XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 26 maggio 2026

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


   La Camera,

   premesso che:

    l'innalzamento delle temperature nelle aree urbane coinvolge molte città dell'unione europea con effetti preoccupanti anche in Italia, causando gravi effetti sulla salute della popolazione e migliaia di decessi, che in condizioni climatiche diverse non si sarebbero verificati;

    secondo uno studio condotto nell'estate del 2025 da Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha analizzato gli effetti del cambiamento climatico in 854 città europee, il climate change sarebbe responsabile del 68 per cento dei 24.400 decessi stimati per il caldo del periodo estivo 2025, dato ritenuto essere la conseguenza dell'innalzamento delle temperature fino a 3,6 °C, con una media di innalzamento di 2,2 °C;

    la ricerca segnala come i cambiamenti climatici, causati principalmente dalla combustione di combustibili fossili unitamente alla deforestazione e al consumo di suolo, hanno causato in Italia 4.597 morti e questo dato dimostra come l'Italia sia tra i Paesi più colpiti dal fenomeno;

    i cambiamenti climatici sono all'origine dei 4.597 morti per il caldo stimati nel nostro paese, mentre 2.841 sarebbero stati quelli in Spagna, 1.477 in Germania, 1.444 in Francia, 1.147 nel Regno Unito, 1.064 in Romania, 808 in Grecia, 552 in Bulgaria e 268 in Croazia. I Paesi più colpiti da un'unica ondata di calore sono stati: Romania, Bulgaria, Grecia e Cipro dal 21 al 27 luglio, quando si stima che si siano verificati 950 decessi per caldo con temperature fino a 6 °C sopra la media, pari a circa 11 decessi giornalieri in eccesso per milione di persone;

    per quanto riguarda le città, l'impatto del cambiamento climatico sulle temperature ha causato 1156 morti a Milano, 835 a Roma, 630 ad Atene e Barcellona, 579 a Napoli, 409 a Parigi, 387 a Madrid, 360 a Bucarest, 315 a Londra, 230 a Torino. Nella classifica delle 854 città analizzate, la prima, la seconda, la quinta e la decima sono città italiane, nel complesso le più colpite. Tra le capitali con i più alti tassi di mortalità pro capite, figurano Roma, Atene e Bucarest a testimonianza della loro esposizione alle temperature più estreme in Europa;

    in particolare Roma è la seconda città, tra le capitali europee, per il numero di decessi dovuti all'aumento delle temperature, con 835 morti, più del doppio di Parigi con 409 decessi e due volte e mezzo quelli di Londra con 315, metropoli oltretutto più popolose della capitale italiana. La città più colpita in assoluto, come già evidenziato, risulta Milano con 1.156 decessi, e questo conferma l'impatto che il cambiamento climatico ha sulla salute dei cittadini italiani;

    i dati pubblicati dall'Imperial College di Londra fanno emergere con forza che la crisi climatica produce attraverso le ondate di calore, una vera emergenza sanitaria in quanto il caldo estremo può causare disidratazione, scompensi cardiaci e aggravare patologie croniche, con conseguenze spesso fatali per anziani e persone fragili, come confermato anche dall'Isde Italia;

    il professor Garyfallos Konstantinoudis, docente presso il Grantham Institute – Climate Change and Environment, nonché ricercatore all'Imperial College di Londra ha dichiarato che la stragrande maggioranza dei decessi dovuti al caldo avviene nelle case e negli ospedali, dove persone con condizioni di salute già esistenti vengono spinte al limite, ma il caldo è raramente menzionato nei certificati di morte;

    si tratta decessi raramente segnalati, perché si riferiscono a persone che hanno spesso fragilità sottostanti, come problemi cardiaci, respiratori o renali, che vengono ulteriormente aggravati dalle alte temperature. I decessi, nell'85 per cento, dei casi, riguardano, infatti, persone con età superiore ai 65 anni e in tale ambito si segnala la necessità di definire appositi protocolli che prevedano di valutare anche l'incidenza delle ondate di calore su soggetti già fragili;

    i ricercatori hanno dimostrato che ci sono fattori che giocano un ruolo chiave: la preparazione ad affrontare le ondate di calore, la demografia e l'inquinamento atmosferico. L'Italia è tra i Paesi europei più esposti, poiché unisce estati sempre più lunghe e torride a un'alta incidenza di popolazione anziana;

    l'analisi sottolinea come il caldo sia una minaccia crescente per il rapido invecchiamento della popolazione europea. Le persone di età superiore ai 65 anni rappresentano circa l'85 per cento del totale dei decessi, con il 41 per cento di età superiore agli 85 anni, a testimonianza di come il caldo sia particolarmente pericoloso per le persone con patologie preesistenti, come malattie cardiache e diabete;

    si prevede che la percentuale di persone di età superiore agli 80 anni in Europa aumenterà dall'attuale 6 per cento a circa il 15 per cento entro il 2100;

    il 17 maggio 2026 un rapporto presentato dalla Pan-European Commission on Climate and Health dell'Oms Europa evidenzia come la crisi climatica sta già colpendo salute, economia e sicurezza nazionale, chiedendo ai Governi di integrare il clima nelle decisioni su sanità, difesa, energia e finanza;

    secondo la Pan-European Commission, la regione europea si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e il tempo per evitare danni irreversibili si sta rapidamente esaurendo. I combustibili fossili vengono indicati come fattore comune della crisi climatica, dell'inquinamento atmosferico e della vulnerabilità energetica ed economica dei Paesi;

    nel documento «Appello all'azione» Pan-European Commission formula 17 raccomandazioni rivolte all'Oms e ai Governi dei 53 Paesi della regione europea dell'Oms. Tra le priorità indicate: trattare il cambiamento climatico come una minaccia alla sicurezza sanitaria, trasformare i sistemi sanitari, rafforzare le politiche locali e riformare i modelli economici che alimentano la crisi climatica;

    l'Italia è uno dei Paesi più esposti alle conseguenze disastrose del cambiamento climatico in atto, considerando che il suo posizionamento geografico al centro del mediterraneo ne fanno un hotspot per il cambiamento climatico;

    la scarsa resilienza dei nostri territori e in particolare degli ambiti urbani ha radici profonde, legate a un modello di sviluppo urbano di tipo espansivo che si caratterizza per una «esplosione» incontrollata della città verso l'esterno e con il progressivo ed inarrestabile consumo di suolo, che come confermato dall'ultimo rapporto ISPRA 2024 ha segnato un ulteriore aumento del 16 per cento rispetto all'anno precedente, con la perdita ogni ora di una porzione di suolo pari a 10 mila metri quadrati e conseguente perdita di biodiversità e servizi ecosistemici;

    risulta in corso di pubblicazione sul sito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ai fini della consultazione pubblica, il Piano nazionale di ripristino della natura (Pnr) che dopo l'esame delle proposte migliorative dovrebbe vedere l'approvazione finale entro l'inizio del prossimo mese di settembre;

    il regolamento Ue 2024/1991 sul ripristino della natura, noto come Nature restoration law (Nrl) impone a gli Stati membri, l'obbligo, con specifico riferimento agli ecosistemi urbani, di arrestare la perdita netta di verde urbano entro il 2030 e di incrementare progressivamente gli spazi naturali dal 2031, aumentando le aree verdi e la copertura arborea nelle aree urbane;

    si tratta di una trasformazione destinata ad incidere sulle politiche urbane, spingendo verso nuove forme di rigenerazione ecologica: gli spazi verdi e in particolare gli alberi forniscono servizi ecosistemici essenziali che contribuiscono a migliorare la qualità della vita nelle aree urbane, riducendo l'inquinamento atmosferico, attenuando le isole di calore e promuovendo il benessere mentale, attraverso percorsi complessi e interconnessi,

impegna il Governo:

1) a rafforzare il Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, coordinato dal Ministero della salute estendendone l'operatività a tutte le città italiane con popolazione superiore ai 100 mila abitanti;

2) a disporre, previa intesa con le regioni e gli enti locali, opportuni Piani di allerta ai rischi derivanti dall'aumento delle temperature, con misure di rafforzamento delle cure primarie e controlli mirati su anziani, malati cronici e soggetti fragili;

3) a integrare, previa intesa con le regioni, i protocolli sanitari con la segnalazione di decessi causati dalle alte temperature associate a patologie preesistenti e disporre piani sanitari di prevenzione;

4) ad adottare iniziative di competenza volte ad integrare le competenze climatiche negli standard di accreditamento e nella formazione permanente per personale sanitario;

5) a rafforzare le reti di protezione sociale attraverso l'istituzione di unità operative di emergenza socio-sanitarie di prossimità, con formazione degli operatori sanitari su sintomi da colpo di calore;

6) a monitorare più a largo raggio i decessi, gli infortuni e i malori causati dall'esposizione di lavoratori a temperature eccessive e comunque superiori ai 35 gradi centigradi;

7) a rafforzare campagne di comunicazione e informazione tramite mass-media e social, integrando dati meteo, sanitari e demografici, nei periodi maggiormente caratterizzati dall'aumento delle temperature e sulle misure di comportamento per limitare i rischi di esposizione alle alte temperature;

8) a fornire annualmente elementi alle competenti commissioni parlamentari sui dati relativi ai monitoraggi sulle morti, infortuni o malori causati dall'incidenza delle alte temperature nelle città;

9) ad adottare iniziative normative volte a istituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una cabina di regia con il compito di elaborare un Programma nazionale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, della durata massima di 36 mesi al fine di contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici e aumentare la resilienza delle città più soggette ai rischi ad essi connessi, con particolare riferimento alle ondate di calore;

10) a promuovere un grande Programma nazionale di riforestazione urbana, di implementazione di infrastrutture verdi e blu e di tutela degli ecosistemi naturali, costituiti dagli spazi verdi urbani, corsi d'acqua e dagli spazi agro-naturali delle città rafforzando le molteplici funzioni ecologiche e sociali, per la qualità dell'ambiente urbano e per la vita dei cittadini;

11) ad adottare quanto prima iniziative normative che portino al consumo di suolo zero entro il 2030, in modo da arrestare progressivamente l'impermeabilizzazione e la cementificazione del suolo, che pregiudica in modo determinante la permeabilità dei suoli, la biodiversità e i servizi ecosistemici nei tessuti urbani;

12) ad approvare definitivamente entro il prossimo mese di settembre il Piano nazionale per il ripristino della natura, indicando azioni, misure e strumenti, inclusi quelli finanziari, con cui il nostro Paese intende raggiungere gli obiettivi posti dal regolamento Ue per il ripristino della natura.
(1-00574) «Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».


   La Camera,

   premesso che:

    la riforma della governance economica europea è entrata in vigore il 30 aprile 2024 con la pubblicazione di tre atti legislativi: il regolamento (UE) n. 1263/2024 (cosiddetto «braccio preventivo»), il regolamento (UE) n. 1264/2024 (cosiddetto «braccio correttivo») e la direttiva (UE) n. 2024/1265;

    tale nuova disciplina del coordinamento delle politiche di bilancio europee prevede una programmazione pluriennale delle politiche fiscali e di bilancio, vincolate all'andamento dell'indicatore della spesa primaria netta finanziata a livello nazionale, e un monitoraggio annuale sull'andamento del suddetto indicatore;

    la programmazione pluriennale avviene mediante l'adozione di un Piano strutturale nazionale di bilancio a medio termine che ciascuno Stato membro presenta alle istituzioni europee per definire la politica di bilancio e le politiche fiscali, individuando le riforme e gli investimenti da adottare in un arco temporale coerente con la durata della legislatura nell'attuazione della politica economica nazionale;

    come già emerso dal documento di finanza pubblica 2026, approvato dal Parlamento il 30 aprile 2026, il Governo ha provveduto a dare sostanziale esecuzione agli impegni presi nel Piano strutturale di bilancio a medio termine per l'Italia per il periodo 2025-2029 e ha proseguito il percorso di risanamento della finanza pubblica, senza però trascurare gli interventi necessari a soddisfare le priorità di politica economica nazionale;

    considerando i margini di tolleranza conteggiati nel conto di controllo, il livello di spesa primaria netta risulta, per gli anni di consuntivo, compatibile con il percorso indicato nel Piano strutturale di bilancio e previsto nelle raccomandazioni del Consiglio del gennaio 2025 e gli andamenti a legislazione vigente per il 2026 mostrano che, allo stato, il tasso di crescita dell'aggregato di spesa netta è coerente con quanto previsto nel Piano;

    tuttavia, l'evoluzione del quadro macroeconomico e della finanza pubblica nel prossimo triennio appare strettamente legata agli sviluppi delle tensioni geopolitiche globali e alla drastica riduzione dell'offerta di materie prime energetiche, che hanno fortemente influenzato il cambiamento del contesto economico internazionale;

    di fronte a uno shock di tale rilievo, il Governo ha fermamente portato avanti una politica economica volta a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese, contrastando le pressioni inflazionistiche connesse – in particolare – all'eccezionale incremento dei prezzi dei prodotti energetici attraverso misure neutrali dal punto di vista della finanza pubblica e atte a coniugare la sostenibilità del debito nel medio e lungo termine con il sostegno all'attività economica e agli investimenti;

    la progressiva riduzione del deficit è stata realizzata senza ricorrere a manovre restrittive, attraverso una gestione prudente e responsabile della finanza pubblica, un costante monitoraggio della spesa e buoni risultati ottenuti sul fronte delle entrate: interventi fiscali mirati alla riduzione del carico sui redditi medio-bassi, aiuti contro l'aumento dei prezzi energetici e misure a sostegno delle famiglie con figli dimostrano un impiego attento delle risorse che, nel rispetto del percorso di rientro, ha rafforzato la fiducia dei mercati finanziari e dei partner europei, contribuendo alla stabilità del costo del debito e a condizioni di finanziamento favorevoli per l'economia nazionale;

    la tendenza al miglioramento dei saldi strutturali nel 2025 è confermata anche nel 2026 e negli anni seguenti: nel 2026 il miglioramento del saldo primario strutturale sarebbe più sostenuto (pari a circa 0,7 punti percentuali del prodotto interno lordo), mentre l'avanzo primario strutturale è atteso salire a circa l'1,0 per cento del prodotto interno lordo; nell'intero periodo di previsione 2026-2029, la correzione media del saldo primario strutturale risulta sostanzialmente allineata a quella programmata nel Piano (pari a 0,5 punti percentuali);

    nel confermare una politica economica nazionale seria e coerente con la traiettoria di aggiustamento dei saldi strutturali di bilancio nel rispetto dei limiti massimi di crescita della spesa netta, parimenti occorre considerare anche l'eventualità di un sensibile peggioramento del quadro economico legato all'attuale situazione di instabilità internazionale e di altrettanto inevitabili conseguenze negative sui conti pubblici derivanti da ulteriori interventi futuri, che rendono, quindi, necessaria l'attivazione di adeguate misure di flessibilità finalizzate a dare efficaci risposte nell'ipotesi di un aggravamento di tale congiuntura economica;

    i rischi al ribasso sullo scenario di crescita risultano, infatti, molteplici e interconnessi: sul fronte energetico e geopolitico, il perdurare della chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe produrre effetti più intensi e persistenti rispetto allo scenario di riferimento, con rialzi prolungati dei prezzi dei combustibili fossili, dei fertilizzanti e di altre materie prime, nonché possibili vincoli all'offerta nei Paesi esportatori;

    più in generale, l'eventuale protrarsi delle tensioni geopolitiche, anche solo nel breve periodo, determinerebbe impatti macroeconomici attraverso canali distinti che potrebbero reciprocamente amplificarsi: dal punto di vista inflazionistico, i prezzi delle materie prime energetiche stabilmente elevati eroderebbero il potere d'acquisto delle famiglie, comprimendo i consumi reali e deprimendo la domanda aggregata; il deterioramento del quadro economico peserebbe sulla fiducia di imprese e consumatori, nonché sulle condizioni di concessione del credito, frenando investimenti e spesa prima ancora che lo shock si materializzi pienamente;

    le pressioni inflazionistiche, peraltro, e la correlata perdita di potere d'acquisto delle famiglie potrebbero realizzarsi nel tempo anche nel caso di un allentamento delle tensioni internazionali e di normalizzazione dei prezzi delle materie prime e dei prodotti intermedi;

    a tal ragione, già in sede parlamentare, proprio al termine dell'esame del documento di finanza pubblica 2026, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno approvato, infatti, rispettivamente gli atti di indirizzo n. 6-00249 e n. 6-00221, con i quali la maggioranza ha impegnato il Governo a intraprendere ogni più opportuna azione per tutelare le necessità del tessuto economico nazionale ed europeo, sfruttando le flessibilità del quadro di governance economica europea al fine di soddisfare le misure in materia di sicurezza economica ed energetica generate dalla crisi internazionale;

    peraltro, come risulta dall'approvazione anche delle precedenti mozioni n. 1-00195 e n. 1-00288, sin dalla fase negoziale in sede europea prodromica alla definizione della nuova governance europea, la maggioranza ha sempre sostenuto l'azione del Governo nel porre ogni iniziativa «volta a mantenere un equilibrio e un contemperamento tra le diverse finalità delle regole fiscali in modo da coniugare la sostenibilità dei conti e il mantenimento di un profilo di crescita duraturo e inclusivo garantendo adeguati margini di flessibilità per l'adozione di interventi tesi alla stabilizzazione del ciclo economico», sottolineando altresì l'importanza «di garantire un maggior grado di titolarità nazionale delle regole di bilancio», sempre nel rispetto degli impegni assunti in sede parlamentare;

    il nuovo quadro di governance economica europea ha così previsto la possibilità per gli Stati membri di ricorrere alla flessibilità qualora circostanze eccezionali al di fuori del controllo di uno Stato membro abbiano un notevole impatto sulle sue finanze pubbliche, salvaguardando nel contempo la sostenibilità di bilancio a medio termine;

    in particolare, gli articoli 25 e 26 del citato regolamento (UE) n. 1263/2024 prevedono la possibilità per gli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio, in caso di grave congiuntura negativa nella zona euro o nell'Unione nel suo complesso (cosiddetta «clausola di salvaguardia generale») o, nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine (cosiddetta «clausola di salvaguardia nazionale»);

    pertanto, a fronte della profonda incertezza che caratterizza il contesto internazionale aggravato dal conflitto in Medio Oriente, risulta fondamentale e necessario agire tempestivamente, ricorrendo a strumenti di flessibilità adeguati, nell'ottica di fronteggiare gli effetti di tale situazione eccezionale e di grave instabilità finanziaria;

    in tale ottica si inserisce la lettera del Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni al Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nella quale si ribadisce che «L'Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della national escape clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti»;

    come sottolineato nella citata lettera, due guerre, in Ucraina e in Iran, «stanno già producendo effetti pesantissimi e spesso asimmetrici sui prezzi dell'energia, sui costi per famiglie e imprese, sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul potere d'acquisto dei cittadini»;

    il mutato contesto geopolitico richiede, a tutela degli interessi nazionali e della sicurezza economico-finanziaria del Paese, un rinnovato impegno nel rafforzamento del mercato dei capitali; in tale prospettiva, il 4 dicembre 2025 la Commissione europea ha pubblicato una serie di proposte legislative volte a favorire l'integrazione dei mercati finanziari dell'Unione europea (market integration and supervision package), nell'ambito del più ampio progetto di Unione dei risparmi e degli investimenti;

    tale proposta mira a rafforzare e sostenere la crescita e la competitività dell'Unione europea tramite il completamento di un mercato unico dei capitali, obiettivo reso ancor più rilevante dall'attuale contesto geopolitico e dalla stringente necessità di garantire la sicurezza economico-finanziaria del Paese nei confronti di possibili shock esogeni;

    alcune delle misure contemplate dal pacchetto, in particolare quelle relative al trasferimento di funzioni di vigilanza diretta ad autorità europee su infrastrutture di mercato aventi carattere transfrontaliero significativo, sono suscettibili di incidere sugli assetti di supervisione nazionali per infrastrutture di rilevanza strategica ai fini del finanziamento del debito pubblico e della stabilità finanziaria del Paese,

impegna il Governo:

1) a proseguire l'azione in sede europea al fine di ricorrere temporaneamente alla flessibilità del quadro di governance economica europea, per assicurare l'adozione di ulteriori misure in materia di sicurezza economica ed energetica rese necessarie dalla crisi internazionale e garantire il finanziamento di interventi proporzionati e mirati ad attenuare l'impatto sui settori più colpiti, in particolare agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica;

2) a proseguire le interlocuzioni a livello europeo, in linea con gli impegni già assunti in sede di approvazione dei precedenti atti di indirizzo nei due rami del Parlamento italiano e con il contenuto della lettera della Presidente del Consiglio dei ministri alla Presidente della Commissione europea, assumendo le opportune iniziative volte a ottenere, in via prioritaria, il riconoscimento dell'eccezionalità della situazione determinata dalla crisi in corso attraverso l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, estendendone l'ambito di applicazione al settore energetico in analogia con quanto già previsto per la difesa, al fine di acquisire il necessario spazio di bilancio per il finanziamento degli interventi volti a tutelare le esigenze del tessuto economico nazionale ed europeo, nonché a valutare, nell'ipotesi di un ulteriore aggravamento della congiuntura economica a livello dell'area euro, il ricorso agli strumenti di flessibilità più ampi previsti dal quadro di governance europeo, ivi inclusa l'eventuale attivazione della clausola di salvaguardia generale;

3) a confermare il proprio sostegno agli obiettivi di integrazione, crescita e competitività dei mercati dei capitali europei, continuando a lavorare in sede europea per una soluzione ambiziosa ed equilibrata che rafforzi l'integrazione dei mercati e la convergenza della vigilanza di pari passo con un assetto fondato su condizioni operative e meccanismi di gestione delle crisi adeguati e un coinvolgimento strutturato delle autorità nazionali competenti, garantendo al contempo le specificità e l'assetto di vigilanza di Mts, quale mercato all'ingrosso del debito pubblico italiano, in ragione della sua rilevanza per il funzionamento del mercato dei titoli di Stato, per la politica di finanziamento del debito pubblico e per la sicurezza economica e finanziaria nazionale.
(1-00575) «Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano, Cattoi, Cannata, Cannizzaro, Frassini, Giorgianni, D'Attis, Ottaviani, Mascaretti, Mangialavori, Rampelli, Angelo Rossi, Trancassini, Tremaglia».


   La Camera,

   premesso che:

    con ordine del giorno 9/1902-A/8 a firma dei deputati Matone, Barelli, Nevi, Deborah Bergamini, Cannizzaro, Dalla Chiesa, Benigni, Arruzzolo, Bagnasco, Battilocchio, Battistoni, Boscaini, Calderone, Cappellacci, Caroppo, Casasco, Castiglione, Cattaneo, Cortelazzo, D'Attis, De Palma, Fascina, Gatta, Mangialavori, Marrocco, Mazzetti, Mulè, Orsini, Nazario Pagano, Patriarca, Pella, Pittalis, Polidori, Rossello, Rubano, Paolo Emilio Russo, Saccani Jotti, Sala, Sorte, Squeri, Tassinari e Tenerini, approvato in data 16 luglio 2024 con il parere favorevole del Governo, la Camera dei deputati ha impegnato il Governo «a concorrere, attraverso la previsione di un accordo da realizzarsi, conformemente alle previsioni di cui all'articolo 15 della legge n. 241 del 1990 e tramite ogni opportuno e utile coinvolgimento della Regione Lazio e di Roma Capitale, tra il Ministro per lo sport e i giovani, il Ministero dell'istruzione e del merito e l'Azienda pubblica di servizi alla persona “Asilo Savoia”, al precipuo fine di assicurare la continuità del programma “Talento & Tenacia - Crescere nella legalità” nel Quartiere di Montespaccato e la sua ulteriore diffusione nelle periferie urbane, mediante l'opportuno stanziamento delle risorse necessarie a garantirne la sostenibilità»;

    in data 27 novembre 2024 il Ministro per lo sport e i giovani ha dato effettiva attuazione a tale impegno sottoscrivendo per conto del Governo l'Accordo di cooperazione, ai sensi dell'articolo 15 della legge n. 241 del 1990, tra Roma Capitale, Ministero per lo sport e i giovani, regione Lazio, Agenzia italiana per la gioventù, tribunale ordinario di Roma, Sport e Salute S.p.A. e l'azienda di servizi alla persona Asilo Savoia, finalizzato a consolidare, implementare e sviluppare il programma denominato «Talento & Tenacia – Crescere nella legalità» di inclusione sociale, formazione, promozione dei diritti di cittadinanza e inserimento lavorativo delle giovani generazioni e di altri soggetti svantaggiati, mediante la promozione della pratica sportiva attraverso il «Patto di quartiere per Montespaccato»;

    nell'ambito del citato «Patto di quartiere» i soggetti istituzionali firmatari dell'Accordo si sono impegnati ad assicurare: a) la destinazione definitiva a scopi sociali di tutti i beni immobili sottoposti a sequestro di prevenzione nell'ambito dell'inchiesta Hampa ubicati nel XIII Municipio (l'impianto sportivo ex «Olympus sport center» attualmente denominato «Centro Don Pino Puglisi», ubicato in via Stefano Vaj, 41 – Roma, l'unità immobiliare ubicata in via Cornelia, 178 – Roma, già concessa in comodato all'Asp e attualmente destinata al progetto «Giovani Adulti» realizzato con Roma Capitale, nonché quelle ubicate in via Cherasco, 329, Roma –, in via Guido di Montpellier, 40 – Roma e in piazza Cornelia, 12 – Roma, ad oggi ancora indisponibili per fini sociali) al fine di pervenire, così come previsto dal progetto «Città dei 15 Minuti», ad un sistema integrato territoriale di comunità e finalizzare i beni non ancora adibiti a scopi sociali a servizi sociali non disponibili nel quartiere; b) la valorizzazione del programma «Talento & Tenacia – Crescere nella legalità», quale modello integrato di intervento di rete da replicare in altri contesti territoriali a livello cittadino, regionale e nazionale, sia con riferimento alla destinazione a scopi sociali dei beni sottoposti a confisca ai sensi del decreto legislativo n. 159 del 2011 che rispetto al recupero di impianti e centri sportivi di proprietà pubblica dismessi o in situazione di degrado o inutilizzo; c) la pubblica fruizione e la valorizzazione a fini sociali, culturali, educativi e sportivi del Centro «Don Pino Puglisi», nonché la rigenerazione dell'ex campo sportivo «Fogaccia», di proprietà del Vicariato di Roma e della parrocchia di Santa Maria Janua Coeli, concesso in comodato gratuito all'Asp «Asilo Savoia» al fine di integrarne attività e strutture con il Centro «Don Pino Puglisi» in modo da mettere a disposizione della comunità di Montespaccato e del XIII Municipio di Roma, nuovi spazi per l'aggregazione sociale e sportiva delle famiglie del territorio;

    l'accordo di programma sottoscritto in data 28 luglio 2025 dal Dipartimento dello sport della Presidenza del Consiglio con regione Lazio, Roma Capitale, Sport e Salute e Asp Asilo Savoia, nel cui ambito il Dipartimento dello sport della Presidenza del Consiglio ha garantito la copertura finanziaria dell'intervento in questione per un importo pari a 700.000,00 euro nell'ambito del «Bando Sport e Periferie 2020», a valere su risorse assegnate (Fondo sport e periferie) all'ufficio per lo sport presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per la realizzazione dell'intervento «Adeguamento funzionale e manutenzione dell'impianto sportivo denominato “Don Pino Puglisi”», erogati direttamente a Sport e Salute, nella sua qualità di stazione appaltante del citato intervento;

    allo scopo di realizzare l'integrale attuazione del predetto accordo si rende necessario che, così come già prescritto dall'articolo 5 del citato «Patto di quartiere», venga garantita dai soggetti istituzionali firmatari del «Patto di quartiere» la continuità strutturale delle attività del Programma «Talento & Tenacia» attraverso:

     l'approvazione formale dei piani e/o programmi presentati dall'Asp Asilo Savoia in relazione a ciascuna delle Azioni di Sistema definite dall'articolo 3, comma 2 del «Patto»;

     il riconoscimento di un contributo a titolo di ristoro dei costi sostenuti per lo svolgimento delle attività di cui alle citate lettere a), b), c), d), e) dell'articolo 3 comma 4 del «Patto», all'Asp «Asilo Savoia», nell'ambito delle risorse definite nei provvedimenti di approvazione formale dei piani e/o programmi di cui alla lettera a) ed in base alle condizioni e termini previsti da successivi accordi operativi sottoscritti dalle parti;

     la designazione di un referente, per ciascun accordo operativo, al fine di monitorare le attività e gli interventi attuati, per consentire la valutazione degli obiettivi raggiunti e la verifica delle prestazioni erogate, nonché alla verifica dello stato di attuazione del presente accordo;

    l'Asp «Asilo Savoia», fin dal 2023, attraverso l'avvio, poi necessariamente sospeso, del processo di trasformazione della società sportiva dilettantistica «Gruppo sportivo Montespaccato» in società a partecipazione popolare, si è posto il problema di come pervenire, una volta conclusa l'attuale fase di transizione, a una strutturazione definitiva delle attività scaturite dal programma «Talento & Tenacia – Crescere nella legalità», atta ad assicurarne non solo un ordinato e coerente sviluppo su un ambito territoriale più ampio dell'attuale ma, soprattutto, una sistematizzazione dei contenuti volta a trasformare il programma stesso in un vero e proprio modello di intervento a disposizione dei decisori pubblici locali e nazionali, in modo che quanto promosso e realizzato dall'Asilo Savoia in quasi dieci anni di attività rimanga patrimonio comune della collettività e di tutti i soggetti istituzionali e gli stakeholder che hanno accompagnato a vario titolo tale importante e difficile percorso;

    sulla base di tali presupposti e attraverso l'opportuna concretizzazione del vigente accordo di durata triennale, che avrà scadenza nel novembre 2027, l'Asp «Asilo Savoia» ha avanzato ai soggetti istituzionali firmatari del «Patto di quartiere» le seguenti proposte: a) programmare, anche mediante l'opportuno coinvolgimento delle rispettive strutture amministrative di riferimento di ciascuna delle amministrazioni firmatarie, una sessione di aggiornamento in merito allo stato di attuazione del «Patto di quartiere», tenendo conto che nel frattempo l'Asp ha posto in essere, coerentemente agli impegni assunti, tutte le attività ivi previste, a partire dalla definizione di accordi e partenariati con i principali stakeholder pubblici e privati quali il XIII Municipio, la Fondazione Roma, l'ente filantropico Enel Cuore Onlus, l'Unione degli industriali di Roma e del Lazio, la Camera di commercio di Roma, la Banca di Credito Cooperativo di Roma, l'Istituto comprensivo di via Cornelia e tutte le realtà territoriali già presenti nel Municipio XIII; b) promuovere, partendo dal percorso a suo tempo avviato dell'azionariato popolare, la costituzione di un soggetto giuridico di diritto privato non avente finalità di lucro, quale un ente filantropico di cui all'articolo 37 del decreto legislativo n. 117 del 2017 sotto forma di fondazione, aperto alla partecipazione di tutte le amministrazioni e i soggetti pubblici e privati già operanti nel programma «Talento & Tenacia – Crescere nella legalità», in coerente attuazione delle espresse previsioni di cui all'articolo 5, comma 4-bis, della legge regionale n. 2 del 2019, secondo la quale «nel rispetto della normativa statale vigente, le Asp possono promuovere la costituzione o la partecipazione in enti privati che svolgano attività di produzione di servizi strettamente necessari e strumentali al perseguimento delle proprie finalità istituzionali», avente quale finalità quelle già richiamate all'articolo 3, comma 2, lettera a) del vigente Statuto dell'Asp, ricomprese nel citato programma «Talento & Tenacia – Crescere nella legalità» e dettagliatamente elencate all'articolo 3 del «Patto di quartiere» stesso, che potrebbe assumere la denominazione di «Talento & Tenacia – Ente filantropico per lo sport solidale»; c) individuare in tale nuovo soggetto giuridico, annoverato a tutti gli effetti nel terzo settore ma con una significativa presenza di soggetti giuridici di diritto pubblico, integrata anche dall'eventuale e auspicabile apporto, nella veste di partecipanti alla Fondazione, di ulteriori stakeholder qualificati che già collaborano a vario titolo al Programma quali la Fondazione Roma (partnership progettuale di durata triennale), Enel Cuore (partnership progettuale annuale), Acea, Banca di credito cooperativo di Roma, Camera di commercio di Roma, Unione degli industriali di Roma e del Lazio etc., lo strumento operativo al servizio delle istituzioni nazionali, regionali e locali per la diffusione del modello di intervento ormai consolidato, incrementandone la capacità in termini di attrazione di risorse e migliorandone la performance in tema di trattamento fiscale e accesso alle diverse opportunità e agevolazioni previste dal quadro normativo vigente, incluse quelle relative alla destinazione diretta dei beni confiscati;

    la sentenza emessa in data 30 aprile 2026 dalla V Sezione Penale della Corte di cassazione, a conferma della precedente sentenza RG 70/2024 emessa dalla Corte di appello del tribunale di Roma e depositata il 20 gennaio 2026, si è pervenuti alla confisca definitiva dei beni riconducibili al Clan Gambacurta, incluso l'impianto sportivo ubicato in via Stefano Vaj, 41 e intitolato alla memoria di Don Pino Puglisi;

    si ritiene opportuno riconfermare le previsioni e gli impegni già contenuti nel «Patto di quartiere» sottoscritto dal Ministro per lo sport e i giovani per conto del Governo, aderendo alla proposta avanzata dall'Asp «Asilo Savoia» in ordine alla necessità di concorrere alla continuità delle attività del programma «Talento & Tenacia» attraverso la costituzione di un soggetto giuridico senza scopo di lucro aperto all'adesione di tutti i soggetti istituzionali firmatari del «Patto di quartiere»,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative di competenza volte a dare integrale attuazione agli impegni già assunti in data 27 novembre 2024 dal Ministro per lo sport e i giovani in sede di sottoscrizione del «Patto di quartiere»;

2) ad assumere iniziative di competenza affinché la competente Agenzia dei beni sequestrati e confiscati, in conformità alle disposizioni normative e regolamentari vigenti, avvii con ogni consentita tempestività l'istruttoria amministrativa finalizzata alla destinazione a Roma Capitale dell'impianto sportivo denominato «Don Pino Puglisi» e di tutte le altre unità immobiliari riconducibili al clan Gambacurta sottoposte a confisca definitiva, con espresso vincolo di destinazione a scopi sociali per le attività connesse al programma «Talento & Tenacia – Crescere nella legalità» attraverso apposito accordo di collaborazione da sottoscriversi con l'Asp «Asilo Savoia» ai sensi dell'articolo 15 della legge n. 241 del 1990 e dell'articolo 1, comma 3, della legge regionale n. 2 del 2019;

3) ad adottare iniziative di competenza volte a formalizzare l'adesione del Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell'istruzione e del merito quali partecipanti istituzionali alla costituenda «Fondazione Talento & Tenacia» promossa dall'Asp «Asilo Savoia» ai sensi dell'articolo 5, comma 4-bis, della legge regionale n. 2 del 2019 ed avente le finalità di cui all'articolo 3, comma 2, lettera a) del vigente statuto dell'Asp, ricomprese nel citato programma «Talento & Tenacia – Crescere nella legalità» e dettagliatamente elencate all'articolo 3 del «Patto di quartiere», già sottoscritto per conto del Governo dal Ministro per lo sport e i giovani;

4) a valutare, in sede di predisposizione del disegno di legge di bilancio 2027, l'istituzione, in conformità agli impegni assunti con la sottoscrizione del «Patto di quartiere», di un contributo finanziario per l'espletamento delle attività della costituenda Fondazione.
(1-00576) «Matone, Battilocchio, Alessandro Colucci, Carrà, Bicchielli, Sudano, Castiglione, Zinzi, D'Attis, Miele, Marrocco, Latini, Pittalis, Loizzo, Paolo Emilio Russo, Tenerini».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:


   EVI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   un recente articolo pubblicato dal quotidiano Domani del 24 maggio 2026 ha documentato la crescita significativa delle licenze per il possesso di armi da fuoco in Italia – oltre 1 milione e 275 mila titolari di porto d'armi nel 2025, con un incremento di 80 mila unità rispetto al 2024 – e ha riportato il dibattito in corso sul disegno di legge sulla caccia attualmente all'esame del Senato della Repubblica, che modifica in senso estensivo la legislazione venatoria vigente;

   il medesimo articolo richiama l'attenzione sull'impatto crescente della fauna selvatica, in particolare degli ungulati, sull'attività agricola nazionale, con danni ingenti e sistematici agli imprenditori agricoli su tutto il territorio;

   nell'ambito dell'iter parlamentare che ha portato all'approvazione della legge 29 dicembre 2022, n. 197, è stato incrementato il fondo istituito all'articolo 24 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, articolo 1, comma 449, destinandovi risorse aggiuntive a decorrere dal 2023 per fronteggiare l'emergenza dei danni da fauna selvatica, con particolare riferimento ai danni causati dagli ungulati;

   non risultano ad oggi pubblicamente disponibili informazioni chiare e trasparenti circa i criteri di quantificazione dell'importo di 500.000 euro annui previsti dalla norma, né circa la ripartizione effettiva del fondo tra le regioni, gli imprenditori agricoli e gli altri enti eventualmente beneficiari;

   tale opacità rende impossibile valutare l'efficacia della misura, verificare la correttezza delle assegnazioni e accertare se le risorse stanziate siano state effettivamente destinate alla prevenzione dei danni o al concorso negli indennizzi agli agricoltori colpiti –:

   per quali motivi è stata ritenuta congrua la quantificazione dell'importo di 500.000 euro annui a decorrere dal 2023, previsti dalla legge n. 197 del 2022, articolo 1, comma 449, e se tale importo sia stato ritenuto adeguato rispetto all'entità effettiva dei danni da fauna selvatica registrati sul territorio nazionale;

   come siano state ripartite le risorse del fondo tra le regioni, gli imprenditori agricoli e gli altri enti beneficiari e secondo quali criteri di assegnazione;

   se le risorse siano state destinate prevalentemente a misure di prevenzione dei danni da ungulati ovvero al concorso negli indennizzi agli agricoltori danneggiati, e in quale proporzione;

   quali siano i soggetti beneficiari delle erogazioni effettuate a valere sul fondo a partire dal 2023, con indicazione degli importi assegnati a ciascuno;

   se il Governo intenda adottare misure volte a garantire maggiore trasparenza nella gestione e rendicontazione del fondo, anche attraverso la pubblicazione annuale dei dati relativi alle assegnazioni e agli utilizzi effettivi delle risorse stanziate.
(3-02701)

Interrogazioni a risposta scritta:


   FURFARO, MALAVASI, GIRELLI, FILIPPIN e CIANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:

   un articolo pubblicato il 17 maggio 2026 dal quotidiano Domani, a firma del giornalista Stefano Iannaccone, ha ricostruito una rete di rapporti tra il Ministero per le disabilità, l'Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo (Anffas) e numerosi soggetti legati, direttamente o indirettamente, alla ministra per le disabilità Alessandra Locatelli, evidenziando incarichi, consulenze, affidamenti e relazioni professionali che, se confermati, configurerebbero un sistema caratterizzato da una forte contiguità politica e associativa;

   secondo quanto riportato dalla citata inchiesta giornalistica in quell'articolo e in diversi altri, numerosi incarichi di rilievo all'interno del dipartimento per le disabilità sarebbero stati affidati a persone provenienti dall'universo associativo di Anffas o riconducibili politicamente alla Lega, partito di appartenenza della Ministra Locatelli, mentre altre professionalità precedentemente presenti nel dipartimento sarebbero state progressivamente marginalizzate o sostituite;

   la Ministra interrogata, che per circa vent'anni ha ricoperto ruoli di responsabilità all'interno di strutture e organismi riconducibili ad Anffas nel territorio comasco, avrebbe mantenuto rapporti particolarmente stretti con l'associazione anche nel corso dell'esperienza governativa, circostanza che rende necessario chiarire la piena distinzione tra attività istituzionale e rapporti associativi;

   diversi consulenti e collaboratori del dipartimento – tra cui Roberta Speziale, figlia del presidente nazionale di Anffas, Gianfranco De Robertis, Alessia Maria Gatto, Corinne Ceraolo Spurio, Angelo Cerracchio e Marco Bollani – risulterebbero infatti avere consolidati rapporti professionali o politici con Anffas o con la Lega;

   nell'ambito dell'attuazione della riforma della disabilità, approvata nel 2024, alle associazioni maggiormente rappresentative è stato attribuito un ruolo diretto nelle unità di valutazione multidimensionale dell'Inps, prevedendo la partecipazione di professionisti indicati da organizzazioni tra cui Anffas, Anmic e Uici, con una spesa pubblica stimata in circa 32,8 milioni di euro annui;

   la realizzazione del software «InCare62», destinato alla progettazione individualizzata delle persone con disabilità, sarebbe stata affidata al consorzio La Rosa Blu, riconducibile ad Anffas e destinato a svolgere un ruolo centrale nell'erogazione di un servizio pubblico, mentre sarebbero state segnalate assunzioni di personale privo di specifiche competenze nel settore della disabilità ma caratterizzato da rapporti personali o politici con la Ministra, come nei casi di Mauro Redaelli e Tiziano Fistolera;

   il trasferimento della Ministra Locatelli a Roma avrebbe inoltre comportato l'allontanamento o il demansionamento di altre professionalità interne, sostituite da figure considerate vicine alla Ministra e alla Lega, determinando quello che appare un progressivo accentramento del dipartimento sull'asse Lega-Anffas, con una gestione delle nomine e delle risorse pubbliche che solleva dubbi in ordine alla trasparenza, all'imparzialità e al rispetto dei principi di buon andamento dell'amministrazione sanciti dall'articolo 97 della Costituzione;

   tale quadro desta particolare preoccupazione anche alla luce delle ripetute segnalazioni provenienti da altre associazioni della disabilità e dei caregiver familiari, che denunciano insufficienza di risorse, scarso coinvolgimento nei processi decisionali e una distribuzione non equilibrata di fondi, incarichi e opportunità istituzionali –:

   se, per quanto di competenza, il Governo intenda chiarire i criteri e le procedure che hanno determinato l'assegnazione da parte del dipartimento per la disabilità degli incarichi, delle consulenze, degli affidamenti e delle collaborazioni richiamati in premessa, specificando quali strumenti siano stati adottati per garantire trasparenza, imparzialità e assenza di conflitti di interesse, al fine di fare luce sulle nomine, sui rapporti economici e sull'utilizzo delle risorse pubbliche presso il dipartimento per le disabilità;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per assicurare che le politiche pubbliche in materia di disabilità siano definite nel rispetto dei principi di pluralismo, indipendenza e pari rappresentanza del mondo associativo, garantendo criteri meritocratici nella selezione di consulenti e collaboratori, piena pubblicità degli incarichi e degli affidamenti e un più equo coinvolgimento delle associazioni e dei caregiver familiari nei processi decisionali.
(4-07991)


   FARAONE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   quanto sta accadendo in queste settimane rappresenta uno dei più gravi shock economici recenti per il sistema produttivo italiano, con effetti particolarmente devastanti per le imprese esportatrici operanti nei mercati dell'area del Golfo Persico;

   l'export italiano verso tale area valeva circa 26 miliardi di euro annui e risulta oggi gravemente compromesso a causa della crisi geopolitica e delle conseguenti difficoltà logistiche e commerciali; migliaia di imprese italiane si sono ritrovate improvvisamente senza mercato di sbocco, con merci bloccate o deviate, contratti sospesi o annullati, costi logistici divenuti insostenibili e gravissime perdite di fatturato;

   la situazione sta determinando conseguenze drammatiche anche sul piano occupazionale, con il concreto rischio di ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, perdita di posti di lavoro e possibile chiusura definitiva di numerose attività produttive;

   tale scenario risultava prevedibile, con i conseguenti rischi derivanti dall'evoluzione della crisi nell'area mediorientale e le possibili ricadute sul sistema economico nazionale;

   tuttavia, da quanto è dato sapere, alcun intervento operativo concreto né alcuna misura preventiva di tutela per le imprese interessate è stato adottato;

   oggi il danno economico risulta ormai conclamato e le imprese stanno sostenendo costi straordinari per tentare di completare consegne già avviate attraverso rotte alternative particolarmente onerose, spesso con aggravamenti economici superiori al valore stesso delle merci trasportate;

   si registrano inoltre perdite integrali di fatturato su intere aree geografiche, danni finanziari immediati e compromissione di rapporti commerciali costruiti in anni di attività;

   dietro ogni impresa non vi sono soltanto numeri o bilanci, ma comunità di lavoratori, famiglie, professionalità e territori che contribuiscono concretamente allo sviluppo economico e sociale del Paese;

   molte aziende italiane rappresentano il risultato di decenni di sacrifici, investimenti e responsabilità assunte quotidianamente dagli imprenditori e dai lavoratori, spesso in territori economicamente fragili ma ricchi di capacità produttive e umane;

   il rischio concreto è quello della distruzione di una parte significativa della capacità industriale ed esportativa italiana, in assenza di un intervento tempestivo e proporzionato da parte dello Stato;

   ad oggi non risulterebbe ancora predisposta una risposta sistemica adeguata alla gravità della crisi in atto –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere, al fine di sostenere le imprese italiane colpite dalla crisi commerciale e logistica nell'area del Golfo Persico, ovvero, se siano allo studio iniziative, anche normative, straordinarie di sostegno economico, proporzionate alle perdite di fatturato subite dalle imprese coinvolte, con compensazioni economiche per i maggiori costi logistici sostenuti dalle imprese italiane a causa della deviazione delle rotte commerciali e per contenere gli inevitabili maggiori costi energetici derivanti dalla situazione geopolitica internazionale e tutelare la competitività del sistema produttivo nazionale;

   se siano previste moratorie automatiche sulle scadenze di mutui, prestiti e obbligazioni finanziarie per le imprese maggiormente esposte;

   se il Governo intenda convocare con urgenza un tavolo operativo permanente con le associazioni di categoria e le imprese interessate, al fine di monitorare l'evoluzione della crisi e predisporre interventi immediati.
(4-08009)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

III Commissione:


   DELLA VEDOVA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il giornalista italiano Mariano Giustino, corrispondente dalla Turchia per Radio Radicale dal 2010, ha reso noto che il proprio account sulla piattaforma X risulta oscurato all'interno del territorio turco con la seguente motivazione: «In conformità a una richiesta legale, l'accesso a Mariano Giustino è stato bloccato all'interno dei confini della Turchia»;

   il giornalista ha affermato di ritenere tale misura direttamente collegata alla propria attività professionale di cronaca e analisi politica condotta in maniera indipendente e critica, con particolare riferimento alle violazioni delle libertà fondamentali e alle condizioni della democrazia e del pluralismo politico in Turchia, in un contesto in cui analoghi provvedimenti avrebbero colpito anche altri giornalisti e media indipendenti;

   in Turchia si registra un progressivo deterioramento dello stato di diritto, della libertà di stampa e del pluralismo politico, caratterizzato da arresti e procedimenti giudiziari nei confronti di esponenti dell'opposizione e operatori dell'informazione indipendente; negli ultimi giorni, a seguito della decisione di un tribunale turco di annullare il congresso del principale partito di opposizione Chp e rimuoverne il leader Özgür Özel, si sono registrate nuove proteste, interventi delle forze di polizia e ulteriori tensioni politiche, in un quadro che numerosi osservatori internazionali e istituzioni europee hanno definito di crescente pressione giudiziaria e politica nei confronti dell'opposizione democratica e dei media indipendenti;

   la libertà di stampa e il diritto all'informazione costituiscono principi fondamentali tutelati dall'articolo 21 della Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dai principali strumenti internazionali in materia di tutela dei diritti fondamentali;

   la tutela dei giornalisti italiani che operano all'estero, soprattutto in contesti caratterizzati da criticità sul piano democratico e dello stato di diritto, rappresenta un interesse rilevante per la Repubblica italiana anche ai fini della salvaguardia della libertà di informazione e del pluralismo democratico;

   numerose organizzazioni internazionali per la tutela della libertà di stampa hanno negli anni segnalato il progressivo deterioramento delle condizioni di esercizio dell'attività giornalistica in Turchia, con riferimento a censura, intimidazioni, arresti e restrizioni dell'accesso alle piattaforme digitali –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, anche per il tramite dell'Ambasciata d'Italia ad Ankara e nelle competenti sedi europee e internazionali, al fine di tutelare la libertà di stampa, la dignità professionale e la sicurezza del giornalista Mariano Giustino.
(5-05426)


   ONORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto si apprende da fonti stampa Nessy Guerra, cittadina italiana originaria di Sanremo e madre di una bambina, si trova da oltre tre anni impossibilitata a rientrare in patria a causa di una vicenda giudiziaria e familiare che la vede contrapposta all'ex marito, cittadino italo-egiziano già condannato con sentenza definitiva in Italia per stalking, maltrattamenti e violenza sessuale ai danni di un'altra donna;

   il 19 febbraio 2026 un tribunale egiziano ha condannato la donna a sei mesi di reclusione per adulterio, su denuncia del medesimo ex marito; la sentenza è stata successivamente confermata in sede di appello, rendendo la situazione ancora più critica;

   Guerra ha più volte denunciato pubblicamente le minacce ricevute dall'ex coniuge; questi ha altresì ottenuto in sede giudiziaria egiziana un divieto di espatrio per la figlia, valido fino al compimento dei 21 anni, che di fatto preclude il rimpatrio della madre, la quale non intende lasciare l'Egitto senza la bambina;

   la condanna per adulterio potrebbe ripercuotersi negativamente sul procedimento di affidamento della minore tuttora in corso, con il rischio concreto che la bambina venga assegnata al padre; nelle ultime ore si è registrato un ulteriore e preoccupante sviluppo, poiché l'ex marito avrebbe diffuso sui social media un video, successivamente rimosso, contenente minacce rivolte direttamente alla Presidente del Consiglio;

   la vicenda è monitorata dalla rete diplomatico-consolare italiana e ha già formato oggetto di interrogazioni parlamentari; in un atto dell'agosto 2024, il Sottosegretario Silli assicurava l'impegno del Ministero a tutelare «la dignità e i diritti delle nostre due connazionali» puntando a «una soluzione positiva e rapida»;

   tuttavia, ad oggi non vi sembra essere stata una risoluzione del caso –:

   quali urgenti e più incisive iniziative diplomatiche il Governo intenda adottare, in sede europea o internazionale, affinché sia garantita l'incolumità delle due concittadine, la revoca del divieto di espatrio imposto alla minore e il loro rientro in Italia.
(5-05427)


   QUARTAPELLE PROCOPIO, BOLDRINI, PROVENZANO, AMENDOLA e PORTA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   la comunità beduina palestinese di Khan al-Ahmar, situata nell'Area C della Cisgiordania occupata, a est di Gerusalemme Est, è da anni sottoposta a minacce di demolizione, trasferimento forzato e violenze da parte di coloni israeliani e forze di occupazione;

   il ministro israeliano Smotrich ha recentemente annunciato l'intenzione di procedere alla demolizione di Khan al-Ahmar nell'ambito del progetto israeliano di espansione dell'area E1, il corridoio strategico che collega Gerusalemme agli insediamenti illegali di Ma'ale Adumim e Kfar Adumim;

   secondo numerose organizzazioni internazionali, il progetto E1 comporterebbe la frammentazione territoriale della Cisgiordania, interrompendo il collegamento geografico tra nord e sud e compromettendo in maniera irreversibile la prospettiva della nascita di uno Stato palestinese indipendente e territorialmente contiguo;

   particolarmente grave appare il rischio di demolizione della scuola elementare di Khan al-Ahmar, conosciuta come «scuola di gomme», frequentata da oltre 170 bambini provenienti dalle comunità beduine circostanti;

   la scuola è stata costruita nel 2009 grazie al sostegno della Ong italiana Vento di Terra, è diventata negli anni un simbolo internazionale di difesa del diritto all'istruzione nei territori occupati ed è stata visitata da numerosi ministri, parlamentari e rappresentanti istituzionali italiani;

   nonostante il suo valore educativo e umanitario, la scuola è sottoposta a ordini di demolizione praticamente dalla sua costruzione nel 2009; nel maggio 2018 la Corte suprema israeliana si è pronunciata a favore della demolizione del villaggio e della scuola, mentre forze militari e bulldozer tentarono di procedere allo sgombero della comunità, fermati anche dalla mobilitazione internazionale e dalla presenza di attivisti e osservatori provenienti da numerosi Paesi;

   secondo il diritto internazionale umanitario, il trasferimento forzato delle popolazioni civili nei territori occupati e la distruzione di strutture civili essenziali, comprese le scuole, possono configurare gravi violazioni della IV Convenzione di Ginevra e dell'articolo 8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale –:

   se il Governo intenda assumere immediate iniziative diplomatiche nei confronti del governo israeliano affinché si fermi la demolizione di Khan al-Ahmar e della scuola elementare e gli insediamenti palestinesi nell'area E1, sostenendo in sede europea ogni iniziativa necessaria affinché sia posta fine all'occupazione illegale dei territori palestinesi, in conformità al diritto internazionale e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, nonché per la sospensione dell'accordo di associazione EU-Israele.
(5-05428)


   FRANCESCO SILVESTRI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   la situazione a Cuba è oltre la soglia dell'allarme geopolitico, con un Paese di fatto al collasso e una grave emergenza umanitaria a causa di una vera e propria «carestia energetica» indotta, come definita dagli esperti delle Nazioni Unite;

   il collasso della rete elettrica nazionale cubana ha costretto gli ospedali a ridurre i servizi, le scuole a sospendere le lezioni e le attività commerciali a chiudere. Il sistema sanitario cubano, un tempo considerato un'eccellenza, conterebbe un arretrato di oltre 96.000 interventi chirurgici, di cui 11.000 per i bambini;

   l'imposizione di sanzioni al conglomerato Gaesa e il blocco totale dei rifornimenti energetici, uniti alla pressione militare esercitata dalla portaerei americana Nimitz nel mar dei Caraibi, configurano una strategia di regime change che utilizza la privazione dei servizi essenziali come strumento di coercizione politica;

   la situazione descritta è il risultato degli effetti devastanti della politica di massima pressione e della cosiddetta «dottrina Donroe», il programma di politica estera di Donald Trump, con cui gli Stati Uniti sono tornati a guardare all'emisfero occidentale come un'area di competenza geopolitica esclusiva, su cui esercitare un'egemonia incontrastata;

   il 13 aprile 2026 è stata pubblicata la risposta del Governo all'interrogazione a risposta scritta n. 4-07063 a prima firma dell'interrogante, in merito alla crisi cubana. Dal testo pubblicato non si riscontra nessun riferimento alla citata politica di pressione statunitense a dir poco discutibile, considerato l'uso di misure coercitive unilaterali e una violazione palese dei princìpi di sovranità e non ingerenza sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite;

   a parere dell'interrogante, è piuttosto evidente, e ancora più grave, il fatto che la crisi cubana venga usata dall'amministrazione americana per scopi di politica interna considerate le prossime elezioni di midterm, già fortemente compromesse dalla fallimentare guerra in Iran –:

   quali iniziative di competenza urgenti il Governo intenda assumere in sede in sede internazionale per promuovere e garantire il multilateralismo, il principio di non ingerenza e la revoca di sanzioni extraterritoriali contrarie alla Carta della Nazioni Unite, al fine di tutelare i diritti fondamentali della popolazione cubana e il pieno rispetto del diritto internazionale considerata la politica di massima pressione esercitata dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba di cui in premessa.
(5-05429)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XIII Commissione:


   GADDA e PASTORELLA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   l'utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto (Apr), comunemente denominati «droni», per la distribuzione di prodotti fitosanitari si inserisce nel più ampio quadro normativo delineato dal decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, attuativo della direttiva 2009/128/CE sull'uso sostenibile dei pesticidi;

   ai sensi dell'articolo 13 del citato decreto legislativo n. 150 del 2012, l'irrorazione aerea di prodotti fitosanitari, comprensiva dell'impiego di droni, è in via generale vietata, salvo specifiche deroghe concesse in presenza di condizioni rigorosamente definite;

   il regolamento (CE) n. 1107/2009, all'articolo 54, consente esclusivamente, in ambito controllato, lo svolgimento di prove sperimentali e test a fini di ricerca e sviluppo, subordinatamente al rilascio di apposito permesso da parte dell'autorità competente;

   il Ministero della salute ha emanato, nel corso del 2024, specifiche indicazioni operative per la sperimentazione dell'uso di prodotti fitosanitari mediante droni (Uass), configurando tuttavia un quadro normativo limitato alla sola fase sperimentale;

   le suddette linee guida prevedono procedure autorizzative complesse, basate su protocolli sperimentali dettagliati, con obblighi di raccolta dati relativi, tra l'altro, all'efficacia dei trattamenti, alla deriva, ai residui sui prodotti vegetali e sul suolo, nonché al confronto con tecniche di distribuzione tradizionali;

   tali disposizioni, per loro natura, risultano idonee a disciplinare esclusivamente attività di ricerca e sperimentazione e non appaiono, allo stato, suscettibili di applicazione generalizzata e continuativa nell'ambito delle ordinarie pratiche agricole;

   mancano, allo stato attuale i necessari decreti attuativi finalizzati a consentire il passaggio dalla fase sperimentale a quella applicativa, con particolare riferimento all'utilizzo ricorrente e su larga scala dei droni per la distribuzione di prodotti fitosanitari;

   secondo evidenze scientifiche e sperimentazioni di campo, l'impiego dei droni per la distribuzione di prodotti fitosanitari consente una significativa riduzione dell'uso di sostanze chimiche (fino al 35-65 per cento in applicazioni di precisione), una diminuzione della deriva e dell'impatto ambientale, un miglioramento della sicurezza degli operatori e un aumento dell'efficienza operativa, con riduzioni dei tempi di intervento fino a sei volte rispetto ai sistemi tradizionali;

   il perdurare di tale situazione circoscritta alla fase autorizzatoria sperimentale, determina una condizione di incertezza normativa per gli operatori del settore, rischiando di compromettere la competitività del comparto agricolo nazionale rispetto ad altri Paesi europei in cui l'utilizzo dei droni in agricoltura risulta già disciplinato in modo più avanzato –:

   quale sia lo stato di avanzamento e il relativo cronoprogramma dei provvedimenti attuativi necessari a disciplinare l'utilizzo ordinario dei droni per la distribuzione di prodotti fitosanitari, al fine di superare l'attuale limitazione alla fase meramente sperimentale.
(5-05422)


   CAVANDOLI e BRUZZONE. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il nuovo marchio del biologico italiano («Bio Made in Italy»), promosso dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, è in fase di adozione definitiva nel 2026 per valorizzare l'origine nazionale della materia prima. Affiancherà il logo europeo (euro-leaf), certificando la qualità e l'italianità dei prodotti biologici, con un focus speciale sulle aree interne e montane;

   l'obiettivo è quello di valorizzare la filiera italiana e il binomio «biologico-made in Italy», distinguendo i prodotti nazionali da quelli esteri; biologico e made in Italy rappresentano un binomio vincente e una grande opportunità di sviluppo in quanto il marchio risponde alla necessità di evidenziare le produzioni bio italiane e accorciare la filiera, con un'attenzione particolare al sostegno economico dell'agricoltura nelle aree interne;

   per superfici coltivate, sono sette le regioni, più la provincia autonoma di Bolzano, che sono già oggi sopra il 25 per cento di Sau-bio e altre due molto vicine all'obiettivo, e per numero di operatori;

   in questi anni si sono avuti significativi risultati anche grazie alle misure e ai fondi messi in campo dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste a sostegno di associazioni, biodistretti e filiere biologiche;

   il 70 per cento delle cooperative biologiche è coinvolta negli ultimi cinque anni in progetti di ricerca. Un'indagine realizzata in collaborazione con l'Università politecnica delle Marche emerge come l'innovazione sia una strada obbligata per le realtà sociali;

   sui record del biologico italiano pesa però la minaccia dell'eccesso di burocrazia che colpisce le imprese agricole bio, costrette a un surplus di adempimenti che sono superiori fino al 30 per cento rispetto all'agricoltura tradizionale;

   è importante promuovere il marchio Bio in ogni manifestazione in quanto queste rappresentano importanti vetrine delle eccellenze dei nostri territori, del patrimonio di biodiversità e di produzioni che coniugano insieme qualità e sostenibilità;

   il marchio sarà un valore aggiunto sia per i cittadini sia per i produttori e aiuterà a valorizzare e a difendere le filiere nazionali, dando ulteriore slancio a un modello di agricoltura capace di rispondere alle grandi sfide;

   il marchio inoltre è un elemento innovativo che potrà contribuire a rilanciare la crescita del settore e a tutelare il lavoro degli operatori, valorizzando la produzione agricola bio del nostro Paese –:

   quali siano gli ultimi passaggi procedurali necessari per l'adozione del marchio del biologico italiano nonché quali iniziative intenda adottare al fine di promuovere il marchio in quanto esso mira a tutelare i consumatori e a rafforzare la competitività delle imprese biologiche italiane.
(5-05423)


   BORRELLI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il 27 febbraio 2026 la Commissione europea ha pubblicato i risultati della consultazione pubblica sulla revisione della legislazione europea in materia di benessere degli animali da allevamento. Si tratta della più ampia consultazione mai realizzata sul tema, con 190.063 risposte valide, di cui circa il 96,5 per cento provenienti da singoli cittadini dell'Unione europea;

   emerge un netto sostegno a una riforma della normativa europea sul benessere degli animali. In particolare: il 99 per cento dei cittadini ritiene molto importante eliminare l'uso delle gabbie per galline ovaiole e scrofe; il 98 per cento considera eticamente problematica l'uccisione sistematica dei pulcini maschi nell'industria delle uova e circa il 99 per cento sostiene che i prodotti importati debbano rispettare gli stessi standard di benessere animale applicati all'interno dell'Unione europea;

   questi risultati rafforzano il mandato pubblico già espresso attraverso l'iniziativa dei cittadini europei End the cage age, sostenuta da 1,4 milioni di persone, a seguito della quale nel 2021 la Commissione si è impegnata a presentare una proposta legislativa per l'eliminazione progressiva delle gabbie nell'Unione europea;

   in tale contesto l'articolo 1 della legge di bilancio per il 2026, con i commi 875 e 876, ha istituito il Fondo per la conversione a metodi di allevamento cage-free, senza uso di gabbie, con una dotazione di 500 mila euro per il 2026 e 1 milione per il 2027. Si tratta del primo finanziamento dedicato esclusivamente alla transizione verso l'abbandono dei sistemi di gabbia nel settore;

   detta previsione risponde anche alla crescente sensibilità sul tema del «benessere animale» di cittadini italiani. Il 91 per cento dei cittadini italiani, infatti, secondo l'ultimo Eurobarometro, è contrario all'uso delle gabbie individuali negli allevamenti;

   il fondo è sicuramente un segnale importante ma le risorse appaiono non idonee e necessitano di essere rafforzate negli anni al fine di contribuirne concretamente all'eliminazione negli allevamenti. Attualmente in Italia sono circa 40 milioni gli animali che vivono in gabbia, in condizioni di sovraffollamento o di totale privazione di contatti sociali. La ricerca scientifica e l'Efsa dimostrano che le gabbie sono gravemente dannose per la salute degli animali –:

   se il Ministro non ritenga urgente adottare iniziative normative di competenza finalizzate a prevedere un apposito segno distintivo «Cage free» nell'ambito della certificazione SNQBA – Sistema di qualità nazionale per il benessere degli animali – per gli operatori del settore che abbiano completamente eliminato l'utilizzo delle gabbie in ogni fase dell'allevamento, anche sostenendo, in sede europea, l'adozione di una riforma della legislazione europea che migliori il benessere degli animali negli allevamenti.
(5-05424)


   FORATTINI, MARINO, ROMEO, ANDREA ROSSI e VACCARI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   l'11 dicembre 2025 la Commissione agricoltura ha iniziato l'esame in sede referente del disegno di legge recante misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo;

   il Piano, ribattezzato «Coltivitalia», con uno stanziamento complessivo di un miliardo di euro, distribuito nel periodo 2026-2028, secondo quanto dichiarato dal Ministro in diverse occasioni mirava a rafforzare l'autonomia produttiva dell'agricoltura italiana, sostenendo in modo strutturale i settori chiave e valorizzando le filiere agroalimentari del Paese;

   l'11 marzo 2026 considerata la necessità di disporre di un ulteriore lasso di tempo per l'esame delle proposte emendative presentate al provvedimento in esame ai fini dell'espressione del prescritto parere, il Governo invitava la Commissione a considerare l'opportunità di chiedere il rinvio dell'inizio della discussione del provvedimento in Assemblea;

   a distanza di mesi il disegno di legge Coltivitalia è fermo e le misure annunciate non si sono tradotte in strumenti operativi per le imprese agricole. Nel frattempo le aziende continuano a fare i conti con l'aumento dei costi di produzione, l'instabilità dei mercati e una crescente difficoltà nel programmare gli investimenti –:

   anche alla luce di quanto esposto in premessa, quali siano gli effettivi intendimenti del Governo in materia di sostegno e sviluppo del settore agricolo.
(5-05425)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   PANDOLFO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 gennaio 2026, n. 4, disciplina i casi nei quali è consentita l'installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree classificate agricole dagli strumenti urbanistici vigenti;

   il decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, recante disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, all'articolo 11-bis, comma 1, lettera l), punto 7), include tra le aree idonee allo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili quelle relative a «impianti e relative aree di pertinenza ricadenti nel perimetro di competenza del Servizio idrico integrato»;

   numerose aree afferenti al Servizio idrico integrato, pur risultando formalmente classificate come agricole, sono di fatto non coltivabili in quanto asservite a infrastrutture idriche, quali acquedotti, impianti di sollevamento, depuratori e relative fasce di rispetto;

   l'utilizzo di tali aree per la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra destinati all'autoconsumo del Servizio idrico integrato consentirebbe una significativa riduzione dei costi energetici del servizio, contribuendo contestualmente agli obiettivi di decarbonizzazione, resilienza energetica e contenimento delle tariffe a carico degli utenti;

   la mancata esplicita inclusione delle aree di pertinenza del Servizio idrico integrato tra quelle contemplate dall'articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto-legge n. 175 del 2025 determina incertezze interpretative e applicative, con il rischio di rallentare o impedire la realizzazione di interventi coerenti con il quadro normativo nazionale ed europeo in materia di energie rinnovabili;

   una modifica normativa volta a includere espressamente, tra i casi già previsti, anche quello relativo alle aree di pertinenza del Servizio idrico integrato garantirebbe un più chiaro coordinamento tra il decreto-legge n. 175 del 2025 e il decreto legislativo n. 190 del 2024, senza comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

   il comparto del Servizio idrico integrato rappresenta uno dei principali consumatori di energia tra i servizi pubblici essenziali: secondo stime di settore, il sistema complessivo assorbe circa 7 TWh annui, pari a circa il 2,3 per cento dei consumi elettrici nazionali;

   il settore è inoltre interessato da rilevanti obiettivi di efficientamento energetico e decarbonizzazione derivanti dalla direttiva (UE) 2024/3019 concernente il trattamento delle acque reflue urbane, che introduce target di progressiva neutralità energetica per il comparto;

   la misura prospettata appare particolarmente virtuosa in quanto in grado di produrre effetti positivi trasversali su energia, servizio idrico, sostenibilità ambientale, uso efficiente del suolo e riduzione dei costi operativi dei gestori del servizio pubblico –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità interpretative derivanti dall'attuale formulazione dell'articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto-legge n. 175 del 2025, in relazione allo sviluppo di impianti fotovoltaici nelle aree di pertinenza del Servizio idrico integrato e se non ritenga opportuno e urgente assumere iniziative normative volte a includere espressamente, tra le fattispecie ammesse per l'installazione di impianti fotovoltaici a terra in aree agricole, anche quelle di cui all'articolo 11-bis, comma 1, lettera l), punto 7), del decreto legislativo n. 190 del 2024;

   quali iniziative intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, per favorire l'autoproduzione di energia rinnovabile a servizio del Servizio idrico integrato, al fine di ridurre i costi energetici del comparto e contribuire al contenimento delle tariffe a carico dei cittadini.
(5-05432)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DORI, BONELLI, ZANELLA, BORRELLI e ZARATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la società canadese Zenith Energy, attraverso la controllata italiana «Futuro Energetico Italiano Srl», in data 21 aprile 2026, ha presentato al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica una richiesta di Valutazione di impatto ambientale (Via) finalizzata all'ottenimento di una licenza di esplorazione dell'ex miniera di uranio di Novazza, nel comune di Valgoglio, in provincia di Bergamo, nonché del sito minerario di Val Vedello in provincia di Sondrio;

   la miniera di Novazza, chiusa da oltre quarant'anni, si trova in un contesto ambientale di particolare pregio naturalistico, a ridosso del Parco delle Orobie Bergamasche, e secondo quanto riportato dagli articoli citati, il progetto riguarderebbe una fase iniziale di esplorazione della durata prevista di quattro anni, con investimenti stimati tra i 2 e i 3 milioni di euro;

   sempre secondo gli organi di informazione, i giacimenti furono originariamente sviluppati tra il 1959 e il 1982 nell'ambito del programma nucleare nazionale italiano da Agip Nucleare e le stime storiche parlerebbero di circa mille tonnellate di uranio metallico presenti nel sito di Novazza;

   la prospettiva di una possibile riattivazione delle attività minerarie ha suscitato forte preoccupazione tra cittadini, amministratori locali e associazioni ambientaliste, soprattutto in relazione ai potenziali rischi per la salute pubblica, per la qualità delle acque e per l'equilibrio dell'ecosistema alpino, in un territorio già interessato in passato da problematiche ambientali e da episodi di deposito abusivo di rifiuti nelle aree limitrofe al sito minerario;

   appare necessario assicurare la massima trasparenza sull'iter della richiesta in corso, sulla rigorosità delle valutazioni tecnico-scientifiche predisposte e sulle modalità con cui saranno coinvolte le comunità locali e gli enti territoriali interessati –:

   quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato, a prescindere dalle valutazioni di natura tecnica, circa la richiesta della società canadese Zenith Energy di ottenere una licenza di esplorazione dell'ex miniera di uranio di Novazza a Valgoglio.
(4-07994)


   ROSATO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   come già riportato nell'interrogazione a risposta scritta 4-06491, la società Minosse si occupava dello scarico di carbone dalle navi per il rifornimento della centrale elettrica a carbone di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia e quella di Brindisi Sud, in sostanziale regime di mono-committenza;

   nonostante con l'ordine del giorno 9/2527/30 il Governo si fosse impegnato a coordinare la tempistica della chiusura delle centrali a carbone con quella dell'avvio di nuovi impianti elettronucleari, la proroga del phaseout dal carbone è stata disposta solamente dopo il termine del 31 dicembre 2025, e più precisamente con l'articolo 5-bis del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 49 del 2026;

   in funzione di ciò i lavoratori della società Minosse hanno già subito un taglio dell'orario di lavoro attorno al 42 per cento nel 2025, a causa della cassa integrazione, anche in previsione della chiusura del ciclo a carbone, è stato infine sottoscritto tra la società ed Enel un accordo ponte in attesa del decreto attuativo per la costituzione della riserva strategica nazionale a carbone che ha però costretto la Minosse ad aumentare il taglio dell'orario di lavoro portandolo all'80 per cento nel 2026;

   ad oggi il decreto attuativo non risulta ancora emanato e, da ultimo, risulta che il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica a margine di un convegno a Civitavecchia abbia comunque escluso che nel provvedimento possa essere inserito un contributo dello Stato alla riconversione degli impianti, in quanto ciò costituirebbe un aiuto di Stato;

   a quanto risulta all'interrogante, Enel avrebbe già anticipato per le vie brevi alla società Minosse che in assenza di contributi statali non procederà autonomamente ad una riconversione delle centrali nella cosiddetta riserva a freddo, annunciando quindi anche la prossima interruzione del relativo contratto di committenza;

   nel quadro rappresentato, la società Minosse si troverebbe costretta ad interrompere la propria attività e procedere al licenziamento dei lavoratori, nonostante le ripetute rassicurazioni avute nei mesi scorsi;

   si sottolinea altresì che la società Minosse, pure lavorando in regime di mono-committenza da quasi venti anni, è rimasta esclusa dalla riorganizzazione di Enel che prevedeva inizialmente il suo assorbimento in Enel logistics –:

   se le dichiarazioni circa l'impossibilità di introdurre nel provvedimento attuativo dell'articolo 5-bis di cui sopra risorse pubbliche in favore della riconversione della centrale sia seguita ad una interlocuzione con la Commissione europea;

   quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di realizzare la riserva strategica nazionale a carbone con la riconversione degli impianti di Civitavecchia e Brindisi;

   quali iniziative di competenza si intendano promuovere nell'immediato a tutela e salvaguardia del personale impiegato nelle società operanti in sostanziale regime di mono-committenza per le centrali di Civitavecchia e Brindisi.
(4-08005)


   ZINZI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la realizzazione di un oleodotto per connettere l'area est di Napoli e l'interporto di Marcianise-Maddaloni per alimentare il deposito di stoccaggio e travaso gpl sta creando una crescente preoccupazione tra la cittadinanza;

   un'operazione quella avviata con procedura zes dalla Wit energia srl, con sede a Maddaloni che prevede il collegamento diretto alla rete già esistente nell'area est di Napoli, attraverso una pipeline destinata esclusivamente al trasporto di solo gpl, un combustibile considerato oggi tra le alternative più pulite e sostenibili rispetto ai tradizionali derivati petroliferi, capace di garantire minori emissioni e una significativa riduzione dell'impatto ambientale rispetto ai combustibili convenzionali;

   la pipeline, lunga circa 26 chilometri è stata progettata secondo i più elevati standard di sicurezza europei, attraverserà prevalentemente aree agricole e non urbanizzate, riducendo al minimo l'interferenza con i centri abitati e con il tessuto urbano. L'intervento si inserisce inoltre all'interno di un'area riconosciuta di interesse strategico nazionale;

   la pipeline sarà costituita da due condotte dal diametro di circa 30 centimetri ciascuna e interrate ad una profondità di circa 1,5 metri, dimensioni estremamente contenute e molto lontane da quelle tipiche di un oleodotto tradizionale;

   si tratta quindi di un'infrastruttura assimilabile a una piccola condotta energetica, progettata con criteri di massima sicurezza, minima invasività e ridotto impatto ambientale;

   sono due i progetti. Un primo progetto prevede la costruzione di un grande deposito nell'area dell'interporto di Marcianise; un secondo progetto prevede la costruzione di un oleodotto di circa 26 chilometri per il trasporto del solo gpl da Napoli est a Marcianise;

   da un punto di vista formale, per questi progetti è stata richiesta in prima istanza l'autorizzazione ad installare ed esercitare un deposito di gpl di capacità non inferiore a 400 metri cubi: progetto di costruzione del «Deposito di stoccaggio e travaso gpl» che la Wit energia srl intende realizzare nell'ambito industriale dell'interporto Sud Europa nel comune di Marcianise (Caserta);

   in seconda istanza è stata richiesta la riattivazione della pratica per realizzare un oleodotto (pipeline) di collegamento tra l'area est di Napoli e l'interporto di Marcianise-Maddaloni per alimentare «Deposito di stoccaggio e travaso gpl», autorizzato con autorizzazione unica n. 32/25, strettamente connesso e propedeutico alla funzionalità dell'impianto stesso da realizzarsi sempre nell'area industriale zes dell'interporto Sud Europa, ricadente in area zes, concepito secondo criteri avanzati di sostenibilità, sicurezza e integrazione ambientale, distante dal centro abitato e dalle strutture già esistenti;

   emergono tuttavia dubbi circa l'impatto ambientale; dubbi che anche il comune di Marcianise ha sollevato. In particolare, il comune ritiene che un'infrastruttura che trasporta gpl liquido non possa attraversare aree ad alta densità di persone;

   si apprende dalla stampa che le criticità aumenterebbero nella zona dell'interporto e quelle vicine che ospitano grandi centri commerciali, snodi autostradali (la A1), stazioni ferroviarie e aziende con migliaia di lavoratori. In caso di incidente, il pericolo per la popolazione sarebbe rilevante;

   inoltre si sollevano perplessità riguardo al rischio di inquinamento del vasto e storico sistema idraulico di canali artificiali e torrenti dei Regi Lagni che nel caso di rottura o perdite della rete esporrebbe il territorio circostante ad inquinamento irreversibile –:

   se il Ministro interrogato, alla luce di quanto evidenziato in premessa, non ritenga di dover adottare iniziative di competenza per chiarire se realmente esistono criticità causate dalla realizzazione del deposito e dalla condotta gpl, al fine di tutela dell'ambiente e, in particolare, del reticolato acquifero dei Regi Lagni del territorio di Marcianise.
(4-08018)


   RUFFINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   da diversi mesi la località di San Giusto Canavese (Torino) è interessata da fenomeni odorigeni persistenti e invasivi, i quali, secondo l'amministrazione comunale, sarebbero riconducibili ad una attività intensiva di allevamento avicolo;

   sono numerose le segnalazioni pervenute dalla comunità locale, le quali si moltiplicherebbero soprattutto durante le fasi di rimozione della pollina, il materiale organico derivante dagli allevamenti di polli da carne. In quei momenti – secondo i residenti – gli odori si diffondono rapidamente nelle aree abitate, sospinti dal vento persino lungo la provinciale Caluso-Ozegna;

   nonostante un percorso istituzionale avviato con Arpa Piemonte e l'attivazione di strumenti di monitoraggio condivisi con i cittadini – tra i quali le cosiddette «sentinelle dell'ambiente», incaricate di compilare schede sulle emissioni odorigene percepite nelle diverse aree del paese – la situazione avrebbe conosciuto un ulteriore e grave peggioramento, incidendo sempre più negativamente sulla qualità della vita dei cittadini, oramai esasperati anche dall'assenza di interventi atti a risolvere il problema;

   al fine di rappresentare la posizione della comunità locale e richiamare l'attenzione degli enti competenti rispetto alla problematica evidenziata, l'amministrazione comunale ha organizzato una manifestazione pubblica, che si è tenuta il 16 maggio 2026 e alla quale hanno partecipato centinaia di persone, nella forma di un corteo pacifico sviluppatosi fino agli stabilimenti da cui presumibilmente originano i fenomeni odorigeni;

   inoltre, il 5 maggio 2026, in un incontro congiunto che ha visto la partecipazione di Arpa Piemonte, della città metropolitana di Torino e della direzione ambiente della regione Piemonte, è emersa la necessità di avviare un percorso di revisione della normativa regionale attualmente vigente in materia, ferma da decenni e oggi non del tutto adeguata rispetto alle attuali problematiche ambientali e alle esigenze dei territori;

   a parere dell'interrogante, appare necessario promuovere anche a livello nazionale l'adozione di una normativa aggiornata, che favorisca il pieno e trasparente confronto tra gli enti coinvolti nel monitoraggio e nella prevenzione delle criticità ambientali, al fine di garantire la tutela della qualità della vita dei cittadini, pur nel rispetto delle esigenze operative delle aziende che operano nel rispetto delle regole –:

   se siano a conoscenza della situazione relativa ai fenomeni odorigeni che caratterizzano la località di San Giusto Canavese;

   quali urgenti iniziative, anche normative, per quanto di competenza, intendano adottare al fine di tutelare la qualità della vita dei cittadini residenti sul territorio, tra i quali il rafforzamento degli opportuni strumenti di monitoraggio della qualità dell'aria, nonché per promuovere una revisione della normativa in materia di ambiente, sanità pubblica, attività produttive e sostenibilità.
(4-08025)


   SERGIO COSTA, ILARIA FONTANA, PAVANELLI e CAPPELLETTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   secondo fonti di stampa locale, nella provincia di Latina oltre un centinaio di autovetture elettriche sarebbero ferme da mesi nei piazzali di alcune concessionarie, in attesa di immatricolazione e consegna agli acquirenti che hanno aderito agli incentivi statali, con contributi nell'ordine di 9.000-11.000 euro applicati in fattura a seconda dell'Isee del beneficiario;

   a quanto risulta, i clienti avrebbero già rottamato il precedente veicolo, sottoscritto i contratti di acquisto e versato gli acconti richiesti, ma la consegna dei nuovi veicoli elettrici risulterebbe sospesa perché le concessionarie attenderebbero da tempo la liquidazione dei relativi incentivi o comunque il perfezionamento delle procedure da parte dell'amministrazione competente;

   il meccanismo di funzionamento degli incentivi prevede, in sintesi, che lo sconto venga riconosciuto direttamente dal concessionario sul prezzo di acquisto del veicolo, con successivo recupero dell'importo da parte del venditore/costruttore attraverso le modalità stabilite dal sistema di Ecobonus e dagli altri schemi incentivanti, mentre l'utente finale non intrattiene un rapporto diretto con l'amministrazione erogante;

   il veicolo oggetto di incentivo dovrebbe essere immatricolato entro 180 giorni dalla prenotazione del contributo, termine oltre il quale il voucher decade, con possibili conseguenze pregiudizievoli per i consumatori che hanno organizzato la rottamazione e l'acquisto confidando sul beneficio economico;

   i ritardi nei rimborsi, così come le criticità operative dei portali, potrebbero generare blocchi o rallentamenti nelle consegne delle auto elettriche, determinando una situazione di forte tensione per molte aziende del settore e il rischio che i cittadini si trovino con l'auto nuova pronta, ma non ancora consegnata, a causa della necessità per i concessionari di attendere il recupero delle somme anticipate;

   inoltre il sistema degli incentivi si articola oggi su più strumenti – dall'Ecobonus Ministero delle imprese e del made in Italy alle risorse PNRR gestite dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica – i cui portali di prenotazione e validazione hanno conosciuto, anche di recente, fasi di intenso utilizzo con rapide saturazioni degli stanziamenti, nonché la necessità di aggiornamenti tecnici e di riapertura delle prenotazioni;

   tale quadro rischia di determinare incertezza per operatori economici e consumatori, con potenziali ricadute negative sulla credibilità delle politiche pubbliche di promozione della mobilità elettrica e sulla fiducia nei confronti delle istituzioni;

   le politiche di incentivazione dell'acquisto di veicoli a basse emissioni perseguono obiettivi di rilievo generale, anche in coerenza con gli impegni assunti in sede europea in materia di riduzione delle emissioni climalteranti e di miglioramento della qualità dell'aria, e richiedono quindi un'elevata affidabilità;

   eventuali ritardi sistematici possono compromettere tali finalità, oltre a determinare difficoltà finanziarie per le concessionarie, in particolare di dimensioni medio-piccole, che anticipano in proprio lo sconto –:

   quali informazioni i Ministri interrogati abbiano sulla situazione descritta sia in provincia di Latina che in altre province, con particolare riferimento al numero di pratiche per l'acquisto di veicoli elettrici interessate, ai tempi medi di lavorazione e all'eventuale esistenza di criticità nella liquidazione dei contributi o nella gestione delle procedure informatiche;

   quali siano ad oggi i tempi medi di: validazione delle prenotazioni in piattaforma; liquidazione o riconoscimento dei rimborsi o crediti d'imposta alle concessionarie/costruttori; eventuale riassegnazione delle risorse liberate da voucher inutilizzati o decaduti;

   se il Governo intenda valutare, in relazione ai casi nei quali i ritardi non siano imputabili agli acquirenti, l'adozione di misure di salvaguardia per i beneficiari che rischiano di perdere l'incentivo per il decorso del termine di 180 giorni per l'immatricolazione, anche mediante eventuali proroghe mirate o meccanismi di tutela specifici;

   quali iniziative intendano assumere per assicurare la piena funzionalità e trasparenza dei portali dedicati agli incentivi per i veicoli elettrici, nonché per migliorare il coordinamento tra Ministeri, soggetti gestori e filiera automobilistica, al fine di prevenire il ripetersi di situazioni di stallo nelle consegne e di pregiudizio per i consumatori.
(4-08026)


   MAGI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il progetto Agnes Romagna è un progetto di investimento del valore di due miliardi di euro che permetterebbe la costruzione di un hub integrato di energia rinnovabile al largo delle coste di Ravenna ed è stato sviluppato dalla società Qint'x in partnership con altri operatori finanziari e industriali quali Saipem e F2i sgr;

   il progetto prevede la costruzione di 75 pale eoliche offshore, un impianto fotovoltaico galleggiante e idrogeno verde e una volta a regime sarebbe in grado di coprire il fabbisogno energetico di circa 500 mila famiglie, equivalente dell'intera popolazione della Romagna;

   tale infrastruttura assume oggi ancor di più un valore strategico e industriale fondamentale nel quadro della diversificazione di fonti di approvvigionamento energetico e della decarbonizzazione soprattutto in un momento, come quello attuale, che vede le tensioni internazionali riverberarsi sulle bollette di cittadini e imprese;

   secondo i dati sulle bollette elettriche elaborati da Confindustria sulla base dei dati Eurostat e Gme relativi al 2025, nel primo semestre 2025 le imprese italiane hanno pagato l'energia elettrica circa il 30 per cento in più rispetto alla media dell'Unione europea, evidenziando come questo divario rappresenti anche una pesante zavorra per la competitività del Sistema-Paese;

   l'iter autorizzativo del progetto è in stato avanzato, avendo già ottenuto nel 2024 il decreto di valutazione di impatto ambientale, tuttavia l'avvio risulta bloccato a causa della definizione dei contingenti e nella calendarizzazione delle aste del decreto Fer2 dedicate all'eolico offshore;

   secondo quanto riportato dal sito ravennanotizie.it che cita le parole del Ministro interrogato pronunciate a margine del Sustainable economic forum «la questione riguarda provvedimenti di regolamento anche a livello europeo che prevede un meccanismo di intervento economico molto pesante e dobbiamo rivedere il cosiddetto Fer2 che è lo strumento di intervento»;

   sebbene sia condivisibile la visione strategica di lungo periodo dell'Esecutivo, come l'annunciato impegno nella reintroduzione del nucleare nel mix energetico nazionale, è evidente che tali tecnologie richiederanno tempi di progettazione e implementazione pluridecennali. Appare pertanto contraddittorio rallentare o congelare progetti immediatamente cantierabili e tecnicamente maturi come quello di Ravenna, capaci di garantire risposte nel breve e medio termine alla sovranità energetica nazionale;

   lo stallo, inoltre, si scontra con le volontà delle autonomie locali, in particolare il consiglio comunale di Ravenna che il 10 settembre 2025 ha approvato con il voto favorevole di tutti i gruppi politici, un ordine del giorno volto a sollecitare il Governo a sbloccare il progetto;

   l'incertezza normativa e i rinvii legati al decreto Fer2 rischiano non solo di compromettere l'investimento in oggetto, fatto di per sé grave, ma di lanciare un segnale di forte instabilità ai mercati, disincentivando investimenti in un settore in cui l'Italia ha estremo bisogno di crescita e innovazione –:

   quali siano i reali motivi del ritardo nella definizione del calendario delle aste Fer2 per l'eolico offshore e quali iniziative di competenza si intendano adottare per superare i nodi regolatori, nonché quali tempistiche il Ministro interrogato possa indicare per lo sblocco del progetto in premessa per dare risposte efficaci a cittadini, imprese e istituzioni del territorio, infine se vi sia la possibilità di procedere con la realizzazione del progetto con il quadro normativo attualmente in vigore senza procedere ad una revisione normativa che comporterebbe ulteriori ritardi.
(4-08027)


   BORRELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la direttiva 2010/75/UE e la decisione di esecuzione UE 2018/1147 impongono ai gestori di impianti di trattamento rifiuti l'obbligo di prevenire il dilavamento dei rifiuti stoccati. La Bat 4, lettere a) e c), prescrive espressamente l'utilizzo di «aree coperte» e «coperture impermeabili per i cumuli» al fine di tutelare suolo, sottosuolo e falde acquifere;

   l'articolo 178 del decreto legislativo n. 152 del 2006 stabilisce che la gestione dei rifiuti deve avvenire garantendo un elevato livello di protezione dell'ambiente e applicando i principi di precauzione e prevenzione;

   le coperture mobili retrattili, prive di opere di fondazione e amovibili, costituiscono lo strumento tecnico più efficace per adempiere agli obblighi di cui al punto 1, come riconosciuto dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa);

   si registrano, secondo quanto risulta all'interrogante, sul territorio nazionale prassi difformi di alcuni enti di controllo che qualificano tali presidi come «modifiche di impianto» soggette a procedure autorizzative preventive ex articolo 29-nonies o ex articolo 208 comma 19 decreto legislativo n. 152 del 2006, ovvero come opere edilizie soggette a titolo abilitativo;

   tale qualificazione, se effettivamente confermata, determina il paradosso per cui i gestori che adempiono ad obblighi europei di tutela ambientale vengono assoggettati a procedimenti sanzionatori, disincentivando l'adeguamento alle migliori tecniche disponibili con grave danno per le matrici ambientali –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se, in caso affermativo, non intenda adottare iniziative di competenza, anche in sede di Conferenza Stato-regioni, volte a fornire un'interpretazione uniforme rivolta alle regioni e agli enti del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa), al fine di garantire un'applicazione omogenea della normativa europea e nazionale di settore, chiarendo che le coperture mobili retrattili, prive di opere di fondazione e strutturalmente amovibili, installate esclusivamente in attuazione della BAT 4 di cui alla decisione UE 2018/1147, non costituiscono modifica dell'impianto ai sensi dell'articolo 29-nonies e dell'articolo 208, comma 19, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, né intervento edilizio rilevante ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, in quanto presidi tecnico-gestionali funzionali all'ordinaria conduzione dell'impianto.
(4-08028)


   BICCHIELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   recenti cronache locali riportano la notizia della frana che tra il 23 e il 24 dicembre 2024 ha interessato la strada di accesso al Monte Gelbison nel comune di Novi Velia (Salerno), causando danni al territorio e alla popolazione;

   il cedimento sarebbe originato dai pendii della montagna che sovrastano il parcheggio del ristorante «La Montanara» gravemente danneggiato in seguito ai cedimenti che hanno interessato parte del locale; il fronte franoso ha interessato anche l'area protetta del Monte Sacro e, in particolare, l'arteria stradale di collegamento con il Santuario che si trova nel comune di Novi Velia, in cima al Monte Gelbison, importante meta di pellegrinaggi fin dal XIV secolo. Il Santuario è inoltre noto per essere uno straordinario punto panoramico sul Cilento, sul Vallo di Diano e sul golfo di Salerno;

   l'area colpita è stata messa in sicurezza e, per mitigare il rischio, l'adozione delle ordinanze contingibili e urgenti del comune di Novi Velia (n. 26/2024 e n. 27/2024), hanno decretato l'interdizione dell'area e la sospensione delle attività del ristorante «La Montanara», di cui è titolare la «CDC Group S.r.l.»;

   sulla base di interventi provvisori e non risolutivi, le misure succitate sono state revocate dal sindaco con l'ordinanza n. 26/2025, contestata dalla società CDC Group S.r.l. tramite ricorso al TAR; con decreto cautelare n. 588/2025, il Presidente della Sezione III del TAR ha sospeso l'ordinanza di revoca delle misure adottate, rilevando un deficit relativo alle condizioni di rischio idrogeologico; le risultanze della C.T.U. richiesta dal Tribunale di Vallo della Lucania (N.R.G. 223/2025) evidenziano come il fenomeno sia stato innescato o aggravato da negligenze manutentive dell'amministrazione comunale e dall'alimentazione della centrale idroelettrica tramite prelievi idrici non autorizzati e la cui tracimazione ha destabilizzato il versante;

   a seguito di tali rilievi, il sindaco del comune di Novi Velia, con il provvedimento n. 2/2026, richiamando il decreto cautelare n. 588/2025, ha annullato in autotutela l'ordinanza impugnata, determinando la cessazione della materia del contendere nonostante la classificazione di rischio elevatissimo confermata dall'Autorità di Bacino;

   la successiva sentenza del TAR n. 181/2026, dichiara l'improcedibilità del ricorso per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, dell'ordinanza n. 26 del 28 ottobre 2025;

   il Ministero dell'ambiente ha avviato la prevista procedura a seguito di denuncia e richiesta di intervento statale in caso di danno ambientale o minaccia imminente di danno;

   il legale della società ricorrente ha evidenziato come il TAR, già in fase cautelare, abbia ribadito il principio secondo cui quando il rischio non è definitivamente rimosso, non si possono revocare misure di protezione civile sulla base di istruttorie incomplete o interventi provvisori e che il principio di precauzione non è un'opzione, ma un obbligo giuridico –:

   quali iniziative urgenti, ciascuno per quanto di competenza, i Ministri interrogati intendano adottare al fine di:

    assicurare la messa in sicurezza definitiva dell'unica via di accesso al Santuario del Monte Sacro, scongiurando l'isolamento del sito religioso e il collasso dell'economia turistico-religiosa della zona;

    monitorare, tramite l'ISPRA, le operazioni di ripristino ambientale;

   se non ritengano altresì opportuno attivare un tavolo di coordinamento prefettizio per valutare le circostanze che da oltre un anno e mezzo impedisce la ripresa dell'attività lavorativa in un contesto territoriale già fragile e soggetto a spopolamento.
(4-08031)

CULTURA

Interrogazioni a risposta scritta:


   PASTORELLA e GRIPPO. — Al Ministro della cultura, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   la Commissione Ripam ha indetto un concorso pubblico per esami per il reclutamento di un contingente complessivo di 577 unità di personale non dirigenziale, a tempo pieno e indeterminato, da inquadrare nell'Area funzionari del Ministero della cultura, nell'ambito della famiglia professionale tecnico-specialistica per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale;

   il bando prevede, tra gli altri profili, 300 unità di funzionario bibliotecario – Codice 02, accanto a 100 unità di funzionario architetto, 167 unità di funzionario archivista e 10 unità di funzionario archeologo;

   per il profilo di funzionario bibliotecario, il bando richiedeva ai candidati in possesso della laurea magistrale in Archivistica e biblioteconomia – LM-5 – anche il possesso di un ulteriore titolo aggiuntivo, quale diploma di specializzazione, dottorato di ricerca, master universitario di secondo livello o altro titolo equipollente;

   con sentenza n. 7820 del 2026, pubblicata il 29 aprile 2026 e resa nel giudizio iscritto al registro generale ricorsi n. 1930 del 2026, il Tar Lazio – sezione quarta ter, ha accolto un ricorso relativo al profilo di funzionario bibliotecario – Codice 02, annullando il bando nella parte relativa ai funzionari bibliotecari, nonché il provvedimento di esclusione del ricorrente dalla relativa procedura concorsuale;

   il giudice amministrativo ha infatti ritenuto illogica e non proporzionata la previsione del bando nella parte in cui richiedeva un titolo aggiuntivo anche ai candidati già in possesso della laurea magistrale in Archivistica e biblioteconomia, considerata di per sé idonea a fornire una formazione specifica nelle materie della tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale;

   la sentenza precisa, altresì, che l'accoglimento del ricorso non comporta la caducazione del bando e degli eventuali successivi atti della procedura concorsuale relativi agli ulteriori profili professionali di funzionario architetto, funzionario archivista e funzionario archeologo;

   ciononostante, l'annullamento della parte relativa ai funzionari bibliotecari determina una situazione di forte incertezza per i candidati interessati, e rischia di ritardare l'assunzione di 300 figure professionali necessarie al rafforzamento degli organici del Ministero della cultura;

   appare pertanto necessario chiarire con urgenza quale sia l'orientamento del Ministero in merito alla parte del bando annullata, se vi sia l'intenzione di procedere alla riedizione, modifica o riapertura della procedura relativa ai funzionari bibliotecari e con quali tempi –:

   se siano a conoscenza della pronuncia del Tar Lazio, di cui alla sentenza n. 7820 del 2026, sulla procedura relativa al profilo di funzionario bibliotecario – Codice 02;

   se il Ministero della cultura intenda procedere alla riedizione, modifica o riapertura della procedura concorsuale relativa alle 300 unità di funzionario bibliotecario e, in caso affermativo, con quali modalità e secondo quale cronoprogramma;

   quali iniziative intendano adottare per evitare ulteriori ritardi nel reclutamento delle professionalità necessarie al funzionamento degli istituti e luoghi della cultura statali, quali biblioteche, archivi, soprintendenze e musei, e per fornire tempestivamente informazioni ufficiali ai candidati interessati dalle rispettive procedure concorsuali.
(4-07996)


