La politica dell'UE in materia di energia 10 novembre 2022 |
Base giuridica
La base giuridica per l'azione dell'Ue in materia di energia è costituita primariamente dall'articolo
194 del
Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (
TFUE), che ne individua quali obiettivi quelli di garantire, "in uno
spirito di solidarietà tra Stati membri",
il funzionamento del mercato dell'energia, la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, il risparmio e l'efficienza energetici e lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili.
Le misure necessarie a conseguire tali obiettivi, sono deliberate, secondo il paragrafo 2 dell'articolo 194, dal Parlamento europeo e dal Consiglio, previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, con procedura legislativa ordinaria.
Tali misure non possono tuttavia incidere sul diritto di ciascuno
Stato membro a «
determinare le condizioni di utilizzo delle sue fonti energetiche, la
scelta tra varie fonti e la
struttura generale
del suo approvvigionamento energetico» (articolo 194, paragrafo 2).
Il Trattato prevede inoltre che le "misure aventi una sensibile incidenza sulla scelta di uno Stato membro tra diverse fonti di energia e sulla struttura generale dell'
approvvigionamento energetico" "(art. 192, paragrafo 2 lettera
c), nonché le misure di natura "
principalmente fiscale" (articolo 194, paragrafo 3) vengano deliberate dal Consiglio
all'unanimità secondo una procedura legislativa
speciale e previa consultazione del Parlamento europeo.
Ulteriori basi giuridiche per l'azione dell'UE nel settore si rinvengono in altre norme dei Trattati. In particolare, disposizioni di ordine generale, relative al
ravvicinamento delle legislazioni possono essere adottate ai sensi dell'articolo 114 TFUE, mediante procedura legislativa ordinaria e assumono rilievo in sede di determinazione della disciplina del
mercato interno dell'energia. Invece, gli articoli da 216 a 218 TFUE, relative agli
accordi internazionali che l'Unione può concludere, sono il principale strumento di
politica energetica esterna.
Apposite basi giuridiche disciplinano l'azione dell'Ue in materia di sicurezza dell'approvvigionamento e
reti energetiche.
L'articolo
122 stabilisce che il Consiglio, "su proposta della Commissione, può decidere, in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, le misure adeguate alla situazione economica, in particolare qualora sorgano
gravi difficoltà nell'approvvigionamento (...),
in particolare nel settore dell'energia".
Gli articoli da
170 a 172 disciplinano le
reti transeuropee stabilendo che l'Unione concorre alla loro costituzione e al loro sviluppo nel settore dell'energia, oltre che in quelli dei trasporti e delle telecomunicazioni, favorisce l'interconnessione e l'interoperabilità delle reti nazionali, sostiene
progetti di interesse comune e può a tal fine
cooperare con Paesi terzi.
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Contesto |
La dipendenza dalle importazioni dalla Russia
Recenti dati
Eurostat dimostrano che l'UE dipende in larga misura dalle importazioni di energia da paesi terzi. Nel
2020 l'Unione ha prodotto il 42% del proprio fabbisogno di energia (contro il 40% di produzione interna del 2019) e importato il restante 58%. Gli Stati membri hanno mix energetici differenti, nell'UE nel suo complesso le fonti energetiche sono state cinque:
prodotti petroliferi (compreso il petrolio greggio) (35%),
gas naturale (24%),
energia rinnovabile (17 %),
energia nucleare (13%) e
combustibili fossili solidi (12%).
Come illustra il seguente grafico della Commissione europea, nel
2021 le importazioni di
gas naturale dell'UE provenivano da
Russia (
43%), Norvegia (21%), Algeria (8%) e Qatar (5%), mentre più della metà dei combustibili fossili solidi (principalmente carbone) provenivano dalla Russia (54%), seguita dagli Stati Uniti (16%) e dall'Australia (14%).
Fonte:
Commissione europea
Nel corso degli ultimi mesi le
importazioni di gas via gasdotto dalla Russia sono diminuite fino a costituire, al settembre 2022, il
9% delle importazioni complessive, anche per l'interruzione, totale o parziale delle forniture da quel Paese che interessa 13 Stati membri (Lituania, Bulgaria, Polonia, Germania, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi, Italia, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Lettonia, Repubblica Slovacca, si veda il
Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'energia 2022) pubblicato dalla Commissione europea il 18 ottobre. Alla stessa data, il
gas naturale liquefatto (GNL), proveniente per la maggior parte da
Norvegia e Stati Uniti, costituisce il
32% delle importazioni di gas dell'UE.
