TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 536 di Mercoledì 24 settembre 2025

 
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MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE PER IL FINANZIAMENTO DEL SETTORE DEL CINEMA E DELL'AUDIOVISIVO

   La Camera,

   premesso che:

    1) il sistema dei finanziamenti per il settore del cinema e dell'audiovisivo a seguito dell'approvazione della legge n. 220 del 14 novembre 2016, ha visto l'istituzione del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo che, in particolare, ha stabilito che esso è alimentato, a regime, con gli introiti erariali derivanti dalle attività del settore;

    2) con riferimento alle tipologie di intervento finanziate con le risorse del Fondo, la prima è costituita dagli incentivi fiscali. Al riguardo la legge n. 220 del 2016 ha ridisegnato la disciplina del credito di imposta, di cui possono beneficiare le imprese di produzione, distribuzione, post-produzione, esercizio cinematografico, le industrie tecniche, le imprese italiane che lavorano per produzioni straniere, le imprese esterne al settore che investono nel cinema italiano. In linea generale, le aliquote sono state rese modulabili e, in alcuni casi, ne è stato elevato l'ammontare rispetto al quadro previgente;

    3) una seconda tipologia di intervento finanziata a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo è costituita dagli incentivi automatici. In particolare, l'importo complessivo dei contributi automatici spettante a ogni impresa è determinato sulla base di parametri oggettivi, relativi alle opere cinematografiche o audiovisive precedentemente prodotte o distribuite dalla stessa impresa. Possono essere introdotti meccanismi premianti rispetto ai risultati ottenuti da particolari tipologie di opere ovvero in determinati canali distributivi e in determinati periodi dell'anno;

    4) la terza tipologia di intervento finanziata a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo (articolo 26, legge n. 220 del 2016, come modificato, da ultimo, dall'articolo 1, comma 54 della legge n. 213 del 2023) è costituita da contributi selettivi attribuiti sulla base della valutazione di una Commissione composta da esperti nominati dal Ministro della cultura e destinati prioritariamente alle opere cinematografiche e, in particolare, a opere prime e seconde, opere realizzate da giovani autori, film difficili realizzati con modeste risorse finanziarie, opere di particolare qualità artistica, nonché opere sostenute da contributi provenienti da più aziende. Ulteriori contributi selettivi sono attribuiti alle imprese operanti nel settore dell'esercizio cinematografico, a quelle di nuova costituzione, alle start-up, e a quelle che abbiano i requisiti delle microimprese, con particolare riferimento alle piccole sale cinematografiche ubicate nei comuni aventi meno di 15.000 abitanti;

    5) la legge di bilancio 2024 (legge n. 213 del 2023) ha inciso sull'intera disciplina, in particolare il comma 54 dell'articolo 1 modifica la disciplina relativa al cosiddetto tax credit cinema prevista dalla legge n. 220 del 2016 e a ulteriori contributi previsti dalla medesima legge, e ha ridotto da 750 a 700 milioni di euro annui (a decorrere dal 2024) il livello di finanziamento minimo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo;

    6) il 10 luglio 2024 è stato pubblicato il decreto interministeriale n. 225 che ha introdotto disposizioni applicative in materia di credito di imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva. Segue un decreto correttivo che apporta modifiche al citato decreto n. 225 con la finalità dichiarata di rispondere all'esigenza di adeguare ulteriormente i requisiti di accesso ai crediti d'imposta riconosciuti al settore della produzione di opere cinematografiche e audiovisive;

    7) i principi fondamentali introdotti dal decreto interministeriale sono i seguenti: a) il produttore deve essere in grado di certificare la copertura finanziaria con risorse private di almeno il 40 per cento del costo di produzione del film; b) obbligo di un numero minimo di proiezioni in sala e in determinati slot orari;

    8) riguardo le modifiche al credito d'imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva, in particolare, si stabilisce che il tax credit sia riconosciuto in misura non inferiore al 15 per cento e non superiore al 40 per cento del costo complessivo di produzione di opere cinematografiche e audiovisive;

    9) viene in particolare introdotta una possibile maggiore discrezionalità nella modulazione dell'agevolazione riconosciuta sia alle opere cinematografiche sia per le opere audiovisive in quanto per entrambe le tipologie viene previsto che l'aliquota del credito d'imposta non sia più ordinariamente prevista nella misura del 40 per cento ma «nella misura massima del 40 per cento»;

    10) i ritardi accumulati dal Ministero della cultura hanno di fatto paralizzato l'industria cinematografica per mesi, generando una situazione di stallo che ha comportato gravi conseguenze sulla produzione e sull'occupazione, tanto da spingere il settore ad organizzare incontri e proteste per esprimere la propria preoccupazione e chiedere una celerità da parte delle istituzioni sinora mancata;

    11) nonostante rappresentanti del Governo abbiano più volte affermato che la nuova riforma è stata pensata per sostenere il comparto cinematografico, senza privilegiare pochi a danno di molti, il decreto pubblicato sembra andare nella direzione opposta, confermando la tendenza nel favorire le grandi produzioni a discapito dei piccoli produttori indipendenti, oltre a non tener conto di nessuna proposta avanzata dalle associazioni di settore;

    12) inoltre, il Governo ha di fatto giustificato il taglio da 130 milioni di euro destinati al credito d'imposta come uno spostamento di risorse sui contributi selettivi, in realtà il decreto di riparto del 12 aprile 2024, n. 145 mostra come i contributi selettivi siano aumentati soltanto di 37,6 milioni di euro, generando comunque un taglio da circa 90 milioni al credito d'imposta;

    13) tra le motivazioni dichiarate che hanno portato alla modifica delle disposizioni tax credit cinema vi è quella di risolvere il problema del circa 50 per cento di film prodotti che non riescono ad arrivare in sala, considerandoli, per questo, esempio di spreco di denaro pubblico e dunque si considera «abuso» l'aver girato un film che poi non riesce a trovare sbocco in sala;

    14) la prima considerazione che si oppone a tale argomentazione è che la sala non è che una delle possibili destinazioni di un'opera, spesso solo la prima in ordine di tempo anche solo sotto forma di «uscita tecnica», e che i film sono beni durevoli che non esauriscono la loro vita nell'arco di mesi, né di anni, ma spesso rivelano ed aumentano il proprio valore nel tempo;

    15) inoltre, il finanziamento al cinema non rappresenta un sostegno al mercato, ma poggia sul principio europeo dell'eccezione culturale, tanto da avere natura di fondo perduto, e che il tax credit, per sua natura, è una misura automatica finalizzata a favorire ed attrarre investimenti, non ha natura selettiva;

    16) il citato decreto n. 225, al contrario, prevedendo che i requisiti, pressoché impossibili da raggiungere per piccole e medie imprese, si abbassino sensibilmente in caso di ottenimento del finanziamento selettivo, ha di fatto agganciato il riconoscimento del tax credit all'ottenimento dei finanziamenti selettivi, rendendo questi ultimi porta di accesso anche al primo. Di conseguenza il ruolo delle commissioni selettive su ciò che verrà prodotto o meno diventa determinante in modo esponenziale;

    17) peraltro, vero è che il tax credit, rappresenta finanziamento a fondo perduto alla cultura, ma si traduce in lavoro per un'estesa platea di lavoratori generando i relativi flussi fiscali, previdenziali e di capacità di spesa;

    18) il tax credit così come tutti i fondi messi a disposizione nella legge cinema n. 220 del 2016, nascono con l'obiettivo di sostenere e valorizzare il cinema indipendente italiano, ovvero tutti quei prodotti audiovisivi e cinematografici che nascono grazie al talento e alla creatività di artisti italiani e vengono realizzati da produzioni (ovvero imprese del cinema) italiane e indipendenti (cioè non riconducibili alle grandi multinazionali del cinema mondiale);

    19) nel corso del tempo, purtroppo, il tax credit in particolare è diventato strumento con il quale le major del cinema internazionale che sono delle holding, hanno eroso la maggior parte del credito di imposta previsto dalla legge cinema usando aziende create o acquisite in Italia ma riconducibili a multinazionali straniere; stesso meccanismo si è verificato nei bandi selettivi dove grandi registi di chiara fama hanno avuto accesso a finanziamenti;

    20) appare dunque evidente quanto sia impropria l'equivalenza tra «film che non passa in sala (o che incassa poco) e abuso di denaro pubblico». L'abuso di denaro pubblico si verifica, piuttosto, se e quando il budget di un film viene gonfiato per aumentare il contributo percentuale di Stato sotto forma di tax credit e questo può avvenire, o non avvenire, in film piccoli così come in film grandi, naturalmente in proporzione al budget. Pertanto questo tipo di abuso si potrà ostacolare soltanto introducendo maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all'eleggibilità delle voci di spesa;

    21) tra le modifiche intervenute vi è poi la fissazione di un tetto alla quota di eleggibilità per il tax credit delle paghe «sopra la linea» (quelle di regista, sceneggiatori, attori protagonisti, produttore esecutivo), inserendo due parametri di tetto di eleggibilità: singolarmente, ai livelli dei dirigenti pubblici e, complessivamente, ad una percentuale rispetto al budget complessivo (il 30 per cento);

    22) parimenti è stato introdotto un tetto di eleggibilità anche alle paghe «sotto la linea» (peraltro fissato al minimo sindacale aumentato al massimo del 20 per cento), in nessun modo paragonabili alle prime, in quanto con i contratti collettivi oggi in essere, questo tipo di paga alla categoria degli attori, non permetterebbe il professionismo, tranne che a quella percentuale esigua che ricopre costantemente il ruolo da protagonista. Tale soglia, dunque, a differenza della prima, appare del tutto ingiustificata e gravemente penalizzante per l'intero sistema;

    23) infine, appare evidente che non fare una distinzione, per i requisiti di accesso al tax credit, tra i film «sul mercato», secondo la terminologia adottata dal citato decreto interministeriale n. 225 del 2024, e opere prime e seconde di produzioni medie o piccole, sia un grande errore, in quanto i secondi ne usciranno enormemente penalizzati;

    24) dunque, se modificare le disposizioni sul tax credit era certo necessario, per migliorarne l'efficacia e ridurne i margini di abuso che in alcuni casi ne veniva fatto, tuttavia si è intervenuto solo per ridurre il numero di film prodotti, penalizzando le produzioni piccole e medie, con un effetto di ricaduta negativa sull'occupazione del settore oltre che sulla pluralità espressiva;

    25) appare pertanto indispensabile un ripensamento profondo dei meccanismi di finanziamento al cinema e in particolare di quelli destinati a opere prime e seconde ed a società medio-piccole, vale a dire i destinatari primi e più naturali, secondo il principio europeo dell'eccezione culturale;

    26) a tale scopo appare auspicabile, per opere prime e seconde, istituire un nuovo fondo, che rappresenti un impulso in termini di generazione di maggior lavoro per tutti i lavoratori e le imprese della filiera ed in termini di crescita espressiva e culturale, ampliando inoltre e diversificando l'offerta cinematografica al pubblico;

    27) inoltre appare utile individuare ulteriori fonti di finanziamento e auto-finanziamento, come ad esempio una tassa di scopo sul modello francese su tutti i biglietti di film non europei (o non italiani);

    28) è indubbio lo stato di crisi in cui versa il cinema italiano, dovuta anche all'imposizione di un blocco dell'erogazione dei fondi, voluto dall'ex Ministro Sangiuliano;

