TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 487 di Mercoledì 28 maggio 2025

 
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   BONELLI, FRATOIANNI, ZANELLA, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il 16 giugno 2003 viene firmato a Parigi il Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, ratificato con legge 17 maggio 2005, n. 94, ed entrato in vigore l'8 giugno 2005;

   l'articolo 2 individua un ampio elenco di settori di cooperazione: industrie per la difesa; politica degli approvvigionamenti di competenza dei Ministeri della difesa; importazione, esportazione e transito di materiali d'armamento; operazioni umanitarie; organizzazione delle forze armate, struttura e materiali di reparti militari, gestione del personale; formazione e addestramento del personale militare; questioni ambientali e controllo dell'inquinamento causato dalle strutture militari; scienza, storia e sport militari. La relazione illustrativa indica, fra i settori della cooperazione, anche l'informatica e la ricerca e sviluppo in campo militare;

   sulla base dell'articolo 9, la vigenza del Memorandum è stabilita in 5 anni, automaticamente prorogati per periodi aggiuntivi di 5 anni, salvo recesso di una Parte;

   oggi più che mai questa proroga non può essere interpretata come una semplice formalità e richiederebbe una discussione parlamentare. Continuare questa cooperazione con Israele equivale per gli interroganti a rendersi complici di bombardamenti su ospedali, scuole, campi profughi a Gaza;

   nelle ultime settimane la campagna militare israeliana a Gaza sta conoscendo una sanguinosa recrudescenza, mentre gli aiuti umanitari per i civili della Striscia vengono sistematicamente bloccati da quasi tre mesi dall'esercito dello Stato ebraico (Idf) e, quando riescono a entrare, rischiano di venire attaccati;

   nell'Unione europea esiste finalmente una forte maggioranza a favore della revisione dell'articolo 2 dell'accordo di associazione con Israele, maggioranza di cui, però, non fa parte l'Italia che, invece, ha approvato nelle Commissioni difesa di Camera e Senato l'acquisto di sistemi ad alta tecnologia prodotti dalla Elta systems ltd, società israeliana controllata dalla Israel aerospace industries;

   non si può restare immobili di fronte al disegno di sterminio del popolo palestinese, di fronte ai crimini di guerra e contro l'umanità perpetrati da Netanyahu a Gaza e in Cisgiordania;

   collaborare militarmente con chi commette crimini di guerra rende ad avviso degli interroganti il Governo complice del massacro del popolo palestinese –:

   se il Governo non ritenga di non rinnovare il Memorandum d'intesa con Israele entro la scadenza dell'8 giugno 2025, decidendo, così, di interrompere un accordo di cooperazione con un governo che sta commettendo una vera e propria pulizia etnica del popolo palestinese.
(3-01979)

(27 maggio 2025)

   MANZI, TONI RICCIARDI, ORFINI, BERRUTO, IACONO, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il mandato del presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, Maria Chiara Carrozza, prorogato, al termine dei quattro anni, di ulteriori 45 giorni, risulta oggi scaduto;

   non risulta, inoltre, alcuna sostituzione, da parte del Ministero competente, dei nuovi membri del consiglio di amministrazione, le cui nomine risultano scadute, che, se in carica, avrebbero potuto salvaguardare l'autonomia dell'ente, nominando, in questi mesi, un vicepresidente esecutivo;

   come è noto, il Consiglio nazionale delle ricerche è il più importante e grande ente di ricerca pubblico del Paese e gode, per ragioni strettamente collegate al funzionamento basilare della scienza, di un'autonomia riconosciuta, come per tutte le organizzazioni pubbliche produttrici di nuova conoscenza, dall'articolo 33 della Costituzione: (...) «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento (...)»;

   attraverso l'autonomia scientifica, il Consiglio nazionale delle ricerche individua i programmi di ricerca, i settori e le tematiche su cui investire. Definisce, su base scientifica, il giusto equilibrio tra ricerche fondamentali e applicate, in modo da soddisfare al meglio gli indirizzi scientifici autonomamente individuati;

   la nomina di un commissario ministeriale, misura assolutamente straordinaria, dovrebbe derivare da un caso di grave irregolarità: amministrativa-gestionale; violazione di legge o dello statuto dell'ente; incapacità di funzionamento del Consiglio nazionale delle ricerche, motivi di interesse nazionale o di tutela dell'interesse pubblico;