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I rincari
Il conflitto in corso in Ucraina ha esacerbato l'aumento dei prezzi dell'energia già iniziato nella seconda metà del 2021. Il citato
Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'energia 2022 evidenzia che
tra il 2019 e il 2022 la
spesa per l'energia è
aumentata di oltre un terzo in media in tutta l'UE, mentre in alcuni paesi è quasi raddoppiata, con un significativo impatto su famiglie a basso e medio-basso reddito, piccole e medie imprese e industrie Il grafico che segue illustra l'andamento dei
prezzi dell'elettricità e del gas
all'ingrosso (
wholesale) e
al dettaglio (
retail), oltre al prezzo delle quote di CO2 nel sistema ETS.
Fonte:
Commissione europea
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Accelerare la transizione energetica per l'autosufficienza dell'UE
La transizione all'energia pulita, già centrale per l'attuazione del Green Deal e per il conseguimento degli obiettivi climatici, è divenuta cruciale per realizzare l'autosufficienza energetica dell'UE. Accelerare la produzione di energia da
fonti rinnovabili e
aumentare il risparmio energetico è la premessa per porre fine alla dipendenza da paesi extra-UE.
In tale prospettiva la Commissione europea ha presentato il 18 maggio 2022 il
Piano REPowerEU (vedi
infra), incentrato sulla
diversificazione dei paesi fornitori, sulla
riduzione dei consumi energetici e sull'
incremento ulteriore della produzione di energia da fonti
rinnovabili. Il Piano presuppone la piena attuazione delle iniziative legislative per la transizione energetica del pacchetto c.d. "
Pronti per il 55%" e ne innalza gli obiettivi relativi
all'energia da fonti rinnovabili
(45% invece di 40%) e al risparmio energetico (
13% invece di 9%).
Il grafico che segue (dalla
valutazione d'impatto che accompagna il Piano) illustra come dovrebbe cambiare il
mix energetico dell'UE in base ai due pacchetti: "
Pronti per il 55%" e
REPowerEU) entro il 2030 (rispetto al 2019). Oltre ad una quota maggiore di rinnovabili, REPowerEU prevede più drastica riduzione del consumo di gas naturale ed un maggiore ricorso a nucleare e combustibili solidi.
Fonte: Commissione europea
Il grafico che segue, tratto dalla stessa
valutazione d'impatto, rappresenta la
capacità di potenza netta
installata nell'Unione nel 2030 in
gigawatt, che secondo il Piano REPowerEU dovrebbe registrare una
prevalenza di
energia solare ed eolica.
Fonte: Commissione europea
In merito al
risparmio energetico, il citato
Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'energia 2022 illustra con il grafico seguente l'andamento del consumo di
energia finale nell'UE dal 2010 al 2020 nell'industria, nei trasporti, nelle famiglie e nei servizi e.
Fonte:
Commissione europea
In merito alla diffusione delle
fonti di energia rinnovabile (FER), secondo lo stesso
rapporto, queste hanno raggiunto nel
2020 in tutta l'UE una quota del
22,1% del consumo finale di energia lordo, superando il livello del 20% fissato per il 2020. Quanto ai singoli Stati membri, tutti tranne la Francia, hanno raggiunto, se non superato, il
target 2020 (rappresentato da un pallino giallo nel grafico che segue). Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Slovenia lo hanno tuttavia conseguito utilizzando i
trasferimenti statistici di rinnovabili (consentiti dall'articolo 6 della direttiva 2009/28/CE e dall'articolo 8 della direttiva (UE) 2018/2001). Svezia (60,1%), Finlandia (43,8%) e Lettonia (42,1%) registrano la maggiore diffusione di rinnovabili.
Fonte:
Commissione europea
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L'Italia nel Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'energia
Nella
scheda Paese allegata al citato
Rapporto sullo stato dell'Unione dell'energia (2022), si raccomanda all'Italia di:
Secondo la stessa scheda (si veda il grafico seguente), il
mix energetico italiano era composto fino al 2021 per la maggior parte di
gas naturale (52%), seguito da
rinnovabili (24%),
petrolio e derivati (19%), e una piccola quota di
carbone (5%). Nel mix elettrico la quota di rinnovabili è rappresentata fino al 43%, la parte restante (57%) è costituita da importazioni.
