Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento Ambiente
Titolo: Documento programmatico di finanza pubblica 2026 - Profili di competenza della Commissione Ambiente
Serie: Documentazione di Finanza Pubblica   Numero: 20/VIII/0
Data: 06/10/2026
Organi della Camera: VIII Ambiente

DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI FINANZA PUBBLICA 2026

Profili di competenza della Commissione Ambiente

 

Doc. CCXLIV, n. 2

 

6 ottobre 2026

 

 

 

 

 

 

 

Servizio Studi

Dipartimento Ambiente

Tel. 06 6760-9253 - * st_ambiente@camera.it @CD_ambiente

 

 

 

 

 

Documentazione di finanza pubblica n. 20/VIII/0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I N D I C E

 

Il documento programmatico di finanza pubblica 2026 3

Schede di lettura di competenza della VIII Commissione

§  Misure infrastrutturali.................................................................................. 13

§  Politiche abitative......................................................................................... 15

§  Sicurezza energetica..................................................................................... 17

§  Transizione verde e protezione ambientale.................................................. 20


Il documento programmatico di finanza pubblica 2026

(Doc. CCXLIV, n. 2)

A seguito dell’entrata in vigore nel 2024 della riforma della governance economica europea, la programmazione della politica di bilancio e delle politiche economiche è stata definita nell’ambito del Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT), approvato con la Raccomandazione del Consiglio del 21 gennaio 2025 che ha approvato altresì il relativo percorso di aggiustamento di bilancio. Il Piano stabilisce il quadro di riferimento programmatico della finanza pubblica, individua il livello massimo del tasso di crescita della spesa netta in un orizzonte pluriennale e definisce una serie di riforme e di investimenti, da conseguire secondo una tempistica predefinita.

Nelle more della revisione della disciplina nazionale in materia di contabilità e finanza pubblica, sono stati approvati degli atti di indirizzo parlamentare volti a impegnare il Governo a trasmettere il Documento programmatico di finanza pubblica 2026, in luogo della Nota di Aggiornamento del DEF (NADEF), specificandone i contenuti. Il 2 ottobre 2026 il Governo ha trasmesso alle Camere il Documento programmatico di finanza pubblica 2026, in attuazione degli impegni previsti dalla risoluzione n. 7-00043 approvata all’unanimità dalla 5ª Commissione (Programmazione economica, bilancio) del Senato della Repubblica il 30 settembre 2026 e dalla risoluzione n. 7-00414 approvata all’unanimità dalla V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera dei deputati il 1° ottobre 2026. Il DPFP 2026 reca dati sulla congiuntura economica internazionale, sulle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, sul quadro macroeconomico programmatico e sul piano di riforme e investimenti, in vista della presentazione del Documento programmatico di bilancio (DPB) 2027, che sarà inviato alla Commissione europea entro il 15 ottobre, e della trasmissione al Parlamento del disegno di legge di bilancio per il 2027.

Per lo svolgimento dell’esame parlamentare del Documento programmatico di finanza pubblica 2026, si applicheranno le procedure attualmente previste per l’esame del DEF, in attuazione dell’articolo 118-bis del Regolamento della Camera dei deputati e dell’articolo 125-bis del Regolamento del Senato della Repubblica. Il Documento è stato assegnato alle Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento in sede referente, nonché a tutte le altre Commissioni permanenti e alla Commissione parlamentare per le questioni regionali in sede consultiva. Le due Commissioni Bilancio possono quindi procedere, anche congiuntamente, all’acquisizione dei necessari elementi conoscitivi sui contenuti del Documento nell’ambito di un programma di audizioni. A seguito dell’espressione dei pareri delle altre Commissioni, le Commissioni Bilancio procedono all’approvazione della relazione da presentare all’Assemblea. In tale fase è possibile anche la presentazione di eventuali relazioni di minoranza. La deliberazione sul Documento da parte delle Assemblee dei due rami del Parlamento ha luogo con l’approvazione di risoluzioni.

 

Contestualmente alla presentazione del DPFP 2026, il Governo ha trasmesso alle Camere la Relazione ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 243 del 2012, per chiedere l’autorizzazione parlamentare allo scostamento dagli obiettivi programmatici di spesa a seguito della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (National Escape Clause) per le maggiori spese per la difesa e per la sicurezza energetica, presentata alla Commissione europea il 10 settembre 2026. Sotto il profilo procedurale, si evidenzia che la Commissione europea dovrebbe formulare una proposta di raccomandazione al Consiglio per l’attivazione della clausola e che le Camere dovranno esprimersi sulla citata richiesta.

Si ricorda, a riguardo, che il 5 agosto 2026 le Camere hanno approvato identiche risoluzioni n. 6-00287 (Camera dei deputati) e n. 6-00233 (Senato della Repubblica) con cui il Governo è stato autorizzato ad avviare la procedura di attivazione della clausola per entrambe le finalità, fissando un limite cumulato, nel periodo di riferimento, pari allo 0,6 per cento del PIL per le misure di sostegno connesse all’energia e allo 0,9 per cento del PIL per quelle in materia di difesa.

