Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento affari esteri
Titolo: Incontro con una delegazione della grande Assemblea nazionale di Turchia (GNAT) - 15 maggio 2014
Serie: Documentazione e ricerche    Numero: 121
Data: 14/05/2014
Descrittori:
PARLAMENTO   TURCHIA
Organi della Camera: III-Affari esteri e comunitari
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Camera dei deputati

XVII LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione e ricerche

Incontro con una delegazione della grande Assemblea nazionale di Turchia (GNAT)

15 maggio 2014

 

 

 

 

 

 

n. 121

 

 

 

14 maggio 2014

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Affari esteri

( 066760-4172 – * st_affari_esteri@camera.it

Hanno collaborato:

Servizio Rapporti internazionali

( 066760-3948 / 066760-9515 – * cdrin1@camera.it

 

 

 

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File: ES0214.doc

 


INDICE

 

Composizione della Delegazione

Schede di lettura

Rapporti parlamentari con la Turchia (a cura del Servizio Rapporti Internazionali) 73

Profili biografici

THE GRAND NATIONAL ASSEMBLY OF TURKEY HUMAN RIGHTS INQUIRY COMMITTEE  103

§  Ayhan Sefer ÜSTÜN Chair of the Human Rights Inquiry Committee Justice and Development Party/Deputy of Sakarya  103

§  Ayşe TÜRKMENOĞLU/  Justice and Development Party- Deputy of Konya  104

§  Mahmut TANAL Republican People’s Party - Deputy of Istanbul 105

§  Reşat DOĞRU/ Nationalist Movement Party- Deputy of Tokat 106

§  Gökhan PİRİ- Legislative Expert/ GNAT Human Rights Inquiry Committee  107

Documentazione

§  Amnesty International ‘La situazione dei diritti umani nel mondo – Europa e Asia centrale - Turchia’, Rapporto 2013  111

 

 

 

 


Composizione della Delegazione

 


DELEGAZIONE DELLA GRANDE ASSEMBLEA NAZIONALE DI TURCHIA (GNAT)

14 maggio 2014

 

 

 

-        Ayhan Sefer ÜSTÜN, Presidente del Comitato Diritti Umani (AKP) – Deputato di Sakarya

-        Ayşe TÜRKMENOĞLU, Componente del Comitato Diritti Umani (AKP) - Deputato di Konya

-        Mahmut TANAL, Componente del Comitato Diritti Umani (CHP) – Deputato di İstanbul

-        Reşat DOĞRU, Componente del Comitato Diritti Umani (MHP) - Deputato di Tokat

 

STAFF

-        Gökhan PİRİ, funzionario GNAT

-        Aytunç MENEVŞE, Secondo Segretario di Ambasciata

-        Sig.ra Nuray ERIK, impiegata dell’Ambasciata, interprete.

 

 

 


Schede di lettura

 


Scheda paese – Repubblica di Turchia
(a cura del Ministero degli Affari esteri)

 

 

 


 

 

 

 


Strutture istituzionale e dati di base

 

Nome Ufficiale:

 

Repubblica di Turchia

 

Forma di Governo:

 

Repubblica Parlamentare

 

Capo dello Stato:

 

Abdullah GUL

 

Capo del Governo:

 

Recep Tayyip ERDOGAN

 

Ministro degli Esteri:

 

Ahmet DAVUTOGLU

 

Sistema legislativo:

Parlamentare, unicamerale

(548 membri)

 

Sistema legale:

Basato sui modelli europei (Costituzione del 1982), codificato.

Suffragio:

Universale diretto

Partecipazione a Organizzazioni Internazionali:

BSEC, BERS, FAO, FMI, ICAO, IOC, IAEA, Interpol, NATO, OMC, OMS, OIC, ONU, OIL, OSCE, UNESCO, UPU

 

Popolazione ed indicatori sociali

 

Popolazione

75.627.384 (2012)

(all’estero 3,5 milioni da censimento 2008)

Tasso di crescita

1,53 (2004)

Aspettativa di vita

69,41 (maschi); 74,3 (femmine) (2004)

Superficie:

814.578 kmq

Capitale:

Ankara (1,9 mln ab.-2,8 mln aggl.urb.)

Principali città:

Istanbul (10 mln.), Smirne (3,4 mln.),

Konya (2,2 mln)

Gruppi etnici:

Turchi 80%, Curdi ed altri 20% (stime)

Religioni:

Musulmana 99,8% (sunnita, forte minoranza alawita), altre: Cristiana e Ebraica 0,2%

Lingue:

Turco (ufficiale)

Dialetti Curdi, Arabo, Armeno, Greco

 

 


Distribuzione dei seggi nel parlamento turco

 

 

Partito

Numero di seggi

Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP)

320

Partito repubblicano (CHP)

134

Partito nazionalista (MHP)

52

Partito della pace e democrazia (BDP)

26

Indipendenti

12

Partito democratico dei popoli (HDP)

4

Totale

548

 

 

 

 

CENNI STORICI

 

La Turchia moderna è nata con la dissoluzione dell’Impero Ottomano, alla fine della Prima Guerra mondiale. Il Trattato di Sèvres (1920) prevedeva uno Stato di dimensioni ridotte, con l’attribuzione alla Grecia di una vasta regione attorno a Smirne, la nascita di un’Armenia indipendente e di una regione curda con ampia autonomia. La rivolta nazionalista di Mustafa Kemal Ataturk, un accordo di pace separato con l’URSS e le vittorie militari contro i greci costrinsero gli Alleati a rinegoziare gli accordi di pace: il Trattato di Losanna (1923) riconobbe il Paese nelle sue attuali frontiere, ed un accordo separato con la Grecia dispose il trasferimento incrociato delle rispettive popolazioni installate come minoranze (eccetto i Greci di Istanbul ed i Turchi della Tracia, per cui si previdero statuti specifici). Nell’ottobre del 1923 fu proclamata la nuova Repubblica di Turchia con Ataturk come Presidente. Oltre ad abolire il Califfato, egli avviò un’energica opera di modernizzazione all’insegna di secolarismo, nazionalismo e riferimento all’Europa (da cui trasse ad esempio i codici di legge e i caratteri dell’alfabeto).

Morto Ataturk nel 1938, la Turchia si mantenne neutrale nel secondo conflitto mondiale salvo intervenire negli ultimi mesi a fianco degli Alleati; nel 1952 aderì alla NATO, divenendone il principale bastione sul fronte Sud.

Le prime elezioni aperte ad altri partiti ebbero luogo nel 1950 e furono vinte dal Partito Democratico. Gli anni della Guerra Fredda furono caratterizzati da instabilità interna e da ripetuti interventi dei militari nella vita politica del Paese.

Nel luglio 1974 un putsch a Nicosia pilotato da Atene provocò un intervento militare turco a Cipro, che in due fasi occupò un terzo dell’isola.

Estremismi politici e tensioni con i Curdi furono causa di forte instabilità interna alla fine degli anni Settanta, finché nel 1980 un nuovo colpo di Stato militare portò al potere il Generale Evren, che impose la legge marziale e mise al bando il partito di ispirazione islamica.

Il golpe del 1980 concluse nel modo più drammatico uno dei periodi più bui della storia turca: episodi di violenza tra militanti dell'estrema sinistra e dell'estrema destra, tra maggioranza sunnita e minoranza alevita, nascita del PKK e del terrorismo curdo inizialmente diretto contro rivali tribali e feudali, grave crisi economica, incapacità dei leader politici dell'epoca, Demirel e Ecevit, di affrontare la situazione con una visione politica chiara avevano condotto il Paese in una guerra civile strisciante. La maggioranza della classe media (e non solo) turca accolse il golpe militare con un sospiro di sollievo, come del resto fece anche lo schieramento occidentale. Ma il sollievo durò molto poco, in quanto la svolta autoritaria si rivelò particolarmente pesante per il Paese, con un tentativo in buona parte riuscito di completa depoliticizzazione del Paese: chiusura del Parlamento, scioglimento di partiti, sindacati e associazioni, censura permanente. Non solo i movimenti di estrema sinistra e quelli filoislamici (nella cui nascita qualche anno prima molti vedono la longa manus dei militari nel tentativo di contrastare i primi), ma anche i repubblicani, i nazionalisti e gli attivisti curdi pagarono conseguenze durissime. Dal golpe scaturì poi la Costituzione del 1982, simbolo tuttora vigente di una difficile sintesi islamico-nazionalista filoccidentale in chiave autoritaria che ha plasmato la Turchia moderna ma ha anche contribuito a creare ulteriori tensioni, in particolare aggravando la questione curda e contribuendo al consolidarsi del ruolo chiave del PKK.

Il potere tornò ai civili nel 1987. Il Governo di Turgut Ozal promosse un forte sviluppo economico, ma permasero fattori destabilizzanti, fra cui soprattutto la guerriglia degli indipendentisti curdi.

La Turchia partecipò alla I Guerra del Golfo come alleato degli USA (1990-1991), subendone tuttavia pesanti conseguenze economiche per l’interruzione dei traffici con l’Iraq e l’afflusso di rifugiati dal Paese vicino. Nel 1995 iniziarono vaste azioni militari contro la guerriglia curda del PKK di Ocalan.

Nel 1996, dopo la caduta del Governo di Tansu Ciller – la prima donna alla guida del Paese - il partito filo-islamico del Benessere di Erbakan riuscì a formare un Governo di coalizione, fortemente osteggiato dalle gerarchie militari, cui mise fine una decisione della Corte Costituzionale che dichiarò il partito illegale per contrarietà ai principi dell’ordinamento turco.

A partire dal 1999 il Governo di Bulent Ecevit – leader storico, nel 1974 promotore dell’intervento militare a Cipro - avviò una politica di riforme ma crescenti divisioni in seno alla sua coalizione, la gravissima crisi finanziaria del 2001 ed una generale volontà di rinnovamento ne determinarono la sconfitta elettorale.

Alle elezioni politiche anticipate del 3 novembre 2002, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) conseguiva infatti il 34,4% dei suffragi (368 seggi su 550 totali), mentre il Partito Repubblicano (CHP) di Baykal era l’unica altra formazione ad aver superato l’elevata soglia di sbarramento del 10% (178 seggi), avendo il Movimento Nazionalista (MHP) ottenuto l’8,3%.

Già interdetto da cariche pubbliche per cinque anni, a seguito di una condanna nel 1998 per “istigazione all’odio religioso” (in un discorso pubblico aveva citato una poesia che si prestava a dubbie interpretazioni), solo grazie alla revoca del provvedimento Erdogan poteva essere eletto deputato nel marzo 2003, condizione necessaria per ricevere l’incarico di formare il nuovo Governo, sostituendo il compagno di partito Gul (divenuto Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri).

La prospettiva di adesione all’Unione Europea ha costituito l’obiettivo prioritario della decisa politica riformatrice perseguita dalle Autorità turche negli ultimi anni, a seguito della candidatura accolta nel 1999. Il Governo ha peraltro sempre sottolineato di ritenere le riforme comunque necessarie allo sviluppo del Paese, a prescindere quindi dalle richieste europee. In tale contesto l’avvio dei negoziati di adesione all’UE nel novembre 2005 segnava il più rilevante successo della leadership di Erdogan.

Nelle elezioni politiche del luglio 2007 l’AKP di Erdogan veniva confermato e rafforzato quale primo partito con il 46,6% (+12% rispetto al 2002, 341 seggi), mentre l’opposizione del CHP si fermava al 20% (112 seggi, da cui si sono poi staccati i 13 del partito di sinistra DSP) e il Movimento Nazionalista (MHP) otteneva il 14,3% (8,3 del 2002). Non entrava in Parlamento il partito filo-curdo DTP, ma solo 22 deputati indipendenti (su un totale di 26) ad esso legato.

 


ASSETTO ISTITUZIONALE

 

Il potere legislativo è affidato ad un Parlamento unicamerale costituito di 550 membri eletti per 4 anni; per le elezioni parlamentari è prevista una soglia di sbarramento del 10 per cento, soglia da tempo contestata poiché altera il gioco democratico ed ostacola tra l’altro la rappresentanza parlamentare della comunità curda, concentrata in aree specifiche.

Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro, designato dal Presidente della Repubblica e solitamente “leader” del principale partito.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento, dura in carica sette anni non rinnovabili e svolge un ruolo di garanzia, pur potendo influire sull’attività legislativa con il potere di rinvio e di veto. Una riforma costituzionale del 2007 prevede, a partire dal 2014, che il Presidente sia eletto a suffragio universale, con mandato di 5 anni rinnovabile.

Il sistema giurisdizionale è indipendente. La Corte Costituzionale (11 membri designati dal Presidente della Repubblica) può annullare gli atti votati dal Parlamento.

La Costituzione può essere modificata solo con una maggioranza parlamentare di due terzi (o di tre quinti con il successivo ricorso obbligatorio ad un referendum). Le Forze Armate, per legge e per tradizione custodi del carattere laico della Repubblica, hanno esercitato una forte influenza attraverso il Consiglio Nazionale di Sicurezza, organo in teoria consultivo ma dal peso determinante. In precedenza costituito per metà di civili e metà di militari, esso ha visto nel 2003 ampliata la componente civile nel quadro delle riforme richieste per l’adattamento ai criteri politici di Copenaghen.

L’amministrazione statale è centralizzata, ricalcata sul modello francese. L’articolazione regionale resta intesa quale semplice deconcentrazione di competenze, anche se prende quota il dibattito sull’introduzione di un regionalismo.

Prossime elezioni parlamentari: 2015

Prossime elezioni del Presidente della Repubblica: agosto 2014

Il 30 marzo 2014 si sono svolte le elezioni amministrative.


POLITICA INTERNA

 

1. Gli esiti delle elezioni amministrative del 30 marzo 2014 confermano l'AKP del Primo Ministro Erdogan quale primo partito in Turchia con un ampio margine di vantaggio sui partiti di opposizione. Nonostante un leggero calo in termini di voti percentuali sul piano nazionale rispetto alle Politiche del 2011 (49.7 percento), l'AKP si assicura il 45.6 percento dei voti staccando nettamente il partito repubblicano CHP (28 percento) e il partito nazionalista MHP (15.3 percento). Nel sud-est si consolida il partito BDP (6 percento su base nazionale) che strappa all'AKP Mardin, Bitlis e Agri. Rispetto alle elezioni amministrative del 2009 (45) l'AKP si assicura il controllo di 49 capoluoghi di provincia. Soprattutto, l'AKP si conferma nelle grandi municipalita' di Istanbul, Ankara, Bursa e riesce sul filo del rasoio a riconquistare clamorosamente Antalya (gia' amministrata dal 2004 al 2009). Elevata, come d'abitudine, la partecipazione al voto con l'83.5 percento. Numerosi ricorsi non permettono tuttavia all'Alto Consiglio Elettorale (YSK) di certificare gli esiti finali del voto del 30 marzo domenica. Al centro dello scontro la municipalità di Ankara dove CHP accusa AKP di brogli elettorali e chiede di conteggiare nuovamente le schede.

Di seguito, alcune riflessioni sugli esiti delle amministrative. Se era un test sullo stato di salute dell'AKP, il test puo' considerarsi ampiamente superato. Gli scandali sulla corruzione non hanno avuto un peso e la faida con il movimento gulenista e' costata pochi punti percentuali. L'ipotesi di un boom di voti a favore del partito nazionalista MHP non si e' verificata. Il MHP aumenta in termini percentuali rispetto alle Politiche 2011 (13 percento) e il leader Bahceli ha parlato di importante successo ma il bilancio nei capoluoghi di provincia resta magro. Nonostante l'ottima performance a Istanbul (40 percento) e Ankara (44 percento) il CHP non decolla. Significativo che questi risultati li abbia ottenuti con candidati non propriamente suoi (Sarigul ad Istanbul era stato riammesso nel partito solo pochi mesi prima del voto e Yavas ad Ankara proviene dal MHP). Inoltre, i dati confermano ancora una volta che in una parte importante del paese, il sud-est, il CHP non esiste. Il BDP estende il suo controllo nel sud-est. E' vero che l'obiettivo delle 150 municipalita' non e' raggiunto ma le vittorie a Mardin, Bitlis e Agri conferiscono un rinnovato peso al voto curdo in vista delle Presidenziali di agosto. In definitiva, si conferma la sostanziale marginalizzazione dei partiti minori e il consolidamento dell'elettorato nazionale intorno a quattro partiti (AKP, CHP, MHP e BDP) che rappresentano il 95% dei voti espressi.

2. Sullo sfondo di una inchiesta giudiziaria sulla corruzione pubblica, avviata dalla procura di Istanbul, il PM Erdogan ha operato, a fine dicembre 2013, un rimpasto della sua squadra di governo, avvicendando nove Ministri (Infrastrutture, Giustizia, Famiglia e Affari Sociali, Interno, Economia, Affari Europei, Ambiente e pianificazione urbana, Industria e Tecnologia,  Sport e gioventù).

L'ampio rimpasto di governo è stato seguito dalle dichiarazioni di Erdogan relative all'esistenza di un complotto internazionale contro il suo governo e di strutture parallele esistenti nel Paese. Al centro degli attacchi del Primo Ministro è finita la magistratura, in particolare il Consiglio Superiore (HSYK) reo a suo avviso di aver travalicato le proprie competenze per aver emesso un comunicato stampa critico nei confronti della decisione adottata dal governo in tema di polizia giudiziaria. Anche il neo Ministro della Giustizia Bozdag -che presiede l'HSYK- si è espresso in termini critici contro il comunicato in questione, diramato senza alcuna consultazione con il Guardasigilli.

L'attenzione del Primo Ministro si è poi concentrata su una serie di contromisure adottate all'indirizzo di polizia e magistratura, decisamente discutibili sotto il profilo dello stato di diritto. In particolare, vi sono stati numerosi trasferimenti ai gradi apicali della Polizia, sono stati affiancati due nuovi procuratori alle indagini (ufficialmente per garantire imparzialità) ed è stato adottato un divieto di ingresso nei centri di polizia nei confronti dei giornalisti (formalmente per evitare la fuga di notizie sulle indagini in corso). La misura più controversa riguarda l'adozione di un decreto-legge che obbliga i poliziotti a notificare al proprio responsabile provinciale la partecipazione ad indagini giudiziarie. Contro tale decreto si sono espressi l'Associazione Nazionale degli Avvocati e il Consiglio Superiore della Magistratura, trattandosi a loro giudizio di una chiara violazione del principio di indipendenza della magistratura. Il Consiglio di Stato ha infine sospeso l'attuazione della misura.

Le decisioni assunte dall'esecutivo turco hanno inevitabilmente sollevato le obiezioni di Bruxelles con il Commissario Fule che ha espresso viva preoccupazione per la limitazione dell'indipendenza della magistratura turca. Per parte turca è stato infine espresso l'auspicio che la UE resti neutrale, accusando per converso gli Stati Uniti di parteggiare nella vicenda.

Circa gli sviluppi sul piano giudiziario, la Procura di Istanbul, nonostante le pressioni ricevute dal governo, starebbe aprendo nuovi filoni che potrebbero presto vedere coinvolto anche il figlio del Primo Ministro (lo stesso premier ha fatto riferimento a questa ipotesi nei giorni scorsi).

3. Con del sentenza 2 aprile 2014, la Corte Costituzionale turca ha dichiarato illegittimo il blocco di Twitter, ingiungendo all'Ente nazionale per le telecomunicazioni (TIB) ed al Ministero dei Trasporti e delle Telecomunicazioni di rendere nuovamente accessibile all'utenza turca il social network. Il banning, attuato da TIB il 20 marzo 2014, era stato deciso dal governo turco per cercare di bloccare la pubblicazione di intercettazioni e notizie relative al coinvolgimento di ministri di governo ed autorita' nazionali negli scandali per corruzione che stanno investendo il paese. Resta ancora al bando YouTube, bloccato asseritamente per ragioni di sicurezza nazionale dopo la pubblicazione di colloqui riservati al Ministero degli Esteri durante i quali si ipotizzava l'organizzazione di una rappresaglia contro ISIS in territorio siriano.

4. Il 31 maggio 2013, ad Istanbul, le forze di polizia turche reprimevano con la violenza la manifestazione di protesta, inizialmente pacifica e contenuta sotto il profilo della partecipazione, contro la ristrutturazione di Gezi Park. La reazione da parte della polizia ha offerto l'opportunità ad altri gruppi di esprimere il loro malcontento verso il Governo. Da Ankara le proteste si sono propagate in numerose altre città, in uno scenario di contrapposizione e con caratteristiche critiche verso il potere politico rappresentato dall’AKP. A Istanbul l’epicentro della protesta è piazza Taksim e Istiklal, la principale arteria commerciale. Anche ad Ankara gli scontri si sono registrati in una centrale area commerciale. Proteste più circoscritte si sono verificate a Smirne e, in modo più pacifico, a Antalya, Eskisehir, Mugla (feudi del partito di opposizione repubblicano CHP) e Samsum, Sivas, Adana (dove i nazionalisti del MHP sono forti). Nel contesto si sono distinti gli appelli del Presidente della Repubblica Gul al Governo e alle forze dell’ordine affinché fosse rispettato il diritto dei manifestanti a esprimere le proprie idee. Manifestazioni e scontri sono ripresi con la fine del Ramadan e la riapertura delle università. Ad inizio settembre, gli studenti della Middle East Technical University (METU) di Ankara hanno dato vita a manifestazioni di protesta contro il progetto di costruzione di una superstrada che potrebbe portare all’abbattimento di circa 3.000 alberi nel campus universitario. La polizia, confermando il modus operandi già messo all’opera nel corso delle manifestazioni di giugno, ha represso la protesta con estrema durezza. Cortei di solidarietà verso gli studenti della METU si sono tenuti ad Istanbul ed altre città.

5. Dopo la pausa estiva, il Presidente Gul ha pronunciato il tradizionale discorso di apertura del nuovo anno legislativo presso la Grande Assemblea Nazionale. Ha toccato tutti i principali temi di politica interna (manifestazioni di Gezi Park, pacchetto di democratizzazione, questione curda) e internazionale (Siria, Egitto, Iraq, aspettative sulla nuova Presidenza iraniana, rapporti con Europa, Stati Uniti e NATO). Su diversi temi Gul ha dato l’impressione di voler prendere le distanze dalla retorica più divisiva di Erdogan. Il discorso ha assunto una rilevanza particolare poiché è l'ultimo pronunciato da Gul nel corso dell'attuale mandato quale Presidente della Repubblica. Egli ha dato tuttavia l’impressione di lasciare aperta l’ipotesi di candidarsi per un nuovo mandato.

6.Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) del Primo Ministro Erdogan si è aggiudicato le elezioni politiche del 12 giugno 2011, con il 49,9% dei voti e 326 seggi sui 550 che compongono il parlamento. Principale forza di opposizione rimane il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), di ispirazione kemalista e socialdemocratica, in ripresa (26%) rispetto al 2007; il Partito Nazionalista (MHP) resta in Parlamento (13% dei voti) mentre candidati indipendenti, in massima parte espressione politica della minoranza curda (BDP), conquistano il 6,6% e 36 seggi. La vittoria del Partito di Governo ha due facce: da un lato conferma il grande successo del “metodo AKP”, basato su risultati economici tangibili, attenzione ai bisogni materiali e radicamento nel territorio; dall’altro, non ha consegnato ad Erdogan le “chiavi” del Parlamento -e del Paese-, perché l’AKP resta lontano dai 367 seggi necessari ad emendare autonomamente la Costituzione. Si apre quindi una fase di “maturità democratica”, con l’AKP chiamato a cercare un concreto compromesso con le opposizioni rappresentate in Parlamento per portare avanti il proprio ambizioso programma di riforme costituzionali. Il 25 gennaio 2013 il Primo Ministro Erdogan ha effettuato un mini-rimpasto di Governo sostituendo i titolari di quattro Ministeri: Interno (Muammer Güler, ex Governatore a Istanbul, al posto di İdris Naim Şahin), Cultura (Omer Çelik, responsabile Esteri dell'AKP, al posto di Ertugrul Gunay), Educazione (Nabi Avcı al posto di Dincer), Salute (Mehmet Müezzinoğlu, Deputato AKP di Edirne, al posto di Recep Akdağ). L'attuale Presidente della Repubblica Gul è stato eletto nell'agosto 2007 per un mandato di 7 anni. Nell'ottobre del 2007, a seguito di un referendum costituzionale, sono state modificate le regole per l'elezione del Presidente della Repubblica, per cui in base alla vigente Costituzione si dovrà procedere ad elezione diretta ed il mandato sarà ridotto a 5 anni.

7. Nell’autunno 2011 hanno preso il via i lavori di una Commissione parlamentare ad hoc costituita per la redazione della nuova carta costituzionale, composta da tre rappresentanti per ciascuno dei quattro partiti che oggi siedono in Parlamento. Per il premier Erdogan il principale scopo della riforma costituzionale è quello di candidarsi alla Presidenza per coronare il suo percorso politico ed essere il "Presidente del Centenario" (la Repubblica turca compirà un secolo di vita nel 2023). Molti osservatori hanno ventilato la possibilità di uno scambio di ruoli tra Erdogan e Gul, sull'esempio di Putin e Medvedev, nell'ipotesi di una riforma presidenzialista che sancirebbe il sostanziale svuotamento dei poteri di primo ministro a favore del Presidente della Repubblica. La Commissione ha finora focalizzato le proprie attività sui tre articoli iniziali della carta costituzionale dedicati ai diritti fondamentali, riuscendo a produrre un testo condiviso solo per due di essi. Permangono problemi nella definizione di cittadinanza, che divide nazionalisti e curdi. Come noto, il PM Erdogan punta a riformare la Repubblica in senso presidenziale, per candidarsi alla Presidenza ed essere in carica nel 2023, quando si celebrerà il centenario della Repubblica. Il sistema presidenziale deve, però, entrare in vigore con almeno un anno di anticipo rispetto all’elezione del Capo dello Stato (agosto 2014), per potersi applicare a tale mandato. Il PM turco ha, così, giocato una carta a sorpresa: la manifesta disponibilità ad avviare, su nuove basi, un dialogo con il leader del PKK, Abdullah Ocalan, nell’intento di facilitare l’adozione della bozza della nuova costituzione catturando i voti dell’elettorato curdo, rappresentato in parlamento dal BDP. Una mossa che ad oggi, però, ha sortito effetti limitati. La Commissione, infatti, è arrivata a trovare un accordo, prima della pausa estiva (luglio 2013), solo su 48 articoli su 155.

 

Questione curda

 

Da tempo si dibatte sull'effettiva capacità dell'ala politica del movimento curdo di potersi imporre come interlocutore credibile, capace di condurre l'ala militare verso una soluzione politica alla questione curda. Se, da un lato, il peso di oltre trent'anni di lotta armata resta preponderante e tale da condizionare gli equilibri interni in senso ancora favorevole all'ala militare, non vi è dubbio che a tutt'oggi la componente politica sconta il prezzo dell'assenza di un leader carismatico al pari di Abdullah Ocalan o di Murat Karayilan. La questione del futuro di Ocalan è importante per il raggiungimento di una soluzione complessiva, tale da poter imporre una tregua sul terreno. La riforma della Costituzione costituisce a giudizio di molti commentatori la via maestra per l'adeguamento degli standard democratici del paese, ponendo fine allo stato di polizia a cui sono assoggettati oggi i curdi.

1) Sin dal suo avvento al potere nel 2002, l’attuale Governo - espressione del partito di ispirazione islamica AKP - è stato fautore di un nuovo approccio nei confronti della questione curda. Alla base della nuova strategia figura l’intento di operare un’apertura nei confronti delle istanze della popolazione curda, pur senza ridimensionare l’azione di risoluto contrasto alle attività terroristiche del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), incluso, come noto, anche nella lista UE delle organizzazioni terroristiche. Il processo di normalizzazione graduale promosso dal Premier Erdogan ha avuto inizio con l’abolizione dello stato di emergenza nelle Province del Sud-Est del Paese, dove si concentra la popolazione di etnia curda, ed è proseguito: a) con il riconoscimento di diritti sul piano culturale ed amministrativo (che ha portato alla messa in onda di programmi radiotelevisivi in lingua curda, all’organizzazione di corsi di lingua curda presso scuole private, allo svolgimento di celebrazioni pacifiche del “Capodanno curdo”); b) con misure volte a favorire la rappresentanza politica della componente minoritaria curda c) e con programmi di sviluppo economico a beneficio della regione del Sud-Est. Ad oggi, i risultati raggiunti in relazione agli obiettivi fissati dai punti b) e c) non possono considerarsi pienamente soddisfacenti. Nell’agosto 2009 il Governo Erdogan ha varato il cosiddetto “piano di apertura democratica” - nel tentativo di accelerare il processo di normalizzazione avviato - i cui tratti peculiari sono: l’introduzione di nuove norme in materia di autonomia locale; il riconoscimento della lingua e della cultura curde; la previsione di una forma di amnistia verso i militanti del PKK che si siano adeguati alla “legge del pentimento” contenuta nel Codice penale. Nel solco del processo di normalizzazione si collocano anche alcuni degli emendamenti costituzionali approvati in occasione del referendum del 12 settembre 2010 che hanno favorito il rinnovamento del sistema giudiziario, con effetti positivi sul piano della tutela dei diritti umani fondamentali di tutta la popolazione turca, ivi compresa l’etnia curda.

2) Dopo la riconferma dell’AKP al Governo nel 2011, l’Esecutivo ha dichiarato di voler trovare una soluzione alla questione curda nella riscrittura della Costituzione. Ha creato quindi una Commissione ad hoc, nella quale siedono i quattro partiti nel Parlamento, incluso quello espressione della minoranza curda, il BDP. Il governo sembrerebbe voler chiudere ogni negoziato con il PKK e nel gestire la questione curda al solo livello parlamentare. Tuttavia l'AKP pare tendere a delegittimare il BDP come interlocutore politico. L'impasse registrata nel processo di riforma costituzionale sembra aver indotto il PKK a riprendere in pieno le operazioni di guerriglia al confine. Dopo l’esplosione nel centro di Ankara (20 settembre 2011) e numerosi attacchi alle postazioni militari nel sud-est del Paese, di cui l’ultimo – violentissimo – il 19 ottobre 2011, è scattata un’offensiva di terra in territorio iracheno con circa 20.000 uomini. Si è così riaperta la spirale viziosa di scontro con il PKK, che ha finito per intrappolare inevitabilmente anche i rapporti tra Turchia e Nord Iraq. Il drammatico episodio di Uludere (sono state uccise delle persone al confine con l’Iraq, scambiate per militanti PKK) ha ulteriormente acutizzato il malcontento della minoranza curda. Il 28 dicembre 2012 è stata ricordata con diverse manifestazioni, in particolare nel sud-est del paese, la strage di Roboski avvenuta nella regione di Uludere (al confine con l'Iraq). La bozza del rapporto predisposto dalla Commissione parlamentare che sta investigando sul caso non individua alcun responsabile per l'accaduto. Pessima è stata la gestione dei seguiti da parte dell'Esecutivo, Ministro dell'Interno Sahin su tutti, ed evidente è l’imbarazzo del Governo per l’episodio. La decisione della Presidenza del Consiglio (dicembre 2012) di insignire di un'alta onorificenza il Capo dell'Aeronautica militare Mehmet Erten, ritenuto da parte curda colui il quale ha gestito l'attacco degli F16 turchi a Uludere, ha alimentato ulteriori polemiche. L'anniversario di Uludere si è sovrapposto alla scomparsa del deputato curdo di Diyarbakir Serafettin Elci, considerato da tutti una figura moderata nel panorama politico curdo, circostanza che non ha facilitato un riavvicinamento tra Erdogan e il BDP (ancora in aperto scontro sulla questione della rimozione dell'immunità parlamentare dei deputati curdi).

3) Il 21 marzo, in occasione delle celebrazioni del Newroz (inizio della primavera), il leader del PKK, Abdullah Ocalan, ha divulgato un messaggio, contenente l’appello - rivolto anche al Governo di Ankara - a ricercare una soluzione pacifica, senza il ricorso alle armi (pur non ricusando la lotta armata). Non si tratta di un “cessate il fuoco” incondizionato: il PKK è pronto tanto alla pace quanto alla guerra, ha chiarito il Comandante Capo del PKK a Qandil, Murat Karayilan. Il Governo ha intanto nominato una commissione di saggi (63 membri suddivisi in 7 gruppi per ciascuna area geografica del Paese). In sede parlamentare, è stata approvata la creazione di una Commissione ad hoc sul processo di soluzione della questione curda, con mandato di creare una cornice di garanzie legali per il ritiro dei guerriglieri curdi al di là del confine, in Iraq. Ad aprile 2013 la Grande Assemblea Nazionale turca ha approvato il quarto pacchetto di riforme nel settore della giustizia, con alcune modifiche rispetto al testo originario, tese a circoscrivere l’ambito dei reati identificabili come atti di terrorismo, al fine di eliminare interpretazioni estensive da parte della magistratura. Si registra, così, un indubbio passo in avanti nel processo di allineamento della normativa turca agli standard fissati dalla Corte Europea dei Diritti Umani. Il processo di pacificazione appare entrato in una fase di stallo con reciproche accuse di mancato rispetto degli accordi tra il governo e la compagine curda. Da parte del Governo di Ankara si lamentano i ritardi nel ritiro dei miliziani curdi (si ritiene che solo il 20-25% dei guerriglieri abbia passato il confine), mentre da parte del KCK si lamenta un aumento della presenza militare turca nella regione. Il 6 settembre 2013 il vice-Presidente del KCK ha così annunciato la sospensione del ritiro dei guerriglieri del PKK oltre il confine in attesa che il Governo turco adotti misure concrete sul fronte della democratizzazione e della tutela delle minoranze. Il rappresentante curdo, però, ha assicurato che verrà rispettato il cessate il fuoco entrato in vigore da metà marzo. La mossa sembra una scelta tattica dettata dalla volontà del KCK di tenere il Premier sotto pressione alla luce anche della difficile situazione in Siria. A detta degli osservatori, però, il dialogo non appare interrotto in quanto solo il leader Ocalan e lo stesso Erdogan hanno l’autorità per farlo cessare. A ottobre 2013 il Parlamento turco ha rinnovato la mozione che autorizza, per un ulteriore anno, operazioni oltre confine nel Nord dell'Iraq contro eventuali azioni terroriste del PKK. La mozione è stata rinnovata ininterrottamente sin dall'ottobre 2007. Quanto al contenuto, essa non differisce nella sostanza da quanto approvato negli anni passati: nell'attribuire grande importanza all'integrità territoriale, alla stabilità ed all'unità nazionale dell'Iraq, la mozione precisa di essere rivolta unicamente contro i campi del PKK ospitati in territorio iracheno.

4) Nel sud-est del Paese, ove si concentra storicamente l’etnia curda e zaza, prevale oggi un sentimento di disillusione. Con l'approssimarsi delle scadenze elettorali nel 2014, è diffusa la convinzione che il governo sarà sempre più riluttante ad adottare riforme per sostanziare il processo di soluzione. La critica costantemente sollevata all'indirizzo del governo verte sull'assenza di passi concreti sui temi percepiti come prioritari dalla parte curda (riforme democratiche, rilascio dei prigionieri, condizioni di prigionia di Ocalan). Il pacchetto di democratizzazione presentato dal governo turco il 30 settembre e' visto, dal mondo politico e culturale curdo, come un passaggio troppo debole e ben al di sotto delle aspettative, che risponde solo a logiche elettorali del Primo Ministro Erdogan. Per contro, la società civile pone come priorità la revisione della legge anti-terrorismo e del codice penale turco.

5) Il 16 novembre 2013 Massoud Barzani ha compiuto a Diyarbakir una visita “storica” e destinata a far parlare a lungo. La sua presenza nella 'capitale curda' di Turchia e' stata salutata e valutata dall'ampia maggioranza dei media turchi (in particolare da quelli filo-governativi) come 'storica', non solo perché interrompe un'assenza di 21 anni, ma perché essa e' caduta in un momento topico per il sud-est, dominato dalle incertezze sul processo di soluzione alla questione curda in Turchia e dalla prospettiva di una nuova regione autonoma curda alle proprie porte, questa volta nel nord-est siriano. L'artefice della visita e' stato il PM Tayyip Erdogan .

6) Sul versante delle prospettive future del processo di soluzione della questione curda, un segnale positivo proviene dalla sentenza, resa a gennaio 2014, della Corte Costituzionale di scarcerare i cinque deputati di etnia curda appartenenti al BDP/HDP che hanno potuto finalmente formulare il giuramento ed unirsi ai colleghi in parlamento, a due anni e mezzo dalla loro elezione. Da parte curda, si guarda ora con speranza, per parte curda, ad una possibile estensione applicativa di questa decisione nei confronti dei politici curdi detenuti nel contesto del processo contro il KCK (l'Unione delle comunità curde che le Autorità turche considerano essere l'ala urbana del PKK) che nel corso di questi anni ha letteralmente decimato la rete locale del movimento politico curdo rappresentato in parlamento dal BDP. L’11 gennaio 2014 i vice-presidenti del partito curdo, Buldan e Baluken, hanno incontrato il nuovo Ministro della Giustizia Bozdag e si sono recati nuovamente ad Imrali per l'ennesimo incontro con Abdullah Ocalan, il quattordicesimo da quando è stato avviato il processo di soluzione.

 

SITUAZIONE ECONOMICA

 

1. Il quadro economico turco continua ad essere caratterizzato da un forte dinamismo, nonostante il 2012 si sia chiuso con un tasso di crescita del PIL al 2,2%, nettamente inferiore agli straordinari ritmi di sviluppo conosciuti dal Paese nel biennio precedente (9,5% nel 2010 e 8,8% nel 2011, tra i tassi piu’ alti al mondo). La brusca frenata del 2012 non e’ giunta comunque del tutto inaspettata, poiché il Governo turco era da tempo impegnato a guidare un “soft landing” dell’economia per contrastare alcuni suoi malesseri cronici, fra i quali il disavanzo delle partite correnti (giunto alla non sostenibile soglia del 10% del PIL a fine 2011) e un tasso di inflazione, sempre in chiusura 2011, pericolosamente alto (10,45%). A tali misure si sono poi aggiunti, amplificandole, gli effetti di una congiuntura internazionale negativa (a cominciare da quella nell’Unione Europea e alle implicazioni sul fronte economico-commerciale conseguenti alle Primavere arabe), a dimostrazione di quanto il sistema economico turco sia profondamente interconnesso e sensibile all’andamento dei propri partner.

2. Nel 2013, la crescita del PIL e' stata pari al 4% (nei 4 trimestri: 2,9%, 4,5%, 4,3% e 4,4%), un valore leggermente superiore rispetto alle previsioni dei mercati, sebbene inferiore a quel 5% che viene considerato la soglia minima della forbice, compresa fra il 5 ed il 7%, che nel lungo periodo puo' assicurare la stabilita' del sistema.

Fra i fattori che hanno inciso maggiormente sulla crescita del PIL vi sono stati investimenti pubblici particolarmente sostenuti nell'ultimo quarto dell'anno, con una crescita dell'11,5% in termini reali. Sono anche cresciuti la spesa pubblica (+6,8%), i consumi privati (+5,3%) e gli investimenti privati (+4,9%), mentre un contributo negativo e' stato dato dal saldo delle partite correnti. Guardando ai diversi settori dell'economia, sono stati segnatamente dinamici quello dei servizi finanziari, dell'industria manifatturiera e delle costruzioni.

 

Nel mese di febbraio 2014, l’inflazione relativa ai beni al consumo in Turchia ha raggiunto il valore più alto negli ultimi sei mesi: il tasso d’inflazione è infatti cresciuto del 7,9 % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, e dello 0,43% rispetto a gennaio 2014.

Nel 2013, l’inflazione relativa ai beni al consumo in Turchia è stata pari al 7,4%. Nel 2012 l’inflazione aveva mostrato una tendenza in calo, con un dato finale pari al 6,16%.

La disoccupazione, sempre nel 2013, si e' attestata sul 10%, meno 0,1% rispetto al 2012, facendo registrate valori piu' alti nelle zone urbane rispetto a quelle rurali.

La Lira turca ha perso, nei confronti dell'Euro, piu' del 25% in un anno.

 

La produzione industriale nel 2012 è cresciuta del 2,3% rispetto al 2011, sebbene nel mese di dicembre si sia registrato un calo del 3,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

Nel 2013 si è registrato un + 7,1% rispetto all’anno precedente.

A gennaio 2014 la produzione industriale della Turchia è cresciuta del 7,3% rispetto all’anno precedente, superando addirittura le aspettative che avevano previsto una crescita del 4-5%, trainata dalla produzione dell’industria mineraria in crescita del 9,4%, quella manifatturiera che ha registrato un aumento del 7,8% e il settore energetico, +3,5%. I dati dell’Istituto di Statistica turco segnalano, in particolare, che l’indice di produzione industriale ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 27 mesi.

 

Sul fronte esterno preoccupa sempre lo squilibrio dei conti con l’estero, che dipende essenzialmente da un deficit commerciale caratterizzato da uno sbilanciamento strutturale (dipendenza energetica e produttiva dalle importazioni) e che tende a essere per lo piu’ finanziato con afflussi di capitali dall’estero a breve termine e non con investimenti produttivi. Proprio per contrastare questo fenomeno le autorità turche hanno approvato nel 2012 un imponente pacchetto di incentivi agli investimenti, che insieme a tutta una serie di ulteriori misure ha dato alcuni effetti positivi. Inoltre a fine 2013 sono state varate alcune altre misure volte a favorire gli investimenti esteri con l’obiettivo di sostenere ricerca e sviluppo, semplificare le procedure di accesso agli incentivi e agevolare la produzione di energia rinnovabile.

 

3. In generale, il sistema economico turco deve l’ottima performance dell’ultimo decennio alle riforme strutturali introdotte in linea con il processo di adesione all’UE e alla solidità del proprio sistema bancario, improntato a rigidi criteri di disciplina dopo la grave crisi degli anni 2001-2002. I principali indicatori dei conti pubblici dimostrano un andamento positivo, anche se il 2012 si e’ chiuso con rapporti debito/pubblico PIL al 49,9% e deficit/PIL al’5,9%, in netta crescita rispetto all’anno precedente.

Secondo i dati della Banca Centrale turca, a settembre 2013 il disavanzo delle partite correnti è tornato a crescere (3,28 mld $), contribuendo all’aumento del deficit complessivo registrato negli ultimi 9 e 12 mesi (49 e 59 mld $, rispettivamente).

I dati diffusi dalla Banca Centrale turca mostrano come il debito estero a lungo termine del settore privato sia cresciuto dai 126 miliardi di dollari americani del 2011 ai 138 miliardi del 2012. Il debito estero a breve termine del settore privato é altresì aumentato da 74 miliardi di dollari nel 2012 a 89 miliardi nel 2012. Il debito estero totale del settore privato ha superato i 226 miliardi di dollari americani nel 2012, con un aumento del 13% rispetto al 2011 e quintuplicandosi rispetto al 2002.

 

4. Nella seduta del 16 maggio 2013, la Banca Centrale della Repubblica Turca (BCRT) ha ridotto di mezzo punto percentuale sia il tasso di riferimento (“one we-ek repo rate”), passato a maggio dal 5 al 4,5 per cento, sia gli estremi del corridoio dei tassi, scesi al 6,5 e 3,5 per cento, dal 7 e 4 per cento del mese di aprile. Nel comunicato diffuso dalla BCRT si sottolinea che al momento l’afflusso di capitali dall’estero appare ancora molto sostenuto e che il credito interno continua a espandersi a un ritmo (+19 per cento) più elevato rispetto all’obiettivo di medio periodo caldeggiato dalle Autorità (+15 per cento).

 

5. Il 27 marzo 2013 l’Agenzia di rating Standard&Poor’s ha annunciato l’innalzamento della valutazione attribuita alla Turchia da BB a BB+, con outlook stabile, portando così il Paese a un solo livello al di sotto dell’investment grade. La decisione è stata motivata principalmente sulla base della riduzione dello squilibrio con l’estero osservata negli ultimi mesi, derivante da una positiva dinamica delle esportazioni e da un rallentamento dei consumi interni, in un contesto di stabile tenuta della finanza pubblica.

S&P ha evidenziato come la propria valutazione positiva risenta anche del processo di pacificazione in atto con il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) iniziato a gennaio scorso: secondo l’Agenzia, il negoziato in corso, volto a risolvere un conflitto ormai pluridecennale, avrebbe maggiori probabilità di successo rispetto a tentativi intrapresi in passato. Il ristabilimento di condizioni di normalità potrebbe consentire alle regioni del Sud-Est del Paese di uscire dalla situazione di arretratezza economica in cui versano, favorendo la ripresa degli investimenti produttivi e l’intensificazione degli scambi commerciali.

 

6. La Tusiad (Turkish Industry and Business Association) ha rinnovato il suo Consiglio Direttivo ed eletto alla presidenza, nel gennaio 2013, il cinquantacinquenne Muharrem Yilmaz, in sostituzione dell'imprenditrice Umit Boyner, che ha ricoperto tale incarico dal 2010 al 2013. Fondata nel 1971, la Tusiad e' la piu' potente associazione di imprese in Turchia e riunisce i presidenti e i direttori generali delle maggiori industrie e societa' di servizi del Paese, comprese tutte quelle che fanno parte della lista di Fortune 500. Con sede ad Istanbul ed uffici di rappresentanza nelle capitali di alcuni dei Paesi di maggiore interesse economico e politico per la Turchia (Bruxelles, Washington D.C., Parigi, Berlino e Pechino), la Tusiad ha come scopo principale quello di sostenere gli interessi dell'imprenditoria turca e promuovere ricerche indipendenti e discussioni che riguardano anche gli aspetti della vita politica e sociale del Paese.

 

7. La bozza del decimo Piano Quinquennale per lo Sviluppo della Turchia 2014-2018 inviata al Parlamento prevede un tasso di crescita annuo del 5,5%, con un tasso di inflazione del 4,5% e un tasso di disoccupazione del 7,2%, da raggiungere entro la fine del 2018. Il piano mira ad incrementare il prodotto interno lordo (PIL) a 1.300 miliardi di USD e il reddito pro capite a 16.000 USD. Il volume delle esportazioni, 152,5 miliardi di USD nel 2012, dovrebbe salire a 277,2 miliardi di USD entro la fine del 2018, con una crescita annuale pari all’11,9%. Il volume delle importazioni dovrebbe salire a 404,3 miliardi di USD entro la fine del 2018 dai 236,5 miliardi di USD del 2012, con un incremento annuo del 9,9%. Il piano prevede la creazione di 4 milioni di nuovi posti di lavoro, con un incremento annuo del 2,9%. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro salirà al 53,8% per la fine del 2018, dal 50% del 2012. Si mira infine ad una riduzione del 2% nel tasso di disoccupazione, dal 9,2% nel 2012 al 7,2% per la fine del 2018.

 

8. Il governo turco ha presentato il nuovo Programma di Medio Temine (elaborato dal Ministero dello Sviluppo) che, partendo dall’analisi dell’attuale situazione del Paese sul fronte macroeconomico, fornisce le previsioni sull’andamento dei principali indicatori economici per il triennio 2014-2016 ed indica le strategie che verranno adottate per raggiungere gli obiettivi fissati per tale periodo. Per il 2014, e’ invece prevista una crescita del 4%, inferiore al 5% del precedente Programma, mentre per il 2015 ed il 2016 la crescita dovrebbe attestarsi al 5%. Per quanto riguarda il PIL, quindi, si assiste sicuramente ad un miglioramento rispetto allo scorso anno, sebbene di entità inferiore alle speranze governative.

Tra le priorità indicate dal Programma di Medio Termine per i prossimi anni vi sono: 1) riduzione del deficit delle partite correnti (attraverso maggiori risparmi domestici, l’allocazione delle risorse a disposizione nei settori più produttivi, l’incremento dell’efficienza economica); 2) riduzione dell’inflazione, che dovrebbe attestarsi all’8,9% a fine anno e che preoccupa molto il Governo anche per gli effetti sulla popolazione, in vista delle prossime tornate elettorali; 3) mantenimento della politica di bilancio in corso, rispetto alla quale il Governo e’ molto soddisfatto; 4) sostegno alla crescita ed all’occupazione.

 

9) Le previsioni per il 2014 non possono non tenere conto della situazione politica che sta caratterizzando il Paese e che desta non poche preoccupazioni sui mercati internazionali e fra gli investitori stranieri.

Quanto ai recenti episodi legati alle indagini anti-corruzione, secondo Morgan Stanley l'incertezza politica sara' una delle cause principali dell'instabilita' della Lira nel breve termine. Deloitte ha ultimamente sottolineato che la combinazione di deprezzamento valutario e timori di natura politica potrebbe avere un impatto negativo sensibile sulle quotazioni delle imprese turche, con perdite di valore stimate fino al 30%. In una recente nota, Moody's, pur ritenendo che il proprio rating attuale della Turchia (BAA3 con outlook stabile) tenga gia' conto del rischio politico del Paese, ha evidenziato che altri fattori potrebbero influire negativamente sulla valutazione della Turchia, segnatamente un arresto o una inversione dei flussi di capitali stranieri, oppure un peggioramento marcato della finanza pubblica.

 


Principali indicatori economici

 

 (in euro o dollari)

2010

2011

2012

2013

2014

2015

PIL Nominale  (Miliardi di USD a PPP)

 962

 1.068

1.110

 1.163

1.235

 1.321

PIL pro-capite (USD a PPP)

 13.218

 14.520

 15.069

15.400 

16.200 

17.200 

Crescita del PIL reale

(variazione %)

9,3 

8,6 

2,7 

3,2 

4,4 

5,0 

Consumi privati (variazione %)

6,7 

7,8 

-0,4 

2,3 

2,4 

2,9 

Debito pubblico (% del PIL)

43,1 

40,0 

37,5 

36,6 

36,1 

35,6 

Investimenti diretti stranieri (Milioni di USD)

9.038 

15.874 

12.557 

12.500

18.500

25.000

Bilancia commerciale (Milioni di USD)

-56.445 

-89.471 

-65.602 

-58.400 

-61.700 

-61.700 

Rating OECD sul rischio Paese

                 Fonti: Economist Intelligence Unit, OECD

 

 

Flussi turistici

E’ da sottolineare un rinnovato impulso del turismo, con 26,3 milioni di turisti stranieri che hanno visitato il Paese nel 2008, 27 milioni nel 2009 (in crescita del 2,5% rispetto al 2008 nonostante il turismo globale sia calato in quel periodo del 4% e quello verso l'Europa del 6%), oltre 28 milioni e mezzo nel 2010 e 31,4 milioni nel 2011. In generale, dal 2002 (con 13,2 milioni di turisti) al 2011 (con oltre 31 milioni) l'afflusso di visitatori in Turchia ha fatto registrare una crescita del 137,3%, con un aumento delle relative entrate dagli 11,9 miliardi di dollari del 2002 ai 23 miliardi del 2011 (+ 93%).

Nella graduatoria per nazioni, la Germania si colloca al primo posto con 3,3 milioni di presenze e la Russia le segue in seconda posizione con 2,6 milioni di turisti (periodo gennaio-ottobre 2012).

Nel 2013 il numero di turisti stranieri che hanno visitato la Turchia è aumentato del 10% rispetto all'anno precedente, nonostante le possibili tensioni dovute alla situazione degli Stati confinanti, su tutti Iraq e Siria. I turisti stranieri che hanno scelto la Turchia come meta delle proprie vacanze sono stati 34,9 milioni, in crescita rispetto al 2012 quando i turisti erano stati 31,7 milioni.

 

La Turkish Airlines nel 2013 si e' aggiudicata il titolo di miglior compagnia aerea d'Europa per la terza volta consecutiva, nell'ambito della manifestazione World Airlines Award.

Sempre nel 2013 i passeggeri che hanno volato con THY sono cresciuti del 23,6% rispetto all'anno precedente, raggiungendo il numero di 48,3 milioni.

Turkish Airlines ha fatturato 683 milioni di Lire Turche e il numero delle destinazioni e' cresciuto del 12% rispetto al 2012, raggiungendo la cifra considerevole di 243 mete.

Dal 2014 la compagnia aerea volera' anche a Catania e a Pisa. Con questi due nuovi voli, Turkish Airlines porta a nove il numero dei collegamenti tra il nostro Paese e la citta' di Istanbul, riconfermando l'importanza del mercato italiano (quarto mercato di sbocco per l'export turco).

 

 

Relazioni economiche con i principali Paesi partner

1. Nel 2012 il deficit commerciale turco è diminuito del 20,7%, rispetto al 2011, passando dai 105,9 miliardi di dollari del 2011 agli 83,9 miliardi di dollari del 2012. Tradizionalmente in passivo, la bilancia commerciale del Paese ha beneficiato di una serie di misure di politica economica adottate dal Governo che hanno concorso a favorire un incremento delle esportazioni del 13,1%. Nel 2012, l’export turco ha raggiunto un valore di 152,5 miliardi di dollari (contro i 134,9 miliardi del 2011), mentre l’import è lievemente diminuito, dai 240,8 miliardi di dollari del 2011 ai 236,5 del 2012 (-1,8%). In totale l’interscambio 2012 della Turchia con il mondo ha registrato un valore di 389 miliardi di dollari, in aumento del 3,6% rispetto al periodo gennaio-dicembre 2011 (375,7 miliardi di dollari). Pur rimanendo su valori alti, l’interscambio con l’UE è risultato in lieve diminuzione (-4,4%), ed è passato da un valore di 153,4 miliardi di dollari nel 2011 a quello di 146,6 miliardi di dollari nel 2012. Il 38,8% dell’export turco è diretto verso i paesi dell’Unione Europea (59,2 miliardi di dollari nel 2012, contro i 62,3 miliardi di dollari del 2011, con una variazione negativa del 5%). Anche le importazioni dalla UE sono diminuite (-4%), passando da 91,1 a 87,4 miliardi di dollari, pur continuando a rappresentare una quota del 37% del totale delle importazioni del Paese, che ha contratto il suo deficit commerciale nei confronti dell’Europa del 2%, passando da 28,7 a 28,2 miliardi di dollari di passivo nel periodo di riferimento.

Nella graduatoria dei principali partner, il primo posto è della Germania, con 34,5 miliardi di dollari di interscambio (-6,5% rispetto allo stesso periodo del 2011), 21,3 miliardi di dollari di esportazioni (-6,9%), 13,1 miliardi di dollari di importazioni (-5,9%) ed un passivo commerciale della Turchia di 8,2 miliardi di dollari; il secondo posto della Russia, con 33,3 miliardi di dollari di interscambio (+11,2%), 26,6 miliardi di dollari di espor-tazioni (+11%), 6,6 miliardi di dollari di importazioni (+11,5%) ed un passivo commerciale della Turchia di 19,9 miliardi di dollari; il terzo della Cina, con 24,1 miliardi di dollari di interscambio (-0,1%), 21,2 miliardi di dollari di esportazioni (-1,8%) e 2,8 miliardi di dollari di importazioni (+14,9%) ed un passivo commerciale della Turchia di 18,4 miliardi di dollari; il quarto dell’Iran, con 21,8 miliardi di dollari di interscambio (+36,4%), costituito da 11,9 miliardi di dollari di esportazioni (-4%) e 9,9 miliardi di dollari di importazioni (+176,4%) ed un passivo commerciale della Turchia di 2 miliardi di dollari; seguono gli USA con 19,7 miliardi di dollari di interscambio (-4,2%), 14,1 miliardi di dollari di esportazioni (-11,9%) e 5,6 miliardi di dollari di importazioni (+22,5%) ed un passivo commerciale della Turchia di 8,5 miliardi di dollari; al sesto posto l’Italia con 19,7 miliardi di dollari di interscambio (-7,4%), 13,3 miliardi di dollari di esportazioni (-0,8%) e 6,3 miliardi di dollari di importazioni (-18,8%) ed un passivo commerciale della Turchia di 6,9 miliardi di dollari.

 

2. La Bilancia Commerciale turca ha ampliato nel 2013 il suo disavanzo del 18,7%, toccando un valore di quasi 100 miliardi di dollari (99,7), contro gli 84 miliardi del 2012. L’interscambio della Turchia con il resto del mondo nel periodo considerato è aumentato del 3,7%, per un valore globale di 403,5 miliardi di dollari. Le esportazioni (151,8 miliardi di dollari) sono rimaste sostanzialmente invariate, mentre le importazioni (251,6 miliardi di dollari) sono aumentate del 6,4%. L’interscambio della Turchia con la UE, che rappresenta il 38,5% del commercio totale del Paese, è aumentato nel 2013 del 5,7% rispetto al 2012, raggiungendo un valore di 155,5 miliardi di dollari, per un saldo commerciale negativo per la Turchia pari a quasi 29,3 miliardi. Al quarto posto della graduatoria internazionale dei migliori partner (dietro Germania, Russia e Cina, e davanti agli Stati Uniti), si colloca l’Italia con 19,6 miliardi di interscambio (in diminuzione dello 0,6% rispetto al 2012).

I prodotti più esportati dalla Turchia nel 2013 sono stati: autoveicoli, trattori e parti di ricambio (17 miliardi di dollari, +12,3%), macchinari e apparecchiature meccaniche (12,9 miliardi di dollari, +8,3%), ferro ed acciaio (9,9 miliardi di dollari, -12,3%), macchinari di precisione ed attrezzature elettriche ed elettroniche (9,5 miliardi di dollari, 1,9%), abbigliamento ed accessori (9,2 miliardi di dollari, +10%), pietre preziose e semi-preziose, metalli preziosi, perle, bigiotteria (6,9 miliardi di dollari, -57,3%). I prodotti maggiormente importati dalla Turchia sono stati: combustibili minerali, oli minerali (55,9 miliardi di dollari, -7%), Macchinari e apparecchiature meccaniche (30 miliardi di dollari, +14,6%), ferro ed acciaio (18,6 miliardi di dollari, -4,8%), macchinari di precisione ad attrezzature elettriche ed elettroniche (17,7 miliardi di dollari +9,1%), autoveicoli, trattori e parti di ricambio (16,8 miliardi di dollari, +15,8%), pietre preziose e semi-preziose, metalli preziosi, perle, bigiotteria (16,2 miliardi di dollari, +90,2%). (Fonte: Ufficio Ice di Istanbul, elaborazione dati Türkstat)


 

L’INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA

(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)

 

GENNAIO - DICEMBRE 2013

INTERSCAMBIO DELLA TURCHIA CON I PRIMI 34 PAESI:

IMPORTAZ.

 

Var%

 

ESPORTAZ.

 

Var%

 

TOTALE INTERSCAMBIO

 

Var%
 
 

SALDO

GERMANIA

24.184.950

13,0%

13.706.980

4,4%

    37.891.930

9,8%

-10.477.970

RUSSIA (FED.)

