TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 221 di Mercoledì 30 aprile 2014
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
SQUERI, BERGAMINI e PALESE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'amministratore delegato della compagnia di Abu Dhabi Etihad, James Hogan, ritiene che la nostra compagnia di bandiera Alitalia possa tornare alla redditività e riprendere slancio grazie ad un'iniezione di 300 milioni di euro e all'acquisto di una quota tra il 40 e il 49,9 per cento da parte della compagnia araba;
l'Italia è considerata il terzo mercato europeo per il traffico in uscita e ciò la rende attraente per la compagnia araba che avrebbe la possibilità di potenziare la propria rete nel Sud Europa a completamento dei rapporti con Air Berlin, ampliando l'alleanza commerciale di code sharing con Air France-Klm, già legata ad Alitalia e che forse potrebbe ripensarci dopo la mancata sottoscrizione della ricapitalizzazione e la riduzione della partecipazione dal 25 al 7 per cento;
Carlo Messina, l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, la banca principale azionista di Alitalia (20,59 per cento), nonché principale creditore, si augura che la trattativa tra le due compagnie aeree si concluda e, a fronte della richiesta della compagnia araba di una ristrutturazione del debito di Alitalia, insieme alle altre banche creditrici, ha concesso un ulteriore finanziamento per circa 165 milioni di euro e un allungamento, fino a giugno 2015, delle linee di credito in essere;
la due diligence posta in essere dalla Etihad avrebbe, tuttavia, dovuto già essere conclusa ed è, invece, stata procrastinata per valutare la possibilità per la compagnia italiana di ristrutturare il pesante debito (di circa 550 milioni di euro) che la stessa ha con le principali banche azioniste, (Intesa Sanpaolo e Unicredit), realizzando un abbattimento dello stesso per almeno 400 milioni di euro;
dalle ultime dichiarazioni dell'amministratore delegato di Etihad non appare, tuttavia, scontato che la due diligence debba necessariamente avere un esito positivo, visto che il top manager ha quantificato al 50 per cento la possibilità che il matrimonio tra le due compagnie venga celebrato;
la compagnia Etihad non sta valutando soltanto il pesante debito di Alitalia verso le banche, ma anche il costo del lavoro e della burocrazia in Italia. Secondo Hogan, Alitalia dovrebbe ottenere economie per 128 milioni di euro e focalizzarsi sui voli intercontinentali piuttosto che su quelli – meno remunerativi – a medio raggio, con conseguenti ricadute in termini di tagli al personale;
la compagnia araba chiede, inoltre, garanzie rispetto al fatto che i pregressi contenziosi penali e fiscali che pendono sulla compagnia italiana, e che potrebbero trasformarsi in ulteriori esborsi futuri, non ricadano sui nuovi soci;
la compagnia tedesca Lufthansa ha attaccato il progetto di alleanza tra Etihad e Alitalia in quanto lo reputa un aiuto di Stato mascherato, che comporta un aggiramento delle regole europee della concorrenza e, dal momento che Etihad non intende comprare azioni dai soci attuali, ma sottoscrivere un aumento di capitale, nell'acquisto di quest'ultimo dovrebbe rispettare il tetto azionario del 50 per cento stabilito per le compagnie extraeuropee. Si ventila anche un tentativo della compagnia franco-olandese Air France-Klm di frenare l'accordo;
da ultimo è slittato il consiglio di amministrazione di Alitalia previsto per il 14 aprile 2014 a Milano, riunione che era stata convocata dal presidente Roberto Colaninno dopo le assicurazioni del Governo all'indomani dell'incontro del 10 aprile 2014 tra il Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, e l'amministratore delegato di Etihad, James Hogan;
il consiglio di amministrazione ha, dunque, esaminato le condizioni base del negoziato finale che la compagnia degli Emirati Arabi Uniti ha reso note soltanto il 17 aprile 2014 e sulle quali, secondo fonti governative e a detta del Ministro interrogato, ci si aspetta un rigido controllo del Governo per quanto riguarda il piano industriale, lo sviluppo strategico e il piano occupazionale; dopo tale riunione si è in attesa della risposta della compagnia araba;
tuttavia, sembra che la compagnia di Abu Dhabi abbia frenato sull'accordo in cantiere, sottolineando la perdurante assenza delle garanzie richieste sulla rinegoziazione del debito bancario dell’Alitalia, sui nodi finanziari e legali del passato e sulla gestione degli esuberi; a più di due mesi dall'apertura formale della due diligence, annunciata il 2 febbraio 2014, rimangono irrisolti i punti chiave, le condizioni e i paletti posti da Etihad:
a) la riduzione del debito per 400 milioni di euro che le banche dovrebbero convertire in capitale e una garanzia sulle passività e pendenze legali e finanziarie del passato di Cai, in particolare per il contenzioso con l'ex proprietario di Air One, Carlo Toto, originato da una multa fiscale di 40 milioni di euro che Alitalia vuole ribaltare su Toto, il quale si oppone;
b) il taglio del costo del lavoro con circa 3.000 esuberi definitivi (e non in cassa integrazione guadagni straordinaria temporanea o con contratti di solidarietà);
c) il riassetto regolamentare negli aeroporti con l'ampliamento dei voli di Linate, la riduzione degli spazi per le compagnie low cost e delle autorizzazioni alle compagnie extraeuropee a fare voli intercontinentali in libertà, di cui sono un esempio quella concessa a Emirates per il volo Malpensa-New York (autorizzazione bocciata pochi giorni fa dal tribunale amministrativo regionale del Lazio, ma la decisione non è esecutiva);
d) l'arrivo dell'alta velocità ferroviaria negli aeroporti, in particolare in quello di Fiumicino;
non è, infatti, un mistero che Etihad voglia forzare la limitazione dell'uso degli slot (fasce orarie) a Linate per poter sostituire i voli Milano-Roma con rotte europee e forse anche extraeuropee, più utili alla compagnia araba per servire i propri hub (scali principali);
la Commissione europea ha acceso un faro sulla trattativa in corso tra Alitalia e Etihad, chiedendo alle autorità italiane di «vigilare» sull'operazione perché sia in regola con le norme dell'Unione europea relative alla proprietà e al controllo delle compagnie aeree;
al momento Bruxelles sta esaminando le partecipazioni di vari gruppi extraeuropei in compagnie aeree europee. In particolare, sono sotto indagine la partecipazione di Etihad in Air Berlin, la quota di Delta Air Lines in Virgin Atlantic, la quota dei cinesi di Hnca in Cargolux del Lussembugo e la partecipazione di Korean Air nella compagnia di bandiera ceca Czech Airlines;
la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri, dove le compagnie sono registrate, i dettagli su come questi investimenti rispettino le regole europee in materia di proprietà e controllo delle compagnie aeree, dal momento che le regole dell'Unione europea prevedono che una quota superiore al 50 per cento di ciascuna compagnia aerea europea debba essere in capo a Stati o aziende dell'Unione europea, che devono, inoltre, dimostrare di avere un reale controllo sulla compagnia –:
quale sia la reale situazione delle risorse della compagnia aerea Alitalia per evitare la dichiarazione di fallimento e, in senso più ampio, se il Governo abbia intenzione di attivarsi per controllare che l'accordo con Etihad non comporti una situazione di disagio per la gestione degli aeroporti italiani e garantisca la tutela delle rotte nazionali, oltre che il piano industriale della società. (3-00786)
(29 aprile 2014)
PIZZOLANTE. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
il 27 febbraio 2014 si è verificato il crollo di una porzione di parete rocciosa sul versante nord-est della rupe su cui sorge la città di San Leo, in provincia di Rimini. La massa è stata stimata pari a circa 450.000 metri cubi;
San Leo è un paese situato su di una rocca in posizione panoramica a 532 metri di altitudine, noto per aver ospitato personaggi storici quali San Francesco d'Assisi e Dante Alighieri ed il cui forte, risalente al XV secolo, venne fatto costruire da Federico da Montefeltro;
già nel 2006 e nel 2008 alcuni crolli avevano richiesto interventi urgenti di ripristino per un totale di 1 milione e mezzo di euro: somma oggi ben più alta in considerazione dei nuovi crolli avvenuti nel mese di febbraio 2014;
la situazione che si è venuta a creare pregiudica seriamente il settore turistico-alberghiero della zona, dal momento che i crolli hanno portato ad una diminuzione della capacità di accoglienza all'interno della Fortezza –:
alla luce di quanto denunciato in premessa, se sia stato già previsto un piano di intervento per salvaguardare l'inestimabile patrimonio socio-culturale di San Leo, per mettere in sicurezza i luoghi minacciati dai crolli e dagli smottamenti del territorio e per consentire alla popolazione di continuare a svolgere la propria attività lavorativa, seriamente danneggiata dai crolli del 27 febbraio 2014.