 

La congiuntura economica globale

La presentazione del Documento programmatico di finanza pubblica 2026 si colloca in una fase in cui l’economia globale ha mostrato resilienza nella prima metà del 2026, nonostante l’elevata incertezza riconducibile ai fronti delle crisi geopolitiche in atto e alle frequenti tensioni commerciali. La crescita è stata sostenuta dalla domanda interna delle principali economie avanzate, dagli investimenti nell’intelligenza artificiale e dall’anticipazione degli acquisti di beni e prodotti energetici esposti al possibile calo dell’offerta, anche in relazione al forte aumento dei prezzi delle materie prime e delle fonti energetiche.

I principali fattori di rischio restano connessi al conflitto tra Stati Uniti e Iran e alle incognite che riguardano la navigabilità attraverso lo stretto di Hormuz. L’evoluzione, ancora incerta, della crisi in quel quadrante geopolitico si è ulteriormente complicata dopo l’avvio delle azioni militari che hanno riguardato lo Yemen, in prossimità dello stretto di Bab el-Mandeb. Tale incertezza ha avuto degli effetti anche in termini di rialzo dei prezzi energetici. Sul mercato del gas, nel terzo trimestre dell’anno, si è registrata una quotazione media pari a 63 euro per MWh sull’indice Title Transfer Facility (TTF) olandese, corrispondente al 48 per cento in più rispetto alla media del primo semestre. Al contempo, il prezzo medio del Brent è salito a 91 dollari al barile, registrando un incremento pari al 3,5 per cento.

Sul fronte delle politiche commerciali, a seguito della pronuncia della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, che ha dichiarato illegittimi i dazi reciproci introdotti dal Governo statunitense il 2 aprile 2025, dall’inizio del 2026 sono in vigore dei dazi settoriali, tra cui aliquote fino al 50 per cento sui prodotti in acciaio, alluminio e rame. Nel primo semestre del 2026 gli scambi internazionali hanno registrato dei segni di miglioramento in alcuni ambiti dell’economia globale, pur persistendo le pressioni sulle catene del valore. Secondo le rilevazioni di UN-Comtrade, nel 2025 le esportazioni mondiali in dollari sono aumentate del 7,0 per cento, per quasi il 68 per cento grazie ai settori dell’elettronica e della metallurgia, e nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni dei principali Paesi esportatori sono cresciute del 15,0 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025.

Secondo le più recenti stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), la crescita del PIL mondiale dovrebbe attestarsi al 2,9 per cento nel 2026 e al 3,0 per cento nel 2027; il Fondo monetario internazionale (FMI) stima una crescita globale del 3,0 per cento nel 2026 e del 3,4 per cento nel 2027. Rispetto al dato per il 2025 si registrerebbe quindi un rallentamento della crescita mondiale, mentre per il 2027 è previsto un miglioramento. Nell’area dell’euro, si prevede una crescita del PIL dell’1,0 per cento sia nel 2026 sia nel 2027, secondo l’OCSE. L’FMI prevede invece una crescita per l’eurozona pari allo 0,9% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. Entrambe le previsioni tengono conto sia dei fattori che potrebbero pesare sulla crescita economica, come la volatilità dei prezzi energetici e i tassi d’interesse elevati, sia delle aspettative collegate all’impatto degli investimenti nella difesa. I rischi per le prospettive di crescita restano orientati al ribasso e sono riconducibili in larga misura al perdurare delle tensioni geopolitiche: un aggravamento dei conflitti potrebbe tradursi in nuove interruzioni delle catene di approvvigionamento e delle rotte commerciali, accentuando la volatilità dei prezzi delle materie prime, con possibili ripercussioni sulle condizioni finanziarie.

Il quadro macroeconomico nazionale

Il Documento programmatico di finanza pubblica presenta due scenari di previsioni macroeconomiche, uno tendenziale e l’altro programmatico.

Il quadro macroeconomico tendenziale è stato validato dall’Ufficio parlamentare di bilancio con nota del 29 settembre 2026. Relativamente ai recenti andamenti dell’economia nazionale, il DPFP evidenzia come nella prima metà del 2026 l’economia italiana abbia mostrato una tenuta superiore alle attese, sostenuta dalla domanda interna, dal buon andamento del mercato del lavoro, con il numero di occupati al massimo storico di 24,4 milioni nel secondo trimestre, e dal recupero del credito bancario, con particolare riguardo al settore dei prestiti alle imprese. Conseguentemente all’aggiornamento dei Conti economici nazionali pubblicato dall’ISTAT lo scorso 22 settembre, è stata rivista a rialzo la crescita del PIL reale, sia per il 2024, pari all’1,1 per cento, sia per il 2025, pari allo 0,6 per cento. La crescita del PIL reale per il 2026 è al momento stimata allo 0,8 per cento in termini corretti per i giorni lavorati, attestandosi a due decimi di punto in più rispetto alla previsione del Documento di finanza pubblica del 2026. Nello scenario tendenziale, la previsione di crescita del PIL reale per il 2026 dovrebbe raggiungere l’1,0 per cento (0,9 per cento sulla media dei dati trimestrali corretti per i giorni lavorati), in rialzo rispetto alle precedenti previsioni ufficiali. La crescita dell’economia nazionale dipende prevalentemente: dall’andamento della domanda interna al netto delle scorte, pari a +1,4 punti percentuali; dai consumi delle famiglie in aumento dell’1,2 per cento e dagli investimenti in crescita del 2,8 per cento. Si rifletterebbe negativamente invece sulla crescita economica la domanda estera netta, in quanto la crescita delle importazioni (+3,9 per cento) è risultata superiore alla crescita delle esportazioni (+3,2 per cento). In tale contesto, il tasso di disoccupazione nel 2026 dovrebbe raggiungere il 5,7 per cento, riducendosi rispetto al 6,1 per cento del 2025, mentre l’inflazione, misurata dal deflatore dei consumi, salirebbe al 3,0 per cento. Per il triennio successivo, il quadro tendenziale prevede una crescita del PIL reale dello 0,6 per cento nel 2027 e dello 0,8 per cento nel 2028 e nel 2029; il PIL nominale crescerebbe del 2,9 per cento nel 2027, del 2,7 per cento nel 2028 e del 2,6 per cento nel 2029. L’inflazione decelererebbe al 2,3 per cento nel 2027 e all’1,6 per cento nel 2028, per poi risalire all’1,8 per cento nel 2029, mentre il tasso di disoccupazione si collocherebbe al 5,6 per cento nel 2027 e nel 2028 e al 5,5 per cento nel 2029.

