XVI LEGISLATURA
TESTO AGGIORNATO AL 15 GIUGNO 2011
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
in occasione della conferenza internazionale dei parlamentari tenutasi a Parigi a metà maggio 2011 in vista del G8-G20 di Deauville, dedicata al tema «Donne e popolazione: le leve dimenticate dello sviluppo», due elementi sono stati posti al centro della riflessione e delle preoccupazioni dei parlamentari provenienti da Paesi africani, americani, asiatici ed europei, ovvero la situazione delle ragazze e delle giovani donne e le sfide poste dalle dinamiche demografiche, due tematiche strettamente connesse alla tutela dei diritti umani, eppure troppo sovente dimenticate nelle politiche dei Paesi sviluppati;
nel 2011, infatti, la popolazione mondiale arriverà a 7 miliardi di persone, tra cui 1,2 miliardi di giovani; essi a loro volta daranno vita a nuove famiglie e saranno posti di fronte a scelte in materia di procreazione determinanti per il futuro del pianeta;
la forte crescita della popolazione nei Paesi in via di sviluppo sta mettendo seriamente a repentaglio la possibilità di raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio, poiché rende sempre più complesso, quando non impossibile, fornire assistenza sanitaria, istruzione, alimentazione e possibilità di impiego adeguate a una popolazione in continuo aumento. Allo stesso tempo, per gli oltre settanta Paesi nei quali è in atto una decrescita demografica, il mancato rinnovarsi delle generazioni avrà conseguenze importanti, richiedendo scelte che avranno un peso rilevante sulla struttura sociale;
ad oggi, circa 600 milioni di ragazze e giovani donne nei Paesi in via di sviluppo sono persone vulnerabili e devono quotidianamente affrontare violenze, ingiustizie e disuguaglianze che costituiscono un forte ostacolo al loro sviluppo umano e sociale e a quello delle società cui appartengono. La loro vulnerabilità è fortemente accresciuta nei contesti di conflitto e post-conflitto, che oggi costituiscono una concreta realtà in molte parti del mondo;
le violazioni dei diritti umani subite dalle ragazze e dalle giovani donne frenano lo sviluppo mondiale in maniera decisiva. Esse avrebbero invece il diritto di divenire protagoniste del proprio futuro e di un mondo che progredisce. Garantire il loro benessere e un migliore futuro è una sfida che il mondo sviluppato deve affrontare con ogni strumento a sua disposizione;
garantire salute, dignità e diritti umani a ogni essere umano e lottare contro la povertà dovrebbero divenire una priorità nelle scelte politiche dei governi. Così come essenziale è garantire l'accesso a informazioni, servizi e strumenti che permettano a ciascuna donna di esercitare il diritto ad una maternità consapevole e volontaria;
nonostante siano stati fatti progressi importanti, infatti, l'uguaglianza tra uomini e donne è ancora un obiettivo lontano. Di conseguenza, le attività finalizzate a promuovere lo sviluppo devono essere ripensate, anche prendendo in considerazione il fatto che assai sovente le donne sono debolmente rappresentate all'interno degli organi decisionali;
le politiche di cooperazione allo sviluppo del Governo, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, risultano assolutamente insufficienti, a causa di tagli adottati in misura sempre maggiore nel corso della presente legislatura, rendendo l'Italia addirittura incapace di adempiere gli impegni assunti a livello internazionale,
impegna il Governo:
ad investire risorse in maniera significativa in progetti e politiche che mirino a proteggere le ragazze e le giovani donne, più in particolare:
a) raccogliendo a livello locale informazioni precise e attendibili, così da essere in grado di conoscere la condizione reale delle donne, di individuare gli aspetti nei quali sono maggiormente vulnerabili e, i contesti dai quali vengono escluse e di sapere in che misura le politiche di sviluppo, e quale parte di esse, vengono destinate loro;
b) dando priorità ai progetti che permettano alle giovani donne di completare il ciclo di istruzione superiore e che favoriscano l'accesso alla formazione professionale e all'impiego, investendo allo stesso tempo in programmi strategici incentrati sui loro bisogni per favorirne lo sviluppo personale e liberare il loro potenziale;
c) difendendo la loro autonomia, ponendo fine ai matrimoni forzati e precoci e a tutte le altre forme di violenza contro le ragazze e le giovani donne, garantendo loro un accesso paritario e di qualità ad assistenza sanitaria, istruzione, assistenza sociale e protezione legale, e promovendo, se necessario, l'elaborazione di statuti speciali a livello legislativo;
d) creando le infrastrutture necessarie per spazi protetti e accessibili, nei quali la loro salute e il loro capitale sociale possano essere rafforzati per prepararle al meglio al passaggio all'età adulta;
ad affrontare con strumenti e politiche adeguate le sfide poste dalle attuali dinamiche demografiche, con specifica attenzione alle ricadute che esse hanno sugli obiettivi di sviluppo, in particolare:
a) fornendo accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva, anche attraverso la gratuità dei contraccettivi, eliminando gli ostacoli per usufruire dei servizi di pianificazione familiare e sostenendo l'adozione di normative affinché si realizzi una maternità e paternità consapevole;
b) assumendo iniziative volte a mettere al centro dell'azione internazionale e degli investimenti per la salute globale i bisogni specifici delle giovani generazioni, ad esempio rafforzando i servizi integrati per la prevenzione dell'HIV/AIDS e per la salute riproduttiva e la pianificazione familiare rivolti alle ragazze e alle giovani donne, affinché possano comprendere meglio i rischi ai quali sono esposte;
a promuovere, a livello internazionale, l'integrazione delle questioni legate alle dinamiche demografiche entro le politiche di sviluppo sostenibile e le politiche riguardanti l'utilizzo delle risorse naturali, anche in considerazione della prossima Conferenza delle Nazioni Unite Rio +20 sullo sviluppo sostenibile, da tenersi nel 2012;
a mantenere l'impegno, assunto nell'ambito sia delle Nazioni Unite che dell'Unione europea, a raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo da destinare all'aiuto allo sviluppo, rivolgendo principalmente l'attenzione a politiche a sostegno della salute e dei diritti umani e alle connesse problematiche legate alla crescita demografica, più in particolare:
a) destinando il 10 per cento dell'aiuto pubblico allo sviluppo a questioni relative a popolazione e riproduzione;
b) coinvolgendo i rappresentanti della società civile nell'identificazione dei settori prioritari sui quali agire e per i quali fornire servizi, attraverso la comunicazione dettagliata degli impegni specifici e del ritmo e volume dei fondi che verranno destinati a tali progetti;
c) privilegiando interventi in aree che sono state a lungo trascurate, ed erroneamente politicizzate, come ad esempio la lotta contro la mortalità materna e in favore della salute riproduttiva (obiettivo di sviluppo del millennio 5);
a fornire annualmente al Parlamento un resoconto dettagliato circa il proprio operato nel campo dell'aiuto allo sviluppo e ad avviare il più ampio confronto con le forze politiche presenti in Parlamento in ordine alle scelte relative all'uso delle risorse economiche, così da garantire un uso trasparente ed efficiente delle risorse stanziate.
(1-00654)
«Zampa, Gnecchi, Bellanova, Codurelli, Schirru, Murer, Froner, Mattesini, De Biasi, Madia, Lo Moro, Lenzi, Bossa, Siragusa, Ghizzoni, Motta, Cenni».
Risoluzioni in Commissione:
Le Commissioni VI e XIII,
premesso che:
i crescenti disordini che interessano il Medio Oriente e il Nord Africa, i rischi geopolitici anche in altre regioni, la crescita della domanda di petrolio e gas dal Giappone, secondo gli analisti, potrebbero portare il prezzo del petrolio sopra i 200 dollari al barile;
nell'arco di un anno, secondo la CIA, la Confederazione italiana agricoltori, il prezzo pagato dagli agricoltori per il gasolio è aumentato del 35 per cento;
tale rincaro ha effetti rilevanti e pervasivi sull'attività agricola nel suo complesso perché il gasolio agricolo viene utilizzato non solo per le macchine adibite a lavori agricoli ma anche negli impianti e nelle attrezzature destinati ad essere impiegati nelle attività agricole e forestali, nonché nelle macchine per la prima trasformazione dei prodotti agricoli e, in quantità rilevanti, negli impianti per il riscaldamento delle serre; è molto colpito da tale rincaro anche il settore della pesca, che ha dovuto fronteggiare, tra l'altro, un mercato in forte crisi, che ha assorbito quantità sempre minori di prodotto fresco;
il «decreto milleproroghe», approvato di recente, non ha prorogato il beneficio fiscale dell'«accisa zero» sul gasolio agricolo, misura essenziale per compensare nel tempo gli effetti del rincaro dei prezzi del petrolio e per il quale sono attesi ulteriori rincari nel breve periodo;
gli elevati costi di produzione di un input essenziale di produzione mette a repentaglio la continuità del settore orticolo e fiorovivaistico italiano, che ha subito, in particolare negli ultimi due anni, il crollo dei prezzi all'origine e un forte calo di redditività; il maltempo e le gelate dell'ultimo mese, tra l'altro, hanno reso necessario un maggior consumo di combustibile da riscaldamento;
a febbraio 2011, l'indice dei prezzi alimentari dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) ha registrato un nuovo picco record - l'ottavo aumento mensile consecutivo; l'aumento del prezzo del petrolio, oltre ad avere un'influenza diretta sui costi di produzione, rende più allettante la prospettiva di utilizzare i prodotti cerealicoli come materia prima dell'industria dei biocarburanti; la produzione di biocarburanti, nel 2011, potrebbe raggiungere circa il 40 per cento della domanda cerealicola del maggiore produttore mondiale; negli Stati Uniti, in particolare, l'aumento del prezzo del petrolio e il ripristino dei sussidi sui biocarburanti, determinano una forte pressione sulle scorte mondiali di cereali, prossime ormai ai minimi storici;
l'articolo 5, comma 5, del decreto-legge 30 settembre 2000, n. 268, ha disposto che, per il periodo dal 3 ottobre al 31 dicembre 2000, relativamente al gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre, l'accisa fosse applicata nella misura del 5 per cento dell'aliquota prevista per il gasolio utilizzato come carburante; l'articolo 6, comma 1, del medesimo decreto-legge ha stabilito che, per lo stesso periodo, le aliquote di accisa per il gasolio utilizzato in agricoltura corrispondono al 22 per cento dell'aliquota applicabile al gasolio usato come carburante e le accise per la benzina corrispondono al 49 per cento dell'aliquota normale;
l'articolo 24, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n 388, e le successive proroghe hanno disposto un'esenzione totale dalle accise sul gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre in Italia;
la Commissione europea ha avviato il procedimento ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 2, del Trattato, per violazione della normativa in materia di aiuti di Stato nei confronti del disposto dell'articolo 5, comma 5, del decreto-legge 30 settembre 2000, n. 268, perché ha ritenuto non compatibile con il mercato comune l'esenzione dalle accise di 17 punti percentuali supplementari concessa ai serricoltori che usavano gasolio per il riscaldamento delle serre rispetto agli altri operatori del settore agricolo; quindi tale procedimento nasceva dal fatto che il beneficio in termini di aliquote agevolate veniva applicato solo ad alcune categorie di agricoltori (i serricoltori) e non a tutti i produttori agricoli senza distinzione;
nonostante la Commissione abbia inviato più volte ingiunzioni a fornire informazioni a tale proposito, il Governo italiano non solo non ha fornito alcun elemento a dimostrazione dell'ammissibilità delle esenzioni secondo le regole di concorrenza, ma non ha neppure risposto alle numerose ingiunzioni;
l'articolo 8 della direttiva 92/81/CEE prevede che le esenzioni o le riduzioni di accise sono compatibili con la normativa in materia di concorrenza per cui «fatte salve altre disposizioni comunitarie, gli Stati membri possono applicare esenzioni o riduzioni totali o parziali dell'aliquota di accisa agli oli minerali usati sotto controllo fiscale (...) esclusivamente nei lavori agricoli o orticoli nonché nella silvicoltura e nella piscicoltura d'acqua dolce»;
con lettera del 21 giugno 2004 le autorità italiane hanno sostenuto che le esenzioni dall'accisa non potevano considerarsi aiuti di Stato, ma dovevano essere esaminate nell'ambito dell'articolo 8, paragrafo 2, lettera f), e dell'articolo 15, paragrafo 3, delle direttive 92/81/CEE e 2003/96/CE. Le coltivazioni sotto serra, quindi, secondo il Governo italiano, rientravano nella categoria delle «lavorazioni nell'ambito del settore agricolo e orticolo»;
il Governo italiano ha quindi difeso la scelta di riservare tale agevolazioni al solo settore delle coltivazioni sotto serra, dal momento che il regime fiscale previsto «non pregiudica il corretto funzionamento del mercato interno e non comporta distorsioni della concorrenza»; inoltre l'intervento a vantaggio dei soli serricoltori si rendeva necessario a causa di un mutamento significativo delle condizioni economiche (in particolare l'aumento esponenziale del prezzo del petrolio) che ha posto i coltivatori in serra in una situazione concorrenziale particolarmente delicata rispetto ai coltivatori in pieno campo e che in altri Paesi ha indotto le autorità ad adottare provvedimenti a favore dei serricoltori e del settore della pesca; il Governo italiano, ad avviso dei firmatari del presente atto, non ha dunque colto l'opportunità di estendere tali benefici a tutte le lavorazioni nell'ambito del settore agricolo e orticolo per le quali la normativa comunitaria permette agli Stati membri di applicare esenzioni parziali o totali dalle accise;
la Commissione considera che questo tipo di misure connesse ai carburanti utilizzati nell'attività di produzione agricola primaria non falsa indebitamente la concorrenza, date le dimensioni ridotte delle aziende agricole nell'Unione europea (oltre il 60 per cento delle aziende hanno meno di 5 ettari di superficie agricola utilizzata); a maggior ragione tali esenzioni potrebbero difficilmente falsare la concorrenza in Italia poiché circa l'80 per cento delle aziende agricole italiane conta meno di 5 ettari di superficie agricola utilizzata;
la normativa comunitaria ammette pertanto che gli Stati membri possano applicare esenzioni o riduzioni totali o parziali dell'aliquota di accisa agli oli minerali usati sotto controllo fiscale (...)
esclusivamente nei lavori agricoli o orticoli nonché nella silvicoltura e nella piscicoltura d'acqua dolce, con un regime di aiuto temporaneo (durata massima cinque anni) e decrescente, quando può essere dimostrato che tali aiuti sono necessari a compensare una perdita di competitività sul piano internazionale e se costituiscono un incentivo alla riduzione dell'inquinamento o alla rapida introduzione di metodi più efficienti di utilizzazione delle risorse,
impegnano il Governo:
ad assumere iniziative normative volte ad applicare esenzioni o riduzioni totali o parziali dell'aliquota di accisa agli oli minerali usati in tutti i lavori agricoli o orticoli, anche in serra, al fine di superare il procedimento di infrazione comunitaria, nonché nella silvicoltura e nella piscicoltura d'acqua dolce;
a concludere, entro termini brevi e definiti, accordi con le associazioni più rappresentative delle imprese beneficiarie, allo scopo di sollecitare il conseguimento di obiettivi di tutela ambientale individuati nel periodo d'applicazione degli sgravi, favorendo l'adozione di tutte le misure e gli investimenti necessari, quali ad esempio la riduzione del consumo d'energia o delle emissioni inquinanti o il recupero o la depurazione delle acque reflue.
(7-00605)
«Oliverio, Strizzolo, Zucchi, Agostini, Brandolini, Marco Carra, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Marrocu, Mario Pepe (PD), Sani, Servodio, Trappolino».
La IX Commissione,
premesso che:
in data 10 febbraio 2011 è stata presentata l'interrogazione n. 4-10831 (a prima firma Reguzzoni) al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti in riferimento alla richiesta inevasa della Singapore Airlines di operare il collegamento Milano Malpensa-New York;
il Ministro, nel rispondere all'interrogazione, ha evidenziato che la tratta è già coperta da altri vettori, reputando quindi non necessario un nuovo collegamento da parte della Singapore Airlines, pur considerando il vantaggio immediato derivante dall'incremento dei servizi commerciali operati;
nel caso in questione, i diritti di quinta libertà permetterebbero al vettore di Singapore, che arriva in Italia e prosegue verso gli Stati Uniti, di effettuare servizi commerciali e imbarcare passeggeri e merci, non soltanto tra Singapore e Milano e tra Singapore e New York, ma anche da Milano verso New York;
dopo il processo di de-hubbing che ha interessato l'aeroporto di Malpensa negli ultimi anni, il Governo si era impegnato a garantire, per quanto di sua competenza, ogni atto a supporto della crescita di Malpensa, allo scopo di non privare il Nord del Paese di un'indispensabile funzione di collegamento con il resto del mondo, anche rinegoziando gli accordi bilaterali per l'attivazione di nuove rotte;
le motivazioni a sostegno della decisione di non concedere i diritti di quinta libertà alla compagnia asiatica, basate su un ipotetico decremento del volume di traffico attualmente operabile dalle compagnie europee, non sembrano essere cosi forti da controbilanciare gli effetti della mancata attivazione della tratta Milano-Singapore: perdita in termini economici e occupazionali diretti, indiretti e indotti e perdita di attrattività per investimenti diretti esteri;
il collegamento in questione riveste una particolare importanza per il sistema socio-economico della Lombardia e dell'Italia in generale, e potrebbe dare un ulteriore impulso ai rapporti commerciali con l'estero, offrendo prospettive solide alle imprese italiane;
in quasi tutti gli accordi bilaterali esistenti tra Singapore e Paesi dell'Unione europea sono contemplati diritti di quinta libertà, e, dato il rifiuto italiano, la compagnia
asiatica si vedrà presumibilmente costretta a destinare aeromobili ed equipaggi previsti per il collegamento da Milano Malpensa in un altro aeroporto europeo,
impegna il Governo
a mettere in atto ogni iniziativa necessaria a supportare la crescita dell'aeroporto di Malpensa, anche attraverso la rinegoziazione degli accordi bilaterali per l'attivazione di nuove rotte, fra cui anche la tratta Milano-Singapore, affinché il Nord del Paese non sia privato di un fondamentale collegamento con il resto del mondo.
(7-00603)
«Desiderati, Reguzzoni».
La XI Commissione,
premesso che:
l'inserimento lavorativo dei disabili rappresenta un fattore estremamente importante per l'integrazione sociale delle persone con disabilità;
la legislazione italiana in materia ha avuto un'evoluzione significativa con la legge n. 68 del 1999, che sostiene l'inserimento nel mondo del lavoro delle persone con disabilità in base ad un'analisi delle capacità lavorative del singolo soggetto e delle caratteristiche del posto di lavoro;
la richiesta di inserimento lavorativo si è, peraltro, recentemente intensificata anche grazie ai processi di integrazione scolastica delle persone con disabilità, alla crescente offerta formativa, oltre che all'impegno di alcune realtà locali nel rafforzamento del rapporto tra la persona con disabilità ed il mondo del lavoro;
la stessa Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità attribuisce agli Stati membri il compito di riconoscere il diritto al lavoro delle persone con disabilità e, segnatamente, il diritto di potersi mantenere attraverso un lavoro liberamente scelto o accettato in un mercato del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l'inclusione e l'accessibilità alle persone con disabilità, favorendo altresì l'esercizio del diritto al lavoro anche a coloro i quali hanno subito una disabilità durante l'impiego, prendendo appropriate iniziative - anche attraverso misure legislative - in particolare al fine di «promuovere programmi di orientamento e riabilitazione professionale, di mantenimento del posto di lavoro e di reinserimento nel lavoro per le persone con disabilità»;
recenti progetti avviati a livello locale - anche grazie alla meritoria iniziativa di associazioni dei soggetti disabili - hanno dimostrato l'efficacia di una sinergia tra pubblico e privato nel settore dell'inserimento lavorativo dei disabili (si pensi, tra le altre, all'iniziativa «Diversamente moda», realizzata nel marzo di quest'anno a Napoli, che ha visto la costituzione di un «laboratorio sperimentale» in cui i disabili, correttamente collocati, hanno dimostrato di poter essere, a tutti gli effetti, lavoratori capaci di produrre ricchezza);
in questo contesto, assume particolare rilievo la capacità di rendere un'adeguata formazione a tali lavoratori, in modo da renderli sempre più pronti all'assunzione di significativi compiti lavorativi, anche di carattere artigianale e specialistico, nei doversi settori del mondo produttivo;
occorre, dunque, investire con convinzione su questo versante, mettendo a rete anche il sistema istituzionale ai vari livelli di governo (statale, regionale e locale), per poter promuovere, favorire e sostenere ogni progetto in grado di incrementare le occasioni di ingresso dei disabili nel mondo del lavoro,
impegna il Governo
a promuovere con sollecitudine la costituzione di un tavolo di confronto interistituzionale, nel quale coinvolgere i competenti organismi statali (e, in particolare,
le diverse strutture ministeriali coinvolte), regionali e locali, al fine di studiare ogni possibile iniziativa che - ferme restando le rispettive competenze - sia diretta a favorire una positiva azione di stimolo e sostegno a progetti sperimentali di inserimento lavorativo dei disabili, che mirino all'integrazione di tali soggetti nel tessuto lavorativo del Paese, costituito prevalentemente da piccole e medie imprese.
(7-00604)«Moffa».
TESTO AGGIORNATO AL 15 GIUGNO 2011
...
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazioni a risposta in Commissione:
ZAZZERA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
mercoledì 8 giugno 2011 una violenta grandinata accompagnata da spaventose raffiche di vento, ha investito il territorio compreso tra Polignano a Mare Rutigliano e Conversano in provincia di Bari;
si è trattato di una vera e propria bufera di ghiaccio caratterizzata da grani che hanno raggiunto anche i sette centimetri di diametro, causando feriti, danneggiando edifici pubblici e privati, provocando danni alle autovetture e l'interruzione dell'energia elettrica;
ma a pagare il prezzo più alto di questa imprevista e devastante grandinata è stato certamente il settore agricolo, che in questa parte di territorio pugliese è particolarmente sviluppata e soprattutto in questo periodo impegnata nella raccolta di angurie e zucchine, coltivazioni in serre di ortaggi, vigneti, vivai e ciliegeti, tutti distrutti o danneggiati dalla tempesta di ghiaccio con le immaginabili conseguenze sul raccolto;
il mese di giugno è peraltro un periodo particolare per l'agricoltura, durante il quale è necessaria la messa a dimora delle patate e non è possibile procedere a nuove piantumazioni;
di fatto dunque, il raccolto presente e futuro di questa parte di territorio pugliese in provincia di Bari è seriamente compromesso, e con esso la principale risorsa economica della zona;
ancora non è stata accertata l'entità dei danni provocati dalla bufera, ma certamente il territorio necessita di interventi immediati e straordinari per fronteggiare l'emergenza -:
se ritengano opportuno dichiarare lo stato di emergenza ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, articolo 5, o lo stato di calamità naturale del comune di Polignano a Mare (BA) ai fini degli interventi compensativi di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 105, in favore della ripresa dell'attività produttiva;
quali provvedimenti, anche normativi e finanziari, intendano assumere al fine di sostenere il comune nel fronteggiare l'emergenza di cui in premessa.
(5-04888)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
nel corso della trasmissione Report, andata in onda domenica 15 maggio 2011 su RaiTre, è stato trasmesso un servizio che riguardava alcuni casi molto gravi di irregolarità commessi da giudici amministrativi nell'espletamento delle proprie funzioni;
tale vicenda è stata oggetto di un'interrogazione a risposta immediata in Commissione,
la n. 5-04831 del 30 maggio 2011, successivamente ritirata dai proponenti;
nel servizio di Report sono stati denunciati la regolarità del concorso per l'accesso al Consiglio di Stato celebrato nell'anno 2006; il caso del consigliere di Stato, invalido che partecipa alle maratone; il cosiddetto «concorso delle mogli», presieduto dall'attuale presidente del Consiglio di Stato, Pasquale De Lise e vinto dalla moglie del capo di gabinetto del Ministro Tremonti (e prima ancora del Ministro Antonio Di Pietro) nonché allora membro dell'organo di autogoverno della giustizia amministrativa, Vincenzo Fortunato, e dalla moglie di un altro membro dell'organo di autogoverno della giustizia amministrativa, Salvatore Mezzacapo, i quali nella qualità di membri del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, hanno nominato la commissione di concorso vinto dalle mogli;
il magistrato che denunciò le suddette irregolarità, il dottor Alessio Liberati, è stato sottoposto a ben sei procedure disciplinari nel giro di pochissimo tempo;
con riferimento a quanto sopra esposto, il presidente del Consiglio di Stato esercita ex lege le seguenti funzioni (caso unico nel panorama delle giurisdizioni europee), nei confronti del dottor Liberati che ha sollevato la questione:
1) presidente della commissione del concorso impugnato;
2) presidente dell'organo che ha negato l'accesso a parte degli atti del concorso;
3) titolare dell'esercizio disciplinare verso chi ha diffuso gli atti che dimostravano la irregolarità del concorso;
4) parte processuale resistente nel giudizio intentato per l'accesso agli atti;
5) parte processuale resistente nel giudizio intentato per l'annullamento del concorso;
6) presidente dell'organo che giudicherà in ultimo grado sulla regolarità del concorso impugnato;
7) presidente dell'organo che giudicherà sulla procedura disciplinare in via amministrativa;
8) presidente dell'organo che giudicherà in sede giurisdizionale in caso di eventuale condanna disciplinare;
in particolare, per quanto riguarda il concorso per il Consiglio di Stato impugnato dal dottor Liberati, si rileva:
i vari organi della magistratura amministrativa coinvolti nella vicenda hanno rifiutato di consegnare gli atti del concorso impugnato, risultando più volte soccombenti nei giudizi;
l'appello avverso la sentenza del TAR Lazio che, pur non caducando il concorso per il Consiglio di Stato dell'anno 2006, lo ha dichiarato illegittimo, è stato proposto a nome del presidente del Consiglio di Stato, innanzi al Consiglio di Stato, e verrà giudicato dai consiglieri di Stato colleghi dei vincitori ritenuti illegittimi dal TAR;
i consiglieri di Stato ed addirittura il presidente del Consiglio di Stato si sono già espressi in comunicati pubblici in difesa del vincitore del concorso e del meccanismo della cosiddetta «giurisdizione domestica»;
quanto, invece, alle procedure disciplinari contro il Liberati:
l'organo di autogoverno della magistratura amministrativa (il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, presieduto ex lege dal presidente del Consiglio di Stato) ha rifiutato di acquisire i certificati di idoneità agonistica alla corsa del consigliere di Stato invalido-maratoneta, che avrebbero consentito al Liberati di difendersi nel procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti per aver denunciato la situazione e, forse, di verificare eventuali ipotesi di reato;
uno dei procedimenti disciplinari a carico del Liberati concerne la trasmissione firmata ed acritica al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa di una lettera anonima recapitata al Liberati, in cui si descrivono gravi condotte che sarebbero state poste in essere da magistrati addetti al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, ma il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa ha prima rifiutato di accertare i fatti e poi rifiutato addirittura di acquisire alla pratica disciplinare i documenti che avrebbero consentito di verificare l'attendibilità di quanto descritto nell'anonimo;
l'organo di autogoverno della magistratura amministrativa, interessato del tema, ha deliberato di non provvedere alla previsione di meccanismi idonei a garantire la verifica delle appartenenze massoniche dei consiglieri di Stato e, anzi, a seguito di una segnalazione del Liberati circa l'appartenenza massonica (in sonno) di alcuni magistrati amministrativi, ha aperto nei di lui confronti una ulteriore procedura disciplinare in ragione di tale segnalazione;
l'organo di autogoverno della magistratura amministrativa è oggetto di un ricorso pendente innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo al fine di verificare se abbia violato le libertà fondamentali (libertà di espressione e rispetto della corrispondenza) del magistrato denunciante -:
quali iniziative urgenti ed indifferibili di carattere normativo intenda adottare il Governo per porre fine a quella che appare una sorta di «giurisdizione domestica» dei giudici amministrativi e a quello che secondo gli interroganti costituisce un evidente conflitto di interesse, che è peraltro già oggetto di ricorso innanzi alla Corte europea per i diritti dell'uomo.
