| Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione
(Versione per stampa)
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|---|---|---|---|
| Autore: | Servizio Studi - Dipartimento affari esteri | ||
| Titolo: | Incontro con una delegazione della grande Assemblea nazionale di Turchia (GNAT) - 15 maggio 2014 | ||
| Serie: | Documentazione e ricerche Numero: 121 | ||
| Data: | 14/05/2014 | ||
| Descrittori: |
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| Organi della Camera: | III-Affari esteri e comunitari | ||
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Camera dei deputati |
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XVII LEGISLATURA |
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Documentazione e ricerche |
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Incontro con una delegazione della grande Assemblea nazionale di Turchia (GNAT) |
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15 maggio
2014 |
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n. 121 |
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14 maggio 2014 |
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Servizio responsabile: |
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Servizio Studi – Dipartimento Affari esteri ( 066760-4172 – * st_affari_esteri@camera.it |
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Hanno collaborato: |
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Servizio Rapporti
internazionali ( 066760-3948 / 066760-9515 – * cdrin1@camera.it |
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La
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File:
ES0214.doc |
INDICE
Composizione
della Delegazione
Schede di lettura
Rapporti parlamentari
con la Turchia (a cura del Servizio
Rapporti Internazionali)
THE GRAND NATIONAL ASSEMBLY OF TURKEY HUMAN
RIGHTS INQUIRY COMMITTEE
§ Ayşe TÜRKMENOĞLU/
Justice and Development Party- Deputy of Konya
§ Mahmut TANAL Republican People’s Party - Deputy of Istanbul
§ Reşat DOĞRU/ Nationalist Movement Party- Deputy of Tokat
§ Gökhan PİRİ- Legislative Expert/ GNAT Human Rights Inquiry
Committee
Documentazione
§ Amnesty
International ‘La situazione dei diritti
umani nel mondo – Europa e Asia centrale - Turchia’, Rapporto 2013
DELEGAZIONE DELLA GRANDE
ASSEMBLEA NAZIONALE DI TURCHIA (GNAT)
14 maggio 2014
-
Ayhan Sefer ÜSTÜN, Presidente del Comitato
Diritti Umani (AKP) – Deputato di Sakarya
-
Ayşe TÜRKMENOĞLU, Componente del Comitato Diritti Umani (AKP) -
Deputato di Konya
-
Mahmut TANAL, Componente del Comitato Diritti Umani (CHP) – Deputato di İstanbul
-
Reşat DOĞRU, Componente del Comitato Diritti Umani (MHP) - Deputato di Tokat
STAFF
-
Gökhan
PİRİ, funzionario GNAT
-
Aytunç MENEVŞE, Secondo Segretario di Ambasciata
-
Sig.ra Nuray ERIK, impiegata dell’Ambasciata,
interprete.



Strutture istituzionale e dati di
base
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Nome
Ufficiale: |
Repubblica di Turchia |
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Forma
di Governo: |
Repubblica Parlamentare |
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Capo
dello Stato: |
Abdullah
GUL |
|
Capo
del Governo: |
Recep Tayyip ERDOGAN |
|
Ministro
degli Esteri: |
Ahmet DAVUTOGLU |
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Sistema
legislativo: |
Parlamentare, unicamerale (548 membri) |
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Sistema
legale: |
Basato sui modelli europei (Costituzione del 1982), codificato. |
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Suffragio: |
Universale diretto |
|
Partecipazione
a Organizzazioni Internazionali: |
BSEC, BERS, FAO, FMI, ICAO, IOC, IAEA, Interpol, NATO, OMC, OMS, OIC,
ONU, OIL, OSCE, UNESCO, UPU |
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Popolazione |
75.627.384 (2012) (all’estero 3,5 milioni da censimento 2008) |
|
Tasso
di crescita |
1,53 (2004) |
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Aspettativa di vita |
69,41 (maschi); 74,3 (femmine) (2004) |
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Superficie: |
814.578 kmq |
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Capitale: |
Ankara (1,9 mln ab.-2,8 mln
aggl.urb.) |
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Principali città: |
Istanbul (10 mln.), Smirne (3,4 mln.), Konya (2,2 mln) |
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Gruppi
etnici: |
Turchi 80%, Curdi ed altri 20% (stime) |
|
Religioni: |
Musulmana 99,8% (sunnita, forte minoranza alawita), altre: Cristiana e Ebraica 0,2% |
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Lingue: |
Turco (ufficiale) Dialetti Curdi, Arabo, Armeno, Greco |
Distribuzione dei seggi nel parlamento turco
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Partito |
Numero
di seggi |
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Partito
della giustizia e dello sviluppo (AKP) |
320 |
|
Partito
repubblicano (CHP) |
134 |
|
Partito
nazionalista (MHP) |
52 |
|
Partito
della pace e democrazia (BDP) |
26 |
|
Indipendenti |
12 |
|
Partito
democratico dei popoli (HDP) |
4 |
|
Totale |
548 |
CENNI
STORICI
La
Turchia moderna è nata con la dissoluzione dell’Impero Ottomano, alla fine
della Prima Guerra mondiale. Il Trattato di Sèvres
(1920) prevedeva uno Stato di dimensioni ridotte, con l’attribuzione alla
Grecia di una vasta regione attorno a Smirne, la nascita di un’Armenia
indipendente e di una regione curda con ampia autonomia. La rivolta nazionalista
di Mustafa Kemal Ataturk, un accordo di pace separato
con l’URSS e le vittorie militari contro i greci costrinsero gli Alleati a
rinegoziare gli accordi di pace: il Trattato di Losanna (1923) riconobbe il
Paese nelle sue attuali frontiere, ed un accordo separato con la Grecia dispose
il trasferimento incrociato delle rispettive popolazioni installate come
minoranze (eccetto i Greci di Istanbul ed i Turchi della Tracia, per cui si
previdero statuti specifici). Nell’ottobre del 1923 fu proclamata la nuova
Repubblica di Turchia con Ataturk come Presidente.
Oltre ad abolire il Califfato, egli avviò un’energica opera di modernizzazione
all’insegna di secolarismo, nazionalismo e riferimento all’Europa (da cui
trasse ad esempio i codici di legge e i caratteri dell’alfabeto).
Morto Ataturk nel 1938, la Turchia si mantenne neutrale nel
secondo conflitto mondiale salvo intervenire negli ultimi mesi a fianco degli
Alleati; nel 1952 aderì alla NATO, divenendone il principale bastione sul
fronte Sud.
Le
prime elezioni aperte ad altri partiti ebbero luogo nel 1950 e furono vinte dal
Partito Democratico. Gli anni della Guerra Fredda furono caratterizzati da
instabilità interna e da ripetuti interventi dei militari nella vita politica
del Paese.
Nel
luglio 1974 un putsch a Nicosia pilotato da Atene provocò un intervento
militare turco a Cipro, che in due fasi occupò un terzo dell’isola.
Estremismi
politici e tensioni con i Curdi furono causa di forte instabilità interna alla
fine degli anni Settanta, finché nel 1980 un nuovo colpo di Stato militare
portò al potere il Generale Evren, che impose la
legge marziale e mise al bando il partito di ispirazione
islamica.
Il
golpe del 1980 concluse nel modo più drammatico uno
dei periodi più bui della storia turca: episodi di violenza tra militanti
dell'estrema sinistra e dell'estrema destra, tra maggioranza sunnita e
minoranza alevita, nascita del PKK e del terrorismo
curdo inizialmente diretto contro rivali tribali e feudali, grave crisi
economica, incapacità dei leader politici dell'epoca, Demirel
e Ecevit, di affrontare la situazione con una visione
politica chiara avevano condotto il Paese in una guerra civile strisciante. La
maggioranza della classe media (e non solo) turca accolse il golpe militare con
un sospiro di sollievo, come del resto fece anche lo
schieramento occidentale. Ma il sollievo durò molto poco,
in quanto la svolta autoritaria si rivelò particolarmente pesante per il Paese,
con un tentativo in buona parte riuscito di completa depoliticizzazione del
Paese: chiusura del Parlamento, scioglimento di partiti, sindacati e
associazioni, censura permanente. Non solo i movimenti di estrema sinistra e
quelli filoislamici (nella cui nascita qualche anno prima molti vedono la longa
manus dei militari nel tentativo di contrastare i
primi), ma anche i repubblicani, i nazionalisti e gli attivisti curdi pagarono
conseguenze durissime. Dal golpe scaturì poi la Costituzione del 1982, simbolo
tuttora vigente di una difficile sintesi islamico-nazionalista filoccidentale
in chiave autoritaria che ha plasmato la Turchia moderna
ma ha anche contribuito a creare ulteriori tensioni, in particolare aggravando
la questione curda e contribuendo al consolidarsi del ruolo chiave del PKK.
Il
potere tornò ai civili nel 1987. Il Governo di Turgut
Ozal promosse un forte sviluppo economico, ma
permasero fattori destabilizzanti, fra cui soprattutto la guerriglia degli
indipendentisti curdi.
La
Turchia partecipò alla I Guerra del Golfo come alleato degli
USA (1990-1991), subendone tuttavia pesanti conseguenze economiche per
l’interruzione dei traffici con l’Iraq e l’afflusso di rifugiati dal Paese
vicino. Nel 1995 iniziarono vaste azioni militari contro la guerriglia curda
del PKK di Ocalan.
Nel
1996, dopo la caduta del Governo di Tansu Ciller – la prima donna alla guida del Paese - il partito
filo-islamico del Benessere di Erbakan riuscì a
formare un Governo di coalizione, fortemente
osteggiato dalle gerarchie militari, cui mise fine una decisione della Corte
Costituzionale che dichiarò il partito illegale per contrarietà ai principi
dell’ordinamento turco.
A partire dal 1999 il Governo di Bulent
Ecevit – leader storico, nel 1974 promotore
dell’intervento militare a Cipro - avviò una politica di riforme ma crescenti
divisioni in seno alla sua coalizione, la gravissima crisi finanziaria del 2001
ed una generale volontà di rinnovamento ne determinarono la sconfitta
elettorale.
Alle elezioni
politiche anticipate del 3 novembre
2002, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) conseguiva infatti il 34,4% dei suffragi (368 seggi su 550 totali),
mentre il Partito Repubblicano (CHP) di Baykal era
l’unica altra formazione ad aver superato l’elevata soglia di sbarramento del
10% (178 seggi), avendo il Movimento Nazionalista (MHP) ottenuto
l’8,3%.
Già interdetto da cariche pubbliche per
cinque anni, a seguito di una condanna nel 1998 per “istigazione all’odio
religioso” (in un discorso pubblico aveva citato una poesia che si prestava a
dubbie interpretazioni), solo grazie alla revoca del provvedimento Erdogan poteva
essere eletto deputato nel marzo 2003, condizione necessaria per ricevere
l’incarico di formare il nuovo Governo, sostituendo il compagno di partito Gul (divenuto Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri).
La
prospettiva di adesione all’Unione Europea ha costituito l’obiettivo
prioritario della decisa politica riformatrice perseguita dalle Autorità turche
negli ultimi anni, a seguito della candidatura accolta nel 1999. Il Governo ha
peraltro sempre sottolineato di ritenere le riforme
comunque necessarie allo sviluppo del Paese, a prescindere quindi dalle
richieste europee. In tale contesto l’avvio dei negoziati di adesione all’UE
nel novembre 2005 segnava il più rilevante successo della leadership di Erdogan.
Nelle elezioni politiche del luglio 2007 l’AKP di Erdogan veniva confermato e
rafforzato quale primo partito con il 46,6% (+12% rispetto al 2002, 341 seggi),
mentre l’opposizione del CHP si fermava al 20% (112 seggi, da cui si sono poi
staccati i 13 del partito di sinistra DSP) e il Movimento Nazionalista (MHP)
otteneva il 14,3% (8,3 del 2002). Non entrava in Parlamento il partito
filo-curdo DTP, ma solo 22 deputati indipendenti (su
un totale di 26) ad esso legato.
Il potere legislativo è affidato ad un Parlamento unicamerale costituito di 550 membri eletti per 4 anni; per le elezioni parlamentari è prevista una soglia di sbarramento del 10 per cento, soglia da tempo contestata poiché altera il gioco democratico ed ostacola tra l’altro la rappresentanza parlamentare della comunità curda, concentrata in aree specifiche.
Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro, designato dal Presidente della Repubblica e solitamente “leader” del principale partito.
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento, dura in carica sette anni non rinnovabili e svolge un ruolo di garanzia, pur potendo influire sull’attività legislativa con il potere di rinvio e di veto. Una riforma costituzionale del 2007 prevede, a partire dal 2014, che il Presidente sia eletto a suffragio universale, con mandato di 5 anni rinnovabile.
Il sistema giurisdizionale è indipendente. La Corte Costituzionale (11 membri designati dal Presidente della Repubblica) può annullare gli atti votati dal Parlamento.
La Costituzione può essere modificata solo con una maggioranza parlamentare di due terzi (o di tre quinti con il successivo ricorso obbligatorio ad un referendum). Le Forze Armate, per legge e per tradizione custodi del carattere laico della Repubblica, hanno esercitato una forte influenza attraverso il Consiglio Nazionale di Sicurezza, organo in teoria consultivo ma dal peso determinante. In precedenza costituito per metà di civili e metà di militari, esso ha visto nel 2003 ampliata la componente civile nel quadro delle riforme richieste per l’adattamento ai criteri politici di Copenaghen.
L’amministrazione statale è centralizzata, ricalcata sul modello francese. L’articolazione regionale resta intesa quale semplice deconcentrazione di competenze, anche se prende quota il dibattito sull’introduzione di un regionalismo.
Prossime elezioni parlamentari: 2015
Prossime elezioni del Presidente della Repubblica: agosto 2014
Il 30 marzo 2014 si sono svolte le elezioni amministrative.
1. Gli esiti delle elezioni amministrative del 30 marzo 2014 confermano
l'AKP del Primo Ministro Erdogan quale primo partito
in Turchia con un ampio margine di vantaggio sui partiti di opposizione.
Nonostante un leggero calo in termini di voti percentuali sul piano nazionale
rispetto alle Politiche del 2011 (49.7 percento), l'AKP si assicura il 45.6
percento dei voti staccando nettamente il partito repubblicano CHP (28
percento) e il partito nazionalista MHP (15.3 percento). Nel sud-est si
consolida il partito BDP (6 percento su base nazionale) che strappa all'AKP Mardin, Bitlis e Agri. Rispetto
alle elezioni amministrative del 2009 (45) l'AKP si assicura il controllo di 49 capoluoghi di provincia. Soprattutto, l'AKP si conferma
nelle grandi municipalita' di Istanbul, Ankara, Bursa
e riesce sul filo del rasoio a riconquistare clamorosamente Antalya (gia' amministrata dal 2004 al 2009). Elevata,
come d'abitudine, la partecipazione al voto con l'83.5 percento. Numerosi ricorsi non permettono tuttavia
all'Alto Consiglio Elettorale (YSK) di certificare gli esiti finali del voto
del 30 marzo domenica. Al centro dello scontro la municipalità di Ankara dove
CHP accusa AKP di brogli elettorali e chiede di conteggiare nuovamente le
schede.
Di seguito, alcune
riflessioni sugli esiti delle amministrative. Se
era un test sullo stato di salute dell'AKP,
il test puo' considerarsi ampiamente superato. Gli
scandali sulla corruzione non hanno avuto un peso e la faida con il movimento gulenista e' costata pochi punti
percentuali. L'ipotesi di un boom di voti a favore del partito nazionalista MHP
non si e' verificata. Il MHP aumenta in termini percentuali rispetto alle Politiche 2011 (13
percento) e il leader Bahceli ha parlato di importante successo ma il bilancio nei capoluoghi di
provincia resta magro. Nonostante l'ottima performance a Istanbul (40 percento)
e Ankara (44 percento) il CHP non decolla. Significativo che questi
risultati li abbia ottenuti con candidati non propriamente suoi (Sarigul ad Istanbul era stato riammesso nel partito solo
pochi mesi prima del voto e Yavas ad Ankara proviene
dal MHP). Inoltre, i dati confermano ancora una volta che in una parte
importante del paese, il sud-est, il CHP
non esiste. Il BDP estende il suo
controllo nel sud-est. E' vero che l'obiettivo delle 150 municipalita'
non e' raggiunto ma le vittorie a Mardin,
Bitlis e Agri conferiscono un rinnovato peso al voto
curdo in vista delle Presidenziali di agosto. In definitiva, si conferma la
sostanziale marginalizzazione dei partiti minori e il consolidamento
dell'elettorato nazionale intorno a quattro partiti (AKP, CHP, MHP e BDP) che
rappresentano il 95% dei voti espressi.
2. Sullo sfondo di una inchiesta
giudiziaria sulla corruzione pubblica, avviata dalla procura di Istanbul,
il PM Erdogan ha operato, a fine dicembre 2013,
un rimpasto della sua squadra di
governo, avvicendando nove Ministri
(Infrastrutture, Giustizia, Famiglia e Affari Sociali, Interno, Economia,
Affari Europei, Ambiente e pianificazione urbana, Industria e Tecnologia, Sport e gioventù).
L'ampio rimpasto di governo è stato seguito
dalle dichiarazioni di Erdogan relative
all'esistenza di un complotto
internazionale contro il suo governo e di strutture parallele esistenti nel Paese. Al centro degli attacchi
del Primo Ministro è finita la magistratura,
in particolare il Consiglio Superiore (HSYK) reo a suo avviso di aver
travalicato le proprie competenze per aver emesso un comunicato stampa critico
nei confronti della decisione adottata dal governo in tema di polizia
giudiziaria. Anche il neo Ministro della Giustizia Bozdag
-che presiede l'HSYK- si è espresso in termini critici
contro il comunicato in questione, diramato senza alcuna consultazione con il
Guardasigilli.
L'attenzione del Primo Ministro si è poi
concentrata su una serie di contromisure
adottate all'indirizzo di polizia e magistratura, decisamente
discutibili sotto il profilo dello stato di diritto. In particolare, vi sono
stati numerosi trasferimenti ai gradi apicali della Polizia, sono stati
affiancati due nuovi procuratori alle indagini (ufficialmente per garantire imparzialità)
ed è stato adottato un divieto di ingresso nei centri
di polizia nei confronti dei giornalisti (formalmente per evitare la fuga di
notizie sulle indagini in corso). La misura più controversa riguarda l'adozione
di un decreto-legge che obbliga i poliziotti a notificare al proprio
responsabile provinciale la partecipazione ad indagini
giudiziarie. Contro tale decreto si sono espressi l'Associazione Nazionale
degli Avvocati e il Consiglio Superiore della Magistratura, trattandosi a loro
giudizio di una chiara violazione del principio di indipendenza
della magistratura. Il Consiglio di Stato ha infine sospeso l'attuazione della
misura.
Le decisioni assunte dall'esecutivo turco
hanno inevitabilmente sollevato le obiezioni
di Bruxelles con il Commissario Fule che ha
espresso viva preoccupazione per la limitazione dell'indipendenza della
magistratura turca. Per parte turca è stato infine espresso l'auspicio che la UE resti neutrale, accusando per converso gli Stati Uniti di parteggiare nella
vicenda.
Circa gli sviluppi sul piano giudiziario, la Procura di Istanbul, nonostante
le pressioni ricevute dal governo, starebbe aprendo nuovi filoni che potrebbero
presto vedere coinvolto anche il figlio del Primo Ministro (lo stesso premier
ha fatto riferimento a questa ipotesi nei giorni
scorsi).
3. Con del sentenza
2 aprile 2014, la Corte Costituzionale turca ha dichiarato illegittimo il
blocco di Twitter,
ingiungendo all'Ente nazionale per le telecomunicazioni (TIB) ed al Ministero
dei Trasporti e delle Telecomunicazioni di rendere nuovamente accessibile
all'utenza turca il social network. Il banning,
attuato da TIB il 20 marzo 2014, era stato deciso dal governo turco per cercare
di bloccare la pubblicazione di intercettazioni e
notizie relative al coinvolgimento di ministri di governo ed autorita' nazionali negli scandali per corruzione che
stanno investendo il paese. Resta ancora al bando YouTube, bloccato asseritamente per ragioni di sicurezza nazionale dopo la
pubblicazione di colloqui riservati al Ministero degli Esteri durante i quali si ipotizzava l'organizzazione di una rappresaglia
contro ISIS in territorio siriano.
4. Il 31
maggio 2013, ad Istanbul, le forze di polizia
turche reprimevano con la violenza la manifestazione di protesta, inizialmente
pacifica e contenuta sotto il profilo della partecipazione, contro la
ristrutturazione di Gezi Park. La reazione da parte della polizia ha
offerto l'opportunità ad altri gruppi di esprimere il loro malcontento verso il
Governo. Da Ankara le proteste si sono propagate in numerose altre città, in
uno scenario di contrapposizione e
con caratteristiche critiche verso il potere politico rappresentato dall’AKP. A
Istanbul l’epicentro della protesta
è piazza Taksim
e Istiklal,
la principale arteria commerciale. Anche ad Ankara gli scontri si sono registrati in una centrale area
commerciale. Proteste più circoscritte si sono verificate a Smirne e, in modo più pacifico, a Antalya, Eskisehir, Mugla (feudi del partito di
opposizione repubblicano CHP) e Samsum, Sivas, Adana (dove
i nazionalisti del MHP sono forti). Nel contesto si
sono distinti gli appelli del Presidente
della Repubblica Gul
al Governo e alle forze dell’ordine affinché fosse rispettato il diritto dei manifestanti a esprimere le
proprie idee. Manifestazioni e scontri sono ripresi con la fine del Ramadan
e la riapertura delle università. Ad inizio settembre, gli studenti della Middle East Technical University (METU) di Ankara hanno dato vita a
manifestazioni di protesta contro il progetto di costruzione di una superstrada
che potrebbe portare all’abbattimento di circa 3.000 alberi nel campus
universitario. La polizia, confermando il modus operandi già messo all’opera
nel corso delle manifestazioni di giugno, ha represso la protesta con estrema
durezza. Cortei di solidarietà verso gli studenti della METU si sono tenuti ad Istanbul ed altre città.
5. Dopo la pausa estiva, il Presidente Gul ha pronunciato il tradizionale
discorso di apertura del nuovo anno legislativo presso la Grande Assemblea
Nazionale. Ha toccato tutti i principali temi di politica interna
(manifestazioni di Gezi Park, pacchetto di
democratizzazione, questione curda) e internazionale (Siria, Egitto, Iraq, aspettative sulla nuova Presidenza iraniana, rapporti con
Europa, Stati Uniti e NATO). Su diversi temi Gul ha
dato l’impressione di voler prendere le distanze dalla retorica più divisiva di
Erdogan. Il discorso ha assunto una rilevanza
particolare poiché è l'ultimo pronunciato da Gul nel
corso dell'attuale mandato quale Presidente della Repubblica. Egli ha dato
tuttavia l’impressione di lasciare aperta l’ipotesi di candidarsi per un nuovo
mandato.
6.Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) del Primo Ministro Erdogan si è aggiudicato le
elezioni politiche del 12 giugno 2011, con il 49,9% dei voti e 326 seggi
sui 550 che compongono il parlamento. Principale forza di opposizione rimane il
Partito Repubblicano del Popolo (CHP), di ispirazione
kemalista e socialdemocratica, in ripresa (26%) rispetto al 2007; il Partito
Nazionalista (MHP) resta in Parlamento (13% dei voti) mentre candidati
indipendenti, in massima parte espressione politica della minoranza curda
(BDP), conquistano il 6,6% e 36 seggi. La vittoria del Partito di Governo ha
due facce: da un lato conferma il grande successo del “metodo AKP”, basato
su risultati economici tangibili, attenzione ai bisogni materiali e radicamento
nel territorio; dall’altro, non ha consegnato ad Erdogan le “chiavi” del Parlamento -e del Paese-, perché
l’AKP resta lontano dai 367 seggi necessari ad emendare autonomamente la
Costituzione. Si apre quindi una fase di “maturità democratica”, con
l’AKP chiamato a cercare un concreto compromesso con le opposizioni rappresentate
in Parlamento per portare avanti il proprio ambizioso programma di riforme
costituzionali. Il 25 gennaio 2013 il Primo Ministro Erdogan
ha effettuato un mini-rimpasto di Governo
sostituendo i titolari di quattro Ministeri: Interno (Muammer Güler, ex Governatore a Istanbul, al posto di
İdris Naim Şahin), Cultura (Omer Çelik,
responsabile Esteri dell'AKP, al posto di Ertugrul Gunay), Educazione (Nabi Avcı al posto di Dincer), Salute (Mehmet Müezzinoğlu, Deputato AKP di Edirne, al posto
di Recep Akdağ). L'attuale Presidente della Repubblica Gul è stato
eletto nell'agosto 2007 per un mandato di 7 anni.
Nell'ottobre del 2007, a seguito di un referendum costituzionale, sono state
modificate le regole per l'elezione del Presidente della Repubblica, per cui in
base alla vigente Costituzione si dovrà procedere ad
elezione diretta ed il mandato sarà ridotto a 5 anni.
7. Nell’autunno 2011 hanno preso il via i
lavori di una Commissione parlamentare ad hoc costituita per la redazione della
nuova carta costituzionale, composta da tre
rappresentanti per ciascuno dei quattro partiti che oggi siedono in Parlamento.
Per il premier Erdogan il principale scopo della riforma
costituzionale è quello di candidarsi alla Presidenza per coronare il
suo percorso politico ed essere il "Presidente del Centenario" (la
Repubblica turca compirà un secolo di vita nel 2023). Molti osservatori hanno
ventilato la possibilità di uno scambio di ruoli tra Erdogan
e Gul, sull'esempio di Putin e Medvedev,
nell'ipotesi di una riforma presidenzialista che sancirebbe il sostanziale
svuotamento dei poteri di primo ministro a favore del
Presidente della Repubblica. La Commissione ha finora focalizzato le proprie
attività sui tre articoli iniziali della carta costituzionale dedicati ai
diritti fondamentali, riuscendo a produrre un testo condiviso solo per due di
essi. Permangono problemi nella definizione di cittadinanza, che divide
nazionalisti e curdi. Come noto, il PM Erdogan punta a riformare la
Repubblica in senso presidenziale, per candidarsi alla Presidenza ed essere in
carica nel 2023, quando si celebrerà il centenario della Repubblica. Il
sistema presidenziale deve, però, entrare in vigore con almeno un anno di
anticipo rispetto all’elezione del Capo dello Stato
(agosto 2014), per potersi applicare a tale mandato. Il PM turco ha, così,
giocato una carta a sorpresa: la manifesta disponibilità ad avviare, su nuove
basi, un dialogo con il leader del PKK, Abdullah Ocalan, nell’intento di
facilitare l’adozione della bozza della nuova
costituzione catturando i voti dell’elettorato curdo, rappresentato in
parlamento dal BDP. Una mossa che ad oggi, però, ha
sortito effetti limitati. La Commissione, infatti, è arrivata a trovare un
accordo, prima della pausa estiva (luglio 2013), solo su 48
articoli su 155.
Da tempo si
dibatte sull'effettiva capacità dell'ala politica del movimento curdo di
potersi imporre come interlocutore credibile, capace di condurre l'ala militare
verso una soluzione politica alla
questione curda. Se, da un lato, il peso di oltre trent'anni di lotta
armata resta preponderante e tale da condizionare gli equilibri interni in
senso ancora favorevole all'ala militare, non vi è dubbio che a tutt'oggi la componente politica sconta il prezzo dell'assenza di un
leader carismatico al pari di Abdullah Ocalan o di Murat
Karayilan. La
questione del futuro di Ocalan è
importante per il raggiungimento di una soluzione complessiva, tale da poter
imporre una tregua sul terreno. La riforma
della Costituzione costituisce a giudizio di molti commentatori la via
maestra per l'adeguamento degli standard democratici del paese, ponendo fine
allo stato di polizia a cui sono assoggettati oggi i
curdi.
1) Sin dal suo avvento al potere nel 2002, l’attuale Governo -
espressione del partito di ispirazione islamica AKP -
è stato fautore di un nuovo approccio nei confronti della questione curda. Alla
base della nuova strategia figura l’intento di operare un’apertura nei confronti delle istanze
della popolazione curda, pur senza ridimensionare l’azione di risoluto
contrasto alle attività terroristiche del Partito dei Lavoratori del Kurdistan
(PKK), incluso, come noto, anche nella lista UE delle organizzazioni
terroristiche. Il processo di
normalizzazione graduale promosso dal Premier Erdogan
ha avuto inizio con l’abolizione dello stato di emergenza nelle Province del
Sud-Est del Paese, dove si concentra la popolazione di etnia curda, ed è
proseguito: a) con il riconoscimento di diritti sul piano culturale ed amministrativo (che ha portato alla messa in onda di
programmi radiotelevisivi in lingua curda, all’organizzazione di corsi di
lingua curda presso scuole private, allo svolgimento di celebrazioni pacifiche
del “Capodanno curdo”); b) con misure volte a favorire la rappresentanza politica
della componente minoritaria curda c) e con programmi di sviluppo economico a
beneficio della regione del Sud-Est. Ad oggi, i
risultati raggiunti in relazione agli obiettivi fissati dai punti b) e c) non
possono considerarsi pienamente soddisfacenti. Nell’agosto 2009 il Governo Erdogan ha varato il cosiddetto “piano di apertura democratica” - nel tentativo di accelerare il
processo di normalizzazione avviato - i cui tratti peculiari sono:
l’introduzione di nuove norme in materia di autonomia locale; il riconoscimento
della lingua e della cultura curde; la previsione di una forma di amnistia
verso i militanti del PKK che si siano adeguati alla “legge del pentimento”
contenuta nel Codice penale. Nel solco del processo di normalizzazione si
collocano anche alcuni degli emendamenti
costituzionali approvati in occasione del referendum del 12 settembre 2010
che hanno favorito il rinnovamento del sistema
giudiziario, con effetti positivi sul piano della tutela dei diritti umani
fondamentali di tutta la popolazione turca, ivi compresa l’etnia curda.
2) Dopo la riconferma dell’AKP al Governo nel 2011, l’Esecutivo ha
dichiarato di voler trovare una
soluzione alla questione curda nella riscrittura della Costituzione. Ha
creato quindi una Commissione ad hoc, nella quale siedono i quattro partiti nel
Parlamento, incluso quello espressione della minoranza
curda, il BDP. Il governo sembrerebbe voler chiudere ogni negoziato con il PKK
e nel gestire la questione curda al solo livello parlamentare. Tuttavia l'AKP
pare tendere a delegittimare il BDP come interlocutore politico. L'impasse registrata nel processo di
riforma costituzionale sembra aver indotto il PKK a riprendere in pieno le
operazioni di guerriglia al confine. Dopo l’esplosione nel centro di Ankara
(20 settembre 2011) e numerosi attacchi alle postazioni militari nel sud-est
del Paese, di cui l’ultimo – violentissimo – il 19 ottobre 2011, è scattata
un’offensiva di terra in territorio iracheno con circa 20.000 uomini. Si è così
riaperta la spirale viziosa di scontro con il PKK, che ha finito per
intrappolare inevitabilmente anche i rapporti tra Turchia e Nord Iraq. Il drammatico episodio di Uludere
(sono state uccise delle persone al confine con l’Iraq, scambiate per militanti
PKK) ha ulteriormente acutizzato il malcontento della
minoranza curda. Il 28 dicembre 2012 è stata ricordata con diverse
manifestazioni, in particolare nel sud-est del paese, la strage di Roboski avvenuta nella regione di Uludere
(al confine con l'Iraq). La bozza del rapporto predisposto dalla Commissione
parlamentare che sta investigando sul caso non individua alcun responsabile per
l'accaduto. Pessima è stata la gestione
dei seguiti da parte dell'Esecutivo, Ministro dell'Interno Sahin su tutti, ed evidente è l’imbarazzo del Governo per
l’episodio. La decisione della Presidenza del Consiglio (dicembre 2012) di
insignire di un'alta onorificenza il Capo dell'Aeronautica militare Mehmet Erten, ritenuto da parte
curda colui il quale ha gestito l'attacco degli F16
turchi a Uludere, ha alimentato ulteriori polemiche.