(3-00787)
(29 aprile 2014)
BRUNO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
il fondo unico per lo spettacolo (fus) sin dalla sua istituzione è stato utilizzato per regolare l'intervento pubblico nei settori del mondo dello spettacolo, fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché promuovere e sostenere manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero;
il volume di risorse stanziate, a prezzi correnti, nel 1985 risulta pari a 357,48 milioni euro e raggiunge il valore più alto nel 2001, superando i 530 milioni. Nel 2009 e nel 2010 torna di nuovo sotto i 400 milioni di euro e negli ultimi due anni arriva a circa 410 milioni di euro. Considerando il valore reale delle risorse stanziate, calcolato a prezzi costanti, in modo da eliminare l'effetto distorsivo dell'inflazione, il valore del 2012 è il più basso di sempre e la variazione rispetto al 1985 è di -53,02 per cento;
nel 2011 la percentuale più alta di risorse è destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche, il 47 per cento, e, a seguire, alle attività cinematografiche, il 18,6 per cento;
per il settore teatrale i contributi più elevati, 3.267.092 euro, sono andati alla Fondazione ente autonomo Piccolo Teatro di Milano; per le attività musicali il contributo più alto è andato alla fondazione emiliana «Arturo Toscanini»; per il settore cinematografico i contributi più elevati sono i 7 milioni di euro per La Biennale di Venezia, i 10,3 milioni di euro per la Fondazione Centro sperimentale di cinematografia e i 6,9 milioni di euro per Istituto Luce Cinecittà;
a livello della distribuzione territoriale si registra, sempre nel 2011, che al Centro Italia va il 30 per cento circa del totale delle risorse, tra Nord Ovest e Nord Est viene assorbito il 48,6 per cento delle risorse, al Sud rimane il 13,8 per cento e alle Isole il 6,8 per cento;
giova ribadire che il Sud in termine di popolazioni vale il 36,5 per cento del Paese o, se si vuole un altro dato di raffronto, circa il 25 per cento del prodotto interno lordo nazionale;
l'evidente squilibrio viene confermato se si guardano i dati regione per regione: nel 2012, come per il triennio precedente, Lazio, Lombardia e Veneto superano singolarmente la soglia del 10 per cento di risorse. In dieci regioni il numero dei contributi assegnati non supera il 3 per cento del totale e Basilicata, Calabria, Molise, Valle d'Aosta si attestano al di sotto dell'1 per cento;
il contributo per abitante è di 0,88 euro per un calabrese, di 20,75 euro per un abitante della regione Lazio, per un lombardo 5,39 euro, per un toscano 8,30 euro;
il numero dei soggetti beneficiari in alcune regioni è maggiore, ma confrontandolo con le risorse destinate in alcune regioni si riscontra una forbice positiva, cioè una percentuale più alta di risorse a fronte di una percentuale più bassa di soggetti beneficiari, in altre regioni, tra cui la Calabria, la forbice è negativa;
in Calabria poi si verifica un'ulteriore caso anomalo: alla provincia di Vibo Valentia viene sostanzialmente destinato lo 0,0 per cento di contributi, dato riscontrabile solo ad Isernia e a Medio Campidano;
in particolare, nelle cinque province della Calabria, nel 2011, il capoluogo di regione assorbe il 20,1 per cento delle risorse del fondo unico per lo spettacolo, Reggio Calabria consegue un intervento di 434.000 euro pari al 23 per cento del contributo regionale, Cosenza, prima provincia per numero di abitanti (733 mila) e di soggetti (36,4 per cento), ottiene il 14 per cento dei contributi, di Vibo Valentia si è già detto. Crotone ottiene il 43 per cento di risorse, pari ad un intervento pro capite di 4,7 euro per circa 173.000 abitanti;
un solo soggetto con sede nella provincia di Crotone, ma, sembrerebbe, operante in prevalenza in altra regione d'Italia, ottiene un contributo superiore a quello delle intere province di Cosenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia;
in termini di intervento pro capite in Calabria si registra in tre casi su cinque un livello inferiore alla soglia di 1 euro: 0,77 di Reggio Calabria, 0,36 di Cosenza e prossima allo zero, appunto, Vibo Valentia;
inoltre, per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo esiste la possibilità di finanziare dei «progetti speciali» come «iniziative straordinarie di particolare rilevanza per le quali sia stata presentata domanda di contributo da soggetti esterni anche su invito dell'amministrazione». Anche in questo caso sembrerebbe che nessuno intervento sia stato effettuato in Calabria nei progetti speciali finanziati nel 2012;
oltre al fondo unico per lo spettacolo, il settore culturale viene finanziato con dei fondi detti «extra fus», cioè, per esempio, il gioco del lotto o il 5 per mille, ma anche per i fondi «extra fus» dal 2004 al 2011 si nota una forte concentrazione delle risorse su poche iniziative, concentrate in aree geografiche limitate; si segnala, in particolare, la totale assenza della Calabria;