   il resoconto del Consiglio nazionale delle ricerche degli ultimi quattro anni presenta, come attestato dall'approvazione con parere positivo da parte dei revisori dei conti del rendiconto del 2024, un bilancio solido, con addirittura un avanzo di gestione da investire sulla missione stessa dell'ente;

   un eventuale commissariamento del Consiglio nazionale delle ricerche violerebbe, senza ragioni apparentemente legittime, una norma costituzionale e quei principi di tutela dei saperi e della conoscenza fondamentali per l'intero Paese e sarebbe un danno pesante tanto per i progetti avviati, quanto per il personale con le competenze maturate in queste attività –:

   se il Ministro interrogato non intenda chiarire quali siano le motivazioni della mancata procedura concorsuale per la nomina di un nuovo presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e smentire le voci dell'eventuale commissariamento dell'ente, nel rispetto dei principi costituzionali sull'autonomia della scienza e a tutela dei progetti di ricerca avviati e del personale impegnato in tali attività.
(3-01980)

(27 maggio 2025)

   BENZONI, GRIPPO, BONETTI, D'ALESSIO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   in data 13 aprile 2025 è terminato il mandato di presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) affidato alla professoressa Maria Chiara Carrozza, mandato che è stato prorogato ex lege per 45 giorni, fino al 28 maggio 2025;

   il 9 febbraio 2025 e il 18 febbraio 2025 sono terminati i mandati come membri del consiglio di amministrazione del Consiglio nazionale delle ricerche per i due consiglieri di nomina governativa e il mandato del consigliere nominato dalla Conferenza Stato-regioni è terminato il 27 maggio 2025; pertanto, dal 29 maggio 2025 sarà in carica solo uno dei cinque membri del consiglio di amministrazione del Consiglio nazionale delle ricerche;

   il consiglio di amministrazione del Consiglio nazionale delle ricerche non si riunisce dal 21 marzo 2025 e non può esercitare le sue funzioni finché non verranno nominati il presidente e i membri del consiglio di amministrazione designati dal Governo e dalla Conferenza Stato-regioni. Per tale ragione non possono essere adottati provvedimenti, atti e delibere che sarebbero, invece, necessari al buon funzionamento del Consiglio, come, a titolo meramente esemplificativo, l'approvazione del rendiconto generale per l'esercizio finanziario 2024, necessario per consentire ai ricercatori l'utilizzo di larga parte dei fondi destinati alla ricerca;

   tale situazione comporta, per il Consiglio nazionale delle ricerche, un concreto ed imminente rischio di compromettere il completamento dei progetti con finanziamenti esterni (in particolare di quelli finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza), il futuro del personale di ricerca precario reclutato nell'ambito di questi progetti e la sua credibilità nei rapporti con le istituzioni pubbliche e private, nazionali, sovranazionali e internazionali;

   la possibilità di un imminente commissariamento ministeriale del Consiglio nazionale delle ricerche desta, dunque, forti preoccupazioni all'interno della comunità scientifica, poiché potrebbe comprometterne l'autonomia, un principio fondamentale sancito dalla Costituzione per garantire la libertà della ricerca scientifica. L'autonomia del Consiglio nazionale delle ricerche si manifesta su vari livelli: scientifico, organizzativo e finanziario. Attraverso l'autonomia scientifica, il Consiglio nazionale delle ricerche è in grado di determinare i programmi di ricerca, i settori e le tematiche su cui investire, definendo un equilibrio tra ricerche fondamentali e applicate –:

   per quali motivi non abbia proceduto a nominare per tempo, e per quanto di competenza, le figure apicali del Consiglio nazionale delle ricerche e se non intenda, nell'ottica di scongiurare un commissariamento ministeriale che ne pregiudicherebbe l'autonomia, procedere con la massima celerità in tal senso.
(3-01981)

(27 maggio 2025)

