Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: RUE - Ufficio SG - Ufficio Rapporti con l'Unione europea
Titolo: La politica dell'UE in materia di energia
Serie: Documentazione per le Commissioni - Attività dell'Unione europea   Numero: 8
Data: 10/11/2022
Organi della Camera: VIII Ambiente, X Attività produttive


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La politica dell'UE in materia di energia

10 novembre 2022


Indice

Base giuridica|Contesto|Le iniziative per fronteggiare la crisi energetica|REPowerEU|Il Green Deal e la transizione energetica|La posizione del Parlamento europeo|L'attività parlamentare nella XVIII legislatura|


Base giuridica

La base giuridica per l'azione dell'Ue in materia di energia è costituita primariamente dall'articolo 194 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea ( TFUE), che ne individua quali obiettivi quelli di garantire, "in uno spirito di solidarietà tra Stati membri", il funzionamento del mercato dell'energia, la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, il risparmio e l'efficienza energetici e lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili.
Le misure necessarie a conseguire tali obiettivi, sono deliberate, secondo il paragrafo 2 dell'articolo 194, dal Parlamento europeo e dal Consiglio, previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, con procedura legislativa ordinaria.
Tali misure non possono tuttavia incidere sul diritto di ciascuno Stato membro a « determinare le condizioni di utilizzo delle sue fonti energetiche, la scelta tra varie fonti e la struttura generale del suo approvvigionamento energetico» (articolo 194, paragrafo 2).
Il Trattato prevede inoltre che le "misure aventi una sensibile incidenza sulla scelta di uno Stato membro tra diverse fonti di energia e sulla struttura generale dell' approvvigionamento energetico" "(art. 192, paragrafo 2 lettera c), nonché le misure di natura " principalmente fiscale" (articolo 194, paragrafo 3) vengano deliberate dal Consiglio all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo.
Ulteriori basi giuridiche per l'azione dell'UE nel settore si rinvengono in altre norme dei Trattati. In particolare, disposizioni di ordine generale, relative al ravvicinamento delle legislazioni possono essere adottate ai sensi dell'articolo 114 TFUE, mediante procedura legislativa ordinaria e assumono rilievo in sede di determinazione della disciplina del mercato interno dell'energia. Invece, gli articoli da 216 a 218 TFUE, relative agli accordi internazionali che l'Unione può concludere, sono il principale strumento di politica energetica esterna.
Apposite basi giuridiche disciplinano l'azione dell'Ue in materia di sicurezza dell'approvvigionamento e  reti energetiche.
L'articolo 122 stabilisce che il Consiglio, "su proposta della Commissione, può decidere, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, le misure adeguate alla situazione economica, in particolare qualora sorgano gravi difficoltà nell'approvvigionamento (...), in particolare nel settore dell'energia".
Gli articoli da 170 a 172 disciplinano le reti transeuropee stabilendo che l'Unione concorre alla loro costituzione e al loro sviluppo nel settore dell'energia, oltre che in quelli dei trasporti e delle telecomunicazioni, favorisce l'interconnessione e l'interoperabilità delle reti nazionali, sostiene progetti di interesse comune e può a tal fine cooperare con Paesi terzi.

Contesto


La dipendenza dalle importazioni dalla Russia

Recenti dati Eurostat dimostrano che l'UE dipende in larga misura dalle importazioni di energia da paesi terzi. Nel 2020 l'Unione ha prodotto il 42% del proprio fabbisogno di energia (contro il 40% di produzione interna del 2019) e importato il restante 58%. Gli Stati membri hanno mix energetici differenti, nell'UE nel suo complesso le fonti energetiche sono state cinque: prodotti petroliferi (compreso il petrolio greggio) (35%), gas naturale (24%), energia rinnovabile (17 %), energia nucleare (13%) e combustibili fossili solidi (12%).
Come illustra il seguente grafico della Commissione europea, nel 2021 le importazioni di gas naturale dell'UE provenivano da Russia ( 43%), Norvegia (21%), Algeria (8%) e Qatar (5%), mentre più della metà dei combustibili fossili solidi (principalmente carbone) provenivano dalla Russia (54%), seguita dagli Stati Uniti (16%) e dall'Australia (14%).
Nel corso degli ultimi mesi le importazioni di gas via gasdotto dalla Russia sono diminuite fino a costituire, al settembre 2022, il 9% delle importazioni complessive, anche per l'interruzione, totale o parziale delle forniture da quel Paese che interessa 13 Stati membri (Lituania, Bulgaria, Polonia, Germania, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi, Italia, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Lettonia, Repubblica Slovacca, si veda il Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'energia 2022) pubblicato dalla Commissione europea il 18 ottobre. Alla stessa data, il gas naturale liquefatto (GNL), proveniente per la maggior parte da Norvegia e Stati Uniti, costituisce il 32% delle importazioni di gas dell'UE.