L'anniversario di Uludere si è sovrapposto alla
scomparsa del deputato curdo di Diyarbakir Serafettin
Elci, considerato da tutti una figura moderata nel panorama politico curdo,
circostanza che non ha facilitato un riavvicinamento tra Erdogan
e il BDP (ancora in aperto scontro sulla questione della rimozione
dell'immunità parlamentare dei deputati curdi).
3) Il 21 marzo, in occasione delle celebrazioni del Newroz
(inizio della primavera), il leader del PKK, Abdullah Ocalan, ha divulgato un
messaggio, contenente l’appello - rivolto anche al Governo di Ankara - a
ricercare una soluzione pacifica, senza il ricorso alle armi (pur non ricusando
la lotta armata). Non si tratta di un “cessate il
fuoco” incondizionato: il PKK è pronto tanto alla pace quanto alla guerra, ha
chiarito il Comandante Capo del PKK a Qandil, Murat Karayilan.
Il Governo ha intanto nominato una commissione di saggi (63 membri suddivisi in
7 gruppi per ciascuna area geografica del Paese). In
sede parlamentare, è stata approvata la creazione di una Commissione ad hoc sul processo di soluzione della
questione curda, con mandato di creare una cornice di garanzie legali per il
ritiro dei guerriglieri curdi al di là del confine, in
Iraq. Ad aprile 2013 la Grande
Assemblea Nazionale turca ha approvato il quarto pacchetto di riforme nel
settore della giustizia, con alcune modifiche rispetto al testo originario,
tese a circoscrivere l’ambito dei reati identificabili come atti di terrorismo,
al fine di eliminare interpretazioni estensive da parte della magistratura. Si
registra, così, un indubbio passo in avanti nel processo di allineamento della
normativa turca agli standard fissati dalla Corte Europea dei Diritti Umani. Il
processo di pacificazione appare entrato in una fase di stallo con reciproche accuse di mancato rispetto
degli accordi tra il governo e la compagine curda. Da parte del Governo di
Ankara si lamentano i ritardi nel ritiro dei miliziani curdi (si ritiene che
solo il 20-25% dei guerriglieri abbia passato il confine), mentre da parte del
KCK si lamenta un aumento della presenza militare turca nella regione. Il 6
settembre 2013 il vice-Presidente del KCK ha così annunciato la sospensione del
ritiro dei guerriglieri del PKK oltre il confine in attesa che il Governo turco
adotti misure concrete sul fronte della
democratizzazione e della tutela delle minoranze. Il rappresentante curdo,
però, ha assicurato che verrà rispettato il cessate il
fuoco entrato in vigore da metà marzo. La mossa sembra una scelta tattica
dettata dalla volontà del KCK di tenere il Premier sotto pressione alla luce
anche della difficile situazione in Siria. A detta degli osservatori, però, il
dialogo non appare interrotto in quanto solo il leader
Ocalan e lo stesso Erdogan hanno l’autorità per farlo
cessare. A ottobre 2013 il Parlamento turco ha rinnovato la mozione che autorizza, per un ulteriore
anno, operazioni oltre confine nel Nord dell'Iraq contro eventuali azioni
terroriste del PKK. La mozione è stata rinnovata ininterrottamente sin
dall'ottobre 2007. Quanto al contenuto, essa non differisce nella sostanza da
quanto approvato negli anni passati: nell'attribuire grande importanza
all'integrità territoriale, alla stabilità ed
all'unità nazionale dell'Iraq, la mozione precisa di essere rivolta unicamente
contro i campi del PKK ospitati in territorio iracheno.
4) Nel sud-est del Paese, ove si
concentra storicamente l’etnia curda e zaza, prevale oggi un sentimento di
disillusione. Con l'approssimarsi delle scadenze elettorali nel 2014, è
diffusa la convinzione che il
governo sarà sempre più riluttante ad adottare riforme per sostanziare il
processo di soluzione. La critica costantemente sollevata all'indirizzo del
governo verte sull'assenza di passi concreti sui temi percepiti come prioritari dalla parte curda (riforme democratiche, rilascio
dei prigionieri, condizioni di prigionia di Ocalan). Il pacchetto di
democratizzazione presentato dal governo turco il 30 settembre e' visto, dal mondo politico e culturale curdo, come un
passaggio troppo debole e ben al di sotto delle aspettative, che risponde solo
a logiche elettorali del Primo Ministro Erdogan. Per
contro, la società civile pone come priorità la revisione
della legge anti-terrorismo e del codice penale turco.
5)
Il 16 novembre 2013 Massoud Barzani
ha compiuto a Diyarbakir una visita “storica” e destinata a far parlare a
lungo. La sua presenza nella 'capitale curda' di Turchia e'
stata salutata e valutata dall'ampia maggioranza dei media turchi (in
particolare da quelli filo-governativi) come 'storica', non solo perché
interrompe un'assenza di 21 anni, ma perché essa e' caduta in un momento topico
per il sud-est, dominato dalle incertezze sul processo di soluzione alla
questione curda in Turchia e dalla prospettiva di una nuova regione autonoma
curda alle proprie porte, questa volta nel nord-est siriano. L'artefice della
visita e' stato il PM Tayyip
Erdogan .
6)
Sul versante delle prospettive future del processo di soluzione della questione
curda, un segnale positivo proviene dalla sentenza, resa a gennaio 2014, della
Corte Costituzionale di scarcerare i
cinque deputati di etnia curda appartenenti al BDP/HDP
che hanno potuto finalmente formulare il giuramento ed unirsi ai colleghi in
parlamento, a due anni e mezzo dalla loro elezione. Da parte curda, si guarda
ora con speranza, per parte curda, ad una possibile
estensione applicativa di questa decisione nei confronti dei politici curdi
detenuti nel contesto del processo contro il KCK (l'Unione delle comunità curde
che le Autorità turche considerano essere l'ala urbana del PKK) che nel corso
di questi anni ha letteralmente decimato la rete locale del movimento politico
curdo rappresentato in parlamento dal BDP. L’11 gennaio 2014 i vice-presidenti
del partito curdo, Buldan e Baluken,
hanno incontrato il nuovo Ministro della Giustizia Bozdag
e si sono recati nuovamente ad Imrali
per l'ennesimo incontro con Abdullah
Ocalan, il quattordicesimo da
quando è stato avviato il processo di soluzione.
1. Il
quadro economico turco continua ad essere caratterizzato
da un forte dinamismo, nonostante il 2012
si sia chiuso con un tasso di crescita del PIL al 2,2%, nettamente inferiore
agli straordinari ritmi di sviluppo conosciuti dal Paese nel biennio precedente
(9,5% nel 2010 e 8,8% nel 2011, tra i tassi piu’
alti al mondo). La brusca frenata del 2012 non e’
giunta comunque del tutto inaspettata, poiché il Governo turco era da tempo
impegnato a guidare un “soft landing” dell’economia
per contrastare alcuni suoi malesseri cronici, fra i quali il disavanzo delle
partite correnti (giunto alla non sostenibile soglia del 10% del PIL a fine
2011) e un tasso di inflazione, sempre in chiusura 2011, pericolosamente alto
(10,45%). A tali misure si sono poi aggiunti, amplificandole, gli effetti di
una congiuntura internazionale negativa (a cominciare da quella nell’Unione
Europea e alle implicazioni sul fronte economico-commerciale conseguenti alle
Primavere arabe), a dimostrazione di quanto il sistema economico turco sia
profondamente interconnesso e sensibile all’andamento dei propri partner.
2. Nel 2013,
la crescita del PIL e' stata pari al 4% (nei 4
trimestri: 2,9%, 4,5%, 4,3% e 4,4%), un valore leggermente superiore rispetto
alle previsioni dei mercati, sebbene inferiore a quel 5% che viene considerato
la soglia minima della forbice, compresa fra il 5 ed il 7%, che nel lungo
periodo puo' assicurare la stabilita'
del sistema.
Fra i fattori che hanno inciso maggiormente
sulla crescita del PIL vi sono stati investimenti
pubblici particolarmente sostenuti nell'ultimo quarto dell'anno, con una
crescita dell'11,5% in termini reali. Sono anche
cresciuti la spesa pubblica (+6,8%), i consumi privati (+5,3%) e gli
investimenti privati (+4,9%), mentre un contributo negativo e' stato dato dal
saldo delle partite correnti. Guardando ai diversi settori dell'economia, sono stati segnatamente dinamici quello dei servizi
finanziari, dell'industria manifatturiera e delle costruzioni.
Nel mese di febbraio 2014, l’inflazione
relativa ai beni al consumo in Turchia ha raggiunto il
valore più alto negli ultimi sei mesi: il tasso d’inflazione è infatti
cresciuto del 7,9 % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, e dello
0,43% rispetto a gennaio 2014.
Nel
2013, l’inflazione relativa ai beni al consumo in
Turchia è stata pari al 7,4%. Nel 2012 l’inflazione aveva mostrato una tendenza
in calo, con un dato finale pari al 6,16%.
La disoccupazione, sempre nel 2013, si e' attestata sul 10%, meno 0,1% rispetto al 2012, facendo
registrate valori piu' alti nelle zone urbane
rispetto a quelle rurali.
La Lira turca ha perso, nei confronti
dell'Euro, piu' del 25% in un anno.
La produzione industriale nel 2012 è
cresciuta del 2,3% rispetto al 2011, sebbene nel mese di dicembre si sia
registrato un calo del 3,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Nel
2013 si è registrato un + 7,1% rispetto all’anno precedente.
A
gennaio 2014 la produzione industriale della Turchia è cresciuta del 7,3%
rispetto all’anno precedente, superando addirittura le aspettative
che avevano previsto una crescita del 4-5%, trainata dalla produzione
dell’industria mineraria in crescita del 9,4%, quella manifatturiera che ha
registrato un aumento del 7,8% e il settore energetico, +3,5%. I dati
dell’Istituto di Statistica turco segnalano, in particolare, che l’indice di
produzione industriale ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 27 mesi.
Sul
fronte esterno preoccupa sempre lo squilibrio dei conti con l’estero, che
dipende essenzialmente da un deficit commerciale caratterizzato da uno
sbilanciamento strutturale (dipendenza energetica e produttiva dalle
importazioni) e che tende a essere per lo piu’
finanziato con afflussi di capitali dall’estero a breve
termine e non con investimenti produttivi. Proprio per contrastare
questo fenomeno le autorità turche hanno approvato nel 2012 un imponente
pacchetto di incentivi agli investimenti, che insieme
a tutta una serie di ulteriori misure ha dato alcuni effetti positivi. Inoltre
a fine 2013 sono state varate alcune altre misure volte a favorire gli
investimenti esteri con l’obiettivo di sostenere ricerca e sviluppo,
semplificare le procedure di accesso agli incentivi e agevolare la produzione
di energia rinnovabile.
3. In
generale, il sistema economico turco deve l’ottima performance dell’ultimo
decennio alle riforme strutturali introdotte in linea con il processo di
adesione all’UE e alla solidità del proprio sistema bancario, improntato a
rigidi criteri di disciplina dopo la grave crisi degli anni 2001-2002. I
principali indicatori dei conti pubblici dimostrano un andamento positivo,
anche se il 2012 si e’ chiuso con rapporti
debito/pubblico PIL al 49,9% e deficit/PIL al’5,9%, in netta crescita rispetto
all’anno precedente.
Secondo
i dati della Banca Centrale turca, a settembre 2013 il disavanzo delle partite correnti è tornato a crescere (3,28 mld $), contribuendo all’aumento del deficit complessivo
registrato negli ultimi 9 e 12 mesi (49 e 59 mld $, rispettivamente).
I dati
diffusi dalla Banca Centrale turca mostrano come il debito estero a lungo termine del settore privato sia cresciuto dai
126 miliardi di dollari americani del 2011 ai 138 miliardi del 2012. Il debito
estero a breve termine del settore privato é altresì
aumentato da 74 miliardi di dollari nel 2012 a 89 miliardi nel 2012. Il debito
estero totale del settore privato ha superato i 226 miliardi di dollari
americani nel 2012, con un aumento del 13% rispetto al 2011 e quintuplicandosi
rispetto al 2002.
4.
Nella seduta del 16 maggio 2013, la
Banca Centrale della Repubblica Turca (BCRT) ha ridotto di mezzo punto
percentuale sia il tasso di riferimento (“one we-ek repo rate”), passato a maggio dal 5 al 4,5 per cento, sia
gli estremi del corridoio dei tassi, scesi al 6,5 e 3,5 per cento, dal 7 e 4
per cento del mese di aprile. Nel comunicato diffuso dalla BCRT
si sottolinea che al momento l’afflusso di capitali dall’estero appare ancora
molto sostenuto e che il credito interno continua a espandersi a un ritmo (+19
per cento) più elevato rispetto all’obiettivo di medio periodo caldeggiato
dalle Autorità (+15 per cento).
5. Il
27 marzo 2013 l’Agenzia di rating Standard&Poor’s ha annunciato
l’innalzamento della valutazione attribuita alla Turchia da BB a BB+, con outlook stabile,
portando così il Paese a un solo livello al di sotto dell’investment grade. La decisione è stata motivata
principalmente sulla base della riduzione dello squilibrio con l’estero
osservata negli ultimi mesi, derivante da una positiva dinamica delle
esportazioni e da un rallentamento dei consumi interni, in un contesto di stabile tenuta della finanza pubblica.
S&P
ha evidenziato come la propria valutazione positiva risenta anche del processo
di pacificazione in atto con il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan)
iniziato a gennaio scorso: secondo l’Agenzia, il negoziato in corso, volto a
risolvere un conflitto ormai pluridecennale, avrebbe maggiori probabilità di
successo rispetto a tentativi intrapresi in passato. Il ristabilimento di
condizioni di normalità potrebbe consentire alle regioni del Sud-Est del Paese di uscire dalla situazione di arretratezza economica in cui
versano, favorendo la ripresa degli investimenti produttivi e
l’intensificazione degli scambi commerciali.
6. La Tusiad (Turkish Industry and Business Association)
ha rinnovato il suo Consiglio Direttivo ed eletto alla
presidenza, nel gennaio 2013, il cinquantacinquenne Muharrem
Yilmaz, in sostituzione dell'imprenditrice Umit Boyner, che ha ricoperto tale incarico dal 2010 al 2013.
Fondata nel 1971, la Tusiad e'
la piu' potente associazione di imprese in Turchia e
riunisce i presidenti e i direttori generali delle maggiori industrie e societa' di servizi del Paese, comprese tutte quelle che
fanno parte della lista di Fortune 500. Con sede ad
Istanbul ed uffici di rappresentanza nelle capitali di alcuni dei Paesi di
maggiore interesse economico e politico per la Turchia (Bruxelles, Washington
D.C., Parigi, Berlino e Pechino), la Tusiad ha come
scopo principale quello di sostenere gli interessi dell'imprenditoria turca e
promuovere ricerche indipendenti e discussioni che riguardano anche gli aspetti
della vita politica e sociale del Paese.
7. La bozza del decimo Piano
Quinquennale per lo Sviluppo della Turchia 2014-2018 inviata al Parlamento
prevede un tasso di crescita annuo del 5,5%, con un tasso di inflazione
del 4,5% e un tasso di disoccupazione del 7,2%, da raggiungere entro la fine
del 2018. Il piano mira ad incrementare il prodotto
interno lordo (PIL) a 1.300 miliardi di USD e il reddito pro capite a 16.000
USD. Il volume delle esportazioni, 152,5 miliardi di USD nel 2012, dovrebbe
salire a 277,2 miliardi di USD entro la fine del 2018, con una crescita annuale
pari all’11,9%. Il volume delle importazioni dovrebbe
salire a 404,3 miliardi di USD entro la fine del 2018 dai 236,5 miliardi di USD
del 2012, con un incremento annuo del 9,9%. Il piano
prevede la creazione di 4 milioni di nuovi posti di
lavoro, con un incremento annuo del 2,9%. Il tasso di partecipazione alla forza
lavoro salirà al 53,8% per la fine del 2018, dal 50% del 2012. Si mira infine ad una riduzione del 2% nel tasso di disoccupazione, dal
9,2% nel 2012 al 7,2% per la fine del 2018.
8. Il
governo turco ha presentato il nuovo Programma di Medio Temine (elaborato dal
Ministero dello Sviluppo) che, partendo dall’analisi dell’attuale situazione
del Paese sul fronte macroeconomico, fornisce le previsioni sull’andamento dei
principali indicatori economici per il triennio 2014-2016 ed
indica le strategie che verranno adottate per raggiungere gli obiettivi fissati
per tale periodo. Per il 2014, e’ invece prevista una
crescita del 4%, inferiore al 5% del precedente Programma, mentre per il 2015
ed il 2016 la crescita dovrebbe attestarsi al 5%. Per quanto riguarda il PIL,
quindi, si assiste sicuramente ad un miglioramento
rispetto allo scorso anno, sebbene di entità inferiore alle speranze
governative.
Tra le
priorità indicate dal Programma di Medio Termine per i prossimi anni vi sono: 1) riduzione del deficit delle partite
correnti (attraverso maggiori risparmi domestici, l’allocazione delle risorse a
disposizione nei settori più produttivi, l’incremento dell’efficienza
economica); 2) riduzione dell’inflazione, che dovrebbe attestarsi all’8,9% a
fine anno e che preoccupa molto il Governo anche per gli effetti sulla
popolazione, in vista delle prossime tornate elettorali; 3) mantenimento della
politica di bilancio in corso, rispetto alla quale il Governo e’ molto
soddisfatto; 4) sostegno alla crescita ed all’occupazione.
9) Le previsioni per il 2014 non possono non
tenere conto della situazione politica che sta caratterizzando il Paese e che
desta non poche preoccupazioni sui mercati internazionali e fra gli investitori
stranieri.
Quanto
ai recenti episodi legati alle indagini anti-corruzione,
secondo Morgan Stanley l'incertezza politica sara'
una delle cause principali dell'instabilita' della
Lira nel breve termine. Deloitte ha ultimamente sottolineato che la combinazione di deprezzamento valutario
e timori di natura politica potrebbe avere un impatto negativo sensibile sulle
quotazioni delle imprese turche, con perdite di valore stimate fino al 30%. In
una recente nota, Moody's, pur ritenendo che il
proprio rating attuale della Turchia (BAA3 con outlook
stabile) tenga gia' conto del rischio politico del
Paese, ha evidenziato che altri fattori potrebbero influire negativamente sulla
valutazione della Turchia, segnatamente un arresto o una inversione
dei flussi di capitali stranieri, oppure un peggioramento marcato della finanza
pubblica.
Principali
indicatori economici
|
(in euro o dollari) |
2010 |
2011 |
2012 |
2013 |
2014 |
2015 |
|
PIL Nominale (Miliardi di USD a
PPP) |
962 |
1.068 |
1.110 |
1.163 |
1.235 |
1.321 |
|
PIL
pro-capite (USD a PPP) |
13.218 |
14.520 |
15.069 |
15.400 |
16.200 |
17.200 |
|
Crescita del
PIL reale (variazione
%) |
9,3 |
8,6 |
2,7 |
3,2 |
4,4 |
5,0 |
|
Consumi
privati (variazione %) |
6,7 |
7,8 |
-0,4 |
2,3 |
2,4 |
2,9 |
|
Debito
pubblico (% del PIL) |
43,1 |
40,0 |
37,5 |
36,6 |
36,1 |
35,6 |
|
Investimenti
diretti stranieri (Milioni di USD) |
9.038 |
15.874 |
12.557 |
12.500 |
18.500 |
25.000 |
|
Bilancia
commerciale (Milioni di USD) |
-56.445 |
-89.471 |
-65.602 |
-58.400 |
-61.700 |
-61.700 |
|
Rating OECD
sul rischio Paese |
4 |
4 |
4 |
4 |
… |
… |
Fonti: Economist
Intelligence Unit, OECD
Flussi turistici
E’ da sottolineare
un rinnovato impulso del turismo, con 26,3 milioni di turisti stranieri che
hanno visitato il Paese nel 2008, 27 milioni nel 2009 (in crescita del 2,5%
rispetto al 2008 nonostante il turismo globale sia calato in quel periodo del
4% e quello verso l'Europa del 6%), oltre 28 milioni e mezzo nel 2010 e 31,4
milioni nel 2011. In generale, dal 2002 (con 13,2 milioni di turisti) al 2011
(con oltre 31 milioni) l'afflusso di visitatori in
Turchia ha fatto registrare una crescita del 137,3%, con un aumento delle
relative entrate dagli 11,9 miliardi di dollari del 2002 ai 23 miliardi del
2011 (+ 93%).
Nella graduatoria per nazioni, la Germania si
colloca al primo posto con 3,3 milioni di presenze e la Russia le segue in
seconda posizione con 2,6 milioni di turisti (periodo gennaio-ottobre 2012).
Nel 2013 il numero di turisti stranieri che
hanno visitato la Turchia è aumentato del 10% rispetto all'anno precedente,
nonostante le possibili tensioni dovute alla situazione degli Stati confinanti,
su tutti Iraq e Siria. I turisti stranieri che hanno
scelto la Turchia come meta delle proprie vacanze sono stati 34,9 milioni, in
crescita rispetto al 2012 quando i turisti erano stati 31,7 milioni.
La Turkish Airlines
nel 2013 si e' aggiudicata il titolo di miglior
compagnia aerea d'Europa per la terza volta consecutiva, nell'ambito della
manifestazione World Airlines Award.
Sempre nel 2013 i passeggeri che hanno volato
con THY sono cresciuti del 23,6% rispetto all'anno precedente, raggiungendo il
numero di 48,3 milioni.
Turkish
Airlines ha fatturato 683 milioni di Lire Turche e il numero delle destinazioni
e' cresciuto del 12% rispetto al 2012, raggiungendo la
cifra considerevole di 243 mete.
Dal 2014 la compagnia aerea volera' anche a Catania e a Pisa. Con questi due nuovi
voli, Turkish Airlines porta a nove il numero dei
collegamenti tra il nostro Paese e la citta' di
Istanbul, riconfermando l'importanza del mercato italiano (quarto mercato di sbocco per l'export turco).
Relazioni economiche con i
principali Paesi partner
1. Nel 2012 il deficit commerciale turco è
diminuito del 20,7%, rispetto al 2011, passando dai 105,9 miliardi di dollari
del 2011 agli 83,9 miliardi di dollari del 2012. Tradizionalmente in passivo, la
bilancia commerciale del Paese ha beneficiato di una serie di misure di politica economica adottate dal Governo che hanno
concorso a favorire un incremento delle esportazioni del 13,1%. Nel 2012,
l’export turco ha raggiunto un valore di 152,5 miliardi di dollari (contro i
134,9 miliardi del 2011), mentre l’import è lievemente
diminuito, dai 240,8 miliardi di dollari del 2011 ai 236,5 del 2012 (-1,8%). In
totale l’interscambio 2012 della Turchia con il mondo
ha registrato un valore di 389 miliardi di dollari, in aumento del 3,6%
rispetto al periodo gennaio-dicembre 2011 (375,7 miliardi di dollari). Pur
rimanendo su valori alti, l’interscambio con l’UE è
risultato in lieve diminuzione (-4,4%), ed è passato da un valore di 153,4
miliardi di dollari nel 2011 a quello di 146,6 miliardi di dollari nel 2012. Il
38,8% dell’export turco è diretto verso i paesi dell’Unione Europea (59,2
miliardi di dollari nel 2012, contro i 62,3 miliardi di dollari del 2011, con
una variazione negativa del 5%). Anche le importazioni dalla UE
sono diminuite (-4%), passando da 91,1 a 87,4 miliardi di dollari, pur
continuando a rappresentare una quota del 37% del totale delle importazioni del
Paese, che ha contratto il suo deficit commerciale nei confronti dell’Europa
del 2%, passando da 28,7 a 28,2 miliardi di dollari di passivo nel periodo di
riferimento.
Nella
graduatoria dei principali partner, il primo posto è della Germania, con 34,5
miliardi di dollari di interscambio (-6,5% rispetto
allo stesso periodo del 2011), 21,3 miliardi di dollari di esportazioni
(-6,9%), 13,1 miliardi di dollari di importazioni (-5,9%) ed un passivo
commerciale della Turchia di 8,2 miliardi di dollari; il secondo posto della
Russia, con 33,3 miliardi di dollari di interscambio (+11,2%), 26,6 miliardi di
dollari di espor-tazioni (+11%), 6,6 miliardi di dollari di importazioni
(+11,5%) ed un passivo commerciale della Turchia di 19,9 miliardi di dollari;
il terzo della Cina, con 24,1 miliardi di dollari di interscambio (-0,1%), 21,2
miliardi di dollari di esportazioni (-1,8%) e 2,8 miliardi di dollari di
importazioni (+14,9%) ed un passivo commerciale della Turchia di 18,4 miliardi
di dollari; il quarto dell’Iran, con 21,8 miliardi di dollari di interscambio
(+36,4%), costituito da 11,9 miliardi di dollari di esportazioni (-4%) e 9,9
miliardi di dollari di importazioni (+176,4%) ed un passivo commerciale della
Turchia di 2 miliardi di dollari; seguono gli USA con 19,7 miliardi di dollari
di interscambio (-4,2%), 14,1 miliardi di dollari di esportazioni (-11,9%) e
5,6 miliardi di dollari di importazioni (+22,5%) ed un passivo commerciale
della Turchia di 8,5 miliardi di dollari; al sesto posto l’Italia con 19,7 miliardi di dollari di interscambio
(-7,4%), 13,3 miliardi di dollari di esportazioni (-0,8%) e 6,3 miliardi di
dollari di importazioni (-18,8%) ed un passivo commerciale della Turchia di 6,9
miliardi di dollari.
2. La
Bilancia Commerciale turca ha ampliato nel 2013
il suo disavanzo del 18,7%, toccando un valore di quasi 100 miliardi di dollari
(99,7), contro gli 84 miliardi del 2012. L’interscambio della Turchia con il resto del mondo nel
periodo considerato è aumentato del 3,7%, per un valore globale di 403,5
miliardi di dollari. Le esportazioni (151,8 miliardi di dollari) sono rimaste
sostanzialmente invariate, mentre le importazioni (251,6 miliardi di dollari)
sono aumentate del 6,4%. L’interscambio della Turchia
con la UE, che rappresenta il 38,5% del commercio totale del Paese, è aumentato
nel 2013 del 5,7% rispetto al 2012, raggiungendo un valore di 155,5 miliardi di
dollari, per un saldo commerciale negativo per la Turchia pari a quasi 29,3
miliardi. Al quarto posto della graduatoria internazionale dei migliori partner
(dietro Germania, Russia e Cina, e davanti agli Stati Uniti), si colloca l’Italia con 19,6 miliardi di interscambio (in diminuzione dello 0,6% rispetto al
2012).