    29) da ultimo, nell'ambito della cerimonia dei David di Donatello, l'attore Elio Germano ha criticato la gestione del Ministero della cultura, evidenziando le difficoltà del settore cinematografico italiano. In risposta, il Ministro Giuli ha definito Germano parte di una «minoranza rumorosa» che si esprime senza reale ascolto, anche in sedi istituzionali come il Quirinale. Germano ha replicato a sua volta durante un evento a Milano, affermando che «la vera solitudine è quella di chi governa senza ascoltare i lavoratori» e sostenendo che sia inquietante che un rappresentante della politica faccia nome e cognome di un cittadino;

    30) in seguito a questi scambi, oltre cento figure del cinema italiano, tra cui registi, attori e sceneggiatori, hanno sottoscritto una lettera aperta al Ministro Giuli. Nel testo, gli artisti denunciano una crisi sistemica del settore, attribuita a un'incertezza normativa e ai ritardi nella gestione della riforma del tax credit. La lettera sottolinea come queste problematiche abbiano colpito in particolare le produzioni più piccole e indipendenti, lasciando molti lavoratori senza sostegno al reddito per il 2025 e senza sussidi per il 2024;

    31) gli autori della lettera chiedono al Ministero della cultura di avviare un dialogo costruttivo con le associazioni di categoria e di interrompere le polemiche nei confronti di chi esprime critiche legittime. Esprimono inoltre solidarietà a Elio Germano e Geppi Cucciari, che anche si era espressa in modo critico, sottolineando l'importanza di tutelare la cultura e la democrazia italiana attraverso il rispetto delle competenze e dei diritti di tutti, chiedendo infine un incontro tra il Ministero e le associazioni che rappresentano attori, autori e tecnici;

    32) nella lettera si legge tra l'altro: «Una crisi che rischia inoltre di togliere creatività, autonomia e innovazione a tutto il settore, privandolo della possibilità di competere culturalmente ed economicamente a livello internazionale. L'auspicata prossima pubblicazione della versione definitiva del decreto correttivo tax credit è una prima risposta, ma incompleta e insufficiente. Riteniamo che sia necessario attivare iniziative ben più ampie e rilevanti (...) La cultura e la democrazia italiana non possono essere piegate ad interessi di parte, ma vanno tutelate e arricchite con rispetto delle competenze, delle professionalità, delle regole costituzionali e dei diritti di tutti e tutte»,

impegna il Governo:

1) al fine di contrastare le pratiche di abuso e spreco di denaro pubblico, ad adottare iniziative volte ad introdurre maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all'eleggibilità delle voci di spesa;

2) ad intraprendere ogni iniziativa utile, di carattere normativo finalizzata ad istituire un nuovo e distinto fondo, volto alla possibilità di scoperta e di crescita di nuovi talenti del cinema indipendente italiano, rivolto esclusivamente alla produzione di opere prime e seconde a budget non superiore ai 2 milioni di euro, con tetti all'eleggibilità delle paghe ai fini del tax credit uguali sia «sopra» che «sotto la linea», per le quali la circuitazione sia strutturata e preordinata a monte dallo Stato e nelle quali non vi sia alcuna sostituzione di lavoro umano da parte di software di intelligenza artificiale in nessuna fase del processo creativo e realizzativo;

3) ad adottare iniziative volte a garantire la trasparenza nella scelta delle opere da finanziare e la libertà espressiva di queste opere attraverso un adeguato meccanismo di composizione e funzionamento delle commissioni selettive, anche al fine di far nascere e crescere nuovi talenti e consolidarne altri, sempre a garanzia della loro libertà e pluralità espressiva, garantendo che la commissione selettiva sia diversa ad ogni sessione, sorteggiata dopo la presentazione delle domande, tra tutti i professionisti del settore che si candideranno e saranno giudicati idonei in base a criteri predeterminati di curricula;

4) ad adottare iniziative anche di carattere normativo volte a prevedere che il lasso di tempo tra l'uscita delle opere in sala e l'arrivo sulle piattaforme sia elevato a 10 mesi;

5) ad adottare iniziative di competenza volte ad introdurre anche meccanismi che favoriscono la equa distribuzione del lavoro e di premialità per l'equilibrio di genere;

6) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a modificare il tax credit secondo i seguenti criteri:

  a) diminuire il tax credit al 20 per cento per i film di budget superiore ai 5 milioni di euro e al 30 per cento per quelli dai 2,5 milioni di euro ai 5, mantenere il 40 per cento per quelli inferiori ai 2,5 milioni;

  b) richiedere una uscita in sala in almeno 30 copie per almeno 2 settimane a programmazione intera per l'accesso al tax credit;

  c) escludere dal tax credit le società detenute da soci esteri di Paesi non in regime di reciprocità;

  d) diminuire il tax credit al 25 per cento per le produzioni esecutive in Italia promosse da strutture estere ma in regime di coproduzione;

  e) escludere dal tax credit le produzioni televisive nelle quali l'emittente copra più del 70 per cento, del costo del prodotto, mentre al di sotto, riconoscere il tax credit al 25 per cento;

7) ad adottare ogni ulteriore iniziativa volta a stimolare la crescita economica e occupazionale del settore ed incrementare l'attrattività culturale del Paese.
(1-00445) «Conte, Amato, Orrico, Caso, Riccardo Ricciardi, Sergio Costa, Carotenuto, Scerra, D'Orso, Torto, Alfonso Colucci, Cherchi, Bruno, Auriemma, Caramiello, Carmina, Pavanelli, Morfino, Dell'Olio, Cafiero De Raho, Donno, Aiello, Tucci, Sportiello, Quartini, Ilaria Fontana, Alifano, Gubitosa, Giuliano, L'Abbate».

(23 maggio 2025)

   La Camera,

   premesso che:

    1) il settore del cinema e dell'audiovisivo rappresenta un comparto fondamentale e un'eccellenza del Paese. Esso svolge infatti, da un lato, la funzione di veicolo privilegiato di espressione culturale e di promozione del pluralismo e, dall'altro lato, rappresenta una filiera industriale di primaria importanza, capace di generare significative ricadute economiche e occupazionali e di attivare effetti moltiplicatori su settori strategici connessi. La produzione cinematografica e audiovisiva, infatti, oltre ad avere una rilevante funzione di sviluppo sociale, rafforza il turismo, valorizza comparti come la moda e l'enogastronomia e promuove l'immagine internazionale dell'Italia, divenendo strumento di diplomazia culturale e soft power;

    2) la dottrina costituzionalistica ha da tempo messo in evidenza il fondamento giuridico di questa doppia dimensione, sottolineando che la cultura, quale bene comune, è condizione per l'effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza e per la piena realizzazione della persona e che la valorizzazione del patrimonio culturale va intesa come diritto collettivo, strumento di progresso sociale e formazione civica;

    3) in questa prospettiva, il sostegno al settore del cinema e dell'audiovisivo non può essere considerato esclusivamente una misura discrezionale di politica economica, ma deve essere concepita come uno strumento essenziale per garantire il pluralismo culturale, l'uguaglianza sostanziale e la libertà di espressione artistica;

    4) in ragione di tali molteplici e imprescindibili funzioni del comparto, il legislatore nazionale ha nel tempo delineato un sistema organico di sostegno pubblico, fondato sull'integrazione di strumenti di natura contributiva e fiscale, non soltanto con la finalità di promuovere la competitività economica, ma anche e soprattutto di garantire il pluralismo culturale e di rendere effettivo l'accesso alla produzione e alla fruizione culturale;

    5) esso si è articolato in contributi automatici, parametrati ai risultati economici e artistici delle opere, e contributi selettivi, finalizzati al sostegno di film d'autore, opere prime e seconde, documentari e progetti culturali di particolare rilievo. Accanto ai contributi diretti, un ruolo centrale è stato assunto dagli incentivi fiscali, in particolare il credito d'imposta per il cinema e l'audiovisivo, introdotto dall'articolo 1, commi 325-343, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

    6) un'importante riforma organica è intervenuta durante il Governo Renzi, con la legge 14 novembre 2016, n. 220, recante la disciplina del cinema e dell'audiovisivo, che ha ridefinito a fondo il sistema nazionale di sostegno al settore, ha ampliato l'ambito di copertura dell'intervento pubblico, ha scorporato dal Fondo unico per lo spettacolo (Fus) le risorse destinate all'audiovisivo – istituendo il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, dotato di una base di finanziamento stabile e proporzionale alle entrate erariali (pari al 12 per cento delle entrate Ires e Iva del settore), con una disponibilità molto più ampia rispetto al passato – ha rafforzato gli strumenti di mercato, accrescendo il peso dei finanziamenti automatici e degli incentivi fiscali e limitando i contributi selettivi agli operatori più fragili (come i registi esordienti, i giovani autori e i documentaristi), e ha riconosciuto formalmente il ruolo delle Film commission regionali, favorendo il coordinamento con le politiche territoriali;

    7) i dati relativi al periodo 2016-2019 mostrano una chiara correlazione positiva fra l'intensità del sostegno pubblico e i volumi di produzione. Gli incentivi sono stati, dunque, efficaci nel sostenere la produzione;

    8) tuttavia, negli anni successivi tale assetto ha subito modifiche che, se da un lato rispondevano all'esigenza di aggiornare le misure, dall'altro hanno progressivamente inciso negativamente sulla certezza delle regole e sulla stabilità delle risorse. In particolare, la legge di bilancio per il 2024 (legge 30 dicembre 2023, n. 213), all'articolo 1, comma 54, ha ridotto la dotazione minima del Fondo da 750 a 700 milioni di euro annui e ha modificato in maniera significativa la disciplina del credito d'imposta;

    9) il decreto interministeriale 10 luglio 2024, n. 225, ha introdotto nuove disposizioni applicative in materia di credito d'imposta per la produzione cinematografica e audiovisiva, successivamente corrette da un decreto integrativo volto ad affinare i requisiti di accesso. Tra i principi fondamentali introdotti: l'obbligo per il produttore di certificare la copertura finanziaria privata di almeno il 40 per cento del costo di produzione e l'imposizione di un numero minimo di proiezioni in sala, da realizzare in determinati slot orari;

    10) il credito d'imposta è stato rimodulato in una forbice compresa tra il 15 e il 40 per cento del costo di produzione, non più riconosciuto automaticamente al 40 per cento, ma «fino» a tale soglia massima, conferendo così all'amministrazione competente un più ampio margine di discrezionalità nell'individuazione dell'aliquota applicabile: discrezionalità che rischia concretamente di tradursi in strumento di politica culturale «di partito», anziché strumento di politica della cultura, secondo la nota distinzione bobbiana;

    11) l'intervento è stato giustificato dal Governo con l'intento di ridurre il numero di film che non raggiungono la distribuzione in sala (stimati attorno al 50 per cento delle opere prodotte), considerati un utilizzo inefficiente delle risorse pubbliche, ma tale criterio di selezione si rivela del tutto strumentale sia a foraggiare una battaglia ideologica nel comparto, sia a annichilire il necessario pluralismo della cultura, la quale non può mai ridursi a essere espressione «dei più»;

    12) la scelta di destinare almeno 52 milioni di euro per la promozione di una non meglio precisata «identità nazionale» certifica la volontà di utilizzare la cultura come veicolo di visioni ideologiche e strumento politico per favorire narrazioni di parte, oltre che foraggiare il comparto attraverso un'attenta selezione secondo criteri di amicizia e affinità politica;

    13) la difficile transizione che sta vivendo il settore del cinema coinvolge, anzitutto, le sale cinematografiche e impone l'adozione di misure di sostegno che possano favorire il rilancio delle stesse quali spazio di fruizione e condivisione a beneficio della collettività, rendendo le trasformazioni tecnologiche complementari e di supporto a luoghi che sono stati e sono fondamentali per lo sviluppo di un pensiero collettivo;

