| Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa) |
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|---|---|
| Autore: | Servizio Controllo parlamentare - Servizio Controllo parlamentare |
| Titolo: | Le relazioni da obbligo di legge - Monitoraggio e controllo - XIX Giugno 2026 |
| Serie: | L'attività di controllo parlamentare Numero: 20 |
| Data: | 22/06/2026 |
| Organi della Camera: | Assemblea |
In questo numero
Camera dei deputati
XIX LEGISLATURA
Le relazioni da obbligo di legge
Numero 20 — Giugno 2026
Servizio per il Controllo Parlamentare
A cura del Servizio per il Controllo Parlamentare
06.6760-3206/3381
Ha collaborato il Servizio Studi
06.6760-3410
La documentazione dei servizi e degli uffici della Camera è destinata alle esigenze di documentazione interna per l’attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge. I contenuti originali possono essere riprodotti, nel rispetto della legge, a condizione che sia citata la fonte.
1. Le relazioni presentate al Parlamento (marzo-maggio 2026) 5
1.1. Le relazioni trasmesse dal Governo 5
1.2. Le relazioni trasmesse da altri soggetti 21
Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 25
Relazione sullo stato dell’esecuzione delle pene pecuniarie 54
Relazione sul settore dei giochi pubblici 62
3. I nuovi obblighi di relazione al Parlamento (marzo-maggio 2026) 105
Il presente dossier reca il monitoraggio delle 71 relazioni previste da obblighi di legge che la Presidenza del Consiglio dei ministri, i diversi Dicasteri e altri soggetti non governativi hanno trasmesso al Parlamento nel trimestre marzo-maggio 2026, suddivise sulla base delle Commissioni permanenti cui sono state assegnate (v. cap. 1).
La pubblicazione contiene altresì le schede informative recanti l’inquadramento normativo e un’analisi dettagliata del contenuto delle 8 relazioni, trasmesse nel periodo di riferimento, concernenti l’attuazione di leggi, specifiche normative di settore e politiche pubbliche (v. cap. 2)1.
Tali relazioni hanno ad oggetto:
l’attuazione della politica dell’informazione per la sicurezza;
l'attuazione delle disposizioni in materia di messa alla prova dell'imputato e di pene sostitutive delle pene detentive;
l'esecuzione delle pene pecuniarie;
l'attuazione delle disposizioni in materia di negoziazione assistita;
il settore dei giochi pubblici;
l’attuazione delle misure per la nascita e lo sviluppo di imprese start-up innovative;
l’attuazione della legge per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza;
l'attuazione delle disposizioni in materia di riduzione e trasparenza degli adempimenti amministrativi a carico di cittadini e imprese.
Il dossier reca, infine, la ricognizione dei nuovi obblighi legislativi di trasmissione di relazioni alle Camere introdotti nel trimestre marzo-maggio 2026 (v. cap. 3)
1. Le relazioni presentate al Parlamento (marzo-maggio 2026)
Nel trimestre considerato dalla presente pubblicazione sono state trasmesse alle Camere, in attuazione di disposizioni di legge, 71 relazioni, di cui 47 governative e 24 presentate da altri soggetti, di cui si dà conto nelle seguenti tabelle. Il testo delle relazioni è consultabile attraverso gli appositi collegamenti ipertestuali e QR Code.
I Commissione (Affari costituzionali)
Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 124/2007, art. 38, co. 1 |
Presidenza del Consiglio dei ministri* |
9/3/2026 (Trasmessa dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri in qualità di Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica) |
Annuale (entro il mese di febbraio) |
28/2/2027 |
Relazione sull'attività dell'Istituto nazionale di statistica, sulla raccolta, trattamento e diffusione dei dati statistici della pubblica amministrazione e sullo stato di attuazione del programma statistico nazionale
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs. 322/1989, art. 24, co. 1 e 2 art. 3, co. 1* |
Ministro per la pubblica amministrazione |
28/5/2026 |
Annuale (31 maggio) |
31/5/2027 |
II Commissione (GIUSTIZIA)
Relazione sullo stato di attuazione del programma di edilizia penitenziaria
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 404/1977, art. 10 |
Ministro della giustizia |
5/3/2026 |
Annuale |
31/12/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 67/2014, art. 7, co. 2 |
Ministro della giustizia |
9/4/2026 |
Annuale (31 maggio) |
31/5/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs.150/2022, art. 79, co. 1 |
Ministro della giustizia |
17/4/2026 |
Annuale (31 maggio) |
31/5/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 132/2014, art. 11, co. 2-bis |
Ministro della giustizia |
20/5/2026 |
Annuale |
31/12/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 186/1982, art. 31, co. primo |
Presidente del Consiglio dei ministri |
27/5/2026 (Trasmessa dal Ministro per i rapporti con il Parlamento) |
Annuale |
31/12/2026 |
III Commissione (AFFARI ESTERI)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 496/1995, art. 9, co. 2, lett. c) |
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale |
25/3/2026 |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 484/1998, art. 4, co. 1, lett. c) |
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale |
25/3/2026 |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 368/1989, art. 2, co. 1, lett. d) |
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale |
14/4/2026 |
Annuale |
31/12/2026 |
V Commissione (BILANCIO)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 332/1994, art. 13, co. 6 |
Ministro dell’economia e delle finanze |
22/4/2026 |
Semestrale |
31/12/2026 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 196/2009, art. 38-septies, co. 3-bis |
Ministro dell’economia e delle finanze |
8/5/2026 |
Annuale* |
31/12/2026 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 196/2009, art. 6, co. 4 D.L. 76/2020, art. 42, co. 4 |
Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica |
28/5/2026 (Trasmessa dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri) |
Annuale (30 giugno) |
30/6/2027 |
VI Commissione (FINANZE)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs. 41/2024, art. 23, co. 1 |
Ministro dell’economia e delle finanze |
16/4/2026 |
Annuale (31 dicembre) |
31/12/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs. 141/2010, art. 30-ter, co. 9 |
Ministro dell’economia e delle finanze |
6/5/2026 |
Annuale (30 aprile) |
30/4/2027 |
VII Commissione (CULTURA)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 83/2014, art. 7, co. 1 |
Ministro della cultura |
1°/4/2026 |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 234/2021, art. 1, co. 794 |
Presidente del Consiglio dei ministri (Predisposta dal Comitato promotore delle celebrazioni pucciniane) |
16/4/2026 (Trasmessa dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri) |
Una tantum |
Conclusa |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs. 42/2004, art. 84, co. 3 |
Ministro della cultura |
21/4/2026 |
Quinquennale |
31/12/2031 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
| D.M. n. 1257/2021, art. 10, co. 7 |
Commissione paritetica alloggi e residenze per studenti universitari (Trasmessa dal Ministro per i rapporti con il Parlamento) |
8/5/2026 |
Annuale (31 gennaio) |
31/1/2027* |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 205/2017, art. 1, co. 335* |
Ministro della cultura |
26/5/2026 |
Annuale (15 febbraio) |
15/2/2027 |
VIII Commissione (AMBIENTE)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 202/2024, art. 1, co. 8-bis |
Presidenza del Consiglio dei ministri (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica) |
9/3/2026 |
Annuale (30 marzo) |
30/3/2027 |
IX Commissione (TRASPORTI)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs. 66/1999, art. 12, co. 1 |
Presidenza del Consiglio dei ministri (Trasmessa dal Ministro per i rapporti con il Parlamento) |
9/3/2026 Concernente l’incidente occorso a un elicottero in località Punta Gnifetti (Verbano-Cusio-Ossola) il 16 marzo 2024 13/3/2026 Concernente l'inconveniente grave occorso a due aeromobili presso l'aeroporto di Pavullo (Modena) l'11 settembre 2021 |
Eventuale |
- |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs. 66/1999, art. 12, co. 1 |
Presidenza del Consiglio dei ministri (Trasmessa dal Ministro per i rapporti con il Parlamento) |
22/4/2026 Concernente gli incidenti occorsi ad aeromobili presso l'aeroporto di Genova il 22 marzo 2025, presso l'aeroporto di Venezia il 24 marzo 2025 e presso l'aeroporto di Bologna il 10 luglio 2025 Concernente l'incidente occorso a un aeromobile in località Trevignano (Treviso) il 23 marzo 2024 6/5/2026 Concernente l'incidente occorso a una mongolfiera a Cassina Rizzardi (Como) il 5 aprile 2023 |
Eventuale |
- |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs. 66/1999, art. 1, co. 2 |
Presidente del Consiglio dei ministri |
9/4/2026 (Trasmessa dal Ministro per i rapporti con il Parlamento) |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 99/2009, art. 50, co. 1 |
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti |
18/5/2026 |
Semestrale |
31/12/2026 |
X Commissione (ATTIVITà PRODUTTIVE)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 179/2012, art. 32, co. 7 |
Ministro delle imprese e del made in Italy |
10/3/2026 |
Annuale (1° settembre) |
1°/9/2027 |
XII Commissione (AFFARI SOCIALI)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 194/1978, art. 16, co. primo |
Ministro della salute |
9/3/2026 |
Annuale (entro il mese di febbraio) |
28/2/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 113/2020, art. 2, co. 4 |
Ministro della salute |
13/3/2026 |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.P.C.M. 28 marzo 1990, art. 6, co. primo |
Presidenza del Consiglio dei ministri |
25/3/2026 (Trasmessa dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri) |
Annuale |
31/12/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 24/2017, art. 3, co. 3 |
Ministro della salute |
9/4/2026 |
Annuale |
31/12/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 123/2005, art. 6, co. 1 |
Ministro della salute |
17/4/2026 |
Annuale |
31/12/2026 |
XIII Commissione (AGRICOLTURA)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 194/2015, art. 8, co. 6 |
Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste |
9/4/2026 |
Annuale |
31/12/2027 |
Commissioni I (Affari costituzionali) e ix (trasporti)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 82/2021, art. 14, co. 1 |
Presidente del Consiglio dei ministri |
27/5/2026 (Trasmessa dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega in materia di cybersicurezza) |
Annuale (30 aprile) |
30/4/2027 |
CommissionI I (Affari costituzionali) e x (ATTIVITà PRODUTTIVE)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 180/2011, art. 7, co. 3 |
Ministro per la pubblica amministrazione |
1°/4/2026 |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Commissioni iii (ESTERI) e IV (DIFESA)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 145/2016, art. 3, co. 1 |
Governo |
20/5/2026 (Trasmessa dal Ministro per i rapporti con il Parlamento) |
Annuale (31 gennaio) |
31/1/2027 |
Commissioni iii (ESTERI), IV (DIFESA) e x (ATTIVITà PRODUTTIVE)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 185/1990, art. 5, co. 1 |
Presidente del Consiglio dei ministri |
8/4/2026 (Trasmessa dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri) |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Commissioni iii (ESTERI) e VII (CULTURA)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 411/1985, art. 3, co. 2 |
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale |
27/3/2026 |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Commissioni V (BILANCIO) e VII (CULTURA)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 16/2020, art. 9, co. 2-bis |
Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri |
19/5/2026 (Predisposta dalla Federazione italiana tennis e padel) |
Annuale e a conclusione delle attività organizzative concernenti le Finali ATP Torino 2021-2025 |
Conclusa |
Commissioni VI (FINANZE), VIII (AMBIENTE), XII (AFFARI SOCIALI) E XIV (POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA)
Soggetti adempienti |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
Commissioni assegnatarie |
Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica |
13/3/2026 NN. 15, n. 830 Relazione concernente la procedura d'infrazione n. 2026/0085, avviata, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per mancato recepimento della direttiva (UE) 2024/2839, che modifica le direttive 1999/2/CE, 2000/14/CE, 2011/24/UE e 2014/53/UE per quanto riguarda determinate prescrizioni in materia di comunicazione nei settori degli alimenti e dei loro ingredienti, dell'emissione acustica ambientale, dei diritti dei pazienti e delle apparecchiature radio |
Eventuale |
Entro 20 giorni dalla notifica da parte della Commissione europea dell’avvio di una procedura d’infrazione di cui agli articoli 258 e 260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) |
Commissioni VIII (Ambiente), XII (Affari sociali) e XIV (Politiche dell’Unione europea) |
Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica |
27/3/2026 NN. 15, n. 826 Relazione concernente la procedura d'infrazione n. 2025/2207, avviata, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per violazione del diritto dell'Unione europea in relazione al non corretto recepimento della direttiva 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque |
Eventuale |
Entro 20 giorni dalla notifica da parte della Commissione europea dell’avvio di una procedura d’infrazione di cui agli articoli 258 e 260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) |
Commissioni VIII (Ambiente) e XIV (Politiche dell’Unione europea) |
Ministro dell’economia e delle finanze |
22/4/2026 NN. 15, n. 885 Relazione concernente la procedura d'infrazione n. 2026/0182, avviata, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per violazione del diritto dell'Unione europea in relazione al mancato recepimento della direttiva (UE) 2023/2864 che modifica talune direttive per quanto concerne l'istituzione e il funzionamento del punto di accesso unico europeo |
Commissioni VI (Finanze) e XIV (Politiche dell’Unione europea) |
COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LA SEMPLIFICAZIONE
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 147/2013, art. 1, co. 313 |
Presidenza del Consiglio dei ministri |
18/5/2026 |
Annuale (30 aprile) |
30/4/2027 |
TUTTE LE COMMISSIONI PERMANENTI E COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 234/2012, art. 13, co. 2 |
Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione |
14/4/2026 |
Annuale (28 febbraio) |
28/2/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 234/2012, art. 14, co. 1 |
Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione |
15/5/2026 |
Trimestrale |
30/9/2026 |
I Commissione (Affari costituzionali)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 127/1997, art. 16, co. 2 |
Difensore civico della regione Basilicata |
1°/4/2026 |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
Difensore civico della regione Lazio |
1°/4/2026 |
|||
Difensore civico della regione Emilia-Romagna |
1°/4/2026 |
|||
Difensore civico della regione Liguria |
1°/4/2026 |
|||
Difensore civico della regione Sardegna |
1°/4/2026 |
|||
Difensore regionale della Lombardia in qualità di Difensore civico |
1°/4/2026 |
|||
Difensora civica della regione Valle d’Aosta |
21/4/2026 |
V Commissione (BILANCIO)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 196/2009, art. 17, co. 9 |
Corte dei conti |
9/3/2026 |
Quadrimestrale |
30/8/2026 |
VI Commissione (FINANZE)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 212/2000, art. 13, co. 13-bis |
Garante del contribuente per l’Emilia-Romagna |
2/3/2026 |
Annuale |
* |
Garante del contribuente per le Marche |
3/3/2026 |
|||
Garante del contribuente per la Sardegna |
27/3/2026 |
|||
Garante del contribuente per la Valle d'Aosta |
27/3/2026 |
|||
Garante del contribuente per l'Umbria |
27/3/2026 |
|||
Garante del contribuente per la Lombardia |
7/4/2026 |
|||
Garante del contribuente per il Lazio |
7/4/2026 |
|||
Garante del contribuente per la Sicilia |
14/4/2026 |
|||
Garante del contribuente per la Puglia |
22/4/2026 |
|||
Garante del contribuente per il Molise |
22/4/2026 |
|||
Garante del contribuente per la Toscana |
5/5/2026 |
IX Commissione (TRASPORTI)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 35/2005, art. 7, co. 2 |
Fondazione Ugo Bordoni |
17/4/2026 |
Annuale (31 marzo) |
31/3/2027 |
X Commissione (ATTIVITà PRODUTTIVE)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 287/1990, art. 23, co. 1 |
Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) |
17/4/2026 (Trasmessa dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri) |
Annuale (30 aprile) |
30/4/2027 |
Commissioni I (AFFARI COSTITUZIONALI) e XII (AFFARI SOCIALI)
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.Lgs. 20/2024, art. 4, co. 1, lett. m) |
Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità |
1°/4/2026 |
Annuale (30 settembre) |
30/9/2027 |
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
L. 112/2011, art. 3, co. 1, lett. p) |
Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza |
27/4/2026 |
Annuale (30 aprile) |
30/4/2027 |
Commissioni V (BILANCIO) e vII (cultura)
NN. 6, n. 229
Fonte normativa |
Soggetto adempiente |
Data di annuncio |
Frequenza obbligo |
Scadenza |
D.L. 50/2017, art. 63, co. 2 |
Federazione italiana golf |
7/4/2026 |
Annuale |
31/12/2027 |
2. Le relazioni sull’attuazione di leggi e di specifiche normative di settore o politiche pubbliche (marzo-maggio 2026)
I Commissione (Affari costituzionali)
Annuncio 9/3/2026
Trasmessa dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri in qualità di Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica
L’articolo 38 della legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto) dispone che, entro il mese di febbraio di ogni anno, il Governo trasmetta al Parlamento una relazione scritta, riferita all’anno precedente, sulla politica dell’informazione per la sicurezza e sui risultati ottenuti.
La relazione delinea gli scenari della sicurezza nazionale partendo dalla constatazione che la fase storica attuale è contrassegnata da una trasformazione profonda e continua, in cui l’innovazione tecnologica non si limita ad accompagnare il cambiamento, ma lo orienta e lo accelera, ridefinendo il concetto stesso di minaccia. Quest’ultima non si manifesta più in eventi visibili, ma in dinamiche continue, pervasive e spesso elusive: non singole azioni apertamente ostili, bensì processi cumulativi che, inseriti in strategie coerenti di lungo periodo, possono incidere sulla stabilità istituzionale, sulla fiducia dei cittadini e sulla capacità decisionale delle istituzioni.
In particolare, la relazione esamina l’impatto della tecnologia su otto ambiti ritenuti di interesse strategico anche con ampio ricorso a infografiche finalizzate a visualizzare quadri di sintesi; viene altresì offerta una proiezione verso il futuro con l’obiettivo di evidenziare traiettorie evolutive, sfide emergenti e prospettive di sviluppo. Il documento è inoltre corredato da quattro dashboard dedicate alla tecnologia, alla demografia, all’economia e al clima, nonché da un inserto dedicato all’avvento della tecnologia quantistica.
Sovranità tecnologica e sovranità digitale
La relazione rileva come la trasformazione tecnologica abbia modificato anche il concetto di sovranità, facendo emergere due nuove dimensioni. La prima è la sovranità digitale, intesa come capacità di controllare in modo autonomo dati, algoritmi e relative applicazioni e infrastrutture, condizione divenuta indispensabile per tutelare la sicurezza, favorire l’innovazione e difendere l’integrità economica del Paese. La seconda è la sovranità tecnologica, consistente nella capacità di controllare le tecnologie strategiche necessarie a garantire la sovranità digitale, così minimizzando la dipendenza strategica da influenze straniere.
In tale nuovo scenario cresce l’interdipendenza tra il dominio cinetico (tangibile e concreto) e quello cibernetico (costituito dall’insieme di dati, algoritmi, capacità computazionali e reti), cosicché la resilienza dei sistemi cyber-fisici (CPS, cyber physical systems) diviene un fattore critico per la sicurezza nazionale.
Ciò premesso, il documento illustra come la prevalente attività info-operativa dispiegata nel 2025 sia stata indirizzata, in primo luogo, verso le offensive cibernetiche realizzate da attori della minaccia che, per capacità tecniche e disponibilità di risorse, appaiono contigui ad apparati governativi stranieri. Si tratta di Advanced Persistent Threat (APT), ossia operazioni mirate e persistenti, solitamente di matrice statuale e generalmente condotte mediante l’impiego di malware all’interno delle reti bersaglio, al fine di mantenere attivi i canali impiegati per l’esfiltrazione di informazioni sensibili o confidenziali dalle infrastrutture di Information Technology-IT - del target. Attenzione è stata poi dedicata ai tentativi di disturbo e sabotaggio condotti da sodalizi di stampo hacktivista, nonché a quelli di attori più sofisticati, che utilizzano infrastrutture telematiche complesse, in genere impiegate con l’obiettivo di anonimizzare il proprio traffico di rete durante la conduzione di attacchi cibernetici.
In particolare, gli sforzi dell’intelligence si sono concentrati sull’attribuzione delle condotte cibernetiche ostili dirette contro il nostro Paese. Il principale sviluppo registrato durante l’anno a tale proposito è rappresentato dalla sottoscrizione, il 27 agosto 2025, di un report (Joint Cybersecurity Advisory) congiunto tra la comunità intelligence italiana e i principali organismi occidentali omologhi, che riconduce pubblicamente alla Repubblica Popolare Cinese la campagna di spionaggio cibernetico del gruppo APT di matrice statuale denominato “Salt Typhoon”.
Quanto ai target, il documento segnala il crescente interesse degli attori ostili verso le infrastrutture digitali dei soggetti pubblici nazionali, con particolare attenzione alle principali Amministrazioni centrali dello Stato. È risultata significativa anche la crescita degli attacchi verso le strutture sanitarie pubbliche, con un numero di offensive in netta crescita rispetto al 2024: le azioni malevole si sono focalizzate sui dispositivi informatici del personale medico, dai quali gli attaccanti tentano di estrarre illegittimamente credenziali, successivamente rivendute o reimpiegate.
Nel settore privato si è invece assistito a una contrazione delle offensive, in particolare verso i settori delle infrastrutture digitali e dei servizi ICT, delle telecomunicazioni, dell’energia e delle banche.
In merito alla classificazione degli attacchi per tipologia di attori, si conferma la costante azione di spionaggio cibernetico realizzata dai gruppi APT statuali (52% dei casi, a fronte del 50% del 2024); si registra un lieve incremento delle offensive criminali cibernetiche (41% degli episodi, contro il 38% del 2024), alimentato dall’esfiltrazione e rivendita di credenziali su marketplace illegali nel deep e nel dark web; resta marginale l’hacktivismo (1% degli episodi; 5% nel 2024), condotto prevalentemente da sodalizi filorussi come il gruppo “NoName057(16)” (v. figura 1).
Quanto all’esame delle tattiche, tecniche e procedure (TTP) maggiormente impiegate dagli attori della minaccia, il documento segnala, con particolare riferimento ai gruppi APT di matrice statuale, il ricorso a impianti malevoli anche particolarmente sofisticati, nonché il massiccio sfruttamento di vulnerabilità note e non note. Tra le tecniche richiamate figurano inoltre il phishing, lo spear-phishing, i tentativi di social engineering e il ricorso a ransomware.
Quanto alle finalità degli attacchi perpetrati, restano prevalenti le offensive orientate al vantaggio economico dell’attaccante (63% dei casi, percentuale in crescita rispetto al 57% del 2024); si registra anche un ulteriore aumento delle azioni di chiara matrice spionistica, in linea con un trend in costante crescita a partire dal 2020 (30% degli attacchi, contro il 25% del 2024) (v. figura 2).
Sul piano dei più recenti sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale, ricordata la recente adozione della legge 23 settembre 2025, n. 132, di adeguamento della normativa nazionale al regolamento dell’Unione europea 2024/1689 (c.d. AI Act), la relazione mette in evidenza i rischi connessi all’impiego nel settore della sicurezza cibernetica di sistemi di IA multimodali (ossia sistemi in grado di integrare ed elaborare informazioni provenienti da sorgenti eterogenee, come testi, audio, immagini e video). Fra questi rischi sono inclusi tutti quelli derivanti dalla natura dual-use dell’IA (ossia il potenziamento simultaneo delle capacità difensive e offensive), nonché la possibilità che i dataset di addestramento vengano manipolati (data poisoning). In particolare, si segnala che l’uso generalizzato di Large Language Models (LLM) e dei connessi sistemi di IA presenta criticità in ambiti quali la finanza, il customer service, la moderazione e gestione di contenuti digitali, la logistica, il procurement e la negoziazione digitale, oltre che per ciò che riguarda la proliferazione di contenuti sintetici (testo, immagini, audio, codice).
L’accelerazione dei mutamenti geopolitici
Il documento analizza le dinamiche geopolitiche internazionali alla luce dell’importanza determinante assunta dalla competizione per il dominio tecnologico, che oggi si affianca in importanza strategica alla tradizionale competizione militare diretta o al controllo territoriale. Uno degli aspetti più significativi di questa competizione riguarda le terre rare e i materiali strategici necessari alla produzione di tecnologie avanzate. Al riguardo, la relazione ricorda che la Cina, attraverso politiche sistematiche di investimento iniziate nei decenni passati, ha raggiunto il controllo di oltre il 90% della catena globale di approvvigionamento di terre rare e che, in diversi momenti di tensione geopolitica, Pechino ha minacciato di restringerne l’esportazione, nella consapevolezza che tale restrizione avrebbe conseguenze significative sulle capacità tecnologiche e militari dell’Occidente. Le nuove frontiere della tecnologia condizionano, dunque, i tratti essenziali della geopolitica.
Procedendo nell’approfondimento dei singoli scenari, la relazione riferisce che, nel 2025, la guerra tra Russia e Ucraina è entrata nel quarto anno senza che una delle due parti sia riuscita a prevalere in modo decisivo. Il sostegno complessivo fornito dall’UE e dai suoi Stati membri all’Ucraina ammonta a 193,3 miliardi di euro, di cui 4,6 miliardi di aiuti umanitari. Le forniture veicolate attraverso il meccanismo di protezione civile dell’UE ammontano a 160.000 tonnellate, mentre i rifugiati che beneficiano di protezione temporanea nell’UE sono 4,3 milioni (il totale dei rifugiati ucraini nel mondo è pari a 5.898.150, di cui 5.349.060 in Europa).
Mosca ha continuato a esercitare una pressione costante lungo il fronte orientale: nel corso dell’anno l’Ucraina ha perso lo 0,8% del proprio territorio contro lo 0,6% del 2024. Le perdite umane russe restano elevatissime, ma il Paese conserva la capacità di reclutare nuovo personale e di sostenere la produzione militare.
Sul piano politico, malgrado l’intervento di mediazione degli Stati Uniti, il Cremlino ha mantenuto posizioni negoziali massimaliste, mentre Kiev - che peraltro continua a dipendere dal sostegno militare ed economico degli alleati - ha mostrato maggiore flessibilità, pur rimanendo inamovibile sul principio dell’integrità territoriale.
La relazione osserva che, sin dall’invasione dell’Ucraina, la Russia ha dimostrato aggressività e spregiudicatezza nell’esecuzione di campagne di sabotaggi in Europa e di misure volte a influenzare lo spettro politico e l’opinione pubblica nello spazio ex sovietico (in particolare, in Moldova e in Georgia). Viene pertanto valutata come probabile la prosecuzione di attacchi non convenzionali anche nel 2026 (specie in assenza di un accordo di pace con l’Ucraina).
Rimanendo nello scenario europeo, risulta di interesse anche l’area balcanica, segnata dalle mai sopite tensioni etniche, da significative disparità economiche tra i diversi Paesi, da spinte autoritarie, da corruzione e criminalità organizzata in grado di influenzare la politica.
In relazione all’Artico, la relazione sottolinea la necessità per l’Italia di sviluppare da subito una propria e autonoma chiave di lettura dei principali paradigmi securitari caratterizzanti l’area, al fine di non essere schiacciata dagli interessi crescenti di USA, Russia e Cina.
Nell’area africana e mediterranea, nel 2025, la Libia, il Sahel, il Corno d’Africa e il Medio Oriente (in particolare Gaza, Siria, Libano e Iran) rappresentano i contesti maggiormente complessi e capaci di creare cambiamento e impatti per l’Italia. In tale scenario, per ciò che concerne l’Africa, le analisi demografiche e demografico-strutturali dell’instabilità del continente mantengono una loro specifica valenza strategica, nella misura in cui concorrono a chiarire come la transizione demografica in corso possa accelerare le molteplici crisi in atto e tradursi in volatilità regionale, con effetti diretti e indiretti su sicurezza energetica, pressione migratoria e capacità europea di contenere l’espansione del jihadismo. In tale contesto, il fenomeno del youth bulge, ossia la forte crescita della popolazione giovanile africana, soprattutto nelle aree urbane, accentua le tensioni derivanti dal divario tra aspettative crescenti e limitata capacità di assorbimento dei sistemi scolastico, occupazionale e istituzionale.
