Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento giustizia
Titolo: Risarcimento del danno non patrimoniale - A.C. 1063
Riferimenti:
AC N. 1063/XVII     
Serie: Progetti di legge    Numero: 66
Data: 11/09/2013
Descrittori:
RISARCIMENTO DI DANNI     
Organi della Camera: II-Giustizia


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Risarcimento del danno non patrimoniale

11 settembre 2013
Schede di lettura


Indice

Quadro normativo e giurisprudenziale|Contenuto della proposta di legge|Relazioni allegate o richieste|Necessità dell'intervento con legge|Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite|Incidenza sull'ordinamento giuridico|


La proposta di legge disciplina il risarcimento del danno non patrimoniale. Modifica a tal fine il codice civile, le relative disposizioni di attuazione e il codice delle assicurazioni private, introducendo in allegato una serie di tabelle per la determinazione del risarcimento. Come si legge nella relazione illustrativa, la proposta intende uniformare il quadro risarcitorio, assicurando maggiore omogeneità nelle liquidazioni attraverso il recepimento degli orientamenti della Cassazione.

Quadro normativo e giurisprudenziale

Il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale deriva dal dettato dell'art. 2059 del codice civile, che si limita tuttavia a prevedere che il danno non patrimoniale debba essere risarcito nei soli casi previsti dalla legge.

Il risarcimento ex art. 2059 è stato per molto tempo limitata al danno derivante da reato (art. 185 c.p.), limitazione ritenuta lesiva del principio di uguaglianza, discriminando tra danneggiati da illecito penale e da illecito civile. La Cassazione (sentenze nn. 8827 e 8828 del 2003) ha ritenuto che una lettura costituzionalmente corretta dell'art. 2059 c.c. vede il danno non patrimoniale come categoria ampia, comprensiva di ogni ipotesi di danno alla persona e che va quindi riconosciuto il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale anche al di fuori della riserva di legge correlata al danno da reato. Infatti, secondo la Cassazione (sent. 8828), venendo in considerazione valori personali di rilievo costituzionale, deve escludersi che il risarcimento del danno non patrimoniale che ne consegua sia soggetto al limite derivante dalla riserva di legge correlata all'art. 185 c.p. Una lettura della norma costituzionalmente orientata impone di ritenere inoperante il dette limite se la lesione ha riguardato valori della persona costituzionalmente garantiti. Occorre considerare, infatti, che nel caso in cui la lesione abbia inciso su un interesse costituzionalmente protetto la riparazione mediante indennizzo (ove non sia praticabile quella in forma specifica) costituisce la forma minima di tutela, ed una tutela minima non è assoggettabile si specifici limiti, poiché ciò si risolve in rifiuto di tutela nei casi esclusi (v. Corte Cost., sent. n. 184/86, che si avvale tuttavia dell'argomento per ampliare l'ambito della tutela ex art. 2043 c.c. al danno non patrimoniale da lesione della integrità biopsichica; ma l'argomento si presta ad essere utilizzato anche per dare una interpretazione conforme a Costituzione dell'art. 2959 c.c.). D'altra parte, il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del danno non patrimoniale ben può essere riferito, dopo l'entrata in vigore della Costituzione, anche alle previsioni della legge fondamentale.
Si ricorda come già con la sentenza n. 88 del 26 luglio 1979, la Corte Costituzionale - in relazione all'espansione del concetto di danno alla persona - statuì che la salute è un "diritto fondamentale, primario ed assoluto dell'individuo, il quale, in virtù del suo carattere privatistico, è direttamente tutelato dalla Costituzione (art. 32) e, nel caso di sua violazione, il soggetto può chiedere ed ottenere il giusto risarcimento, in forza del combinato tra il medesimo articolo costituzionale e l'art. 2059 del codice civile".
Ancora la Corte costituzionale (sentenza n. 233 del 2003) prospettava, "nel quadro di un sistema bipolare del danno patrimoniale e di quello non patrimoniale, un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ., tesa a ricomprendere nell'astratta previsione della norma ogni danno di natura non patrimoniale derivante da lesione di valori inerenti alla persona: e dunque sia il danno morale soggettivo, inteso come transeunte turbamento dello stato d'animo della vittima; sia il danno biologico in senso stretto, inteso come lesione dell'interesse, costituzionalmente garantito, all'integrità psichica e fisica della persona, conseguente ad un accertamento medico (art. 32 Cost.); sia infine il danno (spesso definito in dottrina ed in giurisprudenza come esistenziale) derivante dalla lesione di (altri) interessi di rango costituzionale inerenti alla persona".

