TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 375 di Lunedì 4 novembre 2024
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MOZIONI IN MATERIA DI POLITICHE PER IL CLIMA E IMPEGNI PER LA 29a CONFERENZA DELLE NAZIONI UNITE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO (COP29)
La Camera,
premesso che:
1) dall'11 al 22 novembre 2024 si terrà a Baku (Azerbaigian) la 29a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop29). Le priorità negoziali della Cop29 di Baku verteranno principalmente su specifici temi riguardanti la finanza climatica, tra cui:
a) la definizione di nuovi obiettivi collettivi quantificati (new collective quantified goals o Ncgqs) al fine di determinare l'entità delle risorse finanziarie che i Paesi sviluppati dovranno stanziare a partire dal 2025 e rispondere quindi alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo nella lotta contro il cambiamento climatico;
b) l'operazionalizzazione dell'articolo 6 dell'Accordo di Parigi, che è volto a creare mercati del carbonio più efficaci che consentano di canalizzare i finanziamenti verso progetti di energia pulita necessari per garantire la riduzione delle emissioni ed evitare pratiche di greenwashing;
c) l'incremento delle risorse destinate al Fondo perdite e danni, il cui ammontare è ancora troppo esiguo per rispondere alle perdite e ai danni stimati a livello globale, e il coinvolgimento del settore privato al fine di massimizzarne l'impatto;
d) lo sviluppo e l'implementazione dei piani nazionali di adattamento (national adaptation plans o Naps), che identificano le vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali, ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici;
2) in occasione della 28a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop28) di Dubai, le Parti hanno conseguito diversi risultati importanti, tra cui:
a) la conclusione del primo global stocktake (Gst), ossia il processo di valutazione intermedia dei progressi verso gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, i cui risultati hanno evidenziato un divario significativo negli impegni per mantenere l'aumento della temperatura media globale entro i 1.5 °C, richiedendo una riduzione più rapida e profonda delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 43 per cento entro il 2030. In tale contesto, le Parti sono state esortate a intraprendere azioni al fine di raggiungere la triplicazione di capacità di energia rinnovabile e il raddoppio dei miglioramenti dell'efficienza energetica su scala globale, nonché l'accelerazione degli sforzi per la riduzione graduale dell'energia da carbone che non può essere abbattuta (unabated coal power), la graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili non efficienti e altre misure per la transizione dei sistemi energetici in modo giusto, ordinato ed equo;
b) l'istituzione del Fondo per le perdite e i danni (loss and damage Fund) – con una dotazione di circa 700 milioni di dollari – a sostegno dei Paesi particolarmente vulnerabili che subiscono maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici;
c) la definizione del quadro dell'obiettivo globale di adattamento (global goal of adaptation), volto a potenziare la capacità di adattamento, a rafforzare la resilienza e a ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici a livello globale. Tuttavia, tale quadro presenta ancora delle carenze sostanziali in termini di quantificazione e misurazione degli obiettivi e di mobilitazione dei finanziamenti, delle tecnologie e delle capacità di adattamento (cosiddetti mezzi di attuazione);
3) il 20 marzo 2023, l'Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) ha concluso la pubblicazione del sesto rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici (AR6) con il rapporto di sintesi (synthesis report – Syr) che integra i risultati dei tre gruppi di lavoro – Le basi fisico-scientifiche (2021), Impatti, adattamento e vulnerabilità (2022), Mitigazione dei cambiamenti climatici (2022) – e dei tre rapporti speciali – Riscaldamento globale di 1.5 (2018), Climate change and land (2019), Oceano e Criosfera in un clima che cambia (2019);
4) i principali risultati del rapporto di sintesi mostrano che: a) l'entità dei cambiamenti nel sistema climatico causati dalle emissioni antropiche è senza precedenti nella storia dell'umanità; b) il cambiamento climatico causato dall'uomo sta aumentando la frequenza, l'entità, l'estensione spaziale e la durata degli eventi meteorologici estremi in ogni regione del mondo; c) nonostante i progressi nella pianificazione e nell'attuazione dell'adattamento, esistono lacune e limiti nell'adattamento; d) attualmente i contributi determinati a livello nazionale (Ndc), considerati collettivamente, non sono sufficienti per mantenere il limite di aumento della temperatura globale entro 1,5 °C;
5) i risultati dell'ultimo rapporto dell'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) mostrano uno scenario caratterizzato da livelli record delle temperature globali nei prossimi cinque anni, stimando una probabilità del 66 per cento che la temperatura globale media annuale tra il 2023 e il 2027 sarà superiore di oltre 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali;
6) lo scenario di emissioni zero nette al 2050 in linea con 1,5 gradi dell'Agenzia internazionale dell'energia indica che non c'è più spazio per nuove esplorazioni e nuova produzione di combustibili fossili;
7) le crisi dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità, della desertificazione, dell'inquinamento, nonché il degrado delle terre, delle acque e degli oceani sono fortemente interconnesse e si rafforzano reciprocamente;
8) la crisi climatica ed ecosistemica impatta sulle società umane producendo povertà, aumento delle diseguaglianze, instabilità geopolitica, insicurezza, conflitti e migrazioni forzate;
9) gli impegni assunti dai Paesi firmatari dell'Accordo di Parigi, definiti nella nomenclatura Onu «Contributi determinati a livello nazionale», sono in molti casi insufficienti in termini di obiettivi di decarbonizzazione, oppure carenti nei dettagli sulle politiche necessarie al loro raggiungimento;