negli anni fondi «extra fus» sono stati destinati a Cinecittà Luce s.p.a., all'Accademia nazionale di danza, alla Biennale di Venezia; in misura minore fondi «extra fus» sono andati anche all'Accademia nazionale di arte drammatica «Silvio D'Amico», alla Fondazione Centro sperimentale di cinematografia e all'Istituto nazionale per il dramma antico;
se si guarda la distribuzione per settore e per territorio dei fondi «extra fus» si nota che anche nell'ambito delle fondazioni lirico-sinfoniche sono state finanziati il Teatro regio di Torino, il Teatro Carlo Felice di Genova, le Fondazioni Teatro alla Scala di Milano, Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste, Teatro La Fenice di Venezia, Arena di Verona, Teatro comunale di Bologna, Accademia nazionale di Santa Cecilia, Teatro dell'Opera di Roma, Teatro Maggio musicale fiorentino, Teatro San Carlo di Napoli, Petruzzelli e Teatri di Bari, il Teatro Massimo di Palermo e il Teatro lirico di Cagliari;
dal 2002 al 2012 alla Calabria è toccato lo 0,6 per cento circa del fondo unico per lo spettacolo. Estendendo e proiettando tale percentuale negli altri anni, si riscontra che, a fronte di un'erogazione di circa 10,2 miliardi di euro, alla Calabria è stata destinata una cifra inferiore ai 70 milioni di euro. Si tratta, quindi, di una percentuale in linea con il dato precedente: lo 0,68 per cento del totale nel corso di 29 anni. Esattamente 34,7 euro per abitante. Praticamente per ogni calabrese è stato speso poco più di un euro all'anno;
in 29 anni il fondo unico per lo spettacolo ha destinato al Nord oltre quattro miliardi di euro (4.637.699,648), al Centro oltre tre miliardi (3.715.697,150), al Sud e alle Isole meno di due miliardi (1.888.541,507);
secondo gli ultimi dati statistici in Calabria la povertà relativa ha un'intensità del 22,1 per cento ogni 100 famiglie;
dal 1990 al 2010 la Calabria è stata la regione che ha evidenziato le migliori performance degli indicatori turistici, con una forte crescita delle presenze;
tale situazione ha contribuito di fatto, durante gli anni, alla chiusura o alla crisi di importanti strutture artistiche operanti in Calabria –:
in relazione a quanto riportato in premessa quali siano le valutazioni di merito del Ministro interrogato e se non ritenga opportuno avviare un'azione, d'intesa con regioni ed enti locali, per un intervento perequativo che riduca tali differenze, anche stabilendo una soglia minima da destinare ad ogni territorio provinciale. (3-00788)
(29 aprile 2014)
TIDEI, CARELLA, VERINI, AMODDIO, BAZOLI, BIFFONI, CAMPANA, ERMINI, GIULIANI, GRECO, LEVA, MAGORNO, MARRONI, MARZANO, MATTIELLO, MORANI, MORETTI, GIUDITTA PINI, ROSSOMANDO, ROSTAN, TARTAGLIONE, VAZIO, MARTELLA, ROSATO e DE MARIA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la legge di stabilità per il 2014, all'articolo 1, comma 344, prevede che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia, sia stabilita la ripartizione in quote delle risorse confluite nel capitolo del Ministero della giustizia in cui è versato il maggior gettito derivante dall'aumento del contributo unificato per essere destinate: oltre che all'assunzione di personale di magistratura ordinaria, anche, e per il solo 2014, per consentire lo svolgimento di un periodo di perfezionamento, da completare entro il 31 dicembre 2014, a coloro che hanno completato il tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari. Si tratterebbe, secondo quanto previsto dall'articolo 1, comma 25, della legge n. 228 del 2013 (legge di stabilità per il 2013), di lavoratori cassintegrati, in mobilità, socialmente utili e disoccupati;
l'onere di spesa, dalla richiamata legge di stabilità per il 2014, per consentire lo svolgimento del periodo di perfezionamento, è stato fissato in 15 milioni di euro. La suddetta legge ha, altresì, stabilito che la titolarità del predetto progetto formativo spetta al Ministro della giustizia;
la legge di stabilità per il 2014, allo stesso articolo 1, comma 344, prevede che, a decorrere dall'anno 2015, una quota di 7,5 milioni di euro dell'importo destinato ai sopra citati progetti formativi del 2014, ovvero 15 milioni di euro, deve essere destinata all'incentivazione del personale amministrativo;
ad oggi i tirocinanti della giustizia in Italia sono poco meno di tremila. Essi hanno ormai acquisito un ragguardevole bagaglio di competenza e di professionalità, che se venisse disperso inciderebbe negativamente sul livello di efficienza degli uffici giudiziari –:
se il Governo non ritenga opportuno ed urgente adottare, di concerto con i Ministri interessati, il provvedimento di cui in premessa, affinché l'intera somma dei 15 milioni di euro vada al progetto formativo, come previsto dalla legge n. 147 del 2013, all'articolo 1, comma 344, se non ritenga di valutare la possibilità di un ulteriore finanziamento come risulta dall'ordine del giorno 9/1865-A/268, approvato in data 20 dicembre 2013, e, in ultimo, se non ritenga necessario valutare, per gli ambiti di propria competenza, la possibilità di una regolarizzazione contrattuale a partire da gennaio 2015, nel rispetto della normativa vigente in materia di lavoro, dei suddetti tirocinanti al termine del periodo di perfezionamento da completarsi, come sopra ricordato, entro il 31 dicembre 2014. (3-00789)
