Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Altri Autori: Servizio Bilancio dello Stato
Titolo: Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2015 - Doc. LVII, n. 3-bis
Riferimenti:
DOC LVII, N. 3-BIS     
Serie: Documentazione di finanza pubblica    Numero: 10
Data: 28/09/2015
Descrittori:
DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO FINANZIARIA     
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione

DOCUMENTAZIONE DI FINANZA PUBBLICA N. 10

 

 

 

SENATO DELLA REPUBBLICA:

 

Servizio Studi

Tel. 06 6706 2451 – Studi1@senato.it

 

Servizio del Bilancio

Tel. 06 6706 5790 – SBilancioCU@senato.it  @SR_Bilancio

 

 

 

 

CAMERA DEI DEPUTATI:

 

Servizio Studi – Dipartimento Bilancio

Tel. 06 6760 2233 – st_bilancio@camera.it –  @CD_bilancio

 

Servizio Bilancio dello Stato

Tel. 06 6760 2174 / 9455 – bs_segreteria@camera.it

 

 

 

 

 

 

La documentazione dei servizi e degli uffici del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati è destinata alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. Si declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge. I contenuti originali possono essere riprodotti, nel rispetto della legge, a condizione che sia citata la fonte.

 

 

 

In copertina: Piazza San Macuto in una stampa d’epoca

 


INDICE

PREMESSA.. 1

1. Il quadro macroeconomico.. 5

1.1. La congiuntura internazionale. 5

1.2. Lo scenario macroeconomico nazionale. 10

1.2.1. Lo scenario tendenziale. 11

1.2.2. Lo scenario programmatico. 21

1.2.3. Il mercato del lavoro. 22

1.2.4. I confronti con i principali paesi europei 26

2. L'indebitamento netto e il debito pubblico.. 29

2.1. Le previsioni a legislazione vigente. 29

2.1.1. I saldi della P.A. 29

2.1.2. Le entrate. 41

2.1.3. Le spese. 47

2.2. Il percorso programmatico di finanza pubblica. 50

2.2.1. L'aggiornamento del piano di rientro verso l'OMT.. 51

2.2.2. La correzione del saldo strutturale, la regola della spesa e la spending review   55

2.2.3. I margini di flessibilità del Patto di stabilità e crescita. La clausola delle riforme strutturali e la clausola degli investimenti 57

2.2.4. Gli indicatori di finanza pubblica. 62

2.3. L’evoluzione del debito. 67

2.4. La regola del debito e gli altri fattori rilevanti 70

2.5. La spesa per interessi 73

3. La Strategia nazionale e le raccomandazioni del Consiglio europeo   76

3.1. Gli aggiustamenti di bilancio e la fiscalità. 77

3.1.1. Gli aggiustamenti di bilancio. 77

3.1.2. La fiscalità. 78

3.2. Il piano strategico della logistica e l'Agenzia per la coesione territoriale  82

3.2.1. Il piano strategico nazionale della portualità e della logistica. 82

3.2.2. Il piano nazionale degli aeroporti 85

3.2.3. L'Agenzia per la coesione territoriale. 86

3.2.4. Il monitoraggio della gestione dei fondi UE.. 87

3.2.5. Il Programma Governance e Capacità Istituzionale. 90

3.3. Le istituzioni, la pubblica amministrazione e la giustizia civile. 90

3.3.1. Le riforme istituzionali 91

3.3.2. La riforma della pubblica amministrazione. 92

3.3.3. Gli interventi per l’efficienza del processo civile. 95

3.3.4. Gli interventi nel settore penale. 98

3.3.5. La riforma della giustizia tributaria. 100

3.4. Il settore bancario e finanziario. 101

3.5. Il mercato del lavoro e l'educazione. 104

3.6. Le semplificazioni e la concorrenza. 113

3.6.1. Le misure di semplificazione amministrativa. 113

3.6.2. Le politiche per la concorrenza. 117

3.6.3. I servizi pubblici locali 118

4. APPROFONDIMENTI 121

4.1. Il piano di valorizzazione del patrimonio pubblico e le privatizzazioni 121

4.1.1. I proventi da privatizzazioni 121

4.1.2. La dismissione e la valorizzazione del patrimonio pubblico. 122

4.1.3. Le privatizzazioni 125

4.2. I contenuti del Patto di Stabilità interno. 127

4.3. Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico italiano  128

 

 


PREMESSA

Normativa: il contenuto della Nota di aggiornamento del DEF

 

L’articolo 10-bis della legge di contabilità pubblica n. 196 del 2009 prevede che la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza contenga:

·         l’eventuale aggiornamento delle previsioni macro-economiche e di finanza pubblica per l’anno in corso e per il periodo di riferimento, nonché le eventuali modifiche e integrazioni al Documento di economia e finanza conseguenti alle raccomandazioni del Consiglio dell'Unione europea relative al Programma di stabilità e al Programma nazionale di riforma;

·         l’eventuale aggiornamento degli obiettivi programmatici individuati dal Documento di economia e finanza, al fine di prevedere una loro diversa ripartizione tra lo Stato e le amministrazioni territoriali ovvero di recepire le indicazioni contenute nelle raccomandazioni eventualmente formulate dalla Commissione europea;

·         gli obiettivi di saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato e di saldo di cassa del settore statale;

·         il contenuto del Patto di stabilità interno e le sanzioni da applicare in caso di mancato rispetto del Patto medesimo, nonché il contenuto del Patto di convergenza, e le misure volte a realizzare il percorso di convergenza previsto dall'articolo 18 della legge n. 42/2009 di attuazione del federalismo fiscale;

·         l’indicazione di eventuali disegni di legge collegati.

In coerenza con quanto previsto per la presentazione del DEF[1], qualora si renda necessario procedere a una modifica degli obiettivi di finanza pubblica, il Governo è tenuto ad inviare, entro il 10 settembre, alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, per il preventivo parere, da esprimere entro il 15 settembre, le linee guida per la ripartizione degli obiettivi. Le linee guida sono altresì trasmesse, entro il 10 settembre, alle Camere, cui è in seguito trasmesso anche il parere espresso su di esse dalla Conferenza.

 

 

 

 

 

 

 

I documenti all'esame

 

La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2015 (di seguito anche: Nota di aggiornamento[2]) (Doc. LVII, n. 3‑bis) aggiorna il quadro programmatico di finanza pubblica per il quinquennio 2015-2019 rispetto a quello contenuto nel Documento di economia e finanza dello scorso aprile (di seguito anche: DEF).

 

Con riferimento ai documenti all'esame, alla Nota di aggiornamento risultano allegati:

·      le Relazioni sulle spese di investimento e relative leggi pluriennali – anno 2015 (Doc. LVII, n. 3‑bis/Allegato I), ai sensi dell'art. 10‑bis della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196/2009, come modificata dalla L. 39/2011;

·      il Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto dell’evasione fiscale - Aggiornamento 2014 (Doc. LVII, n. 3‑bis/Allegato II), ai sensi dell’art. 2, c. 36.1, del D.L. n. 138/2011, inserito dall’art 1, c. 299, lett. b), della legge n. 228/2012);

·      la Relazione al Parlamento 2015 (Doc. LVII, n. 3‑bis/Allegato III) redatta ai sensi dell'art. 6, co. 5, della L. 243/2012, che illustra l’aggiornamento del piano di rientro verso l’obiettivo programmatico strutturale (MTO), già autorizzato con la Relazione al Parlamento 2014, contenuto nel Documento di Economia e Finanza 2015, presentato alle Camere nel mese di aprile, e confermato dalla Relazione al Parlamento del 9 giugno 2015 (redatta ai sensi dell’art. 10‑bis, comma 6, della L. 196 del 2009).

 

L'Italia è attualmente sottoposta al braccio preventivo del patto di stabilità e crescita, presenta squilibri macroeconomici eccessivi che richiedono un monitoraggio specifico e un’azione politica vigorosa ed è soggetta alla regola del debito transitoria nel periodo 2013-2015.

Nel programma di stabilità 2015 l'Italia ha chiesto una deviazione temporanea pari a 0,4 punti percentuali di PIL dal percorso di avvicinamento richiesto verso l'obiettivo a medio termine nel 2016 per tenere conto di significative riforme strutturali con ricadute positive sulla sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche.

