e più fervido della nostra democrazia. Del resto, lo dico in altre parole, stiamo discutendo del rapporto che c'è tra il cittadino e la sua Repubblica, di come una comunità nazionale può accompagnare le giovani generazioni nella costruzione di un proprio percorso di autonomia e di crescita e di come le istituzioni sappiano essere presenti non soltanto quando chiedono doveri, ma anche quando devono saper garantire diritti, opportunità, uguaglianza e strumenti di emancipazione.

Per questo motivo intervengo volentieri ed esprimo anche l'interesse del Partito Democratico a discutere di giovani non semplicemente come una categoria astratta, ma proprio come un investimento, una delle più grandi questioni strategiche che ha il nostro Paese e che deve affrontare. Le politiche giovanili non sono una materia tra le altre; è una materia trasversale, lo è a tutti i livelli, dal livello comunale al livello nazionale. Un Paese che non investe sui giovani non è semplicemente un Paese che trascura una fascia della sua popolazione, ma è un Paese che rinuncia a una parte fondamentale del proprio potenziale di crescita, di innovazione, di talenti, di capacità, di coesione sociale, ed è un Paese che rischia di smarrire la propria speranza e la fiducia nel proprio futuro. È per questo motivo che questa discussione non riguarda solamente le giovani generazioni, non ci stiamo occupando solamente di loro, ma riguarda il nostro Paese nel suo complesso, la capacità della nostra Repubblica di mantenere vivo un patto tra generazioni, di garantire mobilità sociale, di offrire opportunità a chi nasce oggi e di costruire una società più giusta, più dinamica e più inclusiva anche con gli strumenti che oggi proviamo a mettere a disposizione. Riguarda, in altre parole, la qualità della nostra democrazia e la direzione verso cui vogliamo accompagnare il Paese nei prossimi decenni.

Noi crediamo che per troppo tempo il nostro Paese abbia accumulato un debito generazionale, e faccio alcuni esempi. Abbiamo un debito di precarietà lavorativa che continua a colpire soprattutto i nostri giovani, costretti troppo spesso a passare da un contratto all'altro, da uno stage a un tirocinio, da una collaborazione occasionale a un'altra, senza riuscire a costruire una prospettiva stabile di autonomia. È il debito dei salari bassi che collocano l'Italia tra i Paesi europei in cui il lavoro giovanile fatica maggiormente a garantire indipendenza economica e progettualità personale, ma è anche il debito di una generazione che vede svalutati i propri percorsi professionali, formativi e anche le proprie competenze. Sono tantissimi i giovani laureati, altamente qualificati, che continuano a lasciare il nostro Paese ogni anno per andare a cercare all'estero opportunità professionali che qui, purtroppo, non riescono a trovare. Non si tratta, ovviamente, di una singola perdita individuale, ma di una perdita collettiva di capitale umano e di innovazione, sui quali abbiamo investito risorse pubbliche con un investimento sulle nostre scuole e sulla scuola pubblica prezioso.

Ed è un altro debito che abbiamo nei loro confronti, quello di un'autonomia negata. In Italia si esce da una famiglia di origine sempre più tardi rispetto alla media europea, non perché manchi il desiderio di indipendenza, non manca nemmeno il desiderio di avere una famiglia o di diventare genitori, ma mancano spesso le condizioni materiali per realizzarla. L'aumento dei costi abitativi, la scarsità degli alloggi accessibili e il peso degli affitti nelle grandi città universitarie e nei centri urbani rendono sempre più difficile costruire un progetto di vita autonoma. E per molti giovani la casa è diventato un obiettivo lontano e non un diritto accessibile.

Ed è un debito che abbiamo nei loro confronti anche verso un sistema che non ha investito abbastanza nell'istruzione, nella ricerca, nella formazione permanente o nelle politiche attive del lavoro. Ogni euro non investito in scuola, in università, in innovazione e in competenze rappresenta una rinuncia alla crescita del nostro Paese.

Ed è un debito delle disuguaglianze territoriali che continuano a segnare profondamente le opportunità delle giovani generazioni. Essere giovani in una grande area metropolitana del Centro-Nord non equivale a essere giovani in una periferia urbana, in una zona interna dell'Appennino e in molti territori del Mezzogiorno. L'accesso ai servizi educativi, alle infrastrutture culturali, alla mobilità, alla connessione digitale, alle opportunità occupazionali e ai luoghi di partecipazione civica continua a dipendere troppo spesso dal luogo di nascita e di residenza. Una Repubblica che si fonda sull'uguaglianza non può accettare che il destino di un giovane sia determinato dal codice di avviamento postale.

Ed esiste un ultimo debito che qui voglio ricordare, forse meno visibile, ma ancora più insidioso: quello che riguarda il loro benessere, un benessere psicologico, relazionale. Gli anni della pandemia hanno reso evidente una grande fragilità, certamente già presente, ma che ha trovato nella pandemia un acceleratore di processo, e oggi si manifesta attraverso l'aumento del disagio mentale, della solitudine, dell'isolamento sociale, delle difficoltà emotive tra giovani adolescenti e giovani adulti. La salute mentale non può essere considerata una questione marginale, è una grande emergenza sociale del nostro tempo e richiede politiche pubbliche all'altezza della sfida.

Come dire, abbiamo accumulato un debito generazionale enorme nel nostro Paese; un debito, lo ripeto, che riguarda tutta la società italiana e il suo futuro, perché, quando una generazione vede ridursi le proprie opportunità, si impoverisce il Paese nel suo complesso. Quando i giovani rinunciano a costruire nel loro Paese il proprio futuro, rinunciano ad essere una comunità, parte di una comunità nazionale. È per questo motivo che ho dedicato questa parte iniziale del mio intervento a sottolineare l'importanza di un serio investimento in politiche giovanili, affinché possano essere considerate strategiche e trasversali a tutte le politiche messe in campo dal Governo e dalle diverse istituzioni, perché credo davvero che sia strategico per il futuro del nostro Paese.

E mi permetto di fare la prima osservazione al Governo, che riguarda proprio l'impianto della delega e il metodo con cui si è scelto di affrontare una materia tanto strategica e tanto delicata. Le politiche giovanili non possono essere ridotte a un esercizio di riordino amministrativo, a una semplice operazione di razionalizzazione e di semplificazione. Non stiamo parlando di un settore specialistico dell'azione pubblica, ma di una dimensione trasversale che attraversa l'intero sistema nazionale e territoriale. Le politiche per i giovani investono il diritto allo studio, il lavoro, la formazione professionale, l'università, la ricerca, le politiche abitative, l'accesso alla cultura e allo sport, la mobilità sociale, la salute fisica e mentale, la cittadinanza digitale, la partecipazione democratica, l'associazionismo, il volontariato, l'accesso ai servizi pubblici e ai processi di inclusione sociale.

In altre parole, parlare oggi di giovani significa interrogarci, e lo facciamo insieme in quest'Aula, sulla capacità del nostro Stato di accompagnare una persona lungo il proprio percorso di vita che conduce all'adolescenza e poi all'autonomia adulta. Significa interrogarsi sulle opportunità che una società è in grado di offrire a chi si affaccia alla vita universitaria, al mondo del lavoro, sempre più fragile, frammentato e precario, alla costruzione di una famiglia, all'esercizio dei propri diritti di cittadinanza.

