Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento ambiente
Titolo: Disegno di legge A.C. n. 4158 "Conversione in legge del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016- A.C. 4158 - Schede di lettura
Riferimenti:
AC N. 4158/XVII   DL N. 189 DEL 17-OTT-16
Serie: Progetti di legge    Numero: 506    Progressivo: 2
Data: 29/11/2016
Descrittori:
L 2016 0189   TERREMOTI
VITTIME DI CALAMITA' E DISASTRI     
Organi della Camera: VIII-Ambiente, territorio e lavori pubblici

 


Interventi urgenti in favore
delle popolazioni colpite dagli
eventi sismici del 2016

 

Schede di lettura

A.C. n. 4158

 

novembre 2016

 

 

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Dossier n. 393/2

 

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Servizio Studi

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Progetti di legge n. 506/2

 

 

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I N D I C E

 

Premessa Le norme emanate dopo il sisma e l’attività del Parlamento. 1

Articolo 1 (Ambito di applicazione e organi direttivi). 15

Articolo 2 (Funzioni del Commissario straordinario e dei Vice Commissari). 19

Articolo 3 (Uffici speciali per la ricostruzione post sisma 2016). 23

Articolo 4 (Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate). 26

Articolo 4-bis (Disposizioni in materia di strutture e moduli abitativi provvisori). 30

Articolo 5 (Ricostruzione privata). 36

Articolo 6 (Criteri e modalità generali per la concessione dei finanziamenti agevolati per la ricostruzione privata). 43

Articolo 7 (Interventi di riparazione e ricostruzione degli immobili danneggiati o distrutti)  52

Articolo 8 (Interventi di immediata esecuzione). 54

Articolo 9 (Contributi ai privati per i beni mobili danneggiati). 61

Articolo 10 (Ruderi ed edifici collabenti). 63

Articolo 11 (Interventi su centri storici e su centri e nuclei urbani e rurali). 65

Articolo 12 (Procedura per la concessione e l’erogazione dei contributi). 72

Articolo 13 (Interventi su edifici già interessati da precedenti eventi sismici). 75

Articolo 14 (Ricostruzione pubblica). 77

Articolo 14-bis (Interventi sui presidi ospedalieri). 82

Articolo 15 (Soggetti attuatori degli interventi relativi alle opere pubbliche e ai beni culturali)  83

Articolo 15-bis (Interventi immediati sul patrimonio culturale). 84

Articolo 15-ter (Misure urgenti per le infrastrutture viarie). 90

Articolo 16 (Conferenza permanente e Commissioni paritetiche). 92

Articolo 17 (Art-Bonus). 97

Articolo 17-bis (Erogazioni liberali nei confronti dei comuni colpiti da sisma e da eventi calamitosi). 101

Articolo 18 (Centrale unica di committenza). 102

Articolo 18-bis (Misure urgenti per lo svolgimento dell'anno scolastico 2016/2017)  104

Articolo 19 (Fondo di garanzia per le PMI in favore delle zone colpite dagli eventi sismici del 2016). 111

Articolo 20 (Sostegno alle imprese danneggiate dagli eventi sismici del 2016). 116

Articolo 21 (Disposizioni di semplificazione procedimentale per aziende agricole, agroalimentari e zootecniche). 118

Articolo 23 (Contributi INAIL per la messa in sicurezza di immobili produttivi). 124

Articolo 24 (Interventi a favore delle micro, piccole e medie imprese nelle zone colpite dagli eventi sismici). 125

Articolo 25 (Rilancio del sistema produttivo). 129

Articolo 26 (Norme in materia di risorse finanziarie degli Enti parco nazionali coinvolti dal sisma)  135

Articolo 27 (Programma per la realizzazione delle infrastrutture ambientali). 137

Articolo 28 (Disposizioni in materia di trattamento e trasporto del materiale derivante dal crollo parziale o totale degli edifici). 139

Articolo 28-bis (Misure per incentivare il recupero dei rifiuti non pericolosi). 151

Articolo 29 (Disposizioni in materia di utilizzazione delle terre e rocce da scavo)  155

Articolo 30 (Legalità e trasparenza). 157

Articolo 31 (Ulteriori disposizioni per la ricostruzione privata). 166

Articolo 32 (Controllo dell’ANAC sulle procedure del Commissario straordinario)  168

Articolo 33 (Controllo della Corte dei Conti). 170

Articolo 34 (Qualificazione dei professionisti). 171

Articolo 35 (Tutela dei lavoratori). 175

Articolo 36 (Disposizioni in materia di trasparenza e di pubblicità degli atti). 177

Articolo 36-bis (Attività informative sulle misure di sostegno di cui al presente decreto)  178

Articolo 36-ter (Divieto di installazione di apparecchi e congegni per il gioco lecito)  179

Articolo 37 (Differimento dei termini di pagamento in situazioni di emergenza). 181

Articolo 38 (Disposizioni urgenti per l’impiego del volontariato di protezione civile)  182

Articolo 39 (Mantenimento della continuità operativa delle reti del Servizio nazionale di protezione civile e completamento del piano radar nazionale). 184

Articolo 40 (Disposizioni inerenti gli stanziamenti residui del Fondo di solidarietà dell’Unione europea). 187

Articolo 41 (Disposizioni inerenti la cessione di beni). 189

Articolo 42 (Coordinamento con le attività e gli interventi attivati nella fase di prima emergenza)  190

Articolo 43 (Reperimento alloggi per la locazione). 194

Articolo 44 (Disposizioni in materia di contabilità e bilancio). 197

Articolo 45 (Sostegno al reddito dei lavoratori). 199

Articolo 46 (Perdite d’esercizio anno 2016). 203

Articolo 47 (Detassazione di contributi, indennizzi e risarcimenti). 204

Articolo 48 (Proroga e sospensione di termini in materia di adempimenti e versamenti tributari e contributivi, nonché sospensione di termini amministrativi). 205

Articolo 49 (Termini processuali e sostanziali. Prescrizioni e decadenze. Rinvio di udienze, comunicazione e notificazione di atti). 218

Articolo 50 (Struttura del Commissario straordinario e misure per il personale impiegato in attività emergenziali). 222

Articolo 50-bis  (Disposizioni concernenti il personale dei Comuni e del Dipartimento della protezione civile). 226

Articolo 51 (Disposizioni concernenti il Corpo nazionale dei vigili del fuoco). 228

Articolo 51-bis (Norme transitorie per consentire il voto degli elettori fuori residenza a causa dei recenti eventi sismici in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016)  231

Articolo 52 (Disposizioni finanziarie). 233

Articolo 53 (Entrata in vigore). 236

 

 


Premessa
Le norme emanate dopo il sisma e l’attività del Parlamento

 

A seguito della crisi sismica iniziata il 24 agosto sono stati adottati diversi provvedimenti e dal Governo, di cui si dà conto di seguito prima dell'esame dell'articolato del decreto-legge n. 189/2016 oggetto del presente dossier. Si dà altresì conto dell’attività svolta dal Parlamento[1].

Il sisma del 24 agosto 2016

Lo stato di emergenza e i primi provvedimenti

Nella G.U. n. 197 del 24 agosto 2016 è stato pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 agosto 2016 di dichiarazione dell'eccezionale rischio di compromissione degli interessi primari a causa degli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Rieti, Ascoli Piceno, Perugia e L'Aquila il giorno 24 agosto 2016. Tale decreto, in particolare, ha disposto il coinvolgimento delle componenti e delle strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile per fronteggiare l'emergenza derivante dagli eventi sismici citati.

Gli effetti di tale decreto sono stati estesi (da un successivo D.P.C.M. pubblicato nella G.U. del 25 agosto 2016) anche ai territori delle province di Fermo e di Macerata.

Con la delibera del Consiglio dei Ministri del 25 agosto 2016 è stato dichiarato lo stato d'emergenza per i territori colpiti, fino al centottantesimo giorno dalla medesima data del 25 agosto (vale a dire fino al 21 febbraio 2017), e sono stati stanziati 50 milioni di euro per gli interventi di immediata necessità, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali di cui all'articolo 5, comma 5-quinquies, della legge 24 febbraio 1992, n. 225.

Con il decreto 1 settembre 2016 (G.U. n. 207/2016) sono stati sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari (scadenti nel periodo compreso tra il 24 agosto 2016 ed il 16 dicembre 2016) a favore dei contribuenti colpiti dagli eccezionali eventi sismici del giorno 24 agosto 2016, che avevano la residenza ovvero la sede operativa nel territorio dei comuni, di cui all'elenco riportato nell'allegato 1 al decreto medesimo e nei confronti dei soggetti, diversi dalle persone fisiche, aventi la sede legale o la sede operativa nel territorio dei comuni medesimi. Gli adempimenti e i versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il 20 dicembre 2016; si prevede inoltre la possibilità di estendere ad altri comuni, con successivo decreto del Ministro dell'economia, sulla base delle comunicazioni del Dipartimento della protezione civile, l'applicazione della sospensione dei termini disposta.

Al fine di avviare e disciplinare i primi interventi urgenti di protezione civile, il Dipartimento di protezione civile ha emanato una serie di ordinanze (v. paragrafo seguente).

Il Commissario straordinario per la ricostruzione nei territori colpiti

Con il decreto del Presidente della Repubblica 9 settembre 2016, Vasco Errani è stato nominato Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dei comuni delle regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dall'evento sismico del 24 agosto 2016. Della nomina è stata data notizia con il comunicato pubblicato sulla G.U. n. 228 del 29 settembre 2016.

 

I comuni colpiti dal sisma del 24 agosto 2016

Come anticipato nel paragrafo precedente, nell’allegato 1 al decreto 1 settembre 2016 (pubblicato nella G.U. n. 207/2016, e con il quale sono stati sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari per i contribuenti colpiti dal sisma) sono elencati 17 comuni colpiti dal sisma del 24 agosto 2016, situati nelle regioni Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria.

L'allegato 1 al decreto-legge in esame amplia l'elenco dei territori colpiti, portando a 62 il numero dei Comuni considerati.

Nel corso dell’esame al Senato, al fine di tener conto dei nuovi eventi sismici avvenuti alla fine di ottobre, è stato inserito un nuovo allegato (l’allegato 2) che individua ulteriori 69 comuni colpiti (si rinvia al commento dell’art. 1 del presente dossier).

 

Il decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189

Al fine di disciplinare il processo di ricostruzione è stato emanato il D.L. 189/2016 (pubblicato nella G.U. del 18 ottobre 2016) recante "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016".

 

Gli stanziamenti previsti dal disegno di legge di bilancio 2017

Il comma 362 dell’art. 1 del disegno di legge di bilancio 2017 (A.C. n. 4127-bis-A) autorizza i seguenti stanziamenti per gli interventi per la riparazione, la ricostruzione, l'assistenza alla popolazione e la ripresa economica nei territori interessati dagli eventi sismici del 24 agosto 2016:

·          6,1 miliardi di euro (100 milioni di euro per l'anno 2017 e 200 milioni di euro annui dall'anno 2018 all'anno 2047) per la concessione del credito d'imposta maturato in relazione all'accesso ai finanziamenti agevolati, di durata venticinquennale, per la ricostruzione privata (di cui all'art. 5 del D.L. 189/2016);

·          1 miliardo di euro (200 milioni di euro per l'anno 2017, 300 milioni di euro per l'anno 2018, 350 milioni di euro per l'anno 2019 e 150 milioni di euro per l'anno 2020) per la concessione dei contributi per la ricostruzione pubblica (di cui all'art. 14 del D.L. 189/2016).

 

Il successivo comma 363 consente alle regioni colpite di destinare, nell'ambito dei pertinenti programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2014-2020, ulteriori risorse, incluso il cofinanziamento nazionale, per un importo pari a 300 milioni di euro.

Gli eventi sismici del mese di ottobre 2016

Il Consiglio dei Ministri del 27 ottobre 2016 ha adottato una delibera (pubblicata nella G.U. n. 253 del 28 ottobre 2016) che estende gli effetti della dichiarazione di stato d'emergenza adottata in seguito al sisma del 24 agosto 2016, agli eventi sismici che hanno colpito in data 26 ottobre le Regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, per destinare 40 milioni di euro e consentire al Capo del Dipartimento della Protezione civile di assicurare con la massima tempestività ed efficienza gli interventi necessari all'assistenza alle popolazioni colpite.

Successivamente ai nuovi eventi sismici verificatisi il 30 ottobre, con la delibera 31 ottobre 2016 (pubblicata nella G.U. n. 256 del 2 novembre) il Consiglio dei ministri ha provveduto ad estendere ulteriormente gli effetti della citata dichiarazione dello stato d'emergenza del 25 agosto 2016 e autorizzato lo stanziamento di ulteriori 40 milioni di euro.

 

Il decreto-legge 11 novembre 2016, n. 205

Nella G.U. del 11 novembre 2016 è stato pubblicato il D.L. 205/2016 recante "Nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni e dei territori interessati dagli eventi sismici del 2016".

Nel corso dell’esame al Senato del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sono state approvate modifiche volte a far confluire nel testo del D.L. 189/2016 le disposizioni del D.L. 205/2016.

Il comma 2 dell’articolo 1 del disegno di legge di conversione del decreto legge n. 189/2012 abroga il decreto-legge 11 novembre 2016, n. 205, e precisa che restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e che sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del medesimo decreto-legge n. 205 del 2016.

Conseguentemente è stato modificato il titolo del D.L. 189/2016, che ora reca “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016

Le ordinanze di protezione civile emanate a partire dal 24 agosto 2016

In seguito al sisma del 24 agosto 2016, al fine di avviare i primi interventi urgenti di protezione civile, il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato le ordinanze n. 388 del 26 agosto e n. 389 del 28 agosto 2016.

In primo luogo, con l'ordinanza n. 388 del 26 agosto è stato assegnato il coordinamento degli interventi al Capo del Dipartimento della Protezione civile, che allo scopo provvede mediante l'istituzione, con proprio provvedimento, di una direzione di comando e controllo (Dicomac) ed è stata prevista inoltre l'apertura di apposite contabilità speciali a favore delle Regioni interessate. Tali misure sono finalizzate ad assicurare:

a) interventi necessari nella fase di prima emergenza volti a rimuovere le situazioni di rischio, ad assicurare l'indispensabile attività di soccorso, assistenza e ricovero delle popolazioni colpite dai predetti eventi calamitosi;

b) attività da porre in essere, anche in termini di somma urgenza, inerenti alla messa in sicurezza delle aree interessate dagli eventi calamitosi;

c) interventi urgenti volti ad evitare situazioni di pericolo o maggiori danni a persone o a cose.

Nella medesima ordinanza n. 388 del 26 agosto sono stati disciplinati i contributi per l'autonoma sistemazione, assegnati dai comuni alle famiglie colpite dal sisma, la cui abitazione principale, abituale e continuativa sia stata distrutta in tutto o in parte, ovvero sia stata sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti autorità, prevedendo, in particolare, a valere sui 50 milioni stanziati dalla delibera del 25 agosto 2016, fino ad un massimo di 600 euro mensili, e, comunque, nel limite di 200 euro, per ogni componente del nucleo familiare abitualmente e stabilmente residente nell'abitazione (se il nucleo familiare è composto da una sola persona il contributo medesimo è pari a 300 euro). Inoltre, se nel nucleo familiare sono presenti persone di età superiore a 65 anni, portatrici di handicap, ovvero disabili con una percentuale di invalidità non inferiore al 67 %, è concesso un contributo aggiuntivo di 200 euro mensili, per ognuno dei soggetti sopra indicati, anche oltre il suddetto limite massimo previsto mensile per il nucleo familiare. Tali benefici economici sono concessi a decorrere dalla data indicata nel provvedimento di sgombero dell'immobile, e sino a che non si siano realizzate le condizioni per il rientro nell'abitazione, ovvero si sia provveduto ad altra sistemazione avente carattere di stabilità, e comunque non oltre la data di scadenza dello stato di emergenza.

Sempre nell'ordinanza n. 388 del 26 agosto sono indicate inoltre una serie di deroghe legislative finalizzate alla realizzazione dell'attività previste dalla ordinanza medesima, stabilendo nello specifico, a favore dei soggetti istituzionali indicati, la possibilità di avvalersi, ove ricorrano i presupposti, delle procedure di cui agli articoli 63 (procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara) e 163 (procedure in caso di somma urgenza e di protezione civile) del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (nuovo Codice dei contratti pubblici). A tal fine, il limite di 200.000 euro per l'affidamento diretto e l'immediata esecuzione dei lavori, di cui al comma 1 dell'art. 163, ai sensi di quanto previsto dal comma 8 del medesimo articolo, per i soli contratti pubblici di lavori è stabilito in 400.000 euro.

Infine sono stabiliti i criteri per le occupazioni d'urgenza e la sospensione dei mutui relativi agli edifici distrutti o resi inagibili anche parzialmente ovvero alla gestione di attività di natura commerciale ed economica svolte nei medesimi edifici, previa presentazione di autocertificazione del danno subito. In particolare è previsto il diritto di chiedere agli istituti di credito e bancari, fino alla ricostruzione, all'agibilità o all'abitabilità del predetto immobile e comunque non oltre la data di cessazione dello stato di emergenza, una sospensione delle rate dei medesimi mutui, optando tra la sospensione dell'intera rata e quella della sola quota capitale.

Con l'ordinanza n. 389 del 28 agosto, sono stati stabiliti i criteri per il trattamento dei dati personali delle persone colpite dagli eventi sismici e per il conferimento dei rifiuti urbani indifferenziati, secondo il principio di prossimità, senza apportare modifiche alle autorizzazioni vigenti, in deroga alla eventuale definizione dei bacini di provenienza dei rifiuti urbani medesimi.

Nella medesima ordinanza del 28 agosto sono disciplinate le procedure acceleratorie, rispettivamente, per i citati interventi come indicati nella ordinanza n. 388 del 26 agosto, dichiarati indifferibili, urgenti e di pubblica utilità, che conseguentemente costituiscono variante agli strumenti urbanistici vigenti, e per la realizzazione dei soli interventi urgenti finalizzati alle operazioni di soccorso, alla messa in sicurezza dei beni danneggiati, all'allestimento di strutture temporanee di ricovero per l'assistenza alla popolazione, nonché per l'esecuzione di strutture temporanee, per assicurare la continuità dei servizi pubblici e del culto, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico, della direttiva del Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2004 e dei vincoli derivanti dall'ordinamento europeo, per i quali i soggetti istituzionali previsti nella ordinanza n. 388 del 26 agosto 2016 possono provvedere, sulla base di apposita motivazione, in deroga alle disposizioni normative del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, articoli 21, 22, 23, 26, 136, 142, 146, 147, 152, 159 e relative norme di attuazione).

Infine, ad integrazione delle risorse raccolte attraverso il numero solidale 45500, ai sensi del Protocollo d'intesa per l'attivazione e la diffusione di numeri solidali del 27 giugno 2014, l'ordinanza n. 389 del 28 agosto ha autorizzato il Dipartimento della protezione civile a ricevere, sul conto infruttifero n. 22330 intestato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed aperto presso la Tesoreria centrale dello Stato, le somme di denaro derivanti da donazioni ed atti di liberalità da destinare all'attuazione delle attività necessarie al superamento della situazione emergenziale.

Successivamente, al fine di prevedere ulteriori interventi urgenti di protezione civile conseguenti all'eccezionale evento sismico che ha colpito il territorio delle Regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo il 24 agosto 2016, il Dipartimento di protezione civile ha emanato l'ordinanza n. 391 del 1° settembre 2016.

In tale ordinanza sono stati dichiarati immediatamente efficaci ed esecutivi i contratti e gli accordi quadro stipulati dai soggetti istituzionali previsti, strettamente connessi alle attività indicate dalla ordinanza n. 388 del 26 agosto, nelle more dell' approvazione degli organi di controllo. Inoltre, alle spese funerarie sostenute dai familiari delle vittime del sisma del 24 agosto 2016, per le esequie dei propri congiunti, provvedono i Prefetti competenti per territorio, con oneri a carico del citato stanziamento di 50 milioni di euro dell'ordinanza n. 388 del 26 agosto.

L'ordinanza n. 391 del 1° settembre 2016 reca inoltre disposizioni in materia di raccolta e trasporto del materiale derivante dal crollo parziale o totale degli edifici. In particolare, le macerie sono classificate come rifiuti urbani con codice CER 20.03.99, limitatamente alle fasi di raccolta e trasporto da effettuarsi verso i siti di deposito temporaneo, individuati dalle Amministrazioni competenti, in deroga all'articolo 184 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (cd. Codice dell'ambiente) fatte salve le situazioni in cui è possibile effettuare, in condizioni di sicurezza, le raccolte selettive, e autorizzati sino al termine di sei mesi. In tale ambito viene specificato che non costituiscono in ogni caso rifiuto i resti dei beni di interesse architettonico, artistico, e storico, dei beni ed effetti di valore anche simbolico, i coppi, i mattoni, le ceramiche, le pietre con valenza di cultura locale, il legno lavorato, i metalli lavorati. Le regioni competenti territorialmente sono soggetti responsabili per l'attuazione di tali misure, anche avvalendosi dei comuni, mentre ARPA e AUSL sono soggetti deputati per le rispettive competenze alla vigilanza delle operazioni connesse a tali iniziative.

Per quanto riguarda le modalità inerenti alla gestione delle donazioni l'ordinanza n. 391 del 1° settembre modifica quanto già stabilito dall'ordinanza n. 389 del 28 agosto. In particolare, diversamente da quanto in precedenza disposto (vedi supra), il Dipartimento della protezione civile è autorizzato ad aprire, con estrema urgenza, un conto corrente fruttifero alle migliori condizioni offerte del mercato e solo al termine della raccolta fondi, il Dipartimento medesimo riversa tali somme nel conto infruttifero di tesoreria n. 22330, aperto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri presso la tesoreria centrale dello Stato, gestendole secondo le modalità previste dal citato Protocollo d'intesa per l'attivazione e la diffusione di numeri solidali del 2014. Il Dipartimento della protezione civile è autorizzato inoltre a stipulare con singoli donatori protocolli d'intesa volti a finalizzare specifiche risorse donate dagli stessi all'attuazione di singoli progetti, da individuare successivamente in modo congiunto con i Presidenti delle Regioni, ove gli interventi saranno realizzati. La stipula del Protocollo d'intesa è condizionata alla circostanza che l'importo donato consenta la realizzazione piena ed esclusiva dell'intervento.

Successivamente con l'ordinanza n. 392 del 6 settembre 2016 sono stati disposti ulteriori interventi di protezione civile. In primo luogo, viene stabilita la collaborazione tra Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) ed Dipartimento della protezione civile, in raccordo con le Regioni interessate, per il coordinamento delle organizzazioni di volontariato di protezione civile specializzate nel settore della salvaguardia del patrimonio culturale; sono previste misure per lo svolgimento dell'attività scolastica, consentendo a tale fine la possibilità per i Presidenti delle regioni interessate, prefetti e sindaci dei comuni, di individuare edifici e strutture in deroga alle norme tecniche relative all'edilizia scolastica previste nel D.M. 18 dicembre 1975 e inoltre sono stabilite misure finalizzate alle verifiche di agibilità post-sismica, attraverso il coordinamento svolto dalla struttura DICOMAC. A favore dei centri di competenza impegnati, l'ordinanza n. 392 ha autorizzato, in relazione agli eventuali impegni straordinari direttamente connessi all'evento emergenziale, il Dipartimento della protezione civile a modificare la durata, l'oggetto delle attività ed i relativi oneri finanziari delle convenzioni attuite ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, ovvero a stipularne di nuove. Ulteriori disposizioni riguardano la corresponsione di specifiche indennità economiche per il periodo 24 agosto-30 settembre 2016 per il personale dirigenziale e non dirigenziale dipendente pubblico, direttamente impiegato nelle attività di assistenza e soccorso o connesse all'emergenza.

Con l'ordinanza n. 393 del 13 settembre 2016 sono stati disposti altri interventi finalizzati al superamento della fase emergenziale. Nello specifico si evidenzia la facoltà concessa alle regioni interessate dal sisma (Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria), di attribuire a strutture e soggetti interni all'ente medesimo, in via temporanea, l'attuazione di specifici compiti connessi con la realizzazione dei primi interventi di emergenza, ivi compresa l'intestazione delle contabilità speciali, a cui le regioni medesime sono autorizzate ad assegnare ulteriori risorse finanziarie.

Per assicurare l'organizzazione, la mobilitazione e il dispiegamento del dispositivo operativo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e delle sue articolazioni sui territori delle quattro regioni, a favore di interventi di messa in sicurezza dei beni culturali mobili e immobili, è nominata Soggetto Attuatore, l'arch. Antonia Pasqua Recchia, mentre, al fine di assicurare l'organizzazione, la mobilitazione ed il dispiegamento del dispositivo operativo del Corpo del vigili del fuoco sui territori delle quattro regioni interessate, per l'adozione di contromisure tecniche urgenti sui manufatti edilizi per la salvaguardia della pubblica incolumità, viene nominato Soggetto Attuatore, l'ing. Claudio De Angelis, che partecipa inoltre alla progettazione e alla programmazione dei citati interventi sui beni culturali immobili e per il recupero dei beni culturali mobili, assicurando a tal fine la partecipazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco anche alla relativa esecuzione, qualora non venga affidata a terzi, in coordinamento con il Soggetto Attuatore nominato a tale fine. Da ultimo, sono previsti nell'ordinanza n. 393 del 13 settembre 2016 interventi urgenti in sostegno degli operatori del settore zootecnico colpiti dall'evento sismico, finalizzati tra l'altro a differire di 120 giorni gli obblighi in materia di aggiornamento della banca dati nazionale dell'anagrafe zootecnica e alla realizzazione e messa in opera di ricoveri e impianti temporanei per la stabulazione, l'alimentazione e la mungitura degli animali, nonché per la conservazione del latte.

Con l'ordinanza n. 394 del 19 settembre 2016, sono state previste ulteriori disposizioni per l'emergenza nei territori colpiti dal sisma. In particolare, sono individuate le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, nei rispettivi ambiti territoriali, quali soggetti attuatori per la realizzazione delle strutture abitative di emergenza (S.A.E.), mentre viene nominato il soggetto attuatore per il monitoraggio delle attività per la realizzazione delle suddette strutture abitative di emergenza e delle strutture temporanee ad usi pubblici e per la realizzazione degli interventi connessi di competenza statale. Inoltre, viene prevista a possibilità di derogare, sulla base di apposita motivazione, alle disposizioni concernenti il decreto legislativo n. 50/2016 (nuovo Codice dei contratti pubblici) per attività e interventi urgenti elencati nell'ordinanza (tra le quali l'allestimento e la gestione delle aree di accoglienza e ricovero della popolazione interessata dall'evento, nonché l'attività di assistenza e soccorso alle persone). Sono inoltre prorogati i termini per l'attuazione del riordino organizzativo del Dipartimento della protezione civile (disciplinato dal decreto del segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri in data 10 agosto 2016) in considerazione del diretto impegno del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri nel coordinamento delle attività in corso a seguito degli eventi sismici. Da ultimo, sono previste disposizioni in materia di raccolta e trasporto del materiale contenente amianto derivante dal crollo parziale o totale degli edifici.

Con l'ordinanza 23 settembre 2016, n. 396, sono state previste ulteriori disposizioni per assicurare il necessario supporto al soggetto attuatore (art. 1), nonché per disciplinare (modificando quanto in precedenza stabilito dall'art. 5 dell'ordinanza n. 392) la misura delle indennità riconosciute al personale dirigenziale e non dirigenziale dipendente pubblico, direttamente impiegato nelle attività di assistenza e soccorso o connesse all'emergenza (art. 2). Viene altresì prevista la manutenzione straordinaria dei mezzi e delle attrezzature impiegati o, qualora non convenientemente ripristinabili, la sostituzione degli stessi (art. 3). Le ulteriori disposizioni dettate dall'ordinanza riguardano i rimborsi per gli interventi effettuati dalle organizzazioni di volontariato di protezione civile (art. 4), la programmazione degli acquisti di beni e servizi e di lavori pubblici del Dipartimento della protezione civile (art. 5) e l'attuazione degli interventi temporanei a supporto del settore zootecnico previsti dall'ordinanza n. 393 (art. 6).

Ulteriori disposizioni sono contenute nell'ordinanza n. 399 del 10 ottobre 2016. L'art. 1 detta disposizioni per la nomina e l'utilizzo di segretari comunali. Il successivo articolo 2 consente invece di derogare - nella realizzazione delle strutture abitative di emergenza (S.A.E.) previste dall'art. 1, comma 1, dell'ordinanza n. 394/2016 - alle norme del D.M. 5 luglio 1975, relativamente all'altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali d'abitazione, ma comunque nel rispetto dei principi in materia di sicurezza.