   ZANELLA e PICCOLOTTI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   le nove Associazioni nazionali di cultura cinematografica (Ancci, Cgs, Cinit, Csc, Fedic, Fic, Ficc, Ucca, Uicc) rappresentano un pilastro fondamentale del sistema audiovisivo italiano, riconosciute ufficialmente dal Ministero della cultura (MiC) per il loro ruolo nella diffusione del cinema di qualità, nella formazione del pubblico e nel sostegno alla filiera distributiva alternativa. Sono enti senza scopo di lucro che operano su scala nazionale per promuovere il cinema come strumento culturale, sociale ed educativo. Sono disciplinate dalla legge n. 220 del 2016 e dai successivi decreti attuativi, che ne regolano l'accesso ai contributi del fondo per il cinema e l'audiovisivo. Il loro compito principale è il coordinamento dei circoli di cultura cinematografica, l'organizzazione di rassegne, festival e attività di alfabetizzazione all'immagine nelle scuole;

   queste associazioni ricevono contributi annuali molto contenuti rispetto al fondo cinema generale (tipicamente nell'ordine di centinaia di migliaia di euro totali). Nonostante ciò, a maggio 2026 il saldo del contributo 2024 per queste associazioni è ancora in attesa. Tra i motivi principali sembra siano da annoverare ritardi burocratici cronici del Ministero della cultura: nomine commissioni posticipate (esempio ottobre 2025 per bandi 2024), procedure amministrative lente e risorse limitate prioritarie per tax credit e produzione industriale. Il fondo 2024 (696 milioni totali) è stato ripartito a maggio 2024, ma i capitoli per la promozione culturale soffrono di pagamenti differiti, aggravati da tagli di bilancio e instabilità ministeriale;

   la cultura cinematografica viene progressivamente subordinata alla dimensione industriale e produttiva del settore audiovisivo. In tale quadro, le associazioni di cultura cinematografica risultano penalizzate perché: non producono ritorni economici diretti misurabili; operano su orizzonti temporali lunghi (formazione del pubblico, educazione, inclusione); generano esternalità positive difficilmente quantificabili, ma socialmente rilevanti. Ma senza queste associazioni muore tutta una serie di attività con le scuole, carceri, ospedali, rassegne di cinema e storia del cinema. Insomma, muore la cultura del nostro Paese;

   ovviamente per portare avanti il proprio lavoro le associazioni hanno bisogno con urgenza dei contributi 2024 già assegnati e di capire cosa intende fare il Ministero della cultura per il 2025 (tutte hanno presentato programmi e bilanci), mentre per il 2026 non ai conosce chissà quando si avranno notizie –:

   se non ritenga urgente rispondere al grido di allarme delle Associazioni nazionali di cultura cinematografica e comunicare loro tempistiche precise e stato dei pagamenti dei contributi previsti e già assegnati per il 2024.
(4-07998)


   BONELLI. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il porticciolo di Grignano sito in provincia di Trieste è adiacente al parco del Castello di Miramare con cui forma un complesso paesaggistico di inusitata bellezza;

   il suddetto porticciolo era caratterizzato dalla presenza di due filari di pini (Pinus pinea) di oltre 60 anni di età, uno con 12 pini nel lato Nord e 16 nel lato Sud, che ne determinavano l'aspetto estetico architettonico sia dalla terraferma che dal mare;

   nel 2025 in esecuzione del cosiddetto progetto di riqualificazione di Grignano 12 dei 28 pini sono stati tagliati, e in loro sostituzione sono stati piantati alberelli, destinando il lato Nord a parcheggio, mentre si prospetta a breve l'abbattimento di tutti i 16 pini superstiti, al fine di adibire a parcheggio anche il lato Sud;

   la Relazione specialistica forestale attesta che i pini sono «nel complesso sufficientemente stabili, presentando un legno basale con densità e caratteristiche meccaniche nella norma», e che «la situazione biomeccanica degli apparati radicali risulta essere attualmente buona e proporzionata alla chioma, non troppo espansa, che gli alberi devono sostenere», per cui non sembra ravvisarsi alcun motivo di fitosanitario o biomeccanico che giustifichi l'abbattimento degli alberi in questione;

   il progetto originario, finanziato dalla regione Friuli-Venezia Giulia, prevedeva di risolvere le problematiche causate dalle radici dei pini marittimi posti nell'area tutelando le alberature esistenti, grazie ad un intervento conservativo, ma è stato successivamente modificato dalla regione per aumentare le aree di sosta, sia per autovetture che per autobus turistici, prevedendo a tal fine l'eliminazione di tutti i pini esistenti;

   il progetto prevede anche la realizzazione (in corso) di un ascensore panoramico per accedere dal porticciolo direttamente all'interno del parco di Miramare, che comunque è attualmente collegato al soprastante parco tramite una strada pedonale lunga poco più di 100 metri con dislivello di 20 metri;

   l'ingresso principale al parco e al Castello di Miramare è un altro e di facile accesso tramite una strada pianeggiante, per cui non si comprende l'esigenza di realizzare un manufatto che impatta pesantemente sul paesaggio sia di Grignano che del parco di Miramare;

   il progetto ha trovato favorevolmente concordi sia la soprintendenza sia l'istituto gestore del Museo del Castello e del Parco, concordi anche alla realizzazione dell'ascensore panoramico, nonostante il deturpamento del paesaggio e la distruzione di verde pubblico che i suddetti interventi comportano;

   a difesa dei pini superstiti sono intervenute associazioni e cittadini di Trieste che hanno portato ad una petizione indirizzata al Presidente del Consiglio Regionale Friuli-Venezia Giulia sottoscritta da quasi duemila firme;

   è stato presentato un esposto alla procura della Repubblica di Trieste per l'ipotesi di violazione dell'articolo 9 della Costituzione della Repubblica italiana, del decreto legislativo n. 42 del 2004, del decreto legislativo n. 36 del 2023, dell'articolo 105 delle norme di attuazione del Piano Regolatore Generale Comunale del comune di Trieste, degli articoli 46 e 47 del regolamento comunale del verde di Trieste, dell'articolo 8 del regolamento Ue 2024/1991 «Ripristino della Natura», decreto legislativo n. 33 del 2013 sul diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni –:

   quali iniziative urgenti i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano intraprendere per tutelare il verde pubblico e il paesaggio di Grignano che forma un unicum con il parco del Castello di Miramare.
(4-07999)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   VACCARI e MEROLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 13 del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, ha introdotto una disciplina specifica in materia di ricarica dei conti di gioco presso i punti vendita ricariche (Pvr);

   il legislatore ha inteso introdurre, per il settore del gioco a distanza e specificamente per le ricariche effettuate presso i Pvr, un limite all'utilizzo del contante, consentendo operazioni superiori alla soglia dei 100 euro settimanali esclusivamente mediante strumenti di pagamento tracciabili e transitanti attraverso intermediari vigilati;

   risulterebbe agli interroganti che numerosi concessionari del gioco a distanza, in occasione dell'entrata in vigore del limite di cui al richiamato articolo 13 del decreto legislativo n. 41 del 2024, avrebbero attivato sistemi di ricarica dei conti di gioco mediante carte nominative di ricarica, wallet interni o strumenti analoghi, emessi o gestiti direttamente dal concessionario o da soggetti ad esso collegati, con meccanismi di autorizzazione tramite Otp o altri sistemi di strong authentication;

   tali strumenti verrebbero utilizzati quale canale ordinario di ricarica anche per importi superiori al limite di 100 euro settimanali in contanti previsto dall'articolo 13 del decreto legislativo n. 41 del 2024, determinando, secondo gli interroganti, un aggiramento e/o comunque la sostanziale elusione della normativa vigente;

   le soluzioni sopra richiamate non risultano espressamente contemplate né qualificate dalla vigente disciplina antiriciclaggio quali strumenti di pagamento idonei a garantire la piena tracciabilità dei flussi finanziari ai sensi degli articoli 13 del decreto legislativo n. 41 del 2024 e 53, comma 2, del decreto legislativo n. 231 del 2007;

   a giudizio degli interroganti il mero fatto che il concessionario registri contabilmente la ricarica sul conto di gioco non appare sufficiente a garantire quella «piena tracciabilità» richiesta dalla normativa, ove l'operazione sia alimentata da fondi di origine sostanzialmente cash-based o mediante strumenti non riconducibili al perimetro degli intermediari vigilati individuati dal legislatore;

   eventuali interpretazioni estensive o legittimazioni di strumenti «ibridi» o non tipizzati rischierebbero di svuotare di contenuto la ratio della disciplina favorendo l'emersione di fenomeni di riciclaggio nel settore del gioco pubblico, oltre a determinare gravi distorsioni concorrenziali tra concessionari –:

   se risulti che l'Agenzia delle dogane e dei monopoli abbia autorizzato, validato o comunque ritenuto conformi alla disciplina vigente sistemi di ricarica dei conti di gioco basati su carte nominative di ricarica, wallet interni o strumenti analoghi emessi o gestiti direttamente dai concessionari o da soggetti ad essi collegati e quali iniziative di competenza, anche normative, intenda assumere affinché le soluzioni sopra richiamate siano interrotte e inibite.
(5-05436)


   DE PALMA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il meccanismo dello split payment (scissione dei pagamenti), autorizzato con decisione di esecuzione 2017/784 del Consiglio Ue e successivamente modificata con decisione di esecuzione 2020/1105 del Consiglio Ue, si applica alle operazioni effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni, degli enti pubblici economici e delle fondazioni, delle società controllate o partecipate da pubbliche amministrazioni e, fino al 1° luglio 2025, nei confronti di società quotate in borsa inserite nell'indice Ftse Mib;

   il meccanismo prevede che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di tali soggetti sono sottoposte ad un particolare regime Iva che si attua nel modo seguente: 1) chi emette la fattura (fornitore/prestatore della pubblica amministrazione) espone (e non addebita) l'imposta, riportando la dicitura «scissione dei pagamenti»; 2) chi riceve la fattura (cessionario/committente) effettua il versamento dell'Iva in apposito conto dell'Amministrazione fiscale;

   il 27 marzo 2020 l'Italia richiedeva alla Commissione Ue di prorogare l'ambito di applicazione dell'autorizzazione, con le stesse condizioni previste dalla citata decisione di esecuzione (UE) 2017/784 del Consiglio; in altri termini, si richiedeva una nuova deroga agli articoli 206 e 226 della direttiva Iva, mantenendo in vigore la scissione dei pagamenti;

   con la proposta di decisione di esecuzione (UE) COM(2020) 242 final del 22 giugno 2020 il Consiglio Ue confermava di voler accettare la richiesta dell'Italia, prorogando l'applicazione dello split payment fino al 30 giugno 2023;

   in data 27 luglio 2023 veniva pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea la decisione del Consiglio dell'Ue n. 1552 del 25 luglio 2023 che autorizzava l'Italia a continuare a prevedere il suddetto meccanismo fino al 30 giugno 2026 nei confronti dei medesimi soggetti interessati dalla misura, escludendo però dal campo di applicazione, a decorrere dal 1° luglio 2025, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate a favore delle società quotate in borsa incluse nell'indice Ftse Mib;

   in base alle vigenti disposizioni europee, dal 1° luglio 2026 il regime della scissione dei pagamenti dovrebbe cessare definitivamente, con ritorno alla disciplina Iva ordinaria e conseguente liquidazione e versamento dell'imposta da parte dei fornitori –:

   se, considerata la validità e l'efficacia manifestata in questi anni dal meccanismo di scissione dei pagamenti Iva, il Governo abbia richiesto o intenda richiedere un'ulteriore autorizzazione europea per la proroga dell'istituto dello split payment.
(5-05438)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PORTA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   i rapporti economici, sociali e culturali tra l'Italia e la Repubblica del Perù hanno conosciuto negli ultimi anni un sensibile sviluppo, anche alla luce della presenza di una numerosa e radicata comunità di origine italiana in Perù e di una crescente comunità di cittadini peruviani residenti in Italia;

   l'Italia ha stipulato numerose convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio con Paesi appartenenti a diverse aree geografiche, al fine di prevenire fenomeni di doppia imposizione giuridica ed economica, contrastare l'evasione e l'elusione fiscali, favorire la cooperazione amministrativa e promuovere gli scambi commerciali e gli investimenti;

   fino a tempi recenti il Perù non risultava inserito tra i Paesi inclusi nelle liste italiane degli Stati che garantiscono uno scambio effettivo di informazioni in materia fiscale, circostanza che ha costituito un ostacolo tecnico-giuridico all'avvio di un negoziato per la conclusione di una convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni;

   con il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 4 maggio 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 maggio 2022, il Perù è stato inserito nella cosiddetta «white list» dei Paesi che scambiano informazioni fiscali con l'Italia, con ciò venendo meno il principale impedimento formale all'avvio di negoziati per la stipula di una convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni fiscali tra i due Paesi;

   nonostante tale evoluzione, a oggi l'Italia non ha ancora stipulato né ratificato una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali con il Perù, come confermato dall'assenza di tale accordo negli elenchi ufficiali delle convenzioni in vigore e dagli stessi atti parlamentari già presentati sulla materia;

   l'assenza di una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali tra Italia e Perù ha creato e continua a creare problemi di potestà impositiva e di doppia tassazione per le numerose collettività di emigrati, lavoratori e pensionati, nonché per le imprese italiane interessate a investire in Perù e per quelle peruviane interessate ad operare in Italia, limitando di fatto l'avvio e lo sviluppo di attività economiche e finanziarie e determinando un quadro di incertezza e di penalizzazione rispetto a Paesi con cui l'Italia intrattiene rapporti di analoga intensità ma già coperti da convenzioni fiscali bilaterali;

   la stipula di una convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni e prevenire l'evasione e l'elusione fiscali tra Italia e Perù, modellata sugli standard internazionali e sulla prassi convenzionale italiana, rappresenterebbe uno strumento essenziale per la tutela dei diritti dei contribuenti, per il sostegno alla mobilità internazionale di lavoratori e pensionati e per il rilancio dei rapporti economici e finanziari bilaterali;

   nel corso delle precedenti legislature sono già stati presentati atti di sindacato ispettivo per sollecitare il Governo ad attivarsi per la conclusione di una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali tra Italia e Perù, sottolineando l'ingiustificato ritardo con cui il nostro Paese procede rispetto ad altri ordinamenti che hanno da tempo avviato e concluso analoghi accordi con il Perù;

   non risulta tuttora chiaro se i Ministeri competenti abbiano effettivamente avviato contatti tecnici con le autorità peruviane né quale sia lo stato di eventuali negoziati preliminari per la definizione del testo di una convenzione bilaterale –:

   se il Governo ritenga necessaria e urgente la stipula di una convenzione bilaterale tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Perù per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire l'evasione e l'elusione fiscali, in linea con il modello Ocse e con la prassi convenzionale italiana;

   se siano stati avviati contatti ufficiali con le autorità competenti del Perù in vista dell'apertura di un tavolo negoziale finalizzato alla stipula della suddetta convenzione e, in caso affermativo, quali ne siano i contenuti, lo stato di avanzamento e il prevedibile calendario dei lavori;

   quali iniziative concrete il Governo intenda adottare, attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al fine di conferire uno specifico mandato negoziale alle strutture competenti e di procedere in tempi rapidi all'avvio formale dei negoziati e alla definizione del testo convenzionale.
(4-07993)


   GRIMALDI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   la Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo gestisce circa 2 miliardi di euro di patrimonio ed eroga ogni anno decine di milioni di euro a fondo perduto, risorse che appartengono ai cittadini della provincia di Cuneo e che sostengono welfare, cultura, innovazione, sviluppo economico, terzo settore, scuola, ricerca. E un attore che, inevitabilmente, incide sugli equilibri sociali ed economici della provincia più di qualunque altro soggetto non istituzionale;

   nelle ultime settimane è tornata al centro dell'attenzione pubblica per due questioni rilevanti: la possibile acquisizione di quote del quotidiano La Stampa e la sostituzione del direttore generale dell'ente;

   l'articolo 21.4 dello statuto stabilisce che: «Il direttore generale viene nominato tra persone di elevata qualificazione professionale, con competenza specifica nel campo gestionale ed amministrativo della Fondazione o che abbiano maturato esperienza almeno per un quinquennio nell'ambito della libera professione o in posizioni di responsabilità presso enti pubblici o privati di adeguato rilievo»;

   nei giorni scorsi è stata pubblicata una job description che, però, non contiene criteri di valutazione, non richiede conoscenza del sistema delle fondazioni di origine bancaria o esperienze pregresse, non definisce competenze tecniche, manageriali o strategiche verificabili. Inoltre, essa è accompagnata da una nota che attribuisce alla fondazione una discrezionalità totale, tale da svuotare di significato l'intera procedura;

   a questo va aggiunto che negli ultimi giorni si è fatta sempre più insistente la voce della candidatura di Giuliana Cirio, sorella del presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio. E che la vicenda Cassa di risparmio di Cuneo arriva dopo quella della Fondazione Cassa di risparmio di Asti, il cui presidente è anche sindaco di Asti (e fino a poco fa anche presidente della provincia);

   le preoccupazioni espresse in queste settimane da associazioni, realtà civiche e da molte persone del territorio sono comprensibili e meritano attenzione. Il problema non è la legittimità formale di una candidatura, ma il rischio che legami familiari con i vertici della politica regionale contribuiscano a concentrare ulteriormente potere e influenza nelle mani di pochi. E quando si parla di enti che gestiscono risorse così importanti, la percezione di indipendenza conta quanto l'indipendenza stessa;

   nell'interesse dell'istituzione è legittimo pretendere un processo trasparente, con criteri chiari e pubblici, una selezione aperta, competitiva, verificabile, una spiegazione chiara sul motivo per cui non sia stato nominato subito un direttore generale, un impegno formale a evitare qualunque dinamica che possa anche solo alimentare il sospetto di essere orientata verso un singolo candidato;

   la discussione diventa ancora più delicata alla luce delle indiscrezioni relative a un possibile ingresso della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e di Confindustria nella proprietà de La Stampa. Se soggetti già molto influenti sul piano economico e istituzionale aumentano ulteriormente il proprio peso anche nel sistema dell'informazione, il tema degli equilibri democratici e del pluralismo diventa inevitabilmente centrale;

   in un contesto in cui il pubblico arretra sempre più su welfare, servizi sociali, cultura e politiche territoriali, le fondazioni assumono un ruolo crescente nel tenere insieme pezzi fondamentali della comunità. Ed è proprio questa centralità a rendere indispensabili indipendenza, equilibrio e trasparenza nelle scelte di governance. Perché più cresce il peso delle fondazioni, più è necessario evitare qualsiasi percezione di un accumulo di risorse, relazioni e influenza nelle stesse reti di potere –:

   se non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, verificare la correttezza e la trasparenza dell'iter seguito, affinché la Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo continui a mantenere un profilo autonomo, autorevole e realmente al servizio della comunità cuneese, preservando quella credibilità che rappresenta il suo patrimonio più importante.
(4-08020)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta immediata:


   D'ORSO, ASCARI, CAFIERO DE RAHO, GIULIANO e MORFINO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere. – premesso che:

   l'ufficio per il processo rappresenta uno strumento centrale per l'efficienza della giustizia e per il raggiungimento degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza di riduzione dell'arretrato e innovazione organizzativa;

   gli addetti all'ufficio per il processo hanno garantito negli ultimi anni un apporto essenziale e continuativo presso gli uffici giudiziari, svolgendo attività di supporto alla giurisdizione, acquisendo competenze specialistiche e contribuendo in modo determinante alla riduzione dei tempi dei procedimenti;

   è in atto una fase di transizione caratterizzata dall'imminente scadenza dei contratti – prevista al 30 giugno 2026 – e dalla pubblicazione dei bandi di stabilizzazione che presentano rilevanti criticità, tra le quali si segnalano la mancata indicazione dei posti disponibili per singolo distretto e l'incertezza dei profili di inquadramento e del futuro occupazionale di parte del personale attualmente in servizio;

   ulteriori conseguenti criticità riguardano il rischio di dispersione delle professionalità maturate e la mancata piena valorizzazione dei profili del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la possibile disomogeneità territoriale delle assegnazioni e la mancata definizione di un assetto stabile dell'ufficio per il processo, a tutto discapito degli uffici giudiziari, alcuni dei quali hanno già rappresentato il rischio che la cessazione dei rapporti di lavoro in essere possa determinare rilevanti criticità organizzative e un pregiudizio per i risultati raggiunti in termini di efficienza e smaltimento dell'arretrato;

   ad avviso degli interroganti è necessario dare attuazione a un modello organizzativo permanente che consenta la piena valorizzazione di tutto il personale dell'ufficio per il processo già reclutato e impiegato a tempo determinato e la definizione di profili professionali coerenti con le funzioni svolte, nel rispetto della disciplina vigente, dei principi costituzionali in materia di pubblico impiego e della continuità operativa degli uffici giudiziari –:

   se non intenda chiarire quale sia il suo intendimento in ordine sia alla funzionalità dell'ufficio per il processo quale struttura stabile e modello organizzativo permanente della giustizia sia alle sorti di tutto il personale addetto, in possesso delle qualifiche richieste e reclutato a tale titolo, stante le recenti iniziative adottate, con riferimento ai bandi di stabilizzazione, i quali, ad avviso degli interroganti, non sembrano coerenti con i profili professionali, con le funzioni effettivamente svolte e con la piena valorizzazione delle competenze maturate, né idonei a garantire la continuità lavorativa a supporto degli uffici giudiziari, in spregio dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione, della tutela dell'affidamento dei lavoratori e della continuità dell'azione amministrativa, nonché in contrasto con le impellenti necessità del sistema giudiziario.
(3-02698)


   BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il sistema penitenziario italiano versa in una condizione di sempre maggiore fragilità, caratterizzata da numerose criticità strutturali che faticano a trovare una soluzione efficace e definitiva, mentre la popolazione detenuta è in costante aumento, con circa 500 detenuti in più ogni mese;

   nello specifico, sono sempre più frequenti le denunce relative alle condizioni di sovraffollamento presenti in diversi istituti penitenziari italiani – con un tasso di sovraffollamento che in alcuni casi supera il 140 per cento della capienza regolamentare – sollevando dubbi circa la non corretta applicazione dei criteri di calcolo degli spazi detentivi individuali;

   la Corte europea dei diritti dell'uomo ha più volte richiamato l'Italia al rispetto degli standard minimi di vivibilità negli istituti penitenziari, con particolare riguardo allo spazio individuale disponibile per ciascun detenuto, e lo stesso articolo 27 della Costituzione impone che l'esecuzione della pena avvenga in condizioni conformi alla dignità della persona e ai parametri previsti dalla normativa nazionale ed europea;

   peraltro, come emerge dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, da quando il Governo ha annunciato il proprio cosiddetto «Piano carceri» i posti disponibili sono addirittura diminuiti di quasi 540 unità;

   tale situazione è altresì aggravata da carenze significative di organico, sia per quanto riguarda la polizia penitenziaria sia per gli educatori, gli operatori sociali e il personale amministrativo e sanitario;

   ciò desta grande preoccupazione, soprattutto con riferimento alla tutela della salute fisica e mentale dei detenuti, i quali faticano sempre più ad accedere a cure psicologiche e psichiatriche, con il conseguente aumento degli episodi di autolesionismo, del rischio suicidario, nonché delle dipendenze patologiche, soprattutto da sostanze stupefacenti. Quasi un detenuto su tre, infatti, presenterebbe problematiche di tossicodipendenza;

   quanto richiamato incide direttamente sulle condizioni di vita dei detenuti, nonché sulla sicurezza del personale di polizia penitenziaria, sulla possibilità di garantire attività trattamentali, formative e lavorative, nonché sul rispetto dei principi costituzionali relativi alla finalità rieducativa della pena e richiede un intervento organico e risolutivo di revisione delle condizioni detentive delle strutture penitenziarie italiane –:

   quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per garantire condizioni detentive conformi ai principi costituzionali e agli standard europei, con particolare riferimento alla riduzione del sovraffollamento carcerario e alla tutela del diritto alla salute fisica e mentale delle persone detenute, nel pieno rispetto del principio della dignità della persona umana.
(3-02699)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   D'ORSO, GIULIANO e PERANTONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il Portale deposito Atti Penali (PDP), canale telematico obbligatorio per il deposito di atti nel processo penale da parte dei difensori, nei giorni compresi tra il 15 e il 19 maggio 2026 ha registrato un prolungato malfunzionamento che ha impedito, in numerosi casi, il caricamento e il deposito degli atti da parte degli avvocati;

   tale indisponibilità non ha riguardato meri disagi operativi o rallentamenti temporanei, ma l'impossibilità concreta di utilizzare l'unico canale imposto dall'amministrazione per il deposito di nomine, memorie, istanze, impugnazioni e altri atti processuali soggetti a termini decadenziali;

   solo successivamente è comparso sul Portale dei servizi telematici un avviso di «manutenzione straordinaria», senza che risultassero preventivamente attivati strumenti alternativi certi, uniformi e giuridicamente sicuri per consentire ai difensori il tempestivo esercizio del diritto di difesa;

   nel processo penale il deposito degli atti costituisce esercizio essenziale del diritto di difesa garantito dall'articolo 24 della Costituzione e non può essere subordinato al corretto funzionamento di una infrastruttura tecnologica priva di adeguati sistemi di continuità operativa;

   l'obbligatorietà del canale telematico, in assenza di strumenti alternativi immediatamente utilizzabili in caso di disservizio, determina il rischio di decadenze processuali, responsabilità professionali e disparità di trattamento tra difensori;

   ad oggi non risulta attivo un sistema di assistenza tecnica urgente ed effettivamente accessibile agli avvocati, né un protocollo automatico e uniforme che disciplini il deposito alternativo tramite pec o altri strumenti in caso di indisponibilità del Pdp;

   appare pertanto necessario garantire che l'innovazione digitale nel processo penale sia accompagnata da adeguate garanzie di affidabilità, continuità del servizio e tutela effettiva del diritto di difesa –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei malfunzionamenti verificatisi sul Portale deposito atti penali tra il 15 e il 19 maggio 2026 e quale sia stata la causa tecnica dell'interruzione del servizio;

   quanti siano stati i procedimenti e gli utenti coinvolti dal disservizio e se il Ministero abbia monitorato eventuali decadenze o ritardi derivanti dall'impossibilità di effettuare i depositi;

   quali misure urgenti il Ministero intenda adottare per garantire la continuità del servizio del Pdp e prevenire il ripetersi di analoghi episodi;

   se il Ministro interrogato non ritenga necessario assumere iniziative, anche normative, al fine di prevedere, in caso di indisponibilità del portale, l'automatica attivazione di canali alternativi di deposito, inclusa la trasmissione tramite pec, con pieno riconoscimento della tempestività dell'atto o introdurre meccanismi automatici di sospensione o rimessione in termini nei casi di accertato malfunzionamento dei sistemi ministeriali;

   se il Ministro interrogato intenda istituire un servizio di assistenza tecnica dedicato agli avvocati, operativo anche per le urgenze processuali e dotato di sistemi di presa in carico certificata dei disservizi.
(5-05434)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DORI e ZANELLA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   dinanzi alla Corte d'appello di Trento risulta pendente una nuova richiesta di revisione relativa al procedimento a carico della signora Monica Busetto, con udienza dibattimentale fissata il 10 giugno 2026;

   sono 12 anni che la Busetto è in stato di detenzione, a seguito della sentenza di condanna alla pena detentiva di 25 anni di reclusione emessa dalla Corte di Assise d'appello di Venezia il 17 ottobre 2018 e a seguito del rigetto del ricorso per cassazione intervenuto l'8 gennaio 2020;

   la precedente istanza di revisione era stata rigettata con sentenza del 20 marzo 2024 dal collegio composto dai consiglieri Protomastro, Di Fazio e De Donato;

   il 13 febbraio 2026 il presidente della sezione penale della Corte d'appello di Trento, Di Fazio, unitamente al consigliere Protomastro, hanno formalmente rappresentato al presidente della Corte d'appello di Trento l'esistenza di gravi ragioni di convenienza affinché il nuovo procedimento fosse assegnato a magistrati diversi da quelli che avevano già deciso sulla precedente istanza;

   il successivo 23 febbraio 2026 il dottor Di Fazio, unitamente alla dottoressa Maria Giovanna Salsi, hanno chiesto sempre al presidente della Corte d'appello che anche la dottoressa Salsi non faccia parte del collegio che dovrà esaminare la nuova istanze di revisione;

   in particolare il dottor Di Fazio e il dottor Protomastro hanno affermato che «si ritiene che sussistano gravi ragioni di opportunità affinché la cognizione del nuovo procedimento di revisione sia demandata a consiglieri diversi da quelli che hanno deciso sulla precedente istanza... Demandare la trattazione e la seguente decisione ad un collegio composto, anche solo in parte, dai medesimi consiglieri che hanno deciso sulla precedente istanza sembra, a chi scrive, non corrispondere alle esigenze di trasparenza ed assoluta terzietà rispetto alla materia da trattare che devono presiedere l'attività giurisdizionale»;

   nella richiesta del 23 febbraio 2026, invece, con riferimento alla posizione della dottoressa Salsi, si afferma che «va considerato che la vicenda ha assunto, per cause indipendenti da questo ufficio, un clamore e una sovraesposizione mediatica rilevanti (interrogazioni parlamentari, richieste di informazioni da parte del Ministero e quant'altro); sussistono quindi ragioni di opportunità affinché del collegio non faccia parte la predetta consigliera, e ciò al fine di fugare ogni ombra ed assicurare, al tempo stesso, massima trasparenza e serenità nel collegio che dovrà pronunciarsi»;

   con provvedimento del 2 marzo 2026, il presidente della Corte d'appello di Trento ha tuttavia rigettato le istanze di astensione, ritenendo che «con riferimento alle gravi ragioni di convenienza indicate dall'art. 36 lettera h) c.p.p., pur riconoscendo l'esistenza di una notevole esposizione mediatica, si ritiene che questa non giustifichi il discostamento al principio del giudice naturale precostituito per legge»;

   per effetto di tale decisione, il nuovo collegio chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di revisione sarà composto, almeno per due consiglieri su tre, dagli stessi magistrati che avevano già rigettato la precedente domanda di revisione;

   di fatto i giudici che dovranno decidere sulla nuova richiesta di revisione hanno correttamente ammesso che la loro sostituzione avrebbe garantito «massima trasparenza e serenità nel collegio che dovrà pronunciarsi», che la loro permanenza nel collegio «sembra non corrispondere alle esigenze di trasparenza ed assoluta terzietà rispetto alla materia da trattare», che è necessario «fugare ogni ombra» tuttavia la loro richiesta è stata rigettata perché ritenute insussistenti le gravi ragioni di convenienza ex articolo 36 lettera h) codice di procedura penale –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative anche normative intenda assumere affinché nei casi, come quello di Monica Busetto, in cui vi sia una ulteriore nuova richiesta di revisione relativa ad una sentenza di condanna siano pienamente assicurati i princìpi di imparzialità e terzietà della funzione giurisdizionale.
(4-07992)


   FARAONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   la carenza di personale che da tempo affligge gli uffici giudiziari non rappresenta certamente una problematica nuova nel dibattito sulla giustizia del nostro Paese. Tuttavia, nel corso degli anni, tale situazione si è progressivamente aggravata sino a divenire una criticità strutturale;

   come riportato da diversi organi di stampa, alcuni uffici giudiziari di particolare rilevanza nazionale hanno dovuto adottare misure straordinarie e soluzioni emergenziali per scongiurare il rischio di paralisi delle attività e la conseguente compromissione dei servizi resi ai cittadini;

   in questo contesto, un ruolo fondamentale è stato assunto dall'Ufficio per il processo, che, pur operando esso stesso in una situazione di carenza di organico, ha contribuito in maniera significativa allo smaltimento dell'arretrato giudiziario e al supporto delle cancellerie, sempre più gravate da carichi di lavoro crescenti;

   tuttavia, tale struttura non risulta ancora pienamente operativa in numerosi uffici giudiziari: in alcuni casi perché non prevista dal decreto legislativo n. 151 del 2022, in altri perché, pur prevista, non destinataria delle risorse connesse al PNRR. Emblematico, in tal senso, appare il caso dei Tribunali di sorveglianza;

   sarebbe auspicabile una progressiva estensione dell'Ufficio per il processo ad ulteriori realtà del sistema giudiziario, quali le procure della Repubblica e gli uffici del Giudice di pace, questi ultimi oggi particolarmente gravati dall'aumento del contenzioso anche in ragione dell'ampliamento delle competenze derivante dalla cosiddetta riforma Cartabia;

   la prevista stabilizzazione del personale precario attualmente impiegato nell'Ufficio per il processo, pari a circa novemila unità e finanziata, almeno in parte, mediante risorse legate alle cessazioni di altro personale, costituisce certamente un segnale positivo, tuttavia, essa rappresenta una misura non sufficiente rispetto alle attuali criticità, alle quali si aggiungeranno quelle derivanti dall'attuazione di ulteriori riforme, quali quelle relative al Gip collegiale e al cosiddetto Tribunale della famiglia;

   in tale quadro, una concreta opportunità potrebbe essere rappresentata dall'utilizzo e dalla proroga della graduatoria degli idonei del concorso Aupp 2024, ancora vigente per un periodo limitato, dalla quale sarebbe possibile attingere personale già selezionato, qualificato e immediatamente disponibile –:

   quali ulteriori iniziative il Governo intenda adottare, oltre alla stabilizzazione del personale attualmente in servizio presso l'Ufficio per il processo, al fine di scongiurare il rischio di un progressivo aggravamento delle criticità sopra richiamate e di una possibile paralisi degli uffici giudiziari.
(4-08010)


   ASCARI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   i magistrati onorari stabilizzati stanno progressivamente cessando dal servizio per raggiunti limiti di età, in particolare al compimento del settantesimo anno, senza poter accedere a un trattamento pensionistico adeguato, con conseguente grave pregiudizio economico e sociale;

   tale situazione sta determinando una condizione di forte incertezza e vulnerabilità per lavoratori che hanno prestato servizio per anni nell'ambito della pubblica amministrazione e che oggi rischiano di trovarsi privi sia del reddito da lavoro sia della necessaria copertura previdenziale;

   la Corte costituzionale, con la sentenza n. 71 del 2026, si è pronunciata dichiarando l'illegittimità costituzionale delle disposizioni relative alla rinuncia ai diritti conferiti dall'Unione europea, quanto alle ferie retribuite, alla previdenza e alla assistenza per il periodo precedente la stabilizzazione dei magistrati onorari;

   la pronuncia della Corte ha evidenziato la necessità di garantire da parte dello Stato, piena tutela ai diritti maturati dai lavoratori, affermando princìpi di rilievo costituzionale connessi alla tutela del lavoro, all'eguaglianza sostanziale e alla protezione previdenziale;

   secondo informazioni e indiscrezioni provenienti da ambienti ministeriali, sembrerebbe emergere una limitata disponibilità ad assumere iniziative volte a reperire le risorse necessarie per dare piena attuazione ai princìpi sanciti dalla Corte costituzionale;

   appare invece necessario e urgente che il Governo assuma iniziative concrete per garantire una soluzione strutturale, per tutta la categoria interessata, evitando che lavoratori prossimi o già giunti al termine della loro attività rimangano privi di adeguata tutela pensionistica statale per l'attività svolta, anche per rispondere esaustivamente alla infrazione europea pendente (n. 2025/2159) –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione descritta e quanti siano i lavoratori interessati dal fenomeno della cessazione dal servizio senza accesso a trattamento pensionistico;

   quali iniziative di competenza intendano assumere per dare piena e tempestiva attuazione ai princìpi affermati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 71 del 2025;

   se abbiano effettuato una valutazione degli oneri economici derivanti dall'attuazione della sentenza e quali siano le relative coperture finanziarie previste;

   se non ritengano necessario adottare con urgenza iniziative di competenza, anche normative, finalizzate a garantire la tutela previdenziale e il riconoscimento dei diritti pregressi dei magistrati onorari interessati;

   quali siano i tempi previsti per l'adozione delle iniziative necessarie a evitare che ulteriori magistrati onorari cessino dal servizio senza adeguata tutela pensionistica.
(4-08021)


   GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   si apprende da fonti stampa che nei giorni scorsi il segretario e legale rappresentante dei Radicali Italiani Filippo Blengino ha presentato al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero formale richiesta, ai sensi dell'articolo 117 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, per effettuare il 25 maggio 2026, insieme a una delegazione dei Radicali Italiani, una visita presso l'Istituto penale per i minorenni di «Casal del Marmo» di Roma;

   nel testo di risposta che il Dipartimento ha inviato a Blengino, con il quale viene accordato il permesso di visita dell'istituto, viene specificatamente precisato che «la visita potrà riguardare esclusivamente gli spazi comuni frequentati da minori e giovani adulti presenti, quali locali scolastici, mensa, laboratori e aree all'aperto, in modo da non interferire con le attività ordinarie dell'istituto e nel rispetto delle esigenze di tutela, riservatezza, e protezione dell'identità dei minori»;

   tale specifica, a parere dell'interrogante, configurerebbe il mero carattere simbolico di una visita che, diversamente, dovrebbe essere effettiva, permettendo alla delegazione dei Radicali, come sempre accaduto nella lunga storia di partito e di movimento e come sempre accaduto anche presso istituti penitenziari minorili, di verificare effettivamente le condizioni dei reclusi, attività che necessariamente implica anche l'accesso alle sezioni detentive, agli spazi comuni e alle camere di pernottamento;

   in relazione ai chiarimenti chiesti da Blengino sul punto, attraverso ulteriore posta certificata, viene ampiamente riconosciuta e compresa l'esigenza primaria di privacy in un ambito minorile e viene data, contestualmente, massima disponibilità ad attenersi a prescrizioni di riservatezza nell'interlocuzione con i ragazzi;

   in ottemperanza, dunque, della verifica effettiva delle «condizioni di vita» dei detenuti, quantomai necessaria a fronte dell'intollerabile stato delle carceri italiane e delle condizioni di sovraffollamento cronico che le affliggono, a parere dell'interrogante il divieto di accesso per i Radicali alle sezioni detentive e alle camere di pernottamento dell'Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo rappresenta un fatto gravissimo, sia dal punto di vista pratico che sul piano simbolico, come a rappresentare una qualche volontà di nascondere lo stato delle cose –:

   se vi siano ragioni specifiche ed ulteriori, al di fuori delle consuete esigenze di riservatezza per cui, diversamente da quanto avviene in tutti gli istituti ivi compresi quelli per minori, il dipartimento preposto abbia negato alla delegazione succitata la possibilità di una visita completa alla struttura e, in tal caso, quali siano;

   se non ritenga opportuno intervenire urgentemente affinché sia consentita ai Radicali Italiani, in questa come in tutte le altre visite agli istituti penitenziari nazionali, l'effettiva possibilità di ispezionare l'Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo senza alcuna limitazione di spazio e con la contestuale garanzia di pieno rispetto delle esigenze di cautela e riservatezza necessarie in un istituto minorile.
(4-08024)


   IEZZI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti del trentanovenne accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso per la morte di Alfonsa Curiale. La sera del 20 maggio 2026 mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali all'incrocio tra via Carnia e via Deruta, è finita sul parabrezza dell'auto prima di essere scaraventata in avanti per oltre 25 metri, morendo meno di un'ora dopo il ricovero d'urgenza all'ospedale San Raffaele;

   anche la sorella di settantuno anni, che stava accompagnando la vittima, è rimasta ferita nell'impatto con la Smart nera che procedeva a forte velocità;

   il conducente è fuggito subito dopo l'incidente senza prestare soccorso, venendo rintracciato dalla polizia locale circa 40 minuti dopo nel parcheggio di un supermercato, grazie alla segnalazione fatta dalla madre dello stesso indagato. Sottoposto ai test, l'uomo è risultato avere un tasso alcolemico vicino ai due grammi per litro, quasi 4 volte il limite di legge, oltre alla positività alla cocaina;

   il pubblico ministero aveva chiesto per il trentanovenne la custodia cautelare in carcere, confermando le accuse di omicidio stradale, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti;

   la disciplina delle misure cautelari è contenuta negli articoli 273 e seguenti del codice di procedura penale:

    articolo 273 del codice di procedura penale – Presenza di gravi indizi di colpevolezza;

    articolo 274 del codice di procedura penale – Esigenze cautelari (fuga, inquinamento probatorio, reiterazione del reato);

    articolo 275 del codice di procedura penale – Principio di adeguatezza: la custodia in carcere è extrema ratio, da adottarsi solo se le misure meno afflittive risultano inidonee;

   la pronuncia della Corte di Cassazione n. 34822/2025 chiarisce che gli arresti domiciliari sono alternativi alla custodia cautelare in carcere solo in presenza della ragionevole certezza che l'imputato rispetterà le regole di auto contenimento;

   a parere dell'interrogante, i reati contestati, da quanto si apprende dalla stampa, sono inequivocabilmente gravi. L'omicidio stradale, l'omissione di soccorso e la guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti sono reati che richiedono una massima risposta contenitiva e la massima attenzione da parte degli organi preposti –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti, anche con riferimento alla eventuale prescrizione di misure di controllo con mezzi elettronici o altri strumenti tecnici;

   se non ritenga opportuno adottare iniziative normative volte a rivedere i parametri sulla base dei quali è possibile disporre le misure cautelari, soprattutto in presenza di condotte particolarmente gravi come quelle esposte in premessa.
(4-08030)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   PELUFFO e ROGGIANI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la società Bcs S.p.A., storica realtà industriale con sede ad Abbiategrasso (Milano), operante nella produzione di macchine agricole e da tempo rappresentativa di un presidio industriale e occupazionale strategico per il territorio lombardo, versa in una gravissima situazione di crisi aziendale;

   secondo quanto appreso dalle organizzazioni sindacali e dagli organi di informazione locali, già dal febbraio 2024 l'azienda avrebbe fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria, con diversi rinnovi consecutivi degli ammortizzatori sociali;

   nel settembre 2025 sarebbe stato inoltre avviato un contratto di solidarietà della durata di cinque mesi, accompagnato dall'annuncio di circa 20 esuberi, nell'ambito di un piano industriale che, tuttavia, non avrebbe prodotto i risultati attesi;

   successivamente, alla fine del mese di febbraio 2026, la società avrebbe avviato una procedura di composizione negoziata della crisi, con un cambio della dirigenza aziendale e dell'advisory incaricata della ristrutturazione;

   si apprende inoltre che sarebbe stato coinvolto un professionista specializzato in ristrutturazioni aziendali, con il ricorso a un concordato «in bianco», a fronte di una situazione debitoria ritenuta non più sostenibile dalla proprietà;

   nelle ultime settimane sarebbe stata valutata l'ipotesi di un affitto di ramo d'azienda con opzione finalizzata alla continuità produttiva e occupazionale, ma il soggetto industriale inizialmente interessato si sarebbe ritirato dopo poche settimane di interlocuzione;

   la procedura sarebbe stata prorogata di ulteriori 60 giorni per consentire la ricerca di nuovi soggetti interessati all'acquisizione o alla continuità aziendale, mentre i commissari avrebbero rappresentato la difficoltà di proseguire ulteriormente senza soluzioni concrete e immediate;

   la situazione desta forte preoccupazione per il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti e per le ricadute economiche e sociali sul territorio di Abbiategrasso e dell'area metropolitana milanese, anche alla luce del rischio di dispersione di competenze industriali e manifatturiere storiche;

   è necessario un immediato coinvolgimento del Governo al fine di monitorare l'evoluzione della crisi, favorire la ricerca di soluzioni industriali credibili e garantire la tutela occupazionale dei lavoratori interessati –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione descritta e quali iniziative urgenti intendano assumere, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare la continuità produttiva del sito Bcs di Abbiategrasso;

   se il Ministro delle imprese e del made in Italy intenda attivare un tavolo di crisi nazionale con il coinvolgimento dell'azienda, delle organizzazioni sindacali, degli enti territoriali e degli eventuali soggetti interessati a subentrare nella gestione industriale;

   quali strumenti di politica industriale e di sostegno alla reindustrializzazione il Governo intenda mettere in campo per favorire una soluzione industriale che tuteli l'occupazione e il patrimonio produttivo dell'azienda;

   quali misure di tutela del reddito e di accompagnamento occupazionale siano previste per i lavoratori coinvolti nell'attuale fase di crisi aziendale.
(5-05416)


   SOUMAHORO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   Electrolux Italia ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede l'eliminazione di circa 1.700 posizioni lavorative su un totale di circa 4.500 lavoratori;

   tratta di una crisi industriale che si riconduce non solo ad un problema relativo alla delocalizzazione delle multinazionali, ma anche ad una perdita di competitività più profonda che colpisce il sistema industriale del nostro Paese;

   uno dei punti fondamentali della crisi è da ricercarsi nella concorrenza asiatica che negli anni si è sviluppata rapidamente grazie ai minori costi dell'energia del lavoro e dell'acciaio. In particolare una strategia industriale di medio e lungo periodo sull'intero processo produttivo;

   in un'assemblea pubblica promossa da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento Electrolux di Porcia presenti le istituzioni locali si è convenuto di sviluppare un'azione unitaria coordinata per contrastare lo svuotamento produttivo della società Electrolux;

   da notizie riportate dalla stampa l'assessore regionale allo sviluppo economico Bitonci ha dichiarato, prima dell'incontro fissato al Ministero delle imprese e del made in Italy del 25 maggio 2026, che la società Electrolux ha sostenuto investimenti per circa 400 milioni di cui 131 arrivati da contributi pubblici senza contare gli incentivi di Industria 4.0 e Transizione 5.0 ed altri incentivi fiscali. Dunque ha continuato l'assessore sia chiaro che un piano in cui sia previsto un taglio lineare di 1.700 persone, senza considerare quasi 300 lavoratori a termine a cui non sarà rinnovato il contratto ed un indotto stimato in 12 mila unità dipendente in modo pesante dalle commesse della multinazionale, non lo accetteremo in alcun modo. L'assessore Bitonci, sempre secondo quando riportato dalla stampa, ha anche dichiarato che si prenderanno in considerazione solo ipotesi di rilancio di Electrolux che non è in crisi, due anni fa il bilancio era positivo. Occorre, quindi, lavorare su un sistema di regole eguale per tutti che limiti la concorrenza sleale extraeuropea e il sovraccarico di oneri per i nostri produttori. E va valutato come sostenere il settore manifatturiero dell'elettrodomestico con misure strutturali su costi, materie prime e competitività;

   il Ministro Ciriani rispondendo al question time del 20 maggio 2026 alla Camera dei deputati ha evidenziato come il piano proposto da Electrolux, che prevede circa 1.700 esuberi, sia inaccettabile e che il Governo chiederà l'immediato ritiro del piano industriale presentato e la conseguente predisposizione di un nuovo piano su cui avviare un confronto serio tra il Governo, le regioni, i sindacati al fine di tutelare i lavoratori e la continuità produttiva dell'azienda. Ancora il medesimo Ministro ha dichiarato che si aspetta dalla società Electrolux, alla luce degli aiuti statali che nel corso degli anni ha ricevuto, una maggiore responsabilità ed una strategia fondata su investimenti, innovazione e tutela della capacità produttiva –:

   quali iniziative di competenza intendano adottare per superare le gravi problematiche dovute alla delocalizzazione delle produzioni, salvaguardare l'occupazione negli stabilimenti italiani di Electrolux, nonché intervenire nelle sedi istituzionali competenti al fine di superare le gravi criticità che riguardano l'intero settore degli elettrodomestici nel nostro Paese;

   quali iniziative intendano adottare per dare garanzie e tutela ai lavoratori e alle loro famiglie compreso il ricorso agli ammortizzatori sociali ed ogni altro strumento di tutela e sostegno del reddito.
(5-05431)