Per quanto attiene invece al Medio Oriente, il documento osserva che restano ancora tutti aperti gli scenari di indeterminatezza che hanno contraddistinto l’anno trascorso e che produrranno instabilità anche in futuro. Si tratta, più nel dettaglio: delle incertezze legate all’evoluzione della crisi di Gaza in seguito agli accordi di pace di Sharm El Sheikh, poiché rimangono ancora da risolvere diverse questioni in merito all’attuazione delle misure da essi previste per evitare lo scoppio di nuove tensioni; della futura stabilità del Libano, specie in relazione alle attività di Hezbollah; delle molteplici sfide a cui guarda la Siria; degli sviluppi della situazione in Iran; della minaccia esercitata dagli Houthi in Mar Rosso; più in generale, dei riverberi che le acuite dinamiche di competizione tra diversi attori, statuali e non statuali, nella regione possono avere anche sull’area mediterranea (v. figura 3).
L’area dell’Indo-Pacifico ha rivestito primario rilievo nell’attività informativa dell’intelligence. La macroregione ha visto un iniziale innalzamento della tensione tra Cina e Stati Uniti, soprattutto sul piano commerciale. Nelle dinamiche dipanatesi durante il 2025 sono state centrali sia le contromisure cinesi ai dazi imposti dagli USA (in primis le restrizioni alle esportazioni di terre rare) sia la successiva rimodulazione delle misure tariffarie decise dall’Amministrazione USA, con l’apertura di una fase più dialogante. Per ciò che concerne il timore di una escalation a Taiwan, invece, il documento valuta improbabile che tale ipotesi si verifichi entro il 2027.
Un altro aspetto su cui si è concentrata l’attenzione dell’intelligence è stato l’aumento dei conflitti inter-statali, con gli scontri tra India e Pakistan nel mese di maggio, quelli tra Cambogia e Thailandia a luglio e dicembre e, principalmente a ottobre, quelli tra Pakistan e Afghanistan.
Le tensioni tra Cina e Filippine sono rimaste elevate lungo tutto il 2025, mentre quelle tra India e Cina presentano un miglioramento. Si segnala poi che la Corea del Nord continua a disporre di un rilevante arsenale nucleare (l’unico costruito dopo il 1991) e missilistico.
La relazione affronta altresì il tema dei “nuovi domini della competizione”, sottomarino e spaziale, due campi in cui l’Unione europea, pur mantenendo competenze e capacità notevoli, non risulta ancora in grado di sostenere il confronto con Stati Uniti e Cina.
Il documento si sofferma anche sulle ricadute delle tecnologie civili sulle applicazioni militari, atteso che una quota crescente di competenze, componenti e servizi nasce nel mercato civile e viene poi ricalibrata per esigenze di difesa.
Competitività e sicurezza del sistema economico-finanziario
La relazione riferisce che l’azione di intelligence dispiegata nel 2025 ha affrontato, tra l’altro, le tematiche connesse all’impatto di eventuali dazi e sanzioni sul Sistema Paese e sulla tutela delle catene di forniture di soggetti strategici nazionali. Ciò, in un contesto caratterizzato dalla possibilità, in capo ad alcuni attori internazionali, di controllare uno o più nodi centrali delle reti globali e di monitorare e condizionare l’accesso ai flussi che attraversano le reti stesse. In questo modo, l’interdipendenza economica può essere trasformata in leva di pressione nei confronti di attori terzi attraverso l’utilizzo di strumenti economico-commerciali e finanziari, quali restrizioni all’export e all’import, misure sanzionatorie, controlli sugli investimenti o limitazioni all’accesso a infrastrutture critiche (c.d. Economic Warfare, EW). Il 2025 si configura peraltro non come un anno di innovazione strumentale nel fenomeno dell’EW, bensì come una fase di marcata intensificazione e di cambiamento nello stile di utilizzo di strumenti già esistenti.
Sul versante statunitense, il cosiddetto Liberation Day dell’aprile 2025 ha segnato l’introduzione di dazi orizzontali di ampia portata come strumento flessibile di rinegoziazione dei rapporti economici bilaterali. La risposta cinese si è invece concentrata su singole filiere (nuove restrizioni e controlli all’export di terre rare e materiali critici; limitazioni all’esportazione dei semiconduttori assemblati in Cina dall’azienda europea Nexperia), intervenendo su colli di bottiglia industriali, così da generare effetti sistemici. La relazione riferisce quindi che l’Unione europea ha nel frattempo avviato politiche di derisking e rafforzato i meccanismi di screening degli investimenti esteri diretti, mentre la Russia ha provveduto a riconfigurare i flussi commerciali ed energetici, incrementando sia il ricorso a intermediari e Paesi terzi sia lo sviluppo di strategie di parziale dedollarizzazione e aggiramento dei regimi restrittivi.
Il documento segnala poi l’incremento delle attività connesse alla normativa concernente il Golden Power: nel 2025 si sono infatti registrate 903 notifiche e 178 pre-notifiche (contro 660 notifiche e 175 pre-notifiche nel 2024), oltre a 583 notifiche nell’ambito del meccanismo di scambio comunitario ai sensi del regolamento dell’Unione europea 2019/452 (a fronte delle 411 del 2024).
La ricerca informativa ha interessato anche il mondo della criptofinanza, ormai divenuto una componente strutturale dell’ecosistema finanziario globale: nel 2025 la capitalizzazione delle criptovalute è stata di 3.500 miliardi di dollari, lo 0,6% della ricchezza globale, con 650 milioni di utilizzatori. Dal momento in cui le criptovalute e, più in generale la criptofinanza, non sono più un fenomeno marginale confinato agli ambienti tecnologici, diviene centrale per l’intelligence monitorare la combinazione tra crescita di volumi, diffusione degli strumenti e natura transfrontaliera delle transazioni.
Sul versante interno, la criptofinanza rappresenta un moltiplicatore di complessità per le attività di prevenzione e contrasto alle attività criminali, poiché ostacola il tracciamento dei flussi facendo leva sullo pseudonimato offerto dalle criptovalute, combinato con tecniche di offuscamento e con l’uso di piattaforme non regolamentate.
A livello internazionale, invece, permane il ricorso alle criptovalute da parte di attori statali ostili o sottoposti a sanzioni internazionali, anche come sistema dei pagamenti alternativo ai circuiti finanziari in dollari. L’attenzione degli Organismi informativi non ha mancato di rivolgersi anche a possibili criticità di natura sistemica. In tale contesto, si è dovuto prendere atto del ruolo della criptofinanza quale forza di interconnessione tra i mercati regolamentati e quelli non regolamentati, nonostante essa rappresenti una quota ancora minoritaria degli asset finanziari globali.
Al di là delle criptovalute, i suddetti Organismi informativi si sono concentrati, per quanto riguarda la finanza regolamentata, sulle dinamiche di trasformazione degli assetti del settore finanziario suscettibili di produrre fenomeni di instabilità.
Sul versante, invece, della finanza non regolamentata, l’attenzione si è rivolta sulle attività criminali e sugli attori statali ostili interessati a utilizzare meccanismi sofisticati per confondere le tracce e sfruttare i punti di minore controllo del sistema finanziario.
Oggetto di attenzione è stata anche la tutela della sicurezza energetica nazionale, considerata nel più ampio quadro della protezione delle infrastrutture critiche (reti energetiche e di trasporto, settore finanziario, servizi idrici e sanitari, infrastrutture digitali). Viene evidenziata, a tale proposito, la dipendenza dell’Italia dall’estero, che nel 2024 si è attestata al 73,9% delle disponibilità energetiche (v. figura 4).
Attacchi cyber o ibridi, condotti anche sfruttando le finestre di opportunità create dagli eventi meteorologici estremi, potrebbero compromettere la stabilità degli approvvigionamenti, in un quadro in cui la crescente complessità del sistema energetico e la frammentazione di produzione e consumo (non solo elettrici) sono destinate a introdurre un ulteriore profilo di minaccia.
La relazione riferisce che l’attenzione informativa si è rivolta sull’integrità e sul corretto funzionamento delle infrastrutture di produzione/trasformazione, trasporto e accumulo/stoccaggio, sulle filiere di approvvigionamento di idrocarburi e di componentistica tecnologica legata alla generazione rinnovabile, nonché sul presidio delle frontiere tecnologiche, a cominciare da quella dell’energia nucleare, alla luce del suo potenziale contributo nel bilanciamento delle esigenze di sicurezza e di sostenibilità ambientale del paniere elettrico nazionale. A quest’ultimo proposito, si segnala come la maturazione delle tecnologie relative ai reattori di piccola taglia (small modular reactor e advanced modular reactor) sia particolarmente significativa anche per ridurre la dipendenza strutturale derivante dalla posizione dominante dei sistemi industriali asiatici nelle filiere del fotovoltaico e della produzione di batterie, inclusa la lavorazione delle relative materie prime. La filiera tecnologica nucleare, invece, è ancora sostanzialmente nel perimetro della capacità industriale europea e occidentale e la produzione delle materie prime necessarie ad alimentare le centrali è ubicata anche in aree geografiche fuori dall’influenza dei principali attori economici asiatici.
Sono state, infine, oggetto di valutazione le possibili implicazioni securitarie in ambito economico legate alle macro-tendenze in campo tecnologico. In particolare, nell’attuale fase geopolitica, segnata da tensioni e iniziative di riarmo, la capacità di generare innovazione tecnologica, dati i profondi impatti sulle modalità di produzione, diviene essa stessa elemento centrale della competizione internazionale, facendo crescere l’esigenza di individuare le modalità più efficaci per proteggere il patrimonio conoscitivo da attori ostili. La relazione segnala al riguardo la specifica vulnerabilità del tessuto industriale italiano, caratterizzato dalla prevalenza di piccole e medie imprese (PMI) le quali, pur vantando flessibilità e alta specializzazione, incontrano maggiori difficoltà nel reperire risorse finanziarie, nel reclutare competenze e nel sostenere gli investimenti in sicurezza informatica, con il rischio che il ritardo tecnologico si traduca in una perdita di posizione nelle catene del valore internazionali. In questo quadro, diviene centrale il ruolo della politica industriale nel contribuire a rendere più attrattivo il Paese per investitori e imprese ad alta intensità di conoscenza.
Il documento approfondisce inoltre il ruolo delle biotecnologie, la cui strategicità per la sicurezza nazionale risiede nella loro capacità di operare come snodo tra sicurezza, salute e sviluppo industriale.
Le reti del crimine transnazionale
La relazione riferisce che, anche nel 2025, la ricerca informativa ha confermato la tendenza delle principali organizzazioni criminali ad associare alle tradizionali attività illecite una spiccata propensione a ingerirsi nel tessuto socio-economico, ad assumere una dimensione sempre più sovranazionale, nonché a potenziarsi tecnologicamente.
Le organizzazioni italiane — ‘Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra e consorterie pugliesi — continuano a essere attori centrali nei traffici illeciti nazionali e internazionali, combinando radicamento territoriale, proiezione esterna e capacità di infiltrazione nei gangli della pubblica amministrazione. Accanto ad esse operano strutture criminali straniere (tra cui reti cinesi, nigeriane, albanesi e montenegrine), caratterizzate da modelli organizzativi flessibili e da una marcata vocazione internazionale.
La relazione evidenzia che i traffici illeciti — in particolare di droga, armi, esseri umani e prodotti contraffatti — continuano a costituire la principale fonte di alimentazione degli affari della criminalità organizzata. In tale contesto, si richiamano le trasformazioni in atto nei mercati della droga, segnati dal calo della produzione di eroina in Afghanistan, dall’aumento delle forniture di cocaina, dalla crescita degli oppioidi sintetici (al contrasto di questi ultimi è stato dedicato, in Italia, il Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio del fentanyl e di altri oppioidi sintetici) e dalla parziale legalizzazione della cannabis.
Quanto al traffico di armi, si rileva una tendenza all’incremento della circolazione di armi leggere e da guerra provenienti principalmente dall’Europa orientale e dai Balcani occidentali, mentre il traffico di esseri umani costituisce sovente un elemento trasversale e complementare ad altre filiere criminali, condividendo le medesime infrastrutture. Il commercio di prodotti contraffatti, infine, continua a generare rilevanti perdite economiche e fiscali, incidendo anche sulla salute pubblica, oltre che sulla fiducia dei consumatori.
Il riciclaggio di capitali illeciti rimane il principale volano di infiltrazione nel tessuto economico-finanziario, attraverso tecniche in continua evoluzione, che integrano sempre più frequentemente criptovalute e circuiti finanziari occulti. A questo scenario si affiancano attori economici compiacenti, i quali forniscono supporto logistico, documentale e tecnologico ai traffici illeciti, mentre la corruzione continua a rappresentare un ulteriore fattore trasversale, di agevolazione e moltiplicazione delle opportunità criminali.
Di fronte a questa complessa architettura criminale transnazionale, la cooperazione internazionale tra Autorità giudiziarie, Forze di polizia e Servizi di intelligence rappresenta il presidio più efficace per difendere gli Stati, i cittadini e i sistemi economici e sociali dalla minaccia criminale, pur in un contesto geopolitico segnato dalle difficoltà strutturali degli organismi internazionali e dall’indebolimento del relativo consenso politico.
Il documento segnala inoltre il crescente rilievo della sicurezza ambientale come dimensione strategica, con particolare attenzione alle infiltrazioni criminali nei processi di riconversione industriale, nella realizzazione di impianti di termovalorizzazione, nella gestione del ciclo dei rifiuti, nel traffico di materiali CBRN (chimici, biologici, radiologici e nucleari), nonché alla tutela della filiera agroalimentare e ai fenomeni di deforestazione.
Le dinamiche della minaccia interna
Il documento rileva che nel 2025 risultano confermate e accentuate alcune tendenze già emerse negli ultimi anni.
Con riferimento all’estrema destra internazionale, la dimensione online resta centrale rispetto a percorsi di radicalizzazione che assumono sempre più uno spiccato carattere transnazionale. Gli ecosistemi digitali svolgono un ruolo determinante soprattutto nell’ambito della radicalizzazione giovanile, che registra sia un progressivo abbassamento dell’età di avvio del processo sia una sua velocizzazione.
Parallelamente, si è consolidata la tendenza a sviluppare profili ideologici “misti”, nei quali spesso convivono in modo atipico elementi estrapolati dal suprematismo bianco e dal jihadismo. In tale contesto, si segnala l’utilizzo delle nuove tecnologie come elementi abilitanti per rafforzare la capacità di diffusione della propaganda estremista, veicolare idee e simbologie, elaborare sottoculture digitali che contribuiscono a definire un’identità di gruppo. Si tratta, perlopiù, di tecnologie commerciali di facile reperibilità e caratterizzate da modalità d’impiego non particolarmente sofisticate: in questo modo, la soglia d’accesso agli ambienti e ai linguaggi digitali d’area viene mantenuta bassa, facilitando l’avvicinamento di nuovi affiliati. Alla luce di ciò, la relazione ritiene plausibile attendersi che acquistino una rilevanza sempre maggiore quei processi di radicalizzazione in cui la ricerca di un senso di appartenenza, gratificazione e riconoscimento da parte di un gruppo svolge un ruolo determinante, con un conseguente rafforzamento della prospettiva nichilista, capace di conferire al compimento di atti violenti un’elevata intensità emotiva.
In Italia, il dato più significativo riguarda il crescente coinvolgimento dei minori nelle operazioni di polizia giudiziaria in contesti di radicalizzazione: il numero totale di tali episodi è passato da 7 nel 2023 a 14 nel 2024 a 27 nel 2025. La percentuale delle operazioni con minori rispetto al totale è cresciuta dal 27% del 2023 al 41% del 2025. In ciascuno degli anni analizzati, la quota di minori coinvolti è risultata marcatamente più alta nei casi riconducibili all’estrema destra internazionale rispetto alle altre matrici ideologiche (v. figura 5).
Quanto allo scenario contestativo ed eversivo interno, il documento sottolinea come resti centrale il tema dell’opposizione alla guerra, agli investimenti bellici e all’“imperialismo”, anche in funzione degli sviluppi delle crisi internazionali.
L’attivismo anarco-insurrezionalista si conferma il vettore di minaccia più concreto, anche alla luce dei recenti attentati ai danni della rete ferroviaria nazionale compiuti nel contesto delle proteste contro i Giochi Olimpici Milano-Cortina. Nel 2025 l’attenzione dei circuiti libertari si è concentrata soprattutto sulla denuncia delle ricadute interne delle guerre, attraverso la critica all’aumento della spesa militare e all’asserita spinta verso la militarizzazione della società, nonché sul contrasto alla repressione. Tali circuiti hanno inoltre dedicato particolare attenzione al tema dell’intelligenza artificiale, la cui “filiera” è stata considerata quale obiettivo da colpire nella prospettiva di “sabotare la guerra” e contrastare una tecnologia considerata alla stregua di un nuovo strumento di accumulazione capitalista, in cui il valore dei dati generati dagli utenti diventa l’oggetto di una “corsa all’oro” digitale.
La relazione riferisce che anche gli ambienti dell’oltranzismo marxista-leninista hanno riservato un’attenzione strumentale agli sviluppi delle crisi internazionali in corso, con l’obiettivo di dare maggiore risonanza a iniziative antimilitariste e anti-atlantiste, nonché di collocare il sostegno alla causa palestinese in una cornice anticapitalista.
Analogamente, l’eterogeneo movimento antagonista ha cavalcato l’onda mobilitativa contro il conflitto a Gaza per favorire la convergenza tra tematiche e istanze diverse (fra cui, in particolare, l’opposizione alla tecnologia intesa come strumento sviluppato e impiegato dallo Stato in funzione repressiva e di progressiva militarizzazione della società), nonché per ricompattare il fronte del dissenso facendo leva sull’antisionismo, sulla denuncia della c.d. “economia di guerra” e sulle sue ricadute in ambito socio-economico. Tale mobilitazione, nel corso del 2025, si è progressivamente sovrapposta al percorso di lotta contro il c.d. “decreto sicurezza” (decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48).
In questa cornice, la campagna anti-repressiva ha stigmatizzato l’asserita criminalizzazione del dissenso c.d. ProPal, anche a seguito di alcune operazioni di polizia giudiziaria condotte contro militanti coinvolti nelle violenze verificatesi durante iniziative di piazza. La relazione considera probabile che, in futuro, tali ambienti continuino ad adoperarsi per promuovere una convergenza tra diversi fronti di lotta, tentando di “capitalizzare” l’ampia portata mobilitativa che ha caratterizzato il sostegno alla causa palestinese, anche in una prospettiva di più lungo periodo (ad esempio riconfigurando l’antimilitarismo come opposizione alle politiche di riarmo). Rinnovato slancio, poi, potrebbero trovare i circuiti più attivi sul fronte ambientale, sfruttando la sovrapposizione tra grandi eventi, avvio di grandi opere e il prosieguo della transizione energetica del Paese. In questo quadro è plausibile che l’opposta area della destra radicale, pur rimasta sostanzialmente ai margini delle proteste di piazza che hanno caratterizzato il 2025, cerchi visibilità con il lancio di iniziative su temi quali il contrasto all’immigrazione: andrà dunque attentamente monitorato il rischio di un aumento dei livelli di conflittualità e violenza nell’ambito della dinamica di contrapposizione tra orientamenti ideologici di diversa matrice.
Con riferimento all’Anno giubilare 2025 l’attività di intelligence ha garantito, anche grazie alla costituzione di un’apposita Cabina di regia operativa sin dal dicembre 2024, il regolare svolgimento degli eventi, permettendo l’afflusso in sicurezza nella Capitale di oltre 33 milioni di pellegrini da più di 185 nazioni. L’organizzazione del Giubileo ha dovuto inoltre gestire la partecipazione di circa 400.000 fedeli e di oltre 170 delegazioni straniere ai funerali di Papa Francesco, nonché le presenze dovute all’intronizzazione di Papa Leone XIV.
L’evoluzione del fenomeno immigratorio irregolare
La relazione rileva che il fenomeno delle migrazioni irregolari, con le sue implicazioni strategiche, resta di primario interesse per il Sistema di informazione per la sicurezza.
Nel biennio 2024-2025 gli arrivi sulle coste italiane hanno mostrato una netta contrazione: rispetto al picco di 157.651 sbarcati registrato nel 2023, si è passati ai 66.617 del 2024 e ai 66.296 censiti al 31 dicembre 2025. Una maggiore attività si registra sulla rotta del Mediterraneo centrale, in particolare dalle aree costiere della Tripolitania. Al contrario, sono rimaste contenute le partenze verso l’Italia dalla Cirenaica, anche per l’aumento dei flussi osservati in direzione della Grecia.
L’intensificarsi delle partenze dalla Libia occidentale è riconducibile a un insieme di fattori: dinamiche geopolitiche, nuove misure di controllo dei confini (come l’azione di contenimento tunisina), instabilità locale e capacità delle reti di trafficanti di spostare i percorsi verso quest’area, diventata uno dei principali punti di uscita dal Nord Africa verso l’Europa.
Le prime nazionalità per arrivi nel 2025 sono il Bangladesh (20.805), l’Egitto (9.497) e l’Eritrea (7.579) (v. figura 6).
Il documento delinea come più probabile per il 2026 uno scenario in cui i flussi rimangono stabili, ma di discreta consistenza, configurandosi pertanto come una realtà strutturale in evoluzione piuttosto che come una crisi emergenziale. Non si prevede né un collasso né un’esplosione improvvisa, piuttosto un consolidamento dei livelli attuali, con una pressione costante destinata a mantenersi negli anni. Il sistema migratorio tenderà alla normalizzazione di lungo periodo, anche per via dell’azione crescente delle autorità preposte alla gestione del fenomeno, del rafforzamento dei controlli lungo le frontiere e delle politiche di esternalizzazione di queste ultime (accordi Italia-Tunisia, Italia-Libia, finanziamenti UE).
La relazione evidenzia che permarrà il carattere eterogeneo delle motivazioni che spingono i migranti a lasciare i rispettivi luoghi di origine: con riferimento ad alcuni Paesi (Bangladesh, Egitto, Pakistan ed Eritrea) è verosimile che esse rimarranno prevalentemente di natura economica, spesso aggravate da fattori ambientali e climatici; con riferimento ad altri (tra cui Sudan, Somalia, Iran, Yemen e Libia), i movimenti continueranno a essere alimentati piuttosto da “crisi ibride”: guerre interne, carestie, siccità severe, deterioramento dei servizi essenziali e progressivo crollo delle istituzioni.
Il documento rileva altresì che qualora entrassero pienamente in vigore le disposizioni del nuovo Patto UE sulla migrazione e l’asilo — la cui operatività è prevista da giugno 2026 — i flussi potrebbero ridursi del 4-5% del totale annuale, con effetti visibili negli ultimi mesi dell’anno in corso. Al contrario, in caso di crisi geopolitiche inattese (come un’escalation in Sudan o una crescente instabilità in Libia), i volumi potrebbero aumentare del 10-15%.
Nel lungo periodo resta vitale continuare con piani strutturali di investimento - come il Piano Mattei - nei Paesi esposti maggiormente al fenomeno della migrazione economica e, nel medio periodo, proseguire politiche volte a favorire i canali di immigrazione legale, eventualmente formando nei Paesi di origine la manodopera necessaria al mercato italiano ed europeo. Lo smantellamento delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani rimane comunque un obiettivo di primaria importanza.
Il progresso della tecnologia digitale rappresenta un elemento caratterizzante anche delle dinamiche migratorie, operando sia come fattore di vulnerabilità, sia quale elemento di rafforzamento dell’azione di contrasto. In particolare, sotto il profilo delle minacce, le piattaforme digitali sono impiegate dai trafficanti per commercializzare servizi di trasporto illegale, reclutare vittime attraverso promesse fraudolente e facilitare il pagamento dei viaggi mediante transazioni su canali finanziari non tracciabili (“e-trafficking” o “cyber trafficking”).
Parallelamente, negli ultimi anni, il fenomeno migratorio ha subito una profonda trasformazione che lo avvicina progressivamente alle minacce non convenzionali, poiché attori sia statali sia non statali possono utilizzarlo come leva di coercizione geopolitica. A tale proposito, l’Unione europea ha implementato un’architettura tecnologica integrata di prevenzione e contrasto fondata sull’acquisizione sistematica di dati biometrici multimodali, oltre a ricorrere sistematicamente ai droni per il monitoraggio delle frontiere.
Crisi internazionali e minaccia terroristica
La relazione riferisce che, negli ultimi anni, il panorama della minaccia terroristica ha assunto una dimensione sempre più complessa. Le molteplici crisi internazionali in atto, caratterizzate da conflitti armati e dinamiche geopolitiche in costante evoluzione, facilitano il sovrapporsi di diversi fattori di radicalizzazione.
Con riferimento alla crisi di Gaza, nel 2025 sono stati registrati numerosi appelli – veicolati tramite la propaganda jihadista – a condurre attacchi in Europa, specialmente contro quartieri ebraici e ambasciate “ebraiche e crociate”.
In Italia, come in altri Paesi europei, sono state condotte diverse operazioni antiterrorismo nei confronti di soggetti a vario titolo connessi con il conflitto mediorientale. Sono inoltre aumentati i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici.
La “guerra dei dodici giorni” in Iran del giugno 2025 e le proteste scoppiate nel Paese a fine dicembre hanno aggiunto ulteriore complessità allo scenario mediorientale, alimentando tensioni internazionali e facendo temere un’escalation che potrebbe avere un impatto anche sulla minaccia terroristica.
Quanto alla Siria, dalla caduta di Assad il Paese si trova in una fase di transizione caratterizzata da tensioni e incertezze, così rafforzando il rischio terrorismo nell’area. Un’attenzione particolare continua a essere rivolta alla gestione dei foreign terrorist fighters ancora presenti nelle carceri e nei campi nel nord-est del Paese.
La “crisi sistemica” del continente africano ha costituito anch’essa terreno fertile per l’espansione delle articolazioni territoriali di DAESH e al-Qaida. La propaganda di DAESH, in particolare, ha recentemente iniziato a concentrarsi maggiormente anche sulla Libia, considerata quale “porta d’accesso” per raggiungere l’Europa meridionale e intraprendere il jihad contro i “vicini interessi crociati”.
In Afghanistan, infine, l’Islamic State Khorasan Province (ISKP), pur recentemente indebolita da diverse operazioni di controterrorismo, resta un’organizzazione in grado di raggiungere simpatizzanti e affiliati in altri Paesi, continuando a rappresentare una fonte di rischi anche per l’Europa.
Nel contesto delineato, il ricorso alle nuove tecnologie da parte di individui e gruppi estremisti e terroristici ha reso il quadro della minaccia ancora più articolato. L’uso di chatbot potenziati dall’IA per indirizzare gli utenti nella ricerca di contenuti terroristici, il ricorso ad “assistenti virtuali” per individuare i luoghi più adatti per compiere un attacco, nonché l’orchestrazione di campagne di raccolta fondi tramite algoritmi generativi, rappresentano tutti possibili utilizzi di tale tecnologia a scopo di minaccia.
Il documento illustra anche come, peraltro, le stesse caratteristiche che rendono l’IA un possibile acceleratore della minaccia siano utilizzabili anche per potenziare le attività di prevenzione e contrasto della radicalizzazione e del terrorismo: per esempio, è possibile impiegarla per individuare contenuti estremisti online ai fini della loro rimozione e re-indirizzare gli utenti verso testi di contro-narrazione; l’IA può anche supportare le previsioni sui possibili target della minaccia, nonché sui periodi e i luoghi in cui la probabilità che si verifichino attacchi risulti più elevata.