10) in materia di adattamento, benché si registrino nel mondo iniziative positive per la resilienza delle popolazioni, delle economie e degli ecosistemi, i livelli di investimento rimangono troppo bassi, e il quadro rimane frammentato, con progetti spesso sviluppati senza coerenza né coordinamento a livello internazionale, con impatti negativi sulla loro efficacia generale. Ciò è dovuto a una governance fragile, specialmente nei Paesi del Sud globale, e a una carenza di risorse finanziare dedicate;
11) secondo il rapporto United nations framework convention on climate change, queste tendenze preoccupanti derivano da una finanza globale, sia pubblica sia privata, poco attenta alle necessità della transizione e ancora troppo legata alle fonti fossili. Nei pochi casi in cui i finanziamenti sono effettivamente indirizzati a progetti di mitigazione e adattamento, essi sono distribuiti in maniera diseguale, a scapito soprattutto dei Paesi più poveri;
12) in linea con le evidenze scientifiche dell'Ipcc, il contesto di crisi richiede urgentemente di accelerare l'azione e di aumentare l'ambizione globale in questo decennio critico. In particolare, limitare il riscaldamento a circa 1,5 °C richiede che le emissioni globali gas climalteranti raggiungano il picco entro il 2025 e siano ridotte del 43 per cento entro il 2030 e del 60 per cento entro il 2035, rispetto al 2019;
13) il passaggio verso un'economia neutra dal punto di vista climatico, in linea con l'obiettivo di 1,5 °C, richiede l'eliminazione globale dell'utilizzo dei combustibili fossili e il raggiungimento del picco nel loro consumo in questo decennio. In questo contesto, il settore energetico dovrà essere decarbonizzato entro il 2030, anche in considerazione dei potenziali benefici multipli sulla salute umana e la qualità dell'aria, la creazione di posti di lavoro e la sicurezza energetica;
14) le tecnologie di abbattimento delle emissioni che non danneggiano significativamente l'ambiente esistono in scala limitata e devono essere utilizzate per ridurre le emissioni principalmente nei settori hard to abate e che le tecnologie di rimozione devono contribuire alle emissioni negative globali. Tali tecnologie non devono essere utilizzate per ritardare l'azione climatica nei settori in cui sono disponibili alternative di mitigazione fattibili, efficaci e a basso costo;
15) per perseguire obiettivi globali compatibili con 1,5 °C entro il 2030, occorre un aumento rapido dell'efficienza energetica e dello sviluppo delle energie rinnovabili. In particolare, come affermato alla Cop28 di Dubai, occorre triplicare la capacità installata di energia rinnovabile e raddoppiare gli obiettivi di efficienza energetica entro il 2030. Parimenti essenziale è promuovere il risparmio energetico e procedere verso l'eliminazione completa di produzione e consumo di energia derivante dai combustibili fossili. Queste iniziative implicano un lavoro congiunto con i Paesi in via di sviluppo. Ciò include il potenziamento delle loro strutture istituzionali e la fornitura di supporto tecnico e finanziario, il tutto finalizzato a garantire che i vantaggi della transizione, inclusi l'accesso all'energia e la sicurezza energetica, siano condivisi universalmente;
16) l'azione climatica crea numerose opportunità per l'economia nazionale e la crescita economica, tra cui: l'aumento degli investimenti, della competitività e dell'innovazione, la creazione di posti di lavoro; ma anche per le persone, in termini di migliori standard di vita, salute, lavori dignitosi, sistemi alimentari sostenibili e prezzi accessibili dell'energia;
17) per sfruttare al meglio il vantaggio competitivo europeo occorre inquadrare la prospettiva dello sviluppo industriale nell'ottica della decarbonizzazione e gestire la transizione delle filiere legate a prodotti e tecnologie obsolete rispetto alla visione della neutralità tecnologica. Azioni non coordinate o unilaterali verso la decarbonizzazione dell'industria determinano rischi di competitività e di efficacia dell'azione climatica e, dall'altro lato, azioni protezionistiche a fini ambientali possono essere percepite dai Paesi del Sud globale come discriminatorie;
18) gli attuali accordi di finanziamento devono essere rafforzati per aumentare le risposte alle perdite e danni derivanti dagli effetti avversi dei cambiamenti climatici e affrontare le lacune esistenti. A tal fine, occorre utilizzare il potenziale delle banche multilaterali di sviluppo e delle istituzioni finanziarie internazionali, tra cui il Gruppo della Banca Mondiale, il Fondo monetario internazionale e la Banca europea per gli investimenti, per contribuire agli accordi di finanziamento per rispondere alle perdite e ai danni;
19) è necessario definire con precisione un calendario per l'abbandono delle fonti fossili: secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, per raggiungere gli obiettivi di limitazione del cambiamento climatico, sarà necessario non solo bloccare la ricerca di nuovi pozzi petroliferi, ma anche arrestare la produzione di una parte di quelli già attivi;
20) migliorare la capacità di adattamento e ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici è fondamentale per la sicurezza del Paese. In questo senso, strategie e piani nazionali di adattamento olistici, inclusivi ed efficacemente attuati assumono un ruolo centrale per la sicurezza dei cittadini. L'Onu raccomanda una maggiore cooperazione internazionale in materia di scambio di buone pratiche, in particolare a livello regionale: nel caso dell'Italia, questo potrebbe avvenire soprattutto in ambito mediterraneo;
21) il rapporto United nations framework convention on climate change sottolinea l'importanza di una gestione oculata del territorio, in quanto gli ecosistemi possono offrire un contributo considerevole nella lotta al cambiamento climatico. In particolare, un ruolo di fondamentale importanza è attribuito alla protezione delle foreste, che per la loro capacità di assorbimento dell'anidride carbonica rappresentano un alleato naturale nella lotta al cambiamento climatico;
