Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento Bilancio
Titolo: Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
Serie: Documentazione di Finanza Pubblica   Numero: 28/1
Data: 15/07/2021
Organi della Camera: V Bilancio, VI Finanze

IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

 

Schede di lettura

Aggiornato al 15 luglio 2021

 

INDICE

1. Premessa.. 5

1.1 Il quadro europeo. 5

1.2 La Governance del PNRR.. 12

2. Le missioni e le risorse.. 17

3. Misure legislative previste dal pnrr.. 29

4. Le priorità trasversali. 49

4.1 Giovani 49

4.1.1. Premessa. 49

4.1.2. Promozione dell’occupazione giovanile. 55

4.1.3. Istruzione e ricerca. 55

4.1.4. Family act 56

4.1.5 Valutazione di impatto generazionale sull’occupazione. 56

4.2 Parità di genere. 58

4.1.1. Premessa. 58

4.2.2. Promozione dell’occupazione femminile. 65

4.2.3. Imprenditoria femminile. 66

4.2.4 Sistema nazionale di certificazione della parità di genere. 67

4.2.5. Valutazione di impatto di genere del PNRR sotto il profilo occupazionale. 68

4.2.6 Ulteriori misure suscettibili di impatto sulla condizione femminile. 69

4.3 Mezzogiorno. 71

4.3.1. Premessa. 71

4.3.2. Le riforme. 76

4.3.3. Impatto macroeconomico. 77

5. Il ruolo degli enti locali. 79

6. Le politiche pubbliche nel PNRR.. 91

6.1. Pubblica Amministrazione. 93

6.1.1 Personale. 93

6.1.2 Semplificazione normativa. 97

6.1.3 Semplificazione amministrativa. 99

6.1.4 Digitalizzazione della PA.. 105

6.2. Competitività del sistema produttivo. 118

6.3. Sanità e politiche sociali 136

6.3.1 Assistenza sociale territoriale. 137

6.3.2 Assistenza territoriale sanitaria. 142

6.3.3 Innovazione tecnologica nel SSN.. 146

6.3.4 Formazione e ricerca sanitaria. 151

6.4 Lavoro e occupazione. 156

6.5 Fisco. 163

6.6 Infrastrutture e trasporti 167

6.6.1 Rete ferroviaria. 167

6.6.2 Mobilità sostenibile e trasporto pubblico locale. 178

6.6.3 Intermodalità e logistica. 187

6.6.4 Infrastrutture digitali 196

6.6.5 Sicurezza stradale 4.0. 200

6.7 Giustizia. 203

6.8 Ambiente. 211

6.8.1 Acqua e territorio. 211

6.8.2 Economia circolare. 225

6.8.3 Rigenerazione urbana. 234

6.8.4 Efficienza energetica. 241

6.8.5 Superbonus 110%.. 245

6.9 Energia. 249

6.10 Agricoltura. 269

6.11 Coesione territoriale. 289

6.12 Ricerca di base. 302

6.13 Istruzione. 309

6.14 Cultura. 325

6.15 Sport 337

6.16 Turismo. 339

 

 


1. Premessa

1.1 Il quadro europeo

 


Il 25 aprile il Governo ha trasmesso al Parlamento il testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), oggetto di comunicazioni del Presidente del Consiglio alle Assemblee di Camera e Senato il 26 e 27 aprile. Sulle comunicazioni sono state approvate le risoluzioni n. 6/00189 della Camera e n. 6/00188 del Senato. Il 30 aprile 2021 il Governo ha quindi ufficialmente trasmesso il testo definitivo del PNRR alla Commissione europea[1], ai sensi dell'articolo 18 del regolamento (UE) 2021/241 del Dispositivo di ripresa e resilienza (Recovery and Resilience Facility - RRF). Il 4 maggio 2021 il medesimo testo è stato trasmesso anche al Parlamento italiano. Ai sensi dell'articolo 19 del regolamento, il 22 giugno 2021 la Commissione europea ha pubblicato la proposta di decisione di esecuzione del Consiglio relativa all'approvazione del PNRR dell'Italia (COM(2021) 344), accompagnata dal Documento di lavoro dei servizi della Commissione SWD(2021) 165) e da un corposo Allegato[2]. Il par. 3 del citato articolo 19 illustra i criteri sui quali deve essere basata la valutazione (pertinenza, efficacia, efficienza, coerenza). Nel mettere a disposizione dell'Italia le risorse richieste, si è ritenuto che il Piano:

1)  sia bilanciato nella risposta ai pilastri citati nell'articolo 3 del regolamento RRF e impostato per incrementare il potenziale di crescita dell'Italia, le condizioni del mercato del lavoro e la resilienza sociale;

2)  non arrechi danno significativo agli obiettivi ambientali dell'Unione;

3)  contenga misure connesse alla transizione verde per il 37,5 per cento dell'allocazione totale e connesse alla trasformazione digitale per il 25,1 per cento;

4)  abbia il potenziale di arrecare cambiamenti strutturali duraturi e quindi avere un impatto anch'esso duraturo sulle società e economia italiane;

5)  presenti costi stimati ragionevoli, plausibili e commensurati all'impatto sociale e economico atteso.

Anche in considerazione del sistema di governance multi-livello creato per assicurare un'attuazione efficace e il monitoraggio del piano, e del forte sistema di controllo stabilito, la Commissione ha quindi fornito una valutazione globalmente positiva, come si evince dalla tabella riportata di seguito.

Commissione europea, valutazione del PNRR dell'Italia. Fonte: documento di lavoro della Commissione SWD(2021) 165

 

Il 13 luglio 2021, il Consiglio dell'Unione europea ha approvato la valutazione del PNRR italiano, sulla base della proposta della Commissione, mediante l'adozione della decisione di esecuzione (doc. 10160/21) di cui all'articolo 20 del regolamento (UE) 2021/241. La decisione di esecuzione è corredata di un Allegato che definisce in dettaglio, per ogni investimento e riforma, obiettivi e traguardi precisi. Al loro conseguimento è subordinata l'assegnazione delle risorse su base semestrale.

La Commissione europea dovrà ora concludere con l'Italia un accordo che, ai sensi dell'articolo 23, costituirà un impegno giuridico specifico.

Il Piano delinea un “pacchetto completo e coerente di riforme e investimenti”, necessario ad accedere alle risorse finanziarie messe a disposizione dall'Unione europea con il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, perno della strategia di ripresa post-pandemica finanziata tramite il programma Next Generation EU (NGEU)[3].

Le misure previste dal Piano si articolano intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale.

Seguendo le linee guida elaborate dalla Commissione europea, inoltre, il Piano raggruppa i progetti di investimento e di riforma in 16 Componenti, raggruppate a loro volta in 6 Missioni: 1. Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; 2. Rivoluzione verde e transizione ecologica; 3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4. Istruzione e ricerca; 5. Coesione e inclusione; 6. Salute.

Il Governo richiede all'Unione europea il massimo delle risorse RRF disponibili per l'Italia, pari a 191,5 miliardi di euro, di cui 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti. Per quanto riguarda l'ammontare delle sovvenzioni, il primo 70 per cento è già fissato dalla versione ufficiale del Regolamento RRF[4], mentre la rimanente parte verrà definitivamente determinata entro il 30 giugno 2022 in base all’andamento del PIL degli Stati membri registrato nel 2020-2021 secondo le statistiche ufficiali (articolo 11, par. 2, del regolamento (UE) 2021/241). L’ammontare dei prestiti RRF all’Italia è stato stimato in base al limite massimo del 6,8 per cento del reddito nazionale lordo in accordo con la task force della Commissione.

Coerentemente con le richieste del Governo, ai sensi dell'articolo 2 della decisione di esecuzione del Consiglio, l'Unione mette a disposizione dell'Italia un contributo finanziario sotto forma di sostegno non rimborsabile pari a circa 68,9 miliardi di euro. È disponibile un importo di 47,9 miliardi per essere impegnato giuridicamente entro il 31 dicembre 2022. A condizione che l'aggiornamento di cui all'articolo 11, par. 2, del regolamento (UE) 2021/241 determini per l'Italia un importo a quello pari o superiore, è disponibile un ulteriore importo di 20,96 miliardi per essere impegnato giuridicamente dal 1º gennaio 2023 fino al 31 dicembre 2023.

Ai sensi dell'articolo 3 della medesima decisione, inoltre, l'Unione mette a disposizione dell'Italia un prestito dell'importo massimo di 122,6 miliardi di euro.

Entro due mesi dalla sottoscrizione dell'accordo la Commissione procede al pagamento del prefinanziamento, di importo fino al 13% delle somme (articolo 13). La citata decisione di esecuzione del Consiglio (articoli 2 e 3) propone di accordare all'Italia, a titolo di pre-finanziamento, il 13% sia del contributo finanziario, sia del prestito, ovvero circa 8,95 miliardi di euro a titolo di sovvenzioni e circa 15,9 miliardi di euro a titolo di prestiti. L’ammontare del pre-finanziamento verrà detratto proporzionalmente da ogni esborso successivo (quindi il 13% di ogni rata, sia per la parte sovvenzioni sia per la parte prestiti).

Una volta avviati i progetti e gli investimenti finanziati dall'RRF, l'articolo 24 del regolamento prevede che gli Stati membri possano presentare due volte l'anno alla Commissione una richiesta di pagamento del contributo finanziario "debitamente motivata" (par. 2).

La richiesta comporta l'avvenuto raggiungimento di traguardi e obiettivi concordati e indicati nel PNRR approvato. Il par. 3 incarica la Commissione di valutare in via preliminare se questi siano stati effettivamente conseguiti "in maniera soddisfacente". Tale valutazione deve avere luogo "senza indebito ritardo e al più tardi entro due mesi dal ricevimento della richiesta".

In caso di esito positivo, la Commissione trasmette le proprie conclusioni al Comitato economico e finanziario, organo consultivo composto da alti funzionari di amministrazioni e banche centrali nazionali (par. 4) e adotta "senza indebito ritardo" una decisione che autorizza l'erogazione dei fondi (par. 5).

In caso di esito negativo, invece, il pagamento (totale o parziale) viene sospeso per riprendere solo dopo che lo Stato membro interessato abbia adottato le "misure necessarie per garantire un conseguimento soddisfacente dei traguardi e degli obiettivi" (par. 6). In caso di inazione, entro sei mesi (articolo 24, par. 8), la Commissione potrebbe disporre la riduzione proporzionale dell'ammontare del contributo finanziario. Se non vi fossero progressi concreti, dopo 18 mesi è prevista la possibilità di risolvere il contratto e disimpegnare l'importo del contributo finanziario (par. 9). Eventuali prefinanziamenti sarebbero integralmente recuperati. È assicurata agli Stati membri interessati la possibilità di presentare osservazioni.

Il par. 10 dell'articolo 24 prevede infine che "in presenza di circostanze eccezionali l'adozione della decisione che autorizza l'erogazione del contributo finanziario (...) può essere rinviata fino a tre mesi". Si fa qui riferimento alla cosiddetta procedura del freno d'emergenza, concordata in sede di Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 ma non codificata all'interno del regolamento: qualora uno o più Stati membri ritengano che vi siano stati seri scostamenti dall'adempimento soddisfacente di traguardi e obiettivi, potrebbe richiedere di deferire la questione al successivo Consiglio europeo. Nessuna decisione potrà essere assunta finché il Consiglio europeo o l'Ecofin, da esso delegato, non abbiano discusso la questione "in maniera esaustiva". Per tale procedura si prevede, "di regola", una durata non superiore a tre mesi. Il PE dovrebbe essere prontamente informato.

Gli articoli 2 e 3 della citata decisione del Consiglio ribadiscono che i contributi finanziari a favore dell'Italia saranno messi a disposizione a rate (par. 2) e che essi sono subordinati "alla disponibilità dei finanziamenti e a una decisione della Commissione (...), secondo la quale l'Italia ha conseguito in modo soddisfacente i traguardi e gli obiettivi (...) individuati in relazione all'attuazione del PNRR" (par. 4).

Sulla base dei calendari per il monitoraggio e l'attuazione del sostegno finanziario (A.2.) e del prestito (A.4.) contenuti nell'Allegato della decisione esecutiva del Consiglio, si può presupporre che nella seconda metà del 2021 l'Italia potrà presentare richiesta di pagamento per un totale di:

 

1)  11.494.252.874 euro in sovvenzioni, finalizzati tra l'altro a:

-     la riforma della pubblica amministrazione,

-     la riforma dei processi civile e penale;

-     investimenti in hub del turismo digitale;

-     investimenti in bus elettrici;

-     investimenti in borse di studio per l'accesso all'università;

 

2)  12.643.678.161 euro in prestiti, da dedicare tra l'altro a:

-     riforme per l'adozione di programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico;

-     riforme per l'accelerazione dell'iter di approvazione dei progetti ferroviari;

-     investimenti finalizzati a gestire il rischio di alluvione e la riduzione di rischio idrogeologico;

-     investimento per la realizzazione di un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione per l'individuazione dei rischi idrogeologici;

-     investimenti per la creazione di imprese femminili.

 

Tale è infatti l'ammontare dei finanziamenti allocati alle misure i cui traguardi o obiettivi si presume di raggiungere, e quindi di poter documentare alla Commissione europea, nell'anno 2021[5].

 

Alle risorse del Dispositivo di ripresa e resilienza si aggiungono circa 13 miliardi di euro del programma REACT-EU e circa 30,62 miliardi di euro derivanti dal Piano nazionale per gli investimenti complementari finalizzato ad integrare con risorse nazionali gli interventi del PNRR [6]. La seguente tabella (tavola 1.1 del PNRR) riepiloga le risorse disponibili per ciascuna missione e componente[7].



Con queste risorse, il Governo intende sia affrontare i problemi macroeconomici del Paese, più volte evidenziati dall'Unione europea con l'analisi approfondita svolta dalla Commissione europea nell'ambito della Procedura sugli squilibri macroeconomici, sia rispondere alle Raccomandazioni specifiche per paese (Country Specific Recommendations - CSR) rivolte all'Italia dal Consiglio dell'Unione europea, in particolare, nel 2019 e nel 2020.

Per quanto riguarda i profili macroeconomici, il Governo evidenzia nel Piano che, attraverso le riforme e gli investimenti prospettati, il tasso di crescita potenziale dell'economia italiana potrà aumentare di 0,8 punti percentuali (0,5 punti per effetto della maggiore spesa e 0,3 punti percentuali per effetto delle riforme) portando il tasso di crescita potenziale nell'anno finale del Piano a 1,4 per cento (rispetto allo 0,6 per cento precedentemente stimato). Di conseguenza, l'impatto complessivo sul PIL nominale viene stimato pari a 3,6 punti percentuali in termini di scostamento rispetto allo scenario base nell'anno 2026 (si veda la Parte 4 del Piano). Ciò consentirà sia di ridurre il rapporto debito pubblico/PIL, sia di diminuire il tasso di disoccupazione, i parametri che evidenziano le maggiori criticità nelle analisi della Commissione europea.

 

Per quanto riguarda le Raccomandazioni specifiche per paese, oltre a richiamare le misure già adottate negli scorsi anni, il Governo fa riferimento alla Missione 2 in risposta alla raccomandazione specifica relativa al mercato del lavoro (CSR 2 del 2019); alle Missioni 1 e 4 in risposta alla raccomandazione in materia di ricerca e innovazione, infrastrutture, pubblica amministrazione e digitalizzazione (CSR 3 del 2019); alla riforma della giustizia in risposta alla raccomandazione specifica relativa alla riduzione della durata dei processi civili e al contrasto della corruzione (CSR 4 del 2019); alla maggiore crescita economica trainata dall'attuazione del PNRR in risposta alla raccomandazione riguardante il risanamento del sistema bancario (CSR 5 del 2019). Con riferimento alle raccomandazioni specifiche del 2020, il Governo ritiene che gli interventi di sostegno a famiglie e imprese adottate in risposta alla crisi da COVID-19 a partire da marzo 2020 abbiano coperto la maggior parte delle iniziative richieste dal Consiglio.

Il Piano affronta inoltre tutte le tematiche considerate di punta dalla Commissione europea in quanto sfide comuni a tutti gli Stati membri. Si tratta dei sette programmi di punta (“Flagship programs”) europei: 1) Power up (Accendere); 2) Renovate (Ristrutturare); 3) Recharge and refuel (Ricaricare e Ridare energia); 4) Connect (Connettere); 5) Modernise (Ammodernare); 6) Scale-up (Crescere); e 7) Reskill and upskill (Dare nuove e più elevate competenze).

 

Il Piano prevede inoltre un pacchetto di riforme destinate, nelle intenzioni del Governo, a concorrere al conseguimento degli obiettivi generali del PNRR attraverso la riduzione degli oneri burocratici e la rimozione dei vincoli all'aumento della produttività. Si tratta in particolare di tre tipologie di riforma:

§  riforme orizzontali o di contesto, d’interesse traversale a tutte le Missioni del Piano;

§  riforme abilitanti, ovvero gli interventi funzionali a garantire l’attuazione del Piano e in generale a rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali;

§  riforme settoriali, contenute all’interno delle singole Missioni - innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche.

A queste si aggiungono quelle riforme che, pur non ricomprese nel perimetro del Piano, il Governo considera concorrenti alla realizzazione degli obiettivi generali del PNRR, e in particolare gli interventi per la razionalizzazione e l’equità del sistema fiscale e quelli per l’estensione e il potenziamento del sistema di ammortizzatori sociali.

 

Con il programma Next Generation EU il Governo vuole anche affrontare una serie di ritardi storici del Paese che riguardano le persone con disabilità, i giovani, le donne e il Sud. A tale fine, le 6 Missioni del PNRR condividono delle priorità trasversali relative alle pari opportunità generazionali, di genere e territoriali. L’impatto sul recupero del potenziale dei giovani, delle donne e dei territori rappresenteranno fondamentali criteri di valutazione delle misure adottate. Tali obiettivi corrispondono anche alle raccomandazioni specifiche del 2019 e del 2020.

Per quanto riguarda la fase di attuazione del PNRR, il Governo chiarisce che le singole Amministrazioni centrali interessate (Ministeri), nonché le regioni e gli enti locali, provvedono alla realizzazione dei singoli interventi e delle riforme. Un’apposita struttura del Ministero dell’economia e delle finanze provvede al coordinamento centralizzato, il monitoraggio e il controllo sull’attuazione, oltre a costituire il punto di contatto con la Commissione europea per il PNRR. Infine, una Cabina di Regia per il PNRR ha il compito di garantire il monitoraggio dell’avanzamento del Piano, il rafforzamento della cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale, e di proporre l’attivazione di poteri sostitutivi e le modifiche normative necessarie per l’implementazione delle misure del PNRR[8].

 


1.2 La Governance del PNRR

 


La governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è stata definita, con un’articolazione a più livelli, dal decreto-legge del 31 maggio 2021, n. 77, in corso di conversione da parte della Camera.

La responsabilità di indirizzo del Piano è assegnata alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Viene istituita una Cabina di regia, presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri, alla quale partecipano di volta in volta i Ministri e i Sottosegretari competenti in ragione delle tematiche affrontate in ciascuna seduta.

La Cabina di regia esercita poteri di indirizzo, impulso e coordinamento generale sull’attuazione degli interventi del PNRR. Alle sedute della Cabina di regia partecipano i Presidenti di Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano quando sono esaminate questioni di competenza regionale o locale, nonché il Presidente della Conferenza, su questioni d’interesse di più Regioni o Province autonome. Possono essere inoltre invitati, a seconda della tematica affrontata, i rappresentanti dei soggetti attuatori e dei rispettivi organismi associativi e i referenti o rappresentanti del partenariato economico e sociale. Tra i suoi compiti figura la trasmissione al Parlamento di una relazione sullo stato attuazione del Piano, con cadenza semestrale.

L'azione della Cabina di regia non fa venir meno le funzioni di indirizzo e coordinamento in capo ai due Comitati interministeriali - per la transizione digitale e per la transizione ecologica - di recente istituzione[9] i quali svolgono, sull'attuazione degli interventi del PNRR, nelle materie di rispettiva competenza, le funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento tecnico, tenendo informata la Cabina di regia che ha la facoltà di partecipare attraverso un delegato.

A supporto delle attività della Cabina di regia è istituita una Segreteria tecnica, la cui durata temporanea è superiore a quella del Governo che la istituisce e si protrae fino al completamento del PNRR entro il 31 dicembre 2026.

La Cabina di Regia, affiancata dalla Segreteria tecnica, assicura relazioni periodiche al Parlamento e alla Conferenza Unificata, e aggiorna periodicamente il Consiglio dei Ministri.

Presso la Presidenza del consiglio, inoltre, è istituita un’Unità per la razionalizzazione e il miglioramento dell’efficacia della regolazione, con l’obiettivo di superare gli ostacoli normativi, regolamentari e burocratici che possono rallentare l’attuazione del Piano.

È istituito, poi, un Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale composto da rappresentanti delle parti sociali, del Governo, delle Regioni, degli enti locali e dei rispettivi organismi associativi, delle categorie produttive e sociali, del sistema dell’università e della ricerca scientifica e della società civile. Il Tavolo svolge una funzione consultiva nelle materie connesse all’attuazione del PNRR e può segnalare alla Cabina di regia ogni profilo ritenuto rilevante per la realizzazione del PNRR, anche per favorire il superamento di circostanze ostative e agevolare l’efficace e celere attuazione degli interventi.

Il monitoraggio e la rendicontazione del Piano sono affidati al Servizio centrale per il PNRR, istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze, che rappresenta il punto di contatto nazionale con la Commissione europea per l’attuazione del Piano. Il Servizio centrale per il PNRR è responsabile della gestione del Fondo di Rotazione del Next Generation EU-Italia e dei connessi flussi finanziari, nonché della gestione del sistema di monitoraggio sull'attuazione delle riforme e degli investimenti del PNRR, assicurando il necessario supporto tecnico alle amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel PNRR. Ogni Amministrazione centrale titolare di interventi previsti dal PNRR individua (o costituisce ex novo) una struttura di coordinamento che agisce come punto di contatto con il Servizio centrale per il PNRR. Presso la Ragioneria dello Stato è inoltre istituito un ufficio dirigenziale con funzioni di audit del PNRR e di monitoraggio anticorruzione.

Alla realizzazione operativa degli interventi previsti dal PNRR provvedono i singoli soggetti attuatori: le Amministrazioni centrali, le Regioni e le Province autonome e gli enti locali, sulla base delle specifiche competenze istituzionali o della diversa titolarità degli interventi definita nel PNRR.

Sono previsti poteri sostitutivi in caso di mancato rispetto da parte delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province o dei Comuni degli obblighi e impegni finalizzati all’attuazione del PNRR. Nel caso in cui sia a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali del PNRR, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta della Cabina di regia o del Ministro competente, assegna al soggetto attuatore interessato un termine non superiore a 30 giorni per provvedere.

In caso di perdurante inerzia, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro, sentito il soggetto attuatore, il Consiglio dei ministri individua l’amministrazione, l’ente, l’organo o l’ufficio, o i commissari ad acta, ai quali attribuisce, in via sostitutiva, il potere di adottare gli atti o provvedimenti necessari, oppure di provvedere all’esecuzione ai progetti.

In caso di dissenso, diniego o opposizione proveniente da un organo statale che può precludere la realizzazione di un intervento rientrante nel PNRR, la Segreteria tecnica - se un meccanismo di superamento del dissenso non sia già previsto dalle vigenti disposizioni - propone al Presidente del Consiglio dei ministri, entro i successivi 5 giorni, di sottoporre la questione all’esame del Consiglio dei ministri per le conseguenti determinazioni.

Se il dissenso, il diniego o l’opposizione provengono da un organo della Regione o di un ente locale, la Segreteria tecnica può proporre al Presidente del Consiglio dei ministri o al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, entro i successivi 5 giorni, di sottoporre la questione alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per concordare le iniziative da assumere, che devono essere definite entro il termine di 15 giorni dalla data di convocazione della Conferenza. Al termine dei 15 giorni, in mancanza di soluzioni condivise che consentano la rapida realizzazione dell’opera, il Presidente del Consiglio dei ministri, oppure il Ministro per gli affari regionali e le autonomie nei casi opportuni, propone al Consiglio dei ministri le iniziative necessarie ai fini dell’esercizio dei poteri sostitutivi.

Le misure e le procedure di accelerazione e semplificazione delineate nel decreto per l’efficace e tempestiva attuazione degli interventi trovano applicazione anche per gli investimenti finanziati con il Fondo complementare al PNRR.

La seconda parte del decreto-legge n. 77 del 2021 prevede inoltre semplificazioni normative per l’accelerazione e lo snellimento delle procedure e di rafforzamento della capacità amministrativa.

 

Ulteriori misure per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni, funzionale all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e per l'efficienza della giustizia, sono state quindi adottate con il decreto-legge del 9 giugno 2021, n. 80, in caso di conversione da parte della Camera. Le norme disciplinano modalità speciali per il reclutamento e il conferimento di incarichi professionali per l’attuazione del PNRR da parte delle amministrazioni pubbliche e pongono le premesse normative per la realizzazione delle due riforme trasversali previste dal PNRR: la pubblica amministrazione e la giustizia.

Il decreto-legge n. 80 del 2021 stabilisce che per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato si applica la riforma dei concorsi pubblici contenuta nel decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, che prevede la valutazione dei titoli per le figure ad elevata specializzazione tecnica e la previsione della sola prova scritta digitale. La durata dei contratti sarà di 36 mesi, rinnovabili fino al 31 dicembre 2026 in relazione al raggiungimento degli obiettivi del Piano da parte delle amministrazioni assegnatarie dei progetti.

Il Dipartimento della funzione pubblica, attraverso il portale del reclutamento, istituisce due distinti elenchi ai quali possono iscriversi, rispettivamente a) professionisti ed esperti per il conferimento di incarichi di collaborazione con contratto di lavoro autonomo e b) personale in possesso di un'alta specializzazione per l'assunzione con contratto di lavoro a tempo determinato.

Per i professionisti e gli esperti iscritti agli Albi, si prevede l’inserimento sul portale del reclutamento in un apposito elenco vincolato al possesso di determinati titoli di qualificazione professionale. Ai fini dell’attribuzione degli incarichi di collaborazione, le amministrazioni dovranno chiamare almeno tre professionisti in ordine di graduatoria e scegliere a chi attribuire l’incarico sulla base di un colloquio. I criteri seguiti dovranno essere pubblicati sul sito internet delle amministrazioni competenti. Per le alte specializzazioni – come i dottori di ricerca e le persone con esperienze documentate di almeno 2 anni in organizzazioni internazionali e dell’Unione europea – è prevista l’iscrizione in un apposito elenco sul portale del reclutamento, a seguito di una procedura di selezione organizzata dal Dipartimento della funzione pubblica, basata sulla valutazione dei titoli e su un esame scritto. Le amministrazioni potranno quindi procedere alle assunzioni sulla base della graduatoria, mantenendo comunque la facoltà di indire proprie procedure concorsuali.

Il decreto, al fine di consentire la selezione di manager qualificati, autorizza, esclusivamente per il periodo di attuazione del PNRR e soltanto per le amministrazioni titolari di interventi, il raddoppio delle percentuali previste dalla legge per l’attribuzione di incarichi dirigenziali a soggetti esterni alla pubblica amministrazione e a dirigenti provenienti da altre amministrazioni. Potranno essere poi superati i tetti di spesa relativi al trattamento economico accessorio, secondo criteri e modalità da definire nei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Al fine di valorizzare l’esperienza professionale maturata nei rapporti di lavoro a tempo determinato il decreto prevede una riserva fino al 40 per cento di posti nei concorsi pubblici banditi dalle amministrazioni a favore di chi abbia svolto incarichi a tempo determinato per lavorare al PNRR. Sono previsti, inoltre, percorsi di mobilità verticale per il personale della pubblica amministrazione, volti a valorizzare le conoscenze tecniche e le competenze di carattere trasversale (manageriale e gestionale) sviluppate dai dipendenti nel corso della propria attività lavorativa.