   LOIZZO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge 9 agosto 2024, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2024, n. 143, recante «Misure urgenti di carattere fiscale, proroghe di termini normativi ed interventi di carattere economico», all'articolo 8 dispone l'accantonamento e l'indisponibilità di 70 milioni di euro sullo stanziamento del Piano nazionale complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza di titolarità del Ministero dell'università e della ricerca;

   la legge di «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027» prevede un'ulteriore riduzione delle quote disponibili, in termini di competenza e cassa, riducendo, di fatto, in modo importante il finanziamento disponibile per la realizzazione delle iniziative finanziate a valere sull'avviso Piano nazionale complementare a titolarità del Ministero dell'università e della ricerca;

   seppure il Ministero dell'università e della ricerca, a recupero parziale dei menzionati abbattimenti, abbia proposto un innalzamento della disponibilità, in termini di competenza e cassa di un'ulteriore somma complessiva di 40.000.000,00 di euro per l'annualità 2025, è lecita la preoccupazione che detti tagli impattino talmente tanto sulle azioni previste dal Piano nazionale complementare da compromettere quasi del tutto la realizzazione e la fattibilità delle iniziative stesse;

   i finanziamenti già annunciati per il cofinanziamento alle attività dei centri nazionali e dei partenariati estesi, nonché delle iniziative del Piano nazionale complementare, ove confermati, dovrebbero essere destinati a garantire il consolidamento nel tempo e la sostenibilità economico-finanziaria dei progetti al termine del periodo di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza –:

   se il Ministro interrogato ritenga che tutte le iniziative già previste dal Piano nazionale complementare possano essere comunque finanziate ovvero attraverso quali misure intenda garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
(3-01982)

(27 maggio 2025)

   CASO, AMATO e ORRICO. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il 24 febbraio 2025 sono stati pubblicati i decreti ministeriali n. 156 e n. 148, indispensabili per avviare il secondo ciclo dei percorsi di formazione iniziale per docenti;

   tali decreti, analogamente a quanto avvenuto per il primo ciclo, sono stati emanati con un ritardo significativo rispetto al cronoprogramma originariamente previsto, il quale indicava l'inizio del secondo ciclo a gennaio 2025 affinché la formazione si concludesse entro giugno 2025 per permettere ai vincitori del primo concorso del Piano nazionale di ripresa e resilienza di abilitarsi tempestivamente, consentendo la trasformazione del contratto da tempo determinato a indeterminato e l'avvio dell'anno di prova;

   gli stessi decreti contenevano soltanto una parte dei posti autorizzati, in quanto non si era ancora conclusa la procedura di accreditamento dei nuovi percorsi proposti per l'anno accademico 2024/2025 e, di conseguenza, l'allegato A non riportava l'intera offerta formativa, generando una distribuzione non omogenea dei posti sul territorio nazionale che ha costretto molti aspiranti docenti a dover scegliere se attendere la pubblicazione di ulteriori decreti oppure presentare domanda in atenei distanti dal proprio luogo di residenza, con conseguenti impatti logistici ed economici, soprattutto in relazione alla frequenza fuori sede;

   successivamente, sono stati emanati i decreti ministeriali n. 270 del 19 marzo 2025 e n. 367 del 18 aprile 2025, i quali hanno autorizzato gli ulteriori posti mancanti. Tuttavia, per alcune classi di concorso, i percorsi non sono ancora partiti, in quanto si è in attesa della pubblicazione delle linee guida operative da parte del Ministero dell'università e della ricerca per poter predisporre i bandi e ciò comporta un grave rischio per molti vincitori di concorso che non si sono ancora abilitati, in quanto se non riuscissero ad abilitarsi in tempo, rischierebbero la risoluzione del contratto;

   oltre ai costi massimi di iscrizione a carico dei partecipanti pari a 2.500 e 2.000 euro fissati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 agosto 2023 senza la previsione di adeguate agevolazioni economiche per le fasce più deboli, sono pervenute segnalazioni circa il prelievo di contributi obbligatori non rimborsabili per la presentazione della sola domanda di iscrizione, come, ad esempio, i 100 euro richiesti dall'università telematica Pegaso per la valutazione dei titoli e la successiva formazione delle graduatorie –:

   quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda intraprendere al fine di risolvere le problematiche esposte, verificando le motivazioni dei ritardi nell'avvio dei percorsi abilitanti e facendo sì che gli stessi siano attivati in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
(3-01983)

(27 maggio 2025)

   BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, TESTA, AMORESE, CONGEDO e MATERA. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto emerso da una recente inchiesta giornalistica, delle otto dimore di valore storico che hanno usufruito degli incentivi fiscali previsti dal cosiddetto superbonus, di cui all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020, soltanto una risulterebbe facilmente individuabile;

   la normativa inizialmente escludeva gli immobili di pregio: il superbonus non si applicava, infatti, alle unità immobiliari appartenenti alle unità catastali A/1, A/8 e A/9, ovvero abitazioni signorili, ville e castelli, ma poi la misura si è allargata nello spazio e nel tempo, ma soprattutto nei costi, e uno di questi ampliamenti, opera dell'allora Ministro Franceschini, fu proprio l'estensione dell'incentivo fiscale agli edifici di categoria catastale A/9, a condizione che potessero essere aperti al pubblico;

   sempre secondo l'articolo di stampa, al fine di poter usufruire delle detrazioni spettanti al 110 per cento era sufficiente inviare una semplice comunicazione alla soprintendenza da parte dei proprietari delle dimore storiche, aprendo peraltro al pubblico le strutture soltanto un giorno al mese per cinque anni;

   secondo il report di Enea, che monitora gli interventi dell'incentivo fiscale, sono stati ristrutturati otto castelli in quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Lazio e Basilicata per un costo complessivo di circa 1 milione di euro (135 mila euro cadauno), ma non si sa quali siano e dove si trovino di preciso;

   tra le dimore storiche che avrebbero beneficiato del superbonus anche una dimora storica in Calabria, una regione in cui, però, secondo i dati dell'Enea non dovrebbe essercene nessuna. Un castello medievale di Gioiosa Ionica, da un paio di secoli di proprietà dei marchesi Pellicano-Barletta, che sarà visitabile soltanto a partire da gennaio 2026;

   la mancanza di trasparenza in merito agli immobili che hanno beneficiato dell'incentivo fiscale del superbonus pari al 110 per cento rende impossibile conoscere l'elenco esatto delle dimore storiche che ne hanno usufruito e, a oggi, non si hanno informazioni precise in merito agli altri sette castelli ristrutturati, visto che i dati non coinciderebbero con il report mensile pubblicato dall'Enea –:

   di quali informazioni disponga il Ministro interrogato per fare chiarezza su quanto esposto in premessa, con particolare riferimento al numero effettivo delle dimore storiche che hanno usufruito delle detrazioni di cui all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, e il relativo impatto sui conti pubblici.
(3-01984)

(27 maggio 2025)

   LUPI, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO, TIRELLI, BICCHIELLI, BRAMBILLA e CARFAGNA. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 9 della Costituzione della Repubblica italiana recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.»;

   la cultura emerge quale patrimonio in grado di favorire l'educazione delle nuove generazioni, anche per coloro che si trovano in condizioni di svantaggio e di degrado sociale;

   l'anno 2024 ha registrato il numero più alto di sempre di visitatori e introiti nei musei e parchi archeologici statali;

   gli ingressi nei luoghi della cultura citati sono stati 60.850.091, con un incremento del 5,3 per cento rispetto ai 57.730.502 biglietti del 2023. Gli incassi percepiti hanno raggiunto un ammontare complessivo di 382.004.344 euro, con una crescita del 23 per cento rispetto ai 313.888.163 euro del 2023;

   i risultati raggiunti costituiscono un segno di enorme valore delle potenzialità del patrimonio del Paese e della possibilità di valorizzarlo ulteriormente, a fronte dell'apprezzamento ricevuto dai cittadini e da visitatori provenienti da tutto il mondo;

   l'articolo 1 del decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2025, n. 16, recante «Piano Olivetti per la cultura», dispone di «favorire lo sviluppo della cultura come bene comune accessibile e integrato nella vita delle comunità, nel rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale» –:

   quali iniziative intenda assumere, in linea con il Piano Olivetti per la cultura, per favorire ulteriormente l'accesso e la frequentazione di musei e parchi archeologici da parte delle nuove generazioni, in particolare per i giovani che provengono da territori ad alto tasso di degrado sociale e povertà educativa.
(3-01985)

(27 maggio 2025)

