XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
la crisi energetica internazionale, aggravata dal conflitto in Iran e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, ha determinato un significativo aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, con rilevanti ripercussioni sui sistemi economici europei;
nei primi trenta giorni dall'acuirsi della crisi, il prezzo del gas nell'Unione europea ha registrato un incremento pari a circa il 70 per cento, mentre il prezzo del petrolio è aumentato di circa il 60 per cento, determinando un aggravio complessivo aggiuntivo della bolletta energetica legata ai combustibili fossili stimato in circa 14 miliardi di euro;
in attesa di un pacchetto di misure organiche, il Commissario Dan Jørgensen ha indirizzato ai Ministri competenti una comunicazione recante raccomandazioni operative da mettere in atto per la riduzione della domanda energetica, con particolare riferimento al settore dei trasporti che comprendono, in primo luogo, la promozione dell'utilizzo del trasporto pubblico e delle forme di mobilità condivisa e il rafforzamento del ricorso al lavoro agile al fine di ridurre gli spostamenti sistematici;
appare pertanto urgente orientare le politiche pubbliche verso un riequilibrio modale a favore del trasporto collettivo, in coerenza con gli indirizzi europei e internazionali, al fine di fronteggiare efficacemente la crisi energetica in atto e mitigarne gli effetti nel medio-lungo periodo;
secondo i dati più recenti di Eurostat relativi al 2024, l'Italia si colloca al penultimo posto nell'Unione europea per utilizzo del trasporto pubblico locale, con il 68 per cento della popolazione che non utilizza mai mezzi collettivi, davanti alla sola Cipro (85 per cento); quindi circa 7 italiani su 10 non usano i mezzi pubblici, con un costo stimato dal Sima (Società italiana medicina ambientale) per lo Stato di 34 miliardi di euro;
l'ultimo rapporto Isfort conferma che l'Italia si colloca tra i Paesi europei con il più elevato livello di motorizzazione privata. Il possesso dell'automobile continua a rappresentare una caratteristica strutturale del modello di mobilità nazionale, nonostante il progressivo mutamento degli atteggiamenti sociali, in particolare tra le generazioni più giovani, che tendono a considerare l'auto sempre meno come un elemento di status;
i dati mostrano che il parco auto circolante non accenna a ridursi: nel 2024 ha raggiunto 41,3 milioni di unità, con un incremento dell'1 per cento rispetto al 2023 e del 4,5 per cento rispetto al 2019. Dall'inizio del millennio il numero di auto in circolazione è cresciuto di circa 10 milioni (+25 per cento). Il tasso di motorizzazione ha superato per la prima volta la soglia di 70 auto ogni 100 abitanti, valore in costante aumento: 56,9 nel 2000, 60,9 nel 2010, 69,4 nel 2023;
il confronto internazionale mostra plasticamente la specificità del caso italiano: il tasso nazionale di motorizzazione auto è superiore di circa 12 punti alla media Ue-27 e di oltre 10 punti a Francia e Germania. Ancora più ampio è il divario rispetto a Spagna, Paesi Bassi e Svezia, dove la differenza supera i 20 punti. Tale evidenza, oltre a segnalare una persistente dipendenza dal mezzo privato, si pone in evidente tensione con gli obiettivi e gli impegni assunti a livello europeo in materia di mobilità sostenibile;
in particolare, il quadro strategico dell'Unione europea – delineato, tra l'altro, nel Green deal europeo e nella Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente – individua nello shift modale verso forme di trasporto collettivo e a minore impatto ambientale (trasporto pubblico locale, ferrovia, mobilità attiva) una leva imprescindibile per la decarbonizzazione del settore dei trasporti, la riduzione della congestione urbana e il miglioramento della qualità dell'aria. Tali indirizzi sono ulteriormente rafforzati dagli obiettivi climatici al 2030 e al 2050, nonché dagli strumenti finanziari e regolatori messi a disposizione degli Stati membri;
in Spagna sono state adottate politiche strutturali a sostegno della mobilità collettiva, quali l'introduzione di abbonamenti nazionali a tariffa agevolata, con effetti positivi in termini di accessibilità, sostenibilità ambientale e riduzione dell'uso del mezzo privato con particolare attenzione ai più giovani che potranno spostarsi a partire con un abbonamento di soli 30 euro su tutto il territorio nazionale;
secondo quanto evidenziato nei Rapporti sulla sicurezza stradale elaborati da Dekra, l'Italia presenta un parco veicolare tra i più vetusti in ambito europeo, con un'età media superiore ai dodici anni; tale condizione determina effetti negativi in termini di sicurezza della circolazione, impatto ambientale ed efficienza complessiva del sistema dei trasporti;
in tale contesto si inserisce il fenomeno, particolarmente rilevante, dei veicoli abbandonati o inutilizzati. Secondo dati forniti da Aci, nel mese di febbraio 2026 risultano oltre quattro milioni di autoveicoli sottoposti a fermo amministrativo, di cui circa un milione e mezzo da oltre dieci anni, con conseguenti ricadute negative sul decoro urbano e sulla fruibilità degli spazi pubblici, in particolare nelle aree periferiche;
il Parlamento è già intervenuto sulla materia con l'approvazione della legge 26 gennaio 2026, n. 14, al fine di affrontare un fenomeno ampiamente avvertito dalla cittadinanza, laddove i veicoli fuori uso vengono percepiti come elementi di degrado urbano;
in tale quadro, il rinnovo del parco veicolare si configura quale misura di interesse generale, idonea a coniugare gli obiettivi della transizione ecologica con quelli della coesione sociale, contribuendo alla liberazione di spazi di sosta, al contrasto del degrado e alla restituzione di aree pubbliche alla piena disponibilità della collettività;
i sistemi di mobilità sono attualmente interessati da una fase di trasformazione profonda, determinata dall'innovazione tecnologica e dal mutamento dei comportamenti sociali, a fronte della quale i modelli di organizzazione dei servizi risultano in larga parte invariati rispetto al secondo dopoguerra; tale contesto richiede politiche di settore fondate su una conoscenza approfondita delle condizioni attuali, sull'analisi dei margini di miglioramento e sulla condivisione delle migliori pratiche;
uno studio del marzo 2026 elaborato da Federmobilità propone come la disponibilità di dati affidabili, aggiornati, comparabili e interoperabili sulla mobilità dei passeggeri rappresenti un presupposto essenziale per l'elaborazione di politiche efficaci, richiedendo un'azione coordinata tra autorità pubbliche, enti locali, enti affidanti, gestori dei servizi, associazioni dei consumatori, organizzazioni ambientaliste e istituti di ricerca;
in tale quadro, assume particolare rilievo la centralità dei dati nelle diverse fasi procedurali del trasporto pubblico locale, anche alla luce del rafforzamento delle funzioni dell'Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale, quale soggetto deputato alla raccolta e armonizzazione delle fonti statistiche del settore, secondo quanto previsto dal decreto-legge n. 50 del 2017, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, e dal decreto-legge n. 68 del 2022, convertito con modificazioni dalla legge 5 agosto 2022, n. 108;
tali obiettivi devono essere conseguiti attraverso procedimenti e semplificazioni ispirate al principio «once only» in base al quale dati e informazioni devono essere richiesti una sola volta alle amministrazioni o agli operatori e successivamente condivisi e riutilizzati tra le diverse amministrazioni pubbliche, evitando duplicazioni e oneri amministrativi;
emerge l'urgenza di costruire politiche adeguate a incrementare la capacità attrattiva del trasporto pubblico locale, settore che presenta un rilevante peso economico e occupazionale: vi operano circa 830 imprese, con circa 113.000 lavoratori, di cui tre quarti nel comparto delle autolinee e del trasporto urbano, per un volume d'affari pari a circa 12 miliardi di euro e una flotta di quasi 50.000 mezzi tra autobus e treni;
tuttavia, tali dimensioni non si traducono in una corrispondente penetrazione nel mercato della mobilità: secondo l'Osservatorio «Audimob» di Isfort, nel 2024 il 61,1 per cento degli spostamenti medi giornalieri avviene con automobile privata, il 21,8 per cento a piedi, il 4,3 per cento in bicicletta o micromobilità, il 3,7 per cento in moto e solo il 9,1 per cento mediante trasporto pubblico;
lo sviluppo delle piattaforme connesse al paradigma cosiddetto «Mobility-as-a-Service» (MaaS), oggi è fondamentale per la crescita di modelli di mobilità flessibili, integrati (sia in termini di servizi che di informazioni e di tariffe), digitali, sostenibili, fondati sulla costruzione di infrastrutture di condivisione dati e di messa a disposizione di servizi che costituisce il substrato per la realizzazione di piattaforme MaaS;
permane una grave situazione di criticità finanziaria del settore, aggravata dal ritardo nel trasferimento alle regioni delle risorse del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, che mette a rischio la continuità dei servizi e la stabilità economica delle aziende;
le regioni attendono dall'inizio del 2026 il trasferimento di oltre 4 miliardi di euro a valere sul Fondo nazionale, che la normativa prevede debba essere erogato entro il 15 gennaio nella misura dell'80 per cento delle risorse complessive;
il ritardo nell'adozione del relativo decreto comporta rilevanti tensioni finanziarie per le regioni e per le aziende del settore, con il rischio concreto di riduzione dei servizi o aumento delle tariffe, come evidenziato anche in sede di Conferenza Stato-Regioni, ove è stato segnalato il rischio di interruzione dei servizi per mancanza di risorse;
a livello di inquadramento generale, nel 2026 il Fondo nazionale trasporti risulterà inferiore di circa il 38 per cento, in termini reali, rispetto al livello del 2009. Lo stanziamento complessivo del Fondo per il trasporto pubblico locale per l'annualità 2026 risulta pari a 5.301,7 milioni di euro in diminuzione rispetto ai 5.345,7 milioni di euro stanziati nel 2025 in ragione anche della mancata proroga al 2026 dell'incremento previsto dall'articolo 1, comma 730, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, per un importo pari a 120 milioni di euro;
tale auspicato incremento sarebbe comunque insufficiente a garantire l'adeguamento inflattivo del Fondo per il trasporto pubblico locale che richiederebbe un adeguamento di almeno 800 milioni di euro annui;
inoltre in vista della fine dei finanziamenti collegati al Pnrr è fondamentale assicurare continuità per la realizzazione dei futuri piani investimenti sia sulle opere che per l'innovazione e la realizzazione di tutte le opere previste per il potenziamento del trasporto rapido di massa;
ulteriori criticità derivano dall'aumento dei costi energetici, con particolare riferimento al caro carburanti connesso alle tensioni geopolitiche internazionali: le associazioni di categoria, Agens, Anav e Asstra, stimano che dall'inizio del 2026 l'aumento del prezzo del gasolio abbia comportato un aggravio di circa 30 milioni di euro al mese per le imprese del settore; la componente energetica incide già per circa il 15 per cento sui costi complessivi;
tuttavia, le misure di riduzione delle accise adottate dal Governo non prevedono benefici per il trasporto pubblico locale, determinando una disparità rispetto ad altri comparti;
sul piano del lavoro, la legge di bilancio non ha assicurato le risorse necessarie per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del settore su cui era stato siglato un accordo il 20 marzo 2025 con un fabbisogno stimato in 510 milioni di euro annui a regime dal 2027;
tale squilibrio rischia di compromettere il rinnovo contrattuale per oltre 100.000 lavoratrici e lavoratori, con possibili ricadute sempre sulla continuità e qualità dei servizi;
si registra inoltre un incremento degli episodi di aggressione ai danni del personale del trasporto pubblico locale, senza che siano state estese al comparto tutte le misure di tutela previste per altri settori del trasporto dalle misure adottate dall'esecutivo con il decreto-legge in materia di sicurezza pubblica;
i sindacati del settore dei trasporti Cgil, Cisl, Uil, Faisa Cisal e Ugl, hanno da tempo sottoposto al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il lavoro legislativo svolto dal gruppo di lavoro per l'attuazione del Protocollo per la promozione della sicurezza nel processo di sviluppo del trasporto pubblico locale e regionale e, con una lettera inviata a gennaio 2026 alla Commissione trasporti, lamentano lo stallo della situazione non avendo ricevuto risposte dal Ministero;
persistono disparità normative e previdenziali tra diverse categorie di lavoratori del settore, in particolare, non risulta ancora riconosciuto il carattere usurante del lavoro per alcune categorie, quali i conducenti di tram e gli internavigatori, nonostante condizioni operative analoghe ad altre già tutelate,
impegna il Governo:
1) ad erogare le risorse previste dal Fondo nazionale alle Regioni con massima tempestività sia per quanto riguarda l'anticipo pari all'80 per cento del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, sia per quanto riguarda tutte le future scadenze, nonché ad adottare iniziative di competenza volte ad adeguare e velocizzare i tempi di erogazione delle risorse previste da finanziamenti pubblici per investimenti per ridurre l'esposizione finanziaria del settore;
2) a sostenere le imprese del settore nel fronteggiare l'aumento dei costi energetici, attraverso:
a) l'adozione di iniziative normative per l'estensione delle agevolazioni sulle accise per il gasolio commerciale al trasporto pubblico locale;
b) la promozione in sede europea di un nuovo quadro temporaneo di aiuti di Stato volto alla compensazione degli extracosti energetici;
3) ad adottare iniziative, anche normative, volte a incrementare stabilmente le risorse del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, superando il criterio della spesa storica e introducendo criteri di riparto basati su fabbisogni, livelli di servizio e obiettivi di sostenibilità, senza penalizzare i territori e attraverso un aumento complessivo delle risorse;
4) a garantire la piena copertura finanziaria per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore, in coerenza con gli impegni assunti con l'accordo del 20 marzo 2025, assicurando le risorse necessarie a coprire integralmente i costi previsti e a tutelare i livelli occupazionali;
5) ad adottare iniziative normative volte a riconoscere il carattere usurante del lavoro per i conducenti di tram e per gli internavigatori, eliminando le attuali disparità di trattamento;
6) ad adottare iniziative normative per rafforzare le misure di sicurezza per il personale del trasporto pubblico locale, estendendo al comparto le tutele previste per il settore sanitario dal decreto-legge n. 137 del 2024, attraverso l'adozione di iniziative normative volte a recepire la proposta redatta nell'ambito del Protocollo per la promozione della sicurezza nel processo di sviluppo del trasporto pubblico locale e regionale sostenibili, depositata presso l'ufficio legislativo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
7) a promuovere un utilizzo sistematico e integrato dei dati nella pianificazione delle politiche di mobilità, rafforzando il ruolo dell'Osservatorio nazionale del trasporto pubblico locale e favorendo la collaborazione tra istituzioni, operatori e centri di ricerca, al fine di basare sui dati le scelte necessarie a qualificare e potenziare i servizi e promuovere la piena integrazione dell'offerta di trasporto pubblico nelle diverse modalità a livello urbano attraverso l'utilizzo delle piattaforme di aggregazione e di quelle MaaS deputate alla gestione e all'integrazione della domanda e dell'offerta di mobilità;
8) ad adottare iniziative normative e finanziarie volte a garantire, anche in maniera progressiva, la gratuità del trasporto pubblico locale per gli studenti, con priorità per quelli appartenenti a nuclei familiari con indicatore Isee fino a 30.000 euro, anche attraverso l'introduzione di contributi o agevolazioni fino alla totale copertura del costo degli abbonamenti e al sostegno di studenti e lavoratori per garantire il diritto oggi negato di tornare a casa dei fuori sede;
9) a promuovere, al più presto, linee guida nazionali per poter applicare in maniera uniforme la normativa sulla rottamazione dei veicoli abbandonati sottoposti a fermo amministrativo su tutto il territorio nazionale potenziando le risorse e il personale per i comuni e le polizie locali per mappare, raccogliere e rottamare tutti i veicoli abbandonati, non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli centri e nelle aree interne.
(1-00563) «Casu, Barbagallo, Bakkali, Ghio, Morassut».
Risoluzioni in Commissione:
La V Commissione,
premesso che:
ai sensi degli articoli 7 e 10 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, entro il 10 aprile di ogni anno il Governo è tenuto a presentare alle Camere, per le conseguenti deliberazioni parlamentari, il Documento di economia e finanza (Def), che costituisce il documento di riferimento per la programmazione economica e finanziaria nazionale;
la nuova governance economica europea, di cui al regolamento (UE) 2024/1263 del Parlamento europeo e del Consiglio, al regolamento (UE) 2024/1264 del Consiglio e alla direttiva (UE) 2024/1265 del Consiglio del 29 aprile 2024, ha apportato rilevanti modifiche agli strumenti della programmazione economica degli Stati membri dell'Unione europea;
l'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263 prevede che ciascuno Stato membro presenti alla Commissione europea, entro il 30 aprile di ogni anno, una relazione annuale sui progressi compiuti, contenente informazioni riguardanti i progressi compiuti nell'attuazione del percorso della spesa netta indicato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine e approvato dal Consiglio, nell'attuazione delle riforme e degli investimenti;
la comunicazione della Commissione europea C/2024/3975 del 21 giugno 2024, recante orientamenti per gli Stati membri sugli obblighi di informazione per i piani strutturali di bilancio di medio termine e per le relazioni annuali sui progressi compiuti, nonché il Codice di condotta sull'attuazione del Patto di stabilità e crescita, rivisto a seguito dell'entrata in vigore della nuova governance economica europea e adottato il 1° dicembre 2025, forniscono ulteriori informazioni sui contenuti della relazione annuale sui progressi compiuti di cui all'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263;
alla luce delle innovazioni della disciplina eurounitaria e nelle more del completamento dell'attività del gruppo di lavoro sulla riforma della normativa di contabilità e finanza pubblica, incaricato di svolgere l'istruttoria finalizzata alla definizione dei contenuti dei progetti di legge di iniziativa parlamentare volti a modificare le disposizioni della legge 24 dicembre 2012, n. 243, e della legge 31 dicembre 2009, n. 196, lo scorso anno il Parlamento ha impegnato il Governo – con la risoluzione n. 7-00289 approvata dalla V Commissione della Camera dei deputati in data 1 ° aprile 2025, e con la risoluzione 7-00020 approvata dalla 5a Commissione del Senato della Repubblica in data 2 aprile 2025 – a presentare, in luogo del Def, un documento nazionale di finanza pubblica;
la presente risoluzione definisce i contenuti del documento di finanza pubblica che le Camere saranno chiamate a esaminare nel corrente mese di aprile, ampliando l'orizzonte temporale rispetto sia a quanto previsto dalla normativa eurounitaria, sia a quanto considerato nel documento presentato lo scorso anno, tenendo conto delle interlocuzioni avvenute nell'ambito del citato gruppo di lavoro parlamentare;
ritenuto che, ai fini delle deliberazioni parlamentari sul predetto documento, dovrebbero trovare applicazione le procedure di cui all'articolo 118-bis del Regolamento della Camera dei deputati e all'articolo 125-bis del Regolamento del Senato,
impegna il Governo:
1) a trasmettere alle Camere, ai fini delle conseguenti deliberazioni parlamentari, in luogo del Def, un documento contenente due sezioni tra loro integrate, delle quali:
a) la prima sezione contiene le informazioni da includere nella Relazione annuale sui progressi compiuti ai sensi dell'articolo 21 del Regolamento (UE) 2024/1263 del Parlamento europeo e del Consiglio, della comunicazione della Commissione europea C/2024/3975 del 21 giugno 2024 e del Codice di condotta sull'attuazione del Patto di stabilità e crescita. In particolare, la prima sezione contiene, per l'anno in corso e il successivo triennio:
1. l'indicazione dell'evoluzione della situazione economico-finanziaria internazionale;
2. le previsioni macroeconomiche nazionali, con evidenziazione dei contributi alla crescita dei diversi fattori, dell'evoluzione dei prezzi, del mercato del lavoro e dell'andamento dei conti con l'estero;
3. l'esplicitazione dei parametri economici essenziali utilizzati per le previsioni di finanza pubblica in coerenza con gli andamenti macroeconomici;
4. le previsioni relative al debito pubblico e ai principali aggregati del conto economico delle amministrazioni pubbliche, ivi inclusi i fattori che determinano l'evoluzione del rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo;
5. l'andamento dell'indicatore di spesa rilevante ai sensi dei regolamenti dell'Unione europea vigenti in materia, le eventuali misure correttive che il Governo intende adottare in caso di mancato rispetto, per l'anno in corso, del percorso stabilito e i progressi compiuti nell'attuazione del percorso delle riforme e degli investimenti previsti dal Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029;
6. le previsioni del prodotto potenziale e degli indicatori strutturali dei principali aggregati del conto economico delle pubbliche amministrazioni;
b) la seconda sezione contiene, in particolare:
1. il conto economico e il conto di cassa delle amministrazioni pubbliche, articolati per sottosettore, per l'anno precedente e l'analisi degli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni programmatiche indicate nella Nota tecnico-illustrativa alla legge di bilancio;
2. le previsioni tendenziali a legislazione vigente, per l'anno in corso e per il triennio successivo, articolate per sottosettore, dei flussi di entrata e di uscita del conto economico, con indicazione della pressione fiscale, e dei conti di cassa delle amministrazioni pubbliche; i criteri di formulazione delle previsioni di cui alla presente lettera sono esposti analiticamente, in una apposita nota metodologica allegata alla presente sezione;
3. informazioni relative alle eventuali misure una tantum di entrata e di spesa;
4. indicazioni preliminari aggregate degli effetti quantitativi, per il triennio successivo, delle misure legislative in scadenza che il Governo intende, allo stato, confermare;
5. le previsioni tendenziali, almeno per il triennio successivo, del saldo di cassa del settore statale;
6. le informazioni di dettaglio sui risultati e sulle previsioni dei principali settori di spesa del conto economico delle Amministrazioni pubbliche, per l'anno in corso e per il triennio successivo, con particolare riferimento a quelli relativi al pubblico impiego, alla protezione sociale, alla sanità, nonché sul debito delle Amministrazioni pubbliche;
7. la descrizione delle risorse destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate, con evidenziazione dei fondi nazionali addizionali;
2) a presentare gli allegati al Documento di economia e finanza come previsti a legislazione e la Relazione di cui all'articolo 10, comma 10-ter della legge 24 dicembre 2009, n. 196, sull'evoluzione dell'andamento degli indicatori di benessere equo e sostenibile, che aggiorna il documento presentato in allegato al Documento programmatico di finanza pubblica 2025.
(7-00380) «Lucaselli, Comaroli, Pella, Marattin, Romano, Bonetti».
La VIII Commissione,
premesso che:
i siti orfani rappresentano una delle criticità ambientali più gravi del Paese, essendo aree potenzialmente contaminate in cui il responsabile dell'inquinamento non è individuabile o non provvede alla bonifica, lasciando l'onere del ripristino ambientale in capo alla pubblica amministrazione ai sensi dell'articolo 244 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
il citato decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico ambientale) disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati, richiamando il principio europeo secondo cui «polluters pay» («chi inquina paga») e definisce strumenti e fasi procedurali tra cui misure di prevenzione, messa in sicurezza d'emergenza, caratterizzazione e analisi di rischio sito-specifica;
la mancata bonifica di tali siti non solo impedisce il recupero di suolo pubblico e lo sviluppo territoriale, ma espone le popolazioni locali a rischi sanitari e ambientali persistenti, aggravati dalla potenziale migrazione degli inquinanti nelle falde acquifere sottostanti;
la trasparenza e la partecipazione dei cittadini ai processi di bonifica sono pilastri fondamentali per garantire che le risorse del PNRR vengano spese correttamente e in tempi certi;
il «Programma nazionale di finanziamento degli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti orfani», adottato con decreto ministeriale 29 dicembre 2020, in attuazione dell'articolo 1, comma 800, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, ha avviato un percorso di risanamento finanziato con, 105 milioni di euro (legge di bilancio 2019), successivamente potenziato in modo massiccio dal Piano nazionale di ripresa e di resilienza (PNRR);
l'Investimento 3.4 «Bonifica del suolo dei siti orfani» della Missione 2, Componente 4, del Piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR ha incrementato tali risorse con una dotazione aggiuntiva di 500 milioni di euro, con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale, bonificare i siti e consentire lo sviluppo delle aree interessate, prevedendo la riqualificazione di almeno il 70 per cento della superficie del suolo dei siti orfani entro il 31 marzo 2026;
il Piano d'azione per la riqualificazione dei siti orfani, previsto dall'articolo 17 del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152 (decreto-legge PNRR), è stato adottato con decreto del Ministro della transizione ecologica del 4 agosto 2022, che ha individuato 152 siti orfani prioritari su scala nazionale, stabilendo un cronoprogramma stringente per l'assegnazione delle risorse e l'esecuzione degli interventi e definendo i criteri per il monitoraggio, la rendicontazione e la revoca dei finanziamenti;
gli allegati del decreto del 4 agosto 2022 elencano la ripartizione dei fondi tra le regioni e, per ciascuno dei siti finanziati, indicano l'ordine di priorità, la tipologia di intervento, il costo complessivo e la superficie interessata, per un totale di oltre 7,5 milioni di metri quadrati di suolo oggetto di interventi di messa in sicurezza e bonifica;
con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica 7 maggio 2024 è stato aggiornato l'allegato 2 al Piano d'azione, rimodulando l'elenco dei siti e delle superfici interessate alle bonifiche, in coerenza con l'obiettivo di garantire il conseguimento del target europeo M2C4-25 relativo alla riqualificazione di almeno il 70 per cento della superficie del suolo dei siti orfani;
l'efficacia dell'investimento pubblico sui siti orfani dipende fortemente dalla trasparenza e tracciabilità della spesa, dal monitoraggio fisico e procedurale degli interventi e dalla capacità di rimuovere tempestivamente ostacoli amministrativi e operativi;
nel sito orfano denominato «Santa Apollonia», situato nel comune di Aprilia (Latina), la situazione di contaminazione risulta particolarmente allarmante, essendo l'area interessata da uno sversamento illecito di rifiuti attivo fino al 1988 e mai adeguatamente bonificato;
i recenti monitoraggi eseguiti da Arpa Lazio nel 2025 hanno confermato una contaminazione profonda del suolo (oltre i 3 metri) con superamenti critici delle concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) per metalli pesanti, tra cui zinco (fino a 8100 mg/kg contro un limite di 1500), cromo esavalente (valori superiori ai 2 mg/kg per uso verde), piombo, rame e mercurio;
per il sito di Santa Apollonia sono stati stanziati circa 14 milioni di euro a valere sull'Investimento 3.4 del PNRR, ma il rischio di perdere tali finanziamenti a causa di ritardi nelle procedure di gara o nella redazione dei piani di caratterizzazione è elevato, data la scadenza europea del 2026;
il caso di Santa Apollonia costituisce un esempio emblematico delle criticità procedurali e di governance che possono mettere a rischio la piena utilizzazione delle risorse PNRR per i siti orfani, con ricadute negative per le comunità locali esposte per decenni agli effetti delle discariche dismesse e dei ritardi nelle bonifiche;
analoga criticità si riscontra nel comune di Graffignano (Viterbo), in località Pascolare, dove è in corso da anni un procedimento di caratterizzazione e bonifica/messa in sicurezza di un'area agricola della valle del Tevere interessata da storici sversamenti e interramenti di rifiuti di origine industriale, individuata come «sito orfano» e finanziata per un importo di 13 milioni di euro a valere sulle risorse PNRR, con decreto direttoriale n. 25 del 2024 del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;
appare evidente la connessione tra la problematica dei siti orfani, quella dei siti di interesse nazionale le procedure di infrazione europee sulle discariche abusive, sottolineando l'esigenza di una politica integrata di bonifica e tutela delle acque sotterranee, anche alla luce delle concentrazioni soglia di contaminazione previste dal decreto legislativo n. 152 del 2006;
il dossier «Ecogiustizia – report bonifiche» di Legambiente segnala come la questione dei siti orfani, caratterizzati spesso da contaminazioni storiche e responsabili non perseguibili, rappresenti uno dei nodi più critici del sistema delle bonifiche in Italia, in termini di ritardi, carenza di trasparenza e difficoltà di applicazione effettiva del principio «chi inquina paga»;
la piena e tempestiva attuazione degli interventi nei siti orfani, a partire dai casi emblematici di Santa Apollonia e Graffignano, è fondamentale per ridurre i rischi ambientali e sanitari, evitare la perdita delle risorse PNRR, prevenire ulteriori procedure di infrazione e favorire la rigenerazione ecologica e sociale dei territori coinvolti,
impegna il Governo:
ad adottare ogni iniziativa di competenza per garantire il rispetto rigoroso della scadenza del 31 marzo 2026 relativa alla bonifica del 70 per cento delle superfici dei siti orfani, valutando l'opportunità di attivare, se necessario, i poteri sostitutivi previsti dall'articolo 12 del decreto-legge n. 77 del 2021 in caso di inerzia dei soggetti attuatori;
ad assicurare una copertura finanziaria integrale e continuativa per gli interventi di messa in sicurezza e bonifica dei siti a più alto rischio;
a promuovere, nell'ambito dell'attuazione del Piano d'azione, l'adozione di tecniche di bonifica «in situ» e a basso impatto ambientale, al fine di ridurre l'impronta di carbonio degli interventi e limitare il conferimento di terre e rocce da scavo in discarica;
a implementare una piattaforma informatica di pubblico accesso che riporti, in formato open data, lo stato di avanzamento fisico e finanziario di ciascuno dei 152 siti orfani finanziati dal PNRR, includendo i report analitici e i risultati delle analisi di rischio;
a promuovere iniziative di competenza per la costituzione di tavoli di monitoraggio territoriale che coinvolgano gli enti locali e le associazioni dei cittadini, assicurando un flusso informativo costante sui tempi di attuazione e sull'efficacia degli interventi di risanamento;
ad assumere iniziative di competenza in ordine alla ripetizione delle spese sostenute nei confronti dei responsabili dell'inquinamento, laddove individuabili, in ossequio al principio comunitario «chi inquina paga», affinché le somme recuperate siano reinvestite in ulteriori interventi di tutela ambientale;
a promuovere l'utilizzo, negli interventi sui siti orfani, di tecniche di bonifica innovative e a minore impatto ambientale, privilegiando, ove tecnicamente ed economicamente sostenibile, soluzioni in situ e on site e riducendo il ricorso allo smaltimento off site, anche mediante l'elaborazione di linee guida tecniche e la diffusione di buone pratiche, in coerenza con le indicazioni contenute nel PNRR e nelle elaborazioni della società civile;
a garantire un costante flusso informativo e un confronto periodico con le comunità locali interessate dai siti orfani, in particolare nei casi di maggiore impatto ambientale e sanitario, attraverso strumenti partecipativi e tavoli territoriali, in modo da assicurare la massima trasparenza sulle scelte progettuali, sui tempi di attuazione e sugli esiti delle bonifiche;
ad aggiornare periodicamente le Commissioni parlamentari competenti sullo stato di attuazione degli interventi nei siti orfani alle criticità riscontrate e sulle misure adottate per assicurare il rispetto delle scadenze PNRR la tutela della salute dei cittadini e la salvaguardia delle risorse pubbliche impegnate;
a trasmettere alle competenti Commissioni parlamentari, entro 60 giorni, una relazione nazionale dettagliata (Programma nazionale ex decreto ministeriale del 29 dicembre 2020 e misura PNRR M2C4 investimento 3.4) contenente, per ciascuna regione e provincia autonoma beneficiaria:
a) elenco dei siti finanziati con localizzazione, soggetto attuatore, tipologia di contaminazione;
b) quadro economico attualizzato per sito;
c) stato procedurale e stato di avanzamento della bonifica;
ad assumere iniziative volte a definire, d'intesa con regioni e province autonome, standard minimi uniformi di rendicontazione e monitoraggio assicurando la tracciabilità integrale delle spese e degli affidamenti.