L'art. 3 detta disposizioni relative alla realizzazione dei moduli abitativi provvisori rurali di emergenza per i conduttori di allevamenti zootecnici provvedendo, tra l'altro, ad individuare la Regione Umbria quale soggetto attuatore per la realizzazione di tali interventi. L'articolo 4 amplia le misure previste dall'art. 7, comma 3, dell'ordinanza n. 393 (realizzazione e messa in opera di ricoveri e impianti temporanei), al fine di considerare non solo le attività di conservazione del latte, ma anche quelle di trasformazione, e non solo del latte, ma di tutti i prodotti agroalimentari.

Gli articoli 5 e 6 contengono invece disposizioni derogatorie in materia di raccolta e trasporto del materiale derivante dai crolli degli edifici, nonché norme finalizzate all'utilizzo delle ordinarie contabilità speciali dei Segretariati regionali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per le attività connesse agli eventi sismici.

Successivamente agli ulteriori eccezionali eventi sismici del 26 e del 30 ottobre 2016 che hanno colpito le regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo è stata emanata l'ordinanza 31 ottobre 2016 n. 400. L'art. 1 sospende le rilevazioni condotte dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e i relativi adempimenti nelle aree dei comuni di cui all'allegato 1 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, l'art. 2 reca disposizioni finanziarie per le spese sostenute dai Comuni ai fini del rispetto del pareggio di bilancio, l'art. 3 disciplina in materia di ferie maturate e non godute da parte del personale dirigenziale e non del Dipartimento della protezione civile, l'articolo 4 consente alle Regioni e ai Comuni interessati, che non dispongono di personale tecnico idoneo in misura sufficiente per il tempestivo svolgimento degli interventi di messa in sicurezza delle aree e degli edifici danneggiati, di provvedervi, per la durata dello stato emergenziale, avvalendosi di tecnici resi disponibili da altre pubbliche amministrazioni, l'articolo 5 disciplina il rimborso delle spese di missione degli amministratori degli enti locali interessati, l'articolo 6 stabilisce l'utilizzo delle contabilità speciali da parte dei Prefetti delle provincie interessate dal sisma, gli articoli 7 e 8 intervengono rispettivamente per garantire la piena operatività del Servizio nazionale della protezione civile e l'impiego delle risorse presenti nelle delibere del Consiglio dei ministri del 25 agosto 2016, del 27 e del 31 ottobre 2016.

Con l'ordinanza n. 405 del 10 novembre 2016 sono state dettate ulteriori disposizioni concernenti i rilievi di agibilità post sismica, disposizioni a favore del personale della Difesa relativamente a compensi legati all'attività poste in essere e rimborsi (indennità di missione, alle spese di viaggio, vitto ed alloggio) riconosciuti all'Associazione nazionale comuni italiani (Anci). L'art. 1 della predetta ordinanza, in considerazione del notevole incremento del quadro di danneggiamento causato dagli eventi del 26 e 30 ottobre 2016, prevede una attività di ricognizione preliminare dei danni al patrimonio edilizio privato ubicato in aree perimetrate individuate dai sindaci dei comuni interessati, effettuata utilizzando la scheda sintetica «FAST» (scheda per il rilevamento sui Fabbricati per l'Agibilità Sintetica post-Terremoto), finalizzata a selezionare gli edifici agibili rispetto a quelli non utilizzabili immediatamente.

Con l'ordinanza n. 406 del 12 novembre 2016 è prevista, successivamente all'esito dell'espletamento delle procedure negoziate previste dal comma 1 dell'art. 2 del decreto-legge 205/2016 la stipula di Accordi Quadro ai sensi dell'articolo 54 del decreto legislativo n. 50/2016 a favore del Dipartimento della protezione civile, delle Regioni, dei Comuni e delle strutture operative interessate, sulla base delle esigenze condivise, per la fornitura di moduli - container e relative attrezzature. In considerazione dell'estrema urgenza della fornitura, alla verifica dei requisiti relativi alla partecipazione alle procedure negoziate si provvede con le modalità previste dall'art. 163, comma 7, del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50. La suddetta ordinanza prevede tra l'altro il ricorso all'ulteriore deroga alle seguenti disposizioni del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50, nei termini indicati:

-       31, allo scopo di consentire la nomina dei responsabili unici del procedimento e dei direttori dell'esecuzione nell'ambito del personale dei Comuni presso cui saranno installati i moduli abitativi, nonché del personale delle altre componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile;

-       63, comma 6, anche all'ulteriore scopo di consentire la più ampia partecipazione alla procedura negoziata degli operatori economici;

-       68, allo scopo di consentire il reperimento, nel più breve tempo possibile, dei moduli abitativi;

-       74, comma 4, allo scopo di accelerare le procedure di aggiudicazione;

-       75, comma 3, allo scopo di consentire l'utilizzo di mezzi straordinari nell'invito dei candidati;

-       79, allo scopo di consentire una rapida definizione della procedura di aggiudicazione, onde accelerare la fornitura dei moduli abitativi;

-       97, commi 2 e 5, allo scopo di consentire una rapida definizione della procedura di aggiudicazione, onde accelerare la fornitura dei moduli abitativi. 

Allo scopo di consentire la fornitura del maggior numero di moduli abitativi è altresì consentita la deroga:

-       all'allegato B del D.M. del Ministero dello sviluppo economico dell'11 marzo 2008, concernente "Attuazione dell'articolo 1, comma 24, lettera a), della legge 24 dicembre 2007, n. 244, per la definizione dei valori limite di fabbisogno di energia primaria annuo e di trasmittanza termica ai fini dell'applicazione dei commi 344 e 345 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296".

Con l'ordinanza n. 408 del 5 novembre 2016 al fine di attuare l'art. 2, contenente disposizioni in materia di strutture e moduli abitativi provvisori, l'art. 7, contenente misure urgenti per le infrastrutture viarie e l'art. 9, contenente disposizioni in materia di interventi di immediata esecuzione del D.L. 205/2016, si procede all'allestimento di aree da destinare ad insediamenti dei moduli abitativi provvisori -container di cui all'art. 1 dell'ordinanza n. 406/2016, immediatamente rimuovibili al venir meno dell'esigenza, e alla realizzazione di strutture e moduli temporanei ad usi pubblici a cui provvedono i soggetti specificamente individuati nella tabella in allegato 1 della medesima ordinanza. I Presidenti delle regioni interessate sono i soggetti attuatori per la realizzazione di strutture temporanee finalizzate a consentire la continuità delle preesistenti attività economiche e produttive danneggiate dagli eventi sismici di cui in premessa. Inoltre, sono previste disposizioni per la messa in sicurezza e il ripristino della viabilità. Da ultimo, a decorrere dall'entrata in vigore della medesima ordinanza, il contributo massimo per l'autonoma sistemazione spettante ai nuclei familiari ai sensi dell'art. 3, comma 1, dell'ordinanza n. 388/2016, è elevato ad 900 euro mensili. A decorrere dalla stessa data, il medesimo contributo è stabilito rispettivamente in 400 euro per i nuclei familiari composti da una sola unità, in 500 euro per quelli composti da due unità, in 700 euro per quelli composti da tre unità, in 800 euro per quelli composti da 4 unità e in 900 euro per quelli composti da 5 o più unità. Resta fermo il riconoscimento del contributo aggiuntivo di 200 euro mensili di cui al medesimo articolo 3 della citata ordinanza n. 388/2016, per ciascun componente del nucleo familiare che abbia un'età superiore a 65 anni oppure sia portatore di handicap, ovvero disabile con una percentuale di invalidità non inferiore al 67%. La disciplina sui contributi per l'autonoma sistemazione deve intendersi applicabile anche a favore degli studenti, iscritti agli anni accademici 2015/2016 e 2016/2017 presso Istituti universitari ed Istituti superiori di grado universitario che rilasciano titoli di studio aventi valore legale con sede nei comuni interessati dagli eventi sismici.

Con l'ordinanza n. 414 del 19 novembre 2016, per garantire la realizzazione, in tempi congrui, delle strutture e dei moduli abitativi provvisori - container di cui all'art. 1 dell'ordinanza n. 406/2016, nonché delle strutture e moduli temporanei ad usi pubblici e delle strutture temporanee finalizzate a garantire la continuità delle attività economiche e produttive di cui rispettivamente agli articoli 2 e 3 dell'ordinanza n. 408/2016, i soggetti pubblici preposti alle predette iniziative ai sensi delle medesime ordinanze possono procedere in deroga al decreto del Ministero della sanità del 5 luglio 1975 (relativo all'altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali d'abitazione), nel rispetto dei principi in materia di sicurezza.

Le ordinanze emanate dal Commissario straordinario

Con l'ordinanza n. 4 del 17 novembre 2016, emanata dal Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione, sono stati previsti i primi interventi per la riparazione immediata di edifici e unità immobiliari ad uso abitativo e produttivo danneggiati dagli eventi sismici del 24 agosto 2016 e successivi, temporaneamente inagibili. A tale fine, i soggetti legittimati possono avviare immediatamente gli interventi di riparazione con rafforzamento locale secondo le modalità e le procedure stabilite, contestualmente al deposito delle comunicazioni di avvio dei lavori di cui all'art. 8, comma 3, del decreto-legge n. 189 del 2016. I lavori, se ammessi a contributo, devono essere ultimati entro sei mesi dalla data di concessione del contributo medesimo, a pena di decadenza dallo stesso, prorogabili dai comuni per giustificati motivi per non più di due mesi. Nell'Allegato 1 dell’ordinanza sono descritte le modalità per l'individuazione delle soglie di danno lieve per edifici a destinazione prevalentemente abitativa o assimilabile.

L'attività parlamentare

Nella seduta del 1° settembre delle Commissioni Riunite (VIII Camera e 13a Senato)si è svolta l'audizione del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri sugli eventi sismici del 24 agosto 2016 e sulle politiche di prevenzione antisismica. Successivamente, in data 8 settembre, la Commissione Ambiente della Camera ha svolto l'audizione del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, sullo stato degli interventi di protezione civile nelle zone colpite dagli eventi sismici del 24 agosto scorso e sul passaggio dalla gestione dell'emergenza alla fase della ricostruzione.

Nella seduta del 15 settembre 2016 l'VIII Commissione (Ambiente) della Camera ha deliberato lo svolgimento di un'indagine conoscitiva sulle politiche di prevenzione antisismica e sui modelli di ricostruzione a seguito di eventi sismici. Nell'ambito dell'indagine deliberata, si è svolta l'audizione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti nella medesima seduta e, nella seduta del 5 ottobre 2016, l'audizione del Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dei comuni colpiti dal sisma.

Nella seduta del 21 settembre 2016 la 13a Commissione del Senato ha deliberato la richiesta di assegnazione di un affare sulle politiche di prevenzione del rischio sismico e idrogeologico sul territorio nazionale, finalizzato ad approfondire - sulla base di quanto convenuto in occasione della citata audizione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con la VIII Commissione della Camera dei deputati - le problematiche connesse alla prevenzione del rischio sismico e idrogeologico sul territorio nazionale.

Nella stessa data, le Commissioni riunite 1a (Affari costituzionali) e 13a (Ambiente) del Senato, hanno poi svolto l'audizione del Capo Dipartimento della Protezione Civile sugli interventi di protezione civile conseguenti agli eventi sismici del 24 agosto.

Durante la seduta della Camera dei deputati del 28 settembre 2016 sono state discusse congiuntamente (e approvate per parti separate) alcune mozioni (1/01344; 1/01358; 1/01359; 1/01360; 1/01361; 1/01362; 1/01366 e 1/01367) concernenti iniziative a favore delle popolazioni e dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016, nonché per la prevenzione dei rischi derivanti dai terremoti. Nella medesima seduta è stata approvata la risoluzione n. 6-00260 per l'impiego di risorse restituite dalla Camera dei deputati al bilancio dello Stato per la ricostruzione dei territori e il sostegno delle popolazioni colpite dal sisma.

Nella seduta del 29 settembre 2016, l'Assemblea del Senato, al termine della discussione di numerose mozioni sul progetto "Casa Italia" per il miglioramento sismico del patrimonio edilizio nazionale proposto dal Governo[2], ha approvato l'ordine del giorno G3, che contiene una serie di impegni al Governo, tra cui quello di orientare la procedura di ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto attorno a cinque imperativi chiave (tra cui spicca quello di perseguire la "qualità massima ed efficienza degli interventi, con il massimo rispetto possibile dell'identità dei luoghi e degli edifici, evitando di dislocare le nuove costruzioni in zone nuove e di disgregare le comunità locali") e quello di dare continuità per tre anni al meccanismo di incentivazione dell'ecobonus per le ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche, anche per gli adeguamenti e consolidamenti sismici, cambiando e semplificando i criteri e i meccanismi vigenti, prevedendo norme specifiche per i soggetti incapienti, nonché quello di riferire al Parlamento, con cadenza semestrale, sullo stato della ricostruzione, con particolare riferimento alle risorse economiche e strumentali impegnate.

Nella seduta del 9 novembre 2016, si è svolta l'informativa urgente del Presidente del Consiglio dei ministri sui recenti eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia.

 


Articolo 1
(Ambito di applicazione e organi direttivi)

 

L’articolo 1 definisce l’ambito di applicazione del decreto, che include non solo i comuni elencati negli allegati 1 e 2, ma anche altri comuni in cui si siano verificati danni causati dagli eventi sismici. Per alcuni comuni specificamente indicati (Teramo, Rieti, Ascoli Piceno, Macerata, Fabriano e Spoleto) viene limitata, ai singoli soggetti danneggiati che dichiarino l'inagibilità del fabbricato, l’applicazione degli articoli 45-48 (che riguardano il sostegno al reddito dei lavoratori e prevedono sospensioni di termini e misure in materia fiscale).

Viene fissato al 31 dicembre 2018 il termine della gestione straordinaria disciplinata dal decreto-legge e individuati gli organi deputati alla medesima gestione (Commissario straordinario, vice-commissari, cabina di coordinamento della ricostruzione, nonché comitati istituzionali in ognuna delle regioni colpite).

Ambito di applicazione (commi 1-2)

Comuni indicati negli allegati 1 e 2 (comma 1, primo periodo)

In base al comma 1, le disposizioni del decreto disciplinano gli interventi per la riparazione, la ricostruzione, l’assistenza alla popolazione e la ripresa economica nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, interessati dagli eventi sismici del 24 agosto 2016, ricompresi nei comuni indicati nell’allegato 1.

L’allegato 1 al decreto-legge in esame elenca 62 Comuni, contro i 17 contenuti nell’elenco allegato al decreto 1 settembre 2016 (pubblicato nella G.U. n. 207/2016), con il quale sono stati sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari per i contribuenti aventi la residenza o la sede operativa nei territori dei comuni inclusi nell’elenco.

Nel corso dell’esame al Senato il comma 1 è stato integrato al fine di ampliare l’ambito di applicazione ai comuni, indicati nel nuovo allegato 2, interessati dagli eventi sismici che nel mese di ottobre 2016 hanno colpito le medesime regioni.

Il nuovo allegato 2 al decreto-legge in esame, introdotto nel corso dell’esame al Senato, contiene l’elenco dei 69 Comuni colpiti dagli eventi sismici del 26 e del 30 ottobre 2016. Tale elenco è identico a quello trasmesso il 28 novembre scorso alle Camere, in attuazione del D.L. 205/2016.

Si ricorda che il D.L. 205/2016, adottato in seguito agli eventi sismici del 26 e del 30 ottobre, il cui contenuto è confluito nel testo del decreto in esame, non prevede un elenco di comuni colpiti, ma disciplina la procedura per la sua elaborazione ed approvazione. Sulla base di tale procedura, il Commissario straordinario ha predisposto un nuovo elenco, che è stato poi approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 24 novembre e successivamente trasmesso alle Camere, in data 28 novembre 2016. Tale elenco è identico a quello contenuto nell’allegato 2.

 

Comuni dell’allegato 2 per i quali alcune norme del decreto si applicano limitatamente ai soggetti danneggiati (comma 1, secondo periodo)

Il secondo periodo del comma 1, inserito nel corso dell’esame al Senato, prevede l’applicazione degli articoli 45-48 (che riguardano il sostegno al reddito dei lavoratori e prevedono sospensioni di termini e misure in materia fiscale) nei Comuni di Teramo, Rieti, Ascoli Piceno, Macerata, Fabriano e Spoleto, limitatamente ai singoli soggetti danneggiati che dichiarino l'inagibilità del fabbricato (casa di abitazione, studio professionale o azienda), con trasmissione agli uffici dell'Agenzia delle Entrate e dell'INPS territorialmente competenti.

Con riferimento alla citata dichiarazione, la norma fa genericamente rinvio al D.P.R. 28 febbraio 2000, n. 445.

In proposito, si ricorda che con tale provvedimento è stato adottato il testo unico in materia di documentazione amministrativa,  dichiarazioni sostitutive di certificazione e dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà. La dichiarazione sostitutiva di certificazione è un documento sottoscritto dall'interessato senza nessuna particolare formalità e presentato in sostituzione dei certificati: tali dichiarazioni possono riferirsi solo agli stati, qualità personali e fatti tassativamente elencati nell'articolo 46 del D.P.R. 445/2000. La dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà è il documento, sottoscritto dall'interessato, concernente stati, qualità personali e fatti, a sua diretta conoscenza e non ricompresi nell'elencazione dell'articolo 46: in questo caso l'atto deve essere sottoscritto con firma autenticata (articolo 47 del Testo unico). Per le amministrazioni procedenti è previsto l'obbligo di effettuare idonei controlli (a campione ed in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi) sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà (art. 71). L'art. 75 del testo unico disciplina le sanzioni amministrative a carico del dichiarante in caso di dichiarazioni non veritiere. Oltre alle conseguenze amministrative, ai sensi dell'art. 76 del D.P.R. 445/2000, chiunque rilascia dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.

 

Con riferimento all’applicazione limitata degli artt. 45-48, si fa notare che tale disposizione è analoga, sebbene più dettagliata, a quella dell’art. 1, comma 1, del D.L. 205/2016, che esclude l’applicazione generalizzata delle norme del Titolo IV del D.L. 189/2016 (che riguardano il sostegno al reddito dei lavoratori e prevedono sospensioni di termini e misure in materia fiscale e processuale) e ne prevede invece l’applicazione con riferimento al singolo soggetto danneggiato nei Comuni indicati in un’apposita sezione dell’elenco dei comuni colpiti.

Tale elenco, lo si ricorda, non è incluso nel testo del decreto-legge n. 205/2016. Nell’elenco di 68 Comuni, allegato alla relazione tecnica di tale decreto e risultante dalle segnalazioni operate dalle Regioni, viene precisato che per i Comuni di Teramo, Rieti, Ascoli Piceno, Macerata e Spoleto si applicano le disposizioni dell’art. 44, mentre i benefici previsti dai restanti articoli del Titolo IV saranno concessi solo “in favore dei soggetti effettivamente danneggiati che comprovino il danno subito mediante adeguata documentazione”.

Si fa notare come questa indicazione generica inclusa nell’elenco contenuto nella relazione tecnica è stata recepita dalla norma in esame, che ha altresì specificato le condizioni per l’applicabilità degli articoli del Titolo IV (dichiarazione di inagibilità del fabbricato trasmessa agli uffici dell'Agenzia delle Entrate e dell'INPS territorialmente competenti).

Si fa altresì notare che, a differenza dell’art. 1, comma 1, del D.L. 205/2016, la norma in esame non prevede l’applicazione limitata (ai singoli soggetti danneggiati) delle norme dell’art. 49, recante termini e misure in materia processuale.

Altri comuni danneggiati (comma 2)

Le disposizioni del decreto legge in esame possono applicarsi, sulla base di quanto disposto dal comma 2, anche in altri comuni delle regioni interessate, diversi da quelli indicati negli allegati 1 e (sulla base delle modifiche apportate dal Senato) 2, qualora venga dimostrato il nesso di causalità diretto tra i danni ivi verificatisi e gli eventi sismici del 24 agosto 2016 e (sulla base delle modifiche apportate dal Senato) dei mesi successivi, comprovato da apposita perizia.

Si fa notare che le modifiche testé menzionate rappresentano la trasposizione, all’interno del decreto-legge in esame, delle norme recate dall’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 1 del D.L. 205/2016, ove si dispone che “L'articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 189 del 2016 si applica anche agli eventi sismici oggetto del presente decreto”.

In merito alle caratteristiche di tale perizia, nel corso dell’esame al Senato è stato chiarito che essa non deve essere giurata, come prevede il testo iniziale del decreto-legge, bensì asseverata. La norma non indica i soggetti abilitati ad operare l’asseverazione.

Si fa notare che l’art. 2, comma 1, lettera d), affida al Commissario straordinario il compito di individuare gli immobili che - in base al comma in esame - sono ricompresi nel campo di applicazione del decreto.

Durata della gestione straordinaria (comma 4)

Il comma 4 prevede la cessazione della gestione straordinaria, finalizzata alla ricostruzione, al 31 dicembre 2018.

Si ricorda che, nel rispetto dei limiti fissati dall’art. 5, comma 1-bis, della L. 225/1992 (secondo cui la durata della dichiarazione dello stato di emergenza non può superare i 180 giorni prorogabile per non più di ulteriori 180 giorni), con la delibera del Consiglio dei Ministri del 25 agosto 2016 è stato dichiarato lo stato d'emergenza per i territori colpiti, fino al centottantesimo giorno dalla medesima data del 25 agosto, vale a dire fino al 21 febbraio 2017.

Organi della gestione straordinaria e rispettivi compiti (commi 3, 5-7)

I commi 3, 5 e 6 prevedono i seguenti organi deputati alla gestione straordinaria disciplinata dal decreto:

·      il Commissario straordinario, che provvede all’attuazione degli interventi ai sensi e con i poteri previsti dal decreto (comma 3). Il commissario straordinario assicura una ricostruzione unitaria e omogenea e, a tal fine, programma l’uso delle risorse finanziarie e approva le ordinanze e le direttive necessarie per la progettazione ed esecuzione degli interventi, nonché per la determinazione dei contributi spettanti ai beneficiari sulla base di indicatori del danno, della vulnerabilità e di costi parametrici (comma 7).

Nel corso dell’esame al Senato, è stato chiarito (mediante l’aggiunta di un nuovo periodo alla fine del comma 3) che il Commissario straordinario opera con i poteri di cui al decreto-legge in esame, anche in relazione alla ricostruzione conseguente agli eventi sismici successivi al 24 agosto 2016 con riferimento ai territori di cui al comma 1.

Si tratta della disposizione recata dall’art. 1, comma 2, del D.L. 205/2016, che confluisce nel comma in esame.

Relativamente alla figura del Commissario, si ricorda che con il decreto del Presidente della Repubblica 9 settembre 2016, Vasco Errani è stato nominato Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016. Della nomina è stata data notizia con il comunicato pubblicato sulla G.U. n. 228 del 29 settembre 2016.

·      i vice-commissari, individuati nei Presidenti delle Regioni interessate. Il comma 5 dispone che essi operino in stretto raccordo con il Commissario straordinario, che può delegare loro le funzioni a lui attribuite dal decreto in esame;

·      una cabina di coordinamento della ricostruzione, presieduta dal Commissario straordinario, istituita allo scopo di consentire lo stretto raccordo tra Commissario e vice-commissari e avente il compito di concordare i contenuti dei provvedimenti da adottare e di assicurare l’applicazione uniforme e unitaria in ciascuna Regione delle ordinanze e direttive commissariali, nonché di verificare periodicamente l’avanzamento del processo di ricostruzione;

·      un comitato istituzionale regionale, istituito in ognuna delle regioni colpite, presieduto dal Presidente della Regione, a cui partecipano i Presidenti delle Province interessate e i sindaci dei comuni indicati nell’allegato 1 e (sulla base delle modifiche apportate dal Senato) 2, e nell’ambito del quale sono discusse e condivise le scelte strategiche, di competenza del Presidente della Regione.

 

L’ultimo periodo dei commi 5 e 6 reca la clausola di invarianza finanziaria, disponendo che al funzionamento degli organi istituiti dai medesimi commi (cabina di coordinamento e comitati istituzionali regionali) si provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente.

 


 

Articolo 2
(Funzioni del Commissario straordinario e dei Vice Commissari)

 

L’articolo 2 disciplina le funzioni del Commissario straordinario e dei Vice Commissari. Ulteriori disposizioni riguardano le modalità che il Commissario deve seguire nell’esercizio delle proprie funzioni; in particolare, viene previsto che il Commissario straordinario provveda anche a mezzo di ordinanze, e che realizzi i propri compiti attraverso l’analisi delle potenzialità dei territori e delle singole filiere produttive esistenti anche attraverso modalità di ascolto e consultazione, nei Comuni interessati, degli operatori economici e della cittadinanza.

Si ricorda che con il decreto del Presidente della Repubblica 9 settembre 2016, Vasco Errani è stato nominato, ai sensi dell'art. 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dei comuni delle regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dall'evento sismico del 24 agosto 2016. La citata disposizione consente la nomina di commissari straordinari del Governo, ferme restando le attribuzioni dei Ministeri, fissate per legge, al fine di realizzare specifici obiettivi determinati in relazione a programmi o indirizzi deliberati dal Parlamento o dal Consiglio dei ministri o per particolari e temporanee esigenze di coordinamento operativo tra amministrazioni statali.

Il nuovo ultimo periodo del comma 3 dell’art. 1 del decreto-legge in esame  – aggiunto nel corso dell’esame al Senato al fine di riprodurre le disposizioni recate dall’art. 1, comma 2, del D.L. 205/2016 – stabilisce che il Commissario straordinario opera con i poteri di cui al decreto-legge, anche in relazione alla ricostruzione conseguente agli eventi sismici successivi al 24 agosto 2016 con riferimento ai territori di cui all’art. 1, comma 1.

Funzioni del Commissario straordinario (commi 1-4 e 4-bis)

Funzioni attribuite (commi 1 e 4-bis)

Il comma 1 elenca le seguenti funzioni attribuite al Commissario straordinario:

a) operare in stretto raccordo con il Capo del Dipartimento della Protezione civile, al fine di coordinare le attività disciplinate dal decreto con gli interventi di relativa competenza volti al superamento dello stato di emergenza e di agevolare il proseguimento degli interventi di ricostruzione dopo la conclusione di quest’ultimo;

b, e) coordinare gli interventi di ricostruzione e riparazione degli immobili privati (sovraintendendo all’attività dei vice-commissari di concessione ed erogazione dei relativi contributi e vigilando sulla fase attuativa degli interventi stessi) e delle opere pubbliche, cioè degli interventi previsti dal Titolo II, Capo I, del decreto;

c) operare una ricognizione e determinare, di concerto con le Regioni e con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, secondo criteri omogenei, il quadro complessivo dei danni e stimare il relativo fabbisogno finanziario, definendo altresì la programmazione delle risorse nei limiti di quelle assegnate;

d) individuare gli immobili danneggiati ubicati in Comuni diversi da quelli elencati negli allegati 1 e 2 (cioè quelli che rientrano nell’ambito di applicazione del decreto ai sensi del comma 2 dell’art. 1);

f) sovraintendere sull’attuazione delle misure di sostegno alle imprese (previste dal Titolo II, Capo II, del decreto), anche per favorire il recupero del tessuto socio-economico nelle aree colpite;

g) adottare e gestire l’elenco speciale di professionisti (istituito dall’art. 34 del decreto in esame) a cui è possibile affidare incarichi di progettazione e direzione dei lavori, raccordandosi con le autorità preposte per lo svolgimento delle attività di prevenzione contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli interventi di ricostruzione;

Si fa notare che nel testo iniziale del decreto-legge si fa riferimento agli elenchi speciali prevedendo altresì che siano istituiti dal Commissario, ma in realtà lo stesso decreto contempla un unico elenco di questo tipo, la cui istituzione è prevista dall’art. 34. Per tali motivi, nel corso dell’esame al Senato è stato chiarito che il Commissario non istituisce e gestisce elenchi speciali, ma adotta e gestisce l’unico elenco speciale previsto, vale a dire quello istituito dall’art. 34.

h) tenere e gestire la contabilità speciale a lui intestata;

i) controllare ogni altra attività prevista dal decreto nei territori colpiti;

l) assicurare il monitoraggio degli aiuti previsti dal decreto al fine di verificare l’assenza di sovracompensazioni nel rispetto delle norme europee e nazionali in materia di aiuti di stato.

Si ricorda che l’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) dichiara compatibili con il mercato interno “gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali”.

Nella valutazione dei regimi di aiuto di cui all’art. 107, paragrafo 2, lett. b), del TFUE, la Commissione europea (Decisione 14.8.2015 C(2015)5549 final[3]) è tenuta a verificare che le circostanze relative alle calamità naturali invocate per giustificare la concessione dell’aiuto e che le seguenti condizioni siano soddisfatte, In particolare, deve essere dimostrato che il danno per cui viene concessa la compensazione sia una conseguenza diretta della calamità naturale e che l’aiuto non deve comportare una sovracompensazione del danno ma solo ovviare al danno provocato dalla calamità naturale[4].

