XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di martedì 25 gennaio 2011

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
la violenza contro le donne è un fenomeno molto diffuso che non accenna a diminuire e tende, al contrario, a manifestarsi sotto diverse forme e modi: nella quotidianità, nella vita domestica e in circostanze particolari quali il cosiddetto «stupro di guerra»;
il gruppo di esperti che ha lavorato per il Consiglio d'Europa in occasione del Council of Europe - Group of specialists for combatting violence against women, Final Report of Activities, (Strasbourg, 1997), ha individuato alcune caratteristiche essenziali del fenomeno;
il citato rapporto informa preliminarmente che alcune forme di violenza, quali ad esempio lo stupro, la violenza domestica e l'incesto, si riscontrano in molte culture, mentre altre, quali le mutilazioni genitali e gli omicidi a causa della dote, sono tipiche di alcuni particolari contesti;
generalmente, la violenza usata contro le donne appare come un insieme di diverse tipologie di violenza: nel caso della violenza domestica, ad esempio, vengono di frequente esercitate insieme la violenza fisica, quella psicologica, quella sessuale e quella economica;
i dati sul fenomeno sono impressionanti: nel mondo sono 135 milioni le donne e le bambine che hanno subito mutilazioni genitali; 2 milioni le bambine che ogni anno subiscono mutilazioni genitali; in Francia sono 91 le donne che ogni anno muoiono assassinate dal proprio marito o compagno; l'80 per cento dei rifugiati e sfollati presenti nel mondo è rappresentato da donne sole o con i propri figli e queste donne sono spesso soggette ad ogni genere di molestia e violenza perpetrate nono solo durante il percorso verso il campo profughi ma anche nel campo stesso;
il femminicidio è la prima causa di morte delle donne in Europa e nel mondo; circa 60 milioni di donne sono sparite dalle statistiche demografiche perché vittime delle loro stesse famiglie, uccise deliberatamente o per negligenza, soltanto perché di sesso femminile;
dall'ultimo rapporto Eures-Ansa sull'omicidio volontario in Italia, si evidenzia come negli ultimi anni gli omicidi di donne abbiano subito un sostanziale aumento, passando dal 15,3 per cento del totale nel periodo 1992-1994 al 23,8 per cento del biennio 2007-2008;
in particolare, nel 2008 in un caso su quattro (il 24,1 per cento) la vittima è stata una donna, dato inferiore solo a quello del 2006 quando furono uccise 181 donne, pari al 29,4 per cento del totale;
nel Nord, dove prevalgono gli omicidi in famiglia, si è registrata la quota più alta di vittime di sesso femminile: 70, pari al 47,6 per cento delle 147 uccise nel 2008 in Italia, a fronte del 29,9 per cento al Sud (44 vittime) e del 22,4 per cento al Centro (33 vittime);
il rapporto Eures-Ansa sull'omicidio volontario in Italia mostra che il 70,7 per cento di omicidi aventi come vittime donne nel 2008 è avvenuto all'interno della famiglia: le donne più colpite sembrano essere le anziane (36 vittime, pari al 24,5 per cento del totale), con numerosi omicidi di coppia o pietatis causa, ma si è registrato un alto numero di vittime anche tra le giovani donne, uccise prevalentemente all'interno di rapporti di coppia, per ragioni passionali: il 21,8 per cento delle vittime di sesso femminile ha infatti tra i 25 e i 34 anni (32 vittime);
dai dati forniti dall'Istat sul fenomeno della violenza fisica e sessuale contro le donne, risalenti al 2006, emerge un quadro drammatico: le donne vittime di violenza sono 6.743.000, pari al 31,9 per cento; il 23,7 per cento ha subito violenze

sessuali (5 milioni); il 18,8 per cento ha subito violenze fisiche (3.961.000); il 4,8 per cento ha subito stupri o tentati stupri (1 milione); il 18,8 per cento ha subito comportamenti persecutori (stalking) (2.770.000; 7.134.000 hanno subito violenza psicologica;
le donne subiscono violenze sia dai partner che da altri uomini: amici, parenti, datori e colleghi di lavoro, conoscenti e sconosciuti; il 21 per cento delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6 per cento solo dal partner, il 56,4 per cento solo da altri uomini non partner; un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica che sessuale; inoltre, le vittime hanno subito, nella maggioranza dei casi, più episodi di violenza; la violenza ripetuta avviene più frequentemente da parte del partner (il 67,1 per cento contro il 52,9 per cento); un altro dato significativo riguarda i diversi autori della violenza da cui emerge che il rischio di subire uno stupro, piuttosto che un tentativo di stupro, è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima; i partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate e di alcuni tipi di violenza sessuale; il 69,7 per cento degli stupri, infatti, è opera di partner, il 55,5 per cento degli ex partner, il 14,3 per cento del partner attuale, il 17,4 per cento di un conoscente; solo il 6,2 per cento è stato opera di estranei;
tuttavia, il dato di gran lunga più impressionante è relativo alla circostanza per cui, nella quasi totalità dei casi, le violenze non sono denunciate; il fenomeno raggiunge livelli elevatissimi pari a circa il 96 per cento delle violenze da un non partner e il 93 per cento di quelle da partner; per gli stupri si arriva al 91,6 per cento e per i tentati stupri al 94,2 per cento;
a livello regionale alcuni dati vengono forniti dal Coordinamento dei centri antiviolenza e delle Case delle donne della regione Emilia-Romagna sulla base del progetto «Osservatorio regionale sulla violenza alle donne» in Emilia-Romagna: dal 1° gennaio 2010 al 31 ottobre 2010 sono state 2.277 le donne vittime di violenza accolte nei centri antiviolenza aderenti al Coordinamento dell'Emilia-Romagna; sul totale delle donne accolte, 1.461 sono di nazionalità italiana e 809 di nazionalità straniera. Nelle case rifugio per donne vittime di violenza sono state ospitate 101 donne e altrettanti minori, per un totale di 202 ospiti; rispetto allo scorso anno i dati sono stabili;
i centri antiviolenza e le case di accoglienza per donne maltrattate o violate svolgono un ruolo essenziale di sostegno e di primo intervento, oltre a garantire visibilità alla violenza al fine di far emergere il fenomeno nella sua estesa drammaticità e portata;
per far emergere dall'ombra questa drammatica situazione, il 25 novembre viene celebrata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita con la risoluzione n. 54/134 dalle Nazioni Unite nel 1999 al fine di sensibilizzare Governi, istituzioni e società civile; la data non è casuale: l'Onu, infatti, ha scelto questo giorno per commemorare la tragica vicenda delle tre sorelle Mirabal violentate, pugnalate e strangolate il 25 novembre del 1960, per ordine del dittatore Trujillo;
a fronte di un fenomeno che non sembra voler diminuire e segna, al contrario, un aumento delle richieste di aiuto e di gravità dei casi, occorre osservare che le risorse a sostegno dei centri antiviolenza rischiano di subire i tagli dovuti alla crisi; un adeguato sostegno a favore di chi aiuta le vittime è il primo atto di responsabilità sociale da parte dei governi locali e dal Governo nazionale,


impegna il Governo:


ad adottare ogni azione necessaria a sensibilizzare l'opinione pubblica, con particolare riferimento ai giovani, circa il drammatico fenomeno della violenza contro le donne;

a stanziare risorse e a promuovere iniziative dirette a garantire un adeguato sostegno e potenziamento dei centri antiviolenza e delle strutture di supporto a favore di donne maltrattate o violate;
a costruire un progetto educativo che, lungo tutto il percorso scolastico, preveda una complessiva educazione e formazione al rispetto della dignità di ogni persona umana in ogni situazione economica, sociale, psichica e fisica, ed in ogni momento della sua vita, con particolare riguardo alle situazioni di maggiore debolezza come la nascita, l'infanzia e l'età avanzata e grandissima attenzione all'uguaglianza e pari dignità tra i sessi;
a predisporre ogni azione possibile volta a prevenire casi di violenza nei confronti delle donne.
(1-00539)
«Calgaro, Tabacci, Mosella, Pisicchio, Brugger».

Risoluzioni in Commissione:

La I Commissione,
premesso che:
l'articolo 3, commi 1-3, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Testo unico sull'immigrazione e sulla condizione dello straniero stabilisce che il Governo debba predisporre ogni tre anni il documento programmatico relativo alla politica dell'immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato. Tale documento è sottoposto al parere delle commissioni parlamentari competenti;
il comma 4 del medesimo articolo 3, stabilisce che la determinazione annuale delle quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato avvenga con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base dei criteri generali per la definizione dei flussi d'ingresso individuati nel documento programmatico triennale. Anche in questo caso è previsto il parere delle Commissioni parlamentari competenti;
in caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione annuale, il Presidente del Consiglio dei ministri può provvedere in via transitoria, con proprio decreto, entro il 30 novembre, nel limite delle quote stabilite nell'ultimo decreto emanato, sia esso stato di natura ordinaria che transitoria. In questa ultima fattispecie non è previsto il parere delle commissioni parlamentari;
l'ultimo documento programmatico triennale risale al 2005 (decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 2005, Approvazione del documento programmatico relativo alla politica dell'immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato, per il triennio 2004-2006);
tutti i decreti annuali emanati dall'attuale Governo, sia relativamente alle quote di lavoratori stagionali che a quelle di lavoratori non stagionali, sono stati adottati secondo la modalità transitoria (per l'anno 2008: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2008 per i lavoratori non stagionali; per l'anno 2009: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 marzo 2009; per l'anno 2010: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1o aprile 2010 per i lavoratori stagionali e il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, 30 novembre 2010 per i lavoratori non stagionali);
è possibile notare una discontinuità nell'azione del Governo relativamente alla programmazione dei flussi nonché un costante ricorso alla procedura transitoria;
tale discontinuità ha reso necessaria, da parte dello stesso Governo e in assenza di un decreto flussi per i lavoratori non stagionali emanato nel 2009, una modifica alla stessa disposizione di cui all'articolo 3 del testo unico sull'immigrazione si veda l'articolo 10-ter del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25). Prima della modifica apportata dal decreto-legge cosiddetto «milleproroghe»,la disposizione originaria stabiliva che, nel caso di procedura transitoria d'emergenza, il limite delle quote

dovesse far riferimento al decreto emanato l'anno precedente e non all'ultimo decreto emanato, come attualmente previsto;
il costante ricorso alla procedura per l'adozione dei decreti di programmazione transitoria attenua le prerogative parlamentari di controllo sull'azione del Governo;
la mancanza di una programmazione sistematica e rispondente alle indicazioni di legge in materia di politiche migratorie non consente di avere un quadro chiaro e trasparente dell'andamento dei flussi e rischia di compromettere sia il regolare incontro tra domanda e offerta di lavoro che il rispetto dei diritti dei cittadini extracomunitari che intendano raggiungere il nostro Paese,


impegna il Governo


a dare puntuale e precisa attuazione a tutte le disposizioni contenute all'articolo 3 del testo unico dell'immigrazione, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, al fine di regolare correttamente la programmazione dei flussi migratori in Italia e di rendere effettive le prerogative parlamentari di controllo.
(7-00478)
«Zaccaria, Naccarato, Bressa, Giovanelli, Lo Moro».

La VIII Commissione,
premesso che:
la realizzazione di impianti eolici in Italia sta generando non solo nell'opinione pubblica un ampio dibattito incentrato soprattutto su due fondamentali questioni:
l'impatto paesaggistico ambientale di questi impianti;
l'eccessivo favore degli incentivi che generano attenzioni affaristico-speculative di grandi dimensioni;
su questi temi si è concentrato in questi ultimi mesi anche il lavoro della Commissione VIII che nel corso di audizioni e discussioni ha affrontato l'annosa questione alla luce di numerose inchieste di natura giudiziaria che in ogni angolo del paese hanno messo in luce un proliferare di iniziative speculative sulla produzione di energia eolica;
in molte regioni si è generata una vera e propria mobilitazione popolare per contrastare il sorgere di imponenti impianti di generazione eolica, sia a terra che in mare;
risulta emblematico il caso della Sardegna dove nonostante le peculiarità sia ambientali che paesaggistiche sono stati presentati progetti non solo per eolico terrestre ma anche off shore eludendo le competenze in materia paesaggistica sancite dallo stesso statuto autonomo della regione Sardegna;
le norme di attuazione dello statuto speciale della Sardegna per esempio garantiscono specifiche competenze. L'articolo 6, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio 1975, n. 480 (recante nuove norme di attuazione dello statuto speciale della regione autonoma della Sardegna) dispone che «sono trasferite alla Regione autonoma della Sardegna le attribuzioni già esercitate dagli organi centrali e periferici del Ministero della pubblica istruzione (...) ed attribuite al Ministero per i beni culturali e ambientali con decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657, convertito dalla legge 29 gennaio 1975, n. 5, nonché da organi centrali e periferici di altri Ministeri. Il trasferimento predetto riguarda altresì la redazione e l'approvazione dei piani territoriali paesistici di cui all'articolo 5 della legge 29 giugno 1939, n. 1497»;
le norme di attuazione, adottate per la Sardegna attraverso i decreti legislativi di cui all'articolo 56 dello statuto speciale, possono espletare una funzione interpretativa se non addirittura integratrice delle disposizioni statutarie. Esse svolgono, da un lato, il ruolo di norme sulla competenza che definiscono in termini concreti l'autonomia della regione,

trattenendo in capo alla sfera statale di gestione le funzioni che siano di interesse generale, e, dall'altro, seppure in casi particolari, un'opera di integrazione e accordo con il principio fondamentale dell'autonomia regionale e con le altre disposizioni statutarie;
il caso della regione Sardegna è emblematico, essa, infatti, può, nell'esercizio della potestà legislativa primaria in materia di edilizia e urbanistica di cui alla lettera f) del medesimo articolo, «intervenire in relazione ai profili di tutela paesistico ambientale» e quindi può sollevare un conflitto di attribuzione per la revoca del procedimento avviato dallo Stato;
sulle procedure seguite per gli impianti off shore in Italia si registrano secondo il sottoscrittore del presente atto di indirizzo procedure equivoche e non conformi alla norma; la prevalente giurisprudenza afferma, infatti, che le concessioni di aree demaniali marittime rilasciate per finalità imprenditoriali devono ritenersi sempre sottoposte ai princìpi dell'evidenza pubblica, cioè sia nell'ipotesi in cui il relativo procedimento abbia inizio per volontà dell'amministrazione, sia nel caso in cui venga avviato a seguito di una specifica richiesta proveniente da uno dei soggetti interessati all'utilizzo del bene;
la scelta del concessionario incontra i limiti indicati dalle norme del Trattato dell'Unione europea in materia di libera prestazione di servizi e dai princìpi generali del diritto comunitario in materia di non discriminazione, trasparenza e parità di trattamento;
l'affidamento in concessione di beni demaniali suscettibili di uno sfruttamento economico deve essere sempre preceduto dal confronto concorrenziale, anche nel caso in cui non vi sia una espressa prescrizione normativa, e tale principio va quindi a rafforzare ogni disciplina di settore che già preveda - come accade nel caso dell'articolo 37 codice di navigazione - il ricorso alla procedura di evidenza pubblica, imponendo l'adozione di specifiche misure volte a garantire un effettivo confronto concorrenziale quali, ad esempio, forme idonee di pubblicità o di comunicazione rivolte ai soggetti potenzialmente interessati a partecipare alla procedura, dei quali l'amministrazione sia a conoscenza;
la pubblicità obbligatoria per i procedimenti concessori è oggi disciplinata con le disposizioni, normative e regolamentari, del codice della navigazione: tuttavia, si tratta di norme assai vetuste che non garantiscono (per intrinseca natura) la benché minima possibilità di aderire all'attuale contesto ordinamentale se non a prezzo di vistose incongruenze;
l'appartenenza del nostro Paese all'Unione europea, infatti, impone un adeguamento degli standard qualitativi e degli strumenti dell'azione amministrativa a livelli minimi capaci di garantire, primariamente, la concorrenza e la salvaguardia dei meccanismi del libero mercato;
in Sardegna da tempo è in atto un'imponente mobilitazione bipartisan con un solo obiettivo, tutelare la Sardegna da chi vorrebbe trasformare il mare sardo in una distesa di improponibili pale eoliche che andrebbero a rafforzare un devastante principio delle grandi industrie inquinanti, che sembra giustificare la continuazione di comportamenti inquinanti sulla base dei crediti «verdi» delle pale eoliche della Sardegna;
la devastazione ambientale è palese e l'assenza di regole lascia spazio ad una discrezionalità concessoria che tradurrebbe ogni atto in vantaggi illegittimi nei confronti dell'uno o dell'altro;
la Sardegna non ha tratti di costa disponibili per progetti eolici a mare e qualsiasi contesto sarebbe leso nella sua specificità e naturale bellezza;
in ragione di un macro-obiettivo ambientale sovranazionale (la riduzione delle emissioni), si sottovaluta il complesso dei danni locali, realizzando un duplice risultato negativo e cioè che col crescere

delle installazioni si provoca la riduzione di un vasto complesso di valori e un sicuro aumento delle bollette elettriche;
nel caso di regioni come la Sardegna, la Toscana e l'Umbria, che hanno fatto del paesaggio una fonte primaria di ricchezza, il proliferare incontrollato degli impianti eolici potrebbe compromettere valori turistici e immobiliari enormemente superiori;
si registra sempre di più anche da parte dei sostenitori della produzione di energia eolica la necessità di evitare uno sviluppo disordinato, gli impatti sul territorio non adeguatamente meditati e impedire l'affermarsi di taluni aspetti affaristici e collusivi;
il regime fortemente agevolativo risulta aver innescato una spirale speculativa; in particolare i certificati verdi si sono trasformati in una sorta di bond garantiti dallo Stato italiano, con rendimenti altissimi, che favoriscono nei fatti una oggettiva «aggressione al territorio» e alimentano una bolla speculativa, nella quale la produttività dell'impianto è secondaria rispetto ai suoi rendimenti economici;
gli aspetti speculativi hanno favorito l'interesse della criminalità organizzata nei riguardi degli impianti eolici di grossa potenza e in misura minore, degli impianti fotovoltaici a terra; già nel 2006 la relazione annuale al Parlamento della Direzione investigativa antimafia (DIA) informava che «...le cosche hanno scoperto l'affare nello sfruttamento delle energie rinnovabili...». Nell'ultimo anno sono notevolmente aumentate le inchieste giudiziarie in particolare sul settore eolico, rivelando un coacervo di interessi che accomuna gruppi di interesse economico, amministratori compiacenti e malavita organizzata, al punto da indurre i magistrati a creare un coordinamento nazionale delle indagini (fine maggio 2010);
nel corso dei mesi da giugno a novembre 2010 la VIII Commissione ha acquisito, tra l'altro, un'amplissima documentazione fotografica e di stampa nazionale e locale, dalla quale risulta chiaro che il numero delle inchieste e dei personaggi coinvolti è tale da non consentire di considerare «episodico» il malaffare nel settore eolico;
nel maggio 2010 le associazioni ambientaliste maggiormente critiche del fenomeno, hanno reso pubblico un aggiornato screening nazionale su tutti i procedimenti autorizzativi regionali trasmessi ai pareri ambientali, dal quale si evince che la potenza eolica complessiva tra installata e/o approvata dai pareri ambientali (preludio all'autorizzazione finale) si può valutare in non meno di 11.000 MW. Se poi si considerano le ulteriori istanze presentate, abbiamo progetti aggiuntivi per oltre 70.000 MW (94.000 secondo il giornale Affari e Finanza del 22 novembre 2010), ben oltre gli impegni sottoscritti in sede comunitaria dall'Italia;
sulla base di queste premesse la VIII Commissione ha acquisito numerosi studi e documenti ed ha ascoltato in audizione diverse associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Amici della Terra, LIPU, Legambiente, WWF, Greenpeace, Mountain Wilderness, Comitato nazionale per il Paesaggio) il gestore del sistema elettrico (GSE) e l'associazione degli industriali del vento (ANEV) inquadrando il problema ed individuando elementi di criticità, con l'intento di fornire una base di indirizzi per l'attività di Governo;
per quanto concerne il quadro normativo ed industriale si può rilevare come nel mese di luglio 2010 l'Italia ha presentato il Piano di azione nazionale (PAN) per le energie rinnovabili redatto ai sensi della direttiva 2009/28/CE; in esso l'Italia individua gli obiettivi di produzione energetica da fonte rinnovabile che dovranno essere successivamente condivisi (burden sharing) con le regioni; in esso si prevede al 2020 una potenza eolica installabile di 12.680 MW di cui 680 off-shore; la decisione è inquadrata nel pacchetto «clima energia» approvato dai Parlamento europeo nel dicembre 2008, nel quale si prevede, tra