(7-00382) «Ilaria Fontana, Morfino, L'Abbate, Santillo, Sergio Costa».
La XIII Commissione,
premesso che:
il conflitto in Medio Oriente scatenato da Usa e Israele ha determinato un'impennata dei prezzi dei carburanti, con rincari del gasolio agricolo fino al 60 per cento nel primo trimestre del 2026;
il Governo ha adottato il decreto-legge n. 33 del 18 marzo 2026, che introduce un taglio temporaneo delle accise su tutti i carburanti e un credito d'imposta del 20 per cento per i settori dell'autotrasporto e della pesca;
il settore agricolo, godendo strutturalmente di un'accisa già ridotta al 22 per cento di quella ordinaria, beneficerà, peraltro temporaneamente, del decreto per un risparmio effettivo di soli 3 centesimi al litro circa – cifra già annullata dai rincari registrati contestualmente all'entrata in vigore del provvedimento;
le imprese agricole sono escluse dal credito d'imposta del 20 per cento previsto dall'articolo 4 del decreto per autotrasporto e pesca, nonostante la spesa per il gasolio agricolo nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 sia stimata da Confagricoltura in circa 576 milioni di euro, con un aumento totale dei costi di circa 105,6 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2025;
per il solo comparto agromeccanico, le stime di Uncai indicano nel mese di marzo 2026 un aumento dei costi di 86 milioni di euro imputabile alla volatilità del prezzo del gasolio agricolo;
la copertura finanziaria del decreto è stata garantita in parte attraverso una riduzione degli stanziamenti ai ministeri, tra cui il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, chiamato a contribuire con un taglio di 25,355 milioni di euro per il 2026 – determinando così una situazione paradossale in cui l'agricoltura contribuisce finanziariamente al decreto pur rimanendo esclusa dai suoi benefici diretti;
secondo i dati Istat richiamati da Cia-Agricoltori Italiani, tra il 2022 e il 2024 il settore agricolo ha subito un aggravio per l'acquisto di carburanti, energia elettrica, combustibili e lubrificanti superiore ai 6,5 miliardi di euro rispetto alla media del decennio 2010-2021;
Uncai ha richiesto che anche le imprese agromeccaniche siano incluse tra i beneficiari del credito d'imposta, ricordando come esse fossero state già escluse nella prima applicazione dello strumento nel 2022;
i mesi di primavera rappresentano il periodo più intenso per le lavorazioni agricole, con il rischio che il caro gasolio non si limiti a incidere sui bilanci aziendali e ad innalzare l'inflazione, ma comprometta la continuità stessa delle attività produttive e, con essa, la sicurezza alimentare del Paese;
l'agricoltura costituisce un settore strategico per la sovranità alimentare nazionale e il presidio del territorio, particolarmente nelle aree rurali e svantaggiate;
le imprese agricole si trovano nell'impossibilità strutturale di trasferire i maggiori costi lungo la filiera, dovendo assorbire interamente l'impatto dei rincari energetici;
il precedente del credito d'imposta introdotto nel 2022 in occasione della crisi energetica seguita al conflitto russo-ucraino dimostra la praticabilità e l'efficacia dello strumento,
impegna il Governo:
ad adottare iniziative di carattere normativo per introdurre un credito d'imposta per l'acquisto di gasolio agricolo, in misura non inferiore al 20 per cento della spesa sostenuta nel trimestre marzo-maggio 2026, esteso anche alle imprese agromeccaniche;
ad assumere iniziative normative al fine di prevedere misure compensative dedicate al settore agricolo proporzionate all'effettivo onere sostenuto, in linea con i sostegni riconosciuti ai settori dell'autotrasporto e della pesca;
a promuovere, in sede di Consiglio dell'Unione europea, l'adozione di misure straordinarie a sostegno del reddito degli agricoltori europei, deroghe temporanee al meccanismo Cbam per i fertilizzanti e interventi urgenti per garantire la disponibilità di materie prime strategiche quali l'urea;
a garantire che i futuri provvedimenti di carattere energetico o di contrasto alle crisi internazionali non escludano sistematicamente il settore agricolo, riconoscendone il ruolo strategico per la sicurezza alimentare, la tenuta economica e la coesione territoriale del Paese.
(7-00381) «Forattini, Marino, Romeo, Andrea Rossi, Vaccari, Gribaudo».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta scritta:
PICCOLOTTI, BOLDRINI e ASCARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la libertà di stampa e il diritto-dovere dei giornalisti di informare i cittadini su fatti di rilevanza pubblica costituiscono princìpi tutelati dagli articoli 21 della Costituzione e 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;
come denunciato dalla rete #NoBavaglio, negli ultimi mesi numerosi giornalisti sarebbero stati destinatari di esposti disciplinari presso gli ordini regionali dei giornalisti relativi alle loro posizioni o analisi professionali sulla situazione nella Striscia di Gaza e sulle operazioni militari in corso oppure sul sostegno della campagna «Alziamo la voce per Gaza» avviata da diverse organizzazioni con l'aiuto dell'ordine dei giornalisti a supporto dei colleghi palestinesi;
questi esposti non sono una novità, certo, ma ora si segnala un incremento del loro numero che tuttavia, nella generalità dei casi, i consigli, dopo accurate istruttorie condotte secondo i canoni di legge, archiviano giudicando le accuse infondate;
risulterebbe che tali esposti abbiano riguardato contenuti editoriali o espressioni di critica giornalistica, configurando – secondo organizzazioni di giornalisti e della categoria come la Rete #NoBavaglio, Articolo 21 e rappresentanze sindacati di stampa – una possibile forma di pressione o intimidazione, con il rischio di determinare un effetto dissuasivo sulla libertà di opinione e sul pluralismo informativo. Inoltre tali esposti sono stati puntualmente diffusi anche sui social con potenziali gravi ripercussioni sulla reputazione professionale degli interessati;
l'abuso degli strumenti disciplinari o giudiziari verso i giornalisti, in particolare esposti seriali, è stato più volte segnalato da organizzazioni nazionali e internazionali quali un fenomeno in grado di compromettere la libertà di stampa e la sicurezza di chi esercita la professione;
è essenziale garantire che ogni iniziativa normativa o disciplinare rispetti pienamente il principio di proporzionalità, il diritto alla critica politica e la tutela del pluralismo informativo –:
se siano a conoscenza della recente moltiplicazione di esposti disciplinari presentati nei confronti di numerosi giornalisti italiani per ragioni connesse alla loro attività professionale e se ritengano opportuno adottare iniziative di carattere normativo al fine di scongiurare il rischio che gli strumenti disciplinari previsti dall'ordine dei giornalisti vengano utilizzati in maniera impropria o con finalità potenzialmente intimidatorie;
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intendano assumere per tutelare concretamente la libertà di stampa e prevenire qualsiasi abuso degli strumenti disciplinari o giudiziari che possa avere un effetto dissuasivo sull'esercizio della professione giornalistica, in linea con le raccomandazioni dell'European media freedom act, delle istituzioni europee e delle organizzazioni internazionali per la libertà di stampa.
(4-07457)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazioni a risposta scritta:
ASCARI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
il Prosciutto di Parma rappresenta una delle principali eccellenze del comparto agroalimentare italiano, con rilevante impatto economico e occupazionale;
negli ultimi anni la filiera produttiva del Prosciutto di Parma e del Prosciutto di San Daniele è stata interessata da gravi criticità emerse nell'ambito della cosiddetta «Prosciuttopoli», inchiesta giornalistica condotta da il Fatto alimentare, che ha evidenziato l'utilizzo sistematico di suini non conformi al disciplinare Dop;
secondo i dati ufficiali dell'Icqrf, il valore economico della frode è stato stimato tra gli 80 e i 90 milioni di euro, con la «smarchiatura» di oltre 1,2 milioni di cosce e irregolarità che avrebbero riguardato circa il 20 per cento della produzione annua;
tali vicende hanno condotto, tra l'altro, al commissariamento dell'organismo di controllo Ipq (Istituto Parma Qualità), evidenziando criticità strutturali nel sistema di vigilanza della filiera;
successivamente, ulteriori episodi hanno interessato allevamenti fornitori del circuito Dop, tra cui, nel 2025, il caso dell'allevamento «La Pellegrina» del Gruppo Veronesi, nonché un allevamento nel territorio di Bondeno (Ferrara), anch'essi oggetto di documentazione giornalistica relativa a gravi carenze igienico-sanitarie e condizioni critiche degli animali;
in tale contesto, risulta finanziato con fondi del PNRR il progetto di riallestimento del Museo del Prosciutto di Parma, situato a Langhirano, per un importo pari a 600.000 euro;
il progetto, presentato ufficialmente il 6 settembre 2025, prevede l'ampliamento degli spazi espositivi, la realizzazione di percorsi immersivi, l'abbattimento delle barriere architettoniche e interventi di efficientamento energetico;
alla luce delle criticità sopra richiamate, appare necessario interrogarsi sulla coerenza tra l'impiego di risorse pubbliche destinate alla valorizzazione culturale e promozionale del prodotto e le persistenti problematiche nella filiera produttiva;
la credibilità delle certificazioni Dop e la fiducia dei consumatori rappresentano elementi fondamentali per la tutela del sistema agroalimentare italiano;
il ripetersi di scandali e irregolarità solleva dubbi sull'efficacia dei controlli e sull'adeguatezza delle misure adottate per garantire il rispetto dei disciplinari;
l'utilizzo di fondi pubblici, in particolare nell'ambito del PNRR, dovrebbe essere orientato prioritariamente al rafforzamento dei sistemi di controllo, della trasparenza e del benessere animale lungo la filiera –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e delle criticità emerse nella filiera del Prosciutto di Parma e del Prosciutto di San Daniele;
quali iniziative di competenza siano state adottate, o si intendano adottare, per rafforzare i controlli lungo la filiera anche alla luce delle irregolarità accertate dall'Icqrf;
se non ritengano opportuno assumere iniziative per verificare l'adeguatezza dei sistemi di vigilanza e certificazione attualmente in essere, anche con riferimento al ruolo degli organismi di controllo;
quali siano i criteri che hanno portato al finanziamento, nell'ambito del PNRR, del progetto di riallestimento del Museo del Prosciutto di Parma e se tali criteri tengano conto delle criticità della filiera produttiva;
se non ritengano opportuno adottare iniziative, anche normative, volte a subordinare, anche per il futuro, l'erogazione di fondi pubblici destinati alla promozione di prodotti Dop al rispetto di stringenti requisiti di trasparenza, legalità e benessere animale;
se siano previste misure specifiche per garantire maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori circa l'origine e la conformità dei prodotti Dop e quali iniziative di competenza si intendano adottare per evitare il ripetersi di episodi analoghi e per ripristinare pienamente la credibilità del sistema delle certificazioni Dop italiane.
(4-07465)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
recenti notizie e segnalazioni evidenziano una situazione di difficoltà per le aziende del comparto lattiero-caseario in alcune aree del Paese, tra cui la Puglia, caratterizzata da un aumento dei costi di produzione e da una progressiva riduzione delle attività;
secondo quanto segnalato da organizzazioni di settore, la crisi sarebbe aggravata da squilibri lungo la filiera, da pratiche commerciali non sempre equilibrate e da modifiche unilaterali dei contratti, in contrasto con la normativa vigente in materia di pratiche sleali;
tale situazione rischia di compromettere la continuità produttiva di un settore strategico, come evidenziato anche dalla significativa riduzione del numero di aziende attive registrata negli ultimi anni;
la contrazione delle produzioni locali può determinare anche impatti ambientali, incidendo sulla gestione sostenibile del territorio rurale e favorendo modelli di approvvigionamento più lunghi e meno efficienti dal punto di vista delle emissioni;
il rafforzamento delle filiere locali e delle produzioni di qualità rappresenta un elemento rilevante sia per la tutela del reddito degli operatori sia per la promozione di modelli di produzione sostenibili –:
quali iniziative il Governo intenda promuovere per sostenere le aziende del comparto lattiero-caseario in difficoltà;
se siano previste iniziative di competenza volte a garantire una maggiore equità e trasparenza lungo la filiera del latte, anche alla luce delle pratiche commerciali sleali segnalate in premessa;
quali interventi si intendano adottare per favorire la sostenibilità ambientale delle produzioni locali e il rafforzamento delle filiere corte.
(4-07475)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazioni a risposta scritta:
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
recenti studi della Commissione europea evidenziano come l'economia circolare possa contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni nei settori industriali ad alta intensità energetica, quali acciaio, cemento, alluminio e plastica;
in tale contesto, il processo di transizione ecologica dei comparti industriali più difficili da decarbonizzare (cosiddetti «hard to abate») risulta particolarmente complesso e richiede l'individuazione di strumenti efficaci per coniugare sostenibilità ambientale e competitività;
una gestione più efficiente dei materiali, attraverso pratiche di riduzione, riutilizzo e riciclo, può contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti e dei consumi energetici, nonché alla diminuzione della dipendenza da materie prime e combustibili importati;
tali interventi possono essere affiancati dallo sviluppo di soluzioni energetiche innovative, tra cui l'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, al fine di favorire la decarbonizzazione dei processi industriali più complessi;
l'integrazione tra politiche ambientali, energetiche e industriali rappresenta quindi un elemento centrale per accompagnare il sistema produttivo nazionale nel percorso verso la neutralità climatica –:
quali iniziative il Governo intenda promuovere per favorire l'utilizzo dell'economia circolare nei settori industriali ad alta intensità energetica;
se siano previste misure per sostenere l'adozione di tecnologie e processi produttivi basati sul recupero e riutilizzo dei materiali;
quali strumenti si intendano attivare per orientare la domanda di mercato verso prodotti e materiali derivanti da filiere circolari.
(4-07458)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
le aree urbane rappresentano uno dei principali ambiti in cui si concentrano gli effetti del cambiamento climatico, tra cui l'aumento delle temperature, la riduzione della permeabilità dei suoli e il rischio di eventi meteorologici intensi;
il rafforzamento del verde urbano e la gestione sostenibile dei suoli cittadini possono contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti, al miglioramento della qualità dell'aria e alla maggiore resilienza delle città;
recenti iniziative e proposte di settore evidenziano la possibilità di estendere anche alle aree urbane pratiche di gestione del suolo volte ad aumentare la capacità di assorbimento della CO2 e di migliorare la funzionalità ecosistemica dei territori;
tali interventi possono inoltre favorire il riutilizzo di materiali organici, come il compost, contribuendo allo sviluppo di modelli di economia circolare;
in assenza di strategie integrate sul verde urbano, vi è il rischio di una progressiva riduzione della capacità delle città di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico –:
quali iniziative il Governo intenda promuovere per rafforzare il ruolo del verde urbano come strumento di mitigazione climatica;
se siano previste iniziative per favorire pratiche di gestione sostenibile dei suoli urbani e il riutilizzo di materiali organici nell'ambito dell'economia circolare;
se il Governo intenda promuovere strategie integrate per aumentare la resilienza climatica delle città.
(4-07459)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
la normativa europea in materia di ripristino della natura prevede l'adozione da parte degli Stati membri di misure volte al recupero degli ecosistemi terrestri e marini;
tali interventi rappresentano uno strumento rilevante anche ai fini della prevenzione dei rischi legati al cambiamento climatico, tra cui il dissesto idrogeologico e gli eventi estremi;
il successo delle politiche di ripristino ambientale dipende dalla definizione di interventi concreti, da adeguati strumenti di pianificazione e dalla disponibilità di risorse finanziarie;
in assenza di una pianificazione chiara e di un'attuazione tempestiva, vi è il rischio che gli obiettivi di ripristino ambientale previsti a livello europeo non possano essere pienamente conseguiti, con possibili ricadute sulla tutela del territorio e sulla resilienza degli ecosistemi –:
quale sia lo stato di avanzamento delle attività di pianificazione nazionale per l'attuazione delle misure di ripristino della natura;
quali siano le priorità individuate per gli interventi sul territorio nazionale;
quali strumenti e risorse si intendano destinare all'attuazione delle misure previste.
(4-07460)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il recente rapporto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sullo stato delle bonifiche dei siti contaminati evidenzia una diffusione significativa dei procedimenti sul territorio nazionale;
in particolare, il 46 per cento dei comuni italiani risulta interessato da almeno un procedimento di bonifica, per un totale di oltre 16 mila procedimenti in corso;
i dati evidenziano inoltre come una parte rilevante degli interventi richieda tempi lunghi, con una quota significativa di procedimenti che supera gli otto anni per la conclusione delle operazioni;
il rapporto segnala altresì la presenza di numerosi «siti orfani», per i quali gli interventi di bonifica risultano a carico della pubblica amministrazione, anche attraverso risorse stanziate nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
la tempestiva realizzazione degli interventi di bonifica rappresenta un elemento fondamentale per la tutela dell'ambiente, della salute pubblica e per la riqualificazione dei territori interessati –:
quale sia lo stato di avanzamento complessivo dei procedimenti di bonifica dei siti contaminati a livello nazionale;
quali iniziative il Governo intenda promuovere per ridurre i tempi di attuazione degli interventi di bonifica;
quali iniziative siano previste per garantire il completamento degli interventi nei cosiddetti siti orfani e assicurare un'efficace utilizzazione delle risorse disponibili.
(4-07461)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il settore tessile rappresenta uno dei comparti a maggiore impatto ambientale e uno dei principali flussi di rifiuti in crescita nell'Unione europea;
a livello europeo sono in corso interventi normativi volti a rafforzare la circolarità del settore, tra cui l'introduzione della raccolta differenziata obbligatoria dei tessili, la responsabilità estesa del produttore e i requisiti di ecodesign;
recenti interventi istituzionali a livello europeo evidenziano tuttavia come, nonostante la disponibilità di tecnologie di riciclo avanzate, permangano criticità legate alla mancanza di una domanda stabile di fibre riciclate, che limita gli investimenti nel settore;
in tale contesto, viene indicato come elemento strategico lo sviluppo di strumenti in grado di stimolare la domanda di materiali riciclati, anche attraverso politiche di acquisto pubblico e leve fiscali;
il rafforzamento del mercato delle fibre riciclate rappresenta un passaggio essenziale per ridurre la quantità di rifiuti tessili destinati a smaltimento e favorire la crescita di filiere industriali circolari –:
quale sia lo stato di sviluppo del mercato delle fibre riciclate nel settore tessile in Italia;
se il Governo intenda promuovere iniziative volte a stimolare la domanda di prodotti tessili realizzati con materiali riciclati, anche attraverso politiche di acquisto pubblico;
se siano previste ulteriori misure, anche di natura fiscale o regolatoria, per sostenere lo sviluppo della filiera del riciclo nel settore tessile.
(4-07463)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
la gestione della frazione organica dei rifiuti urbani rappresenta uno degli ambiti più rilevanti per lo sviluppo dell'economia circolare;
in Italia la raccolta differenziata dei rifiuti organici ha raggiunto livelli elevati, consentendo la produzione di ingenti quantità di compost e biometano;
il riutilizzo del compost consente di migliorare la qualità dei suoli, aumentare la capacità di assorbimento della CO2 e contribuire alla resilienza dei territori rispetto agli effetti del cambiamento climatico;
recenti iniziative evidenziano la possibilità di estendere l'utilizzo del compost anche alle aree urbane, nell'ambito delle politiche di rigenerazione del verde e di gestione sostenibile dei suoli;
tale approccio consentirebbe di chiudere il ciclo dei rifiuti organici a livello locale, trasformando gli scarti urbani in risorsa per il territorio e per la qualità della vita dei cittadini –:
quali iniziative il Governo intenda promuovere per favorire la valorizzazione del biowaste e l'utilizzo del compost nei contesti urbani;
se siano previste misure di incentivo per l'impiego di ammendanti organici nelle attività di manutenzione del verde pubblico e di rigenerazione urbana;
quali strumenti si intendano adottare per rafforzare l'integrazione tra gestione dei rifiuti organici, economia circolare e politiche di adattamento climatico.
(4-07474)
DIFESA
Interrogazione a risposta scritta:
L'ABBATE. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
la nave portaeromobili Giuseppe Garibaldi, storica unità della Marina militare, ha rappresentato per oltre trent'anni uno dei principali simboli della presenza navale italiana nel porto di Taranto, città che ospita uno dei più rilevanti poli strategici della flotta nazionale;
la nave, varata negli anni Ottanta e per lungo tempo ammiraglia della flotta italiana, è profondamente legata alla storia industriale, militare e sociale della città di Taranto, che da decenni svolge un ruolo centrale nelle attività della Marina militare e nella cantieristica navale italiana;
secondo quanto riportato da diversi organi di stampa e dalla documentazione trasmessa dal Governo al Parlamento, sarebbe stata prospettata la cessione a titolo gratuito dell'unità navale alla Repubblica di Indonesia, nell'ambito di una più ampia strategia di rafforzamento delle relazioni bilaterali e di possibili collaborazioni industriali nel settore della difesa;
tale ipotesi determinerebbe la definitiva uscita dal patrimonio nazionale di una unità navale di rilevante valore storico e simbolico, fortemente identificata con la città di Taranto e con la storia navale italiana;
la prospettata cessione gratuita della nave Garibaldi ha suscitato una forte reazione nel territorio tarantino, dove istituzioni locali e rappresentanze civiche hanno espresso contrarietà alla dismissione dell'unità navale dal patrimonio nazionale;
nel dibattito istituzionale e territoriale è stata più volte avanzata la proposta di destinare la nave Garibaldi a un progetto di riconversione culturale e museale da collocare stabilmente nel porto di Taranto, quale strumento di valorizzazione della storia della Marina militare e di sviluppo turistico e culturale del territorio;
la città di Taranto è da anni interessata da complessi processi di riconversione economica e industriale e attende interventi concreti in grado di favorire nuove opportunità di sviluppo economico, culturale e turistico;
la scelta di procedere alla cessione gratuita all'estero di una unità navale fortemente legata alla storia della città rischia di essere percepita come una decisione che sottrae al territorio una possibile opportunità di valorizzazione culturale ed economica –:
se il Governo intenda confermare la prospettata cessione a titolo gratuito della nave Garibaldi alla Repubblica indonesiana, nonostante il rilevante valore economico dell'unità navale e il suo riconosciuto valore storico e simbolico per la città di Taranto e per la storia della Marina militare;
quali valutazioni economiche, patrimoniali e di interesse pubblico abbiano indotto il Governo a prospettare la cessione gratuita dell'unità navale, escludendo soluzioni alternative di valorizzazione nel territorio nazionale, tra cui la riconversione della nave Garibaldi in polo museale galleggiante nel porto di Taranto;
se il Ministro interrogato ritenga coerente con gli obiettivi dichiarati di rilancio e riconversione economica della città di Taranto procedere alla dismissione all'estero di una unità navale fortemente legata alla storia della città, rinunciando a una possibile occasione di valorizzazione culturale, turistica ed economica del territorio;
se il Governo non ritenga opportuno sospendere la prospettata cessione e avviare un confronto istituzionale con gli enti territoriali, con la Marina militare e con gli attori economici del territorio, al fine di valutare soluzioni alternative che consentano di mantenere la nave Garibaldi nel patrimonio nazionale e valorizzarla nel porto di Taranto.
(4-07478)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
TONI RICCIARDI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
numerosi cittadini italiani residenti in Italia percepiscono trattamenti pensionistici erogati dalla previdenza tedesca (Deutsche Rentenversicherung);
ai sensi dell'articolo 18 della Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica federale di Germania per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, firmata il 18 ottobre 1989, le pensioni e le remunerazioni analoghe sono imponibili, di regola, nello Stato di residenza del percettore;
il Protocollo allegato alla Convenzione, al paragrafo 14, lettera a), lettera e), disciplina specificamente il trattamento fiscale delle pensioni di fonte tedesca, prevedendo che una quota delle stesse possa essere considerata esente o determinata secondo criteri propri dell'ordinamento tedesco;
in attuazione di tali disposizioni, l'amministrazione fiscale tedesca (Finanzamt Neubrandenburg) sta trasmettendo comunicazioni ufficiali ai pensionati, attestando che una quota pari al 16 per cento della pensione non è soggetta a imposizione, in quanto riconducibile al sistema di esenzione previsto dal diritto tedesco;
l'ordinamento fiscale tedesco riconosce ai pensionati che vivono in Germania una «grundfreibetrag» (franchigia di base) pari a circa euro 12.348 annui per i singoli e 24.696 per le coppie, che consente di escludere da imposizione una parte significativa del reddito complessivo;
tale meccanismo non trova un corrispondente riconoscimento nel sistema tributario italiano, con la conseguenza che i pensionati italiani che rientrano in Italia e percepiscono una pensione tedesca sono assoggettati all'Irpef ordinaria sull'intero ammontare della pensione;
ne deriva una asimmetria applicativa della Convenzione, in quanto la quota di reddito che, secondo il sistema tedesco e il richiamato Protocollo, non concorre alla formazione della base imponibile, viene invece di fatto attratta integralmente a tassazione in Italia;
tantissimi connazionali pensionati che di fatto vivono per la maggior parte in Italia, non hanno mai cancellato l'iscrizione Aire proprio per evitare la tassazione italiana;
tale situazione incide in modo significativo su soggetti con redditi pensionistici modesti (in larga parte inferiori a euro 1.029 mensili), determinando effetti economici rilevanti e potenzialmente in contrasto con le finalità di equità sottese alla Convenzione –:
se sia a conoscenza delle criticità derivanti dall'applicazione combinata dell'articolo 18 della Convenzione Italia-Germania e del paragrafo 14 del Protocollo, in relazione alla tassazione in Italia delle pensioni di fonte tedesca e quali siano i dati aggiornati in possesso dell'amministrazione finanziaria circa: a) la distribuzione degli importi delle pensioni tedesche percepite in Italia; b) il gettito fiscale derivante dalla loro tassazione; c) il numero dei contribuenti interessati suddivisi per classi di reddito;
se non si ritengano necessarie iniziative normative al fine di escludere dalla base imponibile ai fini dell'Irpef, in coerenza con la ratio della Convenzione, la quota di pensione qualificata come non imponibile secondo il diritto tedesco e attestata dall'autorità fiscale tedesca, anche valutando l'introduzione, nell'ordinamento interno, di meccanismi di franchigia o esenzione specifici per le pensioni estere, analoghi a quelli previsti dal sistema tedesco, al fine di garantire un trattamento equo ai pensionati rientrati in Italia.
(5-05223)
VACCARI e MEROLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
la società Global Starnet Ltd, già titolare di concessione rilasciata dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm) nel settore dei giochi pubblici, risulta destinataria di una sanzione amministrativa pari a circa 335 milioni di euro, connessa a violazioni degli obblighi concessori e fiscali;
ai sensi dell'articolo 24 del decreto-legge n. 98 del 2011 convertito con modificazioni della legge n. 111 del 2011 i concessionari sono tenuti al rigoroso rispetto degli obblighi erariali e delle condizioni di affidabilità economico-finanziaria;
risulta che una quota pari a circa 190 milioni di euro sia stata già recuperata dall'Adm mediante compensazioni o trattenute, mentre per la restante parte la società avrebbe presentato istanza di rateizzazione, istanza che sarebbe stata rigettata dall'amministrazione;
la società avrebbe proposto ricorso giurisdizionale dinanzi al Tribunale amministrativo regionale (Tar), contestando il diniego;
nel mese di maggio 2025 risulta costituita una nuova società denominata Global Starnet S.r.l., operante nel medesimo settore e, secondo quanto si apprende, funzionale alla prosecuzione dell'attività concessoria;
ai sensi della normativa regolatoria dell'Adm, il rilascio e il mantenimento delle concessioni nel settore dei giochi pubblici sono subordinati alla verifica dei requisiti di onorabilità, affidabilità e solidità patrimoniale, nonché alla piena regolarità nei confronti dell'erario;
inoltre, il Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 36 del 2023) prevede cause di esclusione e principi applicabili anche alle concessioni, tra cui il mancato pagamento di imposte e sanzioni definitivamente accertate;
l'eventuale trasferimento o subentro nella concessione richiede una valutazione preventiva dell'amministrazione concedente, anche al fine di escludere fenomeni di elusione o aggiramento degli obblighi derivanti dal rapporto concessorio –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della complessiva posizione debitoria della società Global Starnet Ltd e delle iniziative intraprese dalla stessa in relazione alla richiesta di rateizzazione;
se risulti al Ministro interrogato la costituzione della società Global Starnet S.r.l. e quali siano: la composizione societaria; gli organi amministrativi, i beneficiari effettivi, anche ai sensi della normativa antiriciclaggio (decreto legislativo n. 231 del 2007);
se risultino effettuati accertamenti o verifiche di competenza circa eventuali collegamenti diretti o indiretti tra Global Starnet Ltd e Global Starnet S.r.l., anche sotto il profilo della continuità sostanziale dell'attività economica;
se la nuova società abbia richiesto o ottenuto il rilascio, il trasferimento o il subentro in concessioni nel settore dei giochi pubblici e, in tal caso, quali verifiche siano state svolte dall'Adm ai sensi della normativa vigente.