25.063.530

-5,9%

6.966.989

4,3%

    32.030.519

-3,8%

-18.096.541

CINA

 24.686.554

15,9%

   3.602.109

27,1%

    28.288.663

17,2%

-21.084.445

ITALIA

 12.885.001

-3,4%

   6.720.577

5,5%

    19.605.578

-0,6%

-6.164.424

STATI UNITI

 12.596.183

-10,9%

   5.623.306

0,3%

    18.219.489

-7,7%

-6.972.877

REGNO UNITO

   6.270.860

11,4%

   8.777.301

1,0%

    15.048.161

5,1%

2.506.441

IRAN

 10.383.154

-13,2%

   4.193.950

-57,7%

    14.577.104

-33,4%

-6.189.204

FRANCIA

   8.079.740

-5,9%

   6.378.947

2,9%

    14.458.687

-2,2%

-1.700.793

IRAQ

      145.526

-2,5%

 11.958.853

10,5%

    12.104.379

10,3%

11.813.327

SPAGNA

   6.416.653

6,5%

   4.337.678

16,7%

    10.754.331

10,4%

-2.078.975

SVIZZERA

   9.647.276

124,1%

   1.021.574

-51,9%

    10.668.850

65,9%

-8.625.702

EMIRATI ARABI

   5.384.468

49,7%

   4.967.636

-39,2%

    10.352.104

-12,1%

-416.832

INDIA

6.367.869

9,0%

587.179

-25,8%

      6.955.048

4,8%

-5.780.690

OLANDA

   3.362.319

-8,1%

   3.539.607

9,1%

      6.901.926

0,0%

177.288

UCRAINA

4.514.767

2,7%

2.190.928

19,8%

      6.705.695

7,7%

-2.323.839

COREA DEL SUD

6.088.467

7,6%

468.995

-11,2%

      6.557.462

6,0%

-5.619.472

BELGIO

   3.843.381

4,1%

   2.575.750

9,2%

      6.419.131

6,1%

-1.267.631

ROMANIA

3.592.567

11,0%

2.617.682

4,9%

      6.210.249

8,3%

-974.885

GRECIA

4.205.995

18,8%

1.438.080

2,6%

      5.644.075

14,2%

-2.767.915

POLONIA

3.184.302

4,1%

2.059.986

11,1%

      5.244.288

6,8%

-1.124.316

ARABIA SAUDITA

2.014.870

-7,2%

3.192.192

-13,2%

      5.207.062

-11,0%

1.177.322

ISRAELE

2.417.935

41,4%

2.651.438

13,8%

      5.069.373

25,5%

233.503

EGITTO

1.628.880

21,4%

3.202.543

-13,0%

      4.831.423

-3,8%

1.573.663

BULGARIA

2.760.274

0,2%

1.972.321

17,1%

      4.732.595

6,6%

-787.953

GIAPPONE

3.453.194

-4,1%

409.278

23,4%

      3.862.472

-1,8%

-3.043.916

AZERBAIJAN

333.748

-1,8%

2.961.268

14,6%

      3.295.016

12,7%

2.627.520

LIBIA

303.957

-27,0%

2.753.876

28,7%

      3.057.833

19,7%

2.449.919

KAZAKHISTAN

1.760.307

-14,4%

1.039.686

-2,7%

      2.799.993

-10,4%

-720.621

TURKMENISTAN

653.815

115,4%

1.959.565

32,4%

      2.613.380

46,5%

1.305.750

GEORGIA

201.738

11,9%

1.246.880

-0,5%

      1.448.618

1,0%

1.045.142

UZBEKHISTAN

815.417

0,3%

563.516

25,3%

      1.378.933

9,2%

-251.901

SIRIA

84.865

25,8%

1.027.338

106,3%

      1.112.203

96,7%

942.473

TAGIKHISTAN

371.358

7,6%

283.692

20,7%

         655.050

12,9%

-87.666

KYRGHIZISTAN

36.964

-18,3%

389.099

51,1%

         426.063

40,8%

352.135

 

FONTE: ELABORAZIONI ICE ISTANBUL SU DATI TURKIYE ISTATISTIK KURUMU - TUIK ( ISTITUTO TURCO DI STATISTICA)  

 

Nel gennaio 2014 il dato più significativo della bilancia commerciale turca è rappresentato dalla diminuzione, rispetto al gennaio 2013, del 6,8% del deficit, passato da 7,3 a 6,8 miliardi di dollari L’interscambio della Turchia con il resto del mondo nel periodo considerato è aumentato del 4,9% per un valore globale di 31,7 miliardi di dollari. Le esportazioni (12,4 miliardi di dollari) sono aumentate dell’8,6%, mentre le importazioni (19,2 miliardi di dollari) sono aumentate del 2,6%. L’interscambio della Turchia con la UE, che rappresenta il 37,9% del commercio totale del Paese, è aumentato nel mese di gennaio 2014 del 5 % rispetto a gennaio 2013, raggiungendo un valore di 12 miliardi di dollari, per un saldo commerciale negativo per la Turchia pari a 1 miliardo. Al quinto posto della graduatoria internazionale dei migliori partner (dietro Russia, Germania, Cina e Stati Uniti), si colloca l’Italia con 1,4 miliardi di interscambio. In particolare, nel periodo considerato le esportazioni dalla Turchia verso l’Italia sono state pari a 597 milioni di dollari (+10,3%), mentre le importazioni dall’Italia si attestano sugli 872 milioni (-1,6%) per un saldo negativo per la Turchia pari a 274 milioni di dollari.


 

 

Investimenti

Nel campo degli investimenti diretti esteri il riferimento normativo fondamentale è rappresentato ancora dalla legge quadro del 5 giugno 2003, che, innovando, ha adottato un approccio liberale e di apertura all'afflusso dei capitali esteri. Con queste norme è stata introdotta una semplificazione amministrativa che ha facilitato l'accesso in Turchia dei capitali esteri. Vengono classificati come investimenti diretti esteri anche gli acquisti effettuati sul mercato azionario di partecipazioni societarie per quote superiori al 10%.

Secondo i dati resi noti dalla Banca Centrale della Repubblica Turca (BCRT), tra il 2003 e il 2012 la Turchia ha attratto circa 100 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri (IDE), di cui più di un quarto nel biennio 2011-2012. Si tratta di una cifra consistente se si pensa che nel decennio precedente (1993-2002) gli IDE affluiti nel Paese erano stati pari a 11.500 miliardi di dollari.

 

1. Gli investimenti diretti esteri in Turchia nel 2012 sono ammontati a 12,38 miliardi dollari, in caduta del 22,8% rispetto al 2011, quando avevano toccato i 16,04 miliardi di dollari.

Gli investimenti immobiliari sono aumentati del 30,9%, attestandosi a quota 2,63 miliardi di dollari, contro i 2,01 miliardi di dollari del 2011.

Sempre nel 2012, l'Italia ha investito 178 milioni di dollari, in aumento (+60,36%) rispetto al 2011, quando il nostro Paese aveva investito 111 milioni di dollari. In Turchia sono operanti 1.000 imprese italiane, di cui 25 costituite nel mese di dicembre 2012.

Fra i principali Paesi investitori figurano: Regno Unito (1,99 miliardi di dollari), Austria (1,49 miliardi), Olanda (1,17 miliardi), Germania (532 milioni), Paesi del Golfo (515 milioni), USA (404 milioni), Francia (99 milioni). In totale operano in Turchia 32.604 imprese estere di cui: 5.158 della Germania (15,8% del totale); 2.446 del Regno Unito (7,5%); 2.872 dell'Iran (8,8%); 2.105 dell'Olanda (6,5%); 1.289 degli USA (4,0%); 1.190 dell'Azerbaijan (3,6%); 1.009 dell'Iraq (3,1%); 1.000 dell'Italia (3,1%); 479 della Cina (1,5%) e 208 della Corea del Sud (0,6%). Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle 32.604 imprese estere, i paesi UE sono al primo posto con 16.415 aziende. Delle imprese estere operanti in Turchia, 18.968 sono basate ad Istanbul (58,2% del totale), 3.720 ad Antalya (11,4%), 2.107 ad Ankara (6,5%), 1.800 ad Izmir (5,5%), 1.447 a Muğla (4,4%) e 582 Bursa (1,8%). (Fonte: Ufficio Ice  di Istanbul, elaborazione di dati TürkStat)

 

2. Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia e rielaborati da ICE Istanbul, gli investimenti diretti esteri nel 2013 sono ammontati a 12,6 miliardi di dollari in caduta del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2012, quando avevano toccato i 13,2 miliardi di dollari. Nel periodo considerato gli investimenti immobiliari sono aumentati del 15,7%, attestandosi a quota 3 miliardi di dollari, contro i 2,6 miliardi del 2012. Nel 2013 l’Italia ha investito 145 milioni di dollari, in diminuzione (-5,8%) rispetto allo stesso periodo del 2012. In Turchia, sul totale di 36.950 imprese straniere, sono operanti 1.113 imprese italiane, di cui 20 costituite nel solo mese di dicembre 2013. Fra i Paesi che hanno maggiormente investito in Turchia figurano la Germania, i Paesi del Golfo, l’Olanda, l’Austria e gli Stati Uniti.

Delle imprese estere operanti in Turchia, 21.973 sono basate ad Istanbul (59,5% del totale), 4.046 ad Antalya (10,9%), 2.279 ad Ankara (6,2%), 1.944 ad Izmir (5,3%), 1.498 a Mugla (4,1%) e 680 Mersin (1,8%).

 

Secondo i dati rilasciati dal Ministero dell’Economia turco, gli investimenti diretti esteri arrivati in Turchia nel mese di gennaio 2014 sono aumentati del 51% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo la cifra di 1,2 miliardi di dollari.

Sempre secondo il Ministero dell’Economia, 180 nuove imprese internazionali si sono costituite a gennaio 2014, portando il numero delle aziende internazionali che operano in Turchia a 37.246, di cui circa 1.100 italiane.

 

3. Lo stock degli investimenti diretti esteri (IDE) presenti in Turchia ammonta a 181,0 miliardi di USD (dati fine 2012) e la quota dell'Italia è pari a 2,9 miliardi di USD (2011).

I settori di maggiore interesse per gli investitori stranieri in questi ultimi anni sono stati il manifatturiero, quello della vendita al dettaglio, delle intermediazioni finanziarie e il settore immobiliare. Nel totale degli IDE in entrata negli ultimi cinque anni, i Paesi Bassi sono stati il primo Paese investitore (25,46%), seguiti dagli Stati Uniti (12,47%), dalla Francia (9,08%), dalla Germania (7,44%), dal Regno Unito (6,46%) e dall'Italia (2,97%).

A fine 2011, lo stock degli investimenti diretti esteri (IDE) presenti in Turchia ammonta a 134,6 miliardi di USD, e la quota dell'Italia è stata pari a 3,3 miliardi di USD (2010).

4. Nel primo semestre del 2011, lo stock degli investimenti diretti dalla Turchia verso l'estero ammonta a 21,6 miliardi di USD, mentre il valore del capitale investito nel primo semestre del 2011 ha raggiunto quota 849 milioni di USD. I primi tre Paesi che vantano la presenza dello stock maggiore di investimenti turchi sono i Paesi Bassi (5,3 miliardi di USD), l'Azerbaijan (3,8 miliardi di USD) e Malta (1,4 miliardi di USD). Negli ultimi cinque anni (1° gennaio 2006 – 31 Dicembre 2010) la Turchia ha investito all'estero 10,3 miliardi di USD. In Italia, dove sono presenti 47 imprese turche, lo stock di investimenti diretti turchi è stato pari a 135 mln/$. I settori di maggiore interesse per gli investitori turchi sono risultati i seguenti: energia, finanza/banche e comparto manifatturiero.

5. Un rapporto pubblicato da Deloitte Turchia segnala che negli ultimi anni le aziende turche hanno operato una serie di grandi acquisizioni all'estero per un valore di 7,5 miliardi di dollari, con ben 26 operazioni effettuate nel solo 2011 per 2,9 miliardi di dollari. L’acquisto di Godiva Chocolates da parte di Yıldız Holding sarebbe l'investimento più importante all'estero compiuto da capitali turchi, ma l’interesse si è rivolto anche ad altri settori: alimentari e bevande, servizi, telecomunicazioni, logistica, servizi finanziari. Altre acquisizioni degne di nota sono quella di Trader Media Oriente da parte di Hürriyet, quella di SAB Miller in Russia e Ucraina da parte di Anadolu Efes, quella di Villeroy&Boch da parte di Eczacıbaşı, quella dell’iraniana Razi Petrochemicals da parte del consorzio Asya Gaz Enerji, l’acquisto da parte di Türkcell della Belarus Telecom, e quello da parte della Yıldırım Holding di CMA CGM, una società di logistica francese. In genere, riferisce il rapporto, le aziende turche sono interessate ad acquisire il 100% o la quota di maggioranza di società estere, e solo a volte scelgono di investire assieme a partner locali, data la familiarità di questi ultimi con il mercato.

6. È entrato in vigore, il 19 giugno 2012, il decreto del Governo turco in materia di incentivi agli investimenti, che era stato già annunciato alla stampa nel mese di aprile. Il piano in questione, prioritariamente mirato a ridurre l'ampio deficit delle partite correnti turche, attenuare la forte disomogeneità nello sviluppo tra le varie aree del Paese e promuovere le attività di clustering e la produzione locale di beni ad alto contenuto tecnologico, punta su una nuova combinazione di sgravi e sussidi che sono definiti tra le altre cose in base allo sviluppo socioeconomico delle zone del Paese (appositamente raggruppate in 6 distinte regioni) dove l’investimento è diretto, alla natura dell’investimento stesso (classificato secondo quattro categorie: generale, regionale, strategico, a grande scala) e al settore d’attività interessato (con alcuni comparti considerati prioritari e quindi destinatari di incentivi maggiori). Secondo fonti della stampa locale la Turchia ha ricevuto 480 proposte di progetti di investimento per un valore di 3,2 miliardi di dollari dall’introduzione del nuovo pacchetto governativo di incentivi finalizzato alla promozione e all’attrazione di investimenti nel Paese. 340 di questi progetti, che daranno lavoro ad oltre 16mila persone, sono stati approvati. Il 3,8% dei progetti sono collegati ad investimenti nell’agricoltura, il 9,1% nel settore minerario, il 56,8% nella produzione, il 2,9% nel settore energetico ed il 27,4% nell’industria dei servizi. Considerando i sottosettori, il tessile e l’industria dell’abbigliamento sono al primo posto per numero di investimenti, con una quota sul totale del 19% e del 21% in termini di persone occupate. Seguono gli investimenti nell’industria alimentare e degli alcolici, nei settori minerario, turistico, dei pneumatici e della plastica, delle infrastrutture, della formazione e dei macchinari.

La Turchia mira ad avere almeno 20 reattori nucleari operativi nel Paese per il 2030. La Turchia ha già un accordo con la Russia per la costruzione di un impianto nucleare ad Akkuyu, nella provincia meridionale di Mersin (la messa in servizio è programmata per il 2019) ed ha firmato un MoU con il Giappone per avviare negoziati ufficiali in vista della realizzazione di un’altra centrale a Sinop. Entrambi i progetti prevedono quattro reattori e saranno realizzati ad un costo stimato di 20 mld/$. La Turchia è undicesima in Europa per produzione di energia eolica. Secondo i dati resi noti di recente dall’Associazione Europea dell’Energia Eolica, nel 2010 la Turchia ha accresciuto la sua capacità nel settore del 66%.

E’ stata firmata, nel novembre 2011, un'intesa tra la Societa' di Stato turca per il Petrolio (TPAO) e il colosso olandese Shell, per l'esecuzione di studi sismici, la prospezione e la produzione off-shore di petrolio e gas dai fondali marini prospicienti Antalya (costa mediterranea), e per la prospezione delle eventuali riserve di petrolio e gas nel sottosuolo nella zona di Diyarbakir (Anatolia sud-orientale).

Rapporto con le Istituzioni finanziarie internazionali.

1. La Turchia mantiene rapporti costanti con Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo. Rilevanti sono naturalmente anche i fondi dell’Unione Europea, a partire da quelli erogati tramite il programma IPA, ed i rapporti con la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Islamica di Sviluppo.

2. Si è ufficialmente concluso nel maggio 2008 l’Accordo triennale di Stand-By stipulato con il Fondo Monetario Internazionale a sostegno del programma economico e finanziario del Governo turco per il periodo 2005-2008, per un ammontare complessivo di circa USD 10 miliardi, di cui 837,5 milioni immediatamente disponibili ed il resto da versare in 11 rate di uguale entità. Dall’estate del 2008 hanno avuto luogo negoziati tra il Governo di Ankara ed il Fondo al fine di rinnovare un nuovo prestito che avrebbe potuto aggirarsi intorno ai 30 miliardi di USD. In tale contesto, il Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha inoltre deciso di aumentare la quota di partecipazione della Turchia del 23,6% a circa 1,2 miliardi di DSP (Diritti Speciali di Prelievo).

Il 14 maggio 2013 il Governo turco ha annunciato il rimborso dell’ultima tranche dei finanziamenti richiesti al Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il versamento, di importo pari a 283 milioni in diritti speciali di prelievo (325 milioni di euro o 422 milioni di dollari), chiude una lunga serie di prestiti concessi dal FMI a partire dai primi anni sessanta, per un ammontare complessivo di quasi 50 miliardi di dollari

3. La Banca Mondiale ha approvato, il 5 maggio 2011, un prestito del valore di USD 700 milioni, destinato al conseguimento di un tasso di crescita sostenibile ed alla creazione di nuovi posti di lavoro.

4. Nel settembre 2008 la BERS ha deciso di estendere l’area delle operazioni anche alla Turchia, una decisione ratificata a fine ottobre dai Governatori dell’Istituto di credito (i Ministri delle Finanze dei Paesi membri).

La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, presente già ad Istanbul dal 2009, ha aperto a metà del 2012 ad Ankara una seconda sede in Turchia, in considerazione dell'importanza di quest'ultima per il suo portfolio (con circa un miliardo di Euro di fondi l'anno la Turchia e' il secondo Paese per volume di finanziamenti dopo la Russia). La sede di Ankara ha il compito di mantenere i rapporti istituzionali con gli uffici governativi e di assistere i sempre piu' numerosi investitori, anche stranieri, che guardano alla regione dell'Anatolia.

Il portfolio di investimenti della Banca in Turchia si divide in quattro aree di intervento, più o meno equivalenti per valore: settore manifatturiero, infrastrutture, energia e sostegno alle piccole e medie imprese.

In generale, i soggetti beneficiari dei finanziamenti sono soggetti privati, sebbene di recente la Banca in Turchia stia collaborando anche con alcune piccole Municipalita', per progetti soprattutto nel settore dell'energia.

Per i prossimi anni, la BERS, tra i cui obiettivi vi e' già quello di finanziare progetti nelle aree meno industrializzate e sviluppate del Paese, vuole guardare con maggiore attenzione all'area sud-est della Turchia, tanto da ipotizzare l'apertura di una terza sede a Gaziantep, nella cui zona sono stati finanziati ad oggi cinque progetti.

 

E’ stato approvato un finanziamento fino a 35 mln EUR in favore di Netlog, societa' di food e logistica turca, per il rifinanziamento di prestiti a breve e medio termine con banche commerciali, contratti nel 2013 per il programma di investimento mirato ad ammodernare gli impianti di conservazione a freddo. All'operazione e' associato un programma di assistenza tecnica mirato alla facilitazione dei processi di audit nell'acquisizione di altri siti di stoccaggio e di flotte di veicoli di trasporto. L'impatto in termini di transizione e' atteso attraverso l'espansione di mercato e il miglioramento degli standard di efficienza energetica e qualitativi.

 

Il portafoglio totale delle operazioni finanziate dalla BERS in Turchia ha oggi superato così i 2,6 miliardi per 76 progetti, il cui valore totale ammonta a 8,2 miliardi, il che indica che ogni euro prestato dalla Banca è stato integrato da 2,2 euro provenienti da altre fonti di finanziamento.

5. Dal 2007 la Turchia beneficia dell’assistenza finanziaria dell’Unione Europea tramite un unico strumento per la pre-adesione (il c.d IPA – Instrument for Pre-Accession). L’obiettivo principale dell’IPA consiste nel creare un ponte fra l’assistenza esterna e le politiche interne fornendo il necessario supporto finanziario alle riforme economiche, politiche e sociali in Turchia, nonché nel preparare il Paese alla gestione dei Fondi Strutturali. Lo strumento di pre-adesione è strutturato in cinque componenti: 1) Institution Building e assistenza alla transizione, 2) Cooperazione Regionale e transfrontaliera, 3) Sviluppo regionale, 4) Sviluppo delle risorse umane e 5) Sviluppo rurale. Per il ciclo finanziario 2007-2013, la Turchia è beneficiaria dell’IPA, il nuovo strumento di pre-adesione, la cui dotazione finanziaria complessiva è di 11,565 Miliardi di Euro e che ha sostituito tutti gli strumenti di pre-adesione. Quasi la metà dei fondi IPA programmati fino al 2010 andrà alla Turchia (2,2 miliardi).  Percentuale di finanziamenti attualmente assicurati (euro 4.8 mld., ossia il 43% del totale). Obiettivo ugualmente ambizioso, potrebbe dunque essere quello di assicurare alla Turchia lo stesso ammontare di risorse (euro 4.8 mld), pur in un contesto di risorse crescenti per i restanti beneficiari (la quota turca scenderebbe dunque al 34%).

6. La Banca Europea per gli investimenti (BEI) ha contribuito a consolidare la dotazione di capitale della Turchia sin dagli anni ‘60. Beneficiari dell’assistenza finanziaria della BEI sono il settore pubblico e il settore privato, banche locali e industria, ma anche investitori internazionali. La BEI finanzia le piccole e medie imprese, l’industria e le infrastrutture tramite collaborazioni con intermediari finanziari locali. Dall’inizio dei negoziati di adesione della Turchia all’Unione Europea la BEI sostiene progetti nelle seguenti aree: energia, gestione dei rischi connessi ai terremoti, trasporti, ambiente e piccole e medie imprese. Le attività di prestito della BEI derivano dai mandati stabiliti dalla Unione Europea, dalla Pre-Accesion Facility for Turkey della BEI nonché dalla Mediterranean Partnership Facility  (FEMIP) e prevedono, nei prossimi due anni, un volume di finanziamenti pari a 2 miliardi di euro. Nell’aprile 2011 il Vice Presidente della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) Matthias Kollatz-Ahnen ha annunciato che la Banca ha concluso con successo la sua azione di supporto anti-crisi dell’economia turca, sviluppatasi dall’autunno del 2008 all’autunno del 2010.

Nel 2013 la Banca Europea per gli Investimenti ha concesso in Turchia prestiti per un valore pari a 2,3 miliardi di euro, finanziando 26 progetti e facendo segnare un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. Circa il 52% dei fondi è stato destinato al sostegno delle PMI attraverso banche commerciali. Fra i settori nei quali la BEI ha fornito il proprio sostegno finanziario, vi è quello della tutela ambientale: in particolare, sono stati finanziati progetti per l’efficienza energetica, la forestazione e la lotta contro la desertificazione e l'erosione. L'importo totale del finanziamento che la BEI ha fornito alla Turchia negli ultimi cinque anni ha raggiunto il valore di 11,1 miliardi di euro.

7. Nel marzo 2010 il Fondo di Investimento Europeo (EIF), organismo creato nel 1994 per aiutare le PMI e il cui azionista di maggioranza è la BEI, ha firmato con il Turkey’s Credit Guarantee Fund (KGF) un “guarantee agreement” nel quadro del Competitiveness and Innovation Programme (CIP) dell’Unione Europea, che permetterà alle imprese turche l’accesso a prestiti bancari fino a 90 milioni di euro. Questo nuovo approccio al finanziamento (l’iniziativa “una PMI in ogni villaggio”) mira ad assicurare un maggiore accesso ai finanziamenti per le imprese nei circa 3000 Paesi disseminati su tutto il territorio turco. Sempre nel marzo 2010 l’EIF ha firmato un altro “guarantee agreement” con la banca privata turca Finansbank. L’accordo mira a creare un volume di prestito di 135,25 milioni di euro per le PMI e di 71,2 milioni di euro in microcredito, fornendo una garanzia massima di 10,7 milioni di euro con fondi dell’UE tramite l’EIF.

8. La Turchia e la Banca Islamica di Sviluppo (IDB) hanno firmato il 25 marzo 2010 un Memorandum of Understanding (MoU). I fondi, secondo il Tesoro turco, saranno utilizzati essenzialmente per progetti di sviluppo nei settori dell’educazione, dei trasporti, dell’energia, delle PMI e della protezione civile. In occasione della firma dell’accordo, le autorità turche hanno reso noto che l'IDB potrebbe essere pronta a finanziare con ulteriori fondi (1 miliardo di USD) altri progetti turchi nel campo delle energie rinnovabili e soprattutto a donare alla Turchia un ulteriore miliardo di USD per progetti locali da effettuarsi in collaborazione con la Siria.

9. La missione di alto livello del GAFI in Turchia di fine maggio 2012 aveva evidenziato le inadempienze turche per la mancata adozione delle misure concordate nel Piano d’Azione e relative a “core and key” GAFI standards, ossia adeguata criminalizzazione del reato di finanziamento del terrorismo (SR.II) e previsione di idonei dispositivi di congelamento dei beni (SR.III). Il GAFI ha tuttavia apprezzato gli sforzi condotti da Ankara nel contrasto al terrorismo e l'impegno politico enunciato dalle Autorità turche per adottare in tempi rapidi una legislazione soddisfacente in materia di CFT. La Turchia rimane nella “dark grey list” del Public Statement grazie ad una “proroga benevola" concessa dai Membri GAFI, malgrado la persistenza di carenze strutturali serie in materia di AML/CFT.

 

POLITICA ESTERA

Quadro generale

La Turchia è membro NATO dal 1952 e suo secondo esercito “contribuente” con più di un milione di soldati. Si profila sempre più come Paese in ascesa proiettato ad affermarsi sul piano regionale e tendenzialmente globale, forte dell’eccezionale posizione geo-strategica che le consente di avere più “identità”. La Turchia è membro del G20, forte sostenitore di tale foro (Ankara avrà la Presidenza del Gruppo nel 2015). Tra le priorità turche in vista del G20 spicca l’incremento nel livello di rappresentatività di Ankara presso il Fondo Monetario Internazionale. L’assunzione di un più attivo ruolo regionale si e’ tradotta anche in un impegno consistente nel settore del peace-keeping, anche questa una novità per un apparato militare concepito per la difesa territoriale. Truppe turche sono oggi dislocate in Afghanistan, dove la Turchia ha anche detenuto il comando della missione della NATO ISAF, nel quadro di UNIFIL in Libano, in Bosnia e in Kosovo. A conferma di un rinnovato attivismo sul piano multilaterale, Ankara ha formalizzato la propria candidatura per un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel biennio 2015-16 (è stato membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2009/2010). Nel 2004 si sono aperti i negoziati di adesione della Turchia all’UE. Pesa la questione cipriota, in relazione alla mancata esecuzione del Protocollo di Ankara, ed alcune pregiudiziali politiche di Francia e Germania. La crescente frustrazione di Ankara per lo stallo dei negoziati non è stata sicuramente estranea alla volontà del governo Erdogan di conquistare una maggiore “latitudine” nelle scelte fondamentali di politica estera, in attuazione della c.d. dottrina della “profondità strategica”, elaborata dall’attuale Ministro degli esteri Davutoglu fin dal 2001 ed imperniata su una politica estera pragmatica, volta a tutelare gli interessi e la sicurezza nazionali del Paese, stabilizzando un contesto regionale che vive una fase di fluidità. Essa enuncia pertanto l’esigenza di “pace alle frontiere” (“zero problems with the neighbours”). Di qui la tendenza della Turchia a porsi al centro dei processi di stabilizzazione nei Balcani (iniziative regionali di dialogo interetnico), in Asia Centrale (proponendosi come modello istituzionale di democrazia), nel Caucaso (avvio di una difficile normalizzazione delle relazioni con l’Armenia). Un’accresciuta proiezione mediterranea è funzionale anche alla diplomazia economica di Ankara. Tuttavia con l’avvio delle “primavere arabe” è diventato sempre più difficile esercitare la politica di “zero problems with the neighbours”, scontrandosi via via con problemi sempre più contigui al cortile di casa (Siria). La Turchia sta sfruttando nuovi spazi di manovra generati dalla Primavera araba (declino politico dei tradizionali paesi di riferimento per la regione, Egitto e Arabia Saudita, e del ruolo giocato sinora da USA e UE). In linea di massima Ankara guarda favorevolmente all’opportunità di cambiamento democratico in corso nel Mediterraneo e Medio Oriente.

Rapporti con la UE

La candidatura europea della Turchia risale al 1997, ma solo nel 2005 hanno avuto inizio i negoziati di adesione, poi “congelati” nel 2010. Nelle more dell’adesione europea di Ankara, l’Accordo di Unione Doganale CE - Turchia del 1995 (il c.d. Protocollo di Ankara) costituisce la pietra miliare delle relazioni commerciali UE-Turchia, integrato successivamente da un Protocollo addizionale che estende l’Unione Doganale agli Stati Membri che hanno aderito all’UE nel 2004. Tra questi figura anche Cipro, Paese al quale la Turchia si è finora rifiutata di estendere la libertà di transito attraverso i porti e gli scali aerei turchi. A ritardare il percorso europeo della Turchia è la condizione posta dal Consiglio Europeo nel dicembre 2006 di dare piena applicazione al Protocollo di Ankara per la chiusura di tutti i capitoli, nonché il veto di alcuni SM sull’apertura di nuovi capitoli, che di fatto ha sospeso il negoziato dal 2010.

Le Conclusioni del Consiglio Europeo del dicembre 2012 hanno affermato l’esigenza di dare nuovo slancio al negoziato di adesione con la Turchia, Paese candidato di fondamentale importanza per l’UE, anche per il positivo ruolo svolto nel quadro delle dinamiche regionali nel Vicino Oriente. E’ così venuto meno il veto al prosieguo del negoziato di adesione, sospeso de facto dal 2010 con un bilancio complessivo di 13 capitoli aperti (su un totale di 35) ed uno provvisoriamente chiuso (25 - Scienza e ricerca). Ciò costituisce il coronamento dell’azione svolta a tal fine dall’Italia unitamente agli altri Paesi del Turkey Focus Group (Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia, Polonia, Portogallo).

L’apertura, dopo tre anni di blocco, del cap. 22 (politica regionale) a novembre 2013 e la firma, il 16 dicembre successivo, dell’Accordo di riammissione (propedeutico al negoziato sulla liberalizzazione dei visti) hanno costituito un momento di rilancio delle relazioni UE-Turchia. Ciò ha determinato l’auspicio della Commissione e di molti SM di aprire in tempi brevi i capp. 23 (giustizia e diritti umani) e 24 (giustizia, libertà e sicurezza), ancora bloccati dal veto di Cipro. La questione turco-cipriota continua ad avere un peso rilevante nel negoziato di adesione di Ankara all’UE, essendo alla base del veto di Cipro all’apertura di numerosi capitoli negoziali: 2 (libertà di movimento dei lavoratori), 14 (politica dei trasporti), 15 (energia), 23 (giustizia e diritti fondamentali), 24 (giustizia, libertà e sicurezza), 26 (istruzione e cultura), 31 (politica estera e di sicurezza).

A seguito dell’incontro tra il Commissario Füle ed il Ministro per gli Affari Europei e Capo negoziatore Cavosoglu, il 10 aprile u.s., è stato convenuto di rafforzare il dialogo sulle materie inerenti lo stato di diritto, anche alla luce dei recenti controversi provvedimenti adottati in Turchia ed in particolare sul cap. 23 già in occasione della prossima visita in Turchia del Commissario (programmata per metà giugno). La Turchia continua a volere una piena membership, e più in generale chiede di elevare il dialogo strategico con l’UE.

Tali aspettative sono state ribadite a Bruxelles lo scorso 21-22 gennaio dal Primo Ministro Erdogan, nella prima, molto attesa, visita dopo 5 anni. In tale contesto Ankara si attendeva segnali concreti in merito ai capp. 17 (politica economica e finanziaria), 23 (diritti fondamentali), 24 (giustizia, libertà e sicurezza) e 31 (Politica estera e di difesa comune), ma ha ottenuto solo manifestazione della comune volontà delle Parti a mantenere viva la prospettiva di adesione all’UE.

La Commissione auspica passi avanti sui capp. 19 (politiche sociali e del lavoro) - che Ankara vorrebbe aprire il prima possibile - e 33 (finanza e bilancio). Messaggi di preoccupazione per i recenti sviluppi in Turchia sono stati veicolati “in maniera molto diretta e chiara” da Barroso e da Van Rompuy.

In ogni caso al netto degli sviluppi interni, i recentissimi sviluppi della questione cipriota (adozione della Dichiarazione congiunta Anastasiades-Eroglu facilitata dalla mediazione turca) ed i segnali positivi su una possibile ripresa del dialogo turco-armeno in vista della riattivazione del Protocollo di Zurigo, potrebbero aprire una finestra d’opportunità per riattivare nel 2014 la dinamica negoziale, a partire dall’auspicata apertura di almeno uno fra i capp. 23 e 24.

L’Italia continua a sostenere con convinzione il rilancio del percorso europeo della Turchia, sottolineando, in particolare, il valore strategico aggiunto che deriverebbe all’UE dall’adesione di Ankara. Un dossier che la nostra Presidenza si troverà a gestire è anche il seguito allo studio della Banca Mondiale sullo stato dell’Unione Doganale Turchia-UE, diciannove anni dopo l’entrata in vigore dell’Accordo.

 

Turkey Focus Group

L’iniziativa è stata lanciata ad inizio 2008, anche sotto diretto impulso italiano, con l’obiettivo di stimolare una riflessione tra gli Stati like minded sulle relazioni UE-Turchia e promuovere un’azione congiunta volta, da un lato, a favorire il percorso europeo della Turchia e, dall’altro, a bilanciare l’azione in ambito UE degli Stati membri più scettici, in primo luogo Cipro, Grecia, Francia e Germania. Il “Turkey Focus Group” (TFG) è la nuova denominazione del gruppo “Friend of Turkey”, che riunisce, secondo uno schema aperto e flessibile, i Paesi Membri che più degli altri sostengono la prospettiva europea di Ankara: Italia, Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia e Polonia. Da ultimo, anche il Portogallo avrebbe espresso la volontà di essere associato ai lavori del TFG.

  

Francia

L'elezione all'Eliseo di François Hollande viene vista dalla Turchia con speranza che il cambiamento alla guida del paese transalpino possa tradursi in un atteggiamento diverso nei confronti di Ankara e della sua prospettiva europea. Commenti piuttosto scontati (piuttosto che fondati) vista la reticenza del Presidente eletto ad affrontare il tema specifico. Dopo la crisi bilaterale innescatasi a fine 2011 sul genocidio armeno, appare evidente che le diplomazie dei due paesi devono ancora svolgere un intenso lavoro per poter rilanciare i rapporti bilaterali come nelle aspettative espresse da ambo le parti. 

L’Africa, verso cui è maggiormente rivolto l’attivismo diplomatico turco, rischia di diventare un nuovo terreno di confronto/scontro tra Turchia e Francia; a forgiare questa chiave di lettura hanno contribuito le dichiarazioni di Davutoglu sull’intervento francese in Mali, definito “unilaterale”. 

 

Austria

L'Austria sottoporrà a referendum un eventuale ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Lo ha dichiarato il Cancelliere austriaco Werner Faymann, che a fine febbraio del 2013 ha incontrato a Vienna il premier turco Erdogan. “L'Austria è sempre favorevole a un processo negoziale aperto, che prenda in considerazione la capacità di assimilazione dell'UE: per l'adesione della Turchia organizzerà un referendum”, ha spiegato Faymann che ha anche ricordato come l’Austria sia stata il primo Paese investitore straniero in Turchia nel periodo 2009-2011 e il secondo (dopo la Germania) nel 2012.

 

Danimarca

Il 20 marzo 2013 il PM Erdogan si è recato in visita ufficiale in Danimarca, accompagnato dal Ministro degli Affari Esteri Davutoglu e da una nutrita delegazione economica. Dopo essere stato ricevuto in udienza dalla Regina Margrethe II, Erdogan si è incontrato con il Primo Ministro Helle Thorning-Schmidt e con il Ministro degli Esteri Soevndal ed ha infine partecipato insieme con l'omologa danese ad un "Danish-Turkish Business Forum", nel cui ambito la parte danese ha presentato una strategia di sviluppo delle relazioni commerciali con la Turchia nei settori delle tecnologie. Tra i temi "caldi" affrontati, gli strascichi della disputa turco-danese relativa all'emittente curda ROJ-TV che per molti anni ha trasmesso, indisturbata, da Copenaghen. Al riguardo, Erdogan si è dichiarato soddisfatto per le iniziative assunte dal Governo danese (prima la sospensione delle trasmissioni, poi l'avvio di un procedimento a carico del canale curdo, tuttora in itinere), esprimendo l’auspicio che possano seguirne di altre, così da permettere a Turchia e Danimarca di compiere insieme ulteriori passi nella lotta al terrorismo.

 

Grecia

Il 4-5 marzo 2013 si è svolto ad Istanbul il summit intergovernativo turco-greco. L'evento non ha fatto registrare particolari sviluppi, ancorché caratterizzato dalla firma di alcune intese/dichiarazioni, ma ha rappresentato la prima vera occasione di confronto per Ankara con il nuovo esecutivo greco guidato da Samaras, dopo la lunga pausa imposta dalla congiuntura politica greca. La missione di Samaras in Turchia e' stata infine arricchita da un forum economico-commerciale che ha registrato la presenza di circa duecento imprenditori delle due parti per incontri B2B, e colloqui con il Capo dello Stato Abdullah Gul.

 

Cipro

Ankara non riconosce il Governo cipriota (definito “amministrazione greco-cipriota”), ma è, nel contempo, l’unico Paese a riconoscere la Repubblica Turca di Cipro del Nord. Il difficile rapporto Ankara-Nicosia si è ulteriormente complicato a seguito della decisione di Nicosia di effettuare perforazioni nella propria Zona Economica Esclusiva. Ankara sostiene l’inopportunità politica di tale attività, visto che, in assenza di una soluzione complessiva al problema della divisione dell’Isola, la comunità turco-cipriota non ne trarrebbe alcun beneficio. Quale contromossa, la Turchia ha stilato un accordo di delimitazione della propria ZEE con la Repubblica turco-cipriota ed ha inviato una propria nave ad effettuare analoghe attività di prospezione nelle acque prospicienti l’Isola.

 

Questione cipriota

I principali temi in discussione (forma di governo, aggiustamenti territoriali, cittadinanza, restituzione delle proprietà confiscate) non hanno ancora trovato soluzione. I negoziati diretti tra i leader delle due comunità (avviati nel 2008) sono stati sospesi dai turco-ciprioti dal giugno 2012, in concomitanza con l’avvio del semestre cipriota di Presidenza dell’UE e in considerazione dell’approssimarsi, per Nicosia, delle elezioni del Presidente della Repubblica (svoltesi a febbraio 2013), che assomma in sé le funzioni di Capo di Stato e di Governo, oltre che di Negoziatore Capo nel negoziato intercipriota.

Il 30 maggio 2013 il Rappresentante speciale ONU a Cipro, Lisa Buttenheim, ha ospitato nella sua residenza la tanto attesa cena per far incontrare i leader delle due comunità, definita “a hugely successful event” dal Consigliere Speciale di Ban Ki-moon, Amb. Downer. Il leader turco-cipriota, Eroglu, ha accettato la proposta di Anastasiades di rinviare all’autunno la ripresa del negoziato, a causa della crisi finanziaria in atto. Secondo Downer, la Turchia (che vede in Anastasiades un interlocutore migliore di Christofias) sarebbe ora “veramente ben intenzionata” a risolvere la questione. Anche secondo Anastasiades “la chiave della soluzione è nelle mani della Turchia”.

Rispetto alle “Confidence building measure” (che non costituiscono una precondizione per la ripresa del negoziato), la parte greco-cipriota insiste nel chiedere la restituzione di Varosha (la parte vecchia di Famagosta, chiusa anche alle truppe ONU), in cambio dell’apertura del porto di Famagosta al traffico commerciale internazionale sotto la supervisione UE e del ritiro del veto cipriota all’apertura di alcuni capitoli del negoziato di adesione della Turchia all’UE. Ankara esclude categoricamente la restituzione di Famagosta. Nuove prospettive per addivenire ad una soluzione del problema cipriota si sono aperte in seguito al rinvenimento di importanti riserve di gas naturale nella ZEE dichiarata da Cipro e contestata dalla Turchia. L’aspetto controverso riguarda i termini di ripartizione dei proventi futuri. Secondo la parte greco-cipriota, il principio di “eguaglianza politica” delle due comunità non dovrebbe tradursi in una ripartizione a metà degli utili, ma occorre invece rispettare le proporzioni demografiche della popolazione dell’Isola.

Nel 2008 sono stati avviati negoziati diretti per riunificare l’isola in uno stato federale, bizonale, con eguaglianza politica delle due comunità. La parte greco-ciprota intende ristabilire i diritti di proprietà pre-1974, mentre la turco-cipriota sostiene i diritti acquisiti e conferma il ruolo di “garante” della Turchia.

L’11 febbraio 2014 Anastasiades ed Eroglu hanno firmato una “Dichiarazione Congiunta”, che delinea i contorni della futura Federazione cipriota, bicomunale, bizonale, “with political equality” dei due Stati costituenti; “a single, international legal personality and a single sovereignty (.omissis) which emanates equally from Greek Cypriots and Turkish Cypriots”. La Dichiarazione ha permesso una ripresa su basi di maggiore determinazione dei negoziati.

Il 27 febbraio 2014 hanno avuto luogo missioni incrociate dei due capi-negoziatori ad Ankara e Atene, una “novità storica” che ha permesso di rafforzare il clima negoziale positivo, aprendo nuovi canali diretti di dialogo.

 

Germania

I rapporti sono particolarmente stretti con la Germania (dove risiedono circa 3 mln di cittadini di origine turca per cui Berlino è molto tiepida rispetto all’ingresso della Turchia nell’UE) e la Gran Bretagna (l’obiettivo di aumentare i rapporti commerciali e di trovare un partner strategico nel Mediterraneo e nel Medio Oriente fanno in modo che Londra invece sia uno dei più strenui sostenitori, oltre che evidentemente all’Italia, dell’adesione di Ankara all’UE). 

 

Ungheria

A febbraio del 2013 si è svolta, all'insegna di una profonda sintonia politica e dell'impegno al rafforzamento dei rapporti bilaterali in campo economico e culturale, la visita a Budapest del Primo Ministro turco Erdogan (accompagnato da una folta delegazione che comprendeva i Ministri dell'Economia, dell'Energia e della Salute, parlamentari, uomini d'affari e giornalisti). Nel contesto della visita, è stata annunciata la creazione di un Consiglio Strategico Bilaterale che consenta la definizione di posizioni comuni sulle principali questioni internazionali, con particolare riferimento alle tematiche mediorientali, UE e NATO, e che garantisca l'attuazione delle iniziative concordate nel quadro degli accordi vigenti. Tre gli elementi di interesse prioritario emersi: la sintonia "ideologica" che lega Orban ed Erdogan; il riorientamento verso est della politica estera dei due Paesi soprattutto, ma non esclusivamente, a fini economici e commerciali; la comune delusione dei due leader nei confronti delle politiche europee.

Gran Bretagna

Il Governo Cameron ha attribuito una particolare attenzione alle relazioni con la Turchia. A soli tre mesi dall'insediamento a Downing Street, il PM inglese si era recato a Ankara nel luglio 2010, dove ha sottoscritto con Erdogan un "Partenariato Strategico". Il Presidente Abdullah Gul è stato in visita di Stato a Londra a fine novembre 2011 (l'ultima occasione risale al 1988). L’interscambio commerciale tra GB e Turchia è circa 9 mld/sterline, +40% tra 2009-2011). Il dialogo con la Turchia è fitto anche sulla Somalia. La collaborazione anglo-turca procede anche nell’anti-terrorismo (consultazioni tecniche), nel contrasto all’immigrazione illegale, nella cooperazione nel settore dell’industria militare (accordo in tema di difesa).

 

Stati Uniti

Washington mantiene coinvolta Ankara attraverso consultazioni ampie e frequenti (il 2 dicembre 2011 il Vice Presidente Biden ha visitato la Turchia, il 9-13 febbraio 2012 il Ministro degli Esteri Davutoglu è stato a Washington), segnatamente a Siria, e per la stabilità complessiva della regione mediorientale. Washington desidera un raccordo più stretto con la Turchia anche riguardo l’Iran, in particolare ai fini dell’applicazione delle sanzioni. Gli USA incoraggiano la Turchia a rafforzare la cooperazione con il Governo di Baghdad, oltre che con le autorità di Erbil, nella lotta al PKK e sostengono gli sforzi turchi nella lotta al terrorismo (sebbene gli USA abbiano espresso chiaramente alla Turchia il punto di vista che la lotta contro il PKK non è soltanto un problema di carattere militare). Washington si è spesa molto negli ultimi mesi per il ripristino –in prospettiva- di una buona "working relation" fra Tel Aviv ed Ankara, che nell’ottica americana andrebbe a vantaggio di entrambi e rappresenterebbe un elemento di stabilità per l'intera regione, alla luce delle turbolenze siriane ed egiziane. Riguardo alla collaborazione in ambito NATO, è ovviamente stato accolto positivamente da parte americana l’assenso turco ad ospitare una stazione radar sul proprio territorio. Il 1° febbraio 2013, alle 13.20 circa orario locale, una forte esplosione ha investito l’Ambasciata americana ad Ankara. L'esplosione è stata provocata da un kamikaze nel tentativo di penetrare all'interno della sede e il 3 febbraio successivo l'organizzazione di estrema sinistra DHKP/C ha rivendicato l'operazione, in quanto condotta da uno dei suoi appartenenti, Ecevit Sanli (l'organizzazione DHKP/C si era messa in luce già nel settembre del 2012 con un attentato ai danni di una stazione di polizia a Istanbul dalle dinamiche molto simili a quelle odierne). Nelle dichiarazioni rilasciate, il Ministro dell'Interno Guler ha confermato che le vittime sono state due (Mustafa Akarsu di 47 anni, addetto alla vigilanza della sede americana e ovviamente l'attentatore), mentre i feriti tre (due addetti alla vigilanza e una donna di 38 anni, Didem Tuncay, ex report per il canale televisivo NTV, che si era recata in Ambasciata per richiedere il visto d'ingresso negli Stati Uniti). L'attacco potrebbe essere verosimilmente collegato al dispiegamento dei missili Patriots alla frontiera con la Siria che Washington, come Berlino e l'Aja, hanno messo a disposizione in ambito atlantico su richiesta delle Autorità turche. Erdogan ha parlato di un attentato “contro la serenita' del Paese”, mentre Davutoglu ha ribadito che la sicurezza delle sedi diplomatico-consolari straniere costituisce una priorità per le Autorità turche, assicurando che sarà condotta un'indagine ad ampio spettro per fare luce su tutte le circostanze legate all'attentato.

 

Egitto

La Turchia era in ottimi rapporti con l'Egitto di Morsi, dopo la prolungata freddezza dell'era Mubarak. Dopo la condanna turca del "colpo di stato" del 3 luglio 2013, i rapporti con il Cairo hanno subito un ulteriore deterioramento lo scorso 23 novembre con l'abbassamento delle relazioni diplomatiche al livello di Incaricato d'Affari. Alla base della crisi bilaterale vi è la difesa da parte turca delle istanze dei Fratelli Musulmani e della legittimità del deposto Presidente Morsi.

La Turchia ritiene l’Egitto un Paese chiave per la stabilità in Nord Africa e Medio Oriente. Ma l'Egitto è anche la porta di accesso all'Africa, un'area da tempo nel mirino della dirigenza turca per sostenere le dinamiche aziende turche, in particolare le PMI e gli operatori nel settore delle costruzioni (propulsore dell'economia nazionale). Ankara non ha mai fatto mistero della sua aspirazione ad un asse strategico con il Cairo, come emerso nella storica visita compiuta da Erdogan in Egitto nel settembre 2011. Nell'arco del 2012 le aspirazioni turche sono state messe a dura prova dalla posizione attendista che l'Egitto ha a lungo mantenuto sulla crisi siriana.

 

 

Tunisia

L'uccisione di Chokri Belaid (6 febbraio 2013) e le successive violenze registratesi in Tunisia hanno catturato ampio spazio sui media turchi. Nell’opinione pubblica turca è il caso tunisino è percepito come un esempio virtuoso di transizione verso la democrazia. Da parte turca, si continua tuttavia a ritenere che la domanda di democrazia proveniente dalla societa' civile tunisina sia forte e chiara e che quanto accaduto non pregiudicherà la transizione democratica nel paese.

 

Libia

Le involuzioni nel contesto interno in Libia sono registrate dalla diplomazia turca con crescente preoccupazione. Nell’ottica di Ankara la questione sicurezza è vista come la priorità assoluta. Ankara ha continuato a offrire alle controparti libiche la sua assistenza attraverso corsi specializzati di formazione per la polizia su anti-terrorismo e sicurezza. Il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in Libia viene monitorato attentamente e parrebbe aver inciso anche sulle percezioni di parte turca rispetto alle proprie sedi diplomatico-consolari. L’attivismo turco in Libia si estende anche alla fase di stabilizzazione e ricostruzione post-conflict. La Turchia condivide con noi la preoccupazione per la complicata transizione democratica. Ankara ha inoltre risposto positivamente all'invito a partecipare alla missione EU Border Assistance Mission (EUBAM) in Libia ed ha accolto un primo contingente di 440 militari.

Allo scoppiare della crisi libica, la Turchia ha dapprima mantenuto una posizione attendista, principalmente per verificare l’evoluzione della situazione sul terreno senza mettere in pericolo i cospicui investimenti locali. Una volta messi in salvo i cittadini turchi e chiusa l’Ambasciata turca a Tripoli (2 maggio 2011) Erdogan aveva invitato Gheddafi a farsi da parte. Ankara si è poi gradualmente posizionata a sostegno del CNT. La Turchia ha partecipato alle operazioni umanitarie NATO (ma non alle operazioni militari aeree

 

Siria

La crisi siriana rappresenta per Ankara la priorità assoluta in ragione del costante flusso di profughi dalla Siria (oltre 700.000) e dell'emergere di una minaccia terrorista ai propri confini. Ankara ha attivamente operato per convincere la Coalizione delle opposizioni siriane a partecipare alla Conferenza di Ginevra II, pur nutrendo scetticismo sugli esiti finali del negoziato.

La normalizzazione delle relazioni bilaterali con la Siria è stata uno dei perni sui quali Ankara ha articolato la politica di “zero problemi con i vicini”. A lungo, proprio per non rinnegare questa politica, la Turchia ha cercato di moderare la repressione di Assad contro le proteste siriane. Tuttavia si è gradualmente schierata sul fronte opposto, temendo il potenziale destabilizzatore di Damasco sui vicini (attraverso escalation PKK e Partito di unità democratica, ramo politico siriano del primo). Gli attacchi contro l’Ambasciata di Turchia a Damasco il 12 novembre 2011 hanno impresso un’accelerazione alla linea turca: il 29 novembre 2011 Ankara ha annunciato che l'attuale amministrazione siriana non e' più considerata legittima e sono state anche annunciate sanzioni. Ankara partecipa ai lavori dell’high level group del Gruppo degli Amici del Popolo siriano, di cui è stato sin dall’inizio fra i membri più assertivi.

A seguito del presunto attacco chimico avvenuto il 21 agosto 2013, Ankara ritiene certe le responsabilità di Damasco. Non nutrendo aspettative nei confronti di una decisione del CdS, vedrebbe con favore la formazione di una “coalizione di volenterosi”, formata dai membri più prominenti del Gruppo Amici della Siria e finalizzata ad un’azione punitiva proporzionata e limitata. Nel dibattito politico interno emergono forti le preoccupazioni per eventuali ritorsioni del Regime di Damasco. Conseguenza ne è il cauto approccio del PYD, che ha manifestato dubbi sulle responsabilità di Assad nell’utilizzo di armi chimiche. In contrapposizione sia con Baghdad che col PYD, Erbil si è affrettata a far conoscere il suo favore per un intervento militare mirato.

Il 4 ottobre 2013 è stata approvata la mozione che prolunga di un anno l'autorizzazione concessa al governo ad intervenire in territorio siriano in difesa degli interessi nazionali, secondo i principi fissati dall'art. 92 della Costituzione turca. Tale mozione rinnova quella approvata il 4 ottobre 2012, a seguito dell'esplosione da mortaio che causò cinque vittime nel villaggio di Akcakale sul confine con la Siria.

      

Iraq

Permangono difficoltà nei rapporti con l’Iraq, specie a fronte dell’avvicinamento, in chiave di collaborazione energetica, tra il Governo turco e la Regione autonoma curda (KRG).

La Turchia svolge da anni un cruciale ruolo di stabilizzazione in Iraq. Mentre l’Iraq lamenta gli interventi a più riprese delle Forze Armate turche nella zona di confine tra i due Paesi, in reazione alla ripresa degli atti terroristici del PKK, la Turchia giudica insufficiente la collaborazione irachena nella lotta al PKK.

A gennaio 2012 l'esercito turco ha condotto due nuove operazioni militari nell'area al confine con l'Iraq (Dicle) con l'eliminazione rispettivamente di guerriglieri del PKK. Il leader di Iraqiya Ayad Allawi ha effettuato missione in Turchia dal 5 al 7 marzo 2012. Incontri del Ministro degli Esteri turco, Davutoglu, con il Presidente del Kurdistan iracheno, Barzani (1-2 agosto 2012) e con tutti i principali esponenti della leadership politica curda. Sia la Turchia che l’Iraq vedono con preoccupazione la situazione in Siria in relazione alla sicurezza e stabilità della regione. Erbil cerca di unificare ed assistere le formazioni curdo-siriane, suscitando preoccupazioni di Ankara che il PYD, affiliato al PKK, possa rafforzare dinamiche centrifughe pan-curde. Da ultimo il Parlamento turco ha approvato una mozione che autorizza l’intervento delle Forze armate turche nella regione dell’Iraq settentrionale dove sono situati i nascondigli dell’organizzazione terrorista PKK e nelle aree contigue. 

 

Iran

La visita del Ministro degli Esteri iraniano Zarif, giunto in Turchia il 4 gennaio (2014), consolida il riavvicinamento Ankara-Teheran. In precedenza, il MAE Davutolgu si era recato a Teheran in novembre (2013). A fine gennaio (2014) è in programma la visita di Erdogan in Iran, che Rohani dovrebbe restituire verso la fine di febbraio/inizi di marzo (2014). Nell'ottica turca, la nuova dirigenza iraniana e le prospettive di successo dell'accordo sul programma nucleare iraniano aprono degli spazi di manovra che il governo turco sembra determinato a sfruttare per conseguire vantaggi essenzialmente di natura economica.

L’Iran è un esempio paradigmatico di come alcune naturali diffidenze legate alla leadership del mondo islamico siano state, per un certo periodo, superate da Ankara per motivi diversi (intese energetiche, commercio bilaterale). Le imprese iraniane presenti in Turchia sono 1470 (fino al 2002 esse erano solo 319). La recente apertura del terzo valico di frontiera a Kapikoy, (e quella programmata di altri due valichi), confermerebbe il rafforzamento dei crescenti legami economico-commerciali tra i Paesi. Dopo la presa d’atto turca che la mediazione nella questione nucleare rischiava di essere strumentalizzata a svantaggio di Ankara e soprattutto la linea intrapresa dall'Iran nel contesto delle attuali crisi regionali hanno sostanzialmente ribaltato i parametri del rapporto Turchia-Iran e l'adesione turca al sistema di difesa missilistica Nato e' stata la svolta decisiva. La Turchia non vuole un Iran dotato di arma nucleare, ma non ritiene neppure percorribile la soluzione militare. 

 

Israele

In occasione di una telefonata intercorsa tra il PM turco Erdogan e l’omologo israeliano Netanyahu il 22 marzo 2013, la parte turca ha accettato le scuse per l’incidente della Mavi Marmara (31 maggio 2010), segnato dalla morte di nove attivisti turchi filo-palestinesi.

I due Primi Ministri hanno quindi convenuto di: 1) finalizzare un'intesa su risarcimento e non liability (nel testo si fa ricorso alla definizione di un istituto giuridico di epoca ottomana); 2) e di operare congiuntamente per migliorare la situazione palestinese. Tale positivo sviluppo giunge dopo la visita effettuata, in marzo, in Israele dal Presidente Obama, al quale molti commentatori attribuiscono la paternità dello sviluppo in parola. È comunque indubbio il fatto che gli USA abbiano svolto un ruolo cruciale nel raggiungimento di questo auspicato sviluppo. In occasione della visita compiuta da Kerry ad Ankara (marzo 2013), il Segretario di Stato aveva ampiamente incoraggiato la parte turca a cogliere l'opportunita' offerta dalla formazione di un nuovo esecutivo in Israele. Il processo di normalizzazione delle relazioni appare tuttavia in stallo. Ciò è dovuto alla diversa interpretazione che le parti intendono dare all’accordo sul risarcimento alle famiglie delle vittime. Secondo Tel Aviv, l’accordo dovrebbe prevedere la non responsabilità giuridica di Israele. Ankara starebbe invece insistendo sul fatto che la compensazione confermi l’illegittimità dell’attacco israeliano. 

Le relazioni con Tel Aviv si erano raffreddate a seguito del noto episodio della Flottila e della pubblicazione del relativo “Rapporto Palmer” dell’ONU il 2 settembre 2011. Le relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia erano state abbassate a livello di secondi segretari e ogni accordo e contratto tra i due Paesi nel settore della difesa era stato sospeso. Ankara pone il veto all’apertura nel quartier generale NATO di un Ufficio di Israele. Mentre sul piano commerciale si continua a registrare un incremento degli scambi tra Israele e Turchia (con l'unico dato negativo della sensibile riduzione dei flussi di turisti israeliani), la riapertura di un canale di dialogo tra Ankara e Tel Aviv sarebbe scaturita dall'assistenza offerta da Israele in occasione del terribile terremoto che ha colpito la parte orientale della Turchia nel 2011. Erdogan ha ribadito che per chiudere la controversia bisogna trovare delle soluzioni ai due nodi irrisolti delle "scuse" formali e della compensazione dei parenti delle vittime ma al tempo stesso ha assicurato che le "linee di comunicazione" con Israele non sono interrotte.  

 

Balcani

La Turchia si pone dunque come un attore che, anche nei Balcani, cerca spazi di penetrazione (segnatamente commerciale) e di influenza. In occasione della visita di Erdogan nel Kosovo, l’emotività di alcune dichiarazioni (“Il Kosovo è la Turchia e la Turchia è il Kosovo”), ha provocato il forte disappunto serbo, sfociando in una diatriba tra Ankara e Belgrado. Il 4-5 febbraio 2013 il Presidente serbo Nikolic ha effettuato una visita di Stato in Turchia, con una prima tappa ad Ankara per incontri con il Capo dello Stato Abdullah Gul e il Presidente del Parlamento Cemil Cicek, a cui ha fatto seguito la tappa a Istanbul dove Nikolic ha incontrato il patriarca ortodosso Bartolomeo I e una qualificata rappresentanza della comunita' imprenditoriale turca. Nessun incontro con il PM Erdogan (impegnato negli stessi giorni in visita in Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) ed il MAE Davutoglu (assente per via della Ministeriale OIC a Cairo). Ankara incoraggia il processo di riforme interno in Serbia e la prospettiva europea di Belgrado (piu' sfumato il riferimento alla NATO da parte turca, consapevole della delicatezza che la questione ancora riveste in Serbia). Il volet economico, nell'ottica turca, costituisce lo strumento prioritario per questo rafforzamento.

Eccellenti relazioni bilaterali tra la Bosnia Erzegovina e la Turchia, improntate a calorosa amicizia e collaborazione. Sostegno di Ankara al processo di avvicinamento di Sarajevo all'Unione Europea ed alla NATO. Il 4 maggio 2012 il Ministro Davutoglu ha effettuato una breve visita a Sarajevo.

Quanto alla Macedonia, si è svolta il 29-30 settembre 2011 a Skopje la visita del Primo Ministro turco Erdogan. Sostegno alla Macedonia sulla questione del nome. L'anno scorso gli investimenti della Turchia in Macedonia hanno raggiunto i 310 mln/$ e per quest'anno le attese sono di arrivare a 400 mln/$ di interscambio. Sono inoltre circa 100 le aziende turche operanti in Macedonia (inaugurazione del nuovo aeroporto di Skopje, realizzato dalla società turca TAV, per un valore di circa 100 mln/€). Sostegno senza riserve da parte della Turchia per gli sforzi del Paese per diventare membro della NATO. 

 

Russia

La crescente assertività della Turchia sulla crisi in Siria starebbe causando una crescente irritazione in Russia, nonostante il solido partenariato bilaterale costruito dopo l'arrivo al potere di Erdogan. Il dispiegamento nel mese di gennaio del 2013 di  batterie di missili PATRIOTS della NATO al confine con la Siria ha destato preoccupazione a Mosca che si  interroga sulle vere ragioni per le quali la Turchia (che dispone del secondo esercito della NATO) abbia sentito la necessità di richiedere le batterie missilistiche ed evidenziano il rischio di creare un precedente pericoloso (il riferimento è alla possibilità che in un futuro tale opzione possa coinvolgere i Paesi  Baltici). Tuttavia la Turchia continua a ricercare un raccordo con Mosca senza enfatizzare le pur evidenti divergenze, anche per la nota dipendenza del mercato energetico turco dalla Russia.

