| Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione
(Versione per stampa)
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|---|---|---|---|
| Autore: | Servizio Studi - Dipartimento bilancio | ||
| Titolo: | Nota di aggiornamento al DEF 2013 - Doc. LVII, n. 1-bis | ||
| Riferimenti: |
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| Serie: | Documentazione e ricerche Numero: 58 | ||
| Data: | 01/10/2013 | ||
| Descrittori: |
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| Organi della Camera: | V-Bilancio, Tesoro e programmazione | ||
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Camera dei deputati |
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XVII LEGISLATURA |
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Documentazione e ricerche |
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Nota di
aggiornamento al DEF 2013 |
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Doc. LVII, n. 1-bis |
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n. 58 |
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1° ottobre 2013 |
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Servizio responsabile: |
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Servizio Studi – Dipartimento Bilancio ( 066760-2233 – * st_bilancio@camera.it |
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La
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esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e
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File: BI0085.doc |
INDICE
Parte I: Nota di
aggiornamento del DEF
§
Il quadro di finanza
pubblica
Parte II: Le politiche
pubbliche
§
Ambiente e sviluppo
sostenibile
§
Difesa
§
Lavoro
§
Politica fiscale e
finanziaria
§
Politica istituzionale e
della pubblica amministrazione
§
Scuola, università e
ricerca
§
Trasporti e
telecomunicazioni
§
Valorizzazione del
patrimonio pubblico
La legge di contabilità pubblica n. 196/2009
dispone, sulla base del calendario previsto nell’ambito del cosiddetto Semestre
europeo, che il processo di programmazione economica inizi il 10 aprile, data di presentazione alle Camere del Documento di Economia e Finanza
(DEF), al fine di consentire al Parlamento di esprimersi sugli obiettivi
programmatici in tempo utile per l’invio, entro il 30 aprile, al Consiglio
dell'Unione europea e alla Commissione europea, del Programma di stabilità e
del Programma nazionale di riforma (PNR) che sono contenuti nel DEF.
Per quanto riguarda il PNR e il Patto di Stabilità contenuti nel DEF 2013, la Commissione europea il 29 maggio 2013 ha elaborato le raccomandazioni di politica economica e di bilancio rivolte ai singoli Stati, che nel mese di luglio il Consiglio ECOFIN ha provveduto ad esaminare ed approvare, anche sulla base degli orientamenti espressi dal Consiglio europeo di giugno[1]. Si tratta di 6 Raccomandazioni, concernenti:
§ la riduzione del debito,
§ l’efficienza e qualità della pubblica amministrazione,
§ il sistema finanziario,
§ il sistema fiscale,
§ il mercato del lavoro
§ la concorrenza.
Ad esse è dedicato un apposito paragrafo della Nota di aggiornamento presentata dal Governo, con l’indicazione delle azioni intraprese per attuarle.
Anche al fine di tener conto delle raccomandazioni formulate dalle autorità europee, la legge di contabilità prevede la presentazione, entro il 20 settembre di ogni anno, di una Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza.
L’articolo 10-bis della legge di contabilità prevede che la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza contenga:
§ l’eventuale aggiornamento delle previsioni macro-economiche e di finanza pubblica per l’anno in corso e per il periodo di riferimento, nonché le eventuali modifiche e integrazioni al DEF conseguenti alle raccomandazioni del Consiglio europeo relative al Programma di stabilità e al PNR,
§ l’eventuale aggiornamento degli obiettivi programmatici individuati dal DEF, al fine di prevedere una loro diversa ripartizione tra lo Stato e le amministrazioni territoriali ovvero di recepire le indicazioni contenute nelle raccomandazioni eventualmente formulate dalla Commissione europea;
§ l’obiettivo di saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato e di saldo di cassa del settore statale;
§ il contenuto del Patto di stabilità interno e le sanzioni da applicare in caso di mancato rispetto del Patto medesimo, nonché il contenuto del Patto di convergenza, e le misure volte a realizzare il percorso di convergenza previsto dall'articolo 18 della legge n. 42/2009 di attuazione del federalismo fiscale;
§ l’indicazione di eventuali disegni di legge collegati.
Alla Nota di aggiornamento del DEF sono allegate, sulla base dell’articolo 10-bis della legge di contabilità, le relazioni programmatiche sulle spese di investimento per ciascuna missione di spesa del bilancio dello Stato e le relazioni sullo stato di attuazione delle relative leggi pluriennali (Doc. LVII, n. 1-bis – Allegato I, vol. 1 e 2).
Alla
Nota 2013 in esame risulta, inoltre, allegata, in attuazione dell’articolo 2,
comma 36, del D.L. n. 138/2011 (come modificato dall’articolo 1, comma 299,
della legge n. 228/2012), il Rapporto
concernente i risultati conseguiti in materia di contrasto all’evasione fiscale
(Doc. LVII, n. 1-bis –
Allegato II).
Inoltre, secondo quanto previsto dal D.L. 8 aprile 2013, n. 35, essa incorpora la Relazione sullo stato di attuazione dei pagamenti dei debiti delle pubbliche amministrazioni, contenente gli elementi informativi relativi allo stato dei pagamenti effettuati dalle amministrazioni pubbliche e alla ricognizione dello stock dei debiti ancora in essere, nonché alle iniziative da intraprendere al fine di completare il pagamento dei debiti delle P.A. maturati alla data del 31 dicembre 2012.
Il Governo ha altresì presentato l’aggiornamento del Programma delle infrastrutture strategiche previsto dalla legge obiettivo - già presentato in allegato al Documento di economia e finanze di aprile 2013, come previsto dall’articolo 10 della legge di contabilità nazionale - predisposto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (Doc. LVII, n. 1-bis – Allegato III).
Per quanto concerne l’indicazione dei disegni di legge collegati, nella Nota è data indicazione dei disegni di legge che, a completamento della manovra di bilancio 2014-2016, il Governo considera collegati alla decisione di bilancio:
§ Lavoro ed equità sociale;
§ Giustizia civile;
§ Green economy e lotta agli sprechi ambientali;
§ Sviluppo e semplificazioni;
§ Enti locali;
§ Interventi per il rilancio del settore agricolo e agroalimentare.
Sugli stessi non sono fornite al momento indicazioni di maggior dettaglio.
L’indicazione dei disegni di legge collegati comporta che essi devono considerarsi come provvedimenti mediante cui, in aggiunta alla legge di stabilità e di bilancio, si realizza la manovra di finanza pubblica per il periodo suindicato.
La Nota 2013 presenta una revisione al ribasso delle stime sull’andamento dell’economia italiana per l’anno in corso e per il 2014 rispetto alle previsioni formulate nel DEF di aprile 2013, in considerazione dell’andamento recessivo dell’economia italiana nella prima parte dell’anno.
Per gli anni successivi, la Nota espone, invece, una revisione verso l’alto delle previsioni, in considerazione delle prospettive positive della domanda mondiale che prefigurano un recupero più accentuato nel medio periodo.
La Nota evidenzia come lo scenario macroeconomico internazionale mostri una ripresa graduale e differenziata tra le varie aree geografiche, sebbene, nel secondo trimestre dell’anno, il commercio e la produzione mondiale abbiano registrato un lieve rallentamento rispetto al primo trimestre.
Secondo le ultime proiezioni del Fondo monetario internazionale (FMI), diffuse nel World Economic Outlook Update del 9 luglio 2013, il PIL mondiale è previsto crescere all’incirca del 3,1 per cento nel 2013 e del 3,8 per cento nel 2014, di circa 0,2 punti in meno rispetto a quanto previsto in primavera.
Secondo quanto esposto nella Nota, le principali organizzazioni internazionali imputano, nel breve termine, la lenta ripresa delle economie avanzate al deleveraging che caratterizza ancora il sistema bancario e quello delle imprese, oltre al proseguimento del consolidamento fiscale. Le prospettive della domanda mondiale prefigurano nel medio periodo un recupero più accentuato.
Andamento del PIL e del
commercio mondiale
(variazioni percentuali)
|
|
2012 |
2013 |
2014 |
2015 |
2016 |
2017 |
|
PIL mondiale |
3,1 |
3,1 |
3,8 |
- |
- |
- |
|
Commercio mondiale |
2,5 |
3,0 |
4,9 |
6,0 |
6,1 |
6,2 |
Fonte: PIL mondiale: FMI, World Economic Outlook (Update, luglio 2013); commercio
mondiale: Nota di aggiornamento del DEF 2013 (settembre 2013).
La Nota evidenzia come i principali rischi del quadro internazionale riguardino: le tensioni geopolitiche in Medio-Oriente con possibili ripercussioni sui prezzi delle materie prime; l’eventualità di un cambiamento di segno della politica monetaria con rialzi dei tassi di interesse e un rallentamento ulteriore della crescita dei paesi emergenti; nuove tensioni nei mercati finanziari e del credito.
Per ciò che specificamente concerne l’Area dell’Euro, la Nota mette in rilievo come l’economia sia tornata a crescere dopo sei trimestri di contrazione. Secondo i recenti dati Eurostat, infatti, il PIL dell’Area, nel secondo trimestre dell’anno in corso è cresciuto dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente, in cui si era registrata una variazione negativa del tasso di crescita di -0,2 per cento.
Tale andamento non è tuttavia generalizzato, in quanto alcuni paesi dell’Area, tra cui l’Italia e la Spagna, continuano a rimanere in recessione. La Germania e la Francia, invece, hanno registrato tassi di crescita più elevati della media, rispettivamente, dello 0,7 e 0,5 per cento.
Sulla base dei risultati congiunturali forniti da Eurostat, la Banca Centrale Europea, nel Monthly Bullettin di settembre 2013, stima per il 2013 una contrazione del PIL dell’Area dell’Euro dello 0,4 per cento e una crescita dell’1 per cento nel 2014, rivedendo le proprie precedenti previsioni di giugno, rispettivamente, al rialzo di 0,2 punti percentuali e al ribasso di 0,1 punti.
Permangono nell’Area, tuttavia - osserva la Nota riprendendo le considerazioni della Banca centrale - una debole domanda interna e una elevata disoccupazione alla quale si aggiungono i timori di una minore domanda proveniente dai paesi emergenti.
Allo stesso tempo, rileva la Nota, segnali di una normalizzazione nel mercato finanziario provengono dalla restituzione da parte degli istituti di credito di una parte dei fondi ottenuti dalle operazioni di rifinanziamento a tre anni. Tuttavia, si rilevano rigidità sul mercato del credito, cui peraltro si associa il calo della domanda dei fondi da parte di famiglie ed imprese, che viene imputato alle prospettive incerte per il futuro.
La tabella che segue indica le stime di crescita più aggiornate elaborate dall’OCSE nell’Interim Assessment di settembre per i principali paesi europei per l’anno 2013, nonché per USA e Giappone.
PIL: Confronti internazionali
(variazioni
percentuali)
|
|
Consuntivo |
Stime OCSE |
|
|
2012 |
2013 |
|
Italia |
-2,4 |
-1,8 |
|
Germania |
0,7 |
0,7 |
|
Francia |
0,0 |
0,3 |
|
Area Euro |
-0,6 |
|
|
Regno Unito |
0,3 |
1,5 |
|
Stati Uniti |
2,2 |
1,8 |
|
Giappone |
1,9 |
1,6 |
Fonte:
Ocse, Interim Assessment, 3 settembre
2013
Per quanto concerne l’Italia, la Nota di aggiornamento, pur rilevando i primi segnali di una progressiva stabilizzazione del ciclo economico, rivede il quadro macroeconomico evidenziando un peggioramento delle stime di crescita dell’economia italiana per l’anno in corso e per l’anno 2014 rispetto alle previsioni formulate nel DEF di aprile 2013.
Soltanto a partire dal 2015 la Nota evidenzia una crescita dell’economia italiana superiore alle previsioni del DEF, che dovrebbe attestarsi, in media all’1,8 per cento negli anni 2015-2017.
Il quadro macroeconomico
(variazioni percentuali)
|
|
DEF 2013 |
Nota
agg. DEF 2013 |
||||||||
|
|
2013 |
2014 |
2015 |
2016 |
2017 |
2013 |
2014 |
2015 |
2016 |
2017 |
|
PIL |
-1,3 |
1,3 |
1,5 |
1,3 |
1,4 |
-1,7 |
1,0 |
1,7 |
1,8 |
1,9 |
|
Importazioni |
-0,3 |
4,7 |
4,4 |
4,1 |
3,8 |
-2,9 |
4,2 |
4,8 |
4,5 |
4,5 |
|
Consumi finali nazionali |
-1,7 |
0,9 |
1,0 |
0,9 |
1,0 |
-1,9 |
0,3 |
1,0 |
1,2 |
1,4 |
|
Investimenti fissi lordi |
-2,6 |
4,1 |
3,2 |
2,6 |
2,4 |
-5,3 |
2,0 |
3,6 |
3,8 |
3,5 |
|
Esportazioni |
2,2 |
3,3 |
4,1 |
4,0 |
3,9 |
0,2 |
4,2 |
4,5 |
4,4 |
4,3 |
|
MERCATO DEL
LAVORO |
||||||||||
|
Occupazione (ULA) |
-0,3 |
0,6 |
0,8 |
0,7 |
0,8 |
-1,8 |
-0,1 |
0,9 |
0,9 |
1,0 |
|
Tasso disoccupazione |
11,6 |
11,8 |
11,6 |
11,4 |
10,9 |
12,2 |
12,4 |
12,1 |
11,8 |
11,4 |
|
INFLAZIONE |
||||||||||
|
Deflatore PIL |
1,8 |
1,9 |
1,8 |
1,8 |
1,8 |
1,2 |
1,9 |
1,9 |
1,7 |
1,7 |
|
Inflazione programmata |
1,5 |
1,5 |
1,5 |
|
|
1,5 |
1,5 |
1,5 |
|
|
Come espone la Tabella, per il 2013, la contrazione del PIL italiano è stimata pari a -1,7 per cento, rispetto a -1,3 per cento precedentemente indicato dal DEF.
Il peggioramento delle stime di crescita è da porre in relazione alla fase recessiva che ha interessato l’economia italiana e che ha raggiunto la sua maggiore intensità nella parte finale del 2012. Secondo la Nota, il trascinamento negativo ereditato dall’anno precedente, è pari ad 1 punto percentuale. L’economia italiana ha, peraltro, mantenuto un andamento recessivo anche nella prima parte dell’anno, con una contrazione del PIL nel primo trimestre del 2013 dello 0,6 per cento, ben superiore alle aspettative, poi attenuatasi nel trimestre successivo (-0,3 per cento).
Nella Nota, il Governo ipotizza una stabilizzazione del prodotto interno
lordo nel terzo trimestre, dopo otto
trimestri consecutivi di contrazione. Nel quarto trimestre, si prevede infatti
che il PIL possa finalmente tornare a segnare un aumento, seppure moderato.
Dopo la fase
recessiva di questi ultimi anni, che ha comportato, per l’Italia, la perdita di oltre 8 punti[2] percentuali di PIL, l’economia italiana, secondo la Nota,
sembra pertanto avviata verso una ripresa, anche sulla base dei segnali favorevoli relativi al livello
della produzione industriale, agli ordinativi e agli indicatori di fiducia, in particolare, delle famiglie, che prefigurano un
miglioramento della domanda interna nei prossimi trimestri.
Per il 2014, si confermano le prospettive favorevoli di ripresa dell’economia, già prefigurate nel DEF di aprile. Tuttavia, la previsione di crescita del PIL è rivista al ribasso, pari all’1,0 per cento rispetto all’1,3 per cento previsto nel DEF, principalmente per l’effetto di trascinamento negativo del 2013 sul 2014.
La previsione di crescita nel 2014 riflette
anche il rafforzamento della congiuntura economica mondiale e il graduale venir
meno dei fattori specifici che hanno penalizzato l’evoluzione congiunturale nel
2013.
Potrebbe tuttavia agire da freno alla ripresa la dinamica ancora negativa della concessione del credito al settore privato dell’economia, che rischia di attenuare gli effetti espansivi delle misure introdotte dai provvedimenti adottati dal Governo.
Nonostante il mercato del credito sia ancora fragile, il Governo rileva nella Nota che sembrano esserci i presupposti per una sua graduale normalizzazione, anche in considerazione del miglioramento delle prospettive di crescita, che dovrebbe determinare un progressivo aumento della richiesta di prestiti da parte delle imprese e condizioni di credito più distese dovute alla minore percezione del rischio connesso all’attività d’impresa. Inoltre, sebbene la raccolta complessiva risulti ancora in contrazione, sembra essersi riavviato il funding sull’estero.
Quanto al triennio 2015-2017, la Nota evidenzia un rafforzamento progressivo della dinamica del PIL. L’attività economica è prevista crescere a ritmi sostenuti, attestandosi su livelli medi intorno all’1,8 per cento (1,7% nel 2015, 1,8% nel 2016 e 1,9% nel 2017), beneficiando, secondo il Governo, sia del miglioramento della domanda mondiale che degli effetti positivi determinati delle riforme introdotte nelle ultime due legislature.
Sul punto viene precisato che la revisione verso l’alto delle previsioni di medio termine è stata effettuata sulla base di una attenta valutazione degli effetti delle riforme introdotte sino ad ora.
In particolare, per quanto concerne i provvedimenti di accelerazione dei pagamenti della P.A., l’impatto sull’economia del D.L. n. 35/2013 e del successivo D.L. n. 102/2013 - che ha autorizzato per quest’anno un incremento del pagamento dei debiti pregressi degli enti territoriali per ulteriori 7,2 miliardi di euro in aggiunta ai pagamenti previsti dal D.L. n. 35/2013, pari a 20 miliardi – sono valutati nell’ordine di un aumento complessivo del PIL dello 0,3% nel 2013, circa dello 0,9% nel 2014 e dello 0,3% nel 2015.
Le misure per il rilancio
dell’economa finora adottate[3] si
tradurrebbero, rispetto allo scenario di base, in un aumento del prodotto
interno lordo pari allo 0,1 per cento a partire dal 2013. Per il 2013 tale
incremento è ascrivibile quasi esclusivamente agli incentivi per il risparmio
energetico e per le ristrutturazioni edilizie (D.L. n. 63/2013) che concorrono
a espandere gli investimenti. Dal 2014 in poi, invece, l’impatto maggiore
discende dalle misure in materia di semplificazione che accrescono sia i consumi
delle famiglie sia gli investimenti.
Per quanto concerne le principali componenti del quadro macroeconomico, dalla tabella si evince come tutte manifestino un rallentamento rispetto alle previsioni di aprile.
Nel dettaglio, i consumi finali si ridurrebbero del -1,9 per cento nel 2013 (0,2 punti percentuali in meno di quanto stimato nel DEF) e, all’interno di tale componente, la spesa delle famiglie residenti scenderebbe del -2,5 per cento. Dall’anno successivo, i consumi tornerebbero su valori positivi, mantenendosi tuttavia ancora deboli nel 2014, con una crescita dello 0,3 per cento rispetto all’ipotizzato 0,9 per cento del DEF. Soltanto a partire dal 2015 i consumi tornerebbero su valori di crescita superiori all’1 per cento (1,0 per cento nel 2015, 1,2 per cento nel 2016 e 1,4 per cento nel 2017, superiori rispetto a quanto ipotizzato ad aprile).
Una più consistente contrazione si osserva per gli investimenti fissi lordi, attesi in netta riduzione nel 2013, -5,3 per cento rispetto al -2,6 per cento stimato ad aprile.
Negli anni successivi, gli investimenti fissi lordi tornerebbero su valori positivi, pari a 2,0 per cento nel 2014 (rispetto al 4,1 per cento previsto per il 2014 nel DEF), per poi risalire al 3,6 per cento nel 2015, 3,8 per cento nel 2016 e al 3,5 per cento nel 2017, circa un punto percentuale più rispetto alle previsioni del DEF. Va segnalato come tale ribasso sia ascrivibile soprattutto alla dinamica negativa settore delle costruzioni, per il quale si prevede un calo del 7 (invece del -2,2 per cento precedentemente stimato).
Per ciò che concerne gli scambi con l’estero, le esportazioni sono previste crescere nell’anno in corso dello 0,2 per cento, sebbene più contenute rispetto a quanto previsto nel DEF, fornendo in tal modo un contributo positivo alla crescita. Una accelerazione, rispetto alla previsione di aprile si registrerebbe negli anni successivi, in cui la crescita delle esportazioni si attesterebbe a un livello medio del 4,3 per cento rispetto al 3,8 per cento ipotizzato nel DEF.
Le importazioni sono invece stimate contrarsi nell’anno in corso, attestandosi a -2,9 per cento, un risultato più negativo rispetto a quello prospettato nel DEF di aprile. Per gli anni successivi è prevista una graduale ripresa, presumibilmente in relazione all’avviarsi di una dinamica in risalita del Pil.
Per quanto concerne il mercato del lavoro, la Nota rivede in senso peggiorativo le stime del tasso di disoccupazione, il quale si attesterebbe nel 2013 al 12,2 per cento (un valore più alto di circa 0,6 punti percentuali rispetto alle previsioni di aprile) e registrerebbe una ulteriore crescita nel 2014, raggiungendo l’12,4 per cento.