(5-05226)
Interrogazioni a risposta scritta:
ALFONSO COLUCCI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da organi di stampa, anche a seguito delle recenti dimissioni dalla carica di Ministro del turismo della senatrice Daniela Santanchè, sarebbero emersi rilevanti profili relativi alla situazione economico-finanziaria di società a lei riconducibili, caratterizzate da consistenti esposizioni debitorie nei confronti di creditori privati, lavoratori e amministrazioni pubbliche; le medesime fonti di stampa riferiscono, inoltre, di possibili criticità nella gestione di tali società, con riguardo, tra l'altro, al pagamento di stipendi, contributi e forniture, nonché all'eventuale utilizzo di strumenti di sostegno pubblico, inclusi ammortizzatori sociali;
tali circostanze, ove confermate, pongono evidenti questioni in ordine alla corretta gestione delle risorse pubbliche, alla tutela dei lavoratori e dei creditori, nonché al rispetto dei principi di trasparenza, correttezza e buon andamento dell'azione amministrativa di cui all'articolo 97 della Costituzione;
le dimissioni dalla carica ministeriale costituiscono un fatto politicamente rilevante, ma non esauriscono l'esigenza di pieno accertamento dei fatti e di verifica dell'eventuale coinvolgimento di risorse pubbliche;
è interesse primario dell'ordinamento garantire che l'accesso e l'utilizzo di risorse pubbliche avvengano nel rispetto della normativa vigente e che siano attivati tempestivamente i controlli amministrativi e ispettivi in presenza di possibili irregolarità;
appare altresì necessario assicurare la tutela dei lavoratori e dei creditori coinvolti, nonché la piena trasparenza su eventuali rapporti tra soggetti privati e pubbliche amministrazioni –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti;
quali verifiche, per quanto di competenza di ciascun dicastero e anche attraverso l'INPS, l'Agenzia delle entrate e l'Ispettorato nazionale del lavoro, risultino avviate o concluse in ordine alla situazione economico-finanziaria delle società richiamate in relazione all'eventuale utilizzo di strumenti di sostegno pubblico con riferimento al rispetto degli obblighi retributivi, contributivi e fiscali e quali siano le relative risultanze;
se intendano adottare ulteriori iniziative, ognuno per quanto di competenza, al fine di garantire la piena trasparenza la corretta gestione delle risorse pubbliche e la tutela dei lavoratori.
(4-07464)
AMBROSI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il gruppo Signa, fondato dall'imprenditore austriaco René Benko, è stato uno dei principali conglomerati immobiliari europei, con investimenti in Europa e negli Stati Uniti, tra cui il Chrysler Building di New York e il progetto Elbtower ad Amburgo, caratterizzato da struttura societaria articolata ed elevato indebitamento;
dal 2023 il gruppo è stato interessato da una grave crisi di liquidità, determinata da fattori macroeconomici, tra cui l'aumento dei tassi di interesse e il rallentamento del mercato immobiliare, e da criticità legate alla governance e alle relazioni infragruppo, con indebitamento stimato in circa 15 milioni di euro;
emerge dalla stampa locale che indizi farebbero ritenere che Benko, prima del fallimento, abbia sottratto liquidità e beni al patrimonio Signa, facendoli confluire in conti in Lichtenstein, Lussemburgo e Svizzera riconducibili alla fondazione «Laura Privatstiftung», riferibile a Ingeborg Benko;
a tale fondazione faceva capo anche la parte della Signa Italia, riconducibile al commercialista bolzanino Heinz Peter Hager, membro del consiglio della Laura Privatstiftung, che ha gestito la vendita di patrimoni della Signa in Italia, con liquidità confluita nella fondazione stessa;
l'esposizione del sistema bancario europeo nei confronti del gruppo Signa è rilevante, con oltre 2 miliardi di euro verso istituti austriaci e tedeschi, tra cui RaiffeisenBanklnternational, Commerzbank, Deutsche Bank e diverse Landesbanken;
per il sistema italiano emerge una esposizione di UniCredit pari a circa 600 milioni di euro, nonché il coinvolgimento di istituti altoatesini, tra cui Raiffeisenkasse Bolzano per circa 300.000 euro e Raiffeisen Landesbank Alto Adige per circa 6 milioni di euro, oltre ad ulteriori esposizioni locali;
il sistema bancario italiano risulta coinvolto, con implicazioni sulla stabilità del credito e sul sostegno a famiglie e imprese;
la presenza del gruppo Signa in Italia ha riguardato progetti immobiliari di rilievo, tra cui WaltherPark a Bolzano, l'Hotel Bauer a Venezia e asset nell'area del Lago di Garda;
interventi di operatori terzi hanno salvaguardato iniziative strategiche, garantendo il completamento di WaltherPark;
resta accertata l'esposizione del sistema bancario e delle imprese italiane alla crisi del gruppo con effetti su operatori, filiere produttive e necessità di verifica delle ricadute sul sistema economico nazionale;
la vicenda Signa ha evidenziato criticità nei meccanismi di vigilanza sui gruppi multinazionali complessi, caratterizzati da strutture opache, elevato indebitamento e relazioni infragruppo, anche per la frammentazione delle competenze tra autorità e l'assenza di strumenti avanzati di analisi dei dati, con possibili ricadute sulla stabilità del sistema finanziario –:
di quali elementi aggiornati disponga in ordine all'esposizione, diretta e indiretta, degli intermediari bancari e finanziari italiani verso il gruppo Signa e i soggetti ad esso riconducibili;
se risultino gli effetti già registrati o potenzialmente registrabili in termini di perdite, accantonamenti, deterioramento del credito e impatto sulla capacità di finanziamento di famiglie e imprese;
se la crisi del gruppo Signa abbia determinato ricadute economiche su imprese, fornitori, professionisti o operatori italiani coinvolti, con particolare riferimento al Trentino-Alto Adige e alle aree del nord Italia interessate;
quali iniziative per quanto di competenza il Governo abbia assunto o intenda assumere, per monitorare e prevenire i rischi derivanti dall'esposizione verso gruppi multinazionali complessi;
se il Governo intenda promuovere, in sede europea, un rafforzamento dei meccanismi di vigilanza sui conglomerati transnazionali, con riferimento alla trasparenza delle relazioni infragruppo, alla tracciabilità delle esposizioni e al coordinamento tra autorità;
se il Governo ritenga opportuno sostenere strumenti avanzati di analisi dei dati e tecnologie innovative, incluse soluzioni di intelligenza artificiale, per il monitoraggio precoce dei rischi sistemici;
quali interlocuzioni siano in corso o si intendano promuovere con le autorità austriache e tedesche e nelle sedi europee, per garantire un efficace coordinamento nella gestione della crisi e la tutela degli interessi economici coinvolti anche in Italia.
(4-07472)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta in Commissione:
SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE e LACARRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
con provvedimento del Presidente del tribunale ordinario di Pavia, prot. n. 635/2026 del 30 marzo 2026, è stato accertato e attestato, ai sensi dell'articolo 175-bis, comma 4, del codice di procedura penale, il malfunzionamento dei sistemi informatici relativi alla gestione del processo penale telematico;
tale provvedimento si inserisce in un contesto normativo che, a seguito del decreto ministeriale n. 217 del 2023, come modificato nel dicembre 2024, ha previsto l'adozione generalizzata delle modalità telematiche per lo svolgimento delle attività processuali penali, con decorrenza dal 1° gennaio 2025 (e, per alcune tipologie, dal 1° aprile 2025);
già nel corso del 2025 e del 2026 con precedenti provvedimenti, il medesimo tribunale aveva accertato reiterati malfunzionamenti dei sistemi informatici, tali da rendere necessario il ricorso a modalità analogiche, in deroga al regime ordinario digitale;
in particolare, risultano ancora non pienamente funzionali specifici ambiti del processo penale telematico, tra cui:
le richieste di archiviazione massiva nei procedimenti contro ignoti;
il settore cautelare e delle intercettazioni, anche in ragione della mancata piena implementazione dell'applicativo dedicato e delle esigenze di segretezza e tempestività delle misure;
è stata pertanto disposta la proroga della sospensione dell'utilizzo dell'applicativo per il processo penale telematico (App), dal 1° aprile 2026 al 31 maggio 2026, con conseguente possibilità di utilizzo di modalità analogiche (cosiddetto «doppio binario»);
tali disfunzioni incidono direttamente sull'efficienza del servizio giustizia, sulla durata dei procedimenti e sull'effettività delle garanzie difensive, oltre a determinare un aggravio organizzativo per gli uffici giudiziari e per gli operatori del diritto –:
quali siano le cause specifiche dei richiamati malfunzionamenti dei sistemi informatici e se tali criticità risultino circoscritte al suddetto ufficio giudiziario o siano riscontrabili anche presso altri tribunali sul territorio nazionale e quindi quali tempestive e opportune iniziative intenda adottare il Governo per garantire il pieno funzionamento del processo penale telematico, con particolare riferimento agli ambiti delle archiviazioni massive, delle misure cautelari e delle intercettazioni.
(5-05228)
Interrogazioni a risposta scritta:
SERRACCHIANI, GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria lo scorso ottobre 2025 diramava la nota prot. n.dg.GDAP.21/10/2025.0454011.U, «Integrazione disposizioni relative ai provvedimenti autorizzativi degli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo presso gli istituti penitenziari – competenze autorizzatone in materia trattamentale ascritte alla Dgdt», che, integrando precedenti direttive del 17 marzo e del 15 aprile 2025, affidava la competenza esclusiva alla Direzione generale per le strutture con circuiti a gestione dipartimentale – alta sicurezza, collaboratori di giustizia, 41-bis;
firmata da Ernesto Napolillo, capo della direzione generale dei detenuti e del trattamento, la circolare ha pesantemente modificato l'iter «delle richieste di provvedimenti autorizzativi degli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo che si intenda realizzare presso gli istituti penitenziari»; inoltre, la richiesta deve pervenire «con congruo anticipo» e contenere necessariamente i seguenti dati: spazi utilizzati, durata dell'iniziativa, lista dei detenuti da coinvolgere, elenco dei nomi e dei titoli dei partecipanti della comunità esterna, parere della direzione; per le attività rivolte a soli detenuti di media sicurezza reclusi in carceri dove non ci sono altri circuiti le competenze «rimangono in capo ai provveditorati regionali»;
il regime vigente antecedente a questa circolare, articolo 17 legge n. 354 del 1975, prevedeva che la domanda per portare dall'esterno un'attività in carcere andasse presentata al direttore dell'istituto penitenziario in cui si sarebbe voluto operare il quale esprimeva parere sull'istanza e la trasmettevi al magistrato di sorveglianza per l'autorizzazione;
si è di fatto spostato il potere decisionale interamente al DAP a livello centrale depauperando i provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria e i direttori delle loro prerogative;
con l'interrogazione 4-06291 del 5 novembre 2025 si chiedeva conto al Ministro della giustizia di questo grave e radicale cambio di regole che «rischiava a giudizio degli interroganti di sancire la fine della partecipazione della comunità esterna alle iniziative culturali e ricreative promosse nelle carceri e di mettere seriamente a rischio il trattamento che passa dalle iniziative di cooperative, associazioni, enti locali;»;
il Ministero rispondeva con vaghe rassicurazioni;
le nuove disposizioni incidono in modo drammatico sull'efficacia e tempestività delle iniziative educative, culturali e ricreative promosse negli istituti penitenziari, anche in collaborazione con enti e associazioni del territorio;
la finalità rieducativa della pena, sancita dall'articolo 27 della Costituzione, impone che le attività trattamentali siano favorite e agevolate, soprattutto quando volte al recupero sociale e personale dei detenuti;
si apprende dal Domani che proprio sulla scorta delle circolari firmate da Napolillo – rientranti nelle ampie deleghe dell'allora Sottosegretario Delmastro – nel carcere di Marassi a Genova è stato, per la prima volta dopo 24 anni, vietato del passaggio della Via Crucis;
secondo la stampa, tra cui «Il Fatto Quotidiano» figure apicali del DAP avrebbero frequentato abitualmente la «Bisteccheria d'Italia», il locale gestito da Mauro Caroccia, condannato e attualmente detenuto per intestazione fittizia di beni per il boss Michele Senese, alla presenza del Sottosegretario Delmastro, che risulterebbe inoltre socio di una S.r.l. collegata all'attività commerciale in questione, vicenda che lo ha condotto alle dimissioni –:
se il Ministro interrogato non ritenga urgente assumere iniziative per ritirare immediatamente i provvedimenti di cui sopra, risultando evidente alla luce dei fatti emersi che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nell'attuale composizione e dirigenza non possa in alcun modo continuare ad esercitare in modo accentrato tali poteri autorizzativi in materia trattamentale e non solo.
(4-07454)
DORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la presidente del gip di Milano Ezia Maccora, in un articolo sulla rivista Questione Giustizia, ricorda che il prossimo 25 agosto 2026, in applicazione della legge n. 114 del 2024 quella che ha abrogato l'abuso d'ufficio, dovrebbe entrare in vigore il gip collegiale, cioè tre giudici anziché uno solo a valutare, e dare il via libera, alle misure cautelari chieste dal pm, notizia poi riportata anche da «Il Fatto Quotidiano»;
questa riforma se entrerà a risorse invariate, come riconosciuto da diversi esponenti istituzionali, bloccherà del tutto il funzionamento della giustizia penale, visto che l'articolo 110 della Costituzione demanda, al Ministro della giustizia, la competenza esclusiva di fornire agli uffici giudiziari le risorse necessarie a garantire un funzionamento efficace e tempestivo: si tratta dei 250 giudici in più previsti dalla legge n. 114 del 2024 ma rimasti finora solo sulla carta;
la riforma, nonostante da più parti venisse segnalata la necessità di mantenere il reato d'abuso d'ufficio, è il frutto della volontà dal Governo, volontà recentemente sconfessata anche da buona parte della maggioranza visto che il Parlamento europeo, nell'approvare la direttiva anticorruzione all'articolo 7, «obbliga» gli Stati membri, e quindi anche l'Italia, ad adeguare le loro normative interne; se guardiamo casi e numeri di alcuni uffici gip in Italia, come ricorda anche Maccora, questi non sono né mutati, né migliorati, anzi sono ulteriormente peggiorati, rispetto a una pianta organica comunque inadeguata rispetto alla mole di lavoro da gestire. A Milano il lavoro del suo ufficio è passato dal definire nel 2016-2017 il 32 per cento dei procedimenti a fronte del 65 per cento nel 2025-2026. I gip sono 34, «gli amministrativi ormai ridotti all'osso, con una scopertura in tutto il tribunale del 50,6 per cento». A fine 2025 è andato via il 36,8 per cento degli addetti all'ufficio del processo;
nelle altre grandi città non va certamente meglio: a Roma 37 gip su 43 previsti in pianta organica, a fine 2026 ne andranno via 6/7, e ne arrivano solo 2; a Napoli, 46 gip previsti, 45 in servizio, 3 in via di trasferimento, affrontano le richieste di 95 pm sui 105 previsti; a Palermo i gip sono 21 su 26, ma i pm sono 51 in servizio su 60; a Bari, 13 gip su 15 previsti; a Genova 15 gip previsti, ne manca uno; 36 pm, ma 5 posti vuoti; a Venezia 8 gip su 10, 23 pm su 26; a Pescara 4 gip, 23 pm su 26; a Prato 4 gip e 7 pm rispetto ai 9 previsti; a Treviso 4 gip sui 5 previsti, pm 15 su 17; a Padova 6 gip, 16 pm su 18; a Vicenza 4 gip presenti su 5; 15 pm su 17;
infine, come dice Maccora: «Negli ultimi anni il legislatore ha ampliato notevolmente le competenze affidate ad uffici come il mio, e se neanche un tribunale metropolitano come quello milanese può reggere l'impatto di una riforma così dirompente, immaginiamo cosa accadrà negli uffici medio-piccoli che costituiscono la maggioranza degli uffici giudiziari nel nostro Paese. Sarà inevitabile da un lato il rallentamento dei tempi necessari per la valutazione cautelare da parte del gip collegiale, dall'altro sarà quasi impossibile riuscire a mantenere i livelli e i tempi di definizione dei procedimenti fino a oggi garantiti». A finire sotto processo, con l'accusa di essere lenti, saranno ancora una volta soltanto i giudici –:
se il Ministro non ritenga di adottare iniziative normative volte a rinviare l'entrata in vigore del gip collegiale in attesa destinare agli uffici giudiziari le necessarie risorse umane ed economiche.
(4-07467)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazione a risposta in Commissione:
BARBAGALLO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
lo stabilimento Versalis, società del gruppo Eni, sito in Ragusa, costituisce da decenni un presidio industriale di rilevanza strategica per il territorio ibleo, assicurando livelli occupazionali diretti e un significativo indotto economico;
negli anni recenti è stato annunciato un piano di riconversione e rilancio del sito produttivo, finalizzato a garantire la continuità industriale e la salvaguardia dei livelli occupazionali;
allo stato attuale si registrano, tuttavia, elementi di forte criticità, tra cui la progressiva fermata degli impianti, l'avvio di attività di messa in sicurezza e dismissione, nonché il trasferimento di una parte consistente della forza lavoro verso altri stabilimenti del gruppo, anche al di fuori del territorio regionale;
tali dinamiche stanno determinando rilevanti ripercussioni sul tessuto economico e sociale della provincia di Ragusa, con particolare riferimento ai lavoratori dell'indotto;
permangono incertezze in ordine alla concreta attuazione del piano di riconversione industriale, nonché alle tempistiche e alle risorse effettivamente destinate al rilancio del sito;
appare, pertanto, necessario acquisire elementi informativi puntuali in merito alle prospettive produttive e occupazionali dello stabilimento in questione –:
quale sia lo stato di attuazione del piano di riconversione dello stabilimento Versalis di Ragusa;
quali investimenti risultino programmati e quali siano già stati effettivamente avviati;
quali siano le tempistiche previste per la piena realizzazione del progetto di rilancio del sito;
quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare al fine di garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali, sia diretti sia dell'indotto;
se i Ministri interrogati intendano promuovere, con urgenza, l'attivazione di un tavolo di confronto istituzionale con Eni, la Regione Siciliana e le organizzazioni sindacali, al fine di monitorare l'evoluzione della vertenza e assicurare prospettive di continuità produttiva e occupazionale per il sito di Ragusa.
(5-05222)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta in Commissione:
MARINO, PROVENZANO, IACONO e BARBAGALLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il tratto della strada statale 113 «Settentrionale Sicula» compreso tra Gioiosa Marea e Gliaca di Piraino risulta chiuso al traffico dal 15 febbraio 2026 a causa di una frana del costone roccioso sovrastante la carreggiata, nei pressi della Torre delle Ciavole;
la chiusura sta determinando gravissimi disagi alla circolazione e gravi ripercussioni economiche e sociali per i territori interessati, in particolare nei comuni di Piraino, Gioiosa Marea, Brolo e Patti;
secondo quanto comunicato sui media dal sindaco di Piraino la riapertura del tratto stradale non avverrà né nella settimana corrente né nella successiva, contrariamente a quanto prospettato lo scorso 17 marzo 2026, quando si ipotizzava almeno una riapertura a senso unico alternato;
alcuni sindaci dei comuni interessati hanno annunciato l'invio di una nota formale ad Anas per chiarire le cause dei ritardi e ottenere un aggiornamento sul cronoprogramma dei lavori;
la sospensione delle attività di messa in sicurezza, pur a fronte di condizioni meteo avverse e della complessità tecnica degli interventi su un costone roccioso alto circa 60 metri, è stata definita «anomala» dagli amministratori locali;
i lavori risultano in fase avanzata e, secondo quanto riferito, resterebbe da completare principalmente la collocazione della rete paramassi;
la perdurante chiusura della strada statale 113 compromette anche l'avvio e la realizzazione di altri interventi pubblici, tra cui quelli di messa in sicurezza del litorale in località Calanovella, con potenziali ricadute negative sulla prossima stagione turistica e sull'economia locale;
la strada statale 113 rappresenta un'arteria fondamentale per la mobilità locale e intercomunale della fascia tirrenica messinese;
la tempestiva riapertura, anche parziale, della strada è essenziale per garantire la sicurezza, la continuità dei collegamenti e il sostegno alle attività economiche del territorio –:
quali siano le cause effettive della sospensione dei lavori nel tratto interessato della strada statale 113 e se tali cause siano riconducibili esclusivamente a fattori tecnici e meteorologici;
quale sia il cronoprogramma aggiornato degli interventi e quali siano i tempi previsti per la riapertura della strada, almeno a senso unico alternato;
se sia a conoscenza delle criticità segnalate dagli enti locali e quali iniziative intenda adottare affinché Anas pervenga a una rapida conclusione dei lavori;
se siano previste misure straordinarie per mitigare i disagi alla popolazione e alle attività economiche coinvolte;
se il Governo intenda attivare forme di collaborazione con gli enti locali per accelerare gli interventi e garantire la sicurezza dell'infrastruttura.
(5-05227)
Interrogazione a risposta scritta:
CARMINA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina risulta allo stato ancora privo di un effettivo avvio dei lavori, con rilevanti incertezze sulla tempistica e sulle modalità di affidamento;
nonostante tale situazione di stallo progettuale e procedurale, la società concessionaria Stretto di Messina S.p.A. ha registrato un significativo incremento dei costi del personale negli ultimi anni;
in particolare, secondo dati aggiornati al 31 dicembre 2025, il costo complessivo del personale ha raggiunto circa 11,8 milioni di euro, rispetto ai 9,1 milioni del 2024 e ai circa 2,5 milioni del 2023, primo anno di riattivazione della società;
tale incremento appare correlato non solo alla ripresa delle attività, ma anche a un ampliamento significativo dell'organico, inclusi dirigenti, quadri e impiegati, in presenza tuttavia di un progetto non ancora cantierato;
nel dettaglio, il numero dei dirigenti è passato da 19 nel 2024 a 23 nel 2025, con un incremento dei costi da 4,5 milioni a 6,1 milioni di euro e una retribuzione media annua pari a circa 268.000 euro;
analogamente, il numero dei quadri è aumentato da 48 a 66 unità (con un costo complessivo passato da 3,9 a 4,5 milioni di euro), mentre gli impiegati sono cresciuti da 17 a 27 unità (con un costo salito da 754 mila euro a 1,1 milioni di euro);
complessivamente, tra il 2023 e il 2025, la spesa per il personale della società ha raggiunto circa 23,5 milioni di euro, a fronte dell'assenza di un concreto avvio dei lavori;
nel medesimo periodo, la Corte dei conti ha sollevato rilievi critici, negando il visto di legittimità alla convenzione per la realizzazione dell'opera e segnalando possibili profili di incompatibilità con il diritto europeo, nonché rischi connessi a costi pubblici «indefiniti e incerti»;
analoghe criticità sono state evidenziate dall'Anac, che ha prospettato la necessità di procedere a una nuova gara per l'affidamento dei lavori, mettendo ulteriormente in dubbio l'immediata cantierabilità dell'opera;
nonostante tali rilievi, l'amministratore delegato della società ha previsto l'avvio dei lavori entro l'ultimo trimestre del 2026, ipotesi che appare allo stato incerta e non supportata da atti definitivi;
l'incremento consistente dei costi del personale in una fase in cui il progetto non risulta ancora definito sotto il profilo autorizzatorio e contrattuale pone rilevanti questioni in termini di efficienza, economicità e buon andamento dell'azione amministrativa;
la gestione delle risorse pubbliche impone criteri stringenti di proporzionalità tra spesa sostenuta e stato di avanzamento effettivo delle opere;
appare necessario chiarire le modalità di reclutamento del personale, l'eventuale ricorso a deroghe ai limiti retributivi previsti per le società a controllo pubblico e la coerenza di tali scelte con il quadro normativo vigente –:
quali siano le effettive tempistiche aggiornate per l'avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto di Messina e se il Governo ritenga realistico l'obiettivo indicato dell'ultimo trimestre 2026;
quali siano le determinazioni del Governo in merito ai rilievi formulati dalla Corte dei conti e dall'Anac, e se si intenda procedere a una nuova gara per l'affidamento dei lavori;
quali siano le ragioni che hanno determinato l'incremento dei costi del personale della società concessionaria negli anni 2023-2025, in assenza di cantieri attivi;
quali criteri siano stati adottati per il reclutamento del personale, in particolare dei dirigenti, e se siano state previste deroghe ai tetti retributivi stabiliti per le società pubbliche;
quale sia ad oggi il costo complessivo sostenuto dallo Stato, direttamente o indirettamente, per il funzionamento della società dalla sua riattivazione e se non intenda adottare specifiche iniziative finalizzate a garantire trasparenza e contenimento della spesa pubblica in relazione alla gestione della società concessionaria e all'intero progetto infrastrutturale.
(4-07473)
INTERNO
Interrogazione a risposta orale:
AMENDOLA e SARRACINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nella notte a cavallo tra il 30 e il 31 marzo 2026 nel metapontino si sono registrati furti in serie, presso una serie di farmacie;
sono state prese d'assalto cinque farmacie di cui 2 a Scanzano Jonico, 2 a Policoro e una a Nova Siri;
i ladri in base a quanto riportano gli organi di informazione avrebbero fatto irruzione nei locali, rompendo le vetrine e sottraendo danaro e farmaci;
le tempistiche e la prossimità geografica dei siti interessati farebbero pensare ad una banda organizzata;
il territorio in questione assiste da tempo ad un crescente susseguirsi di episodi criminali con rapine e furti alle attività economiche generando forte preoccupazione tra i cittadini –:
quali opportune e tempestive iniziative il Governo intenda assumere al fine di rafforzare gli organici delle forze dell'ordine presenti presso Commissariati di PS, Compagnie e stazioni dell'Anna dei Carabinieri del territorio nonché i sistemi di videosorveglianza per assicurare un presidio più capillare e una più efficace azione di deterrenza e contrasto delle azioni criminali che interessano l'area.
(3-02592)
Interrogazioni a risposta scritta:
BONELLI, FRATOIANNI, ZANELLA, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
come è noto, anche per il grande risalto avuto e l'allarme suscitato, l'eurodeputata Ilaria Salis è stata soggetta nella mattina sabato 28 marzo 2026 ad una procedura di identificazione da parte di due agenti della Polizia di Stato presso l'albergo in cui alloggiava a Roma;
lo stesso Questore di Roma ha chiarito, anche in un incontro con i primi sottoscrittori del presente atto, che tale operazione non è stata d'iniziativa della Polizia di Stato, ma la stessa avrebbe agito su una segnalazione dello Stato tedesco, le cui forze di polizia avrebbero infatti inserito il nominativo della eurodeputata Ilaria Salis nel Sistema d'informazione Schengen (Sis);
l'inserimento di una eurodeputata italiana nel Sistema d'informazione Schengen (Sis) come persona soggetta a vigilanza e controllo, a giudizio degli interroganti, viola con tutta evidenza le garanzie e le guarentigie, assicurate ai membri del Parlamento Europeo dal Protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'unione europea, allegato ai trattati costitutivi, nonché l'articolo 68 della Costituzione;
nel caso della eurodeputata Ilaria Salis il suo inserimento nel Sistema d'informazione Schengen (Sis) come persona soggetta a sorveglianza e controllo sarebbe avvenuto il 3 marzo 2026;
prescindendo dalle modalità, dalle circostanze e dal tempo con cui è avvenuta l'identificazione – peraltro nella stessa mattina in cui si sarebbe tenuta una manifestazione nazionale promossa da associazioni, sindacati e partiti, a cui Ilaria Salis avrebbe partecipato – è sconcertante che il Ministero dell'interno dal 3 marzo 2026 non abbia intrapreso alcuna iniziativa verso le competenti autorità dello Stato tedesco diretta a garantire i diritti e le prerogative di una europarlamentare cittadina italiana ed eletta in Italia, considerata la palese illegittimità della iniziativa di inserire la stessa nel Sistema d'informazione Schengen (Sis) per essere sottoposta a vigilanza e controllo –:
se il Ministro interrogato, era stato informato dell'inserimento nel Sistema d'informazione Schengen (Sis), come persona soggetta a vigilanza e controllo, della eurodeputata italiana Ilaria Salis e nel caso per quali motivi non si sia tempestivamente attivato, per quanto di competenza, verso le autorità di polizia dello Stato tedesco considerata quella che l'interrogante ritiene la palese illegittimità di tale iniziativa;
se il Ministro interrogato, non essendo stato informato dell'inserimento nel Sistema d'informazione Schengen (SIS), come persona soggetta a vigilanza e controllo, della eurodeputata italiana Ilaria Salis, abbia disposto ogni necessaria verifica di competenza presso gli Uffici del Ministero al fine di fare chiarezza sulle ragioni per cui l'inserimento nel Sistema d'informazione Schengen (SIS) di una eurodeputata italiana non abbia indotto gli stessi uffici ad ogni necessaria verifica e segnalazione della gravissima circostanza;
quali iniziative di competenza, comunque, il Governo abbia assunto o intenda assumere in raccordo con lo Stato tedesco affinché siano tutelati i diritti e le prerogative di una europarlamentare cittadina italiana ed eletta in Italia.
(4-07456)
ASCARI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267 (Tuel) disciplina, agli articoli 77, 81 e 86, il regime giuridico ed economico degli amministratori locali;
ai sensi dell'articolo 77 del Tuel, i presidenti dei consigli comunali sono qualificati, a tutti gli effetti, come amministratori locali;
l'articolo 81 del Tuel prevede che gli amministratori locali lavoratori dipendenti possano essere collocati in aspettativa non retribuita per la durata del mandato, stabilendo altresì che tale periodo sia considerato come servizio effettivamente prestato;
il medesimo articolo dispone espressamente che solo per i consiglieri comunali collocati in aspettativa gli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi siano posti a carico degli stessi, lasciando intendere, in via sistematica, che per le altre figure di amministratori tali oneri restino in capo al datore di lavoro;
l'articolo 86 del Tuel individua specifiche ipotesi in cui è l'ente locale presso cui si svolge il mandato ad assumere a proprio carico gli oneri previdenziali, tra cui i presidenti dei consigli comunali esclusivamente nei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti;
nei comuni con popolazione inferiore a tale soglia, pertanto, non opera il meccanismo di accollo degli oneri da parte dell'ente locale;
l'articolo 31 della legge 20 maggio 1970 n. 300 riconosce il diritto all'aspettativa per lo svolgimento di cariche pubbliche elettive, prevedendo che i relativi periodi siano utili ai fini previdenziali;
l'articolo 51, terzo comma, della Costituzione della Repubblica Italiana sancisce il principio secondo cui chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive deve poterle svolgere senza pregiudizio delle proprie prerogative lavorative e previdenziali;
la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cassazione civile n. 24615/2023) ha ribadito la necessità di garantire la continuità delle tutele previdenziali in favore dei soggetti titolari di cariche elettive;
il Ministero dell'interno, con pareri resi in casi analoghi (tra cui quello del 2 marzo 2021), ha affermato che, in assenza dei presupposti per l'applicazione dell'articolo 86 del Tuel, l'obbligo contributivo resta in capo al datore di lavoro;
tuttavia, in applicazioni concrete della normativa, sono emerse interpretazioni difformi, in particolare da parte di datori di lavoro privati (quali scuole paritarie), secondo cui l'espressione «ente datore di lavoro» utilizzata nei pareri ministeriali dovrebbe essere riferita esclusivamente a soggetti pubblici, escludendo quindi i datori di lavoro privati;
tale interpretazione determina incertezza applicativa e possibili pregiudizi per gli amministratori locali, specie nei comuni di dimensioni medio-piccole;
appare necessario garantire un'interpretazione uniforme della normativa, coerente con la ratio costituzionale di tutela dell'esercizio delle funzioni elettive;
l'eventuale esclusione dei datori di lavoro privati dagli obblighi contributivi determinerebbe una lacuna nel sistema, non prevista espressamente dal legislatore;
la certezza del quadro normativo è fondamentale per evitare contenziosi e per assicurare il pieno esercizio delle cariche pubbliche elettive –:
se intendano fornire chiarimenti in merito all'individuazione del soggetto tenuto al versamento degli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi per i presidenti dei consigli comunali di comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti, collocati in aspettativa non retribuita;
se, in tali casi, l'obbligo contributivo debba ritenersi in capo al datore di lavoro originario, indipendentemente dalla natura pubblica o privata dello stesso;
se l'espressione «ente datore di lavoro», utilizzata nei pareri ministeriali, debba essere interpretata in senso estensivo, comprensivo anche dei datori di lavoro privati;
se i Ministri interrogati intendano adottare iniziative, anche di natura normativa o interpretativa (quali circolari o linee guida), al fine di chiarire definitivamente la disciplina ed evitare difformità applicative sul territorio nazionale;
se non ritengano opportuno assumere iniziative di competenza ai fini della piena tutela previdenziale degli amministratori locali, in coerenza con i principi di cui all'articolo 51 della Costituzione.