In prospettiva futura, si ritiene probabile che le principali sigle del terrorismo internazionale affineranno sempre di più la capacità di “capitalizzare” le crisi in atto. In un quadro globale complesso e interconnesso, le funzionalità dell’intelligenza artificiale giocheranno un ruolo progressivamente più rilevante per le organizzazioni terroristiche internazionali, in termini di creazione e di diffusione dei messaggi estremisti. La sfida principale che modellerà l’evoluzione della minaccia terroristica, ma anche delle misure per prevenirla e contrastarla, risiederà probabilmente nella capacità di “guidare” tali tecnologie.
La minaccia ibrida alle società democratiche
La relazione definisce la minaccia ibrida come un insieme coordinato di azioni poste in essere da attori statuali che tuttavia possono avvalersi anche di agenti esterni o proxy (ad esempio, organizzazioni terroristiche o criminali, compagnie militari private o enti commerciali), collocate al di sotto della soglia del conflitto armato convenzionale e finalizzate a danneggiare, destabilizzare o indebolire un Paese bersaglio, a tal fine sfruttandone le vulnerabilità politiche, economiche, sociali e tecniche. In tale contesto si osserva che la tecnologia rappresenta simultaneamente il veicolo primario attraverso cui si realizzano tali minacce e lo strumento privilegiato per mezzo del quale le democrazie liberali possono dimostrarsi capaci di resistenza. Risulteranno pertanto decisivi, anche ai fini di una strategia di difesa integrata, gli investimenti in ambito di cybersecurity, resilienza delle infrastrutture critiche e alfabetizzazione digitale della popolazione.
Il documento approfondisce il tema della manipolazione informativa, che rappresenta uno degli strumenti più efficaci e pervasivi delle campagne ibride e, più recentemente, di quella che viene definita guerra cognitiva (la quale prende la forma, tra l’altro, delle interferenze elettorali).
L’obiettivo primario delle campagne di disinformazione è da sempre stato quello di minare la fiducia della popolazione nelle istituzioni democratiche, nelle autorità pubbliche e nei media tradizionali, ostacolando così la capacità dei cittadini di prendere decisioni informate. Nello specifico, si segnala come il loro motore propulsivo sia divenuta oggi l’IA generativa, anche a causa dell’impiego di Large Language Models (LLM), deepfake e grandi quantità di dati sul comportamento degli utenti, raccolti e sfruttati per massimizzare l’impatto cognitivo di tali operazioni. In questo scenario, la tecnologia blockchain presenta caratteristiche fondamentali (decentralizzazione, immutabilità, crittografia), che la rendono una risorsa preziosa nel contrasto alla disinformazione.
Nello scenario delineato, i principali attori della minaccia sono attualmente la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese, due Paesi che tuttavia si differenziano in termini di obiettivi, modalità e strategie messe in atto.
Quanto alla Russia, la relazione conferma la sua capacità di sviluppare strategie per perseguire i propri interessi geopolitici, anche a medio-lungo periodo, portando avanti campagne multi-vettoriali e multi-dominio. Nel 2025 gli attacchi cibernetici di matrice russa nei confronti dell’Italia hanno perseguito in misura preponderante l’obiettivo dello spionaggio – in particolare contro la Pubblica Amministrazione centrale – e quello di rendere inutilizzabili i sistemi colpiti, ostacolandone la ricostruzione. Parallelamente, gli attacchi condotti da attori non statuali filorussi nei confronti di obiettivi nazionali sono caratterizzati dalla presenza di cyber gang di tipo hacktivista.
Per quanto riguarda le operazioni di manipolazione informativa e le interferenze straniere (Foreign Information Manipulation and Interference, FIMI), nel 2025 la Russia ha operato (anche tramite suoi proxy) attraverso un ampio ecosistema mediatico e sfruttando l’IA, in modo da elaborare narrazioni che mirano a evidenziare la supremazia di Mosca, screditare la dirigenza occidentale e minare la fiducia nelle istituzioni della UE e della NATO. La tecnica prevalente è la distorsione delle informazioni — o malinformation —, mentre in passato si ricorreva prevalentemente alla disinformazione pura. I principali agenti della Federazione in Italia sono rappresentati dagli ambienti e dai singoli soggetti filorussi, dall’associazionismo russo, da blogger e reporter finanziati direttamente (e ospitati anche nel territorio russo), da profili non immediatamente riconducibili ad essa ma utili a penetrare ambienti di interesse informativo (in particolare, militari).
Anche la Repubblica Popolare Cinese continua a presentare la capacità di sviluppare strategie ibride di medio-lungo periodo - impiegando a tal fine una combinazione di strumenti economici, diplomatici e informativi - finalizzata ad espandere la propria influenza globale, a condurre campagne di spionaggio e ad esercitare pressioni economiche. Nel quadro dell’UE, negli ultimi anni la Cina ha indirizzato tali attività nei confronti degli Stati membri al fine di influenzare i processi decisionali dell’Unione stessa.
A livello politico, la Cina adotta un approccio duale, da leggere in connessione con le priorità economico-finanziarie fissate dal regime: da un lato, essa dimostra impegno nell’attività di dialogo con la diplomazia europea, dall’altro punta a intensificare i legami bilaterali con i singoli Stati membri. In ambito economico si registra un incremento degli investimenti greenfield rispetto alle tradizionali merger and acquisitions, anche come mezzo per aggirare i dazi doganali; proseguono inoltre gli investimenti in infrastrutture, con un focus particolare sui principali porti mediterranei nell’ambito della Belt and Road Initiative (BRI).
Nel 2025, la Cina ha altresì creato interdipendenze in vari settori e sfruttato in certe occasioni la pressione economica; nel dominio tecnologico, ha intensificato gli accordi di cooperazione internazionale in ambito di ricerca e sviluppo nelle aree del quantum computing, dell’IA, della tecnologia marittima, dell’agritech e della tecnologia informatica. Permane il rischio di reclutamento di talenti europei da parte di Pechino, con conseguente possibile perdita di know-how scientifico e tecnologico. La Repubblica Popolare mantiene poi un focus sul dominio dell’informazione, articolato attraverso una mirata strategia volta a sfruttare i media nazionali e i social per promuovere narrazioni positive di sé e sopprimere, al contrario, le voci più critiche. In genere, la Cina non veicola contenuti antagonisti rispetto all’Unione europea, al contrario cerca di evidenziare gli aspetti positivi della collaborazione multilaterale-bilaterale. Più frequenti sono, invece, i contenuti critici nei confronti degli Stati Uniti e della NATO.
Viene infine presentato come caso di studio la prevenzione dei sabotaggi sottomarini, che costituisce un tema operativo di sicurezza nazionale ed europea in quanto incide direttamente sulla continuità dei servizi essenziali: connettività digitale, scambi economici, funzionamento di filiere critiche e, in parte crescente, integrazione energetica. La relazione ricorda che oltre il 95% dei flussi dati mondiali transita attraverso cavi sottomarini in fibra ottica e che la collocazione dell’Italia al centro del Mediterraneo la rende al tempo stesso uno snodo fisico e digitale per le connessioni tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Gli eventi degli ultimi anni (ad esempio l’attacco ai gasdotti Nord Stream) hanno confermato che le infrastrutture sottomarine sono vulnerabili non solo ad azioni “classiche”, ma anche a interferenze intenzionali a basso costo, capaci di generare interruzioni e, soprattutto, incertezza. Vengono quindi illustrate le strategie adottate a livello italiano, europeo e NATO per prevenire e contrastare tale minaccia, le tecnologie utilizzate e il contributo dato dall’intelligence.
L’Appendice generata con l’Intelligenza Artificiale
La relazione propone per la prima volta in Appendice cinque casi di studio su fonti aperte, escludendo il ricorso a documenti classificati, realizzati con l’uso dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI), riguardanti rispettivamente: la competizione nello spazio nel 2035; tre scenari di conflitto Russia-NATO (intervento ibrido russo sulla città di Narva, in Estonia; blitz russo nel corridoio Suwalki, che unisce Bielorussia e exclave di Kaliningrad; operazione marittima russa contro la Norvegia); gli effetti sul sistema finanziario di un’ipotetica crisi delle criptovalute; quattro diverse proiezioni dei flussi migratori verso l’Italia nel 2026; l’azione di DAESH in Siria dopo la caduta di Assad, partendo da giugno 2025 e arrivando a luglio 2026.
Tali elaborazioni rappresentano un esercizio di approfondimento di scenari strategicamente rilevanti e connessi ai temi trattati nei capitoli della sezione precedente del documento. Essi sono stati realizzati secondo criteri rigorosi e con un approccio dichiaratamente antropocentrico, intendendo l’IA come supporto all’analista, capace di addestrare i sistemi, impiegare efficacemente gli applicativi e validare i risultati, evitando automatismi e ogni affidamento acritico sugli output generati.
L’avvento del quantum computing
Un inserto separato è dedicato alle tecnologie quantistiche. Tale contenuto illustra come le applicazioni rilevanti in tale campo si muovano lungo tre direttrici: il quantum computing, una tecnologia che sfrutta i principi della meccanica quantistica in modo da esplorare simultaneamente un numero esponenziale di soluzioni a un problema, eseguendo calcoli complessi che richiederebbero lunghi tempi di elaborazione con i computer tradizionali; il quantum sensing, che garantisce una precisione senza precedenti nella misurazione delle proprietà fisiche, specialmente in ambienti in cui i sensori tipicamente impiegati risultano insufficienti; il quantum security and communications, che fornisce una protezione innovativa dal punto di vista crittografico anche per quanto attiene alle comunicazioni.
Il documento riferisce sulla “corsa quantistica” globale e sulle implicazioni che essa presenta per la sicurezza nazionale, sottolineando che chiunque riesca ad acquisire la leadership nel settore otterrà inevitabilmente un vantaggio strategico. Si evidenzia che, su 441 aziende quantistiche localizzate nel mondo, 141 (il 32%) si trovano nell’Unione europea; nei brevetti quantistici registrati nel periodo 2017-2024, la Cina domina con circa il 46% del totale globale, seguita dagli USA al 23%; UE e Giappone si attestano intorno al 6% ciascuno.
La relazione sottolinea il rischio connesso alla capacità futura dei computer quantistici di violare i sistemi crittografici attualmente in uso, compromettendo non solo la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei dati memorizzati o trasmessi digitalmente, ma anche la stessa affidabilità dei meccanismi di sicurezza crittografica impiegati a tutela delle informazioni. Di contro, si elencano anche le opportunità che tali strumenti possono offrire, soprattutto nella prospettiva del supporto alle capacità analitiche dell’intelligence, dell’efficientamento dei sistemi di difesa informatica, dello sviluppo di comunicazioni sicure, nella raccolta e nell’analisi di dati pubblicamente accessibili (Open Source Intelligence, OSINT). In definitiva, il quantum computing introduce un cambiamento strutturale nel paradigma della sicurezza informatica, la cui influenza sulla sicurezza nazionale dipenderà in larga parte dalla capacità di anticiparne gli effetti.
II Commissione (GIUSTIZIA)
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Trasmessa dal Ministro della giustizia
L’articolo 7 della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), modificato dal decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, al comma 2, stabilisce che entro il 31 maggio di ciascun anno il Ministro della giustizia riferisca alle Commissioni parlamentari in merito all’attuazione delle disposizioni in materia di messa alla prova e di pene sostitutive delle pene detentive, nonché sullo stato generale dell’esecuzione penale esterna.
La relazione illustra l’andamento delle misure di comunità in Italia, nonché gli interventi di coordinamento predisposti per dare attuazione alle norme che, negli ultimi anni, hanno ampliato il campo di applicazione delle pene non detentive e determinato cambiamenti nell’organizzazione delle strutture deputate alla presa in carico di coloro che sono sottoposti a provvedimenti giudiziari. Fra i più rilevanti interventi legislativi in tale ambito, si ricordano il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di riforma della giustizia penale (c.d. “riforma Cartabia”), la legge 24 novembre 2023, n. 168, in materia di contrasto della violenza di genere e domestica, e il decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2024, n. 112 (c.d. “Decreto svuota carceri”).
Vengono altresì richiamate le modifiche degli assetti organizzativi delle strutture centrali e territoriali, resesi necessarie per sostenere i processi di cambiamento e assicurare un efficace supporto amministrativo all’espletamento dei procedimenti. Al riguardo, si riferisce che la gestione delle misure e sanzioni di comunità è stata attribuita al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità (DGMC), nell’ambito del quale, in attuazione del DPCM 15 giugno 2015, n. 84 (come modificato dal DPCM 29 maggio 2024, n. 78) è stata istituita una Direzione generale per la giustizia di comunità (DGGC). Sul piano territoriale, quest’ultima coordina 11 uffici interdistrettuali di esecuzione penale esterna (UEPE), 18 distrettuali, 45 locali e 11 sezioni distaccate.
Le azioni di sistema intraprese
La relazione offre una panoramica delle azioni di sistema intraprese dall’Amministrazione nel corso dell’anno 2025.
In attuazione della direttiva del Ministro della giustizia e del Documento di programmazione generale del Dicastero per il triennio 2024–2026, sono state incrementate e sostenute procedure di lavoro che pongano gli uffici di esecuzione penale esterna (UEPE) a più stretto contatto con l’autorità giudiziaria e i diversi committenti istituzionali. A tal fine è stata promossa l’apertura di presidi di prossimità presso i tribunali ordinari e gli istituti penitenziari, in modo da rendere più efficiente e integrata l’azione amministrativa e ottimizzare il rapporto con gli utenti e, più in generale, con tutti i soggetti che interagiscono nell’esecuzione delle misure e delle sanzioni di comunità.
Sul piano metodologico, si è operato per rafforzare il ricorso alla specializzazione, al lavoro di gruppo e alla costituzione di équipe multidisciplinari, con il concorso del personale di Polizia penitenziaria e dei funzionari della professionalità pedagogica.
Dal punto di vista dell’impiego delle tecnologie informatiche, è stata monitorata la fruizione, da parte degli uffici, dell’applicativo SIEPE – sistema informativo dell’esecuzione penale esterna, anche in vista della sua prevista interoperabilità con gli altri sistemi informativi della giustizia. In tale ottica, è stata effettuata una verifica periodica delle informazioni in esso contenute, al fine di garantirne accuratezza, completezza e costante aggiornamento.
Il documento sottolinea l’importanza dell’apporto fornito dai volontari ex articolo 78 dell’Ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354) nell’esecuzione delle misure e sanzioni di comunità, i quali, in base alla rilevazione nazionale effettuata nel primo semestre del 2025, ammontano a 116 unità. Poiché il volontariato è considerato una risorsa da valorizzare nell’ambito del supporto ai percorsi di inclusione sociale degli autori di reato, nel 2025 gran parte degli uffici ha sottoscritto protocolli con associazioni ed enti rappresentativi dei territori, al fine di favorire lo sviluppo di una rete integrata, estesa, qualificata e differenziata, capace di rendere concreta la risocializzazione delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Per l’annualità 2025-2026, l’Amministrazione ha inoltre partecipato al bando della Presidenza del Consiglio dei ministri per la selezione di operatori volontari da impiegare in progetti afferenti ai programmi di intervento di Servizio civile universale, risultando vincitrice per la realizzazione del progetto I.N.T.E.G.R.A. (Iniziative di trattamento ed empowerment per generare responsabilità e attivazione), che prevede il coinvolgimento di 60 articolazioni territoriali e di oltre 90 operatori volontari.
La relazione dà quindi conto dell’attività di co-progettazione, svolta dal Ministero con gli enti territoriali ricorrendo sia alle risorse dei capitoli istituzionali sia ai fondi strutturali dell’Unione europea e della Cassa delle ammende. Al fine di promuovere una programmazione condivisa degli interventi, le Linee di indirizzo nazionali per la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi per il reinserimento socio-lavorativo delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria limitativi o privativi della libertà personale, approvate in sede di Conferenza Unificata il 28 aprile 2022, prevedono l’istituzione, in ogni regione, di una Cabina di regia che concorre alla definizione del Piano di azione regionale triennale. Negli ultimi anni, la sinergia tra articolazioni del Ministero (centrali e periferiche), regioni e rete territoriale si è rafforzata mediante la partecipazione proattiva degli uffici interdistrettuali di esecuzione penale esterna alle Cabine di regia regionali.
Sempre nell’ottica di un potenziamento della collaborazione con le regioni, al fine di ampliare le opportunità di accesso alle misure di comunità e residenzialità temporanea, la Direzione generale per la giustizia di comunità sostiene e promuove l’azione “AMA ES: Attuazione modelli di intervento per l’inclusione attiva dei soggetti in uscita ed esecuzione penale esterna”, parte del Piano “Una giustizia più inclusiva - Inclusione socio-lavorativa delle persone sottoposte a misura penale” del 2024 (al quale è poi succeduto un piano rinnovato nel 2025), adottato per l’impiego dei fondi del Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027, di cui è responsabile il Ministero della giustizia. Sono state sottoscritte 18 Convenzioni di sovvenzione con le regioni beneficiarie (con l’esclusione di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige). Nel primo trimestre del 2025 è stato costituito il Comitato tecnico operativo (CTO) per il coordinamento operativo dell’azione e nel dicembre 2025 è stata diramata agli uffici interdistrettuali la relativa direttiva operativa.
Con riguardo ai reati di violenza di genere e domestica, la ricordata legge n. 168 del 2023 ha novellato il quinto comma dell’articolo 165 del codice penale, introducendo la possibilità di concedere ai condannati per tali reati (ma anche, in base all’art. 282-quater, comma 1, terzo periodo del codice di procedura penale, agli imputati o indagati per le medesime fattispecie) la sospensione condizionale della pena subordinatamente alla partecipazione a percorsi di recupero organizzati da enti o associazioni accreditate. L’andamento mensile della misura, rilevato a partire dal 2024, mostra una crescita costante: dalle 329 unità di gennaio 2024 alle 2.528 di dicembre 2025.
Le competenze previste dalla legge n. 168 del 2023 sono state concentrate nel nuovo Ufficio IV della Direzione generale per la giustizia di comunità (DGGC), che nel corso del 2025 ha predisposto la documentazione necessaria al riconoscimento e all’accreditamento dei Centri per uomini autori o potenziali autori di violenza (CUAV), che dovranno essere inseriti in un apposito elenco disciplinato dal decreto ministeriale 22 gennaio 2025. Tale decreto reca inoltre norme transitorie per assicurare il funzionamento dei centri già esistenti, in attesa che le nuove procedure e il suddetto elenco siano pienamente operativi.
La relazione evidenzia come l’introduzione di questi strumenti rappresenti un passaggio strategico nel potenziamento delle politiche pubbliche di contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, poiché fornisce all’autorità giudiziaria un congruo numero di enti accreditati per l’avvio degli interessati ai programmi trattamentali previsti e garantisce altresì sia l’omogeneità territoriale dei medesimi sia criteri uniformi in ordine alle modalità di accesso, alla qualità degli interventi e alla valutazione dei relativi esiti.
Per ciò che riguarda, invece, l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti, l’articolo 8 del già ricordato decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92, ha dettato disposizioni concernenti le strutture residenziali dedicate a tali finalità, istituendo anche in questo caso un elenco da tenere presso la DGGC del Ministero della giustizia, la quale svolge anche funzioni di indirizzo e di vigilanza. Il regolamento adottato con decreto ministeriale 24 luglio 2025, n. 128, ha disciplinato nel dettaglio tale materia. In particolare, al fine di garantire un’adeguata fruizione delle misure penali di comunità da parte dei detenuti in possesso dei requisiti richiesti, evitando al contempo che gli interventi assumano carattere meramente assistenziale, la costituzione dell’elenco è finalizzata a consentire l’accoglienza, presso le strutture residenziali iscritte, dei condannati privi di un domicilio idoneo, per un periodo non superiore a otto mesi. Tale arco temporale è stato ritenuto congruo per il reperimento di una soluzione abitativa idonea e per l’attivazione di un percorso lavorativo volto al raggiungimento dell’autonomia economica, anche mediante politiche attive del lavoro promosse dagli enti gestori. Nell’ottica di favorire un reinserimento efficace, oltre al rispetto delle prescrizioni impartite dalla magistratura di sorveglianza, è previsto l’impegno formale del condannato ad osservare specifici obblighi comportamentali durante la permanenza nella struttura.
La relazione sottolinea che, a livello sistemico, la presenza delle strutture di accoglienza contribuirà alla riduzione della popolazione carceraria ed estenderà l’accesso alle misure alternative anche ai detenuti in condizioni di maggiore fragilità, coerentemente con il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena.
Nel corso del 2025, la DGGC ha approntato gli atti per l’avvio della procedura di iscrizione all’elenco, che consentirà lo svolgimento di programmi di reinserimento socio-lavorativo e di riqualificazione professionale. Tali programmi saranno basati sulla presa in carico del residente e sulla valorizzazione di percorsi di rieducazione fondati sull’autonomia e sull’autosostentamento, quali prestazioni lavorative remunerate o tirocini formativi da svolgersi sia dentro la struttura di residenza che fuori da essa.
L’andamento delle misure e sanzioni di comunità
La relazione segnala che negli ultimi quattordici anni si è registrato un notevole e costante incremento dei soggetti beneficiari di misure e sanzioni di comunità, posti in carico agli Uffici di esecuzione penale esterna: tali soggetti sono infatti passati da 25.523 nel 2012 a 99.447 nel 2025 (+290%); l’incremento sul 2024 è stato invece del 6%. Nello stesso arco temporale, il numero dei detenuti è invece sceso da 65.701 del 2012 a 63.499 del 2025 (-3%). La platea dei sottoposti a tali misure ha quindi ampiamente superato quella dei ristretti in istituto (v. figura 1).
Scomponendo poi tali dati secondo la tipologia di misura applicata, al 31 dicembre 2025 le principali voci risultano: l’affidamento in prova al servizio sociale (33.681 beneficiari), la messa alla prova (26.268 beneficiari); seguono la detenzione domiciliare (13.766 beneficiari), il lavoro di pubblica utilità sostitutivo (6.526 beneficiari) e quello per violazione del Codice della strada (7.606 beneficiari), la libertà vigilata (5.257 beneficiari), la sospensione condizionale della pena ai sensi dell’articolo 165, comma 5, del codice penale (2.528 beneficiari).
I fruitori della semilibertà salgono dai 1.256 al 31 dicembre 2024 a 1.407 (v. figura 2).
La relazione segnala altresì che, alla data del 31 dicembre 2025, il totale dei soggetti in carico agli UEPE – comprensivo cioè non solo dei 99.447 già ricordati, ma anche dei 40.140 oggetto di attività di indagine o di consulenza - è di 139.587 (124.364 uomini e 15.223 donne), con un incremento complessivo dell’1,3% rispetto al 2024. Distinguendo poi per genere di appartenenza, per ciò che concerne l’applicazione delle misure sono stati registrati 88.318 maschi (+6% rispetto al 2024) e 11.129 femmine (+7%); le attività di indagine e di consulenza hanno invece riguardato 36.046 maschi (-9%) e 4.094 femmine (-13%). Anche per il 2025 si attesta pertanto, come per i precedenti, la prevalenza del genere maschile.
Considerando, invece, il dato di flusso (comprendente anche gli incarichi aperti negli anni precedenti al 2025 ed in corso di esecuzione) i soggetti presi in carico nel corso del 2025 risultano 297.172 (+1% rispetto al 2024), di cui 175.923 per misure (+5%) e 121.249 per indagini e consulenze (-5%).
L’andamento dell’istituto della messa alla prova (MAP)
La relazione si concentra poi sull’istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato adulto (MAP), di cui all’articolo 168-bis del codice penale.
Prendendo in considerazione il periodo 2021-2025, il documento registra un incremento pari al 20% del numero degli imputati fruitori della misura, passati da 48.008 nel 2021 a 57.706 nel 2025, in linea con la crescita costante della misura fin dalla sua introduzione nell’ordinamento nel 2014.
Anche il numero di messe alla prova ancora in corso al 31 dicembre 2025, pari a 26.268, registra una crescita dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2022 (quando tali misure erano 24.255) (v. figura 3).
Alla considerevole crescita del numero di messe alla prova corrisponde, come negli anni passati, una percentuale contenuta di revoche, pari nel 2025 allo 0,8%.
Dal punto di vista della distribuzione geografica, l’aumento del ricorso alla MAP registrato nel corso del 2025, sempre rispetto al 2021, è risultato marcato sull’intero territorio nazionale (+ 44% al Sud, + 25% al Centro, + 5% al Nord).
Secondo la relazione, l’andamento evidenziato attesta le buone e ormai consolidate interlocuzioni tra l’autorità giudiziaria e gli UEPE, con collaborazioni tese a semplificare le procedure, ottimizzare i risultati e moltiplicare e differenziare le occasioni di svolgimento del lavoro di pubblica utilità.
Quanto alle istanze pervenute agli UEPE nel 2025, la relazione rileva che 20.669 risultano concluse e 13.373 pendenti, con una diminuzione del 22% rispetto al 2024. Il documento riconduce tale flessione, oltre che alle azioni di impulso e di coordinamento realizzate dalla Direzione generale per la giustizia di comunità, anche agli accordi tecnico-operativi siglati fra gli uffici di esecuzione penale esterna e gli uffici giudiziari per la gestione della messa alla prova, nonché all’incremento e alla differenziazione della disponibilità di posti per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità ai fini della messa alla prova. A tale ultimo riguardo, si evidenzia il supporto offerto dal Portale nazionale per i lavori di pubblica utilità a quanti, soprattutto fra gli operatori del sistema giustizia, si trovino coinvolti nella gestione dell’istituto del lavoro di pubblica utilità.
In merito alla durata della sospensione del procedimento, si riferisce che essa si mantiene tra i 91 e i 180 giorni nel 38% dei casi, tra i 181 e i 240 nel 31%, e tra i 241 e i 365 giorni nel 24%. Rispetto all’anno precedente si registra un incremento della durata media nella fascia tra i 241 e i 365 giorni e, al contempo, un arricchimento dei contenuti trattamentali, che assumono carattere sempre più diversificato e puntano al coinvolgimento dell’imputato in utili attività gratuite in favore della collettività.
Per ciò che concerne le caratteristiche degli ammessi alla misura in esame nell’anno 2025, emerge che si tratta prevalentemente di soggetti con meno di 50 anni di età: il 24% di essi ha tra i 18 e i 29 anni, il 23% tra i 30 e i 39 anni, il 22% tra i 40 e i 49 anni. Si tratta inoltre di una popolazione in larga prevalenza di sesso maschile (84%) e di cittadinanza italiana (79%). Il documento sottolinea altresì che il 72% dei beneficiari è coinvolto in attività lavorativa non retribuita di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario.
I procedimenti penali riguardano in prevalenza delitti (56%) e contravvenzioni (42%), mentre le sanzioni amministrative rappresentano il 2%.
Dall’analisi dei dati emerge, ancora una volta, come l’ammissione dell’imputato all’istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova e la conseguente presa in carico da parte degli UEPE, nella maggior parte dei casi, possa svolgere una funzione di prevenzione della devianza.
Il lavoro di pubblica utilità nell’ambito della messa alla prova
La relazione illustra l’attività volta a incrementare e differenziare l’offerta di posti per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità nell’ambito della messa alla prova (della quale è elemento contenutistico obbligatorio), sulla base di convenzioni nazionali stipulate a livello centrale con enti o associazioni dalla consolidata mission sociale e dotati di adeguati standard organizzativi (ad oggi 14). In particolare, nel corso dell’anno 2025 è stata conclusa la convenzione nazionale con il Ministero della difesa e sono state rinnovate le convenzioni con le Associazioni AVIS, Soccorso Ordine San Giovanni d’Italia (SOGIT) e con l’Associazione Nazionale Forense (ANF).