(29 aprile 2014)
GIANCARLO GIORGETTI, MOLTENI, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BOSSI, MATTEO BRAGANTINI, BUONANNO, BUSIN, CAON, CAPARINI, FEDRIGA, GRIMOLDI, GUIDESI, INVERNIZZI, MARCOLIN, GIANLUCA PINI, PRATAVIERA e RONDINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
l'11 giugno 2005 a Besano (Varese), per aver tentato di sedare una rissa davanti al proprio bar, venne accoltellato e ucciso Claudio Meggiorin, un giovane di soli 23 anni, per mano di Vladimir Mnela, cittadino albanese che si trovava sul suolo italiano clandestinamente e già con precedenti penali per prostituzione e porto abusivo di armi;
il tribunale di Varese, con sentenza n. 252 del 4 agosto 2006, ha riconosciuto colpevole Vladimir Mnela dei reati di cui agli articolo 110, 112, 575 e 577, n. 4 ,e 61 del codice penale, nonché della contravvenzione di cui all'articolo 4, comma 2, della legge n. 110 del 1975, condannandolo, inoltre, al risarcimento del danno non patrimoniale, quantificato in euro 475.000,00, a favore dei familiari del giovane barbaramente ucciso;
la citata sentenza è stata parzialmente confermata dalla corte di assise di appello di Milano con sentenza del 17 ottobre 2007, in quanto è stata esclusa la circostanza aggravante prevista dall'articolo 112, n. 4, del codice penale;
successivamente la Corte di cassazione, con sentenza n. 889 del 25 giugno 2008, ha confermato la pronuncia della corte di assise di appello di Milano;
nonostante le pronunce sopra riportate, pare che l'autorità giudiziaria, pur ritenendo Vladimir Mnela colpevole dell'omicidio del signor Claudio Meggiorin, non avesse comunque disposto nei suoi confronti la misura di sicurezza dell'espulsione;
come da consolidata giurisprudenza costituzionale, la regolamentazione dell'ingresso e del soggiorno degli stranieri nel territorio dello Stato è, difatti, «collegata alla ponderazione di svariati interessi pubblici, quali, ad esempio, la sicurezza e la sanità pubblica, l'ordine pubblico» (sentenze nn. 148 del 2008, 206 del 2006 e 62 del 1994 della Corte costituzionale), e, pertanto, il potere e dovere di disciplinare l'immigrazione rappresenta una prerogativa essenziale dello Stato in quanto espressione del controllo del territorio;
per dettato normativo nazionale e comunitario, lo Stato è, dunque, tenuto a garantire il controllo delle proprie frontiere e del proprio territorio, mediante l'identificazione dei soggetti ivi presenti non solo in occasione di fatti criminosi ma anche in relazione alla circostanza che il cittadino clandestino sia effettivamente e nel più breve tempo possibile allontanato dal suolo nazionale;
alla luce delle considerazioni sopra esposte ad avviso degli interroganti discende necessariamente che, anche sotto il profilo del nesso di causalità, se in generale lo Stato non può essere ritenuto responsabile per i singoli fatti illeciti commessi da singoli soggetti, salvo che questi ultimi abbiano operato per conto dello Stato o non sussistano altri specifici rapporti causali, tuttavia per fatti illeciti commessi da soggetti che non si sarebbero dovuti trovare sul territorio nazionale lo Stato deve sicuramente ritenersi responsabile;
è evidente, dunque, che a parere degli interroganti lo Stato deve ritenersi responsabile nella causazione della morte del signor Claudio Meggiorin per non aver impedito l'ingresso del signor. Mnela e per non aver provveduto all'espulsione di quest'ultimo, nonostante fosse stato precedentemente già denunciato per altri reati, ed altresì, nel caso, per mancata adozione della misura di sicurezza dell'espulsione da parte dell'autorità giudiziaria, ai sensi di quanto disposto anche dalla legge n. 117 del 1988;
è onere dello Stato garantire non soltanto la sicurezza dei cittadini, ma anche l'effettiva e celere giustizia nei confronti delle vittime di reato e dei loro familiari;
pertanto, anche alla signora Elisabetta Garruti, alla signora Alessandra Meggiorin e al signor Giampaolo Meggiorin, rispettivamente madre, sorella e padre della giovane vittima, Claudio Meggiorin, va garantita giustizia per il crimine subito e il risarcimento del danno non patrimoniale, così come disposto dalle sentenze indicate in premessa ma mai corrisposto effettivamente;
dell'elevato numero di clandestini presenti sul territorio italiano, il cui ingresso nel nostro Paese è agevolato dalle iniziative della maggioranza parlamentare e del Governo degli ultimi due anni in materia di immigrazione e sicurezza, tra cui l'abrogazione del reato di immigrazione clandestina di cui all'articolo 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l'operazione Mare nostrum, la chiusura di sei centri di identificazione ed espulsione, la mancata applicazione della normativa in materia di espulsione dei cittadini comunitari ed extracomunitari irregolari –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei tragici fatti sopra rappresentati, se, alla luce delle considerazioni sopra esposte, ritenga di dover procedere al risarcimento dei danni a favore della famiglia di Claudio Meggiorin e se intenda avviare un'ispezione ministeriale in relazione ai fatti esposti in premessa.
