TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 470 di Mercoledì 23 aprile 2025
![]()
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
il 27 marzo 2025 è stata pubblicata la sesta relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, contenente i dati più aggiornati sullo stato di avanzamento del Piano;
secondo quanto espressamente indicato, il del Piano nazionale di ripresa e resilienza mette a disposizione del Mezzogiorno un complesso di risorse pari a non meno del 40 per cento delle risorse territorializzabili (circa 82 miliardi di euro, incluso il Fondo complementare), per le otto regioni del Mezzogiorno, a fronte del 34 per cento previsto dall'attuale normativa vigente in favore del Sud per la ripartizione degli investimenti ordinari destinati su tutto il territorio nazionale;
i dati presentati per quanto concerne la spesa nelle regioni del Mezzogiorno sono fermi al 31 dicembre 2023, nonostante nel frattempo siano state pubblicate due relazioni al Parlamento sullo stato di attuazione;
nella sesta relazione sono illustrati solo i dati complessivi della ripartizione delle risorse prevista dal Piano e i dati di dettaglio sul rispetto della quota relativamente ai fondi assegnati alle varie amministrazioni titolari di risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mancando altri dati fondamentali, come la ripartizione delle risorse cosiddette «territorializzabili» per missione e il dettaglio sulla spesa effettiva raggiunta al 31 dicembre 2024 delle stesse;
l'8 aprile 2025 la Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato che, per rispondere ai dazi statunitensi, sono stati individuati circa 14 miliardi di euro nell'ambito dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per sostenere i settori maggiormente colpiti;
il 9 aprile 2025 il Presidente Trump ha annunciato la sospensione di 90 giorni dei dazi cosiddetti «reciproci», lasciando comunque in vigore dazi al 10 per cento per tutti i Paesi coinvolti, tra i quali gli Stati membri dell'Unione europea;
risulta inspiegabile che non siano ancora stati resi disponibili i dati aggiornati al 31 dicembre 2024 per quanto riguarda i fondi destinati al Mezzogiorno, con il dettaglio della spesa delle risorse «territorializzabili» suddivise per missione, quanto dei 63,9 miliardi di euro effettivamente spesi alla fine del 2024 è composto da risorse «territorializzabili» e in che quota parte siano state spese nelle regioni del Mezzogiorno –:
nell'ottica di fare luce sulle gravi e sopra indicate lacune della sesta relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, se non ritenga di chiarire quali misure del Piano il Governo intenda effettivamente definanziare per destinare, come annunciato, 14 miliardi di euro a interventi di contrasto ai dazi e in che modo tali scelte impattino sulla quota per il Mezzogiorno.
(3-01911)
(22 aprile 2025)
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, MANTOVANI, AMBROSI, DI MAGGIO, DONZELLI, GABELLONE, GIORDANO, ROTONDI e RACHELE SILVESTRI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:
il 28 aprile e 7 maggio 2025, rispettivamente a Brescia e Bologna, si svolgeranno i seminari formativi organizzati dal Dipartimento per gli affari europei sui «Fondi europei a gestione diretta», con l'obiettivo di promuovere una maggiore conoscenza e diffusione dei programmi europei a gestione diretta;
l'iniziativa – promossa in partenariato con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e l'Ufficio in Italia del Parlamento europeo e in condivisione con l'Ufficio di Segreteria della Conferenza Stato-città ed autonomie locali – è rivolta ai funzionari degli enti locali e ad altri soggetti interessati ed è realizzata in collaborazione con Anci e Upi;
obiettivo dell'iniziativa è quello di fornire gli strumenti per favorire un più efficace accesso ai fondi diretti: lettura «strategica» della call, ideazione di un «progetto europeo», individuazione di attività e risorse, costruzione del budget, attuazione del progetto e disseminazione dei risultati;
i fondi diretti europei sono volti a promuovere l'accesso allo studio, l'innovazione e la ricerca, a sostenere gli investimenti e la competitività delle imprese e a rafforzare la tutela dei diritti individuali, rappresentando un'opportunità unica per enti pubblici, imprese, organizzazioni e altri attori di sviluppare progetti innovativi e contribuire agli obiettivi strategici dell'Unione europea;