Sempre nel 2025, il numero di posti occupati presso gli enti e associazioni che si sono convenzionati a livello nazionale per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, è risultato pari a 3.147 (+65% rispetto al 2024). Nello stesso periodo gli imputati in messa alla prova che hanno svolto lavoro di pubblica utilità presso un ente pubblico ammontano a 11.207 (+69% rispetto al 2024), mentre sono stati 43.700 (24.829 nel 2024) coloro che lo hanno effettuato presso strutture private.
Il documento rileva poi che, contestualmente alla stipula delle convenzioni nazionali, è proseguita l’azione di implementazione di protocolli nazionali tesi a pervenire alla stipula di convenzioni locali da parte dei Tribunali. Ad oggi, sono stati adottati 22 protocolli nazionali, ai quali si aggiunge un primo protocollo stipulato nel 2016 con l’Associazione “Libera contro le mafie”.
Più nel dettaglio, si riferisce che al 31 dicembre 2025 le convenzioni per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità (di cui ai decreti ministeriali 8 giugno 2015, n. 88, 26 marzo 2001 e 27 luglio 2023) sono risultate 17.528, con un incremento del 25% rispetto al 2024. Le attività interessate riguardano in particolare gli ambiti della manutenzione degli immobili e servizi pubblici (25%), dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari (24%), della tutela del patrimonio ambientale (16%).
Le pene sostitutive di pene detentive brevi
La relazione illustra poi l’andamento delle pene sostitutive delle pene detentive brevi introdotte nella legge n. 689 del 1981 dal decreto legislativo n. 150 del 2022: semilibertà sostitutiva, detenzione domiciliare sostitutiva, lavoro di pubblica utilità sostitutivo, pena pecuniaria sostitutiva.
Nel 2025 il numero di soggetti presi in carico dagli UEPE per pene sostitutive di pene detentive brevi è stato pari a 12.118, in forte incremento (+72%) rispetto al 2024. Sempre nel 2025, gli UEPE hanno avuto in carico 4.096 soggetti per attività istruttoria concernente la redazione di programmi di trattamento per pene sostitutive richiesti dalla magistratura ordinaria, con un incremento di circa il 10% rispetto all’anno precedente.
Al 31 dicembre 2025, la pena sostitutiva maggiormente concessa dall’autorità giudiziaria risulta essere il lavoro di pubblica utilità. Tale misura risulta applicata a 6.526 beneficiari, a fronte di 4.118 e 1.503, rispettivamente, al 31 dicembre 2024 e al 31 dicembre 2023 (con un incremento nel triennio 2023-2025 del 334%). La detenzione domiciliare sostitutiva ha invece interessato 1.774 soggetti; mentre coloro che hanno fruito della semilibertà sostitutiva sono 40 (v. figura 4).
Il documento rileva poi che risultati ugualmente positivi e stabili emergono dall’applicazione delle altre fattispecie di lavoro di pubblica utilità sostitutivo, ossia quelle in cui tale misura è applicata agli autori di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (7.606 beneficiari al 31 dicembre 2025), ovvero a quelli di reati in materia di stupefacenti (593 beneficiari al 31 dicembre 2025).
La relazione sottolinea come l’andamento del lavoro di pubblica utilità sostitutivo abbia beneficiato degli effetti del decreto-legge 29 novembre 2024, n. 178, recante misure urgenti in materia di giustizia, che ha consentito agli enti pubblici e privati che accolgono i condannati l’esonero dalla spesa per la copertura assicurativa INAIL mediante l’accesso al Fondo istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
L’attività di supporto della DGGC all’azione degli UEPE
Il documento riferisce che, al fine di potenziare l’accesso alla messa alla prova, alle pene sostitutive di pene detentive brevi e alla sospensione condizionale della pena, la Direzione generale per la giustizia di comunità sta proseguendo nell’attività di impulso e coordinamento degli UEPE volta alla stipula o all’aggiornamento di appositi protocolli operativi con i Tribunali ordinari. Tali protocolli sono volti ad assicurare un’omogenea e corretta applicazione delle norme, attraverso lo snellimento delle procedure inerenti alla fase istruttoria e a quella esecutiva. Nel dicembre 2025, a livello nazionale, ne risultano siglati 205.
La relazione segnala anche che, al fine di garantire il regolare e costante monitoraggio quantitativo e qualitativo di tali protocolli, nei Tribunali sono stati costituiti 29 osservatori permanenti, due dei quali attivati nel 2025; è stata altresì intensamente promossa la diffusione, presso i medesimi Tribunali, di sportelli informativi: al 31 dicembre 2025 ne risultano 84, presenti in quasi tutte le regioni (ad eccezione di Trentino-Alto Adige e Marche), di cui 9 istituiti nel 2025.
Le misure alternative alla detenzione
La relazione approfondisce, infine, lo stato della applicazione dei provvedimenti di competenza della magistratura di sorveglianza, con particolare riferimento alle misure alternative alla detenzione: affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare e semilibertà. Al riguardo, si richiamano alcune recenti innovazioni normative che hanno ampliato l’accesso a tali misure: in particolare, l’articolo 10-bis del decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92, ha introdotto all’articolo 47 dell’Ordinamento penitenziario il comma 2-bis, che consente ai condannati privi di idonea attività lavorativa di svolgere servizi di volontariato o di pubblica utilità non retribuita. Inoltre, il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, ha esteso la possibilità di assumere in apprendistato professionalizzante anche i condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione.
Per quanto attiene all’andamento delle misure in esame, il documento riferisce che al 31 dicembre 2025 il totale dei soggetti in carico agli UEPE è risultato pari a 48.854 (44.179 maschi e 4.675 femmine, per il 79,1% di nazionalità italiana), con un incremento del 5% rispetto al 2024.
L’istituto dell’affidamento in prova al servizio sociale rimane quello numericamente più rappresentato (33.681 beneficiari, il 68,9% di coloro che usufruiscono di misure alternative), confermando la tendenza di crescita rilevata fin dagli anni 2000; seguono la detenzione domiciliare (13.766 soggetti, pari al 28,2%) e la semilibertà (1.407 soggetti, il 2,9%).
All’incremento del numero di misure alternative disposte corrisponde peraltro un numero contenuto di revoche, con un considerevole decremento negli ultimi due anni di quelle determinate dall’andamento negativo della misura.
Il documento fornisce inoltre dati relativi alla condizione da cui avviene l’accesso alle misure alternative (libertà, detenzione, detenzione domiciliare o arresti domiciliari disposti in base all’articolo 656 del Codice di procedura penale). Mentre per l’affidamento in prova al servizio sociale si riscontra un maggiore accesso dalla libertà (23.207 soggetti, su un totale di 33.681), per la detenzione domiciliare e la semilibertà si registra il contrario: su 13.766 condannati in detenzione domiciliare, 6.207 vengono dalla detenzione e 2.388 dagli arresti domiciliari; su 1.407 condannati in semilibertà, ben 1.320 vengono dalla detenzione.
La relazione illustra inoltre, sulla base di dati aggiornati al 31 dicembre 2025, la distribuzione per distretto e ufficio delle misure alternative applicate, facendo emergere che il numero maggiore è gestito dagli uffici di esecuzione penale esterna della Lombardia (7.783 misure registrate).
Per quanto riguarda invece la distribuzione dei soggetti in carico per fascia di età, la classe numericamente più significativa è quella tra i 40 e i 49 anni (34.433 soggetti), seguita dalla fascia tra i 30 e i 39 anni (31.638 soggetti) e da quella 50-59 anni (30.707 soggetti). I giovani adulti (fino a 25 anni), invece, occupano una percentuale ridotta rispetto alle classi precedenti, con 8.189 unità (1.144 dai 18 ai 20 anni, 7.045 dai 21 ai 24 anni).
Il documento riferisce altresì che, al 31 dicembre 2025, sono stati sottoscritti 7 nuovi protocolli di intesa con la magistratura di sorveglianza, ai fini dell’efficace gestione delle misure alternative alla detenzione e della relativa istruttoria.
La relazione sottolinea infine come la collaborazione tra il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità (DGMC) e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP), concretizzata in accordi-quadro conclusi tra gli uffici interdistrettuali di esecuzione penale esterna e i provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, recepiti in appositi protocolli operativi stipulati tra gli istituti penitenziari e gli UEPE, ha comportato un incremento dell’accesso di detenuti alle misure alternative. In particolare, il numero di soggetti tossico/alcooldipendenti che hanno avviato, accedendovi dalla detenzione, un percorso terapeutico di recupero all’esterno con l’affidamento in prova, è passato da 1.674 del 2019 a 2.908 nel 2025 (mentre coloro che usufruiscono dello stesso istituto dalla libertà sono passati, nello stesso arco temporale, da 1.038 a 1.073).
La collaborazione tra DGMC e DAP è stata consolidata anche con l’attivazione negli istituti penitenziari di appositi presidi composti da funzionari UEPE, che ricoprono il ruolo di referenti per i rapporti fra i propri uffici di appartenenza e i suddetti istituti. Si tratta di unità organizzative che offrono a tali funzionari uno spazio fisico adeguato allo svolgimento delle attività di osservazione e trattamento, nonché dei colloqui con i detenuti e con i familiari. Al 31 dicembre 2025 ne risultano attivati 28.
II Commissione (Giustizia)
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Trasmessa dal Ministro della giustizia
L’articolo 79 del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari), al comma 1, dispone che entro il 31 maggio di ciascun anno, il Ministro della giustizia trasmetta alle competenti Commissioni parlamentari una relazione in merito all’attuazione del medesimo decreto in materia di esecuzione e conversione delle pene pecuniarie.
Il comma 2 dell’articolo 79 specifica che, al fine di un compiuto monitoraggio in funzione del raggiungimento degli obiettivi di effettività ed efficienza perseguiti dal provvedimento, debbano essere pubblicati periodicamente sul sito del Ministero della giustizia e trasmessi annualmente al Parlamento unitamente alla relazione di cui al comma 1, i dati statistici relativi: alle sentenze e ai decreti di condanna a pena pecuniaria, anche sostitutiva, alla riscossione, alla rateizzazione, alla sospensione condizionale e alla conversione, per insolvenza o insolvibilità del condannato, nonché alla estinzione per esito positivo dell’affidamento in prova al servizio sociale, ai sensi dell'articolo 47, comma 12, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e alla prescrizione ai sensi degli articoli 172 e 173 del codice penale.
La relazione ricorda in premessa che le innovazioni apportate dal decreto legislativo n. 150 del 2022 alla disciplina in materia di irrogazione e di esecuzione delle pene pecuniarie, nonché di applicazione delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, hanno inteso superare la farraginosità e sostanziale inefficacia del sistema previgente, disciplinato dal DPR 30 maggio 2002, n. 115. Peraltro, in base a quanto disposto dall’articolo 97 dello stesso decreto legislativo n. 150, le nuove modalità di esecuzione della pena pecuniaria non si applicano, salvo le eccezioni espressamente indicate, ai reati commessi prima dell’entrata in vigore della riforma (30 dicembre 2022).
Il precedente sistema di esecuzione delle pene pecuniarie era improntato all’equiparazione di queste agli altri crediti maturati dall’Erario statale verso soggetti terzi, prevedendo la loro riscossione mediante ruolo, quindi con emissione di cartella di pagamento da parte dell’agente della riscossione. Il procedimento, in base all’apposita Convenzione stipulata dal Ministero della giustizia con Equitalia Giustizia S.p.A. (società in house dello stesso Ministero) nel 2017 e modificata nel 2022 e nel 2023, vedeva l’interlocuzione di almeno tre soggetti: gli uffici giudiziari, la suddetta società e l’Agenzia delle Entrate–Riscossione. Secondo la relazione, la perdurante inefficacia di questo meccanismo risulterebbe in modo eloquente dalla bassa percentuale del riscosso sul totale del carico affidato ad Equitalia Giustizia S.p.A. (calcolata al netto delle pene sospese, di per sé non riscuotibili, salva revoca della sospensione condizionale). Tale percentuale si è mantenuta inferiore al 5% lungo tutto il periodo 2019-2025 (fermo restando che, per gli anni 2023, 2024 e 2025 il dato si riferisce alle pene pecuniarie irrogate per reati consumati prima del 30 dicembre 2022). Nel 2025 la percentuale di riscossione è scesa all’1,26% dal 2,28% dell’anno precedente, pur in presenza di una sostanziale stabilità del volume dei carichi affidati: 888.355.297,78 euro a fronte di 858.652.230,21 euro del 2024.
I risultati dell’indagine statistica
Il documento fornisce, quindi, i dati estratti dal Sistema Informativo del Casellario giudiziario (SIC) in data 25 marzo 2026, segnalando che troveranno un loro progressivo consolidamento nelle rilevazioni successive, atteso che quella di cui si dà conto potrebbe risentire dell’arretrato nell’alimentazione del sistema da parte degli Uffici giudiziari.
In particolare, attraverso distinte tabelle, è indicato il numero di:
sentenze definitive e decreti penali di condanna a pena pecuniaria (sola o congiunta a pena detentiva) irrogata in via principale, per reati consumati dal 30 dicembre 2022, ripartiti per anno del provvedimento, segnalando, per le sentenze, quelle sospese e i relativi importi;
provvedimenti giudiziari definitivi di condanna alla pena pecuniaria irrogata in via sostitutiva ai sensi della legge n. 689 del 1981, per reati consumati al 30 dicembre 2022, suddivisi per anno della decisione, per tipo di pena sostitutiva e per relativo importo, dando evidenza anche della tipologia di pena sostitutiva;
provvedimenti giudiziari definitivi di conversione della pena pecuniaria, dovuti ad insolvenza ed insolvibilità del condannato, per reati consumati al 30 dicembre 2022, ripartiti per anno di decisione e relativo importo.
In particolare, nel 2025 risultano 16.866 sentenze definitive di condanna a pena pecuniaria irrogata in via principale, per un importo complessivo di 54.679.856,54 euro, e 5.834 decreti penali di condanna, per 1.675.258,65 euro. Quanto alle pene pecuniarie sostitutive, nel 2025 risultano 2.914 condanne, per un importo di 1.441.980,37 euro, nell’ambito di un totale di 6.035 provvedimenti di sostituzione.
La relazione fornisce inoltre dati sui provvedimenti giudiziari definitivi che dichiarano estinta la pena detentiva e pecuniaria non riscossa e ogni altro effetto penale a seguito dell’esito positivo dell’affidamento in prova ai servizi sociali, relativi agli anni 2023 e 2024; sui provvedimenti di rateizzazione delle pene pecuniarie irrogate, nonché sui dati, pervenuti dalla Direzione generale di statistica e analisi organizzativa (DGSTAT) del Ministero della giustizia, inerenti ai provvedimenti di esecuzione delle pene pecuniarie e alla giustizia riparativa (anni 2021-2025).
I dati relativi al gettito delle pene pecuniarie irrogate in applicazione del decreto legislativo n. 150 del 2022
La relazione riferisce quindi in merito alla verifica del gettito finanziario prodotto dall’esecuzione delle pene pecuniarie in vigenza del decreto legislativo n. 150 del 2022, ricordando che, in conformità al decreto ministeriale 28 giugno 2023 (emanato in attuazione dell’articolo 181-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale), il pagamento di tali pene – irrogate sia in via principale sia in via sostitutiva – deve avvenire sempre tramite la piattaforma tecnologica pagoPA.
Il documento ricorda anche che, oltre all’adozione di tale sistema, è stato attivato un apposito capitolo di entrata nel bilancio di previsione dello Stato (capitolo 2404) su cui far confluire i versamenti effettuati, a titolo di pena pecuniaria, ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo n. 150 del 2022. Ciò consente di distinguere le relative riscossioni da quelle operate da Equitalia Giustizia S.p.A. (per il tramite dell’agente della riscossione) in forza del previgente sistema, tuttora valido per i reati consumati prima del 30 dicembre 2022, nonché per le sanzioni amministrative pecuniarie e per il recupero delle spese processuali.
Vengono pertanto presentati i dati contabili in merito al gettito prodotto dal capitolo 2404, alimentato dai pagamenti pagoPA delle pene pecuniarie, distinti per anno di riversamento (forniti dalla Ragioneria generale dello Stato e aggiornati, per l’anno 2026, al 17 marzo).
Ulteriori dati forniti riguardano il dettaglio dei pagamenti, riscontrato sui sistemi che gestiscono i bollettini richiamati dai servizi di RegeWeb (appartenente al Sistema Informativo della Cognizione Penale, SICP) e di SIES (Sistema informativo dell’esecuzione penale), calcolati mensilmente da maggio 2025 a febbraio 2026. In particolare, per il periodo maggio 2025-febbraio 2026, dai dati RegeWeb risultano pagati 1.424 bollettini su 6.757 emessi (pari al 21,07%), per un valore di 1.123.123,74 euro, corrispondente al 6,91% del valore complessivo.
Con riferimento al SIES, risultano invece pagati, nello stesso periodo, 23.902 bollettini su 149.536, pari a circa il 16%, per un valore di 21.869.210,52 euro, corrispondente al 5,83% del valore totale.
Valutazioni conclusive
La relazione osserva in conclusione che, benché la rilevazione statistica presenti dei margini di incompleta predittività a causa della sua prossimità temporale con la data di esordio del nuovo assetto ordinamentale, i dati reperiti sono sicuramente indicativi della buona funzionalità ed efficacia del nuovo sistema di esecuzione della pena pecuniaria.
In particolare, il documento segnala come in entrambi gli anni 2024 e 2025 sia stato registrato un numero di condanne a pena pecuniaria applicata in via principale (e correlativo importo finanziario) notevolmente superiore al numero di condanne (e del corrispondente volume finanziario) irrogate nel corso di tutto l’anno 2023.
La relazione evidenzia altresì, sempre con riferimento agli anni 2024 e 2025, il numero di provvedimenti di sostituzione della pena detentiva breve con la pena pecuniaria, che nel 2024 addirittura sopravanza il totale dei provvedimenti di sostituzione con altre pene sostitutive (detenzione domiciliare, semilibertà, lavoro di pubblica utilità).
Si rileva anche che le percentuali del volume economico delle pene riscosse a fronte delle pene irrogate, sono sicuramente maggiori di quelle ottenute in conformità al previgente sistema di riscossione della pena pecuniaria. Con riferimento al gettito prodotto dal capitolo 2404, relativo alle somme riscosse per pene pecuniarie e sanzioni sostitutive di pene detentive brevi, si sottolinea infine come esso appaia in progressivo aumento e passi da 223.724,04 euro nell’anno 2023, a 5.000.598,20 euro nel 2024, a 10.480.607,08 euro nel 2025, a 3.059.095,51 euro nel periodo 1° gennaio – 17 marzo 2026. Si può dunque ipotizzare che all’intero 2026 corrisponderà un gettito più elevato rispetto all’annualità precedente.
II Commissione (Giustizia)
Annuncio 20/5/2026
Trasmessa dal Ministro della giustizia
L’articolo 11 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile), convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, al comma 2-bis, dispone che il Ministro della giustizia invii alle Camere, con cadenza annuale, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di procedura di negoziazione assistita. La relazione deve contenere, in particolare, i dati trasmessi dal Consiglio nazionale forense a seguito del monitoraggio delle procedure di negoziazione assistita, distinti per tipologia di controversia, unitamente ai dati relativi alle controversie iscritte a ruolo nell’anno di riferimento, a loro volta distinti per tipologia.
Si segnala che il decreto legislativo 27 dicembre 2024, n. 216 (Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149, in materia di mediazione civile e commerciale e negoziazione assistita), ha inciso anche sulla disciplina della negoziazione assistita, intervenendo, tra l’altro, sull’assistenza di almeno un avvocato per ciascuna parte, sullo svolgimento della procedura in modalità telematica e mediante collegamenti audiovisivi da remoto, sulla trasmissione degli accordi per il tramite del Consiglio nazionale forense, nonché su alcuni profili del patrocinio a spese dello Stato.
I dati pervenuti
La relazione espone gli esiti del monitoraggio effettuato dal Consiglio nazionale forense (CNF) sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di negoziazione assistita per l’anno 2025, precisando che tale monitoraggio non riguarda il ricorso complessivo all’istituto della negoziazione assistita, ma è limitato alle sole procedure concluse positivamente. Ciò in quanto l’obbligo di comunicazione del dato per i professionisti coinvolti (ai sensi dell’articolo 11 del decreto-legge n. 132 del 2014) sussiste esclusivamente per l’accordo raggiunto, mentre le procedure conclusesi negativamente non vengono rilevate.
Si segnala inoltre che la trasmissione dei dati avviene tramite l’apposita piattaforma sostituita nel 2024, che consente di documentare anche specifici aspetti del procedimento e i tentativi falliti; tuttavia, in assenza di conseguenze per l’omessa comunicazione, l’adempimento resta rimesso allo spirito collaborativo dei professionisti interessati.
Si rileva, infine, che il tempo medio di inoltro dei dati è molto variabile da un ordine forense all’altro, cosicché è frequente che le informazioni pervengano nell’anno successivo a quello di riferimento.
Ciò premesso, la relazione riferisce che nel corso del 2025 risultano segnalati al CNF 20.080 accordi conclusi, con un incremento dell’11,5% rispetto ai 18.009 dell’anno precedente, superiore a quello del 7,52% registrato tra il 2023 e il 2024. Sono inoltre 128 i verbali di esito negativo che risultano documentati sulla piattaforma informatica (dato che tuttavia non evidenzia la dimensione del fenomeno per i motivi sopra esposti).
Poco significativa risulta la percentuale di procedimenti in cui una delle parti è stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato (pari all’1,06% del totale), mentre maggiore è stato il ricorso al beneficio del credito d’imposta, attivato in 2.078 casi (circa il 10,28% del totale).
Modalità di svolgimento della negoziazione
Quanto alle modalità di svolgimento, la negoziazione tradizionale in presenza, con 12.286 procedimenti, rappresenta il 60,8% dei depositi totali; la modalità telematica ha registrato 3.988 procedimenti (19,73%) e quella mista 3.934 (19,47%). Più in particolare, la modalità in presenza risulta assolutamente prevalente in materia familiare, mentre con riferimento alle controversie del lavoro il dato mostra un utilizzo quasi paritario tra la modalità telematica (580, 42,1%) e quella in presenza (581, 42,03%); la modalità “mista” mostra invece un ricorso più basso rispetto alla media generale (219 procedimenti, pari al 15,87%).
La relazione rileva altresì che è rimasta poco praticata l’istruttoria stragiudiziale, di cui all’articolo 4-bis del decreto-legge n. 132 del 2014, introdotto dal decreto legislativo n. 149 del 2022, attivata in 329 procedimenti, pari all’1,63% del totale. Più diffuso il ricorso alla consulenza tecnica, richiesta in 4.720 procedimenti (23,36%).
Il numero medio di parti per procedimento si attesta a 2,07, in coerenza con la natura bilaterale dello strumento, mentre la media dei giorni intercorrenti tra la data di definizione e quella di deposito è pari a 10,3.
Si rileva infine che nel 9,2% dei casi (1.853 procedimenti) il valore dell’accordo raggiunto è risultato differente da quello corrispondente alla pretesa azionata. Il dato risulta particolarmente elevato nelle controversie in materia di risarcimento del danno da circolazione (65,8%), mentre è marginale nella materia familiare (0,7%).
Sotto il profilo della distribuzione territoriale, la relazione segnala che il numero di accordi depositati presso i singoli Consigli dell’ordine degli avvocati (COA) risulta in larga prevalenza coerente con il numero di iscritti, con il valore massimo registrato presso il COA di Roma (3.066 depositi totali).
La distribuzione per materia delle procedure di negoziazione assistita
La maggioranza assoluta delle procedure si è svolta in materia di crisi familiare, che si conferma terreno di elezione della composizione stragiudiziale e condivisa dei conflitti, con 15.925 accordi raggiunti (79,31% del totale) e 35 procedimenti con esito negativo, in aumento dell’8,3% rispetto al 2024. Nel 93% dei casi il valore dell’accordo coincide con quello iniziale della controversia. Il ricorso all’istruttoria di cui all’articolo 4-bis del decreto-legge n. 132 del 2014 risulta in tale materia residuale (1,09%, pari a 174 procedimenti), mentre la consulenza tecnica è stata disposta in oltre un caso su quattro (26,68%, pari a 4.258 procedimenti). La separazione costituisce la principale fattispecie (7.305 procedimenti, 45,77%), che nel 67% dei casi coinvolge figli minori o non autosufficienti.
Sono 1.913 gli accordi conclusi nelle materie per cui la negoziazione assistita è prevista a pena di improcedibilità della domanda (9,53% del totale), con un incremento di 118 unità (+6,6%) rispetto all’anno precedente.
Nel dettaglio si rilevano:
177 accordi relativi a controversie in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, in aumento rispetto ai 127 del 2024;
1.729 accordi relativi al pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti 50.000 euro, nonché 48 con esito negativo;
7 accordi in materia di trasporto e sub-trasporto ai sensi della legge n. 190 del 2014, in diminuzione di 5 unità rispetto al 2024.
Nelle controversie di lavoro si registrano 1.375 accordi conclusi (6,85% del totale), con un incremento del 49,46% rispetto al 2024, a riprova dell’utilità in tale settore dello strumento introdotto dalla cosiddetta “Riforma Cartabia”. La partecipazione del consulente del lavoro è stata documentata in 233 procedimenti (16,88% della materia).
Ulteriori 867 accordi (pari al 4,32% del totale) sono stati conclusi in settori di contenzioso diversi dalle materie sottoposte a obbligatorietà, lavoro e familiari (compresi quelli relativi al pagamento a qualsiasi titolo di somme eccedenti 50.000 euro) e registrano un decremento percentuale, rispetto al 2024, del 46,2% (v. figura 1).
VI Commissione (Finanze)
Annuncio 16/4/2026
L’articolo 23 del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, al comma 1, dispone che entro il 31 dicembre di ogni anno il Ministro dell’economia e delle finanze trasmetta ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica una relazione sul settore dei giochi pubblici, contenente, tra l’altro, dati sui progressi in materia di tutela dei giocatori e di legalità, sullo stato di sviluppo delle concessioni e delle relative reti di raccolta, sui volumi della raccolta, sui risultati economici della gestione del settore del gioco.
Il decreto legislativo n. 41 del 2024, adottato in attuazione dell’articolo 15 della legge 9 agosto 2023, n. 111 (Delega al Governo per la riforma fiscale), ha riordinato il settore dei giochi pubblici a partire dai giochi a distanza, senza intervenire sulla disciplina dei giochi su rete fisica e delle case da gioco. Si segnala che la legge 8 agosto 2025, n. 120, ha prorogato il termine per l’esercizio della delega di cui alla legge n. 111 del 2023 al 29 agosto 2026.
Per completezza, si segnala altresì che nella seduta dell’Assemblea della Camera del 3 giugno 2026 si è svolta la discussione sulle linee generali delle mozioni Merola ed altri n. 1-00570 (Nuova formulazione), Francesco Silvestri ed altri n. 1-00577 e Giachetti ed altri n. 1-00578, concernenti iniziative nell’ambito del settore dei giochi pubblici.
La relazione fornisce un quadro riepilogativo delle principali attività svolte e avviate dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM) nell’anno 2025, ricordando preliminarmente che il modello italiano di esercizio del gioco pubblico con vincite in denaro si basa su due principi ordinamentali, che trovano fondamento nel decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496 (Disciplina delle attività di giuoco). Secondo tali principi spetta allo Stato: stabilire le tipologie di giochi e i luoghi ove è consentito giocare (c.d. riserva legale statale); scegliere le modalità attraverso le quali possono essere offerti e gestiti i giochi pubblici, secondo il modello di gestione diretta, ovvero dell’esternalizzazione, ossia mediante affidamento della gestione, con gara pubblica europea, a soggetti privati dotati di particolari requisiti.
