PAGINA: 0001 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (Vedi RS)
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PAGINA: 0001 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI
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PAGINA: 0001 La seduta comincia alle 16.
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PAGINA: 0001 CLAUDIA MANNINO (M5S) (Vedi RS), Segretario. Legge il processo verbale della seduta del 6 ottobre 2014.
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PAGINA: 0001 CLAUDIA MANNINO, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 6 ottobre 2014.
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PAGINA: 0001 Sul processo verbale. (Vedi RS)
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PAGINA: 0001 Sul processo verbale (ore 16,05).
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PAGINA: 0001 Intervengono sul processo verbale i deputati ALESSANDRO DI BATTISTA (M5S) (Vedi RS) e MARIA EDERA SPADONI (M5S) (Vedi RS).
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PAGINA: 0001 ALESSANDRO DI BATTISTA. Signor Presidente, non avevamo capito il giorno. Ci scusi, ha ragione lei. Invece sono intervenuto io – se non sbaglio la giornata era quella di giovedì – e ho fatto un intervento io a fine seduta e il collega Rosato poi ha aspettato... PAGINA: 0003 MARIA EDERA SPADONI. Signor Presidente, il 6 ottobre, visto che stiamo appunto parlando proprio di questo, cioè del processo verbale del 6 ottobre, si è parlato appunto dell'OTIF e quello che io volevo precisare riguardo al resoconto che è stato fatto ed in cui ho parlato è proprio questo, cioè il livello di missioni internazionali, che ci ritroviamo anche come Italia, l'Italia appunto vista come un Paese che aderisce a determinate missioni internazionali, come per esempio appunto l'ISAF, quella famosa missione in Afghanistan in cui siamo appunto dal 2005 fino ad adesso.
Credo che alcune missioni vadano bene, però altre missioni, per esempio come quella dell'ISAF, invece debbano essere assolutamente tagliate.
Abbiamo visto che in Afghanistan non ci sono le condizioni di pace che invece avremmo dovuto dare.
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PAGINA: 0001 Missioni. (Vedi RS)
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PAGINA: 0003 Missioni.
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PAGINA: 0001 PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che i deputati in missione sono novantaquattro.
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PAGINA: 0003 PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alfreider, Baretta, Bindi, Caparini, Capezzone, Catania, Damiano, Epifani, Fraccaro, Losacco, Meta, Molea, Rigoni, Sereni, Sorial, Speranza e Valeria Valente sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
I deputati in missione sono complessivamente novantaquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.
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PAGINA: 0001 Modifica nella composizione di gruppi parlamentari. (Vedi RS)
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PAGINA: 0003 Modifica nella composizione di gruppi parlamentari.
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PAGINA: 0001 PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che il deputato Adriano Zaccagnini, già iscritto al gruppo parlamentare Misto, ha aderito al gruppo parlamentare Sinistra Ecologia Libertà.
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PAGINA: 0003 PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data odierna, il deputato Adriano Zaccagnini, già iscritto al gruppo parlamentare Misto, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Sinistra Ecologia Libertà (Applausi polemici dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). La Presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in data odierna, ha comunicato di aver accolto la richiesta.
È bene iniziare la seduta con tutto questo entusiasmo. Vediamo se riusciamo a mantenerlo per l'intera seduta, magari anche con questa altra comunicazione.
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PAGINA: 0002 Modifica nella composizione dell'ufficio di presidenza di un gruppo parlamentare. (Vedi RS)
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PAGINA: 0003 Modifica nella composizione dell'ufficio di presidenza di un gruppo parlamentare.
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PAGINA: 0002 PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica che il presidente del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ha reso noto che il deputato Andrea Cecconi è stato nominato vicepresidente vicario del gruppo.
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PAGINA: 0003 PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 13 ottobre 2014, il presidente del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, Alessio Mattia Villarosa, ha reso noto che, dalla medesima data, vicepresidente vicario – in sostituzione della deputata Paola Carinelli – è il deputato Andrea Cecconi, che assolve anche alla funzione di portavoce del gruppo, secondo quanto previsto dal relativo statuto, ferma restando la titolarità, in capo al deputato Villarosa, della carica di presidente del gruppo stesso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).@pagina=0004@
Bene, ci complimentiamo con l'onorevole Cecconi.
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PAGINA: 0002 Sull'ordine dei lavori. (Vedi RS)
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PAGINA: 0004 Sull'ordine dei lavori (ore 16,15).
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PAGINA: 0002 Intervengono sull'ordine dei lavori i deputati DANILO TONINELLI (M5S) (Vedi RS) e CARLO SIBILIA (M5S) (Vedi RS), ai quali rende precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS).
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PAGINA: 0004 DANILO TONINELLI. Signor Presidente, stamattina lei sa che alle 11 è iniziata la chiama per la seduta comune per la votazione per i giudici della Consulta ed i membri mancanti del CSM.
Io, in quanto membro della Giunta per il Regolamento, ero presente in Giunta e sono intervenuto, rivolgendomi alla Boldrini, chiedendo una sospensione, uno stop dei lavori della Giunta, prima di tutto per rispetto del Parlamento, il cui momento politicamente più alto è certamente quello delle Camere riunite e, secondo, per un principio regolamentare, sia scritto, che di prassi, per cui certamente non esiste precedente nel quale la Giunta per il Regolamento svolge i propri lavori durante i lavori d'Aula. Inoltre, anche per un principio più generale, che si può applicare per analogia, che è quello dell'articolo 30, comma 2, del Regolamento per cui le Commissioni non vengono convocate nel caso in cui i lavori d'Aula si stanno svolgendo.
Presidente, questa, secondo me e secondo noi, è una violazione regolamentare di prassi, di buonsenso e di rispetto istituzionale di questo Parlamento. Ripeto che la votazione delle Camere congiunte per l'elezione dei membri della Consulta e del CSM è uno dei momenti parlamentari e politici più importanti. La Presidente Boldrini al mio richiamo ha risposto con queste parole: ci sarà anche una seconda chiama. Questo a mio parere non è per nulla rispetto istituzionale. Quello è un momento in cui i parlamentari si confrontano anche per trovare un punto di incontro su alcuni nomi. È uno dei pochi momenti in cui ci si può guardare in faccia tra deputati e senatori e, siccome questa maggioranza sta bloccando il Parlamento da diciotto sedute, noi riteniamo questi momenti anche importanti per trovare una condivisione su dei nomi buoni e certamente non dei nomi politici, su dei nomi che abbiano i requisiti soggettivi ed oggettivi, e non su dei nomi che non li abbiano o comunque non hanno la dignità di poter rappresentare. Quindi, io vorrei innanzitutto mettere a conoscenza di ciò quest'Aula e aprire un dibattito, anche negli altri gruppi parlamentari, e un confronto perché venga messo a verbale, perché venga resocontato come con un avvenimento di questo tipo non deve accadere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0005 CARLO SIBILIA. Signor Presidente, devo necessariamente riferire su alcuni fatti relativi allo svolgimento delle attività in Commissione ambiente in merito al decreto-legge n. 133 del 2014, o meglio il disegno di legge che converte il decreto denominato «sblocca Italia», o meglio «sfascia Italia» per come l'abbiamo nominato noi. Sostanzialmente, dobbiamo segnalare, come gruppo del MoVimento 5 Stelle, che esiste una direttiva del Presente del Consiglio dei ministri del 10 settembre 2008 e, conseguentemente, un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 settembre 2008, n. 170, con cui si dispone la necessità dell'analisi tecnico-normativa e dell'analisi di impatto della regolamentazione sulle proposte di atti normativi da sottoporre all'esame del Consiglio dei ministri.
Quindi la mancanza di questi due documenti, di queste due analisi impedisce – ripeto: impedisce – quindi non possono essere iscritti all'ordine del giorno della riunione del Consiglio dei ministri i documenti, gli atti normativi che siano sprovvisti di analisi tecnico-normativa e di analisi di impatto sulla regolamentazione, salvo ovviamente i casi previsti dagli articoli 8 e 9.
In Commissione, ieri, il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro ha esplicitamente segnalato di non essersi avvalso dell'articolo 8 e dell'articolo 9 come eccezione. Pertanto segnalo a quest'Aula che in questo momento è in discussione un disegno di legge di conversione di un decreto-legge che non avrebbe potuto mai essere discusso all'interno della riunione del Consiglio dei ministri. Questa è una violazione gravissima dal momento che mancano delle analisi fondamentali che poi sono state richieste dai deputati del MoVimento 5 Stelle all'interno della Commissione. Alla richiesta c’è stato risposto, nella giornata di ieri, che le analisi erano già state effettuate e sarebbero arrivate in serata; quindi come gruppo abbiamo acconsentito dando disponibilità alla maggioranza per proseguire nell'analisi del provvedimento. Oggi scopriamo che queste analisi non esistono e il Governo ha detto che ce le farà pervenire il 17 ottobre 2014. In questo momento, quindi, stiamo discutendo il disegno di legge di conversione di un decreto-legge che per legge, quindi per normativa e decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 settembre 2008, n. 170 non avrebbe mai potuto essere discusso dalla riunione del Consiglio dei ministri. Su questo, poiché non so quale sia l'autorità – forse il Presidente della Repubblica: in questo momento veramente non sappiamo chi possa essere l'autorità che deve vigilare e garantire che i regolamenti della Presidenza del Consiglio dei ministri vengano accettati e vengano correttamente rispettati – ci appelliamo in questo momento alla Presidenza alla quale faremo avere la nostra analisi anche per mezzo di una lettera che invieremo direttamente al Presidente Boldrini. In questo momento, ripeto, stiamo discutendo il disegno di legge di conversione di un decreto-legge che anzitutto è assurdo poiché mette a rischio tutte le @pagina=0006@risorse sia energetiche e di ogni tipo all'interno del nostro Paese perché lo sfascia completamente, altro che lo sblocca ! Questa è la nostra opinione, del MoVimento 5 Stelle, che del resto ha presentato un altro decreto parallelo per far capire qual è la nostra visione in merito a questi argomenti e, quindi, volevamo segnalare all'Aula che quello che sta avvenendo in queste ore in Commissione è illegale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0006 PRESIDENTE. Onorevole Sibilia, ovviamente, come lei sa, la Camera non può entrare nella formazione di un atto che arriva qui come compiuto e del quale noi ci limitiamo a prendere atto. Eventualmente c’è una fase successiva nel momento in cui viene sollevata un'illegittimità costituzionale in un secondo momento e, in quel caso, sarà la Corte costituzionale che si occuperà di questo. Detto ciò, acquisirò informazioni anche dal presidente della Commissione e magari, se sono in grado, spero di dare una risposta più esaustiva nel prosieguo della seduta.
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PAGINA: 0002 Trasferimento a Commissione in sede legislativa di una proposta di legge. (Vedi RS)
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PAGINA: 0006 Trasferimento a Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 2422 (ore 16,20).
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PAGINA: 0002 PRESIDENTE (Vedi RS). Propone il trasferimento alla XII Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 2422.
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PAGINA: 0006 PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di proposte di legge a Commissioni in sede legislativa.
Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa della seguente proposta di legge, della quale la XII Commissione (Affari sociali) ha chiesto il trasferimento alla sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento: S. 1176 – Senatori Ciampi ed altri: «Istituzione del “Giorno del dono”» (approvata dal Senato) (2422). La Commissione ha elaborato un nuovo testo.
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).
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PAGINA: 0002 Interviene il deputato PAOLO PARENTELA (M5S) (Vedi RS).
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PAGINA: 0006 PAOLO PARENTELA. Signor Presidente, se non sbaglio mi pare di aver capito che sulla proposta di legge riguardante gli agrumeti mi pare che vi sia stato un errore sull'assegnazione alla Commissione. Ci tenevo a ribadire il fatto che la Commissione che si occuperà della fase legislativa è la XIII Commissione. Giusto ?
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PAGINA: 0002 Trasferimento a Commissione in sede legislativa di proposte di legge. (Vedi RS)
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PAGINA: 0006 Trasferimento a Commissione in sede legislativa delle proposte di legge nn. 55, 341, 440, 741, 761, 1125 e 1399 (ore 16,23).
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PAGINA: 0002 PRESIDENTE (Vedi RS). Propone il trasferimento alla XIII Commissione in sede legislativa del testo unificato delle proposte di legge n. 55 ed abbinate.
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PAGINA: 0006 PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di proposte di legge a Commissione in sede legislativa.
Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa delle seguenti proposte di legge, delle quali la XIII Commissione (Agricoltura) ha chiesto il trasferimento alla sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento: Cirielli e Totaro: «Disposizioni in materia di interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia degli agrumeti caratteristici del territorio insulare e delle fasce costiere di particolare pregio paesaggistico e a rischio di dissesto idrogeologico» (A.C. 55); Catanoso Genoese: «Disposizioni per il recupero, il ripristino, la manutenzione e la salvaguardia dei limoneti di Acireale» (A.C 341); Mongiello ed altri: «Disposizioni per il ripristino, il recupero, la manutenzione e la salvaguardia degli agrumeti caratteristici del territorio insulare e delle fasce costiere» (A.C. 440); Oliverio e Iacono: «Disposizioni per la salvaguardia degli agrumeti caratteristici» (A.C. 741); Russo e Faenzi: «Disposizioni per la salvaguardia degli agrumeti caratteristici dei @pagina=0007@territori soggetti al rischio di dissesto idrogeologico e di particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale» (A.C. 761); Caon ed altri: «Disposizioni in materia di interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei limoneti del lago di Garda»; (A.C. 1125); Catanoso Genoese: «Misure per il recupero e la salvaguardia dei limoneti caratteristici». (A.C. 1399) (La Commissione ha elaborato un testo unificato).
Se non vi sono obiezioni...
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PAGINA: 0002 Interviene il deputato PAOLO PARENTELA (M5S) (Vedi RS).
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PAGINA: 0007 PAOLO PARENTELA. Signor Presidente, volevo semplicemente fare un commento su questa proposta di legge, se mi è permesso, non è tanto un'obiezione, ma più che altro un commento di come si è svolto il lavoro in Commissione. Su questo, io ci tenevo a ribadire che il gruppo...
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PAGINA: 0003 Esame della nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2014 (Doc. LVII, n. 2-bis). (Vedi RS)
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PAGINA: 0007 Esame della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 (Doc. LVII, n. 2-bis) (ore 16,25).
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PAGINA: 0003 PRESIDENTE (Vedi RS). Ricorda che l'esame della nota di aggiornamento si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo relativo alla relazione di cui all'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012 e concernente l'autorizzazione allo scostamento dall'obiettivo programmatico di medio periodo, da votare a maggioranza assoluta; il secondo relativo alla nota di aggiornamento del DEF, da votare a maggioranza semplice, sulla base degli esiti della precedente deliberazione.
Dichiara aperta la discussione.
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PAGINA: 0007 PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014.@pagina=0008@
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta dell'8 ottobre 2014.
Avverto, inoltre, che l'Allegato II alla Nota di aggiornamento reca la Relazione prevista dall'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, con cui il Governo chiede, tra l'altro, alle Camere l'autorizzazione a discostarsi dall'obiettivo di medio periodo stabilito nel Documento di economia e finanza presentato nel mese di aprile, differendo al 2017 il raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali.
A tale proposito ricordo che, ai sensi del richiamato articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione delle Camere che autorizza lo scostamento deve essere approvata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.
Pertanto, come già avvenuto in sede di approvazione del Documento di economia e finanza 2014, l'esame della Nota di aggiornamento si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo relativo alla Relazione di cui all'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012 e concernente l'autorizzazione allo scostamento dall'obiettivo programmatico di medio periodo, da votare a maggioranza assoluta; il secondo relativo alla Nota di aggiornamento del DEF, da votare a maggioranza semplice, sulla base degli esiti della precedente deliberazione.
Ricordo che, per l'esame della Nota, è previsto dall'articolo 118-bis, comma 4, del Regolamento, un dibattito limitato, che prevede, dopo gli interventi del relatore e del rappresentante del Governo, l'intervento di un deputato per ciascun gruppo e per ciascuna componente politica del gruppo Misto, nonché dei deputati che intendano esprimere posizioni dissenzienti dai rispettivi gruppi.
Le risoluzioni riferite alla Relazione e quelle relative alla Nota di aggiornamento dovranno essere presentate nel corso della discussione.
Interverrà, quindi, in sede di replica, il rappresentante del Governo, che, una volta espresso il parere sulle risoluzioni riferite alla relazione, dovrà altresì indicare quale risoluzione relativa alla nota di aggiornamento intenda accettare, atteso che, a norma dell'articolo 118-bis, comma 2, del Regolamento, verrà posta in votazione per prima la risoluzione accettata dal Governo che, in caso di approvazione, precluderà le altre.
Si procederà infine ai voti, secondo le modalità precedentemente indicate.
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PAGINA: 0004 ANTONIO MISIANI (PD) (Vedi RS), Relatore. Svolge la relazione sul documento in discussione.
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PAGINA: 0008 ANTONIO MISIANI, Relatore. Signor Presidente, la nota di aggiornamento che ci apprestiamo a discutere è prevista dall'articolo 10-bis della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 2009 in relazione al calendario di programmazione economica concordato in sede europea. Il calendario del 2014 è iniziato con l'approvazione del DEF, con l'invio il 22 maggio del programma nazionale di riforma e del programma di stabilità agli organi dell'Unione europea, con la Commissione che il 2 giugno ha approvato le raccomandazioni di politica economica e di bilancio che sono state vagliate dal Consiglio europeo del 26 e del 27 giugno e approvate l'8 luglio dal Consiglio Ecofin.
Un elemento che va sottolineato è che la presentazione della nota è lievemente slittata rispetto ai termini di legge in relazione alla presentazione della revisione dei conti nazionali secondo il nuovo sistema di contabilità nazionale SEC 2010 che è avvenuta il 22 settembre, portando allo slittamento al 1o ottobre, rispetto al termine di legge del 20 settembre, della presentazione della nota. Peraltro, i dati ISTAT di contabilità nazionale sono ancora provvisori; se emergessero delle modifiche significative il Governo presenterà al Parlamento una relazione ad hoc.
Alla nota sono allegate le relazioni programmatiche sulle spese di investimento @pagina=0009@per ciascuna missione di spesa del bilancio dello Stato, l'aggiornamento del programma delle infrastrutture strategiche del DEF, il rapporto sulla realizzazione delle strategie di contrasto all'evasione fiscale previsto dal decreto-legge n. 66 del 2014 e la relazione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012 che è prevista qualora il Governo proceda a scostamenti dall'obiettivo programmatico strutturale di bilancio. Con questa relazione il Governo, sentita la Commissione europea, presenta alle Camere, per le conseguenti deliberazioni parlamentari, una specifica richiesta di autorizzazione che sarà oggetto, come lei ricordava, Presidente, di una specifica risoluzione da approvare a maggioranza assoluta degli aventi diritto, dei componenti, cioè di questa Assemblea.
Il Governo considera collegati alla decisione di bilancio 2015-2017 il disegno di legge recante misure in tema di riorganizzazione della pubblica amministrazione, il disegno di legge recante misure in tema di revisione della spesa e per la promozione dell'occupazione e degli investimenti nei settori del cinema e dello spettacolo, il disegno di legge in tema di revisione dell'ordinamento degli enti locali; la risoluzione di maggioranza propone nel dispositivo di collegare alla manovra anche il disegno di legge delega sul lavoro e gli ammortizzatori sociali (Atto Camera 2660).
Entro il 15 ottobre il Governo è tenuto a trasmettere alla Commissione europea il documento programmatico di bilancio – alla Commissione europea e all'Eurogruppo – che è il quadro finanziario che emerge dalla legge di stabilità che il Governo varerà nella giornata di domani. Per quanto riguarda i numeri del quadro macroeconomico la nota presenta una revisione al ribasso su delle stime sull'andamento dell'economia rispetto alle previsioni del DEF di aprile e per la prima volta la nota presenta due scenari, uno scenario tendenziale dell'economia che incorpora gli effetti delle azioni di politica economica e di riforma messe in atto prima della presentazione della nota e uno scenario programmatico che include l'impatto delle nuove misure che saranno adottate con la legge di stabilità del 2015. Questi due scenari, il tendenziale e il programmatico, per la prima volta sono stati sottoposti alla validazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio che ha provveduto, appunto, alla validazione di entrambi gli scenari macroeconomici nei giorni più recenti. L'Ufficio parlamentare di bilancio poi ha espresso una valutazione per quanto riguarda gli scenari relativi al triennio 2016-2018, con particolare riferimento all'inclusione in questi scenari degli effetti delle riforme strutturali in corso di definizione e agli elementi di rischio che possono influire sulle prospettive di ripresa.
Nel dettaglio, la Nota stima una riduzione del PIL nel 2014 dello 0,3 per cento, il DEF prevedeva, invece, un aumento dello 0,8. Le previsioni tendenziali stimano nel 2015 una lieve ripresa, con una crescita dello 0,5 per cento del PIL; negli anni successivi la dinamica del reddito è prevista in rafforzamento, con una progressione dello 0,8 per cento nel 2016, dell'1,1 nel 2017 e dell'1,2 nel 2018. Lo scenario programmatico, che, come ho ricordato, incorpora le misure che verranno presumibilmente assunte con la legge di stabilità 2015, prevede una dinamica del prodotto interno lordo lievemente superiore allo scenario tendenziale: una crescita dello 0,6 per cento anziché dello 0,5 nel 2015 e una crescita superiore di 0,2 punti percentuali nel triennio successivo, con un effetto positivo, naturalmente, della stabilizzazione del bonus IRPEF e degli sgravi IRAP, così come delle riforme strutturali programmate dal Governo, e un impatto negativo della clausola di salvaguardia, prevista a partire dal 2016, per garantire i saldi della manovra pluriennale. Per quanto riguarda l'inflazione, i dati vengono rivisti fortemente al ribasso: lo 0,2 per cento nel 2014, con un aumento molto lieve negli anni successivi. I numeri del mercato del lavoro permangono purtroppo molto deboli: tasso di disoccupazione al 12,6 per cento, che rimane stabile nel 2015 e si riduce solo a partire dal 2016; ulteriore riduzione nell'anno in corso degli occupati, con una stabilizzazione nel 2015 @pagina=0010@e una lenta risalita negli anni successivi. Il peggioramento del quadro macroeconomico rispetto ai numeri del Documento di economia e finanza di aprile si riflette inevitabilmente sui numeri della finanza pubblica, che dicono, nelle previsioni tendenziali, di un indebitamento netto a legislazione vigente nell'anno in corso pari al 3 per cento, al limite di quanto previsto dagli accordi europei e in peggioramento rispetto al 2,6 del Documento di economia e finanza. Questo deriva dal peggioramento dell'avanzo primario, che non è stato controbilanciato pienamente dalla flessione della spesa per interessi e dalla rivalutazione del PIL a seguito dell'adozione della nuova metodologia di contabilità. Questo 3 per cento dovrebbe scendere, a legislazione vigente, al 2,2 per cento nel 2015, all'1,8 nel 2016 fino allo 0,8 nel 2018, in primo luogo per una progressiva flessione della spesa per interessi passivi, legata alla chiusura degli spread sui rendimenti dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi.
