TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 738 di Mercoledì 4 novembre 2026

 
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MOZIONI IN MATERIA DI SUPERAMENTO DEL DIRITTO DI VETO NELLE DECISIONI DELLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA

   La Camera,

   premesso che:

    1) il Trattato sull'Unione europea (Tue) e il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue) stabiliscono che il Consiglio dell'Unione europea e il Consiglio europeo deliberino all'unanimità su un insieme rilevante di materie, che comprende: politica estera e di sicurezza comune (Pesc), politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc), fiscalità, risorse proprie e quadro finanziario pluriennale; cittadinanza europea; armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di sicurezza e protezione sociale; allargamento e accordi di associazione; constatazione della violazione grave e persistente dei valori dell'Unione da parte di uno Stato membro; revisione dei Trattati;

    2) la regola dell'unanimità in questi ambiti conferisce a ciascuno Stato membro un potere di veto assoluto, in forza del quale un solo Governo, indipendentemente dalla dimensione demografica o economica del Paese che rappresenta, può bloccare decisioni che riguardano oltre quattrocentocinquanta milioni di cittadini europei;

    3) i Trattati e la prassi istituzionale europea prevedono – o hanno consentito – il ricorso a una serie di meccanismi volti a superare e/o attenuare il blocco derivante dal diritto di veto, tra i quali:

     a) la cosiddetta «clausola passerella» (di cui all'articolo 48, paragrafo 7, primo comma del Trattato sull'Unione europea), la quale consente al Consiglio europeo di autorizzare all'unanimità il Consiglio a deliberare a maggioranza qualificata in settori normalmente soggetti alla regola dell'unanimità, compresa la politica estera e di sicurezza comune, ad eccezione delle decisioni con implicazioni militari;

     b) le cooperazioni rafforzate (di cui agli articoli 20 del Trattato sull'Unione europea e 326-334 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), le quali consentono a un gruppo di almeno nove Stati membri di realizzare una maggiore integrazione in settori di competenza non esclusiva dell'Unione europea, senza che ciò rappresenti un vincolo per gli altri Paesi membri; sono state attivate in materia di divorzio, brevetto unitario europeo, imposta sulle transazioni finanziarie (formalmente avviata, ma non conclusa), regime patrimoniale delle coppie internazionali e procura europea. Per autorizzare una cooperazione rafforzata in materia di politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio dell'Unione europea delibera all'unanimità, mentre nelle altre materie delibera a maggioranza qualificata;

     c) la cooperazione strutturata permanente (Pesco – Permanent Structured Cooperation) nel campo della difesa (di cui agli articoli 42, paragrafo 6, e 46 del Trattato sull'Unione europea, nonché al Protocollo n. 10 allegato ai Trattati), con autorizzazione deliberata dal Consiglio dell'Unione europea a maggioranza qualificata. Essa è stata istituita nel 2017 per lo sviluppo delle capacità e dell'interoperabilità delle forze militari degli Stati membri e per la cooperazione europea in materia di difesa; oggi coinvolge 26 Stati membri su 27 (rimane esclusa Malta), ma le decisioni al suo interno sono comunque assunte all'unanimità;

     d) l'astensione costruttiva (di cui all'articolo 31, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea), la quale permette a uno Stato membro di astenersi in sede di Consiglio su una decisione in ambito Pesc senza impedirne l'adozione, a condizione che l'astensione non superi un terzo dei voti ponderati. Tale strumento, usato raramente, ha consentito in alcuni casi di adottare misure nonostante il dissenso di uno o più Paesi;

     e) i meccanismi intergovernativi esterni al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, quali quelli che hanno portato al Meccanismo europeo di stabilità, istituito nel 2012 tramite un trattato internazionale separato tra gli Stati dell'Eurozona, o all'Accordo di Schengen, che elimina i controlli alle frontiere interne tra i Paesi aderenti, creando uno spazio di libera circolazione per persone e merci, sottoscritto nel 1985 e integrato nei Trattati dell'Unione europea con il Trattato di Amsterdam del 1997;

    4) il principio dell'unanimità, nell'attuale contesto geopolitico, ha prodotto, e continua a produrre, conseguenze gravi per la capacità dell'Unione europea di reggere la competizione economica e le sfide strategiche sul piano internazionale; l'esigenza di un salto di qualità politico-istituzionale dell'Unione è stata drammaticamente richiamata dall'ex Presidente dei Consiglio Mario Draghi nel suo discorso durante il conferimento della laurea honoris causa all'università di Lovanio;

    5) in tale occasione, Draghi ha dichiarato con chiarezza che l'ordine globale su cui si sono fondate la pace e la prosperità europea è «defunto» e che, perché non defunga anche l'Unione europea, occorre superare il diritto di veto legato al principio dell'unanimità. Le parole di Draghi sono inequivocabili: «Tra tutti coloro che oggi si collocano tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l'opzione di diventare una vera potenza autonoma. Dobbiamo quindi decidere se restare semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui, oppure compiere i passi necessari per diventare una potenza. Ma sia chiaro: mettere insieme piccoli Paesi non produce automaticamente un blocco potente. Questa è la logica della confederazione: la logica con cui l'Europa opera ancora in difesa, politica estera e finanza pubblica. Questo modello non genera potere. Un gruppo di Stati che coordina resta un gruppo di Stati: ciascuno con un veto, ciascuno con un proprio calcolo, ciascuno vulnerabile a essere isolato. Il potere richiede che l'Europa passi dalla confederazione alla federazione. Dove l'Europa si è federata – commercio, concorrenza, mercato unico, politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come un unico soggetto. Dove non lo abbiamo fatto – difesa, politica industriale, affari esteri – siamo trattati come una somma disordinata di Stati di medie dimensioni. E dove commercio e sicurezza si intersecano, i nostri punti di forza non riescono a compensare le nostre debolezze»;

    6) il meccanismo del veto ha consentito ripetutamente a singoli Stati membri di bloccare o ritardare decisioni di politica estera e di sicurezza di interesse collettivo. Dopo l'invasione russa dell'ucraina del febbraio 2022, l'Ungheria ha in più occasioni bloccato o ritardato dichiarazioni comuni, pacchetti di aiuti all'Ucraina e rinnovi di sanzioni contro la Russia. Ancora, nel 2020 Cipro ha bloccato per circa un mese le sanzioni contro la Bielorussia, collegandole alla richiesta di misure europee più dure contro la Turchia nel Mediterraneo orientale. Inoltre, la Grecia, per la controversia sul nome dell'allora Repubblica di Macedonia, ha ostacolato per anni il percorso euro-atlantico del Paese e, in particolare, l'avvio dei negoziati di adesione all'Unione europea (2005) e l'ingresso nella Nato;

    7) la stessa logica del veto induce effetti di paralisi preventiva: la consapevolezza che qualsiasi decisione possa essere bloccata da un solo Stato membro porta alla ricerca di compromessi al ribasso, all'adozione di testi ambigui o privi di conseguenze operative e alla rinuncia preventiva rispetto a iniziative che non raccolgano il consenso unanime ancora prima di essere formalmente proposte;

    8) l'Unione europea è strutturalmente incapace, nelle attuali condizioni, di esercitare una deterrenza credibile o di proiettare un potere militare autonomo, poiché qualsiasi decisione in materia è soggetta al veto di ciascuno Stato membro. Ciò la rende dipendente dalla Nato e, in ultima analisi, dalla disponibilità degli Stati Uniti a garantire la sicurezza del continente, disponibilità che le dichiarazioni e le politiche dell'Amministrazione Trump nel 2025 hanno reso esplicitamente condizionale e revocabile;

    9) l'attuale dimensione del bilancio dell'Unione è inadeguata rispetto alla crescente domanda di investimenti per la produzione di beni pubblici europei e la regola dell'unanimità prevista per le decisioni sulle risorse proprie dell'Unione e per l'adozione del quadro finanziario pluriennale pregiudica l'aumento della capacità fiscale comune e il finanziamento stabile di politiche europee di investimento. Ne deriva una sproporzione crescente tra le competenze, le responsabilità e le aspettative attribuite all'Unione europea e i mezzi finanziari effettivamente disponibili a livello europeo, con il rischio che obiettivi comuni – quali la difesa europea, l'autonomia strategica, la sicurezza energetica, la transizione tecnologica, la resilienza industriale e le grandi infrastrutture transnazionali – restino affidati prevalentemente a capacità di spesa nazionali diseguali e non coordinate;