   DEBORAH BERGAMINI, PAOLO EMILIO RUSSO, BARELLI, NAZARIO PAGANO, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BELLOMO, BENIGNI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CATTANEO, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DALLA CHIESA, DE MONTE, DE PALMA, FASCINA, GATTA, GENTILE, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MARROCCO, MAZZETTI, MULÈ, NEVI, ORSINI, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI, TASSINARI e TENERINI. — Al Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa — Per sapere – premesso che:

   si considera la rilevanza che riveste a livello europeo la semplificazione normativa, come dimostrato dalla nomina da parte della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di un commissario per l'economia, la produttività, l'attuazione e la semplificazione;

   si considera il «rapporto Draghi» sul futuro della competitività europea, che contiene numerosi riferimenti alla semplificazione normativa e mette in evidenza la grande incidenza della semplificazione normativa sulle potenzialità di crescita economica del continente europeo;

   a livello nazionale nelle precedenti legislature le politiche di semplificazione non sono state affrontate con continuità, nonostante sia noto che il nostro Paese soffra da sempre di ipertrofia normativa;

   si prende atto del rilievo che la XIX legislatura ha attribuito alla semplificazione normativa, sin dalle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha affidato una specifica delega al Ministro interrogato –:

   quali siano gli ultimi risultati conseguiti in materia di semplificazione normativa, in particolare con riferimento alla riduzione e al riordino della legislazione.
(3-01986)

(27 maggio 2025)

   BOSCHI, BONIFAZI, DEL BARBA, FARAONE, GADDA, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa. — Per sapere – premesso che:

   la legge elettorale attualmente in vigore, nota come «Rosatellum», introdotta con la legge 3 novembre 2017, n. 165, prevede un sistema elettorale misto, con il 37 per cento dei seggi assegnati mediante sistema maggioritario in collegi uninominali, il 61 per cento mediante sistema proporzionale in collegi plurinominali e il restante 2 per cento agli italiani all'estero;

   la stessa legge prevede liste bloccate nella quota proporzionale, in cui l'elettore non può esprimere preferenze, e una soglia di sbarramento pari al 3 per cento per le liste e al 10 per cento per le coalizioni (purché almeno una lista superi il 3 per cento);

   nel corso di una recente seduta di interrogazioni a risposta immediata in Assemblea presso il Senato della Repubblica, la Presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato l'intenzione del Governo di procedere a una riforma della legge elettorale;

   da notizie di stampa recenti risulterebbe che il Governo stia valutando l'introduzione di una nuova legge elettorale di impianto proporzionale, che preveda l'attribuzione di un premio di maggioranza pari al 55 per cento dei seggi alla lista o coalizione che superi la soglia del 42 per cento dei voti su base nazionale;

   la proposta in discussione prevedrebbe anche l'eliminazione dei collegi uninominali attualmente previsti nella quota maggioritaria del «Rosatellum», con il conseguente passaggio a un sistema proporzionale per l'assegnazione dei seggi;

   tra gli elementi oggetto di valutazione vi sarebbe, inoltre, l'introduzione dell'indicazione del nome del candidato Presidente del Consiglio dei ministri sulla scheda elettorale;

   l'uso della questione di fiducia da parte dell'attuale Governo risulta essere particolarmente frequente, con un'incidenza pari al 45 per cento delle leggi approvate, e in passato l'attuale maggioranza ha aspramente criticato l'apposizione della fiducia su leggi elettorali, definendola un «vulnus democratico» –:

   se, nell'ambito dell'annunciata riforma della legge elettorale, il Governo intenda presentare un disegno di legge che elimini integralmente le liste bloccate, prevedendo in tutte le circoscrizioni l'espressione del voto di preferenza da parte degli elettori, con il conseguente superamento della figura del capolista designato, modifichi l'attuale soglia di sbarramento al 3 per cento per l'accesso delle liste alla ripartizione dei seggi, introduca l'indicazione del nome del candidato a Presidente del Consiglio dei ministri sulla scheda elettorale e se non ritenga necessario approvare l'eventuale disegno di legge in modo ordinario senza l'apposizione della fiducia, in coerenza con le posizioni espresse in passato dalle attuali forze di maggioranza.
(3-01987)

(27 maggio 2025)