(3-00790)
(29 aprile 2014)
GALLINELLA, DAGA, LUPO, BUSTO, MASSIMILIANO BERNINI, DE ROSA, BENEDETTI, TERZONI, GAGNARLI, MANNINO, L'ABBATE, SEGONI, PARENTELA, ZOLEZZI e MICILLO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
dal mese di luglio 2013 è ufficialmente in corso il negoziato tra Unione europea e Stati Uniti per la conclusione dell'accordo di partenariato economico-finanziario noto come Transatlantic trade and investment partnership o Ttip;
la creazione di una zona euro-americana di libero scambio, priva di frontiere interne, ha conseguenze estremamente significative per il quadro normativo globale in materia di commercio ed investimenti ed impone un'attenta riflessione che evidenzi tutte le implicazioni di un'iniziativa che, oltre ai benefici economici, ha anche rilevanti finalità politiche;
le condizioni per la creazione della Transatlantic trade and investment partnership vennero poste nel 2007 con l'istituzione di un Consiglio economico transatlantico, formato da rappresentanti dell'Unione europea e del Governo statunitense, ed è poi proseguita grazie ai lavori di una commissione tecnica mista costituita nel 2011, i cui componenti, salvo il Commissario per il commercio dell'Unione europea, non sono mai stati resi noti dalla Commissione europea, nonostante i ripetuti richiami alle norme comunitarie sul diritto all'informazione, operati da varie organizzazioni della società civile interessate a conoscerne i nomi;
sebbene i fautori dell'accordo sostengano la straordinarietà dell'iniziativa destinata ad aumentare lo scambio delle merci attraverso l'eliminazione di dazi e barriere commerciali, non è difficile individuare nelle potenti multinazionali americane ed europee i veri promotori del Transatlantic trade and investment partnership; riuniti in gruppi di pressione esse esercitano ormai da decenni una fortissima influenza, mediante gli strumenti del lobbying, sugli organismi regolatori siano essi l'Unione europea o gli Stati nazionali, come dimostra la presenza di alcune grandi aziende americane nel consiglio direttivo dell'associazione americana che opera per indirizzare le trattative del Transatlantic trade and investment partnership;
un'iniziativa di tale portata, destinata ad incidere su ogni aspetto della vita sociale europea, dato che investe tutti i settori economici per assoggettarli al principio dell'abolizione di ogni barriera regolamentativa, avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente i Parlamenti e le parti sociali ai fini di un esame pubblico prima dell'approvazione del mandato negoziale e di un costante monitoraggio dopo l'entrata in vigore dell'accordo, anche in virtù delle conseguenze sui livelli occupazionali, sul rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e sul generale impatto sociale ed ecologico;
l'abolizione di ogni barriera tariffaria – e non – rischia di incidere negativamente sugli strumenti a garanzia del consumatore, quali, ad esempio, i controlli, l'etichettatura, le certificazioni, ovvero tutte quelle barriere indirette a tutela della sicurezza e della qualità; l'esempio più ricorrente è in materia di organismi geneticamente modificati, la cui introduzione nell'agricoltura europea è stata fino ad oggi rallentata da una serie di regole comunitarie che, con l'entrata in vigore del Transatlantic trade and investment partnership, diverrebbero illegittime, consentendo ai grandi gruppi della genetica agricola di commercializzare liberamente i loro prodotti;
sul piano strettamente economico-commerciale giova, inoltre, rilevare che, mentre il mercato unico è il risultato di un'omogeneità di regolamentazione senza precedenti, volta ad assicurare ai cittadini europei uguali condizioni di partenza per l'esercizio dell'attività imprenditoriale, quello statunitense è frutto di anni di deregulation e gli operatori economici europei si troveranno a competere con concorrenti americani in un quadro caratterizzato dalla compresenza di assetti legislativi molto differenti –:
se e quando il Governo intenda rendere noti gli ultimi sviluppi dell'iniziativa citata in premessa, posto che un simile accordo, lungi dal restare riservato, dovrebbe essere reso quanto più pubblico ai cittadini europei sui quali ricadono le principali conseguenze, e quali azioni intenda intraprendere, presso le competenti sedi comunitarie, affinché il partenariato si articoli su assetti legislativi omogenei, preveda forti tutele per l'agricoltura comunitaria ed adeguate salvaguardie per gli interessi produttivi e i livelli occupazionali del nostro Paese. (3-00791)
(29 aprile 2014)
GIANCARLO GIORDANO, COSTANTINO, FRATOIANNI, ZAN, PELLEGRINO, ZARATTI, MIGLIORE, DI SALVO, PIAZZONI e BOCCADUTRI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
le norme approvate nel corso della XVII legislatura in materia di edilizia scolastica vanno a sommarsi ad un lungo elenco di disposizioni normative approvate nel corso dell'ultimo decennio. La mancanza di una legislazione unitaria ha dato luogo al sovrapporsi di diversi filoni di interventi di edilizia scolastica ed ha spinto il Parlamento, in sede di conversione del decreto-legge n. 104 del 2013 ad inserire una disposizione volta ad imporre ai Ministeri competenti (vale a dire quelli dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'istruzione, dell'università e della ricerca) l'obbligo di relazionare annualmente alle Camere sullo stato di avanzamento dei lavori e sull'andamento della spesa destinata ai medesimi interventi: 1) dalle disposizioni emanate nel corso della XVII legislatura (comma 1 dell'articolo 10 del decreto-legge n. 104 del 2013 e articolo 18 del decreto-legge n. 69 del 2013); dal fondo unico per l'edilizia scolastica, nel quale l'articolo 11, comma 4-sexies, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, ha fatto confluire tutte le risorse iscritte nel bilancio dello Stato comunque destinate a finanziare interventi di edilizia scolastica; e infine, da ulteriori stanziamenti destinati alle medesime finalità nel bilancio dello Stato ai sensi della normativa vigente;