Lo scenario programmatico incorpora l’impatto sull’economia delle maggiori risorse che si prevede saranno stanziate nell’ambito della prossima legge di bilancio e del ricorso agli spazi di flessibilità derivanti dalle maggiori spese consentite dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Secondo quanto affermato nel Documento, tale impostazione programmatica consente di sostenere il rafforzamento delle spese per la difesa e la sicurezza energetica, garantendo al contempo il rispetto delle regole di bilancio europee. Secondo le linee programmatiche del Documento, il quadro macroeconomico programmatico tiene conto sia degli effetti delle maggiori risorse destinate alla difesa e alla sicurezza energetica, sia delle risorse mobilitate per finanziare le misure della legge di bilancio per il 2027. Rispetto al quadro tendenziale, la crescita del PIL reale salirebbe allo 0,8 per cento nel 2027 (+0,2 punti percentuali) e allo 0,9 per cento nel 2028 (+0,1 punti percentuali), per attestarsi allo 0,8 per cento nel 2029, in linea con lo scenario tendenziale. Il PIL nominale crescerebbe del 3,2 per cento nel 2027, del 3,0 per cento nel 2028 e del 2,6 per cento nel 2029.

Il quadro di finanza pubblica

In relazione agli andamenti della finanza pubblica, i dati di consuntivo diffusi dall’ISTAT il 22 settembre 2026 hanno confermato un indebitamento netto della Pubblica amministrazione pari al 3,4 per cento del PIL nel 2024 e al 3,1 per cento nel 2025, con un avanzo primario che si attesta allo 0,8 per cento del PIL per lo scorso anno. La revisione al rialzo del PIL nominale ha spinto a ribasso il rapporto debito/PIL rispetto ai valori stimati ad aprile. Il rapporto debito/PIL è stato rivisto al 134,2 per cento nel 2024, rispetto all’iniziale valore del 134,7 e al 136,7 per cento nel 2025, dal 137,1 delle ultime stime. Secondo il Documento, lo scostamento del deficit 2025 rispetto alla previsione di un anno fa è dovuto all’emersione di nuovi crediti edilizi legittimati dalla previgente disciplina del Superbonus. Secondo quanto riportato nel Documento, si osserva l’impatto di cassa dei crediti di imposta connessi ai bonus edilizi, che si prevede che raggiungerà il massimo quest’anno. Nel DPFP si ricorda inoltre che gli interventi adottati nel corso del 2026 per mitigare gli effetti dello shock energetico su famiglie e imprese sono stati integralmente finanziati mediante una rimodulazione delle risorse all’interno del bilancio e rispondono alle prescrizioni della Raccomandazione specifica per Paese del Consiglio dell’UE.

Nel quadro tendenziale a legislazione vigente, l’indebitamento netto scenderebbe al 2,9 per cento del PIL nel 2026, confermando il rientro sotto la soglia del 3 per cento, per collocarsi al 2,9 per cento nel 2027, al 2,7 per cento nel 2028 e al 2,2 per cento nel 2029, mentre il saldo primario migliorerebbe progressivamente dall’1,2 per cento del 2026 al 2,5 per cento del 2029. Il rapporto debito/PIL aumenterebbe al 138,1 per cento nel 2026 e al 138,4 per cento nel 2027, per effetto dell’aggiustamento stock-flussi legato all’impatto di cassa dei crediti edilizi maturati nel periodo 2020-2024, per poi avviarsi su un sentiero di decisa discesa a partire dal 2028.

In relazione all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per finanziare gli incrementi di spesa per la difesa e gli interventi in campo energetico, gli effetti di tali misure sono esposti nel quadro programmatico, che tiene conto di un impatto pari allo 0,3 per cento del PIL per ciascuna delle due finalità, sia nel 2027 sia nel 2028. Nel Documento si fa presente che l’utilizzo complessivo della clausola, fino a 0,6 punti percentuali di PIL per ciascuno dei due anni, si manterrebbe ampiamente entro il limite dell’1,5 per cento del PIL annuo. Rispetto al quadro tendenziale, il rapporto deficit/PIL aumenterebbe di 0,5 punti percentuali nel 2027 e nel 2028 e di un decimo di punto nel 2029, portandosi rispettivamente al 3,4 per cento, al 3,2 per cento e al 2,3 per cento, mentre il rapporto debito/PIL si collocherebbe al 138,5 per cento nel 2027, al 137,9 per cento nel 2028 e al 136,6 per cento nel 2029. Il saldo primario si attesterebbe allo 0,9 per cento del PIL nel 2027, all’1,4 per cento nel 2028 e al 2,4 per cento nel 2029. Secondo quanto riportato nel Documento, escludendo l’impatto derivante dall’attivazione della clausola, il rapporto deficit/PIL si manterrebbe stabilmente al di sotto della soglia del 3 per cento lungo tutto l’orizzonte di previsione, mantenendosi su un profilo decrescente. In tale prospettiva, l’espansione della spesa determinerebbe un tasso di crescita del PIL reale più elevato di circa 0,2 punti percentuali nel 2027 e di 0,1 punti percentuali nel 2028, rispetto allo scenario tendenziale. L’effetto sulla crescita economica consentirebbe al contempo di attenuare l’impatto sui saldi e sul rapporto debito/PIL.