(5-04895)
Interrogazioni a risposta scritta:
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i genitori dei bambini nati o adottati nel triennio 2009-2011, senza limitazioni di reddito, possono ottenere un prestito fino a 5mila euro;
il prestito potrà, poi, essere restituito in 5 anni, ad un tasso d'interesse scontato di almeno il 50 per cento rispetto a quello di un normale finanziamento;
per accedere al finanziamento agevolato previsto dal dipartimento per le politiche della famiglia, i neogenitori dovranno recarsi presso una delle banche aderenti all'iniziativa e compilare il modulo di autocertificazione del possesso dei requisiti;
la domanda dovrà essere inviata entro il 30 giugno dell'anno successivo alla nascita o all'adozione; per le adozioni nazionali si fa riferimento alla sentenza di affidamento preadottivo o di adozione definitiva, per quelle internazionali al provvedimento di autorizzazione all'ingresso e alla residenza permanente del minore, rilasciato dalla Commissione per le adozioni internazionali -:
a quanto ammonterà il fondo totale disponibile per gli interventi sopra descritti e quanti prestiti pari a 5.000 euro potranno essere concessi in base alla capienza del fondo stesso, considerando l'alto numero potenziale di richieste che potrebbero pervenire all'amministrazione pubblica a causa della mancata previsione di un requisito legato al reddito dei richiedenti.
(4-12277)
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
dal sito web della Presidenza della Repubblica gli interroganti hanno potuto
constatare che al colonnello (ora generale) Ganzer Giampaolo, nato a Gemona del Friuli, sono state conferite le onoreficienze di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica italiana il 27 dicembre 1993 e successivamente di Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica italiana il 27 dicembre 1999, entrambe su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri;
con la sentenza n. 8255/10 del 12 luglio 2010 il tribunale ordinario di Milano, VIII sezione penale, depositata il 27 dicembre 2010, il generale Ganzer «viene condannato alla pena di anni 14 di reclusione ed euro 65.000,00 di multa così determinata: ritenuta la continuazione, pena base per il reato più grave da individuarsi nella contestazione di cui al capo F1 (operazione Cobra) anni 7 e mesi 6 di reclusione ed euro 30.000,00 di multa, aumentata per l'aggravante dell'ingente quantitativo (articolo 80 comma 2o decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990) di anni 4 di reclusione ed euro 20.000,00 di multa per complessivi anni 11 e mesi 6 di reclusione ed euro 50.000,00 di multa, ulteriormente aumentata per la continuazione implicata dal reato rubricato al capo G1 (operazione Cedro Uno) di anni 2 e mesi 6 di reclusione ed euro 15.000,00 di multa per complessivi anni 14 di reclusione ed euro 65.000,00 di multa. Seguono l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale durante l'espiazione della pena»;
il decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, stabilisce le Norme per l'attuazione della legge 3 marzo 1951, n. 178, concernente la istituzione dell'Ordine «Al merito della Repubblica italiana» e la disciplina del conferimento e dell'uso delle onorificenze -:
se il Presidente del Consiglio interrogato non ritenga di dover avviare il procedimento di revoca delle onoreficienze conferite al militare in premessa per indegnità.
(4-12301)
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sul sito web della Presidenza della Repubblica gli interroganti hanno potuto constatare che all'appuntato scelto Emilio Taiani il 27 dicembre 2009 è stata conferita l'onoreficienza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri;
da notizie di stampa si è potuto apprendere che «A seguito delle indagini condotte per oltre sei mesi dal titolare dell'inchiesta in corso, il sostituto Procuratore dottoressa Marina Mazzella su delega del Procuratore capo il dottor Lucio Molinari, in data 25 marzo 2011 è stato infatti, disposto nei confronti del Taiani, il provvedimento restrittivo cautelare dell'obbligo di dimora»;
il militare a seguito del provvedimento restrittivo emesso nei suoi confronti è stato dichiarato decaduto dalla carica di membro del Consiglio centrale della rappresentanza militare dell'Arma dei carabinieri (Co.Ce.r.);
il decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, stabilisce le norme per l'attuazione della legge 3 marzo 1951, n. 178, concernente la istituzione dell'Ordine «Al merito della Repubblica italiana» e la disciplina del conferimento e dell'uso delle onorificenze -:
se il Presidente del Consiglio interrogato non ritenga di dover avviare il procedimento di revoca dell'onoreficienza conferita al militare in premessa per indegnità.
(4-12302)
BITONCI, D'AMICO, POLLEDRI, SIMONETTI, FUGATTI, FORCOLIN, COMAROLI, MONTAGNOLI, FOGLIATO, CAVALLOTTO, MUNERATO, BRAGANTINI, MAGGIONI, FAVA, GIDONI, TOGNI, PASTORE, DOZZO, ALLASIA, DESIDERATI, LANZARIN, LUCIANO DUSSIN, GUIDO DUSSIN, CALLEGARI, NEGRO, BUONANNO,
FEDRIGA, GOISIS, RIVOLTA, GRIMOLDI, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, STUCCHI, VANALLI, CONSIGLIO, MOLGORA e DI VIZIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la legge n. 191 del 23 dicembre 2009 (legge finanziaria per il 2010) dispone, così come previsto dall'articolo 2, comma 239, dei fondi per la messa in sicurezza dell'edilizia scolastica;
durante la seduta del 25 novembre 2010, le Commissioni parlamentari bilancio e cultura hanno approvato l'apposito atto di indirizzo con cui si impegna il Governo ad attenersi, per l'assegnazione dei fondi così come disposto dall'articolo 2, comma 239, dalla legge n. 191 del 23 dicembre 2009 (legge finanziaria per il 2010), alle priorità di cui all'elenco 1;
ad oggi, l'atto non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, impedendo così la finalizzazione dei fondi -:
quali orientamenti intenda esprimere il Governo in merito alla vicenda sopra descritta per poter permettere una rapida soluzione della questione.
(4-12304)
STUCCHI e BITONCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
un gruppo di circa 30 cittadini extracomunitari clandestini sta inscenando da un anno e mezzo una serie di proteste a Massa Carrara, comprendenti anche l'occupazione del Duomo, contro il mancato rilascio del permesso di soggiorno;
tali cittadini clandestini lamentano, senza fornire nessun riscontro oggettivo, di essere stati truffati da un'agenzia interinale, che avrebbe promesso loro l'assunzione presso alcune famiglie massesi per rientrare nella sanatoria prevista nel 2010;
i clandestini continuano ad occupare rumorosamente Piazza Aranci, la piazza centrale della città, e il Duomo, minacciando azioni di protesta più eclatanti, qualora non dovessero ottenere il permesso di soggiorno;
sembra che il sindaco Pucci abbia intenzione di donare a costoro la Casa delle Culture (altrimenti conosciuta come ex deposito CAT);
questo gruppo di immigrati clandestini, sotto gli occhi delle istituzioni locali, continua a «bivaccare» in luoghi pubblici senza alcuna autorizzazione, insudiciando le piazze e terrorizzando i cittadini massesi con continue minacce di azioni violente -:
se non ritengano urgente dover intervenire affinché venga fatta rispettare la legalità e siano garantiti l'ordine e la sicurezza pubblica, evitando ulteriori disagi ai cittadini massesi, costretti a sopportare inammissibili azioni di protesta degli immigrati, che clandestinamente e minacciosamente continuano a soggiornare nella città di Massa Carrara da più di un anno;
quali iniziative intendano intraprendere affinché si individuino le motivazioni e le eventuali responsabilità, che hanno giustificato sino ad oggi la permanenza di un gruppo di cittadini clandestini, consentita dalle istituzioni locali, violando i fondamentali diritti della popolazione;
se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda assumere le iniziative di competenza volte a verificare se l'agenzia di lavoro interinale di cui in premessa sia dotata dei requisiti di legge e abbia correttamente svolto la propria attività.
(4-12308)
ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
secondo un articolo pubblicato da Italia Oggi del 9 giugno 2011, tre avvisi di
garanzia per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, all'abuso d'ufficio e alle fatturazioni inesistenti sarebbero stati emessi dalla procura di Napoli nei confronti dell'imprenditore abruzzese Sabatino Stornelli, amministratore delegato della Selex Management, di Francesco Paolo di Martino, amministratore delegato di Viacom, e Luigi Pelaggi, dirigente del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
secondo le indiscrezioni circolate e raccolte da ItaliaOggi, le sedi delle società Selex Management spa, parte del gruppo Finmeccanica, Viacom srl e alcuni uffici del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sarebbero stati perquisiti dalla Guardia di finanza nell'ambito dell'inchiesta su presunte irregolarità nell'aggiudicazione dell'appalto per la realizzazione del Sistri (che la società Selex sta appunto sviluppando);
risulterebbe, in particolare, che l'affidamento della progettazione, dell'esecuzione dell'infrastruttura del sistema Sistri e la relativa gestione sarebbero avvenuti con affidamento diretto e pertanto in violazione della normativa sui contratti pubblici. Sarebbe perciò intenzione dei pubblici ministeri verificare con quali modalità l'accordo sia stato concluso e le condizioni contrattuali accettate, in particolare il rapporto tra il valore della fornitura di beni rispetto al costo/valore della gestione dei servizi;
in risposta all'interrogazione dei sottoscritti n. 4/08497 che poneva sostanzialmente problemi oggetto dell'indagine, il sottosegretario di Stato Roberto Menia ricordava come nel corso di un question time che si è tenuto alla Camera dei deputati il 30 settembre 2010, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare avesse dichiarato che è suo intendimento richiedere alla Presidenza del Consiglio dei ministri la rimozione del segreto di Stato sul Sistri al fine di rendere pienamente trasparente tutto il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti e che i costi ed i dettagli del progetto verranno resi disponibili a seguito della rimozione del segreto di Stato -:
se e quando si intenda rimuovere il segreto di Stato sul Sistri;
quanti e quali siano gli incarichi nella pubblica amministrazione e in altre società pubbliche e private di Luigi Pelaggi e se e quali provvedimenti il Governo intenda adottare in merito ad un cumulo di incarichi che, ad avviso degli interroganti, può nuocere al corretto svolgimento degli stessi.
(4-12313)
...
AFFARI ESTERI
Interrogazioni a risposta in Commissione:
NIRENSTEIN. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il segretario generale dell'ONU, Ban Ki Moon, ha inviato nei giorni scorsi una lettera ai governi dei Paesi del bacino mediterraneo esprimendo «grande preoccupazione per la notizia di nuove flottiglie dirette a Gaza, che potrebbero provocare inutili scontri». Nella lettera Ban Ki Moon si rivolge ai governi perché si adoperino per «scoraggiare queste flottiglie, che potrebbero portare a una escalation delle violenze»; Ban Ki Moon ha invitato ad inviare aiuti umanitari attraverso i canali prestabiliti, ovvero principalmente attraverso i valichi di terra;
è in corso di allestimento una nuova flottiglia «Freedom Flotilla 2 - Stay Human» che si comporrà di circa quindici navi provenienti da numerosi Paesi tra cui l'Italia (con la nave Stefano Chiarini) e che dovrebbe partire a fine giugno, con una partecipazione massiccia anche di organizzazioni italiane - tra queste l'Abspp (Associazione benefica per la solidarietà al popolo palestinese), presieduta da Mohamed Hannoun, in passato oggetto di indagini per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo. L'Abspp e altri attivisti
italiani che hanno preso parte alla prima flottiglia, sono stati molto attivi in questi mesi per raccogliere fondi per la nuova spedizione. A questo scopo, nel giugno 2010, hanno tenuto anche un incontro all'Ambasciata della Repubblica Turca in Italia con l'ambasciatore facente funzioni, Semih Lütfü Turgut;
tra le organizzazioni internazionali attivamente coinvolte nella promozione di questa seconda flottiglia c'è anche quest'anno la turca IHH (Insani Yardim Vakfi), che si fregia di una parvenza umanitaria, ma che è stata in passato indagata per terrorismo internazionale e che, attraverso l'adesione all'organizzazione islamica «Union of Good», con base in Arabia Saudita e affiliata ai Fratelli musulmani (nel 2008 inserita dagli Stati Uniti nella propria black list con l'executive order 13224), finanzia associazioni legate a Hamas e Hamas stesso, nella lista delle organizzazioni terroristiche europee già dal 2004;
nelle dichiarazioni dell'IHH si trovano spesso incitazioni al terrorismo contro Israele. Tra le più recenti, ricordiamo quanto affermato l'11 aprile 2011 dal capo di IHH, Bülent Yildirim, parlando della prossima Freedom Flotilla: «Non temiamo di morire come shahid (martiri)». Questo aumenta i sospetti che la natura della spedizione sia provocatoria e possa causare il ripetersi di gravi incidenti, come accaduto il 31 maggio 2010, quando la nave turca Mavi Marmara, guidata proprio dall'IHH, cercò di forzare il blocco navale israeliano e ne segui uno scontro con 9 morti;
il carattere islamista estremo dell'organizzazione IHH è documentato da numerosi interventi inneggianti al martirio e alla distruzione di Israele; per esempio, già nel febbraio 2009, durante una manifestazione a Gaza, il succitato Bülent Yildirim, capo dell'IHH, aveva auspicato il «martirio nel nome di Allah» contro l'embargo della Striscia; diversi militanti imbarcatisi sulla Mavi Marmara, prima di partire avevano dichiarato ai giornalisti che il loro scopo era il «martirio religioso». Ciò è emerso da interviste, da numerosi filmati e persino dalla testimonianza dei parenti e dai diari di alcune delle vittime del 31 maggio 2010;
il pretesto della spedizione umanitaria è smentito dal rifiuto degli attivisti di accogliere l'invito d'Israele, ripetuto in più occasioni, di spedire qualsiasi aiuto umanitario, previa ispezione dei cargo al porto di Ashdod, attraverso i valichi di terra che consentono l'accesso alla Striscia di Gaza;
Israele, attraverso il COGAT (il meccanismo di coordinamento delle attività del Governo israeliano per i Territori), consegna nella Striscia di Gaza una media di 50.000 tonnellate ogni due settimane di prodotti e aiuti umanitari, con 250 camion che valicano il confine quotidianamente;
l'AHLC, l'organo di coordinamento dei Paesi donatori verso l'Autorità nazionale palestinese, riunitosi a Bruxelles lo scorso 13 aprile 2011, ha rilevato che le misure adottate da Israele verso la Striscia di Gaza - quali l'ingresso dei materiali per la ricostruzione e l'aumento delle esportazioni e delle importazioni nell'ultimo anno da e per la Striscia di Gaza - hanno alleviato la situazione umanitaria nella Striscia;
il 18 maggio 2011 il Governo egiziano ha deciso di aprire nuovamente il valico di Rafah che collega l'Egitto alla Striscia di Gaza, valico che è stato chiuso nel 2007 a seguito della presa violenta del potere da parte di Hamas nella Striscia; la riapertura del valico può contribuire senz'altro a risolvere i problemi dei rifornimenti di Gaza cosi da non dover implicare aiuti via mare;
il Presidente del Consiglio Berlusconi ha dichiarato nel corso di un'intervista alla radio israeliana, nell'aprile 2011, che il Governo italiano intende adoperarsi perché non si diriga a Gaza alcuna flottiglia, in quanto tale iniziativa non giova a sostenere la pace in Medio Oriente;
anche il Ministro degli affari esteri Frattini ha ribadito, il 10 maggio 2011, che
«il modo migliore per portare assistenza agli abitanti di Gaza è quello di inviare gli aiuti umanitari attraverso i valichi terrestri, evitando ogni tipo di provocazione che possa avere come unico effetto l'aumento della tensione»; -:
in che modo il Governo intenda rispondere alla richiesta del segretario generale dell'ONU di «scoraggiare nuove flottiglie dirette a Gaza», dando quindi seguito alla posizione espressa dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro degli affari esteri e con quali iniziative si riprometta di fare valere tale posizione in ogni sede internazionale rilevante, a partire dall'Unione europea, anche al fine di evitare che sia messa a repentaglio l'incolumità di cittadini italiani qualora dovessero, come è stato riportato, trovarsi a bordo di tali navi.
(5-04889)
RENATO FARINA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
Farah Hatim è una ragazza cristiana di 24 anni che vive a Rahim Yar Khan, nel sud del Punjab in Pakistan, studentessa di scienze infermieristiche al primo anno, ha due fratelli e quattro sorelle, orfana di padre;
Farah Hatim è stata rapita il 7 maggio, da Zeehan Iliyas, impiegato come fattorino presso la filiale locale della United Bank Limited. Con l'aiuto di due fratelli - Imram e Gulfam - il ragazzo ha prelevato la giovane, intimandole di convertirsi all'islam e sposarlo;
i familiari di Farah si sono subito recati alla polizia per sporgere denuncia, ma alcuni agenti li hanno invitati a «lasciar perdere», affermando che «in casi come questi non si può fare nulla»;
i familiari hanno allora avvertito la comunità cristiana e le organizzazioni per i diritti umani, che hanno subito inscenato una pubblica protesta di fronte alla locale stazione di polizia. Finalmente, dopo molte pressioni, è stato registrato un FIR (first information report) sul caso;
nel frattempo la ragazza è stata minacciata e percossa e, sotto tortura, ha firmato una dichiarazione in cui afferma di essersi convertita di sua volontà, liberamente. «È solo una mossa per coprire le spalle ai colpevoli: Farah porta evidenti segni di percosse e ferite», ma il giudice Khurshid Shah, chiamato a dirimere il caos, li ha ignorati, come hanno spiegato i familiari della ragazza. «L'intero sistema sta coprendo ed è colluso con i colpevoli» denuncia a Fides la «Masihi Foundation»;
come riporta l'agenzia Fides, Qasim e Huma Hatim, fratello e sorella della vittima, sono stati convocati dalla polizia locale che ha mostrato loro il certificato di matrimonio, una dichiarazione di conversione all'islam e una foto di Farah, in vesti tradizionali musulmane. La polizia ha concluso che «tutto è regolare», ribadendo l'invito ai familiari di abbandonare ogni rivendicazione. Secondo Huma e Qasim, invece, quei documenti sono palesemente artefatti. Le supposte firme di Farah sono in urdu - notano - mentre la ragazza usava firmare in inglese. Nella foto, inoltre, la ragazza è totalmente velata, «per coprire le percosse ricevute», affermano. «La polizia ci vuole convincere a dimenticare Farah, ma noi andremo avanti» dicono i familiari;
i sequestratori di Farah Hatim hanno costretto la giovane - dietro minacce - a testimoniare la conversione all'islam e il consenso alle nozze con Zeehan Iliyas; il giudice non ha voluto rivolgere domande alla ragazza, accentando come «valida» la dichiarazione resa ed evitando di approfondire i motivi delle ferite che presentava sul corpo;
in questi giorni la pressione sul caso sta aumentando e «il castello di menzogne rischia di essere smascherato». A riprova di ciò, Khalid Shaeen, uomo politico che aveva aiutato la famiglia musulmana che ha rapito Farah, è stato rimosso dall'ufficio distrettuale e gli è stato revocata la tessera del partito della Lega musulmana;
la famiglia di Farah ha chiesto l'intervento delle autorità civili e nei giorni
scorsi Kamran Micheal, cristiano e Ministro per le minoranze nella provincia del Punjab, si è esposto direttamente denunciando il rapimento e ordinando alla polizia di trovare la giovane e di restituirla alla famiglia di origine;
per liberare Farah Hatim occorre una sforzo della Chiesa e della comunità internazionale. È l'appello che giunge a Fides dalla famiglia della giovane e dai fedeli cattolici del Punjab -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e in particolare della pratica, che sembra essere molto diffusa, di conversione forzata dei cristiani in Pakistan;
se non intenda intervenire nelle opportune sedi internazionali al fine diffondere la conoscenza di quanto accade alle ragazze cristiane vittime di rapimenti e conversioni forzate da parte dei musulmani;
se non intenda chiedere chiarimenti in merito a questa vicenda al Governo del Pakistan;
come intenda procedere per difendere i princìpi di libertà religiosa contenuti nella risoluzione Mazzocchi e altri approvata alla Camera dei deputati il 12 gennaio 2011 sulla libertà religiosa che impegna il Governo:lla tutela dei cristiani nel mondo.
(5-04890)
Interrogazione a risposta scritta:
MECACCI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
dall'articolo del 2 giugno 2011 pubblicato sull'Independent si apprendono le seguenti informazioni:
dal 30 marzo 2011 Ayat al-Gormezi, poetessa e studentessa di soli 20 anni, è stata arrestata e probabilmente torturata dalle autorità del Bahrein dopo aver letto una poesia pro-democrazia nel corso di una manifestazione;
Ayat è stata, infatti, costretta a costituirsi quando alcuni poliziotti col viso coperto hanno invaso la casa dei suoi genitori e hanno minacciato di uccidere i suoi fratelli se non avesse fatto ciò. Nessuno l'ha più vista da quel momento, sebbene la madre abbia parlato con lei al telefono una sola volta, durante la quale Ayat ha detto alla madre di essere stata costretta a firmare una confessione e, da allora, pare che la ragazza si trovi in un ospedale militare a causa delle torture subite;
secondo la madre, inoltre, Ayat al-Gormezi, rischia di essere processata l'8 giugno 2011 in corte marziale;
dall'articolo pubblicato sull'Independent, si apprende inoltre che:
sulla scia degli eventi in Egitto e Tunisia, anche il Bahrein è stato protagonista dal 14 febbraio 2011 di una serie di proteste che auspicavano riforme politiche e, in particolare, eguaglianza civile e politica per la maggioranza sciita, in un Paese in cui la casa reale al-Khalifa e la classe dirigente sono sunnite;
il Bahrein è il primo tra i Paesi interessati da tali proteste ad aver preso di mira le donne come bersaglio di repressione;
gli attivisti per i diritti umani sostengono che centinaia di donne siano state arrestate, e molte di loro hanno affermato di essere state picchiate selvaggiamente durante il loro periodo di detenzione;
il Governo ha, inoltre, arrestato e picchiato i reporter del luogo, e l'unico giornalista internazionale residente stabilmente in Bahrein è stato costretto a partire proprio lo scorso giugno, mentre i corrispondenti stranieri dotati di visti d'ingresso non sono riusciti a entrare nel Paese una volta arrivati sul posto;
nonostante il 15 marzo 2011 vi sia stata sia l'abolizione dello stato d'emergenza sia il richiamo al dialogo da parte del re Hamad, ad oggi non vi è alcun segno d'indebolimento della repressione: circa 600 persone sono ancora in arresto, almeno 2000 sono state licenziate e circa 27 moschee sciite, che rappresentano il 70 per cento della popolazione, sono state demolite;
come dimostrazione che la vita all'interno del Paese sia tornata a scorrere normalmente il Governo sta cercando di ospitare nuovamente la gara di Formula 1, che era stata posticipata all'inizio dell'anno a causa dello scoppio delle proteste;
dinanzi a tale intenzione, l'organizzazione Human Rights Watch ha scritto alla Federazione internazionale dell'automobile (FIA) affermando che «la gara avrebbe luogo in un ambiente di repressione implacabile nei confronti dei manifestanti pro-democrazia. Se la gara dovesse davvero aver luogo in Bahrein, ciò avverrebbe senza un quarto dello staff dell'organizzazione ospite (il Bahrain International Circuit) che è stato arrestato, inclusi due quadri; molti sono stati licenziati o sospesi proprio con l'accusa di approvare il rinvio della gara stabilito all'inizio dell'anno» -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra menzionati;
se alla luce di quanto riportato, il Governo intenda assumere iniziative sia a livello internazionale sia a livello bilaterale, affinché, come per il caso di Ayat al-Gormezi, si ponga fine alla repressione nei confronti di chi lotta per la democrazia.
(4-12283)
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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Interrogazioni a risposta scritta:
ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in seguito all'incendio scoppiato la mattina del 9 giugno 2011, nel petrolchimico di Priolo, nel siracusano, sono rimasti feriti tre operai;
si tratterebbe di un gruppo di operai rimasto coinvolto dall'esplosione che si è verificata poco prima delle 10 nelle vasche di raccolta tas (trattamento acque di scarico). Dalle prime ricostruzioni, le grandi vasche di contenimento di idrocarburi ed oli avrebbero preso fuoco per l'innesco di una scintilla conseguenza di lavori di sezionamento di una tubazione della rete fognaria che raccoglie i reflui del petrolchimico. Scattato l'allarme, sul posto dell'incidente sono arrivate due squadre dei vigili del fuoco di Siracusa ed Augusta ed una motobarca;
dalle ultime notizie sembra che il rogo sia stato circoscritto, nonostante le numerose esplosioni che si sono avvertite anche ad una consistente distanza dalla zona dell'incidente;
nella notte del 9 giugno 2011, secondo quanto riferito da Giuseppe Patti presidente del WWF Siracusa, alle ore 21, la centralina di Scala Greca registrava 259 nanoparticelle per metro cubo di idrocarburi non metanici, mentre la centralina di via Bixio (centro città) registrava alle 18, un picco di 336 nanoparticelle per metro cubo di idrocarburi non metanici e alle ore 23, 327 nanoparticelle per metro cubo di idrocarburi non metanici, sul limite massimo di 200;
a seguito di tale evento il 10 giugno 2011, il sindaco di Siracusa ha decretato il blocco del traffico, per i giorni 11 e 12 giugno, dopo aver rilevato per sette giorni consecutivi in almeno due delle centraline adibite al rilevamento dell'inquinamento
atmosferico il superamento della soglia di 50 microngrammi/m3 di polveri sottili;
tale ordinanza non ha praticamente trovato applicazione, revocata già il giorno successivo, avendo il bollettino in riferimento alle misurazioni del 10 giugno registrato il rientro degli indicatori sotto la soglia di allarme dopo la sequenza di sette giorni consecutivi in cui lo sforamento dei limiti di legge era stato rilevato in almeno due delle centraline sonda dislocate in diversi punti della città;
la Corte di giustizia dell'Unione europea ha deferito l'Italia per la mancata applicazione della direttiva 2008/50/CE che impone di rispettare la concentrazione annua di PM10 a 40 microgrammi al metro cubo e a 50 microgrammi al metro cubo per quella quotidiana;
Siracusa figura nell'elenco per l'Italia delle zone in cui i valori limite sono superati;
in virtù della proroga richiesta per l'adeguamento alle norme in materia di PM10 introdotte nel 2005, questa è valida fino al 2011 -:
di quali ulteriori informazioni disponga il Governo in merito all'intera vicenda riferita in premessa ed, in particolare, per quanto riguarda l'origine dell'esplosione ed il rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro e degli impianti e sui danni e i danni causati alla salute e ambiente dall'esplosione;
se non ritenga il Ministro del lavoro e delle politiche sociali di disporre un'ispezione presso il petrolchimico di Priolo per verificare il pieno rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro e degli impianti;
quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed il Ministro della salute intendano adottare in merito all'accertamento degli effetti che può avere avuto sulla città la pioggia notturna, tra il 9 e 10 giugno, di benzene ed idrocarburi;
se si intenda istituire una commissione tecnica per verificare lo stato di manutenzione degli impianti del polo petrolchimico di Priolo alla luce dei recenti avvicendamenti nella proprietà, da ERG a LUKOIL, della maggiore raffineria petrolifera;
se il Governo, rispetto alla situazione di Siracusa, sia nelle condizioni di poter dimostrare di avere adottato le misure ad hoc per rispettare gli obblighi entro il 2011 e di aver attuato un piano per la qualità dell'aria che preveda misure di abbattimento del particolato anche per questa zona del Paese.