nell'ambito della legge di stabilità per il 2014, legge n. 147 del 2013, è stata, inoltre, approvata una norma (articolo 1, comma 206) che introduce, tra le finalità cui possono essere destinate le risorse della quota di competenza statale dell'8 per mille del gettito irpef, gli interventi straordinari relativi a ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all'istruzione scolastica;
l'attuale Governo e, in particolare, il Presidente del Consiglio dei ministri avevano annunciato, sin dai primissimi giorni successivi all'insediamento, un piano straordinario per la messa in sicurezza delle scuole italiane che avrebbe previsto il finanziamento di 3,5 miliardi di euro, tra i fondi già disponibili e le risorse recuperate dall'allentamento del patto di stabilità interno, oltre che l'istituzione di una cabina di regia per la gestione degli interventi;
sono passati due mesi da tale annuncio; pur tuttavia, l'unico provvedimento varato sino ad oggi che interviene in modo puntuale sulle risorse relative all'edilizia scolastica è rappresentato dal decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante «Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale», che, all'articolo 48, prevede in concreto solo 244 milioni di euro per il biennio 2014-2015 ai fini dell'esclusione dal patto di stabilità interno. Inoltre, il medesimo articolo 48, con riferimento agli interventi di cui all'articolo 18, comma 8-ter, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98 (il cosiddetto decreto del fare), recante disposizioni in materia di riqualificazione e di messa in sicurezza delle istituzioni scolastiche statali, con particolare riguardo a quelle in cui è stata censita la presenza di amianto, prevede un intervento di assegnazione di risorse del Cipe, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nell'ambito della programmazione nazionale del fondo per lo sviluppo e la coesione relativa al periodo 2014-2020, fino all'importo massimo di soli 300 milioni di euro, previa verifica, peraltro, dell'utilizzo delle risorse assegnate nell'ambito della programmazione 2007-2013 del fondo medesimo e di quelle assegnate a valere sugli stanziamenti relativi al programma delle infrastrutture strategiche per l'attuazione di piani stralcio del programma di messa in sicurezza degli edifici scolastici;
l'annunciato finanziamento da parte dell'Esecutivo pari a 3,5 miliardi di euro non ha trovato alcun riscontro nell'ambito di tutti provvedimenti varati sino ad oggi;
solo la scorsa settimana il Ministro interrogato, al termine di un'audizione svoltasi alla Camera dei deputati, ha dichiarato, come pure si evince dalla stampa nazionale, di aver concordato un incontro con il Ministro dell'economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, per capire effettivamente quali siano le possibilità economiche «perché si programma quando ci sono fondi certi»;
per quanto risulta agli interroganti, risulterebbero circa 4.500 scuole che hanno già inoltrato le loro richieste per l'apertura dei cantieri –:
quali elementi il Governo intenda fornire al Parlamento, per quanto di competenza, sulla certezza delle risorse che il Governo intende concretamente destinare al finanziamento dell'edilizia scolastica alla luce di quanto descritto in premessa.
(3-00792)
(29 aprile 2014)
SANTERINI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
si registrano ritardi nel cronoprogramma dei decreti attuativi del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca», convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128;
allo stato risulterebbero emanati, nei tempi previsti dal provvedimento, solo alcuni decreti: quello relativo al bando nazionale per i progetti delle scuole contro la dispersione scolastica, emanato il 7 febbraio 2014, quello per finanziamenti agli istituti per le reti wireless, emanato il 9 ottobre 2013, ed il decreto relativo all'assunzione dei docenti su posto di sostegno del 6 febbraio 2014;
mancherebbero all'appello quello relativo all'assegnazione delle risorse alle scuole per l'acquisto di libri e tablet (il cui termine era il 20 ottobre 2013) e quello per l'attribuzione di contributi e benefici agli studenti delle medie e delle superiori, che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, avrebbe dovuto attuare entro il 2 dicembre 2013, cui sarebbero dovuti seguire i bandi regionali;
entro il 10 febbraio 2014 doveva partire il monitoraggio per valutare i sistemi di istruzione professionale, tecnica e liceale per poi concludersi entro un anno, ma manca il finanziamento;
a maggio 2014 dovrebbero essere adottati: il codice di autoregolamentazione da parte di mass media e produttori sui contenuti dei messaggi pubblicitari sulle sigarette elettroniche ed il regolamento sulle modifiche alla durata del permesso di soggiorno per stranieri per la frequenza di corsi di studio e per formazione;
entro il 2014 il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca dovrebbe, infine, definire come integrare le anagrafi degli studenti, misura particolarmente importante per prevenire la dispersione scolastica;
vi sono poi altri provvedimenti attuativi per i quali non è stata definita una scadenza, né i relativi finanziamenti, come i programmi di educazione alimentare, le linee guida per una corretta alimentazione e la sperimentazione per il triennio 2014-2016 di periodi di formazione in azienda degli studenti degli ultimi due anni delle superiori –:
se non ritenga di procedere senza ulteriori ritardi all'adozione dei decreti attuativi relativi al decreto-legge citato in premessa e di verificare, in particolare, se sia stata rispettata l'equa distribuzione dei posti di sostegno stabilizzati tra tutte le regioni, come prescriveva l'articolo 15, comma 2-bis, del citato decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, atteso che risulta che la percentuale degli insegnanti stabilizzati non sia uguale in tutte le regioni, ma che la metà delle regioni ha valori più alti.