   PELUFFO e FORATTINI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il fondo Investcorp, presente nel capitale di Corneliani S.p.A. da circa dieci anni con una partecipazione pari al 51 per cento delle quote societarie, ha ufficializzato la propria intenzione di uscire dalla società;

   Invitalia detiene il restante 49 per cento del capitale sociale mediante risorse pubbliche statali, nell'ambito dell'accordo sottoscritto nel 2021 finalizzato al rilancio industriale e occupazionale dell'azienda;

   presso il Ministero delle imprese e del made in Italy si è svolto un tavolo istituzionale con la partecipazione delle Rsu aziendali e delle organizzazioni sindacali Cgil e Cisl, che hanno formalmente richiesto garanzie concrete sul futuro del sito produttivo di Mantova e degli oltre 400 lavoratori impiegati;

   nell'ambito del confronto istituzionale, il tavolo di monitoraggio è stato reso permanente, con un successivo incontro già calendarizzato, e il Ministero avrebbe assunto l'impegno ad aggiornare tempestivamente le parti sociali in relazione agli sviluppi della vicenda societaria;

   permangono tuttavia forti preoccupazioni circa le modalità di uscita del socio privato Investcorp, anche alla luce dell'ipotesi di una contestuale cessione delle quote societarie, che potrebbe determinare una situazione di grave instabilità gestionale e finanziaria per l'azienda;

   in tale contesto, appare centrale il ruolo di Invitalia, chiamata ad agire in piena autonomia e nell'esclusivo perseguimento dell'interesse pubblico, della continuità industriale e della tutela occupazionale;

   secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, né il fondo Investcorp né il management aziendale avrebbero finora fornito garanzie concrete circa il mantenimento del sito produttivo di Mantova, la continuità industriale e la salvaguardia dei livelli occupazionali;

   risulta pertanto necessario assicurare che eventuali nuovi investitori presentino adeguati requisiti di solidità industriale e finanziaria, nonché un piano industriale credibile e verificabile, da sottoporre all'attenzione del Ministero e delle parti sociali;

   la vicenda Corneliani assume particolare rilevanza strategica per il tessuto produttivo mantovano e per il comparto del made in Italy di alta gamma, rappresentando un presidio industriale e occupazionale di valore storico e manifatturiero –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere, anche nell'ambito del tavolo permanente istituito presso il Ministero, al fine di accompagnare il percorso di cessione delle quote di Corneliani S.p.A., favorendo condizioni di continuità industriale e occupazionale e la definizione di un piano industriale credibile da parte di eventuali soggetti interessati all'ingresso nella società;

   se il Governo intenda vigilare affinché Invitalia eserciti un ruolo pienamente autonomo e distinto rispetto alle posizioni del socio privato uscente, a tutela dell'interesse pubblico e dei lavoratori coinvolti;

   assicuri, nell'ambito delle proprie prerogative, un monitoraggio stringente sull'attuazione del piano industriale e accompagni l'eventuale fase di transizione societaria, considerata la particolare delicatezza del momento per il futuro dell'azienda e dei suoi dipendenti;

   se il Ministro interrogato, nell'ambito delle proprie competenze e delle interlocuzioni con le parti coinvolte, intenda promuovere ogni utile iniziativa volta ad accompagnare la fase di transizione societaria, al fine di evitare elementi di discontinuità gestionale e finanziaria suscettibili di incidere negativamente sulla continuità produttiva e occupazionale dell'azienda;

   quali iniziative di competenza il Ministro intenda assumere per favorire un confronto trasparente e costante con le parti sociali e gli enti coinvolti in relazione all'evoluzione della vicenda societaria e industriale di Corneliani S.p.A.
(5-05433)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CECCHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   in questi giorni sono in atto una serie di manifestazioni dei lavoratori del Gruppo Bcs, preoccupati dalla crisi economica-finanziaria presso l'azienda, che coinvolgerebbe centinaia di lavoratori e le loro famiglie;

   da quanto si apprende dal profilo aziendale, il Gruppo Bcs è una compagnia multinazionale leader nel settore della meccanizzazione (progetta, costruisce e distribuisce macchine agricole e per la manutenzione del verde con i marchi commerciali Bcs, Ferrari e Pasquali, e macchine per la produzione di energia elettrica autonoma, motosaldatrici e torri faro, rappresentate dal marchio (Mosa), oggi il Gruppo dispone di tre stabilimenti produttivi in Italia (Abbiategrasso, Luzzara e Cusago) con circa cinquecento dipendenti dislocati nei tre siti produttivi e più della metà dei quali in forza allo storico stabilimento di Abbiategrasso, inoltre è presente con filiali in Europa (Spagna, Portogallo, Francia e Germania), in India e in Cina, con una rete di distribuzione che copre più di cento Paesi nel mondo;

   il Gruppo Bcs rappresenta, dunque, una realtà storica e un patrimonio industriale importante per tutto il territorio coinvolto, tuttavia il Gruppo starebbe attraversando una profonda crisi in quanto sarebbe in regime di concordato preventivo in continuità, procedura avviata con l'obiettivo di evitare il fallimento;

   risulta, pertanto, necessario aprire un tavolo di crisi ufficiale presso il Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) al fine di salvaguardare l'attività d'impresa, individuare nuovi investitori e partner finanziari solidi per il rilancio industriale tutelando prioritariamente l'occupazione e la continuità produttiva, anche alla luce del fatto che il Gruppo dispone di un importante portafoglio di ordini e una capacità produttiva consolidata grazie alla qualità delle maestranze e all'impiego di tecnologie di ultima generazione;

   non è tollerabile un'ulteriore crisi economica nel nostro Paese che metta a rischio centinaia di posti di lavoro; occorre tutelare l'occupazione, le famiglie dei lavoratori e le elevate professionalità presenti nel settore, altrimenti si perderà uno dei principali presidi industriali di Abbiategrasso e dell'intero comprensorio che rappresenta un'eccellenza riconosciuta della meccanica lombarda;

   è necessaria una forte azione di sensibilizzazione di tutte le istituzioni coinvolte, in un dialogo costante e costruttivo con il Gruppo, nonché il monitoraggio dell'evoluzione della procedura in atto, favorendo l'attrazione di investitori affidabili e lo sviluppo di un piano industriale capace di rilanciare il settore, evitando il rischio di licenziamenti collettivi –:

   se i Ministri interrogati non intendano, ciascuno per la propria competenza, attivarsi con riguardo alla situazione descritta relativa al Gruppo Bcs, promuovendo l'apertura del tavolo di crisi, al fine di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali, garantire la continuità produttiva e favorire l'adozione di un piano industriale idoneo al rilancio dell'intero comprensorio, adottando ogni utile misura e garanzia per la salvaguardia dei lavoratori e delle loro famiglie.
(4-07997)


   GHIRRA e FRATOIANNI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   in data 11 maggio 2026, nel corso di una riunione del coordinamento nazionale sindacale convocata a Venezia, Electrolux Italia ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di circa 1.700 posizioni lavorative su un totale di circa 4.500 addetti, pari a circa il 40 per cento della forza lavoro nazionale del gruppo;

   il piano di ristrutturazione annunciato da Electrolux, che prevede la chiusura definitiva dello stabilimento di Cerreto d'Esi e un drastico ridimensionamento dei livelli occupazionali nelle altre unità produttive italiane, si configura come l'ennesimo segnale di una crisi strutturale che sta colpendo uno dei settori più importanti del comparto metalmeccanico nazionale;

   nello specifico a Porcia verrebbe interrotta la produzione di lavasciuga, mentre a Forlì sarebbe destinata a fermarsi quella dei piani cottura, segmento che rappresenta circa un terzo dell'attività dello stabilimento romagnolo;

   come riportato da Il Sole24Ore, nel periodo tra gennaio e marzo i ricavi sono diminuiti del 9 per cento, arrivando a 29,5 miliardi di corone svedesi (circa 2,7 miliardi di euro). Il risultato operativo è negativo per 266 milioni contro l'utile di 452 milioni dello scorso anno, così come è negativo il risultato netto, che ammonta a -470 milioni contro un utile di 42 milioni;

   la crisi di Electrolux si inserisce in quella più generale del settore degli elettrodomestici in Italia, dovuta soprattutto alla diminuzione della domanda, all'aumento dei costi, al fatto che il complesso industriale italiano è diventato meno competitivo rispetto a quello di Paesi come Polonia o Romania e infine alla crescita dei produttori asiatici, in particolare cinesi;

   il Ministro interrogato, anziché soffermarsi sull'assenza di una strategia industriale del Governo idonea ad affrontare le criticità strutturali del comparto – già emerse in occasione della vertenza Beko, apertasi con quasi 2.000 esuberi e conclusasi nell'aprile 2025 con una riduzione degli stessi di circa 700 unità e con la previsione di investimenti pari a 300 milioni di euro nel nostro Paese – ha ricondotto, come solito fare, le cause della crisi a quelle che ha definito le scelte «perverse e ideologiche» del Green Deal, ritenute responsabili di aver esposto il mercato e la produzione europea alla concorrenza della Cina;

   le sigle sindacali Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm hanno proclamato lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero articolate, in maniera diversa, negli stabilimenti del Paese;

   nel frattempo è stato convocato un tavolo urgente il 25 maggio 2026 al Ministero delle imprese e del made in Italy, nel quale, il Ministro ha dichiarato la volontà di chiedere all'azienda l'immediato ritiro del piano –:

   quali urgenti iniziative di carattere strutturale, ulteriori rispetto alla necessaria richiesta di ritiro del piano, i Ministri interrogati intendano adottare al fine di promuovere una politica industriale idonea ad affrontare e contrastare le cause strutturali della crisi del comparto, prevenire i processi di delocalizzazione e garantire la continuità produttiva, nonché la tutela occupazionale dei lavoratori diretti e dell'indotto.
(4-08008)


   L'ABBATE. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:

   secondo recenti analisi internazionali e dati dell'International Solid waste association (Iswa), le donne risultano ancora sottorappresentate nei ruoli tecnici, industriali e decisionali dell'economia circolare e sovrarappresentate nelle attività meno valorizzate della filiera;

   l'Organizzazione internazionale del lavoro evidenzia come la transizione ecologica e l'economia circolare possano generare milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi anni, rendendo strategico il tema dell'accesso alle competenze e alle opportunità professionali nei settori green;

   permangono criticità nell'accesso femminile ai percorsi Stem, ai comparti industriali legati all'innovazione sostenibile e alle opportunità imprenditoriali collegate alla transizione ecologica;

   la transizione ecologica rappresenta una leva strategica non solo ambientale ma anche economica e sociale, e richiede politiche in grado di favorire inclusione, formazione e accesso alle competenze nei nuovi settori produttivi –:

   quali iniziative il Governo intenda adottare per favorire la partecipazione femminile nei settori dell'economia circolare e della transizione ecologica;

   se siano previste misure specifiche per sostenere formazione tecnica, competenze Stem e percorsi professionali femminili nei comparti green e dell'innovazione sostenibile;

   quali iniziative si intendano promuovere per favorire l'accesso delle imprese femminili alle opportunità economiche e industriali legate alla transizione ecologica.
(4-08016)


   ASCARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   è stata annunciata la chiusura del magazzino Kamila di Parma, con cessazione delle attività prevista entro l'8 agosto 2026, con conseguenti procedure di licenziamento che coinvolgerebbero circa 90 lavoratori;

   il magazzino Kamila operava quale struttura logistica legata alla movimentazione delle merci destinate ai punti vendita della cooperativa Coop Alleanza 3.0;

   secondo quanto appreso, l'attività verrebbe trasferita verso altri poli logistici, in particolare nel magazzino parzialmente automatizzato di Anzola dell'Emilia, oltre che presso altre strutture operative nel territorio emiliano-romagnolo;

   la vicenda si inserisce in un contesto già caratterizzato da importanti vertenze sindacali che hanno interessato il sito logistico negli anni 2022 e 2023, nel corso delle quali erano emerse criticità concernenti le condizioni lavorative, l'organizzazione del lavoro e il sistema degli appalti nel comparto della logistica;

   nel corso delle mobilitazioni sindacali erano state denunciate situazioni riconducibili a pratiche di forte precarizzazione del lavoro e a dinamiche definite da rappresentanti dei lavoratori come forme di «caporalato industriale»;

   desta particolare preoccupazione il possibile impatto sociale della chiusura, anche in considerazione della composizione della forza lavoro coinvolta, costituita in larga parte da lavoratori stranieri, spesso maggiormente esposti a condizioni di vulnerabilità occupazionale e sociale;

   risulta che le organizzazioni sindacali abbiano richiesto l'apertura di tavoli di crisi e di salvaguardia occupazionale a livello territoriale e regionale, al fine di verificare ogni possibile soluzione utile a garantire la continuità lavorativa e il mantenimento dei livelli occupazionali;

   appare necessario verificare se siano state adeguatamente valutate soluzioni alternative ai licenziamenti, incluse eventuali ricollocazioni presso altri siti logistici operanti all'interno della medesima filiera –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti;

   se intendano attivarsi con urgenza, per quanto di competenza, al fine di promuovere un tavolo di crisi nazionale o comunque iniziative di coordinamento con la regione Emilia-Romagna e gli enti territoriali interessati;

   se siano state avviate o risultino previste procedure di confronto tra azienda, committenza e rappresentanze sindacali finalizzate alla salvaguardia occupazionale dei lavoratori coinvolti;

   se siano stati valutati strumenti alternativi ai licenziamenti, comprese misure di ammortizzazione sociale, percorsi di riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori presso altri siti logistici riconducibili alla medesima filiera;

   quali verifiche intendano attivare, per quanto di competenza, rispetto al sistema degli appalti e subappalti nella filiera logistica interessata, con particolare riguardo al rispetto delle norme in materia di tutela del lavoro e dei diritti dei lavoratori;

   se ritengano necessario assumere iniziative normative volte a rafforzare la tutela occupazionale nei processi di riorganizzazione e automazione del settore logistico, al fine di evitare che innovazione tecnologica e ristrutturazioni aziendali producano esclusivamente effetti espulsivi sul lavoro.
(4-08022)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VIII Commissione:


   SIMIANI e ROGGIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 19 gennaio 2026 è stato inaugurato il quarto ponte di Lecco, alla presenza del Ministro interrogato, il quale – su richiesta della regione Lombardia – ha annunciato l'impegno del Ministero a inserire nel nuovo contratto di programma Ministero delle infrastrutture e dei trasporti-Anas uno stanziamento finalizzato alla realizzazione della corsia in uscita da Lecco, necessaria a garantire il doppio senso di marcia sul ponte;

   nel corso del punto stampa successivo all'inaugurazione, il Ministro interrogato ha inoltre rassicurato pubblicamente sull'impegno a destinare circa 20 milioni di euro per completare il quarto ponte con la rampa di uscita da Lecco verso Pescate;

   la realizzazione della corsia in uscita dal ponte rappresenta un intervento rilevante per la sicurezza stradale, la gestione del traffico e la piena funzionalità dell'infrastruttura;

   con nota pec n. 2832 del 17 ottobre 2025, acquisita agli atti regionali con prot. A1.2025.0876205 del 20 ottobre 2025, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha richiesto a regione Lombardia la trasmissione dell'elenco delle opere da valutare ai fini dell'inserimento nel contratto di programma Ministero delle infrastrutture e dei trasporti-Anas 2026-2030;

   in data 24 ottobre 2025 regione Lombardia ha trasmesso via mail al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti l'elenco degli interventi proposti, tra cui figura l'«Adeguamento a doppio senso del Ponte Manzoni Lecco – realizzazione corsia Sud (Lecco-Pescate)», proponendone l'inserimento nell'area «inseribilità» del nuovo contratto di programma, che prevede il finanziamento dell'opera e la programmazione delle successive fasi di progettazione e appalto;

   nell'incontro tecnico del 27 ottobre 2025, convocato dalla struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alla presenza dell'assessore regionale competente e di Anas, la richiesta è stata formalizzata ulteriormente;

   con comunicazione dell'11 febbraio 2026 (prot. S1.2026.0001358), regione Lombardia ha dichiarato di non aver ricevuto alcun riscontro dal Ministero in merito all'accoglimento delle proposte avanzate, né notizie sulle tempistiche di approvazione del contratto di programma Ministero delle infrastrutture e dei trasporti-Anas 2026-2030 –:

   quale sia lo stato dell'istruttoria in merito all'inserimento dell'intervento «Adeguamento a doppio senso del Ponte Manzoni Lecco – realizzazione corsia Sud (Lecco-Pescate)» nel contratto di programma Ministero delle infrastrutture e dei trasporti-Anas 2026-2030, con particolare riferimento alla previsione del relativo finanziamento e delle fasi di progettazione e appalto.
(5-05417)


   MORFINO, TORTO, ILARIA FONTANA e L'ABBATE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la regione Abruzzo e la provincia di Teramo dal 31 marzo al 3 aprile 2026 sono state interessate da eventi meteorologici che hanno creato gravissime criticità anche nella zona di Piane Tordino, attraversata dall'omonimo fiume, su cui dovrebbe passare il tracciato relativo al IV lotto della Teramo Mare (cosiddetta «Alternativa 2»);

   la zona è già stata interessata in passato da diversi eventi alluvionali, caratterizzati da significative esondazioni che hanno causato cedimenti degli argini e l'invasione di acqua in terreni coltivati;

   le recenti alluvioni hanno ulteriormente aggravato la situazione, causando diffusi cedimenti franosi delle sponde del fiume Tordino, tali da costituire vere e proprie scarpate in continua erosione;

   in tale contesto si inserisce il progetto definitivo della cosiddetta «Alternativa 2», di completamento della variante alla strada statale 80 «del Gran Sasso d'Italia» tra il raccordo autostradale A14 e la strada statale 16 Adriatica, che è previsto attraversi un'area classificata a rischio elevatissimo di inondazione e frane, come attestato dalle mappe di pericolosità idraulica dell'Autorità distrettuale dell'Appennino centrale (Aubac);

   il progetto – che prevede una corsia per senso di marcia e una banchina laterale, per circa 7,2 chilometri e un costo di 173 milioni di euro – è stato predisposto sulla base di un progetto di fattibilità tecnico-economica del 2018, elaborato prima dell'aggiornamento dei piani di assetto idraulico e degli ultimi eventi meteorologici estremi, e in alcuni tratti risulta posto a meno di 100 metri dal fiume Tordino, non rispettando la fascia di 150 metri prevista dalla legge n. 42 del 2004;

   l'elevatissimo rischio idraulico e geomorfologico, aggravato dai mutamenti climatici e certificato dai nuovi strumenti di pianificazione di bacino, impone una revisione delle scelte infrastrutturali nell'area, privilegiando il miglioramento e l'ampliamento della viabilità esistente rispetto alla realizzazione di nuove opere stradali in fascia fluviale –:

   se il Ministro interrogato, nell'ambito delle proprie competenze in materia di programmazione, finanziamento e realizzazione delle infrastrutture stradali e per il tramite di Anas e del commissario straordinario, non ritenga urgente riesaminare il progetto del IV lotto della Teramo Mare alla luce degli aggiornati Piani di assetto idraulico alluvioni e frane (Pai), delle criticità emerse a seguito dei recenti eventi meteo e dei vincoli paesaggistici vigenti, valutando la possibilità di abbandonare il tracciato in prossimità del fiume Tordino e di individuare soluzioni alternative che non si sviluppino all'interno della fascia fluviale, riducano l'esposizione al rischio idraulico e siano coerenti con gli obiettivi di adattamento ai cambiamenti climatici e di minimizzazione del consumo di suolo.
(5-05418)


   RUFFINO e PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la strada statale 308 «di Fondovalle Taro» costituisce un'infrastruttura viaria strategica per la provincia di Parma, garantendo il collegamento tra i centri abitati della zona montana e la viabilità principale;

   il ponte sul torrente Mozzola, ubicato al chilometro 17+570, è interessato da tempo da rilevanti criticità strutturali, tali da aver reso necessario, da parte della provincia di Parma, l'adozione di ordinanze di modifica del traffico, con l'istituzione di un bypass provvisorio, la deviazione di una parte del traffico sulla viabilità ferroviaria esistente e l'introduzione di stringenti limitazioni di velocità e di massa per i veicoli in transito;

   al fine di superare tali criticità, l'intervento di nuova costruzione del ponte sul rio Mozzola è stato inserito nel decreto interministeriale 3 gennaio 2020, n. 1, con un finanziamento complessivo pari a 3,5 milioni di euro;

   successivamente, la provincia ha indetto una procedura di gara per l'appalto dei lavori di demolizione e ricostruzione del ponte sul rio Mozzola, risultata poi deserta;

   le competenze sulla strada statale 308 sono successivamente rientrate nella titolarità di Anas, che ha quindi assunto il ruolo di soggetto attuatore;

   dai successivi confronti tra Anas e l'amministrazione provinciale emerge che l'aggiornamento del quadro economico dell'intervento, alla luce dell'applicazione dell'elenco prezzi Anas 2022 rev. 2, comporta una maggiorazione dell'importo complessivo fino a circa 5,4 milioni euro;

   emerge, inoltre, che occorre procedere alla stipula di un'apposita convenzione tra provincia di Parma, Anas e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per formalizzare il passaggio di competenze, regolare il recupero delle spese già sostenute dalla provincia e disciplinare l'attuazione dell'opera;

   Anas ha rappresentato che il maggiore fabbisogno economico, quantificato in circa 2 milioni di euro, dovrebbe essere coperto mediante apposito stanziamento a valere sul Fondo maggiori fabbisogni e sul Fondo maggiori costi per progetti in fase di approvazione del contratto di programma 2021-2025 tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Anas. Nonostante il contratto sia stato approvato ed aggiornato, non risultano stanziati i fondi necessari all'opera in oggetto;

   l'intervento di ricostruzione del ponte risulta sostanzialmente bloccato, con permanenti disagi per cittadini, imprese e autotrasportatori che utilizzano quotidianamente la strada statale 308 ed è dunque assolutamente prioritario garantire il ripristino di condizioni adeguate di sicurezza e fluidità del traffico nonché di resilienza dell'intera rete viaria del bacino del Po –:

   quali tempi preveda per l'attivazione della fase realizzativa dell'opera.
(5-05419)


   FABRIZIO ROSSI e MATTIA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la strada statale 223 di Paganico (Grosseto-Siena) è un'arteria viaria di primaria importanza strategica, che assicura il collegamento tra Grosseto, il capoluogo di regione Firenze e l'autostrada del sole A1, configurandosi come asse portante della viabilità della Toscana meridionale e nazionale;

   il 19 maggio 2023, a causa di uno smottamento del rilevato stradale al chilometro 14.00 sul viadotto «Cerro Sughero», l'Anas ha disposto la chiusura della corsia di marcia dal chilometro 14+800 al chilometro 13+300 in direzione Grosseto, riducendo la circolazione alla sola corsia di sorpasso;

   tale forte limitazione della carreggiata crea, specialmente nei fine settimana e nei mesi estivi, imponenti e cronici rallentamenti veicolari, aumentando considerevolmente la pericolosità della strada, il rischio di sinistri e arrecando gravissimi disagi a residenti, imprese e visitatori;

   sulla problematica l'interrogante ha già presentato l'atto a risposta immediata n. 5-03158 nella seduta del 26 novembre 2024, a cui il Ministero interrogato aveva fornito riscontro scritto il giorno successivo, 27 novembre 2024;

   nella suddetta risposta ufficiale, il Ministero – sulla base degli elementi forniti da Anas – rassicurava gli interroganti circa l'avvenuta conclusione della progettazione definitiva e l'avvio delle procedure per l'affidamento dei lavori, la cui partenza veniva tassativamente programmata «entro il prossimo mese di gennaio (2025)», con l'obiettivo di concludere l'intervento e riaprire pienamente la corsia di marcia «entro la fine del primo semestre del 2025, in prossimità dell'avvio della stagione estiva»;

   alla data odierna, ben oltre i termini fissati nel cronoprogramma ministeriale e alle porte di una nuova e imminente stagione estiva, i lavori di ripristino definitivo non hanno ancora avuto effettivo seguito e il tratto viario in oggetto versa ancora nelle medesime, critiche condizioni di parziale chiusura;

   il comparto turistico ed economico della Maremma non può ulteriormente tollerare i danni d'immagine ed economici derivanti da questo perenne imbuto viario, e che la sicurezza stradale dei cittadini deve essere garantita con urgenza e massima priorità –:

   quali siano i motivi e i fattori ostativi che hanno causato il mancato rispetto del cronoprogramma precedentemente comunicato da Anas il 27 novembre 2024 e, conseguentemente, quali iniziative urgenti di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di intimare alla società concessionaria l'immediato avvio dei lavori e conoscere la data certa e definitiva per il ripristino della doppia corsia di marcia sulla strada statale 223 in direzione Grosseto.
(5-05420)


   MAZZETTI e CORTELAZZO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   a inizio del mese di maggio 2026 la Commissione europea ha presentato le linee guida per accompagnare gli Stati membri nell'ultimo miglio del NextGenerationEU. In considerazione degli eventi geopolitici in corso, la maggiore flessibilità introdotta consente agli Stati di presentare revisioni mirate entro il 31 maggio 2026. L'Italia ha già chiesto sette revisioni, l'ultima delle quali necessaria a sbloccare la nona rata;

   le scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza restano inderogabilmente fissate, 30 giugno 2026 per la conclusione degli interventi finanziati, anche parzialmente, con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e la scadenza del 31 agosto 2026 per la rendicontazione finale dei target e milestone, per tutti gli interventi finanziati con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Entro quest'ultima data andranno completati gli obiettivi legati alla decima e ultima rata di 28,4 miliardi di euro, che per l'Italia sono 159, quasi il triplo delle 9 tappe precedenti;

   sui 194,4 miliardi di euro complessivi che costituiscono il Piano italiano circa 23,8 miliardi potranno essere utilizzati anche dopo agosto 2026 perché confluiti in veicoli finanziari speciali;

   ad aprile 2026 il Governo ha emanato le linee guida contenenti le indicazioni operative per la conclusione degli interventi e la rendicontazione finale di target e milestone contenenti indicazioni che hanno fatto chiarezza su come procedere con i lavori, soprattutto per le imprese impegnate nelle opere pubbliche del Piano nazionale di ripresa e resilienza e per i soggetti attuatori;

   in questa particolare fase, a pesare sull'ultimo miglio nei cantieri aperti è in primo luogo il rincaro dei materiali generato dalla guerra in Iran, con aumenti che vanno dal 30 al 70 per cento dei materiali essenziali. Sono segnalati anche ritardi nell'erogazioni delle risorse destinate alle precedenti misure di contrasto al caro materiali –:

   se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, adottare iniziative normative volte a consentire che, ai fini del conseguimento del target del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il certificato di ultimazione dei lavori possa essere emesso anche in pendenza delle lavorazioni marginali, intese come opere residuali o di dettaglio che non incidono sulla piena funzionalità, utilizzabilità o messa in esercizio dell'opera, e che i termini previsti dal contratto per il rilascio del collaudo tecnico-amministrativo o del certificato di regolare esecuzione dei lavori possano essere protratti di 120 giorni oltre la data di ultimazione delle lavorazioni marginali.
(5-05421)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BOSCAINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   come riportato da recenti notizie di stampa (www.larena.it del 20 maggio 2026), nei giorni scorsi Rfi (Rete ferroviaria italiana) ha dichiarato che, ad oggi, è stata sviluppata una prima fase del progetto di fattibilità tecnico concernente la realizzazione di fermata Tav sul basso Garda, come ribadito anche nel corso di alcuni interventi del Ministro interrogato e del Ministro del turismo;

   ad oggi, sempre secondo Rfi sono stati avviati ulteriori approfondimenti tecnici alla luce significativo valore economico delle opere rispetto a quello del precedente progetto preliminare, per cui è stato necessario procedere all'aggiornamento dell'analisi costi benefici, in fase di elaborazione, in considerazione dell'evoluzione degli scenari infrastrutturali e della domanda turistica dell'area gardesana;

   come previsto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con la regione Lombardia, in attuazione della delibera Cipe 42/2017, lo studio individua una soluzione localizzata nel comune Desenzano del Garda, a Ovest del casello autostradale di Sirmione, sul tracciato della nuova linea Av/Ac, attualmente in fase di realizzazione, minimizzando interferenze e modifiche alle infrastrutture esistenti;

   si tratta di una fermata che era già in essere nel 2018 quando Rfi aveva affidato lo studio di fattibilità della nuova stazione per il basso Garda, che rilevava come il modello di esercizio prevedesse 26 coppie di treni per l'A/V con 14 fermate previste a Desenzano e 12 a Peschiera del Garda. Allo stato attuale si è giunti a 39 coppie, pari a 78 treni al giorno;

   sulla vicenda il sindaco di Peschiera del Garda ha espresso grande preoccupazione per il possibile ridimensionamento delle fermate AV attuali con l'entrata in funzione della nuova linea Brescia-Verona. Sulla linea storica resterebbero soltanto i treni regionali e quelli locali, per cui l'assenza di collegamenti veloci penalizzerebbe notevolmente la fermata di Peschiera del Garda che rappresenta un elemento fondamentale per il collegamento con le altre grandi città, in un'area strategica come quella del lago di Garda che costituisce la più vasta superficie lacustre italiana (circa 370 chilometri quadrati) e fondamentale elemento di connessione tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, volano per lo sviluppo di un'economia fondata sul turismo internazionale, sul settore enogastronomico e sulle attività artigianali e produttive –:

   se il Ministro in interrogato intenda fornire chiarimenti sullo stato attuale della realizzazione del progetto relativo alla alta velocità nell'area del basso Garda e, alla luce di quanto descritto in premessa, se la fermata dell'alta velocità nel basso Lago possa ricomprendere anche la stazione di Peschiera del Garda, al fine di garantire il collegamento quotidiano con le altre grandi città consentendo così ai pendolari, ai turisti ed ai cittadini di potersi spostare con facilità nell'intera area e raggiungere le grandi città.
(5-05437)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GRIPPO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la linea ferroviaria con servizio in regime di circolazione tranviaria «Roma-Pantano» – limitata dal 2015 a Centocelle e storicamente nota come «Trenino giallo» – risulta sospesa dal 4 marzo 2026, a seguito di un incidente verificatosi nel tratto a binario unico nei pressi di Ponte Casilino;

   secondo numerose ricostruzioni giornalistiche e tecniche, la sospensione del servizio sarebbe stata prescritta da Ansfisa, a causa di standard impiantistici non conformi a una ferrovia;

   tale prescrizione – a cui non è stato possibile risalire – qualora confermata risulterebbe in palese contrasto con le disposizioni del nuovo decreto dirigenziale Ansfisa Mit n. 214 del 25 settembre 2025, il quale per i tram-treno in servizio tranviario su sede ferroviaria prescrive la sola dotazione delle «funzioni di sicurezza previste per la circolazione di tram su infrastrutture tranviarie con caratteristiche assimilabili»;

   la mancata applicazione delle novazioni di cui al citato decreto determinerebbe una sospensione potenzialmente irragionevole, con conseguenti gravi criticità per migliaia di utenti e cittadini romani, in particolar modo dei quartieri Pigneto, Torpignattara e Centocelle;

   a parere dell'interrogante, la sostituzione del servizio tram-treno con linee autoservizi sostitutivi risulta, altresì, attualmente insufficiente rispetto alla capacità e alla capillarità del servizio precedentemente assicurato dalla ferrovia;

   inoltre, la cessazione dell'esercizio oltre un anno prima dell'avvio effettivo dei cantieri della futura linea tranviaria sostitutiva, il cui finanziamento è stato stanziato con decreto ministeriale n. 235 dell'8 giugno 2020, appare – allo stato – ingiustificata –:

   se sia a conoscenza della situazione relativa alla sospensione della ferrovia Roma-Centocelle;

   se risulti confermata l'emanazione di una prescrizione di sospensione da parte di Ansfisa e, in caso affermativo, quale siano le sue valutazioni alla luce delle disposizioni di cui al decreto dirigenziale Ansfisa Mit n. 214 del 25 settembre 2025;

   se non ritenga opportuno promuovere l'avvio immediato di un tavolo tecnico che coinvolga Ministero, Ansfisa, Atac, regione Lazio e Roma capitale per garantire una rapida riattivazione del servizio, nonché valutare misure di potenziamento dei servizi sostitutivi, al fine di mitigare gli impatti relativi alla sospensione della linea ferroviaria sugli utenti.
(4-08003)


   TUCCI, BARZOTTI, FEDE e IARIA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la società Stretto di Messina S.p.A., controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, è stata riattivata dal Governo nel 2023 interrompendone il percorso di liquidazione, con il compito di curare la realizzazione del progetto del Ponte sullo Stretto;

   secondo dati resi pubblici dalla stampa, aggiornati ai primi mesi del 2026, la società conterebbe attualmente 114 dipendenti, di cui 21 dirigenti e 93 funzionari, con un costo complessivo del personale pari a circa 11,5 milioni di euro annui;

   sempre secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il costo complessivo dei dirigenti sarebbe cresciuto da circa 4,5 milioni di euro nel 2024 a circa 6 milioni di euro nel 2026;

   risulterebbero inoltre almeno quattro dirigenti con compensi superiori al tetto dei 240 mila euro previsto per le società pubbliche, in virtù di deroghe normative introdotte dalla maggioranza di Governo;

   in particolare, sarebbero stati riconosciuti compensi superiori a tale limite fino a circa 360 mila euro annui;

   l'aumento dei costi della struttura manageriale avviene in assenza dell'avvio effettivo dei cantieri dell'opera, il cui cronoprogramma ha subito nel tempo ripetuti rinvii;

   dichiarazioni pubbliche del Ministro interrogato Matteo Salvini e dei vertici della società avevano infatti indicato l'apertura dei cantieri prima nell'autunno del 2024, poi nella primavera del 2025, successivamente entro la fine del 2025 e, infine, nell'ultimo trimestre del 2026;

   permane inoltre il nodo relativo alla delibera del Cipess e alla relativa registrazione presso la Corte dei conti, passaggio essenziale ai fini dell'effettiva prosecuzione dell'iter realizzativo dell'opera –:

   quali siano le ragioni che hanno determinato il significativo incremento del costo del personale e, in particolare, della dirigenza della società Stretto di Messina S.p.A.;

   quali criteri siano stati adottati per la determinazione dei compensi riconosciuti ai dirigenti della società e quali specifiche deroghe normative abbiano consentito il superamento del limite dei 240 mila euro annui previsto per le società pubbliche;

   se il Ministro interrogato ritenga coerente l'incremento dei costi della struttura amministrativa e manageriale con l'attuale stato di avanzamento dell'opera, considerato che i cantieri non risultano ancora avviati;

   quale sia, allo stato attuale, il cronoprogramma effettivo e definitivo per l'apertura dei cantieri e l'inizio dei lavori;

   quali siano le criticità emerse nel procedimento relativo alla delibera Cipess e quali siano i tempi previsti per la sua trasmissione alla Corte dei conti;

   se il Governo intenda adottare iniziative volte a garantire maggiore trasparenza sui costi sostenuti dalla società e sull'utilizzo delle risorse pubbliche destinate al progetto del Ponte sullo Stretto;

   se, alla luce dei continui rinvii dell'avvio dei lavori, dell'assenza allo stato attuale di cantieri effettivamente operativi e del permanere di rilevanti criticità autorizzative e procedurali, non ritenga opportuno rivalutare complessivamente la prosecuzione del progetto del Ponte sullo Stretto e destinare le ingenti risorse pubbliche previste per l'opera ad interventi ritenuti più urgenti e prioritari per i territori della Calabria e della Sicilia, anche alla luce delle dichiarazioni pubbliche rese nel tempo dal Ministro interrogato circa l'avvio dei lavori entro il 2024, successivamente entro il 2025 e poi entro la fine della legislatura.
(4-08006)

INTERNO

Interrogazioni a risposta immediata:


   SALA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nel secondo semestre del 2025 nel territorio della provincia di Monza-Brianza si sono registrate rilevanti criticità inerenti alle tempistiche relative alle procedure per il rilascio dei passaporti con attese che oscillavano tra i 2 e i 4 mesi;

   nei primi mesi del 2026 si è registrato un miglioramento nelle tempistiche precedenti delle procedure di rilascio, ma la questura di Monza deve affrontare un numero di richieste molto elevato che si aggira in media in cinquantamila richieste l'anno;

   a fronte del grande volume di richieste il personale addetto risulta essere di nove unità a fronte delle dodici del 2025, riduzione ascrivibile in parte al pensionamento dei lavoratori e in parte ai trasferimenti;

   il territorio della provincia di Monza-Brianza è caratterizzato da forte incidenza imprenditoriale con 63.288 imprese attive nel trimestre del 2026;

   il gran numero di imprese presenti sul territorio produce un'incidenza sulla richiesta di rinnovo passaporti ed è fondamentale che i tempi di rilascio non siano lunghi;

   se, come sottolineato in precedenza, è in corso un miglioramento nelle tempistiche di rilascio dei passaporti, l'attuale numero di unità addette della questura potrebbe dare vita a ulteriori fasi di criticità in concomitanza con i periodi di ferie –:

   se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative in merito a quanto riportato in premessa.
(3-02692)


   BOSCHI, GADDA, FARAONE, DEL BARBA, BONIFAZI, GIACHETTI e MADIA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi mesi, la città di Palermo è stata teatro di gravi episodi di violenza e di una preoccupante recrudescenza delle attività criminali e mafiose, che destano allarme sociale e richiedono un'immediata e incisiva risposta da parte delle istituzioni;

   in particolare, tra marzo e aprile 2026, si è registrata una serie di attacchi con armi da guerra: raffiche di kalashnikov hanno colpito il deposito di «Sicily by car» in via San Lorenzo, un'autorimessa a Sferracavallo e, il 25 aprile 2026, il ristorante «Al Brigantino», dove sono stati esplosi circa 30 proiettili. Questi episodi si sommano ai raid incendiari di marzo 2026 contro furgoni, escavatori e tabaccherie a Brancaccio, dove le indagini hanno ricostruito 18 episodi di estorsione con richieste fino a 17.000 euro annui;

   parallelamente, le inchieste sul mandamento di San Lorenzo Tommaso Natale hanno svelato una complessa struttura dedita al traffico di stupefacenti in accordo con il clan calabrese Bellocco, utilizzando piattaforme criptate (come «No1bc») e infiltrando l'economia legale, specialmente nell'edilizia e nelle truffe sui bonus fiscali. Preoccupa, inoltre, il ritorno nei quartieri di numerosi boss storici scarcerati per fine pena, figure che, come evidenziato dal procuratore Maurizio de Lucia, rischiano di riprendere il controllo delle dinamiche criminali;

   in ultimo, desta estremo allarme la sparatoria avvenuta la notte del 25 maggio 2026 quando, durante una violenta rissa nelle zone della movida, l'esplosione di colpi d'arma da fuoco ha causato il ferimento di una giovane di 22 anni. Tale episodio, avvenuto in un'area densamente frequentata, conferma un'escalation di violenza che mette a rischio l'incolumità dei cittadini –:

   quali iniziative urgenti intenda adottare il Ministro interrogato per rafforzare il controllo del territorio a Palermo, per impedire la riorganizzazione dei clan mafiosi e contrastare efficacemente l'uso di armi da guerra, le attività estorsive e il traffico di droga gestiti dai clan, in particolare nelle zone della movida e nei quartieri maggiormente interessati da fenomeni di criminalità organizzata, al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e prevenire ulteriori episodi di violenza.
(3-02693)


   ZANELLA, FRATOIANNI, BONELLI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   a gennaio 2026, come segnalato dall'agenzia Reuters, l'Ungheria ha concesso asilo politico all'ex Ministro della giustizia polacco, Zbigniew Ziobro. Alla luce di tale provvedimento, Ziobro si è sottratto a 26 capi di imputazione, che gli vengono contestati dai pubblici ministeri in Polonia: in particolare, l'organizzazione di un'associazione criminale, che avrebbe sottratto 35 milioni di euro destinati alle vittime dei crimini, e l'acquisto illegale del sistema di spionaggio israeliano Pegasus, utilizzato per sorvegliare gli oppositori politici. Capi di imputazione per i quali rischia una pena fino a 25 anni di carcere;

   il 5 febbraio 2026 il tribunale di Varsavia ha disposto l'arresto preventivo di Ziobro;

   dopo le elezioni ungheresi del 12 aprile 2026 e la sconfitta di Orban, il neo Premier Magyar ha dichiarato: «l'Ungheria non sarà più una discarica per criminali ricercati a livello internazionale» – facendo esplicito riferimento a Ziobro e lasciando intendere che lo avrebbe estradato;

   il 10 maggio 2026, in un'intervista rilasciata alla tv polacca di destra Republika, Ziobro ha dichiarato di essere negli Stati Uniti. L'attuale Ministro della giustizia polacco, Zurek, ha chiesto spiegazioni alle autorità statunitensi. Solo pochi giorni prima, infatti, l'ambasciatore Usa a Varsavia, Rose, aveva assicurato al Ministro degli esteri, Sikorski, che Washington non avrebbe protetto l'ex Ministro;

   sempre Reuters ha riferito che il Vice Segretario di Stato americano Christopher Landau ha dato istruzioni ad alti funzionari del Dipartimento di Stato di approvare un visto per Ziobro, consentendogli di fuggire negli Stati Uniti dall'Ungheria. All'ex Ministro, infatti, le autorità polacche avevano revocato il passaporto;

   secondo Newsweek, la fuga sarebbe avvenuta attraverso la Serbia. Ad agevolarlo, un'auto con targa governativa ungherese fornita dall'Esecutivo uscente di Budapest. Giunto in Serbia, l'ex Ministro avrebbe disposto di un passaporto per rifugiati, sul quale è stato applicato il visto statunitense;

   il portavoce della procura polacca Nowak, secondo quanto riportato da Reuters il 20 maggio 2026, ha dichiarato ai giornalisti: «Da diversi giorni disponiamo di informazioni ufficiali secondo cui l'indagato, Zbigniew Ziobro, ha lasciato l'Europa il 9 maggio ed è volato da Milano (...) a New York in aereo» –:

   se il Ministro interrogato risulti a conoscenza delle modalità con le quali Ziobro ha raggiunto l'Italia e, come indicato dalla procura polacca, del fatto che sia partito per gli Stati Uniti dall'aeroporto di Milano-Malpensa, nonché dei motivi per i quali non sia stata data tempestiva comunicazione alle autorità polacche – alla luce della disposizione d'arresto – così favorendo la dovuta collaborazione con le stesse.
(3-02694)


   IEZZI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   dal suo insediamento il Governo ha attivato iniziative volte a contrastare in maniera efficace i flussi migratori illegali verso l'Italia e, contestualmente, a potenziare le misure per assicurare il rimpatrio degli immigrati irregolari che non hanno diritto a rimanere nel nostro Paese;

   ad attestare l'efficacia di tali politiche sono i più recenti dati forniti dal Ministero dell'interno che hanno registrato per gli arrivi un calo del 60 per cento e per i rimpatri un aumento del 52 per cento nel 2025 rispetto al 2022 e con un trend in costante crescita;

   al fine di garantire l'effettiva esecuzione dei provvedimenti di espulsione, di rilevante importanza sono i centri di permanenza per il rimpatrio, già previsti nell'ordinamento italiano e imposti dalla normativa europea, sia nella direttiva n. 115 del 2008 sia nel prossimo regolamento, parte del Patto sulla migrazione e l'asilo, per accelerare e uniformare le espulsioni;

   proprio con l'intento di potenziarne l'operatività e la presenza sul territorio, anche in attuazione dell'articolo 19 del decreto-legge n. 13 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 46 del 2017 e con importanti investimenti nelle leggi di bilancio approvate nel corso della XIX legislatura per darne fattiva attuazione, il Governo ha adottato diverse misure, nonché da ultimo il decreto-legge n. 124 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 162 del 2023, che, all'articolo 21, inserisce i centri di permanenza per il rimpatrio tra le opere destinate alla sicurezza e alla difesa;

   difatti, tali strutture consentono non solo l'identificazione dell'immigrato irregolare e i conseguenti adempimenti amministrativi ai fini dell'effettivo rimpatrio, ma, sotto il profilo della sicurezza, anche la possibilità di trattenere soggetti, nella maggior parte autori di gravissimi reati, la cui libera circolazione sul territorio, nelle more dell'espulsione, rappresenterebbe un enorme pericolo per le nostre comunità;

   più recentemente si è avuta notizia della prossima attivazione di un centro di permanenza per il rimpatrio a Trento e di un altro in Campania, che al momento ne è priva, quest'ultimo precisamente in località «La Piana» di Castel Volturno, in provincia di Caserta, essendo prevista per il 28 maggio 2026 la scadenza del termine per la presentazione delle offerte al relativo bando;

   tale struttura consentirà di avere di un ulteriore importante strumento per contrastare l'immigrazione illegale e garantire maggiore sicurezza, a supporto dei presidi delle forze di polizia già in essere per il controllo del territorio –:

   quali siano le iniziative ad oggi intraprese e quali gli intendimenti rispetto all'implementazione dei centri di permanenza per il rimpatrio.
(3-02695)


   LUPI, ALESSANDRO COLUCCI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 9 della Costituzione della Repubblica italiana afferma che la Repubblica tutela «l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni»;

   la qualità della vita dei giovani rappresenta un valore imprescindibile di sviluppo sociale ed economico, anche e soprattutto per le principali città del Paese, dove le nuove generazioni cercano opportunità di riscatto sociale, benessere e lavoro;

   il 25 maggio 2026 il quotidiano Il Sole 24 ore ha pubblicato i risultati della sesta edizione dell'indagine su «Qualità della vita per fasce d'età», che anticipa la storica classifica che misura la qualità di vita nelle province italiane. L'edizione 2026 ha ampliato il numero degli indicatori territoriali su cui valutare la qualità della vita delle fasce d'età – 0-14 anni, 15-35 anni e over 65 anni – che sono passati da 15 a 20 per ogni fascia generazionale, per un totale di 60 statistiche provinciali certificate;

   oltre alle classifiche territoriali, il quotidiano include anche un sondaggio qualitativo realizzato da Eumetra in collaborazione con la Fondazione Fair con interviste a un campione di giovani tra i 18 e i 35 anni. L'indagine restituisce l'immagine di una generazione meno preoccupata esclusivamente del lavoro e più orientata verso l'equilibrio personale, anche con riferimento all'impatto della percezione di sicurezza personale: salute mentale, relazioni affettive e tempo libero vengono considerati prioritari rispetto all'occupazione e al reddito;

   alcuni centri urbani tra i più sviluppati del Paese, tra cui la città di Milano, non sono tra i comuni dove i ragazzi tra i 15 e i 35 anni vivono meglio, con risultati negativi per esempio riferiti allo spazio abitativo e alla percezione della sicurezza –:

   quali ulteriori iniziative di competenza intenda intraprendere per assicurare la sicurezza dei giovani, alla luce delle loro esigenze di vita, soprattutto nei centri urbani che raccolgono buona parte della popolazione fra i 18 e i 35 anni e in cui la percezione della sicurezza si mantiene su livelli insufficienti, anche sollecitando nuove azioni da parte delle istituzioni locali.
(3-02696)