Il livello dei
prezzi all'ingrosso dell'elettricità e del gas (si vedano i due grafici successivi) è
più elevato in Italia rispetto alla media dell'UE.
Sono più elevati (si veda l'ultimo grafico) anche i dati relativi alla
povertà energetica: in Italia l'
8,1% dei nuclei familiari non è in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione (contro il 6,9% della media UE), e il 6,5% è in arretrato sul pagamento delle bollette (contro il 6,4% della media UE).
Fonte: Commissione europea
Fonte: Commissione europea
Fonte: Commissione europea
Fonte: Commissione europea
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Le iniziative per fronteggiare la crisi energetica |
La discussione sul price cap e l'accordo del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre
L'introduzione di un massimale di prezzo agli acquisti di gas è stata a lungo discussa nelle sedi istituzionali dell'UE, dove gli Stati membri hanno adottato posizioni divergenti. Nel corso del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre i 27 Stati membri hanno raggiunto un accordo su tre obiettivi, così
riassunti dal Presidente Charles Michel: "
far calare i prezzi, garantire l'approvvigionamento e continuare a ridurre la domanda". A tale fine, il Consiglio europeo ha
invitato il Consiglio dell'Ue e la Commissione europea a presentare con urgenza decisioni concrete sulle misure già proposte dalla stessa Commissione il 18 ottobre (vedi
infra) e su misure ulteriori:
Il Consiglio europeo ha inoltre ribadito la necessità di
maggiori investimenti per l'efficienza energetica, infrastrutture adeguate alle esigenze future (comprese le interconnessioni e lo stoccaggio) e nuove tecnologie per le energie rinnovabili.
Il 25 ottobre, nel corso di una riunione dei ministri dell'Energia dell'UE, la Commissione ha
presentato un
non paper (
e non una proposta legislativa) sulle opzioni per mitigare l'impatto dei prezzi del gas naturale sulle bollette dell'elettricità. Il 7 novembre il Presidente del Consiglio europeo,
Charles Michel, ha scritto alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, richiamando l'invito formulato dal Consiglio europeo ad
adottare urgentemente iniziative concrete, compreso un corridoio temporaneo di prezzo sulle transazioni di gas naturale.
Nelle precedenti riunioni del
23 e 24 giugno 2022 e del
24 e 25 marzo 2022, il Consiglio europeo aveva invitato la Commissione a proseguire con urgenza gli sforzi volti ad assicurare l'approvvigionamento energetico a
prezzi accessibili.
In particolare, le conclusioni della riunione del
24 e 25 marzo 2022 hanno posto le premesse per riconoscere a
Spagna e Portogallo - in virtù tra l'altro dei bassi livelli di interconnessione energetica con gli altri Stati membri - la cosiddetta "
eccezione iberica", consentendo loro di fissare fino al 31 maggio 2023 un
tetto
temporaneo
a
l
prezz
o
del gas (approvato dalla Commissione europea
l'8 giugno scorso)
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Le proposte della Commissione europea: meccanismi di correzione dei prezzi e obbligo di acquisti congiunti
Alcune delle misure discusse dal Consiglio europeo sono contenute in una
proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea assieme ad una
comunicazione il 18 ottobre, che dovrebbe essere approvata in tempi brevi e restare in vigore un anno. Si tratta dell'introduzione di:
1) meccanismi di
limitazione dei prezzi sulla borsa del gas olandese (TTF,
Title Transfer Facility);
2)
acquisti congiunti di gas, obbligatori per il 15% dei volumi necessari a riempire le infrastrutture di stoccaggio;
3) nuove norme di
solidarietà tra Stati membri in caso di carenze di forniture. In particolare si prevedono:
La Commissione valuterà inoltre come rafforzare i finanziamenti a sostegno del piano REPowerEU. La Commissione propone inoltre un
uso flessibile e mirato dei fondi della politica di coesione per far fronte all'impatto dell'attuale crisi energetica sui cittadini e sulle imprese, utilizzando fino al 10% della dotazione nazionale totale per il periodo 2014-2020,
per un valore di quasi 40 miliardi di euro.
