TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 381 di Mercoledì 13 novembre 2024
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
CASO, ASCARI, AMATO e ORRICO. – Al Ministro dell'istruzione e del merito. – Per sapere – premesso che:
ad un anno dall'uccisione di Giulia Cecchettin, avvenuto l'11 novembre 2023, i dati forniti dal Ministero dell'interno in merito ai femminicidi mostrano numeri sostanzialmente identici: 113 donne, una ogni tre giorni, sono morte uccise in famiglia o tra gli affetti e 62 di queste da ex, mariti o fidanzati;
l'ultima si chiamava Aurora Tila ed aveva tredici anni quando la mattina del 25 ottobre 2024 viene scaraventata giù dal settimo piano di un palazzo a Piacenza, sulla base di testimonianze riportate dalla stampa, dal suo ex fidanzato;
nella sede del numero nazionale contro la violenza e lo stalking, il 1522, di Roma, le telefonate sono aumentate del 70 per cento, come raccontato da Elisa Ercoli, presidente di «Differenza donna» che gestisce il servizio, affermando che: «le operatrici rispondono a 200 chiamate al giorno, una su quattro arriva da una donna che chiede aiuto», quindi dalla morte violenta di Giulia Cecchettin: «si è infranto l'isolamento delle vittime, il tabù che induceva chi stava intorno a loro a restare in silenzio anche quando intuiva il pericolo»;
nonostante ciò, i dati sui femminicidi dimostrano che la strada è ancora lunga e il supporto delle istituzioni si rivela fondamentale per proteggere le donne vittime di violenza, ma, come spiega Simona Ammerata dello sportello antiviolenza di Lucha y siesta, «se la strage non si ferma è perché gli strumenti e la visione con i quali le istituzioni fronteggiano la violenza di genere, tentando solo di ridurre il danno senza affrontarla come fenomeno strutturale, sono fallimentari»;
undici giorni dopo il femminicidio Cecchettin erano stati annunciati provvedimenti per prevenire la violenza maschile sulle donne: il più importante era il progetto del Ministro interrogato, un criticato abbozzo di «educazione alle relazioni» nelle scuole d'Italia, che sola con altri quattro Paesi in Europa non prevede l'insegnamento dell'educazione sessuale e affettiva per legge, rimasto, però, lettera morta;
infatti, come denunciato dall'Agedo nazionale, «Il Fonags, forum delle associazioni di genitori che avrebbe dovuto coordinare il progetto, non è stato mai convocato, nonostante i nostri solleciti» e nonostante sia cresciuto il bisogno di parlarne sia tra i ragazzi sia tra i docenti –:
se il Ministro interrogato non intenda adottare ogni iniziativa necessaria affinché il progetto «Educare alle relazioni» venga effettivamente attivato all'interno delle scuole, al fine di rispondere all'esigenza non più rinviabile di educare i più giovani all'affettività e alle differenze.
(3-01548)
(12 novembre 2024)
RUFFINO, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO e GRIPPO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il comune di Bobbio Pellice (Torino), piccolo centro montano con una significativa vocazione turistica e un tessuto sociale composto in larga parte da residenti anziani e da numerosi turisti, è stato destinatario di un importante servizio bancario offerto dalla filiale di Intesa San Paolo, la cui presenza nella comunità ha rappresentato un punto di riferimento essenziale per l'accesso ai servizi bancari e per il sostegno alle attività economiche locali;
da alcuni anni, il servizio della filiale è stato progressivamente ridimensionato, fino alla comunicazione, da parte dell'istituto bancario, di chiusura della stessa entro la fine del 2024 e di cessazione del servizio bancomat già da ottobre 2024, nonostante le reiterate richieste dell'amministrazione comunale e della cittadinanza di mantenere almeno questo servizio essenziale per la comunità;
tale decisione, che comporterebbe la privazione di un servizio bancario fondamentale per la popolazione residente e per i turisti, rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà delle aree interne e montane, già pesantemente colpite dal fenomeno dello spopolamento e dal depotenziamento dei servizi pubblici e privati, spesso essenziali e senza alternativa;
di fatti, la mancanza di un presidio bancario in aree geografiche complesse come quelle montane riduce la possibilità per i cittadini di accedere a servizi finanziari di base, quali prelievi di contante, operazioni di pagamento e assistenza consulenziale;
la presenza di filiali bancarie o almeno di sportelli bancomat nelle aree interne e montane rappresenta un elemento cruciale per la qualità della vita dei cittadini e per il mantenimento della coesione sociale e territoriale, in particolare nelle zone a rischio di spopolamento e con difficoltà di accesso ai servizi essenziali –:
quali iniziative di competenza intenda adottare affinché sia garantito il mantenimento e il potenziamento dei servizi bancari nelle aree interne, con particolare riferimento alle zone montane, al fine di evitare ulteriori disagi e di contrastare il processo di marginalizzazione economica e sociale della popolazione locale, valutando, in tale contesto, la promozione, con il coinvolgimento dell'Associazione bancaria italiana-Abi, di un tavolo di confronto tra le istituzioni, gli enti locali e le principali realtà bancarie operanti sul territorio, con l'obiettivo di assicurare una copertura uniforme e continuativa sul territorio dei servizi bancari fruibili da tutti i cittadini.