l'altro, di incrementare fino al 17 per cento il consumo di energia da fonti rinnovabili nei nostro Paese;
sulla base di quanto concordato in sede di Unione europea e al fine di recuperare il ritardo nel conseguimento degli obiettivi a partire dal 2008 sono stati fortemente innalzati gli incentivi alla produzione di tutte le fonti rinnovabili; i relativi costi si scaricano sulle bollette elettriche dei consumatori finali, cittadini e imprese; secondo l'Autorità dell'energia elettrica e del gas nel 2009 la spesa totale per la spinta alle fonti rinnovabili ha superato i 2 miliardi di euro annui, per salire a 3 miliardi 2010, a 5 nel 2015 e ad una cifra variabile tra 7 e 9 miliardi annui nel 2020. Limitatamente alle sole rinnovabili, i maggiori costi attuali per famiglie e imprese sono pari a 5 euro/MWh al netto delle imposte e delle altre componenti; supereranno i 25 euro/MWh nel 2020;
a fine 2009 Terna-Enea hanno censito 4.850 MW in servizio, e ulteriori 3.343 MW definitivamente autorizzati (e quindi in fase di realizzazione) per complessivi 7.674 MW, pur non considerando impianti al di sotto di 10 MW; dai dati del GSE a fine 2009 risultano 242 singoli impianti eolici in Italia, con circa 3.500 torri; secondo i dati degli Amici della Terra le torri installate a luglio 2010 sono oltre 4.250;
per quanto riguarda gli aspetti di criticità ed in particolare:
1) in merito agli impatti idrogeologici e di occupazione del territorio:
gli impianti eolici comportano effetti negativi sull'assetto idrogeologico del suolo, in particolare l'erosione in zone delicate come i crinali montani, dove occorre la costruzione di strade sufficientemente larghe per far passare veicoli adibiti al trasporto di carichi eccezionali; calcolando circa 300 metri quadrati di calcestruzzo per ogni base di torre, le distanze medie tra le torri e, prudenzialmente, circa 2 chilometri di strade per ogni impianto, otteniamo che sono già stati riversati sul territorio oltre un milione di metri quadrati di calcestruzzo e realizzate oltre 500 chilometri di strade e piazzole; un tipico parco eolico da 10 MW richiede 10 torri e circa 20 ettari di superficie, a fronte di una centrale a gas da 400 MW che occupa circa 5 ettari. Se consideriamo una media efficiente delle ore di funzionamento degli impianti eolici (1.800 l'anno) risulta che per generare con l'eolico la stessa quantità di energia elettrica della centrale a gas (3.200.000 MW/anno), occorrerebbero 1.770 torri da 1 MW l'una, occupando circa 3.540 ettari. Se fosse utilizzato tutto il potenziale teorico stimato per l'eolico terrestre al 2020 (15.000 MW), le torri installate sul territorio nazionale sarebbero 15.000 impegnando 30.000 ettari ovvero 300 chilometri quadrati, pari a 40.000 campi di calcio; giova ricordare che il 26 gennaio 2010 l'Assemblea della Camera ha approvato la innovativa mozione 1-00324 che riconosce il territorio come bene comune e risorsa limitata, da sfruttare in termini di massima efficienza;
2) in merito agli impatti con la fauna selvatica:
occorre valutare gli effetti diretti (collisioni) e indiretti (sottrazione e degrado di ambienti o disturbo) sull'avifauna e sulla fauna, come conclamati dalla bibliografia scientifica estera e richiamati dal documento «Windfarms and Birds. An Analysis of the effects of windfarms on birds, and guidance on environmental assessment criteria and site selection issues» adottato già nel 2003 dal Consiglio d'Europa. Una indagine parziale in Spagna ha calcolato che 400 aereogeneratori hanno ucciso per collisione oltre 7.150 tra uccelli (di cui ben 433 rapaci) e pipistrelli, pari a 18 animali/aereogeneratore/anno. Per gli animali a terra si registrano fenomeni di abbandono di habitat a causa del disturbo. La collocazione di impianti nei pressi, se non addirittura dentro, le aree protette realizza un terzo paradosso in cui la collettività destina risorse per la protezione delle specie a rischio e poi ne

destina altre per decimarle o allontanarle; gli studi segnalano effetti anche sulla salute degli animali domestici e da allevamento;
3) in merito ai riflessi sulla salute umana:
sono stati registrati effetti specifici in termini di rumore udibile (un singolo generatore può produrre un rumore fino a 100 db), fastidioso e alla lunga dannoso sia per la fauna che per gli esseri umani. Ma il problema più grave è costituito dalle prolungate esposizioni al rumore a bassa frequenza (LFN) emesso dalle pale, in relazione al quale non sono previste misurazioni. Gli studi epidemici degli impatti sulla popolazione circostante sono ormai numerosi e hanno evidenziato danni alla salute (irritabilità, stati di ansia, insonnia). L'Accademia nazionale francese di medicina (2006) raccomanda la costruzione di turbine eoliche al massimo a 1.5 chilometri dalle abitazioni. 2,5 chilometri sono invece consigliati dagli esperti interpellati dalla provincia dell'Ontario (Canada) che ha condotto gli studi più avanzati in materia;
4) in merito all'alterazione del paesaggio:
l'impatto paesaggistico rimane l'aspetto più discusso perché la bellezza è un concetto arbitrario e vi è chi sostiene che le pale eoliche possano integrare il paesaggio in modo gradevole. Ma la raccolta e il confronto sistematico di dati quantitativi può aiutarci a ricondurre anche un giudizio estetico soggettivo a criteri oggettivi; le documentazioni fotografiche acquisite mostrano che non è possibile l'integrazione tra gli impianti eolici e i paesaggi italiani - formatisi a partire dal Basso Medioevo - per l'evidente contrasto tra il troppo grande e il troppo piccolo, tra lo standardizzato e il variegato; né aiuta una eventuale integrazione la tendenza industriale alla maggiore efficienza dell'investimento, mediante aumento del numero degli impianti e delle altezze;
a tutela del valore culturale, prima ancora che ambientale, del paesaggio esiste un vasto complesso di normative, a cominciare dall'articolo 9 della Costituzione, che impongono allo Stato misure cogenti per gli aspetti territoriali di sua diretta influenza (aree protette nazionali, vincolistica paesaggistica e culturale derivante da norme dello Stato, trattati comunitari e internazionali, quali la convenzione europea del paesaggio, aree per le quali lo Stato assume responsabilità nei confronti della Unione europea o dell'UNESCO: ZPS, SIC, IBA, zone umide Ramsar, coste o siti con fauna protetta da convenzioni internazionali, siti patrimonio dell'umanità);
la previgente legge Galasso, oggi contenuta nell'attuale normativa vincolistica ed ambientale generale, assicurava la protezione delle montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole, riconoscendo loro il valore di «aree di ricarica», cioè di produzione dell'aria e dell'acqua pulite e di conservazione della biodiversità; la difesa delle «aree di ricarica» è elemento centrale della teoria dello sviluppo sostenibile, che riconosce ad esse non solo un valore «patrimoniale», ma anche una valenza produttiva di beni e servizi indispensabili alla sopravvivenza, che la teoria quantifica economicamente;
5) in merito al ridotto apporto al sistema energetico nazionale:
nonostante il tumultuoso sviluppo, il peso dell'eolico rispetto ai consumi rappresenta oggi un contributo al bilancio energetico pari al 5,2 per cento dei consumi finali di energia prodotta da fonti rinnovabili e allo 0,38 per cento del complesso dei consumi energetici; questa marginalità resterà tale anche in futuro: in base al PAN per le energie rinnovabili del Governo italiano che stima il contributo massimo di ogni fonte rinnovabile agli obiettivi europei, nel 2020 la produzione eolica sarà pari al 7,9 per cento dei consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili e all'1,2 per cento di consumi finali complessivi;

6) in merito alla scarsità relativa delle ore di vento utile e conseguente inefficienza degli impianti:
secondo i dati di Terna la media italiana di ore di vento utile (da 3 a 25 metri al secondo) è di 1466, su un totale di 8.760 ore annue; secondo il GSE tale media sarebbe di 1580 ore/anno; secondo le mappe, universalmente accettate, dell'Atlante eolico italiano, elaborate nel 2004 sulla base di dati pluridecennali dal Centro elettrotecnico sperimentale italiano (CESI, oggi ERSE spa) con il supporto dell'istituto di fisica dell'università di Genova, la ventosità media del territorio nazionale, misurata a 75 metri di altezza, è di 1.252 ore l'anno, ben al di sotto di quelli di altri Paesi dell'Unione europea (1.880 ore in Danimarca, 1.960 in Belgio, 2.000 in Svizzera, 2.046 in Spagna, 2.067 in Olanda, 2.082 in Grecia, 2.233 in Portogallo); il GSE ha prodotto alla VIII Commissione l'esempio della Germania che con 1.522 ore/anno sembrerebbe avere una produttività bassa quanto l'Italia; in realtà la Germania ha 22.000 pali, i siti più ventosi sono stati già sfruttati, i nuovi impianti sono collocati in siti meno ventosi e tutto questo abbassa la media generale;
di conseguenza la produttività dell'eolico italiano è di gran lunga la peggiore dell'Unione; secondo i dati di Terna 4.850 MW di potenza eolica installata hanno prodotto 6.076 GWh nel 2009 pari al 14,3 per cento del suo potenziale; Wind Power Barometer, l'osservatorio di settore della Comunità europea ha valutato che l'Italia, che vanta la terza potenza eolica installata, è solo settima per produzione totale; una pala eolica in Italia produce circa la metà di quanto avrebbe prodotto se fosse stata installata in Irlanda; dai dati GSE risulta che solo il 15 per cento degli impianti italiani supera le 2.000 ore equivalenti di produzione alla massima potenza, contro il 40 per cento del 2004, segno evidente dell'entrata in funzione di impianti scarsamente produttivi negli ultimi cinque anni; dati confermati dal rapporto statistico del GSE 2010 nel quale si rileva che nel 2009 le ore di utilizzo equivalenti dell'intero parco eolico nazionale sono risultate pari a 1.336, in calo rispetto alle 1.374 ore dell'anno precedente;
7) in merito al regime agevolativo sbilanciato:
sulla base dei dati della Commissione europea, che ha posto a confronto le rendite dell'eolico nei diversi Paesi europei, emerge che il livello della rendita dei produttori è massimo per l'Italia fra tutti i paesi dell'Unione: un confronto con la Germania (Paese con 1.522 ore di vento utile per anno) mostra come l'incentivazione italiana sia fino a 10 volte superiore a quella tedesca e 5 volte superiore a quella spagnola; in Germania inoltre è applicata con una tariffa feed-in basata sull'energia venduta al servizio pubblico, decrescente a partire dal quinto anno di esercizio; gli schemi di incentivazione prevalenti in Europa sono quelli con tariffe fisse (feed-in), mentre quelli basati su quote obbligatorie, con certificati verdi da scambiare su piattaforme nazionali o europee, stando al rapporto Nomisma per GSE sulle rinnovabili, dimostrano maggiori difficoltà e alterazioni dei meccanismi di mercato. Prendendo a riferimento il costo medio degli impianti eolici stimato in Europa, i dati dimostrano come gli impianti con ventosità di circa 1.600-1650 ore risultino già competitivi in assenza di incentivi. Con l'incentivazione vigente in Italia risultano redditizi anche i siti con appena 900 ore annue;

con decreto 10 settembre 2010 del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dei beni e delle attività culturali, sono state pubblicate le linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonte rinnovabile. Le regioni hanno 90 giorni per adeguare le proprie normative altrimenti, a decorrere dal 2 gennaio 2011, le disposizioni saranno direttamente applicabili; le Linee guida riconoscono un maggior peso delle Soprintendenze nel procedimento autorizzatorio,

consentono alle Regioni di determinare le aree sensibili nelle quali interdire l'installazione di impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile ed introducono elementi di mitigazione per l'inserimento degli impianti medesimi nell'ambiente e nel paesaggio; peraltro esse prevedono la possibilità di essere successivamente aggiornate con procedimento analogo a quello che le ha formate;
nel piano di azione nazionale per le rinnovabili gli obiettivi per le diverse tecnologie sono considerati indicativi e «non esprimono un impegno del Governo o un vincolo per gli operatori» e sono quindi modificabili nella composizione a condizione che sia rispettato l'obiettivo di produrre al 2020 il 17 per cento dell'elettricità mediante fonte rinnovabile;
è prossima la revisione dei meccanismi di promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili,


impegna il Governo:


a verificare, a partire dal gennaio 2011, lo stato del processo di recepimento, da parte delle regioni, delle indicazioni contenute nelle linee guida per l'approvazione dei progetti da fonti rinnovabili;
ad assumere le necessarie iniziative normative per modificare il livello di incentivazione degli impianti eolici industriali e degli impianti fotovoltaici a terra, riportandoli alla media dell'incentivazione prevista a livello comunitario al fine di smorzare le evidenti tensioni speculative in atto e l'interesse della criminalità organizzata su tali preziose fonti energetiche, che si stanno esplicitando in danno del territorio, secondo quanto descritto in premessa;
a fornire ogni elemento sul fenomeno della infiltrazione delle organizzazioni criminali nel complessivo settore delle energie rinnovabili, sui danni ambientali e territoriali da esse prodotti e sulle strategie di contrasto poste in essere;
ad introdurre disposizioni che rafforzino la tutela del paesaggio e la conseguente azione del Ministero per i beni e le attività culturali rispetto a qualsiasi altro genere di obiettivo o interesse contrapposto;
ad adottare con urgenza una iniziativa, anche normativa, di blocco definitivo degli insediamenti eolici che dovessero in ambito paesaggistico alterare la qualità del paesaggio stesso, affidando il compito della valutazione alle soprintendenze;
ad adottare un provvedimento per un blocco definitivo delle procedure relative alla realizzazione di impianti eolici off shore nelle coste della Sardegna sia per l'impatto devastante che avrebbero sul paesaggio sia per il rispetto delle prerogative sancite dallo statuto autonomo della Sardegna;
a promuovere l'introduzione di disposizioni che non consentano la possibilità automatica di realizzare gli impianti eolici e fotovoltaici in zone con presenza di insediamenti boschivi, colturali o zootecnici attivi in particolare se pregiati;
a promuovere l'introduzione di disposizioni che consentano la valutazione dei possibili danni derivanti alle attività turistiche o ad altre attività produttive, dall'installazione e l'esercizio di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, prevedendo che la loro individuazione sia opponibile in sede giudiziaria e valutabile in sede amministrativa ai fini della concessione del permesso di realizzare o in sede civile mediante azioni di ristoro dei danni;
ad assumere iniziative normative dirette ad introdurre disposizioni volte a fissare a livello nazionale le distanze minime non derogabili da strade e abitazioni, secondo il principio di precauzione, sia in termini di incidenti che di tutela della salute pubblica;
ad assumere iniziative normative per la valutazione degli impianti eolici off-shore, in modo da chiarire le aree non idonee per motivi ambientali, paesaggistici,

trasportistici, e a definire procedure di valutazione complessiva e integrata, nel caso di presenza di diversi progetti presentati entro una distanza prefissata, nonché procedure di valutazione comparativa nel caso di istanze presentate sulla stessa area, privilegiando le società che offrono maggiori garanzie finanziarie;
ad avviare, per il tramite del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il monitoraggio, la valutazione di impatto sull'avifauna degli impianti eolici industriali e non, in particolare su migratori, rapaci e chirotteri, tenendo conto dei numerosi studi già disponibili, al fine di organizzare una banca dati dei risultati, valutare l'attualità e le dimensioni del danno ed introdurre gli opportuni divieti in sede di revisione delle linee guida;
ad individuare una soglia di competitività in assenza di incentivi per gli impianti eolici, peraltro da aggiornare secondo i miglioramenti tecnologici, quale discriminante tra interventi efficienti ed interventi speculativi, anche al fine di evitare l'abbandono degli impianti sul territorio al termine del periodo incentivato, tenendo conto del fatto che, secondo gli studi esaminati dalla VIII Commissione, essa si fisserebbe attorno alle 1.600 ore di vento utile l'anno;
a valutare la congruità dell'attribuzione di opere di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti di cui all'articolo, 12 comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, in favore degli impianti eolici e fotovoltaici industriali realizzati da privati, considerato l'impatto sul territorio e sul paesaggio, assumendo iniziative dirette a sopprimere la possibilità prevista per i soggetti economici privati di espropriare i terreni sui quali intendano realizzare gli impianti;
ad avviare il procedimento di modifica delle linee guida nel senso di:
a) ampliare le aree non idonee alla realizzazione di impianti industriali di produzione di elettricità da fonte eolica, includendovi i parchi nazionali e le aree protette comunque definite a diretta responsabilità statale;
b) considerare i criteri di buona progettazione, minor consumo di territorio e riutilizzo di aree degradate peraltro già considerati dalle attuali linee guida, quali elementi utili alla valutazione favorevole del progetto;
c) assicurare la partecipazione di tutti i soggetti economici e giuridici e degli enti territoriali interessati alle conferenze di servizi, oltre che, in qualità di osservatori, dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste riconosciute e dei comitati di cittadini allo scopo costituiti, che ne facciano richiesta al soggetto titolare del procedimento, nonché modalità di accesso e di divulgazione al pubblico, privilegiando i canali informatici, dei contenuti progettuali ma anche e soprattutto dei provvedimenti dirigenziali regionali, secondo criteri di massima trasparenza e completezza;
d) prevedere l'obbligo della stipula di adeguate fideiussioni per la dismissione degli impianti eolici alla fine del ciclo di vita;

a valutare la congruità e la conseguente esclusione della presenza dell'Associazione nazionale industriali del vento (ANEV), tra le associazioni ambientali riconosciute;
a valutare infine la possibilità di attuare il Piano di azione nazionale (PAN) per le energie rinnovabili mediante una strategia volta a favorire la micro generazione diffusa nell'ambito eolico e solare, in considerazione dei bassi impatti sul territorio e della capacità di sviluppare una forte occupazione duratura e localizzata.
(7-00477)«Pili».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
dagli organi della curia arcivescovile di Agrigento più volte, sia pubblicamente che informalmente, e stata richiamata l'attenzione delle pubbliche autorità sui rischi che corre la stabilità della cattedrale di Agrigento, a seguito di un movimento franoso che interessa il costone su cui poggia l'antico monumento;
tale fenomeno, come risulta da numerosi studi di carattere storico e scientifico si è ripresentato con metodica ciclicità nel corso dei secoli passati, interessando prevalentemente l'ala settentrionale delle cattedrale, che insiste sul ciglio del costone;
fin dal XV secolo, sono documentati interventi periodici ad iniziativa di vescovi o di enti pubblici, volti a scongiurare danni irreparabili, per stabilizzare, utilizzando le tecniche del tempo, il versante della collina alla cui sommità è ubicata la cattedrale;
la commissione tecnica che sta monitorando il sito, sottoposto da tempo a vigilanza per le evidenti fessurazioni che percorrono longitudinalmente il transetto e la navata settentrionale della cattedrale, nel suo ultimo sopralluogo, effettuato qualche giorno addietro, ha registrato un allargamento delle fessure, a riprova che il movimento del costone non si è arrestato ma che continua a dare segni evidenti di cedimento «visibili ad occhio nudo», come ha dichiarato uno dei tecnici dopo il sopralluogo, oltre che documentati dalla strumentazione appositamente collocata;
già in occasione della frana del luglio 1966 che interessò tutto il versante nord-occidentale della collina di Girgenti, che causò il crollo di diversi palazzi ed il trasferimento di un intero quartiere, e che solo per un caso fortuito non provocò vittime, la cattedrale venne di riflesso interessata dal fenomeno e chiusa al pubblico per parecchi decenni per effettuare gli interventi necessari;
la profondità e la lunghezza della faglia attuale, che oltre ad interessare il duomo in quanto tale, interessa parte del palazzo vescovile, della piazza antistante il duomo e un'ala del contiguo palazzo del seminario, per una lunghezza di parecchie decine di metri, desta viva preoccupazione, per il degrado statico che segnala e i conseguenti rischi che corre il duomo e la filiera di costruzioni, tutte coeve, che insistono lungo il costone sul lato settentrionale;
la commissione tecnica sembrerebbe abbia disposto, nelle more di ulteriori approfondimenti, il transennamento della navata sinistra lato nord della cattedrale;
la cattedrale di Agrigento è uno dei monumenti cospicui dell'epoca medievale siciliana, realizzata a seguito della vittoria (anno 1086) riportata dall'esercito normanno agli ordini del conte Ruggero che sottrasse Agrigento al dominio arabo-musulmano;
oltre a costituire uno dei rari esempi di architettura normanna, nonostante rifacimenti di sue parti e ibridazione di stili sedimentatisi nelle varie epoche, rappresenta uno dei tratti identitari degli agrigentini attorno a cui si è intrecciata per secoli la storia della città e che pertanto costituisce, anche a fini turistici, un naturale pendant con la Valle del Templi ed uno dei beni culturali più rilevanti della Sicilia -:
se sia a conoscenza di quanto sopra e della entità del fenomeno;
se non si intenda, acquisite le relazioni tecniche e gli elementi di conoscenza, interessare la Protezione civile per gli interventi di emergenza;

se non ritenga necessario, considerato il perdurare del movimento che interessa quel tratto di collina, prevedere, unitamente alla regione siciliana, interventi strutturali di consolidamento a carattere definitivo, che mirino a preservarne nel tempo la stabilità e la tenuta.
(2-00941) «Capodicasa».

