Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: RUE - Ufficio SG - Ufficio Rapporti con l'Unione europea
Titolo: Comunicazione 2018 sulla politica di allargamento dell'UE - Edizione aggiornata
Serie: Documentazione per le Commissioni - Esame di atti e documenti dell'UE   Numero: 14
Data: 16/10/2018
Organi della Camera: III Affari esteri, XIV Unione Europea


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Comunicazione 2018 sulla politica di allargamento dell'UE - Edizione aggiornata

16 ottobre 2018


Indice

Premessa|La procedura di adesione all'UE|La Comunicazione 2018 sulla politica di allargamento dell'UE|Raccomandazioni della Commissione europea per Paese|Recenti iniziative dell'UE per i Balcani occidentali|Assistenza finanziaria dell'UE per l'allargamento|Esame presso altri Parlamenti nazionali|


Premessa

Il 17 aprile 2018 la Commissione europea ha presentato la comunicazione annuale per il 2018 sulla politica di allargamento recante la valutazione sullo stato dei negoziati e le raccomandazioni per ogni paese.

Attualmente i Paesi che hanno status di paese candidato e per i quali sono stati avviati negoziati sono Montenegro (i negoziati di adesione sono stati avviati a giugno 2012; al momento sono stati aperti 28 capitoli negoziali e ne sono stati chiusi 3), Serbia (i negoziati di adesione sono stati avviati a gennaio 2014; al momento sono stati aperti 10 capitoli negoziali e ne sono stati chiusi 2) e Turchia (i negoziati di adesione sono stati avviati a ottobre 2005; al momento sono stati aperti 16 capitoli negoziali e ne è stato chiuso 1, Scienza e ricerca nel 2006).

I paesi che hanno status di paese candidato, ma per i quali i negoziati di adesione non sono ancora stati avviati sono l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e l'Albania (Il Consiglio UE ha deciso che i negoziati di adesione dovrebbero essere avviati a giugno 2019).

Bosnia Erzegovina e Kosovo sono ancora qualificati come "potenziali candidati".

Il Presidente della Commissione europea Juncker, ad inizio del suo mandato, aveva escluso la possibilità di nuove adesioni all'UE nel breve e nel medio periodo. Il 6 febbraio 2018 nella comunicazione su una nuova prospettiva per l'allargamento dell'UE ai Balcani occidentali, la Commissione europea ha prospettato, con un cambio di visione, la possibilità di un ingresso di Serbia e Montenegro nell'UE per il 2025.

Nella comunicazione annuale per il 2018 sulla politica di allargamento del 17 aprile 2018 la Commissione europea ribadendo l'impegno dell'UE per un orizzonte europeo per i paesi coinvolti nel processo di allargamento, indica però che, prima di un allargamento, l'UE dovrà essere resa più forte e più solida sulla base di una serie di iniziative da realizzare sulla base dei Trattati vigenti entro il 2025.

Nella comunicazione del 17 aprile 2018, la Commissione raccomanda al Consiglio dell'UE di decidere di avviare i negoziati di adesione con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia e l'Albania alla luce dei progressi compiuti dai due paesi. La Commissione registra inoltre un allontanamento della Turchia dall'Unione, in particolare per quanto riguarda il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, nonché sul versante dell'indebolimento del sistema di bilanciamento dei poteri.

Il Consiglio dell'UE, nella riunione del 26 giugno 2018, ha adottato delle conclusioni sull'allargamento e sul processo di stabilizzazione e di associazione nelle quali concorda sulla prospettiva di una apertura dei negoziati di adesione con Albania ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia, ma rinvia tale apertura a giugno 2019. Le conclusioni sono poi state poi approvate dal Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018.

Nel corso della riunione del Consiglio dell'UE del 26 giugno 2018, un'amplissima maggioranza di Stati membri, pur con sfumature diverse, si è espressa a favore dell'apertura immediata di negoziati di adesione con Albania e ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Tale prospettiva ha però incontrato le riserve di Francia e dei Paesi Bassi, appoggiati anche dalla Danimarca che hanno utilizzato il potere di veto dovuto al meccanismo decisionale all'unanimità in sede di Consiglio per bloccare la decisione relativa alla all'avvio dei negoziati motivando tale posizione con la necessità di consolidare ulteriormente i processi di riforma in atto nei due paesi dei Balcani e costringendo il Consiglio al compromesso per il quale l'UE si impegna ad aprire negoziati nel giugno 2019.


La procedura di adesione all'UE

La procedura di adesione all'UE è disciplinata dall'art. 49 del Trattato sull'Unione europea che prevede che ogni Stato europeo che rispetti i valori dell'UE e si impegni a promuoverli può chiedere di aderire all'Unione. Il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali sono informati di tale domanda. Lo Stato richiedente trasmette la sua domanda al Consiglio, che si pronuncia all'unanimità, previa consultazione della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza assoluta. Si tiene conto dei criteri di ammissibilità convenuti dal Consiglio europeo. Le condizioni per l'ammissione e gli adattamenti dei trattati su cui è fondata l'Unione formano l'oggetto di un accordo tra gli Stati membri e lo Stato richiedente che poi è sottoposto a ratifica da tutti gli Stati contraenti conformemente ai rispettivi ordinamenti nazionali.