l'accesso a questi fondi richiede un'attenta pianificazione, competenze specifiche e la capacità di orientarsi attraverso procedure complesse: con il giusto approccio, i fondi diretti possono essere una leva potente per il progresso e lo sviluppo sostenibile a livello europeo;
è per tali motivi che il Dipartimento per gli affari europei promuove attività volte a facilitare un maggiore e più efficace utilizzo dei fondi europei a gestione diretta;
tali attività sono curate dal Servizio accesso ai fondi europei e coordinamento per il supporto tecnico alle riforme, che, tra le altre cose, supporta le amministrazioni nella predisposizione e presentazione delle proposte progettuali, gestisce le attività di coordinamento a livello nazionale relative al programma di supporto tecnico alle riforme della Commissione europea, curando i rapporti con la Dg Reform e con le amministrazioni nazionali interessate, e partecipa alle iniziative di confronto a livello europeo per l'individuazione delle priorità su cui focalizzare le attività di supporto alle riforme –:
quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere al fine di rafforzare l'attività di promozione e l'utilizzo dei fondi diretti europei, così importanti per lo sviluppo di progetti innovativi e per il raggiungimento degli obiettivi strategici dell'Unione europea.
(3-01912)
(22 aprile 2025)
MANZI, ORFINI, BERRUTO, IACONO, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
nell'ultimo anno sono state diverse le sollecitazioni da parte delle associazioni del cinema italiano – fra cui Anica, Anac, Unita, Confartigianato, 100Autori, Wgi, Agici e Afic – che chiedono con urgenza l'avvio di interventi normativi volti a promuovere e valorizzare il patrimonio culturale al quale contribuisce, nel nostro Paese, l'industria cinematografica e audiovisiva;
per dare maggiore sostegno alle istanze mosse dalle associazioni il movimento #siamoaititolidicoda ha organizzato un'indagine statistica che fotografa il drammatico stato di salute del settore: alla domanda «attualmente stai lavorando?», risponde con un «no» il 75 per cento e con un «sì» il 25 per cento, di questi il 50,7 per cento non ha lavori futuri, il 66,7 per cento non percepisce Naspi e il 35,5 per cento dichiara un «forse». La sfiducia nell'industria cinematografica italiana è pari al 99,1 per cento, con un tasso di preoccupazione per il proprio futuro del 96,3 per cento;
è anche recente l'appello del regista Pupi Avati, accolto in una proposta di legge depositata dapprima dal Gruppo del Partito democratico e successivamente da Forza Italia, di istituire l'Agenzia o un Ministero ad hoc per il cinema e l'audiovisivo;
in Italia sono operative 9.000 imprese che creano 65 mila posti di lavoro, più ulteriori 114 mila nelle filiere connesse. Il fatturato totale è di 13 miliardi di euro l'anno. C'è poi il cosiddetto effetto moltiplicatore, cioè per ogni euro speso da investimenti pubblici o privati sul settore si genera un ritorno di 3,54 euro;
l'ultimo decreto del riparto del fondo cinema ha confermato tutte le preoccupazioni del settore: il tax credit cinema risulterebbe decurtato di circa 130 milioni di euro, ridotti di 20 milioni di euro anche i contributi automatici e aumentati i contributi selettivi;
il documento di finanza pubblica 2025 non fa alcun cenno, a conferma di una strategia politica disinteressata al settore, ai diversi aspetti del settore culturale e non si evince nessuna previsione di intervento volta a sostenere la produzione cinematografica e audiovisiva, penalizzata dall'aumento della politicizzazione delle scelte di finanziamento –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda avviare al fine di rafforzare e sviluppare le arti e l'industria cine-audiovisiva, anche tenendo conto delle proposte di legge volte ad istituire l'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo, con specifici compiti e funzioni di progettazione, gestione e attuazione delle politiche pubbliche per lo sviluppo e il sostegno del settore cinematografico e audiovisivo.