(4-12297)
ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il «Pozzo Monte Alpi 9 Or Deep - Reiniezione» in Val d'Agri, viene considerato dall'Eni strategico per consentire l'incremento della produzione del greggio in Val d'Agri ed è strettamente connesso all'ampliamento del centro olio di Viggiano, in fase di realizzazione;
in merito allo studio di impatto ambientale prodotto dall'Eni relativo alla concessione di coltivazione del suddetto pozzo, la Ola, Organizzazione lucana ambientalista già nel 2009, ebbe ad evidenziare una non sufficiente valutazione dei fattori di rischio dovuti a possibili incidenti, malfunzionamenti e rischio sismico per la mancata considerazione ed analisi della reiniezione sulla sismicità dell'area;
l'incremento della produzione d'acqua di strato e reflui del centro olio di Viggiano è stato piuttosto rapido a partire dall'inizio del 2006 ed è ragionevole aspettarsi un suo ulteriore aumento nel prossimo futuro con l'incremento giornaliero dei barili estratti dagli attuali 90mila a 185mila;
la Ola chiedeva, dopo aver consultato propri tecnici ed esperti, la messa in relazione delle caratteristiche del reservoir con la mappa delle faglie sismicamente attive, completando lo studio con una valutazione della pericolosità sismica dei singoli elementi sismo-genetici presenti nell'area. Non di secondaria importanza, infine, è l'alta vulnerabilità del bacino idrico in cui ricade il pozzo di reiniezione Monte Alpi 9 Or Deep nel territorio di Grumento Nova che potrebbe subire contaminazioni a causa di sversamenti accidentali lungo il tracciato della linea di reiniezione che collega il pozzo con centro oli di Viggiano, posto in vicinanza della diga del Pertusillo;
inoltre nell'ambito del work over non sono da escludersi problemi di cedimento della incamiciatura, fatto che si è già verificato nel mese di settembre 1999 nel pozzo di reiniezione Costa Molina 2, nel territorio comunale di Montemurro, evento di cui purtroppo non si conoscono le dinamiche e le implicazioni sulle falde idriche superficiali e profonde né si conoscono per il pozzo di reiniezione Costa Molina 2 i rilevi prescritti sulla sismicità utili a valutare gli effetti della reiniezione anche per il pozzo di reiniezione di Grumento Nova;
così come non si conoscono i report sulla bonifica operata sulla superficie contaminata dal greggio e da altri liquidi di perforazione ed i possibili sversamenti nei corpi idrici e nelle acque dell'invaso del Pertusillo dovuti ad un altro incidente che ha riguardato pozzi petroliferi in Val d'Agri, quello relativo al Blow-out del pozzo Monte Alpi 1 Est, sempre nel territorio di Grumento Nova;
la Ola ricorda come nel protocollo d'intenti del 7 ottobre 1998, all'articolo 5, comma III (Deliberazione della Giunta regionale n. 2940 del 12 ottobre 1998) Eni avrebbe dovuto concordare ed attuare un protocollo tecnico per la gestione di situazioni di emergenza con particolare riguardo ai problemi di perforazione e di reiniezione di fluidi in unità geologiche profonde, al momento rimasto sulla carta, unitamente al completamento della rete di monitoraggio ambientale -:
se quanto riferito in premessa corrisponda al vero;
se non ritengano i Ministri interrogati, per le proprie competenze, di operare per una sospensione dell'iter di autorizzazione del pozzo Monte Alpi 9 Or Deep fintanto che sia predisposto ed attuato un protocollo tecnico per la gestione di situazioni di emergenza, con particolare riguardo ai problemi di perforazione e di reiniezione di fluidi in unità geologiche profonde, che al momento esiste solo sulla carta, unitamente al completamento della rete di monitoraggio ambientale;
in che modo si intenda operare perché vi sia una seria e piena valutazione di tutti i fattori di rischio all'attività estrattiva dovuti a possibili incidenti, malfunzionamenti e rischio sismico.
(4-12298)
ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del turismo. - Per sapere - premesso che:
da un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa il 9 giugno 2011, a firma Giuseppe Salvaggiulo, si apprende che nel cuore della collina su cui è adagiata Villadeati, in una fabbrica abbandonata, giacciono più di tremila metri cubi di rifiuti pericolosi, per lo più scarti di fonderie che sarebbero arrivati in quest'area alla periferia del Monferrato, da non si sa dove, nel 1989, in poche notti, e messi uno sull'altro, riempirebbero dieci appartamenti di cento metri quadri, un vero e proprio grattacielo di rifiuti;
tale situazione si protrae da 12 anni con un aggravamento dovuto alla mancata bonifica, poiché i rifiuti giacciono alla mercé di intemperie (con rischio di infiltrazioni nel sottosuolo) e di delinquenti
che aggiungono immondizia a immondizia depositando indisturbati frigoriferi, pneumatici, cruscotti di auto demolite, residui industriali visto che non vi sarebbe alcun controllo;
tutto questo accade in un pregiato territorio a forte vocazione turistica che ha visto persone provenienti da tutto il mondo (sono già 1.000 gli stranieri sui 12.000 abitanti dei sedici paesini della valle) decidere di acquistare cascine e, una volta ristrutturate, trascorrervi alcuni mesi l'anno; la famiglia Feltrinelli, per decisione di Giangiacomo, ha restaurato e trasformato in una fascinosa villa il castello barocco del '700 in cima al paesino, che ha visto passare i più bei nomi della letteratura mondiale; Henry Miller, Günter Grass, Nadine Gordimer, Daniel Pennac e che è tuttora frequentato da Carlo Feltrinelli che è anche disposto a contribuire, una volta bonificata l'area, alla realizzazione di un parco pubblico con piccole attività agricole e artigianali;
secondo il sindaco Francesco Azzalin, fortemente impegnato per il risanamento dell'area e lo smaltimento dei rifiuti, servono 2 milioni di euro -:
se non si ritenga che sussistano i presupposti per l'inserimento dell'area tra i siti da bonificare di interesse nazionale e quali iniziative di competenza si intendano assumere per salvaguardare le potenzialità turistiche della zona.
(4-12309)
...
BENI E ATTIVITÀ CULTURALI
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per i beni e le attività culturali, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro del turismo, il Ministro per i rapporti con le regioni e coesione territoriale, il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
in Castellaneta (Taranto), località «Le Grotte», si stanno effettuando i lavori per la realizzazione del METANODOTTO MASSAFRA (Taranto) - BICCARI (Foggia), per conto della Snam - rete gas;
durante l'esecuzione dei predetti lavori di scavo sono venuti alla luce insediamenti archeologici che, considerando la vastità dell'area interessata, i rilievi, la natura e la ricchezza del materiale ritrovato (monete di bronzo e di argento, vasellame di pregevole fattura, monili e altro), fanno verosimilmente pensare ad una delle aree archeologicamente più interessanti del Meridione scoperte negli ultimi tempi;
tali scoperte stanno restituendo informazioni importantissime circa la presenza di un centro rurale databile tra l'età arcaica e quella romana, con il rinvenimento di una porzione di una necropoli infantile, di sepolture relative a nuclei familiari, di una tomba ad incinerazione, di ambienti abitativi ed importanti tracce legate alla produzioni agricola;
le ricerche condotte negli ultimi decenni nella chora della colonia greca di Taranto hanno consentito di documentare segni evidenti di coltivazione della vite, inquadrabili tra l'età classica ed ellenistica, che troverebbero puntuali conferme e confronti in località «Le Grotte» dove sono perfettamente conservati numerosissime canalette rettangolari, parzialmente intersecate da solchi regolari continui praticati nel terreno limo-argilloso e nel banco calcarenitico, funzionali ad impianti di vigneti e resti di strutture insediative a carattere rurale, associate probabilmente ad un intenso sfruttamento agricolo dell'area. Nella parte settentrionale dell'insediamento, in una zona precedentemente utilizzata come necropoli, sono stati individuati i resti di un edificio di grandi dimensioni, con più fasi di vita, di cui sono chiaramente visibili un vano quadrangolare e parte di un impianto produttivo, connesso probabilmente alla produzione del vino;
grande interesse è stato mostrato per il sito archeologico da parte di docenti di
università straniere (Grecia e USA) che hanno dichiarato di essere disposti a continuare gli scavi;
tali scoperte rappresentano, altresì, una grande opportunità per il turismo che, oltre al mare stupendo, alle gravine, ai centri storici con le loro chiese e i loro edifici, può offrire un'altra risorsa per la stagione estiva e un interessante programma di destagionalizzazione per tutti gli operatori del settore;
nonostante l'estensione dei rinvenimenti e la loro importanza sotto il profilo archeologico, culturale e turistico, la Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, preposta all'alta sorveglianza delle attività di ricerca e catalogazione dei reperti, ha comunicato ai proprietari del fondo interessato dalle straordinarie scoperte, l'imminente interruzione delle attività di scavo ed, anzi, la prossima ricopertura del sito con il terreno nel frattempo asportato, per mancanza di risorse economiche;
una tale motivazione (mancanza di risorse economiche) però, contrasta fortemente con alcune notizie di stampa, secondo le quali, l'Europa dà alla Puglia 25 milioni di euro l'anno per la tutela e la salvaguardia della sua storia emersa e da fare emergere (proprio come per il caso in questione);
se tali ultime decisioni, dovessero essere definitive, oltre ad impedire la prosecuzione delle attività di scavo, escluderebbero la fruibilità ai fini culturali, archeologici, turistici e di valorizzazione del territorio, di un sito dalle straordinarie potenzialità;
l'abbandono di ogni interesse al sito da parte della Soprintendenza, renderebbe «indifeso» rispetto ai probabili illeciti «interessamenti» dei «tombaroli», il tesoro che in esso si cela, provocherebbe danni irreparabili sul piano culturale e mortificherebbe tante iniziative imprenditoriali che, in una zona in cui il livello occupazionale è molto basso, potrebbero rappresentare concrete possibilità di lavoro e di sviluppo economico, soprattutto per i giovani;
proprio un gruppo di giovani, non volendo rassegnarsi all'idea dell'assurda chiusura e della ricopertura degli scavi, su Facebook hanno promosso il sito «Salviamo il tesoro archeologico di Castellaneta» dichiarandosi pronti ad una spedizione sul posto e a fare da scudi umani per impedire che il patrimonio di così inestimabile valore culturale, venuto alla luce grazie al delicato e prezioso lavoro di scavi, possa essere sotterrato -:
se non ritengano di intervenire con la dovuta urgenza:
a) perché, accertata l'esistenza di fondi europei, se ne possa destinare una giusta quota per continuare e potenziare l'attività di scavo;
b) perché l'ENI, così come generosamente si è comportata in analoghe circostanze in altre regioni italiane, faccia altrettanto per la campagna di scavi in località «Le Grotte»;
c) perché la Soprintendenza regionale coinvolga le università della regione;
d) perché la prefettura di Taranto organizzi un tavolo di concertazione con tutti i soggetti istituzionali competenti e con gli enti locali (provincia e comune di Castellanata), per impedire che venga interrotta l'attività di ricerca in corso e ordinata la chiusura del sito con tutti i danni che una tale insensata decisione comporterebbe sul piano culturale, sociale ed economico.
(2-01124)
«Patarino, Della Vedova, Briguglio, Giorgio Conte, Moroni, Consolo, Di Biagio, Proietti Cosimi».
Interrogazione a risposta scritta:
SCILIPOTI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
come si apprende dalla stampa e dalla documentazione redatta dall'associazione Li.P.A. (Liberi professionisti associati) con sede in Capaccio-Paestum, trasmessa all'autorità di Vigilanza - Roma, direzione generale beni culturali - Napoli, Presidente Giunta regionale - Napoli, Procura Regionale della Corte dei Conti - Napoli, osservatorio nazionale del partenariato pubblico privato, osservatorio regionale lavori pubblici, procuratore generale procura della Repubblica di Salerno, soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Salerno ed Avellino - Salerno, ordine degli ingegneri di Salerno, ordine degli architetti di Salerno, segreterie provinciali associazioni ambientaliste e redazioni testate giornalistiche, il comune di Capaccio-Paestum, in provincia di Salerno, avrebbe posto in essere, con propri atti deliberativi, alcune iniziative per l'attuazione di interventi edilizi;
secondo quanto denuncia l'associazione Li.P.A., le scelte della giunta comunale di Capaccio-Paestum, effettuate con l'approvazione del piano casa sarebbero in contraddizione con il disposto della legge regionale n. 19 del 28 dicembre 2009 sia nel merito interpretativo della cosiddetta area degradata prescelta che per il fatto di avere utilizzato un'area compresa in comparto di edilizia economica e popolare destinata alla realizzazione di standard in quanto da tempo parzialmente edificata;
altrettanto impropri sarebbero i due interventi previsti con il cosiddetto «progetto di finanza», che consentirebbero la produzione di edilizia privata quale ristoro dell'investimento prodotto da soggetti attuatori privati per la realizzazione, da una parte di una biblioteca e centro culturale, dall'altra di un parcheggio comunale a Capaccio capoluogo;
più in particolare l'Associazione Li.P.A., in merito agli atti relativi agli interventi programmati in riferimento al disposto della L.R.C. n. 16/09 (Piano Casa della Regione Campania) denuncia a) la presunta falsa definizione di area degradata degli ambiti individuati; b) la definizione degli ambiti che sarebbe avvenuta all'interno dei perimetro dell'area di edilizia economica e popolare individuata dal vigente PRG, la cui area era da sempre destinata agli standard relativamente ad insediamenti residenziali che pur essendo da tempo completati sono ancora in attesa delle scuole, strade, parcheggi ed altro previsto dalla normativa tutt'ora vigente; c) la scelta del soggetto attuatore da parte dell'ente comunale avvenuta in assenza di specifica gara ad evidenza pubblica trattandosi di interventi di edilizia residenziale sociale mista ad edilizia residenziale privata;
ed in merito al «Progetto di Finanza», la stessa Associazione denuncia:
a) in quanto alla finanza di progetto ovvero permuta giardini pubblici Capaccio capoluogo sembrerebbe essere stato deliberato di concedere al soggetto attuatore privato di realizzare circa quarantotto villette a ristoro dei costi da sostenere per l'esecuzione delle opere di interesse pubblico in regime di finanza di progetto ovvero di permuta, sulla base di azioni amministrative che sembrerebbero non essere coerenti con la normativa vigente, men che meno nel rispetto dell'articolo 155 del decreto legislativo n. 163 del 2006, in area con diversa destinazione urbanistica secondo il vigente PRG comunale;
b) in quanto al Progetto di Finanza ai sensi dell'articolo 155, comma 1, lettera a), decreto legislativo n. 163 del 2006 per la realizzazione della Biblioteca comunale e del Museo di Capaccio-Paestum sembrerebbe essere stato deliberato di concedere al soggetto attuatore privato di realizzare circa quarantotto alloggi a ristoro dei costi da sostenere per la esecuzione delle opere di interesse pubblico in regime di finanza di progetto, sulla base di azioni amministrative che sembrerebbero non essere
supportate da alcuna normativa vigente, men che meno nel rispetto dell'articolo 155 del decreto legislativo n. 163 del 2006, in area che parzialmente è compresa nel comparto di edilizia economica e popolare individuato dal vigente PRG e in assenza di destinazione urbanistica compatibile;
tutti gli interventi in questione sono stati proposti in aree assoggettate a specifico vincolo come da decreto ministeriale del 7 giugno 1967 da parte dell'allora Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro per la marina mercantile «Dichiarazione di notevole interesse pubblico di una zona del comune di Capaccio (Salerno), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 1967, oltre che dal decreto legislativo n. 42 del 2004;
una prima ipotesi di progetto per la realizzazione di alcune palazzine in area di edilizia economica e popolare, destinata alla realizzazione degli standard per precedenti interventi edilizi, aveva registrato il parere sfavorevole della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Salerno e Avellino, in questo caso il privato proponente ha riformulato la proposta che attualmente è in attesa dei pareri -:
se non si ritenga opportuno, per quanto di competenza, accertare i fatti esposti in premessa al fine di individuare se la realizzazione delle opere citate sia tale da non compromettere il vincolo esistente;
nel caso fosse confermata la compromissione del vincolo come si intenda agire per impedire che quanto previsto dal decreto ministeriale del 7 giugno 1967 sia disattesa.
(4-12306)
...
DIFESA
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
IV Commissione:
GIDONI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
secondo alcuni organi di stampa, italiani e stranieri, parte dei Paesi dell'Alleanza atlantica impiegati nell'operazione Unified Protector sarebbero a corto del munizionamento di precisione richiesto per effettuare attacchi chirurgici contro le difese aeree delle milizie fedeli al regime del colonnello Muammar Gheddafi;
stando alle medesime fonti, a causa della presunta scarsità delle munizioni di maggior pregio, alcuni Paesi starebbero già provvedendo a ricostituire le proprie dotazioni comprando da Stati terzi le armi necessarie all'effettuazione dei raid;
l'eventuale carenza di munizioni sarebbe tanto più preoccupante in quanto l'Alleanza atlantica ha recentemente approvato la proroga delle operazioni militari offensive contro il regime di Tripoli per ulteriori novanta giorni -:
se anche l'Aeronautica e la Marina militare italiana stiano esaurendo il proprio parco di munizioni «intelligenti» e come vi stiano eventualmente ovviando.
(5-04892)
RUGGHIA, FIANO, GAROFANI, VILLECCO CALIPARI, ROSATO, MOGHERINI REBESANI, LAGANÀ FORTUGNO e RECCHIA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il 4 giugno 2011 il colonnello Cristiano Congiu dell'Arma dei carabinieri, di stanza presso l'ambasciata italiana a Herat, veniva ucciso, secondo quanto si è appreso, nel corso di un suo intervento a difesa dell'incolumità di una civile di nazionalità non italiana;
successivamente organi di stampa hanno pubblicato la notizia che il colonnello Congiu avrebbe riferito, all'interno di uno o più messaggi trasmessi via facebook, che qualcuno voleva farlo tacere per qualcosa che aveva scoperto o appreso;
se tale eventualità venisse confermata dalle inchieste in corso, sia per opera dei ROS dei carabinieri sia da parte della
magistratura italiana, si aprirebbero scenari inquietanti sulla morte di un servitore dello Stato cui l'interrogante ritiene vada dato massimo rispetto e sulla cui morte vada fatta assolutamente chiarezza anche in sede politica -:
se il ministro sia in grado di confermare l'autenticità dei richiamati messaggi comparsi su facebook e se abbia avviato un'indagine interna - indipendentemente all'inchiesta giudiziaria - volta ad accertare i fatti esposti in premessa.
(5-04893)
DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi il personale della Marina militare attraverso un comunicato stampa lancia specifiche richieste al Ministro della difesa. La questione è la loro partecipazione alla missione in Libia;
siffatto impegno, afferma la Marina militare, «dopo mesi di navigazione, non trova ancora un minimo riconoscimento dal Governo neanche sotto l'aspetto economico. Stare per mesi in mare svolgendo attività sotto l'egida NATO e ONU con ogni tipo di privazione ad oggi, risulta essere simile all'attività che svolge il normale cittadino, al sicuro dei propri uffici»;
è l'incipit di una delibera approvata all'unanimità dai marinai del Cocer che manifestano tutto il disappunto degli equipaggi che sono impegnati da mesi davanti le coste libiche;
in occasione della festa della Marina militare il Cocer ha auspicato che il Ministro della difesa, esprima con chiarezza, se il personale che si sacrifica a rischio della propria incolumità davanti alle coste libiche, potrà avere i riconoscimenti dovuti attraverso un prossimo decreto-legge;
altresì dichiarano che vista la considerazione fin'ora dimostrata, «il Governo dica apertamente se intende considerare i nostri marinai, in attività presso le coste Libiche, alla stessa stregua di coloro che rischiano negli altri "teatri fuori area" o considerare le nostre navi in navigazione per crociere di piacere»;
chiedono pertanto il riconoscimento per la situazione professionale «limite» in cui si trovano i marinai e i sacrifici anche economici che sono a carico delle famiglie sostenendo che «andando di questo passo nella frenesia di tagliare tutto a tutti, si arriverà al punto di far pagare ai marinai la branda su cui dormono ed i pasti per nutrirsi quando sono in navigazione, come se fossero in una crociera di piacere»;
occorre tenere conto delle affermazioni dure e delle accuse rivolte al Governo, in particolare al Ministro della difesa, in un contesto come quello della missione in Libia ancora poco chiaro e sul quale il Parlamento e l'opinione pubblica non ha, secondo l'interrogante, più alcuna notizia ufficiale ed aggiornata;
il Governo ancora ad oggi non ha ritenuto urgente predisporre un decreto per questa missione internazionale -:
come il Governo intenda rispondere al Cocer della Marina militare evidenziando tempi e modi dell'impegno in tale contesto che ormai di fatto è diventato, sempre ad avviso dell'interrogante, un teatro di guerra.
(5-04894)
Interrogazioni a risposta scritta:
MOGHERINI REBESANI, RUGGHIA, GAROFANI, VILLECCO CALIPARI, RECCHIA, ROSATO, LAGANÀ FORTUGNO, LA FORGIA, RIGONI, GIANNI FARINA e VICO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in data 3 febbraio 2009 lo Stato Maggiore dell'Esercito diramava una circolare con la quale comunicava a tutti gli enti subordinati che, a causa delle scarse risorse a disposizione e non sussistendo particolari preclusioni giuridiche all'impiego del personale volontario in incarichi di natura logistica, sarebbe stato possibile
destinare il detto personale ad attività quali il confezionamento di viveri, la guardiania, la manovalanza, le pulizie;
destinatari della suddetta circolare sono i militari del ruolo «truppa» che, a differenza di quanto avveniva negli anni in cui era in vigore il servizio di leva, oggi sono legati all'amministrazione da un rapporto di impiego di natura professionale in base al quale vengono impiegati sia nel territorio nazionale che all'estero;
la mancanza di risorse per lo svolgimento di attività esecutive di alcuni particolari servizi di caserma, normalmente affidati a ditte esterne, è da ricondurre ai tagli lineari imposti al bilancio del Ministero della difesa dalla politica finanziaria del Governo;
ciò comporta effetti negativi da due punti di vista: la riduzione delle ore di lavoro affidato alle ditte esterne con conseguenze economiche gravissime per il personale delle stesse ditte ed il ricorso ai soldati volontari per garantire i servizi minimi essenziali anche a scapito dell'attività addestrativa e di formazione -:
se non ritenga opportuno, a fronte della situazione venuta a determinarsi con la drastica riduzione delle risorse per l'esercizio, assumere iniziative volte a sospendere l'esperimento della «mini-naia», al fine di recuperare risorse da destinare ai servizi sopra descritti.
(4-12266)
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
da fonti di stampa, in particolare sul quotidiano La Nuova Sardegna del 6 giugno 2011, sono stati pubblicati alcuni articoli a firma di Giuseppe Centore «Manuale della Difesa da la linea su Quirra» e «Obiettivo: salvare la credibilità» è stata diffusa la notizia dell'esistenza di un documento con cui lo Stato maggiore della Difesa ha impartito le disposizioni relative al linguaggio della comunicazione che i militari devono adottare nei confronti dei media;
in particolare sul sito web Tiscali, è stato pubblicato un articolo a firma di Paolo Salvatore Orrù dal titolo «Poligoni militari sardi, un manuale di controinformazione dello Stato Maggiore per rendere credibili le istituzioni»;
nell'articolo si legge «L'importante è controinformare: non fa nulla se un cittadino muore o un soldato si ammala. Per agevolare il lavoro di disinformazione, il Ministero della difesa ha inviato nelle caserme interessate un piano di "norme e di linguaggio" per i militari che operano nei poligoni di tiro della Sardegna. Il "Piano di Comunicazione", predisposto dallo Stato Maggiore è un vademecum, una sorta di bignamino delle veline che gli interessati devono attivare quando i media tentano di indagare sulle attività addestrative e di sperimentazione svolte dalle forze armate italiane e straniere presso i poligoni di Capo Frasca, Capo Teulada e Salto di Quirra "con particolare riferimento alle problematiche connesse alla tutela dell'ambiente e della salute". Gli argomenti posti al bando sono scottanti: in particolare il documento suggerisce di non dare troppi chiarimenti sull'uso di uranio impoverito e sugli effetti delle "nano particelle". Inoltre, consiglia di non dare spiegazioni sul nesso di causalità esistente tra le sostanze "sparate" nel poligono e le malattie genetiche e le leucemie riscontrate tra le popolazioni locali e nel personale militare. Sempre secondo il prontuario, non devono essere enfatizzati i casi di malattia riscontrati fra il bestiame della zona. E ancora, si deve evitare come la peste di parlare dell'inquinamento "elettromagnetico generato dai radar per la guida dei missili e per il controllo delle attività dei poligoni". Top secret anche le indagini ambientali svolte su input della Difesa. Ai militari è stato inoltre imposto il compito di non dare risalto alla "indagine anamnestica svolta" nell'area di Quirra dai veterinari dell'Asl di Cagliari Giorgio Melis e Sandro Lorrai. Secchiate
d'acqua devono essere versate sull'indagine ordinata dalla Procura della Repubblica di Lanusei: secondo lo Stato Maggiore, "potrebbe minare la credibilità dell'istituzione militare" e la "corretta percezione dell'opinione pubblica" sulla veridicità dell'indagine ambientale promossa dal Ministero della difesa nel 2008 per fare "piena chiarezza sulla situazione". In definitiva, si è chiesto ai militari di innalzare una cortina di ferro per salvaguardare la "fattibilità delle attività di addestramento e di sperimentazione condotte all'interno del Poligono, per fini istituzionali, da parte degli operatori industriali di ricerca e sperimentazione". La parola d'ordine è: "Minimizzare e neutralizzare gli effetti di una comunicazione non supportata da dati oggettivi"; ridurre ai minimi termini "il danno d'immagine" per l'amministrazione e per l'esercito; difendere "il valore delle risultanze delle indagini ambientali" commissionate dalla Difesa. Per ottenere questi risultati la circolare consiglia di "definire una strategia di comunicazione unitaria" e di designare "figure di riferimento nell'ambito della difesa" e di affiancarli di volta in volta esperti in materia di sanità, armamenti e balistica in gradi di "supportare, confutare, a livello scientifico le tesi riportate dagli organi di stampa". Il quadro è agghiacciante: perché non si tiene conto, in alcun modo, della salute degli abitanti, né di quella dei militari. Ogni comandante, ogni ufficio stampa dell'Esercito deve utilizzare "messaggi chiave". Qualche ritaglio: "Il Ministero della difesa ha a cuore il benessere del proprio personale e dei civili"; la Difesa ha sempre garantito "indagini ambientali serie, approfondite, trasparenti"; il Ministero della difesa garantisce "grande attenzione alle norme ambientali"; le forze armate "non hanno mai usato o stoccato uranio impoverito al poligono". Uno dei piatti forti delle "norme di linguaggio" imposte dalla Difesa è il comunicato stampa del 27 febbraio 2011 che ha per oggetto le indagini di Lanusei: "In merito a quanto apparso sugli organi di stampa... è opportuno e doveroso" che i militari sostengano la tesi secondo la quale "tra il materiale finora rinvenuto nel corso delle ispezioni disposte dal magistrato inquirente non figura alcun munizionamento all'uranio impoverito. Si tratta bensì di componenti elettronici per usi industriali (civili e militari)". La mission ha avuto successo: tutti i mass media che si sono occupati delle indagini di Lanusei hanno riportato tutti le stesse parole. Lo Stato Maggiore ha così centrato il suo obiettivo di "ridurre il livello di apprensione ingeneratesi nella collettività ... minimizzare/neutralizzare i danni d'immagine per l'Amministrazione della Difesa e le forze armate da notizie non supportate da dati oggettivi". Il tutto per la tutela d'informazioni di "carattere classificato". "Disinformatia". I pastori hanno lasciato i pascoli di Quirra» -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza del documento richiamato negli articoli in premessa e quali immediate azioni intenda avviare per offrire all'opinione pubblica informazioni trasparenti e se non ritenga opportuno rendere pubbliche le attività di addestramento e sperimentazione o industriali che siano state effettuate, e quelle in programmazione, da parte delle Forze armate italiane o straniere e dalle aziende che utilizzano i poligoni esistenti in Sardegna.