(4-07466)
GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
a Orzinuovi, in provincia di Brescia, è stata concessa l'autorizzazione di suolo pubblico per attività di propaganda con rilascio di brochure e volantini a Forza Nuova per il giorno 11 aprile 2026, all'interno della campagna di tesseramento del movimento;
la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista;
l'articolo 1 della legge 20 giugno 1952, n. 645, dispone che: «Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto, partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista»;
è fuor di dubbio che Forza nuova sia un'organizzazione politica di estrema destra, che si ispira al fascismo, come stabilito da una sentenza della Corte di cassazione (sezione V penale, 8 gennaio 2010, sentenza n. 19449) in cui si legge: «Nonostante la fine del regime fascista, sono sopravvissute associazioni e organizzazioni politiche che, come Forza Nuova, si ispirano a questa ideologia e che (...) pretendono di tutelare la propria identità politica»;
a giudizio dell'interrogante l'autorizzazione a un gazebo di un movimento che promuove ideologie di odio e divisione è inaccettabile. A maggior ragione, nella provincia di Brescia, dove il ricordo della strage di Piazza della Loggia rimane un monito indelebile contro ogni forma di neofascismo, violenza politica e negazione dei valori democratici. Concedere spazio pubblico a chi si richiama a quelle ideologie significa offendere la memoria delle vittime e mancare di rispetto alla nostra storia civile –:
se sia a conoscenza del caso riportato in premessa e, alla luce della necessità di stabilire orientamenti generali, affinché si eviti di concedere legittimazione e visibilità a chi promuove messaggi di intolleranza e discriminazione, in aperta continuità con il fascismo, non intenda adottare iniziative di competenza che tutelino la sicurezza, la serenità e la dignità delle comunità locali, in coerenza con i principi sanciti dalla Costituzione.
(4-07468)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazioni a risposta in Commissione:
CASO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
ai sensi dell'articolo 554 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, l'accesso alle graduatorie permanenti del personale Ata richiede un'anzianità di servizio di almeno due anni, pari a 24 mesi ovvero 23 mesi e 16 giorni, anche non continuativi, prestati in posti corrispondenti al profilo professionale per il quale si concorre ovvero in posti corrispondenti a profili professionali dell'area del personale Ata immediatamente superiore; tale criterio è richiamato anche nei bandi territoriali emanati per l'aggiornamento e l'integrazione delle graduatorie permanenti Ata per l'anno scolastico 2025/2026;
il Ccnl comparto istruzione e ricerca 2019-2021 ha ridefinito l'ordinamento professionale del personale Ata collocando il profilo di operatore dei servizi agrari nell'area degli operatori, mentre il profilo di collaboratore scolastico resta collocato nell'area dei collaboratori;
alla luce di tale riordino contrattuale, il servizio prestato nel profilo di operatore dei servizi agrari parrebbe quindi utilmente valutabile, in presenza degli altri requisiti previsti dalla normativa vigente, anche ai fini dell'accesso alla graduatoria permanente del profilo di collaboratore scolastico, in quanto riferito a un profilo appartenente all'area immediatamente superiore;
risulterebbero tuttavia segnalate difficoltà applicative e difformità interpretative in ordine al riconoscimento di tale servizio, con il rischio di impedire a numerosi lavoratori di maturare correttamente il requisito dei 24 mesi utile per l'inserimento nella prima fascia Ata;
su tale punto risultano anche notizie di stampa specializzata che riferiscono di chiarimenti ministeriali restrittivi, senza che emerga però, allo stato, un indirizzo pubblico, formale e univoco idoneo ad assicurare uniformità sul territorio nazionale;
una simile incertezza interpretativa rischia di produrre trattamenti disomogenei tra aspiranti in possesso di requisiti analoghi, con effetti penalizzanti per il personale interessato e con possibili ricadute sul regolare aggiornamento delle graduatorie permanenti;
appare pertanto necessario un chiarimento ufficiale del Ministero che definisca in modo inequivoco se il servizio prestato come operatore dei servizi agrari debba essere riconosciuto, ai sensi dell'articolo 554 del decreto legislativo n. 297 del 1994, anche ai fini dell'accesso alla graduatoria permanente del profilo di collaboratore scolastico –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto;
se non ritenga urgente adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a chiarire in modo univoco, sull'intero territorio nazionale, se il servizio prestato nel profilo di operatore dei servizi agrari sia cumulabile ai fini dell'accesso alle graduatorie permanenti Ata del profilo di collaboratore scolastico;
se non ritenga altresì necessario impartire tempestive indicazioni agli Uffici scolastici competenti, al fine di evitare interpretazioni difformi e garantire uniformità di trattamento al personale interessato.
(5-05224)
CASO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
l'ordinanza ministeriale 16 febbraio 2026, n. 27, relativa all'aggiornamento e al rinnovo delle graduatorie provinciali per le supplenze e delle graduatorie di istituto del personale docente ed educativo, ha introdotto una significativa semplificazione procedurale, consentendo ai candidati di dichiarare con riserva il servizio prestato nell'anno scolastico 2025/2026 non ancora concluso alla data di scadenza della domanda, con successiva conferma dell'effettivo svolgimento dello stesso;
tale previsione consente al personale docente di vedersi riconosciuta, ai fini del punteggio, l'intera annualità di servizio maturata fino al termine del contratto, evitando penalizzazioni determinate esclusivamente dalla collocazione temporale della scadenza della procedura;
è di prossima apertura la procedura di aggiornamento delle graduatorie permanenti Ata cosiddette «24 mesi», rilevante ai fini delle immissioni in ruolo e del conferimento delle supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche;
in assenza di una previsione analoga a quella introdotta per il personale docente nelle Gps, il personale Ata rischia di non poter valorizzare integralmente, nell'ambito della medesima procedura, il servizio prestato nell'anno scolastico in corso e non ancora concluso alla data di scadenza della domanda;
tale situazione determinerebbe un'evidente disparità di trattamento tra diverse categorie di lavoratori della scuola, penalizzando ancora una volta il personale Ata, cui non verrebbe riconosciuto, ai fini del punteggio, servizio effettivamente svolto e maturato entro il termine dell'anno scolastico;
si tratta di una criticità che appare difficilmente giustificabile sotto il profilo dell'equità e della ragionevolezza amministrativa, soprattutto alla luce del fatto che il Ministero ha già ritenuto praticabile, per il personale docente, una modalità di dichiarazione con riserva e successiva conferma del servizio in corso –:
se il Ministro interrogato non ritenga urgente intervenire, in vista della prossima apertura della procedura di aggiornamento delle graduatorie permanenti Ata 24 mesi, per prevedere anche per il personale Ata la possibilità di dichiarare con riserva il servizio in corso fino al termine dell'anno scolastico, con successiva conferma dell'effettivo svolgimento, al fine di garantire parità di trattamento rispetto al personale docente.
(5-05225)
Interrogazioni a risposta scritta:
ALFONSO COLUCCI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, e in particolare da un articolo pubblicato da II Fatto Quotidiano in data 26 marzo 2026, sarebbe stata presentata un'interrogazione parlamentare da parte del deputato Fabio Rampelli concernente lo svolgimento, da parte di alcuni istituti scolastici, di iniziative legate al Giorno del Ricordo;
l'interrogazione recherebbe un elenco di 41 istituti scolastici nei quali «non verrebbe dato adeguato seguito alle iniziative in occasione del “Giorno del Ricordo”», per ciò stesso invitando il Ministro competente ad assumere iniziative affinché le istituzioni scolastiche citate in elenco Vi adempiano correttamente;
nell'ambito della medesima vicenda, l'Ufficio scolastico regionale per il Lazio avrebbe richiesto a numerose istituzioni scolastiche di fornire informazioni e relazioni circa le attività svolte in occasione della ricorrenza del 10 febbraio;
il Giorno del Ricordo è disciplinato dalla legge 30 marzo 2004, n. 92, come integrata da interventi normativi successivi, da ultimo anche nel 2024, che hanno rafforzato le iniziative di promozione della memoria storica, confermando il coinvolgimento del sistema educativo;
tuttavia, anche alla luce di tali aggiornamenti normativi, non risulta introdotto un obbligo giuridico specifico e puntuale in capo alle singole istituzioni scolastiche circa modalità, contenuti e forme delle attività da svolgere, permanendo la riconduzione di tali iniziative nell'ambito dell'autonomia scolastica e della libertà di insegnamento;
l'ordinamento costituzionale, agli articoli 33 e 34 della Costituzione, tutela la libertà di insegnamento e riconosce alla scuola una funzione fondamentale di formazione della persona, che si realizza nel rispetto del pluralismo culturale e dell'autonomia delle istituzioni scolastiche;
il principio di autonomia scolastica, come delineato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999, attribuisce alle istituzioni scolastiche la responsabilità della progettazione educativa e didattica, nel rispetto degli indirizzi generali ma senza vincoli prescrittivi sulle singole iniziative culturali;
eventuali richieste generalizzate di rendicontazione su specifiche attività didattiche, ove non fondate su obblighi normativi espressi, rischiano di determinare effetti di compressione dell'autonomia scolastica e della libertà di insegnamento, introducendo forme improprie di indirizzo o controllo sui contenuti dell'offerta formativa;
in un sistema costituzionale fondato sul pluralismo e sulla libertà della funzione educativa, il rapporto tra amministrazione e istituzioni scolastiche deve mantenersi entro limiti coerenti con tali principi, evitando ogni forma, anche indiretta, di condizionamento –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti;
se corrisponda al vero che l'ufficio scolastico regionale per il Lazio abbia richiesto alle istituzioni scolastiche informazioni e relazioni dettagliate in merito alle attività svolte in occasione del Giorno del Ricordo;
quali siano i presupposti normativi che giustificherebbero eventuali richieste generalizzate di rendicontazione su specifiche iniziative didattiche e celebrative non obbligatorie e rimesse alle possibilità finanziarie degli istituti;
se ritenga che tali iniziative siano pienamente coerenti con i principi costituzionali di autonomia scolastica e libertà di insegnamento;
quali iniziative intenda assumere al fine di garantire il pieno rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche e della libertà della funzione educativa, evitando che si determinino forme di indirizzo o controllo non previste dall'ordinamento.
(4-07453)
MARINO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riferito dagli addetti ai lavori, per i docenti che hanno conseguito la specializzazione per il sostegno con titolo estero (spagnolo), la procedura di riconoscimento del titolo si è conclusa con un diniego totale, a seguito della richiesta documentale del 20 gennaio 2021 e del successivo caricamento del certificato in data 23 gennaio 2021, in applicazione della sentenza n. 13555/2020 del Tar Lazio; il relativo procedimento è stato formalmente chiuso il 23 dicembre 2021;
i medesimi docenti hanno proposto ricorso al Tar, ottenendo una sentenza, pubblicata il 19 dicembre 2023, che ha accolto integralmente il ricorso, annullando il provvedimento ministeriale, in conformità ai princìpi espressi dall'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 22 del 29 dicembre 2022; risulta, inoltre, decorso il termine di 60 giorni previsto per un'eventuale impugnazione da parte dell'Amministrazione;
tutti i docenti interessati risultano attualmente assenti a tempo indeterminato (ruolo Adss o Admm) ai sensi dell'articolo 59 del decreto-legge n. 73 del 2021;
gli stessi docenti hanno frequentato il corso di specializzazione Indire ai sensi dell'articolo 6 del decreto-legge n. 71 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge del 29 luglio 2024, n. 106 (percorso triennalisti - 40 Cfu);
a causa di vincoli procedurali connessi al contenzioso relativo ai titoli esteri, non è stato possibile rinunciare al riconoscimento del titolo estero al fine di accedere al diverso percorso Indire di cui all'articolo 7 del decreto-legge n. 71 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge del 29 luglio 2024, n. 106 (36 Cfu);
i docenti interessati si distinguono in due gruppi, docenti con contratto a tempo indeterminato su Admm (articolo 59), in possesso di Tfa sostegno italiano per la scuola secondaria di II grado (Adss) e che hanno frequentato il corso Indire per triennalisti (articolo 6 - 40 Cfu) e docenti con contratto a tempo indeterminato su Admm o Adss (articolo 59) che hanno frequentato il corso Indire per triennalisti (articolo 6 - 40 Cfu) –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare al fine di garantire, ai docenti interessati, la piena regolarità della loro posizione giuridica, in coerenza con i princìpi di tutela del lavoro e dei percorsi formativi previsti dal decreto-legge n. 71 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge del 29 luglio 2024, n. 106, dalla normativa vigente in materia di reclutamento del personale docente (articolo 59 del decreto-legge n. 73 del 2021), nonché dalle pronunce del Tar e del Consiglio di Stato richiamate;
quali siano, altresì, le procedure operative e i criteri previsti per il riconoscimento o la convalida dei percorsi formativi Indire per i docenti già assunti a tempo indeterminato e in possesso di un titolo estero oggetto di contenzioso, al fine di assicurare il pieno riconoscimento dei titoli e la definitiva regolarizzazione della loro posizione giuridica.
(4-07477)
RUFFINO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
le procedure di immissione in ruolo dei dirigenti scolastici sono spesso oggetto di fraintendimenti, per via delle plurime modifiche stratificatesi nel tempo. Ciò genera divisioni interne alla categoria che rischiano di minare l'unità della dirigenza scolastica;
tali procedure, per l'a.s. 26-27, operano all'interno di un quadro normativo rinnovato dall'articolo 1, commi 527-528, della legge di bilancio 2026. Nel dettaglio, le modifiche si innestano sull'articolo 5 del decreto-legge n. 198 del 2022, convertito con modificazioni dalla legge 24 febbraio 2023, n. 14, il quale, ai commi 11-septies e 11-septies.1, regola le modalità delle immissioni in ruolo dei dirigenti scolastici dalle due procedure attualmente in essere, quella ordinaria del concorso regionale regolato dal decreto ministeriale n. 194 del 2022 e quella riservata del corso intensivo di formazione di cui al decreto ministeriale n. 107 del 2023;
in particolare, il comma 527 prevede la trasformazione delle graduatorie regionali del concorso ordinario bandito nel 2023 in graduatorie a esaurimento, con l'eliminazione delle disposizioni che originariamente prevedevano la restituzione dei posti dal concorso riservato al concorso ordinario. Il comma 528 integra, invece, le graduatorie regionali con gli idonei, cioè con coloro che, pur non rientrando nel numero dei vincitori, hanno superato tutte le prove del concorso;
tale quadro normativo è stato altresì integrato, con riferimento alla mobilità interregionale straordinaria, dal decreto-legge n. 200 del 2025, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2026, n. 26, il quale ha prorogato per l'a.s. 26-27 la disciplina già in vigore per il biennio precedente, la quale attribuisce il 100 per cento dei posti disponibili alla mobilità interregionale, una volta accantonati quelli destinati al contingente del concorso ordinario;
la normativa vigente sembra escludere qualsiasi gerarchia tra i due canali di reclutamento, mentre la coesistenza tra il concorso ordinario e la procedura riservata viene concepita per gestire in modo equilibrato l'immissione in ruolo dei vincitori di entrambe le procedure, senza che una escluda l'altra. Tuttavia, occorre segnalare che, dai dati relativi alle immissioni in ruolo per gli anni scolastici 24-25 e 25-26, i candidati della procedura straordinaria hanno ottenuto il 53 per cento dei posti: si rende dunque necessario un intervento correttivo per riequilibrare le quote nel rispetto dei vincoli di legge stabiliti per il contingente triennale;
a tal proposito, lo scorso 3 marzo 2026 si è svolto presso il Ministero dell'istruzione e del merito un incontro, richiesto dalla Flc Cgil per ricevere chiarimenti relativamente ai criteri assunzionali che si intendono applicare per le assunzioni dei dirigenti scolastici per l'a.s. 26-27, mantenendo altresì aperto un canale informativo sui dati assunzionali trasmessi dagli Usr;
in quella occasione, il Ministero, rappresentato dalla dottoressa Palermo, Direttore generale per il personale scolastico, e dalla dottoressa Stancarono, dirigente dell'Ufficio II della medesima (Dg, ha confermato che le procedure saranno adottate rigoroso rispetto delle norme attualmente vigenti, elemento confermato poi nella successiva riunione svoltasi lo scorso 30 marzo 2026 –:
se intenda fornire chiarimenti circa l'interpretazione del secondo periodo dell'articolo 5, comma 11-septies del decreto-legge n. 198 del 2022 e, cioè, se le ripartizioni percentuali individuate per le assunzioni in ruolo dei dirigenti scolastici vadano calcolate sul contingente complessivo annuale autorizzato dal Ministero dell'economia e delle finanze o sulle successive ripartizioni regionali effettuate in base alle capacità assunzionali censite dagli Usr;
se si preveda di attribuire, alla luce delle previsioni dello stesso comma 11-septies, una priorità pregiudiziale di assunzione per i candidati del concorso ordinario rispetto a quelli inseriti nella graduatoria della procedura straordinaria;
se si preveda di adottare iniziative normative volte a modificare la disciplina sul reclutamento dei dirigenti scolastici a valere sul prossimo a.s. 26-27.
(4-07479)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
il tessuto economico italiano si fonda in larga parte su micro, piccole e medie imprese, che rappresentano il principale motore di creazione di occupazione e ricchezza diffusa;
tali realtà, in particolare nei settori a maggiore intensità di lavoro, si trovano oggi ad affrontare una crescente e ormai strutturale difficoltà nel reperire personale qualificato, rendendo complesso l'inserimento di nuove risorse;
molti datori di lavoro, al fine di garantire continuità e qualità del servizio, scelgono responsabilmente di investire nell'assunzione stabile di giovani lavoratori, sostenendone direttamente la formazione professionale;
la normativa vigente in materia di tutela della maternità, pienamente condivisibile nei suoi principi e nella sua funzione di protezione della lavoratrice, può tuttavia determinare, soprattutto nelle imprese di minori dimensioni, rilevanti criticità organizzative e gestionali in presenza di assenze prolungate;
in particolare, nei casi di astensione anticipata per gravidanza a rischio, seguita da congedo obbligatorio e ulteriori periodi di congedo, il rapporto di lavoro permane formalmente in essere, ma la prestazione lavorativa viene a mancare per un periodo lungo e spesso non prevedibile, con significativi riflessi sulla continuità dell'attività produttiva;
tali effetti incidono soprattutto sulle micro e piccole imprese, che non dispongono di strutture organizzative idonee ad assorbire agevolmente l'assenza prolungata di personale, né di strumenti sufficientemente flessibili per la sostituzione temporanea;
ne deriva una situazione che, pur nel pieno rispetto dei diritti della lavoratrice, rischia di incidere sulla sostenibilità organizzativa ed economica dell'impresa, con possibili effetti indiretti anche sulle dinamiche occupazionali;
appare, pertanto, evidente la necessità di un riequilibrio del sistema, che non gravi esclusivamente sulle imprese, ma sia sostenuto in modo più equo dagli strumenti pubblici di tutela sociale –:
se il Ministro interrogato sia pienamente consapevole delle criticità che l'attuale assetto normativo può determinare nelle micro e piccole imprese, in termini organizzativi ed economici;
se non ritenga urgente intervenire per favorire un equilibrio più sostenibile tra la tutela della maternità e le esigenze di continuità dell'attività imprenditoriale, evitando che il peso delle assenze prolungate ricada in modo sproporzionato sul singolo datore di lavoro;
se intenda valutare un rafforzamento del ruolo dell'Inps nella copertura non solo degli oneri diretti, ma anche degli impatti indiretti connessi alle assenze prolungate;
se il Governo intenda introdurre strumenti specifici a favore delle microimprese, quali incentivi per la sostituzione temporanea del personale assente o forme di compensazione economica automatica;
quali iniziative si intendano adottare affinché il sistema di tutele continui a rappresentare un elemento di equilibrio e coesione nel mondo del lavoro, evitando effetti distorsivi sulle dinamiche occupazionali.
(2-00809) «Bagnasco».
Interrogazione a risposta orale:
AURIEMMA, CASO, CHERCHI e AMATO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi mesi si è registrato un crescente clima di incertezza attorno a Leonardo S.p.A. e al destino di alcuni suoi stabilimenti, in particolare quelli di Pomigliano d'Arco e Nola. Tali siti rivestono un ruolo strategico sia per il comparto aeronautico nazionale sia per il tessuto economico e occupazionale della Campania e dell'intero Mezzogiorno, con specifico riferimento alla business unit Aerostrutture. Questa situazione appare aggravata dall'assenza di un piano industriale definito e trasparente, che contribuisce ad alimentare ulteriori preoccupazioni;
tra gli elementi di maggiore criticità vi è l'ipotesi di una possibile joint venture tra Leonardo e il fondo sovrano saudita Pif, operazione che potrebbe concretizzarsi entro il 2026 e che solleva rilevanti interrogativi in merito agli assetti societari, alla governance industriale, alla tutela dei livelli occupazionali e alla permanenza delle attività produttive sul territorio nazionale;
le lavoratrici e i lavoratori, insieme alle organizzazioni sindacali, hanno manifestato con chiarezza la loro contrarietà a qualsiasi prospettiva di uscita della divisione aerostrutture dal perimetro di Leonardo, sottolineando i rischi legati a possibili esternalizzazioni, delocalizzazioni o dismissioni;
le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm, nel corso del recente osservatorio strategico con l'azienda, pur riconoscendo alcuni aspetti positivi del piano industriale, hanno espresso forti perplessità in merito alla business unit aerostrutture, ribadendo la necessità di mantenerla all'interno del gruppo Leonardo e di garantire continuità produttiva e rafforzamento delle attività manifatturiere, con particolare attenzione al Sud Italia –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione di crescente tensione, sia sul piano sociale sia su quello industriale, presso gli stabilimenti Leonardo di Pomigliano d'Arco e Nola;
quali siano gli orientamenti del Governo in relazione al futuro della divisione aerostrutture, con particolare riferimento alla prospettata joint venture con il fondo sovrano saudita Pif;
se si intenda escludere qualsiasi operazione che comporti l'uscita della divisione aerostrutture dal perimetro di Leonardo, assicurando il mantenimento di una governance industriale pubblica e nazionale in un settore considerato strategico;
quali interventi si intendano adottare per salvaguardare i livelli occupazionali, sia diretti sia dell'indotto, riguardante i stabilimenti di Pomigliano D'Arco, Nola e di tutti gli altri siti coinvolti;
quali iniziative urgenti si intendano intraprendere per definire un piano industriale chiaro e sostenibile, finalizzato anche alla diversificazione produttiva, alla riduzione della dipendenza da un unico cliente, al rafforzamento della filiera aeronautica nazionale e allo sviluppo industriale del Mezzogiorno;
se non si ritenga opportuno promuovere con urgenza un tavolo istituzionale che coinvolga azienda, organizzazioni sindacali ed enti territoriali, al fine di garantire trasparenza, partecipazione e condivisione delle scelte strategiche;
quali strumenti di politica industriale il Governo intenda attivare per il rilancio strutturale del comparto aeronautico civile in Italia, che attualmente appare privo di una visione strategica nazionale organica.
(3-02593)
Interrogazione a risposta scritta:
SCHULLIAN. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'accordo sancito in sede di Conferenza Stato-regioni in data 17 aprile 2025, recante l'individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nonché delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, individua, nell'Allegato II, tra le attrezzature soggette a specifica abilitazione, sia le piattaforme di lavoro mobili elevabili (Ple), sia le macchine agricole raccogli-frutta;
per le Ple, il medesimo Allegato II precisa espressamente che si tratta di macchine destinate a spostare persone alle posizioni di lavoro poste ad altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile;
la definizione di macchina agricola raccogli-frutta, pur riferendosi a una piattaforma di lavoro elevabile semovente o trainata per frutteti, non reca invece alcun analogo parametro altimetrico;
entrambe le definizioni sono riportate nel medesimo accordo e le relative norme tecniche di riferimento non prevedono requisiti di altezza; il parametro dei 2 metri risulta, invece, espressamente richiamato dall'accordo soltanto per le Ple e non anche per le macchine agricole raccogli-frutta;
tale differenza di formulazione sta determinando dubbi interpretativi e applicativi in ordine all'obbligo di specifica abilitazione per l'utilizzo dei carri raccogli-frutta operanti a quota inferiore a 2 metri rispetto a un piano stabile, nonché nei casi in cui la macchina sia dotata di dispositivi di regolazione in altezza ma, mediante appositi sistemi di bloccaggio, non superi in concreto tale soglia;
in tali ipotesi, l'esperienza applicativa evidenzia come il livello di rischio risulti sensibilmente ridotto e non appaia proporzionato assoggettare tali attrezzature al medesimo regime abilitativo previsto per macchine operanti a quote superiori;
ne deriva un'incertezza applicativa suscettibile di determinare applicazioni disomogenee sul territorio nazionale, con conseguenti oneri aggiuntivi non sempre giustificati per le imprese agricole, pur restando fermi gli obblighi di informazione, formazione e addestramento previsti dalla normativa vigente;
appare pertanto opportuno un chiarimento volto a ricondurre l'applicazione della disciplina a criteri di proporzionalità e coerenza con l'impostazione già adottata, nel medesimo Allegato II, per le piattaforme di lavoro mobili elevabili (Ple), rispetto alle quali la soglia dei 2 metri costituisce parametro oggettivo di differenziazione del rischio –:
se il Ministro interrogato intenda chiarire, se, ai fini dell'articolo 73, comma 5, del decreto legislativo n. 81 del 2008, le disposizioni dell'Allegato II relative alle macchine agricole raccogli-frutta trovino o meno applicazione quando la piattaforma di lavoro operi ad altezza inferiore a 2 metri rispetto a un piano stabile, ivi compresi i casi in cui tale limite sia tecnicamente garantito da idonei sistemi di bloccaggio.
(4-07469)
SALUTE
Interrogazioni a risposta scritta:
ORFINI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
l'adolescenza rappresenta una fase cruciale dello sviluppo individuale, nella quale si consolidano comportamenti che incidono sulla salute e si pongono le basi del futuro percorso scolastico e lavorativo; la conoscenza della diffusione dei comportamenti a rischio tra i giovani è essenziale per elaborare strategie efficaci di prevenzione e promozione della salute, finalizzate a rafforzare le competenze personali e la capacità di compiere scelte consapevoli;
a partire dal 2002 l'Italia partecipa allo studio internazionale HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), promosso in collaborazione con l'organizzazione mondiale della sanità, che coinvolge studenti di 11, 13 e 15 anni, con l'obiettivo di analizzare i determinanti della salute e la percezione del benessere, fornendo dati utili a orientare le politiche pubbliche;
lo studio viene realizzato con cadenza quadriennale e affronta temi quali i comportamenti correlati alla salute, il benessere individuale, il contesto sociale e quello ambientale in cui si sviluppano le competenze relazionali dei ragazzi;
in Italia, il coordinamento è affidato all'Istituto superiore di sanità, con il supporto del Ministero della salute e del Ministero dell'istruzione e del merito; le rilevazioni sono state effettuate negli anni 2010, 2014, 2018, 2022 con il coinvolgimento delle regioni e del sistema scolastico;
il Ministero dell'istruzione e del merito, attraverso le proprie strutture competenti, promuove iniziative di educazione alla salute, all'alimentazione e a corretti stili di vita nelle scuole, in sinergia con il Ministero della salute;
l'Istituto superiore di sanità svolge un ruolo tecnico-scientifico fondamentale nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, anche attraverso attività di sorveglianza epidemiologica necessarie per orientare le politiche sanitarie;
accanto allo studio HBSC, dal 2010 è attiva l'indagine GYTS (Global Youth Tobacco Survey), finalizzata a monitorare il consumo di tabacco tra i giovani e l'attuazione delle politiche di controllo previste a livello internazionale;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 marzo 2017 ha formalizzato tali sistemi di sorveglianza presso l'Istituto superiore di sanità, mentre il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 maggio 2017 ha incluso la sorveglianza sui rischi comportamentali nella fascia 11-17 anni tra i sistemi di rilevanza nazionale e regionale;
le indagini vengono condotte tramite questionari anonimi online agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, nonché ai dirigenti scolastici, per raccogliere informazioni anche sul contesto educativo;
i dati raccolti sono condivisi a livello provinciale, regionale e nazionale e costituiscono uno strumento essenziale per individuare i comportamenti a rischio più diffusi e definire interventi di prevenzione e promozione della salute;
la collaborazione tra istituzioni scolastiche, uffici scolastici regionali, aziende sanitarie e ricercatori rappresenta un elemento strategico per il successo delle rilevazioni e per la qualità dei dati raccolti;
le indagini HBSC e GYTS hanno cadenza quadriennale con l'ultima edizione realizzata nel 2022 e, per l'anno 2026 è attesa una nuova rilevazione, fondamentale per garantire la continuità e l'aggiornamento delle politiche di prevenzione;
ad oggi, però, non risultano comunicazioni ufficiali, né da parte dell'Istituto superiore di sanità né da parte delle regioni, circa l'avvio delle nuove indagini per il 2026;
tale situazione rischia di compromettere la tempestiva raccolta dei dati e la programmazione degli interventi in ambito sanitario ed educativo –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra citati, e se possano fornire aggiornamenti sullo stato di avvio delle indagini HBSC e GYTS previste per il 2026 o indicare quali siano le tempistiche previste per la loro realizzazione;
quali iniziative di competenza intendano assumere per garantire la piena e tempestiva attuazione delle rilevazioni e fornire rassicurazioni circa la continuità di tali fondamentali strumenti di monitoraggio e prevenzione rivolti alla popolazione giovanile.