Nel biennio successivo il tasso dovrebbe tornare a ridursi, fino all’11,9 per cento nel 2017. Gli occupati sono previsti ridursi nel 2013 di -1,8 per cento, in netto peggioramento di 1,5 punti percentuali rispetto alla stima di aprile. Il dato si mantiene negativo anche per il 2014. Nel triennio 2015-2017, mostrerebbe segnali di ripresa, prossima ad un valore positivo dell’1,0 per cento.
Si ritiene utile,
infine, riportare nella tabella che segue un confronto tra le previsioni di
crescita recate nella Nota e quelle dei principali istituti di ricerca
nazionali e internazionali, che stimano per l’anno
in corso una diminuzione del Pil più sostenuta, pari a circa 1,8–1,9 punti
percentuali rispetto all’anno precedente (con l’eccezione di Confindustria, che
stima una contrazione dell’1,6%), con un ritorno in territorio positivo nel
2014, in cui si evidenzia una crescita che dovrebbe posizionarsi tra lo 0,7 e
lo 0,8 per cento. Per il 2015, le previsioni disponibili degli istituti si
presentano meno favorevoli rispetto alle ipotesi del Governo.
Previsioni degli istituti nazionali e
internazionali sulla crescita
del PIL italiano
(variazioni percentuali)
|
|
2013 |
2014 |
2015 |
|
GOVERNO (settembre ’13) |
-1,7 |
1,0 |
1,7 |
|
CER (luglio ’13) |
-1,8 |
0,8 |
1,2 |
|
PROMETEIA (luglio ’13) |
-1,9 |
0,7 |
1,3 |
|
REF.IRS (luglio ’13) |
-1,9 |
0,8 |
- |
|
CONFINDUSTRIA (settembre ’13) |
-1,6 |
0,7 |
- |
|
BANCA D’ITALIA (luglio ’13) |
-1,9 |
0,7 |
- |
|
OCSE
(Interim Assessment) (settembre
‘13) |
-1,8 |
- |
- |
|
FMI (Article
IV) (settembre ‘13) |
-1,8 |
0,7 |
1,1 |
Il peggioramento del quadro macroeconomico rispetto al quadro previsionale contenuto nel DEF 2013 di aprile – con un Pil che oltre a diminuire in termini reali decresce anche in termini nominali (come del resto già avvenuto nel 2012 rispetto al 2011) – si riflette sull’evoluzione della finanza pubblica.
La Nota, nel rivedere al ribasso i dati di finanza pubblica riportati nel Documento di Economia e Finanza, conferma comunque, pur con alcuni slittamenti temporali degli obiettivi prefissati[4], il percorso di risanamento finanziario già stabilito nel Documento medesimo, che ha reso possibile, nella recente decisione europea del giugno di quest’anno, la chiusura della procedura per i disavanzi eccessivi nei confronti dell’Italia.
La tabella che segue mostra il Conto economico della P.A. a legislazione vigente riportato nella Nota, a raffronto con quello dello scorso aprile esposto nel DEF 2013.
Conto economico P.A. a
legislazione vigente
(in % del PIL)
|
|
Consuntivo |
DEF 2013 |
Nota
aggiornamento del DEF 2013 (settembre) |
||||||||
|
|
2012 |
2013 |
2014 |
2015 |
2016 |
2017 |
2013 |
2014 |
2015 |
2016 |
2017 |
|
Entrate correnti |
47,7 |
48,2 |
48,0 |
47,8 |
47,6 |
47,4 |
48,1 |
48,0 |
47,7 |
47,3 |
47,0 |
|
Entrate tributarie |
30,2 |
30,4 |
30,4 |
30,3 |
30,2 |
30,1 |
30,3 |
30,4 |
30,2 |
30,0 |
29,8 |
|
- Imposte
dirette |
15,1 |
15,0 |
15,0 |
14,7 |
14,7 |
14,8 |
15,0 |
15,0 |
14,7 |
14,6 |
14,5 |
|
- Imposte indirette |
14,9 |
15,3 |
15,4 |
15,5 |
15,4 |
15,3 |
15,1 |
15,4 |
15,5 |
15,4 |
15,3 |
|
Contributi sociali |
13,8 |
14,0 |
13,9 |
13,8 |
13,7 |
13,6 |
14,0 |
13,8 |
13,7 |
13,6 |
13,5 |
|
Entrate finali |
48,1 |
48,6 |
48,4 |
48,2 |
47,9 |
47,7 |
48,7 |
48,3 |
48,0 |
47,7 |
47,3 |
|
Spese correnti |
48,1 |
48,0 |
47,4 |
47,1 |
46,8 |
46,3 |
48,6 |
47,8 |
47,1 |
46,4 |
45,6 |
|
Interessi passivi |
5,5 |
5,3 |
5,6 |
5,8 |
6,0 |
6,1 |
5,4 |
5,4 |
5,3 |
5,3 |
5,2 |
|
Spese correnti primarie |
42,6 |
42,7 |
41,8 |
41,3 |
40,8 |
40,2 |
43,2 |
42,5 |
41,8 |
41,1 |
40,4 |
|
Spese finali |
51,2 |
51,5 |
50,2 |
49,9 |
49,3 |
48,7 |
51,9 |
50,7 |
49,9 |
48,9 |
48,0 |
|
Spese finali netto interessi |
45,6 |
46,2 |
44,6 |
44,1 |
43,2 |
42,6 |
46,5 |
45,3 |
44,5 |
43,6 |
42,8 |
|
Saldo corrente |
-0,4 |
0,2 |
0,6 |
0,7 |
0,8 |
1,1 |
-0,5 |
0,1 |
0,6 |
0,9 |
1,4 |
|
Saldo primario |
2,5 |
2,4 |
3,8 |
4,1 |
4,7 |
5,1 |
2,3 |
3,0 |
3,5 |
4,1 |
4,5 |
|
Indebitamento
netto |
-3,0 |
-2,9 |
-1,8 |
-1,7 |
-1,3 |
-1,0 |
-3,1 |
-2,3 |
-1,8 |
-1,2 |
-0,7 |
|
Pressione
fiscale |
44,0 |
44,4 |
44,3 |
44,1 |
43,9 |
43,8 |
44,3 |
44,2 |
44,0 |
43,7 |
43,3 |
Come espone la tabella, nel 2013 l’indebitamento netto supera di 0,2 punti il valore indicato ad aprile, a causa, precisa la Nota, di un andamento delle entrate che risentono della revisione al ribasso dell’andamento del prodotto: ciò in conseguenza dell’adozione congiunta in numerosi Stati dell’Unione europea delle politiche di consolidamento fiscale di elevata intensità. L’adozione congiunta, nelle diverse economie, tra loro interdipendenti, di tali politiche ha condotto ad una contrazione del livello di attività superiore alle attese.
Può segnalarsi come, in particolare, il calo delle entrate rispetto alle previsioni risulti di circa 6,2 miliardi di euro (benché in quota Pil le stesse appaiano sostanzialmente stabili, a causa della concomitante caduta del Pil medesimo), ascrivibile prevalentemente al calo delle imposte indirette che, com’è noto, sono particolarmente reattive all’andamento del ciclo economico. Il peggioramento del dato sull’indebitamento si accentua nel 2014, mentre negli ultimi tre anni del periodo di previsione torna su valori coerenti, ed anzi lievemente migliori, rispetto alle stime DEF.
Il suddetto calo si riflette anche sugli altri saldi dell’esercizio, con riferimento sia a quello corrente, inferiore di 0,7 punti percentuali al dato DEF, che, più lievemente (-0,1) al saldo primario; peraltro quest’ultimo saldo – che, si rammenta, costituisce uno dei principali indicatori di sostenibilità del debito - negli anni successivi risente in misura più accentuata del nuovo scenario macroeconomico riportato nella Nota, risultando mediamente inferiore alle stime DEF di circa 0,6 punti percentuali annui.
Risultano invece in linea con le stime di aprile le spese (che pertanto, a causa della caduta del prodotto, nella tabella risultano crescenti in quota Pil), che anzi presentano una lieve diminuzione in termini nominali (dovuta in buona parte alla contrazione della previsione di spesa in conto capitale). Le spese correnti al netto degli interessi si mantengono sul percorso di riduzione già indicato ad aprile, anche se su valori lievemente più elevati e questo, unitamente ad una previsione della spesa per interessi che dal 2015 risulta consistentemente più positiva rispetto alle previsioni di aprile, si riflette su una evoluzione delle spese finali che al termine del periodo di previsione (2017) risulta inferiore di 0,7 punti percentuali di Pil rispetto a quanto iscritto nel DEF.
In proposito, nella Nota si precisa come l’andamento così prefigurato della spesa per interessi ipotizza una riduzione degli spread di rendimento a dieci anni dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi a 200 punti base nel 2014, 150 nel 2015 e 100 nel 2016 e 2017. Deve peraltro osservarsi come la contrazione della spesa in questione venga a stimarsi pur in presenza di un livello di debito che risulta più elevato – per tutto il periodo di previsione, come si indica più avanti - rispetto ai valori indicati nel DEF e che pertanto dovrebbe retroagire in aumento sulla spesa medesima.
Sulla base dell’articolo 10-bis della legge di contabilità, la Nota, presenta poi, oltre alle nuove previsioni macroeconomiche ed al nuovo quadro tendenziale di finanza pubblica un aggiornamento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica.
Quadro
programmatico sintetico di finanza pubblica
(in % PIL)
|
|
|
2013 |
2014 |
2015 |
2016 |
2017 |
|
Indebitamento
netto |
Nota |
-3,0 |
-2,5 |
-1,6 |
-0,8 |
-0,1 |
|
DEF |
-2,9 |
-1,8 |
-1,5 |
-0,9 |
-0,4 |
|
|
Interessi |
Nota |
5,4 |
5,4 |
5,3 |
5,3 |
5,2 |
|
DEF |
5,3 |
5,6 |
5,8 |
6,0 |
6,1 |
|
|
Saldo primario |
Nota |
2,4 |
2,9 |
3,7 |
4,5 |
5,1 |
|
DEF |
2,4 |
3,8 |
4,3 |
5,1 |
5,7 |
|
|
Indebitamento netto strutturale(1) |
Nota |
-0,4 |
-0,3 |
0,0 |
0,0 |
0,0 |
|
DEF |
0,0 |
0,4 |
0,0 |
0,0 |
0,0 |
(1)
Corretto per il ciclo e al netto delle misure una tantum.
Nel 2013 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche viene posizionato al 3,0% del PIL, incorporando una correzione di 0,1 punti percentuali rispetto al dato risultante a legislazione vigente, come nell’intendimento del Governo espresso nella Nota.
In termini strutturali, ossia al netto della componente ciclica e delle misure una tantum, viene confermato l’obiettivo di risanamento delle finanze pubbliche già prefigurato dal DEF, benché il dato dell’indebitamento netto strutturale risulti ora pari a zero dal 2015, rimanendo comunque su valori prossimi al pareggio (close to balance) già dall’anno 2013. Va altresì rammentato come il valore dell’indebitamento netto strutturale risulti pari per il 2012 a -1,3 per cento e, pertanto, il dato previsto per il 2013 esponga un miglioramento di 0,9 punti percentuali (rispetto al valore di -1,3 per cento del PIL del 2012), ben superiore, come si evidenzia nella Nota, al valore (annuale) di 0,5 punti richiesto dalle regole europee per il conseguimento dell’Obiettivo di Medio Termine.
Sembra opportuno rammentare che sulla base delle regole vigenti nel sistema europeo dei conti pubblici, l’indebitamento netto strutturale consiste nell’ammontare del saldo nominale depurato degli effetti della componente ciclica, vale a dire quelli derivanti dal ciclo economico: se negativa, tale componente migliora il saldo in termini strutturali; viceversa in caso di componente ciclica positiva. Per misurare la componente ciclica si fa ricorso all’output gap, che rappresenta la deviazione del Pil effettivo rispetto al Pil potenziale:esso è pari alla differenza tra Pil effettivo e Pil potenziale, rapportata a quest’ultimo. Il Pil potenziale rappresenta il livello teorico massimo di produzione che un paese può raggiungere senza causare tensioni inflazionistiche. Il prodotto tra l’output gap e la stima della sensibilità al ciclo economico delle entrate e delle spese correnti costituisce la componente ciclica del saldo di indebitamento. Indi tale saldo va depurato delle misure una tantum, costituite dalle entrate e spese identificate come straordinarie: in caso di prevalenza delle entrate sulle spese si ha un peggioramento del saldo, viceversa in caso di prevalenza delle spese sulle entrate.
Poiché per l’Italia, dato il valore negativo dell’output gap per tutto il periodo di previsione oggetto della Nota, la componente ciclica è anche essa negativa, l’indebitamento netto strutturale assume i valori close to balance esposti nella tabella sopra riportata.
Premesso che nella Nota si precisa che, quanto al valore del -2,5 per cento ascritto all’indebitamento relativo al 2014, lo stesso aumenta di 0,2 punti percentuali il dato risultante a legislazione vigente allo scopo di “finanziare alcune voci di spesa in conto capitale non incluse in tale dato”, si rileva come il nuovo indicatore programmatico sostanzialmente confermi (tranne che per il 2014) il percorso positivo di tale saldo iscritto nel DEF, anzi con un lieve miglioramento nell’ultimo anno rispetto al Documento.
Poiché peraltro l’avanzo primario viene rivisto al ribasso rispetto alle stime di aprile – e persiste tale per tutto i periodo di previsione - sembra da presumere che una componente importante dei nuovi valori dell’indebitamento netto in questione siano individuabili nel positivo andamento della spesa per interessi iscritto nel quadro programmatico, che per gli anni dal 2015 in poi, rispetto al quadro DEF, ha un andamento consistentemente migliorativo, sul quale potrebbe risultare utile acquisire ulteriori indicazioni rispetto a quelle contenute nella Nota in ordine alla graduale chiusura degli spread già richiamata in commento alla tabella sul conto economico della PA che precede. Ciò anche tenuto conto dei valori crescenti di debito.
Per quanto concerne la pressione fiscale, dopo il consistente aumento, superiore a due punti percentuali di Pil, registrato nel 2012 rispetto all’anno precedente, essa è esposta nella Nota di aggiornamento su livelli analoghi a quelli già stimati nel DEF, posizionandosi al 44,3 per cento del Pil nel 2013 (44,4 nel DEF) diminuendo poi progressivamente di circa lo 0,1 per cento in ciascuno degli anni successivi, fino a posizionarsi al 43,7 per cento nel 2017.
Per quanto concerne il rapporto debito pubblico/PIL, il quadro programmatico riportato nella Nota di aggiornamento lo rivede in aumento rispetto alle stime contenute nel Documento di Economia e Finanza 2013, come espone la Tabella seguente.
Debito
pubblico/PIL
|
|
|
Consuntivo |
Confronto
Nota/DEF |
||||
|
|
|
2012 |
2013 |
2014 |
2015 |
2016 |
2017 |
|
Debito
pubblico |
Nota |
127,0 |
132,9 |
132,8 |
129,4 |
125,0 |
120,1 |
|
DEF |
|
130,4 |
129,0 |
125,5 |
121,4 |
117,3 |
|
|
A
legislazione vigente |
|
|
133,0 |
133,2 |
130,5 |
127,1 |
123,2 |
|
Debito
pubblico |
Nota |
124,3 |
129,3 |
129,0 |
125,7 |
121,4 |
116,6 |
|
DEF |
|
126,9 |
125,2 |
121,8 |
117,8 |
113,8 |
|
|
A
legislazione vigente |
|
|
129,5 |
129,4 |
126,8 |
123,5 |
119,7 |
* Rispettivamente al lordo e al netto della
quota di pertinenza dell’Italia dei prestiti EFSF, diretti alla Grecia, e del
programma ESM. Per l’anno 2012 l’ammontare agli Stati membri dell’UEM
(bilaterali o attraverso EFSF) è pari a 36.932 miliardi. Il dato include anche
la copertura per il pagamento dei debiti pregressi della PA, che comporta
emissioni per 27,2 miliardi nel 2013 e 20 miliardi nel 2014.
Il rapporto debito/PIL programmatico (al lordo dei
sostegni finanziari agli altri Stati membri dell’UEM e dei debiti pregressi
della PA) passa dal 127,0 per cento del 2012 al 132,9 per cento nel 2013, valore che rimane sostanzialmente stabile
anche nel 2014 (132,8 per cento), per poi iniziare a ridursi significativamente - anche a seguito dell’esaurirsi dei
pagamenti dei debiti commerciali della P.A., previsti in 1,2 punti di PIL nel
2014, precisa la Nota – nel triennio
successivo, nel corso del quale dovrebbe diminuire di 12,7 punti percentuali, fino a situarsi al 120,1 per
cento nel 2017.
Il profilo di discesa del rapporto debito/PIL
programmato da Governo per gli anni
2014-2017 - che appare decisamente impegnativo in considerazione del breve
periodo temporale nel quale lo stesso dovrebbe determinarsi – include gli introiti annuali da privatizzazioni per
un ammontare pari a circa 0,5 punti
percentuali di PIL all’anno.
Si osserva che la stima di tali introiti,
effettuata tenendo conto degli strumenti creati per procedere alla
valorizzazione e dismissione del
patrimonio statale e delle partecipazioni pubbliche, è stata rivista al ribasso
nella Nota rispetto al DEF di
aprile, in cui veniva ipotizzata una riduzione
del debito per introiti da privatizzazioni in misura pari all’1 per cento di PIL per gli anni 2013-2017. La riduzione delle previsioni degli introiti da
privatizzazioni è stata operata, osserva il Governo, per renderla più fattibile
e realistica, anche in considerazione delle ancora difficili condizioni del
mercato immobiliare e finanziario.
Nella medesima direzione della progressiva
riduzione del rapporto debito/PIL dovrebbero altresì operare i tassi di crescita del PIL previsti nel
triennio 2015-2017, stimati nel Documento all’esame in circa 1,8 punti
percentuali annui e che, presumibilmente, sono altresì alla base
dell’andamento, anche esso discendente, iscritto per il debito pubblico nel
quadro a legislazione vigente (dal 133,2 per cento del 2014 al 123,2 per cento
del 2017). Per l’anno 2014, invece, le più modeste previsioni di crescita
avrebbero un effetto negativo sul rapporto debito/PIL.
Per quanto attiene ai profili patrimoniali, la
Nota segnala come ai fini della riduzione del debito pubblico – nell’ambito del
Piano pluriennale di valorizzazione del patrimonio pubblico - sia stata
recentemente costituita, nel maggio 2013, la Società di gestione del risparmio Invimit SGR (sulla base di quanto
dispone l’articolo 33 del decreto-legge n. 98 del 2011), che dovrà istituire
uno più fondi di investimento immobiliare finalizzati alla valorizzazione del
patrimonio pubblico.
Infine, viene evidenziato l’avvio del processo di
dismissione del patrimonio azionario pubblico con la cessione delle società
SACE, FINTECNA e SIMEST alla Cassa Depositi e Prestiti per un importo
complessivo di circa 8,8 miliardi. Tale importo è stato versato a CDP in più tranches: una prima tranche, pari a 5,4 miliardi è stata versata a novembre 2012. Tale
importo è stato interamente destinato alla riduzione del debito pubblico e
dunque trasferito a tal fine al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.
Una seconda tranche, pari a circa 2,5
miliardi di euro, è stata versata a fine dicembre 2012, a saldo per l’acquisto
di SACE S.p.a. e SIMEST S.p.a. Una terza tranche,
pari a 0,9 miliardi di euro è stata versata ad aprile 2013 a saldo
dell’acquisto di FINTECNA. L’importo della seconda e terza tranche, complessivamente pari a circa 3,4 miliardi di euro circa,
è stato destinato, per il 30 per cento – circa 1,1 miliardo - alla riduzione
del debito, e dunque al Fondo ammortamento titoli di Stato; mentre la restante
parte è stata destinata al rimborso dei debiti pregressi della P.A. verso le
imprese.
La Nota di aggiornamento al DEF, in aggiunta ai contenuti usuali, fornisce una breve sintesi delle azioni già avviate o da avviare in futuro in risposta alle Raccomandazioni rivolte all’Italia il 9 luglio scorso dal Consiglio UE nell'ambito della procedura del Semestre europeo, a seguito delle valutazioni della Commissione europea sul Programma nazionale di riforma 2013 e sul Programma di stabilità 2012-2017 presentati dall’Italia.
Per ogni Raccomandazione la Nota dà conto degli interventi già posti in essere dal Governo e delle indicazioni programmatiche sulle azioni di riforma previste nei diversi settori.
Il Governo presenta, quindi, un quadro di aggiornamento delle iniziative adottate per corrispondere a tali Raccomandazioni ed espone, altresì, nella Nota lo stato di attuazione delle riforme intraprese nei diversi settori.
La Parte II del presente dossier propone quindi una ricognizione dello stato di attuazione delle principale politiche pubbliche.