Proprio per la rilevanza che diamo a questo tema crediamo che una riforma di tale portata avrebbe richiesto un dibattito parlamentare ancora più approfondito, e soprattutto non una legge delega che toglie, ovviamente, un'opportunità di confronto all'interno del Parlamento, nonostante io abbia riconosciuto al Ministro di essere stato molto dialogante con noi, ma è evidente che la scelta di fare una legge delega indebolisce comunque l'attività parlamentare. Non sfugge, infatti, una contraddizione di fondo: da un lato il Governo afferma la necessità di costruire finalmente una strategia organica per le giovani generazioni, superando le frammentazioni che hanno caratterizzato gli interventi degli ultimi decenni; dall'altro, però, sceglie di affidare gran parte delle decisioni concrete a una delega ampia, molto ampia, rinviando a decreti legislativi successivi la definizione di aspetti centrali e importanti.

E il collega Ciocchetti, come relatore che ha presentato questo provvedimento, ha ricordato in più passaggi quanti sono i decreti attuativi, senza nessuna definizione nemmeno di quanti saranno i decreti attuativi per arrivare a concretizzare i principi che sono contenuti all'interno di questa delega. Crediamo che sia una scelta che rischia di indebolire il ruolo del Parlamento, proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario rinforzarlo. Quando si affrontano questioni che riguardano milioni di giovani e la partecipazione alla vita pubblica e il loro accesso ai diritti e alle opportunità offerte, il Parlamento non può limitarsi a fissare una cornice generale. Deve poter discutere nel merito degli strumenti, delle priorità, delle risorse, della programmazione della politica.

È una delega, tra l'altro, che sembra voler attribuire una grande rilevanza alla dimensione di un coordinamento istituzionale, ma dedica minore attenzione alla definizione dei livelli essenziali di intervento e delle garanzie uniformi per tutti i giovani del nostro Paese. Questo è un punto particolarmente importante, ci voglio tornare, perché il rischio che dobbiamo evitare assolutamente è quello di costruire un sistema magari più efficiente sul piano amministrativo, ma incapace di ridurre le profonde disuguaglianze che oggi caratterizzano la condizione giovanile nel nostro Paese. Ho già ricordato che un giovane che vive in una grande città universitaria dispone di opportunità profondamente diverse rispetto ad un coetaneo che vive in un piccolo comune montano, in un'area interna.

Una politica nazionale per i giovani dovrebbe avere come primo obiettivo - e lo vogliamo sollecitare al Ministro ancora una volta - proprio quello di ridurre queste differenze e di garantire pari opportunità, indipendentemente dal luogo di nascita o di residenza. Una riforma delle politiche giovanili dovrebbe nascere da un grande processo partecipativo nazionale, che coinvolga direttamente le giovani generazioni, le rappresentanze organizzate, gli enti locali, il mondo dell'associazionismo, il Terzo settore, le università, le organizzazioni studentesche e giovanili e tutte quelle realtà che quotidianamente operano nei territori e hanno sviluppato relazioni, competenze e capacità di leggere i fenomeni. Non basta affermare il principio della partecipazione, bisogna costruire concretamente le condizioni affinché tale partecipazione sia reale, equa, continua, influente rispetto alle scelte pubbliche.

Per tutte queste ragioni riteniamo che il Parlamento debba mantenere un ruolo centrale nel percorso di attuazione di questa delega e che i futuri decreti attuativi - non sappiamo bene in che numero - non possano limitarsi a riordinare norme esistenti, ma debbano rappresentare l'occasione per costruire una vera politica nazionale per le giovani generazioni, fondata su diritti esigibili, opportunità concrete, risorse adeguate e una piena valorizzazione del protagonismo giovanile. Ci vogliamo semplicemente essere, vogliamo essere a discutere con lei, a dire la nostra, a fare in modo che quei decreti attuativi riescano finalmente a garantire diritti uguali per tutti, in un'uguaglianza democratica sostanziale, che non deve rimanere solamente sulla carta.

Una parte importante di questa delega riguarda il servizio civile universale. È una risorsa straordinaria per il nostro Paese, è una risorsa importante per garantire ai nostri giovani di essere attori, di fare un'esperienza di cittadinanza attiva, di misurare le proprie capacità, anche di fare un'attività di orientamento al lavoro. Il servizio civile universale non è solamente una politica per i giovani, è una politica per la democrazia, è un esercizio per la democrazia; è uno dei luoghi nei quali la Repubblica incontra concretamente le nuove generazioni e offre loro la possibilità di diventare protagonisti di valori condivisi e di un bene comune.

In un tempo segnato dalla sfiducia, dall'individualismo, dalla frammentazione sociale, questa funzione non può essere indebolita. Deve essere ulteriormente valorizzata e rilanciata. È per questo che chiediamo al Governo di garantire, nei decreti attuativi, la piena continuità dei principi fondativi dell'istituto - ci siamo confrontati anche in Commissione su questo: occorre preservarne la natura universalistica, il carattere volontario, il legame con la difesa civile non armata e non violenta della patria, il ruolo centrale degli enti del Terzo settore, delle organizzazioni sociali e giovanili che in questi decenni hanno costruito una straordinaria infrastruttura civica diffusa su tutto il territorio nazionale.

Dal 2001 ad oggi, oltre 700.000 giovani hanno svolto il servizio civile. Soltanto nell'ultimo anno sono stati avviati circa 50.000 operatori volontari e i bandi più recenti hanno previsto oltre 60.000 posizioni disponibili. Dietro questi numeri vi sono esperienze concrete di impegno nei confronti delle comunità, vi sono giovani che hanno operato accanto a persone anziane e fragili, vi sono giovani impegnati nella tutela dell'ambiente, nella valorizzazione del patrimonio culturale e storico-artistico, nella promozione dell'inclusione sociale, nel sostegno alle persone con disabilità, nelle attività educative rivolte ai minori, nella Protezione civile, nell'assistenza delle comunità colpite da emergenze.

Durante la pandemia, migliaia di operatori volontari hanno garantito servizi essenziali, contribuendo a sostenere le persone più vulnerabili. Questa esperienza ha prodotto benefici non soltanto per le comunità, ma anche per i giovani coinvolti. Le rilevazioni svolte negli ultimi anni hanno infatti mostrato livelli molto alti di soddisfazione e testimoniano come il servizio civile rappresenti un'opportunità straordinaria di crescita personale, di acquisizione di competenze, di sviluppo del senso civico e di rafforzamento della partecipazione democratica.

Vi è il rischio che il servizio civile venga progressivamente ricondotto all'interno di una lettura prevalentemente sociale e occupazionale ed è un elemento che ci preoccupa, ma noi crediamo che sarebbe un grave errore politico e culturale trasformare il servizio civile in una misura di politica attiva del lavoro ed in uno strumento di supplenza rispetto alle carenze del nostro welfare. Il servizio civile è semplicemente una cosa diversa e lei lo sa benissimo, Ministro. È una scuola di cittadinanza, è un'esperienza di responsabilità verso la comunità, è una forma concreta di attuazione dei principi costituzionali di solidarietà, è una modalità di difesa civile, non armata, non violenta della Repubblica. La sua funzione principale non è produrre occupazione, la sua funzione principale è produrre cittadinanza. Per questo motivo riteniamo necessario che il percorso di riordino mantenga saldi alcuni punti: la natura solidaristica dell'istituto, il ruolo del Terzo settore, la centralità dei giovani volontari, il carattere universalistico dell'accesso e l'autonomia delle risorse destinate a questo servizio.

Chiudo, semplicemente facendo un appello al Ministro, perché so che ha l'attenzione per condividere con noi queste preoccupazioni: i giovani non devono essere destinatari passivi delle nostre politiche pubbliche, sono cittadini, sono portatori di diritti, sono protagonisti della vita democratica e il servizio civile rappresenta una delle più alte espressioni di questo protagonismo. Per questo motivo, lo abbiamo sostenuto convintamente, abbiamo lavorato molto con lei in Commissione e chiediamo di continuare a poter lavorare insieme, perché il futuro del nostro Paese è di tutti e non solamente di una parte. E il futuro del nostro Paese e dei nostri giovani ci sta particolarmente a cuore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lancellotta. Ne ha facoltà.

ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA (FDI). Grazie, Presidente. Ministro Abodi, onorevoli colleghi, oggi discutiamo un provvedimento che rappresenta molto più di un semplice intervento di riordino normativo. Esso segna una svolta nel modo in cui lo Stato guarda alle nuove generazioni, riconoscendole finalmente come una risorsa strategica per il futuro della nostra Nazione.

Per troppo tempo le politiche giovanili sono state caratterizzate da interventi frammentari, spesso privi di una visione complessiva, incapaci di dialogare tra loro e di offrire risposte strutturali ai bisogni delle ragazze e dei ragazzi della nostra Nazione. Con questa legge delega scegliamo, invece, un approccio completamente diverso. Costruiamo un sistema organico, moderno, coordinato e capace di programmare nel tempo politiche efficaci, superando la frammentazione normativa accumulata negli anni. È una scelta politica chiara, che porta la firma del Governo Meloni: un Governo che ha rimesso i giovani al centro dell'agenda nazionale, non con slogan o annunci, ma con riforme concrete. Fin dal suo insediamento, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che investire nelle nuove generazioni significa investire sul futuro dell'Italia. Oggi, questo principio trova una concreta attuazione attraverso un provvedimento che affronta in maniera sistematica i temi della partecipazione, della formazione, dell'inclusione, del lavoro, del merito e della cittadinanza attiva.

Desidero rivolgere un particolare ringraziamento al Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che, con competenza, ascolto e visione, ha saputo costruire un percorso condiviso, coinvolgendo istituzioni, enti, associazioni e mondo del Terzo settore, dando finalmente organicità a un settore che da troppo tempo attendeva una riforma complessiva. Ringrazio inoltre il relatore del provvedimento, l'onorevole Luciano Ciocchetti, per il lavoro preciso e puntuale svolto nella XII Commissione.

Uno degli elementi più innovativi del provvedimento è proprio l'introduzione, per la prima volta, di una disciplina nazionale organica delle politiche giovanili. Non più una sommatoria di iniziative isolate, ma una vera strategia di lungo periodo, costruita attraverso la futura Strategia nazionale per la gioventù e il nuovo Osservatorio permanente per le politiche giovanili: strumenti destinati a coordinare l'azione dello Stato, delle regioni e degli enti locali. Questo significa programmare, monitorare, valutare e correggere gli interventi, rendendo finalmente misurabile l'efficacia delle politiche dedicate ai giovani.

Al tempo stesso, viene rafforzato un principio fondamentale: quello dell'equità intergenerazionale. Ogni scelta pubblica dovrà essere valutata anche per gli effetti che produce sulle nuove generazioni. È un cambio di paradigma culturale, prima ancora che normativo: i giovani non vengono più considerati semplicemente destinatari di interventi pubblici, ma diventano protagonisti delle decisioni che riguardano il loro presente e il loro futuro. Questa è una visione moderna dello Stato, una visione che considera le nuove generazioni non un problema da gestire, ma il capitale umano più importante su cui concentrare la crescita economica, sociale e culturale dell'Italia.

Il provvedimento affronta, inoltre, in maniera integrata, temi fondamentali come il diritto allo studio, l'accesso al lavoro, l'imprenditorialità giovanile, il benessere psicofisico, la partecipazione civica, il contrasto alla povertà educativa e la promozione dell'inclusione sociale. Sono questioni che non possono essere più affrontate separatamente: servono strumenti coordinati, politiche coerenti e una regia nazionale capace di mettere in rete tutte le competenze istituzionali. Ed è esattamente ciò che questa legge delega realizza.

Grande importanza assume anche il riconoscimento delle comunità giovanili come luoghi di aggregazione, crescita e partecipazione. In una società nella quale l'isolamento sociale rappresenta una delle principali fragilità delle nuove generazioni, investire nei luoghi dell'incontro significa investire nella coesione sociale e nel capitale umano della nostra Nazione.

Parimenti significativa è la valorizzazione della figura del lavoratore socio-educativo, una professionalità sempre più centrale nell'accompagnamento dei ragazzi nei percorsi di crescita, formazione e cittadinanza attiva.

Un articolo fondamentale del provvedimento riguarda il servizio civile universale che, come disciplinato dal decreto legislativo n. 40 del 2017, rappresenta uno degli strumenti più significativi attraverso cui si realizza, in forma concreta, il principio di solidarietà di cui all'articolo 2 della nostra Costituzione. Fratelli d'Italia ha sempre considerato il servizio civile una straordinaria leva di formazione civica, di solidarietà e di crescita personale per le nuove generazioni. Non è soltanto un'esperienza di volontariato, è una vera scuola di cittadinanza attiva, è il luogo nel quale migliaia di giovani imparano il valore della responsabilità, del servizio alla comunità, della partecipazione e del bene comune. I numeri confermano la centralità di questo istituto: solo nel 2025, oltre 55.000 giovani hanno svolto il servizio civile universale grazie al coinvolgimento di 460 enti titolari, oltre 18.000 enti di accoglienza e più di 70.000 sedi accreditate.

La riforma interviene proprio per rafforzarne il funzionamento: saranno semplificate le procedure amministrative, razionalizzato il sistema di accreditamento degli enti, migliorato il monitoraggio dei progetti e valorizzate le competenze acquisite dai volontari. Una scelta importante che rende il servizio civile ancora più accessibile, efficiente e attrattivo. Ma, soprattutto, viene riconosciuto il valore formativo dell'esperienza maturata dai giovani anche ai fini dell'inserimento lavorativo e dell'accesso alla pubblica amministrazione. È una scelta di grande lungimiranza, perché il servizio civile non produce soltanto solidarietà, produce competenza, produce senso civico, produce cittadini più consapevoli.

Il provvedimento, inoltre, introduce importanti innovazioni riguardo alla Carta giovani nazionale, che sarà attribuita gratuitamente ai giovani tra i 18 e i 35 anni, residenti nel nostro Paese. Essa diventerà un punto unico di accesso ai servizi e alle opportunità offerte dalle amministrazioni pubbliche, semplificando il rapporto tra giovani e istituzioni e ampliando le occasioni di crescita personale, culturale e professionale, a partire dal bonus cultura assegnato d'intesa con il Ministero della Cultura.

Vedete, questa riforma non nasce per caso, essa si inserisce in un percorso politico preciso: il Governo Meloni ha scelto di investire sulla famiglia, sulla natalità, sulla scuola, sullo sport, sul merito, sul lavoro e sui giovani. Sono tasselli di un'unica visione che considera il capitale umano il principale patrimonio della nostra Nazione. In questo percorso, il contributo del Ministro Andrea Abodi è stato determinante (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia): con equilibrio e competenza ha saputo costruire una riforma condivisa, capace di coniugare semplificazione amministrativa, innovazione istituzionale e valorizzazione della partecipazione giovanile.

Come Fratelli d'Italia, siamo particolarmente orgogliosi di questo provvedimento, perché rappresenta perfettamente la nostra idea di politica: non assistenzialismo, ma opportunità; non interventi episodici, ma programmazione; non slogan, ma strumenti concreti per consentire ai giovani di costruire il proprio futuro. Crediamo in uno Stato che accompagna senza sostituirsi, che valorizza il merito, che ascolta i giovani e li rende protagonisti delle scelte pubbliche. Questa legge delega va esattamente in questa direzione: rafforza il dialogo tra istituzioni e nuove generazioni; rende più efficiente il servizio civile universale; coordina finalmente le politiche giovanili; introduce strumenti permanenti di programmazione e valutazione, e restituisce centralità ai giovani nelle politiche pubbliche della nostra Nazione.