 

Ucraina

La posizione turca rispetto alla crisi ucraina è centrata sui principi di integrita' territoriale e rispetto della sovranita' nazionale del Paese e sul non riconoscimento degli esiti del "referendum" del 16 marzo 2014 e dell'annessione della Crimea alla Russia. Ankara non condivide inoltre il quadro sanzionatorio UE, asseritamente per proteggere la     minoranza tartara da possibili ritorsioni russe.

La crisi ucraina ha riproposto la questione della dipendenza energetica della Turchia da fonti di approvvigionamento esterne e dei condizionamenti che tale dipendenza comporta sulla politica estera di Ankara.

 

Caucaso

Il 14 febbraio 2013 il Primo Ministro georgiano Bidzina Ivanishvili si è recato in visita ad Ankara, accompagnato dai Ministri di esteri, economia, difesa e energia. Da parte turca, la visita era considerata un passaggio importante per meglio comprendere la possibile evoluzione delle relazioni tra Ankara e Tbilisi. Il Premier georgiano avrebbe mantenuto un atteggiamento aperto e costruttivo, manifestando le migliori intenzioni di consolidare la cooperazione bilaterale. Egli avrebbe inoltre ribadito la volontà di migliorare le condizioni di mercato per incentivare ulteriormente il volume di interscambio e degli investimenti turchi nel paese. Sul collegamento ferroviario Kars-Tbilisi-Baku, punto sollevato con particolare insistenza dalla parte turca e sul quale anche Baku avrebbe fatto pressioni nella medesima direzione, Ivanshvili avrebbe fornito assicurazioni sulla determinazione di ultimare i lavori nella tratta georgiana entro il 2013.

Stallo nel processo di riavvicinamento tra Turchia e Armenia dopo la firma dei Protocolli di Zurigo nel 2009. Non sono passate inosservate, ad Ankara, le parole pronunciate il 3 giugno da Papa Francesco I, quando, in occasione di un incontro con una delegazione guidata dal Patriarca della Cilicia degli armeni cattolici, ha definito quello armeno come "il primo genocidio del XX secolo". Il Pontefice ha inoltre espresso il desiderio di celebrare una messa a Yerevan, nell'ambito delle cerimonie per la commemorazione dell'eccidio nel suo centesimo anniversario, previste per il 2015.

La Turchia sostiene l'indipendenza e l'integrità' territoriale della Georgia. La visita del Primo Ministro turco Erdogan, svoltasi ai primi di giugno 2011 in Georgia, è servita a suggellare l'accordo in tema di facilitazione dei documenti di viaggio per l'accesso ai rispettivi Paesi. Gli eccellenti rapporti stabiliti sin dalla dichiarazione di indipendenza georgiana (la Turchia è stato tra i primi a riconoscere il nuovo stato), si sono rafforzati notevolmente dopo la Rivoluzione delle Rose e l'ascesa al potere dell'UNM del Presidente Saakashvili, tanto che, ad oggi, i due paesi rappresentano l'uno per l'altro un importante partner economico-commerciale che beneficiano come della liberalizzazione dei visti. In particolare, la Turchia attribuisce alla Georgia un ruolo determinante nello scenario caucasico ed e' impegnata a sostenerne le aspirazioni sia in campo economico, sia per quanto riguarda l'adesione alla NATO. 

Perdurante preoccupazione di Tbilisi per i traffici marittimi tra Turchia e Abkhazia (in Turchia come noto risiede una consistente comunità abkhaza) in merito ai quali sembra comunque essersi instaurata tra Ankara e Tbilisi una prassi condivisa. Il miglioramento delle relazioni bilaterali è indispensabile per Ankara se si considerano alcune insofferenze della popolazione georgiana rispetto alla massiccia presenza turca (musulmana) a Batumi, sfociata con dichiarazioni dell'opposizione, molto poco apprezzate durante la visita, di presunte mire espansionistiche  turche proprio sulla predetta citta' del Mar Nero. La linea ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars (in via di realizzazione) quale principale progetto di sviluppo regionale, si è recato anche a Batumi, vero e proprio 'feudo' turco nel Paese ed ha inaugurato con il suo omologo Baramidze la prima stazione per le comunicazioni via satellite del Caucaso che da Tbilisi trasmetterà il segnale di varie emittenti locali ed estere. D'altro canto la presenza in Turchia di circa 400.000 cittadini abkhazi pone un'ombra nei rapporti tra Ankara e Tbilisi che è talvolta fonte di problemi bilaterali non marginali come dimostra il sequestro a fine 2010 da parte delle Autorità georgiane di navi cargo turche che commerciavano direttamente con l'Abkhazia.

 

Repubbliche turcofone dell’Asia centrale

Interesse turco per le repubbliche ex-sovietiche 'turcofone' (circa 150 milioni di persone capiscono o parlano il turco) di Azerbaigian, Kazakhstan, Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan''. E’ stato firmato dal Ministro dell'Energia turco Taner Yildiz e dal suo omologo azero Natig Aliyev, ad Ankara, il 26 dicembre 2011 un Memorandum of Understanding che sancisce definitivamente l'avvio dei lavori di costruzione del Trans-Anatolian Pipeline (TANAP) e l'istituzione di un consorzio turco-azero per la realizzazione del progetto. Il Primo Ministro turco Erdogan e il Presidente azero Aliyev hanno firmato il 26 giugno 2012 l'Accordo intergovernativo turco-azero (in cui è incluso l'Host Government Agreement) relativo alla realizzazione del Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline Project (TANAP), che fa seguito all'intesa preliminare conclusa sei mesi fa per l'istituzione di un apposito consorzio. Il TANAP, il cui valore e' stimato attorno ai 7 mld/$ e la cui costruzione dovrebbe iniziare entro la fine del 2013 (o al massimo all'inizio del 2014) per essere completata in sei anni, e' come noto finalizzato al trasporto di 16 bcm di gas naturale proveniente dal giacimento azero di Shakh Deniz 2, dei quali 6 bcm destinati alla Turchia ed i rimanenti 10 bcm destinati al mercato europeo. Le quote relative al progetto saranno ripartite tra l'azienda di Stato azera SOCAR (per l'80%) e le turche BOTAS e TPAO (assieme per il restante 20%). A tale proposito, nonostante le molte esternazioni ufficiali circa il ruolo del TANAP nel consolidamento dei legami di amicizia tra i due Paesi, non mancherebbero perplessita' da parte di alcuni ambienti economici e istituzionali turchi per il fatto che l'Azerbaijan sta sempre di piu' rafforzando la propria posizione di investitore in Turchia: dopo la realizzazione del TANAP, la SOCAR, che ha gia' acquisito la raffineria di Stato turca Petkim, potrebbe infatti diventare il primo investitore sul mercato turco. Turchia e Azerbaijan si siano decisi ad imprimere al TANAP un colpo di acceleratore, cosi' da non rischiare di arrivare con irrimediabile ritardo nel gia' affollato gruppo dei produttori di gas e da mantenere alto il leverage che il TANAP ha sulla realizzazione del corridoio sud.

Strettissimo è il rapporto di collaborazione fra Azerbaijan e Turchia. A ottobre del 2012 si è svolto, a Baku, il 12mo Vertice intergovernativo dell'Organizzazione per la cooperazione economica (Eco). Dopo due anni di presidenza turca, Erdogan ha passato le consegne al capo dello stato azero, Ilham Aliyev. Al centro del Vertice, lo sviluppo delle relazioni economiche nella regione, nel settore dei trasporti, dell'agricoltura, dell'energia e della protezione ambientale, oltre a questioni riguardanti l'integrazione e lo sviluppo socio-culturale, scientifico e tecnologico dei paesi membri.

Si rilevano sviluppi nel rapporto con il Turkmenistan, a seguito dell’apertura di una fase di rilevante attività della diplomazia bilaterale, operata dal nuovo Governo turkmeno, primo partner economico-commerciale. Il Presidente Berdimuhamedov si è recato ad Istanbul e Smirne (agosto 2012) in visita per incontri con l’omologo Gul e con il Premier Erdogan, focalizzati sulla cooperazione economica (600 le imprese turche che operano nel territorio turkmeno, soprattutto nel settore delle costruzione, dove godono di un regime di quasi monopolio). Nei giorni 5 e 6 marzo 2013 si e' svolto ad Istanbul il 5^ Turkmenistan International Investment Forum che ha visto la partecipazione di circa 800 imprenditori. Le opportunita' di investimenti sono stimate a 70 miliardi di dollari. La Turchia e' presente in Turkmenistan con oltre 600 imprese operanti principalmente nei settori della costruzione, infrastrutture, tessile, agroalimentare. Legati da una comune storia, religione e cultura, il Turkmenistan e' uno dei maggiori partner della Turchia in Asia centrale dove quest'ultima e' presente con oltre 600 imprese operanti principalmente nei settori della costruzione, delle infrastrutture, del tessile, dell'agricoltura e dell'agro-alimentare. Gli IDE turchi in Turkmenistan ammontano, in stock, a circa 2 miliardi di dollari. Il valore totale dei progetti realizzati con la collaborazione di imprenditori turchi ammonta a circa 30 miliardi di dollari.

 

Afghanistan

La Turchia è un Paese chiave per la stabilizzazione in Afghanistan; ritiene che il processo di riconciliazione, pur coinvolgendo i Paesi vicini, debba essere Afghan-led ed inclusivo di tutte le etnie. Dal 2002, Ankara è parte di ISAF con 1.840 effettivi impegnati impegnato in attività di ricostruzione e di addestramento. Dal 2007 ha preso avvio il “Processo di Ankara”, forum tripartito Ankara-Kabul-Islamabad focalizzato sulla sicurezza (lotta al terrorismo e cooperazione di frontiera) con una componente volta a potenziare la collaborazione tra settori privati (Istanbul Process), complementare alle organizzazioni regionali esistenti. Ankara ha inoltre organizzato il Summit su Afghanistan e Paesi vicini ( Istanbul, 26 gennaio 2010), teso a rafforzare la regional ownership del processo di stabilizzazione; l’evento si è tenuto nuovamente il 2 novembre 2011. 

 

Cina

Le relazioni tra Cina e Turchia durano da oltre quarant'anni, ma sembra che un rapporto inedito e strategico stia maturando tra i due Paesi. La Turchia intende rispettare la 'One-China Policy'. Turchia e Cina hanno firmato un accordo per la realizzazione di un deposito di stoccaggio del gas. La compagnia energetica statale BOTAŞ ha firmato il 29 novembre 2011 un accordo dell’ammontare di 559 milioni di dollari (finanziati dalla Banca Mondiale) con l’impresa cinese Tianchen Engineering (TCC) per la realizzazione di un deposito di stoccaggio del gas della capacità di 1 miliardo di metri cubi sotto il Lago Tuz, nell’Anatolia Centrale. I primi sei pozzi dei 12 totali previsti dal progetto dovrebbero essere pronti entro il 2016, mentre quelli restanti dovrebbe essere ultimati nel 2019. Ad aprile 2012, Recep Tayyip Erdogan si è recato in visita in Cina, la prima in 27 anni di un Primo ministro turco. Lo scopo principale della visita è stato rafforzare le relazioni economiche tra Turchia e Cina, aumentando gli investimenti cinesi in Turchia e, soprattutto, riducendo il forte squilibrio negli scambi bilaterali tra i due paesi sostenendo l'export turco in Cina. La Cina rappresenta infatti per la Turchia il primo partner commerciale in Asia e il terzo a livello globale dopo Germania e Russia. 

 

Africa

Carattere strategico della cooperazione tra Turchia e l’Africa per vicinanza geografica, economico-politica e culturale. Agli inizi di gennaio 2013 il PM Erdogan ha effettuato una visita in Gabon, Niger e Senegal.  L’azione diplomatica in Africa, frutto della regia del MAE Davutoglu, risponde alla volontà di Ankara di stringere accordi di cooperazione politici-commerciale con i paesi dell’Africa. Questa è tanto più necessaria alla luce dello stallo nel processo di adesione all’Unione Europea. Durante la permanenza di due giorni a Dakar, il Primo Ministro è stato accompagnato da vari Ministri e da una folta delegazione di imprenditori (oltre 200 persone). La visita ha avuto un taglio principalmente economico-commerciale, anche se con importanti risvolti politici. Il PM turco, oltre a presiedere insieme al suo omologo Mbaye un "Forum di imprenditori" (circa 600 tra turchi e senegalesi), ha avuto incontri con il Presidente Macky Sall, il Primo Ministro Adoul Mbaye e dal Presidente dell'Assemblea Nazionale Moustapha Niasse.

Erdogan ha annunciato l'intenzione turca di aiutare il Senegal a ripianare il debito con le Istituzioni Finanziarie Internazionali e anticipato il proposito di: 1) incrementare gli investimenti produttivi (pubblici e privati); 2) creare un Fondo di investimento turco-senegalese (la cui consistenza iniziale ammontera' a 1 milione di dollari) per rafforzare il legame tra gli imprenditori dei due Paesi e stimolare la creazione di nuove joint-ventures (tra i settori che si preannunciano di interesse per gli investimenti turchi in Senegal figurano: la sanita'; l'agroalimentare; l'educazione). Sono stati inoltre definiti alcuni 'strumenti' per stimolare la cooperazione economica, tra cui: la creazione di un "Consiglio di affari"; la stipula di nuovi accordi commerciali e in materia fiscale (ad iniziare da un accordo per evitare la doppia imposizione); l'eventuale soppressione dei visti di ingresso (oggi obbligatori per i cittadini di entrambi i Paesi, ad eccezione dei detentori di passaporti diplomatici) o quantomeno lo studio di misure per renderne il rilascio piu' rapido, soprattutto per gli uomini d'affari.

La Turchia, oltre a posizionarsi quale concorrente diretto di Cina, India e Brasile, che nel continente africano stanno fortemente espandendo la loro presenza, sta dimostrando che, accanto alle tradizionali motivazioni politiche e commerciali, anche la componente religiosa rappresenta oggi un fattore di guida della sua politica estera. L'aspetto dominante della linea perseguita da Ankara resta, oltre alla dimensione religiosa, la promozione dell'export turco nel continente africano.

La Turchia ha ospitato la seconda Conferenza di Istanbul sulla Somalia il 31 maggio e 1 giugno 2012. Complementare alle iniziative dell’ONU e della Comunità internazionale sulla Somalia, essa ha sancito l’ormai imprescindibile ruolo turco di rilevante attore nello scacchiere somalo e regionale. A riprova delle ambizioni turche di inserirsi a pieno titolo nelle dinamiche politiche del Corno d’Africa, il Ministro degli Esteri Davutoglu ha annunciato la firma di un MoU tra la Turchia e l’IGAD, nuovi contributi finanziari ad AMISOM e il sostegno (salari, divise, formazione) a 3.000 unità della polizia somala. La Turchia, grazie ad una strutturata presenza diplomatica e umanitaria sul terreno, è oggi in grado di fornire assistenza diretta ai somali, senza dover transitare per l’imponente e costoso apparato onusiano di stanza a Nairobi. Tale strategia, finanziata da ampie risorse, fa perno su una presenza diffusa nel Paese, sul dialogo anche informale con tutti i settori (anche i più islamico-radicali) della società somala, sul sostegno diretto alle TFIs. Grazie a tale impegno, Ankara ha potuto guadagnarsi il sostegno della popolazione somala, divenendo uno degli attori principali di cui tener conto per operare in questo scacchiere. Quanto all’Etiopia, la Turchia contribuisce al PIL con oltre 200 imprese turche operanti in Etiopia per investimenti di circa 1,5 miliardi di dollari. La seconda edizione del Summit Turchia-Africa si è svolta ad Istanbul il 15-16 dicembre 2011 per valutare avanzamento del piano di azione congiunta adottato nella precedente edizione nel 2008.

America Latina

La Turchia ha iniziato un processo di penetrazione in Venezuela utilizzando i propri imprenditori del settore delle costruzioni. In cambio otterrà petrolio venezuelano. Interesse turco all'espansione della presenza in Venezuela e in America Latina in genere. La Turchia è percepita dal Venezuela come un Paese non allineato e con cui e' possibile stringere rapporti non appiattiti sui desideri del blocco occidentale.

 


RAPPORTI BILATERALI

 

Relazioni politiche

Le relazioni bilaterali sono eccellenti. Con Ankara registriamo un’ampia convergenza rispetto ai principali temi internazionali, anche se recentemente non sono mancate alcune diverse sensibilità (su Egitto e Siria ad esempio, e in generale sul giudizio sulle primavere arabe).

Il Secondo Vertice italo-turco, (Roma, 8 maggio 2012) ha registrato la partecipazione di 5 Ministri (Esteri, Interno, Ambiente, Sviluppo Economico, Economia) e la firma di ben 6 intese. Il prossimo Vertice sarà ospitato dalla Turchia. Il 12-13 novembre 2012 si è tenuto a Roma il IX Foro di dialogo delle società civili, evento annuale organizzato dal Gruppo “Unicredit”, per parte italiana, e dal “Centro di studi strategici” (SAM) del MAE turco. Spetta alla parte turca ospitare la prossima edizione. 

Continuiamo a sostenere il percorso di adesione della Turchia all’UE mantenendo visibilità nel contesto delTurkey Focus Group”. Riteniamo che il prosieguo del processo di adesione sia lo strumento più idoneo per incoraggiare la Turchia a proseguire sulla strada delle riforme. L’apertura dei capitoli 23 e 24 sulla giustizia e diritti fondamentali consentirebbe, dopo le proteste di Gezi Park, di affrontare temi centrali oggi in Turchia.

Gli incontri bilaterali sono frequenti. A fine gennaio (2014) ha avuto luogo la visita di Stato del Presidente turco Gul. Non ancora fissata invece la data del terzo vertice bilaterale.

Intense sono anche le consultazioni a livello di alti funzionari MAE, nella cornice del “Protocollo di consultazioni politiche rafforzate” del luglio 2005. Il 28 maggio il Segretario Generale, Amb. Valensise, si è recato in missione ad Ankara per colloqui con l’omologo turco (le ultime consultazioni a livello SG si erano svolte a Roma il 21 novembre 2011). Consultazioni sull’Africa si sono tenute ad Ankara il 4 aprile 2013, su Asia-Pacifico e Balcani il 9 e 10 maggio a Roma e Ankara. In via di definizione la data di consultazioni rafforzate in materia di sicurezza (controllo armamenti convenzionali, NATO, pirateria, ecc.) ed in tema di lotta al terrorismo, mentre il prossimo 15 maggio, a Roma, avranno luogo le consultazioni bilaterali su tematiche subsahariane.

Proficua è anche la collaborazione sul piano parlamentare, in virtù di uno specifico Protocollo di collaborazione tra la Camera dei Deputati e la Grande Assemblea Nazionale Turca.

 

Relazioni economiche, finanziarie e commerciali

A partire dall'anno 2000 si è registrato un costante incremento nel volume degli scambi tra Italia e Turchia.

1. Nel 2012 l'Italia si conferma al sesto posto nella graduatoria dei partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 19,7 miliardi di USD (-7,4% '12/'11) composto da importazioni per 13,34 miliardi di USD (-0,8 e quinto Paese fornitore) ed esportazioni per 6,37 miliardi USD (- 18,8% e settimo paese cliente). Il saldo è attivo per l'Italia per 6,968 miliardi USD.

 

Pur nel dinamismo delle relazioni dei due Paesi, la quota di mercato italiana sul totale delle importazioni della Turchia continua ad oscillare intorno a valori non elevati: 5,73% nel 2007; 5,29% nel 2008; 5,39% nel 2009; 5,46% nel 2010; 5,58% nel 2011; 5,54% nel 2012.

Per la Turchia, l'Italia è stata nel 2012 il 5° Paese fornitore ed il 7° mercato di sbocco delle merci turche. Sempre nel 2012, la Turchia è stata per l'Italia al 17° posto nella classifica dei Paesi fornitori ed al 7° in quella degli acquirenti.

 

2. Nel 2013, l’Italia si è collocata al quarto posto fra i partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 19,6 mld di dollari (-0,6%), un export dall’Italia verso la Turchia di 12 miliardi di dollari (-3,4%), un import dell’Italia dalla Turchia di 6,7 miliardi di dollari (+5,5%), per un saldo negativo per la Turchia pari a 6,1 miliardi di dollari.

Nel mese di gennaio 2014, l’Italia si è collocata al quinto posto fra i partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 1,4 miliardi di dollari, Le importazioni dall’Italia hanno un valore di 872 milioni di dollari (-1,6% rispetto al periodo 2013), mentre le esportazioni hanno raggiunto un volume di 597 milioni (+10,3%), per un saldo negativo per la Turchia pari a 274 milioni di dollari.

 

3. Gran parte dei prodotti esportati dall’Italia riguarda il settore dei beni strumentali ed intermedi, oltre naturalmente a quelli più noti del made in Italy, come l’abbigliamento. In lieve aumento anche le esportazioni italiane di fibre sintetiche ed artificiali, gioielli ed articoli di oreficeria. Dalla Turchia l’Italia ha importato soprattutto cuoio, prodotti in metallo e legati alla carta.

4. Con un valore di commesse pari a oltre 130 milioni di Euro, l'Italia ha conquistato a fine 2010 il primo posto nella lista dei Paesi esteri le cui aziende sono risultate aggiudicatarie di contratti pubblici. I dati, ottenuti dall'Autorità' turca per il Public Procurement, riportano quindi il nostro Paese in testa alla classifica che negli ultimi anni ci aveva comunque visti sempre nelle primissime posizioni per volume di gare aggiudicate (seconda nel 2007, prima nel 2008, terza nel 2009). I 49 contratti assegnati nel 2010 alle aziende italiane ci collocano al secondo posto nella graduatoria dei Paesi UE per numero di contratti, dopo la Germania (199 gare vinte) e a pari merito con il Regno Unito. A livello globale, solo gli Stati Uniti superano la Germania come numero di contratti (253), il cui valore (41,67 milioni di Euro) resta comunque ben al di sotto di quello aggiudicato alle nostre aziende.

5. La missione imprenditoriale MISE-MAE-Confindustria-ICE con la partecipazione di Unioncamere, Rete Imprese Italia, ABI e ANCE, ad Istanbul dal 1° al 4 maggio 2012 ha riunito circa 200 tra aziende, associazioni imprenditoriali e banche italiane e turche. La missione mirata al consolidamento e al potenziamento di relazioni economico-commerciali.

 

6. In occasione del secondo Vertice bilaterale italo-turco dell’8 maggio 2012 è stata firmata dai Ministri Passera e Caglayan una Joint Declaration per l’istituzione della Jetco, Joint Economic and Trade  Commission, organismo di collaborazione bilaterale, nel cui ambito i rappresentanti delle Amministrazioni e delle associazioni imprenditoriali dei due paesi avranno la possibilità di riunirsi periodicamente per approfondire problematiche economiche e commerciali di reciproco interesse. La riunione preparatoria si è tenuta ad Ankara il 25 settembre 2012.

 

7. Invitalia in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, l’Ambasciata d’Italia ad Ankara e l’Ambasciata turca a Roma, ha organizzato dal 25 al 28 novembre 2013 una missione in Italia di imprenditori turchi. La delegazione, guidata dal Ministero dell’Economia turco ha visto la partecipazione di rappresentanti di associazioni e di imprese operanti nei settori automotive, logistica, tessile-filati, energia, turismo. L’obiettivo quello di offrire ai partner turchi l’occasione di comprendere al meglio gli elementi di attrattività e le relative opportunità di investimento del territorio italiano, nonché di consolidare le relazioni economiche bilaterali.

 

8. Tra le prossime missioni di sistema e settoriali in calendario per il 2014, è prevista una missione imprenditoriale in Turchia nella seconda settimana di novembre 2014.

 

 


Indicatori economici a confronto Italia – Turchia

 

 

ITALIA

TURCHIA (*)

 

2010

2011

2012

2010

2011

2012

PIL
(in mld di euro)

1.553.0

1.579,6

1.565,9

730.7

774.4

789

Variazione del PIL

1,8%

0,4%

-2,4%

9,3%

8,8%

2,2%

PIL pro capite
(in euro)

25.700

 

26.000

25.700

13.216

14.553

15.005

Deficit/PIL

-4,5%

-3,8%

 

-3,0%

- 3,6%

- 1,4%

- 2%

Debito pubblico/PIL

119,3%

 

120,8%

127,0%

43,1%

40%

36,1%

Tasso di disoccupazione

8,4%

8,4%

10,7%

12%

9,8%

9,2%

Tasso di inflazione

1,6%

2,9%

3,3%

6,4%

10,4%

6,2%

Fonte: Eurostat

(*) Fonte EIU; PIL in miliardi di US$; PIL procapite in US$.

 

Dati statistici bilaterali interscambio commerciale

(in milioni di euro)

 

 

 

2009

 

2010

 

2011

 

2012

 

Esportazioni

italiane

5.652

8.028

9.634

10.617

 

Variazione %

- 24,6%

+ 42,1%

+ 20%

+ 10,2%

 

Importazioni

italiane

4.422

5.157

5.978

5.257

 

Variazione %

- 20,8%

+ 16,6%

+ 5,9%

- 12,1%

 

Totale

10.074

13.185

15.612

15.874

 

Saldo per l’Italia

1.230

2.871

3.656

5.360

Fonte: ISTAT

Investimenti dell’Italia in Turchia

Rimane forte l'interesse dell'imprenditoria italiana ad investire nel mercato turco, per gli innegabili progressi compiuti dal Paese sulla via della definitiva stabilizzazione economica. Gli investimenti sinora realizzati dalle imprese nazionali coprono molteplici settori, spaziando dal manifatturiero al tessile, dall'agro-alimentare ai servizi. In continua crescita rimane l'interesse delle imprese italiane ad avviare una presenza diretta "in loco” (tessile, trasformazione agricola, strutture permanenti per l'assistenza postvendita in partnership con ditte locali), anche grazie alle iniziative di promozione intraprese congiuntamente dall'Ambasciata e dall'ex ICE.

In merito ai vantaggi comparati, se è vero che alcuni Paesi consentono la produzione a costi minori di quelli della Turchia, è anche vero che esistono localmente una managerialità ed una manodopera già altamente specializzata. Su alcuni mercati (Russia, Repubbliche dell'Asia Centrale, Siria, Israele, Libano) la Turchia è già un temibile concorrente, con il quale è preferibile concludere sin d'ora delle fruttuose alleanze commerciali e produttive.

In Turchia opera l'Agenzia turca per la Promozione degli Investimenti (ISPAT) (http://www.invest.gov.tr/), direttamente collegata all'Ufficio del Primo Ministro, istituita nel gennaio 2007.

 

1. Nel 2012 l'Italia ha investito 178 milioni di dollari, in aumento (+ 57,8%) rispetto al 2011, quando il nostro Paese aveva investito la cifra di 111 milioni di dollari. In Turchia sono operanti 1.000 imprese italiane, di cui 25 costituite nel mese di dicembre 2012.

Nei primi undici mesi del 2013, l’Italia ha investito 124 milioni di dollari, in flessione (-10,8%) rispetto allo stesso periodo del 2012, quando aveva investito la cifra di 139 milioni di dollari.  In Turchia sono operanti 1.093 imprese italiane, di cui 11 costituite nel mese di novembre 2013.

2. Per quello che riguarda lo stock di investimenti diretti esteri italiani in Turchia, essi sono scesi dai 4,3 miliardi di dollari del 2008 a 3,3 miliardi di dollari del 2009 (gli ultimi dati disponibili attualmente disponibili in merito agli stock di IDE in Turchia sono a fine 2009). Si dovrebbe però trattare di un arretramento che ha inciso non tanto sulla qualità quanto sul volume e la composizione degli investimenti produttivi, e determinato prevalentemente da una sottocapitalizzazione delle imprese aggravata dal biennio congiunturale critico e dalla conseguente necessità di diversificare il portafoglio di attività. L’Italia rappresenta un “partner” fondamentale in settori d’importanza strategica, quali il settore bancario, dell’energia e delle infrastrutture.

 

Investimenti della Turchia in Italia

Dal 2005 al 30 giugno 2010 il flusso di IDE turchi in Italia è stato pari a 127 milioni di USD. Nel primo semestre 2010 (ultimo dato disponibile) le imprese turche hanno investito nel nostro Paese all’incirca 8 milioni di dollari. Attualmente, in Italia operano 47 imprese turche e i settori di maggiore interesse per gli investitori turchi riguardano il comparto energetico, il settore finanza/banche ed il comparto manifatturiero.

 

La Vestel, azienda turca di elettrodomestici, ha annunciato, senza rivelare il costo dell’operazione, di aver acquisito l’italiana Dikom&Dikom con lo scopo di incrementare la propria quota di mercato in Europa. La Vestel in passato aveva già acquisito altri marchi europei quali la finlandese Finlux, la danese Vestfrost e la britannica Servis. Questa acquisizione si inserisce nel quadro del positivo andamento degli investimenti diretti turchi all’estero, che, in base ai dati resi noti dalla Banca Centrale, sono aumentati del 73% fra il 2011 e il 2012 (gennaio-novembre), raggiungendo la cifra di 3,8 miliardi di dollari americani. Il primo Paese destinatario di tali investimenti, maggiormente concentrati nel settore manifatturiero e dei servizi, è l'Olanda, con 2,1 miliardi di dollari americani in undici mesi.

 

Fratelli Averna, proprietaria fra l’altro del marchio Pernigotti, ha siglato un accordo con il gruppo della famiglia Toksoz per la cessione dell'azienda che detiene lo storico marchio italiano nel settore dolciario. Si tratta di una azienda privata, con sede a Istanbul, che realizza un fatturato annuo pari di circa 450 milioni.

 

La societa' di trasporti marittimi Arkas ha due sedi anche in Italia, a Genova e La Spezia, e intende realizzare insieme al socio italiano Musso (gruppo Tarros) un importante investimento nel porto di La Spezia dal valore complessivo di circa 80-100 milioni di euro.

 

Turismo

In un quadro di eccellenti rapporti tra Italia e Turchia quello del turismo è forse il settore che fa registrare le performance meno brillanti.

Nonostante la vicinanza non solo geografica ma anche culturale tra i due Paesi, i flussi di turisti turchi verso l'Italia sono tuttora ridotti e quindi presentano ampi margini di miglioramento (secondo dati diffusi dall'Istituto di Statistica Turco TurkStat sono stati meno di 200.000 i turchi che hanno visitato l'Italia nel 2011).

 

Relazioni culturali, scientifiche e tecnologiche

L’intesa di riferimento è l’Accordo di Cooperazione Culturale, Scientifica e Tecnica firmato il 17 luglio 1951, il cui nuovo Protocollo Esecutivo e’ stato sottoscritto ad Ankara il 6 dicembre 2006 (tutt’ora è in corso di rinnovo). Considerato il tempo intercorso dal 1954, era stato avviato il negoziato per un nuovo Accordo Culturale, arenatosi tuttavia dopo la prima sessione svoltasi nel giugno 2006. Il Programma Esecutivo Culturale prevede lo scambio di informazioni sui rispettivi sistemi d’istruzione per concordare, attraverso i lavori di un gruppo tecnico misto, criteri di corretta valutazione comparativa dei rispettivi titoli, da raccomandare alle autorità competenti nei due Paesi per le decisioni di riconoscimento dei titoli. I titoli finali della scuola secondaria turca si conseguono dopo 11 anni di scolarità e consentono l’immatricolazione universitaria in Italia solo se integrati dal superamento degli esami del 1° anno universitario in Turchia.

La cooperazione scientifica bilaterale tra Italia e Turchia è regolata dall’Accordo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica, firmato a Roma il 21.2.2001, in vigore dal 2005, e dal relativo Protocollo Esecutivo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica, firmato a Roma il 26.6.2006, scaduto nel 2009. In occasione del II Vertice italo-turco dell’8 maggio 2012 è stato firmato il Protocollo Esecutivo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica 2012 – 2014.

Nel 2006 sono stati sottoscritti un Protocollo tecnico nel settore degli Archivi di Stato ed un Accordo di coproduzione cinematografica che consentirà di realizzare congiuntamente film, animazioni, documentari e progetti audiovisivi in generale.

E’ in corso di negoziato un Accordo bilaterale in materia di traffico illecito di opere d’arte.

 

Diffusione della lingua italiana

L’Italiano occupa una posizione di grande prestigio tra le lingue considerate “a valenza culturale”. Ne sono testimonianza i vari corsi di lingua tenuti presso università e istituti di istruzione primaria e secondaria. Da alcuni anni quattro università locali hanno inserito nei loro piani di studio l’insegnamento dell’italiano così come alcuni Licei privati e Istituti di istruzione primaria. E’ stata ratificata e pubblicata sul sito della Yok – istituzione turca che presiede all’insegnamento superiore nel Paese – l’equipollenza tra il terzo livello della certificazione di conoscenza della lingua italiana proposto dall’Università per Stranieri di Perugia (CELI 3) e gli analoghi corsi di certificazione patrocinati dallo Yok stesso.

Cattedre di italianistica: in 21 istituzioni accademiche turche si studia l’italiano, presso le Università di Ankara e di Istanbul sono attivi due Dipartimenti di italianistica. Il numero degli studenti universitari nell’a.a. 2010/11 è stato pari a circa 4.000 unità.

 

Cooperazione interuniversitaria Italia – Turchia

La Turchia ha del resto aderito sin dal 2001 al Processo di Bologna ed ha attuato gran parte delle misure di adattamento del proprio sistema universitario. La Turchia partecipò a gennaio 2005 alla Terza Conferenza di Catania, organizzata sotto l’egida italiana, ed in tale occasione firmò la dichiarazione congiunta sullo spazio comune dell’Istruzione superiore nel Mediterraneo.

Particolare rilievo ha acquisito la firma, il 20 aprile del 2007, di un Protocollo di collaborazione tra CRUI (Conferenza dei Rettori Italiani) e YÖK (Consiglio per l’istruzione superiore). A settembre 2008 risultano 34 Accordi di collaborazione interuniversitaria, che coinvolgono un vasto numero di Atenei dei due Paesi.

Dalla piattaforma CINECA risultano 145 accordi vigenti tra atenei italiani e turchi. Le Università più attive sono: l’Università degli Studi di Milano (18 accordi), l’Università degli Studi di Perugia (22), l’Università Politecnica delle Marche (10) e l’Università Roma Tre (3)

Segnalati 35 Accordi interuniversitari fra 9 Atenei turchi (Università di Ankara, di Boğaziçi, di Muğla, di Ege, di Orta Doğu Teknik, di Koç, di Atatürk, di Fatih, di Hacettepe, Istituto di Alta Tecnologia di Đzmir), 19 Atenei italiani e il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia (Biologia, Ingegneria, Architettura, Medicina, Scienze della Terra, Economia).

 

Borse di studio

Mensilità offerte dall’Italia: 150 nell’A.A. 2010-2011 dell’importo di Euro 700. Il contingente borse di studio è stato ridotto a 132 mensilità da Euro 700 per l’A.A. 2011/2012. A ciò vanno aggiunte 45 mensilità extra (Euro 700), ripartite in 5 borse di studio da 9 mesi ciascuna, quale sostegno al Programma “Invest your talent in Italy” per l’anno 2011-2012. Per l’anno accademico 2012/2013, sempre nell’ambito del programma “Invest your talent in Italy”, sono state messe a disposizione 3 borse di studio a favore di studenti turchi. Va inoltre menzionata per l’anno 2011-2012 l’offerta di 5 borse di studio da 12 mensilità ciascuna (borsellino Euro 1.150 mensili) a favore di cittadini turchi  impegnati in attività di studio e ricerca presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze (IUE).

Mensilità offerte dalla Turchia: per l’A.A. 2010-2011, 80 mensilità per borse da 8 mesi (10 borse). L’importo mensile è di 200 nuove lire turche corrispondenti a circa 100 Euro.

Studenti Stranieri nelle Università Italiane: 715 cittadini turchi iscritti nell’A.A. 2010/2011 presso Università italiane (1,04% del totale degli stranieri). Dato in costante crescita rispetto ai 569 nell’A.A. 2009/2010, ai 450 nell’A.A. 2008/2009 e ai 362 nell’ A.A. 2007-2008,

Le Università con più iscritti sono state le lombarde (455), emiliane (70) e piemontesi (46).

Grazie all'autonomia di cui godono gli Atenei italiani esistono scambi di studenti con universita' turche basati su accordi presi direttamente tra le parti.

 

Università italo-turca ad Istanbul

Progetto proposto da parte turca di istituire a Istanbul un’Università di diritto turco, destinataria di finanziamenti governativi locali; alla parte italiana spetterebbe assicurare la presenza di un contingente di “visiting professors”. Con insegnamento in italiano e turco e possibili corsi in inglese, l’ateneo comprenderà a regime 3 Facoltà, nei settori di eccellenza dell’Italia (architettura, grafica e design, storia dell’arte, archeologia, restauro; ingegneria industriale ed informatica; turismo, scienze e letteratura). Per parte italiana, il progetto è curato da un gruppo ristretto cui partecipano il MAE (DGUE), il MIUR (DG Università) e la CRUI. Il relativo Accordo è stato sottoscritto dai Ministri degli Esteri nel Vertice bilaterale il 12 novembre 2008. Nel dicembre 2009 è stata completata la procedura di ratifica turca. E’ necessario quantificare gli oneri a carico dell’Italia per avviare l’iter di ratifica. È stata chiesta alla parte turca una bozza di studio preliminare. Si è convenuto un incontro informale fra le delegazioni negoziali per ipotizzare la ripartizione orientativa dell’impegno finanziario.

Sul fronte italiano, si è svolta una riunione interministeriale presso il MAE il 25 ottobre 2011, che ha permesso di accertare che il costo medio annuale per invio di “visiting professors” per un solo corso di laurea sarebbe circa 1,7 mln/€ e di avviare una riflessione su possibili co-finanziamenti da parte di grandi gruppi italiani. L’Accordo bilaterale prevede espressamente un impegno delle parti a favorire partecipazione e apporto del settore privato allo sviluppo dell’Università. Tuttavia, secondo la legislazione turca, la natura pubblica dell'Università italo-turca esclude che i contributi di soggetti privati possano concorrere alla formazione del bilancio dell'Università.

 

Scuole italiane

Sulla base di intese concordate nel marzo 1998, si è previsto l’inserimento dell’italiano fra le lingue straniere, e l’autorizzazione al funzionamento di scuole turco-italiane, al posto delle precedenti scuole medie italiane, con l’inserimento nei programmi turchi di un adeguato numero di ore d’insegnamento in lingua italiana.

A Istanbul funzionano due complessi scolastici:

1.Istituto scolastico "Istituti Medi Italiani", statale fondato nel 1888. Vi funzionano il Liceo Scientifico italiano statale, aperto anche a studenti turchi, e la scuola secondaria statale di I grado, aperta solo a studenti italiani. Entrambi gli indirizzi sono di durata quadriennale. La scuola rilascia titoli di studio validi in entrambi i Paesi.

2.Complesso scolastico gestito dalla Congregazione delle Suore d'Ivrea “Galileo Galilei” fondato nel 1870, paritario a livello secondario di II grado. Dall’a.s. 2009/10 non sono più attive le sezioni della scuola dell’infanzia e primaria, gestite dalle stesse Suore d’Ivrea. In proposito è stata avanzata da un gruppo di docenti una proposta di allargamento degli Istituti Medi Italiani a Comprensivo (Medie-Elementari) con due sole pluriclassi elementari. L’Amministrazione ha indicato quale soluzione più idonea quella della parità, per la quale nel marzo 2010 è stata presentata istanza di riconoscimento. Nell’agosto 2011 la rappresentanza consolare ha comunicato che la gestione attuata nel corso dell’a.s. 2010/11 si è rivelata poco efficace e che l’istanza sarà rinnovata da un diverso ente gestore.

A Smirne è attiva la "Scuola Italiana" a livello infanzia e primario con presa d'atto, che ha presentato istanza per il riconoscimento della parità scolastica, attualmente all’esame della DGSP. Il numero complessivo degli alunni è di 880 unità. Il MAE invia 26 unità di docenti, un direttore dei servizi amministrativi ed un dirigente scolastico.

La legge turca del 2003 relativa ai permessi di lavoro ha reso più complessa e lunga (6 mesi) la procedura per la concessione dei permessi e dei visti d’ingresso ai docenti italiani assegnati a istituzioni scolastiche o Università in Turchia La problematica resta aperta, ed è stata oggetto di ripetuti interventi della nostra Ambasciata ad Ankara e nello scorso giugno sollevata in sede di consultazioni consolari.

 

 

 


Principali incontri bilaterali nell’ultimo triennio

 

2010

3-5 marzo

Visita in Italia del Presidente del Parlamento turco Mehmet Sahin

13 maggio

Visita in Italia del Ministro dell’Istruzione Nazionale Nimet Cubuk, ed incontro con il Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Giuseppe Pizza.

17 luglio

Visita Sottosegretario Mantica ad Ankara

9 novembre

Incontro On. Ministro con Ministro Davutoglu a margine del VII Foro di dialogo italo-turco

(incontro Davutoglu con Sig. Presidente della Repubblica)

2011

12 gennaio

Consultazioni SS. Sen. Mantica con omologa turca Amb. Sezgin (Roma)

11 febbraio

Missione SS Craxi ad Ankara (su Mediterraneo e Medio Oriente

4-5 marzo

Incontro ad Istanbul del Min. Frattini con il Ministro degli Esteri turco, Davutoglu, a margine della Conferenza Aspen.

17-18 marzo

Missione SS Mantica in occasione delle Celebrazioni del 150^ dell’Unità d’Italia.

17 maggio

Consultazioni Segretario Generale con omologo turco (Ankara)

21 novembre

Consultazioni Segretario Generale con omologo turco (Roma)

24-25 novembre

Incontro Sig. Ministro con Ministro Davutoglu a margine del VIII Foro di Dialogo italo-turco

2012

20 febbraio

Visita Ministro Difesa Amm. di Paola in Turchia.

3 marzo

Incontro Ministro Terzi con omologo a Istanbul a margine del seminario Aspen

26 marzo

Incontro Presidente Monti con Primo Ministro Erdogan (Seoul)

8 maggio

Secondo Vertice italo-turco (Roma)

12/13 novembre

A margine del IX Foro di Dialogo, incontro a Roma tra il Signor Ministro ed il Ministro degli Affari Esteri turco, Ahmet Dautoglu.

2013

7 maggio

Incontro Ministro Bonino con MAE Davutoglu a margine della Conferenza di Londra sulla Somalia

29-30 novembre

Visita del Vice Ministro per gli Affari Esteri Marta Dassuad Istanbul.

2014

29 gennaio

Visita di Stato del Presidente della Repubblica di Turchia, Gul, a Roma.


 

COMPOSIZIONE DEL GOVERNO TURCO

 

Presidente del Consiglio

Recep Tayyip Erdoğan

 

Vice Primo Ministro

Bülent Arınç

Vice Primo Ministro

Ali Babacan

Vice Primo Ministro

Beşir Atalay

Vice Primo Ministro

Emrullah Isler

 

Ministro per le Dogane ed il Commercio

Hayatı Yazıcı

 

Ministro per il Lavoro e la Sicurezza Sociale

Faruk Çelik

 

Ministro per lo Sviluppo

Cevdet Yılmaz

 

Ministro della Difesa

İsmet Yılmaz

 

Ministro degli Affari Esteri

Ahmet Davutoğlu

 

Ministro delle Finanze

Mehmet Şimşek

 

Ministro delle Politiche Alimentari, l’Agricoltura e l’Allevamento

Mehmet Mehdi Eker

 

Ministro dell’Energia e Risorse Naturali

Taner Yıldız

 

Ministro delle Foreste e delle Opere Idrauliche

Veysel Eroğlu

 

Ministro per la Famiglia e le Politiche Sociali

Ayşenur Islam

 

Ministro dell’Economia

Nihat Zeybekci

Ministro dell’Interno

Efkan Ala

 

Ministro dell’Ambiente e della Pianificazione Urbana

Idris Gulluce

 

Ministro per gli Affari Europei e Capo Negoziatore per l’Ingresso nell’Unione Europea

Mevlut Cavusoglu

 

Ministro della Scienza, Tecnologia ed Industria

Fikri Isık

 

Ministro dei Trasporti, degli Affari marittimi e della Comunicazione

Lutfi Elvan

 

Ministro della Giustizia

Bekir Bozdağ

 

Ministro della Gioventu’ e dello Sport

Akif Cagatay Kılıc

 

Ministro della Pubblica Istruzione

Nabi Avcı

 

Ministro della Sanità

Mehmet Muezzinoglu

 

Ministro della Cultura e del Turismo

Ömer Çelik


Accordi bilaterali in vigore

 

 

Accordo di co-produzioni cinematografiche

 

Protocollo tra Italia e Turchia nel campo delle informazioni geospaziali.

 

Memorandum d’intesa per la semplificazione delle procedure di rilascio dei visti di ingresso .

 

Collaborazione nel settore degli archivi

 

Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica

 

Accordo sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, la repressione delle infrazioni doganali

 

Accoro di cooperazione sulla lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, riciclaggio  proventi illeciti, traffico illegale di stupefacenti, e di esseri umani

(sarà sostituito dall’Accordo contro il terrorismo e la criminalità organizzata firmato l’8/5/2012 una volta entrato in vigore)

 

Scambio di Note, costituenti un Accordo, relativo al trattamento delle navi nei rispettivi porti.  

 

Accordo sulla promozione e protezione degli investimenti

 

Accordo per evitare le doppie imposizioni

 

Accordo per la cooperazione nel settore del turismo

 

Accordo concernente i trasporti internazionali su strada

 

Accordo culturale

 


Accordi firmati (ancora non ratificati)

 

 

Accordo sulla cooperazione sulla lotta alle forme gravi di criminalità, in particolare contro il terrorismo e la criminalità organizzata

 

Accordo di Sicurezza Sociale

 

Accordo di cooperazione nel settore ambientale

 

Accordo su istituzione Università italo-turca ad Istanbul

 

Accordo per progetto ITGI Italia-Grecia-Turchia

 

 

Accordi bilaterali in corso di negoziato

 

 

Accordo di cooperazione giudiziaria

 

Accordo di cooperazione culturale

 

Accordo di reciprocità in materia di conversione di patenti di guida

 

Accordo in materia di navigazione e trasporto marittimo mercantile

 

Intesa tecnica in tema di rafforzamento della cooperazione di Polizia nella lotta contro il traffico di migranti e contro l’immigrazione illegale.

 

Memorandum d’Intesa contro il traffico illecito di opere d’arte

 

Memorandum d’Intesa sulla cooperazione sanitaria

 

Memorandum d’Intesa sulla cooperazione tecnica, scientifica ed economica in ambito agricolo

 

Memorandum d’Intesa per la collaborazione nel campo della difesa, ricerca e sviluppo.

 

 

Accordo sullo stabilimento e sul funzionamento dei rispettivi Istituti di Cultura (Yunus Emre)

 

Memorandum d’Intesa sugli investimenti tra Invitalia e la corrispondente Agenzia turca

 

Dichiarazione congiunta nel campo del turismo

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Rapporti parlamentari con la Turchia
(a cura del Servizio Rapporti Internazionali)

 

Presidente della Grande Assemblea Nazionale Turca (GNAT)

Cemil ÇIÇEK, eletto il 4 luglio 2011[1], all’indomani delle elezioni legislative del 12 giugno 2011.

 

Ambasciatore della Turchia a Roma

vacante

Mehmet Erkan AYTUN, Incaricato d'Affari a.i., (24/03/2014)

Ambasciatore d’Italia ad Ankara

Gianpaolo SCARANTE (dal giugno 2010)

 

XVII LEGISLATURA

 

Corrispondenza

Oltre alle lettere di congratulazioni pervenute alla Presidente della Camera dopo la sua elezione dal Presidente del Parlamento turco Çiçek (22 marzo 2013),  dall’Ambasciatore di Turchia (18 marzo 2013) dall’on. Zeynep Karahan Uslu, Coordinatore per la parte turca dei rapporti parlamentari con l’Italia sulla base del Protocollo parlamentare Italia-Turchia (8 luglio 2013, in quest’ultima lettera si auspicava la riattivazione degli incontri parlamentari con particolare riguardo al Protocollo di collaborazione), si segnala la lettera (26 agosto 2013) che il Presidente del Parlamento Çiçek ha indirizzato una alla Presidente Boldrini per sensibilizzarla sulla evoluzione negativa delle vicende in Siria ed in Egitto; in essa l’on. Çiçek lamenta la mancanza di una posizione comune e ferma della comunità internazionale a fronte degli attacchi subiti dalla democrazia e dai diritti umani in quei paesi. Si dice altresì convinto che nel loro ruolo di Presidenti di Parlamenti di paesi democratici, possano dare un contributo alla democratizzazione dei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, anche attraverso dichiarazioni congiunte ferme rivolte ai governi e alla società civile a sostegno dei processi democratici e della pace nella regione. 

 

****

Si segnala che l’on. Hakan Sukur (AKP) è Presidente del Gruppo di Amicizia spontaneo Turchia-Italia composto da 20 parlamentari e costituito presso il Parlamento turco.

Incontri bilaterali

Il 14 novembre 2013 l’on. Caterina Pes, Segretaria di Presidenza nonchè Coordinatore per la Camera dei deputati dei rapporti con la Grande Assemblea Nazionale Turca nell'ambito del Protocollo di Collaborazione parlamentare, ha incontrato l'on. Zeynep Karahan Uslu, Coordinatore per la parte turca.

Nel corso del colloquio è stata avviata una prima riflessione sulla futura attività della cooperazione parlamentare italo-turca prevista dal Protocollo. In particolare, da parte turca è stata avanzata la possibilità di ospitare il prossimo Seminario in Turchia a febbraio 2014 (è stata proposta una tappa a Sanliurfa, città gemellata con Alberobello, che ospita campi profughi) e confermato il tema del “dialogo interuniversitario”; è stata altresì prospettata l’opportunità di promuovere ulteriori incontri oltre i Seminari. L’on. Pes ha sottolineato le ampie possibilità di cooperazione offerte dal dialogo parlamentare italo turco e rilanciato il progetto dell’Università italo-turca di Istanbul (la parte turca aveva trovato il terreno su cui edificare il plesso, un terreno di proprietà della Difesa, ma l’iter si è poi bloccato per problemi legati alla reperebilità e utilizzo di risorse finanziarie private da parte italiana rispetto a quanto prevede la normativa turca). 

Dal 23 al 24 ottobre 2013 una delegazione parlamentare turca, composta dagli On. Mehmet Tekelioğlu, Presidente della Commissione di armonizzazione con l’UE (AKP e vicino al Presidente Gul) e l’On. Ayşe Eser Danışoğlu, membro della Commissione di armonizzazione con l’UE (partito CHP, opposizione), sono stati in visita alla Camera nell’ambito di un progetto sovvenzionato dall’UE che ha l’obiettivo di spiegare la visione della Turchia ai paesi membri dell'Ue. In particolare, il 23 ottobre la delegazione ha incontrato l’on. Caterina Pes. Nel corso del collloquio si è parlato di collaborazione parlamentare bilaterale, processo di adesione all’UE, questione delle minoranze. Con riferimento al processo di aesione all’UE la delegazione turca ha auspicato un maggiore sostegno dall’Unione Europea anche in vista dell’apertura dei prossimi capitoli negoziali che riguardano libertà di parola e diritti umani (essenziali per proseguimento negoziato) rispetto ai quali il problema del terrorismo pone delle evidenti difficoltà. L’on. Devosoglu, però, ha tenuto a sottolineare che allo stato attuale nelle carceri turche si trovano 7 deputati, 60 giornalisti per reati di opinione oltre a 2500 studenti, evidenziando la necessità che il governo faccia passi avanti in materia di libertà di stampa e di parola, modificando la normativa antiterrorismo varata dopo il colpo di stato dell’80. L’on. Pes, dopo aver evidenziato la vicinanza tra Italia e Turchia e i progressi fatti dalla Turchia negli ultimi anni nel suo percorso di avvicinamento all’UE, ha sottolineato l’importanza di garantire i diritti di cittadinanza di tutti, delle donne così come delle minoranze “nella convinzione che il processo integrazione sia il volano per aiutare le riforme”. Pur confermando la netta condanna del terrorismo, l’on. Pes ha ribadito che il tema delle minoranze è un tema europeo, da affrontare in una dimensione post globalizzazione e sovranazionale. Ha quindi sottolineato l’importanza dell’istruzione e dell’innovazione ai fini della crescita di un paese e espresso apprezzamento per il progetto dell’Università Italo-Turca di Istanbul.

La delegazione ha incontrato altresì le Commissioni Affari esteri e Politiche dell’UE, su cui cfr. infra.

 

Protocollo di Cooperazione

Il 26 gennaio 2005, l’allora Presidente della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini, e l’allora Presidente della Grande Assemblea Nazionale di Turchia dell’epoca, Bulent Arinc, hanno sottoscritto un Protocollo di collaborazione bilaterale.

Coordinatore[2] per la parte italiana è l’on. Caterina Pes, Segretaria d’Aula. Gli altri componenti della parte italiana incaricata di seguire l’attuazione del Protocollo sono: Franco Bruno ((Misto – Maie - ApI) componente della Commissione Trasporti, Ilaria Capua (SCpI) Vice Presidente della Commissione Cultura; Salvatore Cicu (FI PdL - Berlusconi Presidente) componente della Commissione Difesa, Marisa Nicchi (Sel) componente della Commissione Affari sociali e della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

Ai sensi di tale Protocollo, entrambi i Presidenti devono designare i rispettivi Alti Rappresentanti che hanno il compito di coordinare le varie attività di cooperazione e di dialogo che si collocano nel quadro dell’attuazione del Protocollo. In attuazione del paragrafo 1) relativo allo “scambio di esperienze”, si prevede lo svolgimento di Seminari parlamentari bilaterali articolati tematicamente, con la partecipazione di delegazioni parlamentari all’uopo selezionate, da tenersi in alternanza nei due paesi.

Coordinatore per la parte turca è l’on. Zeynep Karahan Uslu, che è stata anche nominata Capo della delegazione turca presso l’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo. Gli altri componenti sono: Ali Şahin (AKP), Osman Aşkın Bak (AKP), Ayşe Gülsün Bilgehan (CHP) e Mehmet Günal (MHP).

Dalla firma del protocollo di collaborazione, si sono tenuti cinque Seminari, due nella XIV, uno nella XV Legislatura e due nella XVI Legislatura.

Il prossimo seminario dovrebbe svolgersi a Istanbul dal 3 al 6 giugno 2014.

 

Missioni

Una delegazione della Camera dei deputati, composta dall’on. Caterina Pes, Segretaria d’Aula e componente della Commissione Cultura, e dall’on. Marisa Nicchi, componente della Commissione Affari sociali, ha effettuato una missione in Turchia dal 25 al 28 novembre 2013, nell’ambito di un programma finanziato dalla UE[3] ed in restituzione della visita effettuata alla Camera da una delegazione parlamentare turca a ottobre (vedi supra).

Ad Ankara, presso la Grande Assemblea Nazionale turca (GNAT), hanno incontrato la Vicepresidente, Ayşe Nur Bahçekapili.

Tra temi del colloquio: la questione delle pari opportunità nei rispettivi paesi e la lotta alla violenza contro le donne e la Convenzione di Istanbul[4] di cui è stata auspicata l’entrata in vigore. L’on. Bahçekapili ha ricordato come il suo partito, l’AKP, sia particolarmente sensibile alla questione femminile e vanti tra le sue fila 46 deputate su un totale di 79 parlamentari donne e ricordato che nell’attuale legislatura ci sono tre Vice Presidenti donne, mentre in precedenza non ce n’era nessuna.

Sono stati poi svolti incontri con il Vicepresidente della Commissione per l’Armonizzazione con l’UE, Haluk Özdalga, e con gli esponenti dei Gruppi parlamentari.

In particolare, per il CHP, il partito Khemalista, laico e di sinistra, la delegazione ha incontrato Osman Koruturk, Ayse Danisoglu Ali Ozturk. Dopo aver illustrato le priorità del loro partito (tutela dei diritti fondamentali, supremazia del diritto, democratizzazione e difesa della laicità) e dopo aver  osservato che la Costituzione turca stabilisce che la Turchia è una repubblica laica, hanno criticato le azioni del Primo Ministro a loro avviso dirette ad abbattere la laicità (vedi l’uso velo negli uffici pubblici) mentre in un paese mussulmano al 99%, come la Turchia, essa deve essere salvaguardata. Rispetto all’ingresso nell’UE, nell’ultimo periodo il Primo ministro è diventato meno filo europeo, anche a causa dell’ostruzionismo di Francia, Germania e Austria, (ha chiesto a Putin di aderire al patto di Shanghai). Inoltre, la Commissione istituita per portare avanti le riforme costituzionali, cui partecipavano tutti i partiti è stata sciolta, dopo aver lavorato due anni. Hanno poi sottolineato che sul versante della politica interna, il regime è sempre più autoritario, come visto in occasione di Gezy Park e della repressione delle manifestazioni dei professori nei giorni scorsi. Il CHP ritiene comunque difficile allearsi con gli altri partiti di opposizione, in quanto l’MHP è di ultra destra e conservatore e gli altri partiti di sinistra non sono rilevanti. Evidenziano altresì come la magistratura non sia – a loro avviso –indipendente, come dimostrano gli arresti di molti giornalisti, per reati di opinione, nonché di deputati di opposizione e di generali, accusati di aver partecipato a costruire un’azione terroristica contro il governo (i processi sono stati sommari in cui la difesa non ha potuto svolgere a pieno il suo ruolo.

Nel corso dell’incontro con l’esponente del partito nazionalista MHP, Yusuf Halacoglu, sono state evidenziate le comuni radici storiche e culturali che legano Italia e Turchia.

Rispetto al Mediterraneo, Halacoglu ritiene che la Turchia possa rappresentare un elemento di stabilizzazione per paesi che non hanno conosciuto ancora a pieno la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Non ritiene, inoltre, possibile che l’Islam condizioni in modo determinante la Turchia, la Turchia ha un approccio “più scientifico”, che riconosce e rispetta le altre religioni. Dall’esterno, alcuni recenti cambiamenti possono essere interpretati come processo di islamizzazione, ma non è così. Nel 1923, quando si è passati alla repubblica, al fine di creare una nuova identità sono stati imposti dall’alto dei cambiamenti radicali e adesso la Turchia si confronta con il suo passato. Ad esempio, un presupposto democratico è che tutti possano vestirsi come vogliono, quindi anche l’uso del velo deve essere consentito. Rispetto alle elezioni presidenziali del 2014 quando per la prima volta il popolo eleggerà direttamente il Presidente della Repubblica, osserva che il presidenzialismo proposto dal Governo non è adatto al paese, rammentando la concentrazione di poteri che aveva il Sultano al tempo degli ottomani.

Nel corso dell’incontro con l’esponente del Partito curdo, il BDP, Erol Dora, è stata in particolare evidenziata la questione curda.

L’on. Dora ha premesso che tale partito intende rappresentare tutte le minoranze turche, non solo quella curda, è stato ricordato che in Turchia ci sono circa 20 milioni di curdi su 76 milioni di abitanti, mentre le altre minoranze, armeni, siriani, greci, ebrei, sono ormai estremamente ridotte. Ha quindi ricordato che la Costituzione deve garantire anche il diritto all’istruzione nella madre lingua nelle scuole pubbliche, mentre ora è previsto solo il turco (la riforma annunciata da Erdogan prevede l’insegnamento in curdo ma solo nelle scuole private, ritenuto inaccettabile). Inoltre, dichiara la propria contrarietà alla previsione contenuta all’articolo 24 cost., che prevede lezioni obbligatorie di religione, previsione incompatibile con uno stato laico. Gli scontri con il PKK, grazie all’appello di Ocalan del marzo 2013, si sono ridotti e sono state deposte le armi (il BDP sostiene questo processo). Ha sottolineato la necessità che tutte le parti in gioco facciano degli sforzi, compresi gli altri partiti, le organizzazioni non governative nonchè gli attori internazionali, come USA e Unione europea. In ogni caso, Erdogan ha affermato di voler andare fino in fondo nel processo di pace e il BDP crede in queste affermazioni e lo sostiene.