I rincari

Il conflitto in corso in Ucraina ha esacerbato l'aumento dei prezzi dell'energia già iniziato nella seconda metà del 2021. Il citato Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'energia 2022 evidenzia che tra il 2019 e il 2022 la spesa per l'energia è aumentata di oltre un terzo in media in tutta l'UE, mentre in alcuni paesi è quasi raddoppiata, con un significativo impatto su famiglie a basso e medio-basso reddito, piccole e medie imprese e industrie Il grafico che segue illustra l'andamento dei prezzi dell'elettricità e del gas all'ingrosso ( wholesale) e al dettaglio ( retail), oltre al prezzo delle quote di CO2 nel sistema ETS.

Accelerare la transizione energetica per l'autosufficienza dell'UE

La transizione all'energia pulita, già centrale per l'attuazione del Green Deal e per il conseguimento degli obiettivi climatici, è divenuta cruciale per realizzare l'autosufficienza energetica dell'UE. Accelerare la produzione di energia da fonti rinnovabili e aumentare il risparmio energetico è la premessa per porre fine alla dipendenza da paesi extra-UE. 
In tale prospettiva la Commissione europea ha presentato il 18 maggio 2022 il Piano REPowerEU (vedi infra), incentrato sulla diversificazione dei paesi fornitori, sulla riduzione dei consumi energetici e sull' incremento ulteriore della produzione di energia da fonti rinnovabili. Il Piano presuppone la piena attuazione delle iniziative legislative per la transizione energetica del pacchetto c.d. " Pronti per il 55%" e ne innalza gli obiettivi relativi all'energia da fonti rinnovabili (45% invece di 40%) e al risparmio energetico ( 13% invece di 9%).
Il grafico che segue (dalla valutazione d'impatto che accompagna il Piano) illustra come dovrebbe cambiare il mix energetico dell'UE in base ai due pacchetti: " Pronti per il 55%" e REPowerEU) entro il 2030 (rispetto al 2019). Oltre ad una quota maggiore di rinnovabili, REPowerEU prevede più drastica riduzione del consumo di gas naturale ed un maggiore ricorso a nucleare e combustibili solidi.
Fonte: Commissione europea
 
Il grafico che segue, tratto dalla stessa valutazione d'impatto, rappresenta la capacità di potenza netta installata nell'Unione nel 2030 in gigawatt, che secondo il Piano REPowerEU dovrebbe registrare una prevalenza di energia solare ed eolica.
Fonte: Commissione europea
 
In merito al risparmio energetico, il citato Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'energia 2022 illustra con il grafico seguente l'andamento del consumo di energia finale nell'UE dal 2010 al 2020 nell'industria, nei trasporti, nelle famiglie e nei servizi e.
 
In merito alla diffusione delle fonti di energia rinnovabile (FER), secondo lo stesso rapporto, queste hanno raggiunto nel 2020 in tutta l'UE una quota del 22,1% del consumo finale di energia lordo, superando il livello del 20% fissato per il 2020. Quanto ai singoli Stati membri, tutti tranne la Francia, hanno raggiunto, se non superato, il target 2020 (rappresentato da un pallino giallo nel grafico che segue). Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Slovenia lo hanno tuttavia conseguito utilizzando i trasferimenti statistici di rinnovabili (consentiti dall'articolo 6 della direttiva 2009/28/CE e dall'articolo 8 della direttiva (UE) 2018/2001). Svezia (60,1%), Finlandia (43,8%) e Lettonia (42,1%) registrano la maggiore diffusione di rinnovabili.


L'Italia nel Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'energia

Nella scheda Paese allegata al citato Rapporto sullo stato dell'Unione dell'energia (2022), si raccomanda all'Italia di:
  • ridurre la dipendenza complessiva dai combustibili fossili;
  • diversificare le importazioni di prodotti energetici;
  • aumentare la capacità di trasmissione interna di gas;
  • sviluppare interconnessioni elettriche;
  • accelerare la diffusione di capacità addizionali di energia da fonti rinnovabili;
  • adottare misure per incrementare l'efficienza energetica;
  • promuovere la mobilità sostenibile.
 