Il sentiero della spesa netta e la procedura per disavanzi eccessivi

Con riferimento all’andamento della spesa netta, nel 2025 la crescita dell’indicatore è risultata lievemente superiore ai limiti annuali raccomandati (1,5 per cento a fronte dell’1,3 per cento), determinando saldi a debito nel conto di controllo di entità limitata, anche in considerazione dell’andamento dell’indicatore nel 2024. Si tratta di livelli di spesa ampiamente inferiori sia alla soglia annua dello 0,3 per cento del PIL sia a quella cumulata dello 0,6 per cento. La stima per il 2025 risulta peraltro inferiore all’1,9 per cento indicato nel DFP del 2026. Inoltre, secondo il quadro previsivo aggiornato, nel 2026 la crescita della spesa netta dovrebbe attestarsi all’1,6 per cento, rispettando il limite annuale raccomandato dal Consiglio ai fini della procedura PDE.

Nello scenario tendenziale, la crescita della spesa netta sarebbe pari al 2,1 per cento nel 2027, superiore al limite dell’1,9 per cento, e all’1,3 e all’1,1 per cento nel 2028 e nel 2029, al di sotto dei limiti raccomandati, pari rispettivamente all’1,7 e 1,5 per cento. Il lieve sforamento del 2027 sarebbe interamente assorbito dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Difatti, escludendo gli aumenti della spesa per la difesa, la crescita della spesa netta si collocherebbe all’1,9 per cento nel 2027, all’1,4 per cento nel 2028 e all’1,3 per cento nel 2029.

Nello scenario programmatico, la crescita della spesa netta sarebbe pari al 3,3 per cento nel 2027, all’1,7 per cento nel 2028 e allo 0,2 per cento nel 2029. Secondo i dati esposti nel Documento, escludendo gli incrementi di spesa finanziati con la clausola, la crescita della spesa netta risulterebbe pari all’1,9 per cento nel 2027, all’1,7 per cento nel 2028 e all’1,5 per cento nel 2029, in linea con i limiti raccomandati e il saldo del conto di controllo rimarrebbe all’interno delle soglie di tolleranza. La quota del saldo cumulato imputabile alla clausola, pari nel 2027 allo 0,6 per cento del PIL, verrebbe scomputata dal calcolo della deviazione attraverso un apposito control account augmented, volto a monitorare in modo specifico gli effetti finanziari prodotti sulla spesa netta dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Dal confronto con lo scenario tendenziale corretto per l’impatto della clausola, secondo quanto illustrato nel Documento, non sarebbe necessaria una correzione di bilancio per il 2027 e nei due esercizi finanziari successivi si renderebbero disponibili spazi per una manovra moderatamente espansiva. Il Governo precisa, inoltre, che il tasso di crescita della spesa netta programmato per il 2027 sarà oggetto di una valutazione ex ante da parte della Commissione nell’ambito del parere sul Documento programmatico di bilancio 2027.

Quanto alla procedura per disavanzi eccessivi, nel DPFP il Governo conferma il rientro del rapporto deficit/PIL al di sotto del 3 per cento nell’anno in corso. Ove tali andamenti fossero confermati dalle Previsioni di primavera 2027 della Commissione europea, potrebbero sussistere le condizioni affinché il Consiglio deliberi l’abrogazione della procedura nei confronti dell’Italia sulla base dei dati di consuntivo del 2026.

Il piano di riforme e investimenti

Il Documento programmatico di finanza pubblica monitora lo stato di attuazione delle riforme e degli investimenti. Negli ultimi mesi l’azione di riforma si è concentrata sul completamento del PNRR e sull’attuazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine, i cui impegni si pongono in continuità con il Piano in sei ambiti prioritari: l’efficienza del sistema giudiziario e dei procedimenti fallimentari; l’adempimento fiscale e l’efficienza del sistema fiscale; l’innovazione, la concorrenza e l’accessibilità degli incentivi per il sistema produttivo; il miglioramento della gestione e del monitoraggio della spesa pubblica; l’ampliamento dei servizi di cura per la prima infanzia e la valorizzazione della performance nella Pubblica Amministrazione; la razionalizzazione delle imprese a partecipazione pubblica.

