TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 548 di Mercoledì 15 ottobre 2025
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MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE AD EVITARE IL RINNOVO DEL MEMORANDUM D'INTESA DEL 2017 CON LA LIBIA, NONCHÉ A RIVEDERE INTEGRALMENTE GLI ACCORDI CON TALE PAESE PER IL CONTROLLO DELLE MIGRAZIONI, ANCHE AL FINE DI ASSICURARE LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI
La Camera,
premesso che:
1) il Memorandum d'intesa sottoscritto il 2 febbraio 2017 tra l'Italia e il Governo di Accordo Nazionale della Libia, finalizzato al contrasto dell'immigrazione irregolare, del traffico di esseri umani e al rafforzamento della cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e controllo delle frontiere;
2) si richiamano gli articoli 2, 3, 4, 10, 13 e 18 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e gli articoli 2, 3, 4 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (Cedu), nonché l'articolo 10 della Costituzione italiana che garantisce il diritto d'asilo;
3) si sottolinea il principio di non-refoulement sancito dall'articolo 33 della Convenzione di Ginevra del 1951;
4) alla luce dei numerosi e dettagliati rapporti pubblicati da organizzazioni internazionali, Nazioni Unite, Ong e organismi indipendenti, che documentano gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani nei confronti di migranti e rifugiati in Libia dal 2017, tra cui detenzioni arbitrarie, torture, schiavitù, lavoro forzato, violenze sessuali, tratta e sparizioni forzate;
5) il 12 maggio 2025 il Governo libico ha formalmente accettato la giurisdizione della Corte penale internazionale per i crimini commessi in Libia dal 2011 fino alla fine del 2017, in applicazione dell'articolo 12(3) dello Statuto di Roma. La Libia, pur non essendo Stato Parte dello Statuto, è stata sottoposta all'esame della Cpi dal 2011, a seguito del deferimento operato dal Consiglio di Sicurezza Onu (risoluzione 1970 del 26 febbraio 2011), che ha attribuito alla Cpi competenza per i crimini commessi in Libia o da libici dal 15 febbraio 2011. Sono emerse numerose evidenze documentate alla Corte, riguardanti violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani in Libia: tortura, detenzioni arbitrarie, violenza sessuale e tratta di persone, in particolare migranti e rifugiati, che configurano potenzialmente crimini contro l'umanità;
6) vanno considerati i recenti sviluppi che mostrano un grave deterioramento delle condizioni di sicurezza per le persone di origine subsahariana in Libia, nonché la presa di posizione dell'Agenzia di sicurezza interna della Libia (Asi), la quale nel mese di aprile 2025 ha annunciato la sospensione delle attività di dieci organizzazioni non governative internazionali, tra cui anche diverse realtà italiane, e dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr);
7) va considerato che lo stesso rapporto finale della Missione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite in Libia ha riscontrato che il Direttorato per la lotta alla migrazione illegale risulta essere colluso, insieme alla «Guardia costiera libica», con milizie e trafficanti nell'ambito dell'intercettazione e della privazione della libertà di donne e uomini migranti, della loro riduzione in schiavitù, del lavoro forzato, della detenzione, dell'estorsione e della tratta di esseri umani, che secondo il rapporto Ffm delle Nazioni Unite «generano entrate significative per individui, gruppi e istituzioni statali»;
8) alla luce del rapporto finale della Missione d'inchiesta indipendente condotta dalle Nazioni Unite in Libia, pubblicato il 27 marzo 2023, che ha concluso che la Missione «ha riscontrato ragionevoli motivi per ritenere che dal 2016 siano stati commessi crimini contro l'umanità contro libici e migranti in tutta la Libia nel contesto della privazione della libertà», e inoltre che il sostegno tecnico, logistico e monetario dall'Unione europea e dai suoi Stati membri alla cosiddetta Guardia costiera libica, con l'obiettivo dichiarato di aumentare le intercettazioni in mare, comporta la violazione del principio di non respingimento, in quanto la Libia non può essere considerata in alcun modo un luogo sicuro per migranti e rifugiati, e per questo chiedeva la cessazione di ogni supporto diretto o indiretto agli attori libici coinvolti in questi crimini;
9) alla luce delle numerose violenze a danno di persone migranti e attori umanitari presenti nel Mediterraneo, nonché delle documentate violazioni delle norme procedurali standard durante le operazioni di intercettazione – documentate dalle stesse agenzie dell'Unione europea – da cui si evince la totale inadeguatezza delle autorità libiche nello svolgimento delle operazioni in oggetto e l'inefficacia delle attività di formazione condotte;
10) si richiama la sentenza della Corte di Cassazione (Cass. 4557/24) che confermava la condanna del comandante della nave mercantile ASSO28, battente bandiera italiana, a titolo di sbarco e abbandono arbitrario di persone (articolo 1155 del codice della navigazione) e di abbandono di persone minori o incapaci (articolo 591 del codice penale), per aver consegnato a una motovedetta libica 101 migranti soccorsi in acque internazionali e che contestualmente dichiarava che la Libia non è un porto sicuro e che lo sbarco sulle sue coste delle persone soccorse in mare è illegittimo e si configura come respingimento collettivo;
11) si richiama la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (caso SS e altri c. Italia) che, pur dichiarando irricevibile il ricorso, rileva che la Libia «non è un paese sicuro» e ribadisce i molteplici appelli a interrompere la collaborazione con le autorità costiere libiche/ conferma l'urgenza di interrompere la collaborazione con la Libia ai fini di intercettazione e ritorno forzato di persone nel territorio libico;
12) vanno considerati i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), secondo cui tra il 2017 e il 2025 oltre 23.000 persone risultano morte o disperse nella rotta del Mediterraneo centrale;
13) sempre secondo i dati forniti da Oim, tra il 2017 e il 28 giugno 2025, almeno 158.820 persone sono state intercettate in mare e respinte in Libia dalla Guardia costiera libica, spesso con il supporto diretto o indiretto delle autorità italiane ed europee;
14) stando alle cifre relative alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della marina militare libica e al contributo italiano alla missione Eubam Libya, la spesa italiana ammonta almeno a circa 290 milioni di euro dal 2017 ad oggi;
15) sono necessarie politiche migratorie fondate sul rispetto della dignità umana, sulla solidarietà europea e sulla responsabilità condivisa nella ricerca e soccorso in mare;
16) lo stesso Memorandum d'Intesa del 2017 con la Libia prevede all'articolo 5 che la sua interpretazione e applicazione avvengano «nel rispetto degli obblighi internazionali e degli accordi sui diritti umani di cui i due Paesi siano parte»,
impegna il Governo:
1) a non procedere a nuovi rinnovi automatici del Memorandum d'intesa del 2017 con la Libia, sospendendo immediatamente ogni forma di cooperazione tecnica, materiale e operativa che comporti il ritorno forzato di persone verso il territorio libico, in violazione del principio di non refoulement quale norma di diritto cogente;
2) ad adottare iniziative di competenza volte a rivedere integralmente gli accordi bilaterali con la Libia in materia di controllo delle migrazioni, limitando la collaborazione alla promozione di sistemi di tutela e rispetto dei diritti umani, all'evacuazione di tutte le persone detenute nei centri di detenzione formali e informali presenti sul territorio libico e la chiusura definitiva di tali centri;
3) a promuovere, in sede europea, l'istituzione di una missione civile di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, sul modello dell'operazione Mare Nostrum, dando attuazione alla risoluzione del Parlamento europeo sulla necessità di un intervento dell'Unione europea nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo (2023/2787(RSP);
4) a promuovere, anche in attuazione del nuovo regolamento (Ue) 2024/1350 del 14 maggio 2024 che istituisce un quadro dell'Unione per il reinsediamento e l'ammissione umanitaria, un piano europeo di ingressi umanitari dalla Libia di persone con un bisogno di protezione internazionale;
5) a fornire preventivamente e regolarmente ogni utile elemento al Parlamento in merito alle attività di cooperazione e spesa in Libia tramite fondi nazionali ed europei, garantendo pieno accesso alle informazioni, la massima trasparenza e tracciabilità, nonché un monitoraggio e una valutazione d'impatto sui diritti umani;
6) a porre fine al sostegno a entità libiche implicate in violazioni dei diritti umani, escludendo tali soggetti da ogni forma di assistenza finanziaria, logistica o formativa;
7) ad adoperarsi concretamente per proteggere la vita e i diritti umani di rifugiati e migranti in Libia, nonché ad assumere iniziative volte ad accertare responsabilità per la violazione dei diritti umani perpetrate contro rifugiati e migranti in Libia;
8) a non procedere alla sottoscrizione di accordi, intese o patti di cooperazione con Paesi che non rispettano la Dichiarazione universale dei diritti umani o che perpetrano discriminazioni in base all'origine etnica, alla religione, alle convinzioni personali e al genere.
(1-00498) «Schlein, Fratoianni, Boschi, Magi, Bonelli, Provenzano, Orfini, Ghirra, Zaratti, Bakkali».