Per tutte queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia crede che questo disegno di legge delega rappresenti un forte segnale di speranza per milioni di ragazze e di ragazzi, perché investire nei giovani significa investire nella libertà, nella crescita nella responsabilità e nel futuro dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, Ministro, il provvedimento oggi all'esame si prefigge un obiettivo importante: riordinare le politiche giovanili e il servizio civile universale, costruendo un sistema più coerente, più coordinato e più vicino agli indirizzi europei. Quindi, l'obiettivo certamente è condivisibile, ma, entrando nel merito del testo, emerge una distanza evidente tra le dichiarazioni di principio e gli strumenti effettivamente previsti.

L'impressione che ho, vedendo le tante leggi delega che vengono proposte, è che il Governo abbia in realtà l'idea di utilizzare questi strumenti come propaganda. E la sanità diventa terreno di propaganda, la scuola diventa terreno di propaganda, la cultura diventa terreno di propaganda, e questa volta tocca ai giovani e al servizio civile. Questo lo dico, perché la natura stessa del provvedimento, una legge delega, innanzitutto ci pone degli interrogativi, perché manca un anno alla fine della legislatura, un anno alla fine di questo Governo, e quindi, insomma, si riuscirà davvero a portare avanti questo provvedimento? Questo è un interrogativo che c'è e a cui non abbiamo risposta.

La natura stessa di una legge delega significa che il Parlamento delega il Governo a riordinare l'intera materia delle politiche giovanili e del servizio civile universale, e questi decreti legislativi passeranno poi per le Camere, che daranno però soltanto un parere, ma, decorso il termine di quel parere, il Governo potrà andare avanti comunque. Quindi il parere è soltanto formale. Francamente, siamo anche abbastanza sfiduciati dagli atti di fede, e un po' a naso il sentore è che dietro parole condivisibili come partecipazione, protagonismo, inclusione e cittadinanza attiva, la delega amplissima consenta poi al Governo di potersi muovere in totale autonomia attraverso i decreti legislativi e il Parlamento si sia limitato soltanto a firmare una cambiale in bianco.

Anche sulla partecipazione il testo si ferma alle intenzioni. Insiste molto sul coinvolgimento dei giovani, ma la partecipazione è più dichiarata che fattuale, e questo perché non si dà davvero ai giovani il potere di incidere realmente sulle decisioni. Ad esempio, viene istituito questo Osservatorio permanente sulle politiche giovanili, e l'istituzione di un luogo stabile dove potersi coordinare è una richiesta che era stata avanzata da molti ed è certamente positiva, ma quello che ci preoccupa è che emerge una forte centralizzazione, perché la regia resta saldamente nelle mani del Governo, mentre le regioni, i comuni, l'Agenzia italiana per la gioventù e il Consiglio nazionale dei giovani hanno soltanto un parere meramente consultivo. E quindi bene il dialogo, ma è il potere decisionale che andrebbe realmente condiviso per avere una reale partecipazione.

Mancano le risorse, come al solito. La clausola di invarianza finanziaria attraversa praticamente tutto il provvedimento. Sono state anche tagliate le risorse del fondo per la Carta giovani nazionale che erano state previste con il Governo “Conte 1”. E allora mi chiedo: nel provvedimento si parla di contrasto alla povertà educativa, di benessere psicologico, di orientamento, di lavoro e di imprenditorialità, ma senza investimenti tutti questi bei propositi sono soltanto parole che restano impresse sulla carta.

E ancora più delicata è la questione che riguarda proprio lo spirito del servizio civile universale. Il servizio civile universale nasce come esperienza di cittadinanza, di solidarietà e di difesa civile e non armata della patria. Per questo ci preoccupa molto il fatto che questo concetto, questa identità non sia stata esplicitamente ribadita nel testo. Anzi, dietro l'obiettivo dichiarato di semplificare e razionalizzare il sistema, il rischio è che il servizio civile si possa tradurre soltanto, nella migliore delle ipotesi, in una misura di politica sociale, e, nella peggiore delle ipotesi, in un modo per procurarsi manodopera a basso costo. E questo lo dico, perché la delega prevede che le comunità giovanili possano essere costituite da enti locali insieme a enti senza scopo di lucro e insieme a enti con scopo di lucro, con l'aggravante che nella delega non sono fissati dei limiti chiari, né tantomeno vengono date delle garanzie sull'autonomia di questi luoghi o viene stabilito quale sarà il rapporto tra l'interesse pubblico e gli interessi privati. Noi avevamo proposto in Commissione di escludere gli enti a scopo di lucro dalle comunità giovanili, ma sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti. E quindi entreranno, per la prima volta, gli interessi economici dentro gli spazi destinati alla partecipazione giovanile, che voi chiamate appunto comunità giovanili. Però io mi chiedo chi le controllerà, quali criteri verranno utilizzati e con quali interessi.

E ci perdonerete anche l'estrema attenzione, ma fortunatamente la memoria funziona ancora e non è passato neanche troppo tempo. Era il 2024 quando l'inchiesta di Fanpage ci faceva leggere le chat dei vertici di Gioventù Nazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). In quelle chat si parlava del servizio civile come un metodo per fare cassa, per avere una nuova fonte di entrate da parte dello Stato, ragazzi pagati, appunto, dallo Stato, e si trasformava in un'occasione da sfruttare politicamente. Insomma, una specie di collocamento per lavoretti destinati a giovani scelti per fedeltà politica. Io non dico assolutamente che questo provvedimento ha questo obiettivo, ma, dato che c'è stato questo scandalo, il Parlamento credo che dovrebbe pretendere maggiori garanzie di reale autonomia e trasparenza nelle future politiche giovanili.

Per questo, la delega, dal nostro punto di vista, non può essere così ampia, senza fissare dei limiti chiari e senza chiarire quali saranno i rapporti tra l'interesse pubblico e gli interessi privati. Presidente, una vera riforma delle politiche giovanili dovrebbe avere un'ambizione diversa dal nostro punto di vista; dovrebbe prevedere davvero che si riconosca l'autonomia ai giovani, reali spazi di partecipazione, un rafforzamento reale dello spirito del servizio civile universale come esperienza di cittadinanza e di difesa civile non armata. Noi avremmo preferito investire in reali infrastrutture civiche di prossimità, degli spazi pubblici in cui i giovani possano produrre cultura, partecipazione, innovazione sociale, senza ambiguità e senza condizionamenti. Invece, in questo provvedimento, troviamo soltanto un lungo elenco di buoni propositi senza strumenti concreti.

Se qualcuno mi chiedesse di riassumere il tutto con un'immagine, l'immagine che mi viene è quella di un baule con un doppio fondo, e possiamo dire, senza ombra di dubbio, che non ci piacciono le vostre sorprese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 2825-A​)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, deputato Luciano Ciocchetti: rinuncia.

Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, il Ministro Abodi.

ANDREA ABODI, Ministro per lo Sport e i giovani. Grazie, Presidente. Ringrazio il presidente della Commissione affari sociali Cappellacci, il relatore onorevole Ciocchetti, ringrazio le onorevoli deputate che sono intervenute in Aula, dando, comunque, i contributi.

Mi fa piacere che siano stati riconosciuti, intanto, gli aspetti metodologici del dialogo che abbiamo portato avanti nelle due sessioni in Commissione, che hanno consentito, comunque, di elaborare una proposta di testo che, in buona parte, ha recepito anche emendamenti dell'opposizione. Non voglio entrare nel merito, perché è stato già trattato ampiamente ed efficacemente dal relatore, però voglio dedicare qualche minuto a questioni metodologiche.