(3-01913)
(22 aprile 2025)
DEBORAH BERGAMINI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
la musica classica è un'arte eccelsa che si è sviluppata in Europa nel corso di secoli e ha prodotto alcune delle opere più belle e famose di tutti i tempi. Essa rappresenta una ricchezza incommensurabile che ha contribuito a formare la cultura e la società europea. E ancora oggi continua ad essere un punto di riferimento per i popoli di tutto il mondo;
l'Italia è stata per centinaia d'anni regina incontrastata della «Grande Musica». Ha inventato le note e gli strumenti musicali, il bel canto, l'opera lirica e il melodramma, la musica classica e il balletto. Ha una lunga e ricca tradizione, che risale al Medioevo;
numerosi studi hanno dimostrato che l'esposizione alla musica classica migliora notevolmente le capacità cognitive dei giovani, quali il benessere mentale, la creatività, la riflessione, la consapevolezza e l'istruzione;
testimonianze positive arrivano anche da diversi istituti penali per minorenni: l'ascolto della musica classica porta in alcuni casi al totale ripudio della violenza;
la musica classica – a fronte della continua e inaudita ondata di violenza contro le donne – induce alla considerazione, al rispetto e all'ammirazione nei confronti della figura femminile;
il giovane musicista Giovanbattista Cutolo, barbaramente ucciso da un ragazzo di 16 anni il 31 agosto 2023, merita di essere ricordato nel tempo con un dovuto omaggio alla sua figura. Amava la musica classica più di ogni altra cosa e invocava a gran voce la divulgazione e l'educazione alla musica classica, anche quale efficace strumento di prevenzione rispetto al dilagare della delinquenza giovanile e come forma di diffusione della cultura –:
se non ritenga di dover adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a ricordare la figura di Giovanbattista Cutolo e a promuovere la conoscenza e lo studio della musica classica e lirica nel nostro Paese, al fine di creare opportunità di crescita culturale per le nuove generazioni e nel Paese, avendo presente che la musica classica e lirica potrà rappresentare un prezioso strumento per un'incisiva prevenzione ad ogni forma di violenza, di criminalità minorile, di bullismo, di discriminazione, di atteggiamenti riprovevoli, di disagio sociale e di femminicidio.
(3-01914)
(22 aprile 2025)
CANDIANI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto annunciato dal Ministro interrogato a marzo 2025, in occasione della presentazione del rapporto Nomisma sul mercato dell'arte in Italia: «ci siamo e credo che siamo vicini a un risultato che darà soddisfazione a tutti quanti. Il Ministro dell'economia e delle finanze è d'accordo», riferendosi alla richiesta da tempo di galleristi, collezionisti e mercanti d'arte di abbassare l'Iva sulle cessioni di beni d'arte;
in Italia attualmente l'Iva sulla cessione di opere d'arte è soggetta all'aliquota ordinaria del 22 per cento, la più alta in Europa, mentre la Francia ha optato da gennaio 2025 per un regime agevolato del 5,5 per cento a tutte le transazioni artistiche, incluse le importazioni e le cessioni; la Germania a sua volta ha ridotto la propria aliquota al 7 per cento;
tale sostanziale differenza vuol dire, per un collezionista, che per la stessa opera d'arte pagherebbe fino al 18 per cento in più acquistandola in Italia piuttosto che in Francia, con la duplice conseguenza, da un lato, di far perdere di competitività gli operatori italiani e, dall'altro, di invogliare i giovani artisti a guardare alle gallerie straniere;
l'impatto negativo di tale «dumping» colpisce non soltanto gli operatori culturali, bensì l'intera filiera dell'arte, di cui fanno parte restauratori, trasportatori, studiosi, artigiani e organizzazioni fieristiche;
un grido di allarme era già stato lanciato l'8 febbraio 2025 da mercanti, dealer, galleristi e case d'aste, in una lettera aperta al Governo –:
se il Ministro interrogato confermi la necessità di una riduzione dell'aliquota Iva, adeguandola agli standard europei, al fine di sostenere la competitività italiana nel mercato dell'arte.