    14) tali scelte hanno peraltro provocato una fase di paralisi dovuta ai ritardi nell'emanazione dei decreti attuativi e hanno introdotto criteri che privilegiano le grandi produzioni, spesso a partecipazione straniera, a scapito delle piccole e medie imprese indipendenti, con grave pregiudizio per il pluralismo culturale e per la creatività nazionale;

    15) i dati del decreto di riparto del 12 aprile 2024, n. 145, dimostrano che gli incentivi fiscali sono passati da 541 milioni di euro nel 2023 (decreto ministeriale 14 marzo 2023, n. 112) a 412,7 milioni di euro nel 2024, con una riduzione di oltre 128 milioni di euro, mentre i contributi selettivi sono aumentati solo di 37,6 milioni di euro (da 46,7 a 84,3 milioni). Ne risulta una contrazione netta di circa 90 milioni di euro, che ha inciso in modo depressivo sulla capacità produttiva complessiva, poiché l'incremento dei selettivi non ha compensato il taglio agli incentivi fiscali, che restano lo strumento principale di sostegno alla produzione;

    16) si rileva, altresì, che il necessario ciclo di valutazione delle politiche non ha sinora garantito la tempestività richiesta dall'ordinamento: l'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016 prevede la trasmissione annuale alle Camere, entro il 30 settembre, di una relazione sullo stato di attuazione e sulla valutazione di impatto degli interventi (incluse le agevolazioni fiscali). La relazione relativa all'anno 2022 è stata tuttavia trasmessa nel 2024 (Doc. CLXXI, n. 2) e quella relativa all'anno 2023 risulta acquisita nella XIX legislatura (Doc. CLXXI, n. 3): una tempistica posticipata che ne riduce l'utilità quale strumento di indirizzo e controllo parlamentare in corso d'opera, segnatamente in una fase di riforma degli incentivi,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte a salvaguardare il comparto, gli operatori, i professionisti e i canali di distribuzione, assicurando continuità produttiva e occupazionale lungo l'intera filiera, valorizzando anche il cosiddetto cinema indipendente;

2) ad adottare iniziative volte a investire nel settore cinematografico e audiovisivo, garantendo il pluralismo e l'imparzialità dell'azione amministrativa, evitando indirizzi selettivi di natura politica e fondando l'allocazione delle risorse su criteri oggettivi, predeterminati e pubblici, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato;

3) ad adottare iniziative volte ad ampliare gli stanziamenti finanziari volti a promuovere e sostenere il settore cinematografico e audiovisivo, anche attraverso il ripristino e il rafforzamento delle risorse del tax credit;

4) ad istituire strumenti idonei a garantire la trasparenza dei processi decisionali relativi all'erogazione dei contributi, nonché la diffusione in open data delle principali informazioni su risorse impegnate e liquidate;

5) ad adottare misure efficaci di verifica sull'utilizzo dei contributi, mediante controlli ex ante ed ex post, tracciabilità delle spese, indicatori di risultato (culturali, industriali e occupazionali), eventuale recupero delle somme indebitamente percepite, favorendo i nuovi talenti e sostenendo il pluralismo artistico;

6) ad adottare iniziative di competenza volte a garantire il sostegno finanziario delle sale cinematografiche e incentivare investimenti atti a salvaguardare la loro natura di luoghi di comunità, sia attraverso il ripensamento dei cinema alla luce delle nuove tecnologie, sia favorendo la portata sociale degli stessi, incentivando e sviluppando forme di cooperazione con le scuole, università, centri di formazione, strutture sanitarie e con le realtà sociali impegnate nel perseguimento di finalità di interesse generale;

7) a garantire il pieno rispetto dell'articolo 12, comma 6, della legge n. 220 del 2016 con la trasmissione entro il 30 settembre 2025 della relazione annuale alle Camere sullo stato di attuazione della legge, con particolare riferimento all'impatto economico, industriale e occupazionale e all'efficacia delle agevolazioni tributarie, comprensiva di una valutazione delle politiche di sostegno mediante incentivi tributari.
(1-00487) «Boschi, Gadda, Del Barba, Faraone, Bonifazi, Giachetti».

(16 settembre 2025)

   La Camera,

   premesso che:

    1) l'industria cinematografica sta vivendo un momento di stallo con pesanti conseguenze su produzione e occupazione, che ha spinto il settore a manifestare e sollecitare un intervento più rapido delle istituzioni. Nonostante le dichiarazioni governative volte a rassicurare sulla volontà di sostenere il comparto, le azioni messe in atto dal Governo sembrano, invece, andare in senso contrario ed avvantaggiare le grandi produzioni a discapito dei piccoli produttori indipendenti, ignorando le proposte avanzate dalle associazioni di settore;

    2) nell'ultimo anno sono diverse le mobilitazione del settore, con manifestazioni di protesta e richieste di interventi urgenti da parte delle associazioni di categoria, quali Anica, Anac, Unita, 100Autori, Wgi, Agici e Afic, che chiedono l'avvio di un tavolo di confronto con il Governo per definire politiche di sostegno adeguate; fra le voci più autorevoli si ricorda l'appello del regista Pupi Avati per l'istituzione di un'agenzia o di un Ministero dedicato esclusivamente al cinema e all'audiovisivo;

    3) è necessario evidenziare che la politica messa in atto dal Governo ha portato ad interventi normativi e gestionali che, lungi dal tutelare l'autonomia culturale, hanno aumentato la politicizzazione della cultura, come dimostrato dalle modifiche della governance del Centro sperimentale di cinematografia, della norma cosiddetta Fuortes e della riforma del Ministero;

    4) il ritardo di mesi per l'adozione del decreto di riparto del Fondo cinema ha creato, nell'ultimo anno di programmazione, una situazione di stallo che ha messo in seria difficoltà produttori, autori e lavoratori del comparto, lasciandoli senza strumenti per programmare attività e investimenti;

    5) emanato, in seguito, il 14 maggio 2025, il decreto di riparto ha solo confermato tutte le criticità denunciate: il taglio di circa 130 milioni di euro al tax credit, la riduzione dei contributi automatici e l'incremento dei fondi selettivi e dei progetti speciali autorizzati direttamente dal Ministero introducono un modello sbilanciato, meno trasparente e più esposto alla discrezionalità politica; inoltre, la scelta di destinare ben 52 milioni di euro alla generica e indefinita area tematica dei «personaggi e identità italiana» ha palesato il rischio di trasformarsi in un criterio ideologico e strumentale, piuttosto che in un reale sostegno alla cultura e alla produzione audiovisiva;

    6) le scelte del Governo penalizzano, soprattutto, le realtà indipendenti, i giovani autori, il documentario, l'animazione e tutte quelle espressioni culturali che più avrebbero bisogno di un sostegno strutturale e non discrezionale, mentre favoriscono i grandi soggetti industriali e le piattaforme, riducendo la pluralità del sistema e mettendo in crisi il ricambio generazionale e l'innovazione;

    7) l'assenza di certezze sul tax credit e sul budget disponibile ha rallentato le produzioni, spingendo molte realtà straniere a scegliere altre destinazioni. Questo ha avuto un impatto diretto sull'occupazione nel settore. Particolarmente rilevante, secondo quanto riportato dagli addetti ai lavori, è il dato diffuso dal Cnel sul numero degli addetti alle troupe di produzione: dai 16.638 del 2022 si è passati ai 18.426 del 2023, per poi crollare drasticamente a soli 1.822 nel 2024, evidenziando una perdita significativa nel comparto delle maestranze audiovisive;

    8) in fase di approvazione della prima legge di bilancio della XIX legislatura, con l'approvazione di un emendamento del Gruppo del Partito democratico, venivano reperiti 100 milioni di euro per finanziare l'avviamento della riforma del welfare per il settore dello spettacolo dal vivo;

    9) il decreto legislativo n. 175 del 2023 concerne l'attuazione della legge di delega di cui all'articolo 2, commi 4, lettera c), e 6, della legge 15 luglio 2022, n. 106, e l'articolo 2, comma 5, della legge 22 novembre 2017, n. 175 – per il quale il Partito democratico ha espresso la totale contrarietà – ha snaturato lo spirito della norma: invece di un nuovo welfare, l'Esecutivo ha introdotto una misura di sostegno al reddito, peraltro assolutamente insufficiente, riferendosi ad una platea, ridottissima, di appena 20.000 persone e una cifra, chiaramente insufficiente, di 1.500 euro annui;

    10) senza una revisione degli strumenti e delle misure di sostegno, degli ammortizzatori sociali e delle indennità, il decreto ha recato un aumento del costo del lavoro per le imprese, senza realizzare gli obiettivi previdenziali stabiliti dalla legge di delega approvata dal Parlamento;

    11) mentre altri Paesi stanno seguendo una chiara direzione di sostegno al settore cinematografico, in Italia si assiste, negli ultimi anni, a un progressivo ridimensionamento del sistema;

    12) è bene ricordare che l'introduzione del tax credit nel settore audiovisivo italiano, prevista dalla legge 14 novembre 2016, n. 220 (Disciplina del cinema e dell'audiovisivo), si è rivelata, dalla sua applicazione, una leva strategica di primaria importanza sia sul piano economico che occupazionale. La misura ha incentivato in modo significativo gli investimenti nella produzione cinematografica e audiovisiva, contribuendo alla crescita del comparto sia in termini di valore economico che di occupazione diretta e indiretta. In particolare, il meccanismo ha consentito ai produttori di beneficiare di un credito d'imposta variabile, compreso tra il 20 per cento e il 40 per cento del costo di produzione, in relazione a specifici criteri stabiliti dalla normativa di riferimento. Il credito così maturato è stato utilizzato per compensare i principali tributi erariali, tra cui Ires, Irap, Irpef e Iva, favorendo una maggiore liquidità per le imprese del settore;

    13) i dati dimostrano, infatti, come nel 2022 il tax credit abbia raggiunto 254,14 milioni di euro, mentre quello specifico per il cinema italiano si sia attestato a 175,71 milioni; complessivamente, la produzione nazionale ha assorbito il 56 per cento dei 768,35 milioni di euro investiti in produzione, mentre il restante 44 per cento (338,50 milioni) è stato destinato a produzioni straniere realizzate in Italia;

    14) la Spagna ha, infatti, identificato il settore audiovisivo come un ambito strategico per lo sviluppo economico e culturale nazionale, investendo in modo sistemico e coordinato. Lungi dal limitare gli incentivi fiscali, il Governo spagnolo ha rafforzato il proprio sistema di tax credit attraverso un piano quinquennale che prevede interventi integrati tra Ministeri, strumenti fiscali e finanziari competitivi, incentivi all'insediamento di produzioni internazionali e politiche volte a scoprire e valorizzare nuovi talenti. Come evidenziato anche da autorevoli testate internazionali – tra cui The Hollywood Reporter – l'obiettivo esplicito della Spagna è quello di diventare «l'hub europeo dell'audiovisivo», attraverso un approccio organico e orientato all'attrazione di investimenti esteri e alla crescita del comparto;

    15) è attuale la notizia data dalla stampa nazionale sull'inchiesta giudiziaria sul sistema del tax credit, con ben 183 produzioni cinematografiche attualmente al vaglio della procura di Roma per presunte irregolarità nell'accesso agli incentivi fiscali. Tra le realtà coinvolte figura anche l'ex società dell'attuale amministratrice delegata di Cinecittà, scelta direttamente dal Ministro della cultura;