Le Raccomandazioni si riferiscono a sei ambiti di intervento:
Raccomandazione
1: Riduzione del debito
§
assicurare che
nel 2013 il disavanzo resti al di sotto del 3% del PIL dando attuazione piena
alle misure adottate;
§
realizzare gli
avanzi primari strutturali programmati per instradare l'elevatissimo rapporto
debito/PIL (secondo le previsioni al 132,2% del PIL nel 2014) su una
traiettoria stabilmente in discesa;
§
continuare a
perseguire un miglioramento duraturo dell'efficienza e della qualità della
spesa mediante revisioni periodiche approfondite della spesa (spending review) a tutti i livelli
amministrativi.
Raccomandazione 2: Efficienza e qualità
della Pubblica Amministrazione
§
dare tempestiva
attuazione alle riforme in atto adottando in tempi rapidi le disposizioni
attuative necessarie, dandovi seguito con risultati concreti a tutti i livelli
amministrativi e con tutti i portatori di interesse e monitorandone l’impatto;
§
potenziare
l'efficienza della pubblica amministrazione;
§
semplificare il
quadro amministrativo e normativo per i cittadini e le imprese;
§
abbreviare la
durata dei procedimenti civili e ridurre l'alto livello di contenzioso civile,
anche promuovendo il ricorso a procedure extragiudiziali di risoluzione delle controversie;
§
potenziare il
quadro giuridico relativo alla repressione della corruzione, anche rivedendo la
disciplina dei termini di prescrizione;
§
adottare misure
strutturali per migliorare la gestione dei fondi dell'UE nelle regioni del
Mezzogiorno in vista del periodo di programmazione 2014-2020.
Raccomandazione 3: Sistema finanziario
§
promuovere
modifiche nel sistema di governance
societaria del settore bancario, al fine di promuovere maggiore efficienza e
redditività e di sostenere il flusso del credito alle attività produttive;
§
agevolare la
risoluzione dei prestiti in sofferenza iscritti nel bilancio delle banche;
§
promuovere
maggiormente lo sviluppo del mercato dei capitali, allo scopo di diversificare
e migliorare l'accesso delle imprese ai finanziamenti, in particolare sotto
forma di partecipazione al capitale, e promuoverne la capacità d’innovazione e
la crescita.
Raccomandazione 4: Mercato del lavoro
§
dare attuazione
effettiva alla riforma del mercato del lavoro e del quadro per la determinazione
dei salari, al fine di agevolare un migliore allineamento dei salari alla
produttività;
§
realizzare
ulteriori interventi per promuovere la partecipazione al mercato del lavoro,
specialmente quella delle donne e dei giovani;
§
potenziare
l'istruzione e la formazione professionale, rendere più efficienti i servizi
pubblici per l'impiego e migliorare i servizi di orientamento per gli studenti;
§
intensificare gli
sforzi per scongiurare l'abbandono scolastico e migliorare l’offerta di servizi
di assistenza e di doposcuola;
§
migliorare la
qualità e risultati della scuola, anche tramite un potenziamento dello sviluppo
professionale e una diversificazione della carriera degli insegnanti;
§
migliorare i
livelli di prestazioni sociali, in particolare per le famiglie a basso reddito
con figli.
Raccomandazione 5: Sistema fiscale
§
trasferire il
carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente,
assicurando la neutralità in termini di gettito;
§
rivedere l'ambito
di applicazione delle esenzioni e delle aliquote ridotte IVA, nonché il sistema
delle agevolazioni fiscali dirette;
§
procedere alla
riforma del catasto, allineando gli estimi e le rendite ai valori di mercato;
§
proseguire la
lotta all'evasione fiscale, migliorando il rispetto dell'obbligo tributario e
contrastando in modo incisivo l'economia sommersa e il lavoro irregolare.
Raccomandazione 6: Concorrenza
§
assicurare la
concreta attuazione delle misure volte all'apertura del mercato nel settore dei
servizi;
§
eliminare le
restrizioni che sussistono nei servizi professionali;
§
estendere il
ricorso agli appalti pubblici (in sostituzione delle concessioni dirette) per
la prestazione dei servizi pubblici locali;
§
portare avanti
l'attuazione delle misure adottate per migliorare le condizioni di accesso al
mercato delle industrie di rete, in particolare dando priorità alla
costituzione dell'Autorità di regolamentazione dei trasporti;
§
potenziare la
capacità infrastrutturali concentrandosi sulle interconnessioni energetiche,
sul trasporto intermodale e, nelle telecomunicazioni, sulla banda larga ad alta
velocità, tra l'altro al fine di superare le disparità tra Nord e Sud.
La Raccomandazione 2, efficienza e qualità della pubblica amministrazione, indica la necessità di dare attuazione alle riforme in itinere in tempi rapidi.
A tale proposito il Governo evidenzia:
§ la
semplificazione della governance
dell’Agenda digitale (il riferimento è al D.L. n. 69 del 2013) e la
ridefinizione dei compiti della cabina
di regia che, presieduta dal Presidente del Consiglio o da un suo delegato,
dovrà presentare al Parlamento un quadro complessivo delle norme vigenti, dei
programmi avviati e del loro stato di avanzamento. Sul punto occorre notare che
l’art. 13 del citato D.L. ha invece introdotto
ulteriori strutture nell’ambito della governance,
prevedendo l’istituzione anche di un Tavolo permanente di esperti, di un
Commissario del Governo e di una struttura di missione per l'attuazione
dell'agenda digitale. Poiché la
previsione di tale maggiore complessità strutturale è accompagnata dalla
disposizione che obbliga a provvedervi con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica, appare opportuna una verifica in ordine
all’efficacia ed efficienza del nuovo assetto.
§ adozione del nuovo Codice dell’amministrazione digitale e di ulteriori misure di digitalizzazione amministrativa; va notato che l’aggettivazione “nuovo” si riferisce in realtà al codice è contenuto nel D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 ed è stato organicamente modificato prima con il D.Lgs. n. 159/2006 e poi con il D.Lgs. n. 235/2010. Il Codice prevede molti provvedimenti attuativi ancora da emanare e la stessa nota, nel capitolo V, “un aggiornamento sulle riforme”, sub V.5, constata l’esigenza di portare a termine con sollecitudine l’iter attuativo. Le modifiche più recenti sono contenute nel D.L. n. 69/2013, come modificato in sede di conversione dalla L. n. 98/2013, ma anche esse richiedono provvedimenti attuativi, come quelle che istituiscono: il Sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale di cittadini e imprese (art. 17-ter). Esemplificativa dell’ampiezza dei tempi di attuazione delle disposizioni in materia di digitalizzazione appare la vicenda del fascicolo sanitario elettronico (FSE), introdotto dal D.L. n. 179 /2012, del quale l’art. 17 del D.L. n. 69/2013 ha modificato poi la disciplina, prevedendone la realizzazione entro il 31 dicembre 2015 e fissando entro il 30 giugno 2014 il termine di presentazione all'Agenzia per l'Italia digitale e al Ministero della salute, da parte delle regioni e delle province autonome, del progetto di realizzazione. Inoltre la Nota afferma, con riferimento CAD, come modificato dalla legge di conversione del D.L. n. 69/2013, che è stato introdotto “l’utilizzo obbligatorio della posta elettronica certificata-PEC- tra la PA abolizione dell’uso del fax nelle comunicazioni tra pubblica amministrazione e le aziende, con abolizione dell’uso del fax”: in realtà l’art. 47 CAD stabilisce obblighi solo nei rapporti tra pubbliche amministrazioni, non tra queste e soggetti privati (le comunicazioni di documenti tra le pubbliche amministrazioni avvengono mediante l'utilizzo della posta elettronica o in cooperazione applicativa);
§ la presentazione del disegno di legge di semplificazione al cui interno è prevista la digitalizzazione delle procedure del Pubblico registro Automobilistico.
Nella parte relativa all’analisi settoriale la Nota di aggiornamento definisce fondamentale l’apporto che potrà venire dalla piena attuazione dell’Agenda Digitale ed evidenzia che la mancata adozione dei provvedimenti legati all’Agenda Digitale comporterebbe costi molto alti che il Paese non può permettersi in termini di modernizzazione di settori vitali come la PA e la scuola.
A tale proposito si ricorda che non risulta essere stato ancora
adottato lo Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale.
La Nota di aggiornamento del DEF 2013 considera strategiche le politiche per migliorare la qualità dell’ambiente e incentivare lo sviluppo sostenibile.
Tra gli interventi adottati in risposta alle raccomandazioni del Consiglio europeo (raccomandazione 2: Efficienza e qualità della pubblica amministrazione), il documento menziona quelli contenuti prevalentemente nel D.L. n. 69/2013 che – secondo quando riportato nella Nota – dovrebbero avere un obiettivo di semplificazione; analoghe finalità sono attribuite alle disposizioni contenute nel disegno di legge in materia di semplificazioni in corso di esame al Senato (S. 958), che reca numerose norme in materia ambientale, e segnatamente in materia di bonifiche dei siti inquinati, valutazione di impatto ambientale, rifiuti, nonché al fine di conferire una delega al Governo per una generale codificazione delle norme ambientali e paesaggistiche.
Il documento enuclea alcune finalità e interventi di carattere programmatico e strutturale tra i quali si segnalano:
§ la riforma della fiscalità ambientale allo scopo di assicurare, a parità di gettito, il trasferimento di oneri dal lavoro alla produzione di beni e servizi inquinanti;
Al
riguardo, si segnala che l’articolo 15 del disegno di legge concernente la
delega fiscale, approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (A.S.
1058), reca una delega al Governo in materia di fiscalità ambientale, mentre
l’articolo 3 del disegno di legge in materia di semplificazioni conferisce una
delega al Governo per la codificazione in materia ambientale in cui è inclusa
la fiscalità ambientale.
§ lo sviluppo delle energie rinnovabili attraverso interventi di semplificazione amministrativa, che creino un quadro di regole uniformi nel territorio nazionale, e redistribuzione della spesa destinata alle misure di incentivazione da suddividere su un arco temporale più lungo (il documento estende l’orizzonte temporale da nove a dodici anni). Nel campo delle energie rinnovabili si attribuisce, inoltre, una certa rilevanza alle misure di efficienza energetica; in tale contesto, si accenna genericamente all’opportunità di rendere strutturali le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie (su tale tematica si rinvia alla scheda “Infrastrutture ed edilizia”);
§ la tutela della biodiversità in cui i parchi e le aree protette sono chiamate a giocare un ruolo importante per la tutela delle risorse al fine di evitare il degrado dei servizi ecosistemici in conformità con gli obiettivi fissati a livello europeo;
§ la definizione di un Piano nazionale di tutela e gestione del patrimonio idrico, al fine di introdurre criteri di efficienza ed efficacia in tale ambito e rilanciare gli investimenti in infrastrutture;
§ la definizione di limiti al consumo del suolo;
Al
riguardo, si segnalano le proposte di legge di iniziativa parlamentare in corso
di esame presso le competenti Commissioni parlamentari volte a dettare norme per
il contenimento dell'uso di suolo (A.C. 70 e A.C. 150, che recano altresì
interventi per la rigenerazione urbana; A.C. 948 e 902 che riguardano anche la
valorizzazione delle aree agricole).
§ la riconversione produttiva delle aree industriali inquinate; in proposito, il documento precisa che, dopo la pubblicazione del decreto attuativo sulle crisi industriali complesse, sarà avviato, di concerto con le amministrazioni competenti, un piano di bonifiche indirizzato al riuso a fini produttivi del territorio;
§ una complessiva revisione della normativa in materia di illeciti ambientali allo scopo di modificare il sistema sanzionatorio e ampliare le fattispecie di delitti contro l’ambiente.
Si
rammenta che l’articolo 25 della legge n. 97 del 2013 (legge europea 2013) ha
modificato la parte sesta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in
materia di tutela risarcitoria contro i danni all'ambiente.
Accanto a tali interventi di carattere strutturale la Nota di aggiornamento menziona gli interventi volti a:
§ fronteggiare le emergenze di carattere ambientale, specie nella gestione dei rifiuti. In tale ambito, il documento fa riferimento al Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) e alle azioni di prevenzione, riciclo e riuso che saranno contenute nel Piano nazionale per la gestione integrata dei rifiuti, il cui iter deve essere ancora concluso;
§ ridurre il rischio idrogeologico. Nell’ambito della difesa del suolo, che rappresenta l’altra grande emergenza nazionale, il documento segnala la necessità di definire – anche con le regioni – un progetto di messa in sicurezza del territorio organico e di breve e medio termine.
Nella parte introduttiva della Nota si fa riferimento ad alcuni disegni di legge collegati alla decisione di bilancio 2014-2016 tra i quali il disegno di legge in materia di semplificazioni e sviluppo e il disegno di legge in materia di green economy e di lotta agli sprechi ambientali, che non è stato ancora adottato.
Con riferimento all’aggiornamento delle riforme nel settore dei beni culturali e del turismo per il 2013, la Nota sottolinea l’importanza dei “valori culturali” specifici del nostro Paese, la cui tutela e valorizzazione è stata essenzialmente affidata, in modo complessivo, alle misure contenute nel DL 8 agosto 2013, n. 91 “Valore cultura”.
Questo decreto innanzitutto affronta le questioni emergenziali riguardanti i più importanti siti archeologici in Campania, attraverso la nomina, tra l’altro, di un rappresentante per la realizzazione del “Grande Progetto Pompei”, oltre che la riorganizzazione della governance delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche che rappresentano i valori culturali fondamentali della musica lirica italiana, allo scopo di migliorarne la gestione finora tendenzialmente in disavanzo.
Tra le altre misure di risanamento di queste fondazioni, si prevedono specifiche norme riguardanti il personale, la presentazione di un piano per assicurarne gli equilibri strutturali e nuovi criteri per l’attribuzione della quota del Fondo unico per lo spettacolo.
Il D.L. n. 91/2013 è di fatto anche un provvedimento di spesa e di semplificazione interamente dedicato alla cultura, che presenta un carattere anticongiunturale, da cui è possibile dedurre l’importanza che viene attribuita al settore dei beni e delle attività culturali in qualità di uno dei fattori principali di rilancio della crescita dell’economia italiana.
Il decreto contiene inoltre diverse misure che intervengono in ambiti dei beni e delle attività culturali, che sono state integrate nel testo iniziale durante un lungo esame in prima lettura al Senato (dove il provvedimento, incardinato il 4 settembre scorso, è stato licenziato il 25 settembre) e che spaziano dalle agevolazioni fiscali per le imprese produttrici di contenuti musicali e di spettacoli di musica dal vivo e per le imprese cinematografiche di produzione e distribuzione, alle novelle al Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004) per la promozione e la salvaguardia delle attività di artigianato tradizionale riconosciute espressione dell’identità culturale collettiva in base alle Convenzioni UNESCO, ovvero a favore di manifestazioni relative ad antiche tradizioni popolari italiane.
Di particolare rilevanza sono, peraltro, le misure di semplificazione disposte per consentire agli enti e le istituzioni culturali di beneficiare di risorse, come la riassegnazione diretta di fondi al MiBACT, derivanti dai proventi quali i biglietti di ingresso, per garantire la regolare apertura al pubblico di musei e luoghi di cultura; la non applicazione dei diritti d’autore ai fini SIAE per la recitazione di opere letterarie presso musei e biblioteche a fini culturali senza scopo di lucro; la rideterminazione dei criteri per l’erogazione dei contributi allo spettacolo dal vivo; l’esclusione da limitazioni di spesa e tagli dei consumi intermedi previsti per i soggetti vigilati o finanziati dal MiBACT, inclusi i teatri stabili di iniziativa pubblica; la facilitazione dell’acquisizione di donazioni di modico valore (fino a 10.000 euro) e l’individuazione di forme di collaborazione pubblico-privato.
Vengono infine stanziate risorse per contributi diretti a numerosi progetti culturali di rilevanza nazionale (tra cui i “Nuovi Uffizi” a Firenze, il Museo nazionale dell’Ebraismo e della Shoah a Ferrara, il Centro Pio Rajna e il MAXXI a Roma) e per interventi di tutela e celebrazioni, oltre che assicurati gli organismi collegiali e consultivi centrali operanti presso il MiBACT dalla non applicazione del processo di “spending review”.
Per quanto riguarda il turismo, la Nota accenna alla necessità di consolidare il vantaggio competitivo che l’Italia presenta, come peraltro evidenziato dal Piano Strategico per il Turismo già varato. In proposito è stato preannunciata - ma non risulta ancora all’esame - una legge-quadro sul turismo, che, come il D.L. n. 91/2013 ha fatto per gli interventi nel campo della cultura, intervenga complessivamente per regolare un altro settore strategico ai fini del rilancio dell’economia italiana.
Nel settore della difesa, con riferimento alle azioni già intraprese dal Governo italiano in relazione alle raccomandazioni che Consiglio UE ha rivolto al nostro Paese sulla situazione macroeconomica e di bilancio delineata nel Programma di stabilità e nel Programma nazionale di riforma, la Nota di aggiornamento al Def 2013 (pagina 14) sottolinea l’approvazione di un piano finalizzato a:
1) una riduzione generale a 150.000 unità di personale militare delle tre Forze armate (Esercito, Marina militare ed Aeronautica militare) da attuare entro l’anno 2024;
2) una riduzione delle dotazioni organiche del personale civile della difesa a 20.000 unità, da conseguire sempre entro l’anno 2024;
Al riguardo, si segnala che i citati obiettivi di riduzione del personale militare e civile della Difesa sono stati definiti dalla legge n. 244 del 2012, approvata nel corso della XVI legislatura e finalizzata ad una revisione complessiva, in termini riduttivi, dello strumento militare.
La citata legge delega prevede, inoltre, contrazione complessiva del 30% delle attuali strutture operative, logistiche, formative, territoriali e periferiche della difesa, anche attraverso la loro soppressione e il loro accorpamento, con la finalità non solo di ottimizzare l’impiego delle risorse umane e strumentali disponibili, ma anche di contenere il numero delle infrastrutture in uso al Ministero della difesa.
La delega dovrà essere esercitata entro il 31 gennaio 2014.
Il Consiglio dei
Ministri, nella riunione dell’8 agosto 2013, ha approvato, su proposta del
Presidente del Consiglio, Enrico Letta, e del Ministro della Difesa Mario Mauro
(di concerto con il Ministro per la Pubblica Amministrazione e per la
Semplificazione e con il Ministro dell’Economia e delle Finanze), l’esame
preliminare di due decreti legislativi attuativi della citata legge n. 244 del
2012.
La Nota di aggiornamento al Def 2013 (pagina 46), in altra parte del Documento, nell’ambito delle misure adottate dal Governo al fine di ridurre il debito pubblico, ricorda, inoltre, il recente avvio di un piano straordinario di valorizzazione e cessione del patrimonio di proprietà delle Amministrazioni pubbliche nell’ottica di assicurare importanti risorse da destinare prioritariamente al Fondo per l’ammortamento del debito. In questo ambito, il Documento segnala la costituzione, nello scorso mese di maggio, della Società ‘Investimenti Immobiliari Italiani Società di Gestione del Risparmio Società per Azioni’ (InvimIt SGR), il cui capitale è interamente detenuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
La InvimIt SGR provvederà, all’istituzione di uno più fondi di investimento finalizzati, tra l’altro, a valorizzare sia gli immobili di proprietà dello Stato non utilizzati per finalità istituzionali (cd. ‘Fondo diretto’ ), sia quelli non più utilizzati dal Ministero della difesa per finalità istituzionali (cd. ‘Fondo difesa’).
La nota di aggiornamento al DEF dedica il paragrafo 11 del capitolo V alla giustizia. Il paragrafo si intitola “Giustizia più efficace e efficiente” e richiama una serie di temi che interessano la macchina amministrativa della giustizia e in particolare la geografia giudiziaria, la giustizia civile, le carceri.
Sono di seguito indicati i più recenti interventi legislativi nei singoli ambiti e le iniziative parlamentari in corso.
Per effetto della riforma (efficace dal 13 settembre 2013) introdotta con il D.Lgs. 155 del 2012 sono stati soppressi 30 tribunali e relative procure - dei 165 uffici di primo grado esistenti – (il tribunale di Urbino è stato “recuperato” a seguito della sentenza 21 luglio 2013, n. 237, della Corte costituzionale) e si è proceduto all’integrale eliminazione delle 220 sezioni distaccate, nella considerazione che tale modulo organizzativo si è rivelato fortemente inefficiente e fonte di diseconomie strutturali ed organizzative.
La riforma consentirebbe il recupero di 2.300 magistrati e di oltre 7.000 unità di personale amministrativo (più del 16% dell’attuale dotazione organica). Queste risorse saranno distribuite negli uffici accorpanti, assicurando rilevanti recuperi di efficienza, grazie alla più omogenea ripartizione dei carichi di lavoro, alla realizzazione di economie di scala e alla specializzazione delle funzioni giudiziarie.
Con il D.Lgs. 156 del 2012 sono stati poi soppressi 667 uffici del Giudice di Pace. La legge prevede per l'ente locale interessato che ne faccia richiesta (e si faccia carico dei costi e del personale necessario) la possibilità di mantenere l'ufficio del giudice di Pace (risulta che siano già pervenute e istruite circa 200 domande).