 

Nella Nota di aggiornamento, il Governo dichiara di voler utilizzare pienamente i margini di flessibilità in materia di riforme strutturali con riferimento al 2016 (ulteriore 0,1 punti percentuali di Pil in aggiunta agli 0,4 sopra citati) e di chiedere l’applicazione della clausola per gli investimenti per 0,3 punti percentuali di Pil.

Complessivamente il margine di flessibilità richiesto ammonta a 0,8 punti percentuali di Pil ed è volto a irrobustire i primi segnali di ripresa della crescita del PIL e rafforzare per questa via il processo di consolidamento fiscale.

Tale scelta, che comporta un percorso di risanamento più graduale di quello contenuto nel DEF di aprile, si riflette necessariamente sul raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali, che viene ora previsto nel 2018, con un allungamento di un anno rispetto a quanto stabilito nel DEF 2015, ivi riferito all’anno 2017.

Nella Nota viene dichiarato altresì che verrà richiesto un ulteriore margine di manovra pari a 0,2 punti percentuali di PIL per far fronte ai costi relativi all'accoglienza degli immigrati, tale margine addizionale è escluso dalle stime.

 

In conseguenza alla volontà del Governo di aggiornare il piano di rientro verso l’obiettivo programmatico strutturale, unitamente alla Nota di aggiornamento è stata trasmessa alle Camere la Relazione prescritta dall’articolo 6 della legge di attuazione del pareggio di bilancio n. 243 del 2012[3]. Tale articolo prevede infatti che, qualora il Governo, al fine di fronteggiare eventi eccezionali, ritenga indispensabile discostarsi temporaneamente dall'obiettivo programmatico, sentita la Commissione europea, presenti alle Camere, per le conseguenti deliberazioni parlamentari, una relazione con cui aggiorna gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, nonché una specifica richiesta di autorizzazione che indichi la misura e la durata dello scostamento, stabilisca le finalità alle quali destinare le risorse disponibili in conseguenza dello stesso e definisca il piano di rientro verso l'obiettivo programmatico, commisurandone la durata alla gravità degli eventi. La deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza lo scostamento e approva il piano di rientro è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.

 

Si rammenta che tale procedura ha finora già trovato attuazione in due circostanze vale a dire:

·      in occasione del posticipo dell’obiettivo del pareggio di bilancio operato con il Documento di Economia e Finanza 2014, che recava la connessa Relazione ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 243/2012, con la quale si posponeva il raggiungimento dell'obiettivo di medio periodo (MTO) dal 2015 al 2016. Sulla base di tale relazione ciascuna delle due Camere, con propria risoluzione del 17 aprile 2014 (rispettivamente n. 6-00050 al Senato e n. 6-00064 alla Camera) ha autorizzato lo scostamento in questione, unitamente al piano di rientro.

·      in occasione della Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2014, al cui riguardo è stata presentata la Relazione prevista dall’articolo 6 della legge n.243 del 2012, con la quale, in conseguenza dell’eccezionalità del prolungarsi del deterioramento delle previsioni di crescita per l’anno 2014 e per gli anni successivi, è stato operato un aggiornamento del piano di rientro verso l’obiettivo di medio periodo (MTO), prevedendosi il raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale nel 2017, anziché nel 2016 come previsto dal DEF 2014. La Relazione è stata approvata presso ciascuna Camera, con apposita risoluzione 6‑00062, n. 100 al Senato e 6-00082 presso la Camera.

 

Il dossier tiene conto dell'errata corrige trasmessa con comunicazione del 25 settembre u.s..

1. Il quadro macroeconomico

La Nota 2015 presenta una revisione al rialzo delle stime sull’andamento dell’economia italiana per l’anno in corso rispetto alle previsioni formulate nel DEF di aprile 2015, in considerazione dei segnali di ripresa dell’economia italiana nella prima parte dell’anno.

Anche per gli anni successivi, a partire dal 2017, la Nota espone una revisione verso l’alto delle previsioni, in considerazione delle prospettive più positive della domanda mondiale, sebbene in un contesto internazionale che presenta un recupero meno accentuato nel medio periodo di quanto previsto.

1.1. La congiuntura internazionale

La Nota evidenzia uno scenario macroeconomico internazionale che, benché in graduale espansione, mostra, nel suo complesso, una ripresa più debole rispetto alle attese e molto differenziata tra le varie aree economiche.

I segnali di rallentamento, emersi nei mesi più recenti, sono essenzialmente riconducibili al deterioramento delle prospettive dei paesi emergenti e, più in particolare, al calo della domanda cinese, che hanno inciso sulla dinamica del commercio mondiale risultata, nel complesso, inferiore alle aspettative.

La dinamica favorevole dell’economia risulta legata, sostanzialmente, al recupero delle economie avanzate e, in particolare, al buon andamento dell’economia statunitense, avviata verso una solida ripresa, confermata dalla variazione positiva del PIL registrata nel secondo trimestre dell’anno (+0,9 per cento rispetto al primo trimestre, che già registrava una crescita dello 0,2 per cento), e dalla costante riduzione del tasso di disoccupazione, sceso al 5,1 per cento, su livelli pre-crisi. Di contro, la Nota evidenzia un indebolimento significativo in Giappone, che ha registrato, dopo i risultati positivi del primo trimestre, una inattesa caduta del PIL.

Le grandi economie emergenti manifestano, invece, ancora un rallentamento dell’attività economica rispetto ai ritmi di qualche anno fa. In Cina, l’instabilità finanziaria manifestatasi con un brusco calo sul mercato azionario, interrotto solo da massicci interventi delle autorità, ha acuito l’incertezza circa le sue prospettive economiche.

Nell'area dell'euro, la crescita si è stabilizzata, pur rimanendo molto contenuta, discontinua e diseguale tra i paesi.

Il quadro delle variabili esogene sottostanti la Nota di aggiornamento risulta dunque, nel complesso, meno favorevole rispetto a quanto ipotizzato in primavera. Si rileva, in particolare, un ribasso delle ipotesi di crescita del commercio mondiale di circa 1 punto percentuale di PIL per il 2015 e di 0,8 punti per il 2016. Anche il prezzo medio annuo del petrolio è ipotizzato in riduzione rispetto a quanto illustrato nel DEF, sebbene in graduale recupero nel periodo considerato, come riportato nella Tabella che segue:

Tabella 1. Andamento del PIL e del commercio mondiale

(variazioni percentuali)

 

2013

2014

2015

2016

2017

DEF

Nota

DEF

Nota

DEF

Nota

Commercio mondiale

3,3

3,2

4,0

3,0

5,3

4,5

5,4

5,1

Prezzo del petrolio
(Brent FOB dollari/Barile)

108,6

99,0

56,7

53,7

57,4

54,1

57,4

61,9

Cambio dollaro/euro

1,33

1,33

1,08

1,12

1,07

1,13

1,07

1,13

Fonte: Nota di aggiornamento del DEF 2015 (settembre 2015).

Per quanto concerne la crescita economica mondiale, le ultime proiezioni del Fondo monetario internazionale (FMI), diffuse nel World Economic Outlook Update del 9 luglio 2015 e riportate nella seguente tabella, ipotizzano una crescita del PIL mondiale all’incirca del 3,3 per cento nel 2015 - di circa 0,2 punti in meno rispetto a quanto previsto in primavera - e del 3,8 per cento nel 2016.

Tabella 2. Andamento del PIL mondiale

(variazioni percentuali)

 

2013

2014

2015

2016

PIL mondiale

3,4

3,4

3,3

3,8

Fonte: FMI, World Economic Outlook Update (9 luglio 2015).

Il FMI, nel WEO Update, indica una crescita globale nel 2015 più rallentata e disomogenea rispetto alle attese, seguita da un’accelerazione nel 2016.

La modesta crescita del 2015 riflette una graduale accelerazione delle economie avanzate ed un persistente rallentamento dei mercati e delle economie emergenti, dovuto a diversi fattori, quali il ribasso dei prezzi delle materie prime e l’inasprimento delle condizioni di finanziamento esterno, l’instabilità della Cina, nonché, per alcuni paesi, la sussistenza di ostacoli strutturali e di squilibri macroeconomici e tensioni legate a fattori geopolitici. In particolare, l’FMI sottolinea come la marcata contrazione degli scambi delle economie emergenti, solo parzialmente compensata dalla dinamica positiva di quelle avanzate, abbia determinato nel primo trimestre del 2015 una contrazione del commercio mondiale di beni e servizi molto ampia. Le stime dell’FMI per l’anno in corso restano comunque ottimistiche, collocando l’espansione del commercio mondiale al 4,1 per cento.