    16) tale vicenda, che chiama in causa sia il corretto utilizzo delle risorse pubbliche sia la trasparenza delle nomine in ambito culturale, dimostra come a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo l'attuale assetto dei controlli, in cui prevale una logica di spoil system sistematico, che assegna ruoli apicali in importanti istituzioni culturali sulla base della fedeltà politica anziché della competenza e dell'indipendenza, sia inadeguato a prevenire abusi, truffe e conflitti di interesse;

    17) a oltre dieci anni dall'introduzione del tax credit come strumento di sostegno alla produzione audiovisiva, è non solo legittimo ma doveroso procedere a una revisione complessiva delle modalità di controllo e di verifica sull'effettiva destinazione e utilizzo delle risorse pubbliche. Uno strumento così importante, che ha inciso profondamente sul settore e ne ha favorito lo sviluppo, deve oggi essere reso più solido, più trasparente e più equo, a tutela delle imprese virtuose e dell'interesse pubblico;

    18) a sostegno del settore, la tutela della filiera indipendente dovrebbe, inoltre, rivestire un ruolo centrale per il futuro del cinema italiano, poiché queste imprese, in maggioranza micro e piccole, garantiscono la diversità culturale e il potenziale creativo fondamentale per lo sviluppo sociale, culturale ed economico del Paese;

    19) parimenti, si rende necessario ripensare e sostenere le sale cinematografiche, riconoscendo il loro ruolo di spazi di fruizione culturale e di comunità, anche alla luce delle trasformazioni tecnologiche e delle nuove modalità di consumo audiovisivo;

    20) in un momento storico segnato da profonde trasformazioni tecnologiche e da nuove modalità di fruizione dell'audiovisivo, è necessario ripensare radicalmente il ruolo delle sale cinematografiche, riconoscendole non solo come spazi di consumo culturale, ma come presidi di comunità, luoghi di incontro, partecipazione e inclusione, soprattutto nei territori periferici o meno serviti dai circuiti tradizionali. In questo senso, l'Italia sconta un ritardo evidente, anche sul piano delle politiche di sostegno, rispetto a esperienze europee innovative come quella francese, dove la cosiddetta «rivoluzione dei terzi luoghi» (tiers-lieux) ha già trasformato oltre 3.500 spazi distribuiti su tutto il territorio in veri e propri hub culturali, sociali ed economici;

    21) inoltre, per un intervento di sostegno, emerge l'urgenza di regolamentare il rapporto con le piattaforme digitali e l'intelligenza artificiale, prevedendo quote obbligatorie di produzione nazionale e finestre di esclusività per le sale, per tutelare la filiera e garantire una corretta convivenza tra mercato tradizionale e nuovi modelli distributivi,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte ad incrementare l'entità dei finanziamenti destinati al settore cinematografico e dell'audiovisivo;

2) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, per potenziare il fondo per il tax credit per il cinema, valutando anche la possibilità di estenderlo al settore teatrale e musicale;

3) a promuovere iniziative a tutela e sostegno del comparto cinematografico in tutta la sua evoluzione tecnologica;

4) a promuovere un piano nazionale di sostegno e rigenerazione delle sale cinematografiche, riconoscendone il ruolo strategico come spazi di fruizione culturale, coesione sociale e presidio territoriale, anche alla luce delle trasformazioni digitali e delle nuove modalità di consumo audiovisivo;

5) al fine di sostenere la produzione, ad adottare iniziative volte a ripartire le risorse dei contributi selettivi disponibili in maniera congrua e nel rispetto di tutte le tipologie;

6) ad avviare politiche di sostegno dei livelli occupazionali dell'industria cinematografica e per l'intera filiera culturale a sostegno di una politica di cultura fruibile ed autonoma;

7) al fine di tutelare i lavoratori dello spettacolo nei periodi di inattività, ad adottare iniziative di competenza volte a reperire risorse adeguate per una completa attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 6, della legge 15 luglio 2022, n. 106;

8) ad adottare iniziative di competenza volte a ripensare il sistema delle sale cinematografiche e promuovere una normativa che regoli in modo equo e sostenibile il rapporto con le piattaforme digitali e le nuove tecnologie, per tutelare e valorizzare il patrimonio culturale e produttivo del cinema italiano;

9) a riconoscere e valorizzare, nell'ambito delle politiche di sostegno al settore audiovisivo, la centralità della figura del produttore indipendente quale garanzia di pluralismo culturale, in coerenza con quanto sancito dalla direttiva 89/552/CEE «Televisione senza frontiere», che già nel 1989 individuava tra gli obiettivi fondamentali la promozione della diversità espressiva e del potenziale creativo degli Stati membri, quale motore di sviluppo economico e consolidamento industriale del comparto audiovisivo europeo;

10) al fine di rafforzare e sviluppare le arti e l'industria del cinema e dell'audiovisivo, nonché per l'ampliamento e la crescita della fruizione e della domanda delle opere e dei prodotti cinematografici e audiovisivi, ad adottare iniziative di carattere normativo volte a istituire l'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo con compiti e funzioni precise a sostegno della progettazione, della gestione, della promozione e dell'attuazione delle politiche pubbliche per lo sviluppo e il sostegno del settore cinematografico e audiovisivo.
(1-00488) «Orfini, Schlein, Manzi, Braga, Iacono, Berruto».

(18 settembre 2025)

   La Camera,

   premesso che:

    1) il sostegno pubblico al settore cinematografico italiano è cresciuto in modo esponenziale, passando dai circa 250 milioni di euro del 2016 a 696 milioni di euro per il 2024, e che questa dotazione è confermata anche per il 2025;

    2) gli investimenti in produzione cinematografica in Italia, secondo i dati di Anica e Apa presentati nel corso della 82esima edizione della Mostra internazionale del cinema di Venezia, sono aumentati del 53 per cento e gli investimenti internazionali sono aumentati del 950 per cento rispetto al 2019;

    3) da settembre 2024 a luglio 2025 sono state presentate 729 domande di tax credit (nazionale e internazionale), per un credito richiesto complessivo di circa 718 milioni di euro, con 31 set attivi, soltanto in queste settimane, in Italia;

    4) nel periodo 13 giugno-24 agosto 2025, stando alle rilevazioni Cinetel e grazie al progetto Cinema revolution, il cinema italiano ed europeo ha totalizzato 1,3 milioni di presenze con un +6,2 per cento rispetto al 2024 e un +17,8 per cento sul 2023, il 20,4 per cento in più di quanto registrato mediamente nel triennio 2017-2019;

    5) l'azione del Governo nel settore si è già contraddistinta per una serie di analisi, verifiche e controlli con il massimo rigore, al fine di portare alla luce irregolarità, sprechi e, addirittura, truffe;

    6) grazie a una visione strategica e a investimenti concreti, Cinecittà si sta preparando a diventare, entro il 2026, il principale hub europeo per la produzione audiovisiva, con infrastrutture all'avanguardia e una capacità produttiva che non ha eguali nel continente;

    7) la legge del 14 novembre 2016, n. 220, all'articolo 27 comma 1 lettera i) prevede che il Ministero della cultura sostenga, di concerto con il Ministero dell'istruzione e del merito, per un importo complessivo pari ad almeno il 3 per cento della dotazione del Fondo per il cinema e l'audiovisivo, il potenziamento delle competenze nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni, nonché l'alfabetizzazione all'arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini;

    8) con l'obiettivo di rafforzare la trasparenza e garantire un controllo più efficace sui costi e sulla tracciabilità dei flussi finanziari, sono stati emanati il decreto direttoriale rep. 2540 del 26 giugno 2025, in materia di tax credit produzione internazionale, recante «Disposizioni attuative ai sensi dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 4 ottobre 2024, n. 329» che sostituisce il decreto direttoriale rep. 3830 del 4 dicembre 2024 e il decreto direttoriale rep. 2541 del 26 giugno 2025, in materia tax credit produzione nazionale, recante «Disposizioni attuative ai sensi dell'articolo 38, comma 1, del decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze del 10 luglio 2024, n. 225» che sostituisce il decreto direttoriale rep. 3364 del 14 ottobre 2024;

    9) nel 2024 i videogiochi per cui è stata fatta richiesta di credito di imposta sono stati 47, da parte di 34 imprese, per un totale di credito richiesto di 13 milioni di euro e l'investimento totale (2021-2024) su cui è stato richiesto il credito d'imposta è 204 milioni di euro,

impegna il Governo:

1) a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a istituire, in sostituzione del Consiglio superiore del cinema e dell'audiovisivo, il Forum del cinema e dell'audiovisivo, composto dalle associazioni maggiormente rappresentative del settore e da esperti nominati dal Ministro della cultura;

2) a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte alla razionalizzazione degli interventi di sostegno e promozione da parte dello Stato, affinché, in particolare:

  a) si continui ad assicurare la gestione statale del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo di cui alla legge 14 novembre 2016, n. 220;

  b) si valuti l'opportunità di affidare la gestione di tesoreria del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo ad un intermediario bancario sottoposto a vigilanza prudenziale, individuato ai sensi della vigente normativa in materia di contratti pubblici;

  c) i criteri per l'erogazione e modalità per la liquidazione e l'anticipazione dei contributi a valere sul Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo siano definiti con decreti non aventi natura regolamentare, da emanare sentito il Forum del cinema e dell'audiovisivo garantendo la massima trasparenza;

3) a valutare l'opportunità di attivarsi nelle sedi opportune al fine di promuovere il riconoscimento dell'immagine cinematografica come patrimonio culturale immateriale dell'Unesco, nonché al fine del riconoscimento ai sensi dell'articolo 10 della legge 7 ottobre 2024, n. 152;

4) a continuare il sostegno a percorsi formativi scolastici, universitari o nell'alta formazione, volti a diffondere tra le più giovani generazioni la cultura cinematografica e la trasmissione delle relative conoscenze;

5) a continuare la promozione dei valori dell'integrazione e dell'inclusione, attraverso attività formative, nonché mediante la pratica e la fruizione della cultura cinematografica e audiovisiva anche in contesti disagiati;

6) a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte all'individuazione di strumenti di accesso al credito agevolato anche attraverso convenzioni con il sistema bancario;

7) fermo restando quanto previsto dal Piano per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali di cui all'articolo 28 della legge «Cinema» n. 220 del 2016 nonché dal decreto ministeriale n. 190 del 10 giugno 2025, a valutare la possibilità di assumere iniziative di carattere normativo volte a introdurre contributi diretti, in luogo dei crediti d'imposta, non soggetti a tassazione;

8) con riferimento alla concessione dei contributi di cui alla legge n. 220 del 2016, a valutare l'opportunità di prevedere:

  a) il mantenimento di almeno 2 periodi di pubblicazione dei bandi per ogni annualità, per la richiesta dei contributi selettivi di cui all'articolo 26 della legge n. 220 del 2016, prevedendo periodi predeterminati e fissi di pubblicazione;

  b) l'attivazione di periodi predeterminati e fissi di pubblicazione dei bandi per ogni annualità per la concessione dei contributi alle attività di promozione cinematografica e audiovisiva di cui all'articolo 27 della medesima legge n. 220 del 2016;

  c) il rafforzamento e l'aumento del personale degli uffici della direzione generale competente;

  d) l'estensione dello sbarramento all'accesso per la concessione dei contributi selettivi per opere audiovisive che abbiano un budget superiore a 5 milioni di euro alle opere di particolare qualità artistica e alle opere relative all'identità culturale italiana;

  e) il rafforzamento del meccanismo della verifica dei costi e della perizia di congruità effettuata dal soggetto terzo e indipendente, anche tramite l'istituzione della figura del «tax credit manager»;

  f) l'aggiornamento delle procedure amministrative relative alla concessione dei contributi stessi mediante l'utilizzo delle più recenti tecnologie informatiche;