Infine, la delegazione ha incontrato l’On. Zeynep Karahan Uslu, Coordinatrice per la parte turca dei rapporti con la Camera dei Deputati, e l’on. Ali Sahin, componente della parte turca del gruppo di lavoro per il Seminario italo-turco.

L’on. Uslu ha chiesto di svolgere al più presto la prossima edizione del seminario, e ha espresso la volontà di attivare anche la parte del Protocollo, che prevede lo svolgimento di un evento culturale, a latere del Seminario e lo scambio di studenti e funzionari, previsto sempre dal Protocollo, ma sinora mai realizzato.

A Istanbul la delegazione ha incontrato Ahmet Misbah Demircan, Sindaco di Beyouglu.

Nel corso del colloquio è stato espresso l’apprezzamento da parte turca per il sostegno dell’Italia nel processo di adesione all’UE e per gli ottimi rapporti bilaterali, cui contribuiscono anche le nostre rappresentanze diplomatiche. Si è inoltre parlato del progetto che riguarda “Casa Garibaldi”, ossia un edificio in cui aveva sede la Società operaia italiana di mutuo soccorso, che sarà oggetto di interventi di consolidamento statico e di recupero delle decorazioni, al fine di trasformare la sede in un centro culturale italo-turco.

Si è svolto infine un incontro con Giuseppe Farina, componente dell’International Executive Board di TÜSİAD (la Confindustria turca).

Cooperazione culturale e economica tra Italia e Turchia sono stati al centro del colloquio. E’ stata quindi affrontata la questione del progetto dell’Università italo-turca di Istanbul che si è bloccato mentre altri paesi europei sono andati avanti. Farina ha tenuto a sottolineare l’importanza strategica della Turchia e delle imprese italiane che operano all’estero: l’economia turca è la sesta in Europa e la 16 del mondo; 33mila sono gli investitori esteri. E’ stata altresì sollevata la questione dei visti[5] che ostacola il turismo e gli scambi economici: l’Italia è il primo paese di destinazione turistica per i Turchi ma oggi i cittadini turchi hanno bisogno del visto Schengen mentre fino al 1994 entravano in Italia senza.


 

Incontri delle Commissioni

Il 30 gennaio 2014 l’Ufficio di presidenza della Commissione Affari esteri, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha svolto un incontro informale con una delegazione della Grande Assemblea Nazionale turca[6].

Dal 23 al 24 ottobre 2013 una delegazione parlamentare turca, composta dagli On. Mehmet Tekelioğlu, Presidente della Commissione di armonizzazione con l’UE (AKP e vicino al Presidente Gul) e l’On. Ayşe Eser Danışoğlu, membro della Commissione di armonizzazione con l’UE (partito CHP, opposizione), sono stati in visita alla Camera (cfr. supra).

Il 23 ottobre la delegazione turca ha incontrato la Commissione affari esteri: collaborazione bilaterale, le proteste di Gezi Park, l’adesione della Turchia all’UE, crisi siriana e primavere arabe sono stati i temi al centro dell’incontro.

Da parte turca è stato sottolineato il pieno sostegno delle isituzioni e del popolo turco all’adesione all’UE e l’impegno che la Turchia ha dimostrato nell’adeguarsi agli standards comunitari con le riforme adottate dal Parlamento in questi ultimi anni (ha anche segnalato che il Parlamento turco si appresta ad esaminare il “pacchetto democratizzazione”); è stato tuttavia evidenziato che il problema del terrorismo ha rallentato le riforme in settori come la sicurezza e la libertà di parola. L’on. Tekelioğlu ha anche auspicato ul ruolo maggire dell’Italia nell’UE anche per controbilanciare il peso della Germania (che ostacola l’adesione all’UE di Ankara, così come, in parte, lo fanno anche la Francia e l’Austria). Rispetto alla vicenda delle proteste scoppiate nell’estate del 2013, l’on. Tekelioğlu ha tenuto a sottolineare la durezza della reazione della polizia che anche il governo ha stigmatizzato. L’On. Danışoğlu (deputata dell’oppposizione) ha voluto sottolineare invece le grosse lacune della normativa turca in materia di diritti umani e democratizzazione e richiamato il ruolo, in tal senso, propulsivo dell’UE che per la Turchia rappresenta un “progetto di pace”. Rispetto all’emergenza immigrazione sollevato dall’on. Bergamini (che ha proposto anche una maggiore collaborazione a livello parlamentare tra i paesi della sponda sud del mediterraneo, accolta da parte turca) è stato evidenziata la criticità in cui si trova la Turchia a fronte della crisi siriana.

Il 24 ottobre la delegazione ha incontrato la Commissione Politiche dell’Unione europea. Si è parlato di: agenda europea della Turchia, crisi siriana, Cipro e proteste di Gezi Park. L’on. Tekeliouglu ha in particolare evidenziato la difficoltà di trovare un equilibrio tra garanzia di libertà e sicurezza; rispetto all’apertura dei capitoli negoziali 23 e 24, sui diritti umani e libertà di stampa, ha chiesto il sostegno dell’Italia per loro avvio (l’on. Denisoglu ha sottolineato come i capitoli 23 e 24 siano molto importanti per  la Turchia e che tutto quello che é successo a Gezy Park dimostri quanto sia importante affrontare questi problemi). L’on. Tekeliouglu ha altresì sottolineato come la Turchia sia un paese di transito dell'immigrazione e ha prospettato la possibilità di collaborare per creare un'area più sicura nel mediterraneo; ha quindi rilevato come con la Siria, la Turchia ha un confine di mille km e un milione di profughi siriani si trovano sul territorio turco. Da parte italiana è stata, tuttavia, criticata l’occupazione di Cipro Nord, la gestione della minoranza curda e la violenta repressione della polizia a Gezi Park. L’on. Tekeliouglu ha però in merito osservato che la Turchia è disponibile al ritiro da Cipro in base al piano Annan, che però la Grecia non accetta. Sul problema curdo ha osservato che la questione non può essere risolta con le armi ma con la politica, e che anche i curdi lo hanno capito; ha quindi sottolineato che alcuni sindaci curdi collaboravano con i terroristi, e sono state trovate armi nei palazzi del comune.

 

Sedi multilaterali

Delegazioni Parlamentari

La Turchia invia delegazioni alle Assemblee parlamentari della NATO, del Consiglio d'Europa e dell'OSCE e dell’Unione per il Mediterraneo.

I prossimi appuntamenti in plenaria sono:

·        Assemblea NATO dal 30 maggio al 2 giugno 2014 Sessione Primaverile Vilnius (Lituania).

·        Assemblea CdE dal 23 al 27 giugno 2014, III parte della Sessione Ordinaria 2014, a Strasburgo.

·        Assemblea OSCE dal 28 giugno al 2 luglio 2014, Sessione Autunnale, Baku (Azerbaijan).

 

Si segnala, inoltre, che dal 6 all’8 novembre 2013, ha avuto luogo la visita del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente della Assemblea NATO ad Ankara e Istanbul[7]. Vi hanno preso parte gli onorevoli Federica Mogherini (PD) e Paolo Alli (PdL), e la senatrice Cristina De Pietro (M5S).

Ad Ankara, i parlamentari hanno svolto incontri politici con i Ministri degli Affari esteri e dell’Interno, con il Sottosegretario alla difesa e con il Comandante delle Forze Armate Turche. Al centro dei colloqui la situazione politica interna, la lotta al terrorismo, la situazione in Siria, la sicurezza regionale e le priorità della politica estera turca. Una sessione di lavoro è stata dedicata alle relazioni Turchia-Unione europea di cui la delegazione NATO ha discusso con il Sottosegretario agli Affari europei. Sono stati svolti anche incontri all’Università di Ankara con il Rettore dell’Università Bilkent ed esponenti del mondo accademico, esperti di relazioni internazionali. Ad Istanbul gli incontri son proseguiti con il Rettore dell’Università Galatasaray e i professori del Dipartimento per le relazioni internazionali. I parlamentari hanno quindi tenuto una riunione ove hanno esaminato e discusso del rapporto “La sfida iraniana alla sicurezza mediorientale e globale”, elaborato dalla relatrice Raynell Andreychuk (Canada). Il Gruppo Speciale del Mediterraneo ha quindi proceduto al rinnovo del suo Ufficio di Presidenza: sono stati eletti Presidente, Ali Riza Alaboyun (Turchia); Vice Presidenti, Paolo Alli (Italia) e Diego Lopez Garrido (Spagna); Raynell Andreychuk (Canada) è stata riconfermata alla carica di Relatrice.

Si ricorda anche che in occasione della Sessione ordinaria (quarta parte), dell’Assemblea CdE tenutasi dal 30 settembre al 4 ottobre 2013 a Strasburgo, l’Assemblea è stata approvata la risoluzione 1953The progress of the Assembly’s monitoring procedure June 2012- September 2013” che ha riguardato alcuni paesi del CdE tra cui la Turchia, approvata il 1° ottobre 2013; la risoluzione ribadisce l’apprezzamento per alcuni importanti passi avanti fatti dalla Turchia nell’avvicinare la normativa del paese alla Convenzione Europea sui Diritti umani, ma nuovamente si esprime preoccupazione per la mancata modifica di alcune parti del Codice Penale, per le limitazioni alla libertà di espressione e per l’uso della pratica della carcerazione preventiva..

In precedenza l’Assemblea del CdE il 23 aprile 2013 aveva approvato la risoluzione 1925 “Post-monitoring dialogue with Turkey”. Nella risoluzione si esprime apprezzamento per alcuni importanti passi avanti fatti nella riforma del Codice Penale, così come richiesto dal CdE, per alcune riforme costituzionali già approvate come l’elezione diretta del Capo dello Stato a partire dal 2014, l’apertura democratica nei confronti dei Curdi pur notando tuttavia che la carcerazione di numerosi esponenti curdi per presunte accuse di terrorismo pesa negativamente sull’eventuale soluzione della questione curda. Si nota poi che altre riforme devono essere adottate tra esse la riduzione della soglia di sbarramento oggi al 10%; si apprezza invece l’istituzione del “Comitato di conciliazione” presieduto dallo stesso Presidente del Parlamento pur notando le difficoltà che incontra nel conciliare le diverse posizioni politiche su temi quali la cittadinanza e la decentralizzazione; apprezza inoltre le misure adottate per permettere ai turchi residenti all’estero di votare alle elezioni presidenziali del 2014, alle politiche del 2015 e alle elezioni successive. L’assemblea deplora però il fatto che ancora non sia stato, tra l’altro, risolto il problema della carcerazione preventiva che riguarda numerosi parlamentari, sindaci e rappresentanti locali; chiede inoltre che sia assicurato il diritto all’autodifesa nei principali processi in corso (Ergenekon, Balyos, KCK); nota anche che la Turchia non ha ancora né firmato né ratificato la Convenzione per la protezione delle minoranze nazionali né la Carta europea per  le lingue minoritarie; esprime apprezzamento per la pronta ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne (la Turchia è stato il primo paese a ratificare la convenzione). In conclusione si riserva di valutare nei tempi opportuni le riforme in corso, sottolineando la volontà del CdE, ed in particolare della Commissione di Venezia, di sostenere gli sforzi delle autorità turche.

AP-UpM

La Turchia partecipa a tutte le sedi della cooperazione euromediterranea e quindi alle riunioni dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, di cui l’Italia ha esercitato la presidenza dal marzo 2010 al marzo 2011.

All’ultima Sessione Plenaria dell’AP-UpM, che si è tenuta in Giordania, sul Mar Morto, dall’8 al 9 febbraio 2014 ha preso parte l’onorevole Zeynep Armagan Uslu (capo delegazione), e i deputati Ali Ercoskun, Presidente della Commissione Economica dell’Assemblea, Pakdil Nevzat, Pavey Safak, Sahin Idris e Yalcin Edip Semih.

Si segnala, inoltre, che alla riunione a Roma della Commissione Cultura dell'AP-UpM, il 15 novembre 2013, hanno preso parte gli onorevoli Zeynep Karahan Uslu (capo delegazione), Ali Ercoskun (Presidente della Commissione Economica dell’AP-UpM).

PAM

Il Parlamento turco invia, inoltre, una propria delegazione alla PAM Parliamentary Assembly of the Mediterranean, costituita in ambito UIP. La VII sessione plenaria si è svolta a Malta dall’11 al 13 ottobre 2012. Si segnala che, in tale occasione, il sen. Francesco Amoruso, membro della commissione Esteri del Senato, è stato eletto presidente della PAM. L’ultima sessione plenaria, l’VIII, si è svolta a Marsiglia dal 20 al 22 gennaio 2014 e vi hanno preso parte il sen. Amoruso Presidente dell’Assemblea, i senatori Luigi Compagna e Emma Fattorini, i deputati Antonio Martino e Giorgio Sorial.

 

Attività legislativa

E’ stato approvato dal Senato il 2 aprile 2014 il disegno di legge concernente la “Ratifica dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Turchia sulla previdenza sociale[8], fatto a Roma l'8 maggio 2012”; trasmesso alla Camera: assegnato alla Commissione Affari esteri in sede referente (AC 2270).

E’ stato approvato dal Senato il 2 aprile 2014 il disegno di legge concernente la “Ratifica dell'Accordo di cooperazione tra Italia e Turchia sulla lotta ai reati gravi, in particolare contro il terrorismo e la criminalità organizzata”, fatto a Roma l'8 maggio 2012; trasmesso alla Camera: assegnato alla Commissione Affari esteri in sede referente (AC 2276).

 

ATTI DI INDIRIZZO E CONTROLLO

Mozione 1-00078 presentata dalla sen. Puppato il 20 giugno 2013 (iter in corso) sulle manifestazioni antigovernative di maggio-giugno in Turchia; la mozione impegna, tra l’altro, il Governo ad attivarsi in via diplomatica nei confronti del Governo turco perché ponga termine alla propria azione repressiva e avvii un dialogo; a sollecitare l'assunzione di una posizione comune dell'Unione europea; a chiedere un impegno delle istituzioni europee perché il Governo turco ristabilisca nel proprio Paese il pieno rispetto dei diritti umani e civili.

Sullo stesso tema l’interrogazione a risposta immediata in commissione 5-00250 presentata dall’on. Pini il 4 giugno 2013.

Il governo ha risposto il 5 giugno 2013 evidenziando che la Turchia è un Paese di compiuta democrazia. Esiste inoltre – e non da oggi – un malessere diffuso, da ricondurre in parte al rallentamento economico; all'incertezza sulla questione curda; ad alcune scelte perseguite dal Governo del Primo Ministro Erdogan in campo sociale e istituzionale; e da ultimo alle pesanti ripercussioni della crisi in Siria che hanno determinato un rilevante afflusso di profughi in territorio turco.

I partecipanti alle manifestazioni risultano essere in larga parte giovani e cittadini comuni appartenenti al ceto medio, che esprimevano motivi di insofferenza verso la politica del Governo contro progetti urbanistici non rispettosi dell'ambiente. L'inizio delle manifestazioni ha avuto un carattere sicuramente pacifico. La protesta si è poi subito allargata a quanti si riconoscono nei principi di ispirazione kemalista e di una concezione maggiormente laica dello Stato. L'infiltrazione di alcuni gruppi eversivi ha poi favorito uno sfogo violento. L'intervento della polizia e un uso eccessivo della forza ha determinato il precipitare della situazione. La Farnesina si è naturalmente anche riconosciuta nelle dichiarazioni dell'Alto Rappresentante Ashton, la quale ha espresso preoccupazione per l'uso sproporzionato della forza, invocando una cessazione delle violenze ed il ricorso risolutivo al dialogo.

Come sottolineato dal nostro Ministro degli Esteri, il Governo continua a credere fermamente nella prospettiva europea della Turchia, così come nel ruolo di Ankara quale fattore di stabilità e di sicurezza a livello regionale. Lungi dal rallentare il cammino europeo della Turchia, si tratta viceversa di incoraggiare Ankara a cogliere questa occasione preziosa di esercizio della democrazia ad un più elevato livello, in linea con le indicazioni e i valori di cui l'Unione Europea è portatrice. Confidiamo dunque che la Turchia saprà superare questo momento difficile, mostrando la capacità di diventare una democrazia consolidata. Come ha detto il Presidente della Repubblica Abdullah Gul, l'elemento democratico «non può esaurirsi in libere elezioni solamente». Il Presidente turco ha in effetti espresso comprensione per il messaggio di disagio sociale.

Sullo stesso tema, con particolare riguardo alle reali condizioni di sicurezza, di ordine pubblico, di incolumità e di piena libertà di movimento da assicurare agli studenti italiani che abbiano in programma di svolgere nei prossimi mesi un periodo di permanenza presso un ateneo turco nell'ambito del programma europeo Erasmus, l’interrogazione a risposta scritta 4-02374 del 4 novembre 2013 presentata dall’on. Mogherini (, con cui si chiede anche di dare specifiche indicazioni alle università italiane per il rilascio o il diniego di tutte le autorizzazioni necessarie per svolgere l’Erasmus in Turchia.

Il governo ha risposto il 2 febbraio 2014 evidenziando, tra l’altro, che la situazione in Turchia è complessivamente sicura. Allo stato attuale vanno considerate ancora zone di cautela quelle situate ad est della linea che unisce le città di Sivas, Malatya e Mardin, ovvero le zone di confine con l'Iraq e la Siria. Con riferimento alle specifiche situazioni di sicurezza relative agli studenti italiani che effettueranno un periodo di studio in Turchia, e con riferimento alle manifestazioni che la scorsa estate hanno coinvolto, tra gli altri, il movimento studentesco locale, non si registrano ripercussioni sulla libertà di movimento e sulla sicurezza degli studenti italiani e stranieri. La stessa Commissione europea non si è espressa su una eventuale sospensione della mobilità verso la Turchia. L'indicazione data alle università è stata quella di valutare caso per caso, rispetto al luogo di destinazione. Ad oggi solamente l'università degli studi di Teramo con delibera del senato accademico dell'11 giugno 2013 ha deciso di sospendere per l'anno accademico 2013-2014 la mobilità studentesca verso le università turche. Non si ravvisano elementi ostativi al normale svolgimento dei programmi ERASMUS in Turchia, previsti per l'anno accademico 2013-2014.

L’interrogazione a risposta orale 3-00031 presentato dall’on. Pagano il 6 maggio 2013 sull’aggressione avvenuta ad aprile 2013 alla chiesa Atasehir Yeni Umut Kilisesi di Istanbul, chiede quali iniziative intenda adottare per tutelare la libertà di culto e la sicurezza dei cristiani in Turchia, anche con riferimento al processo di soppressione o trasformazione dei siti di culto cristiani in islamici.

Il governo ha risposto il 5 novembre 2013, evidenziando che (pur condannando l’attacco ai danni della chiesa) negli ultimi dieci anni, la Turchia ha compiuto grandi passi in avanti sul tema della tolleranza delle minoranze religiose e della libertà di culto, così come riconosciuto anche dalla Commissione europea;

il Governo turco ha approvato una legge che consente ai minori appartenenti alle minoranze armena, greca ed ebraica in Turchia di frequentare le proprie scuole, un'altra recente normativa consente il recupero della proprietà privata da parte di istituzioni religiose che in passato invece avevano ricevuto provvedimenti di nazionalizzazione e di confisca.

Per la prima volta, nel 2012 i rappresentanti delle minoranze religiose sono stati invitati in Parlamento a esprimere le proprie opinioni sul processo aperto di riforma costituzionale.

E’ stato evidenziato che il percorso non è lineare e che ci sono ancora criticità come la tendenza a convertire al culto islamico alcuni luoghi di culto in precedenza dedicati ad altre religioni (per quanto riguarda la storica basilica di Hagia Sofia di Istanbul, il Primo Ministro Erdogan ha invece chiarito che il complesso non sarà trasformato in luogo di culto islamico).

Si ribadisce che il processo di avvicinamento della Turchia all'UE è lo strumento più importante per condizionare positivamente e dialogare con le autorità turche e per incoraggiarle ad adeguare la loro normativa agli standard europei. …“Da questo punto di vista abbiamo auspicato, nei recenti incontri del Consiglio affari esteri europeo, che al più presto si possa aprire il negoziato con la Turchia sui capitoli 23 e 24 che sono quelli relativi ai diritti fondamentali e alla giustizia perché è questo il modo che noi abbiamo, non soltanto da italiani, ma da europei, per operare un confronto quotidiano e concreto con le autorità turche su questi temi.”

Risoluzione in Commissione 7-00352 presentato dall’on. Maria Edera Spadoni il 28 aprile 2014 sulla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e identità di genere in Turchia (iter in corso).

Interrogazione a risposta scritta 4-01089 presentato dall’on. Zampa il 1 luglio 2013 sulla posizione italiana rispetto al “genocidio del popolo armeno” (iter in corso).

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00264 presentato dall’on. Pini il 7 agosto 2013 su presunte intimidazioni alla nave oceanografica italiana, Odin Finder, il 25 luglio 2013 da parte di unità della Marina militare turca, mentre procedeva a rilevazioni propedeutiche alla posa di cavi sottomarini in fibra ottica nella zona economica esclusiva pertinente alla Repubblica di Cipro.

Il governo ha risposto il 7 agosto 2013 evidenziando, tra l’altro, che non risulta vi sia stata un'azione di forza o un'intimidazione da parte della Marina militare turca; che queste ricerche si svolgevano in un braccio di mare che la Repubblica di Cipro ritiene rientrare nella sua zona economica esclusiva, e che la Turchia rivendica. L'invito che è stato rivolto dalla Marina turca, a cui la società americana delle ricerche non aveva notificato l'attività di rilevazione, è legato, quindi, probabilmente, alle pretese di Ankara, della Turchia, sull'area marittima in questione. Dopo l'episodio, il 31 luglio, la società armatrice italiana ha chiesto alla Farnesina indicazioni circa l'opportunità di riprendere l'attività di rilevazione e si è raccomandato, da parte italiana, di evitare iniziative che possano alimentare la controversia tra i due Stati. Si è raccomandato quindi all'armatore di evitare la prosecuzione di attività nelle aree contese. Non sono stati, quindi, rilevati atteggiamenti intimidatori o di forza da parte della Marina turca e, quindi, il Ministero degli esteri ritiene che non sussistano i presupposti per un'azione di protesta dell'Italia verso la Turchia a livello bilaterale.

Sulla questione di garantire la sicurezza delle navi italiane coinvolte nelle operazioni di sfruttamento dei giacimenti di gas presenti nella zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro anche l’interrogazione a risposta in commissione 5-00824 presentata dall’on. Scotto il 1 agosto 2013 a cui il governo ha risposto l’11 settembre 2013 negli stessi termini.

Interrogazione a risposta in Commissione 5-00422 presentata dall’on. Pastorino il 24 giugno 2013, sullo stallo circa il processo di adesione della Turchia all’UE a cui il governo ha risposto il 1° ottobre 2013:

nell’intervento del governo si ribadisce che l’importanza di mantenere viva la prospettiva europea per Ankara, come potente leva di impulso per favorire le riforme democratiche all’interno di quel Paese; che l’Italia, da sempre, sostiene il processo d’integrazione europea della Turchia e continuerà a farlo; che l’Italia, insieme ad altri Stati membri like minded (quali Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia, Polonia, Portogallo ovvero i Paesi del cosiddetto Turkey Focus Group) si è mossa per ribadire in tutti gli ambiti possibili che l’UE non può cedere alla reazione istintiva di irrigidirsi di fronte alle scelte, pur condannabili, del Governo di Ankara nel corso delle manifestazioni di giugno 2013.

Risoluzione in Commissione 7-00066 presentata dall’on. Scotto il 15 luglio 2013 con cui si impegna il Governo ad attivare ogni canale diplomatico a propria disposizione e a svolgere un ruolo politico più attivo nell'ambito degli sforzi volti a conseguire una pace giusta e duratura fra curdi e turchi (iter in corso).

Interrogazione a risposta scritta 4-02960 presentata dall’on. Spadoni il 17 dicembre 2013, sulla mancata firma da parte della Turchia della nuova versione della Carta sociale europea.

Il governo ha risposto il 25 febbraio 2014 evidenziando, tra l’altro, che per quanto riguarda la Turchia, Ankara ha firmato e ratificato la nuova versione della Carta sociale Europea.

Interrogazione a risposta scritta 4-02681 presentato dall’on. Scotto il 26 novembre 2013 sulla carcerazione in Italia dello storico, giornalista e militante per la pace Bahar Kimyongür, di origine turca ma nato in Belgio, dove vive; arrestato a Milano sulla base di un mandato dell'Interpol richiesto dal Governo di Ankara; si chiede se il governo sia a conoscenza dei fatti; quali iniziative siano già state prese, e quali iniziative si intendano assumere per garantire il rispetto dei diritti di Bahar Kimyongür (iter in corso). Sullo stesso tema l’interrogazione a risposta orale 3-00585 presentato dall’on. Zaccagnini il 23 gennaio 2014 (iter in corso).

Interrogazione a risposta scritta 4-02642 presentata dall’on. Pini il 21 novembre 2013 in cui si chiede quali iniziative il Governo intenda assumere per tutelare l'attuale status del monumento di Santa Sofia ad Istanbul contro la possibilità di una sua nuova trasformazione in moschea.

Il governo ha risposto il 17 febbraio 2014 evidenziando, tra l’altro, che il rischio di riconversione evocato è stato alimentato con tutta probabilità dalle dichiarazioni rilasciate, in novembre, dal Vice Primo Ministro Bulent Arinç. Tale dichiarazione non è stata ripresa da nessun altro membro del Governo turco ed è molto probabile che sia da ricondurre ad una logica politica interna, tesa a mettere in difficoltà il Primo Ministro turco. In aggiunta a ciò, si rappresenta che lo stesso Primo Ministro Erdogan ha chiarito che la storica basilica di Hagia Sofia di Istanbul non sarà più trasformata in luogo di culto islamico.

Si segnala anche che il 4 dicembre 2013 è stato accolto l’Ordine del Giorno 9/01670-AR/062 presentato dall’on. Artini in occasione della discussione del disegno di legge (A.C. 1670-A/R) recante proroga delle missioni internazionali  che impegna il Governo ad adoperarsi anche per ottenere dalla Turchia e dalla Regione autonoma curda (KRG) l'apertura dei valichi per consentire il passaggio degli aiuti umanitari nel corso della crisi siriana;

 

 

 

 

XVI LEGISLATURA

 

INCONTRI BILATERALI

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha incontrato il 17 ottobre 2012 il Ministro turco degli Affari europei e capo negoziatore, Egemen Bagis.

Temi del colloquio: rapporti UE e Turchia (maggiore scetticismo dell’opinione pubblica UE e non-UE nei confronti dell’UE in generale e dell’allargamento; Fini ha dichiarato che l’ingresso della Turchia nella UE favorirebbe un miglior dialogo con l’Islam; secondo  Bagis difendere l’Europa in Turchia, così come la Turchia in Europa è sempre più difficile; vi è disparità di trattamento riservata a Cipro prima del suo ingresso nella UE, rispetto all’atteggiamento, ben più severo, che l’Unione Europea mostra oggi nei confronti della Turchia; la forte diffidenza europea appare agli occhi delle autorità turche, secondo quanto dichiarato dal Ministro, condizionata dalla religione musulmana, maggioritaria all’interno della Turchia); questione cipriota (rispetto ad essa le posizioni dei Paesi UE sono molto diverse tra loro); Siria e primavere arabe (Fini ha sottolineato la debolezza della politica estera europea a fronte di quanto sta accadendo in Siria e nel Maghreb).

 

Il Presidente della Camera Fini, ha incontrato il 29 novembre 2011 una delegazione della Commissione Affari Esteri della Grande Assemblea Nazionale Turca (GNAT), guidata dal Presidente della medesima Commissione, Volzan Bozkir.

L’on. Bozkir ha sottolineato come la visita a Roma era la prima visita all’estero della Commissione da lui presieduta, evidenziandone l’elemento simbolico. In merito agli sviluppi della primavera araba, ha fatto presente la preoccupazione della Turchia e richiamato il ruolo dell’Italia nella regione. Il Presidente Fini ha, a questo riguardo, lamentato la latitanza dell’UE e la necessità invece di promuovere una forte alleanza politica con la Turchia come fu fatto con la NATO. Circa le prospettive di adesione all’UE, rispetto alla quale il Presidente Fini ha confermato l’appoggio italiano, Bozkir ha ribadito che, per Ankara, l’Occidente è l’unica opzione, ma che tuttavia, la classe politica ha difficoltà a contrastare la disillusione dei cittadini turchi nei confronti dell’UE. “L’Europa ha un’immagine vecchia della Turchia ed anche di se stessa” ha affermato. I due interlocutori si sono poi soffermati sulla drammatica situazione in Siria, dove si è constatato, manca un’opposizione politica e mancano personalità politiche conosciute a livello internazionale. Bozkir ha, quindi, ricordato che anche l’Iran ha capito la pericolosità della situazione e ha assunto un atteggiamento adeguato. Il Presidente Fini ha pou sollevato il problema dei visti e dichiarato la volontà italiana a risolvere la questione.

Il 25 ottobre 2011 il Presidente della Camera Fini ha incontrato Mevlüt Çavuşoğlu, allora Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, in occasione della partecipazione al convegno “Le donne agenti di cambiamento nel Sud del Mediterraneo”, che si è svolta  il 24 - 25 ottobre 2011, presso Palazzo Montecitorio.

Il 22 giugno 2011 il Presidente della Camera Fini ha ricevuto l’Ambasciatore di Turchia Hakki Akil. Temi del colloquio: situazione politica turca all’indomani del risultato elettorale (che ha visto vincere il partito di Erdogan ma non con una maggioranza tale da permettergli di modificare da solo la Costituzione); adesione turca all’UE, sostegno turco alla candidatura di Zannier a Segretario Generale dell’OSCE (Zannier è stato poi eletto il 30 giugno 2011); cooperazione tra i due Parlamenti.  

Il 3 marzo 2010 il Presidente della Camera Fini ha incontrato l’allora Presidente della Grande Assemblea Nazionale Turca, Mehmet Ali Şahin. Il processo di adesione all’UE, la situazione politica interna, la questione cipriota (Şahin si è detto convinto che si possa arrivare ad una soluzione nell’ambito dei negoziati ONU; ha però lamentato la mancanza di un approccio costruttivo da parte greco-cipriota), sono stati tra i temi al centro del colloquio. L’incontro è stato poi allargato alla Presidente della Commissione Cultura, on. Valentina Aprea nonché Alto Rappresentante per la parte italiana dei lavori del seminario parlamentare previsto dal Protocollo di collaborazione, e all’on. Marcello De Angelis, Presidente della sezione bilaterale di amicizia UIP Italia-Turchia. 

Il 31 ottobre 2008 il Presidente della Camera Fini ha compiuto una visita ufficiale in Turchia nel corso della quale ha incontrato il Presidente della Repubblica, Abdullah Gül, l’allora Presidente della Grande Assemblea nazionale, Köksal Toptan, ed il Primo Ministro, Recep Tayyip Erdoğan. La visita del Presidente Fini ha avuto luogo in concomitanza con il IV Seminario parlamentare italo-turco, svoltosi in attuazione del Protocollo di collaborazione bilaterale tra la Camera dei deputati e la Grande Assemblea nazionale turca, stipulato nel gennaio 2005.

Il Presidente Fini ha altresì svolto un intervento nel corso della cerimonia di chiusura del progetto di “Twinning”, promosso e finanziato dalla Commissione europea, volto a potenziare le strutture e le procedure della Grande Assemblea nazionale turca in vista dell'adeguamento al sistema dei principi e delle norme comunitarie (sul seminario si veda anche infra “cooperazione amministrativa”).

Temi del colloquio con il Presidente del Parlamento Toptan: crescita economica (con particolare riguardo al capitolo energetico) e crisi finanziaria; dialogo culturale e interreligioso e il rapporto tra Turchia e l’Unione europea. Si segnala, inoltre, che i due Presidenti hanno incontrato insieme i delegati turchi e italiani riuniti ad Ankara in occasione del IV seminario parlamentare italo-turco: i rapporti con l’Unione europea e il ruolo dei Parlamenti nel processo di adesione, il ruolo della Turchia nelle principali organizzazioni internazionali e la questione energetica sono stati  temi al centro dei colloqui.

Temi dell’incontro con il Presidente della Repubblica Gül: collaborazione  economica e quella culturale (Università italo-turca); rapporti con l’Unione europea (da parte turca si sollecita un’azione più rapida e più equilibrata dell’UE su cui non pesino i pregiudizi) e sul ruolo della Turchia nello scacchiere medio-orientale e nel Caucaso ai fini della pace e della stabilità di queste regioni; questione cipriota (massima disponibilità di Ankara ad una soluzione nell’ambito dei parametri delle Nazioni Unite - le forze armate turche già in passato era disponibili ad un ritiro dall’isola). Gul ha infine ricordato la recente visita a Yerevan e la proposta avanzata, in passato, da parte turca di istituire una commissione mista di storici per esaminare nel dettaglio la questione del genocidio armeno che  non venne accolta da Yerevan.

Con il Primo Ministro Erdoğan è stata ricordata, tra l’altro, la cooperazione nel settore della difesa (l’aggiudicazione ad Agusta del programma ATAK II, che riguarda la fornitura di 51 elicotteri d’attacco), e la cooperazione energetica (accordo relativo al trasporto di gas naturale tra Turchia, Azerbajian, Grecia e Italia). Il Premier ha quindi richiamato l’attenzione sul ruolo del PKK negli attentati terroristici nel suo paese e condannato le dichiarazioni di sostegno, fatte da parlamentari di paesi amici, a tale gruppo “terrorista”.

Il 29 settembre 2008 il Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, ha incontrato l'allora Ambasciatore della Repubblica di Turchia, Sitki Ugur Ziyal.

 

INCONTRI DELLE COMMISSIONI

Dal 26 al 28 giugno 2012 una delegazione della Commissione esteri della Camera guidata dal Presidente della Commissione, on. Stefano Stefani, e composta dagli onorevoli La Malfa e Galli, ha effettuato una missione in Turchia. Nel corso della missione la delegazione ha incontrato il Presidente del Parlamento Cicek, le Commissioni affari esteri e affari europei, il Vice Ministro degli esteri Naci Koru e il Vice Sottosegretario agli affari europei Burak Erdenir. Al centro dei colloqui svolti la crisi siriana, il ruolo della Turchia nel contesto geopolitico regionale, con particolare riguardo ai rapporti con l'Iran, e le relazioni con l'Unione europea.

Temi dell’incontro con il Vice Sottosegretario agli Affari Europei, Burak Erdenir: negoziato di adesione UE (la pratica del doppio standard da parte di Bruxelles nei confronti della Turchia, soprattutto in riferimento alla querelle su Cipro, come pure l’evolvere del negoziato sui singoli capitoli hanno determinato una disaffezione da parte dei cittadini); ruolo dell’Italia e della Turchia nel Mediterraneo.

Temi dell’incontro con la Commissione affari europei:  ingresso della Turchia nell’UE e richiesta alla parte italiana di praticare delle aperture sul versante dei visti, per dare sostegno alla politica governativa pro Europa; rafforzamento della cooperazione parlamentare tra Italia e Turchia.

Temi dell’incontro con il Presidente del Parlamento turco, on. Cemil Çiçek: negoziato di adesione all’UE e richiesta all’Italia, in quanto paese amico, a promuovere la rimozione degli ostacoli che si frappongono alla ripresa del percorso[9]. La Turchia, secondo Çiçek, è anche l’unico Paese islamico davvero democratico e la sua adesione all’UE rafforzerebbe quest’ultima, diversamente destinata a rinchiudersi in se stessa, come le vicende del Maghreb stanno dimostrando; importanza delle relazioni interparlamentari; diritti civili in Turchia, situazione in Siria (Cicek ha dato risalto allo sforzo turco per prevenire la crisi attuale ma ha giudicato la politica del regime di Assad di stampo terroristico, con riferimento all’abbattimento di un aereo militare turco da parte siriana, avvenuto il 22 giugno); relazioni commerciali italo-turche (richiamata l’importante commessa vinta dall’italiana Astaldi S.p.A. per la realizzazione del terzo ponte sul Bosforo).

Temi dell’incontro con la Commissione esteri turca: crisi siriana (ribadita la linea che considera il regime siriano una minaccia alla sicurezza nazionale e sottolineata la necessità di rassicurare Mosca sul futuro dei suoi interessi nel paese ovvero sbocco sul Mediterraneo, commesse militari e contratti; appoggio alla componente armata); ruolo dell’Iran (contrarietà da parte turca ad un eventuale attacco israeliano ai siti nucleari iraniani ed evidenziato il merito di Ankara di aver favorito la ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano); rapporti con Israele (la parte turca ha ribadito la ferma richiesta di scuse formali e compensazioni rispetto alla vicenda della Mavi Marmara). Rispetto all’UE, da parte turca è stata manifestata la determinazione a proseguire il cammino intrapreso nel 2005.

Dal 16 al 18 maggio 2012 una delegazione del Comitato Schengen ha effettuato una missione in Turchia. La delegazione era guidata dall’on. Margherita Boniver, Presidente, e composta dall’on. Ivano Strizzolo e dai senn. Livi Bacci (Pd) e De Feo (Pdl).

Il 30 novembre 2011 una delegazione parlamentare turca della Commissione Affari Esteri guidata dal Presidente della medesima Commissione, Volzan Bozkir, ha avuto un incontro con la Commissione Affari Esteri della Camera.

Il ruolo della Turchia nella regione (volontà turca di colmare il vuoto di leadership verificatosi in Medio Oriente), la questione della Siria (perplessità in merito all’adozione di sanzioni che danneggerebbero solo la popolazione), i rapporti con Israele, il ruolo dell’Iran (l’on. Bozkir ha confermato che la Turchia è favorevole al nucleare iraniano per usi pacifici ma si oppone ad un uso militare) e l’adesione all’UE.

Il 30 novembre 2011, la delegazione parlamentare turca guidata dal Presidente Bozkir ha anche incontrato l’allora Presidente della Commissione Cultura, Valentina Aprea, nonché Alto Rappresentante per la parte italiana dei lavori del seminario parlamentare previsto dal Protocollo di collaborazione (vedi infra), insieme all’on. Aurelio Misiti, componente della parte italiana del gruppo di cooperazione. Nel corso dell’incontro, la parte turca ha fatto un’ampia panoramica del sistema scolastico turco, evidenziando in particolare il ruolo delle istituzioni universitarie, forte di 22 milioni di studenti e 160 sedi. L’on. Bozkir ha quindi invitato l’on. Aprea a contraccambiare la visita.

Il 22 novembre 2011, l’allora Presidente Valentina Aprea, ha incontrato il Consigliere d’Ambasciata della Repubblica di Turchia, Cecil Erdogan.

Nello stesso giorno ha avuto luogo, presso il Comitato diritti umani, costituito nell’ambito della Commissione Affari Esteri, un incontro informale con Ertugrul Kurkcu, deputato del partito BDP Partito della Pace e della Democrazia (fondato nel 2008, erede di altri partiti filo curdi) alla Grande Assemblea Nazionale turca.

Il 7 novembre 2011 ha avuto luogo un incontro tra il Presidente della Commissione Affari Esteri, onorevole Stefano Stefani, e l’ambasciatore della Turchia in Italia Hakki Hakil. I rapporti bilaterali, la crisi politica in Italia e la crisi in Medioriente, la crisi economica, sono stati i temi al centro del colloquio. In particolare, l’Ambasciatore ha ricordato gli ottimi rapporti bilaterali e ha auspicato un incremento dei rapporti commerciali anche attraverso joint-venture tra piccole e medie imprese (la Turchia, ha sottolineato, è in espansione verso i mercati dell'Asia centrale e dell'Africa, dove ha recentemente aperto 20 nuove ambasciate). Rispetto ai rapporti con Israele, l’Ambasciatore ha sottolineato che la Turchia ha sempre supportato gli ebrei (dal tempo delle persecuzioni in Spagna, fino ad arrivare allo sterminio durante la seconda guerra mondiale) ed è stata tra le prime nazioni a riconoscere lo Stato di Israele e a patrocinare i negoziati di pace con la Siria.

Dal 4 al 6 dicembre 2008 si è svolta la visita congiunta delle Commissioni esteri di Camera e Senato in Turchia. La delegazione era composta dal Presidente della Commissione esteri del Senato, Lamberto Dini, dai senatori Sergio Divina (LNP) e Claudio Micheloni (PD) e dai deputati Giorgio La Malfa, Manuela Repetti (PdL) e Francesco Tempestini (PD). Nel corso della missione la delegazione ha incontrato il Presidente della Repubblica, Abdullah Gul, il primo ministro, Recep Tayyip Erdogan, la Vice Presidente del Parlamento, Sukran Guldal Mumcu, esponente del partito di opposizione CHP, alcuni rappresentanti della Commissione esteri turca, presieduta dall'onorevole Murat Mercan, l’allora Vice primo ministro Cemil Çiçek (ora Presidente della GNAT), il Vice presidente della Commissione Affari Europei del Parlamento turco, Lutfi Elvan, il Presidente della Commissione per i Diritti Umani, Mehmet Zafer Uskul, il leader del partito di opposizione kemalista, Deniz Baykal.

Nel corso della missione sono state affrontate le maggiori questioni a partire dal tema del negoziato di adesione della Turchia all'Unione europea, della connessa questione di Cipro, dell'energia e del ruolo della Turchia nell'attuale scenario internazionale.

Il 4 novembre 2008, il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Stefano Stefani, ha ricevuto l’allora Ambasciatore d’Italia in Turchia, Carlo Marsili, in vista della futura missione di una delegazione della Commissione esteri in quel Paese.

Il 4 giugno 2008, il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Stefano Stefani, ha ricevuto la visita dell’allora Ambasciatore di Turchia, Ugur Ziyal.

 

PROTOCOLLO DI COOPERAZIONE

Sulla base del Protocollo di collaborazione bilaterale, nella XVI Legislatura, era stato nominato Alto Rappresentante per la parte italiana, l’On. Valentina Aprea, Presidente della Commissione Cultura, che già ricopriva tale incarico nella XV legislatura. A seguito delle dimissioni della Presidente Aprea da deputato, il nuovo Alto Rappresentante per la parte italiana era l’on. Sergio D’Antoni. Per la parte turca, nel gennaio 2008 era stata designata quale Alto Rappresentante la deputata Nursuna Memecan[10]. A seguito delle elezioni del 12 giugno 2011, al suo posto l’incarico è stato affidato Zeynep Karahan Uslu, che è stata anche nominata Capo della delegazione turca presso l’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo. Gli altri componenti sono: Ali Şahin, Osman Askin Bak, Ayse Gulsun Bilgehan e Mehmet Gunal.

Si ricorda che facevano parte della delegazione della Camera incaricata di seguire i seminari e le iniziative di cooperazione parlamentare previste dal Protocollo, i deputati: Salvatore CICU (PdL), Alessandro MARAN (PD), Aurelio MISITI (Misto - Grande Sud-Ppa) e Raffaele VOLPI (LNP)[11].

La Camera dei deputati ha ospitato il V Seminario a Roma, l’11 e 12 ottobre 2010, che si è articolato in tre sessioni tematiche dedicate a: “La sicurezza energetica nell’area mediterranea”, “La promozione delle piccole e medie imprese attraverso la creazione di una Banca euro mediterranea” e “Promozione della cultura di genere e delle pari opportunità”. La delegazione turca che aveva partecipato ai lavori era composta, oltre che dall’on. MEMECAN, dagli onn. Bihlun TAMAYLIGIL, Zeki KARABAYIR, Vahit ERDEM, Osman ÇAKIR.

Il precedente seminario si era svolto in Turchia dal 30 ottobre al 1 novembre 2008.

Dalla firma del protocollo di collaborazione, si sono tenuti cinque Seminari, due nella XIV, uno nella XV Legislatura e due nella XVI Legislatura.

Si segnala che, a dicembre 2011, la parte turca aveva proposto di svolgere ad Istanbul il VI Seminario parlamentare Italo – turco, nel mese di maggio 2012. Tuttavia, a causa delle dimissioni dell’on. Aprea e di impegni di Aula, la riunione è stata rimandata a data da definirsi.

 

COOPERAZIONE MULTILATERALE

In tale ambito si segnala, in particolare, che: 

Consiglio d’Europa: l’onorevole Mevlüt Çavusoglu, componente della delegazione turca, è stato Presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dal gennaio 2010 al gennaio 2012 (riconfermato a gennaio 2011). Çavusoglu è stato il primo turco a ricoprire tale carica dall’adesione della Turchia al CdE nel 1949.

OSCE: dal 19 al 22 novembre 2012 Riccardo Migliori, Presidente dell'Assemblea parlamentare OSCE, e Matteo Mecacci, Presidente della Commissione democrazia, diritti umani e questioni umanitarie dell'OSCE, hanno effettuato una missione in Turchia dove hanno visitato anche  i campi profughi di Akçalale e Sanliurfa.

MONITORAGGIO ELETTORALE

Una delegazione di parlamentari italiani appartenenti alla delegazione OSCE e del CdE ha effettuato una missione di monitoraggio elettorale in Turchia dal 9 al 13 giugno 2011 in occasione delle elezioni politiche del 12 giugno 2011.

Della delegazione facevano parte Riccardo Migliori, Presidente della delegazione italiana, il Sen. Nino Randazzo, l’On. Emerenzio Barbieri, l’On. Matteo Mecacci, l’On. Claudio D’Amico, l’On. Guglielmo Picchi quali componenti dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, e l’onorevole Andrea Rigoni e i senatori Giuseppe Saro, Giacomo Santini e Pietro Marcenaro quali componenti dell’Assemblea Parlamentare del CdE.

 

UNIONE INTERPARLAMENTARE (UIP)

La sezione di amicizia Italia-Turchia era stata affidata all’on. Marcello De Angelis (PdL).

 

Cooperazione Amministrativa

Si segnala che nella scorsa legislatura una delegazione composta da funzionari e 4 deputati turchi componenti del Comitato di Conciliazione sul Regolamento è stata in visita alla Camera dal 3 al 5 dicembre 2008 al fine di acquisire elementi sulla Giunta del regolamento, sulla organizzazione delle sedute di Aula e sul lavoro delle Commissioni di merito.  

Dal 23 al 25 luglio 2008, la Camera ha ospitato una delegazione di funzionari della Grande Assemblea Nazionale Turca, in attuazione del programma Twinning per la Turchia, finanziato dalla Commissione europea, di cui la Camera dei deputati è stata titolare con l’Assemblea nazionale ungherese.

Infatti, la Camera dei deputati italiana – unitamente all’Assemblea Nazionale ungherese si è aggiudicata, nel 2007, il progetto comunitario TWINNING (gemellaggio) in favore della Grande Assemblea nazionale. Si trattava di un programma di circa 12 mesi di affiancamento, corsi, seminari e visite rivolto a parlamentari e funzionari della Grande Assemblea Nazionale turca (GNAT). Lo scopo del progetto TWINNING per la Turchia è stato quello di rafforzare la struttura della GNAT responsabile per i rapporti con l’UE e di prestare ausilio agli sforzi del legislatore turco per addivenire a un ordinamento compatibile con i principi comunitari. Nell’ambito del gemellaggio, un documentarista della Camera ha prestato servizio presso gli uffici europei della GNAT per 12 mesi. Il progetto di gemellaggio ha preso avvio nel mese di novembre 2007 e si è concluso il 31 ottobre 2008 con una cerimonia di chiusura presso il Parlamento turco nel corso della quale è intervenuto il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

 

ATTIVITA’ PARLAMENTARE

Atti di Indirizzo e Controllo presentati nella XVI Legislatura

Adesione UE

Sono stati approvati vari atti di indirizzo e controllo a sostegno dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea, chiedendo, tra l’altro, che ciò avvenisse alle stesse condizioni poste ad altri Paesi candidati all'adesione, ribadendo la centralità della Turchia, la cui prospettiva europea rappresenta un potente fattore di equilibrio geopolitico e di stabilità nell'area del Mediterraneo e del Medio oriente.

Sull'obbligo del visto per i cittadini turchi e sull’opportunità che l'Italia si faccia promotrice presso la Commissione europea di un'istanza di cancellazione dell'obbligo del visto di ingresso per i cittadini turchi nell'UE (interrogazione a risposta scritta 4-06442)

Il governo ha risposto il 25 gennaio 2012 evidenziando che da parte italiana si è da tempo assunta in sede comunitaria una posizione di deciso favore alla prospettiva dell'abolizione dell'obbligo di visto a favore dei cittadini turchi, così come avvenuto nei Balcani occidentali; che la Commissione ha invitato gli Stati membri ad adottare un atteggiamento flessibile nei confronti dei cittadini turchi richiedenti visto (ricorrendo alle facilitazioni previste). Da parte italiana ci si propone di continuare l'azione di sensibilizzazione al riguardo nei confronti dei partner comunitari più scettici, sollecitando nel contempo la parte turca ad un approccio costruttivo sulla firma dell'accordo di riammissione con la UE, che Ankara continua a condizionare a concreti segnali di apertura in materia di visti.

Questione cipriota

L’Interrogazione a risposta scritta 4-08058 del luglio 2010, in cui si chiede quale sia la posizione del Governo italiano in merito all'accordo commerciale diretto tra l'Unione europea e Cipro nord.

Il Governo ha risposto il 18 ottobre 2010 evidenziando che l’Italia si è costantemente adoperata a favore di una riapertura della discussione in ambito europeo sulla proposta di Regolamento sul commercio diretto con Cipro nord, bloccata in Consiglio dal 2004 a causa del veto cipriota; che l'approvazione di tale regolamento è importante anche al fine di favorire il processo di adesione della Turchia, obiettivo prioritario di politica estera dell'Italia; che l'Italia è impegnata in un'intensa attività di sensibilizzazione a favore di un’approvazione del regolamento. Sullo stesso tema anche l’Interrogazione a risposta scritta 4-03454 presentata dal sen. Marco Perduca il 14 luglio 2010, cui il governo ha risposto il 23 settembre 2010.

L’interrogazione a risposta scritta 4-02259 sulla decisione della parte greca dell'isola di rinforzare le sue forze armate.

Ad essa il governo ha risposto il 27 marzo 2009 evidenziando che la Turchia mantiene circa 30.000 militari a Cipro Nord. Nicosia, a sua volta, ha sviluppato negli anni una politica militare che, seppur ragguardevole rispetto alle ridotte dimensioni del Paese, non è tuttavia certamente in grado di costituire una minaccia per Ankara.

Rapporti con l’Armenia

Sulla questione del cd “genocidio armeno” si segnala, in particolare, l’Interrogazione a risposta scritta 4-12497 del 2011 che invita il Governo italiano a riconoscere con il termine di «genocidio» la violenza subita dal popolo armeno tra il 1915 e il 1917 da parte della Turchia.

Il governo ha risposto il 6 settembre 2011 evidenziando che si ritiene che la strada maestra per affrontare una questione tanto controversa quale quella del cosiddetto «genocidio armeno» risieda nel dialogo tra le parti e nell'approfondimento, senza pregiudizi e precondizioni, della ricerca storiografica (come previsto dagli stessi protocolli volti alla normalizzazione dei rapporti tra la Repubblica di Turchia e la Repubblica Armena, sottoscritti a Zurigo il 10 ottobre 2009). Il Governo italiano, che ha quindi valutato con molto favore la firma dei protocolli di Zurigo, continua ad incoraggiare entrambe le parti a procedere quanto prima alla loro ratifica affinché vengano avviate relazioni diplomatiche tra Turchia e Armenia.

Minoranza curda

Sono stati presentati numerosi atti di controllo che chiedevano di conoscere la posizione del governo italiano in merito a la messa al bando del DTP (Partito della società democratica) decisa dalla Corte costituzionale turca l'11 dicembre 2009 e sull'atteggiamento repressivo del governo turco nei confronti dei movimenti politici filo-curdi.

Nelle risposte del governo si evidenziava, tra l’altro, che l'Italia ha costantemente esortato il Governo turco a portare avanti le riforme al fine di raggiungere quanto prima gli standard europei e internazionali in materia di diritti umani; sia in ambito bilaterale che nel contesto comunitario, l'Italia continua a prestare la massima attenzione alla questione curda e, nel ribadire la ferma condanna per ogni forma di violenza e di terrorismo, incoraggia il Governo turco a perseguire la linea del dialogo politico e della promozione economica e socio-culturale dell'area sud-orientale del Paese, ove maggiore è la presenza di popolazione di tale etnia.

 

 

Libertà religiosa

Sono stati presentati numerosi atti di controllo (a cui il governo ha risposto) sul rispetto dei  diritti umani fondamentali di libertà religiosa e di movimento nelle aree occupate della Repubblica di Cipro e sul mancato riconoscimento della personalità giuridica delle comunità cristiane in Turchia e le conseguenti restrizioni al diritto di proprietà.

 

 

 


Profili biografici

 


THE GRAND NATIONAL ASSEMBLY OF TURKEY HUMAN RIGHTS INQUIRY COMMITTEE

 

Ayhan Sefer ÜSTÜN
Chair of the Human Rights Inquiry Committee
Justice and Development Party/Deputy of Sakarya

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

He was born in Adapazarı in 21th August 1970. He was graduated from Law Faculty of the University of Istanbul. He worked as Lawyer and also was founder member and general secretary of some NGOs (Mazlumder, MÜSİAD, İlim Yayma Cemiyeti). He was elected as Council Member of Sakarya Metropolitan Municipality.

He was Deputy of Sakarya during the 22th and 23th term of the Grand National Assembly. In the last General Election (2011), he has been elected as Deputy of Sakarya and now is the Chair of the Human Rights Inquiry Committee. He is married with three children.


 

Ayşe TÜRKMENOĞLU/
Justice and Development Party- Deputy of Konya

 

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Ayşe Türkmenoğlu was born in Konya on March 20, 1965. Her father’s name is Sırrı and mother’s name is Hadiye. Mrs. Türkmenoğlu is a lawyer by profession. She was graduated from the Faculty of Law of İstanbul University. Mrs. Türkmenoğlu worked as a self-employed lawyer. She has served at different civil society organizations. She was elected as Deputy for Konya for the 23rd legislative term. Mrs. Türkmenoğlu is married and a mother of one child.

 

 


 

Mahmut TANAL
Republican People’s Party - Deputy of Istanbul

 

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Mahmut Tanal was born in Bahcecik Village of Hilvan, Sanliurfa on 1 January 1961. He graduated from Law School in Istanbul University. He worked as a self-employed lawyer for 25 years. He received certificates from the Programs of the Political School in Bahcesehir and Okan Universities. In the University of Bahcesehir, he received education on Communication Control and Technical Studies in Law of Criminal Court. He also participated in Progressive Education Programs of Turkish Lawyers which was organized by Union of Bars of Turkey and Council of Europe.

He is the member of Atatürkist Ideology Association, the Association for Supporting Contemporary Life, Turkish Criminal Lawyers’ Association and Consumer Protection Association. Mr. Tanal who has been a member of Republican People’s Party, CHP since 1993, also became a member of CHP Istanbul Province Discipline Committee and councillorship of the party.

In the 24th term of the TBMM, he has been elected as the CHP member of parliament from the Province of Istanbul.  He is the member of The Grand National Assembly of Turkey Human Rights Inquiry Committee. Mr. Tanal knows German at intermediate level. He is married and has two children.


 

Reşat DOĞRU/
Nationalist Movement Party- Deputy of Tokat

 

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Reşat Doğru was born in Erbaa in 20 July 1955. His father ‘s name is İbrahim and his mother’s name is Ayşe. He is a medical doctor. He was graduated from İstanbul Cerrahpaşa Medicine University. He specialized as anoesthetist in Kayseri Medicine University and as a general surgeon specialist in Tokat State Hospital. He worked as a general surgeon specialist and as a medical super intendent in Yozgat State Hospital. He was appointed to the Tokat State Hospital as a general surgeon specialist.

He was 21.period deputy and government minister in the 57 th Government. He became a member of Parliamentary Assembly of the Black Sea Economic Cooperation (KEİPA) Turkish Group. Doğru who knows intermediate level English, is married and has 2 children.


 

Gökhan PİRİ- Legislative Expert/
GNAT Human Rights Inquiry Committee

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

He was born in Bursa in 1984. He graduated from the Selçuk University, Faculity of Law in 2007. He continues his graduate studies in Ankara University, Faculty of Law in the field of General Public Law.

Between 2009 and 2011 he worked as Assistant Expert in the Prime Minister’s Office. Since 2011, he serves as Assistant Legislative Expert in the Turkish Grand National Assembly, the Committee on Human Rights Inquiry. He is married.


Documentazione

 


 

 

 

 



[1]     L’Assemblea rimane in carica 4 anni ma il mandato della Presidenza del Parlamento dura 2 anni. Dall’agosto 2007 all’agosto 2009 la carica è stata ricoperta da Köksal Toptan e dal 2009 al 2011 da Mehemet Sahin.

[2]     Nella XV legislatura era stata nominata Alto rappresentante l’On. Valentina Aprea, il cui incarico era stato confermato nella XVI legislatura dal Presidente Fini. A seguito delle dimissioni dell’on. Aprea, alla carica era stato designato l’on. Sergio D’Antoni.

[3]     Il programma prevede lo scambio di visite di delegazioni parlamentari dell’UE in Turchia: La GNAT ha ricevuto 14 delegazioni dei Parlamenti nazionali e altrettanti ne hanno visitati, al fine di incrementare gli scambi culturali e la conoscenza reciproca.

[4]     La Convenzione è stata ratificata sia dall’Italia che dalla Turchia.

[5]     Si segnala che il 16 dicembre 2013 è stato firmato ad Ankara l’Accordo di Riammissione con l'UE e contestualmente è stato avviato il dialogo per la liberalizzazione dei visti “Schengen”. L'accordo definisce le procedure di riammissione degli immigrati irregolari e fornisce ad Ankara un sostegno finanziario e tecnico per rafforzare la polizia di frontiera. La firma dell’accordo dovrebbe permettere, entro il 2017, la cancellazione dell'obbligo di visto imposto da Bruxelles sui cittadini turchi. Il governo turco aveva già parafato quest'accordo nel 2012, ma aveva sospeso la firma finale perché chiedeva una maggiore apertura alla possibilità per i cittadini turchi di libera circolazione nel territorio dei paesi Ue. Il 22 gennaio 2014 la Commissione per le Libertà civili del Parlamento europeo ha approvato il testo che a sua volta dovrà essere approvato anche dalla plenaria di Strasburgo a febbraio, per poi essere ratificato dall'Ue e dalla Turchia.

[6]     Della delegazione facevano parte gli onorevoli Hasan Ali Çelik (AKP), Muhammet Bilal Macit(AKP), Nursuna Memecan (AKP), Faik Tunay, (CHP), Levent Gök (CHP), Faruk Bal (MHP), Sümer Oral (MHP), Erol Dora (BDP).  

[7]     Ha avuto luogo dal 23 al 27 settembre 2013 la visita in Turchia della Sottocommissione cooperazione transatlantica in materia di difesa e sicurezza dell’Assemblea Parlamentare della NATO; alla missione hanno preso parte l’on. Mogherini, Presidente della delegazione parlamentare italiana NATO, e l’on. Alli.

[8]     Un analogo ddl era stato presentato al Senato dal governo a gennaio 2013; l’iter non è mai stato attivato a seguito della conclusione della legislatura.

[9]     Sui temi europei sono stati operati da entrambi gli interlocutori riferimenti alla lettera, pubblicata dal Daily News il 28 giugno 2012, siglata da sedici ministri europei e relativa ad una ripresa del negoziato tra Turchia ed Unione europea.

[10]   Si segnala che sono sempre state scelte due donne parlamentari (per l’Italia, l’On. Monica Baldi nella XIV legislatura e l’on. Valentina Aprea per la XV;  per la Turchia l’On. Zeynep Uslu).

[11]   Nella XV legislatura la delegazione era formata dai deputati Marco Airaghi (AN), Marco Beltrandi (Rosa nel Pugno), Salvatore Cicu (FI), Elettra Deiana (Rif. Com.), Francesco Monaco (Ulivo), Michele Pisacane (Popolari-Udeur), Alba Sasso (Ulivo), Michele Giuseppe Vietti (UDC).