Interrogazioni a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici o è stata gestita da enti ecclesiastici e in particolare, nella diocesi di Torino sono stati finanziati i seguenti progetti:
Intervento: ristrutturazione, restauro e valorizzazione della parrocchia di San Pietro in Vincoli in Rivalba (Torino) - lotto B - Ente: parrocchia di San Pietro in Vincoli in Rivalba - Euro: 56.773,90;
Intervento: restauro e riqualificazione funzionale della chiesa di Santa Croce in Rivoli (Torino) - Ente: comune di Rivoli - Euro: 367.266,37;
Intervento: restauro e valorizzazione della chiesa di San Giovanni Battista, ubicata all'interno del cimitero comunale di Volvera (Torino) - Ente: comune di Volvera - Euro: 551.108,40 -:
se le stesse opere siano state già finanziate con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza

episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che i progetti non siano stati già finanziati con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10571)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici

o è stata gestita da enti ecclesiastici e in particolare, nella diocesi di Treviso sono stati finanziati i seguenti progetti:
Intervento: consolidamento e restauro della volta del soffitto della navata centrale del presbiterio della chiesa parrocchiale di San Cassiano martire in Quinto di Treviso (Treviso) - Ente: comune di Quinto di Treviso - Euro: 129.039,18;
Intervento: restauro e risanamento conservativo dell'apparato decorativo interno della chiesa di Santa Lucia sita in piazza San Vito a Treviso - Ente: parrocchia di San Pietro Apostolo nella cattedrale in Treviso - Euro: 402.611,61 -:
se le stesse opere siano state già finanziate con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che i progetti non siano stati già finanziati con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10572)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo

dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici o è stata gestita da enti ecclesiastici e in particolare, nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca è stato finanziato il seguente progetto:
Intervento: restauro delle decorazioni pittoriche e recupero unità figurativa interna della chiesta del Curato in Ugento (Lecce) - Ente: parrocchia di San Giovanni Bosco in Ugento - Euro: 89.166,34 -:
se la stessa opera sia stata già finanziata con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che il progetto non sia stato già finanziato con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10573)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza

della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici o è stata gestita da enti ecclesiastici e in particolare, nella diocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado è stato finanziato il seguente progetto:
Intervento: restauro e consolidamento dell'oratorio San Giovanni e restauro degli affreschi dei Salimbeni nel comune di Urbino - Ente: comune di Urbino - Euro: 427.634,42 -:
se la stessa opera sia stata già finanziata con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che il progetto non sia stato già finanziato con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10574)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto

della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici o è stata gestita da enti ecclesiastici e in particolare, nella diocesi di Venezia sono stati finanziati i seguenti progetti:
Intervento: restauro conservativo della chiesa e recupero dell'avancorpo della chiesa di Santa Maria degli Angeli in Venezia-Murano - Ente: diocesi patriarcato di Venezia - Euro: 557.381,93;
Intervento: archivio di Stato di Venezia - completamento del restauro della messa in sicurezza del chiostro della SS. Trinità e delle cucine del convento di Santa Maria di Frari in Venezia - Ente: Ministero per i beni e le attività culturali - Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto - Euro: 553.366,00;
Intervento: restauro architettonico delle coperture, dei paramenti e delle finiture parietali della basilica dei Santi Giovanni e Paolo martiri - Vulgo San Zanipolo - Sestiere Castello (Venezia) - Ente: parrocchia Santi Giovanni e Paolo martiri in Venezia - Euro: 2.875.228,44;
Intervento: valorizzazione della biblioteca storica del complesso conventuale di San Francesco della Vigna in Venezia - Ente: provincia veneta di Sant'Antonio dell'ordine dei frati minori - Euro: 654.515,68 -:
se le stesse opere siano state già finanziate con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che i progetti non siano stati già finanziati con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10575)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici o è stata gestita da enti ecclesiastici e in particolare, nella diocesi di Verona è stato finanziato il seguente progetto:
Intervento: restauro della chiesa di Santa Maria delle Grazie in Sanguinetto (Verona) - Ente: parrocchia San Giorgio Martire in Sanguinetto - Euro: 83.739,41 -:
se la stessa opera sia stata già finanziata con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che il progetto non sia stato già finanziato con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile

tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10576)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici o è stata gestita da enti ecclesiastici e in particolare, nella diocesi di Vicenza è stato finanziato il seguente progetto:
Intervento: opere di consolidamento e messa in sicurezza dell'area absidale della chiesa Beata Assuna in Asigliano (Vicenza) - Ente: parrocchia Beata Vergine Assunta in Asigliano - Euro: 130.370,58 -:
se la stessa opera sia stata già finanziata con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che il progetto non sia stato già finanziato con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica

n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10577)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici o è stata gestita da enti ecclesiastici e in particolare, nella diocesi di Vigevano sono stati finanziati i seguenti progetti:
Intervento: consolidamento e restauro degli affreschi antichi dell'Abbazia di Santa Maria in Acqualunga di Frascarolo (Pavia) - Ente: parrocchia Beata Maria Vergine Assunta in Frascarolo - Euro: 34.475,77;
Intervento: consolidamento statico e sistemazione copertura e consolidamento e restauro delle decorazioni delle volte della chiesa di San Giorgio martire in San Giorgio di Lomelline (Pavia) - Ente: parrocchia San Giorgio martire in San Giorgio di Lomellina - Euro: 204.281,24 -:
se le stesse opere siano state già finanziate con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza

episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che i progetti non siano stati già finanziati con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10578)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 298 del 22 dicembre 2010 supplemento ordinario n. 282 è pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2010 «Ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 (10A15355)»;
detto decreto fa riferimento alla legge 20 maggio 1985, n. 222 il cui articolo 47 dispone tra l'altro che «A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.»;
l'articolo 48 di detta legge specifica che le somme «sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.»;
il 28 maggio 2010 al termine della sessantunesima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana la stessa - «considerate le proposte di ripartizione e assegnazione presentate dalla Presidenza della CEI e preso atto che, sulla base delle informazioni ricevute in data 9 dicembre 2009 dal Ministero dell'economia e delle finanze, la somma relativa all'8 per mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla CEI nel corso dell'anno 2010 risulta pari a euro 1.067.032.535,28 (euro 90.021.557,25 a titolo di conguaglio per l'anno 2007 e euro 977.010.978,03 a titolo di anticipo dell'anno 2010)» - ha assegnato per l'edilizia di culto 190 milioni (di cui 118 milioni destinati alla nuova edilizia di culto, 7 milioni destinati alla costruzione di case canoniche nel Sud d'Italia e 65 milioni destinati alla tutela e al restauro dei beni culturali ecclesiastici); e, tra l'altro 30 milioni «per accantonamento a futura destinazione per le esigenze di culto e pastorale e per gli interventi caritativi»;
il totale della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale, per l'anno 2010 ammonta a 144.431.387,64 euro e che di questi 63.424.212,61 euro, pari al 44 per cento dell'ammontare totale è stata destinata alla tutela e al restauro di beni ecclesiastici o è stata gestita da enti ecclesiastici e

in particolare, nella diocesi di Vittorio Veneto è stato finanziato il seguente progetto:
Intervento: restauro degli affreschi, dei dipinti murali e delle travature lignee del soffitto del Duomo di Oderzo (Treviso) - Ente: Duomo di Oderzo parrocchia di San Giovanni Battista - Euro: 385.201,60 -:
se la stessa opera sia stata già finanziata con i fondi previsti dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 dalla Conferenza episcopale italiana attraverso la diocesi di competenza o direttamente dallo Stato;
se la Conferenza episcopale italiana, nel presentare il «rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme» ricevute in base a tale legge, dettagli e documenti tali spese;
se risulti che il progetto non sia stato già finanziato con fondi di altre istituzioni pubbliche;
se, quanti e quali controlli siano stati fatti e da chi rispetto all'unico obbligo per i soggetti destinatari dei contributi che è quello di presentare, ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 1998, «tempestivamente, ai Ministeri competenti, una relazione analitica sugli interventi realizzati, che ne indichi il costo totale, suddiviso nelle principali voci di spesa, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di notorietà resa dal legale rappresentante e dal responsabile tecnico secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ovvero, per le pubbliche amministrazioni, sottoscritta dal responsabile del procedimento.»
(4-10579)

DI STANISLAO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
risulta da un lancio dell'Agenparl del 3 dicembre che il 2011 sarà per Finmeccanica un altro anno duro a causa della crisi economica internazionale e verrà affrontato con grande impegno come ha affermato il presidente del gruppo Pier Francesco Guarguaglini in un comunicato stampa;
la crisi economica dovrebbe essere l'occasione per rivedere e contenere soprattutto le spese di gestione dell'intera holding Finmeccanica, considerato che Alenia aeronautica ha già avviato la mobilità di oltre 1500 dipendenti;
a titolo puramente esemplificativo si fa presente che la sede di Alenia aeronautica di via Campania a Roma è in locazione ed è stato recentemente rinnovato il contratto, cosi come è in affitto la sede di via Bona, mentre l'immobile di Alenia/Aermacchi è di proprietà ed è attualmente in vendita -:
quali siano i criteri relativi alla gestione degli immobili del gruppo Finmeccanica.
(4-10583)

DI STANISLAO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
ci sono diecimila conti correnti depositati in Svizzera che sono finiti nel mirino della procura della Repubblica di Torino;
in particolare sono oggetto di attenzione 10 mila italiani titolari di un conto corrente nella filiale ginevrina della banca britannica HSBC, nei confronti dei quali non appena verranno completate le procedure per la rogatoria internazionale partiranno i controlli della Guardia di finanza;
ci sono sospetti su all'incirca un migliaio di conti che potrebbero essere destinatari di fondi neri: infatti secondo gli inquirenti fiscali si potrebbero trattate di somme derivanti da grandi evasioni da diversi parti d'Italia -:
se risulti che tra i diecimila conti correnti depositati in Svizzera vi siano alcune figure di primissimo piano alla

guida di aziende pubbliche italiane e in caso affermativo, se non sia doveroso accertare la loro provenienza;
quali iniziative il Governo intenda adottare nei confronti di questi correntisti qualora risultassero ancora all'interno delle società pubbliche.
(4-10585)

...

AFFARI ESTERI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
la situazione politica in Albania negli ultimi giorni si è gravemente deteriorata, conducendo a gravi scontri di piazza a seguito delle manifestazioni organizzate dall'opposizione e concluse con il tragico bilancio di tre vittime civili, oltre a più di 50 feriti e 110 arresti;
un video acquisito dalla procura di Tirana dimostrerebbe le responsabilità di un membro della Guardia di repubblica, appostato dentro la sede del governo in quel momento sotto assedio dei dimostranti, nell'uccisione di almeno uno dei tre civili mentre, al contrario, il Presidente albanese Berisha e le autorità di polizia negano qualsiasi addebito e rivolgono la medesima accusa contro gli stessi manifestanti che alcuni video mostrano armati nel corso della protesta;
la tensione politica e sociale nel Paese ha raggiunto livelli di guardia con il leader dell'opposizione e sindaco di Tirana, Edi Rama, che accusa Governo e forze dell'ordine di un uso eccessivo della violenza, chiede le dimissioni di Berisha e le elezioni anticipate e il Presidente in carica che grida al golpe e minaccia «punizioni esemplari» al capo dell'opposizione nel caso tentasse di organizzare nuove proteste per sovvertire l'attuate situazione politica;
in questo clima di accuse reciproche e di contrapposizione sempre prossima alla violenza sono annunciate manifestazioni dell'opposizione a Tirana per venerdì 27 e della maggioranza che sostiene Berisha per il giorno di sabato 28;
la tensione di questi giorni è il culmine di una contrapposizione iniziata subito dopo le elezioni politiche del 2009 che riportarono Sali Berisha al potere, elezioni contestatissime da parte dell'opposizione per «gravi manipolazioni» e giudicate «non all'altezza dei massimi standard internazionali» dagli osservatori indipendenti, una conflittualità che non ha accennato a diminuire negli anni successivi neanche dopo il tentativo di mediazione del Consiglio d'Europa e della stessa Commissione europea e che si è riaccesa a seguito dello scandalo che ha coinvolto il vicepremier Ilir Meta per una vicenda di favori e tangenti su appalti;
le reazioni della comunità internazionale di fronte ai gravissimi scontri e alle vittime civili è stata di forte preoccupazione ed è stata soprattutto volta ad abbassare i toni dello scontro, condannare il ricorso alla violenza, riportare al dialogo costruttivo le parti, con la richiesta di astenersi da ulteriori provocazioni e dare una dimostrazione di «maturità e responsabilità politica per trovare una soluzione che sia all'altezza delle aspettative europee», nelle parole del commissario europeo all'allargamento Stefan Fuele anche in considerazione dello status dell'Albania di potenziale candidato all'ingresso nell'Unione;
con una dichiarazione del 24 gennaio 2011, resa dalla propria portavoce, la Commissione europea si è poi dichiarata favorevole al principio di un'«inchiesta inclusiva e completa» in Albania, che unisca e coinvolga Governo e opposizione» sugli scontri di piazza avvenuti a Tirana;
il ruolo dell'Italia, primo partner commerciale dell'Albania con una radicata

presenza di imprese italiane e una parte cospicua del prodotto interno lordo del Paese balcanico legata alle rimesse degli immigrati albanesi in Italia, è in questo contesto di enorme rilievo tanto che sia il presidente Berisha sia il leader dell'opposizione Edy Rama si sono appellati a un ruolo attivo del nostro Paese;
il Ministro Frattini, nelle sue dichiarazioni, ha ricordato che l'Italia sta dalla parte dell'Albania e della sua ambizione europea e ha sottolineato la valutazione di «correttezza» delle ultime elezioni democratiche albanesi, l'invito all'opposizione ad abbassare i toni, la condanna della violenza, il sostegno all'indagine della procura generale dell'Albania sui tragici fatti conseguenti alle manifestazioni di venerdì scorso -:
quali siano le valutazioni del Governo sulla situazione albanese e quale iniziativa politico diplomatica abbia intrapreso o intenda intraprendere per assolvere ad un proficuo ruolo di mediazione tra le parti, capace di esercitare un'influenza politica determinante al fine di riportare nell'alveo di un confronto politico costruttivo la contrapposizione tra Governo e opposizione albanese.
(2-00944)
«Franceschini, Maran, Tempestini, Barbi, Colombo, Corsini, Losacco, Narducci, Pistelli, Porta».

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
III Commissione:

TEMPESTINI e BARBI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il 14-16 dicembre 2010 si è tenuto a Bruxelles l'incontro conclusivo dei Paesi donatori per il sedicesimo rifinanziamento dell'International development association (IDA), la componente della banca mondiale che si occupa di finanziare strategie di sviluppo e di riduzione della povertà nei Paesi a basso reddito, soprattutto in Africa Subsahariana si tratta peraltro dell'ultimo ciclo prima della scadenza del 2015 per l'attuazione degli MD4. Nel corso del 2010 i Paesi donatori si sono incontrati tre volte per discutere la dimensione del loro impegno finanziario nei confronti dell'IDA per i prossimi tre anni;
all'incontro di Bruxelles, il capitale dell'IDA ha registrato un incremento promesso sul triennio 2011-2014 del 18 per cento per una disponibilità complessiva di circa cinquanta miliardi di dollari, ma l'impegno finanziario specifico dei singoli Paesi non è stato reso pubblico;
nel 2010 si sono conclusi i cicli di rifinanziamento triennali di altri due fondi finanziari internazionali, il Fondo di sviluppo africano (AdF) e il Fondo Globale per l'ambiente (GEF). L'Italia si è impegnata con una quota contributiva inferiore rispetto al triennio precedente: per il GEF col 3,64 per cento dal 4,39 per cento e per il Fondo Africano col 4,75 per cento dal 5,26 per cento. La scelta sembra essere dettata da una scelta del Ministero dell'economia e finanze in considerazione di arretrati per 976 milioni di euro verso Fondi di Sviluppo multilaterali che dovevano già essere versati a fine 2010;
nello scorso ciclo di rifinanziamento, l'Italia si era impegnata a finanziarie il 3,8 per cento dei bisogni finanziari dell'IDA, mantenendo nei fatti la quota contributiva del triennio precedente ma aumentando il suo peso nel voto ponderato della Banca Mondiale. Le imprese italiane si sono aggiudicate appalti da parte della Banca per circa cinque miliardi di euro all'anno nell'ultimo quinquennio;
l'Italia ha ancora un arretrato di 566 milioni di euro nei confronti dell'IDA 15 e se deciderà di ridurre la quota contributiva per il triennio 2011-2014, o se addirittura ridurrà anche le promesse di contributi in termini assoluti, vista la difficile posizione debitoria, diventa sempre più concreto il rischio di un forte ridimensionamento del peso italiano nell'ambito di tale organismo multilaterale. Oltre ad una

preoccupante diminuzione di autorevolezza e di credibilità del nostro Paese a livello internazionale, tali scelte pregiudicheranno anche la capacità di risposta dei meccanismi multilaterali alla crisi nei Paesi in via di sviluppo -:
quale sia l'impegno italiano in termini assoluti e l'ammontare della quota contributiva del nostro Paese per il Fondo dell'IDA per il triennio 2011-2014 e in che modo il Governo intenda far fronte agli impegni già contratti, saldando i pagamenti arretrati accumulati in riferimento ai fondi finanziari internazionali suddetti.
(5-04093)

EVANGELISTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
non accenna a calare la tensione in atto a Tirana dopo gli scontri violentissimi accaduti nei giorni scorsi durante una manifestazione dell'opposizione nel corso dei quali tre persone sono state uccise a colpi di arma da fuoco;
i disordini hanno causato anche 55 feriti (30 civili e 25 poliziotti) e 113 persone arrestate a Tirana che, secondo quanto denuncia l'opposizione socialista di Edi Rama, attuale sindaco di Tirana «sono state maltrattate e malmenate» e dal carcere non hanno «nessun contatto con il mondo esterno». Il leader socialista ha parlato di «situazione allucinante», affermando che «non si può nemmeno parlare di diritti umani»;
le tre vittime, da quanto si apprende da notizie diffuse dalla stampa, sarebbero state uccise a bruciapelo con armi leggere e con pistole mentre, a quanto pare, la polizia non disporrebbe di tali armamenti;
in ogni caso, gli scontri di ieri rappresentano la drammatica evoluzione della grave crisi politica, economica e sociale che attanaglia l'Albania da circa un anno e mezzo, da quando cioè, il presidente Sali Berisha è stato eletto, nel giugno 2009, con un voto mai riconosciuto dall'opposizione socialista guidata da Edi Rama;
nel frattempo la situazione viene seguita anche dalla comunità internazionale; in un appello congiunto, infatti, l'Ambasciata degli Stati Uniti, la delegazione dell'Ue e l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) a Tirana hanno invitato tutte le parti alla «calma e al contegno» e ad «astenersi da provocazioni». Analoghi inviti alla calma sono stati rivolti, nella serata di ieri, da alti responsabili dell'Unione europea che si sono rammaricati per la perdita di vite umane, ma hanno anche sottolineato il diritto dei cittadini a manifestare;
il Parlamento albanese ha ordinato l'avvio di un'inchiesta sugli scontri occorsi durante la manifestazione di protesta contro il presidente Sali Berisha;
Edi Rama ha lanciato un appello attraverso comunicati stampa secondo cui «L'Italia e l'Ue non devono accettare in Albania una realtà inaccettabile per il mondo democratico e condannare la violenza di Stato che uccide gente innocente»;
l'Albania è il Paese balcanico con i maggiori legami storici con l'Italia, dove è più diffusa la lingua italiana e i cui rapporti economico-commerciali datano da tempo immemorabile;
nel corso della settimana sono previste altre manifestazioni di piazza e forte è il rischio che possano degenerare proprio perché è in atto una resa dei conti, un braccio di ferro politico che si protrae da 17 mesi; inoltre si teme che si possa riprodurre una situazione simile a quella che ha portato al rovesciamento di Ben Ali in Tunisia;
appare invece necessario che, se l'Albania vuole proseguire la propria marcia verso l'Unione europea, cui l'Italia tiene particolarmente, tutte le forze politiche del Paese riprendano un dialogo politico costruttivo in sede parlamentare -:
quale sia la posizione del Governo italiano su quanto sta accadendo e quali

passi intenda avviare per favorire il processo di transizione dell'Albania nel rispetto degli standard democratici europei.
(5-04094)

Interrogazione a risposta in Commissione:

ZAZZERA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
all'interrogante risulta che in data 6 dicembre 2010 un poliziotto italiano, di cui non si conosce il nome, dopo alcuni giorni di vacanza trascorsi a Dubai sia stato arrestato all'aeroporto arabo perché trovato in possesso di alcune confezioni di farmaci, utili ad alleviare alcuni episodi depressivi;
mentre per le leggi italiane il possesso e l'uso di tali medicinali è assolutamente lecito, per quelle degli Emirati Arabi Uniti ciò costituisce reato, punibile da quattro anni di reclusione fino all'ergastolo, senza considerare la denegata ipotesi della pena di morte;
con la grave accusa di possesso di sostanze stupefacenti, l'uomo è stato tradotto in carcere, ove ancora è rinchiuso. Risulta inoltre che, paradossalmente, lo stesso magistrato arabo lo abbia autorizzato a proseguire la sua terapia contro le crisi depressive, mediante l'assunzione degli stessi farmaci che furono causa dell'arresto;
le informazioni sullo stato processuale della vicenda del nostro connazionale sono piuttosto carenti, e anche per questo i familiari dell'uomo, di origine pugliese, si trovano in un profondo stato di angoscia;
l'unica rassicurazione è giunta, a quanto riferiscono alcuni organi di stampa, dagli ambasciatori italiani a Dubai, i quali hanno reso noto che le condizioni fisiche del detenuto al momento sarebbero discrete -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti e non ritenga opportuno fornire informazioni sulle condizioni processuali dell'interessato, e quali iniziative intenda assumere al fine di tutelare ed assistere il connazionale per garantirgli prontamente il rimpatrio ed un eventuale giudizio davanti alla giustizia italiana.
(5-04090)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che:
da notizie di stampa, diffuse recentemente, si apprende che, nonostante i divieti e le limitazioni esistenti, starebbero per entrare in azione nel Canale di Sicilia le trivelle della Northern petroleum, per effettuare ricerche di giacimenti petroliferi;
sempre stando alle notizie sopra ricordate, l'autorizzazione per la ricerca alla Northern, rilasciata nel 2004, sarebbe scaduta nel 2010, e poco prima dello spirare dei termini il Ministro per lo sviluppo economico avrebbe prorogato l'autorizzazione in scadenza, tanto che la Northern sarebbe in procinto di avviare le ricerche già entro i primi mesi del 2011;
già altre trivelle, come la «Atwood Eagle» della «Audax», nonostante le proteste dei sindaci siciliani dei comuni della fascia costiera e la contrarietà della regione siciliana, sembrerebbe pronta a riprendere le trivellazioni al largo dell'isola di Pantelleria;
la «Shell» avrebbe dichiarato di aspettarsi dal Canale di Sicilia, oltre 150 mila barili di greggio al giorno e che la «Bp» ha stretto accordi con la Libia per l'attivazione di ricerche nel Canale;

la «Hunt Oil Company» ha avanzato richiesta per ricerche nelle vicinanze delle coste agrigentine, addirittura nell'area interessata da fenomeni vulcanici sottomarini che nell'800 diedero vita, per effetto delle eruzioni, all'isola Ferdinandea a poche miglia dalla costa di Sciacca, noto centro turistico-termale ed importante porto peschereccio del Mediterraneo;
secondo i dati forniti dalle associazioni ambientaliste, sarebbero più di cento le autorizzazioni di ricerca richieste o in vigore nell'area marina prospiciente le nostre coste;
sono da tenere presenti le caratteristiche del Mediterraneo, un mare chiuso, a forte vocazione turistica nel quale insistono importanti attività di pesca, che costituisce un delicatissimo ecosistema, dall'equilibrio in parte compromesso per gli effetti della rilevante antropizzazione;
vanno considerati i rischi aggiuntivi che eventuali incidenti nell'attività di ricerca ed estrazione, com'è avvenuto di recente in altre aree del mondo, comporterebbero danni epocali all'ecosistema e quindi all'economia dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo -:
se le notizie riportate corrispondano a verità;
qualora tali notizie fossero confermate, se non ritenga di intraprendere iniziative volte a scongiurare questo proliferare di iniziative di ricerca, anche con il coinvolgimento dell'Unione europea.
(2-00942) «Capodicasa».

Interrogazione a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in merito a quanto segnalato da ultimo nell'interrogazione 4-10141 sul fatto che l'inceneritore Fenice ha operato ed opera nonostante fossero emersi livelli preoccupanti di mercurio si fa presente che con determina dirigenziale n. 3065 del 14 ottobre 2010, la provincia di Potenza ha rinnovato all'inceneritore Fenice, l'autorizzazione all'esercizio;
a pagina 21 della sopracitata determina si legge che la durata del rinnovo all'esercizio «è fissata in 10 anni, a decorrere dal 19 ottobre 2010 e comunque fino al rilascio dell'AIA da parte della Regione Basilicata»;
a pagina 20 si parla di una nota Arpab datata 7 ottobre 2010, con la quale l'agenzia per la protezione ambientale esprime parere favorevole «al rinnovo dell'autorizzazione all'esercizio dell'inceneritore» nonostante l'Arpab a tutto settembre 2010 avesse segnalato nell'area dell'inceneritore un inquinamento da nickel nei pozzi 5-6-7-8-9 anche 18 volte superiore ai limiti previsti dalla legge e una presenza di trielina fuori norma nel pozzo 1;
inquietante è poi quanto si legge a pagina 6, dove si riferisce che il 23 settembre 2010, Fenice Spa, «a causa della fermata della sezione inertizzazione, allocata presso l'impianto, per interventi manutentivi di tipo strutturale e a causa delle difficoltà sopraggiunte per la reperibilità di ricambistica sul mercato nazionale», ha chiesto una proroga per il conferimento delle ceneri volanti aventi codice Cer 190113 presso centri autorizzati a svolgere il processo di inertizzazione;
nel caso in cui la regione non emanasse l'Aia, si pone a giudizio degli interroganti il dubbio interpretativo sulla possibile validità dell'autorizzazione per 10 anni, che si trasformerebbe così di fatto da autorizzazione provvisoria ad autorizzazione permanente -:
se la decisione della provincia di Potenza e del dipartimento ambiente della regione di concedere un'autorizzazione provvisoria all'esercizio dell'impianto che rischia di compromettere ulteriormente ambiente e salute sia oggetto di comunicazione

al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi dell'articolo 29-duodecies del decreto legislativo n. 152 del 2006, e se vi siano precedenti sul piano nazionale analoghi a quanto deciso dalla provincia di Potenza in merito al rilascio di un'autorizzazione provvisoria all'esercizio in assenza dell'autorizzazione integrata ambientale e se vi sia un fondamento normativo all'autorizzazione provvisoria.
(4-10584)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

POLI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
l'emanazione del Codice dei beni culturali (decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42) ed il susseguirsi di innumerevoli norme (decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 156 - Disposizioni correttive al decreto legislativo 22 gennaio 2004; decreto ministeriale 30 marzo 2009 n. 53 - Disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità per l'acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali) hanno ulteriormente complicato e reso poco chiara la legislazione in materia di individuazione dei requisiti per l'ottenimento della qualifica di restauratore o di collaboratore restauratore;
attualmente, infatti, occorre considerare che: per diventare restauratore qualificato di diritto con i titoli di studio di Opificio delle pietre dure, patologia del libro, Icr, è indispensabile inviare entro il 30 novembre 2010 un formulario on line al Ministero per i beni e le attività culturali affinché si proceda ad una valutazione sempre del Ministero dei requisiti in possesso dei restauratori, oppure documentare un periodo di otto anni di lavoro con responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento alla data dell'entrata in vigore del decreto del Ministero 24 ottobre 2001, n. 420; oppure superare una prova di idoneità con valore di esame di stato abilitante secondo le modalità che sono state stabilite dal decreto ministeriale 30 marzo 2009, n. 53 (primo test: prova a quiz, poi prova scritta e poi prova pratica su un bene culturale);
in Italia si contano più di 29 mila imprese nel settore del restauro; l'80 per cento del patrimonio artistico culturale questo settore ha formato professionalità straordinarie grazie alle quali si sono trasmesse competenze e conoscenze che oggi rischiamo di perdere, ma che vanno tutelate -:
quali interventi si ritenga opportuno assumere al fine di concertare un percorso di accesso alla qualifica di restauratore eliminando i vincoli temporali penalizzanti e riconoscendo lo stato di fatto di tutte quelle imprese e lavoratori che operano nel settore da più di venti anni.
(4-10569)

TESTO AGGIORNATO AL 26 GENNAIO 2011

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DIFESA

Interrogazione a risposta immediata:

DI STANISLAO, DONADI, EVANGELISTI e LEOLUCA ORLANDO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
lunedì 3 gennaio 2011 il Governo afghano ha affermato che il numero di poliziotti afghani uccisi nel corso del 2010 è diminuito di circa il 7 per cento, nonostante la violenza diffusa in tutto il Paese all'inizio del decimo anno di guerra;
le vittime straniere, invece, militari e civili, sono a livelli record, nonostante la presenza di circa 150.000 truppe a guida Nato. Il 2010 è stato l'anno più sanguinoso da quando i talebani sono stati cacciati dalle forze afghane sostenute dagli Stati Uniti alla fine del 2001;

Bashary, il portavoce del Ministero dell'interno, ha dichiarato che 2.447 poliziotti afghani sono stati feriti, mentre 5.225 ribelli sono stati uccisi e 949 feriti;
si è registrato un totale di 6.716 incidenti di sicurezza nel 2010, come agguati, bombe su strada, attentati suicidi e lanci di razzi;
la rivolta si è spostata, nel corso degli ultimi due anni, dalle sue tradizionali roccaforti nel sud-est in zone un tempo pacifiche del nord-ovest del Paese. Il nord, in particolare, è diventato un nuovo cruento fronte di guerra;
le Nazioni Unite hanno detto che 2.412 civili sono stati uccisi e 3.803 feriti tra gennaio e ottobre del 2010, il 20 per cento in più rispetto al 2009;
il Ministero della difesa ha detto che 821 soldati afghani sono stati uccisi nel 2010. Il generale di brigata Josef Blotz, un portavoce della Nato - International security assistance force (Isaf), ha dichiarato che l'alto numero di vittime tra le forze di sicurezza afghane «è un testamento al loro sacrificio, ai loro sforzi, al loro impegno, stanno combattendo per il loro Paese»;
Blotz ha dichiarato, inoltre, che l'aumento del numero di truppe straniere in guerra in Afghanistan avvenuto nel 2010 aveva portato ad una prevedibile ripresa della violenza, «ma ovviamente questo era un passo necessario nella strategia globale»;
le forze straniere hanno subito un numero di decessi record nel 2010, con 711 soldati uccisi, circa i due terzi dei quali americani, secondo www.iCasualties.org, che svolge attività di monitoraggio di siti web. È stato di gran lunga l'anno più letale per le truppe straniere;
una revisione della strategia di guerra portata avanti dal Presidente Usa Barack Obama nel mese di dicembre 2010 rileva come siano stati fatti progressi contro i talebani e Al Qaeda, ma che permangono gravi problemi;
i leader della Nato hanno convenuto al vertice di Lisbona nel mese di novembre 2010 di porre fine alle operazioni di combattimento e di sicurezza e di lasciare la responsabilità in mano a forze afghane entro la fine del 2014. Obama ha promesso di iniziare a ritirare le truppe Usa a partire dal luglio 2011;
ma i critici sostengono che la data del 2014, fissata dal Presidente Hamid Karzai, è troppo ambiziosa, che vi sono carenze in Afghanistan e nelle sue forze di sicurezza e che la fissazione di una data per il ritiro delle truppe rende più forti e temerari gli insorti;
nella relazione inviata nei giorni scorsi alle Nazioni Unite da parte di Staffan De Mistura, responsabile della missione Onu di assistenza all'Afghanistan, viene riportato che i «prossimi mesi saranno duri e ci sarà un peggioramento delle condizioni di sicurezza». I talebani «sono ancora là e programmano spettacolari attentati» a macchia di leopardo in tutto il Paese;
il momento che si accinge a vivere l'Afghanistan è uno dei più difficili e, soprattutto, pericolosi in assoluto da quasi dieci anni a questa parte;
sebbene gli altri alleati, a cominciare da Obama, hanno convenuto di attuare una revisione della strategia di guerra, l'Italia non si è affatto posta il problema;
Anders Fogh Rasmussen, Segretario generale della Nato, ha rilasciato dichiarazioni preoccupate nel corso del primo incontro del 2011 con la stampa, il 24 gennaio 2011, affermando: «Permettetemi di dire che non mi aspetto che il 2011 sarà facile. Continueremo a entrare nei territori degli insorti. E ci aspettiamo che le violenze continueranno mentre il nemico ci combatte» e che i primi passaggi di consegne fra forze Nato e forze afghane «è un processo che dipende dalle condizioni sul terreno» -:
quali azioni il Governo intenda adottare per stabilire tempi e modi per l'effettivo e immediato disimpegno del

nostro contingente da quel teatro di guerra, come sempre più si va configurando l'Afghanistan, con un particolare riferimento alla zona che vede impegnati i nostri militari.
(3-01418)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

IV Commissione:

GIDONI e MUNERATO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
circolano con insistenza indiscrezioni relative ad una prossima dismissione della caserma Silvestri di Rovigo, sede del terzo reggimento artiglieria contraerea;
la chiusura verrebbe perfezionata addirittura entro il 2012;
i dati riportati dalla stampa relativi alle aste del 2010 dimostrano che le condizioni del mercato immobiliare sono attualmente proibitive per le caserme di maggiori dimensioni, posto che sono state alienate soltanto quelle di minori dimensioni, con introiti totali pari a 16 milioni sui cento preventivati;
la caserma Silvestri è certamente un'infrastruttura di dimensioni ragguardevoli, che potrebbe essere proficuamente destinata ad altra funzione di pubblico interesse -:
se effettivamente la caserma Silvestri di Rovigo sia destinata a prossima dismissione e se, in considerazione dell'ampiezza e del valore dell'immobile, si ritenga realisticamente che l'Agenzia del demanio possa collocarlo con successo sul mercato.
(5-04096)

RUGGHIA, SCHIRRU, GAROFANI, VILLECCO CALIPARI, LAGANÀ FORTUGNO, RECCHIA, LA FORGIA, MOGHERINI REBESANI, GIANNI FARINA, VICO, CODURELLI, FRONER e MOTTA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
è già stata sottoposta più volte al Governo la necessità di rimuovere la condizione di discriminazione di genere che impedisce alle donne di arruolarsi come volontari nel Corpo militare della Croce rossa italiana;
in risposta all'interpellanza n. 2-00117 conclusa il 18 settembre 2008 concernente iniziative di carattere normativo per consentire alle donne di arruolarsi nel corpo militare della Croce rossa italiana, il sottosegretario di Stato per la difesa, Giuseppe Cossiga rispose testualmente: «Nel più ampio quadro di rivisitazione della normativa sulla Croce rossa italiana, il Ministero della difesa ha costituito un gruppo di lavoro Difesa - Croce rossa italiana, nell'ambito del quale sarà esaminata anche la problematica cui fanno riferimento gli onorevoli interpellanti. Si segnala, per opportuna e doverosa informazione, che, in data 22 maggio 2008, è stato assegnato alla IV Commissione permanente della Camera dei Deputati il progetto di legge n. 298, di iniziativa parlamentare, recante «Delega al Governo per l'adozione di disposizioni volte a disciplinare il reclutamento delle cittadine italiane nel Corpo militare della Croce rossa italiana». In merito a questo disegno di legge, l'Amministrazione della difesa esprime la più totale e piena condivisione e, ove chiamata, anche in tempi molto rapidi, ad esprimersi, si pronuncerà con ogni favorevole predisposizione al riguardo»;
il 20 novembre del 2008, il commissario straordinario della CRI, Francesco Rocca, dava disposizione all'Ufficio legale dell'Associazione di prestare acquiescenza e dunque di ritirare ogni ricorso avverso la sentenza emessa dal T.A.R. del Lazio che aveva accettato il ricorso di una aspirante volontaria che si era vista respingere dal vertice della componente la domanda di ammissione al Corpo militare, sostenendo che «Il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha una lunga tradizione al "femminile". Negli anni sono molteplici gli esempi anche nel nostro Paese di tante donne impegnate all'interno dell'Associazione. Trovo quindi giusto e condivido che anche la CRI si adegui a questo ulteriore passo in avanti».