Siamo intervenuti, con un disegno di legge delega, su una materia che mai era stata regolamentata in modo organico e questo rappresenta certamente una testimonianza di sensibilità, di attenzione e di rispetto verso un tema che è nato, in 3 anni di lavoro, sulla base del confronto, del dialogo, dell'ascolto; che ha trovato testimonianza, intanto, nel rapporto con il Parlamento, ma anche nel rapporto con la Conferenza delle regioni e delle province autonome, che mai si era riunita con il Governo sistematicamente per affrontare questi temi. Abbiamo parlato e parliamo costantemente di coprogettazione, coprogrammazione e cofinanziamenti; stiamo costruendo, per la prima volta nella storia repubblicana, un'architettura certamente perfettibile, ma che mai si era determinata fino ad oggi. Non ce ne assumiamo il merito pieno, perché è evidente che è il frutto della collaborazione, però almeno che ci venga riconosciuta l'onestà intellettuale di avere posto un problema che mai era stato rappresentato in modo sistematico, sistemico, organico, permanente.

Quello che posso dirvi è che, con certezza, l'impegno del Governo è continuare nel dialogo che ha determinato il lavoro nella XII Commissione di quest'Aula, di questo ramo del Parlamento, perché anche per quanto riguarda i decreti attuativi, dopo l'attuazione della delega, si possa proseguire nel confronto, perché l'ho detto già in Commissione e così dovrà succedere. Così come ci impegniamo, come Governo, a licenziare entro la fine dell'anno, con la collaborazione di tutti, questa norma nei due rami del Parlamento, e ci impegniamo a licenziare i decreti attuativi prima della fine della legislatura. È un'eredità che lasciamo a chi verrà dopo di noi, nella consapevolezza che i margini di miglioramento non mancheranno, se si manterrà lo spirito con il quale abbiamo lavorato e che ha trovato, comunque, una sua attuazione nella velocità, senza trascurare i contenuti, con la quale siamo approdati all'Aula.

Non è un tema di ansia di prestazione: è l'ansia della responsabilità, che su questa tematica deve fare un salto di qualità rispetto agli auspici del passato. Non è un caso che tutti insieme abbiamo parlato non di future generazioni, ma di giovani generazioni, partendo dal presente. Questo credo rappresenti culturalmente un salto di qualità rispetto all'interlocuzione con le giovani generazioni che non ci chiedono di pensare al futuro solo per rimandare il problema, ma per anticipare i problemi e cercare nel dialogo di interpretare le aspettative, i bisogni, le problematiche, le preoccupazioni, di generare quella relazione che non c'è mai stata, che produca fiducia e speranza, delle quali abbiamo assolutamente bisogno, come anche dell'autorevolezza che ritengo indispensabile rispetto a una tematica che non può essere elettorale; è politica nella sua essenza più profonda.

E questo è lo spirito con il quale mi rivolgo a voi, così come farò con l'altro ramo del Parlamento e come continuerò a fare con i colleghi delle regioni e delle province autonome, i colleghi dei comuni, perché nelle sessioni che noi organizziamo, ogni due mesi, sono presenti i rappresentanti dell'UPI e dell'ANCI, in questa ricerca di uno sforzo complessivo che consenta poi fondamentalmente di arrivare nei territori offrendo opportunità che abbiano una concretezza che, oltre alla valutazione di ognuno di noi, possa essere misurata anche attraverso la valutazione d'impatto generazionale, perché sia uno strumento che, per approssimazioni successive, ci aiuti a orientare le politiche pubbliche.

Voglio rassicurare, anche rispetto a quello che ho già detto in Commissione, sulle preoccupazioni relative al servizio civile universale, alla Carta giovani nazionale, all'Osservatorio nazionale permanente, ovvero presidi attraverso i quali potremo insieme confermare lo spirito di quanto ha espresso il decreto-legislativo n. 40 del 2017 che ha istituito il servizio civile universale, al quale abbiamo dato, come Governo Meloni, una spinta significativa, nella conferma dei principi ispiratori e nella proiezione, comunque, di una dimensione che non rimanga soltanto nell'ambito dell'esperienza, che dura un anno, e che va a beneficio non soltanto di chi lo fa, ma anche di chi riceve il servizio civile, in tutte le sue forme: da quell'universale, a quello digitale, a quello ambientale, a quello agricolo, a quello culturale, a quello turistico, che metteremo in campo nei prossimi mesi.

Cercherò di essere ancor più efficace nella comunicazione, perché si comprenda che qui non è prevista alcuna confusione di ruolo rispetto, come ho detto, ai principi attraverso i quali si è costituito il servizio civile. Non parliamo di lavoro, non c'è spazio per lo sfruttamento: è un'esperienza nella quale si certificano le competenze che si acquisiscono e si creano i presupposti per un appuntamento che certamente chi ha fatto il servizio civile dovrà avere con la vita di tutti i giorni, nell'ambito della quale il lavoro sarà inevitabile, ci auguriamo; arricchito anche da questa esperienza che, non a caso, si impreziosisce anche con la riserva del 15 per cento dei posti nei concorsi pubblici per posizioni non dirigenziali che garantiamo a chi ha fatto il servizio civile; perché chi ha fatto il servizio civile dimostra di avere nell'animo, nelle caratteristiche che non sempre emergono, quel qualcosa in più del quale c'è bisogno nella pubblica amministrazione, sia per la qualità della vita del lavoro interno, sia per la relazione con i cittadini nel mondo esterno.

Carta giovani nazionale è uno strumento formidabile, che stiamo cercando ulteriormente di arricchire di contenuti tecnologici per la certezza dell'adeguata verifica e per l'utilità di chi ne è titolare. Carta digitale, gratuita, aperta a tutti, che consente di avere utilità e, al tempo stesso, di stabilire una relazione con questo Ministero e con il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, che mai era stata sviluppata. Se siamo riusciti a incrementare così significativamente il numero dei titolari di questo strumento di relazione e di utilità per le giovani generazioni, se puntiamo a un obiettivo così significativo di 4 milioni di titolari digitali gratuiti attivi, vuol dire che siamo riusciti anche a utilizzare il linguaggio giusto per poter raggiungere l'interesse dei giovani e poter iniziare a dialogare attraverso questo strumento che è di utilità per loro.

L'Osservatorio nazionale permanente rappresenta un'altra ulteriore novità formidabile che dà il senso dell'interdisciplinarietà, che è un tratto distintivo di questo disegno di legge delega, che si manifesterà non soltanto con la rappresentanza di chi ne farà parte, ma con la capacità di dialogo permanente con quelle che non sono categorie escluse ma, nel rispetto dei ruoli, categorie indispensabili. Quindi, ancora una volta sottolineo, da questo punto di vista, l'importanza dell'associazionismo organizzato e l'importanza del ruolo dell'Agenzia italiana per la gioventù, del Consiglio nazionale dei giovani e della consulta del servizio civile che rappresentano i luoghi di rappresentanza e anche di razionalizzazione del confronto indispensabile per non perdersi poi in una dialettica che rischia di non avere approdo.

Concludo, dicendo che spettano a voi il giudizio e la valutazione. Sono consapevole, comunque, che arriverà dalla maggioranza e dall'opposizione ogni contributo indispensabile non soltanto in questa fase, ma anche in quella, appunto, dei decreti attuativi, rinnovando l'impegno a dialogare con lo stesso spirito con il quale abbiamo lavorato in Commissione.