L'art. 2059 non fornisce, tuttavia, una precisa definizione del danno non patrimoniale, che la giurisprudenza ha considerato a lungo come danno morale, per poi accedere a interpretazioni più articolate (distinzione tra danno biologico – considerato come danno alla salute in senso stretto – danno morale, danno esistenziale, ecc.).

La giurisprudenza della Corte di Cassazione – prima della nota sentenza 26972 del 2008 (v. ultra) - aveva più volte distinto il danno non patrimoniale in danno biologico e danno morale, prevedendo autonome liquidazioni delle rispettive entità risarcitorie. Tra le altre, la sentenza Cass., sent. 12 maggio 2006, n. 11039, ha affermato che il danno biologico - inteso come lesione dell'integrità psico-fisica, suscettibile di valutazione medico-legale, della persona - consiste nelle ripercussioni negative, di carattere non patrimoniale e diverse dalla mera sofferenza psichica, della suddetta lesione per l'intera durata della vita residua del soggetto leso, nel caso di invalidità permanente, oppure, nell'ipotesi di invalidità temporanea, finché la malattia perduri.
Mentre la precedente giurisprudenza di legittimità derivava, quindi, la risarcibilità del danno biologico dal diritto al risarcimento per fatto illecito ex art. 2043 c.c.. (così aggirando la riserva di legge di cui all'art. 2059 c.c. ), tale danno è attualmente fatto rientrare dalla Cassazione nell'ambito del danno non patrimoniale.
Il danno morale, prosegue la sentenza 11039, costituisce invece, autonoma ipotesi di danno non patrimoniale risarcibile al verificarsi di determinati presupposti, collegato intimamente all'entità ed intensità della sofferenza e dotato di piena autonomia ontologica rispetto al danno biologico, con la conseguenza che, nella determinazione della misura del suo risarcimento, il giudice non può limitarsi ad attribuire al danneggiato una quota parte del danno biologico, ma deve procedere a liquidare autonomamente il risarcimento atto a riparare la lesione dell'integrità morale, adeguando i parametri del risarcimento alla predetta entità della sofferenza e del dolore, oltre che alla lesione della dignità della persona.
Sempre secondo la Cassazione, il danno esistenziale, da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) che alteri le abitudini e gli assetti relazionali propri del soggetto inducendolo a scelte di vita diverse, quanto all'espressione e alla realizzazione della sua personalità nel mondo esterno, da quelle che avrebbe compiuto ove non si fosse verificato il fatto dannoso, non costituisce una componente o voce né del danno biologico (lesione all'integrità psico-fisica accertabile in sede medico-legale), né del danno morale soggettivo (dolore o patema d'animo interiore), ma un autonomo titolo di danno, il cui riconoscimento non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, della natura e delle caratteristiche del pregiudizio medesimo (sent. 28 agosto 2007, n. 18199).

Per il risarcimento del danno non patrimoniale, il dato normativo si è, quindi, rivelato insufficiente a garantire la certezza del diritto rimandando, in generale, alla legge del caso concreto. Vediamo in breve le principali disposizioni di riferimento contenute nel codice civile.

L'art. 2043 c.c. prevede il principio del risarcimento del danno da fatto illecito. L'art. 2059 c.c. stabilisce che il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge (per lungo tempo l'unico caso previsto dalla legge era proprio il risarcimento da reato).

L'art. 2056 c.c. prevede che il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli artt. 1223 (risarcimento del danno emergente e del lucro cessante per l'inadempimento o il ritardo nelle obbligazioni), 1226 (liquidazione da parte del giudice con valutazione equitativa del danno che non può essere provato nel suo preciso ammontare) e 1227 (concorso del fatto colposo del creditore). Alcune incertezze sono derivate dall'applicazione dell'art. 1226 c.c. sulla valutazione equitativa del danno da parte del giudice, quando tale danno non può essere provato nel suo preciso ammontare. Sempre in base all'art. 2056 c.c. il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso.