Secondo la stessa scheda (si veda il grafico seguente), il mix energetico italiano era composto fino al 2021 per la maggior parte di gas naturale (52%), seguito da rinnovabili (24%), petrolio e derivati (19%), e una piccola quota di carbone (5%). Nel mix elettrico la quota di rinnovabili è rappresentata fino al 43%, la parte restante (57%) è costituita da importazioni.
Il livello dei prezzi all'ingrosso dell'elettricità e del gas (si vedano i due grafici successivi) è più elevato in Italia rispetto alla media dell'UE.
Sono più elevati (si veda l'ultimo grafico) anche i dati relativi alla povertà energetica: in Italia l' 8,1% dei nuclei familiari non è in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione (contro il 6,9% della media UE), e il 6,5% è in arretrato sul pagamento delle bollette (contro il 6,4% della media UE).
Fonte: Commissione europea

Fonte: Commissione europea

Fonte: Commissione europea

Fonte: Commissione europea

Le iniziative per fronteggiare la crisi energetica


La discussione sul price cap e l'accordo del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre

L'introduzione di un massimale di prezzo agli acquisti di gas è stata a lungo discussa nelle sedi istituzionali dell'UE, dove gli Stati membri hanno adottato posizioni divergenti. Nel corso del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre i 27 Stati membri hanno raggiunto un accordo su tre obiettivi, così riassunti dal Presidente Charles Michel: " far calare i prezzi, garantire l'approvvigionamento e continuare a ridurre la domanda". A tale fine, il Consiglio europeo ha invitato il Consiglio dell'Ue e la Commissione europea a presentare con urgenza decisioni concrete sulle misure già proposte dalla stessa Commissione il 18 ottobre (vedi infra) e su misure ulteriori:
  • l'acquisto congiunto volontario di gas, oltre all'aggregazione della domanda vincolante per il 15% delle esigenze di riempimento degli stoccaggi nazionali, e l'accelerazione dei negoziati con partner affidabili per realizzare partenariati reciprocamente vantaggiosi e sfruttare il peso collettivo dell'Unione sul mercato anche facendo pieno ricorso alla piattaforma dell'UE per l'energia;
  • l'elaborazione, entro l'inizio del 2023, di un nuovo parametro di riferimento per il prezzo del gas naturale liquefatto (GNL), complementare al TTF e in grado di riflettere più accuratamente l'attuale mercato del gas;
  • l'introduzione di un corridoio dinamico temporaneo di prezzo sulle transazioni di gas naturale che consenta di contenere innalzamenti eccessivi dei prezzi, tenendo conto delle salvaguardie previste dal progetto di regolamento del Consiglio presentato dalla Commissione europea il 18 ottobre 2022;
  • un quadro temporaneo per limitare il prezzo del gas nella produzione di energia elettrica, prevenendo allo stesso tempo l'aumento del consumo di gas;
  • il miglioramento dei mercati dell'energia in termini di trasparenza, liquidità, contrasto alla volatilità dei prezzi e stabilità finanziaria;
  • semplificazione delle procedure autorizzative per le energie rinnovabili;
  • misure di solidarietà energetica attivabili in caso di interruzioni dell'approvvigionamento di gas a livello nazionale, regionale o dell'UE;
  • misure per incrementare il risparmio energetico.
Il Consiglio europeo ha inoltre ribadito la necessità di maggiori investimenti per l'efficienza energetica, infrastrutture adeguate alle esigenze future (comprese le interconnessioni e lo stoccaggio) e nuove tecnologie per le energie rinnovabili.
Il 25 ottobre, nel corso di una riunione dei ministri dell'Energia dell'UE, la Commissione ha presentato un non paper ( e non una proposta legislativa) sulle opzioni per mitigare l'impatto dei prezzi del gas naturale sulle bollette dell'elettricità. Il 7 novembre il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha scritto alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, richiamando l'invito formulato dal Consiglio europeo ad adottare urgentemente iniziative concrete, compreso un corridoio temporaneo di prezzo sulle transazioni di gas naturale.
Nelle precedenti riunioni del 23 e 24 giugno 2022 e del 24 e 25 marzo 2022, il Consiglio europeo aveva invitato la Commissione a proseguire con urgenza gli sforzi volti ad assicurare l'approvvigionamento energetico a prezzi accessibili
In particolare, le conclusioni della riunione del 24 e 25 marzo 2022  hanno posto le premesse per riconoscere a Spagna e Portogallo - in virtù tra l'altro dei bassi livelli di interconnessione energetica con gli altri Stati membri - la cosiddetta " eccezione iberica", consentendo loro di fissare fino al 31 maggio 2023  un tetto temporaneo a l prezz o del gas (approvato dalla Commissione europea l'8 giugno scorso) .