È prevista l’attivazione, attraverso contratti di apprendistato, di specifici progetti di formazione e lavoro nelle pubbliche amministrazioni per l’acquisizione di competenze di base e trasversali e per l’orientamento professionale, da parte di diplomati e di studenti universitari. Sono introdotti strumenti di supporto alle amministrazioni nell’attuazione del PNRR, fra cui il potenziamento delle funzioni di Formez PA, che dovrà fornire assistenza tecnica alle amministrazioni, e il rafforzamento della Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA).  

Per la realizzazione del sistema di coordinamento istituzionale, gestione, attuazione, monitoraggio e controllo del PNRR, entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto il Dipartimento della funzione pubblica indice un concorso pubblico per il reclutamento di un contingente complessivo di 500 unità di personale non dirigenziale a tempo determinato per un periodo anche superiore a 36 mesi, ma non eccedente la durata di completamento del PNRR e comunque non oltre il 31 dicembre 2026. Nell’ambito del contingente complessivo, 80 unità sono destinate ad essere inquadrate presso la Ragioneria generale dello Stato e la restante parte sono ripartite tra le amministrazioni centrali assegnatarie dei progetti.

Le figure reclutate saranno ripartite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, tra le amministrazioni centrali titolari degli interventi. Le graduatorie del concorso saranno efficaci per la durata di attuazione del Piano e sono oggetto di scorrimento in ragione di esigenze motivate fino a ulteriori 300 unità.

Per le attività di monitoraggio e rendicontazione del PNRR, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato potrà avvalersi di un contingente di esperti di comprovata qualificazione professionale fino a un importo massimo di euro 50.000 lordi annui per singolo incarico (entro il limite di spesa complessivo di 167.000 euro per l’anno 2021 e di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023, 2024, 2025 e 2026). Le restanti amministrazioni potranno avvalersi di un analogo contingente, per un importo massimo di 50.000 euro lordi annui per singolo incarico; a tal fine è istituito un fondo con una dotazione di 2.668.000 euro per l’anno 2021 e di 8.000.000 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023, 2024, 2025 e 2026.

 



 


2. Le missioni e le risorse

 


Il PNRR si articola in 6 Missioni, suddivise in 16 Componenti, funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo.

Le Componenti, a loro volta, si articolano in 43 ambiti di intervento per progetti omogenei e coerenti.

Per ogni Missione sono indicati le linee di investimento (in totale 133) e le riforme settoriali (49) volte ad introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti. In ciascuna Missione, inoltre, si dà conto dei profili più rilevanti ai fini del perseguimento delle tre priorità trasversali del Piano, costituite da “Parità di genere”, “Giovani” e “Sud e riequilibrio territoriale”.

 

Nel grafico seguente è illustrato il riparto tra le Missioni, in termini percentuali del complesso delle risorse programmate nel PNRR, pari a 235,12 miliardi, considerando sia le risorse europee del Dispositivo di ripresa e resilienza, pari a 191,5 miliardi, quelle rese disponibili dal programma REACT-EU, per 13 miliardi (che come previsto dalla normativa EU vengono spese negli anni 2021-2013), nonché quelle derivanti dalla programmazione nazionale aggiuntiva.

Il Piano prevede, infatti, in aggiunta alle risorse europee, ulteriori 30,6 miliardi di risorse nazionali, che confluiscono in un apposito Fondo complementare finanziato attraverso lo scostamento di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile 2021 e autorizzato dal Parlamento, a maggioranza assoluta, nella seduta del 22 aprile 2021. Il Fondo complementare è stato ripartito per complessivi 30.622,46 milioni di euro per gli anni dal 2021 al 2026 con il decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59.


 

 

 


Si ricorda che, ai sensi del Regolamento (UE) 2021/241 una quota di almeno il 37% delle risorse derivanti dal Dispositivo per la Ripesa e la Resilienza deve essere destinata a misure per la transizione verde e almeno il 20% alla transizione digitale.

Nel Piano gli interventi suddetti non sono concentrati soltanto nelle prime due Missioni, ma si rinvengono in tutte le Missioni e sono segnalati per ogni intervento/riforma settoriale. Nel complesso il Piano afferma che alla transizione ecologica sono destinati il 40% delle risorse e alla transazione digitale il 27%[10].

 

Il Piano sottolinea che, ai fini del raggiungimento degli obiettivi della politica di coesione, alle risorse considerate dal PNRR si affiancano quelle europee e di cofinanziamento nazionale dei Fondi strutturali della programmazione 2021-2027 – per le quali è in fase avanzata di definizione il nuovo Accordo di partenariato con la Commissione UE - la cui dotazione complessiva ammonta a circa 83 miliardi[11], nonché quelle nazionali del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione per la programmazione 2021-2027, stanziate in un primo importo di 50 miliardi dalla legge di bilancio per il 2021, per le quali la citata legge (art. 1, co. 177-178, L. n. 178/2020) ne dispone l’impiego in linea con le politiche settoriali di investimento e di riforma previste nel PNRR, secondo un principio di complementarietà e di addizionalità delle risorse.

In relazione a ciò, nel Piano si mette in evidenza che è stata anticipata nel PNRR la programmazione nazionale del FSC 2021-2027 per un valore di circa 15,5 miliardi, per accelerare la capacità di utilizzo delle risorse e di realizzazione degli investimenti. Tali risorse – sottolinea il Piano - saranno reintegrate nella disponibilità del fondo, così da garantirne la piena addizionalità.

Nelle schede che seguono viene fornita una breve illustrazione dei contenuti e delle risorse assegnate alle sei Missioni del Piano, con riferimento alle singole componenti.



 


 

 


La Missione n. 1 ha come obiettivo generale quello di dare un “impulso decisivo al rilancio della competitività e della produttività del Paese”, mediante investimenti idonei a garantire un deciso salto di qualità nel percorso di digitalizzazione del Paese.

La Missione investe alcuni ampi settori di intervento tra cui:

§  la digitalizzazione e modernizzazione della pubblica amministrazione;

§  la riforma della giustizia;

§  l’innovazione del sistema produttivo;

§  la realizzazione della banda larga;

§  l’investimento sul patrimonio turistico e culturale.

Le linee di intervento della missione si sviluppano attorno a tre componenti progettuali:

§  digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA;

§  digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo;

§  turismo e cultura 4.0.


(miliardi di euro)

M1

Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo

PNRR (a)

React EU (b)

Fondo complementare
(c)

Totale (a+b+c)

M1C1

Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA

9,75

0,0

1,40

11,15

M1C2

Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo

23,89

0,8

5,88

30,57

M1C3

Turismo e Cultura 4.0

6,68

0,0

1,46

8,13

Totale Missione 1

40,32

0,8

8,74

49,86

 

La digitalizzazione è uno dei temi trasversali del Piano che ricorrono anche nelle altre missioni coinvolgendo diversi settori tra cui:

§  le infrastrutture nel loro complesso, da quelle energetiche a quelle dei trasporti, dove i sistemi di monitoraggio con sensori e piattaforme dati rappresentano un archetipo innovativo di gestione in qualità e sicurezza degli asset (Missioni 2 e 3);

§  la scuola, nei programmi didattici, nelle competenze di docenti e studenti, nelle funzioni amministrative, della qualità degli edifici (Missione 4);

§  la sanità, nelle infrastrutture ospedaliere, nei dispositivi medici, nelle competenze e nell’aggiornamento del personale, al fine di garantire il miglior livello di assistenza sanitaria a tutti i cittadini (Missioni 5 e 6).



 


 

 


La Missione 2 concerne i grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento.


 

 

 

(miliardi di euro)

M2

Rivoluzione verde e transizione ecologica

PNRR (a)

React EU (b)

Fondo complementare
(c)

Totale (a+b+c)

M2C1

Economia circolare e agricoltura sostenibile

5,27

0,50

1,20

6,97

M2C2

Transizione energetica e mobilità sostenibile

23,78

0,18

1,40

25,36

M2C3

Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici

15,36

0,32

6,56

22,24

M2C4

Tutela del territorio e della risorsa idrica

15,06

0,31

0,0

15,37

Totale Missione 2

59,47

1,31

9,16

69,94

 

 


 


 

 


La Missione n. 3, “Infrastrutture per la Mobilità sostenibile”, punta a completare entro il 2026, un sistema infrastrutturale moderno, digitalizzato e sostenibile.

La missione intende realizzare opere necessarie a intervenire sui fattori di debolezza che hanno penalizzato lo sviluppo economico del Paese, contribuendo al raggiungimento dei target europei di riduzione delle emissioni e di progressiva decarbonizzazione della mobilità. Tali investimenti, inoltre, avranno una particolare attenzione ai territori meno collegati e saranno quindi volti a colmare il divario fra Nord e Sud e tra le aree urbane e aree interne e rurali del Paese. In questo modo, essi favoriranno la coesione sociale e la convergenza economica fra le aree del Paese, uniformando la qualità dei servizi di trasporto su tutto il territorio nazionale.


(miliardi di euro)

 

 

M3

Infrastrutture per una mobilità sostenibile

PNRR (a)

React EU (b)

Fondo complementare
(c)

Totale (a+b+c)

M3C1

Investimenti sulla rete ferroviaria e sulla sicurezza stradale

24,77

0,0

3,2

27,97

M3C2

Intermodalità e logistica integrata

0,63

0,0

3,86

3,49

Totale Missione 3

25,40

0,0

6,06

31,46


 


 

 


La Missione 4 “Istruzione e ricerca” si basa su una strategia che poggia sui seguenti assi portanti:

§  miglioramento qualitativo e ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione

§  miglioramento dei processi di reclutamento e di formazione degli insegnanti

§  ampliamento delle competenze e potenziamento delle infrastrutture scolastiche

§  riforma e ampliamento dei dottorati

§  rafforzamento della ricerca e diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese

§  sostegno ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico

§  potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione


 

 

                                                                                                                          (miliardi di euro)

M4

Istruzione e ricerca

PNRR (a)

React EU (b)

Fondo complementare
(c)

Totale (a+b+c)

M4C1

Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università

19,44

1,45

0,0

20,89

M4C2

Dalla ricerca all’impresa

11,44

0,48

1,0

12,92

Totale Missione 3

30,88

1,93

1,0

33,81

 

 

 


 


 

 


Accanto alla transizione verde e digitale, la crescita inclusiva e la coesione sociale e territoriale costituiscono pilastri fondamentali della programmazione e del contenuto dei PNRR nazionali.

 

La Missione n. 5 riveste un ruolo di rilievo nel perseguimento degli obiettivi, trasversali a tutto il PNRR, di sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, di incremento delle prospettive occupazionali dei giovani, di riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne.

 

Il Piano sottolinea che tali priorità non sono affidate a singoli interventi circoscritti in specifiche componenti, ma sono perseguite in tutte le missioni del Piano medesimo.

 

La Missione si esplica in 3 componenti, ciascuna delle quali sarà accompagnata da una serie di riforme di sostegno.

 

 

 

 

1.     La componente “Politiche per il lavoro” mira ad accompagnare la trasformazione del mercato del lavoro con adeguati strumenti che facilitino le transizioni occupazionali; a migliorare l’occupabilità dei lavoratori; a innalzare il livello delle tutele attraverso la formazione.

2.     La componente “Infrastrutture sociali, Famiglie, Comunità e Terzo Settore” mira a valorizzare la dimensione “sociale” delle politiche sanitarie, urbanistiche, abitative, dei servizi per l’infanzia, per gli anziani, per i soggetti più vulnerabili, così come quelle della formazione, del lavoro, del sostegno alle famiglie, della sicurezza, della multiculturalità, dell’equità tra i generi.

3.     La componente “Interventi speciali di coesione territoriale” prevede il rafforzamento di interventi speciali in specifici ambiti territoriali: le aree interne del Paese, la valorizzazione economica e sociale dei beni confiscati alle mafie, il potenziamento degli strumenti di contrasto alla dispersione scolastica e dei servizi socio-educativi ai minori, la riattivazione dello sviluppo economico attraverso il miglioramento delle infrastrutture di servizio delle Aree ZES.

 


 

 

 

 

(miliardi di euro)

 

 

M5

Inclusione e coesione

PNRR (a)

React EU (b)

Fondo complementare
(c)

Totale (a+b+c)

M5C1

Politiche per il lavoro

6,66

5,97

0,0

12,63

M5C2

Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore

11,17

1,28

0,34

12,79

M5C3

Interventi speciali di coesione territoriale

1,98

0,0

2,43

4,41

Totale Missione 5

19,81

7,25

2,77

29,83


 

 


Come esposto nella Tabella, per la realizzazione degli interventi inseriti nella missione, in quanto finalizzata a colmare i divari di genere, generazionali e territoriali, un importante apporto finanziario è fornito dalle risorse del React-EU, con un importo pari a circa 7,3 miliardi di euro.

Come indicato nel Piano, infatti, la programmazione di REACT-EU destina risorse aggiuntive per la politica di coesione 2014-2020 indirizzate ai Paesi più colpiti dalla pandemia e assegna al nostro Paese la quota più alta (circa 13 miliardi su 47 miliardi complessivi) di cui quasi 8,5 miliardi sono rivolti al Mezzogiorno. La nuova programmazione valorizza innovazione e green, introduce un nuovo capitolo per affrontare i cronici problemi idrici, irrobustisce i sostegni alle PMI meridionali e investe risorse sulla ricerca, l’istruzione, il lavoro. In coerenza con le indicazioni europee, sono previste esclusivamente misure effettivamente realizzabili entro la scadenza del 2023, gestite a livello nazionale attraverso lo strumento dei PON.



 


 

 


Nella Missione n. 6 un primo intervento, in termini di riforme e investimenti, è finalizzato ad allineare i servizi ai bisogni di cura dei pazienti in ogni area del Paese. Un’altra significativa parte delle risorse è destinata a migliorare le dotazioni infrastrutturali e tecnologiche, a promuovere la ricerca e l'innovazione e allo sviluppo di competenze tecnico-professionale, digitale e manageriali del personale.


 

 

M6

Inclusione e coesione

PNRR (a)

React EU (b)

Fondo complementare
(c)

Totale (a+b+c)

M6C1

Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l'assistenza territoriale

7,0

1,50

0,50

9,0

M6C2

Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio nazionale

8,63

0,21

2,39

11,23

Totale Missione 6

15,63

1,71

2,89

20,23


 

 

 


3. Misure legislative previste dal pnrr

 


Nel grafico seguente sono indicate le misure legislative previste dal piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) italiano come risultante dalla decisione adottata dal Consiglio dell’Unione europea il 13 luglio 2021. Per un utile confronto sono fornite anche ulteriori indicazioni ricavate dal piano presentato dal Governo italiano ma non presenti nella decisione del Consiglio UE.

Per ogni misura è indicato:

§  il termine entro il quale è richiesta l’adozione della misura nella decisione del Consiglio UE (quello che nella decisione è indicato come “calendario indicativo per il conseguimento”) ovvero gli altri termini temporali previsti dal piano presentato dal Governo italiano;

§  la tipologia di misura (decreto-legge; legge-delega; decreto legislativo; legge, con la specificazione se si tratta di provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica);

§  la missione di appartenenza o la tipologia di riforma;

§  lo stato di attuazione;

§  altri elementi ritenuti utili.

Nelle caselle su sfondo verde sono indicate le informazioni presenti nel piano presentato dal Governo italiano ma non riportate nella decisione del Consiglio UE; in particolare se una misura è indicata nel piano del Governo italiano ma non nella decisione del Consiglio l’intera colonna sarà in verde.

Per una contestualizzazione delle misure previste si rinvia alle successive schede del dossier.

 

Si rileva solo in termini generali:

§  la decisione del Consiglio UE fa unicamente riferimento nel “calendario indicativo per il conseguimento”, all’entrata in vigore delle disposizioni e non, come invece il piano presentato dal governo italiano, ad altri momenti (come, per esempio, la presentazione alle Camere); nel grafico in caso di contraddizione tra il piano presentato dal Governo italiano e la decisione del Consiglio UE si è indicato solo il termine presente nella decisione; nella maggior parte dei casi però le informazioni si integrano; in particolare, il piano fa in molti casi riferimento alla presentazione del disegno di legge alle Camere; in questo modo “incrociando” le informazioni presenti nei due documenti è ricavabile la durata dell’iter parlamentare prevista: ad esempio, per le leggi annuali della concorrenza è sempre previsto un iter di 18 mesi; per la legge di riforma dei contratti pubblici è previsto un iter di un anno; per i provvedimenti in materia di istruzione è previsto un iter di un anno fatta eccezione per il sistema di reclutamento degli insegnanti in cui l’iter si riduce a sei mesi

§ la decisione del Consiglio UE non fa riferimento a molte delle riforme classificate nel piano presentato dal Governo italiano come “di accompagnamento”, “orizzontali” o “abilitanti”, perché - secondo le stesse definizioni indicate dal PNRR presentato dal Governo italiano – si tratta di interventi “destinati ad accompagnare l’attuazione del piano” (riforme di accompagnamento); “d’interesse trasversale a tutte le missioni del piano” (riforme orizzontali); “funzionali a garantire l’attuazione del piano” (riforme abilitanti); questi provvedimenti sono comunque collocati nel grafico in quanto presenti nel piano presentato dal Governo italiano; inoltre, alcune delle misure indicate come riforme nel piano presentato dal Governo italiano, sono state ascritte dalla decisione del Consiglio UE ad una specifica missione (ad esempio, le riforme del processo civile e del processo penale sono state ascritte alla missione 1).



4. Le priorità trasversali

 


4.1 Giovani

4.1.1. Premessa

 


L’incremento delle competenze e delle prospettive occupazionali dei giovani rappresenta una delle tre priorità trasversali del PNRR, ragione per la quale misure dirette al perseguimento della parità generazionale sono rinvenibili in ciascuna Missione del Piano.

Le misure previste dal Piano in tema di parità generazionale sono in prevalenza rivolte a promuovere una maggiore partecipazione dei giovani al mercato del lavoro, attraverso:

1)  interventi diretti di sostegno all’occupazione giovanile;

2)  interventi indiretti che produrranno benefici trasversali anche in ambito generazionale.

Di seguito, in forma tabellare, le principali misure afferenti alle politiche giovanili presenti nel PNRR (per la cui specifica trattazione vedi infra); le risorse stanziate dal Piano per gli interventi considerati in questa sede - per i quali non sono previste ulteriori risorse nazionali a carico del c.d. Fondo complementare – sono pari a circa 7,5 mld di euro e rappresentano poco più del 3.9 per cento delle risorse del Dispositivo di ripresa e resilienza (pari a 191,5 mld di euro).


 

(Le risorse sono riportate in milioni di euro)

 

MISURE

INVESTIMENTO/INTERVENTO

RISORSE

OBIETTIVI

FAVORIRE L’OCCUPAZIONE GIOVANILE

Assunzioni di giovani per l’esecuzione dei progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN

 

--

Inserimento nei bandi gara per le imprese che, a diverso titolo, parteciperanno ai progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN, di previsioni dirette a condizionare l’esecuzione dei progetti all’assunzione di giovani, anche per il tramite di contratti di formazione/specializzazione che possono essere attivati prima dell’avvio dei medesimi progetti.

A tale previsione è stata data attuazione con l’articolo 47 del D.L. 77/2021 (cd. decreto semplificazioni), attualmente all’esame delle Camere.

Sistema duale (M5C1-I.1.4-15)

600 (sovvenzioni) di cui:

2021: 220

2022: 120

2023: 220

2024: 20

2025: 20

La partecipazione di almeno 135.000 persone in più nel quinquennio 2021-2025

Servizio civile universale (M5C1-I.2.1-16)

650 (sovvenzioni) di cui:

2021: 216,6

2022: 216,7

2023: 216,7

Ulteriori 300 mln di euro proverranno dal Fondo nazionale per il Servizio civile.

La partecipazione di almeno 120.000 persone in più nel triennio 2021-2023

Servizio civile digitale (M1C1-I.1.7.1-24)

60 (sovvenzioni) di cui:

2021: 14

2022: 18

2023: 24

2024: 4

Entro il secondo trimestre 2025, la partecipazione di almeno 1 mln di cittadini ad iniziative di formazione promosse da enti no profit e volontari

 

 

 

 

ASSUNZIONI NELLA P.A.

Personale a tempo determinato per l’implementazione del PNRR (M1C1-I.2.1-53)

 

Nell’allegato alla decisione UE tale Riforma è inserita in Investimento 1.9 Assistenza tecnica e rafforzamento delle capacità per l’attuazione del PNRR

 (M1C1-I. 1.9-53)

 

9 (sovvenzioni) di cui:

2021: 1

2022: 4

2023: 4

Reclutamento di personale a tempo determinato che lavorerà per l’implementazione del PNRR

Percorsi di reclutamento dedicati ai giovani dotati di elevate qualifiche (nell’ambito della Riforma “Accesso e reclutamento”,  M1C1-R.2.1-56 che, nell’allegato alla decisione UE tale Riforma è riconducibile alla Riforma 1.9, Riforma della pubblica amministrazione)

 

Inserire giovani altamente qualificati (dottorati, master, esperienza internazionale) nelle amministrazioni con percorsi rapidi, affiancati da una formazione ad hoc, entro il 2021.

ASSUNZIONI NEI TRIBUNALI

Piano di assunzioni a tempo determinato (con durata massima di 3 anni) per l’Ufficio del processo (M1C1-I.1.8-32,33,34,39,40,41,42,49,50)

Circa 603 di cui:

ca. 211 mln per l’assunzione di 1.600 giovani laureati (1.660 negli allegati tecnici);

ca. 82 mln per l’assunzione di 750 giovani diplomati specializzati;

ca. 310 mln per l’assunzione di 3.000 giovani diplomati

Dopo l'entrata in vigore dei necessari regolamenti di accompagnamento, i profili indicati saranno assunti nell’arco del 1° trimestre del 2022.

 

 

 

 

ISTRUZIONE  E FORMAZIONE PROFESSIONALE

Sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (ITS) (M4C1-I.1.5-20)

1.500 (sovvenzioni) di cui:

2022: 380

2023: 750

2024: 200

2025: 100

2026: 70

Incrementare il numero degli attuali iscritti a percorsi ITS (18.750 frequentanti e 5.250 diplomati all’anno) almeno del 100 per cento tra il 2021 ed il 2025.

Come specificato nell’allegato alla decisione UE, il conseguimento soddisfacente dell'obiettivo dipenderà anche dall'aumento del numero di ITS operativi (+ 208).

Riduzione dei divari territoriali nel primo e secondo ciclo delle superiori (M4C1-I.1.4-7,25)

1.500 (sovvenzioni) di cui:

2021: 400

2022: 460

2023: 510

2024: 130

A questi si aggiungono 750 mln PON e 240 mln da L. bilancio 2021.

Tra il 2021 ed il 2024 garantire un livello adeguato di competenze ad almeno un milione di studenti all’anno (per 4 anni), anche per mezzo dello sviluppo di un portale nazionale formativo unico.

Come specificato nell’allegato alla decisione UE, l’obiettivo è di ridurre, entro il secondo trimestre del 2026, il divario nel tasso di abbandono scolastico nell'istruzione secondaria fino a raggiungere la media UE del 2019 (10,2 %).

 

Riforma delle lauree abilitanti per determinate professioni (M4C1-R1.6-1,10)

--

La riforma sarà completata entro il 2021 (attraverso il ddl C. 2751, approvato in prima lettura dalla Camera il 23 giugno 2021) ed estesa ai laureati interessati a partire dal 2022

 

 

 

 

GIOVANI RICERCATORI

Finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori (M4C2-I1.2-1,)

600 (sovvenzioni) di cui:

2022: 100

2023: 175

2024: 150

2025: 100

2026: 75

A questi si aggiungono   200 mln provenienti da Fondi strutturali e di investimento europei.

Dal 2022 al 2026, sostenere le attività di ricerca di un massimo di 2100 giovani ricercatori.

Tra il 2022 e il 2025 saranno previsti quattro inviti per la presentazione di progetti.

 

 

 

 

BORSE DI STUDIO E ALLOGGI

Borse di studio per l’accesso all’università (M4C1-I1.7-2,11,15)

500 (sovvenzioni) di cui:

2022: 166

2023: 167

2024: 167

A questi si aggiungono 450 mln REACT-EU e 660 mln dalla legge di bilancio 2021

Tra il 2022 ed il 2024:

-       aumentare di 700 euro in media l’importo delle borse di studio, arrivando così ad un valore di circa 4.000 euro per studente;

-       ridurre il divario tra la percentuale di studenti con una borsa di studio in Italia (pari al 12%) e la media UE (circa il 25%).

Alloggi per gli studenti (M4C1-R1.7-27,28,29,30)

960 (sovvenzioni) di cui:

2022: 40

2023: 160

2024: 320

2025: 280

2026: 160

Triplicare i posti per gli studenti fuorisede, portandoli da 40 mila a oltre 100 mila entro il secondo trimestre del 2026.

L’allegato alla decisione UE evidenzia che, entro lo stesso termine, devono essere creati e assegnati almeno 7.500 posti letto aggiuntivi.

 

 

 

 

TURISMO

Sezione Speciale Turismo del Fondo Centrale di Garanzia per facilitare l'accesso al credito per i giovani che intendono avviare una propria attività (all’interno dell’investimento “Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche” M1C3-I.4.2-32)

 

358 (prestiti) di cui:

2021: 100

2022: 58

2023: 100

2024: 50

2025: 50

11.800 imprese turistiche sostenute dal fondo di garanzia per le PMI

 

 

 

 

START-UP E VENTURE CAPITAL

Supporto a imprese start-up e venture capital attive nella transizione ecologica (M2C2-I.5.4-42,43)

250 (prestiti) di cui:

2021:     0

2022:   50

2023:   50

2024:   50

2025:   50

2026:   50

L’investimento si articolerà dal 2021 al 2026 e potrebbe avere un impatto, diretto o indiretto, su circa 350-400 start-up

 

 


Accanto alle predette misure dirette, si segnalano anche le seguenti azioni trasversali che il Piano ritiene potranno consentire di ottenere benefici anche in ambito generazionale:

§  l’accelerazione della transizione ecologica (Missione 2), che contribuirà all’incremento dell’occupazione giovanile in tutti i settori toccati (tra cui le energie rinnovabili, le reti di trasmissione e distribuzione, la filiera dell’idrogeno);

Sul punto, dall’indagine del sistema Excelsior di Unioncamere sul fabbisogno occupazionale in Italia tra il 2020 e il 2024 emerge una crescente domanda di personale da inserire in azienda con competenze sui temi ambientali. L’incidenza stimata di figure a cui sarà domandata nel quinquennio 2020-2024 un’attitudine green almeno medio-bassa va dal 60% per i gruppi low-skill al 63% delle professioni high-skill.

§  lo sviluppo di una mobilità sostenibile e l’incremento delle opportunità di mobilità (Missione 3) che, dal punto di vista generazionale, sono definite dal PNRR fondamentali per la formazione e per il corretto collocamento nel mondo del lavoro dei giovani;

 

Secondo una stima dell’Organizzazione internazionale del lavoro, il passaggio ad una mobilità sostenibile potrà creare entro il 2030 circa 18 milioni di nuovi posti di lavoro (risultato dato dalla differenza tra circa 24 mln di nuovi posti di lavoro e la perdita di 6 mln).

 

§  la possibile revisione dell’Irpef (nell’ambito della Riforma fiscale di accompagnamento al Piano), che potrebbe sostenere la partecipazione al lavoro dei giovani;

§  gli interventi di rigenerazione urbana (Missione 5) che, in quanto finalizzati al recupero del degrado sociale e ambientale, assumono rilievo come strumento di supporto all'inclusione soprattutto giovanile.

Di seguito, una descrizione delle misure collegate alle politiche giovanili con riferimento alle diverse missioni e aree tematiche.