La liquidazione del danno non patrimoniale (che, in quanto equitativo, si presta ontologicamente a interpretazioni difformi) - oltre che dalla difficoltà di individuare una precisa definizione delle diverse "sofferenze" suscettibili di risarcimento - è stata costantemente caratterizzata da una notevole diversità dei criteri di valutazione da parte degli uffici giudiziari sul territorio (sistemi tabellari "a punto", liquidazione solo equitativa, liquidazione per voci separate di danno – biologico, morale, esistenziale - , liquidazione unitaria come danno biologico omnicomprensivo, previsione o meno di limiti risarcitori massimi e minimi), con il risultato sia di una estrema incertezza nell'individuazione di parametri oggettivi di riferimento sia di un'applicazione della legge lesiva della parità di trattamento tra i cittadini (quantum diversi di risarcimento liquidati per casi analoghi).

Per l'esigenza di contrapporre uniformità di giudizio alle indicate disparità valutative, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione – con la sentenza 11 novembre 2008, n. 26972 – hanno ritenuto il danno non patrimoniale categoria generale non suscettibile di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate. Il danno non patrimoniale da lesione della salute costituisce una categoria ampia ed omnicomprensiva, nella cui liquidazione il giudice deve tenere conto di tutti i pregiudizi concretamente patiti dalla vittima, ma senza duplicare il risarcimento attraverso l'attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici. Non può, dunque, secondo la Suprema Corte, farsi riferimento a generiche sottocategorie denominate danno morale, "danno esistenziale", danno da perdita parentale, perché si finisce in tal modo per portare anche il danno non patrimoniale nell'atipicità. Il rilievo che tale decisione ha rivestito nella giurisprudenza deriva, quindi, dall'aver riconosciuto al danno biologico portata tendenzialmente omnicomprensiva.

Infatti, il risarcimento del danno patrimoniale da fatto illecito già è connotato da atipicità, postulando l'ingiustizia del danno di cui all'art. 2043 c.c., la lesione di qualsiasi interesse giuridicamente rilevante (sent. 500/1999). Al contrario quello del danno non patrimoniale è connotato da tipicità, perchè tale danno è risarcibile solo nei casi determinati dalla legge e nei casi in cui sia cagionato da un evento di danno consistente nella lesione di specifici diritti inviolabili della persona (sent. n. 15027/2005; n. 23918/2006).

Il percorso della giurisprudenza di legittimità avviato nel 2008 culmina con la sentenza della Cassazione, III sezione, 7 giugno 2011, n. 12408, che – ribadendo il criterio della omnicomprensività del danno non patrimoniale risarcibile - ha introdotto il principio della necessità di applicare su tutto il territorio nazionale un unico criterio di liquidazione, da ritenersi equo, costituito dalle cosiddette "tabelle di Milano", adottato come tale dalla giurisprudenza della Corte (va ricordato che il Tribunale di Roma non ha condiviso l'orientamento espresso dalla Suprema Corte ed adotta proprie tabelle di liquidazione del danno non patrimoniale, diverse da quelle di Milano).

Le Tabelle di Milano sono le tabelle elaborate dall'Osservatorio sulla giustizia civile di Milano che, dopo la sentenza delle Sezioni unite del 2008, hanno previsto una liquidazione congiunta:
  • del danno non patrimoniale conseguente a lesione permanente dell'integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico legale;
  • e del danno non patrimoniale in termini di dolore, sofferenza soggettiva.
Si tratta della liquidazione congiunta dei danni liquidati a titolo di danno biologico (standard e personalizzato per particolari condizioni soggettive) e di danno morale.
Le tabelle di Milano – da ultimo rivalutate secondo gli indici ISTAT, nel marzo 2013,– incrociando fasce di età del danneggiato e punti di invalidità, individuano i valori monetari medi di tale liquidazione onnicomprensiva (valore cd. "punto") nonché percentuali di aumento "personalizzate", laddove il caso presenti specifiche, provate peculiarità. Solo in casi eccezionali, si prevede una valutazione del giudice in deroga ai valori minimi e massimi.
Analoghe tabelle quantificano il danno non patrimoniale conseguente a lesione non permanente; anche in tal caso di tratta di liquidazione congiunta di danno biologico e danno morale. Una separata tabella riguarda la liquidazione del danno non patrimoniale da perdita parentale (morte di un congiunto).