 

Tali considerazioni sono state evidenziate anche dall’OCSE, nell’Interim Economic Outlook del 16 settembre 2015, che illustra un quadro dell’economia mondiale in cui le prospettive di crescita risultano leggermente indebolite e si sta evidenziando un crescente grado di divergenza tra le principali economie. Nel complesso, la crescita del commercio mondiale è in una fase di stagnazione e le condizioni finanziarie si sono deteriorate. Tuttavia, mentre la ripresa sta progredendo nelle economie avanzate, le prospettive sono invece peggiorate per molte economie emergenti.

La ripresa negli Stati Uniti appare solida e l'espansione dei consumi continua a essere sostenuta da robusti incrementi dell'occupazione, ma l’Ocse manifesta perplessità circa lo sviluppo delle altre maggiori economie. Dati imprevedibili sull’andamento del PIL in Giappone fanno emergere interrogativi circa la robustezza della ripresa in quel paese; le dinamiche di crescita in Cina fanno difficoltà ad assestarsi, con segnali discordanti tra i diversi indicatori. La crescita dell’area dell’Euro è migliorata, ma non così come ci sarebbe potuti aspettare, considerata la caduta dei prezzi del petrolio, dei tassi di interesse a lungo termine e del valore dell’euro.

Le aspettative per la crescita globale si sono leggermente indebolite e sull'outlook pesano alcune incertezze, legate soprattutto alla vulnerabilità delle economie emergenti al rallentamento dell’economia cinese, che, se associato a turbolenze sui mercati finanziari, finirebbe col ripercuotersi anche sulle economie avanzate. Crescenti dubbi riguardano, inoltre, il potenziale di crescita nel medio termine sia delle economie avanzate che di quelle emergenti, dato la debole crescita, ormai da tempo, degli investimenti e della produttività.

Il grafico che segue evidenzia il ritmo moderato di espansione del commercio mondiale negli ultimi anni.

Figura 1. Andamento del commercio mondiale di beni

Fonte: BCE, Bollettino economico n. 6/2015 - Andamenti economici e monetari (17 settembre 2015)

La Nota sottolinea pertanto che i fattori di rischio associati allo scenario internazionale si sono nel complesso intensificati. Accanto alla prosecuzione delle tensioni geopolitiche e al rallentamento del commercio mondiale, essa evidenzia le incertezze legate alle elezioni politiche in Grecia e i possibili effetti dell’interazione delle politiche monetarie influenzate dalla recente evoluzione dell’economia cinese.

 

Per ciò che concerne specificamente l’Area dell’Euro, la Nota riporta i più recenti dati congiunturali forniti da Eurostat[4], che registra una crescita del PIL dell’Area, nel secondo trimestre dell’anno in corso, dello 0,4 per cento –ad un ritmo più contenuto rispetto alla crescita dello 0,5 per cento del precedente trimestre – cui hanno contribuito principalmente i consumi privati e le esportazioni nette.

La crescita del prodotto interno lordo è generalizzata, sebbene con andamenti differenziati tra i vari Paesi dell’Area, fatta eccezione per la Francia dove il PIL nel secondo trimestre è rimasto stabile.

Nel complesso la ripresa economica e il miglioramento delle condizioni finanziarie hanno inciso positivamente sulle componenti della domanda interna e sulla riduzione del tasso di disoccupazione. Si indebolisce la dinamica dei prezzi: ad agosto la stima dell’indice armonizzato per l’Area dell’Euro mostra un rallentamento marginale (0,1 per cento).

Figura 2. Incremento del PIL nel secondo trimestre del 2015

Fonte: Eurostat, Newsrelease Euroindicators – n. 152/2015 – 8 settembre 2015

Per quanto concerne le prospettive di crescita dell’Area dell’euro, la Nota evidenzia che, a inizio settembre, la Banca Centrale Europea ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni di crescita (nell’ordine di 0,1 punti percentuali per il 2015 e di 0,2 punti per il 2016-2017), principalmente per effetto della minore domanda esterna riconducibile alla più debole espansione nei mercati emergenti, stimando un incremento annuo del PIL dell’1,4 per cento nel 2015, dell’1,7 nel 2016 e dell’1,8 nel 2017.

 

In particolare, la BCE, nel Bollettino Economico n. 6/2015 del 17 settembre 2015, rileva che le ultime proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti della BCE[5] e una valutazione provvisoria delle recenti oscillazioni nei mercati segnalano una perdurante, ancorché lievemente più debole, ripresa economica nell’area dell’euro e un incremento dell’inflazione più contenuto rispetto alle precedenti aspettative.

Il cambiamento delle prospettive dipende prevalentemente da andamenti esterni. L’economia mondiale, benché in graduale espansione, continua a seguire un profilo disomogeneo. Per un verso, l’attività economica nei paesi avanzati è sostenuta dai bassi prezzi del petrolio e dal perdurare di condizioni finanziarie accomodanti. Per altro verso, si osserva un deterioramento delle prospettive nelle economie emergenti, in presenza di una maggiore incertezza.

I dati delle ultime indagini congiunturali indicano per la seconda metà dell’anno un ritmo di espansione del prodotto analogo a quello del secondo trimestre.

In una prospettiva più lunga, la ripresa dell’area dell’euro dovrebbe proseguire, sebbene a un ritmo in certa misura più debole di quanto previsto in precedenza. Ciò riflette soprattutto il rallentamento delle economie emergenti, che grava sulla crescita mondiale e, di conseguenza, sulla domanda di esportazioni dell’area dell’euro. Secondo gli esperti della BCE, il recupero sarà sostenuto da andamenti interni favorevoli. In particolare, la domanda interna si rafforzerebbe gradualmente, sorretta dalla politica monetaria della BCE, ivi comprese le misure non convenzionali.

Nondimeno, diversi fattori seguitano a gravare sulle prospettive di crescita secondo la BCE. L’indebitamento dei settori pubblico e privato resta molto alto in alcuni paesi. Anche la disoccupazione strutturale permane su livelli elevati, specie in alcune delle economie dell’area dell’euro sottoposte a tensioni. La spesa per investimenti sarà ancora frenata dai timori riguardanti il potenziale di crescita a lungo termine e i lenti progressi nell’attuazione delle riforme strutturali.

 

Il relazione alle prospettive di crescita dell’Area dell’euro, il Governo osserva che, almeno nel breve termine, il rallentamento delle economie emergenti potrebbe avere un effetto più limitato di quanto atteso sulla domanda estera rivolta all’Area dell’Euro in quanto compensato dal deprezzamento del cambio, da un ulteriore calo del prezzo del greggio e da condizioni monetarie e finanziarie accomodanti.

In particolare, il miglioramento delle condizioni finanziarie dovuto alle decisioni assunte dalla Banca Centrale Europea a luglio scorso (bank lending survey) può costituire – secondo il Governo - uno stimolo alla ripresa maggiore di quanto ipotizzato, in quanto sia la domanda sia l’offerta di credito nel secondo trimestre del 2015 sono aumentate e le condizioni di accesso al credito per famiglie e imprese si sono allentate[6].

 

Per quanto concerne le prospettive di crescita dell’Area dell’euro, l’Ocse nell’Interim di settembre evidenzia come la crescita dell’area della moneta unica, pur avanzando, si sta rivelando inferiore alle attese, frenata dal nodo dei crediti deteriorati.

"La mancanza di progressi nel ridurre il debito del settore privato" dall'inizio della crisi è una delle ragioni per cui il ritmo di crescita è "deludente", indica il rapporto. L'Ocse da un lato riconosce che il miglioramento della zona euro quest'anno è "incoraggiante", ma dall'altro rileva che è inferiore a quanto si potesse sperare considerando l’insieme dei fattori favorevoli, visto il calo dei prezzi del petrolio e dei tassi di interesse a lungo termine, e l’euro debole.