   BIGNAMI, KELANY, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, URZÌ, DE CORATO, MAIORANO, MICHELOTTI, MURA e SBARDELLA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   i recenti episodi verificatisi a Torino in occasione del derby fra Torino e Juventus, culminati in scontri tra gruppi ultras e forze dell'ordine, con il ferimento di numerosi operatori di polizia, confermano come il fenomeno della violenza legata al tifo organizzato continui a rappresentare una sfida importante sul piano dell'ordine pubblico e della sicurezza;

   ancora una volta le forze dell'ordine hanno dimostrato grande professionalità, equilibrio e capacità operativa nel contenere situazioni ad alto rischio, garantendo la sicurezza dei cittadini ed evitando conseguenze ancora più gravi;

   il Governo, fin dal proprio insediamento, ha posto particolare attenzione al tema della sicurezza nelle manifestazioni sportive, rafforzando gli strumenti di prevenzione e contrasto della violenza negli stadi, valorizzando il ruolo dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive e sostenendo l'attività di coordinamento tra prefetture, questure e società sportive;

   l'attività dell'Osservatorio rappresenta oggi un punto di riferimento fondamentale per il monitoraggio dei profili di rischio, la pianificazione dei servizi di ordine pubblico e l'individuazione delle misure preventive più efficaci, contribuendo in maniera significativa alla riduzione di numerosi episodi di violenza registrata negli anni passati;

   gli episodi di Torino dimostrano, tuttavia, come persistano sacche di criminalità organizzata e gruppi violenti che utilizzano gli eventi sportivi come occasione di scontro e di aggressione alle forze dell'ordine, danneggiando l'immagine dello sport e mettendo a rischio la sicurezza di tifosi e cittadini;

   appare, pertanto, necessario proseguire con determinazione lungo il percorso di rafforzamento degli strumenti di prevenzione, intelligence e repressione già avviato dal Governo, anche attraverso l'ulteriore valorizzazione del lavoro svolto dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive –:

   quali ulteriori iniziative di competenza il Governo intenda promuovere per rafforzare il sistema di prevenzione e contrasto della violenza legata al tifo organizzato e migliorare le attività di monitoraggio dei gruppi ultras violenti, di coordinamento tra le autorità competenti e di prevenzione dei rischi per l'ordine pubblico, anche attraverso il lavoro dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive.
(3-02697)

Interrogazione a risposta orale:


   KELANY, BIGNAMI e FILINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   sabato 16 maggio 2026 il cittadino italiano di origine marocchina Salim El Koudri ha travolto con la sua auto diversi passanti nel centro di Modena, ferendo almeno 15 persone, alcune in modo gravissimo;

   le modalità e la dinamica della tentata strage, con l'auto lanciata ad alta velocità in una zona pedonale con movimenti a «zig-zag» volti a colpire il maggior numero possibile di persone, e la successiva fuga dell'autore del gesto armato di un grosso coltello, con cui ha ferito un cittadino intervenuto per fermarlo, ricorda quella di attentati terroristici avvenuti in Europa, in particolar modo a Nizza e Berlino;

   un'inchiesta della trasmissione di Mediaset Fuori dal Coro ha rivelato che in uno dei telefoni cellulari di proprietà di El Koudri sarebbe stato trovato almeno un video di violenza «molto significativo» e che il video dell'azione di El Koudri sarebbe stato rilanciato su alcuni siti riconducibili ad ambienti jihadisti, accompagnato da commenti in arabo come: «non ho mai visto nessuno più coraggioso» e «Allah possa concedergli il paradiso»;

   nella moschea che El Koudri e suo padre frequentavano, diversi fedeli, intervistati dalla trasmissione Mediaset Fuori dal Coro, hanno affermato che a Modena si sarebbe verificato un semplice «incidente», senza condannare l'accaduto –:

   se risultino elementi, per quanto di competenza, in ordine alla possibile riconducibilità del gesto criminale compiuto da Salim El Koudri al fondamentalismo islamista.
(3-02702)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CARMINA e CHERCHI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nella notte tra il 5 e il 6 maggio 2026, nel comune di Caltagirone (Catania), un incendio di natura dolosa ha distrutto l'esercizio commerciale denominato «Atlantic City», di proprietà di un consigliere comunale in carica;

   secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni dei vigili del fuoco, non vi sarebbero dubbi sulla matrice dolosa dell'evento;

   l'episodio si configura come un atto di particolare gravità, idoneo a generare allarme sociale e a colpire non solo un'attività economica, ma anche un rappresentante delle istituzioni locali;

   in diversi territori si registra una crescente diffusione di atti intimidatori e criminali, spesso favorita da una percezione di insufficiente presenza dello Stato in termini di prevenzione e controllo;

   l'Osservatorio sui conti pubblici italiani ha stimato tra Guardia di finanza, carabinieri e polizia di Stato, per il 2025, carenze di organico rispetto all'organico teorico di quasi 29 mila agenti;

   maggiormente esposti a dette carenze risultano essere gli enti locali qualificati come deficitari o dissestati ai sensi del Titolo VIII del decreto legislativo n. 267 del 2000, come il comune di Caltagirone, soggetti a rigidi controlli centrali sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale da parte della Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali e, pertanto, impossibilitati a procedere all'incremento di personale da destinare ad attività di polizia locale e presidio del territorio –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per rafforzare i presidi di sicurezza nei territori;

   se non ritenga necessario incrementare gli organici e i mezzi delle forze dell'ordine, nonché potenziare i sistemi di controllo e videosorveglianza;

   se non ritenga adottare iniziative di carattere normativo volte a prevedere, con specifico riferimento agli enti locali di cui al Titolo VIII del decreto legislativo n. 267 del 2000, una disciplina derogatoria finalizzata a consentire investimenti pubblici e assunzioni di personale nel comparto della sicurezza;

   quali misure intenda intraprendere per garantire maggiore tutela agli operatori economici esposti a rischi di intimidazione e criminalità.
(4-07995)


   FORNARO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il «decreto sicurezza 2026» (decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2026 n. 54) ha modificato la legge n. 110 del 18 aprile 1975 in materia del controllo delle armi e degli strumenti atti a offendere;

   il nuovo articolo 4-quater della legge n. 110 del 1975 stabilisce il divieto di vendere ai minori di diciotto anni strumenti da punta o da taglio atti a offendere. La norma precisa che il venditore, nell'esercizio dell'attività commerciale, ha l'obbligo di richiedere un documento d'identità all'acquirente, salvo che la maggiore età sia evidente;

   per quanto riguarda la vendita online, la legge impone al venditore di adottare tutte le modalità idonee a impedire l'acquisto da parte di minorenni ma non indica espressamente quali strumenti tecnici debbano essere utilizzati. Stabilendo, inoltre, che queste modalità vengano applicate entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge che ha convertito il decreto;

   ciò lascia i venditori nell'indeterminatezza di quali strumenti adottare per rispettare la legge, con il rischio di avvalersi di sistemi inadeguati e di incorrere in possibili contestazioni o sanzioni –:

   se ritenga di adottare iniziative di competenza, anche normative, al fine di chiarire quali modalità possa adottare il venditore per impedire l'acquisto degli strumenti indicati dalla legge, rientrando nel rispetto della stessa, evitando così di incorrere in possibili sanzioni.
(4-08000)


   ALFONSO COLUCCI, GIULIANO e DONNO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da organi di stampa nazionali e locali, nella tarda serata del 24 maggio 2026, a San Giovanni Rotondo, un uomo di circa cinquant'anni sarebbe stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco all'addome mentre si trovava all'esterno della propria abitazione;

   la vittima è stata trasportata presso una struttura ospedaliera, dove risulta tuttora ricoverata, mentre le indagini sono affidate ai carabinieri; secondo le prime ricostruzioni giornalistiche, la pista al momento maggiormente accreditata sarebbe quella di contrasti maturati nell'ambito di rapporti familiari;

   l'episodio si inserisce in un quadro territoriale che continua a registrare episodi di violenza armata, intimidazioni e gravi fenomeni criminosi nella provincia di Foggia, rispetto ai quali il sottoscritto interrogante ha già presentato plurimi atti di sindacato ispettivo, rimasti tuttavia privi di risposta, circostanza che appare sintomatica di una perdurante insufficiente attenzione istituzionale verso le criticità e i problemi di sicurezza che interessano quei territori;

   la reiterazione di episodi che vedono l'utilizzo di armi da fuoco, anche in contesti urbani e abitati, continua ad alimentare un diffuso clima di insicurezza nella popolazione e richiede un rafforzamento concreto delle attività di prevenzione e controllo del territorio;

   San Giovanni Rotondo rappresenta inoltre una realtà urbana e territoriale di particolare rilievo, con una popolazione di circa 27 mila abitanti e una costante presenza di pellegrini e visitatori provenienti da tutto il mondo, in ragione della notorietà internazionale legata alla figura di San Pio e ai luoghi di culto presenti nella città;

   tale contesto rende sempre più evidente la necessità di un rafforzamento stabile e strutturale dei presìdi di sicurezza e delle articolazioni delle forze dell'ordine presenti sul territorio –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti;

   di quali elementi disponga, per quanto di competenza, in relazione all'episodio avvenuto a San Giovanni Rotondo;

   se non ritenga necessario adottare ulteriori iniziative volte al rafforzamento della presenza delle forze dell'ordine e delle attività di controllo del territorio nella provincia di Foggia, al fine di garantire la tutela della sicurezza e dell'incolumità della cittadinanza;

   se non ritenga opportuno valutare l'adozione di iniziative per l'istituzione di un commissariato della Polizia di Stato nel comune di San Giovanni Rotondo, in considerazione della rilevanza demografica, territoriale e internazionale della città, nonché della crescente esigenza di assicurare una presenza stabile ed efficace dello Stato in un'area interessata da diffuse criticità sotto il profilo della sicurezza pubblica;

   quali iniziative intenda assumere affinché alle reiterate segnalazioni provenienti dal territorio della Capitanata seguano risposte concrete e tempestive da parte del Ministero dell'interno.
(4-08014)


   FRATOIANNI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 19 maggio 2026 si è tenuta a Trieste la commemorazione del giornalista Almerigo Grilz, dirigente del Fronte della gioventù e militante del Movimento sociale italiano, morto nel 1987 in Mozambico;

   la manifestazione è diventata ben presto una commemorazione fascista trasformata in rito politico, tra braccia tese, «presente» e camerati nostalgici. A contestare il raduno si sono presentati spontaneamente cittadini antifascisti. Una volta giunti in strada, però, si sono trovati davanti a un agguato premeditato: gruppi dell'estrema destra armati di spranghe, cinghie, caschi e tirapugni hanno aggredito ripetutamente i manifestanti, alcuni passanti e anche giornalisti intenti a documentare quanto stava accadendo, in particolare il giornalista de Il Piccolo, Gianpaolo Sarti, è rimasto ferito;

   come si apprende da fonti di stampa, la polizia si è frapposta tra i due gruppi e poi ha caricato gli antifascisti, spingendoli verso via Battisti. Un atteggiamento, a parere dell'interrogante, grave, ma a cui purtroppo ci si è abituati: l'antifascismo viene trattato come un problema di ordine pubblico, mentre i riti neofascisti vengono tollerati, protetti e raccontati come consuetudine;

   ancora una volta si mistifica la realtà, puntando il dito contro chi ha organizzato la contromanifestazione anziché condannare l'adunata organizzata in via Paduina a Trieste, davanti all'ex sede del Fronte della gioventù. Non è più accettabile tollerare commemorazioni segnate puntualmente da saluti fascisti e scontri. Tali manifestazioni violano apertamente il divieto costituzionale, contenuto nella XII disposizione transitoria e finale, e la «legge Scelba», che punisce l'apologia del fascismo. La Corte di cassazione a Sezioni unite ha già stabilito che il saluto romano costituisce reato e la «legge Mancino» sanziona, a prescindere, ogni gesto e slogan legato all'odio razziale ed etnico –:

   se sia a conoscenza del caso riportato in premessa e, alla luce della necessità di stabilire orientamenti generali, affinché si eviti di concedere legittimazione e visibilità a chi promuove gesti e messaggi in aperta continuità con il fascismo, non intenda adottare iniziative di competenza che tutelino la sicurezza, la serenità e la dignità delle comunità locali, in coerenza con i principi sanciti dalla Costituzione;

   se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, assumere iniziative al fine di contribuire a fare piena luce su quanto riportato in premessa e assicurare che chi si è reso responsabile di questi gesti venga perseguito, al fine di riaffermare i valori democratici e antifascisti su cui si fonda la nostra Repubblica.
(4-08017)


   ALFONSO COLUCCI, DONNO e GIULIANO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da organi di stampa locali, nella notte del 24 maggio 2026 si sarebbe verificato un nuovo assalto con esplosivo ai danni della filiale Intesa Sanpaolo di Orta Nova, in provincia di Foggia, mediante la cosiddetta tecnica della «marmotta», consistente nell'inserimento di un ordigno artigianale all'interno dello sportello atm;

   l'esplosione avrebbe provocato ingenti danni alla struttura e forte allarme nella popolazione residente, svegliata dal boato nel pieno della notte;

   l'episodio si inserirebbe in una lunga sequenza di assalti a bancomat verificatisi negli ultimi anni nel territorio del foggiano e del basso Tavoliere, spesso realizzati con modalità analoghe e con l'utilizzo di esplosivi ad alto potenziale;

   secondo comunicati ufficiali dell'Arma dei carabinieri, nei mesi scorsi sarebbero state avviate importanti attività investigative nei confronti di gruppi criminali operanti tra Cerignola, Carapelle e Orta Nova, ritenuti responsabili di numerosi assalti atm in diverse regioni italiane;

   la presente interrogazione si inserisce nel solco di numerosi precedenti atti di sindacato ispettivo già presentati dall'interrogante sul tema della sicurezza nella provincia di Foggia e nel territorio del basso Tavoliere, ai quali, ad oggi, non risulta essere stata fornita risposta, circostanza che contribuisce ad alimentare nelle comunità locali la percezione di un'insufficiente attenzione istituzionale verso un territorio da tempo esposto a fenomeni criminali di particolare gravità;

   i predetti atti trovano purtroppo ulteriore conferma nel persistente e progressivo aggravarsi dei fenomeni criminosi registrati negli ultimi mesi;

   si assiste infatti a una preoccupante escalation degli episodi delittuosi, tanto per frequenza quanto per gravità e modalità esecutive, a fronte della quale le comunità locali continuano a manifestare un diffuso senso di insicurezza e una crescente preoccupazione per la capacità di prevenzione e di controllo del territorio;

   il ripetersi di assalti con esplosivi ai danni di istituti bancari e sportelli atm, spesso in contesti urbani densamente abitati, evidenzia la necessità di un ulteriore rafforzamento delle misure di presidio, vigilanza e contrasto da parte dello Stato;

   la reiterazione di episodi di tale gravità continua ad alimentare una crescente percezione di insicurezza nelle comunità locali, anche in ragione della violenza delle modalità esecutive, del rischio per l'incolumità pubblica e dei possibili collegamenti con organizzazioni criminali strutturate operanti nel territorio foggiano;

   appare necessario rafforzare le attività di prevenzione, controllo e presidio del territorio, anche attraverso un coordinamento costante tra forze dell'ordine, prefetture e istituti bancari maggiormente esposti al fenomeno –:

   quali elementi abbia il Ministro interrogato, per quanto di competenza, in relazione all'episodio avvenuto presso la filiale Intesa Sanpaolo di Orta Nova;

   se risultino già individuati dalle forze dell'ordine elementi utili all'identificazione dei responsabili e se risulti vi siano collegamenti investigativi con gruppi criminali già attenzionati dalle medesime forze dell'ordine;

   quali iniziative intenda adottare per rafforzare la sicurezza e il controllo del territorio nel foggiano e nel basso Tavoliere, anche al fine di tutelare l'incolumità e la sicurezza della cittadinanza rispetto al ripetersi di assalti con esplosivi ai danni di istituti bancari e sportelli atm.
(4-08019)


   URZÌ. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   le autorità del Tirolo hanno autorizzato per la giornata di sabato 30 maggio 2026 una manifestazione ambientalista con conseguente chiusura del tratto austriaco dell'Innautobahn (l'autostrada del Brennero sul versante settentrionale) che determinerà forti restrizioni alla circolazione sull'asse internazionale di collegamento al confine con l'Italia;

   la A13 e la strada federale B182 saranno entrambe sbarrate dalle 11 alle 19;

   il provvedimento interesserà il principale corridoio europeo Nord-Sud per il traffico commerciale e turistico proprio in concomitanza con il ponte del 2 giugno 2026 e con una giornata da «bollino nero», caratterizzata da flussi straordinari di traffico;

   secondo i dati più recenti, nel fine settimana transitano quotidianamente lungo il corridoio del Brennero decine di migliaia di veicoli, con una media che può superare i 70 mila passaggi giornalieri, inclusi migliaia di mezzi pesanti, rendendo particolarmente critico ogni blocco della circolazione;

   lungo la tratta del Brennero si mobilizza il 10 per cento dell'import/export italiano;

   la chiusura del versante austriaco avrà inevitabili ripercussioni anche sulla rete autostradale italiana, con criticità attese lungo la tratta Verona-Modena e sui principali nodi logistici e di interscambio del nord Italia;

   una parte significativa del traffico pesante sarà costretta a deviare verso gli altri valichi alpini, in particolare Monte Bianco, Gran San Bernardo e Tarvisio con il concreto rischio di congestionare tali snodi infrastrutturali, mentre numerosi operatori dell'autotrasporto saranno costretti a sospendere i viaggi programmati con rilevanti danni economici e organizzativi;

   la concentrazione straordinaria di traffico commerciale e turistico rischierà inoltre di determinare problemi di ordine pubblico e sicurezza sul versante italiano, con possibili paralisi della circolazione, difficoltà nella gestione delle emergenze, rallentamenti dei mezzi di soccorso e forti disagi per cittadini e famiglie in viaggio in un fine settimana critico già di suo;

   appare incomprensibile la scelta di autorizzare una manifestazione con effetti così impattanti sulla mobilità internazionale, soprattutto alla luce del fatto che solo poche settimane fa una frequentatissima manifestazione organizzata dalla Coldiretti sul versante italiano del Brennero si era svolta senza blocchi della circolazione né particolari disagi per automobilisti e autotrasportatori –:

   fatto salvo il diritto di libera manifestazione, quali iniziative urgenti di competenza intendano adottare, anche mediante il coordinamento con le prefetture, le autorità di pubblica sicurezza e gli organismi competenti per le questioni attinenti le relazioni fra i due Paesi, al fine di garantire la sostenibilità dell'ordine pubblico e condizioni adeguate di sicurezza e gestione del traffico lungo la tratta dell'A22 che sarà oggetto di prevedibili intasamenti e delle direttrici alternative al Brennero, alla luce della decisione dell'attuale irremovibilità delle autorità tirolesi.
(4-08029)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   DI SANZO, FURFARO e MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 11 del decreto-legge n. 71 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2024, n. 106 prevede, tra le altre disposizioni, il monitoraggio delle competenze linguistiche degli alunni, con particolare riferimento agli studenti con background migratorio, quale elemento fondante per l'attuazione delle misure previste dalla legge stessa; la norma richiama l'utilizzo del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (Qcer) per la valutazione delle competenze linguistiche e contempla la possibilità di stipulare accordi con i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (Cpia);

   le disposizioni applicative prevedono che, nelle classi in cui sia presente una percentuale superiore al 20 per cento di alunni con competenze linguistiche in italiano inferiori al livello A2, venga di norma assegnato un docente appartenente alla classe di concorso A23 - Italiano per discenti di lingua straniera (alloglotti);

   tuttavia, a fronte di tali previsioni normative, non risultano essere state emanate indicazioni operative, non sono state predisposte prove standardizzate e certificate adeguate alle diverse fasce di età degli studenti, non è stato previsto l'obbligo del monitoraggio, i dati se trasmessi non sono stati resi pubblici, di conseguenza non si conosce il numero delle classi che rientrano nei parametri previsti dalla normativa, inoltre non sono state date indicazioni relative al ruolo dei docenti A23 nei consigli di classe anche in riferimento alla valutazione degli alunni;

   in assenza di un quadro metodologico condiviso, i dati raccolti dalle scuole non risultano tra loro comparabili e l'applicazione della legge è risultata molto differenziata tra i vari territori e in generale poco coerente rispetto ai bisogni;

   il comune di Prato, territorio caratterizzato dalla più alta percentuale di alunni con cittadinanza non italiana, ha sviluppato da oltre venti anni, in collaborazione con le istituzioni scolastiche, un sistema strutturato e continuativo di monitoraggio delle competenze linguistiche degli studenti con background migratorio i cui risultati vengono regolarmente pubblicati, e prevede una modalità d'intervento coordinata tra istituti scolastici e amministrazione comunale;

   dai dati più recenti risulta che, negli istituti comprensivi pratesi, su 4.709 alunni stranieri, ben 1.634 (34,7 per cento) presentano competenze linguistiche in italiano inferiori al livello A2;

   sulla base di tali dati, si può stimare che circa 200 classi negli istituti comprensivi della provincia presentino una percentuale superiore al 20 per cento di alunni sotto il livello A2, nell'anno scolastico 2025/2026 a Prato sono stati assegnate soltanto 14 cattedre A23, analogamente, nelle scuole secondarie di secondo grado in cui si stima la presenza di oltre 100 classi con le stesse caratteristiche nell'anno scolastico 2025/2026 sono state assegnate 12 cattedre A23 di potenziamento e la contestuale riduzione di 18 cattedre in altre discipline, riduzione che ha determinato effetti negativi sull'offerta formativa degli istituti pratesi;

   per il prossimo anno scolastico 2026/2027 la nota ministeriale 10164 del 16 aprile 2026 prevede una riduzione dei posti di potenziamento, in cui è inclusa la dotazione della classe di concorso A23, di 1.407 unità;

   a Prato, in base al decreto prot. n. 2939 del 5 maggio 2026 sull'organico di diritto dell'Ufficio scolastico provinciale risultano assegnate per l'anno scolastico 2026/2027, un totale di 19 cattedre a fronte delle 26 dell'anno scolastico precedente, di cui soltanto due nella scuola secondaria di secondo grado –:

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per garantire una adeguata e proporzionata assegnazione dei docenti della classe di concorso A23, rispettando i criteri numerici di assegnazione della legge n. 29 luglio 2024, n. 106, con particolare riferimento ai territori a più alta incidenza di alunni con background migratorio, come la provincia di Prato, nonché come intenda operare per garantire un inserimento di tali docenti negli istituti scolastici del primo e secondo ciclo in maniera continuativa, coordinata e sistemica.
(5-05415)


   CASU, MANZI, DI BIASE, CIANI, PRESTIPINO, MORASSUT e ORFINI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   nella consulta provinciale degli studenti di Roma, organismo di rappresentanza studentesca istituito dal decreto del Presidente della Repubblica n. 567 del 1996 e sostenuto dal Ministero dell'istruzione e del merito, la commissione denominata «Antifascismo e memoria storica» sarebbe stata rinominata «Democrazia e memoria storica» a seguito di una decisione assunta nel corso del consiglio di presidenza della consulta;

   secondo quanto riportato dagli organi di stampa e dai rappresentanti degli studenti la modifica sarebbe stata approvata senza il coinvolgimento della commissione interessata né dell'assemblea plenaria della consulta;

   la scelta ha suscitato forti proteste da parte delle studentesse e degli studenti della consulta che hanno denunciato il rischio di un grave ridimensionamento del valore dell'antifascismo nella scuola pubblica;

   l'antifascismo costituisce un principio fondativo della Repubblica italiana nata dalla Resistenza ed è parte integrante dei valori costituzionali cui si ispira la scuola pubblica;

   desta preoccupazione che, proprio all'interno di un organismo rappresentativo studentesco sostenuto dal Ministero, possa passare il messaggio che antifascismo e democrazia siano concetti alternativi, anziché indissolubilmente connessi;

   numerose studentesse e numerosi studenti hanno espresso pubblicamente la propria contrarietà alla decisione, chiedendo un intervento delle autorità scolastiche e del Ministero –:

   se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti, in ogni caso, quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, anche attraverso l'Ufficio scolastico regionale competente, affinché sia verificata la correttezza delle procedure seguite alla luce di quanto previsto dal regolamento della consulta e garantito che nelle istituzioni scolastiche e negli organismi rappresentativi degli studenti siano sempre promossi e tutelati i valori dell'antifascismo, della memoria storica e della Costituzione repubblicana, contrastando ogni forma di banalizzazione o rimozione dei valori antifascisti sanciti dalla Costituzione.
(5-05435)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   con decreto ministeriale n. 133 del 4 luglio 2024 il Ministero dell'istruzione e del merito ha definito un nuovo Piano mense scolastiche per un valore di 515,4 milioni di euro, nell'ambito della missione 4 (Istruzione e ricerca) – componente 1 – investimento 1.2: «Piano di estensione del tempo pieno e mense» del PNRR;

   il comma 2 dell'articolo 1 del decreto ministeriale n. 133 precisa che «almeno il 40 per cento» delle risorse complessive è riservato agli enti locali delle regioni del Mezzogiorno, al fine di colmare i divari territoriali sul tempo pieno;

   l'avviso pubblico del 29 luglio 2024, n. 104609, per la «realizzazione di proposte per la messa in sicurezza e/o realizzazione di mense scolastiche» all'articolo 1 sottolinea che esso «intende finanziare l'estensione del tempo pieno scolastico per ampliare l'offerta formativa delle scuole e rendere le stesse sempre più aperte al territorio, anche oltre l'orario scolastico, e accogliere le necessità di conciliare la vita personale e lavorativa delle famiglie. Con questo progetto si persegue l'attuazione graduale del tempo pieno, anche attraverso la costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense, al fine di conseguire il target europeo M4C1-21 del PNRR di almeno 1.000 edifici.»;

   con decreto direttoriale n. 40 del 17 ottobre 2024 è stata approvata la graduatoria definitiva degli interventi ammessi a finanziamento a seguito dell'avviso pubblico prot. n. 104609 del 29 luglio 2024, per un importo finanziato totale pari a euro 514.928.585,58;

   tra gli interventi ammessi figurano due nuove costruzioni nel comune di Simeri Crichi (Catanzaro), per potenziare la dotazione infrastrutturale dei due plessi scolastici comunali, per un totale di 800 mila euro. Il cronoprogramma prevedeva la piena disponibilità delle due aule mensa per l'anno scolastico 2026/2027;

   peccato, però, che a quanto consta all'interrogante una volta avviati i lavori per la realizzazione delle due nuove mense, sia stato reso noto all'amministrazione comunale di Simeri Crichi da parte dell'ufficio scolastico provinciale di Catanzaro che in quel comune non sarebbe stato possibile avviare il tempo pieno nelle scuole primarie, anche se il numero degli alunni era congruo, a causa della riduzione delle risorse per il reclutamento del personale scolastico;

   dunque, nonostante in tutti i documenti sopra citati il Ministero dell'istruzione e del merito colleghi il sostegno alla realizzazione di mense scolastiche all'estensione del tempo pieno al fine di «accogliere la necessità di conciliare la vita personale e lavorativa delle famiglie»; nonostante si sottolinei sempre che «almeno il 40 per cento delle risorse debba essere destinato a candidature proposte da parte di enti locali appartenenti alle regioni del Mezzogiorno», in cui il tempo pieno e il servizio ristorazione nelle scuole è più carente, il Ministero blocca l'attivazione di ben due mense nel comune di Simeri Crichi, comune del profondo sud Italia, gravato da una endemica dispersione scolastica; nonostante il comune si sia impegnato a redigere i necessari progetti, a partecipare ai bandi, ad ottenere le risorse necessarie e a rispettare il cronoprogramma della realizzazione delle due mense (per una i lavori sono ultimati, per l'altra sono in via di ultimazione), gli alunni delle primarie di Simeri Crichi non potranno usufruire di questo importante servizio;

   mentre lo scenario dello stato di attuazione della missione 4 è allarmante con troppi progetti che procedono a rilento, qui il paradosso è che le strutture sono pronte, ma non possono essere utilizzate –:

   se non ritengano opportuno assumere iniziative di competenza al fine di permettere che due mense nuove e funzionali, realizzate grazie a fondi PNRR, possano essere utilizzate dalla comunità di Simeri Crichi e che il servizio mensa sia attivato a tutte le classi della scuola primaria;

   se non ritengano opportuno adottare iniziative affinché casi come quello riportato in premessa non si ripetano, a discapito delle comunità locali e del diritto al tempo pieno.
(4-08002)


   GHIRRA. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   il 5 giugno 2025 il Ministero dell'istruzione e del merito ha bandito un concorso pubblico su base territoriale, per titoli ed esami, per il reclutamento di un contingente complessivo di n. 161 unità di personale non dirigenziale, a tempo pieno e indeterminato, da inquadrare nell'area dei funzionari (famiglia professionale funzionario giuridico-amministrativo-contabile) dei ruoli del Ministero dell'istruzione e del merito da destinare agli uffici scolastici regionali;

   essendo un concorso su base territoriale, al momento dell'iscrizione ogni candidato poteva scegliere una regione italiana e, superata la prova, diventava idoneo in riferimento alla regione scelta. Le prove sono state espletate nel luglio 2025;

   le prime cinque graduatorie regionali sono state pubblicate a partire da settembre e le rimanenti a fine dicembre 2025. Dalla pubblicazione ad oggi le graduatorie sono state rimaneggiate varie volte a causa di errori e/o ricorsi amministrativi. Nel frattempo i vincitori sono stati chiamati e tante sono state le rinunce, per le quali ancora ad oggi, a distanza di mesi, non vi è stato nessuno scorrimento per coprirle. Tanto meno si sa se vi saranno ampliamenti o scorrimenti degli idonei per singola regione, nonostante la gravissima carenza di personale sia negli uffici scolastici regionali che negli uffici territoriali di tutte le regioni italiane;

   data la carenza cronica di personale amministrativo negli uffici periferici e considerato che il profilo professionale del concorso sostenuto nel luglio 2025 risulta ampio, in quanto riferito alla famiglia professionale del funzionario giuridico-amministrativo-contabile, nonché anche comprensivo della figura di funzionario amministrativo, al posto di bandire nuovi concorsi, con conseguenti nuove spese, si potrebbe attingere dagli idonei delle graduatorie vigenti;

   pur consapevoli che l'inserimento in graduatoria non comporta un diritto automatico all'assunzione, gli idonei di questo concorso, considerando l'investimento economico e temporale sostenuto per la partecipazione allo stesso e le scelte professionali effettuate nel ragionevole affidamento che la graduatoria venisse utilizzata dall'amministrazione, soprattutto in presenza di posti vacanti o disponibili e visto che questa graduatoria rientra tra quelle che godono la sospensione della norma taglia idonei, difficilmente potrebbero comprendere la scelta di bandire nuove procedure concorsuali per profili analoghi e/o similari. E a parere dell'interrogante questa scelta rischierebbe di apparire poco coerente con i principi di buon andamento ed economicità dell'azione amministrativa –:

   dato che per i concorsi banditi nel biennio 2024/25 vige la sospensione della norma taglia idonei, se non ritenga opportuno chiarire perché le graduatorie del concorso pubblico su base territoriale, per titoli ed esami, per il reclutamento di un contingente complessivo di n. 161 unità di personale non dirigenziale, a tempo pieno e indeterminato, da inquadrare nell'Area dei funzionari (famiglia professionale funzionario giuridico-amministrativo-contabile) dei ruoli del Ministero dell'istruzione e del merito da destinare agli uffici scolastici regionali bandito il 5 giugno 2025 non stiano scorrendo e quale sarà la loro sorte.
(4-08004)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:


   MICHELOTTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   è in corso la campagna elettorale per le elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Arezzo;

   il candidato sindaco del centro-sinistra e del Partito Democratico, Vincenzo Ceccarelli, ha ricoperto per molti anni incarichi istituzionali in Toscana: è stato presidente della provincia di Arezzo e, successivamente, consigliere regionale e assessore regionale;

   in particolare, Ceccarelli ha ricoperto incarichi elettivi ininterrottamente nel consiglio e nella giunta regionale della Toscana dal 2010 all'ottobre 2025: dal 2010 al 2013 come consigliere regionale, dal 2013 al 2015 come assessore regionale, dal 2015 al 2020 ancora come assessore regionale e dal 2020 all'ottobre 2025 nuovamente come consigliere regionale;

   durante un incontro pubblico, rispondendo in merito alla propria professione, Ceccarelli avrebbe dichiarato di essere stato assunto come general manager e di trovarsi in aspettativa non retribuita per incarichi politici dal 2010;

   un candidato consigliere comunale di altro schieramento ha svolto degli approfondimenti su quanto dichiarato dal candidato sindaco ed ha accertato che dal curriculum depositato ai fini della trasparenza dal Partito Democratico, risulterebbe invece che lo stesso Ceccarelli si sia qualificato come project manager, assunto dal 1° ottobre 2009 presso la C. On Company S.r.l. e collocato dal 1° maggio 2010 in aspettativa non retribuita per incarichi politici, a seguito dell'elezione al consiglio regionale della Toscana;

   l'assunzione nell'ottobre 2009 precede di appena cinque mesi l'elezione a consigliere regionale nella circoscrizione di Arezzo;

   in tale breve arco temporale, Ceccarelli risulta essere stato impegnato prima nella campagna per le primarie regionali per il consiglio regionale, svoltesi il 13 dicembre 2009, nelle quali è risultato il più votato nella circoscrizione di Arezzo, e successivamente nella campagna elettorale per il consiglio regionale della Toscana, le cui consultazioni si sono tenute il 28 e 29 marzo 2010;

   da visure presso il registro delle imprese – realizzate dallo stesso candidato al consiglio comunale – risulterebbe che la società indicata nel curriculum corrisponda alla C. On Company S.r.l., con sede in Firenze, via delle Mantellate n. 8, partita IVA e codice fiscale 05356280486;

   dalle medesime visure risulterebbe che tale società non deposita bilanci dal 2010, avrebbe un unico dipendente assunto e avrebbe la Pec revocata e sostituita d'ufficio;

   risulterebbe inoltre che l'ultimo bilancio depositato, relativo all'anno 2010, si sia chiuso con una perdita pari a euro 21.916 e che il capitale sociale sottoscritto, pari a 50.000 euro, non risulti interamente versato, essendo stati versati soltanto 15.000 euro;

   tale quadro, ove confermato, pone interrogativi circa la perdurante iscrizione della società al registro delle imprese, la sua effettiva operatività e la natura del rapporto lavorativo richiamato nel curriculum –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

   se dispongano di elementi in ordine alla regolarità della perdurante iscrizione al registro delle imprese della società C. On Company S.r.l., pur in presenza del mancato deposito dei bilanci dal 2010, della Pec revocata e degli ulteriori elementi indicati in premessa;

   se, per quanto di competenza, risulti che, durante il periodo di aspettativa non retribuita per incarichi politici dal 1° maggio 2010 all'ottobre 2025, il signor Vincenzo Ceccarelli abbia richiesto e maturato contributi previdenziali figurativi e se tale posizione sia da ritenersi compatibile con la situazione societaria sopra descritta.
(4-08023)

PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CASO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. – Per sapere – premesso che:

   il territorio dei Campi Flegrei è interessato da una persistente crisi bradisismica, intensificatasi negli ultimi due anni e mezzo, con ripetuti eventi sismici che hanno causato danni agli edifici, sgomberi, inagibilità e forte preoccupazione tra la popolazione;

   tale situazione impone interventi rapidi di riparazione, riqualificazione sismica e riduzione della vulnerabilità del patrimonio edilizio esistente, anche a tutela dell'incolumità pubblica;

   il decreto-legge 11 giugno 2024, n. 76 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2024, ha previsto, all'articolo 9-novies, contributi per gli edifici residenziali inagibili danneggiati dal sisma del 20 maggio 2024;

   il decreto-legge 7 maggio 2025, n. 65 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 101 del 2025, ha previsto, all'articolo 12, ulteriori contributi per gli edifici residenziali inagibili a seguito degli eventi sismici del 13 e del 15 marzo 2025;

   entrambe le discipline subordinano l'accesso ai contributi alla regolarità urbanistico-edilizia degli immobili, richiedendo titolo abilitativo, conformità edilizia ovvero titolo in sanatoria conseguito alla data di presentazione della domanda;

   la legge 30 dicembre 2024, n. 207, all'articolo 1, commi 694 e seguenti, ha autorizzato 20 milioni di euro annui dal 2025 al 2029 per la riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio privato residenziale nei Campi Flegrei, mentre il decreto ministeriale del 12 novembre 2025 ne ha definito i criteri attuativi, confermando condizioni di accesso legate alla regolarità urbanistico-edilizia degli immobili;

   l'assenza di una posizione urbanistico-edilizia già formalmente definita può precludere l'accesso ai contributi anche in presenza di difformità lievi e irregolarità formali;

   tale criticità emerge con evidenza dalla graduatoria definitiva adottata dal comune di Pozzuoli per la concessione dei contributi destinati alla riparazione degli edifici residenziali inagibili: su 536 domande esaminate, 252 sono risultate ammissibili e 284 non ammissibili, con l'esclusione di oltre la metà delle istanze presentate;

   un numero così elevato di esclusioni impone una riflessione sull'adeguatezza delle regole vigenti, poiché il rischio è lasciare senza risposta famiglie che vivono in immobili sgomberati o vulnerabili; la mancata riparazione o riqualificazione sismica degli edifici inagibili o vulnerabili investe la sicurezza dell'intera comunità, poiché, in caso di nuovi eventi sismici, il cedimento o il crollo di un edificio può mettere a rischio cittadini, passanti e attività nelle aree circostanti;

   nei fabbricati composti da più unità immobiliari, l'esclusione dal contributo di singoli appartamenti o porzioni dell'edificio può inoltre compromettere o ritardare la messa in sicurezza dell'intero stabile;

   per il sisma del Centro Italia del 2016, l'articolo 1-sexies del decreto-legge 29 maggio 2018, n. 55, modificato dall'articolo 39-ter del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, ha previsto una disciplina speciale per lievi difformità edilizie e pratiche pendenti, consentendo, entro limiti puntuali e con verifiche tecniche, sanzioni e autorizzazioni sismiche, la presentazione della richiesta di permesso o Scia in sanatoria anche contestualmente alla domanda di contributo –:

   se il Governo sia a conoscenza dell'elevato numero di domande escluse e se non ritenga urgente adottare iniziative normative volte a riaprire i termini per la presentazione delle domande di contributo e a introdurre, per l'area dei Campi Flegrei, una disciplina speciale che, ferma restando l'esclusione degli abusi gravi, degli immobili totalmente abusivi e delle situazioni insanabili, consenta di trattare in modo specifico difformità minori e irregolarità formali, anche sul modello di quanto previsto per il sisma del Centro Italia, al fine di non bloccare l'accesso ai contributi e la realizzazione degli interventi necessari alla sicurezza dell'intera comunità flegrea.
(5-05430)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   MALAVASI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   in data 29 dicembre 2025 l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro pubblicava sulla piattaforma inPA un AVVISO DI MOBILITÀ VOLONTARIA ESTERNA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 30 DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 165 DEL 2001 E S.M.I., PER LA COPERTURA A TEMPO PIENO E INDETERMINATO DI N. 231 POSTI NELL'AREA DEI FUNZIONARI, FAMIGLIA PROFESSIONALE DI FUNZIONARIO AMMINISTRATIVO;

   successivamente, in data 15 maggio 2026, veniva reso noto l'elenco degli ammessi con riserva all'interno dei quali figurano alcune anomalie;

   in particolare, non si comprende la presenza di alcune candidature per le sole «regioni» nonostante il bando di concorso avesse previsto, all'articolo 2, comma 2, che: «La domanda di partecipazione potrà essere presentata per una sola delle regioni di cui al precedente articolo 1 dell'avviso e, nell'ambito della regione prescelta, per una sola delle sedi previste»;

   inoltre, analogamente a quanto segnalato con interrogazione a risposta scritta 4-03824, tutt'ora in attesa di riscontro da parte del Ministro interrogato, si ribadiscono le anomalie legate alla creazione di gruppi Telegram ad opera della medesima organizzazione sindacale che, in presenza di un elenco anonimo contenente esclusivamente i codici alfanumerici attribuiti dalla piattaforma inPa ad ogni singolo candidato – quindi solamente da quest'ultimo conosciuto – sembrerebbe essere riuscita ad intercettare numerosi candidati ammessi ai colloqui –:

   quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per porre argine a tali perpetrate anomalie che, se non prontamente sanate, rischiano, per l'ennesima volta, di minare la credibilità e la correttezza della procedura in parola, ovvero approfondire quanto sopra al fine di intercettare e sanzionare potenziali irregolarità.
(4-08012)

SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:


   ZANELLA, BONELLI, FRATOIANNI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il 16 febbraio 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto 18 dicembre 2025 «Modifica del decreto 11 ottobre 2022», emanato dai Ministri interrogati, relativo all'individuazione degli animali di specie selvatiche ed esotiche prelevati dal loro ambiente naturale come animali da compagnia;

   la richiesta di tale modifica, si legge, è pervenuta dagli operatori commerciali dell'Aipa ed è stata sottoposta all'attenzione dell'Ispra che ha trasmesso gli esiti della valutazione effettuata;

   il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica – Direzione generale tutela della biodiversità e del mare ha condiviso quanto indicato da Ispra, portando così all'inserimento di 65 nuove specie oltre le 6 previste dal primo decreto, arrivando così ad un totale di 71 specie in «lista positiva»;

   le nuove specie inserite in lista sono tutte specie di pesci esotici commercializzate nell'ambito dell'acquariologia che potranno essere prelevate direttamente dal loro ambiente naturale per essere vendute e tenute negli acquari dei cittadini;

   diverse specie incluse risultano classificate come Data Deficient (DD), categoria che indica l'assenza di dati sufficienti sulla popolazione, distribuzione o ecologia necessari a definirne lo stato di conservazione. Uno studio scientifico recente (More than half of data deficient species predicted to be threatened by extinction) ha evidenziato che oltre il 50 per cento delle specie DD potrebbe rientrare in categorie a rischio di estinzione della Red List Iucn, mentre per numerose specie classificate a basso rischio mancano comunque informazioni adeguate sullo stato delle popolazioni in natura;

   tra le specie presenti nella nuova lista positiva, vi è il Pesce ventosa che viene dalle acque dolci dell'Asia ed è classificata dalla Iucn come «prossima alla minaccia» per cui il prelievo in natura avrà l'effetto di peggiorarne lo stato di conservazione;

   la specie Mosquito rasbora che viene dalle acque dolci dell'Indonesia la cui popolazione in natura è in diminuzione, con dati scientifici non sufficienti per definire con chiarezza l'attuale stato di conservazione, lo porta ad essere in una situazione di potenziale rischio;

   le informazioni disponibili sullo stato di conservazione di queste specie sono molto limitate e spesso datate e quindi il loro inserimento in «lista positiva» non tiene conto del principio di precauzione;

   il commercio di pesci ornamentali marini, si basa prevalentemente sul prelievo di specie selvatiche ed è storicamente caratterizzato da un monitoraggio limitato e frammentario;

   i dati disponibili indicano che le mortalità lungo la filiera commerciale di pesci ornamentali marini sono elevate, legate a stress da trasporto, cattura e manipolazione, contribuendo ad aumentare l'intensità di raccolta necessaria per soddisfare la domanda di mercato;

   la Costituzione, come riportato all'articolo 9, principio fondamentale della Repubblica «Tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali» –:

   se siano state compiutamente accertate e valutate, anche sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, le criticità connesse alla cattura in natura e alla commercializzazione di specie vulnerabili o potenzialmente tali sullo stato di conservazione nonché i possibili impatti ambientali, ecologici e sanitari derivanti dall'alterazione della biodiversità locale;

   se, alla luce della recente diffusione del covert mortality nodavirus, primo virus noto ad aver effettuato un salto di specie tra animali marini ed essere umano, non ritengano opportuno adottare, per quanto di competenza, iniziative di carattere normativo volte a introdurre requisiti più stringenti in materia di commercializzazione, tracciabilità e controlli sanitari, anche al fine di rafforzare le misure di prevenzione e tutela della salute pubblica e degli ecosistemi marini;

   se non ritengano urgente valutare l'adozione di iniziative normative volte alla revisione della modifica disposta dal decreto 18 dicembre 2025, in quanto, a giudizio degli interroganti, risulta potenzialmente non conforme al principio di precauzione e in contrasto con l'articolo 9 della Costituzione.
(4-08007)


   ALFONSO COLUCCI e DONNO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da numerosi organi di stampa e da fonti sanitarie specialistiche, i nuovi dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), relativi all'anno 2024, evidenzierebbero un forte incremento delle infezioni sessualmente trasmissibili in Europa, con livelli definiti come i più elevati dell'ultimo decennio;

   in particolare, secondo i dati diffusi, i casi di gonorrea avrebbero registrato un aumento del 303 per cento rispetto al 2015, raggiungendo oltre 106 mila casi annui, mentre la sifilide sarebbe più che raddoppiata, superando i 45 mila casi; la clamidia continuerebbe inoltre a rappresentare la più diffusa infezione sessualmente trasmissibile, con oltre 213 mila casi registrati;

   secondo le medesime fonti, particolare preoccupazione desterebbe l'aumento delle infezioni tra i giovani e gli adolescenti, anche in relazione alla riduzione della percezione del rischio, allo scarso utilizzo di strumenti di protezione e all'insufficiente diffusione di percorsi di educazione alla salute sessuale e affettiva;

   sempre secondo quanto riportato, in Italia nel 2024 sarebbero state registrate circa 2.379 nuove diagnosi di Hiv, dato che confermerebbe una persistente diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili nonostante la disponibilità di terapie e strumenti di prevenzione;

   diversi esperti del settore sanitario avrebbero inoltre evidenziato criticità nell'accesso ai test diagnostici, nella prevenzione territoriale e nelle attività informative rivolte ai minori e ai giovani adulti, sottolineando il rischio che persistano forti diseguaglianze territoriali e sociali nell'accesso ai servizi di prevenzione;

   la tutela della salute, ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione, comprende anche la prevenzione sanitaria, l'educazione alla consapevolezza e l'accessibilità agli strumenti di diagnosi precoce, soprattutto nei confronti delle fasce più giovani della popolazione –:

   se i Ministri interrogati, ognuno per quanto di competenza, siano a conoscenza dei dati e delle criticità sopra richiamate;

   quali siano i dati aggiornati in possesso del Governo relativi alla diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili tra i giovani in Italia, con particolare riferimento alle fasce di età comprese tra i 15 e i 24 anni;

   quali iniziative di competenza intendano adottare per rafforzare le attività di prevenzione, screening e diagnosi precoce delle infezioni sessualmente trasmissibili, anche mediante il potenziamento della medicina territoriale e dei consultori;

   se intendano promuovere, nel rispetto delle competenze scolastiche e della libertà educativa delle famiglie, programmi di informazione e sensibilizzazione sulla salute sessuale, sulla prevenzione delle infezioni e sull'uso consapevole degli strumenti di protezione;

   se risultino monitoraggi relativi alle differenze territoriali nell'accesso ai test Hiv e Ist e quali iniziative di competenza si intendano assumere per garantire uniformità dei livelli di prevenzione e assistenza sull'intero territorio nazionale.
(4-08011)