9) a valutare l'opportunità di implementare le iniziative, anche di carattere normativo, per prevedere stanziamenti economici volti a favorire la più ampia fruizione del cinema, a incentivare la domanda culturale di settore, a incrementare la partecipazione culturale e la diffusione della cultura cinematografica e audiovisiva soprattutto presso il pubblico più giovane e nei territori più difficili;

10) a continuare ad assicurare il più ampio sostegno al cinema di genere con particolare attenzione al fantasy, ai film di azione, di fantascienza, horror, e alla commedia per famiglia;

11) a promuovere iniziative volte a razionalizzare e semplificare la normativa in materia di cineturismo e autorizzazioni alle riprese;

12) a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte a razionalizzare e semplificare la ripartizione delle competenze e i procedimenti delle amministrazioni statali e degli altri enti competenti in materia di cinema e audiovisivo;

13) a valutare l'opportunità di garantire la valorizzazione delle specifiche linee di sostegno del settore cinematografico relative all'identità culturale italiana valutando l'estensione al settore dei videogiochi;

14) al fine di rendere l'Italia uno dei principali hub dell'industria videoludica a livello internazionale, a valutare l'opportunità di adottare iniziative di competenza volte a:

  a) potenziare la misura del credito d'imposta per le imprese del settore videoludico, attraverso un aumento della dotazione finanziaria complessiva, così da sostenere in modo più efficace la produzione nazionale di videogiochi;

  b) innalzare il massimale di credito d'imposta per singola impresa, in coerenza con le pratiche adottate da altri Stati europei, così da garantire una reale competitività per le imprese italiane nel mercato internazionale;

15) a valutare l'opportunità di istituire una banca dati unica audiovisiva degli artisti interpreti o esecutori e una banca dati unica dei fonogrammi, al fine di agevolare la corretta identificazione di coloro cui spettano diritti connessi ai diritti di autore, nonché di evitare eventuali discordanze tra le banche dati gestite dagli organismi di gestione collettiva;

16) a valutare l'opportunità di adottare iniziative, al fine di contrastare il fenomeno del camcording, volte a modificare l'articolo 85-bis del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza in materia di registrazione abusiva nei luoghi di pubblico spettacolo, prevedendo l'obbligo per il concessionario o il direttore del luogo di pubblico spettacolo di avvisare il pubblico del divieto di effettuare riprese non autorizzate tramite l'affissione di cartelli ben visibili all'interno della sala e, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali, a consentire l'installazione di sistemi di videosorveglianza per identificare coloro che registrano illecitamente opere cinematografiche o audiovisive;

17) a valutare l'opportunità di riformare e riordinare la normativa in materia di promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi;

18) a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte alla riformulazione della definizione di «produttore indipendente» nonché delle altre definizioni che attengono direttamente alle questioni, alle tematiche e ai profili inerenti alla promozione delle opere europee ed italiane.
(1-00489) «Mollicone, Latini, Tassinari, Cavo, Amorese, Sasso, Dalla Chiesa, Cangiano, Miele, Mulè, Colombo, Matone, Di Maggio, Matteoni, Perissa, Roscani».

(22 settembre 2025)

MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE IN MATERIA DI TRASFERIMENTO DELLE RISORSE STATALI AGLI ENTI LOCALI

   La Camera,

   premesso che:

    1) il corretto e tempestivo trasferimento delle risorse statali agli enti locali rappresenta una condizione essenziale per l'equilibrio finanziario e la piena operatività delle amministrazioni comunali e provinciali in un contesto in cui gli stessi trasferimenti sono stati ridotti mentre le funzioni assegnate agli enti territoriali e i maggiori costi di gestione delle città, dai servizi ai bisogni sociali, risultano in costante ampliamento;

    2) pur essendo stati finalmente trasferiti i fondi relativi alla prima, alla seconda e alla terza finestra del 2024 del Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche – istituito dall'articolo 26, comma 6-quater, del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 91 del 2022, – persistono ritardi e incertezze rispetto al saldo complessivo annuale, che ostacolano la programmazione e la sostenibilità finanziaria degli enti. Come segnalato da Anci nella nota del 10 giugno 2025 (prot. 30/VSG/SD-25), il mancato rimborso integrale delle spese sostenute continua a determinare gravi difficoltà per gli enti e per le imprese coinvolte, con ricadute su cronoprogrammi, avanzamento delle opere pubbliche e rispetto delle scadenze previste;

    3) numerosi enti locali riportano ritardi generalizzati nei pagamenti, con effetti a catena quali: mancata qualificazione come stazione appaltante; maturazione di interessi di mora; decurtazione dell'indennità di risultato dei dirigenti; obbligo di accantonamenti non spendibili; attivazione di anticipazioni di tesoreria che, se non estinte entro l'esercizio, possono generare disavanzi di amministrazione e bloccare l'utilizzo dell'avanzo libero. Tali ritardi si ripercuotono anche sull'indotto economico, colpendo direttamente fornitori e imprese esecutrici, che si trovano a fronteggiare mancate entrate, difficoltà di liquidità e conseguenti tensioni occupazionali, con un effetto domino su lavoratori e aziende. Un meccanismo che contribuisce ad aggravare il quadro economico generale, specie nei territori più fragili;

    4) sempre sul fronte delle opere pubbliche la decisione di non rifinanziare dal 2025 la misura per le cosiddette «piccole opere», di cui alla legge 27 dicembre 2019, n. 160 che a partire dal 2020 ha distribuito risorse a enti locali di diversa dimensione che annualmente supportavano progetti di manutenzione e interventi sul territorio lascia un vuoto di bilancio che potrebbe pesare soprattutto sui piccoli comuni e sugli enti locali più fragili che non disponendo di risorse proprie sufficienti per far fronte agli investimenti essendo caratterizzati da una bassa popolazione e da una scarsa capacità di generare entrate tramite permessi di costruire o alienazioni, si troveranno costretti a ricorrere al debito per garantire la realizzazione di opere pubbliche necessarie, aggravando ulteriormente la loro situazione economica;

    5) ulteriori e gravi criticità riguardano il Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (Msna), la cui copertura dovrebbe essere a carico dello Stato, che per il biennio 2023–2024 registra un disallineamento strutturale tra risorse disponibili e fabbisogni comunicati dagli enti locali. Le richieste di contributo a valere sul capitolo 2353 del bilancio del Ministero dell'interno risultano di gran lunga superiori rispetto agli stanziamenti previsti, determinando l'impossibilità oggettiva di riconoscere il rimborso integrale dei costi sostenuti dai comuni;

    6) Anci stima un divario di oltre 80 milioni di euro per il 2023 e di oltre 110 milioni per il 2024, e ha già rappresentato formalmente, con apposite note, la necessità di rifinanziare strutturalmente il capitolo in oggetto. Tale esigenza è acuita dal consistente incremento del numero di minori stranieri non accompagnati presi in carico dalle amministrazioni locali, nonché dall'aumento dei costi gestionali legati sia all'inflazione rilevata dall'Istat, sia all'adeguamento del Ccnl degli operatori sociali;

    7) a ciò si aggiunge l'innalzamento del contributo giornaliero pro-capite da 60 a 100 euro, misura certamente necessaria per garantire standard minimi di accoglienza, ma che ha determinato un incremento diretto della spesa complessiva, in assenza di un adeguato riequilibrio finanziario da parte dello Stato;

    8) tale squilibrio si è tradotto, per numerosi comuni, nell'impossibilità di ottenere il rimborso delle somme effettivamente sostenute. A titolo esemplificativo, risultano non erogati oltre 10 milioni di euro al comune di Trieste, circa 8,3 milioni al comune di Bergamo, 6 milioni al comune di Genova, 2,2 milioni ad Agrigento, 2 milioni ciascuno ai comuni di Napoli e L'Aquila, e 1,4 milioni al comune di Novara;

    9) con crescente preoccupazione, numerosi enti locali segnalano un aumento esponenziale di minori certificati con il conseguente aggravio strutturale e insostenibile della spesa comunale per l'assistenza educativa scolastica, servizio ormai imprescindibile per garantire il diritto allo studio a studenti con disabilità certificata. Tale fenomeno, che attiene ai diritti fondamentali delle persone, richiede una valutazione sistemica sia in termini di governance istituzionale, sia di copertura economico-finanziaria;

    10) contestualmente, ulteriori segnalazioni pervenute da numerosi comuni evidenziano l'insufficienza delle risorse allocate sul Fondo per le politiche per la famiglia, che ha subito una drastica riduzione da 150 a 94 milioni di euro, con conseguente contrazione dei servizi estivi per minori e oneri economici insostenibili per le famiglie, in assenza di un contributo strutturale diretto a sostegno dei nuclei familiari, come già proposto in specifici atti normativi;

    11) ulteriori criticità si registrano sul mancato rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, a fronte della crescente domanda di aiuto da parte dei nuclei familiari in difficoltà, soprattutto nei grandi centri che ha aggravato le situazioni di disagio abitativo e aumentando il rischio di marginalizzazione sociale;

    12) la sicurezza urbana è un diritto di cittadinanza, un elemento centrale della qualità della vita, della coesione sociale e della fiducia nelle istituzioni. Il tema della sicurezza si concretizza in un insieme di azioni integrate che comprendono la prevenzione sociale, il contrasto al degrado, la rigenerazione urbana, l'inclusione e la prossimità;

    13) le risorse per la sicurezza urbana individuate dall'attuale Governo sono del tutto insufficienti;

    14) l'articolo 5, comma 2-ter del decreto – legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48 destina 19,5 milioni di euro per l'anno 2025 per l'installazione dei sistemi di videosorveglianza (nell'anno 2024 lo stanziamento era pari a 24,5 milioni di euro) mentre per l'anno 2026 la dotazione scende a 2 milioni di euro;

    15) le risorse del Fondo per il potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana da parte dei comuni istituito nello stato di previsione del Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 35-quater del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132 hanno subito un significativo taglio. La disposizione prevede che le risorse del fondo possano essere destinate anche ad assunzioni a tempo determinato di personale di polizia locale;

    16) la dotazione iniziale del Fondo – pari a 2 milioni di euro per l'anno 2018 e a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 è stata incrementata ai sensi dell'articolo 1, comma 920, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 di 25 milioni di euro per l'anno 2019, di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e di 25 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2022. Successivamente, l'articolo 1, comma 540, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, ha ulteriormente incrementato il fondo i 5 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022 per il finanziamento di iniziative da parte dei comuni di prevenzione e contrasto della vendita e cessione di sostanze stupefacenti;

    17) per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027 le risorse di parte corrente del Fondo per la sicurezza urbana – appostate nel capitolo 2874 dello stato di previsione del Ministero dell'interno – presentano una dotazione di competenza di 18,05 milioni di euro, ai quali si possono aggiungere stanziamenti in conto capitale per 3 milioni (per ciascun anno del triennio 2025-2027) del capitolo 7459 per spese di investimento per interventi e iniziative urgenti volti a garantire la sicurezza urbana;

    18) a partire dal 2023 si registra un'evidente riduzione dell'impegno finanziario del Governo sul tema della sicurezza urbana che non trova ristoro neppure dalle risorse provenienti dal Fondo unico di giustizia, per la quota spettante al Ministero dell'interno;

    19) diventa essenziale, dunque, definire, a partire dal prossimo disegno di legge di bilancio, un incremento significativo della dotazione del Fondo per il potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana nonché l'ampliamento della platea dei comuni destinatari;