La riforma, nel
complesso, fa venire meno circa il 47% degli uffici giudiziari dell’intero
territorio nazionale ed ha suscitato resistenze nelle aree su cui
maggiormente incide. L’intervento è stato integrato dalla predisposizione, con decreti
del Ministro della Giustizia dell’aprile 2013, delle nuove piante
organiche dei magistrati addetti agli uffici di primo grado e del
relativo personale amministrativo. Potrà giovare al buon esito della riforma
anche la politica di nuove assunzioni di magistrati che, ad oggi, grazie agli
ultimi due concorsi riduce la vacanza teorica a sole 494 unità (a fronte delle
oltre 1.200 registrate in precedenza).
I risparmi attesi dalla riforma erano così quantificati (secondo i dati tratti dalle relazioni tecniche agli schemi di decreto trasmessi alle Camere per il parere):
§ per i tribunali, 2,9 mln per il 2013, 17,3 mln per il 2013, 31,3 mln per il 2014;
§
per i giudici di pace, 25,6 mln all’anno.
Nel corso dell’audizione al Senato del 20 maggio 2013, il ministro della
Giustizia, Cancellieri, ha affermato che per la soppressione dei tribunali “a regime, per la sola chiusura degli
uffici, al netto dei previsti costi di accorpamento, il risparmio è calcolato
in oltre 17 mln di euro per ciascun anno. Dato quest’ultimo che non tiene conto
delle economie di scala che pure si realizzeranno con la concentrazione delle
sedi”.
Il Ministro della Giustizia, in applicazione dell’art. 8 del d.lgs. n. 155 del 2012, ha consentito con decreto - per un periodo di due anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della riforma – che la trattazione dei procedimenti civili ordinari e delle controversie in materia di lavoro, di previdenza e assistenza obbligatoria pendenti alla data del 13 settembre 2013 prosegua presso un numero limitato di sedi soppresse nell’ambito della riforma della geografia giudiziaria. Si tratta dei tribunali di Alba, Bassano del Grappa, Pinerolo, Vigevano, Chiavari, Lucera, Rossano e Sanremo. Inoltre presso il Tribunale di Rossano si svolgeranno anche i dibattimenti penali relativi ai procedimenti pendenti alla data del 13 settembre 2013.
Il ministro ha
istituito, il 19 settembre 2013, un Gruppo
di lavoro per il monitoraggio sull’attuazione della riforma della
geografia giudiziaria.
Al Senato è in attesa di esame dall’Assemblea un testo unificato di disegni di legge di iniziativa parlamentare (il cui esame in sede referente da parte della II Commissione si è concluso Il 24 luglio 2013), che proroga al 13 settembre 2014 l‘avvio della riforma della geografia giudiziaria.
Anche negli ultimi 18 mesi il tema dell’eccessiva durata dei processi civili ha occupato l'agenda del Parlamento.
Con l'avvio della XVII legislatura, il decreto-legge “Fare” (n. 69/2013, legge conv. 98/2013) ha introdotto rilevanti novità sul fronte della procedura civile e del recupero dell’efficienza della giustizia avviata con la riforma della geografia giudiziaria.
In particolare, il provvedimento reintroduce l'obbligatorietà della mediazione civile e commerciale, già oggetto di una declaratoria d'incostituzionalità per eccesso di delega da parte della Corte costituzionale.
Il tentativo di mediazione, condizione di procedibilità della domanda, avviene con la necessaria assistenza dell'avvocato, il cui ruolo è valorizzato dalla riforma (tra l'altro, gli avvocati iscritti all'albo sono di diritto mediatori, con obblighi di specifica formazione in materia). La disposizione che prevede il tentativo obbligatorio di mediazione ha carattere sperimentale ed efficacia circoscritta ai prossimi quattro anni.
Ulteriori disposizioni del decreto-legge 69 relative all’efficienza della giustizia riguardano la delimitazione delle controversie in Corte di cassazione per le quali è richiesta la presenza del PM; l’attribuzione a un professionista (notaio o avvocato) delle attività necessarie per lo scioglimento della comunione, ereditaria o volontaria, quando non siano controversi il diritto alla divisione o le quote o non sussistano altre questioni pregiudiziali; l’obbligo per il giudice civile di formulare, in presenza di alcuni presupposti, una proposta transattiva o conciliativa, nel corso del processo di primo grado e d'appello.
Il DL 69 ha inoltre:
§ introdotto la figura del giudice ausiliario, nel numero massimo di 400 unità, per lo smaltimento dell'arretrato civile presso le corti d'appello. Ogni giudice ausiliario dovrà definire nel collegio di corte d'appello in cui è relatore almeno 90 procedimenti all'anno (per un totale di 36.000 procedimenti definiti all'anno);
§ previsto la possibilità che laureati in giurisprudenza qualificati e selezionati svolgano stage formativi teorico-pratici di diciotto mesi presso uffici giudiziari ordinari e amministrativi, assistendo e coadiuvando i magistrati togati nello svolgimento delle ordinarie attività;
§ istituito la figura dell'assistente di studio a supporto delle sezioni civili della Corte di cassazione, quale misura temporanea (cinque anni) per la celere definizione dei procedimenti pendenti.
Sempre ad un recupero di efficienza della giustizia civile sono ispirati gli aumenti del contributo unificato disposti da diversi recenti provvedimenti (da ultimo, la legge di stabilità 2013). Da tali interventi - da contemperare, in ogni caso, al diritto costituzionale di accesso alla giustizia – è attesa, infatti, una diminuzione del contenzioso in entrata. A parte gli aumenti si segnala, l’obbligo di pagamento di un ulteriore contributo (pari a quello dovuto per la stessa impugnazione) in caso di impugnazione temeraria (respinta integralmente, dichiarata inammissibile o improcedibile).
L’art. 2 del D.L. “liberalizzazioni” 1/2012, convertito in legge n. 27 del 2012, che ha modificato il D.Lgs. n. 168/2003 (Istituzione di sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale presso tribunali e corti d’appello), ha istituito il c.d. Tribunale delle Imprese, estendendo la competenza delle esistenti Sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale, al contenzioso relativo alle società di capitali.
La legge di stabilità 2013 ha trasformato le sezioni specializzate per la proprietà industriale in sezioni specializzate per le controversie commerciali, in tema di diritto d'autore e di class action. Con la legge di conversione (n. 27 del 2012) è stato aumentato il numero delle sedi (una almeno in ogni capoluogo di regione).
Per la controversie di competenza delle sezioni specializzate, il contributo unificato è quadruplicato.
E’ proseguita inoltre l'opera di digitalizzazione della giustizia avviata
con il Piano straordinario adottato
nel 2011. In particolare, l'art. 4 del decreto-legge
n. 193 del 2012 ha disposto che nel processo civile e nel processo penale,
tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica si effettuano
mediante posta elettronica certificata (PEC). Per la prima volta, dunque, la
disciplina del processo telematico è stata estesa anche al settore penale.
Dagli ultimi dati resi disponibili dal Ministero
della Giustizia, al 31 ottobre 2012 l'82% degli avvocati risulta dotato di PEC.
Dal 15 ottobre 2012 le comunicazioni telematiche sono attive in tutti i
tribunali e le corti d'appello. Da novembre 2011 a ottobre 2012 sono state
effettuate quasi 6 milioni di comunicazioni via posta elettronica certificata.
Da gennaio a ottobre 2012 sono stati depositati 126.559 atti telematici.
Con il DL “svuotacarceri” n. 78/2013 (convertito
dalla legge 94/2013), sono stati
disposti alcuni interventi normativi volti ad allentare il sovraffollamento
carcerario. In particolare:
§
la custodia
cautelare in carcere è applicabile solo per in relazione a delitti puniti con
pena superiore nel massimo a 5 anni (e non più a 4) di reclusione (oltre che
per il delitto di finanziamento illecito ai partiti e per il delitto di stalking, la cui pena massima è portata
a 5 anni);
§
sono stati
rimossi numerosi limiti di legge (c.d. ex Cirielli), che escludevano i recidivi
dall’applicazione della detenzione domiciliare e da altri benefici penitenziari
§
ai fini della
sospensione dell'esecuzione della pena e della concessione delle misure
alternative alla detenzione è, in caso di pene brevi, anticipata l'applicazione
della liberazione anticipata.
§
sono ampliati
i compiti del Commissario straordinario del Governo per le infrastrutture
carcerarie, i cui poteri sono prorogati fino al 31 dicembre 2014.
Ulteriori interventi legislativi
di vario tipo hanno interessato l'organizzazione e il funzionamento della
giustizia, a partire dai seguenti profili:
la proroga nelle funzioni di
magistrati onorari (legge di stabilità 2013);
la nuova disciplina del "fuori
ruolo" dei magistrati, contenuta nell'articolo 1, commi da 66 a
74, della legge 190/2012 (cd. legge "anticorruzione").
Non è stata invece esercitata la delega per l’adozione di un decreto
legislativo per l'individuazione di ulteriori incarichi, anche negli uffici di
diretta collaborazione, che, in aggiunta a quelli di previsti dalla legge 190
comportano l'obbligatorio collocamento in posizione di fuori ruolo.
La Nota di aggiornamento del DEF 2013 dedica specifica attenzione agli interventi in materia di infrastrutture ed edilizia quali interventi suscettibili di generare un impatto positivo per la crescita economica e di inversione del ciclo recessivo in atto.
Il documento fa riferimento ad alcuni interventi adottati in risposta alle raccomandazioni del Consiglio europeo (raccomandazione 2: Efficienza e qualità della pubblica amministrazione, raccomandazione 5: Sistema fiscale e raccomandazione 6: Concorrenza), e contenuti prevalentemente nel D.L. n. 69/2013, interventi che – secondo quanto riportato dalla Nota – dovrebbero contribuire al rilancio degli investimenti infrastrutturali e ad agevolare la ripresa nel settore dell’edilizia in cui l’analisi del quadro economico evidenzia anche in questo anno una contrazione. A tali interventi si aggiungono quelli contenuti nel disegno di legge in materia di semplificazioni in corso di esame al Senato (S. 958), che reca numerose disposizioni in materia di edilizia e di contratti pubblici.
In particolare, misure specificamente finalizzate al rilancio degli investimenti infrastrutturali sono riconducibili, per un verso, all’istituzione del Fondo per la continuità dei cantieri in corso ovvero il perfezionamento degli atti contrattuali finalizzati all’avvio dei lavori (art. 18, co. 1, del D.L. n. 69/2013) e, per l’altro, all’abbassamento a 200 milioni di euro della soglia degli investimenti da realizzare con contratti di partenariato pubblico –privato (PPP) da agevolare con il credito di imposta e la defiscalizzazione (art. 19, co. 3, del D.L. n. 69/2013), nonché all’operatività del “programma 6.000 Campanili” concernente interventi infrastrutturali di adeguamento, ristrutturazione e nuova costruzione di edifici pubblici, ovvero di realizzazione e manutenzione di reti viarie, nonché di salvaguardia e messa in sicurezza del territorio (art. 18, co. 9, D.L. n. 69/2013).
Ulteriori interventi in materia di edilizia in risposta alle raccomandazioni del Consiglio europeo, oltre a quelli contenuti nel D.L. n. 69/2013 (che si configurano in prevalenza come interventi di carattere ordinamentale aventi l’obiettivo di semplificazione, come ad esempio quelli di cui all’art. 30), sono collegati alla messa a disposizione da parte della Cassa depositi e prestiti di una base di liquidità in favore degli istituti di credito (art. 6, D.L. n. 102/2013 in corso di esame alla Camera) per erogare nuovi finanziamenti prioritariamente finalizzati all’acquisto dell’abitazione principale, nonché all’acquisto da parte della Cassa di obbligazioni bancarie garantite (covered bond) a fronte di portafogli di mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali e/o titoli emessi nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione aventi ad oggetto crediti derivanti da mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali (raccomandazione 3: sistema finanziario).
Anche altri interventi contenuti nel citato articolo 6 del D.L. n. 102/2013, relativi al finanziamento di alcuni Fondi volti a rendere più sostenibili gli oneri del mutuo e della locazione delle abitazioni (Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa, Fondo per l’accesso al credito per l'acquisto della prima casa, Fondo nazionale di sostegno per l’accesso alle abitazioni in locazione, Fondo a garanzia della “morosità incolpevole” degli inquilini in difficoltà nel pagamento dell’affitto) vengono collocati tra gli interventi adottati in risposta alle raccomandazioni europee (raccomandazione 6: mercato del lavoro).
Specifica attenzione è dedicata, inoltre, agli interventi per l’edilizia scolastica ai quali sono state recentemente destinate risorse finanziarie ad hoc per la messa in sicurezza e la riqualificazione, nonché per la costruzione di nuovi edifici pubblici (art. 18, co. 8 e 8-ter, del D.L. n. 69/2013; art. 10 del D.L. n. 104/2013).
Pur non strettamente inquadrate tra gli interventi adottati in ottemperanza alle raccomandazioni europee, il documento attribuisce una certa rilevanza, tra le misure in agenda, a quanto disposto in ordine alla proroga dell’innalzamento delle detrazioni fiscali per incentivare le ristrutturazioni edilizie e la riqualificazione energetica, di cui al D.L. n. 63/2013 (artt. 14, 15 e 16), che ha anche dettato una serie di disposizioni per il recepimento della direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prestazione energetica nell'edilizia.
Sulla necessità di rendere permanente l’agevolazione del 65% per la
riqualificazione energetica (cd. “ecobonus”), nel contempo ampliando la platea
dei beneficiari, si sono recentemente pronunciate le Commissioni VI e VIII
attraverso l’approvazione della risoluzione 8-00014.
La sezione della Nota relativa all’aggiornamento delle riforme fa riferimento alla necessità di rendere pienamente operative e di implementare alcune misure già adottate relativamente all’avvio dei cantieri e alla defiscalizzazione degli investimenti infrastrutturali.
In aggiunta a tali interventi, il documento enuclea alcune finalità e interventi di carattere programmatico tra i quali si segnalano:
§ un cambiamento di logica nella considerazione degli investimenti infrastrutturali basato sul passaggio dalle reti ai nodi caratterizzati da un’interconnessione tra porti, aeroporti, interporti, autostrade, sistemi urbani;
Al
riguardo, si ricorda che si tratta di una finalità già esplicitata negli
aggiornamenti del Programma delle infrastrutture strategiche allegati ai
Documenti di economia e finanza trasmessi al Parlamento (in tal senso, si veda
il 10° Allegato infrastrutture allegato alla Nota di aggiornamento del DEF
2012).
§ il coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione delle opere infrastrutturali: in proposito il documento segnala la necessità di rivedere tutte le procedure e le norme che regolano il Partenariato pubblico privato per facilitare il suo utilizzo e l’ingresso di investitori esteri;
Al
riguardo, si osserva che la disciplina vigente in materia di PPP, parzialmente
contenuta nel D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi
e forniture) è stata oggetto di numerose modifiche normative negli ultimi due
anni (le ultime modifiche sono contenute proprio nel succitato D.L. n. 69/2013).
§ la manutenzione del territorio e delle reti.
Il Programma operativo nazionale 2007/2013 è considerato uno strumento cardine per la strategia di infrastrutturazione come pure gli stanziamenti del Fondo per lo sviluppo e la coesione, la cui dotazione finanziaria dovrà essere determinata nella prossima legge di stabilità.
Con specifico riguardo all’edilizia, la Nota di aggiornamento menziona le seguenti finalità ed interventi:
§ rilancio dell’housing sociale e sostegno all’acquisto dell’abitazione principale in linea con gli interventi già adottati nel D.L. n. 102/2013 (in corso di esame parlamentare);
§ incremento dell’offerta nel settore immobiliare e di nuovi investimenti; sul punto, il documento fa genericamente riferimento all’eliminazione di alcuni elementi di rigidità che riguardano le locazioni a uso non abitativo al fine di consentire maggiore libertà contrattuale tra le parti.
Quanto alle detrazioni fiscali in materia di
ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica, il documento,
nell’ambito di una strategia tesa a incentivare lo sviluppo sostenibile e
l’efficienza energetica, fa genericamente riferimento alla necessità di rendere strutturali gli “sgravi fiscali
sulle ristrutturazioni”. Al riguardo, si
ricorda che le detrazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia nella misura
del 36% sono state rese permanenti con l’articolo 16-bis del D.P.R. n. 917 del
1986 (TUIR) introdotto dall'art. 4, comma 1, lett. c), D.L. 6 dicembre 2011, n.
201,. L’articolo 15 del D.L. n. 63/2013, rubricato “detrazioni fiscali per
interventi di ristrutturazione ed efficienza energetica e idrica”, fa
riferimento alle norme da applicare“nelle more della definizione di misure ed
incentivi selettivi di carattere strutturale”.
Da ultimo, nella parte introduttiva della Nota si fa riferimento ad alcuni disegni di legge collegati alla decisione di bilancio 2014-2016 tra i quali il disegno di legge in materia di semplificazioni e sviluppo. Si rammenta che il disegno di legge in materia di semplificazioni,in corso di esame al Senato (S. 958), reca, tra l’altro, disposizioni in materia di edilizia ed appalti pubblici.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la Nota da un lato elenca le misure fin qui assunte in relazione alle raccomandazioni europee, dall’altro delinea la strategia per il prossimo futuro.
Per quanto riguarda i provvedimenti fin qui assunti, la Nota (paragrafo V.4) riporta la Raccomandazione n. 4 del Consiglio UE, ove, in particolare, si richiama il nostro Paese all’esigenza di “dare attuazione effettiva alle riforme del mercato del lavoro” e a “realizzare ulteriori interventi a promozione della partecipazione al mercato del lavoro, specialmente quella di giovani e donne, ad esempio tramite la Garanzia per i giovani (Youth Guarantee)”. A tale riguardo la Nota fornisce l’elenco dettagliato delle misure già adottate dal Governo e dal Parlamento in tale settore, poste in prevalenza nel decreto-legge n. 76 del 2013 (c.d. decreto-lavoro, convertito nella L. n. 99 del 2013).
Si ricorda, in particolare, che il decreto-legge n. 76/2013 ha introdotto, in via sperimentale, un incentivo per i datori di lavoro che entro il 30 giugno 2015 assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi o privi di un diploma di scuola media superiore o professionale. L'incentivo è pari a un terzo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, copre un periodo di 18 mesi e non può comunque superare l'importo di 650 euro per ogni lavoratore assunto. Le assunzioni devono comportare un incremento occupazionale netto. Il medesimo incentivo è riconosciuto, per un periodo di 12 mesi, nel caso di trasformazione con contratto a tempo indeterminato. Alla trasformazione deve corrispondere l'assunzione, entro un mese, di un ulteriore lavoratore. Per il finanziamento dell'incentivo sono previste risorse statali pari a 500 milioni per le regioni del mezzogiorno e a 294 milioni per le restanti regioni, nonché eventuali ulteriori finanziamenti a carico delle singole Regioni.
Per quanto riguarda le forme contrattuali, il decreto-legge n. 76/2013 ha recato una serie di norme in materia di contratti di lavoro a termine, distacco di lavoratori, contratti di lavoro intermittente, lavoro a progetto, lavoro accessorio, tentativo obbligatorio di conciliazione nei licenziamenti individuali, intervenendo, in particolare, sulle modifiche alla normativa di settore apportate, da ultimo, dalla legge n. 92/2012 (Riforma del mercato del lavoro). In particolare, in materia di contratti a termine si prevede che il contratto a termine acausale possa essere stipulato anche nei casi previsti dai contratti collettivi di livello aziendale e, ferma restando la durata massima complessiva di 12 mesi, che possa essere oggetto di proroga; inoltre, si prevede la riduzione dei periodi di sospensione tra successivi contratti a termine. Per quanto concerne il lavoro intermittente, si introduce un limite di 400 giornate annue di lavoro effettivo nell'arco di 3 anni solari, riferito a ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, superato il quale il rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; restano esclusi da tale limite i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo. In materia di ammortizzatori sociali si introduce un beneficio in favore dei datori di lavoro che, senza esservi tenuti, assumano a tempo pieno e indeterminato lavoratori che fruiscano dell'Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI). Il beneficio consiste, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, in un contributo mensile pari al cinquanta per cento dell'indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore. Al fine di contrastare il fenomeno delle cosiddette "dimissioni in bianco", la normativa vigente viene estesa ai lavoratori e alle lavoratrici con contratto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, ovvero con contratti di associazione in partecipazione.
Per quanto riguarda la strategia per il prossimo futuro, la Nota chiarisce che un secondo gruppo d’interventi "sarà definito dopo che le istituzioni europee avranno approvato le regole per l'utilizzo dei fondi strutturali relativi al periodo 2014-2020, nonché di quelli per la ‘Garanzia per i giovani’".
La Youth Guarantee è un programma comunitario, il quale prevede che ogni giovane, entro quattro mesi dalla conclusione del suo ciclo di scuola o di università (o entro quattro mesi dalla perdita di un posto di lavoro), riceva l'offerta di un lavoro, di un tirocinio, di un modulo di formazione o di un nuovo percorso d'istruzione. Per tale programma, vi è uno stanziamento globale comunitario, destinato ai Paesi che, come l'Italia, hanno un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25 per cento. In tale àmbito, le risorse in favore dell'Italia sono pari a 1,5 miliardi di euro per il periodo 2014-2015.