(4-07455)
ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il recente Focus n. 3/2026, dell'ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha analizzato l'evoluzione del rapporto tra pubblico e privato nel Servizio sanitario nazionale evidenziando criticità rilevanti sul piano del finanziamento, dell'organizzazione e dell'equità del sistema;
dal documento emerge che il finanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale si è progressivamente ridotto nell'ultimo decennio, passando dal 6,6 per cento del Pil nel 2012 al 6,3 per cento nel 2019, con un picco temporaneo al 7,3 per cento nel 2020 durante la pandemia, per tornare nuovamente al 6,3 per cento nel 2024, collocandosi stabilmente al di sotto della media dei principali Paesi europei;
la quota di spesa sanitaria pubblica sul totale si è attestata nel 2023 al 73,1 per cento a fronte di una media europea prossima all'81 per cento, con valori più elevati in Paesi come Germania (85,9 per cento) e Francia (84,4 per cento), evidenziando un progressivo arretramento del ruolo pubblico nel sistema sanitario nazionale;
contestualmente, la spesa sanitaria privata a carico diretto delle famiglie ha raggiunto il 23,6 per cento della spesa complessiva, circa 9 punti percentuali in più rispetto alla media europea (al 15 per cento), collocando l'Italia tra i Paesi in cui i cittadini contribuiscono maggiormente di tasca propria alle cure, con livelli inferiori registrati in Germania (11,1 per cento) e Francia (9,3 per cento);
in termini assoluti, la spesa diretta delle famiglie si mantiene stabilmente intorno al 2 per cento del Pil segnalando una crescente pressione economica sui cittadini e possibili fenomeni di rinuncia o ritardo nelle cure, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione;
si registra una espansione delle forme di sanità integrativa: gli iscritti ai fondi sanitari sono passati da 5,8 milioni nel 2013 a 16,3 milioni nel 2023, con risorse erogate superiori ai 3 miliardi di euro annui, di cui circa due terzi destinati a prestazioni di natura sostitutiva e non integrativa rispetto a quelle garantite dal Servizio sanitario nazionale;
il Focus evidenzia come circa un terzo della spesa sanitaria pubblica sia oggi destinata a soggetti privati accreditati, a conferma di una crescente esternalizzazione della produzione dei servizi sanitari, questo avviene in un contesto caratterizzato da fattori strutturali quali l'invecchiamento della popolazione, l'aumento della domanda di prestazioni sanitarie e il progresso tecnologico, ma anche da criticità legate alla carenza di personale sanitario e alla riduzione della capacità produttiva del settore pubblico;
l'Upb sottolinea come il sistema sanitario italiano stia assumendo una configurazione sempre più «ibrida», con un crescente peso del mercato sia nel finanziamento, sia nell'erogazione delle prestazioni, sollevando interrogativi sulla tenuta dei principi di universalità ed equità;
l'aumento della componente privata nel finanziamento e nella produzione dei servizi sanitari rischia di determinare un progressivo superamento del modello universalistico, con la conseguente affermazione di un sistema duale basato sulla capacità di spesa dei cittadini;
elevati livelli di spesa diretta delle famiglie rappresenta un indicatore critico di disuguaglianza nell'accesso alle cure e di rinuncia alle prestazioni sanitarie da parte delle fasce più fragili della popolazione;
la carenza strutturale di personale sanitario pubblico rappresenta un limite significativo alla capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere efficacemente ai bisogni dei cittadini –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per rafforzare il finanziamento pubblico del Servizio sanitario nazionale, al fine di riportarlo in linea con i livelli medi europei e garantire la piena sostenibilità del sistema;
se non ritenga necessario assumere iniziative di competenza per ridurre il peso della spesa sanitaria privata a carico delle famiglie, anche attraverso un potenziamento dell'offerta pubblica e una riduzione delle liste di attesa;
quali misure intenda adottare per riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato nella produzione dei servizi sanitari, evitando un'eccessiva dipendenza da operatori privati accreditati;
se intenda avviare un piano straordinario di reclutamento e valorizzazione del personale sanitario pubblico, al fine di colmare le carenze strutturali evidenziate dal report dell'Upb.
(4-07462)
DI LAURO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il Ministero della salute ha presentato il Piano di azioni nazionale per la salute mentale (Pansm) 2025-2030 con l'obiettiva dichiarato di aggiornare gli indirizzi strategici delle politiche di salute mentre in Italia; il Collegio nazionale dei dipartimenti di salute mentale (Cndsm) ha pubblicato un'analisi dettagliata del Pansm, evidenziando numerose criticità di impostazione, contenuto e sostenibilità, tali da metterne in discussione l'effettiva capacità di incidere sulla realtà dei servizi; secondo tale analisi, il Pansm è esplicitamente definito un piano «a risorse invariate», non prevedendo stanziamenti economici aggiuntivi né vincoli di spesa dedicati, nonostante il riconoscimento unanime del grave sotto-finanziamento della salute mentale rispetto ad altri settori della sanità pubblica; tale impostazione rischia di tradursi in un elenco di obiettivi non sostenuti da strumenti concreti di attuazione, demandando alle regioni l'onere di realizzare interventi complessi senza un adeguato supporto finanziario nazionale; secondo le stime del Cndsm, per garantire un funzionamento minimo ed efficace dei Dipartimenti di salute mentale sarebbe necessario un investimento straordinario di circa 2 miliardi di euro, finalizzato al superamento delle carenze di organico, alla stabilizzazione del personale e al rafforzamento delle strutture territoriali;
l'interrogante ritiene che il Piano presenti un elevato livello di astrattezza e genericità, con obiettivi spesso formulati in termini dichiarativi, privi di indicatori di risultato, standard quantitativi, tempistiche vincolanti e meccanismi di verifica e valutazione dell'impatto; inoltre, risulta assente una chiara definizione dei livelli essenziali di assistenza in salute mentale e dei criteri per garantirne l'uniformità sul territorio nazionale, perpetuando le profonde diseguaglianze regionali nell'accesso ai servizi; analogamente, il Pansm dedica un'attenzione insufficiente alla neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza, settore già in forte sofferenza, e non affronta in modo adeguato la questione cruciale della continuità assistenziale nel passaggio dai servizi per minori a quelli per adulti, fase in cui si registra un'elevata dispersione dei percorsi di cura;
il tema del contrasto allo stigma associato al disagio e alla sofferenza psichica è trattato in modo marginale e non strutturato, senza la previsione di programmi nazionali, campagne continuative, strumenti educativi e indicatori di efficacia; inoltre, il Piano riserva ampio spazio a dispositivi di tipo residenziale, come le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), senza un parallelo e deciso rafforzamento dei servizi territoriali di prossimità, rischiando di indebolire il modello comunitario di presa in carico che costituisce un pilastro storico della salute mentale pubblica italiana; infine, il coinvolgimento degli operatori dei servizi, delle associazioni di utenti e familiari e delle realtà del terzo settore appare limitato e non formalizzato in una governance realmente partecipata, con il rischio di una distanza significativa tra il Piano nazionale e la concreta operatività dei servizi –:
quali iniziative, intenda assumere per affrontare in modo sistemico la carenza di personale nei dipartimenti di salute mentale, anche alla luce delle stime e delle proposte avanzate dal Cndsm e se condivida l'opportunità di prevedere finanziamenti aggiuntivi, strutturali e vincolati per rafforzare la tutela della salute mentale;
se ritenga opportuno adottare iniziative di competenza volte a integrare il Piano con indicatori misurabili, standard nazionali, strumenti di monitoraggio e un cronoprogramma vincolante, al fine di garantire trasparenza e verificabilità degli interventi;
quali iniziative di competenza concrete siano previste per rafforzare la neuropsichiatria infantile e assicurare la continuità dei percorsi di cura nella transizione dall'età evolutiva all'età adulta e se si ritenga di rafforzare i servizi territoriali e di comunità;
quali strumenti di coinvolgimento stabile degli operatori, degli utenti e dei familiari intenda attivare per rafforzare la governance partecipata del Piano.
(4-07470)
DI LAURO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
i recenti dati emersi dall'indagine Censis, realizzata in collaborazione con Lundbeck Italia e presentata nel febbraio 2026, restituiscono la fotografia di un Paese profondamente mutato nella percezione della salute: per oltre il 31 per cento degli italiani, e per ben il 44 per cento dei giovani, la salute non è più mera «efficienza fisica», ma un equilibrio psicofisico in cui la mente è centrale quanto il corpo;
nonostante questa crescente consapevolezza, il rapporto evidenzia una frattura drammatica tra il bisogno di cura e l'effettiva capacità di risposta dello Stato: il 49,3 per cento degli italiani dichiara di soffrire di qualche forma di disagio psicologico, con punte allarmanti tra gli adolescenti (dove il disagio grave è salito al 16 per cento); e tra i giovani adulti (19,5 per cento);
il quadro dei servizi pubblici appare oggi gravemente carente: il 65,6 per cento degli intervistati giudica poco o per nulla efficace l'azione del Servizio sanitario nazionale (Ssn) per i disturbi psichiatrici e oltre il 56 per cento per quelli neurologici; inoltre, i dati confermano che il 59 per cento dei cittadini è stato costretto a rivolgersi a strutture private a pagamento a causa delle inefficienze del pubblico, mentre il 42,4 per cento ha riscontrato enormi difficoltà di accesso ai servizi;
lo stigma sociale continua a pesare come un macigno: quasi il 68 per cento degli italiani percepisce ancora vergogna e discriminazione attorno alle malattie psichiatriche, un isolamento alimentato dalla carenza di campagne informative istituzionali e dalla frammentazione dei percorsi di cura;
le politiche finora messe in campo dal Governo sono, ad avviso dell'interrogante, frammentarie, prive di una visione d'insieme e, soprattutto, sotto-finanziate –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per potenziare strutturalmente i dipartimenti di salute mentale e le unità di neurologia del Ssn, al fine di abbattere le liste d'attesa e garantire l'accesso alle cure anche a chi non ha le possibilità economiche per rivolgersi al settore privato;
se non ritenga urgente assumere iniziative di competenza, anche normative, per rendere strutturale e permanente la figura dello psicologo scolastico in ogni istituto di ordine e grado, accogliendo l'appello lanciato da quasi la metà dei cittadini e rispondendo alla crisi post-pandemica che sta devastando le nuove generazioni;
se intenda stanziare risorse certe e aggiuntive per l'attuazione del Piano per la salute mentale, ai fini dell'assunzione di psicologi, psichiatri, neurologi e assistenti sociali;
se intenda avviare una campagna informativa nazionale volta a contrastare lo stigma sociale, promuovendo la salute mentale come pilastro del benessere collettivo e non come motivo di vergogna o isolamento.
(4-07471)
GHIRRA e ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il decreto ministeriale del 10 agosto 2018 ha stabilito i tetti massimi di spesa mensile per l'acquisto di prodotti senza glutine destinati ai soggetti affetti da celiachia, differenziati per età e sesso;
in particolare, per i soggetti di età pari o superiore a 60 anni, il limite massimo mensile risulta pari a 89 euro per gli uomini e 75 euro per le donne;
l'interrogante ha avuto contezza di numerose segnalazioni da parte dei cittadini che evidenziano i disagi connessi alla significativa riduzione del budget disponibile al compimento dei 60 anni, con conseguenti difficoltà nel sostenere il costo dei prodotti senza glutine;
tale riduzione interviene in un contesto economico caratterizzato da un forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, in particolare di quelli senza glutine, dovuto agli effetti combinati della pandemia da COVID-19 e delle recenti crisi internazionali, incluse le guerre in Ucraina e in Medio Oriente;
l'Associazione italiana celiachia (Aic) ha più volte segnalato recenti significativi aumenti dei prezzi dei prodotti gluten free, chiedendo interventi strutturali, tra cui la revisione dell'Iva e l'adeguamento dei contributi. In particolare, gli aumenti sarebbero stati stimati nel +11 per cento del costo del pane nella grande distribuzione organizzata al +32 per cento della pasta nelle farmacie. La spesa media annua pro-capite sostenuta dal Servizio sanitario nazionale per i soggetti celiaci risulta pari a circa 942 euro, maiale valore non appare più adeguato rispetto all'attuale andamento dei prezzi;
la riduzione del budget al compimento dei 60 anni appare non coerente con l'aumento del costo della vita e con le esigenze nutrizionali dei pazienti celiaci e l'accesso a un'alimentazione sicura e adeguata rappresenta un diritto fondamentale per le persone affette da celiachia;
se è vero che il caro vita colpisce tutte le famiglie e gli aumenti sono in linea con l'inflazione che interessa la popolazione generale, è altrettanto vero che per i pazienti consumatori celiaci l'aumento incide sui dati già rilevanti: il costo del pane e della pasta senza glutine resta di circa tre volte superiore a quello dei prodotti analoghi con glutine, mentre il mix di farine senza glutine arriva a essere quasi cinque volte più caro rispetto alla farina tradizionale –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità evidenziate;
se intenda adottare iniziative per aggiornare i tetti massimi di spesa previsti dal decreto ministeriale 10 agosto 2018, adeguandoli all'attuale andamento dei prezzi dei prodotti senza glutine;
se non ritenga opportuno adottare iniziative per rivedere in particolare la riduzione del budget per i soggetti over 60, al fine di evitare penalizzazioni ingiustificate;
quali ulteriori misure intenda adottare, per quanto di competenza, per sostenere economicamente i pazienti celiaci, anche alla luce delle legittime richieste avanzate dalle associazioni di settore.
(4-07476)
INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA
ASCARI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
secondo notizie di stampa, il tribunale di Vicenza ha disposto che un minore di otto anni, indicato con nome di fantasia «Davide», venga allontanato per gran parte della giornata dalla madre e collocato in una comunità diurna, con la prospettiva di un possibile affidamento a terzi o in struttura, al fine di «curarlo» da una presunta alienazione parentale;
tale decisione si fonda sulle conclusioni di una consulenza tecnica d'ufficio che richiama la cosiddetta «sindrome di alienazione parentale (Pas)», teoria non riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale e più volte contestata da organismi scientifici, giuridici e istituzionali;
il minore, secondo quanto riportato, avrebbe manifestato paura nei confronti del padre, anche per comportamenti aggressivi e violenti assistiti in passato, circostanza che la difesa della madre riconduce a una possibile sindrome post-traumatica da stress mai adeguatamente valutata;
la decisione comporta un intervento estremamente invasivo nella vita del minore, che verrebbe di fatto sottratto al contesto familiare in cui vive serenamente, nonostante non risulti alcuna condizione di abbandono o incuria materna;
numerose associazioni e giuristi hanno denunciato da tempo l'uso improprio della Pas nei procedimenti di famiglia, ritenendolo in contrasto con il principio del superiore interesse del minore sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia;
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti e del provvedimento emesso dal Tribunale di Vicenza;
non appare in alcun modo conforme ai princìpi scientifici e giuridici fondare decisioni così gravi sull'utilizzo della cosiddetta alienazione parentale, teoria non riconosciuta e più volte criticata in sede nazionale e internazionale –:
quali iniziative di carattere normativo intendano assumere per evitare che nei procedimenti civili e minorili assumano rilevanza costrutti pseudoscientifici che possano determinare l'allontanamento ingiustificato di minori dal loro ambiente familiare; come va considerata, a giudizio dell'interrogante, la cosiddetta alienazione parentale, al fine di salvaguardare il superiore interesse del minore;
se non si ritenga urgente valutare la sussistenza dei presupposti per l'esercizio dei poteri ispettivi, in relazione al caso in questione e ad eventuali casi analoghi.
(4-06898)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante richiama l'ennesimo caso di allontanamento di un minore dal contesto familiare d'origine, invocando l'esercizio dei poteri ispettivi e sollecitando iniziative, anche di carattere normativo, che impediscano che nei procedimenti giudiziari sull'affidamento dei minori sia dato valore a teorie «pseudoscientifiche», quali la sindrome di alienazione parentale e a dare, così, piena attuazione al principio della tutela del superiore interesse del minore.
Come chiarito già in precedenza in occasione della risposta ad altri atti parlamentari di analogo tenore, ogni determinazione che coinvolga soggetti minorenni deve essere assunta assicurando protezione, equilibrio e continuità affettiva al soggetto più vulnerabile coinvolto.
Principio cardine del nostro ordinamento in questo settore è la salvaguardia del superiore interesse dei minori, in conformità con la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza che impone che ogni decisione sia assunta avendo come riferimento prioritario e prevalente il benessere di costoro.
Nel far ciò l'autorità giudiziaria è già – a normativa vigente – onerata del compimento di accurate valutazioni sulla capacità genitoriale delle parti, la cui verifica deve essere supportata da giudizi tecnici che diano conto sia delle metodologie seguite sia dei protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica.
Coerentemente con tali princìpi e precetti, il Ministero – ricevuta notizia del caso – ha prontamente incaricato la competente articolazione ministeriale di svolgere i dovuti e approfonditi accertamenti, al fine di intercettare, laddove sussistenti, eventuali criticità o anomalie nella conduzione del procedimento.
All'esito dell'attività istruttoria, tuttora in corso, il Ministro della giustizia, nell'ambito delle proprie prerogative, assumerà le determinazioni ritenute opportune.
Lo Stato, dunque, assicura la propria presenza e vigilanza, così da garantire che ogni intervento sia improntato alla massima attenzione per la protezione del minore, alla responsabilità istituzionale e al rispetto dei valori fondanti della giustizia e della legalità.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
CASU, SCARPA, FASSINO, FILIPPIN e ROMEO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da fonti di stampa si apprende che le organizzazioni sindacali del settore trasporti, in particolare Filt Cgil, hanno denunciato pubblicamente il caso di un capotreno di Trenitalia coinvolto in una vicenda giudiziaria a seguito di fatti avvenuti durante lo svolgimento delle proprie mansioni di controllo dei titoli di viaggio, conclusasi senza un adeguato sostegno economico da parte dell'azienda;
la vicenda risale al 2014 quando il capotreno, nello svolgimento del proprio lavoro, aveva fatto scendere un viaggiatore sprovvisto di biglietto ed era stato citato in giudizio. Successivamente è intervenuta la prescrizione e quindi, di fatto, il capotreno è stato pienamente prosciolto. Tuttavia sono rimaste le spese legali da pagare quantificate in circa 14.000 euro. Trenitalia infatti ha negato il pagamento delle spese legali, nonostante avesse garantito al lavoratore assistenza;
secondo le denunce sindacali, il lavoratore si troverebbe a sostenere personalmente rilevanti costi legali per fatti connessi all'esercizio delle proprie funzioni, tanto da rendere necessaria una raccolta fondi solidale;
le stesse organizzazioni hanno criticato il fatto che, a fronte di dichiarazioni pubbliche di solidarietà, non sarebbero seguiti atti concreti di tutela;
sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale del Veneto Jonatan Montanariello, che ha presentato un'interrogazione alla Giunta regionale per chiedere conto delle ragioni del mancato sostegno al lavoratore;
le aggressioni al personale del trasporto pubblico locale e ferroviario sono in aumento e rappresentano una criticità nazionale, come denunciato da sindacati e operatori del settore;
il trasporto pubblico è un servizio essenziale, finanziato anche con risorse pubbliche, e richiede condizioni di sicurezza e tutela adeguate per chi vi opera;
è interesse generale garantire che chi lavora nei servizi pubblici possa svolgere il proprio compito senza timore di aggressioni, procedimenti o conseguenze economiche personali, e che una tutela chiara e uniforme rafforzi sicurezza, legalità e fiducia nel sistema dei trasporti –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione esposta in premessa relativa alle denunce sindacali sul caso del capotreno di Trenitalia lasciato senza adeguato sostegno economico;
se non ritenga urgente adottare le necessarie iniziative di competenza, anche normative, per garantire che sia assicurata piena tutela legale ed economica ai lavoratori in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie connesse all'attività di servizio, anche a fronte di reati caduti in prescrizione;
quali misure il Governo intenda adottare per contrastare in modo strutturale le aggressioni al personale del trasporto pubblico, rafforzando prevenzione, sicurezza e protezione giuridica degli operatori.
(4-06753)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'episodio richiamato dagli onorevoli interroganti ha riguardato un dipendente di Trenitalia in servizio presso l'impianto di Padova della Direzione regionale Veneto. Questi, il 12 novembre 2014, mentre svolgeva le proprie mansioni a bordo del treno regionale 11097 sulla tratta Belluno-Padova, veniva coinvolto in un diverbio con un viaggiatore.
A seguito dell'accaduto, il dipendente veniva sottoposto a processo penale per tentata violenza privata nei confronti del passeggero. Il dipendente, quindi, presentava istanza per l'assistenza legale, che è contrattualmente prevista per il personale del Gruppo FSI sottoposto a procedimento penale per fatti connessi all'esercizio delle proprie funzioni.
Veniva così attivata la procedura ai fini dell'apertura del sinistro e la compagnia assicurativa comunicava di aver aperto una posizione assicurativa, con conferma e formalizzazione dell'incarico al legale designato dal dipendente.
Nel procedimento di primo grado, l'imputato veniva condannato dal Tribunale di Belluno, che riteneva sussistente la penale responsabilità in ordine al reato doloso ascritto. Successivamente, la Corte d'appello di Venezia dichiarava «non doversi procedere» nei confronti dell'imputato, per intervenuta prescrizione del reato.
Per quanto attiene allo specifico quesito degli onorevoli interroganti relativo alle iniziative volte a garantire una piena tutela legale ed economica ai lavoratori coinvolti in procedimenti giudiziari connessi all'attività di servizio, si precisa che la tutela legale prevista dal Ccnl per i dipendenti di Trenitalia contempla il rimborso delle spese sostenute per la difesa dell'assicurato qualora venga contestato un reato di natura dolosa esclusivamente nel caso in cui l'imputato sia assolto con sentenza passata in giudicato.
Al contrario, in ipotesi di sentenza di condanna ovvero di pronuncia di non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato, come nel caso che ci occupa, non è possibile provvedere ad alcun rimborso.
Pertanto, il mancato riconoscimento della tutela legale nei confronti del dipendente, stante l'insussistenza dei presupposti per come sopra richiamati, è stato del tutto conforme alla polizza e alle previsioni del Ccnl.
Vale la pena segnalare, infine, che, per i medesimi fatti, il dipendente aveva presentato a sua volta querela per le lesioni da lui asseritamente subite nel corso del medesimo episodio, avanzando al contempo richiesta di assistenza legale al Comitato Tutela Aggressioni di Trenitalia; richiesta accolta e inoltrata alla compagnia assicurativa.
Con specifico riferimento al quesito relativo agli interventi che il Governo intende adottare per contrastare le aggressioni al personale del trasporto pubblico, si evidenzia che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è molto impegnato sulla tematica e numerose sono le misure messe in atto al riguardo, con un approccio che combina interventi normativi, tecnici e organizzativi.
Anzitutto si segnala che il Protocollo dell'8 aprile 2022 ha avviato un percorso condiviso tra Ministero dell'interno, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, regioni, Anci, associazioni datoriali e sindacati per rafforzare la sicurezza nel trasporto pubblico locale e regionale. Sono stati istituiti due gruppi di lavoro — per autoferrotranvieri e ferrovieri — incaricati di monitorare le criticità e formulare proposte di tutela del personale.
Tra le misure di sistema rientrano la raccolta e l'analisi strutturata dei dati per individuare aree, linee e fasce orarie a maggior rischio, il confronto con le case costruttrici per l'aggiornamento degli standard di sicurezza dei mezzi e la promozione di tecnologie innovative per incrementare la protezione nelle stazioni e a bordo.
Sul piano normativo è stato elaborato un primo pacchetto di interventi, ispirato al modello adottato per il personale sanitario, che prevede aggravanti specifiche, procedibilità d'ufficio ed estensione dell'arresto obbligatorio e della flagranza differita. Una prima misura è stata introdotta con il decreto-legge n. 48 del 2025, che ha inserito una nuova aggravante per i reati commessi in stazioni e convogli.
Il decreto ministeriale n. 108 del 2024 ha previsto l'obbligo di installare paratie di protezione per i conducenti e dispositivi di geolocalizzazione e chiamata d'emergenza.
Si evidenzia, inoltre, che è stata prevista in via sperimentale la possibilità di dotare il personale addetto al controllo dei titoli di viaggio di dispositivi indossabili di videoregistrazione (bodycam), quale strumento di prevenzione e tutela.
Per il trasporto ferroviario, FS Security ha avviato la sperimentazione di tali dispositivi in dotazione al personale di frontline della società nella regione Liguria a partire dal 31 marzo 2025, cui sono seguite le regioni Puglia, Toscana, Piemonte e Lombardia. Tale attività prevede altresì la gestione delle relative immagini di videosorveglianza anche a supporto delle richieste della Polizia e/o Autorità giudiziaria. La sperimentazione segue quella avviata già dalla metà dello scorso anno da parte degli operatori di Trenitalia Tper.
Si segnala, ancora, che, nell'ambito del Piano industriale 2026-2030, FS Security ha programmato un significativo potenziamento delle attività di presidio e controllo, che prevede, tra l'altro, l'incremento del personale operativo, l'apertura di nuovi presidi territoriali in aree considerate sensibili e l'adozione di tecnologie avanzate per la gestione integrata della security, Con l'obiettivo di elevare ulteriormente i livelli di tutela del personale e dell'utenza.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti conferma dunque il proprio impegno a proseguire con determinazione nel percorso intrapreso, affinché la sicurezza dei lavoratori e degli utenti del trasporto pubblico diventi un presidio stabile e rafforzato in tutto il Paese.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
D'ALFONSO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in quasi tutte le Nazioni in cui è presente un'ambasciata o Consolato italiano, il personale da adibire a funzioni consolari e amministrative ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 e successive modificazioni e integrazioni, è assunto a contratto dal Ministero degli esteri e, ai sensi degli articoli n. 158 e 158-bis (decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967), ove la normativa locale non preveda alcuna forma di tutela previdenziale o statuisca in modo manifestamente insufficiente, gli impiegati a contratto possono su richiesta essere assicurati presso enti assicurativi italiani o stranieri e possono optare per l'applicazione della legislazione previdenziale italiana anche per l'assistenza sanitaria;
a quanto consta all'interrogante gli impiegati a contratto presso la sede di Cuba, invece, stante quanto statuito dalla legge cubana, devono essere assunti tramite un'agenzia di lavoro locale, che garantisce forza lavoro al Ministero degli esteri italiano e quindi all'Ambasciata a fronte di un corrispettivo di 292,50 dollari/mensili per unita di personale, somma divisa in parte come provvigione per l'agenzia di lavoro, parte per l'assistenza e previdenza obbligatorie a Cuba e parte, circa 10 dollari, quale salario del lavoratore;
il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, consapevole dello stipendio irrisorio percepito dal lavoratore minimamente adeguato al costo della vita locale, oltre al contratto con l'agenzia cubana, sottoscrive «in forma riservata» un contratto direttamente con il lavoratore, il cui stipendio in questo modo risulta formato da due quote, una versata tramite l'agenzia del lavoro e l'altra quota versata dal Ministero direttamente al lavoratore, sulla quale però lo Stato italiano non riconosce alcun importo relativo ad assistenza e previdenza;
poiché le tutele locali garantirebbero una pensione ad oggi pari a circa 5 euro mensili, manifestamente insufficienti ad assicurare un livello di vita adeguato, i lavoratori di cittadinanza italiana chiedono di poter aderire alla legislazione italiana, ma il Governo italiano non accoglie la richiesta e la motivazione del diniego pare stia nel fatto che lo Stato italiano già paga allo Stato cubano la quota relativa alla previdenza –:
se i Ministri interrogati, siano a conoscenza della situazione come sopra rappresentata e quali iniziative di competenza intendano assumere per consentire ai lavoratori di cittadinanza italiana a contratto presso l'Ambasciata di Cuba di iscriversi all'ente italiano di riferimento di previdenza ed assistenza come previsto dagli articoli n. 158 e 158-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 per poter avere, oltre che un adeguamento della situazione salariale, anche un adeguamento della situazione previdenziale e assistenziale.
(4-06818)
Risposta. — Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è costantemente impegnato a garantire adeguate condizioni di lavoro e assistenza per il personale a contratto impiegato presso le nostre rappresentanze diplomatico-consolari all'estero.
Come evidenziato nel testo dell'interrogazione, gli articoli 158 e 158-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 disciplinano, rispettivamente, la tutela previdenziale, l'assistenza sanitaria e l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali del personale a contratto in servizio presso la rete diplomatico-consolare italiana all'estero.
Ai sensi dell'articolo 158, la tutela previdenziale è assicurata secondo le forme previste dalla legislazione locale. Qualora la normativa del Paese ospitante non contempli alcuna forma di tutela previdenziale, ovvero preveda una disciplina manifestamente insufficiente, gli impiegati a contratto possono essere assicurati, su loro istanza, presso enti italiani o stranieri. Per il personale a contratto di cittadinanza italiana è prevista inoltre la possibilità di optare per l'applicazione della legislazione previdenziale italiana.
Con riferimento all'assistenza sanitaria, l'articolo 158 dispone che questa sia garantita nelle forme obbligatorie previste dalla normativa locale o, in mancanza o in caso di manifesta insufficienza, mediante assicurazione presso enti italiani o stranieri nei limiti dei livelli di assistenza garantiti in Italia dal Servizio sanitario nazionale.
In materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali, ai sensi dell'articolo 158-bis, gli impiegati a contratto sono assicurati nelle forme previste dalla legislazione locale. In mancanza di tutela o qualora questa sia manifestamente insufficiente, è prevista l'assicurazione presso enti assicurativi italiani o stranieri nei limiti delle corrispondenti assicurazioni garantite alle analoghe categorie di impiegati in Italia. Gli impiegati a contratto di cittadinanza italiana possono, su richiesta, essere assicurati contro gli infortuni e le malattie professionali ai sensi della legislazione italiana.
In ottemperanza alla normativa cubana, il personale a contratto in servizio presso l'Ambasciata d'Italia a L'Avana è assunto tramite l'ente statale «PALCO» («Empresa de Servicios al Cuerpo Diplomatico»), con il quale la sede stipula un contratto di somministrazione che prevede il pagamento mensile di un importo (la cosiddetta quota «PALCO») comprensivo degli oneri sociali relativi alla previdenza, all'assistenza sanitaria e alla copertura infortunistica.
Ai sensi della legge cubana, l'iscrizione all'ente «PALCO» è obbligatoria per tutti i lavoratori impiegati presso le rappresentanze diplomatiche, indipendentemente dalla loro cittadinanza, e trova pertanto applicazione anche nei confronti dei dipendenti di sola cittadinanza italiana. Non è prevista alcuna possibilità di omettere o revocare l'iscrizione all'ente.