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Ulteriori iniziative annunciate dalla Commissione
Nel discorso sullo
Stato dell'Unione pronunciato al Parlamento europeo il 14 settembre 2022, la Presidente Ursula von der Leyen, oltre ad illustrare le misure successivamente presentate (corridoio dinamico dei prezzi, nuovo valore di riferimento per il GNL, ecc.) ha ribadito la necessità di procedere alla
riforma del mercato interno dell'energia, anche per fronteggiare la
maggiore domanda di energia alimentata dalla
crisi climatica e considerato che l'assetto attuale non è più ritenuto rispondente all'interesse dei consumatori, che dovrebbero poter trarre vantaggio dalle fonti
rinnovabili a basso costo, nonché per disaccoppiare
(decoupling) il
prezzo dell'energia elettrica da quello del
gas.
Nella stessa occasione la Presidente ha anche annunciato l'intenzione di:
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Le misure già adottate per frenare i rincari e ridurre la domanda di energia elettrica
Il 7 ottobre 2022 è entrato in vigore il regolamento del Consiglio (UE)
2022/1854, proposto dalla Commissione europea il
14 settembre, che reca
misure di emergenza, volte a:
Fonte:
Commissione europea
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Il regolamento sulla riduzione della domanda di gas naturale
Il 26 luglio un Consiglio Energia straordinario ha approvato il regolamento del Consiglio
2022/1369 che impegna gli Stati membri ad una
riduzione volontaria del 15% della domanda
di gas tra
il 1º agosto 2022 e il 31 marzo 2023, rispetto al loro consumo medio degli ultimi cinque anni.
Tale obiettivo di riduzione diventa
obbligatorio nel caso in cui il Consiglio attivi, su proposta della Commissione, uno "
stato di allarme dell'Unione". Lo stato di allarme potrebbe essere proposto in caso di rischio sostanziale di grave penuria di gas o di domanda di gas eccezionalmente elevata, o su richiesta di cinque o più Stati membri che a livello nazionale abbiano dichiarato lo stato di allarme. Sono previste alcune
esenzioni e la possibilità di chiedere
una deroga all'obiettivo di riduzione obbligatoria, per tenere conto di situazioni particolari degli Stati membri e garantire che le riduzioni di gas siano efficaci per aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento nell'UE. Gli Stati membri possono chiedere una
deroga: 1) se dispongono
di interconnessioni limitate con altri Stati membri e possono dimostrare che le loro capacità di interconnessione per le esportazioni o le loro infrastrutture nazionali per il GNL sono usate quanto più possibile per ridirigere il gas verso altri Stati membri; 2)
se hanno superato i loro obiettivi di riempimento dei depositi di gas, se dipendono fortemente dal
gas come materia prima per le industrie critiche o se il loro consumo di gas è aumentato di almeno l'8% nell'ultimo anno rispetto alla media degli ultimi cinque anni.
Il regolamento, entrato in vigore lo scorso 9 agosto, è una
misura straordinaria della durata di
un anno, che entro il maggio 2023 sarà sottoposta a riesame da parte della Commissione per valutare la necessità di una proroga.
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Il regolamento sugli stoccaggi
Il 27 giugno 2022 è stata
approvato il regolamento, esaminato con procedura d'urgenza, sullo
stoccaggio del gas, che prevede l'obbligo per gli Stati membri di riempire le
infrastrutture di stoccaggio sotterraneo
di gas almeno all'80% prima dell'inizio dell'inverno
2022/2023, e per il
90%
negli anni successivi. A livello dell'Unione è stato fissato per il
2022 l'obiettivo di riempimento pari all'85% della capacità totale degli impianti.
Tra i Paesi con la più alta capacità di stoccaggio figurano la
Germania (245,3 Twh), l'
Italia (197,7 Twh), i
Paesi Bassi (143,8 Twh) e la
Francia (128,5 Twh). La
mappa che segue illustra (in rosa) la capacità di stoccaggio dei diversi Stati membri dell'UE e i paesi privi di infrastrutture (blu chiaro), a favore dei quali il nuovo regolamento prevede accordi di solidarietà con altri Stati membri.