Sostanzialmente, il danno biologico "unitario" risulta, dalla giurisprudenza, attualmente superato come summa delle diverse tipologie di danno non patrimoniale risarcibile, sostituito dal danno non patrimoniale, complessivamente considerato come "contenitore" di tutte le componenti di danno: biologico, morale ed esistenziale.

Tale quadro normativo-giurisprudenziale va integrato con le previsioni del Codice delle assicurazioni private (D.Lgs 209 del 2005), il cui articolo 138 prevede che il Governo adotti un regolamento (DPR) che, in relazione ai danni da sinistri stradali, secondo una serie di principi e criteri, provveda alla predisposizione di una tabella unica nazionale (cd. T.U.N.) per la quantificazione del danno biologico (omnicomprensiva categoria del danno non patrimoniale) per lesioni di non lieve entità (per le microlesioni, i valori sono dettati dallo stesso D.Lgs. 205, all'art. 139).

L'art. 139 del Codice fornisce una definizione di danno biologico come lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito.

Il DPR dovrebbe stabilire i valori dei risarcimenti per i danni alla persona sopra i 9 punti percentuali, le cosiddette lesioni macropermanenti, ovvero il valore pecuniario da attribuire ad ogni singolo punto di invalidità. Ai valori di tale tabella - non ancora emanata - si riferisce, peraltro, anche l'art. 3 del "decreto Balduzzi" (DL. 158/2012, conv. dalla L. 189/2012) in riferimento al risarcimento del danno biologico conseguente all'attività dell'esercente la professione sanitaria.

Il Governo ha elaborato uno schema di regolamento attuativo dell'art. 138 del Codice delle assicurazioni private che prevede una T.U.N. con livelli di risarcimento molto al di sotto (più o meno la metà) di quelli elaborati con le citate tabelle di Milano (su di esso, v. il parere negativo dal Consiglio di Stato del 17 novembre 2011).

Nella recente seduta del 25 giugno 2013, la Camera dei deputati ha approvato alcuni atti di sindacati ispettivo (le mozioni Boccuzzi ed altri n. 1-00099 (Nuova formulazione), Gigli ed altri n. 1-00102, Costa ed altri n. 1-00103 (Nuova formulazione) nonché la risoluzione Di Lello ed altri n. 6-00017 (nel testo riformulato e in quanto non assorbita) che, sostanzialmente, impegnano il Governo a sospendere l'iter di approvazione del regolamento fino all'espletamento di un approfondito e rapido confronto nelle Commissioni parlamentari competenti.

Nella scorsa legislatura, la stessa Camera aveva, peraltro, già approvato il 26 ottobre 2011 la mozione 1-00740 che impegnava il Governo al ritiro dello schema di regolamento ed alla predisposizione di un nuovo decreto teso a determinare valori medi di risarcimento del danno biologico per lesioni di non lieve entità che prendano a riferimento quelli delle tabelle elaborate dal tribunale di Milano.

Un più recente intervento della giurisprudenza di legittimità sembra, tuttavia, mettere in dubbio il criterio dell'omnicomprensività del danno non patrimoniale così come sancito dalla sentenza delle Sezioni Unite del 2008.

La Cassazione, sentenza 28 novembre 2012, n. 20292, ha, infatti, confermato una pronuncia della Corte d'Appello di Potenza che aveva riconosciuto in favore dei prossimi congiunti di un soggetto deceduto a seguito di un sinistro stradale, il risarcimento del danno esistenziale come specifica voce risarcitoria oltre a quello morale. Nella indicata decisione si sostiene che danno biologico (cioè la lesione della salute), morale (cioè la sofferenza interiore) e dinamico-relazionale (altrimenti definibile "esistenziale", e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l'illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) "costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili". Per la Cassazione tale conclusione, tuttavia, non contrasta con il principio di unitarietà del danno non patrimoniale, sancito dalla sentenza n. 26972 del 2008 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, "giacché quel principio impone una liquidazione unitaria del danno, ma non una considerazione atomistica dei suoi effetti (in senso conforme, Cass, Sez Lavoro, sentenza 23 aprile 2013, n. 9770).