1.2. Lo scenario macroeconomico nazionale

Per quanto concerne l’Italia, la Nota di aggiornamento rivede il quadro macroeconomico tendenziale e programmatico, evidenziando un miglioramento delle prospettive di crescita dell’economia italiana, pur in un contesto internazionale meno favorevole di quanto previsto ad aprile, sulla base dei segnali positivi emersi nel corso dell’anno e del rafforzamento della domanda interna, nonché, per quanto concerne il quadro programmatico, in relazione alla politica fiscale più favorevole alla crescita che il Governo intende impostare con la prossima legge di stabilità per il 2016.

 

Si ricorda che la Nota di aggiornamento presenta, in analogia con il DEF 2015, due scenari di previsioni macroeconomiche, uno tendenziale e l’altro programmatico, che, fermo restando le assunzioni relative al quadro delle variabili esogene internazionale, coerenti con le più recenti previsioni delle principali istituzioni internazionali, differiscono per le assunzioni relative alle riforme economiche.

In particolare, le previsioni del quadro tendenziale incorporano gli effetti sull’economia del quadro normativo vigente (che – precisa la Nota – include gli effetti sull’economia delle clausole di salvaguardia che prevedono aumenti di imposte per il 2016, 2017 e 2018).

Il quadro macroeconomico programmatico, invece, include l’impatto sull’economia delle nuove misure che saranno adottate con la prossima legge di stabilità per il 2016.

Le due previsioni, che coincidono dunque per l’anno in corso, si differenziano gradualmente negli anni successivi.

 

Si ricorda che nel rispetto dei regolamenti europei[7] le previsioni macroeconomiche tendenziali e programmatiche presentate nella Nota di Aggiornamento al DEF 2015 sono sottoposte alla validazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, costituito nell’aprile 2014 secondo quanto previsto dalla legge n. 243/2012, di attuazione del principio del pareggio del bilancio[8].

Lo scenario macroeconomico tendenziale ha già ottenuto la validazione dell’UPB il 16 settembre 2015[9]. Il quadro programmatico otterrà la validazione entro il 15 di ottobre, in tempo utile per la presentazione alla Commissione europea del Documento Programmatico di bilancio 2016.

1.2.1. Lo scenario tendenziale

La Nota evidenzia un miglioramento delle stime di crescita del PIL per l’anno in corso rispetto alle previsioni formulate nel DEF di aprile 2015, in relazione agli andamenti congiunturali della prima parte dell’anno, che confermano la fase di ripresa dell’economia in atto.

In particolare, la previsione di crescita del PIL reale per il 2015 sale dallo 0,7 per cento del DEF di aprile allo 0,9 per cento.

Anche le previsioni per gli anni successivi sono lievemente riviste rispetto al DEF, indicando una crescita del PIL intorno all’1,3 per cento per l’intero periodo previsivo, leggermente più positiva rispetto al DEF a partire dal 2017.

Tabella 3. Confronto tra DEF e Nota di aggiornamento del DEF sulle previsioni di crescita del PIL

 (variazioni percentuali)

 

DEF 2015
Previsioni Tendenziali

Nota agg. DEF 2015
previsioni tendenziali

 

2015

2016

2017

2018

2019

2015

2016

2017

2018

2019

PIL

0,7

1,3

1,2

1,1

1,1

0,9

1,3

1,3

1,3

1,2

 

La Nota precisa che le previsioni aggiornate del quadro tendenziale sopra riportate, che incorporano gli effetti sull’economia del quadro normativo vigente, includono gli effetti sull’economia delle clausole di salvaguardia che prevedono aumenti di imposte per il 2016, 2017 e 2018, i cui effetti stimati portano a un aumento dei prezzi e a una conseguente riduzione dei redditi disponibili delle famiglie che frena la dinamica dei consumi e, in minor misura, del PIL.

 

Il miglioramento delle stime di crescita è da porre in relazione all’andamento positivo dell’economia italiana nella prima metà dell’anno, che si è mostrato lievemente più favorevole del previsto, sia a livello di domanda interna che di esportazioni, nonostante il rallentamento della dinamica internazionale.

Nei primi due trimestri dell’anno, infatti, il PIL ha registrato una variazione congiunturale positiva, rispettivamente pari a +0,4 e +0,3 per cento.

Il Governo sottolinea come nei recenti segnali di ripresa dell’economia abbia assunto un ruolo decisivo il rafforzamento della domanda interna, che, al netto delle scorte, ha fornito un contributo positivo alla crescita; anche le esportazioni continuano ad essere un importante fattore trainante, nel generale miglioramento del contesto internazionale.

Relativamente alla domanda interna, la Nota evidenzia un andamento favorevole, in particolare, dei consumi privati, che nei primi due trimestri dell’anno hanno registrato dati positivi, beneficiando, in particolare, della ripresa della domanda di beni durevoli. Per contro, gli investimenti fissi lordi hanno mostrato un andamento ancora incerto, in diminuzione nel secondo trimestre, per la flessione della spesa per mezzi di trasporto e costruzioni.

 

Secondo i dati diffusi dall’ISTAT[10], nel secondo trimestre del 2015 il PIL, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% nei confronti del secondo trimestre del 2014. La variazione acquisita per il 2015 è pari a 0,6%.

Rispetto al trimestre precedente, tra i principali aggregati della domanda interna, i consumi finali nazionali hanno registrato una variazione in aumento dello 0,3% mentre gli investimenti fissi lordi sono risultati in diminuzione, con un calo dello 0,3%. Nell’ambito dei consumi finali, segnali positivi emergono dalla spesa delle famiglie residenti e delle ISP (istituzioni sociali private), cresciuta dello 0,4%, mentre quella della PA è scesa dello 0,2%. La diminuzione degli investimenti è stata determinata da una flessione della spesa per mezzi di trasporto (-2,7%) e di quella in costruzioni (-0,8%), mentre la spesa per macchinari, attrezzature e prodotti vari è cresciuta dello 0,6%.

Riguardo alle componenti estere, si è registrata nel secondo trimestre una crescita più intensa per le importazioni (+2,2%) che per le esportazioni (+1,2%).

Rispetto al trimestre precedente, il valore aggiunto dell'industria è rimasto stazionario e quello dei servizi è aumentato dello 0,3%, mentre quello dell'agricoltura è diminuito dell'1,1%. La stabilità congiunturale del settore industriale deriva da una crescita dello dell'industria in senso stretto (+0,2%) e da una flessione delle costruzioni (-0,7%).

 

I segnali di rafforzamento del ciclo economico emersi negli ultimi mesi, consentono alla Nota di ipotizzare una crescita congiunturale del prodotto interno lordo anche nel terzo trimestre, ai ritmi attuali.

Ciò anche perché, nel corso dei mesi estivi, gli indicatori di fiducia delle famiglie[11] sono tornati a crescere, con incrementi più significativi per la componente economica e per la componente legata alle aspettative, delineando un miglioramento per le prospettive dei consumi; si sono lievemente ridotte le attese di disoccupazione. Anche l’ultimo dato disponibile, relativo al mese di luglio, dell’indice della produzione industriale[12] evidenzia un aumento particolarmente consistente della produzione che riguarda tutti i principali settori produttivi, confermando l’espansione del settore manifatturiero.

 

Relativamente ai citati indicatori, l’ISTAT, nell’ultimo Comunicato disponibile del 28 agosto 2015, evidenzia che l'indice composito del clima di fiducia dei consumatori aumenta ad agosto a 109,0 rispetto a 106,7 del mese precedente . Il clima di fiducia delle imprese italiane invece scende lievemente, passando a 103,7 da 104,3 di luglio. L’ISTAT sottolinea comunque che entrambi gli indici permangono ai livelli massimi osservati negli ultimi due anni.

Figura 3. Clima di fiducia dei consumatori e attese sulla disoccupazione

Fonte: Banca d’Italia, L’Economia italiana in breve, settembre 2015.