Nel comunicato stampa della CRI, si leggeva testualmente: «Nei prossimi giorni verranno date precise disposizioni agli uffici affinché l'ordinamento del Corpo si adegui alla sentenza in tempi rapidissimi»;
ancora, nella seduta n. 116 del 19 gennaio 2009, anche in relazione alle posizioni espresse nell'interrogazione a risposta scritta n. 4-03105, in data 16 gennaio, il Ministro della difesa, Ignazio La Russa, rispondeva all'interrogazione 4-00382 testualmente: «... nel più ampio quadro di rivisitazione della normativa sulla Croce rossa italiana, presso il Ministero della difesa è stato costituito un gruppo di lavoro difesa-CRI, nell'ambito del quale è in corso di esame anche la problematica cui fa riferimento l'interrogante. In conclusione, non può che ribadirsi la necessità di un intervento legislativo finalizzato alla definizione degli aspetti di criticità sino ad ora affrontati. Al riguardo, si segnala, per opportuna informazione, che in data 22 maggio 2008 è stato assegnato alla IV Commissione permanente (Difesa) della Camera dei deputati il progetto di legge n. 298, di iniziativa parlamentare, recante la «delega al Governo per l'adozione di disposizioni volte a disciplinare il reclutamento delle cittadine italiane nel corpo militare della Croce Rossa Italiana», in merito al quale il Dicastero, ove chiamato ad esprimersi, si pronuncerà con ogni favorevole predisposizione al riguardo;
nonostante le dichiarazioni assolutamente consonanti rese dal Ministro della difesa e dal sottosegretario di Stato, risulta da un'agenzia di stampa (il Velino 5 ottobre 2010) che il Ministero della difesa e la CRI si siano opposti alla sentenza del Tar (nel merito) con il ricorso al Consiglio di Stato, con una richiesta di sospensiva contro il diritto ad essere arruolata sostenuto da Stefania Ciamei;
per quanto riguarda la proposta di legge n. 298: «Delega al Governo per l'adozione di disposizioni volte a disciplinare il reclutamento delle cittadine italiane nel Corpo militare della Croce rossa italiana», presentata il 29 aprile 2008, assegnata alla IV Commissione Difesa, l'iter parlamentare risulta ancora fermo -:
quali urgenti iniziative intenda intraprendere per rimuovere l'anacronistica ed incostituzionale preclusione all'arruolamento femminile nel Corpo militare della Croce rossa italiana, intervenendo su questo specifico aspetto anche attraverso un provvedimento urgente.
(5-04097)

DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
gli articoli 3 e 51 della Costituzione impongono che sia garantito all'uno e all'altro sesso un pari trattamento nell'accesso agli uffici pubblici;
l'amministrazione deve parimenti assicurare il principio di uguaglianza, ponendo in essere tutti i comportamenti necessari per realizzare di fatto tale principio. Pertanto, la condizione di gravidanza impone alla pubblica amministrazione di adottare tutte quelle misure che tutelino la donna e la maternità e che garantiscano la partecipazione ai concorsi pubblici in condizioni di effettiva parità con gli altri candidati;
l'articolo 1 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell'articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246) prevede che «la parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi, compresi quelli dell'occupazione, del lavoro e della retribuzione»;
l'articolo 27 dello stesso decreto stabilisce che «è vietata qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l'accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonché la promozione, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale»;

ai sensi dell'articolo 3 del decreto ministeriale 4 aprile 2000, n. 114, secondo comma, lo stato di gravidanza costituisce impedimento all'accertamento solo temporaneo all'accertamento dell'idoneità al servizio militare;
alla luce di tali princìpi e regole di rango costituzionale e legislativo, quindi, nessuna conseguenza giuridica sfavorevole può derivare ex se dal sesso della lavoratrice né dall'evento tipico e sacro che caratterizza la vita della donna: la procreazione;
il 1o Caporal Maggiore dell'Esercito italiano Valentina Fabri ha partecipato al concorso per l'immissione di 3392 unità nel ruolo dei volontari in servizio permanente dell'Esercito, 15o concorso straordinario (G.U.R.I. - 4a s.s. - n. 69 dell'8 settembre 2009);
con verbale degli accertamenti psico-fisici del 9 novembre 2010 della Direzione generale per il personale militare presso il Ministero della difesa, I reparto, 4a divisione reclutamento truppa 3a sezione, la predetta signora Fabri è stata dichiarata non idonea al servizio militare in quanto in attuale stato di gravidanza ed è stata pertanto esclusa dal concorso -:

se il Ministero della difesa intenda adottare gli opportuni ed urgenti provvedimenti idonei a consentire alla predetta volontaria dell'Esercito la partecipazione al concorso, anche al fine di stabilizzare il proprio rapporto di lavoro meramente precario e prendere provvedimenti nei confronti dei vertici militari che, omettendo la dovuta attenzione, hanno determinato l'errata applicazione dei princìpi giuridici e costituzionali sopra citati.
(5-04098)

Interrogazione a risposta scritta:

CONTENTO e GOTTARDO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
è attualmente all'esame del Senato, il testo del disegno di legge relativo, tra l'altro, alla ratifica del trattato per l'istituzione della forza di gendarmeria europea, Eurogendfor, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007;
secondo alcune notizie diffuse anche via Internet, la ratifica del trattato potrebbe comportare l'abolizione dell'Arma dei carabinieri o, comunque, il suo assorbimento nelle forze di polizia tranne per quei contingenti che andrebbero a costituire la forza di polizia multinazionale a statuto militare (Eurogendfor);
si tratta, sicuramente, di un'interpretazione in palese contrasto con il testo del trattato, ma che sta suscitando qualche preoccupazione tra i militari dell'Arma e tra i cittadini, preoccupazioni che pare giusto fugare al più presto atteso che, secondo alcuni, ciò dovrebbe avvenire nel 2011 -:
se siano fondate le notizie e l'interpretazione diffusa e sopra ricordata;
quali conseguenze determinerà per l'Arma dei carabinieri l'adesione al trattato di Velsen.
(4-10567)

TESTO AGGIORNATO AL 26 GENNAIO 2011

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta immediata:

MIOTTO, BARETTA, MARAN, LENZI, BOCCIA, QUARTIANI, GIACHETTI, FLUVI, ARGENTIN, BOSSA, BUCCHINO, BURTONE, D'INCECCO, GRASSI, MURER, PEDOTO, SARUBBI, SBROLLINI, LIVIA TURCO, CECCUZZI, BRAGA, MARIANI e CODURELLI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
organi di stampa riportano la notizia che cinquantamila persone, destinatarie del «bonus incapienti», erogato nel 2007 dal Governo Prodi e pari a 150 euro, a norma dell'articolo 44 del decreto-legge

n. 159 del 2007, si siano viste recapitare la richiesta di restituzione di circa 200 euro, comprensive del bonus oltre ad interessi e sanzioni per somme indebitamente riscosse;
il cosiddetto bonus incapienti era destinato a persone con un reddito inferiore a 7.500 euro l'anno, che poteva arrivare a 10 mila se ci fossero stati dei familiari a carico;
si trattava di persone che rientravano in una delle fasce economicamente più deboli della società, con redditi così esigui da non essere soggetti ad imposte;
gli aventi diritto furono individuati dal sostituto d'imposta, evitando dispendiose procedure di richiesta documentata da parte degli interessati, ed infatti i pensionati ricevettero il bonus direttamente dall'Inps;
ora, a distanza di tre anni, l'Agenzia delle entrate chiede a migliaia di persone la restituzione di tale somma, oltre a sanzioni ed interessi, in quanto avrebbe accertato il non possesso dei requisiti;
si tratta di una situazione che investe l'intero territorio nazionale -:
se il Ministro interrogato sia al corrente della situazione e come ritenga di dover prontamente intervenire, affinché si possa sanare tale situazione che riguarda persone e nuclei familiari tra i più deboli e disagiati della nostra società, in analogia con provvedimenti approvati in altre simili situazioni verificatesi precedentemente.
(3-01420)

REGUZZONI, LUSSANA, LUCIANO DUSSIN, FOGLIATO, MONTAGNOLI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CAVALLOTTO, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAL LAGO, D'AMICO, DESIDERATI, DI VIZIA, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, ISIDORI, LANZARIN, MAGGIONI, MOLGORA, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il 3 agosto 2009 il Ministro interrogato, il presidente dell'Abi e le associazioni dei rappresentanti delle imprese hanno firmato un avviso comune per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso le banche, con l'obiettivo di aiutare le imprese in un momento storico di grave crisi economico-finanziaria;
l'accordo, in particolare, prevedeva la sospensione per 12 mesi, ovvero per 6 mesi, del pagamento della quota capitale implicita nei canoni di operazioni di leasing rispettivamente «immobiliare» ovvero «mobiliare»; l'allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine per sostenere le esigenze di cassa, con riferimento alle operazioni di anticipazione su crediti certi e esigibili; il contributo al rafforzamento patrimoniale delle imprese di piccole e medie dimensioni, prevedendo un apposito finanziamento o altre forme di intervento per chi realizzava processi di rafforzamento patrimoniale;
il termine per l'accesso alla moratoria è stato successivamente prorogato al 31 gennaio 2011;
per le imprese italiane la moratoria è stato un efficace strumento per alleviare le tensioni finanziarie conseguenti alla grave crisi che ha colpito tutte le economie occidentali; secondo uno studio di Intesa San Paolo sui dati dei bilanci aziendali del 2009, il 40 per cento delle imprese italiane ha chiuso l'esercizio in perdita e il 20 per cento non è stato in grado di generare flussi di cassa; i dati al 30 settembre 2010 parlano di circa 180 mila imprese che hanno aderito alla moratoria, per un ammontare complessivo di 55 miliardi di euro di debiti sospesi;

le imprese che hanno goduto della sospensione oggi non sono nella condizione di riprendere i pagamenti senza mettere a repentaglio il loro equilibrio finanziario;
Confindustria ed Abi stanno studiando soluzioni per consentire un'uscita morbida dalla moratoria per le imprese che hanno ancora problemi di tensione finanziaria;
presso il Ministero dell'economia e delle finanze è stato costituito un tavolo tecnico che sta valutando eventuali nuove iniziative per favorire la maggiore capitalizzazione delle imprese e il riscadenzamento del debito verso il sistema bancario, nel rispetto delle normative vigenti e della concorrenza -:
verso quali soluzioni si stia indirizzando il tavolo tecnico costituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze e quali siano i tempi di attuazione delle soluzioni a cui sta lavorando.
(3-01421)

GALLETTI, DE POLI, CICCANTI, COMPAGNON, VOLONTÈ, NARO, LIBÈ e OCCHIUTO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi si è assistito alla protesta di una dozzina di piccoli comuni del Veneto, che hanno annunciato la chiusura dei loro municipi e la restituzione ai prefetti delle loro competenze;
tale protesta origina dalle difficoltà, più volte segnalate, che incontreranno queste amministrazioni nel garantire i servizi principali alle collettività, per effetto dei rigorosi criteri di calcolo del patto di stabilità combinati con i tagli imposti agli enti locali dalla manovra estiva;
sono, infatti, notevoli i vincoli che vengono imposti a chi non rispetta il tetto fissato dal patto: il divieto di assumere personale nuovo, l'impossibilità di accendere nuovi mutui e la riduzione del 10 per cento dell'impegno di spesa rispetto a quanto preventivato nel bilancio 2009;
in alcuni casi si tratta di una situazione paradossale, poiché si tratta di comuni che, pur non avendo rispettato i citati parametri, hanno presentato bilanci con saldi spesso ampiamente in attivo;
si calcola che a marzo 2011, con i primi bilanci, la platea di comuni interessati dal mancato rispetto dei parametri si allargherà e molti stanno pensando di non firmare il bilancio 2010, con l'inevitabile conseguenza del commissariamento dell'ente locale;
più volte è stato chiesto con proposte emendative e atti di indirizzo di rendere meno rigidi i vincoli del patto di stabilità, soprattutto per i comuni virtuosi che hanno fatto investimenti - per esempio, scuole elementari, impianti sportivi, lavori stradali ed altro - e che ora devono caricarsi responsabilità e costi che non sono a loro imputabili -:
se non ritenga di adottare urgenti iniziative volte a rimuovere le criticità segnalate, al fine di non penalizzare sindaci e collettività per dei vincoli del patto di stabilità giudicati unanimemente troppo rigidi.
(3-01422)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VI Commissione:

FLUVI, CARELLA, CAUSI, CECCUZZI, D'ANTONI, FOGLIARDI, GRAZIANO, MARCHIGNOLI, PICCOLO, PIZZETTI, SPOSETTI, STRIZZOLO, VACCARO e VERINI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la procedura automatica di cancellazione delle ipoteche a seguito dell'estinzione del mutuo, introdotta dall'articolo 6 del decreto-legge n. 7 del 2007, recante la semplificazione del procedimento di cancellazione dell'ipoteca relativamente ai mutui immobiliari, sembra essere messa in discussione dal decreto legislativo n. 218 del 2010, correttivo del decreto legislativo n. 141 del 2010;

infatti, con il predetto decreto legislativo n. 218 il Governo ha rivisto il campo d'applicazione del citato articolo 6, collocando, a decorrere dallo scorso 2 gennaio, la disposizione all'interno del Testo unico bancario (all'articolo 40-bis), nella sezione concernente il «Credito fondiario e alle opere pubbliche», in cui sarebbero compresi anche i finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese;
tale collocazione potrebbe mettere in dubbio l'applicazione della procedura automatica di cancellazione delle ipoteche prevista originariamente dal decreto-legge n. 7 del 2007 per quanto riguarda i mutui immobiliari, con il rischio che un'interpretazione restrittiva di tale normativa da parte delle banche e dell'Agenzia del territorio possa ripristinare, per tali mutui l'obbligo dell'autentica notarile ai fini della cancellazione delle relative ipoteche -:
se l'introduzione della norma in materia di cancellazione automatica delle ipoteche nella sezione «Credito fondiario e alle opere pubbliche» del Testo unico bancario sia frutto di una svista e, in ogni caso, se essa non rischi di comportare un'applicazione restrittiva della previsione rispetto ai mutui per la prima casa o se, visto il buon funzionamento della procedura di cancellazione automatica delle ipoteche, si intenda davvero proporre un'interpretazione estensiva della norma originariamente contenuta nel decreto-legge n. 7 tale da renderla applicabile anche ai finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese.
(5-04100)

FUGATTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
sul finire del 2010 molti contribuenti trentini hanno segnalato una massiccia attività di notifica di cartelle di pagamento da parte di Equitalia Trentino Alto Adige-Sudtirol spa;
in alcuni casi, a quanto pare, la cartella di pagamento è stata notificata senza che al contribuente fosse prima pervenuto un avviso di irregolarità o una richiesta di chiarimento e informazioni da parte dell'Agenzia delle entrate;
sembrerebbe, dunque, che, a volte, l'Agenzia delle entrate - direzione di Trento, con i suoi uffici periferici, non abbia agito nel pieno rispetto di quanto sancito dallo statuto dei diritti del contribuente e di quanto stabilito delle norme introdotte in tema di nuovi strumenti deflativi del contenzioso tributario;
la differenza, per il singolo contribuente interessato da questo tipo di azione dell'Agenzia, consiste nel non poter godere delle riduzioni del regime sanzionatorio garantite dalle norme, dovendo invece versare una sanzione piena pari al 30 per cento della maggiore imposta o del minor credito;
l'attività di Equitalia in provincia di Trento non pare inoltre essere proporzionale a quella svolta dalla stessa Equitalia in province o regioni confinanti col Trentino, al punto da far pensare alle aziende trentine di trasferire la propria sede operativa fuori dalla provincia di Trento -:
quale sia stato il motivo dell'invio massiccio di cartelle di pagamento da parte di Equitalia Trentino Alto Adige-Sudtirol spa negli ultimi mesi e se il Ministero disponga di statistiche sull'attività di Equitalia in provincia di Trento negli ultimi due anni, a confronto con quella svolta nelle province confinanti di Verona e Brescia.
(5-04101)

Interrogazione a risposta scritta:

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante, assieme ai deputati della delegazione Radicale all'interno del gruppo del PD ha presentato tre interrogazioni

riguardanti la società mista di riscossione dei tributi del comune di Aprilia, denominata A.ser;
le tre interrogazioni, che non hanno ancora ricevuto risposta, sono le seguenti: la n. 4/00538 del 3 luglio 2008, la n. 4/04299 del 23 settembre 2009 e la n. 4/06770 del 13 aprile 2010;
il quotidiano romano Il Tempo del 22 gennaio 2011, ha pubblicato a firma Riccardo Toffoli, un articolo intitolato «Aser 2», sequestrati conti a politici e amministratori di cui si riporta integralmente il testo: «Aprilia, la società di riscossione tributi avrebbe causato un danno di 80 milioni di euro: soldi bloccati a 15 persone. Riccardo Toffoli APRILIA. Sono arrivate ieri pomeriggio le notifiche decretate dal presidente della Corte dei Conti Salvatore Nottola su richiesta del viceprocuratore generale Massimo Di Stefano agli amministratori pubblici e privati per la vicenda A.ser. Per Gianni Cosmi (ex sindaco), Rosario Raco (ex vicesindaco), Giorgio Nardin, Osvaldo Sbattella e Michelino Telesca ex assessori della giunta Cosmi che ha creato A.ser e per Sergio Corbolino (consigliere comunale) e Calogero Santangelo (ex sindaco) coinvolti nel procedimento penale avviato dal pm Raffaella Falcione noto come «A.ser2», Maria Grazia Schenone, rappresentante legale della società socia di minoranza dell'A.ser, Patrizia Saggese patron della Tributi Italia, Daniele Cardenia e Massimo Ippoliti rispettivamente ex presidente del consiglio di amministrazione ed ex amministratore delegato di A.ser, poi Giovanni Pascone che ha preso il posto di Cardenia nel CdA di A.ser, Vito Paolo Marti, amministratore delegato di Aser nonché Mario ed Elio Ortori rispettivamente amministratore unico di San Giorgio e membro del collegio sindacale il secondo, c'è il sequestro conservativo disposto dal presidente Nottola su tutti i conti ed i beni in attesa dell'udienza che la magistratura contabile, vista la delicata situazione, ha deciso di convocare prima possibile: già il 9 febbraio prossimo. Secondo la lunga analisi effettuata dal procuratore, ci sarebbe stato un presunto danno erariale di oltre 80 milioni di euro. Un presunto danno erariale che si riferisce alla costituzione di A.ser e che prende le mosse dall'indagine già avviata nei confronti di Tributi Italia dalla stessa magistratura contabile che ha portato anche in questo caso, il presidente Nottola ad emettere un decreto di sequestro preventivo sui conti di Tributi Italia e di A.ser. Udienza che si è tenuta lo scorso 18 gennaio. Non ci sono solo i soldi che la Tributi Italia e A.ser avrebbero dovuto dare al comune per i tributi comunali. Ci sono anche le inadempienze delle società, il fatto che gli amministratori avessero dovuto vigilare sull'A.ser, il fatto che il nuovo contratto votato dalla giunta Santangelo nel 2007 fosse «antieconomico», come aveva già sostenuto il pm Raffaella Falcione, perché restringe le possibilità di rescissione del contratto e andava ad affidare nuovamente il servizio di verde ed arredo urbano previsto nel primo contratto partorito nel 1999, anche se nel corso degli anni questo non è stato fatto. E quindi anche il famoso 9 per cento che faceva parte di quella fetta di aggio destinato al verde urbano. I nomi sono gli stessi che si ritrovano nel primo processo a carico degli amministratori della giunta Cosmi che è durato più di dieci anni, e che ha assolto tutti gli imputati su tutti i reati ipotizzati dal pm Raffaella Falcione, ad accezione dell'abuso d'ufficio che è stato prescritto e sul quale c'è la richiesta di appello avanzata da Raco e Sbattella. Poi ci sonori nomi che sono apparsi nel procedimento avviato sempre dalla Falcione, noto come A.ser 2 che ha preso di mira il nuovo contratto con A.ser partorito dalla giunta Santangelo nel 2007 e dove risultano indagati Sergio Corbolino, Michele Telesca e Giorgio Nardin (consiglieri), l'ex sindaco Calogero Santangelo, i presidenti del CdA di A.ser Daniele Cardenia e Giovanni Pascone, gli amministratori delegati Massimo Ippoliti e Vito Paolo Marti, Maria Grazia Schenone presidente del CdA di San Giorgio e Mario Ortori -:
se le amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo abbiano rispettato il patto di stabilità, e se le risultanze

delle ispezioni fatte dal Ministero dell'economia e delle finanze siano state trasmesse alla procura regionale della Corte dei Conti ai fini dell'accertamento del danno erariale;
quali iniziative abbia messo in atto per evitare che si ripetano in futuro, nel settore della riscossione dei tributi, gli incresciosi accadimenti che hanno coinvolto il Comune di Aprilia e gettato sul lastrico centinaia di altri comuni italiani che si sono affidati a società miste, simili alla A.ser, per la riscossione dei tributi;
se sia intervenuto o meno per evitare che la società mista Aser, nonostante il contratto sia rescisso da tempo, continui ad inviare illegittimamente cartelle di pagamento ai cittadini;
se sia intervenuto o meno per contrastare la pretesa di Tributi Italia di riscuotere dal comune di Aprilia l'aggio del 75 per cento per l'evasione accertata ma non ancora incamerata e sull'ICI sulla prima casa, non più in vigore.
(4-10581)