(3-01549)
(12 novembre 2024)
DELLA VEDOVA. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 settembre 2021, all'articolo 3, comma 1, prevede che «il Ministero dell'economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, attraverso il Servizio centrale per il PNRR, è responsabile del monitoraggio complessivo, costante e continuativo, dei dati di avanzamento fisico, procedurale e finanziario del Piano, rilevati a livello di pilastro, missione, componente e misura, della verifica del rispetto delle tempistiche attuative, nonché della puntuale rilevazione del conseguimento di milestone e target e delle altre informazioni di analisi degli interventi»;
lo stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, all'articolo 9, comma 1, stabilisce che «il Ministero dell'economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato rende accessibile in formato elaborabile e in formato navigabile dati sull'attuazione finanziaria, fisica e procedurale relativi a ciascun progetto, assieme ai costi programmati, ai milestone e target perseguiti»;
la Fondazione Openpolis ha formulato istanze di accesso civico che non sono state mai completamente riscontrate;
in riscontro all'istanza presentata in data 17 aprile 2024, la Ragioneria generale dello Stato – con nota del 17 maggio 2024 – precisava che «con riferimento all'avanzamento delle spese, il relativo dataset open sarà oggetto di prossima pubblicazione sul portale con l'aggiornamento dei dati entro il mese di luglio 2024»;
in riscontro all'istanza presentata in data 9 settembre 2024, la Ragioneria generale dello Stato – con nota del 10 aprile 2024 – comunicava che «i dati relativi all'avanzamento finanziario degli interventi saranno resi disponibili sul portale “ItaliaDomani” (...) in esito al completamento del processo di verifica»;
ad oggi il dataset dedicato all'avanzamento finanziario dei progetti, con il dettaglio dei pagamenti dei singoli progetti con relativo cronoprogramma, non è stato pubblicato e la divulgazione di informazioni da parte del Governo con riferimento al Piano nazionale di ripresa e resilienza e la sua attuazione è avvenuta sinora attraverso la pubblicazione di dati gravemente incompleti;
dalle conclusioni della Corte dei conti, «Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza» e dalle indicazioni dell'osservatorio Recovery plan dell'Università di Tor Vergata, emerge come, fino ad oggi, occorra spendere ancora il 75 per cento circa dell'importo dell'intero Piano nazionale di ripresa e resilienza e come, avanzando la spesa alla stessa velocità, si giungerebbe a spendere solo il 50 per cento del budget stanziato –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere e con quali tempistiche per far sì che siano rese pubbliche, in ossequio alle norme sopra menzionate, le informazioni circa lo stato di avanzamento finanziario dei progetti, con particolare riferimento all'avanzamento dei pagamenti effettuati e il relativo cronoprogramma.