Anche l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato a luglio dell’1,1% rispetto a giugno e del 2,7%, in termini tendenziali, su base annua, secondo quanto esposto nell’ultimo Comunicato ISTAT dell’11 settembre 2015. Nella media dei primi sette mesi dell'anno la produzione è cresciuta dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Anche l’indice della produzione nelle costruzioni, secondo i dati forniti nel relativo comunicato ISTAT del 18 settembre 2015, ha registrato a luglio, rispetto al mese precedente, un incremento dello 0,3%. Il segnale congiunturale è quindi di una ripresa lieve dei livelli produttivi del settore, dopo due mesi consecutivi di cali. L'indice corretto per gli effetti di calendario a luglio 2015 è diminuito in termini tendenziali dello 0,6%.

 

Nel complesso, nella Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana di agosto 2015, l’ISTAT conferma la fase di ripresa dell’economia italiana emersa a d inizio anno. Il miglioramento è stato trainato dalla dinamica positiva nell’industria manifatturiera e nel comparto dei servizi. Il clima di fiducia delle imprese e dei consumatori indicatori si mantiene su livelli elevati. La crescita economica è dunque attesa proseguire a ritmi moderati. Sulla base del modello di previsione di breve termine dell’Istat, la variazione congiunturale reale del PIL prevista per il terzo trimestre è pari a +0,3%, con un intervallo di confidenza compreso tra +0,1 e +0,5%.

In presenza di un rallentamento delle esportazioni, condizionate dalla decelerazione delle economie dei paesi emergenti, la domanda nazionale (al netto delle scorte) è attesa fornire il principale contributo positivo al PIL. In questo scenario, la crescita acquisita per il 2015 sarebbe pari allo 0,7%.

 

A sostegno della ripresa, inoltre, il Governo ribadisce il ruolo determinante della politica monetaria espansiva della BCE che – osserva la Nota - avrebbe iniziato a dare risultati aggiuntivi a quelli determinati dal deprezzamento del cambio, grazie a una riduzione della frammentazione finanziaria che danneggiava i paesi periferici.

Le condizioni del mercato del credito in Italia hanno continuato a migliorare, con un’ulteriore riduzione dei tassi bancari alla clientela e il miglioramento del flusso di crediti all’economia. Le condizioni finanziarie favorevoli dovrebbero protrarsi e consolidarsi: la stance dichiarata dalla Banca Centrale tramite il suo Presidente, dovrebbe mettere in buona parte al riparo il sistema dell’euro dall’accentuarsi della volatilità sui mercati e da un eventuale rialzo dei tassi di interesse internazionali.

Meno rilevante delle attese nel facilitare la ripresa si potrebbe invece rivelare, secondo il Governo, l’apporto derivante dal tasso di cambio. Osserva la Nota che, pur nel generale miglioramento del contesto internazionale, la domanda mondiale ha stentato a decollare e, rispetto al minimo toccato ad aprile in occasione della formulazione delle previsioni del DEF, il cambio si è parzialmente apprezzato, anche a fronte delle svalutazioni verificatesi nei paesi emergenti.

 

Il tasso di cambio effettivo dell’euro si è apprezzato del 4,8% fra gli inizi di giugno e il 2 settembre. In termini bilaterali, l’euro è aumentato del 2,0 per cento contro il dollaro USA e si è apprezzato anche nei confronti di sterlina, franco svizzero, corona svedese e renminbi. Nello stesso periodo la flessione dei prezzi del petrolio e la debolezza dell’attività economica in Russia hanno gravato sul rublo russo, portando a un conseguente apprezzamento del 30 per cento dell’euro nei suoi confronti. L’euro ha guadagnato terreno anche rispetto alle valute di varie altre economie emergenti e di paesi esportatori di materie prime. Per contro, si è deprezzato rispetto allo yen giapponese e alla corona ceca. La corona danese ha continuato a oscillare in prossimità della parità centrale[13].

 

In questo scenario, la Nota conferma per il 2016 l’andamento della dinamica tendenziale del PIL già previsto nel DEF di aprile, all’1,3 per cento.

Per gli anni successivi l’attività economica è prevista crescere mediamente intorno all’1,3 per cento, con una dinamica leggermente più positiva rispetto al DEF, dunque, a partire dal 2017.

Tale previsione sconta l’ipotesi – sottolinea la Nota - che in tutto il periodo previsivo l’economia continui ad espandersi ai ritmi attuali.

Sulle previsioni per gli anni 2016-2019, pesano inoltre - ricorda la Nota - gli aumenti di imposte previsti dalle clausole salvaguardia. Gli effetti i cui effetti potrebbero portare, stima il Governo, a un aumento dei prezzi e ad una conseguente riduzione dei redditi disponibili delle famiglie che si ripercuoterebbe negativamente sulla dinamica dei consumi e, in misura minore, del PIL.

 

Rispetto alle nuove previsioni tendenziali, l’Ufficio Parlamentare di bilancio, nella lettera di validazione del quadro macroeconomico tendenziale, ha espresso alcune considerazioni sulla previsione contenuta nella Nota per gli anni successivi al 2016, legati soprattutto a possibili evoluzioni meno favorevoli delle esogene internazionali.

 

La validazione delle previsioni macroeconomiche

Com’è noto, la legge n.243 del 2012[14], nell’istituire all’articolo 16 l’Ufficio parlamentare di bilancio(UPB)[15], include tra i compiti dell’Ufficio quello di effettuare analisi, verifiche e valutazioni in merito alle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica (articolo 18, comma 1,lettera a).

In ottemperanza a tale norma - ed anche in riferimento al Regolamento UE n.473/2013[16], in cui si richiede che le previsioni macroeconomiche siano validate da una istituzione nazionale indipendente – l’Ufficio in data 16 settembre 2015 ha comunicato al Ministro delle economia e delle finanze l’esito positivo della validazione[17] del quadro macroeconomico tendenziale contenuto nella Nota di aggiornamento in quanto, precisa espressamente la lettera in questione, “le previsioni tendenziali per gli anni 2015-2016 (…) si collocano nell’intervallo accettabile sullo stato delle informazioni attualmente disponibili”.

Alla lettera di validazione è allegata una Nota recante alcune indicazioni sull’analisi operata dall’Ufficio, nella quale, nell’affermare come il quadro macroeconomico tendenziale per il suddetto biennio 2015-2016 risulti nelle sue componenti essenziali in linea con le stime UPB, si segnalano alcuni possibili rischi al ribasso della previsione contenuta nella Nota, in particolare per gli anni successivi al suddetto biennio. Per quest’ultimo, infatti, l’Ufficio rileva principalmente come la crescita del PIL nel 2016, pari all’1,3%, si collochi al limite più elevato dell'intervallo delle stime dei previsori del panel UPB, mentre per gli anni successivi il quadro macroeconomico tendenziale presenta maggiori fattori di rischio, costituiti:

·      da una stima della crescita del PIL dell’1,3% per entrambi gli anni 2017 e 2018, che è al di sopra del limite superiore del range dei previsori UPB (1,2% in entrambi gli anni), ed è riconducibile alla dinamica dei consumi delle famiglie, che risulta nelle ipotesi MEF significativamente al di sopra del limite superiore dell'intervallo UPB;

·      da possibili evoluzioni delle esogene internazionali meno favorevoli di quelle assunte nella previsione del MEF, a causa principalmente di un andamento del commercio internazionale che, a seguito della frenata delle economie emergenti, è visto nel 2016 da molti previsori al ribasso più di quanto considerato dal MEF;

·      da un andamento del tasso di cambio dollaro/euro che dal 2017, anziché rimanere stabile come ritenuto nella Nota, potrebbe evolvere con un apprezzamento dell’euro, riflettendosi sulla stima dell’inflazione contenuta nel quadro macroeconomico.

 

Circa i fattori alla base della revisione delle stime di crescita tendenziali del nuovo quadro macroeconomico rispetto al DEF e l’analisi di rischio, si rinvia all’apposito focus contenuto nella Nota (cfr. pag. 29-32, del Doc. LVII, n. 3-bis).