22) il sistema finanziario globale non è sufficientemente impegnato nel sostegno alla transizione, in modo particolare nel Sud del mondo. La necessità di intensificare gli sforzi per accelerare la transizione energetica, specialmente da parte delle economie avanzate a beneficio dei Paesi più poveri, è emersa dal summit africano sul clima, tenutosi a Nairobi all'inizio del mese di settembre 2023. I Paesi africani, riuniti in quell'occasione sotto la presidenza kenyota di William Ruto, hanno sottolineato gli squilibri globali e di come l'Africa, il continente che sia in termini demografici sia in termini economici è destinato a crescere di più in questo secolo, sia pressoché assente nei piani della finanza globale per il clima;
23) nell'architettura finanziaria globale e nelle relazioni con il Sud del mondo, l'Italia ha un ruolo di primo piano essendo uno dei principali attori economici in Africa. Tuttavia, la gran parte degli investimenti italiani è rappresentata da progetti per lo sfruttamento delle fonti fossili. Inoltre, questi investimenti beneficiano del sostegno delle finanze pubbliche, e quindi dei contribuenti, essendo spesso garantiti da Sace, società direttamente controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze;
24) in materia di investimenti e progetti di sviluppo privati, nel rapporto United nations framework convention on climate change si menziona anche la necessità di intervenire dal punto di vista del credito e delle garanzie statali sugli investimenti diretti esteri, in un'ottica di abbandono del sostegno ai progetti fossili;
25) né le partecipate di Stato che si occupano di idrocarburi, come Eni, né Sace, né altre grandi società italiane attive a livello globale nel settore degli idrocarburi hanno adottato una strategia compatibile con gli impegni assunti dal nostro Paese in sede europea e Onu in materia di cambiamento climatico;
26) la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento tenuto all'Assemblea Generale dell'Onu del 23 settembre 2024, ha riconosciuto il cambiamento climatico tra le maggiori sfide del nostro tempo e come fattore di rischio per la sicurezza internazionale;
27) a margine della settimana di alto di livello della 79a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato l'Inviato Speciale per il Clima e Ministro dell'industria degli Emirati Arabi Uniti, Sultan al-Jaber. Al centro del colloquio, le opportunità di investimento e di collaborazione tra Italia e Emirati Arabi Uniti, con particolare riguardo al settore delle rinnovabili e ai progetti di interconnessione. L'incontro ha anche permesso di approfondire possibili iniziative comuni in Africa, nel quadro del Piano Mattei – che andrebbe opportunamente implementato per garantire il conseguimento degli obiettivi fissati – e del Processo di Roma su migrazioni e sviluppo, con un focus specifico sulle energie rinnovabili;
28) gli effetti del cambiamento climatico su stabilità e sicurezza sono sempre più evidenti, tanto che sempre più Stati e organizzazioni internazionali si stanno attrezzando per integrare il nesso tra clima e sicurezza nelle proprie strategie di proiezione globale. Una riflessione strategico-operativa sul nesso clima-pace-sicurezza rappresenta un passaggio necessario e obbligato per la proiezione dell'Italia nel Mediterraneo e in Africa e per la stessa sicurezza del nostro Paese;
29) l'Italia si trova al centro di una regione, quella del Mediterraneo allargato, in cui l'impatto del cambiamento climatico interagisce con fattori pre-esistenti di instabilità, rischiando di esacerbare crisi esistenti e di crearne di nuove a livello locale, nazionale e transnazionale, con ricadute che coinvolgono direttamente anche l'Italia e l'Europa. Per questo l'Italia ha un interesse prioritario nello sviluppare un quadro di policy che integri in modo sistematico la dimensione clima in tutte proprie le strategie e iniziative di politica estera e sicurezza;
30) l'Italia, grazie alle sue caratteristiche geografiche, culturali e politiche, alle sue competenze tecniche e tecnologiche e all'impegno diplomatico profuso, ricopre un ruolo di rilievo nel Mediterraneo e dispone del potenziale per assumere un ruolo di «ponte» non solo fra le due sponde del Mediterraneo, ma in modo più ampio tra il Nord e il Sud Globale. Questa nuova relazione passa necessariamente attraverso il rafforzamento della cooperazione energetica nel Mediterraneo in un'ottica di transizione giusta verso le fonti rinnovabili. I Paesi del Mediterraneo dispongono infatti di un potenziale di produzione di energie rinnovabili altissimo: secondo i più recenti modelli, essi potrebbero disporre, con le tecnologie attuali, di un potenziale «verde» di 4,5 terawatt, pari a circa 14 volte la potenza rinnovabile già installata in tutta la regione;
31) nonostante l'enorme potenziale rinnovabile, i Paesi del Mediterraneo non hanno una visione comune e non hanno espresso impegni chiari per raggiungere gli obiettivi globali di decarbonizzazione, incluso l'impegno assunto collettivamente alla Cop28 di Dubai di triplicare la capacità di energia rinnovabile nel mondo;
32) la partecipazione pubblica e inclusiva, l'interazione e l'accesso alle informazioni, anche per la società civile e i diversi portatori di interessi, sono fondamentali per promuovere la giustizia sociale, l'equità e l'inclusione nella transizione verso la neutralità climatica,
impegna il Governo:
1) a supportare la definizione di nuovi obiettivi collettivi quantificati ambiziosi (new collective quantified goals o (Ncgqs) attraverso un impegno finanziario adeguato a rispondere ai bisogni dei Paesi in via di sviluppo e allineato all'obiettivo dell'1,5 °C e che preveda una parte significativa di sovvenzioni e finanziamenti agevolati per la mitigazione, l'adattamento e le perdite e i danni;
2) ad adottare le necessarie iniziative di competenza volte ad adempiere agli impegni sottoscritti, insieme agli altri Paesi sviluppati e in ottemperanza dell'Accordo di Parigi, aumentando i propri contributi finanziari per il green climate Fund e riattivando i contributi finanziari all'adaptation Fund;
3) a supportare l'azione diplomatica verso l'attivazione di contributi finanziari per l'azione climatica globale anche da parte delle cosiddette economie emergenti, in linea con l'evoluzione dei bisogni e delle proprie capacità;