    10) l'esperienza del «NextGenerationEU» ha dimostrato che, dinanzi a shock sistemici, l'Unione è in grado di mobilitare strumenti finanziari comuni di scala significativa, ma ha anche evidenziato il carattere eccezionale, temporaneo e politicamente fragile di soluzioni costruite in assenza di una stabile capacità fiscale europea;

    11) la crescente eterogeneità degli interessi nazionali all'interno di un'Unione allargata a ventisette membri rende strutturalmente improbabile il raggiungimento dell'unanimità sulle grandi questioni strategiche, a differenza di quanto avveniva con sei, nove o dodici membri. Il meccanismo è dunque sempre più inadeguato rispetto alla realtà politica e geopolitica attuale;

    12) per l'Italia, il diritto di veto non costituisce una garanzia equivalente alla perdita di influenza che deriva dall'incapacità europea di agire: un'Unione paralizzata non protegge gli interessi italiani,

impegna il Governo:

1) a promuovere, per quanto di competenza, il superamento del principio dell'unanimità nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea, come condizione necessaria per la sopravvivenza politica dell'Unione stessa, e a sostenere, in sede europea, una proposta organica di revisione dei Trattati volta a estendere la regola della maggioranza qualificata nelle deliberazioni del Consiglio dell'Unione europea e del Consiglio europeo;

2) a promuovere, per quanto di competenza, in parallelo e in attesa del superamento formale dell'unanimità nei Trattati, il pieno utilizzo di tutti gli strumenti istituzionali attualmente disponibili per consentire all'Unione, o a un nucleo di Stati membri disposti ad avanzare, di agire in modo coerente ed efficace, tra cui: l'approfondimento e l'estensione della cooperazione strutturata permanente (Pesco) in materia di difesa, con il passaggio da una logica di coordinamento a una logica di comando integrato; il ricorso sistematico alle cooperazioni rafforzate ai sensi degli articoli 20 del Trattato sull'Unione europea e 326-334 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea nei settori in cui l'unanimità non sia raggiungibile; l'introduzione di strumenti finanziari comuni che non richiedano l'unanimità per la loro attivazione;

3) a sostenere e a promuovere attivamente, nelle sedi europee competenti, l'avvio di un sistema federale per la produzione e il finanziamento di beni pubblici europei, intesi come quei beni che nessuno Stato membro può garantire autonomamente e che richiedono un'azione comune a livello dell'Unione, tra cui: la deterrenza militare e la difesa del territorio europeo; la protezione delle infrastrutture critiche, fisiche e digitali; la cybersicurezza e la resilienza dei sistemi informatici essenziali; l'autonomia energetica, attraverso la diversificazione delle fonti e dei canali di approvvigionamento e il potenziamento della capacità produttiva europea; l'autonomia tecnologica e industriale nei settori strategici dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale e delle telecomunicazioni; la stabilità monetaria e finanziaria dell'area euro; la tutela e il rafforzamento del mercato unico come spazio economico integrato;

4) a promuovere, in raccordo con il Parlamento europeo e con i Parlamenti nazionali degli altri Stati membri, una campagna di informazione e di dibattito sul tema della riforma delle istituzioni europee e del superamento del diritto di veto, contribuendo a creare il consenso politico e democratico necessario a sostenere le modifiche dei Trattati nei rispettivi processi di ratifica parlamentare.
(1-00582) «Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».

(10 giugno 2026)

   La Camera,

   premesso che:

    1) il contesto internazionale, segnato dalla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e le minacce di guerra ibrida esercitate sui paesi dell'Europa dell'Est, dalle crescenti tensioni geopolitiche, dal graduale disimpegno americano sulla difesa e sicurezza europea e dalle sfide che investono la sicurezza, la competitività e l'economia europea, richiede un'Unione europea più forte, più coesa e maggiormente capace di agire;

    2) il ricorso all'unanimità in settori cruciali, in particolare nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune, ha frequentemente rallentato o impedito risposte tempestive ed efficaci alle crisi internazionali, indebolendo la credibilità e la capacità di azione dell'Unione;

    3) l'Unione europea non può continuare a essere governata da meccanismi decisionali che attribuiscono a ciascuno Stato membro il potere di bloccare decisioni essenziali per il perseguimento dell'interesse comune;

    4) la prospettiva dell'allargamento dell'Unione europea a nuovi stati membri rende impensabile il mantenimento del diritto di veto che paralizzerebbe del tutto ogni meccanismo decisionale;

    5) un forte appello ad abolire il voto all'unanimità e a moltiplicare le cooperazioni rafforzate è stato lanciato recentemente dal Ministro degli esteri tedesco, Johann Wadephul, che ha affermato «quando si tratta di questioni di sicurezza, il principio dell'unanimità può metterci in un pericolo esistenziale. Si tratta di vita o morte, come possiamo vedere ogni giorno in Ucraina»;

    6) anche altri attori istituzionali ed autorevoli esponenti politici europei – tra cui la stessa Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, il 15 settembre 2025, ha dichiarato «credo che in alcuni settori, ad esempio nella politica estera, sia necessario passare alla maggioranza qualificata. È ora di liberarci dalle catene dell'unanimità» – hanno da tempo indicato il superamento del diritto di veto come una riforma necessaria per rafforzare la capacità di azione dell'Unione,

impegna il Governo:

1) a favorire l'attivazione e l'utilizzo di tutte le clausole passerella già previste dai Trattati, al fine di consentire quanto prima il passaggio dall'unanimità alla maggioranza qualificata nelle materie della politica estera e della sicurezza;

2) a promuovere, nell'ambito del dibattito sul futuro dell'Unione europea, una riforma dei Trattati che preveda il superamento del diritto di veto e l'estensione del voto a maggioranza qualificata.
(1-00585) «Della Vedova, Magi, Schullian, Madia».

(16 giugno 2026)

   La Camera,

   premesso che:

    1) l'Unione europea sta attraversando una fase storica in cui si confronta con l'esigenza di una sua trasformazione, sia economica sia politica, e di un rafforzamento della dimensione unitaria: il livello di integrazione politica, economica e produttiva non è più sufficiente a garantire pace, prosperità ed equità sociale ed è necessario rilanciare un approccio comunitario come unica risposta credibile alle sfide globali del presente;

    2) per fare questo occorre mettere in campo una prospettiva di trasformazione e di rinnovata centralità del progetto europeo, che non può realizzarsi attraverso soluzioni esclusivamente intergovernative o limitarsi a cambiamenti minimi che riguardano solo quella sfera, ma che ha invece bisogno di un processo costituente democratico e partecipato che abbia come orizzonte il completamento del processo di integrazione europea;

    3) l'esperienza della pandemia e del Next generation EU hanno dimostrato che, di fronte a questioni la cui dimensione è tale da non poter più essere affrontate efficacemente da nessuno Stato membro da solo, un'Unione europea forte e coesa è in grado di fornire risposte efficaci e concrete, quando mette in campo risorse e responsabilità comuni;

    4) la capacità dell'Unione europea di decidere e agire tempestivamente come autentico soggetto politico, tuttavia, è spesso messa duramente alla prova dal permanere della logica intergovernativa;

    5) la regola del voto all'unanimità che ancora vige nel processo decisionale dell'Unione europea in alcuni settori strategici, dalla politica estera, di difesa e sicurezza comune, all'allargamento, dall'imposizione fiscale alle risorse proprie e al quadro finanziario pluriennale, attribuendo a ciascuno Stato membro un potere di veto, impedisce l'adozione di decisioni sostenute dalla grande maggioranza degli altri Paesi dell'Unione europea – come si è osservato in anni recenti con l'Ungheria – o costringe a compromessi significativamente al ribasso;

    6) tale sistema, concepito per una comunità europea profondamente diversa da quella odierna e composta da pochi membri, risulta inadeguato per un'Unione composta da ventisette Stati membri e destinata ad allargarsi ulteriormente, in un contesto che vede il ritorno dei nazionalismi;

    7) il superamento dell'unanimità non è solo un aspetto tecnico, ma un passaggio fondamentale per garantire all'Unione europea efficacia decisionale e legittimazione democratica e per avanzare lungo il processo di integrazione piena ed organica, anche in settori strategici come quelli della sicurezza e della difesa comune, per superare logiche meramente nazionali, come quelle che hanno condotto l'Italia ed altri Paesi a sottoscrivere – pur nel quadro Nato – l'impegno di aumentare al 5 per cento del prodotto interno lordo la spesa interna per la difesa;