    20) in particolare si ritiene prioritario, chiedere una misura di rafforzamento straordinario dei corpi di polizia municipale con un finanziamento stabile dello Stato e con la fissazione di un obiettivo di standard di servizio sulla base del rapporto fra unità di personale e popolazione residente;

    21) in tale contesto è necessario imprimere un ulteriore impulso per fornire ai sindaci e alle polizie locali strumenti e risorse che consentano di agire efficacemente sui territori a tutela della sicurezza dei cittadini;

    22) il complesso delle risorse a disposizione dei comuni per la programmazione e l'erogazione dei servizi sociali, sconta una rigidità, una eterogeneità e una complessità delle regole di spesa e di rendicontazione che determinano difficoltà e allungamenti nei tempi con fortissimi ritardi e dunque una incertezza complessiva per il sistema. Il meccanismo che regola il processo di erogazione delle risorse ai comuni (raggruppati in ambiti territoriali sociali – Ats) è, infatti, decisamente farraginoso essendo previsto per i principali Fondi (Fondo nazionale politiche sociali e Fondo per la non autosufficienza) un passaggio attraverso le regioni che poi trasferiscono risorse agli Ambiti territoriali. Inoltre la materiale erogazione delle risorse agli Ats è subordinata da un lato alla corretta programmazione regionale e dall'altro alla rendicontazione da parte degli stessi del 75 per cento delle risorse dei due anni precedenti, così come la gestione e rendicontazione della spesa finalizzata alla progettazione personalizzata e all'attivazione di servizi e percorsi di presa in carico e assistenza sociale e socio-sanitaria, che per loro natura devono rispondere a bisogni complessi, multidimensionali e variabili richiede una flessibilità che mal si concilia con il vincolo di rigida aderenza alla programmazione regionale iniziale;

    23) sul piano dei livelli essenziali delle prestazioni e, in particolare, della garanzia del personale assistente alla comunicazione (Asacom) ai fini del servizio di assistenza specialistica ai minori con disabilità gravi, frequentanti le scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado del territorio cittadino, si registrano gravi criticità sul piano degli stanziamenti a disposizione: la riduzione delle risorse a disposizione, unitamente all'aumenti dei costi sostenuti dagli enti locali, ha di fatto pregiudicato un servizio essenziale per la garanzia del diritto allo studio;

    24) il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale (Tpl) presenta evidenti limiti di finanziamento rispetto all'aumento dei costi operativi e all'esigenza di garantire standard adeguati di servizio e sostenibilità ambientale. In assenza di un incremento stabile delle risorse, molti enti si trovano costretti a ridurre corse, tagliare linee periferiche o aumentare le tariffe, con forti ripercussioni sui cittadini, in particolare nelle aree interne e nei quartieri meno serviti;

    25) a ciò si aggiunge la necessità di rifinanziare in modo strutturale il Piano nazionale di investimenti per gli enti locali, definanziato a seguito di recenti interventi normativi e manovre di bilancio. Il venir meno di tale strumento sta determinando il blocco o la revisione di numerosi interventi già programmati, mettendo a rischio investimenti strategici in ambiti fondamentali per i territori;

    26) non risulta ancora definita la riassegnazione delle risorse sottratte agli enti locali, in particolare quelle derivanti dai ribassi di gara, a seguito della rimodulazione del Pnrr operata dal Governo nel maggio 2023, che ha comportato la sospensione o il ridimensionamento di circa 1.900 interventi già finanziati in ambiti strategici – quali la messa in sicurezza del territorio, la riqualificazione viaria, l'idoneità degli edifici pubblici e scolastici – generando gravi incertezze nei bilanci comunali;

    27) analoga incertezza si registra per altre linee di finanziamento, come quelle connesse ai mutui Bei e ai fabbisogni per l'edilizia scolastica del triennio 2018–2020, rispetto alle quali non risultano ancora definite modalità chiare di riassegnazione delle economie conseguite e di finanziamento degli interventi ulteriori di finanziamento dal 2026 in poi;

    28) a questo si aggiungono forti criticità in merito al mancato trasferimento del cosiddetto «contributo sindaci», istituito per compensare gli oneri derivanti dalle indennità spettanti agli amministratori locali, la cui assenza rischia di compromettere la sostenibilità economica, in particolare nei piccoli comuni;

    29) si rimarca inoltre la nota situazione finanziaria del comparto delle province che, come segnalato più volte da Upi e confermato dalla Commissione sui fabbisogni standard, fa emergere uno squilibrio di quasi un miliardo di euro rispetto alle risorse necessarie per lo svolgimento delle loro funzioni fondamentali;

    30) con riferimento al decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 maggio 2025, n. 69 recante misure per il reclutamento nella pubblica amministrazione, si rileva l'assenza di risorse destinate al rafforzamento della capacità amministrativa degli enti locali. Ciò rischia di determinare un ulteriore ampliamento del divario retributivo con l'amministrazione centrale e di ostacolare gravemente l'attuazione del Pnrr, soprattutto nei comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, che incontrano le maggiori difficoltà di accesso ai fondi istituiti a tal fine;

    31) il suddetto scenario è ulteriormente aggravato dalla previsione delle leggi di bilancio per gli anni 2024 e 2025 che, intervenendo sulle entrate correnti con obbligo di accantonarne una parte per futuri investimenti, rende più oneroso fronteggiare gli effetti dei mancati trasferimenti. Nello specifico la manovra per l'anno 2025, all'articolo 1, comma 788, dispone un taglio per il periodo 2025-2029 nella forma di un accantonamento di parte corrente non spendibile, che potrà essere utilizzato l'anno successivo per il finanziamento di investimenti o – in caso di disavanzo – che dovrà essere destinato al maggior ripiano, per una riduzione della capacità di spesa di 130 milioni di euro per gli enti locali e di 10 milioni di euro per province e città metropolitane nel 2025;

    32) dalla suddetta misura, che secondo l'Anci sfiora lo 0,4 per cento della spesa corrente netta, sono esclusi gli enti in dissesto o predissesto, ossia quelli che hanno attivato la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale attraverso la sottoscrizione degli accordi per il ripiano dei disavanzi di cui all'articolo 1, comma 567 e seguenti della legge 30 dicembre 2021, n. 234 e all'articolo 43, comma 2 del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50,

impegna il Governo:

1) a salvaguardare la capacità dei comuni di sostenere i bisogni sociali delle comunità spesso accentuati da una legislazione che non contiene coperture congrue e stabili nel tempo assicurando la tempestiva erogazione integrale delle somme spettanti agli enti locali a valere sui fondi a loro dedicati;

2) ad avviare un tavolo tecnico con la rappresentanza delle autonomie territoriali per affrontare le criticità finanziarie riportate in premessa attraverso la revisione, delle regole sul Fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde), una soluzione per il Fondo anticipazioni di liquidità (Fal), una maggiore libertà nell'utilizzo degli avanzi, il miglioramento del regime in materia di crisi finanziarie, la razionalizzazione dei finanziamenti statali nei settori cruciali che scontano ritardi nell'erogazione ed inefficienze, una revisione complessiva del sistema nazionale di finanziamenti delle politiche sociali, nell'ottica della flessibilizzazione, della complessiva semplificazione e dell'uniformazione delle regole e dei criteri nell'utilizzo dei relativi fondi nazionali;

3) ad adottare iniziative volte a definire, d'intesa con le autonomie territoriali, un sistema di erogazione delle risorse fondato su tempistiche certe, vincolanti e preventivamente comunicate, in grado di garantire a comuni, province e città metropolitane una programmazione finanziaria affidabile e coerente con gli obblighi di spesa relativi alle loro funzioni istituzionali, valutando l'implementazione di meccanismi di premialità per gli enti che si contraddistinguono per la capacità di riscossione;

4) a prevedere, attraverso appositi provvedimenti normativi, un rifinanziamento strutturale del Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, tale da consentire la copertura integrale delle richieste per gli anni 2023, 2024 e 2025, nonché lo stanziamento stanziare ulteriori risorse in favore degli enti locali al fine di garantire la presenza del personale Asacom in coerenza con l'evolversi delle esigenze dei territori di riferimento;

5) a prevedere, attraverso appositi provvedimenti normativi adottati d'intesa con gli enti locali, adeguati strumenti finanziari e meccanismi contabili che evitino le problematiche di cassa, nonché di personale, che i comuni sono costretti ad affrontare nei percorsi di gestione e di sostegno all'autonomia dei minori stranieri non accompagnati;

6) ad adottare iniziative di competenza volte a definire meccanismi trasparenti, consultabili in tempo reale, che permettano agli enti locali di verificare con chiarezza l'importo lordo spettante, le trattenute effettuate e le somme effettivamente erogate;

7) a promuovere, in raccordo con le autonomie territoriali, un tavolo interministeriale per affrontare in modo organico e sistemico la questione del finanziamento dell'assistenza educativa scolastica e del crescente numero di certificazioni di disabilità, con l'obiettivo di garantire ai comuni un quadro di certezze economiche e normative compatibile con i diritti costituzionalmente tutelati;

8) ad adottare iniziative di competenza volte a prevedere risorse adeguate e aggiuntive per la contrattazione del comparto degli enti locali, prevedendo, in tale contesto, misure prioritarie per ovviare in particolare alla cronica carenza di figure di segretari comunali, soprattutto con riferimento ai piccoli comuni;

9) a garantire una continuità indispensabile degli investimenti, a fronte dei risultati comunque raggiunti dai comuni nell'attuazione del Pnrr, anche attraverso il ripristino del fondo per le piccole opere azzerato a decorrere dall'anno 2024;

10) a definire, a partire dal prossimo disegno di legge di bilancio, un incremento significativo della dotazione del Fondo per il potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana nonché l'ampliamento della platea dei comuni destinatari;

11) a rinnovare, in sede di Conferenza unificata, l'accordo sulle linee generali delle politiche pubbliche per la promozione della sicurezza urbana integrata;

12) ad adottare iniziative di competenza volte a realizzare la gestione integrata e l'impiego per la sicurezza urbana di banche dati, della condivisione delle statistiche e geolocalizzazione dei reati, dei fatti sensibili (criminalità organizzata, reati ambientali, reati predatori, criminalità minorile) con il supporto di sistemi d'intelligenza artificiale;

13) a garantire il monitoraggio dell'attuazione dei Patti per la sicurezza urbana per quanto attiene l'assolvimento degli impegni degli organi di Governo;

14) ad adottare iniziative finalizzate al monitoraggio dell'attuazione dei Patti per la sicurezza urbana, in relazione ai risultati conseguiti rispetto agli obiettivi e alla loro valutazione d'impatto;

15) ad adottare iniziative di competenza volte a predisporre una misura di rafforzamento straordinario dei corpi di polizia municipale con un finanziamento stabile dello Stato e con la fissazione di un obiettivo di standard di servizio sulla base del rapporto fra unità di personale e popolazione residente.
(1-00472) (Nuova formulazione) «Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone, Carmina, Dell'Olio, Donno, Guerra, Lai, Mancini, Ubaldo Pagano».