Ringrazio anche le altre Commissioni della Camera che, comunque, hanno espresso il loro parere in un tempo breve, senza pregiudicare la valutazione dello strumento che abbiamo messo e sottoposto alla loro valutazione.

Sono convinto che entro la fine della legislatura potremo insieme gioire di un risultato che va a vantaggio della politica alta, senza rimanere prigionieri, comunque, di un confronto che, quando si avvicina l'appuntamento elettorale, rischia di essere condizionato dalla necessità delle identità. Qui troviamo un'identità comune. Attraverso i giovani troviamo una volontà che saremo in grado di manifestare compiutamente perché loro non hanno bisogno di campagna elettorale. Hanno bisogno di una serietà di approccio che, insieme a voi, penso di poter garantire (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. Nel pomeriggio di ieri sono state evidenziate immagini di Gomorra in piazza Montesanto, una piazzetta al centro di Napoli. È l'ennesima manifestazione di una camorra che ha ripreso a sparare: spintoni, caschi che volano, un uomo scende da un'auto ed esplode un colpo poco dopo.

Come documentano i video che sono stati diffusi sui social, un giovane, con una felpa nera, con il cappuccio calato sul volto e un cappello, cammina tra la folla con un fucile mitragliatore kalashnikov; AK-47. Un fucile mitragliatore, Presidente! È qualcosa di incredibile! Si muove nella folla come se fosse un passante, senza alcuna preoccupazione. E con questo fucile - che ha la capacità di esplodere 600 colpi al minuto e 10 al secondo e riesce a colpire il bersaglio a tre chilometri di distanza -, lui esplode colpi di arma in una piazzetta di Napoli, del centro di Napoli, Presidente.

È un fatto di una gravità credo senza pari. È una “stesa” e tutto ciò avviene nei pressi dell'Ospedale Vecchio Pellegrini e nei pressi della stazione della Circumflegrea. Tutto ciò avviene alle ore 19 quando quel quartiere è affollatissimo e quando ci sono turisti e ci sono giovani. È possibile che nel centro di Napoli taluno possa muoversi in quel modo senza che intervengano Forze di polizia e senza che si preoccupi? Ma è possibile che la camorra continui a evidenziare la sua forza in quel modo? Dare adito a questi soggetti di muoversi con azioni dimostrative è inammissibile in una città come Napoli.

A Napoli l'episodio segue altri cinque episodi negli ultimi giorni. Ugualmente sono stati esplosi diversi colpi d'arma da fuoco ancora nel centro storico. Questo è evidente. In quel momento di frizione, si vuole rappresentare chi sono i forti che comandano. Si vuole dare un segno definitivo a coloro che esercitano attività commerciali e, al tempo stesso, si muovono tra turisti e giovani. Lì i giovani vanno nei baretti e vanno nei ristoranti: sono esposti a un rischio enorme per la loro incolumità. Non è ammissibile tutto questo, Presidente. Napoli non può essere ostaggio della camorra in nessun quartiere della città (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Napoli, che è la città che ospita l'America's Cup ed è la città che, in questo momento, ha un grandissimo successo di turisti, non può essere lasciata allo sbando totale, in preda a queste azioni intimidatorie, violentissime della camorra.

Ecco, Presidente, noi chiediamo di sapere dal Ministro dell'Interno quali misure intende assumere in relazione a ciò che sta avvenendo oramai da più di una settimana - direi una decina di giorni, con fatti che si susseguono con una frequenza intollerabile -, quali sono le misure che egli ha adottato o pensa di adottare, quali forze intende mandare sul nostro territorio, sul territorio di Napoli, quale strategia intende adottare perché la camorra smetta definitivamente di muoversi in quel territorio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Cafiero De Raho. È un problema comune. Come sa, anche a Palermo, invece di portare i cani a spasso, portano i kalashnikov, però li hanno arrestati.

Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Il collega Cafiero De Raho ha posto giustamente una serie di temi che riguardano tutti coloro che abitano in quel territorio e soprattutto il futuro e la prospettiva della sicurezza in determinate zone della città di Napoli, ma anche di altre zone.

Dobbiamo, purtroppo, riscontrare tre cose. La prima: la riduzione continua e costante di agenti - agenti di Polizia, Carabinieri, Finanzieri, poliziotti municipali - nel nostro Paese e, ovviamente, in Campania ha portato a un peggioramento della situazione. Purtroppo la propaganda è portata all'estrema conseguenza, come a dire: abbiamo fatto il decreto Caivano, abbiamo risolto i problemi della criminalità o della microcriminalità. Il tema vero è che Caivano dovrebbe essere portato come esempio, purtroppo, di come non si deve gestire l'ordine pubblico.

Mi spiego meglio. Se in un territorio piccolo come il Parco Verde di Caivano - sul quale, effettivamente, c'è stato un intervento forte dello Stato - sono stati utilizzati centinaia di agenti non in più - non in più! - ma tolti a tutti gli altri territori, e abbiamo visto che per governare un territorio di pochi metri quadrati abbiamo dovuto mandare 200-300-400 agenti, il tema è che il Ministro ci deve spiegare: o mette gli stessi agenti in più su tutti i territori difficili, oppure aver liberato, aver depauperato ambienti come Afragola o anche il centro della città di Napoli ha creato una situazione disastrosa. Il Ministro ci dovrebbe spiegare come e con quale sistema ha immaginato di poter ridurre il numero di agenti in determinate zone, perché questa è la grande rabbia che abbiamo tutti.

Ma voi vi rendete conto che a Montesanto, alcuni anni fa, fu ucciso, sempre per una stesa, un'altra persona e che a due passi da dove ha sparato con il kalashnikov c'è una stazione di Polizia, c'è un teatro - il teatro “Bracco” -, c'è la fermata della Cumana e c'è la fermata della metropolitana oltre, giustamente, come si diceva prima, alla sede dell'ospedale dei Pellegrini, l'unico aperto in quella zona? Adesso, il fatto che quel soggetto abbia potuto camminare e sparare… io ho reso noto una serie di video di diversi minuti: minuti, minuti, minuti e minuti in cui vi sono questo soggetto e anche altri soggetti.

Voglio dirvi una cosa, lo dico qua in Aula in modo tale che il Presidente… lo stesso fu tanto solerte quando resi noto che la sorella dell'assassino di Francesco Pio Maimone stava facendo i video di sfottò su TikTok. Ebbene, Presidente, le voglio dire che, poco fa, la mamma di questo che ha sparato con il kalashnikov ha pubblicato dei video in cui dice che è orgogliosa del figlio e che lui la galera se la mangia, ho tradotto dal napoletano all'italiano per semplificare. Adesso, la mia domanda è: in quale società normale si permette di costruire un sistema in cui dalla madre al figlio, dal nipote all'altro parente, sono tutti una banda di criminali, anche culturalmente?

E, infine, sempre per porre la questione: quando decideremo che per affrontare questi problemi non basta fare e dire soltanto che dobbiamo fare leggi più severe? Che sono sempre utili, ma ci serve sempre qualcuno che le applichi, ci servono gli agenti, ci servono gli assistenti sociali, servono moltissimi assistenti sociali perché, senza gli assistenti sociali, questi ragazzini continueranno a crescere in un sistema familiare delinquenziale, e servono esempi.

L'altro giorno sono andato al funerale di Lorenzo Spasiano, ucciso - sembrerebbe - dal figlio di un esponente della criminalità organizzata, perché, durante una partita di calcetto, gli aveva fatto uno sgarbo e, poiché non se l'è tenuto di stare sotto al figlio del camorrista, per punizione l'hanno ucciso. Ecco, non è solo un problema di Napoli, è un problema che non è stato affrontato.

