TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 631 di Mercoledì 11 marzo 2026
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
PASTORELLA, SOTTANELLI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO, ROSATO e RUFFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 193 del codice della strada sancisce che tutti i veicoli a motore debbano essere coperti da un'assicurazione per la responsabilità civile auto per poter circolare;
secondo i dati diffusi da Ania nella pubblicazione «L'Assicurazione italiana 2024-2025», nel 2024 in Italia circa il 6,1 per cento dei veicoli circolanti (2,9 milioni) risultava privo di copertura: un dato in aumento del 3,6 per cento rispetto al totale dei veicoli del 2023;
permangono forti differenze territoriali: a fronte di una media nazionale del 6,1 per cento, l'incidenza arriva all'8,1 al Sud, al 6,3 al Centro e al 4,9 al Nord. Si rilevano, inoltre, significativi picchi locali, tra gli altri: Valle d'Aosta 11,3 per cento, Milano 7,2, Torino 6,7, Trento 6,5, Lazio 8,4 e Roma 9,4, Calabria 10,5, Sicilia 8,8, Campania 10,6; a Napoli circa il 14. In termini assoluti, tuttavia, il fenomeno sembra peggiorare in particolare al Nord, dove in due anni si contano oltre 300 mila veicoli non assicurati in aggiunta ai 900 mila veicoli del 2022;
nel confronto europeo, l'Italia risulta tra i Paesi con più alta evasione dell'obbligo assicurativo, più di tre volte superiore alla media dell'Unione europea dell'1,8 per cento. Si segnalano esperienze estere efficaci come quella dell'Irlanda, dove l'introduzione dell'Imid–Irish motor insurance database ha contribuito a quasi dimezzare l'incidenza dei veicoli non assicurati (dall'8,3 per cento nel 2022 al 4,2 per cento nel 2024), mentre in Paesi come Germania, Danimarca, Finlandia e Norvegia l'evasione è praticamente nulla;
a fronte di questi dati preoccupanti, ad oggi non è ancora operativo il controllo da remoto dei veicoli privi di copertura – attuabile tramite lettura delle targhe grazie a dispositivi telematici a distanza – previsto dal decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012, poiché mancano i provvedimenti attuativi che definiscono caratteristiche tecniche e modalità di utilizzo dei sistemi di rilevazione;
la presenza su strada di veicoli non assicurati non solo aggrava i rischi per gli utenti, ma genera oneri sul Fondo di garanzia per le vittime della strada e incide sulla leale concorrenza tra assicurati e non assicurati –:
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per contrastare il grave fenomeno di evasione dell'obbligo assicurativo – allineando l'Italia alla media di Paesi più virtuosi – e, a tal fine, per dare piena attuazione alle disposizioni previste dal decreto-legge n. 1 del 2012 in materia di accertamento da remoto della copertura assicurativa attraverso dispositivi telematici a distanza.