(4-12303)
TESTO AGGIORNATO AL 23 GIUGNO 2011
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ECONOMIA E FINANZE
Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
l'industria dei giochi e scommesse legali, presente nel nostro Paese, è in continua crescita con una raccolta nel 2009 di 54,4 miliardi di euro e nel 2010 di 61,4 miliardi di euro;
nell'anno 2010 la quota riservata ai giocatori è risultata essere pari a 44 miliardi di euro (il 71,6 percento della raccolta) con più di 8,7 miliardi di euro incassati sia dall'erario che dai concessionari;
in particolare, in Italia gli apparecchi d'intrattenimento conosciuti come slot machine ed oggi denominati new slot, sono, secondo i dati dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS), 383.302, di cui 341.105 in normale esercizio (dati AAMS al 31 maggio 2011), e
producono una raccolta di 32 miliardi di euro, più della metà della raccolta complessiva;
l'interrogazione a firma dell'onorevole Alberto Fluvi presentata il 7 luglio 2009 sul contrasto all'evasione fiscale nel settore slot machine sottolineava come il Governo non avesse ancora dato corso al sistema della riforma del prelievo sui concessionari come richiesto da alcune risoluzioni parlamentari;
nel rispondere alla citata interrogazione, il Sottosegretario Alberto Giorgetti sottolineava l'esistenza di una percentuale del 23,3 per cento di apparecchi irregolari, di cui il 10,16 per cento del tutto illegali, facendo presente, la necessità di rafforzare l'attività d'intervento in alcune province italiane;
nella relazione del Presidente della commissione antimafia, onorevole Giuseppe Pisanu, del 17 novembre 2010, si stimava una raccolta del gioco lecito e illecito di 100 miliardi di euro e quindi, per sottrazione, il gioco illegale era circa il 40 per cento dell'intero fatturato;
tale stato di cose, oltre a sottrarre alle casse dello Stato circa 55 miliardi di euro, favorisce la criminalità organizzata, incrementando usura e riciclaggio del denaro sporco;
nel primo semestre del 2011 si è assistito ad un aumento dei casi di scommesse sportive «illegittime» presso i centri di raccolta scommesse, giocate mediante l'utilizzo di piattaforme estere e senza le prescritte autorizzazioni previste dalla normativa nazionale; inoltre, è esplosa in questi giorni il caso «calcioscommesse» legato a partite truccate, che sembrerebbe coinvolgere alcuni giocatori di varie società del calcio italiano;
in momenti di crisi economica, dove anche e soprattutto le classi meno abbienti vedono nel gioco un'aleatoria via d'uscita ai loro problemi, si assiste all'incremento dei casi di dipendenza dal gioco, gravi dal punto di vista psicologico ed economico e tali da danneggiare intere famiglie;
secondo il rapporto Italia 2011 dell'Eurispes, lo 0,7 per cento del campione degli italiani intervistato manifesta segni di dipendenza dal gioco dichiarando di giocare tutti i giorni ed alcune volte perdendo anche somme consistenti;
la legge 13 dicembre 2010, n. 220, legge di stabilità 2011, all'articolo 1, comma 70, prevede l'emanazione di un decreto interdirigenziale del Ministero dell'economia e delle finanze dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e del Ministero della salute, d'intesa con la Conferenza unificata, per l'adozione di una serie d'interventi volti a prevenire e contrastare fenomeni di ludopatia conseguenti al gioco compulsivo;
sempre la legge di stabilità 2011, all'articolo 1, comma 78, ha di fatto reso obbligatoria la «tracciabilità» della catena societaria di ogni singolo operatore, dettando un elenco analitico dei requisiti (6 tipologie) che i concessionari dei giochi che accettano di sottoscrivere le convenzioni debbono possedere e dei relativi obblighi (26 tipologie) cui gli stessi sono tenuti ad adempiere; il comma 79 prevede inoltre che i soggetti già concessionari possano sottoscrivere l'atto d'integrazione della convenzione, per adeguare i contenuti ai principi di cui al comma 78;
il decreto direttoriale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato n. 2011/1118/1/Giochi/ADI del 5 aprile 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 100 del 2 maggio 2011, stabilisce l'avvio, dal 1o luglio 2011, del censimento degli operatori new slot, così come previsto dalla legge di stabilità 2011, al fine di aumentare il livello di sicurezza del comparto dei giochi pubblici;
tale decreto istituisce, a decorrere dal 1o gennaio 2011, l'elenco unico a livello nazionale dei soggetti che svolgono attività funzionali alla raccolta del gioco mediante apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro di cui all'articolo 1, comma 553, della legge n. 266 del 2005 come sostituito dall'articolo 1, comma 82, della legge 13 dicembre 2010, n. 220, legge di stabilità 2011;
il citato elenco funge da banca dati del settore dei giochi d'intrattenimento e costituisce titolo abilitativo per i soggetti che svolgono le attività in materia di apparecchi da intrattenimento, in relazione alle attività esercitate;
all'interno dell'elenco è prevista, tra l'altro, una sottosezione dedicata all'iscrizione dei titolari di esercizi presso i quali sono installati apparecchi e videoterminali -:
in quali province italiane la percentuale degli apparecchi «new slot» irregolari e clandestini sia la più alta, anche al fine di individuare, eventualmente, i concessionari di riferimento;
quali iniziative intenda intraprendere affinché venga garantita la correttezza e la trasparenza dell'operatività delle società concessionarie, nonché la riscossione delle sanzioni e delle penali inflitte ai concessionari a seguito dei controlli;
se vi sia un costante controllo dei livelli di servizio e del rispetto delle convenzioni per le concessioni relative alla conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco, allo scopo di salvaguardare le conseguenti entrate erariali;
quali siano i tempi per l'emanazione del decreto interdirigenziale del Ministero dell'economia e delle finanze-AAMS e del Ministero della salute volto a prevedere una serie di interventi al fine di prevenire e contrastare fenomeni di ludopatia conseguenti al gioco compulsivo;
quali siano i concessionari o le piattaforme internazionali delle scommesse sportive dove sono state effettuate le puntate di eventi modificati e «truccati» nel calcio italiano;
quali iniziative intenda intraprendere, anche in sede di Unione europea, affinché le piattaforme internazionali garantiscano affidabilità e trasparenza;
quali nuovi e stringenti controlli si intendano affidare all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ed alla Guardia di finanza, al fine di prevenire e contrastare i contatti della malavita organizza con questi settori;
quali iniziative intenda intraprendere affinché l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e la Guardia di finanza vigilino correttamente sul rispetto degli obblighi imposti dalla legislazione nazionale che prevedono tra l'altro il collegamento delle macchine da gioco alla piattaforma dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.
(2-01127)
«Nannicini, Boccia, Ventura, Albini, Barbi, Baretta, Boffa, Capodicasa, Cenni, Colaninno, Dal Moro, D'Antoni, Duilio, Fogliardi, Graziano, Ginoble, Lolli, Luongo, Lulli, Cesare Marini, Mastromauro, Misiani, Mosca, Oliverio, Portas, Rossa, Rossomando, Rubinato, Tullo, Vico, Ginefra, Vaccaro».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
le banche popolari in forma cooperativa sono dotate di una legislazione speciale/settoriale espressa agli articoli 29-32 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (decreto legislativo n. 385 del 1993) che rafforza l'autonomia del modello proprio della cosiddetta «democrazia societaria»;
le regole cooperative del voto capitario, dei limiti partecipativi in uno col principio della «porta aperta» e del gradimento esprimono il particolare assetto organizzativo su cui si fonda la cosiddetta «mutualità strutturale», mentre la gestione
di servizio (che si sostanzia nell'operare prevalente della banca in favore dei soci), unitamente alla promozione dello spirito di solidarietà ed alla diffusione del senso di responsabilità economico-sociale, sono il portato della cosiddetta «mutualità operativa»;
lo sviluppo della cooperazione spuria ed in generale la multiformità del fenomeno cooperativo vanno inquadrati nel modello mutualistico secondo i princìpi generali attinenti alla funzione sociale che la Costituzione gli accorda;
l'articolo 150-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia ha affermato la piena appartenenza al modello ed al mondo cooperativo delle banche cooperative, sia delle banche popolari che delle banche di credito cooperativo, nelle differenti vesti/misure di cooperative a mutualità non prevalente le prime e a mutualità prevalente le seconde;
quanto detto in precedenza conferma che nelle banche popolari cooperative il capitale non svolge affatto una funzione organizzativa;
a seguito di ispezione della Banca d'Italia sulla banca popolare di Milano Scarl la governance di tale istituto vigilato ha affermato l'esigenza di ri-patrimonializzazione tramite aumento di capitale per circa 1.200 milioni di euro, come risulta dai principali quotidiani nazionali del mese di aprile e maggio 2011;
una simile esigenza di ri-patrimonializzazione tramite aumento di capitale nasce a ridosso dell'ultima assemblea societaria di banca popolare di Milano tenutasi a Milano il 30 aprile 2011 quando proprio la governance presenta comunque in bilancio utili e dividendi da distribuire agli azionisti/soci;
ad avviso degli interpellanti appare fondato il sospetto di manovre poco chiare sull'istituto meneghino ed in particolare sulla sua forma di cooperativa, più volte attaccata dalla vigilanza bancaria e/o dalla stessa governance interna alla banca;
in particolare, un aumento di capitale di cospicua entità comporta per la banca popolare di Milano l'abbandono de facto della forma cooperativa, tradendo l'interesse sociale attuale ed in essere della banca nonché la fiducia dei soci cooperatori (lavoratori e/o clienti) sostanzialmente «traditi» da operazioni para-capitalistiche interne alla cooperativa -:
quali elementi abbia a disposizione e se non ritenga di adottare urgenti iniziative, anche di tipo normativo, volte a tutelare la natura cooperativistica di banche come la Popolare di Milano.
(2-01128)«Volontè, Compagnon».
Interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, per sapere - premesso che:
nel 2010 l'economia italiana ha fatto registrare una crescita del prodotto interno lordo (Pil) dell'1,3 per cento, fa seguito alle flessioni dei due anni precedenti (-1,3 per cento nel 2008 e -5,2 per cento nel 2009);
a livello territoriale il prodotto interno lordo è aumentato dell'1,7 per cento nel Nord-ovest, del 2,1 per cento nel Nord-est, dell'1,2 per cento nel Centro e dello 0,2 per cento nel Mezzogiorno;
nel Nord-est, all'incremento del prodotto interno lordo ha contribuito principalmente il settore industriale, con un aumento del 3,9 per cento (+2,8 per cento la variazione media nazionale). Significativo è stato anche l'apporto dei servizi (+1,6 per cento, contro il +1,0 per cento della media nazionale) e del settore agricolo (+1,5 per cento a fronte del +1,0 per cento della media nazionale);
anche nel Nord-ovest è stata l'industria ad aver segnato la ripresa più marcata del valore aggiro (+3,7 per cento).
Seguono il settore terziario (+1,2 per cento) e, quindi, l'agricoltura, con un incremento dello 0,9 per cento;
il Centro è la ripartizione geografica in cui gli effetti della crisi economica nel 2009 erano stati più contenuti: pertanto, anche l'intensità della ripresa nel 2010 è risultata più moderata (+1,2 per cento). Solo il comparto dei servizi ha presentato una crescita del valore aggiunto (+1,2 per cento) superiore a quella media, mentre il settore industriale ha segnato un aumento del 2,3 per cento e l'agricoltura ha fatto registrare un arretramento (-0,5 per cento);
il Mezzogiorno, infine, è la ripartizione che mostra la maggiore difficoltà di recupero. Il prodotto interno lordo è aumentato, infatti, di appena lo 0,2 per cento a fronte di un incremento complessivo dell'1,7 per cento del Centro-nord. Il settore che ha segnato maggiormente il passo è quello industriale: in presenza di una incisiva ripresa a livello nazionale, l'industria del Mezzogiorno ha fatto registrare una flessione del valore aggiunto dello 0,3 per cento. Solamente l'agricoltura ha sperimentato un aumento del valore aggiunto (+1,4 per cento) superiore alla media nazionale, mentre nel settore terziario la crescita è stata estremamente contenuta (+0,3 per cento);
da uno studio dell'Ocse, si evince che nel periodo 2010-2012 solo 5 Paesi su 33 non riusciranno a recuperare perdita di prodotto interno lordo dovuta alla crisi (2008-2009). L'Italia, purtroppo, farà parte di questo quintetto, composto, oltre che dal nostro Paese, da Grecia, Islanda, Irlanda e Spagna. Nel 2012 il prodotto interno lordo italiano sarà ancora inferiore del 2,5 per cento rispetto al periodo pre-crisi. Quello del Portogallo, considerato il fanalino di coda d'Europa sarà superiore dello 0,6 per cento, quello della Germania del 4,2 per cento, della Francia 2,8 per cento. Altri Paesi faranno ancora meglio. Tanto per fare un altro esempio quello della Turchia sarà del 14,6 per cento;
la performance italiana appare ancora più negativa perché pur non avendo avuto dissesti bancari e crisi finanziarie, il nostro Paese non riuscirà a far crescere il prodotto interno lordo come gli altri. La recessione e la difficoltà a recuperare sono frutto di un sistema produttivo particolarmente fragile. La debolezza italiana viene da molto lontano. Infatti, il prodotto interno lordo italiano, negli ultimi 15 anni, è sempre cresciuto l'1 per cento in meno della media europea. Se si fosse tenuto il ritmo del resto d'Europa, si avrebbero un prodotto interno lordo più grande di 230 miliardi di euro e le risorse per investire nella ricerca, nelle infrastrutture e, forse, anche per abbassare le tasse;
nell'attuale situazione un accordo fra le forze politiche di maggioranza su quali siano le migliori soluzioni per rilanciare l'economia è necessario ed urgente. Si è giunti vicino al punto di non ritorno. O si interviene oppure si rischia di implodere sotto il peso del debito, della scarsa crescita, dell'assenza di innovazione e dei bassi salari;
la realizzazione e, soprattutto, la tenuta di un tale accordo, però, appare praticamente impossibile. Gli schieramenti, infatti, potrebbero trovarsi d'accordo sulla finalità (rilanciare l'economia e l'occupazione), ma non sulle modalità di esecuzione, poiché le visioni che dell'economia provengono dall'attuale maggioranza, ad avviso degli interroganti divergono profondamente tra loro;
lo scontro avviene, come sempre, sia per come finanziare le operazioni che si vogliono intraprendere, sia su chi debba trarre i benefici maggiori da tali azioni, benefici che saranno diversamente allocati a seconda che si scelga la via del «tagliare» sui servizi o fare una «patrimoniale» piuttosto che detassare gli imprenditori per facilitare nuovi investimenti, oppure detassare i lavoratori per far aumentare la domanda interna;
ad avviso degli interpellanti, sarebbe urgentemente necessario adottare le riforme strutturali necessarie per aumentare
il potenziale di crescita, pur mantenendo nel contempo un contesto di bilancio stabile e orientato al risanamento, e per stimolare la crescita della produttività e dell'offerta di lavoro, con particolare riguardo alle riforme strutturali inerenti:
a) alla riduzione delle barriere amministrative e normative alla concorrenza;
b) miglioramento dell'efficienza dell'istruzione superiore;
c) all'aumento dell'efficienza della macchina fiscale;
d) alla riduzione della proprietà pubblica e alla creazione di un mercato concorrenziale che non nasconda sacche di privilegio monopolistico od oligopolistico;
e) alla maggiore efficienza dell'apparato pubblico;
f) ad un nuovo, diverso e più efficiente orientamento del sistema economico verso una crescita sostenibile per l'ambiente;
se siano conoscenza dei dati esposti in premessa, se gli stessi trovino conferma e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti, eventualmente anche di natura normativa, intendano adottare per risolvere le criticità sopra descritte.
(2-01122)
«Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Zamparutti».
Interrogazioni a risposta scritta:
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
dal 5 giugno 2011, secondo i calcoli della CGIA, gli italiani, hanno iniziato a lavorare per se stessi e non per lo Stato, festeggiando il tax freedom day;
per meglio dire, dall'inizio dell'anno fino al 4 giugno 2011 hanno lavorato per pagare le imposte; dal 5 giugno fino alla fine dell'anno lavoreranno finalmente per sé e le proprie famiglie. Se ci sia da festeggiare o meno, dipende un po' anche dalle inclinazioni, dalla tendenza a guardare, se si è ottimisti, al portafoglio mezzo pieno della metà dell'anno che ci attende, o, se si è più disincantati, al portafoglio mezzo vuoto della metà dell'anno trascorso;
l'altra faccia del tax freedom day è rappresentata non solo dal gravoso peso fiscale, ma ancor più del rapporto asimmetrico tra il fisco e il contribuente, a dispetto di ogni concezione di Stato di diritto;
si parla dunque di accertamenti bancari. L'articolo 32, comma 1, n. 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 prevede che i prelevamenti effettuati nell'ambito di rapporti bancari (ad esempio, i prelevamenti da conto corrente) possono essere imputati come ricavi, a base delle rettifiche o degli accertamenti dell'amministrazione finanziaria, a meno che il contribuente non indichi il beneficiario del prelevamento o queste operazioni non risultino da scritture contabili;
la disposizione, che resiste da anni a critiche ed eccezioni di incostituzionalità, è una di quelle che più rimarcano il rapporto di disparità tra il fisco e il contribuente, introdotto dal legislatore e avallato dalla giurisprudenza (ad esempio, Corte costituzionale n. 225/2005);
la disposizione capovolge, sia sotto il profilo logico che giuridico, il significato economico della nozione di uscita (ossia: addebitamento in conto corrente) che è evidentemente un costo, mentre, in campo tributario, si trasforma, oltre che in ricavo lordo, persino in reddito;
in altre parole, l'assottigliamento del proprio conto in banca viene imputato dal fisco a ricavo lordo (prima sanzione), per poi essere tassato come reddito (seconda sanzione), a cui possono applicarsi le ulteriori sanzioni per la minor imposta dichiarata;
questo perché, con un sistema di doppia presunzione, al fisco è dato di addurre, senza fornire prova, che un costo non giustificato sia corrispondente a un ricavo o compenso (prima presunzione) non dichiarato (seconda presunzione);
ad avviso degli interroganti, sembra che questa doppia presunzione a caduta e le relative sanzioni (dal costo al ricavo, dal ricavo al reddito e conseguente tassazione) siano contrarie a qualsiasi canone di logica e ragionevolezza, che dovrebbe presiedere invece a ogni scelta del legislatore. Esse sono oltretutto contrarie al principio di capacità contributiva, poiché, se si considera imponibile quello che è a tutti gli effetti un costo e non un ricavo, si spezza il nesso tra quel che si guadagna e quel che si deve al fisco;
tutto questo l'amministrazione fiscale può fare senza nemmeno preoccuparsi di dare fondamento certo alla doppia presunzione, tramite, ad esempio, il rinvenimento di versamenti o accrediti non giustificati di entità superiore o quantomeno corrispondente alle uscite. Per come è formulata, anzi, la norma potrebbe applicarsi anche in assenza di versamenti e in presenza di soli prelevamenti;
spetterà al contribuente, nella ormai accettata tradizione dell'inversione dell'onere probatorio che connota il diritto tributario, dimostrare il contrario. Poco può fare il contribuente di fronte a questa «prepotenza» del fisco di trasformare il costo in ricavo, un'operazione finanziaria riduttrice di patrimonio in un'operazione incrementativa;
deve assoggettarsi a faticose corvées, come obblighi di documentazione nominativa dei beneficiari delle proprie spese, di annotazione, registrazione, rendicontazione e conservazione per anni di quant'altro possa dimostrare a chi e dove sono finiti quei prelevamenti, fossero anche una semplice liberalità o una spesa per un consumo di famiglia. Al carico fiscale, dunque, ecco sommarsi gli oneri procedurali che rappresentano, oltre che un costo in termini di tempo ed energie, un'invasione della propria sfera personale, poiché la vita privata può essere oggetto di esame da parte di una amministrazione che può agire senza obblighi di verifica concreta e di motivazione;
un altro aspetto critico sta nel fatto che la norma sembra colpire soltanto gli imprenditori e i liberi professionisti, così da rientrare nel clima di vessazione fiscale che deprime l'economia del nostro Paese. Che si rivolga solo a queste due categorie lo si desume dal riferimento alle «scritture contabili», alla cui tenuta, come noto, sono vincolati imprenditori e liberi professionisti, e ai «ricavi e compensi», che, nel linguaggio delle scienze economiche e aziendali, sono il frutto proprio di attività di impresa o di lavoro autonomo;
sotto il profilo della conformità alla Costituzione, il restringimento dell'area degli accertabili appare in contrasto con il sempre più frequentemente richiamato «principio di uguaglianza». Ma, quel che è più grave, economicamente parlando, è che ciò contribuisce a creare quel senso di angoscia da accertamento fiscale che rappresenta di per sé un obiettivo e ormai incontestato freno all'economia -:
sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative urgenti, eventualmente anche di natura normativa, intenda adottare per risolvere le criticità sopra descritte.
(4-12273)
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
sono ancora molte le criticità relative al cosiddetto «nuovo spesometro», nonostante la pubblicazione della circolare 24/E del 30 maggio 2011 dell'Agenzia delle entrate;
tra le problematiche di maggior rilievo vi è il fatto che sia stato escluso l'obbligo di comunicazione per le operazioni pagate con carte di credito, di debito
e prepagate, ma non per i pagamenti effettuati con bonifici e assegni, altrettanto tracciabili;
non è chiaro, inoltre, il motivo per cui si debbano comunicare i dati degli acquisti effettuati in Italia da parte degli stranieri (come privati cittadini), dato che la persona fisica estera è esclusa dall'accertamento sintetico -:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire un'interpretazione certa e uniforme delle norme sopra richiamate.
(4-12275)
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nel mese di maggio 2011, secondo le stime preliminari, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1 per cento rispetto al mese di aprile 2011 e del 2,6 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (lo stesso valore registrato ad aprile);
l'inflazione acquisita per il 2011 è pari al 2,3 per cento;
l'inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, si stabilizza all'1,8 per cento;
al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo sale al 2,1 per cento dal 2,0 per cento di aprile 2011;
sul piano tendenziale, la variazione dei prezzi dei beni sale al 3,0 per cento, con una lieve accelerazione rispetto ad aprile 2011 (+2,9 per cento) e quella dei prezzi dei servizi si porta al +2,3 per cento dal +2,2 per cento del mese precedente. Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi resta invariato rispetto al mese di aprile;
la stabilizzazione dell'inflazione, a maggio 2011, risente della flessione congiunturale dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti e dei beni non durevoli, i cui effetti sull'indice generale risultano, tuttavia, controbilanciati dall'aumento mensile dei prezzi dei beni alimentari e da quello, per quanto più contenuto, dei beni energetici regolamentati;
sulla base delle stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente e del 3,0 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, con un'accelerazione di un decimo di punto percentuale rispetto ad aprile 2011 (+2,9 per cento) -:
se i dati esposti in premessa trovino conferma e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intenda porre in essere, nel rispetto delle competenze attribuite alle istituzioni dell'Unione europea, per arginare la «tassa» da inflazione, particolarmente odiosa poiché colpisce soprattutto i lavoratori meno abbienti, ovvero quelli che percepiscono un reddito fisso da lavoro dipendente, i quali non possono mettersi al riparo da tale tassazione di fatto traslandone gli effetti su soggetti economici che hanno una posizione a valle rispetto alla propria all'interno della catena economico-produttiva.
(4-12278)
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'Agenzia delle entrate ha appena iniziato ad inviare delle lettere ai contribuenti che hanno sostenuto spese giudicate dall'amministrazione eccessive rispetto ai redditi dichiarati nel 2009;
esse dovrebbero essere recapitate prima della trasmissione delle dichiarazioni
dei redditi e prima dei versamenti delle imposte di giugno 2011, perché contenenti una comunicazione ai contribuenti che negli anni scorsi hanno mostrato una capacità di spesa eccessiva rispetto a quanto dichiarato al fisco. In queste lettere l'amministrazione avvisa il contribuente di aver notato l'anomalia, tenendo conto della possibilità del ravvedimento, ammessa per il primo anno d'imposta di applicazione del redditometro e del nuovo accertamento sintetico;
si tratta della prima fase di lavori del nuovo redditometro, che, dopo la riscrittura nella manovra estiva 2010, si concentra su un ampio ventaglio di spese indicative; tra le altre agli acquisti di aerei e barche si affiancano quelle per viaggi, contributi a colf e dipendenti, frequenza di centri benessere e acquisti di opere d'arte;
le comunicazioni mandate sembrano puntare sulla compliance, per dare un impulso all'adeguamento con una dichiarazione integrativa dei redditi -:
se i fatti riportati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, se sia prevista la possibilità effettiva per tutti i contribuenti interessati dal provvedimento di ottenere la ricezione dell'avvertimento prima dello scadere il termine finale per la presentazione della dichiarazione dei redditi;
quali siano le conseguenze per i contribuenti che si trovino nelle condizioni sopra descritte che eventualmente non riuscissero a ricevere la comunicazione per tempo;
quale sia il numero dei presunti evasori fiscali e quale l'importo complessivo eventualmente evaso dagli stessi.
(4-12280)
LANZILLOTTA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
dal 1° giugno 2011 si sono registrati presso i 14 mila uffici postali disservizi causati, secondo quanto affermato da Poste italiane, dal cambiamento del sistema operativo;
la tipologia dei servizi offerti da Poste italiane - società di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze - rendono questo ente centrale per la vita di molti cittadini, in primis per i pensionati, e per le migliaia di piccole e medie imprese che quotidianamente vi fanno ricorso e, per questi motivi, è indispensabile che tali servizi siano continuativi e siano assicurati su tutto il territorio nazionale;
esistono ormai e si vanno diffondendo tecnologie informatiche, quali il cloud computing, che permettono di utilizzare le risorse hardware o software in remoto attraverso Internet diventando disponibili su qualsiasi tipo di dispositivo e da qualsiasi tipo di accesso ed evitando quindi le conseguenze economiche e sociali connesse all'interruzione del servizio cui Poste Italiane è stata costretta;
premesso che tale tecnologia potrà diventare uno dei pilastri della ripresa economica dei diversi Paesi membri dell'Unione europea in quanto permette alle pubbliche amministrazioni diversi vantaggi, in termini di riduzione dei costi e di aumento dell'agilità delle proprie organizzazioni -:
se il Governo abbia allo studio l'adozione del cloud computing nelle amministrazioni pubbliche e da parte delle società concessionarie di servizi pubblici - quali appunto Poste Italiane - e, nel caso, quali problemi abbiano riscontrato e se, in definitiva, intenda introdurre soluzioni basate su piattaforme di tipo cloud, come già fatto da svariate realtà private e, fuori d'Italia, anche pubbliche, e in quali settori.