I criteri di Copenaghen

Nel giugno del 1993, in occasione del Consiglio europeo di Copenaghen sono stati definiti taluni criteri, indicati come i "criteri di Copenaghen", che stabiliscono una serie di condizioni democratiche, economiche e politiche per i paesi che intendono aderire all'UE:

  1. istituzioni stabili che garantiscano democrazia, Stato di diritto, diritti umani e rispetto e tutela delle minoranze;
  2. un'economia di mercato funzionante e la capacità di far fronte alla concorrenza e alle forze di mercato all'interno dell'UE;
  3. la capacità di assumere gli obblighi risultanti dall'adesione - in particolare l'adesione agli obiettivi dell'Unione politica, economica e monetaria - e darvi seguito in modo efficace.

La Comunicazione 2018 sulla politica di allargamento dell'UE

La Commissione ricorda che i negoziati di adesione fanno parte di un più ampio processo di modernizzazione e di riforma a lungo termine ed a tal fine invita i Governi dei paesi dell'allargamento ad intraprendere più attivamente le riforme necessarie, integrandole realmente nella loro agenda politica.

La Commissione indica che il sostegno pubblico ai futuri allargamenti dipenderà dal grado di preparazione dei paesi candidati.


Stato di diritto

La Commissione sottolinea l'importanza che i paesi interessati mettano in atto riforme relative allo Stato di diritto, ai diritti fondamentali e alla buona governace, e in particolare per quanto riguarda l'efficacia del sistema giudiziario, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata e un'amministrazione pubblica efficiente. L'attuazione delle predette riforme costituisce il principale parametro di riferimento per valutare i progressi dei singoli paesi. 

La Commissione rileva che in tale ambito i progressi sono rimasti disomogenei nei paesi dell'allargamento ed indica le seguenti priorità:

  • la riforma efficace del sistema giudiziario;
  • la lotta contro la corruzione, che è ancora estremamente diffusa, e per la quale è essenziale un quadro di istituzioni funzionanti e indipendenti per prevenire e contrastare la corruzione e per svolgere indagini e azioni penali efficaci finalizzate a sentenze definitive. Occorre, inoltre, una maggiore trasparenza nella gestione dei fondi pubblici, specialmente in tutte le fasi degli appalti pubblici;
  • la presenza della criminalità organizzata, che resta ancora forte nei paesi interessati al processo di allargamento, sia nei Balcani occidentali sia in Turchia. La Commissione rileva la permanenza di un divario tra l'analisi delle minacce rappresentate dalla criminalità organizzata e le priorità operative fissate. Le autorità devono inoltre iniziare a utilizzare le indagini finanziarie e migliorare i risultati in termini di confisca dei proventi di reato;
  • la lotta contro il terrorismo deve essere ulteriormente potenziata attraverso la collaborazione tra l'UE e tutti i paesi con ciascun partner dei Balcani occidentali e con la Turchia: Occorre rendere più efficaci le strutture a livello nazionale e regionale, specie per quanto riguarda la prevenzione dell'estremismo violento, la lotta contro il traffico di armi, il finanziamento del terrorismo, il riciclaggio di denaro, la condivisione delle informazioni e le politiche antiradicalizzazione. Le norme sulla protezione dei dati personali dovrebbero essere allineate con gli standard dell'UE per consentire la conclusione di accordi di cooperazione con Eurojust.

Diritti fondamentali

Nella comunicazione si rileva che, malgrado i diritti fondamentali siano ampiamente sanciti dall'ordinamento giuridico nei Balcani occidentali, occorrono ancora notevoli sforzi per garantirne la loro piena attuazione.

La Commissione sottolinea, inoltre, come in Turchia la situazione dei diritti umani abbia continuato a deteriorarsi fortemente.

La Commissione considera prioritario, in particolare:

  • salvaguardare la libertà di espressione e l'indipendenza dei media che compromettono non soltanto il diritto di base alla libertà di espressione, ma anche la democrazia nella regione. I governi dei paesi interessati devono adottare con urgenza misure concrete per attuare i quadri giuridici vigenti sulla libertà di espressione e migliorare il contesto generale per la libertà dei media;
  • una maggiore tutela dei diritti dei minori e della parità di genere, prevedendo e combattendo la violenza contro le donne; la lotta contro le discriminazioni nei confronti delle persone disabili, minoranze e altri gruppi vulnerabili; lotta alla discriminazione contro lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali. Si deve inoltre ovviare in via prioritaria alla situazione precaria dei Rom e migliorare le condizioni di detenzione, allineando con l'acquis dell'UE i diritti procedurali degli indagati, degli imputati e delle vittime.

Funzionamento delle istituzioni democratiche e riforma della pubblica amministrazione

In questo ambito deve essere garantito un dialogo costruttivo nell'intero spettro politico, in particolare con i Parlamenti.

La Commissione esprime preoccupazione per la proporzionalità delle misure adottate in Turchia durante lo stato di emergenza, che ha limitato la funzione legislativa fondamentale del Parlamento, mentre si è ulteriormente ridotto il margine di dialogo fra i partiti politici. La separazione dei poteri è messa a repentaglio da modifiche costituzionali di vasta portata, senza un adeguato sistema di pesi e contrappesi.

Nei Balcani occidentali, la capacità dei Parlamenti nazionali di esercitare il loro ruolo fondamentale a livello legislativo e di controllo risente della mancanza di un dialogo politico, dell'eccessivo ricorso alle procedure parlamentari urgenti e dal permanere di una cultura politica conflittuale. La fiducia dei cittadini nel processo elettorale risente di gravi carenze come la politicizzazione degli organi elettorali, l'utilizzazione abusiva delle risorse statali e la mancanza di trasparenza nel finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali.