Le entrate finali e la pressione fiscale registrano, nell'arco temporale della Nota di aggiornamento, una sostanziale invarianza, con una sottolineatura: nei numeri del 2014, il bonus di 80 euro, la riduzione IRPEF, cioè, per i lavoratori dipendenti e assimilati, è contabilizzato come maggiore spesa, come trasferimento alle famiglie anziché come riduzione della pressione fiscale; questo effetto vale uno 0,4 per cento in più di PIL sulle spese e una mancata riduzione di pari importo della pressione fiscale. La spesa primaria prevista nel tendenziale è in progressiva riduzione di circa due punti percentuali dal 2014 al 2018, con un calo di mezzo punto della spesa per interessi passivi. Gli obiettivi programmatici cambiano in misura significativa rispetto a questo quadro tendenziale, in particolare con riferimento al 2015. L'indebitamento, che il tendenziale dà al 2,2 per cento, viene portato al 2,9 per cento, con una manovra espansiva di 0,7 punti di PIL, che equivale a 11 e rotti miliardi di euro. È la manovra più espansiva da molti anni a questa parte, segna un radicale cambio di segno, di impostazione della politica economica del Governo ed è una reazione ad una congiuntura economica e sociale che mostra i numeri negativi che ho evidenziato in precedenza. E questo «spazio di bilancio», questi 11 miliardi di disavanzo in più verranno utilizzati dalla legge di stabilità per sostenere la domanda interna e migliorare la competitività dell'economia con una serie di misure che andrò a specificare nel prosieguo.
Nel 2016 è programmata una manovra zero; la correzione dei conti pubblici riprende nel 2017 e nel 2018, con una correzione rispettivamente dello 0,3 e dello 0,5 del PIL sull'avanzo primario.
Per quanto riguarda il pareggio di bilancio strutturale, noi nel DEF del 2014 lo avevamo posposto dal 2015 al 2016. In considerazione di circostanze economiche che configurano un evento eccezionale, e del potenziale impatto molto negativo della correzione che invece sarebbe necessaria per rispettare l'obiettivo di medio termine, il Governo ha ritenuto di rivedere, rimodulare il percorso di consolidamento e di avvicinamento al pareggio strutturale, spostandolo dal 2016 al 2017.
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PAGINA: 0004 LUIGI CASERO, Viceministro dell'economia e delle finanze (Vedi RS). Si riserva di intervenire in sede di replica.
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PAGINA: 0011 LUIGI CASERO, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.
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PAGINA: 0004 Intervengono nella discussione i deputati BRUNO TABACCI (Misto-CD) (Vedi RS), LELLO DI GIOIA (Misto-PSI-PLI) (Vedi RS), NAZZARENO PILOZZI (Misto-LED) (Vedi RS), MASSIMO ENRICO CORSARO (FdI-AN) (Vedi RS), FEDERICO FAUTTILLI (PI) (Vedi RS) e GUIDO GUIDESI (LNA) (Vedi RS).
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PAGINA: 0011 BRUNO TABACCI. Signor Presidente, rappresentante del Governo, siamo d'accordo con la proposta del relatore Misiani e con la risoluzione che sarà presentata. Mettiamo nel conto che le previsioni macroeconomiche incluse nella Nota di aggiornamento del DEF possono presentare rilevanti rischi al ribasso: ce l'ha detto ieri la Banca d'Italia. Ma non c’è alternativa a questa impostazione: in gran parte dipenderà dal mutamento del clima che sapremo determinare nel corso dei prossimi mesi. Serve una fiducia più convinta, ma soprattutto è necessario che il Governo con la legge di stabilità punti tutte le sue carte sulla ripresa dello sviluppo.
Per convincere l'Europa sulla necessità di una manovra di respiro serve una scommessa piena sulle riforme, rispettando la tempistica indicata. Troppe volte in questi anni il nostro Paese ha fatto finta di fare le riforme: ora ci si deve concentrare sugli ambiti individuati dal Governo: pubblica amministrazione, giustizia civile, istruzione e ricerca, mercato del lavoro. Queste proposte riformatrici appaiono coerenti con la necessità di interventi profondi e strutturali, che siano la premessa per la ripresa dell'occupazione. Attendiamo il Governo alla proposta conseguente della legge di stabilità, e confidiamo che sia in grado di cambiare direzione alla condizione di sviluppo del nostro Paese. PAGINA: 0011 LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, anche noi condividiamo la relazione dell'onorevole Misiani e siamo convinti più che mai che vi è bisogno – al di là della realtà che viene ad essere chiaramente esplicitata all'interno della Nota di aggiornamento – di più coraggio. Coraggio di determinare quelle riforme strutturali che possono invertire la tendenza del nostro Paese; perché i dati macroeconomici sono @pagina=0012@dati estremamente preoccupanti, soprattutto per ciò che riguarda la disoccupazione all'interno di questo Paese: il 12,6 per cento, anche se nei prossimi anni vi è una lieve flessione.
Così come i dati della disoccupazione giovanile, che tendono, giorno dopo giorno, ad aumentare. In questo quadro, vi è soprattutto la drammaticità dei dati della disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno d'Italia, che, pur tendendo a diminuire nei prossimi anni, potrebbe diventare di fatto una disoccupazione strutturale, con problemi sociali estremamente significativi. Ecco perché noi riteniamo, come socialisti, che vi sia la necessità impellente e che vengano affrontati appunto nella legge di stabilità quei nodi strutturali della nostra economia che possono determinare la crescita e lo sviluppo, creare più investimenti, trovare forme per investire di più e investire meglio. Noi riteniamo che questo Governo possa avere più coraggio nel determinare condizioni di sviluppo e di crescita nel nostro Paese. PAGINA: 0012 NAZZARENO PILOZZI. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, non possono sfuggire a tutti noi le enormi difficoltà che i cittadini italiani vivono quotidianamente nell'affrontare i risvolti economici e sociali della più grave crisi che il nostro Paese ha vissuto dal secondo dopoguerra ad oggi. Allo stesso modo, non possiamo ignorare l'oggettiva complessità dell'azione di Governo, stretta tra i rigidi parametri imposti dall'Unione europea e il grido di dolore di un Paese che reclama riforme concrete, in grado di fornire gli strumenti utili a superare le tante quotidiane difficoltà. Il provvedimento oggi in discussione riflette e sostanzia un'idea di rapporti tra Italia e Unione europea che la componente Libertà e diritti per il socialismo europeo condivide in pieno quella di un'Europa che non può sacrificare il benessere e la qualità della vita dei cittadini nel nome di un rigorismo economico gretto, utile solo ai banchieri e alle grandi multinazionali e che impedisce il naturale dispiegarsi di tante energie positive in molti Paesi europei a vantaggio di pochissime economie nazionali. Bene quindi ha fatto il Governo ad aprire una discussione franca con gli organismi comunitari e in cui il rispetto dei parametri comunitari può e deve accompagnarsi con politiche di sostegno concreto all'economia, ed è proprio in questa direzione, che noi condividiamo, che si situa la previsione dell'aumento dell'indebitamento netto dal 2,2 al 2,9 per cento del PIL, strumento che consentirà politiche economiche espansive, di rilancio dell'economia attraverso soprattutto una riduzione della pressione fiscale a carico dei cittadini e delle imprese. Il nostro voto positivo al provvedimento in discussione vuole quindi essere un voto a questa idea di Europa e di sviluppo che il Governo sta sostenendo con forza, come dimostrano i provvedimenti e le scelte di politica economica e sociale compiuti nelle ultime settimane, che riteniamo segnali concreti e importanti ai fini del rilancio del nostro Paese, segnali – come diceva il relatore – di vera discontinuità rispetto alle ricette sinora attuate per affrontare la crisi economica. Ma se su questo aggiornamento del DEF valgono le considerazioni appena svolte, sarà l'imminente legge di stabilità il vero banco di prova. Oggi finalmente la questione del superamento delle politiche di austerity non è più sul «se», ma grazie a tanti interventi fatti in questa giusta direzione, ora l'attenzione è sul «come» e questo a nostro avviso è un gran passo in avanti. Dicevo che la cartina di tornasole sarà la prossima legge di stabilità; lì dovranno trovarsi le risorse – le premesse sono positive – per scelte giuste per i cittadini, che, a nostro avviso, dovranno riguardare la conferma del bonus degli 80 euro, la riduzione della pressione fiscale a carico delle imprese, investimenti corposi ormai irrimandabili sul dissesto idrogeologico e più in generale sulla sostenibilità ambientale ed energetica, volano di economia pulita e duratura, sulla sicurezza energetica e sulla nuova occupazione. Su questi @pagina=0013@temi LED sarà pronta al confronto e ferma nel sostenere le proposte giuste per l'Italia e i suoi cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Libertà e Diritti-Socialisti europei). PAGINA: 0013 MASSIMO ENRICO CORSARO. Presidente, meno male che le procedure ogni tanto stabiliscono dei momenti di verità e l'esame della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza rappresenta un momento di verifica della verità, perché, da quando si è insediato il Governo del Presidente Renzi, ci siamo abituati alla politica degli annunci e all'inseguimento del dibattito sull'ultimo annuncio dell'ultima ora, cosicché, ogni qualvolta si arriva al momento in cui, a consuntivo, si determina come uno dei tanti annunci del Presidente Renzi, questo viene disatteso dai fatti e non c’è neanche il tempo di potere commentare quella dimostrata bugia del Presidente del Consiglio, perché, contemporaneamente, lo stesso ci propina un'altra serie di annunci che diventano l'elemento di dibattito di attualità.
È stato così fin dall'inizio, per l'esperienza di Governo del Presidente Renzi. Ci ha raccontato che aboliva le province; poi, in qualche trafiletto di giornale gli italiani hanno scoperto, un paio di domeniche fa, che in realtà le province esistono ancora, che la gente continua ad andare a votare per i consiglieri o, meglio, non la gente ma i consiglieri vanno a votare per se stessi. Quindi, l'unico risultato che si è ottenuto è stato di manlevare la democrazia ai cittadini per consegnarla agli eletti, quindi con una nomina di secondo grado. È stato così con l'annunciata riforma del Senato. Quante volte nelle strade, nelle piazze, nelle televisioni, il Presidente del Consiglio ed i suoi accoliti si sono fatti belli perché hanno abolito il Senato ?
Dopodiché la verità gli si ritorce contro, perché è tanto falsa questa affermazione da impedire allo stesso Presidente del Consiglio di sciogliere le Camere, cosa che gli verrebbe comoda per fare fuori la metà abbondante del suo stesso gruppo parlamentare, che non lo segue, non lo ama e non lo apprezza, perché, nel momento in cui ci mandasse a votare prima dell'effettiva modifica di una riforma costituzionale, dovrebbe dire agli italiani che, se andassimo a votare la primavera prossima, per il Senato dovrebbero continuare a votare, perché allo stato non è stato abolito alcunché.
È stato così quando ci ha raccontato la storia degli 80 euro, per carità importanti, salvo poi non annunciare che, parallelamente agli 80 euro che erano stati dati ad alcuni, a tutti, a tutti, sono aumentate le accise sui carburanti, sono aumentati i tributi erariali, sono aumentati i tributi locali. Quindi, il peso della bilancia, purtroppo, ha fatto incidere assai più gravemente il piatto dei danni rispetto a quello dei benefici.
È così ancora, in questi ultimi giorni, in cui la politica degli annunci ci racconta di una fantomatica riforma del mercato del lavoro, che guardiamo e che cerchiamo di interpretare con interesse ma che, allo stato, nella legge delega non sembra fare trasparire delle cose concrete. Ci racconta ancora – questa è di ieri – un supposto, potenziale, futuribile abbassamento delle tasse che è servito – e sono contento per lui, perché lo reputo un buon amico – all'onorevole Misiani per cercare di condire la sua relazione, dimenticando che lui doveva attenersi alla lettura dei dati del DEF, quindi dei dati consuntivi, invece che arrivare, anche lui, buon secondo dietro al Presidente del Consiglio, a raccontarci le meravigliose sorti e progressive di quello che ci sarà in un provvedimento che ancora probabilmente non è nemmeno nella penna del Presidente del Consiglio.
Dicevo, invece, che questa Nota di variazione del Documento di economia e di finanza dice delle cose incontestabili, perché ci racconta dei numeri. Vediamoli un po’ questi numeri che ci racconta. Ci dice, per l'ennesima volta, che rispetto a quello che viene scritto quando si fanno le promesse e gli annunci c’è sempre la possibilità di poggiare una linea politica di @pagina=0014@questo o di quel Governo, prevedendo che dall'anno prossimo, dal mese prossimo, dal semestre prossimo, dal trimestre prossimo, sempre da qualcosa di prossimo le cose miglioreranno. Viceversa, ci dicono che una volta di più è necessario modificare quelle stesse previsioni del Documento di economia e di finanza presentate da questo stesso Governo e da questo stesso Presidente del Consiglio, che devono essere modificate in peggio, perché è peggiorata l'occupazione, perché è drasticamente diminuito il PIL anche nel 2014.
Addirittura si prevede – bando alle ciance – che l'Italia, se va avanti di questo passo, possa rivedere il segno più, con un misero scarso più 1 per cento – per il quale ci leccheremmo le dita oggi, ma se lo vediamo in prospettiva futuribile è assai poco rispetto alla necessità di ripresa economica della nostra nazione – con una previsione che dice che forse, forse, nel 2017 il prodotto interno lordo italiano potrà crescere solo dell'1 per cento. Ecco, tutto questo porta ad affermare che gli annunci e le previsioni di per se stesse non fanno ricchezza e che tutte le frottole che ci sono state raccontate in termini di prontezza degli interventi, in termini di capacità di ridimensionamento della spesa pubblica, non una parola è stata fatta in concreto, non una misura è stata messa sul tavolo, non un centesimo è stato ridotto, con buona pace del mio amico Misiani, che ha cercato di raccontarci il contrario, non un centesimo è stato diminuito nel dimensionamento della spesa pubblica. Addirittura la variazione del DEF prevede la costanza della previsione fiscale almeno fino al 2018, altro che abbassare i 18 miliardi di cui è andato a raccontare ieri a Bergamo il Presidente del Consiglio. Si proroga per necessità e non per virtù l'obiettivo del pareggio di bilancio al 2017 e c’è però – questa è bella, questa va detta – effettivamente un concreto, un sensibile miglioramento nel rapporto di indebitamento, ovvero nel rapporto tra il debito dello Stato italiano e il suo prodotto interno lordo. Voi direte: finalmente ne è arrivata una buona; no non è proprio così, perché il miglioramento del rapporto tra il debito e il PIL non dipende da un abbassamento del livello del debito, non dipende da un rafforzamento della capacità produttiva, dipende dal fatto che tutti d'accordo i Paesi comunitari hanno stabilito di cambiare, durante la partita, le regole del gioco. È stato cioè deciso di calcolare nel PIL, per incrementare il rapporto e quindi per fare sì che l'indebitamento pesasse di meno se confrontato al PIL, è stato deciso che, nel PIL, si inseriscono i redditi della malavita. Segnatamente, si è detto che, nel conteggio del PIL delle varie nazioni europee, si inseriscono i redditi derivanti dal traffico della droga, dalla gestione della prostituzione e dal contrabbando dei tabacchi. Ora io non lo so che cosa avviene negli altri Paesi d'Europa, ma purtroppo temo di non poter essere smentito se dico che, proprio su queste cose, noi abbiamo un triste primato, perché da noi ci sono, non uno, ma quattro sistemi di mafie organizzate sul territorio largamente diffuse oramai in tutte le regioni italiane e, quindi, senza più una determinazione geografica limitata. E la cosa risibile è che l'unico aspetto positivo inserito in questo DEF, ovvero il miglioramento rispetto alle previsioni del rapporto di indebitamento sul PIL, dipende dalla circostanza che oggi noi ci dobbiamo trovare nella imbarazzante situazione di ringraziare Totò Riina e i suoi commensali perché, grazie alla loro capacità di produrre reddito nella gestione del racket della prostituzione, nello spaccio della droga e nel contrabbando, hanno elevato il PIL presupposto della nazione italiana a livello tale da averci fatto fare uno, due o tre salti in più nel livello di apprezzamento del nostro rapporto di indebitamento. Allora, siccome all'Europa siamo vincolati anche nelle cose che sfondano il senso del ridicolo, come questa cosa di cui ho appena finito di parlare, io mi permetto sommessamente di dire al Presidente del Consiglio, che ha affermato di avere pronto un abbassamento delle tasse di 18 miliardi, quando oggi ci presenta una Nota di variazione che dice che la pressione fiscale non cambierà fino al 2018, di mettersi d'accordo @pagina=0015@con sé stesso, faccia pace con il suo cervello, come si dice normalmente. Bene, noi forse l'Europa dovremmo cominciare a seguirla quando ci dà qualche consiglio tecnico-operativo, per esempio sul tema del dimensionamento della pressione fiscale, il primo dei temi sui quali le raccomandazioni dell'Europa continuano a bacchettare l'Italia e ci invitano a passare dalla tassazione sulla produzione del reddito alla tassazione alla manifestazione del consumo, ovvero laddove effettivamente c’è un giro di ricchezza, dove c’è un impiego di denaro che non sia quello che viene limitatamente gestito dalle singole famiglie per la sopravvivenza dei propri cari, per l'alimentazione e per l'istruzione dei figli.
Questo è un aspetto importante. Così come l'Unione europea ci esorta a fare interventi importanti e significativi in materia di efficientamento della giustizia amministrativa; altro tema, questo, assolutamente importante per garantire una reale appetibilità, una reale contendibilità del mercato nazionale a tutti gli investitori, italiani e stranieri, che soli, al di là, al di sopra, dico contro, addirittura, le «fanfarate» del nostro Presidente del Consiglio, possono garantire una reale ripresa.
Ovviamente, signor Presidente, concludo preannunziando il voto contrario di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale alla risoluzione presentata dalla maggioranza. PAGINA: 0015 FEDERICO FAUTTILLI. Signor Presidente, il documento delinea una situazione che corrisponde, in linea di massima, a quella presentata dalle principali organizzazioni internazionali, a cominciare dalla Commissione europea, dal Fondo monetario internazionale, dall'OCSE e dai principali istituti, sia italiani che internazionali, di previsioni macroeconomiche.
Il Ministro Padoan ha affermato con chiarezza nei giorni scorsi che la nostra economia è molto deteriorata e che siamo sicuramente in una situazione che richiama le cosiddette «circostanze eccezionali», ovvero crescita negativa con tre anni consecutivi di recessione e crescita dei prezzi vicina allo zero, e questo implica che, nell'ambito delle regole europee, è lecito immaginare un rallentamento del processo di aggiustamento del saldo strutturale, che avverrà in misura positiva, anche se ridotta rispetto a quanto immaginato nel DEF di aprile di quest'anno.
Si tratta certo, quindi, di un dato che caratterizza l'intera Eurozona, anche se presenta aspetti più severi della media in Italia a causa della struttura imprenditoriale italiana, caratterizzata dalla presenza di piccole e medie imprese con elevato tasso di autofinanziamento e difficile accesso al credito.
La Nota, come abbiamo letto tutti, ma anche detto in quest'Aula – però è bene, credo, sottolinearlo – ha rivisto al ribasso tutti gli indicatori stimati ad aprile, a partire dal PIL, indicato in calo dello 0,3 per cento, contro il più 0,8 per cento, per poi risalire allo 0,6 nel 2015. Lo stesso dicasi per il deficit, che sale al fatidico 3 per cento, senza superarlo, per poi scendere di nuovo al 2,9 per cento nel 2015, mentre il pareggio di bilancio slitta al 2017, dal 2016 previsto sempre ad aprile, con un assestamento al 131,6 per cento del PIL nel 2014 e al 133,4 per cento nel 2015.
Tuttavia, a giudizio del vicedirettore della Banca d'Italia, queste previsioni macroeconomiche incluse nella Nota – e questo lo ha riconfermato anche nell'audizione che ha avuto ieri con le Commissioni bilancio di Camera e Senato –, pur se nel complesso condivisibili, presentano sicuramente rilevanti rischi al ribasso. Peraltro, sull'andamento dell'economia sono stati altrettanto chiari sia il Rapporto sul mercato del lavoro del CNEL che la Nota mensile sull'andamento dell'economia italiana pubblicata dall'ISTAT, secondo cui la fase di debolezza ciclica dell'economia italiana si accompagna al rallentamento dell'area euro.
La carenza di domanda interna sta colpendo, infatti, soprattutto gli investimenti e determina un deterioramento dei ritmi produttivi e dei consumi privati, @pagina=0016@questi ultimi compressi dalle difficili condizioni del mercato del lavoro, cui si aggiunge il calo delle esportazioni, in particolare per la flessione nei mercati dell'Unione europea. Nell'industria, al netto delle costruzioni, la flessione produttiva misurata dall'indice della produzione industriale è stata pari all'1 per cento su base congiunturale, interessando tutti i principali raggruppamenti industriali, a fronte, soltanto, di un significativo rialzo in Germania del 1,9 per cento.
Va rimarcato in questo senso, in particolare, sempre secondo i dati ISTAT, come nel settembre scorso l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, al lordo dei tabacchi, sia diminuito dello 0,3 per cento rispetto al mese precedente e dello 0,1 per cento nei confronti del settembre 2013. Quanto, invece, alla situazione creditizia, come rimarcato dal Governatore della Banca d'Italia, intervenendo proprio qui alla Conferenza interparlamentare sul fiscal compact, il credito all'economia continua a contrarsi in più Paesi, tra cui l'Italia, ragion per cui è importante, oltre all'effetto delle manovre della Banca europea, che il finanziamento alle imprese provenga, in misura crescente, dai mercati dei capitali.
Se, poi, analizziamo il Rapporto sul mercato del lavoro del CNEL la situazione non migliora. Dall'inizio della crisi nel 2007, il nostro Paese ha subito una riduzione di un milione di posti di lavoro; si ritiene, però, irrealizzabile un ritorno ai livelli pre-crisi, con una ripresa comunque non stimata prima del 2015. Le difficoltà derivanti dalla crisi esercitano, poi, una pressione significativa al ribasso anche sull'andamento delle retribuzioni, con un arretramento del proprio stile di vita da parte di ampie fasce di popolazione.
Mentre sul Bollettino mensile dell'ISTAT, a fronte di un calo del tasso generale della disoccupazione di 0,3 punti percentuali, si registra un'ulteriore impennata della disoccupazione giovanile al 44,2 per cento.
L'evidenziazione di questi dati macroeconomici non rendono agevole il compito del Governo e della maggioranza che lo sostiene per rassicurare l'Europa sul mantenimento degli impegni presi dal nostro Paese, ma, al tempo stesso, è da considerare che il rispetto integrale dell'obiettivo di medio periodo avrebbe comportato una manovra compresa tra lo 0,9 e il 2,2 per cento di PIL nel 2015, che avrebbe avuto sicuramente un effetto fortemente recessivo sulla nostra economia.
Tracciare, quindi, una nuova via, una nuova strada di politica economica, sulla base delle raccomandazioni di politiche economiche di bilancio approvate nell'Ecofin dell'8 luglio scorso, è doveroso, ma, al tempo stesso, occorre fare alcune puntualizzazioni rispetto, innanzitutto, al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e di quelli riguardanti il pareggio strutturale del bilancio. Vista anche la perdurante congiuntura economica sfavorevole, appare chiaro che l'esistenza di problemi di fondo e di tendenze non sostenibili in molti Paesi europei e l'interdipendenza fra le economie europee, impongono un'accelerazione della rivisitazione delle procedure esistenti nell'Unione europea in materia di coordinamento economico e di bilancio. E, se le politiche economiche adottate fin qui, hanno dimostrato la loro debolezza nel ribaltare, o quantomeno frenare gli effetti della crisi, lo stesso dicasi per le politiche monetarie avviate dalla Banca centrale europea.