Secondo la sentenza 20292/2012 le Sezioni Unite (sent. 26972/2008) non hanno mai predicato un principio di diritto volto alla soppressione per assorbimento, ipso facto, del danno morale nel danno biologico, avendo esse viceversa indicato al giudice del merito soltanto la necessità di evitare, attraverso una rigorosa analisi dell'evidenza probatoria, duplicazioni risarcitorie. Fermo restando, quindi, la liquidazione del danno sotto l'unica voce danno non patrimoniale, la sentenza rivendica l'autonomia del danno morale rispetto sia a quello biologico che a quello esistenziale (dinamico relazionale), predicabile pur in assenza di un danno alla salute.


Contenuto della proposta di legge

La proposta di legge intende riformare l'intero sistema del risarcimento del danno non patrimoniale, fornendo parametri certi ed uniformi cui gli uffici giudiziari debbano attenersi sull'intero territorio nazionale.

Il provvedimento, composto da 5 articoli, interviene con tale finalità sul codice civile, sulle sue disposizioni di attuazione nonché sul Codice delle assicurazioni private, dettando, infine, una disciplina transitoria della nuova disciplina e le necessarie abrogazioni.

L'articolo 1 della p.d.l. introduce nel codice civile i nuovi articoli 2059-bis e 2059-ter che prevedono diversi criteri di quantificazione del risarcimento se derivante da danno alla salute o meno.

Le ragioni della distinzione, come si legge nella relazione alla proposta di legge, derivano dall'opportunità di recepire "quel percorso giurisprudenziale che, pur indirizzando i propri dettami interpretativi nella direzione di un danno non patrimoniale unitario, ha comunque differenziato e tratteggiato alcune voci di pregiudizi non patrimoniali al fine di descrivere i singoli interessi lesi nella sfera giuridica del danneggiato. Non si tratta di frammentare la figura del danno non patrimoniale ma, semplicemente, di constatare la diversità ontologica di alcuni tipi di danno rispetto ad altri. In questo senso, spicca la figura del danno alla salute che, per sua natura, ha una maggiore propensione a una quantificazione articolata sui valori tabellari (in linea con la Corte di cassazione sono riprese le tabelle del citato osservatorio). Dall'altro lato, vi sono i danni non patrimoniali derivanti da lesione di diritti differenti da quello alla salute. In tale caso è evidente che le tabelle non possono essere di aiuto. Per tale ragione, il punto di partenza è rappresentato dai tentativi del legislatore di intervenire in singoli settori per fornire criteri di calcolo del danno non patrimoniale: l'articolo 2059-ter, al primo comma, riserva uno spazio al legislatore e, tra le righe, auspica un suo successivo e settoriale intervento".

Il nuovo articolo 2059-bis c.c. fornisce una definizione di danno non patrimoniale derivante da lesione (temporanea o permanente) del diritto alla salute; tale definizione si fonda sulle elaborazioni della più recente giurisprudenza della Corte di cassazione (che unifica il danno biologico col danno morale e esistenziale) e determina la risarcibilità del danno non patrimoniale sulla base delle tabelle di Milano (aggiornate, da ultimo, nel marzo 2013). Le tabelle sono poi previste dal nuovo art. 84-bis delle disposizioni di attuazione del codice civile (inserito dall'art. 2 del provvedimento, v. ultra) e sono contestualmente introdotte mediante un allegato A alle stesse disposizioni.

L'art. 2059-bis fa espresso riferimento - come lesione del diritto alla salute - alla lesione dell'integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale (danno biologico); al pregiudizio per l'eventuale sofferenza soggettiva provocata dal fatto lesivo (danno morale) nonché all'eventuale incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato (danno esistenziale).

La disposizione adotta, quindi, il parametro del valore cd. "punto" (relativo alla sola componente di danno non patrimoniale anatomo-funzionale, cd. danno biologico permanente), aumentato - in riferimento al calcolo di liquidazione anche della componente sofferenza soggettiva - di una percentuale ponderata (in base all'invalidità riconosciuta, dal 25 al 50%), e corretto da un'eventuale percentuale di aumento sulla base di personalizzazione derivante dal caso concreto.