La riforma della pubblica amministrazione è di fondamentale importanza per rafforzare la governance a tutti i livelli. I Balcani occidentali hanno compiuto progressi moderati in alcuni settori, mentre in Turchia la situazione è notevolmente peggiorata. Tutti i paesi, tranne la Bosnia-Erzegovina e la Turchia, hanno adottato strategie globali per la riforma della pubblica amministrazione e della gestione delle finanze pubbliche.

L'ampio ricorso alle procedure legislative urgenti costituisce uno dei problemi principali nella maggior parte dei paesi.

Migrazione

Le sfide connesse alla crisi dei rifugiati e alla migrazione irregolare sono state al centro del lavoro dell'UE con i paesi dell'allargamento. Occorre maggiore impegno per dotare i paesi delle risorse necessarie per affrontare le sfide connesse alla migrazione e in particolare in riferimento a: riduzione della migrazione irregolare, attività relative al rimpatrio e alla protezione delle frontiere, prevenzione della migrazione irregolare, sviluppo delle capacità in materia di asilo, inclusione sociale e integrazione.

La Commissione riconosce che la Turchia sta compiendo uno sforzo considerevole offrendo rifugio a oltre 3,5 milioni di rifugiati registrati provenienti dalla Siria. Evidenzia, inoltre, che la cooperazione basata sulla dichiarazione UE-Turchia ha continuato a produrre risultati concreti e si è confermata la tendenza a una forte diminuzione degli attraversamenti irregolari e pericolosi, come pure dei decessi nel Mar Egeo. Nel 2017 sono arrivati attraverso la rotta del Mediterraneo orientale 42.319 migranti contro 182.277 nel 2016, il che rappresenta un calo quasi del 77 per cento.

Lo strumento dell'UE per i rifugiati in Turchia continua a coprire le necessità dei rifugiati e a sostenere le comunità di accoglienza e si è rivelato uno dei più tempestivi ed efficaci fra i meccanismi di sostegno dell'UE, assicurando trasferimenti mensili di denaro a quasi 1,2 milioni dei rifugiati più vulnerabili nell'ambito della rete di sicurezza sociale di emergenza. In particolare la prima parte, pari a 3 miliardi di euro, è stata integralmente impegnata e, ad oggi, gli esborsi ammontano a 1,9 miliardi di euro.

Più di 312.000 bambini hanno seguito corsi di turco e si è dato inizio alla distribuzione di articoli di cancelleria e libri di testo a 500.000 studenti. Sono state effettuate visite mediche di base a oltre 763.000 rifugiati e sono stati completamente vaccinati più di 217.000 neonati siriani rifugiati.

La Commissione europea rileva che le misure di risposta coordinate dall'UE a sostegno degli sforzi nazionali hanno permesso nel 2017 di ridurre del 91% i flussi migratori irregolari attraverso la regione dei Balcani occidentali e di stabilizzare globalmente la situazione lungo i confini. La Commissione europea raccomanda di potenziare ulteriormente la capacità amministrativa e le infrastrutture in tutta la regione dei Balcani occidentali.

Secondo l'UNHCR, dall'inizio del 2018 (al 15 ottobre) sono sbarcati sulle coste meridionali dell'Unione europea circa 87mila migranti.

In tale lasso di tempo, la rotta del Mediterraneo centrale (in linea di massima, dalla Libia e da altri Paesi del Nord Africa) ha registrato 21.561 sbarchi (21.712 secondo il Ministero dell'interno); la rotta del Mediterraneo orientale (dalla Turchia alla Grecia) si è attestata a circa 25 mila sbarchi, mentre quella del Mediterraneo occidentale (che riguarda i flussi verso la Spagna) ha registrato oltre 40 mila sbarchi.

Secondo il Ministero dell'interno, comparando gli sbarchi in Italia dal 1° gennaio al 15 ottobre 2018 con quelli relativi allo stesso periodo nel 2016 e nel 2017 si registra una diminuzione rispettivamente dell' 85,04 e del 80,20 per cento.


Economia

La Commissione rileva che sia i Balcani occidentali sia la Turchia hanno un notevole potenziale economico. Nonostante l'aumento dei tassi di crescita negli ultimi anni tutti i Governi devono affrontare notevoli sfide strutturali di natura economica e sociale, tra cui alti tassi di disoccupazione, specialmente fra i giovani, forti squilibri tra domanda e offerta di competenze, livelli persistentemente elevati di economia informale, contesti imprenditoriali inadeguati, con un accesso limitato ai finanziamenti, e bassi livelli di innovazione e di connettività regionale.

Nei Balcani occidentali il clima degli investimenti risente in particolare della mancata indipendenza ed efficienza dei sistemi giudiziari e dell'applicazione non uniforme delle norme in materia di concorrenza. L'influenza dello Stato sull'economia è forte in tutta la regione, il che accentua il rischio di corruzione a causa di una cattiva gestione delle finanze pubbliche. La Commissione ritiene che occorra potenziare i quadri normativi in materia di governo societario e portare a termine il processo di privatizzazione. Gli investimenti infrastrutturali nella regione dovrebbero essere coerenti con le priorità concordate con l'UE, in particolare nell'ambito dell'estensione delle reti transeuropee di trasporto ai Balcani occidentali.

In Turchia, la crescita economica ha registrato una forte ripresa, ma il contesto imprenditoriale ha continuato a deteriorarsi e l'economia resta vulnerabile di fronte all'incertezza finanziaria, alla fiducia variabile degli investitori e ai persistenti rischi politici.

L'UE sostiene il miglioramento dell'elaborazione delle politiche e della governance economica attraverso l'esercizio dei programmi di riforma economica, che è parte integrante del processo di preparazione: tutti i governi sono invitati a presentare programmi di riforma economica annuali.