 

SERVIZIO STUDI

 

Camera dei deputati

XVII LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione e ricerche

Incontro con una delegazione della grande Assemblea nazionale di Turchia (GNAT)

15 maggio 2014

 

 

 

 

 

 

n. 121

 

 

 

14 maggio 2014

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Affari esteri

( 066760-4172 – * st_affari_esteri@camera.it

Hanno collaborato:

Servizio Rapporti internazionali

( 066760-3948 / 066760-9515 – * cdrin1@camera.it

 

 

 

La documentazione dei servizi e degli uffici della Camera è destinata alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge. I contenuti originali possono essere riprodotti, nel rispetto della legge, a condizione che sia citata la fonte.

File: ES0214.doc

 


INDICE

 

Composizione della Delegazione

Schede di lettura

Rapporti parlamentari con la Turchia (a cura del Servizio Rapporti Internazionali) 73

Profili biografici

THE GRAND NATIONAL ASSEMBLY OF TURKEY HUMAN RIGHTS INQUIRY COMMITTEE  103

§  Ayhan Sefer ÜSTÜN Chair of the Human Rights Inquiry Committee Justice and Development Party/Deputy of Sakarya  103

§  Ayşe TÜRKMENOĞLU/  Justice and Development Party- Deputy of Konya  104

§  Mahmut TANAL Republican People’s Party - Deputy of Istanbul 105

§  Reşat DOĞRU/ Nationalist Movement Party- Deputy of Tokat 106

§  Gökhan PİRİ- Legislative Expert/ GNAT Human Rights Inquiry Committee  107

Documentazione

§  Amnesty International ‘La situazione dei diritti umani nel mondo – Europa e Asia centrale - Turchia’, Rapporto 2013  111

 

 

 

 


Composizione della Delegazione

 


DELEGAZIONE DELLA GRANDE ASSEMBLEA NAZIONALE DI TURCHIA (GNAT)

14 maggio 2014

 

 

 

-        Ayhan Sefer ÜSTÜN, Presidente del Comitato Diritti Umani (AKP) – Deputato di Sakarya

-        Ayşe TÜRKMENOĞLU, Componente del Comitato Diritti Umani (AKP) - Deputato di Konya

-        Mahmut TANAL, Componente del Comitato Diritti Umani (CHP) – Deputato di İstanbul

-        Reşat DOĞRU, Componente del Comitato Diritti Umani (MHP) - Deputato di Tokat

 

STAFF

-        Gökhan PİRİ, funzionario GNAT

-        Aytunç MENEVŞE, Secondo Segretario di Ambasciata

-        Sig.ra Nuray ERIK, impiegata dell’Ambasciata, interprete.

 

 

 


Schede di lettura

 


Scheda paese – Repubblica di Turchia
(a cura del Ministero degli Affari esteri)

 

 

 


 

 

 

 


Strutture istituzionale e dati di base

 

Nome Ufficiale:

 

Repubblica di Turchia

 

Forma di Governo:

 

Repubblica Parlamentare

 

Capo dello Stato:

 

Abdullah GUL

 

Capo del Governo:

 

Recep Tayyip ERDOGAN

 

Ministro degli Esteri:

 

Ahmet DAVUTOGLU

 

Sistema legislativo:

Parlamentare, unicamerale

(548 membri)

 

Sistema legale:

Basato sui modelli europei (Costituzione del 1982), codificato.

Suffragio:

Universale diretto

Partecipazione a Organizzazioni Internazionali:

BSEC, BERS, FAO, FMI, ICAO, IOC, IAEA, Interpol, NATO, OMC, OMS, OIC, ONU, OIL, OSCE, UNESCO, UPU

 

Popolazione ed indicatori sociali

 

Popolazione

75.627.384 (2012)

(all’estero 3,5 milioni da censimento 2008)

Tasso di crescita

1,53 (2004)

Aspettativa di vita

69,41 (maschi); 74,3 (femmine) (2004)

Superficie:

814.578 kmq

Capitale:

Ankara (1,9 mln ab.-2,8 mln aggl.urb.)

Principali città:

Istanbul (10 mln.), Smirne (3,4 mln.),

Konya (2,2 mln)

Gruppi etnici:

Turchi 80%, Curdi ed altri 20% (stime)

Religioni:

Musulmana 99,8% (sunnita, forte minoranza alawita), altre: Cristiana e Ebraica 0,2%

Lingue:

Turco (ufficiale)

Dialetti Curdi, Arabo, Armeno, Greco

 

 


Distribuzione dei seggi nel parlamento turco

 

 

Partito

Numero di seggi

Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP)

320

Partito repubblicano (CHP)

134

Partito nazionalista (MHP)

52

Partito della pace e democrazia (BDP)

26

Indipendenti

12

Partito democratico dei popoli (HDP)

4

Totale

548

 

 

 

 

CENNI STORICI

 

La Turchia moderna è nata con la dissoluzione dell’Impero Ottomano, alla fine della Prima Guerra mondiale. Il Trattato di Sèvres (1920) prevedeva uno Stato di dimensioni ridotte, con l’attribuzione alla Grecia di una vasta regione attorno a Smirne, la nascita di un’Armenia indipendente e di una regione curda con ampia autonomia. La rivolta nazionalista di Mustafa Kemal Ataturk, un accordo di pace separato con l’URSS e le vittorie militari contro i greci costrinsero gli Alleati a rinegoziare gli accordi di pace: il Trattato di Losanna (1923) riconobbe il Paese nelle sue attuali frontiere, ed un accordo separato con la Grecia dispose il trasferimento incrociato delle rispettive popolazioni installate come minoranze (eccetto i Greci di Istanbul ed i Turchi della Tracia, per cui si previdero statuti specifici). Nell’ottobre del 1923 fu proclamata la nuova Repubblica di Turchia con Ataturk come Presidente. Oltre ad abolire il Califfato, egli avviò un’energica opera di modernizzazione all’insegna di secolarismo, nazionalismo e riferimento all’Europa (da cui trasse ad esempio i codici di legge e i caratteri dell’alfabeto).

Morto Ataturk nel 1938, la Turchia si mantenne neutrale nel secondo conflitto mondiale salvo intervenire negli ultimi mesi a fianco degli Alleati; nel 1952 aderì alla NATO, divenendone il principale bastione sul fronte Sud.

Le prime elezioni aperte ad altri partiti ebbero luogo nel 1950 e furono vinte dal Partito Democratico. Gli anni della Guerra Fredda furono caratterizzati da instabilità interna e da ripetuti interventi dei militari nella vita politica del Paese.

Nel luglio 1974 un putsch a Nicosia pilotato da Atene provocò un intervento militare turco a Cipro, che in due fasi occupò un terzo dell’isola.

Estremismi politici e tensioni con i Curdi furono causa di forte instabilità interna alla fine degli anni Settanta, finché nel 1980 un nuovo colpo di Stato militare portò al potere il Generale Evren, che impose la legge marziale e mise al bando il partito di ispirazione islamica.

Il golpe del 1980 concluse nel modo più drammatico uno dei periodi più bui della storia turca: episodi di violenza tra militanti dell'estrema sinistra e dell'estrema destra, tra maggioranza sunnita e minoranza alevita, nascita del PKK e del terrorismo curdo inizialmente diretto contro rivali tribali e feudali, grave crisi economica, incapacità dei leader politici dell'epoca, Demirel e Ecevit, di affrontare la situazione con una visione politica chiara avevano condotto il Paese in una guerra civile strisciante. La maggioranza della classe media (e non solo) turca accolse il golpe militare con un sospiro di sollievo, come del resto fece anche lo schieramento occidentale. Ma il sollievo durò molto poco, in quanto la svolta autoritaria si rivelò particolarmente pesante per il Paese, con un tentativo in buona parte riuscito di completa depoliticizzazione del Paese: chiusura del Parlamento, scioglimento di partiti, sindacati e associazioni, censura permanente. Non solo i movimenti di estrema sinistra e quelli filoislamici (nella cui nascita qualche anno prima molti vedono la longa manus dei militari nel tentativo di contrastare i primi), ma anche i repubblicani, i nazionalisti e gli attivisti curdi pagarono conseguenze durissime. Dal golpe scaturì poi la Costituzione del 1982, simbolo tuttora vigente di una difficile sintesi islamico-nazionalista filoccidentale in chiave autoritaria che ha plasmato la Turchia moderna ma ha anche contribuito a creare ulteriori tensioni, in particolare aggravando la questione curda e contribuendo al consolidarsi del ruolo chiave del PKK.

Il potere tornò ai civili nel 1987. Il Governo di Turgut Ozal promosse un forte sviluppo economico, ma permasero fattori destabilizzanti, fra cui soprattutto la guerriglia degli indipendentisti curdi.

La Turchia partecipò alla I Guerra del Golfo come alleato degli USA (1990-1991), subendone tuttavia pesanti conseguenze economiche per l’interruzione dei traffici con l’Iraq e l’afflusso di rifugiati dal Paese vicino. Nel 1995 iniziarono vaste azioni militari contro la guerriglia curda del PKK di Ocalan.

Nel 1996, dopo la caduta del Governo di Tansu Ciller – la prima donna alla guida del Paese - il partito filo-islamico del Benessere di Erbakan riuscì a formare un Governo di coalizione, fortemente osteggiato dalle gerarchie militari, cui mise fine una decisione della Corte Costituzionale che dichiarò il partito illegale per contrarietà ai principi dell’ordinamento turco.

A partire dal 1999 il Governo di Bulent Ecevit – leader storico, nel 1974 promotore dell’intervento militare a Cipro - avviò una politica di riforme ma crescenti divisioni in seno alla sua coalizione, la gravissima crisi finanziaria del 2001 ed una generale volontà di rinnovamento ne determinarono la sconfitta elettorale.

Alle elezioni politiche anticipate del 3 novembre 2002, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) conseguiva infatti il 34,4% dei suffragi (368 seggi su 550 totali), mentre il Partito Repubblicano (CHP) di Baykal era l’unica altra formazione ad aver superato l’elevata soglia di sbarramento del 10% (178 seggi), avendo il Movimento Nazionalista (MHP) ottenuto l’8,3%.

Già interdetto da cariche pubbliche per cinque anni, a seguito di una condanna nel 1998 per “istigazione all’odio religioso” (in un discorso pubblico aveva citato una poesia che si prestava a dubbie interpretazioni), solo grazie alla revoca del provvedimento Erdogan poteva essere eletto deputato nel marzo 2003, condizione necessaria per ricevere l’incarico di formare il nuovo Governo, sostituendo il compagno di partito Gul (divenuto Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri).

La prospettiva di adesione all’Unione Europea ha costituito l’obiettivo prioritario della decisa politica riformatrice perseguita dalle Autorità turche negli ultimi anni, a seguito della candidatura accolta nel 1999. Il Governo ha peraltro sempre sottolineato di ritenere le riforme comunque necessarie allo sviluppo del Paese, a prescindere quindi dalle richieste europee. In tale contesto l’avvio dei negoziati di adesione all’UE nel novembre 2005 segnava il più rilevante successo della leadership di Erdogan.

Nelle elezioni politiche del luglio 2007 l’AKP di Erdogan veniva confermato e rafforzato quale primo partito con il 46,6% (+12% rispetto al 2002, 341 seggi), mentre l’opposizione del CHP si fermava al 20% (112 seggi, da cui si sono poi staccati i 13 del partito di sinistra DSP) e il Movimento Nazionalista (MHP) otteneva il 14,3% (8,3 del 2002). Non entrava in Parlamento il partito filo-curdo DTP, ma solo 22 deputati indipendenti (su un totale di 26) ad esso legato.

 


ASSETTO ISTITUZIONALE

 

Il potere legislativo è affidato ad un Parlamento unicamerale costituito di 550 membri eletti per 4 anni; per le elezioni parlamentari è prevista una soglia di sbarramento del 10 per cento, soglia da tempo contestata poiché altera il gioco democratico ed ostacola tra l’altro la rappresentanza parlamentare della comunità curda, concentrata in aree specifiche.

Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro, designato dal Presidente della Repubblica e solitamente “leader” del principale partito.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento, dura in carica sette anni non rinnovabili e svolge un ruolo di garanzia, pur potendo influire sull’attività legislativa con il potere di rinvio e di veto. Una riforma costituzionale del 2007 prevede, a partire dal 2014, che il Presidente sia eletto a suffragio universale, con mandato di 5 anni rinnovabile.

Il sistema giurisdizionale è indipendente. La Corte Costituzionale (11 membri designati dal Presidente della Repubblica) può annullare gli atti votati dal Parlamento.

La Costituzione può essere modificata solo con una maggioranza parlamentare di due terzi (o di tre quinti con il successivo ricorso obbligatorio ad un referendum). Le Forze Armate, per legge e per tradizione custodi del carattere laico della Repubblica, hanno esercitato una forte influenza attraverso il Consiglio Nazionale di Sicurezza, organo in teoria consultivo ma dal peso determinante. In precedenza costituito per metà di civili e metà di militari, esso ha visto nel 2003 ampliata la componente civile nel quadro delle riforme richieste per l’adattamento ai criteri politici di Copenaghen.

L’amministrazione statale è centralizzata, ricalcata sul modello francese. L’articolazione regionale resta intesa quale semplice deconcentrazione di competenze, anche se prende quota il dibattito sull’introduzione di un regionalismo.

Prossime elezioni parlamentari: 2015

Prossime elezioni del Presidente della Repubblica: agosto 2014

Il 30 marzo 2014 si sono svolte le elezioni amministrative.


POLITICA INTERNA

 

1. Gli esiti delle elezioni amministrative del 30 marzo 2014 confermano l'AKP del Primo Ministro Erdogan quale primo partito in Turchia con un ampio margine di vantaggio sui partiti di opposizione. Nonostante un leggero calo in termini di voti percentuali sul piano nazionale rispetto alle Politiche del 2011 (49.7 percento), l'AKP si assicura il 45.6 percento dei voti staccando nettamente il partito repubblicano CHP (28 percento) e il partito nazionalista MHP (15.3 percento). Nel sud-est si consolida il partito BDP (6 percento su base nazionale) che strappa all'AKP Mardin, Bitlis e Agri. Rispetto alle elezioni amministrative del 2009 (45) l'AKP si assicura il controllo di 49 capoluoghi di provincia. Soprattutto, l'AKP si conferma nelle grandi municipalita' di Istanbul, Ankara, Bursa e riesce sul filo del rasoio a riconquistare clamorosamente Antalya (gia' amministrata dal 2004 al 2009). Elevata, come d'abitudine, la partecipazione al voto con l'83.5 percento. Numerosi ricorsi non permettono tuttavia all'Alto Consiglio Elettorale (YSK) di certificare gli esiti finali del voto del 30 marzo domenica. Al centro dello scontro la municipalità di Ankara dove CHP accusa AKP di brogli elettorali e chiede di conteggiare nuovamente le schede.

Di seguito, alcune riflessioni sugli esiti delle amministrative. Se era un test sullo stato di salute dell'AKP, il test puo' considerarsi ampiamente superato. Gli scandali sulla corruzione non hanno avuto un peso e la faida con il movimento gulenista e' costata pochi punti percentuali. L'ipotesi di un boom di voti a favore del partito nazionalista MHP non si e' verificata. Il MHP aumenta in termini percentuali rispetto alle Politiche 2011 (13 percento) e il leader Bahceli ha parlato di importante successo ma il bilancio nei capoluoghi di provincia resta magro. Nonostante l'ottima performance a Istanbul (40 percento) e Ankara (44 percento) il CHP non decolla. Significativo che questi risultati li abbia ottenuti con candidati non propriamente suoi (Sarigul ad Istanbul era stato riammesso nel partito solo pochi mesi prima del voto e Yavas ad Ankara proviene dal MHP). Inoltre, i dati confermano ancora una volta che in una parte importante del paese, il sud-est, il CHP non esiste. Il BDP estende il suo controllo nel sud-est. E' vero che l'obiettivo delle 150 municipalita' non e' raggiunto ma le vittorie a Mardin, Bitlis e Agri conferiscono un rinnovato peso al voto curdo in vista delle Presidenziali di agosto. In definitiva, si conferma la sostanziale marginalizzazione dei partiti minori e il consolidamento dell'elettorato nazionale intorno a quattro partiti (AKP, CHP, MHP e BDP) che rappresentano il 95% dei voti espressi.

2. Sullo sfondo di una inchiesta giudiziaria sulla corruzione pubblica, avviata dalla procura di Istanbul, il PM Erdogan ha operato, a fine dicembre 2013, un rimpasto della sua squadra di governo, avvicendando nove Ministri (Infrastrutture, Giustizia, Famiglia e Affari Sociali, Interno, Economia, Affari Europei, Ambiente e pianificazione urbana, Industria e Tecnologia,  Sport e gioventù).

L'ampio rimpasto di governo è stato seguito dalle dichiarazioni di Erdogan relative all'esistenza di un complotto internazionale contro il suo governo e di strutture parallele esistenti nel Paese. Al centro degli attacchi del Primo Ministro è finita la magistratura, in particolare il Consiglio Superiore (HSYK) reo a suo avviso di aver travalicato le proprie competenze per aver emesso un comunicato stampa critico nei confronti della decisione adottata dal governo in tema di polizia giudiziaria. Anche il neo Ministro della Giustizia Bozdag -che presiede l'HSYK- si è espresso in termini critici contro il comunicato in questione, diramato senza alcuna consultazione con il Guardasigilli.

L'attenzione del Primo Ministro si è poi concentrata su una serie di contromisure adottate all'indirizzo di polizia e magistratura, decisamente discutibili sotto il profilo dello stato di diritto. In particolare, vi sono stati numerosi trasferimenti ai gradi apicali della Polizia, sono stati affiancati due nuovi procuratori alle indagini (ufficialmente per garantire imparzialità) ed è stato adottato un divieto di ingresso nei centri di polizia nei confronti dei giornalisti (formalmente per evitare la fuga di notizie sulle indagini in corso). La misura più controversa riguarda l'adozione di un decreto-legge che obbliga i poliziotti a notificare al proprio responsabile provinciale la partecipazione ad indagini giudiziarie. Contro tale decreto si sono espressi l'Associazione Nazionale degli Avvocati e il Consiglio Superiore della Magistratura, trattandosi a loro giudizio di una chiara violazione del principio di indipendenza della magistratura. Il Consiglio di Stato ha infine sospeso l'attuazione della misura.

Le decisioni assunte dall'esecutivo turco hanno inevitabilmente sollevato le obiezioni di Bruxelles con il Commissario Fule che ha espresso viva preoccupazione per la limitazione dell'indipendenza della magistratura turca. Per parte turca è stato infine espresso l'auspicio che la UE resti neutrale, accusando per converso gli Stati Uniti di parteggiare nella vicenda.

Circa gli sviluppi sul piano giudiziario, la Procura di Istanbul, nonostante le pressioni ricevute dal governo, starebbe aprendo nuovi filoni che potrebbero presto vedere coinvolto anche il figlio del Primo Ministro (lo stesso premier ha fatto riferimento a questa ipotesi nei giorni scorsi).

3. Con del sentenza 2 aprile 2014, la Corte Costituzionale turca ha dichiarato illegittimo il blocco di Twitter, ingiungendo all'Ente nazionale per le telecomunicazioni (TIB) ed al Ministero dei Trasporti e delle Telecomunicazioni di rendere nuovamente accessibile all'utenza turca il social network. Il banning, attuato da TIB il 20 marzo 2014, era stato deciso dal governo turco per cercare di bloccare la pubblicazione di intercettazioni e notizie relative al coinvolgimento di ministri di governo ed autorita' nazionali negli scandali per corruzione che stanno investendo il paese. Resta ancora al bando YouTube, bloccato asseritamente per ragioni di sicurezza nazionale dopo la pubblicazione di colloqui riservati al Ministero degli Esteri durante i quali si ipotizzava l'organizzazione di una rappresaglia contro ISIS in territorio siriano.

4. Il 31 maggio 2013, ad Istanbul, le forze di polizia turche reprimevano con la violenza la manifestazione di protesta, inizialmente pacifica e contenuta sotto il profilo della partecipazione, contro la ristrutturazione di Gezi Park. La reazione da parte della polizia ha offerto l'opportunità ad altri gruppi di esprimere il loro malcontento verso il Governo. Da Ankara le proteste si sono propagate in numerose altre città, in uno scenario di contrapposizione e con caratteristiche critiche verso il potere politico rappresentato dall’AKP. A Istanbul l’epicentro della protesta è piazza Taksim e Istiklal, la principale arteria commerciale. Anche ad Ankara gli scontri si sono registrati in una centrale area commerciale. Proteste più circoscritte si sono verificate a Smirne e, in modo più pacifico, a Antalya, Eskisehir, Mugla (feudi del partito di opposizione repubblicano CHP) e Samsum, Sivas, Adana (dove i nazionalisti del MHP sono forti). Nel contesto si sono distinti gli appelli del Presidente della Repubblica Gul al Governo e alle forze dell’ordine affinché fosse rispettato il diritto dei manifestanti a esprimere le proprie idee. Manifestazioni e scontri sono ripresi con la fine del Ramadan e la riapertura delle università. Ad inizio settembre, gli studenti della Middle East Technical University (METU) di Ankara hanno dato vita a manifestazioni di protesta contro il progetto di costruzione di una superstrada che potrebbe portare all’abbattimento di circa 3.000 alberi nel campus universitario. La polizia, confermando il modus operandi già messo all’opera nel corso delle manifestazioni di giugno, ha represso la protesta con estrema durezza. Cortei di solidarietà verso gli studenti della METU si sono tenuti ad Istanbul ed altre città.

5. Dopo la pausa estiva, il Presidente Gul ha pronunciato il tradizionale discorso di apertura del nuovo anno legislativo presso la Grande Assemblea Nazionale. Ha toccato tutti i principali temi di politica interna (manifestazioni di Gezi Park, pacchetto di democratizzazione, questione curda) e internazionale (Siria, Egitto, Iraq, aspettative sulla nuova Presidenza iraniana, rapporti con Europa, Stati Uniti e NATO). Su diversi temi Gul ha dato l’impressione di voler prendere le distanze dalla retorica più divisiva di Erdogan. Il discorso ha assunto una rilevanza particolare poiché è l'ultimo pronunciato da Gul nel corso dell'attuale mandato quale Presidente della Repubblica. Egli ha dato tuttavia l’impressione di lasciare aperta l’ipotesi di candidarsi per un nuovo mandato.

6.Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) del Primo Ministro Erdogan si è aggiudicato le elezioni politiche del 12 giugno 2011, con il 49,9% dei voti e 326 seggi sui 550 che compongono il parlamento. Principale forza di opposizione rimane il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), di ispirazione kemalista e socialdemocratica, in ripresa (26%) rispetto al 2007; il Partito Nazionalista (MHP) resta in Parlamento (13% dei voti) mentre candidati indipendenti, in massima parte espressione politica della minoranza curda (BDP), conquistano il 6,6% e 36 seggi. La vittoria del Partito di Governo ha due facce: da un lato conferma il grande successo del “metodo AKP”, basato su risultati economici tangibili, attenzione ai bisogni materiali e radicamento nel territorio; dall’altro, non ha consegnato ad Erdogan le “chiavi” del Parlamento -e del Paese-, perché l’AKP resta lontano dai 367 seggi necessari ad emendare autonomamente la Costituzione. Si apre quindi una fase di “maturità democratica”, con l’AKP chiamato a cercare un concreto compromesso con le opposizioni rappresentate in Parlamento per portare avanti il proprio ambizioso programma di riforme costituzionali. Il 25 gennaio 2013 il Primo Ministro Erdogan ha effettuato un mini-rimpasto di Governo sostituendo i titolari di quattro Ministeri: Interno (Muammer Güler, ex Governatore a Istanbul, al posto di İdris Naim Şahin), Cultura (Omer Çelik, responsabile Esteri dell'AKP, al posto di Ertugrul Gunay), Educazione (Nabi Avcı al posto di Dincer), Salute (Mehmet Müezzinoğlu, Deputato AKP di Edirne, al posto di Recep Akdağ). L'attuale Presidente della Repubblica Gul è stato eletto nell'agosto 2007 per un mandato di 7 anni. Nell'ottobre del 2007, a seguito di un referendum costituzionale, sono state modificate le regole per l'elezione del Presidente della Repubblica, per cui in base alla vigente Costituzione si dovrà procedere ad elezione diretta ed il mandato sarà ridotto a 5 anni.

7. Nell’autunno 2011 hanno preso il via i lavori di una Commissione parlamentare ad hoc costituita per la redazione della nuova carta costituzionale, composta da tre rappresentanti per ciascuno dei quattro partiti che oggi siedono in Parlamento. Per il premier Erdogan il principale scopo della riforma costituzionale è quello di candidarsi alla Presidenza per coronare il suo percorso politico ed essere il "Presidente del Centenario" (la Repubblica turca compirà un secolo di vita nel 2023). Molti osservatori hanno ventilato la possibilità di uno scambio di ruoli tra Erdogan e Gul, sull'esempio di Putin e Medvedev, nell'ipotesi di una riforma presidenzialista che sancirebbe il sostanziale svuotamento dei poteri di primo ministro a favore del Presidente della Repubblica. La Commissione ha finora focalizzato le proprie attività sui tre articoli iniziali della carta costituzionale dedicati ai diritti fondamentali, riuscendo a produrre un testo condiviso solo per due di essi. Permangono problemi nella definizione di cittadinanza, che divide nazionalisti e curdi. Come noto, il PM Erdogan punta a riformare la Repubblica in senso presidenziale, per candidarsi alla Presidenza ed essere in carica nel 2023, quando si celebrerà il centenario della Repubblica. Il sistema presidenziale deve, però, entrare in vigore con almeno un anno di anticipo rispetto all’elezione del Capo dello Stato (agosto 2014), per potersi applicare a tale mandato. Il PM turco ha, così, giocato una carta a sorpresa: la manifesta disponibilità ad avviare, su nuove basi, un dialogo con il leader del PKK, Abdullah Ocalan, nell’intento di facilitare l’adozione della bozza della nuova costituzione catturando i voti dell’elettorato curdo, rappresentato in parlamento dal BDP. Una mossa che ad oggi, però, ha sortito effetti limitati. La Commissione, infatti, è arrivata a trovare un accordo, prima della pausa estiva (luglio 2013), solo su 48 articoli su 155.

 

Questione curda

 

Da tempo si dibatte sull'effettiva capacità dell'ala politica del movimento curdo di potersi imporre come interlocutore credibile, capace di condurre l'ala militare verso una soluzione politica alla questione curda. Se, da un lato, il peso di oltre trent'anni di lotta armata resta preponderante e tale da condizionare gli equilibri interni in senso ancora favorevole all'ala militare, non vi è dubbio che a tutt'oggi la componente politica sconta il prezzo dell'assenza di un leader carismatico al pari di Abdullah Ocalan o di Murat Karayilan. La questione del futuro di Ocalan è importante per il raggiungimento di una soluzione complessiva, tale da poter imporre una tregua sul terreno. La riforma della Costituzione costituisce a giudizio di molti commentatori la via maestra per l'adeguamento degli standard democratici del paese, ponendo fine allo stato di polizia a cui sono assoggettati oggi i curdi.

1) Sin dal suo avvento al potere nel 2002, l’attuale Governo - espressione del partito di ispirazione islamica AKP - è stato fautore di un nuovo approccio nei confronti della questione curda. Alla base della nuova strategia figura l’intento di operare un’apertura nei confronti delle istanze della popolazione curda, pur senza ridimensionare l’azione di risoluto contrasto alle attività terroristiche del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), incluso, come noto, anche nella lista UE delle organizzazioni terroristiche. Il processo di normalizzazione graduale promosso dal Premier Erdogan ha avuto inizio con l’abolizione dello stato di emergenza nelle Province del Sud-Est del Paese, dove si concentra la popolazione di etnia curda, ed è proseguito: a) con il riconoscimento di diritti sul piano culturale ed amministrativo (che ha portato alla messa in onda di programmi radiotelevisivi in lingua curda, all’organizzazione di corsi di lingua curda presso scuole private, allo svolgimento di celebrazioni pacifiche del “Capodanno curdo”); b) con misure volte a favorire la rappresentanza politica della componente minoritaria curda c) e con programmi di sviluppo economico a beneficio della regione del Sud-Est. Ad oggi, i risultati raggiunti in relazione agli obiettivi fissati dai punti b) e c) non possono considerarsi pienamente soddisfacenti. Nell’agosto 2009 il Governo Erdogan ha varato il cosiddetto “piano di apertura democratica” - nel tentativo di accelerare il processo di normalizzazione avviato - i cui tratti peculiari sono: l’introduzione di nuove norme in materia di autonomia locale; il riconoscimento della lingua e della cultura curde; la previsione di una forma di amnistia verso i militanti del PKK che si siano adeguati alla “legge del pentimento” contenuta nel Codice penale. Nel solco del processo di normalizzazione si collocano anche alcuni degli emendamenti costituzionali approvati in occasione del referendum del 12 settembre 2010 che hanno favorito il rinnovamento del sistema giudiziario, con effetti positivi sul piano della tutela dei diritti umani fondamentali di tutta la popolazione turca, ivi compresa l’etnia curda.

2) Dopo la riconferma dell’AKP al Governo nel 2011, l’Esecutivo ha dichiarato di voler trovare una soluzione alla questione curda nella riscrittura della Costituzione. Ha creato quindi una Commissione ad hoc, nella quale siedono i quattro partiti nel Parlamento, incluso quello espressione della minoranza curda, il BDP. Il governo sembrerebbe voler chiudere ogni negoziato con il PKK e nel gestire la questione curda al solo livello parlamentare. Tuttavia l'AKP pare tendere a delegittimare il BDP come interlocutore politico. L'impasse registrata nel processo di riforma costituzionale sembra aver indotto il PKK a riprendere in pieno le operazioni di guerriglia al confine. Dopo l’esplosione nel centro di Ankara (20 settembre 2011) e numerosi attacchi alle postazioni militari nel sud-est del Paese, di cui l’ultimo – violentissimo – il 19 ottobre 2011, è scattata un’offensiva di terra in territorio iracheno con circa 20.000 uomini. Si è così riaperta la spirale viziosa di scontro con il PKK, che ha finito per intrappolare inevitabilmente anche i rapporti tra Turchia e Nord Iraq. Il drammatico episodio di Uludere (sono state uccise delle persone al confine con l’Iraq, scambiate per militanti PKK) ha ulteriormente acutizzato il malcontento della minoranza curda. Il 28 dicembre 2012 è stata ricordata con diverse manifestazioni, in particolare nel sud-est del paese, la strage di Roboski avvenuta nella regione di Uludere (al confine con l'Iraq). La bozza del rapporto predisposto dalla Commissione parlamentare che sta investigando sul caso non individua alcun responsabile per l'accaduto. Pessima è stata la gestione dei seguiti da parte dell'Esecutivo, Ministro dell'Interno Sahin su tutti, ed evidente è l’imbarazzo del Governo per l’episodio. La decisione della Presidenza del Consiglio (dicembre 2012) di insignire di un'alta onorificenza il Capo dell'Aeronautica militare Mehmet Erten, ritenuto da parte curda colui il quale ha gestito l'attacco degli F16 turchi a Uludere, ha alimentato ulteriori polemiche. L'anniversario di Uludere si è sovrapposto alla scomparsa del deputato curdo di Diyarbakir Serafettin Elci, considerato da tutti una figura moderata nel panorama politico curdo, circostanza che non ha facilitato un riavvicinamento tra Erdogan e il BDP (ancora in aperto scontro sulla questione della rimozione dell'immunità parlamentare dei deputati curdi).

3) Il 21 marzo, in occasione delle celebrazioni del Newroz (inizio della primavera), il leader del PKK, Abdullah Ocalan, ha divulgato un messaggio, contenente l’appello - rivolto anche al Governo di Ankara - a ricercare una soluzione pacifica, senza il ricorso alle armi (pur non ricusando la lotta armata). Non si tratta di un “cessate il fuoco” incondizionato: il PKK è pronto tanto alla pace quanto alla guerra, ha chiarito il Comandante Capo del PKK a Qandil, Murat Karayilan. Il Governo ha intanto nominato una commissione di saggi (63 membri suddivisi in 7 gruppi per ciascuna area geografica del Paese). In sede parlamentare, è stata approvata la creazione di una Commissione ad hoc sul processo di soluzione della questione curda, con mandato di creare una cornice di garanzie legali per il ritiro dei guerriglieri curdi al di là del confine, in Iraq. Ad aprile 2013 la Grande Assemblea Nazionale turca ha approvato il quarto pacchetto di riforme nel settore della giustizia, con alcune modifiche rispetto al testo originario, tese a circoscrivere l’ambito dei reati identificabili come atti di terrorismo, al fine di eliminare interpretazioni estensive da parte della magistratura. Si registra, così, un indubbio passo in avanti nel processo di allineamento della normativa turca agli standard fissati dalla Corte Europea dei Diritti Umani. Il processo di pacificazione appare entrato in una fase di stallo con reciproche accuse di mancato rispetto degli accordi tra il governo e la compagine curda. Da parte del Governo di Ankara si lamentano i ritardi nel ritiro dei miliziani curdi (si ritiene che solo il 20-25% dei guerriglieri abbia passato il confine), mentre da parte del KCK si lamenta un aumento della presenza militare turca nella regione. Il 6 settembre 2013 il vice-Presidente del KCK ha così annunciato la sospensione del ritiro dei guerriglieri del PKK oltre il confine in attesa che il Governo turco adotti misure concrete sul fronte della democratizzazione e della tutela delle minoranze. Il rappresentante curdo, però, ha assicurato che verrà rispettato il cessate il fuoco entrato in vigore da metà marzo. La mossa sembra una scelta tattica dettata dalla volontà del KCK di tenere il Premier sotto pressione alla luce anche della difficile situazione in Siria. A detta degli osservatori, però, il dialogo non appare interrotto in quanto solo il leader Ocalan e lo stesso Erdogan hanno l’autorità per farlo cessare. A ottobre 2013 il Parlamento turco ha rinnovato la mozione che autorizza, per un ulteriore anno, operazioni oltre confine nel Nord dell'Iraq contro eventuali azioni terroriste del PKK. La mozione è stata rinnovata ininterrottamente sin dall'ottobre 2007. Quanto al contenuto, essa non differisce nella sostanza da quanto approvato negli anni passati: nell'attribuire grande importanza all'integrità territoriale, alla stabilità ed all'unità nazionale dell'Iraq, la mozione precisa di essere rivolta unicamente contro i campi del PKK ospitati in territorio iracheno.

4) Nel sud-est del Paese, ove si concentra storicamente l’etnia curda e zaza, prevale oggi un sentimento di disillusione. Con l'approssimarsi delle scadenze elettorali nel 2014, è diffusa la convinzione che il governo sarà sempre più riluttante ad adottare riforme per sostanziare il processo di soluzione. La critica costantemente sollevata all'indirizzo del governo verte sull'assenza di passi concreti sui temi percepiti come prioritari dalla parte curda (riforme democratiche, rilascio dei prigionieri, condizioni di prigionia di Ocalan). Il pacchetto di democratizzazione presentato dal governo turco il 30 settembre e' visto, dal mondo politico e culturale curdo, come un passaggio troppo debole e ben al di sotto delle aspettative, che risponde solo a logiche elettorali del Primo Ministro Erdogan. Per contro, la società civile pone come priorità la revisione della legge anti-terrorismo e del codice penale turco.

5) Il 16 novembre 2013 Massoud Barzani ha compiuto a Diyarbakir una visita “storica” e destinata a far parlare a lungo. La sua presenza nella 'capitale curda' di Turchia e' stata salutata e valutata dall'ampia maggioranza dei media turchi (in particolare da quelli filo-governativi) come 'storica', non solo perché interrompe un'assenza di 21 anni, ma perché essa e' caduta in un momento topico per il sud-est, dominato dalle incertezze sul processo di soluzione alla questione curda in Turchia e dalla prospettiva di una nuova regione autonoma curda alle proprie porte, questa volta nel nord-est siriano. L'artefice della visita e' stato il PM Tayyip Erdogan .

6) Sul versante delle prospettive future del processo di soluzione della questione curda, un segnale positivo proviene dalla sentenza, resa a gennaio 2014, della Corte Costituzionale di scarcerare i cinque deputati di etnia curda appartenenti al BDP/HDP che hanno potuto finalmente formulare il giuramento ed unirsi ai colleghi in parlamento, a due anni e mezzo dalla loro elezione. Da parte curda, si guarda ora con speranza, per parte curda, ad una possibile estensione applicativa di questa decisione nei confronti dei politici curdi detenuti nel contesto del processo contro il KCK (l'Unione delle comunità curde che le Autorità turche considerano essere l'ala urbana del PKK) che nel corso di questi anni ha letteralmente decimato la rete locale del movimento politico curdo rappresentato in parlamento dal BDP. L’11 gennaio 2014 i vice-presidenti del partito curdo, Buldan e Baluken, hanno incontrato il nuovo Ministro della Giustizia Bozdag e si sono recati nuovamente ad Imrali per l'ennesimo incontro con Abdullah Ocalan, il quattordicesimo da quando è stato avviato il processo di soluzione.

 

SITUAZIONE ECONOMICA

 

1. Il quadro economico turco continua ad essere caratterizzato da un forte dinamismo, nonostante il 2012 si sia chiuso con un tasso di crescita del PIL al 2,2%, nettamente inferiore agli straordinari ritmi di sviluppo conosciuti dal Paese nel biennio precedente (9,5% nel 2010 e 8,8% nel 2011, tra i tassi piu’ alti al mondo). La brusca frenata del 2012 non e’ giunta comunque del tutto inaspettata, poiché il Governo turco era da tempo impegnato a guidare un “soft landing” dell’economia per contrastare alcuni suoi malesseri cronici, fra i quali il disavanzo delle partite correnti (giunto alla non sostenibile soglia del 10% del PIL a fine 2011) e un tasso di inflazione, sempre in chiusura 2011, pericolosamente alto (10,45%). A tali misure si sono poi aggiunti, amplificandole, gli effetti di una congiuntura internazionale negativa (a cominciare da quella nell’Unione Europea e alle implicazioni sul fronte economico-commerciale conseguenti alle Primavere arabe), a dimostrazione di quanto il sistema economico turco sia profondamente interconnesso e sensibile all’andamento dei propri partner.

2. Nel 2013, la crescita del PIL e' stata pari al 4% (nei 4 trimestri: 2,9%, 4,5%, 4,3% e 4,4%), un valore leggermente superiore rispetto alle previsioni dei mercati, sebbene inferiore a quel 5% che viene considerato la soglia minima della forbice, compresa fra il 5 ed il 7%, che nel lungo periodo puo' assicurare la stabilita' del sistema.

Fra i fattori che hanno inciso maggiormente sulla crescita del PIL vi sono stati investimenti pubblici particolarmente sostenuti nell'ultimo quarto dell'anno, con una crescita dell'11,5% in termini reali. Sono anche cresciuti la spesa pubblica (+6,8%), i consumi privati (+5,3%) e gli investimenti privati (+4,9%), mentre un contributo negativo e' stato dato dal saldo delle partite correnti. Guardando ai diversi settori dell'economia, sono stati segnatamente dinamici quello dei servizi finanziari, dell'industria manifatturiera e delle costruzioni.

 

Nel mese di febbraio 2014, l’inflazione relativa ai beni al consumo in Turchia ha raggiunto il valore più alto negli ultimi sei mesi: il tasso d’inflazione è infatti cresciuto del 7,9 % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, e dello 0,43% rispetto a gennaio 2014.

Nel 2013, l’inflazione relativa ai beni al consumo in Turchia è stata pari al 7,4%. Nel 2012 l’inflazione aveva mostrato una tendenza in calo, con un dato finale pari al 6,16%.

La disoccupazione, sempre nel 2013, si e' attestata sul 10%, meno 0,1% rispetto al 2012, facendo registrate valori piu' alti nelle zone urbane rispetto a quelle rurali.

La Lira turca ha perso, nei confronti dell'Euro, piu' del 25% in un anno.

 

La produzione industriale nel 2012 è cresciuta del 2,3% rispetto al 2011, sebbene nel mese di dicembre si sia registrato un calo del 3,8% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

Nel 2013 si è registrato un + 7,1% rispetto all’anno precedente.

A gennaio 2014 la produzione industriale della Turchia è cresciuta del 7,3% rispetto all’anno precedente, superando addirittura le aspettative che avevano previsto una crescita del 4-5%, trainata dalla produzione dell’industria mineraria in crescita del 9,4%, quella manifatturiera che ha registrato un aumento del 7,8% e il settore energetico, +3,5%. I dati dell’Istituto di Statistica turco segnalano, in particolare, che l’indice di produzione industriale ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 27 mesi.

 

Sul fronte esterno preoccupa sempre lo squilibrio dei conti con l’estero, che dipende essenzialmente da un deficit commerciale caratterizzato da uno sbilanciamento strutturale (dipendenza energetica e produttiva dalle importazioni) e che tende a essere per lo piu’ finanziato con afflussi di capitali dall’estero a breve termine e non con investimenti produttivi. Proprio per contrastare questo fenomeno le autorità turche hanno approvato nel 2012 un imponente pacchetto di incentivi agli investimenti, che insieme a tutta una serie di ulteriori misure ha dato alcuni effetti positivi. Inoltre a fine 2013 sono state varate alcune altre misure volte a favorire gli investimenti esteri con l’obiettivo di sostenere ricerca e sviluppo, semplificare le procedure di accesso agli incentivi e agevolare la produzione di energia rinnovabile.

 

3. In generale, il sistema economico turco deve l’ottima performance dell’ultimo decennio alle riforme strutturali introdotte in linea con il processo di adesione all’UE e alla solidità del proprio sistema bancario, improntato a rigidi criteri di disciplina dopo la grave crisi degli anni 2001-2002. I principali indicatori dei conti pubblici dimostrano un andamento positivo, anche se il 2012 si e’ chiuso con rapporti debito/pubblico PIL al 49,9% e deficit/PIL al’5,9%, in netta crescita rispetto all’anno precedente.

Secondo i dati della Banca Centrale turca, a settembre 2013 il disavanzo delle partite correnti è tornato a crescere (3,28 mld $), contribuendo all’aumento del deficit complessivo registrato negli ultimi 9 e 12 mesi (49 e 59 mld $, rispettivamente).

I dati diffusi dalla Banca Centrale turca mostrano come il debito estero a lungo termine del settore privato sia cresciuto dai 126 miliardi di dollari americani del 2011 ai 138 miliardi del 2012. Il debito estero a breve termine del settore privato é altresì aumentato da 74 miliardi di dollari nel 2012 a 89 miliardi nel 2012. Il debito estero totale del settore privato ha superato i 226 miliardi di dollari americani nel 2012, con un aumento del 13% rispetto al 2011 e quintuplicandosi rispetto al 2002.

 

4. Nella seduta del 16 maggio 2013, la Banca Centrale della Repubblica Turca (BCRT) ha ridotto di mezzo punto percentuale sia il tasso di riferimento (“one we-ek repo rate”), passato a maggio dal 5 al 4,5 per cento, sia gli estremi del corridoio dei tassi, scesi al 6,5 e 3,5 per cento, dal 7 e 4 per cento del mese di aprile. Nel comunicato diffuso dalla BCRT si sottolinea che al momento l’afflusso di capitali dall’estero appare ancora molto sostenuto e che il credito interno continua a espandersi a un ritmo (+19 per cento) più elevato rispetto all’obiettivo di medio periodo caldeggiato dalle Autorità (+15 per cento).

 

5. Il 27 marzo 2013 l’Agenzia di rating Standard&Poor’s ha annunciato l’innalzamento della valutazione attribuita alla Turchia da BB a BB+, con outlook stabile, portando così il Paese a un solo livello al di sotto dell’investment grade. La decisione è stata motivata principalmente sulla base della riduzione dello squilibrio con l’estero osservata negli ultimi mesi, derivante da una positiva dinamica delle esportazioni e da un rallentamento dei consumi interni, in un contesto di stabile tenuta della finanza pubblica.

S&P ha evidenziato come la propria valutazione positiva risenta anche del processo di pacificazione in atto con il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) iniziato a gennaio scorso: secondo l’Agenzia, il negoziato in corso, volto a risolvere un conflitto ormai pluridecennale, avrebbe maggiori probabilità di successo rispetto a tentativi intrapresi in passato. Il ristabilimento di condizioni di normalità potrebbe consentire alle regioni del Sud-Est del Paese di uscire dalla situazione di arretratezza economica in cui versano, favorendo la ripresa degli investimenti produttivi e l’intensificazione degli scambi commerciali.

 

6. La Tusiad (Turkish Industry and Business Association) ha rinnovato il suo Consiglio Direttivo ed eletto alla presidenza, nel gennaio 2013, il cinquantacinquenne Muharrem Yilmaz, in sostituzione dell'imprenditrice Umit Boyner, che ha ricoperto tale incarico dal 2010 al 2013. Fondata nel 1971, la Tusiad e' la piu' potente associazione di imprese in Turchia e riunisce i presidenti e i direttori generali delle maggiori industrie e societa' di servizi del Paese, comprese tutte quelle che fanno parte della lista di Fortune 500. Con sede ad Istanbul ed uffici di rappresentanza nelle capitali di alcuni dei Paesi di maggiore interesse economico e politico per la Turchia (Bruxelles, Washington D.C., Parigi, Berlino e Pechino), la Tusiad ha come scopo principale quello di sostenere gli interessi dell'imprenditoria turca e promuovere ricerche indipendenti e discussioni che riguardano anche gli aspetti della vita politica e sociale del Paese.

 

7. La bozza del decimo Piano Quinquennale per lo Sviluppo della Turchia 2014-2018 inviata al Parlamento prevede un tasso di crescita annuo del 5,5%, con un tasso di inflazione del 4,5% e un tasso di disoccupazione del 7,2%, da raggiungere entro la fine del 2018. Il piano mira ad incrementare il prodotto interno lordo (PIL) a 1.300 miliardi di USD e il reddito pro capite a 16.000 USD. Il volume delle esportazioni, 152,5 miliardi di USD nel 2012, dovrebbe salire a 277,2 miliardi di USD entro la fine del 2018, con una crescita annuale pari all’11,9%. Il volume delle importazioni dovrebbe salire a 404,3 miliardi di USD entro la fine del 2018 dai 236,5 miliardi di USD del 2012, con un incremento annuo del 9,9%. Il piano prevede la creazione di 4 milioni di nuovi posti di lavoro, con un incremento annuo del 2,9%. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro salirà al 53,8% per la fine del 2018, dal 50% del 2012. Si mira infine ad una riduzione del 2% nel tasso di disoccupazione, dal 9,2% nel 2012 al 7,2% per la fine del 2018.

 

8. Il governo turco ha presentato il nuovo Programma di Medio Temine (elaborato dal Ministero dello Sviluppo) che, partendo dall’analisi dell’attuale situazione del Paese sul fronte macroeconomico, fornisce le previsioni sull’andamento dei principali indicatori economici per il triennio 2014-2016 ed indica le strategie che verranno adottate per raggiungere gli obiettivi fissati per tale periodo. Per il 2014, e’ invece prevista una crescita del 4%, inferiore al 5% del precedente Programma, mentre per il 2015 ed il 2016 la crescita dovrebbe attestarsi al 5%. Per quanto riguarda il PIL, quindi, si assiste sicuramente ad un miglioramento rispetto allo scorso anno, sebbene di entità inferiore alle speranze governative.

Tra le priorità indicate dal Programma di Medio Termine per i prossimi anni vi sono: 1) riduzione del deficit delle partite correnti (attraverso maggiori risparmi domestici, l’allocazione delle risorse a disposizione nei settori più produttivi, l’incremento dell’efficienza economica); 2) riduzione dell’inflazione, che dovrebbe attestarsi all’8,9% a fine anno e che preoccupa molto il Governo anche per gli effetti sulla popolazione, in vista delle prossime tornate elettorali; 3) mantenimento della politica di bilancio in corso, rispetto alla quale il Governo e’ molto soddisfatto; 4) sostegno alla crescita ed all’occupazione.

 

9) Le previsioni per il 2014 non possono non tenere conto della situazione politica che sta caratterizzando il Paese e che desta non poche preoccupazioni sui mercati internazionali e fra gli investitori stranieri.

Quanto ai recenti episodi legati alle indagini anti-corruzione, secondo Morgan Stanley l'incertezza politica sara' una delle cause principali dell'instabilita' della Lira nel breve termine. Deloitte ha ultimamente sottolineato che la combinazione di deprezzamento valutario e timori di natura politica potrebbe avere un impatto negativo sensibile sulle quotazioni delle imprese turche, con perdite di valore stimate fino al 30%. In una recente nota, Moody's, pur ritenendo che il proprio rating attuale della Turchia (BAA3 con outlook stabile) tenga gia' conto del rischio politico del Paese, ha evidenziato che altri fattori potrebbero influire negativamente sulla valutazione della Turchia, segnatamente un arresto o una inversione dei flussi di capitali stranieri, oppure un peggioramento marcato della finanza pubblica.

 


Principali indicatori economici

 

 (in euro o dollari)

2010

2011

2012

2013

2014

2015

PIL Nominale  (Miliardi di USD a PPP)

 962

 1.068

1.110

 1.163

1.235

 1.321

PIL pro-capite (USD a PPP)

 13.218

 14.520

 15.069

15.400 

16.200 

17.200 

Crescita del PIL reale

(variazione %)

9,3 

8,6 

2,7 

3,2 

4,4 

5,0 

Consumi privati (variazione %)

6,7 

7,8 

-0,4 

2,3 

2,4 

2,9 

Debito pubblico (% del PIL)

43,1 

40,0 

37,5 

36,6 

36,1 

35,6 

Investimenti diretti stranieri (Milioni di USD)

9.038 

15.874 

12.557 

12.500

18.500

25.000

Bilancia commerciale (Milioni di USD)

-56.445 

-89.471 

-65.602 

-58.400 

-61.700 

-61.700 

Rating OECD sul rischio Paese

                 Fonti: Economist Intelligence Unit, OECD

 

 

Flussi turistici

E’ da sottolineare un rinnovato impulso del turismo, con 26,3 milioni di turisti stranieri che hanno visitato il Paese nel 2008, 27 milioni nel 2009 (in crescita del 2,5% rispetto al 2008 nonostante il turismo globale sia calato in quel periodo del 4% e quello verso l'Europa del 6%), oltre 28 milioni e mezzo nel 2010 e 31,4 milioni nel 2011. In generale, dal 2002 (con 13,2 milioni di turisti) al 2011 (con oltre 31 milioni) l'afflusso di visitatori in Turchia ha fatto registrare una crescita del 137,3%, con un aumento delle relative entrate dagli 11,9 miliardi di dollari del 2002 ai 23 miliardi del 2011 (+ 93%).

Nella graduatoria per nazioni, la Germania si colloca al primo posto con 3,3 milioni di presenze e la Russia le segue in seconda posizione con 2,6 milioni di turisti (periodo gennaio-ottobre 2012).

Nel 2013 il numero di turisti stranieri che hanno visitato la Turchia è aumentato del 10% rispetto all'anno precedente, nonostante le possibili tensioni dovute alla situazione degli Stati confinanti, su tutti Iraq e Siria. I turisti stranieri che hanno scelto la Turchia come meta delle proprie vacanze sono stati 34,9 milioni, in crescita rispetto al 2012 quando i turisti erano stati 31,7 milioni.

 

La Turkish Airlines nel 2013 si e' aggiudicata il titolo di miglior compagnia aerea d'Europa per la terza volta consecutiva, nell'ambito della manifestazione World Airlines Award.

Sempre nel 2013 i passeggeri che hanno volato con THY sono cresciuti del 23,6% rispetto all'anno precedente, raggiungendo il numero di 48,3 milioni.

Turkish Airlines ha fatturato 683 milioni di Lire Turche e il numero delle destinazioni e' cresciuto del 12% rispetto al 2012, raggiungendo la cifra considerevole di 243 mete.

Dal 2014 la compagnia aerea volera' anche a Catania e a Pisa. Con questi due nuovi voli, Turkish Airlines porta a nove il numero dei collegamenti tra il nostro Paese e la citta' di Istanbul, riconfermando l'importanza del mercato italiano (quarto mercato di sbocco per l'export turco).

 

 

Relazioni economiche con i principali Paesi partner

1. Nel 2012 il deficit commerciale turco è diminuito del 20,7%, rispetto al 2011, passando dai 105,9 miliardi di dollari del 2011 agli 83,9 miliardi di dollari del 2012. Tradizionalmente in passivo, la bilancia commerciale del Paese ha beneficiato di una serie di misure di politica economica adottate dal Governo che hanno concorso a favorire un incremento delle esportazioni del 13,1%. Nel 2012, l’export turco ha raggiunto un valore di 152,5 miliardi di dollari (contro i 134,9 miliardi del 2011), mentre l’import è lievemente diminuito, dai 240,8 miliardi di dollari del 2011 ai 236,5 del 2012 (-1,8%). In totale l’interscambio 2012 della Turchia con il mondo ha registrato un valore di 389 miliardi di dollari, in aumento del 3,6% rispetto al periodo gennaio-dicembre 2011 (375,7 miliardi di dollari). Pur rimanendo su valori alti, l’interscambio con l’UE è risultato in lieve diminuzione (-4,4%), ed è passato da un valore di 153,4 miliardi di dollari nel 2011 a quello di 146,6 miliardi di dollari nel 2012. Il 38,8% dell’export turco è diretto verso i paesi dell’Unione Europea (59,2 miliardi di dollari nel 2012, contro i 62,3 miliardi di dollari del 2011, con una variazione negativa del 5%). Anche le importazioni dalla UE sono diminuite (-4%), passando da 91,1 a 87,4 miliardi di dollari, pur continuando a rappresentare una quota del 37% del totale delle importazioni del Paese, che ha contratto il suo deficit commerciale nei confronti dell’Europa del 2%, passando da 28,7 a 28,2 miliardi di dollari di passivo nel periodo di riferimento.

Nella graduatoria dei principali partner, il primo posto è della Germania, con 34,5 miliardi di dollari di interscambio (-6,5% rispetto allo stesso periodo del 2011), 21,3 miliardi di dollari di esportazioni (-6,9%), 13,1 miliardi di dollari di importazioni (-5,9%) ed un passivo commerciale della Turchia di 8,2 miliardi di dollari; il secondo posto della Russia, con 33,3 miliardi di dollari di interscambio (+11,2%), 26,6 miliardi di dollari di espor-tazioni (+11%), 6,6 miliardi di dollari di importazioni (+11,5%) ed un passivo commerciale della Turchia di 19,9 miliardi di dollari; il terzo della Cina, con 24,1 miliardi di dollari di interscambio (-0,1%), 21,2 miliardi di dollari di esportazioni (-1,8%) e 2,8 miliardi di dollari di importazioni (+14,9%) ed un passivo commerciale della Turchia di 18,4 miliardi di dollari; il quarto dell’Iran, con 21,8 miliardi di dollari di interscambio (+36,4%), costituito da 11,9 miliardi di dollari di esportazioni (-4%) e 9,9 miliardi di dollari di importazioni (+176,4%) ed un passivo commerciale della Turchia di 2 miliardi di dollari; seguono gli USA con 19,7 miliardi di dollari di interscambio (-4,2%), 14,1 miliardi di dollari di esportazioni (-11,9%) e 5,6 miliardi di dollari di importazioni (+22,5%) ed un passivo commerciale della Turchia di 8,5 miliardi di dollari; al sesto posto l’Italia con 19,7 miliardi di dollari di interscambio (-7,4%), 13,3 miliardi di dollari di esportazioni (-0,8%) e 6,3 miliardi di dollari di importazioni (-18,8%) ed un passivo commerciale della Turchia di 6,9 miliardi di dollari.

 

2. La Bilancia Commerciale turca ha ampliato nel 2013 il suo disavanzo del 18,7%, toccando un valore di quasi 100 miliardi di dollari (99,7), contro gli 84 miliardi del 2012. L’interscambio della Turchia con il resto del mondo nel periodo considerato è aumentato del 3,7%, per un valore globale di 403,5 miliardi di dollari. Le esportazioni (151,8 miliardi di dollari) sono rimaste sostanzialmente invariate, mentre le importazioni (251,6 miliardi di dollari) sono aumentate del 6,4%. L’interscambio della Turchia con la UE, che rappresenta il 38,5% del commercio totale del Paese, è aumentato nel 2013 del 5,7% rispetto al 2012, raggiungendo un valore di 155,5 miliardi di dollari, per un saldo commerciale negativo per la Turchia pari a quasi 29,3 miliardi. Al quarto posto della graduatoria internazionale dei migliori partner (dietro Germania, Russia e Cina, e davanti agli Stati Uniti), si colloca l’Italia con 19,6 miliardi di interscambio (in diminuzione dello 0,6% rispetto al 2012).

I prodotti più esportati dalla Turchia nel 2013 sono stati: autoveicoli, trattori e parti di ricambio (17 miliardi di dollari, +12,3%), macchinari e apparecchiature meccaniche (12,9 miliardi di dollari, +8,3%), ferro ed acciaio (9,9 miliardi di dollari, -12,3%), macchinari di precisione ed attrezzature elettriche ed elettroniche (9,5 miliardi di dollari, 1,9%), abbigliamento ed accessori (9,2 miliardi di dollari, +10%), pietre preziose e semi-preziose, metalli preziosi, perle, bigiotteria (6,9 miliardi di dollari, -57,3%). I prodotti maggiormente importati dalla Turchia sono stati: combustibili minerali, oli minerali (55,9 miliardi di dollari, -7%), Macchinari e apparecchiature meccaniche (30 miliardi di dollari, +14,6%), ferro ed acciaio (18,6 miliardi di dollari, -4,8%), macchinari di precisione ad attrezzature elettriche ed elettroniche (17,7 miliardi di dollari +9,1%), autoveicoli, trattori e parti di ricambio (16,8 miliardi di dollari, +15,8%), pietre preziose e semi-preziose, metalli preziosi, perle, bigiotteria (16,2 miliardi di dollari, +90,2%). (Fonte: Ufficio Ice di Istanbul, elaborazione dati Türkstat)


 

L’INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA

(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)

 

GENNAIO - DICEMBRE 2013

INTERSCAMBIO DELLA TURCHIA CON I PRIMI 34 PAESI:

IMPORTAZ.

 

Var%

 

ESPORTAZ.

 

Var%

 

TOTALE INTERSCAMBIO

 

Var%
 
 

SALDO

GERMANIA

24.184.950

13,0%

13.706.980

4,4%

    37.891.930

9,8%

-10.477.970

RUSSIA (FED.)