I
prodotti più esportati dalla Turchia nel 2013 sono stati: autoveicoli, trattori
e parti di ricambio (17 miliardi di dollari, +12,3%), macchinari e
apparecchiature meccaniche (12,9 miliardi di dollari, +8,3%), ferro ed acciaio (9,9 miliardi di dollari, -12,3%), macchinari di
precisione ed attrezzature elettriche ed elettroniche (9,5 miliardi di dollari,
1,9%), abbigliamento ed accessori (9,2 miliardi di dollari, +10%), pietre
preziose e semi-preziose, metalli preziosi, perle, bigiotteria (6,9 miliardi di
dollari, -57,3%). I prodotti maggiormente importati dalla Turchia sono stati:
combustibili minerali, oli minerali (55,9 miliardi di dollari, -7%), Macchinari
e apparecchiature meccaniche (30 miliardi di dollari, +14,6%), ferro ed acciaio (18,6 miliardi di dollari, -4,8%), macchinari di
precisione ad attrezzature elettriche ed elettroniche (17,7 miliardi di dollari
+9,1%), autoveicoli, trattori e parti di ricambio (16,8 miliardi di dollari,
+15,8%), pietre preziose e semi-preziose, metalli preziosi, perle, bigiotteria
(16,2 miliardi di dollari, +90,2%). (Fonte: Ufficio Ice di Istanbul,
elaborazione dati Türkstat)
L’INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori
in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)
GENNAIO - DICEMBRE 2013
|
INTERSCAMBIO
DELLA TURCHIA CON I PRIMI 34 PAESI: |
IMPORTAZ.
|
Var%
|
ESPORTAZ.
|
Var%
|
TOTALE INTERSCAMBIO
|
Var% |
SALDO |
|
GERMANIA |
24.184.950 |
13,0% |
13.706.980 |
4,4% |
37.891.930 |
9,8% |
-10.477.970 |
|
RUSSIA (FED.) |
25.063.530 |
-5,9% |
6.966.989 |
4,3% |
32.030.519 |
-3,8% |
-18.096.541 |
|
CINA |
24.686.554 |
15,9% |
3.602.109 |
27,1% |
28.288.663
|
17,2% |
-21.084.445 |
|
ITALIA |
12.885.001 |
-3,4% |
6.720.577 |
5,5% |
19.605.578 |
-0,6% |
-6.164.424 |
|
STATI UNITI |
12.596.183 |
-10,9% |
5.623.306 |
0,3% |
18.219.489 |
-7,7% |
-6.972.877 |
|
REGNO UNITO |
6.270.860 |
11,4% |
8.777.301 |
1,0% |
15.048.161
|
5,1% |
2.506.441 |
|
IRAN |
10.383.154 |
-13,2% |
4.193.950 |
-57,7% |
14.577.104 |
-33,4% |
-6.189.204 |
|
FRANCIA |
8.079.740 |
-5,9% |
6.378.947 |
2,9% |
14.458.687 |
-2,2% |
-1.700.793 |
|
IRAQ |
145.526 |
-2,5% |
11.958.853 |
10,5% |
12.104.379 |
10,3% |
11.813.327 |
|
SPAGNA |
6.416.653 |
6,5% |
4.337.678 |
16,7% |
10.754.331 |
10,4% |
-2.078.975 |
|
SVIZZERA |
9.647.276 |
124,1% |
1.021.574 |
-51,9% |
10.668.850 |
65,9% |
-8.625.702 |
|
EMIRATI ARABI |
5.384.468 |
49,7% |
4.967.636 |
-39,2% |
10.352.104 |
-12,1% |
-416.832 |
|
INDIA |
6.367.869 |
9,0% |
587.179 |
-25,8% |
6.955.048 |
4,8% |
-5.780.690 |
|
OLANDA |
3.362.319 |
-8,1% |
3.539.607 |
9,1% |
6.901.926 |
0,0% |
177.288 |
|
UCRAINA |
4.514.767 |
2,7% |
2.190.928 |
19,8% |
6.705.695 |
7,7% |
-2.323.839 |
|
COREA DEL SUD |
6.088.467 |
7,6% |
468.995 |
-11,2% |
6.557.462 |
6,0% |
-5.619.472 |
|
BELGIO |
3.843.381 |
4,1% |
2.575.750 |
9,2% |
6.419.131 |
6,1% |
-1.267.631 |
|
ROMANIA |
3.592.567 |
11,0% |
2.617.682 |
4,9% |
6.210.249 |
8,3% |
-974.885 |
|
GRECIA |
4.205.995 |
18,8% |
1.438.080 |
2,6% |
5.644.075 |
14,2% |
-2.767.915 |
|
POLONIA |
3.184.302 |
4,1% |
2.059.986 |
11,1% |
5.244.288 |
6,8% |
-1.124.316 |
|
ARABIA SAUDITA |
2.014.870 |
-7,2% |
3.192.192 |
-13,2% |
5.207.062 |
-11,0% |
1.177.322 |
|
ISRAELE |
2.417.935 |
41,4% |
2.651.438 |
13,8% |
5.069.373 |
25,5% |
233.503 |
|
EGITTO |
1.628.880 |
21,4% |
3.202.543 |
-13,0% |
4.831.423 |
-3,8% |
1.573.663 |
|
BULGARIA |
2.760.274 |
0,2% |
1.972.321 |
17,1% |
4.732.595 |
6,6% |
-787.953 |
|
GIAPPONE |
3.453.194 |
-4,1% |
409.278 |
23,4% |
3.862.472 |
-1,8% |
-3.043.916 |
|
AZERBAIJAN |
333.748 |
-1,8% |
2.961.268 |
14,6% |
3.295.016
|
12,7% |
2.627.520 |
|
LIBIA |
303.957 |
-27,0% |
2.753.876 |
28,7% |
3.057.833 |
19,7% |
2.449.919 |
|
KAZAKHISTAN |
1.760.307 |
-14,4% |
1.039.686 |
-2,7% |
2.799.993 |
-10,4% |
-720.621 |
|
TURKMENISTAN |
653.815 |
115,4% |
1.959.565 |
32,4% |
2.613.380 |
46,5% |
1.305.750 |
|
GEORGIA |
201.738 |
11,9% |
1.246.880 |
-0,5% |
1.448.618 |
1,0% |
1.045.142 |
|
UZBEKHISTAN |
815.417 |
0,3% |
563.516 |
25,3% |
1.378.933 |
9,2% |
-251.901 |
|
SIRIA |
84.865 |
25,8% |
1.027.338 |
106,3% |
1.112.203 |
96,7% |
942.473 |
|
TAGIKHISTAN |
371.358 |
7,6% |
283.692 |
20,7% |
655.050
|
12,9% |
-87.666 |
|
KYRGHIZISTAN |
36.964 |
-18,3% |
389.099 |
51,1% |
426.063 |
40,8% |
352.135 |
FONTE: ELABORAZIONI ICE ISTANBUL SU DATI TURKIYE ISTATISTIK KURUMU
- TUIK ( ISTITUTO TURCO DI STATISTICA)
Nel gennaio 2014 il dato più significativo della bilancia commerciale turca è
rappresentato dalla diminuzione, rispetto al gennaio 2013, del 6,8% del
deficit, passato da 7,3 a 6,8 miliardi di dollari L’interscambio della Turchia
con il resto del mondo nel periodo considerato è aumentato del 4,9% per un valore
globale di 31,7 miliardi di dollari. Le esportazioni (12,4 miliardi di dollari)
sono aumentate dell’8,6%, mentre le importazioni (19,2
miliardi di dollari) sono aumentate del 2,6%. L’interscambio
della Turchia con la UE, che rappresenta il 37,9% del commercio totale del
Paese, è aumentato nel mese di gennaio 2014 del 5 % rispetto a gennaio 2013,
raggiungendo un valore di 12 miliardi di dollari, per un saldo commerciale
negativo per la Turchia pari a 1 miliardo. Al quinto posto della graduatoria
internazionale dei migliori partner (dietro Russia, Germania, Cina e Stati
Uniti), si colloca l’Italia con 1,4 miliardi di interscambio.
In particolare, nel periodo considerato le esportazioni dalla Turchia verso l’Italia sono state pari a 597 milioni di dollari (+10,3%),
mentre le importazioni dall’Italia si attestano sugli 872 milioni (-1,6%) per
un saldo negativo per la Turchia pari a 274 milioni di dollari.
Nel campo degli investimenti diretti esteri
il riferimento normativo fondamentale è rappresentato ancora dalla legge quadro
del 5 giugno 2003, che, innovando, ha adottato un approccio liberale e di
apertura all'afflusso dei capitali esteri. Con queste norme è stata introdotta
una semplificazione amministrativa che ha facilitato l'accesso in Turchia dei
capitali esteri. Vengono classificati come
investimenti diretti esteri anche gli acquisti effettuati sul mercato azionario
di partecipazioni societarie per quote superiori al 10%.
Secondo i dati resi noti dalla Banca Centrale
della Repubblica Turca (BCRT), tra il 2003 e il 2012 la Turchia ha attratto
circa 100 miliardi di dollari di investimenti diretti
esteri (IDE), di cui più di un quarto nel biennio 2011-2012. Si tratta di una
cifra consistente se si pensa che nel decennio precedente (1993-2002) gli IDE affluiti nel Paese erano stati pari a 11.500
miliardi di dollari.
1. Gli investimenti diretti esteri in Turchia
nel 2012 sono
ammontati a 12,38 miliardi dollari, in caduta del 22,8% rispetto al 2011,
quando avevano toccato i 16,04 miliardi di dollari.
Gli investimenti immobiliari sono aumentati
del 30,9%, attestandosi a quota 2,63 miliardi di dollari, contro i 2,01 miliardi di dollari del 2011.
Sempre nel 2012, l'Italia ha investito 178 milioni di dollari, in aumento (+60,36%)
rispetto al 2011, quando il nostro Paese aveva investito 111 milioni di
dollari. In Turchia sono operanti 1.000 imprese italiane, di cui 25 costituite nel mese di dicembre 2012.
Fra i principali Paesi investitori figurano:
Regno Unito (1,99 miliardi di dollari), Austria (1,49 miliardi),
Olanda (1,17 miliardi), Germania (532 milioni), Paesi del Golfo (515 milioni),
USA (404 milioni), Francia (99 milioni). In totale operano in Turchia 32.604
imprese estere di cui: 5.158 della Germania (15,8% del totale); 2.446 del Regno
Unito (7,5%); 2.872 dell'Iran (8,8%); 2.105 dell'Olanda (6,5%); 1.289 degli USA
(4,0%); 1.190 dell'Azerbaijan (3,6%); 1.009 dell'Iraq (3,1%); 1.000 dell'Italia
(3,1%); 479 della Cina (1,5%) e 208 della Corea del Sud (0,6%). Per quanto
riguarda la distribuzione geografica delle 32.604 imprese estere, i paesi UE
sono al primo posto con 16.415 aziende. Delle imprese estere operanti in
Turchia, 18.968 sono basate ad Istanbul (58,2% del
totale), 3.720 ad Antalya (11,4%), 2.107 ad Ankara (6,5%), 1.800 ad Izmir (5,5%),
1.447 a Muğla (4,4%) e 582 Bursa (1,8%). (Fonte: Ufficio Ice di Istanbul,
elaborazione di dati TürkStat)
2. Secondo i dati forniti dal Ministero
dell’Economia e rielaborati da ICE Istanbul, gli investimenti diretti esteri
nel 2013 sono ammontati a 12,6 miliardi
di dollari in caduta del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2012, quando
avevano toccato i 13,2 miliardi di dollari. Nel periodo considerato gli
investimenti immobiliari sono aumentati del 15,7%, attestandosi a quota 3 miliardi di dollari, contro i 2,6 miliardi del 2012. Nel
2013 l’Italia ha investito 145 milioni di dollari, in diminuzione (-5,8%)
rispetto allo stesso periodo del 2012. In Turchia, sul totale di 36.950 imprese
straniere, sono operanti 1.113 imprese italiane, di cui 20
costituite nel solo mese di dicembre 2013. Fra i Paesi che hanno maggiormente
investito in Turchia figurano la Germania, i Paesi del
Golfo, l’Olanda, l’Austria e gli Stati Uniti.
Delle imprese estere operanti in Turchia,
21.973 sono basate ad Istanbul (59,5% del totale),
4.046 ad Antalya (10,9%), 2.279 ad Ankara (6,2%), 1.944 ad Izmir (5,3%), 1.498
a Mugla (4,1%) e 680 Mersin (1,8%).
Secondo i dati rilasciati dal Ministero
dell’Economia turco, gli investimenti diretti esteri arrivati in Turchia nel
mese di gennaio 2014 sono aumentati del 51% rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente, raggiungendo la cifra di 1,2 miliardi di dollari.
Sempre secondo il Ministero dell’Economia,
180 nuove imprese internazionali si sono costituite a gennaio 2014, portando il
numero delle aziende internazionali che operano in Turchia a 37.246, di cui
circa 1.100 italiane.
3. Lo stock degli investimenti diretti esteri
(IDE) presenti in Turchia ammonta a 181,0 miliardi di USD (dati fine 2012) e la
quota dell'Italia è pari a 2,9 miliardi di USD (2011).
I settori di maggiore interesse per gli investitori stranieri in questi
ultimi anni sono stati il manifatturiero, quello della vendita al dettaglio,
delle intermediazioni finanziarie e il settore immobiliare. Nel totale degli
IDE in entrata negli ultimi cinque anni, i Paesi Bassi sono stati il primo
Paese investitore (25,46%), seguiti dagli Stati Uniti (12,47%), dalla Francia
(9,08%), dalla Germania (7,44%), dal Regno Unito (6,46%) e dall'Italia (2,97%).
A fine 2011, lo stock degli investimenti diretti esteri (IDE) presenti
in Turchia ammonta a 134,6 miliardi di USD, e la quota dell'Italia è stata pari
a 3,3 miliardi di USD (2010).
4. Nel primo semestre del 2011, lo stock degli investimenti diretti
dalla Turchia verso l'estero ammonta a 21,6 miliardi di USD, mentre il
valore del capitale investito nel primo semestre del 2011 ha raggiunto quota
849 milioni di USD. I primi tre Paesi che vantano la presenza dello stock
maggiore di investimenti turchi sono i Paesi Bassi
(5,3 miliardi di USD), l'Azerbaijan (3,8 miliardi di USD) e Malta (1,4 miliardi
di USD). Negli ultimi cinque anni (1° gennaio 2006 – 31 Dicembre
2010) la Turchia ha investito all'estero 10,3 miliardi di USD. In Italia, dove
sono presenti 47 imprese turche, lo stock di investimenti
diretti turchi è stato pari a 135 mln/$. I settori di maggiore interesse per
gli investitori turchi sono risultati i seguenti:
energia, finanza/banche e comparto manifatturiero.
5. Un rapporto pubblicato da Deloitte Turchia segnala che negli ultimi anni le aziende
turche hanno operato una serie di grandi acquisizioni all'estero per un valore
di 7,5 miliardi di dollari, con ben 26 operazioni
effettuate nel solo 2011 per 2,9 miliardi di dollari. L’acquisto di Godiva Chocolates da parte di Yıldız Holding sarebbe l'investimento più
importante all'estero compiuto da capitali turchi, ma l’interesse si è rivolto
anche ad altri settori: alimentari e bevande, servizi, telecomunicazioni,
logistica, servizi finanziari. Altre acquisizioni
degne di nota sono quella di Trader Media Oriente da
parte di Hürriyet, quella di SAB Miller in Russia e
Ucraina da parte di Anadolu Efes,
quella di Villeroy&Boch da parte di Eczacıbaşı, quella dell’iraniana Razi Petrochemicals da parte del
consorzio Asya Gaz Enerji,
l’acquisto da parte di Türkcell della Belarus
Telecom, e quello da parte della Yıldırım Holding di CMA CGM,
una società di logistica francese. In genere, riferisce il rapporto, le aziende
turche sono interessate ad acquisire il 100% o la quota di maggioranza di
società estere, e solo a volte scelgono di investire assieme a partner locali,
data la familiarità di questi ultimi con il mercato.
6. È
entrato in vigore, il 19 giugno 2012, il decreto del Governo turco in materia di incentivi agli investimenti, che era stato già annunciato
alla stampa nel mese di aprile. Il piano in questione, prioritariamente mirato
a ridurre l'ampio deficit delle partite correnti turche, attenuare la forte
disomogeneità nello sviluppo tra le varie aree del Paese e promuovere le
attività di clustering
e la produzione locale di beni ad alto contenuto tecnologico, punta su una
nuova combinazione di sgravi e sussidi che sono definiti tra le altre cose in
base allo sviluppo socioeconomico delle zone del Paese (appositamente
raggruppate in 6 distinte regioni) dove l’investimento
è diretto, alla natura dell’investimento stesso (classificato secondo quattro
categorie: generale, regionale, strategico, a grande scala) e al settore
d’attività interessato (con alcuni comparti considerati prioritari e quindi destinatari
di incentivi maggiori). Secondo fonti della stampa locale la Turchia ha
ricevuto 480 proposte di progetti di investimento per
un valore di 3,2 miliardi di dollari dall’introduzione del nuovo pacchetto
governativo di incentivi finalizzato alla promozione e all’attrazione di
investimenti nel Paese. 340 di questi progetti, che daranno lavoro ad oltre 16mila persone, sono stati approvati. Il 3,8% dei
progetti sono collegati ad investimenti
nell’agricoltura, il 9,1% nel settore minerario, il 56,8% nella produzione, il
2,9% nel settore energetico ed il 27,4% nell’industria dei servizi.
Considerando i sottosettori, il tessile e l’industria dell’abbigliamento sono
al primo posto per numero di investimenti, con una
quota sul totale del 19% e del 21% in termini di persone occupate. Seguono gli
investimenti nell’industria alimentare e degli alcolici, nei
settori minerario, turistico, dei pneumatici e della plastica, delle
infrastrutture, della formazione e dei macchinari.
La
Turchia mira ad avere almeno 20 reattori nucleari
operativi nel Paese per il 2030. La Turchia ha già un accordo con la Russia per
la costruzione di un impianto nucleare ad Akkuyu,
nella provincia meridionale di Mersin (la messa in servizio è programmata per
il 2019) ed
ha firmato un MoU con il Giappone per avviare
negoziati ufficiali in vista della realizzazione di un’altra centrale a Sinop. Entrambi i progetti prevedono quattro reattori e
saranno realizzati ad un costo stimato di 20 mld/$. La Turchia è undicesima in Europa per produzione di
energia eolica. Secondo i dati resi noti di recente dall’Associazione Europea
dell’Energia Eolica, nel 2010 la Turchia ha accresciuto la sua capacità nel
settore del 66%.
E’ stata firmata, nel novembre 2011,
un'intesa tra la Societa' di Stato turca per il
Petrolio (TPAO) e il colosso olandese Shell, per l'esecuzione di studi sismici,
la prospezione e la produzione off-shore di petrolio e
gas dai fondali marini prospicienti Antalya (costa mediterranea), e per la
prospezione delle eventuali riserve di petrolio e gas nel sottosuolo nella zona
di Diyarbakir (Anatolia sud-orientale).
Rapporto
con le Istituzioni finanziarie internazionali.
1.
La Turchia mantiene rapporti costanti con Fondo
Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Banca Europea di Ricostruzione e
Sviluppo. Rilevanti sono naturalmente anche i fondi dell’Unione Europea, a partire da quelli erogati tramite il programma IPA, ed i
rapporti con la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Islamica di
Sviluppo.
2.
Si è ufficialmente concluso nel maggio 2008 l’Accordo
triennale di Stand-By stipulato con il Fondo
Monetario Internazionale a sostegno del programma economico e finanziario
del Governo turco per il periodo 2005-2008, per un ammontare complessivo di
circa USD 10 miliardi, di cui 837,5 milioni immediatamente disponibili ed il
resto da versare in 11 rate di uguale entità. Dall’estate del 2008 hanno avuto
luogo negoziati tra il Governo di Ankara ed il Fondo
al fine di rinnovare un nuovo prestito che avrebbe potuto aggirarsi intorno ai
30 miliardi di USD. In tale contesto, il Consiglio
Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha inoltre deciso di aumentare la
quota di partecipazione della Turchia del 23,6% a circa 1,2 miliardi di DSP
(Diritti Speciali di Prelievo).
Il
14 maggio 2013 il Governo turco ha annunciato il rimborso dell’ultima tranche
dei finanziamenti richiesti al Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il versamento, di importo pari a 283 milioni in diritti
speciali di prelievo (325 milioni di euro o 422 milioni di dollari), chiude una
lunga serie di prestiti concessi dal FMI a partire dai primi anni sessanta, per
un ammontare complessivo di quasi 50 miliardi di dollari
3. La Banca Mondiale ha approvato, il 5 maggio 2011, un prestito del
valore di USD 700 milioni, destinato al conseguimento di un tasso di crescita
sostenibile ed alla creazione di nuovi posti di
lavoro.
4.
Nel settembre 2008 la BERS ha deciso
di estendere l’area delle operazioni anche alla Turchia, una decisione
ratificata a fine ottobre dai Governatori dell’Istituto di credito (i Ministri
delle Finanze dei Paesi membri).
La Banca
Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, presente già ad
Istanbul dal 2009, ha aperto a metà del 2012 ad Ankara una seconda sede in
Turchia, in considerazione dell'importanza di quest'ultima per il suo portfolio
(con circa un miliardo di Euro di fondi l'anno la Turchia e' il secondo Paese
per volume di finanziamenti dopo la Russia). La sede di Ankara ha il compito di
mantenere i rapporti istituzionali con gli uffici governativi e di assistere i
sempre piu' numerosi investitori, anche stranieri,
che guardano alla regione dell'Anatolia.
Il portfolio di investimenti
della Banca in Turchia si divide in quattro aree di intervento, più o meno
equivalenti per valore: settore manifatturiero, infrastrutture, energia e
sostegno alle piccole e medie imprese.
In generale, i soggetti beneficiari dei
finanziamenti sono soggetti privati, sebbene di
recente la Banca in Turchia stia collaborando anche con alcune piccole Municipalita', per progetti soprattutto nel settore
dell'energia.
Per i prossimi anni, la BERS, tra i cui
obiettivi vi e' già quello di finanziare progetti
nelle aree meno industrializzate e sviluppate del Paese, vuole guardare con
maggiore attenzione all'area sud-est della Turchia, tanto da ipotizzare
l'apertura di una terza sede a Gaziantep, nella cui zona sono stati finanziati
ad oggi cinque progetti.
E’ stato approvato un finanziamento fino a 35 mln EUR in favore di Netlog, societa' di food e logistica
turca, per il rifinanziamento di prestiti a breve e medio termine con banche
commerciali, contratti nel 2013 per il programma di investimento mirato ad
ammodernare gli impianti di conservazione a freddo. All'operazione e' associato un programma di assistenza tecnica mirato alla
facilitazione dei processi di audit nell'acquisizione di altri siti di
stoccaggio e di flotte di veicoli di trasporto. L'impatto in termini di
transizione e' atteso attraverso l'espansione di
mercato e il miglioramento degli standard di efficienza energetica e qualitativi.
Il portafoglio totale delle operazioni
finanziate dalla BERS in Turchia ha oggi superato così i 2,6 miliardi per 76 progetti, il cui valore totale ammonta a 8,2 miliardi, il
che indica che ogni euro prestato dalla Banca è stato integrato da 2,2 euro
provenienti da altre fonti di finanziamento.
5. Dal 2007 la Turchia beneficia
dell’assistenza finanziaria dell’Unione Europea tramite un unico strumento per
la pre-adesione (il c.d IPA
– Instrument for Pre-Accession).
L’obiettivo principale dell’IPA consiste nel creare un ponte fra l’assistenza
esterna e le politiche interne fornendo il necessario supporto finanziario alle
riforme economiche, politiche e sociali in Turchia, nonché
nel preparare il Paese alla gestione dei Fondi Strutturali. Lo strumento di
pre-adesione è strutturato in cinque componenti: 1) Institution Building e assistenza alla transizione, 2)
Cooperazione Regionale e transfrontaliera, 3) Sviluppo regionale, 4) Sviluppo
delle risorse umane e 5) Sviluppo rurale. Per il ciclo finanziario 2007-2013,
la Turchia è beneficiaria dell’IPA, il nuovo strumento di pre-adesione, la cui
dotazione finanziaria complessiva è di 11,565 Miliardi di Euro e che ha
sostituito tutti gli strumenti di pre-adesione. Quasi la metà dei fondi IPA
programmati fino al 2010 andrà alla Turchia (2,2 miliardi). Percentuale di finanziamenti attualmente assicurati (euro 4.8 mld.,
ossia il 43% del totale). Obiettivo ugualmente ambizioso, potrebbe dunque
essere quello di assicurare alla Turchia lo stesso ammontare di risorse (euro
4.8 mld), pur in un contesto
di risorse crescenti per i restanti beneficiari (la quota turca scenderebbe
dunque al 34%).
6.
La Banca Europea per gli investimenti
(BEI) ha contribuito a consolidare la dotazione di capitale della Turchia
sin dagli anni ‘60. Beneficiari dell’assistenza finanziaria della BEI sono il
settore pubblico e il settore privato, banche locali e
industria, ma anche investitori internazionali. La BEI finanzia le piccole e
medie imprese, l’industria e le infrastrutture tramite collaborazioni con
intermediari finanziari locali. Dall’inizio dei negoziati di adesione della Turchia all’Unione Europea la BEI sostiene progetti
nelle seguenti aree: energia, gestione dei rischi connessi ai terremoti,
trasporti, ambiente e piccole e medie imprese. Le attività di prestito della
BEI derivano dai mandati stabiliti dalla Unione
Europea, dalla Pre-Accesion Facility for Turkey della BEI nonché dalla Mediterranean Partnership Facility (FEMIP) e prevedono, nei prossimi due anni,
un volume di finanziamenti pari a 2 miliardi di euro. Nell’aprile 2011 il Vice Presidente della
Banca Europea per gli Investimenti (BEI) Matthias
Kollatz-Ahnen ha annunciato che la Banca ha concluso con successo la sua azione di supporto anti-crisi
dell’economia turca, sviluppatasi dall’autunno del 2008 all’autunno del 2010.
Nel 2013 la Banca Europea per gli
Investimenti ha concesso in Turchia prestiti per un valore pari a 2,3 miliardi
di euro, finanziando 26 progetti e facendo segnare un
incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. Circa il 52% dei fondi è stato
destinato al sostegno delle PMI attraverso banche commerciali. Fra i settori
nei quali la BEI ha fornito il proprio sostegno finanziario, vi è quello della
tutela ambientale: in particolare, sono stati finanziati progetti per
l’efficienza energetica, la forestazione e la lotta contro la desertificazione e l'erosione. L'importo totale del
finanziamento che la BEI ha fornito alla Turchia negli ultimi cinque anni ha
raggiunto il valore di 11,1 miliardi di euro.
7.
Nel marzo 2010 il Fondo di Investimento
Europeo (EIF), organismo creato nel 1994 per aiutare le PMI e il cui
azionista di maggioranza è la BEI, ha firmato con il Turkey’s Credit Guarantee Fund (KGF) un “guarantee agreement” nel quadro del
Competitiveness and Innovation Programme (CIP) dell’Unione Europea, che permetterà
alle imprese turche l’accesso a prestiti bancari fino a 90 milioni di euro. Questo nuovo approccio al finanziamento (l’iniziativa “una PMI in
ogni villaggio”) mira ad assicurare un maggiore accesso ai finanziamenti per
le imprese nei circa 3000 Paesi disseminati su tutto il territorio turco.
Sempre nel marzo 2010 l’EIF ha firmato un altro “guarantee
agreement” con la banca privata turca Finansbank.
L’accordo mira a creare un volume di prestito di 135,25 milioni di euro per le PMI e di 71,2 milioni di euro in
microcredito, fornendo una garanzia massima di 10,7 milioni di euro con fondi
dell’UE tramite l’EIF.
8.
La Turchia e la Banca Islamica di
Sviluppo (IDB) hanno firmato il 25 marzo 2010 un Memorandum
of Understanding (MoU). I
fondi, secondo il Tesoro turco, saranno utilizzati essenzialmente per progetti
di sviluppo nei settori dell’educazione, dei trasporti, dell’energia, delle PMI
e della protezione civile. In occasione della firma dell’accordo, le autorità
turche hanno reso noto che l'IDB potrebbe essere
pronta a finanziare con ulteriori fondi (1 miliardo di USD) altri progetti
turchi nel campo delle energie rinnovabili e soprattutto a donare alla Turchia
un ulteriore miliardo di USD per progetti locali da effettuarsi in
collaborazione con la Siria.
9. La missione
di alto livello del GAFI in Turchia di fine maggio 2012 aveva evidenziato
le inadempienze turche per la mancata adozione delle misure concordate nel
Piano d’Azione e relative a “core and key” GAFI standards, ossia adeguata criminalizzazione del reato di
finanziamento del terrorismo (SR.II) e previsione di idonei dispositivi di
congelamento dei beni (SR.III). Il GAFI ha tuttavia apprezzato gli sforzi
condotti da Ankara nel contrasto al terrorismo e l'impegno politico enunciato
dalle Autorità turche per adottare in tempi rapidi una legislazione
soddisfacente in materia di CFT. La Turchia rimane nella “dark grey list” del Public Statement grazie ad una “proroga
benevola" concessa dai Membri GAFI, malgrado la
persistenza di carenze strutturali serie in materia di AML/CFT.
La Turchia è membro NATO dal 1952 e suo secondo esercito “contribuente”
con più di un milione di soldati. Si profila sempre più come Paese in ascesa proiettato ad
affermarsi sul piano regionale e tendenzialmente globale, forte
dell’eccezionale posizione geo-strategica che le consente di avere più
“identità”. La Turchia è membro
del G20, forte sostenitore di tale foro (Ankara
avrà la Presidenza del Gruppo nel 2015). Tra le priorità turche in vista del
G20 spicca l’incremento nel livello di rappresentatività di Ankara presso il
Fondo Monetario Internazionale. L’assunzione di un più attivo ruolo regionale
si e’ tradotta anche in un impegno consistente nel
settore del peace-keeping, anche
questa una novità per un apparato militare concepito per la difesa
territoriale. Truppe turche sono oggi dislocate in Afghanistan, dove la Turchia
ha anche detenuto il comando della missione della NATO ISAF, nel
quadro di UNIFIL in Libano, in Bosnia e in Kosovo. A conferma di un
rinnovato attivismo sul piano multilaterale, Ankara ha formalizzato la propria
candidatura per un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU
nel biennio 2015-16 (è stato membro non permanente del Consiglio di Sicurezza
per il biennio 2009/2010). Nel 2004 si sono aperti i negoziati
di adesione della Turchia all’UE. Pesa la questione cipriota, in relazione alla mancata esecuzione del Protocollo di
Ankara, ed alcune pregiudiziali politiche di Francia e Germania. La
crescente frustrazione di Ankara per lo stallo dei negoziati non è stata
sicuramente estranea alla volontà del governo Erdogan
di conquistare una maggiore “latitudine” nelle scelte fondamentali di politica
estera, in attuazione della c.d. dottrina della “profondità strategica”, elaborata dall’attuale Ministro degli
esteri Davutoglu fin dal 2001 ed
imperniata su una politica estera pragmatica,
volta a tutelare gli interessi e la sicurezza nazionali del Paese,
stabilizzando un contesto regionale che vive una fase di fluidità. Essa enuncia
pertanto l’esigenza di “pace alle frontiere” (“zero problems
with the neighbours”). Di qui
la tendenza della Turchia a porsi al centro dei processi di stabilizzazione nei
Balcani (iniziative regionali di
dialogo interetnico), in Asia
Centrale (proponendosi come modello istituzionale di democrazia), nel Caucaso (avvio di una difficile
normalizzazione delle relazioni con l’Armenia). Un’accresciuta proiezione
mediterranea è funzionale anche alla diplomazia
economica di Ankara. Tuttavia con l’avvio delle “primavere arabe” è
diventato sempre più difficile esercitare la politica di “zero problems with the neighbours”,
scontrandosi via via con problemi sempre più contigui al cortile di casa
(Siria). La Turchia sta sfruttando nuovi spazi di manovra generati dalla
Primavera araba (declino politico dei tradizionali paesi di riferimento per la
regione, Egitto e Arabia Saudita, e del ruolo giocato sinora da USA e UE). In
linea di massima Ankara guarda favorevolmente all’opportunità di
cambiamento democratico in corso nel Mediterraneo
e Medio Oriente.
Rapporti con la UE
La candidatura europea della
Turchia risale al 1997, ma solo nel 2005 hanno avuto inizio i negoziati di adesione, poi
“congelati” nel 2010. Nelle more dell’adesione europea di Ankara,
l’Accordo di Unione Doganale CE - Turchia del 1995 (il c.d. Protocollo di
Ankara) costituisce la pietra miliare delle relazioni commerciali UE-Turchia,
integrato successivamente da un Protocollo addizionale
che estende l’Unione Doganale agli Stati Membri che hanno aderito all’UE nel
2004. Tra questi figura anche Cipro, Paese al quale la
Turchia si è finora rifiutata di estendere la libertà di transito attraverso i
porti e gli scali aerei turchi. A ritardare il percorso europeo della Turchia è la condizione
posta dal Consiglio Europeo nel dicembre 2006 di dare piena applicazione al
Protocollo di Ankara per la chiusura di tutti i capitoli, nonché
il veto di alcuni SM sull’apertura di nuovi capitoli, che di fatto ha sospeso
il negoziato dal 2010.
Le Conclusioni del Consiglio Europeo del dicembre 2012 hanno
affermato l’esigenza di dare nuovo slancio al negoziato di adesione con la
Turchia, Paese candidato di fondamentale importanza
per l’UE, anche per il positivo ruolo svolto nel quadro delle
dinamiche regionali nel Vicino Oriente. E’ così venuto meno il veto al prosieguo del negoziato di adesione, sospeso de facto dal 2010 con un bilancio
complessivo di 13 capitoli aperti (su un totale di 35) ed uno provvisoriamente
chiuso (25 - Scienza e ricerca). Ciò costituisce il coronamento dell’azione svolta a tal fine dall’Italia
unitamente agli altri Paesi del Turkey Focus Group
(Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia, Polonia, Portogallo).
L’apertura, dopo tre anni di blocco, del cap.
22 (politica regionale) a novembre 2013 e la firma, il 16 dicembre successivo,
dell’Accordo di riammissione (propedeutico al negoziato sulla liberalizzazione
dei visti) hanno costituito un momento
di rilancio delle relazioni UE-Turchia. Ciò ha determinato l’auspicio della
Commissione e di molti SM di aprire in tempi brevi i capp.