Cooperazione regionale e relazioni di buon vicinato

La Commissione considera la cooperazione regionale un elemento fondamentale per garantire la stabilizzazione politica e le opportunità economiche.
L' agenda UE per la connettività ha impresso, in particolare, un ulteriore impulso alla cooperazione regionale nei Balcani occidentali. Nel 2017 i leader della regione hanno approvato a Trieste un piano d'azione per lo spazio economico regionale e sottoscritto il Trattato relativo alla Comunità dei trasporti ( v. infra Processo di Berlino).
Il programma Erasmus+ ha continuato a promuovere il dialogo interculturale nel campo dell'istruzione superiore e fra i giovani, sostenendo inoltre azioni a favore dell'internazionalizzazione e della modernizzazione degli istituti e dei sistemi di istruzione superiore.
Il piano d'azione regionale della strategia dell'UE per la regione adriatica e ionica ha contribuito allo sviluppo di progetti comuni.
La Commissione rileva, tuttavia, che molti obblighi derivanti dagli accordi e dagli impegni regionali non sono stati rispettati.
Nell'ambito delle relazioni di buon vicinato occorrono ulteriori sforzi negli ambiti più sensibili, quali i crimini di guerra, le persone scomparse, la criminalità organizzata e la cooperazione giudiziaria e di polizia.
Le controversie bilaterali devono essere risolte urgentemente dalle parti responsabili. I risultati ottenuti in questo senso sono ancora limitati, in particolare occorrono progressi verso la piena normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo. Per quanto riguarda l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, occorre mettere a profitto i progressi registrati verso una soluzione concordata e reciprocamente accettabile della questione del nome.
Sebbene i rinnovati sforzi profusi nell'ambito dei colloqui guidati dalle Nazioni Unite per una soluzione della questione cipriota non abbiano permesso di raggiungere un accordo, la Commissione considera importante preservare i progressi registrati finora e rileva che la Turchia deve attuare pienamente il protocollo aggiuntivo e avanzare verso la normalizzazione delle relazioni con la Repubblica di Cipro. La Commissione esorta la Turchia a evitare ogni tipo di minaccia, fonte di attrito o azione che possa nuocere alle relazioni di buon vicinato e alla risoluzione pacifica delle controversie. La Commissione ribadisce i diritti sovrani degli Stati membri dell'UE, tra cui il diritto di concludere accordi bilaterali e di esplorare e sfruttare le proprie risorse naturali, riconosciuti dall' acquis dell'Unione e dal diritto internazionale, come la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.
Si ricorda che la politica turca nel Mediterraneo orientale ha recentemente portato a un conflitto tra gli interessi della Turchia e quelli di Grecia, Cipro e Italia, per quanto riguarda, in particolare, le attività di perforazione condotte da varie imprese, tra cui Eni, nelle acque a largo di Cipro. La Turchia ritiene che le attività di ricerca di idrocarburi nell'offshore cipriota devono essere concordate con l'autoproclamata Repubblica turca di Cipro Nord. Il 9 febbraio 2018, la Marina militare turca ha fermato la nave italiana Saipem 12000, noleggiata da Eni per condurre prospezioni nel blocco 3 della zona economica esclusiva di Cipro. L'attività di Saipem 12000 era stata autorizzata dal governo di Cipro. Tuttavia, essendo il blocco 3 oggetto di una disputa tra Cipro e la Repubblica turca di Cipro Nord, la Marina turca ha provveduto a fermare Saipem 12000 al fine di difendere i diritti di Cipro Nord sugli idrocarburi nel sottosuolo marittimo dell'isola. Il Consiglio europeo del 22 e 23 marzo 2018 ha condannato fermamente le azioni illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo ed invitato la Turchia a cessare tali azioni e a rispettare il sovrano diritto di Cipro di esplorare e sfruttare le sue risorse naturali in conformità con l'UE e il diritto internazionale.

Raccomandazioni della Commissione europea per Paese

La Commissione europea nella comunicazione per il 2018 sulla politica di allargamento presenta le seguenti raccomandazioni per paese:

Turchia

  • la Turchia è un partner fondamentale per l'Unione europea. L'UE riconosce l'esigenza legittima della Turchia di reagire in modo rapido e proporzionato di fronte alla minaccia rappresentata dal tentativo di colpo di Stato del luglio 2016. Tuttavia, si esprime seria preoccupazione riguardo alla proporzionalità dei provvedimenti adottati durante lo stato di emergenza, che è ancora in vigore;
  • pur avendo il Governo turco ribadito il proprio impegno nei confronti dell'adesione all'UE, la Commissione rileva che non sono state adottate le misure e le riforme necessarie. Nelle circostanze attuali, la Commissione europea non prevede l'apertura di nuovi capitoli negoziali;
  • la Turchia deve invertire in via prioritaria l'attuale tendenza negativa nel campo dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, ovviando all'indebolimento del sistema di pesi e contrappesi nel contesto politico, anche attraverso una maggiore cooperazione con il Consiglio d'Europa;
  • si registra un notevole arretramento negli ambiti fondamentali del potere giudiziario, della riforma della pubblica amministrazione, dei diritti fondamentali e della libertà di espressione, elementi fondamentali del rispetto dello Stato di diritto;
  • in un referendum organizzato durante lo stato di emergenza sono state approvate, con una maggioranza ristretta, modifiche costituzionali di vasta portata, che hanno instaurato un sistema presidenziale e che, secondo il Consiglio d'Europa, non garantiscono un adeguato sistema di pesi e contrappesi e mettono a repentaglio la separazione dei poteri tra esecutivo e giudiziario;
  • la funzione fondamentale del Parlamento in quanto legislatore è stata ridotta e si è ulteriormente ristretto il margine di dialogo fra i partiti politici in Parlamento, mentre altri parlamentari del Partito democratico dei popoli (HDP) sono stati arrestati e dieci di essi sono stati privati dei propri seggi;
  • la società civile ha subito sempre più pressioni in seguito al gran numero di arresti di attivisti, compresi i difensori dei diritti umani, il che ha ridotto rapidamente lo spazio dei diritti e delle libertà fondamentali. La situazione nella regione sudorientale rimane uno dei problemi più critici per la stabilità della Turchia;
  • la crescita economica, pur avendo registrato una forte ripresa nel 2017, rimane vulnerabile. L'incertezza politica, il maggior controllo statale sull'economia e gli attacchi all'indipendenza del potere giudiziario hanno reso meno prevedibile il clima degli investimenti e determinato sia un deprezzamento della moneta nazionale che un notevole calo degli investimenti diretti europei. La Turchia è invitata a correggere gli squilibri macroeconomici, intraprendere ulteriori riforme strutturali e migliorare il clima imprenditoriale;
  • si riconosce che la Turchia ha continuato a compiere notevoli sforzi per offrire rifugio a oltre 3,5 milioni di profughi provenienti dalla Siria e a circa 365.000 rifugiati provenienti da altri paesi. La cooperazione con l'UE in materia di migrazione ha continuato a produrre risultati concreti e significativi in termini di riduzione degli attraversamenti irregolari e pericolosi e di salvataggio di vite umane nel Mar Egeo;
  • per quanto riguarda l'attuazione della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti, la Commissione sta valutando le proposte presentate dalla Turchia in merito ad un piano di lavoro sulle modalità con le quali conformarsi ai parametri di riferimento in materia di liberalizzazione dei visti;
  • si richiama la Turchia a rispettare senza indugio l'obbligo di attuare pienamente il protocollo aggiuntivo e realizzare progressi verso la normalizzazione delle relazioni con la Repubblica di Cipro. È importante preservare i progressi compiuti e portare avanti i preparativi per una soluzione equa, globale e praticabile.

Montenegro

  • I negoziati di adesione sono ulteriormente progrediti: il paese ha fatto passi avanti per quanto riguarda lo Stato di diritto, ma gli effetti concreti delle riforme non sono ancora sufficientemente visibili e occorrono progressi sul fronte della libertà di espressione e dei media, nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, al riciclaggio di denaro e alla tratta di esseri umani;   
  • il paese ha rafforzato la stabilità macroeconomica e di bilancio avviando l'attuazione di una strategia di risanamento di bilancio a breve termine. Il livello del debito pubblico è elevato e continua a salire; 
  • gli sforzi in atto per migliorare le infrastrutture e il sistema di istruzione devono essere integrati da una riforma del mercato del lavoro, dalla riduzione dei disincentivi al lavoro e dallo sviluppo di un'industria competitiva orientata all'esportazione.

Serbia

  • il ritmo dei negoziati dipenderà dai progressi in materia di riforme relative allo Stato di diritto e di normalizzazione delle relazioni con il Kosovo;
  • occorre intensificare gli sforzi per quanto riguarda la creazione di un contesto favorevole alla libertà di espressione, il rafforzamento dell'indipendenza e dell'efficienza generale del sistema giudiziario e la realizzazione di progressi nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, compreso il riciclaggio di denaro;
  • le riforme economiche hanno prodotto risultati in termini di stabilizzazione macroeconomica. Il livello degli investimenti pubblici e privati rimane però basso e deve essere migliorato il contesto imprenditoriale per le piccole e medie imprese;
  • occorre completare le riforme strutturali relative alla pubblica amministrazione, all'autorità fiscale e alle imprese statali;
  • il paese deve sviluppare una maggiore capacità amministrativa per la gestione delle questioni relative all'UE.

Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

  • la Commissione registra una chiara volontà politica di progredire e un cambiamento positivo nell'atteggiamento politico della società in generale. L'attuazione delle riforme strutturali necessarie è comunque un processo a lungo termine;
  • si è registrato un reale slancio riformistico: tra novembre 2017 e febbraio 2018 sono state adottate diverse strategie e leggi, riguardanti in particolare lo Stato di diritto, mentre altre sono in preparazione e dovrebbero essere adottate nei prossimi mesi. Permangono tuttavia problemi strutturali, specialmente in campo giudiziario;
  • l'accordo di Pržino è stato in buona parte attuato;

L'Accordo di Pržino, siglato nel giugno 2015, aveva l'obiettivo di mettere fine alla grave crisi politica scoppiata dopo che il principale partito d'opposizione, i socialdemocratici dell'SDSM, aveva accusato il governo dell'intercettazione illegale, per ben quattro anni, di circa 20mila persone. L'accordo venne sottoscritto dai quattro principali partiti del paese. L'intesa prevedeva che, prima di andare ad elezioni, venissero realizzate le riforme quali la cancellazione dai registri elettorali di elettori non esistenti ed una riforma dei media.