Un ulteriore compito è attribuito al Commissario straordinario dal nuovo comma 4-bis, aggiunto nel corso dell’esame al Senato. In base a tale comma, il Commissario è tenuto ad effettuare una ricognizione delle unità del patrimonio immobiliare nuovo o in ottimo stato e classificato agibile, invenduto e di cui è accertata la disponibilità alla vendita.

Modalità di esercizio delle funzioni (commi 2-4)

Per l’esercizio delle funzioni citate, il comma 2 dispone che il Commissario straordinario provveda anche a mezzo di ordinanze, nel rispetto della Costituzione, dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’ordinamento europeo. La disposizione in esame è richiamata in varie norme del decreto. In proposito, la relazione illustrativa sottolinea che “lo strumento attraverso il quale il Commissario esercita il suo potere regolatorio, anche in deroga secondo quanto consentito dal decreto medesimo, è l'ordinanza emanata sempre previa intesa con i Presidenti delle Regioni, "consultate" nell'ambito di un apposito momento collegiale denominato "cabina di coordinamento" (articolo l, comma 5). Il riferimento a tale ordinanza, attraverso il richiamo dell'articolo 2, comma 2, torna in vari punti del testo per focalizzare i singoli argomenti oggetto di disciplina da parte del commissario”.

Relativamente alle modalità di emanazione delle ordinanze, lo stesso comma dispone che le stesse siano emanate previa intesa con i Presidenti delle Regioni interessate nell’ambito della cabina di coordinamento, e comunicate al Presidente del Consiglio dei ministri.

 

Il comma 3 prevede che il Commissario realizzi i propri compiti attraverso l’analisi delle potenzialità dei territori e delle singole filiere produttive esistenti anche attraverso modalità di ascolto e consultazione, nei comuni interessati, degli operatori economici e della cittadinanza.

 

Il comma 4 affida al Commissario straordinario (che può a tal fine avvalersi degli uffici speciali di cui all’art. 3) il compito di coadiuvare gli enti locali nella progettazione degli interventi, con l’obiettivo di garantirne la qualità e il raggiungimento dei risultati attesi.

Lo stesso comma 4 dispone che restano ferme le attività svolte da enti locali, Regioni e Stato nell’ambito della strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese.

Si fa notare che il testo iniziale del decreto legge non fa riferimento agli enti locali, bensì ai comuni.

 

Riguardo alla Strategia nazionale per le aree interne, si ricorda che essa rappresenta una delle linee di intervento nell’impostazione strategica della politica di coesione del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020.

La Strategia - sostenuta sia dai fondi europei (FESR, FSE e FEASR), per il cofinanziamento di progetti di sviluppo locale, sia da risorse nazionali (circa 280 milioni messi a disposizione dalle ultime tre leggi di stabilità per il 2104, 2015 e 2016) - rappresenta una azione diretta al sostegno della competitività territoriale sostenibile, al fine di contrastare, nel medio periodo, il declino demografico che caratterizza le c.d. “aree interne”, definite come quelle aree più lontane dai servizi di base, che interessano oltre il 60% del territorio nazionale ed il 7,6% della popolazione italiana.

I criteri generali per l'individuazione delle aree interne interessate sono definiti con l'Accordo di partenariato. Il processo di selezione delle aree interne su cui concentrare gli interventi nel periodo di programmazione 2014-2020 è avvenuto attraverso una procedura di istruttoria pubblica, svolta da tutte le Amministrazioni centrali raccolte nel Comitato Nazionale Aree Interne e dalla Regione (o Provincia autonoma) interessata.

Funzioni dei vice-commissari (comma 5)

Il comma 5 affida ai vice-commissari, nell’ambito dei territori interessati, le seguenti funzioni:

a) presiedere il comitato istituzionale;

b, e) esercitare le funzioni di propria competenza sia al fine di favorire il superamento dell’emergenza e l’avvio degli interventi immediati di ricostruzione, sia in relazione alle misure di sostegno alle imprese e per la ripresa economica dettate dal Titolo II, Capo II;

c) sovraintendere agli interventi relativi alle opere pubbliche e ai beni culturali di competenza delle Regioni;

d) curare, sotto la propria responsabilità, i procedimenti relativi alla concessione dei contributi per gli interventi di ricostruzione e riparazione degli immobili privati.

 


 

Articolo 3
(Uffici speciali per la ricostruzione post sisma 2016)

 

L’articolo 3 prevede l’istituzione, in ognuna delle Regioni colpite dagli eventi sismici, di “uffici speciali per la ricostruzione”, presso i quali è costituito uno sportello unico per le attività produttive (SUAP) unitario per tutti i Comuni coinvolti. Lo stesso articolo disciplina le funzioni, l’articolazione territoriale ed il personale degli uffici speciali, consentendo, tra l’altro, assunzioni in deroga ai vincoli vigenti nel limite di 0,75 milioni di euro per il 2016 e di 3 milioni per ciascuno degli anni 2017-2018.

Istituzione degli uffici speciali e del SUAP unitario (commi 1 e 5)

Il comma 1 prevede che per la gestione della ricostruzione ogni Regione istituisce, unitamente agli enti locali interessati, un ufficio comune, denominato “Ufficio speciale per la ricostruzione post sisma 2016”, presso il quale (ai sensi del comma 5) è costituito uno sportello unico per le attività produttive (SUAP) unitario per tutti i Comuni coinvolti. Si fa notare che il testo iniziale del decreto legge non fa riferimento agli enti locali, bensì ai comuni.

Articolazione territoriale e personale degli uffici speciali (commi 1 e 2)

In base al comma 1, la definizione dell’articolazione territoriale degli uffici speciali e della dotazione del personale ad essi destinato (a seguito di comandi o distacchi operati dalle Regioni e dai Comuni interessati, nonché, per quanto precisato dal Senato, dalle Province interessate) è demandata alle Regioni.

Si prevede, altresì, che il Commissario straordinario, d’intesa con i comitati istituzionali, predisponga uno schema tipo di convenzione.

Non appare chiaro a quale convenzione-tipo faccia riferimento la disposizione.

 

E’ inoltre prevista la facoltà, per le Regioni, i Comuni e (per quanto precisato dal Senato) le Province interessati, di assumere personale per assicurare la piena funzionalità degli Uffici speciali. Le assunzioni sono effettuate con contratti flessibili, in deroga ai vincoli di contenimento della spesa di personale previsti dalla normativa vigente (articolo 9, comma 28, del D.L. 78/2010; articolo 1, commi 557 e 562, della L. 296/2006)[5] nei limiti di spesa complessiva di 0,75 milioni di euro per il 2016 e di 3 milioni di euro  annui per il biennio 2017-2018.

Ai relativi oneri si fa fronte:

·      per il 2016 a valere sul Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate (di cui al successivo articolo 4, alla cui scheda si rinvia);

·      per il biennio 2017-2018 alle disposizioni finanziarie di cui all’articolo 52 (alla cui scheda si rimanda).

L'assegnazione delle risorse finanziarie è effettuata con specifico provvedimento del Commissario.

Si dispone, infine, la possibilità, per quanto attiene alle assunzioni a tempo determinato, di attingere alle graduatorie vigenti (anche quelle concernenti assunzioni a tempo indeterminato), garantendo in ogni caso il rispetto dell'ordine di collocazione dei candidati nelle graduatorie stesse.

 

Il comma 2 prevede che, tramite provvedimenti del Commissario straordinario (che, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, può provvedere anche a mezzo di ordinanze), possa essere assegnato agli uffici speciali, nel limite delle risorse disponibili, personale con professionalità tecnico-specialistiche proveniente dal contingente di 225 unità di cui (ai sensi del comma 3 dell’art. 50) può avvalersi la struttura commissariale.

Funzioni degli uffici speciali (commi 3-4)

Il comma 3 assegna le seguenti funzioni agli uffici speciali:

-       curare la pianificazione urbanistica connessa alla ricostruzione;

-       curare l’istruttoria per la concessione di contributi e tutti gli altri adempimenti relativi alla ricostruzione privata;

-       provvedere alla diretta attuazione degli interventi di ripristino o ricostruzione di opere pubbliche e beni culturali;

-       provvedere alla realizzazione degli interventi di prima emergenza (disciplinati dall’art. 42), esercitando anche il ruolo di soggetti attuatori assegnato alle Regioni per tutti gli interventi ricompresi nel proprio territorio di competenza degli enti locali.

Il comma 4 stabilisce che gli uffici speciali operano come uffici di supporto e gestione operativa a servizio dei Comuni anche per i procedimenti relativi ai titoli abilitativi edilizi. La competenza ad adottare l’atto finale per il rilascio del titolo abilitativo edilizio resta comunque in capo ai singoli Comuni.

 


 

Articolo 4
(Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate)

 

L’articolo 4 prevede l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, di un Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate, con una dotazione iniziale di 200 milioni di euro per l’anno 2016, per l’attuazione degli interventi di immediata necessità previsti dal decreto-legge in esame. Viene altresì prevista l’apertura di apposite contabilità speciali intestate al Commissario e ai vice-commissari, in cui confluiscono tutte le risorse destinate alla ricostruzione, ivi comprese quelle del fondo di nuova istituzione e quelle derivanti dalle erogazioni liberali. Ulteriori disposizioni disciplinano l’utilizzo delle erogazioni liberali a favore del sisma e la loro detraibilità/deducibilità ai fini fiscali.

Istituzione del Fondo e dotazione iniziale (commi 1-2)

Il comma 1 prevede l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, del fondo per la ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici di cui all’art. 1, vale a dire quelli verificatisi a partire dal 24 agosto 2016 nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Il riferimento agli eventi sismici di cui all’art. 1 è stato introdotto durante l’esame al Senato, al fine di riferire il Fondo non solo al sisma del 24 agosto, ma anche ai sismi successivi.

 

Il comma 2 assegna al fondo una dotazione iniziale di 200 milioni di euro per l’anno 2016, per l’attuazione degli interventi di immediata necessità previsti dal decreto.

Si segnala che l’articolo 20 del decreto legge in esame, al comma 1, prevede che una quota - pari a complessivi 35 milioni di euro - delle risorse del Fondo sia trasferita sulle contabilità speciali intestate ai Presidenti delle Regioni interessate dall'evento sismico in qualità di vice commissari, per la concessione di agevolazioni, nella forma del contributo in conto interessi, alle imprese, con sede o unità locali ubicate nei territori interessati dagli eventi sismici, che hanno subito danni.

Contabilità speciali del Commissario e dei vice-commissari e relative risorse (commi 3-4)

I commi 3 e 4 prevedono l’apertura, presso la tesoreria statale, di contabilità speciali intestate:

·      al commissario straordinario. Su tale contabilità confluiscono le risorse:

- provenienti dal Fondo per la ricostruzione e destinate al finanziamento degli interventi di riparazione/ripristino/ricostruzione di opere pubbliche e beni culturali, realizzazione di strutture temporanee, nonché alle spese di funzionamento e per l’assistenza alla popolazione;

- derivanti dalle erogazioni liberali, che sono finalizzate alla realizzazione di interventi per la ricostruzione e ripresa dei territori colpiti dagli eventi sismici;

- a qualsiasi titolo destinate o da destinare alla ricostruzione dei territori colpiti dagli eventi sismici di cui all’art. 1 (per tali risorse la norma non prevede una confluenza obbligatoria, ma solo eventuale, “possono”), ivi incluse le risorse del FSUE (Fondo di solidarietà dell’Unione Europea), ad esclusione di quelle finalizzate al rimborso delle spese sostenute nella fase di prima emergenza. Il riferimento agli eventi sismici di cui all’articolo 1 è stato introdotto durante l’esame al Senato, al fine di riferire la norma non solo al sisma del 24 agosto, ma anche agli eventi sismici successivi.

Si ricorda che il Fondo di solidarietà dell’Unione Europea (FSUE), istituito e disciplinato dal Regolamento (CE) n. 2012/2002 (come modificato dal regolamento (UE) n. 661/2014), rappresenta il principale strumento che l’UE mette a disposizione in caso di calamità naturali.

Come risulta da un comunicato stampa della Protezione civile, il 16 novembre scorso, l'Italia ha inviato alla Commissione europea il fascicolo relativo alla richiesta di attivazione del Fondo di solidarietà per l'emergenza causata dal sisma del 24 agosto.

Come previsto dal citato regolamento istitutivo del Fondo (come modificato nel 2014), "la Commissione valuta se sussistono le condizioni per la mobilitazione del Fondo e determina l’importo di ogni eventuale contributo finanziario del Fondo nel minor tempo possibile e comunque entro sei settimane dal ricevimento della domanda, contate a partire dalla data di ricevimento della domanda completa escludendo il tempo necessario per la traduzione, e nei limiti delle disponibilità finanziarie."

L’art. 9, comma 5, del D.L. 69/2013 (c.d. decreto del fare) ha precisato che le risorse economiche rivenienti dal FSUE destinate agli interventi di emergenza sono accreditate al Fondo di rotazione per le politiche comunitarie, per essere poi trasferite alle gestioni commissariali attivate per fronteggiare gli interventi citati oppure, in mancanza, alle amministrazioni competenti.

·      ai vice-commissari. Tali contabilità sono istituite per consentire la gestione, da parte dei vice-commissari, delle risorse trasferite dal commissario straordinario per l’attuazione degli interventi loro delegati.

Disciplina delle erogazioni liberali a favore del sisma (commi 5-7)

In base al comma 5, le donazioni raccolte mediante il numero solidale 45500 e i versamenti sul conto corrente bancario attivato dal Dipartimento della protezione civile, che (per quanto stabilito dal comma 3) confluiscono nella contabilità speciale intestata al Commissario, sono utilizzati nel rispetto delle procedure previste all’interno di protocolli di intesa, atti, provvedimenti, accordi e convenzioni diretti a disciplinare l’attivazione e la diffusione di numeri solidali, e conti correnti, a ciò dedicati.

L'articolo 4 dell'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 28 agosto 2016, n. 389 (come sostituito dall’art. 4 della successiva ordinanza n. 391), ad integrazione delle risorse raccolte attraverso il numero solidale 45500, ha autorizzato il Dipartimento della protezione civile ad aprire un conto corrente fruttifero e previsto il versamento delle risorse in esso giacenti, al termine della raccolta fondi, sul conto infruttifero di tesoreria n. 22330, aperto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri presso la tesoreria Centrale dello Stato. Lo stesso articolo dispone che tali risorse siano poi gestite secondo le modalità previste dal Protocollo d'intesa per l'attivazione e la diffusione di numeri solidali per la raccolta di fondi da destinare alle popolazioni colpite da calamità naturali sottoscritto in data 27 giugno 2014 tra il Dipartimento della Protezione civile, la RAI e gli operatori della comunicazione e della telefonia, approvato con decreto del 17 ottobre 2014, n. di rep. 3903, registrato alla Corte dei Conti in data 18 novembre 2014, Reg. 2970.

Si ricorda, in particolare, che l’articolo 6 del protocollo, al fine di valutare le iniziative da finanziare e di garantire la gestione trasparente delle risorse raccolte tramite i numeri solidali, prevede che con decreto del Capo del Dipartimento della protezione civile, entro un mese dal termine della raccolta fondi, sia istituito un Comitato dei Garanti composto da membri, scelti tra persone di indiscussa moralità ed indipendenza, su proposta delle Regioni interessate. La durata del Comitato è connessa con la conclusione delle attività derivanti dalle raccolte per le singole emergenze. Alle riunioni del Comitato partecipano anche i soggetti attuatori, per fornire informazioni sullo stato di realizzazione degli interventi, e le Regioni interessate.

L’art. 4 dell’ordinanza n. 389/2016 ha altresì autorizzato il Dipartimento della protezione civile a stipulare con singoli donatori protocolli d'intesa volti a finalizzare specifiche risorse donate dagli stessi all'attuazione di singoli progetti, da individuare successivamente in modo congiunto con i Presidenti delle Regioni, ove gli interventi saranno realizzati. La stipula del Protocollo d'intesa è condizionata alla circostanza che l'importo donato consenta la realizzazione piena ed esclusiva dell'intervento.

 

Nel corso dell’esame al Senato è stato corretto il richiamo alle disposizioni della citata ordinanza n. 389/2016, emanata in data 28 agosto e non, come riportato nel testo iniziale del decreto-legge, in data 26 agosto.

 

Il comma 6 prevede l’integrazione del Comitato dei garanti previsto dal succitato Protocollo d’intesa 27 giugno 2014 per la gestione delle risorse raccolte tramite numeri solidali.

Tale integrazione viene prevista al fine di utilizzare le risorse in questione per la realizzazione di interventi per la ricostruzione e la ripresa dei territori colpiti dagli eventi sismici.

Per tali finalità, il Comitato dei garanti è integrato da un rappresentante designato dal commissario straordinario che sottopone al Comitato anche i fabbisogni per la ricostruzione delle strutture destinate ad usi pubblici.

Tali fabbisogni sono determinati sulla base del quadro delle esigenze rappresentato dal Soggetto attuatore per il monitoraggio delle attività per la realizzazione delle strutture abitative di emergenza e delle strutture temporanee ad usi pubblici, a seguito dell’implementazione delle previste soluzioni temporanee.

L’art. 3, comma 2, dell’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 19 settembre 2016, n. 394, ha nominato Marco Guardabassi, dirigente del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Soggetto attuatore per il monitoraggio delle attività per la realizzazione delle strutture abitative di emergenza e delle strutture temporanee ad usi pubblici.

Il comma 7 stabilisce che le donazioni effettuate mediante il numero solidale 45500 sono detraibili dalle imposte sui redditi e deducibili dal reddito d'impresa ai fini delle relative imposte.

A tal fine la norma rinvia a quanto previsto in favore delle popolazioni colpite da eventi di calamità pubblica o da altri eventi straordinari dall’articolo 138, comma 14, della legge n. 388 del 2000 (per la detraibilità dalle imposte sui redditi) e dall’articolo 27 della legge n. 133 del 1999 (per la deducibilità dal reddito d’impresa), prevedendone l’applicazione anche in assenza dei decreti prefettizi volti a individuare le fondazioni, le associazioni, i comitati e gli enti destinatari delle predette erogazioni, ai sensi del comma 4 del citato articolo 27.

 


 

Articolo 4-bis
(Disposizioni in materia di strutture e moduli abitativi provvisori)

 

L’articolo 4-bis, inserito nel corso dell’esame al Senato, riproduce sostanzialmente l’articolo 2 del D.L. 205/2016 (A.S. n. 2594). La norma disciplina la procedura per l’individuazione delle aree da destinare all’insediamento di container, nonché per la stipula dei contratti per la fornitura, il noleggio e la disponibilità dei container medesimi. Specifiche disposizioni riguardano l’acquisizione dei moduli per le esigenze abitative rurali ed il fabbisogno di tecnostrutture per stalle e fienili.

Il D.L. 205/2016, che è stato assegnato al Senato, reca ulteriori disposizioni volte a fronteggiare l'aggravarsi delle conseguenze degli eventi sismici verificatisi dal 24 agosto 2016. Il contenuto del decreto legge, in conseguenza delle modifiche approvate nel corso dell’esame al Senato, confluisce nel decreto in esame.

La procedura per l’individuazione delle aree destinate ad insediamenti di container (comma 1)

In particolare, il comma 1 prevede che i sindaci dei Comuni dei territori interessati dagli eventi sismici di cui all’articolo 1 del decreto legge in esame, ossia gli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, nelle Regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo (per una definizione più puntuale dell’ambito di applicazione del decreto, si rinvia alla scheda dell’articolo 1), forniscano indicazioni al Dipartimento della protezione civile con riguardo alle aree da destinare agli insediamenti di container, che devono essere immediatamente rimuovibili al cessare delle esigenze abitative collegate ai predetti eventi. In assenza di tali indicazioni, la norma prevede che il Capo del Dipartimento della protezione civile provveda d'intesa con i Presidenti  delle citate Regioni.

Ai fini dell’individuazione delle suddette aree, la disposizione richiama due criteri: la preferenza per le aree pubbliche, rispetto a quelle private, e il contenimento del relativo numero.

Sulla base di tali criteri, l’individuazione di dette aree da destinare agli insediamenti di container è finalizzata, tenuto conto dell'approssimarsi della stagione invernale, a:

1)  individuare soluzioni che consentano, nelle more della fornitura  di diverse soluzioni abitative, un'adeguata sistemazione alloggiativa delle popolazioni, in contesti in cui operino strutture che garantiscano il regolare svolgimento della vita della comunità locale;

2)  assicurare il presidio di  sicurezza del territorio.

 

Sulla base di quanto prevede il comma 1, i provvedimenti di localizzazione su aree private comportano la dichiarazione di sussistenza di grave necessità pubblica ed hanno valore di provvedimenti di occupazione d'urgenza.

L’articolo 7 della legge sul contenzioso amministrativo (legge n. 2248 del 1865, all. E), richiamato nella disposizione in esame, prevede che, qualora per grave necessità pubblica l'autorità amministrativa debba senza indugio disporre della proprietà privata, essa provvede con decreto motivato, senza pregiudizio dei diritti dei destinatari del provvedimento.

Ai provvedimenti in questione si applica la normativa vigente  concernente l’occupazione temporanea di aree non soggette ad esproprio e l’indennità per l'occupazione, ai sensi degli articoli 49 e  50  del  Testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità (decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327).

L’art. 49 del D.P.R. 327/2001 consente all'autorità espropriante di disporre l'occupazione temporanea di aree non soggette al procedimento espropriativo con ordinanza, con notifica al proprietario del fondo e redazione del verbale sullo stato di consistenza dei luoghi. La norma prevede l’applicazione  di tali disposizioni, in quanto compatibili, nel caso di frane, alluvioni, rottura di argini e in ogni altro caso in cui si utilizzano beni altrui per urgenti ragioni di pubblica utilità. L’art. 50 stabilisce, nel caso di occupazione di un'area, una indennità dovuta al proprietario per ogni anno pari ad un dodicesimo di quanto sarebbe dovuto nel caso di esproprio dell'area e, per ogni mese o frazione di mese, una indennità pari ad un dodicesimo di quella annua.

La predisposizione delle aree individuate e l’installazione dei  moduli destinati a funzioni abitative, uffici e servizi connessi (commi 2 e 3)

Il comma 2 demanda a una ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile la definizione delle modalità di predisposizione delle aree, comprensiva della realizzazione delle opere infrastrutturali strettamente necessarie alla immediata fruizione degli insediamenti, anche in relazione alla effettiva capacità operativa dei soggetti individuati.

Il comma 3 prevede che sia il Dipartimento della protezione civile a provvedere alla installazione dei moduli destinati ad esigenze abitative, uffici e servizi connessi, nel più breve tempo possibile, in relazione all'avanzamento dei lavori di predisposizione delle aree.

La procedura per la stipula dei contratti per la fornitura, il noleggio, la disponibilità dei container (commi 4-7)

Il comma 4 stabilisce che il Dipartimento della protezione civile, anche avvalendosi di CONSIP S.p.a, proceda allo svolgimento di procedure negoziate, anche finalizzate alla individuazione contestuale di una pluralità di aggiudicatari, per la stipula di contratti aventi ad oggetto la fornitura, il noleggio, la disponibilità dei container, nonché correlati servizi e beni strumentali.

La norma consente in particolare di avviare le suddette procedure negoziate, senza previa pubblicazione di un bando di gara, in quanto ritenute sussistenti le condizioni di estrema urgenza di cui all'articolo 63, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici).

L'articolo 63, comma 2, lettera c), del Codice dei contratti pubblici, sulla scorta di quanto prevede l’articolo 32 della direttiva 2014/24/UE, sugli appalti pubblici, consente, infatti, l’utilizzo della procedura negoziata senza previa pubblicazione nella misura strettamente necessaria quando, per ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dall'amministrazione aggiudicatrice, i termini per le procedure aperte o per le procedure ristrette o per le procedure competitive con negoziazione non possono essere rispettati. Le circostanze invocate a giustificazione del ricorso alla procedura negoziata non devono essere in alcun caso imputabili alle amministrazioni aggiudicatrici.

 

Per lo svolgimento delle procedure negoziate previste, il comma 5 consente di derogare all’articolo 40, comma 1, del Codice sui contratti pubblici, relativamente all’obbligo di uso dei mezzi di comunicazione elettronici nello svolgimento di procedure di aggiudicazione, e all’art. 93 del medesimo Codice, riguardante le garanzie per la partecipazione alla procedura, nonché all'obbligo di utilizzo della banca dati AVCPass, istituita presso l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ai fini dell’acquisizione dei documenti per comprovare il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativo ed economico-finanziario per l’affidamento dei contratti pubblici.

L’art. 93 del decreto legislativo n. 50 del 2016 disciplina la garanzia a corredo dell’offerta; in particolare, il comma 1 prevede che l'offerta sia corredata da una garanzia fideiussoria, denominata “garanzia provvisoria” pari al 2 per cento del prezzo base indicato nel bando o nell'invito, sotto forma di cauzione o di fideiussione, a scelta dell'offerente.

La norma stabilisce altresì che, anche in relazione alle modalità di esecuzione della fornitura, resta fermo il potere di deroga ulteriore attraverso le ordinanze di protezione civile di cui all'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992,  n.  225.

L'ordinanza n. 406 del 12 novembre 2016 detta disposizioni che si intrecciano con quanto previsto dall’articolo 2 del decreto legge in esame. L'articolo 1 di tale ordinanza prevede, infatti, all'esito dell'espletamento delle procedure negoziate, la stipula di Accordi Quadro ai sensi dell’articolo 54 del decreto legislativo n. 50/2016 a favore del Dipartimento della protezione civile, delle Regioni, dei Comuni e delle strutture operative interessate, sulla base delle esigenze condivise.

In considerazione dell’estrema urgenza della fornitura, alla verifica dei requisiti relativi alla partecipazione alle procedure negoziate si provvede con le modalità previste dall’art. 163, comma 7, del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50. Nel ricordare che tale norma disciplina le procedure in caso di somma urgenza e di protezione civile, si segnala che il richiamato comma 7 prevede che gli affidatari dichiarano, mediante autocertificazione, il possesso dei requisiti per la partecipazione a procedure di evidenza pubblica, che l'amministrazione aggiudicatrice controlla in termine congruo, compatibile con la gestione della situazione di emergenza in atto, comunque non superiore a sessanta giorni dall'affidamento, e nel caso che, a seguito del controllo, venga accertato l'affidamento ad un operatore privo dei predetti requisiti, le amministrazioni aggiudicatrici recedono dal contratto.   

L'ordinanza 406/2016 prevede tra l'altro il ricorso all’ulteriore deroga alle seguenti disposizioni del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50, nei termini indicati:

- 31, allo scopo di consentire la nomina dei responsabili unici del procedimento e dei direttori dell’esecuzione nell’ambito del personale dei Comuni presso cui saranno installati i moduli abitativi, nonché del personale delle altre componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile;

- 63, comma 6, anche all’ulteriore scopo di consentire la più ampia partecipazione alla procedura negoziata degli operatori economici;

- 68, allo scopo di consentire il reperimento, nel più breve tempo possibile, dei moduli abitativi;

- 74, comma 4, allo scopo di accelerare le procedure di aggiudicazione;

- 75, comma 3, allo scopo di consentire l’utilizzo di mezzi straordinari nell’invito dei candidati;

- 79, allo scopo di consentire una rapida definizione della procedura di aggiudicazione, onde accelerare la fornitura dei moduli abitativi;

- 97, commi 2 e 5, allo scopo di consentire una rapida definizione della procedura di aggiudicazione, onde accelerare la fornitura dei moduli abitativi.

 

Qualora non sia possibile individuare più operatori economici per l'affidamento dei contratti per la fornitura, il noleggio, la disponibilità dei container, nonché correlati servizi e beni strumentali, in tempi compatibili con l'urgenza di rispondere alle immediate esigenze abitative della popolazione interessata, il comma 6 consente lo svolgimento della procedura negoziata, senza previa pubblicazione del bando di gara, con l'unico operatore eventualmente disponibile, tenuto anche conto della possibilità di suddivisione in lotti degli interventi da affidare in appalto.

Si ricorda che il comma 6 dell’articolo 63 del Codice dei contratti pubblici prevede, nell’ambito della procedura negoziata senza pubblicazione del bando di gara, la selezione di almeno cinque operatori da parte delle amministrazioni aggiudicatrici, se sussistono in tale numero soggetti idonei. L'amministrazione aggiudicatrice sceglie l'operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, previa verifica del possesso dei requisiti di partecipazione previsti per l'affidamento di contratti di uguale importo mediante procedura aperta, ristretta o mediante procedura competitiva con negoziazione. La direttiva 2014/24/UE non reca disposizioni in ordine al numero di operatori da coinvolgere nella selezione.

 

Da ultimo, il comma 7 prevede che i comuni acquisiscano i servizi necessari, attraverso le procedure previste con le ordinanze del Capo del Dipartimento della protezione civile, al fine di assicurare la gestione delle aree temporanee.