A metà ottobre 2022, secondo il
rapporto sullo Stato dell'Unione dell'Energia 2022, i
depositi di gas dell'UE risultavano riempiti per il
91% della loro capacità e 14 Stati membri avevano già superato l'obiettivo di riempimento dell'80% stabilito per il 1° novembre dal regolamento europeo. L'Italia ha raggiunto tale soglia dal 1° settembre ed ha stabilito (con il
d.l. 1° marzo 2022 n. 17) un obiettivo nazionale del 90%, raggiunto secondo
fonti di stampa già il 28 settembre.
Fonte:
Commissione europea
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REPowerEU
Il 18 maggio 2022 la Commissione europea ha presentato il
Piano REPowerEU, accompagnato da un pacchetto di proposte che comprende la
Comunicazione sul risparmio energetico,
la Strategia esterna dell'UE per l'energia (JOIN/2022/23), la Strategia per l'energia solare (COM/2022/221), la
Proposta di direttiva che modifica le direttive sulle rinnovabili, sulla prestazione energetica nell'edilizia e sull'efficienza energetica (
COM(2022)222), la
Raccomandazione sulle procedure autorizzative e sugli accordi di compravendita di energia elettrica , e la proposta di
regolamento sui capitoli REPowerEU nei Piani per la ripresa e la resilienza (su cui il Consiglio ha già concordato un
orientamento generale il 3 ottobre 2022).
Il Piano presuppone la piena attuazione del pacchetto "
Pronti per il 55%", presentato per implementare il Green Deal, di cui innalza gli obiettivi in materia di
efficienza energetica e
rinnovabili, che, oltre a consentire la riduzione delle emissioni climalteranti dovrebbe permettere di
ridurre la domanda di gas dell'UE del 30%, (
116 miliardi di metri cubi).
Il pacchetto "Pronti per il 55%", presentato il 14 luglio 2021, è volto ad aggiornare la normativa europea al nuovo obiettivo climatico di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 55% entro il 2030, con un ampio ventaglio di proposte in materia di politica energetica e per il clima, attualmente oggetto dei negoziati interistituzionali. Prevede, tra l'altro, maggiore risparmio energetico, maggiore utilizzo di energia da fonti rinnovabili ed una graduale riduzione delle fonti fossili, compreso il gas.
Secondo la Commissione, REPowerEU, richiederà
entro il 2027
investimenti aggiuntivi per
210 miliardi di euro e dovrebbe consentire di
risparmiare 80 miliardi di euro ogni anno sulle importazioni di gas, petrolio e carbone. Il Piano mira ad assicurare l'autosufficienza energetica dell'UE tramite:
I nuovi
target renderanno necessario
l'aggiornamento dei piani nazionali per l'energia e il clima da parte degli Stati membri, peraltro già previsto per il 2024.
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Accelerare la transizione all'energia pulita
La
proposta di revisione della direttiva rinnovabili prevede norme per
accelerare l'iter autorizzativo degli
impianti per le rinnovabili in
zone di riferimento individuate dagli Stati membri tenendo conto del loro basso rischio ambientale.
Incrementare il fotovoltaico
Il solo
fotovoltaico, dovrebbe produrre oltre
320 GW entro il 2025 e quasi
600 GW entro il 2030. A tal fine il Piano è accompagnato da una
Strategia per l'energia solare comprendente
un'Iniziativa per i tetti solari, che introduce l'obbligo di installare pannelli solari su tetti di alcune categorie di edifici.
Il
Piano prevede inoltre di raddoppiare il tasso attuale di diffusione delle
pompe di calore, raggiungendo un totale di
10 milioni di unità nei prossimi 5 anni.
Promuovere la diffusione dell'idrogeno
Il Piano attribuisce un ruolo chiave all'
idrogeno rinnovabile in settori di difficile decarbonizzazione come
industria e
trasporti, stabilendo per il 2030 un obiettivo di
10 milioni di tonnellate di
produzione interna e
10 milioni di tonnellate
di importazioni.
Nel Piano si riconosce che deve essere realizzata l'infrastruttura transfrontaliera per l'idrogeno. Il fabbisogno di investimenti per le infrastrutture è stimato in
28-38 miliardi di euro per i gasdotti all'interno dell'UE e
6-11 miliardi di euro per lo stoccaggio.
L'importazione dovrebbe avvenire tramite tre
corridoi attraverso il
Mediterraneo, l'area del
Mare del Nord e, non appena le condizioni lo consentiranno, l'
Ucraina. Il Piano individua l'idrogeno quale alternativa al gas naturale anche se prodotto con la tecnologia nucleare.
La Commissione dovrebbe procedere alla·
mappatura del
fabbisogno di
infrastrutture per l'idrogeno entro
marzo 2023.
Aumentare l'uso del biometano
Il Piano prevede l'aumento della produzione di
biometano sostenibile fino a
35 miliardi di
m3
entro il 2030 e individua il relativo fabbisogno di investimenti in circa
37 miliardi di euro. Per favorirne l'integrazione nel mercato interno del gas dell'Unione, la Commissione intende:
Per evitare ripercussioni sull'uso del suolo e sulla produzione agro-alimentare, il Piano sottolinea l'esigenza di promuovere la
sostenibilità della produzione di biometano, utilizzando
rifiuti organici e
residui forestali e agricoli.
Misure a medio termine (entro il 2027)
Le misure a breve termine previste dal Piano REPowerEU (acquisti congiunti tramite la piattaforma dell'UE per l'energia, partenariati commerciali con fornitori affidabili, misure più rigorose di risparmio energetico, piani coordinati di riduzione della domanda di gas e di energia) sono già state adottate o sono in corso di adozione tramite i regolamenti illustrati in precedenza. Tra le misure a
medio termine, da attuare
entro il 2027 figurano:
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Il Green Deal e la transizione energetica
La politica energetica è strettamente connessa a quella climatica nel
Quadro 2030 dell'energia e del clima, adottato dal Consiglio europeo del
23 e 24 ottobre 2014 (rivisto nel dicembre 2018) che fissa per il 2030 i seguenti obiettivi:
Tali obiettivi sono attualmente oggetto di revisione da parte delle proposte del citato pacchetto "
Pronti per il 55%", presentato dalla Commissione europea nel luglio 2021 per implementare il
Green Deal e il
Regolamento europeo sul clima che prevedono il raggiungimento della
neutralità climatica nel 2050 e la
riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno il
55%
entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990).
Le proposte del pacchetto, già esaminate dal Parlamento europeo e dal Consiglio e al momento oggetto dei negoziati interistituzionali, dovrebbero così modificare i
target del Quadro 2030 dell'energia e del clima:
Per un'illustrazione dettagliata del pacchetto e delle iniziative dell'UE in materia di lotta ai cambiamenti climatici, si rinvia al Focus tematico "
Il Piano dell'UE per la transizione verde".
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La posizione del Parlamento europeo
Il 5 ottobre il Parlamento europeo ha approvato una
risoluzione sulla risposta dell'UE al rincaro dei prezzi dell'energia con cui invita tra l'altro la Commissione europea a valutare l'introduzione di
massimali temporanei dei prezzi all'ingrosso e all'importazione, in particolare per le importazioni di gas da gasdotti dalla
Russia e a
potenziare la piattaforma dell'UE per l'energia utilizzandola come strumento per l'acquisizione congiunta di fonti energetiche, con la finalità di rafforzare il potere contrattuale dell'Unione e ridurre il costo delle importazioni.
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L'attività parlamentare nella XVIII legislatura
Nel 2022 le
Commissioni permanenti della Camera dei Deputati hanno esaminato, nell'ambito del dialogo politico con le istituzioni di Bruxelles, numerosi atti del pacchetto "Pronti per il 55%".
In particolare, le commissioni
Ambiente, territorio e lavori pubblici (VIII) e
Attività produttive, commercio e turismo (X) hanno esaminato la
proposta di direttiva per la modifica della normativa sull'
energia da fonti rinnovabili. L'esame, iniziato il 21 febbraio 2022, si è concluso il
23 giugno 2022 con l'adozione di un
documento finale, recante una valutazione favorevole con alcune osservazioni, in cui si sottolineava tra l'altro la necessità di affiancare l'incremento di produzione con un
adeguato sviluppo di infrastrutture di rete, di trasmissione e stoccaggio, nonché l'opportunità di prevedere maggiori
flessibilità nella realizzazione dei
progetti transfontalieri tra Stati membri.
Infine, la Commissione Attività produttive, commercio e turismo, ha avviato inoltre l'esame
della proposta di direttiva per la
revisione della
normativa sulla prestazione energetica degli edifici.
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