Non vorremmo, cioè, che le nuove misure facciano la stessa fine delle precedenti, le cui risorse vennero utilizzate per l'acquisto di titoli pubblici senza impatto sull'economia reale. Noi ci auguriamo che queste risorse vengano messe a disposizione e convogliate verso imprese e famiglie, ma il rischio che i fondi possano, anche questi recentemente impegnati, essere utilizzati principalmente per sostituire gli esistenti prestiti con scadenza gennaio e febbraio 2015 o per finanziare altro funding all'ingrosso esiste.
Questo rischio esiste ed è per questo che esse dovrebbero essere accompagnate da altre riforme, a cominciare dalla diminuzione della tassazione sul lavoro e sulle imprese, come ha recentemente affermato @pagina=0017@il Governatore della Banca centrale, secondo il quale queste misure non saranno sufficienti se i singoli Paesi non metteranno in atto riforme strutturali e piani d'investimento volti a far ripartire la domanda nell'area euro.
Tra gli obiettivi programmatici del Governo per il 2015, è presente un aggiustamento del deficit strutturale pari a circa un decimo di punto percentuale rispetto al 2014. Il rallentamento del percorso di avvicinamento all'obiettivo di medio termine, che verrà raggiunto nel 2017, viene ritenuto compatibile con la flessibilità prevista dalle regole dell'Unione europea che contemplano la possibilità di deviazioni temporanee, ma nella presenza di riforme capaci di migliorare strutturalmente la competitività del Paese.
Quindi, sul tema evocato delle riforme credo che sia opportuno concentrarsi su quelle che sono suscettibili di poter attivare più rapidamente di altre circoli virtuosi che inneschino la ripresa e che sono ancora in itinere. Mi riferisco soprattutto alla riforma del mercato del lavoro e a quella della pubblica amministrazione, ma anche e soprattutto alla riforma della giustizia civile.
L'efficienza del sistema giudiziario è una condizione fondamentale per il buon funzionamento del sistema economico nazionale. Elevati costi della giustizia e tempi lunghi di risoluzione delle controversie civili minano la competitività del sistema economico e, di fatto, scoraggiano gli investimenti stranieri, sottraendo risorse importanti.
E, parlando di risorse, una parola occorre spenderla sul pagamento dei debiti contratti dalla pubblica amministrazione, che doveva costituire uno strumento per far ripartire l'economia, ma che registra ancora dei ritardi ingiustificati, che devono essere colmati al più presto. Basti pensare che dei 56,8 miliardi di euro messi a disposizione sono stati erogati materialmente solamente 31,3 miliardi di euro.
Lo stesso scatto in avanti lo aspettiamo nel settore delle privatizzazioni, che, come sottolineato da Bankitalia, sono strategiche per il consolidamento. L'Istituto di emissione ritiene che sia importante procedere con decisione e speditamente, facendo anche tesoro delle esperienze di altri Paesi, affinché il piano venga rispettato e se ne valuti una possibile accelerazione, sia per quanto riguarda il patrimonio pubblico immobiliare che per le partecipazioni pubbliche societarie, che avrebbero dovuto produrre proventi pari a 0,7 punti percentuali di PIL per ciascuno degli anni dal 2015 al 2018, mentre per l'anno 2014 siamo ancora fermi a un importo pari a poco meno dello 0,3 per cento del PIL. Le privatizzazioni risulterebbero ancora più necessarie visto che non ci saranno aiuti da parte dello spread.
E sempre in tema di policy della spesa, vorrei citare il Patto per la salute, siglato a luglio 2014 tra Governo, regioni e province autonome, dal quale si attendono risparmi necessari non ancora quantificati, attraverso una razionalizzazione della spesa sanitaria in grado di eliminare gli sprechi, le inefficienze e spesso la corruzione. Razionalizzazione che deve far risparmiare, ma soprattutto rendere più efficaci i servizi sanitari resi alla cittadinanza.
E concludo, Presidente, dicendo che se questa è una crisi più lunga e profonda di quella del 1929 e non può essere risolta con strumenti convenzionali, come ha detto il Ministro Padoan, dobbiamo mettere in campo politiche strutturali, che operino su più livelli, in modo da vincere l'incertezza che ha modificato i comportamenti... PAGINA: 0018 GUIDO GUIDESI. Signor Presidente, oggi se ai banchi del Governo fossero seduti esponenti del centrodestra, dall'altra parte dell'emiciclo sentiremmo chiedere le dimissioni con grandi urla o denunciare il fallimento del Paese e dell'economia reale. Oggi, invece, sentiamo citazioni, tipo quella di «manovra espansiva» o altre ancora, ma i dati del DEF e della Nota di aggiornamento parlano abbastanza chiaro. In sei mesi il Governo Renzi è riuscito a peggiorare le previsioni, portandole da un più 0,8 per cento del prodotto interno lordo di aprile ad un meno 0,3 per cento di oggi. E questo è un risultato che è reso ufficiale da una tabella delle previsioni macroeconomiche, inserita nella Nota di aggiornamento, che vede tutte le previsioni peggiorate negativamente rispetto a quelle di aprile.
Addirittura chi è venuto in audizione ieri, in Commissione bilancio, ha paventato che queste previsioni possono anche essere riviste ancor più al ribasso.
E nel mentre noi sentiamo tanto parlare degli 80 euro, di quella bellissima manovra da campagna elettorale fatta dal Presidente del Consiglio, che avrebbe portato a migliorie dal punto di vista dei consumi e del ciclo economico interno, migliorie che evidentemente non ci sono state stando ai dati, e questo è dovuto alla paura, la paura che, secondo il sottosegretario Delrio ed il Ministro Padoan, hanno i cittadini italiani, quei pochi cittadini italiani che non spendono quegli 80 euro, dimenticandosi che in pochi li hanno ricevuti e dimenticandosi che invece in molti, oggi, sono senza un posto di lavoro e che uno su due dei nostri giovani non ha alcuna speranza di trovarne, nonostante la buona volontà. E la disoccupazione oggi, ancor più dopo le politiche di questo Governo, si è ancor più aggravata, per cui il problema occupazionale è ancor più dirompente.
La pressione fiscale non diminuirà, rimarrà invariata sino al 2018. Aumenterà ancora il debito pubblico. E parliamo di riforme, le tanto conclamate riforme che dovrebbero rivoluzionare anche i dati economici di questo Paese. Tra le riforme veniva prevista quella dei tagli della spesa pubblica, che era quella della spending review fatta dal commissario Cottarelli. Qua dentro nessuno ha mai visto quell'elenco, nessuno ha mai visto quella riforma, ma ci siamo solo occupati di stanziare lo stipendio a Cottarelli e al suo staff. In tutto questo sono previsti ulteriori tagli agli enti locali; enti locali tagliati indiscriminatamente, virtuosi e non, e quelli virtuosi riceverebbero un colpo mortale, un definitivo colpo fatto da un Governo di sindaci, perché non riuscirebbero più a garantire i servizi essenziali ai cittadini.
Al posto della spending review, noi vorremmo si tornasse a parlare, all'interno dell'agenda politica, magari di federalismo fiscale: quella per noi è la vera spending review (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie); federalismo fiscale ad oggi inattuato, ma che però ha subito un percorso di velocizzazione all'interno della Commissione bicamerale che se ne occupa, perché oggi abbiamo tutti i dati disponibili per applicare decreti attuativi e costi standard, che porterebbero un evidente risparmio alla spesa pubblica.
Vedete, noi viviamo una crisi ancor più elevata al Nord, perché il costo della vita è più elevato rispetto ad altri territori e in tutto questo vediamo un Presidente del Consiglio impegnato ad annunciare una riforma un giorno, una riforma l'altro, a @pagina=0019@dire che darà il TFR in busta paga, a dire che detassa l'IRAP. Oggi addirittura ha parlato di 18 miliardi di tagli alla pressione fiscale: tutti annunci che poi non si concretizzano, perché già abbiamo avuto esperienza nei mesi passati.
Addirittura abbiamo un Presidente del Consiglio che paventa una battaglia contro l'austerità dell'Unione europea, ma che allo stesso modo inserisce, come clausola di salvaguardia rispetto all'Unione europea, una specie di fideiussione garantita da un possibile aumento delle aliquote IVA per tutti i cittadini, anche di quelle più basse.
Allora noi, arrivati a questo punto, ci chiediamo qual è il vero obiettivo della politica economica di questo Governo, perché, tolti gli annunci del Presidente del Consiglio, noi non riusciamo a capire che tipo di obiettivi ha il Governo dal punto di vista economico. Infatti, all'interno del rispetto del limite del rapporto deficit-PIL del 3 per cento, c’è uno stratagemma che tutti sapevamo avreste utilizzato, che è quello della revisione dei coefficienti per il calcolo del prodotto interno lordo. Oggi questo strano Paese gode di un vantaggio rispetto all'inserimento, all'interno di quei coefficienti e di quel calcolo, dell'economia della criminalità organizzata.
E questo io credo che a livello di credibilità dovrebbe fare un po’ riflettere tutti e, invece, voi trasformate questo come manovra espansiva dal punto di vista comunicativo. Vede, noi continuiamo a pensare che ci sia un unico mezzo per ricreare un circolo virtuoso all'interno di questo strano Paese, ossia quello di abbassare le tasse, di dare un shock fiscale vero a questo Paese, magari anche attraverso un'aliquota unica, che garantirebbe un gettito e che magari aiuterebbe, anche dal punto di vista risolutivo, la questione dell'evasione fiscale. E noi pensiamo che quei soldi per fare questo shock fiscale ci siano e ci siano all'interno di quel capitolo di bilancio che voi utilizzate annualmente per la spesa dell'immigrazione e dell'immigrazione clandestina. Noi pensiamo che questa sia una situazione difficile da risolvere, soprattutto riempiendo i cittadini di false speranze come fa quotidianamente il Presidente del Consiglio. E pensiamo, altresì, che non basterà al Presidente del Consiglio aver dimostrato di arrivare alla Presidenza del Consiglio senza essere stato democraticamente eletto o di aver vinto in tutte le province d'Italia, che dovevano essere abolite, senza passare dal voto democratico dei cittadini. Infatti, ai numeri, dal punto di vista economico, non ci si può contrapporre a livello comunicativo, soprattutto rispetto all'economia reale. Pertanto, noi attendiamo la legge di stabilità per dare un giudizio concreto e vero al Presidente del Consiglio, per vedere se ha mantenuto un atteggiamento coerente rispetto al bluff con il quale gestisce la propria politica e il proprio ruolo di Presidente del Consiglio.
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PAGINA: 0004 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (Vedi RS)
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PAGINA: 0019 PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (ore 17,20)
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PAGINA: 0005 Intervengono altresì nella discussione i deputati GIULIO MARCON (SEL) (Vedi RS), ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI) (Vedi RS) e PAOLO TANCREDI (NCD) (Vedi RS).
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PAGINA: 0020 GIULIO MARCON. Signor Presidente, colleghe e colleghi, signori del Governo, la nota di aggiornamento del DEF è una sorta di certificato del fallimento dell'azione di Governo di questi mesi. Innanzitutto, è il fallimento delle previsioni che il Governo ha fatto solo nell'aprile scorso. I conti che il Governo ha fatto solamente sei mesi fa sono quasi tutti sbagliati. Prevedevate una crescita del PIL dello 0,8 per cento per il 2014 e oggi ci dite che avremo un calo del PIL dello 0,3 per cento. Prevedevate un rapporto deficit-PIL a meno 1,8 per cento e invece oggi ci dite che siamo al 2,9 per cento. Prevedevate un effetto cumulato sul PIL dei vostri provvedimenti dello 0,9 per cento per quanto riguarda i consumi delle famiglie e invece siamo allo zero. Particolarmente evidente è il fallimento del provvedimento degli 80 euro che non ha avuto alcun effetto sui consumi delle famiglie e sulla ripresa della domanda interna. Il provvedimento degli 80 euro è stato un flop per la crescita. C’è da chiedersi se quei 10 miliardi di euro che ogni anno spenderemo, spenderemo nel 2015, per questa misura, non potrebbero essere più utilmente spesi per un piano del lavoro e per gli investimenti pubblici. Un piano del lavoro capace di creare nuovi posti e nuova occupazione.
La ricchezza va naturalmente redistribuita ma, invece di farlo tagliando le risorse agli enti locali come è stato fatto con il decreto-legge sugli 80 euro, ci sono altri modi per farlo, tassando i grandi patrimoni e le successioni, varando una vera Tobin tax. E ricordo che proprio ieri tra l'altro l'ISTAT con il suo presidente ci ha ricordato che il bonus IRPEF va a beneficiare individui per circa due terzi in famiglie con redditi medio alti e questa sarebbe la ridistribuzione verso il basso di cui ci avete parlato ?
La Nota di aggiornamento del DEF cerca di correggere un DEF, quello di aprile, che dava veramente i numeri, una specie di ruota della fortuna a cui, a differenza delle performance del giovane Premier con Mike Bongiorno l'Italia rischia sempre di perdere. Lo stesso problema che abbiamo riscontrato con il DEF rischia di essere evidente anche con la Nota di aggiornamento. Ieri, Banca d'Italia, nell'audizione alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, ci ha invitato ad essere prudenti e ci ha invitato a considerare la possibilità di rivedere le stime verso il basso. Nella Nota di aggiornamento del DEF, come nel DEF, manca il lavoro. Mentre c’è tutto quello che serve per precarizzarlo. Nel DEF e nei provvedimenti che sostenete come centrali ovvero Jobs Act trasformate il mercato del lavoro nel mercato dei lavoratori e vorrei dire al Ministro Poletti, che oggi non è presente: non si tratta di togliere il filo spinato intorno alle imprese, dovete cercare di non metterlo il filo spinato intorno ai diritti dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà), alla speranza dei giovani di un futuro dignitoso e anche di quei figli che hanno il diritto di non veder tornare a casa i loro genitori magari licenziati perché non più tutelati dall'articolo 18. Il Ministro Poletti devo dire che parla troppo spesso più di imprese che di lavoro. Quarantacinque anni fa il Ministro del lavoro Giacomo Brodolini, il padre dello Statuto dei lavoratori invitava: non chiamatemi Ministro del lavoro chiamatemi Ministro dei lavoratori. Cambiando verso vorrei dire che sarebbe bene non chiamare l'attuale Ministro del lavoro il Ministro degli imprenditori. E questa Nota di aggiornamento del DEF ricordo che è all'insegna della rassegnazione: stesse politiche fallimentari, stessi annunci mai realizzati, stesse vacue promesse. Congelate di fatto il Fiscal Compact ma non avete il coraggio del Governo francese di rimettere in discussione le politiche di austerità. Da una parte il Premier Renzi ci dice che i parametri, i vincoli del 3 per cento sono stupidi, dall'altra rivendica che dobbiamo rispettare quei vincoli per una questione di serietà: strana questa logica del Premier secondo cui per essere persone serie bisogna comportarsi come degli stupidi (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
Senza scomodare Bruxelles la maggioranza di Governo ha un'occasione per farlo tra qualche settimana, se vuole discostarsi @pagina=0021@da questi parametri stupidi, quando discuteremo le modifiche della Costituzione in quest'aula. Allora invito la maggioranza a votare quegli emendamenti – se non volete votare quelli di SEL votate quelli di alcuni deputati del PD – che abrogano il principio del pareggio di bilancio all'articolo 81 della Costituzione. Non avrete alcuna sanzione da Bruxelles, dimostrate coerenza in questo punto.
Vedete nella Nota di aggiornamento ci sono sempre le stesse ricette: privatizzazioni, tagli agli enti locali, tagli fiscali, precarizzazione del mercato del lavoro. Tutto questo troverà traduzione nel prossimo disegno di legge di stabilità di cui si dice in queste ore che sarà di 30 miliardi, di cui 16 miliardi di tagli. Dico 16 miliardi di tagli, quelli previsti dalla spending review di Cottarelli, 16 miliardi di tagli che probabilmente, come si sa, saranno tagli agli enti locali per 7-8 miliardi; tagli alle regioni, tagli al trasporto pubblico locale, tagli alla sanità ovvero una vera scure sui cittadini e sui servizi che i cittadini ogni giorno utilizzano dagli enti locali. Ma invece di tagliare 16 miliardi in questo modo, perché non portate il rapporto deficit-PIL al 4 per cento come fa il Governo francese e troverete così quei 16 miliardi che servono per sostenere quelle politiche e quelle misure che voi stessi rivendicate ?
Allora non c’è in questo DEF un cambio della politica economica, non c’è quel cambio che noi abbiamo auspicato e di cui avremo bisogno per affrontare questa crisi. Non ci sono politiche, quelle di cui avremmo bisogno, di sostegno alla domanda; di politiche per il lavoro e non la precarizzazione del mercato del lavoro; non ci sono politiche per gli investimenti pubblici; non ci sono politiche di messa in discussione delle politiche di austerity. PAGINA: 0022 ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Grazie, Presidente. Scelta Civica condivide l'impostazione del documento che oggi abbiamo esaminato e che costituisce oggetto della risoluzione. Riteniamo infatti che, come ha sottolineato il Governo, le colonne portanti in questo momento per il rilancio del Paese siano le riforme strutturali, gli investimenti e una seria politica di bilancio.
Ci rendiamo anche conto del fatto che il contesto macroeconomico è tale per cui si giustifica il rallentamento nel percorso per arrivare al pareggio di bilancio, perché è indubbio che la situazione internazionale, la crisi che attraversa l'Europa, i problemi che hanno interessato la nostra economia sono tali da rendere più difficile ottenere quel risultato e da sconsigliare degli interventi eccessivamente violenti e recessivi, che potrebbero pregiudicare la situazione della nostra economia, che è già tanto in difficoltà.
Va anche detto che questo risultato e, cioè, il fatto che non si possa oggi continuare nel percorso preventivato, nasce anche dal fatto che ci sono stati dei ritardi in una serie di interventi: stiamo parlando di riforme, stiamo parlando di liberalizzazioni, stiamo parlando di riduzioni della spesa dall'inizio della legislatura e, fino ad oggi, si è andati abbastanza lentamente.
In questo contesto e di fronte a questa situazione, voteremo a favore del rinvio del raggiungimento dell'obiettivo di medio termine, ma riteniamo che sia necessario accelerare, lo abbiamo detto più volte. Dobbiamo dire che le anticipazioni che sono emerse in questi giorni da parte della Presidenza del Consiglio sono nella direzione giusta, danno l'idea di un Governo che vuole finalmente concentrarsi sul rilancio della crescita concentrando gli interventi sulla riduzione delle tasse e sulle riforme strutturali. Noi attendiamo il giudizio della Commissione europea: quel giudizio è lecito aspettarsi che sia positivo quanto più le misure che noi andremo ad introdurre nella legge di stabilità saranno tali da far presumere che il Paese si possa mettere su un percorso di crescita sana e accelerata rispetto alla situazione attuale.
Partendo dalle riforme strutturali, è indubbio che questo Paese deve accelerare: ieri Bankitalia ha detto in modo molto chiaro, nelle audizioni di fronte alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, che le riforme vanno riempite di contenuti. Bisogna chiudere sulla riforma del lavoro, che è fondamentale e va chiusa senza compromessi; va chiusa, rendendo finalmente il nostro diritto al lavoro conforme agli standard di tutti gli altri Paesi che hanno nel tempo modificato la propria legislazione del lavoro, per portarla ad essere più moderna e adatta per competere sui mercati internazionali.
Perché una delle cose che tutti sembrano dimenticare è che noi viviamo in Europa e in un mondo globalizzato; si può decidere di uscirne, e non so come questo sarebbe possibile, ma se si resta dentro si devono mettere le imprese nelle condizioni per poter competere, intervenendo sulle tasse, intervenendo sul lavoro, intervenendo sulla burocrazia. Il nostro è un Paese che ha un livello di complessità burocratica assurdo, sono anni che si parla di semplificazioni, ci sono anche le norme che prevedono di rovesciare il criterio e cioè di stabilire, sostanzialmente, che è tutto permesso tranne quello per cui autorizzazioni sono esplicitamente previste, mancano i decreti attuativi e su questi il Governo dovrebbe accelerare. C’è la riforma della giustizia, che ha citato prima il collega Fauttilli, che è fondamentale e si deve fare di più ancora rispetto a quello che prevede il decreto-legge che oggi è all'esame del Senato e c’è, in generale, un problema di complessità della legislazione, di chiarezza della legislazione, in tutti i settori, che è fondamentale. Su questo credo che il Governo debba fare uno sforzo nei prossimi mesi per cercare di avviare un percorso di razionalizzazione del nostro sistema giuridico.
Poi, c’è un altro settore ancora che è quello della libertà economica. Cito proprio il documento di cui oggi stiamo @pagina=0023@discutendo, si elencano tutti i settori nei quali l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha chiesto di intervenire: l'energia, il gas, le assicurazioni, le banche, i servizi professionali. Ora, l'Autorità esiste dal 1990, credo che abbia detto 24 volte la stessa cosa e ogni anno i Governi dicono che interverranno nel corso dell'anno successivo su questi temi. Credo sia arrivato il momento di intervenire, la mancanza di libertà dei nostri mercati ci costa svariati punti di PIL; è chiaro che è più facile difendere una categoria identificata come quella che è tutelata dalle situazioni anticoncorrenziali piuttosto che tutelare i consumatori e i concorrenti, ma questo tipo di intervento è fondamentale perché la nostra economia possa ripartire.
Si parla poi di investimenti, il Governo fa bene a chiedere al Presidente Juncker di attuare il piano da 300 miliardi di euro che ha annunciato, però credo che in Italia si debba intervenire rapidamente per accelerare sia l'utilizzo dei fondi strutturali, sia una revisione generale di tutto il sistema degli incentivi pubblici, perché gli investimenti che lo Stato fa nell'economia sono spesso poco comprensibili, sono fatti a pioggia, spesso senza criteri di trasparenza e questo vale sia a livello nazionale che a livello locale.
Venendo poi alle politiche di bilancio non ci nascondiamo che la scelta di rinvio del pareggio è una scelta obbligata, ma difficile, che ci espone ai giudizi dei mercati internazionali, non degli speculatori, ma semplicemente di chi valuta se il nostro è un sistema sano oppure no. Ecco, su questo il Governo si gioca gran parte della credibilità. Noi pensiamo che sia giusto, anche, il deficit ulteriore che si va ad investire, gli 11 miliardi di euro, lo 0,7 per cento, sia giusto utilizzarlo, ma solo se viene indirizzato a una riduzione delle tasse. In questo senso le anticipazioni che sono venute dal Governo sono sicuramente confortanti, si parla di riduzione ulteriore dell'IRAP, noi pensiamo che possa essere ridotta anche più di quello che è stato annunciato attraverso un taglio di quegli incentivi di cui parlavamo prima alle imprese, che spesso sono poco comprensibili, pensiamo che si debba pensare anche a chi non ha ricevuto il beneficio degli 80 euro, ai famosi incapienti, ai lavoratori autonomi, a una serie di categorie che non hanno ricevuto quel beneficio e che si debba pensare, magari, a una rimodulazione di quel tipo di intervento per poter coprire anche altre categorie.