4) a promuovere lo sviluppo di un approccio sistemico ai piani di transizione, che integri i piani nazionali con quelli privati (inclusi il settore finanziario e le imprese) e delle istituzioni pubbliche come le banche centrali;
5) a incentivare la creazione di meccanismi efficaci a livello internazionale per mobilitare la finanza privata verso la transizione, sviluppando strumenti innovativi come partenariati pubblico-privati, schemi di de-risking e politiche di incentivi mirati, che possano offrire maggiore sicurezza e stabilità agli investitori privati;
6) a sostenere la creazione di un quadro regolatorio internazionale stabile per favorire gli investimenti privati sulle tecnologie della transizione sulla produzione di energia rinnovabile;
7) a promuovere l'adozione di misure concrete per affrontare la crisi del debito e favorire la sostenibilità debitoria nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa;
8) a sostenere le iniziative per l'introduzione di sospensioni temporanee dei pagamenti del servizio del debito per i Paesi in via di sviluppo che ne fanno richiesta, di procedure più trasparenti, rapide e prevedibili e di criteri di eleggibilità per il credito più flessibili;
9) a sostenere una revisione urgente delle sovrattasse applicate dal Fondo monetario internazionale sui debiti scaduti, riducendo così il costo del servizio del debito per i Paesi più vulnerabili, con particolare riferimento ai Paesi africani;
10) a promuovere la creazione di politiche della domanda dei prodotti verdi mediante accordi globali internazionali di commercio intorno a standard rigorosi, sistemi di reporting comuni, paragonabili o interoperabili, anche affrontando le questioni di sovraccapacità, come nel caso della produzione dell'acciaio;
11) ad adottare le necessarie iniziative di competenza volte a identificare un obiettivo esplicito di elettrificazione e un quadro di politiche coerenti con questo obiettivo – comprese politiche fiscali, tariffarie e industriali – per colmare le lacune di ambizione del Piano nazionale integrato per il clima e l'energia quale strumento di attuazione degli impegni sottoscritti con l'Accordo di Parigi;
12) alla luce del ruolo dell'Italia nel Mediterraneo, a rafforzare la cooperazione regionale e promuovere accordi che siano in grado di ridisegnare gli equilibri reciproci e le interdipendenze tra i Paesi che affacciano sul Mediterraneo nell'ottica della transizione, utilizzando la promozione delle rinnovabili e l'innovazione tecnologica come volano per costruire nuovi sistemi industriali per economie concretamente resilienti, superando modelli protezionistici o misure unilaterali come il Carbon border adjustment mechanism;
13) ad adottare iniziative volte ad allineare il Piano nazionale energia e clima (Pniec) con i risultati del global stocktake e al rinnovato contributo nazionale determinato (Ndc) dell'Unione europea in corso di elaborazione affinché entrambi consentano all'Italia e all'Unione europea di conseguire l'obiettivo di riduzione delle emissioni del 90 per cento al 2040 rispetto al 1990 come da comunicazione della Commissione europea del febbraio 2024;
14) a sostenere l'adozione di un contributo determinato a livello europeo (nationally determined contribution, Ndc) allineato all'obiettivo di 1,5 gradi centigradi, come da dichiarazione finale del G7 di Borgo Egnazia, che risponda all'impegno dell'eliminazione graduale dei combustibili fossili nei sistemi energetici in modo giusto, ordinato ed equo, siglato alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Dubai (Cop28), considerando che questi contributi devono porre un freno immediato all'espansione di nuovi progetti di combustibili fossili, includere piani di eliminazione dei combustibili fossili in modo equo e vincolato nel tempo, per cui l'Italia ha, in quanto Paese del Nord globale, la capacità economica per eliminarne la produzione più rapidamente;
15) ad adottare iniziative volte a promuovere meccanismi di governance e monitoraggio che permettano di colmare il divario tra l'implementazione e gli obiettivi del Piano nazionale energia e clima (Pniec) e l'orizzonte del contributo nazionale determinato (Ndc) dell'Unione europea, sia nella versione vigente che in quello aggiornato di prossima adozione;
16) ad adottare iniziative volte ad attuare i requisiti di trasparenza, coerenza e accuratezza previsti dall'Accordo di Parigi sia all'interno nel contributo nazionale determinato (Ndc) dell'Unione europea che nell'attuazione del Piano nazionale energia e clima (Pniec);
17) a farsi promotore di un dialogo tra le Parti per supportare l'elaborazione dei contributi nazionali determinati (Ndc) dei Paesi in via di sviluppo al fine di rinnovare gli impegni di mitigazione presi nell'Accordo di Parigi. In particolare, a sostenere la capacità dei Paesi in via di sviluppo attraverso approcci regionali, bilaterali e multilaterali, e a riferire in Parlamento rispetto ai risultati di tali iniziative;
18) ad assumere iniziative di competenza volte a fornire un chiaro mandato alle società partecipate controllate dallo Stato ad allineare i propri piani di sviluppo all'obiettivo dell'1,5 gradi in linea con le raccomandazioni sviluppate dal Gruppo di esperti di alto livello nel rapporto «Integrity Matters: Net Zero commitments by Businesses, Financial Institutions, Cities and Regions» su mandato dei Segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, presentate alla Cop27 di Sharm el-Sheikh, in Egitto;
19) ad adottare iniziative volte a porre fine ai sussidi e ai finanziamenti per i combustibili fossili e stabilire politiche per garantire una diversificazione economica e una giusta transizione e per i lavoratori e le comunità colpite, promuovendo tale percorso anche a livello internazionale attraverso l'implementazione dell'obiettivo dell'articolo 2.1, lettera c) dell'Accordo di Parigi;
