Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Altri Autori: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: Proroga di termini previsti da disposizioni legislative - Legge 25 febbraio 2016 n. 21 - Conversione in legge del D.L. 30 dicembre 2015, n. 210
Riferimenti:
L N. 21 DEL 26-FEB-16   DL N. 210 DEL 30-DIC-15
AC N. 3513/XVII     
Serie: Progetti di legge    Numero: 386    Progressivo: 3
Data: 02/05/2016
Descrittori:
DECRETO LEGGE 2015 0210   L 2016 0021
PROROGA DI TERMINI     
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
V-Bilancio, Tesoro e programmazione

 

Camera dei deputati

XVII LEGISLATURA

 

Progetti di legge

 

 

 

 

Le leggi

Proroga di termini previsti da disposizioni legislative

 

Legge 25 febbraio 2016, n. 21

 

(Conversione in legge del D.L. 30 dicembre 2015, n. 210)

 

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 386/3

 

 

 

2 maggio 2016

 


 

 

 

Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Istituzioni

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INDICE

Schede di lettura

§  Articolo 1, commi 1-3 (Assunzioni a tempo indeterminato in pubbliche amministrazioni) 3

§  Articolo 1, comma 3-bis (Accesso alla qualifica di capo squadra e di capo reparto dei vigili del fuoco) 11

§  Articolo 1, comma 4 (Sospensione del reclutamento di dirigenti pubblici di prima fascia) 14

§  Articolo 1, comma 4-bis (Programmazione triennale del personale universitario) 16

§  Articolo 1, comma 5 (Personale in posizione di comando o fuori ruolo dei vigili del fuoco) 17

§  Articolo 1, commi 6 e 7 (Accesso alla dirigenza della Polizia di Stato) 19

§  Articolo 1, commi 7-bis-7-quinquies (Decorazioni al valore militare) 21

§  Articolo 1, comma 8 (Riduzione dei quadri per i ruoli speciale e tecnico-logistico dei Carabinieri) 22

§  Articolo 1, commi 9 e 9-bis (Contratti di lavoro a tempo determinato delle province) 23

§  Articolo 1, comma 9-ter (Elezioni dei Presidenti di provincia e dei consigli provinciali) 24

§  Articolo 1, comma 9-quater (Contratti di co.co.co. nelle province) 25

§  Articolo 1, comma 10 (Stabilizzazione di personale dei comuni della regione Calabria) 26

§  Articolo 1, comma 10-bis (Graduatorie ad esaurimento e di istituto del personale docente) 28

§  Articolo 1, comma 10-ter (Diplomi rilasciati dalle Istituzioni dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale) 30

§  Articolo 1, comma 10-quater (Contratti di lavoro nelle zone terremotate dell’Umbria) 31

§  Articolo 1, comma 10-quinquies (Fondo di previdenza complementare dei dipendenti della pubbliche amministrazioni) 32

§  Articolo 1, comma 10-sexies-10-octies (Ricercatori universitari a tempo determinato) 33

§  Articolo 2, commi 1 e 2 (Processo amministrativo digitale) 36

§  Articolo 2, comma 2-bis (Sezioni distaccate insulari di tribunale) 37

§  Articolo 2, comma 2-ter (Albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori) 38

§  Articolo 2-bis, comma 1 (Portale delle vendite pubbliche) 39

§  Articolo 2-bis, comma 2 (Specifiche tecniche per la tenuta di albi ed elenchi) 40

§  Articolo 2-ter (Mantenimento degli uffici dei giudici di pace) 41

§  Articolo 2-quater, comma 1 (Contributo di licenziamento) 42

§  Articolo 2-quater, comma 2 (Contratti di solidarietà) 43

§  Articolo 2-quater, comma 3 (Riduzione dell’orario di lavoro nel settore privato) 44

§  Articolo 3, comma 1 (Divieto di partecipazioni incrociate tra televisioni e quotidiani) 45

§  Articolo 3, comma 2 (Interrompibilità del carico elettrico nelle isole maggiori) 47

§  Articolo 3, commi 2-bis e 2-ter (Gara per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale) 52

§  Articolo 3, comma 2-quater (Formazione per gli istallatori di impianti a fonti rinnovabili) 56

§  Articolo 3, comma 2-quinquies (Sostegno all’emittenza radiotelevisiva locale) 57

§  Articolo 3-bis (Scuola sperimentale di dottorato internazionale Gran Sasso Science Institute (GSSI) 58

§  Articolo 4, comma 1 (Poteri sostitutivi del prefetto in caso di mancata approvazione del bilancio degli enti locali) 60

§  Articolo 4, comma 1-bis (Utilizzo delle risorse derivanti da operazioni di rinegoziazione di mutui e dal riacquisto dei titoli obbligazionari) 62

§  Articolo 4, comma 1-ter e 1-quater (Rendiconti dei partiti politici) 63

§  Articolo 4, comma 2 (Adeguamento della normativa antincendi nelle strutture scolastiche) 65

§  Articolo 4, comma 2-bis (Adeguamento della normativa antincendi nelle strutture turistico alberghiere) 66

§  Articolo 4, comma 3 (Utilizzo delle dichiarazioni sostitutive da parte dei cittadini stranieri) 68

§  Articolo 4, comma 4 (Esercizio obbligatorio in forma associata di funzioni comunali e fusioni di comuni) 69

§  Articolo 4, comma 5 (Mantenimento delle contabilità speciali delle province di Monza-Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani) 72

§  Articolo 4, comma 6 (Bonifica di ordigni bellici) 76

§  Articolo 4, comma 6-bis (Proroga delle modalità di riparto del Fondo sperimentale di riequilibrio delle province) 78

§  Articolo 4, comma 6-ter (Mandato dei componenti del COCER) 82

§  Articolo 4, comma 6-quater (Contratti dell’Agenzie industrie difesa) 83

§  Articolo 4-bis (Ampliamento dei termini per la richiesta di contributo da parte degli enti in dissesto) 84

§  Articolo 4-ter (Colloqui dei direttori dei servizi di informazione con detenuti per la prevenzione di terrorismo) 86

§  Articolo 4-quater (Conservazione dei dati del traffico telefonico) 87

§  Articolo 5, comma 1 (Delimitazione dei distretti turistici) 88

§  Articolo 5, comma 1-bis (Grande Progetto Pompei) 90

§  Articolo 5-bis (Finanziamento del Museo tattile statale “Omero”) 92

§  Articolo 6, comma 1 (Formazione della gente di mare) 93

§  Articolo 6, comma 2 (Remunerazione della filiera del farmaco) 94

§  Articolo 6, comma 3 (Determinazione delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni sanitarie) 95

§  Articolo 6, comma 4 (Utilizzo di risorse a valere sul Fondo sanitario nazionale) 97

§  Articolo 6, comma 4-bis (Fabbisogni standard regionali in materia di sanità) 99

§  Articolo 7, comma 1 (Anticipazione del prezzo in favore dell’appaltatore) 100

§  Articolo 7, comma 1-bis (Utilizzo risorse regionali) 102

§  Articolo 7, comma 2 (Requisiti degli esecutori di lavori pubblici) 104

§  Articolo 7, commi 3 e 4 (Attestazioni rilasciate dalle società organismi di attestazione (SOA) 107

§  Articolo 7, comma 4-bis (Requisiti delle imprese) 109

§  Articolo 7, comma 5 (Contrasto alle pratiche di servizio abusivo taxi e di noleggio con conducente) 111

§  Articolo 7, comma 6 (Formazione per gli addetti al salvamento acquatico) 113

§  Articolo 7, comma 7 (Pubblicità in materia di appalti pubblici) 114

§  Articolo 7, commi 8, 10 e 11 (Interventi di edilizia scolastica) 115

§  Articolo 7, comma 9 (Contratto di programma con Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (RFI)) 120

§  Articolo 7, comma 9-bis (Commissario per la tratta ferroviaria Napoli-Bari) 122

§  Articolo 7, comma 9-ter (Società ferroviarie del Sud Est e Servizi Automobilistici) 124

§  Articolo 7, comma 11-bis (Normative tecniche in materia di costruzioni di dighe) 126

§  Articolo 7, comma 11-ter (Revisione delle macchine agricole in circolazione) 127

§  Articolo 7, comma 11-quater (Fondo per il trasporto pubblico locale) 128

§  Articolo 8, comma 1 (Sistema di tracciabilità dei rifiuti - SISTRI) 129

§  Articolo 8, comma 2 (Emissioni industriali di grandi impianti di combustione) 132

§  Articolo 8, comma 3 (Conferimento in discarica dei rifiuti con PCI superiore a 13.000 kJ/kg) 137

§  Articolo 9 (Gestione del dirigente delegato ai pagamenti ex Agenzia per lo sviluppo del settore ippico – ASSI-UNIRE) 138

§  Articolo 10, comma 1 (Cessazione delle attività di accertamento, liquidazione e riscossione della società Equitalia) 140

§  Articolo 10, comma 1-bis (Insediamento delle commissioni censuarie locali e centrale) 143

§  Articolo 10, comma 2 (Aliquota ridotta per uso combustione) 146

§  Articolo 10, comma 2-bis (Incentivi per progetti di efficienza energetica di grandi dimensioni) 148

§  Articolo 10, commi 2-ter-2-sexies (IVA degli organismi di formazione professionale) 149

§  Articolo 10, comma 3 (Contenimento dell’acquisto di mobilio da parte delle pubbliche amministrazioni (deroga per gli enti locali) 153

§  Articolo 10, comma 4 (Proroga consulenti finanziari) 155

§  Articolo 10, comma 5 (Riduzione dei costi sostenuti dalle pubbliche amministrazioni per organi collegiali e incarichi) 158

§  Articolo 10, comma 6 (Riduzione dei costi delle locazioni passive per gli immobili delle pubbliche amministrazioni) 160

§  Articolo 10, comma 6-bis (Trasferimenti di immobili agli enti territoriali) 162

§  Articolo 10, commi 7-7-quater (Croce Rossa Italiana) 163

§  Articolo 10, comma 8 (Finanziamenti della Banca d’Italia alle banche) 167

§  Articolo 10, comma 8-bis (Mantenimento in bilancio di residui relativi all’applicazione del c.d. split payment) 168

§  Articolo 10, commi 8-ter e 8-quater (Proroga di termini di natura contabile) 169

§  Articolo 10, comma 8-quinquies (Personale dell’Agenzia delle dogane) 172

§  Articolo 10, comma 8-sexies (Limiti al lavoro straordinario del personale dei corpi di polizia) 174

§  Articolo 11, comma 1 (Commissario per gli eventi alluvionali del novembre 2013 in Sardegna) 175

§  Articolo 11, comma 2 (Incentivazione impianti fotovoltaici ubicati nelle zone colpite dal sisma del 20 e 29 maggio 2012) 176

§  Articolo 11, commi 2-bis e 2-ter (Proroga emergenza e attività Fintecna nei territori colpiti dagli eventi sismici del 2012) 177

§  Articolo 11, comma 3 (Unità tecnico operativa per la liquidazione della gestione della emergenza rifiuti in Campania) 178

§  Articolo 11, comma 3-bis (Emergenza ambientale stabilimento Stoppani) 179

§  Articolo 11, comma 3-ter (Personale dell’Agenzia regionale campana difesa suolo) 180

§  Articolo 11, comma 3-quater (Proroga termini per sospensione mutui in zone colpite da calamità naturali) 182

§  Articolo 11, comma 3-quinquies (Proroga gestione commissariale bonifiche aree campane) 183

§  Articolo 11-bis (Bonifica e rigenerazione urbana di Bagnoli) 184

§  Articolo 12 (Tracciabilità della vendita dei giornali e modernizzazione della rete di distribuzione e vendita della stampa) 190

§  Articolo 12-bis (Proroga del termine dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro) 193

§  Articolo 12-ter (Proroga di termini in materia di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri - Vittime delle foibe) 194

§  Articolo 12-quater (Ordine dei giornalisti) 195

 

 


Schede di lettura

 


Articolo 1, commi 1-3
(Assunzioni a tempo indeterminato in pubbliche amministrazioni)

 

 

I commi da 1 a 3 dell’articolo 1 prorogano al 31 dicembre 2016 una serie di disposizioni in materia di assunzioni a tempo indeterminato in specifiche pubbliche amministrazioni (nonché del comparto sicurezza-difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco) anche in relazione alle cessazioni verificatesi in diversi anni.

Inoltre, viene prorogato alla stessa data il termine per l’utilizzo temporaneo di segretari comunali da parte del Dipartimento della funzione pubblica.

 

Il comma 1, lettere a) e b), proroga al 31 dicembre 2016 il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato in specifiche amministrazioni pubbliche, in relazione a budget assunzionali riferiti ad anni precedenti.

 

Come evidenziato nella relazione illustrativa, lo scopo dei commi in esame è quello di poter disporre, anche per il 2016, delle risorse per le assunzioni riferite ad anni precedenti che non sono state utilizzate nei tempi previsti.

 

Si segnala che per le disposizioni richiamate dal comma 1, lettere a) e b), il termine, prorogato per la prima volta al 31 dicembre 2012 dall’articolo 1, commi 1 e 2, del D.L. 216/2011, è stato oggetto di successive proroghe. Una ulteriore proroga al 30 giugno 2013 è stata disposta dall’articolo 1, commi 388 e 394, della L. 228/2012, che attribuiva ad uno o più D.P.C.M. la possibilità di stabilire un’ulteriore proroga. In attuazione della citata previsione è stato adottato il D.P.C.M. 19 giugno 2013, che ha prorogato al 31 dicembre 2013 il suddetto termine (art. 1, lettere a) e b). Successivamente, il termine è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2014 dall’articolo 1, comma 4, lettere a) e b) del D.L. 150/2013; da ultimo, il termine è stato prorogato al 31 dicembre 2015 dall’articolo 1, comma 1, lettera a), del D.L. 192/2014.

 

Più nel dettaglio, la lettera a) proroga al 31 dicembre 2016 il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato di cui all’articolo 1, commi 523, 527 e 643, della L. 296/2006 e all’articolo 66, comma 3 del D.L. 112/2008, riferite a budget del 2008 e del 2009[1].

Il richiamato comma 523 della L. 296/2006 ha stabilito limitazioni alla possibilità di assumere personale a tempo indeterminato a partire dal 2008 per alcune pubbliche amministrazioni. Si tratta in particolare delle seguenti amministrazioni:

§  amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, ivi compresi i Corpi di polizia e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco;

§  agenzie, ivi comprese le agenzie fiscali;

§  enti pubblici non economici;

§  enti indicati all’art. 70, comma 4, del D.Lgs. n. 165/2001[2].

Tali amministrazioni possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nei limiti di un contingente di personale corrispondente ad una spesa complessiva pari al 20% di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente. Tale limite è esteso anche alle assunzioni del personale ancora in regime di diritto pubblico di cui all’articolo 3 del D.Lgs. 165/2001[3].

L’articolo 1, comma 527 della L. 296/2006 ha disposto, per il 2008, la possibilità di assumere personale a tempo indeterminato, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, nel limite di un contingente complessivo di personale corrispondente ad una spesa annua lorda pari a 75 milioni di euro a regime[4].

Il comma 643 ha autorizzato gli enti di ricerca pubblici, per gli anni 2008 e 2009 a procedere ad assunzioni di personale con rapporto a tempo indeterminato entro il limite dell’80 per cento delle proprie entrate correnti complessive, purché nei limiti delle risorse relative alle cessazioni di rapporti a tempo indeterminato verificatesi nell’anno precedente[5].

L’articolo 66 del D.L. 112/2008, contiene alcune disposizioni inerenti le assunzioni di personale e la stabilizzazione del personale precario di pubbliche amministrazioni, volte a contenere ulteriormente il turn over del personale pubblico. Si tratta, in sostanza, delle sopra elencate amministrazioni richiamate dal citato articolo 1, commi 523 e 526, della L. 296/2006. In particolare, il comma 3 dell’articolo 66, in relazione ai processi di semplificazione amministrativa, di razionalizzazione organizzativa e di riduzione delle dotazioni organiche, ha disposto che le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523, della L. 296/2006, possano effettuare, per l’anno 2009, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, le assunzioni nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10% di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente. In ogni caso, il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10% delle unità cessate nell’anno precedente.

 

La lettera b) proroga al 31 dicembre 2016 il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato, da parte di specifiche amministrazioni, in relazione alle cessazioni verificatesi negli anni dal 2009 al 2012, di cui all'articolo 3, comma 102, L. 244/2007 e all'articolo 66, commi 9-bis, 13, 13-bis e 14, del D.L. 112/2008. Anche il termine per le relative autorizzazioni ad assumere, ove previste, viene prorogato al 31 dicembre 2015.

 

L'articolo 3, comma 102, della L. 244/2007 ha previsto limitazioni alla possibilità di assumere personale a tempo indeterminato per il quinquennio 2010-2014, per le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 523, della L. 296/2006 (vedi commento al comma 1, lett. a), ad eccezione dei Corpi di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le quali possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20% di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20% delle unità cessate nell'anno precedente.

 

L’articolo 66 del D.L. 112/2008, contiene alcune disposizioni inerenti le assunzioni di personale e la stabilizzazione del personale precario di pubbliche amministrazioni (vedi supra).

Più specificamente, il comma 9-bis ha previsto un regime speciale in materia di turn over a favore dei soli Corpi di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per cui, per gli anni 2010 e 2011, tali amministrazioni possono procedere, secondo le procedure di cui all’articolo 35, comma 4, del D.Lgs. 165/2001[6], all’assunzione di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente a una spesa pari a quella relativa al personale cessato dal servizio nel corso dell’anno precedente e per un numero di unità non superiore a quelle cessate dal servizio nel corso dell’anno precedente. La predetta facoltà assunzionale è fissata nella misura del 20 per cento per il triennio 2012-2014, del 50 per cento nell'anno 2015 e del 100 per cento a decorrere dall'anno 2016. Si ricorda che l’articolo 2, comma 1, del DPCM 8 settembre 2014, derogando a quanto disposto dal citato comma 9-bis in tema di percentuali del turn-over, prevede che le amministrazioni del comparto sicurezza-difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (indicate nella Tabella B del provvedimento) possono procedere per l'anno 2014 all'assunzione di un contingente di personale a tempo indeterminato pari a 3.015 unità, corrispondente ad una spesa complessiva per l'anno 2014 pari a 16.394.429,57 euro e, a regime, pari a 122.308.912,78 euro.

Il comma 13 ha previsto che - fermi restando i limiti in materia di programmazione triennale di cui all’art. 1, c. 105, della legge finanziaria per il 2005 - per il triennio 2009-2011 le università possono procedere, per ogni anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al 50 per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato cessato dal servizio nell’anno precedente. Tale quota è destinata per una quota non inferiore al 50 per cento all’assunzione di ricercatori e per una quota non superiore al 20 per cento all’assunzione di professori ordinari[7]. Le suddette quote, nel rispetto dei limiti di spesa indicati, non si applicano agli Istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale. Nei limiti previsti dal comma in oggetto, per l'anno 2009, è compreso anche il personale oggetto di procedure di stabilizzazione in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Inoltre, le suddette limitazioni non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette. Infine, l'autorizzazione legislativa (ex art. 5, comma 1, lettera a) della L. 537/1993) concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, è ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.

Il comma 13-bis ha disposto che per il biennio 2012-2013 il sistema delle università statali possa procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al 20% di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente. La predetta facoltà è fissata nella misura del 50% per il biennio 2014-2015, del 60 per cento per l'anno 2016, dell'80 per cento per l'anno 2017 e del 100 per cento a decorrere dall'anno 2018. L'attribuzione a ciascuna università del contingente delle assunzioni di cui ai periodi precedenti è effettuata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca (DM 22 ottobre 2012, n. 297).

Infine, il comma 14 ha disposto un regime speciale per le assunzioni a tempo indeterminato presso gli enti di ricerca. In particolare, tali enti:

§  hanno avuto la facoltà, limitatamente al 2010, di procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato entro i limiti individuati dall’articolo 1, comma 643, della L. 296/2006 (vedi supra);

§  possono procedere, per ciascun anno del successivo triennio 2011-2013, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato entro il limite dell'80 per cento delle proprie entrate correnti complessive, come risultanti dal bilancio consuntivo dell'anno precedente, purché entro il limite del 20% delle risorse relative alla cessazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nell'anno precedente.

 

Infine, con la lettera c) del comma 1 viene prorogata al 31 dicembre 2016 la possibilità (prevista fino al 31 dicembre 2015 dall’articolo 1, comma 6-quater, del D.L. 216/2011) per il Dipartimento della funzione pubblica (per le specifiche esigenze funzionali indicate nell’articolo 10-bis, comma 2, del D.L. 203/2005) di utilizzare temporaneamente il contingente di 30 unità attinto dal novero dei segretari comunali e provinciali in posizione di disponibilità, in servizio al 28 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della L. 14/2012, di conversione del D.L. 216/2011) secondo le modalità del comma 3 del medesimo articolo 10-bis.

 

Si ricorda che i commi da 2 a 4 dell’articolo 10-bis del D.L. 203/2005,hanno stabilito che il Dipartimento per la funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri si avvalga, per un periodo massimo di quattro anni (2006-2009) di un contingente di personale pari a 30 unità, attingendo al tal fine al novero dei segretari comunali e provinciali in posizione di disponibilità. Peraltro, non essendo state previste proroghe di tali disposizioni, l’utilizzo di tale personale avrebbe dovuto esaurirsi nel 2009.

La finalità della disposizione è quella di rafforzare talune attività di competenza del Dipartimento e in particolare quelle attinenti:

§  alla semplificazione delle norme e delle procedure amministrative;

§  al monitoraggio dei servizi resi dalla pubblica amministrazione alle imprese e ai cittadini;

§  alla gestione del personale in eccedenza di cui agli artt. 34 e 34-bis del D.Lgs. 165/2001.

La disciplina relativa all'utilizzo del contingente di personale richiamato è stata emanata con il D.M. 7 agosto 2006.

 

Il comma 2 proroga al 31 dicembre 2016 le autorizzazioni alle assunzioni per l'anno 2015 adottate, per il comparto sicurezza-difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in deroga alle percentuali del turn over indicate dalla legislazione vigente.

 

Si ricorda che l’articolo 1, comma 91, della L. 228/2012 ha autorizzato, per il comparto sicurezza-difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le assunzioni in deroga alle percentuali del turn over indicate nell’articolo 66, comma 9-bis, del D.L. 112/2008 (vedi supra), che possono essere incrementate fino al 50% (in luogo del 20%) per ciascuno degli anni 2013 e 2014 e al 70% (in luogo del 50%) nel 2015. Le suddette assunzioni sono autorizzate con DPCM, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, nonché del Ministro responsabile dell'amministrazione che intende procedere alle assunzioni[8].

 

Tale deroga, originariamente prevista fino al 31 dicembre 2013, è stata successivamente prorogata al 31 dicembre 2014 dall’articolo 1, comma 5, del D.L. 150/2013, e al 31 dicembre 2015 dall’articolo 1, comma 3, del D.L. 192/2014.

 

Il comma 3, lettera a), proroga al 31 dicembre 2016 il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici, ivi compresi quelli di cui all'articolo 70, comma 4, del D.Lgs. 165/2001[9], e gli enti di ricerca in relazione alle cessazioni verificatesi nel 2013 (nonché per quelle verificatesi nel 2014 secondo quanto disposto dalla lettera in esame), previste dall'articolo 3, commi 1 e 2, del D.L. 90/2014 e dall'articolo 66, commi 9-bis e 13-bis del D.L. 112/2008 (per questi ultimi vedi supra).

Tale termine, originariamente previsto al 31 dicembre 2014, è stato già prorogato al 31 dicembre 2015 dall’articolo 1, comma 2, del D.L. 192/2014.

Laddove previste, quindi, le relative autorizzazioni ad assumere possono essere concesse entro il medesimo termine del 31 dicembre 2016.

 

Si ricorda che l’articolo 3 del D.L. 90/2014 ha recato nuove disposizioni in materia di limitazioni al turn over nelle P.A.. In  particolare, il comma 1 ha confermato la percentuale di assunzioni effettuabili dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle agenzie, dagli enti pubblici non economici e degli anti di cui all’articolo 70, comma 4, del D.Lgs. 165/2001, in relazione alle cessazioni avvenute nell’anno precedente, seppur rapportandola alle spese per il solo personale di ruolo. Più precisamente, è stata confermata al 20% (per il 2014) il limite di spesa relativa al personale cessato nell’anno precedente in relazione al quale le richiamate pubbliche amministrazioni possano assumere personale a tempo indeterminato; tale percentuale viene poi aumentata al 40% per il 2015, al 60% per il 2016, all’80% per il 2017, e al 100% a decorrere dal 2018. In sostanza, la disposizione in esame elimina (dal 2014) il vincolo alle assunzioni relativo alle percentuali di unità lavorative cessate nell’anno precedente (cd. limite capitario), mantenendo il solo criterio basato sui risparmi di spesa legati alla cessazioni di personale (peraltro con riferimento al solo personale di ruolo[10]) avvenute nell’anno precedente[11]. La nuova disciplina non si applica ai Corpi di polizia, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al comparto Scuola, per i quali viene espressamente fatta salva la (vigente) normativa di settore.

Il comma 2 ha previsto la facoltà, per gli enti di ricerca, la cui spesa per il personale di ruolo del singolo ente non superi l'80% delle proprie entrate correnti complessive (come risultanti dal bilancio consuntivo dell'anno precedente), di procedere, per il biennio 2014-2015, ad assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 50% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente. Tale spesa viene aumentata al 60% nel 2016, all'80% nel 2017 e al 100% a decorrere dal 2018. Sostanzialmente, la norma in esame, confermando i limiti attuali al turn over degli enti di ricerca, modifica (restringendolo) l’ambito di applicazione dei medesimi limiti: analogamente a quanto disposto per le amministrazioni dello Stato, infatti, le percentuali sono calcolate in relazione alla spesa del solo personale a tempo indeterminato di ruolo cessato nell’anno precedente.