I moduli per le esigenze abitative rurali ed il fabbisogno di tecnostrutture per stalle e fienili (commi 8-10)

Specifiche disposizioni riguardano l’acquisizione dei moduli destinati a soddisfare esigenze abitative rurali ed il fabbisogno di tecnostrutture per stalle e fienili destinate al ricovero invernale del bestiame. Il comma 8 consente, infatti, in sede di esecuzione dei contratti, già stipulati o da stipulare, aventi ad oggetto i moduli necessari a tale scopo, la possibilità di richiedere un  aumento  delle prestazioni alle stesse condizioni previste dal contratto originario, in deroga ai limiti di cui all'articolo 106, comma  12,  del  Codice dei contratti pubblici. 

L’art. 106, comma 12, del Codice dei contratti pubblici consente alla stazione appaltante, qualora in corso di esecuzione si renda necessario un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino a concorrenza del quinto dell'importo del contratto, di imporre all'appaltatore l'esecuzione alle stesse condizioni previste nel contratto originario. In tal caso l'appaltatore non può far valere il diritto alla risoluzione del contratto.

 

Nel caso in cui il ricorso alle procedure di cui al comma 8 risulti insufficiente a soddisfare i fabbisogni, il comma 9 prevede la possibilità di interpellare in ordine progressivo i soggetti che hanno partecipato alla procedura di gara per nuove ed ulteriori aggiudicazioni delle forniture oggetto delle gare espletate, alle medesime condizioni alle quali è stata effettuata l'aggiudicazione originaria, in deroga alle disposizioni vigenti.

Qualora anche l’interpello progressivo dei partecipanti non consenta di procedere alle ulteriori aggiudicazioni, il comma 9 consente di svolgere una nuova procedura di affidamento, applicando le procedure disciplinate dai commi 4, 5 e 6 dell’articolo in esame relativamente al ricorso a procedure negoziate senza pubblicazione del bando, anche con un solo operatore eventualmente disponibile, nonché alle deroghe alle disposizioni del Codice dei contratti pubblici ivi richiamate.

Rispetto al testo del decreto legge n. 205/2016, nel caso in cui l'attuazione delle misure di cui al comma 8 e al comma 9 non consenta di conseguire gli obiettivi di tempistica e dimensionamento degli interventi necessari, si prevede la possibilità che i citati moduli possano essere acquistati e installati direttamente dagli operatori danneggiati, con modalità disciplinate con apposite ordinanze di protezione civile.

 

Il comma 10 estende la possibilità di applicare l’aumento delle prestazioni previste (secondo le  disposizioni di cui al comma 8), in deroga ai limiti contenuti nella normativa vigente sui contratti pubblici, anche in sede di esecuzione dei contratti aventi ad oggetto la fornitura, il noleggio, la disponibilità dei container, nonché correlati servizi e beni strumentali, nonché ai contratti già conclusi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in relazione ad altre tipologie di  moduli abitativi e container.

Disposizioni finali (commi 11-13)

Il comma 11 stabilisce che, per lo svolgimento delle suddette attività, il Dipartimento della protezione civile e i Comuni possono  avvalersi anche delle componenti e delle strutture operative del  Servizio  nazionale della protezione civile.

In base a quanto dispone l’articolo 6 della legge n. 225/92, all'attuazione delle attività di protezione civile provvedono, secondo i rispettivi ordinamenti e le rispettive competenze, le amministrazioni dello Stato, le regioni, le province, i comuni e le comunità montane, e vi concorrono gli enti pubblici, gli istituti ed i gruppi di ricerca scientifica con finalità di protezione civile, nonché ogni altra istituzione ed organizzazione anche privata. A tal fine le strutture nazionali e locali di protezione civile possono stipulare convenzioni con soggetti pubblici e privati.  Costituiscono strutture operative nazionali del Servizio nazionale della protezione civile (ai sensi dell’articolo 11 della citata legge n. 225): il Corpo nazionale dei vigili del fuoco quale componente fondamentale della protezione civile; le Forze armate; le Forze di polizia; il Corpo forestale dello Stato; i Servizi tecnici nazionali; i gruppi nazionali di ricerca scientifica; la Croce rossa italiana; le strutture del Servizio sanitario nazionale; le organizzazioni di volontariato; il Corpo nazionale soccorso alpino-CNSA (CAI).

Il comma 12 richiama il rispetto, per le procedure contrattuali disciplinate dall’articolo in esame, dei principi di trasparenza e imparzialità e prevede la trasmissione dei relativi atti all'ANAC, ai fini dell'effettuazione dei controlli di competenza.

Il comma 13 prevede che all'attuazione delle disposizioni - di cui all’articolo in commento - si provvede  nei  limiti  delle  risorse  stanziate per la gestione dell'emergenza nell'ambito del Fondo per le emergenze nazionali (FEN) di cui all'articolo 5, comma 5-quinquies, della legge n. 225 del 1992.

 

Si ricorda che con la delibera del Consiglio dei Ministri del 25 agosto 2016 è stato dichiarato lo stato d'emergenza per i territori colpiti, fino al centottantesimo giorno dalla medesima data del 25 agosto, e sono stati stanziati 50 milioni di euro per gli interventi di immediata necessità, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali.

Successivamente, con la delibera del 27 ottobre 2016, gli effetti della dichiarazione di stato d'emergenza, già adottata il 25 agosto scorso, sono stati estesi agli eventi sismici che hanno colpito in data 26 ottobre le Regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, per destinare 40 milioni di euro e consentire al Capo del Dipartimento della Protezione civile di assicurare con la massima tempestività ed efficienza gli interventi necessari all'assistenza alle popolazioni colpite.

Ai nuovi eventi sismici verificatisi il 30 ottobre 2016, con la delibera 31 ottobre 2016 il Consiglio dei ministri ha provveduto ad estendere ulteriormente gli effetti della citata dichiarazione dello stato d'emergenza del 25 agosto 2016 e autorizzato lo stanziamento di ulteriori 40 milioni di euro.

Anche i due predetti stanziamenti attingono alle risorse del Fondo per le emergenze nazionali.

 


 

Articolo 5
(Ricostruzione privata)

 

L’articolo 5 elenca i criteri che, una volta definiti dal Commissario, devono essere applicati al processo di ricostruzione, nonché per il monitoraggio sull’utilizzo delle risorse. Vengono inoltre individuate le tipologie di intervento e danno conseguenti agli eventi sismici, che possono beneficiare di contributi fino alla copertura integrale delle spese occorrenti. L’articolo disciplina poi la concessione e la fruizione dei finanziamenti agevolati, che rappresentano la modalità con cui sono erogati i contributi destinati ad interventi di carattere “non direttamente assistenziale” (cioè destinati alla riparazione/ricostruzione di edifici, al rimborso di danni a beni/prodotti delle attività economiche e alla delocalizzazione di imprese). Una specifica disposizione rinvia alla legge di bilancio la determinazione dell'importo complessivo degli stanziamenti da autorizzare in relazione alla quantificazione dei danni e delle risorse necessarie.

Criteri, definiti dal Commissario, per il processo di  ricostruzione (comma 1)

Il comma 1 elenca i provvedimenti che il Commissario deve adottare ai fini dell’applicazione dei benefici e del riconoscimento dei contributi nell’ambito dei territori “di cui all’articolo 1”.

Riguardo al riferimento ai territori di cui all’articolo 1, va sottolineato, come già chiarito dalla relazione illustrativa al disegno di legge A.S. 2567, che tale rinvio riguarda non solo i Comuni inclusi negli allegati 1 e 2, ma anche gli altri comuni danneggiati ove, su richiesta degli interessati, venga dimostrato il nesso di causalità diretto tra i danni verificatisi e gli eventi sismici, comprovato da apposita perizia asseverata.

 

Per le finalità indicate, il comma 1 prevede che il commissario straordinario provveda all’emanazione di provvedimenti, anche a mezzo di ordinanze (ai sensi dell’articolo 2, comma 2), volti a:

a) individuare i contenuti del processo di ricostruzione e ripristino del patrimonio danneggiato distinguendo:

- interventi di immediata riparazione per il rafforzamento locale degli edifici residenziali e produttivi che presentano danni lievi;

- interventi di ripristino con miglioramento sismico o ricostruzione puntuale con adeguamento sismico delle abitazioni e attività produttive danneggiate o distrutte che presentano danni gravi;

- interventi di ricostruzione integrata dei centri e nuclei storici o urbani gravemente danneggiati o distrutti;

b) definire criteri di indirizzo per la pianificazione, la progettazione e la realizzazione degli interventi di ricostruzione, con adeguamento sismico degli edifici distrutti, e di ripristino, con miglioramento sismico degli edifici danneggiati, in modo da rendere compatibili gli interventi strutturali con la tutela degli aspetti architettonici, storici e ambientali, anche mediante specifiche indicazioni dirette ad assicurare una architettura ecosostenibile e l’efficientamento energetico. La lettera in esame sottolinea che i citati criteri sono vincolanti per tutti i soggetti, pubblici e privati, coinvolti nel processo di ricostruzione;

c, d) individuare le tipologie di immobili e il livello di danneggiamento per i quali è possibile l’utilizzo dei criteri di cui alla lettera b) per:

- gli interventi immediati di riparazione;

- gli interventi di ripristino con miglioramento sismico o di ricostruzione puntuale degli edifici destinati ad abitazione o attività produttive distrutti o che presentano danni gravi.

In entrambi i casi - disciplinati dalle lettere c) e d) – viene previsto che il Commissario, con apposito provvedimento, definisca le relative procedure e modalità di attuazione;

e) definire i criteri per la perimetrazione (che dovrà essere effettuata dalle Regioni entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle disposizioni commissariali) di centri e nuclei di particolare interesse, o parti di essi, che risultano maggiormente colpiti e nei quali l’attuazione degli interventi avverrà attraverso strumenti urbanistici attuativi;

f) stabilire i parametri da adottare per la determinazione del costo degli interventi e i costi parametrici.

Interventi e danni per i quali sono erogabili contributi (comma 2)

Il comma 2 elenca le tipologie di intervento e danno conseguenti agli eventi sismici oggetto del decreto-legge, e localizzate nei territori dei Comuni colpiti (cioè quelli di cui all’articolo 1), che possono beneficiare di contributi, fino al 100% delle spese occorrenti. Tali tipologie, per comodità di lettura delle disposizioni successive, possono essere classificate in due gruppi:

·      interventi “non direttamente assistenziali”, cioè su edifici, rimborsi di danni e delocalizzazioni di imprese (lettere a), b), c), d) e) e g):

a) riparazione, ripristino o ricostruzione degli immobili di edilizia abitativa e ad uso produttivo e per servizi pubblici e privati, nonché delle infrastrutture, dotazioni territoriali e attrezzature pubbliche distrutti o danneggiati, in relazione al danno effettivamente subito;

La congiunzione “e” è stata aggiunta nel corso dell’esame al Senato onde chiarire che la norma riguarda sia gli immobili di edilizia abitativa che quelli ad uso produttivo.

b) gravi danni a scorte e beni mobili strumentali alle attività economiche, solidaristiche/sindacali e di servizi (la norma fa riferimento alle attività produttive, industriali, agricole, zootecniche, commerciali, artigianali, turistiche, professionali, ivi comprese quelle relative agli enti non commerciali, ai soggetti pubblici e alle organizzazioni, fondazioni o associazioni con esclusivo fine solidaristico o sindacale, e di servizi, inclusi i servizi sociali, socio-sanitari e sanitari), previa presentazione di perizia asseverata;

c) danni economici subiti da prodotti agricoli ed alimentari che, alla data dell’evento sismico, erano in corso di maturazione o di stoccaggio (inteso come conservazione in deposito di merci e prodotti per un breve periodo di tempo, nella quantità necessaria per l'immissione periodica al consumo) ai sensi del regolamento (UE) n. 1151/2012, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari, previa presentazione di perizia asseverata;

Si tratta dei soli prodotti agricoli ed alimentari di qualità individuati dal regolamento (UE) n.1151/2012, prodotti agricoli che, ai sensi dell’art. 1 del regolamento citato, hanno caratteristiche che conferiscono valore aggiunto a motivo dei metodi di produzione o di trasformazione usati o del loro luogo di produzione o di commercializzazione.

d) danni alle strutture private adibite ad attività sociali, socio-sanitarie e socio-educative, sanitarie, ricreative, sportive e religiose;

e) danni agli edifici privati di interesse storico-artistico;

Si fa presente che l’articolo 14 del decreto-legge in esame disciplina il finanziamento degli interventi per la ricostruzione degli edifici pubblici, nonché sui beni del patrimonio artistico e culturale. 

g) delocalizzazione temporanea delle attività economiche/produttive e dei servizi pubblici danneggiati dal sisma al fine di garantirne la continuità;

·      interventi “assistenziali diretti”, cioè oneri per la sistemazione di alloggi e traslochi e per interventi a carattere sociale (lettere f), h) e i)):

f) oneri sostenuti dai soggetti che abitano in locali sgomberati dalle competenti autorità, per l’autonoma sistemazione, per traslochi, depositi, e per l’allestimento di alloggi temporanei;

h) interventi sociali e socio-sanitari, attivati da soggetti pubblici, nella fase dell’emergenza, per le persone impossibilitate a ritornare al proprio domicilio;

i) interventi per far fronte ad interruzioni di attività sociali, socio-sanitarie e socio-educative di soggetti pubblici, ivi comprese le aziende pubbliche di servizi alla persona, nonché di soggetti privati, senza fine di lucro.

 

Si fa notare che le tipologie considerate sono grosso modo le stesse contemplate dall’art. 3 del D.L. 74/2012, adottato in seguito agli eventi sismici che hanno colpito le province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012.

 

Il comma 2 dispone altresì che la concessione dei contributi avverrà sulla base dei danni effettivamente verificatisi, mediante l’emanazione di provvedimenti commissariali, in coerenza con i criteri stabiliti nel decreto in esame.

Modalità di erogazione dei contributi (commi 3-6 e 8)

Contributi erogati sotto forma di finanziamenti agevolati (comma 3)

Il comma 3 disciplina l’erogazione dei contributi per gli interventi e i danni del “primo gruppo” (vale a dire quelli elencati dalle lettere a), b), c), d), e) e g) del comma 2).

In tal casi i contributi sono erogati con le modalità del finanziamento agevolato, sulla base di stati di avanzamento lavori (SAL) relativi all’esecuzione dei lavori, alle prestazioni di servizi e alle acquisizioni di beni necessari all’esecuzione degli interventi ammessi a contributo.

Modalità di erogazione dei finanziamenti agevolati (commi 4-6 e 8)

Il comma 4 consente alle banche di attingere alla provvista di liquidità fornita da Cassa Depositi e Prestiti al fine di concedere finanziamenti agevolati ai soggetti danneggiati dagli eventi sismici. Tali operazioni sono assistite da garanzia dello Stato.

Si tratta di un’attività consentita in passato da altre norme, con analoghe finalità di sostegno al tessuto sociale e produttivo di territori colpiti da calamità naturali.

 

Si ricorda tra tali norme l’articolo 3, comma 1 e 3, del D.L. n. 39/2009 (legge n. 77/2009), il quale prevede che le banche operanti nei territori colpiti dal sisma nella regione Abruzzo dell’aprile 2009, possano contrarre finanziamenti con Cassa depositi nell’ambito di un plafond predefinito e messo a disposizione dalla predetta società, per la concessione di finanziamenti assistiti da garanzia dello Stato ai privati per la costruzione, ricostruzione e riparazione dell’abitazione principale distrutta dal sisma. Successivi analoghi interventi legislativi (articolo 11, comma 7 del D.L. n. 174/2012 e articolo 3-bis del D.L. n. 95/2012) hanno poi previsto che CDP metta a disposizione delle banche ulteriori plafond finalizzati a finanziamenti bancari agevolati per la ricostruzione e al sostegno alle attività produttive dei territori colpiti da calamità, quali il sisma del maggio 2012 in Emilia Romagna. Il meccanismo ha consentito, da un lato, l’immediata disponibilità delle risorse per i soggetti danneggiati e, dall’altro, la diluizione nel tempo degli oneri a carico della finanza pubblica, in quanto gli oneri di tali finanziamenti agevolati (per capitale e interessi, ovvero per i soli interessi a seconda dell’iniziativa) sono interamente posti a carico dello Stato, mediante il riconoscimento ex lege di un credito di imposta ai soggetti beneficiari, ceduto alle banche in luogo del pagamento delle rate dei finanziamenti.

Sul punto è intervenuta anche la legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015, articolo 1, commi 422-428) consentendo di utilizzare tali meccanismi per far fronte ai danni per calamità occorsi al patrimonio privato e alle attività economiche e produttive (ex articolo 5, comma 2, lett. d) della legge n. 225/1992), nei territori colpiti, individuati dalle deliberazioni del Consiglio dei Ministri.

Le menzionate norme riconoscono contributi a favore dei cittadini e delle imprese danneggiate, entro limiti massimali prestabiliti, da riconoscere mediante l'attivazione di finanziamenti assistiti da garanzia dello Stato, corredati da un credito di imposta che viene utilizzato in compensazione, in misura pari, per ciascuna scadenza di rimborso, all'importo ottenuto sommando alla sorte capitale gli interessi dovuti, nonché le spese strettamente necessarie alla gestione dei medesimi finanziamenti. La legge medesima, che indica un limite massimo pari a 1.500 milioni di euro del plafond per i finanziamenti agevolati, delinea una autorizzazione di spesa massima di 60 milioni di euro annui a decorrere dal 2016 per il credito d’imposta.

Con particolare riferimento alle modalità di fruizione del menzionato credito d'imposta il Governo – nella risposta all’interrogazione a risposta immediata in Commissione VI Finanze n. 5-09540 del 22 settembre 2016 - ha fatto presente che il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate che dispone le modalità attuative di tali nuovi meccanismi, in analogia con quanto disposto con i provvedimenti dell'11 gennaio 2013 e del 4 febbraio 2013 sulle modalità di fruizione del credito d'imposta in caso di finanziamento agevolato a favore dei soggetti colpiti dal menzionato sisma del 20 e 29 maggio 2012, consente che il credito d'imposta sia utilizzato dal beneficiario del finanziamento per corrispondere alla banca le rate di rimborso del finanziamento stesso.

Scopo della norma è consentire a cittadini ed imprese di usare unicamente la provvista finanziaria, senza dover versare rate di capitale o di interessi, il cui onere viene scontato dagli istituti di credito direttamente nei confronti dell'erario. Tale modalità consente anche al contribuente incapiente di fruire del credito d'imposta.

La costituzione del nuovo plafond è stata deliberata da CDP a maggio 2016. Il 17 novembre 2016 CDP e ABI hanno sottoscritto la convenzione che ha definito le regole per la concessione dei finanziamenti.

Il quadro regolatorio è stato completato con la delibera del Consiglio dei Ministri del 28 luglio 2016, che ha stabilito criteri e massimali dei contributi concedibili, e successivamente dalle ordinanze di protezione civile adottate in sua attuazione, una per ciascuna Regione interessata.

Tale procedimento, come riferisce il Governo nella summenzionata risposta, è compatibile con i limiti previsti dall'articolo 50 del Regolamento dell'Unione Europea n. 651/2014 in materia di aiuti di stato, in base al quale questi benefìci sono dichiarati compatibili con le regole dell’UE e sono pertanto esclusi dall'obbligo di notifica.

 

Più in dettaglio, le norme in esame chiariscono che, al fine di concedere finanziamenti agevolati assistiti dalla garanzia dello Stato ai soggetti danneggiati dall’evento sismico, i soggetti autorizzati all’esercizio del credito operanti nei territori colpiti dal sisma, individuati dall’articolo 1 del provvedimento (alla cui scheda si rinvia) possono contrarre finanziamenti, secondo contratti tipo definiti con apposita convenzione stipulata con l’Associazione bancaria italiana (ABI), ai sensi dell’articolo 5, comma 7, lettera a), secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269.

 

La richiamata norma del D.L. n. 269 del 2003 prevede che Cassa Depositi e Prestiti possa utilizzare i fondi provenienti dalla raccolta del risparmio postale (cd. gestione separata) per il compimento di ogni operazione di interesse pubblico prevista dallo statuto sociale nei confronti di Stato, regioni, enti locali, enti pubblici ed organismi di diritto pubblico, ovvero promossa dai medesimi soggetti, nonché nei confronti di soggetti privati per il compimento di operazioni nei settori di interesse generale, tenuto conto della sostenibilità economico-finanziaria di ciascuna operazione.

 

Si affida a decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, adottati entro il 18 novembre 2016 (30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame), il compito di concedere le garanzie dello Stato e definire criteri e le modalità di operatività delle stesse garanzie. Tali garanzie dello Stato sono elencate nell’allegato allo stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze, di cui all’articolo 31 della legge di contabilità pubblica (legge 31 dicembre 2009, n. 196).

 

Il comma 5 dell’articolo in esame prevede, per i beneficiari dei finanziamenti agevolati, un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione.

Il credito è pari, per ciascuna scadenza di rimborso, all’importo ottenuto sommando alla sorte capitale gli interessi dovuti, nonché le spese strettamente necessarie alla gestione dei medesimi finanziamenti. Le modalità di fruizione del credito d’imposta sono affidate a un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, che è stato adottato entro il 4 novembre 2016.

Il credito di imposta è revocato, in tutto o in parte, nell’ipotesi di risoluzione totale o parziale del contratto di finanziamento agevolato. Il soggetto che eroga il finanziamento agevolato comunica con modalità telematiche all’Agenzia delle entrate gli elenchi dei soggetti beneficiari, l’ammontare del finanziamento concesso a ciascun beneficiario, il numero e l’importo delle singole rate.

Anche tale disposizione ricalca quanto disposto da analoghe norme in occasione di precedenti calamità naturali (v. art. 3-bis del D.L. 95/2012).

 

Il comma 6 disciplina la durata e le caratteristiche dei finanziamenti agevolati. In particolare, i finanziamenti agevolati hanno durata massima venticinquennale e possono coprire le eventuali spese già anticipate dai soggetti beneficiari, anche con ricorso al credito bancario, successivamente ammesse a contributo.

Si chiarisce che i contratti di finanziamento prevedono specifiche clausole risolutive espresse, anche parziali, per i casi di mancato o ridotto impiego dello stesso, ovvero di suo utilizzo anche parziale per finalità diverse da quelle indicate dall’articolo in esame.

Ove il contratto di finanziamento sia risolto, il soggetto finanziatore chiede al beneficiario la restituzione del capitale, degli interessi e di ogni altro onere dovuto. Nel caso di mancanza di tempestivo pagamento spontaneo, si prevede che il finanziatore comunichi al commissario straordinario, per la successiva iscrizione a ruolo, i dati identificativi del debitore e l’ammontare dovuto.

Le somme riscosse a mezzo ruolo sono riversate in un apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al fondo per la ricostruzione delle aree terremotate, di cui all’articolo 4.

Resta fermo il diritto del finanziatore a recuperare le somme erogate e i relativi interessi, nonché le spese strettamente necessarie alla gestione dei finanziamenti, non rimborsati spontaneamente dal beneficiario, nei confronti dell’erario, mediante compensazione con modello F24 (ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241).

Ai sensi del comma 8, le disposizioni in tema di finanziamenti agevolati e credito d’imposta (commi 5 e 6), oltre a quelle relative all’erogazione dei contributi (comma 3) si applicano nei limiti e nel rispetto delle condizioni previste dal Regolamento (UE) generale di esenzione n. 651/2014 del 17 giugno 2014, in particolare dall’articolo 50.

 

Detto regolamento dichiara alcune categorie di aiuti di stato compatibili con il mercato interno UE. Il menzionato articolo 50, in particolare, chiarisce che i regimi di aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati da terremoti, valanghe, frane, inondazioni, trombe d'aria, uragani, eruzioni vulcaniche e incendi boschivi di origine naturale sono compatibili con il mercato interno e sono esentati dall'obbligo di notifica alla Commissione, purché soddisfino specifiche condizioni, tra cui:

-       riconoscimento da parte delle autorità pubbliche competenti del carattere di calamità naturale dell'evento;

-       nesso causale diretto tra i danni provocati dalla calamità naturale e il danno subito dall'impresa.

I regimi di aiuti connessi a una determinata calamità naturale sono adottati nei tre anni successivi alla data in cui si è verificato l'evento. Gli aiuti relativi a tali regimi sono concessi entro quattro anni dal verificarsi dell'evento.

 

Criteri e modalità attuative (comma 7)

In base al comma 7, il commissario straordinario definisce, con propri provvedimenti (adottati d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze), i criteri e le modalità attuative dell’articolo in esame, anche per garantire uniformità di trattamento e un efficace monitoraggio sull’utilizzo delle risorse disponibili, e assicurare il rispetto dei limiti di spesa allo scopo autorizzati.

 

Ulteriori risorse da stanziare con la legge di bilancio (comma 9)

Il comma 9 affida alla legge di bilancio la determinazione dell'importo complessivo degli stanziamenti da autorizzare, in relazione alla quantificazione dell'ammontare dei danni e delle risorse necessarie per gli interventi disposti dall’articolo in esame.

Si segnala che l’articolo 1, comma 362, del disegno di legge di bilancio 2017, non modificato nel corso dell’esame alla Camera (A.C. 4127-bis- A), autorizza, tra l’altro, 6,1 miliardi di euro (100 milioni di euro per l'anno 2017 e 200 milioni di euro annui dall'anno 2018 all'anno 2047) per la concessione del credito d'imposta maturato in relazione all'accesso ai finanziamenti agevolati, di durata venticinquennale, per la ricostruzione privata (di cui all'articolo in esame).

 


 

Articolo 6
(Criteri e modalità generali per la concessione dei finanziamenti
agevolati per la ricostruzione privata)

 

L’articolo 6 disciplina le tipologie di danni agli edifici e, per ognuna di queste, gli interventi di ricostruzione e recupero ammessi a contributo. Sono altresì individuate le categorie di soggetti che, a domanda, e alle condizioni previste, possono beneficiare dei contributi. La misura del contributo è generalmente riconosciuta nella percentuale del 100%, tranne in alcuni casi (disciplinati dal comma 5) relativi alle unità immobiliari ubicate nei comuni non inclusi negli allegati 1 e 2. Ulteriori disposizioni (dettate dai commi 9-13) riguardano: la dichiarazione dei requisiti; l’introduzione di deroghe alla disciplina civilistica sulle deliberazioni condominiali; la non applicazione delle norme del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016) ai contratti stipulati dai privati; nonché la fissazione di criteri di selezione dell’impresa a cui il beneficiario dei contributi affiderà i lavori.

Si segnala che, sulla base di un comunicato di rettifica pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 22 ottobre 2016, sono stati soppressi i commi 5 e 6 dell’articolo in esame. La prima di tali disposizioni riguardava la misura del contributo da erogare alle unità immobiliari ubicate in comuni diversi da quelli dell’allegato 1 prevedendo che, qualora gli immobili fossero ricompresi all’interno di unità minime di intervento (UMI) in centri storici e borghi caratteristici, la percentuale del contributo dovuto fosse pari al 100%.  La disposizione di cui al comma 6, in base alla quale il contributo concesso è al netto dell’indennizzo assicurativo o di altri contributi pubblici comunque percepiti dall’interessato, era identica a quella del successivo comma 8 (ora comma 6).

Conseguentemente sono stati rinumerati i restanti commi dell’articolo 6. L’analisi dell’articolo tiene, conto, pertanto del contenuto dell’articolo come risultante a seguito della predetta rettifica.

 

Tipologie di danni agli edifici e interventi di ricostruzione e recupero ammessi a contributo (commi 1 e 8)

Il comma 1 disciplina le opere ammissibili a contribuzione nell’ambito degli interventi di ricostruzione o di recupero degli immobili privati distrutti o danneggiati dagli eventi sismici (che dovranno essere attuati nel rispetto di limiti, parametri e soglie stabiliti con appositi provvedimenti commissariali, anche a mezzo di ordinanze, ai sensi dell’art. 2, comma 2), distinguendo tre diverse classi di danno, come schematizzato dalla tabella seguente:


 

Danni subiti dall’immobile

Costi ammessi a contributo

Contributo

Distrutto (lettera a)

Costo delle strutture, degli elementi architettonici esterni, comprese le finiture interne ed esterne, e delle parti comuni dell’intero edificio per la ricostruzione da realizzare nell’ambito dello stesso insediamento, nel rispetto delle vigenti norme tecniche che prevedono l’adeguamento sismico e nel limite delle superfici preesistenti, aumentabili esclusivamente ai fini dell’adeguamento igienico-sanitario ed energetico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

100%
dei costi ammessi a contributo

Danni lievi (lettera b)

livelli di danneggiamento e vulnerabilità inferiori alla soglia appositamente stabilita

Costo della riparazione con rafforzamento locale o del ripristino con miglioramento sismico delle strutture e degli elementi architettonici esterni, comprese le rifiniture interne ed esterne, e delle parti comuni dell’intero edificio

Danni gravi (lettera c)

livelli di danneggiamento e vulnerabilità superiori alla soglia appositamente stabilita

Costo degli interventi sulle strutture, con miglioramento sismico, compreso l’adeguamento igienico-sanitario, e per il ripristino degli elementi architettonici esterni comprese le rifiniture interne ed esterne, e delle parti comuni dell’intero edificio

 

Il comma 8 include tra le spese ammissibili a finanziamento anche le spese relative alle prestazioni tecniche e amministrative, nei limiti previsti dall’art. 34, comma 5.