20) ad adottare iniziative volte ad assicurare che le garanzie pubbliche agli investimenti privati all'estero siano allineate all'obiettivo dell'1,5 °C, esprimendo un chiaro mandato a Sace e a Cassa depositi e prestiti affinché allineino le proprie politiche di esclusione all'impegno di Glasgow firmato dal Governo italiano nel 2021, portino a termine la concessione di garanzie per investimenti su progetti fossili a partire da gennaio 2025 e avviino una consultazione pubblica per la definizione delle esclusioni;
21) ad adottare le iniziative necessarie ad aderire come membro alla Beyond Oil and Gas Initiative (Boga), che impegna i Governi a porre fine a nuove concessioni e licenze per la produzione e l'esplorazione di petrolio e gas e a fissare una data allineata a Parigi per porre fine alla produzione e all'esplorazione di idrocarburi sul territorio su cui hanno giurisdizione;
22) ad adottare iniziative volte a perseguire l'obiettivo di una riduzione del 75 per cento delle emissioni globali di metano da combustibili fossili come da impegno G7, in primis, riducendo l'intensità delle emissioni di metano delle operazioni petrolifere e del gas entro il 2030, attraverso lo sviluppo di una metodologia solida e l'uso di dati di misura, e la collaborazione con i Paesi produttori di petrolio e gas, considerato che, in quanto Paese importatore di gas fossile, l'Italia dovrebbe promuovere iniziative volte a ridurre le emissioni di metano lungo tutta la filiera, dalla produzione attraverso il trasporto tramite gasdotto e la distribuzione in territorio nazionale all'interno di un più ampio percorso che porti l'Italia ad abbandonare gradualmente il gas;
23) a integrare, in linea con gli obiettivi della politica estera italiana, la dimensione del clima nella strategia per la promozione di pace, sicurezza e stabilità nella regione del Mediterraneo, e con quanto delineato con il «Processo di Roma»;
24) ad adottare iniziative volte a promuovere il coinvolgimento di tutti gli attori interessati a livello politico-diplomatico, economico, finanziario e della cooperazione allo sviluppo affinché il nesso clima-pace-sicurezza sia compreso e integrato in piani, strategie e politiche verso il Mediterraneo, attivando un coordinamento operativo a livello interministeriale;
25) a supportare, nel quadro della Cop29 Climate Peace Initiative, la presidenza azera della Cop29 e dei Paesi partner attraverso l'apporto di competenze ed esperienza riferite alle regioni prioritarie per l'Italia, quali il Mediterraneo e l'Africa;
26) a promuovere, in linea con gli obiettivi Cop28 di triplicare la capacità installata di energia rinnovabile entro il 2030 e in linea con l'impegno italiano nel Mediterraneo e in Africa espresso dal Piano Mattei, gli sforzi di transizione energetica nell'area prioritaria del Mediterraneo, supportando iniziative come il TeraMed, ovvero l'adozione di un obiettivo comune regionale di un TeraWatt di capacità di energia rinnovabile installata entro il 2030;
27) a collaborare, in ottica della Cop30 di Belém, con i partner mediterranei e africani per l'aggiornamento dei contributi determinati a livello nazionale (nationally determined contributions – Ndcs), supportando la redazione e implementazione di Piani nazionali in linea con l'obiettivo di 1.5 °C come leva diplomatica per promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili nella regione;
28) ad adottare iniziative volte ad allineare il Piano Mattei con gli impegni internazionali sottoscritti alla Cop28 e con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, costruendo relazioni strategiche con i partner africani attraverso lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e l'elettrificazione dei consumi energetici come precondizione per uno sviluppo economico-sociale sostenibile, inclusivo e di lungo periodo;
29) a sostenere i partner africani nell'integrazione della decarbonizzazione e nella costruzione di resilienza climatica all'interno dei loro piani di sviluppo economico e industriale, escludendo tanto nel quadro del Piano Mattei quanto nell'ambito delle relazioni bilaterali con i Paesi africani il supporto a nuovi progetti di estrazione di gas e petrolio, sia a livello politico sia attraverso la finanza pubblica, in linea con la dichiarazione finale del G7 di Borgo Egnazia e della Cop28 di Dubai, che impegna i Paesi a contribuire all'eliminazione graduale dei combustibili fossili nei sistemi energetici in modo equo;
30) ad adottare iniziative volte a considerare lo sviluppo di progetti di agro-energia del Piano Mattei (feedstock per la produzione di biocarburanti in Paesi africani) nel quadro della sostenibilità degli stessi, sia per quel che riguarda gli impatti sulle risorse scarse dei Paesi coinvolti (acqua, territorio, biodiversità) sia per quel che riguarda la competizione con lo sviluppo di filiere agroalimentari, anche nei contesti di sviluppo delle economie rurali;
31) ad adottare iniziative volte a garantire valutazioni indipendenti sull'impatto climatico dei progetti del Piano Mattei, anche attraverso l'elaborazione di criteri di valutazione comparativi per investimenti in progetti alternativi, come l'agrivoltaico, che tengano in considerazione il fabbisogno energetico soddisfatto localmente;
32) a invitare l'United nations framework convention on climate change e le autorità della Repubblica dell'Azerbaigian a garantire la possibilità per tutti i cittadini e le organizzazioni della società civile di partecipare pienamente e liberamente alla Cop29 e a garantire che il processo decisionale sia protetto dall'ingerenza di interessi contrari agli obiettivi dell'Accordo di Parigi;
33) ad adottare iniziative di competenza volte a monitorare e riferire regolarmente sulle iniziative intraprese e i progressi compiuti in relazione agli impegni assunti in vista della Cop29 e a garantire che i futuri aggiornamenti normativi siano in linea con gli impegni e le strategie delineate, assicurando la coerenza delle azioni climatiche a livello nazionale e internazionale;
34) ad adottare iniziative, per quanto di competenza, volte a coinvolgere attivamente il Parlamento, le autorità locali, le parti sociali, il settore privato e la società civile nel processo decisionale e nella realizzazione degli impegni assunti.
(1-00346) «Ilaria Fontana, Sergio Costa, Pavanelli, L'Abbate, Cappelletti, Morfino, Santillo, Riccardo Ricciardi, Scutellà».