    8) il Parlamento europeo ha più volte chiesto una revisione dei Trattati che abolisca la regola del voto all'unanimità, rafforzi i poteri di codecisione del Parlamento europeo stesso e completi il mercato unico nei settori in cui ciò è oggi precluso dal vincolo del consenso unanime; un'Europa realmente capace di agire in modo incisivo deve rafforzare i propri meccanismi democratici, generalizzando la procedura legislativa ordinaria quale modalità decisionale dell'Unione, attribuendo altresì al Parlamento europeo il potere di iniziativa legislativa;

    9) da una riforma dei trattati passa anche la costruzione di un'Europa sociale. L'Unione non può essere infatti solo quella della libera circolazione di merci e capitali, si ha bisogno dell'Europa dei diritti, a partire dalla piena realizzazione del Pilastro sociale;

    10) è necessario mettere fine alla pratica di esternalizzazione delle frontiere, spesso tradotta in eclatanti violazioni dei diritti umani, riformare il diritto d'asilo respingendo il principio del primo approdo e realizzando una concreta solidarietà tra i Paesi. Serve infine creare canali di migrazione legali e sicuri, che garantiscano a tutti diritto alla vita e alla dignità;

    11) serve un'Europa sempre più intransigente sui valori di democrazia, sullo Stato di diritto e sui diritti civili e bisogna applicare fino in fondo la condizionalità finanziaria verso quei Paesi che in questi anni hanno attuato arretramenti profondi su questo terreno;

    12) i Trattati già prevedono strumenti che consentono di superare il veto e di avanzare, di conseguenza, più rapidamente lungo il percorso dell'integrazione: in primo luogo, le clausole passerella, generali e specifiche, che consentono il passaggio dall'unanimità alla maggioranza qualificata, e le cooperazioni rafforzate, che consentono a un nucleo più ristretto di Stati membri di sviluppare forme più avanzate e rapide di integrazione – nel rispetto delle competenze dell'Unione e del quadro istituzionale comune – superando lo stallo e al contempo restando aperte all'adesione successiva di altri Stati membri,

impegna il Governo:

1) a favorire il superamento della regola del voto all'unanimità e conseguentemente del potere di veto, con una coerente riforma dei Trattati, anche al fine di consentire all'Unione europea di intervenire con maggiore tempestività ed incisività, non solo in materia di politica estera, difesa comune e sicurezza comune, ivi compresa la tutela dello Stato di diritto, ma anche di armonizzazione fiscale e regolazione del mercato interno (articolo 113 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), nonché per sostenere l'autonomia strategica, la sicurezza energetica, la transizione ecologica, la competitività dell'Europa, garantire la coesione e tutelare il modello sociale europeo, con iniziative comuni ambiziose e mobilitando risorse adeguate, debito comune e investimenti in beni pubblici europei, affinché l'Unione europea possa tornare ad essere protagonista politica nella promozione e costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul dialogo, sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale;

2) a sostenere, con ogni iniziativa di competenza, il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo, affinché sia riconosciuta l'attribuzione del diritto di iniziativa legislativa, estendendo la procedura legislativa ordinaria, con la codecisione e il voto del Consiglio a maggioranza qualificata, a tutti i settori strategici, inclusi politica fiscale, bilancio, energia, politica estera, difesa comune e sicurezza comune, nel quadro di una riforma democratica dei Trattati, nonché a rafforzare gli strumenti di partecipazione dei cittadini al processo decisionale dell'Unione europea nel quadro della democrazia rappresentativa, in primo luogo l'iniziativa dei cittadini europei (Ice);

3) ad assumere iniziative di competenza volte a rilanciare gli strumenti previsti dai Trattati per superare i veti, nonché la pratica istituzionale delle cooperazioni rafforzate, per avviare da subito progetti e politiche comuni con gli Stati membri che vogliono farlo, procedere al completamento del mercato unico in tutti i settori nei quali è possibile farlo, per aumentare il peso e la competitività dell'Unione, e rafforzare il Pilastro sociale europeo, garantendo in tutta l'Europa piena ed efficace tutela dei diritti sociali e della coesione territoriale;

4) a fronte della concorrenza fiscale sleale perpetrata a livello europeo e delle pratiche di dumping fiscale messe in atto da alcuni Stati membri, a promuovere, per quanto di competenza, anche attraverso il superamento dell'unanimità nelle decisioni in materia fiscale, un rafforzamento degli strumenti europei di contrasto a queste azioni altamente dannose per l'economia reale e ai regimi fiscali distorsivi presenti all'interno dell'Unione, adoperandosi, allo stesso tempo, per una riforma del quadro normativo dell'Unione europea che assicuri condizioni concorrenziali effettive e più incisive tra gli Stati membri, così come per una tassazione efficace ed equa dell'economia digitale, e affinché siano poste in essere le misure adeguate per prevenire e mitigare gli effetti delle suddette pratiche fiscali sleali poste in essere da alcuni Stati membri, in particolare transfrontalieri, e dai Paesi terzi.
(1-00602) «De Luca, Scerra, Grimaldi, Provenzano, Bruno, Piccolotti, Cantone».

(15 settembre 2026)

MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE A TUTELARE L'OPERATO DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE NONCHÉ IN MATERIA DI CRIMINI INTERNAZIONALI

   La Camera,

   premesso che:

    1) è in atto da tempo un attacco teso a bloccare l'attività della Corte penale internazionale, istituita dallo Statuto di Roma adottato il 17 luglio 1998 per proteggere e rendere giustizia alle vittime innocenti di crimini internazionali;

    2) il 6 febbraio 2025 il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, emanava l'ordine esecutivo n. 14203, sulla base del quale sono state emesse sanzioni, tra gli altri, contro il Procuratore capo, i due Viceprocuratori e altri otto magistrati della stessa Corte;

    3) Washington accusava la Corte di aver «intrapreso azioni illegittime e prive di basi prendendo di mira l'America e il suo stretto alleato Israele», riferendosi al mandato di cattura spiccato nei confronti di Benjamin Netanyahu e dell'ex Ministro della difesa, Yoav Gallant, per i crimini commessi ai danni della popolazione di Gaza, e volutamente ignorando che la Corte, contestualmente, spiccava analoghi mandati nei confronti di tre figure apicali di Hamas;

    4) queste sanzioni, che colpiscono anche i familiari dei destinatari, comportano il blocco di tutti i beni e i conti correnti negli Stati Uniti, il divieto di ricevere donazioni, retribuzioni e ogni trasferimento di denaro e hanno effetti extraterritoriali per i quali non si può aprire o tenere un conto corrente presso una banca europea, né possedere e usare carte di credito;

    5) queste sanzioni non sono soltanto punitive rispetto alle singole persone, ma producono anche un «effetto raggelante» (chilling effect) su persone fisiche con nazionalità statunitense e persone giuridiche con sede negli Stati Uniti, che, se in relazione con chi ne è destinatario, rischiano una sanzione penale fino a venti anni. Possono interessare personale e consulenti della Corte, istituti bancari, fornitori di servizi tecnologici e logistici, incluse le compagnie che forniscono software alla Corte anche per le sue indagini, università, organizzazioni non governative e operatori con sede o interessi negli Stati Uniti, rappresentanti delle vittime e associazioni per i diritti umani;

    6) in altre parole, la sanzione diventa una forma di interdizione operativa che può anche incidere sulla capacità dell'istituzione di lavorare: comunicare, stipulare contratti, muovere fondi, organizzare missioni, proteggere testimoni, cooperare con partner;

    7) dinanzi a tale scenario, il Governo italiano è rimasto silente e, nel febbraio 2026, non si è unito ai settantanove Stati che hanno sottoscritto la dichiarazione di condanna delle sanzioni e di difesa dell'indipendenza della Corte penale internazionale, venendo meno alla responsabilità di restare fedele alla sua tradizione diplomatica che portò, non a caso, a sottoscrivere a Roma la nascita della Corte come una delle più importanti acquisizioni del diritto internazionale: un vincolo storico, politico e giuridico pericolosamente incrinato anche con il caso Almasri;

    8) tale inerzia appare ancor più grave in considerazione del fatto che altri Paesi stavano svolgendo tale ruolo, anche sollecitando la Commissione europea ad attivare con urgenza il cosiddetto Blocking Statute («Statuto di blocco») al fine di neutralizzare, nel territorio dell'Unione, gli effetti di tali misure coercitive e di preservare l'indipendenza degli organi chiamati a perseguire le atrocità commesse in Palestina e in altri contesti di conflitto nel mondo. L'inclusione delle sanzioni statunitensi contro la Corte penale internazionale nell'allegato del Blocking Statute rappresenterebbe lo scudo legale dell'Unione europea per proteggere i funzionari della Corte, le banche e le imprese dell'Unione europea dalle misure punitive di Washington;