4.1.2. Promozione dell’occupazione giovanile

Tra le diverse misure presenti trasversalmente nel Piano dirette ad agevolare, anche indirettamente, l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro si segnalano, in particolare:

§  la valorizzazione del capitale umano ed il miglioramento delle competenze (Missione 1), soprattutto con riferimento alle nuove professioni, che potrà creare maggiori opportunità di lavoro in particolar modo per le generazioni più giovani. Inoltre, nella medesima Missione 1, ai percorsi ordinari di reclutamento il Piano affianca programmi dedicati ai giovani dotati di elevate qualifiche (dottorati, master, esperienza internazionale) da inserire nelle amministrazioni con percorsi rapidi, affiancati da una formazione specifica;

§  gli investimenti e le riforme sulla transizione ecologica (Missione 2), che contribuiranno alla creazione di occupazione giovanile in tutti i settori toccati dal Green Deal europeo (tra cui le energie rinnovabili, le reti di trasmissione e distribuzione, la filiera dell’idrogeno);

§  il potenziamento della formazione professionale (Missione 5) – anche attraverso il rafforzamento del sistema duale – che potrà ridurre il disallineamento tra le competenze possedute, anche digitali, e quelle effettivamente richieste dalle imprese, agevolando così l’ingresso nel mondo del lavoro;

§  il potenziamento del “Servizio Civile Universale” (Missione 5), che determinerà un incremento del numero di giovani tra i 18 e i 28 anni che possono accedere ad un percorso di apprendimento volto ad accrescere le proprie conoscenze e competenze e meglio orientarle per l’ingresso nel mondo del lavoro, con un innalzamento della qualità dei programmi e progetti in cui i giovani vengono impegnati.

§  l'istituzione del “Servizio Civile Digitale” (Missione 1), attraverso il reclutamento di giovani che aiuteranno gli utenti ad acquisire competenze digitali di base; inoltre, all’interno della pubblica amministrazione lo sforzo di reskilling e upskilling includerà un’ampia offerta di corsi online aperti e di massa (MOOC, i.e. Massive Open Online Courses) e l’introduzione di “comunità di competenze” (Community of Practice);

§  l’attivazione di borse di studio (Missione 6), che riguardano in particolare il corso di formazione specifica in medicina generale, nonché le misure in tema di ecosistema per l’innovazione previste dalla, che avranno un impatto positivo sulle opportunità di lavoro qualificato e di imprenditorialità tra i giovani.

4.1.3. Istruzione e ricerca

Un impatto diretto particolarmente rilevante sulle nuove generazioni caratterizza le misure presenti nell’ambito della Missione 4, “Istruzione e ricerca”, anche in considerazione del fatto che tutti i suoi obiettivi sono rivolti principalmente a fornire ai giovani gli strumenti necessari per una partecipazione attiva alla vita sociale, culturale ed economica del Paese, nonché competenze indispensabili per affrontare i processi già in atto di trasformazione digitale ed ecologica.

La Missione 4 interviene su tutto il ciclo dell’istruzione e della ricerca, con azioni dirette, in particolare:

§  a migliorare le competenze di base;

§  a ridurre i tassi di abbandono scolastico e il divario territoriale;

§  a colmare le distanze tra istruzione e lavoro, anche grazie alla riforma e allo sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (ITS);

§  al potenziamento delle competenze quantitative, tecnologiche e linguistiche nelle scuole, al fine di dotare gli studenti già dalle scuole primarie di una preparazione che sviluppi le capacità digitali.

Inoltre, gli investimenti previsti nella Missione 4 facilitano l’accesso all’istruzione universitaria, con nuove borse di studio, e le opportunità per i giovani ricercatori, con l’estensione dei dottorati di ricerca e il finanziamento di progetti presentati.

4.1.4. Family act

Tra le riforme di accompagnamento al Piano, di impatto significativo sul tema delle politiche giovanili, va ricordato il c.d. "Family act", vale a dire il disegno di legge, attualmente all'esame della Commissione affari sociali della Camera (A.C. n. 2561), recante   Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia. Esso contiene misure per il sostegno alle famiglie con figli, per la promozione della partecipazione al lavoro delle donne, per il sostegno ai giovani.

Si tratta del primo progetto organico di riforma delle politiche per la famiglia, che fa leva su un potenziamento del sistema del welfare, tramite l’introduzione dell’assegno unico e universale, la revisione dei congedi parentali e il sostegno ai percorsi educativi dei figli, la sicurezza lavorativa, attraverso le misure di sostegno al lavoro femminile e, di nuovo, una revisione moderna dei meccanismi che consentono una conciliazione dei tempi di lavoro e di cura dei figli a carico di entrambi i genitori.

Il Piano affronta anche il tema della formazione e della emancipazione giovanile, nell’ottica dell’introduzione di misure di sostegno ai giovani, affinché acquisiscano autonomia sul piano finanziario, tramite detrazioni fiscali per le spese sostenute per acquistare libri universitari per i figli maggiorenni a carico, qualora non usufruiscano di altre forme di sostegno per l'acquisto dei libri di testo, ovvero tramite agevolazioni fiscali per le spese sostenute dalle famiglie relativamente a contratti di locazione di abitazioni per i figli maggiorenni iscritti a corsi universitari. Accanto al dato educativo, viene inoltre prevista l’introduzione di agevolazioni fiscali per la locazione dell'abitazione principale per le giovani coppie composte da soggetti aventi ambedue età non superiore a trentacinque anni alla data di presentazione della domanda.

4.1.5 Valutazione di impatto generazionale sull’occupazione

Nel Piano, il Governo ha effettuato una valutazione dell’impatto che le misure del PNRR avranno sull’occupazione giovanile.

Di seguito una Tabella che riporta le variazioni percentuali dell’occupazione giovanile come deviazione percentuale dallo scenario di base per tutto l’orizzonte temporale del Piano, secondo la quale l’occupazione giovanile registra un incremento del 3,2 per cento nel triennio 2024-2026 rispetto allo scenario di base, con una accentuata attivazione nel Sud (+ 4,9 per cento nello stesso periodo).


 

Tavola 4.14: Impatto del PNRR sull’occupazione giovanile (scostamenti percentuali rispetto allo scenario di base)

 

2021

2022

2023

2024-2026

Occupazione totale

0,7

2,2

3,2

3,2

Occupazione giovanile

0,4

2,0

3,0

3,2

Occupazione giovanile Mezzogiorno

1,0

3,3

4,5

4,9

Fonte: Elaborazione MEF-DT su dati MACGEM-IT

 

 

 


Nella Tavola seguente le variazioni percentuali dell’occupazione giovanile come deviazione percentuale dallo scenario di base per tutto l’orizzonte temporale del Piano, con riferimento all’incidenza sul predetto tasso di occupazione delle misure previste dal PNRR suddivise per Missioni e componenti.


 

 

Tavola 4.16: Occupazione giovanile (scostamenti percentuali rispetto allo scenario base)

 

2021

2022

2023

2024-2026

Totale PNRR

0,4

2.0

3,0

3,2

M1

0,1

0,4

0,8

0,9

M2

0.2

0,7

0,8

0,8

M3

0,0

0,1

0,2

0,3

M4

0,1

0,3

0,5

0,5

M5

0,1

0,4

0,5

0,6

M6

0,0

0,1

0,2

0,2

(Fonte: Elaborazione MEF-DT su dati MACGEM-IT)

 


 

4.2 Parità di genere

4.1.1. Premessa

 


All’interno del PNRR la parità di genere rappresenta una delle tre priorità trasversali in termini di inclusione sociale.

Per contrastare le molteplici dimensioni della discriminazione verso le donne, che la pandemia ha contribuito ad evidenziare, il Governo annuncia nel PNRR l’adozione di una Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 entro il primo semestre 2021.

 

La prima Strategia nazionale dovrà risultare coerente con la Strategia per la parità di genere 2020-2025 adottata dalla Commissione europea a marzo 2020.

Il Dipartimento per le pari opportunità, anche sulla base della consultazione con associazioni e parti sociali avviata nei mesi scorsi, ha messo a punto un documento preliminare sui contenuti della Strategia, sul quale il 16 giugno 2021 si è svolto un incontro istituzionale, presieduto dalla Ministra per le pari opportunità, a cui hanno preso parte i Ministri e le altre autorità di Governo coinvolte, oltre ai rappresentanti delle Regioni e degli enti locali.

 

La strategia si propone di raggiungere entro il 2026 l’incremento di cinque punti nella classifica dell’Indice sull’uguaglianza di genere elaborato dall’Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), che attualmente vede l’Italia al 14esimo posto nella classifica dei Paesi UE-27.

 

L'Indice sull’uguaglianza di genere prende in considerazione 6 diversi settori (Lavoro, Denaro, Conoscenza, Tempo, Potere e Salute) ed ha un valore compreso tra 1 e 100, dove 1 indica un'assoluta disparità di genere e 100 segna il raggiungimento della piena uguaglianza di genere. Dal 2019 l'Indice rileva anche due aree aggiuntive, quella della violenza contro le donne e quella delle disuguaglianze intersezionali (quelle forme cioè di discriminazione basate su più fattori che interagiscono tra loro in modo da non poter più essere distinti e separati).

 

Nell’indice sull’uguaglianza di genere 2020 elaborato dall'EIGE, l'Italia ha ottenuto un punteggio di 63,5 su 100. Tale punteggio è inferiore alla media dell’UE di 4,4, punti.

 

Si consideri che i punteggi dell'Italia sono inferiori a quelli della media UE in tutti i settori, ad eccezione di quello della salute. Le disuguaglianze di genere sono più marcate nei settori del potere (48,8 punti), del tempo (59,3 punti) e della conoscenza (61,9 punti).

L’Italia ha il punteggio più basso di tutti gli Stati membri dell'UE nel settore del lavoro (63,3). Il suo punteggio più alto è invece nel settore della salute (88,4 punti).

 

Concretamente, le misure previste dal Piano in favore della parità di genere sono in prevalenza rivolte a promuovere una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, attraverso:

§  interventi diretti di sostegno all’occupazione e all’imprenditorialità femminile;

§  interventi indiretti o abilitanti, rivolti in particolare al potenziamento dei servizi educativi per i bambini e di alcuni servizi sociali, che il PNRR ritiene potrebbero incoraggiare un aumento dell’occupazione femminile.

Di seguito, tali misure sono riassunte in forma tabellare (per la cui specifica trattazione vedi infra).

 


 

MISURE

INVESTIMENTO/INTERVENTO

RISORSE

OBIETTIVI

 

FAVORIRE L’OCCUPAZIONE FEMMINILE

Assunzioni di donne per l’esecuzione dei progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN

 

--

Inserimento nei bandi gara per le imprese che, a diverso titolo, parteciperanno ai progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN, di previsioni dirette a condizionare l’esecuzione dei progetti all’assunzione di donne.

A tale previsione è stata data attuazione con l’articolo 47 del D.L. 77/2021 (cd. decreto semplificazioni), attualmente all’esame delle Camere.

Creazione di imprese femminili

(M5C1-I 1.2-17)

400 (prestiti)

 

di cui:

2021: 25

2022: 50

2023: 75

2024: 100

2025: 100

2026: 50

Incrementare, attraverso la creazione del “Fondo Impresa Donna”, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e sistematizzare e ridisegnare gli attuali strumenti di sostegno all’avvio e alla realizzazione di progetti aziendali per imprese a conduzione femminile o a prevalente partecipazione femminile

Sistema di certificazione della parità di genere

(M5C1-I 1.3-12,13,14)

10 (sovvenzioni)

 

di cui:

2021: 0,5

2022: 2

2023: 1,5

2024: 2

2025: 2,5

2026: 1,5

Definire un Sistema nazionale di certificazione della parità di genere che incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree maggiormente critiche, quali, ad esempio, opportunità di crescita in azienda, parità salariale a parità di mansioni, politiche di gestione delle differenze di genere, tutela della maternità.

L’attivazione è prevista a partire dal secondo trimestre 2022 e la fase sperimentale durerà fino al secondo trimestre del 2026.

Politiche attive del lavoro e formazione

(M5C1-R 1.1-1,2,3,4,5)

4.400 (sovvenzioni)

 

di cui:

2021: 400

2022: 1.000

2023: 1.000

2024: 1.000

2025: 1.000

 

Il potenziamento delle politiche attive del lavoro contribuiranno, tra l’altro, a ridurre il numero di NEET, fra i quali si registra un significativo divario di genere.

 

ASSUNZIONI E LAVORO NELLA P.A.

Riforma “Accesso e reclutamento”

(M1C1-I 1.9-56)

--

Si stima che i nuovi meccanismi di reclutamento del personale possano contribuire al riequilibrio di genere nell’ambito della PA.

Nell’ambito delle modifiche alla disciplina della dirigenza si prevede di attuare azioni mirate per incoraggiare le donne ad acquisire le competenze necessarie per le promozioni e a ricoprire ruoli più manageriali, al fine di colmare il divario di genere nelle posizioni manageriali di alto livello.

Competenze e capacità amministrativa

(M1C1-I 1.9-56)

490 (sovvenzioni)

 

di cui:

2021: 29,9

2022: 85

2023: 110

2024: 110

2025: 100

2026: 55

Nell’ambito degli investimenti in formazione, attraverso un programma di Massive Open Online Courses (MOOC) su competenze chiave, saranno obbligatori alcuni moduli, come Etica, Competenze digitali o empowerment delle donne

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE

Piano per asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia

(M4C1-I 1.1-9,18)

4.600 (sovvenzioni)

 

di cui:

2021: 650

2022: 650

2023: 1.250

2024: 1.000

2025: 750

2026: 300

La mancanza di servizi educativi per i bambini, combinata con l'iniqua distribuzione dei carichi di lavoro familiari, influisce negativamente sull'offerta di lavoro femminile e riduce il tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Si stima che la costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza di asili nido e scuole dell’infanzia possa incentivare indirettamente l’occupazione delle donne.

Piano di estensione del tempo pieno e mense

(M4C1-I 1.2-21)

960 (sovvenzioni)

 

di cui:

2022: 260

2023: 330

2024: 150

2025: 100

2026: 120

 

Si intende estendere il tempo pieno, anche attraverso costruzione o ristrutturazione degli spazi delle mense, per un totale di circa 1.000 edifici.

Si prevede che il piano possa avere effetti positivi sull’occupazione femminile.

 

RICERCA

Fondo per il Programma Nazionale Ricerca (PNR) e progetti di Ricerca di Significativo Interesse Nazionale (PRIN)

(M4C2-I 1.1)

1.800 (prestiti)

 

di cui:

2021: 300

2022: 300

2023: 300

2024: 900

Tra il 2021 e il 2024 saranno programmati 4 inviti a presentare progetti (l'invito 2021 è già stato aperto e la procedura di selezione è in corso).

Gli inviti disporranno di risorse specifiche per affrontare i divari di genere o territoriali del paese.

Partenariati allargati estesi a università, centri di ricerca, imprese e finanziamento progetti di ricerca di base

(M4C2-I. 1.3)

 

1.610 (prestiti)

 

di cui:

2022: 260

2023: 300

2024: 550

2025: 250

2026: 250

 

Per effetto dell’attuazione di questa misura si prevede che la percentuale di ricercatrici a tempo determinato dovrà salire dall’attuale 34%, al 40%.

 

 

TURISMO E CULTURA

Potenziamento e Ammodernamento dell’offerta turistica e culturale

(M1C3)

 

Il Piano stima che il potenziamento dei servizi turistici e culturali previsti dalla Missione 1 possano generare significative ricadute occupazionali su settori a forte presenza femminile come quello alberghiero, della ristorazione, delle attività culturali.

 

SALUTE E ASSISTENZA SOCIALE

Legge quadro sulla disabilità

(M5C2-R 1.1-1,2)

 

Riforma del sistema degli interventi in favore degli anziani non autosufficienti

(M5C2-R 1.2-3,4)

800

 

Si stima che il rafforzamento dell’assistenza sociosanitaria rivolta alla cura dei soggetti fragili e dei malati cronici e la contemporanea riprogettazione ed il potenziamento dei servizi pubblici di cura rivolti agli anziani non autosufficienti e ai disabili disegnano una assistenza sul territorio con ricadute molto importanti per l’occupazione femminile, poiché, da un lato alleggeriscono le donne dall’impegno di cura familiare, al quale esse sono prevalentemente dedite, dall’altro creano nuove possibilità di impiego in un settore tradizionalmente occupato dalle donne.

 

 


Altri interventi finanziati o programmati con il PNRR si prefiggono l’obiettivo diretto o indiretto di ridurre le asimmetrie che ostacolano la parità di genere sin dall’età scolastica, sia di potenziare il welfare per garantire l’effettivo equilibrio tra vita professionale e vita privata.

 

 


MISURE

INVESTIMENTO/INTERVENTO

RISORSE

OBIETTIVI

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE

Orientamento attivo nella transizione scuola-università

(M4C1-I 1.6-24)

250 (sovvenzioni)

 

di cui:

2022: 50

2023: 50

2024: 50

2025: 50

2026: 50

L'investimento contribuisce alla qualificazione del sistema educativo attraverso un innalzamento degli indicatori di successo (frequenza scolastica, miglioramento dei livelli di apprendimento, numero di studenti ammessi all'anno accademico successivo, ecc.) e la mitigazione dei divari di genere.

Nuove competenze e nuovi linguaggi (M4C1-I 3.1-16,17)

1.100 (sovvenzioni)

 

di cui:

2021: 255

2022: 550

2023: 215

2024: 80

 

Si intende promuovere l’integrazione, all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici, di attività, metodologie e contenuti volti a sviluppare le competenze STEM, digitali e di innovazione, con particolare riguardo verso le pari opportunità.

 

Riforma degli istituti tecnici e professionali (M4C1-R 1.1-5)

 

Riforma del Sistema ITS

(M4C1-R 1.2-5)

 

Riforma del sistema di orientamento (M4C1-R 1.4-5)

--

Le riforme, in particolare, includono anche misure per sviluppare e rafforzare le competenze STEM, digitali e di innovazione, con l'obiettivo di incentivare le iscrizioni ai curricula STEM terziari, in particolare per le donne.

 

 

 

 

EDILIZIA ABITATIVA

Investimenti in Ecobonus e Sismabonus fino al 110 per cento per l'efficienza energetica e la sicurezza degli edifici

(M2C3-I 2.1- 1,2,3)

13.950 (sovvenzioni)

L’estensione del superbonus al 110 per cento agli IACP è stimata come misura di contrasto alle diseguaglianze di genere posto che la carenza abitativa si riflette differentemente su uomini e donne per via del diverso ruolo familiare loro attribuito e del fatto che la maggior parte delle famiglie monoparentali sono affidate a donne.

 

SALUTE

Case della Comunità e presa in carico della persona

(M6C1-I 1.1– 2,3)

2.000 (prestiti)

 

L’investimento per la Casa della comunità intende invece fornire servizi dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari (Consultori).

 


Gli interventi previsti dal Piano a sostegno della parità integrano alcune misure contenute nel Family Act (assegno unico universale per i figli, misure sui congedi parentali e sui tempi di lavoro, sostegno alle famiglie per le spese di istruzione dei figli).

 

Per quanto riguarda gli elementi ricavabili dalle Missioni di cui si compone il Piano si segnala, in premessa, che ciascuna missione e le riforme in essa previste sono valutate in un’ottica di gender mainstreaming attraverso un focus specifico relativo agli effetti di genere delle politiche e degli investimenti previsti nella Missione.

4.2.2. Promozione dell’occupazione femminile

Il Piano, come già evidenziato, contiene diverse misure volte, direttamente o indirettamente, all’incremento dell’occupazione femminile.

Una delle azioni con cui il Governo intende perseguire tale finalità è rappresentato dall’inserimento nei progetti finanziati dal PNRR e dai Fondi REACT-EU e FCN di previsioni dirette a condizionarne l’esecuzione all’assunzione di giovani e donne, anche per il tramite di contratti di formazione/specializzazione che possono essere attivati prima dell’avvio dei medesimi progetti.

In particolare, con specifici interventi normativi sarà previsto l’inserimento nei bandi gara di specifiche clausole con cui saranno indicati, come requisiti necessari e in aggiunta premiali dell’offerta, criteri orientati verso tali obiettivi e definiti, tra l’altro, tenendo conto degli obiettivi attesi in termini di occupazione femminile al 2026 dei corrispondenti indicatori medi settoriali europei.

 

Tra le altre misure presenti trasversalmente nel Piano dirette ad agevolare, anche indirettamente, l’ingresso o la permanenza delle donne nel mondo del lavoro e a ridurre conseguentemente il divario occupazionale di genere si segnalano, in particolare:

§  la previsione, nell’ambito della Missione 1, di nuovi meccanismi di reclutamento del personale nella PA e la revisione delle opportunità di carriera verticale e di promozione alle posizioni dirigenziali di alto livello, che secondo il Piano possono contribuire al riequilibrio di genere sia in ingresso che nelle posizioni apicali della pubblica amministrazione. Si prevede, inoltre, nell’ambito dei programmati investimenti nella formazione dei dipendenti pubblici, di inserire moduli obbligatori su “empowerment delle donne”;

 

Secondo i dati emersi nel Bilancio di genere per l’esercizio 2019 a cura del MEF, nel 2018 in Italia le donne rappresentavano il 35 per cento del totale degli occupati nel settore “Pubblica amministrazione e difesa, previdenza sociale e obbligatoria”. Costituivano oltre tre quarti del totale nel settore “Istruzione” e il 65 per cento nella “Sanità”, che sono settori economici con una forte connotazione pubblica nella maggior parte dei paesi. La prevalente presenza femminile nella scuola non si estende, tuttavia, all’istruzione terziaria e nella sanità è determinante il contributo femminile nell’ambito infermieristico ma meno in quello dei medici e specialisti. In ogni caso, a prescindere dal settore di attività, la presenza femminile tende a diminuire quando si considerano le posizioni di vertice, pur essendo più istruite degli uomini che vi lavorano e, anche, delle donne che lavorano nel settore privato. In Italia, tra i dirigenti delle amministrazioni centrali la quota delle donne con un titolo post lauream è di 5 punti percentuali superiore rispetto agli uomini. La quota di donne dirigenti nei ministeri è tuttavia cresciuta dal 2008 di solo 7 punti percentuali, attestandosi al 46 per cento nel 2018.

 

§  il potenziamento delle politiche attive del lavoro che si stima possano contribuire, tra l’altro, a ridurre il numero di NEET, fra i quali si registra un significativo divario di genere;

 

Dai dati Eurostat emerge che in Italia la percentuale di giovani NEET tra i 20 e i 34 anni nel 2019 era pari al 22,5 per cento per gli uomini e al 33,2 per cento per le donne (contro, rispettivamente, il 12,2 e il 20,8 della media UE).

 

§  interventi a sostegno dell’imprenditoria femminile nell’ambito della Missione 5 (vedi infra);

 

§  il potenziamento dell’offerta turistica e culturale, con interventi nell’ambito della Missione 1, che il PNRR ritiene, pur senza dettagliare interventi specifici o dati previsionali, che possano incrementare nel loro insieme l’occupazione delle donne in quei settori già a forte presenza femminile (come quello alberghiero, della ristorazione o delle attività culturali).

 

Nel settore della istruzione e della ricerca, sono prospettati i seguenti interventi:

§  l’attuazione di specifiche misure nell’ambito della ricerca di base, come gli investimenti a valere sul Fondo per il PNR e i PRIN (progetti di ricerca nazionale) ovvero l’allargamento dei partenariati di ricerca previsti nell’ambito della Missione 4, che dovrebbero prevedere azioni mirate a determinare l’aumento delle ricercatrici;

 

§  il potenziamento dei servizi di asili nido e per la prima infanzia, delle scuole per l’infanzia e del tempo pieno a scuola, ai quali la Missione 4 dedica investimenti mirati, che secondo il PNRR possono arrecare benefici in termini di conciliazione vita-lavoro ed aumentare il tasso di occupazione femminile;

 

§  la promozione dell’accesso da parte delle donne all’acquisizione di competenze STEM, linguistiche e digitali, in virtù del quale il Governo stima un possibile incremento dell’occupazione femminile in tali settori (Missione 4);

 

Negli ambiti dell’assistenza sociale e sanitaria il Piano, nella parte riguardante gli obiettivi generali, sottolinea come la valorizzazione delle infrastrutture sociali e la creazione di innovativi percorsi di autonomia per gli individui disabili, comportando l’alleggerimento del carico di cura non retribuita gravante sulla componente femminile della popolazione, dovrebbero determinare effetti positivi sull’incremento occupazionale della stessa.

Si prevede pertanto che il rafforzamento, nell’ambito delle azioni di riforma delle Missioni 5 e 6, dei servizi di prossimità e di supporto all’assistenza domiciliare potrebbero incoraggiare un aumento dell’occupazione sia nel settore dei servizi di cura, a cui contribuiscono maggiormente le donne (politica di stimolo alla domanda di lavoro femminile), sia più in generale nell’economia, riducendo l’onere delle attività di cura fornito in famiglia dalle donne (politica di conciliazione vita-lavoro e stimolo all’offerta di lavoro femminile).

4.2.3. Imprenditoria femminile

Nell’ambito della Missione 5 del Piano, l’investimento 1.2 è dedicato all’imprenditoria femminile, con risorse pari a 400 milioni di euro.

Scopo dell’investimento è quello di incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso la previsione di misure volte a sostenere l'avvio di attività imprenditoriali femminili e a delineare un’offerta più aderente ai fabbisogni delle donne.

Per le suddette finalità, il Piano reputa necessaria anche la sistematizzazione degli attuali strumenti di sostegno all’avvio e alla realizzazione di progetti aziendali per imprese a conduzione femminile o a prevalente partecipazione femminile.

In tale contesto, il Governo manifesta l’intenzione di creare, a regime, il “Fondo Impresa Donna”, che rafforzerà finanziariamente:

§  misure già esistenti lanciate per supportare l’imprenditoria, come NITO (che supporta la creazione di piccole e medie imprese e auto imprenditoria) e Smart&Start (che supporta start-up e PMI innovative) i cui schemi saranno modificati e calibrati per dedicare risorse specificatamente all’imprenditoria femminile;

§  il nuovo Fondo per l'imprenditoria femminile istituito dalla Legge di Bilancio 2021 con una dotazione di 20 mln di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, al fine di promuovere e sostenere l’avvio e il rafforzamento dell’imprenditoria femminile.

Al riguardo, si ricorda che la medesima legge di bilancio 2021 ha istituito, il Comitato Impresa Donna con il compito di attualizzare le linee di indirizzo per l’utilizzo delle risorse del Fondo e di formulare raccomandazioni sui temi della presenza femminile nell’impresa e nell’economia.

 

Il monitoraggio sulle imprese femminili è sostenuto dalla Commissione Europea, nel Piano di Azione Imprenditorialità 2020, in cui si invita gli Stati membri «a raccogliere dati disaggregati per genere e produrre aggiornamenti annuali sulla situazione delle imprenditrici a livello nazionale».

Secondo il IV Rapporto Impresa Femminile di Unioncamere del 27 luglio 2020 - a fine 2019 - le imprese femminili iscritte al Registro delle Camere di commercio sono state 1 milione e 340mila, il 22% del totale, in costante aumento rispetto al 2014 (oltre 38mila in più).

Da un punto di vista strutturale, afferma il Rapporto, l’imprenditoria rosa si è strutturalmente caratterizzata per una maggiore concentrazione nel settore dei servizi (66,2%) contro solo poco più della metà nel caso delle imprese maschili (55,4%). Relativamente alla dimensione media delle imprese al femminile, il Rapporto evidenzia una spiccata dimensione “micro”. Circa 97 imprese su 100 guidate da donne non hanno avuto, nel 2019, oltre i 9 addetti (94,5 su 100 nel caso delle imprese maschili), di cui ben 62,3 su 100 non più di un addetto (poco più di 835 mila) a fronte di un 48,7 per le imprese maschili.

Nel corso dell’anno 2020, con il sopravvenire della crisi sanitaria ed economica innescata dalla pandemia da COVID 19, le imprese femminili, afferma Unioncamere, sono quelle che hanno “pagato il conto più salato della crisi”.

A fine 2020, afferma Unioncamere nel comunicato stampa del 9 febbraio 2021, si registra un calo dello 0,29%, pari a quasi 4mila attività in meno rispetto al 2019. Una perdita contenuta, quindi, tutta concentrata al Centro Nord (il Mezzogiorno segna infatti un +0,26%), che interrompe però una crescita costante dal 2014.

Le imprese guidate da donne sono un milione e 336mila.

Scende, seppur di poco, anche il loro peso sul totale del sistema produttivo nazionale: ora è pari al 21,98%, a fronte del 22% del 2019. I dati di fine 2020 mostrano però che la gestione dell’emergenza sanitaria ha prodotto una battuta d’arresto soprattutto sulle imprenditrici giovani.