Secondo le informazioni esposte nel Documento, a seguito del conseguimento degli ultimi 156 traguardi e obiettivi, il PNRR può ritenersi completato. Con riferimento alle sei aree prioritarie del Piano strutturale di bilancio, invece, nel Documento si segnala in materia di ambiente imprenditoriale, la prosecuzione dell’attuazione della legge Capitali per l’accesso delle PMI ai mercati dei capitali, l’assegnazione dei fondi per la ricerca e l’autonomia strategica in tecnologie critiche, la proroga delle misure volte a mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dei carburanti e le misure per la destagionalizzazione e la transizione ecologica e digitale del comparto turistico. Tra gli impegni del Piano strutturale di bilancio figurano inoltre la legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026, il cui disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri, è all’esame della Camera dei deputati (A.C. 3120), e il riordino delle misure di incentivazione statali in armonia con il Codice degli incentivi. In materia di fiscalità, nel Documento si dà conto del completamento del processo di riforma avviato nel 2023 e della prosecuzione della mappatura degli immobili non registrati in catasto. In relazione al sistema giudiziario, si segnala che la riduzione dei tempi dei procedimenti civili e penali ha registrato un miglioramento superiore alle aspettative, accompagnato da interventi sull’organizzazione della giustizia tributaria.

Per quanto riguarda l’area delle riforme nel settore della Pubblica amministrazione, gli interventi più recenti sono volti a valorizzare il merito e l’esperienza professionale nel reclutamento e nelle carriere, anche attraverso l’operatività del toolkit HRM Minerva e la sua interoperabilità con il portale InPA, con la piattaforma Syllabus e con la piattaforma digitale PIAO. Quanto alla programmazione della spesa, i Piani di analisi e valutazione della spesa 2026 riguardano un ammontare di spesa complessivo di circa 9,15 miliardi di euro mentre prosegue la razionalizzazione delle partecipazioni pubbliche.

Secondo le stime sull’impatto macroeconomico delle riforme e degli investimenti, si considera che le riforme del PNRR già attuate contribuirebbero a un aumento del livello del PIL pari al 3,9 per cento nel 2031 rispetto a uno scenario senza PNRR, mentre le nuove riforme previste per l’estensione del periodo di aggiustamento del Piano strutturale di bilancio produrrebbero effetti a partire dal 2028, con un incremento ulteriore di 0,5 punti percentuali entro il 2031. Sul fronte degli effetti sul PIL prodotti dagli investimenti, quelli già realizzati avrebbero un impatto pari all’1,4 per cento al 2031, cui si aggiungerebbero ulteriori 0,8 punti percentuali per effetto degli investimenti programmati. In definitiva, gli interventi ancora da realizzare determinerebbero un incremento del PIL dell’1,3 per cento al 2031.

Si segnala, infine, che a completamento della manovra di bilancio 2027-2029 il Governo ha confermato quali collegati i disegni di legge già indicati nel Documento di finanza pubblica del 2026.

 

 


Schede di lettura di competenza della VIII Commissione

 


Misure infrastrutturali

 

Le misure adottate

 

Il Documento dà conto dell’ulteriore accelerazione nel completamento delle opere connesse al PNRR, che, con il conseguimento degli ultimi 156 traguardi e obiettivi, può ritenersi secondo il DPFP ufficialmente completato. Per le parti di competenza o interesse della VIII Commissione, gli interventi riguardano in particolare:

-         le infrastrutture idriche: con la revisione del PNRR di agosto 2026, lo Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (SFNIISSI), di cui all’articolo 24 del D.L. n. 19 del 2026, è stato incrementato di 576 milioni, raggiungendo 1,58 miliardi di euro; risultano rendicontati gli obiettivi del regime di sovvenzioni per le infrastrutture idriche (circa 1,5 miliardi) e superato quello relativo alle infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico (49 sistemi completati, di cui 38 complessi, a fronte di un obiettivo di 45, di cui 32 complessi).

Ulteriori interventi infrastrutturali di interesse della VIII Commissione sono richiamati in altri ambiti: il completamento delle misure PNRR per l’edilizia scolastica (176 nuove scuole, 1.100 mense, 360 palestre, messa in sicurezza e riqualificazione di 1.600 edifici), cui si aggiungono stanziamenti di circa 430 milioni per interventi antincendio e di messa in sicurezza e di circa 114,4 milioni per il miglioramento sismico e la bonifica dell’amianto, nonché la riqualificazione, anche energetica, degli edifici giudiziari.

 

Sul versante della politica di coesione, l’attuazione della riforma di cui al D.L. n. 60 del 2024 ha condotto all’individuazione e al monitoraggio rafforzato di 242 interventi prioritari in sei settori strategici (acqua, dissesto idrogeologico, rifiuti, trasporti, energia, sviluppo sostenibile delle imprese), per circa 3,7 miliardi. Il riesame intermedio dei programmi 2021-2027 ha mobilitato circa 3,6 miliardi (oltre 7 miliardi di euro considerando le riallocazioni connesse alla piattaforma STEP), destinati tra l’altro alle risorse idriche (782 milioni). A giugno 2026 è stato inoltre definito un pacchetto di rimodulazione del PNRR di circa 2,1 miliardi, volto anche a salvaguardare i progetti territoriali legati alla riduzione dei divari infrastrutturali proteggendoli dai rallentamenti o dalle criticità nella fase finale dei cantieri.

Si ricorda che il D.L. n. 19 del 2026, convertito dalla legge n. 50 del 2026, ha rafforzato la governance del PNRR e delle politiche di coesione, introducendo misure di accelerazione degli investimenti, di semplificazione procedurale e di supporto tecnico a Regioni ed enti locali, con particolare attenzione alle amministrazioni con maggiori difficoltà attuative.