    9) il 13 luglio 2026 il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha definito la Corte penale internazionale una «minaccia esistenziale» per gli Stati Uniti e ha annunciato «chiamate diplomatiche (...) per sollecitare altri Paesi a ritirarsi dalla Corte penale internazionale», nonché «revoca dei visti e divieti di viaggio per il personale della Corte penale internazionale (...) e aumento delle sanzioni contro la Corte penale internazionale e le organizzazioni affiliate»;

    10) il 14 luglio 2026 il portavoce per gli affari esteri dell'Unione europea ha dichiarato: «Come Unione europea sosteniamo con fermezza la Corte penale internazionale e i principi sanciti dallo Statuto di Roma» e ne «rispettiamo l'indipendenza e l'imparzialità. Attacchi o minacce nei confronti della Corte, dei suoi funzionari eletti, del suo personale e di coloro che collaborano con essa sono semplicemente inaccettabili»;

    11) la portavoce della Commissione europea per il mercato interno, la politica industriale e i servizi finanziari, Siobhan McGarry, ha affermato: «Stiamo già agevolando tutte le misure appropriate, comprese iniziative di natura diplomatica, giuridica e finanziaria, che possano contribuire a garantire la continuità delle attività della Corte»;

    12) il 18 agosto 2026 il Dipartimento di Stato Usa ha imposto sanzioni alla Presidente della Corte penale internazionale, Tomoko Akane, di nazionalità giapponese, e al Procuratore senior della Corte, Abdoulaye Seye, originario del Senegal, che prevedono anche il congelamento di qualsiasi bene da loro detenuto negli Stati Uniti;

    13) il 22 settembre 2026, intervenendo all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Presidente Donald Trump ha definito la Corte «una banda di teppisti» e ha invitato tutti gli Stati membri «a ritirarsi formalmente e immediatamente da questa istituzione fuori controllo»;

    14) venerdì 9 ottobre 2026, subito dopo l'assegnazione del Premio Nobel per la pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay, il Segretario di Stato Marco Rubio annunciava sanzioni alla Corte penale internazionale come tale, affermando: «Vieteremo le transazioni con questo tribunale canaglia, tagliando le sue risorse e paralizzandone la capacità operativa. O la Corte metterà fine alle sue minacce oppure noi metteremo fine alla Corte»;

    15) le misure decise da Washington, in base a quanto si è appreso dagli organi di informazione, sanzioneranno tutte le aziende Usa che collaborano con la Corte, impedendo l'uso di sistemi informatici operativi, semplici pagamenti bancari e il congelamento dei beni della Corte penale internazionale negli Stati Uniti o sotto il controllo di soggetti statunitensi;

    16) i Ministri degli esteri di Italia, Canada, Danimarca, Germania, Francia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito, in una dichiarazione congiunta, hanno espresso «rammarico e la ferma opposizione all'annuncio delle sanzioni che gli Stati Uniti intendono imporre alla Corte» e hanno ribadito «incrollabile sostegno all'indipendenza, imparzialità e integrità della Corte penale internazionale»;

    17) in una nota diffusa lo stesso 9 ottobre 2026, l'Unione europea ha definito la decisione degli Stati Uniti «profondamente deplorevole» e si è detta «costante sostenitrice della Corte penale internazionale», con la quale «lavorerà a stretto contatto per assicurare che possa continuare a operare in modo efficace», esprimendo l'auspicio verso un possibile «spazio per il dialogo», riferendosi al fatto che le misure entreranno in vigore tra sei mesi, e ribadendo in ogni caso che «rimane pronta ad assumere qualsiasi misura necessaria per consentire alla Corte di proseguire il suo lavoro»;

    18) il 22 ottobre 2026 il Parlamento europeo ha assegnato alla Corte penale internazionale e ai suoi funzionari il Premio Sacharov per la libertà di pensiero 2026, riconoscendo l'importante contributo della Corte al rispetto del diritto internazionale e all'affermazione della giustizia;

    19) la tutela della giustizia penale internazionale richiede, accanto alla difesa dell'indipendenza della Corte, il pieno adeguamento degli ordinamenti nazionali agli obblighi derivanti dallo Statuto di Roma; in Italia i lavori della Commissione Palazzo Pocar, istituita presso il Ministero della giustizia per l'elaborazione di un codice dei crimini internazionali, si sono conclusi nel 2022 e nella XIX legislatura sono state presentate iniziative legislative in materia,

impegna il Governo:

1) a condannare con fermezza l'iniziativa dell'Amministrazione Trump contro la Corte penale internazionale, ribadendo l'illegittimità dell'applicazione delle sanzioni tanto più fuori dal territorio degli Stati Uniti e la necessità di fornire garanzie agli operatori, alle compagnie e agli istituti finanziari di poter continuare a offrire servizi agli uffici della Corte, considerando inefficaci le sanzioni sul nostro territorio nazionale;

2) a esercitare una forte pressione in tutti i consessi europei e internazionali, oltre che nei rapporti bilaterali, affinché gli Stati Uniti rimuovano tutte le sanzioni contro la Corte penale internazionale emesse dall'Amministrazione Trump, sia quelle con l'ordine esecutivo n. 14203 sia quelle annunciate il 9 ottobre 2026;

3) ad adoperarsi affinché la Commissione europea proceda senza indugio all'adozione degli atti necessari a rendere applicabile alle sanzioni statunitensi contro la Corte penale internazionale lo «Statuto di blocco» dell'Unione europea, ai sensi del regolamento (CE) n. 2271/96, attraverso l'aggiornamento del relativo allegato, per contrastarne gli effetti extraterritoriali;

4) a promuovere iniziative normative volte al completamento dell'adeguamento dell'ordinamento italiano in materia di crimini internazionali, anche valorizzando i lavori già svolti dalla Commissione istituita presso il Ministero della giustizia e favorendo, per quanto di competenza, l'iter delle iniziative legislative presentate per l'adozione di un codice dei crimini internazionali;

5) ad assicurare, in coerenza con il ruolo storico svolto dall'Italia nell'istituzione della Corte penale internazionale e con gli obblighi assunti quale Stato Parte dello Statuto di Roma, una piena, leale e tempestiva cooperazione con la Corte, dando seguito alle sue richieste di assistenza e cooperazione secondo quanto previsto dallo Statuto.
(1-00599) (Ulteriore nuova formulazione) «Boldrini, Della Vedova, Zanella, Francesco Silvestri, Amendola, Giachetti, Fratoianni, Provenzano, Magi, Porta, Scotto, Ferrari, Bakkali, Berruto, Ghio, Schullian, Zaratti, Bonelli, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Ascari, Carotenuto».

(24 luglio 2026)

   La Camera,

   premesso che:

    1) l'Italia ha svolto un ruolo determinante, insieme a numerose organizzazioni della società civile, nel percorso politico e diplomatico che negli anni Novanta ha condotto all'istituzione dei Tribunali penali internazionali ad hoc per la ex Jugoslavia e per il Ruanda e, successivamente, alla nascita della Corte penale internazionale. Si è trattato di una scelta nazionale, condivisa da governi di diverso orientamento politico: nel 1994 il Governo presieduto dall'onorevole Silvio Berlusconi propose Roma quale sede della Conferenza diplomatica dei plenipotenziari, i cui lavori furono poi inaugurati dal Governo presieduto dall'onorevole Romano Prodi e presieduti dal professor Giovanni Conso, Presidente emerito della Corte costituzionale e già Ministro della giustizia. La Conferenza, svoltasi presso la sede della Fao dal 15 giugno al 17 luglio 1998, si concluse con l'approvazione dello Statuto istitutivo della Corte, da allora noto come «Statuto di Roma»;

    2) il 10 e l'11 dicembre 2012, su iniziativa della rete Parliamentarians for Global Action, si è svolta presso il Parlamento italiano un'assemblea parlamentare consultiva sulla Corte penale internazionale, dalla quale è emerso un ampio consenso circa la necessità di adeguare gli ordinamenti nazionali agli obblighi previsti dallo Statuto di Roma. Nello stesso periodo, il Parlamento italiano ha approvato la legge in materia di cooperazione con la Corte penale internazionale, consolidando gli strumenti necessari a garantire il pieno rispetto degli obblighi derivanti dalla ratifica del trattato;

    3) nel corso della presente legislatura sono stati presentati progetti di legge finalizzati al completamento e al rafforzamento dell'adeguamento dell'ordinamento nazionale in materia di crimini internazionali, tra i quali l'atto Camera n. 2522, recante «Codice dei crimini internazionali»;