(3-01550)
(12 novembre 2024)
GUSMEROLI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
tra le principali misure adottate da questo Governo per semplificare ulteriormente gli adempimenti a carico dei contribuenti è stata introdotta, per il periodo d'imposta 2023, la proroga del versamento del secondo acconto sull'anno fiscale 2024, con contestuale possibilità di rateizzazione da gennaio a maggio dell'anno successivo;
la novità agevolativa, prevista dall'articolo 4 del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145 (cosiddetto «decreto anticipi»), è stata accolta con grande interesse anche dagli intermediari e dai professionisti contabili, poiché permette di spalmare su più mensilità il pagamento del secondo acconto Irpef dovuto dai titolari di partita Iva, introducendo così una maggiore flessibilità per i contribuenti senza incidere sul bilancio pubblico, perché, in base alla risposta di apposito quesito del primo firmatario del presente atto a Eurostat tramite Istat, è stato attestato che la rateizzazione dell'acconto all'anno successivo va nel bilancio dello Stato per competenza all'anno precedente e, quindi, incide solo per cassa;
per la prima volta in 50 anni, tante piccole attività economiche (artigiani, commercianti e liberi professionisti) hanno avuto la possibilità di pagare – a novembre – metà delle tasse dell'anno a consuntivo e non più in anticipo;
questo percorso di razionalizzazione del sistema fiscale, nonché la rateizzazione a favore dei contribuenti, sono in linea con gli intendimenti governativi già espressi in sede parlamentare con l'approvazione del disegno di legge delega sulla riforma fiscale (legge 9 agosto 2023, n. 111; grazie all'approvazione di un emendamento presentato dal gruppo Lega-Salvini Premier, infatti, all'articolo 5, comma 1, lettera f), si prevede una revisione del sistema di calcolo, anche previsionale, del saldo e degli acconti, «realizzando (...) una migliore distribuzione del carico fiscale nel tempo, anche mediante la progressiva introduzione della periodicità mensile dei versamenti»;
con un quadro economico in ripresa, ma ancora in via di definizione per via dello scenario internazionale in continua evoluzione, la pianificazione delle spese assume un ruolo sempre più cruciale per famiglie e imprese, che cercano di mantenere un equilibrio tra entrate e uscite –:
se il Governo intenda adottare iniziative per estendere anche al 30 novembre 2024 la rateizzazione del secondo acconto di novembre per il periodo d'imposta 2024, consentendo così ai contribuenti di beneficiare di una gestione più agevole dei propri obblighi fiscali, evitare di chiedere prestiti in banca e/o prendere sanzioni sull'eventuale mancato pagamento.
(3-01551)
(12 novembre 2024)
GUERRA, UBALDO PAGANO, MEROLA, LAI, MANCINI, ROGGIANI, D'ALFONSO, TONI RICCIARDI, STEFANAZZI, TABACCI, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
secondo le dichiarazioni del Viceministro Leo, le prime stime delle entrate imputabili al concordato preventivo biennale, elaborate sulla base delle adesioni al 31 ottobre 2024, che avrebbe interessato più di 500 mila contribuenti, sarebbero pari a circa 1,3 miliardi di euro nel biennio (oltre 425 milioni per il 2024 e 865 milioni per il 2025);
il gettito che risulta dalle adesioni al concordato preventivo biennale non dovrebbe essere considerato integralmente recupero di evasione perché una parte del gettito incassato, già scontata nell'andamento tendenziale delle entrate pubbliche, lo sarebbe stato comunque;
in particolare, l'adesione da parte di contribuenti forfetari, tenuti a impegnarsi al versamento concordato per il solo 2024, e che presumibilmente al 31 ottobre 2024 sono stati in grado di effettuare un calcolo di convenienza molto preciso, può essersi tradotta in una perdita, anziché in un guadagno, per l'erario; inoltre la parte di reddito dichiarata in più dai contribuenti che aderiscono al concordato preventivo biennale, che non deriva da emersione dell'evasione, genera una perdita per l'erario, perché viene tassata con aliquote più basse di quelle ordinarie considerate nei conti tendenziali;
l'adesione al concordato è stata associata alla possibilità di aderire a un ravvedimento operoso, forfetario, che permette di sanare l'evasione fiscale degli anni pregressi; il costo di questa operazione, valutata, cumulativamente in quasi un miliardo dal 2025 al 2029, ha trovato copertura nella riduzione del fondo a favore della riforma fiscale;
l'articolo 40, comma 3, del decreto legislativo n. 13 del 2024 prospetta un utilizzo delle eventuali maggiori entrate derivanti dall'attuazione del concordato preventivo biennale per interventi sull'Irpef, solo dopo adeguato monitoraggio;
la legge n. 178 del 2020, all'articolo 1, commi 3 e 4, ha stabilito le modalità per valutare come permanenti e quindi destinabili alla riduzione della pressione fiscale le entrate derivanti dal miglioramento dell'adempimento spontaneo;
ignorare questa normativa significherebbe seguire una scorciatoia per ottenere consensi, riducendo le imposte senza adeguata copertura e creando le premesse per possibili ripercussioni future su capitoli di spesa rilevanti, quali sanità e istruzione, come avvenuto nella manovra di bilancio da ultimo presentata –:
se e come, in considerazione delle osservazioni espresse in premessa, la valutazione di 1,3 miliardi di euro di maggior gettito si riferisca a effettivo recupero di evasione fiscale e in che misura esso possa essere destinato a interventi permanenti di revisione dell'Irpef nel rispetto della normativa in essere circa l'utilizzo delle entrate dal miglioramento dell'adempimento spontaneo.