25.063.530

-5,9%

6.966.989

4,3%

    32.030.519

-3,8%

-18.096.541

CINA

 24.686.554

15,9%

   3.602.109

27,1%

    28.288.663

17,2%

-21.084.445

ITALIA

 12.885.001

-3,4%

   6.720.577

5,5%

    19.605.578

-0,6%

-6.164.424

STATI UNITI

 12.596.183

-10,9%

   5.623.306

0,3%

    18.219.489

-7,7%

-6.972.877

REGNO UNITO

   6.270.860

11,4%

   8.777.301

1,0%

    15.048.161

5,1%

2.506.441

IRAN

 10.383.154

-13,2%

   4.193.950

-57,7%

    14.577.104

-33,4%

-6.189.204

FRANCIA

   8.079.740

-5,9%

   6.378.947

2,9%

    14.458.687

-2,2%

-1.700.793

IRAQ

      145.526

-2,5%

 11.958.853

10,5%

    12.104.379

10,3%

11.813.327

SPAGNA

   6.416.653

6,5%

   4.337.678

16,7%

    10.754.331

10,4%

-2.078.975

SVIZZERA

   9.647.276

124,1%

   1.021.574

-51,9%

    10.668.850

65,9%

-8.625.702

EMIRATI ARABI

   5.384.468

49,7%

   4.967.636

-39,2%

    10.352.104

-12,1%

-416.832

INDIA

6.367.869

9,0%

587.179

-25,8%

      6.955.048

4,8%

-5.780.690

OLANDA

   3.362.319

-8,1%

   3.539.607

9,1%

      6.901.926

0,0%

177.288

UCRAINA

4.514.767

2,7%

2.190.928

19,8%

      6.705.695

7,7%

-2.323.839

COREA DEL SUD

6.088.467

7,6%

468.995

-11,2%

      6.557.462

6,0%

-5.619.472

BELGIO

   3.843.381

4,1%

   2.575.750

9,2%

      6.419.131

6,1%

-1.267.631

ROMANIA

3.592.567

11,0%

2.617.682

4,9%

      6.210.249

8,3%

-974.885

GRECIA

4.205.995

18,8%

1.438.080

2,6%

      5.644.075

14,2%

-2.767.915

POLONIA

3.184.302

4,1%

2.059.986

11,1%

      5.244.288

6,8%

-1.124.316

ARABIA SAUDITA

2.014.870

-7,2%

3.192.192

-13,2%

      5.207.062

-11,0%

1.177.322

ISRAELE

2.417.935

41,4%

2.651.438

13,8%

      5.069.373

25,5%

233.503

EGITTO

1.628.880

21,4%

3.202.543

-13,0%

      4.831.423

-3,8%

1.573.663

BULGARIA

2.760.274

0,2%

1.972.321

17,1%

      4.732.595

6,6%

-787.953

GIAPPONE

3.453.194

-4,1%

409.278

23,4%

      3.862.472

-1,8%

-3.043.916

AZERBAIJAN

333.748

-1,8%

2.961.268

14,6%

      3.295.016

12,7%

2.627.520

LIBIA

303.957

-27,0%

2.753.876

28,7%

      3.057.833

19,7%

2.449.919

KAZAKHISTAN

1.760.307

-14,4%

1.039.686

-2,7%

      2.799.993

-10,4%

-720.621

TURKMENISTAN

653.815

115,4%

1.959.565

32,4%

      2.613.380

46,5%

1.305.750

GEORGIA

201.738

11,9%

1.246.880

-0,5%

      1.448.618

1,0%

1.045.142

UZBEKHISTAN

815.417

0,3%

563.516

25,3%

      1.378.933

9,2%

-251.901

SIRIA

84.865

25,8%

1.027.338

106,3%

      1.112.203

96,7%

942.473

TAGIKHISTAN

371.358

7,6%

283.692

20,7%

         655.050

12,9%

-87.666

KYRGHIZISTAN

36.964

-18,3%

389.099

51,1%

         426.063

40,8%

352.135

 

FONTE: ELABORAZIONI ICE ISTANBUL SU DATI TURKIYE ISTATISTIK KURUMU - TUIK ( ISTITUTO TURCO DI STATISTICA)  

 

Nel gennaio 2014 il dato più significativo della bilancia commerciale turca è rappresentato dalla diminuzione, rispetto al gennaio 2013, del 6,8% del deficit, passato da 7,3 a 6,8 miliardi di dollari L’interscambio della Turchia con il resto del mondo nel periodo considerato è aumentato del 4,9% per un valore globale di 31,7 miliardi di dollari. Le esportazioni (12,4 miliardi di dollari) sono aumentate dell’8,6%, mentre le importazioni (19,2 miliardi di dollari) sono aumentate del 2,6%. L’interscambio della Turchia con la UE, che rappresenta il 37,9% del commercio totale del Paese, è aumentato nel mese di gennaio 2014 del 5 % rispetto a gennaio 2013, raggiungendo un valore di 12 miliardi di dollari, per un saldo commerciale negativo per la Turchia pari a 1 miliardo. Al quinto posto della graduatoria internazionale dei migliori partner (dietro Russia, Germania, Cina e Stati Uniti), si colloca l’Italia con 1,4 miliardi di interscambio. In particolare, nel periodo considerato le esportazioni dalla Turchia verso l’Italia sono state pari a 597 milioni di dollari (+10,3%), mentre le importazioni dall’Italia si attestano sugli 872 milioni (-1,6%) per un saldo negativo per la Turchia pari a 274 milioni di dollari.


 

 

Investimenti

Nel campo degli investimenti diretti esteri il riferimento normativo fondamentale è rappresentato ancora dalla legge quadro del 5 giugno 2003, che, innovando, ha adottato un approccio liberale e di apertura all'afflusso dei capitali esteri. Con queste norme è stata introdotta una semplificazione amministrativa che ha facilitato l'accesso in Turchia dei capitali esteri. Vengono classificati come investimenti diretti esteri anche gli acquisti effettuati sul mercato azionario di partecipazioni societarie per quote superiori al 10%.

Secondo i dati resi noti dalla Banca Centrale della Repubblica Turca (BCRT), tra il 2003 e il 2012 la Turchia ha attratto circa 100 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri (IDE), di cui più di un quarto nel biennio 2011-2012. Si tratta di una cifra consistente se si pensa che nel decennio precedente (1993-2002) gli IDE affluiti nel Paese erano stati pari a 11.500 miliardi di dollari.

 

1. Gli investimenti diretti esteri in Turchia nel 2012 sono ammontati a 12,38 miliardi dollari, in caduta del 22,8% rispetto al 2011, quando avevano toccato i 16,04 miliardi di dollari.

Gli investimenti immobiliari sono aumentati del 30,9%, attestandosi a quota 2,63 miliardi di dollari, contro i 2,01 miliardi di dollari del 2011.

Sempre nel 2012, l'Italia ha investito 178 milioni di dollari, in aumento (+60,36%) rispetto al 2011, quando il nostro Paese aveva investito 111 milioni di dollari. In Turchia sono operanti 1.000 imprese italiane, di cui 25 costituite nel mese di dicembre 2012.

Fra i principali Paesi investitori figurano: Regno Unito (1,99 miliardi di dollari), Austria (1,49 miliardi), Olanda (1,17 miliardi), Germania (532 milioni), Paesi del Golfo (515 milioni), USA (404 milioni), Francia (99 milioni). In totale operano in Turchia 32.604 imprese estere di cui: 5.158 della Germania (15,8% del totale); 2.446 del Regno Unito (7,5%); 2.872 dell'Iran (8,8%); 2.105 dell'Olanda (6,5%); 1.289 degli USA (4,0%); 1.190 dell'Azerbaijan (3,6%); 1.009 dell'Iraq (3,1%); 1.000 dell'Italia (3,1%); 479 della Cina (1,5%) e 208 della Corea del Sud (0,6%). Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle 32.604 imprese estere, i paesi UE sono al primo posto con 16.415 aziende. Delle imprese estere operanti in Turchia, 18.968 sono basate ad Istanbul (58,2% del totale), 3.720 ad Antalya (11,4%), 2.107 ad Ankara (6,5%), 1.800 ad Izmir (5,5%), 1.447 a Muğla (4,4%) e 582 Bursa (1,8%). (Fonte: Ufficio Ice  di Istanbul, elaborazione di dati TürkStat)

 

2. Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia e rielaborati da ICE Istanbul, gli investimenti diretti esteri nel 2013 sono ammontati a 12,6 miliardi di dollari in caduta del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2012, quando avevano toccato i 13,2 miliardi di dollari. Nel periodo considerato gli investimenti immobiliari sono aumentati del 15,7%, attestandosi a quota 3 miliardi di dollari, contro i 2,6 miliardi del 2012. Nel 2013 l’Italia ha investito 145 milioni di dollari, in diminuzione (-5,8%) rispetto allo stesso periodo del 2012. In Turchia, sul totale di 36.950 imprese straniere, sono operanti 1.113 imprese italiane, di cui 20 costituite nel solo mese di dicembre 2013. Fra i Paesi che hanno maggiormente investito in Turchia figurano la Germania, i Paesi del Golfo, l’Olanda, l’Austria e gli Stati Uniti.

Delle imprese estere operanti in Turchia, 21.973 sono basate ad Istanbul (59,5% del totale), 4.046 ad Antalya (10,9%), 2.279 ad Ankara (6,2%), 1.944 ad Izmir (5,3%), 1.498 a Mugla (4,1%) e 680 Mersin (1,8%).

 

Secondo i dati rilasciati dal Ministero dell’Economia turco, gli investimenti diretti esteri arrivati in Turchia nel mese di gennaio 2014 sono aumentati del 51% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo la cifra di 1,2 miliardi di dollari.

Sempre secondo il Ministero dell’Economia, 180 nuove imprese internazionali si sono costituite a gennaio 2014, portando il numero delle aziende internazionali che operano in Turchia a 37.246, di cui circa 1.100 italiane.

 

3. Lo stock degli investimenti diretti esteri (IDE) presenti in Turchia ammonta a 181,0 miliardi di USD (dati fine 2012) e la quota dell'Italia è pari a 2,9 miliardi di USD (2011).

I settori di maggiore interesse per gli investitori stranieri in questi ultimi anni sono stati il manifatturiero, quello della vendita al dettaglio, delle intermediazioni finanziarie e il settore immobiliare. Nel totale degli IDE in entrata negli ultimi cinque anni, i Paesi Bassi sono stati il primo Paese investitore (25,46%), seguiti dagli Stati Uniti (12,47%), dalla Francia (9,08%), dalla Germania (7,44%), dal Regno Unito (6,46%) e dall'Italia (2,97%).

A fine 2011, lo stock degli investimenti diretti esteri (IDE) presenti in Turchia ammonta a 134,6 miliardi di USD, e la quota dell'Italia è stata pari a 3,3 miliardi di USD (2010).

4. Nel primo semestre del 2011, lo stock degli investimenti diretti dalla Turchia verso l'estero ammonta a 21,6 miliardi di USD, mentre il valore del capitale investito nel primo semestre del 2011 ha raggiunto quota 849 milioni di USD. I primi tre Paesi che vantano la presenza dello stock maggiore di investimenti turchi sono i Paesi Bassi (5,3 miliardi di USD), l'Azerbaijan (3,8 miliardi di USD) e Malta (1,4 miliardi di USD). Negli ultimi cinque anni (1° gennaio 2006 – 31 Dicembre 2010) la Turchia ha investito all'estero 10,3 miliardi di USD. In Italia, dove sono presenti 47 imprese turche, lo stock di investimenti diretti turchi è stato pari a 135 mln/$. I settori di maggiore interesse per gli investitori turchi sono risultati i seguenti: energia, finanza/banche e comparto manifatturiero.

5. Un rapporto pubblicato da Deloitte Turchia segnala che negli ultimi anni le aziende turche hanno operato una serie di grandi acquisizioni all'estero per un valore di 7,5 miliardi di dollari, con ben 26 operazioni effettuate nel solo 2011 per 2,9 miliardi di dollari. L’acquisto di Godiva Chocolates da parte di Yıldız Holding sarebbe l'investimento più importante all'estero compiuto da capitali turchi, ma l’interesse si è rivolto anche ad altri settori: alimentari e bevande, servizi, telecomunicazioni, logistica, servizi finanziari. Altre acquisizioni degne di nota sono quella di Trader Media Oriente da parte di Hürriyet, quella di SAB Miller in Russia e Ucraina da parte di Anadolu Efes, quella di Villeroy&Boch da parte di Eczacıbaşı, quella dell’iraniana Razi Petrochemicals da parte del consorzio Asya Gaz Enerji, l’acquisto da parte di Türkcell della Belarus Telecom, e quello da parte della Yıldırım Holding di CMA CGM, una società di logistica francese. In genere, riferisce il rapporto, le aziende turche sono interessate ad acquisire il 100% o la quota di maggioranza di società estere, e solo a volte scelgono di investire assieme a partner locali, data la familiarità di questi ultimi con il mercato.

6. È entrato in vigore, il 19 giugno 2012, il decreto del Governo turco in materia di incentivi agli investimenti, che era stato già annunciato alla stampa nel mese di aprile. Il piano in questione, prioritariamente mirato a ridurre l'ampio deficit delle partite correnti turche, attenuare la forte disomogeneità nello sviluppo tra le varie aree del Paese e promuovere le attività di clustering e la produzione locale di beni ad alto contenuto tecnologico, punta su una nuova combinazione di sgravi e sussidi che sono definiti tra le altre cose in base allo sviluppo socioeconomico delle zone del Paese (appositamente raggruppate in 6 distinte regioni) dove l’investimento è diretto, alla natura dell’investimento stesso (classificato secondo quattro categorie: generale, regionale, strategico, a grande scala) e al settore d’attività interessato (con alcuni comparti considerati prioritari e quindi destinatari di incentivi maggiori). Secondo fonti della stampa locale la Turchia ha ricevuto 480 proposte di progetti di investimento per un valore di 3,2 miliardi di dollari dall’introduzione del nuovo pacchetto governativo di incentivi finalizzato alla promozione e all’attrazione di investimenti nel Paese. 340 di questi progetti, che daranno lavoro ad oltre 16mila persone, sono stati approvati. Il 3,8% dei progetti sono collegati ad investimenti nell’agricoltura, il 9,1% nel settore minerario, il 56,8% nella produzione, il 2,9% nel settore energetico ed il 27,4% nell’industria dei servizi. Considerando i sottosettori, il tessile e l’industria dell’abbigliamento sono al primo posto per numero di investimenti, con una quota sul totale del 19% e del 21% in termini di persone occupate. Seguono gli investimenti nell’industria alimentare e degli alcolici, nei settori minerario, turistico, dei pneumatici e della plastica, delle infrastrutture, della formazione e dei macchinari.

La Turchia mira ad avere almeno 20 reattori nucleari operativi nel Paese per il 2030. La Turchia ha già un accordo con la Russia per la costruzione di un impianto nucleare ad Akkuyu, nella provincia meridionale di Mersin (la messa in servizio è programmata per il 2019) ed ha firmato un MoU con il Giappone per avviare negoziati ufficiali in vista della realizzazione di un’altra centrale a Sinop. Entrambi i progetti prevedono quattro reattori e saranno realizzati ad un costo stimato di 20 mld/$. La Turchia è undicesima in Europa per produzione di energia eolica. Secondo i dati resi noti di recente dall’Associazione Europea dell’Energia Eolica, nel 2010 la Turchia ha accresciuto la sua capacità nel settore del 66%.

E’ stata firmata, nel novembre 2011, un'intesa tra la Societa' di Stato turca per il Petrolio (TPAO) e il colosso olandese Shell, per l'esecuzione di studi sismici, la prospezione e la produzione off-shore di petrolio e gas dai fondali marini prospicienti Antalya (costa mediterranea), e per la prospezione delle eventuali riserve di petrolio e gas nel sottosuolo nella zona di Diyarbakir (Anatolia sud-orientale).

Rapporto con le Istituzioni finanziarie internazionali.

1. La Turchia mantiene rapporti costanti con Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo. Rilevanti sono naturalmente anche i fondi dell’Unione Europea, a partire da quelli erogati tramite il programma IPA, ed i rapporti con la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Islamica di Sviluppo.

2. Si è ufficialmente concluso nel maggio 2008 l’Accordo triennale di Stand-By stipulato con il Fondo Monetario Internazionale a sostegno del programma economico e finanziario del Governo turco per il periodo 2005-2008, per un ammontare complessivo di circa USD 10 miliardi, di cui 837,5 milioni immediatamente disponibili ed il resto da versare in 11 rate di uguale entità. Dall’estate del 2008 hanno avuto luogo negoziati tra il Governo di Ankara ed il Fondo al fine di rinnovare un nuovo prestito che avrebbe potuto aggirarsi intorno ai 30 miliardi di USD. In tale contesto, il Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha inoltre deciso di aumentare la quota di partecipazione della Turchia del 23,6% a circa 1,2 miliardi di DSP (Diritti Speciali di Prelievo).

Il 14 maggio 2013 il Governo turco ha annunciato il rimborso dell’ultima tranche dei finanziamenti richiesti al Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il versamento, di importo pari a 283 milioni in diritti speciali di prelievo (325 milioni di euro o 422 milioni di dollari), chiude una lunga serie di prestiti concessi dal FMI a partire dai primi anni sessanta, per un ammontare complessivo di quasi 50 miliardi di dollari

3. La Banca Mondiale ha approvato, il 5 maggio 2011, un prestito del valore di USD 700 milioni, destinato al conseguimento di un tasso di crescita sostenibile ed alla creazione di nuovi posti di lavoro.

4. Nel settembre 2008 la BERS ha deciso di estendere l’area delle operazioni anche alla Turchia, una decisione ratificata a fine ottobre dai Governatori dell’Istituto di credito (i Ministri delle Finanze dei Paesi membri).

La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, presente già ad Istanbul dal 2009, ha aperto a metà del 2012 ad Ankara una seconda sede in Turchia, in considerazione dell'importanza di quest'ultima per il suo portfolio (con circa un miliardo di Euro di fondi l'anno la Turchia e' il secondo Paese per volume di finanziamenti dopo la Russia). La sede di Ankara ha il compito di mantenere i rapporti istituzionali con gli uffici governativi e di assistere i sempre piu' numerosi investitori, anche stranieri, che guardano alla regione dell'Anatolia.

Il portfolio di investimenti della Banca in Turchia si divide in quattro aree di intervento, più o meno equivalenti per valore: settore manifatturiero, infrastrutture, energia e sostegno alle piccole e medie imprese.

In generale, i soggetti beneficiari dei finanziamenti sono soggetti privati, sebbene di recente la Banca in Turchia stia collaborando anche con alcune piccole Municipalita', per progetti soprattutto nel settore dell'energia.

Per i prossimi anni, la BERS, tra i cui obiettivi vi e' già quello di finanziare progetti nelle aree meno industrializzate e sviluppate del Paese, vuole guardare con maggiore attenzione all'area sud-est della Turchia, tanto da ipotizzare l'apertura di una terza sede a Gaziantep, nella cui zona sono stati finanziati ad oggi cinque progetti.

 

E’ stato approvato un finanziamento fino a 35 mln EUR in favore di Netlog, societa' di food e logistica turca, per il rifinanziamento di prestiti a breve e medio termine con banche commerciali, contratti nel 2013 per il programma di investimento mirato ad ammodernare gli impianti di conservazione a freddo. All'operazione e' associato un programma di assistenza tecnica mirato alla facilitazione dei processi di audit nell'acquisizione di altri siti di stoccaggio e di flotte di veicoli di trasporto. L'impatto in termini di transizione e' atteso attraverso l'espansione di mercato e il miglioramento degli standard di efficienza energetica e qualitativi.

 

Il portafoglio totale delle operazioni finanziate dalla BERS in Turchia ha oggi superato così i 2,6 miliardi per 76 progetti, il cui valore totale ammonta a 8,2 miliardi, il che indica che ogni euro prestato dalla Banca è stato integrato da 2,2 euro provenienti da altre fonti di finanziamento.

5. Dal 2007 la Turchia beneficia dell’assistenza finanziaria dell’Unione Europea tramite un unico strumento per la pre-adesione (il c.d IPA – Instrument for Pre-Accession). L’obiettivo principale dell’IPA consiste nel creare un ponte fra l’assistenza esterna e le politiche interne fornendo il necessario supporto finanziario alle riforme economiche, politiche e sociali in Turchia, nonché nel preparare il Paese alla gestione dei Fondi Strutturali. Lo strumento di pre-adesione è strutturato in cinque componenti: 1) Institution Building e assistenza alla transizione, 2) Cooperazione Regionale e transfrontaliera, 3) Sviluppo regionale, 4) Sviluppo delle risorse umane e 5) Sviluppo rurale. Per il ciclo finanziario 2007-2013, la Turchia è beneficiaria dell’IPA, il nuovo strumento di pre-adesione, la cui dotazione finanziaria complessiva è di 11,565 Miliardi di Euro e che ha sostituito tutti gli strumenti di pre-adesione. Quasi la metà dei fondi IPA programmati fino al 2010 andrà alla Turchia (2,2 miliardi).  Percentuale di finanziamenti attualmente assicurati (euro 4.8 mld., ossia il 43% del totale). Obiettivo ugualmente ambizioso, potrebbe dunque essere quello di assicurare alla Turchia lo stesso ammontare di risorse (euro 4.8 mld), pur in un contesto di risorse crescenti per i restanti beneficiari (la quota turca scenderebbe dunque al 34%).

6. La Banca Europea per gli investimenti (BEI) ha contribuito a consolidare la dotazione di capitale della Turchia sin dagli anni ‘60. Beneficiari dell’assistenza finanziaria della BEI sono il settore pubblico e il settore privato, banche locali e industria, ma anche investitori internazionali. La BEI finanzia le piccole e medie imprese, l’industria e le infrastrutture tramite collaborazioni con intermediari finanziari locali. Dall’inizio dei negoziati di adesione della Turchia all’Unione Europea la BEI sostiene progetti nelle seguenti aree: energia, gestione dei rischi connessi ai terremoti, trasporti, ambiente e piccole e medie imprese. Le attività di prestito della BEI derivano dai mandati stabiliti dalla Unione Europea, dalla Pre-Accesion Facility for Turkey della BEI nonché dalla Mediterranean Partnership Facility  (FEMIP) e prevedono, nei prossimi due anni, un volume di finanziamenti pari a 2 miliardi di euro. Nell’aprile 2011 il Vice Presidente della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) Matthias Kollatz-Ahnen ha annunciato che la Banca ha concluso con successo la sua azione di supporto anti-crisi dell’economia turca, sviluppatasi dall’autunno del 2008 all’autunno del 2010.

Nel 2013 la Banca Europea per gli Investimenti ha concesso in Turchia prestiti per un valore pari a 2,3 miliardi di euro, finanziando 26 progetti e facendo segnare un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. Circa il 52% dei fondi è stato destinato al sostegno delle PMI attraverso banche commerciali. Fra i settori nei quali la BEI ha fornito il proprio sostegno finanziario, vi è quello della tutela ambientale: in particolare, sono stati finanziati progetti per l’efficienza energetica, la forestazione e la lotta contro la desertificazione e l'erosione. L'importo totale del finanziamento che la BEI ha fornito alla Turchia negli ultimi cinque anni ha raggiunto il valore di 11,1 miliardi di euro.

7. Nel marzo 2010 il Fondo di Investimento Europeo (EIF), organismo creato nel 1994 per aiutare le PMI e il cui azionista di maggioranza è la BEI, ha firmato con il Turkey’s Credit Guarantee Fund (KGF) un “guarantee agreement” nel quadro del Competitiveness and Innovation Programme (CIP) dell’Unione Europea, che permetterà alle imprese turche l’accesso a prestiti bancari fino a 90 milioni di euro. Questo nuovo approccio al finanziamento (l’iniziativa “una PMI in ogni villaggio”) mira ad assicurare un maggiore accesso ai finanziamenti per le imprese nei circa 3000 Paesi disseminati su tutto il territorio turco. Sempre nel marzo 2010 l’EIF ha firmato un altro “guarantee agreement” con la banca privata turca Finansbank. L’accordo mira a creare un volume di prestito di 135,25 milioni di euro per le PMI e di 71,2 milioni di euro in microcredito, fornendo una garanzia massima di 10,7 milioni di euro con fondi dell’UE tramite l’EIF.

8. La Turchia e la Banca Islamica di Sviluppo (IDB) hanno firmato il 25 marzo 2010 un Memorandum of Understanding (MoU). I fondi, secondo il Tesoro turco, saranno utilizzati essenzialmente per progetti di sviluppo nei settori dell’educazione, dei trasporti, dell’energia, delle PMI e della protezione civile. In occasione della firma dell’accordo, le autorità turche hanno reso noto che l'IDB potrebbe essere pronta a finanziare con ulteriori fondi (1 miliardo di USD) altri progetti turchi nel campo delle energie rinnovabili e soprattutto a donare alla Turchia un ulteriore miliardo di USD per progetti locali da effettuarsi in collaborazione con la Siria.

9. La missione di alto livello del GAFI in Turchia di fine maggio 2012 aveva evidenziato le inadempienze turche per la mancata adozione delle misure concordate nel Piano d’Azione e relative a “core and key” GAFI standards, ossia adeguata criminalizzazione del reato di finanziamento del terrorismo (SR.II) e previsione di idonei dispositivi di congelamento dei beni (SR.III). Il GAFI ha tuttavia apprezzato gli sforzi condotti da Ankara nel contrasto al terrorismo e l'impegno politico enunciato dalle Autorità turche per adottare in tempi rapidi una legislazione soddisfacente in materia di CFT. La Turchia rimane nella “dark grey list” del Public Statement grazie ad una “proroga benevola" concessa dai Membri GAFI, malgrado la persistenza di carenze strutturali serie in materia di AML/CFT.

 

POLITICA ESTERA

Quadro generale

La Turchia è membro NATO dal 1952 e suo secondo esercito “contribuente” con più di un milione di soldati. Si profila sempre più come Paese in ascesa proiettato ad affermarsi sul piano regionale e tendenzialmente globale, forte dell’eccezionale posizione geo-strategica che le consente di avere più “identità”. La Turchia è membro del G20, forte sostenitore di tale foro (Ankara avrà la Presidenza del Gruppo nel 2015). Tra le priorità turche in vista del G20 spicca l’incremento nel livello di rappresentatività di Ankara presso il Fondo Monetario Internazionale. L’assunzione di un più attivo ruolo regionale si e’ tradotta anche in un impegno consistente nel settore del peace-keeping, anche questa una novità per un apparato militare concepito per la difesa territoriale. Truppe turche sono oggi dislocate in Afghanistan, dove la Turchia ha anche detenuto il comando della missione della NATO ISAF, nel quadro di UNIFIL in Libano, in Bosnia e in Kosovo. A conferma di un rinnovato attivismo sul piano multilaterale, Ankara ha formalizzato la propria candidatura per un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel biennio 2015-16 (è stato membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2009/2010). Nel 2004 si sono aperti i negoziati di adesione della Turchia all’UE. Pesa la questione cipriota, in relazione alla mancata esecuzione del Protocollo di Ankara, ed alcune pregiudiziali politiche di Francia e Germania. La crescente frustrazione di Ankara per lo stallo dei negoziati non è stata sicuramente estranea alla volontà del governo Erdogan di conquistare una maggiore “latitudine” nelle scelte fondamentali di politica estera, in attuazione della c.d. dottrina della “profondità strategica”, elaborata dall’attuale Ministro degli esteri Davutoglu fin dal 2001 ed imperniata su una politica estera pragmatica, volta a tutelare gli interessi e la sicurezza nazionali del Paese, stabilizzando un contesto regionale che vive una fase di fluidità. Essa enuncia pertanto l’esigenza di “pace alle frontiere” (“zero problems with the neighbours”). Di qui la tendenza della Turchia a porsi al centro dei processi di stabilizzazione nei Balcani (iniziative regionali di dialogo interetnico), in Asia Centrale (proponendosi come modello istituzionale di democrazia), nel Caucaso (avvio di una difficile normalizzazione delle relazioni con l’Armenia). Un’accresciuta proiezione mediterranea è funzionale anche alla diplomazia economica di Ankara. Tuttavia con l’avvio delle “primavere arabe” è diventato sempre più difficile esercitare la politica di “zero problems with the neighbours”, scontrandosi via via con problemi sempre più contigui al cortile di casa (Siria). La Turchia sta sfruttando nuovi spazi di manovra generati dalla Primavera araba (declino politico dei tradizionali paesi di riferimento per la regione, Egitto e Arabia Saudita, e del ruolo giocato sinora da USA e UE). In linea di massima Ankara guarda favorevolmente all’opportunità di cambiamento democratico in corso nel Mediterraneo e Medio Oriente.

Rapporti con la UE

La candidatura europea della Turchia risale al 1997, ma solo nel 2005 hanno avuto inizio i negoziati di adesione, poi “congelati” nel 2010. Nelle more dell’adesione europea di Ankara, l’Accordo di Unione Doganale CE - Turchia del 1995 (il c.d. Protocollo di Ankara) costituisce la pietra miliare delle relazioni commerciali UE-Turchia, integrato successivamente da un Protocollo addizionale che estende l’Unione Doganale agli Stati Membri che hanno aderito all’UE nel 2004. Tra questi figura anche Cipro, Paese al quale la Turchia si è finora rifiutata di estendere la libertà di transito attraverso i porti e gli scali aerei turchi. A ritardare il percorso europeo della Turchia è la condizione posta dal Consiglio Europeo nel dicembre 2006 di dare piena applicazione al Protocollo di Ankara per la chiusura di tutti i capitoli, nonché il veto di alcuni SM sull’apertura di nuovi capitoli, che di fatto ha sospeso il negoziato dal 2010.

Le Conclusioni del Consiglio Europeo del dicembre 2012 hanno affermato l’esigenza di dare nuovo slancio al negoziato di adesione con la Turchia, Paese candidato di fondamentale importanza per l’UE, anche per il positivo ruolo svolto nel quadro delle dinamiche regionali nel Vicino Oriente. E’ così venuto meno il veto al prosieguo del negoziato di adesione, sospeso de facto dal 2010 con un bilancio complessivo di 13 capitoli aperti (su un totale di 35) ed uno provvisoriamente chiuso (25 - Scienza e ricerca). Ciò costituisce il coronamento dell’azione svolta a tal fine dall’Italia unitamente agli altri Paesi del Turkey Focus Group (Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia, Polonia, Portogallo).

L’apertura, dopo tre anni di blocco, del cap. 22 (politica regionale) a novembre 2013 e la firma, il 16 dicembre successivo, dell’Accordo di riammissione (propedeutico al negoziato sulla liberalizzazione dei visti) hanno costituito un momento di rilancio delle relazioni UE-Turchia. Ciò ha determinato l’auspicio della Commissione e di molti SM di aprire in tempi brevi i capp. 23 (giustizia e diritti umani) e 24 (giustizia, libertà e sicurezza), ancora bloccati dal veto di Cipro. La questione turco-cipriota continua ad avere un peso rilevante nel negoziato di adesione di Ankara all’UE, essendo alla base del veto di Cipro all’apertura di numerosi capitoli negoziali: 2 (libertà di movimento dei lavoratori), 14 (politica dei trasporti), 15 (energia), 23 (giustizia e diritti fondamentali), 24 (giustizia, libertà e sicurezza), 26 (istruzione e cultura), 31 (politica estera e di sicurezza).

A seguito dell’incontro tra il Commissario Füle ed il Ministro per gli Affari Europei e Capo negoziatore Cavosoglu, il 10 aprile u.s., è stato convenuto di rafforzare il dialogo sulle materie inerenti lo stato di diritto, anche alla luce dei recenti controversi provvedimenti adottati in Turchia ed in particolare sul cap. 23 già in occasione della prossima visita in Turchia del Commissario (programmata per metà giugno). La Turchia continua a volere una piena membership, e più in generale chiede di elevare il dialogo strategico con l’UE.

Tali aspettative sono state ribadite a Bruxelles lo scorso 21-22 gennaio dal Primo Ministro Erdogan, nella prima, molto attesa, visita dopo 5 anni. In tale contesto Ankara si attendeva segnali concreti in merito ai capp. 17 (politica economica e finanziaria), 23 (diritti fondamentali), 24 (giustizia, libertà e sicurezza) e 31 (Politica estera e di difesa comune), ma ha ottenuto solo manifestazione della comune volontà delle Parti a mantenere viva la prospettiva di adesione all’UE.

La Commissione auspica passi avanti sui capp. 19 (politiche sociali e del lavoro) - che Ankara vorrebbe aprire il prima possibile - e 33 (finanza e bilancio). Messaggi di preoccupazione per i recenti sviluppi in Turchia sono stati veicolati “in maniera molto diretta e chiara” da Barroso e da Van Rompuy.

In ogni caso al netto degli sviluppi interni, i recentissimi sviluppi della questione cipriota (adozione della Dichiarazione congiunta Anastasiades-Eroglu facilitata dalla mediazione turca) ed i segnali positivi su una possibile ripresa del dialogo turco-armeno in vista della riattivazione del Protocollo di Zurigo, potrebbero aprire una finestra d’opportunità per riattivare nel 2014 la dinamica negoziale, a partire dall’auspicata apertura di almeno uno fra i capp. 23 e 24.

L’Italia continua a sostenere con convinzione il rilancio del percorso europeo della Turchia, sottolineando, in particolare, il valore strategico aggiunto che deriverebbe all’UE dall’adesione di Ankara. Un dossier che la nostra Presidenza si troverà a gestire è anche il seguito allo studio della Banca Mondiale sullo stato dell’Unione Doganale Turchia-UE, diciannove anni dopo l’entrata in vigore dell’Accordo.

 

Turkey Focus Group

L’iniziativa è stata lanciata ad inizio 2008, anche sotto diretto impulso italiano, con l’obiettivo di stimolare una riflessione tra gli Stati like minded sulle relazioni UE-Turchia e promuovere un’azione congiunta volta, da un lato, a favorire il percorso europeo della Turchia e, dall’altro, a bilanciare l’azione in ambito UE degli Stati membri più scettici, in primo luogo Cipro, Grecia, Francia e Germania. Il “Turkey Focus Group” (TFG) è la nuova denominazione del gruppo “Friend of Turkey”, che riunisce, secondo uno schema aperto e flessibile, i Paesi Membri che più degli altri sostengono la prospettiva europea di Ankara: Italia, Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia e Polonia. Da ultimo, anche il Portogallo avrebbe espresso la volontà di essere associato ai lavori del TFG.

  

Francia

L'elezione all'Eliseo di François Hollande viene vista dalla Turchia con speranza che il cambiamento alla guida del paese transalpino possa tradursi in un atteggiamento diverso nei confronti di Ankara e della sua prospettiva europea. Commenti piuttosto scontati (piuttosto che fondati) vista la reticenza del Presidente eletto ad affrontare il tema specifico. Dopo la crisi bilaterale innescatasi a fine 2011 sul genocidio armeno, appare evidente che le diplomazie dei due paesi devono ancora svolgere un intenso lavoro per poter rilanciare i rapporti bilaterali come nelle aspettative espresse da ambo le parti. 

L’Africa, verso cui è maggiormente rivolto l’attivismo diplomatico turco, rischia di diventare un nuovo terreno di confronto/scontro tra Turchia e Francia; a forgiare questa chiave di lettura hanno contribuito le dichiarazioni di Davutoglu sull’intervento francese in Mali, definito “unilaterale”. 

 

Austria

L'Austria sottoporrà a referendum un eventuale ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Lo ha dichiarato il Cancelliere austriaco Werner Faymann, che a fine febbraio del 2013 ha incontrato a Vienna il premier turco Erdogan. “L'Austria è sempre favorevole a un processo negoziale aperto, che prenda in considerazione la capacità di assimilazione dell'UE: per l'adesione della Turchia organizzerà un referendum”, ha spiegato Faymann che ha anche ricordato come l’Austria sia stata il primo Paese investitore straniero in Turchia nel periodo 2009-2011 e il secondo (dopo la Germania) nel 2012.

 

Danimarca

Il 20 marzo 2013 il PM Erdogan si è recato in visita ufficiale in Danimarca, accompagnato dal Ministro degli Affari Esteri Davutoglu e da una nutrita delegazione economica. Dopo essere stato ricevuto in udienza dalla Regina Margrethe II, Erdogan si è incontrato con il Primo Ministro Helle Thorning-Schmidt e con il Ministro degli Esteri Soevndal ed ha infine partecipato insieme con l'omologa danese ad un "Danish-Turkish Business Forum", nel cui ambito la parte danese ha presentato una strategia di sviluppo delle relazioni commerciali con la Turchia nei settori delle tecnologie. Tra i temi "caldi" affrontati, gli strascichi della disputa turco-danese relativa all'emittente curda ROJ-TV che per molti anni ha trasmesso, indisturbata, da Copenaghen. Al riguardo, Erdogan si è dichiarato soddisfatto per le iniziative assunte dal Governo danese (prima la sospensione delle trasmissioni, poi l'avvio di un procedimento a carico del canale curdo, tuttora in itinere), esprimendo l’auspicio che possano seguirne di altre, così da permettere a Turchia e Danimarca di compiere insieme ulteriori passi nella lotta al terrorismo.

 

Grecia

Il 4-5 marzo 2013 si è svolto ad Istanbul il summit intergovernativo turco-greco. L'evento non ha fatto registrare particolari sviluppi, ancorché caratterizzato dalla firma di alcune intese/dichiarazioni, ma ha rappresentato la prima vera occasione di confronto per Ankara con il nuovo esecutivo greco guidato da Samaras, dopo la lunga pausa imposta dalla congiuntura politica greca. La missione di Samaras in Turchia e' stata infine arricchita da un forum economico-commerciale che ha registrato la presenza di circa duecento imprenditori delle due parti per incontri B2B, e colloqui con il Capo dello Stato Abdullah Gul.

 

Cipro

Ankara non riconosce il Governo cipriota (definito “amministrazione greco-cipriota”), ma è, nel contempo, l’unico Paese a riconoscere la Repubblica Turca di Cipro del Nord. Il difficile rapporto Ankara-Nicosia si è ulteriormente complicato a seguito della decisione di Nicosia di effettuare perforazioni nella propria Zona Economica Esclusiva. Ankara sostiene l’inopportunità politica di tale attività, visto che, in assenza di una soluzione complessiva al problema della divisione dell’Isola, la comunità turco-cipriota non ne trarrebbe alcun beneficio. Quale contromossa, la Turchia ha stilato un accordo di delimitazione della propria ZEE con la Repubblica turco-cipriota ed ha inviato una propria nave ad effettuare analoghe attività di prospezione nelle acque prospicienti l’Isola.

 

Questione cipriota

I principali temi in discussione (forma di governo, aggiustamenti territoriali, cittadinanza, restituzione delle proprietà confiscate) non hanno ancora trovato soluzione. I negoziati diretti tra i leader delle due comunità (avviati nel 2008) sono stati sospesi dai turco-ciprioti dal giugno 2012, in concomitanza con l’avvio del semestre cipriota di Presidenza dell’UE e in considerazione dell’approssimarsi, per Nicosia, delle elezioni del Presidente della Repubblica (svoltesi a febbraio 2013), che assomma in sé le funzioni di Capo di Stato e di Governo, oltre che di Negoziatore Capo nel negoziato intercipriota.

Il 30 maggio 2013 il Rappresentante speciale ONU a Cipro, Lisa Buttenheim, ha ospitato nella sua residenza la tanto attesa cena per far incontrare i leader delle due comunità, definita “a hugely successful event” dal Consigliere Speciale di Ban Ki-moon, Amb. Downer. Il leader turco-cipriota, Eroglu, ha accettato la proposta di Anastasiades di rinviare all’autunno la ripresa del negoziato, a causa della crisi finanziaria in atto. Secondo Downer, la Turchia (che vede in Anastasiades un interlocutore migliore di Christofias) sarebbe ora “veramente ben intenzionata” a risolvere la questione. Anche secondo Anastasiades “la chiave della soluzione è nelle mani della Turchia”.

Rispetto alle “Confidence building measure” (che non costituiscono una precondizione per la ripresa del negoziato), la parte greco-cipriota insiste nel chiedere la restituzione di Varosha (la parte vecchia di Famagosta, chiusa anche alle truppe ONU), in cambio dell’apertura del porto di Famagosta al traffico commerciale internazionale sotto la supervisione UE e del ritiro del veto cipriota all’apertura di alcuni capitoli del negoziato di adesione della Turchia all’UE. Ankara esclude categoricamente la restituzione di Famagosta. Nuove prospettive per addivenire ad una soluzione del problema cipriota si sono aperte in seguito al rinvenimento di importanti riserve di gas naturale nella ZEE dichiarata da Cipro e contestata dalla Turchia. L’aspetto controverso riguarda i termini di ripartizione dei proventi futuri. Secondo la parte greco-cipriota, il principio di “eguaglianza politica” delle due comunità non dovrebbe tradursi in una ripartizione a metà degli utili, ma occorre invece rispettare le proporzioni demografiche della popolazione dell’Isola.

Nel 2008 sono stati avviati negoziati diretti per riunificare l’isola in uno stato federale, bizonale, con eguaglianza politica delle due comunità. La parte greco-ciprota intende ristabilire i diritti di proprietà pre-1974, mentre la turco-cipriota sostiene i diritti acquisiti e conferma il ruolo di “garante” della Turchia.

L’11 febbraio 2014 Anastasiades ed Eroglu hanno firmato una “Dichiarazione Congiunta”, che delinea i contorni della futura Federazione cipriota, bicomunale, bizonale, “with political equality” dei due Stati costituenti; “a single, international legal personality and a single sovereignty (.omissis) which emanates equally from Greek Cypriots and Turkish Cypriots”. La Dichiarazione ha permesso una ripresa su basi di maggiore determinazione dei negoziati.

Il 27 febbraio 2014 hanno avuto luogo missioni incrociate dei due capi-negoziatori ad Ankara e Atene, una “novità storica” che ha permesso di rafforzare il clima negoziale positivo, aprendo nuovi canali diretti di dialogo.

 

Germania

I rapporti sono particolarmente stretti con la Germania (dove risiedono circa 3 mln di cittadini di origine turca per cui Berlino è molto tiepida rispetto all’ingresso della Turchia nell’UE) e la Gran Bretagna (l’obiettivo di aumentare i rapporti commerciali e di trovare un partner strategico nel Mediterraneo e nel Medio Oriente fanno in modo che Londra invece sia uno dei più strenui sostenitori, oltre che evidentemente all’Italia, dell’adesione di Ankara all’UE). 

 

Ungheria

A febbraio del 2013 si è svolta, all'insegna di una profonda sintonia politica e dell'impegno al rafforzamento dei rapporti bilaterali in campo economico e culturale, la visita a Budapest del Primo Ministro turco Erdogan (accompagnato da una folta delegazione che comprendeva i Ministri dell'Economia, dell'Energia e della Salute, parlamentari, uomini d'affari e giornalisti). Nel contesto della visita, è stata annunciata la creazione di un Consiglio Strategico Bilaterale che consenta la definizione di posizioni comuni sulle principali questioni internazionali, con particolare riferimento alle tematiche mediorientali, UE e NATO, e che garantisca l'attuazione delle iniziative concordate nel quadro degli accordi vigenti. Tre gli elementi di interesse prioritario emersi: la sintonia "ideologica" che lega Orban ed Erdogan; il riorientamento verso est della politica estera dei due Paesi soprattutto, ma non esclusivamente, a fini economici e commerciali; la comune delusione dei due leader nei confronti delle politiche europee.

Gran Bretagna

Il Governo Cameron ha attribuito una particolare attenzione alle relazioni con la Turchia. A soli tre mesi dall'insediamento a Downing Street, il PM inglese si era recato a Ankara nel luglio 2010, dove ha sottoscritto con Erdogan un "Partenariato Strategico". Il Presidente Abdullah Gul è stato in visita di Stato a Londra a fine novembre 2011 (l'ultima occasione risale al 1988). L’interscambio commerciale tra GB e Turchia è circa 9 mld/sterline, +40% tra 2009-2011). Il dialogo con la Turchia è fitto anche sulla Somalia. La collaborazione anglo-turca procede anche nell’anti-terrorismo (consultazioni tecniche), nel contrasto all’immigrazione illegale, nella cooperazione nel settore dell’industria militare (accordo in tema di difesa).

 

Stati Uniti

Washington mantiene coinvolta Ankara attraverso consultazioni ampie e frequenti (il 2 dicembre 2011 il Vice Presidente Biden ha visitato la Turchia, il 9-13 febbraio 2012 il Ministro degli Esteri Davutoglu è stato a Washington), segnatamente a Siria, e per la stabilità complessiva della regione mediorientale. Washington desidera un raccordo più stretto con la Turchia anche riguardo l’Iran, in particolare ai fini dell’applicazione delle sanzioni. Gli USA incoraggiano la Turchia a rafforzare la cooperazione con il Governo di Baghdad, oltre che con le autorità di Erbil, nella lotta al PKK e sostengono gli sforzi turchi nella lotta al terrorismo (sebbene gli USA abbiano espresso chiaramente alla Turchia il punto di vista che la lotta contro il PKK non è soltanto un problema di carattere militare). Washington si è spesa molto negli ultimi mesi per il ripristino –in prospettiva- di una buona "working relation" fra Tel Aviv ed Ankara, che nell’ottica americana andrebbe a vantaggio di entrambi e rappresenterebbe un elemento di stabilità per l'intera regione, alla luce delle turbolenze siriane ed egiziane. Riguardo alla collaborazione in ambito NATO, è ovviamente stato accolto positivamente da parte americana l’assenso turco ad ospitare una stazione radar sul proprio territorio. Il 1° febbraio 2013, alle 13.20 circa orario locale, una forte esplosione ha investito l’Ambasciata americana ad Ankara. L'esplosione è stata provocata da un kamikaze nel tentativo di penetrare all'interno della sede e il 3 febbraio successivo l'organizzazione di estrema sinistra DHKP/C ha rivendicato l'operazione, in quanto condotta da uno dei suoi appartenenti, Ecevit Sanli (l'organizzazione DHKP/C si era messa in luce già nel settembre del 2012 con un attentato ai danni di una stazione di polizia a Istanbul dalle dinamiche molto simili a quelle odierne). Nelle dichiarazioni rilasciate, il Ministro dell'Interno Guler ha confermato che le vittime sono state due (Mustafa Akarsu di 47 anni, addetto alla vigilanza della sede americana e ovviamente l'attentatore), mentre i feriti tre (due addetti alla vigilanza e una donna di 38 anni, Didem Tuncay, ex report per il canale televisivo NTV, che si era recata in Ambasciata per richiedere il visto d'ingresso negli Stati Uniti). L'attacco potrebbe essere verosimilmente collegato al dispiegamento dei missili Patriots alla frontiera con la Siria che Washington, come Berlino e l'Aja, hanno messo a disposizione in ambito atlantico su richiesta delle Autorità turche. Erdogan ha parlato di un attentato “contro la serenita' del Paese”, mentre Davutoglu ha ribadito che la sicurezza delle sedi diplomatico-consolari straniere costituisce una priorità per le Autorità turche, assicurando che sarà condotta un'indagine ad ampio spettro per fare luce su tutte le circostanze legate all'attentato.

 

Egitto

La Turchia era in ottimi rapporti con l'Egitto di Morsi, dopo la prolungata freddezza dell'era Mubarak. Dopo la condanna turca del "colpo di stato" del 3 luglio 2013, i rapporti con il Cairo hanno subito un ulteriore deterioramento lo scorso 23 novembre con l'abbassamento delle relazioni diplomatiche al livello di Incaricato d'Affari. Alla base della crisi bilaterale vi è la difesa da parte turca delle istanze dei Fratelli Musulmani e della legittimità del deposto Presidente Morsi.

La Turchia ritiene l’Egitto un Paese chiave per la stabilità in Nord Africa e Medio Oriente. Ma l'Egitto è anche la porta di accesso all'Africa, un'area da tempo nel mirino della dirigenza turca per sostenere le dinamiche aziende turche, in particolare le PMI e gli operatori nel settore delle costruzioni (propulsore dell'economia nazionale). Ankara non ha mai fatto mistero della sua aspirazione ad un asse strategico con il Cairo, come emerso nella storica visita compiuta da Erdogan in Egitto nel settembre 2011. Nell'arco del 2012 le aspirazioni turche sono state messe a dura prova dalla posizione attendista che l'Egitto ha a lungo mantenuto sulla crisi siriana.

 

 

Tunisia

L'uccisione di Chokri Belaid (6 febbraio 2013) e le successive violenze registratesi in Tunisia hanno catturato ampio spazio sui media turchi. Nell’opinione pubblica turca è il caso tunisino è percepito come un esempio virtuoso di transizione verso la democrazia. Da parte turca, si continua tuttavia a ritenere che la domanda di democrazia proveniente dalla societa' civile tunisina sia forte e chiara e che quanto accaduto non pregiudicherà la transizione democratica nel paese.

 

Libia

Le involuzioni nel contesto interno in Libia sono registrate dalla diplomazia turca con crescente preoccupazione. Nell’ottica di Ankara la questione sicurezza è vista come la priorità assoluta. Ankara ha continuato a offrire alle controparti libiche la sua assistenza attraverso corsi specializzati di formazione per la polizia su anti-terrorismo e sicurezza. Il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in Libia viene monitorato attentamente e parrebbe aver inciso anche sulle percezioni di parte turca rispetto alle proprie sedi diplomatico-consolari. L’attivismo turco in Libia si estende anche alla fase di stabilizzazione e ricostruzione post-conflict. La Turchia condivide con noi la preoccupazione per la complicata transizione democratica. Ankara ha inoltre risposto positivamente all'invito a partecipare alla missione EU Border Assistance Mission (EUBAM) in Libia ed ha accolto un primo contingente di 440 militari.

Allo scoppiare della crisi libica, la Turchia ha dapprima mantenuto una posizione attendista, principalmente per verificare l’evoluzione della situazione sul terreno senza mettere in pericolo i cospicui investimenti locali. Una volta messi in salvo i cittadini turchi e chiusa l’Ambasciata turca a Tripoli (2 maggio 2011) Erdogan aveva invitato Gheddafi a farsi da parte. Ankara si è poi gradualmente posizionata a sostegno del CNT. La Turchia ha partecipato alle operazioni umanitarie NATO (ma non alle operazioni militari aeree

 

Siria

La crisi siriana rappresenta per Ankara la priorità assoluta in ragione del costante flusso di profughi dalla Siria (oltre 700.000) e dell'emergere di una minaccia terrorista ai propri confini. Ankara ha attivamente operato per convincere la Coalizione delle opposizioni siriane a partecipare alla Conferenza di Ginevra II, pur nutrendo scetticismo sugli esiti finali del negoziato.

La normalizzazione delle relazioni bilaterali con la Siria è stata uno dei perni sui quali Ankara ha articolato la politica di “zero problemi con i vicini”. A lungo, proprio per non rinnegare questa politica, la Turchia ha cercato di moderare la repressione di Assad contro le proteste siriane. Tuttavia si è gradualmente schierata sul fronte opposto, temendo il potenziale destabilizzatore di Damasco sui vicini (attraverso escalation PKK e Partito di unità democratica, ramo politico siriano del primo). Gli attacchi contro l’Ambasciata di Turchia a Damasco il 12 novembre 2011 hanno impresso un’accelerazione alla linea turca: il 29 novembre 2011 Ankara ha annunciato che l'attuale amministrazione siriana non e' più considerata legittima e sono state anche annunciate sanzioni. Ankara partecipa ai lavori dell’high level group del Gruppo degli Amici del Popolo siriano, di cui è stato sin dall’inizio fra i membri più assertivi.

A seguito del presunto attacco chimico avvenuto il 21 agosto 2013, Ankara ritiene certe le responsabilità di Damasco. Non nutrendo aspettative nei confronti di una decisione del CdS, vedrebbe con favore la formazione di una “coalizione di volenterosi”, formata dai membri più prominenti del Gruppo Amici della Siria e finalizzata ad un’azione punitiva proporzionata e limitata. Nel dibattito politico interno emergono forti le preoccupazioni per eventuali ritorsioni del Regime di Damasco. Conseguenza ne è il cauto approccio del PYD, che ha manifestato dubbi sulle responsabilità di Assad nell’utilizzo di armi chimiche. In contrapposizione sia con Baghdad che col PYD, Erbil si è affrettata a far conoscere il suo favore per un intervento militare mirato.

Il 4 ottobre 2013 è stata approvata la mozione che prolunga di un anno l'autorizzazione concessa al governo ad intervenire in territorio siriano in difesa degli interessi nazionali, secondo i principi fissati dall'art. 92 della Costituzione turca. Tale mozione rinnova quella approvata il 4 ottobre 2012, a seguito dell'esplosione da mortaio che causò cinque vittime nel villaggio di Akcakale sul confine con la Siria.

      

Iraq

Permangono difficoltà nei rapporti con l’Iraq, specie a fronte dell’avvicinamento, in chiave di collaborazione energetica, tra il Governo turco e la Regione autonoma curda (KRG).

La Turchia svolge da anni un cruciale ruolo di stabilizzazione in Iraq. Mentre l’Iraq lamenta gli interventi a più riprese delle Forze Armate turche nella zona di confine tra i due Paesi, in reazione alla ripresa degli atti terroristici del PKK, la Turchia giudica insufficiente la collaborazione irachena nella lotta al PKK.

A gennaio 2012 l'esercito turco ha condotto due nuove operazioni militari nell'area al confine con l'Iraq (Dicle) con l'eliminazione rispettivamente di guerriglieri del PKK. Il leader di Iraqiya Ayad Allawi ha effettuato missione in Turchia dal 5 al 7 marzo 2012. Incontri del Ministro degli Esteri turco, Davutoglu, con il Presidente del Kurdistan iracheno, Barzani (1-2 agosto 2012) e con tutti i principali esponenti della leadership politica curda. Sia la Turchia che l’Iraq vedono con preoccupazione la situazione in Siria in relazione alla sicurezza e stabilità della regione. Erbil cerca di unificare ed assistere le formazioni curdo-siriane, suscitando preoccupazioni di Ankara che il PYD, affiliato al PKK, possa rafforzare dinamiche centrifughe pan-curde. Da ultimo il Parlamento turco ha approvato una mozione che autorizza l’intervento delle Forze armate turche nella regione dell’Iraq settentrionale dove sono situati i nascondigli dell’organizzazione terrorista PKK e nelle aree contigue. 

 

Iran

La visita del Ministro degli Esteri iraniano Zarif, giunto in Turchia il 4 gennaio (2014), consolida il riavvicinamento Ankara-Teheran. In precedenza, il MAE Davutolgu si era recato a Teheran in novembre (2013). A fine gennaio (2014) è in programma la visita di Erdogan in Iran, che Rohani dovrebbe restituire verso la fine di febbraio/inizi di marzo (2014). Nell'ottica turca, la nuova dirigenza iraniana e le prospettive di successo dell'accordo sul programma nucleare iraniano aprono degli spazi di manovra che il governo turco sembra determinato a sfruttare per conseguire vantaggi essenzialmente di natura economica.

L’Iran è un esempio paradigmatico di come alcune naturali diffidenze legate alla leadership del mondo islamico siano state, per un certo periodo, superate da Ankara per motivi diversi (intese energetiche, commercio bilaterale). Le imprese iraniane presenti in Turchia sono 1470 (fino al 2002 esse erano solo 319). La recente apertura del terzo valico di frontiera a Kapikoy, (e quella programmata di altri due valichi), confermerebbe il rafforzamento dei crescenti legami economico-commerciali tra i Paesi. Dopo la presa d’atto turca che la mediazione nella questione nucleare rischiava di essere strumentalizzata a svantaggio di Ankara e soprattutto la linea intrapresa dall'Iran nel contesto delle attuali crisi regionali hanno sostanzialmente ribaltato i parametri del rapporto Turchia-Iran e l'adesione turca al sistema di difesa missilistica Nato e' stata la svolta decisiva. La Turchia non vuole un Iran dotato di arma nucleare, ma non ritiene neppure percorribile la soluzione militare. 

 

Israele

In occasione di una telefonata intercorsa tra il PM turco Erdogan e l’omologo israeliano Netanyahu il 22 marzo 2013, la parte turca ha accettato le scuse per l’incidente della Mavi Marmara (31 maggio 2010), segnato dalla morte di nove attivisti turchi filo-palestinesi.

I due Primi Ministri hanno quindi convenuto di: 1) finalizzare un'intesa su risarcimento e non liability (nel testo si fa ricorso alla definizione di un istituto giuridico di epoca ottomana); 2) e di operare congiuntamente per migliorare la situazione palestinese. Tale positivo sviluppo giunge dopo la visita effettuata, in marzo, in Israele dal Presidente Obama, al quale molti commentatori attribuiscono la paternità dello sviluppo in parola. È comunque indubbio il fatto che gli USA abbiano svolto un ruolo cruciale nel raggiungimento di questo auspicato sviluppo. In occasione della visita compiuta da Kerry ad Ankara (marzo 2013), il Segretario di Stato aveva ampiamente incoraggiato la parte turca a cogliere l'opportunita' offerta dalla formazione di un nuovo esecutivo in Israele. Il processo di normalizzazione delle relazioni appare tuttavia in stallo. Ciò è dovuto alla diversa interpretazione che le parti intendono dare all’accordo sul risarcimento alle famiglie delle vittime. Secondo Tel Aviv, l’accordo dovrebbe prevedere la non responsabilità giuridica di Israele. Ankara starebbe invece insistendo sul fatto che la compensazione confermi l’illegittimità dell’attacco israeliano. 

Le relazioni con Tel Aviv si erano raffreddate a seguito del noto episodio della Flottila e della pubblicazione del relativo “Rapporto Palmer” dell’ONU il 2 settembre 2011. Le relazioni diplomatiche tra Israele e Turchia erano state abbassate a livello di secondi segretari e ogni accordo e contratto tra i due Paesi nel settore della difesa era stato sospeso. Ankara pone il veto all’apertura nel quartier generale NATO di un Ufficio di Israele. Mentre sul piano commerciale si continua a registrare un incremento degli scambi tra Israele e Turchia (con l'unico dato negativo della sensibile riduzione dei flussi di turisti israeliani), la riapertura di un canale di dialogo tra Ankara e Tel Aviv sarebbe scaturita dall'assistenza offerta da Israele in occasione del terribile terremoto che ha colpito la parte orientale della Turchia nel 2011. Erdogan ha ribadito che per chiudere la controversia bisogna trovare delle soluzioni ai due nodi irrisolti delle "scuse" formali e della compensazione dei parenti delle vittime ma al tempo stesso ha assicurato che le "linee di comunicazione" con Israele non sono interrotte.  

 

Balcani

La Turchia si pone dunque come un attore che, anche nei Balcani, cerca spazi di penetrazione (segnatamente commerciale) e di influenza. In occasione della visita di Erdogan nel Kosovo, l’emotività di alcune dichiarazioni (“Il Kosovo è la Turchia e la Turchia è il Kosovo”), ha provocato il forte disappunto serbo, sfociando in una diatriba tra Ankara e Belgrado. Il 4-5 febbraio 2013 il Presidente serbo Nikolic ha effettuato una visita di Stato in Turchia, con una prima tappa ad Ankara per incontri con il Capo dello Stato Abdullah Gul e il Presidente del Parlamento Cemil Cicek, a cui ha fatto seguito la tappa a Istanbul dove Nikolic ha incontrato il patriarca ortodosso Bartolomeo I e una qualificata rappresentanza della comunita' imprenditoriale turca. Nessun incontro con il PM Erdogan (impegnato negli stessi giorni in visita in Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) ed il MAE Davutoglu (assente per via della Ministeriale OIC a Cairo). Ankara incoraggia il processo di riforme interno in Serbia e la prospettiva europea di Belgrado (piu' sfumato il riferimento alla NATO da parte turca, consapevole della delicatezza che la questione ancora riveste in Serbia). Il volet economico, nell'ottica turca, costituisce lo strumento prioritario per questo rafforzamento.

Eccellenti relazioni bilaterali tra la Bosnia Erzegovina e la Turchia, improntate a calorosa amicizia e collaborazione. Sostegno di Ankara al processo di avvicinamento di Sarajevo all'Unione Europea ed alla NATO. Il 4 maggio 2012 il Ministro Davutoglu ha effettuato una breve visita a Sarajevo.

Quanto alla Macedonia, si è svolta il 29-30 settembre 2011 a Skopje la visita del Primo Ministro turco Erdogan. Sostegno alla Macedonia sulla questione del nome. L'anno scorso gli investimenti della Turchia in Macedonia hanno raggiunto i 310 mln/$ e per quest'anno le attese sono di arrivare a 400 mln/$ di interscambio. Sono inoltre circa 100 le aziende turche operanti in Macedonia (inaugurazione del nuovo aeroporto di Skopje, realizzato dalla società turca TAV, per un valore di circa 100 mln/€). Sostegno senza riserve da parte della Turchia per gli sforzi del Paese per diventare membro della NATO. 

 

Russia

La crescente assertività della Turchia sulla crisi in Siria starebbe causando una crescente irritazione in Russia, nonostante il solido partenariato bilaterale costruito dopo l'arrivo al potere di Erdogan. Il dispiegamento nel mese di gennaio del 2013 di  batterie di missili PATRIOTS della NATO al confine con la Siria ha destato preoccupazione a Mosca che si  interroga sulle vere ragioni per le quali la Turchia (che dispone del secondo esercito della NATO) abbia sentito la necessità di richiedere le batterie missilistiche ed evidenziano il rischio di creare un precedente pericoloso (il riferimento è alla possibilità che in un futuro tale opzione possa coinvolgere i Paesi  Baltici). Tuttavia la Turchia continua a ricercare un raccordo con Mosca senza enfatizzare le pur evidenti divergenze, anche per la nota dipendenza del mercato energetico turco dalla Russia.