   TENERINI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa e da una denuncia pubblica delle segreterie FIT CISL e UILTRASPORTI emerge una situazione di particolare criticità relativa all'assistenza sanitaria dei marittimi operanti nell'area dell'Isola d'Elba;

   secondo quanto segnalato dalle organizzazioni sindacali, nell'area elbana non sarebbe attualmente presente alcun medico fiduciario della Cassa Marittima, con conseguenti gravi disagi per un numero rilevante di lavoratori marittimi, stimato tra le 300 e le 400 unità;

   tale assenza determinerebbe l'impossibilità di effettuare in loco visite, certificazioni e adempimenti sanitari necessari, compresi quelli connessi all'idoneità all'imbarco e alle visite periodiche, costringendo i marittimi a recarsi presso altre sedi, tra cui Livorno, Porto Santo Stefano o Viareggio, con evidenti aggravi economici, logistici e di tempo;

   la condizione di insularità dell'Isola d'Elba rende tali spostamenti particolarmente onerosi e incide in modo ancora più grave sull'effettivo esercizio del diritto alla salute e sulla continuità dell'attività lavorativa dei marittimi interessati;

   le organizzazioni sindacali hanno inoltre evidenziato che, in passato, sull'Isola d'Elba sarebbero stati presenti più medici fiduciari, mentre negli ultimi tempi ne sarebbe rimasto uno soltanto, il quale si sarebbe dimesso anche a causa della mancata corresponsione degli emolumenti dovuti da parte del SASN;

   la situazione descritta, ove confermata, configurerebbe un serio disservizio amministrativo e sanitario, con ricadute dirette su lavoratori che svolgono un'attività essenziale per i collegamenti marittimi, la mobilità, l'economia e la continuità territoriale dell'isola;

   le segreterie FIT CISL e UILTRASPORTI hanno dichiarato lo stato di agitazione dei marittimi operanti all'Isola d'Elba, non escludendo ulteriori iniziative di protesta;

   il diritto alla salute dei lavoratori marittimi deve essere garantito in modo effettivo e non può essere reso più difficile dalla collocazione geografica, né subordinato a carenze organizzative o ritardi amministrativi;

   appare pertanto necessario assicurare con urgenza la presenza stabile di almeno un medico fiduciario sull'Isola d'Elba, in grado di svolgere tutte le funzioni necessarie, comprese le visite biennali, le visite preventive e le certificazioni sanitarie indispensabili all'attività di imbarco –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta e quali elementi intenda fornire in merito all'attuale assenza di un medico fiduciario della Cassa Marittima nell'area dell'Isola d'Elba;

   se corrisponda al vero che l'ultimo medico fiduciario operante sull'isola si sia dimesso a causa della mancata corresponsione degli emolumenti dovuti da parte del SASN e, in caso affermativo, quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere per chiarire e rimuovere tale criticità;

   quali misure urgenti il Ministero intenda adottare, anche attraverso il SASN e le strutture competenti, per garantire il tempestivo ripristino di un medico fiduciario sull'Isola d'Elba;

   se non ritenga necessario assumere iniziative di competenza volte a prevedere, per i territori insulari e per le aree caratterizzate da particolari difficoltà logistiche, un'organizzazione del servizio sanitario per i marittimi che assicuri effettiva prossimità delle prestazioni, evitando che i lavoratori siano costretti a sostenere spostamenti e costi aggiuntivi per accedere a servizi che devono essere garantiti gratuitamente;

   quali iniziative intenda assumere per evitare il ripetersi di analoghe situazioni e per assicurare ai marittimi operanti all'Isola d'Elba pari condizioni di accesso alle prestazioni sanitarie rispetto ai colleghi che operano nelle altre località del territorio nazionale.
(4-08015)

TURISMO

Interrogazione a risposta immediata:


   GNASSI, PANDOLFO, DE MICHELI, DI SANZO, PELUFFO, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. — Al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:

   il turismo balneare italiano entra nella stagione 2026 in una condizione di incertezza strutturale che il Governo non ha saputo prevenire: migliaia di operatori sulle coste italiane non sanno se e a quali condizioni potranno rinnovare i propri titoli concessori, mentre i comuni che accolgono milioni di visitatori ogni anno non dispongono degli strumenti fiscali necessari per sostenere i costi che il turismo genera sui servizi pubblici locali;

   ci si riferisce a due questioni distinte, la certezza giuridica sulle concessioni demaniali e l'adeguamento della disciplina dell'imposta di soggiorno che convergono nello stesso vuoto di iniziativa del Governo, scaricando su imprese, sindaci e territori il prezzo dell'inerzia;

   a oltre due mesi dall'entrata in vigore del decreto-legge n. 32 del 2026, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 71 del 2026, il settore balneare non dispone ancora del bando-tipo per l'affidamento delle concessioni demaniali marittime, i comuni sono in paralisi giuridica e gli operatori privi di qualsiasi orizzonte certo per le proprie scelte di investimento, anche per la mancata adozione del decreto sugli indennizzi ai concessionari uscenti;

   sul versante dell'imposta di soggiorno, la disciplina vigente non tiene conto né della forte crescita dei flussi turistici registrata nell'ultimo decennio, né dei conseguenti incrementi dei costi sostenuti dai comuni per garantire servizi adeguati a residenti e visitatori;

   l'attuale impianto riserva la facoltà di aumentare l'imposta fino a 10 euro per notte – in presenza di un rapporto presenze turistiche/residenti superiore a venti – ai soli comuni capoluogo di provincia, escludendo sistematicamente numerose realtà costiere, lacuali e montane ad alta intensità turistica che non rivestono tale qualifica;

   tale discriminazione priva proprio quei comuni, dove l'impatto del turismo sui servizi locali è più intenso dello strumento fiscale necessario per farvi fronte;

   spetta ai comuni, titolari della responsabilità amministrativa e politica, di decidere se applicare l'imposta, determinarne le tariffe e rendere conto ai cittadini dell'impiego delle risorse, senza che tale prerogativa possa essere compressa da vincoli imposti dal Governo centrale –:

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza, anche normative, per sbloccare il settore del turismo balneare in vista dell'avvio della stagione 2026, anche alla luce della necessità che si pervenga alla definizione del bando-tipo sulle concessioni demaniali marittime e dei criteri sugli indennizzi, nonché alla predisposizione di una nuova disciplina dell'imposta di soggiorno che estenda a tutti i comuni, non solo ai capoluoghi, una più ampia autonomia su tariffe e destinazione del gettito, restituendo a chi amministra i comuni stessi la responsabilità politica di fronte alle proprie comunità.
(3-02700)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta scritta:


   MARIANNA RICCIARDI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:

   il Garante dei diritti delle persone con disabilità del comune di Napoli ha segnalato all'interrogante un provvedimento con cui l'Università degli Studi di Napoli «Federico II» ha rigettato l'istanza di trasferimento di uno studente, presentata per gravi e documentate condizioni di salute;

   tale diniego risulta motivato sulla presunta indisponibilità di posti residui, senza una valutazione personalizzata della situazione sanitaria dello studente e delle conseguenze derivanti dalla mancata autorizzazione al trasferimento;

   il provvedimento appare ad avviso dell'interrogante in contrasto con gli articoli 2, 3, 32 e 34 della Costituzione e in contrasto con la normativa vigente in materia di tutela delle persone con disabilità, in particolare con la legge 1° marzo 2006, n. 67, che vieta ogni forma di discriminazione, anche indiretta, fondata sulla disabilità, con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con legge 3 marzo 2009, n. 18, articoli 5 e 24, che impone l'adozione di accomodamenti ragionevoli per garantire il pieno accesso all'istruzione superiore e con la legge 5 febbraio 1992, n. 104, che tutela il diritto allo studio delle persone con disabilità;

   la giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenze n. 80 del 2010, n. 275 del 2016 e n. 83 del 2019) ha affermato il principio secondo cui i diritti fondamentali della persona non possono essere compressi da esigenze organizzative o di bilancio –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti;

   quali iniziative urgenti intendano adottare, per quanto di competenza, al fine di garantire il rispetto della normativa vigente in materia di tutela delle persone con disabilità nell'ambito universitario;

   quali misure intendano promuovere, per quanto di competenza, affinché le università assicurino, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, la possibilità di trasferimento tra atenei nei casi di comprovate necessità cliniche e assistenziali.
(4-08001)


   PELLICINI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'attività del chiropratico è disciplinata dall'articolo 2, comma 355, della legge n. 244 del 2007, e dall'articolo 7 della legge n. 3 del 2018, che rinvia a un decreto interministeriale la definizione dell'ordinamento didattico della formazione universitaria nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi; decreto che, per quanto consta all'interrogante, non è stato ancora emanato;

   la chiropratica è stata definita dalla giurisprudenza della Cgue professione sanitaria e, come tale, esente dall'Iva; orientamento confermato anche dalla Corte di cassazione che ha riconosciuto l'esenzione dall'Iva delle prestazioni chiropratiche di diagnosi, cura e riabilitazione, effettuate anche da dottori in possesso di un'adeguata formazione (sentenza n. 21108/2020);

   non avendo ad oggi la professione chiropratica ricevuto ancora completa attuazione e non essendo, pertanto, la stessa prevista nel testo unico delle leggi sanitarie del 1934, l'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 9 del 24 febbraio 2026 ha disposto che alle relative prestazioni debba essere applicata l'Iva e che i chiropratici debbano emettere fattura elettronica, con il rischio di violazione della normativa nazionale in tema di tutela dei dati sensibili;

   ai sensi dell'articolo 4, comma 15, del regolamento UE 2016/679 Gdpr si considerano, infatti, sensibili, tra gli altri, quei dati personali relativi alla salute fisica o mentale di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria che rivelano informazioni relative al suo stato di salute;

   ai sensi dell'articolo 10-bis del decreto-legge n. 119 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 136 del 2018, nonché dell'articolo 9-bis del decreto-legge n. 235 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12 del 2019, è espressamente vietato anche per i soggetti non tenuti all'invio dei dati al sistema tessera sanitaria emettere fattura elettronica per prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche –:

   di quali elementi dispongano i Ministri interrogati per fare chiarezza sui fatti esposti in premessa e quali ulteriori iniziative di competenza intendano assumere a riguardo.
(4-08013)

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Casu e altri n. 5-05287, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 aprile 2026, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Barbagallo.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interrogazione a risposta scritta Pastorella n. 4-07199 del 3 marzo 2026;

   interrogazione a risposta scritta Borrelli n. 4-07505 del 7 aprile 2026;

   interrogazione a risposta scritta Onori n. 4-07754 del 29 aprile 2026;

   interrogazione a risposta in Commissione Roggiani n. 5-05346 del 5 maggio 2026;

   interrogazione a risposta scritta Torto n. 4-07879 del 13 maggio 2026.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   ASCARI e D'ORSO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da organi di stampa nazionali, tra cui Il Fatto Quotidiano, è stato reso noto il caso di Mohammed, bambino palestinese di cinque anni, nato a Gaza e attualmente residente in Cisgiordania, affetto da una grave patologia oncologica;

   il minore necessita con urgenza di un trapianto di midollo osseo e di cicli di immunoterapia non disponibili né nella Striscia di Gaza né in Cisgiordania;

   l'ospedale israeliano Tel Hashomer avrebbe manifestato la propria disponibilità ad accogliere il bambino per le cure necessarie, ma il Ministero della difesa israeliano avrebbe negato l'autorizzazione al trasferimento, richiamando il blocco in vigore dal 7 ottobre 2023 e motivazioni di sicurezza legate alla sua origine da Gaza;

   un ricorso presentato dal team legale dell'organizzazione Gisha sarebbe stato respinto dall'autorità giudiziaria israeliana, che avrebbe confermato il diniego ritenendo il minore una potenziale minaccia per la sicurezza;

   il diritto alla salute, in particolare per i minori, è garantito dal diritto internazionale umanitario, dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e dai principi fondamentali del diritto internazionale;

   l'Italia ha già promosso e realizzato operazioni di evacuazione sanitaria di minori palestinesi con gravi patologie, accogliendoli presso strutture ospedaliere nazionali;

   la tutela della vita e della salute dei minori costituisce un principio inderogabile dell'ordinamento internazionale e un valore fondante dell'azione umanitaria italiana;

   il caso in questione appare emblematico delle difficoltà di accesso alle cure mediche salvavita per i civili palestinesi, in particolare per i bambini;

   l'Italia, anche attraverso la propria rete diplomatica e in coordinamento con l'Unione europea, può svolgere un ruolo attivo nel promuovere soluzioni umanitarie urgenti –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza del caso descritto e quali informazioni risultino in possesso delle autorità diplomatiche italiane;

   se siano state avviate interlocuzioni con le autorità israeliane per favorire l'autorizzazione al trasferimento del minore verso la struttura ospedaliera disponibile ad accoglierlo;

   se intendano attivarsi, anche in sede europea o multilaterale, per sollecitare il rispetto del diritto all'accesso alle cure mediche per i minori palestinesi in condizioni critiche;

   se vi sia la disponibilità ad accogliere il minore Mohammed nell'ambito dei programmi di evacuazione sanitaria già attivati per bambini provenienti da Gaza, qualora ciò fosse necessario e autorizzato;

   quali ulteriori iniziative umanitarie intendano promuovere per garantire ai minori palestinesi l'accesso tempestivo a cure salvavita.
(4-07101)

  Risposta. — L'Italia è fortemente impegnata a promuovere il rispetto del diritto internazionale umanitario a Gaza e in Cisgiordania e a fermare la catastrofe umanitaria.
  Il Governo continua a lavorare, prontamente e in maniera concreta, per alleviare le sofferenze della popolazione civile palestinese riconoscendo, in particolare, il ruolo centrale dell'accesso alle cure sanitarie.
  Come ricordato anche in Parlamento dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, 260 bambini palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza e bisognosi di cure specialistiche sono stati accolti, insieme ai loro familiari, nei migliori ospedali pediatrici italiani. Sono numeri che fanno dell'Italia il Paese occidentale che più di tutti ha effettuato evacuazioni sanitarie da Gaza.
  La piena riuscita di tali operazioni è stata possibile grazie alla regia della Presidenza del Consiglio e all'eccellente collaborazione instaurata tra Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ministero della difesa, Ministero della salute – fondamentale grazie al forte impegno nel mettere a disposizione strutture sanitarie di eccellenza per accogliere i pazienti palestinesi evacuati – Ministero dell'interno, dipartimento della Protezione civile e Croce rossa italiana.
  Ogni operazione richiede una complessa procedura autorizzativa, che prende avvio dall'Organizzazione mondiale della sanità, responsabile della selezione dei pazienti e della definizione delle priorità sulla base di criteri medico-sanitari. Successivamente, è necessario verificare la disponibilità delle strutture ospedaliere italiane e ottenere l'autorizzazione da parte delle Autorità israeliane.
  Al contempo, come indicato dal Ministero della salute, l'ordinamento italiano offre strumenti concreti per consentire il possibile accesso alle cure mediche in Italia a favore dei cittadini stranieri, inclusi i palestinesi residenti in Cisgiordania.
  La normativa vigente (articolo 36 del Testo unico n. 286 del 1998 e articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999) prevede infatti la possibile concessione di un visto per cure mediche per tre diverse fattispecie: allo straniero che intende ricevere cure a spese proprie; allo straniero trasferito in Italia nell'ambito di interventi umanitari con oneri a carico del Ministero della salute; allo straniero trasferito in Italia nell'ambito di programmi umanitari a livello regionale con oneri a carico della regione interessata.
  Tale procedura, qualora attivata, consentirebbe di valutare, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa vigente, l'ingresso in Italia per trattamenti sanitari presso strutture adeguate, fermo restando il necessario rilascio dell'autorizzazione all'uscita da parte delle Autorità israeliane.
  Per quanto concerne la situazione sanitaria del piccolo Mohammed, le fonti stampa citate dall'interrogante riferiscono che il bambino risiederebbe in Cisgiordania e che le sue condizioni di salute sarebbero purtroppo così precarie da non consentirgli di affrontare un viaggio neanche verso la vicina Giordania.
  Allo stato attuale, non è stato possibile disporre di ulteriori informazioni sulla situazione di Mohammed che consentano un esame più approfondito del caso, in particolare sotto il profilo sanitario. Resta comunque piena la disponibilità, qualora ne ricorrano le condizioni, a valutarlo con la massima attenzione, nel superiore interesse della tutela della salute del minore.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale continuerà ad assicurare ogni possibile collaborazione, anche in raccordo con le amministrazioni competenti, affinché, ove se ne presentino i presupposti, possano essere definite e attivate le procedure necessarie a favorire l'accesso alle cure dei soggetti più vulnerabili.

Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.


   ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   secondo dati resi noti da organizzazioni e organi di stampa, circa 160 studenti palestinesi destinatari di borse di studio o percorsi accademici in Italia risultano ancora impossibilitati a lasciare Gaza o i Territori palestinesi occupati per raggiungere il nostro Paese;

   nei mesi scorsi il Governo italiano, per voce del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, aveva assicurato l'impegno a favorire l'evacuazione e l'ingresso in Italia di studenti e studentesse palestinesi ammessi presso università italiane;

   allo stato attuale, tuttavia, tali evacuazioni risultano subordinate alle autorizzazioni rilasciate dalle autorità israeliane, con conseguente permanere di una situazione di incertezza e stallo;

   la libertà di studio e di accesso all'istruzione superiore rientra tra i diritti fondamentali riconosciuti dalle convenzioni internazionali e costituisce uno strumento essenziale di cooperazione e dialogo tra i popoli;

   è stata inoltre resa pubblica, anche attraverso il team legale dell'organizzazione Gisha e riportata dalla stampa italiana, la vicenda del minore Mohammed, cinque anni, nato a Gaza e attualmente residente in Cisgiordania, affetto da grave patologia oncologica;

   secondo quanto riportato, il bambino necessita con urgenza di un trapianto di midollo osseo e di cicli di immunoterapia non disponibili in Cisgiordania; l'ospedale israeliano Tel Hashomer avrebbe dato disponibilità ad accoglierlo, ma il Ministero della difesa israeliano avrebbe negato l'autorizzazione al trasferimento, motivando il diniego con ragioni di sicurezza connesse alla sua origine da Gaza;

   un ricorso presentato dall'organizzazione Gisha sarebbe stato respinto dall'autorità giudiziaria israeliana, che avrebbe confermato il diniego, ritenendo il minore una potenziale minaccia alla sicurezza;

   il diritto alla salute e all'accesso alle cure mediche urgenti è garantito dal diritto internazionale umanitario e dalle principali convenzioni sui diritti dell'infanzia;

   l'Italia ha storicamente sostenuto programmi di accoglienza per studenti provenienti da aree di conflitto e ha promosso iniziative umanitarie per l'evacuazione sanitaria di minori in condizioni critiche;

   il permanere del blocco per gli studenti palestinesi ammessi nelle università italiane rischia di compromettere percorsi accademici già avviati e di vanificare investimenti pubblici destinati alla cooperazione;

   la situazione di Mohammed rappresenta un caso emblematico di possibile violazione del diritto alla salute e alla protezione dei minori –:

   quali iniziative diplomatiche concrete siano state intraprese dal Governo italiano per garantire l'uscita in sicurezza dei 160 studenti palestinesi ammessi in Italia e quali siano le tempistiche previste;

   se siano stati formalmente richiesti corridoi umanitari o specifiche autorizzazioni alle autorità israeliane per consentire l'evacuazione degli studenti e con quali esiti;

   se il Governo intenda attivare ulteriori strumenti di pressione diplomatica, anche in sede europea, per assicurare il diritto allo studio di tali studenti;

   se il Governo sia a conoscenza del caso del minore Mohammed e quali interlocuzioni siano state eventualmente avviate con le autorità israeliane per consentire il trasferimento urgente verso strutture sanitarie idonee;

   se l'Italia sia disponibile ad accogliere il minore Mohammed nell'ambito di programmi di evacuazione sanitaria, qualora ciò si rendesse necessario e possibile, e quali strumenti siano attivabili a tal fine;

   quali iniziative il Governo intenda assumere, anche in sede internazionale, per garantire il rispetto del diritto alla salute e alla libertà di movimento dei civili palestinesi, in particolare dei minori e degli studenti.
(4-07120)

  Risposta. — Il conflitto nella Striscia di Gaza ha avuto impatti devastanti sulla popolazione civile, sulle infrastrutture e sull'accesso ai servizi essenziali, compreso quello all'istruzione. L'Italia ha deciso di rispondere, prontamente e in maniera concreta, per alleviare le sofferenze della popolazione, riconoscendo il ruolo centrale dell'istruzione quale strumento di crescita, di inclusione e di ricostruzione sociale.
  Come ricordato anche in Parlamento dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, l'Italia è stato il primo Paese ad attivare un «corridoio universitario» che ha consentito a 157 studenti palestinesi, beneficiari di borse di studio nell'ambito del progetto Iupals (
Italian universities for palestinian students promosso dalla conferenza dei rettori delle università italiane) di trasferirsi nel nostro Paese al fine di proseguire il proprio percorso di studi.
  Un risultato non scontato, reso possibile da un dialogo diplomatico costante con le autorità israeliane e degli altri Paesi della regione, a partire dalla Giordania, il cui consenso è necessario per ogni evacuazione da Gaza.
  I primi 88 studenti sono giunti in Italia lo scorso ottobre con due voli speciali della Guardia di finanza, organizzati con il supporto della Protezione civile, del Meccanismo europeo di protezione civile e con il contributo della Crui.
  Gli studenti sono stati personalmente accompagnati in questo viaggio dal Ministro dell'università e della ricerca Anna Maria Bernini e accolti a Ciampino dal Ministro degli affari esteri Tajani. Ad attenderli c'erano anche i rappresentanti delle numerose università italiane partecipanti al progetto Iupals.
  Il «corridoio universitario» è proseguito con tre successivi arrivi degli studenti palestinesi titolari di borse di studio Iupals con voli di linea da Amman. L'ultimo ha avuto luogo il 17 dicembre scorso e ha consentito l'arrivo in Italia di otto studentesse e studenti.
  La Farnesina sta ora lavorando per organizzare nuove operazioni di evacuazioni di studenti da Gaza e – nonostante l'attuale crisi nel Golfo Persico – l'impegno del Ministero non è mai venuto meno.
  Abbiamo più volte ribadito la necessità di non distogliere l'attenzione dalla fragile situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. L'Italia continua a portare avanti un'intensa azione diplomatica per contribuire a fermare la catastrofe umanitaria nella Striscia, sostenendo l'attuazione della Risoluzione Onu 2803.
  Come noto, il Ministro Tajani ha lanciato già nel marzo 2024 l'iniziativa «
Food for Gaza» grazie alla quale l'Italia ha destinato alla Striscia di Gaza aiuti alimentari, sanitari e beni di prima necessità attraverso il coinvolgimento del Programma alimentare mondiale e la Croce rossa internazionale.
  In sintonia con tale approccio, nel periodo in esame, ho deliberato circa 80 milioni di euro per attività di emergenza e di immediata ripresa, nel quadro degli oltre 130 milioni di euro stanziati dalla cooperazione italiana, per sostenere localmente iniziative sia umanitarie che di sviluppo.
  Nell'ambito delle iniziative umanitarie a sostegno della popolazione di Gaza, sono state organizzate anche le operazioni di evacuazione sanitaria che, come noto, hanno consentito al nostro Paese di accogliere 260 bambini bisognosi di cure specialistiche assieme ai loro famigliari. Sono numeri che fanno dell'Italia il Paese occidentale che più di tutti ha effettuato evacuazioni sanitarie da Gaza.
  La piena riuscita di tali operazioni è stata possibile grazie alla regia della Presidenza del Consiglio e all'eccellente collaborazione instaurata tra Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ministero della difesa, Ministero della salute – fondamentale grazie al forte impegno nel mettere a disposizione strutture sanitarie di eccellenza per accogliere i pazienti palestinesi evacuati – Ministero dell'interno, Dipartimento della Protezione civile e Croce rossa italiana.
  Ogni operazione richiede una complessa procedura autorizzativa, che prende avvio dall'organizzazione Mondiale della sanità, responsabile della selezione dei pazienti e della definizione delle priorità sulla base di criteri medico-sanitari. Successivamente, è necessario verificare la disponibilità delle strutture ospedaliere italiane e ottenere l'autorizzazione da parte delle autorità israeliane.
  Il Governo italiano proseguirà in modo concreto la propria azione a sostegno della popolazione palestinese nella convinzione che gli aspetti umanitari siano imprescindibili per una pace duratura.

Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.


   BENZONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   in data 12 febbraio 2026 organi di stampa hanno dato notizia dell'ulteriore blitz effettuato presso la casa circondariale di Prato, nel corso del quale sono state rinvenute sostanze stupefacenti e telefoni cellulari nella disponibilità di alcuni detenuti;

   secondo quanto riportato, l'operazione avrebbe consentito di individuare un nuovo soggetto ritenuto ai vertici dell'organizzazione interna dedita all'introduzione e alla gestione illecita di droga e dispositivi di comunicazione all'interno dell'istituto penitenziario. Sarebbe un giovane detenuto di 25 anni a gestire il sistema di spaccio di sostanze stupefacenti accompagnato da aggressioni e tentativi di estorsione;

   da quanto si evince da una nota diramata dal procuratore capo di Prato, la quarta sezione del reparto di media sicurezza sarebbe divenuta «la nuova centrale di approvvigionamento e spaccio su larga scala di cocaina e hashish» della struttura a seguito degli interventi dei mesi scorsi da parte delle forze dell'ordine che hanno smantellato i precedenti «giri di spaccio» riscontrati. Proprio a seguito di questi ultimi interventi, il venticinquenne avrebbe colmato il vuoto di potere venutosi a creare diventando l'organizzatore del giro di procacciamento della droga. Ci sarebbe riuscito, stando a quanto ricostruito, utilizzando un microtelefono con accesso alla rete e ai social network, rivolgendosi a fornitori esterni che impiegavano persino dei droni per trasportare la droga in carcere;

   lo stesso procuratore, che ha sollecitato più volte l'intervento del Dap, è tornato a chiedere misure strutturali più incisive per contrastare questi fenomeni estremamente gravi come reti anti-lancio alle finestre delle celle, videosorveglianza potenziata, sistemi anti-drone e la schermatura del complesso per impedire la ricezione del segnale telefonico;

   il carcere di Prato è stato più volte oggetto di attenzione mediatica e istituzionale per problematiche connesse al sovraffollamento, alle carenze di organico della polizia penitenziaria e alle difficoltà nella gestione della popolazione detenuta;

   la sicurezza degli istituti penitenziari rappresenta un presupposto imprescindibile per garantire l'effettività della pena, la tutela del personale in servizio ma soprattutto il rispetto delle condizioni di legalità all'interno delle strutture. La reiterazione di episodi analoghi potrebbe essere sintomatica di una situazione strutturale che richiede interventi straordinari –:

   quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere per contrastare fenomeni come quelli descritti in premessa – non solo nel carcere di Prato ma in tutti gli istituti penitenziari che vedono il reiterarsi di episodi simili – e se intenda dar seguito alle misure di intervento strutturali richieste dal procuratore capo di Prato.
(4-07032)

  Risposta. – Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, con cui l'onorevole interrogante adduce criticità in materia di sicurezza e gestione presso la casa circondariale La Dogaia di Prato, sollecitando interventi per contrastare fenomeni di introduzione illecita di stupefacenti e telefoni cellulari all'interno degli istituti penitenziari in generale, si rappresenta quanto segue.
  Si osserva anzitutto che, in merito al recente intervento presso la Casa circondariale La Dogaia di Prato, nel corso del quale sarebbero state rinvenute sostanze stupefacenti e telefoni cellulari nella disponibilità di alcuni detenuti, è stata tempestivamente interpellata, per il tramite della competente articolazione (D.a.g.) di questo Dicastero, l'autorità giudiziaria procedente.
  Conseguentemente, in data 20 febbraio 2026, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Prato ha trasmesso una relazione dalla quale emerge l'avvio di indagini sul traffico di cocaina e hashish e sui relativi canali di introduzione all'interno dell'istituto pratese cui si riferisce l'interrogazione.
  Il procedimento penale relativo alle suddette vicende pende attualmente nella fase delle indagini preliminari ed è, dunque, assistito dal segreto investigativo.
  Ne consegue che non possono essere forniti ulteriori elementi informativi, al fine di non interferire con l'attività investigativa in corso, rimessa alla esclusiva competenza dell'autorità giudiziaria.
  Compatibilmente con tali limiti, può tuttavia riferirsi che, come riportato dalla autorità giudiziaria procedente, l'indagine ha già visto, il 12 febbraio 2026, il compimento di atti istruttori qualificati e garantiti, quali attività di perquisizione, ispezione e sequestro all'interno di due sezioni del suddetto Istituto penitenziario.
  Da ciò si evince, pertanto, che l'Autorità giudiziaria risulta pienamente investita dei fatti oggetto dell'interrogazione.
  Ciò nondimeno, per i profili di propria competenza, questa amministrazione ha da tempo avviato e sta proseguendo un insieme di iniziative mirate a prevenire e contrastare l'introduzione e la circolazione illecita di sostanze stupefacenti, dispositivi di comunicazione e altri oggetti vietati, anche mediante l'impiego di strumenti tecnologici e l'adozione di procedure operative più stringenti.
  In particolare, nell'ambito delle strategie di rafforzamento delle misure di prevenzione e sicurezza, attraverso la direzione generale competente per la gestione dei beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria, è stato avviato, in collaborazione con i provveditorati regionali e con la direzione generale dei detenuti e del trattamento, un programma strutturato di acquisizione di strumentazioni tecnologiche di contrasto ai droni, finalizzato a rilevare, localizzare e neutralizzare aeromobili a pilotaggio remoto in prossimità delle aree perimetrali e interne degli istituti, proprio per prevenire l'introduzione illecita di stupefacenti, telefoni cellulari e altri oggetti non consentiti.
  Più in dettaglio, si è proceduto all'acquisizione di dotazioni/presidi di sicurezza per la prevenzione del traffico di oggetti dall'esterno/interno delle strutture penitenziarie e, ad agosto 2025, è stato assegnato, in fase di
test, alla casa di reclusione di Carinola un sub sistema di detection e un sub sistema di contrasto mobili.
  Iniziative a sostegno della sicurezza degli istituti penitenziari sono state poste in essere anche sul fronte delle schermature delle comunicazioni telefoniche.
  In particolare, in data 16 settembre 2025, è terminata la procedura di gara, con relativa aggiudicazione del fornitore, per la realizzazione di n. 6 impianti di schermature telefoniche delle telecomunicazioni illecite, da e verso gli istituti penitenziari, per n. 6 strutture penitenziarie dislocate sul territorio nazionale (Napoli «Poggioreale», Napoli «Secondigliano», Sulmona, Palermo «Pagliarelli», Torino e Milano «Opera»).
  Si è già dato avvio all'esecuzione del contratto ed all'installazione dei sistemi e delle apparecchiature, la cui realizzazione è stata finanziata con fondi speciali investimenti/progetti sicurezza per 10.000.000 euro.
  È inoltre in fase di sperimentazione, presso la Casa circondariale di Vicenza, un progetto pilota per l'introduzione di sistemi di videosorveglianza ad alta
performance, integrati con software di intelligenza artificiale, in grado di rilevare comportamenti anomali e segnalare situazioni potenzialmente pericolose.
  L'estensione di tali sistemi a livello nazionale è subordinata alla disponibilità di fondi, previsti a partire dal 2026.
  Uno degli ambiti di intervento più innovativi riguarda, poi, il contrasto all'introduzione illecita di oggetti (droghe, armi, telefoni cellulari) tramite droni.
  A tal fine, è stato avviato un programma strutturato per la fornitura e l'installazione di sistemi anti-drone, che prevede l'acquisizione di 100 impianti anti-drone, da distribuire su base prioritaria agli istituti più esposti, e un investimento complessivo superiore a 5 milioni di euro, già stanziato attraverso fondi speciali di bilancio.
  I sistemi anti-drone sono progettati per rilevare, tracciare e neutralizzare aeromobili a pilotaggio remoto, prevenendo l'introduzione di materiali non consentiti.
  Tali tecnologie rappresentano un presidio fondamentale per la sicurezza, soprattutto in considerazione dell'aumento degli episodi di contrabbando tramite droni.
  Ulteriori interventi sono stati realizzati nel campo dell'implementazione e dell'ammodernamento di apparati di videosorveglianza interni ed esterni.
  In data 9 ottobre 2025, sono terminate le procedure di finanziamento (manutenzione evolutiva, ampliamento, ammodernamento e
revamping) degli impianti di videosorveglianza, antintrusione e anti-scavalcamento per n. 19 strutture penitenziarie, che hanno comportato una spesa complessiva di circa 2.420.177 euro.
  Sul versante specifico del contrasto ai telefoni cellulari e agli strumenti idonei a favorire contatti illeciti con l'esterno, con nota del 4 febbraio 2025, sono state diramate Linee guida operative che hanno richiesto alle direzioni di istituto una particolare sensibilizzazione del personale addetto alla sorveglianza, soprattutto nei reparti più esposti, e l'osservanza rigorosa dei doveri di servizio, con attenzione ai «posti nevralgici» della sicurezza interna ed esterna (tra cui colloqui, controllo pacchi, cancelli, portineria, sala regia, perquisizioni dei nuovi giunti).
  Le medesime Linee guida hanno ribadito il carattere essenziale delle perquisizioni ordinarie e straordinarie, indicando l'esigenza di svolgerle con continuità e di assicurare un costante monitoraggio da parte dei provveditorati regionali sull'effettivo espletamento delle attività da parte delle direzioni e dei comandi di reparto.
  È stato altresì richiamato che, laddove ne ricorrano i presupposti, l'azione amministrativa deve accompagnarsi all'applicazione delle sanzioni disciplinari previste, alla tempestiva trasmissione della notizia di reato alla procura competente, alla valutazione del regime di sorveglianza particolare ai sensi dell'articolo 14-
bis dell'ordinamento penitenziario e, ove necessario, al trasferimento del detenuto ai sensi dell'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario, nonché alla valorizzazione di elementi ostativi in sede di esame di istanze per benefici penitenziari.
  Con specifico riferimento alla realtà dell'istituto di Prato, si rappresenta che è in fase di installazione un sistema anti-drone di tipo fisso, attualmente in corso di montaggio, cui seguirà il collaudo tecnico.
  Tale sistema era stato contrattualizzato nel 2024 dal Provveditorato di Firenze ma l'esecuzione del contratto non si era perfezionata per vicende connesse alle procedure di crisi dell'impresa aggiudicataria.
  Nelle more della piena messa in esercizio dell'impianto definitivo, il 3 febbraio 2026 è stato temporaneamente assegnato all'istituto un dispositivo
jammer mobile, comunemente indicato come «fucile anti-drone», al fine di garantire un presidio immediato di contrasto.
  Parallelamente, sono state elaborate Linee guida tipo per l'adozione di sistemi di schermatura passiva, realizzabili mediante reti in quota con funzione antidrone e antigetto, destinate a garantire la copertura delle aree esposte al rischio di sorvoli non autorizzati o di lanci dall'esterno e a proteggere le finestre delle camere di pernottamento, al fine di contrastare tale modalità di introduzione illecita.
  Quanto alla videosorveglianza, nell'istituto risultano operativi impianti configurati con tecnologia digitale nella quasi totalità della struttura.
  In particolare, sono state recentemente installate sul muro di cinta telecamere dotate di sistema di rilevazione automatica delle intrusioni con segnalazione su monitor dedicato.
  Per l'anno 2025, alla casa circondariale di Prato risultano già assegnate risorse pari a euro 9.528,20 per manutenzione dell'impianto Tvcc e sostituzione di telecamere vandalizzate, nonché euro 4.392,00 per la sostituzione di fari a parete e stradali sul muro di cinta.
  Allo stato non risultano ulteriori richieste di assegnazione fondi per il 2026.
  Si segnala, inoltre, l'assegnazione al Provveditorato regionale per la Toscana di euro 500.000
extra budget per esigenze relative a impianti e sistemi di sicurezza degli Istituti del distretto.
  Rileva anche la dotazione strumentale finalizzata ai controlli e alla prevenzione dell'introduzione di oggetti non consentiti.
  Presso l'istituto pratese risultano in uso, tra l'altro,
metal detector a portale e manuali, dispositivi combinati per la rilevazione anche di telefoni cellulari, rilevatori di trasmissioni radio, rilevatori manuali di cellulari e una macchina a raggi X per il controllo dei pacchi, secondo le consistenze indicate dalle articolazioni competenti (tra cui, a titolo esemplificativo, 5 metal detector a portale e 5 metal detector/cell phone detector a portale, oltre a unità manuali e apparati specifici).
  Inoltre, l'istituto è dotato di
bodycam in uso al personale di Polizia penitenziaria per le attività connesse alla tutela dell'ordine e della sicurezza nello svolgimento dei compiti istituzionali.
  Per quanto attiene ai profili delle presenze detentive e della dotazione organica, si rappresenta che, alla data del 26 febbraio 2026, presso la casa circondariale di Prato l'indice di presenze risulta inferiore a quello di altri Istituti del distretto di analoghe dimensioni, circostanza che ha condotto il Provveditorato regionale a non procedere, allo stato, ad operazioni di alleggerimento mirato delle presenze, fermo restando il continuo monitoraggio dell'andamento delle presenze e la possibilità di adottare misure correttive qualora se ne ravvisi la necessità.
  Sul versante del personale, si evidenzia che, nel corso degli anni 2024 e 2025, questo Dicastero ha progressivamente rafforzato la dotazione di personale attraverso assegnazioni derivanti dalla mobilità ordinaria e dall'esito dei corsi di formazione, con l'incremento complessivo di 33 unità del ruolo agenti e assistenti nel solo biennio 2024-2025, nonché con l'assegnazione di due commissari all'esito del VII corso per la carriera dei funzionari e di cinque viceispettori formati nel maggio 2025.
  A tali interventi si aggiungono le ulteriori misure strutturali in corso, tra cui l'avvio, nel gennaio 2026, del corso per 837 allievi vice sovrintendenti e del 186° corso per 1.475 allievi agenti, al termine dei quali è previsto un ulteriore riequilibrio delle risorse sul territorio nazionale in relazione alle vacanze organiche, secondo criteri di priorità che tengono conto anche delle specifiche esigenze operative degli istituti maggiormente esposti a criticità sotto il profilo della sicurezza interna.
  In conclusione, si rappresenta che l'azione amministrativa di prevenzione e contrasto ai fenomeni descritti si sviluppa lungo una direttrice integrata, che combina, oltre alla consapevole gestione delle presente detentive e delle dotazioni di personale penitenziario degli istituti, anche l'adeguamento tecnologico (con particolare riferimento alle misure antidrone, alle soluzioni di schermatura e al potenziamento della videosorveglianza), il rafforzamento delle procedure operative e dei controlli (anche attraverso linee guida dedicate e monitoraggio sull'attuazione), nonché l'attivazione delle misure disciplinari e penali previste dall'ordinamento, in raccordo con l'Autorità giudiziaria competente, cui spetta l'accertamento delle responsabilità e la conduzione delle indagini.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   CARMINA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da organi di stampa locali, un nuovo evento franoso ha interessato la strada statale 118 «Corleonese Agrigentina», con cedimento del piano viabile al chilometro 113,100 nel tratto tra Cianciana e Raffadali e in direzione Alessandria della Rocca, determinando ulteriori limitazioni alla circolazione su un'arteria già caratterizzata da gravi criticità strutturali;

   la strada statale 118 costituisce infrastruttura essenziale per l'area interna dei Sicani, garantendo collegamenti indispensabili per cittadini, pendolari, imprese e servizi pubblici, in un contesto territoriale già segnato da isolamento viario e fragilità idrogeologica;

   il ripetersi di fenomeni franosi evidenzia l'assenza di una programmazione organica di prevenzione e messa in sicurezza, a fronte di interventi episodici che non risolvono in modo strutturale le criticità;

   la condizione della strada statale 118 si inserisce in un quadro complessivo di grave compromissione della rete viaria della provincia di Agrigento, che coinvolge anche la strada statale 115 «Sud Occidentale Sicula», interessata dalla chiusura del viadotto Re nel territorio di Porto Empedocle, nonché dalle pregresse criticità del viadotto Maddalusa e dai programmati interventi sul ponte Spinola;

   ulteriori disagi insistono sulla strada statale 189 «della Valle del Platani», con il blocco dei lavori del viadotto Milena, opera strategica per i collegamenti tra Agrigento, Palermo e Caltanissetta;

   tali interruzioni e limitazioni determinano deviazioni forzate su strade secondarie inadeguate, aggravio dei tempi di percorrenza, incremento del rischio per la sicurezza stradale e rilevanti danni economici per imprese e operatori turistici;

   la provincia di Agrigento ospita siti di rilevanza internazionale quali la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi, con flussi di visitatori che risentono pesantemente dell'inefficienza infrastrutturale;

   la situazione descritta configura un quadro di emergenza infrastrutturale sistemica, che compromette il diritto alla mobilità, la continuità territoriale e la sicurezza dei cittadini, oltre a incidere negativamente sulla competitività economica dell'intera area;

   Anas, quale soggetto gestore della rete statale, è chiamata a garantire condizioni di transitabilità e manutenzione adeguate, nel rispetto degli standard di sicurezza e continuità del servizio pubblico –:

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per assicurare l'immediata messa in sicurezza della strada statale 118 nel tratto interessato dai recenti eventi franosi, con interventi strutturali definitivi di consolidamento e contrasto al dissesto idrogeologico;

   se sia stato predisposto un piano straordinario e coordinato per la provincia di Agrigento che ricomprenda la strada statale 118, la strada statale 115 e la strada statale 189, con cronoprogramma vincolante, copertura finanziaria certa e monitoraggio pubblico dello stato di avanzamento dei lavori;

   se non ritenga necessario valutare la nomina di un commissario straordinario per la gestione unitaria degli interventi sulla rete viaria agrigentina, dotato di poteri di coordinamento e accelerazione delle procedure, al fine di superare ritardi, rescissioni contrattuali e frammentazione delle competenze;

   quali iniziative immediate intenda adottare per garantire percorsi alternativi sicuri per il traffico leggero e pesante durante le chiusure o limitazioni delle principali arterie, nonché per sostenere cittadini e imprese gravemente penalizzati dalla perdurante condizione di isolamento infrastrutturale della provincia di Agrigento.
(4-07081)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacata ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dalla società Anas, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  A seguito dell'evento franoso dell'11 febbraio 2026 al chilometro 113+100 della strada statale 118 «Corleonese Agrigentina», la società Anas, ai fini della sicurezza stradale, ha disposto la chiusura del tratto interessato.
  Per quanto attiene all'immediata messa in sicurezza della strada statale 118 nel tratto interessato dai recenti eventi franosi, oggetto del primo quesito dell'interrogante, si segnala che, in data 2 marzo 2026, Anas ha affidato all'impresa aggiudicataria dell'accordo quadro i lavori di manutenzione programmata per la stabilizzazione del corpo stradale.
  L'intervento, dell'importo di 1.888.888,89 euro e con durata contrattuale di 330 giorni, prevede la messa in sicurezza del corpo stradale mediante l'esecuzione di opere di consolidamento in calcestruzzo armato, bonifica della sede stradale e regimentazione idraulica.
  Per consentire i lavori si rende necessario predisporre una temporanea deviazione del traffico sulle le strade provinciali S.p. 31, S.p. 29 e lungo la strada statale 115 «Sud Occidentale Sicula».
  Circa il quesito relativo alla predisposizione di un piano straordinario per i tratti della strada statale 118 «Corleonese Agrigentina», della strada statale 115 «Sud Occidentale Sicula» e della strada statale 189 «della Valle del Platani», ricompresi nel territorio del Libero consorzio comunale di Agrigento, si rappresenta quanto segue.
  Sulla strada statale 118 «Corleonese Agrigentina», è in via di sviluppo la progettazione dell'intervento «Lavori di risanamento del corpo stradale mediante profilatura delle scarpate e opere di protezione lungo la strada statale 118 Corleonese Agrigentina». Per tale lavoro risulta già disponibile un importo corrispondente a 995.000 euro. Al termine della fase di progettazione ed acquisizione delle autorizzazioni, prevista nel mese di ottobre 2026, potranno essere avviati i lavori.
  Inoltre, Anas ha inserito nel proprio piano programmatico ulteriori interventi sulla Strada statale 118, attualmente non finanziati, riguardanti opere di protezione dal dissesto, risanamento corticale dei muri, consolidamento di versanti e manutenzione programmata in vari tratti.
  Per quanto riguarda l'adeguamento della strada statale 115 «Sud Occidentale Sicula» risultano disponibili risorse pari a 1.493.000 euro. L'intervento contempla i lavori di risanamento del corpo stradale in frana e il ripristino della pavimentazione ammalorata dal chilometro 136+450 al chilometro 190+000, attualmente in progettazione. Si prevede di ultimare la suddetta fase, inclusa quella di acquisizione dei pareri di enti, entro il mese di ottobre 2026 e conseguentemente di poter affidare i relativi lavori presumibilmente entro il mese di novembre 2026.
  Sulla medesima arteria sono, inoltre, in corso i lavori lungo il viadotto «Re» rispetto ai quali si prevede, dopo le festività pasquali, l'apertura al transito della corsia di valle riqualificata. L'ultimazione dell'intero intervento è prevista entro luglio 2026.
  Per quanto attiene, invece, al viadotto «Maddalusa» localizzato in corrispondenza dello svincolo tra la strada statale 115 «Sud Occidentale Sicula» e la Strada statale 640 «degli Scrittori», i lavori stanno proseguendo e la loro conclusione è stimata entro novembre 2026.
  Per la strada statale 189 «della Valle dei Platani», si evidenzia che gli interventi previsti si inseriscono nel programma pluriennale di ammodernamento dell'asse Palermo-Agrigento.
  Nello specifico, l'ammodernamento relativo alla citata arteria è articolato in tre lotti.
  Il lotto C prevede, un investimento di circa 470 milioni di euro, finalizzato all'adeguamento del tracciato a sezione stradale di tipo C1, in parte in sede e in parte in variante, per circa 15 km dal bivio Manganaro al confine provinciale di Palermo. Attualmente è in fase di completamento la progettazione definitiva, che sarà poi sottoposta alle procedure autorizzative previste dalla normativa vigente. L'intervento è incluso nel contratto di programma 2021-2025 tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Anas, area «Inseribilità» ed è oggetto della convenzione stipulata il 21 dicembre 2022 tra la Regione Siciliana e Anas per la redazione delle progettazioni, tramite il Piano sviluppo e coesione.
  Il Lotto D prevede la realizzazione dello svincolo, con livelli sfalsati, di Castronuovo di Sicilia e la costruzione di n. 4 viadotti con impalcato a struttura mista acciaio-calcestruzzo. I lavori sono stati consegnati il 25 novembre 2024 e, ad oggi, l'impresa appaltatrice ha allestito il campo base ed avviato le attività di cantierizzazione. Sono in corso gli scavi per la bonifica del piano di posa, si stanno ultimando i getti delle solette dei viadotti e si sta procedendo all'approvvigionamento dell'impalcato metallico del cavalcavia CV01. L'ultimazione dei lavori è prevista entro l'autunno.
  Infine, il Lotto E riguarda l'eliminazione degli attraversamenti a raso dello svincolo di San Giovanni Gemini mediante la realizzazione del viadotto Platani e di tre rotatorie e la realizzazione di interventi di adeguamento della viabilità provinciale secondaria. Per tale intervento, sono state acquisite le aree e sono in fase di completamento le attività preliminari, comprendenti il monitoraggio ambientale
ante operam e la bonifica dagli ordigni bellici. La consegna dei lavori è stimata entro il corrente mese di aprile.
  Con riferimento al viadotto «Milena», posto lungo la medesima arteria, si segnala che si sono concluse le attività di scorrimento della graduatoria e di collaudo dei lavori eseguiti; i lavori a finire saranno riappaltati entro la primavera 2026 e conclusi entro dicembre 2026. Attualmente il transito è garantito mediante senso unico alternato regolato da semaforo.
  Quanto all'eventuale nomina di un commissario straordinario per la viabilità della provincia di Agrigento, oggetto di specifico quesito dell'interrogante, si evidenzia che, stante l'avanzata fase delle attività, (in coordinamento con la locale prefettura), tale ipotesi risulta priva di effettivi benefici e comporta il rischio di un rallentamento delle successive fasi, in quanto con lo stato delle attività in atto rischierebbe, al contrario, di rallentare le stesse.
  Circa le iniziative per garantire percorsi alternativi sicuri per il traffico durante le chiusure o limitazioni delle principali arterie, si rappresenta che a seguito dei tavoli tecnici svoltisi presso la prefettura di Agrigento riguardanti la viabilità della strada statale 115 «Sud Occidentale Sicula», è stato convenuto che gli interventi sul «Viadotto Spinola» avranno inizio solo dopo il completamento dei lavori sui viadotti Maddalusa e Re. Tale decisione è stata assunta proprio per escludere ulteriori disagi alla circolazione.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   SERGIO COSTA, ILARIA FONTANA e FRANCESCO SILVESTRI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la conferenza intergovernativa delle Nazioni unite ha adottato nel giugno 2023 il cosiddetto Trattato Onu sull'alto mare (Bbnj), che integra la Convenzione Unclos del 1982 e disciplina, tra l'altro, l'accesso e la ripartizione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine, l'istituzione di aree marine protette in alto mare, le valutazioni di impatto ambientale di attività potenzialmente dannose per gli ecosistemi oceanici, nonché il trasferimento di tecnologie e i meccanismi di finanziamento a favore dei Paesi in via di sviluppo;

   il Trattato Bbnj è entrato in vigore il 17 gennaio 2026, dopo il deposito del 60° strumento di ratifica il 19 settembre 2025, segnando l'avvio di un nuovo quadro giuridico globale per la tutela di circa il 60 per cento degli oceani, rappresentato dalle aree oltre la giurisdizione nazionale;

   secondo quanto riportato dalla stampa, alla data odierna risultano aver ratificato l'accordo tra 80 e 90 Stati, tra cui l'Unione europea e un numero significativo di Stati membri come Francia, Grecia, Spagna e altri, mentre l'Italia, pur avendo firmato l'accordo e sostenuto politicamente il negoziato, non figura ancora tra i Paesi che hanno completato la procedura di ratifica;

   il Governo italiano ha più volte manifestato, in sedi internazionali quali il G7 e l'«Our ocean conference» 2024, l'intenzione di sostenere la rapida entrata in vigore del Trattato Onu sull'alto mare e di procedere sollecitamente alla ratifica nazionale, anche in coerenza con gli impegni assunti in materia di Agenda 2030, tutela della biodiversità marina e contrasto alla crisi climatica;

   a quanto risulta, l'iter interno di ratifica sarebbe attualmente fermo presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che coordina il procedimento, in una fase di consultazione interministeriale con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e il Ministero dell'economia e delle finanze;

   questo stallo istituzionale mina la credibilità internazionale del nostro Paese nel campo della governance degli oceani, considerato che solo circa l'1 per cento dei mari italiani risulti effettivamente protetto, a fronte dell'obiettivo di proteggere almeno il 30 per cento delle aree marine entro il 2030;

   il ritardo italiano rischia di indebolire il ruolo del Paese nei negoziati e nei processi attuativi che si aprono con l'entrata in vigore dell'accordo, anche in considerazione del fatto che l'Unione europea e vari Stati membri sono già parte del Trattato e parteciperanno alla definizione delle prime aree marine protette in alto mare, delle regole di accesso alle risorse genetiche marine e dei relativi meccanismi di finanziamento;

   la tempestiva ratifica del Trattato rappresenta uno strumento fondamentale per rafforzare la tutela della biodiversità marina, la resilienza degli ecosistemi oceanici rispetto ai cambiamenti climatici, la sostenibilità delle attività economiche legate al mare e la credibilità internazionale dell'Italia quale attore impegnato nella difesa dei beni comuni globali;

   il protrarsi dell'inerzia istituzionale appare difficilmente conciliabile con gli impegni assunti dall'Italia in sede internazionale ed europea in materia di tutela del mare, clima e biodiversità, nonché con la necessità di garantire il pieno coinvolgimento del Parlamento nella definizione delle scelte strategiche in tema di governance degli oceani –:

   a che punto sia l'iter di ratifica del Trattato Onu sull'alto mare e quali siano i motivi puntuali che hanno sinora impedito la presentazione alle Camere del relativo disegno di legge di autorizzazione alla ratifica;

   se il Governo non ritenga opportuno, nelle more della ratifica, adottare iniziative urgenti, anche normative, per incrementare in modo significativo l'estensione e l'efficacia delle aree marine protette nazionali, oggi ben al di sotto dell'obiettivo del 30 per cento entro il 2030, in coerenza con gli impegni assunti a livello internazionale e con gli appelli rivolti dalle principali organizzazioni ambientaliste.
(4-07084)