Alla relazione sono allegati il monitoraggio territoriale del giocato per regione e provincia e il report mensile sui giochi relativo al periodo 2022-2025. Dai dati forniti emerge che nel 2025, il giocato complessivo riferito all’intero territorio nazionale e al totale dei canali fisico e telematico, ammonta a circa 165,3 miliardi di euro. A fronte di tale importo, le vincite corrisposte risultano pari a circa 143,4 miliardi di euro e le entrate erariali, comprensive delle ritenute sulle vincite, come stabilito dal decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, a circa 11,5 miliardi di euro; la spesa, calcolata come differenza tra giocato e vincite, si attesta a circa 21,9 miliardi di euro.
La relazione ricorda che la raccolta dei giochi pubblici avviene attraverso il canale storico, costituito dalla rete di luoghi fisici nei quali è consentito acquistare prodotti di gioco, e mediante una seconda modalità, più recente, avviata con la legge 7 luglio 2009, n. 88 (Legge comunitaria 2008), costituita dal gioco online o a distanza.
Il documento evidenzia che il modello della esternalizzazione, relativamente al gioco nei luoghi fisici, sta attraversando una fase di transizione. In tale disciplina di competenza statale, infatti, vi è un forte coinvolgimento delle autonomie locali, in considerazione del fatto che la tutela della salute (il gioco problematico è inserito tra i livelli essenziali di assistenza) e il governo del territorio rientrano tra le materie di legislazione concorrente tra Stato e regioni. A partire dal 2013, la disciplina centralizzata e organica del settore è stata sostituita da interventi normativi a carattere locale da parte di regioni e comuni, concernenti la localizzazione e gli orari di esercizio dei punti vendita, con una conseguente frammentazione della disciplina.
L’incertezza circa i luoghi fisici in cui sarebbe stato consentito aprire un punto di gioco senza incorrere nei limiti ostativi introdotti con leggi regionali e con regolamenti comunali non ha consentito lo svolgimento di alcune delle gare pubbliche per l’affidamento delle concessioni. Anche il Consiglio di Stato, nei pareri n. 1068/2019 e n. 1057/2019, nel pronunciarsi sulla documentazione di gara, ha infatti rilevato le criticità che avrebbero potuto insorgere ove fossero state bandite nuove gare per il rinnovo delle concessioni di raccolta del gioco pubblico in rete fisica senza la preventiva attuazione dell’intesa politica sulla regolamentazione – nell’intero territorio nazionale – dei limiti di distanze e di orari per l’esercizio del gioco pubblico.
Il settore degli apparecchi da intrattenimento
Concessioni e rete di raccolta
Il settore degli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro - Amusement With Prizes (AWP) e Video Lottery Terminal (VLT), di cui all’articolo 110, comma 6, lettere a) e b), del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, TULPS) — si avvale di un duplice regime: autorizzatorio, che subordina la produzione, l’importazione e la gestione degli apparecchi al rilascio di specifici titoli da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli; concessorio, connesso all’esigenza di realizzare e gestire un’infrastruttura tecnologica complessa che consenta, tramite il collegamento telematico degli apparecchi a un sistema di controllo centrale, la trasmissione dei dati di gioco, la contabilizzazione delle somme giocate, delle vincite e degli importi dovuti all’Erario, nonché la rilevazione delle eventuali anomalie di funzionamento. Dal 2004, tale infrastruttura è affidata in concessione a soggetti privati (società di capitali in possesso di particolari requisiti tecnico-infrastrutturali ed economici, oltre che di onorabilità e professionalità) selezionati con procedura a evidenza pubblica. Attualmente operano 10 società concessionarie, rispetto alle 13 originarie, per effetto di fusioni per incorporazione che rispecchiano la tendenza alla concentrazione del mercato.
Ai sensi della legge 30 dicembre 2024, n. 207 (articolo 1, comma 96, lettera c), le società concessionarie operano in regime di proroga fino al 31 dicembre 2026, a fronte del versamento di un corrispettivo complessivo biennale di circa 270 milioni di euro, suddiviso in tre rate per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Due concessionarie hanno impugnato i provvedimenti attuativi e i relativi contenziosi sono ancora pendenti.
La relazione segnala che, con riferimento alla rete di raccolta, al 31 dicembre 2025 si registra una lieve flessione degli esercizi che ospitano apparecchi AWP, mentre resta pressoché stabile il numero di sale che ospitano apparecchi VLT, con una maggiore concentrazione in Lombardia, Campania, Lazio, Piemonte e Puglia. Il numero di apparecchi AWP in esercizio oscilla tra le 220.000 e le 230.000 unità; gli apparecchi VLT sono circa 55.000.
Volumi di raccolta e risultati economici della gestione
Il documento riferisce che il settore degli apparecchi da intrattenimento genera circa il 50% delle entrate totali derivanti dal gioco. I dati 2025 (pur non ancora consolidati) confermano il trend negativo della raccolta — che costituisce l’imponibile su cui è applicato il prelievo erariale unico (PREU) dovuto per gli apparecchi da intrattenimento — avviato nel 2022 e culminato nel 2024 con una flessione particolarmente significativa. In merito la relazione fa presente che fino al 2023 il progressivo innalzamento delle aliquote PREU aveva consentito di contenere gli effetti della contrazione della raccolta sulle entrate erariali. A partire dal 2024, tuttavia, la riduzione della raccolta - pari a circa il 6% rispetto al 2023 e al 30% rispetto al 2019 - ha raggiunto dimensioni tali da determinare anche una sensibile diminuzione del gettito erariale. Nel 2025 si riscontra un’ulteriore diminuzione della raccolta - superiore al 6% rispetto al 2024 e prossima al 35% rispetto al 2019 - con una perdita aggiuntiva per l’erario di circa 300 milioni rispetto all’anno precedente e di circa 1,4 miliardi di euro rispetto al 2019. L’impatto maggiore si registra sugli apparecchi AWP, penalizzati da un pay-out meno vantaggioso per il giocatore rispetto agli apparecchi VLT, dall’assenza di innovazioni di prodotto, dalle limitazioni localizzative e orarie imposte a livello locale, dall’elevata tassazione rispetto ad altri giochi — inclusi quelli analoghi offerti online — e dal consolidamento, dopo la pandemia, di abitudini di gioco orientate verso i canali digitali (v. figura 1).
Tutela dei giocatori e della legalità
L’Agenzia delle dogane e dei monopoli esercita un controllo costante sui concessionari, verificando il regolare versamento del PREU e dei canoni concessori, il corretto funzionamento della rete telematica e il rispetto della normativa di settore. Nel corso del 2025 sono stati avviati procedimenti sanzionatori per inadempienze rilevate negli anni 2017-2019 e sono state irrogate ulteriori penali per il mancato aggiornamento della banca dati relativa all’ubicazione degli apparecchi. Sempre nell’anno 2025, sono state poste in essere le attività di verifica sul mantenimento, da parte di ciascun concessionario, degli indici di solidità patrimoniale.
Con riferimento alla documentazione antimafia, la relazione riferisce che il controllo dell’Agenzia si è esplicato in termini di monitoraggio del mantenimento da parte dei concessionari dei requisiti soggettivi tramite acquisizione, verifica e aggiornamento dei dati dagli stessi forniti, interfacciandosi con la Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia. L’Agenzia ha inoltre provveduto a verificare il regolare adempimento contributivo chiedendo il DURC (Documento unico di regolarità contributiva) per tutte le società concessionarie del settore.
In merito al controllo del rispetto del divieto di gioco per i minori, la relazione ricorda l’obbligo di utilizzo della tessera sanitaria per l’accesso agli apparecchi VLT, introdotto nel 2020 ai fini della verifica della maggiore età dei giocatori. Si segnala inoltre la digitalizzazione dei titoli autorizzatori, avviata dall’Agenzia nel 2023 e completata nel 2025 per gli apparecchi senza vincita in denaro, mentre per quelli con vincita la sperimentazione è in fase conclusiva; si ricorda anche l’introduzione dell’applicazione istituzionale “GiocoLegale”, che consente a chiunque di verificare in tempo reale la regolarità degli apparecchi. L’ADM ha inoltre indicato ai concessionari, nell’ambito delle linee guida per il 2025, tre aree tematiche prioritarie per la formazione e la ricerca: il contrasto al gioco d’azzardo minorile, il contrasto ai rischi derivanti dai disturbi da gioco d’azzardo, nonché studi comparati con altri Paesi in materia di normativa, fiscalità e diffusione del fenomeno.
Il settore del gioco del bingo
Stato delle concessioni e rete di raccolta
La relazione riferisce che, al 31 dicembre 2025, le sale Bingo attive sul territorio nazionale sono 181 rispetto alle 183 registrate a fine 2024, gestite da 94 concessionari. La riduzione è dovuta a due provvedimenti di decadenza: uno per liquidazione giudiziale del titolare, il secondo per gravi violazioni convenzionali. Anche per il Bingo si registra una progressiva concentrazione dovuta alla graduale acquisizione da parte dei grandi operatori di quelli minori, per i quali lo status di concessionario comporta adempimenti e obbligazioni particolarmente onerosi.
Le società concessionarie per il gioco del Bingo operano in regime di proroga dei propri titoli concessori, ai sensi dell’articolo 1, comma 636, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. Il quadro normativo della proroga è stato oggetto di successive modifiche nel tempo, con estensione, di volta in volta, della durata e con un progressivo innalzamento dei canoni mensili (da 2.800 fino a 7.500 euro), nonché di un lungo e complesso contenzioso giudiziario, che ha portato a due pronunce fondamentali. Con sentenza del 20 marzo 2025, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha dichiarato applicabile la direttiva 2014/23/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione alle concessioni Bingo, poiché le disposizioni legislative di proroga, entrate in vigore dopo la data limite di trasposizione della direttiva, hanno alterato in modo sostanziale l’equilibrio economico originario dei rapporti concessori. La Corte ha altresì dichiarato incompatibile con l’articolo 43 della medesima direttiva la proroga unilaterale disposta per legge, con aumento forfettario del canone uguale per tutti i concessionari, indipendentemente dal loro fatturato, e con obbligo di accettazione della proroga quale condizione per partecipare alle future procedure di riattribuzione delle concessioni.
Sulla scorta della richiamata pronuncia, il Consiglio di Stato, con sentenze del 6 ottobre 2025 (nn. 7784, 7787 e 7807), ha disposto l’obbligo per l’ADM, quale amministrazione aggiudicatrice, di disapplicare le norme dichiarate incompatibili con il diritto europeo e di procedere con immediatezza all’indizione delle gare. Il Consiglio di Stato ha altresì stabilito la necessità di rideterminare il canone dovuto dai concessionari sulla base del fatturato da ciascuno prodotto, bilanciando i vantaggi e gli svantaggi derivati dal regime di proroga tecnica.
In attesa dei chiarimenti del Consiglio di Stato in sede di ottemperanza (udienza fissata al 21 maggio 2026), l’ADM ha provvisoriamente rideterminato il canone, per gli anni 2025 e 2026, nella misura di 2.800 euro mensili per ciascun concessionario.
Volumi di raccolta e risultati economici
Per quanto riguarda i risultati economici, la relazione osserva che, nel 2025, il gioco del Bingo ha registrato una lieve flessione rispetto all’anno precedente, sia in termini di fatturato sia di gettito erariale. Il fatturato, inteso come valore nominale delle cartelle acquistate dai concessionari presso gli Uffici ADM, è stato pari a circa 1,5 miliardi di euro, con una diminuzione dello 0,47% rispetto al 2024. Il gettito erariale, determinato applicando al fatturato l’aliquota del 12%, è risultato pari a circa 180 milioni di euro.
La legge 30 dicembre 2024, n. 207 (articolo 1, comma 91), ha introdotto, a decorrere dal 1° gennaio 2025, un tetto al montepremi destinato alle vincite dei giocatori, fissato in una misura compresa tra il minimo del 70% e il massimo del 71% del prezzo di vendita delle cartelle, con l’effetto di ridurre gli spazi di concorrenza sleale tra i concessionari di sale Bingo, risultando neutrale sotto il profilo degli effetti finanziari per lo Stato.
La relazione segnala altresì che a causa del contenzioso sulle proroghe e delle misure cautelari del TAR Lazio, al 31 dicembre 2025 gli importi effettivamente versati a titolo di canone concessorio per il 2025 ammontano a circa 7,5 milioni di euro.
Tutela dei giocatori e della legalità
Nel corso del 2025 l’ADM ha irrogato diverse penali convenzionali per assicurare il corretto adempimento degli obblighi a carico dei concessionari. In particolare: in 9 casi di omessa trasmissione dei dati di gioco; in 10 casi di omessa trasmissione dei bilanci; in 3 casi di superamento del limite massimo del montepremi stabilito dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207. In due casi è stata contestata la mancata presentazione delle autodichiarazioni sui requisiti soggettivi, con procedimenti conclusi in archiviazione.
L’ADM ha inoltre accertato il mantenimento da parte di ciascun concessionario del rapporto di indebitamento entro un valore non superiore a quello stabilito dal decreto interdirigenziale del 28 giugno 2011 del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato in attuazione dell’articolo 1, comma 78, della legge 13 dicembre 2010, n. 220.
Il documento rileva poi che sono stati sottoposti a verifica 335 soggetti nell’ambito dei controlli sulle autodichiarazioni necessarie all’acquisizione della documentazione antimafia. Particolare attenzione è stata rivolta alla verifica dell’autenticità delle polizze fideiussorie, che i concessionari hanno l’obbligo di prestare ai sensi dell’articolo 9, comma 1, del decreto del Ministro delle finanze 31 gennaio 2000, n. 29, nella misura di 516.456,89 euro per ciascuna sala, atteso che la crescente difficoltà di accesso al credito bancario da parte dei concessionari di minori dimensioni ha elevato il rischio di produzione di polizze false. Nel corso dei sopralluoghi periodici presso le sale Bingo effettuati dagli uffici territoriali non sono state tuttavia rilevate irregolarità.
Il settore del gioco a distanza e delle scommesse
La rete dei concessionari su rete fisica
La relazione fa presente che le concessioni aventi ad oggetto la raccolta delle scommesse mediante punti fisici sono scadute nel 2016. In assenza di un quadro regolatorio chiaro, è stato necessario ricorrere a ripetuti interventi normativi di proroga. Da ultimo, la legge 30 dicembre 2024, n. 207 (articolo 1, comma 96, lettera b), ha fissato il termine delle concessioni al 31 dicembre 2026.
Si ricorda che le concessioni, che si suddividono in ippiche e sportive, sono state assegnate con tre distinte tornate di gara, ai sensi, rispettivamente: dell’articolo 38 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, (c.d. “concessioni Bersani”); dell’articolo 1-bis del decreto-legge 25 settembre 2008, n. 149 (“concessioni Giorgetti”), e dell’articolo 10, comma 9-octies, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (“concessioni Monti”). I bandi hanno avuto l’obiettivo di regolarizzare il mercato delle scommesse, rendendolo più competitivo. Alcuni operatori esteri hanno tuttavia proposto ricorsi il cui esito è stato la formazione di una giurisprudenza comunitaria che ha sancito la compatibilità del sistema concessorio italiano, in materia di gioco, con i principi del diritto europeo.
Il documento fa presente che, allo stato attuale, le concessioni per la raccolta su rete fisica sono 95, riferite a 74 società, cui si aggiungono 3 titolari di raccolta regolarizzati ai sensi dell’articolo 1, comma 643, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nonché 32 società che gestiscono gli ippodromi, per un totale di 9.874 punti di raccolta scommesse.
La rete dei concessionari online e la nuova procedura di affidamento
La relazione osserva che l’adozione del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, in attuazione dell’articolo 15 della legge 9 agosto 2023, n. 111, di delega al Governo per il riordino delle disposizioni in materia di giochi pubblici, ha rappresentato una tappa cruciale nell’evoluzione del quadro normativo del gioco online. Il citato decreto legislativo ha infatti dettato i princìpi fondamentali del gioco pubblico in Italia, innovando profondamente il tessuto legislativo esistente, in particolare, nel rafforzamento dei presìdi a tutela della salute dei giocatori e, più in generale, dell’ordine pubblico.
L’articolo 6 ha disposto, in particolare, l’indizione della gara per il rilascio delle concessioni online, fissando rigorosi requisiti soggettivi e oggettivi, tra cui: la costituzione in forma di società di capitali con sede legale in uno degli Stati dello Spazio economico europeo; ricavi complessivi non inferiori a 3 milioni di euro nel corso degli ultimi due esercizi; l’attivazione di un unico sito internet con dominio di primo livello nazionale, con conseguente eliminazione delle c.d. skin (siti secondari di gioco gestiti direttamente o tramite terzi); la presentazione di un piano degli investimenti e l’impegno ad adottare azioni e misure di contrasto al gioco patologico; il versamento di un corrispettivo una tantum di 7 milioni di euro per ogni concessione richiesta, nel limite massimo di cinque concessioni richiedibili da un singolo gruppo societario; il pagamento di un canone annuo pari al 3% del margine netto del concessionario. L’Agenzia ha dato attuazione alle norme contenute nel decreto, con particolare riferimento alla predisposizione degli atti di gara per l’affidamento delle nuove concessioni.
A conclusione della procedura, il 17 settembre 2025 sono state aggiudicate 52 concessioni a 46 operatori, con un gettito erariale di 364 milioni di euro. Il 12 novembre 2025 le precedenti concessioni sono cessate e il giorno successivo è iniziata la decorrenza del nuovo corso concessorio novennale.
In attuazione del decreto legislativo n. 41 del 2024 sono stati adottati il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 18 marzo 2025, n. 57, recante disposizioni per il procedimento di accertamento, contestazione e irrogazione delle penali convenzionali, e il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 22 aprile 2025, n. 70, sulla gestione delle cause di decadenza o revoca della concessione. L’Agenzia ha inoltre provveduto, con determinazione direttoriale del 25 ottobre 2024, a istituire l’Albo dei Punti Vendita Ricariche (PVR), attualmente sospeso a seguito di un giudizio cautelare del TAR del Lazio. L’appello è pendente dinanzi al Consiglio di Stato, con udienza di merito fissata al 24 settembre 2026.
La relazione osserva che particolare rilievo ha assunto l’attività di monitoraggio dei flussi anomali di scommesse: le segnalazioni trasmesse all’Unità informativa scommesse sportive del Ministero dell’interno sono passate da 27 nel 2024 a 35 nel 2025, riferite prevalentemente al calcio. Il volume totale di gioco sospetto rilevato nel 2025 è stato pari a 546.987,21 euro, con vincite per 1.616.082,19 euro. A rafforzamento del contrasto al match fixing, l’articolo 6 del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96 (c.d. decreto sport), ha autorizzato l’Agenzia delle dogane e dei monopoli a trasmettere alla Procura generale del CONI i dati dei titolari di conti di gioco riconducibili a tesserati delle federazioni sportive.
Sul piano fiscale, l’articolo 1 della legge n. 207 del 2024 è intervenuto con due distinte misure, a decorrere dal 1° gennaio 2025. In particolare, il comma 92 ha aumentato le aliquote dell’imposta unica di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, fissandole: al 25,5% per i giochi di abilità a distanza, i giochi di carte, i giochi di sorte a quota fissa e il bingo a distanza; al 20,5% per le scommesse sportive a quota fissa su rete fisica e al 24,5% se raccolte a distanza; sempre al 24,5% per le scommesse a quota fissa su eventi simulati. Il comma 93 ha invece ridotto le aliquote sulle scommesse ippiche a quota fissa, dal 43% al 20,5% per la rete fisica e dal 47% al 24,5% per il gioco a distanza, con l’obiettivo di equipararle a quelle delle scommesse sportive e di rilanciare il settore dell’ippica.
Gioco responsabile e tutela del giocatore
La relazione evidenzia che la nuova disciplina adottata attribuisce particolare importanza alla tutela del giocatore. Per quanto riguarda le misure di contrasto al gioco d’azzardo e di promozione di forme di gioco responsabile, le Regole tecniche e la Convenzione delle nuove concessioni per il gioco a distanza prevedono, in attuazione dell’articolo 15 del decreto legislativo n. 41 del 2024: misure di autolimitazione (tempo, spesa, perdita) impostabili dal giocatore all’apertura del conto e preimpostate, in default, secondo limiti più stringenti per i giocatori tra i 18 e i 24 anni; alert automatici sull’andamento di gioco; la possibilità di autoesclusione, anche selettiva e a tempo indeterminato; la formazione obbligatoria degli operatori dei call center.
La Convenzione introduce inoltre due strumenti obbligatori e innovativi in materia di gioco responsabile: un Piano annuale degli investimenti (articolo 8) che impegna ciascun concessionario, per i primi due anni di concessione, a investire una somma non inferiore a 700.000 euro (pari al 10% del corrispettivo una tantum) per il contrasto al gioco patologico e l’adozione obbligatoria di policy di gioco responsabile (articolo 20, comma 3) basate su analisi predittiva comportamentale, indicatori di rischio e alert automatici al raggiungimento di soglie di spesa e di tempo in funzione dell’età e delle abitudini di gioco. L’attuazione di tali misure è oggetto di una relazione annuale predisposta da ciascun concessionario. L’Ufficio dell’ADM deputato al controllo delle concessioni per la raccolta del gioco a distanza sta inoltre elaborando, sulla base delle relazioni predisposte dai concessionari e con il supporto dell’intelligenza artificiale, delle analisi predittive e della scienza comportamentale, Linee guida nazionali sul gioco responsabile, a cui i concessionari dovranno adeguare le proprie politiche. Le Linee guida saranno sottoposte alla valutazione degli stakeholder e periodicamente aggiornate.
Dati e statistiche
Nel triennio 2023-2025 il comparto del gioco a distanza e delle scommesse mostra un trend di crescita significativo, in termini sia di raccolta sia di gettito erariale: nel 2025 la raccolta lorda è pari a 109,3 miliardi di euro, in aumento dell’8,7% rispetto al 2024, mentre l’imposta unica ammonta a 1,71 miliardi, con un incremento del 17,6% (v. figura 2).
La relazione osserva che l’analisi per tipologia di gioco evidenzia un progressivo spostamento della propensione al gioco dai giochi a totalizzatore ai giochi a quota fissa. In termini di raccolta le crescite più significative si registrano per le scommesse a quota fissa su eventi simulati e per i giochi di sorte a quota fissa e di carte in solitario; i decrementi più rilevanti riguardano i concorsi pronostici sportivi e le scommesse ippiche a totalizzatore.In particolare, nel triennio 2023-2025 i giochi a quota fissa hanno registrato un incremento di raccolta del 9,4% nel 2024 e un decremento dell’1,1% nel 2025; i giochi a totalizzatore mostrano un decremento del 7,8% nel 2024 e un’ulteriore diminuzione del 4,2% nel 2025.
Il documento evidenzia che i giochi a totalizzatore sono caratterizzati da una più elevata difficoltà di vincita e da importi delle vincite contenuti a causa dei bassi volumi di raccolta, sproporzionati al livello di difficoltà. Tale quadro ha determinato un progressivo calo nel tempo della raccolta. I concorsi pronostici, in particolare, presentano una frammentazione del palinsesto che ne ha ridotto l’attrattività. I giocatori mostrano invece un interesse crescente per i giochi a quota fissa, che offrono una maggiore probabilità di vincita, pur con importi più contenuti. Su tale dinamica incide inoltre il pay-out (percentuale delle vincite sulla raccolta), mediamente inferiore per i giochi a totalizzatore.
La ripartizione per canale di raccolta mostra comportamenti diversi a seconda della tipologia di scommessa: il 72,4% delle scommesse sportive a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli è effettuato tramite canale telematico; il 69,1% delle scommesse a quota fissa su eventi simulati proviene invece dal canale fisico.
Gioco a distanza: conti di gioco, importo delle ricariche e mezzi di pagamento
La relazione rileva che nel 2025 la media annua del numero di conti di gioco che hanno effettuato attività di gioco (c.d. “giocanti”) è stata di circa 3,77 milioni, con una media di 239,9 milioni di giocate mensili. I dati comprendono anche le movimentazioni riferite ai giochi numerici a totalizzatore e a quota fissa (Lotto, SuperEnalotto e affini).
Le regioni con il maggior numero di conti attivi al 31 dicembre 2025 sono Campania (16,6%) e Lombardia (13%), seguite da Sicilia (11,3%) e Lazio (10,7%); i valori più bassi si registrano in Valle d’Aosta (0,1%), Molise (0,5%) e Trentino-Alto Adige (0,9%) (v. figura 3).
L’analisi per fascia d’età evidenzia una concentrazione nelle classi giovani-adulte, con oltre 8,4 milioni di conti riguardanti giocatori tra i 18 e i 34 anni e una netta prevalenza maschile in tutte le fasce.
La relazione riferisce poi che nel 2025 sono state effettuate circa 338 milioni di operazioni di ricarica per un importo complessivo di 13,2 miliardi di euro, con un importo medio di ricarica mensile di poco superiore a 39 euro. Il principale strumento di pagamento utilizzato per la ricarica dei conti di gioco è la carta di credito (59,6% delle operazioni).
Il settore dei giochi numerici e delle lotterie
Il quadro normativo e l’assetto concessorio
Il documento ricorda che la concessione dei giochi numerici a quota fissa, che comprende la gestione del Lotto, è stata affidata, in attuazione dell’articolo 23, comma 4, del decreto legislativo n. 41 del 2024, alla società Lottoitalia S.r.l., già aggiudicataria della pregressa concessione, con decorrenza del nuovo rapporto novennale dal 30 novembre 2025.
La gestione dei giochi numerici a totalizzatore nazionale — che comprende il SuperEnalotto — è demandata in concessione novennale, a decorrere dal 1° dicembre 2021, alla società Sisal Italia S.p.A., a seguito dell’espletamento della procedura di selezione indetta secondo i criteri fissati dall’articolo 1, comma 576, della legge 11 dicembre 2016, n. 232. In concessione a Lotterie Nazionali S.r.l, rinnovata per un ulteriore novennio in esecuzione dell’articolo 20, comma 1, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, è stata affidata la gestione delle lotterie a estrazione istantanea anche con partecipazione a distanza (cosiddetti Gratta e Vinci); quella delle lotterie nazionali a estrazione differita è invece riservata all’ADM - in virtù dell’articolo 21, comma 6, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 - che vi provvede direttamente, ovvero mediante una società a totale partecipazione pubblica. Per il 2025 è stata individuata, in continuità con il triennio precedente, la sola Lotteria Italia.
Al 31 dicembre 2025 la rete fisica di raccolta è composta da circa 35.000 punti di vendita per i giochi numerici a totalizzatore nazionale, da 33.639 ricevitorie per i giochi numerici a quota fissa e da circa 52.500 punti di vendita per le lotterie a estrazione istantanea.
I nuovi regolamenti di settore
Per quanto attiene alla regolamentazione del settore, la relazione segnala che nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026, in attuazione dell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 41 del 2024 sono stati adottati il regolamento generale delle lotterie a estrazione istantanea (decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 14 novembre 2025, n. 197), e il regolamento generale dei giochi numerici (decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 3 dicembre 2025, n. 214); lo schema di regolamento generale delle lotterie a estrazione differita prosegue il proprio iter.