In sintesi, nel focus, si sottolinea come “la spinta al ribasso delle previsioni, proveniente dal quadro esogeno, sia stata considerata contenuta e limitata al periodo 2015-2016. Tuttavia, le previsioni di crescita contenute nel DEF erano estremamente prudenziali e non incorporavano pienamente gli stimoli alla crescita provenienti da un tasso di cambio e da una domanda estera particolarmente favorevoli. In ragione di ciò si è ritenuto di lasciare sostanzialmente inalterato nel breve periodo il quadro macroeconomico tendenziale. Infine, occorre tenere presente che il quadro tendenziale incorpora ora gli effetti di riforme strutturali che sono state legiferate negli scorsi mesi e che facevano parte del quadro programmatico del DEF; questo aggiornamento ha un impatto solo sull’ultimo biennio di previsione. Nel suo insieme, il nuovo quadro comporta degli impulsi sostanzialmente neutrali sulla crescita; ai contempo però i risultati di dettaglio delle simulazioni determinano uno spostamento a favore della domanda interna dei contributi alla crescita; queste indicazioni sono state recepite nella costruzione del nuovo quadro tendenziale”.

 

Nella tabella che segue è riportato il quadro macroeconomico tendenziale complessivo esposto nella Nota, posto a raffronto con le previsioni elaborate ad aprile nel Documento di economia e finanza 2015.

Tabella 4. Il quadro macroeconomico

 (variazioni percentuali)

 

DEF 2015
previsioni tendenziali

Nota agg. DEF 2015
previsioni tendenziali

 

2015

2016

2017

2018

2019

2015

2016

2017

2018

2019

PIL

0,7

1,3

1,2

1,1

1,1

0,9

1,3

1,3

1,3

1,2

Importazioni

2,9

3,5

3,8

3,9

3,6

5,3

3,8

4,1

3,8

3,6

Consumi finali nazionali

0,3

0,7

0,7

0,8

0,8

0,6

1,0

0,8

0,8

0,9

- spesa famiglie e ISP

0,8

0,8

0,9

1,0

1,0

0,8

1,1

1,1

1,0

1,1

- spesa P.A.

-1,3

0,4

-0,1

0,0

0,3

-0,2

0,9

-0,1

0,0

0,2

Investimenti fissi lordi

1,1

2,1

2,3

2,2

2,1

1,2

2,0

3,1

2,7

1,8

- macchinari, attrezz. e vari*

2,5

3,0

2,9

2,8

2,7

3,4

3,2

4,2

3,6

2,2

- costruzioni

-0,3

1,2

1,6

1,6

1,4

-1,1

0,9

2,0

1,8

1,4

Esportazioni

3,8

4,0

4,0

3,8

3,6

4,1

3,8

3,9

4,0

3,8

 

Deflatore PIL

0,7

1,7

1,8

1,8

1,8

0,3

1,5

1,7

1,7

1,6

Inflazione programmata

0,3

1,0

1,5

-

-

0,3

1,0

1,5

-

-

 

PIL nominale

1.639,0

1.687,7

1.738,4

1.788,6

1.840,9

1.635,1

1.681,9

1.733,0

1.784,6

1.834,7

 

* Tale voce ricomprende gli investimenti in macchinari e attrezzature, trasporti e beni immateriali.

Come si evince dalla tabella, rispetto alle previsioni contenute nel DEF, tutte le variabili del quadro macroeconomico manifestano un miglioramento per il 2015. Anche le previsioni di medio termine presentano un recupero lievemente accentuato rispetto a quanto ipotizzato ad aprile.

Il grafico seguente mostra l’andamento delle principali variabili del quadro macroeconomico dal 2008 sino alla fine del periodo di previsione indicato nella Nota.

Figura 4. Conto economico delle risorse e degli impieghi 2008-2019

(variazioni % a prezzi costanti)

 

Per quanto concerne il dettaglio delle proiezioni sulla crescita del PIL, la Nota stima, come già accennato, i consumi finali nazionali in rafforzamento rispetto alle previsioni di aprile. In particolare, nell’anno in corso ed anche nel 2016, i consumi aumenterebbero di 0,3 punti percentuali rispetto quanto stimato nel DEF.

Tale trend positivo dei consumi nazionali è decisamente più accelerato nello scenario programmatico, che ipotizza una crescita dei consumi finali superiore all’1 per cento a partire dal 2016. In tale ambito, la spesa delle famiglie residenti e delle istituzioni sociali private si posizionerebbe su un incremento medio di circa l’1,5 per cento per ciascuno degli anni considerati; ciò anche in relazione all’aumento del reddito disponibile e al miglioramento delle prospettive del mercato del lavoro.

 

Per gli investimenti fissi lordi, la Nota conferma sostanzialmente i valori già indicati nel DEF per il 2015 e il 2016. Per gli anni successivi, l’andamento risulta complessivamente più positivo rispetto al DEF, con un picco nel 2017 (3,1 anziché 2,3 per cento) che poi diminuisce nel biennio successivo, fino all’1,8 per cento del 2019.

L’andamento congiunturale del secondo trimestre ha registrato, infatti, un calo degli investimenti fissi lordi dello 0,3%, ascrivibile sia alla dinamica degli investimenti nel settore delle costruzioni (-0,8%) che dei mezzi di trasporto (-2,7%), sebbene l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni sia aumentato a luglio dello 0,3% rispetto al mese precedente.

Per quanto riguarda l’indice destagionalizzato della produzione industriale, esso è aumentato a luglio dell’1,1%. Anche per gli ordinativi totali, si registra un incremento congiunturale dello 0,6%, sintesi di un aumento del 3,1% per gli ordinativi interni e di una flessione del 2,9% per quelli esteri. Il fatturato dell'industria, al netto della stagionalità, registra, secondo i dati ISTAT del Comunicato del 24 settembre scorso, registra invece una flessione dell'1,1% rispetto a giugno. Al netto dell'energia, il calo del fatturato totale si ridimensiona a -0,5%. Nella media degli ultimi tre mesi, l'indice complessivo aumenta dell'1,4% rispetto ai tre mesi precedenti (+1,7% per il fatturato interno e +1,0% per quello estero).

 

Per ciò che concerne gli scambi con l’estero, la Nota conferma il positivo andamento positivo già delineato nel DEF. In particolare, per l’anno in corso, la Nota evidenzia una crescita importante delle importazioni al 5,3 per cento (+2,4 punti percentuali rispetto alla Nota), più elevata di quella delle esportazioni, che si situa al 4,1 per cento (+0,3 punti percentuali rispetto al DEF).

Per quanto concerne il commercio estero, ad agosto 2015 entrambi i flussi commerciali con i paesi extra-Ue presentano una diminuzione congiunturale, più marcata per le esportazioni (-8,1%) che per le importazioni (-3,2%). Considerando i primi otto mesi dell’anno, nonostante la flessione registrata ad agosto, la crescita tendenziale dell'export dall'inizio dell'anno rimane sostenuta (+5,6%, con un incremento in valore di 6,5 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). Nello stesso periodo l'import è solo lievemente crescente (+0,6%); al netto dei prodotti energetici è però in forte espansione (+12,0%). (-0,5%) (Comunicato ISTAT, 24 settembre 2015).

 

Il commercio estero e i conti con l’estero

Nella Nota si evidenzia come negli ultimi anni le esportazioni italiane hanno mostrato una sostanziale ripresa, confermata, anche nel 2014, dall’aumento della quota italiana nel commercio internazionale.

Come commentato nell’apposito focus contenuto nella Nota (cfr. pag. 21-23, del Doc. LVII, n. 3-bis), nel primo semestre del 2015, si è verificata una leggera contrazione rispetto allo stesso periodo del 2014 legato al deprezzamento dell’euro che ha generato una riduzione dei prezzi relativi inferiore a quanto avvenuto per le quantità, andamento peraltro diffuso anche ai principali partner europei.

Le esportazioni complessive in valore hanno continuato a registrare un ritmo sostenuto rispetto allo stesso periodo dell’anno passato (5,0 per cento), così come le importazioni (4,7 per cento). La buona tenuta delle esportazioni è sostanzialmente dovuta all’incremento dell’export verso l’area extra-UE (6,5 per cento), in particolare i flussi verso gli Stati Uniti (+27,5 per cento). Continuano ad aumentare anche le esportazioni verso alcuni paesi UE, in particolare verso il Regno Unito, la Spagna, e il Belgio.

Nel complesso, il saldo commerciale è risultato in avanzo per circa 18,4 miliardi, in miglioramento rispetto a quello registrato nella prima metà dello scorso anno (17,2 miliardi).