  Risposta. – L'Italia ha avviato le procedure interne di ratifica del Trattato Onu sull'alto mare (BBNJ) all'indomani della firma il 22 settembre 2023, in linea con l'impegno del nostro Paese sui temi della tutela della biodiversità marina e della protezione dell'oceano, a cominciare dallo sfruttamento sostenibile delle risorse genetiche e dalla gestione delle aree marine protette.
  Come per gli altri accordi multilaterali di portata globale, il processo di ratifica richiede l'espletamento di complesse procedure di consultazione interministeriale, che prevedono il coinvolgimento trasversale delle diverse amministrazioni competenti e che sono ancora in corso di perfezionamento.
  La concertazione interministeriale è finalizzata a valutare l'impatto dell'accordo sui diversi settori della normativa interna tra cui le possibili implicazioni derivanti dallo scambio di informazioni, nonché sulla notifica delle attività pianificate, sulla ripartizione dei benefìci derivanti dalle attività relative alle risorse genetiche marine e alle informazioni digitali sul sequenziamento di tali risorse, sulle implicazioni finanziare in materia di creazione di banche dati e sull'istituzione di un sistema globale di strumenti di gestione delle aree.
  Anche in altri Paesi dell'Unione europea la procedura di valutazione presenta analoghi livelli di complessità. Oltre all'Italia, sono infatti dieci gli Stati membri UE che non hanno al momento ancora concluso le procedure interne di ratifica. Tra questi, la Germania, i Paesi Bassi e la Svezia, che, al pari del nostro Paese, sono attivamente impegnati a tutela della biodiversità marina a livello internazionale e nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).
  Con riferimento all'adozione di iniziative urgenti per incrementare l'estensione e l'efficacia delle aree marine protette nazionali, è opportuno specificare che l'articolo 3 dell'Accordo BBNJ stabilisce che le sue disposizioni si applicano esclusivamente alle «aree al di là della giurisdizione nazionale» secondo la definizione contenuta nella Convenzione UNCLOS. Queste includono l'alto mare (porzioni marine non ricomprese nelle Zone economiche esclusive, nel mare territoriale e nelle acque arcipelagiche) e l'area che comprende il fondale e il sottofondale marino situati oltre i limiti della giurisdizione nazionale.
  L'entrata in vigore e la futura attuazione del BBNJ restano quindi su questi temi indipendenti rispetto alle misure nazionali che gli Stati possono adottare nel mare territoriale e nelle aree di giurisdizione nazionale, che rimangono di esclusiva competenza statale e non rientrano nell'ambito di applicazione dell'accordo.
  Come indicato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, si propone già in via ordinaria un ampio programma volto al rafforzamento della rete nazionale delle aree marine protette. Tali attività comprendono istruttorie tecnico-amministrative funzionali all'istituzione di nuove aree marine protette e all'eventuale ampliamento di quelle esistenti, l'aggiornamento dei regolamenti delle aree marine protette già istituite per migliorarne l'efficacia gestionale e il potenziamento delle attività di monitoraggio, sorveglianza e controllo.
  Queste attività contribuiscono al raggiungimento degli impegni assunti dall'Italia in ambito europeo e internazionale in materia di tutela della biodiversità, compresi gli obiettivi di protezione di almeno il 30 per cento delle aree marine entro il 2030, e rappresentano inoltre un contributo concreto al rafforzamento della conservazione degli ecosistemi marini nazionali.
  Si segnala infine che il Mar Mediterraneo, per la sua natura di mare semichiuso e in ragione dell'istituzione di varie Zone economiche esclusive da parte di quasi tutti gli Stati rivieraschi, risulta di fatto privo di aree qualificabili come «alto mare». Ne consegue la non applicabilità dell'accordo BBNJ alle acque di competenza degli Stati mediterranei.
  Il Governo italiano continuerà il proprio impegno a tutela della biodiversità marina nelle aree di giurisdizione nazionale e in alto mare.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   DORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la drammatica crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, come documentato quotidianamente dalla stampa internazionale e dalle agenzie umanitarie sul campo, ha raggiunto un livello catastrofico, costringendo oltre un milione di persone a sfollare e a vivere in condizioni disumane, private di acqua, cibo, elettricità e cure mediche;

   in questo scenario, il Parlamento italiano ha già riconosciuto la necessità di un intervento, impegnando il Governo, attraverso l'approvazione in III Commissione affari esteri della Camera dei deputati della risoluzione 7-00160, «ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli [...] per consentire l'immediata e duratura apertura di adeguati corridoi umanitari», non solo per gli aiuti, ma specificamente per «permettere l'evacuazione dei civili più vulnerabili»;

   lo strumento dei corridoi umanitari, come ha spiegato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, in un'intervista ad Avvenire, rappresenta una via legale e sicura che ha già permesso a migliaia di profughi di «non morire nel deserto o annegare in mare», dimostrandosi un modello di successo basato su protocolli d'intesa tra Ministeri e società civile;

   in questo tragico contesto si inserisce la vicenda, documentata e portata all'attenzione dell'interrogante, di Mahmoud Fayad, 33 anni, di sua moglie Reham Othman in Fayad, 29 anni, e dei loro tre figli minori Jawwed (8 anni), Mohammed (6 anni) e Sami (2 anni). La loro storia è un emblema della sofferenza di un intero popolo: hanno perso la nonna materna e numerosi amici sotto i bombardamenti, sono stati sradicati dalla loro casa per ben quindici volte, e oggi sopravvivono tra le macerie di Gaza City in condizioni di assoluta indigenza;

   i tre bambini, la cui infanzia è stata interamente rubata dalla guerra, manifestano i segni indelebili del trauma. Presentano infatti sintomi gravi e clinicamente rilevanti di stress acuto post-traumatico: iperattivazione, tachicardia, incubi notturni e un allarmante ritardo del linguaggio. La loro salute fisica e mentale è a rischio ogni singolo giorno;

   di fronte a questa disperazione, la speranza della famiglia di raggiungere un luogo sicuro è sostenuta attivamente e concretamente dal gruppo «Restiamo umani bassa bresciana», che da mesi si è fatto carico del sostegno economico del nucleo familiare, tentando di promuovere presso le Istituzioni ogni iniziativa volta a concretizzare un percorso di accoglienza in Italia –:

   quali iniziative di competenza intendano intraprendere, anche in coordinamento con le organizzazioni della società civile già partner nei protocolli d'intesa esistenti, al fine di attivare un corridoio umanitario finalizzato a risolvere la grave situazione esposta in premessa.
(4-07045)

  Risposta. — Il Governo italiano segue con la massima attenzione la grave situazione umanitaria nella Striscia di Gaza e continua a lavorare con concretezza per alleviare per quanto possibile le sofferenze della popolazione civile palestinese.
  Sin dall'inizio della crisi il Governo italiano ha attribuito priorità assoluta alla dimensione umanitaria. Il Ministro degli affari esteri Antonio Tajani ha lanciato già nel marzo 2024 l'iniziativa «Food for Gaza» grazie alla quale l'Italia ha destinato alla Striscia di Gaza aiuti alimentari, sanitari e beni di prima necessità attraverso il coinvolgimento del Programma alimentare mondiale e la Croce rossa internazionale.
  In sintonia con tale approccio, nel periodo in esame, sono stati deliberati circa 80 milioni di euro per attività di emergenza e di immediata ripresa, nel quadro degli oltre 130 milioni di euro stanziati dalla cooperazione italiana, per sostenere localmente iniziative sia umanitarie che di sviluppo.
  Come ricordato anche in Parlamento dal Ministro degli affari esteri Antonio Tajani, dall'inizio della guerra l'Italia ha consentito l'arrivo di oltre 1.600 persone provenienti dalla Striscia di Gaza tra evacuazioni sanitarie, ricongiungimenti familiari e studenti.
  Le operazioni sanitarie, come noto, hanno consentito al nostro Paese di accogliere 260 bambini bisognosi di cure specialistiche assieme ai loro famigliari. Sono numeri che fanno dell'Italia il Paese occidentale che più di tutti ha effettuato evacuazioni sanitarie da Gaza.
  La piena riuscita di tali operazioni è stata possibile grazie alla regia della Presidenza del Consiglio e all'eccellente collaborazione instaurata tra Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ministero della difesa, Ministero della salute, Ministero dell'interno, dipartimento della Protezione civile e Croce rossa italiana.
  Ogni operazione richiede una complessa procedura autorizzativa, che deve prendere necessariamente avvio dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sola responsabile della selezione dei pazienti e della definizione delle priorità sulla base di criteri medico-sanitari. Successivamente, viene verificata la disponibilità delle strutture ospedaliere italiane e richiesta contestualmente l'autorizzazione da parte delle Autorità israeliane.
  Per quanto concerne la sensibile situazione della famiglia Fayad richiamata dall'interrogante, nell'ambito delle valutazioni sanitarie da parte dell'Oms, allo stato attuale i tre minori non risultano essere stati presi in carico ai fini delle possibili evacuazioni.
  L'Italia è stato inoltre il primo Paese ad attivare un «corridoio universitario» che ha già consentito ad oltre 150 studenti palestinesi, beneficiari di borse di studio nell'ambito del progetto Iupals (
Italian universities for palestinian students promosso dalla conferenza dei rettori delle università italiane) di trasferirsi nel nostro Paese per proseguire il loro percorso accademico.
  Un risultato non scontato, reso possibile da un dialogo diplomatico costante con le Autorità israeliane e degli altri Paesi della regione, a partire dalla Giordania, il cui consenso è – come noto – necessario per ogni evacuazione da Gaza.
  I primi 88 studenti sono giunti in Italia lo scorso ottobre con due voli speciali della Guardia di finanza, organizzati con il supporto della Protezione civile, del Meccanismo europeo di protezione civile e con il contributo della Crui.
  Gli studenti sono stati personalmente accompagnati in questo viaggio dal Ministro dell'università e della ricerca Anna Maria Bernini e accolti a Ciampino dal Ministro degli affari esteri Tajani. Ad attenderli c'erano anche i rappresentanti delle numerose università italiane partecipanti al progetto Iupals.
  Il «corridoio universitario» è proseguito con tre successivi arrivi degli studenti palestinesi titolari di borse di studio Iupals con voli di linea da Amman. L'ultimo ha avuto luogo il 17 dicembre scorso e ha consentito l'arrivo in Italia di otto studentesse e studenti.
  L'impegno della Farnesina non si ferma naturalmente qui. Stiamo ora lavorando per condurre nuove operazioni di evacuazioni di studenti da Gaza e – nonostante l'attuale crisi nel Golfo Persico – l'impegno del Ministero non è mai venuto meno.
  Il Governo italiano proseguirà in modo concreto la propria azione a sostegno della popolazione palestinese nella convinzione che gli aspetti umanitari siano imprescindibili per una pace duratura.

La Sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   I giornali online Milano Today e Vita.it hanno riportato nei giorni scorsi la denuncia pubblica dell'ex deputata Rita Bernardini e attuale presidente di Nessuno tocchi Caino relativa al trattamento riservato dall'amministrazione penitenziaria ad una bambina di 5 anni figlia di una persona detenuta in regime di media sicurezza nel carcere di Opera; le due testate giornalistiche si erano interessate al caso dopo aver letto un post sul profilo Facebook di Rita Bernardini datato 4 febbraio 2026;

   la vicenda racconta il drammatico cambiamento nella vita di una bambina di cinque anni a seguito del trasferimento del padre detenuto dal carcere di San Vittore a quello di Opera, causato dall'incendio della terza sezione. Prima del trasferimento, la bambina, molto legata al padre, poteva parlare con lui al telefono sei volte a settimana e incontrarlo ogni sabato in un ambiente sereno e giocoso, grazie anche al supporto dei volontari di Telefono azzurro. Dopo il trasferimento, le telefonate sono state ridotte a sei al mese e gli incontri a uno al mese, in condizioni molto più rigide e stressanti. Le procedure di visita sono diventate invasive, con controlli e perquisizioni che coinvolgono anche i bambini. Secondo Bernardini, la nuova direzione del carcere di Opera ha adottato un approccio decisamente securitario, eliminando anche gli spazi di accoglienza esterni dedicati dall'associazione Bambini senza sbarre ai minori che attendono che i genitori consegnino il pacco destinato al proprio congiunto. La sofferenza della bambina è diventata evidente, tanto che la sua maestra ha segnalato il suo malessere alla madre. Bernardini ha evidenziato il peggioramento delle condizioni e la mancanza di tutela dei legami familiari all'interno del sistema penitenziario, con particolare attenzione ai figli minori dei detenuti;

   si evidenzia dunque che i detenuti di media sicurezza padri di figli minori, trasferiti da San Vittore a Opera, sono passati da 24 telefonate al mese a 6 al mese subendo una regressione trattamentale ingiustificata essendo il rapporto del detenuto con la propria famiglia uno degli elementi fondamentali del trattamento penitenziario;

   tanto l'ordinamento penitenziario quanto il regolamento di attuazione prevedono una particolare attenzione dovuta dall'amministrazione nei confronti dei figli di minore età; in particolare, la legge n. 70 del 20 giugno 2020, a proposito di corrispondenza telefonica, stabilisce che il direttore può concedere l'autorizzazione a telefonare una volta al giorno in presenza di figli minori o figli maggiorenni portatori di una disabilità grave;

   a quel che risulta all'interrogante, le telefonate straordinarie che le direzioni dei due istituti concedono riguardano solo bambini di età inferiore agli anni 10, escludendo così tutti gli altri che, paradossalmente, a 10 anni e un giorno divengono «maggiorenni» per il sistema penitenziario;

   l'articolo 18 dell'ordinamento penitenziario stabilisce che «i locali destinati ai colloqui con i familiari favoriscono, ove possibile, una dimensione riservata del colloquio e sono collocati preferibilmente in prossimità dell'ingresso dell'istituto. Particolare cura è dedicata ai colloqui con i minori di anni quattordici» –:

   se non ritenga che i detenuti di media sicurezza trasferiti da San Vittore a Opera abbiano subito, in presenza di figli minori, una ingiustificabile regressione nel trattamento penitenziario sia per quanto riguarda le possibilità di contatto telefonico sia per quanto riguarda le possibilità e anche le modalità di svolgimento dei colloqui;

   in base a quali norme dell'ordinamento penitenziario gli istituti penitenziari abbiano stabilito che, ai fini delle telefonate straordinarie, per «minori» si intende bambini di età inferiore ai dieci anni;

   quali iniziative di competenza intenda assumere per ripristinare quanto stabilito dall'ordinamento penitenziario a proposito del «favore» e della «cura» che l'Amministrazione penitenziaria deve nell'agevolare i rapporti dei detenuti con la famiglia, soprattutto in presenza di figli minori di età.
(4-07035)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, con il quale l'onorevole interrogante solleva specifici quesiti in ordine a una addotta regressione nelle possibilità di contatto telefonico e nelle modalità di svolgimento dei colloqui, in presenza di figli minori, che avrebbero subito i detenuti di media sicurezza trasferiti dall'istituto di Milano San Vittore alla casa di reclusione di Milano Opera, a seguito dell'incendio della terza sezione, si rappresenta quanto segue.
  Prendendo le mosse dalla specifica vicenda oggetto dell'interrogazione, essa concerne il detenuto H.P., cittadino albanese, definitivo, in espiazione di un provvedimento di cumulo con fine pena fissato al 14 maggio 2029, trasferito il 17 ottobre 2025 presso la Casa di reclusione di Milano Opera, proveniente dalla casa circondariale di Milano San Vittore, su disposizione del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per la Lombardia, per esigenze di sfollamento connesse al richiamato evento critico.
  Quanto, nello specifico, ai rapporti del detenuto con la figlia minore nel periodo di detenzione presso l'istituto penitenziario San Vittore (dal 4 dicembre 2024 al 17 ottobre 2025), risulta – alla luce delle informazioni acquisite dalla competente articolazione (D.a.p.) di questo Dicastero – che egli fosse stato autorizzato dal Direttore a effettuare colloqui telefonici con la figlia per un totale di una telefonata ordinaria e cinque telefonate supplementari a settimana, oltre alla fruizione di sei colloqui visivi ordinari e due colloqui visivi supplementari al mese.
  In tale contesto, la direzione della casa di reclusione San Vittore, con ordine di servizio del 2 aprile 2024 in materia di corrispondenza telefonica, aveva disciplinato la concessione delle telefonate straordinarie/aggiuntive prevedendo un formale provvedimento a firma del direttore o dei direttori aggiunti (salva delega in urgenza), con possibilità di autorizzare una o più telefonate per tempo determinato, in relazione alle esigenze prospettate e al programma di trattamento individuale.
  Per i detenuti con figli minori, era altresì prevista la possibilità di concedere telefonate aggiuntive sino a un massimo di una al giorno, in considerazione delle motivazioni addotte.
  La medesima direzione aveva inoltre diramato un avviso alla popolazione detenuta contenente la sintesi di tali disposizioni, adottate al fine di ripristinare gradualmente il regime ordinario delle telefonate, cui si era derogato in ragione dell'emergenza sanitaria da Covid, e in conformità alla normativa penitenziaria.
  Successivamente al trasferimento presso la Casa di reclusione di Milano Opera, la Direzione di quell'istituto – considerato che l'emergenza sanitaria risultava conclusa da tempo e che si rendeva necessario riorganizzare la disciplina dei colloqui visivi, telefonici e in videochiamata tramite piattaforma Teams con familiari, conviventi e terze persone autorizzate – ha emanato un ordine di servizio in data 12 dicembre 2025, con decorrenza 12 gennaio 2026, anche a seguito dell'entrata in vigore, il 10 dicembre 2025, del decreto del Presidente della Repubblica n. 176 del 2025, recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, fra l'altro, in materia di corrispondenza telefonica dei detenuti e degli internati.
  Prima dell'adozione di tale disciplina, la direzione ha convocato le commissioni dei detenuti di tutti i circuiti, con esclusione dei soggetti sottoposti al regime di cui all'articolo 41-
bis dell'ordinamento penitenziario, per i quali la normativa richiamata non è applicabile.
  Nel citato ordine di servizio è previsto che i detenuti e gli internati del circuito di media sicurezza possano effettuare sei colloqui visivi e/o videochiamate Teams al mese, della durata di un'ora, e sei telefonate della durata di dieci minuti, come da modifica dell'articolo 39 dell'ordinamento penitenziario introdotta dal decreto del Presidente della Repubblica n. 176 del 2025.
  Per i detenuti o internati ristretti per uno dei delitti indicati nel primo periodo del primo comma dell'articolo 4-
bis dell'ordinamento penitenziario, nei cui confronti operi il divieto dei benefici ivi previsto, il numero è fissato in quattro colloqui visivi e/o videochiamate Teams al mese, della durata di un'ora, e in quattro telefonate, della durata di dieci minuti.
  La stessa disciplina stabilisce, inoltre, che, qualora siano rappresentati e documentati motivi di urgenza o di particolare rilevanza, oppure quando la telefonata si svolga con prole di età inferiore ai dieci anni, nonché in caso di trasferimento del detenuto, il Direttore autorizzi, di norma, ulteriori due contatti, a scelta tra colloqui visivi, Teams o telefonici.
  In tale cornice, per quanto direttamente riferibile alla situazione del detenuto H.P., risulta che lo stesso abbia richiesto e ottenuto l'autorizzazione a due telefonate straordinarie al mese, valorizzandosi la presenza di prole minore di anni dieci.
  In aggiunta, lo stesso effettua colloqui con la figlia minore, di anni dieci, sia ordinari sia straordinari, anche tramite piattaforma Teams, senza che, allo stato, risultino lamentele in merito.
  Tanto premesso, con riferimento ai profili evocati dall'interrogazione, si rappresenta che la disciplina adottata all'interno della casa di reclusione di Milano Opera si colloca in un quadro di regolazione uniforme dei colloqui visivi, telefonici e in videochiamata, definito anche in relazione alle modifiche introdotte dal decreto del Presidente della Repubblica n. 176 del 2025 e alla conseguente rimodulazione delle modalità di contatto a seguito del superamento della fase emergenziale.
  In tale prospettiva, il numero e la durata delle telefonate, nonché l'ampiezza dei colloqui visivi e/o in Teams, sono stati espressamente parametrati alla cornice regolatoria che richiama la modifica dell'articolo 39 dell'ordinamento penitenziario.
  Nondimeno, la medesima disciplina contempla meccanismi di flessibilità, rimessi all'autorizzazione del direttore, laddove siano rappresentati e documentati motivi di urgenza o di particolare rilevanza, e, specificamente, in presenza di contatti con prole di età inferiore ai dieci anni, prevedendo, di norma, ulteriori due contatti rispetto al regime base, anche mediante la scelta tra differenti canali di comunicazione (colloqui visivi, Teams, telefonici).
  In tal modo, la regolamentazione del suddetto Istituto si orienta a evitare soluzioni rigidamente indifferenziate e ad assicurare, soprattutto nei casi che coinvolgono figli in età minore, la possibilità di incrementare i contatti, valorizzando l'esigenza di continuità relazionale e di mantenimento dei legami familiari.
  Quanto, poi, al profilo concernente il criterio secondo cui, ai fini delle telefonate straordinarie, per «minori» si intenderebbe prole di età inferiore ai dieci anni, si rappresenta che tale indicazione è espressamente riportata nell'ordine di servizio adottato dalla direzione della casa di reclusione di Milano Opera, quale specificazione operativa nell'ambito della previsione che consente al Direttore, in presenza dei presupposti richiamati (urgenza, particolare rilevanza, trasferimento), di autorizzare ulteriori due contatti e, in particolare, quando la telefonata si svolga con prole di età inferiore ai dieci anni.
  Ne consegue che il riferimento all'età inferiore ai dieci anni attiene alla disciplina interna adottata dall'istituto nell'esercizio delle prerogative organizzative e autorizzatorie attribuite alla direzione nell'applicazione della regolamentazione dei contatti, così come declinata nell'ordine di servizio sopra richiamato.
  Infine, con riguardo alle iniziative volte a dare concreta attuazione al principio di promozione e cura dei rapporti familiari, con particolare attenzione ai minori, si evidenzia che presso la casa di reclusione di Milano Opera è stato previsto un sistema di accoglienza all'ingresso che, nel corso dell'ultimo mese, è stato reso ancor più efficiente grazie a lavori di manutenzione ordinaria negli spazi destinati all'ingresso dei familiari e nei servizi igienici, con particolare attenzione a quelli riservati ai bambini molto piccoli, nonché attraverso l'acquisto di nuovi arredi, giochi e fasciatoi.
  Sono, inoltre, presenti una ludoteca e un'area verde.
  All'interno del medesimo Istituto, opera attivamente anche l'associazione «Bambini Senza Sbarre», con progettualità dedicate ai minori e alla genitorialità, quali gruppi di parola il sabato, laboratori teatrali tra genitori e figli, colloqui individuali con i padri, il «telefono giallo» e la «Casa Gialla», struttura confiscata alla mafia e donata all'associazione, destinata a ospitare i nuclei familiari all'esterno in occasione della fruizione dei permessi premio; anche gli spazi interni riservati alle attività sono stati resi più accoglienti a seguito di lavori di manutenzione ordinaria.
  In un'ottica di ulteriore implementazione, a decorrere dal mese di marzo, verrà sperimentato un prolungamento dell'orario dei colloqui visivi e l'apertura di una domenica al mese, valutandosi anche l'eventuale apertura pomeridiana.
  Ne consegue che, nel caso in argomento, i contatti del detenuto con la figlia minore risultano autorizzati e concretamente fruiti secondo le modalità ordinarie e straordinarie previste dalla disciplina vigente nell'istituto, anche mediante la piattaforma Teams, e che l'organizzazione dei colloqui e degli spazi destinati ai minori è oggetto di interventi di miglioramento e di iniziative progettuali specificamente orientate al sostegno della genitorialità e alla tutela della relazione familiare.
  Non trova, pertanto, alcun fondamento la lamentata regressione nel trattamento penitenziario riferita nell'atto di sindacato ispettivo.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   la riapertura del valico di Rafah, dopo oltre 18 mesi di chiusura quasi continuativa da parte del governo israeliano, è sicuramente una buona notizia per la popolazione della Striscia di Gaza. Ma da sola non basta: deve essere seguita da azioni concrete, immediate e continuative;

   la situazione umanitaria peggiora costantemente ed è destinata a diventare ancora più grave dopo la decisione del ministero israeliano per gli affari della diaspora e la lotta all'antisemitismo di non rinnovare le licenze a 37 grandi organizzazioni umanitarie che operano a Gaza e in Cisgiordania. Tra queste, Ong come Medici senza frontiere, il Consiglio norvegese per i rifugiati, World vision, Azione contro la fame, Oxfam, ma anche organismi di ispirazione cattolica come Caritas Internationalis, Caritas Gerusalemme e Fondazione Avsi. È successo perché queste organizzazioni si sono rifiutate di fornire al governo israeliano una lista dei loro dipendenti palestinesi, che il governo sosteneva fosse necessaria per accertare l'assenza di presunti legami con organizzazioni terroristiche, come Hamas. A giudizio dell'interrogante si tratta di una richiesta contraria al diritto internazionale, e più che altro un pretesto per continuare a complicare e delegittimare il lavoro delle organizzazioni umanitarie;

   l'11 marzo 2024 il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani ha lanciato l'iniziativa Food for Gaza ed è un'operazione costantemente rivendicata dal Governo per ribadire il suo impegno umanitario per la popolazione gazawi. Peccato, però, che da mesi un convoglio di aiuti umanitari raccolti da Music for peace, destinati ai civili della Striscia di Gaza è fermo in Giordania, nonostante le procedure seguite e i fondi stanziati. La Ong genovese, che ha raccolto quasi 500 tonnellate di beni di prima necessità per la missione della Global Sumud Flotilla, ormai da tempo non ha più notizie certe dalla Farnesina sui tempi della consegna. Le promesse del programma governativo Food for Gaza e le rassicurazioni del Ministro non trovano riscontro nella realtà: gli aiuti non entrano, i costi aumentano e le persone in emergenza restano senza soccorso;

   nel frattempo la situazione a Gaza è terribile: a dicembre 2025 sono entrati nella Striscia 62 tonnellate di aiuti, un numero già fortemente ridotto rispetto ai bisogni. A gennaio 2026 appena 37. Le persone continuano a morire: sotto le bombe, per l'assenza di farmaci ed equipaggiamenti sanitari, in balìa del freddo e della fame, del sovraffollamento e dell'indigenza più assoluta;

   le istituzioni devono chiarire immediatamente perché i convogli non vengono fatti entrare e quali ostacoli concreti impediscono la consegna degli aiuti. Se esistono problemi logistici, diplomatici o di sicurezza, questi devono essere resi noti e affrontati con misure immediate e verificabili. È inaccettabile che un progetto presentato come operativo rimanga di fatto bloccato. La collettività ha il diritto di sapere come vengono spesi i soldi pubblici destinati a Food for Gaza e perché gli aiuti non raggiungono chi è in pericolo –:

   se non ritenga urgente adottare iniziative di competenza per chiarire con la massima trasparenza perché i beni raccolti da Music for peace siano bloccati e per verificare quale sia la situazione complessiva degli aiuti raccolti all'interno di Food for Gaza.
(4-06977)

  Risposta. — Sin dall'inizio della crisi il Governo italiano ha attribuito priorità assoluta alla dimensione umanitaria. Come noto, il Ministro degli affari esteri Antonio Tajani ha lanciato nel marzo 2024 l'iniziativa «Food for Gaza», grazie alla quale l'Italia ha destinato alla Striscia di Gaza aiuti alimentari, sanitari e beni di prima necessità, attraverso il coinvolgimento del Programma alimentare mondiale e la Croce rossa internazionale.
  In sintonia con tale approccio, nel periodo in esame, ho deliberato circa 80 milioni di euro per attività di emergenza e di immediata ripresa, nel quadro degli oltre 130 milioni di euro stanziati dalla cooperazione italiana, per sostenere localmente iniziative sia umanitarie che di sviluppo.
  Come ricordato anche in Parlamento, l'Italia ha inoltre consentito l'arrivo di oltre 1.600 persone provenienti dalla Striscia di Gaza tra evacuazioni sanitarie, ricongiungimenti familiari e studenti.
  Con la diciottesima operazione sanitaria del 9 febbraio scorso, sale a 260 il numero di bambini provenienti dalla Striscia di Gaza bisognosi di cure specialistiche che sono stati accolti, insieme ai loro familiari, nei migliori ospedali pediatrici del nostro Paese. Sono numeri che fanno dell'Italia il primo al mondo per operazioni sanitarie da Gaza, insieme a Turchia, Emirati, Qatar ed Egitto.
  La piena riuscita di tali operazioni è stata possibile grazie alla regia della Presidenza del Consiglio e all'eccellente collaborazione instaurata tra Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ministero della difesa, Ministero della salute, Ministero dell'interno, dipartimento della Protezione civile e Croce rossa italiana.
  Siamo stati il primo Paese ad attivare anche un «corridoio universitario» che ha già consentito a 157 studenti palestinesi, beneficiari di borse di studio nell'ambito del progetto Iupals (
Italian universities for palestinian students promosso dalla Conferenza dei rettori delle università italiane), di trasferirsi nel nostro Paese per proseguire il loro percorso accademico.
  È stata altresì facilitata la fuoriuscita da Gaza di oltre 500 cittadini palestinesi aventi diritto al ricongiungimento familiare.
  L'Italia riconosce al contempo il contributo fondamentale delle Nazioni unite e delle Ong internazionali per garantire l'accesso agli aiuti e la protezione dei civili, compreso il sostegno alla ripresa e ricostruzione della Striscia, come evidenziato nelle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo del 19 marzo scorso, che invitano anche Israele a revocare la decisione relativa alla legge sulla registrazione delle Ong e a riaprire i valichi di frontiera per favorire l'ingresso degli aiuti umanitari a Gaza.
  Tale orientamento era stato ribadito anche in occasione della dichiarazione congiunta italo-tedesca del 15 dicembre scorso, che ha riaffermato l'importanza dello spazio umanitario e del pieno rispetto dei principi di prevedibilità, trasparenza e sicurezza delle operazioni umanitarie. L'assistenza umanitaria deve rimanere ancorata ai principi umanitari fondamentali, nel completo rispetto del diritto internazionale umanitario.
  L'Italia partecipa inoltre attivamente ai lavori del Centro di coordinamento civile-militare per facilitate l'accesso degli aiuti umanitari. Tale impegno non sta venendo meno nel contesto dell'attuale crisi nel Golfo Persico, che ha indubbiamente comportato anche limitazioni ai flussi degli aiuti destinati a Gaza.
  In coordinamento con le Nazioni unite e i nostri
partner presso il Centro di coordinamento civile-militare, continuiamo a lavorare incessantemente affinché tutti i punti di accesso tornino a essere pienamente operativi e sia garantita alla popolazione civile di Gaza un'adeguata assistenza umanitaria.
  L'attuale chiusura del valico di Allenby/King Hussein ai trasporti sul canale istituzionale da Governo a Governo continua a rappresentare infatti l'ostacolo principale per la consegna degli aiuti di emergenza dalla Giordania per tutti gli operatori umanitari internazionali, inclusa l'associazione «Music for Peace».
  Nell'attuale complesso scenario, le sedi diplomatiche mantengono un costante dialogo con tutte le controparti al fine di agevolare la consegna degli aiuti di «Music for Peace», avvalendosi dei canali e dei contatti già impiegati per le operazioni di «
Food for Gaza», nonché fornendo supporto all'associazione nell'individuazione di possibili soluzioni alternative.
  Il Governo italiano prosegue in modo concreto la propria azione a sostegno della popolazione palestinese, nella convinzione che gli aspetti umanitari siano imprescindibili per una pace duratura.

Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.


   LACARRA e GIANASSI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   gli uffici del giudice di pace versano da tempo in una condizione di grave sofferenza organizzativa, determinata da rilevanti carenze di organico e da criticità strutturali che si traducono in un progressivo allungamento dei tempi di definizione dei procedimenti, con particolare incidenza sulla fase di deposito delle sentenze;

   in alcuni contesti territoriali si registrano rinvii delle udienze fissati a distanza di molti anni, con casi limite che arrivano sino al 2032, in evidente contrasto con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo;

   il decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, disciplina la dotazione organica dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori onorari, prevedendo, all'articolo 3, che la stessa sia determinata con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, acquisito il parere del Consiglio superiore della magistratura;

   con delibere del dicembre 2022, il Consiglio superiore della magistratura ha bandito, nei limiti della dotazione organica allora vigente, 1.042 posti di magistrato onorario, di cui 657 Gop e 385 Vpo, prevedendo altresì, ai sensi dell'articolo 6, comma 7, del decreto legislativo n. 116 del 2017, l'ammissione al tirocinio di un numero di aspiranti superiore del 50 per cento rispetto ai posti messi a bando;

   tutti gli aspiranti ammessi al tirocinio nel bando 2023 hanno svolto un identico percorso formativo e, all'esito del semestre di tirocinio, sono stati sottoposti a valutazione di idoneità da parte degli organi competenti;

   per ciascun ufficio, il Csm ha proceduto alla designazione dei magistrati onorari dichiarati idonei in numero pari ai posti messi a bando, mentre ulteriori candidati, pur avendo conseguito una valutazione finale di idoneità, non hanno ricevuto l'incarico esclusivamente per effetto della collocazione in graduatoria;

   in particolare, risultano ad oggi senza incarico circa 328 idonei Gop e circa 190 idonei Vpo, che hanno svolto il medesimo percorso formativo dei cosiddetti «titolari» e sono immediatamente impiegabili;

   lo scorrimento delle graduatorie consentirebbe un'immissione in servizio estremamente rapida di tali unità, stimabile in poche settimane, con un significativo beneficio per la funzionalità degli uffici e senza i tempi lunghi che deriverebbero dall'indizione di nuovi bandi;

   il mancato utilizzo di personale già formato e valutato comporta, inoltre, una dispersione di risorse pubbliche già investite e aggrava una situazione organizzativa prossima al collasso;

   il costo massimo annuo stimato per l'immissione in servizio dei 328 idonei Gop risulta pari a circa 7,2 milioni di euro, onere che appare contenuto se rapportato ai benefici in termini di riduzione dell'arretrato e miglioramento dell'efficienza del sistema giustizia;

   analoghe criticità si riscontrano anche sul versante requirente, con carenze diffuse di Vpo presso numerose procure della Repubblica –:

   se il Ministro interrogato non ritenga urgente adottare iniziative normative o amministrative volte a consentire lo scorrimento delle graduatorie del bando Gop-Vop 2023 e l'immissione in servizio degli ulteriori 328 idonei Gop e 190 idonei Vpo, già formati e dichiarati idonei, ma privi di incarico;

   se siano in corso interlocuzioni con il Consiglio superiore della magistratura e con il Ministero dell'economia e delle finanze, in considerazione della normativa richiamata in premessa, per la rideterminazione della dotazione organica della magistratura onoraria e per la copertura finanziaria delle relative assunzioni;

   se non ritenga, nelle more, di valutare l'adozione di iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per la definizione di soluzioni transitorie che permettano l'utilizzo immediato degli idonei, anche presso l'ufficio per il processo, al fine di fronteggiare l'emergenza in atto.
(4-07153)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame vengono sollevati specifici quesiti in relazione allo scorrimento delle graduatorie dei magistrati onorari.
  A tal proposito, il decreto legislativo 13 luglio 2017 n. 116 disciplina l'assetto della magistratura onoraria e, in particolare, la dotazione organica dei giudici onorari di pace e dei viceprocuratori onorari che è determinata con decreto del Ministro della giustizia di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, previo parere del Consiglio superiore della magistratura.
  In attuazione di tale normativa il Consiglio superiore della magistratura ha pubblicato il bando per complessivi 1.042 posti prevedendo, in coerenza con quanto previsto dall'articolo 6, comma 7, del decreto legislativo n. 116 del 2017, l'ammissione al tirocinio di un numero di aspiranti superiore del 50 per cento rispetto ai posti disponibili.
  Tutti gli ammessi hanno svolto il medesimo percorso formativo e, al termine del semestre di tirocinio, sono state formate le graduatorie provinciali. Successivamente, il Consiglio superiore della magistratura ha proceduto alla designazione dei vincitori, in numero pari ai posti messi a concorso per ciascun ufficio, sulla base dell'ordine delle graduatorie.
  Tale procedura – come previsto dal bando – si è conclusa con la nomina dei soli candidati rientranti nei posti disponibili, mentre gli ulteriori candidati, pur avendo conseguito l'idoneità, non sono rientrati nell'incarico esclusivamente in ragione della loro posizione in graduatoria.
  Deve precisarsi, inoltre, che il bando per 1.042 posti, che comunque ammette allo svolgimento del tirocinio un contingente maggiorato, non contempla in alcuna disposizione lo scorrimento della graduatoria degli idonei all'esito del semestre formativo, avendo previsto esclusivamente la designazione «nei limiti dei posti messi a concorso».
  In coerenza con la natura concorsuale della procedura, dunque, si è ammesso un contingente maggiorato allo svolgimento del tirocinio, ma non è configurabile alcun diritto soggettivo allo scorrimento per gli idonei non destinatari dell'incarico, come confermato anche dal generale quadro giurisprudenziale in materia di scorrimento delle graduatorie nella pubblica amministrazione.
  Pertanto, in assenza di una previsione specifica nel bando, allo stato attuale, come emerso anche nel confronto al tavolo paritetico con il Consiglio superiore della magistratura, non è possibile procedere allo scorrimento per l'immissione in servizio degli ulteriori idonei per il bando del 2023.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   LAI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   in data recente il Governo ha deliberato lo stato di emergenza di rilievo nazionale in conseguenza degli eventi meteorologici estremi riconducibili al ciclone mediterraneo denominato «Harry», che hanno colpito la Sardegna, la Sicilia e la Calabria, provocando esondazioni, allagamenti, mareggiate eccezionali, interruzioni della viabilità e gravi danni a infrastrutture pubbliche e private;

   a fronte di eventi di ampia estensione territoriale e di particolare intensità, il Consiglio dei ministri ha stanziato una dotazione iniziale pari a 100 milioni di euro complessivi, destinata ai primi interventi urgenti;

   sulla base delle ricognizioni in corso da parte dei comuni, della Protezione civile regionale e delle strutture tecniche, emerge tuttavia un quadro di danni significativamente superiore, in particolare per quanto riguarda infrastrutture stradali e idrauliche, opere di difesa costiera, edifici pubblici, abitazioni e attività produttive localizzate nelle aree più esposte;

   per la sola Sardegna, una prima stima qualitativa e territoriale dei danni fa ragionevolmente prevedere un fabbisogno nell'ordine di diverse decine di milioni di euro, con il rischio concreto che la dotazione iniziale risulti ampiamente insufficiente a garantire il ripristino delle condizioni di sicurezza e la ripresa economica dei territori colpiti;

   il decreto legislativo n. 1 del 2018 (Codice della Protezione civile) prevede che, in caso di stato di emergenza di rilievo nazionale, le risorse possano essere integrate e rimodulate in funzione dell'evoluzione del quadro dei danni e delle esigenze effettivamente accertate;

   a livello europeo, il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (Fsue) costituisce lo strumento principale di sostegno agli Stati membri colpiti da gravi calamità naturali, consentendo di finanziare interventi di emergenza, ripristino delle infrastrutture essenziali e misure di assistenza alle popolazioni colpite;

   inoltre, il regolamento sul sostegno regionale di emergenza per la ricostruzione (Restore) consente, in presenza di eventi calamitosi riconosciuti, la riprogrammazione flessibile delle risorse dei fondi europei – in particolare Fesr, Fondo di coesione e Fondo sociale europeo Plus – per sostenere la ricostruzione e gli interventi di assistenza sociale e sanitaria;

   esponenti del Parlamento europeo hanno pubblicamente sollecitato il Governo italiano ad attivare tempestivamente tali strumenti europei, una volta completata la prima fase emergenziale –:

   se il Governo ritenga adeguata e proporzionata la dotazione iniziale di 100 milioni di euro stanziata per far fronte ai danni provocati dal ciclone «Harry» nelle regioni colpite e, in particolare, in Sardegna;

   se e con quali tempi e modalità il Governo intenda adottare iniziative di competenza volte a procedere a una integrazione delle risorse nazionali, alla luce delle ricognizioni in corso e del progressivo consolidarsi del quadro complessivo dei danni;

   quali criteri di riparto siano stati adottati o si intendano adottare tra le regioni e i comuni interessati, al fine di garantire equità, trasparenza e proporzionalità rispetto ai danni effettivamente subiti;

   se il Governo abbia già avviato, o intenda avviare tempestivamente, le procedure per la richiesta di intervento del Fondo di solidarietà dell'Unione europea (Fsue), una volta verificata la sussistenza delle condizioni previste dalla normativa europea;

   se il Governo non ritenga opportuno promuovere, anche in sede di Consiglio dell'Unione europea, la proroga e piena attivazione del regolamento Restore, al fine di consentire alle regioni colpite di riprogrammare in modo flessibile le risorse dei fondi strutturali europei per la ricostruzione, il ripristino delle infrastrutture e il sostegno alle comunità locali;

   quali iniziative il Governo intenda assumere per garantire un coordinamento strutturato tra risorse nazionali ed europee, evitando sovrapposizioni e ritardi, e assicurando che gli interventi non si limitino alla gestione emergenziale, ma pongano le basi per una ricostruzione efficace e resiliente dei territori colpiti.
(4-06879)

  Risposta. – Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
  A fronte delle richieste avanzate il 22 e 23 gennaio 2026 dai presidenti della regione Calabria, della regione autonoma della Sardegna e dalla Regione Siciliana, all'esito delle informazioni e dei dati disponibili, il Consiglio dei ministri, nella seduta del 26 gennaio 2026, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, per la durata di dodici mesi, in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal 18 gennaio 2026, hanno colpito il territorio della regione Calabria, della regione autonoma della Sardegna e della Regione Siciliana; con la medesima deliberazione sono stati stanziati, nelle more della valutazione dell'effettivo impatto degli eventi, euro 33.333.333,00 per la regione Calabria, euro 33.333.334,00 per la regione autonoma della Sardegna ed euro 33.333.333,00 per la Regione Siciliana, per l'attuazione dei primi interventi di soccorso e assistenza alla popolazione, ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche e di attivazione delle prime misure economiche di immediato sostegno al tessuto economico e sociale nei confronti della popolazione e delle attività economiche e produttive direttamente interessate dagli eventi.
  All'esito della dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, con l'acquisizione, in data 30 gennaio 2026, delle prescritte intese regionali, in pari data, è stata adottata l'ordinanza di protezione civile n. 1180, con cui si è disposto la nomina dei presidenti di regione, nell'ambito dei rispettivi territori, quali commissari delegati per fronteggiare l'emergenza. Questi ultimi, che operano a titolo gratuito, sono tenuti a predisporre un Piano degli interventi urgenti, che può essere articolato anche per stralci, rimodulato e integrato, nei limiti delle risorse di cui alla citata delibera del Consiglio dei ministri del 26 gennaio 2026, nonché delle ulteriori risorse finanziarie che potranno essere rese disponibili.
  Inoltre, con la medesima ordinanza:

   i commissari delegati sono stati autorizzati ad assegnare un contributo mensile per l'autonoma sistemazione ai nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa sia stata distrutta in tutto o in parte ovvero sia stata sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti Autorità comunali, adottati a seguito degli eventi in esame;

   i commissari delegati, mediante apposita attività di ricognizione, sono stati chiamati ad identificare le ulteriori misure necessarie per il superamento dell'emergenza, nonché gli interventi più urgenti di riduzione del rischio residuo, trasmettendoli al dipartimento della Protezione civile ai fini della valutazione dell'impatto effettivo degli eventi;

   ai commissari delegati è stata affidata la ricognizione dei fabbisogni per il ripristino, ove non ancora effettuato, delle strutture e delle infrastrutture pubbliche;

   è stata disciplinata la gestione dei materiali litoidi e vegetali rimossi dal demanio idrico, compreso il demanio lacuale, per interventi diretti ad eliminare situazioni di pericolo e per il ripristino dell'officiosità dei corsi d'acqua nonché l'eventuale individuazione da parte del commissario delegato o dei soggetti attuatori di appositi siti di deposito temporaneo per i fanghi, i detriti e i materiali derivanti dagli eventi, e le modalità per il loro successivo recupero o smaltimento;

   nelle more dell'attuazione del piano di gestione dei sedimenti ex articolo 117 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, le Autorità di bacino distrettuali competenti, in raccordo con le regioni interessate, redigono piani speditivi per le aree a rischio idrogeologico, finalizzati alla definizione di uno strumento gestionale, di programmazione e di attuazione dei necessari interventi urgenti di compensazione dei sedimenti;

   gli eventi calamitosi sono stati qualificati come costituenti causa di forza maggiore ex articolo 1218 del codice civile, in ragione del grave disagio socio-economico derivato. Conseguentemente, è stato riconosciuto ai soggetti titolari di mutui relativi agli edifici sgomberati o danneggiati ovvero alla gestione di attività di natura commerciale ed economica, anche agricola, svolte nei medesimi edifici, il diritto di chiedere agli istituti di credito e bancari, fino all'agibilità o all'abitabilità del predetto immobile e comunque non oltre la data di cessazione dello stato di emergenza, una sospensione delle rate dei medesimi mutui;

   sono state definite ulteriori misure volte a fronteggiare specificamente la frana del comune di Niscemi, prevedendosi, in particolare, che il commissario delegato provveda alla realizzazione di un'analisi del rischio idrogeologico nel territorio del comune e alla realizzazione di un programma di indagini geognostiche, geotecniche e di monitoraggio strumentale finalizzato ad accertare le cause del dissesto idrogeologico e a predisporre un sistema di sorveglianza;

   vengono dettate disposizioni in ordine al Fondo di solidarietà dell'Unione europea (Fsue), istituito con regolamento n. 2012/2002 dell'11 novembre 2002.