Dati e statistiche
La relazione riferisce poi che, al 31 dicembre 2025, la raccolta dei giochi numerici a totalizzatore nazionale è stata pari a 1,79 miliardi di euro, con un utile erariale di 569,4 milioni di euro, in flessione di circa il 4% rispetto al 2024. Il decremento ha interessato esclusivamente la raccolta fisica, mentre la raccolta a distanza ha mantenuto i livelli dell’anno precedente. Si precisa che sull’andamento della raccolta incide in modo significativo l’entità del jackpot del SuperEnalotto.
La raccolta dei giochi numerici a quota fissa è stata pari a 8,24 miliardi di euro rispetto agli 8,16 miliardi del 2024, a fronte di un utile erariale di 1,08 miliardi (1,12 miliardi nel 2024). La raccolta delle lotterie a estrazione istantanea ammonta a 12,95 miliardi di euro (12,61 miliardi nel 2024), con un utile erariale di 1,80 miliardi (1,79 miliardi nel 2024).
La raccolta della Lotteria Italia 2025 è stata pari a 48,08 milioni di euro.
Il settore dei controlli sui giochi
L’attività di controllo e il monitoraggio territoriale
La relazione riferisce che l’attività di controllo sul settore del gioco pubblico è svolta in maniera trasversale e mira alla prevenzione dei comportamenti illeciti, nonché alla repressione degli illeciti non rilevabili a livello territoriale. Nel 2025 i controlli complessivi sono stati 31.391, in crescita rispetto ai 28.068 del 2024. In particolare, i controlli relativi al gioco minorile sono passati da 13.016 a 14.418 (+10,8).
La relazione segnala che la collaborazione e lo scambio di informazioni tra gli Uffici centrali e territoriali dell’Agenzia e le altre amministrazioni costituiscono uno snodo fondamentale dell’attività di contrasto delle irregolarità nel settore. La rete di collaborazione coinvolge la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Direzione investigativa antimafia, il Ministero delle imprese e del made in Italy per la materia delle manifestazioni a premio, le Procure della Repubblica e le Polizie locali. Nel corso del 2025 sono pervenute oltre 90 richieste di informazioni da parte delle Forze di polizia, definite nel 98% dei casi entro 30 giorni.
Per quanto concerne l’attività di contrasto al gioco illegale online, si riferisce che nel corso del 2025 sono stati inibiti 1.038 siti; un ulteriore provvedimento in corso di predisposizione riguarderà l’inibizione di ulteriori 129 siti, con una crescita di oltre il 44% rispetto al 2024 e del 111% rispetto al 2023.
Le operazioni di controllo coordinato e le notizie di reato
Nel corso del 2025 l’ADM ha direttamente organizzato 6 operazioni di controllo coordinato per il contrasto del gioco illegale, svoltesi nelle regioni Abruzzo, Calabria, Campania e Piemonte con la collaborazione delle Forze di polizia. L’Agenzia partecipa, inoltre, alla realizzazione del piano dei controlli del Comitato per la prevenzione e la repressione del gioco illegale, la sicurezza del gioco e la tutela dei minori (Co.Pre.G.I.), presieduto dal Direttore dell’Agenzia e composto dalle Forze di polizia. Il monitoraggio continuo dei flussi di gioco ha consentito di trasmettere alle competenti Procure della Repubblica 15 notizie di reato, con contestazioni riguardanti principalmente peculato, truffa ai danni dello Stato, contraffazione, sostituzione di persona, intermediazione nell’attività di gioco, riciclaggio e autoriciclaggio.
La relazione riferisce altresì che, attraverso la consultazione di specifiche banche dati, sono state verificate 127 dichiarazioni e 18 informative specifiche, con la segnalazione alle strutture territoriali dell’Agenzia di 40 esercizi a rischio.
Sul piano della cooperazione internazionale, l’Agenzia partecipa attivamente al Gambling Regulators European Forum - gruppo ristretto dei sette maggiori regolatori di gioco europei - e al Gruppo di Copenhagen, costituito in attuazione della Convenzione di Macolin per il contrasto al match fixing
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X Commissione (Attività produttive)
Annuncio 10/3/2026
L’articolo 32 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), al comma 7, dispone che il Ministro delle imprese e del made in Italy presenti alle Camere entro il 1° settembre di ogni anno una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni per la nascita e lo sviluppo di imprese start-up innovative, indicandone in particolare l’impatto sulla crescita e l’occupazione e formulando una valutazione comparata dei benefici per il sistema economico nazionale in relazione agli oneri derivanti dalle stesse disposizioni, anche ai fini di eventuali modifiche normative.
Si ricorda che gli articoli da 25 a 32 del decreto-legge n. 179 del 2012 (cosiddetto “Start-up Act”) hanno introdotto la definizione giuridica di start-up innovativa e predisposto un quadro organico di agevolazioni tese a favorirne la nascita e lo sviluppo durante l’intero ciclo di vita. Il decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3 (Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti) ha esteso gran parte di tali agevolazioni alle piccole e medie imprese innovative.
Significative novità nella disciplina delle start-up innovative, degli incubatori certificati e, in misura minore, delle PMI innovative sono state introdotte dal Capo III (rubricato “Disposizioni in materia di start-up e di attività d’impresa”) della legge 16 dicembre 2024, n. 193 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023). Tale legge ha fissato al 31 dicembre 2024 il termine ultimo ai fini della fruizione della detrazione del 50% della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più PMI innovative, di cui all’articolo 4, comma 9-ter, del decreto-legge n. 3 del 2015, introdotto dall’articolo 38 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. “decreto rilancio”); il provvedimento ha altresì modificato l’articolo 29-bis del decreto-legge n. 179 del 2012, elevando, per gli investimenti effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2025, la detrazione IRPEF in regime “de minimis” dal 50 al 65%, limitatamente alle start-up innovative. L’articolo 2 della legge 28 ottobre 2024, n. 162, ha inoltre previsto che, qualora la detrazione spettante all’investitore sia di ammontare superiore all'imposta lorda, per l'eccedenza è riconosciuto un credito d'imposta utilizzabile anche nei periodi d’imposta successivi.
Si segnala, infine, che la legge 11 marzo 2026, n. 34 (Legge annuale sulle piccole e medie imprese), prevista dall’articolo 18 della legge 11 novembre 2011, n. 180 (c.d. Statuto delle imprese), reca misure volte a rafforzare la competitività delle PMI, mediante interventi di semplificazione amministrativa, sostegno agli investimenti e all’innovazione e facilitazione dell’accesso al credito.
In particolare, l’articolo 24 della legge n. 34 del 2026 delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge, un decreto legislativo volto al riordino e al riassetto delle disposizioni vigenti in materia di start-up innovative, spin-off, PMI innovative, incubatori e acceleratori di start-up, nonché delle disposizioni relative alle attività di filiera concernenti servizi di formazione e alta formazione, ricerca, sostegno e investimento rivolti ai predetti soggetti, mediante la redazione di un testo unico.
Per approfondimenti sulle modifiche più recenti si rinvia al seguente dossier dei Servizi Studi della Camera e del Senato; su start-up, PMI innovative e incubatori certificati, si rimanda invece al pertinente tema web.
La relazione espone le principali evidenze emerse dall’analisi dell’ecosistema dell’innovazione italiano con riferimento all’anno 2024, con aggiornamenti ai dati disponibili al 31 ottobre 2025, illustrando l’andamento delle start-up innovative, delle PMI innovative e degli incubatori certificati iscritti nelle sezioni speciali del Registro delle imprese. Vengono inoltre fornite informazioni sullo stato di attuazione delle principali misure di sostegno pubblico rivolte alla nascita e allo sviluppo delle imprese innovative, nonché sugli strumenti di accesso al credito e al capitale e sulle iniziative volte a favorire l’internazionalizzazione e la sperimentazione di progetti innovativi.
Le start-up innovative
Sulla base dei dati Infocamere, il documento rileva che dal 2023, dopo la crescita record registrata nel biennio 2021-2022 (quando è stata superata la soglia delle 14.000 unità), il numero delle start-up innovative iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese registra una flessione: nel 2024 sono risultate 12.133, con un calo del 9,4% rispetto all’anno precedente, mentre al 31 ottobre 2025 scendono a 12.073, in ulteriore diminuzione di 60 unità. La relazione osserva che tale dinamica sarebbe tuttavia da ricondursi alla revisione normativa posta in essere nel 2024, volta a ridurre le iscrizioni fittizie e a garantire maggiore qualità e serietà nel registro delle start-up innovative; dunque, non rappresenterebbe un dato negativo, ma l’effetto di un sistema più selettivo e affidabile. Peraltro, nonostante la contrazione osservata nell’ultimo biennio, nel periodo 2020-2024 il numero delle start-up innovative è aumentato di 150 unità, con un tasso medio annuo di crescita del 2,2%, sostenuto dalla forte espansione verificatasi nel periodo immediatamente successivo all’emergenza pandemica (v. figura 1).
Con riferimento alla distribuzione geografica, si osserva che circa il 35,1% delle start-up innovative è localizzato nell’Italia Nord-occidentale (poco meno di 4.300), con la quota maggiore detenuta dalla Lombardia, prima regione italiana in termini di numerosità (con oltre 3.300 unità, il 27,4% del totale nazionale). Il 28,1% delle start-up innovative (più di 3.400 imprese) opera nel Mezzogiorno, con una presenza particolarmente significativa in Campania, che ricopre un ruolo decisivo con circa 1.500 imprese attive nel territorio (il 12,3% del totale nazionale). Il 19,8% delle start-up innovative è localizzato nel Centro Italia, oltre la metà nel Lazio (l’11,6% del totale nazionale).
Nel corso del 2024 sono 15 le regioni che mostrano una contrazione delle start-up presenti sul proprio territorio rispetto al 2023. Il calo più rilevante si è registrato in Lombardia (-381 imprese) e nel Lazio (-248). Al 31 ottobre 2025 il Nord-Ovest si conferma l’unica ripartizione in crescita (+61 unità), mentre le altre aree registrano flessioni contenute.
Passando all’analisi settoriale, il documento rileva che oltre la metà delle start-up innovative (circa 6.600 imprese, equivalenti al 54,1% del totale nazionale) opera nel settore dei servizi di informazione e comunicazione. La produzione di software, consulenza informatica e attività connesse raccoglie nel 2024 circa 5.400 unità (44,3%). Tale comparto si conferma il più dinamico anche al 31 ottobre 2025, con oltre 5.600 unità e una crescita del 4,6% rispetto a fine 2024, raggiungendo il 46,5% del totale nazionale.
Con riferimento alla natura giuridica, il 94,5% delle start-up innovative iscritte a fine ottobre 2025 risultava società a responsabilità limitata, seguite dalle società a responsabilità limitata semplificata (4,2%) e dalle società per azioni (0,6%). Queste tre forme giuridiche, che nell’insieme rappresentano la quasi totalità delle start-up innovative, hanno avuto una riduzione complessiva di 57 unità rispetto al dato 2024.
La relazione prende quindi in considerazione il possesso dei tre requisiti di innovatività previsti dalla normativa di settore: spesa in ricerca e sviluppo; forza lavoro con titoli; possesso di brevetti. Nel 2024 solo 60 start-up innovative (pari allo 0,5% del totale) hanno dichiarato di possedere tutti e tre i requisiti, con una contrazione di oltre un terzo (35 unità) rispetto al 2023. Nei primi dieci mesi del 2025 risulta in crescita di 171 unità il numero di imprese che soddisfano il solo primo requisito (spese in ricerca e sviluppo), mentre diminuiscono quelle con tutti e tre i requisiti (-12 unità).
La relazione fornisce inoltre indicazioni su alcune caratteristiche della compagine imprenditoriale delle start-up innovative. Le imprese a prevalenza giovanile (under 35) rappresentano nel 2024 il 16,8% del totale (erano il 17,3% nel 2023), quelle a prevalenza femminile il 13,5% (incidenza rimasta inalterata rispetto al 2023, nonostante la riduzione, in termini assoluti, di 168 unità) e quelle con partecipazione di soci stranieri circa il 3,7% (analoga all’anno precedente).
Nell'aggiornamento al 31 ottobre 2025 si registra un'inversione di tendenza per quanto riguarda la componente straniera, la cui incidenza relativa sale al 4,3% (con 60 nuove imprese a conduzione internazionale), mentre la prevalenza giovanile e quella femminile registrano lievi flessioni, attestandosi, rispettivamente, al 16,5% e al 13,3%.
Quanto all’analisi dell’occupazione, la relazione riscontra il significativo calo del numero degli addetti, passati dalle circa 21.600 unità del 2023 a poco più di 18.000 nel 2024 (-16,3%).
Dal punto di vista della dimensione aziendale, le start-up innovative con al massimo 4 addetti rappresentano la quasi totalità (91,3%), seguite dalle imprese con un numero di occupati compreso tra 5 e 9 unità (5,7%). Risulta invece trascurabile la quota (0,05%) di start-up innovative di dimensione media.
Quanto al valore della produzione, nel 2024 le circa 8.000 start-up innovative dichiaranti (65,8% del totale) hanno generato un valore della produzione pari a circa 2 miliardi di euro, rispetto ai quasi 2,2 miliardi rilevati nel 2023 su oltre 8.800 imprese. Considerando che la quota di imprese che ha reso disponibile il bilancio appare sostanzialmente stabile, si può ipotizzare una contrazione del valore della produzione nell’ordine del 9,8%.
La produzione media per impresa si è attestata a 246.000 euro, contro i 247.000 del 2023. Nel 2024, la classe più dinamica – in termini di produzione realizzata – è risultata quella con un fatturato compreso fra 100.000 e 500.000 euro (26,9%), trainata dalla presenza del 28,6% delle start-up complessive.
Le PMI innovative
In merito all’analisi dei dati (fonte Infocamere) concernenti le piccole e medie imprese innovative, non qualificabili come start-up, la relazione riferisce che nel quinquennio 2020-2024 tali imprese hanno registrato un incremento medio annuo del 16,7%, passando dalle 1.789 del 2020 alle 2.945 del 2024, valore che rappresenta il miglior risultato di sempre. L'aggiornamento al 31 ottobre 2025 evidenzia un ulteriore incremento, con le PMI innovative che raggiungono quota 3.161 unità (+7,3% rispetto a fine 2024), nuovo record storico (v. figura 2).
Il 37,5% delle PMI innovative è localizzato nel Nord-Ovest, con la Lombardia in prima posizione (833 imprese, pari al 28,3% del totale nazionale). Seguono il Centro Italia (con il 23,3% del totale e il Lazio come seconda regione nazionale) e il Mezzogiorno, che raccoglie il 22,1% del totale, con la Campania al terzo posto tra le regioni.
Il Nord-Est, pur ospitando la quarta regione per numerosità (l’Emilia-Romagna con 224 imprese, pari al 7,6%), detiene l'incidenza relativa più bassa tra le quattro ripartizioni del territorio italiano (17,1%).
Nel 2024, 17 delle 20 regioni hanno registrato un aumento del numero di PMI innovative rispetto al 2023. Le eccezioni hanno riguardato le Marche (-3,7%), la Lombardia (-1,4%) e la Calabria (-1,9%). In termini assoluti, l'incremento più cospicuo è stato ottenuto dal Lazio (+36 PMI), seguito dalla Campania (+25 PMI) e dalla Puglia (+19 PMI).
L'aggiornamento al 31 ottobre 2025 conferma la tendenza espansiva: tutte le regioni registrano un aumento, con la sola eccezione della Valle d'Aosta (-5 unità). L'incremento assoluto più rilevante è stato registrato in Lombardia (+68 PMI), seguita da Campania (+37) e Lazio (+35), mentre il Mezzogiorno si distingue per la variazione relativa più elevata (+10,7%).
Sotto il profilo settoriale, il 40,8% delle PMI innovative appartiene al comparto dei servizi di informazione e comunicazione, trainato dalla produzione di software e consulenza informatica (974 imprese, 33,1% del totale). Poco più di una PMI innovativa su quattro rientra nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, mentre il manifatturiero coinvolge il 19,5% del totale. Nei primi dieci mesi del 2025 la produzione di software e consulenza informatica si conferma il comparto a maggiore crescita assoluta (+110 nuove PMI), seguita dalla ricerca scientifica e sviluppo (+50 imprese).
Con riferimento alla natura giuridica, la relazione fa presente che più di quattro PMI innovative su cinque sono società a responsabilità limitata (2.505 imprese, pari all'85,1%), in crescita del 10,5% rispetto al 2023. Le società per azioni, al secondo posto, si attestano a 376 unità (il 12,8% del totale nazionale), registrando invece una flessione del 3,6%. Al 31 ottobre 2025 le società a responsabilità limitata assorbono 213 delle 216 nuove unità registrate nel periodo.
Quanto ai requisiti di innovatività —alternativamente, l'investimento in ricerca e sviluppo, la qualificazione della forza lavoro e il possesso di brevetti o software registrati — il 40% delle PMI innovative dichiara di soddisfare contemporaneamente il primo e il terzo requisito, mentre il 9,9% (293 imprese) di possederli tutti e tre, con una riduzione di 47 unità rispetto al 2023 e di un ulteriore calo del 5,5% nei primi dieci mesi del 2025.
Relativamente alla compagine societaria, la relazione rileva che nel 2024 le PMI innovative a prevalenza femminile rappresentano il 7,9% del totale, quelle a prevalenza giovanile si attestano al 3,8% e quelle a prevalenza straniera all'1,5%. Al 31 ottobre 2025 la componente femminile sale all'8,2% e quella straniera all'1,7%, mentre si registra una lieve flessione della prevalenza giovanile, la cui quota scende al 3%.
Sul versante dell’occupazione, nel 2024 le PMI innovative hanno impiegato oltre 54.000 addetti, con un calo dell'1,4% rispetto al 2023. La dimensione media è scesa da 20 a poco meno di 19 addetti. Le PMI innovative con un massimo di 4 addetti rappresentano il 37,8% del totale, mentre le medie imprese (50-249 addetti) il 9%.
Rispetto al valore della produzione, le 2.805 PMI innovative dichiaranti nel 2024 hanno generato complessivamente circa 9,5 miliardi di euro, contro i quasi 9 miliardi registrati nel 2023 su 2.608 imprese dichiaranti. La relazione osserva che la quota di imprese che ha reso disponibile il bilancio è sostanzialmente stabile (95,2% nel 2024 contro il 94,3% nel 2023), rendendo i due valori confrontabili e confermando un apprezzabile incremento del valore della produzione. La produzione media per impresa si è mantenuta intorno ai 3,4 milioni di euro, dato che segnala una sostanziale tenuta della capacità produttiva media delle PMI innovative.
La classe di fatturato più rilevante in termini di valore prodotto resta quella tra 10 e 50 milioni di euro (45% del totale della produzione), pur essendo rappresentata solo dal 7,3% delle imprese.
Gli incubatori certificati
Con riferimento alle strutture di supporto all’innovazione, la relazione riferisce che nel quinquennio 2020-2024 gli incubatori certificati hanno registrato una crescita media annua dell'11,7%, passando da 39 unità nel 2020 a 66 nel 2024, con un incremento del 4,8% rispetto al 2023. Al 31 ottobre 2025 gli incubatori certificati salgono a 68 (v. figura 3).
Dal punto di vista della localizzazione territoriale, 21 incubatori su 66 (pari al 31,8% del totale) si trovano nel Nord-Ovest, dei quali 13 in Lombardia (19,7% del totale). Significativa è la presenza nel Mezzogiorno (28,8%), grazie soprattutto alla Campania, seconda regione nazionale con 9 incubatori. Il Nord-Est e il Centro ospitano ciascuno 13 incubatori (19,7%); nell'area centrale il Lazio rappresenta il polo principale con 6 unità.
L'aggiornamento al 31 ottobre 2025 conferma questa distribuzione, con la Lombardia ancora prima regione nazionale (15 incubatori), seguita dalla Campania (9) e dal Lazio (6).
Sotto il profilo settoriale, il 75,8% degli incubatori opera nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, con la consulenza gestionale come divisione di gran lunga prevalente, che tuttavia a fine ottobre 2025 registra una contrazione del 12,5%. Una presenza più contenuta si registra nei servizi di informazione e comunicazione (6 incubatori, pari al 9,1% del totale), di cui 4 nella produzione di software e consulenza informatica e 2 nelle attività dei servizi di informazione.
Con riferimento alla natura giuridica, circa il 64% degli incubatori è costituito come società a responsabilità limitata e il 22,7% come società per azioni; entrambe le forme hanno registrato un incremento nel 2024 (rispettivamente +10,5% e +25%). L'aggiornamento al 31 ottobre 2025 evidenzia un’ulteriore crescita delle società per azioni (+2 unità) e delle società consortili a responsabilità limitata (+1 unità).
Quanto all’aspetto dimensionale, oltre un terzo degli incubatori (34,8%) non supera i 4 addetti, il 21,2% rientra nella classe tra 10 e 19 addetti e poco meno di un quinto (18,2%) in quella tra 5 e 9 addetti.
Rispetto al valore della produzione, la classe più numerosa comprende incubatori con un fatturato tra 1 e 2 milioni di euro (15 unità, il 22,7% del totale). Gli incrementi relativi più significativi rispetto al 2023 si osservano nella classe tra 5 e 10 milioni di euro, che ha raddoppiato il numero di incubatori, e in quella tra 10 e 50 milioni, cresciuta di circa il 25%.
Le misure a favore delle start-up e delle PMI innovative
La relazione illustra lo stato di attuazione e la performance delle principali misure agevolative dirette a start-up e PMI innovative descrivendo, per quanto concerne le misure di sostegno per l’avvio e la crescita, l’andamento degli strumenti di finanza agevolata Smart&Start Italia e Smart Money, entrambi gestiti da Invitalia.
Smart&Start Italia
Si ricorda che Smart&Start Italia prevede la concessione di finanziamenti a tasso zero per progetti di investimento compresi tra 100 mila e 1,5 milioni di euro, con copertura fino all’80% delle spese ammissibili, elevata al 90% per le start-up a prevalente partecipazione femminile o giovanile. Per le imprese con sede nel Mezzogiorno è inoltre previsto un contributo a fondo perduto pari al 30% dell’agevolazione concessa. Nel 2024 lo strumento ha acquisito una dimensione internazionale grazie all'iniziativa bilaterale sviluppata nell'ambito del Trattato del Quirinale tra Italia e Francia, disciplinata dal D.M. 23 gennaio 2025 e realizzata in collaborazione tra Invitalia e Bpifrance. Le start-up italiane selezionate possono accedere, in aggiunta al finanziamento agevolato a tasso zero, a un contributo a fondo perduto del 40% nel Mezzogiorno e del 30% nel resto del Paese per progetti con partner francesi. Lo sportello è stato aperto il 15 settembre 2025.
Dal 2015 al 2024 Invitalia ha ricevuto complessivamente 5.163 domande (504 nel solo 2024), mentre i progetti finanziati sono 1.236. Dei 609,3 milioni di euro concessi, 474 milioni sono erogati come finanziamento agevolato e 135,3 milioni come fondo perduto per il Mezzogiorno. A livello regionale, la Lombardia detiene il primato delle iniziative, seguita da Campania e Lazio.
Tra i 17.776 proponenti coinvolti, spicca la componente giovanile (31%), mentre la presenza femminile si attesta al 18%. La fascia d'età predominante per entrambi i generi è quella compresa tra i 36 e i 50 anni.
Sotto il profilo professionale e accademico, quasi il 25% dei fondatori era precedentemente un lavoratore dipendente, il 70% dei soci possiede un titolo universitario, il 6% anche un dottorato di ricerca. Il 31% delle proposte proviene da società ancora da costituire, confermando l'efficacia dello strumento nel favorire la nascita di nuova impresa.
Le start-up ammesse hanno attivato piani di investimento focalizzati su tre ambiti principali: economia digitale (605 progetti); valorizzazione della ricerca (334); iniziative ad alto contenuto tecnologico (297).
Smart money
Per quanto riguarda Smart Money, il documento ricorda che la misura è finalizzata a sostenere le start-up innovative nelle fasi pre-seed e seed, facilitandone la realizzazione di progetti di sviluppo attraverso l’incontro con incubatori, acceleratori, innovation hub, organismi di ricerca e altri soggetti abilitati.
Lo strumento è articolato in due linee di intervento (di cui al Capo II e al Capo III del D.M. 18 settembre 2020): la concessione di un contributo a fondo perduto fino a 10.000 euro per la realizzazione di un piano di attività in collaborazione con un soggetto qualificato dell'ecosistema dell'innovazione; un ulteriore contributo fino a 30.000 euro a fronte dell'ingresso di investitori nel capitale di rischio delle start-up già beneficiarie della prima linea.
La relazione riferisce che lo sportello per il Capo II è stato aperto il 24 giugno 2021 e chiuso il successivo 3 agosto per esaurimento delle risorse disponibili. In poco più di un mese sono pervenute, complessivamente, 756 domande. Di queste, circa il 30% è stato presentato da società già costituite, mentre il restante 70% da società in fase di costituzione.
A livello territoriale, il 22,7% delle iniziative ha sede in Lombardia, seguita dal Lazio (12,0%), dalla Campania (10,6%) e dalla Puglia (7,1%).
Al termine del processo di valutazione, sono risultati ammessi 559 progetti per un totale di circa 5,4 milioni di euro impegnati. Al 31 dicembre 2024, l'attività di erogazione ha raggiunto un totale di circa 3,7 milioni di euro.
Ai sensi del Capo III, a fine 2024, sono state presentate 108 domande, di cui 80 ammesse per un importo concesso pari a circa 2,3 milioni di euro. Nello stesso periodo, le erogazioni effettuate nell'ambito di questa linea d'intervento ammontano a 1,54 milioni di euro.
Sostegno per l’accesso al credito e al capitale
La relazione illustra poi il ruolo del Fondo centrale di garanzia per le PMI (FGPMI), gestito da Mediocredito Centrale. In attuazione di quanto previsto dall’articolo 30 del decreto-legge n. 179 del 2012, il Fondo facilita l'accesso al credito di start-up, PMI innovative e incubatori certificati attraverso la concessione di garanzie pubbliche sui finanziamenti bancari, con copertura fino all'80% dell'importo erogato e accesso gratuito e semplificato. Si ricorda che il decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, ha ulteriormente protratto al 31 dicembre 2026 l’innalzamento da 2,5 a 5 milioni di euro dell'importo massimo garantito per singola impresa.
Dal 2013 al 31 dicembre 2024 le operazioni autorizzate dal Fondo di garanzia verso start-up innovative ed effettivamente tradottesi nella concessione di un finanziamento sono, in totale, 16.969, per un ammontare di oltre 3 miliardi di euro finanziati e più di 2,4 miliardi di euro garantiti.
Le start-up innovative beneficiarie del Fondo sono 8.046; tra esse, alcune hanno ricevuto più di un prestito (ragion per cui il totale delle operazioni effettivamente tradottesi nella concessione di un finanziamento è sensibilmente maggiore).
Il documento rileva che l’accesso al FGPMI da parte delle start-up innovative presenta significativi squilibri sul piano della ripartizione territoriale: le regioni più popolose del Nord superano la media nazionale, mentre quelle del Centro (con l’eccezione del Lazio) e del Mezzogiorno (ad esclusione della Campania) si collocano o in prossimità o al di sotto di essa.
La relazione segnala poi che dal 2016 al 31 dicembre 2024 le operazioni autorizzate dal FGPMI verso PMI innovative (per le quali viene meno l’automaticità dell’intervento del Fondo) ed effettivamente tradottesi nella concessione di un finanziamento sono in tutto 8.158, per 2,7 miliardi di euro finanziati e 2,14 miliardi di euro garantiti. Le PMI innovative beneficiarie dell’intervento del Fondo sono 2.308, alcune delle quali hanno ottenuto più interventi.
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, in tutte le 20 regioni si è concretizzato almeno un prestito verso PMI innovative facilitato dal Fondo.