 

Inflazione

Per quanto concerne l’inflazione la Nota segnala come l’indice dei prezzi abbia toccato un minimo nei primi mesi dell’anno, per poi registrare un lieve recupero, con una inflazione al consumo che, alla luce degli ultimi dati di agosto, si situa sullo 0,2 per cento su base annua

Tale dato è esposto nel comunicato Istat sui prezzi al consumo rilasciato il 14 settembre 2015, che attesta come l’inflazione acquisita per il 2015 fosse dello 0,1 a luglio, per salire poi al suddetto livello dello 0,2. Nel comunicato si precisa altresì che al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici l’inflazione di fondo scende allo 0,7% (era +0,8% a luglio), mentre rimane stabile l'inflazione al netto dei soli beni energetici (+0,8%).

L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dello 0,1% su base mensile e aumenta dello 0,4% su base annua (la stima preliminare era 0,5%), in accelerazione dallo 0,3% di luglio.

Sulla base di tali indicazioni le previsioni sull’andamento dell’inflazione iscritte nel DEF dello scorso aprile, che indicavano per gli anni 2015, 2016 e 2017 una inflazione pari rispettivamente a 0,3, 1,0 e 1,5 punti percentuali, sono confermate nella Nota in esame.

 

La sostanziale stabilità dell’attuale andamento inflazionistico è stata segnalata nell’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia[18], in cui si osserva come dopo aver toccato un minimo storico all’inizio dell’anno, l’inflazione al consumo abbia mostrato nel corso della primavera un lento recupero, continuando tuttavia a risentire del calo dei prezzi dei beni energetici. La dinamica delle componenti di fondo rimane pertanto modesta, e nelle valutazioni degli analisti l’inflazione si manterrebbe nel 2015 su valori molto bassi nel confronto storico.

In termini analoghi si presenta il quadro dell’area euro, alla luce dell’ultimo Bollettino economico della Banca centrale Europea n. 6 del 2015[19] L’inflazione misurata sullo IAPC si è recentemente stabilizzata in territorio positivo su livelli contenuti. In base alle informazioni disponibili e ai prezzi correnti dei contratti future per il greggio, l’inflazione al consumo sui dodici mesi si manterrà su valori molto bassi nel breve periodo e dovrebbe aumentare verso la fine dell’anno, anche per via di effetti base connessi al calo delle quotazioni petrolifere al termine del 2014. Si prevede che l’inflazione crescerà ancora durante il 2016 e il 2017, sostenuta dall’atteso recupero dell’economia, dalla trasmissione dei passati deprezzamenti nel tasso di cambio dell’euro e dall’ipotesi di un rincaro del petrolio nei prossimi anni, come emerge attualmente dai mercati dei contratti future per il greggio. Secondo le proiezioni macroeconomiche di settembre 2015 formulate per l’area dell’euro dagli esperti della BCE, l’inflazione annuale misurata sullo IAPC si collocherebbe allo 0,1 per cento nel 2015, all’1,1 nel 2016 e all’1,7 nel 2017. Rispetto alle proiezioni macroeconomiche dello scorso giugno elaborate dagli esperti dell’Eurosistema, le prospettive per l’inflazione armonizzata sono state riviste al ribasso, in gran parte per effetto della riduzione dei prezzi petroliferi.

Figura 5. Inflazione dell’area dell’euro misurata sullo IAPC (incluse le proiezioni)

Fonte: BCE, Bollettino Economico n. 6/2015 - Andamenti economici e monetari (17 settembre 2015).

1.2.2. Lo scenario programmatico

Come già sopra ricordato, la Nota di aggiornamento al DEF distingue tra uno scenario tendenziale e uno programmatico che, fermo restando le assunzioni relative al quadro internazionale, differiscono per le assunzioni relative alle misure economiche che il Governo intende assumere con la prossima manovra di finanza pubblica .

Il quadro macroeconomico programmatico per gli anni 2016 e successivi presentato nella Nota include, infatti, l’impatto sull’economia delle misure che saranno adottate con la prossima legge di stabilità per il 2016, caratterizzata – illustra il Governo - da una strategia di politica fiscale più favorevole alla crescita e da misure di stimolo agli investimenti.

Il profilo della attuale manovra indicata nella Nota avrebbe effetti leggermente più espansivi sull’economia di quanto stimato nel DEF e, pertanto, il profilo del programmatico viene marginalmente rivisto al rialzo.

Il nuovo quadro programmatico evidenzia, infatti, una maggiore previsione di crescita del PIL per il 2016 rispetto a quanto indicato nel quadro programmatico del DEF, dall’1,4 per cento all’1,6 per cento.

Anche le proiezioni per gli anni seguenti sono indicate più positive rispetto al programmatico del DEF (nell’ordine di 0,1 punti percentuali), nell’ambito comunque di una valutazione che – sottolinea la Nota - rimane prudenziale dato il pesante lascito della crisi degli ultimi anni.

Tabella 5. Confronto tra DEF e Nota di aggiornamento sulle previsioni programmatiche di crescita del PIL

 (variazioni percentuali)

 

previsioni programmatiche
DEF 2015

previsioni programmatiche
Nota agg DEF 2015

 

2016

2017

2018

2019

2016

2017

2018

2019

PIL

1,4

1,5

1,4

1,3

1,6

1,6

1,5

1,3

 

Dal punto di vista macroeconomico, le misure di maggiore impatto della manovra programmata, sono indicate nella disattivazione delle clausole di salvaguardia previste dalle precedenti leggi di stabilità per il 2016 e dei relativi aumenti di imposte[20].

 

Nella tavola che segue è riportato l’impatto macroeconomico delle misure di cui si compone la manovra programmata sull’andamento tendenziale del PIL.

Rispetto allo scenario tendenziale, gli effetti delle misure adottate dal Governo per il rilancio dell’economa, volte ad accrescere la competitività e a sostenere la domanda interna, si tradurrebbero in un aumento del prodotto interno lordo pari allo 0,3 per cento nel 2016 e nel 2017, allo 0,2 per cento nel 2018 e allo 0,1 per cento nel 2019.

Tabella 6. Impatto macroeconomico delle misure programmatiche sul tasso di crescita tendenziale del PIL

 (variazioni percentuali)

 

2016

2017

2018

2019

Previsione PIL tendenziale

1,3

1,3

1,3

1,2

Disattivazione clausole di salvaguardia

0,2

0,4

0,4

0,2

Misure con effetti espansivi

0,1

0,1

0,0

0,0

Riduzione carico fiscale per famiglie e imprese

0,1

0,1

0,1

0,0

Revisione della spesa e degli sgravi fiscali

-0,1

-0,2

-0,1

0,0

Coperture finanziarie

0,0

-0,1

-0,2

-0,1

Previsione PIL programmatico

1,6

1,6

1,5

1,3

1.2.3. Il mercato del lavoro

Rispetto alle previsioni formulate nella prima parte dell’anno dalla maggior parte degli analisti di settore e contenute nel Documento di economia e finanza di aprile, la Nota espone un andamento del mercato del lavoro in miglioramento, alla luce delle recenti rilevazioni Istat rilasciate il 15 settembre[21]. Il tasso di occupazione viene pertanto rivista in rialzo rispetto al DEF sia per l’anno in corso che per quelli successivi, come espone la tabella.

Tabella 7. Mercato del lavoro

 (variazioni percentuali)

 

Consunt.

DEF 2015
Previsioni tendenziali

Nota agg. DEF 2015
Previsioni tendenziali

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2015

2016

2017

2018

2019

CLUP (misurato sul PIL)

0,6

0,4

1,1

0,9

1,3

0,9

0,7

0,4

0,8

1,2

1,1

Occupazione (ULA)

0,2

0,6

0,9

0,6

0,5

0,5

0,6

0,9

0,5

0,5

0,5

Tasso di disoccupazione

12,7

12,3

11,8

11,4

11,1

10,9

12,2

11,9

11,5

11,2

10,9

Tasso di occupazione (15-64 anni)

55,7

55,8

56,2

56,5

56,8

57,0

56,1

56,4

56,7

57,0

57,2

 

Nel biennio 2015-2016 si prevede – anche tenuto conto del dato di consuntivo - un incremento degli occupati misurati in unità standard di lavoro (ULA), ed andamenti analogamente positivi si hanno anche per quanto concerne i tassi di occupazione e disoccupazione.