Il citato comma 5 prevede che il contributo massimo, a carico del Commissario straordinario, per tutte le attività tecniche poste in essere per la ricostruzione pubblica e privata, è stabilito nella misura del 10%, è al netto dell'IVA e dei versamenti previdenziali ed è analiticamente disciplinato con provvedimenti commissariali, che possono riconoscere un eventuale contributo aggiuntivo, per le sole indagini o prestazioni specialistiche, nella misura massima del 2%.

Si fa notare che il comma in esame è stato modificato, nel corso dell’esame al Senato, al fine di contemplare anche le spese amministrative. Il testo iniziale del decreto, infatti, fa riferimento alle sole “spese relative alle prestazioni tecniche dei professionisti abilitati”. La modifica ha inoltre inciso sulla parte della disposizione che, nel testo iniziale, fissa il limite massimo complessivo del 10 per cento dell'importo ammesso a finanziamento: il nuovo testo fa infatti riferimento ai limiti previsti dall’art. 34, comma 5.

Soggetti beneficiari dei contributi e condizioni da rispettare (commi 2-3)

Il comma 2 individua le categorie di soggetti che, a domanda, e alle condizioni previste, possono beneficiare dei contributi disciplinati dal comma precedente, distinguendo le seguenti tipologie di immobili:

Immobili

Soggetti beneficiari
del contributo

Condizioni da rispettare

Unità immobiliari adibite ad abitazione principale (lettera a)

Proprietari o usufruttuari o titolari di diritti reali di garanzia che si sostituiscano ai proprietari

- unità immobiliari danneggiate o distrutte dal sisma e classificate con esito B, C o E ai sensi del D.P.C.M. 5 maggio 2011 (v. infra)

- il requisito “adibite ad abitazione principale” (inteso ai sensi dell’art. 13, comma 2, III-V periodo, del D.L. 201/2011, v. infra) doveva valere (*) alla data del 24 agosto 2016 (con riferimento ai Comuni inclusi nell’allegato 1) oppure alla data del 26 ottobre 2016 (con riferimento ai Comuni inclusi nell’allegato 2)

Unità immobiliari in locazione, comodato o assegnate a soci di cooperative a proprietà indivisa e adibite a residenza anagrafica del conduttore, comodatario o assegnatario (lettera b)

Proprietari o usufruttuari o titolari di diritti reali di garanzia che si sostituiscano ai proprietari

- unità immobiliari danneggiate o distrutte dal sisma e classificate con esito B, C o E ai sensi del D.P.C.M. 5 maggio 2011 (v. infra)

- i requisiti indicati (concessione in locazione, comodato o assegnazione, nonché residenza anagrafica) dovevano valere (*) alla data del 24 agosto 2016 (con riferimento ai Comuni inclusi nell’allegato 1) oppure alla data del 26 ottobre 2016 (con riferimento ai Comuni inclusi nell’allegato 2)

- il contratto di locazione è stato regolarmente registrato ai sensi del D.P.R. 131/1986 (testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro)

- condizioni poste dal comma 3 (v. infra)

 

Unità immobiliari diverse dalle precedenti (lettera c), ad es. unità immobiliari adibite a seconda abitazione

Proprietari o usufruttuari o titolari di diritti reali di garanzia o familiari che si sostituiscano ai proprietari

- unità immobiliari danneggiate o distrutte dal sisma e classificate con esito B, C o E ai sensi del D.P.C.M. 5 maggio 2011 (v. infra)

Strutture e parti comuni degli edifici (lettera d)

Proprietari o usufruttuari o titolari di diritti reali di garanzia che si sostituiscano ai proprietari, e per essi al soggetto mandatario dagli stessi incaricato

- edifici danneggiati o distrutti dal sisma e classificati con esito B, C o E ai sensi del D.P.C.M. 5 maggio 2011 (v. infra)

- negli edifici era presente un’unità immobiliare di cui alle lettere a), b) e c). Tale requisito doveva valere (*) alla data del 24 agosto 2016 (con riferimento ai Comuni inclusi nell’allegato 1) oppure alla data del 26 ottobre 2016 (con riferimento ai Comuni inclusi nell’allegato 2)

Unità immobiliari (nonché impianti e beni mobili strumentali all’attività) adibite all’esercizio dell’attività produttiva o ad essa strumentali (lettera e)

Titolari di attività produttive o chi (per legge, contratto o sulla base di altro titolo giuridico valido alla data della domanda) sia tenuto a sostenere le spese per la riparazione o ricostruzione

- viene prescritto il generico requisito “danneggiati dal sisma”, invece del richiamo alle classi B, C, E del D.P.C.M. 5 maggio 2011 (v. infra)

- il requisito di essere “adibite all’esercizio dell’attività produttiva o ad essa strumentali” doveva valere (*) alla data del 24 agosto 2016 (con riferimento ai Comuni inclusi nell’allegato 1) oppure alla data del 26 ottobre 2016 (con riferimento ai Comuni inclusi nell’allegato 2)

N.B. In carattere sottolineato sono indicate le condizioni relative all’entità del danno subito.

(*) Nel testo iniziale del decreto-legge i requisiti sono riferiti solamente alla data del 24 agosto 2016. Nel corso dell’esame al Senato, al fine di tener conto dell’inserimento dell’allegato 2 relativo ai comuni colpiti dalla crisi sismica iniziata il 26 ottobre 2016, le lettere a), b), d) ed e) sono state modificate riferendo a tale ultima data i requisiti relativi ai Comuni inclusi nell’allegato 2.

 

Si ricorda che l’articolo 13, comma 2, periodi III-V del decreto-legge n. 201 del 2011 individua le caratteristiche che deve avere l’immobile per essere qualificato “abitazione principale” ai fini dell’applicazione dell’Imposta Municipale Propria – IMU.

In particolare, detta imposta non si applica al possesso dell'abitazione principale e delle pertinenze della stessa, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 (immobili di lusso, ville e castelli), cui l’imposta continua ad applicarsi con specifiche agevolazioni (aliquota ridotta e detrazione). Per abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l'abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile.

 

Con riferimento al citato D.P.C.M. 5 maggio 2011, si ricorda che con esso sono stati approvati il modello per il rilevamento dei danni, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell'emergenza post-sismica (scheda Aedes) ed il relativo manuale di compilazione.

Nel manuale citato, al punto 5.3 (intitolato “Esito di agibilità”), si forniscono le seguenti definizioni per gli esiti B, C ed E:

B. Edificio temporaneamente inagibile (tutto o parte) ma agibile con provvedimenti di pronto intervento

L’edificio, nello stato in cui si trova, è almeno in parte inagibile, ma è sufficiente eseguire alcuni provvedimenti di pronto intervento per poterlo utilizzare in tutte le sue parti, senza pericolo per i residenti. E’ necessario, in questo caso, che il rilevatore proponga gli interventi ritenuti necessari per continuare ad utilizzare l’edificio e che tali provvedimenti siano portati a conoscenza del Comune. Non è, invece, compito del rilevatore controllare che i provvedimenti consigliati vengano effettivamente realizzati.

Da tener presente che i provvedimenti cui ci si riferisce devono effettivamente essere di pronto intervento, cioè realizzabili in breve tempo, con spesa modesta e senza un meditato intervento progettuale. Nel caso contrario l’edificio deve essere considerato inagibile in tutto o in parte.

C. Edificio parzialmente inagibile

Lo stato di porzioni limitate dell’edificio può essere giudicato tale da comportare elevato rischio per i loro occupanti e quindi da indirizzare verso un giudizio di inagibilità. Nel caso in cui si possa ritenere che possibili ulteriori danni nella zona dichiarata inagibile non compromettano la stabilità della parte restante dell’edificio né delle sue vie di accesso e non costituiscano pericolo per l’incolumità dei residenti, allora si può emettere un giudizio di inagibilità parziale.

E. Edificio inagibile

L’edificio è inagibile per rischio strutturale, non strutturale o geotecnico.

L’edificio non può essere utilizzato in alcuna delle sue parti neanche a seguito di provvedimenti di pronto intervento. Questo non vuol dire che i danni non siano riparabili, ma che la riparazione richiede un intervento tale che, per i tempi dell’attività progettuale e realizzativa e per i relativi costi, è opportuno sia ricondotto alla fase della ricostruzione.

 

Condizione aggiuntiva indicata dal comma 3

Il comma 3 prevede che la concessione dei contributi di cui al comma 2, lettera b), sia subordinata all’impegno, assunto da parte del richiedente all’atto della presentazione della domanda di contributo, alla prosecuzione alle medesime condizioni del rapporto di locazione o di comodato o dell’assegnazione in essere alla data degli eventi sismici, successivamente all’esecuzione dell’intervento e per un periodo non inferiore a 2 anni.

In caso di rinuncia dell’avente diritto l’immobile deve essere concesso in locazione o comodato o assegnato ad altro soggetto temporaneamente privo di abitazione per effetto degli eventi sismici oggetto del presente decreto-legge (cioè quelli di cui all’art. 1).

Il riferimento agli eventi sismici di cui all’art. 1 è stato inserito nel corso dell’esame al Senato al fine di riferire la norma non solo al sisma del 24 agosto 2016 (come prevede il testo iniziale del presente decreto-legge), ma anche agli eventi sismici verificatisi successivamente.

Disciplina dei contributi (commi 4-7)

Percentuale riconoscibile pari al 100% (comma 4)

In base al comma 4, la percentuale riconoscibile è pari al 100% del contributo determinato secondo le modalità stabilite dai provvedimenti commissariali, tranne nei casi disciplinati dal comma 5.

Eccezioni previste per gli interventi di cui alla lett. c) del comma 2 (ad es. “seconde case”) su immobili ubicati in Comuni non elencati negli allegati 1 e 2 (comma 5)

Qualora gli interventi di cui alla lett. c) del comma 2 (ossia unità immobiliari diverse dall’abitazione principale e da quelle concesse, in locazione, comodato o assegnate a soci di cooperative a proprietà indivisa) riguardino immobili ubicati in Comuni diversi da quelli indicati negli allegati 1 e 2, il comma 5 prevede che la percentuale riconoscibile non supera il 50%, secondo le modalità stabilite dal Commissario con suoi provvedimenti, anche tramite ordinanza.

La percentuale rimane invece pari al 100% qualora gli immobili siano ricompresi all’interno di centri storici e borghi caratteristici. La norma, nell’indicare la percentuale del 100%, fa riferimento al valore del danno puntuale cagionato dall’evento sismico, come documentato a norma dell’articolo 12.

Calcolo del contributo (commi 6 e 7)

Il contributo concesso è al netto dell’indennizzo assicurativo o di altri contributi pubblici percepiti dall’interessato (comma 6).

Nel corso dell’esame al Senato è stato chiarito che il riferimento agli altri contributi riguarda quelli percepiti dall’interessato per le medesime finalità di quelli previsti dal decreto-legge in esame.

 

Il comma 7 prevede che, con provvedimenti commissariali, è individuata una metodologia di calcolo del contributo basata sul confronto tra il costo convenzionale al metro quadrato per le superfici degli alloggi, delle attività produttive e delle parti comuni di ciascun edificio e i computi metrici estimativi redatti sulla base del prezzario unico interregionale, predisposto dal commissario straordinario d’intesa con i vice commissari nell’ambito della cabina di coordinamento (prevista dall’art. 1, comma 5), tenendo conto sia del livello di danno che della vulnerabilità.

Ulteriori disposizioni (commi 9-13)

Dichiarazione del possesso dei requisiti (comma 9)

Il comma 9 prevede che le domande di concessione dei finanziamenti agevolati contengono la dichiarazione del possesso dei requisiti necessari per la concessione dei finanziamenti e dell’eventuale spettanza di ulteriori contributi pubblici o di indennizzi assicurativi per la copertura dei medesimi danni.

Nel corso dell’esame al Senato è stato integrato il generico rinvio al D.P.R. 28 febbraio 2000, n. 445, previsto dal testo iniziale del decreto-legge, precisando che la citata dichiarazione dovrà essere resa ai sensi degli articoli 46 e 47 del D.P.R. 445/2000.

Con il D.P.R. 445/2000 è stato adottato il testo unico in materia di documentazione amministrativa, dichiarazioni sostitutive di certificazione e dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà. La dichiarazione sostitutiva di certificazione è un documento sottoscritto dall'interessato senza nessuna particolare formalità e presentato in sostituzione dei certificati: tali dichiarazioni possono riferirsi solo agli stati, qualità personali e fatti tassativamente elencati nell'articolo 46 del D.P.R. 445/2000. La dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà è il documento, sottoscritto dall'interessato, concernente stati, qualità personali e fatti, a sua diretta conoscenza e non ricompresi nell'elencazione dell'articolo 46: in questo caso l'atto deve essere sottoscritto con firma autenticata (articolo 47 del Testo unico). Per le amministrazioni procedenti è previsto l'obbligo di effettuare idonei controlli (a campione ed in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi) sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà (art. 71). L'art. 75 del testo unico disciplina le sanzioni amministrative a carico del dichiarante in caso di dichiarazioni non veritiere. Oltre alle conseguenze amministrative, ai sensi dell'art. 76 del D.P.R. 445/2000, chiunque rilascia dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.

 

Decadenza in seguito ad alienazione (comma 10)

Il comma 10 disciplina il caso del proprietario che aliena il suo diritto sull’immobile a privati diversi da parenti o affini fino al quarto grado, prima del completamento degli interventi di riparazione, ripristino o ricostruzione che hanno beneficiato di tali contributi. In tal caso egli decade dalle provvidenze e deve rimborsare le somme percepite, maggiorate degli interessi legali, da versare all’entrata del bilancio dello Stato, secondo modalità e termini stabiliti da provvedimenti commissariali.

 

Deroghe alla disciplina delle deliberazioni condominiali (comma 11)

Le disposizioni del comma 11 intendono rendere più agevoli le deliberazioni per gli interventi di recupero dei condomini danneggiati dal terremoto.

Il primo periodo deroga, così, alla disciplina delle maggioranze assembleari previste dal codice civile per i lavori sull’immobile condominiale che costituiscano innovazioni (art. 1120 e 1121) e altri interventi (art. 1136, quinto comma).

 

L’art. 1120 c.c. prevede due diverse maggioranze per le innovazioni volte al miglioramento o all’uso più comodo della cosa comune: fermo restando la necessità della maggioranza degli intervenuti, è richiesto - in relazione alla tipologia di intervento – un numero di voti che rappresenti almeno due terzi (667 millesimi, primo comma) o la metà del valore dell’edificio (500 millesimi, secondo comma). L’art. 1121 c.c. riguarda le innovazioni che comportino una spesa molto gravosa o voluttuaria, che possono essere deliberate dalla maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno due terzi dei millesimi. L’art. 1136, quinto comma, c.c. prevede la stessa maggioranza (un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e due terzi del valore dell’edificio), oltre che per deliberare le innovazioni di cui all’art. 1120, primo comma, c.c., anche per l’installazione di impianti TV non centralizzati che comportino modifiche delle parti comuni (art. 1122-bis, c.c.).

 

Per disporre tali interventi di recupero sarà sufficiente il voto favorevole della maggioranza dei condomini che comunque rappresenti almeno la metà del valore dell’edificio (500 millesimi).

Si osserva che, se da una parte si abbassa il quorum, dall’altra, il riferimento ai condomini (anziché agli intervenuti) potrebbe rendere più difficile la validità della deliberazione.

 

Per quanto riguarda la deroga all’articolo 1136, quarto comma, del codice civile prevista dal secondo periodo del comma 13, il riferimento agli interventi ivi previsti sembra essere alle riparazioni straordinarie di notevole entità. Per approvare tali interventi – in forza della deroga - sarà necessario un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno un terzo del valore dell’edificio (anziché la metà).

 

Non applicazione del Codice dei contratti pubblici (comma 12)

Il comma 12, ferma restando l’esigenza di assicurare il controllo, l’economicità e la trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche, prevede l’esclusione dei contratti stipulati dai privati beneficiari di contributi per l’esecuzione di lavori e per l’acquisizione di beni e servizi connessi agli interventi di cui al presente articolo, dall’applicazione delle norme del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Si tratta di una disposizione che deroga all’art. 1, comma 2, lettera a), del D.Lgs. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici). Tale lettera, infatti, prevede l’applicazione delle norme del Codice anche, tra l’altro, all'aggiudicazione degli appalti di lavori, di importo superiore ad 1 milione di euro, sovvenzionati direttamente in misura superiore al 50 per cento da amministrazioni aggiudicatrici, nel caso in cui tali appalti comportino lavori di genio civile di cui all’ allegato I. Tra i lavori indicati nell’allegato I rientrano la costruzione completa o parziale di edifici.

 

Criteri di selezione dell’impresa cui affidare i lavori (comma 13)

Il comma 13 disciplina la selezione dell’impresa esecutrice da parte del beneficiario dei contributi, che deve essere compiuta mediante procedura concorrenziale intesa all’affidamento dei lavori alla migliore offerta.

Alla selezione:

-         devono partecipare almeno 3 imprese;

-         possono partecipare solo le imprese che risultano iscritte nell’Anagrafe antimafia degli esecutori di cui all’art. 30, comma 6.

 

Gli esiti della procedura concorrenziale, completi della documentazione individuata dai provvedimenti commissariali, sono allegati alla domanda di contributo.

 


 

Articolo 7
(Interventi di riparazione e ricostruzione degli immobili danneggiati o distrutti)

 

L’articolo 7 individua le finalità dei contributi per la riparazione o la ricostruzione degli immobili danneggiati o distrutti dagli eventi sismici,  in base ai danni effettivamente verificatisi nelle zone di classificazione sismica 1, 2, e 3 e nel caso in cui ricorrano le condizioni per la concessione del beneficio.

Si ricorda che l'ordinanza n. 3274 del 2003 ha provveduto alla classificazione sismica dell'intero territorio nazionale in quattro zone a diversa pericolosità (a cui ha fatto seguito l'approvazione della mappa di pericolosità sismica di riferimento  per il territorio nazionale operata con l'ordinanza n. 3519/2006).

In particolare, tali contributi sono finalizzati (comma 1) a

1)  riparare, ripristinare o ricostruire:

·      gli immobili di edilizia privata ad uso abitativo e non abitativo, ad uso produttivo e commerciale, ad uso agricolo e per i servizi pubblici e privati, compresi quelli destinati al culto, danneggiati o distrutti dall’evento sismico (lettera a). Per tali immobili, limitatamente agli interventi di riparazione e ripristino, l’intervento di miglioramento o di adeguamento sismico deve conseguire il massimo livello di sicurezza compatibile in termini tecnico-economici con la tipologia dell’immobile, asseverata da un tecnico abilitato;

·      gli immobili “di interesse strategico”, di cui al decreto del Capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri 21 ottobre 2003 e ad uso scolastico danneggiati o distrutti dall’evento sismico (lettera b). Nel corso dell’esame al Senato, è stato correttamente modificato il riferimento alla categoria di tali immobili, in luogo di quello presente nel testo iniziale di immobili “ad uso strategico”. Anche il richiamo al citato decreto è stato riferito più correttamente. 

Per tali immobili, l’intervento deve essere finalizzato all’adeguamento sismico ai sensi delle norme tecniche per le costruzioni vigenti (lettera b);

Con il D.M. 14 gennaio 2008 (sostitutivo del precedente D.M. 14 settembre 2005) sono state approvate le norme tecniche per le costruzioni. In tale ambito, sono, tra l’altro, classificati gli interventi di adeguamento, come atti a conseguire i livelli di sicurezza previsti dalle norme del D.M. medesimo, e gli interventi di miglioramento, come atti ad aumentare la sicurezza strutturale esistente, pur senza necessariamente raggiungere i livelli richiesti dalle norme stesse. Entrambi gli interventi di adeguamento e miglioramento devono essere sottoposti a collaudo statico. L'applicazione di tali norme tecniche (in virtù dell'art. 1-bis del D.L. 39/2009, adottato in seguito al sisma del 2009 in Abruzzo), è divenuta obbligatoria dal 1° luglio 2009.

Il D.P.C.M. del 21 ottobre 2003 definisce, per quanto di competenza statale, le tipologie degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile e quelle degli edifici e delle opere che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso, nonché fornisce le indicazioni per le verifiche tecniche da realizzare su edifici ed opere rientranti nelle predette tipologie.

 

2)     riparare o ripristinare:

·      gli immobili soggetti alla tutela del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al capo I della parte seconda del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42,  danneggiati dall’evento sismico.

Per tali immobili, l’intervento di miglioramento sismico deve  conseguire il massimo livello di sicurezza compatibile con le concomitanti esigenze di tutela e conservazione dell’identità culturale del bene stesso (lettera c).

Le citate norme tecniche per le costruzioni prevedono che per i beni di interesse culturale in zone dichiarate a rischio sismico, ai sensi del comma 4 dell'art. 29 del citato Codice dei beni culturali e del paesaggio, è in ogni caso possibile limitarsi ad interventi di miglioramento effettuando la relativa valutazione della sicurezza.

Si ricorda, altresì, la direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri 9 febbraio 2011, recante "Valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 14 gennaio 2008".

 

Si prevede, infine, che la capacità massima o minima di resistenza alle azioni sismiche, diversificata in base alle zone sismiche, alla classe d’uso dell’immobile ed alla sua tipologia, venga individuata con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame (lettera a).

 


 

Articolo 8
(Interventi di immediata esecuzione)

 

L’articolo 8 prevede una procedura specifica, anche in deroga alla normativa vigente, per l’avvio di interventi di immediata riparazione, a favore degli edifici che hanno riportato danni lievi, al fine di favorire il rientro nelle unità immobiliari e il ritorno alle normali condizioni di vita e di lavoro.

Nell’articolo in esame è confluito il testo dell’articolo 9 del decreto legge n. 205 del 2016 (A.S. 2594), con l’effetto di ampliare la portata dell’articolo originario del decreto legge n. 189/2016.

In sintesi, la procedura disciplinata dall’articolo in esame prevede:

-       la presentazione di un progetto e l’asseverazione da parte di un professionista abilitato, che documenti il nesso di causalità tra gli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 e lo stato della struttura (comma 1);

-       la comunicazione dell’avvio dei lavori di riparazione o ripristino agli uffici speciali per la ricostruzione (comma 3);

-       la presentazione della documentazione agli uffici speciali per la ricostruzione (comma 4);

-       l’affidamento obbligatorio dei lavori a imprese individuate in base a determinati requisiti (comma 5).  

 

Si ricorda che nel D.L. 74/2012 (Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012), all’art. 3, commi 2, 5 e 6, sono presenti disposizioni analoghe a quelle contenute nei commi 1 e 3 in esame.

 

Il ripristino della agibilità degli edifici e delle strutture (commi 1 e 2)

 

Il comma 1, a seguito delle modifiche inserite al Senato, amplia la disciplina, originariamente introdotta dall’articolo in esame, relativa agli interventi che possono essere immediatamente avviati dai proprietari sugli immobili che hanno riportato danni lievi, al fine di consentire un rapido rientro negli immobili stessi.

L’ampliamento opera su due fronti: quello temporale, in quanto la disposizione in esame si applica a tutti gli eventi sismici verificatisi dal 24 agosto 2016 in poi (mentre l’art. 8 originario riguarda solo il sisma del 24 agosto) e quello delle verifiche sull’edificio.

Riguardo a quest’ultimo aspetto, viene previsto che la disciplina in questione si applichi:

agli edifici con danni lievi non classificati agibili secondo la c.d. scheda AeDES, come già prevede l’art. 8 del D.L. 189/2016. La norma in esame, laddove fa riferimento agli “edifici con danni lievi non classificati agibili”, si differenzia dal testo iniziale del decreto legge, ove invece si richiamano gli “edifici con danni lievi classificati con livello di inagibilità B delle schede AeDES”;

La scheda AeDES (Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica) per il rilevamento dei danni, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell'emergenza post-sismica, utilizzata per la prima volta nella sua versione originaria in occasione del terremoto umbro-marchigiano del 1997 (Regione Marche), è stata oggetto di alcuni aggiornamenti a fronte di eventi successivi. È stata, quindi, utilizzata in occasione del terremoto in Abruzzo del 2009, formalmente allegata all’Ordinanza 3753 del 6 aprile quale strumento per censire gli edifici danneggiati dal sisma, e successivamente nel terremoto in Emilia del 2012. La citata scheda AeDES, già pubblicata nel D.P.C.M. del 5 maggio 2011, e quindi divenuta strumento di riferimento ufficiale per il rilevamento dei danni, la definizione di provvedimenti di pronto intervento e la valutazione dell’agibilità postsismica degli edifici ordinari, è stata aggiornata con il D.P.C.M. 8 luglio 2014, che ha istituito il Nucleo Tecnico Nazionale (NTN) per il rilievo del danno e la valutazione di agibilità nell'emergenza post-sismica e che contiene il relativo manuale di compilazione della suddetta scheda AeDES. Con il DPCM del 14 gennaio 2015 è stata inoltre approvata la nuova scheda GL-AeDES di valutazione di danno e agibilità post-sisma per edifici a struttura prefabbricata o di grande luce ed il relativo manuale operativo.

Nel manuale di compilazione della scheda AeDES, allegato C al D.P.C.M. 8 luglio 2014[6], viene fornita la seguente definizione dell’esito B: “Edificio temporaneamente inagibile (in tutto o in parte) ma agibile con provvedimenti di pronto intervento. L’edificio, nello stato in cui si trova, può ritenersi in tutto o in parte temporaneamente inagibile, nel senso che il recupero della condizione di agibilità è subordinato alla realizzazione di alcuni provvedimenti di pronto intervento. Tali interventi, una volta eseguiti, consentiranno all’edificio di poter essere utilizzato in tutte le sue parti, restando ragionevolmente protetta la vita umana. Di conseguenza, in caso di esito B, la squadra deve specificare se la temporanea inagibilità è totale o riguarda una sola porzione dell’edificio (parziale) ed in questo secondo caso si deve indicare precisamente nella Sezione 9 (ma anche sul Modello GP1), in maniera descrittiva e/o grafica, quali sono le parti inagibili. Inoltre, la squadra deve proporre in Sezione 8-D gli interventi ritenuti necessari per continuare ad utilizzare l’edificio (indicandoli più in dettaglio nella Sezione 9) e portare tali provvedimenti a conoscenza del Comune, attraverso l’opportuna modulistica fornita dal Centro di Coordinamento (Modello GP1). Non è, invece, compito della squadra progettare gli interventi e controllare che i suddetti provvedimenti di pronto intervento vengano effettivamente realizzati. Da tener presente che i provvedimenti di pronto intervento e di rapida realizzazione cui ci si riferisce consistono in opere di entità limitata, devono essere realizzabili in breve tempo, con spesa modesta e senza un meditato intervento progettuale. Nel caso contrario l’edificio deve essere considerato inagibile in tutto o in parte (Esito E o C)”.

 

agli edifici classificati non utilizzabili secondo procedure speditive disciplinate da ordinanze di protezione civile e che necessitano soltanto di interventi di immediata riparazione.

Le verifiche “speditive” si traducono in sopralluoghi in cui i Vigili del fuoco o i tecnici comunali indicano l’eventuale necessità di un successivo sopralluogo con “scheda AeDES”, o la possibilità di un immediato riutilizzo dell’edificio alle stesse condizioni presenti prima degli eventi sismici. In data 3 settembre 2016, è stata inviata ai direttori delle strutture regionali di Protezione Civile di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo una circolare, che contiene indicazioni operative sul censimento danni e sulle verifiche di agibilità.

 

L’ampliamento contemplato dalla norma in esame viene giustificato dalla relazione illustrativa del decreto legge n. 205/2016 alla luce della “difficoltà di ottenere in tempi rapidi le schede AeDES con la classificazione dei danni riportati dagli immobili colpiti dagli ultimi eventi sismici”.

 

I soggetti interessati possono effettuare l’immediato ripristino della agibilità degli edifici e delle strutture nei Comuni indicati all’articolo 1 del provvedimento in esame presentando, per gli edifici precedentemente elencati, un apposito progetto e un’asseverazione da parte di un professionista abilitato, che documenti il nesso di causalità tra gli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 e lo stato della struttura, oltre alla valutazione economica del danno (comma 1). 

Nel corso dell’esame al Senato, è stato modificato il comma 2, al fine di differire il termine previsto per l’emanazione dei provvedimenti commissariali; entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame (il testo originario fa riferimento alla data di entrata in vigore del decreto  legge), con provvedimenti del commissario straordinario, che provvede anche a mezzo di ordinanze ai sensi dell’articolo 2, comma 2, sono emanate disposizioni operative per l’attuazione degli interventi di immediata esecuzione disciplinati dal comma 1 dell’articolo in esame.