Pensiamo, poi, che si debba intervenire sulla spesa pubblica. Ho sentito prima l'onorevole Marcon parlare del fatto che i tagli di spesa conducono automaticamente a una sorta di macelleria sociale. Non è così, il problema è che c’è una resistenza talmente violenta a tutto ciò che è costituito da tagli che si arriva sempre all'ultimo momento, si arriva sempre a non aver approfondito prima come tagliare e, soprattutto, non si fa un'analisi di quello che la pubblica amministrazione deve fare. Perché è evidente che bisogna modificare le funzioni della pubblica amministrazione, ridurle, evitare le sovrapposizioni e arrivare in quel modo a limitare le aree in cui lo Stato interviene.
In questo senso, uno dei settori dove più di tutti è necessario fare questo lavoro è quello delle società partecipate pubbliche. Qui esiste un'allergia collettiva all'intervento, da destra a sinistra, che tutti conoscono, ma la situazione delle partecipate pubbliche è una situazione folle. Abbiamo visto i dati del rapporto Cottarelli, ho letto nella Nota di aggiornamento del DEF che il Governo intende intervenire: bene, lo faccia subito, noi avevamo chiesto di intervenire già con lo «sblocca Italia». Lo deve fare subito perché una situazione dove ci sono, credo, 15 mila posizioni di consiglieri di amministrazioni, in società che hanno meno dipendenti che amministratori, è una follia, è uno scandalo che non ha ragione di esistere in una situazione, in un Paese come il nostro, con tutte le difficoltà che ha. Poi, vorrei concludere dicendo che è evidente che il percorso per arrivare al rispetto della regola del debito nel 2017 è un percorso difficile. Lo dimostra il fatto che la nostra stessa Nota di aggiornamento parla, per raggiungere questo obiettivo, di privatizzazioni dell'ordine dello 0,7 per cento del @pagina=0024@PIL all'anno, che sono 10-11 miliardi a seconda della dimensione del PIL. È una sfida enorme, anche perché sino ad ora di privatizzazioni se ne sono viste pochissime. Noi siamo favorevoli alle privatizzazioni, a livello statale e a livello locale, perché avere le tasse locali altissime in comuni che poi sono titolari di società e immobili che valgono miliardi è un'altra follia di questo nostro sistema, ma siamo altrettanto consapevoli che sarà durissima. Noi ci aspettiamo dal Governo un'energia simile a quella che ha dimostrato, ad esempio, in materia di riforme, quando si tratterà di affrontare i partner sia di destra che di sinistra, sia ufficiali che non, nella politica di Governo su questi temi, perché le privatizzazioni in questo Paese, sino ad oggi, non le ha volute nessuno. Noi pensiamo che attraverso una sana riduzione della spesa improduttiva – non attraverso i tagli indiscriminati di cui abbiamo parlato –, attraverso una politica magari in deficit come quest'anno ma di riduzione delle tasse e attraverso una semplificazione del sistema si possa arrivare all'obiettivo del pareggio di bilancio, ma serviranno degli sforzi molto molto coraggiosi da parte del Governo. È su queste basi, con l'auspicio che il Governo si dimostri così coraggioso nella via dell'innovazione e della modernizzazione del nostro Paese, che Scelta Civica voterà a favore della risoluzione (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia). PAGINA: 0024 PAOLO TANCREDI. Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, anch'io sono convinto che questo sia un momento fondamentale nella vita del Parlamento, del Governo e della maggioranza: la discussione sulla Nota di aggiornamento al DEF, con cui si fanno verifiche sulle previsioni economiche fatte in febbraio-marzo e con cui si buttano i presupposti della manovra, della legge stabilità, di cui domani il Governo svelerà il testo per mandarlo poi alla verifica europea e successivamente anche qui in Parlamento. Presidente, sono convinto, come è stato detto da molte parti, che non sia un dramma ma semplicemente la registrazione della realtà la verifica di dati macroeconomici che sono in peggioramento; dati macroeconomici in peggioramento nel sistema globale, nel mondo. Il mondo peggiora nelle sue performance e nelle dinamiche del PIL, così come peggio del resto del mondo va l'Europa rispetto alle previsioni di otto-nove mesi fa, non solo del Documento di economia e finanza presentato dal Governo e votato da questo Parlamento ma nelle previsioni di tutti i maggiori analisti internazionali e di tutte le società che si occupano di questo. Purtroppo, però, all'interno di questa dinamica verifichiamo pesantemente che c’è un Paese che va molto peggio degli altri: la nostra dinamica del prodotto interno lordo peggiora e peggiora a un ritmo che è superiore a quello della media europea.
Allora, credo che in questo momento, al di là della verifica dei collegati, delle misure che il DEF e la Nota di aggiornamento annuncia, in parziale correzione con quello che è stato l'enunciato del Documento di economia e finanza di primavera, si debba fare un'analisi su queste grandezze econometriche e sulle motivazioni profonde per cui in questo momento questo Paese non riesce a sviluppare una dinamica del PIL quanto meno in linea con la media dei Paesi dell'Unione europea, che sono i Paesi con cui dobbiamo confrontare le nostre performance economiche.
Ebbene, Presidente, noi abbiamo dei fattori che sicuramente non sono inferiori agli altri: noi abbiamo un export che è superiore alla media europea, che ha subito un piccolo rallentamento ma nella media dell’export dell'Unione europea e dei consumi interni al mercato unitario; così come la dinamica dei consumi – e su questo, insomma, si potrebbe parlare del bonus degli 80 euro, che tra l'altro nella risoluzione che il Nuovo Centrodestra voterà viene ribadita per il 2015, con la previsione, che il nostro gruppo ha fortemente sostenuto, di allargare il bonus anche alle famiglie numerose, in ragione @pagina=0025@del reddito, ma anche in ragione dei carichi familiari. Ebbene, dicevo, per quanto riguarda i consumi, noi abbiamo una contrazione, ma è una contrazione perfettamente in linea con la media degli altri Paesi dell'Unione: non è questo il fattore che complica il forte deperimento del nostro prodotto interno lordo.
C’è uno di questi fattori che invece è clamorosamente in peggioramento rispetto alla curva che esso ha in tutti gli altri Paesi, anche Paesi che si trovano peggio di noi in termini di occupazione, di prodotto interno lordo, di debito, tipo la Grecia e la Spagna: ebbene, il fattore investimenti nel nostro Paese, la curva degli investimenti, che purtroppo è discendente in tutta l'area euro e in tutta l'Unione, ma quando la si raffronta, la nostra curva con quella degli altri Paesi, la curva dell'Italia è in un picco in discesa fortissimo. Noi scontiamo rispetto alle previsioni del DEF della primavera scorsa 4 punti e mezzo di differenziale negativi rispetto alle previsioni appunto del DEF del 2014.
Non c’è dubbio, Presidente, che questo è il vero e grande problema che deve affrontare l'economia e la società italiana in questo momento, noi abbiamo un sistema Paese che si sta sempre di più orientando a boicottare gli investimenti e l'impresa: questo è il punto, che non c’è chi non veda, e oggi è clamorosamente verificato anche dalle previsioni economiche e dai dati sugli investimenti pubblici e privati.
Faccio l'esempio di quello che ci siamo trovati davanti agli occhi in queste ore. Genova: interventi urgenti da programmare velocemente nel 2011, volontà di eseguire quegli interventi; sono tre anni che siamo bloccati perché TAR, Consiglio di Stato... Non entro nel merito della ragione e del torto: so soltanto che rispetto alla volontà di fare degli investimenti utili c’è un blocco di un sistema giurisdizionale che in quattro anni non riesce a trovare una soluzione, che si riesca a portare avanti. Ebbene: è il blocco di fronte a cui si trovano migliaia e migliaia di imprenditori italiani, che vorrebbero ampliare la propria azienda o investire di nuovo, e il blocco di fronte a cui si trovano migliaia di amministratori onesti, che vorrebbero fare investimenti per il loro territorio. È il blocco di fronte a cui si trovano tanti investitori stranieri, che un tempo vedevano questo Paese come un territorio su cui poter investire e sviluppare business ed economia, e che oggi invece lo vedono paragonabile a Paesi del Centrafrica, come rischio Paese, come impossibilità di definire piani economico-finanziari e dare una calendarizzazione alla realizzazione degli investimenti.
È questo, Presidente, il problema principale che io vedo.
Credo che la partita di questo Governo e di questa maggioranza si giochi su questo problema più che sui provvedimenti economici, sulla sessione di bilancio, dove pure abbiamo apprezzato il dibattito che c’è stato in questi giorni, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio che ha affrancato nostre battaglie che combattiamo da quando ci siamo costituiti ma forse anche da prima. Ripeto, la questione del bonus degli 80 euro allargato alle famiglie numerose, la semplificazione fiscale, le maggiori risorse per la sicurezza e per la scuola che sono fattori che riguardano lo sviluppo e gli investimenti economici, perché maggiore sicurezza significa maggiore coesione sociale ma significa anche maggiore possibilità di investire, così come la scuola è un fattore straordinario di aumento di conoscenze e quindi capacità di innovazione e di intrapresa. Anche la giustizia, le infrastrutture, abbiamo in discussione la «sblocca Italia» in questo momento, vede, io penso che noi ci giochiamo molto dei contenuti del DEF, molto di quello che questa maggioranza e questo Governo stanno proponendo a questo Paese, ripeto, più che sulla sessione di bilancio, sulla sfida che abbiamo messo in campo di innovazione su questi provvedimenti. Ho purtroppo, Presidente, veramente la paura che quello che sta succedendo adesso in Commissione ambiente riguardo lo «sblocca Italia» su alcune partite fondamentali che riguardano investimenti che si stanno facendo in tutto il mondo è una partita che noi rischiamo di @pagina=0026@perdere e di impantanare su un presupposto ambientalismo che secondo me in questo momento non ha ragione di essere, che va temperato con la necessità di ritornare a investire e di ritornare a fare investire nel Paese. Noi, Presidente, abbiamo problemi per fare un gasdotto, un tubo di 1 metro di diametro interrato che non si capisce quali problemi debba portare al territorio e all'ambiente. Noi abbiamo problemi per costruire 14 km di gasdotto, questo è il Paese a cui ci siamo ridotti. Quindi, dopodiché, le stesse persone che ostacolano questi interventi sono quelle che ogni giorno ci parlano di lavoro, c’è bisogno di lavoro, di investimenti, ma non si capisce da dove si dovrebbero trarre. Così come un sistema giustizia farraginoso, così come la burocrazia che non dà certezze a investimenti e sviluppo delle imprese. Io credo che questo sia il problema principale, ripeto, si gioca sui provvedimenti economici in corso, il Presidente del Consiglio è andato molto avanti anche sulla faccenda per esempio della parte IRAP dedicata al lavoro, 6 miliardi e 700 milioni, un fatto importante che è patrimonio di questa parte politica e del nostro partito da tempo e non so dire nemmeno da quanto, quindi sono nostre battaglie su cui siamo d'accordissimo. Io sono ansioso di verificare gli strumenti e i modi con cui la norma potrà andare in legge di stabilità. La riforma della pubblica amministrazione è stata tra l'altro inserita nel collegato al Documento di economia e finanza che abbiamo avviato in questo anno solare. Ci sono altre scelte importanti contenute in questo Documento di economia e finanza, è stato detto da molti: l'utilizzo del deficit, opportuno nella misura in cui esso è stato utilizzato. Si è parlato di una manovra espansiva, forse la più espansiva degli ultimi anni, la utilizziamo in un momento di crisi forte ed è per questo che oggi dovremmo fare due voti sostanzialmente per concederci questo 2,9 per cento di deficit. Utilizziamo il ricorso al deficit, non possiamo farlo indiscriminatamente. Sento spesso parlare del 3 per cento come un fatto burocratico messo da burocrati europei senza nessun aggancio con la realtà, ma signori, il 3 per cento è il nostro deficit che se noi pensassimo di utilizzare all'infinito i creditori chiederebbero il conto. La sostenibilità del nostro debito purtroppo è un fattore con cui dobbiamo fare i conti, sia se siamo in Europa sia se dovessimo uscire dall'Europa, così come quindi bene il...
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PAGINA: 0005 Intervengono inoltre nella discussione i deputati ROCCO PALESE (FI-PdL) (Vedi RS), FEDERICO D'INCÀ (M5S) (Vedi RS) e PAOLA DE MICHELI (PD) (Vedi RS), nonché, a titolo personale, i deputati LAURA CASTELLI (M5S) (Vedi RS), FRANCESCA BUSINAROLO (M5S) (Vedi RS), FRANCESCO CARIELLO (M5S) (Vedi RS), TOMMASO CURRÒ (M5S) (Vedi RS), MARCO BRUGNEROTTO (M5S) (Vedi RS) e MANLIO DI STEFANO (M5S) (Vedi RS). Intervengono altresì per richiami al Regolamento i deputati ETTORE ROSATO (PD) (Vedi RS), cui rende precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS), e CARLO SIBILIA (M5S) (Vedi RS).
Intervengono quindi a titolo personale i deputati MARIA EDERA SPADONI (M5S) (Vedi RS), MICHELE DELL'ORCO (M5S) (Vedi RS), GIANLUCA VACCA (M5S) (Vedi RS), GIUSEPPE L'ABBATE (M5S) (Vedi RS), DANIELE PESCO (M5S) (Vedi RS), LUIGI GALLO (M5S) (Vedi RS) e MARA MUCCI (M5S) (Vedi RS).
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PAGINA: 0027 ROCCO PALESE. Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, vorrei sottolineare preliminarmente un dato particolarmente insolito: non siamo di fronte a una semplice Nota di aggiornamento del DEF, come prescrive la legge di contabilità, ma siamo, invece, ad un suo completo rifacimento. A pochi mesi di distanza dall'aprile 2014, quando il presunto documento madre è stato presentato, oggi siamo di fronte ad un nuovo DEF. Per averne contezza basta guardare alla lunghezza del nuovo documento, che sovrasta l'ampiezza, almeno per quanto riguarda i dati più sensibili, di quello redatto in precedenza. Esso dà conto, anche plasticamente, del fallimento della politica fin qui seguita, che trova conferma – lo vedremo meglio in seguito – nei dati più significativi che tracciano l'evoluzione sia del quadro macroeconomico sia degli andamenti di finanza pubblica. Da parte del Governo ci aspettiamo, pertanto, una serena autocritica. Erano sbagliate le ipotesi di partenza e ancora di più le politiche costruite su quegli errori. Che si possa sbagliare è umano, ma attenti a non perseverare nell'errore: sarebbe veramente diabolico !
Per rendersi conto che non sia una valutazione esagerata basta guardare al dato di sintesi, che racchiude in sé i fondamentali dell'evolversi della situazione. Nel DEF.1, quello dello scorso aprile, si prevedeva un tasso di crescita dell'economia nazionale dello 0,8 per cento. Nel DEF.2, quello attuale, siamo invece ad una caduta dello 0,3 per cento e speriamo che questa volta la previsione sia realistica. Segnali di allarme circa l'avvitarsi della crisi, tanto per l'Eurozona quanto per le principali economie avanzate, provengono da più fonti: da Mario Draghi come dall’Economist, che interpreta il sentimento prevalente delle principali istituzioni internazionali.
Devo aggiungere che uno scarto così elevato, in un breve arco di tempo così contenuto, ha pochi precedenti. Siamo a una differenza di 1,1 punti di PIL, quando negli esempi riportati dallo stesso DEF.1 non si andava oltre qualche decimale. Il Governo ha giustificato tutto ciò ricorrendo alla clausola delle circostanze eccezionali, le stesse che dovrebbero giustificare la possibilità di utilizzare i margini di flessibilità previsti dai trattati.
E che vi sia materia del contendere è dimostrato dalla prudenza con cui la Banca d'Italia, nell'audizione dei suoi rappresentanti, ha considerato le ipotesi poste a base delle valutazioni del DEF.2, a partire dall'indicazione del tasso di sviluppo per il 2015, leggermente più basso (meno 0,5 per cento contro lo 0,6 per cento), per finire con i continui richiami all'incertezza circa i risultati ipotizzabili sul versante programmatico.
La cosa meno convincente del quadro fornito dal Governo è il contrasto evidente che emerge tra l'acquisito e le proiezioni a fine anno degli stessi dati. Sul fronte delle entrate, ad esempio, è previsto un loro aumento (più 0,37 per cento sul 2013). Il consuntivo dei primi otto mesi, secondo i dati del Dipartimento delle finanze, mostra invece un segno opposto (meno 0,4 per cento). Speriamo che questo gap possa essere recuperato nei mesi che verranno. Ma il Governo dovrebbe spiegare come e perché. Se ciò non avvenisse, infatti, si determinerebbe un buco di circa 3,5 miliardi di euro, che porterebbe il deficit oltre la soglia del 3 per cento, nel qual caso la procedura di infrazione da parte della Commissione europea, oggi solo possibile, come evidenziato da Banca d'Italia, diventerebbe inevitabile.
Un secondo elemento di incertezza riguarda l'andamento del debito. Nello scenario di fine anno previsto dal Governo, esso dovrebbe essere molto più basso, circa 55 miliardi di euro, rispetto all'ultimo dato contabilizzato dalla Banca d'Italia, cui spetta il compito della certificazione. Anche in questo caso l'auspicio è che, alla fine, quelle previsioni possano essere confermate dal consuntivo. Non voglio infierire ulteriormente, basterebbe accennare al tema delle mancate privatizzazioni che il DEF, punto 2, rilancia come se, nel frattempo, nulla fosse accaduto: meno della metà del target originario. Avremmo pertanto apprezzato una riflessione @pagina=0028@più approfondita sulle cause che hanno determinato quello scarto e sulle misure che il Governo intende prendere per superare gli ostacoli finora incontrati, che si manifesteranno anche, a nostro avviso, nel prossimo triennio. Potrei continuare nell'evidenziare contraddizioni evidenti che trasformano le linee programmatiche indicate dal Governo in un piccolo libro dei sogni al quale purtroppo farà seguito un triste risveglio. Non sono credibili né le ipotesi di partenza né gli sviluppi programmatici più immediati. Per gli anni successivi, non è nemmeno il caso di perdere tempo, basti guardare le previsioni sul rapporto dollaro-euro o sul prezzo del petrolio, che sono considerati fissi nel tempo, segno evidente che è lo stesso Governo a non credere nella fondatezza di quelle ipotesi. Non resta quindi che sperare in una ripresa degli investimenti; del resto, la teoria concorda nel considerare che i consumi aumentano solo dopo che la ripresa è avviata, se non altro a causa della maggiore concentrazione del potere decisionale, un numero più limitato di soggetti, gli imprenditori, rispetto all'esercito ben più numeroso dei consumatori tutti. C’è una speranza di ripresa ? Il nostro scetticismo, stando almeno ai numeri indicati dal documento governativo è suffragato da valutazioni di carattere oggettivo. Il riavvio della ripresa – è scritto nell'intervento della Banca d'Italia – presuppone un punto di svolta imminente nell'attività di investimento, il cui verificarsi appare soggetto a crescente incertezza alla luce della persistente debolezza dell'indicatore di fiducia delle imprese. In pratica, secondo Forza Italia, una vera e propria bocciatura. Si tratta forse di un dato esclusivamente congiunturale ? Nella risoluzione presentata dal gruppo di Forza Italia sono indicate le cause strutturali che sono all'origine della crisi italiana, pur nel contesto della più ampia recessione internazionale. In quel documento, abbiamo indicato come sia il basso livello di produttività ad aver tarpato le ali dello sviluppo economico italiano, l'altissima pressione fiscale, determinando il blocco del meccanismo di accumulazione, che la stessa Banca d'Italia nella sua audizione giudica ancora in calo. Del resto è lo stesso DEF ad indicare quanto negative siano le prospettive ai fini della crescita potenziale nei prossimi anni. Il contributo sia del lavoro che del capitale continuerà ad essere negativo fino a tutto il 2018. Forse il condizionale è d'obbligo. Aumenterà la produttività totale dei fattori, scontando in anticipo i risultati di riforme di là da venire, ma esse in questa eventualità sono tali da compensare quella perdita solo a partire dal 2017. Che il ragionamento condotto nel DEF sia labile è dimostrato dagli elementi che lo stesso documento fornisce. Dato e non concesso che gli effetti di una ripresa della domanda interna siano quelli indicati, quali sono le conseguenze di medio periodo ? Già nel 2015 parte dell'aumento del PIL sarà assorbito, 0,2 su 0,7 di contributo alla crescita del PIL, dal deficit nei confronti dell'estero, che per il 2014 si prevede invece positivo, mentre nel 2016 le clausole di salvaguardia avranno un effetto negativo pari ad un altro 0,2 per cento. Come si vede, pur considerando le ottimistiche ipotesi di partenza, l'ipotetico contributo della crescita della domanda interna produrrà effetti del tutto trascurabili. Siamo convinti, come ama ripetere il Presidente del Consiglio, che l'Italia sia ancora quella del Rinascimento; quella forza creativa tuttavia per produrre gli effetti sperati deve poter contare su un contesto coerente. Occorre, pertanto, porre fine alla retorica dell'antagonismo sociale, suggerire il silenzio di chi propone anacronistiche occupazioni delle fabbriche, evocando episodi che, nel 1921, furono anticamera del fascismo, considerare gli imprenditori come una vera forza viva della nazione. È la persistenza di questi valori, ormai desueti, su cui Forza Italia crede da sempre, che impedisce all'Italia di progredire, trasformandola nell'ultima frontiera di esperienze politiche ormai condannate. Comprendiamo la solitudine di Matteo Renzi; è il segretario di un partito che non ha fino in fondo fatto i conti con la propria storia.@pagina=0029@
La sua azione politica – lo abbiamo visto nella discussione sul Jobs Act – è continuamente frenata da resistenze culturali che sopravvivono, ormai, soltanto in Italia, il che lo porta ad alzare continuamente la posta in promesse che non potranno essere mantenute, salvo allontanare ulteriormente il Paese dal contesto europeo. Dove troverà le risorse necessarie per realizzare una manovra che, giorno dopo giorno, cresce nella sua dimensione come un soufflè ? Questi continui annunci accrescono o diminuiscono la credibilità del nostro Paese presso le istituzioni internazionali ?
Il fatto è che, in questo Parlamento, esiste una maggioranza programmatica che non coincide con quella politica; ne deriva un corto circuito, destinato, inevitabilmente, a degenerare nell'impotenza e nell'immobilismo. Per quanto ci riguarda, siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, ma è il Presidente del Consiglio che deve decidere: decidere se portare il Paese fuori dalle secche della crisi o continuare in questo eterno gioco degli specchi, in cui tutto dovrebbe cambiare, ma tutto, alla fine, resta come prima, mentre l'Italia scivola inesorabilmente verso un baratro sempre più profondo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). PAGINA: 0029 FEDERICO D'INCÀ. Signor Presidente, colleghi, in particolare di maggioranza, l'aggiornamento del quadro macroeconomico contenuto nella Nota al DEF 2014 sconfessa le precedenti previsioni macroeconomiche del DEF 2014, prendendo finalmente atto degli andamenti negativi della crescita del PIL rilevati nei primi due trimestri dell'anno e rivede al ribasso le previsioni sulla crescita del PIL contenute nel DEF 2014 nella misura dello 0,8 per cento, ora trasformatosi in una decrescita pari a meno 0,3 per cento.