  • consolidare i progressi registrati per quanto riguarda la questione del nome;

Si ricorda che il 12 giugno 2018 i primi ministri Greco e dell'Ex Repubblica di Macedonia hanno raggiunto una intesa sul nome dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, che era alla base di una disputa tra il paese e la Grecia e che è stato uno degli elementi che ha bloccato fino ad ora la decisione sull'avvio dei negoziati di adesione. Secondo l'intesa raggiunta il nuovo nome del paese sarà Repubblica della Macedonia del Nord. Successivamente, il 30 settembre 2018 si è svolto nell'Ex Repubblica di Macedonia un referendum consultivo sul cambiamento del nome che, pur approvato da circa il 94% degli partecipanti, non ha raggiunto il quorum minimo del 50% degli aventi diritto al voto (ha partecipato circa il 37%). Si ricorda che per il cambiamento del nome occorre una modifica costituzionale che deve essere approvata a maggioranza dei due terzi del Parlamento.

in considerazione dei progressi compiuti, la Commissione raccomanda al Consiglio di decidere di avviare i negoziati di adesione con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia.


Albania

  • Il paese ha compiuto progressi costanti nell'attuazione delle priorità per l'apertura dei negoziati di adesione. Si è consolidata la riforma della pubblica amministrazione e sono stati presi ulteriori provvedimenti per rafforzare l'indipendenza, l'efficienza e la rendicontabilità delle istituzioni giudiziarie, progredendo nell'attuazione di una riforma globale della giustizia;
  • il paese ha dato prova di un impegno nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, compresi il traffico e la coltivazione di droga;
  • sono state adottate misure supplementari per rafforzare la tutela effettiva dei diritti umani, comprese le persone appartenenti a minoranze e i Rom;
  • in considerazione dei progressi compiuti, la Commissione raccomanda che il Consiglio decida l'avvio di negoziati di adesione con l'Albania.

Bosnia-Erzegovina

  • occorre intensificare il processo di riforme orientate all'UE, i cui progressi sono stati lenti, per far fronte ai problemi strutturali che ritardano lo sviluppo del paese 
  • il contesto normativo in materia elettorale deve essere modificato con urgenza, anche in vista delle elezioni politiche dell'ottobre 2018 (elezioni che si sono svolte il 7 ottobre 2018); 
  • rimangono prioritari l'attuazione di ulteriori riforme socioeconomiche, il rafforzamento dello Stato di diritto e della pubblica amministrazione in linea con gli standard europei a tutti i livelli, e un ulteriore miglioramento della cooperazione tra tutti i livelli dell'amministrazione; 
  • gli sviluppi economici rimangono lenti a causa della debolezza dello Stato di diritto, di un contesto imprenditoriale inadeguato, dell'inefficienza della pubblica amministrazione, di forti squilibri sul mercato del lavoro e di un generale clima degli investimenti poco favorevole.

Kosovo

  • l'attuazione delle riforme connesse all'UE è stata rallentata dal lungo ciclo elettorale del 2017 e dal difficile contesto politico interno, che ha ostacolato l'attività parlamentare. Occorre rilanciare un dialogo costruttivo tra tutti gli attori politici e il Parlamento deve essere la principale sede del dibattito politico;
  • il nuovo Governo e il Parlamento dovrebbero portare avanti le riforme in via prioritaria e costruire un consenso sulle questioni strategiche fondamentali per il Kosovo;
  • si osservano progressi per quanto riguarda l'economia, in particolare nel miglioramento del contesto imprenditoriale. Vanno però adottate misure per combattere la diffusa economia informale e la disoccupazione elevata;
  • la situazione nella parte settentrionale del Kosovo rimane particolarmente difficile. La recente ratifica dell'accordo di delimitazione delle frontiere/linee di confine con il Montenegro costituisce un risultato importante in un'ottica di relazioni di buon vicinato;
  • il tentativo di abrogare nel dicembre 2017 la legge sulle sezioni specializzate e sulla procura specializzata ha destato seria preoccupazione. Sarà della massima importanza per il Kosovo rispettare i propri obblighi internazionali riguardanti le sezioni specializzate e la procura specializzata, che sono state istituite per indagare sulle accuse di crimini internazionali commessi durante il conflitto in Kosovo;

il Kosovo deve aumentare il dialogo con la Serbia, anche per quanto riguarda l'attuazione di tutti gli accordi e, in particolare, dell'accordo sull'Associazione/Comunità dei comuni a maggioranza serba.


Recenti iniziative dell'UE per i Balcani occidentali


Le 6 iniziative faro

Nella comunicazione del 6 febbraio 2018 su una nuova prospettiva per l'allargamento dell'UE ai Balcani occidentali - nella quale, in particolare, si prospetta la possibilità di un ingresso di Serbia e Montenegro nell'UE per il 2025 -  la Commissione europea ha proposto 6 iniziative faro volte rispettivamente a:

1) rafforzare lo Stato di diritto, anche mediante una più stretta valutazione dell'attuazione delle riforme e nuove missioni consultive in tutti i paesi;

2) promuovere la cooperazione nella sicurezza e la migrazione, in particolare nella lotta contro la criminalità organizzata, il terrorismo e l'estremismo violento nonché nella sicurezza delle frontiere e nella gestione della migrazione. In particolare saranno distaccati nella regione funzionari di collegamento di Europol. Saranno ulteriormente promosse squadre investigative comuni e saranno conclusi accordi con l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera;

3) sostenere lo sviluppo socioeconomico, promuovendo la concessione di garanzie per attrarre investimenti privati, sostenere start up e PMI, agevolare gli scambi commerciali ed una maggiore assistenza finanziaria a sostegno del settore sociale, in particolare per l'istruzione e la sanità;

4) promuovere la connettività nel settore dei trasporti e dell'energia tra la regione dei Balcani e l'UE, attraverso un ricorso più efficace al meccanismo per collegare l'Europa nei paesi dei Balcani occidentali e estendendo tutte le iniziative previste nell'ambito dell'Unione dell'energia dell'UE ai Balcani occidentali;

5) varare un'Agenda digitale per i Balcani occidentali volta ad abbassare i costi di roaming, sostenere la diffusione della banda larga nella regione e promuovere i profili digitali nell'amministrazione, gli appalti e la sanità;

6) promuovere la riconciliazione e le relazioni di buon vicinato, attraverso il sostegno alla giustizia di transizione ed una maggiore cooperazione nei settori dell'istruzione, della cultura, della gioventù e dello sport.