23 (giustizia e diritti umani) e 24 (giustizia, libertà e sicurezza), ancora
bloccati dal veto di Cipro. La questione turco-cipriota continua ad avere un
peso rilevante nel negoziato di adesione di Ankara all’UE, essendo alla base
del veto di Cipro all’apertura di numerosi capitoli
negoziali: 2 (libertà di movimento dei lavoratori), 14 (politica dei
trasporti), 15 (energia), 23 (giustizia e diritti fondamentali), 24 (giustizia,
libertà e sicurezza), 26 (istruzione e cultura), 31 (politica estera e di
sicurezza).
A seguito dell’incontro tra il Commissario Füle ed il Ministro per gli Affari Europei e Capo
negoziatore Cavosoglu, il 10 aprile u.s., è stato
convenuto di rafforzare il dialogo sulle materie inerenti lo stato di diritto,
anche alla luce dei recenti controversi provvedimenti adottati in Turchia ed in
particolare sul cap. 23 già in occasione della prossima visita in Turchia del
Commissario (programmata per metà giugno).
La Turchia continua a volere una piena membership, e più in generale
chiede di elevare il dialogo strategico con l’UE.
Tali aspettative sono state ribadite a Bruxelles lo scorso 21-22
gennaio dal Primo Ministro Erdogan, nella prima,
molto attesa, visita dopo 5 anni. In tale contesto
Ankara si attendeva segnali concreti in merito ai capp. 17 (politica economica
e finanziaria), 23 (diritti fondamentali), 24 (giustizia, libertà e sicurezza)
e 31 (Politica estera e di difesa comune), ma ha ottenuto solo manifestazione
della comune volontà delle Parti a mantenere viva la prospettiva di adesione
all’UE.
La
Commissione auspica passi avanti sui capp. 19
(politiche sociali e del lavoro) - che Ankara vorrebbe aprire il prima
possibile - e 33 (finanza e bilancio). Messaggi di preoccupazione per i recenti
sviluppi in Turchia sono stati veicolati “in maniera
molto diretta e chiara” da Barroso e da Van Rompuy.
In ogni
caso al netto degli sviluppi interni, i recentissimi sviluppi della questione
cipriota (adozione della Dichiarazione congiunta Anastasiades-Eroglu
facilitata dalla mediazione turca) ed i segnali
positivi su una possibile ripresa del dialogo turco-armeno in vista della
riattivazione del Protocollo di Zurigo, potrebbero aprire una finestra
d’opportunità per riattivare nel 2014 la dinamica negoziale, a partire
dall’auspicata apertura di almeno uno fra i capp. 23 e 24.
L’Italia continua a sostenere con
convinzione il rilancio del percorso europeo della Turchia, sottolineando,
in particolare, il valore strategico aggiunto che deriverebbe all’UE
dall’adesione di Ankara. Un dossier che la nostra Presidenza si troverà a
gestire è anche il seguito allo studio della Banca Mondiale sullo stato
dell’Unione Doganale Turchia-UE, diciannove anni dopo l’entrata in vigore
dell’Accordo.
L’iniziativa è stata
lanciata ad inizio 2008, anche sotto diretto impulso
italiano, con l’obiettivo di
stimolare una riflessione tra gli Stati like minded sulle relazioni UE-Turchia e promuovere
un’azione congiunta volta, da un lato, a favorire il percorso europeo della
Turchia e, dall’altro, a bilanciare l’azione in ambito UE degli Stati membri
più scettici, in primo luogo Cipro, Grecia, Francia e Germania. Il “Turkey Focus Group” (TFG) è la nuova
denominazione del gruppo “Friend of Turkey”, che riunisce, secondo uno schema aperto e flessibile, i Paesi Membri
che più degli altri sostengono la prospettiva europea di Ankara: Italia, Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia e
Polonia. Da ultimo, anche il
Portogallo avrebbe espresso la volontà di essere associato ai lavori del TFG.
L'elezione all'Eliseo di François Hollande viene vista dalla Turchia con speranza che il
cambiamento alla guida del paese transalpino possa tradursi in un atteggiamento
diverso nei confronti di Ankara e della sua prospettiva europea. Commenti
piuttosto scontati (piuttosto che fondati) vista la reticenza del Presidente
eletto ad affrontare il tema specifico. Dopo la crisi bilaterale innescatasi a
fine 2011 sul genocidio armeno, appare evidente che le diplomazie dei due paesi
devono ancora svolgere un intenso lavoro per poter
rilanciare i rapporti bilaterali come nelle aspettative espresse da ambo le
parti.
L’Africa, verso cui è maggiormente rivolto
l’attivismo diplomatico turco, rischia di diventare un nuovo terreno di
confronto/scontro tra Turchia e Francia; a forgiare questa chiave di lettura
hanno contribuito le dichiarazioni di Davutoglu
sull’intervento francese in Mali, definito “unilaterale”.
L'Austria sottoporrà a referendum un
eventuale ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Lo ha dichiarato il Cancelliere austriaco Werner Faymann, che a fine
febbraio del 2013 ha incontrato a Vienna il premier turco Erdogan.
“L'Austria è sempre favorevole a un processo negoziale aperto, che prenda in
considerazione la capacità di assimilazione dell'UE: per l'adesione della
Turchia organizzerà un referendum”, ha spiegato Faymann
che ha anche ricordato come l’Austria sia stata il primo Paese investitore
straniero in Turchia nel periodo 2009-2011 e il secondo (dopo la Germania) nel
2012.
Il 20 marzo 2013 il
PM Erdogan si è recato in visita ufficiale in Danimarca,
accompagnato dal Ministro degli Affari Esteri Davutoglu
e da una nutrita delegazione economica. Dopo essere stato ricevuto in udienza
dalla Regina Margrethe II, Erdogan
si è incontrato con il Primo Ministro Helle Thorning-Schmidt e con il Ministro degli Esteri Soevndal ed ha infine partecipato insieme con l'omologa
danese ad un "Danish-Turkish
Business Forum", nel cui ambito la parte danese ha presentato una
strategia di sviluppo delle relazioni commerciali con la Turchia nei settori
delle tecnologie. Tra i temi "caldi" affrontati, gli strascichi della
disputa turco-danese relativa
all'emittente curda ROJ-TV che per molti anni ha trasmesso, indisturbata,
da Copenaghen. Al riguardo, Erdogan si è dichiarato
soddisfatto per le iniziative assunte dal Governo danese (prima la sospensione
delle trasmissioni, poi l'avvio di un procedimento a carico del canale curdo, tuttora
in itinere), esprimendo l’auspicio che possano
seguirne di altre, così da permettere a Turchia e Danimarca di compiere insieme
ulteriori passi nella lotta al terrorismo.
Il 4-5 marzo 2013 si è svolto ad Istanbul il summit
intergovernativo turco-greco. L'evento non ha fatto registrare particolari
sviluppi, ancorché caratterizzato dalla firma di alcune intese/dichiarazioni,
ma ha rappresentato la prima vera occasione di confronto per Ankara con il
nuovo esecutivo greco guidato da Samaras, dopo la
lunga pausa imposta dalla congiuntura politica greca. La missione di Samaras in Turchia e' stata infine
arricchita da un forum economico-commerciale che ha registrato la presenza di
circa duecento imprenditori delle due parti per incontri B2B, e colloqui con il
Capo dello Stato Abdullah Gul.
Ankara non riconosce il Governo cipriota (definito “amministrazione
greco-cipriota”), ma è, nel contempo, l’unico Paese a
riconoscere la Repubblica Turca di Cipro del Nord. Il difficile rapporto
Ankara-Nicosia si è ulteriormente complicato a seguito della decisione di
Nicosia di effettuare perforazioni nella propria Zona
Economica Esclusiva. Ankara sostiene l’inopportunità politica di tale attività,
visto che, in assenza di una soluzione complessiva al
problema della divisione dell’Isola, la comunità turco-cipriota non ne
trarrebbe alcun beneficio. Quale contromossa, la Turchia ha stilato un accordo
di delimitazione della propria ZEE con la Repubblica turco-cipriota ed ha
inviato una propria nave ad effettuare analoghe
attività di prospezione nelle acque prospicienti l’Isola.
I
principali temi in discussione (forma di governo, aggiustamenti territoriali,
cittadinanza, restituzione delle proprietà confiscate) non hanno ancora trovato
soluzione. I negoziati diretti tra i
leader delle due comunità (avviati nel 2008) sono stati sospesi dai
turco-ciprioti dal giugno 2012, in concomitanza con l’avvio del semestre
cipriota di Presidenza dell’UE e in considerazione
dell’approssimarsi, per Nicosia, delle elezioni del Presidente della Repubblica
(svoltesi a febbraio 2013), che assomma in sé le funzioni di Capo di Stato e di
Governo, oltre che di Negoziatore Capo nel negoziato intercipriota.
Il 30 maggio 2013 il Rappresentante speciale
ONU a Cipro, Lisa Buttenheim, ha ospitato nella sua
residenza la tanto attesa cena per far incontrare i leader delle due comunità, definita “a hugely successful event” dal Consigliere Speciale di Ban
Ki-moon, Amb. Downer. Il leader turco-cipriota, Eroglu,
ha accettato la proposta di Anastasiades di rinviare
all’autunno la ripresa del negoziato, a causa della crisi finanziaria in atto.
Secondo Downer, la Turchia (che vede in Anastasiades un
interlocutore migliore di Christofias) sarebbe ora
“veramente ben intenzionata” a risolvere la questione. Anche secondo Anastasiades “la chiave della soluzione è nelle mani della
Turchia”.
Rispetto alle “Confidence building measure” (che non costituiscono
una precondizione per la ripresa del negoziato), la parte greco-cipriota
insiste nel chiedere la restituzione di Varosha (la
parte vecchia di Famagosta, chiusa anche alle truppe ONU), in cambio
dell’apertura del porto di Famagosta al traffico
commerciale internazionale sotto la supervisione UE e del ritiro del veto
cipriota all’apertura di alcuni capitoli del negoziato di adesione della
Turchia all’UE. Ankara esclude
categoricamente la restituzione di Famagosta. Nuove prospettive per addivenire ad una soluzione del problema cipriota si sono
aperte in seguito al rinvenimento di importanti riserve di gas naturale nella ZEE dichiarata da Cipro e contestata
dalla Turchia. L’aspetto controverso riguarda i termini di ripartizione dei
proventi futuri. Secondo la parte greco-cipriota, il principio di “eguaglianza
politica” delle due comunità non dovrebbe tradursi in una ripartizione a metà
degli utili, ma occorre invece rispettare le proporzioni demografiche della
popolazione dell’Isola.
Nel 2008 sono stati avviati negoziati diretti per riunificare l’isola
in uno stato federale, bizonale, con eguaglianza politica delle due comunità.
La parte greco-ciprota intende ristabilire i diritti
di proprietà pre-1974, mentre la turco-cipriota sostiene i diritti acquisiti e
conferma il ruolo di “garante” della Turchia.
L’11 febbraio 2014 Anastasiades
ed Eroglu hanno firmato una “Dichiarazione Congiunta”, che delinea i
contorni della futura Federazione cipriota, bicomunale,
bizonale, “with political equality”
dei due Stati costituenti; “a single, international legal personality and a single sovereignty (.omissis) which emanates equally from Greek Cypriots and Turkish Cypriots”. La Dichiarazione ha permesso una ripresa su basi
di maggiore determinazione dei negoziati.
Il 27 febbraio 2014 hanno avuto luogo missioni incrociate dei due
capi-negoziatori ad Ankara e Atene, una “novità storica” che ha permesso di
rafforzare il clima negoziale positivo, aprendo nuovi canali diretti di
dialogo.
I rapporti sono particolarmente stretti con la Germania (dove risiedono
circa 3 mln di cittadini di origine turca per cui Berlino
è molto tiepida rispetto all’ingresso della Turchia nell’UE) e la Gran Bretagna
(l’obiettivo di aumentare i rapporti commerciali e di trovare un partner
strategico nel Mediterraneo e nel Medio Oriente fanno in modo che Londra invece
sia uno dei più strenui sostenitori, oltre che evidentemente all’Italia,
dell’adesione di Ankara all’UE).
A febbraio del 2013 si è svolta,
all'insegna di una profonda sintonia politica e dell'impegno al rafforzamento
dei rapporti bilaterali in campo economico e culturale, la visita a Budapest
del Primo Ministro turco Erdogan (accompagnato da una
folta delegazione che comprendeva i Ministri dell'Economia, dell'Energia e
della Salute, parlamentari, uomini d'affari e giornalisti). Nel
contesto della visita, è stata annunciata la creazione di un Consiglio
Strategico Bilaterale che consenta la definizione di posizioni comuni sulle
principali questioni internazionali, con particolare riferimento alle tematiche
mediorientali, UE e NATO, e che garantisca l'attuazione delle iniziative
concordate nel quadro degli accordi vigenti. Tre gli elementi di interesse prioritario emersi: la sintonia
"ideologica" che lega Orban ed Erdogan; il riorientamento verso
est della politica estera dei due Paesi soprattutto, ma non esclusivamente, a
fini economici e commerciali; la comune delusione dei due leader nei confronti
delle politiche europee.
Il Governo Cameron ha attribuito una particolare attenzione alle
relazioni con la Turchia. A soli tre mesi dall'insediamento a Downing Street, il PM inglese si era recato a Ankara nel luglio
2010, dove ha sottoscritto con Erdogan un
"Partenariato Strategico". Il Presidente Abdullah Gul
è stato in visita di Stato a Londra a fine novembre 2011 (l'ultima occasione
risale al 1988). L’interscambio commerciale tra GB e
Turchia è circa 9 mld/sterline, +40% tra 2009-2011).
Il dialogo con la Turchia è fitto anche sulla Somalia. La collaborazione
anglo-turca procede anche nell’anti-terrorismo (consultazioni tecniche), nel
contrasto all’immigrazione illegale, nella cooperazione nel settore
dell’industria militare (accordo in tema di difesa).
Washington
mantiene coinvolta Ankara attraverso consultazioni ampie e frequenti
(il 2 dicembre 2011 il Vice Presidente Biden ha
visitato la Turchia, il 9-13 febbraio 2012 il Ministro
degli Esteri Davutoglu è stato a Washington),
segnatamente a Siria, e per la stabilità complessiva della regione
mediorientale. Washington desidera un raccordo più stretto con la Turchia anche
riguardo l’Iran, in particolare ai fini
dell’applicazione delle sanzioni. Gli USA incoraggiano la Turchia a rafforzare
la cooperazione con il Governo di Baghdad, oltre che con le autorità di Erbil, nella lotta al PKK e sostengono gli sforzi turchi
nella lotta al terrorismo (sebbene gli USA abbiano espresso chiaramente alla
Turchia il punto di vista che la lotta contro il PKK non è soltanto un problema
di carattere militare). Washington si è spesa molto negli ultimi mesi per il
ripristino –in prospettiva- di una buona "working
relation" fra Tel Aviv ed Ankara, che nell’ottica
americana andrebbe a vantaggio di entrambi e rappresenterebbe un elemento di
stabilità per l'intera regione, alla luce delle turbolenze siriane ed egiziane.
Riguardo alla collaborazione in ambito NATO, è ovviamente stato accolto
positivamente da parte americana l’assenso turco ad
ospitare una stazione radar sul proprio territorio. Il 1° febbraio 2013, alle 13.20 circa orario
locale, una forte esplosione ha investito l’Ambasciata americana ad Ankara.
L'esplosione è stata provocata da un kamikaze
nel tentativo di penetrare all'interno della sede e il 3 febbraio successivo
l'organizzazione di estrema sinistra DHKP/C ha rivendicato l'operazione, in quanto condotta da uno dei suoi appartenenti, Ecevit Sanli (l'organizzazione
DHKP/C si era messa in luce già nel settembre del 2012 con un attentato ai
danni di una stazione di polizia a Istanbul dalle dinamiche molto simili a
quelle odierne). Nelle dichiarazioni rilasciate, il Ministro dell'Interno Guler ha confermato che le vittime sono state due (Mustafa Akarsu di 47 anni, addetto alla vigilanza della sede americana e
ovviamente l'attentatore), mentre i feriti tre (due addetti alla vigilanza e
una donna di 38 anni, Didem Tuncay,
ex report per il canale televisivo NTV, che si era recata in Ambasciata per
richiedere il visto d'ingresso negli Stati Uniti). L'attacco potrebbe essere
verosimilmente collegato al dispiegamento dei missili Patriots
alla frontiera con la Siria che Washington, come Berlino e l'Aja, hanno messo a disposizione in ambito atlantico su
richiesta delle Autorità turche. Erdogan ha parlato
di un attentato “contro la serenita' del Paese”,
mentre Davutoglu ha ribadito
che la sicurezza delle sedi diplomatico-consolari straniere costituisce una
priorità per le Autorità turche, assicurando che sarà condotta un'indagine ad
ampio spettro per fare luce su tutte le circostanze legate all'attentato.
La
Turchia era in ottimi rapporti con l'Egitto di Morsi, dopo la prolungata
freddezza dell'era Mubarak. Dopo la condanna turca del "colpo di
stato" del 3 luglio 2013, i rapporti con il Cairo hanno subito un ulteriore deterioramento lo scorso 23 novembre con
l'abbassamento delle relazioni diplomatiche al livello di Incaricato d'Affari.
Alla base della crisi bilaterale vi è la difesa da parte turca delle istanze dei Fratelli Musulmani e della legittimità del
deposto Presidente Morsi.
La Turchia ritiene l’Egitto un Paese chiave per la stabilità in Nord Africa e Medio Oriente. Ma l'Egitto è anche la porta di accesso all'Africa, un'area da tempo nel mirino della dirigenza turca per sostenere le dinamiche aziende turche, in particolare le PMI e gli operatori nel settore delle costruzioni (propulsore dell'economia nazionale). Ankara non ha mai fatto mistero della sua aspirazione ad un asse strategico con il Cairo, come emerso nella storica visita compiuta da Erdogan in Egitto nel settembre 2011. Nell'arco del 2012 le aspirazioni turche sono state messe a dura prova dalla posizione attendista che l'Egitto ha a lungo mantenuto sulla crisi siriana.
L'uccisione di Chokri
Belaid (6 febbraio 2013) e le successive violenze
registratesi in Tunisia hanno catturato ampio spazio sui media turchi.
Nell’opinione pubblica turca è il caso tunisino è percepito come un esempio virtuoso
di transizione verso la democrazia. Da parte turca, si continua tuttavia a
ritenere che la domanda di democrazia proveniente dalla societa'
civile tunisina sia forte e chiara e che quanto accaduto non pregiudicherà la
transizione democratica nel paese.
Le involuzioni
nel contesto interno in Libia sono registrate dalla
diplomazia turca con crescente preoccupazione. Nell’ottica
di Ankara la questione sicurezza è vista come la priorità assoluta. Ankara ha
continuato a offrire alle controparti libiche la sua assistenza attraverso
corsi specializzati di formazione per la polizia su anti-terrorismo e
sicurezza. Il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in Libia viene monitorato attentamente e parrebbe aver inciso anche
sulle percezioni di parte turca rispetto alle proprie sedi
diplomatico-consolari. L’attivismo turco in Libia si estende anche alla fase di
stabilizzazione e ricostruzione post-conflict. La
Turchia condivide con noi la preoccupazione per la complicata transizione
democratica. Ankara ha inoltre risposto positivamente all'invito a partecipare
alla missione EU Border Assistance Mission (EUBAM) in Libia ed ha accolto un primo contingente
di 440 militari.
Allo
scoppiare della crisi libica, la Turchia ha dapprima mantenuto una posizione
attendista, principalmente per verificare l’evoluzione della situazione sul
terreno senza mettere in pericolo i cospicui investimenti locali. Una volta messi in salvo i cittadini turchi e chiusa
l’Ambasciata turca a Tripoli (2 maggio 2011) Erdogan
aveva invitato Gheddafi a farsi da parte. Ankara si è poi gradualmente posizionata a sostegno del CNT. La Turchia ha partecipato
alle operazioni umanitarie NATO (ma non alle operazioni militari aeree
La crisi siriana rappresenta per Ankara la priorità
assoluta in ragione del costante flusso di profughi dalla Siria (oltre 700.000)
e dell'emergere di una minaccia terrorista ai propri confini. Ankara ha
attivamente operato per convincere la Coalizione delle
opposizioni siriane a partecipare alla Conferenza di Ginevra II, pur nutrendo
scetticismo sugli esiti finali del negoziato.
La
normalizzazione delle relazioni bilaterali con la Siria è stata uno dei perni
sui quali Ankara ha articolato la politica di “zero problemi con i vicini”. A
lungo, proprio per non rinnegare questa politica, la Turchia ha cercato di
moderare la repressione di Assad contro le proteste
siriane. Tuttavia si è gradualmente schierata sul fronte opposto, temendo il
potenziale destabilizzatore di Damasco sui vicini (attraverso escalation PKK e
Partito di unità democratica, ramo politico siriano del primo). Gli attacchi
contro l’Ambasciata di Turchia a Damasco il 12 novembre 2011 hanno impresso
un’accelerazione alla linea turca: il 29 novembre 2011 Ankara ha annunciato che
l'attuale amministrazione siriana non e' più
considerata legittima e sono state anche annunciate sanzioni. Ankara partecipa
ai lavori dell’high level
group del Gruppo degli
Amici del Popolo siriano, di cui è stato sin dall’inizio fra i membri più
assertivi.
A
seguito del presunto attacco chimico
avvenuto il 21 agosto 2013, Ankara ritiene certe le responsabilità di Damasco.
Non nutrendo aspettative nei confronti di una
decisione del CdS, vedrebbe con favore la formazione
di una “coalizione di volenterosi”, formata dai membri più prominenti del
Gruppo Amici della Siria e finalizzata ad un’azione punitiva proporzionata e
limitata. Nel dibattito politico interno emergono forti le preoccupazioni per
eventuali ritorsioni del Regime di Damasco. Conseguenza ne è il cauto approccio
del PYD, che ha manifestato dubbi sulle responsabilità di Assad
nell’utilizzo di armi chimiche. In contrapposizione sia con Baghdad che col PYD, Erbil si è affrettata
a far conoscere il suo favore per un intervento militare mirato.
Il 4 ottobre 2013 è stata approvata la mozione che prolunga di un
anno l'autorizzazione concessa al governo ad
intervenire in territorio siriano in difesa degli interessi nazionali,
secondo i principi fissati dall'art. 92 della Costituzione turca. Tale mozione
rinnova quella approvata il 4 ottobre 2012, a seguito dell'esplosione da
mortaio che causò cinque vittime nel villaggio di Akcakale
sul confine con la Siria.
Permangono difficoltà nei rapporti con l’Iraq, specie a fronte dell’avvicinamento, in
chiave di collaborazione energetica, tra il Governo turco e la Regione autonoma
curda (KRG).
La
Turchia svolge da anni un cruciale ruolo di stabilizzazione in Iraq. Mentre l’Iraq lamenta gli
interventi a più riprese delle Forze Armate turche nella zona di confine tra i
due Paesi, in reazione alla ripresa degli atti terroristici del PKK, la Turchia
giudica insufficiente la collaborazione irachena nella lotta al PKK.
A
gennaio 2012 l'esercito turco ha condotto due nuove operazioni militari
nell'area al confine con l'Iraq (Dicle) con l'eliminazione
rispettivamente di guerriglieri del PKK. Il leader di Iraqiya
Ayad Allawi ha effettuato missione in Turchia dal 5 al
7 marzo 2012. Incontri del Ministro degli Esteri turco, Davutoglu,
con il Presidente del Kurdistan iracheno, Barzani
(1-2 agosto 2012) e con tutti i principali
esponenti della leadership politica curda. Sia la Turchia che
l’Iraq vedono con preoccupazione la situazione in Siria in relazione alla
sicurezza e stabilità della regione. Erbil cerca di
unificare ed assistere le formazioni curdo-siriane,
suscitando preoccupazioni di Ankara che il PYD, affiliato al PKK, possa
rafforzare dinamiche centrifughe pan-curde. Da ultimo il Parlamento turco ha
approvato una mozione che autorizza l’intervento delle Forze armate turche
nella regione dell’Iraq settentrionale dove sono situati i nascondigli
dell’organizzazione terrorista PKK e nelle aree contigue.
La visita del Ministro degli Esteri iraniano Zarif,
giunto in Turchia il 4 gennaio (2014), consolida il riavvicinamento
Ankara-Teheran. In precedenza, il MAE Davutolgu si
era recato a Teheran in novembre (2013). A fine gennaio (2014) è in programma
la visita di Erdogan in Iran, che Rohani
dovrebbe restituire verso la fine di febbraio/inizi di marzo (2014).
Nell'ottica turca, la nuova dirigenza iraniana e le prospettive di successo
dell'accordo sul programma nucleare iraniano aprono degli spazi di manovra che
il governo turco sembra determinato a sfruttare per conseguire vantaggi
essenzialmente di natura economica.
L’Iran è un esempio paradigmatico di come alcune naturali diffidenze
legate alla leadership del mondo islamico siano state,
per un certo periodo, superate da Ankara per motivi diversi (intese
energetiche, commercio bilaterale). Le imprese iraniane presenti in Turchia
sono 1470 (fino al 2002 esse erano solo 319). La
recente apertura del terzo valico di frontiera a Kapikoy,
(e quella programmata di altri due valichi), confermerebbe il rafforzamento dei
crescenti legami economico-commerciali tra i Paesi. Dopo la presa d’atto turca
che la mediazione nella questione nucleare rischiava di essere strumentalizzata a svantaggio di Ankara e soprattutto la
linea intrapresa dall'Iran nel contesto delle attuali crisi regionali hanno
sostanzialmente ribaltato i parametri del rapporto Turchia-Iran e l'adesione
turca al sistema di difesa missilistica Nato e' stata la svolta decisiva. La
Turchia non vuole un Iran dotato di arma nucleare, ma non ritiene neppure
percorribile la soluzione militare.
In
occasione di una telefonata intercorsa tra il PM turco Erdogan
e l’omologo israeliano Netanyahu il 22 marzo 2013, la parte turca ha accettato
le scuse per l’incidente della Mavi Marmara (31
maggio 2010), segnato dalla morte di nove attivisti turchi filo-palestinesi.
I due Primi Ministri hanno quindi convenuto
di: 1) finalizzare un'intesa su risarcimento e non liability (nel testo si fa ricorso alla definizione di un
istituto giuridico di epoca ottomana); 2) e di operare congiuntamente per
migliorare la situazione palestinese. Tale positivo sviluppo giunge dopo la
visita effettuata, in marzo, in Israele dal Presidente Obama, al quale molti
commentatori attribuiscono la paternità dello sviluppo in parola. È comunque
indubbio il fatto che gli USA abbiano svolto un ruolo cruciale nel
raggiungimento di questo auspicato sviluppo. In
occasione della visita compiuta da Kerry ad Ankara (marzo 2013), il Segretario
di Stato aveva ampiamente incoraggiato la parte turca a cogliere l'opportunita' offerta dalla formazione di un nuovo
esecutivo in Israele. Il processo di normalizzazione delle
relazioni appare tuttavia in stallo. Ciò è dovuto alla diversa interpretazione che le parti
intendono dare all’accordo sul risarcimento alle famiglie delle vittime.
Secondo Tel Aviv, l’accordo dovrebbe prevedere la non responsabilità giuridica
di Israele. Ankara starebbe invece insistendo sul fatto che la compensazione confermi l’illegittimità dell’attacco israeliano.
Le relazioni con Tel Aviv si erano raffreddate a seguito del noto episodio della Flottila e della pubblicazione del relativo “Rapporto Palmer” dell’ONU il 2 settembre 2011. Le relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia erano state abbassate a livello di secondi segretari e ogni accordo e contratto tra i due Paesi nel settore della difesa era stato sospeso. Ankara pone il veto all’apertura nel quartier generale NATO di un Ufficio di Israele. Mentre sul piano commerciale si continua a registrare un incremento degli scambi tra Israele e Turchia (con l'unico dato negativo della sensibile riduzione dei flussi di turisti israeliani), la riapertura di un canale di dialogo tra Ankara e Tel Aviv sarebbe scaturita dall'assistenza offerta da Israele in occasione del terribile terremoto che ha colpito la parte orientale della Turchia nel 2011. Erdogan ha ribadito che per chiudere la controversia bisogna trovare delle soluzioni ai due nodi irrisolti delle "scuse" formali e della compensazione dei parenti delle vittime ma al tempo stesso ha assicurato che le "linee di comunicazione" con Israele non sono interrotte.
La Turchia si pone dunque come
un attore che, anche nei Balcani,
cerca spazi di penetrazione (segnatamente commerciale) e di influenza.
In occasione della visita di Erdogan nel Kosovo,
l’emotività di alcune dichiarazioni (“Il Kosovo è la Turchia e la Turchia è il
Kosovo”), ha provocato il forte disappunto serbo, sfociando in una diatriba tra Ankara e Belgrado. Il 4-5
febbraio 2013 il Presidente serbo Nikolic ha effettuato una
visita di Stato in Turchia, con una prima tappa ad Ankara per incontri con il
Capo dello Stato Abdullah Gul e il Presidente del
Parlamento Cemil Cicek, a
cui ha fatto seguito la tappa a Istanbul dove Nikolic
ha incontrato il patriarca ortodosso Bartolomeo I e una qualificata
rappresentanza della comunita' imprenditoriale turca.
Nessun incontro con il PM Erdogan (impegnato negli
stessi giorni in visita in Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) ed il MAE Davutoglu (assente per
via della Ministeriale OIC a Cairo). Ankara incoraggia il processo di riforme
interno in Serbia e la prospettiva europea di Belgrado (piu'
sfumato il riferimento alla NATO da parte turca, consapevole della delicatezza
che la questione ancora riveste in Serbia). Il volet
economico, nell'ottica turca, costituisce lo strumento prioritario per questo
rafforzamento.
Eccellenti relazioni bilaterali tra la Bosnia Erzegovina e la Turchia, improntate a calorosa amicizia e collaborazione. Sostegno di Ankara al processo di avvicinamento di Sarajevo all'Unione Europea ed alla NATO. Il 4 maggio 2012 il Ministro Davutoglu ha effettuato una breve visita a Sarajevo.
Quanto alla Macedonia, si è svolta il 29-30 settembre 2011 a Skopje la visita del Primo Ministro turco Erdogan. Sostegno alla Macedonia sulla questione del nome. L'anno scorso gli investimenti della Turchia in Macedonia hanno raggiunto i 310 mln/$ e per quest'anno le attese sono di arrivare a 400 mln/$ di interscambio. Sono inoltre circa 100 le aziende turche operanti in Macedonia (inaugurazione del nuovo aeroporto di Skopje, realizzato dalla società turca TAV, per un valore di circa 100 mln/€). Sostegno senza riserve da parte della Turchia per gli sforzi del Paese per diventare membro della NATO.
