Allegato B
Seduta n. 611 del 26/3/2012

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SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il giorno 22 marzo 2012 è stata depositata, da parte del signor Giuseppe Brandi e dell'avvocato Michele Capano, componente della direzione nazionale di Radicali italiani, una denuncia alla procura della Repubblica presso il tribunale di Salerno all'indirizzo dei vertici della ASL di Salerno e dei dottori Luigi Pizza e Antonio Maria Pagano, rispettivamente direttore del dipartimento di salute mentale dell'area sud dell'ASL, e psichiatra competente per la gestione degli internati negli ospedali psichiatrici giudiziari afferenti alla provincia di Salerno;
premettono i denuncianti che le ASL territoriali, dall'entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 aprile 2008, sono responsabili delle proposte di collocazione alternativa

degli internati negli ospedali psichiatrici giudiziari che - ove sia venuta meno la pericolosità sociale - necessitino di strutture ove essere curati e seguiti;
secondo quanto affermano i denuncianti, l'ASL di Salerno si sottrae sistematicamente a questo suo preciso dovere, tanto che il magistrato di sorveglianza competente, la dottoressa Gabriella Gagliardi del tribunale di Santa Maria Capua a Vetere, ha più volte «costituito in mora» l'ASL, chiedendo che provvedesse a formulare le dovute proposte, in assenza delle quali è costretta a disporre la proroga della misura di sicurezza nell'ospedale psichiatrico giudiziario, anche quando sono venute meno le ragioni dell'internamento;
questa situazione si ripercuote in modo evidente, intuibile con gravissimi contraccolpi psicologici negli internati che subiscono immotivate proroghe, tanto che, per fare uno tra i tanti esempi, il 21 aprile del 2011, alla notizia dell'ennesima e immotivata proroga, un cittadino romeno si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella presso l'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa;
il signor Antonio Brandi, nato a Torre Orsaia e residente a Santa Marina, località nell'area sud della provincia di Salerno, si trova ristretto nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa dal febbraio del 2010 in seguito a un provvedimento giudiziario che stabiliva la sua incapacità di intendere e volere, e disponeva la misura di sicurezza dell'ospedale psichiatrico giudiziario per due anni;
il signor Antonio Brandi è stato ritenuto colpevole di un reato di lesioni;
già il 2 gennaio 2012 l'avvocato Capano, suo difensore, si è rivolto ai vertici della su citata ASL e ai medici responsabili per sollecitare da parte loro una formulazione di proposte di collocazione sanitaria al magistrato di sorveglianza;
all'udienza fissata per il 1o marzo 2012 nessun rappresentante della su citata ASL si è presentato, e tantomeno ha segnalato al magistrato di sorveglianza una struttura utile ove accogliere il signor Brandi;
proprio per cercare di ovviare alla situazione che si era determinata, lo stesso avvocato Capano nella sua lettera del 2 gennaio 2012 aveva suggerito alla succitata ASL una soluzione idonea per accogliere il signor Brandi;
si è determinata, così, ancora una volta, una situazione abnorme che costringerà il magistrato di sorveglianza a prorogare ancora una volta la misura detentiva presso l'ospedale psichiatrico giudiziario, dal momento che l'ASL non ha ritenuto di offrire alcun tipo di soluzione;
lo stesso avvocato Capano dalla mezzanotte del 22 marzo ha intrapreso uno sciopero della fame che, secondo quanto annunciato, «continuerà fino a quando l'ASL, rientrando nella legalità, non avrà formulato una proposta di utile collocazione relativa al Brandi»;
a detta dell'avvocato Capano, nella stessa situazione vi sarebbero «almeno due decine di cittadini della provincia di Salerno, condannati all'ergastolo bianco dell'internamento sine die in ospedali psichiatrici giudiziari fino a quando all'ASL di Salerno non sarà comodo liberarli» -:
se il Governo non ritenga di assumere ogni iniziativa di competenza in relazione ai fatti descritti in premessa, fornendo al contempo garanzie sul reinserimento e sul sostegno, nel percorso di recupero, degli internati per evitare situazioni di questo tipo.
(5-06494)

Interrogazione a risposta scritta:

IANNACCONE. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il sangue del cordone ombelicale è ricco di cellule staminali emopoietiche, le quali sono in grado di prevenire e combattere malattie del sangue molto gravi, quali leucemia, anemia, talassemia e altre rare patologie. Le cellule staminali possono

essere crioconservate e tipizzate per essere poi rese disponibili anche dopo diversi anni dalla loro estrazione a soggetti compatibili;
grazie a ulteriori studi scientifici, effettuatisi presso l'università di Padova da parte del dottor Stefano Piccolo e presso l'IFOM di Milano da parte del gruppo guidato dal dottor Salvatore Pece, è stato messo in luce il fatto che le cellule staminali sono in grado anche di prevedere l'evoluzione di alcune gravi patologie oncologiche;
altri studi in fase di sperimentazione lasciano ben sparare circa l'utilizzo delle staminali per cure di patologie ad alto impatto sociale, quali talune patologie neurodegenerative, la riparazione dell'infarto del miocardio, la distrofia, e altro;
ad oggi sono possibili la conservazione di sangue da cordone ombelicale per uso allogenico a fini solidaristici, la conservazione per uso dedicato al neonato con patologia in atto al momento della nascita o evidenziata in epoca prenatale, o per uso dedicato a consanguineo, la conservazione per uso dedicato nel caso di famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate per le quali risulti appropriato l'utilizzo di tali cellule;
il prelievo delle cellule staminali dal cordone ombelicale è una pratica semplice e non crea nessun tipo di nocumento né per la madre né per il nascituro: durante il parto è necessario un semplice kit in cui inserire il cordone, che sarà poi inviato ai centri specializzati, i quali prelevano e isolano le cellule staminali e le crioconservano, con la possibilità di espanderle e moltiplicarle in vitro. L'alternativa è far finire il tutto nei rifiuti biologici della sala parto;
in Italia solo circa 15 strutture pubbliche sono deputate alla raccolta di tale prezioso materiale biologico e talora limitatamente ad alcuni giorni della settimana. La famiglia che volesse conservare per uso autologo il cordone ombelicale del proprio figlio può farlo soltanto mediante autorizzazione al Centro nazionale trapianti per inviarlo all'estero, esportando a proprie spese il campione di sangue prelevato dal cordone ombelicale ad uso autologo per la conservazione presso specifiche bio-banche (nell'Unione europea 16 sono i Paesi laddove, accanto ai centri pubblici di raccolta e conservazione, è possibile rivolgersi a privati, autorizzati ed accreditati) -:
se non intenda, per quanto di sua competenza, promuovere un incremento dei centri di raccolta per la donazione di cordone, operanti tutti i giorni della settimana, festivi compresi;
se non intenda assumere ogni iniziativa di competenza per rendere obbligatoria tale donazione.
(4-15470)