(3-01915)
(22 aprile 2025)
BORRELLI, ZANELLA, BONELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
gli animali nei circhi sono prigionieri addestrati con metodi coercitivi, trasportati da un luogo all'altro del Paese e costretti ad esibirsi per un assurdo divertimento;
secondo un'indagine del 2023 Bva Doxa oltre il 76 per cento degli italiani è contrario all'uso degli animali nei circhi e quasi 4 italiani su 5 (79 per cento) sono favorevoli a destinare i fondi pubblici, attualmente devoluti ai circhi con animali, solamente a favore di circhi che si riconvertiranno, proponendo spettacoli senza l'uso di animali;
si stima infatti che ancora oggi siano circa 2.000 gli animali usati nei circhi italiani, costretti a esercizi innaturali, sottoposti ad addestramenti basati anche su violenza fisica e psicologica, rinchiusi in piccoli spazi, spesso in ambienti inadeguati e sottoposti a spostamenti che costituiscono per loro un ulteriore stress, mentre sono già più di 50 i Paesi che nell'Unione europea e nel resto del mondo hanno vietato o fortemente limitato l'uso degli animali nei circhi in diverse forme;
in sede di esame della proposta di legge, atto Camera n. 30; «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni per l'integrazione e l'armonizzazione della disciplina in materia di reati contro gli animali», la Camera dei deputati ha approvato, con riformulazione e parere favorevole del Governo, l'ordine del giorno n. 9/00030-A/23 a prima firma del deputato Borrelli, che impegna il Governo, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad avviare iniziative per l'esercizio della delega conferita dalla legge n. 106 del 2022;
l'articolo 2, comma 1, della citata legge «Delega al Governo e altre disposizioni in materia di spettacolo» conferisce delega al Governo per l'adozione di uno o più decreti legislativi per il riordino delle disposizioni normative in materia di spettacolo e, in particolare, la revisione delle disposizioni nei settori delle attività circensi e degli spettacoli viaggianti, specificamente finalizzata al graduale superamento dell'utilizzo degli animali nello svolgimento delle stesse;
il termine per l'esercizio della delega è stato oggetto di proroghe e, da ultimo, il termine è stato fissato al 18 agosto 2025;
anche in considerazione dell'impegno al Governo approvato dalla Camera dei deputati con l'ordine del giorno 9/00030-30-A/23, è indispensabile il rispetto di tale termine per l'esercizio della delega che tuteli ed escluda gli animali dalle attività circensi –:
se il Ministro interrogato intenda confermare, per quanto di competenza, il rispetto del termine del 18 agosto 2025 dell'esercizio della delega conferita al Governo dalla legge n. 106 del 2022 e se, conseguentemente, siano già state avviate tutte le necessarie iniziative.
(3-01916)
(22 aprile 2025)
LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro della cultura. – Per sapere – premesso che:
il Ministero della cultura ricopre un ruolo fondamentale per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano;
con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 marzo 2024, n. 57, entrato in vigore nel mese di maggio 2024, il Ministero della cultura ha provveduto a disporre la riorganizzazione delle proprie strutture, anche con riferimento agli istituti dotati di autonomia speciale di prima e di seconda fascia (cosiddetti musei) –:
quale sia lo stato di attuazione della citata riorganizzazione, in particolare con riferimento agli istituti dotati di autonomia speciale.