Al riguardo merita ricordare che il decreto-legge n. 76-2013 ha già provveduto a istituire una struttura sperimentale di missione presso il ministero del lavoro per l'attuazione, dal 1° gennaio 2014, del programma "Garanzia per i giovani" e per la ricollocazione dei lavoratori beneficiari di interventi di integrazione salariale (in particolare, degli ammortizzatori sociali cd. in deroga). La struttura opera in attesa del riordino dei servizi per l'impiego e comunque non oltre il 31 dicembre 2015.
La Nota di aggiornamento osserva, inoltre, che la programmata riforma dei centri per l’impiego e una più forte collaborazione dei medesimi con le agenzie private per il lavoro miglioreranno significativamente il funzionamento del mercato del lavoro, riducendo i fenomeni di mismatch tra domanda e offerta.
Più in generale, la Nota rileva l'esigenza di completare il disegno di riforma del mercato del lavoro, puntando, da un lato, su semplificazione ed accorpamento delle norme e, dall’altro, sul rafforzamento degli istituti a sostegno del primo accesso al mondo del lavoro e del reinserimento dei lavoratori sospesi, soprattutto mediante strumenti contrattuali che incoraggino l’accesso al mondo del lavoro di personale giovane e qualificato.
Per quanto concerne la tassazione del lavoro, la Nota sottolinea che è intenzione del Governo procedere verso la riduzione del cuneo fiscale, “utilizzando le risorse che si renderanno via via disponibili con il recupero del gettito a seguito del rafforzamento della lotta all’evasione, la razionalizzazione degli incentivi alle imprese e l’efficientamento della spesa pubblica”.
Un altro tema sul quale, secondo la Nota, occorre concentrare l'attenzione e gli interventi nei prossimi mesi, anche mediante la costituzione di un gruppo di riflessione che formuli proposte entro la fine del 2013, è rappresentato dalle esigenze di conciliazione "vita-lavoro", trattandosi di un problema che non riguarda soltanto le donne e concerne anche i temi del telelavoro e del lavoro a tempo parziale.
La Nota di aggiornamento dedica una specifica attenzione al comparto agricolo, rilevando che esso costituisce un settore economico strategico per il Paese.
La Nota ricorda gli interventi posti in essere fino a questo momento per il comparto, riferendosi alle norme introdotte nel c.d. “decreto del fare” e all’esenzione del pagamento dell’IMU disposta a favore dei fabbricati rurali.
Quanto al decreto-legge n. 69/2013, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, si ricorda che la XIII Commissione Agricoltura ha espresso sul provvedimento un parere favorevole condizionato all’inserimento di talune disposizioni, alcune, poi, accolte nel testo come convertito in legge.
In particolare, il decreto-legge, nel testo iniziale presentato alle Camere, già prevedeva alcuni interventi per il comparto: il riferimento è in particolare all’articolo 6 che ha fissato, relativamente al gasolio utilizzato per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra da parte dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale, l’applicazione per il periodo 1° agosto 2013 - 31 dicembre 2015 dell’accisa nella misura di 25 euro per mille litri, qualora gli stessi soggetti, in sede di richiesta dell’assegnazione del gasolio, si obblighino a rispettare la progressiva riduzione del consumo di gasolio per finalità ambientali. La seconda disposizione di interesse specifico per il comparto è contenuta all’articolo 45 il quale prevede che l’accertamento della conformità delle macchine agricole alle prescrizioni tecniche previste dalla legge possa avvenire non solo da parte del Dipartimento per i trasporti terrestri ma anche da parte delle strutture o degli enti in possesso dei requisiti che saranno stabiliti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro delle politiche agricole.
Nel corso dell’esame parlamentare, su richiesta, come detto della XIII Commissione, sono state inserite ulteriori numerose disposizioni. In particolare è stato previsto che:
§
si applichino le disposizioni relative ai
finanziamenti a tasso agevolato per l’acquisto di nuovi macchinari,
impianti e attrezzature, compatibilmente con la normativa europea in materia,
anche alle piccole e medie imprese agricole ed agroindustriali;
§
sia previsto nella cabina di regia dell’Agenda digitale italiana anche
il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, la quale deve
perseguire, tra gli obiettivi, l’implementazione dell’accesso alle rete
internet nelle zone rurali;
§
rientrino tra gli stabilimenti esonerati dal richiedere la specifica
autorizzazione alle emissioni in atmosfera:
-
i silos per materiali vegetali;
-
gli impianti di essiccazione di materiali
vegetali impiegati da imprese agricole o a servizio delle stesse con potenza
termica nominale, per corpo essiccante, uguale o inferiore a 1 MW, se
alimentati a biomasse o a biodiesel o a gasolio come tale o in emulsione con
biodiesel, e uguale o inferiore a 3 MW, se alimentati a metano o a gpl o a
biogas;
-
le cantine che trasformano fino a 600 tonnellate
l'anno di uva nonché stabilimenti di produzione di aceto o altre bevande
fermentate, con una produzione annua di 250 ettolitri per i distillati e di
1.000 ettolitri per gli altri prodotti;
-
i frantoi.
§ rientrino tra le specifiche categorie di stabilimenti, individuate in relazione al tipo e alle modalità di produzione, per le quali l'autorità competente può adottare apposite autorizzazioni di carattere generale, relative a ciascuna singola categoria:
- gli impianti di essicazione di materiali vegetali impiegati o a servizio di imprese agricole non compresi nella parte I dell’Allegato IV;
- gli stabilimenti di produzione di vino, aceto o altre bevande fermentate non compresi nella parte I del medesimo Allegato:
§ venga posticipato al 22 marzo 2015 il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo dell’abilitazione all’uso delle macchine agricole e siano individuate, non solo le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, ma anche le condizioni considerate equivalenti alla specifica abilitazione;
§ siano definite misure di semplificazione degli adempimenti relativi all’informazione, formazione, valutazione dei rischi e sorveglianza sanitaria per le imprese agricole con particolare riferimento ai lavoratori a tempo determinato e stagionali e per le imprese di piccole dimensioni;
sia, inoltre, rifinanziata la legge n. 499 del 1999, relativa alle attività di competenza del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, per un importo di 5 milioni per ciascuno degli anni 2014 e 2015, specificamente destinati a supportare l’attività dello stesso Ministero per l’attività relativa ad Expo 2015.
Quanto alla sospensione del pagamento dell’IMU per i terreni agricoli ed i fabbricati rurali, essa è stata disposta dall’art. 1 del D.L. n. 102/2013, il quale ha previsto che – per l'anno 2013 – non è dovuta la prima rata dell'imposta municipale propria (IMU), di cui all'articolo 13 del decreto-legge 201 del 2011, sugli immobili per i quali tale rata era già stata sospesa con il D.L n. 54 del 2013. In particolare, è stato disposto che la prima rata non è dovuta per le abitazioni principali e assimilati, per i terreni agricoli e per i fabbricati rurali.
La Nota di
aggiornamento illustra, quindi, i principali interventi di cui necessita il
comparto ai fini dell’aumento di competitività
e di redditività delle imprese agricole.
In primo luogo esiste
un problema di mancanza di liquidità delle imprese legato ad una serie di
difficoltà nell’accedere al credito e
alle agevolazioni finanziarie.
La Nota ricorda che il credito destinato al settore agricolo ha subito negli ultimi 5 anni una forte contrazione, attestandosi su una cifra pari a 2,1 miliardi di credito.
Secondo quanto riportato nel report di Ismea del 18 settembre 2013, http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/c%252F7%252F5%252FD.a6402806748bfaecd34a/P/BLOB%3AID%3D8594 le cause che ostacolano l'accesso al credito delle aziende agricole, soprattutto del Centro e del Mezzogiorno d'Italia, sono ravvisabili nei finanziamenti inferiori alle richieste, negli alti tassi di interesse e nei lunghi tempi di istruttoria. “La dinamica del credito agrario ha fatto emergere un forte divario tra Nord e Centro-Sud, con le aziende agricole delle regioni del Nord Est e del Nord Ovest che hanno beneficiato di un incremento medio annuo delle erogazioni bancarie rispettivamente del 3% e dell'1%, a fronte di un crollo dei finanziamenti del 15% nel Centro e dell'11% al Sud. A livello nazionale si registra una flessione media annua di 3 punti percentuali. La stretta sulla concessione dei prestiti ha profondamente mutato la geografia del credito nel settore primario. Mentre nel 2007, la distribuzione era piuttosto omogenea a livello di macroaree, oggi si assiste ad una marcata polarizzazione, con il Nord che da solo intercetta oltre il 70% delle erogazioni bancarie complessive, nonostante un minor numero di imprese agricole presenti sul territorio”. Ismea osserva, inoltre, che a cambiare è anche la struttura stessa del credito. “Diminuiscono i finanziamenti di medio termine, risultano pressoché stazionari quelli di lungo periodo, mentre aumentano i prestiti a breve, ossia quelli destinati a finanziare l'attività corrente, che seppur minoritari nella composizione complessiva del credito agrario, hanno raddoppiato la loro incidenza”.
Il Governo ritiene prioritario rivedere i meccanismi esistenti, con particolare riguardo alle modalità di accesso al Fondo di Garanzia.
In particolare l’articolo 1 del D.L. n. 69/2013, al fine dichiarato di potenziare gli
interventi del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, ha previsto
che il Governo definisca nuove misure per:
a) assicurare un più ampio accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese, anche tramite:
1. l'aggiornamento, in funzione del ciclo economico e dell'andamento del mercato finanziario e creditizio, dei criteri di valutazione delle imprese ai fini dell'accesso alla garanzia del Fondo e della misura dell'accantonamento a titolo di coefficiente di rischio;
2. l'incremento, sull'intero territorio nazionale, della misura massima della garanzia diretta concessa dal Fondo fino all'80 per cento dell'ammontare dell'operazione finanziaria, con riferimento alle "operazioni di anticipazione di credito, senza cessione dello stesso, verso imprese che vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni" e alle "operazioni finanziarie di durata non inferiore a 36 mesi"
3. la semplificazione delle procedure e delle modalità di presentazione delle richieste attraverso un maggior ricorso a modalità telematiche di ammissione alla garanzia e di gestione delle relative pratiche; (4)
4. misure volte a garantire l'effettivo trasferimento dei vantaggi della garanzia pubblica alle piccole e medie imprese beneficiarie dell'intervento;
b) limitare il rilascio della garanzia del Fondo alle operazioni finanziarie di nuova concessione ed erogazione, escludendo la possibilità di garantire operazioni finanziarie già deliberate dai soggetti finanziatori alla data di presentazione della richiesta di garanzia, salvo che le stesse non siano condizionate, nella loro esecutività, all'acquisizione della garanzia da parte del Fondo;
b-bis) prevedere specifici criteri di valutazione ai fini dell'ammissione alla garanzia del Fondo da parte delle imprese sociali.
Il comparto primario ha potuto beneficiare, secondo quanto specificato nella Nota, di un parziale aggiuntivo afflusso di liquidità in relazione alle politiche poste in essere:
§ per accelerare le procedure di spesa dei fondi comunitari a rischio disimpegno;
§ per attivare i pagamenti dei programmi di sviluppo rurale in precedenza sospesi.
La Nota afferma che per i fondi ancora attivabili, più di 250 milioni di euro,- verrà attivato uno sportello dedicato agli investimenti per il miglioramento della filiera agro-alimentare.
Secondo il Report mensile sulla programmazione finanziaria e sull’avanzamento del bilancio comunitario e della spesa pubblica sostenuta, nell’ambito dei Programmi di sviluppo rurale 2007-2013, lo Stato italiano - dati al 31 agosto 2013- a fronte di un importo comunitario stanziato per il periodo 2007-2011 pari a 6.121,63 milioni di euro, ha utilizzato 5.128,05 milioni, cui occorre aggiungere 580,44 milioni di euro a titolo di anticipo del 7%, sviluppando, così, una spesa complessiva pari a 10.209,14. Le regioni Veneto, Lombardia, Umbria, Emilia Romagna e Valle d’Aosta, oltre alle province autonome di Trento e Bolzano, hanno già raggiunto l’impegno di spesa evitando il rischio di disimpegno automatico delle somme al 31 dicembre 2013.
I giovani e la loro capacità di intraprendere un’attività imprenditoriale nel comparto primario rappresentano una priorità dell’azione governativa; a tal fine si ricorda che l'articolo 66 del D.L. n. 1/2012 ha introdotto una nuova normativa - in sostituzione di quella dettata dall'articolo 7 della legge 12 novembre 2011, n. 183, che aveva evidenziato problemi applicativi - in materia di alienazione, in via prioritaria ai giovani agricoltori, dei terreni agricoli di proprietà dello Stato e degli enti pubblici nazionali non utilizzabili per altre finalità istituzionali. A seguito delle modifiche apportate dal Senato in alternativa alla vendita si potrà disporre la locazione dei terreni.
Più in dettaglio, il comma 1 prevede che l’individuazione dei terreni agricoli e a vocazione agricola da alienare o locare sia effettuata entro il 30 giugno di ogni anno, con decreto di natura non regolamentare del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze.
Il documento menziona, inoltre, l’importanza che per il settore avranno la nuova programmazione dei fondi comunitari 2013-2020, nonché le nuove misure approvate con la riforma della politica agricola comune.
Con i fondi provenienti dalla nuova programmazione dei fondi europei si intende migliorare i servizi di accompagnamento alle imprese agroalimentari (miglioramento dei servizio di trasporto, sanitari e di conciliazione tempo libero-lavoro per le zone rurali nonché fornitura di servizi di consulenza aziendale e di ricerca applicata per favorire l’innovazione tecnologica e produttiva).
La XIII Commissione Agricoltura della Camera ha approvato il 25 settembre scorso una risoluzione sulla politica di sviluppo rurale in relazione all'Accordo di partenariato sulla programmazione dei fondi europei per il periodo 2014-2020 https://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2013&mese=09&giorno=25&view=filtered&commissione=13#data.20130925.com13.allegati.all00010 con la quale vengono fornite al Governo le linee d’indirizzo politico per la definizione dei programmi di sviluppo rurale applicabili a partire dal 1o gennaio 2014. Le risorse del FEASR per l'Italia ammontano a 10,5 miliardi di euro a prezzi correnti (9,2 miliardi di euro a prezzi costanti) per il periodo di programmazione 2014-2020, a cui va aggiunto il cofinanziamento nazionale che porterà le risorse pubbliche a 21 miliardi di euro a prezzi correnti (18,5 miliardi di euro a prezzi costanti).
Per quanto riguarda la riforma della politica agricola comune, la XIII Commissione ha avviato lo svolgimento di una serie di audizioni con i principali protagonisti della politica agricola italiana al fine di definire, attraverso un atto di indirizzo, le linee strategiche di attuazione delle nuove disposizioni in materia di politica agricola comune.
In tale ambito la Nota
ricorda come rappresenta una priorità per la politica nazionale la tutela delle produzioni agroalimentari
italiane, seguendo con attenzione le novità da ultimo introdotte con la
normativa europea.
Il riferimento è al regolamento CE n. 1151/2012 che non solo ha introdotto la protezione ex officio delle produzioni garantite (non essendo più necessaria una denuncia di parte affinché si attivi il processo di protezione su un prodotto riconosciuto a livello europee), ma ha anche previsto che possano figurare in etichetta le rappresentazioni grafiche della zona d’origine nonché le riproduzioni della zona di origine geografica e riferimenti testuali, grafici o simbolici allo Stato membro e/o alla regione in cui è collocata tale zona di origine geografica. Infine, con l’obiettivo di facilitare la comunicazione nell’ambito del mercato interno, per consentire ai produttori di comunicare il valore aggiunto di un determinato prodotto sono introdotti termini facoltativi di qualità.
La XIII Commissione
agricoltura della Camera ha iniziato l’esame delle proposte di legge C.427 e
C.1173, con le quali si chiede, tra l’altro, che vengano emanati entro il
termine perentorio di due mesi i decreti attuativi della legge n. 4 del 2011,
la quale ha introdotto l'obbligo di riportare nell'etichettatura l'indicazione
del luogo di origine o di provenienza dei prodotti e
dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia la presenza di organismi
geneticamente modificati.
I profili inerenti a tale settore si inquadrano in uno scenario macroeconomico internazionale che mostra una ripresa graduale differenziata delle varie parti del mondo. In particolare, nel secondo trimestre del 2013 la produzione e il commercio internazionali hanno lievemente rallentato rispetto al trimestre precedente, ma il terzo trimestre sembra aprirsi con un rinnovato slancio. Va tuttavia ricordato che vi sono una serie di rischi per i quali la ripresa può essere sempre posta nuovamente a rischio, e tra questi proprio fattori di ordine internazionale quali le tensioni geopolitiche in Medio Oriente – con possibili ripercussioni sui prezzi delle materie prime -, l'eventuale cambiamento di rotta della politica monetaria con possibili rialzi dei tassi di interesse, un ulteriore rallentamento della crescita nei paesi emergenti.
La Nota di aggiornamento al DEF ricorda poi che nella seconda metà del 2014 l’Italia sarà investita della responsabilità di presiedere il Consiglio dell'Unione europea: ciò rende ancor più stringenti i limiti fissati dagli impegni assunti dal nostro Paese per il risanamento delle proprie finanze pubbliche, soprattutto con l'obiettivo di non trovarsi nuovamente in procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo.
Nella Nota di aggiornamento del DEF vi è inoltre una parte dedicata alla diplomazia della crescita, incentrata sulla considerazione delle grandi novità dello scacchiere economico internazionale: in tale ottica assume un ruolo centrale l’Expo 2015 di Milano, volano irrinunciabile della futura ripresa dell'Italia e banco di prova unico per i risultati dell'azione nel frattempo intrapresa dal Governo. La diplomazia della crescita si pone due grandi obiettivi di fondo, ovvero il sostegno delle esportazioni verso i mercati emergenti, e l'attrazione degli investimenti esteri in un quadro di integrazione produttiva dell’economia italiana con quelle complementari.
Si ricorda che il 18 settembre la Commissione Affari esteri della Camera ha discusso e approvato la risoluzione 7-00092 Quartapelle Procopio, sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, con particolare riferimento all'Expo 2015, manifestazione che avendo al centro il tema dell’alimentazione globale è suscettibile di riqualificare significativamente anche l’immagine internazionale della cooperazione italiana allo sviluppo.
Al momento attuale le Ambasciate italiane elaborano ogni anno un piano di promozione per ciascun paese, all'interno del quale si tenta di integrare l'azione di carattere politico con quella a risvolto economico, culturale e scientifico – in questo quadro decisivo risulta il contributo degli Istituti italiani di cultura all'estero, della nuova Agenzia ICE, dell'ENIT e di tutte le altre realtà rappresentative dell'Italia all'estero. Particolarmente importante nella strategia diplomatica per la crescita dell'Italia risulta il coordinamento in un'unica azione di sistema di attori pubblici e privati, includendo anche le attività a carattere internazionale delle Regioni. La diplomazia della crescita ha richiesto un riorientamento della rete diplomatico-consolare, procedendo alla chiusura di alcune rappresentanze in Europa e rafforzando la presenza in aree extraeuropee.
Per quanto riguarda le riforme in agenda il Governo si pone un triplice obiettivo: sostenere la domanda, rivedere la composizione della tassazione e redistribuire il carico fiscale.
In materia di tassazione del lavoro, il Governo intende portare avanti azioni per ridurre il cosiddetto ‘cuneo fiscale’ utilizzando le risorse derivanti dalla lotta all’evasione, dalla razionalizzazione degli incentivi alle imprese e dall’efficientamento della spesa pubblica.
In sostanza, tali misure intendono ridurre la differenza tra l'onere del costo del lavoro e il reddito effettivo percepito dal prestatore d'opera o lavoratore; in tal senso si ricorda l'articolo 2 del D.L. n. 201 del 2011, che ha reso integralmente deducibile ai fini delle imposte dirette (IRES e IRPEF) la quota di IRAP dovuta relativa al costo del lavoro ed ha incrementato le agevolazioni per l’assunzione di lavoratrici e giovani di età inferiore ai 35 anni. Di segno analogo è quanto disposto dalla legge di stabilità 2013 (articolo 1, commi 484 e 485 della legge n. 228 del 2012), che ha elevato gli importi delle deduzioni IRAP per i lavoratori assunti a tempo indeterminato e per i contribuenti di minori dimensioni, con particolare attenzione alle lavoratrici, ai giovani e ai lavoratori assunti nelle regioni del Mezzogiorno; inoltre il provvedimento (articolo 1, commi da 95 a 97) ha istituito un fondo avente come finalità, oltre alla concessione agevolazioni fiscali per la ricerca e lo sviluppo alle piccole e medie imprese, anche la riduzione del cuneo fiscale.