Dal 2013 al 31 dicembre 2024 le operazioni gestite dal FGPMI verso gli incubatori certificati sono state complessivamente 130, per un totale potenzialmente mobilitato di circa 55,3 milioni di euro. Le operazioni che si sono tradotte nell’erogazione di un finanziamento a favore di un incubatore certificato sono 113, dirette verso 42 imprese.
Incentivi fiscali in “de minimis” per investimenti in start-up e PMI innovative
La relazione illustra gli effetti dell’incentivo introdotto dall’articolo 38 del decreto-legge n. 34 del 2020 ai sensi del Regolamento (UE) 2023/28323 della Commissione europea del 13 dicembre 2023 (Regolamento “de minimis”), che prevede una detrazione IRPEF per le persone fisiche che investono nel capitale di rischio di start-up o PMI innovative. Modifiche a tale misura sono state apportate dalla legge n. 193 del 2024 (articolo 31) e dalla legge n. 162 del 2024 (articolo 2).
Il documento riferisce che nel corso dei primi quattro anni di applicazione (2021-2024) sono state realizzate complessivamente 22.219 operazioni di investimento agevolate, per un ammontare totale di oltre 411 milioni di euro, a fronte di agevolazioni fiscali concesse per circa 185 milioni di euro.
Le imprese beneficiarie degli investimenti agevolati appartengono prevalentemente alle categorie della produzione di software e consulenza informatica e delle attività dei servizi di informazione. Tali categorie, considerate congiuntamente, rappresentano il 52% della platea complessiva delle imprese agevolate e concentrano investimenti per circa 202 milioni di euro, a conferma della centralità dell’economia digitale nell’ecosistema nazionale delle imprese innovative.
Incentivi fiscali al 30% per investimenti in start-up e PMI innovative
La relazione analizza i dati sull’applicazione dell’articolo 29 del decreto-legge n. 179 del 2012 (Start-up Act), che riconosce una detrazione IRPEF del 30% per le persone fisiche (fino a un massimo di 1 milione di euro) e una deduzione IRES del 30% per le persone giuridiche (fino a 1,8 milioni di euro). Si ricorda che la legge n. 193 del 2024 ha limitato il campo di applicazione della misura, escludendo gli investimenti che generano partecipazioni qualificate superiori al 25% del capitale sociale o dei diritti di governance o quelli in cui l’investitore è anche fornitore di servizi alla start-up.
Il documento rileva che nel 2023 (ultimo anno di disponibilità dei dati) sono stati realizzati 6.384 investimenti per i quali è stata richiesta l’agevolazione, in significativo calo (-20,4%) rispetto all’anno precedente. Tale contrazione riflette in larga misura il processo di normalizzazione rispetto ai picchi registrati nel periodo pandemico, attribuibili al fatto che molte start-up, per la loro natura, emergono proprio durante le situazioni emergenziali. Nel 2023 il totale delle neoimprese innovative che hanno ricevuto un investimento agevolato – sia diretto che indiretto – sono state 1.325 (pari a circa il 10% del totale delle start-up innovative iscritte nel Registro delle imprese durante lo stesso anno), in diminuzione – per i motivi sopra descritti – se paragonato al triennio precedente, ma in linea con quanto avvenuto nel biennio 2017-2018, ossia nella fase pre-pandemica.
La gran parte degli investimenti agevolati in start-up continua a provenire da persone fisiche, che hanno investito complessivamente 114,7 milioni di euro, mentre gli investimenti delle società di capitali (7,1 milioni di euro), pur caratterizzati da un importo medio più elevato, risultano fortemente ridimensionati in termini di numerosità e volumi complessivi.
Per quanto concerne le PMI innovative, la relazione segnala che nel 2023 sono stati realizzati 2.703 investimenti agevolati, anche in questo caso in larga prevalenza riconducibili a persone fisiche. Le imprese beneficiarie sono state 354, pari a circa il 13% del totale delle PMI innovative, che hanno complessivamente attratto investimenti per 54,4 milioni di euro, in significativa flessione rispetto al 2022.
Il Fondo nazionale per l'innovazione
Il documento fornisce altresì i risultati di CDP Venture Capital SGR. La società, partecipata al 70% da CDP Equity e al 30% da Invitalia, opera a condizioni di mercato investendo in start-up, PMI innovative e in fondi di venture capital lungo l’intero arco di vita delle imprese, con l’obiettivo di massimizzare il ritorno per gli investitori e generare impatto sull’economia nazionale. Con una dotazione complessiva di circa 4,7 miliardi di euro al 31 dicembre 2024, CDP VC ha registrato alla medesima data risultati significativi, con investimenti deliberati pari a circa 1,9 miliardi di euro, articolati secondo due principali direttrici: investimenti diretti in start-up e PMI innovative attraverso un portafoglio di fondi strategici (con il 63% di allocazioni nel Nord Italia); investimenti indiretti a supporto dell'ecosistema dei fondi di venture capital italiani e internazionali.
I settori più rilevanti per gli investimenti diretti sono stati Healthcare & Lifescience (29%), CleanTech (16%), IndustryTech (13%) e IT&Technology (12%). Al 31 dicembre 2024 CDP Venture Capital SGR ha supportato direttamente e indirettamente più di 1.000 start-up e favorito la nascita e lo sviluppo di 38 fondi di venture capital gestiti da terzi.
L’equity crowdfunding
La relazione segnala che il 2024 ha segnato la piena entrata in vigore del Regolamento (UE) 2020/1503 European Crowdfunding Service Providers (ECSP), recepito in Italia dal decreto legislativo 10 marzo 2023, n. 30. Tale provvedimento, che ha introdotto un'autorizzazione unica per le piattaforme di crowdfunding rilasciata da CONSOB e Banca d'Italia, si focalizza in particolare sul collocamento di capitale di rischio (equity crowdfunding), ovvero azioni di S.p.A. o quote di S.r.l. In questo comparto, al 31 dicembre 2024, risultavano autorizzate secondo il nuovo regolamento europeo 27 piattaforme, contro le 17 di fine 2023. Durante il 2024, 16 piattaforme attive hanno promosso 161 campagne di equity crowdfunding (a fronte delle 188 avviate nell’anno precedente) con un tasso di successo dell'86,1%, in aumento rispetto all'80% del 2023. La raccolta complessiva del 2024 è stata pari a 112,38 milioni di euro, in calo (-4%) rispetto ai 116,71 milioni del 2023.
Dal 2014 al 2024 il totale raccolto tramite equity crowdfunding ha raggiunto 742,88 milioni di euro.
La relazione rileva che le società che hanno avviato una campagna per la prima volta nel 2024 sono state 143; tra queste le start-up innovative si confermano la categoria più numerosa (48, pari al 33,6%), seguite dalle PMI (43, pari al 30%), dai veicoli di investimento (33, ovvero il 23,1%) e dalle PMI innovative (19, pari al 13,3%). Si aggiungono 19 società che sono tornate sul mercato, ma non per la prima volta.
Nel 2024 le start-up innovative hanno raccolto 14,47 milioni di euro e le PMI innovative 17,75 milioni di euro, un volume doppio rispetto ai precedenti 12 mesi.
Dal punto di vista territoriale, la Lombardia rimane la regione leader, con 308 start-up innovative e 61 PMI innovative che hanno avviato campagne, seguita da Lazio e Piemonte. La concentrazione urbana rimane significativa, con Milano e Roma come principali poli di raccolta.
Il sostegno all'internazionalizzazione
Per quanto attiene ai servizi offerti dall'Agenzia ICE a sostegno della promozione internazionale delle start-up e delle PMI innovative italiane, la relazione ricorda che tali imprese possono richiedere gratuitamente fino a 15 profili di operatori esteri e fino a 5 servizi di ricerca clienti e partner esteri all'anno (per aziende fino a 100 dipendenti), nonché di uno sconto del 30% (esclusi i costi esterni) sulle tariffe oltre tali soglie. Lo stesso sconto del 30% si applica sulle tariffe dei servizi a pagamento. Oltre a fornire i servizi di supporto citati, l’Agenzia promuove la partecipazione delle start-up e delle PMI innovative a iniziative nazionali e internazionali specializzate.
Il documento segnala che nel biennio 2024-2025 l'Agenzia ICE ha intensificato la partecipazione a fiere e iniziative internazionali di alto profilo - tra i quali particolare attenzione merita il Global Start Up Program (GSUP), giunto nel 2025 alla sesta edizione - rafforzando al contempo le attività di matching con investitori e operatori esteri. Nelle annualità considerate hanno inoltre proseguito la loro attività presso gli uffici di Parigi, Londra, Los Angeles, Singapore e Praga i Desk Innovazione, creati per offrire un supporto dedicato a start-up e PMI innovative italiane.
La sandbox regolatoria “Sperimentazione Italia”
La relazione riferisce, infine, in merito alla sandbox regolatoria “Sperimentazione Italia”, introdotta con l’articolo 36 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76 (Semplificazione e innovazione digitale), nell'ambito della strategia “Italia 2025” per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese. Tale strumento consente a start-up, imprese, università e centri di ricerca di sperimentare un proprio progetto innovativo, per un periodo limitato di tempo attraverso una deroga temporanea alle norme vigenti (fatta salva la tutela di ambiti specifici). In caso di esito positivo della sperimentazione è prevista la proposta di una modifica normativa volta a rimuovere gli ostacoli regolatori identificati.
Nel corso del 2025, in relazione alle sperimentazioni in deroga, sono state rilasciate 4 autorizzazioni e ne sono state avviate 3.
XII Commissione (Affari sociali)
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L’articolo 16 della legge 22 maggio 1978, n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza), al primo comma, prevede che il Ministro della salute, entro il mese di febbraio, presenti al Parlamento una relazione sull’attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro.
La relazione fornisce i dati relativi alle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) effettuate in Italia nel 2023 in attuazione della legge n. 194 del 1978, raccolti ed elaborati dal Sistema di sorveglianza epidemiologica delle IVG, attivo in Italia dal 1980 grazie alla collaborazione tra Istituto superiore di sanità (ISS), Ministero della salute, Istat, regioni e province autonome.
Analisi dei dati delle IVG effettuate nel 2023
Nell’annualità considerata il numero assoluto delle IVG notificate è stato pari a 65.746, in lieve aumento (+0,1%) rispetto al 2022 (+85 IVG). Tale variazione è la risultante della contemporanea diminuzione delle IVG delle donne straniere (-2,9% rispetto al 2022) e dell’aumento di quelle effettuate da donne italiane (+1,2%).
La riduzione complessiva del numero assoluto di IVG tra il 1983 e il 2023 è stata pari al 71,9%: il documento rileva che si tratta di un importante risultato di salute pubblica riconducibile in parte anche al maggiore accesso alla contraccezione ad alta efficacia, compresa quella di emergenza.
Il tasso e il rapporto di abortività
Nel 2023 il tasso di abortività (numero di IVG ogni 1.000 donne di età 15-49 anni, universalmente considerato il miglior indicatore dell’abortività volontaria perché rapporta le IVG alla popolazione che può effettuarle) è rimasto invariato rispetto all’anno precedente, attestandosi a 5,6 IVG ogni 1.000 donne in età riproduttiva.
La relazione fa presente che il tasso italiano di abortività (calcolato, secondo gli standard internazionali, sulla popolazione femminile di età 15-44 anni) risulta pari a 6 per 1.000, tra i più bassi a livello comparato: il confronto con Francia e Regno Unito, che registrano tassi rispettivamente superiori al doppio e al triplo di quello italiano, evidenzia l’entità della riduzione dell’abortività volontaria registrata in Italia dagli anni ‘80 ad oggi. Tale andamento non si è registrato nel biennio successivo al periodo pandemico. Saranno pertanto i dati degli anni successivi a confermare o meno un nuovo trend (v. figura 1).
Rispetto al 1983 nel 2023 la riduzione del tasso di abortività è pari al 66,6%.
Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Puglia sono le uniche regioni con tassi superiori a 6,5 IVG per 1.000 donne in età 15-49 anni, mentre gran parte delle regioni del Sud presentano tassi inferiori al valore medio nazionale.
L’ulteriore indicatore, rappresentato dal rapporto di abortività (numero di IVG per 1.000 nati vivi) nel 2023 è risultato pari a 172,6, con un aumento del 3,6% rispetto al 2022, quando era pari a 166,6.
In analogia a quanto descritto per il tasso, anche il rapporto di abortività del 2023 mantiene un andamento decrescente rispetto al 1983 (-54,8%), nonostante l’incremento rilevato (+3,6%) rispetto al 2022.
La tabella mostra una discreta variabilità tra regioni nelle variazioni percentuali dei rapporti di abortività tra il 2022 e il 2023. La relazione evidenzia che con riferimento a questo indicatore va considerato che le cittadine straniere tendono ad avere tassi di fecondità più elevati delle italiane per cui anche la variabilità della loro presenza sul territorio può modificare il rapporto di abortività, che è infatti inferiore al Sud e nelle Isole rispetto al Centro-Nord.
La contraccezione d’emergenza
In merito alla contraccezione di emergenza, il documento riferisce che la distribuzione dell’Ulipristal acetato (ellaOne) ha avuto un andamento crescente tra il 2015 e il 2018, in seguito alla determina dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) del 21 aprile 2015, che ha eliminato l’obbligo di prescrizione per le maggiorenni, per poi stabilizzarsi tra il 2018 e il 2020.
Un nuovo notevole aumento della distribuzione del farmaco (+76,1%) si riscontra tra il 2020, anno in cui è stato eliminato l’obbligo di prescrizione per le minorenni (con determina AIFA dell’8 ottobre 2020) e il 2023. L’indisponibilità del dato della distribuzione della contraccezione di emergenza per età della donna non permette di definire il contributo delle minorenni all’andamento delle vendite.
Anche per il contraccettivo di emergenza Levonorgestrel (Norlevo) il dato annuale della distribuzione mostra un progressivo aumento fino al 2019, in relazione agli effetti della determina AIFA del 1° febbraio 2016 che ha fatto venire meno l’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni. In seguito, la distribuzione del farmaco è rimasta più stabile, mentre tra il 2022 e il 2023 si è osservata una diminuzione del 4,2%, verosimilmente attribuibile alla maggiore vendita dell’Ulipristal acetato, efficace entro 5 giorni dal rapporto a rischio rispetto alle 72 ore del Levonorgestrel.
La distribuzione della contraccezione di emergenza è complessivamente aumentata da 748.137 confezioni nel 2022 a 760.076 nel 2023 (469.384 di Ulipristal acetato e 290.692 di Levonorgestrel) (v. figura 2).
La relazione rileva che la mancanza di tracciabilità delle vendite non consente di distinguere l’utilizzo della contraccezione di emergenza nelle diverse fasce di età e neppure l’eventuale uso ripetuto all’interno di tali fasce. La relazione richiama pertanto l’attenzione sulla necessità di garantire la corretta informazione per l’uso di questi prodotti, specie nelle fasce di età più basse, ricordando che la determina AIFA non stabilisce un limite inferiore di età per il loro impiego.
Caratteristiche delle donne che fanno ricorso all’IVG
Il documento analizza le caratteristiche delle donne che hanno effettuato una IVG nel 2023, con particolare attenzione a età, stato civile, condizioni socioeconomiche (titolo di studio e occupazione), mobilità territoriale, cittadinanza e anamnesi ostetrica.
Nell’annualità in esame i tassi di abortività più elevati si registrano per le donne di età compresa tra i 25 e i 39 anni, con il valore più alto (9,5 per 1.000) nella classe 30-34 anni, in linea con quanto rilevato negli anni precedenti.
I dati relativi agli anni 1983-2023 mostrano una forte riduzione dei tassi per tutte le classi di età. Nel confronto 2022-2023, si rileva un incremento, maggiore tra le classi di età estreme (con variazioni di +5,6% nella classe under 20 e +6,7% nella classe 45-49) e una riduzione solo nella fascia 25-34 anni.
Le donne di età inferiore ai 18 anni che hanno effettuato una IVG nel 2023 sono state 1.939, pari al 2,9% del totale degli interventi, con un tasso di abortività di 2,3 per 1.000, in aumento rispetto al 2,2 del 2022, confermando un trend di crescita contenuto ma costante negli ultimi anni. La relazione precisa che tale incremento è il risultato del contemporaneo aumento delle IVG sia tra le minori italiane sia tra quelle straniere. Per queste ultime il dato delle IVG nel 2023 ha mostrato un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, passando da 130 a 164 (+26,2%).
La relazione osserva che il tasso delle minorenni si mantiene comunque inferiore a quello dei Paesi europei con analoghi sistemi sociosanitari. L’assenso all’IVG per le minorenni è stato rilasciato dai genitori nell’82,3% dei casi (82,4% nel 2022).
Nel 2023 aumenta lievemente la percentuale di donne nubili che hanno fatto ricorso all’IVG (63,1% rispetto al 61,3% nel 2022), con quote maggiori al Nord e al Centro rispetto al Sud e alle Isole. Il documento precisa che su questo andamento incide la diminuzione delle coniugate nella popolazione generale e il fatto che le conviventi non sono rilevate come categoria distinta e risultano quindi tra le nubili. Tra le cittadine straniere la quota di coniugate (45,7%) è molto più alta rispetto alle italiane (27,4%), mentre la quota di nubili è più elevata tra le italiane (68,1% a fronte del 49,4% delle straniere).
La distribuzione percentuale delle donne che hanno effettuato IVG nel 2023 in base al titolo di studio risulta essere la migliore proxy disponibile per indicare le condizioni socioeconomiche. La proporzione maggiore di IVG riguarda le donne in possesso di licenza media superiore (47,2%) in analogia a quanto osservato nel 2022 (47,1%) e negli anni precedenti.
La relazione segnala che la variazione delle distribuzioni percentuali delle IVG per titolo di studio, osservata negli anni, riflette due effetti tra loro contrastanti: uno riguarda l’aumento del livello di scolarizzazione della popolazione femminile italiana; l’altro si riferisce al minore ricorso all’IVG tra le donne con istruzione elevata. I tassi di abortività calcolati dall’Istat per gli anni censuari dal 1981 al 2021 mostrano infatti che le donne più istruite, in proporzione, ricorrono meno all’IVG: il tasso è sceso da 14,2 a 3 per 1.000 tra le donne con diploma o laurea e da 17 a 5,7 per 1.000 tra quelle con licenza media, mentre rimane più elevato — seppure in diminuzione — tra le donne con titolo di studio più basso (12,7 per 1.000 nel 2021). Quest’ultima categoria comprende una quota rilevante di donne straniere, che presentano condizioni di svantaggio socioeconomico più marcate e un maggiore ricorso all’IVG, segnalando la necessità di interventi di prevenzione specificamente rivolti alle donne con background migratorio.
Tra tutte le donne che hanno effettuato una IVG nel 2023 il 50,5% risulta occupata, il 20,8% disoccupata o in cerca di prima occupazione, il 16,8% casalinga e il 10,5% studentessa. Le differenze territoriali e per cittadinanza sono marcate. Tra le italiane la quota di occupate è più alta al Nord (64,5%) e più bassa nel Sud e nelle Isole (39,9% e 35,4%); tra le straniere, la quota di casalinghe è molto più elevata rispetto alle italiane in tutte le aree del Paese.
La mobilità interregionale resta complessivamente contenuta: nel 2023 il 92,5% delle IVG è stato effettuato nella regione di residenza e, al loro interno, l’87,3% nella provincia di residenza. Delle 3.451 IVG effettuate in regione diversa da quella di residenza, il 26,4% ha riguardato donne provenienti dalla Basilicata, il 14,2% dal Molise e il 13,9% dall’Umbria. Le province che nel 2023 non hanno fornito il servizio IVG sono state Fermo, Isernia e Caltanissetta.
Secondo la relazione si tratta di dati meritevoli di attenzione, che evidenziano possibili criticità organizzative nell’offerta delle prestazioni. Si precisa altresì che per le classi di età più giovani occorre considerare le possibili “false migrazioni” dovute a motivi di studio o lavoro temporaneo, che giustificano il domicilio in una regione diversa da quella di residenza.
Prendendo in considerazione la distribuzione percentuale delle IVG in funzione della cittadinanza delle donne, il documento rileva che a seguito dell’aumento della popolazione straniera in Italia è cresciuto anche il numero di IVG effettuate dalle cittadine non italiane, che ha raggiunto un massimo di 40.224 interventi nel 2007. È seguita una stabilizzazione e un successivo decremento fino a 17.130 IVG rilevate nel 2021, corrispondenti al 27,1% del dato nazionale.
Nel 2023 il numero assoluto di IVG effettuate da donne straniere è stato pari a 17.438, corrispondente al 26,7% del dato nazionale. Le regioni del Nord e del Centro, dove risiedono o sono domiciliate la maggior parte delle donne di cittadinanza non italiana, presentano una proporzione maggiore di IVG effettuate da donne straniere (35,1% e 31,0%) rispetto al Sud e alle Isole (11,6% e 9,9%) (v. figura 3).
I dati elaborati dall’Istat sui tassi di abortività dal 2003 al 2023 per le donne residenti sia straniere che italiane, mostrano una decrescita lenta ma continua dei tassi di abortività volontaria tra le donne italiane e un forte decremento dei tassi tra le donne straniere, specie per quelle provenienti dai Paesi a forte pressione migratoria (PFPM). Le differenze tendono a diminuire negli anni: nel 2003 i tassi delle donne PFPM erano 5,3 volte superiori a quelli delle donne italiane, mentre nel 2023 tale rapporto è sceso a 2,3.
Secondo il documento la progressiva convergenza dei tassi sarebbe attribuibile a una maggiore integrazione delle donne straniere e alla conseguente acquisizione di comportamenti riproduttivi più simili a quelli delle italiane. Permangono, nondimeno, differenze ancora marcate nelle classi di età più giovani: nel 2023 le donne straniere di età compresa tra 20-24 e 25-29 anni hanno rispettivamente tassi pari a 2,9 e 2,8 volte più alti delle italiane. Questi dati confermano la maggiore precocità degli eventi riproduttivi (nascite ed aborti) tra le cittadine straniere rispetto alle italiane.
Anamnesi ostetrica
La relazione rileva che la percentuale di IVG effettuate nel 2023 da donne senza figli (nullipare) è stata del 42,2%, leggermente superiore al 2022 (41,4%), in linea con i valori dei Paesi ad avanzato sviluppo economico. Nell’anno considerato l’84,6% delle donne che hanno fatto ricorso all’IVG ha dichiarato di non aver mai avuto aborti spontanei in precedenza, senza differenze sostanziali per area geografica.
La percentuale di IVG effettuate da donne con una precedente esperienza abortiva continua a diminuire lievemente, attestandosi al 23,2% nel 2023 rispetto al 23,3% del 2022 e si mantiene tra le più basse a livello internazionale (Inghilterra e Galles 40%, USA 42,7%, Svezia 45,3%, Spagna 33,5%).
Considerata la maggiore propensione delle donne straniere ad abortire, e conseguentemente ad abortire nuovamente, la relazione osserva che la riduzione delle IVG ripetute tra le sole cittadine italiane è maggiore rispetto a quella stimata sull’intera popolazione delle donne che vi fa ricorso.
Il documento osserva altresì che l’andamento decrescente degli aborti ripetuti conferma che il rischio di gravidanze indesiderate e la tendenza al ricorso all’aborto volontario in Italia non è costante ma in diminuzione, specialmente se si esclude il contributo delle donne straniere, individuando la spiegazione più plausibile nel maggiore e più efficace ricorso a metodi per la procreazione consapevole, alternativi all’aborto, secondo gli auspici della legge n. 194 del 1978.
Il percorso IVG
La relazione segnala che, a conferma di una tendenza di lungo periodo, anche nel 2023 per il rilascio della documentazione necessaria alla richiesta di IVG risulta prevalente il ricorso al consultorio familiare (45,6%, in incremento rispetto al 43,9% del 2022), seguito in ordine di frequenza dal servizio ostetrico-ginecologico dell’ospedale (33%) e dal medico di fiducia (19,1%).
Permangono, tuttavia, significative differenze territoriali: nelle regioni del Centro-Nord il ricorso ai consultori risulta più elevato, mentre nel Mezzogiorno e nelle Isole prevale più spesso il rilascio da parte dei servizi ostetrico-ginecologici. La relazione rileva inoltre che le donne straniere si rivolgono ai consultori più frequentemente delle italiane (rispettivamente nel 53,9% e nel 42,5% dei casi).
Nel 2023 in Italia risultano attivi 0,6 consultori familiari pubblici ogni 20.000 abitanti, in linea con il dato rilevato negli ultimi anni, e solo Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna, Umbria e Basilicata presentano un tasso pari o superiore al gold standard raccomandato a livello nazionale, pari a un consultorio ogni 20.000 abitanti.
Il documento evidenzia poi un ulteriore aumento della procedura d’urgenza con cui viene richiesta l’IVG, alla quale nel 2023 si è fatto ricorso nel 26,6% dei casi, rispetto al 25,7% del 2022. Anche sotto questo profilo si registra una eterogeneità territoriale, con valori particolarmente elevati nel Lazio (61,9%) e in Puglia (54,2%). La relazione fa presente che l’aumento rilevato negli anni potrebbe essere una spia di carenza di servizi disponibili e liste di attesa per effettuare le IVG, oppure essere la conseguenza dell’aumento delle IVG farmacologiche, che devono essere effettuate entro i 63 giorni previsti dalle Linee di indirizzo di cui alla circolare del Ministero della salute del 12 agosto 2020, ipotesi quest’ultima che sembra prevalere.
Sotto il profilo procedurale viene rilevato che nel 2023 per il 32,8% delle IVG effettuate oltre il novantesimo giorno di gestazione — fattispecie per la quale la legge n. 194 del 1978 non prevede il periodo di riflessione di sette giorni — è stato rilasciato in modo inappropriato un documento “non urgente”, con conseguente allungamento dei tempi di attesa e maggiore esposizione della donna a rischi nell’espletamento della procedura.
Con riguardo all’epoca gestazionale, la relazione conferma la tendenza a un ricorso sempre più precoce all’intervento, che sarebbe da ricondursi principalmente all’aumento del ricorso alla procedura farmacologica: nel 2023 il 65,4% delle IVG è stato effettuato entro le 8 settimane di gestazione (62,3% nel 2022; 41,8% nel 2012). Le donne straniere presentano una quota maggiore di interventi tra la nona e la dodicesima settimana rispetto alle italiane (rispettivamente 38,9% e 26,5%).
Sul piano territoriale permane una significativa variabilità, con valori degli interventi oltre le 12 settimane più elevati in Umbria (12,1%) e Basilicata (11,3%).
Il documento osserva poi che le analisi delle IVG prima e dopo i 90 giorni descrivono situazioni opposte: prima delle 12 settimane si tratta di gravidanze perlopiù indesiderate che possono essere evitate mediante la promozione della procreazione responsabile; dopo le 12 settimane si tratta più verosimilmente di gravidanze desiderate che si decide di interrompere in seguito a esiti sfavorevoli della diagnosi prenatale o per patologie materne. Mentre le prime tendono a ridursi nel tempo grazie alla maggiore competenza delle donne nel prevenire le gravidanze indesiderate, le seconde tendono a crescere a seguito dell’aumento dell’età materna al concepimento e del maggior ricorso alla diagnosi prenatale.
Anche nel 2023 le cittadine straniere hanno riportato percentuali più basse di interventi oltre le 12 settimane (4,4%) rispetto alle italiane (7,5%), verosimilmente dovute alla maggior presenza di donne giovani nella popolazione immigrata e alla loro maggior propensione ad avere gravidanze prima dei 30 anni, con conseguente minor rischio di malformazioni fetali.