 

Il comma 3, lettera b), proroga ulteriormente al 31 dicembre 2016 le autorizzazioni alle assunzioni per l'anno 2014 adottate, per il comparto sicurezza-difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in attuazione dell'articolo 1, comma 464, della L. 147/2013 (Stabilità 2014).

Si ricorda che la disposizione richiamata è già stata prorogata al 31 dicembre 2015 dall’articolo 1 comma 4, del D.L. 192/2014.

 

L’articolo 1, comma 464, della L. 147/2013 ha previsto l’effettuazione, nel 2014, di assunzioni aggiuntive nel Comparto Sicurezza e del Comparto Vigili del fuoco e soccorso pubblico in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente (art. 66, c. 9-bis, del D.L. 112/2008 e art. 1, c. 91, della L. 228/2012) al fine di incrementare l'efficienza dell'impiego delle risorse tenendo conto della specificità e delle peculiari esigenze del Comparto stesso. Tali assunzioni possono essere effettuate a condizione che il turn over complessivo relativo allo stesso anno non sia superiore al 55% (con un incremento quindi pari al 5% rispetto a quanto previsto dall’art. 1, c. 91, della L. 228/2012), e che il contingente complessivo di assunzioni sia corrispondente ad una spesa annua lorda pari a 51,5 milioni di euro per il 2014 e a 126 milioni a decorrere dal 2015, con riserva di assunzione di 1.000 unità per la Polizia di Stato, 1.000 unità per l'Arma dei carabinieri e 600 unità per il Corpo della Guardia di Finanza[12]. A tal fine è stato istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze con una dotazione pari a 51,5 milioni di euro per il 2014 e a 126 milioni di euro a decorrere dal 2015[13].


 

Articolo 1, comma 3-bis
(Accesso alla qualifica di capo squadra e di
capo reparto dei vigili del fuoco)

 

 

L’articolo 1, comma 3-bis, proroga dal 2014 a tutto il 2016 la disposizione che limita l'accesso con concorso alla qualifica di capo squadra del Corpo nazionale dei vigili del fuoco esclusivamente a chi già riveste la qualifica di vigile del fuoco coordinatore, tramite valutazione per soli titoli. Esso proroga altresì fino a tutto il 2016 la disposizione che limita l'accesso con concorso alla qualifica di capo reparto del medesimo Corpo esclusivamente ai capi squadra esperti con cinque anni di servizio effettivo nella qualifica, tramite valutazione per soli titoli.

Si tratta di una deroga alle procedure ordinarie di accesso alle due qualifiche introdotta, limitatamente al 2013, dall'articolo 3, commi 1 e 2, del D.L. 79/2012, e successivamente estesa al 2014 dal D.L. 150/2013. Il comma in esame novella tale disposizione prevedendo l'applicazione della deroga fino alla fine del 2016.

 

La procedura di accesso ordinaria ai ruoli del Corpo dei vigili del fuoco, compresa l’immissione nel ruolo dei capi squadra e dei capi reparto, è stabilita dal decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, recante il nuovo ordinamento del personale del Corpo, provvedimento con il quale il rapporto di impiego è stato profondamente innovato con il passaggio del Corpo dal regime privatistico a quello di diritto pubblico.

 

Si ricorda che il D.Lgs. 217/2005 ha istituito i seguenti ruoli del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco che espleta funzioni tecnico-operative (art. 1):

§  ruolo dei vigili del fuoco;

§  ruolo dei capi squadra e dei capi reparto;

§  ruolo degli ispettori e dei sostituti direttori antincendi.

Ciascun ruolo è articolato in più qualifiche; il ruolo dei vigili del fuoco (art. 3) è suddiviso in quattro qualifiche:

§  vigile del fuoco;

§  vigile del fuoco qualificato;

§  vigile del fuoco esperto;

§  vigile del fuoco coordinatore.

Anche il ruolo dei capi squadra e dei capi reparto è suddiviso in quattro qualifiche (art. 10), ossia:

§  capo squadra;

§  capo squadra esperto;

§  capo reparto;

§  capo reparto esperto.

 

L'accesso alla qualifica iniziale del ruolo dei capi squadra e dei capi reparto, ossia alla qualifica di capo squadra, è disciplinata dall’articolo 12 del decreto legislativo 217/2005 che prevede due canali:

§  nel limite del sessanta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso interno per titoli, riservato al personale con la qualifica di vigile del fuoco coordinatore (art. 12, comma 1, lett. a);

§  nel limite del restante quaranta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso interno per titoli ed esame scritto a contenuto tecnico-pratico riservato a tutto il personale del ruolo dei vigili del fuoco (non solamente a quelli inquadrati nella qualifica di coordinatore) con sei anni di effettivo servizio nel ruolo medesimo e che abbia frequentato con profitto i corsi di aggiornamento professionale prescritti (art. 12, comma 1, lett. b).

In entrambi i casi è previsto anche il superamento di un corso di formazione professionale, della durata non inferiore a tre mesi.

 

Il passaggio alla qualifica di capo reparto (art. 16 del D.Lgs. 217/2005) avviene in maniera analoga:

§  nel limite del sessanta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso interno per titoli e superamento del corso di formazione professionale, al quale sono ammessi i capi squadra esperti con cinque anni di servizio effettivo nella qualifica (art. 16, comma 1, lett. a);

§  nel limite del restante quaranta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso interno per titoli ed esame scritto a contenuto tecnico-pratico e successivo corso di formazione professionale riservato a tutto il personale appartenente al ruolo dei capi squadra e dei capi reparto con quattro anni di servizio e frequenza dei corsi di aggiornamento professionale (art. 16, comma 1, lett. b).

 

In deroga a questa procedura, e in via temporanea, è intervenuto, come anticipato, il decreto-legge 79/2012 (art. 3: comma 1, per i capi squadra; comma 2, per i capi reparto).

Nel dettaglio, l’articolo 3, comma 1, introduce una deroga alla disciplina ordinaria, prevedendo che per l’accesso alle qualifiche di capo squadra, relativamente alla copertura dei posti disponibili per ciascuno degli anni dal 2008 al 2013, si applichi esclusivamente la procedura concorsuale di accesso attraverso la valutazione dei soli titoli riservata al personale con la qualifica di vigile del fuoco coordinatore, disciplinata dall’art. 12, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 217/2005.

Analogamente, l’articolo 3, comma 2, introduce una deroga alla disciplina ordinaria per l’accesso alle qualifiche di capo reparto, relativamente alla copertura dei posti disponibili per ciascuno degli anni dal 2006 al 2013, prevedendo che si applichi esclusivamente la procedura concorsuale di accesso attraverso la valutazione dei soli titoli riservata ai capi squadra esperti con cinque anni di servizio, disciplinata dall’art. 12, comma 1, lett. a) del D.Lgs. n.217/2005.

In entrambi i casi si prevede, inoltre, sia il differimento temporale della decorrenza giuridica dei posti messi a concorso all’anno successivo a quello in cui si è verificata la disponibilità, sia il differimento della decorrenza economica, al giorno successivo alla data di conclusione del corso di formazione.

 

Come accennato, il D.L. 150/2013 ha esteso le due deroghe anche al 2014 e il comma in esame le proroga di ulteriori due anni (fino al 2016).


 

Articolo 1, comma 4
(Sospensione del reclutamento di dirigenti pubblici di prima fascia)

 

 

L’articolo 1, comma 4, proroga al 31 dicembre 2016 la previsione (di cui all’art. 2, comma 15, del D.L. 95/2012) che dispone la sospensione delle modalità di reclutamento dei dirigenti di prima fascia disciplinate dall'articolo 28-bis del D.Lgs. 165/2001 (concorso pubblico per titoli ed esami per il 50 per cento dei posti) fino alla conclusione dei processi di riorganizzazione degli uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni (e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2015).

La norma in esame specifica che la proroga avviene “nelle more dell’adozione dei decreti legislativi attuativi dell’articolo 11 della legge 124/2015”, di riforma della disciplina della dirigenza pubblica.

 

L’articolo 2, comma 15, del D.L. 95/2012 – oggetto di proroga da parte del comma in esame – ha sospeso le modalità di reclutamento dei dirigenti di prima fascia disciplinate dall'articolo 28-bis del D.Lgs. 165/2001 fino alla conclusione dei processi di riorganizzazione derivanti dalla riduzione degli uffici e delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni dello Stato, di cui al medesimo articolo 2 e comunque, in base al testo vigente prima dell’entrata in vigore della disposizione in commento, non oltre il 31 dicembre 2015.

 

L’articolo 2 del D.L. 95/2012 ha disposto la riduzione delle dotazioni organiche delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, delle agenzie, degli enti pubblici non economici, degli enti di ricerca, nonché degli enti pubblici di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165

Per quanto riguarda gli uffici dirigenziali, di livello generale e di livello non generale e le relative dotazioni organiche l’entità della riduzione è stabilita in misura non inferiore al 20 per cento di quelli esistenti, (art. 2, comma 1, lett. a), D.L. 95/2012).

Entro sei mesi dall’adozione del provvedimento di riduzione le amministrazioni interessate adottano regolamenti di organizzazione, secondo i rispettivi ordinamenti, applicando misure volte al raggiungimento dei seguenti obiettivi: concentrazione dell'esercizio delle funzioni istituzionali, attraverso il riordino delle competenze degli uffici eliminando eventuali duplicazioni; riorganizzazione degli uffici con funzioni ispettive e di controllo; rideterminazione della rete periferica su base regionale o interregionale; unificazione, anche in sede periferica, delle strutture che svolgono funzioni logistiche e strumentali, compresa la gestione del personale e dei servizi comuni; conclusione di appositi accordi tra amministrazioni per l'esercizio unitario delle sopradette funzioni, ricorrendo anche a strumenti di innovazione amministrativa e tecnologica e all'utilizzo congiunto delle risorse umane; tendenziale eliminazione degli incarichi di consulenza per i dirigenti di cui all'art. 19, comma 10, D.Lgs. 165/2001, ossia di quelli non titolari di uffici dirigenziali (art. 2, comma 10, D.L. 95/2012).

 

La disposizione oggetto di proroga dispone dunque la sospensione delle modalità di reclutamento dei dirigenti di prima fascia disciplinate dall'articolo 28-bis del D.Lgs. 165/2001.

 

Ai sensi dell’art. 28-bis del D.Lgs. 165/2001 (introdotto dal D.Lgs. 150/2009), l'accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia avviene, per il 50 per cento dei posti, tramite concorso pubblico per titoli ed esami indetto dalle singole amministrazioni, sulla base di criteri generali stabiliti con DPCM, previo parere della Scuola nazionale della amministrazione. Al concorso sono ammessi i dirigenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni, che hanno maturato almeno cinque anni di servizio nei ruoli dirigenziali e gli altri soggetti in possesso di titoli di studio e professionali individuati nei bandi di concorso. I vincitori del concorso sono assunti dall'amministrazione e, anteriormente al conferimento dell'incarico, sono tenuti all'espletamento di un periodo di formazione presso uffici amministrativi di uno Stato dell'Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale.

In base all’art. 23 del D.Lgs. 165/2001 l’acceso alla qualifica di dirigente di prima fascia può avvenire altresì a seguito del transito dei dirigenti della seconda fascia, qualora questi ultimi abbiano ricoperto incarichi di direzione di uffici dirigenziali generali o equivalenti, per un periodo pari almeno a cinque anni senza essere incorsi nelle misure previste per le ipotesi di responsabilità dirigenziale, nei limiti dei posti disponibili, ovvero nel momento in cui si verifica la prima disponibilità di posto utile, tenuto conto, quale criterio di precedenza ai fini del transito, della data di maturazione del requisito dei cinque anni e, a parità di data di maturazione, della maggiore anzianità nella qualifica dirigenziale.

 

La disposizione in commento fa espresso riferimento all’attuazione della delega legislativa di cui all’articolo 11 della L. 124/2015 volta alla revisione della disciplina in materia di dirigenza pubblica e di valutazione dei rendimenti dei pubblici uffici, da adottare, sulla base dei principi e criteri direttivi ivi indicati, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge (quindi, entro il 28 agosto 2016). Secondo la relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del decreto-legge (A.C. 3513), la proroga è stata ritenuta necessaria per evitare che, “mentre il Governo sta realizzando la riforma della dirigenza, secondo la legge di delega n. 124 del 2015, si introducano ancora figure dirigenziali di prima fascia secondo un regime che sarà presto superato con la piena attuazione della medesima legge”.

 

Si ricorda che tra i criteri e principi di delega recati dal citato art. 11 della legge 124/2015, di riforma della dirigenza pubblica, sono previsti in particolare: l’istituzione di un sistema unico della dirigenza pubblica che si articola in tre ruoli (dirigenza statale, regionale e locale); il superamento della distinzione dei dirigenti di prima e di seconda fascia; disposizioni che contemplano - per il conferimento degli incarichi relativi ad uffici di vertice e per gli incarichi corrispondenti ad uffici di livello dirigenziale generale - la previsione di una preselezione da parte delle commissioni, rispettivamente, per la dirigenza statale, regionale o locale, di un numero predeterminato di candidati in possesso dei requisiti richiesti.


 

Articolo 1, comma 4-bis
(Programmazione triennale del personale universitario)

 

 

Il comma 4-bis dell’articolo 1 differisce al 30 aprile 2016 il termine – fissato entro i sei mesi precedenti la scadenza di ciascun triennio – per l’emanazione del D.P.C.M. con il quale devono essere stabiliti gli indirizzi per la programmazione del reclutamento del personale universitario per il triennio 2016-2018.

 

L’art. 4, co. 1 e 2, del D.Lgs. 49/2012, come modificato, in particolare, dall’art. 1, co. 347, della L. 190/2014 (legge di stabilità 2015), ha previsto la predisposizione, da parte di ciascuna università, di piani triennali per la programmazione del reclutamento del personale docente, ricercatore, dirigente e tecnico-amministrativo, compresi i collaboratori ed esperti linguistici, a tempo indeterminato e determinato, indicando gli indirizzi da seguire per il primo triennio successivo alla sua entrata in vigore (2013-2015) e, in parte, per gli anni 2016 e 2017.

Il comma 5 ha previsto che, entro i sei mesi precedenti la scadenza di ciascun triennio, con D.P.C.M., su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sono stabiliti gli indirizzi della programmazione relativi al triennio successivo, anche tenendo conto degli indirizzi fissati per il primo triennio.

In particolare, gli indirizzi per il triennio 2013-2015 concernevano:

§  la realizzazione di una composizione dell'organico dei professori in modo che la percentuale dei professori di I fascia fosse contenuta entro il 50% dei professori di I e II fascia;

§  il mantenimento di un equilibrato rapporto tra l'organico del personale dirigente e tecnico-amministrativo a tempo indeterminato, compresi i collaboratori ed esperti linguistici, e il personale docente e ricercatore, entro valori di riferimento da definire con decreto del Ministro, tenendo conto delle dimensioni, dell'andamento del turn over e delle peculiarità scientifiche e organizzative dell'ateneo. Questa previsione è stata poi abrogata dall’art. 2, co. 1, e dall’all. 1 al d.lgs. 10/2016, a decorrere dal 29 gennaio 2016;

§  il reclutamento di un numero di ricercatori di “tipo b” (v. infra, scheda art. 1, co. 10-sexies-10-octies), in modo da assicurare un'adeguata possibilità di consolidamento e sostenibilità dell'organico dei professori; in ogni caso, per gli atenei con una percentuale di professori di I fascia superiore al 30% del totale dei professori, il numero dei ricercatori “di tipo b”, non poteva essere inferiore a quello dei professori di I fascia reclutati nel medesimo periodo, nei limiti delle risorse disponibili.

 

Per la sola programmazione delle annualità 2015, 2016 e 2017, inoltre, si è stabilito che – in deroga all’ultima previsione richiamata – il numero dei ricercatori “di tipo b” non potesse essere inferiore alla metà di quello dei professori di prima fascia reclutati nel medesimo periodo, nei limiti delle risorse disponibili.


 

Articolo 1, comma 5
(Personale in posizione di comando o fuori ruolo dei vigili del fuoco)

 

 

L’articolo 1, comma 5, proroga per il 2016 la deroga contenuta all’articolo 1, comma 6-septies, del D.L. 300/2006 (conv. L. 17/2007). Tale deroga consiste nella previsione che, nei confronti del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco collocato in posizione di comando o fuori ruolo presso gli organi costituzionali, gli uffici di diretta collaborazione dei ministri e gli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri:

§  si continui ad applicare l'articolo 57 del DPR 3/1957 (Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato), secondo cui la spesa per il personale comandato e (ai sensi del successivo art. 59) fuori ruolo presso altra amministrazione statale resta (nei limiti delle risorse disponibili) a carico dell'amministrazione di appartenenza e non dell’amministrazione di destinazione (come previsto per i vigili del fuoco dal D.Lgs. 217/2005, art. 133, comma 3);

§  non operi il limite di 5 unità di personale di livello dirigenziale del Corpo dei vigili del fuoco che può essere collocato in posizione di comando o fuori ruolo contemporaneamente (art. 133, comma 1, ultimo periodo, D.Lgs. 217/2005).

 

Il richiamato termine, originariamente fissato al 31 dicembre 2011 dall’articolo 1, comma 6-septies, del D.L. 300/2006, è stato prorogato al 31 dicembre 2012 dall’articolo 15, comma 2, del D.L. 216/2011 e, successivamente, al 30 giugno 2013 dall’articolo 1, commi 388 e 394, della L. 228/2012 (legge di stabilità 2013), che contestualmente ha attribuito ad uno o più D.P.C.M. la possibilità di stabilire un’ulteriore proroga. In attuazione della citata previsione è stato adottato il D.P.C.M. 26 giugno 2013, che ha prorogato al 31 dicembre 2013 il suddetto termine (art. 1, comma 1, lett. a). Il termine è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2014 dall’art. 1, comma 2, del D.L. 150/2013 e al 31 dicembre 2015 dall’art. 1, comma 10, del D.L. 192/2014.

 

Nel pubblico impiego l’istituto del comando è disciplinato in generale dall’articolo 56 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 (TU delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato), il quale stabilisce che – per riconosciute esigenze di servizio, o quando sia richiesta una speciale competenza, purché per un periodo di tempo determinato ed in via eccezionale – l’impiegato di ruolo può essere comandato a prestare servizio presso altra amministrazione statale o presso altri enti pubblici. Il successivo articolo 57 del Testo Unico precisa che la spesa per il personale comandato presso altra amministrazione statale resta a carico dell’amministrazione di appartenenza, mentre alla spesa del personale comandato presso enti pubblici provvede direttamente ed a proprio carico l’ente presso cui detto personale presta servizio. Successivamente l’articolo 133, comma 3, del D.Lgs. 217/2005 ha disposto che il trattamento economico e ogni altro onere finanziario relativi al personale dei vigili del fuoco collocato in posizione di comando o fuori ruolo sono a carico dell'amministrazione di destinazione.

 

L’articolo 1, comma 6-septies, del D.L. 300/2006 ha disposto che fino al 31 dicembre 2011 (termine come si è detto prorogato più volte), nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, al personale appartenente al Corpo nazionale dei vigili del fuoco continui ad applicarsi l’articolo 57 del citato Testo unico, secondo cui la spesa per il personale comandato presso altra amministrazione statale resta a carico dell’amministrazione di appartenenza e non si applichi invece quanto previsto dal citato articolo 133, comma 3, del D.Lgs. 217/2005, nonché il limite di 5 unità di personale di livello dirigenziale che può essere collocato in posizione di comando o fuori ruolo contemporaneamente, come previsto dall’art. 133, comma 1, del D.Lgs. 217/2005.

 

Per quanto concerne il collocamento fuori ruolo, questo, a differenza del comando e del distacco, pone l’impiegato fuori dai quadri organici dell’amministrazione di appartenenza. Nel collocamento fuori ruolo si ha l’utilizzazione dell’impiegato presso altra amministrazione, con conseguente interruzione del preesistente rapporto d’impiego, così che il posto rimasto vacante può essere ricoperto da un altro titolare. Nel nostro ordinamento l’istituto è regolamentato dagli articoli 58 e 59 del richiamato DPR 3/1957.

Il collocamento fuori ruolo può essere disposto per il disimpegno di funzioni dello Stato o di altri enti pubblici attinenti agli interessi dell'amministrazione che lo dispone e che non rientrino nei compiti istituzionali dell'amministrazione stessa. In particolare, l’articolo 58 dispone che l'impiegato collocato fuori ruolo non occupa posto nella qualifica del ruolo organico cui appartiene; nella qualifica iniziale del ruolo stesso è lasciato scoperto un posto per ogni impiegato collocato fuori ruolo. Al collocamento fuori ruolo si provvede con decreto dei ministri competenti di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, sentito l'impiegato. Il successivo articolo 59 stabilisce che all'impiegato collocato fuori ruolo si applicano le norme dell'articolo 57, che precisa che la spesa per il personale comandato presso altra amministrazione statale resta a carico dell’amministrazione di appartenenza, mentre alla spesa del personale comandato presso enti pubblici provvede direttamente ed a proprio carico l’ente presso cui detto personale presta servizio. Inoltre, l'impiegato collocato fuori ruolo che consegue la promozione o la nomina a qualifica superiore rientra in organico andando ad occupare, secondo l'ordine della graduatoria dei promossi o dei nominati, un posto di ruolo.

 

L'ulteriore proroga, disposta dalla disposizione in esame, trova fondamento – secondo quanto si legge nella relazione illustrativa del disegno di legge di conversione – “nella persistenza dell'oggettivo interesse alla proficua e utile collaborazione tra amministrazioni, finora positivamente sperimentata”.


 

Articolo 1, commi 6 e 7
(Accesso alla
dirigenza della Polizia di Stato)

 

 

Il comma 6 proroga al 31 dicembre 2016 il termine a partire dal quale la promozione a dirigente superiore della Polizia di Stato verrà subordinata alla frequenza con profitto di un corso di aggiornamento di cui all’art. 57, comma 3 del D.Lgs. 334/2000, concernente l’aggiornamento professionale del personale direttivo e dirigenziale della Polizia di Stato.

Il comma 7 proroga al 31 dicembre 2016 l’applicazione del medesimo obbligo per l’accesso alla qualifica di primo dirigente.

 

In attuazione della delega legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, della L. 78/2000, finalizzata alla revisione dell'ordinamento del personale della Polizia di Stato, il Governo ha adottato il D.Lgs. 334/2000, sul riordino del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato. Il decreto legislativo è suddiviso in sei titoli, riguardanti rispettivamente:

§  il riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia;

§  il riordino dei ruoli dei direttori e dei dirigenti del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica;

§  il riordino dei ruoli dei direttivi e dei dirigenti medici della Polizia di Stato;

§  le disposizioni comuni a tutto il personale direttivo e dirigente;

§  il capo della polizia;

§  una serie di disposizioni finali.

 

Per quanto riguarda le qualifiche interessate dalla disposizione in esame (art. 1, D.Lgs. n. 334/2000), si ricorda che il ruolo dei dirigenti della Polizia di Stato è articolato come segue:

§  primo dirigente;

§  dirigente superiore;

§  dirigente generale di pubblica sicurezza.

Tra le disposizioni comuni riferite a tutto il personale direttivo e dirigente, vi sono quelle relative alla formazione e aggiornamento professionale (art. 57).

 

L’articolo 57, comma 1, del D.Lgs. 334/2000, stabilisce che il Dipartimento della pubblica sicurezza, oltre ai corsi per la formazione iniziale, per quella specialistica e di aggiornamento professionale, organizzi dei corsi collegati alla progressione in carriera per gli appartenenti ai ruoli direttivi e per i primi dirigenti. Come indicato dal comma 3, la frequenza del corso di aggiornamento per gli appartenenti ai ruoli direttivi costituisce un requisito necessario per poter accedere agli scrutini per la promozione alla qualifica di vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale, mentre il corso di aggiornamento per i primi dirigenti è requisito necessario per l’ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente e alla promozione a dirigente superiore.

Secondo quanto originariamente disposto dal comma 5 dell’art. 57 tali disposizioni si sarebbero dovute applicare alle promozioni da conferire con decorrenza successiva al 31 dicembre 2005.

Il termine indicato è stato oggetto di successive proroghe, che hanno riguardato, in una prima fase, l’intera previsione del comma 5 dell’art. 57 e, in un secondo momento, solo talune qualifiche.

 

Dapprima, l’articolo 3-quinquies del D.L. 220/2004 (conv. L. 257/2004) ha disposto che il termine di cui all'art. 57, comma 5, del D.Lgs. 334/2000, fosse prorogato al 31 dicembre 2007.

Successivamente, l’art. 1, co. 4-bis, del D.L. 300/2006 (conv. L. 17/2007) ha disposto una proroga limitatamente agli scrutini per la promozione a dirigente superiore, stabilendo che le disposizioni in materia di corsi di aggiornamento collegati alla progressione in carriera, si applichino alle promozioni da conferire con decorrenza successiva al 31 dicembre 2010.

Tale termine è stato a sua volta prorogato, dapprima, al 31 dicembre 2012 con il comma 7 dell'art. 3, D.L. 30 dicembre 2009, n. 194 (conv. L. 25/2010) e, da ultimo, al 31 dicembre 2015, con comma 6-quater dell'art. 2, D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione (L. 10/2011).