E’ stato precisato, inoltre, che agli oneri derivanti dall'attuazione dell’articolo in esame provvede il Commissario straordinario, con proprio provvedimento nel limite delle risorse disponibili per la ricostruzione privata ai sensi dell' articolo 5, come prevede già l’articolo 9 del decreto legge n. 205/2016. 

 

L’avvio dei lavori edilizi di riparazione o ripristino (comma 3)

 

In primo luogo, i soggetti interessati comunicano agli uffici speciali per la ricostruzione, che ne danno notizia agli uffici comunali competenti, l’avvio dei lavori edilizi di riparazione o ripristino, da eseguirsi nel rispetto delle disposizioni stabilite nei provvedimenti del commissario straordinario, nonché dei contenuti generali della pianificazione territoriale e urbanistica, ivi inclusa quella paesaggistica.

Nella comunicazione devono essere indicati:

-       il progettista abilitato responsabile della progettazione, il direttore dei lavori e l’impresa esecutrice;

-       gli allegati o le autocertificazioni eventualmente necessari ad assicurare il rispetto delle vigenti disposizioni di settore con particolare riferimento a quelle in materia edilizia, di sicurezza e sismica.

 

Successivamente, entro trenta giorni dall'inizio dei lavori, i soggetti interessati devono presentare l’ulteriore documentazione non allegata alla comunicazione di avvio dei lavori, finalizzata al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica, del titolo abilitativo edilizio e dell'autorizzazione sismica.

Sono infine esclusi da tale ambito, gli interventi di riparazione o ripristino su costruzioni interessate da interventi edilizi totalmente abusivi per i quali sono stati emessi i relativi ordini di demolizione.

 

L’avvio dei lavori edilizi di riparazione o ripristino è consentito in deroga alle leggi regionali che regolano il rilascio dei titoli abilitativi e alle seguenti diposizioni nazionali:

-       artt. 6, 10, 93 e 94 del D.P.R. n. 380/2001 (T.U. in materia edilizia);

L’art. 6 del D.P.R. n. 380/2001 elenca le tipologie di intervento rientranti nell’attività edilizia libera, ovvero da eseguire senza alcun titolo abilitativo, ma che dovranno, comunque, essere svolte nel rispetto sia degli strumenti urbanistici comunali e delle altre normative di settore: antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico e sanitarie, quelle relative all’efficienza energetica e quelle del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Per alcuni di tali interventi è comunque prevista una comunicazione di inizio lavori cui devono essere allegate le autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi delle normative di settore (comma 2). Per gli interventi di manutenzione straordinaria e per alcune modifiche inerenti a fabbricati adibiti ad esercizio d'impresa, è prevista la comunicazione del progetto e la comunicazione di inizio dei lavori asseverata da un tecnico abilitato (CILA), che attesta che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti, nonché che sono compatibili con la normativa in materia sismica e con quella sul rendimento energetico nell'edilizia e che non vi è interessamento delle parti strutturali dell'edificio; la comunicazione contiene, altresì, i dati identificativi dell'impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori. (comma 4). Su tale articolo interverranno le modifiche contenute nello schema di decreto legislativo volto all’individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio attività  (SCIA) e silenzio assenso (atto n. 322), allo scopo, tra l’altro, di sopprimere la CIL.

L’art. 10 reca gli interventi subordinati a permesso di costruire: interventi di nuova costruzione; interventi di ristrutturazione urbanistica; interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, ampliamenti volumetrici, modifiche della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A (centri storici), comportino mutamenti della destinazione d'uso.

Gli artt. 93 e 94 riguardano la vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche e dispongono rispettivamente in merito alle modalità di denuncia dei lavori ed alla presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismiche ed all’autorizzazione per l'inizio dei lavori. In particolare l’art. 93 prevede che tutte le costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni effettuate in zone sismiche siano soggette a un preavviso scritto allo sportello unico, che provvede a trasmetterne copia al competente ufficio tecnico della regione. A tale domanda deve essere allegato il progetto, in doppio esemplare e debitamente firmato da un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell'albo, nei limiti delle rispettive competenze, nonché dal direttore dei lavori. Il contenuto minimo del progetto è determinato dal competente ufficio tecnico della regione. In ogni caso il progetto deve essere esauriente per planimetria, piante, prospetti e sezioni ed accompagnato da una relazione tecnica, dal fascicolo dei calcoli delle strutture portanti, sia in fondazione sia in elevazione, e dai disegni dei particolari esecutivi delle strutture. Al progetto deve inoltre essere allegata una relazione sulla fondazione, nella quale devono essere illustrati i criteri seguiti nella scelta del tipo di fondazione, le ipotesi assunte, i calcoli svolti nei riguardi del complesso terreno-opera di fondazione. In ogni comune deve essere tenuto un registro di tali denunzie che deve essere costantemente aggiornato. Oltre al titolo abilitativo all'intervento edilizio, nelle località sismiche occorre l’autorizzazione regionale esplicita per l’inizio lavori. L’art. 94 prevede, infatti, che non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione che viene rilasciata entro 60 giorni dalla richiesta. Essa viene comunicata al comune, subito dopo il rilascio, per i provvedimenti di sua competenza. E’ ammesso ricorso al presidente della giunta regionale contro il provvedimento relativo alla domanda di autorizzazione, o nei confronti del suo mancato rilascio entro i 60 giorni previsti. I lavori devono, infine, essere diretti da un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell'albo, nei limiti delle rispettive competenze.

-           art. 19 della legge n. 241/1990;

L’art. 19 della legge n. 241/1990 disciplina la procedura riguardante la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), che si applica anche in materia edilizia.

-           art. 146 del D.lgs. n. 42/2004;

L’art. 146 del D.lgs. n. 42/2004 (Codice dei beni culturali) reca la procedura ordinaria di autorizzazione paesaggistica. L’autorizzazione va richiesta qualora i proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico intendano intraprendere interventi o apportarvi delle modifiche. Il suo rilascio spetta, ai sensi del comma 6, alla regione che esercita tale funzione avvalendosi di propri uffici oppure può delegarne l'esercizio a province, a forme associative e di cooperazione fra enti locali. Tale disciplina attribuisce alla Soprintendenza l'espressione di un parere vincolante su tutte le istruttorie riguardanti i beni tutelati. Il parere del Soprintendente assume carattere obbligatorio ma non vincolante all'esito dell'approvazione delle prescrizioni d'uso dei beni paesaggistici tutelati, predisposte ai sensi degli articoli 140, comma 2, 141, comma 1, 141-bis e 143, comma 1, lettere b), c) e d), nonché della positiva verifica da parte del Ministero, su richiesta della Regione, dell'avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici.

 

La domanda di contributo per la ricostruzione privata (comma 4)

 

I soggetti interessati presentano agli uffici speciali per la ricostruzione la documentazione richiesta, secondo le modalità ed i termini indicati nel provvedimento del commissario straordinario, al fine di ottenere i contributi per la ricostruzione privata.

Il termine di presentazione della documentazione è previsto entro sessanta giorni dalla data di adozione del citato provvedimento in materia di disciplina dei contributi per la ricostruzione.

Il mancato rispetto del termine e delle modalità previste determina l’inammissibilità della domanda di contributo.

 

 

I requisiti per le imprese affidatarie dei lavori (comma 5)

 

Gli interventi di immediata esecuzione, disciplinati dall’articolo in esame, sono obbligatoriamente affidati a imprese:

-           che hanno presentato la domanda di iscrizione nell’Anagrafe antimafia degli esecutori (articolo 30, comma 6 del presente decreto) (lettera a);

-           che hanno prodotto l’autocertificazione di cui all’articolo 89 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia) (lettera a);

L’articolo 89 del decreto legislativo n. 159 del 2011 disciplina la procedura riguardante la cd. autocertificazione antimafia. Fuori dei casi in cui è richiesta l'informazione antimafia e salvo quanto previsto dall'articolo 88, comma 4-bis, in particolare, i contratti e subcontratti relativi a lavori, servizi o forniture dichiarati urgenti sono stipulati, autorizzati o adottati previa acquisizione di apposita dichiarazione con la quale l'interessato attesti che nei propri confronti non sussistono le cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all'articolo 67 (misure di prevenzione). La predetta dichiarazione è resa dall'interessato anche quando gli atti e i provvedimenti della pubblica amministrazione riguardano:

a) attività private, sottoposte a regime autorizzatorio, che possono essere intraprese su segnalazione certificata di inizio attività da parte del privato alla pubblica amministrazione competente;

b) attività private sottoposte alla disciplina del silenzio-assenso, indicate nella tabella C annessa al regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1992, n. 300 concernente le attività private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

-       che sono in regola con gli obblighi contributivi e previdenziali come attestato dal documento unico di regolarità contributiva (DURC) rilasciato a norma dell’articolo 8 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 30 gennaio 2015 (lettera b);

-       che, per i lavori di importo superiore ai 150.000 euro, sono in possesso della qualificazione prevista dall’articolo 84 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (nuovo Codice dei contratti pubblici) (lettera c).

 

L’articolo 84 del decreto legislativo n. 50 del 2016 stabilisce in particolare che i soggetti esecutori a qualsiasi titolo di lavori pubblici di importo pari o superiore a 150.000 euro provano il possesso dei requisiti di qualificazione di cui all'articolo 83, mediante attestazione da parte degli appositi organismi di diritto privato autorizzati dall'ANAC (società organismi di attestazione -SOA).

 


 

Articolo 9
(Contributi ai privati per i beni mobili danneggiati)

 

L’articolo 9 disciplina la concessione di contributi ai privati residenti nei Comuni interessati dagli eventi sismici per i beni mobili danneggiati.

Si prevede, in particolare, l’assegnazione di un contributo in caso di distruzione o danneggiamento grave di beni mobili e di beni mobili registrati. Le modalità e i criteri per la concessione del contributo previsto sono definiti con i provvedimenti adottati dal Commissario straordinario (che, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, provvede anche a mezzo di ordinanze), anche in relazione al limite massimo del contributo per ciascuna famiglia anagrafica, residente nei comuni di cui all’articolo 1 del decreto in esame.

 

L’art. 4 del D.P.R. n. 223 del 1989 (Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente) qualifica la famiglia anagrafica come l’insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Una famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona. Lo schema di decreto legislativo A.G. 344, sul quale le competenti Commissioni parlamentari hanno espresso il parere, riconduce alla famiglia anagrafica anche le persone legate da vincoli di unione civile.

 

Relativamente al richiamo effettuato dalla norma in commento alla residenza nei comuni interessati dagli eventi sismici, in conseguenza dell’ampliamento dell’ambito di applicazione operato dall’articolo 1 del decreto legge, oltre a coloro che erano residenti nei Comuni di cui all'allegato 1, come risultante dallo stato di famiglia alla data del 24 agosto 2016, la norma modificata dal Senato fa riferimento anche ai soggetti residenti nei Comuni di cui all'allegato 2, come risultante dallo stato di famiglia alla data del 26 ottobre 2016.

La norma precisa che, in ogni caso, per i beni mobili non registrati, può essere concesso solo un contributo forfettario.

 

Si ricorda che il codice civile qualifica come beni immobili il suolo, le sorgenti e i corsi d’acqua, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni e, in generale tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo (art. 812); lo stesso codice definisce beni mobili “tutti gli altri beni”. La distinzione rileva in quanto per i beni mobili l’ordinamento prevede forme di circolazione più semplici: gli atti di trasferimento non sono soggetti a forme particolari, né tantomeno sono sottoposti a qualche forma di pubblicità.

La categoria dei beni mobili iscritti in pubblici registri (art. 815 c.c.) è intermedia tra le prime due: si tratta infatti di beni che, pur essendo sempre considerati come mobili, vengono tuttavia sottoposti ad un regime in gran parte analogo a quello degli immobili; il loro potenziale elevato valore economico determina infatti l'esigenza di sottoporre il loro sistema di circolazione a forme di pubblicità adeguata, onde garantire la certezza dei traffici e il controllo amministrativo dei rapporti giuridici ad essi relativi.

I beni per i quali sussiste l'obbligo di registrazione sono: le navi e i galleggianti; gli aeromobili; gli autoveicoli.

Il regime di pubblicità adottato è costituito principalmente dall'iscrizione del bene nei pubblici registri, che ne consente l'individuazione e l'attribuzione ad un titolare, nonché dalla trascrizione delle vicende traslative dello stesso.


 

Articolo 10
(Ruderi ed edifici collabenti)

 

L’articolo 10 esclude le unità immobiliari collabenti, fatiscenti ovvero inagibili, non utilizzabili a fini residenziali o produttivi nei Comuni interessati dagli eventi sismici, dalla possibilità di accedere ai contributi per la ricostruzione (l’utilizzabilità alla data del sisma deve essere specificamente attestata). Per tali categorie di edifici, si prevede il riconoscimento di un contributo per la loro demolizione, la rimozione dei materiali e la pulizia dell’area.

Nel corso dell’esame al Senato, sono stati modificati i commi 1 e 2, in conseguenza dell’allargamento dell’ambito di applicazione del decreto, allo scopo di fare riferimento non solo agli edifici inutilizzati alla data del 24 agosto 2016 nei Comuni di cui all'allegato 1, ma anche agli edifici inutilizzati alla data del 26 ottobre 2016 nei Comuni di cui all'allegato 2.

Le condizioni di inammissibilità a contributo (comma 1)

In particolare, il comma 1 stabilisce l’inammissibilità a contributo per gli edifici destinati ad abitazioni o ad attività produttive che, alla data del 24 agosto 2016 nei Comuni di cui all'allegato 1 e alla data del 26 ottobre 2016 nei Comuni di cui all'allegato 2, non erano utilizzabili ai fini residenziali o produttivi, in quanto collabenti, fatiscenti ovvero inagibili, a seguito di accertamento o certificazione del comune, per motivi statici o igienico-sanitari, o in quanto privi di impianti e non allacciati alle reti di pubblici servizi.

Le condizioni per l’ammissibilità a contributo (comma 2)

Il comma 2 specifica che, ai fini del riconoscimento dei contributi previsti per la ricostruzione, per la predetta categoria di edifici:

-       deve essere attestata l’utilizzabilità, con riferimento alle citate date specificate nel comma 1,  dal richiedente in sede di presentazione del progetto mediante perizia asseverata, debitamente documentata;

-       devono essere verificate le condizioni per l’ammissibilità a contributo, da parte dell’ufficio per la ricostruzione competente, anche avvalendosi delle schede AeDES (elementi di informazione in merito sono contenuti nella scheda riguardante l’articolo  8 a cui si rinvia).

Il contributo per la demolizione (comma 3)

Il comma 3 consente la concessione a favore dei proprietari dei suddetti immobili, che alla data del sisma non avevano i requisiti per essere utilizzabili a fini residenziali o produttivi, di un contributo, esclusivamente per le spese sostenute per la demolizione dell’immobile stesso, la rimozione dei materiali e la pulizia dell’area.

L’entità di tale contributo e le modalità del suo riconoscimento sono stabilite con provvedimenti adottati dal Commissario straordinario (che, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, provvede anche a mezzo di ordinanze), nei limiti delle risorse disponibili.

La norma in esame è analoga a quanto disposto dall’art. 5 della Ordinanza n. 119 dell’11 ottobre 2013 emanata dal commissario delegato della regione Emilia-Romagna a seguito degli eventi sismici del mese di maggio 2012.

Per quanto riguarda le modalità dell’accatastamento delle suddette unità “collabenti”, si ricorda che il D.M. n. 28 del 1998 (Regolamento recante norme in tema di costituzione del catasto dei fabbricati e modalità di produzione ed adeguamento della nuova cartografia catastale)  prevede all’art. 6, comma 1, lettera c), per le costruzioni di scarsa rilevanza cartografica o censuaria, una denuncia semplificata censuaria di cui all’art. 7,  considerando tali costruzioni come “le costruzioni non abitabili o agibili e comunque di fatto non utilizzabili, a causa di dissesti statici, di fatiscenza o inesistenza di elementi strutturali e impiantistici, ovvero delle principali finiture ordinariamente presenti nella categoria catastale, cui l’immobile è censito o censibile, ed in tutti i casi nei quali la concreta utilizzabilità non è conseguibile con soli interventi edilizi di manutenzione ordinaria o straordinaria. In tali casi alla denuncia deve essere allegata una apposita autocertificazione, attestante l’assenza di allacciamento alle reti dei servizi pubblici dell’energia elettrica, dell’acqua e del gas.

Sempre con riferimento alle unità immobiliari definite “collabenti” citate nella norma in esame, ai fini delle dichiarazioni in catasto, l’Agenzia delle entrate ha recentemente puntualizzato nella circolare 27/E del giugno scorso che l’attribuzione della categoria F/2Unità collabenti è regolamentata dal decreto del Ministro delle Finanze 2 gennaio 1998, n. 28, art. 3, comma 2, per quelle costruzioni caratterizzate da un notevole livello di degrado che ne determina una incapacità di produrre ordinariamente un reddito proprio.

In particolare, il menzionato comma 2 prevede che tali costruzioni, ai soli fini dell’identificazione, “possono formare oggetto di iscrizione in catasto, senza attribuzione di rendita catastale, ma con descrizione dei caratteri specifici e della destinazione d’uso”.

Per tali immobili sussiste, quindi, la possibilità e non l’obbligo dell’aggiornamento degli atti catastali.

Inoltre, con la nota n. 29439 del 2013, l’Agenzia delle entrate ha precisato che l’attribuzione della categoria F/2 non è ammissibile quando il fabbricato che si vuole censire risulta comunque iscrivibile in altra categoria catastale, o non è individuabile e/o perimetrabile. Per entrambe le fattispecie di immobili in esame – abitazione e fabbricato produttivo – quando lo stato di fatto non consente comunque l’iscrizione in altra categoria catastale, risulta attribuibile la destinazione F/2 - Unità collabenti, essendo soddisfatti i presupposti di individuazione e/o perimetrazione del cespite.

 


 

Articolo 11
(Interventi su centri storici e su centri e nuclei urbani e rurali)

 

L’articolo 11 disciplina l’attuazione degli interventi di ricostruzione o ripristino dei centri storici e dei centri e nuclei urbani e rurali, con l’individuazione delle relative competenze.

Gli interventi di ricostruzione o ripristino degli abitati interessati sono effettuati attraverso la predisposizione  di una pianificazione urbanistica delle zone perimetrate e l’adozione di strumenti urbanistici attuativi (commi 1 e 2), con il coinvolgimento delle popolazioni interessate, delle regioni, degli uffici speciali per la ricostruzione  e dei comuni (comma 4). In tale ambito, è prevista l’acquisizione del parere obbligatorio e vincolante della Conferenza permanente, prevista all’articolo 16 (comma 5), e il rispetto degli indirizzi espressi dal commissario per la ricostruzione.

Gli strumenti urbanistici attuativi adottati dai comuni individuano, tra l’altro, gli aggregati edilizi, le unità minime d’intervento (UMI) e i soggetti esecutori degli interventi (comma 3).

I medesimi strumenti urbanistici innovano gli strumenti urbanistici vigenti  e, se includono beni paesaggistici,  sono considerati piani paesaggistici (comma 6). Inoltre, se negli strumenti urbanistici attuativi sono presenti previsioni e prescrizioni di dettaglio, la realizzazione dei singoli interventi può avvenire con segnalazione  certificata  di inizio  attività  (SCIA), che  attesti la conformità degli interventi medesimi alle previsioni dello strumento urbanistico attuativo (comma 7).

E’ stabilita altresì la costituzione di un consorzio obbligatorio dei proprietari per la realizzazione di interventi di ricostruzione o ripristino, con la partecipazione dei proprietari che rappresentino almeno il 51 per cento delle superfici utili complessive dell’immobile, ed è previsto il potere sostitutivo del Comune nei confronti dei proprietari non aderenti al consorzio (commi 9-11).

La pianificazione urbanistica e l’adozione degli strumenti urbanistici attuativi (commi 1, 2, 4 e 5)

Gli uffici speciali per la ricostruzione e i comuni sono i principali soggetti deputati alla pianificazione urbanistica e alla relativa adozione degli strumenti urbanistici attuativi.

In tale ambito, rileva anche la partecipazione del commissario straordinario per la ricostruzione e delle regioni.

In particolare, il commissario straordinario interviene a stabilire i principi di indirizzo per la pianificazione, attraverso provvedimenti adottati dal commissario straordinario per la ricostruzione, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, anche a mezzo di ordinanze, che devono essere rispettati dagli strumenti urbanistici attuativi (comma 2).

Le Regioni perimetrano, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore delle disposizioni commissariali in materia di contributi per la ricostruzione privata, i centri e nuclei di particolare interesse, o parti di essi, che risultano maggiormente colpiti, in base  ai criteri stabiliti dal medesimo commissario straordinario (articolo 5, comma 1, lettera e)).

 

Entrando nel merito delle competenze assegnate, entro centocinquanta giorni dalla perimetrazione dei centri e nuclei effettuata dalla regione,  assicurando un ampio coinvolgimento delle popolazioni interessate, gli Uffici speciali per la ricostruzione (comma 1):

-       curano la pianificazione urbanistica connessa alla ricostruzione (ai sensi dell’articolo 3, comma 3);

-       predispongono gli strumenti urbanistici attuativi, completi dei relativi piani finanziari;

-       programmano in maniera integrata gli interventi di ricostruzione previsti.

Il Comune (commi 4 e 5):

-       adotta con atto consiliare gli strumenti urbanistici attuativi, pubblicandoli all’albo pretorio per 15 giorni dalla loro adozione e i soggetti interessati possono presentare osservazioni e opposizioni entro il termine di 30 giorni dalla data di pubblicazione;

-       trasmette, decorso il citato termine di 30 giorni, gli strumenti urbanistici adottati, unitamente alle osservazioni e opposizioni ricevute, al commissario straordinario per l’acquisizione del parere obbligatorio e vincolante della Conferenza permanente (ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettera a);

-       approva definitivamente lo strumento attuativo.

I contenuti e le finalità degli strumenti urbanistici attuativi (commi 1, 3, 7 e 6)

In primo luogo, gli strumenti urbanistici attuativi, oltre alla definizione dell’assetto planivolumetrico degli insediamenti interessati, contengono (comma 3):

-       l’indicazione dei danni subiti dagli immobili e dalle opere;

-       la sintesi degli interventi proposti;

-       una prima valutazione dei costi sulla base dei parametri, che devono essere definiti con provvedimenti del commissario straordinario (ai sensi dell’articolo 6);

-       le volumetrie, superfici e destinazioni d’uso degli immobili;

-       la individuazione delle unità minime d’intervento (UMI) e i soggetti esecutori degli interventi;

-       i tempi, le procedure e i criteri per l’attuazione del piano stesso.

 

La pianificazione urbanistica in ambito comunale e la partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale (funzioni individuate dall’art. 14, comma 27, lettera d) del decreto legge n. 78/2010)  rientrano tra le funzioni fondamentali espressamente attribuite dalla legge ai comuni. I comuni sono competenti per la formazione del Piano Regolatore Generale (PRG) quale strumento principale di pianificazione e controllo dello sviluppo urbano, da attuare attraverso piani attuativi.  A titolo indicativo si può dire che i principali strumenti attuativi sono: i piani particolareggiati (di iniziativa pubblica o privata); i piani di zona; i piani di lottizzazione; i piani per l'edilizia economica e popolare; i piani delle aree da destinare agli insediamenti produttivi; i piani di recupero di iniziativa pubblica o privata.

Il governo del territorio, in cui sono ricomprese l'urbanistica e l'edilizia (come sottolineato in più occasioni dalla Corte costituzionale), è materia assegnata dall'art. 117 della Costituzione alla competenza concorrente di Stato e regioni. La legge, che oggi reca la disciplina più organica della materia urbanistica a livello nazionale, risale al 1942 (legge n. 1150 del 17 agosto) e ha previsto, in estrema sintesi, l'istituzione di un Piano Regolatore Generale (PRG) quale strumento principale, affidato alla responsabilità del Comune, di pianificazione e controllo dello sviluppo urbano, da attuare attraverso Piani Particolareggiati Esecutivi (PPE) redatti dal Comune medesimo (artt. 7-17).

 

In secondo luogo, gli strumenti urbanistici attuativi prevedono la programmazione dei seguenti interventi (comma 1):

a) ricostruzione con adeguamento sismico o ripristino con miglioramento sismico degli edifici pubblici o di uso pubblico, con priorità per gli edifici scolastici, compresi i beni ecclesiastici e degli enti religiosi, dell’edilizia residenziale pubblica e privata e delle opere di urbanizzazione secondaria, distrutti o danneggiati dal sisma;

b) ricostruzione con adeguamento sismico o ripristino con miglioramento sismico degli edifici privati residenziali e degli immobili utilizzati per le attività produttive distrutti o danneggiati dal sisma;

c) ripristino e realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria connesse agli interventi da realizzare nell’area interessata dagli strumenti urbanistici attuativi, ivi compresa la rete di connessione dati.

 

I suddetti strumenti urbanistici attuativi innovano gli strumenti urbanistici vigenti (comma 6).

La norma prevede, altresì, che gli strumenti urbanistici attuativi costituiscono piani paesaggistici nel caso in cui nel territorio interessato:

-       siano ricompresi i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici (articolo 136, comma 1, lettera c), del d.lgs. 42/2004, Codice dei beni culturali), se conformi alle previsioni e prescrizioni di cui all’articolo 135 (pianificazione paesaggistica) e all’articolo 143  (piano paesaggistico) del predetto codice;

L’art. 135, comma 1, del Codice dei beni culturali investe lo Stato e le Regioni del compito di assicurare che tutto il territorio nazionale sia oltre che conosciuto e salvaguardato anche pianificato. A tale fine, ai sensi del comma 1 dell’art. 135 , le regioni sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio mediante piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, e in particolare l'elaborazione dei piani paesaggistici avviene congiuntamente tra Ministero e regioni, limitatamente ai beni paesaggistici di cui all'articolo 143, comma 1, lettere b), c) e d), nelle forme previste dal medesimo articolo 143. L’articolo 143, comma 1, che disciplina i contenuti che devono essere almeno presenti per l’elaborazione del piano paesaggistico, alla lettera b), per i beni paesaggistici richiamati dal citato articolo 136 (cioè immobili e aree dichiarati di notevole interesse pubblico), prevede tra l’altro la determinazione di specifiche prescrizioni d'uso.

Si ricorda, inoltre, che, ai sensi dell’articolo 145, comma 3, del citato Codice, le previsioni dei piani paesaggistici non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell'adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali. Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette. Sulla base di quanto disposto dal comma 4, i comuni, le città metropolitane, le province e gli enti gestori delle aree naturali protette conformano o adeguano gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale alle previsioni dei piani paesaggistici, secondo le procedure previste dalla legge regionale.

-       sia espresso l’assenso del  rappresentante del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in seno alla Conferenza permanente (comma 6).

 

Nel caso in cui gli strumenti urbanistici attuativi contengano previsioni e prescrizioni di dettaglio, la realizzazione dei singoli interventi edilizi può avvenire mediante segnalazione certificata di inizia attività (SCIA), che attesta la conformità degli interventi medesimi alle previsioni dello strumento urbanistico attuativo, salve le previsioni di maggior semplificazione dettate dal regolamento previsto dall’articolo 12 del decreto legge 31 maggio 2014, n. 83 (comma 7).  Nel corso dell’esame al Senato, è stato corretto il riferimento normativo riportato nel testo pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, che fa riferimento al “decreto legge 31 maggio 2014, n. 3”.

L’art. 12 , comma 2, del D.L 83/2014,  modificato dall’art. 25, comma 2, del D.L. n. 133/2014, prevede l’emanazione di un regolamento di delegificazione, finalizzato ad ampliare e precisare le ipotesi di interventi di lieve entità contemplate dal D.P.R. n. 139 del 2010, con cui è stato disciplinato il procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per tale tipologia di interventi. nonché operare ulteriori semplificazioni procedimentali (ferme, comunque, le esclusioni di cui agli articoli 19, comma 1, e 20, comma 4, della legge n. 241 del 1990).

Si stabilisce, inoltre, (secondo una modifica al decreto-legge n. 83 del 2014 recata dal citato decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, articolo 25, comma 2) l’introduzione nel regolamento di delegificazione delle seguenti tipologie di interventi:

- quelli per cui è esclusa la richiesta di autorizzazione paesaggistica sia nell'ambito degli interventi di lieve entità sia mediante definizione di ulteriori interventi minori privi di rilevanza paesaggistica;

- quelli di lieve entità regolati anche tramite accordi di collaborazione tra il Ministero, le Regioni e gli enti locali.

A tale fine è stato presentato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica (Atto del Governo 336), recante regolamento relativo all'individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata, sul quale le competenti Commissioni parlamentari hanno espresso il parere.

 

La norma specifica altresì le previsioni e le prescrizioni di dettaglio contenute nei suddetti strumenti urbanistici attuativi, come la conservazione degli aspetti e dei caratteri peculiari degli immobili e delle aree interessate dagli eventi sismici, specifiche normative d’uso preordinate alla conservazione degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni immobili, delle tipologie architettoniche, delle tecniche e dei materiali costruttivi originariamente utilizzati (comma 7). 