(4-12290)
SCILIPOTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la legge n. 262 del 28 dicembre 2005, all'articolo 19, comma 10, ha previsto: «Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario
della Banca d'Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici», in sostanza si imponeva, entro il 12 gennaio 2009, il trasferimento delle quote dei partecipanti al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato e da altri enti pubblici, in pratica una «sorta di nazionalizzazione». Infatti, nel sito internet di BANKITALIA, per oltre un anno, vi è stata inserita, nella pagina principale di accesso, tale normativa; successivamente, con decreto del Presidente della Repubblica 12 dicembre 2006, viene approvato il nuovo statuto della Banca d'Italia, che modifica l'articolo 3 del vecchio statuto, eliminando la voce che prevedeva il possesso delle quote azionarie di maggioranza in mano allo Stato;
ad avviso dell'interrogante una legge dello Stato italiano non può essere disattesa da un istituto di diritto pubblico, quale la Banca d'Italia, che distribuisce annualmente ai proprietari (le banche private italiane e straniere) oltre 50 milioni di euro (corrispondenti a circa 100 miliardi delle vecchie lire) e che cura praticamente tutti i servizi di tesoreria dello Stato e di «vigilanza bancaria» alle stesse banche che sono le sue proprietarie; ora, alla luce di questi accadimenti, sembra doveroso dire che l'opinione pubblica non dovrebbe tollerare tale stato di fatti e circostanze, che appaiono, a giudizio dell'interrogante, in contrasto con i principi della Costituzione (articoli 1, 11, 47), della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (articolo 4, comma 1), della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dell'etica, della morale, e della pacifica convivenza sociale del popolo italiano, che si vede privato dei diritti fondamentali richiamati in precedenza, stante la rilevanza tali negazioni in relazione alla stabilità dell'individuo e del sistema Paese -:
se il Ministro interrogato, come da sue dichiarazioni pubbliche rilasciate più volte nel corso dell'anno 2008, ritenga di doversi procedere con apposite iniziative normative alla ridefinizione dell'assetto proprietario di BANKITALIA.
(4-12312)
CONTENTO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
un articolo pubblicato dal quotidiano il Sole 24 Ore ha evidenziato come sarebbe in corso, da parte della Banca d'Italia, una sorta di indagine conoscitiva sullo stato di salute di decine di così dette «piccole banche»;
in particolare, al vaglio della Banca nazionale ci sarebbero l'elevato incremento del numero di istituti in fase di costituzione (alcuni dei quali con capitale sottoscritto decisamente basso e nell'ordine di una manciata di milioni di euro), nonché le consistenti perdite registrate nel corso dell'ultimo esercizio da varie tra le banche già esistenti;
quello delle banche di credito cooperativo BCC risulta un fenomeno molto radicato soprattutto nel Nord-est ma il cui sviluppo richiede - ovviamente - un elevato tasso di fiducia da parte dei risparmiatori e dei numerosi imprenditori radicati sul territorio -:
di quali elementi disponga e quali eventuali iniziative di competenza intenda adottare in merito alle decine di banche di credito cooperativo presenti in Italia e se siano disponibili dei dati oggettivi al riguardo.
(4-12314)
...
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
FERRANTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
per protestare contro la drammatica situazione delle strutture penitenziarie del nostro Paese, l'Unione delle camere penali
italiane ha promosso uno sciopero della fame, cui hanno aderito anche tre avvocati penalisti di Viterbo, che si asterranno dal mangiare per tre giorni al fine di denunciare le incivili condizioni in cui si trovano i detenuti e gli operatori penitenziari del carcere «Mammagialla» di Viterbo;
la suddetta struttura, infatti, presenta un organico largamente sottostimato e sottoposto a turni insostenibili: gli agenti penitenziari previsti sarebbero 540, ma in realtà ne sono impiegati effettivamente solo 360, a fronte di 730 reclusi su un totale di 433 posti di detenzione disponibili;
tali drammatiche condizioni dell'istituto viterbese hanno portato, negli ultimi anni, a numerosi casi di suicidio non solo tra i detenuti, ma anche tra gli agenti penitenziari -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per fronteggiare tale emergenza, al fine di tutelare il diritto dei detenuti di scontare la pena in condizioni dignitose, e, al tempo stesso, di permettere agli operatori carcerari di lavorare senza insostenibili sovraccarichi.
(4-12267)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ADNKRONOS, nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, lo scorso 5 giugno, un internato di 39 anni è morto per sospetta setticemia;
a dare la notizia del sesto decesso registratosi ad Aversa nel 2011 è stato Dario Stefano Dell'Aquila, portavoce dell'associazione Antigone Campania e componente dell'Osservatorio nazionale sulla detenzione. Nel corso di quest'anno, ad Aversa, tre internati si sono tolti la vita suicidandosi, uno è morto per soffocamento e due sono morti per malattia;
nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa vi sono circa 300 internati, sofferenti psichici autori di reato sottoposti ad una misura di sicurezza, sicché più volte è stato chiesto, nel corso degli anni, tanto all'amministrazione penitenziaria quanto al servizio sanitario regionale, interventi immediati per garantire livelli essenziali di assistenza sanitaria all'interno della predetta struttura;
i precedenti decessi hanno riguardato dei suicidi: lo scorso 6 maggio un 33enne si è impiccato nella sua cella; l'11 aprile un romeno di 58 anni, recluso da circa otto anni, si è impiccato nel bagno della propria cella; ancora prima, il 5 gennaio, un uomo di 32 anni, ha compiuto lo stesso estremo gesto. Nel pomeriggio del 9 maggio, invece, un uomo era morto per soffocamento -:
quali siano le cause del decesso avvenuto lo scorso 5 giugno nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa;
se il Ministro non ritenga opportuno disporre un'ispezione presso la struttura di Aversa per fare luce sull'esatta dinamica dell'episodio e per appurare se vi siano state negligenze da parte del personale della struttura;
se all'interno della predetta struttura siano garantiti i livelli essenziali di assistenza sanitaria.
(4-12291)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, nel carcere spoletino di Maiano, un detenuto 53 si è suicidato il 3 giugno 2011. Da quanto sembra, l'uomo era alle prese con problemi di salute. Gli addetti alla sicurezza, nonostante la sorveglianza, lo avrebbero trovato impiccato e a nulla è valso il loro disperato tentativo di salvarlo. Il cuore dell'uomo aveva già
cessato di battere e il medico non ha potuto far altro che accertare l'avvenuto decesso;
l'uomo si trovava recluso già da un po' di tempo al carcere di Maiano e da quanto trapela doveva scontare una pena detentiva piuttosto lunga. Non è escluso che il detenuto possa essere caduto in una forte crisi depressiva che lo ha portato a compiere il tragico gesto;
negli ultimi tempi le condizioni di vita dei reclusi del carcere di Maiano sono notevolmente peggiorate a causa dell'arrivo di nuovi detenuti che hanno portato la struttura a ospitare circa 700 unità. Come già noto e più volte sottolineato anche dai sindacati della Polizia penitenziaria, la situazione relativa alla sicurezza è al limite, con gli agenti che operano in condizioni precarie -:
se non ritenga opportuno disporre un'ispezione presso il carcere di Spoleto per fare luce sull'esatta dinamica dell'episodio e per appurare se vi siano state negligenze da parte della direzione;
se sia noto in che modo era seguito dal personale medico il detenuto in questione e a quando risalga l'ultimo incontro che lo stesso aveva avuto con lo psicologo, con l'educatore, con gli assistenti sociali;
se, in particolare, l'uomo fosse stato visitato dallo psichiatra del carcere e se quest'ultimo avesse riscontrato un rischio suicidario;
quali misure più in generale il Ministro intenda adottare nell'immediato per arginare il fenomeno dei suicidi all'interno delle nostre strutture penitenziarie.
(4-12292)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
sul quotidiano Italia Oggi del 5 giugno 2011 è stato pubblicato l'articolo intitolato: «In carcere preservando il rapporto detenuti-figli. Presentato uno studio»;
nell'articolo viene illustrato un interessante studio sulle relazioni tra genitore-detenuto e figli minori. Il quadro d'insieme del fenomeno, che solo in Italia interessa ogni anno circa 100 mila minori i cui genitori sono detenuti e che a livello europeo tocca quota 1,2 milioni, è stato fotografato nel primo rapporto presentato a Roma nelle scorse settimane;
l'indagine, condotta nel 2009-2011 attraverso questionari rivolti a personale carcerario interno e volontari che assistono le strutture, e colloqui a genitori reclusi, ha interessato complessivamente 112 carceri italiane (pari al 53 per cento delle complessive 213 che operano nel nostro territorio). Le regioni che hanno partecipato maggiormente sono state Valle d'Aosta, Basilicata, Trentino e Lombardia. Emerge come nella grande maggioranza dei casi (76 per cento) nel delicato momento d'incontro tra minori e genitori in carcere non è presente personale adeguatamente preparato. Inoltre, nel 66 per cento delle strutture esaminate manca una circolare che disciplini e detti regole condivise, cui il personale deve attenersi nel corso degli incontri familiari;
le perquisizioni effettuate sui minori prima dell'ingresso al colloquio sono al 40 per cento personali e al 29 per cento con metal detector. I colloqui avvengono nella grande maggioranza dei casi di mattina (81 per cento) e solo nell'8 per cento dei casi tutto il giorno. Quanto alla frequenza, il 32 per cento delle carceri prevedono otto e più incontri al mese, il 41 per cento sei volte e il 27 per cento quattro volte; la durata è nel 54 per cento dei casi di 1 ora, nel 40 per cento fino a 2 ore e nel 4 per cento oltre 3 ore. Nel 59 per cento delle carceri non è possibile far pranzare insieme genitori e minori (solo il 7 per cento). Un dato emblematico riguarda la presenza di strutture adeguate per il colloquio genitori figli: il 65 per cento delle carceri non ne è dotata;
le regioni più virtuose sono Emilia Romagna (83 per cento delle strutture ne è dotata), Lazio (60 per cento), Lombardia (58 per cento). Sorprende la Valle d'Aosta che non ne ha alcuna. Quel che serve sono risorse per supportare i progetti formativi e di assistenza oltre ad una maggiore sensibilità sulla cultura del recupero del rapporto genitore figlio soprattutto nel periodo in cui il primo sia detenuto -:
quali iniziative intenda adottare affinché in ogni carcere italiano sia presente personale adeguato nel momento dell'incontro tra minori e genitori detenuti;
se non intenda inviare una circolare a tutti gli istituti di pena che disciplini e detti regole condivise, cui il personale deve attenersi nel corso degli incontri tra minori e genitori detenuti;
quali provvedimenti urgenti intenda adottare affinché in tutte le carceri italiane il detenuto-genitore possa pranzare insieme al figlio;
se non intenda mettere a disposizione strutture adeguate per il colloquio genitori-detenuti e figli in tutti quegli istituti di pena che ne risultano attualmente sprovvisti;
se non intenda destinare maggiori risorse per supportare i progetti formativi e di assistenza volti al recupero del rapporto genitore-figlio soprattutto nel periodo in cui il primo sia detenuto.
(4-12293)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
sul Quotidiano di Calabria del 5 giugno 2011 è apparso un articolo intitolato: «l'UGL scrive al Prefetto; nella Casa Circondariale violati i patti sindacali»;
nell'articolo citato si narra che la segreteria regionale dell'Ugl della Polizia Penitenziaria della Calabria ha inviato la seguente lettera al Prefetto di Cosenza: «La situazione della casa circondariale e della locale direzione delegittima, con la sua azione, le prerogative sindacali. Il direttore della Casa Circondariale di Cosenza, Filiberto Benevento, è solito adottare provvedimenti di notevole importanza, connessi all'organizzazione del lavoro del Corpo di Polizia Penitenziaria, in modo unilaterale, ovvero senza il previsto e necessario confronto con le parti sindacali, salvo poi fornire scarne informazioni alle stesse parti, omettendo un passaggio fondamentale: la convocazione. Ma non è tutto. Si assiste, impotenti, alla sistematica alienazione dei diritti di buona parte del Personale e alla violazione di accordi sindacali vigenti e di recente sottoscrizione al solo scopo di salvaguardare solo una parte di personale. A tal proposito, in questi giorni, dinnanzi alla necessità di garantire la fruizione delle tanto agognate ferie estive a tutto il personale la direzione della casa circondariale di Cosenza sembrerebbe orientata ad istituire turni distribuiti su 3 quadranti orari (ossia da 8 ore giornaliere) in taluni posti di servizio ritenuti erroneamente privilegiati e con meno carichi di lavoro, tra cui uno di difficile comprensione atteso l'indirizzo consolidato di sopprimere quasi quotidianamente tale presidio di sicurezza. Inoltre sembrerebbe anche in forte dubbio il pagamento del lavoro straordinario atteso l'insufficiente ed irrisorio monte ore messo a disposizione della casa circondariale di Cosenza che, nonostante la carenza di personale si trova ancora nelle possibilità di garantire l'espletamento di turni su 4 quadranti orari. Chiediamo quindi la convocazione di un incontro per l'approfondimento dei temi che costituiscono solo la punta dell'iceberg del dissenso nei confronti del modus operandi adottato dall'attuale dirigenza della Casa Circondariale Cosenza» -:
se corrisponda al vero quanto esposto dalla segreteria regionale dell'Ugl della Polizia Penitenziaria della Calabria al prefetto di Cosenza;
quali provvedimenti e/o iniziative intenda adottare al fine di ripristinare un corretto rapporto sindacale tra gli agenti di polizia penitenziaria assegnati presso l'istituto di pena calabrese e il loro direttore.
(4-12294)
FEDERICO TESTA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
attualmente presso il carcere di Montorio di Verona lavorano 280 agenti di polizia penitenziaria di ogni grado, rispetto a una pianta organica di 407;
la capienza prevista per l'istituto penitenziario in questione è di circa 500 detenuti ma, ad oggi, essi sono quasi il doppio, un sovraffollamento che determina notevoli problemi, non ultimi quelli sanitari;
la situazione è aggravata dalla mancanza di fondi anche per le minime esigenze, come ad esempio la carta o le lampadine;
il personale che lavora nell'istituto ha proclamato lo stato di agitazione chiedendo, tra le altre cose:
a) il rientro in sede a Verona del personale distaccato e/o in missione presso altre sedi in ambito regionale e nazionale;
b) l'assegnazione all'istituto penitenziario di Montorio di un cospicuo numero di agenti del corso di formazione presso le scuole del corpo, che terminerà presumibilmente nel settembre/ottobre 2011, mentre non risulta prevista, allo stato, alcuna assegnazione presso la sede di Verona;
c) una redistribuzione sul territorio dei detenuti «giudicabili» e «appellanti» che tenga conto della competenza territoriale dell'autorità giudiziaria da cui dipendono, redistribuzione che consentirebbe di risparmiare personale (in media si impiegano 3 agenti per ogni detenuto tradotto) e tempo, nonché, grazie alle minori percorrenze, la diminuzione dell'usura dei mezzi, delle spese per carburante, per pedaggi autostradali, per servizi di missione, per i pasti per il personale, dell'incidenza dei sinistri;
d) la disponibilità di risorse per l'installazione di apertura automatizzate dei cancelli di ingresso nei vari settori interni che porterebbero anche ad un risparmio di uomini, per il ripristino e in molti punti l'installazione ex novo, di impianti di videosorveglianza per ovvi motivi di sicurezza, per la necessaria manutenzione della struttura;
e) di poter effettuare le esercitazioni di tiro a Verona (o in zone limitrofe) presso poligoni comunali o di altre Forze armate o di polizia anziché recarsi a Udine con il conseguente spreco di risorse umane ed economiche;
f) la disponibilità di risorse per l'installazione di aperture automatizzate dei cancelli di ingresso nei vari settori interni, che comporterebbero anche un migliore utilizzo del personale, il ripristino e, in molti punti, l'installazione ex novo, di impianti di videosorveglianza per motivi di sicurezza, la necessaria manutenzione della struttura, l'incremento del numero dei detenuti addetti alle pulizie dell'istituto, per un adeguato ed indispensabile livello di igiene e salubrità dei locali interni, oggi fortemente compromesso dai drastici tagli -:
quali misure urgenti il Ministro intenda attuare al fine di garantire e rendere effettivi, oltre ai diritti della popolazione detenuta nel carcere di Montorio, anche quelli della polizia penitenziaria che deve sopportare, con grande sacrificio, enormi disagi tra i quali pesanti turni di lavoro forzati;
se intenda provvedere con urgenza allo stanziamento delle risorse indispensabili per la manutenzione ordinaria;
quali iniziative intenda porre in essere al fine di fronteggiare la grave situazione
di sovraffollamento descritta in premessa, anche al fine di scongiurare il verificarsi di emergenze igienico-sanitarie.
(4-12299)
...
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
il porto di Gioia Tauro rappresenta il più grande hub portuale del Mediterraneo ed il principale scalo commerciale marittimo per il sud del paese e la Calabria in particolare;
sono anni ormai che la struttura non riesce a decollare sotto il profilo economico-produttivo, mostrando gravissimi segnali di crisi gestionale e strutturale che la tengono lontano dal raggiungimento degli obiettivi di efficienza fissati al momento della sua costruzione;
la gestione del porto è stata sempre organizzata in un quadro di incertezze che non hanno consentito l'effettiva polifunzionalità ma, al contrario, prodotto ritardi nei finanziamenti, scarsa attenzione sulla rivalità nata da parte di altri porti italiani e mediterranei, lentezza nel completamento delle infrastrutture portuali, marginalità dell'obiettivo, mancanza dell'istituzione di una zona franca produttiva; queste sono le criticità maggiori che oggi si riscontrano in maniera evidente e che compromettono fortemente lo sviluppo dello scalo e il rilancio dell'intera area da esso servita;
se a questo si aggiunge il preoccupante quadro occupazionale che si manifesta da qualche mese con continui annunci di abbandono di alcune compagnie operanti e richieste di ammortizzatori sociali e licenziamenti da parte della MCT, società terminalista che gestisce lo scalo marittimi, si evince bene come il quadro oggi si presenti fortemente drammatico e meritevole di essere considerato e valutato con priorità emergenziale dal Governo nazionale che invece, ad oggi, ad avviso degli interpellanti si è dimostrato assente;
il Governo sembra non aver riservato attenzione al porto di Gioia Tauro neppure aiutandone la competitività considerato che nel piano per lo sviluppo e il potenziamento delle piattaforme logistiche nazionali approvato da poco, sono state riservate solo alcune righe al porto in questione;
a fronte invece di un impegno a rafforzare e finanziare con svariati milioni di euro i porti, e le piattaforme logistiche Uguri e dell'Adriatico;
ultimamente la società Maersk, socio di minoranza della Med Center, colosso danese numero uno al mondo nel trasporto container, dopo aver già dirottato i volumi di traffico verso PortoSaid, ha annunciato che dal prossimo mese di luglio taglierà anche l'ultima linea che fa ancora tappa in Calabria, decisione che provocherà perdite di volumi traffico e conseguenti esuberi di personale che si aggireranno tra il 25 e il 30 per cento dei dipendenti;
a questi esuberi verranno aggiunti quelli delle aziende esterne che lavorano per MCT, circa 600-700 lavoratori; il tutto in un territorio ed in una regione, la Calabria, che già presenta un preoccupante alto tasso di disoccupazione;
nei giorni scorsi in un'assemblea pubblica dei consigli comunali dei comuni di Gioia Tauro e dei limitrofi aperta ai cittadini per discutere della vicenda; è stato varato all'unanimità un documento di richiesta d'intervento straordinario al Governo per chiarire quali iniziative assumerà per porre rimedio alla difficilissima situazione di crisi che sta vivendo l'infrastruttura e creare le condizioni per il reale ed effettivo rilancio, in considerazione anche delle ultime esternazioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
che si dice pronto ad autorizzare la cassa integrazione guadagni per circa 200 lavoratori che operano nel porto;
alla luce di quanto sopra descritto appare opportuno intervenire al più presto e stabilire una strategia chiara e di ampio respiro utile a garantire la polifunzionalità del porto di Gioia Tauro, realtà che rischia davvero di essere posta ai margini del sistema portuale italiano e mediterraneo -:
quali urgenti e concrete iniziative di competenza intenda intraprendere per risolvere le problematiche relative al rilancio economico e al potenziamento delle strutture del porto di Gioia Tauro;
se non ritenga necessario considerare la struttura portuale di Gioia Tauro come priorità nazionale e creare quindi un unico tavolo di concertazione tra Governo nazionale, regioni e organizzazioni sindacali;
quali interventi intende prevedere per mettere in atto la polifunzionalità del porto di Gioia Tauro, e permettere così il reale e concreto utilizzo dello scalo in funzione del rilancio dell'infrastruttura e dell'economia dell'aera interessata, della Calabria e dell'intero Mezzogiorno del paese;
quanti siano i fondi pubblici investiti nel porto di Gioia Tauro dalla sua nascita ad oggi e gli spazi, all'interno dello stesso, utilizzati per la crescita occupazionale.
(2-01125)
«Tassone, Occhiuto, Galletti, Mereu, Compagnon, Adornato, Binetti, Bosi, Buttiglione, Calgaro, Capitanio Santolini, Enzo Carra, Cera, Ciccanti, De Poli, Delfino, Dionisi, Anna Teresa Formisano, Libè, Lusetti, Mantini, Marcazzan, Ricardo Antonio Merlo, Mondello, Naro, Pezzotta, Poli, Rao, Ria, Ruggeri, Scanderebech, Nunzio Francesco Testa, Volontè, Zinzi».
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
si intende sollecitare il Governo ad un attenta verifica dell'operato dei funzionari dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e per i beni e le attività culturali, in particolare sull'atteggiamento tenuto in questi anni dal responsabile della «struttura tecnica dimissioni» del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che a parere dell'interpellante ha assunto atteggiamenti non pienamente comprensibili e di fatto subalterni alle decisioni della regione Emilia-Romagna e del comune di Bologna, nonostante le dettagliate segnalazioni ed interpellanze presentate dal firmatario del presente atto (mancato collaudo, denuncia dei sindacati, atc, mancate prove di sicurezza del mezzo, non conformità al progetto originario e altro);
pur riconoscendo l'obbligo del Governo di concertare con gli enti locali le modalità attuative di Civis, l'interpellante segnala, precisando di non voler fare processi alle intenzioni, che gli organi tecnici del Ministero non possono nascondersi dietro formalità giuridiche quando comprovate deviazioni dai progetti originali, cosa avvenuta per Civis richiederebbero come minimo una verifica attenta, per non parlare di una sospensione dei finanziamenti previsti da parte dello Stato fino ai chiarimenti dovuti;
si lamenta la scarsa attenzione non tanto a quanto segnalato dell'interpellante ma alla collettività bolognese, che comunque l'interpellante rappresenta come parlamentare;
tutto ciò in presenza di relazioni palesemente contraddittorie che, a parere dell'interpellante, non sono state sufficientemente tenute in considerazione e vagliate nel contenuto dal Ministero per i beni e le attività culturali, in presenza,
come risulta all'interpellante, di pesanti condizionamenti locali sui responsabili dei beni culturali medesimi -:
se intendano effettuare una verifica ministeriale sull'operato dei dirigenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e per i beni e le attività culturali;
se, in particolare, intendano avviare due indagini distinte per conoscere se da parte degli organi tecnici dei Ministeri si sia adempiuto fino in fondo il proprio compito istituzionale o se ci sia stata una oggettiva omissione in atti del loro ufficio causata dalla debolezza di fronte ad eventuali pressioni;
se il Ministero per i beni e le attività culturali intenda fornire dettagliati elementi in merito alle relazioni tecniche dei vari dirigenti dei beni artistici culturali dell'Emilia Romagna e di Bologna, succedutisi in questi anni a proposito dei rischi per l'integrità del centro storico di Bologna provocati dal percorso di Civis.
(2-01123) «Garagnani».
Interrogazione a risposta in Commissione:
VENTURA, ALBINI e DE PASQUALE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la Società autostrade si è impegnata a realizzare la bretella autostradale di Firenzuola a seguito della sottoscrizione della convenzione nel dicembre 1990 e, in modo particolare, dal momento della sottoscrizione con l'Anas nel 1997 che prevedeva, appunto, l'impegno di Società autostrade a realizzare la variante di valico e la contestuale Bretella di Firenzuola, a fronte, tra l'altro, della estensione della concessione della rete autostradale dal 2018 al 2038;
l'impegno finanziario da parte di Società autostrade a realizzare la bretella di Firenzuola è successivamente confermato dalla delibera del Consiglio dei ministri del 9 agosto 2001, che recita: «Il Ministero dell'Ambiente subordina la realizzazione dell'opera (Bretella di Firenzuola ndr) alla effettuazione di uno studio geologico ed idrogeologico (entro un anno) che dimostri la compatibilità delle opere con la tutela degli acquiferi e di conseguenza delle attività economiche interessate. (...) Qualora dallo studio dovesse emergere la necessità di apportare modifiche al tracciato approvato, la Società Concessionaria dovrà predisporre, nei successivi sei mesi, il nuovo progetto definitivo da sottoporre all'approvazione degli Enti competenti. Ottenute le approvazioni Autostrade redigerà il progetto esecutivo che, una volta approvato dall'Anas, verrà posto a base di gara per l'affidamento dei lavori»; dopo quasi dieci anni dalla citata delibera a nessuna delle decisioni assunte dal Consiglio dei ministri del 2001 è stato dato seguito ed esecuzione;
nel frattempo la comunità di Firenzuola, dopo un periodo di crescita economica, dovuta alla costruzione delle grandi opere infrastrutturali tra Firenze e Bologna come la ferrovia alta velocità e, appunto, la variante di valico, rischia una grave regressione economica e sociale; la costruzione della bretella autostradale è una opportunità da non mancare per evitare di precipitare nella crisi economica e nella spirale dell'isolamento e della decadenza: è evidente che, solo se sarà possibile raggiungere Firenze e Bologna in poco più di mezz'ora potrà ripartire l'economia e si potranno determinare un miglioramento della qualità della vita della popolazione e nuove opportunità di occupazione per i giovani;
la costruzione delle grandi opere infrastrutturali tra Firenze e Bologna come la ferrovia alta velocità e la variante di valico sono costate enormi sacrifici alla popolazione di Firenzuola e al suo territorio; infatti tutti gli inerti necessari per realizzare le opere sono stati prelevati da cave ubicate nel territorio del comune di Firenzuola attraverso l'escavazione di alcuni milioni di metri cubi; oltre alle cave e alle discariche del materiale di risulta, il territorio ha dovuto subire l'impatto della costruzione di decine di chilometri di piste
di cantiere, del fango e della polvere che ha sacrificato parte della popolazione per anni. Per non parlare poi delle gravi conseguenze socio-ambientali, come le sorgenti che si sono essiccate e le criticità nell'ospitare ed integrare più di mille persone impiegate nei lavori di queste opere; l'impegno finanziario richiesto alla società concessionaria per la realizzazione della bretella rappresenta la necessaria compensazione dei sacrifici affrontati dal territorio per consentire la realizzazione di opere infrastrutturali importanti e, soprattutto, la contropartita per l'estensione della concessione della rete autostradale dal 2018 al 2038;
allo stato attuale il progetto della bretella di Firenzuola è sottoposto all'esame del Consiglio superiore dei lavori pubblici, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; tale scelta è stata effettuata a seguito della decisione di Società autostrade di ritirare il progetto definitivo dell'opera dalla conferenza di servizi istituita presso la provincia di Firenze presso la quale era in corso l'istruttoria per l'assolvimento della valutazione di impatto ambientale (VIA);
la regione Toscana, la provincia di Firenze, il comune di Firenzuola e la comunità montana hanno già scritto, oramai da un anno, una lettera al Ministro interrogato nella quale si chiedeva un incontro urgente e si denunciava l'inaccettabile comportamento della Società autostrade che ha determinato l'interruzione dell'iter per la VIA con il ritiro del progetto;
il ritiro del progetto da parte di Società autostrade dalla conferenza dei servizi, presso la provincia di Firenze, e la decisione di sottoporlo all'esame del Consiglio di superiore dei lavori pubblici non trova, ad avviso degli interroganti, la sua legittimazione nella normativa vigente -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione esposta in premessa e se non ritenga urgente fare chiarezza sull'accaduto per consentire in tempi brevi l'esecuzione della bretella autostradale di Firenzuola;
se il Ministro non ritenga urgente intervenire, per quanto di sua competenza, al fine di indurre la Società autostrade ad assolvere gli impegni finanziari e procedurali necessari alla realizzazione dell'opera;
se sia giuridicamente corretta la procedura adottata per l'esame del progetto della bretella autostradale di Firenzuola che ha visto sottoporre il progetto medesimo al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici e, se non ritenga, che il suddetto parere possa avere solo un valore consultivo per la conferenza di servizi della provincia di Firenze istituita per l'espletamento delle procedure necessarie alla realizzazione dell'opera.