Lo stesso decreto-legge n. 225/2010 (art. 2, comma 6-quinquies) è intervenuto altresì in deroga a quanto previsto dall’articolo 57, comma 5, del D.Lgs. n. 334/2000, limitatamente agli scrutini per l’ammissione al corso di formazione per l'accesso alla qualifica di primo dirigente della Polizia di Stato, rinviando l’applicazione della disposizione che obbliga la frequenza con profitto dei corsi di aggiornamento successivamente al 31 dicembre 2015.

 

Rispetto al descritto quadro normativo, il comma 6 dell’articolo 1 del decreto-legge in esame interviene con una novella al citato art. 1, co. 4-bis, del D.L. 300/2006 e posticipa quindi ulteriormente la decorrenza della disciplina sull’obbligatorietà dei corsi di aggiornamento alle promozioni a dirigente superiore da conferire successivamente al 31 dicembre 2016.

Il comma 7, con una novella al citato art. 2, co. 6-quinquies, D.L. 225/2010, posticipa alla medesima data l’obbligatorietà del corso di aggiornamento agli scrutini per l'ammissione al corso di formazione per l'accesso alla qualifica di primo dirigente.

 

Secondo quanto riportato nella relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del decreto-legge (A.C. 3513), l’intervento appare urgente a fronte delle difficoltà di far frequentare a tutti gli interessati i corsi nei termini previsti, anche in considerazione delle necessità connesse agli impegni assunti per il Giubileo, che richiedono un maggior impiego di personale anche appartenente ai ruoli direttivo e dirigenziale.


 

Articolo 1, commi 7-bis-7-quinquies
(Decorazioni al valore militare)

 

 

L'articolo 1, comma 7-bis, riapre i termini, fino al 25 aprile 2016, per la presentazione delle domande volte al riconoscimento del valor militare per i caduti, per i comuni e per le province di cui all'articolo 12 del decreto luogotenenziale n. 518 del 1945. A loro volta i successivi commi 7-ter, 7-quater e 7-quinquies definiscono la procedura relativa alla presentazione delle domande volte al riconoscimento di cui al precedente comma 7-bis e specificano che Il riconoscimento delle qualifiche di partigiano ha effetti solo ai fini delle ricompense al valore senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

 

Articolo 1, comma 8
(Riduzione dei quadri per i ruoli speciale e
tecnico-logistico dei Carabinieri)

 

 

L’articolo 1, comma 8, interviene sull’articolo 2223 del Codice dell’ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010 al fine di prorogare di un anno (dal 2015 al 2016) il regime transitorio concernente il collocamento in aspettativa per riduzione quadri per i gradi di colonnello e generale dell’Arma dei Carabinieri dei ruoli speciale e tecnico-logistico.

 

In relazione alla disposizione in esame si ricorda che ai sensi dell’articolo 2223 del Codice dell’ordinamento militare fino al 2015 (ora 2016), nel caso di eccedenze nei gradi di colonnello o di generale dei ruoli speciale e tecnico-logistico dell’Arma dei carabinieri il collocamento in aspettativa per riduzione dei quadri è possibile soltanto nel caso in cui l’eccedenza non possa essere compensata da vacanze nelle dotazioni complessive del medesimo grado dai vari ruoli degli ufficiali.

Trascorso, quindi, il richiamato periodo transitorio trova applicazione l’articolo 907 del Codice che non contempla per il futuro la richiamata possibilità di compensazione delle eccedenze tra i diversi ruoli normale, speciale e tecnico-logistico degli ufficiali dell’Arma dei carabinieri.

La relazione illustrativa allegata al decreto legge giustifica la proroga in esame in considerazione del fatto che a fronte di una limitata e temporanea eccedenza nel grado di colonnello nei ruoli speciali si riscontra una parallela carenza nello stesso grado del ruolo normale e pertanto in assenza della proroga, “si sottrarrebbero dal servizio attivo privilegiate risorse umane necessarie a garantire l’efficienza dell’amministrazione”.


 

Articolo 1, commi 9 e 9-bis
(Contratti di lavoro a tempo determinato delle province)

 

 

L’articolo 1, comma 9, dispone che le province e le città metropolitane, per comprovate necessità, possono prorogare i contratti di lavoro a tempo determinato fino al 31 dicembre 2016 (in luogo del 31 dicembre 2015, come previsto dall’art. 1, comma 6, del D.L. 192/2014, che aveva già prorogato il termine originario del 31 dicembre 2014, previsto dall’art. 4, comma 9, del D.L. 101/2013).

La medesima proroga al 31 dicembre 2016 (in luogo del 31 dicembre 2015, termine originariamente previsto dall’art. 1, comma 7, del D.L. 78/2015) è riconosciuta anche alle province che non rispettino il patto di stabilità interno dell’anno 2015 (comma 9-bis).

Come specificato nella relazione illustrativa, la suddetta proroga è volta a consentire alle città metropolitane e alle province di proseguire i rapporti di lavoro del personale interessato al fine di garantire il livello dei servizi, in considerazione del fatto che le predette amministrazioni sono attualmente destinatarie di un blocco generalizzato delle assunzioni a tempo indeterminato.

Si ricorda che l’articolo 4, comma 9, terzo periodo, del D.L. n. 101/2013, ha previsto che le province, fermo restando il divieto posto dalla normativa vigente di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, possono procedere alla proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato del personale delle province che, alla data di entrata in vigore del richiamato D.L. 101/2013, avesse maturato tre anni di anzianità con contratto di lavoro a tempo determinato, per necessità connesse alle esigenze di continuità dei servizi e nel rispetto dei vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente (in particolare dall’articolo 9, comma 28, del D.L. n. 78/2010[14]), del patto di stabilità interno e delle norme in materia di contenimento della spesa complessiva di personale.

L’articolo 1, comma 7, del D.L. 78/2015 ha poi stabilito che le province e città metropolitane, in deroga a quanto previsto dal citato articolo 4, comma 9, terzo periodo, del D.L. n. 101/2013, possono stipulare contratti di lavoro a tempo determinato (entro la data del 31 dicembre 2015) anche nel caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno per l'anno 2014, alle medesime finalità e condizioni previsti, a condizione che venga garantito l'equilibrio di parte corrente nel periodo interessato dai contratti stessi.


 

Articolo 1, comma 9-ter
(Elezioni dei Presidenti di provincia e dei consigli provinciali)

 

 

L’articolo 1 comma 9-ter alla lettera a), modifica il termine per le prime elezioni dei Presidenti di provincia e dei consigli provinciali successive a quelle del 2014, posticipandolo da 30 a 90 giorni dalla scadenza naturale del mandato o dalla decadenza o scioglimento anticipato degli organi provinciali (L. 56/2014, art. 1, comma 79). La lettera b) prevede l'applicazione anche in caso di elezioni successive al 2014 della disposizione in base alla quale alla scadenza naturale dei consigli provinciali, il presidente della provincia, assumendo anche le funzioni del consiglio provinciale, e la giunta provinciale restano in carica a titolo gratuito per l'ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti e indifferibili, fino all'insediamento del nuovo presidente della provincia (L. 56/2014, art. 1, comma 82).

 

La legge Delrio reca una disciplina per il riordino delle province, adottata in attesa della riforma costituzionale del Titolo V, e delle relative norme di attuazione, che prevede la soppressione del riferimento alle province nel testo costituzionale (A.C. 2613-D).

Per quanto riguarda la formazione degli organi provinciali, il nuovo sistema stabilisce che l’elezione del presidente della provincia è di secondo grado, essendo eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia. Hanno elettorato passivo i sindaci della provincia il cui mandato non scada prima di 18 mesi dalla data delle elezioni. Il voto è ponderato e ciascun elettore vota per un solo candidato. Il presidente della provincia dura in carica 4 anni e decade in caso di cessazione dalla carica di sindaco (commi 58-65, art. 1 L. 56/2014).

Il consiglio provinciale è composto dal presidente della provincia e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione residente. Per il consiglio provinciale hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della provincia. La durata del consiglio provinciale è più breve di quella del presidente della provincia, in quanto il consiglio resta in carica due anni.

In sede di prima applicazione (in cui sono eleggibili anche i consiglieri provinciali uscenti) il comma 79 dell’art. 1 L. 56/2014 prevede che l’elezione è indetta:

·      entro il 30 settembre 2014 per le province i cui organi scadono per fine mandato nel 2014 (lett. a);

·      entro trenta giorni (termine portato a 90 giorni dalla disposizione in esame) dalla scadenza per fine mandato o dalla decadenza o scioglimento anticipato degli organi provinciali, qualora tali eventi si verifichino dal 2015 in poi (lett. b).

Il comma 82 prevede che il presidente della provincia in carica ovvero, qualora la provincia sia commissariata, il commissario, restano in carica a titolo gratuito per l'ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti e indifferibili, fino all'insediamento del presidente della provincia eletto. Nella formulazione originaria, la prorogatio del presidente della provincia riguardava esclusivamente le province i cui organi fossero scaduti per fine mandato nel 2014 (lett. a) del comma 79), mentre la disposizione in esame ha esteso l’applicazione della norma anche per gli scioglimenti successivi (lett. b) del comma 79).

Articolo 1, comma 9-quater
(Contratti di co.co.co. nelle province)

 

 

Il comma 9-quater dell’articolo 1 prevede che la facoltà, per le province, di prorogare al 31 dicembre 2016 i contratti di lavoro a tempo determinato (di cui all’articolo 4, comma 9, terzo periodo del D.L. 101/2013) per le strette necessità connesse alle esigenze di continuità dei servizi (nel rispetto di specifici vincoli finanziari, del patto di stabilità interno e della normativa vigente di contenimento della spesa complessiva di personale) operi anche per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto.

 


 

Articolo 1, comma 10
(Stabilizzazione di personale dei comuni della regione Calabria)

 

 

L’articolo 1, comma 10, per consentire la prosecuzione dei rapporti di lavoro a tempo determinato già sottoscritti, prevede l’utilizzo da parte della regione Calabria di propri fondi per la stabilizzazione di personale cui sono interessati i comuni della regione stessa, con disapplicazione della sanzione in caso di mancato rispetto, anche per l’anno 2015 (non solo per l’anno 2014, come previsto dalla normativa previgente), del patto di stabilità interno e dell'indicatore dei tempi medi nei pagamenti.

Si ricorda che l’articolo 16-quater del D.L. 78/2015 ha esteso ai comuni della Calabria interessati da procedure di stabilizzazione di lavoratori socialmente utili le deroghe già previste, per i medesimi lavoratori, dall’articolo 1, comma 207, della L. 147/2013, anche nel caso di utilizzazione di finanziamenti regionali e, a determinate condizioni, di mancato rispetto del patto di stabilità interno per il 2014.

Più nel dettaglio, le predette procedure di stabilizzazione, con contratto a tempo determinato, possono avvenire:

§  anche nel caso di utilizzazione di finanziamenti regionali, in deroga alla normativa vigente richiamata dall’articolo 1, comma 207, della L. 147/2013[15] e, fermo restando il rispetto del patto di stabilità interno e dell’indicatore dei tempi medi di pagamento, anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 23 del D.Lgs. 81/2015, che introduce un "tetto" all'utilizzo del contratto a tempo determinato (stabilendo che, salvo diversa disposizione dei contratti collettivi, non possono essere assunti lavoratori a tempo determinato in misura superiore al 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell'anno di assunzione) e dall’articolo 259, comma 6, del D.Lgs. 267/2000 che disciplina la riduzione delle dotazioni organiche degli enti locali dissestati (disponendo che l’ente locale ridetermina la dotazione organica dichiarando eccedente il personale comunque in servizio in sovrannumero rispetto ai rapporti medi dipendenti-popolazione);

§  nel caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno per l’anno 2014, solo per consentire la prosecuzione (a valere sui finanziamenti regionali) dei rapporti di lavoro a tempo determinato sottoscritti ai sensi del citato articolo 1, comma 207, della L. 147/2013 e finanziati con le risorse di cui all’articolo 1, comma 1156, lett. g-bis), della L. 296/2006 (che ha disposto lo stanziamento, a decorrere dall’anno 2008, di un ulteriore contributo, pari a 50 milioni di euro, per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili nonché per iniziative connesse alle politiche attive per il lavoro), viene disapplicata la sanzione di cui all’articolo 31, comma 26, lettera d), della L. n. 183/2011, che vieta agli enti che hanno violato il patto di stabilità interno di assumere o stabilizzare personale a qualsiasi titolo, nonché di stipulare contratti di servizio “elusivi” con soggetti privati.

Si prevede, inoltre, che la Calabria disponga con propria legge regionale la copertura finanziaria a carico del bilancio regionale e assicuri la compatibilità dell’intervento con il raggiungimento dei propri obiettivi di finanza pubblica.

 


 

Articolo 1, comma 10-bis
(Graduatorie ad esaurimento e di istituto del personale docente)

 

 

Il comma 10-bis dell’articolo 1 letteralmente stabilisce che “il termine per l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente (GaE), già aggiornate per il triennio 2014/2017, “è prorogato“ – per il triennio successivo – all’anno scolastico 2018/2019”. Dispone, inoltre, che “conseguentemente” la prima fascia delle graduatorie di istituto del medesimo personale è aggiornata a decorrere dall’a.s. 2019/2020.

 

Al riguardo, è utile ricordare, preliminarmente, che la prima fascia delle graduatorie di istituto, utilizzate per il conferimento delle supplenze, comprende i docenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento per il medesimo posto o classe di concorso.

Conseguentemente, i termini di validità delle graduatorie ad esaurimento e delle graduatorie di istituto sono stati finora sempre allineati.

In particolare, ai sensi dell’art. 1, co. 4, del D.L. 97/2004 (L. 143/2004), l’aggiornamento delle GaE e delle graduatorie di istituto è effettuato con cadenza triennale.

L’ultimo aggiornamento è stato effettuato, per il triennio scolastico 2014/2015, 2015/2016 e 2016/2017, per le GAE con D.M n. 235 del 1 aprile 2014 e, per le graduatorie di istituto, con DM n. 353 del 22 maggio 2014.

 

Sulla base del quadro normativo esposto, sembrerebbe, dunque, che con il comma 10-bis si sia inteso prorogare (dall’a.s. 2016/2017) all’a.s. 2018/2019 la “validità sia delle graduatorie ad esaurimento, sia delle graduatorie di istituto – limitatamente, per queste ultime, alla prima fascia –, attualmente valide.

Si tratta, dunque, di una deroga alla previsione recata dal richiamato art. 1, co. 4, del D.L. 97/2004 (sulla base della quale, solo con l’aggiornamento triennale è possibile, tra l’altro, per quanti vi sono inclusi, aggiornare il proprio punteggio o chiedere il trasferimento in altra provincia).

La previsione sembrerebbe sia stata finalizzata a facilitare (senza novità di spostamenti di province o aggiornamenti di punteggio) la pianificazione dei posti da bandire nel concorso previsto dall’art. 1, co. 114, della L. 107/2015, le cui assunzioni dovrebbero avvenire negli aa.ss. 2016/2017, 2017/2018, 2018/2019.

Infatti, da un lato, in base all’art. 1, co. 109, lett. c), della medesima L. 107/2015, per le assunzioni si procede, fino a totale scorrimento delle GaE, per il 50% dei posti attingendo dalle stesse e, per l’altro 50% attingendo da graduatorie di concorsi per titoli ed esami; dall’altro, in base al co. 114 citato, il concorso è bandito per la copertura dei (soli) posti vacanti e disponibili nell'organico, nonché per i posti che si renderanno tali nel triennio in questione.

 

Si ricorda, altresì, che l’art. 1, co. 113, lett. a) ed i) della stessa L. 107/2015 ha disposto che nei concorsi per l’accesso alla docenza - che sono indetti con cadenza triennale, e le cui graduatorie hanno validità triennale a decorrere dall'a.s. successivo a quello dell’approvazione - conseguono la nomina i candidati dichiarati vincitori che si collocano in una posizione utile in relazione al numero delle cattedre o dei posti messi a concorso (e non più dei posti “disponibili”, come precedentemente previsto).

 

Il 26 febbraio 2016 sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale - IV serie speciale, n. 16, tre bandi di concorso per titoli ed esami (per complessivi 63.712 posti, di cui 57.611 comuni e 6.101 di sostegno) finalizzati, rispettivamente, al reclutamento di personale docente per posti comuni dell'organico dell'autonomia della scuola dell'infanzia e primaria, per posti comuni dell'organico dell'autonomia della scuola secondaria di primo e secondo grado e per posti di sostegno dell'organico dell'autonomia della scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado.

In particolare, i posti sono così ripartiti per grado di istruzione: infanzia 7.237 (6.933 comuni e 304 di sostegno); primaria 21.098 (17.299 comuni e 3.799 di sostegno); secondaria di I grado 16.616 (15.641 comuni e 975 di sostegno); secondaria di II grado 18.255 (17.232 comuni e 1.023 di sostegno).

Per tutte e tre le procedure il termine per la presentazione delle domande è stato fissato al 30 marzo 2016. I bandi fanno riferimento alle nuove classi di concorso definite con DPR 19/2016 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 22 febbraio 2016).

Con comunicato stampa del 30 marzo 2016, il MIUR ha reso noto che sono pervenute 165.578 domande di partecipazione, di cui 97.719 per il bando relativo a scuola dell'infanzia e scuola primaria, 58.254 per il bando relativo a scuola secondaria di I e II grado, 9.605 per il bando relativo a posti di sostegno. L'85,2% delle domande è stato inoltrato da donne. L'età media generale è 38,6 anni.

 

Per l’aggiornamento delle graduatorie di istituto relativamente alla seconda e alla terza fascia, il medesimo comma 10-bis dispone, invece, che rimane ferma la previsione di aggiornamento triennale.

 


 

Articolo 1, comma 10-ter
(Diplomi rilasciati dalle Istituzioni dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale)

 

 

Il comma 10-ter dell’articolo 1 differisce al 31 dicembre 2017 il termine entro cui i diplomi finali delle Istituzioni dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM), rilasciati all’esito dei percorsi formativi dell’ordinamento previgente alla L. 508/1999, devono essere conseguiti ai fini dell’equipollenza ai diplomi accademici di secondo livello, rilasciati dalle stesse Istituzioni in base alla normativa vigente.

A tal fine, introduce nell’art. 1 della L. n. 228/2012 (legge di stabilità 2013), dopo il comma 107, che ha sancito l’equipollenza suddetta purché i diplomi fossero stati conseguiti prima della data della sua entrata in vigore, il nuovo comma 107-bis.

È, pertanto, finalizzata a risolvere la situazione determinata dalla circostanza che – come evidenziato dal rappresentante del Governo il 22 gennaio 2015, nella risposta all’interrogazione 5-03705 – corsi del vecchio ordinamento hanno continuato a funzionare, sia pure ad esaurimento, anche dopo l'entrata in vigore della citata legge di stabilità 2013.

 

Si ricorda, peraltro, che il citato comma 107 prevede che l’equipollenza sia sancita secondo una tabella di corrispondenza determinata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che non risulta finora intervenuto.

Per completezza, si ricorda, altresì che, in precedenza, ai sensi dell’art. 4, co. 3 e 3-bis, della L. 508/1999, come sostituito dall’art. 6 del D.L. 212/2002 (L. 268/2002), i diplomi rilasciati in base all’ordinamento previgente alla L. 508/1999 sono stati equiparati - ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi - alle lauree cui al DM 509/1999 (dunque, ai titoli di studio universitari di “primo livello”) e che i possessori di tali diplomi potevano essere ammessi, purché in possesso di diploma di istruzione secondaria di secondo grado, ai corsi di diploma accademico di secondo livello.

Pertanto, con le disposizioni introdotte dalla L. 228/2012 si è determinata una differente condizione tra i soggetti possessori di un diploma rilasciato in base all’ordinamento previgente che, per conseguire un titolo di secondo livello, hanno frequentato uno specifico corso accademico, e i soggetti che - sempre in possesso del diploma rilasciato in base all’ordinamento previgente -, hanno visto riconosciuto il proprio titolo di studio come equipollente al diploma accademico di secondo livello in via legislativa.


 

Articolo 1, comma 10-quater
(Contratti di lavoro nelle zone terremotate dell’Umbria)

 

 

Il comma 10-quater dell’articolo 1, integrando l’articolo 14, comma 14, del D.L. 6/1998 (che ha disciplinato specifici interventi urgenti in favore delle zone terremotate delle regioni Marche e Umbria e di altre zone colpite da eventi calamitosi), autorizza, per il triennio 2016-2018, la regione Umbria e i relativi comuni coinvolti (al fine di prorogare le attività tecnico-amministrative volte ad ultimare il processo di ricostruzione nelle zone terremotate dell'Umbria) a stipulare, con risorse proprie e fermo restando il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, contratti di lavoro a tempo determinato per un periodo massimo di tre anni, nei limiti strettamente necessari al completamento delle predette attività di ricostruzione, nonché nel rispetto della normativa vigente in materia di limitazioni assunzionali e finanziarie e dei limiti di durata dei contratti a tempo determinato di cui all'articolo 19 del D.Lgs. 81/2015 (cioè termine massimo di 36 mesi con possibilità di ulteriore contratto con durata massima di 12 mesi).


 

Articolo 1, comma 10-quinquies
(Fondo di previdenza complementare dei dipendenti della pubbliche amministrazioni)

 

 

Il comma 10-quinquies dell’articolo 1 prevede che le risorse (di cui all'articolo 74, comma 1, della L. n. 388/2000) destinate al finanziamento dei fondi gestori di previdenza complementare dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato, nell’anno 2016 possano essere utilizzate, per un importo massimo di 214.000 euro, anche ai fini del finanziamento delle spese di avvio dei Fondi di previdenza complementare dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche.


 

Articolo 1, comma 10-sexies-10-octies
(Ricercatori universitari a tempo determinato)

 

 

I commi 10-sexies, 10-septies e 10-octies dell’articolo 1 concernono i contratti di ricercatore universitario a tempo determinato di “tipo b”, nonché i decreti che definiscono le procedure e i criteri per l’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale.

 

Preliminarmente si ricorda che l’art. 24, co. 3, della L. 240/2010 ha individuato due tipologie di contratti di ricerca a tempo determinato.

La prima consiste in contratti di durata triennale, prorogabili per due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte (tipo a).

La seconda consiste in contratti triennali non rinnovabili (tipo b), ed è riservata a candidati che hanno usufruito dei contratti di cui alla lettera a), oppure, che hanno usufruito, per almeno tre anni anche non consecutivi, di assegni di ricerca ex art. 51, co. 6, della L. 449/1997 (abrogato dall’art. 29, co. 11, lett. d), della stessa L. 240/2010, in relazione alla nuova disciplina dell’istituto dettata dall’art. 22), di borse post-dottorato (o contratti, assegni o borse analoghi in università straniere), ovvero di contratti a tempo determinato ex art. 1, co. 14, della L. 230/2005.

Il co. 5 dello stesso art. 24 prevede che nel terzo anno di questa seconda tipologia di contratto l’università, nell’ambito delle risorse disponibili per la programmazione, valuta il titolare del contratto che abbia conseguito l’abilitazione scientifica nazionale – che, ai sensi dell’art. 16 della medesima L. 240/2010, attesta la qualificazione scientifica necessaria per l’accesso alla prima e alla seconda fascia del ruolo dei professori – , ai fini della chiamata nel ruolo di professore di seconda fascia. Se la valutazione ha esito positivo, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, è inquadrato come professore associato.

 

In particolare, il comma 10-octies, primo periodo, autorizza le università a prorogare fino al 31 dicembre 2016, con risorse a proprio carico e previo parere favorevole del dipartimento di afferenza, i contratti di ricercatore a tempo determinato di “tipo b” ai titolari che non hanno partecipato alle procedure di abilitazione scientifica nazionale nelle tornate 2012 e 2013.

Al medesimo fine, il comma 10-septies modifica la previsione (art. 24, co. 3, lett. b), L. 240/2010) secondo cui i contratti di ricercatore di “tipo b” non sono rinnovabili, stabilendo che gli stessi sono “rinnovabili non oltre il 31 dicembre 2016”.

Le disposizioni sono collegabili alla mancata indizione delle tornate 2014 e 2015 delle procedure di abilitazione scientifica nazionale, il cui conseguimento avrebbe potuto consentire la chiamata nel ruolo di professore associato, previa valutazione positiva da parte dell’università, dei medesimi ricercatori a tempo determinato di “tipo b” (art. 24, co. 5, L. 240/2010).

 

Al riguardo, nella seduta dell’Assemblea della Camera del 10 febbraio 2016, il Governo ha espresso parere favorevole sull’ordine del giorno 9/3513-A/109, che, sottolineando la difficoltosa interpretazione di tali disposizioni che intervenivano “in modo non coordinato” a modificare l’art. 24, co. 3, lett. b), della L. 240/2010, ha impegnato lo stesso Governo a chiarire che:

§  l'interpretazione corretta da attribuire al comma 10-septies è che i contratti di “ricercatore di tipo b” non sono rinnovabili, ad eccezione di quelli in scadenza nel corso dell'anno 2016, che possono invece essere rinnovati in corso d'anno ma comunque per una durata che non può superare il 31 dicembre 2016;

§  l'interpretazione corretta da attribuire al comma 10-octies è che i ricercatori di “tipo b” che hanno sostenuto le tornate 2012 o 2013 dell'ASN senza aver conseguito l'abilitazione, possono ottenere la proroga del contratto fino al 31 dicembre 2016 anche se lo stesso contratto è nel frattempo scaduto.

Il 15 marzo 2016 il MIUR ha inviato ai rettori e ai direttori generali delle università la nota prot. 3672, concernente disposizioni per il reclutamento, nella quale, in esplicita applicazione del citato odg, ha evidenziato che “in attesa della nuova abilitazione scientifica nazionale, le università possono rinnovare per una durata che non può andare oltre il 31/12/2016 i contratti dei ricercatori di tipo b) in scadenza nel corso dell’anno 2016 e prorogare fino alla stessa data quelli già scaduti di coloro che non hanno partecipato o che non hanno ottenuto l’abilitazione nelle tornate 2012 e 2013”.