 

Le misure programmate

 

Le indicazioni di carattere programmatico contenute nel Documento su profili di interesse della VIII Commissione riguardano:

-         la prosecuzione del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, che prevede nuovi investimenti;

-         il mantenimento di un livello elevato di investimenti pubblici dopo la conclusione del PNRR nell’ambito del PSBMT, cui potrà concorrere l’eventuale destinazione di quota delle risorse della clausola di salvaguardia a reti elettriche e infrastrutture di trasporto sostenibile (cfr. par. 1).

Il Documento propone inoltre un quadro metodologico per classificare le misure del PNRR e del PSBMT per ambiti tematici, che consentirebbe di valutare gli interventi per le infrastrutture strategiche e i trasporti anche in relazione ai loro effetti su altri obiettivi (decarbonizzazione dei trasporti, semplificazione autorizzativa, coesione territoriale). Si ricorda che la raccomandazione n. 2 del Consiglio dell’UE per il 2026 chiede di garantire la continuità di riforme e investimenti del PNRR e di accelerare i programmi della politica di coesione.


 

Politiche abitative

 

Le misure adottate

 

Il principale intervento richiamato dal Documento è il Piano Casa, adottato con il D.L. n. 66 del 2026, convertito dalla legge n. 116 del 2026, la cui strategia si articola in tre assi:

-         la rendicontazione di 124 progetti, realizzati nell’ambito del PNRR, relativi ad alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale (ERP) inutilizzati;

-         l’istituzione, da parte di INVIMIT SGR S.p.A., del Fondo Housing Coesione per interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale;

-         la previsione di programmi infrastrutturali di edilizia integrata, a finanziamento pubblico e privato, con destinazione di almeno il 70 per cento dell’investimento complessivo a edilizia convenzionata.

Il Piano introduce inoltre strumenti di sostegno quali il Fondo di garanzia per la morosità incolpevole, formule di locazione con riscatto e misure a favore degli studenti fuori sede. Prosegue l’attuazione del Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare, integrato con interventi del programma «Sicuro, verde e sociale» del Piano nazionale complementare (D.L. n. 59 del 2021): ad agosto 2026 risultano realizzati 11.221 alloggi e recuperati oltre 2,2 milioni di metri quadrati di superficie, a fronte di obiettivi pari a 10.000 alloggi e 1,8 milioni di metri quadrati.

Il Documento ricorda che nell’ambito del PNRR, i target associati consistono nella realizzazione o riqualificazione di almeno 10 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale e nella riqualificazione di 1,8 milioni di metri quadrati di spazi pubblici, oltre all’obiettivo di tagging climatico aggiunto con la Decisione di Esecuzione del Consiglio dell’Unione Europea del 27/11/2025. Il termine per il raggiungimento di tali obiettivi, originariamente fissato a marzo 2026, è stato successivamente ricondotto alla scadenza di giugno 2026.

 

Nel riesame intermedio della politica di coesione, 1,46 miliardi sono stati destinati all’housing sociale.

Si segnala altresì che presso l’Assemblea della Camera, nella seduta del 26 maggio 2026, è stato rinviato ad altra data, secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame delle abbinate proposte di legge C. 1169, C. 1562 e C.2181-A recanti varie disposizioni per l'edilizia residenziale pubblica, con riferimento alle quali, nel corso dell’esame in sede referente, erano state svolte in VIII Commissione numerose audizioni informali.

 

 

Le misure programmate

 

Per il settore abitativo le indicazioni programmatiche del Documento sono circoscritte ai profili catastali e informativi:

-         il completamento, entro il 2026, della ricognizione degli immobili non censiti in catasto, con l’invio di circa 20.000 lettere di invito alla compliance, e la mappatura delle proprietà non incluse nel catasto entro il 2027, prevista dal PSBMT;

-         l’aggiornamento dei valori catastali degli edifici oggetto di interventi di efficienza energetica e di miglioramento strutturale con fondi pubblici dal 2019, previsto dal PSBMT entro il 2028;

La raccomandazione n. 1 del 2026 invita l’Italia ad aggiornare i valori catastali, in linea con l’impegno assunto nel PSBMT, nell’ambito di una più ampia revisione delle politiche abitative; secondo il DPFP tale profilo resta centrale nella raccomandazione in materia fiscale. Tra le misure ammissibili alla flessibilità per la sicurezza energetica figura, inoltre, la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati (cfr. par. 1).

 

 


 

Sicurezza energetica

 

Preliminarmente, si ricorda che le misure previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza sono destinate anche alla realizzazione di un sistema energetico nazionale sicuro e resiliente. Un supporto in tale direzione, riporta il documento in rassegna, potrà provenire anche dalle risorse collegate all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Sul punto si ricorda che, con la Comunicazione del 3 giugno 2026 rilasciata nell’ambito del pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026, la Commissione europea ha incluso, tra le misure in grado di beneficiare la clausola nazionale di salvaguardia, anche gli interventi diretti a rafforzare la resilienza del sistema energetico e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico.