(14 ottobre 2024)
La Camera,
premesso che:
1) il 12 dicembre 2015 si è conclusa a Parigi la 21a Conferenza delle Parti (Cop21) delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United nations framework convention on climate change Cop21), con la firma dello storico accordo volto a regolare il periodo post-2020. Tale accordo, adottato con la decisione 1/CP21, definisce quale obiettivo di lungo termine il contenimento dell'aumento della temperatura del pianeta, ben al di sotto dei 2 °C e il perseguimento degli sforzi di limitare l'aumento a 1.5 °C rispetto ai livelli pre-industriali;
2) a quasi dieci anni dalla Cop21 di Parigi, dall'11 al 22 novembre 2024 a Baku, in Azerbaijan, si svolgerà la 29a sessione della Conferenza delle Parti (Cop29) delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United nations framework convention on climate change Cop29) affiancata dalla 19a riunione della Cop che funge da Riunione delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP19) e dalla 6a riunione della Cop che funge da Riunione delle Parti dell'Accordo di Parigi (CMA6);
3) la Cop29 si inserisce come tappa fondamentale nel percorso iniziato alla Cop28 di Dubai, nel 2023, dove si è raggiunto lo storico accordo del transitioning away – o uscita progressiva – dalle fonti fossili già a partire da questo decennio, che condurrà alla Cop30 di Belém, in Brasile, con la presentazione dei nuovi obiettivi e piani nazionali di riduzione delle emissioni al 2035, i cosiddetti Ndcs (Nationally determined contributions);
4) la Cop29 sarà un momento cruciale per dare continuità ai risultati ottenuti dalla comunità internazionale lo scorso anno a Dubai e poter dar seguito alle discussioni sull'abbandono delle fonti fossili e sulla necessità di triplicare l'installazione di quelle rinnovabili e raddoppiare l'efficienza energetica entro il 2030, con l'obiettivo di conseguire una giusta transizione;
5) le 198 Parti discuteranno, tra l'altro, il nuovo obiettivo di finanza per il clima (New Collective Quantified Goal – Ncqg) con l'obiettivo di aumentare le risorse a disposizione dei progetti e dei processi di mitigazione e adattamento nei prossimi anni ai cambiamenti climatici. Il 2024 rappresenta la scadenza per trovare un accordo per il nuovo target che sostituirà il precedente obiettivo dei 100 miliardi annui, a partire dal 2025, per aiutare i Paesi più vulnerabili ad affrontare i cambiamenti climatici;
6) la Cop29 avrà luogo in un contesto di forte instabilità dal punto di vista geopolitico caratterizzato dall'insediamento della nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, dall'incognita delle elezioni americane, da un Vertice dei Paesi G20 che si terrà a Rio de Janeiro in Brasile nel mezzo della Cop29 e dai diversi conflitti che affliggono sia il Nord che il Sud del mondo. La Cop29, quindi, può essere uno degli ultimi contesti internazionali in cui il multilateralismo non solo sopravvive ma mostra anche che una modalità di cooperazione efficace sia ancora possibile attraverso il dialogo, l'ascolto e il compromesso;
7) nella seduta del 17 ottobre 2024 il Consiglio europeo ha assunto le conclusioni che costituiranno la posizione negoziale generale dell'Unione europea alla Cop29. Considerando il bilancio globale della Cop28 dello scorso anno, il Consiglio europeo sottolinea la necessità di basarsi su tutti gli aspetti della decisione sul bilancio globale e di attuarli. Le conclusioni sottolineano in particolare l'importanza che rivestono il dialogo con gli Emirati Arabi Uniti per monitorare i progressi collettivi, il programma di lavoro sulla mitigazione per aumentare l'ambizione in materia di mitigazione e il programma di lavoro su percorsi di transizione giusta per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi in modo giusto ed equo per tutti;
8) il Consiglio chiede che i prossimi impegni degli Stati siano elevati al più alto possibile livello d'ambizione. Per i Paesi dell'Unione europea al 2030 evidenzia come strategica l'attuazione del pacchetto legislativo «pronti per il 55 per cento», e a livello globale rilancia:
a) l'invito alle parti ad allineare le proprie politiche e misure con gli obiettivi stabiliti nei loro Ndcs (Nationally determined contributions – gli impegni nazionali formalizzati da parte di ciascuno Stato verso gli obiettivi climatici) in linea con l'Accordo di Parigi, constatando con preoccupazione l'incoerenza tra impegni dichiarati nelle Cop e piani nazionali;
b) l'appello a triplicare la capacità di energia rinnovabile a livello globale e a raddoppiare il tasso medio annuo globale di miglioramento dell'efficienza energetica entro il 2030;
c) la presentazione, promozione e attuazione di piani nazionali per l'adattamento, evidenziando la complementarità con le azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici, invitando tutte le Parti a compiere maggiori sforzi per integrare l'adattamento al cambiamento climatico e la resilienza nelle politiche, nei settori, nei programmi e nelle attività pertinenti ed esistenti;
d) la richiesta di eliminare il prima possibile i sussidi ai combustibili fossili che non affrontano la povertà energetica o la giusta transizione;
9) lo stesso Consiglio dell'8 ottobre 2024 ha già assunto specifiche conclusioni sulla finanza per il clima richiamando anche gli impegni del Patto sul futuro, ribadendo l'urgenza di perseguire la riforma più ampia dell'architettura finanziaria internazionale e mettendo in evidenza la necessità di compiere tutti gli sforzi necessari per indirizzare la finanza privata verso gli obiettivi climatici. In proposito è stato richiamato il report del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) secondo cui i flussi finanziari pubblici e privati per i combustibili fossili sono ancora maggiori di quelli per l'adattamento e la mitigazione del clima,
impegna il Governo:
1) a supportare la definizione di nuovi obiettivi collettivi quantificati ambiziosi (new collettive quantified goals o Ncgqs) attraverso un impegno finanziario adeguato a rispondere ai bisogni dei Paesi in via di sviluppo e allineato all'obiettivo dell'1,5 °C e che preveda una parte significativa di sovvenzioni e finanziamenti agevolati per la mitigazione, l'adattamento, le perdite e i danni;
2) ad adottare iniziative di competenza volte a confermare l'impegno a contribuire al secondo periodo di rifinanziamento del Fondo verde per il clima (green climate Fund) raddoppiando il precedente contributo a 600 milioni di euro;
3) ad adottare iniziative di competenza volte ad aumentare, in linea con gli impegni sottoscritti insieme agli altri Paesi sviluppati e in ottemperanza dell'Accordo di Parigi, il contributo annuale all'adaptation Fund a 60 milioni di euro l'anno, rinnovandolo annualmente;
4) a sostenere la rapida operatività del Fondo per le perdite e i danni stimolando la contribuzione degli altri Paesi sviluppati;