 

Il comma 10-octies, secondo periodo, estende la possibilità di stipulare contratti di ricercatore di “tipo b” ai titolari di assegni di ricerca conseguiti ai sensi dell’art. 22 della L. 240/2010 (considerando tali assegni equipollenti a quelli conseguiti ai sensi dell’abrogato art. 51, co. 6, della L. 449/1997).

Si rimedia, così, ad una evidente incongruenza presente nel testo vigente della L. 240/2010.

 

Il comma 10-sexies differisce al 31 dicembre 2016 il termine per l’emanazione del regolamento che ridefinisce le modalità di espletamento delle procedure per l’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale (che doveva essere emanato prima dell’avvio della tornata 2014, da indire entro il 28 febbraio 2015).

Fissa, altresì, - e non proroga - alla medesima data il termine per la riemanazione del decreto ministeriale volto a ridefinire criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell'attribuzione della stessa abilitazione, termine non previsto dalla legislazione previgente.

Le modalità di espletamento delle procedure per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale sono state disciplinate con regolamento emanato con DPR 222/2011. In particolare, l’art. 3, co. 4, del DPR dispone che il mancato conseguimento dell'abilitazione preclude la partecipazione alle procedure di abilitazione indette nel biennio successivo.

Con DM 76/2012 è stato, poi, emanato il regolamento con il quale sono stati definiti criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell'attribuzione dell'abilitazione scientifica nazionale.

La prima tornata della procedura per l’abilitazione scientifica nazionale – relativa al 2012 – è stata avviata con Decreto direttoriale n. 222 del 20 luglio 2012. La tornata 2013 è stata avviata con Decreto direttoriale n. 161 del 28 gennaio 2013.

Il 18 giugno 2014 la VII Commissione della Camera ha poi approvato la risoluzione 8-00064, che ha impegnato il Governo a migliorare la normativa relativa all'abilitazione scientifica nazionale.

È conseguentemente, intervenuto l'art. 14 del D.L. 90/2014 (L. 114/2014) che, nelle more della revisione della disciplina, ha previsto che la tornata 2014 doveva essere indetta (entro il 28 febbraio 2015) previa revisione del D.P.R. n. 222/2011, sulla base delle modifiche contestualmente introdotte nella L. 240/2010.

Lo schema di regolamento di modifica del D.P.R. n. 222/2011 (Atto del Governo n. 221) è stato trasmesso alle Camere il 30 ottobre 2015. Su tale schema, la VII Commissione della Camera ha espresso un parere favorevole con condizioni e osservazioni il 25 novembre 2015.

Il 3 marzo 2016 lo schema è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri, ma non è ancora stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale.

Il 9 settembre 2015 l'ANVUR ha espresso il parere sullo schema di regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell'attribuzione dell'abilitazione scientifica nazionale. Il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole con osservazioni il 14 gennaio 2016.

 


 

Articolo 2, commi 1 e 2
(Processo amministrativo digitale)

 

 

L’articolo 2 del decreto-legge differisce al 1° luglio 2016 l’entrata in vigore della obbligatorietà della firma digitale nel processo amministrativo prevedendo, inoltre, una fase preliminare di sperimentazione della nuova disciplina presso i TAR e il Consiglio di Stato.

 

Il comma 1 dell’art. 2 proroga di sei mesi - al 1° luglio 2016 - il termine a decorrere dal quale è obbligatorio, nel processo amministrativo, sottoscrivere con firma digitale tutti gli atti e i provvedimenti del giudice, dei suoi ausiliari, del personale degli uffici giudiziari e delle parti.

A tal fine, viene modificato l’articolo 38, comma 1-bis, del decreto-legge n. 90 del 2014, che a sua volta interviene sul Codice del processo amministrativo (D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 136, comma 2-bis).

Quella introdotta è la terza proroga del termine di avvio della nuova disciplina.

 

Il comma 2 dell’art. 2 aggiunge un comma 1-bis all’articolo 13 dell’Allegato 2 (Norme di attuazione) dello stesso Codice del processo amministrativo, con cui si prevede – per la graduale introduzione del processo amministrativo telematico - una fase di sperimentazione della nuova disciplina presso i Tribunali amministrativi regionali e il Consiglio di Stato (a decorrere dalla data di entrata in vigore del DPCM che dovrà stabilire le necessarie regole tecniche-operative fino al 30 giugno 2016). L'individuazione delle concrete modalità attuative della sperimentazione è demandata agli organi della giustizia amministrativa nel rispetto di quanto previsto nel citato D.P.C.M.

L’adozione del DPCM è prevista dal comma 1 dello stesso art. 13, sentiti il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa e DigitPA (l’Agenzia per l’Italia digitale); il provvedimento dovrà stabilire le regole tecnico-operative per la sperimentazione, la graduale applicazione, l’aggiornamento del processo amministrativo telematico, tenendo conto delle esigenze di flessibilità e di continuo adeguamento delle regole informatiche alle peculiarità del processo amministrativo, della sua organizzazione e alla tipologia di provvedimenti giurisdizionali.

L’art. 38, comma 1, del DL 90/2014 prevedeva che il DPCM fosse adottato entro 60 gg. dalla data di entrata in vigore della relativa legge di conversione, stabilendo che il Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa e l'Agenzia per l'Italia digitale dovessero rendere il rispettivo parere entro 30 giorni dalla richiesta, decorsi i quali si sarebbe potuto procedere in assenza dello stesso. Come accennato, il DPCM non è stato ancora adottato.


 

Articolo 2, comma 2-bis
(Sezioni distaccate insulari di tribunale)

 

 

Il comma 2-bis dell’articolo 2 proroga di due anni (dal 31 dicembre 2016 al 31 dicembre 2018) il temporaneo ripristino, previsto dall'art. 10 del D.Lgs n. 14 del 2014, delle sezioni distaccate insulari di tribunale ad Ischia, Lipari e Portoferraio (Isola d'Elba).

Nelle citate sezioni distaccate sono trattati gli affari civili e penali sui quali il tribunale giudica in composizione monocratica, quando il luogo in ragione del quale è determinata la competenza per territorio rientra nella circoscrizione delle sezioni medesime. Le controversie in materia di lavoro e di previdenza e assistenza obbligatorie sono trattate esclusivamente, salvo deroga disposta con DM giustizia, nella sede principale del tribunale. In tale sede sono altresì svolte, in via esclusiva, le funzioni del giudice per le indagini preliminari e del giudice dell'udienza preliminare.

Viene, di conseguenza, fissato al 1° gennaio 2019 il termine da cui cessa l'efficacia della disciplina provvisoria sul ripristino delle sezioni insulari.

La disposizione precisa l'invarianza finanziaria per l'erario derivante dalla proroga.


 

Articolo 2, comma 2-ter
(Albo speciale per il patrocinio davanti
alle giurisdizioni superiori)

 

 

Il comma 2-ter dell’articolo 2 interviene sulla legge di riforma della professione forense (legge n. 247 del 2012), con particolare riferimento ai requisiti per esercitare il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori (Corte di cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Corte costituzionale, Tribunale superiore delle acque pubbliche).

La disposizione consente l'iscrizione nell'albo speciale agli avvocati che, entro 4 anni dall'entrata in vigore della riforma - in luogo degli attuali 3 anni - maturino i requisiti previsti prima della riforma forense, e dunque 12 anni di esercizio della professione.

Rispetto alla disposizione previgente, che richiedeva che tale requisito fosse stato maturato entro il 2 febbraio 2016, il comma 2-ter proroga tale termine al 2 febbraio 2017.


 

Articolo 2-bis, comma 1
(Portale delle vendite pubbliche)

 

 

L’articolo 2-bis, comma 1, proroga al 31 dicembre 2016 il termine in scadenza il 21 febbraio 2016 per l'adozione, da parte del responsabile dei servizi automatizzati del Ministero della giustizia, delle specifiche tecniche necessarie per la pubblicazione dei dati e dei documenti da inserire sul cd. portale delle vendite pubbliche ai sensi dell'art. 161-quater delle disposizioni di attuazione del c.p.c. (comma 1)

Il portale delle vendite pubbliche costituisce il sito Internet unico, gestito dal Ministero della giustizia, dove deve essere data notizia di tutti gli atti esecutivi effettuati sul territorio nazionale. La pubblicazione sul portale è effettuata a cura del professionista delegato per le operazioni di vendita o del commissionario o, in mancanza, del creditore procedente. Il portale provvede all'archiviazione e alla gestione dei dati relativi alle vendite in esso pubblicate.


 

Articolo 2-bis, comma 2
(Specifiche tecniche per la tenuta di albi ed elenchi)

 

 

L’articolo 2-bis, comma 2, proroga al 31 dicembre 2016 il termine in scadenza il 21 febbraio 2016 per l'adozione, da parte del responsabile dei servizi automatizzati del Ministero della giustizia, per la pubblicazione in modalità informatiche delle domande di iscrizione e tenuta, presso i tribunali, di specifici albi ed elenchi di professionisti (consulenti tecnici, periti, professionisti delegati alla vendita di beni mobili registrati, soggetti specializzati per la custodia e la vendita dei beni pignorati).

 


 

Articolo 2-ter
(Mantenimento degli uffici dei giudici di pace)

 

 

L’articolo 2-ter proroga dal 28 febbraio al 31 maggio 2016 il termine (fissato dall'art. 2, comma 1-bis, del D.L. n. 192 del 2014) entro il quale il Ministero della giustizia - adottando il decreto di modifica delle tabelle delle circoscrizioni territoriali - approva la permanenza in attività degli uffici dei giudici di pace richiesta dagli enti locali.

Tale possibilità è prevista dall’art. 3 del D.Lgs n. 156 del 2012, secondo cui gli enti locali interessati, anche consorziati tra loro, possono richiedere il mantenimento degli uffici del giudice di pace, con competenza sui rispettivi territori, di cui è proposta la soppressione, anche tramite eventuale accorpamento, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale amministrativo che deve essere messo a disposizione dagli enti medesimi.

La decisione è assunta valutate le richieste e gli impegni assunti dagli enti stessi per il mantenimento degli uffici sul loro territorio, a loro integrali spese.


 

Articolo 2-quater, comma 1
(Contributo di licenziamento)

 

 

L’articolo 2-quater, comma 1, proroga per il 2016 il periodo nel quale il contributo di licenziamento (pari al 41% del trattamento mensile iniziale dell’A.S.P.I.) erogabile in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per cause che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’A.S.P.I. intervenuti a decorrere dal 1º gennaio 2013, non è dovuto per casi specifici (quali i licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto e l’interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere). Alle minori entrate derivanti dalla richiamata disposizione, pari a 38 milioni di euro, si provvede a valere sul Fondo sociale per l'occupazione e la formazione.

 


 

Articolo 2-quater, comma 2
(Contratti di solidarietà)

 

 

L’articolo 2-quater, comma 2, prevede che per i contratti di solidarietà difensivi stipulati prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. n. 148/2015 (si tratta di uno dei decreti attuativi del cd. Jobs Act - entrato in vigore il 24 settembre 2015 - che ha innovato la disciplina della materia), le cui istanze di integrazione salariale siano state presentate entro la stessa data, l'ammontare del trattamento di integrazione salariale, è aumentato, per il solo anno 2016, per una durata massima di dodici mesi, nella misura del 10 per cento della retribuzione persa a seguito della riduzione di orario, fino a concorrenza dell'importo massimo complessivo di 50 milioni di euro. Al relativo onere si provvede a valere sulle risorse del Fondo sociale per occupazione e formazione (di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), del D.Lgs. n. 185/2008).


 

Articolo 2-quater, comma 3
(Riduzione dell’orario di lavoro nel settore privato)

 

 

L’articolo 2-quater, comma 3, modifica la specifica disciplina transitoria (valida per il settore privato, di cui all’articolo 1, comma 284, della L. 208/2015, legge di stabilità per il 2016) relativa alla trasformazione da tempo pieno a tempo parziale del rapporto di lavoro subordinato, con copertura pensionistica figurativa per la quota di retribuzione perduta e con la corresponsione al dipendente, da parte del datore di lavoro, di una somma (che non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è assoggettata a contribuzione previdenziale) pari alla contribuzione pensionistica che sarebbe stata a carico di quest'ultimo (relativa alla prestazione lavorativa non effettuata).

Più specificamente:

§  si prevede che il decreto con cui stabilire le modalità di fruizione del richiamato beneficio debba essere emanato il termine di 90 giorni dalla data di entrata in vigore della L. 208/2015 (in luogo dei 60 originariamente previsti);

§  si estende l’erogazione del beneficio, oltre che ai lavoratori iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria e alle forme sostitutive della stessa (costituite da talune residuali tipologie di lavoratori dipendenti, quali il Fondo Volo, il Fondo Dazio, i lavoratori dello Spettacolo e sportivi professionisti e i giornalisti iscritti all'I.N.P.G.I.), anche ai lavoratori iscritti alle forme esclusive (si dovrebbe trattare dei lavoratori dipendenti di forme sostitutive il cui ente titolare è stato interessato da processi di privatizzazione, quali le poste, il fondo speciale delle Ferrovie dello Stato, tutte comunque gestite dall’I.N.P.S.) dell’A.G.O.,

§  infine, si modifica la rubrica dell’articolo 10, prevedendo che la proroga di termini concerna (oltre che la materia economica e finanziaria) anche quella di lavoro e politiche sociali.

 


 

Articolo 3, comma 1
(Divieto di partecipazioni incrociate tra televisioni e quotidiani)

 

 

Il comma 1 dell'articolo 3 proroga dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016 il divieto di incroci proprietari che impedisce ai soggetti che esercitano l'attività televisiva in ambito nazionale su qualunque piattaforma, i quali conseguono ricavi superiori all'8% del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC), e alle imprese del settore delle comunicazioni elettroniche che detengono una quota superiore al 40% dei ricavi di detto settore, di acquisire partecipazioni in imprese editrici di quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di quotidiani, esclusi i quotidiani diffusi unicamente in modalità elettronica.

Ciò attraverso una modifica dell'art. 43, co. 12 del testo unico dei media audiovisivi, decreto legislativo n. 177/2005. Il termine originario era fissato dal Testo unico al 31 dicembre 2010.

Il termine stabilito al 31 dicembre 2010 era già stato prorogato, prima al 31 marzo 2011 dal decreto legge n. 225/2010, poi al 31 dicembre 2012 dal D.L. n. 34 del 2011, quindi al 31 dicembre 2013 dall’articolo 1, comma 427, della legge n. 228/2012 (legge di stabilità 2013), al 31 dicembre 2014 dall’articolo 12 del decreto-legge n. 150/2013 ed infine al 31 dicembre 2015 dall’art. 3,co. 3 del D.L. n. 192 del 2014.

 

In particolare, l’articolo 43, comma 12 stabilisce il divieto, che viene qui prorogato al 31 dicembre 2016, di acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o di partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani per:

§  i soggetti che esercitano l'attività televisiva in ambito nazionale attraverso più di una rete, qualora abbiano conseguito, sulla base dell’ultimo provvedimento di valutazione del valore economico del Sistema integrato delle comunicazioni (SIC) adottato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ricavi superiori all’8 per cento del valore complessivo del sistema integrato delle comunicazioni;

§  i soggetti, richiamati dal precedente comma 11, operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche con ricavi superiori al 40 per cento del valore complessivo del settore.

 

Il comma 11 dell’articolo 43 fa in particolare riferimento ad imprese operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche come definito dall’articolo 18 del codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 259/2003). Tale disposizione rimette all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni la definizione del mercato rilevante, ai fini dell’applicazione del diritto della concorrenza, nel settore delle comunicazioni elettroniche.

 

È prevista una deroga al divieto solo qualora la partecipazione riguardi imprese editrici di giornali quotidiani diffusi unicamente in modalità elettronica.

Il divieto si applica invece anche alle imprese controllate, controllanti o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile.

 

Si ricorda che la definizione di Sistema integrato delle comunicazioni (SIC) è contenuta nell’articolo 2, comma 1, lettera s) del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici ed è costituito dal settore economico che comprende le seguenti attività: stampa quotidiana e periodica; editoria annuaristica ed elettronica anche per il tramite di Internet; radio e servizi di media audiovisivi; cinema; pubblicità esterna; iniziative di comunicazione di prodotti e servizi; sponsorizzazioni. L’articolo 43 del testo unico ha introdotto le sopra citate specifiche limitazioni al fine di evitare il determinarsi di posizioni dominanti. Per quanto riguarda i limiti connessi ai ricavi, il comma 9 dello stesso articolo 43 prevede che, fermo restando il divieto di costituzione di posizioni dominanti nei singoli mercati, i soggetti tenuti all'iscrizione nel registro degli operatori di comunicazione non possono né direttamente, né attraverso soggetti controllati o collegati, conseguire ricavi superiori al 20 per cento dei ricavi complessivi del sistema integrato delle comunicazioni. Il comma 10 precisa che i predetti ricavi sono quelli derivanti dal finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo al netto dei diritti dell'erario, da pubblicità nazionale e locale anche in forma diretta, da televendite, da sponsorizzazioni, da attività di diffusione del prodotto realizzata al punto vendita con esclusione di azioni sui prezzi, da convenzioni con soggetti pubblici a carattere continuativo e da provvidenze pubbliche erogate direttamente ai soggetti esercenti le attività indicate all'articolo 2, comma 1, lettera s), da offerte televisive a pagamento, dagli abbonamenti e dalla vendita di quotidiani e periodici inclusi i prodotti librari e fonografici commercializzati in allegato, nonché dalle agenzie di stampa a carattere nazionale, dall'editoria elettronica e annuaristica anche per il tramite di internet, da pubblicità on line e sulle diverse piattaforme anche in forma diretta, incluse le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione, e dalla utilizzazione delle opere cinematografiche nelle diverse forme di fruizione del pubblico.

L'AGCOM con delibera n. 658 del 2015 ha concluso a dicembre 2015 l'analisi delle dimensioni economiche del SIC (Sistema Integrato delle Comunicazioni) per il 2014, che comprende i servizi di media audiovisivi, l'editoria e la pubblicità. Il valore economico complessivo del SIC nel 2013 è risultato di 17,1 miliardi di euro, con una flessione del 2,8% rispetto al 2013 (in due anni la flessione è stata complessivamente del 10,3%). Il settore radiotelevisivo (servizi di media audiovisivi e radio anche sul web), con 8.435 milioni € di ricavi, ne rappresenta il 49,2%, di cui la metà circa (4.462 mln €) rappresentata dalla televisione gratuita, con una flessione degli introiti da canone del 9,8% (1.488 mln € contro i 1643 milioni di euro per l’anno 2013). La televisione a pagamento ha registrato ricavi per 3.376 mln €, mentre le risorse complessive del settore radiofonico sono pari a 598 milioni di euro. L'editoria (quotidiana nazionale, locale, free press, periodica e agenzie di stampa), con ricavi per circa 4,447 miliardi di €, rappresenta il 27,3% del SIC, in flessione di 1,3 punti percentuali rispetto al 2013.


 

Articolo 3, comma 2
(Interrompibilità del carico elettrico nelle isole maggiori)

 

 

Il comma 2 dell’articolo 3 proroga dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2017 il servizio di interrompibilità nelle isole maggiori (Sicilia e Sardegna) reso da grandi consumatori elettrici, rideterminandone contestualmente le condizioni.

Il medesimo comma dispone l’adeguamento su tutto il territorio nazionale della struttura delle componenti tariffarie a copertura degli oneri generali di sistema elettrico applicate ai clienti dei servizi elettrici per usi diversi da quelli domestici (dunque, ai clienti in alta e altissima tensione).

 

Più specificamente, la norma in esame aggiunge il comma 3-ter all’articolo 1, D.L. 3/2010 prevedendo che, nelle isole maggiori, il servizio di interrompibilità sia prorogato, relativamente alle utenze elettriche, fino al 31 dicembre 2017.

Il servizio di interrompibilità, inizialmente istituito dal citato articolo 1, commi da 1 a 3-bis del D.L. n. 3/2010 per il triennio 2010-2012, è stato già prorogato fino al 31 dicembre 2015 dall’articolo 34, comma 1, D.L. 179/2012.

 

Il servizio di interrompibilità è parte integrante del sistema di difesa della rete nazionale ed è uno degli strumenti di cui Terna S.p.A. (Società pubblica responsabile del sistema di trasmissione nazionale) dispone ai fini dell’esercizio in sicurezza del sistema elettrico ed in particolare al fine di mitigare il rischio di disalimentazioni nelle diverse condizioni di esercizio. Come indicato nelle decisioni della Commissione europea circa l’ammissibilità della misura prevista nel D.L. n. 3/2010 ai sensi della disciplina in materia di aiuti di Stato (decisione C (2010) 3222 finale e decisione C (2012) 6779 finale per la proroga al 2015 della misura operata dal D.L. n. 179/2012) “l’interrompibilità istantanea è un servizio reso da consumatori finali di energia elettrica la cui soglia di consumo minimo è fissata ad 1 MW per 24 ore al giorno, vale a dire solitamente imprese industriali. Tali imprese accettano l'interruzione quasi istantanea della fornitura di energia elettrica ogniqualvolta il gestore della rete di trasmissione nazionale (ossia TERNA spa) chieda di ridurre il consumo (o il carico), al fine di riequilibrare la rete di trasmissione. Ciò consente al gestore della rete di evitare blackout diffusi a danno degli utenti della rete elettrica a media e bassa tensione”.

In pratica, i clienti industriali, cosiddetti interrompibili, forniscono un servizio al sistema. Il servizio di interrompibilità ha una sua remunerazione.  La remunerazione per il servizio di interrompibilità è versata alle imprese interessate da Terna[16], che agisce in base alle istruzioni dell'Autorità per l'energia elettrica il gas ed il sistema elettrico (AEEGSI).

Secondo quanto evidenziato dall’Italia nel 2010 alla Commissione, date le caratteristiche del sistema elettrico nelle isole (carente interconnessione con il resto d'Italia, maggiore rischio di guasto degli impianti e mancanza di capacità di riaccensione), una maggiore disponibilità di carichi interrompibili può essere ottenuta solo aumentando la remunerazione corrisposta per il servizio.

Terna ha il compito di assegnare il servizio di interrompibilità attraverso procedure concorsuali. Gli utenti interrompibili vengono selezionati sulla base di una procedura di gara concorrenziale (concepita come una serie di aste al ribasso).

Il D.L. n. 3/2010 ha fissato le quantità massime richieste di carico interrompibile tramite procedura concorrenziale rispettivamente in misura pari a 500 MW in Sicilia e 500 MW in Sardegna e ha disposto che il prezzo del servizio non fosse superiore al doppio del prezzo previsto per il servizio di interrompibilità istantanea di cui alla deliberazione della medesima Autorità 15 dicembre 2006, n. 289/06.

La delibera 9 febbraio 2010, n. ARG/elt 15/10 dell’AEEGSI ha pertanto disposto che Terna provvedesse ad approvvigionarsi della capacità interrompibile in Sardegna e Sicilia fino all’occorrenza massima di 500 MW in ognuna delle due regioni attraverso meccanismi di gara al ribasso, analoghi a quelli previsti dalla Delibera della stessa Autorità 187/10, a partire da una base d’asta di 300.000 €/MW/anno. Tale prezzo corrispondeva a 20 interruzioni nel corso dell'anno. Per gli utenti interrompibili la delibera ha previsto un ulteriore bonus: per ciascuna interruzione aggiuntiva (dalla ventunesima in poi) un prezzo di 3.000 euro/MW[17].

Come già detto, il comma 2 in esame (lettera a)) proroga al 31 dicembre 2017 il servizio di interrompibilità, rideterminandone però le condizioni e i criteri economici. Si demanda infatti all’Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico di provvedere ad aggiornare le condizioni del servizio per il nuovo biennio (2016-2017), per quantità massime pari a 400 MW in Sardegna e 200 MW in Sicilia e con l'assegnazione diretta di una valorizzazione annua del servizio stesso pari a 170.000 Euro/MW.

La relazione tecnica precisa che il servizio si rende necessario a seguito delle esigenze evidenziate dal gestore del sistema di trasmissione Terna S.p.A., nell’ambito del monitoraggio della misura attuale, previsto dalla Commissione europea con la citata decisione C(2012) 6779 del 3 ottobre 2012.

 

Come rilevato dall'AEEGSI – che ha adottato il 4 gennaio 2016 la delibera 1/2016/R/eel di attuazione dell’articolo 3 comma 2 in esame, modificativa ed integrativa della precedente deliberazione 15/10 – la nuova disciplina comporta dunque le seguenti innovazioni nell’approvvigionamento da parte di Terna delle risorse per il servizio di riduzione istantanea dei prelievi di energia elettrica:

§  l’approvvigionamento delle citate risorse avviene mediante procedura di assegnazione, in luogo delle procedure concorsuali, e la conseguente previsione di un meccanismo di assegnazione pro quota in caso di offerte complessivamente superiori alle quantità massime;

§  la riduzione delle quantità massime approvvigionabili, da 500 MW a 200 MW per la Sicilia e da 500 MW a 400 MW per la Sardegna;

§  la fissazione di una valorizzazione annua del servizio pari a 170.000 euro/MW/anno, in luogo di un premio definito in esito alle procedure concorsuali definito dalla deliberazione ARG/elt 15/10 il cui valore massimo era pari a 300.000 euro/MW/anno - e la conseguente riduzione (da 20.000 a 11.300 euro) del valore sulla base del quale è calcolata la penale per coloro che recedono dal servizio.