4.2.4 Sistema nazionale di certificazione della parità di genere

Nell’ambito della Missione 5 del Piano, l’investimento 1.3 è dedicato alla attivazione di un Sistema nazionale di certificazione della parità di genere, con l’obiettivo di incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree che presentano maggiori criticità, come le opportunità di carriera, la parità salariale a parità di mansioni, le politiche di gestione delle differenze di genere e la tutela della maternità.

L’intervento si articola nei tre passaggi seguenti:

§  definizione del sistema per la certificazione sulla parità di genere e del meccanismo premiante, partendo dall’istituzione di un Tavolo di lavoro sulla “Certificazione di genere delle imprese”, presso il Dipartimento pari opportunità

§  creazione di un sistema informativo per la raccolta di dati disaggregati per genere e di informazioni sulla certificazione, nonché dell’albo degli enti accreditati;

§  attivazione del sistema di certificazione sulla parità di genere a partire dal secondo quadrimestre del 2022.

Il sistema di certificazione sarà aperto a tutte le imprese indipendentemente dal requisito dimensionale. Nella fase sperimentale – che durerà fino al secondo quadrimestre del 2026 - la certificazione sarà agevolata per le imprese di medie, piccole e micro-dimensioni, e accompagnata da servizi di accompagnamento e assistenza[12].

4.2.5. Valutazione di impatto di genere del PNRR sotto il profilo occupazionale

Nel Piano, il Governo ha effettuato una valutazione dell’impatto che le misure del PNRR avranno sull’occupazione femminile.

Di seguito una Tabella che riporta le variazioni percentuali dell’occupazione femminile come deviazione percentuale dallo scenario di base per tutto l’orizzonte temporale del Piano, secondo la quale l’occupazione femminile registra un incremento del 4 per cento nel triennio 2024-2026 rispetto allo scenario di base, con una accentuata attivazione nel Mezzogiorno (+ 5,5 per cento nello stesso periodo).


Tavola 4.14: Impatto del PNRR sull’occupazione femminile
(scostamenti percentuali rispetto allo scenario di base)

 

2021

2022

2023

2024-2026

Occupazione totale

0,7

2,2

3,2

3,2

Occupazione femminile

0,7

2,2

3,5

4,0

Occupazione femminile Mezzogiorno

1,3

3,8

5,0

5,5

Fonte: Elaborazione MEF-DT su dati MACGEM-IT

 

 


 


Nella Tavola seguente si mostra l’orizzontalità degli obiettivi di gender gap. In tutte le missioni del PNRR si evidenzia un impatto positivo; in particolare, le missioni 4 e 5 sono caratterizzate da interventi che più direttamente incidono sull’occupazione femminile. Tuttavia, alcuni interventi del Piano, come ad esempio la costruzione di asili nido, il tempo pieno nella scuola e il lavoro da remoto, favoriranno l’accesso e la permanenza di entrambi i genitori nel mondo del lavoro nel medio-lungo periodo, pur non avendo effetti perequativi più moderati durante la fase di attuazione del Piano.


 

Tavola 4.15: Occupazione femminile (scostamenti percentuali rispetto allo scenario base)

 

 

2021

2022

2023

2024-2026

Totale PNRR

0,7

2,2

3,5

4,0

M1

0,1

0,5

0,9

1,1

M2

0,3

0,6

0,7

0,8

M3

0,0

0,1

0,2

0,2

M4

0,1

0,4

0,8

0,8

M5

0,1

0,5

0,7

0,7

M6

0,1

0,1

0,2

0,4

Fonte: Elaborazione MEF-DT su dati MACGEM-IT

 


Il Governo sottolinea che se la focalizzazione del NGEU su settori, come ad esempio le costruzioni, porteranno ad un incremento dell’occupazione maschile, tuttavia le valutazioni di impatto presentate nel Piano mostrano già un notevole effetto di riequilibrio del PNRR dal punto di vista dell’attivazione di occupazione maschile e femminile, grazie alle notevoli risorse dedicate al perseguimento di obiettivi quali l’inclusione, la formazione e la salute.

Inoltre, è plausibile che lo stimolo di più lungo termine alla partecipazione femminile sarà più forte una volta che il Piano avrà realizzato i propri obiettivi di incremento degli investimenti, di rafforzamento delle infrastrutture sociali e sanitarie, di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e di miglioramento dell’istruzione e della formazione, compreso l’avviamento alle discipline STEM.

Viene inoltre manifestata la volontà del Governo di monitorare attentamente gli impatti delle misure per l’occupazione femminile già previste dalla legislazione vigente e dal Piano e di rafforzarle ulteriormente se necessario.

4.2.6 Ulteriori misure suscettibili di impatto sulla condizione femminile

Nel Piano sono infine delineate alcune azioni settoriali che si ritengono suscettibili di rilevanza ai fini di una riduzione dei divari di genere in senso più ampio rispetto al solo aspetto occupazionale:

§  nell’ambito della Missione 2 assumono particolare rilievo le misure connesse all’edilizia residenziale pubblica, poiché la carenza abitativa si riflette differentemente su uomini e donne per via del differente ruolo familiare loro attribuito e del fatto che la maggior parte delle famiglie monoparentali siano affidate a donne;

§  gli interventi previsti nella Missione 3, secondo il PNRR potenzieranno anche la mobilità delle donne, che, da una parte, utilizzano più degli uomini i trasporti collettivi e meno l’auto privata, e, dall’altra, hanno catene di spostamenti quotidiani più frammentate e complesse degli uomini;

§  lo sviluppo delle competenze STEM all’interno dei curricula scolastici, prevista da investimenti e riforme della Missione 4, che si stima potrà contribuire a mitigare le disuguaglianze di genere nei corsi di studio e di laurea in cui prevalgono le materie STEM, a forte predominanza di presenza maschile;

§  nell’ambito degli investimenti sull’assistenza sanitaria e territoriale, di cui alla missione 6, il Piano prevede di fornire servizi dedicati alla tutela della salute della donna.




4.3 Mezzogiorno

4.3.1. Premessa

 


Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) costituisce un’occasione per il rilancio del Mezzogiorno e per la ripresa del processo di convergenza con le aree più sviluppate del Paese.

La coesione sociale e territoriale rappresenta, infatti, uno dei pilastri fondamentali su cui poggia la programmazione dell’intero PNRR.

Il Piano persegue il riequilibrio territoriale e il rilancio del Sud come priorità trasversale a tutte le missioni.

L’asse strategico dell’inclusione sociale, in particolare, punta a ridurre il divario di cittadinanza, a superare le diseguaglianze profonde (spesso accentuate dalla pandemia) e la debolezza strutturale del sistema produttivo del Sud, accompagnando il processo di convergenza tra Sud e Centro-Nord quale obiettivo di crescita economica, come più volte richiesto nelle Raccomandazioni della Commissione europea.

 

Il Piano mette a disposizione delle otto regioni del Mezzogiorno un complesso di risorse pari a non meno del 40 per cento delle risorse territorializzabili del PNRR (pari a circa 82 miliardi, incluso il Fondo nazionale complementare al PNRR); ciò a fronte – si sottolinea nel Piano - del 34 per cento previsto dalla attuale normativa vigente in favore del Sud per la ripartizione degli investimenti ordinari destinati a tutto il territorio nazionale.

Il Piano prevede, infatti, in aggiunta alle risorse europee, ulteriori 30,6 miliardi di risorse nazionali che confluiscono in un apposito Fondo complementare al PNRR finanziato attraverso lo scostamento di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile e autorizzato dal Parlamento, a maggioranza assoluta, nella seduta del 22 aprile. Il Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR è stato approvato dal decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59 (attualmente all’esame del Parlamento), con una dotazione di 30.622,46 milioni di euro per gli anni dal 2021 al 2026. Il D.L. n. 59/2021 provvede altresì alla ripartizione delle risorse del Fondo tra le Amministrazioni centrali competenti, individuando i programmi e gli interventi cui destinare le risorse ed il relativo profilo finanziario annuale.

Il PNRR non reca una ripartizione territoriale delle risorse, per cui non è possibile – allo stato attuale di dettaglio del Piano – definire la quota parte della spesa complessiva che verrà destinata alle singole Regioni del Mezzogiorno.

 

Sul sito del Governo - nelle comunicazioni del 25 aprile 2021 per la presentazione del PNRR al Parlamento - è peraltro pubblicato un riquadro che definisce il riparto delle risorse per il Sud tra le sei Missioni, comprese quelle nazionali del Fondo complementare, riportato nella tabella che segue:


 

(miliardi di euro)

 

Missioni

Risorse

%

1

Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura

14,58

36,1%

2

Rivoluzione verde e transizione ecologica

23,00

34,3%

3

Infrastrutture per una mobilità sostenibile

14,53

52,3%

4

Istruzione e ricerca

14,63

45,7%

5

Inclusione e coesione

8,81

39,4%

6

Salute

6,00

35-37% (*)

 

TOTALE

81,55

 

 

 

(*) sulla base del riparto tra le Regioni

N.B. Sono incluse le risorse del Fondo complementare.

Fonte: sito del Governo: https://www.governo.it/it/articolo/pnrr/16718

 


Per il dettaglio delle risorse del PNRR destinate specificamente agli investimenti finalizzati al riequilibrio territoriale si veda il paragrafo 6.11 (Coesione territoriale) del presente dossier.

 

Secondo quanto esposto nel Piano, concorrono al finanziamento della strategia di riforme e investimenti per il Sud delineata nel PNRR anche le risorse stanziate per le politiche di coesione, sia dai fondi europei del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027 e relativo cofinanziamento, sia dai fondi nazionali aggiuntivi di bilancio stanziati sul Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2017, secondo un principio di complementarietà e di addizionalità delle risorse.

 

Nel Piano si sottolinea, inoltre, che è stata già inviata alla Commissione europea la programmazione del fondo REACT-EU, il Programma che nell’ambito del Next Generation EU costituisce il meccanismo ponte tra l'attuale politica di coesione e la nuova programmazione 2021-2027. Il fondo REACT-EU integra la strategia del PNRR per un valore di 13,5 miliardi di euro, secondo i principi di complementarietà e di addizionalità rispetto al RRF, di cui quasi 8,5 miliardi sono destinati al Mezzogiorno.

Il Piano ribadisce, altresì, che sono in fase avanzata le interlocuzioni con gli Uffici della Commissione europea in merito alla definizione del nuovo Accordo di partenariato sui fondi strutturali 2021-2027. La dote complessiva delle risorse disponibili ammonta a circa 83 miliardi, incluso il cofinanziamento.

Ai fini della complementarietà con la strategia del PNRR, assumono particolare rilievo i 37,3 miliardi di euro assegnati all’Italia per le politiche di coesione (a prezzi 2018, che diventano 42 miliardi di euro a prezzi correnti), da attuare attraverso i Fondi strutturali del FESR, FSE+ e CTE, cui si aggiungono le risorse nazionali per il cofinanziamento nazionale (circa 39 miliardi per il periodo 2021-2030, di cui alla legge di bilancio per il 2021, art. 1, co. 51-57, L. 178/2020).

Per quel che concerne il Fondo per lo sviluppo e la coesione per la programmazione 2021-2027 – che presenta una dotazione aggiuntiva di 50 miliardi di euro stanziati dalla legge di bilancio per il 2021 (art. 1, co. 177-178, L. n. 178/2020), a cui si aggiungeranno ulteriori 23 miliardi con la legge di bilancio per il 2022 - il Piano riporta che le risorse del Fondo saranno impiegate in linea con le politiche settoriali di investimento e di riforma previste nel PNRR, secondo un principio di complementarità e di addizionalità delle risorse.

A tal fine, nel Piano si sottolinea che è stata anticipata nel PNRR la programmazione nazionale del FSC 2021-2027 per un valore di circa 15,5 miliardi, con lo scopo di accelerare la capacità di utilizzo delle risorse e di realizzazione degli investimenti. Tali risorse saranno reintegrate nella disponibilità del fondo, così da garantirne la piena addizionalità.

In relazione a ciò, nel decreto-legge n. 59 del 6 maggio 2021[13] si provvede, all’articolo 2, ad incrementare la dotazione del FSC 2021-2027 di 15,5 miliardi.

Il rifinanziamento è così ripartito nelle singole annualità: 850 milioni per il 2022, 1.000 milioni per il 2023, 1.250 milioni per il 2024, 2.850 milioni per il 2025, 3.600 milioni per il 2026, 2.280 milioni per il 2027, 2.200 milioni per il 2028, 600 milioni per il 2029, 500 milioni per il 2030 e 370 milioni per il 2031.

 

Si osserva, al riguardo, che la norma di cui all’art. 2 del D.L. n. 59/2021 si limita ad incrementare le risorse del FSC 2021-2027 nell’importo indicato, senza riferirle espressamente alle finalità del PNRR. Non viene peraltro fornita alcuna indicazione in merito agli ambiti di destinazione, nonché alle modalità e ai tempi di programmazione di tali risorse.

 

Per quanto riguarda i principali elementi ricavabili dalle 6 Missioni di cui si compone il Piano si segnala, in particolare, la Missione n. 5 (“Inclusione e coesione”).

Tale missione – che non esaurisce l’obiettivo di riduzione dei divari territoriali che il PNRR persegue trasversalmente a tutte le missioni - riveste un ruolo rilevante di sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, di incremento delle prospettive occupazionali dei giovani, di riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne.

Nell’ambito della missione, la terza componenteInterventi speciali di coesione territoriale”, è dedicata, in particolare, alla riduzione dei divari tra le diverse aree del paese: "Divario demografico e di servizi", tra zone interne/rurali, montane, periferiche e urbane; “Divario nello sviluppo delle competenze", in una prospettiva di innovazione per le imprese, i centri di ricerca e le autorità pubbliche; “Divario degli investimenti" e "Divario sociale ed economico" nelle regioni meridionali.

Per conseguire questi obiettivi, la componente 5.3 si articola in due settori d'intervento, per un complesso di risorse pari a 1,98 miliardi di euro:

§  Piano per la resilienza delle zone interne, periferiche e montane, attraverso il rafforzamento delle aree interne

§  Progetti per lo sviluppo del Sud, compresi gli investimenti per combattere la povertà nell'istruzione, nonché il potenziamento dei beni confiscati dalla criminalità organizzata e gli investimenti infrastrutturali nel potenziamento delle zone economiche speciali.

Nello specifico, gli 1,98 miliardi destinati dal PNRR agli “Interventi speciali di coesione territoriale” sono così articolati:

§  830 milioni alla Strategia nazionale per le aree interne;

§  630 milioni in favore delle Zone Economiche Speciali (ZES);

§  300 milioni per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie;

§  220 milioni ad interventi socio-educativi strutturati per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo Settore.

 

Relativamente alla Strategia Nazionale per le Aree Interne, nel Piano si sottolinea che il contributo del PNRR alla Strategia è “complementare a un’azione più ampia e organica che, coinvolgendo le risorse del FSC, mobiliterà 2,1 miliardi di euro nei prossimi 5 anni”.

 

Ulteriori 2,43 miliardi sono stanziati a valere sulle risorse nazionali del Fondo complementare al PNRR.

Tali fondi sono destinati, dal D.L. n. 59/2021, ai seguenti investimenti complementari alla strategia della Missione 5, Componente 3:

§  1.780 milioni per interventi nelle aree del terremoto 2009 e 2016;

§  300 milioni per il miglioramento dell’accessibilità e della sicurezza delle strade delle Aree interne;

§  350 milioni in favore degli ecosistemi per l’innovazione al Sud in contesti urbani marginalizzati.

 

Relativamente all’impatto degli interventi previsti nell’ambito della missione 5 a sostegno del Mezzogiorno, che rafforzano la dotazione dei servizi essenziali e colmano il gap di connettività e digitalizzazione nelle aree marginali, essi sono diretti ad aumentare l’attrattività dei territori a maggior rischio di spopolamento, accrescere le opportunità di lavoro e affermare il diritto a restare per le nuove generazioni, nonché a migliorare le condizioni di occupabilità delle donne. Valorizzare i beni confiscati alle mafie con il contributo Terzo Settore contribuisce alla creazione di una nuova consapevolezza sociale sui temi del contrasto alla criminalità organizzata.

Secondo quanto riportato nel PNRR, gli effetti di questa missione nel suo complesso comporteranno un miglioramento dei seguenti indicatori:

§  dotazione di servizi pubblici essenziali nelle aree marginalizzate,

§  investimenti in ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno,

§  divari territoriali dei tassi di occupazione e di disoccupazione,

§  tasso di occupazione femminile, pari al solo 50,1% nel 2019, e di quasi 18 punti percentuali inferiore a quello maschile,

§  gap nel tasso di occupazione fra donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e donne senza figli: per le prime tale tasso è pari al solo 74,3% delle seconde,

§  tasso di disoccupazione giovanile, che è pari al 29,2% per giovani compresi fra i 15-24 anni di età e al 14,8% per quelli far i 25 e i 34 anni,

§  incidenza dei Neet fra i giovani: pari al 27,9% delle donne e al 19,9% degli uomini,

§  tasso di occupazione al Sud che è pari al 44,8% contro il 67,9% del nord,

§  saldo migratorio netto dal Sud (che negli ultimi 20 anni è stato di circa 1 milione di persone),

§  la quota di 18-24enni italiani che possiede al più un titolo secondario inferiore ed è già fuori dal sistema di istruzione e formazione è pari al 13,5% (561mila giovani), un valore più elevato del benchmark europeo fissato al 10%.

Ulteriori interventi a favore del Mezzogiorno sono esplicitati nelle altre missioni.

Nella Missione 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura) molti interventi sono specificamente volti ad incidere sulla produttività delle PMI del Mezzogiorno e a migliorare la connettività nelle zone rurali e nelle aree interne, in linea con le raccomandazioni specifiche della Commissione europea sull’Italia e agli obiettivi dell’Unione sul digitale.

Sotto questo profilo, la Missione 1 (secondo quanto riportato nel “focus sulle dimensioni trasversali del Piano”) è destinata ad avere un impatto significativo nella riduzione dei divari territoriali:

§  oltre il 45 per cento degli investimenti nella connettività a banda ultralarga si svilupperanno nelle regioni del Mezzogiorno, raggiungendo tutte le aree interne del Paese e le isole minori;

§  gli interventi sulla digitalizzazione delle PA locali avranno ricadute importanti per le aree del Sud che presentano ampi divari in termini di digital divide e di esposizione on line di servizi pubblici al cittadino;

§  molte imprese del Mezzogiorno saranno favorite dall’accresciuta accessibilità agli incentivi fiscali del Piano Transizione 4.0;

§  il piano Space Economy rivitalizzerà i distretti aerospaziali delle regioni del Mezzogiorno;

§  gli investimenti previsti per incrementare la proiezione del nostro export e l’attrattività dell’offerta culturale e del nostro turismo miglioreranno il posizionamento internazionale del Mezzogiorno.

Gli interventi sulla transizione ecologica della Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica) contribuiscono al superamento dei divari territoriali. Gli investimenti e le riforme del Piano migliorano, in particolare, la gestione dei rifiuti al Sud e contribuiscono a ridurre la dispersione delle risorse idriche, in ottemperanza alle raccomandazioni specifiche della Commissione europea sull’Italia che invitano a investire al Sud sulle infrastrutture per la gestione dei rifiuti e le infrastrutture idriche (nella distribuzione per usi civili, la dispersione media è del 41 per cento a livello nazionale, del 51 per cento al Sud). Alcune misure possono avere maggior incidenza al Sud, come ad esempio alcuni progetti di potenziamento dell’industria nazionale in settori strategici per la produzione di energie rinnovabili e di tecnologie per il trasporto sostenibile. Le riforme di sistema che accompagnano l’attuazione del Piano, improntate alla semplificazione e al rafforzamento della capacità amministrativa delle regioni del Mezzogiorno, consentiranno un maggiore assorbimento delle risorse, in particolare per gli incentivi in materia di efficienza energetica e riqualificazione degli edifici.

 

Nell’ambito della Missione 3 (Infrastrutture per una mobilità sostenibile), gli investimenti rafforzano le infrastrutture del Mezzogiorno, in particolare l’alta velocità ferroviaria, contribuendo anche a migliorare l’occupazione in tutta la catena logistica.

Gli investimenti per l’alta velocità sono affiancati da interventi che mirano ad assicurare una maggiore e migliore offerta di linee ferroviarie regionali e l’adeguamento di quelle urbane. Dal punto di vista territoriale, si auspica che gli investimenti producano un’inversione dei fenomeni di depauperamento demografico e socio-economico dei territori meno collegati, fungendo da fattore di coesione territoriale. Molti interventi riguardano infrastrutture che saranno realizzate a beneficio delle aree e delle città del Sud, anche grazie all’integrazione con le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

Nella Missione 4 (Istruzione e ricerca) i progetti relativi ad asili e scuole per l’infanzia, lotta all’abbandono scolastico, edilizia scolastica e contrasto alla povertà educativa hanno un forte impatto al Sud, favorendo un percorso che - in complementarità con la spesa pubblica ordinaria - dovrà portare al rispetto costituzionale dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), da garantire a tutti i cittadini dovunque risiedano. Inoltre, l’intervento sulla riduzione dei divari territoriali nella scuola secondaria di secondo grado contribuisce a migliorare il livello delle competenze di base e a ridurre in modo strutturale l’abbandono scolastico, soprattutto nel Mezzogiorno. La promozione di nuovi centri di eccellenza nel campo della ricerca al Sud – integrati in ecosistemi dell’innovazione a livello locale – favorisce anche il trasferimento tecnologico, l’impiego e l’attrazione di risorse qualificate. 

 

Nella Missione 6 (Salute) la riorganizzazione delle politiche della salute attraverso riforme e investimenti basati sui fabbisogni assistenziali contribuisce a superare i divari tra i diversi sistemi sanitari regionali. Il Piano intende realizzare un percorso integrato che parte dalla casa come primo luogo di cura, per arrivare alle Case della Comunità e agli Ospedali di Comunità, superando la carenza di coordinamento negli interventi sanitari, sociosanitari e socioassistenziali.

 

Per il dettaglio degli interventi del PNRR destinati al riequilibrio territoriale e allo sviluppo del Mezzogiorno, si rinvia al paragrafo 6.11 (Coesione territoriale) del presente dossier.

4.3.2. Le riforme

Sulla Sezione del PNRR dedicata alle riforme si evidenzia, innanzitutto, tra le riforme abilitanti, quella finalizzata alla semplificazione delle norme in materia di investimenti e interventi nel Mezzogiorno.

Si prevede, al riguardo, una semplificazione in connessione con il negoziato in corso sulla Carta degli aiuti a finalità regionale: le norme dovranno limitarsi alle previsioni generali rinviando a decreti del Ministro per il Sud e la coesione territoriale per la definizione degli aspetti di dettaglio. L’intervento riformatore va collegato con la riforma di riordino normativo di tutte le incentivazioni alle imprese, che richiede un apposito provvedimento legislativo.

 

Si segnala, in secondo luogo, la riforma settoriale sul rafforzamento delle Zone economiche speciali (ZES) con la razionalizzazione delle norme e delle procedure sul credito d’imposta e su altre agevolazioni alle imprese per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive o di beni immobili situati nelle ZES.

 

4.3.3. Impatto macroeconomico

Relativamente alla stima dell’impatto macroeconomico del Piano nelle regioni del Mezzogiorno, nel PNRR si sottolinea che “il Mezzogiorno contribuisce per un punto percentuale allo scostamento del PIL nazionale nell’anno finale del Piano”. Lungo tutta la durata del Piano il Mezzogiorno contribuisce a circa un terzo dei 15 punti percentuali di PIL nazionale aggiuntivo. Il contributo alla deviazione del PIL a livello nazionale nell’ultimo anno del Piano è dunque di 4,9 punti percentuali

La tabella seguente riporta l’impatto del PNRR sul PIL nazionale attribuibile al Mezzogiorno


 

 

 

Contributi allo scostamento percentuale dallo scenario di base attribuibili alle Regioni del Mezzogiorno

 

 

2021

2022

2023

2024-2026

PIL

0,2

0,7

1,0

1,0

Consumi

0,3

0,8

1,1

1,1

Spesa pubblica

0,2

0,5

0,8

0,6

Investimenti

0,6

2,0

3,5

3,9

Occupazione

0,3

0,8

1,1

1,1

 

 

 


Il PNRR sottolinea come il Piano ridurrà sensibilmente il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. La quota del Mezzogiorno sul PIL nazionale salirebbe dal 22 per cento del 2019 al 23,4 per cento nel 2026.

Va sottolineato che le stime riportate nel PNRR si riferiscono all’impatto immediato del Piano sull’economia del Mezzogiorno, ovvero agli effetti che si verificheranno durante il periodo di attuazione del Piano. La modernizzazione delle infrastrutture per i trasporti e le telecomunicazioni, gli investimenti nelle rinnovabili, il potenziamento dell’istruzione e della formazione sono tutti fattori che, anche attraverso l’impulso all’accumulazione di capitale nel settore privato, continueranno tuttavia a sospingere la crescita del PIL del Mezzogiorno anche su un arco di tempo più lungo.


 

 


5. Il ruolo degli enti locali

 


La tabella che segue è volta a fornire un quadro generale del ruolo degli enti locali nella gestione ed attuazione del PNRR.

A tal fine la tabella elenca gli investimenti per i quali è espressamente previsto il coinvolgimento degli enti locali, nonché gli investimenti per i quali, pur in assenza di puntuali indicazioni nel Piano, il coinvolgimento degli enti locali appare prevedibile tenendo conto delle competenze amministrative di cui essi sono titolari nella materia oggetto dell’investimento.

In particolare, nella tabella vengono fornite, nella prima colonna, informazioni sintetiche su tali investimenti e (laddove presenti) sul ruolo che gli enti locali, o parte di essi, saranno (o potranno essere) chiamati a svolgere.

Le risorse indicate nella seconda colonna rappresentano invece il totale delle risorse che finanziano l’investimento: nella quasi totalità dei casi, tuttavia, il PNRR non specifica se e in che misura le risorse verranno assegnate alla diretta gestione degli enti locali.

 

Si avverte che la presente tabella è stata redatta dalla Fondazione Istituto per la Finanza e l’Economia Locale (IFEL) (e parzialmente rielaborata dal Servizio studi della Camera), sulla base del testo del PNRR oggetto di comunicazioni alle Camere da parte del Presidente del Consiglio il 26 e 27 aprile 2021. Gli importi sono in miliardi di euro


 

 

MISSIONE 2

COMPONENTE

INVESTIMENTO

RISORSE

RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

M2C1 - ECONOMIA CIRCOLARE E AGRICOLTURA SOSTENIBILE

Investimento 1.1: Realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti (1,50 miliardi). Investimenti finalizzati al “miglioramento della rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, alla realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclaggio di rifiuti”. Si specifica che “circa il 60% dei progetti si focalizzerà sui comuni del Centro-Sud Italia”.

1,5

Investimento 1.2: Progetti “faro” di economia circolare (0,60 miliardi). Interventi volti a “potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento/riciclo”.

0,6

Investimento 3.1: Isole verdi (0,20 miliardi). Investimenti “concentrati su 19 piccole isole, che faranno da “laboratorio” per lo sviluppo di modelli "100% green" e auto-sufficienti”.

0,2

Investimento 3.2: Green communities (0,14 miliardi). Investimenti per favorire “la nascita e la crescita di comunità locali, anche tra loro coordinate e/o associate (le Green communities), attraverso il supporto all’elaborazione, il finanziamento e la realizzazione di piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale”.

0,14

M2C2: ENERGIA RINNOVABILE, IDROGENO, RETE E TRANSIZIONE ENERGETICA E MOBILITA’ SOSTENIBILE

Investimento 1.2: Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l'auto-consumo (2,20 miliardi). L’investimento punta alla realizzazione di impianti di produzione di energia rinnovabile in piccoli centri: “L'investimento, infatti, individua Pubbliche Amministrazioni, famiglie e microimprese in Comuni con meno di 5.000 abitanti, sostenendo così l'economia dei piccoli Comuni, spesso a rischio di spopolamento, e rafforzando la coesione sociale”.

2,2

Investimento 4.1: Rafforzamento mobilità ciclistica (0,60 miliardi). La misura prevede la realizzazione di circa 570 km di piste ciclabili urbane e metropolitane e di circa 1.250 km di piste ciclabili turistiche.