(5-04885)
Interrogazioni a risposta scritta:
REGUZZONI, DESIDERATI, ALESSANDRI e GUIDO DUSSIN. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il codice della navigazione, al capo III, disciplina i vincoli da imporre al territorio limitrofo agli aeroporti per motivi di sicurezza e, in particolare, al comma 5 dell'articolo 707, prevede che lungo le direzioni di atterraggio e decollo i comuni possono autorizzare nuove opere od attività solo se coerenti con i piani di rischio che gli stessi elaborano ed adottano sulla base del regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti dell'Enac;
con l'emendamento n. 4 del 2008, il regolamento Enac, nel dare attuazione al codice, ha definito le linee guida per l'elaborazione dei piani di rischio ed ha definito, sulla base di casistiche mondiali di accadimento degli incidenti e della relativa ubicazione a terra, l'identificazione delle aree di rischio, e cioè quelle ubicate sul prolungamento dell'asse della pista di volo, in cui è più probabile l'impatto sul terreno a seguito di incidente aereo;
l'Enac ritiene ora necessario, per garantire una maggiore sicurezza in caso di incidenti di minore entità, un aggiornamento della tematica relativa ai piani di rischio ed ha stilato nei mesi scorsi una bozza di modifica regolamentare che inserisce le aree laterali alla pista di volo nella configurazione dell'impronta a terra delle aree di tutela, anche se non previste esplicitamente né dall'articolo 707 del codice, né dalla normativa europea;
come sottolineato dall'Enac, la proposta di modifica non è supportata da una statistica ampia e consolidata che possa delineare una soglia di rischio ragionevole, ma su due soli incidenti verificatesi negli ultimi anni a Pisa e a Madrid, in seguito ai quali l'Agenzia per la sicurezza del volo non ha ritenuto di dover emanare una raccomandazione di sicurezza che lamentasse una cattiva gestione del territorio alla luce degli incidenti occorsi;
l'allargamento della zona di tutela C fino a 1.000 metri per parte comporta una significativa riduzione di territorio per i comuni che ospitano le attività aeroportuali e in alcuni aeroporti piccoli e medi con pochi movimenti al giorno, in quelli con particolari condizioni orografiche o che, per condizioni meteorologiche, utilizzano le proprie piste esclusivamente in un solo senso, sia per il decollo che per l'atterraggio, questa modifica risulta eccessivamente onerosa e limitante;
la modifica proposta dall'Enac avrebbe un significativo impatto sulla gestione del territorio limitrofo agli aeroporti e già sottoposto a vincoli per la salvaguardia urbanistica in relazione alle rotte di volo, prevedendo l'esclusione delle attività che ragionevolmente avrebbe senso collocare in suddette aree, come «insediamenti ad elevato affollamento quali centri commerciali, congressuali e sportivi a forte concentrazione»;
appare una grave dimenticanza il fatto che, a fronte del medesimo rischio dell'area, nel testo proposto dall'Enac non sia esplicitato che i vincoli per le zone di fascia C dovranno essere rispettati, oltre che dai comuni, anche dalle società di gestione aeroportuale, almeno per tutto ciò che non attiene alla specifica attività legata al volo e che, quindi, se è fatto divieto ai comuni di realizzare centri commerciali o congressuali nelle aree di rischio C, il divieto è valido anche per le società di gestione aeroportuale;
nel caso dell'aeroporto di Malpensa, la superficie di vincolo proposta andrebbe ad interessare aree già assoggettate a delocalizzazione degli insediamenti residenziali nell'ambito dell'accordo di programma quadro in materia di trasporti-aeroporto intercontinentale di Malpensa 2000, dove una consistente quota di immobili è stata abbandonata dai residenti ed acquisita dalla regione Lombardia, con spese a carico dello Stato, e successivamente trasferita ai comuni con l'obiettivo di valorizzare gli immobili e alienarli, vincolando le entrate conseguenti a tali operazioni al fondo di bilancio per la gestione dell'accordo quadro e, in particolare, a interventi di mitigazione ambientale;
nel caso succitato, l'incremento della fascia C e l'esclusione di insediamenti ad elevato affollamento quali centri commerciali, congressuali e sportivi, comprometterebbe di fatto la valorizzazione degli immobili, facendo decadere di conseguenza i presupposti per l'attuazione dell'intero programma di riconversione e determinando pertanto una situazione di abbandono e degrado di vaste aree interne all'abitato dei comuni interessati, senza una prospettiva di riqualificazione;
molti comuni hanno appena adottato nella propria pianificazione urbanistica le limitazioni derivanti dai piani di rischio oggi vigenti e, con l'introduzione della nuova modifica proposta dall'Enac, si creerebbero disagi ai progetti attualmente in corso di esecuzione o già autorizzati o anche in fase di definizione, senza considerare gli interventi effettuati sulla base delle previsioni urbanistiche vigenti che
prevedono l'insediamento di attività produttive potenzialmente in contrasto con la modifica proposta -:
se il Ministro non ritenga opportuno, visti anche gli orientamenti europei in materia e l'insufficiente casistica fornita da Enac a supporto della proposta di modifica regolamentare, attivarsi affinché sia rinviata la discussione del possibile intervento sull'ampliamento delle zone di tutela C limitrofe agli aeroporti in seguito alla raccolta di ulteriori dati e analisi che dimostrino la reale necessità ed urgenza del provvedimento;
se il Ministro, in virtù delle inevitabili ricadute che la modifica regolamentare proposta da Enac avrebbe sui territori comunali, non ritenga necessario indire la conferenza di servizi, coinvolgendo gli enti direttamente interessati alla suddetta revisione, al fine di valutare la sostenibilità delle scelte proposte e l'opportunità di prevedere un indennizzo per i comuni, rapportato alle aree soggette a limitazioni;
se non ritenga opportuno mettere in atto iniziative congiunte con l'Enac, anche attraverso l'emanazione di una norma transitoria basata sul principio del legittimo affidamento, per tutelare tutte le attività esistenti presenti nelle aree interessate, nonché gli interventi conseguenti a strumenti urbanistici approvati prima dell'entrata in vigore dell'estensione della zona di tutela C, salvaguardando i diritti di quanti hanno acquisito il diritto ad edificare o ad avviare attività commerciali non essendo nelle condizioni di prevedere l'introduzione di un nuovo vincolo.
(4-12265)
GIRLANDA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
le tragedie che hanno visto protagonisti il 22 maggio 2011 la piccola Elena Petrizzi a Teramo ed il 27 maggio 2011 Jacopo Riganelli a Passignano sul Trasimeno, rispettivamente di 22 ed 11 mesi di vita, ripropongono il dramma delle morti accidentali di bambini in tenerissima età all'interno di automobili nella stagione estiva;
questo fenomeno si sta trasformando in una vera e propria piaga sociale, provocata da cause legate allo stress ed alla frenesia della vita quotidiana, che possono portare a tragiche dimenticanze, di cui sono gli elementi più piccoli ed indifesi della società a fare le spese;
da più parti è stata segnalata l'opportunità di rendere obbligatori la dotazione e l'uso dei sistemi di aggancio Isofix per i seggiolini da bambini, in grado di sfruttare tramite i loro ancoraggi alcuni collegamenti diretti tra i seggiolini e il corpo della vettura, e contemporaneamente di esigere che siano abbinati a un sistema di segnalazione acustico e visivo che rilevi la presenza del piccolo sul seggiolino stesso -:
se il Ministro intenda incentivare l'introduzione sulle autovetture di tali sistemi di sicurezza ed attraverso quali modalità.
(4-12268)
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'8 giugno 2011 è entrato in vigore il nuovo regolamento degli appalti;
si conclude così la lunga vacatio legis di 6 mesi che ha lungamente sospeso l'effettività delle norme contenute nel decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 di attuazione del codice degli appalti;
il regolamento comporta un cambiamento radicale nella gestione dell'appalto, perché contiene disposizioni e procedure che incidono sulla quotidianità degli operatori.
In particolare, per la progettazione di opere pubbliche non è più ammesso il massimo ribasso;
per acquisire un progetto, l'unico sistema di scelta sarà in futuro quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa, nel quale il prezzo proposto dal progettista è solo uno degli elementi di giudizio, accanto a qualità e tempi di esecuzione;
inoltre, c'è l'obbligo di validare tutto l'iter dei lavori, dalla progettazione all'esecuzione -:
se sia stata prevista l'emanazione di opportune linee guida per aiutare la pubblica amministrazione a redigere bandi di gara tipo, vista la necessità di seguire procedure aperte e criteri di offerte economicamente più vantaggiose, facendo in modo che si raggiunga non solo l'obiettivo di premiare l'offerta economicamente più vantaggiosa, ma che siano salvaguardate contemporaneamente, oltre alla bontà della progettazione e della prestazione, anche la sicurezza dei lavoratori e la sicurezza e la tutela del paesaggio.
(4-12272)
TIDEI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nella giornata di ieri martedì 31 maggio 2011 si è consumata l'ennesima beffa ai danni dei tanti pendolari della linea FR5 Civitavecchia-Roma;
per servire la tratta Civitavecchia-Roma, nella medesima giornata, con partenza alle ore 8.00 da Civitavecchia è stato inviato un treno «Leonardo Express» con soli quattro vagoni, senza tener conto che trattasi dell'orario di maggiore affluenza di lavoratori, studenti e croceristi;
come si poteva prevedere, lo stesso treno è arrivato già pieno alla stazione di Ladispoli, dove in banchina ad attendere c'erano centinaia di pendolari;
questa situazione critica ha costretto il capotreno ad interrompere il servizio, vietando ai passeggeri rimasti a terra di salire sul treno, pieno all'inverosimile, dove i pendolari a bordo accaldati e stipati sembravano essere trattati come vere e proprie «bestie»;
immediatamente i pendolari rimasti a terra hanno occupato i binari, iniziando una protesta e richiedendo un intervento urgente dei vertici di Trenitalia e dell'assessore regionale ai trasporti;
l'assessore regionale, nonostante potesse fruire di un'auto di servizio, non si è presentato, ma come al solito ha diffuso un comunicato stampa, ad avviso dell'interrogante, pieno di belle parole, che difficilmente, come si è abituati a constatare, si tradurranno in fatti concreti;
su questa tratta, oltre a questi episodi estremamente critici si aggiungono poi disservizi ormai cronici, quali sovraffollamento delle vetture, carenti condizioni di pulizia, guasti agli impianti di riscaldamento delle carrozze e assenza pressoché totale di servizi igienici;
l'offerta di trasporto in direzione Roma, in particolare tra le 7.00 e le 9.00, appare da anni del tutto insufficiente e le tanto sbandierate novità promosse dall'assessorato regionale ai trasporti sembrano parole per gettare acqua sul fuoco;
a tutto questo si aggiungono quelli che all'interrogante appaiono un totale disinteresse e un atteggiamento di chiusura della società Trenitalia di fronte alle ragionevoli richieste dei cittadini-pendolari della linea Civitavecchia-Roma costretti a servirsi del treno per necessità di lavoro e di studio;
le istituzioni locali, il comitato dei pendolari e le associazioni del settore sono disponibili a contribuire attivamente attraverso la costituzione di un tavolo periodico, punto di incontro dove poter discutere delle reali problematiche ma soprattutto luogo dove poter trovare rapide ed effettive soluzioni -:
se il Ministro, tenuto conto del silenzio di Trenitalia, non ritenga opportuno
intervenire, per quanto di competenza, su questa spinosa vicenda che riguarda migliaia e migliaia di cittadini che da troppo tempo aspettano risposte.
(4-12286)
ANGELA NAPOLI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
l'ordinanza dell'ufficio circondariale marittimo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di Cetraro n. 03/2007, datata 18 aprile 2007, stabiliva un divieto di pesca in alcune aree antistanti le località di Cetraro per la riferita presenza di tracce di contaminazione da sostanze pericolose per la salute umana e per l'ambiente;
nel corso di una riunione presso il medesimo ufficio circondariale marittimo di Cetraro, in data 7 agosto 2008, su convocazione dell'autorità marittima, i rappresentanti di varie amministrazioni locali (ASP, servizio veterinario, comune di Belvedere, ARPACAL, provincia di Cosenza) e della procura di Paola decidevano la revoca della suddetta ordinanza di divieto di pesca;
tuttavia, dal verbale della riunione del 7 agosto 2008, che è stato alla base della successiva ordinanza n. 30/2008 dell'8 agosto 2008 di revoca del divieto di pesca, si rileva, pur nella totale assenza di riferimenti quantitativi e precisi a qualsivoglia valore di concentrazione, che nuovi dati successivi a quelli che avevano portato all'ordinanza di divieto di pesca del 18 aprile 2007 «hanno evidenziato, a conferma dei precedenti studi, principalmente una concentrazione di arsenico superiore agli standard di qualità dei sedimenti di acque marine...» e che, sempre dal suddetto verbale, si evince che «...è risultato il superamento del valore di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) nei sedimenti marini di arsenico e cobalto, nonché valori molto alti di alluminio e cromo»;
sempre nel medesimo verbale del 7 agosto 2008, si accenna al fatto che l'ARPACAL ha «analizzato le specie ittiche per i radionuclidi appartenenti alle famiglie U-Th-Cs evidenziando la presenza di tracce di Cesio 137 (attribuibile verosimilmente agli eventi di Chernobyl)» e ricordando che tali «eventi» sono successi ben oltre 20 anni prima del momento del campionamento e delle successive analisi di cui peraltro non si fornisce alcun dato quantitativo;
nel corso della medesima riunione, il rappresentante della procura di Paola riteneva che «alla luce delle analisi effettuate dall'ARPACAL ed alla luce delle note trasmesse dall'ICRAM (oggi confluita nell'ISPRA) e dal Ministero dell'ambiente ed alla luce delle prime e seconde analisi effettuate sul pescato dal servizio veterinario di Paola sarebbe opportuno voler valutare ulteriormente di effettuare le seguenti analisi scientifiche, soprattutto a fini precauzionali: 1) bioaccumulo...; 2) analisi di speciazione...; 3) ulteriori analisi radiometriche...; 4) ulteriori analisi sul pescato per quanto riguarda arsenico, cromo, piombo e mercurio...»;
il Direttore dell'azienda sanitaria provinciale di Paola chiedeva «se nel mercato risultano presenti specie ittiche pericolose per l'alimentazione umana» e che a tale richiesta il responsabile ufficio del servizio veterinario (ASP di Cosenza), presente alla riunione, rispondeva «di aver già comunicato in merito a chi di competenza e anche nel verbale del 1o agosto 2007»;
a conclusione del succitato verbale del 7 agosto 2008, l'autorità marittima chiedeva «...all'ASP di adoperarsi per effettuare gli ulteriori monitoraggi come richiesto dal rappresentante della Procura di Paola e dal Dipartimento di Prevenzione...»;
nella richiesta archiviazione inviata dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro al giudice delle indagini preliminari presso il tribunale di Catanzaro relativo al procedimento penale
(n. 5003/09 RG. mod.21) a carico di Fonti Francesco e altri che, in sintesi, è relativo alle vicende del presunto affondamento doloso di «alcune navi contenenti rifiuti tossici e, con riferimento all'inabissamento di una di esse, avvenuto nel tratto di mare antistante il Comune di Cetraro...», si afferma che «l'ISPRA abbia ...escluso qualsivoglia traccia di radioattività derivante da radionuclidi artificiali» e che secondo un esperto consultato in merito alla presenza di Cesio 137 «la presenza di tale radionuclide nelle matrici ambientali "è di sovente rilevata"»;
infine, nella medesima richiesta di archiviazione di cui sopra si afferma come «si evince che dall'analisi effettuata presso l'istituto zooprofilattico di Portici, circa la presenza di metalli in alcuni prodotti ittici,... non sono superiori ai limiti previsti dalla direttiva 2000/60/CE...» -:
se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sia a conoscenza di quali siano gli elementi conclusivi di evidenza scientifica (nel rispetto dei diritti alla tutela della salute e dell'ambiente) che sono alla base della decisione (ordinanza n. 30/2008, dell'8 agosto 2008) dell'ufficio circondariale marittimo di Cetraro di revoca dell'ordinanza n. 03/2007 del 18 aprile 2007 di divieto di pesca emessa dallo stesso ufficio;
se il Ministro della salute sia a conoscenza delle valutazioni conclusive relative a risultanze analitiche spesso contraddittorie riguardanti la zona interessata dal divieto di pesca, che possono avere riflessi su aspetti rilevanti per la salute pubblica dei cittadini in Calabria, della gente di mare e più in generale dei cittadini italiani;
se si intenda rendere pubblici i dati (quantitativi) citati riguardo alla vicenda in questione, ovvero:
le varie analisi, comprese quelle effettuate prima dell'aprile 2007 e poi prima dell'agosto 2008, dell'ARPACAL e relative sia alle sostanze tossiche che a quelle radioattive (quali il Cesio 137);
le analisi realizzate dall'ASP di Paola dopo la richiesta dell'ufficio circondariale marittimo di Cetraro all'esito della riunione del 7 agosto 2008;
le informazioni consegnate «a chi di competenza» dal servizio veterinario ASP di Cosenza;
le analisi effettuate dall'ISPRA che escludono ogni presenza di radionuclidi artificiali nei sedimenti marini antistanti il litorale di Cetraro;
le analisi dell'istituto zooprofilattico di Portici che rilevano livelli non pericolosi di metalli nei prodotti ittici.
(4-12305)
TESTO AGGIORNATO AL 15 GIUGNO 2011
...
INTERNO
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
secondo quanto riferito da vari quotidiani, domenica 5 giugno 2011, un gruppo che il Corriere della Sera definisce di «antagonisti» ha fatto irruzione nella chiesa di San Giuseppe Calanzano durante la messa di mezzogiorno concelebrata dal parroco, il padre scolopio Alberto, dal vescovo ausiliario di Milano, monsignor Marco Ferrari e da don Vittorio De Paoli;
il gruppo ha interrotto la celebrazione urlando: «Fuori i preti» e «Chiudete le Chiese»;
è stato esposto uno striscione con scritto «Padre Alberto, curati tu», in risposta ad una presunta dichiarazione del parroco sull'omosessualità curabile come malattia;
il Corriere della Sera ha raccolto questa testimonianza di don Vittorio De Paoli: «...è stato un momento di grande paura, con spintoni e tensione durante un
momento sacro. Non sappiamo da cosa nasca la protesta di questi giovani, forse contro un prete della parrocchia, ma hanno rivolto insulti contro la chiesa e i preti in genere, una cosa molto brutta»;
la celebrazione della messa ha dovuto essere sospesa;
secondo quanto riferito al Giornale da persone presenti ai fatti il gruppo ha urlato «Pisapia ha liberato Milano» in risposta alle proteste dei fedeli;
secondo quanto riferito l'8 ottobre del 2009, da un sito islamico «La Procura della Repubblica di Milano ha aperto un fascicolo nei confronti di Daniela Santanchè e una decina di esponenti del suo gruppo, il Movimento per l'Italia. L'ex parlamentare di AN e i suoi supporter sono inquisiti per turbamento di funzioni religiose e interruzione dello svolgimento di manifestazioni religiose, (vedi http://www.islam-online.it/2009/09/provocazione-della-santanche-atto-i-ii-e-iii/). Il riferimento essendo a una protesta dell'onorevole Santanchè per la lesione dei diritti delle donne in occasione della chiusura del Ramadan, il 20 settembre 2009, senza peraltro che la manifestazione religiosa fosse mai interrotta ed anzi risultando la stessa Sottosegretaria Santanchè aggredita;
la curia milanese e il sindaco, sino ad oggi, non risultano aver presentato alcuna denuncia o nota ufficiale di biasimo per quanto accaduto;
sull'episodio è intervenuto anche il sociologo Massimo Introvigne, rappresentante dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa per la lotta all'intolleranza e alla discriminazione contro i cristiani, segnalando al Ministro dell'interno la preoccupazione dell'Osce per quanto accaduto;
agli interpellanti pare rinvenibile nel comportamento della magistratura nei due episodi citati un caso di cosiddetto «doppiopesismo»;
ad avviso degli interpellanti questo episodio andrebbe considerato come un caso di cristianofobia, condannata dalla risoluzione del 12 gennaio 2011 Mazzocchi ed altri -:
se i fatti sopra citati siano noti al Governo;
quale ricostruzione sia stata fatta dall'autorità di pubblica sicurezza e se siano state avviate indagini su questo grave fatto;
se non intendano esprimere a nome del Governo lo sconcerto e l'inquietudine per quanto accaduto, assumendo una netta posizione di condanna su fatti di così grave intolleranza, offensivi della libertà religiosa sancita dalla Costituzione e della libertà di ogni cittadino di partecipare senza essere offeso e turbato alla celebrazione di riti religiosi;
come si intendano prevenire e reprimere tali fenomeni violenti.
(2-01126)
«Bocciardo, Renato Farina, Centemero, Corsaro, Toccafondi, Palmieri».
Interrogazione a risposta in Commissione:
ZAMPA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
circa 20 anni fa nel comune di Palazzo San Gervasio (Potenza) venivano sequestrati ad un mafioso del posto una serie di beni immobili fra cui anche un'area destinata a capannone e rimessa mezzi da lavoro;
tale area fu concessa al comune e da quel momento in poi gradualmente e con grosse difficoltà è stata trasformata negli anni in un centro a porte aperte per i lavoratori stagionali che si riversano nelle campagne per la raccolta del pomodoro;
l'anno scorso l'attuale sindaco Federico Pagano decide di chiudere il campo per motivi tecnici e di natura sanitaria. La decisione del sindaco scaturita strumentalmente da un braccio di ferro con l'ente regione Basilicata, che voleva impedire una ennesima «cassa» per il comune, ha
avuto come effetto quello di sparpagliare i lavoratori migranti negli insediamenti di fortuna e negli stabili abbandonati della vecchia riforma agraria disabitati da più di cinquanta anni, plasmando cosi il territorio di Palazzo San Gervasio: «una città fuori dalla città, che per aspetti urbanistici e sociali, divenne molto simile a quelle di Nazioni ben lontane dalla nostra latitudine, ovviando al problema dell'acqua solo grazie alla buona volontà di enti pubblici che la facevano arrivare con l'ausilio di autobotti»;
il 28 marzo 2011 il prefetto competente nel territorio chiedeva al comune nella figura del sindaco se l'area fosse disponibile per l'accoglienza profughi;
l'amministrazione comunale conferma la disponibilità perché intravede una possibilità economica per il paese, ma fa anche altro: si dimentica di aver fatto chiudere il campo l'anno precedente, accettando l'idea che da lì a pochissimi giorni potrà «ospitare» oltre 500 persone senza tener conto del precedente decreto comunale che ne fissava il limite massimo a 250. Il mattino seguente si tiene la prima riunione nell'aula consigliare del comune alla quale prendono parte le varie associazione e stranamente le imprese del posto che si occupano di ristorazione alle quali viene concessa precedenza nella discussione, tralasciando il tema delle garanzie minime di dignità;
il 22 aprile, per decisione del Ministro interrogato il campo si trasforma da campo «accoglienza» profughi a campo CIE. Vengono fatte allontanare con celerità TV e giornalisti. Da lì a pochi giorni anche la Croce Rossa sarà costretta ad uscire;
attualmente è gestito interamente dalle forze dell'ordine e da una società privata, la Connecting People, e si è trasformato in una piccola Guantanamo, con recinzioni di ferro alte 5 metri e mura in cemento armato con filo spinato, che ospita circa 50 detenuti di cui non è certa la nazionalità, perché le informazioni che trapelano non sono spesso verificabili;
nessuno può infatti entrare nel campo se non con l'autorizzazione del prefetto. Da ricordare il caso del permesso negato al senatore Belisario e al presidente della regione Basilicata De Filippo che hanno potuto accedervi solo dopo aver inoltrato una seconda richiesta;
il campo CIE è nato nel giro di pochissimi giorni, scavalcando tutte le normative edilizie e di sicurezza. Non si sa se all'interno è assicurato un presidio medico permanente e quali sia lo stato morale e fisico dei profughi, anche se sono stati accertati casi di pestaggi la condizione igienica è altamente insufficiente. Il cibo sembra arrivare scarso e il vestiario è stato donato interamente dalla raccolta indumenti a cui ha contribuito gente di cuore e la Caritas, anche se le scarpe sembrano essere state sequestrate dalle forze di polizia per evitar fughe;
a tutt'oggi non è stata ancora concessa udienza con gli avvocati, cosa prevista per legge per qualunque «carcerato». Nei prossimi giorni le tende dovrebbero esser sostituite da piccoli edifici in cemento o legno e i profughi dovrebbero essere spostati in un capannone anticamente usato come rimessa per mezzi da lavoro che è stato considerato con sentenza «non agibile» per grossi problemi strutturali;
il Ministro interrogato ha dichiarato che questo CIE sarà attivo fino al 31 dicembre 2011 e ha stanziato 100.000.000 di euro per questo campo e quello di Santa Maria Capua Vetere in Campania -:
se non reputi urgente fare piena luce sulla situazione indecorosa descritta in premessa e se non ritenga doveroso verificare, per quanto di competenza, la trasparenza degli appalti dati in concessione ai privati senza che si siano seguite le normali procedure in nome di una situazione di «emergenza» creatasi all'inizio del 2011 e che ancora oggi risulta essere di difficile gestione.
(5-04891)
Interrogazioni a risposta scritta:
GIRLANDA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2011 ha indetto il referendum popolare, previsto per domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011, per l'abrogazione parziale di norme del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, della legge 23 luglio 2009, n. 99, del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, e del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, in materia di nuove centrali per la produzione di energia nucleare;
l'articolo 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito dalla legge
26 maggio 2011, n. 75, aveva lo scopo di sospendere le norme che il referendum si proponeva di abrogare, al fine di acquisire ulteriori elementi in materia, anche di concerto con l'Unione europea, rendendo così superflua la proposizione del quesito referendario;
in data 1o giugno 2011 l'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione ha accolto le osservazioni presentate dal Partito Democratico, disponendo l'ammissibilità del referendum in relazione all'articolo 5, commi 1 e 8, della nuova normativa e procedendo alla riformulazione del quesito;
in data 7 giugno 2011, con sentenza n. 174, la Consulta ha respinto la richiesta della Presidenza del Consiglio dei ministri, rappresentata dall'Avvocatura generale dello Stato, di dichiarare inammissibile la richiesta di referendum, confermando la validità del quesito precedentemente riformulato -:
quale sia il costo della ristampa delle schede elettorali a seguito della riformulazione del quesito referendario sul nucleare a seguito della sentenza della Corte di Cassazione.