 

Ciò premesso, tra gli interventi del PNRR più significativi, il documento evidenzia i progressi registrati nei seguenti ambiti:

-     lo sviluppo agro-voltaico – con l’obiettivo di sostenere la realizzazione di sistemi agrovoltaici di natura sperimentale – riguardo cui a giugno 2026 il Gestore dei servizi energetici (GSE) ha attribuito le risorse del PNRR ai progetti ammessi al finanziamento;

-     le comunità energetiche rinnovabili (CER) e sistemi di autoconsumo, con pubblicazione in data 27 marzo 2026 da parte del GSE delle regole operative per la concessione di contributi in conto capitale volti a creare o potenziare impianti a fonti rinnovabili;

-     lo sviluppo del biometano secondo criteri di economia circolare, attraverso l’istituzione della Facility Biometano gestita dal GSE, al fine di sostituire il gas naturale di origine fossile e decarbonizzare i settori agricolo ed energetico;

-     Transizione 5.0 al fine di sostenere la transizione digitale ed energetica delle imprese;

-     la produzione di idrogeno nelle aree industriali dismesse, riguardo alla quale si segnala la realizzazione di 20 progetti di produzione di idrogeno in aree industriali dismesse e di 17 progetti di ricerca e sviluppo sull’idrogeno;

-     nell’ambito del potenziamento delle infrastrutture strategiche, gli interventi sulle smart grid e il completamento del ramo est del Tyrrhenian Link per rafforzare la rete elettrica nazionale;

-     le materie prime critiche, riguardo la quale si rammenta che attualmente sono all’esame della Commissione europea cinque proposte italiane nei settori del riciclo e del recupero;

-     nell’ottica della diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas naturale, gli avanzamenti dei lavori relativi all’installazione degli elettrocompressori a Poggio Renatico, alla centrale di Sulmona nonché al gasdotto Sestino-Minerbio;

-     l’impiego dell’idrogeno nel trasporto ferroviario e stradale, attraverso la creazione di stazioni di rifornimento lungo linee ferroviarie e di stazioni di rifornimento stradale sul territorio nazionale;

-     lo sviluppo della piattaforma MPPA, istituita con decreto ministeriale MASE n. 152 del 20 giugno 2025, per la negoziazione dei contratti di compravendita di lungo termine di energia da fonti rinnovabili (Power Purchase Agreement – PPA);

-     misure di semplificazione amministrativa, introdotte dal decreto-legge n. 19/2026, volte a diminuire i tempi autorizzativi per progetti infrastrutturali ed energetici.

 

Per una disamina approfondita di tali e ulteriori investimenti del PNRR si veda il portale PNRR sul sito di documentazione della Camera dei deputati.

 

Il documento in esame richiama, inoltre, ulteriori interventi volti alla semplificazione delle autorizzazioni degli impianti di energia da fonte rinnovabile. A tal proposito, si ricorda:

-     l’istituzione, con decreto direttoriale MASE n. 181 del 21 luglio 2026, del portale “permitting FER”;

-     l’introduzione, con decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica 15 luglio 2026, n. 223 del Modello Unico Parte III per comunicare gli impianti FER realizzati anche in attività libera attraverso lo Sportello unico per le energie rinnovabili (SUER);

-     l’introduzione, prevista dall’articolo 7 del decreto legge n. 21/2026, di un meccanismo per risoluzione della saturazione virtuale della rete elettrica.

 

Per ulteriori approfondimenti in merito ai regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, si rimanda al dossier predisposto dal Servizio Studi della Camera dei deputati.

 

Rimanendo sul sostegno alla produzione di energia da fonte rinnovabile, il documento menziona:

-     l’introduzione di un meccanismo di sostegno alla produzione di idrogeno rinnovabile e bioidrogeno;

-     l’entrata in vigore del decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica 18 giugno 2026 (c.d. FER X), per sostenere la realizzazione di impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas da depurazione;

-     l’operatività del c.d. Energy Release, meccanismo finalizzato a favorire l’installazione di nuova capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili realizzata da clienti finali energivori.


 

Transizione verde e protezione ambientale

 

In merito alla transizione verde e alla protezione ambientale, il documento in esame ricorda, tra le iniziative del PNRR nelle quali si sono registrati i progressi più significativi:

- il conseguimento degli obiettivi relativi alla forestazione urbana ed extraurbana (M2C4.I.3.1), attraverso il trapianto di oltre 3,99 milioni di alberi e arbusti, che contribuiscono all'assorbimento delle emissioni climalteranti, all'adattamento ai cambiamenti climatici e alla tutela della biodiversità;

- il completamento degli interventi di digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette e di rafforzamento dei sistemi di monitoraggio ambientale e climatico (M2C4.I.3.2);

- gli interventi di bonifica dei siti orfani (M2C4.I.3.4), che hanno consentito il recupero di circa 5,2 milioni di metri quadrati di aree degradate;

- il completamento degli investimenti destinati al miglioramento delle infrastrutture di fognatura e depurazione (M2C4.I.4.4) con 150 progetti;

- gli interventi per la rinaturazione dell'area del Po (M2C4.I.3.3), che hanno consentito la riduzione dell'artificialità dell'alveo del Po per oltre 37 km lungo l'asse fluviale interessato.

 

Il documento in esame ricorda altresì che, a complemento e rafforzamento delle iniziative prettamente riconducibili al PNRR, si è operato lungo ulteriori ambiti di intervento, tra cui

- il Piano Sociale per il Clima (PSC), a cui afferiscono risorse complessivamente pari a 9,35 miliardi per il periodo 2027-2032 destinate ai settori dell’edilizia e del trasporto stradale nonché al sostegno al reddito dei soggetti più vulnerabili rispetto alla transizione energetica.