0,6

Investimento 4.2: Sviluppo trasporto rapido di massa (3,60 miliardi). La misura prevede la realizzazione di 240 km di rete attrezzata per le infrastrutture del trasporto rapido di massa suddivise in metro (11 km), tram (85 km), filovie (120 km), funivie (15 km). Il focus dell’intervento sarà principalmente sulle aree metropolitane delle maggiori città italiane.

3,6

Investimento 4.3: Sviluppo infrastrutture di ricarica elettrica (0,75 miliardi). 7.500 punti di ricarica rapida in autostrada e 13.755 in centri urbani.

0,74

Investimento 4.4: Rinnovo flotte bus, treni verdi (3,64 miliardi). “E’ previsto l’acquisto entro il 2026 di circa 3.360 bus a basse emissioni. Circa un terzo delle risorse sono destinate alle principali città italiane”.

 

3,64

M2C3: EFFICIENZA ENERGETICA E RIQUALIFICAZIONE DEGLI EDIFICI

Investimento 1.1: Piano di sostituzione di edifici scolastici e di riqualificazione energetica (0,80 miliardi). “Il piano mira ad intervenire su circa 195 edifici scolastici, per un totale di oltre 410 mila mq”.

0,8

Investimento 2.1: Ecobonus e Sismabonus fino al 110% per l'efficienza energetica e la sicurezza degli edifici (13,81 miliardi).

13,95

M2C4: TUTELA DEL TERRITORIO E DELLA RISORSA IDRICA

Investimento 2.1: Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico (2,49 miliardi). “Nelle aree colpite da calamità saranno effettuati interventi di ripristino di strutture e infrastrutture pubbliche danneggiate, nonché interventi di 197 riduzione del rischio residuo, finalizzato alla tutela dell'incolumità pubblica e privata, in linea con la programmazione e gli strumenti di pianificazione esistenti”.

2,49

Investimento 2.2: Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l'efficienza energetica dei Comuni (6,00 miliardi). “L’investimento aumenterà la resilienza del territorio attraverso un insieme eterogeneo di interventi (di portata piccola e media) da effettuare nelle aree urbane. I lavori riguarderanno la messa in sicurezza del territorio, la sicurezza e l’adeguamento degli edifici, l’efficienza energetica e i sistemi di illuminazione pubblica”.

6

Investimento 3.1: Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano (0,33 miliardi). “Si prevedono una serie di azioni rivolte principalmente alle 14 città metropolitane, ormai sempre più esposte a problemi legati all'inquinamento atmosferico, all'impatto dei cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità, con evidenti effetti negativi sul benessere e sulla salute dei cittadini. La misura include lo sviluppo di boschi urbani e periurbani, piantando almeno 6,6 milioni di alberi” (p.198).

0,33

Investimento 3.4: Bonifica dei siti orfani (0,50 miliardi). Interventi di bonifica di aree industriali dismesse.

0,5

Investimento 4.1: Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell'approvvigionamento idrico (2,00 miliardi). “investimenti in 75 progetti di manutenzione straordinaria e nel potenziamento e completamento delle infrastrutture di derivazione, stoccaggio e fornitura primaria” (p.201).

2

Investimento 4.2: Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell'acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti (0,90 miliardi) 

0,9

Investimento 4.4: Investimenti in fognatura e depurazione (0,60 miliardi).

0,6

Totale Missione 2

40,79

 

 

 

 


 

MISSIONE 4

COMPONENTE

INVESTIMENTO

RISORSE

ISTRUZIONE E RICERCA

 

Investimento 1.1: Piano per asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia (4,60 miliardi). La misura consentirà la creazione di circa 228.000 posti. L’intervento verrà gestito dal Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche per la Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’interno, e verrà realizzato mediante il coinvolgimento diretto dei Comuni che accederanno alle procedure selettive e condurranno la fase della realizzazione e gestione delle opere.

4,6

M4C1 - POTENZIAMENTO DELL’OFFERTA DEI SERVIZI DI ISTRUZIONE: DAGLI ASILI NIDO ALLE UNIVERSITÀ

Investimento 1.2: Piano di estensione del tempo pieno e mense (0,96 miliardi). “Con questo progetto si persegue l’attuazione graduale del tempo pieno, anche attraverso la costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa 1.000 edifici entro il 2026. Il piano è gestito dal Ministero dell’Istruzione ed è attuato, quanto alla costruzione e riqualificazione delle mense e palestre, dagli Enti locali proprietari dei relativi edifici”

0,96

M4C1 - POTENZIAMENTO DELL’OFFERTA DEI SERVIZI DI ISTRUZIONE: DAGLI ASILI NIDO ALLE UNIVERSITÀ

Investimento 1.3: Potenziamento infrastrutture per lo sport a scuola (0,30 miliardi). “L’obiettivo è quello di potenziare le infrastrutture per lo sport e favorire le attività sportive a cominciare dalle prime classi delle scuole primarie” (p.233). Il piano mira a costruire o adeguare strutturalmente circa 400 edifici da destinare a palestre o strutture sportive. Il piano è gestito dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con il Dipartimento per lo sport ed è attuato, quanto alla costruzione e riqualificazione delle 235 palestre, direttamente dagli enti locali proprietari dei relativi edifici, sulla base di linee guida e di un Comitato nazionale che ne possa garantire la qualità tecnica dei progetti.

0,3

Investimento 3.2: Scuola 4.0: scuole innovative, cablaggio, nuove aule didattiche e laboratori (2,10 miliardi). “L’attuazione di questo investimento sarà a carico del Ministero dell’Istruzione”.

2,1

Investimento 3.3: Piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica (3,90 miliardi). L’investimento prevede la messa in sicurezza di una parte degli edifici scolastici, favorendo anche una progressiva riduzione dei consumi energetici e quindi anche contribuire al processo di recupero climatico. Il Ministero dell’Istruzione gestirà il processo di autorizzazione, monitoraggio e rendicontazione fattuale e finanziaria di tutti gli interventi. La realizzazione degli interventi e delle opere avverrà sotto la responsabilità degli Enti Locali proprietari degli edifici scolastici pubblici. Il piano di riqualificazione proposto mira a ristrutturare una superficie complessiva di 2.400.000,00 mq. degli edifici scolastici.

3,9

Totale Missione 4

11,86

 

 

 


 

MISSIONE 5

COMPONENTE

INVESTIMENTO

RISORSE

INCLUSIONE E COESIONE

M5C2: INFRASTRUTTURE SOCIALI, FAMIGLIE, COMUNITÀ E TERZO SETTORE

Investimento 1.1: Sostegno alle persone vulnerabili e prevenzione dell'’istituzionalizzazione degli anziani non autosufficienti (0,50 miliardi). L’investimento si articola in quattro possibili categorie di interventi da realizzare da parte dei Comuni, singoli o in associazione (Ambiti sociali territoriali), quali: (i) interventi finalizzati a sostenere le capacità genitoriali e a supportare le famiglie e i bambini in condizioni di vulnerabilità; (ii) interventi per una vita autonoma e per la deistituzionalizzazione delle persone anziane, in particolare non autosufficienti; (iii) interventi per rafforzare i servizi sociali a domicilio per garantire la dimissione anticipata e prevenire il ricovero in ospedale; (iv) interventi per rafforzare i servizi sociali attraverso l’introduzione di meccanismi di condivisione e supervisione per gli assistenti sociali. Il progetto sarà coordinato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che pubblicherà un avviso non competitivo dedicato ai comuni singoli o in associazione.

0,5

Investimento 1.2: Percorsi di autonomia per persone con disabilità (0,50 miliardi). Gli interventi saranno centrati sull'aumento dei servizi di assistenza domiciliare e sul supporto delle persone con disabilità per consentire loro di raggiungere una maggiore qualità della vita rinnovando gli spazi domestici in base alle loro esigenze specifiche,276 sviluppando soluzioni domestiche e trovando nuove aree anche tramite l’assegnazione di proprietà immobiliari confiscate alle organizzazioni criminali. Il progetto sarà realizzato dai Comuni, singoli o in associazione (Ambiti sociali territoriali), coordinati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e in collaborazione con le Regioni.

0,5

Investimento 1.3: Housing temporaneo e stazioni di posta (0,45 miliardi). L’investimento si articola in due categorie di interventi: (i) Housing temporaneo, in cui i Comuni, singoli o in associazione, metteranno a disposizione appartamenti per singoli, piccoli gruppi o famiglie fino a 24 mesi e attiveranno progetti personalizzati per singola persona/famiglia al fine di attuare programmi di sviluppo della crescita personale e aiutarli a raggiungere un maggiore grado di autonomia; (ii) Stazioni di posta, ovvero centri che offriranno, oltre a un'accoglienza notturna limitata, ulteriori servizi quali servizi sanitari, ristorazione, orientamento al lavoro, distribuzione di beni alimentarli ecc.

0,45

Investimento 2.1: Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale (3,30 miliardi). L’investimento è finalizzato a fornire ai Comuni (con popolazione superiore ai 15.000 abitanti) contributi per investimenti nella rigenerazione urbana, al fine di ridurre le situazioni di emarginazione e degrado sociale nonché di migliorare la qualità del decoro urbano oltre che del contesto sociale e ambientale. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso la stabilità delle regole di finanza pubblica e i contributi diretti agli investimenti (p.278).

3,3

Investimento 2.2: Piani Urbani Integrati (2,92 miliardi). L’intervento Piani urbani integrati è dedicato alle periferie delle Città Metropolitane e prevede una pianificazione urbanistica partecipata, con l’obiettivo di trasformare territori vulnerabili in città smart e sostenibili, limitando il consumo di suolo edificabile. Nelle aree metropolitane si potranno realizzare sinergie di pianificazione tra il Comune “principale” ed i Comuni limitrofi più piccoli con l’obiettivo di ricucire tessuto urbano ed extra-urbano, colmando deficit infrastrutturali e di mobilità.

2,45

Investimento 2.3: Programma innovativo della qualità dell’abitare (2,80 miliardi). L’investimento si articola in due linee di interventi, da realizzare senza consumo di nuovo suolo: (i) riqualificazione e aumento dell'housing sociale, ristrutturazione e rigenerazione della qualità urbana, miglioramento dell'accessibilità e della sicurezza, mitigazione della carenza abitativa e aumento della qualità ambientale, utilizzo di modelli e strumenti innovativi per la gestione, l'inclusione e il benessere urbano; (ii) interventi sull’edilizia residenziale pubblica ad alto impatto strategico sul territorio nazionale. La selezione delle proposte di finanziamento avverrà attraverso indicatori volti a valutare l’impatto ambientale, sociale, culturale, urbano-territoriale, economico-finanziario e tecnologico-processuale dei progetti. 

2,8

 

Investimento 3.1 Sport e inclusione sociale (0,70 miliardi). L’investimento è finalizzato a favorire il recupero delle aree urbane puntando sugli impianti sportivi e la realizzazione di parchi urbani attrezzati, al fine di favorire l'inclusione e l'integrazione sociale, soprattutto nelle zone più degradate e con particolare attenzione alle persone svantaggiate. L’implementazione del progetto si articola in tre fasi: (i) analisi preliminari e azioni necessarie per preparare al meglio gli appalti pubblici, come l'identificazione e l'analisi di base; (ii) fase di avvio e realizzazione dei progetti selezionati; (iii) monitoraggio e verifica del livello di implementazione dei progetti, al fine di individuare quelli più efficaci da promuovere e replicare.

0,7

M5C3: INTERVENTI SPECIALI PER LA COESIONE TERRITORIALE

Investimento 1.1: Strategia nazionale per le aree interne (0,83 miliardi). Il supporto del PNRR si articola nelle seguenti due linee di intervento:

- Potenziamento servizi e infrastrutture sociali di comunità; L’attuazione prevede l’incremento dei fondi sotto forma di trasferimenti destinati alle autorità locali per la realizzazione d’infrastrutture sociali che possano servire ad incrementare l’erogazione di servizi sul territorio.

- Servizi sanitari di prossimità; L’attuazione consiste nell’assegnazione di risorse finanziarie pubbliche per incentivare i privati a investire nell’adeguamento delle farmacie al fine di rafforzarne il ruolo di erogatori di servizi sanitari.

0,83

Investimento 1.2: Valorizzazione beni confiscati alle mafie (0,30 miliardi). La misura prevede la riqualificazione e valorizzazione di almeno 200 beni confiscati alla criminalità organizzata per il potenziamento del social housing, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimità, il potenziamento dei servizi socio-culturali a favore delle giovani e l’aumento delle opportunità di lavoro.

0,3

Investimento 1.4: Interventi per Zone Economiche Speciali (0,63 miliardi). Gli investimenti infrastrutturali proposti per il finanziamento del PNRR mirano ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle aree ZES con la rete nazionale dei trasporti, ed in particolare con le reti Trans Europee (TEN-T), al fine di rendere efficace l’attuazione delle ZES.

0,63

Totale Missione 5

12,46

 


 

MISSIONE 6

COMPONENTE

INVESTIMENTO

RISORSE

SALUTE

 

Investimento 1: Case della Comunità e presa in carico della persona (2,00 miliardi). La Casa della Comunità sarà una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali

2

 

 

Totale Missione 6

2

 

 


6. Le politiche pubbliche nel PNRR

Premessa


La presente sezione del dossier illustra, in forma prevalentemente tabellare, gli investimenti e le riforme previsti nel PNRR trasmesso dal Governo italiano all’UE il 30 aprile 2021[14] e nella Decisione di esecuzione del Consiglio dell’Unione europea adottata il 13 luglio 2021[15], indicando, per ciascuno di essi, gli elementi essenziali relativi agli obiettivi perseguiti, alle risorse stanziate, alla tempistica e ai soggetti coinvolti.

 

Investimenti e riforme sono stati aggregati per politiche pubbliche, al fine di fornire una visione integrata di tutti gli elementi, presenti anche in Missioni e Componenti diverse, riconducibili ai diversi ambiti settoriali.

 

Le tabelle sono strutturate su quattro colonne:

§  la prima colonna riporta la denominazione dell’investimento (o riforma) e indica la Missione e la Componente in cui esso si colloca all’interno del PNRR[16];

§  la seconda colonna indica le risorse previste per l’investimento (o riforma) e, laddove indicato nel PNRR, il riparto dello stanziamento complessivo tra le varie annualità;

§  la terza colonna indica, in modo sintetico, i principali obiettivi dell’intervento, come esplicitati nel PNRR;

§  la quarta colonna fornisce elementi aggiuntivi, relativi in particolare alla tempistica dell’investimento/riforma (target, milestones) e ai soggetti attuatori (laddove indicati); in taluni casi vengono inoltre evidenziati specifici profili relativi alla normativa vigente e all’attività parlamentare in corso nel settore oggetto dell’investimento/riforma.

 

In relazione a taluni investimenti e riforme, laddove si è ritenuto necessario al fine di consentire il reperimento di ulteriori informazioni, sono stati inseriti appositi link:

§  alle pagine del PNRR[17] trasmesso all’UE il 30 aprile 2021 e al relativo Allegato in lingua inglese (di seguito “Allegato al PNRR”);

§  alle pagine dell’Allegato (in lingua italiana) alla Decisione di esecuzione del Consiglio dell’Unione europea del 13 luglio 2021 (di seguito “Allegato alla decisione UE”).

In calce a ciascuna tabella, infine, vengono fornite (laddove presenti nel PNRR, con i relativi allegati) informazioni di sintesi relative ai destinatari delle risorse (imprese, famiglie, Stato/enti territoriali) e alle ricadute di investimenti e riforme sulle tre priorità trasversali del Piano (parità di genere, giovani, Mezzogiorno[18]).

 


6.1. Pubblica Amministrazione


Nell’ambito della Componente 1 della Missione 1 il Piano trasmesso al Parlamento prevede un asse di intervento dedicato alla digitalizzazione della PA ed un distinto asse dedicato alle misure di Innovazione della PA, che riguardano principalmente il personale e la semplificazione dell’attività amministrativa.

All’interno di quest’ultimo il Piano distingue tre Investimenti (2.1: Portale unico del reclutamento; 2.2. Task force digitalizzazione, monitoraggio e performance; 2.3 Competenze e capacità amministrativa) e tre Riforme (2.1. Accesso e reclutamento: 2.2. Buona amministrazione e semplificazione; 2.3. Competenze e carriere); a sua volta, l’Allegato alla decisione del Consiglio individua un solo investimento (1.9 Assistenza tecnica e rafforzamento delle capacità per l’attuazione del PNRR) ed una sola azione di riforma (1.9 Riforma della pubblica amministrazione), nei quali appaiono riepilogati gli interventi previsti dal Piano sulla materia.


6.1.1 Personale


Per l’accesso ed il reclutamento del personale nella P.A., le risorse sono rinvenibili principalmente in alcuni investimenti e riforme presenti nella Componente 1 della Missione 1. Si tratta, complessivamente, di circa 530 milioni di euro.

Di seguito, in forma tabellare, le risorse, in milioni di euro, destinate ai singoli investimenti presenti nella Missione 1, afferenti all’accesso del personale nella P.A.:


 

Investimento

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Portale unico del reclutamento (M1C1- I.2.1)

 

Nell’allegato alla decisione UE tale Investimento è inserito nella Riforma 1.9: Riforma della pubblica amministrazione (M1C1-R.1.9-56)

 

20,5 (sovvenzioni) di cui:

2021: 1

2022: 5,5

2023: 10

2023: 4

Implementazione di una nuova piattaforma digitale (già in corso di realizzazione), che metterà a disposizione delle amministrazioni i curricula dei candidati velocizzando l’attività di preselezione.

La piattaforma verrà progressivamente integrata con una banca dati con informazioni dettagliate su competenze e capacità del personale in servizio.

L’implementazione della piattaforma – che avverrà tra il 3° trimestre del 2021 ed il 4° trimestre del 2023 - è già in corso, a seguito dello svolgimento di una gara pubblica finanziata (per un importo pari a 4,6 mln di euro) a valere sulle risorse del PON complementare “Governance” 2014-2020.

9 mln di euro sono stanziati per il costo delle procedure di reclutamento e delle retribuzioni del personale a tempo determinato che lavorerà per l’implementazione del PNRR

 

Competenze e capacità amministrativa (M1C1-I.2.3)

 

Nell’allegato alla decisione UE tale Investimento è inserito in Investimento 1.9 Assistenza tecnica e rafforzamento delle capacità per l’attuazione del PNRR

 (M1C1-I.1.9-64,65,66,67)

490 (sovvenzioni) di cui:

2021: 29,9

2022: 85

2023: 110

2024: 110

2025: 100

2026: 55

Migliorare le competenze del personale della PA attraverso:

§  l’offerta di corsi online per il reskilling e l’upskilling del capitale umano;

§  l’introduzione, per le figure dirigenziali, di “Comunità di competenze”, divise per area tematica (ad es. capitale umano e trasformazione digitale) per sviluppare e condividere best practice nella P.A.;

§  il supporto ad amministrazioni di medie/piccole dimensioni (target di 480 amministrazioni locali) con progetti dedicati di change management volti al rafforzamento e alla trasformazione del loro modello operativo.

L’investimento si svilupperà tra il 2021 ed il 2026, con l’obiettivo di completare la transizione organizzativa almeno per l'80% delle amministrazioni entro il secondo trimestre del 2026.

 

 


Agli investimenti sopra indicati si affiancano le seguenti previsioni di riforma:


 

Riforma

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Accesso e reclutamento (M1C1-R.2.1)

 

Nell’allegato alla decisione UE tale Riforma è inserita in Investimento 1.9 Assistenza tecnica e rafforzamento delle capacità per l’attuazione del PNRR

 (M1C1-I. 1.9-53)

--

Snellire e rendere più efficaci e mirate le procedure di selezione del personale, nonché favorire il ricambio generazionale.

Viene previsto un piano di assunzione di personale a tempo determinato per le P.A. responsabili dell’implementazione delle singole misure previste dal PNRR. Tali contratti (della durata iniziale di un anno) saranno finanziati con le risorse iscritte all’interno di ciascuna componente.

Sul punto, il Piano ricorda che il 6 aprile 2021 è stato pubblicato il bando per l’assunzione a tempo determinato di 2.800 tecnici nelle amministrazioni del Mezzogiorno.

Accanto ai percorsi ordinari di reclutamento saranno previsti programmi dedicati agli alti profili (giovani con elevato livello di qualifiche) e ai profili specialistici.

Il Piano stima che le misure relative a questa riforma possano essere operative entro il 2021.

Il percorso di riforma è stato avviato con il DL 44/2021, che, all’art. 10, introduce a regime una nuova procedura semplificata (con ampio ricorso al digitale) per lo svolgimento dei concorsi pubblici al fine di ridurre i tempi di reclutamento del personale della PA.

Competenze e carriere
(M1C1-R.2.3)

 

Nell’allegato alla decisione UE tale Riforma è inserita nella Riforma 1.9: Riforma della pubblica amministrazione

(M1C1-I.R.9-56)

 

24,3 (sovvenzioni):

2021: 4,3

2022: 10

2023: 10

La riforma è diretta prevalentemente ad allineare conoscenze e capacità organizzative alle nuove esigenze del mondo del lavoro, nonché a rimuovere alcuni impedimenti normativi alla mobilità dei dipendenti pubblici, per favorire percorsi di carriera anche tra diverse amministrazioni.

La riforma si articolerà in determinati passaggi: creazione di un quadro comune di competenze; liberalizzazione del mercato del lavoro nella P.A. (mobilità orizzontale); nuova articolazione dei livelli (mobilità verticale); riforma della dirigenza e unificazione di alcuni profili professionali.

Le misure sulla riforma delle carriere saranno prese entro il 2021. Lo sviluppo della pianificazione strategica dei fabbisogni per le principali amministrazioni è previsto a fine 2023. La riforma dell’offerta formativa e le azioni a supporto delle medie amministrazioni saranno implementate per tutta la durata del programma, fino al 2026.

Un’implementazione pilota della nuova articolazione delle carriere verrà attuata da 40 amministrazioni chiave (corrispondenti all’80% delle amministrazioni regionali e locali e dei grandi comuni). Questa azione comporterà un costo di 24,3 mln di euro.

 

 


Per quanto concerne l’impatto delle misure sin qui descritte sulla parità di genere, il PNRR evidenzia, in particolare, che la previsione di nuovi meccanismi di reclutamento del personale e la revisione delle opportunità di carriera verticale e di promozione alle posizioni dirigenziali di alto livello, possono contribuire al riequilibrio di genere sia in ingresso che nelle posizioni apicali della pubblica amministrazione.

Inoltre, anche la promozione del lavoro agile nel settore pubblico può portare benefici in termini di conciliazione vita-lavoro. Sul punto, il PNRR sottolinea che la riduzione delle diseguaglianze di genere passa anche dall’adozione di modelli culturali che spingono gli uomini a fruire di queste forme di flessibilità nel lavoro per assumersi un maggiore ruolo nei compiti domestici.

In materia di occupazione giovanile, la valorizzazione del capitale umano ed il miglioramento delle competenze, soprattutto con riferimento alle nuove professioni, potrà creare maggiori opportunità di lavoro in particolar modo per le generazioni più giovani.

Inoltre, ai percorsi ordinari di reclutamento il Piano affianca programmi dedicati ai giovani dotati di elevate qualifiche (dottorati, master, esperienza internazionale) da inserire nelle amministrazioni con percorsi rapidi, affiancati da una formazione specifica.

I destinatari delle azioni sin qui descritte sono le pubbliche amministrazioni. Per quanto concerne in particolare gli enti territoriali, il Piano prevede una specifica azione a supporto delle medie amministrazioni locali (Provincie e Comuni da 25.000 a 250.000 abitanti), con il finanziamento di specifici programmi volti ad una revisione dei processi decisionali e organizzativi (behaviours), ad una riorganizzazione degli spazi di lavoro (bricks) e ad una crescente digitalizzazione delle procedure, con acquisizione delle competenze specifiche, tramite formazione o attraverso l’immissione in ruolo di nuovo personale.

I fondi del PNRR finanzieranno i primi progetti pilota in questo senso, mentre l’azione sistematica a livello nazionale potrebbe avvalersi delle risorse della nuova programmazione comunitaria 2021-2027.


 


6.1.2 Semplificazione normativa

 


La semplificazione normativa è trasversale rispetto alle materie trattate dal Piano. Nell’analisi fornita dal Piano, il numero eccessivo di leggi e la loro scarsa chiarezza costituiscono un ostacolo per la vita dei cittadini e un freno per le iniziative economiche; le azioni intraprese negli ultimi decenni in merito alle politiche di semplificazione normativa non hanno avuto un completo successo, sia a causa della diminuzione delle risorse a disposizione della Pubblica Amministrazione – fattore che ne ha indebolito la capacità amministrativa - , sia per la mancata adozione di interventi organizzativi che avrebbero dovuto accompagnare le misure di semplificazione adottate.

Il PNRR si pone l’obiettivo di superare i limiti finora incontrati nell’azione di semplificazione normativa, tramite l’organizzazione più efficiente e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e mirati interventi contestuali di miglioramento dell’efficacia e della qualità della regolazione.

Le azioni previste implicano solo parzialmente misure di carattere finanziario, trattandosi in prevalenza di interventi di riordino di processi e procedure, rispetto ai quali l’investimento previsto ha ad oggetto le risorse strumentali a supporto tecnico per la realizzazione delle riforme.

Le risorse per la semplificazione normative, pur non esattamente quantificate, fanno parte della componente 1 della Missione 1. Al contempo, nell’ambito degli interventi normativi per la razionalizzazione della legislazione, nel Piano si richiamano tra le altre, oltre alle riforme di accompagnamento del Piano: la semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni; la semplificazione e razionalizzazione delle normative in materia ambientale; semplificazioni in materia di edilizia e urbanistica e di rigenerazione urbana; la semplificazione delle norme in materia di investimenti e interventi nel Mezzogiorno; l’abrogazione e la revisione di norme che alimentano la corruzione.

 

Per realizzare misure di semplificazione normativa il Piano prevede in particolare il potenziamento delle strutture del Dipartimento della funzione pubblica, tramite il reclutamento delle professionalità necessarie e la definizione di interventi di semplificazione più urgenti, a partire da quelli strumentali alla realizzazione dei progetti finanziati nell’ambito del PNRR, tramite lo strumento della decretazione di urgenza.

Gli altri interventi saranno realizzati attraverso leggi ordinarie, leggi di delegazione legislativa e relativi decreti delegati, da approvare entro il 2021.

 

Il Piano richiama inoltre le seguenti finalità:

§  adottare misure relative alle iniziative normative del Governo, quali una adeguata istruttoria preventiva degli interventi, una più accorta analisi e verifica di impatto della regolazione, con particolare riferimento agli effetti sui destinatari (cfr. anche la scheda relativa alla modernizzazione della pubblica amministrazione);

§  una maggiore attenzione alla chiarezza, comprensibilità e accessibilità della normazione;

§  una riduzione del gold plating[19].

 

Gli obiettivi complessivi delle azioni di riforma, come ricalibrati nel PNRR, sono in particolare individuati nel potenziamento delle strutture del Dipartimento della funzione pubblica, tramite il reclutamento delle professionalità necessarie; l’adozione di provvedimenti attuativi della riforma della pubblica amministrazione; la costituzione, nell’ambito del DAGL, di un’apposita unità per la semplificazione normativa.

Al riguardo, il decreto-legge n. 77 del 2021 ha definito la struttura di governance del PNRR ed ha previsto, tra gli altri, l’istituzione - presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - dell’Unità per la razionalizzazione e il miglioramento della regolazione. Sono state previste inoltre disposizioni relative al funzionamento dell’Ufficio per la semplificazione del Dipartimento della funzione pubblica, chiamato ad operare in raccordo con la suddetta Unità per la regolazione.