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GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
domenica 23 gennaio 2010 la prima firmataria del presente atto, assieme a Giulio Petrilli (responsabile provinciale diritti umani del Pd de L'Aquila) e a Sergio Rovasio (segretario dell'associazione «Certi Diritti»), ha visitato il carcere di Sulmona;
nella visita ispettiva che si è concentrata sulle problematiche della cosiddetta casa-lavoro, la delegazione è stata accompagnata dal direttore del carcere Sergio Romice e dall'ispettore Matteo Balassone;
questi i dati delle presenze rilevati:
a fronte di una capienza regolamentare di 250 persone, i detenuti e gli internati presenti sono 445, così suddivisi: 127 nella sezione reclusione ordinaria; 47 in alta sicurezza A.S.1; 97 in alta sicurezza A.S.3; 14 nella sezione collaboratori; 159 nella sezione internati;
quanto al personale della polizia penitenziaria, si registra una carenza di 60 unità rispetto all'organico previsto, carenza che si ripercuote sulle attività trattamentali di tutto l'istituto;
le criticità che si sono riscontrate nella casa di lavoro sono soprattutto queste:
nonostante gli sforzi del direttore, gli internati che lavorano sono attorno al 40 per cento tutti gli altri passano almeno 18 ore al giorno in cella in una vera e propria detenzione carceraria; d'altra parte, il taglio di un ulteriore 25 per cento degli stanziamenti per le mercedi, non può non ripercuotersi sulle possibilità di svolgere un'attività, tanto che gli internati che sono impiegati a turnazione nei servizi di pulizia e vitto, nel mese in cui hanno la fortuna di lavorare, non riescono a guadagnare più di 100-130 euro; molti degli internati, peraltro con condizioni familiari di estrema indigenza, hanno riferito all'interrogante che - pur di essere impiegati in un'attività - sarebbero disponibili a farlo a titolo totalmente gratuito;
a detta di pressoché tutti gli internati, la più che deficitaria assistenza sanitaria pone a forte rischio la loro salute; un internato (A.C.) con 5 infarti alle spalle, per esempio, non è mai stato sottoposto a visita cardiologica tanto che si è visto costretto a farla approfittando di una licenza; un altro, privo di un rene e con pressione alta che peraltro non gli viene mai misurata, da mesi attende di essere operato per la rottura di una protesi d'anca; un malato psichiatrico «che parla da solo» (dicono gli altri internati), che

non si lava e non fa colloqui, continua a rimanere lì mentre risulta evidente che le sue condizioni richiederebbero il ricovero in una struttura sanitaria adeguata; un invalido totale dichiara di non ricevere alcuna assistenza sanitaria specifica; evidenti sono i problemi odontoiatrici: molti internati, infatti, sono sdentati o hanno gonfiori a causa di infezioni in corso; lo stesso egiziano che si è suicidato alcuni giorni fa da tempo si lamentava di non essere curato e già aveva tentato il suicidio alla vigilia di Natale;
sempre a proposito di problemi sanitari, da segnalare che il «repartino penitenziario ospedaliero», si trova nel seminterrato dell'ala vecchia dell'ospedale di Sulmona, dichiarata da tempo inagibile, il che mette in serio pericolo l'incolumità dei detenuti, degli agenti penitenziari e del personale civile che ivi opera;
sicuramente va segnalato come aspetto positivo della visita ispettiva effettuata, l'ottimo rapporto che gli internati hanno con il direttore e con gli agenti della polizia penitenziaria; ma ciò che rimane difficile accettare da parte di queste persone è il supplemento di pena che gli viene imposto quale misura di sicurezza decisa dal magistrato di sorveglianza per una valutazione di «pericolosità sociale» che li sottopone ad una restrizione della libertà che in nulla si differenzia dalla detenzione ordinaria -:
se siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se il Ministro della giustizia non intenda provvedere alla immediata chiusura della casa di lavoro di Sulmona o quanto meno, prendere le opportune iniziative per riportarla nella legalità sia per quanto riguarda le effettive possibilità di lavoro degli internati sia per quanto attiene alle condizioni «detentive» in cui si concretizza la loro permanenza nell'istituto;
se intenda, e in che tempi, ripristinare l'organico oggi fortemente deficitario, degli agenti di polizia penitenziaria;
cosa si intenda fare, per quanto di competenza, per assicurare il rispetto del diritto alla salute internati nel carcere di Sulmona;
cosa intendano fare in merito all'ubicazione del reparto penitenziario dell'ospedale di Sulmona;
quali siano gli intendimenti del Governo ai fini di una piena considerazione dei problemi esposti in premessa e, conseguentemente, quali indirizzi giuridici e normativi intenda assumere, in coordinamento con le diverse responsabilità e con i soggetti istituzionali interessati, sul fronte della riforma delle modalità e dei meccanismi applicativi ed esecutivi delle misure di sicurezza detentive.
(4-10580)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta scritta:

PILI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
i consiglieri provinciali della provincia del Medio Campidano Gianni Lampis, Dario Piras, Fernando Scano e Daiana Cara, nell'ambito del progetto di democrazia partecipativa denominato «Parlamentares» hanno segnalato al sottoscritto che nella quasi totalità delle strade statali della Sardegna, comprese quelle ricadenti nella provincia del Medio Campidano, l'ANAS, ente gestore delle suddette strade, in sostituzione del tradizionale sfalcio dell'erba provvede periodicamente al diserbo di una fascia di circa due metri di larghezza lungo i due margini della sede viaria corrispondente alla banchina non transitabile e alla cunetta;
dal momento in cui il diserbante viene a contatto coi vegetali il risultato atteso si ottiene dopo circa quindici giorni dando

occasione ad animali erbivori di varie specie di brucare l'erba immediatamente dopo le irrorazioni;
le richiamate irrorazioni vengono a contatto con le acque regimate dalle cunette poste lungo la fascia interessata dal diserbo;
le eventuali conseguenze a danno di persone e/o animali e all'ambiente dovute all'utilizzo di un diserbante che potrebbe rilevarsi tossico e nocivo -:
se i Ministri interrogati fossero a conoscenza della problematica esposta e, in caso di risposta affermativa, quali interventi abbiano promosso per evitare il ripetersi di questa grave situazione;
se i Ministri interrogati non ritengano necessario intervenire con urgenza alla luce dei forti motivi di preoccupazione supponendo che il principio attivo del diserbante utilizzato sia il «glyphosate», apparentemente innocuo e biodegradabile ma che diversi studi identificano come nocivo per persone, animali e falde acquifere;
se non si ritenga opportuno promuovere proprie analisi al fine di ottenere risultati di laboratorio che possano valutare gli effetti provocati dall'uso di queste sostanze.
(4-10570)

...

INTERNO

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
nel gennaio 2010 si è scatenata a Rosarno una vera e propria guerriglia urbana a causa della rivolta di alcune centinaia di lavoratori extracomunitari impegnati in agricoltura e accampati in condizioni inumane in un vecchia fabbrica in disuso e in un'altra struttura abbandonata;
a far scoppiare la protesta il ferimento di alcuni cittadini extracomunitari con un'arma ad aria compressa: questa è stata solo la miccia che ha innescato un incendio che covava da tempo nella colonia di lavoratori, costretti a vivere ammassati in condizioni al limite del sopportabile;
a distanza di un anno lo scenario non è cambiato, in quanto costoro continuano a vivere in casette diroccate, in un capanno per attrezzi, in baracche tra gli agrumeti, in una fabbrica sequestrata;
dall'inizio della stagione di raccolta degli agrumi, il numero degli immigrati che hanno continuato a vivere nel degrado, senza che nulla è stato fatto per loro, è salito vertiginosamente;
il «villaggio della solidarietà», un progetto presentato quasi due anni fa per la formazione degli immigrati, con 150 posti letto da costruire su un terreno confiscato, si è bloccato per via di un ricorso da parte di una ditta;
inoltre, su un piazzale restano inutilizzati anche diversi container con bagni e docce costati 250 mila euro;
nel vuoto quasi totale delle istituzioni pubbliche, sono la Chiesa locale e il volontariato a muoversi, con progetti concreti sul fronte dell'immigrazione -:
se il Governo non intenda adottare urgenti ed incisive misure, allo scopo di fornire un'accoglienza adeguata agli immigrati.
(2-00945) «Tassone, Galletti».

Interpellanze:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
negli ultimi tempi, in provincia di Agrigento si sono verificati numerosi episodi

di intimidazione ai danni di amministratori locali in un crescendo che suscita preoccupazione ed allarme tra la popolazione;
tali atti, utilizzando tutti i rituali intimidatori, dall'invio di proiettili, alle teste mozzate di animali, dall'incendio di auto o abitazioni estive, alle lettere minatorie, costituiscono la prova più evidente della pressione che interessi illegali premono sulle istituzioni nel tentativo di condizionarle e piegarle ai propri fini;
solo per riferirsi agli ultimi giorni, in rapida sequenza sono stati compiuti atti intimidatori ai danni della camera del lavoro di Menfi, del sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, e del presidente della provincia di Agrigento, Eugenio D'Orsi;
in particolare, a carico di quest'ultimo, si tratta dell'ennesimo attentato intimidatorio che ha interessato anche i suoi familiari ingenerando inquietudine e preoccupazione;
i soggetti interessati hanno respinto le intimidazioni e confermano il loro impegno a tutela della legalità -:
se sia a conoscenza di tali fatti;
se siano state prese le opportune misure a tutela delle vittime;
se non ritenga, visto il ripetersi di intimidazioni e danneggiamenti nei confronti anche di imprenditori e cittadini, di dovere adottare misure straordinarie per il controllo del territorio e a tutela di chi opera per la legalità;
se non ritenga necessario che lo Stato faccia sentire la propria vicinanza alle vittime attraverso un'azione di repressione quando non di prevenzione del fenomeno assicurando ogni supporto affinché gli autori di tali atti possano essere consegnati alla giustizia.
(2-00939) «Capodicasa».

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
i vigili del fuoco nell'isola di Lampedusa prestano servizio presso il distaccamento aeroportuale per svolgere il servizio di antincendio aeroportuale che necessita della presenza costante ed ininterrotta del personale per garantire gli standard minimi di sicurezza previsti dalle normative internazionali ICAO;
l'isola di Lampedusa negli ultimi anni ha avuto un forte incremento turistico e una crescita demografica che ha portato ad un aumento di strutture e infrastrutture quali la centrale elettrica, il porto, l'aeroporto, i depositi carburante, la discarica, l'area di stoccaggio dei relitti utilizzati per gli sbarchi dei migranti, le strutture alberghiere e altro;
sull'isola di Lampedusa il servizio di soccorso tecnico urgente dei vigili del fuoco non può essere assicurato alla popolazione se non con tempi e modalità assolutamente non idonei a garantirne accettabili livelli di sicurezza;
l'isola di Lampedusa per la sua posizione geografica non può avere aiuti, soccorsi e supporti esterni tempestivi e ciò rappresenta un ulteriore grave motivo di isolamento per i cittadini;
la pianta organica 2008 del corpo nazionale dei vigili del fuoco prevede per l'isola di Lampedusa l'istituzione di un distaccamento misto composto da 12 vigili del fuoco permanenti e 4 capi squadra;
nell'ultima circolare di mobilità nazionale, l'amministrazione dei vigili del fuoco ha previsto per il comando provinciale di Agrigento la disponibilità di 20 unità di personale operativo permanente;
il comune di Lampedusa, in data 25 giugno 2010 con delibera di giunta n. 63, ha concesso in uso gratuito al Ministero dell'interno uno stabile idoneo in cui allocare il previsto distaccamento terrestre dei vigili del fuoco;

il sindaco di Lampedusa, con nota protocollo n. 17061 del 20 dicembre 2010, ha chiesto al Ministro dell'interno di voler sollecitare l'apertura del distaccamento terrestre dei vigili del fuoco;
risulta inoltre che il CONAPO, sindacato autonomo vigili del fuoco ha più volte evidenziato le particolari condizioni di disagio ed isolamento dell'isola, sottolineando che oramai sono state poste in essere tutte le condizioni necessarie per l'apertura del previsto distaccamento dei vigili del fuoco -:
se non intenda attuare tutte le iniziative necessarie per l'immediata apertura del distaccamento dei vigili del fuoco di Lampedusa, anche al fine di garantire alla popolazione dell'isola, un servizio di soccorso pubblico da parte dei vigili del fuoco perlomeno pari a quello del resto d'Italia.
(2-00940) «Capodicasa».

Interrogazioni a risposta in Commissione:

GHIZZONI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
al 31 dicembre 2010, presso il comando provinciale e i diversi distaccamenti dei vigili del fuoco di Modena si registra una grave carenza di personale permanente, che supera di gran lunga la media nazionale già di per sé allarmante;
per quanto riguarda i capi reparto, a fronte delle previste 24 unità di dotazione organica ne è presente una sola, che peraltro sarà collocata in pensione il prossimo mese di aprile;
per quanto attiene al personale con qualifica di capo squadra, la dotazione organica è di 68 unità, ma ne risultano in servizio 51, dei quali 4 non effettuano il servizio di soccorso tecnico urgente, essendo esonerati ai sensi dell'articolo 134 del decreto legislativo n. 217 del 2007, mentre 3 sono addetti allo svolgimento di particolari funzioni necessarie al soccorso tecnico urgente; ma tenendo conto degli imminenti pensionamenti e di coloro che devono svolgere funzioni di capi turno provinciali, gli effettivi capi squadra sono 36 sui 4 turni;
il quadro sopra descritto determina che, per garantire il servizio di soccorso, un considerevole numero di capi squadra svolga le funzioni di capi reparto e, conseguentemente, le funzioni di direzione delle squadre di soccorso dei capo squadra siano svolte dai vigili coordinatori che, pur avendo una elevata anzianità di servizio, non sono in possesso della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, necessaria per espletare l'incarico di responsabile di squadra;
tale situazione è causata dal mancato espletamento dei previsti concorsi per i passaggi di qualifica;
la carenza di vigili permanenti è compensata da continui richiami in servizio di personale precario per la durata di 20 giorni per ognuno: nel corso dell'anno 2010 sono stati ben 419 unità, per una spesa complessiva di circa 935.000 euro. Peraltro, si segnala che la disposizione prevista dal decreto-legge n. 78 del 2010 sulla riduzione del 50 per cento del personale a tempo determinato nella pubblica amministrazione determinerà un forte ridimensionamento dei suddetti richiami in servizio, pur in presenza della persistente carenza di organico;
presso la sede del distaccamento di Carpi - responsabile del soccorso per una vasta area (che comprende i comuni di Carpi, Soliera, Novi, Bomporto, Bastiglia, Correggio, Rio Saliceto, Rolo) densamente popolata, caratterizzata da un fitto insediamento produttivo e attraversata dall'autostrada del Brennero - l'autogru in dotazione è fuori uso da mesi e nulla lascia prevedere che sia sostituita a breve, con grave pregiudizio per la qualità del soccorso prestato e per la garanzia di sicurezza per i cittadini;
in merito a temi di analogo tenore affrontati in questo atto di sindacato ispettivo, l'interrogante attende ancora risposta

alle interrogazioni 4-03434 del 2 luglio 2009 e 4-07000 del 28 aprile 2010 -:
quali provvedimenti intenda adottare il Ministro interrogato per avviare in tempi ristretti i concorsi per passaggi di qualifica a capo squadra e capo reparto; quali iniziative intenda assumere per la stabilizzazione dei vigili precari di cui al concorso già bandito da tre anni e che consentirebbe di inserire nell'organico del Corpo personale in possesso di una notevole esperienza professionale; come intenda intervenire per assegnare al distaccamento di Carpi una nuova autogru, automezzo indispensabile al soccorso tecnico urgente e al tempestivo salvataggio di vite umane.
(5-04089)

LOVELLI e VELO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 142 del codice della strada consente alle province, quali enti proprietari della strada extraurbana, di fissare limiti di velocità massimi inferiori al limite dei 90 chilometri orari per particolari situazioni rilevanti ai fini della sicurezza;
l'articolo 104 del regolamento del codice della strada impone la ripetizione della segnaletica di limite massimo ad ogni intersezione pena il ripristino, in assenza, della velocità target del tipo di strada;
l'articolo 25, comma 2 della legge n. 120 del 2010 ha introdotto la norma che definisce la distanza minima degli apparecchi di rilevazione della velocità dalla segnaletica indicante il limite massimo. Questa norma fissa in 1 chilometro la distanza minima tra il segnale di velocità e l'apparecchio di misura;
la circolare del Ministero dell'interno, dipartimento della pubblica sicurezza, direzione centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato, del 29 dicembre 2010, al punto 3 precisa: «Nel caso in cui, lungo il tratto oggetto del controllo, siano presenti intersezioni stradali che, ai sensi dell'articolo 104 del Reg. C.d.S., impongono la ripetizione del segnale stradale stesso, la predetta distanza deve essere calcolata dal segnale con il quale viene ripetuto il limite di velocità dopo l'intersezione»;
le intersezioni, in particolare lungo le strade extraurbane, costituiscono generalmente una situazione di pericolo che può richiedere un intervento di riduzione del limite di velocità per ragioni di sicurezza, installando postazioni fisse di rilevazione della velocità massima per indurre gli utenti al rispetto costante della limitazione imposta in quel tratto, sino a che non si potrà intervenire con modifiche strutturali come ad esempio le rotonde;
risulta quindi accettabile considerare 1 chilometro quale distanza minima che deve intercorrere tra la nuova limitazione della velocità e l'apparato di controllo ma ciò deve prescindere dalla presenza di intersezioni che costituiscono la ragione fondante della stessa riduzione del limite di velocità e della necessaria azione di controllo;
si ritiene non in linea con il principio di sicurezza l'interpretazione della circolare che determina il ricalcolo del chilometro in presenza di intersezioni, escludendo di fatto l'azione di controllo proprio in quelle tratte con intersezioni che risultano le più critiche sul piano della sicurezza;
risulta che l'assemblea degli assessori alla viabilità delle province italiane ha approvato un ordine del giorno con il quale si chiede di riconsiderare la circolare in oggetto, considerando che, proprio in presenza di intersezioni lungo le strade extraurbane, ci sia un più alto rischio di incidentalità -:
se non ritenga il Governo, alla luce delle considerazioni su esposte, di rivalutare le indicazioni della circolare di cui in premessa, mantenendo, nelle strade extraurbane, il chilometro quale distanza minima tra il primo segnale, che modifica il limite abbassandolo rispetto al valore

nominale, e l'apparecchio di rilevazione della velocità includendo eventuali intersezioni.
(5-04092)

Interrogazioni a risposta scritta:

RUBEN. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da recenti notizie di stampa risulta che sulle pagine italiane del forum neonazista americano «Stormfront», fondato nel 1995 da Don Black, ex leader del Ku Klux Klan, sono stati pubblicati elenchi di numerosi ebrei italiani «influenti»: imprenditori, artisti, giornalisti, citati in virtù delle loro (vere o presunte) origini ebraiche;
il sito è ospitato su un server americano, ma gli utenti che firmano gli articoli, usando nickname di chiara ispirazione nazionalsocialista, sono spesso italiani individuabili dalla polizia postale;
obiettivo del forum è quello di mettere in evidenza il potere che gli ebrei avrebbero «acquisito in campo economico, descrivendo la situazione nelle varie nazioni del mondo», allo scopo di scovare la «lobby ebraica» e ledere la sua «posizione monopolizzatrice»;
tale fatto - denunciato dal quotidiano La Repubblica del 12 gennaio 2011 a poche settimane dal Giorno della memoria (27 gennaio) - è di estrema gravità, in quanto evoca le terribili persecuzioni di cui furono vittime, nel secolo scorso, cittadini di religione ebraica e prefigura inaccettabili liste di proscrizione nei confronti di molte persone (definite «facce da cancellare») che occupano posizioni sociali ed economiche di rilievo;
secondo una recente ricerca del Centro di documentazione ebraica di Milano (Cdec), negli ultimi anni in Italia - e non solo - internet è diventato il veicolo principale dell'antisemitismo, del razzismo e della xenofobia: dal 2007 al 2010 i siti italiani con «significativi contenuti anti-ebraici», infatti, sono quasi raddoppiati rispetto ai quattro anni precedenti. In particolare, nel 2009 - secondo i dati del Ministero dell'interno riportati dalla ricerca - i siti censiti sono stati 1.200, mentre nel 2008 erano 800;
tali dati, indice di una evidente e preoccupante escalation dei fenomeni di odio antisemita, impongono al Governo di non sottovalutare la questione, tanto più se si considera che la tenuta della democrazia e della libertà passa anche attraverso una costante vigilanza contro ogni forma di intolleranza, discriminazione e violenza per motivi razziali, etnici o religiosi -:
se il Ministro non ritenga opportuno attivarsi per una ricognizione dei gruppi e movimenti esplicitamente inneggianti al nazismo e all'antisemitismo, operanti in Italia (anche solo attraverso il web) e quali misure intenda adottare per far fronte all'ennesima riproposizione della questione dell'antisemitismo nel nostro Paese.
(4-10568)