(10 ottobre 2025)
La Camera,
premesso che:
1) il rinnovo del Memorandum d'intesa italo-libico del 2017, firmato dal Presidente del Consiglio pro tempore, Paolo Gentiloni, rappresenta uno strumento indispensabile per proseguire la strategia nazionale di contrasto ai trafficanti di immigrati e di prevenzioni delle partenze dalla Libia;
2) tutta l'azione del Governo s'inserisce nell'ambito delle previsioni di questo Memorandum e si svolge alla luce del primario obiettivo, dallo stesso previsto, di assicurare il pieno rispetto delle norme di diritto internazionale, con particolare riferimento alla promozione e alla tutela dei diritti umani;
3) è, pertanto, proprio il citato Memorandum che fornisce la cornice per una collaborazione bilaterale improntata al rispetto dei diritti umani;
4) sul piano operativo, la quasi totalità delle iniziative di assistenza tecnica, compresa la formazione del personale, condotte dal Governo a favore delle autorità libiche responsabili della gestione delle frontiere e delle attività di ricerca e soccorso in mare è riconducibile al progetto finanziato dall'Unione europea Sibmmil («Support to integrated border and migration management in Libya») e curato del Ministero dell'interno;
5) tale progetto mira al graduale rafforzamento delle capacità della Libia nei settori della gestione delle frontiere e dell'immigrazione, inclusa la lotta al traffico di migranti e la ricerca e soccorso in mare (e, dall'aprile 2021, a seguito di apposita convenzione sottoscritta con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, anche con riferimento alle frontiere terrestri meridionali);
6) si tratta di una delle più importanti forme di cooperazione strutturata a livello di Unione europea, promossa dall'Italia;
7) nell'ambito di tale cooperazione, sono assicurate, d'intesa con la delegazione dell'Unione europea a Tripoli, un costante monitoraggio delle modalità di impiego dei mezzi ceduti, nonché delle connesse attività operative, al fine di garantire la conformità agli impegni assunti e agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, con particolare riferimento al rispetto dei diritti fondamentali delle persone migranti e richiedenti protezione;
8) vengono inoltre regolarmente effettuate riunioni tecniche con la controparte libica, incontri inter-istituzionali, missioni periodiche e attività di verifica sul campo, volte a rilevare eventuali criticità e ad assicurare il pieno rispetto degli standard internazionali in materia di soccorso in mare e tutela dei diritti umani;
9) parallelamente all'impegno italiano per una maggiore tutela dei diritti umani in Libia, si è assistito negli ultimi anni ad un maggiore coinvolgimento anche delle Agenzie Onu di settore come Oim e Unhcr;
10) questi cruciali attori sono stati proficuamente anche coinvolti nella cosiddetta Cabina di regia quadrilaterale dei Ministri dell'interno di Italia, Libia, Tunisia e Algeria lanciata dal Ministro Piantedosi, d'intesa con il Ministro Tajani, per favorire lo sviluppo di un programma di rimpatri volontari assistiti da questi Paesi a quelli di origine dei flussi migratori;
11) questo programma, finanziato con risorse nazionali, non è limitato al solo rimpatrio, ma prevede anche attività di reintegrazione e assistenza per un reinserimento socio-economico del migrante nel proprio Paese di origine;
12) ad oggi, nel 2025, dalla Libia con questo approccio, sono stati rimpatriati su base volontaria 12.435 immigrati: un dato che, grazie all'attività della citata cabina di regia, è cresciuto significativamente rispetto al 2023, nel cui intero anno si erano avuti 9.369 rimpatri volontari assistiti;
13) in proiezione, si conta di superare il risultato eccellente del 2024 allorché si ebbero in totale 16.207 rimpatri volontari assistiti;
14) questi risultati sono stati possibili anche grazie ad un attento lavoro, a livello politico e tecnico, che ha visto la partecipazione attiva di rappresentanti di Oim e Unhcr insieme a esperti del Ministero dell'interno libico;
15) l'Unhcr sta, inoltre, proficuamente lavorando assieme alle autorità libiche per l'assistenza dei rifugiati provenienti dal Sudan a seguito della crisi che sta interessando quel Paese, con particolare attenzione a programmi di natura sanitaria e scolastica;
16) l'azione italiana, come dimostra anche il progetto Sibmmil già citato, ha cercato di agire non solo sul piano bilaterale, ma anche attraverso un più ampio coinvolgimento dell'Unione europea;
17) nello scorso mese di luglio 2025, il Ministro dell'interno Piantedosi si è recato a Tripoli assieme al Commissario europeo per gli affari interni Brunner ed ai Ministri dell'interno di Grecia e Malta, nel formato cosiddetto «team Europe»;
18) in tale occasione, oltre al riconoscimento ufficiale da parte del Commissario Brunner degli sforzi di Tripoli nel governo del fenomeno migratorio, è stato altresì confermato l'impegno europeo, attraverso il meccanismo del dialogo tecnico già avviato, ad alzare ulteriormente il livello della cooperazione anche con i consolidati meccanismi finanziari (supporto ai rimpatri volontari, supporto a Unhcr, supporto a progetti di capacity building delle forze di polizia) o istituzionali (operazioni Irini, Eubam, e Frontex);
19) la missione ha consentito, altresì, di condividere la nuova strategia libica che prevede una pianificazione in fasi della gestione dei flussi migratori: preventiva, repressiva e di natura legislativa, articolata su controlli che spaziano dalla frontiera al mare, passando per le aree desertiche e le città;
20) particolare enfasi è stata posta sui previsti 70 centri di accoglienza (con la collaborazione e presenza di Oim e Unhcr) da realizzare in aree prossime ad aeroporti da dove poter effettuare i rimpatri e sulla necessità di incrementare la formazione del personale (per una gestione conforme agli standard internazionali);
21) per l'implementazione di questo programma libico, l'Italia si è fatta promotrice di un nuovo esercizio di supporto che coinvolge, oltreché le autorità libiche anche quelle di Turchia e Qatar, già riunitesi nell'ambito di uno specifico gruppo tecnico di lavoro;
22) la collaborazione con Tripoli ha prodotto risultati positivi anche sul piano del controllo delle acque Sar libiche e dello sviluppo di un più efficace Centro per il soccorso in mare (Mrcc);
23) anche il nuovo Mrcc è stato realizzato a Tripoli sulla base di un progetto del Ministero dell'interno italiano, in collaborazione con la Marina militare italiana, attraverso fondi dell'Unione europea, nell'ambito del già citato progetto Sibmmil;
24) il rafforzamento delle capacità delle autorità libiche su questo terreno ha consentito il recupero e soccorso in mare di oltre 20.000 persone nel corso del 2025, evidenziando come questo tipo di attività sia svolto proficuamente dagli assetti statali cui asseritamente le Ong vorrebbero sostituirsi;
25) in termini complessivi i risultati ottenuti grazie a questa strategia dal nostro Governo sono eccellenti: alla data del 13 ottobre 2025 sono stati registrati 53.892 sbarchi di migranti irregolari in Italia, in linea con quelli sbarcati nel 2024 (53.086) e in drastico calo rispetto ai 139.609 dello stesso periodo del 2023,
impegna il Governo
1) a proseguire la strategia nazionale di contrasto ai trafficanti di immigrati e di prevenzione delle partenze dalla Libia, fondata sul Memorandum del 2017, procedendo al rinnovo dello stesso.
(1-00505) «Kelany, Iezzi, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci, Formentini, Battilocchio, Urzì, Bordonali, Gentile, De Corato, Billi, Nazario Pagano, Gardini, Bof, Maiorano, Ziello, Michelotti, Montaruli, Mura, Sbardella».
(14 ottobre 2025)
La Camera,
premesso che:
1) il Memorandum d'intesa Italia-Libia sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana (di seguito, il «Memorandum») venne sottoscritto a Roma il 2 febbraio 2017;
2) ai sensi dell'articolo 8, il Memorandum è entrato in vigore al momento della firma, ha validità triennale «sarà tacitamente rinnovato alla scadenza per un periodo equivalente, salvo notifica per iscritto di una delle due Parti contraenti, almeno tre mesi prima della scadenza del periodo di validità»;
3) ai sensi dell'articolo 7, il Memorandum «può essere modificato a richiesta di una delle Parti, con uno scambio di note, durante il periodo della sua validità»;
4) ai fini del nuovo rinnovo automatico del Memorandum, atteso per il 2 febbraio 2026, il termine di notifica scade il 2 novembre 2025;
5) il Memorandum prende le mosse ed è finalizzato alle esigenze di tutela e rafforzamento della cooperazione allo sviluppo in Libia – nelle materie delle infrastrutture, dei trasporti e delle energie rinnovabili, tra le altre – e persegue l'obiettivo della cooperazione nel campo del contrasto all'immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e nel rafforzamento della sicurezza delle frontiere, quali cause che possono compromettere la realizzazione (articolo 1);
6) per chiarezza, anche ai fini di quanto più avanti considerato, preme rammentare ulteriori aspetti del contenuto del Memorandum:
a) ai sensi dell'articolo 2, numero 2), l'Italia si impegna ai fini dell'adeguamento e finanziamento dei centri di accoglienza per i migranti già attivi sul suolo libico, nel rispetto delle norme pertinenti, compresa l'assistenza sanitaria, usufruendo di finanziamenti disponibili da parte italiana e di finanziamenti dell'Unione europea;
b) ai sensi dell'articolo 2, numero 5), l'Italia e la Libia si impegnano a offrire sostegno alle organizzazioni internazionali presenti e che operano in Libia nel campo delle migrazioni e a proseguire gli sforzi mirati anche al rientro dei migranti nei propri paesi d'origine, compreso il rientro volontario;
c) ai sensi dell'articolo 3, il compito di individuare le priorità d'azione, identificare strumenti di finanziamento, attuazione e monitoraggio degli impegni assunti è affidato a un istituendo comitato misto composto da un numero di membri uguale tra le parti contraenti;
d) ai sensi dell'articolo 4, «La parte italiana provvede al finanziamento delle iniziative menzionate in questo Memorandum o di quelle proposte dal comitato misto indicato nell'articolo precedente senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato italiano rispetto agli stanziamenti già previsti, nonché avvalendosi di fondi disponibili dall'Unione europea»;
e) ai sensi dell'articolo 5, «Le Parti si impegnano ad interpretare e applicare il presente Memorandum nel rispetto degli obblighi internazionali e degli accordi sui diritti umani di cui i due Paesi siano parte»;
7) il Memorandum non produce i risultati principali attesi: il calo degli sbarchi di migranti irregolari dalla Libia non è mai esistito – i dati di Frontex, l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, evidenziano che «la Libia continua a essere il principale Paese di partenza» dei flussi di immigrazione irregolare, in quanto tra i mesi di gennaio e giugno 2025 gli arrivi di migranti dalla Libia sono aumentati dell'87 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024 e risulta altresì che il 91 per cento di tutti gli sbarcati è partito dalla Libia (27.200 persone), mentre nei primi sei mesi del 2024 erano il 56 per cento (14.500 persone); considerando i dati dei flussi fino al 3 ottobre 2025, risulta che sono sbarcati in Italia 51.855 migranti via mare, con un lieve incremento dell'1 per cento rispetto ai 51.341 registrati nello stesso periodo del 2024 – la Libia si conferma di gran lunga il principale Paese di partenza, con 45.655 persone salpate al 3 ottobre, pari a quasi l'88 per cento del totale: rispetto alle 31.206 partenze dello stesso periodo del 2024, l'aumento è del 46,2 per cento; in confronto ai 36.690 arrivi registrati dalle coste libiche al 30 settembre del 2023, l'incremento è invece del 24,4 per cento;
8) identici dati sono resi dagli organi della stampa, da DataLab (Ispi), Agenzia Nova, Asgi, dalle altre organizzazioni di settore e anche dal cruscotto dati del Viminale (se pur in maniera meno limpida);
9) a ciò occorre aggiungere il costo in termini di vite umane: secondo le stime dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom), da inizio anno sono morte 1.299 persone nel tentativo di attraversare il Mediterraneo;
10) si rammenta, altresì, che la Libia non può essere considerata un porto sicuro, lo ha sentenziato la Cassazione (sentenza 4557/2024), lo ha ribadito la Corte europea dei diritti dell'uomo, anche alla luce del fatto che non è parte della Convenzione sui rifugiati di Ginevra;
11) risale all'aprile 2025 la «guerra» delle autorità libiche alle organizzazioni umanitarie presenti nel Paese, alle quali il Servizio di sicurezza interna libico ha chiuso le sedi, in quanto ritenute colpevoli di «attività ostili» e «minaccia alla sicurezza nazionale»;
12) sono numerosi i report delle Nazioni Unite, confermati anche dalle testimonianze dei migranti che riescono a lasciare il Paese, che riportano come episodi di violenza, torture e riduzione in schiavitù siano all'ordine del giorno nei centri libici; è nota e confermata da più fonti la commistione delle stesse autorità libiche con le milizie paramilitari, e il loro coinvolgimento nel sistema di detenzione arbitraria, sfruttamento, tratta di essere umani e lucrosa incentivazione all'immigrazione irregolare;
13) il tacito proseguire, dunque, negli stessi termini, delle intese raggiunte con il Memorandum, proseguendo anche nel finanziamento e nel sostegno alle attività libiche, anche di stampo illegale e criminale, rischia di renderci corresponsabili di fronte al diritto internazionale;