(3-01552)
(12 novembre 2024)
LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
la popolazione italiana residente è in decrescita ormai da diversi anni e, a fronte del calo demografico, è stimata in diminuzione a 58,1 milioni nel 2030, per arrivare poi a 54,4 milioni nel 2050;
tra il 2013 e il 2023 il potere d'acquisto delle retribuzioni lorde in Italia è diminuito del 4,5 per cento, soprattutto per le giovani generazioni, non solo per effetto delle recenti dinamiche inflazionistiche;
il persistere di condizioni macroeconomiche che stentano a rilanciare l'economia dei Paesi dell'Unione europea e dell'Italia non permette di argomentare probabili inversioni di tendenza con riguardo alle possibilità per i giovani di aumentare il proprio potere d'acquisto;
la XIX legislatura ha previsto, sin dalla legge di bilancio per il triennio 2023-2025, importanti misure a sostegno della riduzione del costo del lavoro e delle politiche per la famiglia e la natalità;
in occasione della presentazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine, il Ministro interrogato ha spiegato che le regole della nuova governance economica europea e l'ammontare del debito richiedono al nostro Paese una «politica fiscale prudente e responsabile»;
il disegno di legge di bilancio per il triennio 2025-2027 approvato dal Governo prevede sforzi ulteriori e degni di nota nella direzione della riduzione del costo del lavoro, della pressione fiscale e del sostegno alla famiglia e alla natalità;
nel corso della sua audizione alla Camera dei deputati con riguardo al disegno di legge di bilancio per il triennio 2025-2027, il Ministro interrogato ha dichiarato: «Preme sottolineare, come già chiarito negli ultimi giorni, che le risorse derivanti dal concordato preventivo introdotto nel “decreto-legge fiscale” non sono state considerate, per ragioni prudenziali, nell'ambito delle coperture e solo una volta quantificate e iscrivibili in bilancio potranno essere destinate, come previsto già a legislazione vigente, al finanziamento di interventi di riduzione della pressione fiscale» –:
quali iniziative intenda assumere per favorire il potere d'acquisto delle giovani generazioni, anche utilizzando eventuali risorse aggiuntive derivanti dal concordato preventivo.