 

Tra le funzioni affidate all’Unità per la regolazione rientrano:

§  l’individuazione degli ostacoli all’attuazione del PNRR derivanti da disposizioni normative e dalle relative misure attuative proponendo possibili rimedi, sulla base delle segnalazioni dalla Cabina di regia;

§  l’elaborazione di proposte per superare le disfunzioni derivanti dalla normativa vigente e dalle relative misure attuative, utilizzando anche le verifiche d’impatto della regolamentazione;

§  l’elaborazione di un programma di azioni prioritarie ai fini della razionalizzazione e revisione normativa;

§  la promozione e il potenziamento delle iniziative di sperimentazione normativa, anche tramite relazioni istituzionali con analoghe strutture istituite in Paesi stranieri, europei ed extraeuropei, tenendo in adeguata considerazione le migliori pratiche di razionalizzazione e sperimentazione normativa a livello internazionale;

§  la ricezione e la valutazione delle ipotesi e proposte di razionalizzazione e sperimentazione normativa formulate da soggetti pubblici e privati.

 

 


6.1.3 Semplificazione amministrativa

 


La semplificazione amministrativa rientra nel terzo asse di intervento della componente 1 della Missione 1, dedicato alle misure di riforma della pubblica amministrazione. Gli investimenti e le riforme programmati dal Piano in tale ambito hanno la finalità di eliminare i vincoli burocratici, rendere più efficiente ed efficace l’azione della Pubblica Amministrazione, con l’effetto di ridurre tempi e costi per le imprese e i cittadini.

 

Nel Piano si constata che nonostante le politiche di semplificazione normativa e amministrativa siano state ripetutamente sperimentate in Italia nell'ultimo decennio, questi sforzi, tuttavia, non hanno prodotto effetti incisivi in termini di rimozione di vincoli e oneri, aumento della produttività del settore pubblico e facilità di accesso di cittadini e imprese a beni e servizi pubblici. Le cause di questa inefficienza sono da ricercare nel fatto che le azioni sono state condotte principalmente a livello normativo, con pochi e insufficienti interventi organizzativi, soprattutto a livello locale, nonché con investimenti molto limitati nel personale, nelle procedure e nelle tecnologie. Per questo il Piano intende accompagnare le azioni di riforma legislativa da un forte intervento a sostegno della capacità amministrativa, soprattutto attraverso adeguate azioni di supporto tecnico a livello locale, per reingegnerizzare i procedimenti in vista della loro digitalizzazione e assistere le amministrazioni locali nella transizione dal vecchio al nuovo regime.

 

Le azioni previste implicano innanzitutto misure normative di riordino di processi e procedure, rispetto ai quali l’investimento finanziario previsto ha ad oggetto le risorse strumentali che saranno impiegate a supporto tecnico per la piena implementazione delle riforme.

Si tratta di un investimento e di un intervento di riforma, entrambi articolati in più progetti, recanti risorse complessivamente pari a 730 milioni di euro. Per l’attuazione delle misure di semplificazione amministrativa programmate nel Piano si prevede inoltre di sfruttare anche le risorse derivanti dai fondi strutturali esistenti attivi nel settore (es. PON Governance 2014-2020; PON Governance 2021-2027).

Di seguito, in forma tabellare, le risorse, in milioni di euro, destinate agli investimenti presenti nella Missione 1, afferenti alla Semplificazione amministrativa:

 


 

Investimento

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Task force digitalizzazione, monitoraggio e performance

(M1C1-I 2.2)

 

Nell’allegato alla decisione UE tale azione è inserita in Investimento 1.9 Assistenza tecnica e rafforzamento delle capacità per l’attuazione del PNRR

(M1C1-I 1.9-53, 54)

730 (sovvenzioni)

 

 

di cui:

2021: 137,2

2022: 197

2023: 197

2024: 129

2025: 48,5

2026: 25,5

 

 

Gli obiettivi dell’investimento, come emerge nell’allegato tecnico, sono molteplici e si articolano, anche per quanto riguarda le risorse, in cinque punti:

 

1.      creazione di una task force temporanea (3 anni) di circa 1.000 professionisti a supporto tecnico delle amministrazioni locali nella realizzazione delle riforme di semplificazione dei procedimenti e nella gestione delle nuove procedure. Il costo di questa azione di capacity building è di 368,4 milioni €

L’assistenza tecnica sarà dedicata ai seguenti compiti:

§  sostenere la progettazione e la valutazione di progetti, e le attività delle conferenze di servizio;

§  sostenere la gestione dell'arretrato procedurale creato durante la pandemia;

§  supporto tecnico nella fase progettuale degli investimenti;

§  supporto nel monitoraggio dell'implementazione delle procedure e delle relative attività.

 

Nell’allegato al PNRR si specifica che il budget complessivo per la task force sarà assegnato su base regionale all'interno di un accordo specifico da sottoscrivere in sede di Conferenza unificata. Ogni Regione, sentiti i comuni, individuerà le specifiche procedure e le amministrazioni locali in cui si concentrano i colli di bottiglia, assegnando le risorse umane adeguate.

Il cronoprogramma specificato nell’allegato alla decisione UE prevede:

§  l’entrata in vigore della legislazione primaria necessaria per fornire assistenza tecnica e rafforzare la creazione di capacità per l'attuazione del PNRR entro il secondo trimestre del 2021. Sul punto è intervenuto il decreto-legge n. 80 del 2021 (art. 9);

§  il completamento dell'assunzione degli esperti per l'attuazione del Piano entro la fine del 2021.

 

Nell’allegato alla decisione UE tale azione è inserita nell’ambito della Riforma 1.9: Riforma della pubblica amministrazione

(M1C1-R 1.9-60, 61, 63)

 

2.      screening dei procedimenti amministrativi, identificandone i regimi di esercizio, e conseguente semplificazione, mediante eliminazione delle autorizzazioni non giustificate da motivi imperativi di interesse generale, estensione dei meccanismi di silenzio-assenso ove possibile o adottando gli strumenti di SCIA o della mera comunicazione.

L’allegato al PNRR specifica che l’intervento è già previsto nell’ambito dell'Agenda di semplificazione 2020-2023 e le risorse finanziarie per la sua attuazione sono state stanziate nell'ambito del PON Governance 2014-2020. Il costo di queste azioni è già stato pagato dal programma PON Governance per gli anni 2021-2023. I fondi aggiuntivi del PNRR permetteranno la prosecuzione del progetto dal 2024 fino al 2026, ad un costo complessivo di € 4 milioni.

 

Nell’allegato alla decisione del Consiglio UE è prevista l’attuazione completa del processo di ridefinizione/semplificazione (inclusa l’entrata in vigore degli atti attuativi) di:

§  200 procedimenti che interessano cittadini e imprese entro il 2024. Per l’individuazione dei settori prioritari delle procedure semplificate nelle diverse tranche si rinvia alla descrizione dei traguardi nell’allegato alla decisione UE;

§  50 ulteriori procedimenti che interessano cittadini entro il 2025. Le procedure semplificate devono riguardare i seguenti settori: certificazioni digitali dell'anagrafe; certificati di stato civile online; notifiche digitali e identità digitale; certificazione liste di leva; domicilio digitale dei cittadini; deleghe per l'accesso ai servizi online.

 

 

Entro il secondo trimestre del 2026 si prevede di completare lo screening dei regimi procedurali esistenti, unitamente alla loro ulteriore semplificazione per un totale di 600 procedimenti critici. L’azione si concluderà con la pubblicazione del repertorio delle procedure e dei relativi regimi amministrativi sul sito istituzionale del ministero competente.

 

In via generale, nell’allegato alla decisione del Consiglio UE si sottolinea che la riforma della semplificazione prevede l'eliminazione delle autorizzazioni non giustificate da motivi imperativi di interesse generale e l'eliminazione degli adempimenti non necessari o che non utilizzano le nuove tecnologie. Inoltre attua il meccanismo del silenzio assenso e adotta un approccio di semplificazione della comunicazione e regimi uniformi condivisi con le Regioni e i Comuni.

 

 

3.      digitalizzazione delle procedure amministrative per edilizia e attività produttive per migliorare l’operatività degli Sportelli unici, come SUAP e SUE. L’attività comprende la definizione di standard tecnici comuni di interoperabilità, in collaborazione con il Ministero per l’innovazione digitale, per dare piena attuazione al principio “once-only”. Il costo complessivo della digitalizzazione delle procedure di SUAP/SUE e della loro effettiva attuazione presso le amministrazioni locali è stimato in € 324,4 milioni.

Nell’allegato alla decisione UE  si fa presente che la riforma della semplificazione comprende espressamente il raggiungimento dell’interoperabilità delle procedure relative alle attività produttive e all'edilizia (SUAP e SUE).

Finalità è quella di una completa digitalizzazione delle procedure per le attività di impresa ed edilizie, secondo regole uniformi su tutto il territorio nazionale.

 

Nell’allegato al PNRR si evidenzia che l’obiettivo è che l’80% delle amministrazioni locali adottino il nuovo SUAP entro il 2024 e i nuovi SUE entro il 2025.

L’intervento è svolto in stretto coordinamento con il Dipartimento per la trasformazione digitale/AGID.

Il progetto è collegato all'implementazione del Regolamento UE 2018/1724, un progetto che mira a costituire il punto unico di ingresso per tutte le interazioni con la PA.

 

 

 

4.      monitoraggio e comunicazione delle azioni di semplificazione. A tal fine il Piano prevede creazione di una task force centrale, che sarà responsabile del coordinamento generale e del monitoraggio delle attività di assistenza tecnica. Si occuperà, in particolare, di: raccogliere gli input dalle amministrazioni locali per l'identificazione e la risoluzione dei colli di bottiglia procedimentali; apportare i necessari adeguamenti nell'allocazione delle risorse; prevedere azioni specifiche per le regioni inadempienti.
Il costo per queste attività di monitoraggio è stimato in € 21 milioni.

La Task Force centrale, composta da 25 esperti, sarà istituita all'interno del Dipartimento della funzione pubblica entro il 3° trimestre 2021.

Il monitoraggio riguarderà altresì l’impatto in termini di semplificazione delle nuove iniziative legislative sulle PA e gli effetti delle norme in vigore.

In relazione a tali compiti, l’allegato al PNRR prevede che entro la fine del 2021 sarà adottata una legge delega per dare al Governo il potere di valutare, e conseguentemente sopprimere, le norme che sovraccaricano le amministrazioni con oneri inutili.

 

 

 

5.      introduzione di nuove iniziative di benchmarking nelle amministrazioni e di specifici incentivi alle performance collegati ai risultati ottenuti, anche attraverso una riforma tesa a rafforzare il ruolo degli organismi indipendenti di valutazione (OIV). Il costo dell’introduzione di queste misure è stimato in € 16,4 milioni.

A tal fine l’allegato alla decisione UE prevede l’attuazione di indicatori comuni di performance orientati ai risultati e la definizione di una serie di indicatori chiave di performance per orientare i cambiamenti organizzativi delle amministrazioni.

A sua volta l’allegato al PNRR prevede di:

§  definire gli indicatori chiavi di performance, attraverso un'iniziativa di supporto tecnico, per le amministrazioni più grandi (Ministeri e agenzie governative centrali, regioni, grandi comuni);

§  riformare status e sistema di nomina dei componenti degli OIV, nonché investire nella formazione degli OIV per diffondere i sistemi di gestione della performance;

§  investire su una piattaforma digitale della performance, come strumento di raccolta e offerta di indicatori chiavi di performance, da utilizzare anche ai fini del bilancio e della pianificazione.

 

 


All’investimento sopra indicato si affianca la seguente previsione di riforma:


 

Riforma

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Buona amministrazione e semplificazione

(M1-C1-II.2.2.)

 

Nell’allegato alla decisione UE tale riforma è inserita nell’ambito della Riforma 1.9: Riforma della pubblica amministrazione

 

(M1C1-R 1.9-52,57)

--

La riforma persegue le seguenti finalità:

§  ridurre i tempi per la gestione dei procedimenti amministrativi, con particolare riferimento a quelli che prevedono l’intervento di una pluralità di soggetti, come presupposto per accelerare la realizzazione degli interventi nei settori cruciali per la ripresa economica e l’attuazione del PNRR;

 

§  liberalizzare, semplificare, anche mediante l’eliminazione di adempimenti non necessari, reingegnerizzare e standardizzare i procedimenti.

 

In particolare, l’Allegato al PNRR precisa che nell’ambito dell’Agenda sono già state individuate, in collaborazione con le associazioni di imprese, le Regioni e l'associazione dei comuni (ANCI), alcune procedure direttamente collegate all’attuazione del PNRR che dovrebbero essere semplificate e accelerate.

 

 

Per quanto riguarda le modalità di attuazione, il PNRR assegna la pianificazione di dettaglio e il coordinamento operativo delle attività previste nell’azione di riforma in esame, nonché la verifica dell’attuazione al Tavolo tecnico per la semplificazione appositamente istituito a supporto del Comitato interistituzionale, che svolge le funzioni di indirizzo e di verifica dell’attuazione dell’Agenda per la semplificazione 2020-2023.

Il Tavolo tecnico è costituito da quattro rappresentanti designati dal Dipartimento della Funzione Pubblica, cinque designati della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, e tre designati dall’ANCI e dall’UPI - svolge attualmente le attività di supporto, coordinamento, pianificazione e monitoraggio dell’Agenda e predispone una relazione periodica sullo stato di avanzamento dell’Agenda. Le attività di segreteria tecnica del Tavolo sono svolte dall’ufficio per la semplificazione e la sburocratizzazione del Dipartimento della funzione pubblica.

 

In base all’allegato alla decisione UE, si prevede l’entrata in vigore della legislazione primaria sulla semplificazione delle procedure amministrative per l’attuazione del PNRR entro il secondo trimestre 2021. Dette misure devono comprendere l'eliminazione delle strozzature critiche riguardanti, in particolare:

§  la valutazione d'impatto ambientale a livello statale e regionale, su cui è intervenuto il decreto-legge n. 77 del 2021 (in particolare artt. 17-26);

§  l'autorizzazione dei nuovi impianti per il riciclaggio dei rifiuti;

§  le procedure di autorizzazione per le energie rinnovabili e quelle necessarie per assicurare l'efficientamento energetico degli edifici (il cosiddetto superbonus) e la rigenerazione urbana, su cui è intervenuto il decreto-legge n. 77 del 2021 (in particolare artt. 32 e 33);

Sono previste azioni specifiche dedicate alla semplificazione delle procedure nell’ambito delle conferenze di servizi necessarie.

 

Entro la fine del 2022 è prevista l’entrata in vigore di tutti gli atti delegati correlati, dei decreti ministeriali, degli atti di diritto derivato e di tutti gli altri regolamenti necessari per l'efficace attuazione della semplificazione, inclusi gli accordi con le regioni in caso di competenza regionale esclusiva e concorrente.

 

 


I soggetti destinatari delle risorse sono le pubbliche amministrazioni centrali, regionali e locali. Nondimeno, dalle misure di semplificazione e snellimento delle procedure amministrative si prevedono importanti ricadute su cittadini e imprese in termini di riduzione degli oneri normativi e amministrativi e di riduzione dei tempi procedimentali.

Inoltre si consideri che le attività di monitoraggio dell’attuazione delle misure di semplificazione comprenderanno attività di consultazione con gli stakeholder attraverso la creazione di focus group con le principali associazioni imprenditoriali, nonché campagne di comunicazione ai cittadini.

Per quanto riguarda l’influenza sulle assi trasversali del Piano non sono indicate correlazioni specifiche.

 

In merito al quadro delle iniziative normative già adottate e di quelle in essere, le misure di riforma previste nel Piano si collegano alle attività, in parte già avviate, sulla base di quanto previsto dal decreto-legge n. 76 del 2020 (c.d. decreto semplificazioni), nell’ambito dell’Agenda per la semplificazione 2020-2023, che individua una serie di interventi prioritari di semplificazione condivisi tra Governo, Regioni ed enti locali, per la ripresa del Paese a seguito dell’emergenza da Covid-19.

Il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 ha quindi dato una prima attuazione agli obiettivi previsti definendo le strutture di governance del PNRR e delineando interventi normativi volti al rafforzamento delle strutture amministrative e all’accelerazione e snellimento delle procedure.

Parallelamente il decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80 ha previsto misure per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni e percorsi per il reclutamento di profili tecnici e gestionali necessari per dare attuazione il PNRR.

 

Si ricorda che, a sua volta, la legge delega di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni (articolo 5, legge n. 124/2015) e i relativi decreti attuativi avevano avviato misure di semplificazione e standardizzazione dei regimi amministrativi (link di approfondimento) introducendo in particolare la c.d. SCIA 1 e c.d. SCIA 2 e avviando la ricognizione delle attività e dei procedimenti.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6.1.4 Digitalizzazione della PA


 


La Digitalizzazione della pubblica amministrazione costituisce il primo asse della componente 1 “Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA” compresa nella Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” del PNRR e rappresenta, al contempo, uno dei temi trasversali del Piano.

 

Per la digitalizzazione della PA si prevedono sette interventi e tre riforme recanti risorse pari complessivamente a 6,146 miliardi di euro.

Ulteriori risorse, pari a 1,4 miliardi di euro, sono rese disponibili dalla programmazione nazionale aggiuntiva e sono ripartite nella tavella che segue ad opera del decreto-legge 59/2021 riguardante il Fondo complementare al PNRR (art, 1, comma 2, lett. a), nn. 1 e 2 e lett. f), n. 1). Si tratta di risorse che si aggiungono prevalentemente a quelle previste sull’investimento 1.4 “Servizi digitali e esperienza dei cittadini”.


Importi in milioni di euro

Anno

Servizi digitali e cittadinanza digitale

Servizi digitali e competenze digitali

Polis – Case dei servizi digitali

2021

50,00

0,73

0,00

2022

100,00

46,81

125,00

2023

100,00

26,77

145,00

2024

50,00

29,24

162,62

2025

40,00

94,69

245,00

2026

10,00

51,76

122,38

Totale

350,00

250,00

800,00

 


Nell’ambito della Missione 1 particolare rilievo ai fini della digitalizzazione della PA assumono gli interventi sulle reti a banda ultra larga che rappresentano l’investimento 3 della seconda componente (M1C2), con risorse pari a 6,71 miliardi di euro (si veda la scheda Reti ultraveloci (banda ultra-larga e 5G) nel paragrafo 6.6.4 Infrastrutture digitali.

 

La digitalizzazione è al contempo, come ricordato, uno dei temi trasversali del Piano che ricorrono anche in altre missioni coinvolgendo diversi settori (cui si rinvia) tra cui:

§  le infrastrutture nel loro complesso, da quelle energetiche a quelle dei trasporti, dove i sistemi di monitoraggio con sensori e piattaforme dati rappresentano un archetipo innovativo di gestione in qualità e sicurezza degli asset (Missioni 2 e 3);

§  l’istruzione, nei programmi didattici, nelle competenze di docenti e studenti, nelle funzioni amministrative, della qualità degli edifici (Missione 4);

§  la sanità, nelle infrastrutture ospedaliere, nei dispositivi medici, nelle competenze e nell’aggiornamento del personale, al fine di garantire il miglior livello di assistenza sanitaria a tutti i cittadini (si veda ad es. Fascicolo sanitario elettronico - FSE, Missione 6 Componente 2).

 

Di seguito, in forma tabellare, le risorse, in milioni di euro, destinate ai singoli investimenti presenti nella Missione 1, componente 1, afferenti alla Digitalizzazione della PA.

 

 

Per approfondire:

§  Finanziamenti e costi

-    in generale

-    nel dettaglio per tipo di finanziamento e per anno

§  Obiettivi e tempistica

§  riforme e investimenti in sovvenzioni

§  investimenti in prestiti

 

 

 

 

 


 

 

Investimento

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Infrastrutture digitali
(M1C1 I 1.1-3, 17, 26)

900 (sovvenzioni)

di cui:

2021: --

2022: 111,6

2023: 292,6

2024: 286,6

2025: 146,6

2026: 62,6

L'obiettivo dell'investimento è garantire che i sistemi, le serie di dati e le applicazioni della PA siano ospitati in data center affidabili, con elevati standard di qualità per la sicurezza, le prestazioni, la scalabilità, l'interoperabilità europea e l'efficienza energetica; secondo il principio del Cloud First. L’investimento è destinato a 200 amministrazioni centrali e a 80 autorità sanitarie locali.

Le Amministrazioni possono scegliere di migrare verso una infrastruttura cloud nazionale pubblico-privata, il Polo Strategico Nazionale (PSN) o verso un cloud commerciale disponibile sul mercato (cloud public).

Milestones

T4 2022

§  completamento del PSN e avvio del processo di migrazione delle serie di dati e delle applicazioni di specifiche PA verso il PSN;

T3 2024

§  migrazione al PSN di almeno 100 tra PA centrali e ASL.

Target

T2 2026

§  complessivamente almeno 280 PA centrali e ASL migrate al PSN.

Abilitazione al cloud per le PA locali
(M1C1 I 1.2-125, 139, 147)

1.000 (in prestiti)

di cui:

2021: --

2022: 23

2023: 46

2024: 302

2025: 423

2026: 206

L'obiettivo è quello di migrare i dati e le applicazioni delle PA locali verso un'infrastruttura cloud sicura, consentendo a ciascuna amministrazione di scegliere liberamente all'interno di una serie di ambienti cloud pubblici certificati. La migrazione interessa oltre 12.000 pa locali (comuni, scuole e strutture sanitarie).

Il programma di attivazione del cloud fornirà alle amministrazioni un pacchetto di sostegno "migrazione come servizio". Ciò comprenderà la valutazione iniziale, il sostegno procedurale/amministrativo necessario per avviare lo sforzo, la negoziazione del sostegno esterno necessario e la gestione globale del progetto nel corso dell'esecuzione.

Milestones

T1 2023

§  aggiudicazione dei 3 bandi pubblici (uno per ogni tipo di amministrazione pubblica coinvolta: comuni, scuole, enti sanitari locali) per la raccolta e la valutazione dei piani di migrazione; pubblicazione dell'elenco delle PA ammesse a ricevere finanziamenti; la pubblicazione di tre bandi mirati è volta a consentire al Ministero dell'Innovazione Tecnologica e della Transizione Digitale di valutare le esigenze specifiche di ciascun tipo di amministrazione pubblica interessata.

T3 2024

§  migrazione di 4 083 PA locali verso ambienti cloud certificati e verifica di tutti i sistemi e dataset e delle applicazioni incluse in ciascun piano di migrazione.

Target

T2 2026

§  12.464 PA locali complessivamente migrate al cloud.

Dati ed interoperabilità (M1C1 I 1.3-4, 12, 18, 27)

646 (sovvenzioni)

556 Piattaforma Digitale Nazionale Dati di cui:

2021: 69

2022: 100

2023: 172

2024: 126

2025: 89

2026: --

90 Sportello digitale unico

di cui:

2021: 7

2022: 22

2023: 25

2024: 21

2025: 15

2026: --

L’investimento ha l’obiettivo di garantire la piena interoperabilità e la condivisione di informazione tra le PA secondo il principio dell’once only (“una volta per tutte”), evitando al cittadino di dover fornire più volte la stessa informazione a diverse amministrazioni.

Un primo progetto consiste nello sviluppo della Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) (istituita dall’art. 50-ter del CAD) che consentirà alle amministrazioni di rendere disponibili le proprie informazioni attraverso interfacce digitali API Application Programming Interface consultabili da tutte le amministrazioni centrali e locali.

Un secondo progetto riguarda lo Sportello digitale unico (previsto dal regolamento (UE) 2018/1724) che consentirà l’armonizzazione tra gli Stati Membri e la digitalizzazione di procedure e servizi.

Milestones

T4 2022

§  piena operatività della PDND che deve consentire alle agenzie di:

- pubblicare le rispettive interfacce per programmi applicativi (API) sul catalogo API della piattaforma;

- redigere e firmare accordi sull'interoperabilità digitale;

- autenticare e autorizzare l'accesso alle API;

- convalidare e valutare la conformità al quadro nazionale in materia di interoperabilità.

T4 2024

§  almeno 400 API attuate dalle agenzie, pubblicate nel catalogo API e integrate nella PDND (settori sicurezza sociale e conformità fiscale)

Target

T4 2023

§  le 21 procedure amministrative prioritarie dello Sportello digitale unico di cui al regolamento (UE) 2018/1724 pienamente conformi ai requisiti di cui all’art. 6 del medesimo regolamento e accessibili on-line

T2 2026

§  almeno ulteriori 600 API (per un totale di 1.000) nella PDND nei seguenti settori:

- entro il 31.12.2025: procedure pubbliche quali assunzione, pensionamento, iscrizione a scuole e università (ad es., l'Anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati e il Pubblico registro automobilistico)

- entro il 30.6.2026: welfare, gestione dei servizi di appalto, sistema informativo nazionale per i dati medici e le emergenze sanitarie (ad es., i registri dei pazienti e dei medici)

Servizi digitali e esperienza dei cittadini
(M1C1 I 1.4-13, 23, 126, 127, 128, 140, 144, 145, 146, 148, 149, 150, 151)

2.013 (prestiti / sovvenzioni) di cui:

§  613 (prestiti) miglioramento della qualità e dell'utilizzabilità dei servizi pubblici digitali

§  80 (prestiti) accessibilità dei servizi pubblici digitali

§  750 (prestiti) PagoPA e app IO

§  285 (prestiti) SPID CIE ANPR

§  245 (prestiti) Piattaforma notifiche digitali

§  40 Mobilità come servizio (sovvenzioni)

A queste risorse si aggiungono 1.400 del Fondo complementare ex DL 59/2021

L'investimento ha l'obiettivo di sviluppare un'offerta integrata e armonizzata di servizi digitali all'avanguardia orientati ai cittadini, garantirne la diffusione generalizzata nell'amministrazione centrale come locale e migliorare l'esperienza degli utilizzatori.

La misura mira a:

§  migliorare l'esperienza dei servizi pubblici digitali, definendo modelli di erogazione dei servizi riutilizzabili che garantiscano requisiti di accessibilità completi (Investimento 1.4.1 - Esperienza dei cittadini - Miglioramento della qualità e dell'utilizzabilità dei servizi pubblici digitali)

§  migliorare l'accessibilità dei servizi pubblici digitali (Investimento 1.4.2 - Inclusione dei cittadini: miglioramento dell'accessibilità dei servizi pubblici digitali)

§  promuovere l'adozione dell'applicazione digitale per i pagamenti tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni (PagoPA) e l'adozione dell'applicazione "IO" quale punto di contatto digitale fondamentale tra i cittadini e l'amministrazione in linea con la logica dello "sportello unico" (Investimento 1.4.3 - Rafforzamento dell'adozione dei servizi della piattaforma PagoPA e dell'applicazione "IO")

§  promuovere l'adozione di piattaforme nazionali di identità digitale (Sistema Pubblico di Identità Digitale, SPID e Carta d'Identità Elettronica, CIE) e dell'Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) (Investimento 1.4.4 - Rafforzamento dell'adozione delle piattaforme nazionali di identità digitale (SPID, CIE) e dell'Anagrafe nazionale (ANPR)

§  sviluppare una piattaforma unica per le notifiche (Investimento 1.4.5 - Digitalizzazione degli avvisi pubblici) (v. D.L. 31.5.2021, semplificazioni, art. 38, che semplifica alcuni aspetti della notifica digitale degli atti della PA)

§  promuovere l'adozione di paradigmi della mobilità come servizio (MaaS) nelle città metropolitane per digitalizzare i trasporti locali e fornire agli utenti un'esperienza di mobilità integrata dalla pianificazione dei viaggi ai pagamenti attraverso molteplici modi di trasporto (Investimento 1.4.6 - La mobilità come servizio per l'Italia. Quest'ultima misura è finanziata sulla base di un sostegno finanziario non rimborsabile)

Relativamente alle iniziative normative in essere, si ricorda che il DL 76/2020 ha in particolare previsto un complesso di misure per favore la cittadinanza digitale e l’accesso ai servizi digitali delle p.a. (si veda infra) ed in sede parlamentare è attualmente in corso di esame in sede referente presso la I Commissione della Camera dei deputati una proposta di legge volta a potenziare l'utilizzo della CIE come strumento di accertamento dell'identità del cittadino e di accesso ai servizi in rete (A.C. 432).