(3-01917)
(22 aprile 2025)
FRANCESCO SILVESTRI, RICCARDO RICCIARDI, AURIEMMA, ILARIA FONTANA, ALIFANO, QUARTINI, SANTILLO e AMATO. — Al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:
recentemente la stampa ha riportato notizie in merito ad un presunto giro di scommesse clandestine, anche attraverso piattaforme on line che ha coinvolto vari calciatori, sia di serie A che di serie B;
la Guardia di finanza di Milano, su delega della procura, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo nei confronti di cinque indagati e una società, emesso dal giudice per le indagini preliminari per oltre 1,5 milioni di euro, nell'ambito di un'inchiesta per esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, riciclaggio e responsabilità amministrativa degli enti;
la Commissione cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport del Senato della Repubblica ha approvato una risoluzione che, di fatto, a parere degli interroganti riapre le porte alla pubblicità del gioco d'azzardo nel mondo del calcio. Il divieto era stato introdotto nel 2018 con il «decreto dignità» durante il Governo Conte I;
il ritorno della pubblicità sulle scommesse potrebbe riportare sponsorizzazioni sulle maglie da calcio del campionato – ma anche su banner e cartellonistica negli stadi – di alcuni marchi del betting;
da dichiarazioni del Ministro interrogato emerge sdegno e condanna circa i fatti descritti; tuttavia, appare evidente, a parere degli interroganti, una sorta di corto circuito di un Governo che, da un lato, vuole rendere il calcio sempre più schiavo del denaro e, dall'altro, scarica sui ragazzi la responsabilità di un sistema malato;
peraltro, se si permette che l'azzardo torni a invadere gli stadi e le maglie dei calciatori, i risultati non potranno che essere devastanti anche a livello sociale, mortificando l'essenza etica dello sport –:
come il Ministro interrogato, per quanto di competenza e anche in considerazione della disciplina europea, intenda intervenire in merito alla reintroduzione delle sponsorizzazioni di cui in premessa, al fine di arginare tale deriva che coinvolge, soprattutto, i giovani, pubblico fragile e indotto a ritenere che tali false rappresentazioni siano parte integrante dello sport.
(3-01918)
(22 aprile 2025)
BOSCHI, GADDA, BONIFAZI, DEL BARBA, FARAONE, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa. — Per sapere – premesso che:
l'eccessivo onere burocratico rappresenta uno dei principali ostacoli allo sviluppo e alla competitività delle micro, piccole e medie imprese italiane, frenando la crescita e scoraggiando gli investimenti;
secondo l'Ocse il costo della burocrazia per il sistema-Paese è pari a 80 miliardi di euro annui: gli adempimenti burocratici sottraggono mediamente 238 ore lavorative annue per ciascuna piccola e media impresa, con un'incidenza particolarmente gravosa sulle imprese di minori dimensioni, le quali rappresentano il tessuto connettivo fondamentale dell'economia nazionale;
il 73 per cento degli imprenditori italiani considera la burocrazia un serio problema per la propria operatività, contro una percezione media del 57 per cento nell'eurozona;
duplicazioni, tempi burocratici, pluralità di adempimenti, molteplicità di interlocutori e assenza di coordinamento tra i diversi livello istituzionali e di governo impegnano fino a un terzo dei tempi di lavoro delle imprese, con evidenti ripercussioni sulla produttività;
nell'«Index of economic freedom», redatto dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal, l'Italia è al 57° posto dei 177 Paesi esaminati, terzultima tra gli Stati membri dell'Unione europea;
il carico burocratico ha un impatto particolarmente negativo anche sui processi di digitalizzazione e innovazione tecnologica, rallentando la transizione verso modelli di business più efficienti e sostenibili;
il Regional competitiveness Index e l'Institutional quality Index evidenziano significative disparità territoriali, con le regioni del Nord che presentano una maggiore efficienza amministrativa rispetto al Sud, dove persistono lentezze burocratiche e carenze infrastrutturali;
la legge 5 agosto 2022, n. 118, all'articolo 27, delegava il Governo a semplificare i controlli sulle attività economiche allo scopo di eliminare adempimenti superflui e promuovere la collaborazione tra pubblica amministrazione e imprese. Tale previsione è stata tuttavia depotenziata dal decreto legislativo 12 luglio 2024, n. 103, il quale si limita a disposizioni di carattere meramente programmatico, demandando alle singole amministrazioni l'onere di effettuare un censimento dei controlli in essere, pubblicare ogni triennio documenti di sintesi, mantenere fascicoli informatici d'impresa, adottare linee guida e avviare percorsi di formazione interna –:
quali iniziative concrete di competenza, anche di carattere normativo, il Ministro interrogato intenda adottare al fine di attuare una semplificazione effettiva, organica e strutturale del quadro normativo e amministrativo, superando la frammentazione delle competenze, riducendo gli adempimenti burocratici, garantendo l'interoperabilità tra le banche dati pubbliche, promuovendo l'adozione di strumenti digitali realmente funzionali, anche al fine di colmare le persistenti disparità territoriali nell'efficienza amministrativa e favorire la competitività del sistema produttivo nazionale, anche alla luce del nuovo quadro di incertezze derivante dalla prospettiva di una guerra commerciale e dell'applicazione dei dazi statunitensi.