 

L’articolo 3, comma 2, in esame (lettera b)), ha inoltre disposto che la struttura delle componenti tariffarie relative agli oneri generali di sistema, da applicare ai clienti connessi in alta e altissima tensione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, sia adeguata su tutto il territorio nazionale dall’Autorità in modo da rispecchiare la struttura degressiva della tariffa di rete per i servizi di trasmissione, distribuzione e misura, in vigore dal 2014.

La medesima norma prevede altresì che la rideterminazione degli oneri di sistema elettrico, di cui all'articolo 39, comma 3, del D.L. n. 83/2012, sia applicata esclusivamente agli oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili.

 

Come rileva l’AEEGSI nella sopra citata delibera 1/2016/R/eel l’attuazione di tale specifica previsione è collegata al procedimento di verifica della compatibilità delle misure in parola con le norme europee in materia di aiuti di Stato (cfr. Comunicazione della Commissione europea 2014/C 200/01 del 28 giugno 2014 “Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014- 2020”), tuttora in corso come rappresentato nella deliberazione 668/2015/R/eel.

 

L’articolo 39, comma 1, del decreto legge 83/12 ha previsto che con uno o più decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto col Ministro dello Sviluppo Economico, da emanare entro il 31 dicembre 2012, siano definite le imprese a forte consumo di energia.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico, ha adottato il decreto 5 aprile 2013, che definisce specifici requisiti e parametri per le imprese che registrano elevati consumi di energia elettrica, ai fini dell’attuazione di quanto previsto dall’articolo 39, comma 3, del decreto-legge 83/12.

Il Ministro dello Sviluppo Economico ha trasmesso, all’Autorità, una atto di indirizzo per l’attuazione del sopracitato articolo 39, del decreto legge 83/12 preordinato al riconoscimento delle agevolazioni sugli oneri generali di sistema per le imprese a forte consumo di energia elettrica, ed un secondo atto di indirizzo integrativo.

In seguito all’acquisizione degli indirizzi del Ministro dello Sviluppo Economico, l’AEEGSI, con la deliberazione 340/2013/R/eel, ha stabilito che, a partire dal 1 luglio 2013, le imprese a forte consumo di energia elettrica che ne abbiano titolo possano richiedere le agevolazioni loro spettanti.

Con la deliberazione 437/2013/R/eel, l’Autorità ha definito le modalità operative per la prima costituzione dell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico.

Con la deliberazione 467/2013/R/eel, l’Autorità ha definito le modalità di prima applicazione delle disposizioni del decreto 5 aprile 2013 in materia di agevolazioni relative agli oneri generali di sistema per le imprese a forte consumo di energia elettrica per il periodo di prima applicazione intercorrente dal 1 luglio 2013 al 31 dicembre 2014.

Sulla base della deliberazione 467/2013/R/eel, la Cassa ha reso disponibile un  portale ai fini della creazione dell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica con i dati del 2012 (dal 21 ottobre 2013 al 2 dicembre 2013) e con i dati del 2013 (dal 2 settembre al 31 ottobre 2014).

 

In ossequio alla normativa europea in materia di aiuti di Stato, le misure istitutive delle agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia elettrica sono state notificate dal Governo alla Commissione Europea in data 17 aprile 2014 e il relativo procedimento - alla data di gennaio 2016 - era ancora in corso.

In relazione al lungo protrarsi del sopra richiamato procedimento davanti alla Commissione europea, con la deliberazione 452/2015/R/eel, i termini fissati ai fini della pubblicazione dell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica nel 2014 e all’erogazione delle relative agevolazioni sono stati prorogati al 31 dicembre 2015. La Cassa ha messo a disposizione il portale per l’aggiornamento dell’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica per l’anno 2014, in due sessioni, fino al 31 ottobre 2015. Con la medesima deliberazione 452/2015/R/eel, l’Autorità si è riservata, altresì, di modificare i termini, nonché di provvedere a definire le agevolazioni sugli oneri generali di sistema da riconoscere alle imprese a forte consumo di energia elettrica per l’anno 2014, successivamente alla conclusione del procedimento di verifica da parte della Commissione europea.

 

Nel corso dell’anno 2015, in attesa delle determinazioni europee, ha continuato a trovare applicazione, da parte dei distributori, la disciplina che prevedeva per le imprese a forte di consumo di energia elettrica l’esonero dall’applicazione della componente tariffaria AE e l’esenzione totale delle componenti tariffarie A per i consumi mensili eccedenti gli 8 GWh in media tensione e i consumi mensili eccedenti i 12 GWh in alta e altissima tensione; ciò è stato applicato sulla base dell’ultimo elenco disponibile (relativo all’anno 2013). Peraltro, afferma l’AEEGSI, sulla base dei dati trasmessi dalla Cassa con la comunicazione dell’11 dicembre 2015, le stime degli oneri posti in capo al conto il Conto per la copertura delle agevolazioni riconosciute alle imprese a forte consumo di energia elettrica, alimentato dalla componente tariffaria AE ammontano a circa 1 miliardo di euro e tale importo, tenuto conto dei versamenti degli ultimi bimestri 2015 ancora da perfezionare, dovrebbe consentire di coprire i residui degli oneri necessari per le agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia elettrica di competenza del secondo semestre 2013 e l’intero ammontare degli oneri per gli anni 2014 e 2015, anche in considerazione di eventuali modifiche che potrebbero richiedersi in esito al procedimento di verifica da parte della Commissione europea.

Nondimeno, conclude l’AEEGSI, a partire dal 2015, le imprese a forte consumo di energia elettrica sono state escluse dalla riduzione delle bollette elettriche, applicata con la deliberazione 518/2014/R/eel, in attuazione dell’articolo 23 decreto legge 91/14 concernente la riduzione degli oneri generali per gli utenti forniti in bassa tensione con potenza disponibile superiore a 16,5 kW e in media tensione.

 

La deliberazione 668/2015/R/eel AEEGSI del 28 dicembre 2015 ha esteso la proroga dei termini per l'erogazione delle agevolazioni relative agli oneri generali di sistema per le imprese a forte consumo di energia elettrica e contiene altre disposizioni in materia di tali agevolazioni, tra cui la sospensione della componente tariffaria AE, in attesa della conclusione del procedimento di verifica, da parte della Commissione europea della compatibilità, delle medesime agevolazioni con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato.


 

Articolo 3, commi 2-bis e 2-ter
(Gara per l’affidamento del servizio
di distribuzione del gas naturale)

 

 

L’articolo 3, ai commi 2-bis e 2-ter, proroga i termini perentori per la pubblicazione dei bandi relativi alle gare uniche d’ambito per l’affidamento in concessione del servizio del gas naturale negli Ambiti territoriali minimi (ATEM). La proroga riguarda tutti gli ambiti (comma 2-bis). Si abroga poi la sanzione pecuniaria per le amministrazioni locali inadempienti già prevista dall’articolo 4, comma 5 del D.L. n. 69/2013 (comma 2-ter, lettera b)).

Inoltre, si dispone che l’intervento sostitutivo regionale (nel caso di inerzia dei Comuni) operi previa diffida ad adempiere entro il termine di sei mesi. In caso di inerzia regionale, interviene in via sostitutiva il Ministero dello Sviluppo economico. In entrambi i casi è nominato un commissario ad acta (comma 2-ter, lettera a) che novella il comma 2 dell’articolo 4 del D.L. n. 69/2013). Conseguentemente, si abroga la pregressa disciplina dell’intervento sostitutivo statale già contenuta nell’articolo 4, comma 4 del D.L. n. 69/2013 (comma 2-ter, lettera b)).

 

Nello specifico, il comma 2-bis dispone la proroga dei termini perentori per la pubblicazione dei bandi di gara rispettivamente di dodici mesi per gli ambiti del primo raggruppamento, di quattordici mesi per gli ambiti del secondo raggruppamento, di tredici mesi per gli ambiti del terzo, quarto e quinto raggruppamento, di nove mesi per gli ambiti del sesto e settimo raggruppamento e di cinque mesi per gli ambiti dell'ottavo raggruppamento.

La proroga opera in aggiunta alle proroghe per i diversi raggruppamenti vigenti al 28 febbraio 2016 (data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in esame).

 

Il successivo comma 2-ter modifica il comma 2 e abroga i commi 4 e 5 dell’articolo 4 del D.L. n. 69/2013, che disciplinavano rispettivamente il potere sostitutivo regionale, in caso di inerzia della stazione appaltante, e il potere sostitutivo statale, in caso di inerzia della Regione, nonché una forma di penalizzazione economica[18] per gli enti locali nei casi in cui gli stessi non avessero rispettato i termini per la scelta della stazione appaltante.

Si introduce in loro luogo una nuova previsione secondo la quale, scaduti i termini, la Regione competente sull'ambito territoriale assegna alle stazioni appaltanti ulteriori sei mesi per adempiere, decorsi i quali avvia la procedura di gara attraverso la nomina di un commissario ad acta. Trascorsi due mesi (e non più quattro mesi) dalla scadenza di tale termine senza che la Regione competente abbia proceduto alla nomina del commissario ad acta, il Ministro dello Sviluppo Economico dà avvio alla gara, nominando il commissario. L’importo eventualmente  anticipato  dai  gestori  uscenti per la copertura degli oneri di gara, è trasferito dalla stazione appaltante al commissario ad acta entro un mese dalla sua nomina, al netto dell’importo relativo agli esborsi precedentemente effettuati per la preparazione dei documenti di gara.

 

L’attività di distribuzione di gas naturale consiste nel trasporto di tale tipo di gas “attraverso reti di gasdotto locali per la consegna ai clienti” (art. 2, c. 1, lett. n), D.Lgs. n. 164/2000). Tale attività è espressamente qualificata dalla legge di servizio pubblico e viene svolta in regime di monopolio naturale. L’attività di distribuzione di gas naturale deve essere affidata “esclusivamente mediante gara per periodi non superiori a 12 anni e  i Comuni che affidano il servizio, anche in forma associata, svolgono attività di indirizzo, vigilanza, programmazione e controllo sulle attività di distribuzione, ed i loro rapporti con il gestore del servizio sono regolati da appositi contratti di servizio, i quali devono conformarsi al contratto tipo predisposto dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed approvato dal Ministero dello sviluppo economico (art. 14, c. 1, D.Lgs. n. 164/2000).

L'articolo 46-bis, comma 1, del D.L. n. 159/2007 ha demandato a successivi decreti ministeriali l'individuazione dei criteri di gara e di valutazione delle offerte e la determinazione degli Ambiti territoriali minimi (ATEM), secondo criteri di efficienza e riduzione dei costi[19].

Le gare per l’affidamento del servizio di distribu­zione di gas naturale devono, infatti, ai sensi del successivo art. 24, comma 4, del D.Lgs. n. 93/2011, essere effettuate, a decorrere dal 29 giugno 2011 (data di entrata in vigore del citato D.Lgs. n. 93/2011, unicamente per ambiti territoriali minimi (ATEM) di cui all’art. 46-bis del D.L. n. 159/2007.

In attuazione di quanto disposto con l’art. 46-bis, con D.M. 19 gennaio 2011 del Ministro dello sviluppo economico (G.U. n. 74 del 31 marzo 2011) sono stati individuati 177 ambiti territoriali minimi per lo svolgimento delle gare e l’affidamento del servizio di distribuzione di gas naturale. Con il successivo decreto del medesimo Ministro del 18 ottobre 2011 (G.U. n. 525 del 28 ottobre 2011) sono stati anche individuati i Comuni appartenenti a ciascun ambito territoriale.

Considerato che, come visto, la gara per la distribuzione di gas naturale deve svolgersi per ambiti territoriali e che gli ambiti predetti comprendono, di regola, una pluralità di comuni, si è reso necessario individuare il soggetto gestore della gara mede­sima, cioè la stazione appaltante.

Il D.M. 12 novembre 2011 n. 226, modificato in più punti dal recente D.M 20 maggio 2015 n. 106[20] ha definito i criteri di gara e di valutazione delle offerte per l'affidamento del servizio. La stazione appaltante, secondo le modalità definite dal citato D.M., può essere il comune capoluogo di provincia, una società di patrimonio delle reti oppure un comune capofila. La stazione appaltante deve predisporre e pubblicare il bando e il disciplinare di gara, attenendosi agli schemi allegati al medesimo Regolamento n. 226/2011.

L'articolo 3, comma 1, del D.M. n. 226/2011 ha inoltre previsto che, qualora la stazione appaltante non pubblichi il bando di gara entro specifici termini, la Regione con competenza sull'ambito, previa diffida ai soggetti inadempienti contenente un termine perentorio a provvedere, avvii la procedura di gara regionale ai sensi dell'articolo 14, comma 7, del D.Lgs. n. 164/2000, dunque anche attraverso la nomina di un commissario ad acta.

Come rileva l’AEEGSI, le gare per l’affidamento del servizio nei 177 ATEM, avrebbero dunque dovuto svolgersi - secondo i termini fissati dal D.M. - in un arco temporale di 3 anni a partire dal 2012, declinate in 8 raggruppamenti.

Le date limite individuate nel Regolamento gare sono state oggetto di diversi interventi di proroga, che non sempre hanno riguardato tutti i raggruppamenti, ma solo alcuni di essi.

Le proroghe sono intervenute a partire dal già citato D.L. n. 69/2013 (articolo 4, comma 3 e 3-bis), successivamente con l'articolo 1, comma 16 del D.L. n. 145/2013 (legge n. 9/2014) sui primi tre raggruppamenti, una terza ad opera dell'articolo 30-bis del D.L. n. 91/2014 (legge n. 116/2014) per gli ambiti dei primi sei raggruppamenti, ai fini dell'intervento sostitutivo della regione e delle penali previste dal già citato articolo 4, comma 5 del D.L. n. 145.

Da ultimo, l'articolo 3, comma 3-quater del D.L. n. 192/2014 (n. 11/2015), che ha fissato il termine al 31 dicembre 2015, ha previsto un'ulteriore proroga per la pubblicazione dei bandi di gara per il servizio di distribuzione gas (relativi al primo raggruppamento, con talune eccezioni). In particolare, l'articolo 3, comma 3-ter ha prorogato al 31 dicembre 2015 il termine oltre il quale si applica il prelievo del 20% delle somme spettanti agli enti locali a seguito della gara d'ambito, nei casi in cui gli Enti locali concedenti non abbiano rispettato i termini per la scelta della stazione appaltante (previsti dal regolamento di cui al DM 12 novembre 2011, n. 226) relativamente al primo e secondo raggruppamento.

Si ricorda, infine, che il D.Lgs. n. 93/2011 è intervenuto sul valore di rimborso delle reti esistenti (VIR) da riconoscere al gestore uscente, precisando che l'AEEGSI, limitatamente al primo periodo di esercizio delle concessioni assegnate per ambiti territoriali minimi, riconosce in tariffa al gestore entrante l'ammortamento della differenza tra il valore di rimborso e il valore delle immobilizzazioni nette, al netto dei contributi pubblici in conto capitale e dei contributi privati relativi ai cespiti di località (RAB).

Sul punto, il D.L. n. 145/2013, operando una modifica al D.Lgs. n. 164/2000 (articolo 1, comma 16, che ha modificato l'articolo 15, comma 5 del D.Lgs. 164/2000) ha inoltre previsto che, qualora il VIR risulti maggiore del 10% del valore della RAB, la stazione appaltante concedente trasmetta all’Autorità le valutazioni di dettaglio per verifica, prima della pubblicazione del bando di gara, al fine di tenere conto delle eventuali osservazioni dell’Autorità per la determinazione del valore di rimborso da inserire nel bando di gara.

Tramite specifiche linee guida approvate dal Ministero dello Sviluppo Economico con il decreto 22 maggio 2014, in conformità con il Regolamento n.226/2011, sono stati definiti i criteri e le modalità operative per la valutazione del rimborso degli impianti di distribuzione.

L’8 marzo 2016 l’AEEGSI ha adottato, all’indomani delle modifiche operate dal provvedimento in esame, una segnalazione al Governo e al Parlamento 86/2016/I/GAS, che fornisce un aggiornamento della situazione delle gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas per ambito territoriale minimo (ATEM) ponendo in rilievo alcune criticità che permangono e che possono costituire un ostacolo alla piena attuazione della riforma avviata dall'articolo 46-bis, del D.L. n. 159/2007.

L’Autorità rileva che il provvedimento in esame “produce un leggero miglioramento della distribuzione temporale delle scadenze previste per le pubblicazioni dei bandi di gara, ma non risolve in modo adeguato la criticità connessa alla elevata numerosità di gare contestuali o quasi contestuali, con una concentrazione notevole tra il secondo semestre 2016 e il primo semestre del 2017. L’AEEGSI propone dunque una serie di interventi di riforma della disciplina vigente.

 

Anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, riunione del 9 marzo 2016 ha deliberato di formulare una segnalazione al Parlamento circa le problematiche concorrenziali rilevate in materia di gare per il servizio di distribuzione del gas naturale, come da ultimo modificate dal D.L. n. 210/2015. In particolare nella segnalazione al Parlamento inviata l’11 marzo alle Camere, l’AGCM considera “negativamente le previsioni contenute nei commi 2-bis e 2-ter dell'art. 3 del D.L. decreto- n. 210/2015”, in quanto “comprendono una nuova consistente proroga dei termini per la pubblicazione dei bandi, che agisce peraltro retroattivamente anche per gli Atem per i quali i termini sono già scaduti, nonché l'eliminazione di alcune misure volte ad assicurare la perentorietà e cogenza dei termini di legge per la pubblicazione dei bandi di ciascun Atem, quali la previsione di una penalizzazione economica per i comuni degli Atem che non rispettano la scadenza per la pubblicazione del bando e l'immediata azionabilità del potere sostitutivo della Regione una volta decorso il termine di legge per la pubblicazione del bando, potere sostitutivo che oggi può  invece essere esercitato solo dopo ulteriori sei mesi”.


 

Articolo 3, comma 2-quater
(Formazione per gli istallatori di impianti a fonti rinnovabili)

 

 

Il comma 2-quater dell’articolo 3 – operando una novella all’articolo 15, comma 2 del D.Lgs. n. 28/2011 - differisce al 31 dicembre 2016 il termine, già scaduto il 31 dicembre 2013, entro il quale le regioni e le province autonome attivano un programma di formazione per gli installatori di impianti a fonti rinnovabili o procedono al riconoscimento di fornitori di formazione, dandone comunicazione al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Le regioni e province autonome possono riconoscere ai soggetti partecipanti ai corsi di formazione crediti formativi per i periodi di prestazione lavorativa e di collaborazione tecnica continuativa svolti presso imprese del settore.

 

Si ricorda che il 24 gennaio 2013 la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha approvato un documento (Delibera 13/008/CR10b/C9) che definisce lo standard formativo per l’attività di installazione e manutenzione straordinaria di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili ai sensi D.lgs. n. 28/2011, secondo i criteri di cui all'allegato 4 del medesimo D.Lgs. n. 28/2011.

I corsi di formazione devono essere erogati dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano direttamente o attraverso soggetti accreditati.

Il termine per l’attivazione da parte delle Regioni del programma di formazione (80 ore complessive) è stato fissato inizialmente al 31 dicembre 2012 e poi differito al 31 dicembre 2013 dall’articolo 17 del D.L. n. 63/2013 (legge n. 90/2013), che ha riformulato l’articolo 15, comma 1 e 2 del D.Lgs. n. 28/2011 e ne ha abrogato il comma 3.

 


 

Articolo 3, comma 2-quinquies
(Sostegno all’emittenza radiotelevisiva locale)

 

 

Il comma 2-quinquies dell’articolo 3 modifica una disposizione della legge di stabilità 2015 (legge n. 190/2014) relativa al finanziamento dell'emittenza radiotelevisiva locale, stabilendo che il finanziamento a regime previsto da tale norma serva anche a compensare anche le riduzioni di spesa relative all'anno 2015 e che esso dovrà essere erogato secondo i criteri e le procedure del nuovo Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, istituito poi dall’articolo 1, comma 160, lettera b), della legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015).

La norma novellata è il comma 194 della legge di stabilità 2015, che ha autorizzato la spesa di 20 milioni di euro annui, a decorrere dall'anno 2015, per il sostegno dell'emittenza radiotelevisiva locale, nonché per compensare le riduzioni di spesa nel settore, ammontanti a 80 milioni di euro nel 2014.

Il comma 160 della legge di stabilità 2016, con riferimento agli anni dal 2016 al 2018, ha riservato all’erario quote delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione destinandole tra l’altro (lett. b), al finanziamento, fino ad un importo massimo di 50 milioni di euro in ragione d'anno, di un Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, da istituire nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico

In materia si segnala che è stato pubblicato il bando per l'attribuzione dei contributi alle tv locali per l'anno 2015, secondo quanto previsto dall'articolo 1 decreto ministeriale 5 novembre 2004, n. 292. L'importo complessivo a disposizione per il 2015 è di 42.818.194 euro. Si ricorda che lo stanziamento annuale di competenza per le emittenti sia radio che televisive locali è iscritto nel bilancio dello Stato in Tabella n. 3 (Ministero dello Sviluppo economico) al cap. 3121.

 


 

Articolo 3-bis
(Scuola sperimentale di dottorato internazionale
Gran Sasso
Science Institute (GSSI)

 

 

L’articolo 3-bis proroga per un triennio (accademico) l’operatività della Scuola sperimentale di dottorato internazionale Gran Sasso Science Institute (GSSI), istituita sperimentalmente, a decorrere dall’a.a. 2013-2014, e per un triennio (accademico), dall’art. 31-bis del D.L. 5/2012 (L. 35/2012). A tal fine, novella la disposizione istitutiva.

Si segnala sin d’ora, peraltro, che le novelle così apportate all’art. 31-bis del D.L. 5/2012 sono state abrogate e soppresse dal co. 4 dell’art. 2 del D.L. 92/2016, in corso di esame al Senato (A.S. 2299), con il quale si dispone la stabilizzazione della Scuola. Lo stesso D.L. 92/2016 non prevede, invece, anche l’abrogazione dell’art. 3-bis in commento.

 

In base all’art. 31-bis del D.L. 5/2012, la Scuola GSSI - attivata dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) in via sperimentale per un triennio – ha lo scopo di attrarre competenze specialistiche di alto livello, mediante attività didattica post-laurea, nel campo delle scienze di base e dell’intermediazione fra ricerca e impresa (fisica, matematica e informatica, gestione dell’innovazione e dello sviluppo territoriale). In particolare, attiva corsi di dottorato di ricerca e attività di formazione post-dottorale.

Ai fini indicati, è stata autorizzata la spesa di € 12 mln per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015.

È stato, altresì, previsto che, allo scadere del triennio di sperimentazione, la Scuola poteva assumere carattere di stabilità, previo reperimento delle adeguate risorse finanziarie, con apposito provvedimento legislativo; a tal fine, sono stati previsti come elementi necessari la valutazione dei risultati conseguiti, operata dall'ANVUR, e un decreto di riconoscimento e approvazione da parte del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

 

Per il finanziamento delle attività della Scuola GSSI nel nuovo triennio, l’art. 3-bis autorizza la spesa di € 3 mln per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, che integra le risorse assegnate con delibera CIPE n. 76 del 6 agosto 2015 (€ 18 mln per il triennio 2016-2018).

La medesima delibera, peraltro, ha previsto che il mancato conseguimento entro il 31 marzo 2016 delle condizioni normative abilitanti l’adozione del decreto di riconoscimento e approvazione del Ministro avrebbe comportato la rimodulazione, da parte del CIPE, delle risorse assegnate.

 

Per la copertura degli oneri, l’art. 3-bis prevede che si provvede, per ciascun anno, quanto a € 2 mln, mediante corrispondente riduzione delle risorse relative al Fondo di finanziamento ordinario delle università (cap. 1694, MIUR) e, quanto a € 1 mln, mediante corrispondente riduzione del Fondo per il finanziamento degli enti di ricerca finanziati dal MIUR (cap. 7236, MIUR).

Al riguardo si ricorda che l’art. 4 del DM 10 agosto 2015, n. 599, recante il riparto del Fondo ordinario per gli enti di ricerca finanziati dal MIUR per il 2015, aveva previsto l’assegnazione all’INFN di € 2 mln per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, al fine di assicurare il finanziamento della Scuola GSSI, quale quota di cofinanziamento dell’assegnazione finanziaria del CIPE.

 

Infine, prevede che, allo scadere del nuovo triennio, la Scuola potrà assumere carattere di stabilità, al verificarsi delle condizioni sopra ricordate.

 

Come ante anticipato, l’art. 4 del D.L. 92/2016, in corso di esame al Senato (A.S. 2299), abrogando e sopprimendo le novità introdotte con l’art. 3-bis in commento, ha fissato in € 3 mln a decorrere dal 2016 il finanziamento necessario per la stabilizzazione e la prosecuzione delle attività della Scuola GSSI - sempre ad integrazione delle risorse assegnate con delibera CIPE 76/2015 –, disponendo che lo stesso finanziamento sarà reso disponibile a seguito del decreto ministeriale con il quale la stessa Scuola assumerà carattere di stabilità come Istituto universitario ad ordinamento speciale. Per la copertura dei relativi oneri, l’art. 3 dello stesso D.L. ha confermato quanto previsto dall’art. 3-bis in commento.


 

Articolo 4, comma 1
(Poteri sostitutivi del prefetto in caso di mancata
approvazione del bilancio degli enti locali)

 

 

Il comma 1 dell'articolo 4 proroga per l'anno 2016 l'applicazione della procedura che attribuisce al prefetto i poteri di impulso e sostitutivi (prima spettanti al soppresso Comitato regionale di controllo) relativi alla nomina del commissario ad acta incaricato di predisporre lo schema del bilancio di previsione degli enti locali, ovvero di provvedere all'approvazione del bilancio stesso, in caso di inadempimento dell'ente locale agli obblighi fondamentali di approvazione del bilancio di previsione e dei provvedimenti necessari al riequilibrio di bilancio.