TOUADI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel territorio di Anzio e Nettuno secondo numerose indagini coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Roma risultano operative consorterie criminali come il clan Gallace e il clan dei Casalesi;
la relazione della commissione parlamentare antimafia del 2008 sulla 'ndrangheta ha rilevato la presenza della cosca Gallace nell'area di Anzio e Nettuno;
il Gip di Roma, dottor Sante Spinaci, emetteva in data una misura di custodia cautelare a carico di Pasquale Noviello ed altri soggetti perché costituivano una associazione mafiosa di tipo camorrista, denominata «famiglia Schiavone-Noviello» alleata al sodalizio camorrista denominato «clan dei casalesi» operante in Nettuno, Aprilia, Latina, e zone limitrofe;

nelle città di Anzio e Nettuno negli ultimi tre anni sono state messe a segno diverse intimidazioni ed attentati ai danni di imprenditori e commercianti;
il 19 maggio del 2009 una bomba carta danneggiava il locale che ospitava «Il Buena Vista» sala da ballo di Nettuno il cui nome era già finito nel 2005 nell'inchiesta, della procura di Velletri, sui rapporti della criminalità organizzata con alcuni amministratori di Nettuno;
la notte del 26 maggio del 2009 un'altra bomba carta semi distruggeva una Clio parcheggiata in via Montenero, zona centrale di Nettuno, mandando in frantumi i vetri del palazzo di fronte, quelli di un'altra auto, di un'officina di meccanico e di un club privato in cui si gioca a poker: il circolo Italian Poker;
la notte del 21 gennaio del 2010 venivano sparati cinque colpi di pistola calibro 9x21 contro il portoncino blindato del un pub «The Mithicals» a Nettuno;
il 4 giugno del 2010 veniva fatta esplodere una bomba artigianale sul cancello della villa dell'ex assessore di Nettuno Gianni Cancelli;
il 1o luglio del 2010 una bomba carta danneggiava l'auto di un familiare del titolare del circolo Italian Poker;
il 14 ottobre del 2010 ignoti appiccavano il fuoco il ristorante «al Sarago» che si affaccia su largo S. Antonio, all'inizio della Riviera Mallozzi ad Anzio;
la notte del 7 gennaio 2011 veniva colpita da un grave incendio doloso l'azienda di Anzio Eco Imballaggi che subiva danni per circa 70.000 euro -:
se il Ministro interrogato sia al corrente di tali fatti;
quali misure il Ministro intenda adottare, alla luce dei fatti esposti in premessa, al fine di garantire la sicurezza dei cittadini residenti e del loro patrimonio nel territorio in questione;
se il Ministro non intenda sollecitare iniziative opportune del Commissario per il coordinamento delle iniziative anti-racket ed anti-usura.
(4-10586)

TESTO AGGIORNATO AL 26 GENNAIO 2011

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

GHIZZONI, DE BIASI e FIORIO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi i principali quotidiani hanno pubblicato la notizia dell'invito rivolto dall'assessore provinciale alla cultura Raffaele Speranzon e dall'assessore regionale Elena Donazzan alle biblioteche civiche e scolastiche di mettere al bando, in quanto «cattivi esempi», le opere degli autori firmatari di un appello a favore di Cesare Battisti circolato nel 2004;
le interroganti hanno convintamente sostenuto la mozione concernente le iniziative volte all'estradizione di Cesare Battisti, recentemente approvata all'unanimità dall'Assemblea della Camera e ribadiscono in questa sede il proprio giudizio fortemente negativo sulla mancata estradizione nel nostro Paese dell'ex terrorista Battisti;
altresì, a giudizio delle interroganti, l'iniziativa di censura promossa dagli assessori veneti desta profonda preoccupazione poiché oltre ad avallare comportamenti di intolleranza, tenta di equiparare un atto esecrabile come l'omicidio - di cui è colpevole Battisti - con la libera espressione di opinioni che, seppur criticabili, sono legittime in una democrazia;
l'articolo 21 della Costituzione sancisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (...), pertanto la nostra democrazia non ammette liste di proscrizione e tutela l'esercizio della libertà di giudizio;

l'iniziativa di censura avanzata dagli assessori e avallata dalle proprie amministrazioni appare allarmante -:
come intendano intervenire, in ottemperanza dell'articolo 21 della Costituzione, in difesa della libertà d'opinione, di espressione artistica e culturale, palesemente messa in discussione.
(5-04091)

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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:

SCILIPOTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
i lavoratori esposti all'amianto, nei siti ubicati nella regione siciliana, ai fini del riconoscimento dei benefici previdenziali, hanno visto, per il loro diritto alla salute, il venire alla luce della legge 27 marzo 1992, n. 257, in particolare l'articolo 13, comma 8;
l'articolo 1, commi 20, 21 e 22 della legge n. 247 del 2007, ha stabilito che per tutti i lavoratori che avessero prestato la loro attività nelle aziende oggetto di atto di indirizzo ministeriale, ricognitivo dell'esposizione all'amianto, il beneficio contributivo fosse riportato al 50 per cento dell'intero periodo prolungato fino all'inizio della bonifica, comunque entro il 2 ottobre 2003 utile per anticipare il pensionamento;
l'INAIL pertanto avrebbe dovuto rilasciare il certificato di esposizione all'amianto a tutti i lavoratori i cui siti sono soggetti ad atto di indirizzo;
con decreto 12 marzo 2008 il ministro Damiano limitava l'ambito di operatività a soli 15 siti (Dalmine in Lombardia, Enichem e Zignago in Veneto, Ilva in Liguria, Lucchini in Toscana, Enichem in Emilia, Cereoli nelle Marche, Icmi e Kuwait in Campania, Zecca dello Stato, Enichem, Bari Fonderie meridionali e Ilva in Puglia). Da notare come la maggior parte dei siti siano ubicati in Puglia mentre regioni altrettanto colpite dalla piaga dell'amianto, come la Sicilia, siano state completamente escluse;
l'atto del Ministro Damiano è stato parzialmente annullato da una sentenza del TAR Lazio ma, nel corso del 2009, un emendamento al decreto-legge mille proroghe cancellava gli effetti dell'importante sentenza emessa dal TAR del Lazio;
la maggioranza dei sindacati (CGIL, CISL ed UIL), in Sicilia, ha inspiegabilmente giocato un ruolo non certo favorevole alle legittime aspettative dei lavoratori. Altrimenti non sarebbe spiegabile come l'intera Sicilia ed i lavoratori siciliani siano stati completamente esclusi -:
quale iniziative intenda assumere il Ministro interrogato al fine di riconsiderare ed integrare l'elenco dei siti per ricomprendere i siti siciliani contaminati da amianto in quelli riconosciuti.
(4-10582)

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RAPPORTI CON LE REGIONI E PER LA COESIONE TERRITORIALE

Interrogazione a risposta immediata:

BALDELLI e LISI. - Al Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale. - Per sapere - premesso che:
il Governo sta lavorando intensamente per mettere in moto le energie migliori del Meridione e superare definitivamente lo storico ritardo accumulato nei confronti del resto d'Italia;
lo sviluppo del Sud rientra tra le priorità fondamentali dell'azione del Governo;
ammontano a 100 miliardi di euro le risorse complessive che, attraverso il piano

nazionale approvato a novembre del 2010 dal Consiglio dei ministri, saranno destinate al Sud;
il Governo, attraverso il piano, ha stabilito alcune aree di intervento prioritarie: infrastrutture, legalità, ambiente, beni culturali, turismo e rafforzamento della pubblica amministrazione;
l'obiettivo del Governo, inoltre, è quello di intervenire sul sistema delle regole che deve garantire la certezza della spesa e, a tal fine, nel piano è prevista la nomina di commissari straordinari nel caso in cui gli interventi non abbiano tempi certi -:
quale sia lo stato di attuazione del piano per il Sud.
(3-01417)

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SALUTE

Interrogazione a risposta immediata:

PORFIDIA, BELCASTRO, CALEARO CIMAN, CATONE, CESARIO, D'ANNA, GIANNI, GRASSANO, IANNACCONE, MILO, MOFFA, MARIO PEPE (IR), PIONATI, PISACANE, POLIDORI, RAZZI, ROMANO, RUVOLO, SARDELLI, SCILIPOTI e SILIQUINI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il 31 marzo 1999 fu stipulato l'accordo di programma tra l'allora Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministero della sanità e gli enti locali, che, dopo quattro anni di incontri, dava vita, anche economicamente, alla realizzazione del policlinico di Caserta;
con tale scelta, finalmente, si passava alla fase operativa, ristabilendo un equilibrio sul territorio regionale, con l'obiettivo primario della delocalizzazione dei posti letto dal centro storico di Napoli;
il 19 ottobre 2000 in regione, l'allora presidente della regione Campania, Antonio Bassolino, e il sindaco di Caserta, Luigi Falco, firmarono l'accordo di programma per la variante urbanistica al piano regolatore su quei 250 mila metri quadrati a sud-est della città, in frazione Tredici, delimitati dalla variante Anas, per ospitare la struttura disegnata dallo studio Pica Ciamarra, capolista di un'associazione temporanea di imprese;
dopo il completamento delle procedure burocratiche di esproprio delle aree e l'espletamento del bando di gara, si giunse, il 29 dicembre 2004, al contratto di appalto stipulato fra la Seconda Università di Napoli e la Immobilgi Federici Stirling;
la prima pietra venne depositata il 4 febbraio 2005;
la data presunta di fine lavori venne indicata al 28 dicembre 2008;
l'area interessata è di 250.965 metri quadrati, di cui più di 45 mila metri quadrati di superfici coperte e 205.162 metri quadrati di spazi liberi, il tutto, compresi circa 1900 posti auto, per un costo complessivo di 206,5 milioni di euro, finanziati per due terzi dalla regione Campania e dal Ministero della salute e per un terzo da quello dell'istruzione, dell'università e della ricerca scientifica;
il 31 marzo 2009, con la delibera n. 30 del consiglio di amministrazione della Seconda Università di Napoli, viene dichiarato risolto il contratto di appalto con la Immobilgi Federici Stirling per «gravi e continue inadempienze»;
nella fase successiva alla rescissione unilaterale del contratto d'appalto della Seconda Università di Napoli, quest'ultima, riportandosi a quanto previsto dall'articolo 140 del nuovo codice degli appalti, che contempla le «procedure di affidamento in caso di risoluzione del contratto per grave inadempimento dell'esecutore» aveva progressivamente interpellato i soggetti che avevano partecipato all'originarla procedura di gara, risultanti dalla relativa graduatoria, al fine di stipulare un nuovo contratto per l'affidamento del completamento dei lavori;

in taluni casi si procede interpellando il soggetto che ha formulato la prima migliore offerta e l'affidamento avviene alle medesime condizioni già proposte dall'originario aggiudicatario in sede di offerta, nel caso specifico fu consultata, quindi, la seconda in graduatoria, la ditta Pizzarotti di Parma;
tale ditta, dopo un primo cenno di disponibilità, in seguito ad una visita al cantiere, ha rinunciato all'appalto;
sul policlinico di Caserta grava anche la scure di un'«ipoteca ambientale», rappresentata dalla presenza di cave e cementifici (Cementir, che recentemente, tra molte polemiche, ha ricevuto da parte della regione Campania il via libera per l'ampliamento dell'attività estrattiva);
a poche centinaia di metri dal cantiere, nel 2007, l'allora commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, individuò la zona denominata «Lo Uttaro», come luogo idoneo per una grande discarica;
venne conseguentemente aperta la discarica che, circa un anno dopo, venne posta sotto sequestro dalla magistratura;
da quanto si apprende, tale problema sarebbe in via di risoluzione: infatti, la provincia, guidata dal presidente Domenico Zinzi, ha reso noto l'avvio dell'attività di svuotamento del cosiddetto «panettone», ovvero l'enorme cumulo di rifiuti solidi urbani ubicato in località «Lo Uttaro»;
al momento c'è una causa in corso tra la Seconda Università di Napoli e l'azienda Immobilgi Federici Stirling, controllata dall'imprenditore Mario Granata, che contesta l'illegittimità della rescissione unilaterale del contratto da parte della Seconda Università di Napoli, datata 31 marzo 2009, con la quale vengono richiesti diversi milioni di euro, a titolo di risarcimento per i danni provocati dalla rescissione del contratto -:
se si sia a conoscenza della situazione sopra descritta e quali iniziative si intendano assumere, per quanto di competenza, al fine di trovare una soluzione alle problematiche segnalate, anche in considerazione delle notevoli risorse economiche già impegnate dallo Stato e dell'attuale commissariamento della sanità campana.
(3-01419)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

FARINA COSCIONI, BERNARDINI, BELTRANDI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano La Repubblica, nella sua edizione del 24 gennaio 2011 ha pubblicato un dettagliato articolo del giornalista Alberto Custodero, intitolato «Trasfusioni a rischio. È scontro sugli emoderivati»;
nel citato articolo si riferisce che prodotti derivati dal sangue già in uso in Italia «potrebbero non essere sicuri dal punto di vista infettivo»;
il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), dottor Guido Rasi, sospetterebbe che i citati derivati possono non essere sicuri dal punto di vista infettivo «perché non sono stati fatti tutti i controlli per escludere la presenza di vari virus trasmissibili col sangue», e si prepara a chiedere il sequestro dei lotti a rischio;
il presidente dell'Istituto superiore di sanità (ISS), dottor Enrico Garaci, ritiene che «il rischio contagio sia minimo», al punto che ha autorizzato il rilascio dei prodotti in questione», e si oppone al sequestro in quanto il ritiro dei farmaci (essendo la ditta produttrice, la Kedrion, monopolista), provocherebbe un pericolo maggiore: lascerebbe gli ospedali e le farmacie senza quei prodotti necessari a molti pazienti;
per dirimere questo lo scontro fra Aifa e ISS, il Ministero della salute ha chiesto parere al Consiglio superiore di sanità, per riuscire a dirimere la questione

ed arrivare a una soluzione che non comprometta in alcun modo la salute pubblica;
questa funzione di «arbitrato» risulta pesantemente inficiata, dal momento che il Consiglio superiore di sanità è presieduto dallo stesso dottor Garaci;
la vicenda ha avuto inizio quasi casualmente un paio di mesi fa quando la Kedrion Spa (società farmaceutica nata nei 2001), chiede l'autorizzazione europea alla commercializzazione di alcuni lotti di derivati dei sangue;
per poterlo fare è emersa una documentazione che fino ad allora, inspiegabilmente, nessuno si era preoccupato di visionare con attenzione;
l'Aifa, cui spetta per legge dettare le regole che le ditte farmaceutiche devono rispettare per vendere sul mercato i loro prodotti, ha così accertato che la documentazione prodotta dalla Kedrion Spa non era in regola;
in particolare l'Aifa, che ha preteso nella Autorizzazione immissione in commercio (AIC) che sui lotti finali di sangue siano fatte analisi precise per escludere la presenza di tutta una serie di virus, ha scoperto che Kedrion Spa effettua solo la ricerca del virus dell'epatite C, e trascura tutti gli altri, tra cui HIV e HBV, ma non solo;
quando, scrive La Repubblica, «Rasi si accorge che, nonostante queste gravi inadempienze, l'ISS di Garaci aveva comunque autorizzato il rilascio dei lotti, va su tutte le furie. È a questo punto che scoppia un vero e proprio conflitto istituzionale fra Aifa e ISS»;
appare inaccettabile che la Kedrion Spa effettui sui lotti finali di sangue solo la ricerca dei virus dell'epatite C, trascurando tutti gli altri, tra cui HIV e HBV, e che sia parimenti inaccettabile la giustificazione che il rischio sia minimo -:
se quanto pubblicato da Repubblica e qui sopra esposto, corrisponda a verità;
in caso affermativo, se non si ritenga opportuno non affidare al Consiglio superiore di sanità presieduto dal dottor Garaci che è contemporaneamente presidente dell'ISS, vale a dire una delle parti in causa, una funzione di «arbitrato»;
quale sia l'orientamento del Ministero della salute sulla questione;
se non si ritenga opportuno e necessario accertare come sia potuto accadere quanto denunciato da La Repubblica;
quali disposizioni e iniziative siano state impartite o si intendano impartire per evitare ripetersi di quanto già accaduto.
(5-04095)

MIOTTO, SBROLLINI, LENZI, ARGENTIN, SARUBBI e BUCCHINO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
organi di stampa riportano la notizia che prodotti derivati dal sangue, largamente usati in tutto il sistema sanitario del nostro Paese, potrebbero non essere sicuri in quanto la società produttrice, la Kedrion spa, società farmaceutica tra i leader mondiali del settore plasma derivati, nata nel 2001, con sede a Barga, Lucca, avrebbe eseguito su di essi solo il test contro l'epatite c, tralasciando tutti gli altri test antivirus tra cui aids ed epatite b;
la vicenda avrebbe avuto inizio quest'estate quando l'azienda farmaceutica Kedrion spa ha chiesto l'autorizzazione europea alla commercializzazione di alcuni lotti di derivati del sangue e per farlo avrebbe presentato documenti ritenuti non adeguati dall'Aifa;
l'istituto superiore di sanità ha invece sostenuto che i pazienti non corrono alcun rischio e comunque il rischio contagio sarebbe minimo in quanto esiste in Italia una normativa che prevede la sottoposizione ai test già nella fase precedente all'invio del plasma alla Kedrion;
inoltre l'Istituto superiore di sanità ha sostenuto che sarebbe stato rischioso

ritirare i lotti contestati perchè il Paese avrebbe rischiato di rimanere sprovvisto di farmaci fondamentali per trattare numerose patologie soprattutto legate a stati di immunodepressione;
per dirimere la questione il Ministro interrogato si è rivolto al consiglio superiore di sanità, il cui presidente è anche il presidente dell'Istituto superiore di sanità che ha già preso posizione a favore dell'immissione in commercio di tali lotti;
nel frattempo un comunicato congiunto AIFA-ISS ha escluso pericoli di contagio salvo il superamento di problematiche tecniche -:
di quali elementi disponga il Ministro con riferimento ai passaggi della vicenda ricordata in premessa ed in particolare sui fatti che sarebbero intervenuti fra il dissenso manifestato da Aifa e il comunicato congiunto con l'Istituto superiore di sanità, che escluderebbe rischi di contagio, nonché sulla natura delle problematiche tecniche che dovrebbero essere ancora chiarite.
(5-04099)

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SVILUPPO ECONOMICO

Interpellanza:

La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che:
come noto, la disciplina in materia di soggetti titolati alle trasmissioni radiofoniche prevede che, le emittenti radiofoniche comunitarie in ambito nazionale siano autorizzate ad attivare nuovi impianti, su basi non interferenziali con altri legittimi utilizzatori dello spettro radioelettrico e nel rispetto delle normative vigenti in materia di emissioni elettromagnetiche, sino al raggiungimento della copertura di un'area geografica che comprenda almeno il 60 per cento del territorio nazionale e tutti i capoluoghi di provincia;
tale attivazione e l'uso delle relative frequenze, in considerazione della valenza sociale riconosciuta a tali emittenti, e a differenza di quanto previsto per gli altri soggetti, può avvenire senza la previa autorizzazione amministrativa e senza oneri per l'utilizzo di un bene pubblico, quali sono appunto le frequenze radiofoniche;
la concreta applicazione di detta disciplina ha visto il riconoscimento di emittente radiofonica comunitaria in ambito nazionale a solo due soggetti, una delle quali - Radio Padania Libera, società cooperativa con sede in Monza - da tempo si sta dedicando, come dichiarato dal suo stesso amministratore unico, Cesare Bosetti, allo «shopping meridionale» delle frequenze, ovvero in una progressiva occupazione di frequenze disponibili nelle regioni meridionali per poi commercializzarle con altre emittenti;
tale pratica, per quanto compatibile con il quadro normativo nel tempo sedimentatosi, appare suscettibile di qualche riserva critica, dal momento in cui determina un ingiustificato arricchimento e una condizione di oggettiva sperequazione tra soggetti titolari di autorizzazioni radiofoniche;
per di più, ai sensi dell'articolo 1, comma 213, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le due emittenti radiofoniche comunitarie in ambito nazionale riconosciute si possono avvalere di un contributo annuo pari ad almeno 500.000 euro;
dal 17 dicembre 2010, Radio Padania Libera trasmette dal comune di Alessano, in provincia di Lecce, sulla frequenza di 105,600 MHz, così come comunicato con nota acquisita a protocollo dal Comune medesimo, il 22 dicembre 2010;
nonostante i richiamati benefici, che gravano direttamente e indirettamente su tutta la comunità nazionale - quindi, in quota parte anche sulle popolazioni del mezzogiorno -, da quando sono iniziate le trasmissioni, molti ascoltatori lamentano continui attacchi ai meridionali, accusati di essere i responsabili del disastro italiano

o di essere disonesti, a differenza dei padani, o, ancora, di avere una sanità sprecona o di essere tutti evasori e così via per tutto il giorno, in un crescendo di epiteti e propaganda antimeridionalista;
una situazione che rappresenta una paradossale e offensiva contraddizione dello spirito che dovrebbe caratterizzare l'operato di tutti i soggetti pubblici e privati, soprattutto, in concomitanza con il centocinquantesimo anniversario dell'unificazione della nazione;
pur nel pieno riconoscimento della libertà di espressione di ogni soggetto titolare di autorizzazione a trasmettere, suscita serie perplessità la circostanza per cui si possa godere di particolari provvidenze pubbliche e al tempo stesso assumere iniziative che non sembrano coerenti con le peculiari funzioni sociali che dovrebbero caratterizzare le emittenti comunitarie di rilevanza nazionale -:
se non ritenga di assumere iniziative dirette ad aggiornare le disposizioni di legge che attualmente consentono la commercializzazione di frequenze acquisite in virtù del regime speciale riconosciuto alle emittenti radiofoniche comunitarie in ambito nazionale;
quali siano le peculiarità che l'ordinamento prevede ai fini dell'attribuzione della qualifica di emittente comunitaria di rilevanza nazionale, in virtù della quale vengono riconosciute specifiche provvidenze pubbliche.
(2-00943) «Bellanova».

Interrogazioni a risposta immediata:

DI BIAGIO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
malgrado i progressi definiti dal Governo italiano negli ultimi anni sul versante della politica energetica, così come evidenzia anche il rapporto del 2009 dell'Agenzia internazionale dell'energia, la normativa italiana in materia presenta ancora importanti lacune e frammentarietà, che non consentono di tratteggiarne un quadro globale coerente e fattivo;
la sfida del raggiungimento degli obiettivi comunitari riguardo al «pacchetto energia-ambiente» dell'Unione europea, per adeguarsi agli obiettivi concordati per la diffusione delle energie rinnovabili, impone che entro il 2020 l'Italia dovrà abbattere le emissioni di anidride carbonica e, quindi, il 17 per cento dell'energia che si consuma dovrà provenire da fonti rinnovabili;
a tal fine è stato predisposto un sistema promozionale delle fonti rinnovabili, attraverso meccanismi di incentivazione, che ad oggi risultano collocarsi tra i più alti d'Europa e finanziati dallo Stato attraverso oneri di sistema che gravano sulla bolletta dei cittadini, nella componente tariffaria definita A3;
su tali dinamiche, in data 28 novembre 2010, Report, programma di approfondimento giornalistico della Rai, ha evidenziato importanti criticità legate, in particolare, alla gestione e al monitoraggio dei sopra indicati sistemi di incentivazione;
il suddetto reportage giornalistico approfondiva le criticità legate al meccanismo dei certificati verdi, ovvero di titoli quotati e venduti in borsa dai produttori di energia verde, quindi energia prodotta da sistemi alternativi, che sulla base della normativa vigente sono acquistati dai produttori di energia cosiddetta sporca, in quanto strumento principale di cui il nostro Stato si è dotato per promuovere le fonti rinnovabili;
nelle premesse il nostro ordinamento avrebbe, dunque, definito un sistema apparentemente virtuoso, ma nel quale non sembrano mancare inevitabili quanto deprecabili vie di uscita, soprattutto per quanto riguarda l'importazione dell'energia elettrica dall'estero; infatti, all'obbligo in capo ai produttori di conseguire una determinata quota di energia da fonte rinnovabile, accanto ai certificati verdi è stato riconosciuto dalla normativa in vigore

un sorta di escamotage più economico, che permetterebbe di acquistare energia dall'estero solo se provvista di un certificato di «garanzia d'origine»;
il cosiddetto certificato di garanzia - meno costoso di quello verde - dovrebbe attestare la configurazione di energia «verde» acquistata e portata in Italia dall'estero;
così come evidenziato dal reportage della Rai, al momento manca un adeguato sistema di controllo, con la conseguenza che spesso ciò che si acquista all'estero non è energia verde; dunque, la legge italiana permetterebbe di fare riferimento a fonti estere, per lo più non alternative, piuttosto che a quelle realmente alternative operanti in Italia;
l'Italia al momento importa il 12 twh di elettricità rinnovabile dall'estero, per cui in 10 anni il nostro Paese avrebbe pagato 500 milioni di euro ai produttori stranieri, risorse prelevate dalle bollette e, quindi, sostenute dai cittadini;
tale discrasia normativa e procedurale renderebbe vana qualsivoglia politica di incentivazione e di promozione dell'energia alternativa nel nostro Paese, continuando a valorizzare i grossi produttori che traggono vantaggio dall'importazione di energia «finta verde», mettendo sempre più in ombra, oltre che in seria difficoltà, quei piccoli produttori, che, invece, renderebbero realmente fattivo e lungimirante il sistema dei certificati verdi;
stando agli aspetti evidenti, legittimati da una normativa confusa e deficitaria, dinanzi ad un obbligo legittimo e orientato all'implementazione della produzione di energia pulita, è stato riconosciuto anche lo strumento per superarlo;
da quanto emerge dai documenti a disposizione del Parlamento, il Governo sarebbe intenzionato a rinnovare il meccanismo di incentivazione dell'importazione di elettricità da fonti rinnovabili proveniente da Paesi diversi dagli Stati membri dell'Unione europea, senza procedere, ad avviso dell'interrogante, alle rettifiche auspicate e legittimando ulteriormente le criticità sopra indicate;
pur comprendendo l'esigenza di conseguire gli obiettivi nazionali in materia di energie rinnovabili, le soluzioni percorribili in tal senso potrebbero essere rintracciate nello sviluppo della filiera della generazione e del consumo di energia rinnovabile in Italia, piuttosto che nel rinnovato riconoscimento degli incentivi all'importazione capaci di creare evidenti e conclamate distorsioni del mercato;
la conferma di un sostanziale vuoto regolatorio andrebbe a legittimare ulteriormente i grandi produttori di energia, confermandone una sorta di «monopolio» nel settore e limitando, malgrado le iniziali intenzioni, le possibilità di crescita e di sviluppo delle piccole realtà operanti nel campo dell'energia alternativa -:
quali siano le iniziative e le misure che si intendano predisporre al fine di colmare l'evidente quanto deplorevole anomalia normativa e procedurale evidenziata in premessa, allo scopo di tutelare i produttori di energia verde, rispettare i vincoli comunitari e attuare un piano energetico nazionale esplicativo del fabbisogno di energia rinnovabile sul territorio nazionale e regionale, e se si intenda condurre un'analisi fattiva del meccanismo degli incentivi nella sua completezza, al fine di assumere le opportune iniziative normative di rettifica della disciplina vigente.
(3-01423)

TABACCI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il presidente della Confindustria ha dichiarato pubblicamente l'insufficienza dell'azione del Governo;
appare evidente che in una congiuntura del tutto propizia per le relazioni industriali, segnata dalla dimostrazione di forte consapevolezza sociale e civile data dai lavoratori della Fiat, mancano linee di politica industriale;

tale situazione pregiudica le politiche del Mezzogiorno e quelle, altrettanto necessarie, dei distretti produttivi del Centro e del Settentrione;
non si intravede nessun collegamento funzionale con le politiche di finanza pubblica, del lavoro, della pubblica amministrazione;
è urgente e di particolare attualità politica e di interesse generale rilanciare il ruolo economico del Paese -:
come il Ministro interrogato intenda porre rimedio a queste evidenti manchevolezze e se non ritenga indifferibile integrare nelle attività dell'amministrazione minuta del Ministero le strategie dello sviluppo economico e come intenda farne partecipe il Parlamento.
(3-01424)

...

Apposizione di una firma ad una interpellanza.

L'interpellanza Barbieri e Lunardi n. 2-00920, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta scritta Rivolta e Nicola Molteni n. 4-08746, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Rivolta e Nicola Molteni n. 4-08747, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Rivolta e Nicola Molteni n. 4-08748, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Rivolta e Nicola Molteni n. 4-08749, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Rivolta e Nicola Molteni n. 4-08751, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Rivolta e Nicola Molteni n. 4-08763, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Rivolta e Nicola Molteni n. 4-08769, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Rivolta e Nicola Molteni n. 4-08784, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Girlanda n. 4-10036, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Nastri n. 4-10057, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Migliori n. 4-10058, pubblicata nell'allegato B

ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Contento n. 4-10063, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Gava n. 4-10067, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10068, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Cirielli n. 4-10070, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10072, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Gava n. 4-10083, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Nastri n. 4-10092, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Holzmann n. 4-10119, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Ciccioli n. 4-10131, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Marinello n. 4-10144, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Nastri n. 5-03993, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10149, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10152, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10153, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10156, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10160, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10161, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10162, pubblicata nell'allegato B

ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10163, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10165, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10177, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Mancuso e altri n. 5-04011, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta orale Ciccioli n. 3-01383, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Girlanda n. 4-10296, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 10 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta orale Mazzocchi n. 3-01385, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Vessa n. 4-10317, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Renato Farina n. 4-10323, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Girlanda n. 4-10342, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10353, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10354, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10355, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-10356, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Dima n. 4-10357, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Garagnani n. 4-10362, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Tommaso Foti n. 5-04029, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Centemero n. 5-04034, pubblicata

nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Tommaso Foti n. 5-04035, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Tommaso Foti n. 5-04036, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Tommaso Foti n. 5-04040, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Pili n. 5-04041, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Pili n. 5-04042, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 12 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Vessa n. 4-10371, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Holzmann n. 4-10379, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Tommaso Foti n. 5-04046, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Contento n. 5-04047, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta in Commissione Nastri n. 5-04054, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Cirielli n. 4-10396, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 17 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.
L'interrogazione a risposta scritta Fava n. 4-10458, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.
L'interrogazione a risposta scritta Fedriga n. 4-10501, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

Pubblicazione di un testo riformulato.

Si pubblica il testo riformulato della mozione Antonione n. 1-00537, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 422 del 24 gennaio 2011.

La Camera,
premesso che:
a seguito delle elezioni presidenziali di marzo 2006, il Consiglio dell'Unione europea ha adottato delle sanzioni contro la Bielorussia, adottando misure restrittive contro i responsabili politici e amministrativi delle violazioni degli standard elettorali internazionali, con l'obiettivo di indurre il Governo della Bielorussia a conformarsi alle regole basilari di un ordinamento democratico;
nel 2008, a seguito della liberazione di alcuni militanti dell'opposizione incarcerati due anni prima, l'Unione europea ha deciso di spronare il Governo bielo

russo a proseguire sulla via di una graduale democratizzazione e di mandare un segnale di incoraggiamento in tal senso, sospendendo le sanzioni, tra le quali figurano limitazioni alle concessioni di visti ed il congelamento dei beni finanziari all'estero di una lista di alti esponenti bielorussi, compreso il Presidente Lukashenko;
nell'ottobre 2010 l'Unione europea ha deciso di confermare il «congelamento» delle misure restrittive, prorogandolo fino al 31 ottobre 2011, anche nel quadro della politica di dialogo critico nel frattempo avviata con il Governo di Minsk nell'intento di instaurare un canale di comunicazione più strutturato ed efficace;
il medesimo Consiglio affari esteri di ottobre 2010 aveva, altresì, indicato che «chiari e visibili progressi nella condotta delle elezioni» del 19 dicembre 2010 avrebbero avuto effetti positivi nei rapporti tra Unione europea e Bielorussia;
il 20 dicembre 2010 gli osservatori internazionali dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (Osce) hanno riscontrato che, nonostante alcuni miglioramenti, esiste ancora una lunga strada da percorrere da parte della Biolorussia affinché siano raggiunti gli standard richiesti dall'Osce per certificare la correttezza nello svolgimento del procedimento elettorale, in particolare per quel che concerne le operazioni di spoglio e di conteggio dei voti. Alle manifestazioni di piazza che sono seguite si è risposto con centinaia di arresti e violente repressioni contro oppositori del Governo, compresi diversi candidati presidenziali, in assoluta violazione di tutti gli standard democratici sulla libertà politica e sulla libertà di protesta e manifestazione;
secondo alcune fonti, nelle settimane successive alle elezioni si sarebbero susseguiti espulsioni di studenti universitari dagli atenei bielorussi e licenziamenti di lavoratori, con motivazioni meramente politiche, alimentando un'atmosfera di insicurezza e di repressione delle libertà democratiche;
il 31 dicembre 2010 è scaduto il mandato della missione Osce a Minsk e le autorità bielorusse non hanno al momento ancora rinnovato l'accordo con l'Osce per prolungare il mandato di tale missione, almeno di un altro anno, rischiando di vanificare l'opera di raccordo e di dialogo intrapresa in tale ambito sin dal 2003;
la comunità internazionale, in particolare l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, ha condannato con decisione sia lo svolgimento delle elezioni che i gravi episodi di violenza registrati successivamente, richiedendo la liberazione immediata delle persone detenute per motivi politici;
il Governo italiano ha da subito espresso la più ferma condanna delle misure repressive adottate dalle autorità della Bielorussia. Il Ministro degli affari esteri Frattini, con dichiarazioni rese il 20 dicembre 2010, ha qualificato come «inaccettabili» le violenze ai danni dei manifestanti e gli arresti di esponenti dell'opposizione. Lo stesso Ministro Frattini ha successivamente ribadito al suo omologo bielorusso Martynov la forte preoccupazione del Governo italiano in merito alla condotta di Minsk, anche in relazione ai riflessi sul dialogo con l'Unione europea delle misure prese dalla Bielorussia;
oltre agli eventi politico-elettorali dell'ultimo mese, meritano ugualmente di essere posti in rilievo i legami consolidati di fratellanza e di amicizia tra l'Italia e la Bielorussia costruiti in questi anni attraverso l'operato dei rispettivi governi e quel movimento dal basso che lega entrambi i Paesi, attraverso progetti di accoglienza, permessi di studio e adozioni instauratisi a seguito del disastro di Chernobyl che oggi più che mai coinvolgono nel nostro Paese migliaia di famiglie;
in virtù di questo legame tra i due popoli, negli ultimi anni l'Italia ha avviato, unico Paese nel consesso europeo, attraverso le delegazioni di rappresentanza parlamentare internazionale, quali i gruppi parlamentari presso l'Osce e presso

il Consiglio d'Europa, ed anche a livello governativo attraverso più tavoli di confronto, un proficuo dialogo volto a creare quella dialettica costruttiva per «condurre» la parte bielorussa verso una maggiore apertura verso l'Unione europea;
occorre assolutamente evitare di arrivare ad una netta contrapposizione tra le parti, andando a danneggiare il percorso di avvicinamento con la Bielorussia, ponendo con ogni probabilità pericolosamente a repentaglio i risultati positivi fin qui raggiunti nelle relazioni italo-bielorusse sulle adozioni internazionali e gli accordi attualmente in discussione sui permessi studio; quindi, una sterile condanna senza ricorrere ad un atteggiamento di critica, pressante ma costruttiva, potrebbe portare ad atteggiamenti negativi relativi al destino di centinaia di bambini,


impegna il Governo:


a sollecitare l'immediato rilascio di quanti siano ancora detenuti per motivazioni di natura esclusivamente politica;
a sollecitare il Governo bielorusso ad accettare l'estensione di almeno un anno del mandato relativo alla missione Osce a Minsk per garantire la funzionalità di tale ufficio;
ad impegnarsi assieme ai partner dell'Unione europea per esercitare le necessarie pressioni, anche attraverso l'eventuale temporaneo ripristino di sanzioni verso i responsabili degli abusi, affinché le autorità di Minsk imbocchino con decisione il cammino verso il raggiungimento degli standard europei in materia di stato di diritto e libertà democratiche;
ad effettuare concreti gesti di solidarietà e di sostegno alla società civile bielorussa, nello spirito di una collaborazione con l'Unione europea che va incoraggiata e rilanciata, e a continuare nel dialogo con le autorità bielorusse per evitare di erigere nuovi muri tra l'Est e l'Ovest dell'Europa e per favorire ed incentivare l'azione congiunta, soprattutto in settori di grande impatto sociale, come quello delle adozioni internazionali, che coinvolgono tantissime famiglie del nostro Paese.
(1-00537)
(Nuova formulazione) «Antonione, Stefani, Sardelli, Angeli, Baldelli, Barbieri, Biancofiore, Bonciani, Boniver, Di Caterina, Renato Farina, Lunardi, Malgieri, Migliori, Moles, Mussolini, Osvaldo Napoli, Nicolucci, Nirenstein, Palmieri, Pianetta, Picchi, Scandroglio, Zacchera, D'Amico, Dozzo, Giancarlo Giorgetti, Pini, Cesario, Grassano, Moffa, Razzi, Ruvolo».

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta scritta Di Biagio n. 4-09955 del 13 dicembre 2010;
interrogazione a risposta scritta Fugatti n. 4-10029 del 15 dicembre 2010;
interpellanza urgente Di Pietro n. 2-00936 del 24 gennaio 2011.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Contento e Gottardo n. 5-03010 dell'8 giugno 2010 in interrogazione a risposta scritta n. 4-10567.

...

ERRATA CORRIGE

Interrogazione a risposta in Commissione Codurelli n. 5-04087 pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 422 del 24 gennaio 2011.
Alla pagina 18895, seconda colonna, alla riga diciottesima deve leggersi: «beneficio

e di quelli esclusi, con» e non «beneficio d'imposta e di quelli esclusi, con», come stampato.
Alla pagina 18895, seconda colonna, dalla riga venticinquesima alla riga ventisettesima deve leggersi: «delle risorse prenotate dai richiedenti che hanno avuto accesso al beneficio e che non ne fruiranno» e non «delle risorse prenotate dai contribuenti che hanno avuto accesso al beneficio del credito d'imposta e che non ne fruiranno», come stampato.
Alla pagina 18895, seconda colonna, dalla riga trentaduesima alla riga trentasettesima deve leggersi: «all'erogazione del beneficio ai contribuenti esclusi, in particolare a coloro che sono stati penalizzati dalle modalità introdotte in via retroattiva -:» e non «all'erogazione del credito d'imposta ai contribuenti esclusi, in particolare a coloro che sono stati penalizzati dalle modalità introdotte in via retroattiva in contrasto con quanto previsto dallo Statuto del contribuente -:», come stampato.
Alla pagina 18895, seconda colonna, alla riga quarantunesima deve leggersi: «l'erogazione del predetto beneficio per gli» e non «l'erogazione dei crediti d'imposta per gli», come stampato.