Nella medesima Nota emerge finalmente che il Governo si rende consapevole che gli effetti delle politiche di rigore e rigidità hanno aggravato la crisi economica, fino a deprimere in misura rilevante la domanda di beni e servizi, creando disoccupazione e deflazione a livelli paragonabili solo all'ultimo dopoguerra. Prendiamo atto che per il rilancio dell'economia il Governo intende abbandonare momentaneamente il percorso di risanamento, ottenuto esclusivamente con la correzione dei saldi di finanza pubblica, e propone il rinvio del pareggio di bilancio al 2017, già rinviato dal 2015 al 2016 in sede di approvazione del DEF 2014.
Nella Nota, il rinvio del pareggio del bilancio è motivato sulla base delle previsioni dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, che consente lo scostamento dal raggiungimento dell'obiettivo programmatico strutturale di medio termine in caso di eventi eccezionali, prevedendo che, in particolare, il Parlamento voti a maggioranza assoluta la richiesta dello slittamento del pareggio di bilancio al 2017. Le motivazioni addotte sono l'ulteriore inasprimento delle condizioni economiche, che si è esteso anche per tutto l'anno in corso.
A tale proposito, si fa presente che la relazione di minoranza del MoVimento 5 Stelle al DEF 2014 riprendeva quanto ammesso dal documento di macroeconomia Italy 2014, redatto dalla Commissione europea, perché faceva già presente gli errori di previsione del Governo, sottolineando che ci troviamo di fronte una recessione a W, ovvero una situazione in cui a un lungo periodo di recessione segue una ripresa illusoria, che prelude a una seconda recessione.
In tutto questo, però, il Governo tende a restare ancorato all'impegno del rispetto del 3 per cento del rapporto tra indebitamento netto e PIL e all'obbligo del pareggio di bilancio nel 2017, in un triennio in cui l'uscita dalla crisi richiede ingenti risorse, mentre il peggioramento del saldo nel 2015 e il risparmio sul pagamento degli interessi liberano solo 11,5 miliardi di euro, che non appaiono sufficienti a far ripartire un Paese e a realizzare compiutamente gli interventi @pagina=0030@che si propone il Governo, ossia investimenti nei settori di istruzione e ricerca, sostegno degli investimenti e degli enti locali, riduzione dell'IRAP, incremento degli ammortizzatori.
Perché il Governo continua a seguire questa rotta ? Semplicemente perché è schiavo del PIL ! Infatti, sin dal 2011, l'OCSE, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha, in diversi studi, fatto presente come il prodotto interno lordo non sia un indicatore esaustivo per parametrare il benessere di un Paese e dei suoi cittadini, ma, piuttosto, bisogna tenere conto anche degli altri indicatori, come qualità e costo dell'abitazione, salari, sicurezza dell'impiego – sicurezza dell'impiego (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) – e disoccupazione, l'educazione, la coesione sociale, la qualità dell'ambiente, la salute, la sicurezza. Posizioni ripetute di recente anche dal noto economista e premio Nobel Joseph Stiglitz, nel suo recente intervento al Parlamento, dove molti di voi erano presenti in prima fila, ma che non è servito a farvi cambiare idea.
Inoltre, si ricorda che la Commissione europea, il 2 giugno 2014, nel documento di valutazione del programma nazionale di riforma del programma di stabilità 2014 dell'Italia, ha affermato, in modo chiaro, che la deroga richiesta dall'Italia, per discostarsi dal percorso necessario verso l'obiettivo di medio termine, non può essere concessa a causa del rischio di non conformità con il parametro di riferimento di riduzione del debito. Cosa vuol dire tutto questo ? Per risolvere il dilemma sono venuti in aiuto i tecnici dell'ufficio parlamentare di bilancio nell'audizione del Presidente del 13 ottobre 2014. In pratica, se per il 2015, si adottassero le condizioni soglia della Commissione europea per potersi discostare dall'obiettivo di medio termine, nessuna sarebbe soddisfatta: il prodotto interno lordo segnerebbe una crescita positiva, se pur contenuta, del più 0,6 per cento e l’output gap sarebbe inferiore al 4 per cento, per la precisione al 3,5 per cento. Possiamo dire con certezza, quindi, che le riforme perseguite dal Governo altro non sono che le volontà estranee e legate ai voleri della Commissione europea, o meglio della Germania, della signora Merkel, piuttosto che necessarie al nostro Paese, attuate al solo fine di sopperire lo sforamento delle soglie, per tentare di ottenere la possibilità dello sforamento dell'obiettivo di medio termine. In pratica, per salvarsi, il Governo accetterà qualsiasi riforma che verrà proposta dalla Merkel, o dall'Unione europea, svendendo per l'ennesima volta, ma ora per sempre, la nostra sovranità. È ormai pacifico che le misure di austerità adottate in Italia non hanno prodotto gli effetti positivi sperati, anzi hanno acuito gli effetti negativi, in particolare le misure di austerità attuate dai Governi Berlusconi, Monti e Letta, avevano come scopo di diminuire la spesa pubblica e miravano a riequilibrare il bilancio, con l'ovvia conseguenza di ridurre ulteriormente la spesa nazionale senza risultati notevoli in termini di crescita, recupero, nonché in termini di riduzione del rapporto debito e prodotto interno lordo. Come emerge dalla lettura economica: la convenienza a trovarsi in un'unione monetaria è tanto maggiore, quanto maggiore è il grado di integrazione esistente tra i Paesi facenti parte dell'unione. A fronte dei potenziali benefici di trovarsi all'interno di un'unione monetaria, vi sono dei costi di adesione, quale ad esempio la perdita dell'utilizzo del tasso di cambio quale strumento di politica economica utile a stabilizzare l'occupazione e la produzione a seguito di shock economici esterni. I possibili meccanismi di aggiustamento automatico delle economie dei Paesi membri dell'unione, vittime di shock economici asimmetrici, sono, invece, la flessibilità del salario e la mobilità del lavoro. I meccanismi sopraccitati, salario flessibile e mobilità del lavoro, si sono nella pratica tradotti in mero precariato e disoccupazione, soprattutto giovanile, considerato il fatto che, come sosteneva Robert Mundell, anch'egli premio Nobel per l'economia, le caratteristiche dell'Europa erano inadatte alla costruzione di un'area valutaria ottimale. Come ricordava il premio Nobel Stiglitz da un'analisi accurata @pagina=0031@degli effetti di misure adottate per fronteggiare le crisi economiche caratterizzate da una debole domanda, si è giunti alla conclusione che la flessibilità sul lavoro non dà impulso alla domanda di beni e servizi, né aumenta la fiducia dei consumatori, proprio a causa dell'instabilità percepita dai lavoratori sul futuro; instabilità percepita e mancanza di fiducia. Anzi, un clima d'incertezza sulle prospettive di occupazione danneggia il capitale umano, con grave danni per l'economia del Paese anche a lungo termine.
In merito alla riduzione del debito pubblico, il Governo conferma il programma di privatizzazione, da cui si attendono risorse per ciascun anno pari allo 0,7 per cento del PIL, ma l'obiettivo di riduzione non può essere considerato senza tener conto degli effetti di riduzione sulle entrate del bilancio dello Stato. A tal proposito, è importante riflettere sui dati forniti dalla Corte dei conti, che rileva che, nel 2015, le privatizzazioni produrranno un ridimensionamento pari allo 0,28 per cento degli introiti previsti per l'anno in corso. Pertanto, nel contesto di perdita di aziende industriali e disoccupazione, la vendita di asset dello Stato deve essere valutata attentamente. Voglio ricordare a tutti che le risorse complessive disponibili saranno inferiori, in quanto il Governo ha rinunciato ai sostanziosi tagli di spending review del piano Cottarelli. Tale decisione va nella direzione opposta di una concreta, e attesa, razionalizzazione e riqualificazione della spesa pubblica, per individuare e tagliare definitivamente sprechi e poltrone inutili, e liberare a regime cospicue risorse da restituire ai contribuenti, alle imprese, al miglioramento dell'efficienza e alla qualità dei servizi pubblici.
Preoccupa, quindi, il mancato riferimento ad un'immediata revisione della gestione delle partecipate pubbliche, che assorbono ingenti risorse e rappresentano un fenomeno di «poltronificio» per incarichi e consulenze, sempre mantenendo, come vogliamo noi dei 5 Stelle, l'inviolabilità dei servizi al cittadino. In pratica, via le poltrone, ma non i servizi.
In merito all'estensione del bonus IRPEF da 80 euro, che avrà nel 2015 un costo superiore ai 10 miliardi di euro, tale misura, da maggio ad oggi, non risulta che abbia prodotto gli attesi benefici in termini di incremento della domanda, essendo stato il bonus destinato a una platea di soggetti senza alcuna valutazione dell'effettivo stato di bisogno, mentre sono stati esclusi dai beneficiari categorie ad alta propensione al consumo (pensionati con redditi minimi, famiglie numerose monoreddito).
Infatti, in occasione dell'esame della presente nota, l'ISTAT ha prodotto un'analisi dell'impatto del bonus IRPEF, da cui emerge che il suddetto bonus nel 2015 ridurrebbe in modo lieve la disuguaglianza economica e il numero dei poveri: in pratica, farebbe uscire dalla soglia di povertà solo 97 mila famiglie nel 2015. È interessante l'affermazione che il bonus andrebbe a beneficiare per circa i due terzi famiglie con redditi medio alti. Dunque, appare evidente che la misura adottata dal Governo Renzi, senza alcuna analisi preventiva dei benefici sulla popolazione veramente povera, sia stata adottata solo per scopi elettorali, solo per scopi elettorali. Ricordo a tutti che i cittadini sotto la soglia della povertà assoluta sono 6 milioni in Italia, 1 milione e 200 mila in più soltanto nel 2013.
Ma al peggio non c’è mai fine. Le misure che il Governo intende adottare a sostegno della domanda di beni e servizi sono sottoposte a rischio annullamento, a causa dell'inserimento della clausola di salvaguardia che si attiverebbe in caso di mancato raggiungimento del forzato pareggio di bilancio nel 2017. Appare del tutto chiaro che il Governo affronterebbe eventuali scostamenti dagli obiettivi europei con ulteriore impoverimento delle tasche degli italiani, che vedrebbero aumentare l'aliquota IVA del 4 e del 10 per cento sui prodotti collegati alle necessità umane primarie. È palese che la suddetta clausola sia la condizione per ottenere dall'Unione europea – e dalla Germania – il consenso al rinvio del pareggio nel 2017.@pagina=0032@
Il rischio dell'attivazione della clausola è reale e si deduce anche dalle conclusioni del documento in esame, elaborato dalla Banca d'Italia, che ritiene che le previsioni macroeconomiche incluse nella nota, pur se nel complesso condivisibili, presentano il rilevante rischio al ribasso. E, infatti, preoccupa un punto di svolta imminente nell'attività di investimento, il cui verificarsi non appare scontato alla luce della persistente debolezza degli indicatori di fiducia delle imprese. In pratica, nel 2017, quando i conti non torneranno, avremo un aumento dell'IVA dal 4 al 5 o 6 per cento e dal 10 all'11 o 12 per cento. Potete vergognarvi ! Potete vergognarvi !
Si rileva, inoltre, la criticità dell'attività legislativa italiana, che, come evidenziato in apposito focus, rallenta l'efficacia delle leggi, per la cui attuazione solitamente sono necessari regolamenti o decreti attuativi, che non consentono una rapida esplicazione degli effetti positivi. La nota evidenzia che il Governo Renzi è ancora impegnato a emanare norme attuative di interventi legislativi dei due Esecutivi precedenti, rispettivamente 255 del Governo Monti e 261 del Governo Letta. Ma cosa aspettate a farlo ?
Quindi, dopo queste note di merito sul testo, vogliamo impegnare il Governo alla nostra risoluzione. In pratica, non deve considerare in nessun caso vincolante l'obiettivo di medio termine e deve promuovere, in ogni sede e con ogni mezzo, la rivisitazione dei trattati internazionali (in pratica, sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione europea), al fine di svincolarsi dalle deleterie morse dell’austerity. L'Italia, Presidente, sta morendo di austerity, io mi auguro che lo possiate e lo vogliate capire.
Il Governo deve introdurre l'uso obbligatorio di open data per qualsiasi documento, in particolare per i bilanci di qualsiasi istituzione, ivi comprese quelle del Governo e quelle locali, nonché promuoverne l'utilizzo da parte degli altri organi costituzionali. Deve assumere iniziative, anche in sede di Unione europea, per non inserire elementi distorsivi nel calcolo del prodotto interno lordo, che rendono antieconomico debellarli, nonché considerare come attività svolte consensualmente attività realizzate in uno stato di sostanziale incapacità di volere, quali la prostituzione e l'assunzione di sostanze stupefacenti.
Ricordo che attraverso il Sec 2010 sono stati inseriti 15 miliardi, nel nostro PIL, derivanti da attività illecite ed in nessun Paese è successo questo.
Deve destinare, il Governo, le risorse previste per la proroga del bonus fiscale nel 2015, principalmente al sostegno dei cittadini nella soglia di povertà, quei famosi 6 milioni di cittadini italiani, ovvero senza reddito ed occupazione, introducendo lo strumento del reddito di cittadinanza. Quante volte ve lo dobbiamo ancora dire ?
Deve non inserire la clausola di salvaguardia relativa all'aumento dell'aliquota IVA nella legge di stabilità 2015 e sostituirla con una seria politica di riqualificazione della spesa pubblica, diretta all'eliminazione a regime degli sprechi, delle rendite di posizione come le «pensioni d'oro» ed i multipli incarichi, delle duplicazioni di funzioni, della burocratizzazione eccessiva e costosa delle istituzioni per liberare risorse da destinare agli interventi di sostegno dell'economia.
Deve impegnarsi a trasferire al Parlamento le funzioni di revisione della spesa pubblica, al Parlamento, come attività coordinata, permanente e continuativa di tutte le forze politiche, tutte.
Deve ripristinare integralmente, per il periodo d'imposta 2014, i fondi destinati alla quota di pertinenza statale dell'otto per mille, al fine di destinare le risorse disponibili alle finalità previste dalla legge, rispettando in tal modo la volontà espressa dai contribuenti, tra cui da quest'anno vi sono gli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, che costituiscono un problema molto sentito dagli enti locali e dai cittadini.
In materia di privatizzazioni, deve attivare tutti gli strumenti macroeconomici per valutare la convenienza economica, nel medio e nel lungo periodo, della vendita @pagina=0033@degli asset delle partecipazioni, sia in termini di occupazione, sia in termini di rinuncia alle entrate per dividendi.
In materia di giustizia, deve aumentare i fondi destinati alla giustizia ed intervenire sulla struttura del procedimento civile e penale, in modo da accelerarne la celebrazione e risolvere i problemi legati alla ragionevole durata del processo ed intensificare la lotta alla corruzione, che infesta la pubblica amministrazione.
Tutti questi punti ed altri ancora (cultura, attività produttive e finanza, trasporti, affari sociali e di tutte quante le Commissioni di questo Parlamento) sono descritti con solerzia negli impegni della nostra risoluzione. Vi sono molte pagine all'interno di questa risoluzione.
Per una volta – e qui mi riferisco al Parlamento ed alle persone che in questo momento stanno ascoltando – anche se, credo, non voterete questa risoluzione, leggete quello che scriviamo nei documenti, che con impegno, ogni giorno, portiamo in Parlamento per il bene dei cittadini. Forse potreste imparare qualcosa.
Io voglio chiudere ancora con una riflessione, Presidente, che, credo, fondamentale deve restare: il prossimo anno, nel 2015, l'Europa ci dà la possibilità forse, con il ragionamento dei due indici, di poter andare oltre il pareggio di bilancio.
In realtà l'Ufficio parlamentare di bilancio ha detto che questo non è possibile, perché noi avremo un output gap negativo a meno 3,5 per cento, non del 4, ed avremo un bilancio, molto probabilmente, di poco superiore allo zero.
Questo comporta che in realtà l'Europa ci lascia sforare soltanto se facciamo alcune riforme, ma non sono le riforme – e finisco subito – di cui i cittadini e questo Paese hanno bisogno.
Sono le riforme volute dall'Europa, da Paesi oltre quello nostro, che vanno contro la nostra sovranità. È un concetto fondamentale questo, che deve passare: le riforme che Renzi vuole fare non sono per il bene del nostro Paese... PAGINA: 0033 PAOLA DE MICHELI. Signora Presidente, rappresentanti del Governo ed onorevoli colleghi, è vero, come è già stato sottolineato, questa Nota di aggiornamento al DEF si inserisce in un contesto assolutamente unico e tutti noi ci auguriamo anche irripetibile. È vero che tutte le previsioni, quest'anno, previsioni europee ed anche nazionali, sono state smentite ed abbiamo dovuto ritoccarle al ribasso per cause che riguardano internamente l'Europa.
Un'Europa che ha continuato nelle proprie politiche di austerity. Ma per cause che riguardano anche le condizioni geopolitiche che si sono sviluppate ai confini dell'Europa. E non è un caso che proprio oggi la Germania abbia rivisto al ribasso la propria stima del PIL, dall'1,8 per cento all'1,3 per cento per quest'anno e, per il 2015, dal 2 per cento all'1,3 per cento. Proprio il Presidente Draghi ci ricordava recentemente che anche le politiche monetarie espansive non sono sufficienti, seppur assolutamente necessarie, per rilanciare la crescita perché servono, fortissimamente servono, diciamo noi, politiche di bilancio coerenti. In caso contrario, gli effetti sono quelli che purtroppo tutti noi europei, oltre che italiani, stiamo vivendo.
Il problema, poi, della crescita e della competitività e il problema di un'alta disoccupazione sono questioni molto italiane. Recessione, deflazione, è in questo quadro che la Nota certifica un cambio del tendenziale, da più 0,8 per cento di crescita per il 2014 a una recessione dello 0,3 per cento, con un debito che si attesta, per il 2014, al 131,6 per cento.@pagina=0034@
Per confermare il nostro programma di pareggio di bilancio sarebbero stati necessari aggiustamenti per circa 14 miliardi di euro. Un aggiustamento di questo tipo, in una condizione macroeconomica come quella che certifichiamo con il voto di oggi, sarebbe stato ulteriormente nefasto. Il non rispetto del programma di pareggio di bilancio con la proroga al 2017 è possibile comunque anche nel quadro delle norme europee ed è possibile anche nel quadro delle norme italiane, come recitano gli articoli 3 e 6 della norma che attua l'articolo 81 della Costituzione. Lo dico perché volevo aprire una parentesi su questo tema. Noi siamo stati particolarmente attivi nei tempi del cambiamento dell'articolo 81 della Costituzione. Abbiamo imposto all'allora maggioranza di fare una valutazione seria su quelli che potevano essere i margini di flessibilità di applicazione del pareggio di bilancio. Oggi quella riflessione, quel nostro contributo diventa, diciamo noi, purtroppo reale, necessario e utile.
La situazione italiana, dunque, sconta i bassissimi consumi, un dramma relativo agli investimenti privati che in sei anni si sono ridotti del 5 per cento, di circa 75 miliardi di euro; di fatto un blocco degli investimenti pubblici, in gran parte figlio dell'applicazione del Patto di stabilità sugli enti locali; un'altissima disoccupazione, complessivamente attorno al 12,8 per cento, ma ancor peggio per i giovani e per le donne; e, poi, una crescita vertiginosa della povertà assoluta, senza dimenticare quel fardello che ci trasciniamo ormai da anni, che è il problema del debito pubblico, che in tempi di deflazione sulle spalle di ciascun cittadino italiano pesa ancora di più. Quindi, abbiamo evidentemente problemi, sia sul fronte della domanda, che sul fronte dell'offerta. La Nota di aggiornamento ci riporta a previsioni di finanza pubblica e obiettivi programmatici, rispetto a quelli contenuti nel DEF dello scorso aprile, che tengono conto anche delle innovazioni metodologiche introdotte dal nuovo sistema europeo dei conti nazionali, detto Sec 2010. Per la prima volta, però, la Nota presenta anche due scenari: il tendenziale, che incorpora gli effetti delle azioni di politica economica delle riforme e della politica fiscale messe in atto prima della presentazione della Nota, e poi il programmatico, che include l'impatto delle nuove misure, quelle che saranno adottate nell'imminente legge di stabilità. Entrambi sono stati validati dal nuovo e autonomo Ufficio parlamentare di bilancio.
Prima di valutare nel merito le misure previste, sulle quali abbiamo chiesto un impegno al Governo, soffermiamoci però sugli obiettivi del DEF. Un prodotto interno lordo, per il 2015, tendenziale a 0,5 per cento, programmatico a 0,6 per cento; una riduzione sensibile del tasso di disoccupazione per i prossimi anni, che diventa un pochettino più strutturale e consistente dal 2017; valori programmati di inflazione ancora molto bassi, troppo bassi.
Queste previsioni necessitano, per essere realizzate, di un quadro molto «aggressivo» di politiche economiche i cui risultati però si rileveranno nel triennio. Per questa ragione la previsione per il 2015 sull'indebitamento netto viene portata al 2,9 per cento ovvero, per la seconda volta, in due anni anche se con dimensioni... PAGINA: 0037 LAURA CASTELLI. Signora Presidente, forse è il caso che lei rifletta su quanta poca attenzione hanno messo questo Governo e quest'Aula sul DEF: ieri le audizioni e oggi siamo in Aula. Forse, anche ascoltando il discorso della collega De Micheli, che sembra un copia e incolla della nota tecnica del Senato, capiamo quanto poco interessa il DEF a questo Parlamento. È un momento in cui si gioca di finzione, in cui nessuno, e sottolineo nessuno, ha gli occhi aperti e le orecchie aperte a che cosa il Paese vuole. Allora io credo che si debba sottolineare la responsabilità che si ha su questo DEF, soprattutto perché per voi la vittoria è quella di spostare i vincoli di bilancio, ma diciamolo chiaramente ai cittadini che ci guardano da casa che spostare per voi i vincoli di bilancio serve solo a tenere in piedi questo Governo finto, fasullo, sostenuto da questa amicizia collettiva di potere che serve per tenere in piedi le vostre lobby e i vostri affari privati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Solo a questo serve lo spostamento di bilancio, per permettervi di avere ancora un po’ di ossigeno, nulla a che vedere con quello che veramente questo Paese vuole e con quello di cui i cittadini hanno bisogno.
Vorrei aggiungere una questione importante sulle riforme: voi state mettendo questo Paese sotto ricatto, da una parte le riforme a tutti i costi che servono a che cosa ? A far finta che il Paese va bene, che il paese crescerà, che non ci sono problemi e che noi non finiremo come la Grecia; guardate, i cittadini hanno capito e forse stare tre giorni in una piazza come il Circo Massimo ha fatto aprire gli occhi (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). PAGINA: 0037 FRANCESCA BUSINAROLO. Signora Presidente, faccio eco a quello che ha detto la mia collega Castelli e lo declino nel settore della giustizia. È gravissimo che questo Stato continui a non investire nella giustizia; si continua a decretare d'urgenza, ma in realtà la giustizia è veramente con l'acqua alla gola. Qui si parla di processo civile telematico e non c’è la carta per fare le fotocopie, si parla di processo civile telematico e manca il personale. Bisogna fare una riforma che preveda anche assunzione di personale se no i magistrati e il personale della pubblica amministrazione che lavora negli uffici dei tribunali non saranno più in grado di portare avanti le cause che coinvolgono milioni e milioni di cittadini. Questo se non bastasse è aggravato dal fatto che avete aumentato ulteriormente il contributo unificato che ha reso la giustizia inaccessibile.