 

In particolare, la proroga riguarda l’applicazione delle procedure previste dall’articolo 1, comma 1-bis, del D.L. n. 314/2004[21], concernenti lo scioglimento dei consigli degli enti locali per mancata approvazione del bilancio nei termini previsti, ai sensi dell’articolo 141, comma 1, lettera c) del TUEL[22], e per l’attribuzione al Prefetto dei relativi poteri sostitutivi ai fini dell’approvazione del bilancio di previsione medesimo e della verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio.

Tale disciplina, si ricorda, è stata introdotta per la prima volta nel 2002 con l’articolo 1 del D.L. n. 13/2002, in via transitoria, in quanto diretta a colmare il vuoto normativo determinatosi a seguito della riforma costituzionale del 2001.

A seguito della cessazione dei CO.RE.CO. (Comitati regionali di controllo), ed in assenza di una apposita disposizione transitoria, era sorto, infatti, il problema di quale organo fosse legittimato a nominare i commissari ad acta che devono redigere o approvare un documento contabile essenziale per regolare la vita amministrativa dell’ente[23].

Tale normativa transitoria è stata confermata nell’anno successivo e poi estesa anche ai casi di mancata adozione dei provvedimenti di riequilibrio di bilancio, con l’articolo 1, comma 1-bis, del D.L. n. 314/2004.

Tale ultima disposizione è stata annualmente prorogata, da ultimo al 2015, dall’articolo 4, comma 1, del D.L. 192/2014 (proroga termini).

 

La procedura richiamata prevede che, trascorso il termine entro il quale il bilancio di previsione dell’ente locale deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, il Prefetto nomina un commissario affinché predisponga d'ufficio lo schema di bilancio per sottoporlo al consiglio[24].

In tale caso, e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, il Prefetto assegna al consiglio un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente e inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.

Fermo restando che spetta agli statuti degli enti locali disciplinare le modalità di nomina del commissario per la predisposizione dello schema e per l'approvazione del bilancio non oltre il termine di 50 giorni dalla scadenza di quello prescritto per l'approvazione del bilancio stesso, nell'ipotesi di cui all'articolo 141, comma 2, del TUEL, alla predetta nomina provvede il prefetto nei soli casi in cui lo statuto dell'ente non preveda diversamente.

 

Si ricorda, infine, che con il D.L. n. 174/2012 (articolo 3, comma 1, lettera l) l’applicazione della procedura in questione è stata estesa anche alle ipotesi di mancata approvazione del rendiconto di gestione entro i termini previsti dal TUEL (articolo 227, comma 2-bis, del TUEL).


 

Articolo 4, comma 1-bis
(Utilizzo delle risorse derivanti da operazioni di rinegoziazione
di mutui e dal riacquisto dei titoli obbligazionari)

 

 

Il comma 1-bis dell’articolo 4 proroga per l'anno 2016 la norma del D.L. 78/2015 (articolo 7, comma 2) che consente agli enti territoriali di utilizzare le risorse derivanti da operazioni di rinegoziazione di mutui nonché dal riacquisto dei titoli obbligazionari emessi senza vincoli di destinazione.

A tal fine, la disposizione in esame riformula il citato articolo 7, comma 2, del D.L. n. 78 del 2015, che attribuiva agli enti locali tale facoltà limitatamente all’anno 2015.

 

I commi 1 e 2 dell'articolo 7 del D.L. n. 78/2015 contengono disposizioni in materia di mutui degli enti locali, finalizzate da un lato a favorire l'accesso alle operazioni di rinegoziazione promosse dalla della Cassa depositi e prestiti e, dall'altro, a garantire una maggiore flessibilità nell'utilizzo dei risparmi derivanti dalla rinegoziazione.

In particolare, l’eliminazione del vincolo di destinazione disposto dal comma 2 consente agli enti locali, eccezionalmente e solo per il 2015, di utilizzare le risorse che si liberano dalla rinegoziazione dei mutui anche per operazioni di copertura delle spese correnti, senza vincolarle necessariamente al finanziamento della spesa in conto capitale o all’estinzione di mutui.

I risparmi di linea capitale infatti, pur in assenza di disposizioni restrittive espresse in tal senso, a differenza di quelli sulla linea interessi, dovrebbero essere destinati esclusivamente alla riduzione del debito o a nuovi investimenti.

Sul punto, si ricorda che diversi pronunciamenti della Magistratura contabile hanno indicato obblighi di utilizzo dei risparmi in questione a riduzione del debito, delineando una prassi non modificabile se non per via normativa.

 

Con riferimento al tema dei vincoli di destinazione dei proventi da rinegoziazione delle posizioni debitorie, prima dell’entrata in vigore della disciplina di cui al citato articolo 7, comma 2, del D.L. n. 78/2015 era intervenuta in tal senso l’interpretazione, sostenuta dalla Cassa depositi e prestiti (si veda in proposito la circolare n. 1283 del 28 aprile 2015, richiamata anche da una nota congiunta dell’11 maggio 2015 sottoscritta dal Direttore generale della CdP e dal Segretario generale dell’Anci), secondo cui le economie derivanti dal minore esborso annuale in linea capitale (conseguenti alla rinegoziazione dei mutui) devono essere destinate dagli enti locali alla copertura di spese di investimento o alla riduzione del debito.

Gli eventuali risparmi in linea interessi non sono invece soggetti ad alcun vincolo e, pertanto, possono essere destinati alla spesa corrente. Analoga interpretazione è stata altresì condivisa in più occasioni dalla Corte dei Conti, che ne ha rilevato la coerenza con i principi di sana gestione finanziaria.


 

Articolo 4, comma 1-ter e 1-quater
(Rendiconti dei partiti politici)

 

 

Il comma 1-ter proroga al 15 giugno 2016 - relativamente ai soli esercizi degli anni 2013 e 2014 - il termine, fissato dalla legge n. 96 del 2012 al 15 giugno di ogni anno, entro cui i rappresentanti legali o i tesorieri dei partiti politici devono trasmettere alla Commissione di garanzia il rendiconto ed i relativi allegati unitamente al giudizio espresso dalla società di revisione sul rendiconto ed il verbale di approvazione dello stesso.

 

I partiti sono tenuti a presentare il rendiconto di esercizio in tutti i seguenti casi:

§  hanno ottenuto dopo l'entrata in vigore della L. 96/2012 almeno un eletto nei Parlamenti nazionale o europeo o nei Consigli regionali, singolarmente o in forma aggregata (art. 9, co. 4, secondo e quarto periodo, L. 6 luglio 2012, n. 96);

§  hanno conseguito almeno il 2% dei voti validi alle elezioni della Camera del 2013, singolarmente o in forma aggregata (art. 9, co. 4, secondo e quarto periodo, L. 6 luglio 2012, n. 96);

§  sono iscritti nel registro di cui all'art. del 4 D.L. 149/2013 (art. 8, co. 2, DL 149/2013);

§  hanno fruito dei benefici (2 per mille e detrazioni fiscali) di cui al D.L. 149/2013 (art. 8, co. 9, DL 149/2013);

§  hanno percepito nel 2014 contributi pubblici (art. 9, co. 21, L. 6 luglio 2012, n. 96; il comma è abrogato dall’art. 14, comma 3, del D.L. 149/2013, ma solo con effetto a partire dalla definitiva soppressione dei contributi pubblici ai partiti, ossia a partire dal 2017);

§  hanno percepito nel 2013 o nel 2014 l'ultima rata di contributi pubblici (art. 9, co. 21, L. 6 luglio 2012, n. 96).

 

È stabilito inoltre (comma 1-quater) che, ai partiti e ai movimenti politici che non ottemperano all'obbligo di trasmissione di tali atti nei termini previsti (quindi entro il 15 giugno di ogni anno) o in quelli eventualmente prorogati da norme di legge (il 15 giugno 2016 per gli esercizi riferiti agli anni 2013 e 2014), la Commissione applica la sanzione amministrativa di euro 200.000.

 

Attualmente, in caso di inottemperanza alle disposizioni relative alla certificazione esterna dei rendiconti dei partiti o dell'obbligo di presentare il rendiconto e i relativi allegati o il verbale di approvazione del rendiconto da parte del competente organo interno, qualora l'inottemperanza non venga sanata entro i termini, la Commissione dispone, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data della contestazione, la cancellazione del partito dal registro dei partiti politici (articoli 7 e 8 D.L. 149/2013).

La Commissione applica, quale sanzione amministrativa pecuniaria, la decurtazione di una quota delle somme spettanti dalla destinazione volontaria del 2 per mille dell'IRPEF ai partiti che:

§  non abbiano rispettato gli obblighi per la redazione dei rendiconti;

§  abbiano omesso la pubblicazione nel proprio sito internet dei documenti previsti dalla legge;

§  abbiano omesso dati o abbiano dichiarato dati difformi rispetto alle scritture e ai documenti contabili;

§  non abbiano rappresentato una o più voci del rendiconto in conformità al modello di cui all'allegato A alla legge 2 gennaio 1997, n. 2;

§  abbiano omesso di indicare, in tutto o in parte, le informazioni previste dagli allegati B e C alla legge 2 gennaio 1997, n. 2, o non le abbiano rappresentate in forma corretta o veritiera, nella relazione sulla gestione e nella nota integrativa.

 

 

Le suddette sanzioni non possono eccedere i due terzi delle somme spettanti destinazione volontaria del 2 per mille dell'IRPEF; nell'applicazione delle sanzioni, la Commissione tiene conto della gravità delle irregolarità commesse e ne indica i motivi.

Si ricorda inoltre che la legge 175/2015 ha introdotto una disciplina specifica per gli anni 2013 e 2014 sulle modalità di controllo dei bilanci dei partiti, in virtù della quale non si applica, per quegli anni, la verifica della conformità delle spese effettivamente sostenute e delle entrate percepite alla documentazione prodotta a prova delle stesse, considerato che da parte della Commissione di garanzia non è stato possibile effettuare tale verifica in quell'arco temporale.


 

Articolo 4, comma 2
(Adeguamento della normativa antincendi nelle strutture scolastiche)

 

 

Il comma 2 dell’articolo 4 stabilisce che l'adeguamento delle strutture adibite a servizi scolastici alle vigenti disposizioni legislative e regolamentari in materia di prevenzione degli incendi venga completato entro sei mesi dalla data di adozione del decreto ministeriale previsto dall’art. 10-bis del D.L. n. 104/2013 (a tutt’oggi non ancora emanato) e comunque non oltre il 31 dicembre 2016.

 

L’articolo 10-bis del D.L. 104/2013 ha fissato il termine del 31 dicembre 2015 per l’attuazione delle vigenti disposizioni legislative e regolamentari in materia di prevenzione degli incendi per l'edilizia scolastica. Per tale finalità lo stesso articolo ha previsto l’emanazione di un decreto del Ministro dell'interno (da emanare entro il 12 maggio 2014, ma a tutt’oggi non ancora emanato) finalizzato alla definizione e articolazione (con scadenze differenziate e tenendo conto della normativa sulla costituzione delle classi) delle prescrizioni per l'attuazione.

Le principali disposizioni vigenti in materia di prevenzione degli incendi nelle scuole sono contenute nel D.M. 26 agosto 1992 (recante “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”).

Si ricorda altresì che il D.P.R. 151/2011 (“Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi”) individua le attività soggette ai controlli di prevenzione degli incendi e disciplina, per il deposito dei progetti, per l'esame dei progetti, per le visite tecniche, per l'approvazione di deroghe a specifiche normative, la verifica delle condizioni di sicurezza antincendio che, in base alla vigente normativa, sono attribuite alla competenza del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Rientrano nel campo di applicazione di tale regolamento, in quanto indicati al punto 67 dell’allegato I al regolamento medesimo, le “scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, accademie con oltre 100 persone presenti”, nonché gli “asili nido con oltre 30 persone presenti”.


 

Articolo 4, comma 2-bis
(Adeguamento della normativa antincendi nelle
strutture turistico alberghiere)

 

 

L'articolo 4, comma 2-bis, differisce al 31 dicembre 2016 il termine per l'adeguamento alla normativa antincendio delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto:

§  esistenti alla data di entrata in vigore del D.M. 9 aprile 1994 (che ha approvato la regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l'esercizio delle attività ricettive turistico-alberghiere);

§  e in possesso dei requisiti per l'ammissione al piano straordinario biennale di adeguamento antincendio, approvato con D.M. interno 16 marzo 2012.

 

Il termine che viene differito dal comma in esame, scaduto il 31 ottobre 2015, è la risultante di una serie di proroghe succedutesi negli anni, l'ultima delle quali operata dall'art. 4, comma 2, del D.L. 192/2014.

Si ricorda che il punto 21.2 del D.M. 9 aprile 1994, con cui è stata approvata la regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l'esercizio delle attività ricettive turistico-alberghiere, ha previsto l’adeguamento delle attività ricettive esistenti, alle nuove disposizioni dettate dalla regola tecnica, entro otto anni “per l'adeguamento, all'interno delle camere per ospiti, dei materiali di rivestimento, dei tendaggi e dei materassi” alla prescrizioni dettate dalla regola tecnica in materia di reazione al fuoco dei materiali. Per le altre prescrizioni (ad eccezione di quelle di carattere gestionale, per le quali veniva fissato un termine di 2 anni per l’adeguamento) il termine previsto era invece il 31 dicembre 1999. L’art. 3-bis del D.L. 411/2001 ha prorogato il previsto termine di 8 anni e quello del 31 dicembre 1999 fino al 31 dicembre 2004. Il termine è poi stato ulteriormente prorogato e poi differito al 31 dicembre 2013 dall’art. 15, comma 7, del D.L. 216/2011. L’art. 11 del D.L. 150/2013 ha prorogato tale termine al 31 dicembre 2014 e, come anticipato, l’art. 4, comma 2, del D.L. 192/2014, ne ha successivamente disposto la proroga fino al 31 ottobre 2015.

La limitazione della proroga alle sole strutture ammesse, a domanda, al piano straordinario biennale di adeguamento antincendio, poi successivamente approvato con il D.M. interno 16 marzo 2012, è stata introdotta dal citato comma 7 dell’art. 15 del D.L. 216/2011. L’art. 11 del D.L. 150/2013 ha precisato, nel prorogare il termine, che il possesso dei requisiti per l’ammissione al piano citato deve verificarsi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del medesimo decreto-legge.

Il comma 8 dell’art. 15 del D.L. 216/2011 ha previsto l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 4 del D.P.R. 151/2011 (provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi dalla stessa prodotti) in caso di:

§  omessa presentazione dell'istanza;

§  mancata ammissione al piano straordinario;

§  mancato completamento dell’adeguamento antincendio al 31 dicembre 2013.

La relazione illustrativa al ddl di conversione del D.L. 216/2011 ha rilevato che tale adeguamento, se non sostenuto da mirati interventi, rischia di compromettere l’esercizio di numerose attività (circa 14 mila strutture) in un settore di assoluto rilievo per il Paese. La relazione ha anche ricordato la procedura di infrazione per il non corretto recepimento della direttiva 89/391/CE, avviata il 29 settembre 2011 dalla Commissione europea che, tra l’altro, ha censurato le proroghe che si susseguono ormai dal 2001 e che stanno procrastinando all’infinito l’applicazione delle disposizioni di sicurezza antincendio.

La medesima relazione illustrativa ha altresì rilevato che l’applicazione del D.P.R. 151/2011 di semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, introducendo il sistema della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) e connesse verifiche in tempi stretti, rischia di determinare ulteriori difficoltà nell’adeguamento antincendio con chiusura di numerosissime attività. Di qui la necessità di pervenire ad una soluzione “ponte”, individuata nel piano straordinario, che accompagni, con la gradualità necessaria, le strutture verso il vigente regime di semplificazione antincendio per tutti gli adempimenti relativi ai successivi rinnovi e alle verifiche periodiche.

Nella lettera di messa in mora del 30 settembre 2011 - con cui è stato dato  avvio alla procedura di infrazione n. 2010/4227 per non corretto recepimento della direttiva 89/391/CEE in materia di sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro - la Commissione europea ha avanzato rilievi su sei inosservanze della direttiva da parte della normativa nazionale. Uno dei punti in questione riguardava la proroga dei termini per l'adeguamento alle disposizioni di prevenzione degli incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto esistenti in data 9 aprile 1994.

Nella successiva lettera di novembre 2012 - con cui la procedura di infrazione ha raggiunto la fase di parere motivato - la Commissione europea ha dichiarato di ritenere soddisfacenti le spiegazioni fornite dalla autorità italiane in merito a quattro dei sei punti sollevati, tra i quali anche quello relativo alla citata proroga. Sull'argomento, le autorità italiane hanno informato la Commissione europea dell'adozione del DPR n. 151 del 1° agosto 2011. Secondo la Commissione europea, l'analisi di questo DPR unitamente  all'analisi della legge 14/2012 e del decreto ministeriale adottato il  16 marzo 2012, indica che le strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti-letto esistenti in data 9 aprile 1994, devono rispettare le disposizioni minime in materia di prevenzione degli incendi conformemente alla direttiva 89/391/CE.

In ogni caso, una volta risolte anche le due questioni pendenti (deresponsabilizzazione del datore di lavoro in caso di delega o subdelega (violazione dell'articolo 5 della direttiva) e proroga dei termini prescritti per la redazione di un documento di valutazione dei rischi (violazione dell'articolo 9) la procedura è stata archiviata a marzo 2015."

Si ricorda, infine, che l’art. 11, comma 2, del D.L. 150/2013 ha previsto l’emanazione, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del medesimo decreto-legge, di un D.M. interno finalizzato all’aggiornamento e alla semplificazione (in particolare per le strutture ricettive turistico-alberghiere fino a 50 posti letto) delle disposizioni della regola tecnica approvata con D.M. 9 aprile 1994.

In attuazione di tale disposizione è stato emanato il D.M. interno 14 luglio 2015, recante “Disposizioni di prevenzione incendi per le attività ricettive turistico-alberghiere con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 50”, pubblicato nella G.U. 24 luglio 2015, n. 170.

Articolo 4, comma 3
(Utilizzo delle dichiarazioni sostitutive
da parte dei cittadini stranieri)

 

 

L’articolo 4, comma 3, proroga dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016 il termine per l’acquisto dell’efficacia delle disposizioni che consentono anche ai cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea, purché regolarmente soggiornanti in Italia, di utilizzare dichiarazioni sostitutive (le cosiddette autocertificazioni) limitatamente agli stati, alle qualità personali e ai fatti certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici italiani (art. 3, comma 2, TU in materia di documentazione amministrativa, D.P.R. 445/2000; art. 2, comma 1, regolamento di attuazione del TU immigrazione, D.P.R. 394/1999).

A tal fine viene modificato l’articolo 17, comma 4-quater, del D.L. 5/2012.

Il termine per l’acquisto dell’efficacia delle disposizioni sull’autocertificazione da parte degli stranieri, originariamente fissato al 1° gennaio 2013 dal citato D.L. 5/2012, era stato prorogato al 30 giugno 2014 dal D.L. 150/2013, al 30 giugno 2015 dal D.L. 119/2014 e al 31 dicembre 2015 dal D.L. 192/2014.

 

Questo ulteriore differimento è motivato dalla mancata adozione del decreto del Ministro dell’interno che, ai sensi dell’articolo 15, comma 4-quinques, D.L. 5/2012, deve individuare le modalità per l'acquisizione d'ufficio dei certificati del casellario giudiziale italiano, delle iscrizioni relative ai procedimenti penali in corso sul territorio nazionale, dei dati anagrafici e di stato civile, delle certificazioni concernenti l'iscrizione nelle liste di collocamento del lavoratore licenziato, dimesso o invalido, di quelle necessarie per il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio nonché le misure idonee a garantire la celerità nell'acquisizione della documentazione. La mancata adozione è dovuta al protrarsi dei lavori avviati tra le amministrazioni competenti (Giustizia, Lavoro e Istruzione) per individuare le modalità di dialogo tra le banche dati da esse detenute.


 

Articolo 4, comma 4
(Esercizio obbligatorio in forma associata di
funzioni comunali e fusioni di comuni)

 

 

L’articolo 4, comma 4, proroga al 31 dicembre 2016 i termini - individuati dall’articolo 14, comma 31-ter, del D.L. 78/2010 – entro i quali diventa obbligatoria la gestione in forma associata delle funzioni fondamentali dei piccoli comuni.

Inoltre, si prevede che i comuni istituiti per fusione entro il 1° gennaio 2016, sono esonerati per il 2016 dall'obbligo del rispetto delle nuove regole di finanza pubblica stabilite dalla legge di stabilità 2016 (art. 1, commi 709-734, L. 208/2015), che richiedono agli enti territoriali il conseguimento di un saldo finanziario non negativo, in termini di competenza.

 

Con riferimento alla gestione associata delle funzioni fondamentali, i termini oggetto di differimento – per i quali erano previste scadenze differenti in relazione al numero di funzioni svolte in forma associata – sono quelli entro i quali i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti (ovvero fino a 3.000 abitanti se appartengono o sono appartenuti a comunità montane), sono tenuti ad esercitare obbligatoriamente in forma associata, mediante unione di comuni o convenzione, le funzioni fondamentali (art. 14, comma 28, D.L. n. 78/2010). Sono esclusi i comuni il cui territorio coincide integralmente con quello di una o di più isole e il comune di Campione d’Italia.

 

Il termine per l’esercizio in forma associata di tutte le funzioni fondamentali dei comuni in questione era stato fissato al 1° gennaio 2014 dal D.L. 95/2012 (art. 19, comma 1, lett. e) che ha sostituito l'originario comma 31 dell’art. 14 del D.L. 78/2010 con i commi 31, 31-bis, 31-ter e 31-quater dell’articolo 14 del D.L. 78/2010. Il termine è stato prorogato una prima volta al 31 dicembre 2014 dall'art. 1, comma 530, della L. 147/2013 (che ha sostituito l'originaria lettera b) dell’art. 14, comma 31-ter con le attuali lettere b) e b-bis) e successivamente al 31 dicembre 2015 dal D.L. 192/2014 (art. 4, comma 6-bis) e, con la disposizione in commento, al 31 dicembre 2016.

 

Le funzioni fondamentali dei comuni sono così individuate dall’articolo 14, comma 27, del D.L. n. 78/2010:

§  organizzazione generale dell'amministrazione, gestione finanziaria e contabile e controllo;

§  organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale (compreso il trasporto pubblico comunale);

§  catasto, ad eccezione delle funzioni statali;

§  pianificazione urbanistica ed edilizia e partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale;

§  pianificazione di protezione civile e di coordinamento dei primi soccorsi;

§  raccolta, avvio e smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e la riscossione dei relativi tributi;

§  progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle relative prestazioni ai cittadini;

§  edilizia scolastica per la parte non attribuita alla competenza delle province, organizzazione e gestione dei servizi scolastici;

§  polizia municipale e polizia amministrativa locale;

§  tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di servizi anagrafici nonché in materia di servizi elettorali, nell'esercizio delle funzioni di competenza statale (questa funzione è esclusa tra quelle da esercitare obbligatoriamente in forma associata);

§  servizi in materia statistica.

 

I termini previgenti entro i quali i comuni erano tenuti ad assicurare l’esercizio in forma associata erano i seguenti (art. 14, co. 31-ter, D.L. n. 78/2010):

§  1° gennaio 2013 con riguardo ad almeno tre delle funzioni fondamentali (lett. a);

§  30 settembre 2014, con riguardo ad ulteriori tre delle funzioni fondamentali (lett. b);

§  31 dicembre 2014 – termine in precedenza fissato al 1° gennaio 2014 (originaria lett. b) e più volte oggetto di proroga - al complesso delle funzioni (lett. b-bis).

 

Si ricorda che, nel caso di decorso dei termini in questione, il prefetto assegna agli enti inadempienti un termine perentorio entro il quale provvedere. Decorso inutilmente detto termine, viene esercitato il potere sostitutivo dello Stato (art. 14, co. 31-quater, D.L. n. 78/2010), con riguardo alle restanti funzioni fondamentali.

 

La I Commissione della Camera dei deputati ha svolto, nei mesi di novembre e dicembre 2015, un’indagine conoscitiva sulla gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali per approfondire le diverse questioni che attengono a tale tematica e con la finalità, tra le altre, di comprendere quali difficoltà stanno incontrando gli enti nell'ottemperanza all’obbligo di esercizio associato di funzioni e quali correttivi sia possibile prevedere per sostenerli nella fase di riordino.

Nel corso dell’indagine è stato ricordato come (al dicembre 2015) le unioni di comuni sono 450 e coinvolgono 2.401 comuni, pari al 29,83 per cento dei comuni italiani, con una popolazione residente pari a 9 milioni e 981 mila abitanti. Di queste circa il 50 per cento sono unioni «di necessità» (ossia obbligate per legge). Le regioni maggiormente interessate sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sicilia.

 

Il comma 4 dispone, altresì, al secondo periodo, per i comuni istituiti a seguito di processi di fusione previsti dalla legislazione vigente (enti derivanti da fusione per unione o gli enti incorporanti a seguito di fusione per incorporazione), che hanno concluso tali processi entro il 1° gennaio 2016, che l'obbligo del rispetto delle nuove regole di finanza pubblica decorre dal 1° gennaio 2017.

Si tratta delle nuove regole stabilite dalla legge di stabilità 2016 (art. 1, co. 709-734, L. 208/2015), cui sono assoggettati gli enti territoriali, ai fini del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. Agli enti territoriali viene richiesto, a tal fine, di conseguire un saldo finanziario non negativo, in termini di competenza, tra le entrate e le spese finali.