L'art. 2059-bis prevede che tale personalizzazione possa comportare percentuali di aumento del risarcimento fino al massimo del 50%:

  • per menomazioni gravi che incidano "in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato" e
  • sulla base di un equo e motivato apprezzamento delle condizioni del danneggiato.
La previsione si rifà al contenuto dell'art. 138 del Codice delle assicurazioni private secondo il quale, per danno biologico per lesioni di non lieve entità derivanti da sinistri stradali, qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali, l'ammontare del danno determinato ai sensi della tabella unica nazionale può essere aumentato dal giudice sino al 30%, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato.

Per quanto riguarda il danno non patrimoniale derivante da lesione temporanea del diritto alla salute, secondo quanto previsto dalla relativa tabella allegata, è stabilita una forbice di valori monetari, per ogni giorno di inabilità assoluta, compresa tra 96 euro e 144 euro; la liquidazione che eccede i 96 euro giornalieri potrà essere accordata, anche in tal caso, sulla base della valutazione personalizzata del singolo caso.

Il nuovo articolo 2059-ter c.c., residuale rispetto al precedente, riguarda la determinazione del danno non patrimoniale derivante dalla lesione di "altri diritti" (diversi da quello alla salute). E' previsto che tale danno sia determinato dal giudice secondo i criteri di valutazione previsti dalla legge. Inoltre, anche qui sulla base della citata "personalizzazione" del danno, si prevede un possibile aumento del risarcimento fino al 50%. Se non prevista direttamente dalla legge, il risarcimento per tale tipologia di danno va, infine, determinato dal giudice in via equitativa.

La relazione illustrativa alla p.d.l. evidenzia che dalla formulazione della disposizione consegue un invito al legislatore a determinare direttamente i criteri di valutazione del danno non patrimoniale derivante dalla lesione di "altri diritti".

L'articolo 2 della proposta in esame introduce, al comma 1, l'art. 84-bis nelle Disposizioni di attuazione del codice civile (RD 318 del 1942).

L'art. 84-bis ribadisce come il danno non patrimoniale di cui all'art. 2059-bis deve essere determinato sulla base delle tabelle contenute nell'allegato A alle stesse disposizioni di attuazione ovvero le citate tabelle milanesi (l'allegato è aggiunto al RD 318/1942, recante le disposizioni di attuazione, dal comma 2 dell'art. 2 in esame).

Si osserva che, mentre la relazione alla p.d.l. fa riferimento ad un possibile aumento fisso del 50% del valore punto (diversamente dalle tabelle di Milano che prevedono un aumento ponderato fino al 50%) l'articolato non reca traccia di tale aumento in misura fissa.

Il secondo comma dell'art. 84-bis stabilisce direttamente, in caso di morte del danneggiato, un risarcimento del danno non patrimoniale da quest'ultimo subito - per il periodo intercorso tra l'evento lesivo e la morte dello stesso - quantificato nell'80% di quello indicato nelle tabelle per le lesioni permanenti.

Tale risarcimento (da danno "tanatologico") dovrebbe quindi aggiungersi a quello cui hanno diritto gli eredi per la perdita del congiunto e separatamente liquidato.