L’individuazione degli aggregati edilizi e delle unità minime di intervento (UMI) da parte dei Comuni (comma 8)

Il comma 8 disciplina la procedura per l’individuazione degli aggregati edilizi e delle unità minime di intervento (UMI) da parte dei comuni, sulla base della rilevazione dei danni prodotti dal sisma ai centri storici e ai nuclei urbani e rurali e delle caratteristiche tipologiche, architettoniche e paesaggistiche del tessuto edilizio.

Nel corso dell’esame al Senato, il comma 8 è stato modificato, al fine di estendere le previsioni anche ai Comuni di cui allegato 2, oltre che ai Comuni di cui all’allegato 1, già considerati nella norma originaria.

I Comuni (indicati negli allegati 1 e 2), con deliberazione del consiglio comunale, da approvarsi entro il termine di centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto e pubblicata sul sito istituzionale comunale, possono:

-       individuare gli aggregati edilizi da recuperare tramite interventi unitari;

-       perimetrare, per ogni aggregato edilizio, le UMI costituite dagli insiemi di edifici subordinati a progettazione unitaria, per l’integrazione del complessivo processo edilizio finalizzato al loro recupero e per le esigenze di sicurezza sismica, contenimento energetico e qualificazione dell’assetto urbanistico.

La norma in esame prevede altresì che la progettazione in tali aggregati edilizi tenga conto delle possibili interazioni derivanti dalla contiguità strutturale con gli edifici adiacenti, secondo quanto previsto dalla vigente normativa tecnica per le costruzioni, cioè dal testo unico sulle norme tecniche delle costruzioni, approvato con il D.M. 14 gennaio 2008. Nell’ambito della disciplina delle norme tecniche per le costruzioni in muratura, in cui sono definiti i criteri generali per la valutazione della sicurezza e per la progettazione, l'esecuzione ed il collaudo degli interventi sulle costruzioni esistenti, il parag. 8.7.1. del citato D.M. 14 gennaio 2008 prevede che “in presenza di edifici in aggregato, contigui, a contatto od interconnessi con edifici adiacenti, i metodi di verifica di uso generale per gli edifici di nuova costruzione possono non essere adeguati. Nell'analisi di un edificio facente parte di un aggregato edilizio occorre tenere conto delle possibili interazioni derivanti dalla contiguità strutturale con gli edifici adiacenti. A tal fine dovrà essere individuata l'unità strutturale (US) oggetto di studio, evidenziando le azioni che su di essa possono derivare dalle unità strutturali contigue”.

Il consorzio obbligatorio dei proprietari degli edifici privati o di proprietà mista pubblica e privata (commi 9-11)

I commi 9, 10 e 11 disciplinano la procedura per l’esecuzione degli interventi unitari sugli edifici privati o di proprietà mista pubblica e privata, anche non abitativi. In sintesi si prevede:

-       la costituzione di un consorzio obbligatorio dei proprietari entro trenta giorni dall’invito loro rivolto dall’ufficio speciale per la ricostruzione (comma 9);

-       l’eventuale sostituzione dei proprietari non aderenti al consorzio da parte dei comuni (comma 10);

-       il diritto di rivalsa, a favore del consorzio e dei Comuni, nei confronti dei proprietari non aderenti al consorzio, in caso di maggiori spese effettuate (comma 11).

 

Entrando nello specifico delle norme citate, per l’esecuzione dei suddetti interventi unitari si prevede che:

-       l’ufficio speciale per la ricostruzione inviti i proprietari alla costituzione di un consorzio obbligatorio, che è ritenuta valida se viene raggiunta la partecipazione dei proprietari che rappresentino almeno il 51 per cento delle superfici utili complessive dell’immobile, determinate ai sensi dell’articolo 6 del decreto del Ministro dei lavori pubblici in data 5 agosto 1994, ricomprendendo anche le superfici ad uso non abitativo (comma 9);

L’articolo 6 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 5 agosto 1994  , ai fini della determinazione delle superfici e del calcolo della superficie complessiva da utilizzarsi per la verifica della congruità dei costi degli interventi di edilizia residenziale a totale o a parziale contributo dello Stato, reca le definizioni di superficie utile abitabile (Su), superficie non residenziale (Snr) e superficie parcheggi (Sp).

-           decorso inutilmente il termine di trenta giorni dal suddetto invito rivolto dall’ufficio speciale per la ricostruzione ai proprietari, i Comuni si sostituiscano ai proprietari non aderenti al consorzio ed eseguano gli interventi, con i contributi previsti per la ricostruzione privata (dall’articolo 5) che sarebbero stati assegnati ai predetti proprietari, mediante occupazione temporanea degli immobili, per una durata non superiore a tre anni e per la quale non è dovuto alcun indennizzo (comma 10);

-           in tali casi, sia esercitato il diritto di rivalsa a favore del consorzio e dei Comuni, se gli interventi di riparazione dei danni, di ripristino e di ricostruzione per gli immobili privati superino il contributo ammissibile (comma 11).

 

Si ricorda che nell’articolo 7 dell’ordinanza n. 3820/2009 recante gli interventi urgenti diretti a fronteggiare gli eventi sismici verificatisi in Abruzzo il giorno 6 aprile 2009 è disciplinata in modo sostanzialmente analogo la costituzione di consorzi obbligatori per interventi su aggregati edilizi senza soluzione di continuità. L’utilizzo della costituzione dei consorzi obbligatori e gli interventi riguardanti le unità minime di intervento su immobili di proprietà pubblica, privata o misti, ricorrono anche ad esempio per la ricostruzione in Umbria in seguito al terremoto del 1997.

 


 

Articolo 12
(Procedura per la concessione e l’erogazione dei contributi)

 

L’articolo 12 disciplina la procedura per la concessione e per l’erogazione dei contributi prevedendo la presentazione all’ufficio speciale per la ricostruzione territorialmente competente, unitamente a specifici allegati (scheda AeDES, relazione tecnica asseverata, progetto degli interventi e indicazione dell’impresa affidataria) e alla documentazione necessaria per il rilascio del titolo edilizio da parte del comune. La struttura commissariale ha il compito di effettuare verifiche mensili a campione sugli interventi per i quali i contributi sono concessi.

La domanda per la concessione dei contributi e per il rilascio del titolo edilizio (commi 1, 2 e 6)

In particolare, i soggetti interessati (in cui, ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del decreto rientrano, tra l’altro, proprietari, usufruttuari o titolari di diritti reali di garanzia) inoltrano all’ufficio speciale per la ricostruzione territorialmente competente (comma 1) l’istanza di concessione dei contributi e la richiesta del titolo abilitativo necessario in relazione alla tipologia dell’intervento progettato.

La norma non si applica alle domande dei soggetti, che hanno avviato gli interventi di immediata esecuzione per lievi danni (cioè i casi disciplinati dall’articolo 8, comma 4, del decreto), atteso che tali richieste sono presentate, secondo le modalità indicate nei provvedimenti commissariali che disciplinano i contributi per la ricostruzione privata, entro sessanta giorni dalla data di adozione dei provvedimenti medesimi.

Alla domanda sono obbligatoriamente allegati, oltre alla documentazione necessaria per il rilascio del titolo edilizio:

·      la scheda AeDES (Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica, per elementi di informazione su tale scheda si rinvia al commento relativo all’art. 8) (lettera a);

In merito ai riferimenti normativi richiamati riguardo alla scheda AeDES, si osserva che, oltre al D.P.C.M. del 5 maggio 2011, potrebbe essere opportuno richiamare anche il D.P.C.M. 8 luglio 2014 che ha aggiornato la scheda medesima.

Nel corso dell’esame al Senato è stato precisato che tale scheda può essere redatta anche da parte del personale tecnico del Comune o da personale tecnico e specializzato di supporto al Comune appositamente formato, senza ulteriori oneri per la finanza pubblica.

Si ricorda che le verifiche finalizzate alla compilazione delle schede AeDES sono condotte da apposite squadre di rilevatori appartenenti al Nucleo tecnico nazionale (NTN), istituito dal D.P.C.M. 8 luglio 2014 (recante “Istituzione del Nucleo Tecnico Nazionale (NTN) per il rilievo del danno e la valutazione di agibilità nell'emergenza post-sismica e approvazione dell'aggiornamento del modello per il rilevamento dei danni, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell'emergenza post-sismica e del relativo manuale di compilazione”).

Ai sensi dell’art. 1 del D.P.C.M. 8 luglio 2014, il NTN è costituito dagli elenchi, di cui all'art. 1, comma 4 del D.P.C.M. 5 maggio 2011 (con cui è stato approvato il modello della scheda AeDES e il relativo manuale di compilazione), a cui sono iscritti tecnici incaricati di attività connesse alle gestione tecnica dell'emergenza, con particolare riguardo al rilievo del danno e valutazione dell'agibilità nell'emergenza post-sisma, in possesso dei requisiti stabiliti dall’art. 2 del D.P.C.M. 8 luglio 2014.

Il comma 4 dell’art. 1 del D.P.C.M. 5 maggio 2011 prevede che a supporto delle campagne di sopralluogo post-sisma, le Amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano si potranno dotare di elenchi di tecnici che abbiano seguito idonei percorsi formativi con verifica finale e aggiornamenti periodici, concordati con il Dipartimento della protezione civile. L'iscrizione agli elenchi va confermata ogni cinque anni, a seguito di un aggiornamento formativo da realizzarsi anche mediante opportuni mezzi telematici. Gli elenchi sono trasmessi annualmente al Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri entro il 31 dicembre.

Il D.P.C.M. 8 luglio 2014 non si limita a dettare i requisiti per l’iscrizione, ma disciplina, tra l’altro, anche le condizioni e le modalità di impiego dei tecnici appartenenti agli elenchi del NTN. In particolare il comma 3 dell’art. 5 prevede che, salvo diverse disposizioni, opportunamente motivate, per emergenze coordinate a livello nazionale, i tecnici professionisti non possono operare nell'ambito territoriale della provincia dell'ordine/collegio provinciale di appartenenza.

Lo stesso D.P.C.M. disciplina gli oneri conseguenti all'attivazione del NTN (un apposito allegato è dedicato al rimborso delle documentate spese di missione per i tecnici professionisti del NTN), nonché la copertura assicurativa a favore dei tecnici.

·      la relazione tecnica asseverata firmata da un professionista abilitato e iscritto nell’elenco speciale di cui all’articolo 34, che attesta la riconducibilità causale diretta dei danni esistenti agli eventi sismici oggetto del decreto-legge (lettera b);

Si fa notare che il riferimento agli eventi sismici oggetto del decreto-legge, vale a dire quelli contemplati dall’art. 1, è stato inserito nel corso dell’esame al Senato, al fine di includere quelli a far data dal 24 agosto 2016 (il testo originario fa riferimento solo all’evento sismico del 24 agosto 2016).

·      il progetto degli interventi proposti, con l’indicazione delle attività di ricostruzione e riparazione necessarie nonché degli interventi di miglioramento sismico previsti riferiti all’immobile nel suo complesso, corredati da computo metrico estimativo da cui risulti l’entità del contributo richiesto (lettera c);

·      l’indicazione dell’impresa affidataria dei lavori, a cui è allegata la documentazione relativa alla sua selezione e l’attestazione dell’iscrizione nella Anagrafe antimafia degli esecutori,  di cui all’articolo 30, comma 6 (lettera d).

 

L’ufficio speciale per la ricostruzione conclude l’istruttoria sulla compatibilità urbanistica degli interventi richiesti a norma della vigente legislazione e il Comune rilascia il titolo edilizio (comma 2).

Le modalità e i termini per la presentazione delle domande di concessione dei contributi, nonché per la relativa istruttoria, sono definiti con provvedimenti del Commissario straordinario che, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, provvede anche a mezzo di ordinanze. In tali provvedimenti si  prevede la dematerializzazione della documentazione necessaria, attraverso l’utilizzo di piattaforme informatiche.

 

I provvedimenti commissariali possono altresì indicare (comma 6):

-       ulteriori documenti e informazioni da produrre in allegato all’istanza di contributo, anche in relazione alle diverse tipologie degli interventi ricostruttivi;

-       le modalità e le procedure per le misure da adottare in esito alle verifiche a campione previste dal comma 5 dell’articolo in esame.

La procedura per l’erogazione dei contributi e i controlli a campione (commi 3, 4 e 5)

L’ufficio speciale per la ricostruzione (comma 3):

-       verifica la spettanza del contributo e il relativo importo;

-       e trasmette al vice commissario territorialmente competente la proposta di concessione del contributo medesimo, comprensivo delle spese tecniche.

Il vice commissario o suo delegato decreta la concessione del contributo nella misura accertata e ritenuta congrua, nei limiti delle risorse disponibili (comma 4).

La struttura commissariale effettua verifiche mensili su un campione di beneficiari, sorteggiato in misura pari ad almeno il 10 per cento dei contributi complessivamente concessi (comma 5).

Il commissario straordinario dispone l’annullamento o la revoca, anche parziale, del decreto di concessione dei contributi, richiedendo la restituzione delle eventuali somme indebitamente percepite, nel caso in cui (comma 5):

-       i contributi sono stati concessi in carenza dei necessari presupposti;

-       ovvero gli interventi eseguiti non corrispondono a quelli per i quali è stato concesso il finanziamento.

 


 

Articolo 13
(Interventi su edifici già interessati da precedenti eventi sismici)

 

L’articolo 13 demanda a successivi provvedimenti commissariali la definizione delle istanze per il riconoscimento dei contributi per interventi riguardanti immobili, già danneggiati a seguito degli eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo il 6 aprile 2009 (commi 1 e 2). Si prevede invece l’applicazione delle modalità e condizioni previste dal provvedimento in esame nel caso di interventi su immobili, danneggiati o inagibili a seguito degli eventi sismici del 1997 e del 1998, che abbiano subito ulteriori danni a seguito degli eventi sismici verificatisi dal 24 agosto 2016 (comma 4).

 

L’articolo in esame è stato sostanzialmente modificato nel corso dell’esame al Senato, allo scopo di ampliarne l’ambito di applicazione.

Per quanto riguarda il danneggiamento ulteriore degli immobili interessati dagli eventi sismici del 2009 in Abruzzo, i commi 1 e 2, rispetto al testo originario, distinguono due fattispecie:

-           gli immobili per i quali siano stati concessi contributi per i danni riportati a causa dell'evento sismico del 2009 e i lavori non siano conclusi (comma 1). A differenza del testo originario, è stato soppresso il riferimento all’”uso abitativo”, che parrebbe comportare una estensione dell’applicazione della disposizione;

-           gli immobili per i quali non siano ancora stati concessi contributi per i danni riportati a causa dell'evento sismico del 2009. Tale ipotesi non è presente nel testo iniziale del decreto legge.

Conseguentemente, la rubrica dell’articolo fa riferimento a interventi su edifici già “interessati” da precedenti eventi sismici in luogo di interventi su edifici già “finanziati e non ancora conclusi”.

Gli interventi avviati dopo il terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009 sono stati definiti, dapprima, nel D.L. 39/2009. L’articolo 3 di tale decreto ha dettato le prime misure per la ricostruzione e la riparazione delle abitazioni private e di immobili ad uso non abitativo. Successivamente sono intervenute ulteriori disposizioni contenute in provvedimenti d’urgenza e nelle leggi di stabilità degli ultimi anni. Per una disamina delle disposizioni adottate dopo il sisma del 2009 si rinvia al dossier di inizio legislatura. Ulteriori disposizioni sono state adottate anche nella legislatura in corso.

Il richiamo all’articolo 1 del decreto legge, inoltre, in conseguenza della modifica del medesimo articolo, fa riferimento ai comuni abruzzesi ricompresi nell’elenco di cui agli allegati 1 e 2. Il comma 2 dell’articolo 1 del decreto legge consente, inoltre, l’applicazione delle misure del decreto anche a immobili distrutti o danneggiati ubicati in altri comuni della regione Abruzzo, diversi da quelli indicati nei citati allegati, su richiesta degli interessati che dimostrino il nesso di causalità diretto tra i danni verificatisi e gli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, comprovato da apposita perizia asseverata.

A differenza del testo iniziale del decreto in esame, si demanda a provvedimenti del Commissario straordinario la definizione delle modalità e delle condizioni per la definizione delle istanze finalizzate ad ottenere il riconoscimento di contributi per gli ulteriori danni , nonché l’istruttoria e la presentazione delle domande medesime nel caso di immobili per i quali i contributi per i danni riportati nel 2009 non siano ancora stati concessi. Tali provvedimenti del Commissario straordinario, che possono anche essere adottati con ordinanza (in base al richiamo all’articolo 2, comma 2, del decreto legge) devono essere adottati di concerto con l’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere.

L’articolo 67-ter del decreto legge n. 83 del 2012 ha previsto l’istituzione di due Uffici speciali per la ricostruzione, uno competente sulla città dell'Aquila e uno competente sui restanti comuni del cratere, al fine di gestire la ricostruzione e ogni intervento necessario per favorire e garantire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite dal sisma del 6 aprile 2009.

Il testo originario del decreto legge prevede, invece, che le istanze finalizzate ad ottenere il riconoscimento di contributi per gli ulteriori danni derivanti dal sisma del 24 agosto 2016 sono definite secondo le modalità e le condizioni previste dal decreto medesimo.

 

Il comma 3 prevede, inoltre, che ai citati comuni abruzzesi si applichino le disposizioni di cui agli articoli da 19 a 25 del decreto legge in esame (alle cui schede di commento si rinvia), inclusi nel capo II del titolo II recante misure per il sistema produttivo e lo sviluppo economico. Tali articoli prevedono contributi per le imprese che hanno subito danni in conseguenza degli eventi sismici e misure per la promozione turistica dei territori colpiti dai medesimi eventi sismici.

 

Un’ulteriore estensione dell’ambito di applicazione dell’articolo, a seguito delle modifiche del Senato, è prevista infine al comma 4 laddove si prevede l’applicazione delle modalità e delle condizioni previste dal decreto in esame:

-           agli interventi su immobili danneggiati o resi inagibili a seguito degli eventi sismici del 1997 e del 1998; anche se non specificato, la “crisi sismica del 1997 e 1998” sembra fare riferimento agli eventi sismici che hanno colpito nel 1997 e nel 1998 le regioni Umbria e Marche;

Le regioni Umbria e Marche, nel 1997 e nel 1998, sono state, infatti, colpite da una sequenza sismica, dal 5 maggio 1997 al 26 giugno 1998.

-            non ancora finanziati;

-            nel caso di ulteriore danneggiamento a causa degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, che determini inagibilità “indotta di altri edifici”, ovvero pericolo per l'incolumità pubblica.

Si prevede, infine, che le modalità e le condizioni previste dal decreto in esame si applichino nel limite delle risorse disponibili anche utilizzando quelle già destinate ai danni subiti a seguito dei citati eventi del 1997 e del 1998.

 


 

Articolo 14
(Ricostruzione pubblica)

 

L’articolo 14 disciplina la procedura per la programmazione, la progettazione e la realizzazione degli interventi per la ricostruzione, la riparazione e il ripristino degli edifici pubblici, nonché sui beni del patrimonio culturale. Ai fini dell’erogazione dei contributi a fronte di tali interventi, il Commissario straordinario può essere autorizzato a stipulare mutui venticinquennali.

Interventi oggetto di finanziamenti (comma 1)

In particolare, il comma 1 demanda a provvedimenti del commissario straordinario (che, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, provvede anche a mezzo di ordinanze) la disciplina dei finanziamenti per la ricostruzione, la riparazione e il ripristino degli edifici pubblici, per la funzionalità dei servizi pubblici, nonché per gli interventi sui beni del patrimonio artistico e culturale, nei comuni di cui all’articolo 1, ossia – in base alle modifiche dell’ambito di applicazione – nei comuni elencati nell’allegato 1 e nell’allegato 2 ovvero che hanno subito danni a seguito degli eventi sismici verificatisi a far data dal l 24 agosto 2016, a patto che dimostrino il nesso di causalità tra gli eventi sismici e i danni. Nel corso dell’esame al Senato, è stato, altresì, specificato che gli interventi sui beni del patrimonio artistico e culturale comprendono quelli sottoposti a tutela[7] ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al d.lgs. 42/2004, che devono prevedere anche opere di miglioramento sismico finalizzate ad accrescere in maniera sostanziale la capacità di resistenza delle strutture. Viene precisato che i finanziamenti sono concessi attraverso contributi nei limiti delle risorse stanziate. La norma elenca quattro diverse tipologie di interventi in favore dei quali possono essere concessi contributi, in cui rientrano:

 

a.    gli immobili adibiti ad uso scolastico o educativo per la prima infanzia, pubblici o paritari, e le strutture edilizie universitarie - gli edifici municipali;

- le caserme in uso all’amministrazione della difesa;

- gli immobili demaniali o di proprietà di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, formalmente dichiarati di interesse storico-artistico ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Ai sensi dell’art. 12 del d.lgs. 42/2004, la verifica dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico (c.d. interesse culturale), è effettuata, d’ufficio o su richiesta dei soggetti cui le cose appartengono, da parte dei competenti organi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero medesimo, al fine di assicurare uniformità di valutazione. Il procedimento di verifica si conclude entro centoventi giorni dal ricevimento della richiesta. Per le cose di cui all’art. 10, comma 1, del Codice (ossia, cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti), che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga a oltre cinquanta anni, se mobili, o ad oltre settanta anni, se immobili, vige la presunzione di interesse culturale – e le stesse sono sottoposte pertanto alle disposizioni di tutela – fino a quando non sia stata effettuata la relativa verifica. In caso di accertamento positivo dell’interesse culturale, i beni continuano ad essere soggetti alle disposizioni di tutela, mentre, nel caso di verifica con esito negativo, vengono esclusi dall’applicazione di tale disciplina.

b.   le opere di difesa del suolo e le infrastrutture e gli impianti pubblici di bonifica per la difesa idraulica e per l’irrigazione;

c.    gli edifici pubblici ad uso pubblico, ivi compresi archivi, musei, biblioteche e chiese, nonché, sulla base di una modifica approvata al Senato, strutture sanitarie e socio-sanitarie, che a tale fine sono equiparati agli immobili di cui alla lettera a);

d.   gli interventi di riparazione e ripristino strutturale degli edifici privati inclusi nelle aree cimiteriali e individuati come cappelle private, al fine di consentire il pieno utilizzo delle strutture cimiteriali.

Si tratta delle stesse tipologie di interventi oggetto di contributi per la ricostruzione, a seguito degli eventi sismici che hanno colpito le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto nel 2012, di cui all’articolo 4 del decreto legge n. 74 del 2012, come successivamente modificato da più disposizioni.

Programmazione degli interventi (commi 2, 3 e 9)

Con i medesimi provvedimenti del commissario straordinario, ai sensi del comma 2, si prevede la definizione di una serie di atti di programmazione degli interventi, e segnatamente di:

-       un piano delle opere pubbliche e un piano dei beni culturali, volti a quantificare i danni nelle quattro regioni interessate dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 e a destinare i finanziamenti;

Con riferimento al piano volto a quantificare i danni relativi ai beni culturali, si ricorda che con direttiva Mibact 23 aprile 2015 (GU n. 169 del 23 luglio 2015) – di aggiornamento della direttiva 12 dicembre 2013 – sono state definite le procedure per la gestione delle attività di messa in sicurezza e salvaguardia del patrimonio culturale in caso di emergenze derivanti da calamità naturali.

Ai sensi della stessa direttiva, la struttura operativa per il monitoraggio e il coordinamento delle attività necessarie a fronteggiare le situazioni emergenziali derivanti da calamità naturali è articolata in una Unità di coordinamento nazionale UCCN-MIBAC, che opera presso il Segretariato generale, e in Unità di coordinamento regionale UCCR-MIBAC, che operano presso i segretariati regionali del Ministero. In particolare, le UCCR –MIBAC sono articolate in tre unità operative che procedono, rispettivamente, al rilievo dei danni, agli interventi di messa in sicurezza, compreso lo spostamento dei beni, e al deposito temporaneo e laboratorio di pronto intervento. I dati e le informazioni acquisiti con i rilievi devono consentire la stima dei costi degli interventi di messa in sicurezza, di ripristino e di consolidamento.

Infine, in base alla stessa direttiva, che richiama al riguardo, l’Intesa del 26 gennaio 2005 e il Protocollo attuativo del 4 maggio 2014, fra il Ministero e la Conferenza episcopale italiana, le attività relative ai beni culturali di interesse religioso devono svolgersi con il coinvolgimento degli enti e delle istituzioni ecclesiastiche responsabili.

-       un piano di interventi volti a contrastare il dissesto idrogeologico, nelle citate regioni, con priorità per quelli che interessano i centri abitati o le infrastrutture;

-       un piano per lo sviluppo delle infrastrutture e il rafforzamento del sistema delle imprese, riguardante i comuni elencati nell’allegato 1 e, a seguito di una modifica del Senato,  nell’allegato 2;

-       un piano per la gestione delle macerie e dei rifiuti derivanti dagli interventi di prima emergenza e ricostruzione oggetto del decreto legge in esame: si tratta del piano che il Commissario deve adottare con la procedura definita dall’articolo 28, comma 2. Il riferimento al citato comma 2 dell’articolo 28 del decreto legge, che regola la predisposizione e l’approvazione del Piano da parte del Commissario, è stato inserito al Senato allo scopo di sostituire il riferimento all’”articolo 32, comma 2”, che disciplina le modalità delle verifiche dell’ANAC sulle procedure del Commissario straordinario in relazione agli interventi di ricostruzione pubblica disciplinati dall’articolo in esame;

-       un programma di ripristino e di realizzazione delle infrastrutture ambientali nelle aree interessate dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (sulla base di una modifica approvata al Senato, che fa riferimento all’articolo 1 del decreto legge), con particolare riguardo agli impianti di depurazione e di collettamento fognario.  Si segnala che l’articolo 27, che disciplina la procedura per l’adozione del programma delle infrastrutture ambientali precisa che si tratta di infrastrutture “da ripristinare e realizzare nei Comuni di cui agli allegati 1 e 2”.

 

Per quanto riguarda gli edifici scolastici, il comma 3 dispone che, qualora la programmazione della rete scolastica, o la riprogrammazione negli anni 2016, 2017 e 2018[8], preveda la costruzione di edifici in sedi nuove o diverse, le risorse per il ripristino degli edifici scolastici danneggiati sono comunque destinabili a tale scopo.

Al riguardo si ricorda che, in base all’art. 4, co. 1, lett. a), del D.L. 74/2012, relativo al sima del 2012, qualora la programmazione della rete scolastica avesse previsto la costruzione di edifici in sedi nuove o diverse, le risorse per il ripristino degli edifici scolastici danneggiati dovevano essere comunque prioritariamente destinate a tale scopo.

Rispetto a tale previsione, dunque, sembrerebbe riscontrarsi ora la possibilità di una maggiore flessibilità.

Per quanto riguarda, invece, la fase di programmazione e ricostruzione dei beni culturali o delle opere pubbliche, il comma 9 prevede la stipula di un protocollo di intesa tra il commissario straordinario, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ed il rappresentante delle diocesi coinvolte, proprietarie dei beni ecclesiastici, al fine di definire forme di consultazione e di collaborazione in ordine alla realizzazione dei predetti interventi e, in particolare, concordare priorità, modalità e termini per il recupero dei beni danneggiati.

Progettazione degli interventi (commi 4, 5 e 7)

I commi 4, 5 e 7 disciplinano una procedura per la progettazione e la realizzazione degli interventi oggetto di finanziamento, che prevede:

-       l’invio dei progetti da parte dei soggetti attuatori (si tratta dei soggetti di cui all’articolo 15) al commissario straordinario, sulla base delle priorità definite d’intesa con i vice commissari nella cabina di coordinamento e in coerenza con il piano delle opere pubbliche ed il piano dei beni culturali;

-       l’approvazione dei progetti esecutivi da parte del Commissario, che verifica la congruità economica dei progetti e acquisisce il parere della Conferenza permanente;

-       l’adozione del decreto di concessione del contributo da parte del Commissario;

-       l’invio dei progetti esecutivi alla centrale unica di committenza, che provvede a selezionare gli operatori economici per la realizzazione degli interventi.

Erogazione dei finanziamenti (commi 6, 8 e 11)

Il comma 6 precisa che i contributi, nonché le spese per l’assistenza alla popolazione,         sono erogati in via diretta.

 

Ai sensi del comma 8,  ai fini dell’erogazione in via diretta dei contributi il commissario straordinario può essere autorizzato, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, a stipulare appositi mutui di durata massima venticinquennale, sulla base di criteri di economicità e di contenimento della spesa, con oneri di ammortamento a carico del bilancio dello Stato, con la Banca europea per gli investimenti, con la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, con la Cassa depositi e prestiti S.p.A. e con i soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività bancaria.

In tal caso, le rate di ammortamento dei mutui attivati sono pagate agli istituti finanziatori direttamente dallo Stato.