In ordine alla rivisitazione dell’imposizione immobiliare, il Governo rammenta che l’eliminazione della prima rata IMU 2013 ad opera del decreto-legge n. 102 del 2013 (rata in un primo tempo sospesa con il decreto-legge n. 54 del 2013) costituisce un segnale verso la complessiva riforma della tassa, in un ottica di maggiore equità che elimini le penalizzazione per le fasce più deboli, come anche raccomandato in sede internazionale. Il passaggio da IMU a “service tax” consentirà la tassazione dei consumi oltre che del possesso, con applicazione non solo al proprietario ma anche al locatario dell’immobile limitatamente alla componente di utilizzo del bene. Si intende anche restituire ai comuni la base immobiliare propria territoriale e conferire loro la piena facoltà di rimodulare agevolazioni e aliquote, all’interno di un massimale nazionale.
Sotto il profilo del sostegno alle imprese, nella Nota si sottolinea come l’Italia abbia “oggi una condizione di favore fiscale per assumere i giovani che non ha pari in Europa”.
Accanto alle già ricordate agevolazioni IRAP, rientrano nel novero di tali misure: il credito d'imposta per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno (di cui all'articolo 2 del D.L. n. 70/2011); le forme di tassazione agevolata dei cd. “nuovi minimi”, per sostenere l'iniziativa imprenditoriale da parte dei giovani e di chi ha perso il lavoro (di cui al D.L. n. 98 del 2011); il credito d'imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati (di cui all'articolo 24 del D.L. n. 83 del 2012), esteso alle assunzioni nelle start-up innovative (dall’articolo 27-bis del D.L. n. 179 del 2012).
Si intende perseguire l’obiettivo di estendere l’incentivo fiscale sul nuovo capitale proprio introdotto con l’Aiuto alla crescita economica (ACE) ad altri aspetti.
Con lo scopo di incentivare la capitalizzazione delle imprese italiane, l’articolo 1 del D.L. n. 201 del 2011 ha introdotto il cd. ACE, consistente nella possibilità per le imprese di dedurre dal reddito imponibile la componente derivante dal rendimento nozionale di nuovo capitale proprio.
Il Governo intende inoltre favorire i canali di finanziamento alternativi a quello bancario e l’apertura al mercato dei capitali (cambiali finanziarie e project bond) in particolare favorendo ulteriormente l’emissione di obbligazioni da parte delle imprese. Al riguardo si ricorda che è in corso di svolgimento presso la Commissione finanze della Camera dei deputati un’indagine conoscitiva relativa agli strumenti fiscali e finanziari a sostegno della crescita, anche alla luce delle più recenti esperienze internazionali.
Si
rammenta che i decreti-legge "sviluppo" (D.L. n. 83 del 2012) e
"sviluppo-bis” (D.L. n. 179 del 2012) hanno introdotto disposizioni volte
a consentire anche alle società non quotate di accedere alla raccolta del
capitale di debito, in ragione del credit
crunch (contrazione dei prestiti bancari) causato dalla crisi economica.
Con la riforma delle disposizioni civilistiche e fiscali relative alle cambiali finanziarie e ai titoli
obbligazionari, dunque, anche alle società italiane non quotate è ora permesso
ricorre all’emissione di strumenti di debito destinati ai mercati domestici ed
internazionali, subordinatamente alla presenza di determinati requisiti e
purché assistite da uno sponsor.
E' stato inoltre disciplinato uno speciale regime fiscale applicabile alle emissioni obbligazionarie effettuate dalle società di progetto per finanziare gli investimenti in infrastrutture o nei servizi di pubblica utilità (project bond): in particolare, le obbligazioni emesse nei tre anni successivi al 26 giugno 2012 sono sottoposte ad una tassazione agevolata sugli interessi, consistente nell'equiparazione alla tassazione prevista per i titoli di Stato (ossia un’aliquota del 12,5%). Altre agevolazioni sui project bond (per effetto di quanto disposto dall'articolo 19, comma 5 del D.L. n. 69/2013) sono invece strutturali e riguardano la deducibilità degli interessi passivi e il regime agevolato, ai fini delle imposte di registro e ipocatastali, per le garanzie (e le operazioni ad esse correlate) rilasciate in relazione all'emissione dei bond.
Il sostegno alla creazione e allo sviluppo di micro-piccole imprese potrà inoltre realizzarsi con mutui agevolati per gli investimenti, a tasso zero. Per favorire il sostegno a programmi e strategie di sviluppo e innovazione delle PMI, il Governo potrà attivare un fondo d’investimento per operazioni di venture capital.
Nella nota di aggiornamento al DEF il Governo esprime l’intento di promuovere le misure di defiscalizzazione delle grandi opere per allargare la platea delle opere eleggibili, abbassando la soglia agli interventi “con un valore inferiore ai 500 milioni”.
Si rammenta in merito che il decreto-legge n. 179 del 2012 ha concesso un credito di imposta per la realizzazione di nuove opere infrastrutturali con contratti di partenariato pubblico-privato, a valere sull’IRES e sull’IRAP generate in relazione alla costruzione e gestione dell’opera medesima. L’importo dell’opera era originariamente fissato in 500 milioni di euro, ma tale soglia è stata già abbassata a 200 milioni di euro dall'articolo 19 del D.L. n. 69 del 2013.
Le opere devono inoltre essere approvate entro il 31 dicembre 2016 (termine così prorogato, dall'originaria scadenza del 31 dicembre 2015, dal citato articolo 19 del D.L. n. 69 del 2013); non devono usufruire di contributi pubblici a fondo perduto; ne deve essere infine accertata, in esito a una specifica procedura che coinvolge il CIPE, la non sostenibilità del piano economico finanziario (PEF). Al fine di ottenere il credito di imposta, il D.L. n. 69/2012 ha inoltre introdotto un nuovo requisito, consistente nella rilevanza strategica nazionale dell'opera.
Ulteriori misure di cd. “defiscalizzazione” sono contenute nell’articolo 18 della legge n. 183 del 2011 (legge di stabilità 2012). In particolare, per favorire la realizzazione di nuove infrastrutture con contratti di partenariato pubblico privato, le società di progetto o i soggetti interessati (anche concessionari) possono compensare l’ammontare dovuto per specifiche imposte, in via totale o parziale, con le somme da versare al concessionario a titolo di contributo pubblico a fondo perduto per la realizzazione dell’infrastruttura.
Si segnala inoltre che è stato approvato dalla Camera dei deputati il testo unificato delle proposte di legge recanti la delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita (A.C. 282-950-1122-1339-A).
La proposta affronta le seguenti tematiche: i principi generali e le procedure di delega; la revisione del catasto dei fabbricati e la lotta ad evasione ed erosione fiscale; la disciplina dell'abuso del diritto e dell'elusione fiscale; il tutoraggio, la semplificazione fiscale e la revisione del sistema sanzionatorio; la revisione del contenzioso e della riscossione degli enti locali; la revisione dell'imposizione sui redditi di impresa e la previsione di regimi forfetari per i contribuenti di minori dimensioni; la razionalizzazione della determinazione del reddito d'impresa e di imposte indirette e in materia di giochi pubblici; la delega ad introdurre nuove forme di fiscalità ambientale.
La Raccomandazione 1 riguarda il contenimento del disavanzo, l’aggiustamento strutturale, la realizzazione avanzi primari, il miglioramento della spesa pubblica. Per il settore istituzionale la nota collega alle raccomandazioni in titolo alle disposizioni adottate dal Governo nelle seguenti materie:
§ contenimento delle spese relative all’esercizio dell’attività politica: tali disposizioni riguardano il divieto di cumulo, stabilito dall’art. 3 del D.L. n. 54/2013, per i parlamentari che assumono funzioni di Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro, Vice Ministro o Sottosegretario di Stato, del relativo trattamento stipendiale con l’indennità parlamentare o con il trattamento economico in godimento per il quale abbiano eventualmente optato, in quanto dipendenti pubblici. Analogo divieto di cumulo è previsto per i membri dell’esecutivo non parlamentari per l’indennità pari a quella spettante ai membri del Parlamento. All’esito della conversione, la minore spesa annua risulta pari, complessivamente, a euro 4.253.192 annui, al lordo degli oneri riflessi, considerando stipendio e indennità integrativa speciale, che non saranno percepiti per effetto del divieto di cumulo. Per il 2013, ipotizzando la decorrenza del divieto per i membri del Governo non parlamentari da luglio e per gli altri da giugno, la minore spesa ammonta a euro 2.299.365,00. Gli effetti complessivi in termini di indebitamento netto delle disposizioni come convertite sono pari a : euro 1.149.682,00 per il 2013, euro2.126. 596 a regime.
§ pubblica amministrazione: le disposizioni cui si fa riferimento sono del D.L. n. 101/2013, per il quale è in corso la conversione, all’art. 1 per quelle che riguardano auto blu, buoni taxi e consulenze e all’art. 3 per la mobilità del personale. La relazione tecnica afferma che le disposizioni dell’art. 1 perseguono risparmi di spesa già iniziati con precedenti provvedimenti e i minori oneri da esse derivanti saranno stimabili solo a consuntivo; per l’art. 3 non vi è alcuna stima di risparmi perché si rileva che i dipendenti pubblici per i quali si attuerebbe la mobilità sono già in servizio;
§ abolizione del finanziamento pubblico dei partiti che è oggetto di un disegno di legge tuttora all’esame della Camera. Il finanziamento attualmente previsto è pari a 91 milioni di euro (art. 1 L. n. 96/2012). Per effetto delle previsioni dell’art. 14 del d.d.l. , le risorse residue iscritte nel fondo per il finanziamento dei partiti sono pari a54,6 milioni per il 2014, 45,5 milioni per il 2015, 36,4 milioni per il 2016. Parallelamente i risparmi ammontano a 36,4 milioni per il 2014, 45,5 milioni per il 2015, 54,6 milioni per il 2016 e 91 milioni a decorrere dal 2017.
§
abolizione
delle province: a questo scopo il governo ha presentato un disegno di legge
costituzionale (AC1543), che non ha relazione tecnica, il cui esame
parlamentare non è ancora iniziato; la nota menziona anche un decreto-legge di
riordino delle funzioni delle province, asseritamente approvato; tuttavia il Governo non ha adottato nessun
decreto-legge in materia e quindi è probabile che si intenda fare riferimento
al disegno di legge AC 1542, che reca “una nuova disciplina delle province
quali enti di area vasta”. Va notato che la relazione tecnica allegata al testo
non quantifica risparmi conseguenti alla disciplina che si propone e afferma
che la configurazione della provincia come “ente di area vasta che opera per
l’integrazione delle attività dei comuni ad opera sostanzialmente dei
rappresentanti dei comuni stessi, mantenendo un numero limitato di funzioni
proprie” permetterà “nel lungo periodo, una consequenziale riduzione di spesa”.
Questa valutazione è sorretta anche dalle considerazioni circa la “gratuità degli
incarichi di presidente della provincia, di consigliere provinciale e di
componente dell’assemblea dei sindaci”, e l’assenza
di future elezioni a suffragio universale. Infatti, per il 2011 il costo di
1.774 amministratori provinciali è stato di 11 milioni di euro e la spesa
presunta per nuove elezioni provinciali ai sensi della normativa previgente era
stata stimata in 318,7 milioni di euro, di cui circa 118,4 milioni a carico
dello Stato.
La Raccomandazione 2 richiede, tra l’altro, tempestiva attuazione delle riforme, potenziamento dell’efficienza della pubblica amministrazione, semplificazione, repressione della corruzione. Per il settore istituzionale la nota collega alle raccomandazioni in titolo alle disposizioni adottate dal Governo nelle seguenti materie:
§ avvio del processo di riforme costituzionali ed elettorali: la nota si riferisce al disegno di legge presentato dal Governo per disegnare un percorso parlamentare e referendario di riforme costituzionali diverso da quello previsto dall’art. 138 Cost., che istituisce il Comitato parlamentare per le riforme costituzionali. Sia alla Commissione, istituita dal Presidente del Consiglio con decreto 11 giugno 2013, denominata Commissione per le riforme costituzionali, costituita da esperti per l'approfondimento delle ipotesi di revisione costituzionale e dei connessi profili inerenti al sistema elettorale. Il disegno di legge è già stato oggetto di una prima delibera conforme da parte di entrambe le Camere (AS 813 e AC 1359) e la Commissione ha presentato una relazione finale al Presidente del Consiglio il 17 settembre 2013. Sia il disegno di legge sia la costituzione della Commissione, sia ancora l’avvio di una consultazione pubblica, pure menzionata dalla Nota, erano state oggetto di mozioni approvate dalle Camere il 29 maggio 2013;
§ approvazione del Piano nazionale anticorruzione (PNA) da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione: il piano si colloca nella disciplina prevista dalla legge n. 190 del 2012 (c.d. legge anticorruzione), in base alla quale sono stati adottati anche i decreti legislativi n. 235/2012, c.d. incandidabilità, n. 33/2013 c.d. trasparenza[5], n. 39/2013, c.d. incompatibilità e inconferibilità[6]. Poiché in base alla legge 190/2012 l’Autorità nazionale anticorruzione è individuata nella Commissione nazionale per l’integrità e la trasparenza, CIVIT, il D.L. n. 101/2013, attualmente all’esame del Senato per la conversione in legge, prevede all’articolo 5 la sottrazione alla stessa CIVIT delle funzioni già attribuite dalle norme istitutive (D.Lgs. n. 150/2009) in materia di valutazione della performance.
Per quanto riguarda le riforme occorre tener presenti due livelli di riforma: quello della forma di governo e della produzione normativa e quello dell’assetto delle autonomie.
Per il primo livello si indicano degli obiettivi e si accenna un nuovo disegno della forma di governo, che ad attribuisce ad una sola Camera il rapporto di fiducia con il Governo e all’altra la rappresentanza delle autonomie territoriali.
La Nota ricorda che il cronoprogramma delineato dal ddl istitutivo del Comitato parlamentare per le riforme (AS 813 e AC 1359) dovrebbe consentire una conclusione degli interventi di revisione costituzionale e di conseguente riforma elettorale entro la prima metà del 2015.
Tuttavia, va notato che la relazione presentata della Commissione di esperti istituita dal Presidente del Consiglio, delle cui indicazioni il processo di riforma “potrà giovarsi”, lascia aperte diverse opzioni di riforma che potranno tradursi in un articolato solo dopo effettuate le relative scelte[7].
Quanto al secondo livello, come si è accennato, il Governo ha presentato due disegni di legge, uno costituzionale (AC 1543) e uno ordinario (AC 1542): il primo dispone la soppressione della previsione costituzionale della provincia come ente necessario e il secondo disciplina città metropolitane, province e unioni di comuni.
Si fa presente che la Nota, a pag. 10, afferma che il Governo collega alla manovra di bilancio sei disegni di legge, tra cui uno in materia di enti locali. Sulla materia il Governo ha presentato due disegni di legge, uno costituzionale (AC 1543) e uno ordinario (AC 1542).
Va rammentato come il ciclo di programmazione dei fondi strutturali dell’Unione europea per gli anni 2007-2013 sia stato finora caratterizzato da un significativi ritardi nell’utilizzo delle risorse, con il rischio di perderne le disponibilità per effetto del meccanismo del disimpegno automatico, qualora le risorse non siano spese entro la fine del secondo esercizio dal loro impegno contabile.
Il tema dell’accelerazione dell’utilizzo delle risorse provenienti dai fondi strutturali dell’Unione europea è stato più volte affrontato nel corso della precedente legislatura, da ultimo nel novembre 2011, quando è stato adottato il Piano di azione coesione (PAC), che ha definito nuovi programmi di intervento nei medesimi territori, finanziati a valere sulla quota di cofinanziamento nazionale del fondi strutturali, fermo restando l’ammontare delle risorse comunitarie, la cui quota percentuale all’interno di ciascun programma operativo veniva conseguentemente elevata sino ai limiti consentiti dai regolamenti comunitari. Il Piano di Azione Coesione è stato oggetto di tre aggiornamenti a febbraio 2012, a maggio 2012 e a dicembre 2012 ed ha determinato sino ad ora, nel suo complesso, una rimodulazione delle risorse comunitarie e una riduzione delle risorse di cofinanziamento nazionale, per complessivi 12,1 miliardi, di cui 9,9 miliardi dalla riduzione della quota di cofinanziamento nazionale, che è stata destinata al finanziamento del Piano.
In considerazione di ciò, la Nota di aggiornamento, nel sottolineare l’importante ruolo che la leva dei fondi regionali europei e del Fondo per lo sviluppo e la coesione può esercitare per dar solidità alla crescita del Paese, segnala come occorra realizzare una migliore spendibilità delle risorse disponibili: ciò in quanto a poco più di due anni dalla scadenza finale per la certificazione delle spese alla Commissione europea risulta raggiunto un obiettivo di spesa di circa 19 miliardi, pari al 40 per cento delle spese programmate.
In proposito va rammentato che, come rappresentato nell’audizione presso le Commissioni V e XIV della Camera del 12 giugno 2013 il Ministro per la coesione territoriale, Trigilia, il suddetto dato riflette risultati molto differenziati fra le due macro aree. Nelle regioni più sviluppate si raggiunge infatti un livello di spesa pari al 49,4% delle risorse programmate, mentre nelle regioni meno sviluppate, la spesa si ferma al 35,7%. Nel complesso le risorse ancora da spendere entro il 31 dicembre 2015 ammontano a circa 30 miliardi, la maggior parte dei quali nell'area dell’obiettivo Convergenza (regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).
Nella Nota si ritiene pertanto necessario
una riprogrammazione delle risorse a rischio disimpegno, che concentri i
fondi disponibili su poche misure con effetto anticiclico: in particolare
vengono indicati gli obiettivi della promozione dell’occupazione giovanile e
del contrasto alla povertà.
Su tale aspetto si è recentemente intervenuti
con il decreto-legge n. 76 del 2013 (L. n. 99 del 2013), che ha
destinato complessivamente a tali interventi circa 1 miliardo di euro nel
periodo 2013-2016 ed ha definito ulteriori misure per la velocizzazione delle
procedure per i programmi nazionali cofinanziati dai fondi strutturali. Su tale
aspetto era peraltro già intervenuto il decreto-legge n. 69 del 2013 (L.
n. 98 del 2013), che anche esso ha introdotto norme di accelerazione
sull’utilizzo dei fondi, al fine di evitare il definanziamento delle relative
risorse; tale provvedimento ha altresì dato facoltà al Governo, in caso di
inerzia delle amministrazioni responsabili degli interventi, di sostituirsi
alle stesse.
Come riportato nella Nota di aggiornamento, un passo importante ai fini dell’obiettivo di un uso più efficace dei fondi europei è stato compiuto con la creazione dell’Agenzia per la coesione territoriale. Con l’articolo 10 del D.L. n. 101 del 2013, in corso d’esame al Senato (S.1015), che ha istituito tale Agenzia, è stata definita la ripartizione delle funzioni relative alla politica di coesione tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e l'Agenzia stessa. In vista dei nuovi fondi del ciclo di programmazione 2014-2020, sembrerebbe trattarsi di un organismo con il compito di rendere più efficace l’uso dei fondi europei e di potenziare la capacità tecnica e amministrativa delle Regioni e delle amministrazioni centrali e locali.
Ciò secondo le finalità espresse nella Nota, che, considerando la “situazione di fragilità organizzativa e amministrativa del Paese”, auspica che la concentrazione delle risorse su pochi obiettivi ben definiti potrebbe rendere più semplice il rafforzamento della capacità amministrativa e di monitoraggio dell’attuazione dei programmi.
La
Nota, oltre a precisare come il nuovo quadro di misure sia propedeutico al buon
avvio del nuovo ciclo di programmazione
2014-2020, che costituisce “uno degli appuntamenti più importanti della
politica di sviluppo e coesione dei prossimi mesi”, sottolinea altresì la
necessità di rifinanziare con la prossima legge di stabilità il Fondo per lo sviluppo e la coesione (ex
FAS), relativamente al nuovo ciclo di programmazione 2014-2020.
Per quanto riguarda i nuovi fondi del ciclo di programmazione 2014-2020, le prime ipotesi di stima indicano un possibile ammontare per circa 30 miliardi di finanziamento comunitario, a cui si deve aggiungere la quota di cofinanziamento nazionale di pari importo (nonché le nuove risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione).
Si ricorda che dei 64,4 miliardi stanziati con la legge
finanziaria 2007 per il periodo di programmazione 2007-2013, ne residuano
ancora nel bilancio dello Stato 22,1 miliardi, di cui circa 8 miliardi per il
2013, in 5,8 miliardi per il 2014 e in 8,6 miliardi per il 2015. Peraltro il
D.L. n. 101 del 2013 sopra citato ha disposto il trasferimento del Fondo per lo
sviluppo e la coesione dallo stato di previsione del Ministero dello sviluppo
economico (cap. 8425) allo stato di previsione del Ministero dell’economia e
delle finanze.
Per quanto concerne il periodo 2014-2020, si rammenta che nel dicembre 2012 il Consiglio dei ministri ha predisposto il documento Metodi e obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari 2014-2020, che è risultato la base per un confronto con le amministrazioni centrali e regionali, che si è svolta in alcuni seminari e tavoli tecnici. Ad esso seguirà l’adozione di un “Accordo di partenariato”, strumento previsto dalla proposta di Regolamento della Commissione Europea per stabilire la strategia di impiego dei fondi comunitari, alla cui definizione partecipano anche altri soggetti istituzionali, parti sociali e rappresentanti della società civile; una volta concluso l’Accordo dovrà acquisire l’intesa in sede di Conferenza Unificata e, dopo l’approvazione dal CIPE per i profili di competenza, dovrà essere presentato alla Commissione europea entro la fine del 2013.