(4-12287)
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
un comunicato stampa dell'agenzia ASCA del 7 giugno scorso dal titolo «Polizia: Coisp, Governo taglia anche fondi per pulizie questure» riporta le dichiarazioni del segretario generale del Coisp Franco Maccari, «Pensavamo di aver visto e subito tutto, ma evidentemente ci sbagliavamo. Al peggio non c'è mai fine, dicevano i nostri nonni e oggi noi sappiamo che è vero. Dopo aver messo la benzina nelle auto a spese nostre, dopo aver visto le cose peggiori che questo Governo poteva fare ai servitori dello Stato, tra qualche giorno toccherà vedere in giro i poliziotti spazzini». È dura la reazione di Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato indipendente di Polizia, alle circolari che in questi giorni girano nelle questure e con le quali si comunica al personale che a causa dei tagli al comparto anche gli appalti per le pulizie subiranno delle diminuzioni. «Questo è il paradosso - continua Maccari - oggi, a causa dei tagli sugli appalti per il servizio di pulizia degli uffici e delle caserme, si pregiudica gravemente l'igiene dei luoghi di lavoro della Polizia di Stato. La mannaia decapita di un ulteriore 30 per cento il valore degli attuali appalti di pulizia in aggiunta al taglio del 20 per cento del 2009. E tutto ciò solo per il contenimento dei costi senza considerare la qualità del servizio e senza poter verificare con trasparenza il rispetto e la regolarità dei contratti di lavoro del personale delle imprese». «Ci sono Uffici di Polizia - continua il segretario generale del Coisp - dove i pavimenti verranno lavati solo una volta al mese, gli ambienti saranno spazzati una volta alla settimana ed una volta ogni tot giorni saranno svuotati i cestini». «Siamo indignati, offesi, - conclude Maccari - ma non arresi e continueremo a chiedere a gran voce le dimissioni del Governo»;
la situazione descritta dal segretario generale del Coisp è sicuramente preoccupante
per gli effetti che inevitabilmente si riverserebbero sul personale della Polizia di Stato e sull'immagine dell'Istituzione -:
quali siano le circolari a cui si fa riferimento nel comunicato in premessa e quale sia il loro contenuto, quali immediati provvedimenti intenda adottare il Ministro interrogato al fine di garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro dal punto di vista igienico e quindi assicurare i necessari finanziamenti economici per il servizio di pulizia degli uffici e delle caserme della Polizia di Stato.
(4-12300)
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
fonti di stampa hanno informato che dal Ministero dell'interno è giunta la conferma che gli italiani all'estero non potranno rivotare con la nuova scheda sul nuovo testo del referendum avente ad oggetto il ricorso alla tecnologia atomica per la produzione di energia;
aver modificato la normativa in limine con il conseguente cambio del quesito porta però al risultato di non conoscere quale sarà la sorte del voto dei connazionali all'estero che si sono espressi senza colpa su un quesito non più attuale;
inoltre vi è un problema sistemico, non contingente: la questione non riguarda tanto il fatto se chi ha già votato sul nucleare debba o no rivotare, bensì se gli oltre 3 milioni di italiani all'estero sono stati messi effettivamente nella condizione di votare per i quattro referendum;
gli interroganti si domandano se sia stato fatto tutto quanto era dovere dell'amministrazione per informare tutti i nostri concittadini all'estero nei loro attuali recapiti della possibilità di esercitare il proprio diritto al voto. Poiché il plico contenente le schede referendarie non è inviato tramite raccomandata, non v'è alcuna certezza sulla sua effettiva ricezione. Peraltro, sono sempre di più le segnalazioni di italiani all'estero a cui le schede non sono arrivate nonostante al consolato risultasse l'inverso;
lo stesso voto all'estero avviene con posta ordinaria, per cui chi ha votato non saprà mai se il suo voto è arrivato a destinazione;
ci si chiede inoltre quali informazioni di merito e occasioni di conoscenza i consolati abbiano garantito affinché l'interesse a votare non fosse soffocato. Dal momento in cui il quorum condiziona la validità del voto di decine di milioni di italiani, la verifica su cosa è accaduto ai 3 milioni di votanti all'estero è condizione essenziale di democrazia. Quindi gli aventi diritto che non sono stati messi in condizione di votare, ad avviso degli interroganti, non devono essere conteggiati per verificare il raggiungimento del quorum -:
se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intendano porre in essere, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare che si ostacoli il diritto ad esercitare validamente il voto referendario, sia fugando ogni dubbio sull'effettiva conoscenza da parte di tutti i connazionali all'estero del voto referendario premettendo loro una libera ed i informata espressione del proprio voto ed al fine di consentire il valido raggiungimento del quorum.
(4-12311)
...
ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazioni a risposta scritta:
GIRLANDA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nel corso della presente legislatura il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha implementato l'utilizzo degli strumenti informatici e digitali in
ambito universitario per favorire il pagamento delle tasse, la prenotazione degli esami, la comunicazione tra gli studenti ed i docenti, le segreterie e le strutture amministrative delle facoltà universitarie;
tale dinamica ha consentito una maggiore velocizzazione dei processi sopra indicati, nonché una maggiore facilità di comunicazione da parte degli studenti, con il conseguente risparmio di tempo e carta da parte delle stesse università, ottimizzando così l'erogazione dei servizi in ambito didattico, economico ed amministrativo;
tale processo ha interessato la maggior parte delle università italiane, registrando andamenti applicativi disomogenei all'interno del territorio nazionale tra gli atenei nonché, all'interno di essi, tra le stesse facoltà, il cui livello di erogazione di servizi informatici a vantaggio degli studenti, soprattutto sul piano didattico, risulta oggi non uniforme;
tale stato di cose si ripercuote negativamente in particolar modo sui documenti e gli atti di natura didattico-amministrativa di importanza primaria per il conseguimento del titolo accademico, quali i piani di studio, che, ancora oggi, sono esclusi dalle procedure informatizzate nella modalità di presentazione nei termini indicati dai consigli di facoltà;
il decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, che ha modificato e sostituito il decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, numero 509, in vigore per gli immatricolati a partire dall'anno accademico 2009/2010, ha rivisto l'intero sistema universitario italiano in ragione di criteri volti a razionalizzare la spesa, ottimizzare le risorse umane e ridurre la mole di corsi di studio ed attività didattiche che avevano caratterizzato il precedente decreto, riportando i vari curricula all'interno di percorsi più omogenei e definiti per ogni corso di studio;
la popolazione universitaria che ha vissuto la fase di transito trova difficoltà nella compilazione dei propri piani di studio, spesso a causa della scarsa informazione da parte dello stesso personale amministrativo e docente delle facoltà nonché della farraginosa ricezione da parte delle facoltà e dei relativi sistemi informativi e tecnologici;
accanto agli studenti interessati dalle disposizioni di cui al decreto 22 ottobre 2004, n. 270, convivono ancora studenti immatricolati negli anni accademici anteriori al 2009/2010;
la risoluzione di tale situazione consentirebbe una riduzione delle file presso gli uffici e le segreterie didattiche ed amministrative delle facoltà, con la conseguente velocizzazione delle procedure, la possibilità di monitorare in maniera costante ed ottimale la presentazione dei piani di studio da parte degli studenti, l'accessibilità dei servizi da parte delle facoltà universitarie nei confronti dell'utenza, nonché la riduzione della percentuale di abbandono degli studi a causa delle difficoltà organizzative e burocratiche che il sistema presenta alla popolazione studentesca e che incidono fortemente sui tempi ed i modi della conclusione del corso di studio -:
se il Ministro intenda assumere ogni iniziativa di competenza affinché la presentazione dei piani di studio da parte degli studenti universitari possa avvenire interamente in via telematica, con indicazioni contestuali e definite riguardo alle scelte didattiche nelle facoltà dello studente e dei relativi passaggi obbligati all'interno del proprio percorso formativo.
(4-12269)
CONTENTO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
da notizie di stampa risulta che anche nel corso dell'anno didattico appena concluso in varie classi della scuola dell'obbligo e degli istituti superiori del Friuli
Venezia Giulia sarebbero state raggiunte quote di allievi extracomunitari particolarmente elevate;
in particolare, si sarebbero verificate punte comprese tra il 30 e addirittura il 60 per cento degli alunni complessivamente presenti in determinate classi;
si tratta di statistiche raccolte alla chiusura dell'anno che non si limitano a valutare le mere iscrizioni iniziati (tra la popolazione straniera vi sarebbe, infatti, una forte induzione a continui trasferimenti di residenza, con iscrizioni nei diversi istituti anche tra un trimestre e l'altro);
il fenomeno sta suscitando le ovvie preoccupazioni di docenti e genitori, attesa la difficoltà ad omogeneizzare classi con ragazzi che partano da conoscenze culturali e linguistiche molto differenti l'uno dall'altro e che si spostino improvvisamente da un plesso all'altro -:
se la problematica evocata in premessa trovi conferma e quali siano i dati statistici attualmente a disposizione del Ministro interrogato rispetto al Friuli Venezia Giulia e all'intero territorio nazionale;
quali iniziative intenda adottare al fine di evitare ulteriori problemi di apprendimento e tensioni varie al momento della riapertura dell'anno didattico, creando le condizioni per un miglior apprendimento anche da parte dei giovani stranieri più svantaggiati.
(4-12282)
GIANNI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il provveditorato di Siracusa ha reso pubblici i numeri che riguardano le dotazioni organiche provinciali per l'anno scolastico 2011-2012 e in tale ambito spicca il taglio che riguarda gli insegnanti della scuola superiore; per questa categoria ci saranno 113 posti in meno rispetto al 2010-2011;
i posti disponibili per gli istituti della provincia di Siracusa saranno 1669 per l'anno 2011-2012, rispetto ai 1782 dell'anno in corso, una differenza in termini percentuali del 6,34 per cento;
la percentuale di riduzione degli insegnanti per gli istituti di Siracusa è seconda solo a quella della provincia di Messina, e comunque molto più alta della percentuale regionale che è del 5,97 per cento di riduzione dei posti;
appare evidente come la provincia di Siracusa esca particolarmente penalizzata dalla riduzione delle piante organiche e ciò è inaccettabile perché il taglio interviene in una situazione che vede l'economia siracusana in ginocchio;
oltre alla riduzione dei livelli occupazionali in una provincia dove la disoccupazione e l'inoccupazione raggiungono livelli altissimi, con i tagli alle dotazioni organiche si opera una riduzione anche della qualità dell'insegnamento e si mina il diritto costituzionale allo studio;
se, all'interrogante, appare giusto operare sulla razionalizzazione e il taglio degli sprechi, non è ammissibile che questi intervengano su diritti fondamentali costituzionali, quali il lavoro e lo studio;
ad avviso dell'interrogante i tagli alle dotazioni organiche nel sud si risolvono nell'imporre agli insegnanti di andare a lavorare nelle province del nord del Paese -:
a fronte dei tagli alle dotazioni organiche provinciali degli istituti nella provincia di Siracusa, come il Ministro interrogato ritenga di poter garantire il diritto alla qualità dello studio e del sapere;
se non ritenga di rivedere complessivamente le scelte relative alla rideterminazione delle dotazioni organiche nella scuola, tenendo conto anche del fatto che le riduzioni degli organici incidono pesantemente sui livelli occupazionali in una provincia come quella di Siracusa già fortemente penalizzata;
se, in alternativa al taglio dei posti di lavoro per gli insegnanti, non sia preferibile cercare un riequilibrio dei posti attraverso i pensionamenti.
(4-12288)
DE POLI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in appena due anni scolastici (dal 2008/2009 al 2010/2011), nonostante il numero di alunni si sia incrementato di 33 mila unità, la scuola media è stata colpita da un taglio di quasi 14 mila cattedre. Fonti autorevoli sostengono che i tagli della riforma Gelmini incideranno profondamente sul sistema scolastico danneggiando fortemente la qualità della scuola. Nella scuola secondaria di primo grado si prevede un taglio di circa 1.300 posti, pur non prevedendosi una diminuzione del numero degli alunni; ne conseguirà una riduzione del numero delle classi e un sovraffollamento delle medesime. Il tutto, in violazione delle norme sul tetto stabilito di alunni per classe e di quelle sulla sicurezza e sull'edilizia scolastica;
è dimostrato che, il sovraffollamento delle aule, oltre a disattendere la normativa sulla Sicurezza, influisce sulla qualità della didattica. I limiti massimi di legge sono, a prescindere dall'ampiezza delle aule a disposizione degli alunni, decisamente anti-didattici: per la scuola secondaria di primo grado 27 alunni (elevabili in casi eccezionali a 30);
il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sostiene che, le classi con un numero di alunni pari o superiore a 30 sono appena lo 0,4 per cento del totale e che, il sovraffollamento riguarda prevalentemente la scuola secondaria di II grado e si lega soprattutto alle scelte e alle preferenze delle famiglie per alcuni istituti e sezioni;
in molti lamentano il fatto che, i dati sul fenomeno del sovraffollamento delle classi sono quelli resi noti dal Ministero e non c'è modo di verificarne la loro attendibilità. Inoltre, analizzando il dato del Ministero (lo 0,4 per cento delle classi corrisponde a 1.500 classi per un totale di 45.000 studenti circa) lanciano le loro considerazioni allarmanti in quanto anche se il numero delle classi in sovrannumero non fosse maggiore di quanto dichiarato dal Ministero competente, rimane grave il fatto che 45.000 ragazzi debbano frequentare aule non a norma per la prevenzione degli incendi, invivibili e inadatte a garantire le condizioni minime di apprendimento;
sono molti gli istituti scolastici (da Nord a Sud) che denunciano con grande preoccupazione la drammatica situazione del sovraffollamento delle classi che si trovano ad affrontare e che cercano risposte dagli organi competenti. Molti istituti scolastici del nostro Paese, da Nord a Sud, come l'I.C.S. «Luca Belludi» di Piazzola sul Brenta (PD) ma anche tanti altri istituti nel padovano e in tutto il Veneto interrogano il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sulle difficoltà che si trovano a dover affrontare dati i tagli messi in atto sul sistema scolastico e denunciano l'evidente scarso livello qualitativo che una situazione del genere comporta nel trasferimento delle conoscenze e nel raggiungimento degli obiettivi didattici ed educativi che una scuola moderna ed al passo con i tempi deve avere, la gestione stessa della classe diventa un lavoro difficile ed estenuante e il pericolo che tutti gli alunni non possano essere seguiti con la dovuta attenzione diventa molto reale -:
quali provvedimenti intenda adottare il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per sostenere ed aiutare gli istituti scolastici che si trovano ad affrontare il problema del sovraffollamento delle classi nel Veneto e nel resto del paese.
(4-12295)
DE POLI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
genitori e docenti hanno più volte evidenziato le difficili problematiche conseguenti ai tagli adottati dal Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca, Mariastella Gelmini inerenti il diritto all'istruzione per i disabili nel nostro Paese;
la situazione scolastica nazionale al momento appare allarmante: meno classi a tempo pieno, tagli alle cattedre e agli insegnanti di sostegno, affollamento delle aule, eliminazione di laboratori, campi scuola e attività didattiche e altro;
associazioni di volontariato, persone con disabilità, genitori, insegnanti, medici sostengono e denunciano il fatto che proprio a seguito dei «tagli» della Gelmini gli alunni disabili sono stati ormai da mesi privati del sostegno scolastico necessario e che le classi già sovraffollate ospitano al loro interno troppi alunni con disabilità rendendo i processi di apprendimento e il normale iter scolastico difficile da compiersi. L'elevata concentrazione di soli alunni con disabilità nelle scuole e tra le classi è peraltro in totale violazione della normativa sull'inclusione scolastica;
la normativa stabilisce che, in presenza di disabili, specialmente se gravi, è prevista la riduzione del numero di alunni a 20 e non bisognerebbe inserire più di un portatore di disabilità per classe. Nella realtà italiana invece le classi con oltre due persone con disabilità sono migliaia;
nonostante i numeri citati dalla Ministra sull'incremento dei posti in organico di sostegno, i tribunali hanno invece certificato che il taglio c'è stato;
risulterebbe che in appena sette mesi di scuola siano state 4 mila le sentenze di condanna emesse dai Tar di tutta Italia a favore degli alunni con disabilità. Da Nord a Sud il Tar ha condannato il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per discriminazione contro i disabili, confermando come la manovra economica adottata dal Ministro Gelmini abbia leso i diritti di molti cittadini italiani, per di più colpendo ancora una volta i bambini disabili, una delle fasce più deboli della popolazione che necessiterebbe della maggior tutela possibile;
l'articolo 3 della nostra Costituzione sancisce il compito che deve assolvere il Governo di rimuovere qualunque ostacolo affinché tutti i cittadini italiani abbiano pari dignità civile e sociale;
chi vive quotidianamente il problema della disabilità ricorda l'importanza dell'insegnante di sostegno, figura fondamentale che permette un buon recupero psicofisico, favorendo l'inserimento e l'integrazione nella società dei bambini diversamente abili -:
come il Ministero competente intenda garantire ai bambini con disabilità un percorso educativo che favorisca il loro inserimento nella società e garantisca loro il fondamentale diritto di vivere un'esistenza dignitosa.
(4-12296)
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LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta scritta:
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
ad aprile 2011 gli occupati sono 22.895 mila unità, in diminuzione dello 0,3 per cento (-71 mila unità) rispetto a marzo, dopo il forte aumento del mese precedente. La flessione è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile. Nel confronto con l'anno precedente l'occupazione è sostanzialmente stazionaria (-0,1 per cento);
il tasso di occupazione è pari al 56,9 per cento, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto sia a marzo 2011 sia ad aprile 2010;
il numero dei disoccupati, pari a 2.005 mila, diminuisce del 2,9 per cento rispetto a marzo (-60 mila unità). La
caduta riguarda sia la componente maschile sia quella femminile. Su base annua il numero di disoccupati cala del 7,6 per cento (-164 mila unità);
il tasso di disoccupazione si attesta all'8,1 per cento, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a marzo; su base annua si registra una discesa di 0,6 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione giovanile si porta al 28,5 per cento, registrando una flessione congiunturale di 0,1 punti percentuali;
a fronte della discesa degli occupati e disoccupati, gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dell'1,0 per cento (+152 mila unità) rispetto al mese precedente, portando il tasso di inattività al 38,1 per cento, 0,6 punti percentuali in più rispetto ad aprile 2010 -:
se i dati di cui in premessa trovino conferma e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti si intendano assumere per invertire nettamente l'andamento del trend occupazionale, attualmente stagnante.
(4-12276)
FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
come riferisce la giornalista Mariapaola Vergallito nel sito on-line del quotidiano Gazzetta del Mezzogiorno, il comune di Senise, per asseriti problemi di bilancio non può più offrire l'assistenza domiciliare per i disabili fino a pochi mesi fa gratuita, un servizio che la legge regionale prevede solo in parte pagato dall'istituzione;
accade pertanto che le famiglie senza alti redditi non possono far fronte alle spese necessarie per avere un aiuto; e a pagare le conseguenze di questa situazione sono bambini e adolescenti che hanno bisogno più degli altri di essere amati e aiutati;
il sito on-line della Gazzetta del Mezzogiorno racconta del caso di Sara, diciassettenne, affetta dalla sindrome di Angelman e con un grave ritardo psicomotorio: sua madre Maria è operaia forestale. Fino a novembre scorso ha ricevuto l'assistenza domiciliare gratuita ma da allora questo servizio è venuto a mancare per problemi di bilancio. Ogni famiglia, in base al reddito, deve pagare una quota oraria per avere l'assistenza domiciliare. Il tetto massimo reddituale corrisponde a poco più di 10.000 euro. «Il reddito che riguarda la mia famiglia - spiega la madre - ammonta a circa 13.000 euro, in base a questo dovrei pagare 1,50 ad ora. I problemi sono due: nel reddito è stato conteggiato, oltre al mio stipendio, anche l'importo che mia figlia ha dell'accompagnamento. È normale? Io non posso, con il mio solo stipendio da forestale, ottenere efficienza cercando di risparmiare per arrivare a fine mese» -:
se il Governo intenda promuovere, con il coinvolgimento delle regioni e degli enti locali, un monitoraggio sull'assistenza domiciliare per i disabili al fine di accertare l'incidenza sulla popolazione delle criticità di cui in premessa e valutare l'effettiva consistenza del problema sull'intero territorio nazionale.
(4-12310)
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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE
Interrogazione a risposta in Commissione:
GIOVANELLI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
il Ministro interrogato in risposta all'interrogazione n. 4-09389 a firma del deputato Luca Bellotti concernente il personale in assegnazione temporanea presso i ministeri e in particolare presso la Presidenza del Consiglio dei ministri in conclusione affermava che «per quanto concerne la Presidenza del Consiglio dei ministri,
dove è particolarmente elevata la presenza di personale in comando e fuori ruolo, al momento non sono previste procedure di stabilizzazione poiché sono in corso di svolgimento due concorsi per il conferimento di 26 posti di categoria A nel ruolo del personale non dirigenziale»;
l'articolo 30 del decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001 modificato dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, dispone che «in ogni caso sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei contratti collettivi volti a eludere l'applicazione del principio del previo esperimento di mobilità rispetto al reclutamento di nuovo personale» (comma 2);
lo stesso articolo dispone inoltre che «le amministrazioni, prima di procedere all'espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1, provvedendo, in via prioritaria, all'ammissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale (...)» (comma 2-bis);
la Presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento della funzione pubblica in risposta alla Croce Rossa italiana, scriveva il 19 marzo 2010: «l'articolo 30 comma 2-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 non lascia dubbi circa il fatto che le procedure concorsuali debbano essere precedute dall'esperimento delle procedure di mobilità. L'obbligo prescritto attiene tanto agli adempimenti di cui all'articolo 34-bis del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, quanto alle procedure di cui all'articolo 30, comma 1, dello stesso decreto legislativo che, alla luce delle modifiche intervenute con il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, impone alle amministrazioni l'adozione di appositi bandi di mobilità con l'indicazione dei posti disponibili in dotazione organica che si intendono coprire attraverso il ricorso al predetto istituto, previa definizione dei requisiti e dei criteri di scelta su cui si fonderà la valutazione delle candidature pervenute» -:
se il Ministro interrogato sia incorso in errore nella risposta data all'atto di sindacato ispettivo citato in premessa, ovvero se debba ritenersi che per la Presidenza del Consiglio dei ministri non si intenda dare applicazione all'articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 sopracitato e quali misure il Ministro intenda adottare al fine di porre fine alla interminabile fase di precaria transizione che interessa centinaia di dipendenti pubblici «comandati» presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, applicando le vigenti norme sulla mobilità anziché procedere all'assunzione di nuovo personale attraverso l'indizione di costosi concorsi in contrasto, ad avviso dell'interrogante, con una norma voluta proprio dallo stesso Ministro.
(5-04886)
Interrogazione a risposta scritta:
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dell'economia e delle finanze, - Per sapere - premesso che:
lo stato di attuazione dell'agenda digitale svela che il nostro Paese è tra gli ultimi in termini di utilizzo, da parte dei cittadini, di servizi resi mediante l'utilizzo delle nuove tecnologie digitali e telematiche;
secondo la Commissione europea la nostra pubblica amministrazione renderebbe disponibili online ai cittadini il 100 per cento dei servizi pubblici online, il che la collocherebbe al primo posto della classifica europea a pari merito con Austria ed Irlanda;
allo stesso modo, il nostro Paese sarebbe primo in classifica - anche se, in questo caso, in compagnia di un più folto elenco di altri Paesi quali Austria, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Estonia,
Spagna, Finlandia e Irlanda - in termini di servizi pubblici messi a disposizione, online, alle imprese;
il nostro Paese è, per contro, in fondo alle classifiche europee in termini di uso dei servizi della pubblica amministrazione digitale da parte dei cittadini. Agli italiani, in altre parole, i servizi pubblici online o, almeno, le modalità con le quali questi ultimi sono resi disponibili sembrano non piacere affatto;
secondo i dati resi disponibili da Bruxelles, infatti, solo il 22 per cento degli italiani utilizza internet per interagire con la pubblica amministrazione il che vale all'Italia il quintultimo posto nella classifica dell'Europa a 27. Peggio dell'Italia solo Croazia, Grecia, Turchia e Romania;
la situazione diviene addirittura più preoccupante se si prendono in esame i dati relativi all'utilizzo da parte dei cittadini italiani della rete come strumento per il semplice invio di moduli alla pubblica amministrazione. La possibilità di utilizzo della CEC PAC è colta solo dal 7,5 per cento della popolazione. Sono quindi pochissimi i cittadini che utilizzano internet per inviare moduli compilati alla pubblica amministrazione, il che vale - ancora una volta - il quintultimo posto in classifica davanti alle solite Grecia, Croazia, Repubblica Ceca, Turchia e Romania;
si tratta di dati allarmanti che rappresentano una situazione astrattamente imputabile ad una molteplicità di fattori. Appare tuttavia evidente agli interroganti che la politica di digitalizzazione dell'amministrazione in atto è fallimentare e che occorre cambiare rotta senza perdere altro tempo e sperperare altre risorse. Si stanno infatti spendendo milioni di euro in programmi e progetti di digitalizzazione della pubblica amministrazione (CEC PAC, PEC, Emoticons, certificati medici online, piani straordinari per la digitalizzazione della giustizia, e altro) senza riuscire ad intercettare i reali bisogni e le vere esigenze dei cittadini che, per tutta risposta, continuano preferire - o forse sono costretti dall'inefficienza delle soluzioni informatiche sin qui elaborate - mettersi in fila negli uffici pubblici e compilare pile di carta -:
se il Governo sia a conoscenza dei dati esposti in premessa e, nell'eventualità positiva, se essi corrispondano al vero;
se il Governo non ritenga opportuno vagliare con grande attenzione i dati, facendo si che con grande urgenza si sostituiscano e migliorino le soluzioni non utilizzate dai cittadini contribuenti, altre che siano in grado di incontrare le reali esigenze dei cittadini;
a quanto ammonti il costo sino ad ora sostenuto per finanziare le attuali politiche dell'innovazione e quali siano le società che hanno fornito beni e servizi per la cosiddetta informatica pubblica.