5) a supportare l'azione diplomatica verso l'attivazione di contributi finanziari per l'azione climatica globale anche da parte delle cosiddette economie emergenti, in linea con l'evoluzione dei bisogni e delle proprie capacità;
6) a promuovere lo sviluppo di un approccio sistemico ai piani di transizione, che integri i piani nazionali con quelli privati (inclusi il settore finanziario e le imprese) e delle istituzioni pubbliche come le banche centrali;
7) ad adottare iniziative volte ad accelerare l'operatività del Fondo italiano per il clima (Fic), per il quale l'Italia si è impegnata a investire 840 milioni di euro l'anno dal 2022 al 2026, assicurando che il Fondo italiano per il clima sia gestito con integrità e trasparenza e coinvolgendo nel processo decisionale sia la società civile italiana, sia le comunità locali che beneficiano dei finanziamenti;
8) ad adottare iniziative per stabilire criteri trasparenti e verificabili per l'assegnazione dei finanziamenti del Fondo italiano per il clima in modo da garantire l'efficacia nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi ed una ripartizione equilibrata dei finanziamenti tra le attività di mitigazione e adattamento;
9) ad adottare iniziative per aumentare la quota di sovvenzioni nell'ambito del Fondo italiano per il clima, finalizzate a facilitare gli interventi in contesti fragili o in conflitto, che sono particolarmente vulnerabili agli shock e agli impatti climatici;
10) ad assumere iniziative volte ad aumentare la quota di Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dallo 0,3 per cento del prodotto interno lordo nel 2022 allo 0,5 per cento nel 2025, per arrivare all'obiettivo dello 0,7 per cento entro il 2030, allineando le azioni della cooperazione allo sviluppo agli obiettivi climatici e dedicando il 50 per cento di esse alla lotta al cambiamento climatico;
11) a promuovere l'adozione di misure concrete per affrontare la crisi del debito e favorire la sostenibilità debitoria nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, sostenendo le iniziative per l'introduzione di sospensioni temporanee dei pagamenti del servizio del debito per i Paesi che ne fanno richiesta, di procedure più trasparenti, rapide e prevedibili e di criteri di eleggibilità per il credito più flessibili;
12) a sostenere una revisione urgente delle sovrattasse applicate dal Fondo monetario internazionale sui debiti scaduti, riducendo così il costo del servizio del debito per i Paesi più vulnerabili, con particolare riferimento ai Paesi africani;
13) ad adottare e annunciare nell'ambito della Cop29 la decisione di incrementare del 25 per cento in termini reali il contributo dell'Italia all'Associazione internazionale per lo sviluppo (Ida);
14) ad adottare iniziative di competenza volte a redistribuire almeno il 40 per cento dei propri diritti speciali di prelievo per la mitigazione e l'adattamento e impegnarsi collettivamente in sede G7 a redistribuire una quota pari a 100 miliardi di dollari in diritti speciali di prelievo entro la fine del 2024, sia attraverso il Fondo per la resilienza del Fondo monetario internazionale sia sbloccando l'utilizzo dei diritti speciali di prelievo come capitale ibrido, in modo da essere riallocabile alle banche multilaterali di sviluppo, inclusa la Banca africana di sviluppo;
15) a promuovere la creazione di politiche della domanda dei prodotti verdi mediante accordi globali internazionali di commercio intorno a standard rigorosi, sistemi di reporting comuni, paragonabili o interoperabili, anche affrontando le questioni di sovraccapacità, come nel caso della produzione dell'acciaio;
16) ad adottare le necessarie iniziative di competenza volte ad identificare un obiettivo esplicito di elettrificazione e un quadro di politiche coerenti con tale obiettivo – comprese politiche fiscali, tariffarie e industriali – per colmare le lacune di ambizione e attuazione del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima quale strumento di attuazione degli impegni sottoscritti con l'Accordo di Parigi;
17) alla luce del ruolo dell'Italia nel Mediterraneo, a rafforzare la cooperazione regionale e promuovere accordi che siano in grado di ridisegnare gli equilibri reciproci e le interdipendenze tra i Paesi che affacciano sul Mediterraneo, nell'ottica della transizione, utilizzando la promozione delle rinnovabili e l'innovazione tecnologica come volano per costruire nuovi sistemi industriali per economie concretamente resilienti, superando modelli protezionistici o misure unilaterali come il Carbon Border Adjustment Mechanism;
18) ad adottare iniziative volte ad allineare il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec) con i risultati del Global stocktake e al rinnovato contributo nazionale determinato dell'Unione europea in corso di elaborazione, affinché entrambi consentano all'Italia e all'Unione europea di conseguire l'obiettivo di riduzione delle emissioni del 90 per cento al 2040 rispetto al 1990 come da comunicazione della Commissione europea del febbraio 2024;
19) a sostenere l'adozione di un contributo determinato a livello europeo (nationally determined contribution, Ndc) allineato all'obiettivo di 1,5 gradi centigradi, come da dichiarazione finale del G7 di Borgo Egnazia, che risponda all'impegno dell'eliminazione-graduale dei combustibili fossili nei sistemi energetici in modo giusto, ordinato ed equo, siglato alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Dubai (Cop28), considerato che questi contributi devono porre un freno immediato all'espansione di nuovi progetti di combustibili fossili, includere piani di eliminazione dei combustibili fossili in modo equo e vincolato nel tempo, per cui l'Italia ha, in quanto Paese del Nord Globale, la capacità economica per eliminarne la produzione più rapidamente;
20) ad adottare iniziative volte ad attuare i requisiti di trasparenza, coerenza e accuratezza previsti dall'Accordo di Parigi sia all'interno nel nationally determined contribution Unione europea che nell'attuazione del Pniec;
21) a farsi promotore di un dialogo tra le Parti per supportare l'elaborazione dei nationally determined contribution dei Paesi in via di sviluppo al fine di rinnovare gli impegni di mitigazione presi nell'Accordo di Parigi, in particolare, a sostenere la capacità dei Paesi in via di sviluppo attraverso approcci regionali, bilaterali e multilaterali, riferendo in Parlamento rispetto ai risultati di tali iniziative;
22) ad assumere iniziative di competenza volte a fornire un chiaro mandato alle società partecipate controllate dallo Stato ad allineare i propri piani di sviluppo all'obiettivo degli 1,5 gradi in linea con le raccomandazioni sviluppate dal Gruppo di esperti di alto livello nel rapporto «Integrity matters: Net zero commitments by businesses, financial institutions, cities and regions» su mandato del Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, presentate alla Cop27 di Sharm el-Sheikh, in Egitto;