Il Vertice tra l'UE e i Balcani occidentali del 17 e 18 maggio 2018

Il 17 maggio 2018 si è svolto a Sofia il vertice tra l'UE e i Balcani occidentali.

Il vertice ha cadenza biennale e il prossimo si dovrebbe svolgere nel corso della Presidenza croata del Consiglio dell'UE nel primo semestre del 2020.

A conclusione vertice è stato adottata una dichiarazione nella quale si:

  • ribadisce l'impegno dell'UE nei confronti dei suoi partner dei Balcani occidentali a favore della prospettiva europea per l'intera regione (la dichiarazione non fa però espresso riferimento ad una futura adesione dei Balcani occidentali all'UE, come invece nella dichiarazione adottata in occasione del Consiglio europeo di Salonicco del 2003) ed a mantenere l'impegno a favore dello Stato di diritto nella regione;
  • prevedono iniziative volte a rafforzare la connettività tra l'UE e i paesi dei Balcani occidentali in termini di infrastrutture di trasporto, connettività digitale, sicurezza energetica, contesto imprenditoriale, opportunità per giovani;
  • afferma l'impegno collaborare più strettamente per affrontare sfide comuni, come la sicurezza, la migrazione, gli sviluppi geopolitici e le relazioni di buon vicinato. In particolare la dichiarazione invita a sviluppare ulteriormente la cooperazione per: arginare i flussi migratori irregolari; nella lotta al terrorismo e all'estremismo e nella prevenzione della radicalizzazione; nel contrasto alla disinformazione e alle minacce ibride.
Per sostenere l'attuazione della dichiarazione di Sofia, la Commissione europea ha contestualmente annunciato un nuovo pacchetto di misure intese a potenziare la connettività nella regione e con l'UE e in particolare:
  • un finanziamento per 190 milioni di euro per 11 progetti di trasporto a elevata priorità (strade, ferrovie, porti), che dovrebbero consentire di attivare fino a 1 miliardo di euro di prestiti provenienti dalle istituzioni finanziarie internazionali. Fra questi progetti si annoverano le prime due sezioni dell'"Autostrada della pace" (Niš-Priština-Durrës) e l'"Autostrada blu" lungo la costa adriatica;
  • finanziamento di 30 milioni di euro per promuovere lo sviluppo di una Agenda digitale per i Balcani occidentali e in particolare per diffondere la banda larga nella regione. L'UE elaborerà, inoltre, un calendario per abbassare i costi di roaming fra i Balcani occidentali e l'UE;
  • l'impegno dell'UE a sostenere la transizione energetica, promuovendo le fonti di energia rinnovabile, compreso l'uso sostenibile dell'energia idroelettrica;
  • il raddoppio del finanziamento del programma Erasmus+ per la regione dei Balcani e il varo di un progetto pilota per la mobilità nell'istruzione e formazione professionale.

Il processo di Berlino

Il Processo di Berlino è una iniziativa di cooperazione di natura intergovernativa, voluta dalla Germania e inaugurata con il Vertice tenutosi a Berlino il 28 agosto 2014.

Partecipano a tale iniziativa 7 Stati membri dell'UE (Austria, Croazia, Francia, Germania, Italia, Slovenia e da ultimo anche il Regno Unito) e i 6 paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Kosovo, Montenegro e Serbia).

In occasione del Vertice di Berlino nel 2014 è stata concordata l'agenda della connettività, volta a migliorare i collegamenti tra i Balcani occidentali e l'UE, puntando su progetti prioritari volti a stimolare gli investimenti e a promuovere crescita e occupazione, ma anche sull'adozione di standard tecnici e misure regolamentari, in tema di allineamento e semplificazione delle procedure di attraversamento delle frontiere, riforme ferroviarie, sicurezza stradale e manutenzione, accesso di terzi al mercato dei trasporti.

Uno dei primi risultati del Processo di Berlino è stato rappresentato dall'estensione della TEN-T (rete transeuropea dei trasporti) anche alla regione dei Balcani occidentali, concordata ad aprile 2015.

Obiettivo generale della TEN-T è quello di stabilire un'unica rete transeuropea multimodale per integrare trasporto terrestre, marittimo e aereo, consentendo a merci e persone di circolare rapidamente e facilmente tra gli Stati membri. Al suo finanziamento andranno per il periodo 2014-2020 oltre 26 miliardi di euro nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa (CEF). Il CEF è stato recentemente mobilizzato anche a favore di progetti nei Balcani occidentali, con un contributo iniziale di 11,4 milioni di euro.

Nel corso del secondo vertice del Processo di Berlino - svoltosi a Vienna nell'agosto 2015 - sono stati approvati 10 progetti infrastrutturali per energia (4) e trasporti (6) per 615 milioni di euro, di cui un terzo da fondi europei di pre-adesione (IPA II), e il resto tramite il Western Balkans Investment Framework WBIF (iniziativa congiunta di Commissione, Banca per lo sviluppo del Consiglio d'Europa, Banca europea per la ricostruzione e sviluppo e Banca per gli investimenti e governi dei paesi dei Balcani occidentali volta a coordinare sovvenzioni e prestiti)

Tra i vari progetti volti a creare un mercato unico per l'energia nei Balcani, anche il tratto tra Albania e Macedonia del gasdotto TAP, diretto in Puglia.