(4-12281)
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SALUTE
Interrogazione a risposta in Commissione:
FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'immissione in commercio sul mercato italiano dei farmaci a brevetto scaduto individuati con il nome del principio attivo, ovvero dei farmaci generici ha determinato nel corso degli anni un notevole risparmio per il servizio sanitario nazionale (SSN) nonché una riduzione consistente dei prezzi di una quota crescente di farmaci;
in particolare, secondo i dati forniti dall'AIFA, le molecole che hanno perso il brevetto nel 2010 hanno consentito un risparmio al servizio sanitario nazionale di 146 milioni di euro cui vanno sommati i 208 milioni derivanti dalle scadenze brevettali del 2009 e, negli ultimi tre anni, un risparmio complessivo di circa 900 milioni di euro;
i medicinali a brevetto scaduto inseriti nelle liste di riferimento realizzate dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) rappresentano ormai oltre il 55 per cento delle confezioni di medicinali dispensati dalle farmacie in regime convenzionale e oltre il 34 per cento della spesa farmaceutica convenzionata. Si precisa inoltre che tali percentuali sono in costante aumento a seguito della continua scadenza di brevetti;
nonostante ciò l'Italia, non solo stenta a varare norme dirette a incentivare la diffusione e l'uso di tali farmaci, liberando in tal modo risorse economiche da destinare all'erogazione dei medicinali innovativi e particolarmente costosi, ma al contrario opera delle scelte che ostacolano la diffusione e l'utilizzo dei generici;
è il caso della determinazione assunta all'articolo 11 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e dell'interpretazione fornita dalle regioni e sostenuta dall'AIFA, secondo cui la trattenuta dell'1,82 per cento posta a carico delle farmacie dal suddetto decreto-legge si applicherebbe anche ai medicinali a brevetto scaduto che hanno un prezzo corrispondente a quello di riferimento, a differenza di quanto avviene per gli altri sconti dovuti dalle farmacie a favore del servizio sanitario nazionale;
tale misura si aggiunge, peraltro, a quella, introdotta con il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, che ha tagliato e bloccato il margine dei grossisti e delle farmacie sui farmaci generici, con l'obiettivo di impedire che siano praticate a queste ultime condizioni di favore e con il risultato di scoraggiare l'acquisto da parte delle farmacie di tali farmaci e, conseguentemente, la loro consegna ai cittadini;
l'adozione di tali misure, sommate alle polemiche pretestuose che vengono ripetutamente sollevate sull'efficacia dei farmaci generici e sulla sostituzione degli stessi da parte del farmacista, scoraggiano l'utilizzo di tali farmaci e spingono il cittadino ad orientarsi verso il farmaco di marca, nonostante ciò comporti il pagamento della differenza di prezzo tra prodotto «griffato» e farmaco equivalente;
l'aumento dell'incidenza delle quote di compartecipazione a carico dei cittadini, in particolare nelle regioni dove non vengono applicati ticket sui farmaci dimostra in tutta evidenza che tale sistema, che sicuramente garantisce al Governo in carica di fare cassa nell'immediato, penalizza fortemente il cittadino a carico del quale vengono posti costi aggiuntivi e danneggia inevitabilmente il bilancio statale degli anni successivi;
inoltre, la mancata incentivazione della prescrizione all'uso dei farmaci rischia di indurre i produttori di farmaci generici a considerare sempre meno attraente il mercato italiano e a non immettere in commercio, al momento della scadenza del brevetto di un principio attivo, i relativi farmaci generici, con ulteriori oneri a carico dei cittadini e gravi ripercussioni sui futuri bilanci del servizio sanitario nazionale -:
se, alla luce dei fatti esposti, non ritenga di dover intervenire per rimuovere ogni disposizione ed interpretazione che direttamente o indirettamente pone ostacoli alla diffusione dei farmaci generici e, dunque, nuovi oneri a carico dei cittadini;
in particolare, se non ritenga di intervenire per evitare che le interpretazioni della normativa vigente, quale ad esempio quella dell'articolo 11, comma 6, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, e dal decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, siano orientate a cancellare qualsiasi incentivo a favore delle farmacie per la consegna dei farmaci generici, danneggiando i cittadini e arrecando un danno economico al servizio sanitario nazionale derivante dalla perdita di interesse per il mercato italiano da parte dei produttori di farmaci generici e dalla conseguente rinuncia a immetterli in commercio in Italia;
se e quali concrete azioni intenda adottare con la massima sollecitudine per incentivare l'utilizzo dei farmaci generici nel Paese;
se non ritenga necessario avviare una campagna di informazione che consenta ai cittadini di conoscere l'equivalenza terapeutica di tali prodotti con quelli «griffati», utilizzando, a tal fine, anche l'apporto professionale degli operatori sanitari del territorio, farmacisti e medici di famiglia debitamente formati sull'argomento.
(5-04887)
Interrogazioni a risposta scritta:
PALAGIANO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il tumore del polmone è la prima causa di morte per neoplasia nei Paesi industrializzati. Rappresenta il 20 per cento di tutti i tumori maligni nelle persone di sesso maschile e, negli ultimi tempi, si sta diffondendo anche tra le donne;
in Italia si stimano più di 250.000 nuovi casi di neoplasie polmonari ogni anno nelle persone di età inferiore ad 84 anni, con un numero di decessi che sfiora le 33.000 unità - di cui circa 27.000 uomini e 6.000 donne - tanto da rappresentare la prima causa di morte oncologica negli uomini e la seconda nelle donne;
secondo l'ultimo rapporto ISTAT, la mortalità per tumore in Italia diminuisce del 2 per cento circa ogni anno, ma nel caso di questa gravissima neoplasia tale riduzione riguarda solo gli uomini, mentre nelle donne i decessi sono aumentati dell'1,5 per cento;
i risultati di alcune importanti ricerche scientifiche - nazionali ed internazionali - hanno dimostrato che la tac spirale, a basso dosaggio di radiazioni, può essere un importante strumento di prevenzione per il tumore al polmone, analogamente alla mammografia per il cancro al seno o al pap test per il tumore dell'utero;
oggi più del 70 per cento dei tumori del polmone viene scoperto quando la malattia è già in fase avanzata, spesso inoperabile e con una percentuale di guarigione non superiore al 15 per cento;
la tac spirale può individuare lesioni di pochi millimetri, insidiosissime, ma totalmente asintomatiche, che possono essere asportate attraverso un intervento chirurgico;
due studi in particolare - del National Cancer Institute (USA) il primo e dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) l'altro - hanno confermato un netto miglioramento della sopravvivenza nei fumatori ai quali era stato diagnosticato un tumore al polmone allo stadio iniziale;
il National Cancer Institute ha avviato uno studio su 53.500 persone di età compresa tra 55 e 74 anni che avevano fumato almeno un pacchetto di sigarette al giorno per 15 anni, suddividendole in due gruppi. Il primo è stato sottoposto ad una semplice radiografia, l'altro alla tac spirale. Nelle persone sottoposte a quest'ultimo esame si è notata una riduzione della mortalità del 20 per cento;
lo studio denominato «Cosmos», dell'Ieo, ha invece esaminato 6.200 forti fumatori (un pacchetto di sigarette al giorno da 20 anni), sottoponendoli a tre tac all'anno e monitorandoli poi annualmente. A conclusione di questo studio sono stati diagnosticati 297 tumori polmonari, di cui 75 per cento dei casi allo stadio iniziale. L'89 per cento delle neoplasie individuate è risultato rimovibile chirurgicamente in modo radicale e nel 98 per cento è stato possibile asportare soltanto un lobo dell'organo;
secondo il gruppo di lavoro dell'Istituto europeo di oncologia, se si cominciasse subito ad eseguire la tac spirale a basso dosaggio su tutti i forti fumatori, si potrebbero salvare 6.500 vite all'anno;
la tac spirale, nel dettaglio, si esegue attraverso una scansione dell'organo della durata di pochi secondi, da parte di un macchinario che analizza dettagliatamente
i polmoni, mettendo in luce gli eventuali tumori, anche in fase iniziale. Ripetuto una volta l'anno, questo esame potrebbe permettere di monitorare sistematicamente lo stato di salute dei forti fumatori, dando l'opportunità di individuare subito la formazione del cancro;
ad oggi una tac spirale, eseguita in forma privata, costa circa 250 euro e, forse, dal punto di vista economico, potrebbe essere più vantaggioso per il Sistema sanitario nazionale organizzare uno screening attraverso questo semplice esame, piuttosto che curare un paziente affetto da cancro al polmone in stadio avanzato -:
se sia a conoscenza dei dati suesposti e se non intenda procedere alle opportune verifiche, sia di carattere medico-scientifico, sia di carattere economico, per valutare l'opportunità di inserire questo tipo di esame nei protocolli del Servizio sanitario nazionale, in quanto utile ad una diagnosi precoce del cancro al polmone ed alla tutela concreta della salute dei cittadini italiani.
(4-12271)
PEDOTO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
si sta facendo spazio l'acquisto e l'utilizzo di caraffe filtranti per acqua;
tali caraffe renderebbero infatti migliore l'acqua del rubinetto;
sono stati presentati esposti che denuncerebbero l'inutilità ed in taluni casi la pericolosità delle stesse;
da quanto si apprende dalla stampa alcuni sospetti sembrerebbero confermati da indagini svolte;
anche nel caso di non tossicità è necessario contribuire a fare chiarezza in modo da rendere i cittadini consapevoli e quindi liberi di scegliere se acquistare la caraffa -:
se gli organi tecnico scientifici deputati siano stati interpellati e se siano state effettuate verifiche quali siano i risultati;
se siano stati altresì consultate le associazioni dei consumatori per evitare danni e truffe ai consumatori;
quali iniziative si intendano alla luce di quanto emerso e quali siano i tempi onde tutelare al più presto la salute dei cittadini, anche in considerazione dell'approssimarsi della stagione estiva.
(4-12285)
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SVILUPPO ECONOMICO
Interrogazione a risposta in Commissione:
DAMIANO, GATTI e MADIA. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
Siemens IT Solutions and Services (SIS) è un'azienda informatica italiana facente parte del gruppo internazionale SIS a sua volta parte del gruppo Siemens. Se nel 2006 contava circa 1.000 dipendenti, in seguito a diversi processi di ristrutturazione interna e per le difficili condizioni del mercato, si è ridimensionata agli attuali 400 dipendenti tra i quali 38 dirigenti;
negli ultimi tre anni SIS ha registrato una costante contrazione dei volumi di fatturato. Per il 2011 si prevede un calo di fatturato dell'11 per cento e una perdita di 15 milioni di euro;
nel dicembre 2010 è stata resa nota da parte della casa madre Siemens la cessione dell'intero gruppo SIS al gruppo francese Atos Origin con effetto dal luglio 2011; Siemens ha dichiarato che la cessione avrebbe comportato - sui 30.000 dipendenti di SIS - circa 1.750 esuberi a livello mondiale. Da contatti informali tra le rappresentanze sindacali e l'azienda sembra che gli esuberi in capo alla sede italiana non fossero superiori, nelle previsioni, alle 50 unità;
in data 25 maggio 2011, a poco più di un mese dalla cessione, l'azienda ha
preannunciato - a sorpresa - l'intenzione di richiedere la cassa integrazione guadagni speciale per 240 dipendenti di SIS Italia, pari all'incirca al 60 per cento della forza lavoro;
risulta agli interroganti che le organizzazioni sindacali non siano a conoscenza del piano industriale della società nella nuova collocazione proprietaria -:
se il Governo sia informato della situazione, di quali informazioni disponga e quali azioni intenda intraprendere al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e le importanti competenze professionali interne all'azienda.
(5-04884)
Interrogazioni a risposta scritta:
REALACCI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da diversi articoli apparsi sulla stampa nazionale e da un comunicato stampa dell'Uncem Toscana si apprende che, con delibera numero 31/10/CONS, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 77 del 2 gennaio 2010, l'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni ha rivisto i criteri di distribuzione sul territorio nazionale delle postazioni telefoniche pubbliche nell'ambito del servizio universale;
in base a questa delibera Telecom Italia s.p.a., società incaricata di fornire il servizio universale, sta procedendo alla rimozione di postazioni telefoniche pubbliche non più redditizie;
la sopraccitata delibera dell'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni infatti autorizza a rimuovere i telefoni pubblici in eccesso. Saranno risparmiati solo quelli presenti negli ospedali, nelle scuole e nelle caserme e teoricamente la legge n. 2529 dell'11 dicembre 1952 e, successive modificazioni, dovrebbe far sì che venga salvaguardata la presenza di collegamenti telefonici in particolari luoghi, quali ad esempio comuni di ridotte dimensioni, frazioni distanti dal comune principale, rifugi di montagna, stazioni ferroviarie distanti dai centri abitati;
il pericolo di tale operazione è rappresentato dal fatto che, in un periodo di «tagli» generali, si rischia di non garantire più i servizi ai cittadini, si pensi ai servizi postali, alla riduzione del personale scolastico, alle farmacie, istituti che nei piccoli comuni, specie nei territori montani o nelle aree geografiche più lontane, rappresentano un riferimento essenziale per gli abitanti;
è anche per le sopracitate ragioni che l'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni ha previsto, come detto, specifiche derogheper edifici pubblici ospedali e territori, sovente montani, dove non c'è copertura totale di rete di telefonia mobile e in luoghi in cui l'utilizzo del telefono pubblico resta ancora una risorsa ed un servizio necessario anche in caso di emergenza -:
se il Ministro interrogato intenda vigilare, per quanto di competenza, affinché la progressiva rimozione delle cabine telefoniche pubbliche da parte di Telecom Italia s.p.a. non pregiudichi il contratto di servizio di telefonia pubblica universale e vengano rispettate le specifiche deroghe per i territori non coperti dal servizio di telefonia mobile e territorialmente disagiati.
(4-12264)
PAGANO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il Ministero dello sviluppo economico si articola in quattro dipartimenti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 novembre 2008, n. 197, mentre la distribuzione nei dipartimenti degli uffici dirigenziali di livello non generale è rintracciabile nel decreto ministeriale del 7 maggio 2009;
il dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica assume oggi un'importanza strategica per la crescita ed il consolidamento del sistema delle imprese
nel nostro Paese ed in particolare nel Mezzogiorno. A ciascuna delle undici divisioni in cui esso si articola è attribuita una competenza volta a favorire, tra le altre cose, le politiche di sviluppo - anche tecnologico - delle piccole e medie imprese italiane e, indirettamente, dei territori in cui esse operano, con particolare riguardo alle specificità che contraddistinguono il Mezzogiorno e le aree depresse del Centro-nord;
tra gli strumenti di intervento propri del dipartimento vi è la gestione, realizzata per il tramite della divisione IX, dell'intera programmazione negoziata ed, in particolare, dei cosiddetti patti territoriali;
ad oggi in Italia sono stati approvati 220 patti territoriali, con 113 successive rimodulazioni, e 18 contratti d'area, con 24 protocolli aggiuntivi, per un totale di 12.270 iniziative finanziate e di oltre 933 interventi infrastrutturali. Circoscrivendo l'analisi dei dati alle sole regioni del Meridione risulta altresì che queste ultime avrebbero beneficiato del varo di 147 patti territoriali (per un ammontare pari al 67 per cento del totale nazionale), a cui vanno aggiunte 35 rimodulazioni, e di 14 - su un totale di 18 - contratti d'area integrati da 18 protocolli aggiuntivi;
sempre con particolare riguardo al Mezzogiorno, il Ministero dello sviluppo economico avrebbe finanziato complessivamente 7.465 iniziative imprenditoriali relative a molteplici settori produttivi (61 per cento sul totale nazionale) e avallato 308 interventi infrastrutturali;
a ciò si aggiunga che gli 86 patti generalisti nel Sud avrebbero previsto investimenti per un ammontare pari a 4.782.647 euro ed avrebbero comportato impegni di spesa per investimenti complessivi quantificabili in 2.797.680 euro, di cui solo 1.620.000 euro erogati;
inoltre, per sostenere i 220 patti italiani sarebbero stati previsti complessivamente investimenti per 11.805.586 euro, con un onere pubblico pari a 4.996.195 euro e un totale erogato di 2.984.260 euro;
tra i succitati investimenti produttivi molti starebbero giungendo a completamento, mentre altri, definiti da anni, attenderebbero di beneficiare delle erogazioni relative agli ultimi stati d'avanzamento o agli stati finali;
la competenza circa tali erogazioni per investimenti conclusi e rendicontati già da alcuni anni, anche quelle afferenti ai capitoli di spesa perenti e solo da poco tempo reintegrati finanziariamente, è posta in capo al direttore generale per incentivazione delle attività imprenditoriali, carica attualmente vacante;
tale circostanza comporterebbe inevitabili ritardi e impedimenti circa le menzionate erogazioni e arrecherebbe gravi disagi alle imprese che, pur avendo per tempo concluso e rendicontato gli investimenti favorendo un aumento dell'occupazione, da tempo attendono di conoscere la definizione dei finanziamenti -:
se il Ministro sia a conoscenza delle circostanze esposte in premessa e se non ritenga opportuno assumere le iniziative di competenza per provvedere in tempi ragionevoli alla nomina di un nuovo direttore generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali.
(4-12270)
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
parlare con i propri figli dell'utilizzo del computer. Esplorare il web legale. Controllare il PC e la propria connessione wireless. Sono questi i tre consigli offerti a tutti i genitori italiani da Childnet, organizzazione internazionale per la tutela dei minori e la promozione di quello che viene definito un corretto utilizzo della rete;
Musica, Film, TV e Internet è la nuova «guida per genitori e insegnanti», recentemente presentata nel corso di una conferenza stampa; un'occasione per promuovere «una serie di iniziative atte a
sensibilizzare le scuole, le famiglie e i ragazzi, ad un corretto e legale utilizzo della musica digitale»;
una guida per «restare connessi restando nella legalità», che ha approfittato del momento per annunciare un nuovo sito descritto come unica risorsa per la musica online legittima. Proprio su pro-music.it è possibile ottenere una lista aggiornata di siti legali dove scaricare o guardare in streaming i più svariati contenuti audiovisivi;
si danno consigli per utilizzare il web in «maniera sicura e responsabile», in modo da non incappare nelle sanzioni previste per la condivisione illecita dei contenuti. «Ci sono possibili conseguenze penali e civili - si può leggere nella guida - la condivisione e il download non autorizzati possono condurre ad azioni legali e al pagamento dei danni e delle spese»;
stando alle informazioni offerte da Childnet nella guida, chi scarica materiale non autorizzato potrebbe incorrere in una sanzione pari a 154 euro. «Nel caso di condivisione di materiale si rischia una sanzione penale e sanzioni amministrative per decine o centinaia di migliaia di euro»;
agli ammonimenti hanno fatto seguito i consigli, alla luce delle iniziative di sensibilizzazione annunciate in conferenza stampa. Gli insegnanti dovrebbero discutere con i propri studenti, cercando di capire che valore assegnino al diritto d'autore;
«Sapete come i vostri figli utilizzano il PC per accedere ai contenuti multimediali? - si legge ancora nella guida (sezione genitori) - Invitateli ad utilizzare siti legali in maniera tale che tutti coloro che producono musica, cinema e televisione vengano ricompensati per il loro lavoro»;
quanto contenuto nella guida consentirebbe non solo comportamenti consapevoli e conformi alla legge, ma, ove questa fosse ritenuta ingiusta, inutile o dannosa, sarebbe possibile organizzarsi politicamente al fine di pervenire ad una modifica normativa del diritto d'autore maggiormente in sintonia con le mutate condizioni culturali, tecnologiche, sociali, che la tecnologia offre. È necessario garantire la massima conoscenza del reale ordinamento giuridico vigente, non solo al fine di stimolarne naturalmente il rispetto, ma anche per stimolare una maggiore partecipazione attiva della cittadinanza al «gioco» democratico, che è fatto di cambiamento e progresso -:
se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e, nell'eventualità positiva, se non ritenga necessario favorire la divulgazione nel più ampio modo possibile dei contenuti della guida, al fine di evitare che comportamenti percepiti come leciti dalla cittadinanza, soprattutto quella composta dai cittadini di più giovane età, possano essere svelati per la loro reale natura, ovvero come illeciti.
(4-12274)
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nel mese di aprile 2011, i prezzi alla produzione dei prodotti industriali sono aumentati dello 0,6 per cento rispetto al mese precedente e del 5,2 per cento rispetto ad aprile 2010;
i prezzi dei prodotti venduti sul mercato interno registrano un aumento dello 0,6 per cento rispetto a marzo 2011 e del 5,5 per cento rispetto ad aprile 2010. Al netto del comparto energetico gli incremento sono pari, rispettivamente, allo 0,4 per cento e al 4,6 per cento;
per i beni venduti sul mercato estero l'aumento è dello 0,6 per cento sul mese precedente (+0,5 per cento per l'area euro e +0,6 per cento per l'area non euro) e del 4,5 per cento rispetto ad aprile 2010 (+5,2 per cento per l'area euro e +3,9 per cento per l'area non euro);
il contributo maggiore alla crescita tendenziale dell'indice dei beni venduti sul mercato interno proviene dalla componente relativa ai prodotti intermedi (+2,5 punti percentuali). Riguardo al mercato estero i contributi più rilevanti derivano, per l'area euro, dai beni intermedi (+2,8 punti) e, per l'area non euro, dall'energia e dai beni intermedi (+1,5 punti per ciascuna delle due componenti);
il settore di attività economica per il quale si rileva la crescita tendenziale dei prezzi più marcata è quello della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, con un incremento del 18,1 per cento per l'interno e del 27,2 per cento per l'estero -:
se i dati esposti in premessa trovino conferma e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intendano assumere, per quanto di competenza, per contribuire ad invertire l'andamento del trend rilevato.
(4-12279)
BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il sistema informatico di Poste italiane è incorso in problemi tali da bloccare il servizio postale dal 1o giugno sino all'8 giugno 2011, facendo infuriare i consumatori e inducendo ad intervenire anche le associazioni dei consumatori e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
nonostante le rassicurazioni che i vertici dell'azienda di monopolio hanno offerto per troppo tempo i problemi sono perdurati, facendo registrare grosse difficoltà sul sistema informatico che gestisce le operazioni agli sportelli, per i servizi postali e per l'erogazione delle pensioni;
il commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Luigi Magri è intervenuto sulla situazione con durezza e decisione, stigmatizzando l'incredibile disservizio reso ai cittadini, sostenendo che «Non è accettabile che tali problemi perdurino e non è accettabile che non vi sia una chiara disamina degli avvenimenti individuando le specifiche responsabilità. Nell'era della tecnologia e della comunicazione simili incredibili episodi minano non solo la capacità di garantire un pubblico servizio, ma anche la credibilità di chi dovrebbe garantirlo» -:
se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative intenda porre in essere per evitare il ripetersi di tali anomalie e disservizi;
in quali tempi si preveda che possa diventare operativa l'Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale.
(4-12284)
GIANNI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi, negli uffici postali, i siciliani hanno passato giornate di vera passione, con un andamento lentissimo sono stati evasi da parte degli sportelli, raccomandate, vaglia, conti correnti e ritiro delle pensioni;
dall'inizio del mese di giugno 2011 i server informatici di Poste italiane dopo un vero e proprio black out, hanno ripreso a funzionare ma con ritmi biblici;
in Sicilia l'80 per cento degli uffici postali è passato al nuovo sistema; con il vecchio sistema ogni ufficio postale aveva un server, ora invece tutte le procedure arrivano al server centrale con conseguente sovraccarico;
Poste italiane, pur scusandosi con la clientela per la fornitura dei servizi ha parlato eufemisticamente di allungamento di tempi di attesa;
i sindacati avevano chiesto un passaggio graduale al nuovo sistema;
il commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dottor
Gianluigi Magri ha definito inaccettabile il perdurare dell'incredibile disservizio che sta ancora paralizzando gran parte del sistema informatico di Poste italiane;
nell'era della tecnologia e della comunicazione simili e incredibili episodi minano non solo la capacità di garantire un pubblico servizio ma anche la credibilità di chi deve fornire il servizio, che è una società pubblica;
numerosi cittadini si sono trovati non solo in estrema difficoltà nel ricevere le pensioni, e per molti anche un piccolo ritardo può significare avere problemi esistenziali notevoli, ma anche nel pagare utenze nei tempi di scadenza, andando incontro al possibile pagamento di more non dovute in alcun modo a responsabilità proprie;
il Ministro dello sviluppo economico ha dichiarato che sarebbero state predisposte «adeguate misure di compensazione» -:
quali iniziative intendano intraprendere affinché i disagi evidenziati in premessa siano immediatamente superati e non abbiano più a ripetersi;
se non ritengano necessario assumere ogni iniziativa di competenza affinché le «adeguate misure di compensazione» tengano conto anche di eventuali richieste di interessi di mora per ritardati pagamenti, per i quali i cittadini non hanno alcuna responsabilità, di bollette scadenti nel periodo in cui Poste italiane non è stata capace di fornire un servizio pubblico continuativo ed efficiente.
(4-12289)
ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
dai primi di maggio 2011, è in corso a Lecce una campagna pubblicitaria denominata «Lecce 2080», che, con una propaganda non convenzionale, sta suscitando molto interesse e curiosità nei leccesi in quanto non sta promuovendo direttamente alcuna azienda, né alcun prodotto;
questa pubblicità di viral marketing, rivela, sia sul sito internet (www.lecce2080.it) che su facebook (http://www.facebook.com/pages/Lecce-2080/212070698827177), nuovi indizi che si traducono in una visione futuristica e catastrofista del mondo;
se si guarda la pagina di facebook si nota una certa manipolazione della comunicazione in uscita nel senso che la «volontà di cambiare il mondo» a ben vedere corrisponde agli interessi di un'azienda impegnata nella realizzazione di impianti di fonti rinnovabili;
se poi si va sul sito www.whois.net (sito che contiene il database con le info di tutti i siti internet mondiali) e si inserisce nel primo rigo whois lookup il dominio www.lecce2080 e si sceglie l'estensione «.it» risulta che il sito è intestato alla Entropya srl ed è stato registrato dalla signora Gabriella Chieffo. Se poi si inseriscono queste due informazioni in google, compare sito www.entropva.it amministrato da Gabriella Chieffo ed una veloce scorsa del sito evidenzia che si tratta di un'azienda specializzata nella realizzazione e installazione di pale eoliche;
notizie del 7 luglio 2011 riferiscono che Airtricity, la divisione rinnovabili della Scottish and Southern Energy (SSE) ha annunciato di aver sottoscritto un accordo con la società italiana Entropya. L'accordo prevede che Airtricity acquisti il 60 per cento delle quote di una società di joint venture ed Entropya il 40 per cento;
la joint venture, con una pipeline in sviluppo di più di 2000 megawatt sarà localizzata a Lecce in Puglia, e svilupperà un'enorme quantità di siti in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia. La società di joint venture avrà inizialmente sette dipendenti, ma, non appena l'attività di sviluppo si intensificherà, si prevede che il numero di dipendenti aumenterà. L'obiettivo - si legge sempre nel corpo della notizia - della società di joint venture
sarà sviluppare il potenziale eolico atto alla produzione di energia e incrementare significativamente l'economia locale. Dermot O'Kane, general manager, new markets ha fatto sapere che «questa joint venture con Entropya segna l'entrata di Airtricity in Italia, uno dei mercati più promettenti e interessanti d'Europa. Airtricity ha un forte record nello sviluppo di parchi eolici e siamo entusiasti di poter sviluppare e portare a realizzazione un portfolio di 2000 megawatt in Italia»;
«questo è un passo significativo per lo sviluppo di Entropya, ha detto Gabriella Chieffo di Entropya, che consentirà di rafforzare la nostra esperienza e di perseguire l'obiettivo di una reale sostenibilità ambientale, superando le difficoltà imposte dall'attuale normativa italiana»;
di tutta evidenza dunque ci si trova davanti ad una massiccia campagna di pubblicità che agli interroganti appare discutibile, in quanto ad avviso degli interroganti prefigurando scenari catastrofisti si propone di avere la soluzione a tale degenerazione, soluzione che viene fatta coincidere con lo sviluppo di energie da fonte eolica in cui il soggetto promotore della campagna pubblicitaria ha interessi diretti e già operativi nel Salento -:
se quanto riferito in premessa sia vero;
se e quali iniziative di competenze il Ministro intenda promuovere a tutela di una corretta informazione sullo scenario energetico del nostro Paese, oltre che sulle effettive potenzialità delle rinnovabili.
(4-12307)
...
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interpellanza Volontè n. 2-01121 del 9 giugno 2011;
interrogazione a risposta in Commissione Fiano n. 5-04877 del 9 giugno 2011.
...
ERRATA CORRIGE
Risoluzione in Commissione Fiorio e altri n. 7-00519 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 450 del 16 marzo 2011. Alla pagina 20409, seconda colonna, alla riga decima, deve leggersi: «dall'OCM vino recepito nel decreto-legislativo» e non «dall'OCM vino recepito nel decreto-legge», come stampato.
Interrogazione a risposta scritta Giulietti e Gasbarra n. 4-12261 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 484 del 9 giugno 2011. Alla pagina 22397, seconda colonna, alla riga undicesima deve leggersi:
«Gasbarra .... 4-1226122404» e non:
«Giulietti ..... 4-1226122404», come stampato.
Alla pagina 22404, seconda colonna, dalla riga diciottesima alla riga diciannovesima deve leggersi:
«GASBARRA e GIULIETTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute», e non:
«GIULIETTI e GASBARRA. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute», come stampato.