    4) la Corte penale internazionale è un'istituzione giudiziaria indipendente, competente a giudicare i responsabili di genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione, in complementarità con le giurisdizioni nazionali;

    5) lo Statuto di Roma è entrato in vigore il 1° luglio 2002, a seguito del raggiungimento della sessantesima ratifica, e successivamente altri 65 Stati hanno aderito al trattato. Si è così consolidato un sistema di giustizia penale internazionale che rappresenta uno dei principali strumenti di contrasto all'impunità per i crimini più gravi. La sua credibilità e la sua effettività dipendono in misura sostanziale dalla cooperazione degli Stati parte, tanto nell'esecuzione dei mandati di arresto quanto nella salvaguardia dell'indipendenza della Corte, dei suoi organi e del suo personale;

    6) negli ultimi anni, la Corte penale internazionale e i soggetti che collaborano con essa sono stati oggetto di pressioni, intimidazioni e misure restrittive adottate da Stati terzi, suscettibili di comprometterne l'indipendenza, la capacità operativa e l'efficacia. In particolare, la Federazione Russa ha reagito all'emissione dei mandati di arresto nei confronti del Presidente Vladimir Putin e di altre figure di vertice governative e militari russe adottando provvedimenti ostili nei confronti dei giudici della Corte, tra i quali il vicepresidente Rosario Salvatore Aitala;

    7) il 9 ottobre 2026 l'Amministrazione statunitense guidata dal Presidente Donald Trump ha annunciato nuove e ampie sanzioni nei confronti della Corte penale internazionale, con l'obiettivo dichiarato di limitarne l'operatività e contestarne l'esercizio della giurisdizione. Le misure prospettate comprendono restrizioni ai rapporti e alle transazioni con la Corte, nonché limitazioni nell'accesso a servizi finanziari, tecnologici e ai circuiti di pagamento statunitensi, con potenziali conseguenze anche per gli operatori economici che intrattengono rapporti con l'istituzione;

    8) a seguito di tale annuncio, i Ministri degli affari esteri di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca, Canada e Giappone hanno diffuso una dichiarazione congiunta nella quale hanno ribadito il proprio sostegno costante e incondizionato all'indipendenza, all'imparzialità e all'integrità della Corte penale internazionale, esprimendo al contempo contrarietà e rammarico per l'annuncio delle sanzioni statunitensi. I firmatari hanno sottolineato che, qualora attuate, tali misure potrebbero incidere significativamente sull'attività della Corte, sul suo personale e sui familiari di quest'ultimo, confermando l'impegno a sostenere il mandato dell'istituzione e il sistema internazionale fondato sul rispetto delle regole e sulla responsabilità per i crimini più gravi;

    9) il 10 ottobre 2026 anche l'Unione europea, attraverso una dichiarazione dell'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha riaffermato il ruolo fondamentale della Corte penale internazionale nell'ordinamento internazionale fondato sul diritto. L'Unione europea ha quindi espresso profondo rammarico per l'annuncio delle sanzioni, sollecitandone il ritiro e dichiarandosi pronta ad adottare le misure necessarie per assicurare la continuità e l'efficacia dell'attività della Corte;

    10) tali provvedimenti, nella misura in cui mirano a ostacolare l'esercizio della giurisdizione internazionale nei confronti di persone sospettate o accusate di crimini internazionali, rischiano di indebolire il principio di uguaglianza davanti alla legge e gli sforzi della comunità internazionale volti a impedire che i responsabili dei crimini più gravi rimangano impuniti;

    11) l'Unione europea dispone del regolamento (CE) n. 2271/96 del Consiglio, del 22 novembre 1996, comunemente denominato «Statuto di blocco», concepito per contrastare gli effetti extraterritoriali di determinate misure adottate da Paesi terzi e proteggere gli operatori dell'Unione impegnati in attività lecite conformi al diritto europeo. Il regolamento è stato successivamente modificato dal regolamento delegato (UE) 2018/1100 della Commissione, il quale ne ha ampliato l'ambito di applicazione;

    12) nel marzo 2025 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita la Commissione europea ad attivare lo «Statuto di blocco» al fine di contrastare gli effetti delle misure restrittive extraterritoriali nei confronti della Corte penale internazionale; ad oggi, tuttavia, la Commissione europea non ha ancora dato seguito a tali sollecitazioni con iniziative concrete di attivazione del meccanismo previsto dal regolamento (CE) n. 2271/96;

    13) da mesi numerose organizzazioni della società civile, con il coordinamento di «Non c'è Pace Senza Giustizia» e del movimento paneuropeo Eumans, promuovono una mobilitazione pubblica per chiedere alla Commissione europea di attivare lo «Statuto di blocco» a tutela della Corte penale internazionale e di tutti i soggetti che ne sostengono l'attività;

    14) tale mobilitazione si è tradotta in manifestazioni pubbliche, in un digiuno a staffetta protrattosi fino al 17 luglio 2026 – la Giornata mondiale per la giustizia internazionale – e nella proposta di sostenere la candidatura della Corte penale internazionale al Premio Nobel per la pace 2026;

    15) l'iniziativa ha ricevuto il sostegno di diversi Premi Nobel, tra cui la Tunisian Human Rights League – componente del Tunisian National Dialogue Quartet, insignito del Premio Nobel per la pace nel 2015 –, il Center for Civil Liberties ucraino – Premio Nobel per la pace 2022 –, Geoffrey Hinton, Premio Nobel per la fisica 2024, Richard J. «Rich» Roberts, Premio Nobel per la medicina 1993, e Giorgio Parisi, Premio Nobel per la fisica 2021;

    16) l'esigenza di attivare lo «Statuto di blocco» a tutela della Corte penale internazionale è stata oggetto, negli ultimi mesi, di iniziative parlamentari e prese di posizione politiche in diversi Stati membri dell'Unione europea, nonché di interlocuzioni tra governi nazionali e istituzioni europee, a conferma della crescente rilevanza attribuita alla salvaguardia dell'indipendenza della giustizia penale internazionale;

    17) il 22 ottobre 2026 la Presidente Roberta Metsola ha annunciato a Strasburgo il conferimento del Premio Sacharov per la libertà di pensiero «alla Corte penale interna e ai suoi funzionari», come riconoscimento per «l'importante lavoro della Corte nella difesa del diritto internazionale e della giustizia»;

    18) la tutela della giustizia penale internazionale rappresenta un interesse politico e giuridico fondamentale per l'Italia, anche in considerazione del ruolo storico svolto dal nostro Paese nella definizione e nell'adozione dello Statuto di Roma e nella costituzione della Corte penale internazionale;

    19) non può esservi una pace duratura e sostenibile in assenza di un sistema internazionale effettivo e imparziale che consenta di accertare le responsabilità individuali per i crimini internazionali più gravi,

impegna il Governo:

1) a difendere con determinazione, nei consessi europei e multilaterali, l'autonomia della Corte penale internazionale, le funzioni che le sono attribuite e l'attività che svolge, estendendo tale sostegno ai tribunali istituiti ad hoc o a carattere speciale nonché agli altri organismi internazionali deputati ad accertare le responsabilità per genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e aggressione, e a garantire che l'Italia dia esecuzione completa e puntuale ai doveri di collaborazione con la Corte sanciti dal trattato istitutivo e dalla legislazione nazionale che vi ha dato attuazione;

2) a sollecitare, in seno al Consiglio dell'Unione europea e nel dialogo con la Commissione, l'immediata applicazione del meccanismo di tutela previsto dal regolamento (CE) n. 2271/96, nella versione aggiornata con il regolamento delegato (UE) 2018/1100 – Statuto di blocco – e ogni analoga misura disposta da altri Stati, così da neutralizzarne, nel territorio dell'Unione, l'applicazione extraterritoriale nei riguardi della Corte stessa, dei suoi giudici, procuratori e funzionari e delle persone fisiche e giuridiche che ne sostengono il lavoro;

3) a fare in modo che la delegazione italiana presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite nonché in seno all'Assemblea dei Paesi aderenti al trattato di Roma svolga un ruolo propositivo nel consolidamento del sistema di giustizia penale sovranazionale, partecipando in particolare al negoziato su una convenzione per prevenire e punire i crimini contro l'umanità, nonché al percorso di revisione delle norme sul crimine di aggressione;

4) ad adottare iniziative normative volte a portare a termine l'allineamento della legislazione italiana agli standard del diritto penale internazionale, valorizzando gli esiti della Commissione costituita presso il Ministero della giustizia con il compito di redigere un Codice dei crimini internazionali, che ha ultimato il proprio mandato nel 2022, e favorendo, per quanto di competenza, l'iter delle proposte di legge depositate in materia, così da colmare le lacune che ancora ostacolano la repressione di tali reati da parte dei giudici nazionali e dare piena esecuzione agli impegni assunti con la ratifica del trattato del 1998;

5) a promuovere ogni anno l'organizzazione, in concomitanza con la ricorrenza del 17 luglio dedicata alla giustizia internazionale, di campagne di comunicazione e momenti di approfondimento pubblico per far conoscere le funzioni della Corte, i risultati del suo lavoro e il valore del trattato adottato a Roma nel 1998.
(1-00612) «Richetti, Pastorella, Bonetti, Rosato, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Ruffino».