La crescente assertività della Turchia sulla
crisi in Siria starebbe causando una crescente irritazione in Russia, nonostante
il solido partenariato bilaterale costruito dopo l'arrivo al potere di Erdogan. Il dispiegamento nel mese di gennaio del 2013 di batterie di missili
PATRIOTS della NATO al confine con la Siria ha destato preoccupazione a Mosca
che si interroga sulle vere ragioni per
le quali la Turchia (che dispone del secondo esercito della NATO) abbia sentito
la necessità di richiedere le batterie missilistiche ed evidenziano il rischio
di creare un precedente pericoloso (il riferimento è alla possibilità che in un
futuro tale opzione possa coinvolgere i Paesi
Baltici). Tuttavia la Turchia continua a ricercare un raccordo con Mosca
senza enfatizzare le pur evidenti divergenze, anche per la nota dipendenza del
mercato energetico turco dalla Russia.
La posizione turca rispetto alla crisi
ucraina è centrata sui principi di integrita'
territoriale e rispetto della sovranita' nazionale
del Paese e sul non riconoscimento degli
esiti del "referendum" del 16 marzo 2014 e dell'annessione della
Crimea alla Russia. Ankara non condivide inoltre il quadro sanzionatorio UE, asseritamente
per proteggere la minoranza tartara
da possibili ritorsioni russe.
La crisi ucraina ha riproposto
la questione della dipendenza energetica
della Turchia da fonti di approvvigionamento esterne e dei condizionamenti
che tale dipendenza comporta sulla politica estera di Ankara.
Il 14 febbraio 2013 il Primo Ministro georgiano Bidzina Ivanishvili si è recato in visita ad Ankara,
accompagnato dai Ministri di esteri, economia, difesa e
energia. Da parte turca, la visita era considerata un passaggio importante per
meglio comprendere la possibile evoluzione delle relazioni tra Ankara e
Tbilisi. Il Premier georgiano avrebbe mantenuto un atteggiamento aperto e
costruttivo, manifestando le migliori intenzioni di consolidare la cooperazione
bilaterale. Egli avrebbe inoltre ribadito la volontà
di migliorare le condizioni di mercato per incentivare ulteriormente il volume
di interscambio e degli investimenti turchi nel paese. Sul collegamento ferroviario
Kars-Tbilisi-Baku, punto sollevato con particolare
insistenza dalla parte turca e sul quale anche Baku
avrebbe fatto pressioni nella medesima direzione, Ivanshvili
avrebbe fornito assicurazioni sulla determinazione di ultimare i lavori nella
tratta georgiana entro il 2013.
Stallo nel processo di riavvicinamento tra Turchia e Armenia dopo la firma dei Protocolli di Zurigo nel 2009. Non sono passate inosservate, ad Ankara, le parole pronunciate il 3 giugno da Papa Francesco I, quando, in occasione di un incontro con una delegazione guidata dal Patriarca della Cilicia degli armeni cattolici, ha definito quello armeno come "il primo genocidio del XX secolo". Il Pontefice ha inoltre espresso il desiderio di celebrare una messa a Yerevan, nell'ambito delle cerimonie per la commemorazione dell'eccidio nel suo centesimo anniversario, previste per il 2015.
La Turchia sostiene l'indipendenza e l'integrità' territoriale della Georgia. La visita del Primo Ministro turco Erdogan, svoltasi ai primi di giugno 2011 in Georgia, è servita a suggellare l'accordo in tema di facilitazione dei documenti di viaggio per l'accesso ai rispettivi Paesi. Gli eccellenti rapporti stabiliti sin dalla dichiarazione di indipendenza georgiana (la Turchia è stato tra i primi a riconoscere il nuovo stato), si sono rafforzati notevolmente dopo la Rivoluzione delle Rose e l'ascesa al potere dell'UNM del Presidente Saakashvili, tanto che, ad oggi, i due paesi rappresentano l'uno per l'altro un importante partner economico-commerciale che beneficiano come della liberalizzazione dei visti. In particolare, la Turchia attribuisce alla Georgia un ruolo determinante nello scenario caucasico ed e' impegnata a sostenerne le aspirazioni sia in campo economico, sia per quanto riguarda l'adesione alla NATO.
Perdurante preoccupazione di Tbilisi per i traffici marittimi tra Turchia e Abkhazia (in Turchia come noto risiede una consistente comunità abkhaza) in merito ai quali sembra comunque essersi instaurata tra Ankara e Tbilisi una prassi condivisa. Il miglioramento delle relazioni bilaterali è indispensabile per Ankara se si considerano alcune insofferenze della popolazione georgiana rispetto alla massiccia presenza turca (musulmana) a Batumi, sfociata con dichiarazioni dell'opposizione, molto poco apprezzate durante la visita, di presunte mire espansionistiche turche proprio sulla predetta citta' del Mar Nero. La linea ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars (in via di realizzazione) quale principale progetto di sviluppo regionale, si è recato anche a Batumi, vero e proprio 'feudo' turco nel Paese ed ha inaugurato con il suo omologo Baramidze la prima stazione per le comunicazioni via satellite del Caucaso che da Tbilisi trasmetterà il segnale di varie emittenti locali ed estere. D'altro canto la presenza in Turchia di circa 400.000 cittadini abkhazi pone un'ombra nei rapporti tra Ankara e Tbilisi che è talvolta fonte di problemi bilaterali non marginali come dimostra il sequestro a fine 2010 da parte delle Autorità georgiane di navi cargo turche che commerciavano direttamente con l'Abkhazia.
Repubbliche
turcofone dell’Asia centrale
Interesse turco per le
repubbliche ex-sovietiche 'turcofone' (circa 150 milioni di persone capiscono o
parlano il turco) di Azerbaigian,
Kazakhstan, Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan''. E’ stato firmato dal
Ministro dell'Energia turco Taner Yildiz
e dal suo omologo azero Natig Aliyev,
ad Ankara, il 26 dicembre 2011 un Memorandum of Understanding che sancisce definitivamente l'avvio dei
lavori di costruzione del Trans-Anatolian Pipeline
(TANAP) e l'istituzione di un consorzio turco-azero per la realizzazione del
progetto. Il Primo Ministro turco Erdogan e il
Presidente azero Aliyev hanno firmato il 26 giugno
2012 l'Accordo intergovernativo turco-azero (in cui è incluso l'Host Government Agreement) relativo alla realizzazione del
Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline Project (TANAP),
che fa seguito all'intesa preliminare conclusa sei mesi fa per l'istituzione di
un apposito consorzio. Il TANAP, il cui valore e' stimato attorno ai 7 mld/$ e la
cui costruzione dovrebbe iniziare entro la fine del 2013 (o al massimo
all'inizio del 2014) per essere completata in sei anni, e' come noto
finalizzato al trasporto di 16 bcm di gas naturale
proveniente dal giacimento azero di Shakh Deniz 2, dei quali 6 bcm
destinati alla Turchia ed i rimanenti 10 bcm
destinati al mercato europeo. Le quote relative al
progetto saranno ripartite tra l'azienda di Stato azera SOCAR (per l'80%) e le
turche BOTAS e TPAO (assieme per il restante 20%). A tale proposito, nonostante
le molte esternazioni ufficiali circa il ruolo del TANAP nel consolidamento dei
legami di amicizia tra i due Paesi, non mancherebbero perplessita'
da parte di alcuni ambienti economici e istituzionali turchi per
il fatto che l'Azerbaijan sta sempre di piu'
rafforzando la propria posizione di investitore in Turchia: dopo la
realizzazione del TANAP, la SOCAR, che ha gia'
acquisito la raffineria di Stato turca Petkim,
potrebbe infatti diventare il primo investitore sul mercato turco. Turchia e
Azerbaijan si siano decisi ad imprimere al TANAP un
colpo di acceleratore, cosi' da non rischiare di
arrivare con irrimediabile ritardo nel gia' affollato
gruppo dei produttori di gas e da mantenere alto il leverage
che il TANAP ha sulla realizzazione del corridoio sud.
Strettissimo è il rapporto di collaborazione fra Azerbaijan e Turchia. A ottobre del
2012 si è svolto, a Baku, il 12mo
Vertice intergovernativo dell'Organizzazione per la cooperazione economica
(Eco). Dopo due anni di presidenza turca, Erdogan ha
passato le consegne al capo dello stato azero, Ilham Aliyev. Al centro del Vertice, lo
sviluppo delle relazioni economiche nella regione, nel settore dei trasporti,
dell'agricoltura, dell'energia e della protezione ambientale, oltre a
questioni riguardanti l'integrazione e lo sviluppo socio-culturale, scientifico
e tecnologico dei paesi membri.
Si
rilevano sviluppi nel rapporto con il Turkmenistan, a seguito dell’apertura
di una fase di rilevante attività della diplomazia bilaterale, operata dal
nuovo Governo turkmeno, primo partner economico-commerciale. Il Presidente Berdimuhamedov si è recato ad
Istanbul e Smirne (agosto 2012) in visita per incontri con l’omologo Gul e con il Premier Erdogan,
focalizzati sulla cooperazione economica (600 le imprese turche che operano nel
territorio turkmeno, soprattutto nel settore delle costruzione, dove godono di
un regime di quasi monopolio). Nei giorni 5 e 6 marzo 2013 si e' svolto ad Istanbul il 5^ Turkmenistan International Investment Forum che ha visto la partecipazione di circa
800 imprenditori. Le opportunita' di
investimenti sono stimate a 70 miliardi di dollari. La Turchia e' presente in Turkmenistan con oltre 600 imprese operanti
principalmente nei settori della costruzione, infrastrutture, tessile,
agroalimentare. Legati da una comune storia, religione e cultura, il Turkmenistan e' uno dei maggiori partner della Turchia in
Asia centrale dove quest'ultima e' presente con oltre 600 imprese operanti
principalmente nei settori della costruzione, delle infrastrutture, del
tessile, dell'agricoltura e dell'agro-alimentare. Gli IDE turchi in
Turkmenistan ammontano, in stock, a circa 2 miliardi di dollari. Il valore
totale dei progetti realizzati con la collaborazione di imprenditori
turchi ammonta a circa 30 miliardi di dollari.
La
Turchia è un Paese chiave per la stabilizzazione in Afghanistan; ritiene che il processo di
riconciliazione, pur coinvolgendo i Paesi vicini, debba essere Afghan-led ed inclusivo di tutte le etnie. Dal 2002, Ankara
è parte di ISAF con 1.840 effettivi impegnati impegnato in attività di
ricostruzione e di addestramento. Dal 2007 ha preso avvio il “Processo di
Ankara”, forum tripartito Ankara-Kabul-Islamabad focalizzato sulla sicurezza
(lotta al terrorismo e cooperazione di frontiera) con una componente
volta a potenziare la collaborazione tra settori privati (Istanbul Process), complementare alle organizzazioni regionali
esistenti. Ankara ha inoltre organizzato il Summit su Afghanistan e Paesi
vicini ( Istanbul, 26 gennaio 2010), teso a rafforzare
la regional ownership del
processo di stabilizzazione; l’evento si è tenuto nuovamente il 2 novembre
2011.
Le relazioni tra Cina e Turchia durano da oltre
quarant'anni, ma sembra che un rapporto inedito e strategico stia maturando tra
i due Paesi. La Turchia intende rispettare la 'One-China
Policy'. Turchia e Cina hanno firmato un accordo per la realizzazione di un
deposito di stoccaggio del gas. La compagnia
energetica statale BOTAŞ ha firmato il 29 novembre 2011 un accordo
dell’ammontare di 559 milioni di dollari (finanziati dalla Banca Mondiale) con
l’impresa cinese Tianchen Engineering
(TCC) per la realizzazione di un deposito di stoccaggio del gas della capacità
di 1 miliardo di metri cubi sotto il Lago Tuz,
nell’Anatolia Centrale. I primi sei pozzi dei 12
totali previsti dal progetto dovrebbero essere pronti entro il 2016, mentre
quelli restanti dovrebbe essere ultimati nel 2019. Ad aprile 2012, Recep Tayyip Erdogan
si è recato in visita in Cina, la prima in 27 anni di
un Primo ministro turco. Lo scopo principale della visita è stato rafforzare le
relazioni economiche tra Turchia e Cina, aumentando gli investimenti cinesi in
Turchia e, soprattutto, riducendo il forte squilibrio negli scambi bilaterali
tra i due paesi sostenendo l'export turco in Cina. La Cina rappresenta infatti per la Turchia il primo partner commerciale in Asia
e il terzo a livello globale dopo Germania e Russia.
Carattere strategico della
cooperazione tra Turchia e l’Africa
per vicinanza geografica, economico-politica e culturale. Agli
inizi di gennaio 2013 il PM Erdogan ha effettuato una visita in Gabon, Niger e Senegal. L’azione diplomatica in Africa, frutto
della regia del MAE Davutoglu,
risponde alla volontà di Ankara di stringere accordi di
cooperazione politici-commerciale con i paesi dell’Africa. Questa è tanto più
necessaria alla luce dello stallo nel processo
di adesione all’Unione Europea. Durante la permanenza di due giorni a Dakar, il Primo Ministro è stato
accompagnato da vari Ministri e da una folta delegazione di imprenditori
(oltre 200 persone). La visita ha avuto un taglio principalmente
economico-commerciale, anche se con importanti risvolti
politici. Il PM turco, oltre a presiedere insieme al suo omologo Mbaye un "Forum di imprenditori"
(circa 600 tra turchi e senegalesi), ha avuto incontri con il Presidente Macky Sall, il Primo Ministro Adoul Mbaye e dal Presidente
dell'Assemblea Nazionale Moustapha Niasse.
Erdogan ha
annunciato l'intenzione turca di aiutare il Senegal a ripianare il debito con
le Istituzioni Finanziarie Internazionali e anticipato il proposito di: 1)
incrementare gli investimenti produttivi (pubblici e privati); 2) creare un
Fondo di investimento turco-senegalese (la cui
consistenza iniziale ammontera' a 1 milione di
dollari) per rafforzare il legame tra gli imprenditori dei due Paesi e stimolare
la creazione di nuove joint-ventures (tra i settori
che si preannunciano di interesse per gli investimenti turchi in Senegal
figurano: la sanita'; l'agroalimentare;
l'educazione). Sono stati inoltre definiti alcuni 'strumenti' per stimolare la
cooperazione economica, tra cui: la creazione di un "Consiglio di
affari"; la stipula di nuovi accordi commerciali
e in materia fiscale (ad iniziare da un accordo per evitare la doppia
imposizione); l'eventuale soppressione dei visti di ingresso (oggi obbligatori
per i cittadini di entrambi i Paesi, ad eccezione dei detentori di passaporti
diplomatici) o quantomeno lo studio di misure per renderne il rilascio piu' rapido, soprattutto per gli uomini d'affari.
La Turchia, oltre a posizionarsi quale concorrente diretto di Cina, India e
Brasile, che nel continente africano stanno fortemente espandendo la loro
presenza, sta dimostrando che, accanto alle tradizionali motivazioni politiche
e commerciali, anche la componente religiosa rappresenta oggi un fattore di
guida della sua politica estera. L'aspetto dominante della linea perseguita da
Ankara resta, oltre alla dimensione religiosa, la promozione
dell'export turco nel continente africano.
La Turchia ha ospitato la
seconda Conferenza di Istanbul sulla Somalia il 31 maggio e 1 giugno 2012.
Complementare alle iniziative dell’ONU e della Comunità internazionale sulla
Somalia, essa ha sancito l’ormai imprescindibile ruolo turco di rilevante
attore nello scacchiere somalo e regionale. A riprova delle ambizioni turche di
inserirsi a pieno titolo nelle dinamiche politiche del Corno d’Africa, il
Ministro degli Esteri Davutoglu ha annunciato la
firma di un MoU tra la Turchia e l’IGAD, nuovi
contributi finanziari ad AMISOM e il sostegno (salari, divise, formazione) a
3.000 unità della polizia somala. La Turchia, grazie ad una strutturata
presenza diplomatica e umanitaria sul terreno, è oggi in grado di fornire
assistenza diretta ai somali, senza dover transitare per l’imponente e costoso
apparato onusiano di stanza a Nairobi. Tale strategia, finanziata da ampie
risorse, fa perno su una presenza diffusa nel Paese, sul dialogo anche
informale con tutti i settori (anche i più islamico-radicali) della società
somala, sul sostegno diretto alle TFIs. Grazie a tale impegno, Ankara ha potuto guadagnarsi il
sostegno della popolazione somala, divenendo uno degli attori principali di cui
tener conto per operare in questo scacchiere. Quanto all’Etiopia, la Turchia contribuisce al PIL con oltre 200 imprese
turche operanti in Etiopia per investimenti di circa 1,5 miliardi di dollari.
La seconda edizione del Summit Turchia-Africa si è svolta ad
Istanbul il 15-16 dicembre 2011 per valutare avanzamento del piano di azione
congiunta adottato nella precedente edizione nel 2008.
La Turchia ha iniziato un
processo di penetrazione in Venezuela utilizzando i propri imprenditori del
settore delle costruzioni. In cambio otterrà petrolio venezuelano. Interesse turco all'espansione della presenza in Venezuela e in
America Latina in genere. La Turchia è percepita dal Venezuela come un
Paese non allineato e con cui e' possibile stringere
rapporti non appiattiti sui desideri del blocco occidentale.
Le relazioni bilaterali sono eccellenti. Con Ankara registriamo un’ampia
convergenza rispetto ai principali temi internazionali, anche se recentemente non sono mancate
alcune diverse sensibilità (su Egitto e Siria ad esempio, e in generale sul
giudizio sulle primavere arabe).
Il Secondo Vertice italo-turco, (Roma, 8 maggio 2012) ha registrato la
partecipazione di 5 Ministri (Esteri, Interno,
Ambiente, Sviluppo Economico, Economia) e la firma di ben 6 intese. Il prossimo
Vertice sarà ospitato dalla Turchia. Il 12-13 novembre 2012 si è tenuto a Roma
il IX Foro di dialogo delle società
civili, evento annuale organizzato dal Gruppo “Unicredit”, per parte
italiana, e dal “Centro di studi strategici” (SAM) del MAE turco. Spetta alla
parte turca ospitare la prossima edizione.
Continuiamo
a sostenere il percorso di adesione della Turchia all’UE mantenendo visibilità nel contesto del “Turkey Focus Group”.
Riteniamo che il prosieguo del processo di adesione
sia lo strumento più idoneo per incoraggiare la Turchia a proseguire sulla
strada delle riforme. L’apertura dei capitoli 23 e 24
sulla giustizia e diritti fondamentali consentirebbe, dopo le proteste di Gezi Park, di affrontare temi centrali oggi in Turchia.
Gli incontri bilaterali sono frequenti. A
fine gennaio (2014) ha avuto luogo la visita di Stato del Presidente turco Gul. Non
ancora fissata invece la data del terzo vertice bilaterale.
Intense
sono anche le consultazioni a livello di
alti funzionari MAE, nella cornice del “Protocollo di consultazioni
politiche rafforzate” del luglio 2005. Il 28 maggio il Segretario Generale, Amb. Valensise, si è recato in missione ad Ankara per colloqui
con l’omologo turco (le ultime consultazioni a livello SG si erano svolte a
Roma il 21 novembre 2011). Consultazioni sull’Africa si sono tenute ad Ankara
il 4 aprile 2013, su Asia-Pacifico e Balcani il 9 e 10 maggio a Roma e Ankara.
In via di definizione la data di consultazioni rafforzate in materia di
sicurezza (controllo armamenti convenzionali, NATO, pirateria, ecc.) ed in tema di lotta al terrorismo, mentre il prossimo 15
maggio, a Roma, avranno luogo le consultazioni bilaterali su tematiche
subsahariane.
Proficua
è anche la collaborazione sul piano
parlamentare, in virtù di uno specifico Protocollo di collaborazione tra la Camera dei Deputati e la Grande
Assemblea Nazionale Turca.
Relazioni economiche,
finanziarie e commerciali
A partire dall'anno 2000 si è registrato un costante
incremento nel volume degli scambi tra Italia e Turchia.
1. Nel 2012 l'Italia si conferma al sesto
posto nella graduatoria dei partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 19,7 miliardi di USD (-7,4% '12/'11)
composto da importazioni per 13,34 miliardi di USD (-0,8 e quinto Paese
fornitore) ed esportazioni per 6,37 miliardi USD (- 18,8% e settimo paese
cliente). Il saldo è attivo per l'Italia per 6,968 miliardi USD.
Pur nel
dinamismo delle relazioni dei due Paesi, la quota di mercato italiana sul
totale delle importazioni della Turchia continua ad
oscillare intorno a valori non elevati: 5,73% nel 2007; 5,29% nel 2008; 5,39%
nel 2009; 5,46% nel 2010; 5,58% nel 2011; 5,54% nel 2012.
Per la
Turchia, l'Italia è stata nel 2012 il 5° Paese fornitore ed
il 7° mercato di sbocco delle merci turche. Sempre nel 2012, la Turchia è stata
per l'Italia al 17° posto nella classifica dei Paesi fornitori ed al 7° in quella degli acquirenti.
2. Nel
2013, l’Italia si è collocata al
quarto posto fra i partner commerciali della Turchia, con un interscambio
di 19,6 mld di dollari (-0,6%), un export dall’Italia
verso la Turchia di 12 miliardi di dollari (-3,4%), un import dell’Italia dalla
Turchia di 6,7 miliardi di dollari (+5,5%), per un saldo negativo per la
Turchia pari a 6,1 miliardi di dollari.
Nel
mese di gennaio 2014, l’Italia si è
collocata al quinto posto fra i partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 1,4 miliardi di dollari, Le importazioni
dall’Italia hanno un valore di 872 milioni di dollari (-1,6% rispetto al
periodo 2013), mentre le esportazioni hanno raggiunto un volume di 597 milioni
(+10,3%), per un saldo negativo per la Turchia pari a 274 milioni di dollari.
3. Gran parte dei prodotti esportati dall’Italia riguarda
il settore dei beni strumentali ed intermedi, oltre naturalmente a quelli più
noti del made in Italy, come
l’abbigliamento. In lieve aumento anche le esportazioni italiane di fibre
sintetiche ed artificiali, gioielli ed articoli di
oreficeria. Dalla Turchia l’Italia ha importato soprattutto cuoio, prodotti in
metallo e legati alla carta.
4. Con un valore di commesse pari a oltre 130 milioni di Euro, l'Italia
ha conquistato a fine 2010 il primo posto nella lista dei Paesi esteri le cui
aziende sono risultate aggiudicatarie di contratti
pubblici. I dati, ottenuti dall'Autorità' turca per il Public Procurement, riportano quindi il nostro Paese in testa alla
classifica che negli ultimi anni ci aveva comunque visti
sempre nelle primissime posizioni per volume di gare aggiudicate (seconda nel
2007, prima nel 2008, terza nel 2009). I 49 contratti
assegnati nel 2010 alle aziende italiane ci collocano al secondo posto nella
graduatoria dei Paesi UE per numero di contratti, dopo la Germania (199 gare
vinte) e a pari merito con il Regno Unito. A livello globale, solo gli Stati
Uniti superano la Germania come numero di contratti (253), il cui valore (41,67
milioni di Euro) resta comunque ben al di sotto di
quello aggiudicato alle nostre aziende.
5. La missione imprenditoriale MISE-MAE-Confindustria-ICE con la
partecipazione di Unioncamere, Rete Imprese Italia, ABI e ANCE, ad Istanbul dal 1° al 4 maggio 2012 ha riunito circa 200 tra
aziende, associazioni imprenditoriali e banche italiane e turche. La missione
mirata al consolidamento e al potenziamento di relazioni economico-commerciali.
6. In
occasione del secondo Vertice bilaterale italo-turco dell’8 maggio 2012 è stata
firmata dai Ministri Passera e Caglayan una Joint Declaration per l’istituzione della Jetco, Joint Economic
and Trade Commission, organismo di collaborazione bilaterale, nel cui
ambito i rappresentanti delle Amministrazioni e delle associazioni
imprenditoriali dei due paesi avranno la possibilità di riunirsi periodicamente
per approfondire problematiche economiche e commerciali di reciproco interesse.
La riunione preparatoria si è tenuta ad Ankara il 25 settembre 2012.
7. Invitalia in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, l’Ambasciata d’Italia ad Ankara e l’Ambasciata turca a Roma, ha organizzato dal 25 al 28 novembre 2013 una missione in Italia di imprenditori turchi. La delegazione, guidata dal Ministero dell’Economia turco ha visto la partecipazione di rappresentanti di associazioni e di imprese operanti nei settori automotive, logistica, tessile-filati, energia, turismo. L’obiettivo quello di offrire ai partner turchi l’occasione di comprendere al meglio gli elementi di attrattività e le relative opportunità di investimento del territorio italiano, nonché di consolidare le relazioni economiche bilaterali.
8. Tra
le prossime missioni di sistema e settoriali in calendario per il 2014, è prevista una missione imprenditoriale in Turchia
nella seconda settimana di novembre 2014.
Indicatori economici a confronto Italia – Turchia
|
|
ITALIA |
TURCHIA
(*) |
||||
|
|
2010 |
2011 |
2012 |
2010 |
2011 |
2012 |
|
PIL |
1.553.0 |
1.579,6 |
1.565,9 |
730.7 |
774.4 |
789 |
|
Variazione del PIL |
1,8% |
0,4% |
-2,4% |
9,3% |
8,8% |
2,2% |
|
PIL pro capite |
25.700 |
26.000 |
25.700 |
13.216 |
14.553 |
15.005 |
|
Deficit/PIL |
-4,5% |
-3,8% |
-3,0% |
- 3,6% |
- 1,4% |
- 2% |
|
Debito pubblico/PIL |
119,3% |
120,8% |
127,0% |
43,1% |
40% |
36,1% |
|
Tasso di disoccupazione |
8,4% |
8,4% |
10,7% |
12% |
9,8% |
9,2% |
|
Tasso di inflazione |
1,6% |
2,9% |
3,3% |
6,4% |
10,4% |
6,2% |
Fonte: Eurostat
(*)
Fonte EIU; PIL in miliardi di US$; PIL procapite in US$.
Dati statistici bilaterali interscambio
commerciale
(in
milioni di euro)
|
|
2009 |
2010 |
2011 |
2012 |
|
Esportazioni italiane |
5.652 |
8.028 |
9.634 |
10.617 |
|
Variazione
% |
-
24,6% |
+
42,1% |
+ 20% |
+ 10,2% |
|
Importazioni italiane |
4.422 |
5.157 |
5.978 |
5.257 |
|
Variazione
% |
-
20,8% |
+
16,6% |
+
5,9% |
- 12,1% |
|
Totale |
10.074 |
13.185 |
15.612 |
15.874 |
|
Saldo
per l’Italia |
1.230 |
2.871 |
3.656 |
5.360 |
Fonte: ISTAT
Investimenti dell’Italia in Turchia
Rimane
forte l'interesse dell'imprenditoria italiana ad
investire nel mercato turco, per gli innegabili progressi compiuti dal Paese
sulla via della definitiva stabilizzazione economica. Gli investimenti sinora
realizzati dalle imprese nazionali coprono molteplici settori, spaziando dal
manifatturiero al tessile, dall'agro-alimentare ai servizi. In continua
crescita rimane l'interesse delle imprese italiane ad avviare una presenza
diretta "in loco” (tessile, trasformazione agricola, strutture permanenti
per l'assistenza postvendita in partnership con ditte locali), anche grazie
alle iniziative di promozione intraprese congiuntamente dall'Ambasciata e
dall'ex ICE.
In
merito ai vantaggi comparati, se è vero che alcuni Paesi consentono la
produzione a costi minori di quelli della Turchia, è anche vero che esistono
localmente una managerialità ed una manodopera già
altamente specializzata. Su alcuni mercati (Russia, Repubbliche dell'Asia
Centrale, Siria, Israele, Libano) la Turchia è già un temibile concorrente, con
il quale è preferibile concludere sin d'ora delle
fruttuose alleanze commerciali e produttive.
In
Turchia opera l'Agenzia turca per la Promozione degli
Investimenti (ISPAT) (http://www.invest.gov.tr/), direttamente collegata
all'Ufficio del Primo Ministro, istituita nel gennaio 2007.
1. Nel 2012 l'Italia ha investito 178 milioni
di dollari, in aumento (+ 57,8%) rispetto al 2011, quando il nostro Paese aveva
investito la cifra di 111 milioni di dollari. In Turchia sono operanti 1.000
imprese italiane, di cui 25 costituite nel mese di
dicembre 2012.
Nei
primi undici mesi del 2013, l’Italia
ha investito 124 milioni di dollari, in flessione (-10,8%) rispetto allo stesso
periodo del 2012, quando aveva investito la cifra di 139 milioni di
dollari. In Turchia sono operanti 1.093
imprese italiane, di cui 11 costituite nel mese di
novembre 2013.
2. Per quello che riguarda lo stock di investimenti
diretti esteri italiani in Turchia, essi sono scesi dai 4,3 miliardi di dollari
del 2008 a 3,3 miliardi di dollari del 2009 (gli ultimi dati disponibili
attualmente disponibili in merito agli stock di IDE in Turchia sono a fine
2009). Si dovrebbe però trattare di un arretramento che ha inciso non tanto
sulla qualità quanto sul volume e la composizione degli investimenti
produttivi, e determinato prevalentemente da una sottocapitalizzazione delle
imprese aggravata dal biennio congiunturale critico e dalla conseguente
necessità di diversificare il portafoglio di attività.
L’Italia rappresenta un “partner” fondamentale in settori d’importanza
strategica, quali il settore bancario, dell’energia e
delle infrastrutture.
Investimenti della Turchia in Italia
Dal
2005 al 30 giugno 2010 il flusso di IDE turchi in Italia è stato pari a 127
milioni di USD. Nel primo semestre 2010
(ultimo dato disponibile) le imprese turche hanno investito nel nostro Paese
all’incirca 8 milioni di dollari. Attualmente, in
Italia operano 47 imprese turche e i settori di maggiore interesse per gli
investitori turchi riguardano il comparto energetico, il settore finanza/banche
ed il comparto manifatturiero.
La Vestel, azienda turca di elettrodomestici, ha annunciato,
senza rivelare il costo dell’operazione, di aver acquisito l’italiana Dikom&Dikom con lo scopo di incrementare la propria
quota di mercato in Europa. La Vestel in passato
aveva già acquisito altri marchi europei quali la finlandese Finlux, la danese Vestfrost e la
britannica Servis. Questa
acquisizione si inserisce nel quadro del positivo andamento degli investimenti
diretti turchi all’estero, che, in base ai dati resi noti dalla Banca Centrale,
sono aumentati del 73% fra il 2011 e il 2012 (gennaio-novembre), raggiungendo
la cifra di 3,8 miliardi di dollari americani. Il primo Paese destinatario di
tali investimenti, maggiormente concentrati nel settore manifatturiero e dei
servizi, è l'Olanda, con 2,1 miliardi di dollari americani in undici mesi.
Fratelli
Averna, proprietaria fra l’altro del marchio Pernigotti, ha
siglato un accordo con il gruppo della famiglia Toksoz
per la cessione dell'azienda che detiene lo storico marchio italiano nel
settore dolciario. Si tratta di una azienda privata,
con sede a Istanbul, che realizza un fatturato annuo pari di circa 450 milioni.