  Successivamente, il 17 febbraio 2026, è stata adottata l'ordinanza n. 1181, con cui si è provveduto a integrare l'elenco dei comuni oggetto dell'ordinanza n. 1180, a regolare il piano della compensazione dei sedimenti e a definire ulteriori misure per garantire l'operatività del personale del dipartimento della Protezione civile e per fronteggiare la frana del comune di Niscemi.
  Il 18 febbraio 2026, il Consiglio dei ministri ha deliberato l'integrazione dello stanziamento di risorse per euro 200.000.000,00 per ciascuna delle annualità 2026 e 2027, per il completamento delle attività di cui alle lettere
a), b), c) e per la realizzazione degli interventi prioritari per la riduzione del rischio residuo di cui alla lettera d) del comma 2 dell'articolo 25 del medesimo decreto legislativo.
  Il Consiglio dei ministri, nella medesima seduta del 18 febbraio 2026, ha, altresì, adottato apposito decreto-legge (27 febbraio 2026, n. 25), recante interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal giorno 18 gennaio 2026, hanno colpito il territorio della regione Calabria, della regione Autonoma della Sardegna e della Regione Siciliana.
  In particolare, a tale fine sono stati stanziati:

   165 milioni di euro (nel biennio 2026-2027), per fare fronte ai danni occorsi al patrimonio privato e alle attività economiche e produttive;

   37,6 milioni di euro (per il 2026) per il finanziamento delle misure in materia di ammortizzatori sociali;

   78,8 milioni di euro (per il 2026) per il finanziamento delle misure di sostegno al reddito dei lavoratori autonomi;

   130 milioni di euro (per il 2026) per misure urgenti di sostegno alle imprese esportatrici;

   108 milioni di euro (per il 2026) per il sostegno alle imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura;

   5 milioni di euro (per il 2026) finalizzati al rilancio del turismo;

   oltre 15 milioni di euro (nel periodo 2026-2030) per il potenziamento della risposta operativa di protezione civile;

   25 milioni di euro finalizzati al recupero della capacità produttiva.

  Sono state, inoltre, previste: la sospensione dei termini in materia di adempimenti e versamenti tributari e contributivi; la sospensione dell'applicazione dei limiti di emissione agli scarichi idrici delle infrastrutture colpite dagli eventi meteorologici; la sospensione delle prescrizioni delle autorizzazioni ambientali regolanti la gestione degli impianti e delle infrastrutture colpiti dagli eventi meteorologici; la sospensione di termini in favore delle imprese; il potenziamento delle strutture regionali di protezione civile; misure urgenti in materia di termini per i comuni colpiti dagli eventi meteorologici.
  Con particolare riferimento alla frana che ha colpito il territorio comunale di Niscemi, con il decreto-legge n. 25 del 2026, il Governo ha altresì stanziato 150 milioni di euro per interventi di demolizione degli edifici rientranti nell'area di frana e nella fascia di rispetto, per la concessione di contributi per la delocalizzazione, nonché per interventi di prevenzione strutturale e per la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico nel territorio comunale di Niscemi. Il Capo del dipartimento della Protezione civile è stato nominato commissario straordinario per l'area di Niscemi.
  Il Governo, dunque, attraverso misure normative e delibere di protezione civile, per fronteggiare l'emergenza derivanti dagli eventi calamitosi in parola, allo stato, ha stanziato un importo complessivo superiore a 1,2 miliardi di euro.
  A testimoniare l'importanza che l'attuale Governo attribuisce al contrasto del dissesto idrogeologico, si segnala che, con l'articolo 29-
bis del decreto-legge n. 13 del 24 febbraio 2023, sono stati attribuiti alla Presidenza del Consiglio dei ministri il coordinamento e il raccordo necessari per affrontare le situazioni di criticità ambientale delle aree urbanizzate del territorio nazionale interessate da fenomeni di esondazione e di alluvione. Per le competenze attribuite, il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare si avvale del dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, che opera in coordinamento con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
  Successivamente il Governo, con l'articolo 22 del decreto-legge n. 44 del 22 aprile 2023 ha disposto l'istituzione, presso il dipartimento Casa Italia, di una segreteria tecnico-amministrativa, composta da un contingente di personale in possesso di specifica ed elevata competenza, al fine di assicurare un adeguato supporto tecnico allo svolgimento dei compiti istituzionali in materia di contrasto del dissesto idrogeologico attribuiti alla competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri.
  Si evidenzia, inoltre, che il Governo, tra le prime iniziative assunte, ha istituito nel dicembre 2022 un gruppo di lavoro interministeriale per la pianificazione e la gestione dei fondi per la mitigazione del rischio idrogeologico. Il gruppo ha concluso i propri lavori a fine 2023 elaborando una relazione finale nella quale sono state analizzate le principali criticità delle politiche di settore e formulate specifiche proposte di intervento. Sulla base degli esiti del gruppo di lavoro, è stata avanzata una proposta normativa di revisione della politica di mitigazione del dissesto idrogeologico, in parte già accolta con il decreto-legge n. 153 del 2024.
  Sempre nell'ambito del rafforzamento delle politiche per il contrasto al dissesto idrogeologico e del potenziamento del ruolo delle autorità di bacino, ho promosso un accordo per la coesione finanziato con risorse FSC 2021-2027, volto alla definizione di un piano nazionale di interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico. L'iniziativa individua le autorità di bacino distrettuale quali soggetti beneficiari, integrando la loro funzione pianificatoria con la gestione diretta degli interventi. Il programma mira a superare la frammentazione dei finanziamenti ordinari, spesso destinati a opere di dimensioni limitate, che non consentono un'efficace riduzione della pericolosità e della vulnerabilità territoriale.
  Il dipartimento Casa Italia, in qualità di amministrazione responsabile del sottoscrivendo accordo per la coesione, del valore di 470 milioni di euro a valere sul FSC 2021-2027, ha individuato, insieme alle autorità di bacino, gli interventi prioritari per la messa in sicurezza del territorio. Tali interventi riguardano opere strutturali caratterizzate da importi sensibilmente più elevati rispetto alla programmazione ordinaria, concepite per produrre effetti più incisivi sulla resilienza dei territori esposti.

Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.


   MARINO, BARBAGALLO e IACONO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   si apprende dalla stampa che sarebbero emerse gravi criticità nei collegamenti marittimi nello Stretto di Messina, con riferimento al servizio di continuità territoriale tra Messina e Villa San Giovanni;

   il collegamento passeggeri veloce risulta gestito dalla società Blu jet srl, costituita il 1° agosto 2018 e direttamente controllata da Rete ferroviaria italiana (Rfi), società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, nell'ambito di una concessione affidata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

   secondo quanto riportato, si registrerebbero disservizi nelle imbarcazioni, guasti frequenti, condizioni manutentive non adeguate e difficoltà di accesso agli imbarcaderi, con particolare disagio per anziani e persone con disabilità;

   tali criticità inciderebbero su un servizio pubblico essenziale che garantisce la continuità territoriale della Sicilia con il resto del Paese;

   nel dicembre 2024 i deputati del Partito Democratico hanno trasmesso al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti una formale lettera, rimasta a oggi priva di riscontro, concernente la situazione dei lavoratori della società Blu jet srl;

   nella citata comunicazione si evidenziava come ai dipendenti di Rete ferroviaria italiana venga applicato il «Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della mobilità – Area contrattuale attività ferroviarie», mentre ai dipendenti Blu jet sia applicato il «Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro sezione per l'imbarco dei lavoratori marittimi su navi superiori a 151 Tsl», con un trattamento economico e normativo sensibilmente meno favorevole;

   tale difformità contrattuale riguarderebbe lavoratori che svolgono il medesimo servizio pubblico, stabilito dalla medesima fonte normativa (decreto ministeriale 31 ottobre 2000, numero 138T), determinando significative disparità retributive e di tutele;

   negli anni passati sarebbe stata prospettata un'operazione di mobilità intersocietaria tra Blu Jet e Rete ferroviaria italiana, finalizzata anche a colmare le carenze di organico nel servizio di traghettamento ferroviario nello Stretto, proposta che sarebbe stata rigettata;

   la sicurezza della navigazione, l'accessibilità universale del servizio e l'equità delle condizioni di lavoro costituiscono principi fondamentali che lo Stato è chiamato a garantire, anche attraverso il controllo delle società interamente partecipate;

   l'applicazione di trattamenti contrattuali differenti a lavoratori che svolgono il medesimo servizio pubblico può configurare una disparità in contrasto con i principi di equità e pari dignità sociale –:

   quali iniziative urgenti i Ministri interrogati intendano adottare, per quanto di competenza, per verificare e risolvere le criticità segnalate in merito alla sicurezza, efficienza e accessibilità del servizio di collegamento marittimo nello Stretto di Messina;

   per quali ragioni non sia stato fornito riscontro alla lettera trasmessa nel dicembre 2024 dai deputati del Partito Democratico in merito alla situazione contrattuale dei lavoratori della società Blu Jet;

   se il Governo ritenga coerente con i principi di equità e buon andamento l'applicazione di differenti contratti collettivi a lavoratori che svolgono il medesimo servizio pubblico nell'ambito del medesimo gruppo societario e quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire condizioni normative e retributive eque.
(4-07132)

  Risposta. – Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  
Blu Jet svolge i propri servizi con un modello che prevede 16 coppie di corse giornaliere, sette giorni su sette, cui si aggiungono le corse straordinarie richieste dai vettori ferroviari a lunga percorrenza per garantire la riprotezione dei passeggeri in caso di ritardi. Nel 2025 sono state effettuate 11.522 corse, con un indice di disponibilità del servizio pari al 98,6 per cento, valore che riflette principalmente le soppressioni dovute a condizioni meteo avverse. L'indice di puntualità si attesta al 91 per cento.
  Per quanto attiene ai presunti guasti frequenti o carenze manutentive, richiamati dagli interroganti, si precisa non vi sono riscontri nei dati oggettivi né nell'assetto tecnico-organizzativo della società. Infatti,
Blu Jet opera nel pieno rispetto della normativa nazionale e internazionale in materia di sicurezza della navigazione e manutenzione delle unità navali, sottoponendo costantemente la flotta alla vigilanza dell'ente tecnico RINA e ai controlli della Capitaneria di porto, come attestato dal regolare rilascio delle certificazioni di navigabilità. Il Manuale di gestione della sicurezza disciplina un sistema strutturato di manutenzioni ordinarie e straordinarie, programmate e tracciate secondo procedure formalizzate, e i risultati operativi – in particolare l'indice di regolarità del 98,6 per cento – confermano l'efficacia del modello adottato.
  In riferimento, invece, al personale della società
Blu Jet S.r.l., interamente controllata da Rete Ferroviaria Italiana, la stessa ha sviluppato, sin dal 2022, un percorso organico di valorizzazione delle proprie maestranze, fondato su un dialogo costante con le organizzazioni sindacali rappresentative e sulla progressiva definizione di accordi di secondo livello volti ad ampliare le tutele e i benefici riconosciuti ai lavoratori.
  Per quanto attiene al quesito degli interroganti relativo alle iniziative di competenza per garantire condizioni normative e retributive eque ai lavoratori della citata società, si evidenzia che nel gennaio 2023, dopo un lungo periodo di vacanza contrattuale, è stato sottoscritto il primo accordo integrativo con tutte le sigle sindacali del settore, introducendo la copertura dei costi dei corsi di aggiornamento professionale e il rimborso delle spese di vitto, alloggio e trasferimento verso gli istituti di formazione. L'intesa ha inoltre previsto l'aumento del valore dei buoni pasto, la monetizzazione dei riposi compensativi e l'istituzione di un premio di risultato annuale.
  Nel giugno 2023 un secondo accordo ha confermato tali misure, incrementando il premio di risultato e introducendo strumenti di
welfare aziendale. Nel febbraio 2024 un ulteriore accordo ha disposto un nuovo aumento dei buoni pasto e del premio di risultato, riconoscendo successivamente – su richiesta sindacale – anche la differenza relativa all'anno precedente.
  Nel febbraio 2026 è stato infine sottoscritto un nuovo accordo, non firmato da Cgil e Uil, che proroga le condizioni vigenti fino al 31 dicembre 2026 e apre a un confronto finalizzato alla definizione di una piattaforma integrativa più ampia, subordinatamente alle verifiche di sostenibilità economico-finanziaria. Complessivamente, tali interventi hanno determinato un incremento medio annuo per dipendente pari a 4.090 euro.
  A questi elementi si aggiungono gli effetti dei rinnovi del Ccnl Confitarma, che determinano per
Blu Jet un aumento del costo del personale stimato in circa 900.000 euro nel triennio 2024-2026. Nel 2025 la società ha inoltre avviato un percorso strutturato di stabilizzazione del personale a tempo determinato, ritenuto strategico nel quadro del piano industriale: sono già stati trasformati 15 contratti e ulteriori 24 stabilizzazioni sono previste nell'anno in corso, con un incremento del costo pro-capite pari a circa 14.000 euro.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   MORFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   in data 30 gennaio 2026 si è verificato un gravissimo sinistro stradale lungo la SS 121 «Catanese», nel territorio del comune di Bolognetta (Palermo), con scontro frontale tra un'automedica e un furgone, all'altezza del km 241+380 (area indicata dalla stampa come contrada Coda di Volpe);

   secondo quanto riportato dagli organi di informazione, l'incidente ha causato tre vittime, tutte a bordo dell'automedica, mentre il conducente del furgone sarebbe rimasto illeso; l'evento ha determinato rilevanti ripercussioni sulla viabilità, con intervento delle forze dell'ordine e di Anas l'adozione di temporanee misure di regolazione del traffico e deviazioni;

   da tempo lungo la SS 121, e in particolare nel tratto insistente sul territorio di Bolognetta e nei segmenti contigui, si registrano con frequenza episodi di sinistrosità anche mortale, come riportato da organi di informazione e da segnalazioni provenienti dal territorio, con conseguenti criticità ricorrenti per la sicurezza della circolazione e per la continuità dei collegamenti;

   nella sola ultima settimana, si sarebbero susseguiti tre distinti sinistri gravi, circostanza che impone una verifica urgente delle condizioni di sicurezza del tratto; inoltre, in quel segmento l'attuale configurazione della circolazione dipenderebbe da una deviazione originariamente prevista come temporanea per bypassare il viadotto Coda di Volpe, ma che sarebbe divenuta, di fatto, strutturale e in vigore da oltre dieci anni. Tale deviazione, in presenza di precipitazioni, determinerebbe un significativo incremento del rischio, poiché l'asfalto; reso viscido dalla pioggia, trasformerebbe il tratto in una «trappola» per numerosi automobilisti, con conseguente esposizione a pericoli e interruzioni ricorrenti della viabilità;

   tale circostanza rende necessario verificare con urgenza l'adeguatezza delle dotazioni di sicurezza (segnaletica, illuminazione, barriere, condizioni del piano viabile, gestione di intersezioni e accessi) e lo stato di attuazione degli interventi di manutenzione e/o adeguamento eventualmente programmati –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti e se, per quanto di competenza, intenda disporre, d'intesa con Anas, una ricognizione tecnica urgente sul tratto interessato (km 241+380) e su quelli immediatamente limitrofi, con particolare riguardo a: segnaletica verticale e orizzontale, illuminazione, barriere di sicurezza, geometria del tracciato, stato e aderenza della pavimentazione, intersezioni e accessi laterali;

   se risulti al Ministro interrogato che la circolazione avvenga mediante una deviazione nata come temporanea per bypassare il viadotto Coda di Volpe e divenuta, di fatto, stabile da oltre un decennio, e quali siano le ragioni tecniche/amministrative di tale protrarsi, nonché lo stato del viadotto e l'eventuale programmazione di lavori di ripristino/adeguamento e relative tempistiche;

   quali siano gli esiti (se già disponibili) di eventuali verifiche tecniche svolte da Anas a seguito dell'evento e quali misure immediate di mitigazione del rischio e messa in sicurezza siano state adottate o si intendano adottare (ad esempio: ripristino/potenziamento segnaletica e illuminazione, rifacimento pavimentazione, adeguamento barriere, revisione accessi/intersezioni, limitazioni e controlli della velocità), indicando tempi e coperture finanziarie;

   quale sia lo stato di progettazione, finanziamento e realizzazione degli interventi di manutenzione programmata e/o di adeguamento già previsti sulla SS 121 nel tratto interessato (e su quelli immediatamente limitrofi), indicando per ciascun intervento: importo, fonte di finanziamento, soggetto attuatore, livello progettuale, cronoprogramma e stato di avanzamento;

   se il Ministro interrogato intenda promuovere, anche tramite Anas un tavolo operativo con prefettura di Palermo, Regione Siciliana e comuni interessati, finalizzato alla definizione di un piano di interventi prioritari sulla SS 121 nel territorio interessato, con obiettivi verificabili e tempi certi;

   se siano previste o programmabili ulteriori azioni di monitoraggio strutturale e funzionale (audit di sicurezza stradale, analisi «black spot», interventi di rilievo e manutenzione straordinaria) e, in caso affermativo, con quali tempi.
(4-06914)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dalla società Anas, in qualità di gestore dell'infrastruttura in questione, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  In premessa si rappresenta che, a seguito della chiusura al transito del viadotto «Coda di Volpe» lungo la Strada statale 121 «Catanese», disposta nell'aprile 2015 a causa di un movimento franoso che ne aveva compromesso la stabilità, Anas ha garantito la continuità della circolazione mediante la realizzazione di una bretella laterale e ha avviato approfondite indagini tecniche sull'opera e sull'area interessata.
  Con riferimento al primo quesito dell'interrogante, relativo alla ricognizione tecnica dell'arteria, si precisa che Anas svolge attività di monitoraggio e manutenzione programmata sull'intero itinerario, con particolare attenzione alla sicurezza della circolazione: segnaletica verticale e orizzontale, illuminazione, barriere, geometria del tracciato, pavimentazione, intersezioni e accessi laterali.
  Nel quadro delle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria sulla Strada statale 121, Anas ha portato avanti un ampio programma di interventi che ha riguardato diversi aspetti dell'infrastruttura: dalle barriere di sicurezza alle pavimentazioni, dalle opere d'arte alle gallerie, fino alle operazioni di sfalcio, pulizia e ripristino della segnaletica. Si tratta di un insieme articolato di lavori che mira a garantire condizioni di sicurezza e funzionalità lungo l'intero tracciato.
  In particolare, nel tratto della Strada statale 121 ricadente nella provincia di Palermo, è stato realizzato un ventaglio ancora più specifico di interventi. Sono state installate barriere di sicurezza metalliche di nuova generazione, sia di tipo H2 in vari tratti laterali, sia di tipo H3 lungo il viadotto «Segretaria 2». Contestualmente, si è proceduto al rifacimento della pavimentazione in più punti e alla collocazione di New Jersey per migliorare la segnalazione dei bordi laterali del viadotto «Segretaria 1», dove è stato anche messo in sicurezza un pulvino.
  Sono, inoltre, in corso i lavori di ripristino corticale dei cavalcavia e la sostituzione della segnaletica verticale ammalorata.
  Per quanto riguarda il
bypass nei pressi del viadotto, oggetto di specifico quesito dell'interrogante, si evidenzia che la bretella di deviazione è conforme alla normativa vigente e ai requisiti di sicurezza. Su tale tratto sono state adottate misure specifiche, tra cui limite di velocità a 40 km/h, divieto di sorpasso, linea continua, segnaletica di pericolo, indicatori modulari di curva con luci a cascata, segnaletica luminosa integrativa, bande rumorose e dissuasori luminosi di velocità, recentemente potenziati.
  In merito al ripristino del viadotto, l'intervento di ricostruzione rientra nella programmazione pluriennale per l'ammodernamento dell'asse Palermo-Agrigento. Il tratto interessato è compreso nell'adeguamento della Strada statale 121 a sezione di tipo B per circa 16,5 chilometri tra l'autostrada A19 e Bolognetta. L'opera è inserita nel Contratto di programma Mit-Anas 2021-2025 e nella convenzione del 21 dicembre 2022 tra Regione Siciliana e Anas, che finanzia la progettazione tramite il Piano sviluppo e coesione.
  Il progetto definitivo è stato completato, ha superato i controlli di sicurezza previsti dal decreto legislativo n. 35 del 2011 e ha concluso la procedura di Via nel settembre 2025. È in corso la trasmissione al Consiglio superiore dei lavori pubblici, cui seguirà la Conferenza di Servizi decisoria. La programmazione assegna priorità allo Stralcio 1, relativo all'innesto con l'A19, cui seguiranno gli Stralci 2 e 3, necessari per garantire la continuità funzionale dell'intervento.
  Sono state valutate anche soluzioni per anticipare l'intervento sul tratto più critico, tra cui:

   la costruzione di un nuovo viadotto adiacente all'esistente (costo stimato: 55 milioni di euro), che richiederebbe però un nuovo iter progettuale e autorizzativo;

   la realizzazione anticipata di un tratto dello Stralcio 3 in configurazione provvisoria a carreggiata unica bidirezionale, comprensivo del nuovo viadotto «Coda di Volpe» (costo stimato: 80 milioni di euro, attualmente non finanziati).

  Il completamento del progetto definitivo dell'intera opera è previsto entro gennaio 2027, mentre la progettazione esecutiva è stimata entro il 2028. Eventuali anticipazioni degli interventi, incluso quello relativo al viadotto, potranno essere valutate nell'ambito della programmazione e delle successive fasi attuative.
  Per quanto riguarda le verifiche tecniche e le misure immediate di mitigazione del rischio, sin dalla chiusura del viadotto Anas ha condotto indagini approfondite sull'opera e sull'area interessata dal movimento franoso, oltre a verifiche sulla viabilità alternativa.
  In relazione allo stato di progettazione, finanziamento e realizzazione degli interventi di manutenzione programmata e adeguamento sulla Strada statale 121, si conferma che l'ammodernamento dell'asse Palermo-Agrigento, comprensivo del tratto del viadotto «Coda di Volpe», è inserito nella programmazione vigente e finanziato tramite gli strumenti richiamati. Gli importi e i dettagli puntuali sono contenuti nei documenti programmatori e convenzionali che costituiscono il quadro di riferimento finanziario e attuativo.
  Infine, in merito a ulteriori azioni di monitoraggio strutturale e funzionale, Anas ha già dedicato particolare attenzione alla sicurezza della viabilità provvisoria, intervenendo su regolazione del traffico, segnaletica, dispositivi luminosi e bande rumorose, e valutando l'installazione di sistemi di controllo della velocità, come il
Vergilius Plus, lungo l'intero itinerario Palermo-Agrigento. Nell'ambito delle attività ordinarie di gestione e manutenzione potranno essere programmate ulteriori azioni di monitoraggio, audit di sicurezza, analisi dei tratti a maggiore incidentalità e interventi di rilievo e manutenzione straordinaria.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   già dalle prime settimane del 2026 la stampa locale e i cittadini hanno riportato l'ennesima serie di disagi lungo il collegamento ferroviario tra Lecco e Milano, con numerose soppressioni di treni in entrambe le direzioni. I treni risultavano indicati inizialmente come puntuali, e successivamente cancellati a ridosso dell'erario di partenza. I messaggi ricevuti dai cittadini attraverso l'app ufficiale riferivano di «problemi tecnici» e riduzione dei posti disponibili;

   tali disservizi determinano ricadute particolarmente gravi sulla mobilità dei pendolari lecchesi. In particolare, in fascia serale le alternative di rientro risultano limitate, con il rischio che la Cancellazione di una delle poche corse disponibili lasci lavoratori e studenti bloccati a Milano;

   si ricorda che Regione Lombardia e Trenord, in seguito ad affidamento diretto del servizio, hanno sottoscritto un contratto per il trasporto pubblico ferroviario di interesse regionale e locale con durata dal 1° dicembre 2023 al 30 novembre 2033, che prevede monitoraggio e applicazione di penali e definisce, tra gli indicatori, la puntualità entro 5 minuti delle corse e la regolarità del servizio;

   nell'ambito degli indicatori di trasparenza collegati al contratto risultano obiettivi per singole linee, tra cui la regolarità per la linea S7 Lecco-Molteno-Monza-Milano e per la linea RE8 Tirano-Sondrio-Lecco-Milano Centrale;

   in vista dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026, Trenord ha pubblicato un programma di potenziamento dei collegamenti, prevedendo sulla linea RE8 Milano-Tirano una frequenza di una corsa ogni 30 minuti per direzione tra il 6 e il 22 febbraio 2026, in un arco orario esteso, con alcune rimodulazioni su linee locali sostituite da bus;

   alla luce dei disservizi ricorrenti segnalati sulla direttrice milanese-lecchese e, più in generale, sulla rete interessata dai flussi olimpici e nonostante il dichiarato impegno di Trenord a rafforzare la linea in vista dei Giochi Milano Cortina 2026, sorgono gravi dubbi sull'effettiva capacità di Trenord di assicurare il servizio promesso e sulla sua adeguatezza a garantire collegamenti affidabili con Milano durante un evento di tale rilevanza internazionale;

   appare, inoltre, necessario chiarire le cause dei continui ritardi e cancellazioni e le misure, anche di coordinamento istituzionale, per garantire l'affidabilità del servizio in un periodo di massima domanda e visibilità internazionale;

   l'Host city contract relativo ai Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026 prevede un formale impegno del Governo italiano, quale autorità del Paese ospitante, a supportare gli impegni assunti per l'organizzazione dei Giochi, con possibili riflessi sull'affidabilità dei servizi essenziali di mobilità;

   qualora le cause dei disagi fossero riconducibili a criticità infrastrutturali o gestionali afferenti alla rete ferroviaria nazionale, e dunque a profili di competenza del gestore dell'infrastruttura (Rfi), il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti risulterebbe direttamente coinvolto per quanto di competenza nelle attività di indirizzo, vigilanza e coordinamento del sistema –:

   quali siano, per quanto a conoscenza del Ministro, le cause principali dei continui disagi registrati sulla linea Milano-Lecco e se tali criticità siano riconducibili a carenze infrastrutturali, a carenze imputabili all'operatore Trenord o a lavori programmati;

   se, anche in considerazione dell'evento olimpico, intenda adottare iniziative di competenza, in raccordo con la Regione Lombardia, per rafforzare il monitoraggio della qualità del servizio reso sulle suddette tratte;

   quali garanzie operative siano previste, per il periodo olimpico di febbraio 2026, circa l'effettiva capacità di realizzare con continuità il servizio potenziato annunciato da Trenord;

   se, in considerazione della particolare criticità della fascia serale per i rientri dei lavoratori verso il lecchese, il Ministro intenda promuovere, per quanto di competenza, misure specifiche per evitare che la soppressione di una delle poche corse disponibili determini il blocco dei pendolari a Milano.
(4-06881)

  Risposta. – Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e dalla società Trenord, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
  La linea ferroviaria Lecco-Tirano, negli ultimi anni, è stata interessata da un ampio programma di potenziamento infrastrutturale e di aggiornamento tecnologico di tutte le principali componenti della tratta. Gli interventi, programmati e realizzati da Rete Ferroviaria Italiana e Trenord, mirano a migliorare l'affidabilità, la sicurezza e le prestazioni complessive del servizio.
  Tra gli interventi già realizzati lungo la linea si segnalano, innanzitutto, il rinnovo dell'armamento ferroviario nei tratti Colico-Tirano e Lecco-Abbadia Lariana, nonché importanti opere sulle infrastrutture esistenti, comprese gallerie e ponti, tra cui la sostituzione della travata sul fiume Mallero nel comune di Sondrio. Parallelamente, diverse stazioni – Mandello, Lierna, Ardenno, San Pietro Berbenno, Bellano e Ponte in Valtellina – sono state oggetto di significativi lavori di riqualificazione, che hanno riguardato binari, sottopassi, marciapiedi e la velocizzazione degli itinerari deviati.
  Sono stati inoltre completati interventi sulla trazione elettrica, rinnovati i sistemi di informazione al pubblico con l'introduzione della nuova tecnologia IeC, aggiornati i posti periferici del controllo del traffico centralizzato e sostituiti i sistemi di distanziamento dei treni. A ciò si aggiungono l'adeguamento e la soppressione di numerosi passaggi a livello. L'investimento complessivo per queste opere ammonta a circa 300 milioni di euro, interamente finanziati.
  Per quanto attiene al primo quesito dell'interrogante, si specifica che dopo la riapertura estiva del 2025 – successiva agli ultimi interventi – si è registrata una fase iniziale caratterizzata da alcune criticità, dovute sia a eventi esterni, come caduta massi e condizioni meteorologiche avverse, sia ai fisiologici assestamenti dell'infrastruttura. Tuttavia, già da metà ottobre si è osservato un miglioramento significativo: sulla relazione Lecco-Sondrio-Tirano la puntualità ha superato stabilmente l'80 per cento nei 5 minuti (oltre il 90 per cento nei 7 minuti), mentre sulla relazione Milano-Lecco-Tirano si sono registrati valori analoghi, con oltre l'80 per cento nei 5 minuti nel mese di dicembre 2025.
  Nel gennaio 2026, secondo i dati aggiornati al 27 gennaio, la puntualità ha raggiunto il 90,77 per cento sulla Lecco-Sondrio-Tirano e l'83,73 per cento sulla Milano-Lecco-Tirano.
  In vista del periodo olimpico, è stato inoltre predisposto un ulteriore pacchetto di misure finalizzate a rafforzare la resilienza dell'infrastruttura e garantire la massima affidabilità del servizio. Tra queste rientrano il potenziamento del personale di manutenzione lungo l'intera direttrice Milano-Lecco-Sondrio-Tirano, la presenza dedicata di squadre specializzate per la gestione dei passaggi a livello, delle sottostazioni elettriche e degli impianti di informazione al pubblico, nonché il rafforzamento dei presidi di circolazione presso la sala operativa di Milano Greco. A ciò si aggiunge la disponibilità di mezzi e personale delle imprese appaltatrici dislocati sul territorio e la presenza di tecnici specializzati direttamente in sala circolazione.
  Per quanto riguarda il quesito relativo alla continuità del servizio potenziato durante il periodo olimpico di febbraio 2026, la società Trenord ha comunicato che, dal 6 al 22 febbraio, è stato attivato un significativo incremento dell'offerta ferroviaria verso i campi di gara di Milano e della Valtellina, al fine di agevolare gli spostamenti di tifosi, appassionati e personale accreditato.
  Nel dettaglio, ogni giorno sono state introdotte 120 corse aggiuntive. Sulla relazione Milano-Valtellina è stato garantito un treno ogni mezz'ora dalle 4.00 del mattino alle 3.00 della notte, mentre le linee suburbane – inclusa la linea S8 Lecco-Carnate-Milano Porta Garibaldi – hanno esteso il servizio nelle fasce notturne, sia su Milano sia verso le principali destinazioni.
  Il primo treno da Milano Centrale verso la Valtellina partiva alle 4.20, mentre l'ultimo convoglio da Tirano verso il capoluogo lombardo era programmato alle 00.31. Tutte le corse effettuavano fermata a Monza, Lecco, Bellano, Colico, Morbegno, Sondrio e Tresenda; inoltre, una corsa ogni ora serviva anche le stazioni di Abbadia Lariana, Mandello, Lierna, Varenna e Ponte in Valtellina.
  Per consentire il potenziamento del collegamento principale con Milano, nello stesso periodo le linee locali Lecco-Colico-Sondrio e Sondrio-Tirano sono state sostituite da servizi bus, con interscambio garantito presso le stazioni di Bellano e Morbegno.
  Parallelamente, Trenord ha rafforzato la presenza del personale di assistenza e controllo e della
security nelle stazioni, per supportare i passeggeri diretti alle gare e gli utenti ordinari. Le biglietterie di Milano Centrale, Milano Porta Garibaldi, Milano Cadorna, Malpensa, Monza, Lecco e Colico hanno esteso gli orari di apertura.
  È stata inoltre intensificata la presenza di squadre di manutenzione, pulizia e personale di manovra nelle stazioni milanesi e lungo l'asse per la Valtellina, per garantire interventi tempestivi in caso di irregolarità. Nei principali snodi del servizio sono stati predisposti mezzi di riserva e di soccorso.
  Questo dispositivo, reso possibile anche grazie al costante confronto e alla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, ha consentito di intervenire prontamente sulle criticità e di ridurre al minimo i disagi per l'utenza.
  Infatti, i dati della puntualità della direttrice Milano-Tirano confermano che gli sforzi introdotti hanno generato importanti risultati, con il 90 per cento dei circa 1.400 treni circolati sulla linea è arrivato puntuale.
  Sul tema delle criticità della fascia serale per i rientri dei lavoratori verso il lecchese, oggetto di specifico quesito dell'onorevole interrogante, si ricorda che le funzioni e i compiti di programmazione ed amministrazione dei servizi pubblici di trasporto di interesse regionale e locale sono state assegnate alle regioni territorialmente competenti ai sensi del decreto legislativo n. 422 del 1997 e, nel caso di specie, alla regione Lombardia.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.


   FRANCESCO SILVESTRI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   il 25 gennaio 2026 due carabinieri italiani, in servizio presso il Consolato generale d'Italia a Gerusalemme, mentre erano impegnati in un sopralluogo nei pressi di Ramallah per la preparazione di una missione degli ambasciatori dell'Unione europea, sono stati fermati da un uomo armato in abiti civili, costretti a inginocchiarsi e minacciati con un fucile mitragliatore, nonostante fossero in possesso di passaporti e tesserini diplomatici e a bordo di una vettura con targa diplomatica;

   l'uomo armato avrebbe intimato loro di lasciare immediatamente l'area, sostenendo che si trattasse di una zona militare, circostanza successivamente smentita da verifiche del Comando militare israeliano per i Territori palestinesi occupati (Cogat);

   l'aggressione perpetrata ai danni dei due carabinieri è intollerabile e rappresenta un precedente gravissimo considerata la missione dei nostri militari che, peraltro, professionalmente e in ottemperanza alle regole di ingaggio ricevute, avrebbero evitato di rispondere, all'aggressione; secondo alcune ricostruzioni, l'autore del fermo potrebbe essere un colono israeliano, secondo l'Idf, invece, si tratterebbe di un soldato dell'esercito israeliano;

   l'episodio è avvenuto in Cisgiordania, dove la presenza dei coloni israeliani è considerata, ai sensi del diritto internazionale, illegale e dove gli stessi compiono sistematicamente gravi abusi dei diritti umani a danno di palestinesi –:

   se sia stata accertata ufficialmente e comunicata al Governo italiano l'identità dell'autore dell'aggressione di cui in premessa e le circostanze precise dell'accaduto;

   qualora fosse confermato che l'aggressione sia stata compiuta da un colono israeliano, quali ulteriori iniziative diplomatiche e politiche si intendano intraprendere, al fine di tutelare la sicurezza del personale militare italiano operante nei Territori palestinesi occupati ed evitare il ripetersi di episodi che mettano a rischio l'incolumità degli stessi.
(4-06894)

  Risposta. — Il Governo italiano ha agito immediatamente per protestare, a tutti i livelli, contro il gravissimo episodio avvenuto ai danni di due nostri Carabinieri impegnati in attività istituzionali in Cisgiordania, fermati e minacciati da un individuo armato in abiti civili nonostante fossero in possesso di passaporti diplomatici e a bordo di una vettura con targa diplomatica.
  Su disposizione del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, l'Ambasciata d'Italia a Tel Aviv ha prontamente indirizzato una nota verbale di protesta formale al Governo israeliano rivolgendosi al Ministero degli affari esteri, al Comando militare israeliano per i Territori palestinesi occupati (Cogat), allo Stato Maggiore delle Forze di Difesa israeliane (Idf), la polizia e allo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano competente per i territori palestinesi occupati).
  L'Ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato prontamente convocato alla Farnesina su decisione del Ministro degli affari esteri Tajani. È stato espresso il forte disappunto e la dura protesta dell'Italia per quanto accaduto. È stato inoltre ribadito come l'episodio sia di particolare gravità, anche alla luce del ruolo svolto dall'Arma dei Carabinieri e del contesto operativo in cui si trovano.
  Con l'occasione della convocazione dell'Ambasciatore, è stata anche reiterata la preoccupazione del Governo per i comportamenti dei coloni violenti in Cisgiordania, in linea con quanto già manifestato dal Ministro degli affari esteri Tajani al suo omonimo israeliano in occasione di numerosi colloqui. Il Governo ha infatti condannato qualsiasi ipotesi di annessione israeliana della Cisgiordania. Tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati.
  L'Ambasciatore Peled ha espresso rincrescimento per l'incidente e ha indicato che il suo Governo provvederà a effettuare le opportune indagini su quanto accaduto. La risposta delle autorità israeliane alle nostre sollecitazioni è stata immediata. L'indagine condotta dalle Forze di Difesa Israeliane ha appurato che era stato un soldato dell'esercito israeliano a fermare i Carabinieri. Il Ministro degli affari esteri israeliano Sa'ar ha personalmente rassicurato il Ministro Tajani sul fatto che il soldato in questione sia stato immediatamente richiamato per fornire chiarimenti sull'accaduto e che si procederà ad un'accurata revisione delle procedure operative nell'area.
  Come ricordato dal Ministro degli affari esteri Tajani anche in Parlamento, grazie al contributo dei Carabinieri l'Italia è impegnata in prima linea per la formazione delle forze di sicurezza palestinesi, che sono presupposto fondamentale per la costruzione di uno Stato. Da oltre dieci anni, i Carabinieri italiani operano infatti in Cisgiordania nell'ambito della missione bilaterale Miadit (Missione italiana di addestramento a supporto delle Forze di sicurezza palestinesi). A cui si affianca la loro partecipazione alla missione dell'Unione europea Eupol Copps
(European union police mission for the palestinian territories), dedicata all'addestramento e al rafforzamento della polizia palestinese, e alla missione Eubam Rafah (European union border assistance mission at the Rafah crossing point), volta a sostenere la gestione e la sicurezza del valico di Rafah. Si tratta di un impegno concreto, continuo e altamente qualificato che testimonia il ruolo dell'Italia sempre orientato a contribuire alla pace, alla stabilità e al dialogo nella regione.
  L'Italia continuerà il suo impegno per la pace e la stabilità e affinché episodi simili non si ripetano più. L'obiettivo resta quello di garantire sicurezza a Israele e dignità alla popolazione palestinese, lavorando per il progetto a due Stati.

Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.


   ZANELLA, BORRELLI, DORI, GRIMALDI, MARI e ZARATTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   è diventato virale in poche ore un video del prof. Antonio Violante, docente di geografia all'università statale di Milano, in cui si pone con forza la vicenda degli studenti di Gaza vincitori di borsa di studio per studiare nelle università italiane ma sprovvisti di visto per raggiungere il nostro Paese;

   si tratta di ragazze e ragazzi che hanno superato le selezioni, ricevuto le lettere di ammissione, ottenuto borse che coprono tasse, alloggio, pasti e assicurazione sanitaria. Eppure non possono partire;

   per entrare in Italia serve il visto Schengen D per studio. Senza di esso gli studenti non possono nemmeno chiedere il visto di transito per raggiungere l'aeroporto di Amman;

   l'ambasciata italiana non risponde più alle loro mail, al telefono viene detto che la linea è riservata alle emergenze. Ma questa è un'emergenza. Se non arriveranno in Italia entro febbraio questi ragazzi rischiano di perdere le borse di studio loro assegnate;

   nel video del prof. Violante, così come in numerosi articoli usciti in queste ore, si parla di 38 studenti, numero emerso da una raccolta liste realizzata degli studenti stessi. Ma, come è evidente, non è semplice per i ragazzi gazawi coordinarsi e, in realtà, gli studenti in possesso di borsa di studio e in attesa di un visto per uscire da Gaza sono ben 165, attesi in diversi atenei d'Italia;

   i voli della Farnesina dedicati ai titolari di borse di studio in Italia hanno permesso a 157 giovani di lasciare Gaza negli ultimi mesi del 2025. I corridoi, però, sono stati bruscamente interrotti lasciando fuori decine di studenti vincitori. In una nota del 14 febbraio 2026, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha fatto sapere che «per indicazione dei governi di Giordania e Israele, il canale che ha permesso finora di evacuare 157 studenti da Gaza nel solo periodo settembre-dicembre 2025 risulta bloccato, l'Ambasciata d'Italia ad Amman sta esplorando nuove alternative con le autorità giordane, tra cui quella di riattivare i corridoi universitari»;

   come fa notare l'Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione), però, l'emissione dei visti da parte dell'ambasciata italiana non riguarda paesi esteri, ed è requisito imprescindibile perché le autorità straniere, israeliane, giordane ed egiziane, consentano il transito dei gazawi sui loro territori per raggiungere Roma;

   attraverso i voli organizzati con la Farnesina sono state realizzate quattro operazioni: 39 studenti il 29 settembre, 49 il 22 ottobre, 61 nelle evacuazioni del 19 e 24 novembre e, da ultimo, 8 studenti il 15 dicembre. La maggior parte di questi studenti è arrivata in Italia grazie al programma di borse di studio Iupals (Italian universities palestinian students), ma il Ministero fa sapere di stare valutando anche l'apertura di canali aggiuntivi, alla luce delle 165 richieste complessivamente ricevute dal consolato generale a Gerusalemme, non tutte riconducibili al programma Iupals;

   la Striscia di Gaza ha visto il 100 per cento delle università annientato dai bombardamenti, 625.000 studenti privati dell'anno scolastico 2023-2024, migliaia di insegnanti uccisi o sfollati, e rifugiati in Egitto senza accesso a scuole pubbliche –:

   chi e per quale motivo abbia deciso di bloccare il rilascio dei visti agli studenti gazawi;

   perché non vengano immediatamente riattivati i corridoi umanitari;

   quali iniziative di competenza urgenti intendano mettere in campo per salvaguardare il diritto allo studio degli interessati e, di conseguenza, operare per assicurare la certezza del procedimento.
(4-07056)

  Risposta. — Il Governo italiano segue con la massima attenzione la grave situazione umanitaria nella Striscia di Gaza e continua a lavorare con concretezza per alleviare per quanto possibile le sofferenze della popolazione civile palestinese.
  Sin dall'inizio della crisi il Governo italiano ha attribuito priorità assoluta alla dimensione umanitaria. Il Ministro degli affari esteri Antonio Tajani ha lanciato già nel marzo 2024 l'iniziativa «
Food for Gaza» grazie alla quale l'Italia ha destinato alla Striscia di Gaza aiuti alimentari, sanitari e beni di prima necessità attraverso il coinvolgimento del Programma alimentare mondiale e la Croce rossa internazionale.
  In sintonia con tale approccio, nel periodo in esame, ho deliberato circa 80 milioni di euro per attività di emergenza e di immediata ripresa, nel quadro degli oltre 130 milioni di euro stanziati dalla cooperazione italiana, per sostenere localmente iniziative sia umanitarie che di sviluppo.
  Come ricordato anche in Parlamento dal Ministro degli affari esteri Antonio Tajani, dall'inizio della guerra l'Italia ha consentito l'arrivo di oltre 1.600 persone provenienti dalla Striscia di Gaza tra evacuazioni sanitarie, ricongiungimenti familiari e studenti.
  Con la diciottesima operazione sanitaria del 9 febbraio scorso, sale a 260 il numero di bambini provenienti dalla Striscia di Gaza bisognosi di cure specialistiche che sono stati accolti, insieme ai loro familiari, nei migliori ospedali pediatrici italiani. Sono numeri che fanno dell'Italia il Paese occidentale che più di tutti ha effettuato evacuazioni sanitarie da Gaza.
  La piena riuscita di tali operazioni è stata possibile grazie alla regia della Presidenza del Consiglio e all'eccellente collaborazione instaurata tra Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ministero della difesa, Ministero della salute, Ministero dell'interno, dipartimento della Protezione civile e Croce rossa italiana.
  L'Italia è stato inoltre il primo Paese ad attivare un «corridoio universitario» che ha già consentito ad oltre 150 studenti palestinesi, beneficiari di borse di studio nell'ambito del progetto Iupals (
Italian universities for palestinian students promosso dalla Conferenza dei rettori delle università italiane) di trasferirsi nel nostro Paese per proseguire il loro percorso accademico.
  Un risultato non scontato, reso possibile da un dialogo diplomatico costante con le Autorità israeliane e degli altri Paesi della regione, a partire dalla Giordania, il cui consenso è – come noto – necessario per ogni evacuazione da Gaza.
  I primi 88 studenti sono giunti in Italia lo scorso ottobre con due voli speciali della Guardia di finanza, organizzati con il supporto della Protezione civile, del Meccanismo europeo di protezione civile e con il contributo della Crui.
  Gli studenti sono stati personalmente accompagnati in questo viaggio dal Ministro dell'università e della ricerca Anna Maria Bernini e accolti a Ciampino dal Ministro degli affari esteri Tajani. Ad attenderli c'erano anche i rappresentanti delle numerose università italiane partecipanti al progetto Iupals.
  Il «corridoio universitario» è proseguito con tre successivi arrivi degli studenti palestinesi titolari di borse di studio Iupals con voli di linea da Amman. L'ultimo ha avuto luogo il 17 dicembre scorso e ha consentito l'arrivo in Italia di otto studentesse e studenti.
  L'impegno della Farnesina non si ferma naturalmente qui. Stiamo ora lavorando per condurre nuove operazioni di evacuazioni di studenti da Gaza e – nonostante l'attuale crisi nel Golfo Persico – l'impegno del Ministero non è mai venuto meno.
  Il Governo italiano proseguirà in modo concreto la propria azione a sostegno della popolazione palestinese nella convinzione che gli aspetti umanitari siano imprescindibili per una pace duratura.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.