In occasione del Vertice di Parigi nel luglio 2016, è stato annunciato lo stanziamento di ulteriori 146 milioni di Euro a favore di progetti per la connettività nella regione dei Balcani occidentali, di cui 96 milioni di euro per progetti tesi a migliorare l'infrastruttura ferroviaria in Serbia, Albania e Kosovo e 50 milioni di euro per progetti di efficienza energetica degli edifici e progetti per la creazione di energia idroelettrica nella regione.

In occasione del vertice di Trieste, svoltosi il 12 luglio 2017 sotto Presidenza Italiana, sono stati esaminati i progressi compiuti e lo stato di attuazione dai progetti avviati nell'ambito dell'agenda della connettività nel corso dei Summit dei vertici del 2015 e del 2016 ed è stato raggiunto un accordo per lanciare altri 7 progetti di connettività, per i quali è previsto un investimento totale di oltre 500 milioni di euro, di cui 194 milioni sotto forma di fondi UE per il co-finanziamento.

Si ricorda che dal 2015 ad oggi il finanziamento per la connettività ha superato il tetto di 1,4 miliardi di euro per un totale di 20 progetti di investimento.

In occasione del vertice di Trieste è stato firmato il Trattato per l'istituzione della Comunità dei Trasporti da parte dell'Unione Europea e dei paesi dei Balcani Occidentali che ha l'obiettivo di contribuire alla creazione di una rete di trasporti integrata tra gli stessi partner dei Balcani Occidentali e tra la regione e la UE, e di arrivare ad una convergenza con gli standard e le politiche dei trasporti della UE.

In tema di energia è stato deciso di promuovere il collegamento tra il Mercato Regionale dell'Energia Elettrica dei Balcani Occidentali ed il Mercato Interno dell'Energia Elettrica della UE.

Nel corso del vertice di Trieste è stato, inoltre, approvato un piano d'azione per lo sviluppo di uno spazio economico regionale articolato in quattro dimensioni: commercio; investimenti; mobilità; dimensione digitale. Particolare rilievo, nel corso del Vertice, è stato attribuito alla lotta contro il terrorismo, l'estremismo, la radicalizzazione e il crimine organizzato, nonché alle misure per prevenire la migrazione irregolare.

L'ultimo vertice del processo di Berlino si è svolto a Londra il 9 e 10 luglio 2018 e si è incentrato in particolare su tre temi: la stabilità economica della regione balcanica, con i problemi relativi alla disoccupazione giovanile e al basso livello di imprenditorialità locale; la cooperazione in materia di sicurezza regionale, con il contrasto al mercato nero delle armi, al terrorismo e alla corruzione; la cooperazione politica tra i soggetti coinvolti, con il superamento delle controversie relative a dispute bilaterali sui confini e questioni legate alle conseguenze delle guerre degli anni '90. I principali risultati del vertice di Londra sono stati la firma di un accordo sulla sede della Comunità dei trasporti dell'Europa sudorientale a Belgrado e l'impegno ad istituire, a partire dal 2019, nuovi strumenti economici e finanziari per sostenere la crescita e la stabilità economica dell'area.

Il prossimo vertice, previsto nel 2019, si svolgerà a Varsavia in Polonia.

Assistenza finanziaria dell'UE per l'allargamento

Nell'ambito del quadro finanziario pluriennale dell'UE per il periodo 2014-2020, il regolamento (UE) n. 231/2014 approvato l'11 marzo 2014 che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA II) definisce il quadro normativo attraverso il quale l'UE fornirà assistenza tecnica e finanziaria ai paesi candidati e potenziali candidati all'adesione e prevede uno stanziamento complessivo per l'intero periodo 2014-2020 di circa 11 miliardi di euro (che corrispondono a circa l'1 per cento degli stanziamenti complessivi per tutte le rubriche del Quadro finanziario pluriennale 2014-2020) cosi suddivisi:

  • Albania: 649,5 milioni di euro;
  • Bosnia Erzegovina: 165,8 milioni di euro (stanziamento per il periodo 2014-2017);
  • ex Repubblica iugoslava di Macedonia: 664,2 milioni di euro;
  • Kosovo: 645,5 milioni di euro;
  • Montenegro: 270,5 milioni di euro;
  • Serbia: 1.508 milioni di euro;
  • Turchia: 4.453,9 milioni di euro;
  •  Programmi multi beneficiari: 2.958,7 milioni di euro

Nel contesto dei negoziati relativi al prossimo Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, la Commissione europea ha presentato, il 14 giugno 2018, la proposta relativa allo strumento di assistenza di preadesione (IPA III) che prevede uno stanziamento complessivo per tutti i paesi interessati dal processo di adesione all'UE di 14,5 miliardi di euro (non è ancora stata definita una ripartizione per paese).


Esame presso altri Parlamenti nazionali

Sulla base dei dati forniti dal sito IPEX, l'esame dell'atto risulta concluso da parte del Senato e la Camera dei deputati della Repubblica Ceca e dalla Camera dei deputati romena; ed avviato ed ancora in corso presso: il Bundestag tedesco, il Parlamento finlandese, la Camera dei deputati lussemburghese, il Consiglio nazionale slovacco e il Senato dei Paesi Bassi.