(9 luglio 2025)

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   MARATTIN. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il 16 settembre 2025 all'Università di Pisa un gruppo di attivisti ha interrotto le lezioni per protestare contro quanto sta accadendo a Gaza;

   il professor Rino Casella, docente associato di diritto pubblico comparato, ha chiesto agli attivisti, che avevano fatto irruzione, di poter continuare a svolgere la lezione, ma la tensione è andata salendo e ci sarebbe stata una colluttazione tra il professore e alcuni militanti. Il docente è stato colpito con un pugno al volto;

   dopo l'episodio si è recato al pronto soccorso, dove gli sono stati refertati sette giorni di prognosi, e poi in questura per sporgere denuncia;

   il rettore dell'Università Riccardo Zucchi ha ribadito che l'ateneo rifiuta ogni forma di violenza verbale o fisica. L'interruzione delle lezioni, a maggior ragione con aggressione fisica, è assolutamente intollerabile –:

   quali iniziative intenda intraprendere il Governo, per quanto di competenza, al fine dell'identificazione dei responsabili, nonché per prevenire e contrastare i sempre più frequenti episodi di violenza nelle università che devono essere sede primaria del libero confronto delle idee tutelando studenti e docenti.
(3-02192)

(23 settembre 2025)

   ZIELLO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   si apprende dalla stampa che un gruppo di studenti che si autodefiniscono «Pro Pal» ha fatto irruzione in un'aula del polo Piagge all'Università di Pisa, interrompendo una lezione del dipartimento di scienze politiche, tenuta da un docente associato di diritto comparato, definito sui social degli stessi «professore sionista»;

   gli studenti hanno immediatamente postato sui propri canali social foto e video dell'accaduto e, dalle immagini divenute virali, si nota che l'insegnante ha provato a opporsi senza riuscirvi, l'aula è stata occupata e lo stesso si è dovuto recare al pronto soccorso per le contusioni subite e ha poi sporto denuncia per l'accaduto;

   a seguito dell'eco mediatica dell'episodio è stato intervistato il rettore dell'ateneo che ha apertamente dichiarato di non avere alcuna intenzione di sporgere denuncia e che l'Università di Pisa ha interrotto alcuni accordi quadro con le università israeliane «per dare un segnale politico»;

   la comunità scientifica dovrebbe condividere l'obiettivo comune della ricerca sincera e disinteressata della verità; pertanto, proprio in caso di conflitti, le collaborazioni scientifiche e gli scambi di studenti e ricercatori si configurano come un elemento portatore di comprensione e di unità fra i popoli che le istituzioni universitarie dovrebbero valorizzare, senza, viceversa, dividere o discriminare gli scienziati;

   per costruire una cultura di pace è necessario smontare le diverse retoriche dell'odio e le collaborazioni scientifiche possono rappresentare un momento di confronto e relativizzazione delle posizioni conflittuali; inoltre, mantenere aperto il dialogo scientifico non può in nessun modo rappresentare indifferenza agli orrori del conflitto;

   si deve sottolineare che, se è vero che lo spazio universitario deve restare uno spazio autonomo, è altresì indubbio che in esso debbano essere rappresentate tutte le opinioni presenti nel dibattito pubblico, nel pieno rispetto del principio del contraddittorio e della completa rappresentanza, senza cadere in eccessi demagogici di alcun tipo;

   l'università pare essere, a parere degli interroganti, al centro di un corposo tentativo di strumentalizzazione da parte di alcuni gruppi di pressione che vorrebbero superare il dibattito sociale, politico ed istituzionale per parlare dalle aule ad una platea di qualità e ottenere maggiore risonanza –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda avviare affinché in tutte le università del Paese sia favorito in ogni occasione il massimo confronto e contraddittorio, anche evitando che tali sedi siano trasformate in un palco privilegiato di pura propaganda politica.
(3-02193)

(23 settembre 2025)

   TASSINARI, DALLA CHIESA, MULÈ, BARELLI, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BELLOMO, BENIGNI, DEBORAH BERGAMINI, BICCHIELLI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CATTANEO, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DE MONTE, DE PALMA, FASCINA, GATTA, GENTILE, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MARROCCO, MAZZETTI, MINARDO, NEVI, ORSINI, NAZARIO PAGANO, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI e TENERINI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   gli articoli 3 e 34 della Costituzione sanciscono il diritto allo studio e attribuiscono alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l'uguaglianza dei cittadini, garantendo ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, la possibilità di raggiungere i più alti gradi degli studi attraverso strumenti concreti, come borse di studio e assegni alle famiglie;

   in questa prospettiva, il Governo e il Ministero dell'università e della ricerca hanno ribadito la centralità del sostegno alle nuove generazioni, rafforzando negli ultimi anni le misure per il diritto allo studio;

   l'efficacia di queste misure dipende anche dalla disponibilità degli alloggi. L'Italia da anni sconta un forte ritardo rispetto alla media europea di residenze universitarie, con grandi diseguaglianze territoriali;

   in tale ottica il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto, nell'ambito della missione 4, componente 1, la riforma dedicata all'housing universitario, con l'obiettivo di realizzare, entro giugno del 2026, 60.000 posti letto per studenti universitari, con modalità del tutto nuove in discontinuità con gli strumenti utilizzati negli ultimi venti anni. Si tratta, come noto, di un risultato vincolante per l'accesso alle risorse, ma che nel contempo costituisce un cambio di paradigma e un efficace strumento per la riduzione delle diseguaglianze territoriali e per la creazione di un'università realmente inclusiva –:

   alla luce del fatto che manca meno di un anno alla scadenza fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, quale sia lo stato di avanzamento del Piano per l'housing universitario e quali strumenti e risorse il Governo intenda adottare per garantire il pieno conseguimento del target dei 60.000 posti letti, così da rendere effettivo il diritto allo studio sancito dalla Costituzione.
(3-02194)

(23 settembre 2025)

   PICCOLOTTI, ZANELLA, BONELLI, FRATOIANNI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI e ZARATTI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   dopo mesi di immobilismo, la Commissione europea il 17 settembre 2025 ha mosso un colpo presentando un pacchetto di tiepide misure per sanzionare il Governo israeliano alla luce «dell'inaccettabile situazione umanitaria a Gaza»;

   il collegio dei Commissari, a cui il rappresentante italiano Fitto non ha partecipato, ha approvato una proposta da sottoporre al Consiglio che prevede tre misure principali: sospensione parziale dell'accordo commerciale Unione europea-Israele, con dazi sul 37 per cento delle importazioni; sanzioni contro i Ministri Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, tre coloni, sei organizzazioni di coloni e dieci esponenti di Hamas; sospensione di circa 20 milioni di fondi europei destinati a Israele, tra cui il blocco dei fondi per la ricerca scientifica del programma Horizon;

   ancora una volta, il contrasto con la reazione all'invasione russa dell'Ucraina è evidente: la Russia è stata giustamente colpita duramente con sanzioni economiche e diplomatiche, mentre Israele, nonostante il genocidio del popolo palestinese in corso, resta praticamente immune da qualsiasi misura sanzionatoria concreta. Nonostante questo, il voto del Governo italiano è incerto, evidenziando a giudizio degli interroganti un atteggiamento di complicità nei confronti del Governo israeliano;

   Horizon Europe è il programma quadro europeo vigente (2021-2027) della ricerca, che, con un budget di oltre 95 miliardi di euro, è lo strumento principale dell'Unione europea per finanziare la ricerca e l'innovazione;

   già a luglio 2025 non si era trovata una maggioranza sulla proposta della Commissione europea di sospendere parzialmente la partecipazione di Israele a Horizon Europe. Se approvata, la misura avrebbe escluso Israele da sovvenzioni e investimenti futuri per circa 200 milioni di euro tramite il Consiglio europeo per l'innovazione (Eic), che finanzia tecnologie all'avanguardia. Ma allora, sia la Germania che l'Italia hanno chiesto di esaminare ulteriormente la proposta;

   sono passati ulteriori due mesi e gli interroganti si augurano che il Governo italiano abbia le idee più chiare: la proposta della Commissione europea mira a escludere temporaneamente Israele dall'accesso a uno dei segmenti più strategici del programma Horizon, l'European innovation Council (Eic), dedicato allo sviluppo di tecnologie emergenti, come l'intelligenza artificiale, la cybersicurezza e i droni, spesso con utilizzi di natura militare. Resterebbero, invece, intatte le possibilità di partecipazione per università e centri di ricerca israeliani ai progetti collaborativi del programma. Solo nell'ambito dell'European innovation Council (Eic), dal 2021 Israele ha ricevuto circa 200 milioni di euro, distribuiti tra finanziamenti a fondo perduto e investimenti diretti –:

   se, per quanto di competenza, intenda sostenere la proposta della Commissione europea di sospendere parzialmente la partecipazione di Israele a Horizon Europe.
(3-02195)

(23 settembre 2025)

   BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CERRETO, ALMICI, CARETTA, CIABURRO, LA PORTA, LA SALANDRA, MALAGUTI e MARCHETTO ALIPRANDI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   la risicoltura italiana rappresenta il pilastro della produzione europea poiché l'Italia detiene il primato sia per superficie coltivata, pari al 56,7 per cento della superficie totale, che per la produzione, pari a 1,4 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, confermando il primato nazionale in un comparto che vale oltre 514 milioni di euro e che, nell'ultimo decennio, è aumentato del 30 per cento;

   sono i dati emersi e analizzati nei giorni scorsi a Vercelli durante «Risò», la Conferenza internazionale del riso, un importante evento internazionale che ha raccolto i principali attori della filiera risicola e in occasione del quale sono stati affrontati importanti ulteriori temi complessi, a partire dal posizionamento nei nuovi mercati, dagli accordi internazionali, dai cambiamenti climatici, dall'uso delle risorse idriche;

   i dati certificano che l'Italia rimane la nazione europea con la maggiore vocazione alla risicoltura ed è stato efficace e lungimirante promuovere un festival che radunasse le nazioni produttrici per svolgere un lavoro comune finalizzato a definire le iniziative necessarie per garantire la sovranità alimentare, migliorare la sicurezza alimentare e per indirizzare le politiche europee verso una maggiore protezione della qualità del prodotto, per elaborare strategie commerciali, per promuovere i prodotti italiani di qualità sui mercati internazionali;

   la crescita del valore della produzione italiana è dovuta al favore dei consumatori delle nostre varietà. Il Piemonte rappresenta il 55 per cento della produzione nazionale, concentrata soprattutto nella provincia di Vercelli, a cui segue la Lombardia, con il 40 per cento della superficie nazionale dedicata. Sul fronte internazionale, gli altri produttori, tutti presenti al convegno, sono la Spagna con il 21,9 per cento della superficie europea specializzata in riso, a cui seguono Francia (7 per cento della superficie europea) e il Portogallo (6,7 per cento);

   si consideri che la filiera italiana è composta da 3.531 aziende, mediamente più solide e competitive rispetto alla fotografia del 2015. I consumi domestici nel 2024 hanno raggiunto 447,6 milioni di euro per 164,3 mila tonnellate di riso, con il riso lavorato predominante (73 per cento) seguito dal parboiled (25 per cento) e dall'integrale (2,5 per cento). Tra le varietà più richieste spiccano il Carnaroli (17,1 per cento) e l'Arborio (11,6 per cento) –:

   quali ulteriori iniziative intenda assumere per promuovere e sostenere il settore del riso, prodotto simbolo del territorio e della cultura locale, anche alla luce degli importanti risultati raggiunti grazie a «Risò».
(3-02196)

(23 settembre 2025)

   LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 44 della Costituzione della Repubblica italiana recita: «Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà»;

   la politica agricola comune dell'Unione europea è stata inaugurata nel 1962 e si prefigge obiettivi ambiziosi, tra cui sostenere il tenore di vita degli agricoltori, migliorare la produttività agricola, aiutare l'affronto dei cambiamenti climatici e la gestione sostenibile delle risorse naturali e preservare le zone e i paesaggi rurali;

   nel corso della sessione pubblica al Consiglio dell'Unione europea agricoltura e pesca di lunedì 22 settembre 2025, il Ministro interrogato è intervenuto alla presenza del Commissario europeo per l'agricoltura e l'alimentazione, Christophe Hansen, dichiarando: «Con questa proposta che ci viene dalla Commissione europea (sulla nuova politica agricola comune post-2027), dobbiamo prendere atto che si stanno buttando a mare 60 anni di politica agricola comune»;

   sempre il Ministro interrogato ha rivolto alcune dichiarazioni alla stampa a margine dei lavori, ribadendo la posizione contraria all'integrazione delle risorse dedicate alla politica agricola comune in un unico fondo. E ha aggiunto: «È un errore importante sia perché chiude la stagione di una politica che vede una strategia complessiva, sia perché mina la sovranità europea come concetto perché la pianificazione di investimento nei vari settori agricoli non può essere delegata agli Stati nazionali» –:

   quali ulteriori iniziative intenda assumere per ottenere la programmazione di una politica agricola comune in grado di innovare il settore, preservando una strategia complessiva di sviluppo del settore all'interno dei Paesi membri.
(3-02197)

(23 settembre 2025)

   ROSATO, RICHETTI, BONETTI, ONORI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, PASTORELLA e RUFFINO. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   il nuovo «Defence investment Plan», adottato al vertice Nato dell'Aja il 25 giugno 2025, fissa l'obiettivo del 5 per cento del prodotto interno lordo per la difesa entro il 2035 (di cui 3,5 per cento per funzioni militari core e 1,5 per cento per funzioni connesse, quali, ad esempio, la protezione di infrastrutture critiche e la ricerca e l'innovazione nel settore) e introduce reporting annuali e una revisione intermedia nel 2029;

   dal punto di vista finanziario, si tratta di un incremento di spesa tra i 60 e i 70 miliardi in dieci anni;

   con la crescente minaccia militare russa, dimostrata dalle ripetute violazioni dello spazio aereo di Paesi dell'Unione europea e Nato, l'esigenza di un coordinamento e di un'integrazione delle politiche e degli investimenti in materia di difesa si fa sempre più pressante e il ricorso a strumenti finanziari europei rappresenta ormai l'unico modo per rendere i necessari incrementi di spesa fiscalmente sostenibili;

   l'urgenza del potenziamento della capacità operativa delle forze di difesa italiane è drammaticamente rappresentata dalle dichiarazioni del Ministro della difesa Crosetto, il quale pochi giorni fa ha dichiarato che l'Italia non oggi sarebbe in grado di difendersi da un attacco esterno;

   a tal proposito, urge ricordare come il Governo italiano non abbia assolto ai doveri imposti dal decreto legislativo n. 66 del 2010 e nel 2025 non abbia ancora pubblicato, nonostante sia decorso il termine previsto del 30 aprile, il documento programmatico della difesa;

   il Governo italiano ha comunicato che intende utilizzare lo strumento «Safe» (Security action for Europe), operativo da maggio 2025, perché rappresenta una forma di debito più conveniente di quello nazionale e riceverà il quinto prestito più sostanzioso tra i Paesi richiedenti (circa 14,9 miliardi di euro);

   dal marzo 2025 la «clausola di salvaguardia» del Patto di stabilità e crescita dell'Unione europea può essere attivata per escludere fino a 650 miliardi di euro complessivi di spese militari dagli obiettivi di deficit: la maggioranza dei Paesi dell'Unione europea lo hanno già fatto, invece l'Italia non ha ancora sciolto la riserva in tal senso –:

   se, oltre al Safe, il Governo intenda attivare anche la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita per le spese per la difesa e, in tal senso, quali forme di coordinamento e integrazione europee, anche industriali e operative, intenda promuovere con gli altri Paesi membri, per migliorare la capacità difensiva dell'Unione europea dagli attacchi esterni.
(3-02198)

(23 settembre 2025)

   SCERRA, BRUNO e CANTONE. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   a meno di un anno dalla sua conclusione, preoccupano i ritardi fatti registrare dal Governo nello stato di avanzamento delle riforme e degli investimenti contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, nonché il rispetto degli obiettivi prefissati e la messa a terra delle relative risorse;

   sul piano finanziario, dalla banca dati ReGiS (marzo 2025), emerge come dei 120 miliardi di euro già incassati dall'Unione europea, ne siano stati spesi appena 65,7, pari ad appena un terzo dei fondi previsti; non va meglio sul fronte dei pagamenti: al 31 maggio 2025 ammontavano a 74,3 miliardi di euro, il 38,3 per cento della dotazione totale di 194,4 miliardi;

   dalle più recenti evidenze pubbliche (Italia Domani, Ifel/Anci), notevoli sono i ritardi nella spesa effettiva dei fondi di alcuni Ministeri: i risultati peggiori si registrano per lavoro (speso solo l'11,8 per cento, in ritardo soprattutto i programmi per la formazione, le politiche attive del lavoro e il sostegno all'occupazione), agricoltura (speso 14,5 per cento dei fondi), turismo (18,4 per cento), cultura (18,9 per cento) e salute (27,6 per cento, con ritardi concentrati sulla medicina territoriale);

   anche i dati sui bandi confermano la disomogeneità nella messa a terra dei fondi: i Ministeri hanno aggiudicato poco più della metà delle somme messe a gara (53,1 per cento), contro il 60,7 per cento delle regioni e l'80,6 per cento degli enti locali, con le città metropolitane al 92,3 per cento e i comuni al 77 per cento;

   il Piano, nella sua interezza, è già stato interessato da numerose modifiche, che ne hanno mutato il quadro sostanziale ed economico-finanziario; ciononostante il Governo ha annunciato un'ennesima «rimodulazione straordinaria», senza chiarire i criteri oggettivi di riallocazione/definanziamento;

   il fallimento nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza significherebbe far perdere al sistema Paese la possibilità del suo definitivo rilancio, lasciarsi sfuggire una radicale rivoluzione in termini di maggiori investimenti in sanità, scuole, infrastrutture, in tutto ciò che può consentire all'Italia di affrontare un'impegnativa transizione ecologica e digitale, nel segno di una maggiore inclusione sociale, nonché al sistema sovranazionale europeo di tradursi in una Europa più solidale –:

   quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per accelerare la spesa dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza al fine di garantire la piena e tempestiva realizzazione dei progetti e messa in funzione nel territorio degli stessi, in tempi celeri e rispettosi del cronoprogramma, nel pieno rispetto della priorità trasversale della coesione territoriale e sociale, fornendo dati aggiornati circa l'impatto di lungo periodo del Piano sulla crescita e sul superamento delle debolezze strutturali del Paese.
(3-02199)

(23 settembre 2025)

   DE LUCA, FILIPPIN, MADIA, PRESTIPINO, STUMPO, CASU, FORNARO, GHIO e FERRARI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   secondo i dati ufficiali sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, al 31 maggio 2025 la spesa effettiva si aggira intorno ai 75 miliardi di euro, circa il 40 per cento dei 194,4 totali. Ad oggi è stimata una spesa di circa 83 miliardi di euro. Resterebbero da spendere oltre 110 miliardi di euro entro la scadenza del 2026, con un'accelerazione, allo stato, quasi irrealistica;

   i ritardi più gravi si concentrano nelle missioni che dovrebbero ridurre i divari territoriali e sociali: la 5 (Inclusione e coesione) è ferma al 24,5 per cento, la 6 (Salute) al 27,6 per cento della spesa. Ministeri cruciali, come lavoro e politiche sociali, agricoltura, sovranità alimentare e foreste, turismo, cultura e salute, registrano performance disastrose, con spese che oscillano tra l'11 e il 27 per cento delle risorse assegnate, seguite dal 34 per cento di infrastrutture e trasporti. Inoltre, sono ancora estremamente numerosi i progetti in pesante ritardo nell'esecuzione e ben poche le opere collaudate e fruibili;

   in gioco non ci sono solo numeri: ci sono opportunità di lavoro, strutture sanitarie, scuole, alloggi, infrastrutture, opere per la tutela del territorio, collegamenti ferroviari e servizi essenziali per milioni di cittadini, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno e nelle aree interne;

   si tratta di interventi i cui target finali di realizzazione sono già stati oggetto di ridimensionamento – come nel caso di ospedali e case di comunità, asili nido e posti letto per universitari – ma per i quali il completamento è a rischio;

   dopo la cospicua revisione di pochi mesi fa, a dimostrazione della fallimentare attuazione, il Governo prospetta una nuova modifica del Piano nazionale di ripresa e resilienza – la sesta – con l'ipotesi di spostare misure sui fondi di coesione, con il rischio di cancellare i relativi progetti già programmati, o addirittura dirottare risorse verso altri settori, come la difesa, rinunciando alle ambizioni originarie del Piano. Tuttavia, ad oggi, non sono pervenute al Parlamento informazioni relative alla nuova modifica, come non è stata trasmessa dal Governo la relazione sullo stato di attuazione relativa al primo semestre del 2025. La Commissione europea ha indicato come termine ultimo per le modifiche il 31 dicembre 2025 –:

   quali siano le reali intenzioni del Governo, in relazione alla prospettata nuova revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, su come accelerare la spesa negli ultimi mesi di attuazione, in particolare se il Governo intenda garantire il completamento, entro il 2026, di tutti gli interventi previsti, per rafforzare la competitività e la coesione del Paese, ridurre i divari di genere, generazionali, territoriali e sociali, sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne, preservando le ambizioni originarie del Piano.
(3-02200)

(23 settembre 2025)

   BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   la missione 6 «Salute» del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con un ammontare complessivo di circa 19,3 miliardi di euro, di cui 14,5 miliardi a carico dell'Unione europea, è finalizzata al potenziamento dell'assistenza territoriale e all'ammodernamento tecnologico del Servizio sanitario nazionale, con interventi tra cui la realizzazione delle case della comunità, degli ospedali di comunità e delle centrali operative territoriali;

   secondo l'ultima rilevazione ufficiale del sistema di monitoraggio ReGiS al 30 giugno 2025, per la missione 6 risulta speso soltanto il 34,4 per cento dei fondi disponibili (pari a circa 6,6 miliardi di euro), con un livello di completamento di appena il 38,2 per cento dei circa 10.100 progetti previsti;

   la situazione appare ancora più critica per quanto riguarda la costruzione delle case della comunità e degli ospedali di comunità, in relazione ai quali i ritardi di progettazione ed esecuzione sono tali da far stimare tempi di realizzazione pari ad altri 5-6 anni, ben oltre dunque la scadenza tassativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza fissata per il 31 agosto 2026;

   il decreto ministeriale n. 77 del 23 maggio 2022, adottato in attuazione della legge n. 234 del 2021, ha definito i modelli e gli standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale, prevedendo la piena operatività delle nuove strutture come condizione per l'effettivo rafforzamento della sanità territoriale;

   tale situazione determina, inoltre, il rischio concreto di inadempimento rispetto agli obblighi assunti con l'Unione europea, con conseguente esposizione dello Stato italiano a una procedura di definanziamento o di restituzione delle somme non correttamente utilizzate, in violazione degli articoli 10 e 11 del regolamento (UE) 2021/241;

   a ciò si aggiunge la questione del personale sanitario e sociosanitario, il cui reclutamento è imprescindibile affinché le nuove strutture non rimangano cattedrali nel deserto, senza adeguata capacità operativa; tuttavia, allo stato, non risulta definito un piano straordinario di assunzioni, né coperture finanziarie stabili destinate a tale finalità –:

   quali siano le ragioni dei gravi ritardi segnalati, quali iniziative di competenza intenda adottare per superare le criticità evidenziate e se ritenga ancora realizzabili tempestivamente i traguardi e obiettivi richiamati in premessa.
(3-02201)

(23 settembre 2025)