 

Ucraina

La posizione turca rispetto alla crisi ucraina è centrata sui principi di integrita' territoriale e rispetto della sovranita' nazionale del Paese e sul non riconoscimento degli esiti del "referendum" del 16 marzo 2014 e dell'annessione della Crimea alla Russia. Ankara non condivide inoltre il quadro sanzionatorio UE, asseritamente per proteggere la     minoranza tartara da possibili ritorsioni russe.

La crisi ucraina ha riproposto la questione della dipendenza energetica della Turchia da fonti di approvvigionamento esterne e dei condizionamenti che tale dipendenza comporta sulla politica estera di Ankara.

 

Caucaso

Il 14 febbraio 2013 il Primo Ministro georgiano Bidzina Ivanishvili si è recato in visita ad Ankara, accompagnato dai Ministri di esteri, economia, difesa e energia. Da parte turca, la visita era considerata un passaggio importante per meglio comprendere la possibile evoluzione delle relazioni tra Ankara e Tbilisi. Il Premier georgiano avrebbe mantenuto un atteggiamento aperto e costruttivo, manifestando le migliori intenzioni di consolidare la cooperazione bilaterale. Egli avrebbe inoltre ribadito la volontà di migliorare le condizioni di mercato per incentivare ulteriormente il volume di interscambio e degli investimenti turchi nel paese. Sul collegamento ferroviario Kars-Tbilisi-Baku, punto sollevato con particolare insistenza dalla parte turca e sul quale anche Baku avrebbe fatto pressioni nella medesima direzione, Ivanshvili avrebbe fornito assicurazioni sulla determinazione di ultimare i lavori nella tratta georgiana entro il 2013.

Stallo nel processo di riavvicinamento tra Turchia e Armenia dopo la firma dei Protocolli di Zurigo nel 2009. Non sono passate inosservate, ad Ankara, le parole pronunciate il 3 giugno da Papa Francesco I, quando, in occasione di un incontro con una delegazione guidata dal Patriarca della Cilicia degli armeni cattolici, ha definito quello armeno come "il primo genocidio del XX secolo". Il Pontefice ha inoltre espresso il desiderio di celebrare una messa a Yerevan, nell'ambito delle cerimonie per la commemorazione dell'eccidio nel suo centesimo anniversario, previste per il 2015.

La Turchia sostiene l'indipendenza e l'integrità' territoriale della Georgia. La visita del Primo Ministro turco Erdogan, svoltasi ai primi di giugno 2011 in Georgia, è servita a suggellare l'accordo in tema di facilitazione dei documenti di viaggio per l'accesso ai rispettivi Paesi. Gli eccellenti rapporti stabiliti sin dalla dichiarazione di indipendenza georgiana (la Turchia è stato tra i primi a riconoscere il nuovo stato), si sono rafforzati notevolmente dopo la Rivoluzione delle Rose e l'ascesa al potere dell'UNM del Presidente Saakashvili, tanto che, ad oggi, i due paesi rappresentano l'uno per l'altro un importante partner economico-commerciale che beneficiano come della liberalizzazione dei visti. In particolare, la Turchia attribuisce alla Georgia un ruolo determinante nello scenario caucasico ed e' impegnata a sostenerne le aspirazioni sia in campo economico, sia per quanto riguarda l'adesione alla NATO. 

Perdurante preoccupazione di Tbilisi per i traffici marittimi tra Turchia e Abkhazia (in Turchia come noto risiede una consistente comunità abkhaza) in merito ai quali sembra comunque essersi instaurata tra Ankara e Tbilisi una prassi condivisa. Il miglioramento delle relazioni bilaterali è indispensabile per Ankara se si considerano alcune insofferenze della popolazione georgiana rispetto alla massiccia presenza turca (musulmana) a Batumi, sfociata con dichiarazioni dell'opposizione, molto poco apprezzate durante la visita, di presunte mire espansionistiche  turche proprio sulla predetta citta' del Mar Nero. La linea ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars (in via di realizzazione) quale principale progetto di sviluppo regionale, si è recato anche a Batumi, vero e proprio 'feudo' turco nel Paese ed ha inaugurato con il suo omologo Baramidze la prima stazione per le comunicazioni via satellite del Caucaso che da Tbilisi trasmetterà il segnale di varie emittenti locali ed estere. D'altro canto la presenza in Turchia di circa 400.000 cittadini abkhazi pone un'ombra nei rapporti tra Ankara e Tbilisi che è talvolta fonte di problemi bilaterali non marginali come dimostra il sequestro a fine 2010 da parte delle Autorità georgiane di navi cargo turche che commerciavano direttamente con l'Abkhazia.

 

Repubbliche turcofone dell’Asia centrale

Interesse turco per le repubbliche ex-sovietiche 'turcofone' (circa 150 milioni di persone capiscono o parlano il turco) di Azerbaigian, Kazakhstan, Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan''. E’ stato firmato dal Ministro dell'Energia turco Taner Yildiz e dal suo omologo azero Natig Aliyev, ad Ankara, il 26 dicembre 2011 un Memorandum of Understanding che sancisce definitivamente l'avvio dei lavori di costruzione del Trans-Anatolian Pipeline (TANAP) e l'istituzione di un consorzio turco-azero per la realizzazione del progetto. Il Primo Ministro turco Erdogan e il Presidente azero Aliyev hanno firmato il 26 giugno 2012 l'Accordo intergovernativo turco-azero (in cui è incluso l'Host Government Agreement) relativo alla realizzazione del Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline Project (TANAP), che fa seguito all'intesa preliminare conclusa sei mesi fa per l'istituzione di un apposito consorzio. Il TANAP, il cui valore e' stimato attorno ai 7 mld/$ e la cui costruzione dovrebbe iniziare entro la fine del 2013 (o al massimo all'inizio del 2014) per essere completata in sei anni, e' come noto finalizzato al trasporto di 16 bcm di gas naturale proveniente dal giacimento azero di Shakh Deniz 2, dei quali 6 bcm destinati alla Turchia ed i rimanenti 10 bcm destinati al mercato europeo. Le quote relative al progetto saranno ripartite tra l'azienda di Stato azera SOCAR (per l'80%) e le turche BOTAS e TPAO (assieme per il restante 20%). A tale proposito, nonostante le molte esternazioni ufficiali circa il ruolo del TANAP nel consolidamento dei legami di amicizia tra i due Paesi, non mancherebbero perplessita' da parte di alcuni ambienti economici e istituzionali turchi per il fatto che l'Azerbaijan sta sempre di piu' rafforzando la propria posizione di investitore in Turchia: dopo la realizzazione del TANAP, la SOCAR, che ha gia' acquisito la raffineria di Stato turca Petkim, potrebbe infatti diventare il primo investitore sul mercato turco. Turchia e Azerbaijan si siano decisi ad imprimere al TANAP un colpo di acceleratore, cosi' da non rischiare di arrivare con irrimediabile ritardo nel gia' affollato gruppo dei produttori di gas e da mantenere alto il leverage che il TANAP ha sulla realizzazione del corridoio sud.

Strettissimo è il rapporto di collaborazione fra Azerbaijan e Turchia. A ottobre del 2012 si è svolto, a Baku, il 12mo Vertice intergovernativo dell'Organizzazione per la cooperazione economica (Eco). Dopo due anni di presidenza turca, Erdogan ha passato le consegne al capo dello stato azero, Ilham Aliyev. Al centro del Vertice, lo sviluppo delle relazioni economiche nella regione, nel settore dei trasporti, dell'agricoltura, dell'energia e della protezione ambientale, oltre a questioni riguardanti l'integrazione e lo sviluppo socio-culturale, scientifico e tecnologico dei paesi membri.

Si rilevano sviluppi nel rapporto con il Turkmenistan, a seguito dell’apertura di una fase di rilevante attività della diplomazia bilaterale, operata dal nuovo Governo turkmeno, primo partner economico-commerciale. Il Presidente Berdimuhamedov si è recato ad Istanbul e Smirne (agosto 2012) in visita per incontri con l’omologo Gul e con il Premier Erdogan, focalizzati sulla cooperazione economica (600 le imprese turche che operano nel territorio turkmeno, soprattutto nel settore delle costruzione, dove godono di un regime di quasi monopolio). Nei giorni 5 e 6 marzo 2013 si e' svolto ad Istanbul il 5^ Turkmenistan International Investment Forum che ha visto la partecipazione di circa 800 imprenditori. Le opportunita' di investimenti sono stimate a 70 miliardi di dollari. La Turchia e' presente in Turkmenistan con oltre 600 imprese operanti principalmente nei settori della costruzione, infrastrutture, tessile, agroalimentare. Legati da una comune storia, religione e cultura, il Turkmenistan e' uno dei maggiori partner della Turchia in Asia centrale dove quest'ultima e' presente con oltre 600 imprese operanti principalmente nei settori della costruzione, delle infrastrutture, del tessile, dell'agricoltura e dell'agro-alimentare. Gli IDE turchi in Turkmenistan ammontano, in stock, a circa 2 miliardi di dollari. Il valore totale dei progetti realizzati con la collaborazione di imprenditori turchi ammonta a circa 30 miliardi di dollari.

 

Afghanistan

La Turchia è un Paese chiave per la stabilizzazione in Afghanistan; ritiene che il processo di riconciliazione, pur coinvolgendo i Paesi vicini, debba essere Afghan-led ed inclusivo di tutte le etnie. Dal 2002, Ankara è parte di ISAF con 1.840 effettivi impegnati impegnato in attività di ricostruzione e di addestramento. Dal 2007 ha preso avvio il “Processo di Ankara”, forum tripartito Ankara-Kabul-Islamabad focalizzato sulla sicurezza (lotta al terrorismo e cooperazione di frontiera) con una componente volta a potenziare la collaborazione tra settori privati (Istanbul Process), complementare alle organizzazioni regionali esistenti. Ankara ha inoltre organizzato il Summit su Afghanistan e Paesi vicini ( Istanbul, 26 gennaio 2010), teso a rafforzare la regional ownership del processo di stabilizzazione; l’evento si è tenuto nuovamente il 2 novembre 2011. 

 

Cina

Le relazioni tra Cina e Turchia durano da oltre quarant'anni, ma sembra che un rapporto inedito e strategico stia maturando tra i due Paesi. La Turchia intende rispettare la 'One-China Policy'. Turchia e Cina hanno firmato un accordo per la realizzazione di un deposito di stoccaggio del gas. La compagnia energetica statale BOTAŞ ha firmato il 29 novembre 2011 un accordo dell’ammontare di 559 milioni di dollari (finanziati dalla Banca Mondiale) con l’impresa cinese Tianchen Engineering (TCC) per la realizzazione di un deposito di stoccaggio del gas della capacità di 1 miliardo di metri cubi sotto il Lago Tuz, nell’Anatolia Centrale. I primi sei pozzi dei 12 totali previsti dal progetto dovrebbero essere pronti entro il 2016, mentre quelli restanti dovrebbe essere ultimati nel 2019. Ad aprile 2012, Recep Tayyip Erdogan si è recato in visita in Cina, la prima in 27 anni di un Primo ministro turco. Lo scopo principale della visita è stato rafforzare le relazioni economiche tra Turchia e Cina, aumentando gli investimenti cinesi in Turchia e, soprattutto, riducendo il forte squilibrio negli scambi bilaterali tra i due paesi sostenendo l'export turco in Cina. La Cina rappresenta infatti per la Turchia il primo partner commerciale in Asia e il terzo a livello globale dopo Germania e Russia. 

 

Africa

Carattere strategico della cooperazione tra Turchia e l’Africa per vicinanza geografica, economico-politica e culturale. Agli inizi di gennaio 2013 il PM Erdogan ha effettuato una visita in Gabon, Niger e Senegal.  L’azione diplomatica in Africa, frutto della regia del MAE Davutoglu, risponde alla volontà di Ankara di stringere accordi di cooperazione politici-commerciale con i paesi dell’Africa. Questa è tanto più necessaria alla luce dello stallo nel processo di adesione all’Unione Europea. Durante la permanenza di due giorni a Dakar, il Primo Ministro è stato accompagnato da vari Ministri e da una folta delegazione di imprenditori (oltre 200 persone). La visita ha avuto un taglio principalmente economico-commerciale, anche se con importanti risvolti politici. Il PM turco, oltre a presiedere insieme al suo omologo Mbaye un "Forum di imprenditori" (circa 600 tra turchi e senegalesi), ha avuto incontri con il Presidente Macky Sall, il Primo Ministro Adoul Mbaye e dal Presidente dell'Assemblea Nazionale Moustapha Niasse.

Erdogan ha annunciato l'intenzione turca di aiutare il Senegal a ripianare il debito con le Istituzioni Finanziarie Internazionali e anticipato il proposito di: 1) incrementare gli investimenti produttivi (pubblici e privati); 2) creare un Fondo di investimento turco-senegalese (la cui consistenza iniziale ammontera' a 1 milione di dollari) per rafforzare il legame tra gli imprenditori dei due Paesi e stimolare la creazione di nuove joint-ventures (tra i settori che si preannunciano di interesse per gli investimenti turchi in Senegal figurano: la sanita'; l'agroalimentare; l'educazione). Sono stati inoltre definiti alcuni 'strumenti' per stimolare la cooperazione economica, tra cui: la creazione di un "Consiglio di affari"; la stipula di nuovi accordi commerciali e in materia fiscale (ad iniziare da un accordo per evitare la doppia imposizione); l'eventuale soppressione dei visti di ingresso (oggi obbligatori per i cittadini di entrambi i Paesi, ad eccezione dei detentori di passaporti diplomatici) o quantomeno lo studio di misure per renderne il rilascio piu' rapido, soprattutto per gli uomini d'affari.

La Turchia, oltre a posizionarsi quale concorrente diretto di Cina, India e Brasile, che nel continente africano stanno fortemente espandendo la loro presenza, sta dimostrando che, accanto alle tradizionali motivazioni politiche e commerciali, anche la componente religiosa rappresenta oggi un fattore di guida della sua politica estera. L'aspetto dominante della linea perseguita da Ankara resta, oltre alla dimensione religiosa, la promozione dell'export turco nel continente africano.

La Turchia ha ospitato la seconda Conferenza di Istanbul sulla Somalia il 31 maggio e 1 giugno 2012. Complementare alle iniziative dell’ONU e della Comunità internazionale sulla Somalia, essa ha sancito l’ormai imprescindibile ruolo turco di rilevante attore nello scacchiere somalo e regionale. A riprova delle ambizioni turche di inserirsi a pieno titolo nelle dinamiche politiche del Corno d’Africa, il Ministro degli Esteri Davutoglu ha annunciato la firma di un MoU tra la Turchia e l’IGAD, nuovi contributi finanziari ad AMISOM e il sostegno (salari, divise, formazione) a 3.000 unità della polizia somala. La Turchia, grazie ad una strutturata presenza diplomatica e umanitaria sul terreno, è oggi in grado di fornire assistenza diretta ai somali, senza dover transitare per l’imponente e costoso apparato onusiano di stanza a Nairobi. Tale strategia, finanziata da ampie risorse, fa perno su una presenza diffusa nel Paese, sul dialogo anche informale con tutti i settori (anche i più islamico-radicali) della società somala, sul sostegno diretto alle TFIs. Grazie a tale impegno, Ankara ha potuto guadagnarsi il sostegno della popolazione somala, divenendo uno degli attori principali di cui tener conto per operare in questo scacchiere. Quanto all’Etiopia, la Turchia contribuisce al PIL con oltre 200 imprese turche operanti in Etiopia per investimenti di circa 1,5 miliardi di dollari. La seconda edizione del Summit Turchia-Africa si è svolta ad Istanbul il 15-16 dicembre 2011 per valutare avanzamento del piano di azione congiunta adottato nella precedente edizione nel 2008.

America Latina

La Turchia ha iniziato un processo di penetrazione in Venezuela utilizzando i propri imprenditori del settore delle costruzioni. In cambio otterrà petrolio venezuelano. Interesse turco all'espansione della presenza in Venezuela e in America Latina in genere. La Turchia è percepita dal Venezuela come un Paese non allineato e con cui e' possibile stringere rapporti non appiattiti sui desideri del blocco occidentale.

 


RAPPORTI BILATERALI

 

Relazioni politiche

Le relazioni bilaterali sono eccellenti. Con Ankara registriamo un’ampia convergenza rispetto ai principali temi internazionali, anche se recentemente non sono mancate alcune diverse sensibilità (su Egitto e Siria ad esempio, e in generale sul giudizio sulle primavere arabe).

Il Secondo Vertice italo-turco, (Roma, 8 maggio 2012) ha registrato la partecipazione di 5 Ministri (Esteri, Interno, Ambiente, Sviluppo Economico, Economia) e la firma di ben 6 intese. Il prossimo Vertice sarà ospitato dalla Turchia. Il 12-13 novembre 2012 si è tenuto a Roma il IX Foro di dialogo delle società civili, evento annuale organizzato dal Gruppo “Unicredit”, per parte italiana, e dal “Centro di studi strategici” (SAM) del MAE turco. Spetta alla parte turca ospitare la prossima edizione. 

Continuiamo a sostenere il percorso di adesione della Turchia all’UE mantenendo visibilità nel contesto delTurkey Focus Group”. Riteniamo che il prosieguo del processo di adesione sia lo strumento più idoneo per incoraggiare la Turchia a proseguire sulla strada delle riforme. L’apertura dei capitoli 23 e 24 sulla giustizia e diritti fondamentali consentirebbe, dopo le proteste di Gezi Park, di affrontare temi centrali oggi in Turchia.

Gli incontri bilaterali sono frequenti. A fine gennaio (2014) ha avuto luogo la visita di Stato del Presidente turco Gul. Non ancora fissata invece la data del terzo vertice bilaterale.

Intense sono anche le consultazioni a livello di alti funzionari MAE, nella cornice del “Protocollo di consultazioni politiche rafforzate” del luglio 2005. Il 28 maggio il Segretario Generale, Amb. Valensise, si è recato in missione ad Ankara per colloqui con l’omologo turco (le ultime consultazioni a livello SG si erano svolte a Roma il 21 novembre 2011). Consultazioni sull’Africa si sono tenute ad Ankara il 4 aprile 2013, su Asia-Pacifico e Balcani il 9 e 10 maggio a Roma e Ankara. In via di definizione la data di consultazioni rafforzate in materia di sicurezza (controllo armamenti convenzionali, NATO, pirateria, ecc.) ed in tema di lotta al terrorismo, mentre il prossimo 15 maggio, a Roma, avranno luogo le consultazioni bilaterali su tematiche subsahariane.

Proficua è anche la collaborazione sul piano parlamentare, in virtù di uno specifico Protocollo di collaborazione tra la Camera dei Deputati e la Grande Assemblea Nazionale Turca.

 

Relazioni economiche, finanziarie e commerciali

A partire dall'anno 2000 si è registrato un costante incremento nel volume degli scambi tra Italia e Turchia.

1. Nel 2012 l'Italia si conferma al sesto posto nella graduatoria dei partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 19,7 miliardi di USD (-7,4% '12/'11) composto da importazioni per 13,34 miliardi di USD (-0,8 e quinto Paese fornitore) ed esportazioni per 6,37 miliardi USD (- 18,8% e settimo paese cliente). Il saldo è attivo per l'Italia per 6,968 miliardi USD.

 

Pur nel dinamismo delle relazioni dei due Paesi, la quota di mercato italiana sul totale delle importazioni della Turchia continua ad oscillare intorno a valori non elevati: 5,73% nel 2007; 5,29% nel 2008; 5,39% nel 2009; 5,46% nel 2010; 5,58% nel 2011; 5,54% nel 2012.

Per la Turchia, l'Italia è stata nel 2012 il 5° Paese fornitore ed il 7° mercato di sbocco delle merci turche. Sempre nel 2012, la Turchia è stata per l'Italia al 17° posto nella classifica dei Paesi fornitori ed al 7° in quella degli acquirenti.

 

2. Nel 2013, l’Italia si è collocata al quarto posto fra i partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 19,6 mld di dollari (-0,6%), un export dall’Italia verso la Turchia di 12 miliardi di dollari (-3,4%), un import dell’Italia dalla Turchia di 6,7 miliardi di dollari (+5,5%), per un saldo negativo per la Turchia pari a 6,1 miliardi di dollari.

Nel mese di gennaio 2014, l’Italia si è collocata al quinto posto fra i partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 1,4 miliardi di dollari, Le importazioni dall’Italia hanno un valore di 872 milioni di dollari (-1,6% rispetto al periodo 2013), mentre le esportazioni hanno raggiunto un volume di 597 milioni (+10,3%), per un saldo negativo per la Turchia pari a 274 milioni di dollari.

 

3. Gran parte dei prodotti esportati dall’Italia riguarda il settore dei beni strumentali ed intermedi, oltre naturalmente a quelli più noti del made in Italy, come l’abbigliamento. In lieve aumento anche le esportazioni italiane di fibre sintetiche ed artificiali, gioielli ed articoli di oreficeria. Dalla Turchia l’Italia ha importato soprattutto cuoio, prodotti in metallo e legati alla carta.

4. Con un valore di commesse pari a oltre 130 milioni di Euro, l'Italia ha conquistato a fine 2010 il primo posto nella lista dei Paesi esteri le cui aziende sono risultate aggiudicatarie di contratti pubblici. I dati, ottenuti dall'Autorità' turca per il Public Procurement, riportano quindi il nostro Paese in testa alla classifica che negli ultimi anni ci aveva comunque visti sempre nelle primissime posizioni per volume di gare aggiudicate (seconda nel 2007, prima nel 2008, terza nel 2009). I 49 contratti assegnati nel 2010 alle aziende italiane ci collocano al secondo posto nella graduatoria dei Paesi UE per numero di contratti, dopo la Germania (199 gare vinte) e a pari merito con il Regno Unito. A livello globale, solo gli Stati Uniti superano la Germania come numero di contratti (253), il cui valore (41,67 milioni di Euro) resta comunque ben al di sotto di quello aggiudicato alle nostre aziende.

5. La missione imprenditoriale MISE-MAE-Confindustria-ICE con la partecipazione di Unioncamere, Rete Imprese Italia, ABI e ANCE, ad Istanbul dal 1° al 4 maggio 2012 ha riunito circa 200 tra aziende, associazioni imprenditoriali e banche italiane e turche. La missione mirata al consolidamento e al potenziamento di relazioni economico-commerciali.

 

6. In occasione del secondo Vertice bilaterale italo-turco dell’8 maggio 2012 è stata firmata dai Ministri Passera e Caglayan una Joint Declaration per l’istituzione della Jetco, Joint Economic and Trade  Commission, organismo di collaborazione bilaterale, nel cui ambito i rappresentanti delle Amministrazioni e delle associazioni imprenditoriali dei due paesi avranno la possibilità di riunirsi periodicamente per approfondire problematiche economiche e commerciali di reciproco interesse. La riunione preparatoria si è tenuta ad Ankara il 25 settembre 2012.

 

7. Invitalia in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, l’Ambasciata d’Italia ad Ankara e l’Ambasciata turca a Roma, ha organizzato dal 25 al 28 novembre 2013 una missione in Italia di imprenditori turchi. La delegazione, guidata dal Ministero dell’Economia turco ha visto la partecipazione di rappresentanti di associazioni e di imprese operanti nei settori automotive, logistica, tessile-filati, energia, turismo. L’obiettivo quello di offrire ai partner turchi l’occasione di comprendere al meglio gli elementi di attrattività e le relative opportunità di investimento del territorio italiano, nonché di consolidare le relazioni economiche bilaterali.

 

8. Tra le prossime missioni di sistema e settoriali in calendario per il 2014, è prevista una missione imprenditoriale in Turchia nella seconda settimana di novembre 2014.

 

 


Indicatori economici a confronto Italia – Turchia

 

 

ITALIA

TURCHIA (*)

 

2010

2011

2012

2010

2011

2012

PIL
(in mld di euro)

1.553.0

1.579,6

1.565,9

730.7

774.4

789

Variazione del PIL

1,8%

0,4%

-2,4%

9,3%

8,8%

2,2%

PIL pro capite
(in euro)

25.700

 

26.000

25.700

13.216

14.553

15.005

Deficit/PIL

-4,5%

-3,8%

 

-3,0%

- 3,6%

- 1,4%

- 2%

Debito pubblico/PIL

119,3%

 

120,8%

127,0%

43,1%

40%

36,1%

Tasso di disoccupazione

8,4%

8,4%

10,7%

12%

9,8%

9,2%

Tasso di inflazione

1,6%

2,9%

3,3%

6,4%

10,4%

6,2%

Fonte: Eurostat

(*) Fonte EIU; PIL in miliardi di US$; PIL procapite in US$.

 

Dati statistici bilaterali interscambio commerciale

(in milioni di euro)

 

 

 

2009

 

2010

 

2011

 

2012

 

Esportazioni

italiane

5.652

8.028

9.634

10.617

 

Variazione %

- 24,6%

+ 42,1%

+ 20%

+ 10,2%

 

Importazioni

italiane

4.422

5.157

5.978

5.257

 

Variazione %

- 20,8%

+ 16,6%

+ 5,9%

- 12,1%

 

Totale

10.074

13.185

15.612

15.874

 

Saldo per l’Italia

1.230

2.871

3.656

5.360

Fonte: ISTAT

Investimenti dell’Italia in Turchia

Rimane forte l'interesse dell'imprenditoria italiana ad investire nel mercato turco, per gli innegabili progressi compiuti dal Paese sulla via della definitiva stabilizzazione economica. Gli investimenti sinora realizzati dalle imprese nazionali coprono molteplici settori, spaziando dal manifatturiero al tessile, dall'agro-alimentare ai servizi. In continua crescita rimane l'interesse delle imprese italiane ad avviare una presenza diretta "in loco” (tessile, trasformazione agricola, strutture permanenti per l'assistenza postvendita in partnership con ditte locali), anche grazie alle iniziative di promozione intraprese congiuntamente dall'Ambasciata e dall'ex ICE.

In merito ai vantaggi comparati, se è vero che alcuni Paesi consentono la produzione a costi minori di quelli della Turchia, è anche vero che esistono localmente una managerialità ed una manodopera già altamente specializzata. Su alcuni mercati (Russia, Repubbliche dell'Asia Centrale, Siria, Israele, Libano) la Turchia è già un temibile concorrente, con il quale è preferibile concludere sin d'ora delle fruttuose alleanze commerciali e produttive.

In Turchia opera l'Agenzia turca per la Promozione degli Investimenti (ISPAT) (http://www.invest.gov.tr/), direttamente collegata all'Ufficio del Primo Ministro, istituita nel gennaio 2007.

 

1. Nel 2012 l'Italia ha investito 178 milioni di dollari, in aumento (+ 57,8%) rispetto al 2011, quando il nostro Paese aveva investito la cifra di 111 milioni di dollari. In Turchia sono operanti 1.000 imprese italiane, di cui 25 costituite nel mese di dicembre 2012.

Nei primi undici mesi del 2013, l’Italia ha investito 124 milioni di dollari, in flessione (-10,8%) rispetto allo stesso periodo del 2012, quando aveva investito la cifra di 139 milioni di dollari.  In Turchia sono operanti 1.093 imprese italiane, di cui 11 costituite nel mese di novembre 2013.

2. Per quello che riguarda lo stock di investimenti diretti esteri italiani in Turchia, essi sono scesi dai 4,3 miliardi di dollari del 2008 a 3,3 miliardi di dollari del 2009 (gli ultimi dati disponibili attualmente disponibili in merito agli stock di IDE in Turchia sono a fine 2009). Si dovrebbe però trattare di un arretramento che ha inciso non tanto sulla qualità quanto sul volume e la composizione degli investimenti produttivi, e determinato prevalentemente da una sottocapitalizzazione delle imprese aggravata dal biennio congiunturale critico e dalla conseguente necessità di diversificare il portafoglio di attività. L’Italia rappresenta un “partner” fondamentale in settori d’importanza strategica, quali il settore bancario, dell’energia e delle infrastrutture.

 

Investimenti della Turchia in Italia

Dal 2005 al 30 giugno 2010 il flusso di IDE turchi in Italia è stato pari a 127 milioni di USD. Nel primo semestre 2010 (ultimo dato disponibile) le imprese turche hanno investito nel nostro Paese all’incirca 8 milioni di dollari. Attualmente, in Italia operano 47 imprese turche e i settori di maggiore interesse per gli investitori turchi riguardano il comparto energetico, il settore finanza/banche ed il comparto manifatturiero.

 

La Vestel, azienda turca di elettrodomestici, ha annunciato, senza rivelare il costo dell’operazione, di aver acquisito l’italiana Dikom&Dikom con lo scopo di incrementare la propria quota di mercato in Europa. La Vestel in passato aveva già acquisito altri marchi europei quali la finlandese Finlux, la danese Vestfrost e la britannica Servis. Questa acquisizione si inserisce nel quadro del positivo andamento degli investimenti diretti turchi all’estero, che, in base ai dati resi noti dalla Banca Centrale, sono aumentati del 73% fra il 2011 e il 2012 (gennaio-novembre), raggiungendo la cifra di 3,8 miliardi di dollari americani. Il primo Paese destinatario di tali investimenti, maggiormente concentrati nel settore manifatturiero e dei servizi, è l'Olanda, con 2,1 miliardi di dollari americani in undici mesi.

 

Fratelli Averna, proprietaria fra l’altro del marchio Pernigotti, ha siglato un accordo con il gruppo della famiglia Toksoz per la cessione dell'azienda che detiene lo storico marchio italiano nel settore dolciario. Si tratta di una azienda privata, con sede a Istanbul, che realizza un fatturato annuo pari di circa 450 milioni.

 

La societa' di trasporti marittimi Arkas ha due sedi anche in Italia, a Genova e La Spezia, e intende realizzare insieme al socio italiano Musso (gruppo Tarros) un importante investimento nel porto di La Spezia dal valore complessivo di circa 80-100 milioni di euro.

 

Turismo

In un quadro di eccellenti rapporti tra Italia e Turchia quello del turismo è forse il settore che fa registrare le performance meno brillanti.

Nonostante la vicinanza non solo geografica ma anche culturale tra i due Paesi, i flussi di turisti turchi verso l'Italia sono tuttora ridotti e quindi presentano ampi margini di miglioramento (secondo dati diffusi dall'Istituto di Statistica Turco TurkStat sono stati meno di 200.000 i turchi che hanno visitato l'Italia nel 2011).

 

Relazioni culturali, scientifiche e tecnologiche

L’intesa di riferimento è l’Accordo di Cooperazione Culturale, Scientifica e Tecnica firmato il 17 luglio 1951, il cui nuovo Protocollo Esecutivo e’ stato sottoscritto ad Ankara il 6 dicembre 2006 (tutt’ora è in corso di rinnovo). Considerato il tempo intercorso dal 1954, era stato avviato il negoziato per un nuovo Accordo Culturale, arenatosi tuttavia dopo la prima sessione svoltasi nel giugno 2006. Il Programma Esecutivo Culturale prevede lo scambio di informazioni sui rispettivi sistemi d’istruzione per concordare, attraverso i lavori di un gruppo tecnico misto, criteri di corretta valutazione comparativa dei rispettivi titoli, da raccomandare alle autorità competenti nei due Paesi per le decisioni di riconoscimento dei titoli. I titoli finali della scuola secondaria turca si conseguono dopo 11 anni di scolarità e consentono l’immatricolazione universitaria in Italia solo se integrati dal superamento degli esami del 1° anno universitario in Turchia.

La cooperazione scientifica bilaterale tra Italia e Turchia è regolata dall’Accordo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica, firmato a Roma il 21.2.2001, in vigore dal 2005, e dal relativo Protocollo Esecutivo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica, firmato a Roma il 26.6.2006, scaduto nel 2009. In occasione del II Vertice italo-turco dell’8 maggio 2012 è stato firmato il Protocollo Esecutivo di Collaborazione Scientifica e Tecnologica 2012 – 2014.

Nel 2006 sono stati sottoscritti un Protocollo tecnico nel settore degli Archivi di Stato ed un Accordo di coproduzione cinematografica che consentirà di realizzare congiuntamente film, animazioni, documentari e progetti audiovisivi in generale.

E’ in corso di negoziato un Accordo bilaterale in materia di traffico illecito di opere d’arte.

 

Diffusione della lingua italiana

L’Italiano occupa una posizione di grande prestigio tra le lingue considerate “a valenza culturale”. Ne sono testimonianza i vari corsi di lingua tenuti presso università e istituti di istruzione primaria e secondaria. Da alcuni anni quattro università locali hanno inserito nei loro piani di studio l’insegnamento dell’italiano così come alcuni Licei privati e Istituti di istruzione primaria. E’ stata ratificata e pubblicata sul sito della Yok – istituzione turca che presiede all’insegnamento superiore nel Paese – l’equipollenza tra il terzo livello della certificazione di conoscenza della lingua italiana proposto dall’Università per Stranieri di Perugia (CELI 3) e gli analoghi corsi di certificazione patrocinati dallo Yok stesso.

Cattedre di italianistica: in 21 istituzioni accademiche turche si studia l’italiano, presso le Università di Ankara e di Istanbul sono attivi due Dipartimenti di italianistica. Il numero degli studenti universitari nell’a.a. 2010/11 è stato pari a circa 4.000 unità.

 

Cooperazione interuniversitaria Italia – Turchia

La Turchia ha del resto aderito sin dal 2001 al Processo di Bologna ed ha attuato gran parte delle misure di adattamento del proprio sistema universitario. La Turchia partecipò a gennaio 2005 alla Terza Conferenza di Catania, organizzata sotto l’egida italiana, ed in tale occasione firmò la dichiarazione congiunta sullo spazio comune dell’Istruzione superiore nel Mediterraneo.

Particolare rilievo ha acquisito la firma, il 20 aprile del 2007, di un Protocollo di collaborazione tra CRUI (Conferenza dei Rettori Italiani) e YÖK (Consiglio per l’istruzione superiore). A settembre 2008 risultano 34 Accordi di collaborazione interuniversitaria, che coinvolgono un vasto numero di Atenei dei due Paesi.

Dalla piattaforma CINECA risultano 145 accordi vigenti tra atenei italiani e turchi. Le Università più attive sono: l’Università degli Studi di Milano (18 accordi), l’Università degli Studi di Perugia (22), l’Università Politecnica delle Marche (10) e l’Università Roma Tre (3)

Segnalati 35 Accordi interuniversitari fra 9 Atenei turchi (Università di Ankara, di Boğaziçi, di Muğla, di Ege, di Orta Doğu Teknik, di Koç, di Atatürk, di Fatih, di Hacettepe, Istituto di Alta Tecnologia di Đzmir), 19 Atenei italiani e il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia (Biologia, Ingegneria, Architettura, Medicina, Scienze della Terra, Economia).

 

Borse di studio

Mensilità offerte dall’Italia: 150 nell’A.A. 2010-2011 dell’importo di Euro 700. Il contingente borse di studio è stato ridotto a 132 mensilità da Euro 700 per l’A.A. 2011/2012. A ciò vanno aggiunte 45 mensilità extra (Euro 700), ripartite in 5 borse di studio da 9 mesi ciascuna, quale sostegno al Programma “Invest your talent in Italy” per l’anno 2011-2012. Per l’anno accademico 2012/2013, sempre nell’ambito del programma “Invest your talent in Italy”, sono state messe a disposizione 3 borse di studio a favore di studenti turchi. Va inoltre menzionata per l’anno 2011-2012 l’offerta di 5 borse di studio da 12 mensilità ciascuna (borsellino Euro 1.150 mensili) a favore di cittadini turchi  impegnati in attività di studio e ricerca presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze (IUE).

Mensilità offerte dalla Turchia: per l’A.A. 2010-2011, 80 mensilità per borse da 8 mesi (10 borse). L’importo mensile è di 200 nuove lire turche corrispondenti a circa 100 Euro.

Studenti Stranieri nelle Università Italiane: 715 cittadini turchi iscritti nell’A.A. 2010/2011 presso Università italiane (1,04% del totale degli stranieri). Dato in costante crescita rispetto ai 569 nell’A.A. 2009/2010, ai 450 nell’A.A. 2008/2009 e ai 362 nell’ A.A. 2007-2008,

Le Università con più iscritti sono state le lombarde (455), emiliane (70) e piemontesi (46).

Grazie all'autonomia di cui godono gli Atenei italiani esistono scambi di studenti con universita' turche basati su accordi presi direttamente tra le parti.

 

Università italo-turca ad Istanbul

Progetto proposto da parte turca di istituire a Istanbul un’Università di diritto turco, destinataria di finanziamenti governativi locali; alla parte italiana spetterebbe assicurare la presenza di un contingente di “visiting professors”. Con insegnamento in italiano e turco e possibili corsi in inglese, l’ateneo comprenderà a regime 3 Facoltà, nei settori di eccellenza dell’Italia (architettura, grafica e design, storia dell’arte, archeologia, restauro; ingegneria industriale ed informatica; turismo, scienze e letteratura). Per parte italiana, il progetto è curato da un gruppo ristretto cui partecipano il MAE (DGUE), il MIUR (DG Università) e la CRUI. Il relativo Accordo è stato sottoscritto dai Ministri degli Esteri nel Vertice bilaterale il 12 novembre 2008. Nel dicembre 2009 è stata completata la procedura di ratifica turca. E’ necessario quantificare gli oneri a carico dell’Italia per avviare l’iter di ratifica. È stata chiesta alla parte turca una bozza di studio preliminare. Si è convenuto un incontro informale fra le delegazioni negoziali per ipotizzare la ripartizione orientativa dell’impegno finanziario.

Sul fronte italiano, si è svolta una riunione interministeriale presso il MAE il 25 ottobre 2011, che ha permesso di accertare che il costo medio annuale per invio di “visiting professors” per un solo corso di laurea sarebbe circa 1,7 mln/€ e di avviare una riflessione su possibili co-finanziamenti da parte di grandi gruppi italiani. L’Accordo bilaterale prevede espressamente un impegno delle parti a favorire partecipazione e apporto del settore privato allo sviluppo dell’Università. Tuttavia, secondo la legislazione turca, la natura pubblica dell'Università italo-turca esclude che i contributi di soggetti privati possano concorrere alla formazione del bilancio dell'Università.

 

Scuole italiane

Sulla base di intese concordate nel marzo 1998, si è previsto l’inserimento dell’italiano fra le lingue straniere, e l’autorizzazione al funzionamento di scuole turco-italiane, al posto delle precedenti scuole medie italiane, con l’inserimento nei programmi turchi di un adeguato numero di ore d’insegnamento in lingua italiana.

A Istanbul funzionano due complessi scolastici:

1.Istituto scolastico "Istituti Medi Italiani", statale fondato nel 1888. Vi funzionano il Liceo Scientifico italiano statale, aperto anche a studenti turchi, e la scuola secondaria statale di I grado, aperta solo a studenti italiani. Entrambi gli indirizzi sono di durata quadriennale. La scuola rilascia titoli di studio validi in entrambi i Paesi.

2.Complesso scolastico gestito dalla Congregazione delle Suore d'Ivrea “Galileo Galilei” fondato nel 1870, paritario a livello secondario di II grado. Dall’a.s. 2009/10 non sono più attive le sezioni della scuola dell’infanzia e primaria, gestite dalle stesse Suore d’Ivrea. In proposito è stata avanzata da un gruppo di docenti una proposta di allargamento degli Istituti Medi Italiani a Comprensivo (Medie-Elementari) con due sole pluriclassi elementari. L’Amministrazione ha indicato quale soluzione più idonea quella della parità, per la quale nel marzo 2010 è stata presentata istanza di riconoscimento. Nell’agosto 2011 la rappresentanza consolare ha comunicato che la gestione attuata nel corso dell’a.s. 2010/11 si è rivelata poco efficace e che l’istanza sarà rinnovata da un diverso ente gestore.

A Smirne è attiva la "Scuola Italiana" a livello infanzia e primario con presa d'atto, che ha presentato istanza per il riconoscimento della parità scolastica, attualmente all’esame della DGSP. Il numero complessivo degli alunni è di 880 unità. Il MAE invia 26 unità di docenti, un direttore dei servizi amministrativi ed un dirigente scolastico.

La legge turca del 2003 relativa ai permessi di lavoro ha reso più complessa e lunga (6 mesi) la procedura per la concessione dei permessi e dei visti d’ingresso ai docenti italiani assegnati a istituzioni scolastiche o Università in Turchia La problematica resta aperta, ed è stata oggetto di ripetuti interventi della nostra Ambasciata ad Ankara e nello scorso giugno sollevata in sede di consultazioni consolari.

 

 

 


Principali incontri bilaterali nell’ultimo triennio

 

2010

3-5 marzo

Visita in Italia del Presidente del Parlamento turco Mehmet Sahin

13 maggio

Visita in Italia del Ministro dell’Istruzione Nazionale Nimet Cubuk, ed incontro con il Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Giuseppe Pizza.

17 luglio

Visita Sottosegretario Mantica ad Ankara

9 novembre

Incontro On. Ministro con Ministro Davutoglu a margine del VII Foro di dialogo italo-turco

(incontro Davutoglu con Sig. Presidente della Repubblica)

2011

12 gennaio

Consultazioni SS. Sen. Mantica con omologa turca Amb. Sezgin (Roma)

11 febbraio

Missione SS Craxi ad Ankara (su Mediterraneo e Medio Oriente

4-5 marzo

Incontro ad Istanbul del Min. Frattini con il Ministro degli Esteri turco, Davutoglu, a margine della Conferenza Aspen.

17-18 marzo

Missione SS Mantica in occasione delle Celebrazioni del 150^ dell’Unità d’Italia.

17 maggio

Consultazioni Segretario Generale con omologo turco (Ankara)

21 novembre

Consultazioni Segretario Generale con omologo turco (Roma)

24-25 novembre

Incontro Sig. Ministro con Ministro Davutoglu a margine del VIII Foro di Dialogo italo-turco

2012

20 febbraio

Visita Ministro Difesa Amm. di Paola in Turchia.

3 marzo

Incontro Ministro Terzi con omologo a Istanbul a margine del seminario Aspen

26 marzo

Incontro Presidente Monti con Primo Ministro Erdogan (Seoul)

8 maggio

Secondo Vertice italo-turco (Roma)

12/13 novembre

A margine del IX Foro di Dialogo, incontro a Roma tra il Signor Ministro ed il Ministro degli Affari Esteri turco, Ahmet Dautoglu.

2013

7 maggio

Incontro Ministro Bonino con MAE Davutoglu a margine della Conferenza di Londra sulla Somalia

29-30 novembre

Visita del Vice Ministro per gli Affari Esteri Marta Dassuad Istanbul.

2014

29 gennaio

Visita di Stato del Presidente della Repubblica di Turchia, Gul, a Roma.


 

COMPOSIZIONE DEL GOVERNO TURCO

 

Presidente del Consiglio

Recep Tayyip Erdoğan

 

Vice Primo Ministro

Bülent Arınç

Vice Primo Ministro

Ali Babacan

Vice Primo Ministro

Beşir Atalay

Vice Primo Ministro

Emrullah Isler

 

Ministro per le Dogane ed il Commercio

Hayatı Yazıcı

 

Ministro per il Lavoro e la Sicurezza Sociale

Faruk Çelik

 

Ministro per lo Sviluppo

Cevdet Yılmaz

 

Ministro della Difesa

İsmet Yılmaz

 

Ministro degli Affari Esteri

Ahmet Davutoğlu

 

Ministro delle Finanze

Mehmet Şimşek

 

Ministro delle Politiche Alimentari, l’Agricoltura e l’Allevamento

Mehmet Mehdi Eker

 

Ministro dell’Energia e Risorse Naturali

Taner Yıldız

 

Ministro delle Foreste e delle Opere Idrauliche

Veysel Eroğlu

 

Ministro per la Famiglia e le Politiche Sociali

Ayşenur Islam

 

Ministro dell’Economia

Nihat Zeybekci

Ministro dell’Interno

Efkan Ala

 

Ministro dell’Ambiente e della Pianificazione Urbana

Idris Gulluce

 

Ministro per gli Affari Europei e Capo Negoziatore per l’Ingresso nell’Unione Europea

Mevlut Cavusoglu

 

Ministro della Scienza, Tecnologia ed Industria

Fikri Isık

 

Ministro dei Trasporti, degli Affari marittimi e della Comunicazione

Lutfi Elvan

 

Ministro della Giustizia

Bekir Bozdağ

 

Ministro della Gioventu’ e dello Sport

Akif Cagatay Kılıc

 

Ministro della Pubblica Istruzione

Nabi Avcı

 

Ministro della Sanità

Mehmet Muezzinoglu

 

Ministro della Cultura e del Turismo

Ömer Çelik


Accordi bilaterali in vigore

 

 

Accordo di co-produzioni cinematografiche

 

Protocollo tra Italia e Turchia nel campo delle informazioni geospaziali.

 

Memorandum d’intesa per la semplificazione delle procedure di rilascio dei visti di ingresso .

 

Collaborazione nel settore degli archivi

 

Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica

 

Accordo sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, la repressione delle infrazioni doganali

 

Accoro di cooperazione sulla lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, riciclaggio  proventi illeciti, traffico illegale di stupefacenti, e di esseri umani

(sarà sostituito dall’Accordo contro il terrorismo e la criminalità organizzata firmato l’8/5/2012 una volta entrato in vigore)

 

Scambio di Note, costituenti un Accordo, relativo al trattamento delle navi nei rispettivi porti.  

 

Accordo sulla promozione e protezione degli investimenti

 

Accordo per evitare le doppie imposizioni

 

Accordo per la cooperazione nel settore del turismo

 

Accordo concernente i trasporti internazionali su strada

 

Accordo culturale

 


Accordi firmati (ancora non ratificati)

 

 

Accordo sulla cooperazione sulla lotta alle forme gravi di criminalità, in particolare contro il terrorismo e la criminalità organizzata

 

Accordo di Sicurezza Sociale

 

Accordo di cooperazione nel settore ambientale

 

Accordo su istituzione Università italo-turca ad Istanbul

 

Accordo per progetto ITGI Italia-Grecia-Turchia

 

 

Accordi bilaterali in corso di negoziato

 

 

Accordo di cooperazione giudiziaria

 

Accordo di cooperazione culturale

 

Accordo di reciprocità in materia di conversione di patenti di guida

 

Accordo in materia di navigazione e trasporto marittimo mercantile

 

Intesa tecnica in tema di rafforzamento della cooperazione di Polizia nella lotta contro il traffico di migranti e contro l’immigrazione illegale.

 

Memorandum d’Intesa contro il traffico illecito di opere d’arte

 

Memorandum d’Intesa sulla cooperazione sanitaria

 

Memorandum d’Intesa sulla cooperazione tecnica, scientifica ed economica in ambito agricolo

 

Memorandum d’Intesa per la collaborazione nel campo della difesa, ricerca e sviluppo.

 

 

Accordo sullo stabilimento e sul funzionamento dei rispettivi Istituti di Cultura (Yunus Emre)

 

Memorandum d’Intesa sugli investimenti tra Invitalia e la corrispondente Agenzia turca

 

Dichiarazione congiunta nel campo del turismo

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Rapporti parlamentari con la Turchia
(a cura del Servizio Rapporti Internazionali)

 

Presidente della Grande Assemblea Nazionale Turca (GNAT)

Cemil ÇIÇEK, eletto il 4 luglio 2011[1], all’indomani delle elezioni legislative del 12 giugno 2011.

 

Ambasciatore della Turchia a Roma

vacante

Mehmet Erkan AYTUN, Incaricato d'Affari a.i., (24/03/2014)

Ambasciatore d’Italia ad Ankara

Gianpaolo SCARANTE (dal giugno 2010)

 

XVII LEGISLATURA

 

Corrispondenza

Oltre alle lettere di congratulazioni pervenute alla Presidente della Camera dopo la sua elezione dal Presidente del Parlamento turco Çiçek (22 marzo 2013),  dall’Ambasciatore di Turchia (18 marzo 2013) dall’on. Zeynep Karahan Uslu, Coordinatore per la parte turca dei rapporti parlamentari con l’Italia sulla base del Protocollo parlamentare Italia-Turchia (8 luglio 2013, in quest’ultima lettera si auspicava la riattivazione degli incontri parlamentari con particolare riguardo al Protocollo di collaborazione), si segnala la lettera (26 agosto 2013) che il Presidente del Parlamento Çiçek ha indirizzato una alla Presidente Boldrini per sensibilizzarla sulla evoluzione negativa delle vicende in Siria ed in Egitto; in essa l’on. Çiçek lamenta la mancanza di una posizione comune e ferma della comunità internazionale a fronte degli attacchi subiti dalla democrazia e dai diritti umani in quei paesi. Si dice altresì convinto che nel loro ruolo di Presidenti di Parlamenti di paesi democratici, possano dare un contributo alla democratizzazione dei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, anche attraverso dichiarazioni congiunte ferme rivolte ai governi e alla società civile a sostegno dei processi democratici e della pace nella regione. 

 

****

Si segnala che l’on. Hakan Sukur (AKP) è Presidente del Gruppo di Amicizia spontaneo Turchia-Italia composto da 20 parlamentari e costituito presso il Parlamento turco.

Incontri bilaterali

Il 14 novembre 2013 l’on. Caterina Pes, Segretaria di Presidenza nonchè Coordinatore per la Camera dei deputati dei rapporti con la Grande Assemblea Nazionale Turca nell'ambito del Protocollo di Collaborazione parlamentare, ha incontrato l'on. Zeynep Karahan Uslu, Coordinatore per la parte turca.

Nel corso del colloquio è stata avviata una prima riflessione sulla futura attività della cooperazione parlamentare italo-turca prevista dal Protocollo. In particolare, da parte turca è stata avanzata la possibilità di ospitare il prossimo Seminario in Turchia a febbraio 2014 (è stata proposta una tappa a Sanliurfa, città gemellata con Alberobello, che ospita campi profughi) e confermato il tema del “dialogo interuniversitario”; è stata altresì prospettata l’opportunità di promuovere ulteriori incontri oltre i Seminari. L’on. Pes ha sottolineato le ampie possibilità di cooperazione offerte dal dialogo parlamentare italo turco e rilanciato il progetto dell’Università italo-turca di Istanbul (la parte turca aveva trovato il terreno su cui edificare il plesso, un terreno di proprietà della Difesa, ma l’iter si è poi bloccato per problemi legati alla reperebilità e utilizzo di risorse finanziarie private da parte italiana rispetto a quanto prevede la normativa turca). 

Dal 23 al 24 ottobre 2013 una delegazione parlamentare turca, composta dagli On. Mehmet Tekelioğlu, Presidente della Commissione di armonizzazione con l’UE (AKP e vicino al Presidente Gul) e l’On. Ayşe Eser Danışoğlu, membro della Commissione di armonizzazione con l’UE (partito CHP, opposizione), sono stati in visita alla Camera nell’ambito di un progetto sovvenzionato dall’UE che ha l’obiettivo di spiegare la visione della Turchia ai paesi membri dell'Ue. In particolare, il 23 ottobre la delegazione ha incontrato l’on. Caterina Pes. Nel corso del collloquio si è parlato di collaborazione parlamentare bilaterale, processo di adesione all’UE, questione delle minoranze. Con riferimento al processo di aesione all’UE la delegazione turca ha auspicato un maggiore sostegno dall’Unione Europea anche in vista dell’apertura dei prossimi capitoli negoziali che riguardano libertà di parola e diritti umani (essenziali per proseguimento negoziato) rispetto ai quali il problema del terrorismo pone delle evidenti difficoltà. L’on. Devosoglu, però, ha tenuto a sottolineare che allo stato attuale nelle carceri turche si trovano 7 deputati, 60 giornalisti per reati di opinione oltre a 2500 studenti, evidenziando la necessità che il governo faccia passi avanti in materia di libertà di stampa e di parola, modificando la normativa antiterrorismo varata dopo il colpo di stato dell’80. L’on. Pes, dopo aver evidenziato la vicinanza tra Italia e Turchia e i progressi fatti dalla Turchia negli ultimi anni nel suo percorso di avvicinamento all’UE, ha sottolineato l’importanza di garantire i diritti di cittadinanza di tutti, delle donne così come delle minoranze “nella convinzione che il processo integrazione sia il volano per aiutare le riforme”. Pur confermando la netta condanna del terrorismo, l’on. Pes ha ribadito che il tema delle minoranze è un tema europeo, da affrontare in una dimensione post globalizzazione e sovranazionale. Ha quindi sottolineato l’importanza dell’istruzione e dell’innovazione ai fini della crescita di un paese e espresso apprezzamento per il progetto dell’Università Italo-Turca di Istanbul.

La delegazione ha incontrato altresì le Commissioni Affari esteri e Politiche dell’UE, su cui cfr. infra.

 

Protocollo di Cooperazione

Il 26 gennaio 2005, l’allora Presidente della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini, e l’allora Presidente della Grande Assemblea Nazionale di Turchia dell’epoca, Bulent Arinc, hanno sottoscritto un Protocollo di collaborazione bilaterale.

Coordinatore[2] per la parte italiana è l’on. Caterina Pes, Segretaria d’Aula. Gli altri componenti della parte italiana incaricata di seguire l’attuazione del Protocollo sono: Franco Bruno ((Misto – Maie - ApI) componente della Commissione Trasporti, Ilaria Capua (SCpI) Vice Presidente della Commissione Cultura; Salvatore Cicu (FI PdL - Berlusconi Presidente) componente della Commissione Difesa, Marisa Nicchi (Sel) componente della Commissione Affari sociali e della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

Ai sensi di tale Protocollo, entrambi i Presidenti devono designare i rispettivi Alti Rappresentanti che hanno il compito di coordinare le varie attività di cooperazione e di dialogo che si collocano nel quadro dell’attuazione del Protocollo. In attuazione del paragrafo 1) relativo allo “scambio di esperienze”, si prevede lo svolgimento di Seminari parlamentari bilaterali articolati tematicamente, con la partecipazione di delegazioni parlamentari all’uopo selezionate, da tenersi in alternanza nei due paesi.

Coordinatore per la parte turca è l’on. Zeynep Karahan Uslu, che è stata anche nominata Capo della delegazione turca presso l’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo. Gli altri componenti sono: Ali Şahin (AKP), Osman Aşkın Bak (AKP), Ayşe Gülsün Bilgehan (CHP) e Mehmet Günal (MHP).

Dalla firma del protocollo di collaborazione, si sono tenuti cinque Seminari, due nella XIV, uno nella XV Legislatura e due nella XVI Legislatura.

Il prossimo seminario dovrebbe svolgersi a Istanbul dal 3 al 6 giugno 2014.

 

Missioni

Una delegazione della Camera dei deputati, composta dall’on. Caterina Pes, Segretaria d’Aula e componente della Commissione Cultura, e dall’on. Marisa Nicchi, componente della Commissione Affari sociali, ha effettuato una missione in Turchia dal 25 al 28 novembre 2013, nell’ambito di un programma finanziato dalla UE[3] ed in restituzione della visita effettuata alla Camera da una delegazione parlamentare turca a ottobre (vedi supra).

Ad Ankara, presso la Grande Assemblea Nazionale turca (GNAT), hanno incontrato la Vicepresidente, Ayşe Nur Bahçekapili.

Tra temi del colloquio: la questione delle pari opportunità nei rispettivi paesi e la lotta alla violenza contro le donne e la Convenzione di Istanbul[4] di cui è stata auspicata l’entrata in vigore. L’on. Bahçekapili ha ricordato come il suo partito, l’AKP, sia particolarmente sensibile alla questione femminile e vanti tra le sue fila 46 deputate su un totale di 79 parlamentari donne e ricordato che nell’attuale legislatura ci sono tre Vice Presidenti donne, mentre in precedenza non ce n’era nessuna.

Sono stati poi svolti incontri con il Vicepresidente della Commissione per l’Armonizzazione con l’UE, Haluk Özdalga, e con gli esponenti dei Gruppi parlamentari.

In particolare, per il CHP, il partito Khemalista, laico e di sinistra, la delegazione ha incontrato Osman Koruturk, Ayse Danisoglu Ali Ozturk. Dopo aver illustrato le priorità del loro partito (tutela dei diritti fondamentali, supremazia del diritto, democratizzazione e difesa della laicità) e dopo aver  osservato che la Costituzione turca stabilisce che la Turchia è una repubblica laica, hanno criticato le azioni del Primo Ministro a loro avviso dirette ad abbattere la laicità (vedi l’uso velo negli uffici pubblici) mentre in un paese mussulmano al 99%, come la Turchia, essa deve essere salvaguardata. Rispetto all’ingresso nell’UE, nell’ultimo periodo il Primo ministro è diventato meno filo europeo, anche a causa dell’ostruzionismo di Francia, Germania e Austria, (ha chiesto a Putin di aderire al patto di Shanghai). Inoltre, la Commissione istituita per portare avanti le riforme costituzionali, cui partecipavano tutti i partiti è stata sciolta, dopo aver lavorato due anni. Hanno poi sottolineato che sul versante della politica interna, il regime è sempre più autoritario, come visto in occasione di Gezy Park e della repressione delle manifestazioni dei professori nei giorni scorsi. Il CHP ritiene comunque difficile allearsi con gli altri partiti di opposizione, in quanto l’MHP è di ultra destra e conservatore e gli altri partiti di sinistra non sono rilevanti. Evidenziano altresì come la magistratura non sia – a loro avviso –indipendente, come dimostrano gli arresti di molti giornalisti, per reati di opinione, nonché di deputati di opposizione e di generali, accusati di aver partecipato a costruire un’azione terroristica contro il governo (i processi sono stati sommari in cui la difesa non ha potuto svolgere a pieno il suo ruolo.

Nel corso dell’incontro con l’esponente del partito nazionalista MHP, Yusuf Halacoglu, sono state evidenziate le comuni radici storiche e culturali che legano Italia e Turchia.

Rispetto al Mediterraneo, Halacoglu ritiene che la Turchia possa rappresentare un elemento di stabilizzazione per paesi che non hanno conosciuto ancora a pieno la democrazia e il rispetto dei diritti umani. Non ritiene, inoltre, possibile che l’Islam condizioni in modo determinante la Turchia, la Turchia ha un approccio “più scientifico”, che riconosce e rispetta le altre religioni. Dall’esterno, alcuni recenti cambiamenti possono essere interpretati come processo di islamizzazione, ma non è così. Nel 1923, quando si è passati alla repubblica, al fine di creare una nuova identità sono stati imposti dall’alto dei cambiamenti radicali e adesso la Turchia si confronta con il suo passato. Ad esempio, un presupposto democratico è che tutti possano vestirsi come vogliono, quindi anche l’uso del velo deve essere consentito. Rispetto alle elezioni presidenziali del 2014 quando per la prima volta il popolo eleggerà direttamente il Presidente della Repubblica, osserva che il presidenzialismo proposto dal Governo non è adatto al paese, rammentando la concentrazione di poteri che aveva il Sultano al tempo degli ottomani.

Nel corso dell’incontro con l’esponente del Partito curdo, il BDP, Erol Dora, è stata in particolare evidenziata la questione curda.

L’on. Dora ha premesso che tale partito intende rappresentare tutte le minoranze turche, non solo quella curda, è stato ricordato che in Turchia ci sono circa 20 milioni di curdi su 76 milioni di abitanti, mentre le altre minoranze, armeni, siriani, greci, ebrei, sono ormai estremamente ridotte. Ha quindi ricordato che la Costituzione deve garantire anche il diritto all’istruzione nella madre lingua nelle scuole pubbliche, mentre ora è previsto solo il turco (la riforma annunciata da Erdogan prevede l’insegnamento in curdo ma solo nelle scuole private, ritenuto inaccettabile). Inoltre, dichiara la propria contrarietà alla previsione contenuta all’articolo 24 cost., che prevede lezioni obbligatorie di religione, previsione incompatibile con uno stato laico. Gli scontri con il PKK, grazie all’appello di Ocalan del marzo 2013, si sono ridotti e sono state deposte le armi (il BDP sostiene questo processo). Ha sottolineato la necessità che tutte le parti in gioco facciano degli sforzi, compresi gli altri partiti, le organizzazioni non governative nonchè gli attori internazionali, come USA e Unione europea. In ogni caso, Erdogan ha affermato di voler andare fino in fondo nel processo di pace e il BDP crede in queste affermazioni e lo sostiene.