Questa questione rende questo Stato e i cittadini che ne fanno parte incapaci di avere giustizia, la giustizia giusta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
L'ultimo punto veramente importante riguarda la corruzione: qua si continua a ventilare, a proclamare l'arrivo di provvedimenti che puniscono la corruzione, ma non arrivano ! Signori qua ci sarebbe bisogno di fare una grandissima lotta contro la corruzione per recuperare milioni e milioni di euro, non solo per la dignità di questo Paese ma anche per risanare il bilancio dello Stato. E sappiamo benissimo quanto bene ci farebbe e quanto servirebbe per ridarci anche uno slancio dal punto di vista economico e per la giustizia tutta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0038 FRANCESCO CARIELLO. Signor Presidente, in questa Nota di aggiornamento al DEF stiamo valutando quello che il Governo ha fatto negli ultimi sei mesi, perché non dimentichiamo quello che è venuto a dirci sul DEF presentato ad aprile. Su cosa era basato quel DEF, quel documento programmatico ? Aveva basato la sua valutazione su un processo di spending review, aveva valutato nelle privatizzazioni un impatto di riduzione del debito pubblico e aveva previsto, entro settembre, il completamento del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Poi aveva anche basato il rilancio della crescita di questo Paese su un bonus di 80 euro. Bene, se io fossi un cittadino italiano e dovessi valutare questo Governo su questi quattro pilastri che ad aprile mi ha posto, direi che questo Governo è da bocciare: non ne ha raggiunto uno di questi obiettivi ! A settembre i pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese non sono stati completati; per il programma di privatizzazioni si era previsto di intervenire per un 0,7 per cento del PIL e invece questa Nota parla di 0,28; il processo di spending review è stato completamente travisato e si parla di tagli lineari, ancora una volta, per tutti i Ministeri, al 3 per cento, abbandonando quello che è stato il lavoro di un commissario chiamato ad esprimersi e a definire un piano di razionalizzazione della spesa; e sul bonus IRPEF vi era stata una promessa di estensione, oggi si parla di politiche espansive, quando invece stiamo semplicemente andando a fare debito per ripagare un bonus promesso per campagna elettorale. PAGINA: 0038 TOMMASO CURRÒ. Signor Presidente, in questi pochissimi secondi voglio porre all'attenzione dell'Aula la questione che riguarda le politiche di privatizzazione del Governo Renzi, che sono in piena continuità con le politiche di privatizzazione che erano già state previste dal precedente Governo Letta e che oggi sono intimamente connesse, per forza di una legge varata nel 2003, al tema dell'abbattimento del debito pubblico. In uno dei punti del dispositivo di impegno di questa risoluzione noi proponiamo che ci sia una maggiore attenzione verso la crescita. Infatti, riteniamo che, anche osservando quella che è stata la storia di questa norma, essa abbia provocato negli anni Novanta la dismissione di partecipazioni statali per circa 120 miliardi di euro ma che poi abbia visto aumentare il debito per tre volte tanto, quindi per un ammontare di circa 300 miliardi. A questo punto riteniamo che questa norma debba essere in qualche modo rivista. Quindi, questa è un'occasione per cercare di porre l'attenzione su un tema importantissimo, che è quello delle privatizzazioni. Noi siamo non aprioristicamente contrari alle privatizzazioni, tuttavia riteniamo che fare le privatizzazioni esclusivamente per abbattere il debito non sia una misura efficace a produrre l'abbattimento in sé del rapporto debito/PIL e, in aggiunta, ovviamente, questo crea un problema, perché andiamo a @pagina=0039@dismettere magari delle partecipazioni statali che sono dei valori aggiunti per lo Stato, perché magari rientrano in settori strategici che sono di interesse per la collettività, e andiamo in qualche modo a sottomettere appunto l'interesse pubblico con quello che è sicuramente un altro interesse pubblico buono ma che noi contestiamo proprio nel merito.
Noi riteniamo che si possa abbattere il debito con questa misura, ma si debba anche prevedere la possibilità della crescita economica, utilizzando quelle risorse per impieghi che sono produttivi, per investimento in infrastrutture, in formazione e in quei comparti che aiutano il nostro Paese a progredire e ad andare avanti. PAGINA: 0039 MARCO BRUGNEROTTO. Signor Presidente, è sotto gli occhi di tutti che i potenziali benefici di una Unione monetaria sono stati ampiamente vanificati dall'incapacità di essere una comunità europea, e non un giro d'affari europeo. La flessibilità del salario e la mobilità del lavoro dovevano essere la soluzione, ma è evidente che tali meccanismi si sono solo tradotti in precariato e disoccupazione.
Ora che i fatti ci stanno dimostrando l'esattezza di tali affermazioni, ora che ne stiamo pagando le conseguenze, sarebbe quanto meno logico e razionale il prenderne atto e porre rimedio alle storture provocate, e non continuare ad incrementare gli effetti disastrosi adottando scellerate politiche di austerity. Per di più tali politiche di austerità hanno prodotto come risultato una riduzione della domanda aggregata, ed hanno indebolito il potere di acquisto dei lavoratori.
Come ha detto Stiglitz, Premio Nobel che è stato qui alla Camera, se il PIL decresce anche le entrate fiscali si riducono, e questo non può far altro che peggiorare la posizione debitoria degli Stati. PAGINA: 0040 MANLIO DI STEFANO. Signor Presidente, questo DEF dà dei messaggi significativi. Il primo è che manifesta la chiara incapacità del Governo, perché da una parte proclama cambiamenti strutturali nella situazione del Paese e aumenti di finanziamenti per il rilancio di economia e imprese; dall'altra parte manifesta chiaramente come il Paese sia in continuo declino, grazie a delle politiche che non sono all'altezza di un Paese quale l'Italia.
L'altro dato che mi preme analizzare, visto che comunque mi occupo di politica estera e di cooperazione internazionale, è il fatto che il MAECI, quindi il nuovo Ministero degli affari esteri e cooperazione internazionale – che tra l'altro, giusto per ricordarlo, finalmente oggi ha questo nome grazie al MoVimento 5 Stelle – ci comunica che non è prevista alcun tipo di variazione in termini di capitoli di spesa per la cooperazione internazionale. Ci chiediamo com’è che per un anno e mezzo si sia continuato a dire che per riallineare il CPS, ovvero l'investimento in cooperazione pubblica allo sviluppo, si debba aumentare del 20 per cento circa ogni anno l'investimento, per portarlo fino al famoso 3,7 per cento quando oggi siamo allo 0,13. Ci chiediamo: ma com’è che ancora una volta il Ministero da una parte, tramite i suoi esponenti di Governo, proclama un investimento in cooperazione internazionale, e dall'altra parte invece comunica che non è prevista alcun tipo di variazione ? Questa è l'ennesima bufala che questo Governo va raccontando alle associazioni di categoria, in questo caso legate alla cooperazione internazionale, che poi puntualmente non vedono assolutamente nessuna nota di bilancio nella direzione delle promesse fatte. Io vi dico: ma davvero volete continuare a prendere in giro le associazioni che si occupano di cooperazione internazionale ? Perché poi quando queste vi dicono che non siete credibili, hanno anche la loro ragione per farlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
Aggiungo una piccola nota, io in questa fantastica tre giorni di «Italia a 5 Stelle», dove abbiamo raggiunto 300 mila persone, ovvero quelle che il PD ha perso come tesserati (Commenti)... lo so che il numero 300 mila vi ricorda i tesserati che avete perso quest'anno... PAGINA: 0040 ETTORE ROSATO. Signor Presidente, semplicemente per ricordare che l'articolo 118, al quarto comma, consente è vero gli interventi a titolo personale, ma solo ai deputati che sono dissenzienti rispetto alle valutazioni del proprio gruppo. Allora, io lo dico in particolare perché i colleghi del MoVimento 5 Stelle in questi giorni continuano a sventolarci il Regolamento, che contemporaneamente non rispettano mai nella lettera e nel metodo. Quindi mi sembra veramente strumentale, ancora una volta solo per far perdere tempo, dopo aver visto i furti delle matite e i blocchi all'interno delle votazioni sulla Corte costituzionale, ci vediamo anche gli interventi strumentali in dissenso al Regolamento e inutili nel merito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). PAGINA: 0040 PRESIDENTE. D'accordo, come lei sa il Regolamento prevede gli interventi in dissenso e chiaramente la Presidenza non può sapere prima il tipo di intervento e @pagina=0041@comunque questa potrà essere una questione da sollevare in ambito di Giunta per il regolamento. PAGINA: 0041 CARLO SIBILIA. Signor Presidente, semplicemente per segnalare che per la seconda volta il delegato d'Aula del Partito Democratico interviene in giornata e per la seconda volta dice una grossa inesattezza. La prima è che noi abbiamo tutti i diritti di intervenire, perché siamo all'interno dei tempi a noi concessi, quindi stiamo rispettando chiaramente il Regolamento per andare incontro a quelle che sono le disposizioni della Presidenza della Camera. La stessa cosa abbiamo fatto anche questa mattina durante la votazione per i giudici. Chi ci accusa di rubare le matite, ben venga. Accusateci pure di rubare le matite, perché voi sono anni che rubate i soldi e il pane ai cittadini italiani, vergognatevi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! PAGINA: 0041 MARIA EDERA SPADONI. Signor Presidente, vediamo in questo DEF effettivamente quanto è importante la politica estera per il Governo, nel senso che non ci sono praticamente riferimenti che effettivamente si possono avvicinare anche lontanamente alla politica estera. Noi quello che abbiamo sempre detto è che è assolutamente necessaria una politica diversa della cooperazione, siamo tra gli ultimi Paesi in Europa a investire effettivamente in cooperazione, chiaramente però questa cooperazione deve essere assolutamente sensata. Questa cooperazione la troviamo sensata nel momento in cui investiamo appunto in edifici e ce li ritroviamo poi rasi al suolo da un Paese come per esempio quello di Israele, che ha raso al suolo appunto il nostra asilo Terra dei bambini a Gaza. Poi ci ritroviamo ad essere, come ho già detto più volte, uno dei maggiori esportatori di armi a Israele. Ecco, probabilmente dovremo fare una seria riflessione sulla cooperazione e decidere se dare armi da una parte oppure se decidere effettivamente di investire in cooperazione dall'altra. PAGINA: 0041 MICHELE DELL'ORCO. Signor Presidente, per quanto riguarda i trasporti volevo precisare maggiormente il nostro pensiero. Noi dobbiamo rivedere il programma delle infrastrutture strategiche in questo grande libro dei sogni che l'anno scorso già è stato disatteso, perché c'erano una seria di intenti ma in realtà non è stato fatto quasi nulla. Per noi non bisogna puntare sulle grandi opere, le grandi infrastrutture come vuol fare il Governo Renzi e come vuol fare la maggioranza, per noi bisogna piuttosto puntare sulle piccole infrastrutture e sul trasporto pubblico locale.
Invece, l'andamento della maggioranza è questo. Penso alla mia regione ma questo vale per tutta Italia, in particolare al nord, dove si continuano a promuovere opere da centinaia di milioni di euro, opere che costano miliardi, quando, in realtà, se io cerco di chiedere, in quanto portavoce, in quanto deputato, al Ministero se è stata fatta un'analisi dei costi e benefici questa non mi viene data, perché semplicemente non è stata fatta un'analisi.
Penso, ad esempio, alla Orte-Mestre, che attraversa ben cinque regioni, e casualmente, se uno va a vedere i dati, naturalmente chi è che viene favorito, anche attraverso la defiscalizzazione di due miliardi che viene fatta nello «sblocca Italia» ? Viene favorita l'azienda di Vito Bonsignore, prima europarlamentare dell'UdC, ora nel Nuovo Centrodestra; e casualmente chi c’è nel Nuovo Centrodestra ? C’è il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Lupi. Grandi opere per grandi amici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !@pagina=0042@
Concludo, dicendo che, per noi, una parte di questi soldi, oltre che per il trasporto pubblico locale, andrebbe usata per il dissesto idrogeologico, ad esempio. Considerate le varie alluvioni che accadono nelle varie regioni, anche recentemente, sia nella mia regione sia in Liguria. Ricordo che c’è una proposta di legge elaborata da noi, depositata a giugno 2013... PAGINA: 0042 GIANLUCA VACCA. Presidente, innanzitutto ben rivista. Considerando che la vediamo poco in quest'Aula, mi fa piacere rivederla qui a presiedere l'Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quindi, ben rivista a nome di tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle, penso.
Poi, volevo parlare in dissenso rispetto al mio gruppo e mi volevo associare alle polemiche che sono state fatte dal Partito Democratico. Anzi, sollevo la problematica alla Presidenza, perché questa mattina sono stato costretto a sostare cinque minuti dentro la cabina elettorale perché non c'era una matita appuntita. Allora, ho provato tutte le matite, una per volta, e non ce ne era una con la quale potessi scrivere (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)... PAGINA: 0043 GIUSEPPE L'ABBATE. Presidente, io vorrei fare una precisazione con riferimento al comparto primario. Considerato il trend decrescente di stanziamenti assegnati al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e, quindi, la difficoltà di realizzare i programmi ed i compiti istituzionali, il Governo deve concentrare le risorse sulla missione n. 9, che comprende le attività di mission del Ministero, quali il sostegno alla competitività del settore agricolo e rurale attraverso gli incentivi al miglioramento genetico del bestiame, agli strumenti di gestione della crisi, alla realizzazione e ammodernamento delle infrastrutture irrigue e di bonifica, al supporto e coordinamento delle regioni in materia di regolazione dell'utilizzo dei mezzi tecnici, compresi gli OGM.
In particolare, poi il Governo deve intraprendere ogni utile misura in aggiunta a quelle decise a livello unionale volta a sostenere, anche attraverso iniziative promozionali su mercati esteri alternativi a quello russo, gli agricoltori italiani più colpiti dall'embargo imposto dalla Federazione russa in seguito alla crisi russo-ucraina, posto che l'export agricolo è voce di rilievo nell'andamento complessivo dell'export nazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0043 DANIELE PESCO. Signor Presidente, a noi questa nota al DEF non risulta gradita, però qualcuno potrebbe pensare che invece è assolutamente idonea a questo Stato. Questa nota al DEF non tiene conto dei tre pilastri fondamentali di cui ha bisogno il nostro Paese, ovvero gli investimenti in energie rinnovabili, gli investimenti nel risparmio energetico e l'investimento in recupero di risorse dal trattamento dei rifiuti. Sono tre pilastri fondamentali che vengono sottovalutati. Qui si pensa solo a privatizzare, a vendere immobili del patrimonio pubblico, a creare decrescita (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Sono misure che non vanno assolutamente bene per questo Paese che ha bisogno invece di sostegno. Ma soprattutto non c’è nulla per le fasce più deboli, per chi è al di sotto della soglia di povertà. Non vi è nulla, se non solo misure palliative. Gli 80 euro previsti dalla scorsa manovra, che forse risulteranno anche stabilizzati, sono andati per la maggior parte nel risparmio e questo è un danno per il Paese che ha bisogno invece di aumento della spesa da parte delle famiglie. Non sono assolutamente d'accordo con quanto previsto nel DEF (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0043 LUIGI GALLO. Signor Presidente, mi meraviglia come all'interno di questo Parlamento, nel momento in cui si va ad affrontare la nota di aggiornamento al DEF, non si dia l'enfasi che il Presidente del Consiglio ha dato al tema della scuola all'interno di quest'Aula, visto che stiamo andando a modificare gli interventi. Ma forse perché, sostanzialmente, siamo in un mondo che potremmo chiamare «Fantastilandia», perché il Governo vuole convincere forse tutti i cittadini di vivere in quel mondo. E vi dico perché. Oggi in Commissione cultura abbiamo avuto il Ministro dell'istruzione Giannini che, nel momento in cui abbiamo parlato di classi pollaio, ha riferito alla Commissione tutta che esistono pochissimi casi di classi pollaio. Forse, il Ministro non intende come classe pollaio quella formata da 27, 28, 29, 30 studenti che notoriamente sono in spazi che mettono a rischio la sicurezza degli stessi studenti in quelle aule per le norme che vigono ancora in Italia. Ma, se il Ministro viene a raccontare questo, come possiamo credere negli interventi della buona scuola ? Nella buona scuola, il Governo ha deciso di colpire gli stipendi dei docenti, di tutti i lavoratori del comparto scuola, con tre anni di blocco stipendiale, che porterà per lo Stato un risparmio di @pagina=0044@oltre un miliardo di euro e poi vi è una riforma strutturale che porta un risparmio sulla pelle dei docenti di circa 25 mila euro in media strutturale. Renzi è riuscito a fare quello che non era riuscito a fare Berlusconi con il Ministro Gelmini, a fermare totalmente il potere di acquisto dei docenti. Allora io, quando il Ministro viene a dire che vi sarà un miliardo di risorse nuove per la scuola, mi chiedo a chi dobbiamo credere, ai giornalisti de il Sole 24 Ore o a un Ministro che non si accorge che la scuola è in uno stato di emergenza cronica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ? PAGINA: 0044 MARA MUCCI. Signor Presidente, sono in dissenso perché si parla troppo poco di imprese. Anche questa nota del DEF denota una situazione che rispecchia e constata un andamento continuato negativo del PIL. Gli 80 euro evidentemente non hanno risolto la situazione. Per quale motivo ? Per un motivo che sta alla base di questa misura, ovvero l'incertezza dei cittadini nei confronti di una politica che non è in grado di dare loro certezza e una programmazione che li metta al sicuro.
Quindi, è importante partire, a mio avviso, detassando. Avete assunto un commissario per la spending review, tale Cottarelli, che aveva fatto in pompa magna una revisione certosina di quelle che erano le spese di bilancio. Ebbene, il Governo gli ha risposto: «faccio io». Il risultato è che ci saranno ancora tagli lineari per circa quattro miliardi di euro e le regioni taglieranno i servizi, probabilmente sanità e trasporti.
Non è questa la soluzione che vogliamo: noi vorremmo che si parta, ad esempio, dal taglio degli incentivi a pioggia che vengono dati alle imprese – si parla di circa 16 miliardi –, per avere, invece, incentivi che vadano in settori specifici, perché anche lo Stato deve avere una sua programmazione dei lavori e degli intenti.
È inutile detassare per le assunzioni se non si crea lavoro, se i centri per l'impiego non funzionano, se le imprese non sono in condizione di lavorare in una condizione di sburocratizzazione, di sicurezza e di ottimismo, anche, del mercato. Quindi, cerchiamo di superare questi vincoli che ci dà l'Europa e che ci rendono servi dell'Europa stessa...
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PAGINA: 0005 PRESIDENTE (Vedi RS). Dichiara chiusa la discussione.
Avverte che sono state presentate la risoluzione Speranza n. 6-00082 (Vedi All. A), riferita alla Relazione presentata ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, e le risoluzioni Speranza n. 6-00083 (Vedi All. A), Brunetta n. 6-00084 (Vedi All. A), Fedriga n. 6-00085 (Vedi All. A), D'Incà n. 6-00086 (Vedi All. A) e Scotto n. 6-00087 (Vedi All. A), relative alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014.
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PAGINA: 0044 PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
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PAGINA: 0005 Interviene il viceministro dell'economia e delle finanze LUIGI CASERO (Vedi RS), che accetta le risoluzioni Speranza n. 6-00082 (Vedi All. A) e Speranza n. 6-00083 (Vedi All. A).
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PAGINA: 0045 LUIGI CASERO, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è favorevole sulla risoluzione Speranza, De Girolamo, Mazziotti Di Celso, Dellai, Pisicchio, Formisano, Alfreider, Di Lello e Di Salvo n. 6-00082 e sulla risoluzione relativa alla Nota di aggiornamento Speranza, De Girolamo, Mazziotti Di Celso, Dellai, Pisicchio, Formisano, Alfreider, Di Lello e Di Salvo n. 6-00083.
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PAGINA: 0006 PRESIDENTE (Vedi RS). Avverte che si intendono conseguentemente precluse le restanti risoluzioni riferite alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014.
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PAGINA: 0045 PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della risoluzione Speranza, De Girolamo, Mazziotti Di Celso, Dellai, Pisicchio, Formisano, Alfreider, Di Lello e Di Salvo n. 6-00082, riferita alla Relazione presentata ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, con il parere favorevole del Governo.
Ricordo che, a norma dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione e dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, per l'approvazione di tale risoluzione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Camera.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Speranza, De Girolamo, Mazziotti Di Celso, Dellai, Pisicchio, Formisano, Alfreider, Di Lello e Di Salvo n. 6-00082, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
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PAGINA: 0007 La seduta, sospesa alle 19,18, è ripresa alle 19,26.
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PAGINA: 0007 Sulle recenti calamità naturali che hanno colpito la città di Genova. (Vedi RS)
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PAGINA: 0046 Sulle recenti calamità naturali che hanno colpito la città di Genova.
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PAGINA: 0007 PRESIDENTE (Vedi RS). (Si leva in piedi e, con lei, l'intera Assemblea ed il rappresentante del Governo). Esprime, anche a nome dell'Assemblea, sentimenti di solidarietà e vicinanza alle popolazioni interessate dai recenti gravi eventi calamitosi che hanno colpito la città di Genova, causando una vittima cui manifesta un commosso omaggio, unitamente al profondo cordoglio rivolto ai familiari.
Invita quindi l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
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PAGINA: 0046 PRESIDENTE. Vorrei insieme a voi fare un momento di raccoglimento (La Presidente si leva in piedi e, con lei, l'intera Assemblea ed il rappresentante del Governo). Come sapete, colleghi, la città di Genova, nella giornata di giovedì scorso, è stata colpita da una grave calamità naturale. A seguito di un violento e intenso nubifragio e della conseguente piena del fiume Bisagno, una persona ha perso la vita, molte abitazioni e molte strutture pubbliche sono state seriamente danneggiate e sono moltissime le famiglie evacuate.
In questo drammatico momento per le popolazioni di quella terra, colpita nuovamente da una così grave sciagura, voglio esprimere loro i più sinceri sentimenti di solidarietà e di vicinanza dell'intera Assemblea e, attraverso essa, di tutto il Paese. Alla solidarietà si unisce un commosso omaggio alla vittima di questa tragedia, nonché l'espressione del più profondo cordoglio ai suoi familiari. Desidero, inoltre, manifestare l'apprezzamento di tutta la Camera e mio personale nei confronti di tutti coloro, tanti, che con coraggio e dedizione stanno prestando coraggiosamente la propria opera di soccorso. Resta aperta la questione grave e seria, su cui anche il Parlamento dovrà soffermarsi adeguatamente, dell'accertamento delle responsabilità per le omissioni e per i ritardi. Invito ora l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio – Generali applausi cui si associa il rappresentante del Governo). Vi ringrazio.
I gruppi hanno chiesto di intervenire sulla commemorazione. Ha chiesto di parlare il deputato Tullo. Ne ha facoltà.
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PAGINA: 0007 Intervengono per associarsi i deputati MARIO TULLO (PD) (Vedi RS), SANDRO BIASOTTI (FI-PdL) (Vedi RS), FABIO LAVAGNO (Misto-LED) (Vedi RS), STEFANO QUARANTA (SEL) (Vedi RS), ALBERTO ZOLEZZI (M5S) (Vedi RS), STEFANO ALLASIA (LNA) (Vedi RS) e ORESTE PASTORELLI (Misto-PSI-PLI) (Vedi RS).
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PAGINA: 0046 MARIO TULLO. Signor Presidente, colleghi onorevoli, ancora una volta, come ha detto lei, la città di Genova piange una vittima ed è sconvolta da un'alluvione, da una terribile alluvione. Antonio Campanella, 57 anni, è la vita che si è persa. Ma tante vite sono state distrutte. C’è chi ha perso tutto in questa alluvione, nuovamente, a distanza di tre anni. Le attività commerciali e artigianali del centro di Genova sono a terra, sconvolte. Non solo Genova, anche il suo entroterra, le valli dello Scrivia e dello Stura, di altri due importanti torrenti. Ma – e lo diranno altri colleghi del gruppo del Partito Democratico – dopo Genova, in queste ore, anche l'alessandrino e Parma sono colpiti da questo terribile evento. Devo dire che alcuni paesi dell'entroterra sono paesi dove le ultime case risalgono a cento anni fa e, quindi, la violenza dell'acqua e i mutamenti climatici indubbiamente pesano. Nelle prime ore a Genova si sono recati Gabrielli, il Ministro Pinotti, il Ministro Galletti, il capostruttura D'Angelis. Sicuramente tra qualche settimana avremo, mi auguro, un decreto ministeriale che proporrà la sospensione delle imposte, la cassa in deroga, i fondi di risarcimento e sicuramente si proverà a ragionare sul Patto di stabilità per tenere fuori quei comuni coinvolti. Purtroppo, cose che abbiamo già visto e vissuto tutti noi. Nello «sblocca Italia» stiamo rincorrendo, non come dicono alcuni colleghi in queste ore, leggendo i siti, delle norme per Genova, ma per tutelare quelle opere che garantiscono l'incolumità delle persone al netto di quelli che possono essere anche contenziosi di carattere giudiziario.
Ma sicuramente c’è la burocrazia, ci sono i mutamenti climatici, ci sono i ricorsi, i TAR che bloccano, ci sono alcune norme, come quelle sul dragaggio dei @pagina=0047@fiumi, per le quali talvolta i comuni hanno i soldi per agire ma alcune norme impediscono di farlo. Dobbiamo trovare un equilibrio... PAGINA: 0047 SANDRO BIASOTTI. Signor Presidente, grazie anche per le belle parole che lei ha usato pochi minuti fa. È un momento di dolore e quindi chiedo la vostra solidarietà, sua ma soprattutto di tutta l'Aula, dei Ministri che sono qua perché in questo momento abbiamo bisogno di rialzarci, anche dal punto di vista morale oltre che sostanziale. Ho apprezzato le parole di Tullo di oggi, ma soprattutto quelle di alcuni giorni fa in cui si è preso una responsabilità politica ed è raro sentire un politico che si prende le colpe perché noi dobbiamo anche ricordare che questa città, la città di Genova, è governata da trent'anni dalla stessa maggioranza ed allora nessuno si può autoassolvere. Bisogna prenderci delle responsabilità ed in questo caso io non voglio fare polemiche però non posso tacere sul fatto che non è stata data l'allerta, signor Presidente.
Bastava un cittadino normale: io dicevo un geometra, un ragioniere, un passante. Bastava vedere il cielo, il diluvio che da mercoledì, il giorno prima dell'alluvione, veniva giù sulla città di Genova. Bastava controllare il Bisagno: era tanto così dalla tracimazione. Non si può non dare l'allarme. L'ARPAL gestita dalla regione, ha 20 dipendenti e da due anni, dopo l'ultima alluvione, non ha un dirigente. Forse se ci fosse stato quel dirigente, magari avrebbe dato l'allarme. Ed allora la solidarietà deve essere tangibile. Certo, ci saranno dei fondi per le opere pubbliche ma quello che chiedo e lo chiedo, spero, coadiuvato da tutti, è di dare un aiuto a tutte quelle partite IVA in quella zona rossa dove ci sono centinaia e centinaia di negozi, di commercianti, di piccoli artigiani. Dobbiamo dargli un aiuto immediato, altrimenti questi chiudono. Hanno già avuto l'alluvione nello stesso luogo, nello stesso punto tre anni fa e purtroppo non è stato fatto nulla in tre anni in quella zona. In altre zone sì, ma in quella no. Ed allora ho chiesto che per queste persone che stanno per chiudere, nel disegno di legge di stabilità e nello «sblocca Italia», ci siano, da dare subito, diecimila euro con un'autocertificazione senza le lungaggini, la burocrazia, mandare le perizie, le fotografie, le camere di commercio. Darli subito, perché questi abbiano almeno subito un piccolo motivo per andare avanti. Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza il Bisagno ma noi non vorremmo metterlo in @pagina=0048@sicurezza con la morte commerciale ed economica di tutta quella zona (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). PAGINA: 0048 FABIO LAVAGNO. Signor Presidente, in questi giorni, in queste ore il destino della comunità di Genova è tragicamente simile, drammaticamente simile a quello delle comunità dell'alessandrino, di mezza provincia di Alessandria ma così simile agli stessi destini che la città di Genova ha subito qualche anno fa e, solo l'anno scorso, la regione Sardegna, la regione Toscana, la regione Liguria. In queste ore le situazioni drammatiche si sono spostate via via lungo la Pianura Padana.
Ebbene, è un destino conosciuto, e credo che nessuno di noi, di quelli che si alzano a turno quando accadono questi eventi drammatici, spera di alzarsi in questi casi e, soprattutto, si augura di doverci più tornare su queste parole, perché noi, purtroppo, torniamo sempre, drammaticamente, a commentare fatti drammatici, quando, invece, occorrerebbe – lo dico per il suo tramite, Presidente, al Governo – una seria e attenta programmazione, che consenta agli enti locali di fare programmazione sul territorio, di fare prevenzione, di fare una seria opera di risanamento idrogeologico; ma sempre mancano le risorse, sempre mancano i tempi e di questa cosa, appunto, parliamo quando esistono fatti drammatici o luttuosi e quando dobbiamo fare la conta dei danni.
Per quanto riguarda la provincia di Alessandria, solo una prima stima fatta oggi dalla presidente della provincia di Alessandria parla di 50 milioni di euro di danni, di cui la metà solo in opere viabilistiche. E non vorrei – lo ripeto, sempre per il suo tramite, Presidente, lo dico al Governo – riconoscermi nelle parole del presidente della provincia, che dice: preferisco rispondere alla Corte dei conti pur di mettere in sicurezza il mio territorio, pur di mettere in sicurezza i miei cittadini, piuttosto che rischiare altre volte su questi fatti.
Lo diciamo essendo molto vicini al prefetto, alle istituzioni, ai sindaci che ho sentito in queste ore e che mi hanno descritto una situazione drammatica, controllata, ma insostenibile nella capacità di prevenire ciò che stava scendendo dal cielo, ciò che scendeva dai torrenti come lo Scrivia, l'Orba; quindi, i centri principali, come Novi Ligure e Tortona, quelli inferiori come Gavi e le tante frazioni rimaste isolate, i tanti che hanno visto minacciate, se non distrutte, le proprie attività economiche e la propria abitazione... PAGINA: 0048 STEFANO QUARANTA. Signor Presidente, intervengo per unirmi, ovviamente, alle sue parole, per esprimere il cordoglio per Antonio Campanella, che è morto, ma anche per stare vicino da quest'Aula a chi ha perso tutto e a chi vive quotidianamente nella paura, che è un sentimento che ormai pervade la comunità genovese ogni volta che qualche goccia in più del solito cade sulla città.
Io credo che si debbano fare subito alcune cose: massima unità delle istituzioni innanzitutto; non credo che questo sia il momento delle polemiche, ma che sia il momento di dare una risposta che sia percepita dai cittadini; subito finanziamenti, @pagina=0049@che sono fondamentali per dare queste risposte e, poi, sbloccare in maniera definitiva quei cantieri che sono fondamentali per la messa in sicurezza della città.
Ora, occorrerà certamente anche accertare le responsabilità, in modo serio, senza trovare facili capri espiatori che non servono a nessuno, e vorrei dirlo anche all'amico Biasotti, che certamente è preoccupato come tutti noi: purtroppo questi fenomeni si verificano in tutte le parti del nostro Paese. A Genova, com’è noto, un abitante su sei vive o lavora in zone che sono potenzialmente alluvionabili.
Allora, la questione non è dei singoli comuni, non può essere lasciata alla responsabilità delle singole comunità: qui occorre un piano straordinario per il risanamento dal dissesto idrogeologico, non solo, a volte, rimediando alle situazioni, ma anche abbattendo ciò che non andava costruito e, spesso, si tratta di infrastrutture. Forse, poi, dovremmo anche interrogarci sul sistema di prevenzione meteo. Io credo che non sia sufficiente dare la colpa a chi non ha previsto: forse, occorre fare degli investimenti anche in tecnologie più moderne, che consentano di tenere il passo con i cambiamenti climatici del nostro Paese.
Poi, naturalmente, c’è il tema delle risorse. Anche qui: io non sono sempre contro gli interventi infrastrutturali, ma in questo momento il nostro Paese deve stabilire quali sono le sue priorità. Alcuni interventi, forse, servono, ma in tanti altri casi sarebbe molto più utile investire sulla prevenzione per la cura del territorio. Prevenzione, perché non si può sempre e solo sanare, ma bisognerebbe prevenire: si spenderebbero meno risorse e si eviterebbero disastri come quello di Genova.
Questo lo vorrei anche dire come appello ai media che spesso seguono queste vicende quando ci sono fatti gravissimi come questi, ma poi dal giorno dopo, inevitabilmente, sono costretti a parlare d'altro. PAGINA: 0049 ALBERTO ZOLEZZI. Signor Presidente, non è facile intervenire su questo tema, non è facile con il mio accento che dimostra che ho vissuto in quelle zone, che ho vissuto quasi dieci anni in via Luca Cambiaso, vicino al fiume Bisagno. Lo chiamo fiume perché è un torrente, ma diventa un fiume quando le alluvioni lo gonfiano. Allora, penso che posso parlare perché conosco questa realtà. La realtà è quella di un sistema, di un sistema «Genova» che è quello che impedisce di parlare, che impedisce ai tecnici di esprimere i pareri, che impedisce a chi è capace – e ce ne sono parecchi di ingegneri idraulici – di proporre delle proposte per risolvere il rischio idrogeologico a Genova, ma costoro non possono parlare perché altrimenti vengono estromessi da questo sistema che schiaccia tutto e tutti, da questa Liguria, da questa regione omertosa, da questa regione dove non si può parlare, non si può dire la propria opinione, dove i migliori possono rimanere a lavorare solamente se stanno zitti. Quello che passava oggi nei canali non ufficiali è che nel male è andata bene, le vittime potevano essere decine, Presidente, perché il Bisagno quando si gonfia è un grande fiume che è stato schiacciato e compresso dalla follia e dalla speculazione umana. Quindi, è chiaro che bisogna pensare a questo, se i migliori non possono esprimersi in una nazione ci sono dei grossi problemi. Se c’è la paura di fare emergere le proprie idee ci sono dei problemi e i @pagina=0050@problemi ci saranno sempre di più, Presidente, e rischiamo di avere ancora altri eventi luttuosi, perché si parte da qui, dalla scienza, dalla coscienza e dalla competenza.
Allora, Presidente, bisogna spalare, bisogna spalare e faccio i complimenti anch'io a chi è a spalare e non è per strumentalità, sicuramente alcune persone da spalare via come letame sono presenti nella amministrazioni politiche liguri e non ci sono solo questi da spalare via, di sicuro c’è un sistema imprenditoriale malato; è sufficiente fare qualche rassegna stampa per vedere a chi vanno gli appalti di solito (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Non è così difficile cambiare le cose, non è così difficile fare progetti, arrivando addirittura alla decostruzione, a tirare via le costruzioni di troppo. Non basta pulire un fiume che ormai ha una potenza enorme. Pertanto le nostre proposte e questa che è una proposta di legge già depositata per intervenire contro il dissesto idrogeologico, per trovare risorse, sono il primo punto di partenza per risolvere queste criticità ed evitare di trovarci qui, in silenzio; un silenzio che può suonare ipocrita se continuiamo a regalare denaro ai petrolieri, a quelli che trivellano e costruiscono inceneritori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0050 STEFANO ALLASIA. Signora Presidente, indubbiamente la nostra solidarietà e vicinanza vanno ai tanti che hanno perso tanto, quasi tutto, indubbiamente, vanno alla famiglia della persona che ha perso la vita durante questo nubifragio a Genova. Però, siamo qua, a quasi vent'anni, al ventennio dell'alluvione in Piemonte, nel 1994, e ogni anno, costantemente, il Parlamento e le istituzioni in varie località d'Italia ricordano morti, vittime, danni e quant'altro. Però in questi ultimi vent'anni che cosa ha fatto lo Stato ? Ha fatto poco o niente. Si è ricordato che già tre anni fa, nello stesso luogo, è avvenuta una vicenda similare; indubbiamente, nessuno vuole accusare le amministrazioni, però non è che si può dire loro: andate avanti, evviva la marchesa «anduma avanti», no. Ci sono delle responsabilità ben precise, le responsabilità sono di chi ha concesso quelle costruzioni abusive, concesse dai piani regolatori, cosa che avviene su tutti i nostri territori.
Noi abbiamo necessità di evitare il consumo dei territori. Ci vuole un cosiddetto Piano Marshall, non ci vuole un decreto per cercare di risolvere momentaneamente la questione, perché il «momentaneamente» può durare un anno, due o tre come è successo a Genova. Indubbiamente bisogna evitare, come è successo negli anni passati ed è successo anche ieri sera, l'alluvione nell'alessandrino, che già ha toccato una grande zona, senza vittime però con danni ingenti. Vorrei anche ricordare al Governo che non c’è solo Genova, non c’è solo l'Abruzzo, ci sono tante realtà piccole che ogni giorno costantemente vengono danneggiate. E in questo Piano Marshall, in questo rilancio, in questo riappropriamento del territorio ci dovrebbe essere la volontà da parte degli ottomila comuni di partecipare, partecipare attivamente anche facendo un passo indietro per evitare speculazioni. Indubbiamente, oggi come oggi le amministrazioni hanno grosse difficoltà, perché cercano di far cassa, cercano di lottizzare qualsiasi centimetro quadro di terreno per far cassa, per avere denaro, dato che gli ultimi Governi tecnici, hanno continuato a tagliare fondi. Perciò, dovremmo realisticamente tutti metterci capacità per cercare di trovare le soluzioni. Le idee ci sono, ci vuole la volontà politica e amministrativa per cercare di evitare che queste tragedie, di vite umane ed economiche, avvengano. Mi unisco al coro di tanti per fare in modo che questo piano strategico di rilancio del territorio tocchi i territori ultimi colpiti, Genova e l'alessandrino, e per evitare che i cittadini colpiti paghino le tasse nei prossimi anni e le aziende vengano estromesse. PAGINA: 0051 ORESTE PASTORELLI. Signor Presidente, mi unisco a lei, signora Presidente, e alle sue parole di cordoglio per l'uomo che ha perso la vita a Genova, rammaricato di sapere che ci sono persone che hanno perso tutto nel fango, così com'era già avvenuto tre anni fa, con l'amara consapevolezza che anche questa tragedia poteva essere evitata. La difficile stagione, caratterizzata da piogge battenti, trombe d'aria e cambiamenti climatici improvvisi, rappresenta l'ennesimo campanello d'allarme dei rischi cui siamo esposti ogni giorno. Nel nostro Paese siamo abituati a cercare i colpevoli, le cui responsabilità puntualmente non vengono comprovate, responsabilità che si sommano anno dopo anno. Soprattutto in un territorio complesso per la sua conformazione come quello italiano, nulla può essere frutto di improvvisazione. Il territorio non può essere trascurato o lasciato al caso, perché la natura si sta ribellando all'incuria dell'uomo. Dobbiamo perciò rilevare le cause e risolvere i problemi che ne sono connessi. Negli anni nessuna regione si è salvata da eventi meteorologici catastrofici. Molte tragedie potevano essere evitate e tante vite salvate. Tutto ciò non è più ammissibile. Come più volte ho espresso con convinzione, la parola d'ordine deve essere prevenzione non tardiva, gestione dell'emergenza rischiosa e costosa. Ciò che è stato alla base dell'alluvione di Genova è l'inefficienza di sistema, il ritardo della burocrazia italiana e la trascuratezza dei problemi del territorio. Si deve agire concretamente per evitare in futuro un'ennesima conta dei danni e delle vittime.
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PAGINA: 0007 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (Vedi RS)
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PAGINA: 0051 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 19,50)
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PAGINA: 0007 Intervengono altresì per associarsi i deputati ANGELO CERA (PI) (Vedi RS) e ROBERTA OLIARO (SCpI) (Vedi RS) nonché il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare SILVIA VELO (Vedi RS).
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PAGINA: 0051 ANGELO CERA. Signor Presidente, io mi chiedo quante altre volte noi ci fermeremo per esprimere condoglianze alle vittime delle alluvioni, delle frane in questo nostro Paese. Io mi chiedo che cosa rimane alla mente di questo nostro Stato di quello che è successo il 3, 4 e 5 sul Gargano, che cosa è successo esattamente negli stessi luoghi, Genova, dove ci sono stati sei morti alcuni anni fa. Si ripete una litania, in cui lo Stato, impotente, vede morire ancora tante e tante persone. La manutenzione dei canali è a zero; si continuano a fare condoni su condoni in zone dove non si dovrebbe se non lontanamente immaginare di costruire; la manutenzione dei fiumi, dei fiumiciattoli o di tutto ciò che è pericolo è ridotta a zero. La Protezione civile è stata totalmente disossata, e oggi fa solo riferimento a quello che possono fare i comuni sul territorio. Allora, mi chiedo se non sono queste le cose serie di cui un Parlamento si deve preoccupare.
Io, in piccolo, ho appaltato sette mesi fa per recuperare una zona bruttissima del mio paese, un canale. Dopo sette mesi io sto ancora dietro la burocrazia; nel frattempo, la ditta mi sta chiamando a danni perché non può intervenire. E allora la burocrazia sia una volta per sempre debellata, se ci riusciamo. Non attraverso altre leggi, che finiscono di ingarbugliare ancora di più la già lenta macchina amministrativa dei comuni, delle province e delle regioni. Una volta per sempre, se dobbiamo non piangere più morti, lo Stato deve fare la sua parte, in maniera intelligente, responsabile e in maniera tale che si possa definitivamente intervenire sulle fonti di rischio.
Ritorniamo sicuramente a parlare delle stesse cose. Io mi auguro che non si debba più riparlare da qui a qualche anno del Bisagno, o di quello che è successo sul Gargano. Finirà nella memoria ? Io mi auguro di no. PAGINA: 0052 ROBERTA OLIARO. Signor Presidente, per quello che è accaduto a Genova ci sono sicuramente delle responsabilità, ma al di là di queste, che verranno accertate, credo che ora sia il momento dei fatti, di impegnarci tutti – ed io per prima – per creare quelle condizioni che, nella concretezza, possano garantire la sicurezza del nostro territorio, della mia città, Genova, e di tutto il Paese. Oggi chi ha perso tutto ci chiede serietà e fatti: e per questo, al di là delle parole, deve essere questo il nostro impegno come istituzione tutta. PAGINA: 0052 SILVIA VELO, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, a nome del Governo desidero associarmi alle parole della Presidente Boldrini, innanzitutto nel profondissimo cordoglio nei confronti delle vittime dell'alluvione a Genova, nell'esprimere vicinanza alla famiglia, alla città di Genova tutta intera, così come agli altri territori colpiti in questi giorni.
Desidero, sempre a nome del Governo, fare nostra l'esortazione della Presidente della Camera, affinché tutte le istituzioni, quindi il Governo prima di tutti, si attivino per verificare le responsabilità di quanto è accaduto, le cause dei ritardi, e soprattutto per intervenire rapidamente e attivare quanto in nostro potere perché questi eventi non si vadano più a ripetere.
Siamo in questi minuti, in queste ore, impegnati in Commissione ambiente nella conversione del decreto-legge cosiddetto «sblocca Italia» e, come Governo, sono stati presentati specifici emendamenti che mettono a disposizione risorse per Genova, ma anche norme destinate a sbloccare quegli intoppi burocratici che tanto danno hanno fatto nei giorni scorsi. Tutti noi dobbiamo essere impegnati, questa è una delle priorità che il Governo si è dato fin dall'inizio del proprio mandato. Il dissesto è una delle emergenze del Paese; si prevede l'attivazione di misure per sbloccare gli interventi necessari ma anche una nuova politica di gestione del territorio. C’è una legge sul consumo di suolo che intendiamo convertire rapidamente e vi è la necessità soprattutto di garantire un modo nuovo di affrontare e prevedere quanto è accaduto in questi giorni.
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PAGINA: 0008 Sull'ordine dei lavori e per la risposta a strumenti del sindacato ispettivo. (Vedi RS)
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PAGINA: 0052 Sull'ordine dei lavori e per la risposta a strumenti del sindacato ispettivo (ore 19,55).
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PAGINA: 0008 Interviene sull'ordine dei lavori il deputato DAVIDE CRIPPA (M5S) (Vedi RS), che chiede un'inversione dell'ordine del giorno, nel senso di passare immediatamente all'esame del punto 6, cui rende precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS). Interviene nuovamente il deputato DAVIDE CRIPPA (M5S) (Vedi RS), cui rende ulteriori precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS).
Intervengono altresì sull'ordine dei lavori i deputati PATRIZIA MAESTRI (PD) (Vedi RS), CRISTINA BARGERO (PD) (Vedi RS), EMILIANO MINNUCCI (PD) (Vedi RS), per fatto personale, ALESSANDRO DI BATTISTA (M5S) (Vedi RS), DIEGO DE LORENZIS (M5S) (Vedi RS), cui rende precisazioni il PRESIDENTE (Vedi RS), GIUSEPPE D'AMBROSIO (M5S) (Vedi RS), DALILA NESCI (M5S) (Vedi RS), MANLIO DI STEFANO (M5S) (Vedi RS), PIA ELDA LOCATELLI (Misto-PSI-PLI) (Vedi RS) e DANILO TONINELLI (M5S) (Vedi RS), nonché, per sollecitare la risposta a propri atti di sindacato ispettivo, i deputati ANDREA COLLETTI (M5S) (Vedi RS), MATTEO DALL'OSSO (M5S) (Vedi RS), EMANUELE SCAGLIUSI (M5S) (Vedi RS), NICOLA BIANCHI (M5S) (Vedi RS), FEDERICA DIENI (M5S) (Vedi RS) e EMANUELE COZZOLINO (M5S) (Vedi RS).
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PAGINA: 0052 DAVIDE CRIPPA. Signor Presidente, io avevo chiesto la parola per fare un richiamo al Regolamento ai sensi dell'articolo 27, comma 2; purtroppo, però, la sottosegretario Velo, a mio avviso, meriterebbe anche un richiamo dalla Presidenza ai sensi dell'articolo 8 perché cita dei lavori di Commissione; io, sostituendo ad oggi un collega nella Commissione medesima, non ho ancora visto questo tipo di emendamenti presentati dal Governo sulla situazione di Genova, anche perché sarebbero localistici, quindi bisognerebbe capire anche dove inserirli. Io eviterei – i colleghi tutti in precedenza l'hanno fatto in maniera corretta – di strumentalizzare rispetto a ciò che si sta facendo in questo preciso istante (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) in una Commissione, perché non riguarda... questo è un procedimento che era già in corso e ovviamente oggi state cercando di porre rimedio a dei disastri che sono anni che @pagina=0053@sono lì sotto i vostri occhi, come testimonia la lettera inviata a Renzi qualche tempo fa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Io, ai sensi dell'articolo 27, comma 2, chiedo l'inversione dell'ordine del giorno, a questo punto, visto che, in realtà, sono le 20; vi è stata giovedì sera scorso una discussione (lei non c'era, Presidente, mi dispiace, ma c'era il collega Baldelli) ma, poi, dopo un'ora di dibattito sul fatto se proseguire o meno e iniziando la discussione sul conflitto di interessi, ciò non è stato possibile. Allora, noi oggi chiediamo, visto che le intenzioni della maggioranza erano quelle di interrompere alle otto di sera, di proseguire con la discussione sul conflitto di interessi e, in questo caso, quindi recuperare il tempo sottratto e perso che lamentavano, in maniera tale – visto che poi, fra qualche ora, probabilmente, entreremo nella parte «vincolata» degli aspetti di bilancio – che non si diano scuse alla maggioranza per non discutere il conflitto di interessi. Quindi, dalle 20 abbiamo la possibilità di svolgere la discussione sulle linee generali: approfittiamone e andiamo avanti con questo ordine dei lavori. PAGINA: 0053 PRESIDENTE. Preciso che quello che lei propone non è un'inversione dell'ordine del giorno ma è un inserimento ex novo. Onorevole Crippa ! Nel senso che lei sta citando l'articolo 27, comma 2, del Regolamento, che prevede l'inserimento di un argomento ex novo per il quale addirittura ci vogliono i tre quarti dei votanti. Dopodiché, lei sa perfettamente che, normalmente, la previsione di una seduta notturna viene confermata o dall'accordo fra i gruppi o dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, come lei sa, normalmente alle 20 si chiude la seduta. Questo ovviamente non significa che lei non possa, prima che si riprenda la discussione domani mattina sugli argomenti all'ordine del giorno, chiedere un'inversione dell'ordine del giorno e portare l'argomento che a lei interessa – mi ascolta, onorevole Crippa ? – e domani mattina procedere in questo senso; ma, ormai, già abbiamo fatto il primo giro di interventi con la commemorazione delle vittime di Genova, adesso vi sono interventi di fine seduta; quindi io concludo la seduta, con gli interventi di fine seduta e lei, ovviamente, se domani mattina, prima che iniziamo la discussione sui punti all'ordine del giorno, vuole fare una richiesta di inversione dell'ordine del giorno, certamente lo potrà fare. PAGINA: 0053 DAVIDE CRIPPA. Signor Presidente, io credo sempre che almeno le apparenze democratiche debbano essere rispettate. Nel momento in cui noi chiediamo l'inversione – e chiedo scusa per avere eventualmente citato erroneamente l'articolo del Regolamento – l'inversione dell'ordine del giorno deve essere posta in votazione. Se non è posta in votazione, deve essere convocata una Conferenza dei presidenti di gruppo, qualora non ci sia, in qualche modo, una condivisione. In altri casi, questo è sempre stato stabilito e ricordo anche che c'era già un accordo di trattare questo argomento. Basta andare a vedere il resoconto stenografico di giovedì sera, dove tutti i gruppi lamentavano la necessità di porre in fretta questa discussione all'ordine del giorno.
Allora, noi oggi chiediamo questo, visto che è già prevista la notturna. L'altra volta mi è stato detto che, non essendo stata prevista, in alcuni casi non potevamo chiedere di votarla, perché l'avrebbe dovuta prima annunciare la Conferenza dei presidenti di gruppo per poi porla, a questo punto, in votazione.
Qui mi sembra di capire che questa sera era prevista comunque la seduta fino a mezzanotte, se necessaria. Se è necessaria, credo che si debba passare attraverso una votazione. Se lei, a questo punto, ritiene di non volere sottoporre questo argomento alla votazione, visto che la Presidente non ha chiuso sull'argomento ma ha deciso di inserire una commemorazione su Genova, come avviene in altri casi e così come viene fatto anche durante @pagina=0054@l'ordine dei lavori, alle 23, all'1, quindi a metà dei nostri lavori parlamentari, in questo caso, non si sancisce la fine della seduta odierna e credo che non si tratti di un intervento di fine seduta, vista la rilevanza del tema.
Io ci tengo ancora a segnalare la necessità di porre in votazione questa richiesta e, tra le altre cose, se lei, in qualche modo, non la vuole porre in votazione, di convocare una Conferenza dei presidenti di gruppo. La scorsa settimana ci è stato risposto che non potevamo chiedere la «seduta fiume» perché non era stata deliberata dalla Conferenza dei presidenti di gruppo; dall'altro lato, ci viene invece detto che, in questo caso, essendo prevista, non possiamo chiedere la votazione, allungando i tempi della discussione, perché, in realtà, doveva essere anticipata. Mi sembra che stiamo un po’ tirando per i capelli le decisioni, ma magari interpreto io male, Presidente. PAGINA: 0054 PRESIDENTE. Provo a rispondere, nella certezza che non la convincerò, onorevole Crippa.
C’è una differenza sostanziale. L'altra volta era stata richiesta la «seduta fiume» e la «seduta fiume» non è mai prevista. La «seduta fiume» si deve esplicitamente richiedere. La procedura vuole che la «seduta fiume» venga richiesta nella Conferenza dei presidenti di gruppo. Le dico – ma questo solo a margine di un mio ragionamento personale – che questa è anche una garanzia nei confronti delle opposizioni, perché, diversamente, come lei può immaginare, la maggioranza, che tendenzialmente ha la maggioranza in quest'Aula, potrebbe imporre in corso d'opera, in corso di seduta, all'opposizione di andare avanti, non sugli argomenti dell'opposizione ma su quelli della maggioranza, comodamente in «seduta fiume», e in questo modo forse facendo una forzatura. Per questo, si prevede il filtro della Conferenza dei presidenti di gruppo. Allo stesso modo, in questo caso è la previsione che noi abbiamo di svolgere i lavori fino alle ore 24.
Come lei sa, visto che ha partecipato tante volte alla Conferenza dei presidenti di gruppo, questa è una previsione che si inserisce qualora le esigenze, che vengano concordate tra i gruppi o che vengano stabilite nella Conferenza dei presidenti di gruppo, portino a stabilire, prima dell'orario di normale chiusura nel quale, come lei vede, i colleghi sono andati via perché sapevano che sarebbero terminati i lavori... PAGINA: 0055 PATRIZIA MAESTRI. Voglio parlare, voglio rimanere sul tema di quello che è successo non solamente a Genova, per il quale mi associo alle condoglianze e alla solidarietà, ma volevo dire che anche Parma con la sua provincia è stata profondamente colpita dalle abbondanti piogge di ieri pomeriggio che hanno provocato pesanti danni sia in città che nei comuni vicini.
Fortunatamente, non ci sono state vittime e feriti, ma l'ondata di piena del torrente Parma e la tracimazione del torrente Baganza hanno causato allagamenti di interi quartieri, di abitazioni civili, di strade comunali e provinciali, il crollo di un ponte e la chiusura di altri, l'isolamento di tante frazioni, ha creato profondi disagi agli ammalati di un ospedale e agli anziani di una casa protetta che sono stati trasferiti in altre strutture, danni anche ad attività produttive e commerciali, oltre al fatto che si sono riattivati i movimenti franosi già esistenti dall'ultimo dissesto.
L'intervento delle istituzioni tutte sta provvedendo per poter riportare la normalità, ma i problemi sono ancora tanti ed è davvero prezioso l'aiuto delle centinaia di cittadini volontari che con generosità si sono resi disponibili ad aiutare la popolazione danneggiata e a loro vanno i ringraziamenti miei e dei colleghi, ma nei giorni prossimi la nostra regione, l'Emilia Romagna, dovrà valutare la possibilità di chiedere lo stato di emergenza per fronteggiare una situazione così grave. E allora voglio ricordare in breve che Parma è la prima provincia in Emilia Romagna, la seconda in Italia, nella classifica delle province a maggior rischio idrogeologico ed è per questo motivo che ho presentato un'interrogazione alla quale il Governo ha dato risposta nel maggio di quest'anno per la predisposizione di un piano di prevenzione per il territorio provinciale impegnandosi, il Governo, a stanziare 12 milioni per la costruzione di una cassa di espansione del Baganza, 8 milioni di provenienza statale e 4 milioni regionali. Ad oggi 4 milioni sono già stati resi disponibili, mi auguro che il Governo, come già annunciato, sblocchi urgentemente gli altri 8 milioni previsti. Il dissesto idrogeologico è oggi un'emergenza nazionale che il Governo non può e non deve sottovalutare. Vanno pianificati interventi urgenti di messa in sicurezza del territorio. È una priorità già conosciuta dal Governo sulla quale oggi è necessario un impegno straordinario e concreto. Si spendano risorse per la prevenzione e non per risarcire i danni e i costi sociali, economici e umani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). PAGINA: 0055 CRISTINA BARGERO. Signor Presidente, molto è già stato detto dai colleghi sui gravi fatti che hanno colpito non solo Genova, ma anche i territori della mia provincia, la provincia di Alessandria, dove soprattutto il sud della provincia è stato colpito da eventi piovosi di particolare portata, uniti purtroppo a un'incuria verso il territorio accumulata da anni, che ha provocato danni sia a strutture pubbliche sia a strutture private: 50 milioni sono i danni finora accertati, molti sono i danni soprattutto sopportati anche dai privati. In questi minuti il presidente della regione, Sergio Chiamparino, sta firmando la richiesta di stato di calamità naturale per la provincia di Alessandria.
Io ho sentito anche gli interventi dei colleghi, però vorrei dire una cosa: questo non è il tempo della polemica, ci sono responsabilità accertate in una mancanza di cura verso il territorio, però oggi è il momento delle soluzioni e queste soluzioni le istituzioni le devono trovare tutte assieme. Nella mia provincia i sindaci dei comuni con la Protezione civile hanno dato un forte esempio di mobilitazione e @pagina=0056@di solidarietà: si è cercato di limitare al massimo i danni alle cose e non vi sono stati danni alle persone. Ecco, tutti assieme dovremmo lavorare perché ci sia una maggiore cura del territorio, perché non ci siano più soldi accantonati e non spesi come sta succedendo non solo a Genova ma anche con i soldi che erano destinati dalle aziende, che erogavano il servizio idrico, alle ATO, perché ci sia una mobilitazione generale verso l'ambiente e verso la tutela del territorio. PAGINA: 0056 EMILIANO MINNUCCI. Signor Presidente, intervengo per fatto personale perché all'inizio della sessione pomeridiana il collega Di Battista, in modo piuttosto maldestro per la verità e devo dire anche offensivo, mi ha chiamato in causa in modo improvvido, tra l'altro neanche ricordando bene il perché.
Devo dire che ha dovuto aspettare il suggerimento della Presidenza per ricordarsi, nell'ambito dell'ostruzionismo, che aveva chiesto di parlare per la questione relativa al pannello di cartongesso che è caduto nella scuola elementare di Anguillara. La cosa grave è che ha detto che alcune mamme gli avrebbero riferito che il sottoscritto avrebbe detto pubblicamente che il tetto della scuola non è una cosa seria, che la caduta di un tetto di un edificio scolastico non è una cosa seria.
Ora, voglio dire all'onorevole Di Battista che non soltanto queste affermazioni non rispondono al vero, ma che, quando si ha a che fare con la propaganda, bisogna fare attenzione, perché la propaganda è materia complicata. Se si entra nel merito di questioni propagandistiche con troppa veemenza, si rischia di andare oltre il verosimile e di scadere nella pura fantasia e nell'inverosimiglianza più assoluta. PAGINA: 0056 ALESSANDRO DI BATTISTA. Signor Presidente, prima, durante la commemorazione delle vittime di Genova, non ho preso la parola perché non volevo minimamente rischiare di sembrare inappropriato in quel momento, però siamo molto, molto arrabbiati, siamo stufi e stanchi degli «ipocriti boldriniani» minuti di raccoglimento, soprattutto in virtù del fatto che questo Parlamento non legifera.
Qui vi è una proposta di legge, come ha detto il mio collega Zolezzi, del MoVimento 5 Stelle, ma vi sono anche altrettante valide proposte di legge di colleghi parlamentari degli altri partiti, per contrastare il dissesto idrogeologico, ma non vengono discusse in questo Parlamento perché arrivano solamente indecenti – valutazione politica – decreti del Governo Renzi.
E siamo ancora di più schifati dall'informazione, dall'ipocrita informazione, che si occupa di più di un contestatore – che avrà le sue ragioni, per l'amor di Dio – che del fatto che il Premier, il Presidente del Consiglio, ci ha mentito, non ha compiuto una promessa, una delle tante promesse: un miliardo e mezzo per il dissesto idrogeologico entro il 1o aprile. Oppure, si sa che ha ricevuto una lettera dai legali @pagina=0057@delle ditte incaricate della messa in sicurezza del torrente Bisagno, che avevano avvisato il Premier della necessità di avviare subito i lavori per evitare le esondazioni.
Lo testimonia la lettera inviata a Palazzo Chigi il 5 agosto, dove, appunto, le ditte chiedevano di consentire l'immediato avvio delle opere per risolvere la criticità del territorio. Testuale: «Rimandare e temporeggiare ancora espone la collettività al concreto rischio di vedere riaccendere la tragedia del novembre 2011».
Ci date dei populisti ? Benissimo, siamo populisti, ma le cose le facciamo; in maniera populista, ma le facciamo. Noi ci tagliamo gli stipendi e li diamo alle piccole e medie imprese. Fate altrettanto voi: tagliatevi gli stipendi e dateli a Genova, dateli alla Sardegna, dateli al Gargano, così fate qualcosa, anziché chiacchierare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), e approvate questa legge o le vostre, altrettanto buone, dicendo anche no alla decretazione d'urgenza e al fatto che questo Parlamento è diventato il passacarte del Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0057 DIEGO DE LORENZIS. Signor Presidente, io forse avrei dovuto fare questo intervento inizialmente, come richiamo al Regolamento, all'articolo 8, però pensandoci, in realtà, preferisco fare questo intervento, non soltanto da parlamentare, ma proprio da cittadino. Ho trovato sconveniente, per non dire, forse, assolutamente indecente e vergognoso, il fatto che un membro del Governo, da quei banchi, abbia approfittato di una tragedia, di un momento in cui i parlamentari esprimono il proprio cordoglio e la propria vicinanza ai territori, per fare propaganda elettorale a un decreto. È una cosa inaccettabile ! La onorevole Velo avrebbe potuto benissimo lasciare i banchi del Governo, fare gli interventi come tutti gli altri. Non credo si addica al ruolo del Governo fare pubblicità dei propri decreti che, sono tra l'altro, causa del continuo stato di emergenza, a fronte di una tragedia così immane, così grande.
Io mi auguro che la Presidenza non permetta più che un simile atteggiamento sia consentito in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0057 PRESIDENTE. Onorevole De Lorenzis, ovviamente, la Presidenza non può entrare nel merito degli interventi di nessuno, né dei colleghi che siedono sui banchi, né quelli del Governo. Se vuole una valutazione personale, penso che sicuramente ci sono problemi di opportunità che andrebbero tenuti in conto in determinati momenti. PAGINA: 0057 GIUSEPPE D'AMBROSIO. Signor Presidente, oggi abbiamo avuto notizia, ancora una volta, di qualcuno che, come al solito, parla a sproposito e sceglie il momento @pagina=0058@sbagliato, il posto sbagliato e addirittura – direi – anche l'argomento sbagliato. Però volevo dirle questo, tramite le parole che mi sono giunte da un cittadino tarantino di nome Vianello che mi scrive e riferisco testualmente: potevi risparmiarti – si riferisce a quel qualcuno che poi le dirò – molti atti, molte autorizzazioni rilasciate a inceneritori, discariche, trivellazioni a terra, depuratori che scaricano in mare, pareri favorevoli su Ilva, Tempa Rossa, eccetera, eccetera, eccetera. Ma sei fatto così e ci stai devastando il territorio, il mare, l'aria. Fin qui sei uguale a tutti quelli che ti hanno preceduto, ma il vizietto di parlare a sproposito proprio non riesci a togliertelo, non solo al telefono con Archinà, ma adesso anche via Twitter. Chiamarti sciacallo non rende giustizia ad un animale utile per l'equilibrio ecologico.
Ed io, Presidente, potrei aggiungere che si potrebbe parlare tranquillamente anche di sanità, di rifiuti, di liste d'attesa per le visite specialistiche, di Taranto, della situazione dell'alluvione nel Gargano che abbiamo visto come è stata trattata indegnamente, sia da questo Governo, che dalla regione Puglia. Concludo, Presidente, con le mie parole: probabilmente – mi riferisco al presidente della regione Puglia, Vendola, del quale sto parlando in questo intervento – avrebbe molta più dignità, se in primavera lasciasse quella sua poltrona, tanto stretta dal 1984, di politico, e tornasse dignitosamente a casa sua, a Terlizzi, a non fare più alcun danno ad alcun cittadino italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0058 DALILA NESCI. Signor Presidente, ho scritto un'interrogazione al Governo, una delle tante, oltre cento, in cui chiedo se le elezioni regionali in Calabria si terranno regolarmente il prossimo 23 novembre. E lo chiedo, perché in regione – pensate – è stata richiesta una variazione di bilancio per trovare fondi per le spese relative alle elezioni regionali. Quindi, incredibilmente non si trovano i fondi per le elezioni regionali che, forse, sono a rischio.
Questa stessa giunta, però, non ha mai messo mano in alcun modo alle partecipate della regione, che ci costano oltre 228 milioni di euro l'anno, dove tra l'altro ci sono migliaia di dipendenti in esubero, incarichi a pioggia e consulenze per oltre 11 milioni di euro.
La stessa giunta, che oggi non trova i fondi per le elezioni regionali calabresi, ha sborsato 15 milioni di euro per dirigenti nominati fuori legge secondo la Ragioneria dello Stato. Oltretutto, una giunta che dovrebbe recuperare oltre 32 milioni di euro, che questa stessa regione ha dato a imprenditori amici: fondi e soldi che queste imprese non dovevano avere.
Allora, io chiedo che lo Stato vigili sul corretto svolgimento delle elezioni regionali in Calabria, che si svolgeranno il 23 novembre, affinché il popolo possa partecipare liberamente e con orgoglio alle prossime elezioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). PAGINA: 0059 MANLIO DI STEFANO. Signor Presidente, segnalo che oggi una carica istituzionale ha dichiarato che il Parlamento dovrebbe occuparsi di più della causa ambientale in Italia. Peccato che la stessa carica istituzionale è quella che nel 1997 fece segretare i verbali del pentito Schiavone sulla Terra dei fuochi. Allora, io a questa carica istituzionale, al nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dico che io italiano mi vergogno di avere un Presidente come lui. PAGINA: 0059 PIA ELDA LOCATELLI. Signor Presidente, l'11 ottobre si è celebrata la Giornata internazionale delle bambine per ricordare che c’è ancora molto da fare per combattere le numerose violazioni dei loro diritti, contrastare le varie forme di violenza e discriminazione che subiscono e le norme sociali che ne condizionano la libertà di scelta, l'integrità del corpo e la dignità. Le mutilazioni genitali, la pratica dei matrimoni forzati e precoci, la povertà: tutto questo è realtà quotidiana per milioni e milioni di esse.
Alla vigilia dell'11 di ottobre è stato assegnato il Premio Nobel per la pace a Malala Yousafzai e a Kailash Satyarthi, entrambi impegnati per l’empowerment di ragazze e ragazzi attraverso la scuola, lo strumento più potente per iniziare il percorso di dignità e di libertà dal bisogno. Bellissima coincidenza temporale, che forse tale non è.
Ci rallegriamo per questa scelta ricca di significato, come ha sottolineato Adriano Sofri in un articolo: una ragazza pakistana musulmana, un uomo indiano indù uniti nel medesimo sforzo per l'educazione di milioni di bambini e bambine. Due generi, due religioni, due Paesi spesso in conflitto tra loro. Bellissimo questo gemellaggio di opposti che si intendono.
La Giornata internazionale è un'opportunità per intraprendere un'azione collettiva per un mondo dove le ragazze possano vivere libere dalla violenza e sviluppare appieno i loro talenti. Anche noi gruppo di parlamentari per la salute globale e i diritti delle donne ci uniamo all'impegno di Malala e Kailash presentando domani insieme ad Aidos la Girl Declaration che riguarda appunto i bisogni e i diritti delle ragazze. Sosteniamola, sosteniamole, tutti quanti. PAGINA: 0060 DANILO TONINELLI. Signor Presidente, sarò brevissimo. Il mio intervento è semplicemente per puntualizzare e ricordare che sono terminate le elezioni, anzi no, scusi, le nomine delle province. Sottolineo «province» perché ovviamente l'abolizione non v’è stata, come è stato annunciato dal Presidente Renzi falsamente, ma le province esistono ancora. Sono terminate le nomine delle province, iniziate il 28 di settembre. Io porto l'esempio della provincia del comune da cui provengo, la provincia di Cremona, nella quale c'erano due listoni con due candidati presidenti di provincia.
Continuerò a ripetere «provincia» per confermare il fatto che ancora esistono, ovviamente.
Ecco, ha vinto il candidato che ha preso meno voti. Questo perché ? Perché è stato votato da consiglieri e sindaci di comuni con un numero di abitanti inferiore, il cui peso ponderale era inferiore. Di conseguenza, ha vinto quel candidato che ha avuto l'appoggio della città capoluogo di provincia, cioè della città di Cremona.
Questo, ovviamente, è uno sfregio della democrazia nella quale gli enti locali, già vessati dal Patto di stabilità, hanno anche un potere di incidere sulle scelte degli organi che poi organizzano appunto amministrativamente anche le loro funzioni e che, di conseguenza, hanno meno voce in capitolo. Questa è la realtà delle nuove province, che sono come le vecchie, ma con molta molta meno democrazia.
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PAGINA: 0008 PRESIDENTE (Vedi RS). Avvverte che, nella seduta di domani, lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata sarà anticipato alle 11,30.
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PAGINA: 0008 Ordine del giorno della seduta di domani. (Vedi RS)
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PAGINA: 0061 Ordine del giorno della seduta di domani.
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PAGINA: 0008 PRESIDENTE (Vedi RS). Comunica l'ordine del giorno della seduta di domani:
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PAGINA: 0061 PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.
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PAGINA: 0008 La seduta termina alle 20,35.
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