E il Ministro, che tra l'altro è campano, dovrebbe prenderne atto, venire a risponderne in Parlamento e, forse, trarne anche le conseguenze.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, anche come Partito Democratico ribadiamo la necessità di questa informativa e, soprattutto, di un segnale forte, chiaro e unitario da parte di tutte le istituzioni di fronte a immagini, a scene che non vogliamo assolutamente possano ripetersi mai a Napoli e in nessun'altra città del Paese.

Voglio utilizzare le parole con cui ha commentato questo fatto Marco Sarracino, parlamentare eletto nella città di Napoli, responsabile nazionale per la coesione territoriale, il Sud e le aree interne del Partito Democratico: “Quanto accaduto in piazzetta Montesanto a Napoli non è tollerabile. Sono scene incompatibili con la nostra città, a opera di delinquenti che ci auguriamo vengano individuati al più presto dalle Forze dell'ordine. Da tempo denunciamo la troppa facilità con cui le armi circolano e vengono acquistate nei nostri territori. Su questo i sindaci restano troppo spesso soli, privi degli strumenti necessari per intervenire. A nulla sono serviti gli inutili decreti Sicurezza del Governo, mentre sono evidenti i tagli alle Forze dell'Ordine operati dalla destra: meno Polizia significa meno controllo del territorio. Napoli vive una stagione di straordinario cambiamento grazie all'amministrazione Manfredi, dopo anni di abbandono. Sono stati risolti tutti i problemi? No. Ma l'immagine della nostra città non può essere e non verrà sporcata da chi non la rappresenta. Continuerà invece da parte nostra, dall'associazionismo, dal Terzo settore l'impegno per contrastare ogni forma di illegalità”.

Un impegno che vogliamo portare avanti anche in Parlamento ed è per questo che ribadiamo la nostra richiesta di informativa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Il 30 giugno del 1960, la città di Genova diede vita ad una straordinaria mobilitazione popolare per proteggere i valori della Repubblica. Nel 1960, la guerra, la dittatura fascista, la lotta di liberazione rappresentano ancora un'esperienza molto vicina nella memoria collettiva di milioni di italiani.

In quei mesi, il Governo presieduto da Tambroni ottenne la fiducia grazie ai voti determinanti del Movimento Sociale Italiano, che si richiamava esplicitamente all'eredità del fascismo. In quei giorni, l'MSI decise di fare il proprio congresso nazionale proprio a Genova. Genova, città medaglia d'oro della Resistenza, la città che si era liberata da sola, fra le poche in Europa, grazie ai partigiani, operai, portuali, donne. A rendere quella decisione ancora più offensiva fu la scelta di affidare la presidenza di quel congresso a Carlo Emanuele Basile, protagonista della repressione antipartigiana, affiancato da Livio Faloppa, il famigerato comandante della Brigata nera genovese “Silvio Parodi”.

Di fronte a quella decisione, la risposta fu ampia, unitaria, popolare: partiti politici, sindacati, associazioni partigiane, studenti diedero vita a una mobilitazione straordinaria. Accanto ai protagonisti della Resistenza, c'erano i ragazzi, le ragazze, i cosiddetti ragazzi dalle magliette a strisce, che non avevano combattuto, ma che avevano ereditato i valori dell'antifascismo e intendevano difenderli. E così Genova reagì e fu una reazione collettiva immensa. In quei giorni, Sandro Pertini dal palco disse parole ancora attuali. Disse che il congresso neofascista “viene qui convocato non per discutere, ma per provocare, per contrapporre un vergognoso passato alla Resistenza”. La CGIL proclamò lo sciopero generale e le piazze di Genova si riempirono di tantissimi cittadini e cittadine. Dopo ore di durissimi scontri, il congresso del Movimento Sociale Italiano fu annullato.

Quella giornata andò ben oltre i confini della città: le manifestazioni si estesero in tutta Italia, da Reggio Emilia a Palermo e in altre città; la repressione provocò la morte di numerosi cittadini. Ma la mobilitazione popolare contribuì in maniera decisiva alla crisi del Governo Tambroni, che di lì a poco si dimise. Questi sono i fatti. E oggi nella mia città si è svolto un corteo, partecipato come sempre, perché il 30 giugno 1960 rappresenta uno spartiacque nella nostra storia nazionale, non solo di Genova. Non fu solo una protesta di piazza, fu l'affermazione di un principio cardine: la Repubblica nata dalla Resistenza non si può riconoscere nell'eredità del fascismo né accettare il ritorno, anche solo simbolico, di chi a quel passato continua a richiamarsi. E questo vale più che mai oggi, 30 giugno 2026 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.

OUIDAD BAKKALI (PD-IDP). Signor Presidente, intervengo e prendo la parola per ricordare in quest'Aula la scomparsa di Annunziata Verità, partigiana. La partigiana “che visse due volte”. Faentina, spentasi all'età di 100 anni nella città dove era nata e dove ha sempre vissuto, la sua Faenza. La sua vicenda merita di essere consegnata alla memoria di questo Parlamento, perché racconta meglio di molte pagine di storia il costo e il valore della libertà di cui oggi godiamo.

Nata il 2 febbraio 1926, Annunziata Verità entrò nella Resistenza appena diciassettenne, con il nome di battaglia “Mallì”. Il fidanzato - il moroso, si direbbe in Romagna -, Max Emiliani, militante dei Gruppi di azione patriottica, venne ucciso dai fascisti il 30 dicembre 1943. Pochi mesi dopo, il 12 agosto 1944, anche lei fu catturata e condotta davanti a un plotone di esecuzione insieme ad altri quattro compagni. Fu fatta oggetto, quel giorno, di una delle tante violenze sommarie dei rastrellamenti con cui il regime fascista in dissoluzione tentava di soffocare la Resistenza. Bastava un sospetto, una voce, un legame con chi aveva combattuto, per essere condannata senza processo.

I colpi del plotone la sfiorarono soltanto; invece i corpi dei compagni morti, cadendole addosso, la coprirono e la salvarono. Rimase tra quei corpi per ore, prima di trovare la forza di fuggire attraverso i campi e di raggiungere nuovamente la formazione partigiana sui monti, dove continuò a combattere fino alla liberazione di Faenza il 17 dicembre 1944.

Per decenni, Annunziata Verità non parlò pubblicamente di quella vicenda. Solo in età avanzata, grazie all'incontro con Claudio Visani, giornalista e scrittore che seppe ascoltare e restituire a tutti noi, alla sua Faenza e all'Italia la sua testimonianza nel libro La ragazza ribelle. Libro con cui Mallì - nel libro, nella graphic novel e a teatro, ma soprattutto incontrando centinaia di studenti - ha raccontato e dato voce al prezzo pagato per la libertà e per la democrazia.

Con la scomparsa di Annunziata Verità perdiamo un'altra voce inestimabile, una testimone diretta della Resistenza, della lotta partigiana. Ma Annunziata Verità ci ha lasciato non solo la testimonianza di quel che è stato, ma soprattutto un insegnamento semplice ed esigente: la libertà non è acquisita mai, è esercizio quotidiano di partecipazione, vigilanza, coraggio e ribellione alle ingiustizie e alla violenza. E da qui esprimiamo il nostro cordoglio alla sua famiglia, alla sua città, Faenza, che la celebrerà domani, ad ANPI e a tutti coloro che ne preserveranno il ricordo e la memoria.

Grazie Mallì, grazie ragazza ribelle (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Signor Presidente, intervengo per rappresentare una situazione di enorme disagio che si sta creando a Napoli. E vi dico, siamo molto preoccupati e chiediamo veramente il massimo impegno di tutte le istituzioni - in particolare di Governo e prefettura, che pure avevano dato delle ampie rassicurazioni - per dare dignità, soprattutto, a 1.200 persone che hanno firmato nello scorso mese di maggio un contratto di tirocinio di lavoro.