La societa' di trasporti marittimi Arkas
ha due sedi anche in Italia, a Genova e La Spezia, e intende realizzare insieme
al socio italiano Musso (gruppo Tarros) un importante
investimento nel porto di La Spezia dal valore
complessivo di circa 80-100 milioni di euro.
Turismo
In un
quadro di eccellenti rapporti tra Italia e Turchia quello del turismo è forse
il settore che fa registrare le performance meno brillanti.
Nonostante la vicinanza non solo geografica
ma anche culturale tra i due Paesi, i flussi di turisti turchi verso l'Italia
sono tuttora ridotti e quindi presentano ampi margini di miglioramento (secondo
dati diffusi dall'Istituto di Statistica Turco TurkStat sono stati meno di 200.000 i turchi che
hanno visitato l'Italia nel 2011).
Relazioni culturali, scientifiche e tecnologiche
L’intesa di riferimento è l’Accordo di Cooperazione Culturale,
Scientifica e Tecnica firmato il 17 luglio 1951, il cui nuovo Protocollo Esecutivo e’ stato sottoscritto ad Ankara
il 6 dicembre 2006 (tutt’ora è in corso di rinnovo). Considerato il tempo
intercorso dal 1954, era stato avviato il negoziato per un nuovo Accordo
Culturale, arenatosi tuttavia dopo la prima sessione svoltasi nel giugno 2006. Il Programma Esecutivo Culturale
prevede lo scambio di informazioni sui rispettivi
sistemi d’istruzione per concordare, attraverso i lavori di un gruppo tecnico
misto, criteri di corretta valutazione comparativa dei rispettivi titoli, da
raccomandare alle autorità competenti nei due Paesi per le decisioni di riconoscimento dei titoli. I titoli
finali della scuola secondaria turca si conseguono dopo 11
anni di scolarità e consentono l’immatricolazione universitaria in Italia solo
se integrati dal superamento degli esami del 1° anno universitario in Turchia.
La
cooperazione scientifica bilaterale tra Italia e Turchia è regolata dall’Accordo di Collaborazione Scientifica e
Tecnologica, firmato a Roma il 21.2.2001, in vigore dal 2005, e dal
relativo Protocollo Esecutivo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica,
firmato a Roma il 26.6.2006, scaduto nel 2009. In occasione del II Vertice
italo-turco dell’8 maggio 2012 è stato firmato il Protocollo Esecutivo di
Collaborazione Scientifica e Tecnologica 2012 – 2014.
Nel 2006 sono stati sottoscritti un Protocollo tecnico nel settore degli Archivi di Stato ed un Accordo di coproduzione cinematografica che consentirà di realizzare congiuntamente film, animazioni, documentari e progetti audiovisivi in generale.
E’ in
corso di negoziato un Accordo bilaterale
in materia di traffico illecito di opere d’arte.
Diffusione della lingua italiana
L’Italiano
occupa una posizione di grande prestigio tra le lingue considerate “a valenza
culturale”. Ne sono testimonianza i vari corsi di lingua tenuti presso
università e istituti di istruzione primaria e
secondaria. Da alcuni anni quattro università locali hanno inserito nei loro
piani di studio l’insegnamento dell’italiano così come alcuni Licei privati e
Istituti di istruzione primaria. E’ stata ratificata e
pubblicata sul sito della Yok
– istituzione turca che presiede all’insegnamento superiore nel Paese –
l’equipollenza tra il terzo livello della certificazione di conoscenza della
lingua italiana proposto dall’Università per Stranieri di Perugia (CELI 3) e
gli analoghi corsi di certificazione patrocinati dallo Yok
stesso.
Cattedre
di italianistica: in 21 istituzioni accademiche turche
si studia l’italiano, presso le Università di Ankara e di Istanbul sono attivi
due Dipartimenti di italianistica. Il numero degli studenti universitari nell’a.a.
2010/11 è stato pari a circa 4.000 unità.
Cooperazione interuniversitaria
Italia – Turchia
La Turchia ha del resto aderito sin dal 2001 al Processo di Bologna ed ha attuato gran parte delle misure di adattamento del proprio sistema universitario. La Turchia partecipò a gennaio 2005 alla Terza Conferenza di Catania, organizzata sotto l’egida italiana, ed in tale occasione firmò la dichiarazione congiunta sullo spazio comune dell’Istruzione superiore nel Mediterraneo.
Particolare rilievo ha acquisito la firma, il 20 aprile del 2007, di un Protocollo di collaborazione tra CRUI (Conferenza dei Rettori Italiani) e YÖK (Consiglio per l’istruzione superiore). A settembre 2008 risultano 34 Accordi di collaborazione interuniversitaria, che coinvolgono un vasto numero di Atenei dei due Paesi.
Dalla
piattaforma CINECA risultano 145 accordi vigenti tra
atenei italiani e turchi. Le Università più attive sono: l’Università degli
Studi di Milano (18 accordi), l’Università degli Studi di Perugia (22),
l’Università Politecnica delle Marche (10) e l’Università Roma Tre (3)
Segnalati
35 Accordi interuniversitari fra 9 Atenei turchi
(Università di Ankara, di Boğaziçi, di Muğla, di Ege, di Orta Doğu Teknik, di Koç, di Atatürk, di Fatih, di Hacettepe, Istituto di
Alta Tecnologia di Đzmir), 19 Atenei italiani e
il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia (Biologia, Ingegneria,
Architettura, Medicina, Scienze della Terra, Economia).
Borse di studio
Mensilità offerte dall’Italia: 150 nell’A.A. 2010-2011 dell’importo di Euro 700. Il
contingente borse di studio è stato ridotto a 132
mensilità da Euro 700 per l’A.A. 2011/2012. A ciò vanno aggiunte 45 mensilità extra (Euro 700), ripartite in 5 borse di
studio da 9 mesi ciascuna, quale sostegno al Programma “Invest
your talent in Italy” per l’anno 2011-2012. Per
l’anno accademico 2012/2013, sempre nell’ambito del programma “Invest your talent in Italy”,
sono state messe a disposizione 3 borse di studio a
favore di studenti turchi. Va inoltre menzionata per l’anno 2011-2012 l’offerta
di 5 borse di studio da 12 mensilità ciascuna
(borsellino Euro 1.150 mensili) a favore di cittadini turchi impegnati in attività di studio e ricerca
presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze (IUE).
Mensilità
offerte dalla Turchia: per l’A.A. 2010-2011, 80
mensilità per borse da 8 mesi (10 borse). L’importo mensile è di 200 nuove lire
turche corrispondenti a circa 100 Euro.
Studenti Stranieri nelle Università Italiane: 715 cittadini turchi
iscritti nell’A.A. 2010/2011 presso Università italiane (1,04% del totale degli
stranieri). Dato in costante crescita rispetto ai 569 nell’A.A. 2009/2010, ai
450 nell’A.A. 2008/2009 e ai 362 nell’ A.A. 2007-2008,
Le
Università con più iscritti sono state le lombarde (455), emiliane (70) e
piemontesi (46).
Grazie all'autonomia di cui godono gli Atenei
italiani esistono scambi di studenti con universita' turche basati su accordi presi direttamente tra
le parti.
Università italo-turca ad
Istanbul
Progetto proposto da parte turca di istituire
a Istanbul un’Università di diritto turco, destinataria di finanziamenti
governativi locali; alla parte italiana spetterebbe assicurare la presenza di
un contingente di “visiting professors”.
Con insegnamento in italiano e turco e possibili corsi in inglese, l’ateneo
comprenderà a regime 3 Facoltà, nei settori di
eccellenza dell’Italia (architettura, grafica e design, storia dell’arte,
archeologia, restauro; ingegneria industriale ed informatica; turismo, scienze
e letteratura). Per parte italiana, il progetto è curato da un gruppo ristretto
cui partecipano il MAE (DGUE), il MIUR (DG Università) e la CRUI. Il relativo
Accordo è stato sottoscritto dai Ministri degli Esteri nel Vertice bilaterale
il 12 novembre 2008. Nel dicembre 2009 è stata completata la procedura di
ratifica turca. E’ necessario
quantificare gli oneri a carico dell’Italia per avviare l’iter di ratifica.
È stata chiesta alla parte turca una
bozza di studio preliminare. Si è convenuto un incontro informale fra le
delegazioni negoziali per ipotizzare la ripartizione orientativa dell’impegno
finanziario.
Sul fronte italiano, si è svolta una riunione
interministeriale presso il MAE il 25 ottobre 2011, che ha permesso di
accertare che il costo medio annuale per invio di “visiting professors” per un solo corso di laurea sarebbe circa 1,7 mln/€ e di avviare una riflessione su
possibili co-finanziamenti da parte di grandi gruppi italiani. L’Accordo
bilaterale prevede espressamente un impegno delle parti a favorire
partecipazione e apporto del settore privato allo sviluppo dell’Università.
Tuttavia, secondo la legislazione turca, la natura pubblica dell'Università
italo-turca esclude che i contributi di soggetti privati possano concorrere
alla formazione del bilancio dell'Università.
Sulla base di intese concordate nel marzo 1998, si è previsto l’inserimento dell’italiano fra le lingue straniere, e l’autorizzazione al funzionamento di scuole turco-italiane, al posto delle precedenti scuole medie italiane, con l’inserimento nei programmi turchi di un adeguato numero di ore d’insegnamento in lingua italiana.
A
Istanbul funzionano due complessi scolastici:
1.Istituto scolastico "Istituti Medi Italiani",
statale fondato nel 1888. Vi funzionano il Liceo
Scientifico italiano statale, aperto anche a studenti turchi, e la scuola
secondaria statale di I grado, aperta solo a studenti italiani. Entrambi gli
indirizzi sono di durata quadriennale. La scuola rilascia titoli di studio
validi in entrambi i Paesi.
2.Complesso scolastico gestito dalla Congregazione delle
Suore d'Ivrea “Galileo Galilei” fondato nel 1870, paritario a livello
secondario di II grado. Dall’a.s.
2009/10 non sono più attive le sezioni della scuola dell’infanzia e primaria,
gestite dalle stesse Suore d’Ivrea. In proposito è stata avanzata da un gruppo
di docenti una proposta di allargamento degli Istituti
Medi Italiani a Comprensivo (Medie-Elementari) con due sole pluriclassi
elementari. L’Amministrazione ha indicato quale soluzione più idonea quella
della parità, per la quale nel marzo 2010 è stata presentata istanza
di riconoscimento. Nell’agosto 2011 la rappresentanza consolare ha comunicato
che la gestione attuata nel corso dell’a.s.
2010/11 si è rivelata poco efficace e che l’istanza sarà rinnovata da un
diverso ente gestore.
A
Smirne è attiva la "Scuola Italiana" a livello infanzia e primario
con presa d'atto, che ha presentato istanza per il
riconoscimento della parità scolastica, attualmente all’esame della DGSP. Il
numero complessivo degli alunni è di 880 unità. Il MAE invia 26
unità di docenti, un direttore dei servizi amministrativi ed un dirigente
scolastico.
La legge turca del 2003 relativa ai permessi di lavoro ha reso più complessa e lunga (6 mesi) la procedura per la concessione dei permessi e dei visti d’ingresso ai docenti italiani assegnati a istituzioni scolastiche o Università in Turchia La problematica resta aperta, ed è stata oggetto di ripetuti interventi della nostra Ambasciata ad Ankara e nello scorso giugno sollevata in sede di consultazioni consolari.
Principali incontri bilaterali nell’ultimo triennio |
2010
|
3-5 marzo |
Visita
in Italia del Presidente del Parlamento turco Mehmet
Sahin |
|
13 maggio |
Visita
in Italia del Ministro dell’Istruzione Nazionale Nimet
Cubuk, ed incontro con il
Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Giuseppe
Pizza. |
|
17 luglio |
Visita
Sottosegretario Mantica ad Ankara |
|
9 novembre |
Incontro On. Ministro con Ministro Davutoglu
a margine del VII Foro di dialogo italo-turco (incontro
Davutoglu con Sig. Presidente della Repubblica) |
|
2011 12 gennaio |
Consultazioni
SS. Sen. Mantica con omologa turca Amb. Sezgin (Roma) |
|
11 febbraio |
Missione
SS Craxi ad Ankara (su Mediterraneo e Medio Oriente |
|
4-5 marzo |
Incontro
ad Istanbul del Min. Frattini con il Ministro degli
Esteri turco, Davutoglu, a margine della Conferenza
Aspen. |
|
17-18 marzo |
Missione SS Mantica in occasione delle Celebrazioni del 150^
dell’Unità d’Italia. |
|
17 maggio |
Consultazioni
Segretario Generale con omologo turco (Ankara) |
|
21 novembre |
Consultazioni
Segretario Generale con omologo turco (Roma) |
|
24-25 novembre |
Incontro
Sig. Ministro con Ministro Davutoglu a margine del VIII Foro di Dialogo italo-turco |
|
2012 20 febbraio |
Visita
Ministro Difesa Amm. di Paola in Turchia. |
|
3 marzo |
Incontro Ministro Terzi con omologo a Istanbul a margine del
seminario Aspen |
|
26 marzo |
Incontro
Presidente Monti con Primo Ministro Erdogan (Seoul) |
|
8 maggio |
Secondo
Vertice italo-turco (Roma) |
|
12/13 novembre |
A
margine del IX Foro di Dialogo, incontro a Roma tra il Signor Ministro ed il Ministro degli Affari Esteri turco, Ahmet Dautoglu. |
|
2013 7 maggio |
Incontro Ministro Bonino con MAE Davutoglu
a margine della Conferenza di Londra sulla Somalia |
|
29-30 novembre |
Visita
del Vice Ministro per gli Affari Esteri Marta Dassu’
ad Istanbul. |
|
2014 29 gennaio |
Visita di Stato del Presidente della Repubblica di Turchia, Gul, a Roma. |
COMPOSIZIONE DEL GOVERNO TURCO
Presidente del Consiglio
Recep Tayyip Erdoğan
Vice Primo Ministro
Bülent Arınç
Vice Primo Ministro
Ali Babacan
Vice Primo Ministro
Beşir Atalay
Vice Primo Ministro
Emrullah Isler
Ministro per le Dogane ed il Commercio
Hayatı Yazıcı
Ministro per il Lavoro e la
Sicurezza Sociale
Faruk Çelik
Ministro per lo Sviluppo
Cevdet
Yılmaz
Ministro della Difesa
İsmet
Yılmaz
Ministro degli Affari Esteri
Ahmet Davutoğlu
Ministro delle Finanze
Mehmet Şimşek
Ministro delle Politiche Alimentari, l’Agricoltura e l’Allevamento
Mehmet Mehdi Eker
Ministro dell’Energia e Risorse
Naturali
Taner Yıldız
Ministro delle Foreste e delle
Opere Idrauliche
Veysel Eroğlu
Ministro per la Famiglia e le
Politiche Sociali
Ayşenur Islam
Ministro dell’Economia
Nihat Zeybekci
Ministro dell’Interno
Efkan Ala
Ministro dell’Ambiente e della
Pianificazione Urbana
Idris Gulluce
Ministro
per gli Affari Europei e Capo Negoziatore per l’Ingresso nell’Unione Europea
Mevlut Cavusoglu
Ministro della Scienza,
Tecnologia ed Industria
Fikri Isık
Ministro dei Trasporti,
degli Affari marittimi e della Comunicazione
Lutfi Elvan
Ministro della Giustizia
Bekir Bozdağ
Ministro della Gioventu’ e dello Sport
Akif Cagatay Kılıc
Ministro della Pubblica
Istruzione
Nabi Avcı
Ministro della Sanità
Mehmet Muezzinoglu
Ministro della Cultura e del
Turismo
Ömer Çelik
Accordo di co-produzioni
cinematografiche
Protocollo tra Italia e Turchia
nel campo delle informazioni geospaziali.
Memorandum d’intesa per la semplificazione delle procedure
di rilascio dei visti di ingresso .
Collaborazione nel settore
degli archivi
Accordo di cooperazione
scientifica e tecnologica
Accordo
sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, la repressione delle
infrazioni doganali
Accoro di cooperazione sulla
lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, riciclaggio proventi illeciti,
traffico illegale di stupefacenti, e di esseri umani
(sarà
sostituito dall’Accordo contro il terrorismo e la criminalità organizzata
firmato l’8/5/2012 una volta entrato in vigore)
Scambio
di Note, costituenti un Accordo, relativo al trattamento delle navi nei
rispettivi porti.
Accordo sulla promozione e
protezione degli investimenti
Accordo per evitare le doppie
imposizioni
Accordo per la cooperazione nel
settore del turismo
Accordo concernente i trasporti
internazionali su strada
Accordo culturale
Accordi firmati (ancora non ratificati)
Accordo
sulla cooperazione sulla lotta alle forme gravi di criminalità, in particolare
contro il terrorismo e la criminalità organizzata
Accordo di Sicurezza Sociale
Accordo di cooperazione nel
settore ambientale
Accordo su istituzione
Università italo-turca ad Istanbul
Accordo per progetto ITGI
Italia-Grecia-Turchia
Accordi bilaterali in corso di negoziato
Accordo di cooperazione
giudiziaria
Accordo di cooperazione
culturale
Accordo di reciprocità in
materia di conversione di patenti di guida
Accordo in materia di
navigazione e trasporto marittimo mercantile
Intesa
tecnica in tema di rafforzamento della cooperazione di Polizia nella lotta
contro il traffico di migranti e contro l’immigrazione illegale.
Memorandum d’Intesa contro il traffico illecito di
opere d’arte
Memorandum
d’Intesa sulla cooperazione sanitaria
Memorandum d’Intesa sulla cooperazione tecnica,
scientifica ed economica in ambito agricolo
Memorandum d’Intesa per la collaborazione nel campo
della difesa, ricerca e sviluppo.
Accordo
sullo stabilimento e sul funzionamento dei rispettivi Istituti di Cultura
(Yunus Emre)
Memorandum d’Intesa sugli investimenti tra Invitalia e la corrispondente Agenzia turca
Dichiarazione congiunta nel
campo del turismo
Rapporti parlamentari con la Turchia
(a cura del Servizio Rapporti
Internazionali)
|
Presidente della
Grande Assemblea Nazionale Turca (GNAT) |
Cemil ÇIÇEK, eletto il 4 luglio 2011[1], all’indomani delle elezioni legislative del 12
giugno 2011. |
|
Ambasciatore
della Turchia a Roma vacante |
Mehmet Erkan AYTUN, Incaricato d'Affari a.i., (24/03/2014) |
|
Ambasciatore
d’Italia ad Ankara |
Gianpaolo SCARANTE (dal giugno 2010) |
XVII LEGISLATURA
|
Corrispondenza |
Oltre alle lettere di congratulazioni pervenute
alla Presidente della Camera dopo la sua elezione dal Presidente del Parlamento
turco Çiçek (22 marzo 2013), dall’Ambasciatore di Turchia (18 marzo
2013) dall’on. Zeynep Karahan
Uslu, Coordinatore per la parte turca dei rapporti
parlamentari con l’Italia sulla base del Protocollo parlamentare Italia-Turchia
(8 luglio 2013, in quest’ultima lettera si auspicava la riattivazione degli
incontri parlamentari con particolare riguardo al Protocollo di
collaborazione), si segnala la lettera (26 agosto 2013) che il Presidente del
Parlamento Çiçek ha indirizzato una alla Presidente
Boldrini per sensibilizzarla sulla evoluzione negativa delle vicende in Siria
ed in Egitto; in essa l’on. Çiçek lamenta la mancanza
di una posizione comune e ferma della comunità internazionale a fronte degli
attacchi subiti dalla democrazia e dai diritti umani in quei paesi. Si dice
altresì convinto che nel loro ruolo di Presidenti di Parlamenti di paesi
democratici, possano dare un contributo alla democratizzazione dei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, anche attraverso
dichiarazioni congiunte ferme rivolte ai governi e alla società civile a
sostegno dei processi democratici e della pace nella regione.
****
Si segnala che l’on. Hakan
Sukur (AKP) è Presidente del Gruppo di Amicizia
spontaneo Turchia-Italia composto da 20
parlamentari e costituito presso il Parlamento turco.
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Incontri bilaterali |
Il 14 novembre 2013 l’on. Caterina Pes,
Segretaria di Presidenza nonchè Coordinatore per la Camera dei deputati dei
rapporti con la Grande Assemblea Nazionale Turca nell'ambito del Protocollo di
Collaborazione parlamentare, ha incontrato l'on. Zeynep Karahan Uslu, Coordinatore per la parte turca.
Nel corso del colloquio è
stata avviata una prima riflessione sulla futura attività della cooperazione
parlamentare italo-turca prevista dal Protocollo. In particolare, da parte
turca è stata avanzata la possibilità di ospitare il prossimo Seminario in
Turchia a febbraio 2014 (è stata proposta una tappa a Sanliurfa, città
gemellata con Alberobello, che ospita campi profughi) e confermato il tema del
“dialogo interuniversitario”; è stata altresì prospettata l’opportunità di
promuovere ulteriori incontri oltre i Seminari. L’on. Pes ha sottolineato le
ampie possibilità di cooperazione offerte dal dialogo parlamentare italo turco
e rilanciato il progetto dell’Università italo-turca di Istanbul (la parte
turca aveva trovato il terreno su cui edificare il plesso, un terreno di
proprietà della Difesa, ma l’iter si è poi bloccato per problemi legati alla
reperebilità e utilizzo di risorse finanziarie private da parte italiana
rispetto a quanto prevede la normativa turca).
Dal 23 al 24 ottobre 2013 una delegazione
parlamentare turca, composta dagli On. Mehmet Tekelioğlu, Presidente
della Commissione di armonizzazione con l’UE (AKP e vicino al Presidente Gul) e l’On. Ayşe Eser Danışoğlu,
membro della Commissione di armonizzazione con l’UE (partito CHP, opposizione),
sono stati in visita alla Camera nell’ambito di un
progetto sovvenzionato dall’UE che ha l’obiettivo di spiegare la visione della
Turchia ai paesi membri dell'Ue. In particolare, il 23 ottobre
la delegazione ha incontrato l’on. Caterina
Pes. Nel corso del collloquio si è parlato di collaborazione parlamentare
bilaterale, processo di adesione all’UE, questione delle minoranze. Con
riferimento al processo di aesione all’UE la
delegazione turca ha auspicato un maggiore sostegno dall’Unione Europea anche
in vista dell’apertura dei prossimi capitoli negoziali che riguardano libertà
di parola e diritti umani (essenziali per proseguimento negoziato) rispetto ai
quali il problema del terrorismo pone delle evidenti difficoltà. L’on. Devosoglu, però, ha tenuto a sottolineare
che allo stato attuale nelle carceri turche si trovano 7 deputati, 60
giornalisti per reati di opinione oltre a 2500 studenti, evidenziando la
necessità che il governo faccia passi avanti in materia di libertà di stampa e di
parola, modificando la normativa antiterrorismo varata dopo il colpo di stato
dell’80. L’on. Pes, dopo aver evidenziato la
vicinanza tra Italia e Turchia e i progressi fatti dalla Turchia negli ultimi
anni nel suo percorso di avvicinamento all’UE, ha sottolineato
l’importanza di garantire i diritti di cittadinanza di tutti, delle
donne così come delle minoranze “nella convinzione che il processo integrazione
sia il volano per aiutare le riforme”. Pur confermando
la netta condanna del terrorismo, l’on. Pes ha
ribadito che il tema delle minoranze è un tema europeo, da affrontare in una
dimensione post globalizzazione e sovranazionale. Ha quindi sottolineato
l’importanza dell’istruzione e dell’innovazione ai fini della crescita di un
paese e espresso apprezzamento per il progetto dell’Università Italo-Turca di
Istanbul.
La
delegazione ha incontrato altresì le Commissioni Affari
esteri e Politiche dell’UE, su cui cfr. infra.
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Protocollo di Cooperazione |
Il 26 gennaio 2005, l’allora
Presidente della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini, e l’allora
Presidente della Grande Assemblea Nazionale di Turchia dell’epoca, Bulent Arinc, hanno
sottoscritto un Protocollo di
collaborazione bilaterale.
Coordinatore[2] per la parte italiana è l’on. Caterina Pes, Segretaria d’Aula. Gli altri componenti della parte italiana incaricata di seguire
l’attuazione del Protocollo sono: Franco
Bruno ((Misto – Maie - ApI) componente della
Commissione Trasporti, Ilaria Capua
(SCpI) Vice Presidente della Commissione Cultura; Salvatore Cicu (FI PdL
- Berlusconi Presidente) componente della Commissione Difesa, Marisa Nicchi (Sel)
componente della Commissione Affari sociali e della Commissione parlamentare
per l’infanzia e l’adolescenza.
Ai sensi di tale Protocollo, entrambi i Presidenti
devono designare i rispettivi Alti
Rappresentanti che hanno il compito di coordinare le varie attività di
cooperazione e di dialogo che si collocano nel quadro dell’attuazione
del Protocollo. In attuazione del paragrafo 1)
relativo allo “scambio di esperienze”, si prevede lo svolgimento di Seminari parlamentari bilaterali articolati
tematicamente, con la partecipazione di delegazioni parlamentari all’uopo
selezionate, da tenersi in alternanza nei due paesi.
Coordinatore per la parte turca è l’on. Zeynep Karahan Uslu, che è stata anche nominata Capo della
delegazione turca presso l’Assemblea parlamentare dell’Unione per il
Mediterraneo. Gli altri componenti sono: Ali Şahin (AKP), Osman Aşkın Bak (AKP), Ayşe Gülsün Bilgehan (CHP) e Mehmet Günal (MHP).
Dalla firma del protocollo di collaborazione, si sono tenuti cinque Seminari, due nella XIV, uno
nella XV Legislatura e due nella XVI Legislatura.
Il prossimo seminario dovrebbe svolgersi a Istanbul dal 3 al 6 giugno
2014.
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Missioni |
Una
delegazione della Camera dei deputati, composta dall’on. Caterina Pes, Segretaria d’Aula e componente della Commissione Cultura, e dall’on. Marisa Nicchi, componente della Commissione
Affari sociali, ha effettuato una missione
in Turchia dal 25 al 28 novembre 2013, nell’ambito di un programma
finanziato dalla UE[3] ed in
restituzione della visita effettuata alla Camera da una delegazione
parlamentare turca a ottobre (vedi supra).
Ad Ankara, presso la Grande Assemblea
Nazionale turca (GNAT), hanno incontrato la Vicepresidente, Ayşe Nur
Bahçekapili.
Tra temi del colloquio: la questione delle pari
opportunità nei rispettivi paesi e la lotta alla violenza contro le donne e
la Convenzione di Istanbul[4] di cui è stata auspicata l’entrata in vigore.
L’on. Bahçekapili ha ricordato come il suo partito,
l’AKP, sia particolarmente sensibile alla questione femminile e vanti tra le
sue fila 46 deputate su un totale di 79 parlamentari
donne e ricordato che nell’attuale legislatura ci sono tre Vice Presidenti
donne, mentre in precedenza non ce n’era nessuna.
Sono
stati poi svolti incontri con il Vicepresidente
della Commissione per l’Armonizzazione con l’UE, Haluk
Özdalga, e con gli esponenti dei Gruppi parlamentari.
In particolare, per il CHP, il partito Khemalista, laico e di
sinistra, la delegazione ha incontrato Osman Koruturk, Ayse Danisoglu Ali Ozturk. Dopo aver illustrato le priorità del loro
partito (tutela dei diritti fondamentali, supremazia del diritto,
democratizzazione e difesa della laicità) e dopo aver osservato che la Costituzione turca
stabilisce che la Turchia è una repubblica laica, hanno criticato le azioni
del Primo Ministro a loro avviso dirette ad abbattere la laicità (vedi l’uso
velo negli uffici pubblici) mentre in un paese mussulmano al 99%, come la
Turchia, essa deve essere salvaguardata. Rispetto all’ingresso nell’UE,
nell’ultimo periodo il Primo ministro è diventato meno filo europeo, anche a
causa dell’ostruzionismo di Francia, Germania e Austria, (ha chiesto a Putin di
aderire al patto di Shanghai). Inoltre, la Commissione istituita per portare
avanti le riforme costituzionali, cui partecipavano tutti i partiti è stata
sciolta, dopo aver lavorato due anni. Hanno poi sottolineato
che sul versante della politica interna, il regime è sempre più autoritario,
come visto in occasione di Gezy Park e della
repressione delle manifestazioni dei professori nei giorni scorsi. Il CHP
ritiene comunque difficile allearsi con gli altri partiti di opposizione, in quanto l’MHP è di ultra destra e conservatore e gli altri
partiti di sinistra non sono rilevanti. Evidenziano altresì come la
magistratura non sia – a loro avviso –indipendente, come dimostrano gli arresti
di molti giornalisti, per reati di opinione, nonché di
deputati di opposizione e di generali, accusati di aver partecipato a costruire
un’azione terroristica contro il governo (i processi sono stati sommari in cui
la difesa non ha potuto svolgere a pieno il suo ruolo.
Nel
corso dell’incontro con l’esponente del partito nazionalista MHP, Yusuf Halacoglu, sono
state evidenziate le comuni radici
storiche e culturali che legano Italia e Turchia.
Rispetto al Mediterraneo, Halacoglu
ritiene che la Turchia possa rappresentare un elemento di stabilizzazione per
paesi che non hanno conosciuto ancora a pieno la democrazia e il rispetto dei
diritti umani. Non ritiene, inoltre, possibile che l’Islam condizioni in modo determinante la Turchia, la Turchia ha un approccio “più
scientifico”, che riconosce e rispetta le altre religioni. Dall’esterno, alcuni
recenti cambiamenti possono essere interpretati come processo di islamizzazione, ma non è così. Nel 1923, quando si è
passati alla repubblica, al fine di creare una nuova identità sono stati imposti
dall’alto dei cambiamenti radicali e adesso la Turchia si confronta con il suo
passato. Ad esempio, un presupposto democratico è che tutti possano vestirsi
come vogliono, quindi anche l’uso del velo deve essere consentito. Rispetto
alle elezioni presidenziali del 2014 quando per la prima volta il popolo
eleggerà direttamente il Presidente della Repubblica, osserva che il
presidenzialismo proposto dal Governo non è adatto al paese, rammentando la
concentrazione di poteri che aveva il Sultano al tempo degli ottomani.
Nel
corso dell’incontro con l’esponente del Partito
curdo, il BDP, Erol Dora, è stata in particolare
evidenziata la questione curda.
L’on. Dora ha premesso che tale partito intende
rappresentare tutte le minoranze turche, non solo quella curda, è stato
ricordato che in Turchia ci sono circa 20 milioni di
curdi su 76 milioni di abitanti, mentre le altre minoranze, armeni, siriani,
greci, ebrei, sono ormai estremamente ridotte. Ha quindi ricordato che la
Costituzione deve garantire anche il diritto all’istruzione nella madre
lingua nelle scuole pubbliche, mentre ora è previsto solo il turco (la
riforma annunciata da Erdogan prevede l’insegnamento
in curdo ma solo nelle scuole private, ritenuto inaccettabile). Inoltre,
dichiara la propria contrarietà alla previsione contenuta all’articolo 24 cost., che prevede lezioni obbligatorie di religione,
previsione incompatibile con uno stato laico. Gli scontri con il PKK, grazie all’appello di Ocalan del
marzo 2013, si sono ridotti e sono state deposte
le armi (il BDP sostiene questo processo). Ha sottolineato
la necessità che tutte le parti in gioco facciano degli sforzi, compresi gli
altri partiti, le organizzazioni non governative nonchè
gli attori internazionali, come USA e Unione europea. In ogni caso, Erdogan ha affermato di voler andare fino in fondo nel
processo di pace e il BDP crede in queste affermazioni e lo sostiene.