Nel delineare le politiche caratterizzanti l'azione del Governo nel settore del sostegno alle imprese, del rilancio della competitività del sistema industriale e della concorrenza, la Nota di aggiornamento insiste sulla necessità di costruzione delle condizioni ambientali entro le quali possano nascere e svilupparsi imprese vitali e in grado di stare sul mercato in quanto di per sé competitive.
Posto questo obiettivo di carattere generale, il Governo passa brevemente in rassegna le misure adottate per perseguire lo stesso, citando in primo luogo il pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni alle imprese ed evidenziando quanto il completamento del processo dovrebbe portare un impatto significativo sulla liquidità finanziaria nel sistema dell'imprenditoria italiana.
I principali filoni di intervento dell'azione governativa possono essere individuati:
§ in una serie di misure di sostegno alle imprese per favorirne l'accesso al credito ed incentivarne gli investimenti
§ nelle politiche volte al completamento della semplificazione e della riduzione degli oneri amministrative per le imprese
§ nel sostegno alla ricerca e all’innovazione industriale
§ nelle politiche per la concorrenza, con particolare riguardo ai settori energetici
Per favorire l'accesso al credito delle piccole e medie imprese un tassello strategico dell'azione governativa sembra essere il potenziamento del Fondo di garanzia per le PMI. L'intervento attuato con il D.L. n. 69/2913 (c.d. Decreto del fare), volto a consentire l'accesso a una platea molto più ampia di piccole e medie imprese, tramite in particolare la revisione dei criteri di accesso per il rilascio della garanzia, deve però ancora essere attuato con decreto ministeriale (il termine di 30 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione è scaduto il 21 settembre). Sempre ad un decreto ministeriale, non ancora adottato, è rimessa l'attuazione delle disposizioni volte, tramite concessione di finanziamenti agevolati alle PMI, ad incentivare investimenti, anche mediante operazioni di leasing finanziario, in macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché per gli investimenti in hardware, in software ed in tecnologie digitali (c.d. nuova legge Sabatini).
Accanto a tali misure di sostegno agli investimenti per il rinnovo dei processi produttivi, il Governo ha utilizzato altresì lo strumento dell'incentivazione fiscale, con la misura straordinaria del c.d. ecobonus. Il D.L. n. 63/2013 così come modificato nel corso dell'esame parlamentare ha infatti prorogato ed esteso le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica, ristrutturazione degli edifici e interventi antisismici.
La semplificazione e la qualità della regolazione rappresentano un fattore chiave per la competitività e lo sviluppo del paese e una condizione essenziale per agevolare l'esercizio dei fondamentali diritti di cittadinanza. Il Governo si è trovato di fronte alla necessità di implementare e completare un ambizioso processo di semplificazione iniziato nella scorsa legislatura.
Le politiche volte alla riduzione degli oneri amministrativi per le imprese si sono tradotte finora in un significativo numero di disposizioni, contenute in diversi provvedimenti. Al processo delineato dal D.L. n. 5/2012, da leggere in combinato con molte altre disposizioni contenute in ulteriori provvedimenti, non è stata data tuttavia compiuta attuazione, in quanto i regolamenti attuativi delle disposizioni previste non sono stati emanati. Questo ha provocato una stratificazione di norme, non sempre coordinate tra loro.
Nella Nota il Governo sottolinea dunque l'esigenza di completare il processo di semplificazione.
In tal senso una serie di disposizioni in materia di semplificazioni sono contenute nel c.d. Decreto del fare. Tale decreto contiene, oltre ad interventi di carattere generale, per dare certezza ai tempi di conclusione delle pratiche, quali l'indennizzo automatico e forfetario, numerose misure applicabili a singoli settori che, in coerenza con gli impegni assunti in sede europea, dovrebbero consentire di ridurre i costi burocratici, di contribuire a rimettere in moto gli investimenti e di agevolare la ripresa. Nonostante l'impegno del legislatore nell'avviare il processo di semplificazione, questo può considerarsi ancora ampiamente "in fieri". Ne è peraltro testimonianza l'inclusione della riduzione degli oneri amministrativi e della certezza e della celerità dei tempi dei procedimenti,tra i punti qualificanti del Piano "Destinazione Italia", approvato dal Consiglio dei ministri del 19 settembre, contenente misure volte a facilitare il sistema complessivo di investimenti nel nostro Paese.
In una logica di rilancio strutturale delle crescita e di rilancio della competitività assume un ruolo strategico il sostegno alla ricerca e all’innovazione industriale. Nella Nota il Governo definisce “prioritaria” la definizione di uno strumento di agevolazione fiscale per sostenere le attività di ricerca e sviluppo realizzate dalle imprese. Al riguardo si ipotizza l’introduzione di un credito di imposta stabile e automatico sull’incremento, rispetto all’anno precedente, delle spese sostenute dalle imprese per attività di ricerca e sviluppo.
Tra le politiche per l’innovazione la Nota non cita invece le misure, che sono invece già state adottate, per favorire le start-up, che rivestono un ruolo importante nella produzione di innovazione e di occupazione valorizzando il «fattore umano», attraverso l'innovazione di prodotto, l'innovazione organizzativa e l'attrazione di personale qualificato.
L'altro filone di interventi volti all'obiettivo dello stimolo all'innovazione e alla competitività del sistema imprenditoriale è rappresentato dalle politiche per la concorrenza.
Nella Nota il Governo sottolinea l'esigenza di dare nuovo impulso all'attuazione delle norme di principio approvate dal Parlamento in materia li liberalizzazione delle attività economiche. Al riguardo occorre ricordare come il processo di liberalizzazione e riduzione degli oneri amministrativi avrebbe dovuto esplicare i propri effetti sulle imprese entro il 31 dicembre 2012, termine entro il quale il Governo era chiamato a portare a conclusione l'articolato processo previsto dal decreto-legge n. 1 del 2012, come convertito dalla legge n. 27 del 2012. In questa fase dunque, al fine di completare il processo il Governo dovrebbe specificare i settori e le materie su cui si concentrerà la propria azione nell'adozione di misure regolamentari di liberalizzazione e semplificazione, sulla base dell'acquisizione dei dati delle sperimentazioni condotte in ambito regionale.
Un tassello fondamentale per l’implementazione delle politiche per la concorrenza si sostanzia nel perseguimento dell'obiettivo della riduzione del costo dell'energia.
In tal senso il Governo dichiara di riconoscersi nelle linee tracciate nella Strategia energetica nazionale, adottata nella precedente legislatura (che indica la piena integrazione del mercato italiano con quello europeo; il rafforzamento della rete nazionale; l'aggiudicazione delle concessioni idroelettriche attraverso gare competitive; la razionalizzazione della rete di distribuzione elettrica e la revisione delle agevolazioni ai clienti industriali). Allo stato attuale però occorrerebbe tradurre le linee di intervento in misure concrete.
Nella Nota di aggiornamento il Governo indica come possibile strumento per ridurre nell'immediato il costo dell'energia, anche la revisione del regime agevolato per le componenti parafiscali e la redistribuzione della spesa per gli incentivi alle energie rinnovabili in più anni (da 9 a 12 anni). Di tale misura però la Nota sottolinea la necessità di una verifica di fattibilità.
Nel settore del gas sono indicate una serie di misure da adottare (accelerazione del mercato a termine; integrazione mercati europei; rafforzamento e realizzazione infrastrutture strategiche; attuazione gare per il servizio di distribuzione), che dovrebbero portare all'allineamento dei prezzi a quelli europei. Nella sezione dedicata alle Raccomandazioni e alle misure già attuate per ottemperare alle stesse, il Governo cita la separazione tra Snam e Eni; l'introduzione della piattaforma del Mercato a termine del Gas naturale (MTGAS); l'approvazione di un disegno di legge per la ratifica e l'esecuzione dell'Accordo tra l'Albania, la Grecia e l'Italia sul progetto del nuovo gasdotto "Trans Adriatic Pipeline (Tap).
Ultimo punto ricordato nella Nota attiene alle politiche di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese, con la necessità di dare concreta attuazione al Piano nazionale per l'export protezione internazionale produzioni italiane.
Una sezione specifica della Nota di aggiornamento è dedicata alle Raccomandazioni che il Consiglio UE ha rivolto all'Italia nel mese di luglio 2013 e alle misure adottate dal Governo per ottemperare a quanto richiesto in sede europea. Per quanto riguarda le politiche in esame assume particolare rilievo la Raccomandazione n. 6, nella quale ci sono specifiche indicazioni, con riguardo alla necessità di:
§ assicurare la corretta attuazione delle misure volte all'apertura del mercato nel settore dei servizi;
§ attuare le misure adottate per migliorare le condizioni di accesso al mercato delle imprese e creare le condizioni che favoriscano la concorrenza
§ potenziare la capacità infrastrutturale concentrandosi sulle interconnessione energetiche
Con riguardo alle misure adottate dal Governo la Nota elenca le seguenti, senza specificarne i dettagli:
§
la
separazione tra Snam e Eni
Il riferimento è al D.P.C.M. 25 maggio 2013che definisce modalità e termini della separazione proprietaria di SNAM SPA da ENI SPA, come previsto dal decreto legge sulle liberalizzazioni "Cresci Italia" (decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, nella legge 24 marzo 2012, n. 27 ). In particolare, il DPCM stabilisce che ENI riduca la propria partecipazione in SNAM, perdendone il controllo nei tempi più brevi, compatibilmente con le condizioni di mercato e comunque entro il termine di 18 mesi indicato dal Cresci Italia. Si stabilisce, inoltre, che ENI ceda a Cassa Depositi e Prestiti una quota non inferiore al 25,1%. Le modalità di cessione verranno definite dai Consigli di Amministrazione delle due società. In linea con i principi comunitari, la separazione proprietaria dovrebbe favorire una maggiore apertura del mercato e crea quindi le condizioni per una maggiore concorrenza. La cessione a CDP - tra le cui attività c'è l'assunzione di partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale - ha lo scopo di assicurare il mantenimento di un nucleo stabile nel capitale di Snam tale da garantire lo sviluppo di attività strategiche e la tutela delle caratteristiche di servizio di pubblica utilità delle attività svolte dalla società.
§ l'introduzione della piattaforma del Mercato a termine del Gas naturale (MTGAS) che si affianca alle piattaforme di bilanciamento e di negoziazione e al mercato a pronti.
Con Decreto del 9 agosto 2013, il Ministero dello Sviluppo Economico, ha determinato, ai sensi dell' articolo 1, comma 3, del D.M. 6 marzo 2013, la data di avvio del Mercato a termine del gas naturale, fissando la stessa al 2 settembre 2013. Da tale data il GME (gestore mercati energetici) organizza e gestisce, nel rispetto delle previsioni di cui Disciplina del mercato del gas naturale approvata con D.M. 6 marzo 2013, il mercato del gas naturale, costituito dal mercato a termine del gas e dal mercato a pronti del gas.
§
l'approvazione
di un disegno di legge per la ratifica e
l'esecuzione dell'Accordo tra l'Albania, la Grecia e l'Italia sul progetto del
nuovo gasdotto "Trans Adriatic Pipeline (Tap)
L'esame del disegno di legge, di iniziativa governativa è in corso al Senato (AS 884). Si tratta di un progetto di interesse comunitario: il gasdotto serve infatti a trasportare il gas naturale dai giacimenti del Mar Caspio all'Europa e quindi all'Italia. L'infrastruttura ha pertanto un ruolo essenziale nella politica di diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico dell'Unione europea e anche del nostro Paese. Il gas trasportato dal TAP si aggancerà infatti alla rete nazionale già esistente, attraverso la quale sarà poi distribuito in Europa. Tale infrastrutture è destinata a soddisfare la domanda di gas sia attuale che futura, per la quale si prevede un aumento nei prossimi anni. Il gasdotto sarà comunque in grado di trasportare anche una maggiore quantità di gas, senza bisogno di costruire nuove strutture o posare nuovi tubi.
§ il perfezionamento di un contratto di finanziamento di 570 milioni tra la BEI e Terna per il rafforzamento del network italiano di trasmissione dell'energia elettrica. Il prestito contribuisce al piano quinquennale 2012-2016 di Terna per il rafforzamento della rete elettrica, con un'attenzione particolare alle cosiddette Regioni Convergenza: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria
Il principale progetto, sia per dimensioni sia per rilevanza strategica, è l'interconnessione Sorgente-Rizziconi, il tratto di rete che collega la principale isola italiana, la Sicilia, alla Calabria. Questo progetto, per la sua valenza, è anche destinatario di una sovvenzione dell'Unione Europea di 110 milioni all'interno dell'EERP (European energy programme for recovery).
Il prestito a Terna nel suo complesso, rientra tra le priorità di intervento della Banca dell'Unione europea principalmente per due aspetti. Da una parte l'attenzione per il sostegno che la Banca dà ai piani di miglioramento delle reti elettriche, fondamentali per la riduzione dei costi dell'energia elettrica e i differenziali di prezzo tra le diverse aree, e la cui efficacia è rivolta anche alla miglior connessione alla rete dei sistemi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Dall'altra, la localizzazione geografica nel Mezzogiorno d'Italia di oltre i due terzi degli investimenti si inserisce nel filone di interventi fondamentali, sin dalla sua nascita, della BEI: il finanziamento delle Regioni meno sviluppate per una crescita socio-economico armoniosa dell'Unione europea.
La spesa pensionistica è specificamente esaminata in un apposito riquadro della Nota di aggiornamento.
Il documento osserva che le misure adottate nel corso degli ultimi due decenni compensano in larga parte l'andamento negativo (cosiddetta gobba pensionistica) che si prospettava in relazione all'incremento della speranza di vita ed al passaggio alla fase di quiescenza delle generazioni del baby boom. In particolare, il rapporto fra spesa pensionistica e PIL (attualmente di poco superiore al 16%) tenderà a ridursi fino al 2030; tale tendenza sarà più accentuata a partire dal 2015, in virtù di una dinamica di crescita più favorevole rispetto a quella attuale, del rafforzamento del processo di elevamento dei requisiti per la pensione e del progressivo passaggio al metodo di calcolo contributivo. Il valore percentuale suddetto dovrebbe attestarsi al 14,9% intorno al 2030. Successivamente, la misura del rapporto percentuale tornerebbe a crescere, a causa dell'ampliamento delle tendenze negative delle dinamiche demografiche ed in ragione degli effetti derivanti dal precedente posticipo del collocamento in quiescenza sull'importo delle pensioni. Il rapporto dovrebbe raggiungere un valore massimo di circa il 15,6%, intorno al 2045, per poi decrescere nel successivo periodo (l'orizzonte delle previsioni in oggetto arriva fino al 2060). La nota conclude osservando che nel lungo periodo l’Italia presenta una variazione della spesa in rapporto al PIL in netta controtendenza rispetto a quella prevista per la maggior parte dei paesi europei, nonostante la dinamica demografica meno favorevole
Gli interventi adottati in materia previdenziale nel corso della legislatura sono stati volti a temperare, per taluni aspetti, gli effetti della riforma pensionistica. In particolare, sono state approvate misure volte a facilitare l’uscita anticipata dei lavoratori più anziani ed è stato previsto (decreto-legge n. 102/2013, articolo 11) un ulteriore ampliamento delle “misure di salvaguardia” dei lavoratori c.d. esodati (6.500 ulteriori lavoratori, il cui rapporto di lavoro sia cessato, a seguito di risoluzione unilaterale, entro il 2011).
Merita ricordare, infine, che la XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera ha avviato l’esame, in sede referente, di una serie di proposte di legge volte ad ampliare la platea dei c.d. esodati (C. 224 C. 387 C. 727 C. 946 C. 1014 C. 1045, C. 1336), nonché per garantire una maggiore flessibilità nei requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico (C. 857).
In tema di sanità ed assistenza la Nota di aggiornamento, nel paragrafo V.12, evidenzia come l’obiettivo primario da perseguire sia quello di mantenere e sviluppare l’attuale sistema di governance del sistema sanitario diretto a conciliare le caratteristiche del nostro Servizio Sanitario Nazionale, considerato dall’OMS uno dei primi in Europa, con i livelli di finanziamento contenuti anche in relazione alle tendenze demografiche in atto, in modo da favorirne la sostenibilità nel medio-lungo periodo.
In tal senso appare di particolare rilievo l’adozione di politiche di prevenzione idonee ad assicurare la sostenibilità del SSN nel medio-lungo periodo poiché, assicurando un più elevato livello di salute e benessere della popolazione, riducono il ricorso allo stesso sia in termini di accessi che di livello delle cure richieste. Dovrà quindi essere adottato il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione – relativo al quinquennio 2014-2018 - che riserverà una particolare attenzione ai comportamenti a rischio (sedentarietà, alimentazione eccessiva, fumo, dipendenza da gioco patologico, consumo di sostanze alcoliche, con un particolare focus sui giovani) e alle tossicodipendenze.
Viene poi evidenziata
la necessità di sviluppare i sistemi
informativi dedicati all’ambito della prevenzione tra i quali vengono
menzionati le raccolte sistematiche di
dati che porteranno alla definitiva attuazione del fascicolo sanitario
elettronico.
In tal senso va ricordato che misure dirette a favorire la realizzazione del fascicolo sanitario elettronico sono contenute nell’articolo 17 del D.L. n. 69/2013 (c.d. “Decreto del fare”), convertito, con modificazioni, dalla legge 98/2013, che dispone, tra l’altro, che le regioni e province autonome debbano provvedere all’istituzione del FSE entro il 30 giugno 2015.
In tema di politiche di programmazione sanitaria la Nota menziona la necessità di perfezionare in tempi brevi il nuovo Patto per la salute e di completare il processo di trasferimento delle risorse dall’ospedale al territorio.
Si tratta, in sostanza, di operare una definitiva riorganizzazione del livello assistenziale ospedaliero accompagnata da una rimodulazione e da un potenziamento della rete dei servizi territoriali, riorganizzazione nella quale l’ospedale dovrà diventare sempre più un luogo di cura per acuti, a elevata specializzazione. Nella stessa direzione appare necessario potenziare il ruolo delle Farmacie in modo da concentrare in esse l’erogazione di nuovi servizi di valenza socio-sanitaria.
Sempre all’ambito delle politiche di programmazione possono essere ricondotti gli interventi da adottare per l’eliminazione di sprechi ed inefficienze, in modo da proseguire il percorso di razionalizzazione della spesa già avviato. Viene espressa l’intenzione di rafforzare, insieme alle Regioni, il monitoraggio dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie e dei LEA, in modo da sviluppare un sistema sanitario sempre più “selettivo”: in tal senso dovrà essere ridisegnato il perimetro dei LEA adottando l’approccio del c.d. Health Technology Assessment (HTA) – termine con il quale si fa riferimento ad un approccio multidisciplinare e multidimensionale che si propone di analizzare le implicazioni medico-cliniche, sociali, organizzative, economiche, etiche e legali di una nuova tecnologia mediante la valutazione di diversi fattori quali l’efficacia, la sicurezza, l’impatto organizzativo e i costi -.
La finalità è quella di identificare le opzioni assistenziali dimostratesi non solo maggiormente costo-efficaci ma anche preferite da pazienti e cittadini in modo da assicurare, a parità di risorse, il massimo valore possibile in termini di salute. Tale processo richiede comunque una regia nazionale per mantenere l’unitarietà del SSN e l’equità di accesso da parte degli assistiti.
A tali obbiettivi un contributo decisivo può essere offerto dall’innovazione tecnologica e dallo sviluppo dei processi di informatizzazione.
Un tema a parte che
esige una particolare attenzione è quello della responsabilità professionale e del precariato nelle professioni sanitarie.
Per tale ultimo aspetto alcune misure sono contenute nel D.L. n. 101/2013 (Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni), attualmente all’esame del Senato.
A chiusura del processo di coordinamento ex ante delle politiche economiche (cd. Semestre Europeo 2013), il Consiglio UE, sulla base delle valutazioni della Commissione europea sul Programma nazionale di riforma (PNR) approvato dal Consiglio dei ministri in allegato al DEF, lo scorso aprile, ha rivolto all’Italia, tra l’altro, una raccomandazione che indica la necessità di dare attuazione effettiva alle riforme del mercato del lavoro.
Le indicazioni delineate fanno riferimento, in particolare, alla partecipazione dei giovani[8], al potenziamento dell’istruzione e della formazione professionale, all’orientamento degli studenti del ciclo terziario, alla riduzione dell’abbandono scolastico, al miglioramento della qualità e dei risultati della scuola, anche rafforzando lo sviluppo professionale degli insegnanti.
La riduzione del tasso di abbandono scolastico sotto il 10% entro il 2020 è stata peraltro oggetto di una specifica Raccomandazione del Consiglio del 28 giugno 2011 e rappresenta, nel campo dell’istruzione, uno dei cinque obiettivi della Strategia Europa 2020 (insieme a ricerca, occupazione, integrazione sociale ed energia), parallelamente all’obiettivo dell’aumento al 40% dei 30-34enni con un'istruzione universitaria.