23) ad adottare iniziative volte a porre fine ai sussidi e ai finanziamenti per i combustibili fossili e stabilire politiche per garantire una diversificazione economica e una giusta transizione per i lavoratori e per le comunità colpite, promuovendo tale percorso anche a livello internazionale attraverso l'implementazione dell'obiettivo dell'articolo 2.1, lettera c), dell'Accordo di Parigi;
24) ad adottare iniziative volte ad assicurare che le garanzie pubbliche agli investimenti privati all'estero siano allineate all'obiettivo dell'1,5 °C, esprimendo un chiaro mandato a Sace, Cdp e Invitalia affinché allineino le proprie politiche di esclusione all'impegno di Glasgow firmato dal Governo italiano nel 2021;
25) ad adottare iniziative volte ad assicurare che Sace, Cdp e Invitalia portino a termine la concessione di garanzie per investimenti su progetti fossili, a partire da gennaio 2025 e avviino una consultazione pubblica per la definizione delle clausole di esclusione;
26) ad adottare iniziative necessarie ad aderire come membro alla Beyond oil and gas initiative (Boga), che impegna i Governi a porre fine a nuove concessioni e licenze per la produzione e l'esplorazione di petrolio e gas e a fissare una data allineata con l'Accordo di Parigi per porre fine alla produzione e all'esplorazione di idrocarburi sul territorio su cui hanno giurisdizione;
27) ad adottare iniziative volte a perseguire l'obiettivo di una riduzione del 75 per cento delle emissioni globali di metano da combustibili fossili come da impegno G7, in primis, riducendo l'intensità delle emissioni di metano delle operazioni petrolifere e del gas entro il 2030, attraverso lo sviluppo di una metodologia solida e l'uso di dati di misura, e la collaborazione con i Paesi produttori di petrolio e gas, considerato che, in quanto Paese importatore di gas fossile, l'Italia dovrebbe promuovere iniziative volte a ridurre le emissioni di metano lungo tutta la filiera, dalla produzione attraverso il trasporto tramite gasdotto e la distribuzione in territorio nazionale all'interno di un più ampio percorso che porti l'Italia ad abbandonare gradualmente il gas;
28) a integrare, in linea con gli obiettivi della politica estera italiana, la dimensione del clima nella strategia per la promozione di pace, sicurezza e stabilità nella regione del Mediterraneo e con quanto delineato con il «Processo di Roma»;
29) a adottare iniziative volte a promuovere il coinvolgimento di tutti gli attori interessati a livello politico-diplomatico, economico, finanziario e della cooperazione allo sviluppo affinché il nesso clima-pace-sicurezza sia compreso e integrato in piani, strategie e politiche verso il Mediterraneo, attivando un coordinamento operativo a livello interministeriale;
30) ad adottare iniziative volte a integrare la dimensione clima nel quadro del «Piano Mattei» e delle sue relazioni strategiche con i partner africani, allineando il Piano con gli obiettivi internazionali sottoscritti alla Cop28 e sostenendo iniziative e investimenti nello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e nell'elettrificazione dei consumi energetici dei Paesi africani, come base per uno sviluppo locale sostenibile e di lungo periodo, nonché focalizzando con maggiore attenzione le risorse sulle necessità di adattamento e resilienza dei Paesi africani come precondizione per uno sviluppo economico-sociale inclusivo;
31) a promuovere, in linea con gli obiettivi Cop28, di triplicare la capacità installata di energia rinnovabile entro il 2030 e in linea con l'impegno italiano nel Mediterraneo e in Africa espresso dal Piano Mattei, promuovendo altresì gli sforzi di transizione energetica nell'area prioritaria del Mediterraneo, supportando iniziative come il TeraMed, ovvero l'adozione di un obiettivo comune regionale di un terawatt di capacità di energia rinnovabile installata entro il 2030;
32) a collaborare, in ottica della Cop30 di Belém, con i partner mediterranei e africani per l'aggiornamento dei contributi determinati a livello nazionale (Nationally determined contributions – Ndcs), supportando la redazione e implementazione di piani nazionali in linea con l'obiettivo di 1.5 °C come leva diplomatica per promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili nella regione;
33) a sostenere i partner africani nell'integrazione della decarbonizzazione e nella costruzione di resilienza climatica all'interno dei loro piani di sviluppo economico e industriale, escludendo tanto nel quadro del «Piano Mattei», quanto nell'ambito delle relazioni bilaterali con i Paesi africani, il supporto a nuovi progetti di estrazione di gas e petrolio, sia a livello politico sia attraverso la finanza pubblica, in linea con la dichiarazione finale del G7 di Borgo Egnazia e della Cop28 di Dubai, che impegna i Paesi a contribuire all'eliminazione graduale dei combustibili fossili nei sistemi energetici in modo equo;
34) ad adottare iniziative volte a considerare lo sviluppo di progetti di agro-energia del «Piano Mattei» (feedstock per la produzione di biocarburanti in Paesi africani) nel quadro della sostenibilità degli stessi, sia per quel che riguarda gli impatti sulle risorse scarse dei Paesi coinvolti (acqua, territorio, biodiversità), sia per quel che riguarda la competizione con lo sviluppo di filiere agroalimentari, anche nei contesti di sviluppo delle economie rurali;
35) ad adottare iniziative volte a garantire valutazioni indipendenti sull'impatto climatico dei progetti del «Piano Mattei», anche attraverso l'elaborazione di criteri di valutazione comparativi per investimenti in progetti alternativi, come l'agrivoltaico, che tengano in considerazione il fabbisogno energetico soddisfatto localmente;
36) a invitare l'United nations framework convention on climate change e le autorità della Repubblica dell'Azerbaigian a garantire la possibilità per tutti i cittadini e le organizzazioni della società civile di partecipare pienamente e liberamente alla Cop29 e a garantire che il processo decisionale sia protetto dall'ingerenza di interessi contrari agli obiettivi dell'Accordo di Parigi;
37) ad adottare iniziative di competenza volte a monitorare e riferire regolarmente sulle iniziative intraprese e i progressi compiuti in relazione agli impegni assunti in vista della Cop29 e a garantire che i futuri aggiornamenti normativi siano in linea con gli impegni e le strategie delineate, assicurando la coerenza delle azioni climatiche a livello nazionale e internazionale;
38) ad adottare iniziative per quanto di competenza, volte a coinvolgere attivamente il Parlamento, le autorità locali, le parti sociali, il settore privato e la società civile nel processo decisionale e nella realizzazione degli impegni assunti.
(1-00351) «Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zanella, Zaratti».
(23 ottobre 2024)