(3-02546)
(10 marzo 2026)
PASTORINO. – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che:
il trasporto pubblico locale e regionale riveste un ruolo essenziale nell'assicurare l'esercizio del diritto costituzionale alla mobilità e nel garantire la coesione sociale e territoriale. Tuttavia, da tempo si assiste a una preoccupante recrudescenza di episodi di violenza, aggressioni fisiche e minacce verbali ai danni del personale viaggiante, degli autisti di autobus e tram, nonché degli addetti alla verifica dei titoli di viaggio e al front-line nelle stazioni e nei depositi. Criticità che ledono dignità e sicurezza dei lavoratori e compromettono gravemente la continuità del servizio pubblico e la qualità dell'offerta ai cittadini;
nonostante la sottoscrizione del Protocollo per la promozione della sicurezza nel settore del trasporto pubblico locale e l'istituzione di specifici gruppi di lavoro incaricati di monitorare il fenomeno e proporre soluzioni normative, l'attuazione di tali intenti risulta a tutt'oggi parziale e insufficiente;
sebbene nel marzo 2025 siano state formalizzate proposte normative volte a contrastare le aggressioni attraverso misure preventive e interventi immediati, il percorso legislativo appare segnato da eccessiva lentezza e scarsa determinazione;
a gennaio 2026 rispondendo all'interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3-02433 sul medesimo tema, il Ministro interrogato ha dichiarato che: «altre norme verranno inserite nel “decreto sicurezza” a cui stiamo lavorando. Quindi, nessuna zona grigia, nessuna tolleranza per chi mette a rischio la tranquillità dei cittadini, sia lavoratori che passeggeri». Tuttavia, proprio dal decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, emerge con gravità l'esclusione sistematica dei lavoratori del trasporto pubblico locale dalle nuove tutele. Mentre il provvedimento introduce aggravanti specifiche e strumenti operativi a favore del comparto ferroviario e del personale di Fs security, nulla è stato previsto per gli autoferrotranvieri, determinando ad avviso dell'interrogante un'irragionevole disparità di trattamento tra operatori che svolgono il medesimo servizio pubblico e sono esposti ad analoghi livelli di rischio;
le sollecitazioni dei sindacati vengono ignorate e, mancando una cornice normativa, continuano a rimanere parzialmente attuati fondamentali obiettivi, fra cui: potenziamento della videosorveglianza integrata, installazione di sistemi di allerta rapida e protezione delle cabine di guida –:
se, spiegando le ragioni tecnico-giuridiche che hanno portato alla mancata previsione all'interno del decreto-legge n. 23 del 2026 di misure specifiche a tutela degli operatori del trasporto pubblico locale, intenda chiarire quali ulteriori iniziative di carattere normativo il Governo intenda adottare al fine di estendere a suddetto personale le medesime imprescindibili tutele previste per il settore ferroviario, includendo aggravanti specifiche, procedibilità d'ufficio e il potenziamento delle dotazioni tecnologiche di bordo.
(3-02547)
(10 marzo 2026)
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
secondo dati resi noti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nell'ambito del censimento dei dispositivi di rilevazione automatica della velocità (cosiddetti autovelox) attivi sul territorio nazionale, dei circa 11.000 dispositivi installati solo 1.000 sarebbero omologati, mentre la maggior parte risulterebbero approvati o registrati, nonostante un consolidato orientamento giurisprudenziale consideri l'omologazione condizione di validità delle sanzioni per eccesso di velocità;
alcune prefetture, come quella di Napoli, hanno già sospeso i decreti autorizzativi dei controlli con gli autovelox, in attesa di chiarimenti sul quadro normativo relativo all'omologazione degli apparecchi e al fine di non incorrere in inutili aggravi di spesa derivanti dall'avvio di procedimenti viziati da detta mancata omologazione, oltre che per evitare di incorrere in eventuali responsabilità erariali derivanti dall'uso di dispositivi illegittimi;
la grave situazione di incertezza che riguarda gli autovelox rischia di compromettere la sicurezza stradale e la proliferazione del contenzioso, traducendosi altresì in un aggravio di costi e in un pregiudizio al buon andamento che deve caratterizzare l'organizzazione e l'azione degli enti territoriali e della pubblica amministrazione nel suo complesso –:
quali iniziative urgenti di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per chiarire definitivamente la disciplina relativa all'omologazione degli autovelox e superare la grave situazione di incertezza in cui versano gli enti territoriali da mesi in materia.