(3-01553)
(12 novembre 2024)
MARI, GHIRRA, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GRIMALDI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'amministratore delegato della Leonardo s.p.a., Roberto Cingolani, nell'illustrare il 7 novembre 2024 la relazione trimestrale al 30 settembre 2024, con riferimento alla divisione «aerostrutture» ha prospettato lo scorporo di questa attività;
la motivazione risiederebbe nel previsto raggiungimento del breakeven di queste attività nel 2028 o nel 2029, che non permetterebbe un atteggiamento conservativo, ma soluzioni che vedano il coinvolgimento di altri partner;
questa intenzione smentisce quanto contenuto nel piano industriale 2024-2028, presentato a metà marzo 2024, in cui la Leonardo aveva indicato per la divisione «aerostrutture» una crescita di ordini e ricavi rispettivamente del 16 per cento e 17 per cento, «con il breakeven Ebitda entro la fine del 2025», e l'azienda si era mostrata, quindi, fiduciosa sulla ripresa degli ordini per i grandi produttori di aerei come Boeing e Airbus;
Fiom, Fim e Uilm si sono dichiarate basite dalle dichiarazioni dell'amministratore delegato della Leonardo s.p.a. e hanno immediatamente proclamato uno sciopero che si è svolto l'11 novembre 2024;
considerato che i siti della divisione «aerostrutture» sono nel Mezzogiorno (Pomigliano D'Arco, Nola, Foggia e Grottaglie), i sindacati accusano la Leonardo di voler spaccare il Paese, nonostante questa cresca per ordini e risultati;
l'annuncio di voler emarginare oltre 4.000 lavoratori e tutta la filiera coinvolta contrasta pesantemente con le dichiarazioni fatte fino a qualche settimana fa durante il confronto sulle difficoltà del sito di Grottaglie determinate dalle difficoltà di Boeing, per la quale solo nel luglio 2024 era stato concluso un accordo;
come sottolineano i sindacati, oltre alle scelte industriali e al futuro dell'aerospazio nel Sud del Paese, sono in gioco le regole, le corrette relazioni industriali e gli accordi conclusi;
la Leonardo s.p.a. è tra le più rilevanti società a partecipazione pubblica, di cui il Ministero dell'economia e delle finanze detiene oltre il 30 per cento;
ancora una volta il Governo e il Ministro interrogato appaiono ad avviso degli interroganti considerare le partecipazioni pubbliche solo come una fonte di ricavi rispetto ai dividendi o come possibili entrate rispetto alla cessione di quote di partecipazione e non come strumento di politiche di crescita economica e occupazionale dell'intero Paese –:
quali siano gli orientamenti, per quanto di competenza, del Ministro interrogato rispetto allo scorporo della divisione «aerostrutture» della Leonardo s.p.a. prospettato dall'amministratore delegato della stessa e quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire continuità al piano industriale 2024-2028 presentato dalla stessa Leonardo s.p.a., scongiurando ogni ridimensionamento della divisione «aerostrutture» nel Mezzogiorno e ogni ricaduta negativa occupazionale.
(3-01554)
(12 novembre 2024)
DEL BARBA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
la legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio per il 2024), all'articolo 1, commi 64-67, ha introdotto rilevanti modifiche fiscali per le cessioni di immobili oggetto di interventi che hanno beneficiato del superbonus, stabilendo che le plusvalenze generate da tali cessioni, se effettuate entro dieci anni dalla conclusione dei lavori, vengano considerate come «redditi diversi» ai sensi dell'articolo 67 del testo unico delle imposte sui redditi (decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917);
in considerazione delle disposizioni di cui al decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020, articolo 119, comma 8-bis, che prevedono diverse misure percentuali dell'agevolazione negli anni e considerando il combinato con quanto disposto nel richiamato articolo 67, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, la nuova tassazione introdotta, soprattutto per chi possiede immobili da lungo tempo e ha fatto ricorso al superbonus, comporta il più delle volte un importo della plusvalenza di gran lunga superiore all'importo dell'agevolazione ricevuta;
la normativa in questione introduce, peraltro, un nuovo presupposto fiscale con effetti potenzialmente retroattivi che graverebbe sui contribuenti per scelte effettuate prima della sua entrata in vigore, mettendo potenzialmente in crisi il principio del legittimo affidamento tra cittadini e amministrazione pubblica, poiché modifica condizioni che i contribuenti consideravano stabili e su cui avevano fondato le proprie decisioni di investimento;
la Corte costituzionale ha affermato che il legislatore può modificare in senso sfavorevole i rapporti di durata purché tale retroattività sia ragionevole e non comprometta il legittimo affidamento dei cittadini (sentenze nn. 241 del 2019, 16 del 2017, 203 del 2016, 236 del 2009);
detta normativa crea, inoltre, un rischio di disparità fiscale, poiché immobili simili per tipologia e ubicazione potrebbero essere tassati in modo diverso, penalizzando ingiustamente coloro che hanno investito in miglioramenti energetici e strutturali;
le ripercussioni di questa misura sul mercato immobiliare potrebbero comportare un elevato rischio di contrazione delle compravendite, in quanto essa disincentiva, di fatto, la cessione di immobili ristrutturati con il superbonus, poiché i venditori rischiano di pagare plusvalenze più elevate rispetto al beneficio fiscale ricevuto, soprattutto in casi in cui il prezzo d'acquisto risale a tempi lontani –:
se il Ministro interrogato abbia valutato l'impatto economico di tale normativa sul mercato immobiliare e se non ritenga opportuno adottare iniziative normative volte a rivedere le disposizioni in premessa, al fine di evitare effetti retroattivi lesivi del legittimo affidamento dei contribuenti e garantire maggiore equità fiscale tra immobili simili.