Continuano a diminuire i tempi di attesa tra rilascio della documentazione e intervento: nel 2023 l’80,4% delle IVG è stato effettuato entro 14 giorni, a fronte del 77,7% del 2022 e del 59,6% del 2011; le IVG eseguite oltre 21 giorni dal rilascio del documento/certificazione si riducono complessivamente al 7% (8,4% nel 2022).
Quanto al luogo dell’intervento, la relazione riferisce che nel 2023 l’88,4% delle IVG è stato eseguito negli Istituti di cura pubblici, il 3% nelle cliniche convenzionate autorizzate, il 7,9% negli ambulatori pubblici e lo 0,7% nei consultori familiari. Il documento segnala che l’offerta dell’IVG farmacologica in regime ambulatoriale, pur prevista dalla ricordata circolare del Ministero della salute 12 agosto 2020, risulta ancora limitata. Secondo i dati Istat, soltanto Toscana, Emilia-Romagna e Lazio l’hanno effettivamente attivata nel 2023. In particolare, la Toscana concentra in regime ambulatoriale il 61% del totale delle proprie IVG.
In merito al tipo di procedura, si rileva che nel 2023 le IVG farmacologiche effettuate mediante mifepristone associato o meno a prostaglandine o con sole prostaglandine rappresentano il 59,4% del totale, in aumento rispetto al 52% del 2022, superando così le IVG chirurgiche effettuate mediante isterosuzione o raschiamento (39,9%). Le cittadine italiane di tutte le ripartizioni geografiche ricorrono più spesso delle straniere all’aborto farmacologico rispetto all’isterosuzione e al raschiamento, con l’eccezione delle Isole (v. figura 4).
Nell’offerta delle procedure farmacologiche persistono significative differenze per area geografica, con valori inferiori alla media nazionale nell’Italia insulare (46,3%) e meridionale (56,3%) rispetto al Centro (60,4%) e al Nord (61,1%). La regione Marche è l’unica a non aver esteso l’offerta dell’IVG farmacologica da 7 a 9 settimane di gestazione, contrariamente a quanto disposto dalla circolare ministeriale del 2020.
Le quote italiane di IVG farmacologiche restano significativamente inferiori rispetto ad altri Paesi europei: nel 2023 la Francia ha effettuato il 79% delle IVG con procedura farmacologica, la Svizzera l’81%, la Norvegia il 94,4%, la Svezia il 96% e la Finlandia il 98,2%.
Il ricorso all’anestesia generale registra un ulteriore calo, passando dal 22% del 2022 al 16,5% del 2023 (era il 44,8% nel 2019 e l’80,1% nel 2012); correlativamente, la percentuale di interventi effettuati senza alcuna anestesia o analgesia è salita al 50,8% (43% nel 2022, 1,3% nel 2009), a conferma della diffusione dell’aborto farmacologico. La sedazione profonda è stata utilizzata nel 23,1% dei casi, con forti differenze regionali. Le donne straniere presentano percentuali inferiori di IVG senza alcuna anestesia, in linea con il minor ricorso alla IVG farmacologica rispetto alle donne italiane.
Nel 2023, il 90,5% degli interventi è stato eseguito in regime ambulatoriale o in day hospital, senza ricovero ordinario. Nel 2,6% dei casi la donna è rimasta ricoverata per una sola notte e nel 7% per due o più giorni. Il Nord e le Isole presentano percentuali maggiori di ricovero ordinario rispetto al Centro-Sud, specie per i ricoveri di due o più giorni.
Con riferimento alle complicanze immediate, la relazione conferma un quadro di complessiva sicurezza delle procedure. Nel 2023 il 97,57% delle IVG effettuate non è risultato associato ad alcuna complicanza. Per le IVG effettuate entro i 90 giorni, il mancato o incompleto aborto seguito da intervento chirurgico è rilevato complessivamente nell’1% dei casi ed è più frequente nell’aborto farmacologico con mifepristone e prostaglandina (1,44%) rispetto all’IVG chirurgica (0,30%); l’emorragia è segnalata raramente ed è più frequente dopo raschiamento (0,58%).
In linea con la letteratura internazionale, le IVG effettuate oltre i 90 giorni, che riguardano il 6,6% del totale degli aborti effettuati nel 2023, a causa dell’epoca gestazionale più avanzata presentano complicanze più frequenti rispetto a quelle effettuate entro i 90 giorni. Il 98,2% delle IVG entro i 90 giorni non presenta alcuna complicanza mentre per quelle oltre i 90 giorni la percentuale di assenza di complicanze è pari all’85,1%.
Offerta del servizio di IVG e obiezione di coscienza
La relazione fornisce una valutazione dell’impatto dell’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte del personale sanitario sull’accesso al servizio IVG da parte delle donne e sul carico di lavoro degli operatori sanitari non obiettori attraverso il monitoraggio che il Ministero della salute conduce dal 2013 sulla base di tre parametri: 1) la disponibilità strutturale delle sedi; 2) la densità territoriale dei punti IVG rispetto alla popolazione; 3) il carico effettivo di lavoro gravante sui ginecologi non obiettori.
La disponibilità strutturale
Con riferimento al numero di strutture ospedaliere e case di cura autorizzate dotate di reparto di ostetricia e/o ginecologia che effettuano concretamente IVG, il documento fa presente che nel 2023 le sedi censite a livello nazionale sono 535, delle quali 327 - pari al 61,1% - erogano il servizio. La percentuale è identica al 2022 e superiore al 59,6% registrato nel 2021, segnalando un lieve incremento nel biennio.
La variabilità regionale non è però trascurabile. In nove regioni la quota di strutture attive supera il 70%, configurando una rete di offerta ampia e diffusa, mentre in quattro la percentuale scende al di sotto del 50% e in due di esse — la provincia autonoma di Bolzano (28,6%) e la Campania (27,3%) — è inferiore alla soglia del 30%.
La densità territoriale dei punti IVG
La relazione segnala poi che nel 2023, a livello nazionale, si contano 349 punti IVG (comprensivi di strutture ospedaliere, case di cura autorizzate, ambulatori pubblici e consultori familiari), pari a 3 servizi ogni 100.000 donne in età fertile (15-49 anni), un rapporto ritenuto in grado di garantire un’adeguata copertura dell’offerta media a livello nazionale.
Sempre a livello nazionale, a fronte di 349 punti IVG operano 389 punti nascita, con un rapporto di 1,1 a 1 rispetto alla rispettiva popolazione di riferimento: per ogni 1.000 parti si conta 1 punto nascita, mentre per ogni 1.000 IVG vi sono 5,3 punti IVG (5,2 nel 2022). Si rileva quindi che, in proporzione, i punti IVG sono più di cinque volte i punti nascita.
Il quadro regionale rivela però squilibri notevoli. I valori più bassi si registrano in Campania (1,5 punti IVG per 100.000 donne in età fertile), nella provincia autonoma di Bolzano (1,8) e in Molise (1,9); all’estremo opposto si colloca l’Umbria, con 6,2 punti IVG per 100.000. In undici regioni - tra le quali Lombardia, Veneto, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia - il numero di punti IVG è inferiore a quello dei punti nascita.
Il carico di lavoro dei ginecologi non obiettori
Il numero medio settimanale di IVG effettuate da ogni ginecologo non obiettore è pari a 0,8 a livello nazionale (0,9 nel 2022), con un minimo in Valle d’Aosta (0,3) e un massimo in Molise (5,9).
Il dato nazionale è in costante diminuzione: era 3,13 nel 1983, 2,49 nel 1992 e 1,68 nel 2011. La relazione riferisce che il calo continuo del carico di lavoro per ogni ginecologo non obiettore è dovuto al fatto che, mentre le IVG sono costantemente diminuite negli anni, il numero dei ginecologi non obiettori è rimasto mediamente stabile, con oscillazioni nei primi anni di applicazione della legge e una tendenza in crescita negli ultimi anni: fra il 2014 e il 2023 le IVG sono diminuite del 31,9% (da 96.578 a 65.746), mentre i ginecologi non obiettori sono aumentati del 34,9% (da 1.408 a 1.900).
Due Appendici alla relazione illustrano, rispettivamente, il carico di lavoro per ginecologi non obiettori per singolo punto IVG nel 2023 e per regione.
Nel 2023 la quota di ginecologi obiettori di coscienza risulta pari al 57,1%, in diminuzione rispetto al 60,5% del 2022, con notevoli differenze tra le regioni. Tra gli anestesisti la percentuale di obiettori è pari al 35,1% (37,2% nel 2022) e tra il personale non medico al 30,9% (32,1% nel 2022).
La relazione segnala che dal monitoraggio 2023 emerge che il 10,6% (196 in totale) dei ginecologi non obiettori presenti nelle strutture in cui si pratica IVG non ne esegue. Al riguardo, si rileva che uno scarto consistente tra il numero di ginecologi non obiettori e quello di ginecologi effettivamente assegnati ai servizi IVG potrebbe costituire una criticità importante per il servizio.
Il monitoraggio documenta anche che alcune strutture risultano aver effettuato IVG pur non disponendo di ginecologi non obiettori in organico, ricorrendo alla mobilità del personale proveniente da altri presidi, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 9 della legge n. 194 del 1978.
L’attività dei consultori familiari a sostegno del percorso IVG
La relazione riferisce infine sul ruolo dei consultori familiari nella prevenzione dell’IVG e nel supporto alle donne che decidono di interrompere la gravidanza. Nel 2023 i consultori familiari che hanno dichiarato di effettuare counselling per l’IVG e di rilasciare certificati sono 1.420, corrispondenti al 73% del totale dei consultori familiari censiti (1.946).
Dai dati forniti dalle regioni emerge, come negli anni passati, un numero di colloqui IVG (46.545) superiore al numero di certificati rilasciati (32.211). Tale differenza (oltre 14.000 casi) sarebbe indicativa della capacità dei servizi consultoriali di supportare la donna nella rimozione delle cause della richiesta di IVG, in attuazione dell’articolo 5 della legge n. 194 del 1978. La relazione segnala tuttavia che il dato va letto con cautela, poiché l’attuale sistema informativo conta più volte gli accessi della stessa donna.
Una criticità strutturale si registra sul versante dei controlli post-IVG, considerato che il numero dei controlli effettuati (14.252) è significativamente inferiore a quello (32.211) dei certificati rilasciati. Il divario riflette in parte una sottostima dovuta alle modalità di registrazione — in molti consultori il colloquio post-IVG viene inserito nei flussi informativi come generica visita di controllo — ma segnala anche una difficoltà reale nell’intercettare le donne dopo l’intervento. La relazione sottolinea come il rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio sia una condizione necessaria per colmare questo gap, considerato che la consulenza post-IVG rappresenta un’occasione per promuovere la contraccezione e prevenire IVG ripetute.
Commissioni I (Affari costituzionali) e X (Attività produttive)
Annuncio 1°/4/2026
L’articolo 7 della legge 11 novembre 2011, n. 180 (Norme per la tutela della libertà d’impresa. Statuto delle imprese), allo scopo di ridurre gli oneri informativi gravanti su cittadini e imprese, stabilisce che i regolamenti ministeriali o interministeriali, nonché i provvedimenti amministrativi a carattere generale adottati dalle amministrazioni dello Stato al fine di regolare l’esercizio di poteri autorizzatori, concessori o certificatori e l’accesso ai servizi pubblici o la concessione di benefici, rechino in allegato l’elenco di tutti gli oneri informativi gravanti sui cittadini e sulle imprese introdotti o eliminati con gli atti medesimi. L’elenco deve essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (ove sia prevista la pubblicazione dell’atto) e sul sito istituzionale dell’amministrazione, secondo i criteri e le modalità stabiliti dal DPCM 14 novembre 2012, n. 252. Per onere informativo si intende qualunque adempimento che comporti la raccolta, l’elaborazione, la trasmissione, la conservazione e la produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione; non rientrano in tale definizione gli obblighi di natura fiscale, né quelli che discendono dall’adeguamento di comportamenti o processi produttivi.
L’articolo 7 dispone altresì (comma 3) che il Dipartimento della funzione pubblica predisponga, entro il 31 marzo di ciascun anno, una relazione da trasmettere al Parlamento sullo stato di attuazione delle disposizioni richiamate, valutandone l’impatto in termini di semplificazione e riduzione degli adempimenti amministrativi per i cittadini e le imprese, anche attraverso la consultazione delle associazioni imprenditoriali e dei consumatori rappresentative a livello nazionale.
Si ricorda, inoltre, che l’articolo 8 della medesima legge n. 180 prevede per ciascuna amministrazione statale l’obbligo di trasmettere, entro il 31 gennaio di ogni anno, una relazione sugli oneri amministrativi introdotti o eliminati con gli atti normativi, sulla base della quale il Dipartimento della funzione pubblica predispone (ai sensi del comma 2-bis) la relazione complessiva recante il bilancio annuale degli oneri, comunicata al Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (DAGL) e pubblicata nel sito istituzionale del Governo entro il 31 marzo di ciascun anno. Sul sito del Dipartimento della funzione pubblica è disponibile la relazione riferita all’anno 2025.
Le attività di verifica sull’attuazione degli adempimenti da parte delle Amministrazioni
La relazione rileva in premessa che le previsioni recate dall’articolo 7 della legge n. 180 del 2011 sono volte, innanzitutto, a responsabilizzare le amministrazioni nel prevenire l’introduzione di oneri informativi eccessivi o sproporzionati e a rendere immediatamente conoscibili a cittadini e imprese i nuovi adempimenti; segnala quindi che i provvedimenti che introducono, modificano o eliminano oneri adottati nel 2025 e comunicati dalle amministrazioni sono stati 54 — di cui 48 pubblicati nel sito web dell’amministrazione competente e 41 nella Gazzetta Ufficiale — e solo 15 (pari al 27,7%) sono stati pubblicati con i relativi elenchi degli oneri.
Il maggior numero di provvedimenti comunicati proviene dal Ministero delle imprese e del made in Italy (27), seguito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali (10) e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (8); otto amministrazioni non hanno comunicato alcun provvedimento (v. figura 1).
L’elenco dei provvedimenti adottati nel 2025 è stato trasmesso alle associazioni imprenditoriali e dei consumatori al fine di raccogliere indicazioni basate sull’esperienza diretta dei destinatari; il contributo pervenuto è riportato in allegato alla relazione e si concentra, in particolare, sui provvedimenti ritenuti più rilevanti per le imprese sotto il profilo dell’onerosità degli adempimenti introdotti e dell’impatto sulla platea dei destinatari.
Il documento riferisce quindi che nel 2025 meno di un terzo dei provvedimenti include l’elenco degli oneri informativi introdotti o eliminati, confermando la tendenza alla diminuzione significativa del tasso di pubblicazione nel corso degli anni, in parte riconducibile all’abrogazione dell’articolo 34 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 (operata dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97), che disponeva l’obbligo per le PA di pubblicare nei propri siti web gli elenchi degli oneri. A seguito di tale abrogazione le amministrazioni hanno assunto orientamenti diversi: alcune hanno rimosso dai propri siti la sezione dedicata agli oneri per cittadini e imprese; altre l’hanno mantenuta senza aggiornarla; solo poche hanno continuato a predisporre e pubblicare l’elenco degli oneri, allegandolo ai provvedimenti rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 7 della legge n. 180 del 2011.
La relazione osserva che la soppressione del citato articolo 34, in realtà, non incide sulla disciplina sostanziale prevista dall’articolo 7 della legge n. 180 del 2011, che rimane pienamente vigente. Il basso indice di pubblicazione evidenzia tuttavia disinteresse da parte delle amministrazioni rispetto al tema dell’accountability degli oneri e, in taluni casi, la carenza di specifiche professionalità necessarie per l’articolata attività di misurazione. L’analisi dei dati segnala, inoltre, che accanto al positivo impegno di alcune amministrazioni, l’approccio di altre è quello di considerare la pubblicazione degli oneri introdotti ed eliminati un mero adempimento formale.
La valutazione dell’impatto in termini di semplificazione
Alla luce di quanto rilevato, la relazione conclude che l’attuazione delle disposizioni in materia di trasparenza e riduzione degli oneri non ha conseguito l’obiettivo di assicurare la piena conoscibilità dei nuovi oneri per i cittadini e le imprese, né di produrre impatti sostanziali in termini di semplificazione. In particolare, la tendenza a introdurre nuovi adempimenti nelle fasi attuative, al di fuori del circuito parlamentare e senza un contestuale bilanciamento in termini di eliminazione di oneri già esistenti determina un indebolimento complessivo delle politiche di semplificazione amministrativa.
Si segnala, pertanto, l’opportunità di rivedere tale strumento, promuovendo innanzitutto un più stretto coordinamento tra le disposizioni di cui agli articoli 7 e 8 della legge n. 180 del 2011, al fine di superare le attuali duplicazioni procedurali e di integrare il monitoraggio degli oneri con gli strumenti di analisi e verifica della regolazione (AIR e VIR).
La relazione individua inoltre nella digitalizzazione uno strumento centrale per standardizzare i flussi informativi e migliorare l’interoperabilità tra banche dati. In particolare, lo sviluppo di piattaforme digitali integrate per la raccolta e la gestione dei dati potrebbe anche consentire una consultazione più agevole, tempestiva e sistematica delle associazioni di categoria, dei consumatori e di altri eventuali stakeholder, favorendo forme di partecipazione non solo ex post, ma anche in itinere, in linea con i principi di Open Government promossi dall’OCSE.
3. I nuovi obblighi di relazione al Parlamento (marzo-maggio 2026)
In questo capitolo si dà conto dei nuovi obblighi di relazione alle Camere, nonché delle modifiche apportate agli obblighi vigenti, individuati sulla base del monitoraggio delle disposizioni normative pubblicate nella Gazzetta Ufficiale nel trimestre marzo-maggio 2026.
Per ciascun obbligo sono indicati: la disposizione che lo ha introdotto; il soggetto tenuto ad adempierlo, l’oggetto su cui si chiede di riferire al Parlamento e la frequenza con la quale lo stesso deve essere attuato, nonché – ove indicato – il termine di trasmissione, altrimenti individuato, convenzionalmente, nell’ultimo giorno dell’anno, in caso di adempimento annuale, o del periodo indicato dalla fonte istitutiva (semestre, quadrimestre o trimestre).
Fonte istitutiva |
Soggetto adempiente |
Oggetto |
Frequenza obbligo |
Termine di prima attuazione |
L. 34/2026, art. 21, co. 2 |
Autorità garante della concorrenza e del mercato |
Applicazione della disciplina in materia di recensioni online |
Annuale |
31/12/2027 |
L. 37/2026, art. 2, co. 2, lett. c) |
Autorità politica delegata per la famiglia |
Attività dell’Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza pubblici e privati, sulle comunità di tipo familiare e sulle famiglie affidatarie ed eventuali proposte di rafforzamento della legislazione nazionale in materia di affidamento |
Annuale (30 giugno) |
30/6/2027 |
D.L. 25/2026, art. 23-bis, co. 1 |
Governo |
Stato di attuazione degli interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici in Calabria, Sardegna e Sicilia, nonché la frana di Niscemi |
Una tantum (Entro dodici mesi dalla entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 25/2026) |
28/4/2027 |
D.Lgs. 91/2026, art. 4, co. 3, lett. c) |
Organismo per la parità |
Attività svolta dall’Organismo per la parità |
Annuale (30 settembre) |
30/9/2028 (L’Organismo deve essere costituito a partire dal 1° gennaio 2027) |
Si espone di seguito nel dettaglio il contenuto delle nuove relazioni previste dalle disposizioni legislative introdotte nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026.
Relazione sull’applicazione della disciplina in materia di recensioni online
Il Capo IV (Lotta alle false recensioni) della legge 11 marzo 2026, n. 34 (Legge annuale sulle piccole e medie imprese), che comprende gli articoli da 18 a 23, è volto a contrastare le recensioni online illecite relative a prodotti, prestazioni e servizi offerti dalle imprese della ristorazione e del settore turistico situate in Italia, incluse quelle di tipo ricettivo e termale, nonché concernenti qualunque forma di attrazione turistica offerta sul territorio nazionale, nel rispetto dell'articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, dei principi dell'Unione europea in materia di concorrenza e del regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022. L’articolo 19 individua i requisiti in base ai quali la recensione online è lecita2 e stabilisce che il legale rappresentante della struttura recensita o un suo delegato abbia la facoltà di segnalare, nei modi prescritti dall'articolo 16, paragrafo 2, del citato regolamento (UE) 2022/2065, le recensioni che non rispettano tali requisiti al fine di ottenerne la rimozione.
L’articolo 21 della legge n. 34 del 2026, al comma 2, affida all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) lo svolgimento di un monitoraggio annuale sull’applicazione della disciplina in materia di recensioni online, con particolare attenzione al fenomeno delle recensioni illecite, prevedendo che riferisca alle Camere.
Relazione sull’attività dell’Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza pubblici e privati, sulle comunità di tipo familiare e sulle famiglie affidatarie
L’articolo 2 della legge 17 marzo 2026, n. 37 (Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento) istituisce, presso il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza pubblici e privati, sulle comunità di tipo familiare e sulle famiglie affidatarie. L'organizzazione e la composizione dell’Osservatorio sono definite con decreto del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge (ossia entro l’11 ottobre 2026).
Il comma 2 dell’articolo 2, alla lettera c), stabilisce che, entro il 30 giugno di ogni anno, il predetto Osservatorio presenti all'Autorità politica delegata per la famiglia, al fine della successiva trasmissione alle Camere, una relazione sui risultati della propria attività – anche con riferimento alle buone pratiche emerse in materia di affidamento – e su eventuali proposte di rafforzamento della legislazione nazionale. Tale relazione deve essere predisposta anche avvalendosi della collaborazione e degli elementi informativi forniti dall’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, dall’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile e dall’Osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e sulla violenza domestica.
Relazione sullo stato di attuazione degli interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici in Calabria, Sardegna e Sicilia, nonché la frana di Niscemi
Il decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 2026, n. 59, reca interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal 18 gennaio 2026, hanno colpito il territorio della regione Calabria, della regione autonoma della Sardegna e della Regione siciliana, nonché ulteriori misure urgenti per fronteggiare la frana di Niscemi e di protezione civile.
L’articolo 23-bis prescrive al Governo di trasmettere alle Camere, nel termine di 12 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto (quindi entro il 28 aprile 2027), una relazione sullo stato di attuazione delle misure da esso previste.
Relazione sulle attività svolte dall'Organismo per la parità
Il decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 91, adegua l’ordinamento nazionale alla direttiva (UE) 2024/1499 e alla direttiva (UE) 2024/1500 e istituisce, all’articolo 2, un’Autorità indipendente denominata Organismo per la parità, che esercita le funzioni e i compiti ad esso attribuiti senza vincoli di subordinazione e di gerarchia ed è dotato di autonomia regolamentare, organizzativa, contabile e finanziaria.
In base all’articolo 3, la nuova Autorità è un organo collegiale composto dal presidente e da quattro componenti nominati con determinazione adottata d’intesa dai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, garantendo la trasparenza della procedura; in sede di prima applicazione del decreto legislativo n. 91, il presidente e i componenti dell’Organismo dovranno essere nominati entro il 31 dicembre 2026 e insediarsi a partire dal 1° gennaio 20273.
L’articolo 4, nel disciplinare le funzioni e le prerogative dell’Organismo per la parità, prevede, al comma 3, lettera c), che esso trasmetta alle Camere, entro il 30 settembre di ogni anno, una relazione sull'attività svolta.
Abrogazione di obblighi di relazione preesistenti
Il decreto legislativo n. 91 del 2026 reca ulteriori previsioni che incidono sul novero degli obblighi informativi nei confronti del Parlamento: nello specifico, l’articolo 7, al comma 2, abroga, sempre a decorrere dal 1° gennaio 2027, l’articolo 7 del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215 (Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica), e l’articolo 55-novies del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198. Il medesimo articolo 7, al comma 5, abroga inoltre l’articolo 20 del predetto Codice.
Si ricorda che l’articolo 7 del decreto legislativo n. 215 del 2003 ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità un Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica (UNAR), con funzioni di controllo e garanzia delle parità di trattamento e dell'operatività degli strumenti di tutela. Il comma 2 di tale articolo ha previsto (lett. f) che l’UNAR rediga una relazione annuale per il Parlamento sull'effettiva applicazione del principio di parità di trattamento e sull'efficacia dei meccanismi di tutela4.
L’articolo 55-novies del Codice delle pari opportunità ha affidato ad un Ufficio di livello dirigenziale generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per i diritti e le pari opportunità lo svolgimento di compiti di promozione, analisi, controllo e sostegno della parità di trattamento nell'accesso a beni e servizi e loro fornitura, senza discriminazioni fondate sul sesso, disponendo (comma 2, lett. f) che l’Ufficio rediga a sua volta una relazione annuale per il Parlamento5 sull'effettiva applicazione del principio di parità di trattamento nell’ambito considerato.
L’articolo 20 del citato Codice delle pari opportunità, ha disposto (comma 1) che la consigliera (o il consigliere) nazionale di parità – da nominarsi in conformità del precedente articolo 12 - tramettano ogni due anni al Parlamento una relazione contenente i risultati del monitoraggio sull’applicazione della legislazione in materia di parità e pari opportunità nel lavoro, sulle ricadute sull'occupazione femminile degli investimenti pubblici in materia di occupazione, formazione e politiche sociali e sulla valutazione degli effetti delle disposizioni del Codice6.
A seguito dell’abrogazione delle richiamate disposizioni, vengono pertanto meno gli obblighi di relazione delle stesse previsti7.
1 Si segnala che le visualizzazioni grafiche a corredo delle schede del capitolo 2 sono frutto di una rielaborazione di dati e informazioni tratti dalla relazione oggetto di approfondimento.
2 Ai sensi dell’articolo 19 (comma 1) della legge n. 34 del 2026, la recensione online è lecita se: rilasciata non oltre trenta giorni dalla data di utilizzo del prodotto o di fruizione del servizio da chi ha effettivamente e personalmente utilizzato i servizi o le prestazioni; risponde alla tipologia del prodotto utilizzato o alle caratteristiche della struttura che lo offre; comunque non è il frutto della dazione o della promessa di sconti, benefici o altra utilità da parte del fornitore o dei suoi intermediari. La recensione online attestata come verificata è invece illecita ove non proveniente da persona fisica che abbia effettivamente utilizzato il servizio o la prestazione. La recensione corredata da documentazione fiscale è presunta lecita. Non è più lecita decorsi due anni dalla sua pubblicazione, in ragione della sua mancanza di attualità.
3 Il presidente e i componenti del collegio durano in carica sette anni e il loro mandato non è rinnovabile.
4 La relazione più recente in attuazione dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 215 del 2003, con dati relativi all’anno 2024 (Doc. CXXX, n. 4) è stata trasmessa dalla Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità il 31 dicembre 2025.
5 L’ultima relazione in attuazione dell’articolo 55-novies del Codice delle pari opportunità, con dati relativi all’anno 2017 (Doc CLIX, n. 1), è stata trasmessa dalla Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri il 22 maggio 2018.
6 La relazione in attuazione dell’articolo 20 del Codice delle pari opportunità, con dati aggiornati al 30 giugno 2025 (Doc. CCXLII, n. 1), è stata trasmessa dal Consigliere nazionale di parità presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 7 luglio 2025.
7 Per completezza, si segnala che l’articolo 7 del decreto legislativo n. 91 del 2026 (comma 7) dispone altresì che, a decorrere dalla data di insediamento, l’Organismo per la parità subentra, senza soluzione di continuità, in tutti i rapporti giuridici, finanziari, contrattuali e progettuali facenti capo all’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, nonché alla consigliera o al consigliere di parità nazionale, ivi compresi quelli derivanti da finanziamenti dell’Unione europea o da fondi nazionali.
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