Infine,
la delegazione ha incontrato l’On. Zeynep Karahan Uslu, Coordinatrice per la parte turca dei rapporti con la
Camera dei Deputati, e l’on. Ali Sahin, componente della parte
turca del gruppo di lavoro per il Seminario italo-turco.
L’on. Uslu ha chiesto di svolgere al più presto la prossima edizione
del seminario, e ha espresso la volontà di attivare anche la parte del
Protocollo, che prevede lo svolgimento di un evento culturale, a latere
del Seminario e lo scambio di studenti e
funzionari, previsto sempre dal Protocollo, ma sinora mai realizzato.
A Istanbul la delegazione ha incontrato Ahmet Misbah Demircan, Sindaco di Beyouglu.
Nel corso del colloquio è stato espresso
l’apprezzamento da parte turca per il sostegno dell’Italia nel processo di
adesione all’UE e per gli ottimi rapporti bilaterali, cui contribuiscono anche
le nostre rappresentanze diplomatiche. Si è inoltre parlato del progetto che
riguarda “Casa Garibaldi”, ossia un
edificio in cui aveva sede la Società
operaia italiana di mutuo soccorso, che sarà oggetto di interventi
di consolidamento statico e di recupero delle decorazioni, al fine di
trasformare la sede in un centro
culturale italo-turco.
Si è
svolto infine un incontro con Giuseppe
Farina, componente dell’International Executive
Board di TÜSİAD (la
Confindustria turca).
Cooperazione
culturale e economica tra Italia e Turchia sono stati al centro del colloquio. E’ stata
quindi affrontata la questione del progetto dell’Università italo-turca di Istanbul che si
è bloccato mentre altri paesi europei sono andati avanti. Farina ha tenuto a sottolineare l’importanza
strategica della Turchia e delle imprese italiane che operano all’estero:
l’economia turca è la sesta in Europa e la 16 del mondo; 33mila sono gli
investitori esteri. E’ stata altresì sollevata la questione dei visti[5] che ostacola il turismo e gli scambi economici:
l’Italia è il primo paese di destinazione turistica per i Turchi ma oggi i
cittadini turchi hanno bisogno del visto Schengen mentre fino al 1994 entravano
in Italia senza.
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Incontri delle Commissioni |
Il 30 gennaio 2014 l’Ufficio di presidenza
della Commissione Affari esteri,
integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha svolto un incontro informale con
una delegazione della Grande Assemblea
Nazionale turca[6].
Dal 23 al 24 ottobre 2013 una delegazione
parlamentare turca, composta dagli On. Mehmet Tekelioğlu, Presidente
della Commissione di armonizzazione con l’UE (AKP e vicino al Presidente Gul) e l’On. Ayşe Eser Danışoğlu,
membro della Commissione di armonizzazione con l’UE (partito CHP, opposizione),
sono stati in visita alla Camera (cfr. supra).
Il 23 ottobre la delegazione turca ha
incontrato la Commissione affari esteri:
collaborazione bilaterale, le proteste di Gezi Park, l’adesione della Turchia
all’UE, crisi siriana e primavere arabe sono stati i
temi al centro dell’incontro.
Da parte turca è stato
sottolineato il pieno sostegno delle isituzioni e del popolo turco
all’adesione all’UE e l’impegno che la Turchia ha dimostrato
nell’adeguarsi agli standards comunitari con le riforme adottate dal
Parlamento in questi ultimi anni (ha anche segnalato che il Parlamento turco si
appresta ad esaminare il “pacchetto democratizzazione”); è stato tuttavia
evidenziato che il problema del terrorismo ha rallentato le riforme in
settori come la sicurezza e la libertà di parola. L’on. Tekelioğlu ha anche
auspicato ul ruolo maggire dell’Italia nell’UE anche per controbilanciare il
peso della Germania (che ostacola l’adesione all’UE di Ankara, così come, in
parte, lo fanno anche la Francia e l’Austria). Rispetto alla vicenda delle
proteste scoppiate nell’estate del 2013, l’on. Tekelioğlu ha tenuto a
sottolineare la durezza della reazione della polizia che anche il governo ha
stigmatizzato. L’On. Danışoğlu (deputata dell’oppposizione) ha
voluto sottolineare invece le grosse lacune della normativa turca in materia di
diritti umani e democratizzazione e richiamato il ruolo, in tal senso,
propulsivo dell’UE che per la Turchia rappresenta un “progetto di pace”.
Rispetto all’emergenza immigrazione sollevato dall’on. Bergamini (che ha
proposto anche una maggiore collaborazione a livello parlamentare tra i paesi
della sponda sud del mediterraneo, accolta da parte turca) è stato evidenziata
la criticità in cui si trova la Turchia a fronte della crisi siriana.
Il 24 ottobre la delegazione ha incontrato la Commissione Politiche dell’Unione europea. Si è parlato di: agenda europea della Turchia, crisi siriana, Cipro
e proteste di Gezi Park. L’on. Tekeliouglu
ha in particolare evidenziato la difficoltà di trovare un equilibrio tra
garanzia di libertà e sicurezza; rispetto all’apertura dei capitoli negoziali 23 e 24, sui diritti umani e libertà di stampa, ha chiesto
il sostegno dell’Italia per loro avvio (l’on. Denisoglu
ha sottolineato come i capitoli 23 e 24 siano molto importanti per la Turchia e che tutto quello che é successo
a Gezy Park dimostri quanto sia importante affrontare
questi problemi). L’on. Tekeliouglu ha altresì sottolineato come la Turchia sia un paese di transito
dell'immigrazione e ha prospettato la possibilità di collaborare per creare
un'area più sicura nel mediterraneo; ha quindi rilevato come con la Siria, la
Turchia ha un confine di mille km e un milione di profughi siriani si trovano
sul territorio turco. Da parte italiana è stata, tuttavia, criticata l’occupazione di Cipro Nord, la gestione della
minoranza curda e la violenta repressione della polizia a Gezi
Park. L’on. Tekeliouglu ha però in merito
osservato che la Turchia è disponibile al ritiro da Cipro in base al piano
Annan, che però la Grecia non accetta. Sul problema curdo ha osservato che la
questione non può essere risolta con le armi ma con la politica, e che anche i
curdi lo hanno capito; ha quindi sottolineato che
alcuni sindaci curdi collaboravano con i terroristi, e sono state trovate armi
nei palazzi del comune.
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Sedi multilaterali |
Delegazioni
Parlamentari
La
Turchia invia delegazioni alle Assemblee parlamentari della NATO, del Consiglio d'Europa e dell'OSCE
e dell’Unione per il Mediterraneo.
I
prossimi appuntamenti in plenaria sono:
·
Assemblea
NATO dal 30 maggio al 2 giugno 2014 Sessione Primaverile Vilnius (Lituania).
·
Assemblea
CdE dal 23
al 27 giugno 2014, III parte della
Sessione Ordinaria 2014, a Strasburgo.
·
Assemblea
OSCE dal 28 giugno al 2 luglio 2014, Sessione Autunnale, Baku (Azerbaijan).
Si segnala, inoltre, che dal 6
all’8 novembre 2013, ha avuto luogo la visita del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente della Assemblea
NATO ad Ankara e Istanbul[7]. Vi hanno preso parte gli onorevoli Federica Mogherini (PD) e Paolo Alli
(PdL), e la senatrice Cristina De Pietro (M5S).
Ad
Ankara, i parlamentari hanno svolto incontri politici con i Ministri degli
Affari esteri e dell’Interno, con il Sottosegretario alla difesa e con il
Comandante delle Forze Armate Turche. Al centro dei colloqui la situazione
politica interna, la lotta al terrorismo, la situazione in Siria, la sicurezza
regionale e le priorità della politica estera turca. Una sessione di lavoro è
stata dedicata alle relazioni Turchia-Unione europea di cui la delegazione NATO
ha discusso con il Sottosegretario agli Affari europei. Sono stati svolti anche
incontri all’Università di Ankara con il Rettore dell’Università Bilkent ed esponenti del mondo accademico, esperti di
relazioni internazionali. Ad Istanbul gli incontri son
proseguiti con il Rettore dell’Università Galatasaray
e i professori del Dipartimento per le relazioni internazionali. I parlamentari
hanno quindi tenuto una riunione ove hanno esaminato e discusso del rapporto “La sfida iraniana alla sicurezza
mediorientale e globale”, elaborato dalla relatrice Raynell
Andreychuk (Canada). Il Gruppo Speciale del
Mediterraneo ha quindi proceduto al rinnovo del suo Ufficio di Presidenza: sono
stati eletti Presidente, Ali Riza Alaboyun
(Turchia); Vice Presidenti, Paolo Alli (Italia) e
Diego Lopez Garrido (Spagna); Raynell
Andreychuk (Canada) è stata riconfermata alla carica
di Relatrice.
Si ricorda anche che in
occasione della Sessione ordinaria (quarta parte), dell’Assemblea CdE tenutasi dal 30 settembre
al 4 ottobre 2013 a Strasburgo, l’Assemblea è stata approvata la risoluzione 1953 “The
progress of the Assembly’s monitoring
procedure June 2012- September
2013” che ha riguardato alcuni paesi del CdE tra
cui la Turchia, approvata il 1° ottobre
2013; la risoluzione ribadisce l’apprezzamento per
alcuni importanti passi avanti fatti dalla Turchia nell’avvicinare la normativa
del paese alla Convenzione Europea sui Diritti umani, ma nuovamente si esprime
preoccupazione per la mancata modifica di alcune parti del Codice Penale, per
le limitazioni alla libertà di espressione e per l’uso della pratica della
carcerazione preventiva..
In
precedenza l’Assemblea del CdE il 23 aprile 2013 aveva approvato la risoluzione
1925 “Post-monitoring dialogue
with Turkey”. Nella risoluzione si esprime
apprezzamento per alcuni importanti passi avanti fatti nella riforma del Codice
Penale, così come richiesto dal CdE, per alcune
riforme costituzionali già approvate come l’elezione diretta del Capo dello
Stato a partire dal 2014, l’apertura democratica nei
confronti dei Curdi pur notando tuttavia che la carcerazione di numerosi
esponenti curdi per presunte accuse di terrorismo pesa negativamente
sull’eventuale soluzione della questione curda. Si nota poi
che altre riforme devono essere adottate tra esse la riduzione della soglia di
sbarramento oggi al 10%; si apprezza invece l’istituzione del “Comitato di
conciliazione” presieduto dallo stesso Presidente del Parlamento pur notando le
difficoltà che incontra nel conciliare le diverse posizioni politiche su temi
quali la cittadinanza e la decentralizzazione; apprezza inoltre le misure
adottate per permettere ai turchi residenti all’estero di votare alle elezioni
presidenziali del 2014, alle politiche del 2015 e alle elezioni successive.
L’assemblea deplora però il fatto che ancora non sia stato, tra l’altro, risolto
il problema della carcerazione preventiva che riguarda numerosi parlamentari,
sindaci e rappresentanti locali; chiede inoltre che sia assicurato il diritto
all’autodifesa nei principali processi in corso (Ergenekon,
Balyos, KCK); nota anche che la Turchia non ha ancora
né firmato né ratificato la Convenzione per la protezione delle minoranze
nazionali né la Carta europea per le lingue minoritarie; esprime
apprezzamento per la pronta ratifica della Convenzione di Istanbul contro la
violenza sulle donne (la Turchia è stato il primo paese a ratificare la
convenzione). In conclusione si riserva di valutare nei tempi opportuni le
riforme in corso, sottolineando la volontà del CdE, ed in particolare della Commissione di Venezia, di
sostenere gli sforzi delle autorità turche.
AP-UpM
La Turchia partecipa a tutte le sedi della
cooperazione euromediterranea e quindi alle riunioni
dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione
per il Mediterraneo, di cui l’Italia ha esercitato la presidenza dal marzo 2010
al marzo 2011.
All’ultima
Sessione Plenaria dell’AP-UpM, che si è tenuta in Giordania, sul Mar Morto, dall’8 al 9 febbraio 2014 ha preso parte l’onorevole Zeynep Armagan Uslu (capo delegazione), e i deputati Ali Ercoskun,
Presidente della Commissione Economica dell’Assemblea, Pakdil
Nevzat, Pavey Safak, Sahin Idris e Yalcin Edip Semih.
Si segnala, inoltre, che alla riunione a Roma della
Commissione Cultura dell'AP-UpM, il 15
novembre 2013, hanno preso parte gli onorevoli Zeynep
Karahan Uslu (capo
delegazione), Ali Ercoskun (Presidente della
Commissione Economica dell’AP-UpM).
PAM
Il
Parlamento turco invia, inoltre, una propria delegazione alla PAM Parliamentary Assembly of the Mediterranean,
costituita in ambito UIP. La VII
sessione plenaria si è svolta a Malta dall’11 al
13 ottobre 2012. Si segnala che, in
tale occasione, il sen. Francesco Amoruso, membro della commissione Esteri del
Senato, è stato eletto presidente della PAM. L’ultima sessione plenaria, l’VIII, si è svolta a Marsiglia dal 20 al 22 gennaio 2014 e vi hanno preso parte il sen.
Amoruso Presidente dell’Assemblea, i senatori Luigi Compagna
e Emma Fattorini, i deputati Antonio Martino e Giorgio Sorial.
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Attività legislativa |
E’
stato approvato dal Senato il 2 aprile 2014 il disegno di legge
concernente la “Ratifica dell'Accordo
tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Turchia
sulla previdenza sociale[8],
fatto a Roma l'8 maggio 2012”; trasmesso alla Camera: assegnato alla Commissione Affari esteri in sede referente
(AC 2270).
E’
stato approvato dal Senato il 2 aprile 2014 il disegno di legge
concernente la “Ratifica dell'Accordo di
cooperazione tra Italia e Turchia sulla lotta ai reati gravi, in
particolare contro il terrorismo e la criminalità organizzata”, fatto a Roma
l'8 maggio 2012; trasmesso alla Camera: assegnato alla Commissione Affari esteri in sede referente (AC 2276).
ATTI DI INDIRIZZO E CONTROLLO
Mozione 1-00078 presentata dalla
sen. Puppato il 20 giugno 2013 (iter in
corso) sulle manifestazioni
antigovernative di maggio-giugno in Turchia; la mozione impegna, tra
l’altro, il Governo ad attivarsi in via diplomatica nei confronti del Governo
turco perché ponga termine alla propria azione repressiva e avvii un dialogo; a
sollecitare l'assunzione di una posizione comune dell'Unione europea; a chiedere
un impegno delle istituzioni europee perché il Governo turco ristabilisca nel
proprio Paese il pieno rispetto dei diritti umani e civili.
Sullo stesso
tema l’interrogazione a risposta immediata in commissione 5-00250
presentata dall’on. Pini il 4 giugno 2013.
Il governo ha risposto il 5 giugno 2013
evidenziando che la Turchia è un Paese di compiuta democrazia. Esiste inoltre –
e non da oggi – un malessere diffuso, da ricondurre in parte al rallentamento
economico; all'incertezza sulla questione curda; ad alcune scelte perseguite
dal Governo del Primo Ministro Erdogan in campo
sociale e istituzionale; e da ultimo alle pesanti ripercussioni della crisi in
Siria che hanno determinato un rilevante afflusso di profughi in territorio
turco.
I
partecipanti alle manifestazioni risultano essere in
larga parte giovani e cittadini comuni appartenenti al ceto medio, che
esprimevano motivi di insofferenza verso la politica del Governo contro
progetti urbanistici non rispettosi dell'ambiente. L'inizio delle manifestazioni
ha avuto un carattere sicuramente pacifico. La protesta si è poi subito
allargata a quanti si riconoscono nei principi di ispirazione
kemalista e di una concezione maggiormente laica dello Stato. L'infiltrazione
di alcuni gruppi eversivi ha poi favorito uno sfogo violento. L'intervento
della polizia e un uso eccessivo della forza ha
determinato il precipitare della situazione. La Farnesina si è naturalmente
anche riconosciuta nelle dichiarazioni dell'Alto Rappresentante Ashton, la
quale ha espresso preoccupazione per l'uso sproporzionato della forza,
invocando una cessazione delle violenze ed il ricorso
risolutivo al dialogo.
Come sottolineato dal nostro Ministro degli Esteri, il Governo
continua a credere fermamente nella prospettiva europea della Turchia, così
come nel ruolo di Ankara quale fattore di stabilità e di sicurezza a livello
regionale. Lungi dal rallentare il cammino europeo della Turchia, si tratta
viceversa di incoraggiare Ankara a cogliere questa
occasione preziosa di esercizio della democrazia ad un più elevato livello, in
linea con le indicazioni e i valori di cui l'Unione Europea è portatrice. Confidiamo dunque che la Turchia saprà superare questo
momento difficile, mostrando la capacità di diventare una democrazia
consolidata. Come ha detto il Presidente della Repubblica Abdullah Gul, l'elemento democratico «non può esaurirsi in libere
elezioni solamente». Il Presidente turco ha in effetti
espresso comprensione per il messaggio di disagio sociale.
Sullo stesso
tema, con particolare riguardo alle reali condizioni di sicurezza, di
ordine pubblico, di incolumità e di piena libertà
di movimento da assicurare agli studenti
italiani che abbiano in programma di svolgere nei prossimi mesi un periodo
di permanenza presso un ateneo turco nell'ambito del programma europeo Erasmus, l’interrogazione
a risposta scritta 4-02374 del 4 novembre 2013 presentata dall’on. Mogherini (, con cui si chiede anche di dare specifiche
indicazioni alle università italiane per il rilascio o il diniego di tutte le
autorizzazioni necessarie per svolgere l’Erasmus in Turchia.
Il governo ha risposto il 2 febbraio 2014
evidenziando, tra l’altro, che la situazione in Turchia è complessivamente
sicura. Allo stato attuale vanno considerate ancora zone di cautela quelle situate
ad est della linea che unisce le città di Sivas, Malatya e Mardin, ovvero
le zone di confine con l'Iraq e la Siria. Con riferimento alle specifiche
situazioni di sicurezza relative agli studenti
italiani che effettueranno un periodo di studio in Turchia, e con riferimento
alle manifestazioni che la scorsa estate hanno coinvolto, tra gli altri, il
movimento studentesco locale, non si registrano ripercussioni sulla libertà di
movimento e sulla sicurezza degli studenti italiani e stranieri. La stessa Commissione
europea non si è espressa su una eventuale sospensione
della mobilità verso la Turchia. L'indicazione data alle università è stata
quella di valutare caso per caso, rispetto al luogo di
destinazione. Ad oggi solamente l'università degli
studi di Teramo con delibera del senato accademico dell'11 giugno 2013 ha
deciso di sospendere per l'anno accademico 2013-2014 la mobilità studentesca
verso le università turche. Non si ravvisano elementi ostativi al normale
svolgimento dei programmi ERASMUS in Turchia, previsti per l'anno accademico
2013-2014.
L’interrogazione a risposta orale 3-00031
presentato dall’on. Pagano il 6 maggio 2013 sull’aggressione avvenuta ad aprile
2013 alla chiesa Atasehir Yeni
Umut Kilisesi di Istanbul,
chiede quali iniziative intenda adottare
per tutelare la libertà di culto e la sicurezza dei cristiani in Turchia,
anche con riferimento al processo di soppressione o trasformazione dei siti di
culto cristiani in islamici.
Il governo ha risposto il 5 novembre 2013,
evidenziando che (pur condannando l’attacco ai danni della chiesa) negli ultimi
dieci anni, la Turchia ha compiuto grandi passi in avanti sul tema della
tolleranza delle minoranze religiose e della libertà di culto, così come
riconosciuto anche dalla Commissione europea;
il Governo turco ha approvato una legge che
consente ai minori appartenenti alle minoranze armena, greca ed ebraica in
Turchia di frequentare le proprie scuole, un'altra recente normativa consente
il recupero della proprietà privata da parte di istituzioni religiose che in
passato invece avevano ricevuto provvedimenti di nazionalizzazione e di
confisca.
Per la
prima volta, nel 2012 i rappresentanti delle minoranze religiose sono
stati invitati in Parlamento a esprimere le proprie opinioni sul processo
aperto di riforma costituzionale.
E’
stato evidenziato che il percorso non è lineare e che ci sono
ancora criticità come la tendenza a convertire al culto islamico alcuni luoghi
di culto in precedenza dedicati ad altre religioni (per quanto riguarda la
storica basilica di Hagia Sofia di Istanbul, il Primo
Ministro Erdogan ha invece chiarito che il complesso
non sarà trasformato in luogo di culto islamico).
Si ribadisce che il processo di avvicinamento della Turchia
all'UE è lo strumento più importante per condizionare positivamente e dialogare
con le autorità turche e per incoraggiarle ad adeguare la loro normativa agli
standard europei. …“Da questo punto di vista abbiamo auspicato, nei recenti
incontri del Consiglio affari esteri europeo, che al
più presto si possa aprire il negoziato con la Turchia sui capitoli 23 e 24 che
sono quelli relativi ai diritti fondamentali e alla giustizia perché è questo
il modo che noi abbiamo, non soltanto da italiani, ma da europei, per operare
un confronto quotidiano e concreto con le autorità turche su questi temi.”
Risoluzione in Commissione 7-00352
presentato dall’on. Maria Edera Spadoni il 28 aprile 2014 sulla discriminazione basata sull’orientamento
sessuale e identità di genere in Turchia (iter in corso).
Interrogazione a risposta scritta 4-01089
presentato dall’on. Zampa il 1 luglio 2013 sulla
posizione italiana rispetto al
“genocidio del popolo armeno” (iter in corso).
Interrogazione a risposta immediata in Assemblea
3-00264 presentato dall’on. Pini il 7 agosto 2013 su presunte intimidazioni alla nave oceanografica italiana, Odin Finder, il 25 luglio
2013 da parte di unità della Marina
militare turca, mentre procedeva a rilevazioni propedeutiche alla posa di
cavi sottomarini in fibra ottica nella zona economica esclusiva pertinente alla
Repubblica di Cipro.
Il governo ha risposto il 7 agosto 2013
evidenziando, tra l’altro, che non risulta vi sia
stata un'azione di forza o un'intimidazione da parte della Marina militare
turca; che queste ricerche si svolgevano in un braccio di mare che la
Repubblica di Cipro ritiene rientrare nella sua zona economica esclusiva, e che
la Turchia rivendica. L'invito che è stato rivolto dalla Marina turca, a cui la società americana delle ricerche non aveva
notificato l'attività di rilevazione, è legato, quindi, probabilmente, alle
pretese di Ankara, della Turchia, sull'area marittima in questione. Dopo
l'episodio, il 31 luglio, la società armatrice italiana ha chiesto alla
Farnesina indicazioni circa l'opportunità di riprendere l'attività di rilevazione
e si è raccomandato, da parte italiana, di evitare iniziative che possano
alimentare la controversia tra i due Stati. Si è raccomandato quindi
all'armatore di evitare la prosecuzione di attività nelle aree contese. Non
sono stati, quindi, rilevati atteggiamenti intimidatori o di forza da parte
della Marina turca e, quindi, il Ministero degli esteri ritiene
che non sussistano i presupposti per un'azione di protesta dell'Italia verso la
Turchia a livello bilaterale.
Sulla questione di garantire la sicurezza delle navi italiane coinvolte
nelle operazioni di sfruttamento dei giacimenti di gas
presenti nella zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro anche
l’interrogazione a risposta in commissione 5-00824 presentata dall’on. Scotto
il 1 agosto 2013 a cui il governo ha risposto l’11 settembre 2013 negli
stessi termini.
Interrogazione a risposta in Commissione 5-00422
presentata dall’on. Pastorino il 24 giugno 2013, sullo stallo circa il processo di adesione della Turchia all’UE a cui il governo ha risposto il 1° ottobre 2013:
nell’intervento del governo si ribadisce che
l’importanza di mantenere viva la prospettiva europea per Ankara, come
potente leva di impulso per favorire le riforme democratiche all’interno di
quel Paese; che l’Italia, da sempre, sostiene il processo d’integrazione
europea della Turchia e continuerà a farlo; che l’Italia, insieme ad altri
Stati membri like minded
(quali Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia, Polonia,
Portogallo ovvero i Paesi del cosiddetto Turkey
Focus Group) si è mossa per ribadire in tutti gli ambiti possibili che l’UE
non può cedere alla reazione istintiva di irrigidirsi di fronte alle scelte,
pur condannabili, del Governo di Ankara nel corso delle manifestazioni di
giugno 2013.
Risoluzione in Commissione 7-00066 presentata
dall’on. Scotto il 15 luglio 2013 con cui si impegna
il Governo ad attivare ogni canale diplomatico a propria disposizione e a
svolgere un ruolo politico più attivo nell'ambito degli sforzi volti a
conseguire una pace giusta e duratura fra curdi
e turchi (iter in corso).
Interrogazione a risposta scritta 4-02960
presentata dall’on. Spadoni il 17 dicembre 2013, sulla mancata firma da parte della Turchia della nuova versione della Carta sociale europea.
Il governo ha risposto il 25 febbraio 2014
evidenziando, tra l’altro, che per quanto riguarda la Turchia, Ankara ha
firmato e ratificato la nuova versione della Carta sociale Europea.
Interrogazione a risposta scritta 4-02681
presentato dall’on. Scotto il 26 novembre 2013 sulla carcerazione in Italia dello storico, giornalista e militante per
la pace Bahar Kimyongür, di origine turca ma nato in Belgio, dove
vive; arrestato a Milano sulla base di un mandato
dell'Interpol richiesto dal Governo di Ankara; si chiede se il governo sia a
conoscenza dei fatti; quali iniziative siano già state prese, e quali
iniziative si intendano assumere per garantire il rispetto dei diritti di Bahar Kimyongür (iter in corso). Sullo
stesso tema l’interrogazione a risposta orale 3-00585 presentato dall’on. Zaccagnini
il 23 gennaio 2014 (iter in corso).
Interrogazione a risposta scritta 4-02642
presentata dall’on. Pini il 21 novembre 2013 in cui si chiede quali iniziative
il Governo intenda assumere per tutelare l'attuale status del monumento di Santa Sofia ad Istanbul
contro la possibilità di una sua nuova trasformazione in moschea.
Il governo ha risposto il 17 febbraio 2014
evidenziando, tra l’altro, che il rischio di riconversione evocato è stato
alimentato con tutta probabilità dalle dichiarazioni rilasciate, in novembre,
dal Vice Primo Ministro Bulent Arinç.
Tale dichiarazione non è stata ripresa da nessun altro membro del Governo turco
ed è molto probabile che sia da ricondurre ad una
logica politica interna, tesa a mettere in difficoltà il Primo Ministro turco.
In aggiunta a ciò, si rappresenta che lo stesso Primo Ministro Erdogan ha chiarito che la storica basilica di Hagia Sofia di Istanbul non sarà più trasformata in luogo
di culto islamico.
Si segnala anche che il 4 dicembre 2013 è stato accolto l’Ordine del Giorno 9/01670-AR/062
presentato dall’on. Artini in occasione della
discussione del disegno di legge (A.C. 1670-A/R) recante proroga delle missioni
internazionali che impegna il Governo ad
adoperarsi anche per ottenere dalla
Turchia e dalla Regione autonoma curda (KRG) l'apertura dei valichi per
consentire il passaggio degli aiuti umanitari nel corso della crisi
siriana;
XVI LEGISLATURA
INCONTRI BILATERALI
Il Presidente
della Camera, Gianfranco Fini,
ha incontrato il 17 ottobre 2012 il Ministro turco degli Affari europei e capo
negoziatore, Egemen Bagis.
Temi del
colloquio: rapporti UE e Turchia
(maggiore scetticismo dell’opinione pubblica UE e non-UE nei confronti dell’UE
in generale e dell’allargamento; Fini ha dichiarato che l’ingresso della
Turchia nella UE favorirebbe un miglior dialogo con
l’Islam; secondo Bagis
difendere l’Europa in Turchia, così come la Turchia in Europa è sempre più
difficile; vi è disparità di trattamento riservata a Cipro prima del suo
ingresso nella UE, rispetto all’atteggiamento, ben più severo, che l’Unione
Europea mostra oggi nei confronti della Turchia; la forte diffidenza europea
appare agli occhi delle autorità turche, secondo quanto dichiarato dal
Ministro, condizionata dalla religione musulmana, maggioritaria all’interno
della Turchia); questione cipriota
(rispetto ad essa le posizioni dei Paesi UE sono molto diverse tra loro); Siria
e primavere arabe (Fini ha sottolineato la debolezza della politica estera
europea a fronte di quanto sta accadendo in Siria e nel Maghreb).
Il Presidente
della Camera Fini, ha incontrato
il 29 novembre 2011 una delegazione
della Commissione Affari Esteri
della Grande Assemblea Nazionale Turca (GNAT),
guidata dal Presidente della
medesima Commissione, Volzan Bozkir.
L’on. Bozkir ha sottolineato come la
visita a Roma era la prima visita all’estero della Commissione da lui
presieduta, evidenziandone l’elemento simbolico. In merito agli sviluppi della primavera araba, ha fatto presente la
preoccupazione della Turchia e richiamato il ruolo dell’Italia nella regione.
Il Presidente Fini ha, a questo riguardo, lamentato la latitanza dell’UE e la
necessità invece di promuovere una forte alleanza politica con la Turchia come
fu fatto con la NATO. Circa le prospettive di adesione all’UE, rispetto alla quale il Presidente Fini ha
confermato l’appoggio italiano, Bozkir ha ribadito che, per Ankara, l’Occidente è l’unica opzione, ma
che tuttavia, la classe politica ha difficoltà a contrastare la disillusione
dei cittadini turchi nei confronti dell’UE. “L’Europa ha un’immagine vecchia
della Turchia ed anche di se stessa” ha affermato. I due interlocutori si sono
poi soffermati sulla drammatica situazione in Siria, dove si è constatato, manca
un’opposizione politica e mancano personalità politiche conosciute a livello
internazionale. Bozkir ha, quindi, ricordato che
anche l’Iran ha capito la pericolosità della situazione e ha assunto un
atteggiamento adeguato. Il Presidente Fini ha pou
sollevato il problema dei visti e
dichiarato la volontà italiana a risolvere la questione.
Il 25
ottobre 2011 il Presidente della
Camera Fini ha incontrato Mevlüt Çavuşoğlu, allora Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, in
occasione della partecipazione al convegno “Le donne agenti di cambiamento nel
Sud del Mediterraneo”, che si è svolta il 24 - 25 ottobre 2011, presso Palazzo
Montecitorio.