(3-00793)
(29 aprile 2014)
MOLEA, CAPUA e VEZZALI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
la scuola è afflitta da una «piaga»: quella del precariato;
le legittime aspettative di generazioni di maestri e professori si sono trasformate in un'ingiusta «guerra tra poveri»: precari e abilitati a seguito del tirocinio formativo attivo, docenti in ruolo e supplenti, idonei e inidonei, visibili e invisibili. Ciascuno portavoce di legittime rivendicazioni;
come il Ministro interrogato ha ricordato, nell'illustrazione delle linee programmatiche presso la Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati, «alcuni aspettano qualche anno, altri un decennio, altri ancora erano precari quando hanno iscritto un figlio alla prima elementare e continuano ad esserlo ancora, quando lo stesso figlio si diploma alla fine del liceo»;
i numeri parlano chiaro: per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, si hanno poco meno di 50 mila persone che svolgono – ormai «stabilmente» – un lavoro precario nelle scuole;
per i docenti:
a) poco meno di 170 mila sono inseriti nelle cosiddette graduatorie ad esaurimento di I, II, III fascia e IV fascia aggiuntiva, che costituiscono il cosiddetto precariato storico;
b) più di 460 mila sono inseriti nelle graduatorie di istituto e utilizzati per le supplenze annuali e fino al termine delle lezioni, di cui 168 mila iscritti nelle graduatorie ad esaurimento;
c) oltre 10 mila abilitati a seguito del tirocinio formativo attivo;
d) quasi 70 mila hanno maturato titoli di servizio utili all'abilitazione grazie ad un percorso abilitante speciale;
e) 55.000 diplomati magistrali;
f) 40.000 idonei di vecchi concorsi;
il precariato, alla luce di questi numeri, è un problema rilevante sotto il profilo quantitativo, drammatico per le vite di molte persone e di molte famiglie;
non si può ignorarlo nella speranza che scompaia;
più volte il Ministro interrogato ha ribadito l'esigenza di scegliere: soccombere all'emergenza o programmare, avvitarci nella contingenza o lavorare ad aggiustamenti strutturali;
ebbene, il bivio più importante di tutti da affrontare è proprio questo, ossia se continuare ad approcciarsi al tema del precariato della scuola in termini emergenziali o darsi una prospettiva lungimirante che miri a risolvere la problematica strutturalmente –:
come intenda affrontare la questione del reclutamento ai fini di contemperare l'esigenza di garantire una nuova classe di insegnati e allo stesso tempo soddisfare le legittime aspettative di chi come precario ha permesso sino ad oggi al sistema scolastico di non collassare, se intenda indire un nuovo concorso e come intenda corrispondere alle aspettative di tanti giovani laureati e non abilitati al fine di una loro partecipazione al concorso. (3-00794)
(29 aprile 2014)
RAMPELLI, LA RUSSA, TAGLIALATELA e TOTARO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
nei moduli per l'iscrizione ad istituti scolastici e prescolastici per il prossimo anno in alcune aree territoriali le diciture «padre» e «madre» sono state sostituite dalle diciture «genitore 1» e «genitore 2»;
le nuove diciture mortificano profondamente tutti quei genitori che vivono con normalità ma anche con orgoglio la propria genitorialità, tanto che il caso di una madre milanese, che ha cancellato «genitore 1» sostituendolo con «mamma», sta raccogliendo migliaia di consensi sul web;
definire un padre ed una madre semplicemente come «genitore 1» e «genitore 2» significa svilire quel concetto di famiglia, i cui diritti sono espressamente riconosciuti dalla Costituzione –:
sulla base di quali normative o istruzioni ministeriali sia stato disposto il cambio delle denominazioni sui moduli per l'iscrizione degli alunni di cui in premessa e se non lo ritenga lesivo della dignità di tutti quei genitori che sono semplicemente «papà» e «mamma». (3-00795)
(29 aprile 2014)