Le proposte della Commissione europea: meccanismi di correzione dei prezzi e obbligo di acquisti congiunti

Alcune delle misure discusse dal Consiglio europeo sono contenute in una proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea assieme ad una comunicazione il 18 ottobre, che dovrebbe essere approvata in tempi brevi e restare in vigore un anno. Si tratta dell'introduzione di: 1) meccanismi di limitazione dei prezzi sulla borsa del gas olandese (TTF, Title Transfer Facility); 2) acquisti congiunti di gas, obbligatori per il 15% dei volumi necessari a riempire le infrastrutture di stoccaggio; 3) nuove norme di solidarietà tra Stati membri in caso di carenze di forniture.  In particolare si prevedono:
  • l'aggregazione della domanda dell'UE e acquisti congiunti di gas per negoziare prezzi più bassi riducendo la concorrenza tra Stati membri sul mercato globale. Gli acquisti congiunti dovrebbero coprire il 15% della quantità di gas necessaria al riempimento degli stoccaggi;
  • la creazione entro marzo 2023 di un nuovo valore di riferimento per il prezzo del gas naturale liquefatto (GNL);
  • l'introduzione di un meccanismo temporaneo di correzione dei prezzi per stabilire un limite di prezzo dinamico per le operazioni sulla borsa del gas TTF e una "fascia o corridoio" temporaneo dei prezzi per evitare impennate estreme nei mercati dei derivati;
  • nuove norme di solidarietà fra Stati membri in caso di carenze di approvvigionamento, che estendono l'obbligo di solidarietà agli Stati membri privi di collegamenti diretti mediante gasdotti e coinvolgono anche quelli dotati di impianti di GNL;
  • la creazione di un meccanismo di allocazione del gas per gli Stati membri colpiti da un'emergenza nell'approvvigionamento di gas a livello regionale o dell'Unione;
  • ulteriori misure eccezionali e temporanee di riduzione dei consumi di gas.
La Commissione valuterà inoltre come rafforzare i finanziamenti a sostegno del piano REPowerEU. La Commissione propone inoltre un uso flessibile e mirato dei fondi della politica di coesione per far fronte all'impatto dell'attuale crisi energetica sui cittadini e sulle imprese, utilizzando fino al 10% della dotazione nazionale totale per il periodo 2014-2020, per un valore di quasi 40 miliardi di euro.

Ulteriori iniziative annunciate dalla Commissione

Nel discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato al Parlamento europeo il 14 settembre 2022, la Presidente Ursula von der Leyen, oltre ad illustrare le misure successivamente presentate (corridoio dinamico dei prezzi, nuovo valore di riferimento per il GNL, ecc.) ha ribadito la necessità di procedere alla riforma del mercato interno dell'energia, anche per fronteggiare la maggiore domanda di energia alimentata dalla crisi climatica e considerato che l'assetto attuale non è più ritenuto rispondente all'interesse dei consumatori, che dovrebbero poter trarre vantaggio dalle fonti rinnovabili a basso costo, nonché per disaccoppiare (decoupling) il prezzo dell'energia elettrica da quello del gas.
Nella stessa occasione la Presidente ha anche annunciato l'intenzione di:
  • istituire una Banca europea dell'idrogeno, alimentata dal Fondo per l'innovazione (istituito nell'ambito del sistema di scambio di quote di emissione ETS), che dovrebbe disporre di 3 miliardi di euro per contribuire a garantire la produzione di idrogeno rinnovabile.
  • rivedere le norme sulle garanzie reali per affrontare la crisi di liquidità che interessa le società elettriche nei mercati a termine dell'energia elettrica e adottare misure per limitare la volatilità dei prezzi (alcune misure sono state poi incluse nella revisione del quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato, vedi infra);
  • presentare modifiche al quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato, per consentire la concessione di garanzie statali in parità di condizioni. Il 28 ottobre tale quadro è stato prorogato fino al 31 dicembre 2023 e vi sono state apportate modifiche nel senso di aumentare i massimali degli aiuti e di introdurre maggiore flessibilità per sostenere le imprese colpite dall'aumento dei prezzi dell'energia.

Le misure già adottate per frenare i rincari e ridurre la domanda di energia elettrica

Il 7 ottobre 2022 è entrato in vigore il regolamento del Consiglio (UE) 2022/1854, proposto dalla Commissione europea il 14 settembre, che reca misure di emergenza, volte a: 
  • introdurre un obbligo di ridurre il consumo di energia elettrica di almeno il 5% nelle fasce orarie di picco dei prezzi, al fine di consentire agli Stati membri di conseguire, fino al mese di marzo 2023, una riduzione complessiva della domanda di energia elettrica del 10%. Secondo le stime della Commissione, le misure si tradurrebbero in una diminuzione del consumo di 1,2 miliardi di metri cubi di gas;
  • applicare un massimale sui ricavi "inframarginali" delle imprese che producono energia elettrica a basso costo (con tecnologie come rinnovabili, nucleare e lignite) e che ora realizzano profitti elevati; il massimale sarebbe fissato a 180 EUR/MWh (Megawatt – ora) e le risorse eccedenti il massimale dovrebbero essere prelevate dagli Stati membri ed utilizzate per mitigare gli effetti dell'impennata dei prezzi sui consumatori;
  • prevedere un contributo "di solidarietà" da parte delle compagnie petrolifere, del gas e del carbone (non soggette al massimale) consistente nel prelievo della parte di utili del 2022 eccedente un incremento del 20% sugli utili medi dei tre anni precedenti. I ricavi dovrebbero essere destinati dagli Stati membri ai consumatori più vulnerabili tra le famiglie, le imprese e le industrie ad alta intensità energetica.
Fonte: Commissione europea