(3-02548)
(10 marzo 2026)
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, VIETRI, CIANCITTO, CIOCCHETTI, GABELLONE, LANCELLOTTA, MACCARI, MORGANTE, ROSSO e SCHIFONE. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
sin dal suo insediamento, il Ministro interrogato ha avviato un'importante riforma organica del Servizio sanitario nazionale, pensata per la prima volta in una visione unica tra medicina territoriale e ospedaliera; una riforma che punta a integrare ospedali d'eccellenza e medicina territoriale per una sanità più moderna e accessibile a tutti;
in particolare, l'agenda sanitaria del Governo Meloni ha dovuto affrontare le vecchie e nuove sfide dettate dai cambiamenti demografici, epidemiologici e tecnologici avvenuti in questi anni: dai nuovi bisogni di salute legati all'invecchiamento della popolazione e quindi al conseguente aumento di patologie croniche che drenano le risorse in maniera molto significativa; all'attenzione rivolta al tema della salute mentale; dalla consapevolezza di rendere il sistema pubblico più attrattivo per medici e infermieri, affrontando la carenza di personale; alla digitalizzazione della sanità in un'ottica di sostenibilità;
in questo scenario, il Governo ha dettato un cambio di paradigma nella gestione dei temi sanitari: non più solo un servizio sanitario che investe nelle cure, ma soprattutto una politica sanitaria impegnata nella prevenzione;
altro punto di forza: l'integrazione tra territorio e ospedali. Il territorio è, infatti, quello che ha avuto maggiori problemi durante il periodo pandemico, motivo per cui i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sono stati indirizzati principalmente per rafforzare la medicina territoriale e potenziare le strutture del territorio;
questa visione, però, necessita di essere integrata con una rete di ospedali di eccellenza, perché il Servizio sanitario nazionale deve garantire eccellenza a tutti gli italiani, indipendentemente da dove vivono;
non meno importante, la necessità che il Servizio sanitario nazionale torni ad essere attrattivo, non solo per i medici, ma anche per gli infermieri e per il personale socio-sanitario;
altra leva strategica di trasformazione dell'intero sistema, capace di produrre salute e sostenibilità, è la digitalizzazione della sanità, intesa non solo in termini di infrastruttura tecnologica, ma anche di governance delle tecnologie –:
se e quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per affrontare le sfide presenti e future in materia sanitaria, per garantire una sanità più moderna e più vicina alle esigenze di tutti i cittadini.
(3-02549)
(10 marzo 2026)
SIMIANI, BRAGA, CURTI, EVI, FERRARI, GHIO, FORNARO e CASU. – Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. – Per sapere – premesso che:
l'azione militare unilaterale di Usa e Israele, in violazione del diritto internazionale, e le ritorsioni indiscriminate del regime iraniano stanno creando ulteriori, gravi, tensioni internazionali e instabilità geopolitica con nuovi effetti sul mercato dell'energia e, in particolare, sul prezzo dei carburanti;
ci si trova di fronte ad un vero e proprio «shock energetico» e nelle ultime settimane si registrano aumenti rapidi e significativi dei prezzi alla pompa: secondo diverse rilevazioni e notizie di stampa, in molti distributori il prezzo della benzina ha già raggiunto o superato la soglia dei due euro al litro. Le stesse organizzazioni dei gestori hanno segnalato incrementi particolarmente elevati, sollevando il timore che possano verificarsi anche fenomeni speculativi lungo la filiera;
questa dinamica si inserisce in un contesto già complesso per famiglie e imprese. L'aumento dei carburanti incide, infatti, direttamente sui costi di trasporto, sulla logistica e, più in generale, sull'andamento dei prezzi al consumo, contribuendo a una nuova fiammata inflazionistica. Ne deriva un impatto immediato sul potere d'acquisto dei cittadini, già eroso da anni di inflazione e politiche di bassi salari, e sulla competitività del sistema produttivo, con effetti particolarmente pesanti, ad esempio, su settori come la pesca e l'agricoltura, fortemente esposti all'aumento dei costi dei carburanti;
in questo scenario, appare evidente la necessità di misure tempestive e concrete per garantire un adeguato livello di sicurezza degli approvvigionamenti energetici e, al tempo stesso, contenere l'impatto dei rincari sui consumatori;
l'attivazione immediata di controlli lungo le filiere e del meccanismo delle cosiddette «accise mobili», come ha subito proposto il Partito democratico, consentirebbe di attenuare gli effetti degli aumenti dei prezzi dei carburanti attraverso una riduzione temporanea della componente fiscale, anche alla luce del maggiore gettito Iva che deriva automaticamente dall'incremento dei prezzi alla pompa;
in questo contesto, la sicurezza degli approvvigionamenti energetici rappresenta una priorità strategica per il Paese e, in tale prospettiva, appare sempre più necessario rafforzare una strategia strutturale che punti a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate, accelerando lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dei sistemi di accumulo, delle reti elettriche, dei processi di elettrificazione dei consumi e l'efficientamento energetico degli edifici –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, nell'immediato e in prospettiva di medio e lungo termine, e per contenere l'impatto dei rincari dell'energia su famiglie e imprese.
(3-02550)
(10 marzo 2026)
ANDREUZZA, MOLINARI, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. – Per sapere – premesso che:
la perdurante instabilità geopolitica internazionale, aggravata dai conflitti in corso e dalle tensioni nelle principali aree di approvvigionamento energetico, continua a produrre effetti rilevanti sui mercati globali dell'energia;
in particolare, le tensioni che interessano il Medio Oriente, il conflitto russo-ucraino e le criticità nelle rotte commerciali marittime strategiche stanno incidendo sulla disponibilità e sui costi delle materie prime energetiche, contribuendo a determinare una forte volatilità dei prezzi dei carburanti e della componente energetica per famiglie e imprese. Tale situazione sta producendo un significativo incremento dei prezzi;
l'ordinamento italiano prevede strumenti normativi finalizzati a contenere gli effetti di aumenti eccezionali dei prezzi dei carburanti, in particolare quelli previsti dall'articolo 1, commi 290 e 291, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, che consentono al Governo di intervenire mediante la riduzione temporanea delle aliquote di accisa sui carburanti;
tali strumenti sono stati concepiti proprio per consentire un intervento rapido in presenza di rilevanti aumenti dei prezzi dei prodotti energetici, con l'obiettivo di mitigare l'impatto economico su famiglie e imprese;
va considerato che nell'attuale contesto energetico appare necessario garantire l'effettiva operatività di tali meccanismi di salvaguardia, prevedendo interventi di riduzione del costo delle accise almeno fino al 30 settembre 2026 –:
se il Ministro interrogato abbia attivato o intenda attivare, per quanto di competenza, in caso di aumenti significativi dei prezzi dei prodotti energetici utilizzati come carburanti per i trasporti o combustibili per il riscaldamento civile, i meccanismi previsti dalla legislazione vigente di sconto ovvero azzeramento delle accise sui carburanti e quali ulteriori interventi di contenimento degli oneri sulle bollette per consumatori e imprese.
(3-02551)
(10 marzo 2026)
PAVANELLI, CAPPELLETTI, APPENDINO e FERRARA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
nell'ambito della strategia europea di diversificazione delle forniture energetiche, a seguito della crisi determinata dall'invasione russa dell'Ucraina, l'Italia ha progressivamente aumentato il ricorso al gas naturale liquefatto, anche attraverso importazioni provenienti da Paesi esportatori extraeuropei;
dati e analisi pubblicati da osservatori del settore energetico e ripresi da organi di informazione specializzati evidenziano come l'attuale contesto di tensione geopolitica determina un aumento rilevante dei prezzi del gas naturale liquefatto destinato ai mercati europei, con effetti diretti sul costo dell'energia in Italia e, conseguentemente, sulle bollette energetiche di famiglie e imprese, già fortemente esposte negli ultimi anni alla volatilità dei mercati energetici internazionali;
secondo quanto riportato da Bloomberg, il Ministro dell'energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha dichiarato al Financial Times che la guerra in Medio Oriente potrebbe «far crollare le economie mondiali», incidendo sulla crescita, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui prezzi energetici a causa dell'esistenza di pochi sostituti immediati per i volumi di gas naturale liquefatto richiesti. Per lo stesso Ministro anche se il conflitto terminasse immediatamente, il Qatar impiegherebbe «settimane o mesi» per normalizzare le consegne, dopo l'interruzione della produzione di gas naturale liquefatto nell'impianto di Ras Laffan e a Mesaieed a seguito degli attacchi militari;
l'Italia è tra i mercati europei maggiormente esposti all'interruzione dell'approvvigionamento di gas naturale liquefatto del Qatar. Solo nel 2025, il nostro Paese è stato il principale destinatario europeo del gas naturale liquefatto qatariota con 4,8 milioni di tonnellate, anche con assorbimento di volumi superiori a quelli contrattualizzati lo scorso anno;
la politica di questo Governo è da anni orientata a consolidare un modello basato sul gas naturale quale vettore di sicurezza energetica, così perpetuando la dipendenza del nostro Paese dalle oscillazioni dei mercati e rallentando la piena attuazione di strategie di decarbonizzazione fondate su investimenti strutturali in innovazione tecnologica, efficientamento energetico, elettrificazione dei consumi e sviluppo delle fonti rinnovabili –:
se disponga di valutazioni aggiornate, anche sulla base di proprie analisi, in merito ai possibili effetti per il mercato italiano delle attuali interruzioni delle forniture di gas naturale liquefatto da parte del Qatar e sui rischi di un aumento dei costi di approvvigionamento, anche in considerazione della crescente competizione per l'acquisizione di carichi alternativi di gas naturale liquefatto sul mercato spot globale, con conseguenti ulteriori aggravi economici per il sistema nonché per la sicurezza energetica del Paese.
(3-02552)
(10 marzo 2026)
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
la guerra fra Stati Uniti d'America, Israele e Iran, allargato ad altri attori della regione, tra i quali Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Bahrein, Kuwait, Oman, Libano e Cipro, ha provocato un aumento rilevante dei prezzi dell'energia;
nel corso della prima settimana di ostilità, il petrolio Wti ha superato il valore di 93 dollari al barile, pari a un rialzo del 36 per cento, con un'accelerazione che non si registrava dal 1983;
si rendono necessarie ulteriori misure per fronteggiare le dinamiche speculative sui prezzi dell'energia, soprattutto a causa del perdurare della crisi in corrispondenza dello Stretto di Hormuz;
il 4 marzo 2026 il Ministro interrogato ha dichiarato: «Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d'Europa, abbiamo fonti di approvvigionamento diversificate, quindi possiamo dire che non c'è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorsa, soprattutto sul gas»;
martedì 10 marzo 2026 è stata convocata d'urgenza una riunione del G7 energia, a margine della Seconda conferenza internazionale sul nucleare civile in programma vicino a Parigi, alla Seine musicale di Boulogne-Billancourt;
i conflitti degli ultimi anni sottopongono l'Italia ad aumenti repentini del costo dell'energia, che rendono necessario il raggiungimento dell'indipendenza energetica, secondo un percorso di lungo periodo che possa diversificare il mix energetico di produzione e approvvigionamento;
il Governo è impegnato sin dal suo insediamento nella diversificazione delle fonti, anche con riferimento alla riattivazione del programma di produzione di energia nucleare;
l'Unione europea ha deciso di adottare nel 2023 il regolamento 2023/435 con cui è entrato in vigore il piano RepowerEu, con l'obiettivo di ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili russi e accelerare la transizione verde, attraverso il risparmio di energia, gli investimenti nelle energie rinnovabili e la diversificazione dell'approvvigionamento energetico –:
quali ulteriori iniziative intenda promuovere a livello nazionale e in sede europea, per fronteggiare le conseguenze di breve periodo dell'aumento del costo dell'energia e raggiungere nel lungo periodo l'indipendenza energetica dell'Italia.
(3-02553)
(10 marzo 2026)
ZARATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
in Italia le rinnovabili, cruciali per il presente e il futuro del Paese e per la sua indipendenza energetica, continuano ad essere sempre più schiacciate da ritardi, ostacoli burocratici e freni imposti dai Ministeri competenti. Un'allerta preoccupante vista la situazione geopolitica attuale in Medioriente e i conflitti degli ultimi anni, che hanno fatto salire alle stelle il prezzo dell'energia, dimostrando tutta la fragilità di un sistema energetico dipendente dalle fonti fossili;
secondo il nuovo report di Legambiente «Scacco matto alle rinnovabili», presentato recentemente alla Fiera di Rimini Key – The energy transition Expo, a gennaio 2026 su 1.781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione di impatto ambientale, ben 1.234, pari al 69,3 per cento del totale, sono in attesa della conclusione dell'istruttoria tecnica da parte della Commissione Via Pnrr-Pniecc, con 17 progetti che attendono risposta da prima del 2021;
in stallo risultano anche 160 progetti ancora in attesa della determina da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, ben 45 in più del 2025, mentre sono 88 i progetti bloccati dalle istituzioni relative ai beni culturali nazionali e regionali, di cui 80 dal Ministero della cultura;
in tale contesto, preoccupa il calo del numero di progetti relativi a nuovi impianti a fonti rinnovabili avviati alla valutazione: dopo due anni di boom (609 nuovi progetti sottoposti a valutazione di impatto ambientale nel 2023 e 603 nel 2024), nel 2025 le nuove istanze di valutazione di impatto ambientale avviate registrano un crollo drastico del 75,3 per cento rispetto al 2024, attestandosi a 149, indicativo di una perdita di fiducia da parte degli operatori del settore, dovuta ad un quadro normativo instabile, caratterizzato da frequenti modifiche e percepito come inefficace, se non addirittura controproducente, per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e la pianificazione degli investimenti;
nell'ambito delle competenze del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica opera la Commissione tecnica Pnrr-Pniec, istituita ai fini di un esame accelerato e qualificato dei procedimenti di valutazione di impatto ambientale relativi ai progetti Pniec e Pnrr e a ulteriori ambiti specifici strategici, che, sulla base di quanto riportato nel report delle attività della Commissione di ottobre 2025, l'ultimo ad oggi pubblicato, opera in condizioni di sotto-organico con ripercussioni sulla capacità di gestione dei procedimenti –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di competenza, per superare le incertezze normative e i ritardi burocratici, ristabilendo la fiducia degli operatori del settore nei confronti di un sistema che rischia di essere bloccato, con ingenti perdite a livello di investimenti, filiere produttive e infrastrutture energetiche.
(3-02554)
(10 marzo 2026)
SQUERI, CASASCO, DAVIDE BERGAMINI e PIERRO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
gli eventi geopolitici di questi giorni rendono ancora più evidente quanto la rete di trasporto del gas, assieme a rigassificatori e stoccaggi, oltre che a un'accresciuta produzione nazionale, sia strategica per l'indipendenza energetica del nostro Paese, al quale occorrono circa 63 miliardi di metri cubi per soddisfare i propri consumi civili e industriali;
dopo la crisi ucraina si è posta la necessità di diversificare i punti d'ingresso e costituire una base produttiva nazionale in questo settore. Oggi l'Italia può contare su 10 punti di ingresso, cinque terrestri e cinque marini. Quanto agli stoccaggi si chiuderà l'inverno con un 40-50 per cento di riempimento, una media più alta di quella europea;
il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica sta altresì operando per rinsaldare il ruolo dell'Italia come hub energetico nel Mediterraneo, in coerenza con il «Piano Mattei per l'Africa», promuovendo a tal fine forme di partenariato estese al settore del gas – e delle infrastrutture energetiche in generale – anche attraverso strumenti di cooperazione sia pubblica, sia pubblico-privata;
dopo 20 anni di calo nel 2025 la produzione gasiera nazionale è salita da 2,9 miliardi di metri cubi a 3,3 miliardi di metri cubi (erano 12 miliardi di metri cubi nel 2005), grazie al superamento del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee voluto dal Governo Meloni;
in questi mesi il Ministero ha lavorato sulla disciplina del cosiddetto «Gas release», adottando misure per rimuovere gli ostacoli burocratici e ottimizzare l'attuazione della misura, con particolare riferimento al fronte dei prezzi e del sostegno alle imprese –:
in considerazione delle rilevanti tensioni sui prezzi del gas che si stanno verificando in questi giorni, quali ulteriori iniziative si intendano adottare per implementare la produzione di gas nazionale e la connessa misura del «Gas release», al fine di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e calmierare i prezzi finali ai consumatori.
(3-02555)
(10 marzo 2026)