Il tema della risarcibilità del cd. danno tanatologico è stato oggetto di un vivace dibattito giurisprudenziale. L'orientamento maggioritario, rimanendo alle pronunce meno risalenti, non condivide l'esistenza di tale tipologia di danno (Cassazione, Sezioni Unite, sentt. n. 26972 e n. 26973 dell'11 novembre 2008), in quanto mancherebbe un titolare del diritto al risarcimento del danno da morte (il soggetto leso è quello deceduto) ed il diritto al ristoro non sarebbe trasmissibile agli eredi. Di diverso avviso la più recente Cassazione, sentenza 8 aprile 2010, n. 8360, che ha riconosciuto trasmissibile agli eredi il diritto al risarcimento del danno tanatologico – riconducibile al danno morale - qualora la morte del soggetto sopraggiunga immediatamente oppure a breve distanza di tempo dall'azione lesiva, in quanto l'evento lede non il diritto alla salute, ma il diritto alla vita. Spetterà al giudice, in sede di liquidazione, comprendere i danni morali subiti iure proprio dai parenti della vittima, nonché l'importo dovuto per le sofferenze psichiche subìte dalla vittima prima di morire. Pertanto, il giudice dovrà personalizzare la liquidazione dell'unica somma dovuta in risarcimento dei danni morali, tenendo conto anche del c.d. tanatologico, qualora le parti interessate ne facciano specifica richiesta. In senso analogo Cassazione, Sez. lavoro, sent. n. 13672 del 7 giugno 2010.
Le tesi contrarie al risarcimento del danno tanatologico sono state sostanzialmente argomentate sulla base dell'esame della natura personale del diritto de quo nonché sulla. non risarcibilità del "danno da perdita della vita", in quanto un conto sono le lesioni e le sofferenze morali collocate in un arco temporale apprezzabile, un conto è la morte stessa, che elimina ogni conseguenza pregiudizievole per il defunto, conseguenze necessarie perché si possa parlare di risarcimento.
In senso restrittivo si è pronunciata la Corte di Cassazione, sentenza 2 luglio 2010, n. 15706 secondo cui la lesione dell'integrità fisica con esito letale è configurabile come danno risarcibile agli eredi solo se sia trascorso un lasso di tempo apprezzabile tra le lesioni subite dalla vittima del danno e la morte; in questo caso è configurabile un danno non patrimoniale risarcibile e trasferibile agli eredi iure hereditatis.
Esclude il risarcimento anche Cassazione, sentenza 24 marzo 2011, n. 6754, qualora il defunto non abbia avuto una lucida cosciente percezione della sua condizione.
Occorre menzionare, infine, la più recente sentenza 20 aprile 2012 n. 6273 con la quale la Corte di Cassazione ha escluso la risarcibilità del danno tanatologico, inteso come consapevolezza dell'imminente fine della vita, qualora la vittima non abbia patito alcun dolore di natura psichica, ad esempio nel caso di un soggetto in coma, rimasto in tale stato fino al decesso.

Si osserva che appare utile specificare, al secondo comma dell'art. 84-bis, che il danno non patrimoniale subito dal deceduto si riferisce al periodo che intercorre tra la lesione e la morte.

In base al terzo comma del nuovo art. 84-bis, un aumento fino al 50% del risarcimento previsto dalle tabelle può essere stabilito dal giudice – apprezzate le condizioni soggettive del danneggiato - quando la menomazione accertata abbia inciso tra la lesione e la morte, "su specifici aspetti dinamico-relazionali personali" della vittima.

L'art. 84-bis, infine, a fini di uniformità risarcitoria dei danni non patrimoniali alla salute (art. 2059-bis) e lesivi di altri diritti (art. 2059-ter), prevede che il Ministero della giustizia provveda alla pubblicazione, nel gennaio di ogni anno, delle sentenze in materia emesse nell'anno precedente.

Si osserva che la disposizione non indica le modalità di pubblicazione delle sentenze.

L'articolo 3 detta la disciplina del risarcimento del danno non patrimoniale derivante da perdita del rapporto parentale, che dovrà essere determinato in base a una tabella contenuta nell'allegato 2 alla proposta di legge. L'allegato riproduce fedelmente l'ammontare dei risarcimenti per la perdita di un congiunto stabiliti dalle tabelle di Milano.

Diversamente dalle tabelle di Milano è, tuttavia, previsto un aumento fino al 50% di tali valori a seguito di un equo e motivato apprezzamento da parte del giudice nelle stesse circostanze indicate agli artt. 2059-bis, secondo comma, 2059-ter, secondo comma, del codice civile e 84-bis, terzo comma, delle disposizioni di attuazione del codice civile. Anche per tali ipotesi, per finalità di uniforme valutazione dei danni non patrimoniali è previsto, in capo al Ministero della giustizia, un obbligo di pubblicazione annuale delle sentenze.

Si osserva che, anche in questo caso, la disposizione non indica le modalità di pubblicazione delle sentenze.