Milestones

T4 2023

§  attuazione di 3 progetti pilota di Mobilità come servizio in città metropolitane tecnologicamente avanzate ciascuno con almeno 1.000 utenti volontari

§  2.450 nuove PA adottano PagoPA e 2.700 AppIO; tutte le PA (anche quelle che già le hanno adottate) assicurano un aumento del 20% dei loro servizi integrati

§  almeno 800 tra PA centrali e comuni adottano la Piattaforma notifiche digitali fornendo avvisi digitali a cittadini e soggetti giuridici

T4 2024

§  40% delle PA (comuni, scuole, enti assistenza sanitaria e patrimonio culturale) aderiscono al progetto / modello comune di siti web /componenti dei servizi

Target

T1 2025

§  attuazione di ulteriori 7 progetti Mobilità come servizio (il 40% dei quali nel Mezzogiorno)

T2 2025

§  AgID fornirà sostegno a 55 pubbliche amministrazioni locali al fine di:

- fornire 28 esperti tecnici e professionali

- ridurre il numero di errori del 50 % su almeno 2 servizi digitali forniti da ciascuna amministrazione

- diffondere almeno 3 strumenti volti a riprogettare e sviluppare i servizi digitali più utilizzati di proprietà di ciascuna amministrazione e predisporre la relativa formazione

- assicurarsi che almeno il 50 % delle soluzioni accessibili tramite ICT sia a disposizione di tutti i lavoratori con disabilità.

T4 2025

§  42,3 mln di cittadini con identità digitale valida sulla piattaforma nazionale

T1 2026

§  16.500 PA adottano SPID o CIE

T2 2026

§  80% delle PA aderiscono al progetto / modello comune di siti web / componenti dei servizi

§  2.650 nuove PA adottano PagoPA e 7.100 AppIO, assicurando un aumento del 20% dei loro servizi integrati (l'obiettivo finale è disporre in media di 50 servizi per i comuni, 20 per le regioni, 20 per le autorità sanitarie e 15 per scuole e università)

§  almeno 6.400 tra PA centrali e comuni adottano la Piattaforma notifiche digitali fornendo avvisi digitali a cittadini e soggetti giuridici

Cybersecurity (M1C1 I 1.5-5, 6, 7, 8, 9, 20, 21, 22)

623 (in sovvenzioni) di cui:

2021: 170

2022: 190,4

2023: 174,0

2024: 88,6

2025: --

2026: --

§  241 infrastruttura cyber;

§  231 strutture operative PNSC;

§  150 rafforzamento delle capacità difesa informatica di ministeri Interno e  Difesa, Guardia di Finanza, Giustizia e Consiglio di Stato

L’investimento è volto alla creazione ed al rafforzamento delle infrastrutture legate alla protezione cibernetica del Paese a partire dalla attuazione della disciplina prevista dal Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica PSNC (su cui si veda infra).

L’intervento si articola in 4 aree principali:

§  rafforzamento dei presidi di front-line per la gestione degli alert e degli eventi a rischio verso la PA e le imprese di interesse nazionale;

§  consolidamento delle capacità tecniche di valutazione e audit della sicurezza dell'hardware e del software;

§  potenziamento del personale delle forze di polizia dedicate alla prevenzione e investigazione del crimine informatico;

§  implementazione degli asset e delle unità incaricate della protezione della sicurezza nazionale e della risposta alle minacce cyber.

Milestones

T4 2022

§  istituzione dell’Agenzia per la cibersicurezza nazionale - ACN (disposta con il D.L. 14 giugno 2021, n. 82) e adozione del relativo regolamento interno con DPCM

§  dispiego iniziale dei servizi nazionali di cibersicurezza con la definizione dell'architettura dell'intero ecosistema della cibersicurezza nazionale: un centro nazionale di condivisione e di analisi delle informazioni (ISAC), una rete di squadre di pronto intervento informatico (CERT), un HyperSOC nazionale, il calcolo ad alte prestazioni integrato dagli strumenti di intelligenza artificiale/apprendimento automatico (AI/ML) per analizzare gli incidenti di cibersicurezza di portata nazionale

§  avvio della rete di laboratori di selezione e certificazione della cibersicurezza

§  istituzione presso l'ACN di un'unità centrale di audit per quanto riguarda le misure di sicurezza PSNC e NIS

§  sostegno al potenziamento delle strutture di sicurezza: completamento di almeno cinque interventi per migliorare le strutture di sicurezza nei settori PSNC e delle reti e sistemi informativi (NIS) in particolare i settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia e dell'ambiente

 

Target

T4 2024

§  dispiego integrale dei servizi nazionali di cibersicurezza: attivazione delle squadre di pronto intervento informatico (CERT), la loro interconnessione con il team italiano di risposta agli incidenti di sicurezza informatica (CSIRT) e con il centro nazionale di condivisione e di analisi delle informazioni (ISAC) e l'integrazione di almeno 5 centri operativi di sicurezza (SOC) con l'HyperSOC nazionale, la piena operatività dei servizi di gestione dei rischi di cibersicurezza, compresi quelli per l'analisi della catena di approvvigionamento e i servizi di assicurazione contro i rischi informatici

§  completamento della rete di laboratori e dei centri per la valutazione e certificazione della cibersicurezza con l’attivazione di almeno 10 laboratori di screening e certificazione, dei due centri di valutazione (CV) e attivazione del laboratorio di certificazione UE

§  piena operatività dell'unità centrale di audit con almeno 30 ispezioni completate

Digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali
(M1C1 I 1.6-11, 14, 15, 16, 25, 123, 124, 129, 130, 131, 132, 133, 134, 135, 136, 137, 138, 141, 142, 143, 152, 153, 154, 155)

611 (prestiti / sovvenzioni) di cui:

§  296 INPS INAIL (prestiti);

§  140,5 Ministero giustizia (prestiti) e Consiglio di Stato (sovvenzioni);

§  42,5 Ministero della difesa (prestiti);

§  107 Ministero dell’interno (prestiti);

§  25 Guardia di finanza (sovvenzioni)

L'investimento ha l'obiettivo di ridisegnare e digitalizzare un insieme di processi, attività e servizi prioritari nelle grandi amministrazioni centrali per migliorare l'efficienza di tali amministrazioni e semplificare le procedure. Tra le amministrazioni centrali figurano: l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) e l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), il sistema giudiziario, il Ministero della Difesa, il Ministero dell'Interno e la Guardia di Finanza.

T4 2022

§  35 servizi supplementari messi a disposizione sul nuovo sito dell’INPS One click by design (Prestazioni pensionistiche, Ammortizzatori sociali, Indennità di disoccupazione, Prestazioni d'invalidità, Rimborsi, Raccolta dei contributi da parte delle imprese, Servizi per i lavoratori agricoli, Servizi antifrode, anticorruzione e di trasparenza)

§  valutazione di almeno 4.250 dipendenti dell'INPS per quanto riguarda le competenze informatiche e le competenze certificate migliorate

T1 2023

§  pubblicazione del contratto per l’acquisto di 5 servizi professionali su 10 di scienza dei dati per la GdF

T4 2023

§  800 mila atti giudiziari della giustizia amministrativa disponibili nel data warehouse

§  reingegnerizzazione di 7 procedure interne del Ministero dell’interno che possono essere interamente completate on-line

§  digitalizzazione di 3,5 mln di fascicoli giudiziari relativi agli ultimi 10 anni di processi civili di tribunali e corti d'appello e agli ultimi 10 anni di atti relativi a procedimenti di legittimità emessi dalla Corte di Cassazione.

§  inizio dell'esecuzione del contratto per la realizzazione di sei nuovi sistemi di conoscenza del data lake della giustizia

§  ulteriori 35 servizi supplementari messi a disposizione sul nuovo sito dell’INPS One click by design

§  portare da 29 a 53 i processi e servizi dell’INAIL reingegnerizzati per renderli pienamente digitalizzati

§  digitalizzazione di 15 procedure relative alla gestione del personale della Difesa partendo da una base di riferimento di 4 procedure già digitalizzate

§  raggiungere la cifra di 450 mila certificati di identità digitali rilasciati dal Ministero della difesa

§  migrazione iniziale di 10 applicazioni del Ministero della difesa non a missione critica verso una soluzione per una protezione completa delle informazioni mediante apertura dell'infrastruttura (S.C.I.P.I.O.)

Target

T4 2023

§  valutazione di altri 4.250 dipendenti INPS per quanto riguarda competenze informatiche

§  sviluppo e realizzazione di portali web istituzionali e portali intranet per esigenze di comunicazione interna del ministero della difesa

T1 2024

§  acquisto di ulteriori 5 servizi professionali di scienza dei dati per la GdF

T2 2024

§  2,5 mln di atti giudiziari della giustizia amministrativa disponibili nel data warehouse

T4 2024

§  digitalizzazione di ulteriori 5 procedure relative alla gestione del personale della Difesa

§  raggiungere la cifra di 750 mila certificati di identità digitali rilasciati dal Ministero della difesa (300 mila nuovi certificati)

§  migrazione finale di 4 di quattro applicazioni a missione critica e di undici applicazioni a missione non critica del Ministero della difesa verso una soluzione per una protezione completa delle informazioni mediante apertura dell'infrastruttura (S.C.I.P.I.O.)

T2 2025

§  progressiva diffusione delle nuove funzionalità dei sistemi informativi operativi della GdF per combattere la criminalità economica

T2 2026

§  reingegnerizzazione di 45 procedure interne complessive del Ministero dell’interno che possono essere interamente completati on-line (entro il 31.8.2026)

§  digitalizzazione di 10 mln di fascicoli giudiziari relativi agli ultimi 10 anni di processi civili di tribunali e corti d'appello e agli ultimi 10 anni di atti relativi a procedimenti di legittimità emessi dalla Corte di Cassazione.

§  realizzazione di sei nuovi sistemi di conoscenza del data lake della giustizia

§  raggiungere complessivamente 82 processi e servizi dell’INAIL reingegnerizzati per renderli pienamente digitalizzati

Competenze digitali di base (M1C1 I 1.7-24, 28)

195 (sovvenzioni)

135 Rete di centri di facilitazione digitale

di cui:

2021: 2

2022: 55

2023: 55

2024: 23

2025: --

2026: --

60 Servizio civile digitale

di cui:

2021: 14

2022: 18

2023: 24

2024: 4

2025: --

2026: --

L’investimento mira a migliorare le competenze digitali dei cittadini anche al fine di superare il digital divide.

Tra le iniziative previste il potenziamento del Servizio Civile Digitale, avviato in via sperimentale nel 2021, che prevede il reclutamento di giovani che aiutino di utenti ad acquisire competenze digitali di base.

Il 12 maggio 2021 è stato pubblicato l’avviso pubblico per formare 1.000 giovani al Servizio civile digitale.

Si ricorda in materia di superamento del divario digitale il D.L. 31 maggio 2021, n. 77 (decreto governance e semplificazioni) all’art. 38, co. 2 e 3 prevede misure per favorire l'utilizzo del domicilio e delle identità digitali principalmente mediante l'introduzione del Sistema di gestione deleghe (SGD), che consente a coloro che non possiedono una identità digitale di delegare ad un altro soggetto l'accesso per proprio conto a servizi on-line.

Target

T2 2025

§  almeno 1 mln di cittadini che partecipano ad iniziative di formazione promosse da enti no profit e volontari

 

 

T2 2026

§  almeno 2 mln di cittadini che partecipano ad iniziative di formazione promosse dai centri di facilitazione digitale.

 


Agli investimenti sopra indicati si affiancano le seguenti previsioni di riforma:


 

Investimento

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Processo di acquisto ICT (M1C1 R 1.1-1)

----

I costi per la white list dei fornitori sono compresi nell'investimento 3. I costi per la creazione del portale digitale per gli appalti saranno sostenuti da fondi nazionali.

La riforma mira a razionalizzare e accelerare la procedura di appalto per le risorse ITC, semplificando e centralizzando i controlli, limitatamente agli acquisti del PNRR, eliminando le complessità richieste dalla legislazione italiana in aggiunta alla normativa europea.

Si prevedono in particolare:

§  una white list di fornitori certificati;

§  un percorso di approccio semplificato (fast track) per gli acquisiti ICT;

§  un portale digitale degli appalti.

T4 2021

§  adozione di un intervento legislativo nell’ambito del decreto-legge semplificazioni che preveda:

- il ricorso all’affidamento diretto degli appalti ICT

- l'interoperabilità tra le diverse banche dati gestite dagli organismi di certificazione che intervengono nel processo di verifica dei requisiti

- l'istituzione di un fascicolo virtuale dell'operatore economico

 

In attuazione di quanto sopra si veda l’art. 53 del D.L. 31 maggio 2021, n. 77

Supporto alla trasformazione (M1C1 R 1.2-10)

155 (sovvenzioni) di cui:

§  140 per assumere 250-300 esperti esterni;

§  15 per acquisti risorse strumentali.

La riforma definisce la governance necessaria per sostenere le PA centrali e locali nel campo della digitalizzazione per attuare le misure di cui agli investimenti 1-7 e anche per gli investimenti e le riforme nel settore della sanità digitale inclusi nella missione 6. Si prevede l'istituzione di un ufficio per la trasformazione digitale della PA. costituito da un pool temporaneo di risorse per le competenze tecnologiche che gestirà la migrazione e la negoziazione centralizzata di "pacchetti" di supporto esterno certificato. Inoltre si prevede l'istituzione di una nuova società dedicata a Software development & operations management per sostenere l'aggiornamento digitale delle amministrazioni centrali.

T4 2022

§  Istituzione dell'Ufficio per la trasformazione digitale della PA attraverso:

-    la pubblicazione del decreto-legge reclutamento (si veda D.L. 9 giugno 2021, n. 80 art. 10 che prevede l’inserimento presso la struttura della Presidenza del Consiglio competente per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, fino al 31.12.2026, di un contingente massimo di 338 esperti per l’attuazione degli interventi di digitalizzazione previsto dal PNNR; prevede inoltre 67 assunzioni a tempo determinato presso l’AgID);

-    la pubblicazione di un invito a manifestare interesse, la selezione degli esperti e il conferimento degli incarichi.

 

§  Istituzione della NewCo mediante:

-    autorizzazione di legge;

-    DPCM che autorizza la costituzione della società, che ne fissa gli obiettivi, il capitale sociale e la durata e ne nomina gli amministratori;

-    istituzione della società con atto notarile;

-    adozione dello statuto e dei regolamenti della società.

Cloud first e interoperabilità (M1C1 R 1.3-2)

--

La riforma ha l’obiettivo di semplificare e innovare il contesto normativo per facilitare gli interventi di digitalizzazione.

Si prevedono in particolare le seguenti misure:

§  introduzione di disincentivi per le amministrazioni che non avranno effettuato la migrazione al cloud entro un termine predefinito, in considerazione che la migrazione ridurrà i costi ICT delle amministrazioni;

§  revisione delle regole di contabilità che disincentivano la migrazione (al momento, infatti, la migrazione al cloud comporta di “tradurre” capex in opex).

§  semplificazione delle procedure per lo scambio di dati tra le amministrazioni, che attualmente richiedono documenti/autorizzazioni dedicati, per favorire una piena interoperabilità tra le PA.

T4 2021

§  adozione di misure legislative urgenti per la riforma “cloud first e interoperabilità”.

Nell’ambito del decreto-legge semplificazioni (D.L. 31 maggio 2021, n. 77) sono previsti:

§  abolizione dell'obbligo di concludere accordi quadro per le amministrazioni che accedono alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati (art. 39, co. 2, lett. a), n. 1)

§  chiarimenti relativi agli aspetti della privacy; il trasferimento dei dati da un sistema informativo a un altro non modifica la titolarità dei dati e il loro trattamento (art. 39, co. 2, lett. a), n. 2)

§  abrogazione dell'autorizzazione necessaria per l'accesso diretto ai dati (art. 39, co. 5, lett. a)

§  introduzione della possibilità per l'AgID di disciplinare mediante i regolamenti relativi a Centri Elaborazione Dati (CED) e cloud i termini e i metodi con cui le pubbliche amministrazioni devono effettuare le migrazioni dei CE (art. 41, co. 2)

§  introduzione di sanzioni da comminare in caso di mancato rispetto dell'obbligo di migrare verso il cloud (art. 41, co. 1).

 

Inoltre, in base all’allegato alla decisione UE, le misure normative devono ricomprendere provvedimenti di attuazione, in particolare il regolamento AGID relativo al Polo strategico nazionale (ex art. 33-septies DL 179/2012) e le linee guida AGID sull’interoperabilità (ex artt. 50 e 50-ter CAD).

 

 


I soggetti destinatari delle risorse, in prima battuta, sono prevalentemente le pubbliche amministrazioni centrali e locali. Nondimeno, si prevedono importanti ricadute su cittadini e imprese in termini di rafforzamento della quantità e qualità dei servizi digitali messi a disposizione dalle PA attraverso gli investimenti.

L’investimento n. 7 (Competenze digitali di base) impatta direttamente sui cittadini e residenti al fine di migliorarne le competenze digitali (superamento del digital divide). Alcuni degli interventi afferenti all’investimento 6 (Digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali) hanno effetti diretti su cittadini, residenti e imprese, ad esempio quello relativo al Ministero dell’interno prevede, tra l’altro, la digitalizzazione dei servizi per i cittadini, quali la prenotazione del passaporto elettronico, nuove modalità di accesso a Banca Dati Nazionale Unica per Anti-mafia, dati censuari integrati con le app IO e PagoPA, oltre alla reingegnerizzazione dei processi interni sottostanti.

La procedura semplificata per gli appalti nel settore ITC (Riforma 1) impatta oltre che sulle amministrazioni aggiudicatrici, sulle imprese che forniscono beni e servizi al settore pubblico.

 

Per quanto riguarda l’influenza sugli assi trasversali del Piano, si prevede che la Missione 1 nel suo complesso abbia un impatto significativo nella riduzione dei divari territoriali. In particolare, gli interventi sulla digitalizzazione delle PA locali incidono in modo significativo nelle aree del Sud che hanno ampi divari in termini di digital divide e di messa a disposizione on line di servizi pubblici al cittadino. Inoltre, nell’ambito dell’investimento Servizi digitali e esperienza dei cittadini (M1C1 I 1.4) è richiamato il progetto Mobilità come servizio che prevede entro il primo trimestre del 2025 la sperimentazione di 7 progetti, di cui il 40% nel Mezzogiorno, volti a sperimentare le soluzioni di mobilità sostenibile nelle città.

 

Relativamente al divario di genere, nel Piano si evidenzia che nel complesso, la Missione 1 potrà attivare una spinta all’occupazione femminile in termini di quantità e di qualità.

Viene rilevato inoltre come la digitalizzazione della PA potrà facilitare la gestione dei processi burocratici che coinvolgono i giovani con un migliore esercizio dei diritti di cittadinanza e la fruizione di servizi per una loro maggiore partecipazione alla vita sociale e culturale.

Nel contempo, l'istituzione del Servizio Civile Digitale (investimento 1.7) prevede il reclutamento di giovani che aiuteranno gli utenti ad acquisire competenze digitali di base; inoltre, all’interno della pubblica amministrazione lo sforzo di reskilling e upskilling includerà un’ampia offerta di corsi online aperti e di massa (MOOC, i.e. Massive Open Online Courses) e l’introduzione di “comunità di competenze” (Community of Practice).

 

Tra gli interventi previsti nell’ambito della digitalizzazione della PA che potrebbero richiedere l’adozione di misure normative di attuazione si richiamano tra gli altri:

§  l’introduzione di disincentivi per le amministrazioni migrano al cloud;

§  la revisione dei sistemi di contabilità;

§  la semplificazione delle procedure per lo scambio di dati tra le amministrazioni;

§  la creazione di una Piattaforma Nazionale Dati;

§  l’istituzione di una Piattaforma unica di notifiche digitali;

§  l’istituzione di organismi di supporto delle amministrazioni locali;

§  la previsione di un Servizio Civile Digitale;

§  l’istituzione di organismi in materia di cibersicurezza,

§  la semplificazione degli acquisti ICT.

 

Per quanto riguarda il quadro delle iniziative normative già adottate e di quelle in essere – in cui si inseriscono le misure previste dal Piano - si ricorda che alcune delle misure per il sostegno e la diffusione dell'amministrazione digitale previste dal Piano sono state anticipate nel decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76 recante misure urgenti per la semplificazione dei procedimenti e per l'innovazione digitale (sui contenuti delle misure per la diffusione dell’amministrazione digitale e l’accesso ai servizi on line delle p.a. previste dal DL 76/2020 si veda il paragrafo sul provvedimento del tema dell’attività parlamentare).

Il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 ha quindi dato una prima attuazione agli obiettivi previsti nel Piano delineando interventi normativi volti alla digitalizzazione delle procedure.

Alcuni degli interventi previsti nell’ambito della digitalizzazione delle PA sono volti inoltre a contribuire alla creazione delle condizioni favorevoli alla introduzione di modalità digitali nella partecipazione alla sfera pubblica dei cittadini, e segnatamente al voto elettronico (si veda in proposito il paragrafo sulla Sperimentazione del voto elettronico del tema dell’attività parlamentare Sistema e procedimento elettorale).

 

Per quanto riguarda la sicurezza cibernetica, il quadro normativo degli ultimi anni si è sviluppato a partire dalle misure di attuazione della direttiva (UE) 2016/1148 del 6 luglio 2016 recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell'Unione (c.d. direttiva NIS - Network and Information Security”). La direttiva è stata recepita nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo n. 65 del 18 maggio 2018. Successivamente, il decreto-legge n. 105 del 2019 è stato adottato al fine di assicurare un livello elevato di sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche, nonché degli enti e degli operatori nazionali, pubblici e privati, attraverso l'istituzione di un perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e la previsione di misure volte a garantire i necessari standard di sicurezza rivolti a minimizzare i rischi. In attuazione di tale cornice legislativa sono stati adottati il DPCM 30 luglio 2020 n. 131 in merito ai criteri e alle procedure per l’inclusione nel perimetro e il regolamento riguardante le procedure per la notifica in caso di incidenti su beni ITC (per un’analisi più ampia del quadro normativo e del contesto di riferimento si veda il tema dell’attività parlamentare Sicurezza cibernetica con particolare riguardo ai paragrafi su PNRR e sicurezza ciberneticaI rischi connessi all’accresciuta esposizione alle minacce di tipo cibernetico).

Da ultimo, il decreto-legge 14 giugno 2021, n. 82 ha definito le misure normative urgenti in materia di sicurezza cibernetica, definendone dell'architettura nazionale e istituendo l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale; a sua volta, il decreto-legge n. 80 del 2021 reca misure per il rafforzamento della capacità amministrativa del settore pubblico.

 

 


 

 



6.2. Competitività del sistema produttivo


Il tema dell’innovazione e competitività nel sistema produttivo, accompagnato da un trasversale intento di digitalizzazione delle attività produttive (e della PA) è oggetto di analisi nell’ambito della seconda componente della Missione 1.

La seconda componente viene suddivisa in Asse 1 (Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo) e Asse 2 (Migliorare il contesto imprenditoriale e la concorrenza).

Si tratta, complessivamente, di 15,70 miliardi di euro, sulla base di quanto previsto nel Piano presentato nel mese di aprile. Le misure previste nell'ambito di questa componente sono intese a colmare le lacune messe in luce dall'indice DESI (indice di digitalizzazione dell'economia e della società) 2020 per quanto riguarda la trasformazione digitale delle imprese e la connettività. Le raccomandazioni per l’Italia del 2019 2 2020 hanno sottolieanto con forza questa carenza del nostro sistema produttivo. Nessuna misura di questa componente arrecherà un danno significativo agli obiettivi ambientali. Nello specifico, questo implica che gli incentivi non possono riguardare alcune produzioni, in particolare quelle che attività connesse ai combustibili fossili, compreso l'uso a valle, e la creazione e gestione di rifiuti non compatibile con gli obiettivi comunitari.

In questo paragrafo, non si tiene conto delle risorse destinate – sempre nell’ambito della Missione 1 Componente 2 - alle reti ultraveloci (6,71 miliardi) e alle tecnologie satellitari e all’economia spaziale (1,49 miliardi). Di questi ultimi aspetti verrà dato conto nel paragrafo dedicato alla ricerca applicata, mentre l’altro rientra nelle politiche dei trasporti e telecomunicazioni.

La missione 1 nel suo complesso è determinata a provocare un aumento del Pil stimato in 0,8 punti percentuali rispetto allo scenario base nel triennio finale, con un maggior contributo dovuto alla componente 2, qui in esame, per effetto degli investimenti attivati dal programma Transizione 4.0, dell’infrastrutturazione delle reti banda ultra-larga e 5G e delle politiche industriali di filiera. Tutti questi investimenti hanno un elevato impatto diretto e indiretto sugli altri settori dell’economia.

 

La componente M1C2 intende raggiungere i seguenti obiettivi:

1)   supportare la transizione digitale del sistema produttivo con incentivi agli investimenti privati in beni capitali tecnologicamente avanzati (materiali e immateriali) nonché in ricerca, sviluppo e innovazione.

In particolare, questo obiettivo ha due focus principali:

§  potenziare la capacità di innovare delle imprese, in particolare delle PMI, favorendo anche il processo di integrazione in catene del valore globali;

§  stimolare gli investimenti per lo sviluppo e l'applicazione di tecnologie di frontiera essenziali per competere nei mercati globali (come Internet of Things, robotica, intelligenza artificiale, blockchain, cloud computing, edge computing, high-performance computing);

2)   aumentare gli investimenti nel settore della microelettronica, per sostenere la competitività delle imprese strategiche e salvaguardare l'occupazione qualificata;

3)   completare la rete di telecomunicazioni nazionale in fibra ottica e 5G su tutto il territorio nazionale territorio, principalmente per ridurre il digital divide (come detto, questo tema è affrontato nell’ambito delle politiche sulle infrastrutture e i trasporti);

4)   realizzare un piano nazionale per l'economia spaziale a sostegno della transizione digitale e verde e della resilienza dell'Unione (come detto, questo tema è affrontato nell’ambito della sezione dedicata alla ricerca);

5)   promuovere l'internazionalizzazione delle imprese, quale strumento di ripresa e resilienza del sistema produttivo, visto il tradizionale orientamento italiano all'export e il ruolo strategico svolto dalle imprese esportatrici;

6)   rafforzare le filiere produttive italiane facilitando l'accesso ai finanziamenti.

L'obiettivo finanziato nell'ambito del PNRR della trasformazione digitale delle imprese, perseguito incentivando gli investimenti privati in beni e attività a sostegno della digitalizzazione, fa parte del più ampio Piano Transizione 4.0

Il disegno del Piano di Transizione 4.0 mira a incentivare la trasformazione digitale delle imprese italiane. Lo fa tenendo conto anche dell'impatto dei precedenti incentivi fiscali. È una componente essenziale di una più ampia strategia, che prevede azioni intraprese sia dal lato dell'offerta - supportando lo sviluppo del settore high-tech e il rafforzamento del legame tra il sistema di ricerca e la base industriale - e dal lato della domanda, attraverso incentivi agli investimenti in tecnologie. Pertanto, il Piano Transizione 4.0 e la Missione 4, componente 2 (Dalla ricerca all’impresa) devono essere visti come complementari.

Come riportato nei documenti dello scorso aprile, le risorse per questa componente dovrebbero portare ad un aumento del PIL stimato nello 0,8% per l’intera missione 1, pur se il maggior contributo è riferibile alla componente 2 in esame.

L’impatto sull’occupazione è stimato pari allo 0,3% (+0,4% di occupazione femminile e + 0,3% di occupazione giovanile al 2026).

 

Per quanto riguarda la Missione 4, si rinvia al paragrafo successivo.

 

Di seguito, in forma tabellare, le risorse, in milioni di euro, destinate ai singoli investimenti presenti nella Missione 1, afferenti al sistema produttivo.

 


 

Investimento

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Transizione 4.0 (M1C2-I.1.1-3-5)

 

13.380

(vedi tabella successiva)

 

 

Credito di imposta alle imprese che investono in beni strumentali materiali 4.0 (tecnologicamente avanzati)

 

8.870

(sovvenzioni)

di cui

2021: 1.402

2022: 2.576

2023: 2.782

2024: 1.589

2025:    467

2026:      52

Esempi di beni strumentali materiali 4.0 (tecnologicamente avanzati) sono le macchine di produzione il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti, macchine e sistemi utilizzati per il controllo di prodotti o processi e sistemi interattivi. Questi dispositivi devono essere dotati di funzioni digitali, quali l'integrazione automatizzata e l'interfaccia uomo-macchina

Con riferimento alle dichiarazioni dei redditi presentate tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022, si mira a far utilizzare ad almeno 69.900 imprese i crediti d'imposta Transizione 4. 0, di cui:

§  17.700 per beni strumentali materiali 4.0;

§  27.300 per beni strumentali immateriali 4.0;

§  13.600 per beni strumentali immateriali standard;

§  10.300 per attività di ricerca, sviluppo e innovazione;

§  1.000 per attività di formazione.