Il regolamento sulla riduzione della domanda di gas naturale

Il 26 luglio un Consiglio Energia straordinario ha approvato il regolamento del Consiglio 2022/1369 che impegna gli Stati membri ad una riduzione volontaria del 15% della domanda di gas tra il 1º agosto 2022 e il 31 marzo 2023, rispetto al loro consumo medio degli ultimi cinque anni.
Tale obiettivo di riduzione diventa obbligatorio nel caso in cui il Consiglio attivi, su proposta della Commissione, uno " stato di allarme dell'Unione". Lo stato di allarme potrebbe essere proposto in caso di rischio sostanziale di grave penuria di gas o di domanda di gas eccezionalmente elevata, o su richiesta di cinque o più Stati membri che a livello nazionale abbiano dichiarato lo stato di allarme. Sono previste alcune esenzioni e la possibilità di chiedere una deroga all'obiettivo di riduzione obbligatoria, per tenere conto di situazioni particolari degli Stati membri e garantire che le riduzioni di gas siano efficaci per aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento nell'UE. Gli Stati membri possono chiedere una deroga: 1) se dispongono di interconnessioni limitate con altri Stati membri e possono dimostrare che le loro capacità di interconnessione per le esportazioni o le loro infrastrutture nazionali per il GNL sono usate quanto più possibile per ridirigere il gas verso altri Stati membri; 2) se hanno superato i loro obiettivi di riempimento dei depositi di gas, se dipendono fortemente dal gas come materia prima per le industrie critiche o se il loro consumo di gas è aumentato di almeno l'8% nell'ultimo anno rispetto alla media degli ultimi cinque anni.
Il regolamento, entrato in vigore lo scorso 9 agosto, è una misura straordinaria della durata di un anno, che entro il maggio 2023 sarà sottoposta a riesame da parte della Commissione per valutare la necessità di una proroga.
Il Piano italiano di contenimento dei consumi di gas naturale
Sulla base del regolamento europeo, il Ministero della Transizione ecologica del Governo Draghi ha elaborato il Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale.
Le misure volontarie di riduzione della domanda di gas ammontano per l'Italia a 8,2 miliardi di standard metri cubi (smc) e ulteriori 3,6 miliardi in caso di attivazione del meccanismo di " allarme".
Le misure di contenimento dei consumi previste dal Piano consistono:
  • nella massimizzazione della produzione termoelettrica con combustibili diversi dal gas ( carbone, olio combustibile, bioliquidi) e accelerazione delle rinnovabili;
  • contenimento del riscaldamento invernale abbassando la temperatura (a 17° +/- 2° di tolleranza per gli edifici adibiti ad attività industriali ed artigianali e 19° +/- 2° di tolleranza per gli altri) e abbreviando il periodo di esercizio degli impianti di 15 giorni nella stagione invernale (posticipandone l'accensione di 8 giorni e anticipandone lo spegnimento di 7 giorni) e di un'ora ogni giorno;
  • misure comportamentali per promuovere un uso efficiente dell'energia, anche basate sulla sostituzione di elettrodomestici a più elevato consumo con altri più efficienti.