Per la copertura degli oneri finanziari derivanti dall’esclusione di tali enti dai vincoli finanziari di bilancio, computati pari a 10,6 milioni per il 2016, si utilizzano le disponibilità del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti da legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali.

 


 

Articolo 4, comma 5
(Mantenimento delle contabilità speciali delle province
di Monza-Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani)

 

 

Il comma 5 dell'articolo 4 proroga di un anno, al 31 dicembre 2016 il termine per l'utilizzo delle risorse disponibili sulle contabilità speciali intestate alle tre province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani, al fine di consentire l'adempimento delle obbligazioni assunte su tali risorse per gli interventi autorizzati dalle leggi istitutive delle province medesime, nonché di agevolare il flusso dei pagamenti in favore delle imprese, secondo quanto previsto dall'articolo 41-bis del D.L. n. 66/2014.

In particolare, la proroga riguarda l’utilizzo delle risorse finanziarie, recate appunto dalle leggi che hanno istituito le suddette province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani (leggi n. 146, 147 e 148 del 2004[25]), destinate alla costituzione degli uffici periferici dell’amministrazione dello Stato ed assegnate alle contabilità speciali istituite presso il commissario di ciascuna provincia e poi trasferite ai prefetti incaricati di completare gli interventi.

Con il comma in esame si viene a prorogare di un ulteriore anno un termine già più volte prorogato da una serie di interventi normativi che si sono susseguiti nel corso del tempo, ad iniziare dall’articolo 4-bis del decreto-legge n. 97/2008. Da ultimo, il termine era stato fissato al 31 dicembre 2015 dall'articolo 4, comma 3, del D.L. n. 192/2014 (proroga termini).

 

In particolare, l’articolo 41-bis del D.L. n. 66/2014, richiamato dalla norma, ha autorizzato la proroga al 31 dicembre 2014 dell’utilizzo delle risorse disponibili sulle contabilità speciali di ciascuna delle tre province indicate, al fine di consentire l’adempimento delle obbligazioni assunte sulle risorse stanziate dalle suddette leggi per le nuove province dalle stesse istituite nonché di agevolare il flusso dei pagamenti in favore delle imprese, facendo seguito a numerosi altri interventi precedenti che hanno via via allungato i termini per il mantenimento delle predette risorse sulle rispettive contabilità speciali. Tale termine era stato poi prorogato al 31 dicembre 2015 dall'articolo 4, comma 3, del D.L. n. 192/2014 (proroga termini).

 

L’articolo 41-bis richiamato prevede, inoltre, al comma 2, che le somme rimaste non utilizzate allo scadere del termine previsto costituiranno economie di spesa, con conseguente versamento delle stesse allo stato di previsione dell’entrata del bilancio dello Stato. La relazione tecnica alla norma in esame precisa che le eventuali risorse che rimarranno disponibili al termine dell’anno 2016 costituiranno economia di spesa e saranno versate sul cap. 3560 – Conto entrate eventuali diverse del Ministero dell’Interno – dello stato di previsione dell’Entrata.

La relazione illustrativa fornisce l’entità delle somme accreditate nelle suddette contabilità speciali (pari ad euro 35.003.173,06).

 

La medesima relazione precisa che il loro utilizzo è stato possibile solo dopo la conclusione dell’iter procedimentale relativo all'approvazione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di rimodulazione e di integrazione del piano finanziario, che si è rivelato piuttosto complesso e ha richiesto una lunga elaborazione, concludendosi soltanto il 3 dicembre 2013.  Tale situazione, ritardando l'avvio delle attività previste, non ha consentito il completamento degli interventi integrativi programmati entro l'esercizio finanziario 2015, considerati sia i tempi tecnici necessari per l'ultimazione dei lavori che l'esigenza di rispettare i tempi previsti dall'attuale normativa sugli appalti pubblici in merito agli adempimenti amministrativi propedeutici alla stipula e alla gestione dei contratti e alla fase di pagamento.  In particolare, per quanto riguarda il completamento dell'istituenda questura di Fermo, l'aggiudicazione della relativa gara è avvenuta solo nel mese di ottobre 2015, con la conseguente impossibilità di ultimare le opere previste entro il 31 dicembre 2015.  In merito alla ristrutturazione della sede della questura di Barletta-Andria-Trani, invece, la relativa gara è in fase di aggiudicazione e i lavori previsti presentano tempi di realizzazione che richiederanno interventi per l'anno 2016.  La disposizione consente ai prefetti, titolari delle predette contabilità speciali, di utilizzare le risorse a disposizione oltre il termine del 31 dicembre 2015, evitando che le medesime, alla chiusura dell'esercizio in corso, costituiscano economia di bilancio, cosa che impedirebbe, di fatto, la realizzazione delle attività previste dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2013.

 

Si ricorda che con le già citate leggi n. 146, 147 e 148 del 2004 sono state istituite tre nuove province: Monza e Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani.

Nelle tre leggi istitutive, con formulazione identica (art. 4, commi 1 e 2, L. 146/2004; art. 5, commi 1 e 2, L. 147/2004; art. 4, commi 1 e 2, L. 148/2004), si è disposto in ordine all’adozione (con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro dell'interno) dei provvedimenti necessari per l'istituzione nelle nuove province degli uffici periferici dello Stato, fissandosi un termine minimo ed uno massimo entro i quali dovevano essere emanati i provvedimenti di costituzione degli uffici periferici dello Stato: non prima di trentaquattro mesi (30 aprile 2007[26]) e non oltre quattro anni (30 giugno 2008) dalla data di entrata in vigore delle leggi; quest’ultimo termine è stato successivamente differito al 30 giugno 2009 dall’art. 4-bis, comma 4, D.L. n. 97/2008[27].

In applicazione di tale disposizione di proroga, l’art. 12, comma 1, D.L. n. 207/2008[28] ha disposto la conservazione nel conto dei residui del bilancio 2009 delle disponibilità finanziarie recate dalle leggi istitutive delle nuove province ed esistenti alla chiusura dell’esercizio finanziario 2008.

Inoltre, per la realizzazione di tutti gli adempimenti connessi all’istituzione delle nuove province, e quindi anche a quelli relativi alla costituzione degli uffici periferici, è stato inizialmente nominato un commissario per ciascuna provincia[29]. Le leggi istitutive delle nuove province hanno previsto altresì l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui sono individuate le procedure per la gestione da parte del commissario delle risorse rese disponibili ai fini dell'istituzione degli uffici periferici delle amministrazioni statali. I richiamati DPCM sono stati emanati in data 23 gennaio 2006 e con essi sono state costituite le contabilità speciali presso le tesorerie provinciali[30].

Successivamente l’art. 6-bis, comma 4, primo periodo, del D.L. n. 300/2006[31] è intervenuto sulle risorse finanziarie sopra citate, assegnate alle contabilità speciali istituite presso il commissario di ciascuna provincia, provvedendo a mantenerle fino al 31 dicembre 2009 sulle contabilità medesime[32].

L’articolo 3, comma 5, del D.L. n. 194 del 30 dicembre 2009 (legge n. 25/2010) ha successivamente prorogato il predetto termine provvedendo a mantenere le risorse iscritte sulle contabilità speciali fino al completamento degli interventi e comunque non oltre il 31 dicembre 2011.

Tale termine è stato poi ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2012, dall’articolo 15, comma 6 del D.L. n. 216/2011 (legge n. 14/2012); al 30 giugno 2013, dall'articolo 1, comma 388, della legge n. 228 del 2012 (legge di stabilità 2013) e successivamente al 31 dicembre 2013, dall'articolo 1, comma 1, lettera c) del decreto del Presidente del Consiglio 26 giugno 2013, attuativo di quanto consentito dall’articolo 1, comma 394 della medesima legge di stabilità 2013; al 31 dicembre 2014, dall’articolo 41-bis, comma 1, del D.L. n. 66/2014 (legge n. 89/2014) e, da ultimo, al 31 dicembre 2015 dall'articolo 4, comma 3, del D.L. n. 192/2014 (proroga termini).

  

Articolo 4, comma 6
(Bonifica di ordigni bellici)

 

 

Il comma 6 dell’articolo 4 interviene sulla data di entrata in vigore delle novelle recate al decreto legislativo n. 81 del 2008[33], concernente talune attività connesse alla bonifica da ordigni bellici inesplosi, specificando che le medesime decorrono trascorsi dodici mesi (anziché sei) dalla data di pubblicazione del decreto del Ministro della difesa che ha definito i criteri per l'accertamento dell'idoneità delle imprese che intendono iscriversi nell'albo delle imprese specializzate in bonifiche da ordigni esplosivi residuati bellici.

 

A questo riguardo si ricorda che il richiamato decreto del Ministero della difesa 11 maggio 2015, n. 82 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale 26 giugno 2015, n. 146. Esso ha istituito presso il Ministero della difesa - Segretariato generale della difesa e Direzione nazionale degli armamenti - Direzione dei lavori e del demanio - l'albo delle imprese specializzate nella bonifica da ordigni esplosivi residuati bellici, del quale è data pubblicità sul sito web istituzionale del medesimo Ministero. L'iscrizione all'albo è condizione per l'esercizio dell'attività di bonifica preventiva e sistematica da ordigni bellici inesplosi ed è disposta per categorie e classifiche in relazione alla tipologia di intervento da porre in essere e alle capacità tecnico-economiche dell'impresa.

Le imprese sono iscritte in un unico elenco secondo le categorie di attività e classificate secondo il valore dell'importo delle attività eseguibili. Le categorie di iscrizione al presente albo sono così individuate:

a)   bonifica terrestre (B. TER);

b)   bonifica subacquea (B. SUB);

c)   bonifica subacquea oltre i 40 metri di profondità.

 

Le classifiche sono stabilite secondo i seguenti livelli di importo delle attività eseguibili:

I.     fino a 50.000 euro;

II.   fino a 250.000 euro;

III.  fino a 500.000 euro;

IV. fino a 1.000.000 euro;

V.   fino a 2.500.000 euro;

VI. fino a 4.000.000 euro;

VII.        oltre 4.000.000 euro.

L'iscrizione abilita l'impresa a partecipare alle gare e ad eseguire le attività di bonifica per le categorie di iscrizione e per un importo massimo complessivo corrispondente alla classifica riconosciuta, incrementata di un quinto.

 

Presso il Ministero della difesa - Segretariato generale della difesa e Direzione nazionale degli armamenti - Direzione dei lavori e del demanio, è istituito un Comitato tecnico consultivo, composto da un rappresentante del Ministero della difesa, con funzioni di presidente, e dai rappresentanti dei Ministeri del lavoro e delle politiche sociali, dell'interno, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, che esprime parere tecnico, obbligatorio e vincolante, in ordine all'adozione dei provvedimenti di iscrizione nell'albo, di mantenimento della stessa in sede di verifica biennale, di sospensione, di cancellazione, di modifica della categoria o della classifica di iscrizione. I componenti del Comitato, designati dai rispettivi Ministeri, sono nominati con determinazione del direttore della Direzione dei lavori e del demanio.


 

Articolo 4, comma 6-bis
(Proroga delle modalità di riparto
del Fondo sperimentale di riequilibrio delle province)

 

 

Il comma 6-bis dell’articolo 4 reca alcune disposizioni di interesse per le province per l’anno 2016, relative:

§  alle modalità di riparto del fondo sperimentale di riequilibrio, confermando anche per tale anno l’applicazione dei criteri adottati negli anni precedenti;

§  alla ripartizione dei trasferimenti erariali non fiscalizzati da corrispondere alle province appartenenti alla regione Siciliana e alla regione Sardegna (non interessate dal Fondo sperimentale di riequilibrio), secondo i medesimi criteri adottati lo scorso anno.

 

Più in dettaglio, il comma, ai primi due periodi, conferma l’applicazione per l’anno 2016 delle modalità di riparto del fondo sperimentale di riequilibrio provinciale adottate a partire dal 2013, ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 4 maggio 2012. Si rinvia poi ad un successivo decreto del Ministero dell’interno, da adottare di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, la ricognizione delle risorse del Fondo da attribuire a ciascuna provincia.

Il citato D.M. 4 maggio 2012 prevede i seguenti criteri di riparto:

a)   il 50% in proporzione al valore della spettanza figurativa dei trasferimenti fiscalizzati di ciascuna provincia;

b)   il 38% in proporzione al gettito della soppressa addizionale provinciale all'accisa sull'energia elettrica, negli importi quantificati per ciascuna provincia nel documento approvato in sede di Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale in data 22 febbraio 2012;

c)   il 5% in relazione alla popolazione residente;

d)   il 7% in relazione all'estensione del territorio provinciale.

Si rammenta che il Fondo sperimentale di riequilibrio per le province delle regioni a statuto ordinario è stato istituito, in attuazione della legge delega sul federalismo fiscale, dall'articolo 21 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68[34], per realizzare in forma progressiva e territorialmente equilibrata l’attribuzione alle province dell’autonomia di entrata. Esso è operante dal 2012, e la sua durata si protrarrà fino all’istituzione del fondo perequativo vero e proprio destinato ad operare a regime, disciplinato dall’articolo 23 del medesimo D.Lgs. n. 68 del 2011.

Il Fondo è alimentato dal gettito della compartecipazione provinciale all’IRPEF, la cui aliquota è determinata in misura tale da compensare la soppressione dei trasferimenti erariali ed il venir meno delle entrate legate all’addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica, anch’essa soppressa dall’anno 2012.

La soppressione dei trasferimenti erariali delle province[35] è stata attuata con il D.P.C.M. 12 aprile 2012, nell’importo di 1.039,9 milioni[36]. Di conseguenza, l'ammontare complessivo di risorse finanziarie lorde a titolo di Fondo sperimentale di riequilibrio è stato determinato in 1.039,9 milioni di euro per il 2012, ai sensi del D.M. Interno 4 maggio 2012, e ripartito tra le province delle regioni a statuto ordinario sulla base dei criteri recati dal D.M. medesimo.

Negli anni successivi, l’ammontare complessivo di risorse finanziarie lorde a titolo di Fondo sperimentale di riequilibrio provinciale è stato confermato in 1.039 milioni per il 2013 (con il D.M. 10 dicembre 2013) e rideterminato in 1.047 milioni per il 2014 (D.M. 24 ottobre 2014) e per il 2015 (D.M. 29 settembre 2015), in base all'importo recato dal documento approvato in sede di Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale in data 22 febbraio 2012, integrato di 7 milioni di euro per la cessazione dell'efficacia, a decorrere dal 2014, della riduzione dei contributi ordinari prevista dall'art. 1, comma 183, della legge n. 191/2009. Il riparto è stato effettuato, anche in questi anni, sulla base dei medesimi criteri recati dal D.M. 4 maggio 2012.

Va segnalato che le disponibilità di bilancio del fondo sperimentale di riequilibrio delle province (iscritto sul cap. 1352/Interno) sono state significativamente erose nel corso di questi anni per effetto delle manovre di finanza pubblica e delle riduzioni disposte da diversi provvedimenti normativi che ne hanno, di fatto, inficiato la finalità perequativa ad esso assegnata dal legislatore[37].

Ne è conseguita una forte riduzione delle risorse a disposizione delle amministrazioni provinciali, atteso che la sovrapposizione di siffatti provvedimenti di contenimento ed il cumulo degli effetti degli stessi hanno prodotto un sostanziale azzeramento del Fondo.

Nel bilancio di previsione per il 2016, il cap. 1352/Interno presenta una dotazione di 26,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018[38].

 

Il comma in esame interviene anche in merito alla determinazione per l’anno 2016 dei trasferimenti erariali non oggetto di fiscalizzazione da corrispondere dal Ministero dell’interno in favore delle province appartenenti alla regione Siciliana e alla regione Sardegna, richiamando a tal fine alle disposizioni recate lo scorso anno dall'articolo 10, comma 2, del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16[39].

Si sottolinea che il riferimento alle province delle sole Regioni Sicilia e Sardegna è dovuto al fatto che in queste regioni - contrariamente a quanto avviene nelle altre regioni a statuto speciale - la finanza degli enti locali è ancora a carico dello Stato[40].

 

La disposizione citata reca le norme per la determinazione dei trasferimenti erariali non oggetto di fiscalizzazione da corrispondere alle province appartenenti alla regione Siciliana e alla regione Sardegna per l’anno 2014, facendo a sua volta riferimento alle precedenti disposizioni dell’articolo 4, comma 6, del D.L. n. 16 del 2012, relative alla quantificazione dei trasferimenti erariali non oggetto di fiscalizzazione degli enti locali nell’anno 2012, ai sensi della legge n. 42 del 2009 (di attuazione del federalismo fiscale), e pertanto ancora spettanti agli enti locali.

Si ricorda che con il termine di “trasferimenti erariali non oggetto di fiscalizzazione” si intendono - per quel che concerne gli enti locali delle regioni a statuto ordinario - quei trasferimenti residuali che, in linea di massima, non presentando il carattere della generalità e della permanenza, non sono stati soppressi dai provvedimenti attuativi del federalismo fiscale, nonché i trasferimenti erariali spettanti agli enti locali delle regioni a Statuto speciale, che non rientrano ancora nel sistema del federalismo fiscale, necessari a finanziare i bilanci e le funzioni ad esse attribuite.

Tali trasferimenti continuano ancora ad essere assegnati agli enti come spettanza ed erogati dal Ministero dell’interno alle scadenze indicate nel suo decreto del 21 febbraio 2002[41].

 


 

Articolo 4, comma 6-ter
(Mandato dei componenti del COCER)

 

 

L'articolo 4, comma 6-ter, attraverso due modifiche all'articolo 2257 del Codice dell'ordinamento militare prevede: la proroga, fino al 31 maggio 2017 del mandato dei componenti in carica del Consiglio centrale interforze della rappresentanza militare, nonché del consigli centrali, intermedi e di base dell'Esercito italiano, della Marina militare, dell'Aeronautica militare, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza, eletti nelle categorie del personale militare in servizio permanente e volontario. Tale termine era stato da ultimo prorogato al 30 maggio 2012 dall'articolo 8, comma 1, lett. c-bis) del D.L. 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 febbraio 2012, n. 14; la conclusione, entro il 15 luglio 2017, dei procedimenti elettorali per il rinnovo dei consigli di rappresentanza.

 


 

Articolo 4, comma 6-quater
(Contratti dell’Agenzie industrie difesa)

 

 

L'articolo 4, comma 6-quater, proroga di un anno, dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016, un terzo dei contratti conclusi dall'Agenzia industrie difesa ai sensi articolo 143, comma 3, del D.P.R. n. 90 del 2010. In base a tale disposizione l'Agenzia può assumere, in relazione a particolari e motivate esigenze, cui non si può far fronte con il personale in servizio, e nell'ambito delle proprie disponibilità finanziarie, personale tecnico o altamente qualificato, con contratti a tempo determinato di diritto privato, previa procedura di valutazione comparativa che accerti il possesso di un'adeguata professionalità in relazione alle funzioni da esercitare, desumibile da specifici e analitici curricula culturali e professionali.

 


 

Articolo 4-bis
(Ampliamento dei termini per la richiesta
di contributo da parte degli enti in dissesto)

 

 

L’articolo 4-bis estende l’applicazione delle disposizioni recate dal D.L. n. 174/2012, volte ad ampliare il complesso di risorse che costituiscono la massa attiva della gestione liquidatoria degli enti locali in stato di dissesto finanziario, agli enti che abbiano deliberato il dissesto dal giorno successivo all’entrata in vigore del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 e fino al 31 dicembre 2015.

 

In particolare, l’articolo 3-bis del D.L. n. 174/2012 – che viene qui novellato - destina ad incremento della massa attiva (intesa come il complesso dei mezzi finanziari destinati al risanamento dell’ente locale in stato di dissesto) degli enti che hanno dichiarato il dissesto dopo il 4 ottobre 2007 e sino alla data di entrata in vigore del D.L. n. 174/2012, le somme disponibili negli anni 2012-2014 sul capitolo 1316/Interno “Fondo ordinario per il finanziamento dei bilanci degli enti locali”[42], accantonate per l'attivazione delle procedure di allineamento alla media dei contributi e di mobilità del personale degli enti dissestati, ai sensi dell'articolo 35, comma 6, del D.Lgs. n. 504 del 1992, e non utilizzate dagli enti medesimi per tali finalità nella fase di consolidamento finanziario della gestione.

La modifica apportata dal comma in esame consente di destinare ad incremento della massa attiva degli enti che abbiano deliberato il dissesto finanziario dal giorno successivo all’entrata in vigore del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 e fino al 31 dicembre 2015 anche le somme accantonate negli anni 2015-2017 sul suddetto capitolo 1316/Interno, e ancora disponibili.

 

Si ricorda, al riguardo, che l’articolo 35 del D.Lgs. n. 504/1992, che disciplina la composizione del fondo ordinario per il finanziamento dei bilanci degli enti locali, prevede, al comma 6, che su tale fondo sia accantonata ogni anno una quota di 100 miliardi di lire (corrispondenti a 51,6 milioni di euro) per l'attivazione delle procedure di allineamento alla media dei contributi e di mobilità del personale, che possono essere richieste dagli enti in stato di dissesto finanziario, nell’ambito della procedura di risanamento finanziario, disciplinata al Titolo VIII del D.Lgs. n. 267/2000 (TUEL).

In particolare, la procedura prevede che il consiglio dell'ente locale in stato di dissesto è tenuto a presentare al Ministro dell'interno, entro il termine perentorio di tre mesi dalla data di emanazione del D.P.R. di nomina dell’organo straordinario di liquidazione, un'ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato. Il riequilibrio è realizzato mediante l'attivazione di entrate proprie e la riduzione delle spese correnti.

Per quanto concerne l’attivazione di nuove entrate, il comma 4 dell’articolo 259 del TUEL prevede che le province ed i comuni, per i quali le risorse di parte corrente, costituite dai trasferimenti e da tributi locali, sono disponibili in misura inferiore, rispettivamente, a quella media unica nazionale ed a quella media della fascia demografica di appartenenza, possono richiedere, in sede di presentazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, l'adeguamento dei contributi statali alla media predetta, quale fattore del consolidamento finanziario della gestione.

Ai fini della riduzione delle spese, invece, l’articolo 259, comma 6, del TUEL prevede che l’ente locale provveda a rideterminare la dotazione organica dichiarando eccedente il personale comunque in servizio in sovrannumero rispetto ai rapporti medi dipendenti-popolazione, nonché a ridurre la spesa per il personale a tempo determinato. I dipendenti dichiarati in eccedenza sono pertanto collocati in disponibilità. In relazione a ciò, l’articolo 260, comma 2, del TUEL dispone che il Ministero dell'interno assegna all'ente locale per il personale posto in disponibilità un contributo pari alla spesa relativa al trattamento economico con decorrenza dalla data della deliberazione di dissesto e per tutta la durata della disponibilità. Analogo contributo, per la durata del rapporto di lavoro, è corrisposto all'ente locale presso il quale il personale predetto assume servizio.

 

In base all’ultimo periodo dell’articolo 3-bis del D.L. n. 174/2012, le somme da destinare a tale finalità sono stabilite nel limite massimo di 30 milioni di euro annui, che vengono a tal fine versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero dell’interno medesimo per essere destinate alle finalità di incremento della massa attiva della gestione liquidatoria degli enti locali in dissesto finanziario.

La quota di risorse disponibili provenienti dal Fondo ordinario è ripartita tra gli enti interessati, nei limiti della massa passiva accertata, in base ad una quota pro-capite determinata tenendo conto della popolazione residente, calcolata alla fine del penultimo anno precedente alla dichiarazione di dissesto secondo i dati forniti dall'ISTAT. Ai fini del riparto, gli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti sono considerati come enti di 5.000 abitanti.

 


 

Articolo 4-ter
(Colloqui dei direttori dei servizi di informazione
con detenuti per la prevenzione di terrorismo)

 

 

L'articolo 4-ter proroga di un anno (al 31 gennaio 2017) il termine entro il quale, ai sensi dell’art. 4, comma 2-bis, del D.L. 144 del 2005, il Presidente del Consiglio - anche a mezzo del direttore del D.I.S. (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) - può richiedere all'autorità giudiziaria competente che i direttori dei servizi di sicurezza (Agenzia informazioni e sicurezza esterna - AISE e Agenzia informazioni e sicurezza interna - AISI) o altro personale dipendente espressamente delegato siano autorizzati ai colloqui con detenuti e internati, al solo fine di acquisire informazioni per la prevenzione di delitti con finalità terroristica di matrice internazionale.

 


 

Articolo 4-quater
(Conservazione dei dati del traffico telefonico)

 

 

L’articolo 4-quater proroga di sei mesi la deroga alle ordinarie modalità di conservazione dei dati telefonici e telematici detenuti dagli operatori dei servizi di telecomunicazione.

Modificando l’art. 4-bis del decreto legge n. 7 del 2015 in materia di antiterrorismo, la disposizione prevede che fino al 30 giugno 2017 i suddetti operatori di telefonia debbano conservare i dati del traffico telefonico e telematico (esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni) per finalità di accertamento e repressione dei reati di terrorismo nonché di un ulteriore serie di illeciti di grave allarme sociale (tra cui associazione mafiosa e reati connessi, strage, sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione finalizzata al traffico di droga, tratta di persone).

Tale conservazione è ammessa in deroga a quanto previsto dal Codice della Privacy (art. 132, comma 1, del D.Lgs. 196 del 2003), che – per finalità di accertamento e repressione di reati - imporrebbe la distruzione dei citati dati dopo 24 mesi (per il traffico telefonico) o dopo 12 mesi (per il traffico telematico).