L'articolo 4 della p.d.l. interviene sul Codice delle assicurazioni private di cui sostituisce gli articoli 138 e 139. In particolare è superata la previsione contenuta nell'art. 138 relativa all'adozione, con regolamento del Governo, di una tabella unica nazionale (cd. T.U.N.) per la quantificazione del danno biologico per lesioni di non lieve entità.

L'art. 4 reca una riformulazione sia dell'art. 138 che dell'art. 139 del Codice, disposizioni attualmente relative, rispettivamente, al risarcimento del danno biologico di «non lieve entità» e di «lieve entità».

Le due disposizioni sono sostituite dai nuovi articoli 138, ora rubricato "Danno non patrimoniale temporaneo da lesione alla persona", e 139, rubricato "Danno non patrimoniale permanente da lesione alla persona" i quali – in coerenza con la riforma introdotta - rimandano ai fini del quantum risarcitorio relativo ai danni non patrimoniali (tutti i danni, compresi quelli derivanti da sinistri stradali e da circolazione dei natanti) alle tabelle di Milano di cui all'allegato A annesso alle disposizioni per l'attuazione del codice civile. Per i danni temporanei di cui all'art. 138, la tabella allegata prevede, per ciascun giorno di inabilità assoluta, un risarcimento da 96 a 144 euro.

Anche per entrambe le tipologie di danno ricorre la formula che prevede un possibile aumento fino al 50% del danno liquidato in base alle tabelle a seguito di equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato da parte del giudice, qualora la menomazione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali.

L'articolo 5 del provvedimento concerne, infine, le abrogazioni e la disciplina transitoria.

Sono così abrogati:

  • il D.M Salute 3 luglio 2003 recante la Tabella delle menomazioni alla integrità psicofisica comprese tra 1 e 9 punti di invalidità. Il DM è stato adottato sulla base dell'art. 5 della legge 57/2001 – ora abrogato a seguito dell'entrata in vigore del Codice delle assicurazioni private – che, in attesa di una disciplina organica sul danno biologico, aveva previsto specifici criteri per il risarcimento per le lesioni di lieve entità derivanti da sinistri stradali e dalla circolazione dei natanti;
  • l'art. 3, comma 3, del D.L. 158/2012 (L. 189/2012) che, come in precedenza accennato, ha previsto che il risarcimento del danno biologico conseguente all'attività dell'esercente della professione sanitaria avvenga sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del Codice delle assicurazioni private. Si osserva che occorre valutare se sia necessaria l'abrogazione oppure se, il rinvio agli artt. 138 e 139 del codice possa rimanere in vigore, a seguito della loro modifica ad opera dell'art. 4 della proposta.

Una norma transitoria disciplina l'applicazione delle nuove disposizioni ai procedimenti in corso all'entrata in vigore della legge, stabilendo l'applicazione delle nuove regole alle fattispecie in cui il risarcimento del danno, a tale data:

  • non sia stato ancora determinato in via transattiva, oppure
  • non sia già stato liquidato dal giudice con sentenza, anche non definitiva.

Appare utile valutare se le due ipotesi specifiche richiamate nella disposizione transitoria non siano già assorbite dal richiamo generico ai procedimenti in corso.

L'art. 5 prevede, infine - con DM Salute - un aggiornamento annuale, in misura corrispondente alle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo, dei valori di liquidazione del danno alla persona dettati dalle tabelle allegate.


Relazioni allegate o richieste

La proposta, di iniziativa parlamentare, è corredata della sola relazione illustrativa.


Necessità dell'intervento con legge

La proposta di legge intende uniformare - attraverso la diretta previsione legislativa di tabelle di riferimento - il quadro risarcitorio dei danni non patrimoniali, favorendone l'omogeneità rispetto ai diversi orientamenti giurisprudenziali.


Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

Il contenuto della proposta di legge è riconducibile alla materia, di competenza esclusiva dello Stato, di cui all'articolo 117, secondo comma, lett. l) (nella parte ordinamento civile).


Incidenza sull'ordinamento giuridico

Secondo quanto indicato nella relazione illlustrativa, la proposta di legge persegue - attraverso la diretta previsione con legge delle tabelle di riferimento - l'obiettivo di una maggiore omogeneità e uniformità del quadro risarcitorio dei danni non patrimoniali. In tal modo, intende determinare un'effettiva uniformità di diritti di tutti i cittadini.