Il regolamento sugli stoccaggi

Il 27 giugno 2022 è stata approvato il regolamento, esaminato con procedura d'urgenza, sullo stoccaggio del gas, che prevede l'obbligo per gli Stati membri di riempire le infrastrutture di stoccaggio sotterraneo di gas almeno all'80% prima dell'inizio dell'inverno 2022/2023, e per il 90% negli anni successivi. A livello dell'Unione è stato fissato per il 2022 l'obiettivo di riempimento pari all'85% della capacità totale degli impianti.
Tra i Paesi con la più alta capacità di stoccaggio figurano la Germania (245,3 Twh), l' Italia (197,7 Twh), i Paesi Bassi (143,8 Twh) e la Francia (128,5 Twh). La mappa che segue illustra (in rosa) la capacità di stoccaggio dei diversi Stati membri dell'UE e i paesi privi di infrastrutture (blu chiaro), a favore dei quali il nuovo regolamento prevede accordi di solidarietà con altri Stati membri.
A metà ottobre 2022, secondo il rapporto sullo Stato dell'Unione dell'Energia 2022, i depositi di gas dell'UE risultavano riempiti per il 91% della loro capacità e 14 Stati membri avevano già superato l'obiettivo di riempimento dell'80% stabilito per il 1° novembre dal regolamento europeo. L'Italia ha raggiunto tale soglia dal 1° settembre ed ha stabilito (con il d.l. 1° marzo 2022 n. 17) un obiettivo nazionale del 90%, raggiunto secondo fonti di stampa già il 28 settembre.
Fonte: Commissione europea
Quanto ridurre i consumi secondo l'Agenzia internazionale per l'Energia
Il quarto rapporto trimestrale sul mercato del gas dell' Agenzia internazionale per l'Energia (Gas Market Report, 4/2022, Aie) raccomanda di mantenere le riserve di gas almeno al 33% alla fine dell'inverno. Per non scendere al di sotto di tale soglia nel rapporto ritiene necessaria, in caso di minore afflusso di GNL, una riduzione del consumo di gas del 13% (rispetto ai 5 anni precedenti).
Un più recente rapporto dell'AIE (novembre 2022) sottolinea che nell'estate 2023 l'UE potrebbe registrare una carenza di 30 miliardi di metri cubi e non riuscire a riempire le strutture di stoccaggio per l'inverno 2023-2024. Di qui la necessità di azioni urgenti per ridurre da subito il consumo di gas.

 


REPowerEU

Il Piano presuppone la piena attuazione del pacchetto " Pronti per il 55%", presentato per implementare il Green Deal, di cui innalza gli obiettivi in materia di efficienza energetica e rinnovabili, che, oltre a consentire la riduzione delle emissioni climalteranti dovrebbe permettere di ridurre la domanda di gas dell'UE del 30%, ( 116 miliardi di metri cubi).
Il pacchetto "Pronti per il 55%", presentato il 14 luglio 2021, è volto ad aggiornare la normativa europea al nuovo obiettivo climatico di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 55% entro il 2030, con un ampio ventaglio di proposte in materia di politica energetica e per il clima, attualmente oggetto dei negoziati interistituzionali. Prevede, tra l'altro, maggiore risparmio energetico, maggiore utilizzo di energia da fonti rinnovabili ed una graduale riduzione delle fonti fossili, compreso il gas.
Secondo la Commissione, REPowerEU, richiederà entro il 2027 investimenti aggiuntivi per 210 miliardi di euro e dovrebbe consentire di risparmiare 80 miliardi di euro ogni anno sulle importazioni di gas, petrolio e carbone. Il Piano mira ad assicurare l'autosufficienza energetica dell'UE tramite:
  • la diversificazione dell'approvvigionamento, grazie a nuovi fornitori esteri affidabili e ad acquisti congiunti volontari sulla piattaforma dell'Energia;
  • un maggiore risparmio energetico. La Commissione propone di rivedere la direttiva sull'efficienza energetica - già oggetto di revisione ad opera di una delle proposte del Pacchetto "Pronti per il 55%" - per innalzare al 13% (rispetto al 1990) l'obiettivo vincolante di risparmio energetico, che il pacchetto climatico fissa al 9%;
  • incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili (vedi infra). La Commissione propone di rivedere la direttiva sull'energia da fonti rinnovabili - già oggetto di revisione ad opera di una delle proposte del Pacchetto "Pronti per il 55%" - portandone la quota nel mix energetico dell'UE dal 40% previsto dal pacchetto per il clima al 45%. La produzione complessiva di energia rinnovabile dovrebbe raggiungere nel 2030 i 1236 GW a fronte dei 1067 GW previsti dal pacchetto "Pronti per il 55%".
I nuovi target renderanno necessario l'aggiornamento dei piani nazionali per l'energia e il clima da parte degli Stati membri, peraltro già previsto per il 2024.