(3-01555)
(12 novembre 2024)
PAOLO EMILIO RUSSO, BARELLI e NAZARIO PAGANO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
la formazione rappresenta una leva strategica per la modernizzazione e il rinnovamento della pubblica amministrazione;
come dichiarato dal Ministro interrogato, «avere personale costantemente aggiornato significa essere in grado di rispondere in maniera efficace ai cambiamenti dettati dalle evoluzioni normative, dall'innovazione tecnologica e dalle esigenze di offrire servizi evolutivi in continua trasformazione a cittadini ed imprese»;
la direttiva del Ministro interrogato in merito alla pianificazione della formazione e allo sviluppo delle competenze fornisce, in particolare, indicazioni metodologiche e operative per la pianificazione, la gestione e la valutazione delle attività formative –:
se il Ministro interrogato non intenda fornire gli opportuni chiarimenti in merito alle iniziative intraprese al fine di promuovere lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze del personale pubblico.
(3-01556)
(12 novembre 2024)
FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, URZÌ, DE CORATO, KELANY, MICHELOTTI, MURA e SBARDELLA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
è stato recentemente pubblicato il primo report semestrale previsto dalla milestone M1C1-59 bis del Piano nazionale di ripresa e resilienza, finalizzato al monitoraggio della riforma della pubblica amministrazione volta all'implementazione di un modello di gestione strategica delle risorse umane, innovativo per il settore pubblico, basato sulla centralità delle competenze e orientato al rafforzamento della capacità amministrativa di enti e istituzioni dei vari comparti;
il report offre le risultanze di 27 indicatori chiave di monitoraggio dell'azione di riforma, relativi a 6 dimensioni rilevanti per una gestione strategica delle risorse umane monitorate su un primo panel di amministrazioni che partecipano ai progetti del dipartimento, ovvero la rilevazione e classificazione di professioni e competenze (il sistema professionale, la programmazione del fabbisogno di personale, il reclutamento, lo sviluppo professionale e di carriera e la capacità amministrativa intesa come abilità organizzativa);
il report – corredato da una nota metodologica che descrive il contesto e i principi utilizzati per identificare e valorizzare gli indicatori individuati che, a tendere, potranno fornire un quadro dell'impatto delle trasformazioni e delle evoluzioni dei modelli di gestione del capitale umano all'interno della pubblica amministrazione – è stato definito nel giugno 2024, in ottemperanza con il termine previsto per il conseguimento della milestone M1C1-59 bis, con il presidio scientifico dell'unità operativa centrale istituita presso il dipartimento della funzione pubblica, al fine di indirizzare e monitorare l'attuazione della riforma e, negli ultimi mesi, è stato oggetto di puntuale assessment da parte della Commissione europea che ne ha validato l'impianto e confermata la pubblicazione semestrale;
già a partire dal prossimo report, la cui pubblicazione è prevista entro il 31 dicembre 2024, saranno valutati il progressivo ampliamento del set di indicatori e del panel di amministrazioni coinvolte, al fine di consolidare la valenza informativa del monitoraggio e di intercettare i driver più efficaci per promuovere l'adozione di un modello di gestione del capitale umano innovativo, condiviso tra tutte le pubbliche amministrazioni e basato sulla centralità delle competenze –:
quali saranno le iniziative che il Governo, per quanto di competenza, intenderà adottare dopo la pubblicazione del prossimo report al fine di perfezionare l'opera di monitoraggio della riforma della pubblica amministrazione e di giungere ad un'efficace implementazione di un modello di gestione strategica delle risorse umane, che si basi sulle competenze e che si orienti al potenziamento della capacità amministrativa di enti ed istituzioni.
(3-01557)
(12 novembre 2024)