Nel Comunicato dell’Istat sopra citato si rileva in proposito come il consolidarsi dei segnali di ripresa dell’attività economica – che ha dato luogo ad una crescita congiunturale dello 0,3 per cento nel secondo trimestre – si sia accompagnata nel medesimo periodo ad un miglioramento degli indicatori sul mercato del lavoro, con: - un incremento delle ore lavorate dello 0,2% su base congiunturale e dello 0,8% in termini tendenziali[22]; - una occupazione stimata dall’indagine sulle forze di lavoro al netto degli effetti stagionali pari a 22 milioni 446mila persone , in aumento sul trimestre precedente di 103mila unità (+0,5 percento) e corrispondente ad un tasso di occupazione del 56,2 %, in aumento di 0,3 punti percentuali; - un lieve aumento del tasso di disoccupazione al 12,4% nella media del trimestre, cui fa però seguito una diminuzione fino al 12,0 a luglio.

L’Istituto osserva come tale oscillazione della disoccupazione sia stata influenzata dall’andamento degli inattivi, in diminuzione nel secondo trimestre e poi nuovamente in aumento nel mese di luglio.

Va segnalato come la questione degli inattivi sia espressamente richiamata nelle premesse della Nota di aggiornamento, laddove si sottolinea l’importanza di reintegrare il più rapidamente possibile nel mercato del lavoro non solo i disoccupati ma anche gli inattivi, al fine di evitare fenomeni di scoraggiamento e dequalificazione che incidono negativamente sul potenziale di crescita dell’economia nel lungo periodo.

In proposito nella Nota si segnala come il tasso di inattività sia diminuito nel primo semestre 2015 di 0,4 punti percentuali, giungendo al 35,9 per cento (valore più basso dal 1993) e come tale diminuzione sia stata determinata in misura percentuale più significativa dalle fasce anagrafiche 55-64 e 25-34 anni di età.

Anche su tale aspetto merita richiamare alcune indicazioni contenute nel comunicato Istat, ove si precisa come il calo degli inattivi prosegua ormai da sei trimestri, con una intensificazione nel II trimestre 2015 (-271 mila unità), associato alla discesa del tasso di inattività, attestatosi ora al 35,8%. L’inattività si riduce soprattutto perché diminuiscono coloro che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare (371 mila in meno, di cui quasi due terzi tra i 55 e i 64 anni); un calo molto meno intenso interessa quanti cercano un impiego ma non sono immediatamente disponibili a lavorare (33 mila in meno). Fra gli inattivi, diminuiscono anche gli scoraggiati (-114 mila in un anno), soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani di 15-34 anni. Di contro, aumentano gli inattivi per motivi di studio (+77 mila unità) e quelli in attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (+41 mila). Prosegue la forte riduzione delle persone ritirate dal lavoro o non interessate a lavorare (‑238 mila), che in quasi nove casi su dieci coinvolge i 55-64enni ed è generata anche dall’innalzamento dell’età pensionabile.

Figura 6. Occupati e tasso disoccupazione

(dati mensili destagionalizzati; milioni di persone e valori percentuali)

Fonte: Banca d’Italia, L’Economia italiana in breve, settembre 2015.

Quanto ai profili di costo del lavoro, la Nota, nel rammentare come per il periodo 2008-2015 le retribuzioni di fatto per ULA abbiano avuto un incremento cumulato del 12,8 per cento a fronte di un aumento dei prezzi del 13,7 per cento, osserva che solo a partire dal 2015 sono emersi segnali di ripresa, con un incremento delle retribuzioni di fatto dello 0,7 per cento.

Dati più di dettaglio sono rinvenibili nel comunicato Istat, secondo cui le retribuzioni in questione nel secondo trimestre sono aumentate complessivamente dello 0,2% su base congiunturale, a sintesi di una riduzione dello 0,1% nell’industria e di una crescita dello 0,3% nei servizi. Su base annua si è avuta una crescita complessiva dell’1,3%, corrispondente a un +1,8% nell’industria e un +1,0% nei servizi. Segnano invece un calo congiunturale dello 0,3% gli oneri sociali per Ula (0,2 per cento su base annua), contribuendo per tale via ad attenuare la dinamica del costo del lavoro per Ula: questo è cresciuto complessivamente dello 0,1% su base congiunturale e dello 0,9% in termini tendenziali.

 

Rispetto ai suesposti dati tendenziali del mercato del lavoro, il quadro programmatico ne conferma gli andamenti occupazionali per il primo biennio, mentre una evoluzione più favorevole viene perseguita per gli anni successivi, con un tasso di disoccupazione che alla fine del periodo, nel 2019, dovrebbe venire a situarsi sui 10,2 punti percentuali (anziché a 10,9 punti come prevede il tendenziale), e con un tasso di occupazione che al medesimo anno terminale è previsto al 57,6 per cento, rispetto al 57,2 del tendenziale.

La Nota segnala inoltre la crescita della quota di nuovi contratti a tempo indeterminato, che si attesta ormai al 18-19 per cento dopo essere diminuita costantemente dal 2010 fino alla fine del 2014 (dal 18 al 15 per cento circa), cui hanno contribuito gli incentivi fiscali introdotti a partire da gennaio 2015 e il Jobs Act ,avviato a marzo del 2015. Riferisce inoltre che secondo i dati INPS tra gennaio e luglio 2015, il 21,5 per cento del totale dei nuovi rapporti instaurati nel settore privato e il 55,6 per cento dei contratti a tempo determinato trasformati senza scadenza hanno usufruito dello sgravio contributivo ex Legge 190/2014, benché l’effetto di questa stabilizzazione tardi ancora a manifestarsi sullo stock complessivo degli occupati (come evidenzia il dato 2015 nella tabella riportata all’inizio).

Si tratta di un andamento che trova riscontro nel comunicato Istat, nel quale si rileva come l’occupazione a tempo indeterminato abbia cominciato a mostrare robusti segnali di ripresa nella prima metà del 2015: nel secondo trimestre dell’anno infatti i dipendenti permanenti sono cresciuti più di quelli a termine in valore assoluto (+106 mila contro +77mila) anche se in termini relativi è il lavoro temporaneo ad aumentare maggiormente. La crescita dell’occupazione stabile è stata anche facilitata, osserva l’Istituto, dagli incentivi fiscali e dal cambiamento normativo sul mercato del lavoro.

Alla crescita tendenziale del lavoro a tempo indeterminato del secondo trimestre 2015 hanno contribuito esclusivamente gli ultra 50enni e in misura maggiore le donne, le regioni centro-meridionali, i laureati, il terziario e le professioni esecutive nel commercio e nei servizi. Il calo del lavoro permanente è stato invece generalizzato per i giovani con meno di 35 anni, mentre nella classe centrale dei 35-49 anni si è registrata una crescita non trascurabile della componente femminile (+51 mila), esclusivamente tra le laureate e per lo più in professioni qualificate. Tra gli ultra 50enni, invece, l’aumento del lavoro a tempo indeterminato ha riguardato sia gli uomini sia le donne, e in tre casi su quattro gli occupati italiani. Tuttavia, in questo caso si tratta per circa la metà individui con basso titolo di studio, e per circa l’80% di occupati in professioni a qualifica medio bassa, soprattutto nei servizi alle famiglie e alle imprese.

Il grafico che segue illustra l’andamento del tasso di disoccupazione dell’Italia posto a raffronto con l’euro zona e con gli Stati Uniti.

Figura 7. Andamento del tasso di disoccupazione in Italia e in Europa

(variazione percentuale)

Fonte: Per i paesi UE, dati della Commissione Europea (Spring Forecasts – maggio 2015), per USA, dati FMI (World Economic Outlook - aprile 2015).

1.2.4. I confronti con i principali paesi europei

La tabella che segue indica le stime di crescita più aggiornate elaborate dall’OCSE e dall’FMI per i principali paesi europei, nonché per USA e Giappone.

Tabella 8. OCSE ed FMI: Previsioni di crescita del PIL 2015-2016

(variazioni percentuali)

 

Consuntivo

Nota agg. DEF
settembre 2015

OCSE
Interim EO
settembre 2015

FMI
WEO Update
luglio 2015


 

2014

2015

2016

2015

2016

2015

2016

Italia

-0,4

0,9

1,3

0,7

1,3

0,7

1,2

Francia

0,2