Accelerare la transizione all'energia pulita

La proposta di revisione della direttiva rinnovabili prevede norme per accelerare l'iter autorizzativo degli impianti per le rinnovabili in zone di riferimento individuate dagli Stati membri tenendo conto del loro basso rischio ambientale.
Incrementare il fotovoltaico
Il solo fotovoltaico, dovrebbe produrre oltre 320 GW entro il 2025 e quasi 600 GW entro il 2030. A tal fine il Piano è accompagnato da una Strategia per l'energia solare comprendente un'Iniziativa per i tetti solari, che introduce l'obbligo di installare pannelli solari su tetti di alcune categorie di edifici.
Il Piano prevede inoltre di raddoppiare il tasso attuale di diffusione delle pompe di calore, raggiungendo un totale di 10 milioni di unità nei prossimi 5 anni.
Promuovere la diffusione dell'idrogeno
Il Piano attribuisce un ruolo chiave all' idrogeno rinnovabile in settori di difficile decarbonizzazione come industria e trasporti, stabilendo per il 2030 un obiettivo di 10 milioni di tonnellate di produzione interna e 10 milioni di tonnellate di importazioni.
In particolare la Commissione europea:
  • invita il Parlamento europeo e il Consiglio, nel corso della citata revisione della direttiva sulle rinnovabili nell'ambito del pacchetto "Pronti per il 55%") ad aumentare gli obiettivi per i combustibili rinnovabili di origine non biologica per l'industria (75%) e i trasporti (5%);
  • prevede l'integrazione con ulteriori 200 milioni di euro degli investimenti di Orizzonte Europa nell'impresa comune per l'idrogeno (Clean Hydrogen Partnership);
  • si è posta l'obiettivo di completare entro l'estate 2022 la valutazione dei primi importanti progetti di comune interesse europeo (Important Project of Common European Interest, IPCEI ) nel settore dell'idrogeno. Il 15 luglio la Commissione ha approvato il primo IPCEI Hy2Tech per sostenere l'innovazione tecnologica nella produzione, nello stoccaggio e nell'utilizzo dell'idrogeno nei processi industriali e nella mobilità. Il progetto coinvolge 35 compagnie di 15 Stati membri (Austria, Belgio, Cechia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna) e prevede 5,4 miliardi di euro di finanziamenti pubblici nel quadro delle norme sugli aiuti di Stato;
  • esorta l'industria ad accelerare i lavori sull'utilizzo dell'idrogeno, nella produzione, nelle infrastrutture e nelle applicazioni d'uso finale;
  • a partire dal 2025 riferirà periodicamente, sulla diffusione e sull'impiego dell'idrogeno nell'industria e nei trasporti.
 
Nel Piano si riconosce che deve essere realizzata l'infrastruttura transfrontaliera per l'idrogeno. Il fabbisogno di investimenti per le infrastrutture è stimato in 28-38 miliardi di euro per i gasdotti all'interno dell'UE e 6-11 miliardi di euro per lo stoccaggio.
L'importazione dovrebbe avvenire tramite tre corridoi attraverso il Mediterraneo, l'area del Mare del Nord e, non appena le condizioni lo consentiranno, l' Ucraina. Il Piano individua l'idrogeno quale alternativa al gas naturale anche se prodotto con la tecnologia nucleare.
La Commissione dovrebbe procedere alla· mappatura del fabbisogno di infrastrutture per l'idrogeno entro marzo 2023.
Aumentare l'uso del biometano
Il Piano prevede l'aumento della produzione di biometano sostenibile fino a 35 miliardi di m3 entro il 2030 e individua il relativo fabbisogno di investimenti in circa 37 miliardi di euro. Per favorirne l'integrazione nel mercato interno del gas dell'Unione, la Commissione intende:
  • istituire un partenariato industriale per il biogas e il biometano;
  • adottare misure supplementari per incoraggiare i produttori di biogas a creare comunità energetiche
    La direttiva UE 2018/2001 (art. 2) definisce comunità di energia rinnovabile un soggetto giuridico, basato sulla partecipazione aperta e volontaria, autonomo e controllato da azionisti o membri situati nelle vicinanze degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che appartengono e sono sviluppati dal soggetto giuridico in questione. I suoi azionisti o membri possono essere persone fisiche, PMI o autorità locali, come amministrazioni comunali. Il suo obiettivo principale è quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi azionisti o membri o alle aree locali in cui opera, piuttosto che profitti economici;
  • incentivi per il passaggio dal biogas al biometano;
  • promuovere l'adeguamento delle infrastrutture esistenti e la realizzazione di nuove infrastrutture per il trasporto del biometano attraverso la rete del gas dell'UE;
  • promuovere ricerca, sviluppo e innovazione;
  • favorire l'accesso ai finanziamenti mobilitando fondi UE nell'ambito del Meccanismo per collegare l'Europa, della politica di coesione, del dispositivo per la ripresa e la resilienza e della politica agricola comune.
Per evitare ripercussioni sull'uso del suolo e sulla produzione agro-alimentare, il Piano sottolinea l'esigenza di promuovere la sostenibilità della produzione di biometano, utilizzando rifiuti organici e residui forestali e agricoli.