Il 22 giugno
2011 il Presidente della Camera Fini
ha ricevuto l’Ambasciatore di
Turchia Hakki Akil. Temi del
colloquio: situazione politica turca all’indomani del risultato elettorale (che
ha visto vincere il partito di Erdogan ma non con una
maggioranza tale da permettergli di modificare da solo la Costituzione);
adesione turca all’UE, sostegno turco alla candidatura di Zannier
a Segretario Generale dell’OSCE (Zannier è stato poi eletto il 30 giugno 2011); cooperazione tra i due
Parlamenti.
Il 3 marzo
2010 il Presidente della Camera Fini
ha incontrato l’allora Presidente della Grande Assemblea Nazionale Turca, Mehmet Ali Şahin.
Il processo di adesione all’UE, la situazione politica interna, la questione
cipriota (Şahin si è detto convinto che si possa arrivare ad una soluzione nell’ambito dei negoziati ONU; ha però
lamentato la mancanza di un approccio costruttivo da parte greco-cipriota),
sono stati tra i temi al centro del colloquio. L’incontro è stato poi allargato
alla Presidente della Commissione Cultura, on. Valentina Aprea nonché Alto Rappresentante per la parte italiana dei lavori
del seminario parlamentare previsto dal Protocollo di collaborazione, e all’on.
Marcello De Angelis, Presidente della sezione bilaterale di amicizia UIP
Italia-Turchia.
Il 31
ottobre 2008 il Presidente della
Camera Fini ha compiuto una visita ufficiale in Turchia nel corso
della quale ha incontrato il Presidente della Repubblica, Abdullah Gül, l’allora Presidente della
Grande Assemblea nazionale, Köksal Toptan, ed il Primo Ministro, Recep Tayyip Erdoğan. La visita del Presidente Fini ha avuto
luogo in concomitanza con il IV Seminario parlamentare italo-turco, svoltosi in
attuazione del Protocollo di collaborazione bilaterale tra la Camera dei
deputati e la Grande Assemblea nazionale turca, stipulato nel gennaio 2005.
Il
Presidente Fini ha altresì svolto un intervento nel corso della cerimonia di
chiusura del progetto di “Twinning”,
promosso e finanziato dalla Commissione europea, volto a potenziare le
strutture e le procedure della Grande Assemblea nazionale turca in vista
dell'adeguamento al sistema dei principi e delle norme comunitarie (sul seminario si veda anche infra
“cooperazione amministrativa”).
Temi del colloquio con il Presidente del Parlamento Toptan:
crescita economica (con particolare riguardo al capitolo energetico) e crisi
finanziaria; dialogo culturale e interreligioso
e il rapporto tra Turchia e l’Unione europea. Si segnala, inoltre, che i due
Presidenti hanno incontrato insieme i delegati turchi e italiani riuniti ad Ankara
in occasione del IV seminario parlamentare italo-turco: i rapporti con l’Unione
europea e il ruolo dei Parlamenti nel processo di adesione, il ruolo della
Turchia nelle principali organizzazioni internazionali e la questione
energetica sono stati temi
al centro dei colloqui.
Temi
dell’incontro con il Presidente della
Repubblica Gül:
collaborazione economica
e quella culturale (Università italo-turca); rapporti con l’Unione europea (da
parte turca si sollecita un’azione più rapida e più equilibrata dell’UE su cui
non pesino i pregiudizi) e sul ruolo della Turchia nello scacchiere
medio-orientale e nel Caucaso ai fini della pace e della stabilità di queste
regioni; questione cipriota (massima disponibilità di Ankara ad una soluzione
nell’ambito dei parametri delle Nazioni Unite - le forze armate turche già in
passato era disponibili ad un ritiro dall’isola). Gul
ha infine ricordato la recente visita a Yerevan e la
proposta avanzata, in passato, da parte turca di istituire una commissione
mista di storici per esaminare nel dettaglio la questione del genocidio armeno
che non venne
accolta da Yerevan.
Con il
Primo Ministro Erdoğan
è stata ricordata, tra l’altro, la cooperazione nel settore della difesa
(l’aggiudicazione ad Agusta del programma ATAK II, che riguarda la fornitura di
51 elicotteri d’attacco), e la cooperazione energetica
(accordo relativo al trasporto di gas naturale tra Turchia, Azerbajian,
Grecia e Italia). Il Premier ha quindi richiamato l’attenzione sul ruolo del
PKK negli attentati terroristici nel suo paese e condannato le dichiarazioni di
sostegno, fatte da parlamentari di paesi amici, a tale gruppo “terrorista”.
Il 29
settembre 2008 il Presidente della
Camera, on. Gianfranco Fini, ha
incontrato l'allora Ambasciatore della
Repubblica di Turchia, Sitki Ugur
Ziyal.
INCONTRI DELLE COMMISSIONI
Dal
26 al 28 giugno 2012 una delegazione della Commissione esteri della Camera guidata dal Presidente
della Commissione, on. Stefano Stefani,
e composta dagli onorevoli La Malfa
e Galli, ha effettuato una missione
in Turchia. Nel corso della missione la delegazione ha incontrato il
Presidente del Parlamento Cicek, le Commissioni affari esteri e affari
europei, il Vice Ministro degli esteri Naci Koru e il Vice Sottosegretario agli affari
europei Burak Erdenir. Al
centro dei colloqui svolti la crisi siriana, il ruolo della Turchia nel contesto geopolitico regionale, con particolare riguardo ai
rapporti con l'Iran, e le relazioni con l'Unione europea.
Temi
dell’incontro con il Vice
Sottosegretario agli Affari Europei, Burak Erdenir: negoziato di adesione UE (la pratica del doppio
standard da parte di Bruxelles nei confronti della Turchia, soprattutto in riferimento alla querelle su Cipro, come pure l’evolvere
del negoziato sui singoli capitoli hanno determinato una disaffezione da parte
dei cittadini); ruolo dell’Italia e della Turchia nel Mediterraneo.
Temi dell’incontro
con la Commissione affari europei: ingresso della
Turchia nell’UE e richiesta alla parte italiana di praticare delle aperture
sul versante dei visti, per dare sostegno alla politica governativa pro Europa;
rafforzamento della cooperazione parlamentare tra Italia e Turchia.
Temi
dell’incontro con il Presidente del
Parlamento turco, on. Cemil Çiçek:
negoziato di adesione all’UE e richiesta all’Italia, in
quanto paese amico, a promuovere la rimozione degli ostacoli che si
frappongono alla ripresa del percorso[9]. La
Turchia, secondo Çiçek, è anche l’unico Paese
islamico davvero democratico e la sua adesione all’UE rafforzerebbe
quest’ultima, diversamente destinata a rinchiudersi in se stessa, come le
vicende del Maghreb stanno dimostrando; importanza delle relazioni
interparlamentari; diritti civili in Turchia, situazione in Siria
(Cicek ha dato risalto allo sforzo turco per
prevenire la crisi attuale ma ha giudicato la politica del regime di Assad di stampo terroristico, con
riferimento all’abbattimento di un aereo militare turco da parte siriana,
avvenuto il 22 giugno); relazioni commerciali italo-turche (richiamata
l’importante commessa vinta dall’italiana Astaldi S.p.A. per la realizzazione
del terzo ponte sul Bosforo).
Temi
dell’incontro con la Commissione
esteri turca: crisi siriana (ribadita la linea che considera
il regime siriano una minaccia alla sicurezza nazionale e sottolineata la
necessità di rassicurare Mosca sul futuro dei suoi interessi nel paese ovvero
sbocco sul Mediterraneo, commesse militari e contratti; appoggio alla
componente armata); ruolo dell’Iran (contrarietà da parte turca ad un
eventuale attacco israeliano ai siti nucleari iraniani ed evidenziato il merito
di Ankara di aver favorito la ripresa dei negoziati sul programma nucleare
iraniano); rapporti con Israele (la parte turca ha ribadito la ferma
richiesta di scuse formali e compensazioni rispetto alla vicenda della Mavi Marmara). Rispetto all’UE, da parte turca è
stata manifestata la determinazione a proseguire il cammino intrapreso nel
2005.
Dal 16
al 18 maggio 2012 una delegazione del Comitato
Schengen ha effettuato una missione in Turchia. La
delegazione era guidata dall’on. Margherita Boniver, Presidente, e composta
dall’on. Ivano Strizzolo e dai senn. Livi Bacci (Pd) e De Feo (Pdl).
Il 30
novembre 2011 una delegazione
parlamentare turca della Commissione Affari Esteri guidata dal Presidente
della medesima Commissione, Volzan Bozkir, ha avuto un incontro con la Commissione Affari
Esteri della Camera.
Il ruolo della Turchia nella regione (volontà turca di colmare il
vuoto di leadership verificatosi in Medio Oriente), la questione della Siria
(perplessità in merito all’adozione di sanzioni che danneggerebbero solo la
popolazione), i rapporti con Israele, il ruolo dell’Iran (l’on. Bozkir ha confermato che la Turchia è favorevole al
nucleare iraniano per usi pacifici ma si oppone ad un
uso militare) e l’adesione all’UE.
Il 30
novembre 2011, la delegazione
parlamentare turca guidata dal Presidente Bozkir ha anche incontrato l’allora Presidente della Commissione Cultura, Valentina Aprea, nonché Alto
Rappresentante per la parte italiana dei lavori del seminario parlamentare
previsto dal Protocollo di collaborazione (vedi infra), insieme all’on. Aurelio Misiti,
componente della parte italiana del gruppo di cooperazione. Nel
corso dell’incontro, la parte turca ha fatto un’ampia panoramica del sistema
scolastico turco, evidenziando in particolare il ruolo delle istituzioni
universitarie, forte di 22 milioni di studenti e 160
sedi. L’on. Bozkir ha quindi invitato l’on. Aprea a
contraccambiare la visita.
Il 22
novembre 2011, l’allora Presidente Valentina
Aprea, ha incontrato il Consigliere d’Ambasciata della
Repubblica di Turchia, Cecil Erdogan.
Nello stesso giorno ha avuto luogo, presso il Comitato diritti umani, costituito
nell’ambito della Commissione Affari Esteri, un incontro informale con Ertugrul Kurkcu,
deputato del partito BDP Partito della
Pace e della Democrazia (fondato
nel 2008, erede di altri partiti filo curdi) alla Grande Assemblea Nazionale turca.
Il 7
novembre 2011 ha avuto luogo un incontro tra il Presidente della
Commissione Affari Esteri, onorevole Stefano Stefani, e l’ambasciatore della
Turchia in Italia Hakki Hakil. I rapporti
bilaterali, la crisi politica in Italia e la crisi
in Medioriente, la crisi economica, sono stati i temi al centro del colloquio.
In particolare, l’Ambasciatore ha ricordato gli ottimi rapporti bilaterali e ha
auspicato un incremento dei rapporti commerciali anche attraverso joint-venture
tra piccole e medie imprese (la Turchia, ha sottolineato,
è in espansione verso i mercati dell'Asia centrale e dell'Africa, dove ha
recentemente aperto 20 nuove ambasciate). Rispetto ai rapporti con Israele,
l’Ambasciatore ha sottolineato che la Turchia ha
sempre supportato gli ebrei (dal tempo delle persecuzioni in Spagna, fino ad
arrivare allo sterminio durante la seconda guerra mondiale) ed è stata tra le
prime nazioni a riconoscere lo Stato di Israele e a patrocinare i negoziati di
pace con la Siria.
Dal 4 al 6
dicembre 2008 si è svolta la visita congiunta delle Commissioni
esteri di Camera e Senato in
Turchia. La delegazione era composta dal Presidente della Commissione esteri del Senato, Lamberto Dini, dai
senatori Sergio Divina (LNP) e Claudio Micheloni (PD) e dai deputati Giorgio La
Malfa, Manuela Repetti (PdL)
e Francesco Tempestini (PD). Nel corso della missione
la delegazione ha incontrato il Presidente della Repubblica, Abdullah Gul, il primo ministro, Recep Tayyip Erdogan, la Vice
Presidente del Parlamento, Sukran Guldal
Mumcu, esponente del partito di opposizione CHP,
alcuni rappresentanti della Commissione esteri turca,
presieduta dall'onorevole Murat Mercan,
l’allora Vice primo ministro Cemil Çiçek (ora Presidente della GNAT), il Vice presidente della
Commissione Affari Europei del Parlamento turco, Lutfi
Elvan, il Presidente della Commissione per i Diritti
Umani, Mehmet Zafer Uskul, il leader del partito di opposizione kemalista, Deniz Baykal.
Nel
corso della missione sono state affrontate le maggiori questioni a partire dal tema del negoziato di adesione della
Turchia all'Unione europea, della connessa questione di Cipro, dell'energia
e del ruolo della Turchia nell'attuale scenario internazionale.
Il 4
novembre 2008, il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Stefano
Stefani, ha ricevuto l’allora Ambasciatore d’Italia in Turchia, Carlo Marsili,
in vista della futura missione di una delegazione della
Commissione esteri in quel Paese.
Il 4 giugno
2008, il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Stefano Stefani,
ha ricevuto la visita dell’allora Ambasciatore di
Turchia, Ugur Ziyal.
PROTOCOLLO DI COOPERAZIONE
Sulla base del Protocollo
di collaborazione bilaterale, nella XVI
Legislatura, era stato nominato Alto Rappresentante per la parte italiana,
l’On. Valentina Aprea, Presidente
della Commissione Cultura, che già ricopriva tale incarico nella XV
legislatura. A seguito delle dimissioni della Presidente
Aprea da deputato, il nuovo Alto
Rappresentante per la parte italiana era l’on. Sergio D’Antoni. Per la
parte turca, nel gennaio 2008 era
stata designata quale Alto Rappresentante la deputata Nursuna Memecan[10]. A seguito delle elezioni del 12 giugno 2011, al suo posto
l’incarico è stato affidato Zeynep Karahan Uslu, che è stata anche
nominata Capo della delegazione turca presso l’Assemblea parlamentare
dell’Unione per il Mediterraneo. Gli altri componenti
sono: Ali Şahin, Osman
Askin Bak, Ayse Gulsun Bilgehan
e Mehmet Gunal.
Si ricorda che facevano parte della delegazione
della Camera incaricata di seguire i seminari e le iniziative di cooperazione
parlamentare previste dal Protocollo, i deputati: Salvatore CICU (PdL), Alessandro MARAN (PD), Aurelio MISITI (Misto - Grande
Sud-Ppa) e Raffaele VOLPI (LNP)[11].
La
Camera dei deputati ha ospitato il V Seminario a Roma, l’11 e 12 ottobre 2010,
che si è articolato in tre sessioni tematiche dedicate
a: “La
sicurezza energetica nell’area mediterranea”, “La promozione delle piccole e
medie imprese attraverso la creazione di una Banca euro mediterranea” e
“Promozione della cultura di genere e delle pari opportunità”. La delegazione
turca che aveva partecipato ai lavori era composta, oltre che dall’on.
MEMECAN, dagli onn. Bihlun TAMAYLIGIL, Zeki
KARABAYIR, Vahit ERDEM, Osman
ÇAKIR.
Il precedente seminario si era svolto in
Turchia dal 30 ottobre al 1 novembre 2008.
Dalla firma del protocollo di
collaborazione, si sono tenuti cinque
Seminari, due nella XIV, uno nella XV Legislatura e due nella XVI
Legislatura.
Si segnala
che, a dicembre 2011, la parte turca aveva proposto di svolgere ad Istanbul il VI Seminario parlamentare Italo – turco, nel
mese di maggio 2012. Tuttavia, a causa delle dimissioni dell’on. Aprea e di impegni di Aula, la riunione è stata rimandata a data da
definirsi.
COOPERAZIONE MULTILATERALE
In tale ambito si segnala, in particolare,
che:
Consiglio d’Europa: l’onorevole Mevlüt Çavusoglu, componente
della delegazione turca, è stato
Presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dal gennaio
2010 al gennaio 2012 (riconfermato a gennaio 2011). Çavusoglu
è stato il primo turco a ricoprire tale carica dall’adesione della Turchia al CdE nel 1949.
OSCE: dal 19 al 22 novembre 2012 Riccardo
Migliori, Presidente dell'Assemblea parlamentare OSCE, e Matteo Mecacci, Presidente della Commissione democrazia, diritti
umani e questioni umanitarie dell'OSCE, hanno
effettuato una missione in Turchia
dove hanno visitato anche i campi profughi di Akçalale
e Sanliurfa.
MONITORAGGIO
ELETTORALE
Una delegazione di parlamentari
italiani appartenenti alla delegazione OSCE e del CdE
ha effettuato una
missione di monitoraggio elettorale in Turchia dal 9 al 13 giugno 2011 in occasione delle elezioni politiche del 12
giugno 2011.
Della delegazione facevano parte Riccardo
Migliori, Presidente della delegazione italiana, il Sen. Nino Randazzo, l’On.
Emerenzio Barbieri, l’On. Matteo Mecacci, l’On.
Claudio D’Amico, l’On. Guglielmo Picchi quali componenti
dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, e l’onorevole Andrea Rigoni e i senatori
Giuseppe Saro, Giacomo Santini e Pietro Marcenaro quali componenti
dell’Assemblea Parlamentare del CdE.
UNIONE INTERPARLAMENTARE (UIP)
La sezione di amicizia Italia-Turchia era stata affidata all’on. Marcello De Angelis (PdL).
|
Cooperazione Amministrativa |
Si segnala che nella scorsa legislatura una delegazione composta da
funzionari e 4 deputati turchi componenti del Comitato di Conciliazione
sul Regolamento è stata in visita alla Camera dal 3 al 5 dicembre 2008 al fine di acquisire elementi sulla Giunta del
regolamento, sulla organizzazione delle sedute di Aula e sul lavoro delle
Commissioni di merito.
Dal 23 al 25
luglio 2008, la Camera ha ospitato una delegazione
di funzionari della Grande Assemblea Nazionale Turca, in attuazione del
programma Twinning
per la Turchia, finanziato dalla Commissione europea, di cui la Camera dei
deputati è stata titolare con l’Assemblea nazionale ungherese.
Infatti, la
Camera dei deputati italiana – unitamente all’Assemblea Nazionale ungherese –
si è aggiudicata, nel 2007, il progetto comunitario TWINNING (gemellaggio) in favore della Grande Assemblea
nazionale. Si trattava di un programma di circa 12
mesi di affiancamento, corsi, seminari e visite rivolto a parlamentari e
funzionari della Grande Assemblea Nazionale turca (GNAT). Lo scopo del progetto
TWINNING per la Turchia è stato quello di rafforzare la struttura della GNAT
responsabile per i rapporti con l’UE e di prestare ausilio agli sforzi del
legislatore turco per addivenire a un ordinamento
compatibile con i principi comunitari. Nell’ambito del gemellaggio, un
documentarista della Camera ha prestato servizio presso gli uffici europei
della GNAT per 12 mesi. Il progetto di gemellaggio ha
preso avvio nel mese di novembre 2007 e
si è concluso il 31 ottobre 2008 con una cerimonia di
chiusura presso il Parlamento turco nel corso della quale è intervenuto il
Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.
ATTIVITA’ PARLAMENTARE
Atti
di Indirizzo e Controllo presentati nella XVI Legislatura
Adesione UE
Sono stati approvati vari atti di
indirizzo e controllo a sostegno dell'ingresso
della Turchia nell'Unione europea, chiedendo, tra l’altro, che ciò
avvenisse alle stesse condizioni poste
ad altri Paesi candidati all'adesione, ribadendo la centralità della Turchia, la cui prospettiva europea rappresenta un
potente fattore di equilibrio geopolitico e di stabilità nell'area del
Mediterraneo e del Medio oriente.
Sull'obbligo del
visto per i cittadini turchi e
sull’opportunità che l'Italia si faccia promotrice presso la Commissione europea
di un'istanza di cancellazione
dell'obbligo del visto di ingresso per i cittadini turchi nell'UE (interrogazione a risposta scritta 4-06442)
Il governo ha risposto il 25 gennaio 2012 evidenziando che da parte italiana si è da tempo assunta in sede comunitaria una posizione di deciso
favore alla prospettiva dell'abolizione dell'obbligo di visto a favore dei
cittadini turchi, così come avvenuto nei Balcani occidentali; che la
Commissione ha invitato gli Stati membri ad adottare un atteggiamento
flessibile nei confronti dei cittadini turchi richiedenti visto (ricorrendo
alle facilitazioni previste). Da parte italiana ci si propone di continuare
l'azione di sensibilizzazione al riguardo nei confronti dei partner
comunitari più scettici, sollecitando nel contempo
la parte turca ad un approccio costruttivo sulla firma dell'accordo di
riammissione con la UE, che Ankara continua a condizionare a concreti segnali
di apertura in materia di visti.
Questione cipriota
L’Interrogazione a
risposta scritta 4-08058 del luglio 2010,
in cui si chiede quale sia la posizione del Governo italiano in merito all'accordo commerciale diretto
tra l'Unione europea e Cipro nord.
Il Governo ha risposto il
18 ottobre 2010 evidenziando che l’Italia si è costantemente adoperata a favore
di una riapertura della discussione in ambito europeo sulla proposta di
Regolamento sul commercio diretto con Cipro nord, bloccata in Consiglio dal
2004 a causa del veto cipriota; che l'approvazione di tale regolamento è
importante anche al fine di favorire il processo di adesione della Turchia,
obiettivo prioritario di politica estera dell'Italia; che l'Italia è
impegnata in un'intensa attività di sensibilizzazione a favore di
un’approvazione del regolamento. Sullo stesso tema anche l’Interrogazione a risposta scritta 4-03454
presentata dal sen. Marco Perduca il 14 luglio
2010, cui il governo ha risposto il 23 settembre 2010.
L’interrogazione
a risposta scritta 4-02259 sulla decisione della parte greca dell'isola di rinforzare
le sue forze armate.
Ad essa il governo ha risposto il 27 marzo
2009 evidenziando che la Turchia mantiene circa 30.000 militari a Cipro
Nord. Nicosia, a sua volta, ha sviluppato negli anni una politica militare che,
seppur ragguardevole rispetto alle ridotte dimensioni del Paese, non è tuttavia
certamente in grado di costituire una minaccia per Ankara.
Rapporti con l’Armenia
Sulla questione del cd “genocidio armeno” si
segnala, in particolare, l’Interrogazione
a risposta scritta 4-12497 del 2011 che invita il Governo italiano a riconoscere con il termine di «genocidio»
la violenza subita dal popolo armeno
tra il 1915 e il 1917 da parte della Turchia.
Il governo ha risposto il 6 settembre 2011
evidenziando che si ritiene che la strada maestra per affrontare una questione tanto controversa quale quella del
cosiddetto «genocidio armeno» risieda nel dialogo tra le parti e
nell'approfondimento, senza pregiudizi e precondizioni, della ricerca
storiografica (come previsto dagli stessi protocolli volti alla normalizzazione
dei rapporti tra la Repubblica di Turchia e la Repubblica Armena, sottoscritti
a Zurigo il 10 ottobre 2009). Il Governo italiano, che ha quindi valutato con
molto favore la firma dei protocolli di Zurigo, continua ad
incoraggiare entrambe le parti a procedere quanto prima alla loro ratifica
affinché vengano avviate relazioni diplomatiche tra Turchia e Armenia.
Minoranza curda
Sono stati presentati numerosi atti di controllo
che chiedevano di conoscere la posizione del governo italiano in merito a la messa al bando del DTP (Partito della
società democratica) decisa dalla Corte costituzionale turca l'11 dicembre 2009
e sull'atteggiamento repressivo del governo turco nei confronti dei movimenti politici filo-curdi.
Nelle risposte del governo si evidenziava,
tra l’altro, che l'Italia
ha costantemente esortato il Governo turco a portare avanti le riforme al
fine di raggiungere quanto prima gli standard europei e internazionali in
materia di diritti umani; sia in ambito bilaterale che
nel contesto comunitario, l'Italia continua a prestare la massima attenzione
alla questione curda e, nel ribadire la ferma condanna per ogni forma di
violenza e di terrorismo, incoraggia il Governo turco a perseguire la linea
del dialogo politico e della promozione economica e socio-culturale dell'area
sud-orientale del Paese, ove maggiore è la presenza di popolazione di tale
etnia.
Libertà religiosa
Sono stati presentati numerosi atti di controllo (a cui il governo ha risposto) sul rispetto dei diritti umani fondamentali di libertà
religiosa e di movimento nelle aree occupate della Repubblica di Cipro e
sul mancato riconoscimento della
personalità giuridica delle comunità cristiane in Turchia e le conseguenti
restrizioni al diritto di proprietà.

He
was born in Adapazarı in 21th August 1970. He
was graduated from Law Faculty of the University of Istanbul. He worked as
Lawyer and also was founder member and general secretary of some NGOs (Mazlumder, MÜSİAD, İlim
Yayma Cemiyeti). He was
elected as Council Member of Sakarya Metropolitan
Municipality.
He
was Deputy of Sakarya during the 22th and 23th term
of the Grand National Assembly. In the last General Election (2011), he has
been elected as Deputy of Sakarya and now is the
Chair of the Human Rights Inquiry Committee. He is married with three children.

Ayşe Türkmenoğlu
was born in Konya on March 20, 1965. Her father’s name is Sırrı
and mother’s name is Hadiye. Mrs. Türkmenoğlu
is a lawyer by profession. She was graduated from the Faculty of Law of
İstanbul University. Mrs. Türkmenoğlu
worked as a self-employed lawyer. She has served at different civil society
organizations. She was elected as Deputy for Konya for the 23rd legislative
term. Mrs. Türkmenoğlu is married and a mother
of one child.

Mahmut
Tanal was born in Bahcecik
Village of Hilvan, Sanliurfa
on 1 January 1961. He graduated from Law School in Istanbul University. He
worked as a self-employed lawyer for 25 years. He received certificates from
the Programs of the Political School in Bahcesehir
and Okan Universities. In the University of Bahcesehir, he received education on Communication Control
and Technical Studies in Law of Criminal Court. He also participated in
Progressive Education Programs of Turkish Lawyers which was organized by Union
of Bars of Turkey and Council of Europe.
He is the member of Atatürkist
Ideology Association, the Association for Supporting Contemporary Life, Turkish
Criminal Lawyers’ Association and Consumer Protection Association. Mr. Tanal who has been a member of Republican People’s Party,
CHP since 1993, also became a member of CHP Istanbul Province Discipline
Committee and councillorship of the party.
In the 24th term of the TBMM, he has been
elected as the CHP member of parliament from the
Province of Istanbul. He is the member
of The Grand National Assembly of Turkey Human Rights Inquiry Committee. Mr. Tanal knows German at intermediate level. He is married and
has two children.

Reşat
Doğru was born in Erbaa
in 20 July 1955. His father ‘s name is İbrahim
and his mother’s name is Ayşe. He is a medical doctor. He was graduated
from İstanbul Cerrahpaşa Medicine University.
He specialized as anoesthetist in Kayseri Medicine
University and as a general surgeon specialist in Tokat
State Hospital. He worked as a general surgeon specialist and as a medical
super intendent in Yozgat
State Hospital. He was appointed to the Tokat State
Hospital as a general surgeon specialist.
He was 21.period deputy and
government minister in the 57 th
Government. He became a member of Parliamentary Assembly of the Black Sea
Economic Cooperation (KEİPA) Turkish Group. Doğru who knows intermediate level English, is
married and has 2 children.

He was born in Bursa in 1984. He
graduated from the Selçuk University, Faculity of Law in 2007. He continues his graduate studies
in Ankara University, Faculty of Law in the field of General Public Law.
Between 2009 and 2011 he worked as
Assistant Expert in the Prime Minister’s Office. Since 2011, he serves as
Assistant Legislative Expert in the Turkish Grand National Assembly, the
Committee on Human Rights Inquiry. He is married.
[1] L’Assemblea rimane in carica 4 anni ma il mandato della Presidenza del Parlamento dura 2
anni. Dall’agosto 2007 all’agosto 2009 la carica è
stata ricoperta da Köksal Toptan
e dal 2009 al 2011 da Mehemet Sahin.
[2] Nella
XV legislatura era stata nominata Alto rappresentante l’On. Valentina Aprea, il
cui incarico era stato confermato nella XVI legislatura dal Presidente Fini. A seguito delle dimissioni dell’on. Aprea, alla carica era
stato designato l’on. Sergio D’Antoni.
[3] Il programma prevede lo scambio di visite di
delegazioni parlamentari dell’UE in Turchia: La GNAT ha ricevuto 14 delegazioni dei Parlamenti nazionali e altrettanti ne
hanno visitati, al fine di incrementare gli scambi culturali e la conoscenza
reciproca.
[4] La Convenzione è stata ratificata sia
dall’Italia che dalla Turchia.
[5] Si
segnala che il 16 dicembre 2013 è
stato firmato ad Ankara l’Accordo di Riammissione con l'UE e
contestualmente è stato avviato il dialogo per la liberalizzazione
dei visti “Schengen”. L'accordo definisce le procedure di riammissione
degli immigrati irregolari e fornisce ad Ankara un sostegno finanziario e
tecnico per rafforzare la polizia di frontiera. La firma dell’accordo dovrebbe
permettere, entro il 2017, la cancellazione dell'obbligo di visto imposto da
Bruxelles sui cittadini turchi. Il governo turco aveva già parafato
quest'accordo nel 2012, ma aveva sospeso la firma finale perché chiedeva una
maggiore apertura alla possibilità per i cittadini turchi di libera
circolazione nel territorio dei paesi Ue. Il 22 gennaio 2014 la Commissione per
le Libertà civili del Parlamento europeo ha approvato il testo che a sua volta
dovrà essere approvato anche dalla plenaria di Strasburgo a febbraio, per poi
essere ratificato dall'Ue e dalla Turchia.
[6] Della delegazione facevano parte gli
onorevoli Hasan Ali Çelik
(AKP), Muhammet Bilal Macit(AKP), Nursuna
Memecan (AKP), Faik Tunay, (CHP), Levent Gök (CHP), Faruk Bal (MHP), Sümer Oral (MHP), Erol Dora (BDP).
[7] Ha avuto luogo dal 23 al 27 settembre 2013 la visita in Turchia della Sottocommissione cooperazione transatlantica in materia di difesa e sicurezza dell’Assemblea Parlamentare della NATO; alla missione hanno preso parte l’on. Mogherini, Presidente della delegazione parlamentare italiana NATO, e l’on. Alli.
[8] Un
analogo ddl era stato presentato al Senato dal
governo a gennaio 2013; l’iter non è mai stato attivato a seguito della
conclusione della legislatura.
[9]
Sui temi europei sono stati operati da entrambi gli
interlocutori riferimenti alla lettera, pubblicata dal Daily
News il 28 giugno 2012, siglata da sedici ministri
europei e relativa ad una ripresa del negoziato tra Turchia ed Unione europea.
[10] Si segnala che sono sempre state scelte due donne parlamentari (per l’Italia,
l’On. Monica Baldi nella XIV legislatura e l’on. Valentina Aprea per la XV; per la Turchia l’On.
Zeynep Uslu).
[11] Nella XV legislatura la delegazione era
formata dai deputati Marco Airaghi
(AN), Marco Beltrandi (Rosa nel Pugno), Salvatore
Cicu (FI), Elettra Deiana (Rif. Com.),
Francesco Monaco (Ulivo), Michele Pisacane (Popolari-Udeur), Alba Sasso
(Ulivo), Michele Giuseppe Vietti (UDC).