Si segnala come ad analoga procedura di accensione e di restituzione di oneri per mutui si sia già fatto ricorso nell’ordinamento, ad esempio con riguardo ai mutui per l’edilizia scolastica previsti dall’articolo 10 del decreto-legge n.104 del 2013 (L.n. 128/2013) ove, anche in tal caso, si fa riferimento ai soggetti finanziatori previsti dal comma 8 in esame e si dispone il pagamento diretto ai soggetti medesimi da parte dello Stato.

 

I criteri e le modalità di erogazione sono definiti, ai sensi del comma 11, da provvedimenti adottati dal commissario straordinario, d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze.

Monitoraggio (comma 10)

Il comma 10 dispone che i finanziamenti concessi ai sensi dell’articolo in esame siano monitorati ai sensi del decreto legislativo n. 229 del 2011.

Si ricorda che il citato decreto ha dato attuazione all’art. 30, comma 9, lettere e), f) e g), della L. n. 196/2009 (legge di contabilità e finanza pubblica), che ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi, al fine di garantire la razionalizzazione, la trasparenza, l'efficienza e l'efficacia delle procedure di spesa relative ai finanziamenti in conto capitale destinati alla realizzazione di opere pubbliche.

Il decreto legislativo si applica a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, della L. n. 196/2009, e ai soggetti destinatari di finanziamenti a carico del bilancio dello Stato finalizzati alla realizzazione di opere pubbliche (art. 1, comma 1). Il decreto introduce nuovi obblighi informativi, e opera anche un coordinamento con gli adempimenti previsti dal Codice dei contratti pubblici in merito alla trasmissione dei dati all’autorità di vigilanza. E' prevista l’istituzione, presso ciascuna amministrazione, di un sistema gestionale informatizzato contenente tutte le informazioni inerenti l’intero processo realizzativo dell’opera, con obbligo, tra l’altro, di subordinare l’erogazione dei finanziamenti pubblici all’effettivo adempimento degli obblighi di comunicazione ivi previsti. La definizione dei contenuti informativi minimi del sistema informativo in argomento è demandata ad un apposito decreto del Ministero dell’economia e delle finanze (art. 5), che è stato emanato in data 26 febbraio 2013 e pubblicato nella G.U. 5 marzo 2013, n. 54.

Il decreto prevede che le amministrazioni provvedano a comunicare i dati, con cadenza almeno trimestrale, alla banca dati istituita presso il Ministero dell'economia e delle finanze – Ragioneria Generale dello Stato, ai sensi dell'art. 13 della L. n. 196/2009, denominata «banca dati delle amministrazioni pubbliche».

L’art. 4 del D.lgs. n. 229/2011 disciplina poi il definanziamento per mancato avvio dell'opera.

Le risorse destinate, rispettivamente, alla progettazione ed alla realizzazione delle opere pubbliche, sono unitariamente considerate, per ciascuna Amministrazione, come facenti parte di due fondi distinti, rispettivamente, denominati «Fondo progetti» e «Fondo opere».

 


 

Articolo 14-bis
(Interventi sui presidi ospedalieri)

 

L'articolo 14-bis, introdotto dal Senato, stabilisce che le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria effettuino sui presìdi ospedalieri, nei territori interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, verifiche di tenuta sismica e stime del fabbisogno finanziario necessario al miglioramento sismico delle strutture, demandando ad una ordinanza di protezione civile l'adozione dei necessari interventi.

 

L'articolo 14-bis, introdotto dal Senato, prevede che - entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame - le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria effettuino sui presìdi ospedalieri nei territori interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016:

·          le verifiche tecniche in relazione al rischio sismico, di cui all'articolo 2, comma 3, dell'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n. 3274;

La citata disposizione ordinanziale, recante Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica, prevede l'obbligo di procedere a verifica - da effettuarsi a cura dei rispettivi proprietari - ai sensi delle norme di cui ai richiamati allegati, sia degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, sia degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso. La disposizione dell'ordinanza stabiliva, per le verifiche in questione, il termine di cinque anni dalla data della ordinanza medesima, indicando la priorità per edifici ed opere ubicate nelle zone sismiche 1 e 2, secondo quanto definito nell’allegato 1 all'ordinanza stessa. Si ricorda che, in attuazione di tale ordinanza, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la protezione civile, ha poi emanato il Decr. 21 ottobre 2003, recante "Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica".

·          nonché la valutazione del fabbisogno finanziario necessario al miglioramento sismico delle strutture medesime.

 

La disposizione demanda ad una apposita ordinanza di protezione civile l'adozione dei necessari interventi, che saranno a valere sulle risorse stanziate per le emergenze a far data dal 24 agosto; sulle citate risorse gravano, secondo la previsione, altresì gli oneri per le citate verifiche tecniche.

 

Andrebbe valutata l’opportunità di esplicitare il riferimento alle “risorse stanziate per le emergenze a far data dal 24 agosto”.


 

Articolo 15
(Soggetti attuatori degli interventi relativi alle opere pubbliche e ai beni culturali)

 

L’articolo 15 individua i soggetti attuatori per gli interventi di riparazione, ripristino con miglioramento sismico, nonché ricostruzione delle opere pubbliche e dei beni culturali (elencati nel comma 1 dell’articolo 14).

 

I soggetti attuatori, sulla base di quanto disposto dal comma 4 del citato articolo 14, predispongono ed inviano i progetti degli interventi al Commissario straordinario.

In occasione di emergenze di protezione civile e dei rilevanti eventi sismici verificatisi negli ultimi anni, sono stati nominati soggetti attuatori. L’articolo 5, comma 5-bis, della legge n. 225/1992 prevede che nei rendiconti vengano consolidati anche i dati relativi agli interventi delegati dal commissario ad uno o più soggetti attuatori.

Il comma 1 include tra i predetti soggetti:

-       le regioni, attraverso gli uffici speciali per la ricostruzione (istituiti ai sensi dell’articolo 3), per i territori di rispettiva competenza;

-       il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;

L’articolo 5 dell’ordinanza 13 ottobre 2016, n. 393, prevede che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo provvede agli interventi di messa in  sicurezza  dei beni culturali mobili e immobili, per il tramite della propria  Struttura  operativa  per  il monitoraggio ed il coordinamento delle attività necessarie a fronteggiare le situazioni emergenziali derivanti da calamità naturali (v. ante, scheda art. 14).

Per tali finalità, l'arch. Antonia Pasqua Recchia è stata nominata Soggetto Attuatore per assicurare l'organizzazione, la mobilitazione e il dispiegamento del dispositivo operativo del Ministero e delle sue articolazioni sui territori delle quattro regioni interessate, finalizzato all'individuazione, progettazione e coordinamento dell'esecuzione degli interventi di messa in sicurezza dei beni culturali mobili e immobili.

-       il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

 

Il comma 2, inoltre, consente alle diocesi di svolgere la funzione di soggetti attuatori qualora gli interventi siano integralmente finanziati con risorse proprie. In caso di utilizzo di fondi pubblici, la funzione di soggetto attuatore è svolta dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Le diocesi sono state individuate come soggetti attuatori anche nell’ambito degli interventi di ricostruzione a seguito di recenti eventi sismici. Si ricorda che il Programma delle Opere Pubbliche e dei Beni Culturali, predisposto dalla Struttura Tecnica del Commissario Delegato della regione Emilia Romagna, a seguito degli eventi sismici del 2012, ha individuato tra i diversi soggetti attuatori anche le diocesi in relazione alla ricostruzione degli edifici di culto di proprietà degli enti ecclesiastici dichiarati di interesse storico artistico ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.


 

Articolo 15-bis
(Interventi immediati sul patrimonio culturale)

 

L'articolo 15-bis disciplina le procedure per l’affidamento e l’attuazione di interventi urgenti sul patrimonio culturale (compresi gli interventi per la messa in sicurezza o di demolizione) e di ricostruzione del patrimonio culturale danneggiato in conseguenza degli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (commi 1-4). Sono altresì disciplinati i requisiti delle imprese incaricate degli interventi e dei progettisti (comma 5), nonché previste disposizioni per il potenziamento dell'ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma (commi 6-7).

 

L’articolo 15-bis, introdotto dal Senato, corrisponde, sostanzialmente, all’articolo 6 del D.L. 205/2016 (A.S. n. 2594).

 

Procedure di affidamento (comma 1)

Norme applicabili del Codice dei contratti (comma 1, primo periodo)

Il comma 1, primo periodo, al fine di avviare tempestivamente gli interventi di tutela e ricostruzione del patrimonio storico e artistico danneggiato in conseguenza degli eventi sismici oggetto del presente decreto, ribadisce l’applicazione per i lavori, i servizi e le forniture di somma urgenza relativi ai beni culturali[9], della disciplina dettata dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 50/2016) per gli affidamenti nei casi di somma urgenza e di protezione civile.

La norma in esame prevede infatti l’applicazione delle seguenti disposizioni del D.Lgs. 50/2016:

-       l’articolo 163, che disciplina le procedure da seguire nei casi di somma urgenza e di protezione civile.

In estrema sintesi, tale articolo consente, nei casi di somma urgenza che non consentono alcun indugio, l’immediata esecuzione dei lavori entro il limite di 200.000 euro o di quanto indispensabile per rimuovere lo stato di pregiudizio alla pubblica incolumità. Lo stesso articolo prevede, tra l’altro, che l’esecuzione dei lavori di somma urgenza può essere affidata in forma diretta ad uno o più operatori economici individuati dal responsabile del procedimento o dal tecnico dell'amministrazione competente. Il comma 6 del medesimo articolo chiarisce che, tra le circostanze di somma urgenza, rientrano le “calamità naturali o connesse con l'attività dell'uomo che in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con immediatezza d'intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo” (art. 2, comma 1, lettera c), della L. 225/1992), vale a dire quelle calamità per le quali la normativa di protezione civile (art. 5 della L. 225/1992) prevede la deliberazione dello stato di emergenza. La circostanza di somma urgenza, in tali casi, è ritenuta persistente, dal citato comma 6 dell’art. 163 del D.Lgs. 50/2016, finché non risultino eliminate le situazioni dannose o pericolose per la pubblica o privata incolumità derivanti dall'evento calamitoso che ha comportato la declaratoria dello stato di emergenza e in tali circostanze le amministrazioni aggiudicatrici possono procedere all'affidamento di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture con le procedure previste nel medesimo articolo 163.

-       l’articolo 148, comma 7, in base al quale l'esecuzione dei lavori relativi ai beni culturali, nei casi di somma urgenza, nei quali ogni ritardo sia pregiudizievole alla pubblica incolumità o alla tutela del bene, è consentita fino all'importo di 300.000 euro, secondo le modalità di cui all'art. 163.

Servizi di progettazione - Affidamento diretto sotto i 40.000 euro (comma 1, secondo periodo)

Con riferimento ai servizi di progettazione inerenti la messa in sicurezza dei beni culturali immobili, il secondo periodo del comma 1 consente alle pubbliche amministrazioni competenti, ivi incluse quelle titolari dei beni danneggiati, di procedere, per importi inferiori a 40.000 euro, mediante affidamento diretto a professionisti idonei, senza ulteriori formalità.

La norma precisa che si tratta di una disposizione transitoria, applicabile nelle more della definizione e dell’operatività dell’elenco speciale di professionisti istituito dall’articolo 34.

Si ricorda che l’art. 31, comma 8, del D.Lgs. 50/2016 prevede che gli incarichi di progettazione, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, di collaudo, nonché gli incarichi che la stazione appaltante ritenga indispensabili a supporto dell'attività del responsabile unico del procedimento, in caso di importo inferiore alla soglia di 40.000 euro, possono essere affidati in via diretta.

L’art. 36, comma 2, lettera a), dispone che le stazioni appaltanti procedono all'affidamento di lavori, servizi e forniture, per affidamenti di importo inferiore a 40.000 euro, mediante affidamento diretto.

 

Procedure per l’esecuzione di interventi su beni culturali e paesaggistici (comma 2)

Il comma 2 disciplina la procedura per l’esecuzione dei primi interventi, necessari ad evitare danni ai beni culturali e paesaggistici, nonché per l’approvazione degli interventi successivi.

Fase 1 – Realizzazione dei primi interventi

Il primo periodo del comma 2 consente, ai Comuni interessati, di effettuare gli interventi indispensabili, ivi inclusi quelli di messa in sicurezza degli edifici, per evitare ulteriori danni ai beni culturali e paesaggistici presenti nei propri territori, dandone immediata comunicazione al MIBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo).

Lo stesso comma chiarisce che ciò è consentito:

- in applicazione degli artt. 27 e 149 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004);

L’art. 27 del D.Lgs. 42/2004 dispone che nel caso di assoluta urgenza possono essere effettuati gli interventi provvisori indispensabili per evitare danni al bene tutelato, purché ne sia data immediata comunicazione alla soprintendenza, alla quale sono tempestivamente inviati i progetti degli interventi definitivi per la necessaria autorizzazione.

L’art. 149, nell’elencare gli interventi non soggetti ad autorizzazione paesaggistica, vi include, tra gli altri, quelli “di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l'aspetto esteriore degli edifici”.

- anche in deroga alle procedure inerenti l’autorizzazione paesaggistica, previste dall’art. 146 del medesimo decreto legislativo.

Fase 2 – Autorizzazione dei successivi interventi

Il terzo periodo del comma 2 prevede:

-       la trasmissione al MIBACT, nel più breve tempo possibile, per l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni, dei progetti dei successivi interventi definitivi. Lo stesso periodo prevede che tali autorizzazioni siano rilasciate secondo le procedure speciali previste dal presente decreto;

Si osserva che non è esplicitato il riferimento a tali procedure.

Il riferimento sembra essere all’art. 16, comma 2, secondo cui le autorizzazioni alla realizzazione degli interventi sui beni culturali tutelati ai sensi della Parte II del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 sono rese dal rappresentante del MIBACT in seno alla Conferenza permanente istituita dal medesimo articolo 16.

-       la trasmissione, da parte del MIBACT, alle amministrazioni competenti, delle comunicazioni e dei progetti ricevuti.

 

Si fa notare che nello scorso mese di settembre è stato trasmesso alle Camere lo schema del nuovo regolamento relativo all'individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata (Atto del Governo n. 336) e che la A.29 dell’allegato A di tale schema considera come interventi liberi quelli “di fedele ricostruzione di edifici e manufatti che in conseguenza di calamità naturali o catastrofi risultino in tutto o in parte crollati o demoliti, o siano oggetto di ordinanza di demolizione per pericolo di crollo, purché sia possibile accertarne la consistenza e configurazione legittimamente preesistente ed a condizione che l'intervento sia realizzato entro dieci anni dall'evento e sia conforme all'edificio o manufatto originario quanto a collocazione, ingombro planivolumetrico, configurazione degli esterni e finiture, fatte salve esclusivamente le innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica”.

Disciplina applicabile agli interventi di demolizione

Il secondo periodo del comma 2 prevede che l’autorizzazione prevista dalla disciplina di tutela dei beni culturali e paesaggistici si intende acquisita con l’assenso manifestato mediante annotazione nel verbale sottoscritto dal rappresentante del MIBACT che partecipa alle operazioni (art. 28, comma 5, del decreto in esame, v. infra), qualora si rendano necessari interventi di demolizione:

per i beni culturali (di cui all’art. 10 del D.Lgs. 42/2004);

per i seguenti beni paesaggistici:

- le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali (art. 136, lett. a);

- le ville, i giardini e i parchi, non tutelati come beni culturali, che si distinguono per la loro non comune bellezza (art. 136, lett. b);

 - i centri storici (la norma considera, dei beni elencati dalla lettera c) dell’art. 136 solo i centri storici).

 

Tale disposizione è la risultante del rinvio operato al comma 4 dell'articolo in esame, che a sua volta prevede l’applicazione dell’art. 28, comma 5, del presente decreto-legge.

 

Interventi di messa in sicurezza attuati da proprietari, possessori e detentori (comma 3)

Il comma 3 prevede l’applicazione delle procedure previste dal comma 2 anche agli interventi di messa in sicurezza posti in essere dai proprietari, possessori o detentori dei beni culturali immobili e dei beni paesaggistici siti nei Comuni interessati o ricadenti nelle aree protette o nelle ZPS (zone di protezione speciale istituite ai sensi della direttiva 2009/147/CE, c.d. direttiva uccelli) nei medesimi Comuni.

Autorizzazioni previste dalla vigente disciplina di tutela del patrimonio culturale in caso di interventi urgenti (comma 4)

Ai sensi del comma 4, le autorizzazioni previste dalla vigente disciplina di tutela del patrimonio culturale, ove necessarie, si intendono acquisite con l’assenso manifestato mediante annotazione nel verbale sottoscritto dal rappresentante del MIBACT che partecipa alle operazioni.

Tale disposizione (recata dall’ultimo periodo del comma 5 dell’art. 28 che viene appositamente richiamato dal comma in esame) si applica alle citate autorizzazioni relative a interventi urgenti:

- su resti di beni di interesse artistico, storico, architettonico;

- su resti di beni di interesse paesaggistico (la norma precisa che, per tali tipi di resti, resta salvo quanto stabilito dal secondo periodo del comma 2, che prescrive la stessa disposizione anche per le demolizioni).

 

Lo stesso comma 4 precisa che negli interventi urgenti contemplati è inclusa la demolizione di ruderi o di edifici collabenti necessaria a tutela dell'incolumità pubblica.

 

Requisiti delle imprese incaricate degli interventi e dei progettisti (comma 5)

In base al comma 5, le imprese incaricate degli interventi predetti (di cui ai commi 1-4) devono possedere i requisiti stabiliti dall'art. 8, comma 5, del decreto-legge (iscrizione all’Anagrafe antimafia degli esecutori, regolarità contributiva e qualificazione prevista dal Codice dei contratti pubblici).

Lo stesso comma prevede che i professionisti incaricati della progettazione devono produrre dichiarazione di impegno all'iscrizione all'elenco speciale di cui all'art. 34 del decreto-legge.

 

Potenziamento dell'ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma e relativi oneri (commi 6 e 7)

Il comma 6 detta disposizioni finalizzate a supportare, fino al 2022, l’attività dell'Ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016 (costituito con il DM 483 del 24 ottobre 2016) e, quindi, per accelerare la realizzazione degli interventi di tutela del patrimonio culturale nei territori colpiti dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016.

A tal fine viene prevista:

l’istituzione (presso il Segretariato generale del MIBACT) e l’operatività (fino al 2022) di una segreteria tecnica di progettazione , di cui si avvale l’Ufficio suddetto, composta da non più di 20 unità di personale. Lo stesso comma prevede che a tale personale:

- possano essere conferiti, in deroga ai limiti finanziari previsti dalla legislazione vigente, incarichi di collaborazione per la durata massima di 24 mesi, entro il limite di spesa di 500.000 euro annui;

La norma fa riferimento agli incarichi di collaborazione disciplinati dall’art. 7, comma 6, del D.Lgs. 165/2001, il quale prevede che per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria[10]. Condizioni di legittimità per  il conferimento degli incarichi sono che: a)  l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente; b) l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno; c)  la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata; non è ammesso il rinnovo; l'eventuale proroga dell'incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, ferma restando la misura del compenso pattuito in sede di affidamento dell'incarico; d)  devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.

Il ricorso a contratti di collaborazione coordinata e continuativa per lo svolgimento di funzioni ordinarie o l'utilizzo dei collaboratori come lavoratori subordinati è causa di responsabilità amministrativa per il dirigente che ha stipulato i contratti.

 

- possano essere affidate le funzioni di responsabile unico del procedimento (RUP);

L'art. 31 del D.Lgs. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici) detta la disciplina in materia di RUP negli appalti e nelle concessioni, e prevede la nomina, per ogni singola procedura per l'affidamento di un appalto o di una concessione, da parte delle stazioni appaltanti, nel primo atto relativo ad ogni singolo intervento, del RUP per le fasi della programmazione, della progettazione, dell'affidamento, dell'esecuzione (comma 1).

In merito alle funzioni e ai compiti attribuiti al RUP, si precisa tra l'altro che l'ufficio di RUP è obbligatorio e non può essere rifiutato (comma 1); per i lavori e i servizi attinenti all'ingegneria e all'architettura, il RUP deve essere un tecnico (comma 6); nel caso di appalti di particolare complessità, il RUP propone alla stazione appaltante di conferire appositi incarichi a supporto dell'intera procedura o di parte di essa (comma 7). Nelle more dell’emanazione della disciplina di dettaglio dei compiti e dei requisiti del RUP, demandata ad apposite linee guida dell’ANAC (trasmesse al Parlamento ma non ancora emanate in via definitva), il comma 5 dell’art. 31 prevede che continuino ad applicarsi le disposizioni di cui alla parte II, titolo I, capo I, dell’abrogato D.P.R. 207/2010 (regolamento di attuazione del precedente Codice dei contratti, di cui al D.Lgs. 163/2006).

la possibilità, per l’Ufficio in questione, di reclutare fino a un massimo di 20 unità di personale di supporto, mediante le modalità previste dall'art. 50, comma 3, e 50-bis, comma 3, del presente decreto-legge (alle cui rispettive schede di lettura si rinvia). Anche in tal caso la durata della disposizione è fino al 2022, mentre il limite di spesa è di 800.000 euro annui.

 

Il comma 7 disciplina la copertura degli oneri connessi al potenziamento in questione, disponendo che ad essa si provvede ai sensi dell'art. 52 (alla cui scheda di lettura si rinvia).


 

Articolo 15-ter
(Misure urgenti per le infrastrutture viarie)

 

L'articolo, introdotto nel corso dell'esame al Senato, attribuisce ad Anas s.p.a., in qualità di soggetto attuatore della protezione civile, il compito di provvedere agli interventi di messa in sicurezza e di ripristino della viabilità delle infrastrutture stradali di interesse nazionale, danneggiate dagli eventi sismici.

 

L'articolo, riprendendo quanto previsto dall'art. 7 del D.L. 205/2016, stabilisce che agli interventi volti alla messa in sicurezza e al ripristino della viabilità delle infrastrutture stradali di interesse nazionale, danneggiate dagli eventi sismici verificatisi dal 24  agosto  2016 e che rientrino nella competenza di Anas s.p.a., provveda la stessa Anas s.p.a., in qualità di soggetto attuatore della protezione civile.

Anas s.p.a. è chiamata altresì ad assicurare il coordinamento degli interventi rientranti nella competenza delle Regioni e degli enti locali, con il potere di intervenire direttamente su tali infrastrutture, ove necessario, anche in ragione della effettiva capacità operativa degli enti interessati.

Per l'attuazione degli interventi previsti, Anas s.p.a. opera in via di anticipazione a valere sulle risorse del Fondo di cui all'articolo 1, comma 868, della legge n. 208 del 2015 (legge di stabilità 2016) e può avvalersi dei poteri di cui all'articolo 5 dell'ordinanza n. 394 del 2016 (comma 1).  

 

La disposizione si rende necessaria- come si precisa nella relazione illustrativa del D.L. 205/2016 - in quanto "a seguito degli eventi sismici verificatisi a decorrere dal 24 agosto 2016 si sono verificati frane sulla SS4 Salaria e dissesti alle opere d'arte e alla galleria San Benedetto sulla SS 685 Tre valli che necessitano di urgenti interventi di ripristino e messa in sicurezza, nonché su strade di competenza delle regioni e degli enti locali che avrebbero in questa fase difficoltà ad operare la ricostruzione".

 

Il comma 2, modifica il comma 875 dell'art. 1 della legge di stabilità 2016 prevedendo che nei territori per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza e completata la procedura di ricognizione dei fabbisogni, Anas s.p.a. è autorizzata ad effettuare interventi di manutenzione straordinaria non solo sulle strade provinciali, ma anche su quelle comunali.

 

Il comma 868 dell'articolo 1 della legge n. 208 del 2015  dispone, a decorrere dal 10 gennaio 2016, la confluenza delle risorse iscritte nel bilancio dello Stato, a qualunque titolo destinate all'Anas s.p.a., in un apposito Fondo da iscrivere nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Il comma 873 disciplina l’utilizzo delle risorse di tale Fondo per fronteggiare emergenze o altri eventi che incidano sulla programmazione prevista dal contratto di programma. In tali casi l'Anas s.p.a. può utilizzare le risorse del Fondo citato in relazione agli effettivi fabbisogni per realizzare le opere incluse nel piano pluriennale di opere, nonché le ulteriori opere aventi carattere di emergenza. A tal fine l'Anas s.p.a. dà preventiva comunicazione al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il quale rilascia la relativa autorizzazione nei successivi trenta giorni, decorrenti dalla ricezione della comunicazione; decorso tale termine, l'Anas s.p.a. può comunque procedere, dandone tempestiva comunicazione al Ministero. Infine, il comma 875 prevede che nei territori per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza e completata la procedura di ricognizione dei fabbisogni, Anas s.p.a.  è autorizzata, mediante apposita delibera del Consiglio dei ministri, sentita la Protezione civile, ad effettuare interventi di manutenzione straordinaria sulle strade provinciali.

 

L'articolo 5 dell'ordinanza n. 394 del 2016 del Capo Dipartimento della protezione civile prevede, al fine di facilitare la realizzazione di determinati interventi urgenti, la possibilità per i soggetti attuatori di provvedere- sulla base di apposita motivazione- in deroga ad alcune disposizioni del nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 18.04.2016, n. 50).  La disposizione in particolare richiama, fra le altre, le seguenti attività: affidamento ed esecuzione dei servizi tecnici e dei lavori connessi alle opere di urbanizzazione delle Strutture Abitative d'Emergenza e delle altre strutture temporanee prefabbricate ad usi pubblici e sociali; acquisizione di beni e servizi finalizzati alla realizzazione delle opere provvisionali.

 


 

Articolo 16
(Conferenza permanente e Commissioni paritetiche)

 

L’articolo 16 prevede l’istituzione della Conferenza permanente, con funzioni di direzione, coordinamento e decisione in ordine agli interventi di ricostruzione, e di una Commissione paritetica per ciascuna regione interessata dagli eventi sismici del 24 agosto 2016 e da quelli successivi, con funzioni consultive in relazione alla progettazione dei predetti interventi.

Conferenza permanente (commi 1-3)

In particolare, il comma 1 disciplina la composizione della Conferenza permanente, che è presieduta dal commissario straordinario o da un suo delegato e in cui sono rappresentati il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, le Regione, gli Enti Parco e i comuni territorialmente competenti.

La norma esplicita le finalità dell’istituzione di tale organo, che dovrebbe rappresentare un centro unitario per la programmazione, la pianificazione e la gestione degli interventi.

Una modifica approvata nel corso dell’esame al Senato interviene sulla finalità della disposizione allo scopo di precisare che l’istituzione della Conferenza permanente è volta a potenziare e accelerare la ricostruzione dei territori colpiti dagli eventi sismici di cui al comma 1, ossia non solo di quelli del 24 agosto 2016, ma anche di quelli successivi. Tale precisazione è riprodotta anche al comma 4 in relazione all’istituzione della Commissione paritetica.

Ai sensi del comma 2, la Conferenza permanente è validamente costituita con la presenza di almeno la metà dei componenti e delibera a maggioranza dei presenti.

La Conferenza opera come una vera e propria conferenza di servizi decisoria: infatti, la determinazione motivata di conclusione del procedimento, che è adottata dal presidente, sostituisce a ogni effetto tutti i pareri, intese, concerti, nulla osta o altri atti di assenso, comunque denominati, inclusi quelli di gestori di beni o servizi pubblici, di competenza delle amministrazioni coinvolte (si cfr. art. 14-quater, co. 1, L. 241/1990).

La disposizione specifica ulteriormente che si considera acquisito l’assenso senza condizioni delle amministrazioni il cui rappresentante non abbia partecipato alle riunioni ovvero, pur partecipandovi, non abbia espresso la propria posizione ovvero abbia espresso un dissenso non motivato o riferito a questioni che non costituiscono oggetto del procedimento.

Si prevede, inoltre, che la determinazione conclusiva del procedimento ha altresì effetto di variante agli strumenti urbanistici vigenti.

Con una clausola residuale, il comma 2 rinvia all’applicazione, per tutto quanto non diversamente disposto nelle norme in esame e in quanto compatibili, delle disposizioni in materia di conferenza dei servizi ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, che disciplina in generale il procedimento amministrativo.

 

Si ricorda in proposito che la conferenza di servizi è uno strumento di semplificazione attivabile dalle pubbliche amministrazioni quando siano coinvolti vari interessi pubblici in un procedimento amministrativo o in più procedimenti connessi riguardanti i medesimi risultati e attività amministrativa, suscettibile di produrre un’accelerazione dei tempi procedurali. La disciplina dell'istituto è fissata, in via generale, dagli articoli 14 e seguenti della L. n. 241/1990, interamente riscritti ad opera del D.Lgs. n. 126 del 2016 che in attuazione della L. 124 del 2015 ha, da ultimo, riformato la materia.

La nuova disciplina distingue due modelli di conferenza decisoria, caratterizzati da diverse modalità di svolgimento: