Allegato B
Seduta n. 611 del 26/3/2012
TESTO AGGIORNATO AL 27 MARZO 2012
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ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta in Commissione:
MURGIA e PES. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la Repubblica ha il dovere di promuovere lo sviluppo delle attività culturali;
il Comitato interministeriale per la programmazione economica coordina le più importanti spese di investimento a livello nazionale;
lo stesso Comitato, nella seduta del 23 marzo 2012, deliberava - con riferimento al fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) - di assegnare «70 milioni di euro a favore del Ministero per i beni e le attività culturali per il finanziamento di 9 interventi di recupero, restauro e valorizzazione di sedi museali di rilievo nazionale (Grande Brera, Galleria dell'Accademia di Venezia, Palazzo reale e museo di Capodimonte a Napoli, poli museali di Melfi-Venosa, Taranto e Palermo, Museo nazionale di Cagliari, Museo archeologico di Sassari)»;
l'organismo interministeriale evitava di specificare nella sua determinazione se importanti realtà site nella provincia di Nuoro sarebbero state fatte oggetto di finanziamento per investimenti da parte del Ministero per i beni e le attività culturali;
il Ministero per i beni e le attività culturali ha la competenza per poter riconoscere dei finanziamenti ai poli museali attivi nel territorio del nuorese -:
se il Governo intenda rivedere i criteri di assegnazione sopraindicati;
se il Ministro sia a conoscenza della decisione del Cipe di escludere dai finanziamenti
i musei attivi nella provincia di Nuoro, privilegiando le strutture di Cagliari e Sassari;
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della specialità e della vivacità culturale di Nuoro e del suo territorio;
se e quali iniziative di competenza intenda adottare il Governo per valorizzare il tessuto economico del nuorese, anche tramite gli investimenti nel comparto culturale.
(5-06492)
Interrogazioni a risposta scritta:
LO MORO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
con decreto ministeriale in data 26 aprile 2007 veniva istituito, presso l'istituto superiore della sanità, il Centro nazionale sangue, «struttura finalizzata al raggiungimento degli obiettivi di autosufficienza nazionale ed al supporto per i coordinamento delle attività trasfusionali sul territorio nazionale»;
tale struttura costituisce il fulcro centrale del sistema in rete che gestisce il fabbisogno di sangue e le attività di medicina trasfusionale che sono parte integrante dei livelli essenziali di assistenza garantiti dal Servizio sanitario nazionale;
il Centro nazionale sangue, per il raggiungimento dei suoi obiettivi, è in rapporto di collaborazione permanente con le regioni, oltre che con le istituzioni nazionali coinvolte e con le Associazioni di volontariato, presenti in maniera capillare su tutto il territorio nazionale, che svolgono un lavoro prezioso per la diffusione della cultura solidale della donazione del sangue;
con la legge regionale n. 24 dell'8 settembre 2011 la regione Calabria ha istituito il centro regionale sangue e regolato le attività trasfusionali, caratterizzate, secondo i dati in possesso del dipartimento sanità regionale, da un quadro disomogeneo con un progressivo aumento della raccolta di sangue in alcune aree e gravi situazioni di carenza in altre, aggravato da un sistema organizzativo che non favorisce la compensazione interaziendale;
secondo notizie di stampa, tale legge, però, sarebbe stata bloccata per mesi da un'impugnativa del governo, che sollevava una questione di costituzionalità, congelando l'operatività della normativa;
nel corso dei lavori del consiglio regionale del 16 gennaio 2012 è poi emerso che il testo del ricorso, attribuito al Ministro per gli affari regionali pro tempore e pubblicato su un sito internet, era completamente falso e che in realtà non c'è stata alcuna impugnativa del governo;
del ricorso non c'è più traccia sul web ma gli intoppi per l'operatività della normativa non sono finiti. Secondo quanto si legge sui giornali regionali, infatti, la maggioranza di centrodestra chiede di congelare l'istituzione del centro regionale sangue, la cui urgenza è invece molto avvertita dagli operatori del settore che rivendicano una migliore organizzazione e programmazione a livello regionale;
la situazione di stallo che si è venuta a creare mette a rischio un settore che rappresenta per la Calabria un'esperienza positiva, con riflessi anche oltre la regione, dal momento che la Calabria riesce a provvedere da sola al bisogno di sangue grazie a tanti cittadini donatori (nel 2011 la raccolta è aumentata di 3mila unità) e fornisce sacche di sangue alle regioni in difficoltà;
il piano di rientro, cui la Calabria è soggetta, non può certo bloccare la programmazione di un'attività rientrante nei LEA, alla quale, a livello nazionale, è assegnato un contributo annuale di euro 2.500.000,00, ai sensi della legge 21 ottobre 2005, n. 219 -:
se il Governo sia a conoscenza della situazione descritta in premessa e se e come si intenda intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, per chiarire la vicenda con particolare riferimento alla
vicenda, che appare piuttosto singolare, dell'iniziativa del Governo ricordata in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere per favorire una migliore programmazione delle attività trasfusionali in Calabria, in raccordo con le attività delle altre regioni e del Centro nazionale sangue.
(4-15481)
TESTO RIFORMULATO
PAOLINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel luglio 2010 l'interrogante apprendeva da un articolo di un consigliere comunale, che nel comune di Fano, città in cui risiede, il servizio legale del medesimo sarebbe gestito con criteri discutibili e con spese eccessive, con cause addirittura «pagate anche se vinte» tanto da indurre il consigliere ad ipotizzare la sussistenza di fatti di interesse della Corte dei conti;
a seguito di tali notizie l'interrogante chiedeva all'amministrazione delucidazioni e dati, sia pubblicamente, sulla stampa, che in modo scritto, ai sensi della legge n. 241 del 1990, anche in relazione ad un caso, accertato, di mancata costituzione in giudizio del comune e di conseguente omessa chiamata in manleva dell'assicurazione, in un caso di risarcimento per danni da caduta per una buca sul selciato costato complessivamente 308.000 euro, danno che, a causa della improvvida gestione dell'evento, resterà con quasi certezza a carico della collettività;
veniva risposto all'interrogante negativamente sul presupposto della insussistenza di titolo legittimante a conoscere tali dati né in qualità di cittadino né in qualità di parlamentare;
successivamente, avendo appreso della sussistenza di convenzioni con 3 legali esterni del valore di circa 70.000 euro all'anno l'una, chiedeva, sempre prima sulla stampa e, poi, per iscritto, di
conoscerne il contenuto e come fossero stati individuati i tre professionisti in questione. Ancora una volta gli veniva risposto negativamente, anche sul presupposto che le predette convenzioni sarebbero qualificabili come atti di diritto privato e pertanto non soggette alla disciplina della legge n. 241 del 1990;
ancora successivamente, avendo appreso che, almeno in un caso, in materia penale, sarebbero stati riconosciuti, con determine dirigenziali, compensi ulteriori rispetto a quello sopra indicato, chiedeva di prendere visione del relativo registro per capire, anche alla luce delle notizie stampa sopra riportate, quali eventuali «eccezioni» prevedessero le citate «scritture private» non ostensibili e per capire, ad esempio, se le cause iniziate in sua vigenza, ma continuate dopo la scadenza, debbano o no ritenersi già pagate fino alla fine ovvero saranno, da un certo momento in poi, parcellate in base alle vigenti tariffe;
l'amministrazione non assentiva all'accesso diretto al registro determine, ma in sostituzione, inviava, a mezzo e-mail, un suo elenco relativo agli anni 2009, 2010, e, parzialmente, 2011, elenco tuttavia rivelatosi non integrale, come si può rilevare «ictu oculi», dai «salti» nella numerazione progressiva;
da ulteriori riscontri l'interrogante ha potuto verificare come, in più di un caso, tra le determine non incluse nell'elenco trasmesso ne figurassero diverse relative proprio al conferimento di incarichi legali, che tra l'altro erano l'oggetto specifico delle richieste di chiarimenti sempre alla luce delle notizie stampa sopra citate e mai smentite con dati e documenti precisi e verificabili;
nel frattempo l'interrogante continuava a chiedere chiarimenti e dati complessivi sull'entità del contenzioso e sui suoi costi, anche sottolineando il fatto che se come dichiarato a parole dalla amministrazione senza però mai fornire dati e cifre i costi erano inferiori al passato, sarebbe stato interesse della stessa rendere nota nel dettaglio l'entità del vantato risparmio;
neppure dal sito istituzionale accessibile al pubblico è dato attingere dati completi sulla citata documentazione;
il predetto comune è stato già oggetto, da parte del Servizio ispettivo della ragioneria generale dello Stato, di ispezione amministrativo contabile di cui alla nota prot. 32883 del 17 marzo 2008, che si è conclusa con ben 24 contestazioni, del cui prosieguo l'interrogante non ha conoscenza;
in questo contesto di perdurante mancanza di trasparenza e informazioni su atti e provvedimenti che determinano ingenti spese pubbliche, il sottoscritto deputato ritiene di avere titolo, nella qualità, ed ai sensi dell'articolo 67 Costituzione, ad accedere e/o prendere visione e/o ricevere copia in formato digitale e senza omissioni, delle delibere e determine, essendo atti non segreti che, peraltro, altre amministrazioni rendono facilmente accessibili mediante pubblicazione integrale sui siti istituzionali anche al di là del ristretto periodo di pubblicazione obbligatoria al cosiddetto albo pretorio -:
se intenda adottare iniziative, anche normative, al fine di chiarire se spetti o meno a un deputato richiedere o visionare elenco completo e senza omissioni nelle cifre delle determine dirigenziali di comuni e province, anche decorso il termine di affissione all'albo pretorio ove non reperibili, in modo integrale e completo, sul sito internet istituzionale e se e quali atti e provvedimenti debbano essere inseriti obbligatoriamente o solo facoltativamente in predetto sito. (4-15485)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il comune di Potenza è proprietario del palazzo di giustizia costruito a tale scopo e così fino ad oggi utilizzato;
l'immobile, dalla superficie complessiva di circa 40.000 metri quadrati, considerata la sua ubicazione, ha un valore di mercato di circa 50.000.000 di euro;
il comune di Potenza ha deciso di ridurre il proprio indebitamento vendendo l'immobile al prezzo di euro 32.000.000;
poiché quel palazzo ha una destinazione vincolata ad uffici giudiziari, tra il comune venditore e l'acquirente società immobiliare Maya si stipulerebbe un contratto di locazione per 30 anni, rinnovabile; il prezzo di locazione che il comune si accollerebbe (per legge rimborsabile dal Ministero) sarebbe pari ad euro 3.290.340 annui, oltre indicizzazione ISTAT ed IVA;
il canone di locazione, in generale, non dovrebbe mai superare il 5 per cento del valore dell'immobile e, in tale evenienza, il canone non dovrebbe essere superiora ad euro 1.600.000,00 all'anno; non si comprende pertanto perché vi sia un maggior costo di euro 1.690.34, con un'incidenza complessiva del 10 per cento sul valore dell'immobile;
a giudizio dell'interrogante, un comune cittadino o un imprenditore avrebbe preso in considerazione l'ipotesi di contrarre un mutuo estinguendo il debito (capitale più interessi) in 20 anni; rivolgendosi ad una banca avrebbe potuto contrarre un mutuo di euro 32.000.000 alle seguenti condizioni: in caso di mutuo ventennale a tasso variabile al 4,30 per cento, la rata di ammortamento sarebbe
pari a euro 2.440.960; in questa ipotesi il comune risparmierebbe euro 849.380 all'anno oltre l'adeguamento ISTAT e al ventesimo anno sarebbe proprietario dell'edificio e senza debito; nel caso invece in cui il comune non voglia correre rischi col tasso variabile, potrebbe assumere un mutuo al tasso fisso del 5,40 per cento; in questa ipotesi il comune pagherebbe una rata annuale di euro 2.673.920 con un risparmio anno di euro 616.420, oltre l'adeguamento ISTAT conservando la proprietà ed estinguendo il debito al ventesimo anno;
sarebbe opportuno scongiurare o - in caso di contratto concluso - cercare di limitare le deleterie conseguenze di un'operazione così sconsiderata per le già magre casse pubbliche -:
se siano a conoscenza della vicenda sopra esposta;
se si sia già concretizzata la vendita del palazzo di giustizia da parte del comune di Potenza e, in tal caso, quali siano gli orientamenti e le eventuali possibili iniziative del Ministro della giustizia.
(4-15486)