(27 ottobre 2026)

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   MARATTIN. – Al Ministro dell'istruzione e del merito. – Per sapere – premesso che:

   la scuola italiana oggi vive una situazione complessa, caratterizzata da numerose criticità che ne compromettono la qualità e l'efficacia. Il sistema di istruzione rischia così di perdere il suo ruolo fondamentale di strumento di crescita, inclusione e mobilità sociale. È necessario investire non soltanto in strutture e tecnologie, ma soprattutto nelle persone e nella qualità dell'insegnamento;

   l'articolo 66, comma 5, lettera a), del disegno di legge di bilancio 2027-2029 prevede, a decorrere dall'anno scolastico 2027/2028, una riduzione strutturale di 4.925 posti di personale docente;

   secondo quanto rilevato dall'Osservatorio conti pubblici italiani dell'Università Cattolica in una nota del 16 ottobre 2026, tra il 2015 e il 2024 il numero degli studenti iscritti alle scuole statali è diminuito del 10 per cento, mentre quello degli insegnanti è aumentato del 16 per cento, determinando un incremento del rapporto tra docenti e alunni;

   la medesima nota evidenzia, inoltre, come in Italia il rapporto tra insegnanti e studenti risulti superiore sia alla media Ocse sia alla media dell'Unione europea in tutti i livelli di istruzione;

   alla luce di tali dati, la carenza numerica di insegnanti non sembra rappresentare una delle criticità del sistema scolastico italiano;

   le principali problematiche appaiono piuttosto riconducibili alle modalità di reclutamento del personale docente e all'assenza di una differenziazione retributiva che tenga conto delle funzioni svolte, dell'area geografica di assegnazione e della valutazione della professionalità –:

   quali iniziative normative il Governo intenda intraprendere per avviare una riforma organica e complessiva del sistema di reclutamento e di retribuzione del personale docente, fondata sul superamento del meccanismo delle graduatorie, sull'introduzione della chiamata diretta da parte delle istituzioni scolastiche attraverso appositi comitati di valutazione e sulla differenziazione del trattamento economico in relazione al merito, alle funzioni esercitate e alle aree geografiche di assegnazione.
(3-02995)

(3 novembre 2026)

   MANZI, BERRUTO, IACONO, ORFINI, FERRARI, GHIO, FORNARO e CASU. – Al Ministro dell'istruzione e del merito. – Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato dagli organi di stampa, il disegno di legge di bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026, prevedrebbe, a partire dall'anno scolastico 2027/2028, un'ulteriore riduzione pari a 4.925 posti di docente dell'organico dell'autonomia e 2.049 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata), per un totale di 6.974 posti in meno;

   stando ancora a quanto riportato dagli organi di stampa, il Ministro interrogato non sembra essere stato preventivamente informato degli interventi di drastica riduzione di organico di cui sopra;

   tale intervento si aggiunge ai circa 8.000 posti già soppressi con la manovra finanziaria del 2025, portando a quasi 15.000 la contrazione complessiva degli organici scolastici nell'arco di due anni;

   una scelta che trasforma in strutturale una misura inizialmente presentata come transitoria, utilizzando il calo demografico come giustificazione per una riduzione della spesa, anziché come occasione per migliorare la qualità del sistema di istruzione;

   la diminuzione dei docenti rischia di compromettere ulteriormente le attività di recupero degli apprendimenti, il contrasto alla dispersione scolastica, l'inclusione e il potenziamento dell'offerta formativa, mentre il taglio del personale Ata potrebbe aggravare le già diffuse difficoltà organizzative delle scuole, incidendo sul funzionamento delle segreterie, sulla vigilanza e sulla sicurezza degli edifici;

   appare inoltre evidente, sempre da notizie stampa, l'assenza, nella manovra, di un adeguato piano di investimenti e di misure concrete a sostegno del comparto scolastico, a fronte di esigenze strutturali che richiederebbero risorse immediate;

   il calo della popolazione scolastica dovrebbe rappresentare un'opportunità per ridurre il numero di alunni per classe, rafforzare gli organici e migliorare la qualità della didattica, non un'occasione per procedere a ulteriori tagli –:

   se il Ministro interrogato sia stato previamente informato dell'ulteriore taglio di 6.974 posti di personale docente e Ata previsto a decorrere dall'anno scolastico 2027/2028 e abbia espresso una propria valutazione in merito, chiarendo come intenda giustificare una scelta che, sommata ai tagli già disposti dalla legge di bilancio 2025, comporterebbe la soppressione di quasi 15.000 posti nell'arco di due anni, con gravi ripercussioni sul diritto allo studio, sulla qualità dell'offerta formativa e sulle condizioni degli alunni, delle famiglie e del personale scolastico.
(3-02996)

(3 novembre 2026)

   MIELE, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi anni sono stati messi in campo importanti investimenti per la riqualificazione, la messa in sicurezza e la modernizzazione del patrimonio edilizio scolastico italiano, con un impulso significativo impresso in particolare nel corso della XIX legislatura, attraverso l'utilizzo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e l'attivazione di ulteriori stanziamenti nazionali;

   in particolare, tra risorse nazionali e Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono stati investiti circa 23 miliardi di euro per l'edilizia scolastica. Gli interventi autorizzati hanno consentito di avviare la ristrutturazione di circa 8.600 edifici, pari a circa il 20 per cento delle scuole italiane, con risultati significativi anche sul fronte della sicurezza, dell'adeguamento sismico e della riqualificazione degli spazi. A queste risorse si aggiungono, tra gli altri, 515 milioni di euro destinati al potenziamento delle mense scolastiche e 335 milioni per il miglioramento delle palestre, contribuendo a rendere gli istituti luoghi sempre più moderni, inclusivi e funzionali. Sono state inoltre previste risorse aggiuntive per 1,2 miliardi di euro rispetto ai 3,9 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati alla messa in sicurezza, all'adeguamento sismico, alla riqualificazione degli spazi e all'abbattimento delle barriere architettoniche;

   questo impegno deve proseguire, affrontando nuove priorità legate ai cambiamenti climatici in atto, poiché l'aumento delle temperature, le ondate di calore e gli eventi meteorologici estremi rendono sempre più urgente disporre di edifici scolastici adeguati, confortevoli e capaci di garantire condizioni ottimali per lo svolgimento delle attività didattiche;

   in tale prospettiva, l'efficientamento energetico degli istituti scolastici rappresenta una priorità strategica: intervenire su isolamento termico, infissi, impianti di riscaldamento e raffrescamento, sistemi di ventilazione e produzione di energia da fonti rinnovabili significa migliorare il benessere di studenti e personale, ridurre i consumi e contenere i costi energetici a carico degli enti locali –:

   quali risorse siano attualmente previste dal Ministero dell'istruzione e del merito per sostenere interventi di efficientamento energetico degli edifici scolastici e quali ulteriori risorse il Governo intenda mettere in campo, anche attraverso la programmazione nazionale ed europea, al fine di proseguire il percorso di ammodernamento del patrimonio scolastico e renderlo sempre più sostenibile, sicuro e resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici.
(3-02997)

(3 novembre 2026)