Sotto il profilo previdenziale, l'obbligatorietà dell'iscrizione all'ente locale e la correlata copertura escludono la possibilità, prevista dalla legge, per il personale a contratto di cittadinanza italiana di richiedere l'iscrizione all'Inps, poiché ciò configurerebbe una duplicazione di oneri per la stessa tipologia di prestazione con un conseguente doppio esborso a carico dell'erario, in contrasto con i princìpi di corretta gestione delle risorse pubbliche.
Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale promuove, tuttavia, un'interpretazione evolutiva dell'articolo 158 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, estendendone l'applicazione anche ai casi in cui la tutela previdenziale locale sia obbligatoria e irrinunciabile, come nel caso cubano.
A seguito dell'istanza pervenuta nel gennaio scorso da parte del personale in servizio presso l'Ambasciata a L'Avana, sono state fornite alla sede le indicazioni necessarie per l'avvio dell'istruttoria finalizzata al perfezionamento di una polizza previdenziale integrativa, previa verifica della sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Ciò permetterà di stipulare, su istanza dei dipendenti, polizze previdenziali integrative per colmare le lacune della copertura obbligatoria locale, nel rispetto del principio di finanza pubblica che esclude il doppio esborso per la medesima prestazione.
Parallelamente è stato avviato un approfondimento volto a valutare la possibilità anche di una copertura sanitaria integrativa, al fine di rafforzare ulteriormente il livello di tutela garantito al personale.
Infine sotto il profilo retributivo, le retribuzioni del personale a contratto sono oggetto di periodico adeguamento ai sensi dell'articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967. Con riferimento agli impiegati a contratto in servizio a Cuba, abbiamo da ultimo disposto un incremento salariale nel 2023 e stiamo valutando per l'anno in corso un aggiornamento dei livelli retributivi alla luce delle risorse disponibili.
Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale continuerà ad assicurare costante attenzione alle condizioni di lavoro del personale a contratto all'estero e a individuare, nel rispetto del quadro normativo vigente e dei vincoli di finanza pubblica, le soluzioni più idonee a garantire un livello di tutela adeguato ed equo.
La Sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.
ILARIA FONTANA e ALFONSO COLUCCI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
con la legge di bilancio 2024 e il successivo decreto «milleproroghe», il Governo ha disposto una drastica riduzione dei fondi destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade provinciali, stimata in circa il 70 per cento del totale delle risorse;
per la sola regione Lazio, la dotazione finanziaria per il biennio 2025-2026 passa da 38.729.606 euro a 11.618.882 euro, con un taglio netto pari a 27.110.724 euro;
per il quadriennio 2025-2028, si registra una diminuzione complessiva di oltre 46 milioni di euro, passando da 96.824.016 a 50.348.488 euro;
le province laziali risultano fortemente penalizzate, come da stime dell'Unione province d'Italia (UPI):
Frosinone: da 6.448.720 a 1.934.616 euro;
Latina: da 5.177.273 a 1.553.179 euro;
Rieti: da 3.559.503 a 1.067.851 euro;
Viterbo: da 5.017.860 a 1.505.358 euro;
Roma: da 18.526.260 a 5.557.858 euro;
tale decisione impatta gravemente sulla sicurezza della circolazione, sulla tenuta strutturale di ponti e viadotti, e sulla vivibilità di interi territori, specie nelle aree interne e montane;
si rileva a giudizio dell'interrogante l'assenza di un piano alternativo di finanziamento e un colpevole silenzio da parte degli esponenti della maggioranza parlamentare, in particolare proprio nei territori interessati;
considerato che l'articolo 14 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada) stabilisce che gli enti proprietari delle strade hanno l'obbligo di provvedere alla manutenzione, al controllo tecnico della loro efficienza e alla gestione sia delle infrastrutture viarie, delle pertinenze e della relativa segnaletica, affinché sia garantita la sicurezza degli utenti;
l'articolo 19 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico degli enti locali) prevede che le province esercitino funzioni fondamentali in materia di gestione e manutenzione delle reti stradali provinciali. Tali funzioni imprescindibili non possono essere compromesse da riduzioni circa le spettanti dotazioni finanziarie;
l'articolo 1, comma 85, della legge 7 aprile 2014, n. 56 stabilisce che tra le funzioni fondamentali attribuite alle province rientrano espressamente la pianificazione, gestione e manutenzione della rete viaria provinciale, ponendo specifiche responsabilità istituzionali in capo agli enti provinciali stessi –:
quali siano i criteri che hanno portato al taglio dei fondi per la manutenzione delle strade provinciali;
se siano previsti futuri interventi volti a finanziare le carenze strutturali derivanti dai tagli riportati in premessa, o eventuali programmi straordinari di manutenzione.
(4-05080)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La sicurezza stradale e la piena fruibilità della rete viaria provinciale e metropolitana costituiscono una priorità dell'azione di governo, nella consapevolezza del ruolo strategico che tali infrastrutture rivestono per la mobilità quotidiana, la competitività dei territori e la coesione sociale.
Il divario infrastrutturale che ancora caratterizza il nostro Paese richiede un duplice approccio: da un lato l'impegno dello Stato nella realizzazione delle grandi opere strategiche e negli interventi di modernizzazione della rete stradale nazionale, che ANAS sta portando avanti con continuità; dall'altro un sostegno costante agli enti locali affinché possano svolgere al meglio le loro funzioni attraverso interventi mirati, anche di modesta entità ma fondamentali per migliorare concretamente la qualità della vita e la mobilità delle comunità.
A questo proposito ricordo che lo scorso mese di dicembre 2025 è stata approvata la graduatoria per il 2025 del «Fondo investimenti stradali nei piccoli comuni», che individua 97 comuni sotto i cinquemila abitanti come beneficiari di un totale di 12 milioni di euro destinati alla manutenzione e alla riqualificazione delle strade comunali. Già negli anni 2023 e 2024 il Fondo ha permesso di finanziare interventi in 326 comuni, per un valore complessivo di 39,5 milioni di euro.
Promuovere questi interventi significa aumentare la sicurezza degli utenti, garantire la continuità dei collegamenti territoriali e sostenere la competitività dei sistemi produttivi locali. Significa anche tutelare i nostri territori, contrastare lo spopolamento dei piccoli centri e valorizzarne il patrimonio storico, artistico, paesaggistico, culturale e sociale.
Venendo al quesito posto dall'interrogante, si precisa che la rete stradale affidata alla responsabilità di regioni, province e città metropolitane si estende per circa 150.000 chilometri.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è costantemente impegnato nel sostenere e cofinanziare un quadro programmatorio chiaro, stabile e coordinato, che consenta agli enti territoriali di pianificare e realizzare interventi in modo efficace e tempestivo. L'obiettivo è garantire un livello di sicurezza stradale sempre più elevato e una piena fruibilità delle infrastrutture da parte dei cittadini, attraverso un utilizzo efficiente delle risorse disponibili e una pianificazione degli interventi coerente con le reali necessità dei territori.
In particolare, proprio al fine di garantirne adeguati livelli di funzionalità e sicurezza, anche alla luce dell'incremento dei volumi di traffico e dei fenomeni di degrado connessi agli eventi atmosferici, il Ministero ha adottato negli anni numerose iniziative a sostegno degli enti territoriali, rifinanziando strumenti normativi già esistenti dedicati alla manutenzione della viabilità locale.
Nel quadro programmatorio vigente, oltre agli stanziamenti previsti per il periodo 2018-2022, pari complessivamente a 2,7 miliardi di euro, risultano attualmente programmati interventi per ulteriori 3 miliardi di euro nel quinquennio 2023-2027 e per 4 miliardi di euro nel periodo 2028-2035. Tali importi testimoniano un significativo incremento delle risorse destinate al potenziamento della rete viaria locale, incremento ancor più rilevante se si considera il trasferimento ad ANAS di una parte della rete regionale.
La ripartizione dei finanziamenti avviene tramite decreti ministeriali adottati previo confronto con le Associazioni degli enti territoriali, sulla base di parametri oggettivi e in conformità alle disposizioni legislative vigenti.
La revisione delle risorse operata con la legge di bilancio 2025 ha tenuto conto della limitata capacità di spesa registrata da parte di alcuni enti territoriali negli esercizi precedenti, nonché dell'esigenza di evitare economie non utilizzate, in linea con gli obiettivi di finanza pubblica.
Risulta dai dati del Ministero che, per quanto riguarda le risorse di cui al decreto ministeriale n. 141 del 2022, pari a 500 milioni di euro per il periodo 2022-2025, al mese di dicembre 2024 risultavano richieste di erogazione pari al 28 per cento dello stanziamento complessivo. Tale dato ha contribuito a motivare le modifiche apportate al decreto n. 101 del 2022 per le annualità 2025-2026, con l'obiettivo prioritario di assicurare una gestione più efficiente delle risorse pubbliche.
In ogni caso, il decreto-legge n. 95 del 2025 ha disposto nuovi stanziamenti per la manutenzione della rete stradale di regioni, province e città metropolitane.
In particolare, l'articolo 3, comma 6, del citato decreto-legge, ha previsto un incremento dell'autorizzazione di spesa prevista dall'articolo 1, comma 1076, della legge n. 205 del 2017, di 47,5 milioni di euro per il 2025 e di 302,5 milioni di euro per il 2026. Il successivo comma 7, con l'Allegato 2, individua i beneficiari secondo i criteri già condivisi con le associazioni degli enti territoriali. Nel suddetto allegato sono, quindi, indicate, per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028, le risorse spettanti ad ogni singola provincia ricompresa nelle 4 macroaree Nord, Centro, Sud ed Isole.
Con specifico riferimento alle risorse destinate alle province del Lazio, si precisa le risorse ammontano complessivamente a 74.662.614,31 euro.
Con decreto ministeriale 14 agosto 2025, n. 209, con l'obiettivo di ottimizzare la capacità di spesa da parte dei beneficiari, sono state definite le modalità di assegnazione delle risorse, introducendo oggettivi obblighi di rendicontazione e collegando l'erogazione dei fondi agli effettivi stati di avanzamento dei lavori.
Tale impostazione supera il precedente modello di contributi erogati sulla base di mere indicazioni esigenziali, orientando l'azione amministrativa verso una pianificazione più efficiente e un utilizzo più responsabile delle risorse.
In attuazione del decreto-legge n. 95 del 2025, nello scorso mese di dicembre, il Ministero ha erogato agli enti territoriali un'anticipazione pari a 125 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria della rete stradale. Tale importo costituisce il primo acconto nell'ambito del programma quadriennale 2025- 2028, che prevede complessivamente circa un miliardo di euro di investimenti, di cui 380 milioni nel 2026 e 275 milioni nel biennio 2027-2028.
Si tratta di un impegno rilevante, che consente un significativo avanzamento nel miglioramento della viabilità provinciale e conferma l'attenzione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per lo sviluppo dei territori e la sicurezza della circolazione.
Le erogazioni effettuate sono state disposte a seguito della comunicazione, da parte degli enti beneficiari, dell'avvio delle procedure di gara, secondo una modalità operativa che incentiva maggiore tempestività ed efficienza nell'attuazione degli interventi, nell'interesse della collettività.
Il Governo conferma il proprio impegno a sostenere province e città metropolitane nel mantenimento e nel miglioramento della rete stradale di loro competenza, nella consapevolezza che investire nella manutenzione significa investire nella sicurezza, nella mobilità e nello sviluppo delle comunità.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
GHIRRA. — Al Ministro per lo sport e i giovani, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
da recenti notizie di stampa si è appreso di un avvicendamento nell'ambito dei vertici Aci (Automobile club Italia): il presidente Angelo Sticchi Damiani sarebbe stato dichiarato decaduto dal Governo dal ruolo di presidente ed entro il 23 febbraio 2025 dovrebbe arrivare la nomina del commissario straordinario;
la questione atterrebbe all'interpretazione da dare alle norme contenute nell'articolo 16 del decreto legislativo 23 luglio 1999 n. 242 (cosiddetto decreto Melandri bis) nel testo in vigore dal 31 luglio 2024, modificato rispetto al testo previgente;
a quanto risulta, l'incarico dovrebbe essere affidato a Tullio Del Sette, ex comandante generale dell'arma dei carabinieri al quale sarà affidato dal Governo il compito di traghettare l'Automobile club d'Italia fino all'elezione di un nuovo presidente prevista per il prossimo 9 luglio 2025;
il presidente Sticchi Damiani era presidente Aci dal 2011 e nell'ottobre 2024 era stato eletto per il quarto mandato. Si apprende che il quarto mandato sarebbe ritenuto illegittimo dal Governo essendo Aci un ente pubblico per il quale vigerebbe il limite dei tre mandati;
le candidature alla presidenza dovranno essere presentate entro il 31 marzo 2025: secondo la stampa è accreditata l'ipotesi che ad assumere il vertice dell'ente possa essere l'attuale presidente di Aci Milano, Geronimo La Russa, figlio del Presidente del Senato Ignazio La Russa;
l'Automobile club d'Italia è un ente pubblico non economico che riunisce 98 Automobile club diffusi sul territorio e rappresenta l'automobilismo italiano presso la Fédération Internationale de l'Automobile — Fia e presso il Coni e da oltre 100 anni l'ente rappresenta le esigenze dei cittadini, rimanendo il più alto interlocutore istituzionale nel settore della mobilità;
la nomina del figlio della seconda carica istituzionale del Paese a presidente di un così importante ente pubblico rappresenterebbe, a giudizio dell'interrogante, un grave precedente: a parere dell'interrogante infatti, la pratica di promuovere persone delle famiglie di esponenti appartenenti alla maggioranza di Governo alle cariche pubbliche o parastatali non è tollerabile in una democrazia e si pone in evidente contrasto con i principi di buon andamento e dell'imparzialità dell'amministrazione. La gestione dei servizi pubblici deve infatti essere preservata da logiche spartitorie e interessi di partito –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda in oggetto e se non ritengano opportuno adottare iniziative, per quanto di competenza, per garantire che la nomina del nuovo presidente Aci sia espressione dell'imparzialità dell'ente pubblico Aci, in funzione del principio costituzionale di buon andamento.
(4-04378)
Risposta. — Ringrazio l'interrogante per il quesito, che mi offre l'occasione per fare chiarezza sulla avvenuta nomina del nuovo presidente Aci, sgombrando il campo da qualsivoglia equivoco circa la procedura che è stata adottata.
Come ben noto e l'interrogante saprà, il Presidente dell'Aci, ai sensi degli articoli 8 e 19 dello Statuto, viene eletto dall'Assemblea dei soci, ed è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa col Ministro vigilante.
L'Assemblea, nell'esercizio dei poteri attribuitigli, agisce in piena autonomia e assicura il rispetto delle garanzie di indipendenza. A tal fine, la votazione per l'elezione del presidente dell'Ente viene svolta a scrutinio segreto, proprio per evitare qualunque forma di pressione o interferenza.
Ebbene, per quanto concerne l'elezione del nuovo Presidente, l'Assemblea Aci, nel pieno rispetto dei principi suddetti, in data 12 febbraio 2025, ha indetto la nuova procedura elettorale per la sua nomina. Il successivo 9 luglio, l'Assemblea elettiva, costituita ai sensi dell'articolo 7 dello Statuto di Aci da 121 membri (Presidenti degli AC federati, rappresentanti ministeriali, rappresentanti di Anas, delle Regioni, dell'Anci, dell'Upi e degli Enti aderenti, nonché dai componenti del Consiglio sportivo nazionale e della Giunta sportiva non Presidenti di AC), si è regolarmente svolta e ha eletto, quale nuovo Presidente, l'avvocato Antonino Geronimo La Russa, già Presidente dell'Automobile Club Milano, con una maggioranza di oltre il 78 per cento. L'iter di nomina, di cui all'articolo 6 della legge n. 14 del 1978, si è concluso con la delibera favorevole del Consiglio dei ministri, nella seduta del 29 gennaio 2026, e con il perfezionamento del decreto di nomina decreto del Presidente della Repubblica 30 gennaio 2026.
Alla luce di quanto esposto, preso atto del regolare svolgimento delle elezioni svoltesi, non ritengo che questa Autorità politica debba essere chiamata a esprimersi sulle qualità professionali o personali del candidato eletto, e tanto meno che possa intervenire in alcun modo nella procedura di candidatura ed elezione del Presidente dell'Aci, non avendo a tal proposito nessuna prerogativa per farlo. Qualunque tipo di valutazione o intervento in questo senso si risolverebbe soltanto in un'ingiustificata e inopportuna ingerenza del vertice politico, in questioni legate al funzionamento interno di un ente pubblico dotato di autonomi poteri.
Sul punto, peraltro, ricordo che ai sensi della disciplina recata dalla legge 24 gennaio 1978, n. 14, che detta «Norme per il controllo parlamentare sulle nomine negli enti pubblici», la nomina in questione è stata sottoposta alle competenti Commissioni parlamentari di Camera e Senato, che al riguardo hanno espresso parere favorevole motivato.
Il Ministro per lo sport e i giovani: Andrea Abodi.
GHIRRA, FRATOIANNI, GRIMALDI, MARI e DORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la Siria, dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, ha avviato una nuova fase di transizione politica della durata di cinque anni, sotto la guida del nuovo presidente Ahmed al-Sharaa. Questo processo dovrebbe condurre alla ricostruzione del Paese dopo tanti anni di conflitto, all'elaborazione di una nuova Costituzione e allo svolgimento di nuove elezioni. Tuttavia, dopo un breve periodo di relativa calma, si sono registrati nuovi episodi di violenza settaria, che minacciano di compromettere il già fragile e complesso percorso di transizione;
i curdi sono circa il dieci per cento della popolazione della Siria, ma durante la guerra civile siriana, cominciata nel 2011 e finita nel 2024, erano riusciti a ottenere il controllo di circa il 30 per cento del Paese, a nord-est. Tuttora nel «Rojava Kurdistan» (cioè «Kurdistan occidentale»), i curdi hanno un proprio governo di fatto indipendente e proprie forze armate, le Sdf. Durante la guerra i curdi avevano preso il controllo anche di alcune altre aree limitate del nord della Siria, tra cui alcuni quartieri di Aleppo, come quelli di Ashrafieh e di Sheikh Maqsoud, abitati da comunità curde;
il 10 marzo 2025 è stato firmato un accordo tra la leadership del governo di transizione e il comando delle Syrian democratic forces (Sdf) coalizione militare multietnica che include forze curde, arabe e assiro-siriache. A questa intesa è seguito, il 1° aprile, un accordo specifico su Aleppo, che prevedeva lo scambio di prigionieri, l'integrazione dei consigli locali nell'amministrazione provinciale e il ritiro delle Sdf dalla città, con il trasferimento della sicurezza interna alle Asayish, forze civili dell'Amministrazione Autonoma. L'attuazione di tali accordi è tuttavia rimasta parziale e, dopo il ritiro delle Sdf, i quartieri curdi di Aleppo, Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah, sono rimasti esposti progressivamente isolati, mentre si sono intensificati gli attacchi armati contro la popolazione;
l'11 gennaio 2026 il Governo siriano si è assicurato il controllo di Aleppo dopo giorni di combattimenti mortali nei due quartieri curdi. I combattenti curdi sono stati trasferiti nell'area autonoma gestita da questa minoranza nel nordest del Paese. Dopo aver rifiutato di arrendersi per ore, i combattenti curdi asserragliati nella loro roccaforte del quartiere di Sheikh Maqsoud hanno lasciato Aleppo nella notte tra il 10 e l'11 gennaio 2026 e l'offensiva delle forze di Sharaa si concentra ora sulle aree a ovest dell'Eufrate;
il 23 settembre 2025, nell'ambito della partecipazione ai lavori della settimana di alto livello dell'Assemblea Generale dell'Onu, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il Presidente della Repubblica Araba Siriana, Ahmed Al Sharaa. «L'incontro», si legge in un comunicato ufficiale, «ha costituito l'occasione per confermare il sostegno dell'Italia alla ricostruzione di una Siria stabile e sovrana anche attraverso investimenti da parte delle aziende italiane in molteplici settori di reciproco interesse. (...) Nel corso del colloquio, il Presidente del Consiglio ha, infine, condiviso la necessità di lavorare sul tema dell'inclusione e della tutela di tutte le componenti della società siriana, a partire dalle minoranze come quella cristiana, e l'opportunità di proseguire negli sforzi per garantire un ritorno volontario e sicuro in patria dei rifugiati siriani.» –:
quali iniziative di competenza il Governo intenda promuovere nell'ambito dell'Unione europea e in ambito internazionale per monitorare e rispondere alla situazione curda in Siria e se intenda intraprendere azioni diplomatiche per far cessare le violenze e garantire diritti, a protezione dei civili, con l'apertura di corridoi umanitari per l'evacuazione dei feriti e la consegna degli aiuti.
(4-06783)
Risposta. — Il Governo segue con attenzione quanto sta accadendo nel Nord-Est della Siria. Il ruolo svolto dalle Syrian democratic forces (Sdf) nella lotta contro lo Stato Islamico è stato cruciale e, insieme ai partner europei e internazionali, non abbiamo mai mancato di riconoscere come il coraggio e il sacrificio dei curdi siano stati determinanti per arrestare l'avanzata dell'Isis.
Oggi la Siria ha intrapreso un nuovo percorso politico, non privo di ostacoli, che l'Italia sostiene attraverso un dialogo aperto, ma esigente, con le autorità di Damasco.
Sin dal principio, abbiamo sostenuto in Europa, al G7 e in tutti i consessi internazionali, l'importanza di una transizione pacifica e inclusiva, che garantisca i diritti di tutte le componenti della società siriana e una loro attiva partecipazione al processo politico. In questo contesto, i curdi rappresentano un elemento imprescindibile per una Siria stabile e unita. Il Ministro degli esteri Tajani lo ha ribadito in più occasioni sia al Presidente al-Sharaa, sia al Ministro degli esteri al-Shaibani.
Abbiamo seguito con forte preoccupazione l'evolversi degli scontri tra l'esercito siriano e le forze curde, che hanno provocato lo sfollamento di migliaia di civili ed esacerbato la crisi umanitaria in un contesto già fragile. Il Ministro Tajani ne ha parlato con il leader curdo Masoud Barzani, in visita a Roma lo scorso 20 gennaio, concordando che il dialogo tra le parti è l'unica via possibile.
Una posizione ribadita anche in ambito Ue, da ultimo in occasione del Consiglio affari esteri del 29 gennaio, nel quale il Ministro Tajani ha richiamato gli Stati membri a mantenere alta l'attenzione sulla stabilità e sull'integrità territoriale della Siria, quali condizioni essenziali per la sicurezza europea. In tale quadro, ha sottolineato la necessità di proseguire con determinazione la lotta al terrorismo e di assicurare che le autorità transitorie garantiscano la sicurezza dei campi e dei centri di detenzione, prevenendo ogni rischio di riorganizzazione di gruppi jihadisti e nuove destabilizzazioni.
Adesso la priorità è consolidare la tregua, dando piena attuazione all'intesa raggiunta il 30 gennaio tra il Presidente al-Sharaa e il Generale Mazloum Abdi per l'integrazione dei curdi nell'amministrazione civile e militare dello Stato siriano, nel pieno rispetto dei loro diritti politici, culturali e linguistici. In tal senso, il decreto presidenziale del 16 gennaio, che riconosce l'identità culturale curda, aveva già rappresentato un significativo passo avanti.
Sul piano della risposta umanitaria e della ripresa economica, l'Italia è attiva con iniziative nel Nord-Est a sostegno della popolazione siriana. Anche grazie al coordinamento assicurato dalla nostra Ambasciata a Damasco – l'unica di un Paese del G7 operativa già al momento della caduta del regime di Assad – ci siamo attivati fin da subito, impegnando lo scorso anno 50 milioni di euro tra interventi per la ricostruzione del Paese e di emergenza da me deliberati. Da ultimo, lo scorso settembre abbiamo inviato a Damasco un carico umanitario per sostenere la ripresa del settore ospedaliero siriano, contribuendo così a garantire cure di qualità e la salvaguardia della salute delle popolazioni più vulnerabili. Siamo inoltre pronti a sostenere anche eventuali iniziative della Commissione europea nel Nord-Est del Paese.
L'attenzione del Governo per la Siria e per l'evoluzione del contesto regionale resta forte e concreta: continueremo a lavorare, in stretto raccordo con i partner dell'Unione europea e con gli attori internazionali, per sostenere una transizione inclusiva e rispettosa dei diritti di tutte le componenti della società siriana.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.
GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dal quotidiano Il Dubbio, nell'ambito di un procedimento penale 28479/2019 (numero di dibattimento 797/2025) a Torino relativo a presunti illeciti nella gestione di affidi familiari, la PM Giulia Rizzo avrebbe delegato i Carabinieri a relazionare sugli orientamenti sessuali e sullo stile di vita delle persone coinvolte, comprese le affidatarie dei minori;
tale richiesta avrebbe dato origine a relazioni investigative contenenti riferimenti ai rapporti sentimentali e all'orientamento sessuale delle indagate, suscitando rilievi critici da parte delle difese e perplessità espresse anche in sede giudiziaria circa la pertinenza e la legittimità di tali accertamenti;
numerosi interventi in aula avrebbero sottolineato il possibile carattere discriminatorio e costituzionalmente problematico di indagini fondate sull'orientamento sessuale, ritenuto irrilevante ai fini della valutazione penale e in contrasto con i princìpi di uguaglianza, dignità della persona e tutela della vita privata;
a giudizio dell'interrogante non appare in alcun modo conforme ai princìpi costituzionali e alla normativa vigente l'acquisizione e l'utilizzo di dati relativi all'orientamento sessuale degli indagati mancando qualsivoglia collegamento tra l'ipotesi d'accusa di falso e frode processuale e l'orientamento sessuale delle sospettate;
la Costituzione italiana, la giurisprudenza nazionale ed europea e le normative in materia di protezione dei dati personali impongono stringenti limiti alla raccolta e all'utilizzo di informazioni sensibili, tra cui quelle relative all'orientamento sessuale, consentendone l'uso solo in presenza di una chiara, comprovata e proporzionata rilevanza giuridica;
l'eventuale ricorso a criteri investigativi che assumano l'orientamento sessuale come elemento di sospetto o di valutazione potrebbe configurare un grave precedente, idoneo a minare la fiducia dei cittadini nell'imparzialità dell'azione giudiziaria e ad esporre lo Stato a rilievi in sede costituzionale e sovranazionale –:
se sia a conoscenza dei fatti riportati e se intenda adottare iniziative di carattere ispettivo in relazione al procedimento citato, anche alla luce del quadro costituzionale;
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per garantire che l'attività investigativa e requirente rispetti pienamente i princìpi di non discriminazione, proporzionalità e tutela dei diritti fondamentali;
quali iniziative di competenza intenda assumere per rafforzare la formazione etica e costituzionale degli operatori della giustizia, affinché l'esercizio dell'azione penale non si fondi su stereotipi, pregiudizi o criteri estranei alla rilevanza giuridica.
(4-06874)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame l'interrogante paventa irregolarità nella conduzione delle indagini relative ad un procedimento penale iscritto per presunti illeciti nella gestione di affidi familiari, censurando in particolare la scelta degli inquirenti di indirizzare gli accertamenti verso la verifica dell'orientamento sessuale e dello stile di vita delle persone coinvolte.
La necessità di fare chiarezza sulle modalità con cui detto procedimento penale è stato gestito ha subito indotto il Dicastero a disporre accertamenti preliminari al fine di intercettare, laddove sussistenti, eventuali criticità o anomalie nella conduzione del procedimento.
Ferma, infatti, l'autonomia decisionale dell'Autorità giudiziaria competente, occorre appurare che tutto si sia svolto regolarmente.
All'esito dell'istruttoria, dunque, il Ministro della giustizia assumerà le determinazioni ritenute opportune nell'ambito delle prerogative che la legge gli attribuisce.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
GRIMALDI e GHIRRA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
dai primi giorni di gennaio sono ripresi i combattimenti fra le forze governative siriane e i curdi delle Syrian democratic forces (Sdf). A fare da scintilla vi sono gli accordi mai attuati dello scorso marzo 2025, che prevedevano l'integrazione graduale delle forze curde nelle istituzioni statali, il riconoscimento di diritti culturali e politici alla minoranza curda, inclusa la lingua, e una rappresentanza nelle forze di sicurezza nazionali. Un accordo che avrebbe dovuto segnare il passaggio dalla logica militare a una ricomposizione politica del Paese;
forze affiliate al Governo di transizione di Damasco, guidato da Hay'at Tahrir al-sham (Hts), insieme a milizie sostenute dalla Turchia e a gruppi armati alleati, stanno portando avanti un'operazione militare coordinata contro i territori dell'Amministrazione autonoma democratica della Siria del Nord e dell'Est (Daanes). Dopo l'occupazione di Raqqa, Deir ez-Zor e Tabqa, ex roccaforti dell'Isis, le Sdf si sono viste costrette ad accettare un cessate il fuoco capestro, nel tentativo di evitare una guerra civile su larga scala;
l'accordo di tregua in 14 punti si fonda sulle condizioni dettate da Damasco: l'Amministrazione autonoma democratica della Siria del Nord e dell'Est (Daanes) viene di fatto smantellata nelle province a maggioranza araba, mentre resta ambigua la sorte delle aree curde. Le Sdf non saranno integrate come forza unitaria, ma sciolte: i combattenti confluiranno individualmente nei Ministeri della difesa e dell'interno, in cambio di alcune promesse di nomine per i vertici. A Kobane, città simbolo della sconfitta dello Stato islamico, è previsto il ritiro delle armi pesanti e la permanenza di una sola forza di polizia locale, subordinata a Damasco. Le prigioni e i campi che ospitano migliaia di combattenti e familiari dell'Isis passeranno sotto il controllo del Governo siriano, ponendo fine a uno dei principali argini alla riorganizzazione jihadista costruiti negli anni dalle Sdf con il sostegno della Coalizione internazionale. Un passaggio carico di rischi, che secondo i curdi mette in pericolo non solo il Nord-Est siriano, ma l'intera regione;
parallelamente, l'offensiva militare sta colpendo direttamente i centri abitati e le infrastrutture civili. Le forze del Governo di Transizione Siriano di al-Sharaa, insieme ad al-Qaeda, altre milizie jihadiste e gruppi sostenuti dalla Turchia, hanno lanciato un assalto a Kobane;
nelle ultime ore si è svolto un incontro a Damasco tra il comandante delle Forze democratiche siriane, Mazloum Abdi, e un rappresentante del Governo di transizione guidato da Ahmed al-Sharaa. L'incontro non ha portato ad alcun accordo. Diverse fonti, tra cui Foza Yusuf, funzionaria dell'Amministrazione autonoma, riferiscono che il Governo di transizione avrebbe ritirato anche gli impegni assunti in precedenza, offrendo come unica opzione una resa incondizionata dell'amministrazione curda;
Daanes ha proclamato la mobilitazione generale. Organizzazioni delle donne, movimenti civili e forze democratiche locali hanno espresso il loro sostegno alla difesa della regione e alla protezione delle conquiste ottenute nella lotta contro l'Isis;
particolare allarme suscita il ruolo delle milizie impiegate dal Governo, soprattutto nell'area di Kobane. Si tratta di gruppi armati sottoposti a regimi di sanzioni internazionali per crimini di guerra commessi in passato contro la popolazione curda ad Afrin, contro la comunità alawita sulla costa e contro quella drusa nel sud del Paese. Queste milizie sono ora formalmente integrate nell'esercito siriano. Il pericolo rappresentato dall'ingresso di queste forze nelle aree curde è stato ampiamente documentato in diversi rapporti di Human rights watch, che mettono in guardia dal rischio concreto di nuove violazioni sistematiche dei diritti umani –:
quali iniziative di competenza il Governo intenda promuovere nell'ambito dell'Unione europea e in ambito internazionale per fermare l'escalation militare, imporre il rispetto del cessate il fuoco e ottenere la messa in sicurezza delle carceri e dei campi dell'Isis.