Infine, la delegazione ha incontrato l’On. Zeynep Karahan Uslu, Coordinatrice per la parte turca dei rapporti con la Camera dei Deputati, e l’on. Ali Sahin, componente della parte turca del gruppo di lavoro per il Seminario italo-turco.

L’on. Uslu ha chiesto di svolgere al più presto la prossima edizione del seminario, e ha espresso la volontà di attivare anche la parte del Protocollo, che prevede lo svolgimento di un evento culturale, a latere del Seminario e lo scambio di studenti e funzionari, previsto sempre dal Protocollo, ma sinora mai realizzato.

A Istanbul la delegazione ha incontrato Ahmet Misbah Demircan, Sindaco di Beyouglu.

Nel corso del colloquio è stato espresso l’apprezzamento da parte turca per il sostegno dell’Italia nel processo di adesione all’UE e per gli ottimi rapporti bilaterali, cui contribuiscono anche le nostre rappresentanze diplomatiche. Si è inoltre parlato del progetto che riguarda “Casa Garibaldi”, ossia un edificio in cui aveva sede la Società operaia italiana di mutuo soccorso, che sarà oggetto di interventi di consolidamento statico e di recupero delle decorazioni, al fine di trasformare la sede in un centro culturale italo-turco.

Si è svolto infine un incontro con Giuseppe Farina, componente dell’International Executive Board di TÜSİAD (la Confindustria turca).

Cooperazione culturale e economica tra Italia e Turchia sono stati al centro del colloquio. E’ stata quindi affrontata la questione del progetto dell’Università italo-turca di Istanbul che si è bloccato mentre altri paesi europei sono andati avanti. Farina ha tenuto a sottolineare l’importanza strategica della Turchia e delle imprese italiane che operano all’estero: l’economia turca è la sesta in Europa e la 16 del mondo; 33mila sono gli investitori esteri. E’ stata altresì sollevata la questione dei visti[5] che ostacola il turismo e gli scambi economici: l’Italia è il primo paese di destinazione turistica per i Turchi ma oggi i cittadini turchi hanno bisogno del visto Schengen mentre fino al 1994 entravano in Italia senza.


 

Incontri delle Commissioni

Il 30 gennaio 2014 l’Ufficio di presidenza della Commissione Affari esteri, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha svolto un incontro informale con una delegazione della Grande Assemblea Nazionale turca[6].

Dal 23 al 24 ottobre 2013 una delegazione parlamentare turca, composta dagli On. Mehmet Tekelioğlu, Presidente della Commissione di armonizzazione con l’UE (AKP e vicino al Presidente Gul) e l’On. Ayşe Eser Danışoğlu, membro della Commissione di armonizzazione con l’UE (partito CHP, opposizione), sono stati in visita alla Camera (cfr. supra).

Il 23 ottobre la delegazione turca ha incontrato la Commissione affari esteri: collaborazione bilaterale, le proteste di Gezi Park, l’adesione della Turchia all’UE, crisi siriana e primavere arabe sono stati i temi al centro dell’incontro.

Da parte turca è stato sottolineato il pieno sostegno delle isituzioni e del popolo turco all’adesione all’UE e l’impegno che la Turchia ha dimostrato nell’adeguarsi agli standards comunitari con le riforme adottate dal Parlamento in questi ultimi anni (ha anche segnalato che il Parlamento turco si appresta ad esaminare il “pacchetto democratizzazione”); è stato tuttavia evidenziato che il problema del terrorismo ha rallentato le riforme in settori come la sicurezza e la libertà di parola. L’on. Tekelioğlu ha anche auspicato ul ruolo maggire dell’Italia nell’UE anche per controbilanciare il peso della Germania (che ostacola l’adesione all’UE di Ankara, così come, in parte, lo fanno anche la Francia e l’Austria). Rispetto alla vicenda delle proteste scoppiate nell’estate del 2013, l’on. Tekelioğlu ha tenuto a sottolineare la durezza della reazione della polizia che anche il governo ha stigmatizzato. L’On. Danışoğlu (deputata dell’oppposizione) ha voluto sottolineare invece le grosse lacune della normativa turca in materia di diritti umani e democratizzazione e richiamato il ruolo, in tal senso, propulsivo dell’UE che per la Turchia rappresenta un “progetto di pace”. Rispetto all’emergenza immigrazione sollevato dall’on. Bergamini (che ha proposto anche una maggiore collaborazione a livello parlamentare tra i paesi della sponda sud del mediterraneo, accolta da parte turca) è stato evidenziata la criticità in cui si trova la Turchia a fronte della crisi siriana.

Il 24 ottobre la delegazione ha incontrato la Commissione Politiche dell’Unione europea. Si è parlato di: agenda europea della Turchia, crisi siriana, Cipro e proteste di Gezi Park. L’on. Tekeliouglu ha in particolare evidenziato la difficoltà di trovare un equilibrio tra garanzia di libertà e sicurezza; rispetto all’apertura dei capitoli negoziali 23 e 24, sui diritti umani e libertà di stampa, ha chiesto il sostegno dell’Italia per loro avvio (l’on. Denisoglu ha sottolineato come i capitoli 23 e 24 siano molto importanti per  la Turchia e che tutto quello che é successo a Gezy Park dimostri quanto sia importante affrontare questi problemi). L’on. Tekeliouglu ha altresì sottolineato come la Turchia sia un paese di transito dell'immigrazione e ha prospettato la possibilità di collaborare per creare un'area più sicura nel mediterraneo; ha quindi rilevato come con la Siria, la Turchia ha un confine di mille km e un milione di profughi siriani si trovano sul territorio turco. Da parte italiana è stata, tuttavia, criticata l’occupazione di Cipro Nord, la gestione della minoranza curda e la violenta repressione della polizia a Gezi Park. L’on. Tekeliouglu ha però in merito osservato che la Turchia è disponibile al ritiro da Cipro in base al piano Annan, che però la Grecia non accetta. Sul problema curdo ha osservato che la questione non può essere risolta con le armi ma con la politica, e che anche i curdi lo hanno capito; ha quindi sottolineato che alcuni sindaci curdi collaboravano con i terroristi, e sono state trovate armi nei palazzi del comune.

 

Sedi multilaterali

Delegazioni Parlamentari

La Turchia invia delegazioni alle Assemblee parlamentari della NATO, del Consiglio d'Europa e dell'OSCE e dell’Unione per il Mediterraneo.

I prossimi appuntamenti in plenaria sono:

·        Assemblea NATO dal 30 maggio al 2 giugno 2014 Sessione Primaverile Vilnius (Lituania).

·        Assemblea CdE dal 23 al 27 giugno 2014, III parte della Sessione Ordinaria 2014, a Strasburgo.

·        Assemblea OSCE dal 28 giugno al 2 luglio 2014, Sessione Autunnale, Baku (Azerbaijan).

 

Si segnala, inoltre, che dal 6 all’8 novembre 2013, ha avuto luogo la visita del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente della Assemblea NATO ad Ankara e Istanbul[7]. Vi hanno preso parte gli onorevoli Federica Mogherini (PD) e Paolo Alli (PdL), e la senatrice Cristina De Pietro (M5S).

Ad Ankara, i parlamentari hanno svolto incontri politici con i Ministri degli Affari esteri e dell’Interno, con il Sottosegretario alla difesa e con il Comandante delle Forze Armate Turche. Al centro dei colloqui la situazione politica interna, la lotta al terrorismo, la situazione in Siria, la sicurezza regionale e le priorità della politica estera turca. Una sessione di lavoro è stata dedicata alle relazioni Turchia-Unione europea di cui la delegazione NATO ha discusso con il Sottosegretario agli Affari europei. Sono stati svolti anche incontri all’Università di Ankara con il Rettore dell’Università Bilkent ed esponenti del mondo accademico, esperti di relazioni internazionali. Ad Istanbul gli incontri son proseguiti con il Rettore dell’Università Galatasaray e i professori del Dipartimento per le relazioni internazionali. I parlamentari hanno quindi tenuto una riunione ove hanno esaminato e discusso del rapporto “La sfida iraniana alla sicurezza mediorientale e globale”, elaborato dalla relatrice Raynell Andreychuk (Canada). Il Gruppo Speciale del Mediterraneo ha quindi proceduto al rinnovo del suo Ufficio di Presidenza: sono stati eletti Presidente, Ali Riza Alaboyun (Turchia); Vice Presidenti, Paolo Alli (Italia) e Diego Lopez Garrido (Spagna); Raynell Andreychuk (Canada) è stata riconfermata alla carica di Relatrice.

Si ricorda anche che in occasione della Sessione ordinaria (quarta parte), dell’Assemblea CdE tenutasi dal 30 settembre al 4 ottobre 2013 a Strasburgo, l’Assemblea è stata approvata la risoluzione 1953The progress of the Assembly’s monitoring procedure June 2012- September 2013” che ha riguardato alcuni paesi del CdE tra cui la Turchia, approvata il 1° ottobre 2013; la risoluzione ribadisce l’apprezzamento per alcuni importanti passi avanti fatti dalla Turchia nell’avvicinare la normativa del paese alla Convenzione Europea sui Diritti umani, ma nuovamente si esprime preoccupazione per la mancata modifica di alcune parti del Codice Penale, per le limitazioni alla libertà di espressione e per l’uso della pratica della carcerazione preventiva..

In precedenza l’Assemblea del CdE il 23 aprile 2013 aveva approvato la risoluzione 1925 “Post-monitoring dialogue with Turkey”. Nella risoluzione si esprime apprezzamento per alcuni importanti passi avanti fatti nella riforma del Codice Penale, così come richiesto dal CdE, per alcune riforme costituzionali già approvate come l’elezione diretta del Capo dello Stato a partire dal 2014, l’apertura democratica nei confronti dei Curdi pur notando tuttavia che la carcerazione di numerosi esponenti curdi per presunte accuse di terrorismo pesa negativamente sull’eventuale soluzione della questione curda. Si nota poi che altre riforme devono essere adottate tra esse la riduzione della soglia di sbarramento oggi al 10%; si apprezza invece l’istituzione del “Comitato di conciliazione” presieduto dallo stesso Presidente del Parlamento pur notando le difficoltà che incontra nel conciliare le diverse posizioni politiche su temi quali la cittadinanza e la decentralizzazione; apprezza inoltre le misure adottate per permettere ai turchi residenti all’estero di votare alle elezioni presidenziali del 2014, alle politiche del 2015 e alle elezioni successive. L’assemblea deplora però il fatto che ancora non sia stato, tra l’altro, risolto il problema della carcerazione preventiva che riguarda numerosi parlamentari, sindaci e rappresentanti locali; chiede inoltre che sia assicurato il diritto all’autodifesa nei principali processi in corso (Ergenekon, Balyos, KCK); nota anche che la Turchia non ha ancora né firmato né ratificato la Convenzione per la protezione delle minoranze nazionali né la Carta europea per  le lingue minoritarie; esprime apprezzamento per la pronta ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne (la Turchia è stato il primo paese a ratificare la convenzione). In conclusione si riserva di valutare nei tempi opportuni le riforme in corso, sottolineando la volontà del CdE, ed in particolare della Commissione di Venezia, di sostenere gli sforzi delle autorità turche.

AP-UpM

La Turchia partecipa a tutte le sedi della cooperazione euromediterranea e quindi alle riunioni dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, di cui l’Italia ha esercitato la presidenza dal marzo 2010 al marzo 2011.

All’ultima Sessione Plenaria dell’AP-UpM, che si è tenuta in Giordania, sul Mar Morto, dall’8 al 9 febbraio 2014 ha preso parte l’onorevole Zeynep Armagan Uslu (capo delegazione), e i deputati Ali Ercoskun, Presidente della Commissione Economica dell’Assemblea, Pakdil Nevzat, Pavey Safak, Sahin Idris e Yalcin Edip Semih.

Si segnala, inoltre, che alla riunione a Roma della Commissione Cultura dell'AP-UpM, il 15 novembre 2013, hanno preso parte gli onorevoli Zeynep Karahan Uslu (capo delegazione), Ali Ercoskun (Presidente della Commissione Economica dell’AP-UpM).

PAM

Il Parlamento turco invia, inoltre, una propria delegazione alla PAM Parliamentary Assembly of the Mediterranean, costituita in ambito UIP. La VII sessione plenaria si è svolta a Malta dall’11 al 13 ottobre 2012. Si segnala che, in tale occasione, il sen. Francesco Amoruso, membro della commissione Esteri del Senato, è stato eletto presidente della PAM. L’ultima sessione plenaria, l’VIII, si è svolta a Marsiglia dal 20 al 22 gennaio 2014 e vi hanno preso parte il sen. Amoruso Presidente dell’Assemblea, i senatori Luigi Compagna e Emma Fattorini, i deputati Antonio Martino e Giorgio Sorial.

 

Attività legislativa

E’ stato approvato dal Senato il 2 aprile 2014 il disegno di legge concernente la “Ratifica dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Turchia sulla previdenza sociale[8], fatto a Roma l'8 maggio 2012”; trasmesso alla Camera: assegnato alla Commissione Affari esteri in sede referente (AC 2270).

E’ stato approvato dal Senato il 2 aprile 2014 il disegno di legge concernente la “Ratifica dell'Accordo di cooperazione tra Italia e Turchia sulla lotta ai reati gravi, in particolare contro il terrorismo e la criminalità organizzata”, fatto a Roma l'8 maggio 2012; trasmesso alla Camera: assegnato alla Commissione Affari esteri in sede referente (AC 2276).

 

ATTI DI INDIRIZZO E CONTROLLO

Mozione 1-00078 presentata dalla sen. Puppato il 20 giugno 2013 (iter in corso) sulle manifestazioni antigovernative di maggio-giugno in Turchia; la mozione impegna, tra l’altro, il Governo ad attivarsi in via diplomatica nei confronti del Governo turco perché ponga termine alla propria azione repressiva e avvii un dialogo; a sollecitare l'assunzione di una posizione comune dell'Unione europea; a chiedere un impegno delle istituzioni europee perché il Governo turco ristabilisca nel proprio Paese il pieno rispetto dei diritti umani e civili.

Sullo stesso tema l’interrogazione a risposta immediata in commissione 5-00250 presentata dall’on. Pini il 4 giugno 2013.

Il governo ha risposto il 5 giugno 2013 evidenziando che la Turchia è un Paese di compiuta democrazia. Esiste inoltre – e non da oggi – un malessere diffuso, da ricondurre in parte al rallentamento economico; all'incertezza sulla questione curda; ad alcune scelte perseguite dal Governo del Primo Ministro Erdogan in campo sociale e istituzionale; e da ultimo alle pesanti ripercussioni della crisi in Siria che hanno determinato un rilevante afflusso di profughi in territorio turco.

I partecipanti alle manifestazioni risultano essere in larga parte giovani e cittadini comuni appartenenti al ceto medio, che esprimevano motivi di insofferenza verso la politica del Governo contro progetti urbanistici non rispettosi dell'ambiente. L'inizio delle manifestazioni ha avuto un carattere sicuramente pacifico. La protesta si è poi subito allargata a quanti si riconoscono nei principi di ispirazione kemalista e di una concezione maggiormente laica dello Stato. L'infiltrazione di alcuni gruppi eversivi ha poi favorito uno sfogo violento. L'intervento della polizia e un uso eccessivo della forza ha determinato il precipitare della situazione. La Farnesina si è naturalmente anche riconosciuta nelle dichiarazioni dell'Alto Rappresentante Ashton, la quale ha espresso preoccupazione per l'uso sproporzionato della forza, invocando una cessazione delle violenze ed il ricorso risolutivo al dialogo.

Come sottolineato dal nostro Ministro degli Esteri, il Governo continua a credere fermamente nella prospettiva europea della Turchia, così come nel ruolo di Ankara quale fattore di stabilità e di sicurezza a livello regionale. Lungi dal rallentare il cammino europeo della Turchia, si tratta viceversa di incoraggiare Ankara a cogliere questa occasione preziosa di esercizio della democrazia ad un più elevato livello, in linea con le indicazioni e i valori di cui l'Unione Europea è portatrice. Confidiamo dunque che la Turchia saprà superare questo momento difficile, mostrando la capacità di diventare una democrazia consolidata. Come ha detto il Presidente della Repubblica Abdullah Gul, l'elemento democratico «non può esaurirsi in libere elezioni solamente». Il Presidente turco ha in effetti espresso comprensione per il messaggio di disagio sociale.

Sullo stesso tema, con particolare riguardo alle reali condizioni di sicurezza, di ordine pubblico, di incolumità e di piena libertà di movimento da assicurare agli studenti italiani che abbiano in programma di svolgere nei prossimi mesi un periodo di permanenza presso un ateneo turco nell'ambito del programma europeo Erasmus, l’interrogazione a risposta scritta 4-02374 del 4 novembre 2013 presentata dall’on. Mogherini (, con cui si chiede anche di dare specifiche indicazioni alle università italiane per il rilascio o il diniego di tutte le autorizzazioni necessarie per svolgere l’Erasmus in Turchia.

Il governo ha risposto il 2 febbraio 2014 evidenziando, tra l’altro, che la situazione in Turchia è complessivamente sicura. Allo stato attuale vanno considerate ancora zone di cautela quelle situate ad est della linea che unisce le città di Sivas, Malatya e Mardin, ovvero le zone di confine con l'Iraq e la Siria. Con riferimento alle specifiche situazioni di sicurezza relative agli studenti italiani che effettueranno un periodo di studio in Turchia, e con riferimento alle manifestazioni che la scorsa estate hanno coinvolto, tra gli altri, il movimento studentesco locale, non si registrano ripercussioni sulla libertà di movimento e sulla sicurezza degli studenti italiani e stranieri. La stessa Commissione europea non si è espressa su una eventuale sospensione della mobilità verso la Turchia. L'indicazione data alle università è stata quella di valutare caso per caso, rispetto al luogo di destinazione. Ad oggi solamente l'università degli studi di Teramo con delibera del senato accademico dell'11 giugno 2013 ha deciso di sospendere per l'anno accademico 2013-2014 la mobilità studentesca verso le università turche. Non si ravvisano elementi ostativi al normale svolgimento dei programmi ERASMUS in Turchia, previsti per l'anno accademico 2013-2014.

L’interrogazione a risposta orale 3-00031 presentato dall’on. Pagano il 6 maggio 2013 sull’aggressione avvenuta ad aprile 2013 alla chiesa Atasehir Yeni Umut Kilisesi di Istanbul, chiede quali iniziative intenda adottare per tutelare la libertà di culto e la sicurezza dei cristiani in Turchia, anche con riferimento al processo di soppressione o trasformazione dei siti di culto cristiani in islamici.

Il governo ha risposto il 5 novembre 2013, evidenziando che (pur condannando l’attacco ai danni della chiesa) negli ultimi dieci anni, la Turchia ha compiuto grandi passi in avanti sul tema della tolleranza delle minoranze religiose e della libertà di culto, così come riconosciuto anche dalla Commissione europea;

il Governo turco ha approvato una legge che consente ai minori appartenenti alle minoranze armena, greca ed ebraica in Turchia di frequentare le proprie scuole, un'altra recente normativa consente il recupero della proprietà privata da parte di istituzioni religiose che in passato invece avevano ricevuto provvedimenti di nazionalizzazione e di confisca.

Per la prima volta, nel 2012 i rappresentanti delle minoranze religiose sono stati invitati in Parlamento a esprimere le proprie opinioni sul processo aperto di riforma costituzionale.

E’ stato evidenziato che il percorso non è lineare e che ci sono ancora criticità come la tendenza a convertire al culto islamico alcuni luoghi di culto in precedenza dedicati ad altre religioni (per quanto riguarda la storica basilica di Hagia Sofia di Istanbul, il Primo Ministro Erdogan ha invece chiarito che il complesso non sarà trasformato in luogo di culto islamico).

Si ribadisce che il processo di avvicinamento della Turchia all'UE è lo strumento più importante per condizionare positivamente e dialogare con le autorità turche e per incoraggiarle ad adeguare la loro normativa agli standard europei. …“Da questo punto di vista abbiamo auspicato, nei recenti incontri del Consiglio affari esteri europeo, che al più presto si possa aprire il negoziato con la Turchia sui capitoli 23 e 24 che sono quelli relativi ai diritti fondamentali e alla giustizia perché è questo il modo che noi abbiamo, non soltanto da italiani, ma da europei, per operare un confronto quotidiano e concreto con le autorità turche su questi temi.”

Risoluzione in Commissione 7-00352 presentato dall’on. Maria Edera Spadoni il 28 aprile 2014 sulla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e identità di genere in Turchia (iter in corso).

Interrogazione a risposta scritta 4-01089 presentato dall’on. Zampa il 1 luglio 2013 sulla posizione italiana rispetto al “genocidio del popolo armeno” (iter in corso).

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00264 presentato dall’on. Pini il 7 agosto 2013 su presunte intimidazioni alla nave oceanografica italiana, Odin Finder, il 25 luglio 2013 da parte di unità della Marina militare turca, mentre procedeva a rilevazioni propedeutiche alla posa di cavi sottomarini in fibra ottica nella zona economica esclusiva pertinente alla Repubblica di Cipro.

Il governo ha risposto il 7 agosto 2013 evidenziando, tra l’altro, che non risulta vi sia stata un'azione di forza o un'intimidazione da parte della Marina militare turca; che queste ricerche si svolgevano in un braccio di mare che la Repubblica di Cipro ritiene rientrare nella sua zona economica esclusiva, e che la Turchia rivendica. L'invito che è stato rivolto dalla Marina turca, a cui la società americana delle ricerche non aveva notificato l'attività di rilevazione, è legato, quindi, probabilmente, alle pretese di Ankara, della Turchia, sull'area marittima in questione. Dopo l'episodio, il 31 luglio, la società armatrice italiana ha chiesto alla Farnesina indicazioni circa l'opportunità di riprendere l'attività di rilevazione e si è raccomandato, da parte italiana, di evitare iniziative che possano alimentare la controversia tra i due Stati. Si è raccomandato quindi all'armatore di evitare la prosecuzione di attività nelle aree contese. Non sono stati, quindi, rilevati atteggiamenti intimidatori o di forza da parte della Marina turca e, quindi, il Ministero degli esteri ritiene che non sussistano i presupposti per un'azione di protesta dell'Italia verso la Turchia a livello bilaterale.

Sulla questione di garantire la sicurezza delle navi italiane coinvolte nelle operazioni di sfruttamento dei giacimenti di gas presenti nella zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro anche l’interrogazione a risposta in commissione 5-00824 presentata dall’on. Scotto il 1 agosto 2013 a cui il governo ha risposto l’11 settembre 2013 negli stessi termini.

Interrogazione a risposta in Commissione 5-00422 presentata dall’on. Pastorino il 24 giugno 2013, sullo stallo circa il processo di adesione della Turchia all’UE a cui il governo ha risposto il 1° ottobre 2013:

nell’intervento del governo si ribadisce che l’importanza di mantenere viva la prospettiva europea per Ankara, come potente leva di impulso per favorire le riforme democratiche all’interno di quel Paese; che l’Italia, da sempre, sostiene il processo d’integrazione europea della Turchia e continuerà a farlo; che l’Italia, insieme ad altri Stati membri like minded (quali Regno Unito, Svezia, Spagna, Ungheria, Finlandia, Polonia, Portogallo ovvero i Paesi del cosiddetto Turkey Focus Group) si è mossa per ribadire in tutti gli ambiti possibili che l’UE non può cedere alla reazione istintiva di irrigidirsi di fronte alle scelte, pur condannabili, del Governo di Ankara nel corso delle manifestazioni di giugno 2013.

Risoluzione in Commissione 7-00066 presentata dall’on. Scotto il 15 luglio 2013 con cui si impegna il Governo ad attivare ogni canale diplomatico a propria disposizione e a svolgere un ruolo politico più attivo nell'ambito degli sforzi volti a conseguire una pace giusta e duratura fra curdi e turchi (iter in corso).

Interrogazione a risposta scritta 4-02960 presentata dall’on. Spadoni il 17 dicembre 2013, sulla mancata firma da parte della Turchia della nuova versione della Carta sociale europea.

Il governo ha risposto il 25 febbraio 2014 evidenziando, tra l’altro, che per quanto riguarda la Turchia, Ankara ha firmato e ratificato la nuova versione della Carta sociale Europea.

Interrogazione a risposta scritta 4-02681 presentato dall’on. Scotto il 26 novembre 2013 sulla carcerazione in Italia dello storico, giornalista e militante per la pace Bahar Kimyongür, di origine turca ma nato in Belgio, dove vive; arrestato a Milano sulla base di un mandato dell'Interpol richiesto dal Governo di Ankara; si chiede se il governo sia a conoscenza dei fatti; quali iniziative siano già state prese, e quali iniziative si intendano assumere per garantire il rispetto dei diritti di Bahar Kimyongür (iter in corso). Sullo stesso tema l’interrogazione a risposta orale 3-00585 presentato dall’on. Zaccagnini il 23 gennaio 2014 (iter in corso).

Interrogazione a risposta scritta 4-02642 presentata dall’on. Pini il 21 novembre 2013 in cui si chiede quali iniziative il Governo intenda assumere per tutelare l'attuale status del monumento di Santa Sofia ad Istanbul contro la possibilità di una sua nuova trasformazione in moschea.

Il governo ha risposto il 17 febbraio 2014 evidenziando, tra l’altro, che il rischio di riconversione evocato è stato alimentato con tutta probabilità dalle dichiarazioni rilasciate, in novembre, dal Vice Primo Ministro Bulent Arinç. Tale dichiarazione non è stata ripresa da nessun altro membro del Governo turco ed è molto probabile che sia da ricondurre ad una logica politica interna, tesa a mettere in difficoltà il Primo Ministro turco. In aggiunta a ciò, si rappresenta che lo stesso Primo Ministro Erdogan ha chiarito che la storica basilica di Hagia Sofia di Istanbul non sarà più trasformata in luogo di culto islamico.

Si segnala anche che il 4 dicembre 2013 è stato accolto l’Ordine del Giorno 9/01670-AR/062 presentato dall’on. Artini in occasione della discussione del disegno di legge (A.C. 1670-A/R) recante proroga delle missioni internazionali  che impegna il Governo ad adoperarsi anche per ottenere dalla Turchia e dalla Regione autonoma curda (KRG) l'apertura dei valichi per consentire il passaggio degli aiuti umanitari nel corso della crisi siriana;

 

 

 

 

XVI LEGISLATURA

 

INCONTRI BILATERALI

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha incontrato il 17 ottobre 2012 il Ministro turco degli Affari europei e capo negoziatore, Egemen Bagis.

Temi del colloquio: rapporti UE e Turchia (maggiore scetticismo dell’opinione pubblica UE e non-UE nei confronti dell’UE in generale e dell’allargamento; Fini ha dichiarato che l’ingresso della Turchia nella UE favorirebbe un miglior dialogo con l’Islam; secondo  Bagis difendere l’Europa in Turchia, così come la Turchia in Europa è sempre più difficile; vi è disparità di trattamento riservata a Cipro prima del suo ingresso nella UE, rispetto all’atteggiamento, ben più severo, che l’Unione Europea mostra oggi nei confronti della Turchia; la forte diffidenza europea appare agli occhi delle autorità turche, secondo quanto dichiarato dal Ministro, condizionata dalla religione musulmana, maggioritaria all’interno della Turchia); questione cipriota (rispetto ad essa le posizioni dei Paesi UE sono molto diverse tra loro); Siria e primavere arabe (Fini ha sottolineato la debolezza della politica estera europea a fronte di quanto sta accadendo in Siria e nel Maghreb).

 

Il Presidente della Camera Fini, ha incontrato il 29 novembre 2011 una delegazione della Commissione Affari Esteri della Grande Assemblea Nazionale Turca (GNAT), guidata dal Presidente della medesima Commissione, Volzan Bozkir.

L’on. Bozkir ha sottolineato come la visita a Roma era la prima visita all’estero della Commissione da lui presieduta, evidenziandone l’elemento simbolico. In merito agli sviluppi della primavera araba, ha fatto presente la preoccupazione della Turchia e richiamato il ruolo dell’Italia nella regione. Il Presidente Fini ha, a questo riguardo, lamentato la latitanza dell’UE e la necessità invece di promuovere una forte alleanza politica con la Turchia come fu fatto con la NATO. Circa le prospettive di adesione all’UE, rispetto alla quale il Presidente Fini ha confermato l’appoggio italiano, Bozkir ha ribadito che, per Ankara, l’Occidente è l’unica opzione, ma che tuttavia, la classe politica ha difficoltà a contrastare la disillusione dei cittadini turchi nei confronti dell’UE. “L’Europa ha un’immagine vecchia della Turchia ed anche di se stessa” ha affermato. I due interlocutori si sono poi soffermati sulla drammatica situazione in Siria, dove si è constatato, manca un’opposizione politica e mancano personalità politiche conosciute a livello internazionale. Bozkir ha, quindi, ricordato che anche l’Iran ha capito la pericolosità della situazione e ha assunto un atteggiamento adeguato. Il Presidente Fini ha pou sollevato il problema dei visti e dichiarato la volontà italiana a risolvere la questione.

Il 25 ottobre 2011 il Presidente della Camera Fini ha incontrato Mevlüt Çavuşoğlu, allora Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, in occasione della partecipazione al convegno “Le donne agenti di cambiamento nel Sud del Mediterraneo”, che si è svolta  il 24 - 25 ottobre 2011, presso Palazzo Montecitorio.

Il 22 giugno 2011 il Presidente della Camera Fini ha ricevuto l’Ambasciatore di Turchia Hakki Akil. Temi del colloquio: situazione politica turca all’indomani del risultato elettorale (che ha visto vincere il partito di Erdogan ma non con una maggioranza tale da permettergli di modificare da solo la Costituzione); adesione turca all’UE, sostegno turco alla candidatura di Zannier a Segretario Generale dell’OSCE (Zannier è stato poi eletto il 30 giugno 2011); cooperazione tra i due Parlamenti.  

Il 3 marzo 2010 il Presidente della Camera Fini ha incontrato l’allora Presidente della Grande Assemblea Nazionale Turca, Mehmet Ali Şahin. Il processo di adesione all’UE, la situazione politica interna, la questione cipriota (Şahin si è detto convinto che si possa arrivare ad una soluzione nell’ambito dei negoziati ONU; ha però lamentato la mancanza di un approccio costruttivo da parte greco-cipriota), sono stati tra i temi al centro del colloquio. L’incontro è stato poi allargato alla Presidente della Commissione Cultura, on. Valentina Aprea nonché Alto Rappresentante per la parte italiana dei lavori del seminario parlamentare previsto dal Protocollo di collaborazione, e all’on. Marcello De Angelis, Presidente della sezione bilaterale di amicizia UIP Italia-Turchia. 

Il 31 ottobre 2008 il Presidente della Camera Fini ha compiuto una visita ufficiale in Turchia nel corso della quale ha incontrato il Presidente della Repubblica, Abdullah Gül, l’allora Presidente della Grande Assemblea nazionale, Köksal Toptan, ed il Primo Ministro, Recep Tayyip Erdoğan. La visita del Presidente Fini ha avuto luogo in concomitanza con il IV Seminario parlamentare italo-turco, svoltosi in attuazione del Protocollo di collaborazione bilaterale tra la Camera dei deputati e la Grande Assemblea nazionale turca, stipulato nel gennaio 2005.

Il Presidente Fini ha altresì svolto un intervento nel corso della cerimonia di chiusura del progetto di “Twinning”, promosso e finanziato dalla Commissione europea, volto a potenziare le strutture e le procedure della Grande Assemblea nazionale turca in vista dell'adeguamento al sistema dei principi e delle norme comunitarie (sul seminario si veda anche infra “cooperazione amministrativa”).

Temi del colloquio con il Presidente del Parlamento Toptan: crescita economica (con particolare riguardo al capitolo energetico) e crisi finanziaria; dialogo culturale e interreligioso e il rapporto tra Turchia e l’Unione europea. Si segnala, inoltre, che i due Presidenti hanno incontrato insieme i delegati turchi e italiani riuniti ad Ankara in occasione del IV seminario parlamentare italo-turco: i rapporti con l’Unione europea e il ruolo dei Parlamenti nel processo di adesione, il ruolo della Turchia nelle principali organizzazioni internazionali e la questione energetica sono stati  temi al centro dei colloqui.

Temi dell’incontro con il Presidente della Repubblica Gül: collaborazione  economica e quella culturale (Università italo-turca); rapporti con l’Unione europea (da parte turca si sollecita un’azione più rapida e più equilibrata dell’UE su cui non pesino i pregiudizi) e sul ruolo della Turchia nello scacchiere medio-orientale e nel Caucaso ai fini della pace e della stabilità di queste regioni; questione cipriota (massima disponibilità di Ankara ad una soluzione nell’ambito dei parametri delle Nazioni Unite - le forze armate turche già in passato era disponibili ad un ritiro dall’isola). Gul ha infine ricordato la recente visita a Yerevan e la proposta avanzata, in passato, da parte turca di istituire una commissione mista di storici per esaminare nel dettaglio la questione del genocidio armeno che  non venne accolta da Yerevan.

Con il Primo Ministro Erdoğan è stata ricordata, tra l’altro, la cooperazione nel settore della difesa (l’aggiudicazione ad Agusta del programma ATAK II, che riguarda la fornitura di 51 elicotteri d’attacco), e la cooperazione energetica (accordo relativo al trasporto di gas naturale tra Turchia, Azerbajian, Grecia e Italia). Il Premier ha quindi richiamato l’attenzione sul ruolo del PKK negli attentati terroristici nel suo paese e condannato le dichiarazioni di sostegno, fatte da parlamentari di paesi amici, a tale gruppo “terrorista”.

Il 29 settembre 2008 il Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, ha incontrato l'allora Ambasciatore della Repubblica di Turchia, Sitki Ugur Ziyal.

 

INCONTRI DELLE COMMISSIONI

Dal 26 al 28 giugno 2012 una delegazione della Commissione esteri della Camera guidata dal Presidente della Commissione, on. Stefano Stefani, e composta dagli onorevoli La Malfa e Galli, ha effettuato una missione in Turchia. Nel corso della missione la delegazione ha incontrato il Presidente del Parlamento Cicek, le Commissioni affari esteri e affari europei, il Vice Ministro degli esteri Naci Koru e il Vice Sottosegretario agli affari europei Burak Erdenir. Al centro dei colloqui svolti la crisi siriana, il ruolo della Turchia nel contesto geopolitico regionale, con particolare riguardo ai rapporti con l'Iran, e le relazioni con l'Unione europea.

Temi dell’incontro con il Vice Sottosegretario agli Affari Europei, Burak Erdenir: negoziato di adesione UE (la pratica del doppio standard da parte di Bruxelles nei confronti della Turchia, soprattutto in riferimento alla querelle su Cipro, come pure l’evolvere del negoziato sui singoli capitoli hanno determinato una disaffezione da parte dei cittadini); ruolo dell’Italia e della Turchia nel Mediterraneo.

Temi dell’incontro con la Commissione affari europei:  ingresso della Turchia nell’UE e richiesta alla parte italiana di praticare delle aperture sul versante dei visti, per dare sostegno alla politica governativa pro Europa; rafforzamento della cooperazione parlamentare tra Italia e Turchia.

Temi dell’incontro con il Presidente del Parlamento turco, on. Cemil Çiçek: negoziato di adesione all’UE e richiesta all’Italia, in quanto paese amico, a promuovere la rimozione degli ostacoli che si frappongono alla ripresa del percorso[9]. La Turchia, secondo Çiçek, è anche l’unico Paese islamico davvero democratico e la sua adesione all’UE rafforzerebbe quest’ultima, diversamente destinata a rinchiudersi in se stessa, come le vicende del Maghreb stanno dimostrando; importanza delle relazioni interparlamentari; diritti civili in Turchia, situazione in Siria (Cicek ha dato risalto allo sforzo turco per prevenire la crisi attuale ma ha giudicato la politica del regime di Assad di stampo terroristico, con riferimento all’abbattimento di un aereo militare turco da parte siriana, avvenuto il 22 giugno); relazioni commerciali italo-turche (richiamata l’importante commessa vinta dall’italiana Astaldi S.p.A. per la realizzazione del terzo ponte sul Bosforo).

Temi dell’incontro con la Commissione esteri turca: crisi siriana (ribadita la linea che considera il regime siriano una minaccia alla sicurezza nazionale e sottolineata la necessità di rassicurare Mosca sul futuro dei suoi interessi nel paese ovvero sbocco sul Mediterraneo, commesse militari e contratti; appoggio alla componente armata); ruolo dell’Iran (contrarietà da parte turca ad un eventuale attacco israeliano ai siti nucleari iraniani ed evidenziato il merito di Ankara di aver favorito la ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano); rapporti con Israele (la parte turca ha ribadito la ferma richiesta di scuse formali e compensazioni rispetto alla vicenda della Mavi Marmara). Rispetto all’UE, da parte turca è stata manifestata la determinazione a proseguire il cammino intrapreso nel 2005.

Dal 16 al 18 maggio 2012 una delegazione del Comitato Schengen ha effettuato una missione in Turchia. La delegazione era guidata dall’on. Margherita Boniver, Presidente, e composta dall’on. Ivano Strizzolo e dai senn. Livi Bacci (Pd) e De Feo (Pdl).

Il 30 novembre 2011 una delegazione parlamentare turca della Commissione Affari Esteri guidata dal Presidente della medesima Commissione, Volzan Bozkir, ha avuto un incontro con la Commissione Affari Esteri della Camera.

Il ruolo della Turchia nella regione (volontà turca di colmare il vuoto di leadership verificatosi in Medio Oriente), la questione della Siria (perplessità in merito all’adozione di sanzioni che danneggerebbero solo la popolazione), i rapporti con Israele, il ruolo dell’Iran (l’on. Bozkir ha confermato che la Turchia è favorevole al nucleare iraniano per usi pacifici ma si oppone ad un uso militare) e l’adesione all’UE.

Il 30 novembre 2011, la delegazione parlamentare turca guidata dal Presidente Bozkir ha anche incontrato l’allora Presidente della Commissione Cultura, Valentina Aprea, nonché Alto Rappresentante per la parte italiana dei lavori del seminario parlamentare previsto dal Protocollo di collaborazione (vedi infra), insieme all’on. Aurelio Misiti, componente della parte italiana del gruppo di cooperazione. Nel corso dell’incontro, la parte turca ha fatto un’ampia panoramica del sistema scolastico turco, evidenziando in particolare il ruolo delle istituzioni universitarie, forte di 22 milioni di studenti e 160 sedi. L’on. Bozkir ha quindi invitato l’on. Aprea a contraccambiare la visita.

Il 22 novembre 2011, l’allora Presidente Valentina Aprea, ha incontrato il Consigliere d’Ambasciata della Repubblica di Turchia, Cecil Erdogan.

Nello stesso giorno ha avuto luogo, presso il Comitato diritti umani, costituito nell’ambito della Commissione Affari Esteri, un incontro informale con Ertugrul Kurkcu, deputato del partito BDP Partito della Pace e della Democrazia (fondato nel 2008, erede di altri partiti filo curdi) alla Grande Assemblea Nazionale turca.

Il 7 novembre 2011 ha avuto luogo un incontro tra il Presidente della Commissione Affari Esteri, onorevole Stefano Stefani, e l’ambasciatore della Turchia in Italia Hakki Hakil. I rapporti bilaterali, la crisi politica in Italia e la crisi in Medioriente, la crisi economica, sono stati i temi al centro del colloquio. In particolare, l’Ambasciatore ha ricordato gli ottimi rapporti bilaterali e ha auspicato un incremento dei rapporti commerciali anche attraverso joint-venture tra piccole e medie imprese (la Turchia, ha sottolineato, è in espansione verso i mercati dell'Asia centrale e dell'Africa, dove ha recentemente aperto 20 nuove ambasciate). Rispetto ai rapporti con Israele, l’Ambasciatore ha sottolineato che la Turchia ha sempre supportato gli ebrei (dal tempo delle persecuzioni in Spagna, fino ad arrivare allo sterminio durante la seconda guerra mondiale) ed è stata tra le prime nazioni a riconoscere lo Stato di Israele e a patrocinare i negoziati di pace con la Siria.

Dal 4 al 6 dicembre 2008 si è svolta la visita congiunta delle Commissioni esteri di Camera e Senato in Turchia. La delegazione era composta dal Presidente della Commissione esteri del Senato, Lamberto Dini, dai senatori Sergio Divina (LNP) e Claudio Micheloni (PD) e dai deputati Giorgio La Malfa, Manuela Repetti (PdL) e Francesco Tempestini (PD). Nel corso della missione la delegazione ha incontrato il Presidente della Repubblica, Abdullah Gul, il primo ministro, Recep Tayyip Erdogan, la Vice Presidente del Parlamento, Sukran Guldal Mumcu, esponente del partito di opposizione CHP, alcuni rappresentanti della Commissione esteri turca, presieduta dall'onorevole Murat Mercan, l’allora Vice primo ministro Cemil Çiçek (ora Presidente della GNAT), il Vice presidente della Commissione Affari Europei del Parlamento turco, Lutfi Elvan, il Presidente della Commissione per i Diritti Umani, Mehmet Zafer Uskul, il leader del partito di opposizione kemalista, Deniz Baykal.

Nel corso della missione sono state affrontate le maggiori questioni a partire dal tema del negoziato di adesione della Turchia all'Unione europea, della connessa questione di Cipro, dell'energia e del ruolo della Turchia nell'attuale scenario internazionale.

Il 4 novembre 2008, il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Stefano Stefani, ha ricevuto l’allora Ambasciatore d’Italia in Turchia, Carlo Marsili, in vista della futura missione di una delegazione della Commissione esteri in quel Paese.

Il 4 giugno 2008, il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Stefano Stefani, ha ricevuto la visita dell’allora Ambasciatore di Turchia, Ugur Ziyal.

 

PROTOCOLLO DI COOPERAZIONE

Sulla base del Protocollo di collaborazione bilaterale, nella XVI Legislatura, era stato nominato Alto Rappresentante per la parte italiana, l’On. Valentina Aprea, Presidente della Commissione Cultura, che già ricopriva tale incarico nella XV legislatura. A seguito delle dimissioni della Presidente Aprea da deputato, il nuovo Alto Rappresentante per la parte italiana era l’on. Sergio D’Antoni. Per la parte turca, nel gennaio 2008 era stata designata quale Alto Rappresentante la deputata Nursuna Memecan[10]. A seguito delle elezioni del 12 giugno 2011, al suo posto l’incarico è stato affidato Zeynep Karahan Uslu, che è stata anche nominata Capo della delegazione turca presso l’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo. Gli altri componenti sono: Ali Şahin, Osman Askin Bak, Ayse Gulsun Bilgehan e Mehmet Gunal.

Si ricorda che facevano parte della delegazione della Camera incaricata di seguire i seminari e le iniziative di cooperazione parlamentare previste dal Protocollo, i deputati: Salvatore CICU (PdL), Alessandro MARAN (PD), Aurelio MISITI (Misto - Grande Sud-Ppa) e Raffaele VOLPI (LNP)[11].

La Camera dei deputati ha ospitato il V Seminario a Roma, l’11 e 12 ottobre 2010, che si è articolato in tre sessioni tematiche dedicate a: “La sicurezza energetica nell’area mediterranea”, “La promozione delle piccole e medie imprese attraverso la creazione di una Banca euro mediterranea” e “Promozione della cultura di genere e delle pari opportunità”. La delegazione turca che aveva partecipato ai lavori era composta, oltre che dall’on. MEMECAN, dagli onn. Bihlun TAMAYLIGIL, Zeki KARABAYIR, Vahit ERDEM, Osman ÇAKIR.

Il precedente seminario si era svolto in Turchia dal 30 ottobre al 1 novembre 2008.

Dalla firma del protocollo di collaborazione, si sono tenuti cinque Seminari, due nella XIV, uno nella XV Legislatura e due nella XVI Legislatura.

Si segnala che, a dicembre 2011, la parte turca aveva proposto di svolgere ad Istanbul il VI Seminario parlamentare Italo – turco, nel mese di maggio 2012. Tuttavia, a causa delle dimissioni dell’on. Aprea e di impegni di Aula, la riunione è stata rimandata a data da definirsi.

 

COOPERAZIONE MULTILATERALE

In tale ambito si segnala, in particolare, che: 

Consiglio d’Europa: l’onorevole Mevlüt Çavusoglu, componente della delegazione turca, è stato Presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa dal gennaio 2010 al gennaio 2012 (riconfermato a gennaio 2011). Çavusoglu è stato il primo turco a ricoprire tale carica dall’adesione della Turchia al CdE nel 1949.

OSCE: dal 19 al 22 novembre 2012 Riccardo Migliori, Presidente dell'Assemblea parlamentare OSCE, e Matteo Mecacci, Presidente della Commissione democrazia, diritti umani e questioni umanitarie dell'OSCE, hanno effettuato una missione in Turchia dove hanno visitato anche  i campi profughi di Akçalale e Sanliurfa.

MONITORAGGIO ELETTORALE

Una delegazione di parlamentari italiani appartenenti alla delegazione OSCE e del CdE ha effettuato una missione di monitoraggio elettorale in Turchia dal 9 al 13 giugno 2011 in occasione delle elezioni politiche del 12 giugno 2011.

Della delegazione facevano parte Riccardo Migliori, Presidente della delegazione italiana, il Sen. Nino Randazzo, l’On. Emerenzio Barbieri, l’On. Matteo Mecacci, l’On. Claudio D’Amico, l’On. Guglielmo Picchi quali componenti dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, e l’onorevole Andrea Rigoni e i senatori Giuseppe Saro, Giacomo Santini e Pietro Marcenaro quali componenti dell’Assemblea Parlamentare del CdE.

 

UNIONE INTERPARLAMENTARE (UIP)

La sezione di amicizia Italia-Turchia era stata affidata all’on. Marcello De Angelis (PdL).

 

Cooperazione Amministrativa

Si segnala che nella scorsa legislatura una delegazione composta da funzionari e 4 deputati turchi componenti del Comitato di Conciliazione sul Regolamento è stata in visita alla Camera dal 3 al 5 dicembre 2008 al fine di acquisire elementi sulla Giunta del regolamento, sulla organizzazione delle sedute di Aula e sul lavoro delle Commissioni di merito.  

Dal 23 al 25 luglio 2008, la Camera ha ospitato una delegazione di funzionari della Grande Assemblea Nazionale Turca, in attuazione del programma Twinning per la Turchia, finanziato dalla Commissione europea, di cui la Camera dei deputati è stata titolare con l’Assemblea nazionale ungherese.

Infatti, la Camera dei deputati italiana – unitamente all’Assemblea Nazionale ungherese si è aggiudicata, nel 2007, il progetto comunitario TWINNING (gemellaggio) in favore della Grande Assemblea nazionale. Si trattava di un programma di circa 12 mesi di affiancamento, corsi, seminari e visite rivolto a parlamentari e funzionari della Grande Assemblea Nazionale turca (GNAT). Lo scopo del progetto TWINNING per la Turchia è stato quello di rafforzare la struttura della GNAT responsabile per i rapporti con l’UE e di prestare ausilio agli sforzi del legislatore turco per addivenire a un ordinamento compatibile con i principi comunitari. Nell’ambito del gemellaggio, un documentarista della Camera ha prestato servizio presso gli uffici europei della GNAT per 12 mesi. Il progetto di gemellaggio ha preso avvio nel mese di novembre 2007 e si è concluso il 31 ottobre 2008 con una cerimonia di chiusura presso il Parlamento turco nel corso della quale è intervenuto il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

 

ATTIVITA’ PARLAMENTARE

Atti di Indirizzo e Controllo presentati nella XVI Legislatura

Adesione UE

Sono stati approvati vari atti di indirizzo e controllo a sostegno dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea, chiedendo, tra l’altro, che ciò avvenisse alle stesse condizioni poste ad altri Paesi candidati all'adesione, ribadendo la centralità della Turchia, la cui prospettiva europea rappresenta un potente fattore di equilibrio geopolitico e di stabilità nell'area del Mediterraneo e del Medio oriente.

Sull'obbligo del visto per i cittadini turchi e sull’opportunità che l'Italia si faccia promotrice presso la Commissione europea di un'istanza di cancellazione dell'obbligo del visto di ingresso per i cittadini turchi nell'UE (interrogazione a risposta scritta 4-06442)

Il governo ha risposto il 25 gennaio 2012 evidenziando che da parte italiana si è da tempo assunta in sede comunitaria una posizione di deciso favore alla prospettiva dell'abolizione dell'obbligo di visto a favore dei cittadini turchi, così come avvenuto nei Balcani occidentali; che la Commissione ha invitato gli Stati membri ad adottare un atteggiamento flessibile nei confronti dei cittadini turchi richiedenti visto (ricorrendo alle facilitazioni previste). Da parte italiana ci si propone di continuare l'azione di sensibilizzazione al riguardo nei confronti dei partner comunitari più scettici, sollecitando nel contempo la parte turca ad un approccio costruttivo sulla firma dell'accordo di riammissione con la UE, che Ankara continua a condizionare a concreti segnali di apertura in materia di visti.

Questione cipriota

L’Interrogazione a risposta scritta 4-08058 del luglio 2010, in cui si chiede quale sia la posizione del Governo italiano in merito all'accordo commerciale diretto tra l'Unione europea e Cipro nord.

Il Governo ha risposto il 18 ottobre 2010 evidenziando che l’Italia si è costantemente adoperata a favore di una riapertura della discussione in ambito europeo sulla proposta di Regolamento sul commercio diretto con Cipro nord, bloccata in Consiglio dal 2004 a causa del veto cipriota; che l'approvazione di tale regolamento è importante anche al fine di favorire il processo di adesione della Turchia, obiettivo prioritario di politica estera dell'Italia; che l'Italia è impegnata in un'intensa attività di sensibilizzazione a favore di un’approvazione del regolamento. Sullo stesso tema anche l’Interrogazione a risposta scritta 4-03454 presentata dal sen. Marco Perduca il 14 luglio 2010, cui il governo ha risposto il 23 settembre 2010.

L’interrogazione a risposta scritta 4-02259 sulla decisione della parte greca dell'isola di rinforzare le sue forze armate.

Ad essa il governo ha risposto il 27 marzo 2009 evidenziando che la Turchia mantiene circa 30.000 militari a Cipro Nord. Nicosia, a sua volta, ha sviluppato negli anni una politica militare che, seppur ragguardevole rispetto alle ridotte dimensioni del Paese, non è tuttavia certamente in grado di costituire una minaccia per Ankara.

Rapporti con l’Armenia

Sulla questione del cd “genocidio armeno” si segnala, in particolare, l’Interrogazione a risposta scritta 4-12497 del 2011 che invita il Governo italiano a riconoscere con il termine di «genocidio» la violenza subita dal popolo armeno tra il 1915 e il 1917 da parte della Turchia.

Il governo ha risposto il 6 settembre 2011 evidenziando che si ritiene che la strada maestra per affrontare una questione tanto controversa quale quella del cosiddetto «genocidio armeno» risieda nel dialogo tra le parti e nell'approfondimento, senza pregiudizi e precondizioni, della ricerca storiografica (come previsto dagli stessi protocolli volti alla normalizzazione dei rapporti tra la Repubblica di Turchia e la Repubblica Armena, sottoscritti a Zurigo il 10 ottobre 2009). Il Governo italiano, che ha quindi valutato con molto favore la firma dei protocolli di Zurigo, continua ad incoraggiare entrambe le parti a procedere quanto prima alla loro ratifica affinché vengano avviate relazioni diplomatiche tra Turchia e Armenia.

Minoranza curda

Sono stati presentati numerosi atti di controllo che chiedevano di conoscere la posizione del governo italiano in merito a la messa al bando del DTP (Partito della società democratica) decisa dalla Corte costituzionale turca l'11 dicembre 2009 e sull'atteggiamento repressivo del governo turco nei confronti dei movimenti politici filo-curdi.

Nelle risposte del governo si evidenziava, tra l’altro, che l'Italia ha costantemente esortato il Governo turco a portare avanti le riforme al fine di raggiungere quanto prima gli standard europei e internazionali in materia di diritti umani; sia in ambito bilaterale che nel contesto comunitario, l'Italia continua a prestare la massima attenzione alla questione curda e, nel ribadire la ferma condanna per ogni forma di violenza e di terrorismo, incoraggia il Governo turco a perseguire la linea del dialogo politico e della promozione economica e socio-culturale dell'area sud-orientale del Paese, ove maggiore è la presenza di popolazione di tale etnia.

 

 

Libertà religiosa

Sono stati presentati numerosi atti di controllo (a cui il governo ha risposto) sul rispetto dei  diritti umani fondamentali di libertà religiosa e di movimento nelle aree occupate della Repubblica di Cipro e sul mancato riconoscimento della personalità giuridica delle comunità cristiane in Turchia e le conseguenti restrizioni al diritto di proprietà.

 

 

 


Profili biografici

 


THE GRAND NATIONAL ASSEMBLY OF TURKEY HUMAN RIGHTS INQUIRY COMMITTEE

 

Ayhan Sefer ÜSTÜN
Chair of the Human Rights Inquiry Committee
Justice and Development Party/Deputy of Sakarya

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

He was born in Adapazarı in 21th August 1970. He was graduated from Law Faculty of the University of Istanbul. He worked as Lawyer and also was founder member and general secretary of some NGOs (Mazlumder, MÜSİAD, İlim Yayma Cemiyeti). He was elected as Council Member of Sakarya Metropolitan Municipality.

He was Deputy of Sakarya during the 22th and 23th term of the Grand National Assembly. In the last General Election (2011), he has been elected as Deputy of Sakarya and now is the Chair of the Human Rights Inquiry Committee. He is married with three children.


 

Ayşe TÜRKMENOĞLU/
Justice and Development Party- Deputy of Konya

 

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Ayşe Türkmenoğlu was born in Konya on March 20, 1965. Her father’s name is Sırrı and mother’s name is Hadiye. Mrs. Türkmenoğlu is a lawyer by profession. She was graduated from the Faculty of Law of İstanbul University. Mrs. Türkmenoğlu worked as a self-employed lawyer. She has served at different civil society organizations. She was elected as Deputy for Konya for the 23rd legislative term. Mrs. Türkmenoğlu is married and a mother of one child.

 

 


 

Mahmut TANAL
Republican People’s Party - Deputy of Istanbul

 

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Mahmut Tanal was born in Bahcecik Village of Hilvan, Sanliurfa on 1 January 1961. He graduated from Law School in Istanbul University. He worked as a self-employed lawyer for 25 years. He received certificates from the Programs of the Political School in Bahcesehir and Okan Universities. In the University of Bahcesehir, he received education on Communication Control and Technical Studies in Law of Criminal Court. He also participated in Progressive Education Programs of Turkish Lawyers which was organized by Union of Bars of Turkey and Council of Europe.

He is the member of Atatürkist Ideology Association, the Association for Supporting Contemporary Life, Turkish Criminal Lawyers’ Association and Consumer Protection Association. Mr. Tanal who has been a member of Republican People’s Party, CHP since 1993, also became a member of CHP Istanbul Province Discipline Committee and councillorship of the party.

In the 24th term of the TBMM, he has been elected as the CHP member of parliament from the Province of Istanbul.  He is the member of The Grand National Assembly of Turkey Human Rights Inquiry Committee. Mr. Tanal knows German at intermediate level. He is married and has two children.


 

Reşat DOĞRU/
Nationalist Movement Party- Deputy of Tokat

 

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Reşat Doğru was born in Erbaa in 20 July 1955. His father ‘s name is İbrahim and his mother’s name is Ayşe. He is a medical doctor. He was graduated from İstanbul Cerrahpaşa Medicine University. He specialized as anoesthetist in Kayseri Medicine University and as a general surgeon specialist in Tokat State Hospital. He worked as a general surgeon specialist and as a medical super intendent in Yozgat State Hospital. He was appointed to the Tokat State Hospital as a general surgeon specialist.

He was 21.period deputy and government minister in the 57 th Government. He became a member of Parliamentary Assembly of the Black Sea Economic Cooperation (KEİPA) Turkish Group. Doğru who knows intermediate level English, is married and has 2 children.


 

Gökhan PİRİ- Legislative Expert/
GNAT Human Rights Inquiry Committee

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

He was born in Bursa in 1984. He graduated from the Selçuk University, Faculity of Law in 2007. He continues his graduate studies in Ankara University, Faculty of Law in the field of General Public Law.

Between 2009 and 2011 he worked as Assistant Expert in the Prime Minister’s Office. Since 2011, he serves as Assistant Legislative Expert in the Turkish Grand National Assembly, the Committee on Human Rights Inquiry. He is married.


Documentazione

 


 

 

 

 



[1]     L’Assemblea rimane in carica 4 anni ma il mandato della Presidenza del Parlamento dura 2 anni. Dall’agosto 2007 all’agosto 2009 la carica è stata ricoperta da Köksal Toptan e dal 2009 al 2011 da Mehemet Sahin.

[2]     Nella XV legislatura era stata nominata Alto rappresentante l’On. Valentina Aprea, il cui incarico era stato confermato nella XVI legislatura dal Presidente Fini. A seguito delle dimissioni dell’on. Aprea, alla carica era stato designato l’on. Sergio D’Antoni.

[3]     Il programma prevede lo scambio di visite di delegazioni parlamentari dell’UE in Turchia: La GNAT ha ricevuto 14 delegazioni dei Parlamenti nazionali e altrettanti ne hanno visitati, al fine di incrementare gli scambi culturali e la conoscenza reciproca.

[4]     La Convenzione è stata ratificata sia dall’Italia che dalla Turchia.

[5]     Si segnala che il 16 dicembre 2013 è stato firmato ad Ankara l’Accordo di Riammissione con l'UE e contestualmente è stato avviato il dialogo per la liberalizzazione dei visti “Schengen”. L'accordo definisce le procedure di riammissione degli immigrati irregolari e fornisce ad Ankara un sostegno finanziario e tecnico per rafforzare la polizia di frontiera. La firma dell’accordo dovrebbe permettere, entro il 2017, la cancellazione dell'obbligo di visto imposto da Bruxelles sui cittadini turchi. Il governo turco aveva già parafato quest'accordo nel 2012, ma aveva sospeso la firma finale perché chiedeva una maggiore apertura alla possibilità per i cittadini turchi di libera circolazione nel territorio dei paesi Ue. Il 22 gennaio 2014 la Commissione per le Libertà civili del Parlamento europeo ha approvato il testo che a sua volta dovrà essere approvato anche dalla plenaria di Strasburgo a febbraio, per poi essere ratificato dall'Ue e dalla Turchia.

[6]     Della delegazione facevano parte gli onorevoli Hasan Ali Çelik (AKP), Muhammet Bilal Macit(AKP), Nursuna Memecan (AKP), Faik Tunay, (CHP), Levent Gök (CHP), Faruk Bal (MHP), Sümer Oral (MHP), Erol Dora (BDP).  

[7]     Ha avuto luogo dal 23 al 27 settembre 2013 la visita in Turchia della Sottocommissione cooperazione transatlantica in materia di difesa e sicurezza dell’Assemblea Parlamentare della NATO; alla missione hanno preso parte l’on. Mogherini, Presidente della delegazione parlamentare italiana NATO, e l’on. Alli.

[8]     Un analogo ddl era stato presentato al Senato dal governo a gennaio 2013; l’iter non è mai stato attivato a seguito della conclusione della legislatura.

[9]     Sui temi europei sono stati operati da entrambi gli interlocutori riferimenti alla lettera, pubblicata dal Daily News il 28 giugno 2012, siglata da sedici ministri europei e relativa ad una ripresa del negoziato tra Turchia ed Unione europea.

[10]   Si segnala che sono sempre state scelte due donne parlamentari (per l’Italia, l’On. Monica Baldi nella XIV legislatura e l’on. Valentina Aprea per la XV;  per la Turchia l’On. Zeynep Uslu).

[11]   Nella XV legislatura la delegazione era formata dai deputati Marco Airaghi (AN), Marco Beltrandi (Rosa nel Pugno), Salvatore Cicu (FI), Elettra Deiana (Rif. Com.), Francesco Monaco (Ulivo), Michele Pisacane (Popolari-Udeur), Alba Sasso (Ulivo), Michele Giuseppe Vietti (UDC).