Misure a medio termine (entro il 2027)
Le misure a breve termine previste dal Piano REPowerEU (acquisti congiunti tramite la piattaforma dell'UE per l'energia, partenariati commerciali con fornitori affidabili, misure più rigorose di risparmio energetico, piani coordinati di riduzione della domanda di gas e di energia) sono già state adottate o sono in corso di adozione tramite i regolamenti illustrati in precedenza. Tra le misure a medio termine, da attuare entro il 2027 figurano:
  • nuovi piani REPowerEU nazionali nel quadro del Fondo per la ripresa e la resilienza modificato per sostenere investimenti e riforme con risorse per 300 miliardi di euro;
  • il rafforzamento del processo di decarbonizzazione industriale con progetti sostenuti dal Fondo per l'innovazione (circa 3 miliardi di euro);
  • investimenti nella rete di infrastrutture di gas ed energia elettrica integrata e adattata;
  • incremento del risparmio energetico (dal 9 al 13% entro il 2030);
  • iniziative per favorire l'accesso dell'industria alle materie prime critiche;
  • misure per aumentare l'efficienza energetica nei trasporti;
  • un acceleratore di idrogeno per ottenere 17,5 GW di elettrolizzatori entro il 2025 per alimentare l'industria europea con una produzione interna di 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile entro il 2030;
  • un quadro normativo per l'idrogeno.

Il Green Deal e la transizione energetica

La politica energetica è strettamente connessa a quella climatica nel Quadro 2030 dell'energia e del clima, adottato dal Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 (rivisto nel dicembre 2018) che fissa per il 2030 i seguenti obiettivi:
  • una riduzione pari ad almeno il 40% delle emissioni di gas ad effetto serra rispetto ai livelli del 1990;
  • un aumento fino al 32% della quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo energetico
  • un miglioramento dell'efficienza energetica pari al 32,5%;
  • l'interconnessione di almeno il 15% dei sistemi elettrici dell'UE.
 
Tali obiettivi sono attualmente oggetto di revisione da parte delle proposte del citato pacchetto " Pronti per il 55%", presentato dalla Commissione europea nel luglio 2021 per implementare il Green Deal e il Regolamento europeo sul clima che prevedono il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050 e la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990).
Le proposte del pacchetto, già esaminate dal Parlamento europeo e dal Consiglio e al momento oggetto dei negoziati interistituzionali, dovrebbero così modificare i target del Quadro 2030 dell'energia e del clima:
  • riduzione di almeno il 55% delle emissioni (rispetto al 1990)
  • aumento al 40% (o al 45%) della quota di energia da fonti rinnovabili. Il 40% corrisponde alla quota inizialmente prevista dalla Commissione europea che, a seguito dell'inasprirsi della crisi energetica ha proposto di innalzarla a 45% con il piano REPowerEU (vedi infra);
  • aumentare l'efficienza energetica al 39% per l'energia primaria e al 36% per l'energia finale (rispetto alla normativa vigente la proposta della Commissione cambia la base di calcolo e prospetta una riduzione del consumo di energia almeno pari al 9% rispetto alle proiezioni dello scenario di riferimento 2020).
 
Per un'illustrazione dettagliata del pacchetto e delle iniziative dell'UE in materia di lotta ai cambiamenti climatici, si rinvia al Focus tematico " Il Piano dell'UE per la transizione verde".

La posizione del Parlamento europeo

Il 5 ottobre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla risposta dell'UE al rincaro dei prezzi dell'energia con cui invita tra l'altro la Commissione europea a valutare l'introduzione di massimali temporanei dei prezzi all'ingrosso e all'importazione, in particolare per le importazioni di gas da gasdotti dalla Russia e a potenziare la piattaforma dell'UE per l'energia utilizzandola come strumento per l'acquisizione congiunta di fonti energetiche, con la finalità di rafforzare il potere contrattuale dell'Unione e ridurre il costo delle importazioni. 

L'attività parlamentare nella XVIII legislatura

Nel 2022 le Commissioni permanenti della Camera dei Deputati hanno esaminato, nell'ambito del dialogo politico con le istituzioni di Bruxelles, numerosi atti del pacchetto "Pronti per il 55%".
In particolare, le commissioni Ambiente, territorio e lavori pubblici (VIII) e Attività produttive, commercio e turismo (X) hanno esaminato la proposta di direttiva per la modifica della normativa sull' energia da fonti rinnovabili. L'esame, iniziato il 21 febbraio 2022, si è concluso il 23 giugno 2022 con l'adozione di un documento finale, recante una valutazione favorevole con alcune osservazioni, in cui si sottolineava tra l'altro la necessità di affiancare l'incremento di produzione con un adeguato sviluppo di infrastrutture di rete, di trasmissione e stoccaggio, nonché l'opportunità di prevedere maggiori flessibilità nella realizzazione dei progetti transfontalieri tra Stati membri.
Infine, la Commissione Attività produttive, commercio e turismo, ha avviato inoltre l'esame della proposta di direttiva per la revisione della normativa sulla prestazione energetica degli edifici.