Il PSC è stato approvato dal Consiglio dei ministri e, in data 6 agosto 2026, è stato trasmesso ufficialmente alla Commissione europea;

- il rafforzamento della prevenzione e contrasto all’inquinamento atmosferico. In proposito il documento ricorda il decreto legislativo di recepimento della direttiva UE sulla qualità dell’aria, che si propone di raggiungere i citati obiettivi soprattutto attraverso limiti più stringenti per gli inquinanti a partire dal 2030. Lo schema di tale decreto è attualmente all’esame, per l’espressione del prescritto parere, delle competenti commissioni parlamentari (atto del Governo n. 435);

- il rafforzamento della governance relativa all’adattamento ai cambiamenti climatici.

 

Si ricorda, in proposito, che il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) è stato approvato con il D.M. Ambiente n. 434 del 21 dicembre 2023. In attuazione di quanto previsto dal PNACC, con il D.M. Ambiente 16 dicembre 2025 si è provveduto all'istituzione dell'Osservatorio nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici.

Il documento segnala infine che è stata predisposta l’attività propedeutica alla ripartizione dei fondi di ricerca sui PFAS tra gli istituti scientifici coinvolti e alla sottoscrizione dei relativi Accordi di collaborazione.

I fondi in questione sono quelli stanziati dai commi 880-882 della legge di bilancio 2025 (L. 207/2024). Tali commi hanno infatti previsto l'istituzione di un fondo per le attività di monitoraggio, studio e ricerca in materia di inquinamento da sostanze polifluoroalchiliche e perfluoroalchiliche (PFAS), con una dotazione finanziaria complessiva di 2,5 milioni di euro nel triennio 2025-2027. Informazioni sull'attuazione di tali disposizioni sono state fornite dal Governo nella risposta all'interrogazione 5/03747, resa nella seduta della Commissione VIII (Ambiente) del 19 marzo 2025.

 

Il Piano Mattei: un focus sugli interventi a sostegno della transizione energetica

 

Il documento esamina anche il Piano Mattei, con attenzione inoltre agli interventi a sostegno della transizione energetica. Sul punto, si richiamano le attività relative allo sviluppo della connessione energetica tra Africa ed Europa e l’iniziativa Renewable Infrastructure & Sustainable Energy Partnership Africa-EU (c.d. RISE). Tali interventi sono indirizzati allo sviluppo delle energie rinnovabili, delle materie prime critiche e alla promozione di investimenti sostenibili nei territori coinvolti.

Il documento cita, infine, il programma TANIT per la gestione delle risorse idriche e, nell’ambito della collaborazione con la Banca Mondiale, il programma PASEL per il rafforzamento delle reti elettriche nella Repubblica del Congo e la Terza operazione di politica di sviluppo (Third Ethiopia Development Policy Operation) in Etiopia.

 

Si ricorda che il Piano Mattei è stato adottato con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 ottobre 2024. Sul relativo schema di decreto (A.G. 179), il 5 agosto 2024 le Commissioni Affari esteri della Camera e Affari esteri e difesa del Senato avevano espresso un parere favorevole. La governance del Piano era stata precedentemente definita con il decreto-legge n. 161 del 2023.

Il 2 luglio 2026 il Governo ha trasmesso, ai sensi dell’articolo 5 del decreto-legge n. 161 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2024, la terza relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei, aggiornata al 30 giugno 2026 (Doc. CCXXXIII, n. 3).

In estrema sintesi, il Piano Mattei adotta la “formula” del fondatore di ENI, Enrico Mattei, che punta a coniugare l’esigenza italiana di rendere sostenibile la propria crescita con quella di coinvolgere le nazioni africane in un processo di sviluppo e progresso.

Dal punto di vista operativo, il Piano - di durata quadriennale e aggiornabile anche prima della sua scadenza- si declina attraverso progetti pilota in diciotto Nazioni (Egitto, Tunisia, Marocco e Algeria, Kenya, Etiopia, Mozambico, Repubblica del Congo e Costa d’Avorio, Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania, Ruanda, Gabon, Zambia e Repubblica Democratica del Congo).

I pilastri principali sono quelli dell’Istruzione, dell’Agricoltura, della Salute, dell’Energia, dell’Acqua e delle Infrastrutture fisiche e digitali, mentre la guida del progetto è affidata ad una apposita cabina di regia, presieduta dal Presidente del Consiglio, dal Ministro degli Esteri, da tutti i Ministri coinvolti nei progetti e dai dirigenti delle aziende pubbliche e delle istituzioni che collaborano al progetto.

Con riferimento alle risorse, nel DPCM vengono illustrati i principali canali di finanziamento del Piano Mattei che, nella prima fase, ha potuto contare su una dotazione iniziale di 5 miliardi e 500 milioni di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, di cui circa 3 miliardi dal Fondo Italiano per il clima e 2,5 miliardi dei fondi della Cooperazione allo sviluppo. Sono altresì declinati ulteriori strumenti di finanziamento in sostegno del settore pubblico e del settore privato e si rinvia a possibili sinergie tra il Piano e altre iniziative strategiche a livello europeo (come il Global Gateway) e internazionale che hanno un focus sull’Africa

Per ulteriori approfondimenti sul Piano Mattei si vedano il dossier sullo schema di DPCM di adozione del Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei, il dossier sulla terza relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei e il tema dell’attività parlamentare Iniziative italiane per l’Africa (piano Mattei)