   RUFFINO, BENZONI, BONETTI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   da quanto si apprende a mezzo stampa, non essendo, all'atto della redazione, ancora pubblicato ufficialmente il testo del prossimo disegno di legge di bilancio, il Governo avrebbe previsto, a partire dall'anno scolastico 2027/2028, 4.925 posti docenti e 2.049 posti Ata in meno, per un totale di 6.974 unità. A tali cifre si aggiungono i tagli già decisi con la legge di bilancio 2025, per un totale complessivo di 14.808 posti in meno;

   i territori delle aree interne risentono da tempo di gravi fenomeni di spopolamento, a causa di una progressiva perdita di attrattività che sta spingendo, soprattutto i più giovani, a trasferirsi nei grandi centri urbani del Paese;

   al fine di invogliare famiglie e giovani a risiedervi, il tema dei servizi educativi e di un rinnovato investimento sul capitale umano delle aree interne assume un rilievo centrale. Va assolutamente attivata e valorizzata la connessione diretta tra la volontà delle famiglie di risiedere in ambienti dove la qualità della scuola resti elevata e dove permangano, comunque, i servizi essenziali, la volontà dei giovani di esplorare orizzonti differenti di formazione post-secondaria e la volontà delle imprese finalizzata a ricercare in questi territori risorse umane di grande interesse;

   al contrario, la chiusura delle scuole o l'accorpamento di istituti situati in comuni diversi rappresenta una fonte di disagio per molte famiglie, che sono a loro volta indotte ad abbandonare il territorio per alleviare i problemi che ne scaturiscono, in un circolo vizioso apparentemente inarrestabile;

   lo stesso Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2202 del 2025, ha ribadito come la chiusura delle scuole collocate in territori montani possa essere giustificata esclusivamente da circostanze eccezionali, richiamando altresì l'articolo 44 della Costituzione, il quale prevede l'adozione di «provvedimenti a favore delle zone montane» finalizzati a ridurre le disuguaglianze tra aree centrali e periferiche;

   le scuole nelle aree interne non svolgono soltanto un compito formativo, essendo anche presidi di coesione sociale e di contrasto allo spopolamento e offrendo potenzialmente migliori prospettive future a comunità che rischiano progressivamente sempre più di dissolversi –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di contrastare la progressiva contrazione dell'offerta scolastica nelle aree interne già soggette a gravi fenomeni di spopolamento, anche attraverso un potenziamento dei servizi scolastici esistenti, al fine di evitare che la chiusura degli istituti scolastici e la riduzione dei docenti si traduca in un ulteriore impoverimento dei servizi educativi in queste comunità.
(3-02998)

(3 novembre 2026)

   PICCOLOTTI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI e ZARATTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   rispetto alla spesa pubblica complessiva l'Italia destina all'istruzione appena l'8 per cento, a fronte di una media dell'Unione europea del 9,7 per cento e di punte superiori al 14 per cento in Paesi come Svezia ed Estonia;

   le retribuzioni del personale del comparto istruzione e ricerca si confermano tra le più basse dell'intero pubblico impiego. Inoltre, il rapporto Ocse Education at a glance (2026) evidenzia come gli insegnanti italiani siano tra i meno pagati del continente, una penalizzazione che riguarda tutti i gradi dell'istruzione. Un insegnante italiano con quindici anni di carriera è nettamente indietro rispetto ai colleghi tedeschi, olandesi, austriaci e spagnoli. E c'è un dettaglio che aggrava il quadro: dopo i primi dieci anni, lo stipendio di un docente italiano non sale più. La carriera è piatta, bloccata, senza scatti significativi fino alla pensione. Inoltre, a causa dell'inflazione, il personale scolastico ha perso 21.507 euro di potere d'acquisto nel periodo 2022-2027, nonostante l'enfasi del Ministro interrogato sui rinnovi contrattuali;

   la Corte di giustizia dell'Unione europea, con sentenza del 13 maggio 2026, ha condannato l'Italia per l'inadempimento rispetto alla normativa europea in materia di lavoro a tempo determinato, affermando che il sistema italiano non prevede misure adeguate ed efficaci per prevenire e contrastare l'abuso dei contratti a termine del personale Ata;

   secondo fonti di stampa, lo stesso Ministro interrogato sarebbe rimasto sorpreso dall'ulteriore riduzione dell'organico previsto dal disegno di legge di bilancio;

   negli ultimi dieci anni le scuole italiane hanno già perso quasi un milione di studenti, ma l'aumento di iscritti non italiani, pari al 16 per cento, ha mitigato gli effetti. Secondo la Fondazione Agnelli nei prossimi quindici anni i posti vuoti raddoppieranno, fino alla cifra di 1.975.000 studenti in meno nel 2040. Ciò che non viene mai ridotto è, però, il numero, eccessivo, di alunni per classe che, invece, disegnerebbe una scuola capace di prendersi cura di ogni alunno e alunna, assicurando un ambiente formativo imperniato sulla qualità del lavoro dei docenti e sul benessere degli studenti;

   il Paese ha bisogno di investire su una scuola pubblica di qualità e non di incentivare chi sceglie le scuole private –:

   se, rispetto a quanto descritto in premessa, non ritenga che sia arrivato il momento di invertire la rotta degli ultimi anni e investire sul comparto istruzione, anche al fine di ridurre il numero di studenti per classe, che rappresenterebbe uno degli investimenti più strategici e fruttuosi per la competitività e la resilienza economica e sociale del Paese.
(3-02999)

(3 novembre 2026)

   BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, AMORESE, CANGIANO, COLOMBO, DI MAGGIO, MATTEONI, MOLLICONE, PERISSA e ROSCANI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   il Governo in carica ha riportato l'istruzione al centro del dibattito politico internazionale, riaffermando il suo valore di motore di sviluppo e di crescita personale e restituendo alla scuola italiana la dignità e la centralità che merita anche nello scenario internazionale;

   in particolare, le politiche attuate dal Ministro interrogato hanno delineato un profondo percorso di riforma strutturale, volto a scardinare il precariato storico, a rivalorizzare il personale della scuola e a innalzare le performance educative degli studenti italiani;

   sul fronte del reclutamento, l'efficacia del piano straordinario di immissioni in ruolo e l'attuazione delle linee del Piano nazionale di ripresa e resilienza stanno producendo risultati importanti, con il traguardo di oltre 206.000 assunzioni stabili tra docenti e personale Ata dal 2023, a cui si è aggiunto il via libera per l'anno scolastico in corso a ulteriori 61.000 stabilizzazioni complessive;

   per l'avvio dell'anno scolastico 2025/2026, l'accelerazione impressa dall'amministrazione ha consentito di immettere in ruolo 41.901 nuovi docenti, chiudendo le procedure con ben tre settimane di anticipo rispetto all'anno 2024/2025, con l'assunzione di quasi 14.000 insegnanti di sostegno e l'immissione in ruolo di oltre 6.000 docenti di religione cattolica, sbloccando una procedura ferma dal 2004;

   in tema di tutele, la valorizzazione del personale è passata da un significativo stanziamento economico di 386 milioni di euro complessivi per il triennio 2025-2027, a cui si aggiungono i recenti rifinanziamenti introdotti dal cosiddetto decreto scuola per l'anno scolastico in corso, e da una decisa spinta ai rinnovi contrattuali, finalizzati a recuperare il potere d'acquisto dei salari e a riconoscere, nei fatti, la dignità professionale del personale scolastico;

   i frutti di questa stabilità e degli investimenti mirati – come le figure dei docenti tutor e orientatori e l'agenda Sud – trovano un riscontro oggettivo nei dati emersi dalle rilevazioni nazionali Invalsi 2026, che certificano come l'Italia abbia abbattuto la dispersione scolastica al minimo storico del 7,3 per cento, superando ampiamente l'obiettivo europeo del 9 per cento fissato per il 2030: le attività di tutoring, mentoring e orientamento hanno coinvolto circa 2,6 milioni di studenti, contro gli 820.000 programmati, portando al recupero di circa 520.000 giovani a rischio abbandono –:

   quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere, in sinergia con gli enti locali e le istituzioni scolastiche, per consolidare questo trend positivo, anche alla luce dei traguardi raggiunti.
(3-03000)

(3 novembre 2026)