(3-01919)
(22 aprile 2025)
MARATTIN. — Al Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa. — Per sapere – premesso che:
secondo un'analisi pubblicata da Il Sole 24 ore il 1° febbraio 2025, nei primi 26 mesi della XIX legislatura su 172 leggi approvate, ben 161 (il 93,6 per cento) sono state modificate da una sola Camera; in particolare, tutte le 74 leggi di conversione di decreti-legge hanno avuto un passaggio modificativo esclusivamente monocamerale;
questa tendenza al «monocameralismo alternato» è in corso, con intensità crescente, da diverse legislature;
tale situazione presenta un elevato numero di criticità sollevate più volte da costituzionalisti ed esperti della materia, prima tra tutte il fatto che – alternativamente – deputati e senatori sono messi nelle condizioni di non poter realmente esercitare il proprio mandato, essendo di fatto preclusa ogni possibilità di apportare modifiche;
i tempi per l'approvazione delle leggi risultano inutilmente dilatati, senza che nei fatti venga più realizzato il principale beneficio di un sistema di bicameralismo perfetto, vale a dire la possibilità di una doppia lettura – e quindi una maggiore ponderazione – nel processo di approvazione di una legge;
duplicazioni procedurali e rallentamenti normativi rappresentano un ostacolo anche per l'attività del Governo;
l'assetto vigente in Italia, in cui entrambe le Camere hanno gli stessi poteri legislativi e di fiducia al Governo, non ha eguali in nessun'altra democrazia parlamentare del mondo;
il superamento del bicameralismo paritario è stato oggetto dei due ultimi tentativi di riforma sistemica dell'architettura istituzionale, che tuttavia non hanno superato i referendum confermativi nel 2006 e nel 2016;
nessun tentativo, tuttavia, è stato mai fatto in passato per risolvere puntualmente il problema, senza abbinare altre proposte di modifica maggiormente divisive all'interno del panorama politico;
in numerose occasioni pubbliche esponenti di tutti i partiti rappresentati in Parlamento hanno espresso contrarietà al mantenimento di un sistema di bicameralismo paritario, esprimendosi per un sistema monocamerale ovvero per un sistema in cui la seconda camera ha compiti di rappresentanza degli enti territoriali;
nella XIX legislatura è stata presentata la proposta di legge costituzionale n. 2210, recante modifiche finalizzate esclusivamente al superamento del sistema bicamerale e il passaggio ad un sistema monocamerale;
attualmente il Governo si è fatto promotore di un disegno di legge costituzionale che contiene modifiche al meccanismo di nomina del Presidente del Consiglio dei ministri, senza tuttavia toccare il bicameralismo paritario –:
quali iniziative normative di carattere costituzionale, per quanto di competenza, intenda intraprendere il Governo, e in particolare il Ministro interrogato, per superare l'attuale sistema di bicameralismo paritario.
(3-01920)
(22 aprile 2025)