Parliamo del progetto DLD - disoccupati di lunga durata -, per i quali è stato immaginato un percorso di introduzione al lavoro anche per motivi di ordine pubblico. Sono persone veramente di difficile collocazione lavorativa, ma per le quali si è trovato questo tipo di soluzione. Ora, il paradosso è che oggi hanno scoperto che questo percorso è stato interrotto, almeno per una parte di loro.

Parliamo di un progetto davvero fondamentale: faranno progetti di pubblica utilità. Parliamo di una platea importante, considerevole. Ebbene, 600 di queste persone oggi hanno scoperto di dover interrompere questo percorso, mentre per altre 450 di loro dovrebbe in teoria continuare, ma non si sa bene su quale base si faccia questa differenza. Ora il tema è che per queste persone serve trasparenza e chiarezza. Non possiamo lasciarli con questo dubbio di cosa sarà di loro.

Considerate che alcuni di loro, avendo firmato per questo percorso, perderanno il diritto all'assegno di inclusione. Allora, io mi domando: ma come pensiamo che mangeranno, come arriveranno alla fine del mese queste famiglie? Veramente stiamo facendo un disastro con loro e questo non è assolutamente ammissibile.

Quindi, chiedo a tutte le istituzioni il massimo impegno per garantire il futuro a queste persone, ma soprattutto voglio fare un altro appello che è più di carattere generale: in questo Paese serve una misura di sostegno al reddito universale, esattamente come lo è stato il reddito di cittadinanza. Serve qualcosa di analogo perché non è possibile lasciare le persone nella disperazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Presidente, volevo rendere noto all'Assemblea, tramite la sua persona, che il gruppo di AVS ha chiesto - e domani lo formalizzerà anche il capogruppo - di nuovo la calendarizzazione della norma sulla tariffa unica RC-auto per chi non commette sinistri da almeno dieci anni. Lo dico in Aula perché, nelle ultime settimane, abbiamo assistito a qualcosa di surreale: esponenti della maggioranza, addirittura ex esponenti del Governo hanno annunciato di voler fare la battaglia contro la vergognosa situazione delle tariffe RC-auto.

Ricordiamo che è stata aperta anche un'attività grazie a chi ha fatto queste denunce nei confronti delle compagnie da parte del Garante per la trasparenza, da parte dell'associazione degli assicuratori, in cui si è verificato un primo elemento: gli italiani e, in particolare, i meridionali e i cittadini delle isole pagano la tariffa RC-auto più alta d'Europa, probabilmente più alta del mondo, senza nessuna giustificazione. Ebbene era stato annunciato da alcuni esponenti della maggioranza e del Governo che avrebbero presentato questa norma, poiché non l'hanno fatto - e nonostante ci avessero già bocciato la legge che avevamo proposto in quest'Aula nel 2023 - noi l'abbiamo ripresentata e, quindi, richiediamo la calendarizzazione.

Ci sembra un po' strano che tra la fretta della legge elettorale e la fretta di fare una legge sparatutto non si trovi il tempo per approvare una legge che va a favore degli italiani per equità, cioè che siamo tutti uguali davanti alla legge e anche davanti alle assicurazioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà.

SIMONE BILLI (LEGA). Grazie, Presidente Mule'. Io desidero richiamare l'attenzione su una questione che si è evidenziata proprio nella Repubblica di San Marino, dove alcuni connazionali si sono visti vietare la guida in Italia dopo aver esaurito il limite dei 20 punti nel corso di diversi anni di guida nel nostro Paese.

In realtà questa questione riguarda molti italiani residenti non solo a San Marino, ma all'estero. Infatti, Presidente, i connazionali che si trasferiscono all'estero sono spesso tenuti, in base alla legislazione dei Paesi di residenza, a convertire la propria patente italiana in una patente locale. Quindi, il problema nasce quando questi connazionali commettono un'infrazione in Italia: lo Stato italiano continua, infatti, a decurtare i punti da una cosiddetta patente virtuale, registrata presso un'anagrafe nazionale specifica, ma questi connazionali non possono recuperare punti dopo due anni senza ulteriori infrazioni come invece viene previsto per le patenti italiane.

Oggi, quindi, Presidente esistono due discipline diverse. In poche parole, l'articolo 126-bis del codice della strada per le patenti italiane e l'articolo 6-ter del decreto-legge n. 151 del 2003 per le patenti estere. Preciso che queste questioni riguardano in parte il Ministero dell'Interno e in parte il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Pertanto, chiedo al Governo di intervenire per garantire anche agli italiani residenti all'estero, che hanno dovuto convertire la propria patente, un sistema di recupero del punteggio analogo a quello previsto per i titolari della patente italiana.

Presidente, al riguardo ringrazio il Ministro dell'Interno e il Ministro degli Esteri, che sin da subito si sono adoperati per cercare di dare una risposta tempestiva a questa problematica. Ringrazio anche il presidente del COMITES di San Marino, l'avvocato Amadei, per aver portato alla mia attenzione questa importante problematica e per il percorso e il prezioso contributo fornito all'approfondimento di questa vicenda.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Mercoledì 1 luglio 2026 - Ore 9,30:

(ore 9,30 e ore 16,15)

1. Seguito della discussione delle mozioni Boschi ed altri n. 1-00572, Benzoni ed altri n. 1-00579, Bonelli ed altri n. 1-00589 e Pavanelli ed altri n. 1-00590 in materia di riduzione del costo dell'energia e politiche a sostegno della crescita .

2. Seguito della discussione delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582 e Della Vedova ed altri n. 1-00585 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea .

3. Seguito della discussione della mozione Zanella, Malavasi, Ilaria Fontana ed altri n. 1-00574 concernente iniziative per la prevenzione degli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico, con particolare riferimento alle aree urbane .

4. Seguito della discussione della proposta di legge:

COLOSIMO ed altri: Misure per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata ("Liberi di scegliere"). (C. 2696-A​)

Relatrice: VARCHI.

5. Seguito della discussione del disegno di legge:

S. 1518- Revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario (Approvato dal Senato). (C. 2735​)

Relatore: CANGIANO.

6. Seguito della discussione della proposta di legge (previo esame e votazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate):

BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. (C. 2822-A​)

e delle abbinate proposte di legge: MAGI; PAVANELLI ed altri (limitatamente all'articolo 5). (C. 157​-2236​)

Relatori: PAGANO, ALESSANDRO COLUCCI, IEZZI e ANGELO ROSSI, per la maggioranza; MAGI, di minoranza.

7. Seguito della discussione del disegno di legge:

Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia. (C. 2825-A​)

Relatore: CIOCCHETTI.

(ore 15)

8. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata .

La seduta termina alle 20,02.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

  Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 3 la deputata Longi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 9)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale RIS 6-263 266 261 5 131 152 109 68 Appr.
2 Nominale RIS 6-264 269 255 14 128 97 158 67 Resp.
3 Nominale RIS 6-265 266 165 101 83 10 155 67 Resp.
4 Nominale RIS 6-266 269 267 2 134 6 261 67 Resp.
5 Nominale RIS 6-267 266 166 100 84 12 154 67 Resp.
6 Nominale MOZ 1-569 NF NO CPV 7 DISP 271 262 9 132 103 159 72 Resp.
7 Nominale MOZ 1-569 NF CPV 7 DISP 274 272 2 137 104 168 71 Resp.
8 Nominale MOZ 1-575 276 264 12 133 151 113 71 Appr.
9 Nominale MOZ 1-586 273 270 3 136 9 261 71 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.