   CASO, ORRICO e AMATO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   come evidenziato anche dall'Associazione nazionale presidi e dalle organizzazioni sindacali, a decorrere dall'anno scolastico 2027/2028 si prospetta un'ulteriore riduzione delle dotazioni organiche delle istituzioni scolastiche, pari a 4.925 posti di personale docente e 2.049 di personale Ata, per un totale di quasi 7.000 posti;

   tali contrazioni si aggiungerebbero ai tagli già disposti dalla legge di bilancio 2025 (pari a 5.660 docenti e 2.174 Ata), portando a quasi 15.000 la contrazione complessiva dei posti di organico nell'arco di un triennio;

   la Carta del docente ha subìto un ridimensionamento da 500 a 383 euro per l'anno scolastico 2025/2026, a cui si aggiungono le forti preoccupazioni per l'orientamento ministeriale di trasformare lo strumento in una generica «Carta dei servizi» per il welfare aziendale, con il rischio di snaturarne la finalità originaria e depauperare le risorse destinate alla formazione professionale;

   nelle ultime settimane si sono diffuse in tutto il Paese mobilitazioni studentesche per chiedere maggiori investimenti nella scuola pubblica, strutture adeguate e un effettivo ascolto da parte delle istituzioni;

   destano grave allarme gli episodi denunciati dalle organizzazioni sindacali (Flc Cgil): l'intervento delle forze dell'ordine al liceo Giordano Bruno di Roma durante una mobilitazione, con l'accompagnamento di studenti in commissariato; le perquisizioni preventive segnalate al liceo Amaldi di Roma per ostacolare la partecipazione ai cortei; nonché l'accesso delle forze dell'ordine in alcune scuole di Crotone per acquisire informazioni sulla prevista partecipazione studentesca alla manifestazione indetta in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre 2026;

   tali vicende sollevano profondi interrogativi sul rispetto delle libertà democratiche e del diritto a manifestare, evidenziando il rischio che la protesta giovanile venga trattata prevalentemente come una questione di ordine pubblico, laddove la scuola deve rimanere luogo di pensiero critico e dialogo –:

   quali iniziative concrete di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per rispondere alle istanze del mondo della scuola e degli studenti attraverso investimenti strutturali, il rafforzamento degli organici e la valorizzazione della formazione e dell'ascolto nelle istituzioni scolastiche attraverso il confronto democratico, anziché la mera gestione securitaria.
(3-03001)

(3 novembre 2026)

   BOSCHI, FARAONE, DEL BARBA, GADDA, BONIFAZI, GIACHETTI e MADIA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la manovra di bilancio per il 2027 conferma il progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale, nonostante gli incrementi nominali delle risorse rivendicati dal Governo;

   secondo l'analisi della Fondazione Gimbe del 2 novembre 2026, il Fondo sanitario nazionale raggiungerà 146,3 miliardi di euro nel 2027, 147,1 miliardi nel 2028 e 148,2 miliardi nel 2029, ma la sua incidenza sul prodotto interno lordo diminuirà dal 6,11 per cento del 2027 al 5,87 per cento del 2029, attestandosi su livelli inferiori a quelli del 2022;

   le risorse aggiuntive previste dalla manovra ammontano complessivamente a soli 7,1 miliardi di euro nel triennio 2027-2029, a fronte degli oltre 18 miliardi di euro richiesti dalle regioni e dei 5,5 miliardi di euro aggiuntivi per il solo 2027 indicati dallo stesso Ministro interrogato;

   il divario tra finanziamento del Servizio sanitario nazionale e spesa sanitaria prevista raggiungerà complessivamente 25,8 miliardi di euro nel triennio, aggravando le difficoltà finanziarie delle regioni, che già nel 2025 hanno registrato un disavanzo di circa 2,3 miliardi di euro, rendendo necessario il ricorso a ulteriori risorse per riequilibrare i conti;

   nel 2025 la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie ha superato 42,4 miliardi di euro e quasi 6 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami, evidenziando un progressivo arretramento dell'universalità dell'assistenza;

   proprio nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica Mattarella ha ricordato che la tutela del Servizio sanitario nazionale è una priorità assoluta e che la sua universalità rappresenta uno dei grandi patrimoni della Repubblica –:

   se il Ministro interrogato abbia valutato l'adeguatezza delle risorse stanziate per il Servizio sanitario nazionale per garantire il fondamentale diritto alla salute dei cittadini e assicurare l'erogazione uniforme delle prestazioni e l'accesso alle cure a tutta la popolazione, in maniera uniforme e su tutto il territorio nazionale.
(3-03002)

(3 novembre 2026)

   LUPI, ROMANO, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:

   il Governo attualmente in carica ha posto il tema della salute tra le priorità fondamentali del proprio mandato, anche alla luce delle variabili che richiedono da tempo aumenti significativi della spesa sanitaria, in un contesto caratterizzato da disomogeneità nell'accesso alle cure e cambiamenti demografici, sociali ed economici di portata storica;

   lo scenario citato ha richiesto di intervenire su numerosi aspetti della politica sanitaria del Paese, dalla riduzione delle liste d'attesa all'investimento nella prevenzione, per esempio per la cura delle patologie oncologiche, fino al potenziamento degli strumenti e delle azioni introdotte ai fini dell'analisi e valutazione della spesa pubblica;

   il disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2027 e bilancio pluriennale per il triennio 2027-2029», approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026, ha disposto un aumento di 3,4 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale, che raggiunge uno stanziamento complessivo di 146,3 miliardi di euro per l'anno 2027;

   il 27 ottobre 2026 il Presidente del Consiglio dei ministri, durante il Festival delle regioni e delle province autonome, ha dichiarato che la strategia intrapresa dal Governo per la riduzione delle liste d'attesa «sta dando i suoi frutti, come dimostrano i dati dei primi nove mesi del 2026. Rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, infatti, sono state erogate circa 2 milioni di prestazioni in più»;

   il Piano oncologico nazionale 2023-2027 individua nella prevenzione e nella diagnosi precoce priorità strategiche, promuovendo il rafforzamento dei programmi organizzati di screening e una maggiore equità nell'accesso alle cure. A questo proposito, le evidenze epidemiologiche segnalano, per alcune neoplasie, un aumento dei casi anche tra persone più giovani e un abbassamento dell'età in cui la malattia viene diagnosticata. Inoltre, la copertura dei programmi organizzati resta disomogenea sul territorio nazionale e non ancora ottimale, con conseguenti differenze nell'accesso alla prevenzione e nella possibilità di una diagnosi tempestiva –:

   quali ulteriori iniziative di competenza intenda intraprendere per proseguire il percorso di miglioramento e potenziamento del Servizio sanitario nazionale, in particolare riguardo l'adeguatezza del sistema di finanziamento, la riduzione delle liste d'attesa e l'attuazione del Piano oncologico nazionale 2023-2027, anche valutando l'abbassamento dell'età di accesso agli screening oncologici.
(3-03003)

(3 novembre 2026)

   PATRIARCA, BAGNASCO e PRETTO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la legge n. 130 del 2023 ha istituito il primo programma nazionale di screening pediatrico al mondo per l'individuazione precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia nei bambini, rendendo l'Italia il primo Paese a dotarsi di una normativa organica per intercettare la malattia nella sua fase preclinica e presintomatica, prima dell'eventuale esordio in chetoacidosi diabetica;

   l'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda da tempo la diagnosi precoce e lo screening sistematico delle popolazioni a rischio per le malattie croniche non trasmissibili, diabete incluso, al fine di ridurne il carico di complicanze; impostazione recepita dall'aggiornamento 2024 della classificazione internazionale delle malattie Icd-10-Cm, che ha riconosciuto il diabete di tipo 1 presintomatico, introducendo tre nuovi codici specifici per le diverse fasi precliniche della malattia;

   il sistema di classificazione delle malattie adottato in Italia non prevede un codice di esenzione specifico per il diabete preclinico e presintomatico, ma soltanto codici riferiti al diabete in fase conclamata; tale lacuna è critica poiché, in caso di positività autoanticorpale, il soggetto a rischio dovrebbe avere accesso a prestazioni essenziali che, non essendo codificate, né coperte dal Servizio sanitario nazionale, rischiano di rimanere a carico delle famiglie, scoraggiando l'adesione al percorso di screening;

   appare singolare che, dopo aver approvato una legge che fa da apripista a livello mondiale, l'Italia non abbia ancora completato l'adeguamento del sistema di codifica ed esenzione necessario a rendere concretamente esigibile la presa in carico dei soggetti a rischio, anche valutando, per i pazienti pediatrici individuati dal programma di screening, la fornitura gratuita dei dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia;

   lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di modifica e integrazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017, in materia dei livelli essenziali di assistenza, già esaminato dalle Commissioni parlamentari competenti, costituiva l'occasione più immediata per introdurre, tra i nuovi codici di esenzione, anche quello relativo al diabete preclinico e presintomatico, evitando di lasciare priva di copertura la presa in carico dei minori individuati dal programma di screening e di compromettere la tutela della loro salute –:

   quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di assicurare l'inserimento del codice di esenzione, valutando altresì la fornitura gratuita dei dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia ai pazienti pediatrici individuati dal programma di screening, ai fini di una piena attuazione della legge n. 130 del 2023, per evitare che i soggetti pediatrici risultati positivi allo screening autoanticorpale debbano sostenere a proprie spese test di conferma, visite di controllo, supporto psicologico e monitoraggio della glicemia.
(3-03004)

(3 novembre 2026)