Il tasso di abbandono scolastico in Italia, nel 2012, è stato pari al 17,6% (media UE del 12,8%), in diminuzione rispetto al 18,2% del 2011, secondo i dati Eurostat. Per quanto riguarda l’istruzione universitaria, il tasso dei 30-34enniè in aumento al 21,7% nel 2012 (20,3% nel 2011), contro una media europea del 35,8%.
Per attuare politiche in linea con le predette raccomandazioni europee, il Governo ha presentato alla Camere per la conversione, il DL. 12 settembre 2013, n. 104, un provvedimento che reca numerose misure di spesa che, per rimanere al triennio 2013-2015, presenta oneri quantificati complessivamente in 13 milioni di euro per il 2013, 326,6 milioni per il 2014 e 450,1 milioni per il 2015. All’uscita di questo dossier, il decreto è ancora in corso di esame referente in prima lettura; le misure più rilevanti sono di seguito indicate.
§ Scuola:
- il decreto-legge prevede l’avvio, nell’a.s. 2013/2014, di un programma sperimentale di didattica integrativa per prevenire la dispersione scolastica, autorizzando la spesa di 3,6 milioni di euro nel 2013 e 11,4 milioni nel 2014; definirà la disciplina applicativa un decreto ministeriale, da adottare sentita la Conferenza Stato-regioni;
- verranno erogati contributi e benefici per gli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, con specifici requisiti di merito o di reddito, per servizi di ristorazione e trasporto; si ridurrà la spesa per l’acquisto dei libri scolastici e si finanzieranno laboratori scientifico-tecnologici innovativi;
- verrà definito il piano triennale 2014-2016 di assunzione a tempo indeterminato del personale docente, educativo e tecnico e rideterminata la dotazione organica di diritto dei docenti di sostegno; si stanziano inoltre risorse per la formazione obbligatoria del personale scolastico nelle regioni dove le prove INVALSI hanno dato esiti inferiori alla media nazionale e in aree ad alto rischio socio-educativo; sarà introdotto un nuovo sistema di reclutamento dei dirigenti scolastici, attraverso un corso-concorso selettivo di formazione;
- verrà assicurata l’integrazione dell’anagrafe nazionale degli studenti con le anagrafi regionali nel sistema nazionale delle anagrafi studentesche (già prevista dalla normativa vigente, ma non ancora attuata) e si potenzieranno le attività di orientamento degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, ai fini della prosecuzione degli studi.
§ Università:
- viene incrementato di 100 milioni di euro annui, a decorrere dal 2014, il Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitario: gli interventi di diritto allo studio realizzati dalle regioni tramite tale fondo saranno esclusi dal patto di stabilità interno; con riferimento all’istruzione terziaria, si erogheranno borse di studio per l’alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM), cumulabili a quelle assegnate in base alla normativa sul diritto allo studio.
§ Ricerca:
- vengono rivisti i criteri di riparto del FOE (il Fondo ordinario per il finanziamento degli enti di ricerca) per tenere conto della specifica missione di ciascun ente beneficiario. Inoltre, si farà riferimento alla valutazione della qualità della ricerca (VQR) solo per il finanziamento premiale del fondo, il cui riparto della quota sarà contestuale a quello della quota ordinaria. Si reintroduce la possibilità di assunzioni a tempo determinato presso gli enti di ricerca, le università e le scuole superiori ad ordinamento speciale per specifici progetti e potranno essere derogate le disposizioni sul reclutamento di ricercatori e tecnologi degli enti di ricerca vigilati dal MIUR.
La Raccomandazione 6, in materia di concorrenza, indica la necessità di portare avanti l’attivazione delle misure adottate per migliorare le condizioni di accesso al mercato nelle industrie di rete, in particolare dando priorità alla costituzione dell’Autorità di regolamentazione dei trasporti; potenziare la capacità infrastrutturale concentrandosi sul trasporto intermodale e, nelle telecomunicazioni, sulla banda larga ad alta velocità, tra l’altro al fine di superare le disparità tra Nord e Sud.
In relazione a questa raccomandazione sono collegati i seguenti interventi:
§ la costituzione dell’Autorità dei trasporti con lo stanziamento di 5 milioni di euro per il suo funzionamento; inoltre, come per le altre Autorità di settore, è previsto il contributo dei gestori delle infrastrutture e dei servizi regolati, che verseranno un contributo annuale fino all’uno per mille del fatturato. L’Authority potrà avere fino a 80 addetti, di cui la metà in distacco rispetto ad altre Amministrazioni pubbliche. La sede è prevista a Torino.
A tale
proposito si segnala che con D.P.R. 9 agosto 2013 sono stati nominati i componenti
dell’Autorità, la quale peraltro potrà essere pienamente operativa dopo la
definizione precisa della sede e l’individuazione del personale.
§ In materia di infrastrutture è stato approvato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge per la ratifica e l’esecuzione dell’accordo fra l’Italia e la Francia per la realizzazione e l’esercizio della nuova linea ferroviaria Torino-Lione .
§ Per quanto riguarda le telecomunicazioni è stato approvato dall’Autorità per le Comunicazioni, in via preliminare il 25 luglio 2013, lo scorporo della rete dalla società Telecom.
A tale
proposito si segnala che Telecom dovrebbe ora confermare formalmente la
decisione all’AGCOM fornendo tutte le informazioni necessarie a consentire una
approfondita analisi della progetto.
Peraltro il
24 settembre 2013 i soci della società Telco, che detiene il 22,447% del
capitale di Telecom, hanno modificato il patto parasociale che regola la
governance di Telco e che la società spagnola Telefonica ha sottoscritto un
aumento di capitale sociale di Telco acquistandone il 66%. A decorrere dal 1°
gennaio 2014 Telefonica avrà la facoltà di acquistare tutte le azioni dei soci
italiani di Telco.
§ In relazione al piano Banda Larga, cofinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalle Regioni interessate anche avvalendosi di fondi comunitari, sono stati pubblicati i bandi in molte regioni (Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto) . L'importo complessivo dei lavori supera i 95 milioni di euro e prevede un investimento di oltre 122 milioni, comprensivo dei costi di passaggio nelle infrastrutture esistenti, per l'abilitazione all'offerta dei servizi a larga banda, mediante la costruzione di circa 4000 km di rete in fibra ottica in oltre 500 aree comunali e sub comunali, in prevalenza in zone ad alta intensità rurale e distretti produttivi; sono poi stati avviati i bandi per oltre 900 milioni di euro (di cui 237 privati) per contribuire ad azzerare il digital divide e accelerare lo sviluppo della banda ultralarga per circa il 40 per cento dei cittadini della Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia. La rimodulazione dei programmi cofinanziati attraverso il Piano d’Azione Coesione ha fatto confluire nel progetto più di 347 milioni di euro.
§ Tra gli altri interventi sulle reti viarie e di telecomunicazione è stato recentemente reso operativo dal Ministero delle Infrastrutture e trasporti il progetto ‘6000 Campanili’ che prevede interventi di adeguamento, ristrutturazione e nuova costituzione di uffici pubblici, tra cui rientrano anche interventi sulle reti infrastrutturali.
§ E stato varato il “decreto di riforma del Codice della strada”.
Si tratta
in realtà di un disegno di legge delega presentato alla Camera dei deputati il
17 settembre 2013 (A.C. 1588), di cui non è ancora iniziato l’esame.
In relazione al miglioramento delle condizioni di accesso al mercato nelle industrie di rete, nell’ambito dell’aggiornamento delle riforme, tra le politiche di sostegno alle imprese e di stimolo alla concorrenza si individua come prioritario in ambito radiotelevisivo, lo svolgimento dell’asta del Digital Dividend –con cui si assegneranno nuovi diritti di uso per frequenze televisive nazionali - al fine di assicurare l’uso efficiente e la valorizzazione economica dello spettro radio, e aprire il mercato di radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica digitale a soggetti nuovi entranti.
Si ricorda che le regole per l’asta sono state definite con Delibera
dell’AGCOM n. 277/13 dell’11 aprile 2013. All'asta andranno le frequenze che
compongono tre reti televisive digitali terrestri nazionali con un diritto
d'uso ventennale.
In relazione al ruolo strategico delle infrastrutture e dei trasporti nella Nota di aggiornamento si rimarca che lo sviluppo infrastrutturale può rappresentare un fattore trainante nella fase di uscita dalla crisi economica, in particolare realizzando il passaggio dalle reti di trasporto attuali (porti, aeroporti, interporti, autostrade, ferrovie, Alta velocità, grandi sistemi urbani), ai nodi logistici: verso quindi l’interconnessione di questi sistemi e l’intermodalità. Si evidenzia quindi:
§ lo stanziamento, nel Decreto del ‘Fare’, di circa 2 miliardi di euro per il completamento delle infrastrutture, il potenziamento dei corridoi europei e il miglioramento dei servizi ferroviari in alcune zone dell’Italia, con il coinvolgimento degli enti territoriali e l’importanza del coinvolgimento dei capitali privati per opere necessarie e strategiche: il Governo sottolinea quindi la necessità dell’avvio immediato dei cantieri e la velocizzazione dello stato di avanzamento dei lavori delle opere approvate dal CIPE, nonché di rendere operative le norme sulla defiscalizzazione per i privati delle opere bancabili e non bancabili ;
§ la necessità della manutenzione del territorio e delle reti, essenziale alla sicurezza dei cittadini e all’efficienza dell’attività economica: in quest’ottica il Governo individua come priorità l’intervento sul settore della sicurezza stradale, provvedendo all’approvazione della riforma del Codice della strada (inserita in realtà, come già detto, in un disegno di legge delega governativo anziché in un decreto, come detto nella Nota di aggiornamento).
§ l’importanza di una riforma del trasporto pubblico locale in termini non solo di liberalizzazione ma anche la riqualificazione dei mezzi, di miglioramento dei collegamenti e di ottimizzazione delle tariffe;
§ il ruolo strategico dei porti e dei servizi annessi (interporti e piattaforme logistiche): si annuncia il varo di una riforma complessiva dell’ordinamento portuale, che consenta il rilancio del settore, il recupero di efficienza, la semplificazione delle procedure portuali, il miglioramento degli standard di sicurezza.
Si ricorda infine come strumento cardine della complessa strategia di crescita e infrastrutturazione del Paese il Programma Operativo Nazionale 2007-2013, essenziale per modernizzare la rete ferroviaria, favorire lo scambio modale, gestire il traffico con sistemi di trasporto intelligenti.
Si sottolinea inoltre che il gap infrastrutturale italiano andrà anche recuperato, stanti i limiti di finanza pubblica, con il ricorso a procedure alternative al tradizionale appalto per la realizzazione delle opere, a partire dal Partenariato Pubblico Privato (PPP): a tal fine si prevede di rivedere tutte le procedure e le norme che regolano questa modalità di finanziamento per facilitare il suo utilizzo e favorire l’ingresso di investitori esteri.
La previsione effettuata dal Governo sulla riduzione del rapporto debito/PIL (al netto dei contributi ai programmi europei di sostegno finanziario, il debito pubblico nel 2012 è pari al 124,3 per cento del PIL, aumenta al 129,3 per cento nel 2013 e scende al 116,6 per cento nel 2017) è condizionata anche dalla stima di 0,5 punti percentuali di PIL all’anno di introiti da privatizzazioni. In tal senso si tiene conto degli strumenti già operativi per procedere alla valorizzazione e successiva dismissione del patrimonio dello Stato, sia degli immobili sia delle partecipazioni pubbliche.
Al fine di ridurre il debito pubblico, infatti, è stato recentemente avviato un piano straordinario di valorizzazione e cessione del patrimonio di proprietà delle Amministrazioni pubbliche, nell’ottica di assicurare importanti risorse da destinare prioritariamente al Fondo per l’ammortamento del debito.
Nel 2012 sono stati realizzati i trasferimenti a Cassa Depositi e Prestiti delle partecipazioni dello Stato in SACE, Fintecna e Simest. L’operazione ha comportato un introito complessivo di 8,8 miliardi di euro, destinato essenzialmente alla riduzione del debito e, in misura minore, al rimborso dei debiti commerciali della PA.
Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare, si segnala la costituzione, nel maggio 2013, della Società ‘Investimenti Immobiliari Italiani Società di Gestione del Risparmio Società per Azioni’ (InvImIt SGR), il cui capitale è interamente detenuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. La InvImIt SGR provvederà all’istituzione di uno o più fondi di investimento finalizzati a:
§ partecipare in fondi d'investimento immobiliari chiusi (cd. Fondo di fondi) promossi o partecipati da enti territoriali e altri enti pubblici, o società interamente partecipate dai predetti enti, al fine di valorizzare o dismettere il proprio patrimonio immobiliare disponibile;
§ valorizzare sia gli immobili di proprietà dello Stato non utilizzati per finalità istituzionali (cd. ‘Fondo diretto’), sia quelli non più utilizzati dal Ministero della difesa per finalità istituzionali (cd. ‘Fondo difesa’), nonché gli immobili degli enti territoriali, anche provenienti da atti di trasferimento ai sensi del cd. federalismo demaniale, e delle società controllate dallo Stato o da enti pubblici.
Per la valorizzazione del patrimonio è prevista la sottoscrizione di quote di capitale dei Fondi da parte di investitori istituzionali, in particolare Enti previdenziali, attraverso l’apporto di liquidità.
In continuità con le azioni già intraprese, entro la fine dell’anno sarà delineato un programma di dismissioni di partecipazioni detenute direttamente o indirettamente dallo Stato. Pur restando fermo l’impegno a proseguire sulla strada delle privatizzazioni, il Governo ha ritenuto opportuno dimezzare l’ambizioso obiettivo di un punto percentuale di PIL all’anno di incassi da privatizzazioni per renderlo più realistico e fattibile, anche in considerazione delle ancora difficili condizioni del mercato immobiliare e finanziario.
Il Ministro Saccomanni, nel corso di un’audizione in Parlamento il 3 luglio 2013, ha inoltre segnalato che CDP Investimenti SGR, di cui la Cassa Depositi e Prestiti detiene la quota di maggioranza, ha lanciato una famiglia di fondi comuni di investimento immobiliare riservati a investitori qualificati e destinati all’acquisto degli immobili degli enti pubblici: il Fondo Investimenti per la Valorizzazione Plus (FIV Plus) e il Fondo Investimenti per la Valorizzazione Core (FIV Core), dedicati all’acquisto da enti pubblici di immobili da valorizzare e di immobili già a reddito, rispettivamente. CDP ha allocato all’investimento nei fondi della famiglia FIV un importo massimo complessivo di 1 miliardo di Euro, a valere sul quale ha già effettuato una prima sottoscrizione di quote del FIV Plus per 250 milioni di Euro.
Per quanto riguarda il patrimonio dello Stato,
l’Agenzia del demanio ha individuato un primo portafoglio di beni non
utilizzati, per un valore di circa 600 milioni di euro. Con riferimento al
patrimonio in uso alla Difesa, la stessa ha dichiarato la non utilizzabilità
per i propri fini istituzionali di circa 1.600 cespiti. I fondi immobiliari da
istituire presso la Invimit SGR avranno una iniziale disponibilità di circa 600
milioni, derivante dalla sottoscrizione ex
lege da parte degli enti previdenziali pubblici.
In tale settore si stanno
strutturando operazioni immobiliari su vari ambiti territoriali, coinvolgendo
oltre agli Enti locali anche gli Enti previdenziali pubblici, il gruppo
Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, Equitalia e Consap, con i quali il confronto
è aperto su scala nazionale.
La parte di patrimonio
dello Stato che non verrà conferita ai fondi immobiliari della InvImit SGR o
comunque messa sul mercato per la vendita, sarà avviata al programma di
concessione “Valore Paese”. Si tratta di affidare la gestione al privato di
beni non utilizzati appartenenti al patrimonio dello Stato e degli Enti
pubblici (territoriali e non) per finalità sociali o produttive, mantenendo la
proprietà pubblica, nel rispetto dei vincoli cui l’immobile è sottoposto.
Per le società partecipate
pubbliche, il proseguimento di processi di vendita sarà realizzato sulla base
di valutazioni che terranno conto di molteplici fattori, tra i quali la
strategicità delle partecipazioni per l’economia nazionale (come ad esempio
per i settori dell’energia o della difesa), e la convenienza economica della vendita. A tal fine, occorrerà
confrontare i risparmi, in termini di interessi connessi con l’abbattimento del
debito, con il flusso di dividendi annui distribuiti dalle società partecipate.
Un beneficio potrà inoltre
derivare anche dalle dismissioni di partecipazioni degli enti territoriali. Un processo
già avviato con vari provvedimenti approvati negli esercizi precedenti, alla
luce dello smisurato numero di società e aziende partecipate, dirette e
indirette, esistenti in capo agli enti locali e alle regioni. La normativa
vigente impone la dismissione delle società non strumentali ed, entro la metà
del 2014, la cessione o l’incorporazione di quelle società che svolgono
esclusivamente attività istituzionali dell’ente. Sarà cura del Governo
monitorare e promuovere la piena attuazione ad ogni livello di governo di
questa normativa.
Il direttore dell’Agenzia del demanio, Stefano
Scalera, nel corso di un’audizione alla Camera dei deputati il 12 giugno 2013,
ha sottolineato che la gestione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico sono caratterizzate da una elevata
frammentazione di ruoli e di responsabilità. La maggior parte del patrimonio è di proprietà degli enti territoriali (80% delle unità
immobiliari; 98% dei terreni). La quota del patrimonio statale gestito dall’Agenzia del demanio
è pari a circa il 15% del totale (56,7 miliardi di euro stimati: il 75% circa di tali immobili sono in uso
governativo). La restante parte del patrimonio dello Stato (320 miliardi di euro stimati) è in gestione ad altre amministrazioni:
gli enti territoriali, il Ministero della Difesa, il Ministero per i Beni e le
Attività Culturali ed il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
La consistenza più elevata di immobili si colloca
nella Regione Lazio (circa 16 miliardi); sempre come stock di
valutazione segue la Regione Campania (circa 7,4 miliardi); la Regione Toscana
(circa 5,3 miliardi); la Regione Veneto (4,9 miliardi); la Lombardia (3,9 miliardi)
e la Regione Emilia Romagna (circa 3,8 miliardi).
Il dirigente generale della direzione del Tesoro
competente in materia di attivo e patrimonio pubblico, Francesco Parlato, nel
corso di un’audizione alla Camera dei deputati il 26 luglio 2012 ha affermato
che, per quanto attiene al patrimonio immobiliare, negli anni scorsi sono state realizzate operazioni di cessione che hanno riguardato nel complesso 60 mila
unità dello Stato e degli enti previdenziali, con un beneficio in termini di
risorse affluite al fondo ammortamento per oltre
4 miliardi di euro.
[1] Si veda
la Raccomandazione del Consiglio sul
programma nazionale di riforma 2013 dell'Italia e che formula un parere del
Consiglio sul programma di stabilità dell'Italia 2012-2017 - COM(2013) 362, del
29 maggio 2013.
[2] Secondo
i dati ISTAT, dal 2008 al 2012 il PIL ha registrato le seguenti variazioni
percentuali: 2008: -1,2%, 2009: -5,5%, 2012: 1,7%; 2011: 0,4%; 2012: -2,4%;
2013 (stime): -1,7%.
[3] La
Nota elenca i seguenti provvedimenti per il rilancio dell’economia: il D.L.
54/2013, Interventi per il finanziamento degli ammortizzatori sociali e la
sospensione dell’IMU; il D.L. 63/2013, Disposizioni in materia di prestazione
energetica nell’edilizia e di agevolazioni fiscali per il recupero del patrimonio
edilizio; il D.L. 69/2013, Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia
(c.d. “Decreto del fare”); il disegno di legge in materia di Semplificazioni;
il D.L. 76/2013, Interventi per l’occupazione, in particolare giovanile, e in
materia di IVA; il D.L. 102/2013, Interventi in materia di IMU, di altra
fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza
locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici.
[4] Come
evidenziato più avanti nel riquadro relativo al quadro programmatico di finanza
pubblica, il pareggio dell’indebitamento netto strutturale viene posto dalla
Nota nel 2015, anziché nel 2013 come previsto nel DEF.
[5] https://www.camera.it/leg17/465?area=28&tema=877&La+nuova+disciplina
+della+trasparenza+delle+pubbliche+amministrazioni
[7] Per
una sintesi dei contenuti della relazione si veda:
https://portale.intra.camera.it:454/temiap/main.html?area=1&tema=876&mode=viewInter
[8] In proposito si ricorda che la raccomandazione “Garanzia per la gioventù”, adottata lo scorso 22 aprile, è volta, in particolare, ad assicurare a tutti i giovani di età fino a 25 anni, entro 4 mesi dal termine di un ciclo d’istruzione formale o dall’inizio di un periodo di disoccupazione, di ricevere un’offerta di lavoro o di prosecuzione dell’istruzione scolastica ovvero di apprendistato di tirocinio di qualità elevata.