Il conseguimento dell’obiettivo attraverso il credito di imposta è indicato per il secondo trimestre del 2024.

 

Con riferimento alle dichiarazioni dei redditi presentate tra il 1° gennaio 2022 e il 31 dicembre 2023, si prevede che almeno 117.000 imprese utilizzeranno i crediti d'imposta Transizione 4. 0, di cui:

 

§  26.900 per beni strumentali materiali 4.0

§  41.500 per beni strumentali immateriali 4.0;

§  20.700 per beni strumentali immateriali standard

§  20.600 per attività di ricerca, sviluppo e innovazione

§  2.000 per attività di formazione.

Il conseguimento dell’obiettivo attraverso il credito di imposta è indicato per il secondo trimestre del 2025.

 

Il 30 giugno 2021 è stato convertito in legge il decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti. L’articolo 3 di tale decreto, che ha modificato la copertura finanziaria prevista dalla legge di bilancio 2021 (art. 1, co. 1065, L. 178/2020) in relazione agli oneri derivanti dalle disposizioni sul credito d’imposta per la Transizione 4.0. La relazione tecnica al disegno di legge rilevava che, a seguito di interlocuzioni informali avviate con la Commissione Europea sulle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza, era stato valutato che il credito di imposta per gli investimenti in beni materiali non presentasse i requisiti necessari per essere finanziato a valere sui fondi del PNRR, con particolare, riferimento al criterio di "non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali" (cd "do no significant harm principle"), poiché non veniva ritenuto in grado di contribuire efficacemente alla transizione ecologica del Paese.

 

Credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali immateriali 4.0

1.910

(sovvenzioni)

di cui:

2021: 331

2022: 593

2023: 638

2024: 308

2025:   45

2026:     0

 

Esempi di beni strumentali immateriali 4.0 sono la modellazione 3D, i sistemi di comunicazione intra-fabbrica, software, sistemi, piattaforme e applicazioni per l'intelligenza artificiale e l'apprendimento automatico.

Vedi sopra

Credito di imposta alle imprese che investono in beni i beni immateriali standard

290

(sovvenzioni)

di cui:

2021: 106

2022:   76

2023:   63

2024:   40

2025:     7

2026:     0

 

Un esempio di beni immateriali standard è dato dal software per la gestione aziendale.

Vedi sopra

Credito di imposta alle imprese che investono in ricerca, sviluppo e innovazione

2.010

(sovvenzioni)

di cui:

2021:     0

2022: 335

2023: 670

2024: 670

2025: 335

2026:     0

 

Vedi sopra

Credito di imposta alle imprese che investono in attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze

300

(sovvenzioni)

di cui:

2022: 150

2023: 150

 

 

Vedi sopra

Innovazione e tecnologia nella microelettronica (M1C2- 15)

340

(prestiti)

di cui:

2021:     0

2022:   33

2023:     7

2024:   40

2025: 107

2026: 153

L'obiettivo è lo sviluppo della filiera strategica della microelettronica investendo nei substrati di carburo di silicio. Dall'investimento, in linea con le norme vigenti in materia di aiuti di Stato, ci si attende un impatto positivo sull'occupazione (700 posti di lavoro).

 

L’importo dei contributi è pari al 40 per cento dell’ammontare complessivo delle spese ammesse. (850 milioni di euro).

L’obiettivo della misura è una capacità di produzione annuale di almeno 374.400 substrati di carburo di silicio.

Non si prevede una notifica ai sensi della normativa sugli aiuti di Stato.

Il conseguimento dell’obiettivo è indicato al secondo trimestre del 2026.

 

Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione

(M1C2- I.5 -26-29)

1.950 (1.200+750)

 

 

Rifinanziamento e riforma dei servizi offerti dal Fondo introdotto con la legge 394/81 e gestito da SIMEST

 

1.200

(prestiti)

di cui  

2021: 1.200

 

 

L’intervento si pone l’obiettivo di sostenere l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, che eroga contributi e prestiti agevolati a imprese italiane operanti sui mercati esteri (inclusi dal 2020 i paesi membri dell’Unione Europea).

 

 

Il rifinanziamento del Fondo 394/81 è previsto per il terzo trimestre del 2021.

L’obiettivo è di far fruire del sostegno del Fondo 394/81 ad almeno 4.000 PMI a partire dal 1º gennaio 2021.

 

 

Competitività e resilienza delle filiere produttive

 

750

(prestiti)

di cui:

2021:     0

2022:   70

2023:   70

2024: 170

2025: 170

2026: 270

L'obiettivo consiste nel sostegno finanziario a progetti di investimento con un impatto significativo sulle filiere italiane attualmente esistenti, così come su quelli emergenti.

È possibile identificare 12 principali filiere sul territorio italiano: agroalimentare, automotive, arredamento e design, cantieristica e aerospaziale, edilizia e immobiliare, energia e utilities, fashion & beauty, meccanica, media e TLC, trasporti e logistica, turismo.

L'investimento è quindi indirizzato a ampliare il perimetro del contratto di sviluppo al fine di rafforzare le filiere più strategiche per l'Italia, come l'automotive, il turismo e i settori chiave del farmaceutico e l'economia verde.

In particolare, le risorse sono rivolte a programmi di sviluppo nel settore biomedicale e di telemedicina, ovvero progetti con un significativo impatto ambientale, relativi alla trasformazione tecnologica di prodotti o processi, ovvero alla mobilità sostenibile.

Nell’allegato alla decisione UE (pag.172), si fa riferimento allo strumento dei contratti di sviluppo, precedentemente non dichiarati.

Si presume che questo intervento descriva meglio quello precedentemente riferito alle filiere più importanti del settore produttivo nazionale, posto che si prefigura il sostegno a progetti che interessano catene del valore strategiche chiave, (programmi di sviluppo industriale, programmi di sviluppo per la tutela dell'ambiente, la mobilità sostenibile e le attività turistiche). In Italia, circa 390.000 aziende manifatturiere operano nelle filiere produttive.

L’obiettivo è di concludere 40 contratti di sviluppo entro il quarto trimestre del 2024, per un ammontare stimato di 1.500 milioni di euro di investimento.

 

Investimento nel sistema della proprietà industriale

(M1C2-I 6- 5)

 

 

Nell’allegato alla decisione UE (pag.141), si prevede un contributo per almeno 254 progetti aggiuntivi destinato a imprese e organismi di ricerca, come misure relative ai brevetti (Brevetti+), progetti PoC (Proof of Concept) e uffici per il trasferimento tecnologico (TTO), nel rispetto degli orientamenti tecnici sul principio "non arrecare un danno significativo".

Si tratta di una novità rispetto alla precedente versione del Piano di ripresa e resilienza, che prevedeva solo la riforma del sistema di proprietà industriale: Ora, accanto alla riforma, si prevede anche un investimento. Già nella precedente versione era comunque appostato uno stanziamento per risorse in questa direzione (vedi Riforma del sistema della proprietà industriale M1C2-4).

Si presume che le risorse ivi indicate debbano ora essere ricondotte all’investimento.

Il conseguimento dell’obiettivo attraverso il credito di imposta è indicato per il quarto trimestre del 2025.

 


 

 


Agli investimenti sopra indicati si affianca la previsione delle seguenti riforme:


 

Investimento

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Riforma del sistema della proprietà industriale

(M1C2-R I-4)

300

(prestiti)

di cui:

2021:      0

2022:      0

2023:    90

2024:  100

2025:    60

2026:    30

Il nuovo decreto legislativo deve modificare il codice della proprietà industriale italiano (decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30) e disciplinare almeno: i) la revisione del quadro normativo per rafforzare la protezione dei diritti di proprietà industriale e semplificare le procedure, ii) il rafforzamento del sostegno alle imprese e agli istituti di ricerca, iii) il miglioramento dello sviluppo di abilità e competenze, iv) l'agevolazione del trasferimento di conoscenze e v) il rafforzamento della promozione dei servizi innovativi.

 

Leggi annuali sulla concorrenza

(M1C2-R 2-7-14)

 

 

La legge annuale sulla concorrenza, i cui strumenti attuativi dovranno essere adottati ed entrare in vigore entro il 31 dicembre 2022, dovrà trattare i seguenti temi:

§  Applicazione delle norme antitrust, rafforzando la normativa anticoncentrazioni;

§  Servizi pubblici locali. In particolare, viene dichiarato l’obiettivo di rafforzare la concorrenza nei contratti di servizio pubblico locale, in particolare per rifiuti e trasporti pubblici locali, anche rivedendo i meccanismi di incentivazione delle aggregazione tra Comuni in ambiti ottimali. L’impegno di definire i servizi pubblici sulla base dei criteri del diritto dell'UE sembra alludere al tema delle concessioni di posteggio per il commercio su area pubblica (ambulanti);

§  Energia. In particolare, vengono indicati gli obiettivi di rendere obbligatorio lo svolgimento di gare per i contratti di concessione per l'energia idroelettrica e per la distribuzione del gas e di abolire le tariffe regolamentate per la ricarica dei veicoli elettrici.

§  Rendere obbligatorio lo svolgimento di gare per i contratti di concessione per la distribuzione del gas.

§  Stabilire criteri trasparenti e non discriminatori per l'assegnazione di spazi pubblici per la ricarica delle auto elettriche o per la selezione degli operatori per l'installazione dei punti/delle stazioni di ricarica

§  Trasporti. In particolare, sono perseguiti gli obiettivi di adottare criteri non discriminatori per l'aggiudicazione delle concessioni portuali e per le reti ferroviarie regionali;

§  Rifiuti, con particolare riguardo alla semplificazione dell’autorizzazione per gli impianti di trattamento dei rifiuti.

§  Avvio di un'attività imprenditoriale, con specidfico riferimento ai termini per la trasmissione di informazioni sui dipendenti al fine di ridurre il numero di giorni necessari per avviare un'impresa;

§  Vigilanza del mercato, prevedendo agenzie regionali delle autorità nazionali di vigilanza del mercato, nell’ottica di garantire la presenza e la diffusione di prodotti conformi e sicuri, che non mettano a rischio la salute e che non falsino la concorrenza, rafforzare gli strumenti di controllo applicando l'intelligenza artificiale per tracciare i prodotti pericolosi e illeciti, istituire laboratori accreditati per le prove su tutti i prodotti.

Tutte le voci relative alla legge annuale sulla concorrenza sono una novità rispetto alla precedente versione del PNRR.

Nell’allegato alla decisione UE (pag.154 e seguenti), tutti i punti sopra accennati sono analiticamente dettagliati.

 

Gli obiettivi delle annuali leggi sulla concorrenza (successive) prevedono le seguenti tappe:

§  entro il 2022: Graduale eliminazione dei prezzi regolamentati dell’energia elettrica per le microimprese e le famiglie a partire dal 1° gennaio 2023.

§  entro il 2023: piano di sviluppo della rete per l'energia elettrica

§  entro il 2024: diffusione di contatori elettrici intelligenti di seconda generazione.
Nel settore dei trasporti/autostrade:
svolgimento di gare per i contratti di concessione autostradale, fatta salva la modalità in house entro i limiti stabiliti dal diritto dell'UE;
svolgimento di gare per pacchetti di concessioni autostradali;
ridurre, entro un periodo di tempo ragionevole (massimo cinque anni), la percentuale dei contratti in house dal 40 % al 20 %, fatti salvi i livelli occupazionali;
includere l'installazione di un numero minimo di colonnine di ricarica elettrica tra i criteri di aggiudicazione delle nuove concessioni autostradali.

§  entro il 2024: non sono previsti contenuti particolari della legge annuale.

§  entro il 2025: devono essere installati almeno 33 milioni di contatori intelligenti di seconda generazione.

 

 

Dalla ricerca all’impresa

 


Le risorse destinate alle politiche per lo sviluppo di una economia ad alta intensità di conoscenza sono allocate nella Missione 4, la cui Componente 2 – che dispone di 11,44 miliardi di euro - è significativamente denominata “dalla ricerca all’impresa”, proprio perché intende sostenere gli investimenti in R&S, promuovere l'innovazione e la diffusione delle tecnologie e a rafforzare le competenze. La Missione 4 si basa su tre pilastri principali: a) miglioramento della base scientifica; b) forti legami tra imprese e scienza (trasferimento di conoscenze e tecnologia); c) sostegno all'innovazione delle imprese (in particolare PMI, start-up).

In questo paragrafo ci si dedicherà principalmente al secondo e terzo aspetto.

Le raccomandazioni specifiche per paese rivolte all'Italia nel 2020 e nel 2019 sottilineavano la necessità di "incentrare la politica economica connessa agli investimenti sulla ricerca e l'innovazione e sulla qualità delle infrastrutture" (raccomandazione specifica per paese 2019, punto 3),  di "promuovere gli investimenti privati per favorire la ripresa economica" (raccomandazione specifica per paese 2020, punto 3) e di "concentrare gli investimenti sulla transizione verde e digitale, in particolare la ricerca e l'innovazione" (raccomandazione specifica per paese 2020, punto 3).

 

La componente è a sua volta divisa in tre linee di intervento, che coprono l’intera filiera del processo di ricerca e innovazione, dalla ricerca di base al trasferimento tecnologico, riportate nella tabella che segue.

Le risorse per questa componente sono interamente ascrivibili al Piano di resilienza (RFF) e dovrebbero portare ad un aumento sia del PIL che dell’occupazione pari allo 0,2% (+0,3% di occupazione femminile e + 0,2% di occupazione giovanile al 2026).

Per quanto riguarda la compatibilità con la normativa sugli aiuti di Stato, una richiesta di valutazione sarà effettuata individualmente per ciascuno dei finanziamenti descritti nella Componente 2.


Investimento

Risorse

Obiettivo dell’intervento

Ulteriori elementi

Fondo per il Programma Nazionale Ricerca (PNR) e progetti di Ricerca di significativo interesse nazionale (PRIN)

(M4C2- I.1.1-5-7)

1.800

(prestiti)

di cui:

2021:      300

2022:      300

2023:      300

2024:      900

2025:          0

2026:          0

Le principali aree di intervento del PNR riflettono i sei cluster del Programma quadro europeo di ricerca e innovazione 2021 -2027: i) salute; ii) cultura umanistica; iii) sistemi sociali; iv) digitale, industria, aerospaziale; v) clima, energia, mobilità sostenibile; vi) prodotti alimentari, bioeconomia.

L’investimento è destinato a finanziare anche i Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN), di durata triennale che, per la loro complessità e natura, richiedono la collaborazione di unità di ricerca appartenenti ad università ed enti di ricerca (come il Consiglio Nazionale delle Ricerche).

Come per le sovvenzioni alle imprese, in osservanza del principio di "non arrecare un danno significativo", i progetti dovranno escludere le attività connesse ai combustibili fossili, compreso l'uso a valle, attività che generano emissioni di gas a effetto serra previste non inferiori ai parametri di riferimento, attività connesse alle discariche di rifiuti e attività nel cui ambito lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno all'ambiente.

L’investimento finanzierà, entro il secondo trimestre del 2025, 5.350 progetti. Per il quarto trimestre del 2023 si punta al finanziamento di 3.150 progetti.

Per il secondo trimestre del 2025 è prevista l’assunzione di almeno 900 nuovi ricercatori a tempo determinato, con almeno 100 nuovi ricercatori a tempo determinato assunti per ciascuno dei partenariati previsti per la ricerca di base firmati tra istituti di ricerca e imprese private.

Un obiettivo interno all’assunzione di ricercatori è l’impiego di almeno il 40% di ricercatrici.

I criteri di selezione tenderanno a garantire anche l'equilibrio territoriale e il coinvolgimento sia delle grandi che delle piccole e medie imprese (PMI), con particolare attenzione alle imprese più giovani (fondate da meno di 5 anni) e innovative.

I progetti devono essere caratterizzati dal destinare almeno il 42 % del costo totale dell'investimento sostenuto tramite il PNRR a finalità di carattere ambientale e di contrasto ai cambiamenti climatici.

I bandi mirano a consentire una continuità nella presentazione dei progetti.

Destinatari dell’intervento sono Università, centri di ricerca, ricercatori.

Finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori

((M4C2-I.1.2 -1)

600

(sovvenzioni)

di cui:

2021:     0     

2022:  100   

2023:   175

2024:   150

2025:   100

2026:     75

L’investimento ha l’obiettivo di offrire nuove opportunità dedicate ai giovani ricercatori, al fine di trattenerli all'interno del sistema economico italiano. La misura, implementata dal MUR, prevede di sostenere le attività di ricerca di un massimo di 2100 giovani ricercatori

Una parte del contributo sarà vincolata all'assunzione di almeno un ricercatore "non-tenure-track" (fuori dal percorso accademico) e parte del contributo dedicato a brevi periodi di mobilità per attività di ricerca o didattica in altre località in Italia o all'estero.

Come per le sovvenzioni alle imprese, in osservanza del principio di "non arrecare un danno significativo", i progetti dovranno escludere le attività connesse ai combustibili fossili, compreso l'uso a valle, attività che generano emissioni di gas a effetto serra previste non inferiori ai parametri di riferimento, attività connesse alle discariche di rifiuti e attività nel cui ambito lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno all'ambiente..

Il provvedimento prevede l'attivazione di un bando annuale. Essendo stato emesso un bando all'inizio del 2021 (che si concluderà ad aprile 2021), le risorse dedicate a questo investimento saranno utilizzate a partire dal 2022.

Si prevede l’assegnazione di almeno 300 borse di ricerca entro il quarto trimestre del 2022.

Parallelamente, l’allegato alla decisione UE (p. 404) sottolinea che il conseguimento soddisfacente dell'obiettivo terrà inoltre conto del fatto che siano assunti almeno 300 giovani ricercatori.

 

Partenariati estesi a Università, centri di ricerca, imprese e finanziamento progetti di ricerca di base

((M4C2-I. 1.2-8)

1.610

(prestiti)

di cui:

2021:      0

2022:  260

2023:  300

2024:  550

2025:  250

2026:  250

-         

L'investimento mira a finanziare fino a un massimo di 15 programmi di ricerca, realizzati da reti allargate di soggetti pubblici e privati. L'investimento è in linea con uno degli obiettivi PNR di promuovere cambiamenti positivi sfruttando la ricerca fondamentale.

Uno degli obiettivi dell’investimento è il rafforzamento delle catene tecnologiche nazionali, per promuoverne la partecipazione alle catene del valore strategiche europee e globali. Esempi possibili sono la mobilità (batterie, materiali e logistica sostenibili ecc.), energie alternative, superconduttori, monitoraggio e prevenzione dei cambiamenti climatici, economia circolare nel settore della moda, simbiosi industriale, progettazione ecosostenibile, gestione, riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti, biodiversità, processi produttivi ecologici, veicoli a guida autonoma, vaccini, bioreattori, nuove materie prime, gestione delle acque e tutela delle risorse idriche.?

Ciascun programma dovrebbe promuovere l'aggregazione delle piccole e medie imprese intorno a grandi attori privati e centri pubblici di ricerca nonché incoraggiare le attività di ricerca collaborative e complementari.

Come per le sovvenzioni alle imprese, in osservanza del principio di "non arrecare un danno significativo", i progetti dovranno escludere le attività connesse ai combustibili fossili, compreso l'uso a valle, attività che generano emissioni di gas a effetto serra previste non inferiori ai parametri di riferimento, attività connesse alle discariche di rifiuti e attività nel cui ambito lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno all'ambiente.

Entro il secondo trimestre del 2025, è prevista l’assunzione di almeno 100 nuovi ricercatori a tempo determinato per ciascuno dei partenariati di ricerca di base sottoscritti tra istituti di ricerca e imprese private, di cui almeno il 40% dovrebbero essere ricercatrici.

I criteri di selezione tenderanno a garantire anche l'equilibrio territoriale e il coinvolgimento sia delle grandi che delle piccole e medie imprese (PMI), con particolare attenzione alle imprese più giovani (fondate da meno di 5 anni) e innovative.

I progetti devono essere caratterizzati dal destinare almeno il 42 % del costo totale dell'investimento sostenuto tramite il PNRR a finalità di carattere ambientale e di contrasto ai cambiamenti climatici.

Infine, l'invito a presentare progetti e la procedura di selezione richiederanno una valutazione ambientale strategica (VAS) nel caso in cui si preveda che il progetto incida notevolmente sul territorio.

 

Potenziamento strutture di ricerca e creazione di “campioni nazionali di R&S” su alcune Key Enabling Technologies

(M4C2-I.1.4-9)

1.600

(prestiti)

di cui:

2021:   80

2022: 150

2023: 250

2024: 260

2025: 460

2026: 400

Questa misura mira al finanziamento della creazione di centri di ricerca nazionale in grado di raggiungere, attraverso la collaborazione di Università, centri di ricerca e imprese, una soglia critica di capacità di ricerca e innovazione. Elementi essenziali di ogni centro nazionale saranno la creazione e il rinnovamento di rilevanti strutture di ricerca, il coinvolgimento di soggetti privati nella realizzazione e attuazione dei progetti di ricerca e il supporto alle start -up e alla generazione di spin off.

Nella precedente versione del Piano si era evidenziato che i principali settori individuati per questo intervento sono la simulazione avanzata e big data, ambiente ed energia, quantum computing, biopharma, agritech, fintech, tecnologie per la transizione digitale industriale, mobilità sostenibile, tecnologie applicate e patrimonio culturale, tecnologie per la biodiversità, salva la presentazione di bandi competitivi.

Come per le sovvenzioni alle imprese, in osservanza del principio di "non arrecare un danno significativo", i progetti dovranno escludere le attività connesse ai combustibili fossili, compreso l'uso a valle, attività che generano emissioni di gas a effetto serra previste non inferiori ai parametri di riferimento, attività connesse alle discariche di rifiuti e attività nel cui ambito lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno all'ambiente.

I progetti devono essere caratterizzati dal destinare almeno il 36 % del costo totale dell'investimento sostenuto tramite il PNRR a finalità di carattere ambientale e di contrasto ai cambiamenti climatici.

A sua volta, la finalità di digitalizzazione dovrà rappresentare almeno il 15 % del costo totale dell'investimento sostenuto dal PNRR.

Verrà emanato un bando, individuando fino a cinque reti di università, enti di ricerca e aziende in una delle aree scientifiche e tecnologiche di interesse.

Le Key Enabling Technologies includono:

§  Simulazione avanzata e analisi e gestione dei big data

§  Tecnologie avanzate per l'ambiente e l'energia

§  Tecnologie quantistiche e dei materiali avanzati, fotonica ed optoelettronica

§  Tecnologie per la salute (Biopharma Technologies)

§  Tecnologie per l'agricoltura e l'alimentazione (Agri-Tech)

§  Mobilità sostenibile

§  Tecnologie applicate e patrimonio culturale

§  Tecnologie per la biodiversità e la sostenibilità ambientale

§  Tecnologie per la transizione digitale industriale - Industria 4.0.

L’obiettivo dovrà essere conseguito entro il quarto trimestre del 2025.

Creazione e rafforzamento di "ecosistemi dell'innovazione", costruzione di "leader territoriali di R&S"

(M4C2- I.1.5-18)

1.300

(prestiti)

di cui:

2021: 100

2022: 100

2023: 300

2024: 550

2025: 250

2026: 250

 

Gli ecosistemi dell’innovazione rappresentano un modello innovativo di innovazione economica e sociale e sono luoghi di contaminazione e collaborazione tra Università, centri di ricerca, società e istituzioni locali che hanno finalità di formazione di alto livello, innovazione e ricerca applicata definite sulla base delle vocazioni territoriali.

La misura contempla il finanziamento entro il 2026 di “campioni territoriali di “R&S” (esistenti o nuovi) che verranno selezionati con procedure competitive.

Nella precedente versione del Piano si ipotizzavano 12 campioni nazionali.

I progetti saranno finalizzati a ridurre il mismatch tra competenze richieste dalle imprese e competenze fornite dalle università, nonché dottorati industriali. Le attività di ricerca saranno realizzate congiuntamente dalle università e dalle imprese, in particolare le PMI, operanti sul territorio, per cui si ipotizza un deciso supporto alle start-up, con il coinvolgimento delle comunità locali.

La selezione dei progetti da finanziare avverrà sulla base della qualità scientifica e della vocazione territoriale, nonché dell’effettiva attitudine a stimolare le capacità innovative delle imprese, in particolare delle PMI, con la capacità di generare relazioni nazionali ed internazionali con importanti istituzioni di ricerca e società leader e l'effettiva capacità di coinvolgimento delle comunità locali.

Come per le sovvenzioni alle imprese, in osservanza del principio di "non arrecare un danno significativo", i progetti dovranno escludere le attività connesse ai combustibili fossili, compreso l'uso a valle, attività che generano emissioni di gas a effetto serra previste non inferiori ai parametri di riferimento, attività connesse alle discariche di rifiuti e attività nel cui ambito lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno all'ambiente.

La procedura di selezione richiederà una valutazione DNSH e un'eventuale valutazione ambientale strategica (VAS) nel caso in cui si preveda che il progetto incida notevolmente sul territorio.

I centri nazionali saranno creati a seguito di un invito a presentare proposte concorrenziali con la riunione dei laboratori di punta esistenti a livello mondiale già presenti nelle università e i centri di ricerca pubblici e privati, e creando nuove infrastrutture su misura.

 

IPCEI

(M4C2-I 2.1-10-12)

1.500

(prestiti)

 di cui:

2021:  100

2022:  200

2023:  250

2024:  500

2025:  450

2026:      0

L’obiettivo della misura è di integrare l’attuale fondo IPCEI (art. 1 comma 232 della legge di bilancio per il 2020), con risorse aggiuntive che consentiranno di finanziare nuovi progetti.

L'IPCEI prescelto riguarderà settori industriali innovativi in linea con le catene del valore europee.

L’investimento comprende sia gli IPCEI già approvati che quelli futuri, come il cloud, la salute, le materie prime e la cybersecurity.

Finora l'Italia ha partecipato a 3 IPCEI, due sulle batterie e l'altro sulla microelettronica.

 

Il 30 marzo 2021 l'Italia ha lanciato un invito a manifestare interesse su IPCEI in merito Infrastruttura di servizi cloud di nuova generazione.

Inoltre, l'Italia lancerà un nuovo IPCEI sulla microelettronica e un altro progetto sull’idrogeno.

I progetti devono rispettare il principio "non arrecare un danno significativo" e devono essere caratterizzati dal destinare almeno il 40% del costo totale dell'investimento sostenuto tramite il PNRR a finalità di carattere ambientale e di contrasto ai cambiamenti climatici.

A sua volta, la finalità di digitalizzazione dovrà rappresentare almeno il 60 % del costo totale dell'investimento sostenuto dal PNRR.

Partenariati – Horizon Europe

(M4C2-I. 2.2-2)

 

200

(sovvenzioni)

 

di cui:

2021:   0

2022: 50

2023: 50

2024: 50

2025: 50

2026:   0

 

 

L'obiettivo della misura è sostenere progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, individuati con inviti specifici a partecipare ai partenariati europei nell'ambito di Orizzonte Europa. Queste iniziative di ricerca transnazionali possono costituire un importante motore per lo sviluppo di R&I su questioni strategiche per la ripresa dell'economia italiana. In particolare, il sostegno si focalizzerà sui seguenti partenariati: calcolo ad alte prestazioni, 2) tecnologie digitali chiave, 3) transizione all'energia pulita; 4) Oceani blu - Un'economia blu climaticamente neutra, sostenibile e produttiva; 5) PMI innovative.

Come per le sovvenzioni alle imprese, in osservanza del principio di "non arrecare un danno significativo", i progetti dovranno escludere le attività connesse ai combustibili fossili, compreso l'uso a valle, attività che generano emissioni di gas a effetto serra previste non inferiori ai parametri di riferimento, attività connesse alle discariche di rifiuti e attività nel cui ambito lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno all'ambiente.