(4-06814)
Risposta. — Il Governo segue con attenzione quanto sta accadendo nel Nord-Est della Siria. Il ruolo svolto dalle Syrian democratic forces (Sdf) nella lotta contro lo Stato Islamico è stato cruciale e, insieme ai partner europei e internazionali, non abbiamo mai mancato di riconoscere come il coraggio e il sacrificio dei curdi siano stati determinanti per arrestare l'avanzata dell'Isis.
Oggi la Siria ha intrapreso un nuovo percorso politico, non privo di ostacoli, che l'Italia sostiene attraverso un dialogo aperto, ma esigente, con le autorità di Damasco.
Sin dal principio, abbiamo sostenuto in Europa, al G7 e in tutti i consessi internazionali, l'importanza di una transizione pacifica e inclusiva, che garantisca i diritti di tutte le componenti della società siriana e una loro attiva partecipazione al processo politico. In questo contesto, i curdi rappresentano un elemento imprescindibile per una Siria stabile e unita. Il Ministro degli esteri Tajani lo ha ribadito in più occasioni sia al Presidente al-Sharaa, sia al Ministro degli esteri al-Shaibani.
Abbiamo seguito con forte preoccupazione l'evolversi degli scontri tra l'esercito siriano e le forze curde, che hanno provocato lo sfollamento di migliaia di civili ed esacerbato la crisi umanitaria in un contesto già fragile. Il Ministro Tajani ne ha parlato con il leader curdo Masoud Barzani, in visita a Roma lo scorso 20 gennaio, concordando che il dialogo tra le parti è l'unica via possibile.
Una posizione ribadita anche in ambito Ue, da ultimo in occasione del Consiglio affari esteri del 29 gennaio, nel quale il Ministro Tajani ha richiamato gli Stati membri a mantenere alta l'attenzione sulla stabilità e sull'integrità territoriale della Siria, quali condizioni essenziali per la sicurezza europea. In tale quadro, ha sottolineato la necessità di proseguire con determinazione la lotta al terrorismo e di assicurare che le autorità transitorie garantiscano la sicurezza dei campi e dei centri di detenzione, prevenendo ogni rischio di riorganizzazione di gruppi jihadisti e nuove destabilizzazioni.
Adesso la priorità è consolidare la tregua, dando piena attuazione all'intesa raggiunta il 30 gennaio tra il Presidente al-Sharaa e il Generale Mazloum Abdi per l'integrazione dei curdi nell'amministrazione civile e militare dello Stato siriano, nel pieno rispetto dei loro diritti politici, culturali e linguistici. In tal senso, il decreto presidenziale del 16 gennaio, che riconosce l'identità culturale curda, aveva già rappresentato un significativo passo avanti.
Sul piano della risposta umanitaria e della ripresa economica, l'Italia è attiva con iniziative nel Nord-Est a sostegno della popolazione siriana. Anche grazie al coordinamento assicurato dalla nostra Ambasciata a Damasco – l'unica di un Paese del G7 operativa già al momento della caduta del regime di Assad – ci siamo attivati fin da subito, impegnando lo scorso anno 50 milioni di euro tra interventi per la ricostruzione del Paese e di emergenza da me deliberati. Da ultimo, lo scorso settembre abbiamo inviato a Damasco un carico umanitario per sostenere la ripresa del settore ospedaliero siriano, contribuendo così a garantire cure di qualità e la salvaguardia della salute delle popolazioni più vulnerabili. Siamo inoltre pronti a sostenere anche eventuali iniziative della Commissione europea nel Nord-Est del Paese.
L'attenzione del Governo per la Siria e per l'evoluzione del contesto regionale resta forte e concreta: continueremo a lavorare, in stretto raccordo con i partner dell'Unione europea e con gli attori internazionali, per sostenere una transizione inclusiva e rispettosa dei diritti di tutte le componenti della società siriana.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.
L'ABBATE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto previsto dalla legge di bilancio 2025 e dal successivo decreto Milleproroghe, sono stati operati significativi tagli alle risorse destinate alla manutenzione delle infrastrutture, con particolare impatto sulla rete viaria secondaria e provinciale;
tali tagli incidono in modo diretto sulla rigenerazione dei territori e sullo sviluppo equilibrato delle aree interne, compromettendo investimenti già programmati e interventi considerati strategici per la sicurezza e la competitività locale;
la regione Puglia, per la sua conformazione territoriale e socio-economica, risente in maniera ancora più marcata di questi tagli, soprattutto in riferimento a strade provinciali, arterie secondarie e collegamenti rurali, che costituiscono un'infrastruttura vitale per il sistema agricolo, turistico e produttivo;
le province pugliesi, già in difficoltà per la carenza cronica di fondi destinati alla manutenzione stradale, rischiano ora di non poter portare a termine gli interventi avviati con fondi PNRR o altre risorse precedenti, con evidenti ripercussioni sulla sicurezza dei cittadini, sulla qualità della vita nelle aree interne e sull'accessibilità dei servizi essenziali;
è quanto mai necessario provvedere all'individuazione di fonti alternative di finanziamento da parte del Governo per non interrompere i cantieri e i progetti in corso –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della grave situazione venutasi a creare in Puglia e, in particolare, delle difficoltà delle province pugliesi nel garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete viaria;
quali iniziative anche di carattere normativo il Governo intenda adottare, con quali tempi e quali risorse, per assicurare che i tagli operati con la legge di bilancio e il Milleproroghe non penalizzino ulteriormente una regione come la Puglia, già esposta a gravi fragilità infrastrutturali e a un deficit storico di investimenti pubblici.
(4-05156)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La sicurezza stradale e la piena fruibilità della rete viaria provinciale e metropolitana costituiscono una priorità dell'azione di governo, nella consapevolezza del ruolo strategico che tali infrastrutture rivestono per la mobilità quotidiana, la competitività dei territori e la coesione sociale.
Il divario infrastrutturale che ancora caratterizza il nostro Paese richiede un duplice approccio: da un lato l'impegno dello Stato nella realizzazione delle grandi opere strategiche e negli interventi di modernizzazione della rete stradale nazionale, che Anas sta portando avanti con continuità; dall'altro un sostegno costante agli enti locali affinché possano svolgere al meglio le loro funzioni attraverso interventi mirati, anche di modesta entità ma fondamentali per migliorare concretamente la qualità della vita e la mobilità delle comunità.
A questo proposito ricordo che lo scorso mese di dicembre 2025 è stata approvata la graduatoria per il 2025 del «Fondo investimenti stradali nei piccoli comuni», che individua 97 comuni sotto i cinquemila abitanti come beneficiari di un totale di 12 milioni di euro destinati alla manutenzione e alla riqualificazione delle strade comunali. Già negli anni 2023 e 2024 il Fondo ha permesso di finanziare interventi in 326 comuni, per un valore complessivo di 39,5 milioni di euro.
Promuovere questi interventi significa aumentare la sicurezza degli utenti, garantire la continuità dei collegamenti territoriali e sostenere la competitività dei sistemi produttivi locali. Significa anche tutelare i nostri territori, contrastare lo spopolamento dei piccoli centri e valorizzarne il patrimonio storico, artistico, paesaggistico, culturale e sociale.
Venendo al quesito posto dal senatore interrogante, si precisa che la rete stradale affidata alla responsabilità di regioni, province e città metropolitane si estende per circa 150.000 chilometri.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è costantemente impegnato nel sostenere e cofinanziare un quadro programmatorio chiaro, stabile e coordinato, che consenta agli enti territoriali di pianificare e realizzare interventi in modo efficace e tempestivo. L'obiettivo è garantire un livello di sicurezza stradale sempre più elevato e una piena fruibilità delle infrastrutture da parte dei cittadini, attraverso un utilizzo efficiente delle risorse disponibili e una pianificazione degli interventi coerente con le reali necessità dei territori.
In particolare, proprio al fine di garantirne adeguati livelli di funzionalità e sicurezza, anche alla luce dell'incremento dei volumi di traffico e dei fenomeni di degrado connessi agli eventi atmosferici, il Ministero ha adottato negli anni numerose iniziative a sostegno degli enti territoriali, rifinanziando strumenti normativi già esistenti dedicati alla manutenzione della viabilità locale.
Nel quadro programmatorio vigente, oltre agli stanziamenti previsti per il periodo 2018-2022, pari complessivamente a 2,7 miliardi di euro, risultano attualmente programmati interventi per ulteriori 3 miliardi di euro nel quinquennio 2023-2027 e per 4 miliardi di euro nel periodo 2028-2035. Tali importi testimoniano un significativo incremento delle risorse destinate al potenziamento della rete viaria locale, incremento ancor più rilevante se si considera il trasferimento ad Anas di una parte della rete regionale.
La ripartizione dei finanziamenti avviene tramite decreti ministeriali adottati previo confronto con le associazioni degli enti territoriali, sulla base di parametri oggettivi e in conformità alle disposizioni legislative vigenti.
La revisione delle risorse operata con la legge di bilancio 2025 ha tenuto conto della limitata capacità di spesa registrata da parte di alcuni enti territoriali negli esercizi precedenti, nonché dell'esigenza di evitare economie non utilizzate, in linea con gli obiettivi di finanza pubblica.
Risulta dai dati del Ministero che, per quanto riguarda le risorse di cui al decreto ministeriale n. 141 del 2022, pari a 500 milioni di euro per il periodo 2022-2025, al mese di dicembre 2024 risultavano richieste di erogazione pari al 28 per cento dello stanziamento complessivo. Tale dato ha contribuito a motivare le modifiche apportate al decreto n. 101 del 2022 per le annualità 2025-2026, con l'obiettivo prioritario di assicurare una gestione più efficiente delle risorse pubbliche.
Circa le iniziative volte ad assicurare le risorse alle province della Puglia, oggetto di quesito dell'onorevole interrogante, si evidenzia che con il decreto-legge n. 95 del 2025 sono stati disposti nuovi stanziamenti per la manutenzione della rete stradale di regioni, province e città metropolitane.
In particolare, l'articolo 3, comma 6, del citato decreto-legge, ha previsto un incremento dell'autorizzazione di spesa prevista dall'articolo 1, comma 1076, della legge n. 205 del 2017, di 47,5 milioni di euro per il 2025 e di 302,5 milioni di euro per il 2026. Il successivo comma 7, con l'allegato 2, individua i beneficiari secondo i criteri già condivisi con le associazioni degli enti territoriali. Nel suddetto allegato sono, quindi, indicate, per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028, le risorse spettanti a ogni singola provincia ricompresa nelle 4 macroaree nord, centro, sud e isole.
Con specifico riferimento alle risorse destinate alle province della Puglia, oggetto dell'atto in parola, si precisa le risorse ammontano complessivamente a 67.230.021,00 euro.
Con decreto ministeriale 14 agosto 2025, n. 209, con l'obiettivo di ottimizzare la capacità di spesa da parte dei beneficiari, sono state definite le modalità di assegnazione delle risorse, introducendo oggettivi obblighi di rendicontazione e collegando l'erogazione dei fondi agli effettivi stati di avanzamento dei lavori.
Tale impostazione supera il precedente modello di contributi erogati sulla base di mere indicazioni esigenziali, orientando l'azione amministrativa verso una pianificazione più efficiente e un utilizzo più responsabile delle risorse.
In attuazione del decreto-legge n. 95 del 2025, nello scorso mese di dicembre, il Ministero ha erogato agli enti territoriali un'anticipazione pari a 125 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria della rete stradale. Tale importo costituisce il primo acconto nell'ambito del programma quadriennale 2025- 2028, che prevede complessivamente circa un miliardo di euro di investimenti, di cui 380 milioni nel 2026 e 275 milioni nel biennio 2027-2028.
Si tratta di un impegno rilevante, che consente un significativo avanzamento nel miglioramento della viabilità provinciale e conferma l'attenzione del Mit per lo sviluppo dei territori e la sicurezza della circolazione.
Le erogazioni effettuate sono state disposte a seguito della comunicazione, da parte degli enti beneficiari, dell'avvio delle procedure di gara, secondo una modalità operativa che incentiva maggiore tempestività ed efficienza nell'attuazione degli interventi, nell'interesse della collettività.
Il Governo conferma il proprio impegno a sostenere province e città metropolitane nel mantenimento e nel miglioramento della rete stradale di loro competenza, nella consapevolezza che investire nella manutenzione significa investire nella sicurezza, nella mobilità e nello sviluppo delle comunità.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
MALAVASI e ANDREA ROSSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il 15 maggio 2025 nel corso dell'assemblea nazionale delle province è emerso che la sicurezza delle strade provinciali è messa a rischio dai tagli imposti dalla legge di bilancio e dal milleproroghe, che ammontano a 1,7 miliardi di euro. Risorse già assegnate a province e città metropolitane e destinate agli investimenti per la messa in sicurezza. Risorse dedicate unicamente alle pavimentazioni stradali, senza tener conto di altri interventi strutturali necessari come ad esempio quelli relativi ai fenomeni franosi e al dissesto idrogeologico, oltre a quelli relativi ai ponti e manufatti stradali e barriere guardrail;
dai territori è scattato immediato l'allarme sulle ripercussioni che tali tagli avranno inevitabilmente sui lavori già programmati e sullo stato manutentivo delle strade, alcune delle quali sono al limite della sostenibilità in termini di sicurezza;
in Emilia-Romagna è stata prevista una riduzione rispetto alla risorse assegnate per gli anni 2025-2026 del 70 per cento si è passati dai 55 milioni destinati per il biennio a 16,5 milioni con un taglio di ben 38,5 milioni;
inoltre, se si considera il triennio 2025-2028 si passa dagli iniziali 137,5 milioni a 66 milioni con una riduzione di ben 71,5 milioni;
alla Provincia di Reggio Emilia, che amministra e gestisce 937 chilometri di strade, sono stati tagliati 1,773 milioni rispetto alla iniziale cifra assegnata di 4,290 milioni;
si segnala che nei mesi scorsi la giunta provinciale ha deliberato interventi per un valore complessivo di 1.100.000 euro per il reggiano con cui dovranno essere riasfaltati complessivamente 31.400 metri quadrati di strade, per una lunghezza complessiva di 5,5 chilometri. Gli interventi, parte di un pacchetto previsto dal bilancio 2025-2027 e dal piano triennale dei lavori pubblici del valore di 2.750.000 euro, si concentreranno sulla posa di nuovi asfalti;
il rischio concreto è che, venendo a mancare risorse fondamentali per la manutenzione straordinaria, vi sia la necessità di limitare la circolazione stradale reggiana, mettendo a rischio i servizi dei cittadini e la mobilità delle merci e prodotti per il tessuto produttivo, compromettendo l'erogazione di servizi attinenti alla funzioni fondamentali attribuite agli enti locali, con un danno evidente a carico a dei cittadini e delle imprese;
considerato che sulla manutenzione delle strade provinciali, che nella regione Emilia-Romagna rappresentano il reticolo fondamentale su cui poggia il sistema produttivo locale, questa appare una scelta grave: senza contare il fatto che ai tagli insostenibili del 2026 si aggiunge la beffa di quelli del 2025, comunicato in corso d'anno quando le amministrazioni hanno già eseguito le progettazioni e le gare d'appalto, in alcuni casi con le opere in fase realizzativa –:
quali siano le ragioni di questo taglio lineare e come intenda assicurare un adeguato finanziamento della manutenzione straordinaria delle strade provinciali italiane ed in particolare a quelle reggiane funzionale a garantire la sicurezza stradale e la piena fruibilità delle stesse da parte dei cittadini.
(4-05061)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La sicurezza stradale e la piena fruibilità della rete viaria provinciale e metropolitana costituiscono una priorità dell'azione di governo, nella consapevolezza del ruolo strategico che tali infrastrutture rivestono per la mobilità quotidiana, la competitività dei territori e la coesione sociale.
Il divario infrastrutturale che ancora caratterizza il nostro Paese richiede un duplice approccio: da un lato l'impegno dello Stato nella realizzazione delle grandi opere strategiche e negli interventi di modernizzazione della rete stradale nazionale, che ANAS sta portando avanti con continuità; dall'altro un sostegno costante agli enti locali affinché possano svolgere al meglio le loro funzioni attraverso interventi mirati, anche di modesta entità ma fondamentali per migliorare concretamente la qualità della vita e la mobilità delle comunità.
A questo proposito ricordo che lo scorso mese di dicembre 2025 è stata approvata la graduatoria per il 2025 del «Fondo investimenti stradali nei piccoli comuni», che individua 97 comuni sotto i cinquemila abitanti come beneficiari di un totale di 12 milioni di euro destinati alla manutenzione e alla riqualificazione delle strade comunali. Già negli anni 2023 e 2024 il Fondo ha permesso di finanziare interventi in 326 comuni, per un valore complessivo di 39,5 milioni di euro.
Promuovere questi interventi significa aumentare la sicurezza degli utenti, garantire la continuità dei collegamenti territoriali e sostenere la competitività dei sistemi produttivi locali. Significa anche tutelare i nostri territori, contrastare lo spopolamento dei piccoli centri e valorizzarne il patrimonio storico, artistico, paesaggistico, culturale e sociale.
Venendo al quesito posto dall'interrogante, si precisa che la rete stradale affidata alla responsabilità di regioni, province e città metropolitane si estende per circa 150.000 chilometri.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è costantemente impegnato nel sostenere e cofinanziare un quadro programmatorio chiaro, stabile e coordinato, che consenta agli enti territoriali di pianificare e realizzare interventi in modo efficace e tempestivo. L'obiettivo è garantire un livello di sicurezza stradale sempre più elevato e una piena fruibilità delle infrastrutture da parte dei cittadini, attraverso un utilizzo efficiente delle risorse disponibili e una pianificazione degli interventi coerente con le reali necessità dei territori.
In particolare, proprio al fine di garantirne adeguati livelli di funzionalità e sicurezza, anche alla luce dell'incremento dei volumi di traffico e dei fenomeni di degrado connessi agli eventi atmosferici, il Ministero ha adottato negli anni numerose iniziative a sostegno degli enti territoriali, rifinanziando strumenti normativi già esistenti dedicati alla manutenzione della viabilità locale.
Nel quadro programmatorio vigente, oltre agli stanziamenti previsti per il periodo 2018-2022, pari complessivamente a 2,7 miliardi di euro, risultano attualmente programmati interventi per ulteriori 3 miliardi di euro nel quinquennio 2023-2027 e per 4 miliardi di euro nel periodo 2028-2035. Tali importi testimoniano un significativo incremento delle risorse destinate al potenziamento della rete viaria locale, incremento ancor più rilevante se si considera il trasferimento ad ANAS di una parte della rete regionale.
La ripartizione dei finanziamenti avviene tramite decreti ministeriali adottati previo confronto con le associazioni degli enti territoriali, sulla base di parametri oggettivi e in conformità alle disposizioni legislative vigenti.
La revisione delle risorse operata con la legge di bilancio 2025, sul decreto ministeriale n. 101 del 2022, ha tenuto conto della limitata capacità di spesa registrata da parte di alcuni enti territoriali negli esercizi precedenti, nonché dell'esigenza di evitare economie non utilizzate, in linea con gli obiettivi di finanza pubblica.
Per quanto riguarda il decreto ministeriale n. 141 del 2022, pari a 500 milioni di euro per il periodo 2022-2025, al mese di dicembre 2024 risultavano richieste di erogazione pari al 28 per cento dello stanziamento complessivo. Tale dato ha contribuito a motivare le modifiche apportate al decreto n. 101 del 2022 per le annualità 2025-2026, con l'obiettivo prioritario di assicurare una gestione più efficiente delle risorse pubbliche.
In ogni caso, il decreto-legge n. 95 del 2025 ha disposto nuovi stanziamenti per la manutenzione della rete stradale di regioni, province e città metropolitane.
In particolare, l'articolo 3, comma 6, del citato decreto-legge, ha previsto un incremento dell'autorizzazione di spesa prevista dall'articolo 1, comma 1076, della legge n. 205 del 2017, di 47,5 milioni di euro per il 2025 e di 302,5 milioni di euro per il 2026. Il successivo comma 7, con l'Allegato 2, individua i beneficiari secondo i criteri già condivisi con le Associazioni degli enti territoriali. Nel suddetto allegato sono, quindi, indicate, per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028, le risorse spettanti ad ogni singola provincia ricompresa nelle 4 macroaree Nord, Centro, Sud ed Isole.
Con specifico riferimento alle risorse destinate alla provincia di Reggio Emilia, oggetto di quesito degli onorevoli interroganti, si precisa le risorse ammontano complessivamente a 13.592.320,75 euro.
Per quanto attiene, invece, al quesito relativo alle iniziative per la revisione dei criteri di riparto delle risorse statali destinate alla viabilità provinciale e metropolitana, si specifica che, con il decreto ministeriale 14 agosto 2025, n. 209, al fine di ottimizzare la capacità di spesa da parte dei beneficiari, sono state definite le modalità di assegnazione delle risorse, introducendo oggettivi obblighi di rendicontazione e collegando l'erogazione dei fondi agli effettivi stati di avanzamento dei lavori.
Tale impostazione supera il precedente modello di contributi erogati sulla base di mere indicazioni esigenziali, orientando l'azione amministrativa verso una pianificazione più efficiente e un utilizzo più responsabile delle risorse.
In attuazione del decreto-legge n. 95 del 2025, nello scorso mese di dicembre, il Ministero ha erogato agli enti territoriali un'anticipazione pari a 125 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria della rete stradale. Tale importo costituisce il primo acconto nell'ambito del programma quadriennale 2025- 2028, che prevede complessivamente circa un miliardo di euro di investimenti, di cui 380 milioni nel 2026 e 275 milioni nel biennio 2027-2028.
Si tratta di un impegno rilevante, che consente un significativo avanzamento nel miglioramento della viabilità provinciale e conferma l'attenzione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per lo sviluppo dei territori e la sicurezza della circolazione.
Le erogazioni effettuate sono state disposte a seguito della comunicazione, da parte degli enti beneficiari, dell'avvio delle procedure di gara, secondo una modalità operativa che incentiva maggiore tempestività ed efficienza nell'attuazione degli interventi, nell'interesse della collettività.
Il Governo conferma il proprio impegno a sostenere province e città metropolitane nel mantenimento e nel miglioramento della rete stradale di loro competenza, nella consapevolezza che investire nella manutenzione significa investire nella sicurezza, nella mobilità e nello sviluppo delle comunità.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
MORFINO, AIELLO, CANTONE, CARMINA, D'ORSO e SCERRA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
con la legge di bilancio 2024 e il successivo decreto «milleproroghe», il Governo ha disposto una drastica riduzione dei fondi destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade provinciali, stimata in circa il 70 per cento del totale delle risorse;
per la sola Sicilia la dotazione finanziaria per il biennio 2025-2026 passa da 48.596.628 euro a 14.578.989 euro, con un taglio netto pari a 34.017.640 euro;
per il quadriennio 2025-2028, si registra una diminuzione complessiva di 58.315.954 passando da 121.491.571 a 63.175.617;
le province siciliane risultano fortemente penalizzate, come da stime dell'unione province d'Italia (Upi):
Agrigento: da 4.196.877 a 1.259.063 euro;
Caltanissetta: da 3.247.928 a 974.379 euro;
Catania: da 8.531.605 a 2.559.482 euro;
Enna: da 2.860.302 a 858.090 euro;
Messina: da 8.809.824 a 2.642.947 euro;
Palermo: da 8.866.644 a 2.659.993 euro;
Ragusa: da 2.965.425 a 889.627 euro;
Siracusa: da 4.654.720 a 1.396.416 euro;
Trapani: da 4.463.304 a 1.338.991 euro;
tale decisione impatta gravemente sulla sicurezza della circolazione, sulla tenuta strutturale di ponti e viadotti, e sulla vivibilità di interi territori, specie nelle aree interne e montane;
si rileva l'assenza di un piano alternativo di finanziamento e, a parere degli interroganti, un colpevole silenzio da parte degli esponenti della maggioranza parlamentare, in particolare proprio nei territori interessati;
va considerato che l'articolo 14 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada), stabilisce che gli enti proprietari delle strade hanno l'obbligo di provvedere alla manutenzione, al controllo tecnico della loro efficienza e alla gestione sia delle infrastrutture viarie, delle pertinenze e della relativa segnaletica, affinché sia garantita la sicurezza degli utenti;
gli articoli 19 e 19-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (testo unico degli enti locali), prevedono che le province esercitino funzioni fondamentali in materia di gestione e manutenzione delle reti stradali provinciali. Tali funzioni imprescindibili non possono essere compromesse da riduzioni circa le spettanti dotazioni finanziarie;
l'articolo 1, comma 85, della legge 7 aprile 2014, n. 56, stabilisce che tra le funzioni fondamentali attribuite alle province rientrano espressamente la pianificazione, gestione e manutenzione della rete viaria provinciale, ponendo specifiche responsabilità istituzionali in capo agli enti provinciali stessi –:
quali siano i criteri che hanno portato al taglio dei fondi per la manutenzione delle strade provinciali;
se siano previsti futuri interventi volti a finanziare le carenze strutturali derivanti dai tagli riportati in premessa, o eventuali programmi straordinari di manutenzione.
(4-05101)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La sicurezza stradale e la piena fruibilità della rete viaria provinciale e metropolitana costituiscono una priorità dell'azione di governo, nella consapevolezza del ruolo strategico che tali infrastrutture rivestono per la mobilità quotidiana, la competitività dei territori e la coesione sociale.
Il divario infrastrutturale che ancora caratterizza il nostro Paese richiede un duplice approccio: da un lato l'impegno dello Stato nella realizzazione delle grandi opere strategiche e negli interventi di modernizzazione della rete stradale nazionale, che ANAS sta portando avanti con continuità; dall'altro un sostegno costante agli enti locali affinché possano svolgere al meglio le loro funzioni attraverso interventi mirati, anche di modesta entità ma fondamentali per migliorare concretamente la qualità della vita e la mobilità delle comunità.
A questo proposito ricordo che lo scorso mese di dicembre 2025 è stata approvata la graduatoria per il 2025 del «Fondo investimenti stradali nei piccoli comuni», che individua 97 comuni sotto i cinquemila abitanti come beneficiari di un totale di 12 milioni di euro destinati alla manutenzione e alla riqualificazione delle strade comunali. Già negli anni 2023 e 2024 il Fondo ha permesso di finanziare interventi in 326 comuni, per un valore complessivo di 39,5 milioni di euro.
Promuovere questi interventi significa aumentare la sicurezza degli utenti, garantire la continuità dei collegamenti territoriali e sostenere la competitività dei sistemi produttivi locali. Significa anche tutelare i nostri territori, contrastare lo spopolamento dei piccoli centri e valorizzarne il patrimonio storico, artistico, paesaggistico, culturale e sociale.
Venendo al quesito posto dall'interrogante, si precisa che la rete stradale affidata alla responsabilità di regioni, province e città metropolitane si estende per circa 150.000 chilometri.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è costantemente impegnato nel sostenere e cofinanziare un quadro programmatorio chiaro, stabile e coordinato, che consenta agli enti territoriali di pianificare e realizzare interventi in modo efficace e tempestivo. L'obiettivo è garantire un livello di sicurezza stradale sempre più elevato e una piena fruibilità delle infrastrutture da parte dei cittadini, attraverso un utilizzo efficiente delle risorse disponibili e una pianificazione degli interventi coerente con le reali necessità dei territori.
In particolare, proprio al fine di garantirne adeguati livelli di funzionalità e sicurezza, anche alla luce dell'incremento dei volumi di traffico e dei fenomeni di degrado connessi agli eventi atmosferici, il Ministero ha adottato negli anni numerose iniziative a sostegno degli enti territoriali, rifinanziando strumenti normativi già esistenti dedicati alla manutenzione della viabilità locale.
Nel quadro programmatorio vigente, oltre agli stanziamenti previsti per il periodo 2018-2022, pari complessivamente a 2,7 miliardi di euro, risultano attualmente programmati interventi per ulteriori 3 miliardi di euro nel quinquennio 2023-2027 e per 4 miliardi di euro nel periodo 2028-2035. Tali importi testimoniano un significativo incremento delle risorse destinate al potenziamento della rete viaria locale, incremento ancor più rilevante se si considera il trasferimento ad ANAS di una parte della rete regionale.
La ripartizione dei finanziamenti avviene tramite decreti ministeriali adottati previo confronto con le associazioni degli enti territoriali, sulla base di parametri oggettivi e in conformità alle disposizioni legislative vigenti.
La revisione delle risorse operata con la legge di bilancio 2025 ha tenuto conto della limitata capacità di spesa registrata da parte di alcuni enti territoriali negli esercizi precedenti, nonché dell'esigenza di evitare economie non utilizzate, in linea con gli obiettivi di finanza pubblica.
Risulta dai dati del Ministero che, per quanto riguarda le risorse di cui al decreto ministeriale n. 141 del 2022, pari a 500 milioni di euro per il periodo 2022-2025, al mese di dicembre 2024 risultavano richieste di erogazione pari al 28 per cento dello stanziamento complessivo. Tale dato ha contribuito a motivare le modifiche apportate al decreto n. 101 del 2022 per le annualità 2025-2026, con l'obiettivo prioritario di assicurare una gestione più efficiente delle risorse pubbliche.
In ogni caso, il decreto-legge n. 95 del 2025 ha disposto nuovi stanziamenti per la manutenzione della rete stradale di regioni, province e città metropolitane.
In particolare, l'articolo 3, comma 6, del citato decreto-legge, ha previsto un incremento dell'autorizzazione di spesa prevista dall'articolo 1, comma 1076, della legge n. 205 del 2017, di 47,5 milioni di euro per il 2025 e di 302,5 milioni di euro per il 2026. Il successivo comma 7, con l'Allegato 2, individua i beneficiari secondo i criteri già condivisi con le Associazioni degli enti territoriali. Nel suddetto allegato sono, quindi, indicate, per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028, le risorse spettanti a ogni singola provincia ricompresa nelle 4 macroaree Nord, Centro, Sud ed Isole.