 


 

Articolo 5, comma 1
(Delimitazione dei distretti turistici)

 

 

L’articolo 5 proroga dal 31 dicembre 2015 al 30 giugno 2016 il termine entro il quale le Regioni devono procedere alla delimitazione dei distretti turistici.

 

Tale termine, inizialmente fissato al 31 dicembre 2012, era stato già prorogato al 30 giugno 2013 dalla Legge di stabilità per il 2013 (legge n. 228/2012, articolo 1, comma 388) e successivamente differito al 31 dicembre 2015 dal D.L. 83/2014 (articolo 10, comma 6, lett. a)).

 

Nello specifico, la norma in esame novella l'articolo 3, comma 5, del D.L. N. 70/2011 (legge n. 106/2011), il quale dispone che la delimitazione dei distretti da parte dalle Regioni avvenga d'intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e con i Comuni interessati, previa Conferenza di servizi, che è obbligatoriamente indetta se richiesta da imprese del settore turistico che operano nei medesimi territori.

 

La delimitazione dei distretti turistici è funzionale alla costituzione, con D.M., dei distretti turistici stessi. Si ricorda infatti che il comma 4, dell’articolo 3 del D.L. 70/2011 prevede che possano essere istituiti, con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, su richiesta delle imprese del settore che operano nei territori interessati, previa intesa con le Regioni interessate, i Distretti turistici con gli obiettivi di riqualificare e rilanciare l'offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del Distretto, di migliorare l'efficienza nell'organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni. Per i suddetti distretti sono previste agevolazioni fiscali, amministrative e finanziarie.

Ai sensi del comma 6 dell’articolo 3 le imprese dei Distretti, costituite in rete ai sensi dell’articolo 3, comma 4-ter e ss del D.L. n. 5/2009, si applicano le agevolazioni fiscali, amministrative e finanziarie previste per i distretti produttivi dalla legge finanziaria 2006 (articolo 1, comma 368, lettere b), c) e d) della legge n. 266/2005[43]), previa autorizzazione rilasciata con decreto ministeriale del MEF di concerto con il MISE, da adottare entro sei mesi dalla relativa richiesta.

Le agevolazioni fiscali (c.d. tassazione di distretto) di cui alla lettera a) della citata legge finanziaria 2006 possono applicarsi, su richiesta, anche nel caso in cui le suddette imprese non siano costituite in rete. Inoltre i distretti turistici costituiscono zone "a burocrazia zero", con esclusione delle zone soggette a vincolo paesaggistico territoriale o del patrimonio storico artistico, ai sensi dell'art. 37-bis del D.L. n. 179/2012. Nei Distretti sono poi attivati sportelli unici di coordinamento delle attività delle Agenzie fiscali e dell’INPS.

Secondo quanto risulta dal sito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, sono costituiti con D.M. i seguenti distretti turistici:

Distretto turistico Atargatis

Distretto turistico Capri Isola Azzurra

Distretto turistico Cilento Blu

Distretto turistico Costa di Amalfi

Distretto turistico e balneare Roma Capitale

Distretto turistico Emiliano Romagnolo

Distretto turistico Flegreo

Distretto turistico Isola di Procida

Distretto turistico Riviera Salernitana

Distretto turistico Sele Picentini

Distretto turistico Isola verde d'Ischia

Distretto turistico litorale Domizio

Distretto turistico Policastro

Distretto turistico Penisola Sorrentina

Distretto turistico il Piceno


 

Articolo 5, comma 1-bis
(Grande Progetto Pompei)

 

 

Il comma 1-bis dell’articolo 5 stabilisce il nuovo termine del 1° gennaio 2017 a partire dal quale il Direttore generale del Grande progetto Pompei e le competenze ad esso attribuite devono confluire nella Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia. A legislazione previgente, la confluenza si sarebbe dovuta determinare il 1° gennaio 2016.

A tal fine, novella l’art. 2, co. 5-ter, del D.L. 83/2014 (L. 106/2014).

Per effetto della novella, è dalla medesima data del 1° gennaio 2017 – e non più dal 1° gennaio 2016, come stabiliva la normativa previgente – che la Soprintendenza assume la denominazione di “Soprintendenza Pompei”.

Nel sito dedicato, peraltro, la denominazione della Soprintendenza risulta già “Soprintendenza Pompei”. E tale è già nominata, ad esempio, nel D.M. 23 gennaio 2016 (art. 6, co. 6) – attuativo dell’art. 1, co. 327, della L. 208/2015 (legge di stabilità 2016), che ha disposto la riorganizzazione, anche mediante soppressione, fusione o accorpamento, degli uffici dirigenziali, anche di livello generale, del Ministero –, e nel D.M. 164 del 24 marzo 2016, relativo alla nomina del Comitato scientifico della stessa Soprintendenza.

 

Al contempo, sempre novellando la disposizione sopra indicata, prevede che è assicurato fino al 31 gennaio 2019 lo svolgimento delle funzioni (oltre che del Direttore generale di progetto) anche della struttura di supporto, conseguentemente incrementando (da € 100.000) a € 500.000 per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019, il limite massimo di spesa, sempre a valere sulle risorse disponibili sul bilancio della Soprintendenza.

 

Per accelerare la realizzazione del Grande progetto Pompei, l’art. 1, co. da 1 a 7, del D.L. 91/2013 (L. 112/2013) – come modificato dall’art. 2 del D.L. 83/2014 (L. 106/2014) – ha previsto la nomina di un Direttore generale di progetto, coadiuvato da una struttura di supporto, e di un Vice Direttore generale vicario.

Al Direttore generale di progetto sono stati affidati specifici compiti, prevedendo che gli stessi dovessero essere svolti in stretto raccordo con la Soprintendenza, della quale rimanevano fermi compiti e attribuzioni in ordine alla gestione ordinaria del sito.

In particolare, il Direttore generale di progetto deve:

§  definire e approvare i progetti degli interventi di messa in sicurezza, restauro e valorizzazione previsti nel “Grande Progetto Pompei”, assicurare l’efficace e tempestivo svolgimento delle procedure di gara per l’affidamento dei lavori e l’appalto dei servizi e delle forniture necessari, nonché seguire la fase di attuazione ed esecuzione dei relativi contratti. Fra l’altro, il Direttore generale di progetto ha assunto le funzioni di stazione appaltante;

§  assicurare supporto organizzativo e amministrativo alle attività di tutela e valorizzazione di competenza della Soprintendenza;

§  informare ogni sei mesi il Parlamento sullo stato di avanzamento dei lavori e su eventuali aggiornamenti del cronoprogramma (l’ultima relazione, aggiornata al 31 dicembre 2015, è stata trasmessa il 28 gennaio 2016 - Doc. CCXX, n. 4);

§  collaborare per assicurare la trasparenza, la regolarità e l’economicità della gestione dei contratti pubblici, anche al fine di prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose, nel quadro del Protocollo di legalità stipulato con la Prefettura.

Inoltre, il Direttore generale di progetto è stato preposto all’Unità “Grande Pompei” – della quale lo stesso D.L. 91/2013 ha previsto la costituzione per consentire il rilancio economico sociale e la riqualificazione ambientale e urbanistica dei comuni interessati dal piano di gestione Unesco “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata”, dotandola di autonomia amministrativa e contabile –, e ne ha assunto la rappresentanza legale.

Con D.P.C.M. 27 dicembre 2013 il Generale Giovanni Nistri è stato nominato Direttore generale di progetto, mentre il ruolo di Vice Direttore generale vicario è stato affidato al dott. Fabrizio Magani, direttore regionale dei beni culturali e paesaggistici d'Abruzzo e responsabile del progetto l'Aquila.

Successivamente, l’art. 16, co. 1-bis), lett. b), del D.L. 78/2015 (L. 125/2015) ha aggiunto il co. 5-ter all’art. 2 del D.L. 83/2014, stabilendo, tra l’altro, che lo svolgimento delle funzioni del Direttore generale di progetto era assicurato fino al 31 gennaio 2019 nel limite massimo di spesa pari a 100.000 euro lordi per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019, a valere sulle risorse disponibili sul bilancio della Soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia.

Ancora in seguito è stata avviata la procedura per la nomina come Direttore generale di progetto del Generale di divisione Luigi Curatoli, in sostituzione del generale Nistri: in particolare, il 13 gennaio 2016 la VII Commissione della Camera ha espresso parere favorevole sul relativo schema di DPCM (AG n. 63).

 

In ordine a quanto previsto dal comma 1-bis in commento, l’11 febbraio 2016, rispondendo all’interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-07753, il rappresentante del Governo ha fatto presente  che “le condizioni attuali non sono ancora idonee al richiamato confluire del «Grande Progetto Pompei» nell'ambito della Soprintendenza, anche alla luce dell'avvicendamento alla guida del «Grande Progetto Pompei», avvenuto di recente, con la nomina del Generale Curatoli quale Direttore generale di progetto, in sostituzione del Generale Nistri e dell'avvio del piano degli interventi riguardanti i territori esterni all'area archeologica, demandati all'Unità «Grande Pompei», consistenti in interventi infrastrutturali urgenti di miglioramento delle vie di accesso ai siti archeologici e di riqualificazione e recupero urbanistico-ambientale dei territori limitrofi”. Ha, inoltre, evidenziato che “non è stato disposto alcun aumento delle risorse da destinarsi alla struttura di supporto. Il personale è in comando e mantiene il trattamento economico fondamentale ed accessorio, limitatamente alle voci fisse e continuative, spettante presso le amministrazioni di provenienza, con oneri posti a carico delle medesime. A carico dell'unità sono posti gli oneri relativi al trattamento economico accessorio variabile (componenti F.U.A. e compensi per lavoro straordinario). Poste tali premesse, si conferma che la Soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, nell'ambito del proprio bilancio speciale, possiede ampia e documentata capienza, che ammonta ad oltre 28 milioni di euro. Peraltro, nel dettaglio, si precisa che, nel 2014, a fronte di 1.964.956 di visitatori paganti è derivato un introito netto di 19.565.774,04 di euro”.

Articolo 5-bis
(Finanziamento del Museo tattile statale “Omero”)

 

 

L’articolo 5-bis proroga per il triennio 2016-2018 il finanziamento di 500.000 euro annui - disposto, per il triennio 2013-2015, dall’art. 5-ter, co. 1, del D.L. 91/2013 (L. 112/2013) - volto a garantire il funzionamento del Museo tattile statale “Omero”.

Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa riferita agli enti culturali di cui alla L. 534/1996 (cap. 3671 dello stato di previsione del Mibact).

Il Museo tattile statale “Omero” è stato istituito in Ancona con L. 452/1999. Per l’istituzione del Museo la legge aveva autorizzato una spesa di £ 300 mln nel 1998 e di £ 500 mln nel 1999, mentre per il suo funzionamento aveva autorizzato una spesa di £ 460 mln annue a decorrere dal 1999.

Successivamente, l’art. 5-ter del D.L. 91/2013 aveva autorizzato la spesa di € 500.000 annui per il triennio 2013-2015[44].

Le risorse per il funzionamento sono allocate sul cap. 1308 dello stato di previsione del Mibac e, in base al DM 482300 del 28 dicembre 2015 – Ripartizione in capitoli delle Unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2016 e per il triennio 2016–2018 –, per il 2016 ammontano a € 42.422.

 


 

Articolo 6, comma 1
(Formazione della gente di mare)

 

 

Nelle more dell'adozione del decreto interministeriale che disciplinerà i contenuti dei corsi di pronto soccorso per il personale navigante marittimo, l'articolo 6, comma 1 estende di ulteriori dieci mesi la proroga di otto mesi già concessa per il rinnovo dei certificati di addestramento della gente di mare in materia di soccorso sanitario rilasciati da oltre cinque anni dalle autorità competenti. Il termine della proroga per il rinnovo dei certificati di addestramento, ora pari a 18 mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento in commento, scade il 26 dicembre 2016.

L’intervento legislativo è attuato intervenendo sull’art. 11, co. 3, del D.Lgs. n. 71/2015 che ha recepito la direttiva 2012/35/UE in materia di requisiti minimi di formazione della gente di mare.

L’art. 11, co. 2, del D.Lgs. n. 71/2015 prevede che i certificati di addestramento, che attestano la sussistenza di requisiti specifici di formazione, competenza o di servizio in navigazione, vengano rilasciati ai lavoratori marittimi dopo aver frequentato un corso apposito, definito con decreto del Ministro della salute sentito il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, e aver superato un  esame teorico-pratico. Il decreto che avrebbe dovuto disciplinare i contenuti, i metodi e i mezzi di insegnamento, nonché le procedure di qualificazione dei docenti dei corsi di formazione della gente di mare per il rilascio dei certificati di addestramento da parte dell'autorità competente, non è stato finora emanato.

Nelle more dell'adozione del decreto di definizione dei corsi, il comma 3 dello stesso articolo 11 del D.Lgs. n. 71/2015 aveva già introdotto una norma transitoria assegnando un termine di otto mesi dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto legislativo per provvedere al rinnovo dei certificati rilasciati da oltre cinque anni ai sensi del decreto del Ministro della sanità 7 agosto 1982, Istituzione di corsi di pronto soccorso per il personale navigante marittimo.

Poiché le norme vigenti non contemplano un termine di scadenza dei certificati e neppure disciplinano una procedura di rinnovo, con la conseguenza che i certificati di validità ultra quinquennale potrebbero essere considerati scaduti e in tale ipotesi si verrebbe a creare un danno ai lavoratori marittimi che vedrebbero scaduto il proprio certificato di addestramento senza sapere come rinnovarlo, la disposizione in esame stabilisce che il termine di otto mesi, previsto al citato comma 3 dell’art. 11 del D.Lgs. n. 71 del 2015 per il rinnovo dei predetti certificati, sia prorogato di dieci mesi, onde consentire ai lavoratori marittimi di rinnovare i certificati secondo le modalità stabilite dalla normativa in via di definizione, anche al fine di poter meglio provvedere ai predetti adempimenti senza che venga pregiudicata l’operatività del personale marittimo interessato.

Articolo 6, comma 2
(Remunerazione della filiera del farmaco)

 

 

L’articolo 6, comma 2 proroga di un anno, dal 1° gennaio 2016 al 1° gennaio 2017, il termine entro cui effettuare la ridefinizione del sistema di remunerazione della filiera distributiva del farmaco.

 

La necessità di ridefinire l’attuale sistema di remunerazione della filiera distributiva del farmaco è stata sottolineata fra l’altro dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che, nelle Proposte di riforma concorrenziale ai fini della legge annuale per il mercato e la concorrenza anno 2014, ha evidenziato come l’attuale sistema di remunerazione della filiera distributiva del farmaco contribuisca ad ostacolare lo sviluppo della vendita di farmaci di minor prezzo, in particolare dei farmaci generici.

 

L’intervento legislativo è attuato intervenendo sull’art. 15, co. 2, quinto periodo, del decreto-legge n. 95/2012 che aveva previsto, a decorrere dal gennaio 2013, il passaggio a un nuovo metodo di remunerazione della filiera distributiva del farmaco, da definirsi con decreto dei ministri della salute e dell’economia, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, sulla base di un accordo tra le associazioni di categoria maggiormente rappresentative e l'Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) nel rispetto di vincoli precisi: invarianza dei costi con riferimento ai margini in vigore al 30 giugno 2012, rispetto dei tempi (90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 95/2012), accordo tra tutte le componenti della filiera, invarianza dei saldi di finanza pubblica

 

Il termine, originariamente fissato al 1° gennaio 2013, è stato posticipato dall'articolo 1, comma 388, della legge di stabilità 2013 (legge n. 228/2012), al 30 giugno 2013. La stessa legge di stabilità 2013, al successivo comma 394, ha disposto che tale termine potesse essere ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2013. In seguito, il decreto-legge n. 150/2013 di proroga termini, all’articolo 7, comma 1, ha prorogato il termine al 1° gennaio 2015. Il termine è stato ulteriormente prorogato di un anno, fino al 1° gennaio 2016, dall’art. 7, co.3, del decreto legge di proroga termini 192/2014.


 

Articolo 6, comma 3
(Determinazione delle tariffe massime per
la remunerazione delle prestazioni sanitarie)

 

 

L’articolo 6, comma 3 proroga:

§  al 30 settembre 2016 il termine di validità delle tariffe massime di riferimento per le prestazioni di assistenza ambulatoriale indicate dal decreto del Ministro della salute 18 ottobre 2012 e di assistenza protesica relativa ai dispositivi su misura di cui all'elenco 1 allegato al regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 27 agosto 1999, n. 332;

§  al 31 dicembre 2016 il termine di validità delle tariffe massime di riferimento per le prestazioni di assistenza ospedaliera indicate dal decreto del Ministro della salute 18 ottobre 2012.

 

L’intervento legislativo è attuato sostituendo il comma 16 dell’articolo 15 del decreto-legge n. 95/2012 (Spending review).

 

Il decreto-legge n. 95/2012 (Spending review) all’art. 15, co. 15, ha disposto che il Ministero della Salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato- regioni, determini, con decreto, le tariffe massime che le regioni e le province autonome possono corrispondere alle strutture accreditate per l’erogazione delle prestazioni sanitarie per conto del SSN. Al fine di garantire un quadro certo per la programmazione, e di recuperare margini di inappropriatezza esistenti a livello locale e nazionale, il decreto-legge 95/2012 ha inoltre stabilito che la determinazione delle tariffe avvenga in base ai dati di costo disponibili e in base ai tariffari regionali, solo se ritenuti congrui e adeguati. Il successivo comma 16 prevede che le tariffe così determinate siano valide dalla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui sopra fino alla data del 31 dicembre 2014 e che costituiscano il riferimento per la valutazione della congruità delle risorse a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il comma 17 stabilisce inoltre che gli importi tariffari fissati dalle singole Regioni, superiori alle tariffe massime, restino a carico dei bilanci regionali.

Il decreto del Ministero della salute per la fissazione delle tariffe massime previsto dall’art. 15, co. 15, del decreto-legge 95/2012, è stato approvato il 18 ottobre 2012. Nello specifico il decreto determina le tariffe massime di riferimento per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera per acuti, di assistenza ospedaliera di riabilitazione e di lungodegenza post acuzie e di assistenza specialistica ambulatoriale, valide fino alla data del 31 dicembre 2014. L’art. 7, co. 4, del decreto legge 192/2014 di proroga termini ha poi prorogato di un anno, dal 31 dicembre 2014 al 31 dicembre 2015, la validità delle tariffe massime di riferimento per la remunerazione delle prestazioni, così come determinate dal D.M. 18 ottobre 2012.

 

Si ricorda che il Patto per la salute per gli anni 2014-2016 ha previsto, all’art. 1, co. 3, l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA). La programmata attività di aggiornamento dei LEA, con l’introduzione di nuove prestazioni sanitarie erogabili a carico del SSN, imporrà l’esigenza di definire tariffe nazionali massime per tutte le prestazioni nuove o modificate, incluse nei nuovi LEA.

La proroga in esame si riferisce pertanto anche alle tariffe delle prestazioni dell’assistenza protesica relativa ai dispositivi su misura di cui all’art. 2, co. 380, della legge finanziaria 2008 (legge 244/2007), che, come dichiarato più volte dal Ministro della salute, saranno incluse nel decreto di aggiornamento dei LEA, che dovrebbe essere emanato nei prossimi mesi.

A questo proposito, si ricorda che la legge di stabilità 2016 (legge 208/2015), all’art. 1, co. 553, ha previsto che si provveda all'aggiornamento del D.P.C.M. 29 novembre 2001 recante Definizione dei livelli essenziali di assistenza, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della stessa legge di stabilità.

 


 

Articolo 6, comma 4
(Utilizzo di risorse a valere sul Fondo sanitario nazionale)

 

 

L’articolo 6, comma 4 estende al 2015 la possibilità che le quote premiali da attribuire alle regioni virtuose siano utilizzate per riequilibrare, in sede di riparto del Fondo sanitario nazionale, le regioni altrimenti penalizzate. La misura percentuale della quota premiale è individuata nello 0,25 per cento delle risorse ordinarie per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale.

L’intervento legislativo è attuato intervenendo sull’art. 2, co. 67-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, quinto periodo.

 

L’art. 2, comma 67-bis, della legge 191/2009[45] demanda ad un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze l’individuazione di forme premiali per le Regioni “virtuose” che istituiscono una Centrale Regionale per gli Acquisti e istruiscono gare per l’approvvigionamento di beni e servizi per un importo annuo non inferiore ad una soglia determinata dal medesimo decreto. Il decreto, che avrebbe dovuto essere adottato entro il 30 novembre 2011, non risulta finora emanato. Le quote premiali, a valere sul finanziamento statale ordinario per la sanità, sono state introdotte a partire dal 2012.

Successivamente, la legge di stabilità 2014 (legge 147/2013) ha previsto che, in via transitoria, nelle more dell'adozione del decreto di cui sopra, le quote premiali possano essere utilizzate anche per riequilibri in sede di riparto del Fondo sanitario nazionale. Tale previsione ha reso applicabile l’Accordo in sede di Conferenza Stato-regioni sul riparto del Fondo sanitario nazionale 2013, per le compensazioni verso le regioni altrimenti penalizzate.

La determinazione della quota premiale è stata invece fissata, a decorrere dal 2013, dall'art. 15, co. 23, del decreto-legge n. 95/2012 (Spending review), come annualmente pari allo 0,25 per cento delle risorse del Fondo sanitario nazionale.

 

Si ricorda infine che, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella seduta del 25 novembre ha approvato la proposta di riparto delle risorse finanziarie destinate al Servizio Sanitario Nazionale per l’anno 2015. La proposta ha preso in considerazione le risorse del fabbisogno indistinto e previsto l’utilizzo delle risorse accantonate per le quote premiali (art. 2, co. 67-bis, legge 191/2009) pari a 274,28 milioni di euro e a 101 milioni di euro derivanti dalle risorse degli obiettivi di Piano Sanitario Nazionale per il riequilibrio tra le Regioni. Le regioni e le province autonome hanno condizionato l’approvazione della proposta di riparto all'estensione nel 2015 di quanto stabilito dall'art. 2, co. 67-bis della Legge 191/2009.

Infine, il 23 dicembre 2015, la Conferenza Stato-Regioni ha sancito l’Intesa sulla proposta del Ministero della Salute di deliberazione del Cipe sul riparto tra le regioni delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale 2015: 107,466 miliardi, tra quote indistinte, quote di riequilibrio e vincolate, da ripartire tra le Regioni.


 

Articolo 6, comma 4-bis
(Fabbisogni standard regionali in materia di sanità)

 

 

L'articolo 6, comma 4-bis, introdotto in sede referente, proroga al 2016 l'applicazione, in tutte le regioni, dei valori di costo rilevati nelle tre regioni di riferimento Marche, Umbria e Veneto per la determinazione del fabbisogno sanitario standard di cui di cui all'articolo 27, comma 5, del D.Lgs. n. 68/2011. L'individuazione delle regioni di riferimento, come esplicitato dalla norma in esame, è stata deliberata dalla Conferenza Stato-regioni nella seduta del 17 dicembre 2015.

La disposizione in commento, al secondo periodo, conferma, ai fini della determinazione dei fabbisogni standard regionali in materia di sanità, i costi pro capite per livelli assistenziali delle regioni di riferimento rilevati dai modelli LA 2013 e i pesi per classi di età, adottati nel 2015 in sede di riparto del Fondo sanitario nazionale.

 


 

Articolo 7, comma 1
(Anticipazione del prezzo in favore dell’appaltatore)

 

 

Il comma 1 dell’articolo 7 proroga di 7 mesi, vale a dire dal 31 dicembre 2015 al 31 luglio 2016, il termine (previsto dall’art. 8, comma 3-bis, del D.L. n. 192/2014) fino al quale l’anticipazione del prezzo in favore dell’appaltatore, per i contratti relativi a lavori, è elevata dal 10% al 20%.

 

Il comma 3 dell’art. 8 del D.L. 192/2014 ha prorogato fino al 31 dicembre 2016 la disciplina (di cui all’articolo 26-ter, comma 1, del D.L. 69/2013) che prevede la corresponsione in favore dell’appaltatore, nei contratti relativi a lavori, di un’anticipazione del prezzo pari al 10% dell’importo contrattuale, in deroga ai divieti vigenti di anticipazione del prezzo.

Il successivo comma 3-bis ha raddoppiato la misura della suddetta anticipazione del prezzo (portandola al 20% dell’importo contrattuale), con esclusivo riferimento ai contratti di appalto relativi a lavori disciplinati dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 163/2006), affidati a seguito di gare bandite o di altra procedura di affidamento avviata successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del medesimo decreto-legge (convertito con la L. 27 febbraio 2015, n. 11) e fino al 31 dicembre 2015.

Riguardo all’art. 26-ter del D.L. 69/2013, si ricorda che esso stabilisce che l’anticipazione in questione è prevista e pubblicizzata nella gara di appalto per i contratti di appalto relativi a lavori disciplinati dal D.Lgs. 163/2006, affidati a seguito di gare bandite successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge e fino al 31 dicembre 2014 (termine prorogato dal citato comma 3 dell’articolo 8 del D.L. 192/2014).

Il comma 1 dell’articolo 140 del Regolamento di attuazione del Codice (D.P.R. 207/2010) prevede l’applicazione del divieto di anticipazioni del prezzo di cui all’art. 5 del D.L. 79/1997. Tale norma, inclusa tra varie disposizioni di contenimento della spesa pubblica, vieta alle amministrazioni pubbliche ed agli enti pubblici economici di concedere, in qualsiasi forma, anticipazioni del prezzo in materia di contratti di appalto di lavori, di forniture e di servizi, con esclusione dei contratti già aggiudicati alla data di entrata in vigore del decreto e di quelli riguardanti attività oggetto di cofinanziamento da parte dell'Unione europea.

Le ulteriori disposizioni dettate dall’art. 26-