14) in proposito, nel mese di gennaio 2025, il nostro Paese – o, meglio, il Governo – ha raggiunto uno dei punti più bassi della sua storia con il caso Almasri – ritenuto uno dei capi della Rada Force, la milizia paramilitare che controlla l'aeroporto di Tripoli e le carceri, soprattutto quella famigerata di Mitiga, dove vengono rinchiusi migliaia di migranti, e avvengono torture, stupri, riduzioni in schiavitù – rimpatriato con volo di stato italiano nonostante la Corte penale internazionale avesse (già) spiccato nei suoi confronti un mandato d'arresto, in quanto accertato capo del traffico degli esseri umani in Libia, in combutta con la guardia costiera libica e con le reti criminali delle milizie libiche, degli scafisti, dei trafficanti; questo caso ha evidenziato la soggezione del Governo italiano a un contesto di palese illegalità e violenza e, in particolare, la mancanza di volontà di perseguire questi crimini, consentendo anzi che alcune aree della Libia continuino ad essere spazi sottratti al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, un moderno mercato di schiavi in cui si arricchiscono le milizie finanziate dall'Europa, ad onta delle dichiarazioni e delle conseguenti norme penali introdotte dallo stesso Governo, che, a parole, intendeva perseguire i responsabili in tutto l'orbe terracqueo;
15) il Memorandum è stato sottoscritto, per parte libica, dal Governo di Riconciliazione Nazionale ma, con riguardo al contesto politico libico, esso presenta da tempo una profonda instabilità che, nell'anno in corso, risulta radicalmente aggravata – tale condizione rappresenta una delle maggiori emergenze politiche dell'area mediterranea, necessita di una forte attenzione europea e, soprattutto, di un'azione unitaria europea;
16) anche con riguardo al contesto politico risulta evidente che una rinegoziazione del Memorandum non può più essere rinviata – in termini finanziari, tra l'altro, dal 2017 ad oggi l'Italia avrebbe speso almeno 290 milioni di euro per il supporto e l'assistenza tecnica, missioni bilaterali e connessi programmi dell'Unione europea;
17) preme segnalare, in proposito, la totale assenza di trasparenza in ordine all'attività del Governo nella gestione dei flussi migratori e delle frontiere esterne – in parte recentemente secretata in modo assoluto, tramite il cappello della sicurezza nazionale, ad esempio per la fornitura di mezzi, quali motovedette, mezzi di terra, tecnologie, in altra gran parte sottratta all'accesso civico in ragione di un decreto ministeriale del 2022 – unitamente all'entità delle risorse finanziarie, al loro impiego, al loro monitoraggio e alla loro valutazione di efficacia dei risultati rispetto agli obiettivi perseguiti;
18) anche considerando l'impatto del Memorandum sulla finanza pubblica e gli aspetti del diritto internazionale coinvolti, è imprescindibile il coinvolgimento del Parlamento, onde evitare che il suo rinnovo automatico renda «amministrativo» un atto di cooperazione bilaterale che, a fronte dei contenuti e degli impegni assunti, dovrebbe essere oggetto di discussione, monitoraggio e verifica trasparente degli effetti reali e di trasparenza sulle risorse impiegate;
19) il Gruppo MoVimento 5 Stelle, di fronte alla complessità del tema migratorio e al grave impatto della pressione di flussi migratori irregolari sul nostro Paese e sui cittadini, di fronte alla conseguente necessità di politiche che tendano al contenimento di forme illegali o irregolari di immigrazione e al contrasto ai collegati traffici illeciti, ha presentato e proposto una serie di misure concrete a favore di una migrazione regolare e umanitaria, che sia fattore di integrazione culturale e di crescita sociale, e tra di esse ritiene imprescindibile il rafforzamento della cooperazione con i Paesi di transito;
20) in tale prospettiva, il tacito, cieco e obbediente rinnovo del Memorandum che si profila all'orizzonte, che esenta il Governo italiano da una sua revisione profonda e necessaria, corroborata dall'indirizzo parlamentare, lungi dal garantire processi migratori leciti e regolari diventa strumento che, alimentando le reti criminali che lucrano sulla immigrazione irregolare, non è in grado di garantire, se non con ulteriori e più stringenti condizionalità, flussi migratori sani e regolari;
21) per una effettiva gestione e buon governo dei flussi migratori, in grado di coglierne le opportunità utili e strategiche ai fini di crescita del nostro Paese, soluzioni dovrebbero includere l'espansione di percorsi sicuri e legali per i richiedenti asilo, quali corridoi umanitari e programmi di integrazione unitamente al rafforzamento dei programmi di formazione professionale e linguistica nei Paesi di origine o di transito; l'effettivo smantellamento delle reti di traffico di esseri umani, sviluppando meccanismi di protezione comunitaria, scongiurando accordi, intese o strumenti similari con Paesi che ne traggono profitto; il contrasto dell'immigrazione irregolare nel pieno rispetto del diritto internazionale; la garanzia dell'accesso delle organizzazioni internazionali e umanitarie a tutti i centri di trattenimento e detenzione di migranti; la tutela dei diritti delle persone che emigrano e di quelle che sono detenute nei centri libici perché respinte, onde garantire il rispetto del principio di non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra e dal diritto internazionale consuetudinario; il monitoraggio del rispetto dei diritti umani nei Paesi terzi da parte di organismi indipendenti, nel rispetto delle sovranità nazionali; la massima trasparenza nell'impiego di risorse pubbliche e nella valutazione della loro efficacia; la promozione nelle opportune sedi europee di una missione civile di ricerca e salvataggio dei migranti in mare nel Mediterraneo centrale, sul modello dell'operazione Mare Nostrum;
22) questa è ciò che i firmatari del presente atto considerano la «terza via» e che, conseguentemente, sostengono con riguardo all'intesa di cooperazione con la Libia oggetto della presente mozione,
impegna il Governo:
1) ad intraprendere le iniziative individuate e concordate nel Memorandum onde adottare ogni misura utile all'interruzione del rinnovo automatico del Memorandum in titolo, atteso per il 2 febbraio 2026, al fine di procedere alla sua revisione;
2) a voler fornire ogni utile elemento alle Camere in merito ad ogni atto relativo alla cooperazione con la Libia e agli atti prodromici alla revisione del Memorandum;
3) con specifico riferimento alla revisione dell'intesa, ad adottare iniziative di competenza al fine di:
a) prevedere più efficaci tutele dei migranti e il pieno rispetto dei principi della Convenzione di Ginevra;
b) rendersi garante del rispetto dell'ordinamento giuridico nazionale ed euro-unitario, delle convenzioni internazionali e pattizie con riguardo ai diritti dei migranti – includendo tra i soggetti vulnerabili tutti coloro che per condizioni personali rischiano persecuzioni e discriminazioni nei Paesi di origine;
c) disporre affinché l'esecuzione degli impegni garantisca la sicurezza, la regolarità e la sostenibilità dei flussi migratori;
d) monitorare ed accertare, anche con il coinvolgimento delle organizzazioni umanitarie internazionali e nazionali, le condizioni e il trattamento dei migranti in transito, anche con riguardo alle responsabilità verso illeciti, abusi e violazioni dei diritti umani;
4) ad adottare iniziative di competenza per rendere pienamente conoscibili le risorse e gli impegni finanziari, di fonte nazionale ed europea, derivanti dalla cooperazione con la Libia;
5) ad adottare iniziative di competenza volte ad informare previamente le Camere, ai fini dell'acquisizione di un atto di indirizzo secondo le modalità stabilite dai rispettivi Regolamenti, in ordine ai programmi, agli interventi o ad altri strumenti similari, di cooperazione di polizia con i Paesi terzi d'importanza prioritaria per le rotte migratorie;
6) per la sicurezza dell'Europa e del Mediterraneo, a promuovere, nelle opportune sedi europee, una azione e un impegno urgenti, al fine di sostenere la stabilità e contrastare l'illegalità in Libia;
7) a promuovere, nelle opportune sedi europee, una missione civile di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, sul modello dell'operazione Mare Nostrum e l'adozione di iniziative per l'attuazione del nuovo regolamento europeo 2024/1350 per l'approntamento di canali umanitari europei strutturali.
(1-00506) «Alfonso Colucci, Francesco Silvestri, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Ilaria Fontana, Alifano, Quartini, Santillo, Baldino, Penza, Carmina».
(14 ottobre 2025)
MOZIONI IN MATERIA DI POLITICA AGRICOLA COMUNE
La Camera,
premesso che:
1) la politica agricola comune (Pac) rappresenta la politica europea di maggiore importanza dell'Unione, istituita con l'articolo 32 del «Trattato che istituisce la Comunità economica europea» (Tcee), facente parte dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957 insieme al «Trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica» (Euratom);
2) la Pac, ad ora disciplinata dal Titolo III, articoli 38-41, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue), si prefigge distinte finalità, tra le quali quelle di incrementare la produttività dell'agricoltura, tutelare il reddito degli agricoltori e garantire approvvigionamenti alimentari a prezzi adeguati per i cittadini. Essa, dalla sua prima applicazione nel 1962, si è affermata come il principale strumento di programmazione strategica degli investimenti agricoli in Europa;
3) i due principali Fondi che finanziano la Pac sono il Fondo europeo agricolo di garanzia (Feaga) che finanzia i pagamenti diretti agli agricoltori e le misure di mercato e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) che supporta progetti di sviluppo rurale, migliorando la competitività, la sostenibilità ambientale e la qualità della vita nelle aree rurali;
4) il Quadro finanziario pluriennale (Qfp) è lo strumento di programmazione finanziaria del bilancio dell'Unione europea, organizzato sulla base di cicli di programmazione e approvato previo confronto trilaterale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione;
5) la Commissione europea ha avviato l'iter, in anticipo rispetto alla sua entrata in vigore, per la definizione della nuova Pac post-2027, generando forte preoccupazione tra gli operatori del settore agricolo italiano;
6) tale iniziativa rientra nella proposta – illustrata il 16 luglio 2025, dal Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, Christophe Hansen, alla Commissione Agri del Parlamento europeo – di rivoluzionare il Quadro finanziario pluriennale dei prossimi sette anni (il Qfp 2028-2034 che prevede un nuovo ciclo di programmazione del budget e dei vari fondi europei a esso collegati), accorpando oltre 540 programmi, tra cui la Pac e il Fondo di coesione e di sviluppo regionale, in un unico contenitore comune (cosiddetto Fondo unico), insieme all'ipotesi anche di aumentare i contributi nazionali al bilancio, attraverso nuove fonti di risorse proprie tra accise ambientali, accise sui tabacchi, nonché con i ricavi delle grandi imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro;
7) il futuro «Fondo europeo per la prosperità e la sicurezza economica, territoriale, sociale, rurale e marittima sostenibili» – questo il nome del nuovo Fondo unico accorperebbe una serie di linee di bilancio oggi indipendenti, tra cui – appunto – entrambi i pilastri della Pac – «sviluppo rurale» e «pagamenti diretti» (Feasr e Feaga) –, il Fondo di coesione e di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo, e le risorse alla Politica comune della pesca (Pcp) e (dal 2028) anche il Fondo sociale per il clima;
8) il nuovo Fondo unico così prospettato prevederebbe la possibilità di destinare le risorse anche a finalità non strettamente legate allo sviluppo della sovranità alimentare europea, rendendole suscettibili di impieghi impropri;
9) indubbiamente l'ipotesi della creazione di un Fondo unico nazionale all'interno del Quadro finanziario pluriennale (Qfp) dell'Unione europea, che accorpi vari strumenti finanziari, tra cui la Pac, oltre a modificare radicalmente l'attuale struttura a due pilastri (Feaga e Feasr), che ha garantito una relativa stabilità al comparto agricolo negli anni, rischia di indebolire fortemente le politiche di sostegno strutturale al comparto e di far perdere le specificità e la strategicità di entrambi gli strumenti di attuazione delle politiche europee;
10) il Consiglio Agrifish del 26 maggio 2025 ha affrontato il tema dell'istituzione del cosiddetto «Fondo unico» nell'ambito della nuova programmazione 2028-2034; in tale ambito il Governo italiano si è fatto promotore di una posizione di forte contrarietà, rappresentata anche dalle associazioni di categoria e datoriali del mondo agricolo, all'istituzione del Fondo unico, alla riduzione delle risorse dell'Unione europea per l'agricoltura e alla perdita della specifica natura strategica della Pac, posizione condivisa nel corso dello stesso Consiglio da 16 Paesi membri dell'Unione;
11) in controtendenza rispetto alle proposte avanzate dalle autorità europee, il Governo italiano, negli ultimi tre anni, ha invece stanziato complessivamente 15 miliardi di euro per il settore primario – una cifra inedita nella storia repubblicana – tramite interventi di vario livello, molti dei quali innestati in una strategia di lungo periodo, portando a consistenti risultati economici sul piano delle esportazioni, della crescita del valore aggiunto sul Prodotto interno lordo (Pil) e del reddito medio degli agricoltori;
12) a giudizio dei firmatari del presente atto d'indirizzo, un simile approccio, peraltro orientato ad una degressività delle risorse, è evidente che abbia come obiettivo quello di disconoscere la funzione economica e strategica dell'agricoltura, la sua eccezionalità e il suo ruolo essenziale nella sicurezza alimentare europea;
13) il progetto di Qfp della Commissione prevede un «fittizio» incremento delle risorse complessive (si passa da 1.270 miliardi di euro a circa 2.000 miliardi di euro complessivi) e il Fondo unico avrebbe un plafond pari circa 865 miliardi di euro, ma la quota vincolata alla Pac sarà pari a circa 300 miliardi di euro, segnando quindi una diminuzione del circa 24 per cento rispetto ai 386 miliardi di euro previsti nella Pac attuale 2021-2027;
14) tra tagli ed inflazione non recuperata, il valore degli aiuti Pac nel 2034 sarà pari (dati Farm Europe) al 57 per cento di quelli erogati nel 2020;
15) il budget agricolo nel periodo 2021/2027 aveva già subito una significativa riduzione in termini reali: per l'Italia da 52,4 a 45,3 miliardi di euro, con una forte contrazione del sostegno al reddito e una crescente frammentazione dei pagamenti diretti;
16) la riduzione di risorse destinate all'agricoltura, a fronte di un aumento complessivo delle risorse, risulta inadeguata di fronte alle sfide che l'agricoltura europea è chiamata ad affrontare, anche alla luce del mutato e più complesso contesto socioeconomico, climatico e geopolitico globale;
17) tale misura risulterebbe penalizzante rispetto agli attuali importi ottenuti attraverso i pagamenti diretti e l'adesione agli ecoschemi del primo pilastro;
18) oltre agli aiuti diretti, suscita forte preoccupazione anche la sorte delle politiche per lo sviluppo rurale: sebbene la proposta preveda il mantenimento di alcune misure strategiche, – quali gli interventi in materia di silvicoltura, agroambiente, competitività delle imprese e rafforzamento del potenziale produttivo –, all'interno del Fondo unico e con risorse assegnate agli agricoltori, permane il rischio che importanti strumenti di sviluppo locale possano subire un forte ridimensionamento;
19) di particolare gravità è il taglio al Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (Feampa), ridotto da 6,2 a poco più di 2 miliardi di euro, che comporta severe limitazioni alla possibilità di ammodernare le flotte, azzerandone la competitività, e l'impossibilità di adeguarsi alle norme ambientali;
20) le scelte della Commissione europea – come l'eccessivo ricorso ad atti delegati e l'impostazione performance-based mutuata dal PNRR – rischiano di accentuare il «tecnocratismo decisionale» a discapito della sovranità degli Stati membri;
21) le mobilitazioni degli agricoltori e delle filiere agroalimentari a Bruxelles denunciano un diffuso malcontento e la percezione di un disinteresse strutturale delle istituzioni europee verso il comparto primario;
22) le politiche europee attuali, spesso ispirate da una visione ideologica e lontana dalla realtà dei territori, stanno infatti affossando l'agricoltura italiana, imponendo ad essa vincoli ambientali, burocratici e normativi sempre più rigorosi;
23) è necessario che la Pac rimanga al centro delle strategie dell'Unione europea a sostegno di un sistema alimentare e agricolo sicuro, sostenibile e competitivo, che valorizzi in primo luogo il lavoro degli agricoltori nella veste di custodi dell'ambiente e del territorio, che assicuri l'accesso a prodotti alimentari sufficienti e di qualità a tutti i cittadini italiani, che salvaguardi la stabilità economica e sociale degli agricoltori e garantisca la sostenibilità economica e sociale delle politiche agricole e rurali;
24) il Parlamento europeo stesso ha adottato una posizione critica verso la Commissione, chiedendo di mantenere l'impianto a due pilastri e aumentare significativamente il budget Pac per far fronte all'inflazione e alle sfide economiche, ambientali e geopolitiche;
25) la perdita della specificità e della strategicità della Pac causerebbe il fondato rischio di portare alla perdita di tutti quegli elementi che contribuiscono a rendere l'agricoltura italiana una produzione di qualità invidiata in tutto il mondo, compromettendo in modo indelebile la sostenibilità economica e sociale degli agricoltori e, con essa, anche le politiche di preservazione del paesaggio e di tutela dell'ambiente rurale, in un contesto di turbamenti di mercato e di standardizzazione dei prodotti agricoli, generando preoccupazione per la tenuta finanziaria delle politiche agricole e rurali nei prossimi anni,
impegna il Governo:
1) a farsi promotore ed a sostenere in sede europea, nell'ambito del negoziato relativo all'approvazione del Quadro finanziario pluriennale dei prossimi sette anni (il Qfp 2028-2034), di iniziative dirette ad evitare che la riforma della Pac proposta dalla Commissione europea non determini alcuna riduzione del budget complessivo dedicato al settore, anche al fine di salvaguardare la competitività dell'agricoltura italiana;
2) a sostenere nelle sedi di competenza l'istanza di una dotazione economica adeguata della Pac, superiore rispetto a quanto attualmente prospettato dalla Commissione europea o almeno pari all'attuale dotazione, onde evitare una riduzione delle risorse reali, anche alla luce dell'inflazione;
3) a continuare a farsi promotore in tutte le sedi di competenza delle iniziative necessarie a mantenere la specificità della Pac nell'ambito della nuova programmazione 2028-2034, con particolare riferimento alla natura strategica dello strumento, da mantenere distinto rispetto a qualsiasi altro fondo e politica europea, nonché a sostenere in sede negoziale il ripristino della distinzione tra strumenti di sostegno al reddito (Feaga) e strumenti per lo sviluppo rurale (Feasr) o in alternativa a garantire una dotazione vincolante e chiaramente separata per le misure agricole all'interno del fondo unico proposto, con l'obiettivo di sostenere gli investimenti in sostenibilità e innovazione;
4) a difendere e salvaguardare con ogni necessaria iniziativa di competenza la gestione decentrata dei programmi affidati alle regioni, il cui ruolo chiave – come ad esempio per la Pac nella definizione degli interventi per lo sviluppo rurale – non deve essere messo in discussione;
5) ad adottare iniziative di competenza volte a garantire la partecipazione attiva delle istituzioni, delle organizzazioni agricole e dei portatori di interesse nella definizione della futura programmazione post-2027;
6) a continuare a difendere, in ambito negoziale, in ogni sede, la dotazione economica e la struttura della Politica comune della pesca (Pcp);
7) a denunciare le derive punitive e ideologiche delle politiche europee in materia agricola, che stanno compromettendo il futuro del comparto agroalimentare nazionale;
8) ad adottare tutte le iniziative politiche idonee per garantire la coerenza delle politiche europee con gli orientamenti generali adottati dalla Commissione nelle sue visioni programmatiche che valorizzino il ruolo dell'agricoltura italiana come pilastro di sostenibilità, sicurezza alimentare e coesione territoriale;
9) a difendere in tutte le sedi opportune la competitività della filiera agroalimentare italiana, promuovendo l'introduzione di clausole di reciprocità nelle relazioni commerciali e opponendosi a politiche dannose o penalizzanti per il comparto affinché venga salvaguardata la stabilità economica delle imprese agricole e zootecniche italiane, in particolare quelle operanti nelle aree svantaggiate, montane e interne;
10) a promuovere tutte le iniziative utili, in sede negoziale, per difendere le produzioni agricole nazionali da fenomeni di concorrenza sleale ed impari ad opera di Paesi terzi;
11) a sollecitare chiarezza e trasparenza in sede europea sulle nuove modalità di calcolo e ripartizione del sostegno al reddito, affinché non risultino penalizzate né le aziende più grandi, che rappresentano una quota significativa della produzione nazionale, né le piccole aziende agricole, presidio essenziale per il paesaggio, la biodiversità e la coesione territoriale.
(1-00479) Nuova formulazione «Molinari, Castiglione, Bignami, Romano, Carloni, Nevi, Cerreto, Davide Bergamini, Gatta, Mattia, Bruzzone, Arruzzolo, Almici, Pierro, De Palma, Caretta, Candiani, Ciaburro, Benvenuto, La Porta, Giaccone, La Salandra, Giglio Vigna, Malaguti, Gusmeroli, Marchetto Aliprandi, Maccanti».
(22 luglio 2025)
La Camera,
premesso che:
1) la proposta della Commissione per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034 prevede una struttura radicalmente riorganizzata, sia nella composizione dei fondi sia nella modalità di allocazione degli stessi; rispetto ai precedenti 52 programmi, la nuova architettura prevede infatti 16 strumenti finanziari, raggruppati in 4 pilastri principali: Coesione e agricoltura; Fondo per la competitività (Ecf); Azione esterna (Global Europe); Riserva crisi;
2) tra le principali novità rinvenibili nel prossimo bilancio settennale vi è la proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo per la coesione economica, sociale e territoriale, l'agricoltura e lo sviluppo rurale, la pesca e la politica marittima, la prosperità e la sicurezza (proposta Nrp): tale fondo dovrebbe essere attuato attraverso dei piani di partenariato nazionale e regionale (chiamati piani Nrp), che includeranno un apposito capitolo destinato all'agricoltura;
3) per le sue ricadute nel settore agricolo, preoccupa la sparizione del fondo della politica agricola comune (Pac) che sarà unito ai fondi di coesione in un unico fondo nazionale, creando di fatto una situazione di concorrenza tra i due settori e di evidente svantaggio per la politica agricola degli stati membri che da sempre ha individuato la Pac come il sostegno principale alla propria stessa esistenza;
4) a questo proposito, il Copa-Cogeca, una delle organizzazioni di agricoltori più rappresentative a livello europeo, ha pubblicato un comunicato stampa, esprimendo preoccupazione sulla possibilità di costituire, per il prossimo Qfp, un «fondo unico» che, a giudizio dell'organizzazione, potrebbe ridurre l'efficacia degli strumenti della Pac;
5) la Pac ha rappresentato per milioni di agricoltori europei, e in particolare italiani, una rete di sicurezza essenziale per sostenere la produzione alimentare, difendere il reddito delle imprese agricole, tutelare il paesaggio, garantire la sicurezza alimentare e la qualità del cibo. Con la decisione di unificare i fondi, si fa un passo indietro lungo 60 anni di storia agricola europea;
6) a integrazione di questa proposta generale, che include il finanziamento della Pac ma non la riguarda in modo esclusivo, la Commissione ha inoltre presentato, il 16 luglio 2025, una proposta di regolamento che definisce l'orientamento strategico della futura Pac, le sue priorità e gli obblighi in capo agli Stati membri e ai beneficiari;
7) la crisi climatica globale sta avendo un impatto significativo sull'agricoltura in Europa, con eventi meteorologici estremi come siccità, ondate di calore e alluvioni che causano perdite economiche e riduzioni nella produzione agricola;
8) tra le principali difficoltà collegate al cambiamento climatico che il settore agroalimentare deve affrontare vi è certamente la scarsità idrica. Questa criticità è stata riscontrata anche dal rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente sullo stato dell'acqua in Europa, nel quale si afferma che il settore agroalimentare è il maggior consumatore netto di acqua dell'Unione europea e che la domanda di acqua per l'agricoltura è destinata ad aumentare a causa del cambiamento climatico;
9) in Italia, in particolare, si registra un'escalation di eventi estremi, con un aumento del 485 per cento nel 2024 rispetto al 2015. Nel solo 2024, infatti, sono stati registrati oltre 350 fenomeni estremi, tra cui alluvioni, siccità, tempeste e ondate di calore che hanno causato danni e disagi ai trasporti, alle infrastrutture e all'agricoltura;
10) tale situazione critica è stata confermata anche dalla Commissaria europea per l'ambiente, la resilienza idrica e l'economia circolare e competitiva, Jessika Roswall, la quale, nel corso dell'audizione presso la Camera dei deputati il 20 marzo 2025, ha sottolineato come la chiave per affrontare la penuria d'acqua sia l'efficienza, sia per la circolarità nell'utilizzo delle risorse idriche, che si traduce in un miglioramento del riutilizzo delle acque reflue, sia per lo sviluppo e il mantenimento di infrastrutture che riducano la dispersione;
11) l'incertezza dei mercati che deriva dalle politiche economiche extracomunitarie e dall'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime dovuti agli scenari bellici internazionali ha fatto sì che il settore agricolo europeo si trovi a fronteggiare difficoltà senza precedenti;
12) in tale contesto si renderebbe necessario un sistema di protezione economica che aiuti le imprese agricole a resistere ai cambiamenti climatici e geo-politici;
13) la politica agricola europea, così come prospettato negli ultimi anni avrebbe dovuto garantire nuova forza propulsiva verso la destinazione agroecologica e il raggiungimento di obiettivi inerenti al Green deal europeo, attraverso l'introduzione di misure di condizionalità, ambientale, sociale, economica;
14) tali misure, pur in alcuni casi complesse da attuare, mantenevano comunque chiara la finalità di una transizione ecologica anche del settore primario, da accompagnare, ma comunque da guardare come obiettivo nel medio e lungo periodo;
15) l'incidenza dell'intero sistema agroalimentare italiano si attesta sul 15 per cento del prodotto interno lordo, generando un valore complessivo di 676 miliardi di euro e rappresentando uno dei settori fondamentali per la storia e il futuro economico e culturale del Paese;
16) in Italia è in corso una continua erosione del numero di aziende agricole, che risulta in un fenomeno di concentrazione in aziende più grandi, con necessità di adottare tecniche e macchinari incompatibili con la conservazione del paesaggio agrario tradizionale e una idea di sostenibilità trasversale;
17) in particolare, secondo i dati Eurostat, in Europa ci sono poco più di 9 milioni di aziende agricole per una superficie agricola utilizzata pari a 157.415.700 ettari e una superficie totale di 190.382.400 ettari. Nel corso degli ultimi dieci anni le aziende sono diminuite del 24 per cento. Tale diminuzione ha investito tutti i Paesi con punte massime in Bulgaria (-64,12 per cento) e Ungheria (-59,41 per cento). Solo nella Repubblica Ceca le aziende sono in aumento (27,19 per cento). In Italia le aziende diminuiscono del 30,03 per cento (al di sopra della media europea) passando da 1.619.230 unità del 2010 alle attuali 1.133.020;
18) uno dei profili più critici dal punto di vista applicativo della Pac, fino a oggi, è stato quello dell'eccessivo peso burocratico a carico delle aziende agricole, il quale ha reso difficile è non sufficientemente efficiente l'attuazione dei progetti;
19) la rivoluzione che si sta prospettando per la Politica agricola comune non offre le adeguate garanzie per il sostegno al reddito, il ricambio generazionale, il rafforzamento degli strumenti di gestione del rischio e la promozione della sostenibilità, da intendersi in chiave economica, ambientale e sociale, che sono le priorità maggiormente avvertite dai produttori agricoli nel nostro Paese;
20) l'attuale politica Ue in materia agricola sta perdendo centralità a favore di politiche sempre più frammentate che rischiano di indebolire il settore primario, creando disparità tra gli Stati membri e riducendo la capacità dell'Unione europea di affrontare sfide globali come la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico e la transizione ecologica,
impegna il Governo:
1) a promuovere, nell'ambito dell'approvazione del prossimo Quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea 2028-2034, la necessità di assicurare un bilancio più consistente e specifico per la Pac, che non sia integrato con altri settori di finanziamento o inserito in un quadro finanziario utilizzato anche per scopi diversi dall'agricoltura, che la protegga da eventuali tagli, in modo da preservare la sua integrità e la sua uniformità, come pure la coerenza e l'interconnessione tra il suo primo e il suo secondo pilastro, opponendosi all'idea di integrare la Pac in un unico fondo per ciascuno Stato membro;
2) a promuovere altresì, nelle opportune sedi istituzionali, nazionali ed europee, azioni di sostegno ad un'agricoltura dell'Unione europea resistente alle crisi, anche attraverso lo stanziamento di adeguati investimenti per la modernizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture idriche, con particolare riguardo al Mezzogiorno italiano;
3) ad adottare iniziative al fine di tutelare il comparto agroalimentare italiano in ambito Ue, con le sue peculiarità e caratteristiche, anche a fronte dei maggiori oneri burocratici prospettati dalla nuova organizzazione della Pac nonché in relazione alla gestione del rischio in agricoltura;
4) a promuovere una politica agricola che non disperda gli sforzi fatti finora dagli agricoltori, anche italiani, per il raggiungimento di obiettivi inerenti al Green deal e accompagnare così una concreta transizione ecologica anche del settore primario;
5) ad adottare iniziative di competenza volte a scongiurare il rischio che, nell'ambito delle interlocuzioni in corso sul riordino del quadro finanziario pluriennale dell'Unione, le risorse a valere su un futuro Fondo unico europeo – al posto delle otto linee di finanziamento che compongono i fondi di coesione, i fondi strutturali e i fondi per la Politica agricola comune – vengano distratte per altri flussi di spesa, tra cui la difesa, con grave pregiudizio per la politica agricola comune e la coesione territoriale;
6) a fornire tempestivamente ogni utile elemento al Parlamento in merito agli sviluppi del negoziato in corso in merito alla definizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e alle azioni intraprese dal Governo italiano nell'ambito dei negoziati in corso con specifico riguardo alle prospettive future della Pac.
(1-00500) «Caramiello, Scerra, Cherchi, Cantone, Sergio Costa, Bruno, Alifano, Quartini».
(10 ottobre 2025)
La Camera,
premesso che:
1) la Commissione Europea ha presentato la proposta per il nuovo Quadro finanziario pluriennale dell'Ue, si tratta del budget di lungo periodo che coprirà il settennato dal 2028 al 2034 e che mira a rafforzare la sovranità dell'Europa, la competitività e la resilienza;
2) si tratta delle linee di spesa dell'Unione, il quadro entro cui si collocheranno tutti i bilanci comunitari annuali e – in particolare – l'architettura e le risorse dei fondi e dei programmi comunitari per i sette anni del prossimo periodo di programmazione. Il totale ammonta a circa 2000 miliardi di euro, corrispondenti all'1,26 per cento del reddito nazionale lordo dell'Ue (calcolato sulla media prevista 2028-2034). Il budget precedente ammontava a 1.200 miliardi di euro;
3) nelle intenzioni della Commissione, il nuovo bilancio a lungo termine raggrupperà i fondi dell'Ue attuati dagli Stati membri e dalle Regioni nell'ambito di un'unica strategia che sarà messa in atto grazie a Piani di partenariato nazionali e regionali, più semplici e mirati. Secondo la Commissione disporre di un unico piano per Stato membro che integri tutte le misure di sostegno pertinenti – per i lavoratori, gli agricoltori o i pescatori, nelle città o nelle zone rurali, a livello regionale o nazionale – garantirebbe effetti molto più marcati e un uso decisamente più efficiente dei finanziamenti europei;
4) in sostanza si presenta uno strumento che intende accorpare, in un unico piano nazionale per ciascuno Stato membro, tutte le risorse provenienti attualmente da diversi fondi dell'Ue — inclusi Feaga e Feasr della Pac, i fondi della Politica di coesione e di altri programmi settoriali — per finanziare investimenti e riforme in linea con le priorità comuni dell'Unione;
5) è iniziato l'iter di approvazione, che si protrarrà per i prossimi due anni, per ottenere il via libera da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo, in sostanza questo è un punto di partenza, che potrà subire modifiche nel corso dei negoziati;
6) molte le novità della proposta di Qfp 2028-2034 per l'agricoltura che modificano profondamente alcuni degli elementi base, ma che stanno suscitando ansia e preoccupazione in tutto il mondo agricolo;
7) in primis la riduzione delle risorse destinate alla Politica agricola comune (Pac), le cui due fonti di finanziamento (Feasr e Feaga) confluirebbero in un Fondo unico con altre politiche, a partire da quelle di coesione. La Pac subirebbe un taglio di risorse direttamente dedicate al settore, da 386 miliardi di euro a circa 300, definite dal Commissario al Bilancio Piotr Serafin un «minimo garantito» (ring fence), specifico per l'agricoltura, al sicuro da eventuali riassegnazioni. Queste risorse sarebbero destinate a finanziare pagamenti diretti e alcuni degli interventi di sostegno attualmente previsti, in particolare quelli relativi al «sostegno al reddito», tra il primo e il secondo pilastro, con alcune novità;
8) ulteriori risorse confluirebbero in un unico «contenitore», il Fondo per il partenariato nazionale e regionale, che accorperebbe diverse voci di spesa, tra le quali, oltre alle politiche di coesione ci sarebbero anche il Fondo sociale europeo, la politica comune della pesca e la politica marittima;
9) in particolare, la prima rubrica «Coesione economica, sociale e territoriale, agricoltura, prosperità e sicurezza rurale e marittima» ha una dotazione pari a circa 1.062,2 miliardi di euro e contiene la principale novità della proposta, ovvero i Partenariati nazionali e regionali (Ppnr) per investimenti e riforme. Della suddetta dotazione destinata al Fondo unico, 293,7 miliardi di euro rappresentano il budget minimo destinato al sostegno al reddito degli agricoltori, comprensivo di misure finanziate attualmente dal Feasr, quali misure agroambientali ed investimenti aziendali;
10) le risorse sono inferiori rispetto a quelle assegnate alla Pac nel periodo corrente 2021-2027, pari complessivamente a circa 387 miliardi di euro, di cui 291,1 miliardi di euro (a prezzi correnti) con il Feaga e 95,5 miliardi di euro con il Feasr e sembrerebbero pertanto non garantire la sicurezza e la sovranità alimentare europea;
11) altra novità riguarderebbe il sostegno disaccoppiato al reddito, rispetto alle precedenti programmazioni che avevano consentito il mantenimento dei pagamenti basati sui diritti all'aiuto (titoli Pac), è proposto un nuovo approccio che stabilisce importi minimi e massimi per ettaro, con un meccanismo obbligatorio di degressività (a partire da 20.000 euro per agricoltore/anno) e limitazione dei pagamenti (capping) sopra i 100.000 Euro per agricoltore/anno;
12) l'architettura verde viene modificata, integrando in un unico sostegno le azioni agroambientali e per il clima (cosiddetti eco-schemi): gli Stati potranno fornire incentivi agli agricoltori per queste azioni su base volontaria (es. agricoltura biologica, rotazione delle colture);
13) novità anche per i giovani agricoltori e piccole aziende agricole, per i quali la Commissione fissa a 300.000 euro il tetto di pagamenti forfettari che gli Stati possono concedere annualmente su base volontaria. Importante anche il ricambio generazionale per il quale gli Stati membri dovranno preparare una strategia nazionale, all'interno del Ppnr. Inoltre, a partire dal 2032 la proposta della Commissione prevede l'esclusione dei pensionati dal sostegno diretto. Per il settore agricolo è prevista anche una rete di sicurezza specifica nel caso di turbative di mercato dei prodotti agricoli, pari a 6,3 miliardi di euro;
14) il Fondo europeo per la competitività dispone una dotazione indicativa complessiva di 20,4 miliardi di Euro che potranno essere utilizzate per l'innovazione e il finanziamento delle infrastrutture nelle zone rurali, così come per gli investimenti per la trasformazione dei prodotti agro-alimentari;
15) questa la sintesi degli elementi negativi e positivi contenuti nella proposta della Commissione, attualmente in fase di negoziazione con i legislatori europei e che, pertanto, saranno soggette ad ampie modifiche nel corso dei prossimi mesi, ed è per questo che i firmatari del presente atto chiedono al Governo di intervenire per vigilare attentamente e nel caso attivarsi per modificare i punti critici della proposta della Commissione;
16) difendere la Pac oggi, significa difendere l'idea stessa di un'Europa solidale, lungimirante e capace di accompagnare l'innovazione senza lasciare indietro nessuno. «L'ipotesi di ridurre il bilancio agricolo in nome di nuove priorità, pur legittime, è miope e controproducente – sostiene l'europarlamentare Herbert Dorfmann – la Pac non è una politica del passato ma un investimento strategico per il futuro: tutela la sicurezza alimentare, garantisce il lavoro e la coesione dei territori. Destrutturare e disinvestire significherebbe abbandonare milioni di agricoltori e comunità rurali proprio nel momento in cui chiediamo loro di affrontare sfide epocali»;
17) le domande sul tavolo sono tante. Ci si chiede se si può parlare di «più Europa», costruendo 27 piani agricoli nazionali; sfuggono le motivazioni del taglio del 25 per cento del budget Pac quando il bilancio della Ue raddoppia. Non risulta chiaro se i 300 miliardi coprano solo il primo pilastro, lasciando privo di risorse il secondo, insieme a giovani, sostenibilità e investimenti;
18) in sostanza i dubbi sono particolarmente numerosi riguardo alla nuova proposta della Commissione nei confronti di una Pac che non sembra resterà comune ma sarà frammentata in 27 modelli intergovernativi;
19) perplessità profonde risultano anche sulla base del metodo utilizzato dalla Commissione visto che il Parlamento europeo è stato fino ad ora ignorato, con il che a parere dei firmatari del presente atto si delinea una procedura inaccettabile che rivela una palese noncuranza riguardo al parere del Parlamento,
impegna il Governo:
1) a farsi promotore, in tutte le sedi di competenza, delle iniziative necessarie a mantenere ferme le risorse destinate al settore agricolo nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, almeno alle cifre attualmente destinate dalla Pac all'agricoltura;
2) ad adottare le iniziative di competenza per tutelare la gestione decentrata dei programmi affidati alle regioni che è da sempre di fondamentale importanza;
3) ad adottate tutte le opportune iniziative, per quanto di competenza, al fine di difendere con convinzione, durante le trattative, la vigente distinzione tra gli strumenti di sostegno al reddito (Feaga) e quelli dello sviluppo rurale (Feasr);
4) ad assumere le iniziative di competenza affinché le nuove modalità di calcolo e ripartizione del sostegno al reddito non penalizzino le aziende sulla base della loro dimensione, sia le grandi che le piccole, ambedue fondamentali per il comparto agroalimentare nazionale;
5) ad adottare le iniziative di competenza volte a monitorare la situazione delle aziende site nei territori montani e nelle aree svantaggiate affinché vengano sempre salvaguardate e tutelate come parte essenziale delle aree rurali, custodi del paesaggio, delle peculiarità locali e della biodiversità di cui il Paese è orgogliosamente ricco.
(1-00503) «Manes, Schullian, Steger, Gebhard».
(14 ottobre 2025)
La Camera,
premesso che:
1) la Commissione europea ha recentemente presentato la proposta per il nuovo Quadro finanziario Pluriennale (Qfp) relativo al periodo 2028–2034, nell'ambito della quale viene introdotto il principio del cosiddetto «Fondo unico europeo», che prevede una maggiore flessibilità nell'impiego delle risorse attraverso una centralizzazione dei programmi di spesa in capo all'Unione, riducendo la dotazione dei fondi tradizionali destinati alle politiche agricole e di coesione;
2) secondo le prime stime apprese a mezzo stampa e rese note anche dalle organizzazioni agricole, tale impostazione comporterebbe un taglio delle risorse destinate alla politica agricola comune (Pac) di circa il 20 per cento rispetto al periodo 2021-2027, con una riduzione complessiva di circa 80 miliardi di euro a livello europeo e circa 8 miliardi in meno per l'agricoltura italiana;
3) tale proposta ha suscitato una forte preoccupazione da parte delle principali organizzazioni agricole italiane che hanno espresso contrarietà sia al taglio delle risorse che al principio del Fondo unico, ritenendo che questo possa determinare, tra gli altri aspetti, un'erosione dei principi di solidarietà e coesione che storicamente ne costituiscono l'impianto fondativo;
4) una riduzione significativa delle risorse Pac potrebbe compromettere la continuità degli interventi attualmente in corso, esponendo le imprese agricole a una minore capacità di investimento e riducendo l'efficacia degli strumenti finalizzati a contrastare lo spopolamento rurale, promuovere la transizione ecologica e sostenere il ricambio generazionale;
5) l'eventuale istituzione di un Fondo unico con assegnazioni variabili in funzione di priorità definite a livello centrale rischia di indebolire i meccanismi di programmazione territoriale delle politiche agricole e di rendere meno prevedibili le risorse destinate ai Piani strategici nazionali, compromettendo anche il principio di sussidiarietà;
6) l'agricoltura rappresenta un settore strategico non soltanto per l'economia toscana e nazionale, ma anche per la tenuta sociale, ambientale e paesaggistica dei territori, in particolare in contesti fragili e marginali dove l'attività agricola assume un importante ruolo di presidio del territorio e di tutela delle risorse naturali;
7) il mantenimento di un adeguato livello di risorse europee destinate alla Pac è condizione essenziale per assicurare la stabilità e la continuità degli interventi, rafforzare la competitività delle imprese agricole e promuovere pratiche produttive sostenibili, coerenti con gli obiettivi del Green Deal europeo e con i principi della nuova programmazione;
8) alla luce del confronto in corso a livello europeo sulle nuove priorità strategiche dell'Unione e sulle ipotesi di revisione e razionalizzazione degli strumenti finanziari, appare necessario che le scelte in materia di bilancio non pregiudichino il sostegno all'agricoltura europea e la coesione tra le regioni, evitando soluzioni che generino instabilità e criticità nei territori;
9) le regioni italiane, dopo l'approvazione del Piano strategico nazionale (Psn) della Pac 2023-2027 da parte della Commissione europea, hanno progressivamente approvato i propri Complementi regionali per lo sviluppo rurale (Csr), documenti che declinano a livello locale le strategie nazionali, definendo un quadro organico di obiettivi e misure in coerenza con le esigenze territoriali, che richiede certezze in merito al quadro finanziario futuro per poter garantire la continuità delle politiche oltre l'attuale programmazione;
10) risulta pertanto indispensabile che il Governo nazionale si attivi celermente nei confronti delle istituzioni europee, assumendo una posizione chiara e propositiva volta a rappresentare l'esigenza di preservare la dotazione finanziaria della Pac, scongiurando ipotesi che possano compromettere il principio di coesione e il ruolo strategico delle politiche agricole quale leva di sviluppo territoriale,
impegna il Governo:
1) ad esprimere ferma contrarietà alle ipotesi di riforma della Pac proposte dalla Commissione europea, che prevedano il superamento della struttura a due pilastri, con la conseguente riduzione del budget dedicato al settore, andando a minare la competitività dell'agricoltura italiana;
2) ad assumere, in sede di confronto con le istituzioni europee, una posizione chiara e propositiva tesa a tutelare il ruolo strategico della politica agricola comune (Pac) rispetto agli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale dell'Unione europea e a preservarne un'adeguata dotazione finanziaria nel quadro del futuro bilancio pluriennale dell'Unione Europea 2028-2034, esprimendo al contempo contrarietà rispetto all'ipotesi di accorpamento della Pac in un fondo unico, che rischierebbe di indebolirne le finalità specifiche e l'efficacia territoriale;
3) a rappresentare, in tutte le sedi opportune, la necessità che le eventuali scelte di revisione del Quadro finanziario pluriennale non pregiudichino il contributo fondamentale delle politiche agricole e di coesione allo sviluppo dei territori rurali, in particolare quelli interni e montani;
4) ad adottare, con la massima sollecitudine, ogni idonea iniziativa di competenza finalizzata a garantire risorse adeguate all'intero comparto agricolo per contenere gli effetti devastanti dei dazi;
5) a promuovere, nell'ambito della Conferenza delle Regioni, una posizione condivisa volta a salvaguardare l'efficacia e la stabilità degli strumenti di intervento comunitari destinati al comparto agricolo.
(1-00504) «Forattini, Romeo, Marino, Andrea Rossi, Vaccari, Simiani, Ferrari».
(14 ottobre 2025)
La Camera,
premesso che:
1) il 16 luglio 2025, la Commissione europea ha presentato la proposta per una nuova politica agricola comune (Pac) più semplice, mirata e orientata al futuro per il periodo successivo all'anno 2027;
2) sono da accogliere favorevolmente le linee guida generali della Pac 2028-2034 presentate dal Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, Christophe Hansen, apprezzando in particolare l'approccio basato sugli incentivi anziché sulle imposizioni e l'importanza strategica di consolidare una reale sovranità agricola europea;
3) risulta altresì positivo l'obiettivo di un'intensificazione sostenibile della produzione agricola attraverso la promozione dell'innovazione;
4) l'enfasi sulla dimensione esterna della Pac, con la volontà dichiarata della Commissione europea di garantire la «reciprocità» e un «allineamento normativo» tra i prodotti importati e quelli realizzati all'interno dell'Unione europea, rappresenta un passo avanti significativo, onde evitare che l'apertura di nuovi mercati – a cominciare dal Mercosur – comporti forme di concorrenza sleale a danno delle imprese agricole nazionali;
5) in tal senso, è da accogliere con favore il riconoscimento del ruolo centrale dell'allevamento nel sistema primario italiano ed europeo, così come la volontà della Commissione di adottare un approccio pragmatico in materia di fitofarmaci, accelerando l'introduzione delle Tea (Tecniche di evoluzione assistita) e dei biocontrolli;
6) è positivo anche l'assetto di ripartizione delle risorse all'interno della stessa proposta Pac, con il pagamento per superficie centrato sugli agricoltori in attività, il sostegno destinato «a coloro che ne hanno più bisogno», l'introduzione di un «capping» a 100.000 euro e la degressività dei contributi, a testimonianza della volontà di evitare sprechi;
7) non si può che accogliere, infine, con favore il mantenimento dei pagamenti accoppiati al reddito per i settori in difficoltà e le zone di montagna, nonché l'impegno a sostegno dei giovani agricoltori e alla promozione del ricambio generazionale;
8) contestualmente alla proposta presentata il 16 luglio 2025, il Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale ha illustrato alla Commissione Agri del Parlamento europeo la proposta per la struttura del prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034;
9) il bilancio della Pac è in calo, sia in termini reali che in percentuale sul bilancio complessivo dell'Unione europea, da oltre quattro decenni, passando da oltre il 70 per cento negli anni Ottanta a circa il 25 per cento nel 2023, con una riduzione reale del 24 per cento tra il 2021 e il 2027;
10) la quota prevista per la Pac 2028-2034 è di 300 miliardi di euro (contro i 387 miliardi per il periodo 2021-2027), pari all'80 per cento del bilancio precedente;
11) la proposta della Commissione di istituire un fondo unico europeo che accorperebbe diverse linee di bilancio, tra cui i pilastri della Pac, il fondo di coesione e di sviluppo regionale, il fondo sociale, la politica comune della pesca e il futuro fondo sociale per il clima, rischierebbe di indebolire il pilastro dello sviluppo rurale e di rinazionalizzare le politiche agricole europee, compromettendo il carattere comune della Pac;
12) il rischio del ricorso agli aiuti di Stato per compensare l'abbassamento delle risorse della Pac del 20 per cento è reale, con conseguente possibilità di concorrenza sleale tra agricoltori europei all'interno del mercato unico;
13) la perdita dell'unica politica realmente integrata dell'Unione europea potrebbe tradursi in un indebolimento politico tout court del progetto europeo,
impegna il Governo:
1) ad assumere iniziative in ogni sede utile affinché la Pac sia ben finanziata e solida, in ragione del suo ruolo centrale nella produzione alimentare europea, nella bioeconomia e nel settore energetico, garantendo il mantenimento di fondi specificamente destinati al settore agricolo nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, in misura almeno pari all'attuale dotazione, anche tenendo conto dell'andamento inflazionistico;
2) a preservarne il carattere europeo, adottando ogni intervento utile al fine di prevenire frammentazioni, indebolimenti del mercato unico e concorrenza sleale tra i diversi agricoltori europei;
3) ad assumere iniziative per garantire fondi per lo sviluppo delle zone interne, mantenendo e implementando il fondo Leader;
4) a promuovere ogni iniziativa volta a rafforzare la ricerca, l'innovazione agricola sostenibile, la competitività del settore e la tutela dei produttori nazionali nel contesto del mercato europeo e globale;
5) dal momento che il pacchetto semplificazione della Pac a livello europeo è stato votato, ad assumere iniziative che consentano un'implementazione il più possibile non burocratica della Pac a livello nazionale, sviluppando un solo sistema Pac e non uno diverso per ogni regione;
6) a sostenere la proposta che prevede l'utilizzo dei fondi della coesione per la realizzazione di infrastrutture idriche per l'agricoltura, con particolare riferimento ai bacini di accumulo e al riutilizzo delle acque reflue;
7) a sollecitare chiarezza e trasparenza in sede europea sulle nuove modalità di calcolo e ripartizione dei fondi Pac al fine di evitare grossi squilibri tra i diversi Paesi.
(1-00507) «Benzoni, Ruffino, Richetti, Bonetti, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Rosato».
(14 ottobre 2025)
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA, SCARPA, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. – Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:
il Governo ha adottato uno schema di decreto recante modifiche al regolamento di riorganizzazione del Ministero della giustizia di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2015, n. 84, al regolamento concernente l'organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro della giustizia, nonché dell'Organismo indipendente di valutazione, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 giugno 2019, n. 100;
l'articolo 3 introduce rilevanti modifiche all'organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro della giustizia, attraverso l'istituzione di una struttura di missione per la valutazione delle politiche pubbliche e la revisione della spesa e della segreteria del Capo di gabinetto all'interno dell'Ufficio di gabinetto;
viene incrementata, in particolare, la dotazione organica complessiva degli uffici di diretta collaborazione del Ministro da 201 a 221 unità, riducendo parzialmente il contingente dell'Ispettorato generale – da 145 a 125 unità – e, al contempo, creando un ulteriore incarico dirigenziale generale e nuovi incarichi dirigenziali non generali;
le disposizioni in esame estendono poi al Capo della segreteria del Capo di gabinetto del Ministero della giustizia il trattamento economico previsto per il capo segreteria del Ministro, con effetti che – seppure formalmente ricondotti all'invarianza della spesa mediante la dichiarata compensazione con incarichi equivalenti presso l'Ispettorato generale – rischiano di determinare un aggravio indiretto dei costi;
secondo quanto riportato nella relazione tecnica, infatti, l'asserita invarianza finanziaria sarebbe assicurata rendendo indisponibili un numero di incarichi di funzione dirigenziale non generale, equivalenti dal punto di vista finanziario e pari complessivamente a sei. Dunque, il Capo della segreteria del Capo di gabinetto avrà uno stipendio pari a quello di ben sei dirigenti, che saranno resi indisponibili, con gravi conseguenze sull'efficacia e sull'efficienza della pubblica amministrazione;
l'articolo 3, ampliando notevolmente i compiti dell'Ufficio di gabinetto, appare in palese contraddizione con le finalità complessive di razionalizzazione, efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa, poiché rafforza la componente politico-amministrativa a detrimento degli apparati tecnici e territoriali –:
a quanto ammonti lo stipendio della nuova figura del Capo segreteria del Capo di gabinetto e quali siano le sei funzioni dirigenziali non generali cui intende rinunciare per assicurarne lo stipendio, nonché se non ritenga che questa posizione retributiva, assieme alle 20 unità aggiuntive negli uffici di diretta collaborazione del Ministero della giustizia, non determini un grave pregiudizio del buon andamento e dell'efficienza della macchina amministrativa della giustizia e dei servizi resi ai cittadini.
(3-02240)
(14 ottobre 2025)
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. – Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:
il sistema penitenziario italiano verte in uno stato di crisi strutturale, sotto il duplice aspetto del sovraffollamento e delle gravi carenze edilizie, che compromettono la tutela della dignità umana, la sicurezza, la salute e la rieducazione dei detenuti;
l'articolo 27, terzo comma, della Costituzione pone la funzione rieducativa della pena come cardine del sistema penale e prevede che le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, principio che presuppone che le condizioni materiali delle carceri siano compatibili con la dignità della persona;
secondo i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria aggiornati al 30 settembre 2025, vi sono 63.198 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 51.285 posti;
diversi istituti superano livelli di criticità estrema, con punte di oltre il 200 per cento di sovraffollamento: la casa circondariale di Lucca con il 236,84 per cento; la casa circondariale di Foggia con il 218,06 per cento; la casa circondariale di Milano San Vittore con il 208,9 per cento; la casa circondariale di Brescia Canton Monbello con il 202,75 per cento; la casa circondariale di Lodi con il 193,18 per cento; la casa circondariale di Roma «Regina Coeli» con il 191,96 per cento; la casa circondariale di Varese con il 190,57 per cento;
a livello nazionale si registra un indice di sovraffollamento medio superiore al 135 per cento, con più del 30 per cento degli istituti con un indice superiore al 150 per cento;
le condizioni materiali aggravano i problemi di salute, sicurezza e ordine interno, contribuendo all'aumento dei suicidi in carcere e alle difficoltà della polizia penitenziaria: secondo i dati dell'associazione Antigone i suicidi risultano pari a 91 nel 2024, il numero più alto di sempre mai registrato nelle carceri italiane, e oltre 45 nei primi sei mesi del 2025;
le carenze strutturali si manifestano in modo sempre più evidente e con esiti sempre più gravi, come dimostrato, da ultimo, dal crollo del tetto del carcere di Regina Coeli del 9 ottobre 2025, che ha reso inagibile una parte dell'edificio e imposto il trasferimento di numerosi detenuti, evidenziando il deterioramento delle strutture penitenziarie e della mancata manutenzione straordinaria degli istituti storici, che avrebbe potuto comportare una vera e propria strage –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per affrontare il sovraffollamento carcerario, anche attraverso l'attuazione di un piano straordinario di edilizia penitenziaria realistico e con tempi certi, anche al fine di garantire la ristrutturazione, l'ampliamento e la messa in sicurezza degli edifici penitenziari.
(3-02241)
(14 ottobre 2025)
PITTALIS, BELLOMO, CALDERONE e ENRICO COSTA. – Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:
l'istituto della prescrizione, disciplinato dagli articoli 157 e seguenti codice penale, è finalizzato a evitare che un procedimento penale rimanga indefinitamente pendente, garantendo l'estinzione del reato decorso un determinato lasso di tempo;
negli ultimi anni, il legislatore è più volte intervenuto sulla materia, modificando in modo significativo la disciplina della prescrizione, con effetti controversi sia sul piano dell'efficienza del sistema giudiziario, sia su quello delle garanzie per gli imputati;
in particolare, l'interruzione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, introdotta con la legge n. 3 del 2019 (cosiddetta «spazzacorrotti»), ha sollevato rilevanti criticità sul piano delle garanzie costituzionali e dei diritti dell'imputato;
a tale disciplina ha fatto seguito la riforma della giustizia penale approvata con il decreto legislativo n. 150 del 2022, attuativo della cosiddetta «riforma Cartabia», la quale ha sostanzialmente previsto la sostituzione dell'istituto della sospensione della prescrizione con un nuovo meccanismo di improcedibilità per superamento di termini massimi di durata dei giudizi di impugnazione;
in particolare, il nuovo istituto dell'improcedibilità per eccessiva durata del processo prevede che, in caso di superamento di due anni per l'appello e di un anno per la Cassazione (con possibilità di proroghe in casi eccezionali), il processo non possa più proseguire, pur lasciando intatta la prescrizione del reato nei suoi effetti sostanziali;
tale sistema, sebbene ispirato all'esigenza di garantire la ragionevole durata del processo ai sensi dell'articolo 111 della Costituzione, ha suscitato dubbi circa l'efficacia sanzionatoria e la capacità di assicurare la certezza del diritto e la piena tutela delle vittime;
è fondamentale assicurare un giusto equilibrio tra l'interesse alla repressione dei reati e la tutela del diritto degli imputati a non rimanere esposti a procedimenti penali indefiniti;
la certezza del diritto e la prevedibilità delle decisioni giudiziarie sono principi cardine di uno Stato di diritto, la cui realizzazione dipende anche da un sistema prescrizionale coerente, equo e funzionale;
inoltre, la lentezza dei procedimenti penali incide negativamente sulla fiducia dei cittadini nella giustizia e produce effetti distorsivi sull'efficacia dell'azione penale –:
quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato in merito a una riforma complessiva dell'istituto della prescrizione, volta a coniugare le esigenze di rapidità dei procedimenti con quelle di certezza del diritto, garantendo il rispetto dei principi costituzionali e sovranazionali in materia di giusto processo.
(3-02242)
(14 ottobre 2025)
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:
l'articolo 27 della Costituzione afferma: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»;
la presenza di detenuti tossicodipendenti nelle strutture penitenziarie non risulta produrre risultati benefici per loro stessi e per gli altri detenuti, anche per il rischio di diffondere l'abuso di sostanze stupefacenti nelle suddette strutture;
l'ultima Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze del Dipartimento delle politiche antidroga del Consiglio dei ministri informa che alla fine dell'anno 2024 risultano presenti nelle carceri italiane 19.755 detenuti tossicodipendenti (4.263 in più rispetto al 2023), di cui solamente il 6 per cento è stato inserito in una struttura terapeutica come misura alternativa al carcere;
il 22 luglio 2025 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge recante «Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti»;
il provvedimento, secondo quanto comunicato dal Governo, introduce un nuovo regime di detenzione domiciliare per condannati tossicodipendenti e alcoldipendenti, con l'obiettivo di prevedere modalità esecutive della pena maggiormente idonee alle specifiche esigenze socio-riabilitative di tali soggetti;
il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni, ha affermato: «il provvedimento è molto significativo, offre la possibilità di espiare la pena fino al tetto di 8 anni all'interno di una comunità terapeutica e di iniziare un reale, concreto, verificabile percorso di recupero. Così abbiamo raccolto le richieste delle comunità» –:
quale preveda che sarà l'effetto delle misure approvate dal Consiglio dei ministri il 22 luglio 2025 in materia di detenzione di persone tossicodipendenti, una volta che entreranno in vigore, sul numero di detenuti tossicodipendenti presenti nelle strutture terapeutiche come misura alternativa al carcere.
(3-02243)
(14 ottobre 2025)
DORI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. – Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. – Per sapere – premesso che:
con quello che gli interroganti ritengono un vero e proprio blitz della maggioranza, durante l'esame alla Camera del disegno di legge 2126-A, recante «Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane», è stato introdotto l'articolo 14-bis. Questa norma modifica il comma 3 dell'articolo 21 della legge n. 157 del 1992, aprendo alla possibilità di caccia nei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie dell'avifauna;
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 254 del 20 dicembre 2022, ha già chiaramente dichiarato incostituzionale la caccia nei valichi montani entro un raggio di 1.000 metri, per violazione del principio di tutela della fauna selvatica;
ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 157 del 1992, la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e deve essere tutelata nell'interesse della collettività nazionale e internazionale;
ciononostante il Consiglio regionale della Lombardia ha recentemente approvato una norma che cancella la tutela dei corridoi ecologici usati dagli uccelli migratori, in contrasto con la sentenza del tribunale amministrativo regionale del maggio 2025 e con le direttive europee sulla biodiversità. Una scelta che espone a gravi rischi specie già in declino, consentendo la caccia nella quasi totalità dei valichi montani. Ad oggi, infatti, solo 23 valichi su 475 sono effettivamente interdetti alla caccia;
l'articolo 14-bis permetterebbe l'attività venatoria nei valichi montani caratterizzati da un dislivello significativo e situati ad almeno 1.000 metri di quota, individuati con apposita cartografia e segnaletica, da adottarsi con decreto congiunto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica e del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste entro 180 giorni, previa intesa in Conferenza Stato-regioni e sentiti Ispra e il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale;
la legge è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre 2025: ad oggi, nessun decreto attuativo è stato adottato e nessun valico è stato formalmente individuato;
la stagione venatoria 2025-2026 è iniziata da poco ed è ripreso a gran lena il conto dei morti e feriti a causa della caccia, si contano già 3 morti e diversi feriti. Nella stagione 2024-2025 si registrarono 21 morti e 37 feriti –:
quale sia la posizione del Ministro interrogato a fronte dell'iniziativa di regione Lombardia, in particolare nelle more dell'adozione del decreto interministeriale attuativo, e se conseguentemente intenda adottare un'iniziativa urgente per vietare l'attività venatoria sui valichi alpini, in conformità alle norme europee e in nome della tutela della biodiversità e del patrimonio faunistico nazionale.
(3-02244)
(14 ottobre 2025)
DAVIDE BERGAMINI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
da notizie stampa si apprende che gli Stati Uniti vorrebbero introdurre sulla pasta italiana un dazio supplementare compensativo al 91,74 per cento (dazio antidumping provvisorio) che, sommato al regolare dazio di importazione del 15 per cento, porterebbe il totale a un «ipotetico» 107 per cento di aggravio già a partire da gennaio 2026, sembra con rimborso retrodatato al 2025;
il documento del Dipartimento del commercio degli Usa (pubblicato il 4 settembre 2025) riporta i risultati preliminari di un'indagine riguardo la vendita negli Stati Uniti, da parte di alcuni produttori italiani, di alcuni tipi di pasta ad un prezzo inferiore a quello normale (cosiddetto dumping) nel periodo dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024, penalizzando – secondo il Dipartimento medesimo – il mercato americano;
se si applicassero i dazi paventati raddoppierebbe il costo della pasta per le famiglie americane, aprendo di fatto ulteriormente il mercato ai prodotti «Italian sounding» – fenomeno che richiama solo nel nome i prodotti italiani senza collegamenti diretti con il vero prodotto made in Italy – favorendo così le imitazioni e penalizzando le imprese italiane di trasformazione e di produzione primaria;
l'incertezza sulla questione dazi indubbiamente porta delle conseguenze rovinose per la pasta italiana e per tutta la sua filiera, in quanto la catena dell'export si irrigidisce, gli ordini rallentano e le imprese rinviano i piani e gli investimenti; tutto questo porta a perdite per i produttori con eventuali ricadute sui listini al dettaglio nel mercato interno, con danni economici evidenti per le famiglie italiane;
oggi il prezzo della pasta, stando ai dati Istat, risulta il 24,2 per cento in più rispetto a settembre 2021 (1 chilo di pasta oggi costa in Italia in media 1,84 euro). Inoltre, la guerra in Ucraina e la crisi delle materie prime, unitamente al «caro energia», hanno portato già ad un rialzo dei costi per la produzione della pasta, simbolo del nostro Paese;
gli Stati Uniti rappresentano circa il 10 per cento del totale delle esportazioni ed è il secondo mercato dopo la Germania;
un possibile dazio del 107 per cento potrebbe essere un duro colpo per il made in Italy, portando a una perdita del mercato e danneggiando la filiera agroalimentare –:
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda mettere in atto per proteggere la pasta italiana, simbolo della dieta mediterranea e dell'identità agroalimentare italiana, per tutelare le aziende che operano nel settore, nonché la reputazione di un intero sistema agroalimentare che rappresenta l'Italia nel mondo.
(3-02245)
(14 ottobre 2025)
CARAMIELLO, PAVANELLI, CHERCHI, APPENDINO, SERGIO COSTA, CAPPELLETTI e FERRARA. – Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. – Per sapere – premesso che:
secondo quanto diffuso in data 4 ottobre 2025, con riferimento al settore della pasta, il Dipartimento del commercio americano ha accusato le aziende italiane di dumping, imponendo una tariffa punitiva del 91,74 per cento, da sommare al 15 per cento già in vigore;
le associazioni di settore si sono immediatamente esposte chiedendo al Governo «una forte presa di posizione verso l'Amministrazione americana per risolvere questo problema»;
diverse aziende italiane, tra cui Rummo e Molisana, hanno sottolineato il concreto rischio che «i dazi scatteranno dal 1° gennaio 2026, ma, poiché il dumping è retroattivo, si dovrà pagare anche per i 12 mesi precedenti». Un particolare, quest'ultimo, che rende lo scenario ancora più gravoso sotto il profilo economico;
secondo l'amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, l'azione del Dipartimento appare una forzatura intervenuta «in un momento particolarmente delicato» e che «avvantaggerà chi produce pasta negli Stati Uniti, danneggiando quelli che esportano invece la pasta dall'Italia verso gli Usa»;
il mercato statunitense rappresenta il secondo a livello mondiale per l'importazione di pasta italiana, con un valore, nel 2024, di circa 700 milioni di euro, pari a circa il 10 per cento delle esportazioni globali del prodotto;
il comparto dell'industria pastaria si colloca all'interno di un mercato strutturalmente saturo, caratterizzato da evoluzioni lente. La scossa inferta dalla politica statunitense, dunque, potrebbe comportare conseguenze irreparabili, come la contrazione delle vendite e il forzoso reindirizzo di ingenti volumi di beni sia sul mercato interno sia su quello europeo, con ulteriori ripercussioni significative sulla tenuta dei prezzi;
in un simile quadro, per i singoli anelli della filiera risulta particolarmente difficoltoso ipotizzare un repentino cambio di strategia per adattarsi alle complesse dinamiche in campo;
alla luce del persistente e ciclico ricorso, da parte degli Stati Uniti, a misure protezionistiche unilaterali sotto forma di dazi doganali, spesso imposti in maniera inopinata e scollegata da dinamiche settoriali, si rende indispensabile un'azione strutturata a livello interno;
la politica Usa continua a reiterare provvedimenti che sferrano durissimi colpi all'agroalimentare italiano, generando impatti economici fortemente negativi sia in termini di export che di competitività sui mercati internazionali –:
se ritenga, in tempi brevi, di adottare iniziative, per quanto di competenza, per promuovere un accordo con l'Amministrazione americana al fine di salvaguardare la tenuta dell'intera filiera del grano, oltre che dell'industria della pasta, quale simbolo del made in Italy.
(3-02246)
(14 ottobre 2025)
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CERRETO, ALMICI, CARETTA, CIABURRO, LA PORTA, LA SALANDRA, MALAGUTI, MARCHETTO ALIPRANDI e MATTIA. – Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. – Per sapere – premesso che:
particolarmente positivo ed edificante è il quadro delineato dall'Istat sull'andamento dell'agricoltura relativo al 2024, con una crescita certificata della produzione agricola in valore ed in volume e con i costi intermedi in calo; in crescita anche le attività secondarie;
in particolare, nel 2024, l'Istat ha rilevato che la produzione e il valore aggiunto del settore agricoltura, silvicoltura e pesca sono cresciuti, in termini reali, rispettivamente dello 0,6 per cento e del 2 per cento, l'occupazione è aumentata dello 0,7 per cento;
di rilievo il dato sul valore aggiunto raggiunto dall'agricoltura nazionale, che ha conquistato la supremazia europea con 42,4 miliardi di euro, ovvero un +9 per cento rispetto al 2023, seguita da Spagna e Francia, che nel 2023 deteneva il primato;
l'andamento dell'indicatore di reddito agricolo, che misura la produttività del lavoro in agricoltura, evidenzia per il 2024 un incremento positivo pari al 12,5 per cento;
per l'Istat i risultati raggiunti sono dovuti al notevole sforzo finanziario voluto dal Governo che ha investito risorse nel settore, anche perché trainante l'intera economia nazionale, con positive ripercussioni complessive, anche sull'export, giunto a 70 miliardi di euro;
la revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, operata sempre dal Governo, ha destinato alle filiere agroalimentari ulteriori due miliardi di euro, raggiungendo la somma totale di quattro miliardi;
complessivamente le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per l'agricoltura sono passate da 3,6 miliardi a 8,5 miliardi di euro. Con l'ultimo intervento il budget totale del triennio ha raggiunto la cifra record di 15 miliardi di euro, riuscendo ad arginare gli effetti regressivi dei dazi commerciali e altre problematicità che interessano il settore;
il comparto, inoltre, ha dimostrato grande reattività, sottoscrivendo contratti per 1,256 miliardi di euro, con un incremento del 25 per cento, 1.042 imprese coinvolte e 2 miliardi di euro di finanziamenti raggiunti grazie al cofinanziamento e al credito agevolato;
tra le iniziative di particolare successo adottate dal Governo, oltre alla misura «contratti di filiera», appare necessario segnalare quella relativa al «Parco Agrisolare» –:
quali ulteriori iniziative di competenza intenda assumere al fine di consolidare e potenziare i positivi risultati già ottenuti nel settore dell'agricoltura, da sempre centrale nelle politiche del Governo Meloni.
(3-02247)
(14 ottobre 2025)
BONETTI, BENZONI, RICHETTI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, ONORI, PASTORELLA, ROSATO e RUFFINO. – Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. – Per sapere – premesso che:
la storia della Regione Siciliana è la dimostrazione paradigmatica di come la cosiddetta autonomia sia stata l'alibi di fenomeni di intollerabile sperpero finanziario e parassitismo politico e sia diventato il principale fattore di cronicizzazione del declino di aree territoriali, che non hanno visto nel corso degli anni ridursi il divario economico e civile con quelle più sviluppate del Paese;
la Sicilia è, ad oggi, l'ultima tra le regioni italiane per qualità della rete ferroviaria, della rete idrica, della rete fognaria; l'ultima per passeggeri trasportati dalla rete del trasporto pubblico e prima per tasso di motorizzazione nelle aree urbane; la penultima per tasso di occupazione, per efficienza del sistema sanitario e per reddito medio. È, poi, la prima per uso delle discariche e per i «neet», oltre che la seconda per evasione fiscale;
pochi giorni fa in Sicilia è purtroppo deceduta una donna a cui il sistema sanitario pubblico restituì il referto di un esame istologico otto mesi dopo l'intervento chirurgico, quando nel frattempo il tumore si era diffuso e non si poteva più intervenire;
questo episodio non rappresenta un caso isolato di malasanità, bensì è la fotografia più realistica della strutturale incapacità dell'amministrazione regionale di assicurare ai cittadini siciliani il diritto di accesso alle prestazioni fondamentali;
per tutte queste ragioni è indispensabile intervenire per riportare prioritariamente a condizioni minime di trasparenza, efficienza amministrativa e responsabilità politica la Regione Siciliana;
l'articolo 120 della Costituzione prevede che il Governo possa sostituirsi agli organi territoriali in caso di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica e dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sia civili che sociali;
la situazione in cui versa la Sicilia evidentemente impone l'immediato esercizio di tali poteri sostitutivi statali per tutelare in via prioritaria i diritti dei cittadini siciliani –:
se, considerato quanto premesso e, in particolar modo, il mancato rispetto dei livelli essenziali di assistenza, il Governo non ritenga che si possa e debba adottare iniziative immediate volte all'attivazione dei poteri di cui all'articolo 120 della Costituzione nei confronti della Regione Siciliana.
(3-02248)
(14 ottobre 2025)