Con specifico riferimento alle risorse destinate alle Città metropolitane e ai liberi consorzi comunali della Regione Siciliana, si precisa le risorse ammontano complessivamente a 93.658.956,51 euro.
Con decreto ministeriale 14 agosto 2025, n. 209, con l'obiettivo di ottimizzare la capacità di spesa da parte dei beneficiari, sono state definite le modalità di assegnazione delle risorse, introducendo oggettivi obblighi di rendicontazione e collegando l'erogazione dei fondi agli effettivi stati di avanzamento dei lavori.
Tale impostazione supera il precedente modello di contributi erogati sulla base di mere indicazioni esigenziali, orientando l'azione amministrativa verso una pianificazione più efficiente e un utilizzo più responsabile delle risorse.
In attuazione del decreto-legge n. 95 del 2025, nello scorso mese di dicembre, il Ministero ha erogato agli enti territoriali un'anticipazione pari a 125 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria della rete stradale. Tale importo costituisce il primo acconto nell'ambito del programma quadriennale 2025- 2028, che prevede complessivamente circa un miliardo di euro di investimenti, di cui 380 milioni nel 2026 e 275 milioni nel biennio 2027-2028.
Si tratta di un impegno rilevante, che consente un significativo avanzamento nel miglioramento della viabilità provinciale e conferma l'attenzione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per lo sviluppo dei territori e la sicurezza della circolazione.
Le erogazioni effettuate sono state disposte a seguito della comunicazione, da parte degli enti beneficiari, dell'avvio delle procedure di gara, secondo una modalità operativa che incentiva maggiore tempestività ed efficienza nell'attuazione degli interventi, nell'interesse della collettività.
Il Governo conferma il proprio impegno a sostenere Province e Città metropolitane nel mantenimento e nel miglioramento della rete stradale di loro competenza, nella consapevolezza che investire nella manutenzione significa investire nella sicurezza, nella mobilità e nello sviluppo delle comunità.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
PITTALIS. — Al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:
dal 2004 si svolge, ogni anno, in Sardegna, la tappa italiana del Fia World Rally Championship organizzato dall'Automobile Club d'Italia insieme alla regione autonoma della Sardegna, ormai diventata punto di riferimento per questa competizione internazionale;
la manifestazione ha rappresentato e rappresenta una occasione importante per la regione Sardegna di valorizzare i luoghi e la ricchezza naturalistica del territorio e ha sempre visto la piena collaborazione degli enti locali;
la competizione, infatti, rappresenta una vetrina di fondamentale importanza per la regione e porta visibilità, attrattiva turistica e positivi effetti economici grazie alla promozione del territorio e alle numerose attività di indotto che la realizzazione dell'evento richiede;
da settimane circola la voce che Aci starebbe valutando la possibilità di spostare la tappa italiana del campionato mondiale di rally a Roma già dal 2026 con gravi ricadute per il territorio –:
quali iniziative, per quanto di competenza, intende assumere il Governo in ordine a quanto espresso in premessa.
(4-05866)
Risposta. — Ringrazio gli interroganti che, con l'atto di sindacato ispettivo n. 4-05866, mi offrono l'occasione di rispondere in merito a un fatto di cronaca sportiva, legato alla tappa italiana del World rally championship, nonché ribadire l'attenzione del Governo alla promozione di eventi e manifestazioni sportive sul territorio, che rappresentano, nella fattispecie, non solo una grande opportunità di sviluppo turistico ed economico per la regione Sardegna, ma anche lo strumento per valorizzarne i luoghi e il patrimonio culturale.
Al riguardo, è opportuno innanzitutto ricordare che la tappa italiana del World rally championship è stata disputata dal 1972 al 2003 a San Remo (Imperia) e solo dal 2004 in Sardegna, con base a Olbia e Alghero, ad annualità alterne.
Il contratto sottoscritto nel 2022 tra Aci e il soggetto organizzatore del campionato mondiale di Rally, valevole per il triennio 2023-2025, prevedeva, infatti, che la tappa del campionato di cui trattasi si svolgesse in Sardegna (Rally d'Italia Sardegna), mentre il contratto relativo al Campionato europeo rally (Erc), della durata di 5 anni, prevedeva che si svolgesse a Roma e nel Lazio (Rally di Roma Capitale).
Nel 2025 l'evento si è regolarmente svolto dal 5 al 7 giugno in Sardegna con base a Olbia, ed è stato gestito, come in passato, dalla Direzione per lo sport automobilistico e le relazioni internazionali di Aci, che si è avvalsa della società in house Aci sport spa, sotto la supervisione e con l'apporto del presidente del consiglio di amministrazione della società medesima, signor Giulio Pes di San Vittorio, presidente anche dell'Automobile club di Sassari, e alla presenza e sotto il controllo dei rappresentanti Wrc e Fia.
È importante evidenziare che le decisioni relative al calendario delle competizioni spettano al promotore internazionale della competizione (Wrc promoter gmbH), in raccordo con la Federazione internazionale dell'automobile (Fia), per il tramite dell'Automobile club d'Italia (Aci), unico soggetto titolato a interloquire formalmente con Fia e con il promotore internazionale Wrc per la parte italiana.
Aci – è necessario da subito precisare – non ha espresso alcuna diversa proposta circa le sedi o la localizzazione dei due campionati, limitandosi a rappresentare l'obiettivo prioritario ed irrinunciabile che fossero confermate ambedue le tappe italiane, preferibilmente per un quinquennio anziché un triennio.
Nello specifico, il promotore dell'evento, dapprima informalmente e poi formalmente, ha manifestato l'intendimento di rinnovare il contratto per tre anni con la possibilità di estensione a cinque anni soltanto nel caso in cui la tappa italiana del Campionato del Mondo fosse trasferita a Roma e nel Lazio sin dal 2026, ovvero in subordine dal 2027, comunicando che in Sardegna avrebbe potuto tenersi la tappa italiana del Campionato europeo.
Aci, nelle persone del commissario straordinario e del sub commissario, il 29 luglio 2025 ha sottoscritto una lettera di intenti (Loi) nella quale sono stati indicati i termini chiave dell'accordo, riservandosi di proporre la collocazione delle tappe dei Campionati mondiale (Wrc) ed europeo (Erc) entro il 31 agosto 2025, termine poi differito al 18 settembre 2025, alla vigilia del quale, come formalmente richiesto dalla presidente della regione Sardegna a questa autorità politica, si è tenuta una video call con alti rappresentanti del promotore e Fia, promossa da Aci.
All'esito di tale confronto, Aci ha ribadito l'assoluta e irrinunciabile priorità di confermare ambedue le tappe italiane, richiedendo un rinnovo quinquennale del contratto proponendo di trattenere la tappa del Mondiale in Sardegna nel 2026 e nel 2027 e, soltanto nel caso in cui il promotore avesse ritenuto la proposta inaccettabile, di conservare in Sardegna la predetta tappa per il solo 2026.
Il promotore ha comunicato le proprie decisioni, assunte d'intesa con Fia, con nota del 22 settembre 2025 indirizzata anche alla regione Sardegna, oltre che al Ministro per lo sport e i giovani, alla regione Lazio e ad Aci, con la quale, nell'ottica di instaurare una proficua e duratura collaborazione con tutte le parti coinvolte in Italia, ha manifestato l'intenzione di confermare l'evento mondiale per il 2026 in Sardegna e spostarlo a Roma a partire dal 2027 e organizzare l'evento europeo 2027-2030 in Sardegna (con base ad Olbia), chiedendo ad Aci e a tutte le autorità competenti di assicurare che l'evento europeo 2026 di Roma Capitale fungesse da «prova generale» per l'evento Wrc 2027, garantendo la migliore sinergia possibile tra i team organizzativi dell'evento mondiale e dell'evento europeo.
Alla luce di quanto esposto, risulta dunque evidente la posizione assunta da Aci nella trattativa svoltasi con l'ente promotore delle manifestazioni, per mantenere la tappa del mondiale rally in Sardegna sino al 2027; e, sebbene non siano stati pienamente conseguiti i risultati attesi, per delle decisioni indipendenti dalla volontà politica, l'interesse a continuare la collaborazione con la regione Sardegna, favorito dalle istanze promosse dal Governo, è stato confermato dalla scelta di organizzare l'evento europeo nel triennio 2027-2030, che va nella direzione auspicata di non privare la regione della possibilità di ospitare eventi sportivi di rilevanza internazionale.
Il Ministro per lo sport e i giovani: Andrea Abodi.
RUFFINO e BENZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la regione Piemonte, con le sue otto province – Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli – e la città metropolitana di Torino, ha subito un drastico taglio nei trasferimenti statali destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade provinciali e metropolitane, con una decurtazione fino al 70 per cento delle risorse rispetto agli anni precedenti;
tali riduzioni, decise dal Governo nell'ambito della ripartizione dei fondi statali per le infrastrutture viarie locali, compromettono seriamente la sicurezza della circolazione stradale, soprattutto in un territorio eterogeneo e complesso come quello piemontese, caratterizzato da ampie zone montane e collinari, aree interne e rurali, centri urbani e distretti industriali, che richiedono una rete stradale efficiente e sicura per garantire coesione territoriale e sviluppo economico;
gli amministratori hanno segnalato l'inadeguatezza dei criteri attualmente utilizzati per la distribuzione delle risorse, che appaiono penalizzanti per i territori estesi e morfologicamente complessi;
oltre ai profili di equità territoriale, si rileva la criticità del momento in cui tali tagli sono stati comunicati, ovvero in una fase avanzata dell'anno finanziario, senza congruo preavviso, con la conseguente necessità per le amministrazioni locali di rivedere urgentemente i bilanci e sospendere interventi già programmati e in alcuni casi già progettati e cantierabili;
la manutenzione della rete stradale secondaria e provinciale rappresenta una condizione imprescindibile non solo per la sicurezza degli utenti, ma anche per la continuità dei collegamenti intercomunali, la gestione dei servizi essenziali, e la competitività economica, logistica e turistica di vaste aree del Piemonte;
le province di Cuneo, Biella, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola, Alessandria, Asti, Novara e la città metropolitana di Torino risultano tutte fortemente penalizzate da tali riduzioni, con interventi di manutenzione straordinaria bloccati o rinviati, arterie stradali fondamentali lasciate senza adeguati investimenti e territori interi esposti a gravi rischi infrastrutturali, ambientali sociali –:
quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare al fine di ripristinare una quota adeguata di risorse per tutte le province piemontesi e per la città metropolitana di Torino, garantendo la prosecuzione degli interventi manutentivi essenziali in un territorio caratterizzato da alta fragilità infrastrutturale e da elevate esigenze viarie;
se il Governo intenda attivarsi per una revisione dei criteri di riparto delle risorse statali destinate alla viabilità provinciale e metropolitana, così da assicurare un trattamento equo e proporzionato agli enti locali in relazione alla reale estensione della rete viaria gestita, alla complessità infrastrutturale e alla morfologia dei territori amministrati.
(4-05067)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La sicurezza stradale e la piena fruibilità della rete viaria provinciale e metropolitana costituiscono una priorità dell'azione di governo, nella consapevolezza del ruolo strategico che tali infrastrutture rivestono per la mobilità quotidiana, la competitività dei territori e la coesione sociale.
Il divario infrastrutturale che ancora caratterizza il nostro Paese richiede un duplice approccio: da un lato l'impegno dello Stato nella realizzazione delle grandi opere strategiche e negli interventi di modernizzazione della rete stradale nazionale, che ANAS sta portando avanti con continuità; dall'altro un sostegno costante agli enti locali affinché possano svolgere al meglio le loro funzioni attraverso interventi mirati, anche di modesta entità ma fondamentali per migliorare concretamente la qualità della vita e la mobilità delle comunità.
A questo proposito ricordo che lo scorso mese di dicembre 2025 è stata approvata la graduatoria per il 2025 del «Fondo investimenti stradali nei piccoli comuni», che individua 97 comuni sotto i cinquemila abitanti come beneficiari di un totale di 12 milioni di euro destinati alla manutenzione e alla riqualificazione delle strade comunali. Già negli anni 2023 e 2024 il Fondo ha permesso di finanziare interventi in 326 comuni, per un valore complessivo di 39,5 milioni di euro.
Promuovere questi interventi significa aumentare la sicurezza degli utenti, garantire la continuità dei collegamenti territoriali e sostenere la competitività dei sistemi produttivi locali. Significa anche tutelare i nostri territori, contrastare lo spopolamento dei piccoli centri e valorizzarne il patrimonio storico, artistico, paesaggistico, culturale e sociale.
Venendo al quesito posto dall'interrogante, si precisa che la rete stradale affidata alla responsabilità di regioni, province e città metropolitane si estende per circa 150.000 chilometri.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è costantemente impegnato nel sostenere e cofinanziare un quadro programmatorio chiaro, stabile e coordinato, che consenta agli enti territoriali di pianificare e realizzare interventi in modo efficace e tempestivo. L'obiettivo è garantire un livello di sicurezza stradale sempre più elevato e una piena fruibilità delle infrastrutture da parte dei cittadini, attraverso un utilizzo efficiente delle risorse disponibili e una pianificazione degli interventi coerente con le reali necessità dei territori.
In particolare, proprio al fine di garantirne adeguati livelli di funzionalità e sicurezza, anche alla luce dell'incremento dei volumi di traffico e dei fenomeni di degrado connessi agli eventi atmosferici, il Ministero ha adottato negli anni numerose iniziative a sostegno degli enti territoriali, rifinanziando strumenti normativi già esistenti dedicati alla manutenzione della viabilità locale.
Nel quadro programmatorio vigente, oltre agli stanziamenti previsti per il periodo 2018-2022, pari complessivamente a 2,7 miliardi di euro, risultano attualmente programmati interventi per ulteriori 3 miliardi di euro nel quinquennio 2023-2027 e per 4 miliardi di euro nel periodo 2028-2035. Tali importi testimoniano un significativo incremento delle risorse destinate al potenziamento della rete viaria locale, incremento ancor più rilevante se si considera il trasferimento ad ANAS di una parte della rete regionale.
La ripartizione dei finanziamenti avviene tramite decreti ministeriali adottati previo confronto con le associazioni degli enti territoriali, sulla base di parametri oggettivi e in conformità alle disposizioni legislative vigenti.
La revisione delle risorse operata con la legge di bilancio 2025 ha tenuto conto della limitata capacità di spesa registrata da parte di alcuni enti territoriali negli esercizi precedenti, nonché dell'esigenza di evitare economie non utilizzate, in linea con gli obiettivi di finanza pubblica.
Risulta dai dati del Ministero che, per quanto riguarda le risorse di cui al decreto ministeriale n. 141 del 2022, pari a 500 milioni di euro per il periodo 2022-2025, al mese di dicembre 2024 risultavano richieste di erogazione pari al 28 per cento dello stanziamento complessivo. Tale dato ha contribuito a motivare le modifiche apportate al decreto n. 101 del 2022 per le annualità 2025-2026, con l'obiettivo prioritario di assicurare una gestione più efficiente delle risorse pubbliche.
In ogni caso, con il decreto-legge n. 95 del 2025 ha disposto nuovi stanziamenti per la manutenzione della rete stradale delle regioni, province e città metropolitane.
In particolare, l'articolo 3, comma 6, del citato decreto-legge, ha previsto un incremento dell'autorizzazione di spesa prevista dall'articolo 1, comma 1076, della legge n. 205 del 2017, di 47,5 milioni di euro per il 2025 e di 302,5 milioni di euro per il 2026. Il successivo comma 7, con l'Allegato 2, individua i beneficiari secondo i criteri già condivisi con le Associazioni degli enti territoriali. Nel suddetto allegato sono, quindi, indicate, per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028, le risorse spettanti ad ogni singola provincia ricompresa nelle 4 macroaree Nord, Centro, Sud ed Isole.
Con specifico riferimento alle risorse destinate alle province del Piemonte, oggetto di quesito degli onorevoli interroganti, si precisa le risorse ammontano complessivamente a 87.749.192,49 euro.
Per quanto attiene, invece, al quesito relativo alle iniziative per la revisione dei criteri di riparto delle risorse statali destinate alla viabilità provinciale e metropolitana, si specifica che, con il decreto ministeriale 14 agosto 2025, n. 209, al fine di ottimizzare la capacità di spesa da parte dei beneficiari, sono state definite le modalità di assegnazione delle risorse, introducendo oggettivi obblighi di rendicontazione e collegando l'erogazione dei fondi agli effettivi stati di avanzamento dei lavori.
Tale impostazione supera il precedente modello di contributi erogati sulla base di mere indicazioni esigenziali, orientando l'azione amministrativa verso una pianificazione più efficiente e un utilizzo più responsabile delle risorse.
In attuazione del decreto-legge n. 95 del 2025, nello scorso mese di dicembre, il Ministero ha erogato agli enti territoriali un'anticipazione pari a 125 milioni di euro per interventi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria della rete stradale. Tale importo costituisce il primo acconto nell'ambito del programma quadriennale 2025- 2028, che prevede complessivamente circa un miliardo di euro di investimenti, di cui 380 milioni nel 2026 e 275 milioni nel biennio 2027-2028.
Si tratta di un impegno rilevante, che consente un significativo avanzamento nel miglioramento della viabilità provinciale e conferma l'attenzione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per lo sviluppo dei territori e la sicurezza della circolazione.
Le erogazioni effettuate sono state disposte a seguito della comunicazione, da parte degli enti beneficiari, dell'avvio delle procedure di gara, secondo una modalità operativa che incentiva maggiore tempestività ed efficienza nell'attuazione degli interventi, nell'interesse della collettività.
Il Governo conferma il proprio impegno a sostenere province e città metropolitane nel mantenimento e nel miglioramento della rete stradale di loro competenza, nella consapevolezza che investire nella manutenzione significa investire nella sicurezza, nella mobilità e nello sviluppo delle comunità.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Matteo Salvini.
SANTILLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:
l'Automobile Club d'Italia – Aci è la Federazione associativa degli Automobile Club regolarmente costituiti, è qualificato come ente pubblico non economico senza scopo di lucro, volto a tutelare gli interessi generali dell'automobilismo italiano, del quale promuove lo sviluppo, rappresentandolo presso la Fédération Internationale de l'Automobile – F.I.A. e presso il Coni;
secondo quanto previsto dall'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 98, la vigilanza sull'Aci è esercitata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri (oggi, per delega, dal Ministro per lo sport e i giovani) e, limitatamente alle attività del PRA, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ferme restando le competenze del Ministero della giustizia e dell'autorità giudiziaria previste dalle disposizioni vigenti;
il Presidente dell'Aci è eletto dall'Assemblea – ai sensi dell'articolo 8 – e nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa col Ministro vigilante, secondo quanto disposto dall'articolo 19 dello statuto dell'Aci, approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 881 del 1950;
il 31 dicembre 2024 il Governo ha annullato l'esito delle elezioni, ponendo fine prima del termine al mandato del presidente Sticchi Damiani, al terzo mandato;
secondo quando riferito agli organi di stampa dall'ormai ex Presidente: «Si è stabilito che quelle elezioni dovevano ripetersi e che se non le avessi convocate entro 45 giorni, l'Aci sarebbe stata commissariata, e nonostante le abbia indette nei termini è stata comunque commissariata»;
con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 febbraio 2025 è stato nominato il generale Tullio Del Sette come commissario straordinario dell'Aci, successivamente, è stato nominato l'avvocato Antonio Geronimo La Russa, primogenito di Ignazio La Russa, attuale Presidente del Senato della Repubblica italiana;
con riferimento al merito della nomina e relativo curriculum vitae, emerge una moltitudine di nomine di stampo politico di natura estremamente variegata: consigliere di amministrazione alla fondazione Piccolo Teatro di Milano; presidente comitato Coni e Aci Lombardia, consigliere di amministrazione in SPV Linea 4 Milano; consigliere di amministrazione dello Stadio Meazza di San Siro, per fare alcuni esempi recenti;
Aci controlla al 100 per cento 11 società e ne partecipa altre a maggioranza con relativi consigli di amministrazione;
nell'ambito dell'approvazione del decreto-legge 21 maggio 2025, n. 73, recante Misure urgenti per garantire la continuità nella realizzazione di infrastrutture strategiche e nella gestione di contratti pubblici, il corretto funzionamento del sistema di trasporti ferroviari e su strada, l'ordinata gestione del demanio portuale e marittimo, nonché l'attuazione di indifferibili adempimenti connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla partecipazione all'Unione europea in materia di infrastrutture e trasporti, all'articolo 15, comma 2, è riconosciuto pro futuro un contributo di 5,25 milioni di euro per l'anno 2025 e di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2032 in favore della Federazione sportiva nazionale-Aci;
ad avviso dell'interrogante, appare inopportuno promuovere persone delle famiglie dei membri del Governo e delle più alte cariche dello Stato alle cariche pubbliche o parastatali –:
se, in virtù dei poteri attribuiti al Governo nell'ambito del procedimento di nomina, intenda chiarire gli elementi riferiti al merito professionale del soggetto richiamato in premessa ed eventualmente quali altri profili siano stati valutati.
(4-05540)
Risposta. — Ringrazio l'interrogante per il quesito, che mi offre l'occasione per fare chiarezza sulla avvenuta nomina del nuovo presidente ACI, sgombrando il campo da qualsivoglia equivoco circa la procedura che è stata adottata.
Come ben noto e l'interrogante saprà, il Presidente dell'A.C.I., ai sensi dell'articolo 8 e 19 dello Statuto, viene eletto dall'Assemblea dei soci, ed è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa col Ministro vigilante.
L'Assemblea, nell'esercizio dei poteri attribuitigli, agisce in piena autonomia e assicura il rispetto delle garanzie di indipendenza. In tal senso, la votazione per l'elezione del presidente dell'Ente viene svolta a scrutinio segreto, proprio per evitare qualunque forma di pressione o interferenza.
Ebbene, per quanto concerne l'elezione del nuovo Presidente, l'Assemblea ACI, nel pieno rispetto dei princìpi suddetti, in data 12 febbraio 2025, ha indetto la nuova procedura elettorale per la sua nomina. Il successivo 9 luglio, l'Assemblea elettiva, costituita ai sensi dell'articolo 7 dello Statuto di ACI da 121 membri (Presidenti degli AC federati, rappresentanti ministeriali, rappresentanti di Anas, delle regioni, dell'Anci, dell'Upi e degli Enti aderenti, nonché dai componenti del Consiglio sportivo nazionale e della Giunta sportiva non Presidenti di AC), si è regolarmente svolta ed ha eletto quale nuovo Presidente, l'Avvocato Antonino Geronimo La Russa, già Presidente dell'Automobile Club Milano, con una maggioranza di oltre il 78 per cento. L'iter di nomina, di cui all'articolo 6 della legge n. 14 del 1978, si è concluso con la delibera favorevole del Consiglia dei ministri, nella seduta del 29 gennaio 2026 e con il perfezionamento del decreto di nomina decreto del Presidente della Repubblica 30 gennaio 2026.
Alla luce di quanto esposto, preso atto del regolare svolgimento delle elezioni svoltesi, non ritengo che questa Autorità politica debba essere chiamata ad esprimersi sulle qualità professionali o personali del candidato eletto, non avendo a tal proposito alcuna prerogativa per farlo. Qualunque tipo di valutazione in questo senso si risolverebbe soltanto in un'ingiustificata e inopportuna ingerenza del vertice politico, in questioni legate al funzionamento interno di un ente pubblico dotato di autonomi poteri.
Sul punto, peraltro, ricordo che ai sensi della disciplina recata dalla legge 24 gennaio 1978, n. 14, che detta «Norme per il controllo parlamentare sulle nomine negli enti pubblici», la nomina in questione è stata sottoposta alle competenti Commissioni parlamentari di Camera e Senato, che hanno espresso il relativo parere favore, motivato.
Il Ministro per lo sport e i giovani: Andrea Abodi.
ZANELLA. — Al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la notizia recentemente riportata sulla cronaca di Vicenza, riguardante l'allontanamento di un bambino di otto anni dalla madre e il suo inserimento in comunità, come denunciato dalle associazioni Donna Chiama Donna e Movimentiamoci Vicenza, ci colpisce e ci indigna profondamente;
ancora oggi, nonostante anni di battaglie, denunce pubbliche e leggi esistenti, accade che una donna, che trova il coraggio di denunciare un ex compagno violento, venga esposta a violenza ulteriore, spesso ancora più devastante per lei e, soprattutto, i suoi figli. È un copione che si ripete da anni in palese contrasto con la Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia nel 2011, dove, l'articolo 31 stabilisce che: i giudici devono tenere conto degli episodi di violenza domestica nelle decisioni relative all'affidamento e al diritto di visita; l'esercizio di tali diritti non deve mai compromettere la sicurezza della vittima o dei bambini; devono essere privilegiate soluzioni idonee a garantire protezione e sicurezza, incluso l'affido esclusivo, superando automatismi e mediazioni standardizzate;
la cosiddetta alienazione parentale non è riconosciuta né dal Ministero della salute né dal Ministero della giustizia ed è ampiamente sconfessata dalla comunità scientifica internazionale, resta inaccettabile che continui a trovare spazio nelle aule dei tribunali, dove viene utilizzata come strumento ritorsivo contro donne vittime di violenza e i loro figli;
nel caso di Vicenza il minore, nonostante la presenza del padre maltrattante e del rifiuto espresso dal bambino, è stato sottratto alla madre solo sulla base della perizia e del principio di bigenitorialità; troppo spesso il rifiuto del minore viene attribuito a una presunta manipolazione materna, senza mai considerare seriamente l'ipotesi più semplice e più frequente: che il bambino ha paura;
sul punto, la comunità scientifica internazionale è chiara: la violenza subita direttamente o assistita dai minori produce gravi conseguenze psicologiche, del tutto assimilabili a sindromi post-traumatiche croniche. Tali traumi incidono in modo profondo e duraturo sulle strutture cognitive, emotive e relazionali dei bambini, compromettendone lo sviluppo e l'intera vita futura;
impedire al bambino di vivere con il genitore che l'ha protetto, nella stragrande maggioranza dei casi la madre, è spesso molto più devastante che non riconoscere e affrontare seriamente la pericolosità di una figura paterna violenta, assente o temuta;
un bambino che rifiuta il padre non è automaticamente un bambino «manipolato», può essere un bambino che non ha mai costruito un legame d'attaccamento sicuro, che ha assistito a violenze, che ha subito violenze; può essere, semplicemente, un bambino che ha paura. Questa realtà viene sistematicamente rimossa perché nessuno indaga davvero sulle ragioni del rifiuto del minore, pertanto la responsabilità ricade quasi sempre e solo sulla madre;
costringere un bambino a vivere con il padre o a essere collocato forzatamente in una struttura contro la sua volontà significa infliggere una violenza ulteriore, di stampo autoritario, che nulla ha a che vedere con la tutela;
ad avviso dell'interrogante le madri che denunciano non devono essere demolite, bensì sostenute. I loro figli hanno diritto a restare con il genitore che li protegge, non a subire ulteriori traumi. Naturalmente questa presa di posizione non intende in alcun modo screditare il lavoro prezioso svolto dalle reti di accoglienza, dalle comunità educative e dagli operatori e operatrici che agiscono quotidianamente in contesti di grande fragilità con professionalità e dedizione –:
se i Ministri interrogati, ognuno per le proprie competenze, non ritengano di dover valutare la sussistenza dei presupposti per assumere iniziative di carattere ispettivo in relazione alla vicenda esposta in premessa, anche con riferimento alle disposizioni contenute nella convenzione di Istanbul, e in particolare l'articolo 31;
se non intendano assumere iniziative di competenza, anche normative, volte a fare chiarezza sulla applicabilità o meno della cosiddetta alienazione parentale nei procedimenti che riguardano l'affido di minori.
(4-06842)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo esame l'interrogante richiama l'ennesimo caso di allontanamento di un minore dal contesto familiare d'origine, invocando l'esercizio dei poteri ispettivi e sollecitando iniziative, anche di carattere normativo, che siano tese a fare chiarezza una volta per tutte sull'applicabilità ai procedimenti giudiziari aventi ad oggetto l'affidamento dei minori di teorie quali la sindrome di alienazione parentale.
Il tema posto interseca – a dire il vero – quello più ampio delle misure approntate per contrastare il fenomeno della violenza di genere e domestica. Ed invero, la richiesta di assunzione dei provvedimenti sui minori costituisce spesso il campanello d'allarme di qualcosa di più serio che fa da sfondo nei rapporti familiari delle parti.
È con questa consapevolezza che negli ultimi anni si è duramente lavorato per approntare tutte le misure utili ad evitare che, nell'ambito dei procedimenti aventi ad oggetto la disciplina delle relazioni familiari e, in particolare, l'affidamento dei figli minori, possano innescarsi meccanismi di vittimizzazione secondaria.
In questo senso è stata creata una corsia preferenziale per quei giudizi in cui una delle parti alleghi di essere vittima di violenza ad opera del partner o dell'ex partner o, ancora, alleghi che vittima di violenza – anche nella forma della violenza assistita – o di abuso sia il figlio minore delle parti.
Non serve ribadire che nell'adozione dei provvedimenti sull'affidamento dei minori resta centrale e prioritaria la salvaguardia del benessere dei soggetti più vulnerabili, ossia i minori stessi.
Ogni determinazione che coinvolga tali soggetti dovrà dunque essere assunta assicurando ai medesimi protezione, equilibrio e continuità affettiva.
Ciò in coerenza con il principio, che rappresenta un caposaldo del nostro ordinamento in questo settore, della tutela del superiore interesse dei minori, in conformità con la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
Nel far ciò l'autorità giudiziaria è già – a normativa vigente – onerata del compimento di accurate valutazioni sulla capacità genitoriale delle parti, la cui verifica deve essere supportata da giudizi tecnici che diano conto sia delle metodologie seguite sia dei protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica.
Coerentemente con tali princìpi e precetti, preme riferire che il Ministero – ricevuta notizia del caso – ha prontamente incaricato la competente articolazione ministeriale di svolgere i dovuti e approfonditi accertamenti, al fine di intercettare, laddove sussistenti, eventuali criticità o anomalie nella conduzione del procedimento.
All'esito dell'attività istruttoria, tuttora in corso, il Ministro della giustizia, nell'ambito delle proprie prerogative, assumerà le determinazioni ritenute opportune.
Lo Stato, dunque, assicura la propria presenza e vigilanza, così da garantire che ogni intervento sia improntato alla massima attenzione per la protezione del minore, alla responsabilità istituzionale e al rispetto dei valori fondanti della giustizia e della legalità.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.